Rendimento energetico nell’edilizia

Decreto legislativo n. 311/2006

Modifiche al decreto legislativo 192/2005

Il decreto legislativo 29 dicembre 2006, n. 311 [1] reca disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192 che, sulla base della delega conferita al Governo dalla legge comunitaria 2003[2], ha dato attuazione alla direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell'edilizia[3].

Le misure previste dal decreto legislativo sono volte:

-          allo sviluppo della politica energetica nazionale e regionale del settore civile;

-          all’integrazione e alla correzione del testo del D.Lgs 192/05 sulla base dei risultati emersi nel primo periodo di applicazione delle relative disposizioni e tendendo conto di alcune indicazioni riportate nei pareri della Conferenza unificata e della X Commissione attività produttive della Camera con riferimento al citato decreto legislativo.

Il decreto legislativo n. 192/2005, composto di 17 articoli e 10 allegati tecnici, disciplina in particolare:

 - la metodologia per il calcolo delle prestazioni energetiche integrate degli edifici;

 - l'applicazione di requisiti minimi in materia di prestazioni energetiche degli edifici;

 - i criteri generali per la certificazione energetica degli edifici;

 - le ispezioni periodiche degli impianti di climatizzazione;

 - i criteri per garantire la qualificazione e l'indipendenza degli esperti incaricati della certificazione energetica e delle ispezioni degli impianti;

 - la raccolta delle informazioni e delle esperienze, delle elaborazioni e degli studi necessari all'orientamento della politica energetica del settore;

 - la promozione dell'uso razionale dell'energia anche attraverso l'informazione e la sensibilizzazione degli utenti finali, la formazione e l'aggiornamento degli operatori del settore.

 

Le principali novità introdotte dal decreto legislativo 311 sono così riassumibili:

-          obbligo del "certificato energetico", attestante la capacità di risparmio energetico di un determinato edificio nel momento in cui viene immesso sul mercato immobiliare, scattato dal 1° luglio 2007 per gli edifici già esistenti o in fase di costruzione alla data di entrata in vigore del decreto 192, vale a dire l'8 ottobre 2005. Dal 1° gennaio 2007 il certificato energetico è indispensabile per ottenere le agevolazioni fiscali previste per la ristrutturazione di edifici in funzione di una maggiore efficienza energetica;

-          anticipazione al 1° gennaio 2008 dei livelli di isolamento termico previsti per il 1° gennaio 2009 e introduzione di un livello di isolamento molto più incisivo a partire dal 1° gennaio 2010 che garantirà entro 3 anni una riduzione dei fabbisogni termici dei nuovi edifici del 20-25% rispetto ad oggi;

-          obbligo del solare termico per il riscaldamento dell’acqua sanitaria, per una frazione almeno del 50% del fabbisogno di acqua calda in tutti i nuovi edifici per i quali inoltre è previsto l’obbligo di un impianto fotovoltaico la cui potenza sarà definita con apposito decreto ministeriale.

Ambito di applicazione del D.Lgs 311/2006

Con il decreto 311 l’ambito di applicazione del decreto legislativo 192/05 viene definito in maniera più puntuale e ne viene estesa l'operatività:

§      alla progettazione e realizzazione:

-      di edifici di nuova costruzione

-          degli impianti in essi installati

-          degli impianti nuovi installati in edifici esistenti

-          delle opere di ristrutturazione degli edifici e degli impianti esistenti;

§      all'esercizio, controllo, manutenzione e ispezione degli impianti termici degli edifici, anche preesistenti, secondo quanto previsto dagli articoli 7, 9 e 12 del D.Lgs. 192/05;

§      alla certificazione energetica, secondo quanto previsto dall’articolo 6 del D.Lgs. 192/05.

Sono fatte salve le esclusioni previste dal comma 3, art. 3, del D.Lgs. che riguardano gli immobili di interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico di proprietà dello Stato e di enti e organismi pubblici; gli immobili di notevole interesse pubblico non tutelati come beni culturali ai sensi del codice dei beni culturali e del paesaggio; i fabbricati industriali, artigianali e agricoli non residenziali quando riscaldati per esigenze del processo produttivo; i fabbricati isolati con una superficie utile totale inferiore a 50 metri quadrati.

