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PDL 4079

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 4079



 

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dal ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
(GENTILONI SILVERI)

e dal ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
(GALLETTI)

di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze
(PADOAN)

con il ministro dello sviluppo economico
(CALENDA)

con il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali
(MARTINA)

e con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti
(DELRIO)

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015

Presentato il 10 ottobre 2016


      

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Onorevoli Deputati! — Con il presente disegno di legge il Governo chiede alle Camere l'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo di Parigi, collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015. Nel 1992 è stata adottata la Convenzione quadro delle Nazioni Unite
 

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sui cambiamenti climatici, di seguito denominata «Convenzione UNFCCC», il cui obiettivo ultimo è quello di stabilizzare le concentrazioni di gas a effetto serra nell'atmosfera a un livello tale da escludere qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico. In particolare, i Paesi industrializzati elencati nell'allegato I alla Convenzione hanno l'obbligo di adottare misure di mitigazione e di comunicare, a intervalli costanti, informazioni dettagliate sulle politiche e sulle misure da attuare e sugli scenari di riduzione (articolo 4, paragrafo 2, della Convenzione UNFCCC). La Convenzione UNFCCC è stata ratificata dall'Italia con la legge 15 gennaio 1994, n. 65. Nel 1997 è stato quindi adottato il Protocollo di Kyoto, che fissa per i Paesi industrializzati l'obiettivo di ridurre almeno del 5 per cento le emissioni complessive di gas a effetto serra rispetto ai valori del 1990, per il periodo dal 2008 al 2012, (articolo 3, paragrafo 1, del Protocollo) e richiede di non superare la quantità massima di quote di emissione assegnate nell'allegato B al Protocollo, rispettivamente, a ognuno di questi Paesi (allegato I della Convenzione UNFCCC).
      L'Italia ha ratificato il Protocollo di Kyoto con la legge 1° giugno 2002, n. 120. Gli Stati membri dell'Unione europea hanno attuato gli impegni congiuntamente, come consentito dall'articolo 4 del Protocollo.
      Nel dicembre 2012, in occasione della Conferenza sui cambiamenti climatici tenutasi a Doha, le Parti del Protocollo di Kyoto hanno adottato il cosiddetto emendamento di Doha, che prevede un secondo periodo di impegno, dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2020, con un obiettivo vincolante di riduzione delle emissioni per le Parti elencate nell'allegato I alla Convenzione UNFCCC.
      Nel dicembre 2015, in occasione della Conferenza sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, e sulla base del mandato di Durban (dicembre 2011), le Parti della Convenzione hanno adottato l'Accordo di Parigi, finalizzato a regolare ulteriormente le emissioni di gas a effetto serra, individuate quali maggiori responsabili dell'aumento della temperatura del pianeta.

      La struttura dell'Accordo di Parigi.

      L'Accordo di Parigi è un trattato internazionale sui cambiamenti climatici, giuridicamente vincolante, nell'ambito del quale ogni Parte assumerà impegni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, a partire dal 2020, o anche prima se l'entrata in vigore lo permetterà.

      L'Accordo di Parigi è così articolato:

      I. Obiettivi dell'Accordo (articoli 2 e 3)
      II. Misure di mitigazione (articolo 4)
      III. Foreste e agricoltura (articolo 5)
      IV. Meccanismi di mercato (articolo 6)
      V. Adattamento e perdite e danni (articoli 7 e 8)
      VI. Finanza per il clima (articolo 9)
      VII. Sviluppo e trasferimento tecnologico (articolo 10)
      VIII. Capacity building, educazione e coinvolgimento del pubblico (articoli 11 e 12)
      IX. Trasparenza (articolo 13)
      X. Revisione globale degli impegni (articolo 14)
      XI. Conformità agli obiettivi (articolo 15)
      XII. Entrata in vigore dell'Accordo (articolo 21)

      I. Obiettivi dell'Accordo. L'Accordo regola la mitigazione e, per la prima volta, anche l'adattamento e il supporto finanziario per il clima. L'obiettivo di lungo termine dell'Accordo per la mitigazione è contenere l'aumento della temperatura ben al di sotto dei 2° C e proseguire l'azione volta a limitare l'aumento di temperatura a 1,5° C rispetto ai livelli pre-industriali.
      Saranno inoltre rinforzate le capacità di adattamento e la resilienza climatica e i flussi finanziari saranno resi coerenti con un percorso che conduca a uno sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra e resiliente al clima. Tutte le Parti dovranno comunicare e intraprendere sforzi ambiziosi garantendo una progressione collettiva nel tempo.

