Il settore forestale

La politica di tutela delle foreste

La politica forestale internazionale

Le quattro conferenze ministeriali sulla protezione delle foreste in Europa rappresentano un’importante iniziativa nel processo di cooperazione tra i Paesi europei (non solo della Comunità Europea) per contribuire alla protezione e alla gestione sostenibile delle foreste europee. Si tratta di una risposta congiunta e di un impegno politico dei paesi europei alla gestione sostenibile e alla conservazione delle risorse forestali, come suggerito nell'Agenda 21 - il programma delle Nazioni Unite dedicato allo sviluppo sostenibile e che si ripropone di dare luogo ad una pianificazione completa delle azioni da intraprendere, a livello mondiale, nazionale e locale dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, dai governi e dalle amministrazioni in ogni area in cui la presenza umana abbia impatti sull'ambiente - e nella dichiarazione di principio non giuridicamente vincolante sulle foreste approvata dalla conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo (United Nations Conference on Environment and Development - UNCED), tenendo conto delle specifiche condizioni ed esigenze delle foreste europee. La "Conferenza Ministeriale sulla Protezione delle Foreste in Europa" (MCPFE) è ad oggi un organo di cooperazione tra 44 Paesi europei e la Comunità Europea per individuare obiettivi comuni e per promuovere attività coordinate a favore della protezione e della gestione sostenibile delle foreste. Il Processo, iniziato nel 1990 e tuttora in corso, si basa sul già richiamato sistema di Conferenze durante le quali, grazie anche al contributo di esperti, vengono stabilite direttive generali. Il dialogo coinvolge anche altri Paesi rappresentati come osservatori e numerose organizzazioni, nonché responsabili nazionali e internazionali di tutti i settori legati al legno e alle foreste.

Le Conferenze costituiscono dunque una base di scambio a livello politico e scientifico, strettamente legata ad altri processi e iniziative globali e regionali che si occupano di foreste e protezione della natura.

 

Le risoluzioni adottate dai paesi europei e dall'UE durante le conferenze tenutesi a Strasburgo (1990), a Helsinki (1993), a Lisbona (1998) ed a Vienna (2003) sono le seguenti:

S1:    rete europea di posti di osservazione permanente per il monitoraggio degli ecosistemi forestali;

S2:    conservazione delle risorse genetiche forestali;

S3:    banca di dati europea decentrata sugli incendi forestali;

S4:    adeguamento della gestione delle foreste situate in zone montane a nuove condizioni ambientali;

S5:    ampliamento della rete EUROSILVA con ricerche sulla fisiologia degli alberi;

S6:    rete europea di ricerca sugli ecosistemi forestali;

H1:    orientamenti generali per la gestione sostenibile delle foreste in Europa;

H2:    orientamenti generali per la conservazione della biodiversità delle foreste europee;

H3:    cooperazione nel settore della silvicoltura con i paesi ad economia di transizione;

H4:    strategie per un processo di adeguamento a lungo termine delle foreste europee al cambiamento climatico;

L1:     popoli, foreste e silvicoltura: potenziamento degli aspetti socioeconomici della gestione sostenibile delle foreste;

L2:     criteri, indicatori e orientamenti operativi paneuropei per la gestione sostenibile delle foreste.

V1:    cooperazione intersettoriale e programmi forestali nazionali. Tutti i responsabili dei diversi settori legati alle foreste devono strettamente collaborare per la protezione e il corretto utilizzo dei boschi, in modo da raggiungere obiettivi che tengano conto delle diverse esigenze. I programmi forestali nazionali acquistano, in questo contesto, un ruolo essenziale.

V2:    valore economico della gestione forestale sostenibile. Si può concepire la gestione forestale sostenibile come realizzabile ed effettiva a lungo termine solo tenendo nel giusto conto il valore economico dei beni e dei servizi offerti dal patrimonio boschivo. In particolare, nelle zone rurali le foreste costituiscono un'importante, se non la principale fonte di lavoro e di guadagno. Diventa essenziale, allora, prevedere un'efficace politica economica che prenda in considerazione questo aspetto, anche in collaborazione con altri gruppi sociali.

V3:    dimensione sociale e culturale della gestione forestale sostenibile. Da sempre le foreste hanno fatto parte della storia del genere umano, di cui conservano numerose tracce e aspetti culturali. I ministri si impegnano a preservare e valorizzare questa loro ulteriore ricchezza con azioni politiche mirate.

V4:    biodiversità forestale in Europa. Occorre aumentare gli sforzi necessari a preservare la naturale diversità delle specie e degli habitat forestali. Bisogna ottimizzare i metodi di gestione delle aree protette esistenti e ampliarle, in modo da includere in esse un ampio spettro di tipologie di boschi e da creare collegamenti che limitino i problemi legati alla eccessiva frammentarietà degli habitat. Di grande importanza è l'adozione di direttive comuni per la definizione delle aree protette.