A tali esclusioni vengono aggiunti gli impianti installati per il processo produttivo svolto nell’edificio anche nel caso in cui vengano utilizzati – in parte non preponderante - per gli usi tipici del settore civile.

Nei casi di ampliamento dell'edificio si prevede una applicazione integrale del provvedimento, ma limitata al solo ampliamento  nel caso in cui la modifica risulti volumetricamente superiore al 20 per cento dell'intero edificio esistente.

Certificazione energetica

Con il decreto legislativo 311 l’obbligo di tale certificazione viene esteso gradualmente a tutti gli edifici preesistenti all’entrata in vigore del D.Lgs. 192 (8 ottobre 2005), purché oggetto di compravendita o locazione, al fine di rendere il provvedimento maggiormente aderente alle disposizioni dell’articolo 7 della direttiva 2002/91/CE[4].

A tal fine il decreto legislativo 311 ha disposto modifiche e integrazioni all’articolo 6 del D.Lgs. 192/05 che prevedeva l’obbligo di certificazione solamente per gli edifici di nuova costruzione (e quelli oggetto di consistenti interventi di ristrutturazione) che dovevano essere dotati, al termine della costruzione e a cura del costruttore, di un attestato di certificazione energetica redatto secondo i criteri indicati dall'articolo 4 dello stesso provvedimento.

Tale attestato comprende, tra l'altro, i dati relativi all'efficienza energetica propri dell'edificio che consentano ai cittadini di valutarne e confrontarne la prestazione energetica. L'attestato è inoltre corredato da suggerimenti in merito agli interventi più significativi ed economicamente convenienti per il miglioramento della predetta prestazione energetica (All. I). Il D.Lgs 192 all’art. 6 ha demandato al Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio, delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con la Conferenza Unificata, la predisposizione, sentito il CNR, l'ENEA e il CNCU, delle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici, (entro centottanta giorni dall'entrata in vigore del decreto) avvalendosi delle metodologie di calcolo definite con i decreti del Presidente della Repubblica, di cui all'articolo 4, comma 1, con i quali sono definiti:

a) i criteri generali, le metodologie di calcolo e i requisiti minimi finalizzati al contenimento dei consumi di energia e al raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 1, tenendo conto di quanto riportato nell'allegato «B» e della destinazione d'uso degli edifici. Questi decreti disciplinano la progettazione, l'installazione, l'esercizio, la manutenzione e l'ispezione degli impianti termici per la climatizzazione invernale ed estiva degli edifici, per la preparazione dell'acqua calda per usi igienici sanitari e, limitatamente al settore terziario, per l'illuminazione artificiale degli edifici;

b) i criteri generali di prestazione energetica per l'edilizia sovvenzionata e convenzionata, nonché per l'edilizia pubblica e privata, anche riguardo alla ristrutturazione degli edifici esistenti e sono indicate le metodologie di calcolo e i requisiti minimi finalizzati al raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 1, tenendo conto di quanto riportato nell'allegato «B» e della destinazione d'uso degli edifici;

c) i requisiti professionali e i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l'indipendenza degli esperti o degli organismi cui affidare la certificazione energetica degli edifici e l'ispezione degli impianti di climatizzazione. I requisiti minimi sono rivisti ogni cinque anni e aggiornati in funzione dei progressi della tecnica.

