XVII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 10 maggio 2016

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


      La Camera,
          premesso che:
              con il termine «bullismo» si intendono quei comportamenti aggressivi ed offensivi che una o più persone mettono in atto ai danni di una o più persone allo scopo di esercitare un dominio sulla vittima;
              la cronaca recente riporta che nel nostro Paese, purtroppo, in maniera sempre più frequente si verificano episodi di bullismo con vessazioni e violenze fisiche, verbali e psicologiche ai danni di soggetti deboli o di «categorie» come «diverse»;
              secondo una recente ricerca del Censis e della polizia postale, è in forte crescita il fenomeno del cyber-bullismo: infatti, in metà delle scuole italiane prese in esame sono avvenuti fenomeni di bullismo attraverso la rete;
              si registra l'impotenza dei genitori, incapaci di difendere i loro figli dalle minacce e dai rischi provocati dalla rete;
              negli ultimi mesi si sono verificati a Torino, Lecce, Pordenone, Monza episodi bravissimi di bullismo;
              a questi episodi se ne devono aggiungere altri non scoperti e denunciati, nonché i fenomeni crescenti legati a condotte vessatorie nei confronti di giovani, come cyber-bullismo ed altri usi impropri di strumenti di comunicazione;
              il bullismo è un problema serio e sempre più diffuso che coinvolge scuola, famiglia, organizzazioni giovanili;
              il fenomeno del bullismo e del cyber-bullismo va contrastato con provvedimenti mirati e specifici, volti a sviluppare un'appropriata modalità di intervento partendo in primo luogo dalla conoscenza del problema e dalla formazione degli educatori,

impegna il Governo:

          ad adottare ogni utile iniziativa per prevenire, ridurre e reprimere con fermezza episodi di bullismo e cyber-bullismo con progetti educativi mirati per ogni ordine e grado di scuola;
          a predisporre una campagna informativa sul fenomeno del bullismo e cyber-bullismo e sulla «dipendenza dai social network» evidenziandone i possibili pericoli;
          a promuovere iniziative di aggiornamento e formazione del corpo docente delle scuole, al fine di facilitare la prevenzione di atti di bullismo e l'individuazione dei colpevoli;
          a predisporre presso le scuole dei punti di ascolto per intercettare ed offrire assistenza agli studenti vittime di episodi di violenza e di bullismo;
          ad assumere iniziative per introdurre misure sanzionatorie nei confronti di quanti, istituzionalmente deputati alla vigilanza e tutela dei minori, non denuncino o comunque consentano fenomeni di bullismo.
(1-01259) «Palese, Altieri, Bianconi, Capezzone, Chiarelli, Ciracì, Corsaro, Distaso, Fucci, Latronico, Marti».


      La Camera,
          premesso che:
              l'Europa deve essere ed è innanzitutto un sistema di valori, poggiante sui principi di rispetto reciproco, di tolleranza, di riconoscimento ed accettazione delle identità e delle diversità, di totale parità di genere, di libertà dei singoli, di responsabilità degli individui, e di rispetto della legalità;
              su questi valori sono nate e si sono sviluppate negli anni le democrazie degli Stati europei e l'Unione europea stessa, unita dalla condivisione dei princìpi e dei valori fondativi ed identitari: libertà, parità, eguaglianza, democrazia, legalità;
              a Capodanno in diverse città europee, soprattutto della Repubblica federale di Germania, sono avvenute numerose odiose aggressioni a danno di donne, di carattere sessuale e di stampo sessista, compiute – come emerge dalle denunce ricevute dai locali commissariati delle forte dell'ordine – soprattutto da immigrati richiedenti asilo;
              le denunce alla polizia di Colonia per violenze subite durante la notte di Capodanno risultano essere 516, il cui 40 per cento ha avuto a che fare con molestie a sfondo sessuale;
              ad Amburgo i casi sono stati 133, e all'elenco delle città tedesche che hanno registrato il fenomeno (Düsseldorf, Francoforte, Berlino) si aggiunge l'irruzione di 500 uomini che hanno forzato l'ingresso di una discoteca di Bielefeld, in Westfalia, dove molte donne hanno poi subito attacchi e molestie;
              il 9 aprile 2016 la polizia di Colonia ha identificato 153 sospetti, 24 dei quali sono in custodia investigativa; 149 dei 153 indagati non sono tedeschi e molti sono richiedenti asilo e immigrati illegali: 103 provengono da Marocco o Algeria; 68 richiedenti asilo; 18 in Germania illegalmente e lo status legale di 47 non è chiaro;
              diverse sono state le critiche contro l'amministrazione della città, i media e la polizia per aver sottovalutato quello che è successo, nel migliore dei casi, o addirittura per aver cercato di insabbiarlo ed evitare, in questo modo, di alimentare una reazione violenta contro i profughi;
              gli assalti inizialmente non sono stati segnalati dalla polizia e sono stati in gran parte ignorati dai media tedeschi nei giorni successivi;
              diversi testimoni hanno sostenuto che gli agenti erano presenti ma che non sono riusciti a fermare gli attacchi;
              l'operato della polizia è stato criticato anche dal Ministro dell'interno tedesco Thomas De Maiziere che ha affermato che «La polizia non dovrebbe lavorare così»;
              si è trattato di aggressioni che dimostrano disprezzo dei princìpi di parità di genere, di eguaglianza delle persone, di legalità dei comportamenti: i valori dell'identità europea, da cui conseguono le azioni di doverosa accoglienza ed ospitalità nei confronti dei richiedenti asilo;
              il disprezzo o il rifiuto, di tali princìpi contrastano con la possibilità del riconoscimento del diritto all'asilo perché nega e minano alla radice l'identità dell'Europa e lo spirito e la lettera dello stesso articolo 10 della Costituzione;
              i valori richiamati e, in particolare, quello della parità di genere, dell'eguaglianza di ogni persona e delle diverse identità, del rispetto pieno del principio di legalità e delle leggi che i singoli Stati e l'Unione si sono democraticamente dati devono essere difesi, promossi, tutelati ed assicurati da parte di tutti e nei confronti di ciascuno;
              comportamenti (individuali e, a maggior ragione, collettivi) che, in flagrante o in modo inequivocabile, attestano il rifiuto dei principi fondamentali della convivenza civile, come nel caso delle aggressioni sessuali di stampo sessista, neganti la parità di genere, verificatesi in Germania, richiedono l'adozione di misure coerenti con l'esigenza di difendere, promuovere e tutelare i valori della persona e i valori fondativi dell'identità e dell'Unione europea;
              il 1o agosto 2014 è entrata ufficialmente in vigore la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica – meglio nota come «Convenzione di Istanbul» – adottata dal Consiglio d'Europa l'11 maggio 2011;
              l'Italia è stata tra i primi Paesi europei a fare propria la Convenzione, ratificandola con la legge 27 giugno 2013, n.  77;
              ai sensi dell'articolo 40 della stessa Convenzione, entrata in vigore nell'agosto 2014, «le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che qualsiasi forma di comportamento indesiderato, verbale, non verbale o fisico, di natura sessuale, con lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona, segnatamente quando tale comportamento crea un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo, sia sottoposto a sanzioni penali o ad altre sanzioni legali»;
              le donne sono spesso esposte a gravi forme di violenza, che costituiscono una grave violazione dei diritti umani ed il principale ostacolo al raggiungimento della parità tra i sessi, come sancito dalla stessa Convenzione di Istanbul;
              in Italia è stato adottato il piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere (articolo 5 del decreto-legge n.  93 del 14 agosto 2103, convertito dalla legge n.  119 del 2013) con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 luglio 2015 e registrato dalla Corte dei Conti il 25 agosto 2015;
              è necessario che le disposizioni relative all'accoglimento delle richieste di asilo prevedano adeguate misure dirette a tutelare, promuovere ed assicurare l'esercizio dei diritti fondamentali ed universali delle donne e degli uomini, prevedendo, a fronte di comportamenti che li neghino, il mancato riconoscimento dello status di rifugiato e l'espulsione dei responsabili;
              come ha affermato lo stesso Ministro dell'interno della Germania, Thomas de Maiziere, definendo le violenze «completamente inaccettabili», «il fatto che dietro alle aggressioni ci siano stranieri non deve lasciare in silenzio ma non deve neanche portare a un sospetto generalizzato nei confronti di tutti i rifugiati e migranti»;
              si esprime sdegno e condanna nei confronti della violenza subita da un numero considerevole di donne in varie città tedesche in occasione dei festeggiamenti del Capodanno, e pari condanna per la violazione dei diritti di parità delle donne in diversi Paesi di provenienza dei migranti stessi,

impegna il Governo:

          ad adottare le necessarie iniziative per adeguare le disposizioni relative all'accoglimento delle richieste di asilo prevedendo il mancato riconoscimento dello status di rifugiato e l'espulsione dei responsabili di comportamenti che, come nel caso delle aggressioni sessuali di stampo sessista verificatesi a Capodanno, violino la dignità ed in generale i diritti della donna, principi alla base dell'Unione europea, ma anche del Consiglio d'Europa di cui fanno parte ben 47 Paesi anche extraeuropei;
          ad assumere iniziative per prevedere l'obbligo della frequentazione di corsi destinati ai migranti richiedenti il permesso di soggiorno o il riconoscimento dello status di rifugiato, tesi a far conoscere la legislazione italiana ed europea in merito ai diritti della persona e segnatamente quelli delle donne, nonché i valori della parità di genere sanciti dalla Costituzione italiana e dai trattati dell'Unione europea;
          a verificare la possibilità di definire convenzioni tra il Ministero dell'interno e i centri antiviolenza presenti sul territorio, al fine di rendere più stabili ed efficaci gli interventi di prevenzione e di sostegno contro soprusi e vessazioni nei confronti delle donne straniere nei luoghi di accoglienza di migranti e rifugiati;
          a rendere effettivo il piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere specificatamente nella parte che prevede corsi di formazione delle forze dell'ordine.
(1-01260) «Spadoni, Basilio, Di Vita, Agostinelli, Dadone, Dieni, D'Incà».

Risoluzione in Commissione:


      Le Commissioni V e VI,
          premesso che:
              la Commissione Finanze ha svolto un'indagine conoscitiva sulle tematiche relative agli strumenti finanziari derivati;
              nel corso di tale attività conoscitiva è stato compiuto un monitoraggio ad ampio raggio, sia con riferimento al comparto pubblico, sia con riferimento al comparto privato, su un settore dei mercati finanziari che appare particolarmente articolato e controverso, in ragione della complessità dei meccanismi contrattuali con cui sono costruiti, del carattere speculativo caratterizzante alcuni di tali strumenti, nonché delle dimensioni della leva finanziaria ad essi sottostante;
              in questo contesto è emerso come il fenomeno del ricorso agli strumenti finanziari derivati, in particolare da parte dello Stato e degli enti locali, debba essere inquadrato anche all'interno del più ampio tema della complicata gestione della nostra finanza pubblica: in breve occorre «guardare la foresta, non solo l'albero», ovvero il tema rappresentato dagli strumenti finanziari derivati è a maggior ragione preoccupante se si considera il «contesto» del debito pubblico italiano; il debito italiano è infatti il terzo debito pubblico del mondo, con oltre 2 mila miliardi di euro, ed è questa la madre di tutte le anomalie: appare dunque con chiarezza come la gestione di una simile massa debitoria porti con sé tutta una serie di altre anomalie, tra cui appunto l'uso massiccio e anomalo degli strumenti finanziari derivati, per valori e perdite ritenute «accettabili» non paragonabile all'uso che ne fanno gli altri Paesi europei;
              è questo primo aspetto, nella metafora, la «foresta», il vero e proprio fallimento della politica italiana, che chiama in causa partiti e classe dirigente sia della Prima Repubblica, per aver generato questa incredibile mole di debito pubblico, inseguendo il consenso di breve-medio termine ma scaricando sulle future generazioni (che non potevano votare, né scioperare, né protestare) un fardello immenso, sia della Seconda Repubblica, per essersi limitati a gestire lo status quo, senza avere il coraggio e la forza di tentare operazioni per abbattere, o almeno ridurre significativamente, questo debito, nemmeno quando le condizioni politiche e macro-economiche erano più favorevoli, per esempio negli anni immediatamente successivi all'entrata in vigore dell'euro, quando i tassi di interesse sui titoli di Stato toccarono i minimi storici grazie all'implicita garanzia europea;
              dal confronto tra l'Italia e gli altri Paesi dell'Unione europea nell'uso degli strumenti finanziari derivati emerge un'anomalia che non può che destare forti preoccupazioni, in quanto nessun Paese è esposto ai derivati come lo è l'Italia; i dati acquisiti dalla Commissione nel corso della predetta indagine conoscitiva sono in questo senso eloquenti: l'Italia il primo Paese in Europa per perdite potenziali da derivati, con un valore di mercato negativo per circa 42 miliardi di euro; anche in rapporto al prodotto interno lordo il valore di mercato dei derivati italiani è tra i peggiori (peggio di noi solo la Grecia); è vero che rispetto al debito pubblico le distanze si riducono, che le dimensioni del debito italiano spiegano almeno in parte il massiccio ricorso ai derivati, e che bisogna tener conto dei benefici ricevuti dall'assicurazione sui movimenti sfavorevoli dei tassi di interesse, ma tutto ciò non rende meno anomala e allarmante la situazione;
              desta altresì forte preoccupazione la presenza in alcuni contratti derivati attualmente in essere, o chiusi nel recente passato, di clausole particolarmente onerose, definite addirittura «uniche nel loro genere»;
              non si può inoltre ignorare che permane un quadro di estrema incertezza riguardo all'andamento sia della nostra economia italiana, sia dei tassi di interesse sui nostri titoli di Stato italiano: in tale contesto, ci si deve chiedere se basteranno le decisioni assunte dalla BCE a mantenere bassi i tassi, anche di fronte a dati di crescita deludenti, oppure se essi torneranno ad alzarsi, e in tale caso di quanto;
              non ci si può permettere di sottovalutare l'eventualità che l'Eurozona precipiti in una nuova crisi finanziaria: al riguardo l'andamento dei credit default swap (CDS) sul debito italiano – in un momento, come oggi, di relativa calma – dimostra che l'Italia continua ad essere considerata come potenziale «anello debole» in caso di crisi; occorre dunque chiedersi cosa accadrà alla scadenza del Quantitative Easing, quando i mercati dovranno tornare a giudicare la sostenibilità del nostro debito pubblico in relazione alla salute e alle potenzialità della nostra economia italiana al netto delle condizioni favorevoli del Quantitative Easing;
              di fronte a questo quadro però, non sarebbe né utile né responsabile abbandonarsi a un approccio scandalistico: al contrario, seguendo l'appropriato approccio già adottato dalla Commissione in occasione della richiamata indagine conoscitiva, occorre innanzitutto realizzare una seria analisi e una fotografia accurata e nitida della situazione e in secondo luogo, individuare possibili piste di lavoro per uscire dall'emergenza;
              è innanzitutto inaccettabile l'idea che il Parlamento sia tenuto all'oscuro della gestione di strumenti finanziari così delicati come i derivati, in quanto la loro complessità e le comprensibili ragioni di cautela non possono far sì che il Parlamento sia l'ultimo a sapere quando in gioco ci sono la tenuta dei conti pubblici, il denaro dei contribuenti e il livello di benessere e servizi pubblici che saranno lasciati in eredità alle future generazioni;
              la posta in gioco è altissima: per comprendere meglio di quali grandezze si tratti, basti pensare che con quello che il Paese spende ogni anno sui derivati si potrebbe cancellare una rilevante massa di tassazione sui cittadini, per non parlare delle perdite potenziali;
              se, da un lato, non    si possano dimenticare le competenze maturate in materia dal Ministero dell'economia e delle finanze nella gestione sia del debito pubblico in generale sia in particolare di strumenti così complessi come i derivati, dall'altro non ci si può nemmeno cullare nell'illusione che tutto vada sempre per il meglio e che non possano, al contrario, verificarsi degli shock finanziari; ad esempio, è impari il confronto tra i desk delle maggiori banche (capaci di condurre analisi mark to market minuto per minuto) e un ufficio pubblico, per quanto preparato ed esperto; inoltre appaiono molto meno trasparenti le modalità, e ancor più elevate le criticità, nella gestione degli strumenti finanziari derivati da parte delle autonomie locali,

impegnano il Governo:

          a presentare in Parlamento proposte normative volte ad un reale abbattimento del debito pubblico, di natura non «cosmetica», che avrebbe, tra i suoi effetti positivi, anche quello di riportare su livelli fisiologici il ricorso agli strumenti finanziari derivati;
          a garantire piena accountability, nei confronti del Parlamento e dell'opinione pubblica, circa tali operazioni finanziarie, assicurando trasparenza, totale conoscibilità almeno delle operazioni in strumenti derivati concluse, nonché un quadro informativo completo, con rapporti semestrali per valutare nell'insieme il profilo di rischio di tali operazioni;
          per il futuro, ad avanzare in Parlamento una proposta di linee-guida dettagliate, e soprattutto una netta distinzione tra operazioni finanziarie in derivati consentite allo Stato e agli enti territoriali (quelle di carattere essenzialmente «assicurativo» e di tutela), e un elenco di quelle che non dovranno essere più consentite ai soggetti pubblici (quelle a carattere «speculativo» o eccessivamente rischiose);
          ad avanzare in Parlamento una proposta di normativa-quadro relativa alla definizione di adeguate e fattibili procedure di controllo su tali operazioni finanziarie, sia interno alle strutture del Ministero, sia esterno da parte della Corte dei conti sia preventivo che successivo alle operazioni stesse;
          a presentare in Parlamento una proposta normativa per prevedere che le figure impegnate presso il Ministero dell'economia e delle finanze nella gestione degli strumenti finanziari derivati non possano, per un adeguato numero di anni successivo al cessare di questo loro impegno pubblico, trasferirsi presso le banche o le altre istituzioni private che siano state fino a quel momento loro controparti di tal tipo di operazioni.
(7-00991) «Capezzone, Palese».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per sapere – premesso che:
          la stampa rumena già dalla fine di novembre 2015 ha reso pubblica l'incredibile vicenda che ha coinvolto i due coniugi Marius e Ruth Bodnariu, lui romeno e lei norvegese, residenti a Bergen, in Norvegia, arrestati, interrogati e subito rilasciati dai servizi sociali norvegesi mentre i cinque figli venivano allontanati da loro, senza possibilità di vederli, se non per l'allattamento del più piccolo da parte della madre. Il caso sta avendo vasto clamore in Romania, con petizioni e campagne di sostegno;
          nei documenti che l'avvocato difensore ha ottenuto dai servizi sociali, si legge che Marius e Ruth sono «cristiani radicali che, stavano indottrinando i loro figli» (RomaniaTv.net, 20 novembre). La versione dei servizi sociali è che i bambini avrebbero subito abusi fisici; i bambini sono stati sottoposti a diversi esami medici da cui emerso che non vi è alcun segno di abusi. A parte sculacciate o tirate d'orecchi, i bambini non hanno raccontato di punizioni violente e pericolose e non sono affatto spaventati all'idea di tornare a casa, anzi ne sono desiderosi;
          la segnalazione ai servizi sociali era partita a ottobre 2015 dalla preside della scuola, preoccupata perché le due figlie maggiori avevano parlato di castighi da parte genitori. Nella segnalazione la preside aveva definito i due coniugi come «molto cristiani», spiegando che anche gli zii sono credenti e che la fede della nonna porta a credere in un Dio che punisce i peccati. Pertanto, sebbene convinta che non vi fossero abusi fisici, secondo la preside era necessario un intervento di sostegno familiare da parte dei servizi sociali;
          la moglie Ruth ha anche subito pressioni da chi l'ha interrogata perché denunciasse il marito: se avesse dichiarato che abusava fisicamente di lei, le avrebbero affidato i figli. Ma Ruth ha risposto che non poteva, perché è una bugia. I bambini avrebbero scritto anche delle lettere a mamma e papà, che però non sono mai state consegnate. I servizi sociali hanno invece dichiarato che non esistono lettere e che ai bambini non mancano i genitori;
          il ricorso dei genitori contro i servizi sociali è stato respinto, l'unica concessione ottenuta è stata la visita di due ore settimanali al figlio minore, mentre solo Ruth potrà vedere gli altri quattro bambini una volta alla settimana;
          il 18 febbraio 2016, la famiglia si è riunita per la prima volta da novembre. Il sito ufficiale della campagna di sostegno alla famiglia Bodnariu (http://bodnariufamily.org/) ha raccontato in un articolo che è stato un incontro «gioioso» ma «doloroso», in cui la figlia Naomi «non riusciva a smettere di parlare» e il quartogenito Loan (due anni) «avendo imparato qualche nuova parola, aveva molto da dire. Il piccolo Ezechiele era più felice che mai». Dopo aver giocato, parlato e mangiato, la famiglia ha pregato insieme;
          in questi giorni un tribunale del paese scandinavo ha riconosciuto che i diritti umani di Anders Breivik – l'autore della strage di Utoya – sono stati violati nel carcere in cui è attualmente detenuto. Giova ricordare che si tratta della stessa giustizia che ha condannato Breivik a soli 20 anni di carcere, cioè a soli 3 mesi per ciascuna delle 76 vittime;
          i servizi sociali della Norvegia, a quanto consta agli interpellanti, usano tutt'altri sistemi di valutazione rispetto ai metodi educativi delle famiglie musulmane, perché ne temono le reazioni violente; in tali casi le violenze in famiglia in particolare contro mogli e figlie, verrebbero classificate come «specificità culturale», sia dai servizi sociali norvegesi che dai tribunali, la rare volte che tali vicende giungono davanti al magistrato;
          alla luce delle considerazioni sopra espresse si può fondatamente argomentare che se l'ordinamento giuridico norvegese ritiene legalmente valida l'affermazione dei servizi sociali norvegesi che i coniugi Bodnariu sono «cristiani radicali che stavano indottrinando i loro figli» allora sussiste in quell'ordinamento una «specificità anticristiana» secondo gli interpellanti ingiustificata ed illegittima, contro la quale si può e si deve intervenire da qualunque Stato dell'Unione  –:
          se il Governo non ritenga opportuno adottare con urgenza le iniziative di competenza, in particolare di carattere diplomatico, anche promuovendo una forte azione in sede comunitaria, affinché la Norvegia ponga fine a quella che appare agli interpellanti una sostanziale persecuzione religiosa in casi quali quello della famiglia Bodnariu.
(2-01366) «Pagano, Bosco».

Interrogazione a risposta in Commissione:


      SIMONE VALENTE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
          da numerosi articoli apparsi sulle più importanti testate sportive nazionali si apprende che la Ryder Cup, la gara che si svolge con cadenza biennale alternativamente negli USA e in Europa, approderà per la prima volta in Italia nel settembre 2022 e sarà ospitata all'interno del Marco Simone Golf&Country di Guidonia Montecelio. La competizione, che rappresenta il terzo evento sportivo al mondo e seguito da oltre due miliardi di telespettatori, prende il nome dal trofeo donato dall'inglese Samuel Ryder alla federazione americana ed è cogestita dalla PGA of America e dallo European Tour; essa si svolge su sei giornate complessive, di cui tre di pratica e tre di gara, nelle quali i migliori 24 giocatori europei e americani si contendono il prestigioso trofeo;
          l'evento viene solitamente trasmesso in circa 200 Paesi in tutto il mondo, da circa 50 emittenti televisive, con un bacino complessivo di circa 500.000 telespettatori, che si aggiunge ai circa 45.000 spettatori presenti in media ogni giorno sul campo;
          per quanto concerne la candidatura dell'Italia alla manifestazione golfistica, tra i partner ufficiali figurano la Federazione italiana golf, il Coni, il comune di Roma e la regione Lazio;
          in occasione degli Stati generali del golf tenutisi a Milano nel mese di gennaio 2016 è stata annunciata la predisposizione di un apposito progetto ad opera di consulenti esperti in materia e di studi di fattibilità condotti da strutture qualificate che hanno coinvolto il Coni e l'Istituto per il Credito sportivo; secondo questi studi di previsione l'assegnazione in Italia della Ryder Cup determinerebbe un rafforzamento delle relazioni politiche, oltre allo sviluppo del turismo golfistico e a un forte ritorno economico. Sotto il profilo economico e commerciale la Ryder Cup 2022 avrebbe tutte le necessarie garanzie sotto il profilo finanziario e porterebbe benefici a tutti i soggetti coinvolti. A ciò si aggiunge che sarebbe stato istituito anche un Fondo di garanzia che permetterebbe di accedere ai finanziamenti in maniera ancor più agevolata;
          sempre secondo quanto si apprende dalle testate, la scelta di accogliere la candidatura italiana deriverebbe non soltanto dalla solidità di un massiccio piano di investimenti straordinari promossa sul piano delle infrastrutture ma anche dal forte sostegno manifestato dal Presidente del Consiglio e da otto Ministeri;
          tuttavia, dall'indirizzo web ufficiale riferito alla candidatura di Roma non si ricavano al momento informazioni dettagliate sull'organizzazione e gestione, in particolare non si ha evidenza alcuna circa le risorse che si prevede di stanziare e in che modo la Presidenza del Consiglio e gli otto suindicati Ministeri potrebbero contribuire; sul sito web, nella sezione relativa al «supporto istituzionale» si rileva unicamente come l'evento dimostrerà che sia il Governo centrale sia le altre istituzioni lavoreranno insieme per garantire l'organizzazione del grande evento sportivo;
          anche sul sito web dell'Istituto per il credito sportivo non si ricavano particolari informazioni se non un riferimento ad una copertura finanziaria e ad un finanziamento grazie al quale il campo da golf di Guidonia Montecelio verrebbe completamente rinnovato;
          sempre lo stesso sito, inoltre, riferisce di un'apposita convenzione che intercorre tra la Federazione italiana golf e l'Istituto per il credito sportivo che avrebbe l'obiettivo di migliorare la rete di infrastrutture sportive destinate alla pratica del golf con la messa a disposizione, da parte delle società sportive associate alla federazione, di un plafond di risorse agevolate pari a euro 50.000.000.00; le suddette risorse agevolate dovrebbero essere utilizzate per finanziare progetti ed iniziative per la realizzazione, l'ampliamento, la messa a norma, l'efficientamento energetico, la ristrutturazione e l'attrezzatura di impianti sportivi e strutture strumentali all'attività sportiva  –:
          se e quanto il Governo preveda di stanziare per la buona realizzazione dell'evento;
          quali siano nello specifico i Ministeri coinvolti e in che modo offriranno il loro contributo alla realizzazione della competizione sportiva nonché i soggetti che hanno partecipato alla stesura del progetto Ryder Cup 2022;
          in che modo la convenzione tra la Federazione italiana golf e l'Istituto per il credito sportivo verrà a conciliarsi con il progetto Ryder Cup 2022. (5-08615)

Interrogazione a risposta scritta:


