Efficienza della pubblica amministrazione

Premessa

Sono numerose, tra le disposizioni legislative intervenute nel corso della XV legislatura, quelle riconducibili, in tutto o in parte, a finalità di modernizzazione, di razionalizzazione e di maggiore efficienza delle amministrazioni pubbliche.

Si tratta di misure eterogenee sia quanto alla natura – alcune incidono sugli assetti organizzativi, altre sui procedimenti e sulle modalità dell’azione amministrativa, altre ancora affrontano il tema dei controlli e della responsabilità degli amministratori pubblici – sia quanto all’ampiezza: ad alcuni interventi di ampia portata si affiancano numerose misure settoriali e disposizioni puntuali e di dettaglio, in un quadro che appare nel suo complesso alquanto frammentato.

Talune iniziative di riforma a carattere ampio ed organico hanno assunto la veste di appositi progetti di legge governativi, i quali tuttavia non hanno concluso il loro iter parlamentare a causa della conclusione anticipata della legislatura.

Nella gran parte delle disposizioni adottate, l’obiettivo dell’efficienza amministrativa si è coniugato con altre finalità, che a volte hanno assunto carattere preminente: prima fra queste, il contenimento e la razionalizzazione della spesa, finalità a sua volta determinata, da un lato, dalle esigenze di risanamento dei conti pubblici, dall’altro dalla crescente attenzione del mondo politico e dell’opinione pubblica verso il tema dei c.d. “costi della politica” (espressione giornalistica da intendere qui in senso ampio, come riferita al complesso delle spese per il funzionamento delle istituzioni pubbliche).

 

Sul tema “costi della politica” nei suoi vari aspetti, si veda la scheda Il dibattito sui “costi della politica”, nonché il relativo paragrafo nel capitolo Parlamento e sistema di partiti e le schede Trattamento economico dei parlamentari e Ordinamento degli enti locali – Interventi sui costi della politica.

 

Non è un caso, infatti, se la gran parte delle misure introdotte hanno trovato collocazione nelle due leggi finanziarie (per l’anno 2007[1] e per l’anno 2008[2]) approvate nel corso della legislatura.

Tra gli interventi più immediatamente finalizzati al contenimento della spesa, si annoverano quelli che direttamente mirano a limitare o condizionare specifiche voci di spesa corrente (spese di consulenza, di rappresentanza, auto di servizio, corrispondenza postale e telefonia, locazione e manutenzione di immobili etc.), o ad introdurre limiti massimi alle retribuzioni e agli emolumenti a carico delle pubbliche amministrazioni e delle società a partecipazione pubblica, di norma accompagnandoli con specifici obblighi di pubblicità; di tali misure si tratta in dettaglio nelle schede Interventi di razionalizzazione della spesa e Il sistema degli acquisti della P.A..

Interventi generali di riassetto organizzativo

Altri interventi hanno inciso in misura più ampia e generalizzata sugli assetti organizzativi delle amministrazioni. A parte la riduzione del numero dei ministeri prevista dai commi 376 e 377 dell’art. 1 della legge finanziaria 2008 (sulla quale, vedi la scheda La composizione dei successivi Governi, si ricordano in particolare:

§         l’art. 29 del D.L. 223/2006[3], che ha disposto, a fini di riduzione delle spese per le amministrazioni statali e al fine di eliminare duplicazioni organizzative e funzionali, il riordino degli organi collegali ed altri organismi, comunque denominati, anche monocratici, delle amministrazioni pubbliche – fatta eccezione per le regioni, le province autonome, gli enti locali e gli enti del Servizio sanitario nazionale per cui la previsione costituisce principio di coordinamento della finanza pubblica[4], anche mediante soppressione o accorpamento delle strutture, da realizzare con appositi regolamenti di delegificazione (ex art. 17, co. 2, della L. 400/1988[5]) per gli organismi previsti dalla legge o da regolamento e, per i restanti, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro competente. In attuazione di tali disposizioni sono stati adottati numerosi atti di riorganizzazione (per i quali si rinvia alle schede relative all’assetto dei singoli ministeri).

