Ordinamento delle università

Le nuove classi di laurea e di laurea magistrale

Nel corso della XV legislatura si è dato seguito alla riforma degli ordinamenti didattici universitari, già avviata nella XIII legislatura ed oggetto di riordino durante la XIV. In particolare, si è proceduto alla ridefinizione delle classi di appartenenza dei corsi di studio con due decreti del Ministro dell’università del 16 marzo 2007, in attuazione del d.m. 22 ottobre 2004, n. 270, che da ultimo ha definito l’architettura didattica dei corsi universitari e i limiti dell’autonomia degli atenei. La nuova determinazione delle classi di laurea è stata, dunque, strumentale alla ristrutturazione dei contenuti della formazione universitaria.

Al riguardo, merita ricordare che in base al d.m. n. 270 del 2004 (c.d. riforma Moratti) – che ha apportato significative correzioni all’architettura dei percorsi universitari basati sulla formula del c.d. “3+2”, introdotta nel 1999 (d.m. n. 509/1999[1]) – i corsi di studio universitari sono articolati nei seguenti livelli e titoli: laurea, di durata triennale[2]; laurea magistrale[3]: il titolo è conseguibile dopo la laurea (o il diploma universitario triennale) attraverso l’acquisizione di 120 crediti formativi; diploma di specializzazione, nei soli casi previsti da specifiche disposizioni legislative o in applicazione di direttive dell'Unione europea; dottorato di ricerca; master annuale di I e II livello, caratterizzato dall'offerta di formazione aggiuntiva e di aggiornamento professionale.

I corsi di studio dello stesso livello, comunque denominati dagli atenei, aventi gli stessi obiettivi formativi qualificanti e le conseguenti attività formative sono raggruppati in classi di appartenenza. I titoli conseguiti al termine dei corsi di studio dello stesso livello ed appartenenti alla stessa classe hanno identico valore legale (innovazione introdotta dal DM n. 270/2004).

Il regolamento del 2004 ha dettato i soli criteri generali per l’ordinamento degli studi universitari, rinviando (art. 10):

·         a successivi decreti ministeriali[4], la prescrizione di indicazioni più puntuali sugli ordinamenti didattici dei corsi di laurea e di laurea magistrale;

·         ai regolamenti didattici degli atenei, emanati nel rispetto delle previsioni  e dei vincoli dei decreti sopra citati, la concreta determinazione degli ordinamenti didattici e dell’organizzazione generale dell’attività didattica.

Sul finire della XIV legislatura, gli schemi di quattro decreti ministeriali (recanti nuova determinazione delle classi di laurea, laurea magistrale, lauree magistrali sanitarie e in scienze criminologiche e della sicurezza) erano stati trasmessi alle Camere per il prescritto parere parlamentare; quest’ultimo è stato reso dalla VII Commissione nella seduta del 1° marzo 2006.

All’inizio della XV legislatura (22 maggio 2006) tali decreti, sui quali peraltro la Corte dei Conti aveva espresso alcune osservazioni, sono stati ritirati dal Ministro dell'università e della ricerca al fine di un riesame della materia. In seguito, si è proceduto ad una revisione delle classi delle lauree e delle lauree magistrali, con i due citati d.m. 16 marzo 2007[5], i quali sostituiscono la precedente disciplina che risale al 2000[6] ed introducono alcuni elementi di innovazione.

I decreti prevedono 43 classi di laurea (finora erano 42) e 94 classi di laurea magistrale (finora erano 108); per ciascuna di queste sono stabiliti gli obiettivi formativi qualificanti e le attività formative indispensabili.

Quanto alle principali novità, si segnala che i decreti introducono un limite massimo degli esami che i regolamenti didattici di ateneo possono richiedere per i corsi di studio: in particolare, sono stabiliti al massimo 20 esami per la laurea e 12 per la laurea magistrale[7]. È, in secondo luogo, previsto che in caso di mobilità degli studenti tra diversi atenei o facoltà per la frequenza di corsi appartenenti alla medesima classe, deve essere garantito il riconoscimento di almeno la metà dei crediti maturati fino a quel momento[8]. La terza principale innovazione riguarda i requisiti per l’istituzione di un corso di studio: le università devono di norma attivare corsi in cui almeno la metà dei docenti impiegati sia rappresentata da professori o ricercatori di ruolo[9].

In attuazione dei decreti sulle classi, il Ministro, con d.m. 26 luglio 2007[10], ha adottato le linee guida per l’istituzione e l’attivazione da parte delle università dei nuovi corsi di studio. Nello specifico, il decreto fissa gli obiettivi da perseguire nella riprogettazione dei percorsi formativi, chiarisce alcune possibili ambiguità delle norme, individua alcune azioni specifiche di miglioramento raccomandate alle Università e definisce i requisiti richiesti per i nuovi corsi di studio.