      CATANOSO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
          il 5 e 6 novembre 2014, una tromba d'aria, unita a piogge torrenziali, ha colpito la città di Acireale e il suo territorio causando alle proprietà pubbliche, al patrimonio verde e ai privati, i quali avendo subito danni ingenti e difficilmente rimediabili con le sole forze della cittadinanza, sono a tutt'oggi in attesa di ricevere una qualche forma di ristoro economico assicuratogli dall'amministrazione comunale;
          a causa del nubifragio e della tromba d'aria sono stati danneggiati infrastrutture pubbliche come il sistema di illuminazione, il palazzetto dello sport e il teatro Maugeri. Inoltre è stato danneggiato il patrimonio arboreo delle ville comunali e quello lungo gli assi stradali della città;
          anche l'agricoltura ha subito danni per centinaia di migliaia di euro. È stata colpita la fascia jonica che va da Ognina a Giarre, mettendo in ginocchio le aziende agricole della zona; intere aziende sono state rase al suolo, le coltivazioni sono state distrutte e compromesse ed è a rischio un intero comparto produttivo;
          l'interrogante ha interloquito, nell'immediatezza degli eventi, con l'allora capo della protezione civile nazionale, prefetto Gabrielli, non ancora allertato, nei primi giorni, né dalle autorità comunali né regionali;
          lo stesso, dopo le segnalazioni dell'interrogante, si rendeva conto dello stato di crisi nel territorio grazie ad una veloce ricerca su internet;
          avviata la fase dei primi interventi da parte del comune con il supporto della regione siciliana, l'interrogante insieme al collega e concittadino Fausto Raciti si recava dal capo della protezione civile per avere dei chiarimenti su competenze, possibilità di intervento e procedure ed il prefetto Gabrielli forniva elementi all'interrogante e all'onorevole Raciti anche ai sensi della nuova normativa in materia di protezione civile contenuta nella legge n.  100 del 2012;
          con due atti di sindacato ispettivo, il n.  4-06813 dell'11 novembre 2014 ed il n.  4-07848 del 12 febbraio 2015, è stata posta all'attenzione del Governo la problematica legata alla dichiarazione dello stato d'emergenza e dello stato di calamità;
          i danni causati dalla tromba d'aria sono stati accertati dalla protezione civile comunale e regionale e sono stati portati all'attenzione del Governo nazionale e di quello regionale al fine di stabilire in quale tipo di emergenza potesse essere catalogato l'evento ai sensi della normativa succitata;
          l'ufficio della protezione civile di Acireale, in sinergia con quello regionale, a seguito dei sopralluoghi effettuati, ha redatto una perizia di stima dei danni conseguenti all'evento calamitoso, sia per gli edifici pubblici che per quelli privati  –:
          se lo stato di emergenza, per i fatti di Acireale del 5 e 6 novembre 2014, sia stato classificato di tipo «a», «b» o «c» e per quali motivi;
          quali siano le conseguenze economiche e giuridiche, per la cittadinanza, della classificazione dello stato di emergenza causato dalla calamità suddetta;
          se la normativa attualmente vigente stabilisca dei criteri e dei parametri ben precisi, anche attraverso un sopralluogo da parte dei tecnici della protezione civile nazionale, per classificare i cosiddetti «stati di emergenza»;
          se il Governo possa modificare le decisioni sullo stato di calamità ove si dovesse accertare, anche successivamente, che i danni subiti dal territorio e dalle proprietà private e pubbliche siano tali da riconsiderare la precedente decisione e se risulti che la regione siciliana o il comune di Acireale abbiano mai avanzato una tale proposta. (4-13138)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
          il 1o novembre 2015, un terremoto è stato registrato poco prima delle 9 nel Sud-est della Slovenia. L'epicentro del movimento tellurico è stato individuato nella zona di Obrezje, a 26 chilometri dalla centrale nucleare di Krško. L'Agenzia per l'ambiente slovena (Arso) ha reso noto che il sisma è stato di magnitudo 4,2; il Centro ricerche sismologiche parla di 4,8;
          la suddetta centrale nucleare si trova a 125 chilometri dal confine italo-sloveno; da alcuni anni, l'ente elettrico/energetico sloveno (GEN) ha inoltre allo studio la costruzione nella medesima località di una nuova centrale, di potenza tripla dell'attuale;
          il 31 marzo 2013 il quotidiano il Piccolo di Trieste pubblicava uno scoop del giornalista Mauro Manzin, che dava notizia di un clamoroso rapporto dell'Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nucleare, IRSN (coinvolto nella progettazione di Krško-2). Vi si leggeva che l'istituzione pubblica francese IRSN aveva giudicato il sito di Krško inadatto alla costruzione del nuovo impianto a causa del rischio sismico. La notizia è clamorosa perché, ovviamente, getta un'ombra preoccupante anche sulla sicurezza della centrale in funzione;
          come risulta ufficialmente, l'Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nucleare aveva addirittura scritto ufficialmente all'ente elettrico/energetico sloveno in questi termini: «questa nuova e grave scoperta di una faglia attiva vicina all'impianto; ndr] non permette di concludere in modo favorevole sull'adeguatezza dei due siti per la costruzione di una nuova centrale nucleare»;
          «andrebbe ricordato che la valutazione dei fenomeni di spostamento permanente del terreno di fondazione è un tema altamente impegnativo, data l'insufficiente esperienza internazionale attualmente disponibile nonché la mancanza di metodi e strumenti consolidati [di analisi]». «Questo Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nucleare considera che è di estrema [utmost] importanza che le possibili implicazioni di questa capacità di faglia [rottura della faglia Libna] sulla sicurezza dell'impianto esistente, così come la sua potenziale relazione strutturale con altre faglie vicine, sia affrontata senza ritardo. Io [scrive il direttore francese Repussard] ho capito che GEN si è sentita preoccupata su questo argomento ed era sicuramente intenzionata ad informare su questa scoperta l'esercente dell'impianto Krško-1 (Nuklearna Elektrarna Krško – NEK) così come l'Agenzia slovena per la sicurezza nucleare (NSA). Io sarei molto grato se voi poteste confermare che ciò è stato effettivamente fatto, dal momento che io ravviso importante richiamare l'attenzione della NSA su questo argomento, in considerazione delle potenziali implicazioni di sicurezza che esso può avere a livello nazionale ed internazionale»;
          come si vede, si tratta di una lettera molto forte, che pare voler superare reticenze slovene, ventilando problemi di sicurezza per lo meno anche italiani;
          si noti che gli insanabili dissidi tecnici sulla valutazione del rischio sismico/di Krško tra l'ente elettrico/energetico sloveno (GEN) e l'Agenzia slovena per la sicurezza nucleare (NSA), da una parte, e l'IRSN pubblico francese — dall'altra — portavano i francesi ad abbandonare il consorzio tecnico scientifica franco-slovena per lo studio di Krško-2 e inducevano il Governo sloveno a scioglierla;
          al 33o Congresso europeo di sismologia, a Mosca (General Assembly of the European Seismological Commission ESC 2012, 19-24 agosto 2012, simposio NIS-3, p. 350) era stato per altro già presentato uno studio italiano in cui si calcolava per la zona di Krško un terremoto massimo di magnitudo Richter M=7,2 (oltre 30 volte più forte del terremoto dell'Emilia del 2012). Autori di questo rapporto erano due ricercatori dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, OGS, e due docenti dell'università di Trieste; fra i quali lo stesso coordinatore della sessione del congresso dedicata alla valutazione delle faglie capaci di produrre i massimi terremoti da considerare nella progettazione dei grandi impianti ed il segretario dell'Associazione internazionale di sismologia e di fisica dell'interno della terra (che riunisce i massimi esperti mondiali);
          nel 2014 gli stessi autori hanno pubblicato su una rivista scientifica con verifica internazionale (« peer review») un articolo sulla pericolosità sismica dell'area della centrale in questione (si veda Sirovich L., Suhadolc P., Costa G. and F. Pettenati 2013. A review of the seismotectonics and some considerations on the seismic hazard of the Krško NPP area; SE Slovenia. Boll. Geof. Teor. e Appl., 55, 1, 175-195, DOI 10.4430/bgta0103.). In esso viene spiegato il calcolo della magnitudo di 7,2 e vengono proposte valutazioni sulla pericolosità delle faglie nel sottosuolo della zona, la cui presenza – si badi bene – era ignota ai progettisti dell'impianto alla fine degli anni settanta del Novecento;
          lo stesso articolo si sofferma anche sui risultati dei cosiddetti « Stress Tests» della centrale (calcoli di verifica dei margini di sicurezza) distribuiti dal Ministero per l'ambiente della Repubblica di Slovenia. In particolare, i quattro studiosi italiani scrivono: a) che l'unico parametro adottato per le verifiche (scuotimento massimo del suolo espresso come accelerazione con una certa probabilità di occorrenza) è insufficiente per consentire, anche a un’équipe di esperti, di trarre conclusioni attendibili; b) gli stessi (così criticabili) stress test ammettono tuttavia che la centrale potrebbe subire incidenti e danni assai rilevanti per scuotimenti del terreno compatibili con la situazione sismologica della zona (ad esempio, danni ai sistemi di raffreddamento e perfino al nocciolo);
          i quattro esperti citati ricordano, fra l'altro che, in poco più di un secolo, la regione di Krško è stata sede di un terremoto nel 1880 (magnitudo Richter circa 6,3; 60 chilometri a est di Krško) e di un altro nel 1917 (magnitudo Richter 5,7-6,2 nelle immediate vicinanze dell'impianto);
          in un articolo divulgativo, apparso sulla rivista mensile Konrad gli stessi quattro esperti scrivono di avere sentito la necessità di presentare la situazione alla presidente del Friuli-Venezia Giulia, Serracchiani, trasmettendole anche un appunto con bibliografia ed illustrazioni. In esso, i quattro esperti in questione scrivevano che «in un momento non prevedibile, la centrale potrebbe venire colpita da un terremoto in grado forse di causare gravi conseguenze [...] secondo questi Stress test, da i gravi – comprese lesioni alla piscina delle barre e blocco dei sistemi di raffreddamento –, potrebbero venire causati da un terremoto di magnitudo M compatibile con la situazione sismologica della zona, oggi nota, se l'evento si verificasse vicino all'impianto, com’è purtroppo possibile». «A nostro avviso,» – era la conclusione – «sarebbe auspicabile una sensibilizzazione del Governo italiano sull'argomento da parte del Presidente, affinché si giunga ad una verifica della situazione, anche con la partecipazione di esperti italiani»;
          l'attuale centrale Krško-1 (e, tanto più, un secondo impianto più potente), presente a ridosso del territorio nazionale, costituisce oggettivamente un pericolo per l'Italia, della cui entità il nostro Paese deve essere consapevole. La situazione sismica della regione di Krško – un'area sismica riconosciuta senza possibilità di dubbio – sembra rendere indispensabile un serio approfondimento di studio, anche in coordinamento per lo meno con il Governo sloveno e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (IAEA) di Vienna;
          recentemente Greenpeace ha espresso quattro tipi di osservazioni. Oltre all'assenza di valide alternative al programma nucleare, specialmente in termini di efficienza energetica e di energie rinnovabili, la Slovenia, è chiamata a fare conti con altri tre problemi. Greenpeace ricorda che Krško si trova in un'area sismica attiva e che la valutazione dei rischi è tale d'aver indotto l'Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nazionale (Irsn) ad evidenziare tali pericoli seppure invano — alle autorità slovene. Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dall'età del reattore nucleare. Progettato negli anni settanta, venne realizzato nei primi anni Ottanta con parametri di sicurezza oggi considerati obsoleti e superati. Criticità sono legate anche agli insufficienti investimenti necessari ad aggiornare la centrale. «Dopo gli stress-test post-Fukushima – viene sottolineato da Greenpeace –, la Slovenia ha promesso di realizzare degli aggiornamenti al suo Piano nazionale, ma nella prima revisione dello scorso anno, molti    dei più importanti aggiornamenti sono stati trasformati in nuovi studi o rinviati. La ragione è che, al momento, non ci sono sufficienti capitali per portarli avanti. Significa che Krško sta imparando troppo lentamente la lezione di Fukushima e questo aumenta il rischio per il reattore»;
          sul fronte scientifico, Giovanni Costa, sismologo ricercatore del dipartimento di scienze della terra dell'università di Trieste, ribadisce che nel recente convegno di Klagenfurt è emersa la necessità di approfondire ancora gli studi. «Le faglie sismiche ci sono e non è ancora chiaro quali siano i pericoli e se la centrale è in grado di resiste. Non si può dire che Krško sia sicuramente pericolosa, ma non si può neppure dire che non lo sia. Servono ulteriori studi»;
          il quotidiano Il Piccolo ci avvisa che «Slovenia e Croazia avrebbero deciso di prolungare la vita operativa della centrale nucleare di ulteriori vent'anni rispetto i piani iniziali. L'accordo sarebbe stato raggiunto tra i due proprietari della centrale, la Gen slovena e la Hep croata»;
          la preoccupazione per il prolungamento al 2043 dell'operatività della centrale Krško, cui si aggiunge quella della costruzione di una seconda centrale nello stesso sito, non è recente: la notizia seppur non ufficiale risale ad almeno due anni fa  –:
          se il Governo non intenda prendere posizione nei confronti della Repubblica di Slovenia cooperando con le autorità slovene nella valutazione del rischio ambientale e accogliendo l'istanza di addivenire a un coordinamento tra il Governo sloveno, quello italiano e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica;
          se il Governo non ritenga necessario acquisire ogni utile elemento di valutazione dalle istituzioni francesi che per prime hanno evidenziato la condizione di rischio per sicurezza internazionale;
          se non si intenda avviare al più presto, in collaborazione con il Governo sloveno, le verifiche necessarie ad accertare che l'evento sismico di cui in premessa, non abbia prodotto alcun da o alla centrale nucleare di Krško;
          se, e come, il Governo si intenda attivare affinché l'Italia sia consapevole della pericolosità sismica dell'area in questione e dei livelli di rischio connessi, verificando che tali livelli rispettino i limiti imposti dalle più avanzate normative internazionali; se il Governo non intenda – anche con l'ausilio di esperti di fiducia – interpellare il Servizio geologico francese (BRGM) e l'Istituto francese di radioprotezione e sicurezza nucleare (IRSN), facenti parte — fino al suo scioglimento — della Commissione tecnico scientifica franco-slovena per lo studio di Krško-2, per conoscere le valutazioni tecniche di rischio elaborate dalle due istituzioni francesi, anche al fine di verificare se i livelli di pericolosità sismica dell'area in questione rispettino i limiti imposti dalle più avanzate normative internazionali; se non intendano attivarsi per l'istituzione di una sede di coordinamento tecnico permanente almeno fra i due Governi e la IAEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica), al fine di prevedere l'inserimento di esperti italiani nelle commissioni di studio coinvolte nelle valutazioni su Krško-1 e su Krško-2.
(2-01368) «Pellegrino, Zaratti, Scotto».

Interrogazione a risposta scritta:


      SIBILIA, GRANDE, MANLIO DI STEFANO, DEL GROSSO, DI BATTISTA, SCAGLIUSI e SPADONI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
          in data 19 aprile 2016 il primo firmatario del presente atto ha ricevuto una mail istituzionale da parte del personale a contratto presso la Rappresentanza permanente d'Italia alle Nazioni Unite di New York in cui sono evidenziate «alcune gravi e annose problematiche che sono causa di uno stato di profondo disagio»;
          in particolare, nella mail si riporta testualmente che: «nonostante l'elevatissimo costo della vita di questo Paese (USA), la nostra Amministrazione (il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale) non concede adeguamenti retributivi da oltre 15 anni e non ha mai adeguato i contratti alla normativa locale. Quindi, niente piani pensione, niente straordinari retribuiti e nessuna progressione di carriera ! Inoltre, sono state applicate forti limitazioni alla copertura sanitaria»;
          questa situazione, a detta del personale interessato, potrebbe portare a uno stato di agitazione e all'astensione dall'attività lavorativa;
          da un punto di vista previdenziale il personale lamenta, inoltre, il fatto che, sempre testuale: «l'Amministrazione, a fronte di una base imponibile equivalente al 100 per cento della retribuzione, non permette alla categoria di contribuire al sistema pensionistico italiano sull'intera retribuzione, bensì sul 50 per cento dello stipendio, per il personale i cui contratti sono regolati dalla legge locale, e soltanto sulla base di uno stipendio convenzionale equivalente a circa un terzo dello stipendio, per coloro i cui contratti sono regolati dalla legge italiana ! Pertanto, una volta raggiunta l'età pensionabile, riceveremo una pensione bassissima e del tutto inadeguata a poter continuare a vivere in questo Paese. Questa palese ingiustizia si aggiunge al fatto che molti non avranno neanche la copertura sanitaria (Medicare), in quanto il Trattato Italia-USA in materia pensionistica non prevede che coloro che non sono cittadini statunitensi e lavorano per un governo straniero possano effettuare versamenti al Social Security !»
          se il Governo sia a conoscenza delle criticità evidenziate nella mail di cui in premessa e quali iniziative ritenga opportuno porre in essere per garantire l'adeguamento retributivo e il tasso di cambio in valuta locale degli stipendi del personale a contratto negli USA nonché la piena applicazione del decreto legislativo n.  103 del 2000 nella parte in cui stabilisce che i contratti devono essere adeguati alla normativa locale. (4-13134)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, per sapere – premesso che:
          la sentenza del Consiglio di Stato, sez. VI, n.  3652 del 21 aprile 2015, depositata il 23 luglio 2015, in accoglimento dei ricorsi in appello di sette amministrazioni comunali e di privati cittadini, ha annullato sia il provvedimento di valutazione di impatto ambientale favorevole emesso con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali del 21 luglio 2011, sia il provvedimento di autorizzazione alla costruzione dell'elettrodotto Udine ovest Redipuglia a 380 kV in doppia terna ed opere connesse, rilasciato alla società Terna spa con decreto interministeriale del 12 marzo 2013;
          la suddetta sentenza ha posto in evidenza una serie di gravi inadempienze e un vero e proprio «sviamento di potere» che ha condizionato le istruttorie nell'esclusivo interesse della soluzione imposta dalla Terna spa; ovvero, «Il MBAC (...) si è spinto ultra vires rispetto al compito assegnatogli dalla legge e ha di fatto abdicato, sulla soverchiante base di un suo inammissibile bilanciamento con altri interessi, ad esercitare correttamente l'indeclinabile funzione di tutela di cui è esso per legge titolare»;
          nel contempo non sarebbero state valutate e messe a confronto le possibili soluzioni alternative progettuali meno impattanti: «la riscontrata impossibilità di soluzioni tecniche alternative (i.e. interramento della linea) non è stata oggetto di adeguata motivazione (...) vizio anche questo sufficiente a concretare l'invalidità degli atti (...)»;
          dalla suddetta sentenza ne è conseguito che i lavori di costruzione delle opere in progetto, si sarebbero rivelati privi di dichiarazione di pubblica utilità, di titolo autorizzativo edilizio, paesaggistico ed ambientale e le relative opere abusive, inopinatamente realizzate prima della conclusione del processo, sarebbero addirittura state portate avanti, a quanto risulta agli interpellanti, con lavori intensificati nelle more del deposito della motivazione della sentenza e con l'evidente scopo di mettere tutti davanti al fatto compiuto;
          tale inusitata accelerazione dei lavori si è prodotta con contestuali, evidenti pressioni sui proprietari dei fondi sottoposti al vincolo preordinato all'esproprio spingendoli alla cessione volontaria, con compensi irrisori, peraltro in un evidente clima di coercizione, con le forze dell'ordine incaricate di presidiare i lavori, nel falso presupposto di possibili reazioni da parte di una popolazione rurale notoriamente pacifica e, quindi, con quello che agli interpellanti appare un evidente effetto intimidatorio;
          malgrado le diffide emesse dai legali dei ricorrenti e i ripetuti esposti indirizzati alle locali autorità giudiziarie e prefettizie, dopo la pubblicazione della sentenza del Consiglio di Stato sono proseguite le immissioni in possesso nonché i lavori di costruzione di fatto senza autorizzazione alcuna, con il presupposto, destituito di fondamento, di una cosiddetta messa in sicurezza, che non sarebbe mai stata autorizzata;
          le richieste di rimozione dei manufatti realizzati e di ripristino delle aree private occupate sono risultate inascoltate, tant’è che di fatto le amministrazioni competenti si sono sottratte all'obbligo di dare tempestiva esecuzione alla suddetta sentenza, anche ai sensi dell'articolo 29 del decreto legislativo n.  152 del 2006 e dell'articolo 150 del decreto legislativo n.  42 del 2004;
          nel frattempo, a giudizio degli interpellanti, la Terna spa avrebbe condizionato l'opinione pubblica rappresentando in modo non corretto il contenuto e gli effetti della suddetta sentenza e nel contempo prospettando l'evenienza di un black out qualora non fosse stato consentito l'immediato completamento dei lavori e prefigurando che avrebbe impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, disponendosi a ripercorrere il procedimento autorizzatorio previo riavvio da parte del Ministero dello sviluppo economico;
          la presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, non è stata da meno e anziché rimettersi alla decisione del supremo organo giurisdizionale amministrativo, come inizialmente asserito, avrebbe espresso pesanti critiche nei confronti della corte giudicante e nel contempo chiesto l'immediata ripresa dei lavori in corso sic et simpliciter, avendo deciso la modifica del nuovo piano energetico regionale in itinere, eliminando dal medesimo il previsto obbligo all'interramento delle linee elettriche, ovvero l'obbligo di interrare l'elettrodotto Udine est-Redipuglia;
          l'interrogazione a risposta scritta presentata il 5 agosto 2015 dall'onorevole Stefano Vignaroli ed altri sul medesimo tema risulta a tutt'oggi senza risposta  –:
          se i Ministri interpellati non intendano chiarire quali siano state e quale esito abbiano prodotto le indagini ministeriali volte ad individuare gli autori delle inadempienze, ovvero dello «sviamento di potere» contestato nella suddetta sentenza del Consiglio di Stato;
          quali siano le iniziative di competenza adottate dal Governo per evitare il ripetersi di simili circostanze e dei danni che ne conseguono, patiti dalla pubblica amministrazione e soprattutto dai privati cittadini, come lo stesso grave deteriorarsi del clima di fiducia che deve governare il rapporto fra il cittadino e lo Stato;
          quali siano le iniziative di competenza assunte per impedire eventuali effetti pregiudizievoli sulla concorrenza derivanti dall'attività di Terna nelle sue molteplici funzioni di concessionario in regime di monopolio del dispacciamento in media e alta tensione, di progettista, di proprietario delle linee, di ente espropriante;
          quali siano le iniziative assunte, per quanto di competenza, per evitare che le conseguenze degli errori e/o eventuali abusi passati e futuri della Terna, e di qualsiasi ente o autorità coinvolta, siano addebitati al pubblico erario o all'utenza;
          quali siano le iniziative adottate per garantire che il nuovo procedimento autorizzatorio della Udine ovest-Redipuglia, attualmente in corso, si svolga nell'esclusivo interesse della collettività, valutando ogni possibile alternativa, ivi comprese quelle già manifestate dai consulenti della regione e dell'ARPA Friuli Venezia Giulia, senza reticenze, collusioni, condizionamenti di sorta, nella piena trasparenza e con l'adozione della «pubblica inchiesta».
(2-01364) «Sorial, Spessotto, Battelli, Ciprini, Cominardi, Corda, Cozzolino, Crippa, Da Villa, Dadone, Daga, Dall'Osso, D'Ambrosio, De Lorenzis, De Rosa, Del Grosso, Della Valle, Dell'Orco, Di Battista, Di Benedetto, Luigi Di Maio, Manlio Di Stefano, D'Incà, D'Uva, Fantinati, Ferraresi, Fico, Fraccaro, Frusone, Gagnarli».

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      SCUVERA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
          il progetto di opera autostradale proposto dalla società Infrastrutture Lombarde spa, cosiddetto Broni-Mortara, è partito nel 2007 con l'approvazione di una conferenza di servizi in regione Lombardia;
          la conferenza di servizi regionale succitata ha approvato il progetto preliminare del tratto Broni-Mortara senza aver ottenuto preliminarmente la valutazione d'impatto ambientale da produrre durante le procedure autorizzative ex articolo 24 del decreto legislativo n.  152 del 2006; l'autorizzazione da parte della conferenza di servizi lombarda è stata accordata nonostante Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare avesse chiesto la sospensione della procedura in quanto ritenuta illegittima;
          in data 21 ottobre 2013 la S.A. BRO.R spa, in qualità di concessionaria di Infrastrutture Lombarde spa, ha provveduto a pubblicare una nuova nota al pubblico per consentire la partecipazione alla procedura di valutazione d'impatto ambientale;
          la suddetta pubblicazione è stata annullata dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che, in data 14 novembre, ha chiesto una nuova pubblicazione degli atti per difformità degli stessi con quelli depositati;
          tratto Broni-Mortara andrebbe a congiungersi a Stroppiana, in Piemonte, come completamento del progetto;
          il suddetto tratto autostradale non è da considerarsi regionale lombardo bensì interregionale e quindi sottoposto a legislazione che prevede la produzione di valutazione d'impatto ambientale/valutazione ambientale strategica in fase preliminare e prima dell'approvazione del progetto;
          il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, a fine aprile 2016, ha confermato il parere negativo alla valutazione di impatto ambientale  –:
          quali iniziative di competenza il Governo intenda promuovere affinché l'esito della valutazione di impatto ambientale relativo al tratto autostradale Broni-Mortara venga rispettato e, finalmente, si accantoni un progetto non solo inutile, ma anche dannoso per l'economia locale.
(5-08625)


      CRISTIAN IANNUZZI, BUSTO, CIVATI, BRIGNONE e ANDREA MAESTRI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
          l'articolo 8 della legge 19 ottobre 1998, n.  366, recante «Norme per il finanziamento della mobilità ciclistica» prevede che l'area di sedime delle ferrovie dismesse o in disuso è utilizzata prioritariamente per la realizzazione di piste ciclabili e che alle regioni è demandato il compito di individuare i tracciati ferroviari utilizzabili a tal fine e di programmare la realizzazione di itinerari ciclabili ad uso turistico seguendo i tracciati medesimi. Inoltre, stabilisce che gli argini dei fiumi e dei torrenti possono essere utilizzati, fatto salvo il rispetto della normativa vigente, per la realizzazione di piste ciclabili;
          il comma 342 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n.  244, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2008)» prevede l'istituzione, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di un fondo di 2 milioni di euro per l'anno 2008, per l'avvio di un programma di valorizzazione e di recupero delle ferrovie dismesse;
          per l'attuazione di tale programma, il comma 343 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n.  244, demanda al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il compito di individuare di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, i criteri e le modalità per la realizzazione di una rete di percorsi ferroviari dismessi da destinare ad itinerari ciclo-turistici e l'avvio di progetti di fattibilità per la conversione a uso ciclabile delle tratte ferroviarie dismesse di cui alla tabella 4 annessa alla legge richiamata  –:
          se il Ministro interrogato ritenga opportuno chiarire se siano effettivamente stati individuati i criteri e le modalità per la realizzazione di una rete di percorsi ferroviari dismessi da destinare ad itinerari ciclo-turistici e quali soggetti siano stati incaricati di avviare i progetti di fattibilità per la conversione a uso ciclabile delle tratte ferroviarie dismesse di cui alla tabella 4 annessa alla legge 4 dicembre 2007, n.  244;
          quali siano i fondi finora impiegati e quelli attualmente disponibili da destinare all'avvio di un programma di valorizzazione e di recupero delle ferrovie dismesse e come si ritenga di intervenire impiegando le risorse stanziate. (5-08629)

Interrogazioni a risposta scritta:


      BUSTO, DAGA, DE ROSA, MANNINO, MICILLO, TERZONI e ZOLEZZI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere — premesso che:
          il 9 ottobre 2013, viene inaugurato a Crescentino (Vercelli) il primo impianto al mondo per la produzione di bioetanolo da biomasse non alimentari – IBP spa di proprietà della Beta Renewables, joint venture di cui fa parte il gruppo Mossi Ghisolfi;
          dalla presentazione diffusa, dalla stessa bioraffineria, viene assicurato che l'impianto non produce reflui derivanti dalla produzione industriale e ha un riciclo dell'acqua pari al 100 per cento;
          il 25 febbraio 2015 si apprende, da fonti stampa, la notizia che, nel canale che esce dalla IBP attraversando la frazione Landoglio, l'acqua del rio è marrone e oleosa. A denunciare il fatto gli stessi abitanti che, preoccupati, hanno chiesto l'intervento della polizia locale, della Asl e dell'Arpa per le operazioni di controllo e monitoraggio. Nella dichiarazione di un residente si legge, infatti, che «a parte il colore e l'aspetto, la cosa più inquietante è che, a un certo punto, i pesci hanno iniziato a venire a galla e a boccheggiare, segno che forse quelle sostanze non fossero del tutto innocue»;
          il dirigente responsabile del dipartimento Arpa di Vercelli ha spiegato che «si è verificato uno sversamento dall'impianto IBP SpA nel fosso, dovuto alla rottura di un tubo del sistema di raffreddamento dell'impianto di produzione di bioetanolo. I tecnici Arpa sono intervenuti, la ditta ha incanalato le acque deviandone il percorso», volendo inoltre rassicurare i residenti sulla non pericolosità delle sostanze;
          in riferimento ai fatti sopracitati, il 27 febbraio 2015 l'area pianificazione e gestione del territorio del comune di Crescentino pubblica un avviso, a firma del sindaco, in cui si comunica che «presso l'impianto della Italian Bio Products spa, a causa della rottura meccanica avvenuta ad una delle piastre di uno degli scambiatori dedicati alla fase di idrolisi, le acque di raffreddamento sono state contaminate da fluido proveniente dal processo produttivo. Tale situazione ha generato un'anomalia a livello qualitativo nelle acque di scarico provenienti dallo spurgo torri di raffreddamento e destinate al corpo idrico ricettore fosso dell'Acqua Chiara»;
          il 19 marzo 2015 fonti stampa denunciano un altro allarme nelle acque del rio, diventate nuovamente marroni, maleodoranti e con una grande quantità di pesci morti. Gli abitanti commentano dicendo «se pensiamo che quest'acqua è la stessa impiegata per bagnare i campi e, di conseguenza, le cose che arrivano poi sulla nostra tavola, forse non c’è da stare poi tanto tranquilli»;
          secondo i residenti della zona non si tratta solo di singoli episodi, visto che, già altre volte, in passato si è assistito a simili episodi;
          l'assessore all'ambiente, recatosi sul posto, ha contattato i vertici dell'IBP che hanno parlato di un guasto all'impianto a causa di una paratia che perdeva acqua;
          diversi articoli recenti sul quotidiano locale La Gazzetta (26 aprile e 3 maggio 2016) riportano il persistere del problema dell'acqua scura nelle rogge e dell'aria maleodorante e riferiscono della raccolta di firme promossa dai cittadini e alla quale ha aderito lo stesso sindaco della frazione Galli al fine di ricevere risposte definitive sulla problematica in questione  –:
          se il Ministro non ritenga opportuno, vista la distanza ravvicinata tra i due episodi, disporre verifiche e controlli da parte del personale appartenente al comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente (C.C.T.A.), in relazione all'oggettivo pericolo che si verifichi un danno ambientale, ai sensi dell'articolo 197, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152. (4-13118)