Si segnala che nella seduta del 20 marzo 2008, la Conferenza Unificata ha espresso parere favorevole sui citati decreti attuativi e sulle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici, subordinandolo, tuttavia, ad alcuni emendamenti, tra cui l’eliminazione delle indicazioni di costi di riferimento per la certificazione e l’applicabilità dei decreti attuativi alle Regioni che non hanno ancora legiferato in materia; quelle che hanno già emanato proprie norme, dovranno verificarne gli eventuali scostamenti dalla normativa statale e provvedere a riallinearsi. Si ricorda che si tratta di tre decreti: un DPR in attuazione delle lettere a), b) e uno in attuazione della lettera c) dell’articolo 4 comma 1, del D. Lgs. 192/2005, e un decreto interministeriale (Sviluppo-Ambiente-Infrastrutture), in attuazione dell’articolo 6, comma 9 e dell’articolo 5, comma 1 dello stesso D.Lgs. che definisce invece le procedure applicative della certificazione energetica degli edifici e contiene, in allegato, le Linee guida nazionali.

 

Merita, inoltre, segnalare che la legge finanziaria 2008 (legge 244/2007) al comma 288 dell'articolo 1 ha disposto che a decorrere dall’anno 2009, in attesa dell’emanazione dei provvedimenti attuativi di cui all’articolo 4, comma 1, del D.Lgs. 192/2005, il rilascio del permesso di costruire sia subordinato alla certificazione energetica dell’edificio, così come previsto dall’articolo 6 del citato decreto legislativo, nonché delle caratteristiche strutturali dell’immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche.

 

Per l'estensione della certificazione è stato previsto un percorso graduale:

a) a decorrere dal 1° luglio 2007 agli edifici di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati, nel caso di trasferimento dell'intero immobile;

b) a decorrere dal 1° luglio 2008 agli edifici di superficie utile fino a 1000 metri quadrati, nel caso di trasferimento dell'intero immobile con l'esclusione delle singole unità immobiliari;

c) a decorrere dal 1° luglio 2009 alle singole unità immobiliari.

 

A partire dal 1° gennaio 2007, l’attestato di certificazione energetica diventa prerequisito essenziale per accedere ad incentivi ed agevolazioni di qualsiasi natura destinati al miglioramento delle prestazioni energetiche – sia  sgravi fiscali, sia contributi a carico di fondi pubblici o degli utenti - e viene reso obbligatorio per tutti gli edifici pubblici (o comunque in cui figura come committente un soggetto pubblico) in concomitanza  con la stipula o il rinnovo dei contratti di gestione degli impianti termici o di climatizzazione, entro i primi sei mesi di vigenza contrattuale.

Infine, in caso di locazione di interi immobili o di singole unità immobiliari già dotati di attestato di certificazione energetica, detto attestato è messo a disposizione del conduttore o ad esso consegnato in copia dichiarata dal proprietario conforme all'originale in suo possesso.

Attestato di qualificazione energetica

Al fine di semplificare il rilascio della certificazione energetica per gli edifici esistenti e renderla meno onerosa per i cittadini (come si precisava nella relazione illustrativa dello schema di decreto legislativo sottoposto al parere parlamentare) viene prevista la possibilità di predisporre un attestato di qualificazione energetica, a cura dell’interessato, come si precisa nell’Allegato A del decreto (art. 2, co. 3, D.Lgs. 311).

Al riguardo, si segnala che l’allegato A definisce l’attestato di qualificazione energetica come il documento predisposto ed asseverato da un professionista abilitato, non necessariamente estraneo alla proprietà, alla progettazione o alla realizzazione dell’edificio, nel quale sono riportati i fabbisogni di energia primaria, la classe di appartenenza in relazione al sistema di certificazione energetica in vigore, ed i corrispondenti valori massimi ammissibili fissati dalla legge. Al di fuori di quanto previsto dall’articolo 8, comma 2, del D.Lgs. 192/2005 (come modificato dall’articolo 3 del presente decreto legislativo) l’attestato di qualificazione energetica è facoltativo ed è predisposto a cura dell’interessato al fine di semplificare il successivo rilascio della certificazione energetica. A tal fine, l’attestato comprende anche l’indicazione di possibili interventi migliorativi delle prestazioni energetiche che potrebbero permettere passaggi di classe energetica. L’estensore del documento provvede ad evidenziare sul frontespizio che il medesimo non costituisce attestato di certificazione energetica dell’edificio.