V5:    cambiamento climatico e gestione forestale sostenibile. Le foreste sono preziose riserve di carbonio e mitigano gli effetti dei cambiamenti climatici. Ciononostante, per ottenere dei risultati duraturi nel miglioramento della qualità dell'ambiente, occorre puntare soprattutto sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Un valido contributo proviene dalla promozione del legno come fonte di energia alternativa

Nel corso della quarta conferenza ministeriale, tenutasi a Vienna nel 2003, è stata poi sottoscritta, oltre alle cinque Risoluzioni sopra ricordate (V1-5), una dichiarazione generale che enfatizza la multifunzionalità delle foreste, considerandole una fonte di energia rinnovabile, in grado di fornire protezione dalle catastrofi naturali, di agire come serbatoi di carbonio, di fungere da tamponi contro i cambiamenti ambientali, di partecipare all'equilibrio del ciclo dell'acqua e di svolgere un'importante funzione didattica e ricreativa.

La politica forestale europea

Nell'Unione europea una politica forestale comune propriamente detta non è mai esistita, essendo la materia demandata alle competenze nazionali dei Paesi membri. Tuttavia, il 15 dicembre 1998 il Consiglio europeo ha adottato una risoluzione su una Strategia forestale per l'Unione europea. La Strategia delineata nella risoluzione incoraggia un approccio partecipativo e trasparente coinvolgendo tutti gli interessati e riconosce l'esistenza di una grande varietà di regimi di proprietà nella Comunità e il ruolo importante dei proprietari di foreste.

La Commissione europea ha pubblicato nel 2005 una comunicazione sull'attuazione della Strategia. Il rapporto sottolinea coerenza tra la politica forestale e le altre politiche che riguardano la gestione delle foreste.

Nel maggio 2005 Il Consiglio ha adottato le Conclusioni su un piano d'azione UE per le foreste. Il 15 giugno 2006 la Commissione ha presentato una comunicazione contenente il suddetto piano d'azione[1]. Esso si concentra su quattro obiettivi:

1.        migliorare la competitività a lungo termine;

2.        migliorare e proteggere l'ambiente;

3.        contribuire alla qualità della vita;

4.        promuovere il coordinamento e la comunicazione.

Il piano ha una durata di cinque anni (2007-2011), e prevede diciotto azioni chiave che la Commissione propone di eseguire la necessità di rafforzare la cooperazione e il coordinamento inter-settoriale e la congiuntamente con gli Stati membri.

 

Nell’ambito dell’azione finalizzata al miglioramento della competitività a lungo termine, sono previste cinque azioni chiave:

1.        l’esame degli effetti della globalizzazione sulla redditività e sulla competitività delle foreste nell’Unione;

2.        stimolare la ricerca e lo sviluppo tecnologico per migliorare la competitività del settore forestale;

3.        scambio ed esame delle esperienze relative alla valutazione ed alla commercializzazione di beni e servizi della filiera forestale diversi dal legno;

4.        promuovere l’utilizzo della biomassa forestale per la produzione di energia;

5.        promuovere la cooperazione tra proprietari di boschi e potenziare l’istruzione e la formazione nel campo forestale.

Rispetto all’obiettivo del miglioramento e della tutela dell’ambiente, le azioni chiave previste sono le seguenti:

1.        favorire il rispetto da parte dell’Unione degli impegni relativi all’attenuazione dei cambiamenti climatici, assunti nel quadro della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e del relativo protocollo di Kyoto, e stimolare l’adattamento agli effetti di tali cambiamenti;

2.        contribuire al conseguimento degli obiettivi comunitari riveduti in materia di diversità biologica per il 2010 ed oltre tale orizzonte;

3.        impegnarsi per la realizzazione di un sistema europeo di sorveglianza delle foreste;

4.        migliorare la tutela delle foreste dell’Unione.

Per quanto, invece, concerne il terzo obiettivo, ovvero il miglioramento della qualità della vita, le azioni chiave previste sono:

1.        stimolare l’educazione e l’informazione ambientale;

2.        mantenere e valorizzare la funzione di difesa delle foreste;

3.        studiare il potenziale dei boschi urbani e periurbani.

Per quanto, infine, attiene al quarto ed ultimo obiettivo - la promozione del coordinamento e della comunicazione - le azioni chiave si concretizzano:

1.        nel rafforzamento del ruolo del comitato permanente forestale;

2.        nel rafforzamento del coordinamento tra le varie politiche settoriali per le questioni inerenti alle foreste;

3.        nell’applicazione ai programmi forestali nazionali di un metodo aperto di coordinamento;

4.        nell’innalzamento del profilo dell’Unione nelle azioni internazionali riguardanti le foreste;

5.        nello stimolare l’impiego del legno e degli altri prodotti della foresta provenienti da foreste gestite secondo i principi della sostenibilità;

6.        nel miglioramento dello scambio di informazioni e della comunicazione.