      SORIAL. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
          secondo fonti di stampa, in questi giorni ancora una volta l'affluente del fiume Gobbia che scende in località Faidana sarebbe stato oggetto di uno sversamento di scarichi inquinanti;
          negli ultimi due mesi si sarebbe verificata spesso la presenza di schiuma e di acque nere, causata dagli scarichi effettuati da alcune aziende e secondo alcuni cittadini di Faidana, che chiedono un intervento delle autorità competenti per cercare di risolvere il problema, risalendo il fiume si vedrebbero «due tubi che provengono dalla zona industriale»;
          il fiume Gobbia è inquinato ormai da tempo: fino a pochi anni fa schiume e repentini cambi di colore erano all'ordine del giorno, soprattutto nel fine settimana;
          a gennaio 2016 il municipio aveva comunicato di aver acquistato un nuovo sistema di sonde digitali, da posizionare lungo l'alveo del torrente e collegate direttamente con una centrale di monitoraggio, per misurare ogni istante e in tempo reale esondazioni, piene e inquinamento: un occhio elettronico puntato giorno e notte sul torrente Gobbia che doveva andare ad integrare il sistema già esistente, completando la rete di rilevatori che vigila sullo stato di salute del fiume di Lumezzane;
          l'intervento sul fiume Gobbia studiato dall'assessorato all'ambiente, per quanto riguarda il rilevamento delle sostanze inquinanti, avrebbe utilizzato quattro sonde dedicate, già montate e predisposte da alcuni anni nei tratti nascosti del torrente, per un costo di poco più di 45 mila euro;
          l'analisi dell'acqua, attiva 24 ore su 24 e sette giorni su sette, doveva consentire al comune di stilare un programma di lavori periodici e di avvisare in tempo i cittadini in caso di pericolo e, dal punto di vista ambientale, invece, avrebbe permesso ad Arpa, polizia locale e alle guardie ecologiche volontarie della comunità montana di intervenire in tempi rapidi per individuare e punire i colpevoli degli sversamenti  –:
          se il Ministro interrogato sia al corrente dei fatti esposti in premessa e se non consideri necessario assumere ogni iniziativa di competenza per chiarire quale sia la situazione del fiume Gobbia e quali le possibili ricadute sulla salute dei cittadini della zona qualora fossa confermata la presenza di sostanze inquinanti. (4-13121)


      MANNINO, BUSTO, DAGA, DE ROSA, MICILLO, TERZONI e ZOLEZZI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
          la direttiva 94/22/CE relativa alle condizioni di rilascio e di esercizio delle autorizzazioni alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi deve essere interpretata alla luce dei principi generali del diritto comunitario ossia:
              dei considerando stessi della direttiva laddove esplicitamente si chiarisce che «l'estensione delle aree costituenti oggetto di autorizzazioni e la durata di quest'ultime devono essere limitate in modo da evitare di riservare ad un unico ente un diritto esclusivo su aree per le quali la prospezione, ricerca e coltivazione possono essere avviate in modo più efficace da diversi enti»;
              dell'articolo 4 lettera b) della direttiva che dispone «la durata dell'autorizzazione non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali essa è stata concessa. Tuttavia le autorità competenti possono prorogare la durata dell'autorizzazione se la durata stabilita non è sufficiente per completare l'attività in questione e se l'attività è stata condotta conformemente all'autorizzazione»;
              dell'articolo 4 lettera c) della direttiva che dispone «gli enti non godano di diritti esclusivi nell'area geografica per la quale hanno ottenuto un'autorizzazione per un periodo più lungo di quanto sia necessario per il corretto esercizio delle attività autorizzate»;
          la direttiva 94/22/CE è stata recepita dall'Italia attraverso il decreto legislativo 25 novembre 1996, n.  625;
          la legge 21 luglio 1967, n.  613, all'articolo 29 prevede «la durata della concessione è di trenta anni. Decorsi i due terzi del suddetto periodo, il concessionario ha diritto ad una proroga di dieci anni se ha eseguito i programmi di coltivazione e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione. La proroga è disposta alle stesse condizioni della concessione originaria, con decreto del Ministro per l'industria, il commercio e l'artigianato, di concerto con quello per la marina mercantile per quanto attiene alle prescrizioni concernenti le materie di cui al terzo e quinto comma dell'articolo 2»;
          la legge 9 gennaio 1991, n.  9, all'articolo 9, comma 8, prevede «al fine di completare lo sfruttamento del giacimento, decorsi i sette anni dal rilascio della proroga decennale, al concessionario possono essere concesse, oltre alla proroga prevista dall'articolo 29 della legge 21 luglio 1967, n.  613, una o più proroghe di cinque anni ciascuna se ha eseguito i programmi di coltiva, one e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe»;
          la legge 28 dicembre 2015, n.  208, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016) all'articolo 1, comma 239, prevede: «all'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152, il secondo e il terzo periodo sono sostituiti dai seguenti: «Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l'intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette. I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale. Sono sempre assicurate le attività di manutenzione finalizzate all'adeguamento tecnologico necessario alla sicurezza degli impianti e alla tutela dell'ambiente, nonché le operazioni finali di ripristino ambientale»;
          l'articolo 121, comma 1, del decreto legislativo n.  50 del 2016 prevede «le disposizioni del presente capo si applicano alle attività relative allo sfruttamento di un'area geografica ai seguenti fini: a) estrazione di gas o di petrolio; b) prospezione o estrazione di carbone o di altri combustibili solidi»;
          l'articolo 168 del decreto legislativo n.  50 del 2016 prevede: «1. La durata delle concessioni è limitata ed è determinata nel bando di gara dall'amministrazione aggiudicatrice o dall'ente aggiudicatore in funzione dei lavori o servizi richiesti al concessionario. La stessa è commisurata al valore della concessione, nonché alla complessità organizzativa dell'oggetto della stessa. 2. La durata massima della concessione non può essere superiore al periodo di tempo necessario al recupero degli investimenti da parte del concessionario individuato sulla base di criteri di ragionevolezza, insieme ad una remunerazione del capitale investito, tenuto conto degli investimenti necessari per conseguire gli obiettivi contrattuali specifici come risultante dal piano economico-finanziario. Gli investimenti presi in considerazione ai fini del calcolo comprendono quelli effettivamente sostenuti dal concessionario, sia quelli iniziali sia quelli in corso di concessione»  –:
          quali siano gli orientamenti del Governo in relazione al possibile contrasto tra quanto disposto dall'articolo 1, comma 239, della legge di stabilità 2016, principalmente laddove viene stabilito che, «i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento» e quanto previsto dalla direttiva 1994/22/CE, specificatamente nei considerando e nell'articolo 4 lettere b) e c) e quali eventuali iniziative intenda assumere in merito;
          quali siano gli orientamenti del Governo in relazione al possibile contrasto tra se le proroghe previste dall'articolo 29 della legge 21 luglio 1967, n.  613, dall'articolo 9, comma 8, della legge 9 gennaio 1991, n.  9 e dall'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo n.  152 del 2006 e quanto stabilito dall'articolo 14 della direttiva 2014/25/UE e dall'articolo 18 della direttiva 2014/23/UE così come in parte recepiti dalla normativa nazionale agli articoli 121 e 168 del decreto legislativo n.  50 del 2016 e quali eventuali iniziative intenda assumere in merito. (4-13123)

DIFESA

Interrogazione a risposta in Commissione:


      DADONE. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
          su una testata giornalistica locale è apparso un articolo recante il titolo: «Il Ministero della difesa non paga l'affitto a Mondovì»;
          dall'articolo risulta che il Ministero della difesa abbia in locazione nel comune di Mondovì (CN), zona Belvedere di Piazza, una parte di un palazzo adibito a stazione meteorologica;
          tale locazione risalga al 1984, anno in cui fu firmato tra le parti il suddetto contratto;
          al 1o gennaio 2015 il comune di Mondovì vantava un credito, per alcuni canoni di locazione non pagati, nei confronti del Ministro della difesa di euro 27.258, credito che, a dicembre dello stesso anno, pare essere sceso a circa 18.000 euro, in quanto 9.258 euro sono stati allocati nel bilancio comunale tra i crediti di dubbia esigibilità;
          il dibattito scatenato in merito a tali somme da parte di un consigliere comunale di Mondovì, Magnino, ha trovato pronta risposta da parte dell'assessore al bilancio del comune medesimo, Schellino, la quale ha sostenuto trattarsi di un «dato meramente contabile in relazione alla difficoltà nella riscossione del credito», aggiungendo inoltre che «i 9.000 euro non sono caduti in prescrizione», in quanto il comune ha sempre provveduto a sollecitare (con cadenza annuale) il canone dovuto;
          il Ministero della difesa, nonostante le ripetute sollecitazioni, da anni utilizza il citato palazzo senza pagare alcun canone di locazione  –:
          se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto sopra illustrato e con quali tempistiche intenda saldare totalmente il debito nei confronti del comune di Mondovì. (5-08626)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      GALGANO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
          l'interesse da pagare per un mutuo a tasso variabile è dato da Euribor + spread (ossia la percentuale di guadagno della banca), quest'ultimo concordato con il cliente. Se l'Euribor, come ormai da un anno, è negativo, il tasso di interesse deve essere più basso dello spread; tuttavia, molte banche lo considerano zero, anche se è sottozero;
          da quando l'Euribor è diventato negativo, quindi, gli istituti di credito per i mutui variabili avrebbero dovuto sottrarlo allo spread concordato con il cliente. Invece, secondo Altroconsumo e Federconsumatori, alcune banche avrebbero fissato a zero il livello minimo (« floor») del tasso di riferimento cui sommare lo spread, diversamente da quanto previsto nei contratti. Di conseguenza, starebbero applicando ai loro clienti dei tassi d'interesse più alti del dovuto;
          per un mutuo variabile, infatti, il tan (tasso annuo nominale) si forma aggiungendo all'Euribor, che è il tasso di interesse con cui le banche si scambiano le provviste di denaro e che varia ogni giorno, uno spread, che è la percentuale di guadagno della banca. Ad esempio, se l'Euribor è pari all'1 per cento e lo spread concordato tra cliente e banca è l'1 per cento, il tasso è il 2 per cento. Se invece l'Euribor è negativo, va sottratto allo spread. Per cui se l'Euribor è –0,26 per cento, il tasso che il cliente deve pagare è 1 — 0,26, ossia 0,74 per cento. Molte banche, invece, considerano l'Euribor zero, e non negativo come è, per cui nel caso precedente fanno pagare un tasso dell'1 per cento;
          il danno ingiusto per i clienti è evidente (e per importi elevati e per periodi prolungati anche consistente), a meno che nel contratto banca-cliente non sia stato previsto espressamente che, in caso di Euribor negativo, nel calcolo del tasso l'Euribor stesso non possa scendere sotto lo zero. Ma quasi mai, soprattutto per i mutui contratti fino al 2014, c’è questa clausola, perché è la prima volta che l'Euribor è negativo (conseguenza dei tassi zero della Bce) e tale scenario non era previsto dagli istituti di credito;
          a febbraio 2016 è intervenuta anche la Banca d'Italia per ricordare agli istituti che non possono applicare un tasso minimo se la clausola non è stata pubblicizzata e inclusa nella documentazione di trasparenza e nel contratto: «Da alcune segnalazioni pervenute sono emerse ipotesi in cui gli intermediari hanno neutralizzato l'erosione dello spread derivante dal sopravvenuto valore negativo del parametro, attribuendo a quest'ultimo valore pari a zero. Ciò ha determinato l'applicazione di tassi d'interesse non allineati con le rispettive previsioni contrattuali»;
          per questa ragione la Banca d'Italia ha chiesto agli istituti d'intervenire su tre fronti: attenersi a «una rigorosa applicazione delle condizioni pattuite con la clientela», ovvero non introdurre unilateralmente clausole di tasso minimo non indicate nei contratti; nel caso in cui i tassi interbancari scendano in negativo, «verificare che gli applicativi e le procedure in uso determinino correttamente il tasso d'interesse applicabile a ciascun rapporto e l'ammontare degli interessi dovuti»; operare «sollecitamente una verifica delle condotte sinora seguite nella determinazione degli interessi dovuti» ed, eventualmente, «provvedere alle conseguenti restituzioni» se sono stati applicati tassi minimi pari a zero. In questi casi bisognerà anche inviare un'informativa alla Banca d'Italia, la quale nei prossimi mesi controllerà che le richieste contenute nella sua comunicazione siano state rispettate;
          intanto, anche le associazioni dei consumatori sono pronte a chiedere conto agli istituti di credito del perché molti di essi non hanno ridotto — e non sta o riducendo — di quanto dovrebbero le rate dei mutui a tasso variabile, visto che l'Euribor (il tasso di riferimento su cui viene calcolata la rata) è negativo dai primi mesi del 2015, ed hanno intenzione di organizzare un'azione collettiva per ottenere il rimborso dell'importo delle rate pagato in più;
          Altroconsumo ha lanciato una vera e propria campagna: «Con il tasso Euribor negativo, tanti mutui a tasso variabile avrebbero dovuto trarre beneficio e, di conseguenza, i clienti avrebbero dovuto pagare rate più leggere. Invece molte banche hanno fatto finta di niente e applicato sempre e comunque il valore zero. Controlla il tuo mutuo e reclama per riavere quanto ti spetta»  –:
          se il Governo sia a conoscenza della vicenda e quali iniziative di competenza, anche normative, intenda adottare per fare in modo che gli istituti di credito che non hanno rispettato le prescrizioni si adeguino e rimborsino i clienti che hanno versato rate più alte di quanto dovuto per i loro mutui a tasso variabile. (5-08621)


      GRILLO, BARONI, COLONNESE, DI VITA, SILVIA GIORDANO, LOREFICE e MANTERO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
          l'articolo 1, comma 398, della legge 23 dicembre 2014, n.  190 (legge di stabilità 2015) recita: «al comma 6 dell'articolo 46 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n.  89, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
          a) al primo periodo:
              1) le parole: «Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano» sono sostituite dalle seguenti: «Le regioni a statuto ordinario»; 2) la parola: «2017» è sostituita dalla seguente: «2018»; 3) le parole: «e province autonome» sono soppresse; 4) le parole: «tenendo anche conto del rispetto dei tempi di pagamento stabiliti dalla direttiva 2011/7/UE, nonché dell'incidenza degli acquisti centralizzati,» sono soppresse;
          b) al secondo periodo, la parola: «eventualmente» è soppressa;
          c) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Per gli anni 2015-2018 il contributo delle regioni a statuto ordinario, di cui al primo periodo, è incrementato di 3.452 milioni di euro anni in ambiti di spesa e per importi complessivamente proposti, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, in sede di autocoordinamento dalle regioni da recepire con intesa sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il 31 gennaio 2015. A seguito della predetta intesa sono rideterminati i livelli di finanziamento degli ambiti individuati e le modalità di acquisizione delle risorse da parte dello Stato. In assenza di tale intesa entro il predetto termine del 31 gennaio 2015, si applica quanto previsto al secondo periodo, considerando anche le risorse destinate al finanziamento corrente del Servizio sanitario nazionale»;
          il comma 6 dell'articolo 46 del decreto-legge 24 aprile 2014, n.  66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n.  89, e successive modificazioni, prevede, tra le altre cose, che le regioni a statuto ordinario, in conseguenza dell'adeguamento dei propri ordinamenti ai principi di coordinamento della finanza pubblica introdotti dal presente decreto e a valere sui risparmi derivanti dalle disposizioni ad esse direttamente applicabili ai sensi dell'articolo 117, comma secondo, della Costituzione, assicurano un contributo alla finanza pubblica pari a 500 milioni di euro per l'anno 2014 e di 750 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al (2019)...;
          l'intesa 26 febbraio 2015 della Conferenza Stato-regioni (CSR) n.  37/2015 prevede a decorrere dal 2015 la riduzione delle risorse destinate al finanziamento del settore sanitario per 2.000 milioni di euro (con riferimento alla quota di pertinenza delle regioni a statuto ordinario) e 2.352 milioni di euro, incluse le autonomie speciali;
          l'intesa 26 febbraio 2015 della Conferenza Stato-regioni (CSR) n.  113/2015 prevede di verificare e rivedere il Patto della Salute 2014-2016. In particolare riporta gli impatti sulla manovra sanitaria per gli anni 2015 (2.352 milioni di euro), 2016 (2.301 milioni di euro), 2017 (2.431). La stessa indica che Governo e regioni convengono che le misure di cui al punto D «Farmaceutica Territoriale ed Ospedaliera» devono assicurare un risparmio di almeno 500 milioni di euro su base annua per il Servizio sanitario nazionale;
          il decreto-legge 19 giugno 2015, n.  78, convertito in legge, con modificazioni, 6 giugno 2015, n.  125, all'articolo 9-bis attua quanto previsto dalle Intese 26 febbraio e 2 luglio 2015;
          la legge 28 dicembre 2015 (legge di stabilità 2016) prevede all'articolo 1, comma 680, che le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in conseguenza dell'adeguamento dei propri ordinamenti ai princìpi di coordinamento della finanza pubblica di cui alla presente legge e a valere sui risparmi derivanti dalle disposizioni ad esse direttamente applicabili ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, della Costituzione, assicurano un contributo alla finanza pubblica pari a 3.980 milioni di euro per l'anno 2017 e a 5.480 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, in ambiti di spesa e per importi proposti, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, in sede di autocoordinamento dalle regioni e province autonome medesime, da recepire con intesa sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro il 31 gennaio di ciascun anno. In assenza di tale intesa entro i predetti termini, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, entro venti giorni dalla scadenza dei predetti termini, i richiamati importi sono assegnati ad ambiti di spesa ed attribuiti alle singole regioni e province autonome, tenendo anche conto della popolazione residente e del PIL, e sono rideterminati i livelli di finanziamento degli ambiti individuati e le modalità di acquisizione delle risorse da parte dello Stato, considerando anche le risorse destinate al finanziamento corrente del Servizio sanitario nazionale. Fermo restando il concorso complessivo di cui al primo periodo, il contributo di ciascuna autonomia speciale è determinato previa intesa con ciascuna delle stesse. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano assicurano il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza come eventualmente rideterminato ai sensi del presente comma e dei commi da 681 a 684 del presente articolo e dell'articolo 1, commi da 400 a 417, della legge 23 dicembre 2014, n.  190. Per la regione Trentino Alto Adige e per le province autonome di Trento e di Bolzano l'applicazione del presente comma avviene nel rispetto dell'Accordo sottoscritto tra il Governo e i predetti enti in data 15 ottobre 2014, e recepito con legge 23 dicembre 2014, n.  190, con il concorso agli obiettivi di finanza pubblica previsto dai commi da 406 a 413 dell'articolo 1 della medesima legge;
          l'intesa 11 febbraio 2016 n.  21/CSR, in attuazione della legge 28 dicembre 2015, n.  208 (articolo 1, commi 680, 682 e 683), riporta le modalità con le quali si intende raggiungere il concorso agli obiettivi di finanza pubblica da parte delle regioni e delle province di Trento e Bolzano pari a 2.208,60 milioni di euro per l'anno 2016, 3.980 milioni di euro per il 2017 e a decorrere dal 2018 pari a 5.480 milioni di euro;
          la Conferenza delle regioni e delle province autonome ha presentato la «Nota sul Documento di Economia e Finanza 2016» 16/57/CRO4bis/C2. Quest'ultima, al punto 1, «Attuale stato delle manovre di finanza pubblica sul comparto regionale a legislazione vigente» riporta una tabella, nella quale, per il 2016, viene indicato «legge 208/2015, comma 680 (TOTALE TAGLI)» 2.097,00 milioni di euro. La stessa tabella indica per gli anni 2016, 2017 e 2018 quale valore delle razionalizzazioni ed efficientamento dell'Intesa Stato Regioni – 26 febbraio 2015 (su FSN) 2.000 milioni di euro  –:
          quali elementi possa fornire il Governo in merito al dettaglio dei risparmi di spesa previsti per il 2016 relativamente a quanto disposto dal comma 680 dell'articolo 1 della legge n.  208 del 2015;
          quali siano le motivazioni per le quali non siano stati riportati all'interno dell'Intesa 11 febbraio 2016 n.  21/CSR i risparmi indicati al punto D «farmaceutica territoriale ed ospedaliera» dell'Intesa 26 febbraio 2015 Conferenza Stato-regioni n.  113/2015. (5-08627)


      CRIPPA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
          con l'interrogazione n.  5-08386, l'interrogante ha posto all'attenzione del Governo la situazione dei lavoratori del Gruppo Tamini con sede presso lo stabilimento ex-Verbano Trasformatori di Novara;
          come riporta l'articolo dal titolo «Terna: closing dell'aggregazione tra Tamini e Tes», il 16 settembre 2015 è stata annunciata una fusione fra il Gruppo Tamini Trasformatori e il Gruppo TES Transformer Electro Service;
          da tale fusione si è andata a creare una particolare situazione in cui, come verificabile da visure recenti dei gruppi, TES risulta al momento al 100 per cento di proprietà del Gruppo Tamini, mentre lo stesso Gruppo Tamini risulta, per un 70 per cento di proprietà di Terna Plus s.r.l. (società riconducibile a Terna) e per il restante 30 per cento di proprietà di Holdcotes s.r.l., holding riconducibile ai precedenti proprietari di TES Trasformatori;
          un assetto societario a dir poco confuso, più simile ad una «scatola cinese», oltre che, a giudizio dell'interrogante, completamente privo di trasparenza;
          da quanto si può capire dagli assetti societari riportati nelle visure sopra citate, il riferimento al Gruppo Terna resta chiaro, così come l'impatto e l'influenza che esso può probabilmente vantare nei confronti della politica aziendale e occupazionale del Gruppo Tamini;
          come riportato dal sito freenovara.it, nell'articolo sulla crisi del Gruppo Tamini del 16 aprile 2016, si apprende di come, solo nel dicembre 2015, il Gruppo Tamini avesse annunciato un investimento di circa 12 milioni di euro nelle proprie attività;
          non si capisce secondo l'interrogante la ratio di annunciare investimenti milionari per poi, dopo solo quattro mesi, licenziare 48 dei 77 lavoratori dello stabilimento ex Verbano di Novara;
          andando verso un mercato di transizione verso il vettore elettrico e diminuendo il consumo dei combustibili fossili per aumentare la penetrazione dell'energia elettrica da fonti rinnovabili, diventa difficile comprendere quali siano le strategie di Terna nel non considerare questo orientamento riscontrabile anche nel mercato europeo e di conseguenza decidere di dismettere un settore strategico  –:
          se il comportamento di Tamini, posseduta al 70 per cento da Terna, che ha prodotto danni ai lavoratori, sia stato in linea con la normativa vigente, dato che nel piano industriale di Tamini non vi era traccia di un'acquisizione di un altro gruppo industriale e che l'idea di un investimento di 12 milioni di euro, sembrerebbe all'interrogante essere stata stravolta per l'acquisizione di un concorrente e se si intenda dare spiegazioni in merito a tale comportamento;
          se a fronte di un debito di 15 milioni di euro e dei promessi e non attuati investimenti di 12 milioni di euro da parte di Tamini, i Ministri interrogati, per quanto di competenza, ritengano che si possano profilare responsabilità in capo all'attuale management;
          se sia compatibile con un imprescindibile canone di etica pubblica il comportamento di Terna Plus, società riconducibile a Terna s.p.a., vale a dire comprare un'azienda per poi chiudere settori di aziende già di proprietà;
          alla luce della recente convocazione al Ministero dello sviluppo economico di un tavolo di trattativa riguardo alla vicenda di cui in premessa, se i Ministri interrogati intendano adoperarsi, per quanto di competenza, per attivare un tavolo di crisi per l'intero gruppo Tamini e di conseguenza attivare tutte le iniziative di tutela e solidarietà necessarie per far sì che non siano i lavoratori a pagare scelte aziendali azzardate e non pianificate. (5-08630)


      LUIGI GALLO, MARZANA, D'UVA, VACCA, CARINELLI e MICILLO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
          con interpellanza urgente n.  2-00357, presentata dal primo firmatario del presente atto ed altri deputati in e svolta data 10 gennaio 2014, seduta n.  149, si richiedeva, al Ministro interrogato di valutare l'opportunità economica e qualitativa dell'esterna, nazione, in particolare, dei servizi di pulizia presso le scuole pubbliche gestite da Consip e quali iniziative normative intendesse adottare per contrastare il fenomeno degli accordi anticoncorrenziali, cosiddetti «cartelli di imprese»;
          con interrogazione a risposta scritta n.  4-06106, presentata da Maria Marzana in data 23 settembre 2014, seduta n.  296, gli interroganti, tra cui il primo firmatario del presente atto, chiedevano al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, se non vi fosse, da parte del Governo, l'intenzione di eliminare gradualmente il ricorso alle esternalizzazioni puntando al contrario all'internalizzazione dei servizi di pulizia degli istituti scolastici pubblici;
          con interrogazione a risposta orale n.  3-01285, presentata dal primo firmatario del presente atto in data 10 febbraio 2015, seduta n.  374, il deputato interrogante e altri colleghi deputati chiedevano allo stesso Ministro interrogato nella presente se non ritenesse che le esternalizzazioni dei servizi di pulizia nelle scuole, in tutti questi anni, avessero prodotto un danno per le casse dello Stato e se fossero davvero un percorso economicamente sostenibile;
          con interrogazione a risposta immediata in assemblea n.  3-01961, presentata dal primo firmatario del presente atto in data 26 gennaio 2016, seduta n.  555, si chiedeva al Ministro interrogato nate quali iniziative di competenza intendesse intraprendere alla luce delle attività anti-concorrenziali, poste in essere da talune società di pulizie risultate vincitrici delle gare Consip, denunciate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato nell'adunanza del 22 dicembre 2015, e della tendenza ad una progressiva centralizzazione del sistema di acquisti di beni e servizi; si chiedeva quali iniziative, infine, il Ministro interrogato intendesse adottare al fine di garantire una maggiore vigilanza dell'operato da parte di Consip;
          il primo firmatario del presente atto, inoltre, ha presentato esposto presso la Corte dei conti per l'eventuale sussistenza di danno erariale causato dall'esternalizzazione degli appalti alle ditte di pulizia negli istituti scolastici, comprese le proroghe ex lege e i fondi per il cosiddetto progetto «Scuole Belle», al quale il Governo ha destinato 150 milioni di euro per il 2014 e 450 milioni per il triennio 2014-2016, accentuando così tale processo di esternalizzazione;
          tutte le osservazioni esposte nei numerosi atti presentati e descritti sopra, rimaste pressoché «lettera morta» per i Ministri interrogati, sono state però riprese recentemente e in maniera quasi integrale dalla delibera n.  376 del Consiglio dell'Autorità Nazionale Anticorruzione del 2 marzo 2016, depositata presso la segreteria del Consiglio in data 12 aprile 2016;
          con tale delibera, l'Autorità nazionale anticorruzione, avendo assunto i compiti e le funzioni dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, nell'esercizio del potere di segnalazione al Governo ed al Parlamento di cui all'articolo 16, comma 7, lettere e) e f), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.  163, ha inteso «formulare alcune osservazioni in ordine agli interventi normativi che dispongono la proroga dei contratti di servizi di pulizia e servizi ausiliari delle istituzioni scolastiche ed educative statali e degli enti locali e, più in generale, sul ricorso sistematico alle proroghe normative per garantire la continuità dell'approvvigionamento dei servizi alle amministrazioni pubbliche», segnalando «l'opportunità di avviare una riflessione sulla coerenza dell'assetto normativo conseguente con le regole comunitarie e nazionali vigenti in materia di appalti, alla luce del principio della inderogabilità delle procedure ordinarie di scelta del contraente, ribadito anche di recente dall'articolo 1, comma 1, lettera e), della legge delega 28 gennaio, n.  11, tenuto conto dei molteplici effetti negativi che tali sistemi derogatori producono»;
          secondo l'Autorità nazionale anticorruzione, il contesto normativo, con specifico riferimento ai servizi di pulizia nelle scuole, ha contribuito alla restrizione delle condizioni del mercato di riferimento e al consolidarsi delle posizioni degli incumbent, adducendo, come segnale di tale anomalia – si veda al proposito la succitata interrogazione a risposta immediata in assemblea n.  3-01961, il provvedimento finale del «procedimento 1787 – gare Consip servizi di pulizia nelle scuole pubbliche», deliberato in data 22 dicembre 2015, n.  25802, con cui l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha accertato l'esistenza di un'intesa restrittiva della concorrenza tra le quattro imprese coinvolte – due delle quali sono i maggiori incumbent – che ha condizionato l'esito della gara di rilievo comunitario bandita da Consip nel 2012 ed ha annullato, de facto, la dinamica concorrenziale al fine di spartirsi i lotti e aggiudicarsene il numero massimo consentito;
          l'Autorità nazionale anticorruzione segnala, pertanto, «che la decisione di introdurre un regime derogatorio all'assetto giuridico vigente [...] non dovrebbe sottovalutare l'effetto restrittivo che comporta sull'accesso al mercato, nella misura in cui la normativa pone alcuni fornitori di servizi in una situazione privilegiata rispetto ai propri concorrenti, peraltro, in un contesto di posizioni già «consolidate» in partenza, in contrasto con il principio di concorrenza, di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.  163, teso a garantire l'apertura del mercato a una concorrenza «effettiva»;
          a parere degli interroganti, dunque, sono da intendersi interventi tesi in direzione del tutto opposta a quella auspicata quei provvedimenti normativi che introducono modalità di affidamento che prevedano il ricorso alle proroghe, in deroga alle procedure ad evidenza pubblica, di cui all'articolo 54, comma 2, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.  163, e «pongono limiti sostanziali alla contendibilità del mercato, peraltro, per un lungo periodo di tempo e in tutto il territorio nazionale»;
          nella situazione finora descritta, a detta dell'Autorità nazionale anticorruzione, «le condizioni economiche alle quali i servizi sono acquistati risultano alterate sotto un duplice profilo: da una parte per la mancata adozione di procedure ad evidenza pubblica per via delle proroghe normative e dall'altra dalla prosecuzione dei servizi a condizioni economiche – quelle della gara Consip – non espresse da un reale confronto concorrenziale tra le imprese», venendo meno al principio di economicità, cosiddetta «spending review», insieme al principio di efficacia ed efficienza che costituisce corollario del canone di buon andamento dell'azione amministrativa, legittimato dall'articolo 97 della Costituzione;
          l'Autorità, dunque, segnala la necessità di un intervento urgente affinché la gestione dei servizi sia ricondotta nell'alveo delle ordinarie procedure di affidamento previste dal codice dei contratti pubblici e che non si ricorra, per il futuro, all'utilizzo di sistemi derogatori, come le proroghe ex lege, confermando, a parere degli interroganti, il rischio che possa derivare un danno erariale dall'esternalizzazione degli appalti alle ditte di pulizia negli istituti scolastici, come da esposto di cui sopra presentato alla Corte dei conti, sezione Lazio;
          alla luce delle più recenti e lampanti evidenze esposte in premessa, non ultima la delibera n.  376 del Consiglio dell'Autorità nazionale anticorruzione del 2 marzo 2016; a parere degli interroganti, le esternalizzazioni dei servizi di pulizia, specie mediante l'utilizzo di sistemi derogatori ex lege, hanno prodotto un danno per le casse dello Stato  –:
          se non ritenga che le esternalizzazioni siano, de facto, un percorso economicamente insostenibile, oltreché, a giudizio degli interroganti, un sistema spesso in contrasto con il principio di concorrenza;
          quali iniziative di competenza intenda assumere in merito alle argomentazioni espresse in premessa. (5-08631)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