 

L’attestato di qualificazione energetica viene, inoltre, integrato nella documentazione asseverata e presentata al comune dal direttore dei lavori. Si tratta di una semplificazione della certificazione in quanto - si osservava nella relazione illustrativa dello schema di decreto sottoposto al parere parlamentare - l’assunzione di responsabilità da parte di chi progetta e realizza un edificio consente una riduzione degli oneri di accertamento e di ispezione posti a carico degli enti deputati al rilascio della certificazione. Il comune dichiara irricevibile la dichiarazione di fine lavori se la stessa non è accompagnata da tale documentazione asseverata, di cui una copia viene conservata dal comune stesso, anche al fine di operare controlli, accertamenti e ispezioni (art. 3).

Inoltre, il D.Lgs. 311, introducendo una semplificazione temporanea per accelerare l'attuazione della normativa, all’articolo 5 consente il ricorso, in via provvisoria, alla procedura di qualificazione energetica in luogo dell’attestato di certificazione.

 

La nuova disposizione stabilisce infatti che, fino all’adozione delle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici prevista dall’articolo 6, comma 9, del decreto legislativo 192, l’attestato di certificazione energetica venga sostituito - a tutti gli effetti - dall’attestato di qualificazione energetica, rilasciato ai sensi dell’articolo 8, comma 2, dello stesso decreto legislativo

In relazione alla citata sostituzione si ricorda  che diversamente dallallegato A – che come già segnalato definisce l’attestato di qualificazione energetica come il documento predisposto ed asseverato da un professionista abilitato, non necessariamente estraneo alla proprietà, alla progettazione o alla realizzazione dell’edificio - l'articolo 10 della direttiva comunitaria 2002/91/CE, prevde che gli Stati membri assicurino che la certificazione degli edifici e l'elaborazione delle raccomandazioni che la corredano vengano effettuate in maniera indipendente da esperti qualificati e/o riconosciuti, qualora operino come imprenditori individuali o impiegati di enti pubblici o di organismi privati.

Secondo la citata relazione illustrativa il ricorso provvisorio alla procedura di qualificazione è imputabile al ritardo nell’adozione delle Linee guida nazionali (cfr. infra). Tale ritardo – che peraltro coinvolge tutti i paesi europei – è da imputare alle difficoltà di contemperare le esigenze di affidabilità e ripetibilità delle valutazioni con le esigenze di contenimento dei costi.

La relazione aggiunge, inoltre, che il ricorso provvisorio alla procedura di qualificazione consente – rinunciando solo alla terzietà del certificatore - di evitare proroghe del termine a partire dal quale agli edifici di nuova costruzione viene imposta la certificazione energetica.

 

Programmazione energetica delle regioni

Il decreto legislativo 311 detta, altresì, criteri generali di indirizzo dell’attività di programmazione energetica delle regioni, prevedendo, in particolare la predisposizione - entro il 31 dicembre 2008 - da parte delle medesime, oltre che delle province, di un Programma di riqualificazione energetica del parco immobiliare,  in accordo con gli enti locali.

Il Programma riguarderà diversi aspetti, quali:

§      la realizzazione di campagne di informazione sull’efficienza energetica degli usi finali, anche in collaborazione con le imprese distributrici di energia;

§      l’attivazione di accordi con le parti sociali;

§      l’applicazione di un sistema di certificazione energetica;

§      la realizzazione di diagnosi energetiche a partire dagli edifici a minore efficienza;

§      la definizione di regoli coerenti con i principi del decreto per eventuali sistemi di incentivazione locali

§      la promozione di strumenti di finanziamento per interventi di miglioramento individuati in sede di certificazione energetica oppure delle attività ispettive previste per gli impianti dotati di generatori di calore di età superiore ai 15 anni.