 

Tale disciplina trova un precedente nell’art. 18, comma 1 della L. 448/2001, che aveva disposto il divieto per le pubbliche amministrazioni . – escluse regioni, province, comuni e comunità montane – di istituire nuovi organismi e l’obbligo di individuare quelli di carattere tecnico indispensabili per la realizzazione dei propri obiettivi istituzionali. Il divieto contenuto nella norma in questione è peraltro mantenuto fermo dall’articolo 29 del decreto-legge n. 223/2006;

 

§         I commi da 404 a 416 della legge finanziaria 2007, che hanno delineato un vasto programma di riorganizzazione dei ministeri con finalità di contenimento della spesa, da attuare attraverso l’adozione di regolamenti di delegificazione ex art. 17, co. 4-bis, della L. 400/1988. La disciplina in oggetto (per un’illustrazione della quale si rinvia alla scheda Il processo di riorganizzazione interna) ha trovato sin qui attuazione con l’emanazione: delle previste linee guida, adottate con D.P.C.M. 13 aprile 2007 e di dieci regolamenti di riorganizzazione, riferiti ad altrettanti ministeri;

§         varie disposizioni, recate dalle leggi finanziarie per il 2007 e il 2008, volte alla riduzione del numero dei componenti dei consigli di amministrazione e degli altri organi delle società partecipate o controllate da pubbliche amministrazioni, e a limitare la stessa costituzione o partecipazione a società da parte di pubbliche amministrazioni (vedi il paragrafo “Limiti alla spesa per le società a partecipazione pubblica” nella scheda Interventi di razionalizzazione della spesa);

§      l’art. 2, co. 632-633, della legge finanziaria 2008, che fa divieto alle amministrazioni i cui organi di vertice non siano direttamente o indirettamente espressione di rappresentanza politica di istituire di uffici di diretta collaborazione.

Vanno inoltre ricordati i commi 482-484 dell’art. 1 della legge finanziaria 2007 che, novellando il previgente art. 28 della L. 448/2001 (legge finanziaria 2002), già intervenuto in materia di riordino degli enti pubblici, affidano a uno o più regolamenti di delegificazione il compito di procedere al riordino, alla trasformazione o alla soppressione e messa in liquidazione degli enti ed organismi pubblici, nonché di strutture amministrative pubbliche, entro il 30 giugno 2007, e definisce i princìpi e criteri direttivi per l’adozione dei regolamenti.

 

I successivi commi 721-723 recano misure di principio finalizzate al contenimento della spesa pubblica delle regioni in relazione ai costi degli organismi politici e degli apparati amministrativi, da perseguire anche attraverso la soppressione degli enti inutili, la fusione delle società partecipate e il ridimensionamento delle strutture organizzative.

 

Ritorna sulla materia la legge finanziaria 2008, che (art. 2, co. 634-636) prevede l’adozione, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge, di regolamenti di delegificazione – previo parere parlamentare – per il riordino, la trasformazione o la soppressione e messa in liquidazione di enti ed organismi pubblici statali e la conseguente soppressione di taluni enti, organismi e strutture, previsti nell’allegato A della legge, che non siano stati riordinati entro il citato termine.

 

I precedenti co. 33 e 34 recano disposizioni di indirizzo dirette alla razionalizzazione dell’organizzazione amministrativa degli enti territoriali, in particolare alla soppressione o accorpamento di enti, agenzie, organismi che svolgano le medesime funzioni – o parte di esse – esercitate dagli enti territoriali. Il primo dei due commi è indirizzato alle regioni che, in coordinamento con lo Stato, dovrebbero provvedere alla revisione dell’allocazione delle funzioni al fine di eliminarne le duplicazioni. Il secondo è diretto agli enti locali, per quanto concerne enti ed organismi da essi istituiti. Parallelamente, il co. 634, lett. c) del medesimo art. 2 dispone che lo Stato provveda a sopprimere o accorpare enti, agenzie, organismi che svolgano le medesime funzioni, in tutto o in parte, esercitate da Regioni ed enti locali su conferimento o delega dello Stato.

 

Il 10 aprile 2007 il ministro dell’economia e delle finanze ha presentato la Relazione sullo stato delle liquidazioni degli enti pubblici per l’anno 2006, prevista dall’art. 1, comma 229, della L. 311/2004 (doc. CCXXIX, n. 2).

