Forze di sicurezza e soccorso pubblico

Il “pacchetto sicurezza”

Il 30 ottobre 2007 il Consiglio dei ministri ha approvato cinque disegni di legge in materia di sicurezza dei cittadini e di contrasto all’illegalità diffusa; l’insieme di norme in essi contenute costituisce quello che è stato denominato dai mezzi di informazione, il “pacchetto sicurezza[1].

I provvedimenti, presentati alle Camere tra il 13 e il 30 novembre 2007, sono stati assegnati alle Commissioni competenti per l’esame in sede referente; il Governo ha manifestato l’intento di chiedere una corsia preferenziale per la loro rapida approvazione[2]; lo svolgimento della sessione annuale di bilancio e le vicende che hanno portato alla fine anticipata della legislatura hanno impedito il seguito dell’iter parlamentare.

Il disegno di legge in materia di sicurezza urbana

In particolare, il disegno di legge A.C. 3278, Disposizioni in materia di sicurezza urbana, è stato proposto dal ministro dell’interno ed assegnato alle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera.

 

Il ministro dell’interno, intervenendo il 25 settembre 2007 presso la Commissione affari costituzionali del Senato[3], ha illustrato gli elementi principali dell’azione del Governo in materia di sicurezza pubblica, soffermandosi, in particolare, sulle misure per la prevenzione e la repressione dei fenomeni criminosi nelle aree urbane, che erano in corso di elaborazione e che sarebbero state inserite nel disegno di legge recante disposizioni in materia di sicurezza urbana.

Il provvedimento, che consta di 15 articoli, si prefigge l’obiettivo di contrastare con strumenti nuovi e norme più efficaci alcuni comportamenti diffusi e particolarmente odiosi della cosiddetta criminalità da strada, ponendosi in una linea di continuità con il disegno di legge di iniziativa governativa A.C. 5925 della XIII legislatura, divenuto poi la legge 26 marzo 2001, n. 128, “Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini”.

Sfruttamento dei minori in attività criminali; stranieri vittime di violenze familiari

Il disegno di legge reca norme a tutela dei minori: a tale scopo introduce nel codice penale una nuova fattispecie di reato di impiego di minori nell’accattonaggio, che punisce con la reclusione fino a 3 anni chi si avvale per mendicare di una persona minore di 14 anni, oppure chi permette che tale persona, ove sottoposta alla sua autorità o affidata alla sua custodia o vigilanza, mendichi, o che altri se ne avvalga per mendicare. Viene inoltre prevista la pena accessoria della decadenza dalla potestà di genitore quando venga accertato un vero e proprio asservimento del minore di età che si configuri come riduzione in schiavitù e commercio di esseri umani.

Per quanto riguarda i minori delinquenti, al fine di contrastare la diffusione della partecipazione di giovanissimi ad azioni criminali gravi sono previste aggravanti per i maggiorenni che concorrono nel reato nel caso in cui esso viene compiuto con la partecipazione di un minore di 18 anni.

Si prevede, con modalità analoghe a quelle stabilite per le vittime della tratta di esseri umani, la possibilità di rilascio di uno speciale permesso di soggiorno per motivi umanitari agli stranieri o apolidi vittime di maltrattamenti in famiglia o di violenze sessuali in ambito domestico, quando ricorra un pericolo di vita per loro o per i loro familiari come conseguenza della scelta di sottrarsi alla violenza. In caso di necessità, il permesso di soggiorno è esteso ai figli minori della vittima della violenza familiare. È previsto l’inserimento delle vittime di violenze in un programma di assistenza ed integrazione sociale.

Danneggiamenti e occupazione abusiva di suolo pubblico

Viene aggravata la pena per i reati di danneggiamento e di deturpamento e imbrattamento di cose altrui nel caso in cui la condotta criminosa sia commessa su immobili sottoposti a risanamento edilizio o ambientale o su ogni altro immobile, quando comunque il fatto pregiudichi il decoro urbano.

Si prevede che la sospensione condizionale della pena sia sempre subordinata alla eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato oppure alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività.

In caso di occupazione abusiva di luogo pubblico, il sindaco (o il prefetto per le strade extraurbane) può disporre l’immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese degli occupanti e la chiusura dell’esercizio fino all’adempimento dell’ordine. Le prescrizioni sono estese all’esercente che non adempie agli obblighi di pulizia e decoro degli spazi antistanti l’esercizio.

Fondi per le città d’arte

Alle città d’arte è assegnato un contributo straordinario, proporzionato alla consistenza del flusso di turisti e alla rilevanza del patrimonio culturale, finalizzato ad assicurare il mantenimento delle aree con valore storico, artistico e archeologico.