Kyoto e le misure di gestione forestale sostenibile

Con il termine Protocollo di Kyoto si intende l’accordo internazionale sottoscritto il 7 dicembre 1997 da oltre 160 paesi partecipanti alla terza sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Oggetto del Protocollo, divenuto vincolante a livello internazionale il 16 febbraio 2005, e finalizzato al controllo di una delle cause principali del cambiamento climatico, è la riduzione, attraverso un’azione concordata a livello internazionale, delle emissioni di gas serra (v. scheda: il Protocollo di Kyoto).

Per quanto riguarda l’Italia, la ratifica del protocollo di Kyoto è avvenuta con la legge n. 120/2002[2], che reca anche una serie di disposizioni finalizzate al raggiungimento nazionale degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra.

E proprio in attuazione dell’art. 2, comma 1, della legge n. 120, in attesa e in preparazione delle decisioni e delle norme che saranno adottate dall'Unione europea (come lo stesso articolo 2 recita), il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ha dovuto elaborare il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra: 2003-2010[3], adottato con la delibera CIPE n. 123/2002, che ha stimato un potenziale massimo di assorbimento di carbonio, derivante dalle foreste già esistenti, pari a 10,2 milioni di tonnellate/anno di anidride carbonica equivalente. Il Piano ha pertanto previsto alcune iniziative di forestazione e riforestazione per consentire all'Italia di rispettare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra del 6,5% entro il 2008-2012, come prevede il Protocollo di Kyoto.

La medesima delibera n. 123 ha inoltre richiesto l’istituzione del Registro nazionale dei serbatoi di carbonio agro-forestali e dell’Inventario nazionale delle foreste di carbonio (IFNI) ritenuti strumenti indispensabili per poter raccogliere tutte le informazioni necessarie per il calcolo dell’assorbimento di carbonio.

I punti 7.3 e 7.4 della delibera hanno previsto in particolare:

-       la realizzazione, entro il 31 maggio 2005, da parte del Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, dell'Inventario forestale nazionale e quello degli altri serbatoi di carbonio, al fine di avviare la procedura di revisione del limite all'utilizzo dei crediti, derivanti dalla gestione forestale, assegnato all'Italia;

-       -       la realizzazione, entro il 31 dicembre 2006, da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, d'intesa con il Ministero per le politiche agricole e forestali, del Registro nazionale dei serbatoi di carbonio agro-forestali, al fine di certificare i flussi di carbonio nel periodo 2008-2012 derivanti da attività di afforestazione, riforestazione, deforestazione, gestione forestale, gestione dei suoli agricoli e pascoli e rivegetazione. La contabilizzazione della capacità di assorbimento delle emissioni di gas serra da parte del nostro sistema agroforestale è ora resa possibile dalla istituzione del Registro nazionale dei serbatoi di carbonio agroforestali, avvenuta con il Decreto del Ministero dell'ambiente del 1° aprile 2008.

 

Tali due strumenti sono menzionati nel Piano 2003-2010, ove si legge che il Registro nazionale dei serbatoi di carbonio agro-forestali rappresenta “lo strumento di certificazione delle quantità di carbonio assorbito dai sistemi agrari e forestali italiani. Il Registro è costituito dall’immagine dell’uso del suolo d’Italia a cui vanno riferiti i dati statistici sul contenuto di carbonio delle tipologie agrarie e forestali (suoli agrari; suoli, biomasse e necromasse forestali). La certificazione dei crediti di carbonio sarà diretta conseguenza della contabilizzazione delle variazioni del contenuto di carbonio nelle suddette tipologie...”. Il Registro, per la gestione del quale il Piano ha ipotizzato una spesa, per il periodo 2007-2012, pari a 6 milioni di euro, è stato istituito con il Decreto del Ministero dell'ambiente del 1° aprile 2008, che consentirà di contabilizzare la capacità di assorbimento delle emissioni di gas serra da parte del nostro sistema agroforestale.

In merito, invece, all’Inventario forestale nazionale, il citato Piano ne prevede l’aggiornamento ogni 5 anni in corrispondenza con la fine del periodo di impegno del Protocollo di Kyoto (il primo aggiornamento, quindi, deve essere pronto per il 2012). “L’Inventario sarà composto dall’Inventario Forestale Nazionale (IFNI), da un Sistema Informativo Territoriale delle superfici forestali e da una banca dati sul contenuto di carbonio nelle biomasse, nelle necromasse e nei suoli forestali”. Nel Piano viene indicata un’ipotesi di spesa per l’Inventario Forestale Nazionale (azioni addizionali da intraprendere per il calcolo del carbonio nelle foreste e nel suolo) pari a 4 milioni di euro nel periodo 2003-2012.

