Mercato dell’energia elettrica

Apertura dei mercati

A partire dalla fine degli anni novanta, con l'adozione dei decreti legislativi di recepimento delle direttive comunitarie sull'energia elettrica e il gas (n.96/92/CE e n. 98/30/CE), sono state poste le basi per la progressiva apertura dei mercati energetici.

In particolare, con l’obiettivo di fondo di ridurre i differenziali di prezzo rispetto agli altri Paesi europei, i provvedimenti erano volti a promuovere il superamento, quand’anche con modalità e tempi tali da assicurare la necessaria gradualità dei processi, delle situazioni di monopolio pubblico che caratterizzavano gli assetti dei mercati energetici in Italia.

Con riferimento al settore elettrico sono state, innanzitutto, sostanzialmente liberalizzate le attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia. Successivamente è stata avviata la ristrutturazione dell’ENEL, con la separazione della proprietà della rete nazionale dalla sua gestione e l’affidamento dell’attività di trasmissione e dispacciamento a un ente di gestione di diritto pubblico chiamato ad operare secondo principi di neutralità e imparzialità. Quanto alla posizione dominante dell’operatore pubblico, a fronte dell’introduzione del divieto di controllo di più del 50% della capacità complessiva di importazione e produzione nazionale, l’ENEL è stata chiamata a cedere, entro il 1° gennaio 2003, almeno 15.000 Kw della propria capacità.

Per quanto concerne il settore del gas, gli interventi più significativi hanno riguardato la sostanziale liberalizzazione delle attività di importazione, esportazione, trasporto e vendita, nonché l’introduzione del principio dell’affidamento soltanto mediante gara, e per periodi limitati, dei servizi di distribuzione del gas a livello locale. Come per il settore elettrico, inoltre, è stata prevista la progressiva apertura del mercato e il ridimensionamento dell’operatore dominante (con la progressiva riduzione dei limiti di vendita e immissione nella rete al di sopra dei quali si configura l’abuso di posizione dominante).

Il processo di liberalizzazione è proseguito  nel corso della XIV legislatura ed è stato oggetto di diversi interventi legislativi rivolti essenzialmente ad assicurare un assetto concorrenziale del mercato dell'energia.

Il completamento di tale processo ha, in particolare, costituito - insieme alla definizione delle competenze di Stato e Regioni in materia energetica - uno dei principali obiettivi della legge di riordino del settore (L. 239/2004), che ha confermato il processo di liberalizzazione delle attività di produzione, importazione, esportazione, acquisto e vendita di energia ai clienti finali, nel rispetto degli obblighi di servizio pubblico derivanti dalla normativa comunitaria e dalla legislazione vigente. La concessione delle attività di trasporto e di dispacciamento, con l'obbligo di connessione di terzi secondo criteri di trasparenza ed imparzialità, dapprima affidata al Gestore della rete di trasmissione nazionale (GRTN), è stata successivamente trasferita alla società Terna Spa, proprietaria della rete di trasporto nazionale (per effetto del DPCM 11 maggio 2004), con la previsione della riduzione da parte di ENEL della propria partecipazione in detta società ad una quota non superiore al 20%.

L’attività di distribuzione continua ad essere svolta dalle imprese distributrici titolari di concessioni, rilasciate dal Ministero delle attività produttive nel maggio 2001, ed aventi scadenza il 31 dicembre 2030.

All’interno di questo sistema allo Stato sono rimasti affidati i compiti di assumere le determinazioni inerenti l’importazione e l’esportazione dell’energia, di definire il quadro settoriale di programmazione (anche con riferimento alla ricerca scientifica), di definire i principi per il coordinato utilizzo delle risorse finanziarie regionali, nazionali e dell’Unione europea. Sono inoltre rimasti di competenza dello Stato i compiti relativi all’adozione di misure finalizzate a garantire l’effettiva concorrenzialità del mercato dell’energia elettrica, alla definizione dei criteri generali per le nuove concessioni di distribuzione dell’energia elettrica e per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio degli impianti di generazione di energia elettrica termica superiore ai 300 MW.