Collaborazione operativa tra le forze dell’ordine e la polizia municipale

Viene estesa l’utilizzazione da parte della polizia municipale della banca dati Centro elaborazione dati (CED) interforze del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministro dell’interno prevedendo l’accesso diretto alla banca dati dei veicoli rinvenuti e a quella dei documenti di identità rubati o smarriti e la facoltà di immissione diretta dei dati (e non solo di consultazione di quelli esistenti).

I piani coordinati di controllo del territorio definiscono rapporti di reciproca collaborazione tra il personale della polizia municipale e gli organi di polizia dello Stato.

Si rimette a un successivo decreto la definizione di procedure più efficaci per assicurare l’immediato interessamento degli organi di polizia dello Stato nel caso di interventi nella flagranza dei reati.

Poteri dei sindaci e collaborazione con i prefetti

Questo costituisce uno degli aspetti più qualificanti del provvedimento. Esso prevede che il sindaco concorra ad assicurare, nelle forme disciplinate dal ministro dell’interno, la cooperazione della polizia locale con le forze di polizia statali nell’ottica di una maggiore partecipazione del rappresentante della comunità locale alla tutela della sicurezza dei cittadini.

Sono integrati i poteri di ordinanza del sindaco, prevedendo l’adozione di provvedimenti contingibili e urgenti nei casi in cui si renda necessario prevenire ed eliminare gravi pericoli non solo per l’incolumità pubblica ma anche per la sicurezza urbana; essi sono comunicati al prefetto, il quale può predisporre gli strumenti ritenuti necessari alla loro attuazione.

Nel caso di provvedimenti adottati dal sindaco in materia di ordine e sicurezza che possono avere ripercussioni sulle popolazioni dei comuni limitrofi, il prefetto può indire una conferenza (diversa dalla conferenza di servizi) alla quale partecipano i sindaci, il presidente della provincia e altri soggetti pubblici e privati dell’ambito territoriale interessato.

Possesso di armi improprie in occasione di manifestazioni sportive; armi giocattolo

Si estende l’applicazione della norma relativa al reato di possesso in occasione di manifestazioni sportive di armi improprie, petardi e altre attrezzature vietate a tutti i casi in cui il possesso dei tali oggetti, accertato durante lo svolgimento della manifestazione sportiva, ovvero nelle 24 ore precedenti o successive all’evento, sia correlato alla medesima manifestazione.

Viene perfezionato il sistema di prevenzione relativo all’uso e al porto delle armi inoffensive in quanto queste vengono sempre più usate con efficacia per commettere rapine.

Si prevede che il questore possa imporre alle persone condannate per delitti non colposi il divieto di detenere armi di qualsiasi tipo, comprese quelle a ridotta capacità di offensiva e i giocattoli riproducenti armi.

 

La versione del provvedimento approvata dal Consiglio dei ministri del 30 ottobre 2007 conteneva anche una serie di disposizioni relative all’esecuzione degli allontanamenti dei cittadini dell’Unione europea per motivi di ordine pubblico e di pubblica sicurezza. Il Governo tuttavia decise di trasfonderle in uno specifico provvedimento d’urgenza, il decreto-legge 1 novembre 2007 n. 181[4] (per ulteriori dettagli al riguardo, vedi il capitolo Diritto di circolazione dei cittadini).

Gli altri disegni di legge

Gli altri quattro disegni di legge facenti parte del “pacchetto sicurezza” sono di iniziativa del ministro della giustizia.

A.C. 3241, Disposizioni in materia di reati di grave allarme sociale e di certezza della pena

Composto di 7 articoli, reca disposizioni volte ad assicurare una compiuta valutazione della personalità dell’indagato da parte del giudice in sede cautelare e di concessione della sospensione condizionale della pena; delinea una disciplina processuale più rigorosa in materia cautelare ed elimina l’istituto del cosiddetto “patteggiamento in appello”, nell’ottica di assicurare la certezza della pena.

Per quanto riguarda l’esecuzione della pena, esclude, per i reati di maggiore allarme sociale, gli automatismi previsti per la sospensione dell’esecuzione stessa. Disegna un percorso processuale più rapido per i processi con imputati in stato di custodia cautelare, amplia le possibilità di ricorso all’incidente probatorio per l’acquisizione della testimonianza di minori e della persona offesa, nei procedimenti per i reati di maltrattamenti in famiglia e per altri gravi reati.

Per esigenze di snellimento e riduzione dei costi del procedimento, provvede ad ampliare il novero delle ipotesi in cui è possibile procedere alla distruzione delle merci in sequestro, anche prima della sentenza definitiva.