 

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      II. Misure di mitigazione. In relazione all'obiettivo di mitigazione, i Paesi puntano a raggiungere il picco globale delle emissioni quanto prima e a ridurre rapidamente le proprie emissioni al fine di pervenire a un equilibrio tra emissioni e assorbimenti nella seconda parte del secolo. Ogni Paese deve preparare, comunicare e mantenere successivi contributi nazionali di mitigazione, da comunicare al momento della ratifica e ogni cinque anni. I contributi volontari già presentati saranno riconosciuti automaticamente, a meno che il rispettivo Paese decida diversamente. Pertanto, l'Accordo di Parigi, a differenza del Protocollo di Kyoto, non ha un allegato di natura vincolante in cui siano definiti gli obblighi di riduzione dei gas a effetto serra a carico delle Parti. I contributi vengono invece determinati a livello nazionale e in autonomia ma, una volta notificati dal Paese al momento della ratifica, diventano impegni vincolanti per la Parte allo stesso modo degli obblighi del Protocollo di Kyoto.
      Ogni contributo nazionale deve costituire un avanzamento rispetto agli sforzi precedenti. Inoltre, si definiscono modalità per allineare i tempi di attuazione dei contributi di mitigazione. In progressione, i contributi di ogni Paese dovranno coprire tutti i settori dell'economia.

      III. Foreste e agricoltura. Le Parti sono incoraggiate a intraprendere azioni volte alla conservazione o all'aumento delle riserve di carbonio degli ecosistemi, comprese le foreste, quale strumento di mitigazione e di adattamento, utilizzando gli strumenti già disponibili nell'ambito della Convenzione, come il REDD+ (Riduzione della deforestazione e degrado forestale e promozione della gestione sostenibile delle foreste nei Paesi in via di sviluppo).

      IV. Meccanismi di mercato. È istituito un meccanismo di mercato quale azione di cooperazione allo scopo di: ridurre le emissioni di gas a effetto serra; alzare gli obiettivi e promuovere lo sviluppo sostenibile nel rispetto dell'integrità ambientale. La prima sessione della Conferenza delle Parti dell'Accordo di Parigi dovrà adottare modalità e procedure per il nuovo meccanismo di mercato.

      V. Adattamento e perdite e danni. È stato stabilito un obiettivo globale per aumentare la capacità di adattarsi, aumentare la resilienza e ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Tutti i Paesi devono impegnarsi per attuare i piani e le azioni di adattamento; a tale fine i Paesi in via di sviluppo riceveranno supporto internazionale. Si riconosce l'importanza di evitare, ridurre al minimo e affrontare le perdite e i danni associati ai cambiamenti climatici, con un richiamo al meccanismo di Varsavia istituito nell'ambito della Convenzione UNFCCC nel dicembre 2013.

      VI. Finanza per il clima. Uno degli obiettivi fondamentali dell'Accordo è ottenere una trasformazione delle economie rendendo, nel lungo periodo, tutti i flussi finanziari compatibili con la traiettoria di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Il supporto finanziario sarà fornito dai Paesi industrializzati come continuazione degli obblighi derivanti dalla Convenzione, con un'apertura al supporto volontario da parte degli altri Paesi. Lo sforzo di mobilitazione delle risorse sarà globale e verrà effettuato da parte di tutti i Paesi, con il ruolo di guida dei Paesi sviluppati, e sarà realizzato mediante una varietà di risorse e strumenti finanziari. Viene dato particolare rilievo alla necessità di bilanciamento del supporto per le azioni di mitigazione e adattamento, riconoscendo per quest'ultimo l'importanza dei fondi pubblici.
      Inoltre, per quanto riguarda la finanza per il clima nel periodo antecedente il 2020, il paragrafo 115 della decisione 1/CP.21 richiede la creazione di un chiaro percorso da parte dei Paesi sviluppati per il raggiungimento dell'obiettivo dell'erogazione di 100 miliardi di dollari al 2020, stabilito dagli accordi di Copenhagen del 2009.
      Per il periodo successivo al 2020, il paragrafo 54 della medesima decisione prevede la prosecuzione degli obblighi collettivi di supporto finanziario da parte dei Paesi sviluppati sul livello di almeno 100 miliardi di dollari all'anno fino all'anno

