Le agroenergie

Il sostegno alla filiera agroenergetica

Il sostegno alla filiera agroenergetica è stato uno dei punti qualificanti degli interventi legislativi della XV legislatura, durante la quale più volte il Parlamento è  intervenuto con norme incentivanti la produzione e l’uso di biocombustibili, proseguendo lungo una direttrice peraltro già avviata nella precedente legislatura.

Quote di biocarburanti da immettere al consumo

Il decreto legislativo n. 128/2005[1], per la prima volta stabilisce esplicitamente che una percentuale prefissata di tutto il carburante (gasolio e benzina) impiegato per i trasporti debba essere sostituita con biocarburanti ed altri carburanti rinnovabili, al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi nazionali in materia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra e di sicurezza dell'approvvigionamento di fonti di energia rispettando l'ambiente.

I prodotti di sostituzione sono i seguenti:

-       biocarburante, ovvero carburante liquido o gassoso ricavato da biomassa, da intendersi come parte biodegradabile di derivazione agricola o delle connesse industrie, ma anche proveniente dai rifiuti industriali e urbani;

-       altri carburanti rinnovabili, ovvero le fonti energetiche rinnovabili non fossili, che ai sensi dell’art. 2 del D.lgs. n. 387/2003[2] sono le seguenti: eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas.

Peraltro gli obiettivi indicativi nazionali, fissati in sede comunitaria con la direttiva 2003/30/CE, cui il decreto legislativo n. 128 del 2005 intendeva dare attuazione, erano più elevati di quelli fissati con il medesimo decreto, il che ha dato luogo all’apertura di una serie di procedure d’infrazione contro l’Italia da parte della Commissione europea, che hanno condotto alla revisione della norma.

L’art. 1, comma 367, della legge finanziaria 2007[3], di modifica dell'articolo 3 del D.lgs. n. 128/05, ha così rideterminato gli obiettivi che, si ricorda, vengono calcolati sulla base del tenore energetico ed espressi come percentuale del totale del carburante diesel e di benzina nei trasporti immessi al consumo nel mercato nazionale:

a)      entro il 31 dicembre 2005: 1 per cento;

b)      entro il 31 dicembre 2008: 2,5 per cento;

c)      entro il 31 dicembre 2010: 5,75 per cento».

 

Il decreto legge n. 2/2006[4] (art. 2-quater), approvato al termine della XIV legislatura, già conteneva norme volte a promuovere la produzione ed il consumo di biomasse e biocarburanti di origine agricola imponendo, fra le altre misure, ai petrolieri l’obbligo di commercializzare una quota minima di prodotto derivante da biocombustibili proveniente da intese di filiera e contratti quadro[5].

Dalla completa riscrittura della menzionata norma (fatta dal comma 368 della legge n. 296/06Finanziaria 2007) deriva l’obbligo, a decorrere dal 1o gennaio 2007, per i soggetti che immettono in consumo benzina o gasolio per autotrazione prodotti a partire da fonti primarie non rinnovabili, di immettere in consumo, nell'anno successivo, una quota minima dei seguenti biocarburanti: biodiesel, bioetanolo e derivati, ETBE e bioidrogeno. Tale quota è fissata nell’1% per il 2007, ma è elevata al 2% a decorrere dal 2008 (comma 2 dell’art. 2-quater del decreto legge); la nuova redazione della norma ha anche previsto l’introduzione di sanzioni pecuniarie, per il mancato adempimento dell’obbligo, che dovranno essere definite con un decreto interministeriale (da adottare entro tre mesi dalla entrata in vigore della legge finanziaria).

Ancora con decreto interministeriale, da adottare nello stesso termine di tre mesi, debbono essere fissati i criteri, condizioni e modalità per l'attuazione dell’obbligo, secondo obiettivi di sviluppo di filiere agroenergetiche ed in base a criteri che in via prioritaria tengano conto della quantità di prodotto proveniente da intese di filiera, da contratti quadro o da contratti ad essi equiparati (comma 3 dell’art. 2-quater). Per assolvere all’obbligo di immissione in consumo dei biocarburanti, è tuttavia consentito l’acquisto, in tutto o in parte, dell'equivalente quota di immissione o dei relativi diritti da altri soggetti (comma 1 dell’art. 2-quater).