      RIZZETTO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          si è appreso della tragica notizia che, in data 28 aprile 2016, in località Calambrone, nel comune di Pisa, è deceduta Samantha, una bambina di tre anni, in un alloggio ricavato all'interno di un fabbricato fatiscente dove viveva con la madre e con il convivente di quest'ultima;
          la morte sarebbe stata provocata da ripetute percosse subite da parte del convivente della madre, Tonino Krstic, un cittadino serbo con precedenti penali e segnalazioni per atti di violenza;
          lo stesso Krstic per mesi ha messo in atto atteggiamenti di inaudita violenza sia nei confronti della bambina, che nei confronti della mamma di Samantha, come risulta dall'autopsia sul corpicino della piccola e dai racconti della stessa madre;
          in data 30 agosto 2015, la donna a causa delle percosse subite è stata sottoposta ad un ricovero di tre giorni presso l'unità operativa di medicina e chirurgia d'urgenza della ASL 6 di Livorno, con prognosi di venti giorni; conseguentemente, in data 1o settembre 2016 è stata attivata dalla ASL di Livorno una consulenza con l'assistenza sociale. La donna non ha proceduto a nessun atto di querela nei confronti del proprio aguzzino, ma ciò nonostante i carabinieri del nucleo di Tirrenia (comune di Pisa) hanno informato l'autorità giudiziaria – come riferito dal comandante provinciale di Pisa, colonnello Andrea Brancadoro in una intervista a La Nazione del 4 maggio 2016; lo stesso plesso sanitario di Livorno ha attivato il «percorso previsto dal codice rosa» secondo la normativa vigente e come risulta dal referto;
          successivamente a quest'ultima procedura (percorso codice rosa) sembra, quindi, che sia stata «trasmessa la segnalazione al servizio sociale del Comune di competenza», che è Pisa, come si legge in virgolettato a pagina 3 della cronaca di Pisa de La Nazione, del 4 maggio 2016;
          il fabbricato fatiscente all'interno del quale viveva il nucleo familiare di Samantha è di proprietà del comune di Pisa e vi sono stati accessi e sopralluoghi da parte della polizia municipale di Pisa anche precedentemente alla morte di Samantha;
          si fa presente che il fratello di Krstic ha frequentato le scuole pisane e, pertanto, si era a conoscenza della presenza di minori all'interno del rudere di Calambrone, di proprietà del comune di Pisa, tanto che nel mese di dicembre 2015, per come riferito dalla madre di Samantha, interrogata dagli inquirenti, la polizia municipale era stata nella baracca a seguito della segnalazione della direzione scolastica della prolungata assenza da scuola del fratello di Tonino Krstic, di nome Dean;
          pertanto, sin dalla fine del mese di agosto del 2015, ossia ben 8 mesi prima della immane tragedia, l'autorità giudiziaria, le forze dell'ordine, la polizia municipale di Pisa, il sistema sanitario (ASL Livorno), la direzione scolastica di Pisa, gli assistenti sociali di Livorno, gli assistenti sociali di Pisa a quanto pare, erano a conoscenza, quanto meno, del contesto di degrado materiale e morale che vi era nel fabbricato di Calambrone, si ribadisce, di proprietà del comune di Pisa, della presenza di minori all'interno di tale contesto e della violenza che vi si consumava;
          sicché, si ritiene che le autorità coinvolte nella vicenda non abbiano messo in atto idonee iniziative preventive a tutela della piccola Samantha, che avrebbero potuto escluderne la morte  –:
          se i Ministri siano al corrente dei fatti in premessa e quali siano i loro orientamenti, per quanto di competenza;
          se e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano adottare i Ministri interrogati, anche sul piano normativo, affinché non si ripetano casi come quello esposto in premessa su cui l'adozione di idonee iniziative a tutela del minore, probabilmente ne avrebbe potuto escludere la morte. (5-08619)

Interrogazione a risposta scritta:


      MARTELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
          quotidianamente il personale di polizia penitenziaria dell'Istituto penale minorile Beccaria di Milano subisce eventi critici di vario tipo, incluse le aggressioni. L'ultimo caso quello di un agente penitenziario che oggi è rimasto intossicato dal fumo di un incendio appiccato da un detenuto;
          i detenuti sono vittime di atti di autolesionismo e di molteplici tentativi di suicidio; l'ultimo caso è quello di    detenuto ventenne che si è verificato domenica 8 maggio 2016 nel carcere di Beccaria;
          in particolare, le lavoratrici e i lavoratori del carcere Beccaria sono sotto organico e devono farsi carico di gravosi turni di lavoro e di responsabilità ulteriori provenienti dalle croniche carenze strutturali del carcere, come denunciato dalla FP CGIL Lombardia e Milano;
          per i suddetti problemi di carenze strutturali si attende ancora l'apertura del nuovo padiglione adiacente al carcere;
          le pessime condizioni di vita lavorativa incidono anche sulla salute psicofisica dei lavoratori creando maggiore stress, meno efficienza e più assenze sul lavoro;
          questa situazione insostenibile sia per le lavoratrici e i lavoratori, sia per i detenuti si protrae ormai da molto tempo e si corre il rischio di avere esiti esplosivi e incontrollabili –:
          quali siano i motivi del ritardo da parte del Ministero della giustizia nel porre rimedio alla mancanza di ordine, disciplina e sicurezza nel carcere Beccaria;
          quali iniziative abbia intrapreso o intendano intraprendere affinché all'allarme venga data una risposta e si ascoltino le esigenze delle parti in causa, in modo da intervenire con misure concrete per risolvere la crisi all'interno dell'istituto penitenziario. (4-13126)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
          le condizioni del trasporto da e per la Sardegna, aereo e marittimo, merci e passeggeri, sono ormai al collasso;
          sono tre i fronti del disastro:
              a) continuità territoriale aerea che rende sempre meno raggiungibile la Sardegna per una gestione speculativa e monopolistica di Alitalia con la complicità della Regione e dello stesso ministero, con l'aggiunta che dal 15 giugno sino al 15 settembre scatterà una tariffa differenziata per i non residenti in totale contrasto con le politiche non discriminatorie nei confronti delle regioni insulari;
              b) continuità territoriale marittima con un taglio netto di servizi e il mantenimento di una convenzione di 72 milioni di euro all'anno totalmente ingiustificato, considerato che altre compagnie svolgono lo stesso servizio a costi più bassi e senza alcun contributo pubblico;
              c) voli low cost duramente penalizzati per un atteggiamento vessatorio, tasse e imposizioni tese ad allontanare i vettori low cost, nonostante la decisione comunitaria che legittima il contributo co-marketing avviato nel 1999 e ritenuto valido dalla Commissione europea, anche alla luce dei nuovi orientamenti comunitari;
          si tratta di elementi a cui si somma quella che appare l'incapacità del Governo e della regione di dare risposte compiute anche sugli stanziamenti recenti che dovevano servire ad estendere la continuità territoriale anche ai non residenti, che risultano del tutto inutilizzati e non programmati, e all'abbattimento dei costi di trasporto;
          dal 1° gennaio 2016, sono aumentati di 2,5 euro tutti i biglietti aerei, fatta eccezione di quelli per destinazioni nazionali. Lo stabilisce un decreto dei Ministeri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti datato 29 ottobre, in vigore dal 1o gennaio 2016;
          questo decreto, attuativo della legge n.  9 del 2014, ha istituito il fondo di solidarietà per il trasporto aereo, meglio conosciuto come fondo «salva Alitalia». Un fondo che, in applicazione appunto di questa legge, ha garantito a tutto il personale delle compagnie aeree in crisi, sospeso o licenziato, ben 7 anni di mobilità e di cassa integrazione complessivi con importi pari all'80 per cento della retribuzione e con ratei mensili anche di 7-8000 euro. A persone che in moltissimi casi – hanno accertato Inps e ispettorati del lavoro – continuavano tranquillamente a svolgere il proprio lavoro alle dipendenze di compagnie aeree straniere, percependo queste altissime indennità di mobilità e di cassa integrazioni guadagni;
          il costo di tutti questi trattamenti, garantiti da un fondo di solidarietà giuridicamente definito «autofinanziato», è stato posto a carico del bilancio dello Stato, e, per una parte residuale, di tutti coloro che comprano un biglietto aereo;
          questa ulteriore e gravosissima tassa è stata aumentata repentinamente e reiteratamente; fino al 31 dicembre 2015 è stata di 6,5 euro in tutti gli aeroporti italiani, tranne Roma: a Ciampino e a Fiumicino si devono infatti pagare 7,5 euro. Nel 2017 si dovranno pagare 2,14 euro in più e nel 2018 ulteriori 2,34 euro, in modo da arrivare dal 1o gennaio 2018 ad una tassa di imbarco aggiuntiva di 10,78 euro in tutti gli aeroporti; tranne i due di Roma in cui si pagheranno 11,78 euro;
          tale addizionale nel triennio 2016/2018 dovrebbe generare un finanziamento aggiuntivo di 184 milioni di euro l'anno a questo fondo «autofinanziato»;
          l'applicazione di questa norma ha generato la chiusura delle basi situate ad Alghero e Pescara, di 16 rotte (8 ad Alghero, il 60 per cento; 5 a Pescara, il 70 per cento e tutte le 3 di Crotone) e di un aeroporto, con il conseguente taglio di 600 posti di lavoro e la perdita di 800 mila clienti;
          la decisione assunta dalla compagnia Ryanair è direttamente connessa, oltre che alla gestione, a giudizio degli interpellanti, irresponsabile della regione sarda sul piano del contributo co-marketing, alla decisione del Governo di aumentare dal 1o gennaio le tasse aeroportuali di 2,5 euro;
          l'aumento delle tasse aeroportuali sta generando un danno senza precedenti sia per quanto riguarda il comparto turistico che per le ricadute economiche che provocano una perdita rilevante nelle entrate fiscali;
          si tratta di una decisione che danneggia il turismo italiano e costituisce un vero e proprio «tsunami» per la Sardegna;
          si tratta di una tassa, ad avviso degli interroganti, «illogica», perché danneggia il sistema turismo e il Governo per raccogliere pochi milioni di euro a favore di Alitalia causa alle regioni perdite per centinaia di milioni di spesa turistica;
          si tratta di una nuova tassa municipale che fa perdere un'occasione per crescere, mentre in altre realtà come la Spagna, per esempio, si aprono orizzonti straordinari;
          tale tassa è ancora più gravosa per le regioni insulari e per la Sardegna in particolar modo che sul sistema delle compagnie low cost aveva sviluppato sin dal 1999 e poi in termini strategici dal 2002 un piano straordinario di sviluppo turistico che è arrivato a movimentare oltre 3.500.000 passeggeri;
          è proprio la condizione insulare a rendere indispensabile l'esonero totale per le regioni insulari che non possono essere gravate di ulteriori balzelli che generano danni rilevanti e insostenibili sia sul piano economico che sociale;
          sul fronte marittimo si registra l'apertura dell'indagine da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato sulla Cin – Tirrenia; alla luce di ciò, ad avviso degli interpellanti si rende indispensabile la revoca immediata della convenzione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la compagnia di navigazione;
          tenendo conto dell'abbattimento dei costi del carburante e del mancato adeguamento sia delle compensazioni che delle stesse tariffe si configura, secondo gli interpellanti, un danno senza precedenti, con possibili gravi responsabilità per coloro che stanno liquidando le risorse alla società suddetta;
          in data 21 ottobre 2015, il primo firmatario del presente atto indirizzava al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti l'atto di sindacato ispettivo n.  5-06727 con il quale si denunciava in modo reiterato che la società Tirrenia aveva posto in essere una condotta discrezionale e, a giudizio dell'interrogante, in contrasto con le disposizioni contrattuali, per una mancata trasparente procedura di pubblico servizio, in quanto non consentiva a soggetti privati l'accesso all'imbarco e l'imbarco stesso di mezzi gommati, rimorchi e semi rimorchi, carichi anche di merci deperibili;
          tale comportamento era stato rilevato anche dalle forze dell'ordine intervenute nell'area portuale di Porto Torres per verificare il mancato carico dei mezzi e la contestuale nave vuota, pienamente in grado di caricare tali mezzi prenotati;
          tale comportamento lasciava, secondo l'interrogante, intravedere profili di dubbia legittimità, verso privati e verso il settore pubblico, afferenti al mancato imbarco di mezzi di trasporto merci a mezzo navi della compagnia Tirrenia da e per la Sardegna;
          le società che operano nel settore del trasporto di prodotti alimentari, tra queste le prime tra i vettori per numero di mezzi movimentati nella tratta Porto Torres-Genova, servita dalla Compagnia Tirrenia, in regime di continuità territoriale passeggeri e merci, registravano e denunciavano un reiterato comportamento grave e discrezionale della Tirrenia che ha già comportato danni per milioni di euro;
          la Tirrenia ha rifiutato reiteratamente l'imbarco di semirimorchi, peraltro tempestivamente prenotati e, dunque, preparati per la partenza e allestiti per effettuare le consegne di carichi di prodotti di prima necessità, principalmente carni fresche, ortaggi, frutta, ma anche paste e altri generi alimentari con breve scadenza;
          dal 28 settembre 2015 a oggi decine di mezzi non sono stati imbarcati e ciò nonostante le navi della Tirrenia disponessero di spazio per il relativo trasporto;
          ciò ha determinato una serie di danni, non ancora interamente quantificati, consistenti non solo nel deterioramento dei prodotti con scadenza immediata, costretti al fermo in banchina (carni fresche, frutta e ortaggi), nel mancato guadagno per l'omessa o ritardata consegna, nella gravosità dei percorsi alternativi, dovuta alla condizione di insularità della Sardegna, e nella richiesta di penali da parte delle società destinatarie del trasporto, ma anche nelle prevedibili azioni risarcitorie di queste ultime, le cui doglianze continuano a pervenire alle società di trasporti risultate danneggiate;
          secondo le prime stime formalizzate dai legali delle ditte coinvolte, i danni ammontano, allo stato attuale, a non meno di euro 1.000.000;
          la rotta Genova-Porto Torres risulta iscritta tra quelle in regime di continuità territoriale come si evince dal seguente articolo della convenzione per l'esercizio di servizi di collegamento marittimo in regime di pubblico servizio con le isole maggiori e minori: «Articolo 3. – (Servizi da eseguire). – 1. La Società si impegna ad esercitare per tutta la durata della presente Convenzione i seguenti servizi di collegamento marittimo: a prevalente trasporto passeggeri: Napoli-Palermo (stagionale invernale); Genova-Porto Torres (stagionale invernale); Genova-Olbia-Arbatax; Napoli-Cagliari; Cagliari-Palermo; Cagliari-Trapani; Civitavecchia-Cagliari-Arbatax; Civitavecchia-Olbia (stagionale invernale); Termoli-Tremiti»;
          alla luce del perdurare di questa palese distorsione del mercato appare indispensabile, a giudizio, degli interpellanti, valutare se la Tirrenia non stia perseguendo una condotta che si avvale della sua posizione dominante ai danni dell'economia della Sardegna;
          la mancata predisposizione e gestione di corrette e trasparenti procedure di prenotazione dei rimorchi e semirimorchi solleva il legittimo sospetto di una possibile grave alterazione del mercato dei trasporti marittimi da e per la Sardegna;
          la grave situazione perpetrata ai danni della Sardegna risulta del tutto intollerabile in considerazione del fatto che un'intera regione risulta essere in una situazione di vero e proprio monopolio dal punto di vista dei trasporti marittimi, con particolare riferimento alle merci, rendendo discrezionale e per nulla trasparente la mobilità tra regioni e minando alla radice il diritto costituzionale alla mobilità, alla coesione e ad un equo trattamento tra regioni e imprese;
          il danno che stavano e stanno subendo la Sardegna e i sardi rischia di essere irrimediabile sia per le ripercussioni sul sistema integrato del trasporto, che per le gravi ricadute sul piano occupazionale;
          il profilo che s'intende sollevare relativamente all'ipotizzata lesione della concorrenza si configura in maniera ancora più evidente considerato che tale denunciata discrezionalità, che ha sconfinato ad avviso degli interpellanti in un comportamento arbitrario, ha di fatto favorito secondo gli interpellanti fenomeni e pratiche speculative;
          la Tirrenia, infatti, non attuando il contratto di servizio e non rendendo trasparente l'obbligo alla continuità territoriale da e per la Sardegna per le merci, non ha svolto l'obbligatoria funzione di servizio pubblico, generando di fatto una vera e propria azione speculativa ai danni della Sardegna;
          le norme in materia di concorrenza vietano la discrezionalità nel favorire determinate imprese a scapito di altre;
          tale comportamento finisce per impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all'interno del mercato nazionale e regionale dei trasporti, come, ad avviso degli interpellanti, sta accadendo sui trasporti da e per la Sardegna;
          in base alla normativa vigente, Tirrenia dovrebbe essere obbligata ad adottare procedure trasparenti relative al carico delle proprie navi, con procedure di prenotazione e conferma, senza lasciare all'apparente discrezionalità l'imbarco o meno dei mezzi gommati;
          è vietato favorire determinate aziende a scapito di altre, ovvero adottare condizioni contrattuali e di favore nella prenotazione e nell'eventuale carico sulla nave dei mezzi;
          in base alla convenzione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti deve essere vietato imporre direttamente o indirettamente procedure e condizioni di vendita dei biglietti o altre condizioni contrattuali che favoriscano determinati soggetti;
          è vietato impedire o limitare la mobilità a danno dei trasportatori, come è capitato ripetutamente a Porto Torres quando, nonostante la nave fosse vuota, si è impedito a mezzi regolarmente prenotati di essere imbarcati, senza alcun ragionevole e plausibile motivo;
          il diritto alla mobilità è diritto fondamentale ed inalienabile e la sua limitazione costituisce un'esplicita limitazione di un servizio pubblico fondamentale;
          uno dei temi centrali è chiaramente quello della posizione dominante. In particolare, nel caso in questione, si può configurare secondo gli interpellanti e come «una posizione dominante, nel senso previsto dalla consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia»;
          secondo l'interrogazione richiamata occorreva valutare se fossero stati compiuti atti non conformi alla normativa vigente e lesivi dei diritti dei consumatori e degli operatori economici del settore dei trasporti e adottare, in via urgente, i provvedimenti ritenuti idonei all'eliminazione delle conseguenze dannose, dall'immediata revoca, in prima istanza alla ridefinizione delle convenzioni della società Tirrenia in via subordinata;
          il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non solo non ha mai risposto, ma, ad avviso degli interpellanti ha omesso ogni adeguato tipo di controllo e verifica;
          si tratta di un atteggiamento, secondo gli interpellanti, grave e «complice» che contrasta con la decisione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha, invece, aperto un'istruttoria nei confronti di Compagnia Italiana di Navigazione, Moby e Onorato Armatori per accertare eventuali condotte abusive delle società del gruppo Onorato Armatori nel settore del trasporto marittimo di merci da e per la Sardegna;
          il procedimento riguarda l'ipotesi di un abuso di posizione dominante da parte di Compagnia Italiana di Navigazione e Moby che sarebbe stato attuato, in violazione dell'articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), ostacolando con varie modalità l'operatività di una società concorrente in questo settore e minacciando il pieno sviluppo concorrenziale di tali servizi di trasporto marittimo;
          per accertare queste circostanze, nei giorni scorsi i funzionari dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato hanno eseguito una serie di ispezioni nelle sedi delle società interessate, parti del procedimento, nonché presso una società di spedizioni marittime, ritenute in possesso di elementi utili ai fini dell'accertamento, con l'ausilio del nucleo speciale antitrust e del nucleo speciale frodi tecnologiche della Guardia di finanza;
          tali condotte, operate non solo da Moby ma, anche da CIN – quest'ultima secondo l'interrogante in palese violazione degli OSP sottoscritti con lo Stato italiano, consisterebbero in numerosi casi di ingiustificato rifiuto di imbarco dei mezzi delle società di trasporto, nonché in una serie di iniziative dirette a fare pressione sui clienti, minacciando e attuando il recesso da accordi commerciali in corso e la revoca delle condizioni e dei termini di pagamento, pur precedentemente concesse agli autotrasportatori;
          i comportamenti descritti sarebbero ingiustificati alla luce dell'ampia e solo parzialmente utilizzata capacità di stiva delle società del gruppo Onorato Armatori e avrebbero l'obiettivo di danneggiare Grimaldi, costringendo gli autotrasportatori con i quali la stessa ha stipulato accordi commerciali a rescinderli;
          il vero obiettivo delle iniziative poste in essere dalle due compagnie di navigazione del gruppo Onorato sarebbe quello di escludere dal mercato Grimaldi, o – quanto meno penalizzare fortemente l'offerta di servizi da parte della società, inducendo i clienti (potenziali o attuali) ad avvalersi unicamente dei servizi offerti da CIN e Moby;
          l'importo dei contributi pubblici erogati a CIN ai sensi della Convenzione (pari circa a 72 milioni di euro annui), comporta una significativa sovracompensazione dei costi necessari per l'espletamento degli OSP, che non solo non viene utilizzata per abbattere il costo del trasporto ma costituisce un limite grave alla legittima concorrenza nei collegamenti da e per la Sardegna;
          in base ai fatti segnalati, Onorato Armatori, in posizione dominante, attraverso le controllate CIN e Moby, sui fasci di rotte che collegano il nord e il sud della Sardegna con i porti tirrenici del Centro e del Nord Italia, avrebbe posto in essere attraverso le predette società controllate CIN e Moby una strategia abusiva volta ad escludere dal mercato la compagnia Grimaldi la quale, avendo recentemente ripristinato il collegamento Civitavecchia Porto Torres ed essendo entrata a gennaio 2016 anche sulla Livorno-Olbia, si presenta come un concorrente temibile;
          tale strategia si sarebbe concretizzata in pratiche discriminatorie attuate nei confronti degli operatori di logistica e trasporto che hanno deciso di spostare una parte del loro traffico di merci sulle navi del concorrente;
          CIN e Moby, in particolare, avrebbero negato a TI e NLL, senza alcuna valida ragione, l'imbarco di rimorchi e semirimorchi che trasportavano merci deperibili, a fronte di capacità di stiva inutilizzata, adducendo motivazioni contraddittorie o non veritiere. Inoltre, CIN e Moby avrebbero modificato le condizioni commerciali praticate ai suddetti operatori su tutte le rotte da esse servite, passando da condizioni di pagamento a 90 giorni più 15 di dilazione (ritenute standard nel settore) al pagamento anticipato (in alcune circostanze addirittura in contanti);
          la portata abusiva di tale comportamento sarebbe evidenziata dalla circostanza che i trasportatori che non hanno scelto di operare anche (o solo) con Grimaldi avrebbero continuato a godere di condizioni di pagamento e modalità di imbarco analoghe a quelle riservate a NLL e a TI prima degli accordi con Grimaldi, con il doppio effetto: i) di segnalare agli operatori di logistica le possibili conseguenze derivanti dalla scelta di trasportare merci con il concorrente Grimaldi, ii) di danno reputazionale (per i mancati imbarchi) derivante a TI e NLL nei confronti della propria committenza;
          le condotte sopra descritte sono potenzialmente idonee a pregiudicare il commercio intracomunitario e, pertanto, appaiono integrare gli estremi di un'infrazione all'articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
          l'abuso in questione riguarda i servizi di trasporto marittimo di merci da e per la Sardegna, che rappresenta una delle principali destinazioni commerciali e turistiche nel Mediterraneo, operata da armatori appartenenti a gruppi di dimensione sia nazionale che internazionale;
          la fattispecie oggetto del presente procedimento aperto dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, apparendo idonea ad arrecare pregiudizio al commercio tra Stati membri, deve essere valutata ai sensi dell'articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
          i comportamenti posti in essere da Onorato Armatori spa e dalle sue controllate Moby SpA e Compagnia Italiana di Navigazione spa, nei mercati rilevanti come sopra individuati, per le ragioni sopra esposte, potrebbero configurare, secondo gli interpellanti, una violazione dell'articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
          l'Autorità garante ha disposto l'avvio dell'istruttoria, ai sensi dell'articolo 14 della legge n.  287 del 1990, nei confronti della società Onorato Armatori spa e delle sue controllate Moby Spa e Compagnia Italiana di Navigazione Spa per accertare l'esistenza di una violazione della concorrenza ai sensi dell'articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;
          finalmente si persegue quello che gli interpellanti giudicano un vergognoso abuso di posizione dominante sulle rotte per la Sardegna;
          la reiterata denuncia      del primo firmatario del presente atto come attesta l'atto di sindacato ispettivo del 21 ottobre 2015, culminata con circostanziati esposti all'Autorità garante della concorrenza e del mercato, segue ora un vero e proprio atto formale del garante;
          la decisione di aprire una rilevante procedura d'infrazione è giunta dopo numerosi esposti e denunce che hanno fatto accendere i riflettori sulla scandalosa gestione del monopolio del trasporto marittimo sia merci che passeggeri;
          la situazione è insostenibile e dalla delibera dell'Antitrust si evince quanto da sempre denunciato: il gruppo Onorato dopo aver comprato il 100 per cento di Tirrenia è arrivato a controllare l'87 per cento di tutte le tratte merci da e per la Sardegna danneggiando ogni concorrenza;
          in tutte e due i casi, il monopolio e la discriminazione verso compagnie di trasporti, erano stati oggetto di azioni parlamentari e segnalazioni all'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
          la decisione di aprire formalmente l'istruttoria nei confronti di Compagnia Italiana di Navigazione (Cin), Moby e Onorato Armatori riguarda l'ipotesi di abuso di posizione dominante che le compagnie avrebbero attuato in violazione delle norme europee, ostacolando, quindi, l'operatività delle società concorrenti e costringendo la Sardegna ad un gravissimo monopolio con ripercussioni economiche senza precedenti  –:
          se non ritenga di dover provvedere alla piena applicazione della legge che prevede l'estensione della continuità territoriale ai non residenti per tutto l'arco dell'anno e l'abbattimento del costo dei biglietti in base alle analisi già proposte dal primo firmatario del presente atto all'attenzione del Governo con altro atto di sindacato ispettivo;
          se non si ritenga urgente prevedere, con apposita iniziativa normativa, l'esenzione delle regioni insulari da tasse aeroportuali e addizionali sul trasporto marittimo o aereo;
          se non si ritenga necessario assumere iniziative per l'abrogazione dell'articolo 2, comma 11, della legge 24 dicembre 2003, n.  350, e successive modificazioni ed integrazioni, che istituisce l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sugli aeromobili;
          se non si ritenga dover assumere iniziative per la revoca del decreto 29 ottobre 2015 recante la definizione della misura dell'incremento dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco da destinare all'Inps;
          se non ritenga il Governo di dover assumere iniziative per revocare con urgenza la convenzione con la società Cin per palese violazione delle regole elementari del mercato e per aver attuato in modo grave e reiterato quello che appare un monopolio ai danni della Sardegna e dei sardi;
          se non ritenga di dover bloccare ogni tipo di contributo statale alla società Cin Tirrenia perché ingiustificato sotto ogni punto di vista, considerato l'abbattimento dei costi di servizio e il mantenimento inalterato degli esorbitanti costi di trasporto;
          se non intenda, per quanto di competenza, di dover intervenire con urgenza nel settore de trasporto marittimo delle merci al fine di evitare quelle che agli interpellanti appaiono, da parte di Tirrenia, condotte non trasparenti, fortemente discrezionali e gravemente lesive del servizio pubblico;
          se il Governo non ritenga di assumere iniziative, anche alla luce delle azioni legali promosse da aziende private, per ridefinire, con somma urgenza, le convenzioni relative agli oneri di servizio pubblico, con la determinazione di procedure puntuali e codificate che diano garanzia di trasparenza e corretta attuazione delle prenotazioni e delle contestuali conferme;
          se non ritenga di dover assumere le iniziative di competenza per varare apposite disposizioni in tal senso al fine di evitare il ripetersi dei gravi danni alla Sardegna derivanti dal comportamento, secondo gli interpellanti non responsabile, della compagnia Tirrenia;
          se non ritenga di dover assumere ogni iniziativa di competenza per ridefinire un modello di compensazione funzionale all'abbattimento dei costi di trasporti non esclusivo e pluralista.
(2-01367) «Pili, Pisicchio».