 

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2025, nonché la revisione dell'obiettivo finanziario collettivo entro il 2025, a partire da 100 miliardi di dollari all'anno sulla base delle necessità e priorità dei Paesi in via di sviluppo.
      Infine, il sistema di trasparenza e, quindi, di comunicazione e monitoraggio dei flussi finanziari dai Paesi industrializzati ai Paesi in via di sviluppo viene fortemente rafforzato prevedendo l'invio di informazioni qualitative e quantitative biennali (ex ante) relative al supporto finanziario, comprese, se disponibili, proiezioni sui livelli di fondi pubblici diretti verso i Paesi in via di sviluppo, oltre all'invio di informazioni trasparenti e coerenti (ex post) sul supporto finanziario fornito e mobilitato mediante fondi pubblici.

      VII. Sviluppo e trasferimento tecnologico. L'Accordo condivide una visione a lungo termine che riconosce l'importanza di rafforzare lo sviluppo e il trasferimento di tecnologie per migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di gas a effetto serra attraverso l'istituzione di un nuovo quadro di indirizzo per il meccanismo tecnologico.

      VIII. Capacity building, educazione e coinvolgimento del pubblico. È stata ribadita l'importanza di rafforzare e proseguire le attività di capacity building per i Paesi in via di sviluppo. Le Parti devono adottare misure per rinforzare l'educazione, la sensibilizzazione, l'accesso alle informazioni e la partecipazione del pubblico riguardo ai cambiamenti climatici.

      IX. Trasparenza. L'Accordo stabilisce un quadro migliorato per la trasparenza (monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni), che richiede ai Paesi di riferire sui loro progressi nell'attuazione dei rispettivi piani di mitigazione, dell'adattamento e del supporto finanziario, da sottoporre a revisione indipendente e valutazione multilaterale. Si riconoscono margini di flessibilità per venire incontro alle diverse capacità delle Parti dell'Accordo. Tale sistema è essenziale per monitorare i progressi dei singoli Paesi e per tracciare l'avanzamento verso l'obiettivo collettivo. Dal momento che i punti di partenza delle Parti sono molto diversi, l'Accordo prevede anche una specifica iniziativa per rafforzare le capacità dei Paesi che ne hanno necessità, per permettere di costruire le istituzioni e le professionalità tecniche necessarie alla partecipazione graduale di tutte le Parti dell'Accordo al sistema di trasparenza unificato e migliorato.

      X. Revisione globale degli impegni. Un esercizio di revisione globale deve periodicamente esaminare i progressi collettivi verso il raggiungimento dell'obiettivo di lungo termine. La prima revisione, per valutare quanto sarà stato fatto, avrà luogo nel 2023 e successivamente ogni cinque anni, in modo da guidare e ispirare la preparazione, l'aggiornamento e il rafforzamento dei successivi contributi nazionali.
      La revisione globale sarà preceduta da un dialogo facilitativo che avrà luogo nel 2018.

      XI. Conformità agli obiettivi. L'Accordo istituisce un Comitato di facilitazione e controllo che monitorerà gli sforzi dei Paesi e li assisterà, se necessario, nell'attuazione degli impegni.