Di rilievo è anche il comma 8 dell’articolo 2-quater, che impone agli operatori della filiera di produzione e distribuzione dei biocarburanti di origine agricola di garantire la tracciabilità e la rintracciabilità della filiera, realizzando un sistema di identificazione e registrazione di tutte le informazioni necessarie, riservando una cura particolare per i dati relativi alle materie agricole o da esse derivate.

Sull’obbligo di commercializzare biocarburanti è infine intervenuta anche la legge finanziaria 2008[6] con l’art.2, comma 139, che ha elevato la quota minima di biocarburanti da immettere al consumo nel 2009, stabilendo che sia del 3% di tutto il carburante (benzina e gasolio) immesso al consumo nell’anno solare precedente, restando pertanto invariata la quota del 2% fissata  per il 2008 (dall’art. 2-quater del D.L. n. 2/2006). Ai sensi del successivo comma 140 per gli anni successivi al 2009 la quota minima del 3% potrà essere ulteriormente incrementata con decreto interministeriale, allo scopo di conseguire gli “obiettivi indicativi nazionali” (previsti dalla normativa comunitaria).

Promozione dell’utilizzo dei prodotti agricoli

I commi da 1117 a 1120 della legge n. 296/06 Finanziaria 2007 hanno  recato disposizioni in materia di fonti rinnovabili disponendo che i finanziamenti e gli incentivi pubblici di competenza statale destinati a promuovere l’utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica vengano concessi esclusivamente se le fonti energetiche rinnovabili siano quelle definite dall’articolo 2 della direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili (per le quali si veda supra,) che includono le biomasse.

Tuttavia, il Ministro dello sviluppo economico provvede con propri decreti  a definire le condizioni e le modalità per l’eventuale riconoscimento in deroga del diritto agli incentivi a specifici impianti già autorizzati all’entrata in vigore della legge e non ancora in esercizio, non rientranti nella tipologia prescritta, nonché a ridefinire l’entità e la durata dei sostegni alle fonti energetiche non rinnovabili assimilate alle fonti energetiche rinnovabili utilizzate da impianti già realizzati ed operativi alla data di entrata in vigore della legge.

Il comma 1117, faceva inoltre salvi i finanziamenti e gli incentivi concessi, ai sensi della previgente normativa, ai soli impianti già autorizzati e di cui fosse stata avviata concretamente la realizzazione anteriormente all’entrata in vigore della legge. L’art. 2, comma 136 della legge n. 244/07 Finanziaria 2008 ha stabilito che tali benefici possono essere riconosciuti ai soli impianti realizzati ed operativi, risultandone dunque esclusi gli impianti solo autorizzati, in costruzione o “in collaudo”.

 

Ancora un intervento di sostegno del comparto primario destinato ad essere parte della filiera agroenergetica è stato disposto con il comma 4-bis dell’art. 26 del D.L. n. 159/07[7] che ha sostituito l’articolo 1, comma 382, della legge n.296/2007 (legge finanziaria per il 2007), introducendo una nuova disciplina di incentivazione alla produzione di energia elettrica con l’utilizzo di fonti rinnovabili di origine agricola, zootecnica e forestale[8].

I nuovi commi 382-382-septies della legge n. 296 hanno riservato il nuovo sistema di incentivazione, individuato nel rilascio di certificati verdi, ai soli impianti che utilizzano materie prime ottenute nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro (come definiti dagli articoli 9 e 10 del d.lgs. n. 102/2005[9]).

L’incentivo è anche riconosciuto per chi utilizzi i prodotti agricoli ottenuti entro un raggio di 70 km., ovvero provenienti da filiere corte.

Qualora l’impianto di produzione utilizzi fonti energetiche miste, l’incentivo è comunque riconosciuto per la quota energetica prodotta a partire dalle fonti sopra menzionate. L’autorizzazione a produrre l’energia elettrica deve essere successiva al 31 dicembre 2007.

Relativamente alle modalità di incentivazione all’uso delle materie prime, per i soli impianti di potenza elettrica superiore a 1MW, si prevede il rilascio di certificati verdi, per un periodo di 15 anni; gli impianti di potenza elettrica non superiore a 1MW possono invece optare, in alternativa al rilascio di certificati verdi, su richiesta del produttore, per una tariffa fissa pari a 0,30 euro per ogni KWh, per un periodo di 15 anni (tariffa variabile ogni 3 anni con decreto interministeriale, in ogni caso assicurando l’effetto incentivante).

Un decreto interministeriale, da adottare entro il 30 maggio 2008, avrebbe dovuto definire le modalità con le quali gli operatori della filiera di produzione e distribuzione di biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli (ma anche di allevamento o forestali) devono garantire la tracciabilità e la rintracciabilità della filiera.