Interrogazione a risposta in Commissione:


      CRISTIAN IANNUZZI e FURNARI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
          il comma 1 dell'articolo 11 del decreto-legge 31 maggio 2014, n.  83, recante «Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale, lo sviluppo della cultura e il rilancio del turismo» prevede che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d'intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, redige e adotta il piano straordinario della mobilità turistica. Tale piano favorisce la fruibilità del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle destinazioni minori, al Sud Italia e alle aree interne del Paese;
          il comma 2 dell'articolo 11 del decreto-legge 31 maggio 2014, n.  83, stabilisce che per promuovere la realizzazione di circuiti nazionali di eccellenza a sostegno dell'offerta turistica e del sistema Italia e accelerare il rilascio da parte delle amministrazioni competenti dei relativi permessi, nulla osta, autorizzazioni, licenze e atti di assenso comunque denominati, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, in qualità di amministrazione procedente, convoca apposite conferenze di servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n.  241, e successive modificazioni;
          il comma 3 prevede che, oltre che per le medesime finalità di cui al comma 2, per favorire la realizzazione di percorsi pedonali, ciclabili, equestri, mototuristici, fluviali e ferroviari, le case cantoniere, i caselli e le stazioni ferroviarie o marittime, le fortificazioni e i fari, nonché ulteriori immobili di appartenenza pubblica non utilizzati o non utilizzabili a scopi istituzionali, possono essere concessi in uso gratuito, con acquisizione delle eventuali migliorie, senza corresponsione di alcun corrispettivo, al momento della restituzione del bene, mediante procedura ad evidenza pubblica nella quale sia riconosciuta adeguata rilevanza agli elementi di sostenibilità ambientale, efficienza energetica e valutazione dell'opportunità turistica, a imprese, cooperative e associazioni, costituite in prevalenza da soggetti fino a quaranta anni, con oneri di manutenzione straordinaria a carico del concessionario. Il termine di durata della concessione non può essere superiore a nove anni, rinnovabili per altri nove anni, tenendo in considerazione le spese di investimento sostenute;
          il comma 3-ter dell'articolo 11 del decreto-legge 31 maggio 2014, n.  83, stabilisce che al fine di potenziare l'offerta turistico-culturale e di valorizzare con azioni congiunte il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della nazione, nell'ambito del piano strategico nazionale per lo sviluppo del turismo in Italia, assumono priorità i progetti di valorizzazione del paesaggio, anche tramite l'ideazione e la realizzazione di itinerari turistico-culturali dedicati, inseriti nei circuiti nazionali di cui al comma 2 e nei percorsi di cui al comma 3. Gli itinerari sono finalizzati a mettere in rete i siti di interesse culturale e paesaggistico presenti in diversi territori, migliorandone la fruizione pubblica. A tal fine, le regioni e gli enti locali, singoli o associati, predispongono, d'intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e con il Ministero dello sviluppo economico, appositi progetti, elaborati sulla base dell'analisi dei territori e della mappatura delle risorse nonché della progettazione di interventi concreti e mirati a favorire l'integrazione turistica;
          il decreto-legge 31 maggio 2014, n.  83, è entrato in vigore il 1o giugno 2014;
          il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha promosso il 2016 come l'Anno dei Cammini e ha annunciato la pubblicazione di un portale dei cammini, per mettere a sistema tutta l'offerta, attualmente molto frammentata;
          grazie all'iniziativa del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, sono stati inseriti nella legge 28 dicembre 2015, n.  208, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», ben 91 milioni di euro per la realizzazione di piste ciclabili  –:
          se i Ministri interrogati intendano chiarire lo stato dell'arte della redazione e dell'adozione del piano straordinario della mobilità turistica, nonché della realizzazione di progetti di valorizzazione del paesaggio eventualmente elaborati. (5-08628)

Interrogazioni a risposta scritta:


      MINARDO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
          la legge di stabilità per il 2016 contiene una norma che, prevede che, al fine di garantire un completo ed efficace sistema di collegamenti aerei da e per la Sicilia, che consenta la riduzione dei disagi derivanti dalla condizione di insularità della stessa Isola, siano stanziati 20 milioni di euro per l'anno 2016;
          la norma citata che favorisce il diritto alla mobilità anche ai passeggeri non residenti costituisce un elemento fondamentale per sviluppare il sistema del trasporto aereo per la Sicilia e ha, inoltre, importanti ricadute positive dal punto di vista economico-sociale per l'intera regione. Si pensi in particolare allo sviluppo del turismo della Sicilia che potrà avere effetti positivi una volta attuata la norma citata;
          ad oggi, è da riscontrare, che non si hanno notizie circa l'attuazione della disposizione contenuta nella legge di stabilità con forti ripercussioni negative sullo sviluppo dell'economia della Sicilia su cui già grava una forte crisi economica e sociale  –:
          quali siano le ragioni della mancata attuazione della norma sulla continuità territoriale della Sicilia di cui alla legge di stabilità per il 2016;
          quali iniziative di competenza intenda assumere con urgenza, per garantire l'effettiva disponibilità dei 20 milioni di euro per la continuità territoriale dell'Isola, anche al fine di favorire il tessuto economico e produttivo della regione.
(4-13124)


      ARLOTTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
          il 5 maggio 2016 il sito Ferrovie.it dava notizia dell'attivazione del nuovo collegamento ferroviario Milano-Lecce con Frecciarossa;
          in particolare, dal 12 giugno 2016 gli ETR.500 Frecciarossa collegheranno Milano e Lecce con una coppia di treni programmata nelle sole giornate di sabato, domenica e festivi;
          il Frecciarossa 9597 partirà da Milano alle ore 6,00 ed arriverà a Lecce alle 14,06, fermandosi nella stazione di Rimini alle 8,12;
          il rientro da Lecce con il Frecciarossa 9598 è previsto in partenza alle 15,40 per arrivare a Milano alle 23,50, con sosta a Rimini alle 21,42;
          da lunedì a venerdì circolerà l'attuale Frecciarossa da Milano a Bari e ritorno, con soste a Rimini alle 9,55 all'andata e alle 20,42 al ritorno;
          gli orari del nuovo collegamento Milano-Lecce rischiano di creare problemi ai viaggiatori che scendendo a Rimini non troveranno adeguate coincidenze con il trasporto ferroviario regionale, strategico per raggiungere le località della riviera romagnola da Ravenna a Cattolica;
          per andare verso sud, i passeggeri scesi la mattina a Rimini dovranno attendere, infatti, almeno 50 minuti per avere un treno, mentre per ripartire verso nord al ritorno vi sono almeno 40 minuti di attesa fra l'arrivo dei regionali e la partenza del Frecciarossa;
          il bacino di utenza turistica rappresentato dalla sola provincia di Rimini (dove si contano oltre 2.300 strutture ricettive) è di oltre 15 milioni di presenze totali;
          il servizio ferroviario lungo la dorsale adriatica è strategico per le caratteristiche dell'economia dei territori romagnolo e marchigiano, fortemente connotata turisticamente e produttivamente, e la tratta, soprattutto fino a Rimini, sta rispondendo molto positivamente alle aspettative di trasporto ferroviario  –:
          se il Ministro non ritenga fondamentale assumere iniziative per garantire la migliore integrazione fra il servizio ferroviario ad alta velocità e il trasporto regionale, confrontandosi con i vertici del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e di Trenitalia per valutare una modulazione degli orari del nuovo collegamento che favorisca l'uso del servizio da parte del maggior numero possibile di utenti.
(4-13128)

INTERNO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      BURTONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          nella notte tra il 4 e il 5 maggio 2016, si è registrato un furto ai danni della filiale della Banca Apulia ubicata nel centro abitato di Marconia, frazione di Pisticci in provincia di Matera;
          i ladri hanno sradicato completamente il bancomat per un ammontare di circa 30 mila euro;
          l'immobile è in piena zona centrale del popoloso centro abitato;
          già nel 2013 la filiale fu oggetto di un furto simile e l'ultimo tentativo è avvenuto nel novembre del 2015; in proposito l'interrogante ha presentato una precedente interrogazione, anche in relazione all'ondata di furti a postamat e bancomat che si sono registrati in provincia;
          la modalità di esecuzione e il ripetersi delle rapine e dei tentativi di rapina ai danni di questa filiale dovrebbero indurre ad una riflessione sul potenziamento dei dispositivi di sicurezza;
          con il presente atto di sindacato ispettivo si intende porre l'attenzione sulla sistematicità con cui avvengono questi episodi in un comprensorio che desta qualche preoccupazione dal punto di vista dell'ordine pubblico;
          in seguito ad altre interrogazioni è stato risposto che la dotazione degli organici delle forze dell'ordine era nella media, mentre tali episodi evidenziano la necessità di rafforzare le dotazioni organiche in servizio presso il commissariato di pubblica sicurezza e la compagnia dei carabinieri di Pisticci  –:
          quali iniziative il Ministro interrogato, in sede di Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, intenda promuovere per rafforzare i presidi di sicurezza che interessano il centro di Marconia e la fascia jonica metapontina, al fine di scongiurare il ripetersi di tali inquietanti episodi che alimentano un clima di insicurezza. (5-08622)


      BURTONE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          nei giorni scorsi presso il commissariato di pubblica sicurezza di Caltagirone ubicato in via Porta del Vento, in pieno centro storico dell'importante centro catanese si è verificato il crollo del soffitto che ha interessato alcune stanze della struttura;
          da tempo si segnala la necessità di intervenire sull'immobile in questione che presenta sempre più limiti e rende ancor più complicato e disagiato il lavoro agli operatori in servizio;
          la questione è emersa anche in una recente riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica svoltosi a Vizzini;
          istituzioni e organizzazioni di categoria e rappresenta delle forze sociali hanno in più occasioni, anche a mezzo stampa, ribadito la necessità di un potenziamento degli organici per assicurare un maggiore controllo del territorio e contrastare azioni criminali  –:
          se il Ministro sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative intenda promuovere, con la massima urgenza, per la messa in sicurezza dei commissariato di pubblica sicurezza di Caltagirone e per il suo potenziamento in termini di uomini e mezzi, considerata la sua assoluta strategicità in un territorio vasto e complesso. (5-08623)


      BURTONE e CUOMO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
          nei giorni scorsi sono state fermate dai carabinieri    tre persone nel territorio di Calciano lungo la Strada statale 407 Basentana nei pressi di una struttura alberghiera, Hotel Santa Domenica    (bene confiscato da diversi anni) intente a compiere furti di infissi e altro materiale;
          non è la prima volta che tale struttura abbandonata diviene oggetto di furti e atti vandalici come testimoniano le cronache;
          in data 11 novembre 2015 con l'ordine del giorno n.  9/1039-A/6 a prima firma del collega Cuomo accolto dal Governo si è impegnato l'Esecutivo a verificare in tempi rapidi la possibilità di individuare soluzioni, d'intesa con la regione Basilicata e il mondo dell'associazionismo, per un riutilizzo sociale del suddetto bene confiscato, sottraendolo al degrado e all'abbandono;
          come è evidente, anche a seguito del recente caso di cronaca purtroppo non è ancora avvenuto;
          l'agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, anche in base alle nuove disponibilità e capacità assegnate al Governo, dovrebbe essere chiamata a dare una prospettiva ad un bene che lo Stato dovrebbe sottrarre a degrado e incuria  –:
          se e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere, anche per il Tramite dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestri e confiscati alla criminalità organizzata, per individuare un progetto di recupero della struttura e restituirla alla collettività lucana, sottraendola a incuria e degrado ed evitando il ripetersi di episodi come quello citato in premessa. (5-08624)

Interrogazioni a risposta scritta:


      MOLTENI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          ad ogni caposquadra dei vigili del fuoco è affidata una squadra composta normalmente da altri quattro vigili, di solito a bordo di un'autopompa negli interventi di soccorso tecnico urgente;
          i capisquadra dipendono a loro volta dai capireparto, per l'effettuazione degli interventi più complessi che richiedono la partecipazione di più di una squadra;
          la pianta organica è integrata dalla presenza di funzionari direttivi, direttori e ispettori antincendi, che operano in diretta collaborazione con il comandante provinciale;
          la pianta organica prevista per Como prevedrebbe tre funzionari direttivi, due sostituti direttori, sei ispettori, 14 capireparto e 46 capisquadra;
          a fronte di tali dotazioni previste dalle tabelle ministeriali, risultano presenti a Como due funzionari direttivi, un sostituto direttore, zero ispettori, 8 capireparto e 12 capisquadra;
          nel complesso sono presenti solo 3 funzionari su 11, e completamente assenti gli ispettori, mentre la carenza a livello di capireparto e capisquadra è pari rispettivamente al 43 e 73 per cento;
          in tali condizioni, efficacia ed efficienza del soccorso tecnico urgente a Como sono da considerarsi ad alto rischio, così come l'economicità della gestione, data la necessità di ricorrere frequentemente al lavoro straordinario  –:
          quali iniziative il Governo intenda assumere e in quali tempi per ripristinare a Como le piante organiche previste per il Corpo dei vigili del fuoco, colmando le gravi lacune apertesi a livello di personale direttivo, capireparto e capisquadra.
(4-13117)


      CAPARINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          il sindaco di Cenano Laghetto, comune della provincia di Monza e Brianza, lamenta da tempo, con varie iniziative, la situazione di grave disagio e pericolo per le persone che ormai da molti mesi permane nelle aree del parco delle Groane, istituito nel 1976, e nelle sue immediate adiacenze, a ridosso dei centri abitati della zona;
          il Parco delle Groane, infatti, è apparentemente tornato ad essere il dominio incontrastato di spacciatori di droga e tossicodipendenti, la cui presenza non solo impedisce la normale fruizione del patrimonio boschivo locale, ma crea situazioni di degrado e provoca danni notevoli sotto il profilo ambientale, peraltro in un sito di interesse comunitario che dovrebbe godere anche della tutela dell'Unione europea, ed è invece oggetto di devastazioni, abbandono di rifiuti ed incendi di natura accidentale o dolosa;
          nel parco delle Groane si registrano, inoltre, episodi di violenza nei confronti delle persone – in particolare rapine, furti e molestie – nonché azioni di danneggiamento nei confronti di abitazioni e aziende della zona, che determinano interventi continui da parte di forze dell'ordine;
          della situazione al Parco delle Groane si è occupato un reportage pubblicato su La Stampa il 17 aprile 2016, ripreso dal telegiornale di Rai 1 della sera in data 18 aprile;
          a poco più di tre anni dalla ripresa della circolazione dei treni, ha dato risultati sostanzialmente fallimentari anche la riattivazione della linea ferroviaria Saronno-Seregno, promossa a suo tempo come occasione di rilancio del trasporto pubblico anche ai fini della riduzione del traffico e dell'inquinamento ambientale, poiché la linea è stata prevalentemente utilizzata da delinquenti e spacciatori, che ora possono raggiungere in gran numero, comodamente e quasi sempre in maniera gratuita, evitando di pagare il biglietto, i boschi del parco delle Groane da località anche piuttosto remote;
          in compenso, sono davvero tanti gli studenti e i lavoratori pendolari che, se all'inizio avevano cominciato a frequentare i treni della linea Saronno-Seregno riattivata per i loro spostamenti quotidiani, casa-scuola o casa-lavoro, sono stati costretti a rinunciarvi per la paura che si vive ogni giorno frequentando le stazioni e i vagoni, spesso teatro di rapine e aggressioni e ancor più spesso luogo di operazioni di spaccio o di assunzione di stupefacenti;
          dalla frequentazione del parco delle Groane si ricava l'impressione netta di un salto all'indietro nel tempo di più di trent'anni, ad un'epoca in cui nei suoi boschi e nelle zone ad essi adiacenti erano presenti numerosi tossicodipendenti alle prese con l'eroina, che ha lasciato molti morti sul terreno e alimentato per anni la criminalità organizzata, responsabile anche di diversi efferati atti di violenza;
          ultimamente, per provare a garantire un minimo di sicurezza, anche solo psicologica, ai pochi coraggiosi rimasti ad utilizzare i treni della linea Saronno-Seregno in partenza o in arrivo nelle stazioni di Cenano Laghetto, ed in particolare in quella della frazione Villaggio Brollo, si stanno organizzando presidi di volontari quasi quotidiani;
          la situazione è ben nota alle forze dell'ordine operanti sul territorio, alle quali va ancora una volta il plauso per i continui sforzi profusi in una lotta che appare totalmente impari, sia per il numero di soggetti coinvolti, pochi carabinieri e pochissimi agenti per affrontare un «esercito» di spacciatori e delinquenti, sia, soprattutto, per la sproporzione tra lo sforzo e i risultati, quasi sempre vanificati da perversi meccanismi procedurali che permettono di rimettere in libertà dopo poche ore anche soggetti illegalmente presenti sul territorio italiano, privi di fissa dimora e magari persino con precedenti penali specifici;
          le operazioni di polizia fin qui condotte, pur ammirevoli e degne della massima riconoscenza, purtroppo si sono rivelate insufficienti a risolvere il problema, per affrontare il quale è ormai evidente che servono interventi straordinari e continuativi, a partire dal presidio costante, anche con il concorso di militari, per scoraggiare spacciatori e consumatori e allontanarli da queste zone  –:
          quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per affermare la presenza dello Stato e la legalità nel parco delle Groane e nelle aree adiacenti, abitate e non;
          se il Governo non ritenga utile rafforzare il presidio delle aree di cui in premessa, anche ricorrendo all'apporto del personale delle Forze armate;
          se il Governo non ritenga opportuno rafforzare al più presto la presenza della polizia ferroviaria sulla linea Saronno-Seregno. (4-13119)


      CAPARINI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
          la recente approvazione della legge 23 marzo 2016, n.  41, che ha introdotto i reati di omicidio stradale e di lesioni personali stradali costituisce certamente un progresso dal punto di vista del rafforzamento della sicurezza sulla rete viaria del nostro Paese;
          tuttavia, come rileva il sindacato UGL Polizia di Stato, le disposizioni della legge sopra citata risultano allo stato prive di norme di garanzia per il personale addetto alla guida di autoveicoli impegnati in interventi emergenziali nell'ambito della propria attività istituzionale;
          conseguentemente, coloro che sono preposti alla guida di autovetture delle forze di polizia, di autoambulanze o di veicoli del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, in quanto esposti alle sanzioni penali appena introdotte, potrebbero essere indotti dalla nuova normativa a condurre i propri mezzi con modalità e a velocità incompatibili con la necessità di effettuare degli interventi urgenti;
          l'interesse alla sicurezza stradale troverebbe pertanto qui un contraltare nell'esigenza di poter salvare vite altrimenti minacciate da azioni illegali e violente, gravi patologie ed incendi, da contrastare rapidamente;
          sembrerebbe quindi opportuna un'integrazione della normativa vigente con apposite norme di salvaguardia per coloro che guidino veicoli in servizio pubblico in costanza di emergenza  –:
          se il Governo ritenga di assumere iniziative normative per salvaguardare il personale preposto alla guida di veicoli soggetti a servizio emergenziale    alla luce delle norme contenute nella legge 23 marzo 2016, n.  41. (4-13125)


      BRESCIA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          in data 12 aprile 2016 la commissione incaricata dalla prefettura di Bari per le operazioni relative alla procedura di gara per l'affidamento della gestione del Centro d'accoglienza per richiedenti asilo – C.A.R.A. di Bari-Palese ha dichiarato provvisoriamente aggiudicataria del servizio la società «Auxilium Società Cooperativa Sociale», già ente affidatario e gestore della struttura per il periodo 2012-2015;
          da fonte di stampa si apprende che la procura di Bari ha richiesto una proroga delle indagini già da tempo avviate dalla Guardia di finanza di Potenza nei confronti della cooperativa sociale «Auxilium» con lo scopo di verificare incongruenze nell'aggiudicazione di alcuni appalti alla società, tra cui quello per la gestione del C.A.R.A. di Bari-Palese;
          nello specifico, le indagini della magistratura di Bari coinvolgono i fratelli Piero e Angelo Chiorazzo, personalità a cui è riconducibile la società cooperativa «Auxilium», al momento indagati per frode nelle pubbliche forniture. La stessa accusa ricade su Camillo Aceto, ex componente del consiglio di amministrazione di «Auxilium» ed ex vice presidente della cooperativa «La Cascina», e Salvatore Menolascina, anch'egli legato alla cooperativa «La Cascina» e precedentemente coinvolto nell'inchiesta su «Mafia Capitale»;
          secondo l'inchiesta portata avanti dalla procura di Bari i vertici della cooperativa «Auxilium», un tempo parte della società «La Cascina», avrebbero guadagnato più del dovuto nel periodo di gestione dal 2012 al 2015, facendo figurare voci di spesa maggiori rispetto a quelle effettivamente impiegate nella gestione della struttura di accoglienza barese, offrendo pertanto un servizio più scadente a dispetto di quanto previsto dal capitolato d'appalto;
          relativamente alla procedura di gara per l'affidamento della gestione del C.A.R.A. di Bari-Palese, il verbale n.  10 della seduta di Commissione del 12,04. 2016 (C.I.G. 6570515082) riporta che si è proceduto all'assegnazione provvisoria del servizio alla società «Auxilium» solo dopo aver opportunamente vagliato le giustificazioni in merito a «offerte [...] anormalmente basse» richiese sia alla stessa «Auxilium» che alla seconda società classificata in graduatoria, la «Senis Hospes», cooperativa riconducibile a Camillo Aceto, ex socio dei fratelli Chiorazzo;
          la graduatoria riportata nel succitato verbale vede come prima classificata la cooperativa «Auxilium» con 94,50 punti, seguita da «Senis Hospes» con un punteggio di 92,05, quindi a ben 14 punti di scarto rispetto alla terza classificata  –:
          se intenda assumere le iniziative di competenza al fine di verificare le procedure di assegnazione provvisoria della gestione del C.A.R.A. di Bari-Palese alla cooperativa «Auxilium» alla luce delle indagini attualmente in corso presso la procura di Bari;
          se non intenda impegnarsi nel predisporre controlli più rigidi e mirati sull'operato effettivamente svolto dalle diverse cooperative e società a cui è affidata la gestione dei centri di accoglienza migranti in tutto il territorio italiano, al fine di assicurare che i fondi destinati ai migranti e al corretto funzionamento delle strutture di ricezione siano impiegati unicamente per gli scopi ai quali sono stati assegnati. (4-13129)


      FRANCO BORDO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          il clima di irresponsabilità nel quale alcune forze politiche gravitano tende a minimizzare atti volti a screditare, ingiuriare ed anche colpire uomini e donne che si trovano ad affrontare la condizione di profughi nel nostro Paese;
          suddette forze politiche, a giudizio dell'interrogante, fomentano incertezza e paura, al fine di aumentare l'insicurezza della popolazione italiana dimenticando di specificare che l'accoglienza dei profughi risponde a precise norme europee e italiane, in primo luogo la Costituzione, all'articolo 10: «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge»;
          in data 7 maggio 2016 il quotidiano locale « La Provincia Pavese», riporta la notizia di un profugo di nazionalità pakistana colpito da colpi di pistola mentre stava rientrando a piedi al centro di accoglienza di Stradella. Il proiettile era di plastica ma il giovane pakistano è rimasto comunque ferito nella parte superiore della gamba ed è stato curato al pronto soccorso con una prognosi di una decina di giorni;
          lo sparatore ed un complice (sull'auto erano in due) sono fuggiti in direzione di Castelsangiovanni e hanno fatto perdere le tracce;
          il fatto, molto grave di per sé, assume ulteriore gravità per la forza simbolica che acquista un agguato con sparatoria nei confronti di un profugo, ospite presso un centro di accoglienza gestito dalla Croce Rossa Italiana;
          la pista che stanno seguendo gli investigatori è quella a sfondo xenofobo  –:
          quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato affinché il centro di accoglienza di Stradella e gli altri centri presenti sul territorio nazionale siano posti sotto sorveglianza da parte delle forze dell'ordine al fine di tutelare la sicurezza degli ospiti e degli operatori dei centri stessi;
          quali iniziative di competenza intenda assumere il Ministro interrogato al fine di emarginare quel clima di odio e violenza che si registra nel Paese verso profughi e immigrati e far sì che sul territorio italiano si inizi ad affrontare la questione attraverso campagne di sensibilizzazione della popolazione sul tema.
(4-13131)


      GUIDESI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          secondo gli ultimi dati disponibili, pare che la regione Lombardia ospiti nelle strutture di accoglienza circa 14.881 richiedenti asilo di cui 13.837 nelle strutture temporanee e 1.044 nel circuito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) pari al 9 per cento sul totale nazionale;
          secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero dell'interno, nella provincia di Lodi alla data del 21 marzo 2016, nelle sole strutture temporanee di accoglienza sarebbero registrate 464 presenze così distribuite: 27 a Boffalora d'Adda, 25 a Brembio, 6 a Casalpusterlengo, 4 a Cervignano d'Adda, 6 a Codogno, 16 a Cornovecchio, 21 a Crespiatica, a 43 in tre strutture diverse a Graffignana, in 9 centri per un totale di 179 a Lodi, 60 a Lodi Vecchio, 4 a Maccastorna, 10 a Massalengo, 5 a Orio Litta, 40 a San Martino in Strada, 10 a Sant'Angelo Lodigiano e 8 a Zelo Buon Persico;
          secondo quotidiani locali, nella provincia di Lodi, i richiedenti asilo ospitati nelle strutture temporanee sarebbero invece oltre 500, quasi 300 presenze in più rispetto a fine luglio 2015, quando la prefettura, a quanto consta all'interrogante, avrebbe presentato un bando da un milione, 102 mila e 500 euro, rivolto alle onlus e società disposte ad accogliere stranieri;
          secondo notizie apparse sui giornali locali, risulta che abbiano «provveduto a rinnovare la propria convenzione le dodici onlus e società che già accolgono profughi: l'associazione Emmaus di Lodi, cooperativa sociale Rinnovamento di Antegnate, cooperativa Famiglia Nuova, associazione Integra di Lecce, associazione comunità Alfaomega di Graffignana e associazione Progetto Insieme di Lodi, Alpa srl di Lodi Vecchio, Don Lugani di Lodi, società Paradiso srl, la cooperativa il Melograno, l'associazione Movimento contro la fame nel mondo e il Consorzio Area Solidale di Secugnago, di cui una delle quattro onlus consorziate (la “Sei per secu”) è finita nel mirino della Procura di Lodi per una truffa da 4 milioni di euro ai danni dell'Unione Europea»;
          secondo le ultime comunicazioni del Ministero dell'interno, tra le strutture di accoglienza temporanee attivate nella provincia di Lodi, ne risultano appunto alcune, segnalate dalla prefettura, con capienza, presenze e di disponibilità pari a 0 e precisamente a Lodi per l'Associazione Melograno, Casa Accoglie a Don Salvarè, Casa Rosa Gattorno e a Meleti la struttura Don Lugani;
          con riguardo all'accoglienza nelle strutture temporanee di accoglienza, i controlli dovrebbero essere effettuati alle prefetture che assegnano gli appalti ma, nella pratica il monitoraggio degli enti gestori, dell'affidamento, dell'erogazione e della tracciabilità dei servizi di accoglienza, ma anche delle effettive presenze delle persone ospitate in tali centri di accoglienza, onde evitare indebite erogazioni di denaro, presenta elevate criticità; controlli strutturati, non esistendo idonei organismi di sorveglianza ed uniformi procedure di assegnazione dei servizi di accoglienza;
          all'ultimo bando della prefettura di Lodi recentemente scaduto, ad aprile per un valore di 7 milioni di euro (Iva esclusa) per l'accoglienza dei richiedenti asilo, pare abbiano aderito più di una decina di enti privati, tra cooperative sociali e società  –:
          quale sia l'effettivo numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture di accoglienza nella provincia di Lodi, distinti tra quelli inseriti nel circuito di prima accoglienza Sprar e centri di accoglienza temporanea; dove siamo effettivamente ubicate le strutture ospitanti, quali siano esattamente gli enti gestori; quali siano le somme erogate per i servizi di accoglienza a ciascuna struttura e quali siano i proprietari dei locali; se tali strutture siano in regola con i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza previsti dalla normativa vigente e quali siano stati i controlli effettuati in merito, quali siano le procedure di cui si sia avvalsa la prefettura competente per l'assegnazione dei servizi di accoglienza, anche precedentemente all'ultimo bando e quali siano i controlli effettuati in capo ai partecipanti a tali bandi di gara e successivamente alla stipula delle convenzioni; di quale nazionalità siano le persone ospitate complessivamente nella provincia di Lodi e nello specifico in ogni centro di accoglienza: se tali persone abbiano presentato domanda di asilo a quale punto sia la procedura per l'esame della domanda ed eventualmente a quelle quanto siano i rigetti o i riconoscimenti di protezione internazionale; se risulti che qualcuno degli immigrati ospitati, nonostante il diniego della domanda di protezione internazionale da parte della Commissione territoriale competente, sia ancora ospite di tali strutture. (4-13133)