Per costituire un sistema informativo relativo agli usi energetici degli edifici, a supporto del Programma i comuni possono richiedere ai proprietari e agli amministratori degli immobili, di fornire i dati indispensabili a tal fine, che integrano quelli contenuti nel catasto degli impianti di climatizzazione (previsto all’articolo 9, comma 3, dello stesso D.Lgs. 192/05), quali il volume lordo climatizzato, la superficie utile e i relativi consumi necessari. Allo stesso fine dati utili possono essere richiesti alle aziende di distribuzione di energia sia dalle regioni che dai comuni e possono essere utilizzati dalla pubblica amministrazione solo ai fini dei programmi di riqualificazione energetica degli edifici.

Infine le regioni devono considerare, fra gli strumenti di pianificazione ed urbanistici di competenza, le soluzioni necessarie all’uso razionale dell’energia e all’uso di fonti rinnovabili, con indicazioni anche in ordine all’orientamento e alla conformazione degli edifici da realizzare, per massimizzare lo sfruttamento della radiazione solare.

Regime sanzionatorio

Il regime sanzionatorio previsto dall’articolo 15 del D.Lgs. 192 viene modificato allo scopo di adeguarlo alle disposizioni del nuovo provvedimento (art. 6), prevedendo in particolare:

§         una sanzione amministrativa pari al 30 per cento della parcella calcolata secondo la vigente tariffa professionale per il progettista che rilascia la relazione tecnica senza il rispetto delle modalità stabilite nel decreto, o un attestato di qualificazione energetica senza il rispetto dei criteri e delle metodologie di cui all'articolo 4;

§         una sanzione amministrativa pari al 70 per cento della parcella calcolata secondo la vigente tariffa professionale per il progettista che rilascia la suddetta relazione o un attestato di qualificazione energetica non veritieri, salvo che il fatto costituisca reato;

§         una sanzione amministrativa in caso di omessa presentazione al Comune da parte del direttore dei lavori dell'asseverazione di conformità delle opere realizzate, contestualmente alla dichiarazione di fine lavori;

§         una nuova fattispecie penale a carico del direttore dei lavori che abbia falsamente attestato la correttezza dell'attestato di qualificazione energetica

Si ricorda che il  D.Lgs 192 prevedeva che il direttore dei lavori che presenta al Comune la asseverazione di conformità delle opere di cui all'articolo 8, comma 2, nella quale attesta falsamente la conformità delle opere realizzate rispetto al progetto ed alla relazione tecnica di cui all'articolo 28, comma 1, della legge 9 gennaio 1991, n. 10, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 500 euro;

§         una sanzione amministrativa non inferiore a 500 e non superiore a 3000 euro per chiunque rilasci un attestato di certificazione energetica non veritiero, salvo che il fatto costituisca reato.

La disposizione in esame, escludendo espressamente le ipotesi di reato, per le quali trovano, quindi, applicazione le disposizioni penali già vigenti, introduce una sanzione amministrativa che, evidentemente, è destinata a coprire tutti i casi in cui, non riscontrandosi ipotesi di dolo, sia stata rilasciata una erronea certificazione energetica.

Abrogazioni

Per quanto concerne i profili di coordinamento con la disciplina vigente, l’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 311 provvede ad abrogare e modificare talune disposizioni contenute nella legge 10/91 e nel DPR 412/93.

Si tratta di due tra i provvedimenti adottati nostro ordinamento, fin dal 1976, in tema di efficienza energetica degli edifici[5].

La legge 9 gennaio 1991, n. 10[6] - le cui disposizioni sono dirette a favorire ed incentivare, tra l’altro, l'uso razionale dell'energia, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e la riduzione dei consumi specifici di energia nei processi produttivi -  reca, in particolare, un quadro organico di disposizioni per il contenimento dei consumi di energia negli edifici concernente: la progettazione, messa in opera ed esercizio di edifici e di impianti; i limiti ai consumi di energia; la certificazione energetica degli edifici; l’esercizio e la manutenzione degli impianti; i controlli e le verifiche.