Sul tema è intervenuta anche la Corte dei conti – Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato (adunanza del 6 luglio 2007), con un’ampia relazione sulle Misure adottate ed attività svolta ai fini della trasformazione e della soppressione di enti pubblici disposta dall'articolo 28 della legge n. 448 del 2001.

La relazione ripercorre “cinquanta anni di storia della liquidazione degli enti pubblici” prendendo in considerazione le misure adottate e l'attività svolta ai fini della trasformazione e della soppressione di enti pubblici, come disposte dall'art. 28 della legge n. 448/2001. I risultati si possono così riassumere[6]:

§         circa un milione e 35 mila euro di entrate in favore del bilancio statale (di cui 122 mila derivanti dalla vendita di immobili),

§         la chiusura di 732 enti e gestioni pubbliche,

§         la soppressione dell'ufficio che, presso la Ragioneria generale dello Stato (IGED), si occupava della liquidazione degli enti pubblici, e il trasferimento di tutte le operazioni ad una società privata, la Fintecna, il cui capitale è di proprietà dello Stato.

La Corte individua fra le cause delle procedure “complesse e lunghissime”, la mancata informatizzazione e, dunque, semplificazione delle procedure, le incertezze del quadro normativo di riferimento, le deleghe non esercitate e l'entità del contenzioso pendente (circa 20 mila pratiche alla fine del 2006).

Il tema è stato affrontato dal Presidente della Corte dei conti anche nell’ambito della sua audizione dinanzi alla I Commissione della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle spese attinenti al funzionamento della Repubblica (vedi scheda Il dibattito sui “costi della politica”).

Interventi per l’efficienza, la valutazione, l’informatizzazione

Altri interventi e iniziative hanno mirato a incidere più direttamente sulle modalità di azione e sul procedimento amministrativo, anche attraverso modifiche alla L. 241/1990[7], che disciplina in via generale la materia. Gli interventi tradottisi in norma vigente hanno riguardato principalmente il riordino della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi (D.P.R. 2 agosto 2007, n. 157) e una modifica all’art. 21-quinquies della L. 241/1990, che disciplina in via generale l’istituto della revoca del provvedimento amministrativo e i suoi effetti, ad opera dell’art. 13, co. 8-duodevicies, del D.L. 7/2007[8]. Misure assai più ampie erano previste da un disegno di legge governativo (A.C. 2161) finalizzato alla modernizzazione e all’efficienza delle amministrazioni pubbliche, che non ha peraltro concluso il suo iter parlamentare. Su tali profili, si rinvia alla scheda Disciplina dell’attività amministrativa.

 

L’art. 2, co. 163, del D.L. 262/2006[9] ha previsto che il Dipartimento della funzione pubblica predisponesse, entro il 31 dicembre 2006, un piano per il miglioramento della qualità dei servizi resi dalla pubblica amministrazione e dai gestori di servizi pubblici, recante anche linee guida per l’adozione di sistemi di misurazione della qualità dei servizi resi all’utenza.

Il 13 dicembre 2006 il ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione ha emanato una direttiva denominata Per una pubblica amministrazione di qualità, con la quale ha inteso promuovere il miglioramento continuo nelle amministrazioni pubbliche, avviando la messa a punto di un Piano nazionale pluriennale per la qualità nella P.A..

 

La direttiva impegna le amministrazioni ad inserire precisi obiettivi di miglioramento della qualità nelle loro attività di programmazione strategica e operativa e a valutare anche su questa base i propri dirigenti. Le amministrazioni vengono sollecitate, inoltre, ad adottare strumenti di autovalutazione della loro performance organizzativa per assicurarsi che l'intera organizzazione sia orientata a erogare servizi e ad attuare politiche di qualità.

La direttiva indica fra gli strumenti di autovalutazione disponibili il Common Assessment Framework (CAF), frutto della cooperazione dei Ministri e Direttori Generali dell'Unione Europea. Il CAF – una griglia per l'autovalutazione della performance organizzativa delle amministrazioni pubbliche – è già stato utilizzato da oltre 900 amministrazioni dell'UE, fra le quali 150 amministrazioni italiane. La versione 2006 dello strumento è stata presentata a settembre 2006 in occasione della 4ª Conferenza Europea sulla qualità delle amministrazioni pubbliche[10].