Sul piano sostanziale, interviene, da un lato, sull’istituto della prescrizione (come modificato dalla L. 5 dicembre 2005, n. 251) e, dall’altro lato, sull’assetto normativo in tema di maltrattamenti in famiglia, di omicidio colposo e di lesioni colpose gravi o gravissime (con particolare riguardo ai fatti commessi da soggetti in stato di elevata ebbrezza alcolica o in stato di alterazione da sostanze stupefacenti), nonché in tema di riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Con riferimento ai delitti a tutela della libertà personale, introduce, da un lato, una specifica aggravante in caso di violenza sessuale commessa dal coniuge o convivente, e, dall’altro lato, il nuovo reato di adescamento di minorenni, che mira a reprimere le forme di approfittamento della fiducia di un minore, realizzate attraverso la rete internet o altri mezzi di comunicazione, in funzione del compimento di delitti sessuali.

A.C. 3242, Misure di contrasto alla criminalità organizzata. Delega al Governo per l’emanazione di un testo unico delle misure di prevenzione. Disposizioni per il potenziamento degli uffici giudiziari e sul patrocinio a spese dello Stato

L’intervento normativo è volto, per un verso, a riordinare e razionalizzare l’intera disciplina vigente in tema di misure di prevenzione e, per altro verso, ad ottimizzare il funzionamento degli attuali uffici giudiziari, introducendo modifiche ordinamentali per quanto concerne gli uffici del giudice per le indagini preliminari dei tribunali aventi sede nei capoluoghi di distretto e negli uffici di procura nelle sedi particolarmente esposte all’azione della criminalità organizzata, nonché innovando la disciplina per la copertura delle sedi giudiziarie con più elevata quota di posti vacanti attraverso la previsione di una serie di incentivi economici e di carriera.

Viene conferita al Governo una delega per l’emanazione di un testo unico che unifichi e razionalizzi la disciplina delle misure di prevenzione patrimoniali e personali. Nell’esercizio della delega il Governo terrà conto, tra gli altri, di alcuni criteri qualificanti: le misure patrimoniali di prevenzione verranno applicate anche alle persone giuridiche e ai deceduti entro cinque anni dal decesso; gli imprenditori che non denuncino di essere assoggettati a pressioni da parte della criminalità organizzata potranno evitare il sequestro e la confisca di prevenzione a condizione che collaborino alla ricostruzione di fatti e di elementi di prova decisivi per le indagini; a quelli che fin dall’inizio collaboreranno con l’autorità giudiziaria verrà conferita una amministrazione di sostegno; sarà prevista la possibilità di confiscare anche beni localizzati in Paesi dell’Unione europea.

A.C. 3243, Modifiche alle disposizioni penali in materia di società e consorzi

La disciplina su cui il provvedimento interviene, introdotta nel 2002, è stata oggetto di critiche sul piano giurisprudenziale e dottrinale in quanto il complessivo ridimensionamento dell’area penalmente rilevante ha comportato un ridimensionamento significativo delle esigenze di tutela anticipata di interessi patrimoniali; un’ulteriore spinta ad intervenire è venuta dal notevole contrasto giurisprudenziale che si è creato in sede comunitaria e internazionale.

Queste, in estrema sintesi, le modifiche proposte dal disegno di legge: eliminazione delle fattispecie contravvenzionali; eliminazione della procedibilità a querela; creazione di due fattispecie distinte di falso in bilancio, una per le società non quotate e una per le società quotate in borsa; riformulazione della fattispecie di falso nelle comunicazioni delle società di revisione; eliminazione della soglia di punibilità; previsione di un’aggravante specifica per i casi di falso in bilancio che arrechino grave nocumento ai risparmiatori e alla società civile.

A.S. 1877, Adesione della Repubblica italiana al Trattato concluso il 27 maggio 2005, relativo all’approfondimento della cooperazione transfrontaliera, in particolare allo scopo di contrastare il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e la migrazione illegale (Trattato di Prüm). Istituzione della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA. Delega al Governo per l’ istituzione dei ruoli tecnici del Corpo di polizia penitenziari

Il 4 luglio 2006 il ministro dell’interno ha dichiarato, per conto del Governo italiano, a Berlino, l’intenzione dello Stato italiano di aderire agli Accordi di Prüm. Tale Convenzione, denominata “Schengen 2”, è stata firmata a Prüm (Germania) il 27 maggio 2005 tra sette Paesi dell’Unione europea (Belgio, Francia, Germania, Spagna, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria) ed è aperta all’adesione e ratifica di altri Paesi della medesima Unione europea.