Nel corso dell’iter di approvazione della legge di riordino del settore energetico, il quadro comunitario di riferimento del settore si è andato innovando con le direttive 2003/54/CE e 2003/55/CE, recanti norme relative all'apertura dei mercati per l'elettricità e il gas nella UE (in parte recepite nella stessa legge n.239/2004 di riordino del settore), che hanno previsto, a partire dal 1º luglio 2004, la libera scelta dei fornitori per tutte le compagnie e, a partire dal 1º luglio 2007, l’estensione della disposizione ai consumatori privati. Obiettivo delle direttive è quello di aprire il mercato alla concorrenza continuando a mantenere però la qualità e l'universalità dei servizi, la tutela dei consumatori vulnerabili e la sicurezza nell'approvvigionamento.

Nell’aprile del 2004 si è aperta una nuova fase del processo di liberalizzazione con l’avvio del mercato elettrico (IPEX - Italian Power Exchange).

Il mercato, consistente in un luogo virtuale in cui ogni giorno produttori e acquirenti si incontrano per vendere e comprare energia e affidato al Gestore del Mercato (GME) nel contesto della liberalizzazione del settore elettrico, è stato creato in risposta alle esigenze di stimolare la concorrenza nelle attività di produzione e vendita e di favorire la massima efficienza nella gestione del dispacciamento dell'energia elettrica.

Lo stato di avanzamento dei processi di liberalizzazione nei due principali mercati energetici del nostro paese (elettricità e gas) è stato oggetto nel 2005  di due indagini conoscitive svolte congiuntamente dall’Autorità per la concorrenza e il mercato (Antitrust) e dall’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, che hanno evidenziato il permanere di una serie di criticità strutturali del mercato, legate al peso dell’operatore principale, nonché alla composizione del parco di generazione e al forte ricorso alle importazioni che riducono la competitività del nostro Paese.

Provvedimenti adottati nella XV legislatura

L’azione governativa a favore del completamento del processo di liberalizzazione del settore energetico è proseguita, in avvio della XV legislatura, con la presentazione al Senato di un disegno di legge governativo recante un’ampia delega al Governo in materia energetica (AS 691). Talune disposizioni del provvedimento governativo, il cui esame si è interrotto a causa della fine della legislatura, hanno trovato anticipazione nella legge finanziaria per il 2007, che è intervenuta, in particolare, sulle tematiche del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili[1].

Tra i provvedimenti legislativi adottati in materia di liberalizzazione del settore energetico (tutti inquadrabili nel solco della politica energetica comunitaria) si ricorda, in primo luogo, la legge 1° agosto 2006, n.242, che, abrogando il decreto legge 25 maggio 2001, n. 192[2] e il decreto legge 14 maggio 2005, n. 81[3], ha consentito di ottemperare alle richieste formulate dalla Commissione europea nell’ambito di una procedura di infrazione avviata nei confronti dell’Italia in relazione alle disposizioni che prevedevano indebiti limiti ai diritti di voto legati a partecipazioni nel capitale di imprese operanti nei settori dell’elettricità e del gas[4].

 

Si segnala, inoltre, il decreto-legge 18 giugno 2007, n. 73, recante Misure urgenti per l’attuazione delle disposizioni comunitarie in materia di liberalizzazione dei mercati dell’energia (legge di conversione 3 agosto 2007, n. 125), la cui adozione si è resa necessaria in quanto l’iter al Senato del disegno di legge recante la delega al Governo in materia di energia (AS 691) non ha consentito il recepimento in tempo utile delle disposizioni della direttiva 2003/54/CE (che - come detto - ha previsto l’adozione da parte degli Stati membri di misure adeguate a consentire ai clienti domestici del mercato elettrico la libertà di scelta del proprio fornitore a partire dal 1° luglio 2007). Anche al fine di evitare sanzioni da parte della Commissione europea, il Governo ha ritenuto necessario, pertanto, adottare misure urgenti per tutelare l’utenza nella fase di passaggio al nuovo regime (vedi la scheda Decreto-legge n. 73/2007) .