Il DPR 26 agosto 1993, n. 412[7], recante le specifiche norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia, rientra tra i provvedimenti attuativi della legge 10/91. Il regolamento definisce le metodologie e i requisiti relativi alle prestazioni energetiche degli edifici e degli impianti di riscaldamento invernale, l'esercizio e manutenzione degli stessi impianti e i relativi controlli e ispezioni. Per questi ultimi fissa i requisiti degli esperti a cui affidarne l'esecuzione per garantire la qualità del loro operato e l'indipendenza di giudizio.

In relazione ai suddetti provvedimenti, si ricorda che nel preambolo dello schema di D.Lgs. 192/05, il Governo sottolineava come la direttiva 2002/91/CE risultasse già in parte attuata nell’ordinamento proprio dalla legge 9 gennaio 1991, n. 10, e dal decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412

 

Con riferimento alla legge n. 10/1991, l'abrogazione concerne, in particolare:

§      il comma 4 dell’articolo 4, riguardante norme per il contenimento dei consumi di energia (disposizione attuata con il DPR 412/93);

§      i commi 1 e 2 dell’articolo 31 concernenti l'esercizio e la manutenzione degli impianti.

Si segnala, inoltre, l’inserimento, dopo il comma 1 dell’articolo 16 del D.Lgs 192/05, di un nuovo comma 1-bis che novella l’art. 26, comma 2, della citata legge 10/91.

La disposizione, così come modificata, riconosce la validità delle decisioni condominiali concernenti interventi di contenimento dei consumi energetici e di utilizzazione delle fonti rinnovabili (sia sugli edifici che sugli impianti) - individuati con certificazione o diagnosi energetica realizzata da un tecnico abilitato - se adottate con la maggioranza semplice delle quote millesimali mentre vengono ulteriormente abrogate e modificate disposizioni della legge 10/91 e del DPR 412/93.

Una novella al comma 2 del citato articolo 16 – riguardante il DPR 412/93 - oltre a precisare che il suddetto provvedimento si applica in quanto compatibile con le disposizioni del decreto legislativo 192 del 2005, ne demanda l’eventuale modifica o abrogazione ai decreti di definizione dei criteri generali tecnico-costruttivi degli edifici e degli impianti, la cui adozione è prevista dall’articolo 4 del D.Lgs. 192 (cfr.infra).

Si tratta di decreti del Presidente della Repubblica, da adottare entro il termine di centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - acquisita l’intesa con la Conferenza Unificata e sentiti il CNR, l’ENEA e il Consiglio nazionale consumatori e utenti (CNCU).

Modifiche agli allegati tecnici

Modifiche e integrazioni riguardano anche gli allegati del decreto legislativo 192: in particolare viene soppresso l’allegato D[8] e inserito l’allegato M relativo alle norme tecniche. Le modifiche non riguardano l’allegato B[9].

L’Allegato A introduce la definizione di qualificazione energetica e precisa meglio il concetto di impianto termico.

L’Allegato C fissa requisiti energetici maggiormente stringenti per i quali si prevede una entrata in vigore graduale.

L’Allegato E[10] viene reso coerente con il testo del decreto legislativo 192, così come modificato, in particolare per quanto concerne le valutazioni delle fonti rinnovabili di cui si rende obbligatorio l’utilizzo.

L’Allegato F (Rapporto di controllo tecnico per impianto termico di potenza maggiore o uguale a 35 kW) e l’Allegato G (Rapporto di controllo tecnico per impianto termico di potenza inferiore a 35 kW) registrano correzioni redazionali.

L’Allegato H, riportante i valori minimi ammissibili del rendimento di combustione dei generatori di calore per le diverse tipologie e per anzianità di installazione, viene reso coerente con il testo modificato del D.Lgs mediante l’introduzione dei valori di rendimento minimo anche per gli impianti più vecchi.

L’Allegato I, recante il regime transitorio per la prestazione energetica degli edifici valido sino all’adozione dei decreti di cui all'articolo 4, comma 1, registra le seguenti modifiche.