Essa è volta a rafforzare la cooperazione transfrontaliera nella lotta ai fenomeni del terrorismo, della immigrazione clandestina, della criminalità internazionale e transnazionale. Le disposizioni in essa contenute rendono, infatti, possibile, lo scambio di informazioni concernenti dati informatici relativi a impronte digitali e dati genetici (DNA), con correlativa predisposizione di un livello adeguato di protezione dei dati medesimi da parte del Paese contraente destinatario.

 

Il Trattato di Prüm intende consentire – nel rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali – l’accesso automatizzato ad alcuni schedari nazionali degli Stati aderenti. Si tratta del reciproco accesso, lettura diretta ed on line ai dati dei registri di immatricolazione dei veicoli, nonché degli archivi d’analisi del DNA e dei dati dattiloscopici (impronte digitali), secondo specifiche modalità. In tale modo il servizio che effettua la consultazione riceverà in riscontro direttamente e per via informatica l’informazione sull’esistenza o meno del dato richiesto nello schedario del partner.

Inoltre, allo scopo di migliorare la cooperazione di polizia il Trattato prevede, oltre allo scambio di informazioni su potenziali terroristi:

§         la possibilità di istituire pattuglie comuni e di delegare competenze di forza pubblica a Forze di polizia appartenenti alle altre Parti contraenti, nonché l’assistenza in occasione di eventi di grande portata;

§         lo svolgimento di operazioni oltre frontiera su richiesta (o anche senza, in casi di urgenza) con la possibilità di esercitare alcuni poteri di polizia;

§         meccanismi di cooperazione in materia di attività di contrasto dei documenti falsi, di impiego di guardie armate a bordo degli aerei e in materia di espulsione.

 

Tra le varie banche dati dei Paesi dell’Unione aderenti al Trattato di Prüm che dovranno entrare in correlazione tra di loro vi è anche quella del DNA. L’Italia non possiede, allo stato, una banca dati del DNA; l’adesione al Trattato appare quindi in concreto condizionata, quanto agli effetti, all’approvazione della legge istitutiva di tale banca dati.

Pertanto con il disegno di legge si provvede all’autorizzazione all’adesione al Trattato di Prüm, con l’introduzione delle necessarie norme di adeguamento interno.

 

Il Parlamento da parte sua aveva chiesto al Governo di assumere iniziative volte a ratificare al più presto il trattato[5].

 

Il testo prevede l’istituzione della banca dati nazionale del DNA – con il controllo del Garante per la protezione dei dati personali e del Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie – e del Laboratorio centrale delle banche-dati presso i Ministeri dell’interno e della giustizia, al fine di facilitare l’identificazione degli autori di delitti.

Nella banca dati sono conservati i profili di DNA scaturiti dall’esame di reperti biologici acquisiti nel corso di procedimenti penali, ovvero prelevati da detenuti con condanna definitiva o in carcere per misure cautelari, arrestati in flagranza di reato e sottoposti a fermo di polizia. Di tali reperti è prevista la distruzione nel caso in cui la condanna non venga confermata.

Il disegno di legge delega inoltre il Governo a istituire i ruoli tecnici del Corpo di polizia penitenziaria in modo da garantire che all’interno dell’Amministrazione penitenziaria siano reclutate quelle unità di personale dotate delle specifiche cognizioni e competenze tecniche per la gestione ed il funzionamento del laboratorio centrale per la banca dati nazionale del DNA.

 

Sulla materia trattata dalla presente scheda, vedi anche il capitolo Indagine conoscitiva sulla sicurezza e le schede I patti per la sicurezza e Polizia locale e sicurezza sussidiaria).



[1]     Tale espressione è utilizzata anche nella scheda informativa del Governo Le misure legislative per la sicurezza, 30 ottobre 2007. Il Governo ha optato per una struttura articolata ritenendo che la concentrazione di un gran numero di interventi su materie eterogenee in un unico provvedimento avrebbe comportato un percorso parlamentare inevitabilmente più lento.

[2]     Si veda in questo senso il comunicato del Consiglio dei ministri del 30 ottobre 2007.

[3]     Senato, Commissione Affari costituzionali, 25 settembre 2007, Comunicazioni del ministro dell’interno in materia di sicurezza pubblica.

[4]     D.L. 1o novembre 2007, n. 181, Disposizioni urgenti in materia di allontanamento dal territorio nazionale per esigenze di pubblica sicurezza, non convertito in legge.

[5]     Cfr. Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, Risoluzione relativa all’adesione dell’Italia al Trattato di Prüm, approvata il 18 luglio 2007. La risoluzione impegna il Governo a prendere entro il 30 settembre 2007 le opportune iniziative volte a ratificare il Trattato di Prüm.