 

Anche il successivo Piano di azione per la semplificazione e la qualità della regolazione, approvato dal Governo il 15 giugno 2007, affronta il tema della riduzione degli oneri amministrativi (vedi la scheda Il piano d’azione).

 

L’art. 1, co. 724, della legge finanziaria 2007 istituisce un’Unità per il monitoraggio dell’azione di governo degli enti locali e la verifica delle loro dimensioni organizzative ottimali, nonché per la valutazione delle attività di tali enti, la misurazione dei livelli delle prestazioni e dei servizi resi ai cittadini e l’apprezzamento dei risultati conseguiti, anche alla luce del patto di stabilità interno.

La legge finanziaria 2008 (art. 2, co. 461) dispone che gli enti locali, al fine di incrementare la tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali, in sede di stipula dei contratti di servizio debbano emanare una “Carta della qualità dei servizi”, dalla quale si possano evincere: standard qualitativi e quantitativi delle prestazioni erogate; modalità di accesso alle informazioni concernenti la proposizione dei reclami e quelle per adire le vie conciliative e giudiziarie nonché le modalità di ristoro dell'utenza.

 

Il soggetto gestore, con la partecipazione delle associazioni dei consumatori, ha inoltre l’obbligo di: verificare periodicamente l'adeguatezza dei parametri quantitativi e qualitativi del servizio erogato alle esigenze dell'utenza; prevedere un sistema di monitoraggio permanente in ordine al rispetto dei parametri fissati nel contratto di servizio e di quanto stabilito nelle “Carte della qualità dei servizi”; istituire una sessione annuale di verifica del funzionamento dei servizi tra ente locale, gestori dei servizi ed associazioni dei consumatori. Le suddette attività si prevede vengano finanziate con un prelievo a carico dei soggetti gestori del servizio.

 

L’art. 31 del citato D.L. 223/2006 ha previsto una riorganizzazione del servizio di controllo interno nei ministeri (che dev’essere affidato ad un organo monocratico o formato da tre componenti), ed ha introdotto misure di contenimento del personale degli uffici preposti all’attività di valutazione e controllo strategico.

Il regolamento approvato con D.P.R. 12 dicembre 2006, n. 315, ha disposto il riordino del Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato, già previsto dall’art. 7 del 286/1999[11], del quale il regolamento dispone l’abrogazione[12]. Le linee-guida del Comitato tecnico-scientifico vengono successivamente adottate con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri 12 marzo 2007[13].

 

Con riferimento agli strumenti di vigilanza e controllo, si ricorda anche il D.P.R. 236/2006[14], che ha modificato il regolamento (D.P.R. 258/2004) sull’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione, adeguandone la struttura di supporto alle modifiche introdotte dall'art. 1, co. 254, della legge finanziaria 2006 (L. 23 dicembre 2005, n. 266). Il successivo art. 1, co. 348, della legge finanziaria 2008 stanzia 1 milione di euro a decorrere dal 2008 per il potenziamento dell’attività dell’Alto Commissario.

Il 10 ottobre 2007 il ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione e l'Alto Commissario firmano un protocollo d'intesa per garantire il buon funzionamento delle amministrazioni pubbliche, incentivare la trasparenza, snellire le procedure e potenziare il sistema dei controlli.

 

Quanto agli interventi in materia di controlli e di responsabilità amministrativa, si rinvia alla scheda Responsabilità e controlli.

 

Il tema dell’innovazione e dell’informatizzazione nella pubblica amministrazione percorre anch’esso la legislatura, emergendo sul piano normativo in varie occasioni. Si ricordano in particolare:

§         I commi 892-895 e 1305 della legge finanziaria per il 2007, che dispongono finanziamenti per la realizzazione di progetti per la società dell’informazione.