      XII. Entrata in vigore dell'Accordo. L'Accordo di Parigi entrerà in vigore quando almeno cinquantacinque Stati avranno depositato lo strumento di ratifica e la copertura delle emissioni globali raggiungerà il 55 per cento (quindi con la partecipazione dei maggiori emettitori, ossia Cina, Stati Uniti d'America, Unione europea, India, Russia, Giappone, Brasile).
      Il 6 marzo 2015, in ottemperanza alle pertinenti decisioni della Convenzione UNFCCC e in vista dell'adozione dell'Accordo di Parigi, l'Unione europea e gli Stati membri hanno comunicato un impegno di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40 per cento rispetto ai livelli del 1990. L'obiettivo di riduzione europeo del -40 per cento, come definito a livello politico dalle conclusioni del Consiglio europeo del 23-24 ottobre 2014, è composto da una riduzione del 43 per cento rispetto al 2005 per i settori ETS (emission trading scheme) a livello comunitario e del 30 per cento

 

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rispetto al 2005 sugli altri settori (agricoltura, trasporti, civile, residenziale, rifiuti eccetera) da dividere tra gli Stati membri (cosiddetto effort sharing).
      Come per il Protocollo di Kyoto, anche per l'Accordo di Parigi l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno optato per l'adempimento congiunto, ai sensi dell'articolo 4, paragrafi da 16 a 18, dell'Accordo stesso; pertanto, all'atto di depositare lo strumento di ratifica, saranno tenuti a notificare un accordo di attuazione congiunta (cosiddetto joint fulfillment agreement) che definisce chiaramente gli impegni dei singoli Stati. Tale accordo sarà dettagliato sulla base del Pacchetto al 2030, allo stato in fase di definizione.

      Con decisione del Consiglio dell'Unione europea n. 590 dell'11 aprile 2016 è stata autorizzata la firma dell'Accordo di Parigi da parte dell'Unione europea. L'Accordo di Parigi è stato successivamente firmato dall'Italia in data 22 aprile 2016 a New York, unitamente all'Unione europea e agli altri Stati membri.

      Il Fondo verde per il clima (GCF)

      Il Fondo verde per il clima (Green Climate Fund GCF) è stato istituito durante la sedicesima sessione della Conferenza delle Parti (COP 16) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nel dicembre 2010, come parte del meccanismo finanziario della Convenzione, con la decisione 1/CP.16.
      La prima conferenza dei donatori del GCF si è svolta a Berlino (19-20 novembre 2014) per definire la prima capitalizzazione del Fondo, raccogliendo impegni pari a circa 10,2 milioni di dollari. In tale occasione l'Italia, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze, si è impegnata a contribuire alla prima capitalizzazione del fondo con una cifra pari a 250 milioni di euro.
      In data 2 ottobre 2015, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per conto dell'Italia, ha sottoscritto l'accordo di contribuzione con il GCF e la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, che agisce come fiduciario ad interim del fondo fiduciario del GCF. Tale accordo prevedeva il pagamento della prima quota del contribuito italiano al fondo per una cifra pari a 50 milioni di euro per il 2016, nonché di un uguale importo per ciascuno degli anni 2017 e 2018. Tali fondi derivano dai proventi della messa all'asta dei diritti di emissione di cui alla direttiva 2009/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario per lo scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra.
      La proposta prevede l'integrazione del capitolo di bilancio n. 8411 del Contributo nazionale al GCF, per una somma pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, a compensazione delle risorse iscritte nel fondo speciale di conto capitale, nell'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
      In occasione della 13a riunione del Board del GCF (26-29 giugno 2016), il Segretariato del GCF ha presentato un aggiornamento relativo allo stato delle risorse promesse dai donatori al fondo. Al 31 maggio 2016 (GCF/B.13/Inf.06) 40 Paesi su 46 avevano sottoscritto lo strumento di contribuzione per l'intero importo promesso al fondo per un totale di 9,9 miliardi di dollari su 10,3.
      Nel documento si rileva come l'Italia sia il maggior donatore che non ha ancora firmato l'accordo per il pagamento integrale del contributo. Tale importo rappresenta tra l'altro la maggior parte della cifra mancante per il raggiungimento dell'obiettivo dei 10,3 miliardi promessi in occasione della prima riunione dei donatori.
      Il Segretariato del GCF ha più volte sollecitato l'Italia a procedere alla firma dello strumento di contribuzione per la parte rimanente del contributo, il cui adempimento costituisce attuazione anche dell'Accordo di Parigi, e in particolare dell'articolo 2, che contiene l'espresso richiamo – e presuppone quindi l'adempimento – di tutti gli obblighi derivanti dalla Convenzione sul cambiamento climatico del 1992 e di tutte le sue modifiche e