      MELILLA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
          anche in occasione delle prossime elezioni comunali sono tanti i rappresentanti delle forze di polizia che candidandosi alle suddette elezioni usufruiscono di un periodo di 30 giorni di aspettativa retribuita;
          ciò provoca abusi intollerabili con un danno per lo Stato e l'efficacia dei servizi di sicurezza con ricorso a straordinari a carico di chi deve sostituire chi si mette in aspettativa;
          al proposito l'interrogante cita il caso limite di Carapelle Calvisio in provincia dell'Aquila, un piccolo comune di soli 67 elettori ed elettrici in cui sono state presentate 7 liste con 65 candidati di cui ben 17 appartenenti a forze di polizia che non vivono in quel paese;
          si tratta di un evidente privilegio anacronistico e utilizzato a giudizio dell'interrogante strumentalmente per beneficiare di un mese di aspettativa retribuita, con una spregiudicatezza che non dovrebbe appartenere a chi tutela l'ordine pubblico;
          l'interrogante ha depositato alla Camera una proposta di legge di modifica dell'articolo 81 della legge 121 del 1981 che prevede la cancellazione di questo indegno e intollerabile privilegio  –:
          se non intenda assumere una urgente iniziativa normativa per stroncare questo malcostume e cambiare la disciplina che lo consente. (4-13136)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta scritta:


      DIENI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
          secondo diverse associazioni di rappresentanza dei docenti, nonché partiti di opposizione come il MoVimento 5 Stelle, l'approvazione della legge 13 luglio 2015, n.  107, anche nota come «Buona scuola», avrebbe portato ad un accentramento di poteri sulla figura del dirigente scolastico a discapito della libertà di insegnamento;
          tali timori sembrerebbero confermati, nel caso dell'Istituto comprensivo F. Jerace di Polistena, in provincia di Reggio Calabria, denunciato dal comitato «I Partigiani della scuola pubblica», ripreso da diverse testate online, tra le quali www.tecnicadellascuola.it;
          secondo quanto ivi riportato, da circa un mese, il comitato di valutazione dell'IC F. Jerace avrebbe definito i criteri ai quali il diligente si dovrà attenere per assegnare il bonus premiale, conformemente al comma 129 dell'articolo 1 della citata legge 13 luglio 2015, n.  107;
          i criteri consisterebbero in una complessa tabella con decine e decine di indicatori per ciascuno dei quali è previsto un punteggio;
          fra i criteri, nello specifico, ve ne sarebbero anche alcuni che prevedono una decurtazione dei punteggio finale in relazione ad alcune specifiche situazioni, tra cui anche le assenze dal servizio e la mancata accettazione di incarichi aggiuntivi;
          alcuni meccanismi potrebbero determinare vere e proprie disparità;
          quello tra questi che secondo l'interrogante rappresenta una vera e propria violazione della libertà individuale è tuttavia quello che fa riferimento ad una decurtazione del punteggio in relazione ad eventuali relazioni conflittuali con colleghi, dirigenti scolastici e altri soggetti del territorio;
          come riporta la testata, a titolo esemplificativo, il docente, responsabile della sicurezza che non ha buoni rapporti con l'ente locale proprietario dei locali, perché segnala con eccessiva insistenza problemi e carenze, potrebbe essere penalizzato;
          tutto ciò ovviamente e inaccettabile non solo alla luce della libertà di espressione costituzionalmente garantita, ma anche come potenziale impedimento all'adempimento del proprio ruolo secondo deontologia professionale  –:
          se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non intenda assumere con urgenza le iniziative di competenza per escludere che nell'applicazione del comma 129 dell'articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n.  107 si possa prevedere la possibilità di sanzionare il docente in relazione ad eventuali relazioni conflittuali con colleghi, dirigenti scolastici e altri soggetti del territorio. (4-13135)


      ASCANI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
          un preoccupante episodio di violenza è occorso il 2 maggio 2016, tra i corridoi dell'I.I.S. «Patrizi – Baldelli – Cavallotti» di Città di Castello (Perugia), in cui un litigio tra cinque minorenni, stranieri e italiani, si è trasformato in rissa, causando gravi lesioni a un docente, con prognosi di venti giorni, e a uno dei minori coinvolti, con prognosi di trenta giorni. Gli studenti implicati nella vicenda hanno ricevuto una sospensione di quindici giorni dalle attività scolastiche;
          secondo quanto dichiarato dal dirigente scolastico in una lettera aperta pubblicata sul sito internet della scuola, l'origine del litigio non è da imputare a motivi razziali. Sarebbe stato invece un diverbio dai toni offensivi a scatenare le reazioni incontrollate degli studenti, conseguentemente ciò ha determinato il coinvolgimento dei professori intervenuti nel tentativo di sedare il contrasto. Ciononostante, non è mancata occasione ai rappresentanti regionali di Lega Nord per imputare l'accaduto alla politica locale, ritenendo controproducenti gli sforzi di integrazione dei rifugiati politici operato sul territorio umbro;
          orbene, è innegabile che per le caratteristiche dell'accaduto ci si debba soffermare a riflettere sul ruolo che le istituzioni sono chiamate a rivestire per frenare, a diversi livelli, possibili derive, anche violente, ma si crede che i docenti non possano sottrarsi al loro compito di educatori, accogliendo anche i minorenni in affido alle comunità locali e offrendo loro i servizi necessario per la crescita e la formazione individuale, servizi cui ogni individuo ha diritto;
          si ritiene che la strumentalizzazione politica e l'inasprimento delle conflittualità esistenti non giovi alla risoluzione delle problematiche da cui traggono origine episodi come quello citato, viceversa, occorrerebbero ulteriori misure di sostegno alle scuole che, con dedizione e responsabilità, assolvono alla propria missione di ispirare la crescita dei giovani adulti e formare le nuove generazioni, indipendentemente dalla nazionalità o dal loro stato politico  –:
          se il Ministro interrogato fosse a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali siano le iniziative che intende adottare per sostenere il dirigente scolastico e gli insegnanti nella scuola in questione e, in generale, nelle scuole chiamate ad assolvere simili responsabilità quotidianamente. (4-13137)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      DI VITA, NUTI, MANNINO, LUPO, DI BENEDETTO, COLONNESE, GRILLO, LOREFICE, BARONI, SILVIA GIORDANO e MANTERO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
          il tema della vita indipendente è una delle priorità del primo programma d'azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità, adottato in Italia con decreto del Presidente della Repubblica del 4 ottobre 2013;
          una delle sette linee di azione di tale programma, la linea di intervento 3 «Vita indipendente e inclusione nella società», è in gran parte riferita proprio alle politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l'inclusione nella società per le persone con disabilità, al fine di definire linee comuni per l'applicazione dell'articolo 19 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, fissando i criteri guida per la concessione di contributi, per la programmazione degli interventi e servizi e la redazione dei progetti individualizzati;
          il Servizio sanitario nazionale (Ssn) garantisce alle persone non autosufficienti e in condizioni di fragilità, con patologie in atto o esiti delle stesse, percorsi assistenziali nel proprio domicilio denominati «cure domiciliari» consistenti in un insieme organizzato di trattamenti medici, infermieristici e riabilitativi, necessari per stabilizzare il quadro clinico, limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita;
          il Fondo nazionale per la non autosufficienza è una forma di finanziamento autonoma, a carattere nazionale, che permette di ripartire annualmente le risorse alle regioni, sulla base dei dati relativi alla popolazione non autosufficiente che vi risiede, e di altri indicatori demografici e socio-economici. Tale fondo garantisce, per le persone non autosufficienti, i livelli essenziali, e non ha una funzione sostitutiva delle prestazioni sanitarie;
          in Italia, sono 2.615.000 le persone non autosufficienti secondo i dati Istat (2011). Si tratta di donne e uomini che riferiscono una totale mancanza di autonomia per almeno una delle funzioni che permettono di condurre una vita quotidiana normale. Perché, se si considerano anche le persone che hanno bisogno di aiuto, anche in parte, per svolgere attività essenziali come alzarsi da un letto o da una sedia, lavarsi o vestirsi, il numero sale di molto, fino a quasi sette milioni, circa il 13 per cento dell'intera popolazione. È a questa fetta di popolazione che le regioni erogano gli aiuti finanziati dal fondo;
          la legge di stabilità 2016 (legge 28 dicembre 2015, n.  208) all'articolo 1, comma 405, ha previsto un incremento dei Fna di 150 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016. Tale importo va a sommarsi ai 250 milioni di euro annui previsti dalla legge di stabilità 2015 (legge 23 dicembre 2014, n.  190, articolo 1, comma 159), per un totale di 400 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2016;
          le risorse così assegnate al fondo per le non autosufficienze sono state ripartite alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, attraverso il decreto ministeriale 14 maggio 2015 (Gazzetta Ufficiale 3 agosto 2015, n.  178) che, all'articolo 3, impegna le regioni ad usare le risorse ripartite prioritariamente, e, comunque, per una quota non inferiore al 40 per cento, proprio per interventi a favore di persone in condizione di disabilità gravissima;
          a tal proposito preme ricordare in questa sede che, sin dall'inizio dell'attuale legislatura, il gruppo parlamentare M5S, in particolare in sede annuale di discussione della legge di stabilità, ha più volte evidenziato il rischio connesso all'esigua assegnazione di risorse destinate al fondo per la non autosufficienza, proponendo in tal senso di elevare quantomeno a 600 milioni di euro la dotazione annuale di detto fondo, altresì raccomandandosi più specificatamente di porre in essere gli opportuni provvedimenti al fine di garantire l'effettiva tracciabilità dei trasferimenti relativi al fondo, al fine di individuare con esattezza i destinatari e la piena verificabilità delle modalità di spesa delle risorse erogate, nonché di determinare una ripartizione della quota del fondo alle regioni esclusivamente in funzione del numero effettivo dei casi di disabilità grave e gravissima censiti nella regione, anziché in base alla popolazione della regione medesima;
          le cure domiciliari si integrano con le prestazioni di assistenza sociale e di supporto alla famiglia, generalmente erogate dal comune di residenza della persona. Il bisogno clinico-assistenziale viene accertato tramite idonei strumenti di valutazione multiprofessionale e multidimensionale che consentono la presa in carico globale della persona e la definizione di un «Progetto di assistenza individuale» (PAI) sociosanitario integrato;
          l'assistenza domiciliare è, dunque, un servizio compreso nei livelli essenziali di assistenza (LEA) in grado di garantire una adeguata continuità di risposta sul territorio ai bisogni di salute, anche complessi, delle persone non autosufficienti, anche anziane, e dei disabili ai fini della gestione della cronicità e della prevenzione della disabilità;
          le cure domiciliari sono erogate con modalità diverse, in base all'organizzazione dei servizi territoriali della Asl; tuttavia, sono generalmente gestite e coordinate direttamente dal distretto sociosanitario (Dss) delle aziende sanitarie locali (Asl), in collaborazione con i comuni. Per le prestazioni sociali il cittadino deve fare riferimento al comune di residenza;
          la legge n.  328 dell'8 novembre 2000, «Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali» prevede che il fondo nazionale per le politiche sociali determini ogni anno una quota economica esplicitamente destinata al sostegno domiciliare di persone anziane non autosufficienti, con particolare riferimento a progetti integrati tra assistenza e sanità, realizzati in rete con azioni e programmi coordinati tra soggetti pubblici e privati, volti a sostenere e a favorire l'autonomia delle persone anziane e la loro permanenza nell'ambiente familiare;
          in particolare, l'articolo 14, comma 1, della predetta legge (progetti individuali per le persone disabili), stabilisce che: «Per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n.  104, nell'ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell'istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i comuni, d'intesa con le aziende unità sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell'interessato, un progetto individuale, secondo quanto stabilito al comma 20»;
          l'articolo 22 definisce poi le caratteristiche e i criteri che determinano il complesso articolato delle attività e dei servizi sociali, sottolineando al comma 2 i livelli essenziali delle prestazioni erogabili; tra i livelli essenziali così definiti, risultano al punto b) dello stesso articolo 22, quelli riferiti alle «misure economiche per favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio di persone totalmente dipendenti o incapaci di compiere gli atti propri della vita quotidiana»; al punto f) gli «interventi per la piena integrazione delle persone disabili ai sensi dell'articolo 14; la realizzazione per i soggetti di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n.  104, dei centri socio-riabilitativi e delle comunità-alloggio di cui all'articolo 10 della citata legge n.  104 del 1992, e dei servizi di comunità e di accoglienza per quelli privi di sostegno familiare, nonché l'erogazione delle prestazioni di sostituzione temporanea delle famiglie; al punto g) gli «interventi per le persone anziane e disabili per favorire la permanenza a domicilio, per l'inserimento presso famiglie, persone e strutture comunitarie di accoglienza di tipo familiare, nonché per l'accoglienza e la socializzazione presso strutture residenziali e semi-residenziali per coloro che, in ragione della elevata fragilità personale o di limitazione dell'autonomia, non siano assistibili a domicilio»;
          rileva in questa sede ricordare che anche il «Piano triennale della regione siciliana per le persone con disabilità» fa esplicito riferimento a quanto stabilito ai sopracitati articoli 14 e 22 della legge n.  328/2000, contemplando di darvi attuazione a livello territoriale;
          è assurta recentemente agli onori della cronaca, anche grazie al servizio dell'inviata di Striscia la notizia Stefania Petyx, andato in onda il 30 aprile 2016, la triste vicenda del signor Giovanni Cupidi, un 38 enne di Misilmeri (PA), laureato in scienze statistiche ed economiche, che dall'età di 13 anni è affetto da una grave tetraplegia, causata da un'ischemia dell'arteria midollare cervicale, che gli consente di muovere solo la testa;
          data la condizione di completa non autosufficienza, Giovanni Cupidi necessita di assistenza continuativa domiciliare h24;
          per quanto concerne più nello specifico l’iter burocratico della sua personale vicenda, il signor Cupidi dichiara di aver usufruito fino al dicembre del 2010 dell'assistenza h24; successivamente si sono verificate complete interruzioni di ogni assistenza sociale e solo dopo un ricorso al TAR di Palermo a fine 2011, ha usufruito di una assistenza in h16 dal 2012 al gennaio 2015, pur con interruzioni di alcuni mesi tra un rinnovo all'altro;
          oggi il signor Cupidi lamenta però di non ricevere da un anno l'adeguata assistenza domiciliare, cui avrebbe pienamente diritto ai sensi della sopracitata normativa, rispetto alla patologia di cui soffre: al momento, infatti, il nostro sistema di welfare gli garantisce solo 4 ore di assistenza al giorno, a carico dell'assessorato regionale. Cupidi, che come detto non gode di alcuna autonomia, è dunque costretto ad affrontare mensilmente, per la restante quota di assistenza necessaria, una spesa non indifferente per retribuire i suoi assistenti;
          il signor Cupidi s'e trovato dunque costretto a chiedere aiuto e richiamare l'attenzione sulle falle del sistema di assistenza domiciliare, in particolare lanciando una petizione on line sulla piattaforma change.org, attualmente sottoscritta da circa 19 mila persone, tra cui anche alcuni vip: Lorenzo Cherubini, Saturnino, Fiorella Mannoia e Roy Paci;
          nella petizione, indirizzata all'assessore alla famiglia e alle politiche sociali della regione siciliana, Gianluca Micciché, il signor Cupidi chiede espressamente che gli venga riconosciuta l'assistenza sociale domiciliare in regime di h24;
          l'assessorato, interpellato dall'inviata di Striscia la notizia, ha dichiarato che la ripartizione delle risorse finanziarie del Fondo per le non autosufficienza per la Sicilia ammonta per quest'anno a circa 13 milioni di euro, da dividere per circa 2.500 persone non autosufficienti, ovvero meno di 500 euro al mese a persona per l'assistenza, ammettendo quindi l'oggettiva impossibilità di prestare oggi l'assistenza domiciliare h24 agli aventi diritto;
          difatti quello del signor Cupidi non è di certo un caso isolato, basti pensare ai numerosi casi che anche di recente hanno richiamato l'opinione pubblica su questo tema assai delicato, come quello del piccolo Giuseppe Martinelli, che all'età di soli 4 anni fu investito da un furgoncino che viaggiava ad alta velocità a Formia e che da quel giorno è paralizzato e, peggio ancora, non respira autonomamente;
          oppure quello di Gioana, bambina di Polignano rimasta tetraplegica in seguito ad un incidente stradale e costretta ad un ventilatore che l'aiuta a respirare; o ancora si ricorda la protesta di un centinaio di persone con disabilità che ogni anno a Palermo manifestano davanti la sede del comune poiché in città l'assistenza domiciliare viene garantita per sole due ore al giorno e per i 100 casi più gravi, con un'erogazione sempre più a rischio, esattamente come nel caso esaminato del signor Cupidi;
          quella di Giovanni Cupidi è dunque una battaglia a tutti gli effetti che questi sta portando avanti non solo per sé, bensì per quanti si ritrovano a vivere in condizioni analoghe alle sue: una battaglia per avere una vita più «normale» possibile, malgrado le innumerevoli difficoltà. Una battaglia che richiede un cuore grande e la sensibilità che Giovanni, che a lottare è abituato, sta mostrando anche in questa occasione  –:
          se i Ministri interrogati ritengano che l'attuale dotazione del fondo per la non autosufficienze sia adeguata e sufficiente a coprire i livelli essenziali di assistenza previsti dalla legge;
          se non ritengano pertanto doveroso e opportuno adoperarsi affinché nel prossimo disegno di legge di stabilità si preveda uno stanziamento maggiore destinato al Fondo per le non autosufficienze;
          se non ritengano opportuno porre in essere iniziative analoghe a quelle assunte a più riprese dal gruppo parlamentare M5S, al fine di garantire l'effettiva tracciabilità dei trasferimenti relativi al fondo per le non autosufficienze e la piena verificabilità delle modalità di spesa delle risorse erogate, nonché determinare la ripartizione della quota del fondo alle regioni esclusivamente in funzione del numero effettivo dei casi di disabilità grave e gravissima censiti nella regione, anziché in base alla popolazione della regione medesima;
          se e quali iniziative, per quanto di competenza, i Ministri interrogati intendano intraprendere al fine di garantire un'adeguata assistenza domiciliare alle persone non autosufficienti su tutto il territorio nazionale e per assicurare che, in particolare a persone che si trovano della situazione analoga a quella del signor Cupidi, siano garantiti i livelli essenziali di assistenza;
          se il Governo possa indicare, anche sommariamente, il dato statistico dei casi analoghi a quello del signor Giovanni Cupidi registrati in Italia e se e attraverso quali politiche precise siano state trovate soluzioni adeguate per farvi fronte.
(5-08620)

Interrogazione a risposta scritta:


      MELILLA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere quali siano le indennità e le agevolazioni di ogni tipo concesse ai presidenti e direttori di INAIL e INPS. (4-13127)

POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta orale:


      LOSACCO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
          le precipitazioni atmosferiche degli ultimi giorni hanno arrecato notevoli danni alle piantagioni di ciliegie;
          la Coldiretti di Puglia ha denunciato la criticità in cui versano le aziende della provincia di Bari che sono state particolarmente colpite;
          nella sola provincia di Bari, il 60 per cento della produzione di ciliegia Bigarreaux e il 40 per cento della produzione di ciliegie Georgia risultano essere andati persi;
          la provincia di Bari, con il suo distretto del sud est, è la prima provincia in Italia per produzione di ciliegie con 47 mila tonnellate pari al 345 della produzione nazionale;
          l'andamento anomalo del tempo rischia di vanificare gli investimenti delle imprese e di mettere a serio rischio anche l'occupazione  –:
          quali iniziative il Governo intenda assumere, con la massima urgenza, al fine di convocare un tavolo ministeriale di confronto per affrontare le problematiche esposte in premessa e per assicurare un fattivo impegno a sostegno di un settore di qualità dell'agricoltura pugliese e nazionale. (3-02249)

Interrogazioni a risposta scritta:


      FAENZI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
          il dossier presentato dalla Coldiretti la scorsa settimana, in occasione della giornata nazionale della carne italiana, rileva come negli ultimi cinque anni, quasi 12 mila stalle hanno cessato l'attività, a causa delle importazioni dall'estero, che attualmente rappresentano quasi 1/3 dei consumi;
          gli effetti di tale fenomeno, sull'economia, sull'occupazione e sulla sicurezza alimentare, hanno determinato la scomparsa di circa 300 mila bovini da carne, mezzo milione di maiali e 700 mila conigli, ed, inoltre, evidenzia il documento, sono rimasti in Italia, soltanto 80 mila allevamenti di bovini da carne, 5 mila allevamenti di maiali e 4 mila e 500 allevamenti di polli da carne;
          la posta in gioco, sostiene la Coldiretti, è importante e delicata, in considerazione del futuro delle stalle nazionali, dove sono ancora allevati 8,7 milioni di maiali, 6,1 milioni di bovini da carne e 6,5 milioni di conigli; inoltre rischiano l'estinzione addirittura 24 razze di bovini, 10 di maiali e 10 di avicoli sulla base dei piani di sviluppo rurale della precedente programmazione;
          le criticità più evidenti, prosegue il documento dell'associazione degli agricoltori, si rinvengono dall'importazione di carne straniera, di cui il 40 per cento della carne bovina consumata in Italia e il 35 per cento di quella di maiale, mentre le importazioni risultano marginali per la carne di pollo/tacchino;
          a giudizio della Coldiretti, gli arrivi da Paesi comunitari e extracomunitari di carne a basso prezzo senza il valore aggiunto di sicurezza e sostenibilità garantiti dall'italianità, determinano la chiusura delle stalle, impoveriscono le attività di trasformazione e distribuzione ad esse legate e fanno venir meno il presidio ambientale e di legalità di interi territori, mettendo a rischio 180 mila posti di lavoro in tutta la filiera delle carni che genera in Italia un valore economico dell'ordine di 30 miliardi di euro, con una ripartizione praticamente equivalente tra carne bovina, di maiale e di pollo/tacchino;
          ciononostante l'impegno degli allevatori italiani per la salvaguardia della qualità, della biodiversità e dell'ambiente, è confermato dall'azione di recupero delle razze bovine italiane storiche da carne che, dopo aver rischiato l'estinzione, sono tornate nelle campagne italiane con un aumento del 65 per cento nel numero di animali allevati dall'inizio del secolo nel 2000, sulla base delle iscrizioni al libro genealogico;
          la necessità di potenziare i sistemi di controllo e di tutela della carne italiana, sostiene la Coldiretti, in considerazione di quanto suesposto, risulta pertanto di estrema importanza, al fine di salvaguardare il patrimonio culturale, ambientale ed economico nazionale;
          al riguardo, risulta altresì indispensabile verificare le etichette che obbligatoriamente devono indicare la provenienza della carne fresca, per scegliere la filiera italiana della carne, i cui consumi determinano, indubbiamente effetti positivi in termini d'occupazione, producendo ricchezza e garantendo anche qualità e sicurezza alimentare grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d'Europa;
          le suesposte osservazioni, a giudizio dell'interrogante, peraltro condivisibili, sia in merito ai dati numerici suesposti (che destano indubbiamente preoccupazione sul piano economico e occupazionale), che con riferimento al quadro futuro che si prospetta per la filiera delle carni italiane (se non si introducono ulteriori misure di tutela), ripropongono il tema della sicurezza alimentare, con particolare riferimento alle regole normative in materia d'igiene, di tracciabilità, di certificazioni e di controlli di qualità;
          l'interrogante evidenzia come (in particolare negli ultimi anni) un aumento innegabile di diffusione di fenomeni legati ai crimini agroalimentari, abbia accresciuto in Italia, la ricerca di consumo di prodotti agroalimentari sani ed in particolare prodotti nel nostro Paese, in grado di garantire una migliore qualità e il rispetto delle norme sanitarie, anche attraverso un potenziamento dei controlli, che nel territorio italiano, sono svolti peraltro con elevata professionalità;
          all'interno del suesposto quadro, gli effetti connessi al Ttip in merito al raggiungimento dell'accordo sul commercio raggiunto tra Unione europea e Usa, rischia, inoltre, di determinare effetti sfavorevoli di rilevante entità, per le carni italiane e l'intera filiale produttiva, a causa della possibile invasione di carni e derivati con standard qualitativi inferiori (si stima che 3,20 miliardi di dollari di carne bovina statunitense entreranno in Europa, prodotti con caratteristiche assai diverse dalle carni italiane), essendo le regole degli Usa differenti dalle stringenti norme italiane; la normativa statunitense prevede fra l'altro, la possibilità di impiegare ormoni vietati in Italia  –:
          quali orientamenti il Ministro interrogato intenda esprimere con riferimento alle osservazioni esposte in premessa;
          se condivida le criticità evidenziate dalla Coldiretti con riferimento ai rischi per la filiera della carne italiana, connessi all'aumento dell'importazione della carne straniera in Italia, peraltro di dubbia qualità in termini d'igiene e sicurezza alimentare, i cui effetti sull'economia e sull'occupazione hanno determinato la chiusura di quasi 12 mila stalle;
          se condivida i pericoli derivanti dall'accordo di negoziato di prossima conclusione, tra l'Unione europea e gli Stati Uniti, relativo al Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, i cui effetti rischiano di determinare gravissimi danni all'economia agricola, a seguito della diffusione di carni e derivati di qualità incontrollata e ad alto rischio di contraffazione;
          in caso affermativo, quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda intraprendere, per quanto di competenza, anche e soprattutto in sede europea, al fine di tutelare il mercato delle carni italiane, che, oltre ad essere un tassello fondamentale del «made in Italy», in termini qualitativi rappresenta una filiera dell'agricoltura italiana di primaria importanza per l'economia e l'occupazione.
(4-13120)


      SCOTTO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
          il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha indetto una gara comunitaria aperta per l'affidamento del servizio di assistenza all'amministrazione nell'ambito delle attività connesse alla comunicazione e al controllo della strategia politica a sostegno del settore agroalimentare; la documentazione è scaricabile fino al 6 giugno 2016;
          con tale gara l'amministrazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ha deciso di affidare a privati «...definizione, notifica e negoziato con la Commissione Europea di nuovi regimi di aiuti...», che nei fatti ad avviso dell'interrogante si traduce nell'appaltare a una società di consulenza e lobbying, l'essenza stessa della politica ministeriale nei suoi rapporti con l'Unione europea;
          nel dettaglio il futuro vincitore della gara dovrà curare:
              a) il negoziato che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali fa con Bruxelles per eventuali nuovi finanziamenti all'agroalimentare;
              b) la costruzione stessa degli aiuti agricoli su cui l'Italia deve puntare per il futuro;
              c) la strategia che il dicastero deve attuare ogni volta che notifica nuove misure alla Commissione europea, ossia convincere i funzionari di Bruxelles della bontà e della realizzabilità delle medesime;
          con questo bando l'amministrazione ministeriale sta di fatto rinunciando alla sua mission che è quella di sostenere la politica programmatoria del dicastero, tra l'altro con l'utilizzo di risorse pubbliche che potrebbero essere utilizzate in altre vertenze e per altre necessità, cui si aggiunge l'inspiegabile scelta di non ricorrere alle prestazioni lavorative e alle professionalità dei funzionari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;
          i futuri vincitori del bando saranno delegati alla conduzione della strategia politica con la Commissione europea, cosa che appare all'interrogante una palese invasione delle competenze politiche del Ministro; oltre a negoziare sui nuovi fondi, la società di consulenti selezionata dovrà occuparsi di: armonizzare i diversi regimi di aiuto con la nuova normativa dell'Unione europea del settore agricolo e con la programmazione comunitaria 2014-2020, predisporre linee guida e studiare regimi di aiuti multi regionali; supportare le attività del dicastero sulle politiche europee, impostare documenti amministrativi coerenti con i dettami dell'Unione europea; affiancare le strutture ministeriali nei negoziati con la Commissione europea, l'Agea e il Ministero dell'economia e delle finanze;
          il budget di gara è di 200 mila euro, Iva esclusa, l'anno per tre anni per un totale di 600 mila euro. La società vincitrice dovrà pagare due esperti senior con dieci anni di esperienza lavorativa e due junior con esperienza triennale di cui al senior e un junior dovranno lavorare a Bruxelles e gli altri due presso il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Delle quattro figure solo un senior potrà svolgere attività part-time, per le altre sarà full-time. Il gruppo di lavoro dovrà assicurare complessivamente 756 giornate lavorative da otto ore l'una;
          il budget messo a disposizione appare all'interrogante singolare rispetto alla mole di lavoro da svolgere considerando le spese di gestione dell'attività (100 mila euro in un anno) e le retribuzioni dei quattro (retribuzione media lorda sarà di 2645 euro, un netto di 1500 euro al mese), in sostanza si affida la gestione della politica agricola con servizi che difficilmente potranno essere all'altezza della mission del bando di gara anche nel rispetto della terzietà nel gestire servizi di elevato interesse pubblico  –:
          se il Ministro sia a conoscenza di quanto narrato in premessa e, in caso affermativo, quali siano le motivazioni che hanno portato il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a operare in tale direzione. (4-13132)