Merita segnalare che, nell’ambito delle audizioni, tenutesi nel mese di giugno 2007 presso l’VIII Commissione Ambiente sulle tematiche relative ai cambiamenti climatici, il Ministro dell’ambiente ha comunicato che era in corso la verifica dei costi per il completamento dell’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio, e per la realizzazione del Registro nazionale dei serbatoi di carbonio. L’Inventario nazionale attualmente realizzato dal Corpo Forestale[4] non sarebbe infatti utile per pervenire ad un conteggio delle emissioni, in quanto limitato ad una quantificazione dell’estensione e della funzionalità degli ecosistemi forestali nazionali, e tali informazioni non sono sufficienti per la gestione del Registro dei serbatoi. Pertanto all’inizio del 2003 hanno avuto inizio i rilievi per la  redazione del secondo inventario forestale nazionale, l’Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio (INFC 2005), il cui obiettivo principale è proprio la valutazione delle riserve di carbonio presenti negli ecosistemi forestali[5].

Il 18 dicembre 2006 il Ministro dell'Ambiente e il Ministro dello Sviluppo Economico con decreto DEC/RAS/1448/2006 hanno approvato il Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di CO2 per il periodo 2008-2012, che quantifica gli assorbimenti di carbonio (derivanti da interventi di afforestazione e riforestazione, attività di gestione forestale, di gestione dei suoli agricoli e pascoli e di rivegetazione) in 16,2 milioni di tonnellate/anno di anidride carbonica equivalente. Il Piano ed il parere che la Commissione europea è tenuta ad esprimere costituiranno la base per la predisposizione del successivo Schema di Decisione di Assegnazione, attualmente in fase di elaborazione.

 

La messa in opera della complessa attività richiesta dalle disposizioni illustrate ha avuto la necessità di congrui stanziamenti, che sono stati disposti con le annuali leggi finanziarie.

La legge finanziaria 2006[6] (art. 1, comma 433) ha autorizzato un contributo di 100 milioni di euro per il 2006 per la concessione di finanziamenti a tasso agevolato (a soggetti pubblici o privati) per la realizzazione delle misure destinate all’attuazione del Protocollo di Kyoto, mentre la legge finanziaria 2007[7] (art. 1, commi 1110-1115) ha disposto per le medesime finalità l’istituzione, presso la Cassa depositi e prestiti S.p.A., di un Fondo rotativo, con una dotazione di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2007-2009.

L’art. 26, comma 1-bis, del decreto-legge n. 159/2007[8] ha inoltre concesso al Ministero dell’ambiente per l'anno 2007 un contributo straordinario di 10 milioni di euro per l'attuazione di interventi urgenti di adattamento e mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. La disposizione fa in particolare riferimento agli interventi di protezione degli ecosistemi e della biodiversità terrestre e marina più compromessi, di difesa e gestione del suolo nelle aree a rischio idrogeologico e a rischio desertificazione, di gestione delle risorse idriche, ripristino delle aree costiere e delle zone umide, e attribuisce priorità agli interventi nelle aree esposte a rischio di eventi alluvionali o franosi ovvero a rischio valanga.

Infine, con la legge finanziaria 2008[9] (art. 2, comma 335) è stata disposta la istituzione, presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di un fondo: per la forestazione e la riforestazione di aree incolte, destinate a ridurre le emissioni di CO2, e per la realizzazione di aree verdi in zone urbane e periurbane destinate a migliorare la qualità dell’aria nei comuni a maggiore crisi ambientale e per tutelare la biodiversità. La disposizione ha attribuito al fondo 50 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010.

 

 



[1]     Si tratta della comunicazione COM(2006) 302 definitivo.

[2]     L. 1 giugno 2002 n. 120, Ratifica ed esecuzione del Protocollo di Kyoto alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, fatto a Kyoto l'11 dicembre 1997.

[3]www.cipecomitato.it/documentazione/Documenti_in_primo_piano/48/bozza%20Piano%20finale%20.pdf

[4]     La base giuridica e finanziaria per l’esecuzione del primo l’Inventario Forestale Nazionale Italiano è stata fornita dalla legge n. 984 del 1977 e dal relativo Piano Agricolo Nazionale.

[5]     www2.corpoforestale.it/c/document_library/get_file?repository_id=1&file_path=%

[6]     Legge 23 dicembre 2005, n. 266, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2006).

[7]     Legge 27 dicembre 2006, n. 296, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007).

[8]     D.L. 1 ottobre 2007 n. 159, Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale, convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, L. 29 novembre 2007, n. 222.

[9]     Legge 24 dicembre 2007, n. 244, Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008).