Con l’obiettivo di invertire il trend alla proliferazione di corsi di laurea, manifestatosi negli anni più recenti, per l’istituzione di un corso si richiede: a) la effettiva disponibilità di un numero di docenti di ruolo non inferiore a 4 per ciascun anno e per il numero di anni di corso attivi; b) un livello di copertura dei settori scientifico-disciplinari previsti per le attività di base e caratterizzanti pari ad almeno il 50%. Con la medesima finalità, si prevede inoltre che l’attivazione di più corsi nell’ambito della stessa classe debba essere motivata ed autorizzata dal Consiglio universitario nazionale (CUN).

Le linee guida fissano anche il numero massimo di studenti considerato ‘sostenibile’ per le diverse tipologie di corso di laurea (v. allegato 3), nonché i requisiti minimi di contenuto che devono essere indicati nei regolamenti di ateneo al fine di garantire maggiore trasparenza e comparabilità dell’offerta formativa.

Quanto alla tempistica, si prevede una graduale attivazione dei nuovi percorsi formativi, in base alla quale le università sono chiamate a modificare i vigenti regolamenti didattici di ateneo a decorrere dall'a.a. 2008/2009 e concludere entro l'a.a. 2009/2010.

Altre misure sugli ordinamenti didattici

Sempre in materia di percorsi universitari, sono state introdotte alcune disposizioni settoriali con l’art. 2, commi 146-148, del D.L. n. 262/2006 (collegato alla manovra finanziaria per il 2007)[11].

In particolare, il comma 146 ha elevato da uno a due anni la durata delle scuole di specializzazione per le professioni legali per coloro che abbiano conseguito una laurea specialistica o magistrale in scienze giuridiche. In tal modo, questa è stata equiparata alla durata richiesta per chi ha conseguito una laurea quadriennale del vecchio ordinamento[12]. La norma è stata introdotta con il dichiarato obiettivo di evitare l’aggravio di spesa derivante dall’istituzione contemporanea di due distinti corsi di specializzazione: uno annuale e l’altro biennale. Allo stesso tempo, però, si è affidato ad un regolamento del Ministro dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della Giustizia, l’eventuale articolazione annuale della scuola solo per i laureati del nuovo ordinamento a partire dall’anno accademico 2007-2008.

L’art. 2, comma 147, del decreto, modificando la disciplina vigente (art. 22, co. 13 della l. finanziaria per il 2002[13]), ha fissato in un massimo di sessanta (equivalenti ad un anno di corso) i crediti formativi riconoscibili, per il conseguimento di una laurea, ai dipendenti pubblici che abbiano frequentato scuole di formazione presso le amministrazioni di appartenenza. Contestualmente, la determinazione dei criteri per il riconoscimento è stata rimessa alle università che vi provvedono attraverso i regolamenti di ateneo, mentre in precedenza ciò avveniva mediante convenzioni tra atenei e pubbliche amministrazioni.

Da ultimo, l’art. 2, comma 148, prevede una nuova disciplina riguardante la procedura di accreditamento dei corsi di studio a distanza, attivati da università statali e non, nonché delle c.d. “università telematiche”, rinviandone la definizione ad un regolamento ministeriale, da emanare con decreto del Ministro dell’università e ricerca, di concerto con il Ministro per l’innovazione e le tecnologie, nel rispetto dei principi già enunciati all’art. 26, co. 5, della legge 289/2002 (l. finanziaria per il 2003[14]). La norma in commento prescrive, inoltre, lo svolgimento di verifiche da parte del Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU)[15], oltre che sulle università in attesa di riconoscimento anche su quelle già autorizzate al rilascio dei titoli accademici.

Da ultimo, è importante segnalare che nel corso della legislatura è stato emanato il d.lgs. 9 novembre 2007, n. 206[16] in attuazione della direttiva 2005/36/CE, la quale, in sostituzione delle precedenti direttive adottate in materia, prevede un sistema generale di riconoscimento dei titoli, che si applica a tutte le professioni regolamentate e ai lavoratori cittadini di uno Stato membro (per una sintesi delle nuove disposizioni, si rinvia al capitolo Interventi in materia di professioni).

Alta formazione artistica e musicale

Le istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (Afam) sono regolate dalla legge n. 508/1999[17], che ha riordinato il sistema mediante attribuzione di un'autonomia paragonabile a quella delle università (e parimenti fondata sull'art. 33 della Costituzione) agli istituti che ne fanno parte, e cioè: le Accademie di belle arti, l’Accademia nazionale di arte drammatica, gli Istituti superiori per le industrie artistiche, i Conservatori di musica, gli Istituti musicali pareggiati e l’Accademia nazionale di danza.