SALUTE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
          di recente la procura della Repubblica di Reggio Calabria ha, riassumendo l'inchiesta denominata «Mala Sanitas», reso nota l'ipotesi di un sistema, negli Ospedali riuniti di Reggio Calabria, di sconcertante occultamento di errori sanitari nell'ambito della ginecologia-ostetricia, con l'iscrizione nel registro degli indagati, l'arresto e la sospensione di diversi medici, pure di altri reparti della suddetta azienda ospedaliera;
          sul portale della testa «la Repubblica», la giornalista Alessia Candito ha raccontato: «A far scattare le indagini, ha spiegato il procuratore Cafiero De Raho, sono stati i contenuti di alcune intercettazioni telefoniche disposte nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia su persone a vario titolo gravitanti intorno alla cosca di ’ndrangheta dei De Stefano. In particolare, dalle intercettazioni su un'utenza intestata all'Azienda ospedaliera e in uso ad Alessandro Tripodi, primario del reparto Ginecologia e ostetricia e nipote di Giorgio De Stefano – cugino dei capi storici della cosca – sarebbero emersi numerosi episodi di malasanità riguardanti reati di colpa medica e di falsità in atto pubblico da parte dei dipendenti del reparto»;
          parecchie delle riferite intercettazioni, pubblicate dalla stampa tradizionale e dall'informazione presente sul web hanno un indubbio contenuto scioccante;
          infatti, in più conversazioni tra medici coinvolti sembrerebbe emergere un concetto non umano del paziente e della vita, fermo restando che trattasi di affermazioni comunque portate fuori del loro contesto specifico; nelle indagini la procura di Reggio Calabria ha ricostruito, in merito all'indicato reparto di ginecologia e ostetricia, una gravissima situazione di insicurezza sanitaria, di mancanza di trasparenza e anche di controlli interni;
          in un recente articolo pubblicato sulla testata «Il Corriere della Calabria» e intitolato «I “Riuniti” e gli orrori che tutti hanno finto di non vedere», il direttore Paolo Pollichieni ha tratteggiato un quadro ambientale della struttura ospedaliera in argomento, riportando l'affermazione del Ministro interpellato, per cui, in merito alla vicenda emersa nell'inchiesta «Mala Sanitas», «la direzione sanitaria non ha mai segnalato nulla e sono stati nominati primari senza concorso», nonché la denuncia della con Uil, con il segretario Nucelo Azzarà, per cui «ai Riuniti comandano la ’ndrangheta e la massoneria»;
          nel predetto articolo, a conferma del quadro rappresentato, evidentemente ben noto in ambito locale, l'autore ha rammentato il recente «bando per assumere un geologo» e, con riguardo alla nomina per tre anni, contraria alla normativa nazionale, del dirigente amministrativo dell'ospedale in argomento, soggetto già in quiescenza, «l'atto aziendale che crea dal nulla un nuovo reparto e ci spedisce a lavorare il rampollo di un casato che ieri e oggi ha controllato gli uffici amministrativi della Regione e dei Riuniti»;
          singolare, appare, poi, una questione posta nel medesimo articolo, in cui si legge: «Siamo davvero sicuri che anche la magistratura reggina sia in regola?»;
          nel riferito approfondimento giornalistico l'autore risponde, in relazione alla prefata domanda: «Davanti alle cose della sanità non lo è mai stata: troppi congiunti di pm e gip impegnati a scalare carriere mediche dentro agli Ospedali riuniti. Lo stesso ex direttore generale, guarda caso, era figlio dell'ex procuratore capo di Reggio»;
          lo stesso giornalista afferma: «Gli orrori sanitari di cui ci si occupa oggi sono vecchi di anni, Le morti dei piccoli e le denunce dei loro genitori risalgono al 2010, le intercettazioni utilizzate per incastrare il ”sistema omertoso” sono del 2011 ma solo lo scorso anno sono state trascritte. Il fascicolo che oggi scuote i ”Riuniti” e fa gridare allo scandalo il Paese intero è rimasto a prendere polvere per almeno cinque anni. Fin quando dalla Sicilia arriva il nuovo procuratore aggiunto, Paci, che va a frugare negli armadi dimenticati e trova questa e altre indagini abbandonate all'oblio»;
          con il decreto del commissario ad acta n.  40 del 21 aprile 2016 la struttura commissariale per il rientro del disavanzo sanitario della Calabria ha autorizzato «fino al termine massimo del 31 ottobre 2016, l'Azienda Ospedaliera “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria, all'assunzione a tempo determinato» di «n.  7 dirigenti medici, n. 4 ostetriche e n.  5 infermieri per l'UOC di Ostetricia e ginecologia; n.  3 dirigenti medici per l'UOC di Neonatologia»;
          il personale, richiesto – dal direttore generale dell'azienda ospedaliera in questione con la nota prot. n.  5051 del 21 aprile 2016, «al fine di garantire il mantenimento dei LEA, evitando al contempo l'interruzione delle correlate prestazioni assistenziali e/o chirurgiche» – e autorizzato è in numero superiore a quello venuto a mancare a seguito dei provvedimenti cautelari e interdittivi assunti, a seguito dell'inchiesta «Male Sanitas», dall'autorità giudiziaria nei confronti di personale medico sanitario operante presso l'azienda ospedaliera di cui si tratta;
          quanto da ultimo precisato significa che nei reparti interessati c’è una obiettiva carenza di personale cui è stato posto rimedio soltanto in seguito alla tragicità dei fatti che ci occupano;
          con nota del commissario dell'Asp di Crotone, dottor Sergio Arena, prot. 14543 dell'11 febbraio 2016, indirizzata alla commissione aziendale per l'autorizzazione e l'accreditamento (CAAA) dell'asp di Crotone, lo stesso ha «sospeso, con decorrenza immediata, tutte le attività di verifica e/o vigilanza intraprese» dal predetto organismo, contestualmente trasmettendo il Dca n.  21 del 10 febbraio 2016, con il quale la struttura commissariale per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Calabria ha, a giudizio degli interpellanti evitando istruttoria e contraddittorio, revocato l'intera procedura di verifica dei requisiti tecnologici, strutturali e organizzativi della cardiochirurgia del policlinico universitario di Catanzaro, il 5 agosto 2015 disposta dal dipartimento regionale per la tutela della salute e conclusa dalla mentovata CAAA con verbale del 20 gennaio 2016;
          in sede di commissione speciale di vigilanza in seno al consiglio regionale della Calabria, il direttore generale del summenzionato dipartimento, professor Riccardo Fatarella, ha ribadito il 26 aprile 2016 la correttezza, in punto di diritto, della riassunta procedura di verifica, significando palesemente che la revoca di cui sopra è stata disposta sotto la responsabilità personale del commissario e del subcommissario per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale, sulla scorta di una preoccupazione per il futuro originata dalle criticità contenute nel rammentato verbale della CAAA dell'asp di Crotone, di cui – ad avviso degli interpellanti – la medesima struttura commissariale indubbiamente non poteva non essere al corrente, come ribadito in sede di svolgimento dell'interpellanza urgente n. 2-01277, dei deputati Nesci, Dieni, Parentela, Grillo, Silvia Giordano, Baroni, Colonnese, Di Vita, Lorefice, Mantero e D'Incà;
          in altri termini, il professar Fatarelia ha significato che non vi erano elementi di diritto per procedere alla revoca disposta con il Dca n.  21 del 2016, dal momento che, come nella stessa commissione ricordato dal dottor Gianluigi Scaffidi, le CCAAAA esercitano la propria attività di controllo in maniera incrociata, in presenza, come nel caso di specie, di accreditamento provvisorio;
          il commissario dottor Arena, come chiarito nella sua nota prot. 16112 del 15 febbraio 2016, ha «sospeso tutte le attività di verifica e di vigilanza (della CAAA aziendale, nda) per le strutture pubbliche e/o private già accreditate ricadenti nell'ambito del territorio di competenza dell'asp di Crotone», ancorando questa disposizione, peraltro non riversata in un atto specifico, alla vicenda del Dca n.  21 del 2016, che non ha carattere normativa universale, ma si limita, sulla base di un'interpretazione del solo adottante, a intervenire, su una singola procedura già attivata, come argomentato in sede di svolgimento dell'interpellanza urgente n.  2-01277, in modo del tutto improprio;
          con la sua deliberazione n.  152 del 2 maggio 2016 – dopo aver bloccato la commissione che a seguito della richiesta del dipartimento tutela della salute avrebbe dovuto, in vigilanza, verificare i requisiti del punto nascita del presidio ospedaliero di Crotone – lo stesso commissario dottor Arena ha stabilito che le «sale parto» dell'ospedale di Crotone hanno i requisiti tecnologici e organizzativi, ma non hanno i requisiti strutturali, avviando un programma per i relativi lavori di adeguamento;
          nella stessa deliberazione, in quanto alla ricerca dei requisiti, si fa riferimento a un sopralluogo della direzione sanitaria di presidio, che ha in sostanza – e secondo gli interpellanti fuori del diritto – scavalcato le competenze proprie della commissione per l'autorizzazione e l'accreditamento, che peraltro è organismo collegiale, l'articolo 1, comma 541, della legge n.  208 del 2015 detta le modalità per la concreta attuazione dell'articolo 14 della legge n.  161 del 2004, che dispone l'adempimento (anche) per il personale del ruolo sanitario nazionale della direttiva 2003/88/CE su turni e i riposi obbligatori  –:
          se in ordine alla vicenda riassunta, non ritenga di disporre un'indagine ministeriale per accertare, per quanto di competenza, le responsabilità dei vertici, nel periodo di riferimento, della direzione generale e sanitaria dell'azienda ospedaliera di Reggio Calabria e le loro eventuali condotte omissive, nonché di disporre un'ispezione in ordine alla ricordata vicenda delle sale parto dell'ospedale di notorie e, infine, di assumere ogni iniziativa urgente volta ad accelerare la copertura delle migliaia di posti mancanti per l'adempimento dell'articolo 14 della legge n.  161 del 2014, con riguardo al ruolo sanitario nazionale.
(2-01365) «Nesci, Lorefice, Parentela, Dieni, Colletti, Silvia Giordano, Grillo, Colonnese, Baroni, Di Vita, Mantero, Agostinelli, Alberti, Basilio, Benedetti, Massimiliano Bernini, Paolo Bernini, Nicola Bianchi, Bonafede, Brescia, Brugnerotto, Businarolo, Busto, Cancelleri, Cariello, Carinelli, Caso, Castelli, Cecconi, Chimienti».

Interrogazioni a risposta orale:


      LATRONICO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
          il diabete è una minaccia per tutto il mondo e nel 1991 è stata istituita dall’International Diabetes Federation e dall'Organizzazione mondiale della sanità la giornata del diabete che viene celebrata in tutto il mondo il 14 novembre di ogni anno per promuovere una politica per la prevenzione e la sensibilizzazione volta ad informare sui rischi del diabete e le relative cure;
          in Italia l'evento è organizzato dal 2002 grazie al supporto volontario di medici e infermieri diabetologi, dietisti, associazioni di pazienti e altri operatori sanitari; cuore delle giornate saranno i controlli della glicemia, del peso, della pressione e del colesterolo che permettono di scoprire anche i casi di diabete non diagnosticato e fare una stima del rischio di sviluppare la malattia;
          secondo uno studio condotto a livello mondiale dai ricercatori dell'Imperial College di Londra, in collaborazione con la School of Public Health di Harvard, l'Organizzazione Mondiale della sanità e molti enti di ricerca fra cui l'istituto Superiore di sanità, per un totale di oltre 500 ricercatori coinvolti, il diabete va assumendo le caratteristiche di una pandemia: oggi sono oltre 400 milioni di malati, mentre nel 1980 erano circa 180 milioni, i costi di questa patologia sono giunti a 825 miliardi di dollari l'anno e i fattori di rischio più comuni per lo sviluppo del diabete sono risultati essere l'obesità e la sedentarietà;
          in Italia è diabetico il 5,4 per cento degli italiani, con una leggera prevalenza delle donne rispetto agli uomini. Attualmente, si calcola che ci siano almeno 3.600.000 persone diabetiche, a cui probabilmente andrebbe aggiunto circa un milione di pazienti che non sa di esserne affetto;
          per quanto riguarda la distribuzione geografica, la prevalenza è più alta nel Sud e nelle Isole, con un valore del 6,5 per cento, seguono il Centro con il 5,7 per cento e il Nord con il 4,7 per cento. La prevalenza del diabete aumenta con l'età fino ad arrivare al 19,8 per cento nelle persone con età uguale o superiore ai 75 anni;
          in Italia i bambini affetti dal diabete mellito di tipo 1 sono 150 mila, di cui 25 mila con meno di 18 anni. Pur non esistendo un registro nazionale, si è visto che l'incidenza è andata aumentando negli ultimi anni. Per affrontare la situazione il nostro Paese, il primo nell'Unione europea, ha adottato un documento per l'accoglienza a scuola dei bambini diabetici. Il documento contiene indicazioni ad hoc per garantire le necessarie attenzioni negli istituti scolastici ai bambini e sostenere famiglia e scuola nella gestione quotidiana;
          il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue dovuta ad un'alterata quantità o funzione dell'insulina. Il diabete mellito di tipo 1 (DM1) che interessa l'età evolutiva è, nella quasi totalità dei casi, un diabete Mellito caratterizzato dalla distruzione, su base autoimmune, delle beta cellule pancreatiche con conseguente deficit di insulina;
          il DM1 necessita pertanto, obbligatoriamente, della somministrazione di insulina più volte al giorno e si presenta con un quadro clinico di complessa gestione sia perché investe tutte le attività basilari della vita quotidiana, sia per la possibilità di scompenso dell'equilibrio metabolico, che può mettere a rischio la vita stessa del paziente;
          in base a un'indagine promossa dalla Federazione nazionale diabete giovanile (FDG), il 50 per cento degli alunni diabetici non troverebbe un giusto inserimento nell'attività motoria e sportiva e il 64 per cento avrebbe problemi di socializzazione e di integrazione;
          a scuola si rileverebbero disagi relativi al controllo glicemico e alla pratica della terapia insulinica per l'86 per cento dei piccoli diabetici, mentre problemi inerenti all'alimentazione nelle mense scolastiche riguardano il 59 per cento dei bambini, con un'evidente disparità tra le regioni italiane;
          il Ministero della salute e Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca hanno emanato delle raccomandazioni per la somministrazione dei farmaci a scuola (pubblicate il 25 novembre 2005), che contengono le linee guida per l'assistenza agli studenti che hanno bisogno di assumere farmaci in orario scolastico. Il testo ministeriale e le normative adottate in alcune regioni non possono però assicurare che nella scuola ci sia una persona disposta ad effettuare i controlli della glicemia o le iniezioni di insulina ed esiste il rischio che un genitore debba recarsi a scuola per coprire questa «falla» nella rete assistenziale;
          la scuola deve garantire all'alunno con diabete di poter vivere in un ambiente scolastico sicuro, evitando di subire i problemi fisici e psicologici, che potrebbero derivare da una gestione non adeguata della malattia. Le istituzioni scolastiche devono assicurare all'alunno con diabete, come del resto a tutti gli altri, la possibilità di partecipare in sicurezza a tutte le attività scolastiche  –:
          se i Ministri interrogati non ritengano necessario diffondere e promuovere la conoscenza del diabete giovanile all'interno delle realtà scolastiche, coinvolgendo tutti gli attori implicati nella gestione di un bambino con diabete (quali corpo docente, personale scolastico, genitori), anche al fine di agevolare la diagnosi precoce individuando quanto prima i possibili segnali di esordio della patologia;
          se non si ritenga necessario promuovere campagne di informazione sul diabete volte a migliorare la comprensione del fenomeno ed iniziative di prevenzione nei diversi contesti sociali (scuola, lavoro, sport) in cui si afferma la personalità dell'individuo;
          quali iniziative si intendano intraprendere per la creazione di un portale da parte del Ministero della salute dedicato alle famiglie ed ai pazienti diabetici pediatrici per fornire loro informazioni e supporto in tempo reale;
          se non si ritenga doveroso creare presidi diabetologici per pazienti diabetici pediatrici in grado di dare un adeguato supporto medico e psicologico ai più piccoli. (3-02248)


      MAZZIOTTI DI CELSO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
          la giunta della regione Lombardia ha inviato in data 29 aprile 2016 una lettera di diffida agli ex amministratori dell'ospedale San Matteo di Pavia avanzando, a titolo di risarcimento del danno, una richiesta di 55,2 milioni di euro nei confronti di membri del consiglio d'amministrazione della «Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico — S. Matteo — Pavia», manager e revisori dei conti dal 2009 al 2014;
          all'origine dell'iniziativa della giunta regionale lombarda c’è un esposto alla Corte dei conti sullo stato contabile dell'ospedale San Matteo, considerato che già in fase di approvazione del bilancio dell'esercizio 2014 erano emersi ritardi nel pagamento di forniture e debiti non puntualmente registrati nei bilanci annuali di competenza e il bilancio 2014 non era stato approvato dalla giunta regionale;
          la verifica amministrativa e contabile affidata alla società Kpmg di Milano ha prodotto, in data 31 luglio 2015, una relazione conclusiva in cui si parla di «pressoché totale assenza dell'impianto contabile-gestionale, nonché la mancanza di qualsiasi processo operativo-organizzativo strutturato e la impossibilità di conoscere esattamente la consistenza patrimoniale della Fondazione»;
          il Ministero della salute nomina uno dei membri del consiglio di amministrazione della «Fondazione IRCCS San Matteo di Pavia», mentre quattro componenti sono di nomina regionale e due competono agli enti locali (comune e provincia);
          il nuovo consiglio di amministrazione, in carica dal 1o gennaio 2016, ha approntato un piano d'azioni per il risanamento gestionale e il recupero dell'efficienza contabile e amministrativa dell'Irccs di Pavia sulla scorta delle indicazioni provenienti dall'attività di due diligence svolta dalla società di consulenza Kpmg;
          la giunta della regione Lombardia con delibera X/5115 del 29 aprile 2016 ha preso atto di tale piano di azioni;
          nel piano vengono individuate tre aree di debolezza gestionale (cioè extra-sanitaria), ovvero contabilità, sistemi informativi e organizzazione, da affrontare con urgenza per poter garantire basi solide e certe in termini di controllo dei costi e degli investimenti e di efficienza complessiva al fine di «rilanciare l'attività sanitaria e scientifica dell'IRCCS San Matteo» con un apposito piano la cui redazione si rimanda a un momento successivo;
          l'ospedale policlinico San Matteo rappresenta per la città di Pavia e per l'intero territorio della provincia pavese una risorsa economica, occupazionale e di indotto fondamentale, valendo da sola circa il 60 per cento del prodotto interno lordo     cittadino e rappresentando storicamente una realtà d'eccellenza per la qualità delle cure prestate, della didattica e della ricerca  –:
          quali iniziative intendano intraprendere per chiarire, per quanto di competenza e comunque attraverso i propri rappresentanti negli organi dell'ente, eventuali responsabilità da parte degli organi competenti in relazione alla gestione contabile e amministrativa dell'azienda, nonché per garantire che l'attuazione del piano d'azioni per il risanamento gestionale e il recupero dell'efficienza contabile e amministrativa della «Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico — S. Matteo — Pavia» e la necessità di risanare il deficit non si traducano, in futuro, in una dismissione di servizi di cura alla cittadinanza, ovvero di svilimento della qualità della ricerca scientifica e della didattica ivi svolte o delle potenzialità economico-occupazionali per il territorio della provincia di Pavia. (3-02250)

Interrogazione a risposta in Commissione:


      DE LORENZIS. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
          da fonte stampa del 19 febbraio 2016 del Quotidiano di Puglia dal titolo «Allerta Radon, le scuole d'infanzia le più a rischio» si apprende di uno studio sulla radioattività naturale in provincia di Lecce, condotto nel 2010 con report elaborato dal Centro salute ambiente (Csa) in cui sono confluiti i monitoraggi e le ricerche effettuate dall'Asl Lecce, Arpa Puglia, provincia e comune di Lecce, Inail, Regione Puglia, Università del Salento e Cnr;
          lo studio è stato condotto su 438 scuole sulle 506 presenti nel Salento, 132 scuole dell'infanzia, 125 scuole primarie, 13 istituti comprensivi, 92 scuole medie e 76 scuole superiori ed è stata rilevata una concentrazione media di radon nelle scuole molto superiore al valore medio regionale. Il radon è un gas radioattivo naturale ritenuto la seconda causa di cancro polmonare, dopo il fumo di sigaretta. Il Salento presenta livelli di questo gas più elevati rispetto alla media nazionale, con aree di particolare criticità diffuse in tutto territorio provinciale;
          i nuovi limiti stabiliti dalla direttiva 59/2013/Euratom pongono il limite di radon nei luoghi di lavoro a 300 Bq per metro cubo;
          nel 2010 è stata effettuata una campagna di misurazione di concentrazione di gas radon in 32 scuole della provincia per la quale su 12 scuole sono stati rilevati valori superiori a 500 Bq per metro cubo, su 4 scuole con valori compresi tra 400 e 500. Per le restanti 16 scuole valori inferiori a 400 Bq  –:
          se i Ministri siano a conoscenza dei fatti espressi in premessa, se trovino conferma tali dati e quali iniziative utili intendano adottare, per quanto di propria competenza, al fine di risolvere le criticità dovute alla presenza di radon superiore ai valori soglia stabiliti dalla direttiva 59/2013/Euratom. (5-08618)

Interrogazioni a risposta scritta:


      NICCHI, GREGORI e SCOTTO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
          li 13 aprile 2016 è stato approvato dal comitato di settore per il comparto regioni-sanità, il nuovo atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione di medicina generale;
          il nuovo modello di assistenza territoriale che ne scaturisce, il cosiddetto h16, prevede di fatto la riduzione dell'assistenza della medicina generale da 24 ore su 24, a 16 ore su 24 nei giorni feriali e a 12 ore il sabato e i giorni festivi, con la conseguenza di delegare gli interventi sanitari, dai codici bianchi ai codici rossi, al sistema di emergenza urgenza 118, dalla mezzanotte alle 8 nei giorni feriali e dalle ore 20 alle 8 nei giorni sabato e festivi;
          in pratica con questo modello di assistenza h16 (che diventa h12 nei giorni festivi) si sottrae ai cittadini l'assistenza della medicina generale durante la notte (8 ore in meno nei giorni feriali e 12 ore in meno nei festivi) utilizzando il 118, che si vedrà «costretto» a dare assistenza medica anche per un comune malore, con il rischio più che concreto di lasciare scoperto qualche paziente grave a cui il 118 può salvare la vita;
          vale la pena ricordare che attualmente la guardia medica non fa solamente visite domiciliari, ma anche consulenze telefoniche che spesso riescono a risolvere il problema, evitando così che un paziente vada al pronto soccorso. Senza il filtro della guardia medica tutto verrà scaricato su un 118 che, a sua volta, si vedrà spesso costretto a intasare i pronto soccorso, già al collasso;
          inoltre il suddetto nuovo atto di indirizzo rischia di non tutelare le specificità territoriali, ossia quelle realtà come i piccoli comuni, le isole, le zone rurali o montane dove spesso c’è una postazione di guardia medica che rappresenta un punto di riferimento per il cittadino dalla mezzanotte alle 8. Con questo nuovo modello di assistenza territoriale questo presidio medico non è più previsto;
          peraltro, a queste nuove funzioni assegnate al 118, non corrisponde nessuna previsione circa la necessità di ristrutturare e riorganizzare tutto il servizio di 118, facendo così svolgere anche le funzioni di guardia medica;
          va infine segnalato come in luogo di ridurre, come sarebbe necessario, l'attuale massimale di 1 medico per 1.500 abitanti assistiti a 1 medico per 1.000 abitanti assistiti, il nuovo atto di indirizzo preveda che il numero ottimale medici/abitanti venga individuato di fatto dalle autonomie regionali. Con il rischio che, per ottenere risparmi, le regioni incrementino il numero di abitanti per ogni medico con conseguenze in termini di minore qualità delle prestazioni sanitarie, di sempre maggiori differenze territoriali, e di una riduzione dei medici che potranno svolgere questo lavoro  –:
          se non si ritenga indispensabile assumere iniziative, anche per il tramite del rappresentante del Governo nel Comitato di settore, affinché sia sospeso e rivisto il nuovo atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione di medicina generale, al fine di garantire un maggiore e trasparente confronto sul futuro dell'assistenza territoriale, superare le forti criticità esposte in premessa che incidono direttamente sui livelli essenziali di assistenza, garantire il pieno diritto dei cittadini alla salute e ridurre le sperequazioni tra regioni e regioni che il nuovo atto finirà per acuire. (4-13130)


      ZOLEZZI, TERZONI, BUSTO, DE ROSA, GRILLO, MANTERO, DI VITA, COLONNESE, DAGA, VIGNAROLI, MICILLO, MANNINO, BARONI, LOREFICE e SILVIA GIORDANO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
          Airtum, associazione italiana registri tumori (AIRTUM onlus) è nata nel 1996 con l'intento di promuovere e coordinare le attività dei Registri tumori presenti in Italia;
          i registri tumori raccolgono informazioni sui casi di tumore nella popolazione residente in un determinato territorio. Sorvegliano l'andamento della patologia oncologica archiviando e codificando le informazioni e rendendole disponibili per studi e ricerche sulle cause del cancro, per la valutazione degli interventi di prevenzione, per l'analisi dell'esito delle cure e per la programmazione degli interventi sanitari;
          nel 2014, in Italia, risultavano inclusi nell'AIRTUM e attivi 45 registri tumori che coprono complessivamente oltre il 52 per cento della popolazione. La maggior parte dei registri di popolazione sono «generali», ovvero raccolgono i dati relativi a tutti i tumori in tutti i residenti di un determinato territorio (può essere una singola città o un'intera regione, una provincia o il territorio di una Asl). I registri specializzati, invece, raccolgono informazioni su un singolo tipo di tumore (per esempio il colon-retto, la mammella e altro) oppure su specifiche fasce di età (per esempio tutti i tumori infantili);
          in Italia, come in altri Paesi del Sud Europa, i registri tumori non sono nati per iniziativa di organismi nazionali né a seguito di precisi criteri programmatori, ma più frequentemente hanno avuto origine dalla spontanea motivazione scientifica di singoli casi clinici, patologi, epidemiologi e medici della sanità pubblica. Il carattere volontaristico di tali iniziative ha fatto sì che i registri tumori assumessero spesso dimensioni medio-piccole e una diffusione geografica irregolare (il primo registro tumori italiano generale a entrare in attività è stato quello di Varese, istituito nel 1976, seguito subito dopo da quello di Parma);
          solo in anni recenti sono state programmate azioni di incentivazione da parte di soggetti pubblici (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, regioni e altro) per arrivare all'obiettivo di coprire con le attività di registrazione l'intero territorio nazionale. Ma si è dovuto attendere il 13 dicembre 2012 perché venisse approvata la legge istitutiva della rete nazionale dei registri tumori grazie alla conversione del decreto-legge n.  179 del 2012. All'articolo 12 il decreto-legge contiene le norme che istituiscono il fascicolo sanitario elettronico (FSE) e i sistemi di sorveglianza nel settore sanitario (registri di mortalità, di tumori, di altre patologie e di trattamenti) ai fini di «...prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, programmazione sanitaria, verifica della qualità delle cure, valutazione dell'assistenza sanitaria e di ricerca scientifica in ambito medico, biomedico ed epidemiologico allo scopo di garantire un sistema attivo di raccolta sistematica di dati anagrafici, sanitari ed epidemiologici per registrare e caratterizzare tutti i casi di rischio per la salute, di una particolare malattia o di una condizione di salute rilevante in una popolazione definita». Mancano i decreti attuativi di tale provvedimento;
          Airtum gestisce la banca dati nazionale informatizzata dei casi incidenti di tumore in Italia (presso l'ISPO di Firenze); varie proposte di legge in discussione presso la Commissione affari sociali alla Camera (proposte di legge abbinate «Istituzione e disciplina del Registro nazionale e dei registri regionali dei tumori» C. 913 Biondelli, C. 2983 Zolezzi, C. 3115 Baroni, C. 3483 Vargiu, C. 3490 Amato, C. 3555 Paola Boldrini e C. 3556 Binetti – relatori Baroni e Burtone) stanno tentando di introdurre un coordinamento dello studio epidemiologico in Italia in particolare nel campo oncologico, e alcune prevedono per AIRTUM un ruolo istituzionale rilevante;
          il giorno 14 aprile 2016, Melchiorre Fidelbo è stato eletto a Reggio Emilia (sede del Congresso AIRTUM 2016) dall'assemblea dei soci AIRTUM all'interno del direttivo di questa società scientifica. Melchiorre Fidelbo è stato rinviato a giudizio per abuso d'ufficio. Il presidente di Airtum Emanuele Crocetti, ora sostituito da Lucia Mangone (già presente nel precedente direttivo), l'ha ammesso tra i candidati, a quanto risulta agli interroganti, senza informare i soci della sua condizione di imputato. Il capitolo centrale dell'inchiesta sul servizio d'informatizzazione del Pta di Giarre è l'affidamento diretto del servizio d'informatizzazione nella struttura in provincia di Catania. Un appalto da quasi due milioni di euro che il 30 luglio 2010 viene concesso alla società Solsamb Srl, amministrata da Fidelbo;
          rimane il fatto inoppugnabile del palese conflitto di interessi di Fidelbo in quanto titolare al 50 per cento di una società informatica che ha vinto un appalto presso l'azienda sanitaria in cui lo stesso lavora;
          la sua presenza nel Consiglio direttivo, dell'AIRTUM appare ora agli interroganti quanto meno critica, soprattutto in un momento in cui le varie proposte di legge prevedono per AIRTUM un ruolo istituzionale rilevante. Se questo ruolo dovesse essere confermato in sede legislativa, dovrebbe essere preteso che AIRTUM si dotasse di un codice etico che escluda tassativamente questi inconvenienti ed annulli l'elezione ultima scorsa, prevedendo l'obbligo per i candidati di presentare un programma ed un curriculum etico, oltre che scientifico, in modo che i soci possano scegliere in una condizione di chiarezza e di massima trasparenza che oggi non è garantita;
          alcuni dati epidemiologici stanno consentendo di definire aspetti sanitari importanti come il costo delle esternalità sanitarie ambientali (si veda lo studio ECBA che stima in 48 miliardi di euro all'anno le esternalità sanitarie ambientali, poco meno di metà della spesa sanitaria pubblica nazionale), e una appropriata raccolta di tali dati può indirizzare le scelte sanitarie in un'ottica di sostenibilità e prevenzione primaria, riducendo i costi totali, garantendo un servizio sanitario pubblico adeguato e migliorare la speranza di vita in salute in forte riduzione nel nostro paese; tali dati non possono essere limitati a una mera raccolta di aspetti oncologici, legati a meno del 30 per cento delle patologie a possibile eziologia ambientale e generale;
          la risposta all'interrogazione presentata dall'onorevole Massimo Enrico Baroni n.  5-08588, ottenuta dal sottosegretario delegato per la salute, in data 5 maggio 2016, non riesce a parere degli interroganti a soddisfare i quesiti posti riportando espressioni alquanto generiche e poco apprezzabili nella specificità delle domande poste. Infatti, poco emerge nella risposta «relativa alla tematica “conflitto di interessi” nell'ambito della istituzione dei Registri in parola», consegnando all'interrogante una semplice dichiarazione di intenti volta «a prevenire qualsiasi situazione che possa generare “conflitto di interessi”»;
          rimangono, quindi, poco chiare le repliche date sulle misure e gli strumenti normativi necessari atti a condizionare adeguatamente ed eticamente l'associazione AIRTUM o qualsivoglia associazione che possa in futuro collaborare con attività governative  –:
          se il Ministro interrogato non ritenga necessario assumere iniziative normative affinché Airtum o le associazioni di interesse ministeriale si dotino di un codice etico adeguato al ruolo istituzionale presente e futuro, dando indicazione dei tempi necessari alla sua realizzazione;
          se non ritenga necessario un coordinamento nella raccolta e pubblicazione dei dati epidemiologici a livello nazionale, non solo in ambito oncologico, che garantisca appropriatezza e trasparenza, efficacia nell'ottica della programmazione sanitaria e del miglioramento della salute dei cittadini e assenza di eventuali interessi privati;
          se non ritenga necessario provvedere all'attuazione piena del decreto n.  179 del 2012 (fascicolo sanitario elettronico) attraverso specifici percorsi temporali e strumentali. (4-13139)