 

I co. 892 e 895 destinano 10 milioni di euro annui nel triennio 2007-2009 alla realizzazione di tali progetti – con prioritaria attenzione a quelli che utilizzano o sviluppano applicazioni software a codice aperto (open source) – e 5 milioni di euro annui dal 2007 all’Agenzia nazionale per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione. I co. 893 e 894 istituiscono presso la Presidenza del Consiglio un Fondo per il sostegno agli investimenti per l’innovazione negli enti locali, con dotazione annuale di 15 milioni di euro per il triennio 2007-2009, destinato a finanziare gli interventi di digitalizzazione dell’attività amministrativa. Il co. 1305 novella l’art. 7-vicies quater del D.L. 7/2005[15] al fine di assicurare al Ministero dell’interno e agli enti locali le risorse per garantire l’attivazione e la gestione della rete informatica necessaria al funzionamento della carta di identità elettronica, stabilendo che una quota pari a euro 1,85 dell’IVA inclusa nel costo della carta venga riassegnata al Ministero dell’interno e destinata per euro 1,15 al Ministero stesso e per euro 0,70 ai comuni, a copertura dei costi di gestione e distribuzione del documento elettronico[16];

 

§         la Direttiva 20 febbraio 2007, n. 2[17], del ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, in materia di Interscambio dei dati tra le pubbliche amministrazioni e pubblicità dell'attività negoziale.

 

Obiettivo della direttiva è quello di dare una forte accelerazione all’informatizzazione degli uffici pubblici e di dare piena attuazione al Codice dell’amministrazione digitale[18]: essa rileva infatti che, nonostante il CAD sia in vigore da tempo, le amministrazioni sono ancora in ritardo riguardo al livello tecnologico delle prestazioni e, di conseguenza, alla capacità di interazione con cittadini e imprese.

La direttiva parte dal presupposto che una visione integrata dell’innovazione non può essere dettata solo dall’applicazione delle tecnologie ma anche dalla semplificazione dei processi amministrativi e dall’interazione dei servizi tra le diverse amministrazioni. Alcuni dei punti della direttiva sono:

-          Stop ai documenti aggiuntivi: le amministrazioni non possono più chiedere agli utenti documentazione aggiuntiva per verificare la veridicità delle autocertificazioni, ma dovranno basarsi su banche dati aggiornate per accertare a monte la sussistenza dei requisiti richiesti. Per ridurre i tempi e semplificare le procedure è necessaria, su breve periodo, la piena cooperazione tra le amministrazioni mediante la condivisione degli archivi e delle informazioni e sul medio periodo, l’integrazione in rete dei servizi e delle procedure.

-          Stop alla carta: il cittadino ha diritto di accedere agli atti amministrativi anche attraverso il rilascio delle copie dei documenti su supporto elettronico.

-          Servizi on line: in attesa della carta d’identità elettronica e della carta nazionale dei servizi, tutti i cittadini dovranno essere messi nella condizione di  interagire con le amministrazioni tramite il rilascio di password e codici pin. Lo sviluppo dei servizi on line in tutto il Paese è indispensabile anche per limitare il digital divide dovuto a condizioni sociali, fisiche o territoriali.

-          Trasparenza dei bandi: i bandi di gara per l’acquisizione di beni e servizi o per la realizzazione di opere pubbliche di importo superiore a 20 mila euro dovranno essere pubblicizzati sui siti Internet istituzionali, per migliorare la trasparenza e l’efficienza della spesa pubblica.

Lo sviluppo dell’azione dell’amministrazione tramite strumenti digitali, oltre ad agevolare i rapporti con i cittadini, deve anche migliorare i processi di valutazione e monitoraggio delle strutture. La direttiva prevede quindi che i dirigenti della pubblica amministrazione vengano valutati anche in base al livello di interazione informatica con i cittadini, cioè in base alla quantità di procedimenti attivati mediante strumenti digitali;

 

§         varie disposizioni della legge finanziaria per il 2008, tra cui si ricordano l’art. 1, co. 209-214 (che introducono l’obbligo di utilizzare la fattura elettronica per gli operatori che abbiano relazioni con amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo e con gli enti pubblici nazionali, a decorrere dalla data di entrata in vigore di un regolamento attuativo di successiva emanazione) e l’art. 2, co. 577-585, recano disposizioni, anche di natura finanziaria, volte a favorire la piena realizzazione del sistema pubblico di connettività (SPC) e a dare nuovo impulso all’attività di informatizzazione della normativa statale vigente, avviata nel 2001;

§         l’art. 35 del D.L. 248/2007[19], che proroga al 31 dicembre 2008 il termine, fissato dal Codice dell’amministrazione digitale al 31 dicembre 2007, a decorrere dal quale è consentito l’accesso ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni unicamente tramite la carta d’identità elettronica e la carta nazionale dei servizi. Alla medesima data è prorogato anche il termine relativo alla procedura di accertamento preventivo del possesso della Carta di identità elettronica ai fini del rilascio della Carta nazionale dei servizi.