Nel corso della XV legislatura, sono stati adottati provvedimenti volti a dare attuazione al regolamento sugli ordinamenti didattici delle istituzioni, adottato nella precedente legislatura con D.P.R. n. 212/2005[18].

In particolare, i due d.m. 22 gennaio 2008 disciplinano gli obiettivi formativi qualificanti e le relative attività di formazione per i corsi di primo livello dei Conservatori di Musica e delle Accademie di Belle Arti. In conformità ai requisiti generali previsti dai decreti, i Conservatori e le Accademie provvederanno a disciplinare i propri ordinamenti didattici con appositi regolamenti.

Per quanto concerne l’assetto ordinamentale, si segnala, inoltre, che con d.P.R. 31 ottobre 2006, n. 295[19] sono state modificate le modalità di nomina dei presidenti delle istituzioni artistiche e musicali, già disciplinate dal precedente regolamento di cui al D.P.R. 28 febbraio 2003, n. 132. In base alle nuove norme, il presidente delle istituzioni artistiche e musicali è nominato dal Ministro dell’università nell’ambito di una terna di soggetti definita dal consiglio accademico entro il termine di sessanta giorni antecedenti la scadenza dell’incarico del presidente uscente[20]. I soggetti proposti devono possedere requisiti di alta qualificazione professionale e manageriale, nonché avere comprovata esperienza gestionale di enti o istituzioni nei settori della formazione artistica, musicale e coreutica.

Da ultimo, sono state adottate specifiche misure di impatto finanziario. In tale prospettiva, la legge finanziaria per il 2007[21], al comma 1145, ha stanziato risorse pari a 20 milioni di euro per l’anno 2007 a favore delle accademie e delle istituzioni superiori musicali, coreutiche e per le industrie artistiche, riservando 10 milioni alla ristrutturazione ed alla manutenzione straordinaria degli immobili utilizzati e 10 milioni di euro al funzionamento amministrativo e didattico. Successivamente, sempre in favore delle istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale, l’articolo 2, comma 435 della legge finanziaria per il 2008[22] ha disposto un’autorizzazione annua di spesa di 10 milioni di euro.

Attività parlamentare

Con riguardo all’attività svolta dalla VII Commissione nel corso della legislatura, merita altresì ricordare che essa avviato, nel gennaio 2007, l’esame, in sede referente, di una proposta di legge (A.C. 1743) riguardante i professori universitari incaricati esterni[23] e, nell’ottobre 2007, di cinque proposte di legge (A.C. 1619 e abb.) in materia di soppressione dell’accesso programmato ai corsi universitari.

Da ultimo, si ricorda che la Commissione ha concluso l’esame di tre proposte di legge di iniziativa parlamentare (A.C. 28, 522, 1620), approvando un testo unificato concernente l’abrogazione dell’equipollenza della laurea in scienze motorie alla laurea in fisioterapia[24], come peraltro già segnalato nella documentazione di inizio legislatura, predisposta dal Servizio Commissioni.

 



[1]     D.M. 3 novembre 1999, n. 509, Regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei.

[2]     Il corso di laurea prevede un percorso di base comune per gli studenti del primo anno e la possibilità di articolazione, in seguito, in due percorsi differenziati: un percorso metodologico o culturale (propedeutico alla prosecuzione degli studi) o un percorso professionalizzante finalizzato all’inserimento nel mondo del lavoro ed all’esercizio delle attività professionali regolamentate (c.d. modello a Y).

[3]     Nell’articolazione dei percorsi formativi prevista dal d.m. n. 509/1999, il secondo livello di formazione era rappresentato dalla c.d. laurea specialistica, che è stata successivamente sostituita, nel sistema introdotto dal d.m. n. 270/2004, dalla laurea magistrale.

[4]     Approvati (secondo le indicazioni dell’art. 17, co. 95, della legge n. 127/1997) previo parere del Consiglio universitario nazionale, del Consiglio nazionale degli studenti universitari e delle Commissioni parlamentari competenti.

[5]     Recanti, rispettivamente, Determinazione delle classi delle lauree universitarie e Determinazione delle classi di laurea magistrale.

[6]     Le classi di laurea e di laurea specialistica sono state dapprima determinate, in attuazione del d.m. n. 509/1999, rispettivamente con d.m. 4 agosto 2000 e d.m. 28 novembre 2000.

[7]     Articolo 4, comma 2, dd.mm. 16 marzo 2007.

[8]     Articolo 3, comma 9, dd.mm. 16 marzo 2007.