SEMPLIFICAZIONE E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


      RAMPELLI. — Al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
          il comma 85 dell'articolo 1 della legge 7 aprile 2014, n.  56, recante «Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni» ha riordinato le funzioni fondamentali esercitate dalle province;
          in seguito, l'articolo 5 del decreto-legge 19 giugno 2015, n.  78, ha previsto la facoltà di transito del personale appartenente ai corpi e ai servizi di polizia provinciale nei ruoli degli enti locali per lo svolgimento delle funzioni di polizia municipale;
          con il decreto ministeriale 14 settembre 2015, il dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri ha individuato i «Criteri per la mobilità del personale dipendente a tempo indeterminato degli enti di area vasta dichiarato in soprannumero, della Croce rossa italiana, nonché dei corpi e servizi di polizia provinciale per lo svolgimento delle funzioni di polizia municipale»;
          tale decreto ministeriale demanda allo stesso dipartimento della funzione pubblica, in caso di non completa riallocazione del personale sulla base dell'offerta di mobilità che le amministrazioni hanno definito in relazione ai loro fabbisogni, di definire ed avviare una nuova procedura di mobilità che tenga conto dei posti dichiarati disponibili, ai sensi dei commi 1 e 2 del medesimo decreto ministeriale;
          dalla nota relativa ad «Assunzioni e mobilità della polizia municipale» emessa dal dipartimento della funzione pubblica in data 29 febbraio 2016 (DFP 0010669 P-4 17.1.7.4) si evince che solo la Basilicata, l'Emilia Romagna, le Marche, il Lazio, il Piemonte e il Veneto non hanno personale della polizia provinciale in soprannumero o da ricollocare, e quindi solo per gli enti locali di queste regioni è possibile ripristinare le facoltà di assunzione della polizia municipale, mentre per tutte le altre regioni tale facoltà è bloccata fino a che non si esauriscano le procedure di mobilità per gli agenti di polizia provinciale;
          nelle more, tuttavia, in numerosi comuni si rischia che le graduatorie per il posto di agente municipale giungano a scadenza;
          la situazione di stallo che si sta venendo a creare rispetto all'immissione di nuovi agenti di polizia municipale ha ripercussioni sia sulla sicurezza sia sulla capacità di presidio e tutela dei territori da parte delle amministrazioni comunali  –:
          se non ritenga di fornire tempestivamente ogni utile elemento rispetto allo stato di attuazione del ricollocamento degli agenti di polizia provinciale e rispetto alle convenzioni a tal fine realizzate;
          quali iniziative intenda assumere al fine di sbloccare la situazione di cui in premessa, da un lato agendo per un tempestivo ricollocamento di tutti gli agenti di polizia provinciale attualmente in mobilità e, dall'altro, disponendo una proroga per le graduatorie dei concorsi per agente di polizia municipale in scadenza al 31 dicembre 2016, anche al fine di evitare lo spreco di denaro pubblico che deriverebbe dalla necessità di svolgere nuovi concorsi. (4-13122)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      RICCIATTI, DANIELE FARINA, FRANCO BORDO, FERRARA, AIRAUDO, PLACIDO, MARTELLI, PIRAS, QUARANTA, MELILLA, DURANTI, NICCHI, SANNICANDRO e SCOTTO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
          l'azienda Tubettificio Europeo spa è una azienda, con sede in Lecco e stabilimento a Pescarenico, che opera da più di quaranta anni nel settore degli imballaggi;
          la società attualmente ha in forza 120 lavoratori ed ha presentato istanza di fallimento in proprio;
          in data 3 maggio 2016, il giudice del tribunale di Lecco – sezione fallimentare, Dario Calasanti, ha emesso la sentenza di fallimento della società, autorizzando l'esercizio provvisorio dell'attività sino al 1o giugno 2016, quando diventerà operativa la new-co, la nuova società in forma di società a responsabilità limitata, che dovrebbe affittare il ramo di azienda delle società fallita, al fine di proseguire l'attività produttiva (La Provincia di Lecco, 5 maggio 2016);
          il progetto aziendale per la new-co prevede l'apporto degli impianti e degli edifici della sede di Pescarenico (la fabbrica e gli uffici di proprietà di una impresa immobiliare scorporata in passato dalla Tubettificio Europeo Spa) attraverso l'affitto di ramo d'azienda per la durata di 24 mesi; nonché la ripresa della produzione con una riduzione della forza lavoro, al fine di riportare in equilibrio il conto economico e finanziario della società e renderla più appetibile sul mercato per nuovi potenziali acquirenti;
          sulla scorta di tale piano, la direzione aziendale ha proposto l'assorbimento di soli sessanta dipendenti della vecchia società, incrementabili di ulteriori 20/30 nel corso dell'anno, su un totale di 120 lavoratori;
          secondo quanto si apprende dagli organi di stampa, solo dieci lavoratori sarebbero interessati a rimanere nella old-co, perché prossimi alla pensione o perché interessati ad accedere alla procedura della mobilità;
          da fonti sindacali si apprende che è stata predisposta una bozza di contratto di affitto d'azienda finalizzato alla cessione, condizionato all'accordo di trasferimento ex articolo 47 della legge n.  480 del 1990;
          sarebbe utile, nonché funzionale al graduale riassorbimento dei lavoratori in esubero, poter usufruire per la old-co dell'ammortizzatore di cui all'articolo 21, comma 4, del decreto legislativo n.  148 del 2015, al fine di consentire un sostegno al reddito dei lavoratori  –:
          quali iniziative di competenza intendano adottare i Ministri interrogati, al fine di salvaguardare i livelli occupazionali della società Tubettificio Europeo;
          se il Ministro dello sviluppo economico non intenda convocare, per quanto di competenza, un tavolo di crisi al fine di agevolare una soluzione che consenta all'azienda di ritrovare il proprio equilibrio economico e finanziario, e di agevolare una prospettiva di reinserimento per i lavoratori attualmente valutati in esubero rispetto alle esigenze produttive della società. (5-08616)


      SPESSOTTO, DE LORENZIS, PAOLO NICOLÒ ROMANO, NICOLA BIANCHI e CARINELLI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
          in Italia, il, mercato dell'automazione postale è caratterizzato – come noto – da connotati prettamente monopolistici, dal momento che è presente un solo committente, Poste italiane spa, che fin dagli anni ’80 ha come fornitore del servizio di manutenzione e gestione dei sistemi di smistamento postale Selex ES spa, già Elsag, anch'essa in condizioni di sostanziale monopolio;
          a sua volta Selex ha sempre subappaltato gran parte dei servizi relativi alla commessa aggiudicatale da Poste italiane, pur mantenendo il governo degli impianti – basati su macchinari di fabbricazione Elsag ormai obsoleti e di cui sarebbe necessaria la sostituzione, essendovi tecnologie molto più avanzate ed efficienti – e gran parte dei ricavi affidando la fornitura di servizi di manutenzione dei dispositivi di smistamento postale siti presso i centri di meccanizzazione postale (CMP) alle società Logos srl e a Stac srl, che, a loro volta, impiegavano, complessivamente, oltre 300 addetti alla commessa, in aggiunta alle risorse di struttura; la remunerazione di tali società è stata via via decrescente, sino a giungere ad un livello di mera sussistenza se non di perdita, come accertato dalla sentenza n.  349/2015 della Corte di appello di Genova (e senza che Poste svolgesse alcun controllo in merito);
          nel corso del 2012, Poste italiane mise a gara il servizio di manutenzione, registrando la partecipazione di un solo concorrente, RTI Selex ES (mandataria) con le stesse Logos e Stac (mandanti), gara che risulta poi essere stata annullata per «incertezza assoluta sul contenuto dell'offerta prodotta, in quanto la stessa è risultata condizionata e non conforme alle specifiche tecniche di capitolato»; è opportuno sottolineare come tale offerta fu presentata senza alcun ribasso d'asta da parte di Selex, e che avverso il provvedimento di esclusione quest'ultima decise di non azionare alcuna tutela; nelle more, il contratto in corso fu prorogato;
          successivamente, in data 26 dicembre 2012, Poste italiane pubblicava il nuovo bando di gara per il servizio di manutenzione e assistenza tecnica delle linee per lo smistamento della corrispondenza e delle attrezzature a supporto (SMI), con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ai sensi del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.  163 e successive modificazioni e integrazioni, per una durata di 36 mesi, con facoltà di rinnovo da parte di Poste, di anno in anno per massimo ulteriori 24 mesi;
          immediatamente dopo la pubblicazione del bando di gara, Selex tentò di estromettere dall'appalto in corso di esecuzione Stac e Logos, comunicando loro la sostituzione con la società PH Facility a partire dal 1o febbraio 2013; PH era ed è un'impresa di pulizie, non in possesso – ad avviso degli interroganti – di alcun requisito tecnico o economico per lo svolgimento del complesso servizio in questione; obiettivo dichiarato di Selex sembra dunque essere stato, per gli interroganti, quello di estromettere le due subappaltatrici ai servizi per evitarne la successiva concorrenza nel bando di gara così lucrare sui minori costi derivanti dall'impiego di manodopera priva delle tutele contrattuali prima garantite;
          la suddetta gara, cui parteciparono solo due reti temporanee di imprese (Siemens-STAC e Selex/PH) – essendo stata da Poste italiane negata una proroga di appena 7 giorni a Logos, per consentirle di completare la documentazione di offerta e nonostante l'interesse ad una maggiore concorrenzialità – fu aggiudicata il 26 giugno del 2013 in favore del RTI Selex ES spa – PH Facility srl, la cui offerta risultò anormalmente bassa quindi fu assoggettata a verifica dell'anomalia. L'offerta, anomala, fu considerata tuttavia congrua a Poste, nonostante l'offerta del RTI Selex/PH FACILITY susciti – ad avviso degli interroganti – numerosi dubbi sia dal punto di vista tecnico, che economico; infatti, il costo del personale venne giustificato spiegando che si sarebbe fatto ricorso all'applicazione di un CCNL diverso e con criteri retributivi inferiori rispetto al passato, ciò nonostante le prescrizioni del bando e della legge in ordine alla garanzia dei lavoratori; vi erano anche numerosi altri profili di irregolarità, tra cui l'assenza di valide certificazioni e l'inesistenza in capo a PH dei requisiti di partecipazione, ovviato, da Selex, attraverso un avvalimento ampio e onnicomprensivo, ad avviso degli interroganti, in dispregio delle finalità tipiche dell'istituto;
          in data 3 ottobre 2013, Poste italiane ha quindi stipulato con il RTI Selex ES – PH Facility srl, l'Accordo Quadro, ed entrambi i lotti oggetto della gara d'appalto sono attualmente in corso di esecuzione a partire dal 1o novembre 2013;
          aggiudicatasi la gara, PH Facility è subentrata nel servizio, determinando tra l'altro, attraverso i propri inadempimenti, una gravissima situazione di inefficienza nei confronti del sistema postale, come denunciato anche pubblicamente sia da organizzazioni sindacali che da testate giornalistiche ed interrogazioni parlamentari;
          avverso l'aggiudicazione della gara, la società Stac Italia ha quindi proposto ricorso al Tar del Lazio, per l'annullamento, previa sospensiva, del provvedimento di aggiudicazione dalla procedura di gara, nonché ha denunciato all'ANAC presunte violazioni alle vigenti disposizioni normative in materia di appalti pubblici nel procedimento di cui in premessa;
          in sintesi, Stac lamenta che Poste italiane abbia finito per aggiudicare un appalto per un servizio di notevole delicatezza e importanza e altamente specialistico, ad una rete temporanea di imprese (RTI) in cui partecipa una società – la PH Facility srl – che opera nell'ambito dei servizi di pulizia e che non risulta avere mai svolto attività inerenti all'oggetto dell'appalto, né tanto meno risulta dotata nel proprio organico di personale dipendente specializzato; il ricorso è stato successivamente oggetto di rinuncia da parte di Stac, in cambio al rinnovo da parte di Selex di altre commesse che tuttavia non hanno consentito il reimpiego dei lavoratori licenziati;
          a sua volta, con delibera n.  50 del 17 giugno 2015, l'ANAC, a seguito della sua attività ispettiva, ha accertato l'irregolare predisposizione ed assegnazione al bando per l'aggiudicazione della fornitura da parte di Poste, riscontrando numerose violazioni delle regole del codice degli appalti;
          in particolare, l'ANAC ha ritenuto che il contratto d'avvalimento prodotto dalla PH Facility risulta, in violazione dell'articolo 49 del decreto legislativo n.  163 del 2006 e articolo 88 del decreto del Presidente della Repubblica n.  207 del 2010, affetto da assoluta genericità nell'oggetto poiché l'impegno assunto dall'impresa ausiliaria è limitato alla messa a disposizione del requisito previsto dal bando di abilitazione senza ulteriori specificazioni in termini di risorse e dei mezzi che sono necessari per sopperire alla carenza dei requisiti;
          l'ANAC ha altresì sottolineato come la lex specialis, nel caso di specie, fosse limitativa della concorrenza, ovvero predestinata a ridurre, di fatto, il ventaglio dei possibili partecipanti al precedente ed attuale gestore del servizio in violazione degli articoli 2 e 68 del decreto legislativo n.  163 del 2006;
          ad avviso degli interroganti, il provvedimento dell'ANAC è esaustivo nell'illustrare la gravità delle violazioni perpetrate da Poste italiane attraverso la suddetta procedura di gara, avendo Poste dapprima pubblicato un bando di gara, che sarebbe stata poi annullata per un vizio nell'offerta, e che sarebbe avvenuta in palese restrizione di ogni più elementare principio di concorrenza, essendo stata aggiudicata la gara ad un soggetto (PH) privo di qualsivoglia requisito, comportando per di più il licenziamento di una grande quantità di lavoratori;
          ad avviso degli interroganti, SELEX si sarebbe servita di PH FACILITY al solo scopo di presentare un'offerta anormalmente bassa per aggiudicarsi la gara, confidando nella possibilità di quest'ultima di non applicare il vigente CCNL metalmeccanico, in spregio ad ogni disposizione di legge e dello stesso bando di gara;
          ciò ha peraltro innescato un conflitto con i lavoratori delle aziende, che hanno in parte rivendicato, ottenendola, l'assunzione diretta in capo a Selex (sentenza della Corte d'Appello di Genova n.  349/2015), ed in altra parte aderito ad un programma sociale di incentivazione all'esodo, con significativi oneri a carico dello Stato; si specifica, peraltro, che PH Facility non ha rispettato i termini dell'Accordo ministeriale  –:
          come ritengano che il bando di gara di cui in premessa – così come predisposto da Poste italiane – e in relazione a quanto accertato dall'ANAC a seguito della sua attività istruttoria, si concili con la normativa vigente e con la libertà di concorrenza, posto che il bando ha finito per favorire il soggetto storicamente aggiudicatario della commessa, non contemplando alcuna reale modifica dei connotati dei servizio, al fine di migliorarlo e renderlo concorrenziale (ad esempio richiedendo tecnologie più moderne ed efficienti e superando il monopolio derivante dalla fabbricazione dei vecchi macchinari Elsag);
          se i Ministri interrogati, per quanto di competenza, possano illustrare i motivi per cui Poste italiane non abbia ritenuto opportuno, anche alla luce delle considerazioni svolte dall'ANAC, annullare il bando di gara per il servizio di manutenzione e assistenza tecnica delle linee per lo smistamento della corrispondenza, e procedere altresì con l'individuazione di un nuovo fornitore in linea con i requisiti richiesti, tenendo presente anche il fatto che Poste ha contemplato, con modalità di dubbia legittimità, la possibilità di proroga del servizio per altri due anni;
          se i Ministri interrogati, alla luce delle considerazioni esposte in premessa, non intendano chiedere chiarimenti a Poste sui controlli effettuati sull'appaltatore principale (Selex) ai sensi dell'articolo 118, comma quarto, del codice degli appalti;
          se i Ministri interrogati non rinvengano, nella complessiva dinamica dell'operazione descritta in premessa, una attribuzione con modalità di dubbia legittimità di costi sociali a carico dello Stato, mediante licenziamenti indotti da una condotta irregolare, che ha gravato di ingenti costi sia le aziende Logos e Stac, costrette alla chiusura o alla crisi, che lo Stato, per gli oneri della cassa integrazione straordinaria concessa. (5-08617)

Interrogazione a risposta scritta:


      MASSIMILIANO BERNINI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:
          nel 2013 da quanto è possibile leggere dalla pagina web «uniti per la DICO» «nello scambio tra COOP e Gruppo TUO, alla Coop sono andati i 54 punti vendita a marchio Despar e InGrande presenti principalmente a Roma e nel Lazio, consolidando, così la presenza del marchio Coop nella Capitale. Per la gestione di questa catena di supermercati è stata creata una società newco, per l'esattezza Distribuzione Roma Srl La presidenza della Distribuzione Roma è stata assegnata dalla Coop, ad Adriano Turrini, già presidente di Coop Adriatica»;
          la contropartita dell'operazione di cui alla precedente premessa, permise al gruppo TUODI dei fratelli Faranda di appropriarsi degli hard discount a marchio Dico della Coop;
          il 1o aprile del 2013, attraverso una cessione ramo aziendale, la catena «InGrande» passa sotto la regia di Distribuzione Roma Coop srl (società creata da Coop Estense, Coop Consumatori Nord Est, Coop Adriatica, Unicoop Tirreno, Coop Lombardia, Coop Liguria e Nuova Coop Soc. Cooperative);
          durante il corso del 2013 e di parte del 2014, l'azienda ha messo in atto una serie di politiche commerciali per il traghettamento dei negozi oggetto di cessione aziendale da parte del gruppo Tuo, verso il marchio coop;
          il 1o gennaio 2016 nasce Alleanza 3.0 dalla fusione di coop adriatica, estense e coop consumatori nord – est, i tre amministratori delegati sono: Adriano Turrini (presidente distribuzione Roma coop srl) Paolo Cattabiani e Massimo Ferrari;
          in particolare nel comune di Tarquinia, le operazioni di cui sopra hanno generato una situazione nella quale due punti vendita dello stesso marchio (EX «Ingrande» di Tarquinia e «Coop» di Tarquinia) si trovassero a poche decine di metri di distanza l'uno dall'altro;
          da quanto è possibile leggere sugli organi d'informazione, più volte è stata denunciata pubblicamente la pratica di scorretta di utilizzare prezzi differenti per gli stessi prodotti tra il supermercato EX «Ingrande» e l'adiacente Coop di Tarquinia;
          il 30 marzo del 2016 è stato consegnato l'avvio di procedura di mobilità per venti dipendenti dell'EX supermercato «Ingrande» di Tarquinia, firmata dall'amministratore di coop Alleanza 3.0;
          a causa dell'avvio di procedura di mobilità di cui sopra, i dipendenti hanno avviato una serie di scioperi della cui notizia hanno più volte parlato gli organi di informazione;
          un passaggio di un ultimo articolo uscito sul quotidiano online www.occhioviterbese.it, nel quale è possibile leggere «Per i punti vendita InGrande è stata aperta la procedura di mobilità: vuol dire che chiudono. Coop compera marchi minori per poi smantellarne i punti vendita, in modo da non avere concorrenti. 80 lavoratori nei supermercati di Tarquinia, Ariccia, Anagni, Ciampino stanno perdendo il loro posto di lavoro», ad avviso dell'interrogante insinua il dubbio che Coop acquisti marchi concorrenti per poi applicare politiche atte alla chiusura di tali punti vendita;
          tale dubbio era già esternato anche dai lavoratori che in data 23 febbraio 2015 inviavano una sollecitazione al prefetto di Viterbo, al sindaco di Tarquinia e all'Autorità garante della concorrenza e del mercato dove esprimevano il loro disappunto per quanto concerne la politica di marketing scorretta che la Coop avrebbe attuato nei loro riguardi, a tutto vantaggio dell'adiacente punta vendita a marchio Unicoop Tirreno  –:
          se, ai sensi dell'articolo 12 della legge n.  287 del 1990 istitutiva dell'Autorità garante della Concorrenza e del mercato, non ritenga opportuno chiedere all'Autorità un'indagine conoscitiva per fare chiarezza sulle criticità esposte in premessa.
(4-13140)

Apposizione di una firma ad una mozione.

      La mozione D'Incecco e altri n.  1-01229, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 aprile 2016, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Capone.

Pubblicazione di un testo riformulato.

      Si pubblica il testo riformulato della interrogazione a risposta in Commissione Busto n.  5-05199, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n.  401 del 27 marzo 2015.

      BUSTO, DAGA, DE ROSA, MANNINO, MICILLO, TERZONI e ZOLEZZI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
          il 9 ottobre 2013, viene inaugurato a Crescentino (VC) il primo impianto al mondo per la produzione di bioetanolo da biomasse non alimentari – IBP spa – di proprietà della Beta Renewables, joint venture di cui fa parte il gruppo Mossi Ghisolfi;
          dalla presentazione diffusa, dalla stessa bioraffineria, viene assicurato che l'impianto non produce reflui derivanti dalla produzione industriale e ha un riciclo dell'acqua pari al 100 per cento;
          il 25 febbraio 2015 si apprende, da fonti stampa, la notizia che, nel canale che esce dalla IBP attraversando la frazione Landoglio, l'acqua del rio è marrone e oleosa. A denunciare il fatto gli stessi abitanti che, preoccupati, hanno chiesto l'intervento della polizia locale, della Asl e dell'Arpa per le operazioni di controllo e monitoraggio. Nella dichiarazione di un residente si legge, infatti, che «a parte il colore e l'aspetto, la cosa più inquietante è che, a un certo punto, i pesci hanno iniziato a venire a galla e a boccheggiare, segno che forse quelle sostanze non fossero del tutto innocue»;
          il dirigente responsabile del dipartimento Arpa di Vercelli ha spiegato che «si è verificato uno sversamento dall'impianto IBP SpA nel fosso, dovuto alla rottura di un tubo del sistema di raffreddamento dell'impianto di produzione di bioetanolo. I tecnici Arpa sono intervenuti, la ditta ha incanalato le acque deviandone il percorso», volendo inoltre rassicurare i residenti sulla non pericolosità delle sostanze;
              in riferimento ai fatti sopracitati, il 27 febbraio 2015 l'area pianificazione e gestione del territorio del comune di Crescentino pubblica un avviso, a firma del sindaco, in cui si comunica che «presso l'impianto della Italian Bio Products spa, a causa della rottura meccanica avvenuta ad una delle piastre di uno degli scambiatori dedicati alla fase di idrolisi, le acque di raffreddamento sono state contaminate da fluido proveniente dal processo produttivo. Tale situazione ha generato un'anomalia a livello qualitativo nelle acque di scarico provenienti dallo spurgo torri di raffreddamento e destinate al corpo idrico ricettore fosso dell'Acqua Chiara»;
          il 19 marzo 2015 fonti stampa denunciano un altro allarme nelle acque del rio, diventate nuovamente marroni, maleodoranti e con una grande quantità di pesci morti. Gli abitanti commentano dicendo «se pensiamo che quest'acqua è la stessa impiegata per bagnare i campi e, di conseguenza, le cose che arrivano poi sulla nostra tavola, forse non c’è da stare poi tanto tranquilli»;
          secondo i residenti della zona non si tratta solo di singoli episodi, visto che, già altre volte, in passato si è assistito a simili episodi;
          l'Assessore all'Ambiente, recatosi sul posto, ha contattato i vertici dell'IBP che hanno parlato di un guasto all'impianto a causa di una paratia che perdeva acqua;
          diversi articoli recenti sul quotidiano locale La Gazzetta (26 aprile e 3 maggio 2016) riportano il persistere del problema dell'acqua scura nelle rogge e dell'aria maleodorante e riferiscono della raccolta di firme promossa dai cittadini e alla quale ha aderito lo stesso sindaco della frazione Galli al fine di ricevere risposte definitive sulla problematica in questione  –:
          se il Ministro non ritenga opportuno, vista la distanza ravvicinata tra i due episodi, disporre verifiche e controlli da parte del personale appartenente al comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente (C.C.T.A.), in relazione all'oggettivo pericolo che si verifichi un danno ambientale, ai sensi dell'articolo 197, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152. (5-05199)

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

      I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
          interrogazione a risposta orale Galgano n.  3-01653 del 30 luglio 2015.
          interrogazione a risposta scritta Pellegrino n.  4-11021 del 6 novembre 2015;
          interrogazione a risposta orale Galgano n.  3-01954 del 22 gennaio 2016;
          interrogazione a risposta orale Calabrò n.  3-02076 del 2 marzo 2016;
          interrogazione a risposta scritta Sorial n.  4-12598 del 21 marzo 2016.

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

      I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:
          interrogazione a risposta in Commissione Busto e altri n.  505199 del 27 marzo 2015 in interrogazione a risposta scritta n.  4-13118;
          interrogazione a risposta scritta Simone Valente n.  4-13047 del 2 maggio 2016 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-08615.

ERRATA CORRIGE

      Mozione Nicola Bianchi e altri n. 1-01253 pubblicata nell’Allegato B ai resoconti della seduta n. 620 del 9 maggio 2016. Alla pagina 37357, seconda colonna, alla riga trentatreesima, deve leggersi «a fornire chiarimenti circa la» e non come stampato.

      Mozione Binetti e altri n. 1-01255 pubblicata nell’Allegato A ai resoconti della seduta n. 620 del 9 maggio 2016. Alla pagina 37366, prima colonna, dalla riga ventunesima alla riga ventisettesima, deve leggersi: «ad avviare corsi di formazione dei docenti nelle scuole sul tema del bullismo al fine di prevenire tale fenomeno e comunque di intervenire tempestivamente per porvi un limite;
          a favorire, per quanto di competenza, un rapido iter dei progetti di legge sul contrasto al bullismo e al cyber-bullismo», e non come stampato.

      Interrogazione a risposta in Commissione Grillo e altri n. 5-08602 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 620 del 9 maggio 2016.
      Alla pagina 37381, seconda colonna, alla riga trentaseiesima la parola ITIP è sostituita dalla parola TTIP.