 

La duplice esigenza di contenimento della spesa e di incremento dell’efficacia ed efficienza dell’attività amministrativa ha indotto infine il legislatore a prevedere, in correlazione con iniziative di riordino della struttura del bilancio dello Stato (vedi capitolo Il processo di riforma del bilancio), la realizzazione di un vasto programma di analisi e valutazione della spesa delle amministrazioni centrali. Il programma (comunemente denominato “spending review”) è stato avviato in via sperimentale dalla legge finanziaria per il 2007 (art. 1, co. 480) e trasformato successivamente in programma permanente ad opera della legge finanziaria per il 2008 (art. 3, co. 67 ss.). Su di esso, si veda la scheda La spending review.

 

Il già menzionato Comitato tecnico scientifico per il controllo strategico è coinvolto in tale procedimento: l’art. 3, co. 69 dispone che esso indichi ai servizi di controllo interno le linee guida ai fini dell’attività istruttoria svolta per la preparazione delle relazioni ministeriali sullo stato della spesa da trasmettere alle Camere ai sensi al comma 68, riassumendo gli esiti complessivi ai fini della relazione del Ministro per l’attuazione del programma di Governo. Il medesimo Comitato e i servizi di controllo interno sono chiamati a cooperare con la Commissione tecnica per la finanza pubblica, il Servizio studi del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e il Dipartimento della funzione pubblica nello svolgimento del programma di analisi e valutazione della spesa.

Ai sensi del successivo co. 70 la Corte dei conti, nell’ambito della relazione annuale al Parlamento sul rendiconto generale dello Stato, esprime le valutazioni di sua competenza anche con riferimento alle tematiche inerenti lo stato della spesa e l’efficienza delle pubbliche amministrazioni trattate nelle suddette relazioni ministeriali, tenendo conto della nuova classificazione del bilancio dello Stato per missioni e programmi e delle priorità indicate dal Parlamento.

Il co. 72 prevede infine l’inserimento nell’ambito del programma statistico nazionale di una apposita sezione concernente le statistiche sulle pubbliche amministrazioni ed altri organismi pubblici, nonché sulle società pubbliche o controllate da soggetti pubblici e sui servizi pubblici. Il programma statistico nazionale dovrà inoltre comprendere i dati per la rilevazione del grado di soddisfazione e della qualità percepita da cittadini e imprese con riferimento a settori e servizi pubblici individuati a rotazione.

Disposizioni generali concernenti la dirigenza pubblica

Fra le numerose misure incidenti sulla disciplina della dirigenza pubblica (tralasciando quelle settoriali e quelle direttamente afferenti ai trattamenti economici, alle quali fanno cenno le sopra citate schede relative al contenimento della spesa), si possono ricordare le seguenti.

§         I commi da 24-bis a 24-octies dell’art. 1 del D.L. 181/2006[20] recano modifiche alla disciplina degli uffici di diretta collaborazione dei ministri: si introduce in particolare una sorta di “spoils system”, prevedendosi che tutte le assegnazioni di personale a tali uffici, “compresi gli incarichi anche di livello dirigenziale e le consulenze e i contratti, anche a termine”, cessano automaticamente se non confermati entro trenta giorni dal giuramento del nuovo ministro.

§         L’art. 2, co. 159 ss., del citato D.L. 262/2006 estende l’ambito di applicazione dell’articolo 19, co. 8, del D.Lgs. n. 165 del 2001, ai sensi del quale gli incarichi dirigenziali di vertice nelle amministrazioni dello Stato cessano automaticamente decorsi 90 giorni dal voto sulla fiducia al nuovo Governo (“spoils system”): tale disposizione è estesa agli incarichi di funzione dirigenziale conferiti a soggetti esterni, nonché ai direttori delle Agenzie, incluse le Agenzie fiscali.

§         in tema di “spoils system” è peraltro intervenuta la sentenza 103/2007 della Corte costituzionale che ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 3, co. 7, della la legge 145/2002 nella parte in cui dispone l'automatica decadenza degli incarichi dirigenziali di livello generale dopo i sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge stessa.