-          precisazione delle metodologie di base di valutazione delle prestazioni energetiche degli edifici e introduzione dei limiti minimi di efficienza degli impianti termici e massimi di trasmittenza dell’involucro edilizio;

-          ridefinizione delle disposizioni di installazione e ristrutturazione integrale degli impianti termici nonché di sostituzione dei generatori di calore ed esplicitazione della necessità di diagnosi energetica dell’edificio per installazione di impianti di potenza superiore a 100kW;

-          inserimento di norme volte a risolvere eventuali conflitti tra  disposizioni che migliorano l’efficienza energetica degli impianti e le esigenze di sicurezza  degli stessi;

-          precisazione delle condizioni che consentono l’utilizzo del metodo semplificato nel calcolo della prestazione energetica degli edifici;

-          introduzione di obblighi di installazione di impianti solari negli edifici;

-          precisazione dell’utilizzo delle metodologie di calcolo e relative norme tecniche;

-          limiti posti alla  percentuale di superficie trasparente nell’involucro edilizio.

L’Allegato L, recante il regime transitorio per l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici, precisa taluni aspetti relativi alle ispezioni dei generatori.

L’Allegato M, recante “norme tecniche”, fornisce l’elenco delle norme UNI e CEN le cui metodologie di calcolo rispondono al requisito di assicurare risultati conformi alle migliori tecniche del settore.

 


[1]     Pubblicato sulla GU 1 febbraio 2007, SO 26/L.

[2]     Legge 31 ottobre 2003, n. 306.

[3]     La direttiva 2002/91/CE è stata adottata con l'obiettivo di migliorare la prestazione energetica degli edifici nella Comunità, tenendo conto delle condizioni locali e climatiche esterne, nonché delle prescrizioni riguardanti il clima degli ambienti interni e l'efficacia sotto il profilo dei costi; il miglioramento del rendimento energetico degli edifici è funzionale alla riduzione delle emissioni inquinanti di biossido di carbonio. Il considerando n. 6 della direttiva mette in evidenza come l’energia impiegata nel settore residenziale e del terziario costituisca oltre il 40% del consumo finale di energia della Comunità (a 15 membri), e come essendo questo un settore in espansione i consumi di energia e le conseguenti emissioni di carbonio siano destinati ad aumentare.

[4]     In particolare l'articolo 7 della citata direttiva stabilisce che in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio, l’attestato di certificazione energetica sia messo a disposizione dell'acquirente o del conduttore che in tal modo è in grado di valutare e raffrontare la prestazione energetica dell'edificio ai fini della comparazione dei costi.

[5]     Tra questi provvedimenti, si segnala, in primo luogo, la legge 30 aprile 1976, n. 373, recante Norme per il contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici, con la quale si è inteso regolare le caratteristiche di prestazione dei componenti, l’installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici per il riscaldamento degli ambienti e per la produzione di acqua calda per usi igienici e sanitari negli edifici pubblici o privati, nonché le caratteristiche di isolamento termico degli edifici da costruire o ristrutturare, nei quali sia prevista l'installazione di un impianto termico di riscaldamento degli ambienti.

[6]     Recante Norme per l'attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia.

[7]     Adottato in attuazione dell'art. 4, comma 4, della citata legge n. 10/1991; tale regolamento è stato successivamente modificato dal regolamento di cui al DPR 21 dicembre 1999, n. 551. 

[8]     L’allegato D reca disposizioni inerenti le predisposizioni per l'integrazione di impianti solari termici e fotovoltaici nelle coperture degli edifici e per l'allaccio alle reti di riscaldamento.

[9]     L’Allegato B contiene gli elementi climatici e le caratteristiche degli edifici e degli impianti tradizionali e utilizzanti fonti rinnovabili, di cui si deve tener conto nella definizione delle metodologie di calcolo e di espressione della prestazione energetica degli edifici.

[10]    L’Allegato E contiene lo schema per la compilazione della  Relazione tecnica di cui all’art. 28 della legge 9 gennaio 1991, n. 10, attestante la rispondenza alle prescrizioni i materia di contenimento dei consumi energetici.