I certificati verdi costituiscono lo strumento di incentivazione dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, definito dall’art. 11 del il decreto legislativo n. 79 del 16 marzo 1999[10]. Tale decreto legislativo, con il quale è stato previsto il superamento del vecchio criterio di incentivazione tariffaria noto come Cip6, ha recepito la direttiva 96/92/CE sul mercato interno dell’energia elettrica, ed è stato perfezionato con i successivi decreti ministeriali 11 novembre 1999 e 18 marzo 2002. Il nuovo criterio adottato per l’incentivazione delle fonti rinnovabili consiste nell’obbligo, a carico dei produttori ed importatori di energia elettrica prodotta da fonti non rinnovabili, di immettere nella rete elettrica, a decorrere dal 2002, una quota minima di elettricità prodotta da impianti alimentati a fonti rinnovabili entrati in esercizio dopo il primo aprile 1999. Come detto tale quota, inizialmente fissata nel 2%, è incrementata annualmente dello 0,35%, per gli anni dal 2004 al 2006. L’elettricità prodotta da fonti rinnovabili viene immessa in rete, godendo – ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n.387/2003 - della precedenza nel dispacciamento. In aggiunta, il GRTN rilascia al produttore, su richiesta e previo riconoscimento all’impianto della qualifica di impianto alimentato da fonti rinnovabili (qualifica IAFR), i certificati verdi (CV), titoli comprovanti la produzione di elettricità da fonti rinnovabili, che costituiscono lo strumento con il quale i soggetti sottoposti all’obbligo della quota minima devono dimostrare di avervi adempiuto. Per i soggetti che non rispettano l’obbligo, la cui verifica è affidata al GRTN, il decreto ministeriale 11 novembre 1999 stabilisce sanzioni consistenti nella limitazione dell’accesso al mercato complessivo dell’energia elettrica. I certificati verdi sono commerciabili in un mercato parallelo svincolato da quello dell’elettricità, attraverso la piattaforma di negoziazione (borsa dei CV) organizzata presso la società Gestore del Mercato (GME), oppure mediante contratti bilaterali. L’avvio della borsa dei certificati verdi è stato sancito dal decreto ministeriale 14 marzo 2003. Nel mercato dei certificati verdi la domanda è formulata dai produttori ed importatori soggetti all’obbligo della quota minima; mentre l'offerta è rappresentata dai Certificati Verdi emessi a favore di impianti privati che hanno ottenuto la qualificazione IAFR dal Gestore della rete, così come dai Certificati Verdi che il GRTN stesso emette a proprio favore a fronte dell’energia prodotta dagli impianti Cip 6.

 

L’art. 2, commi 143-157 della legge n. 244 Finanziaria 2008, ha previsto una nuova disciplina degli incentivi alla produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati da fonti rinnovabili, che si applica agli impianti entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2007, a seguito di nuova costruzione, rifacimento o potenziamento. In particolare il comma 144, concernente gli impianti di potenza nominale media annua superiore a 1MW[11], prevede unicamente il rilascio di certificati verdi, per un periodo di 15 anni, tenuto conto di quanto disposto dal comma 382, art.1 della finanziaria 2007 (L.296/06) Tale comma 382, come detto interamente novellato dal D.L. n. 159/07, nella versione ora in vigore prevede che il nuovo sistema di incentivazione sia diretto ai soli impianti che utilizzano materie prime ottenute nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro o da filiere corte.

Incentivi fiscali

L’altra via seguita dal legislatore è stata quella delle agevolazioni fiscali per le quali sono intervenute, con particolare riferimento alle accise gravanti sui biocarburanti, le manovre finanziarie 2007 e 2008 (v. scheda Le accise).

 

Inoltre, già l’art. 1, comma 423 della legge finanziaria 2006[12] aveva ricondotto nell’ambito del reddito agrario, con il conseguente trattamento fiscale agevolato effettuato su base catastale, l’attività svolta dalle aziende agricole diretta alla produzione e alla cessione di energia elettrica mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili agroforestali, qualificandola come attività connessa all’attività agricola (ai sensi dell'art. 2135, terzo comma, del codice civile)

L’art. 1, comma 369 della legge n. 296/06 Finanziaria 200, ha novellato il menzionato comma 423 al fine di estendere i benefici in precedenza disposti. Il testo novellato dispone infatti che la produzione e la cessione di energia sia elettrica che calorica, ottenuta da fonti rinnovabili agroforestali o di origine fotovoltaica, nonché proveniente dall’utilizzo di carburanti vegetali o di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal fondo coltivato, costituiscono attività connesse, nei termini già definiti, se effettuate dagli imprenditori agricoli e si considerano produttive di reddito agrario[13].