 

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integrazioni, apportate dalle successive Conferenze delle parti (COP), ivi inclusa la «COP21» che ha adottato l'Accordo di Parigi.
      In occasione della 13a riunione il membro italiano del Board, ossia il rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze nel Board, è intervenuto per chiarire che l'Italia ha già previsto e approvato nel bilancio per l'anno 2016 la parte restante del contributo (150 milioni di euro, pari a 50 milioni per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018). I fondi sono iscritti nella tabella B allegata alla legge di stabilità 2016 e devono essere resi disponibili con specifica norma.

      Disegno di legge

      Il disegno di legge ha quale obiettivo la ratifica dell'Accordo di Parigi, dando concreta ed effettiva attuazione agli impegni sottoscritti.
      Si illustrano, di seguito, gli articoli contenuti nel disegno di legge.

      L'articolo 1 prevede, al comma 1, l'autorizzazione alla ratifica dell'Accordo di Parigi; inoltre specifica, al comma 2, che il deposito dello strumento di ratifica avverrà unitamente a quello dell'Unione europea e degli altri Stati membri, conformemente a quanto disposto e ammesso dall'articolo 4, paragrafi da 16 a 18, dell'Accordo stesso e dalla normativa dell'Unione europea.
      L'articolo 2 reca l'ordine di esecuzione dell'Accordo.
      L'articolo 3 prevede la messa a disposizione dei fondi per il contributo al Fondo verde per il clima (Green Climate Fund).
      L'articolo 4 reca la disciplina finanziaria riguardante l'attuazione dell'Accordo.
      In particolare, il comma 1 prevede lo stanziamento finanziario necessario per coprire sia le spese derivanti dall'applicazione dell'Accordo, tra cui le attività da mettere in atto e le spese per le missioni internazionali per partecipare alle riunioni preparatorie delle Conferenze delle Parti, ai coordinamenti europei per la predisposizione della posizione europea, alle riunioni degli organi tecnici e dei fondi bilaterali e multilaterali, sia le spese che derivano dall'adesione all'Accordo, ossia l'incremento del contributo obbligatorio al Segretariato della Convenzione, resosi necessario per le nuove attività previste dall'Accordo, nonché specifiche contribuzioni a fondi e organi istituiti dall'Accordo. L'onere previsto per dare attuazione alle attività descritte nella relazione tecnico-finanziaria è di euro 1.543.910 per l'anno 2016 e di euro 2.143.910 annui a decorrere dall'anno 2017. Il medesimo comma indica anche le modalità con le quali si provvede alla copertura finanziaria dei predetti oneri.
      L'articolo 5 disciplina la modalità di copertura degli oneri per le spese di missione e per quelle derivanti dall'articolo 3 del disegno di legge per far fronte al contributo dovuto dall'Italia per il Green Climate Fund.
      L'articolo 6 regola l'entrata in vigore della legge di ratifica.

      Attività di supporto all'attuazione non disciplinate dal presente disegno di legge

      Fatto salvo quanto previsto all'articolo 4 del disegno di legge di ratifica, si ritiene che al momento gli obblighi di trasparenza e di rendicontazione derivanti dall'Accordo siano ampiamente rispettati attraverso l'applicazione del regolamento (UE) n. 525/2013 (MMR) e attraverso gli attuali obblighi di rendicontazione nell'ambito della Convenzione UNFCCC. Tuttavia si rileva che gli attuali sistemi potrebbero avere un orizzonte temporale non coincidente e che potrebbe rendersi necessario il mantenimento degli obblighi sulla trasparenza derivanti dall'Accordo anche oltre la copertura temporale offerta dal predetto regolamento (UE).
      Per quanto riguarda la strategia di medio-lungo periodo per la decarbonizzazione, di cui all'articolo 4.19 dell'Accordo, si nota che essa è stata già prevista all'articolo 4 della legge 3 maggio 2016, n. 79, recante ratifica ed esecuzione dell'Emendamento di Doha al Protocollo di Kyoto.