 

La successiva sentenza 104/2007 ha dichiarato incostituzionali le norme di due leggi regionali, del Lazio e della Sicilia, riguardanti dirigenti di Asl e aziende ospedaliere e di enti regionali, che prevedono la decadenza automatica dalla carica dopo 90 giorni dalla prima seduta del Consiglio (Lazio) o dall'insediamento nella struttura alla quale il dirigente è preposto (Sicilia).

 

§         I commi 580-586 della legge finanziaria 2007 istituiscono e disciplinano l’Agenzia per la formazione dei dirigenti e dipendenti delle amministrazioni pubbliche – Scuola nazionale della pubblica amministrazione, destinata a sostituire l’esistente Scuola superiore della pubblica amministrazione, della quale si dispone la soppressione a decorrere dal 31 marzo 2007 (termine prorogato al 15 giugno dal D.L. 300/2006).

 

Si prevede che altre istituzioni di formazione facenti capo a diverse amministrazioni, quali l’Istituto diplomatico, la Scuola Superiore dell’amministrazione dell’interno e la Scuola superiore dell’economia e delle finanze, pur mantenendo la propria autonomia organizzativa e rimanendo inquadrate nelle rispettive amministrazioni, entrino a far parte dell’Agenzia per la formazione e siano soggette al suo coordinamento. Le disposizioni attribuiscono alla nuova Agenzia, tra gli altri compiti, quelli relativi alla raccolta, elaborazione e sviluppo delle metodologie formative e all’accreditamento delle strutture di formazione.

 

Si ricordano inoltre le seguenti direttive della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica:

§         Dir. 1 febbraio 2007, Misure di trasparenza e legalità in materia di conferimento degli incarichi dirigenziali, di amministrazione e consulenza e in generale di gestione (G.U. n. 70 del 24 marzo 2007);

§         Dir. 19 dicembre 2007, n. 10, Affidamento, mutamento e revoca degli incarichi di direzione di uffici dirigenziali.



[1]     L. 27 dicembre 2006, n. 296.

[2]     L. 24 dicembre 2007, n. 244.

[3]     D.L. 4 luglio 2006, n. 223, Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale (conv. con mod. in L. 4 agosto 2006, n. 248).

[4]     La norma non si applica altresì agli organi di direzione, amministrazione e controllo e ai commissari straordinari del Governo (quest’ultima esclusione è stata introdotta dalla legge finanziaria per il 2007, art. 1, comma 421).

[5]     L. 23 agosto 1988 n. 400, Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

[6]     Fonte: Newsletter della Corte dei conti n. 25/2007.

[7]     L. 7 agosto 1990, n. 241, Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi.

[8]     D.L. 31 gennaio 2007, n. 7, Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese, conv. con mod. dalla L. 2 aprile 2007, n. 40.

[9]     D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria, conv. con mod. dalla L. 24 novembre 2006, n. 286.

[10]    Dal sito Internet della Presidenza del Consiglio dei ministri.

[11]    D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 286, Riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell'attività svolta dalle amministrazioni pubbliche, a norma dell'articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59.

[12]    Il riordino è effettuato in attuazione del già citato art. 29 del D.L. 223/2006.

[13]    Gazzetta ufficiale n. 166 del 19 luglio 2007 (S.O.).

[14]    D.P.R. 26 giugno 2006, n. 236, Regolamento recante modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 6 ottobre 2004, n. 258, in materia di funzioni dell'Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione.

[15]    D.L. 31 gennaio 2005, n. 7, Disposizioni urgenti per l'università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, e per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione, nonché altre misure urgenti, conv. con mod. dalla L. 31 marzo 2005, n. 43.

[16]    Con decreto del ministro dell’interno 8 novembre 2007 sono state adottate le regole tecniche per la realizzazione della carta d'identità elettronica.

[17]    Gazzetta ufficiale n. 111 del 15 maggio 2007.

[18]    D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, Codice dell’amministrazione digitale.

[19]    D.L. 31 dicembre 2007, n. 248, Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria, Conv. con mod. dalla L. 28 febbraio 2008, n. 31.

[20]    D.L. 18 maggio 2006, n. 181, Disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri, conv. con mod. in L. 17 luglio 2006, n. 233.