 

La medesima legge finanziaria 2007 (art. 1, commi 380-381) ha concesso la esenzione dall’accisa per l’olio vegetale puro utilizzato a fini energetici nel settore agricolo entro l’importo massimo di 1 milione di euro per ogni anno a decorrere dall’anno 2007.

La condizione per fruire dell’agevolazione è che l’impiego dell’olio vegetale sia destinato ad autoconsumo da parte dell’impresa agricola singola o associata. Per la definizione di olio vegetale puro, occorre far riferimento all’allegato 1, lettera l), del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 128[14].

 



[1]     D.Lgs 30 maggio 2005, n. 128, Attuazione della direttiva 2003/30/CE relativa alla promozione dell’uso di biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti.

[2]     D.Lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità.”

[3] Legge 27 dicembre 2006, n. 296, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007).

 

[4] D.L. 10 gennaio 2006, n. 2, Interventi urgenti per i settori dell’agricoltura, dell’agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d’impresa, convertito con modificazioni dalla legge 11 marzo 2006, n. 81.

[5]     Merita ricordare che con segnalazione AS368 del 3 novembre 2006 (consultabile sul sito internet www.agcm.it) l’Autorità antitrust poneva in  evidenza che subordinare le agevolazioni (o individuare una priorità nell’assegnazione) al fatto che la materia prima fosse stata acquistata nell’ambito di una intesa di filiera o di un contratto-quadro costituiva una indebita restrizione della concorrenza, in quanto configurava un obbligo di approvvigionamento da determinati produttori. L’Autorità rilevava, inoltre, che la norma appariva in contrasto con la normativa comunitaria sulla libera circolazione delle merci, in quanto configurante una discriminazione nei confronti degli altri produttori comunitari.

[6]     Legge 24 dicembre 2007, n. 244, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008).

[7]     D.L. 1° ottobre 2007, n. 159, Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l’equità sociale, convertito con modificazioni dalla legge 29 novembre 2007, n. 222.

[8]     Va rammentato che tale comma 382 aveva demandato a un decreto del Ministro dello sviluppo economico, d’intesa con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, la revisione della disciplina dei certificati verdi, al fine di incentivare l’impiego di prodotti di origine agricola, zootecnica e forestale.

      Il suddetto decreto interministeriale non è stato tuttavia adottato e, pertanto, la disposizione è rimasta inattuata.

[9]     D.Lgs. 27 maggio 2005, n. 102, Regolazioni dei mercati agroalimentari, a norma dell’articolo 1, comma 2 lettera e) della legge 7 marzo 2003, n. 38.

[10]    D.Lgs. 16 marzo 1999, n. 79, Attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica.

[11]      Si fa presente che la dizione originaria (“impianti di potenza elettrica superiore a 1MW”) è stata sostituita con l’attuale (“impianti di potenza nominale media annua superiore a 1MW”) a seguito dell’approvazione di un emendamento da parte della Commissione bilancio della Camera dei deputati. La stessa Commissione ha introdotto una variazione nella tabella 1 allegata alla legge, che fornisce i coefficienti per tipologia di fonte, sostituendo la dicitura della fonte “eolica” con quella di “eolica per impianti di taglia superiore a 200 kW.

[12]    Legge 23 dicembre 2005, n. 266, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2006).

[13]    L’articolo 2-quater, comma 11, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, aveva già modificato la disposizione ricomprendendovi anche la produzione e cessione di energia calorica e riferendola anche alle attività svolte mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili fotovoltaiche. Tuttavia il comma 11 menzionato non è stato riprodotto nell’articolo 2-quater  novellato dal comma 368 della legge n. 296/06 “Finanziaria 2007.

[14]  Recante: “Attuazione della direttiva 2003/30/CE relativa alla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti”. In base a tale disposizione l’olio vegetale puro è l’olio prodotto da piante oleaginose mediante pressione, estrazione o processi analoghi, greggio o raffinato ma chimicamente non modificato, qualora compatibile con il tipo di motore usato e con i corrispondenti requisiti in materia di emissioni.