Il decreto, in particolare, ha previsto:

 - un regime di tutela per i clienti domestici che dal 1° luglio possono recedere dal vecchio contratto di fornitura, secondo modalità stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, mantenendo le stesse garanzie;

 - un regime di garanzia per i clienti domestici e le Pmi che non scelgono un nuovo fornitore, consistente nella garanzia dell’erogazione del servizio di fornitura da parte dell’’impresa di distribuzione e nella continuità dello svolgimento della funzione di approvvigionamento da parte dell’Acquirente Unico, mantenendo, al contempo, le stesse garanzie;

 - un servizio di salvaguardia per gli altri clienti non domestici (imprese con oltre 50 dipendenti che, di fatto, non hanno ancora lasciato il mercato vincolato) che non scelgono un nuovo fornitore di energia elettrica e a chi transitoriamente dovesse rimanere senza fornitore;

 - regole di trasparenza per l’avvio del mercato per i clienti domestici, che comprendono l’obbligo di separazione societaria tra attività di vendita ed attività di distribuzione di energia elettrica; la separazione funzionale tra la gestione delle infrastrutture dei sistemi elettrico e del gas naturale ed il resto delle attività (separazione estesa anche all’attività di stoccaggio del gas).;

 - obbligo di informazione trasparente sul mix energetico utilizzato per la produzione dell’energia fornita da parte dei fornitori di energia elettrica nei confronti dei loro i clienti finali.

 

L’intervento legislativo è stato accompagnato dalla definizione, da parte dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, di nuove tariffe elettriche, che al fine di tutelare le fasce deboli è stata completata con la revisione (ad opera del DM 28 dicembre 2007) della disciplina sulla c.d. “tariffa sociale” (vedi la scheda Tariffe elettriche agevolate).

 


[1]     L’esame del disegno di legge, assegnato in sede referente alla Commissione industria del Senato in data 13 luglio 2006, è stato sospeso alla fine dello stesso anno in concomitanza con la sessione di bilancio, per riprendere nel mese di gennaio del 2007 e concludersi il 9 maggio. Il testo approvato dalla Commissione all’art. 1 prevedeva una ampia delega al Governo ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per completare il processo di liberalizzazione, recepire le direttive comunitarie e definire le norme sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas naturale, l’assetto e le competenze delle società pubbliche Acquirente Unico, Gestore dei servizi elettrici, Gestore del mercato elettrico e Cassa conguaglio per il settore elettrico. L’articolo 2 conteneva una delega al Governo per il rilancio del risparmio energetico, delle fonti rinnovabili, lo sviluppo delle tecnologie per la gassificazione del carbone, la sequestrazione dell’anidride carbonica, il riordino dei soggetti pubblici di settore, la ridefinizione del sistema fiscale sugli autoveicoli. Gli articoli 3 e 4 sono stati soppressi in quanto un fondo simile a quello previsto da tali articoli è già stato istituito dalla legge finanziaria 2007, commi 362-365. L’articolo 5 prevedeva un ampliamento dei poteri dell’Autorità per l’energia elettrica eil gas, precisando che le sue competenze comprendono tutte le attività delle filiere dell’energia elettrica e del gas e assegnandole anche la competenza a promuovere la concorrenza nei due settori. Riguardo all’articolo 6, la Commissione ha soppresso la sola lettera b) che, attraverso l’abrogazione dell’articolo 2, comma 7, della legge n. 481 del 1995, istitutiva dell’Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità, mirava a ripristinare la composizione a tre membri del collegio dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas.

[2]     Disposizioni urgenti per salvaguardare i processi di liberalizzazione e privatizzazione di specifici settori dei servizi pubblici, convertito dalla legge 20 luglio 2001, n. 301.

[3]     Disposizioni urgenti in materia di partecipazioni a società operanti nel mercato dell'energia elettrica e del gas, convertito dalla legge 13 luglio 2005, n. 131

[4]     In relazione alla citata procedura di infrazione si segnala che nella sentenza del 2 giugno 2005, relativa alla causa C-174/04, la Corte di giustizia ha stabilito che mantenendo in vigore il citato decreto-legge 25 maggio 2001, n. 192, l’Italia era venuta meno agli obblighi che le incombevano in virtù delle regole del trattato CE relative alla libera circolazione dei capitali (articolo 56). Il provvedimento prevedeva, infatti, la sospensione automatica dei diritti di voto legati a partecipazioni superiori al 2% del capitale di imprese operanti nei settori dell’elettricità e del gas, quando queste partecipazioni fossero acquisite da imprese pubbliche non quotate su mercati finanziari regolamentati e che detengono una posizione dominante sul mercato nazionale.