[9]     Articolo 1, comma 9, dd.mm. 16 marzo 2007. Le disposizioni citate richiedono, infatti, che insegnamenti corrispondenti ad almeno la metà dei crediti richiesti per ciascun corso (pari a 90 nel caso di laurea e a 60 nel caso di laurea magistrale) siano tenuti da professori o ricercatori inquadrati nei relativi settori scientifico-disciplinari e di ruolo presso l'ateneo, ovvero in ruolo presso altri atenei sulla base di specifiche convenzioni tra gli atenei interessati.

[10]    D.L. 3 ottobre 2006, n. 262, Definizione delle linee guida per l'istituzione e l'attivazione, da parte delle Università, dei corsi di studio (attuazione decreti ministeriali del 16 marzo 2007, di definizione delle nuove classi dei corsi di laurea e di laurea magistrale).

[11]    Disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1 della legge 24 novembre 2006, n. 286.

[12]    La norma in commento ha sostituito il comma 3-bis dell’art. 16 del D.Lgs. 17 novembre 1997, n. 398.

[13]    L. 28 dicembre 2001, n. 448, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002). L’art. 22, comma 13, della legge finanziaria 2002 ha disposto che al personale delle amministrazioni pubbliche che abbia superato il previsto ciclo di studi presso le rispettive scuole di formazione, ivi compresi gli istituti di formazione delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e delle Forze armate, l'Istituto di perfezionamento della Polizia di Stato, la Scuola di polizia tributaria della Guardia di finanza e la Scuola superiore dell'economia e delle finanze, sia riconosciuto un credito formativo per il conseguimento del titolo di laurea (triennale o specialistica, ora denominata magistrale). Per le modalità di riconoscimento dei crediti formativi la norma fa rinvio ad apposite convenzioni stipulate tra le amministrazioni interessate e le università. Secondo quanto emerso da notizie di stampa, la disposizione citata ha determinato la stipula di numerose convenzioni tra università e ministeri (dell'Interno, della Difesa, dell'Economia) o collegi professionali. In base a queste ultime gli interessati hanno fruito di consistenti abbreviazioni del percorso universitario.

[14]    Si ricorda in proposito che l’art. 26, co. 5, della legge n. 289/2002 ha dettato la prima disciplina dei corsi di studio a distanza rimettendo ad un decreto del Ministro dell'istruzione, università e ricerca la definizione dei criteri e delle procedure per l’accreditamento dei corsi universitari a distanza e delle istituzioni autorizzate al rilascio dei relativi titoli accademici. In attuazione della disposizione richiamata, il DM 17 aprile 2003 ha poi specificato i requisiti e la procedura per l’accreditamento di corsi di studio a distanza (attivati da università statali e non) nonché delle “Università telematiche” (denominazione introdotta dallo stesso DM). In relazione al DM citato sono state istituite numerose università telematiche.

[15]    Si ricorda che in base alla riforma degli organi di valutazione del sistema universitario e della ricerca, prevista dall’art. 2, co. 138-142, D.L. 262/2006, il CNVSU sarà sostituito dalla nuova Agenzia per la valutazione del sistema universitario (ANVUR).

[16]    Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonchè della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell'adesione di Bulgaria e Romania.

[17]    L. 21 dicembre 1999, n. 508, Riforma delle Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati.

[18]    D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212, Regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell'articolo 2 della L. 21 dicembre 1999, n. 508.

[19]    Regolamento recante disposizioni correttive e integrative al D.P.R. 28 febbraio 2003, n. 132, in materia di modalità di nomina dei presidenti delle istituzioni artistiche e musicali.

[20]    L’originaria formulazione prevedeva che il presidente fosse nominato dal Ministro, sulla base di una designazione effettuata dal consiglio accademico entro una terna di soggetti di alta qualificazione manageriale e professionale proposta dallo stesso Ministro. Tale disposizione è stata annullata dalla sentenza n. 4293 del 2005 del Consiglio di Stato, in quanto ritenuta lesiva del principio di autonomia delle istituzioni AFAM. La norma introdotta interviene quindi a colmare il vuoto normativo creatosi per effetto della predetta pronuncia.

[21]    L. 27 dicembre 2006, n. 296.

[22]    L. 24 dicembre 2007, n. 244.

[23]    La pdl A.C. 1743 (di iniziativa degli on. Adenti e Li Causi) prevedeva l’inquadramento dei professori universitari incaricati esterni nel ruolo ad esaurimento dei professori incaricati, equiparandoli ai professori associati e ne disciplinava il trattamento economico, con oneri a carico delle università.

[24]    Tale equipollenza è attualmente prevista dall'articolo 1-septies del d.l. 5 dicembre 2005, n. 250, recante Misure urgenti in materia di università, beni culturali ed in favore di soggetti affetti da gravi patologie, nonché in tema di rinegoziazione di mutui, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 febbraio 2006, n. 27.