      Infine, per quanto riguarda la definizione e la quantificazione specifica degli impegni di mitigazione a carico dell'Italia,

 

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si avverte che sono in fase di determinazione al livello dell'Unione europea, attraverso la revisione della direttiva Emission Trading e attraverso la definizione dello strumento sulla condivisione degli sforzi (Effort sharing). Si fa inoltre notare che, fino al 2020, l'Unione europea è già vincolata dagli obblighi di mitigazione stabiliti dall'Emendamento di Doha al Protocollo di Kyoto, mentre gli impegni di mitigazione derivanti dall'Accordo di Parigi per l'Unione europea saranno applicabili dal 2021 in poi. Il recepimento di tali impegni nell'ordinamento italiano, una volta che siano stati definiti al livello dell'Unione europea, avverrà con un ulteriore provvedimento legislativo.
 

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RELAZIONE TECNICA
(Articolo 17, comma 3, della legge 31 dicembre 2009 n. 196).

 

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ANALISI TECNICO-NORMATIVA

 

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ANALISI DELL'IMPATTO DELLA REGOLAMENTAZIONE

 

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DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.
(Autorizzazione alla ratifica).

      1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l'Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015.
      2. Il Governo deposita lo strumento di ratifica per l'Accordo di cui al comma 1 unitamente a quello dell'Unione europea e degli Stati membri, conformemente a quanto disposto dall'articolo 4, paragrafi da 16 a 18, dell'Accordo medesimo.

Art. 2.
(Ordine di esecuzione).

      1. Piena ed intera esecuzione è data all'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità con quanto disposto dall'articolo 21 dell'Accordo medesimo.

Art. 3.
(Contributo italiano al Green Climate Fund).

      1. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è autorizzato ad assicurare la partecipazione italiana, per un importo pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2018, alla prima capitalizzazione del Green Climate Fund istituito durante la sedicesima sessione della Conferenza delle Parti (COP 16) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Art. 4.
(Contributi determinati a livello nazionale).

      1. Gli eventuali oneri finanziari conseguenti ai contributi determinati a livello

 

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nazionale, previsti dall'articolo 4, paragrafi 2 e 3, dell'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, saranno autorizzati con appositi provvedimenti normativi, dopo che siano stati definiti a livello europeo.

Art. 5.
(Copertura finanziaria).

      1. All'onere derivante dalle spese di missione, valutato in euro 493.045 annui a decorrere dall'anno 2017, e dalle altre spese derivanti dall'adesione all'Accordo di cui all'articolo 1, comma 1, della presente legge e dagli articoli 6, 11 e 12 del medesimo Accordo, pari a euro 1.450.000 per l'anno 2017 e a euro 2.050.000 a decorrere dall'anno 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per gli anni 2017 e 2018, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
      2. All'onere derivante dall'articolo 3, pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
      3. Ai sensi dell'articolo 17, comma 12, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, per le spese di missione di cui al comma 1, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare provvede al monitoraggio degli oneri valutati di cui al comma 1 del presente articolo e riferisce in merito

 

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al Ministro dell'economia e delle finanze. Nel caso si verifichino o siano in procinto di verificarsi scostamenti rispetto alle previsioni di cui al comma 1, il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, provvede mediante riduzione, nella misura necessaria alla copertura finanziaria del maggior onere risultante dall'attività di monitoraggio, delle dotazioni finanziarie di parte corrente di cui all'articolo 21, comma 5, lettere b) e c), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, destinate alle spese derivanti da obblighi internazionali nell'ambito del programma di spesa «Sviluppo sostenibile, rapporti e attività internazionali» della missione «Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente» dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
      4. Il Ministro dell'economia e delle finanze riferisce senza ritardo alle Camere con apposita relazione in merito alle cause degli scostamenti e all'adozione delle misure di cui al comma 3.
      5. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 6.
(Entrata in vigore).

      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

 

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