XVII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 25 ottobre 2017

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


      La Camera,

          premesso che:

              la violenza contro le donne è la più diffusa forma di violazione di diritti umani nel mondo, e da sempre è connotata da particolari difficoltà sia nella fase della denuncia, e quindi della effettiva quantificazione del fenomeno, sia ai fini della prevenzione che della sanzione;

              solo nel 1993, con la dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne, si ha una prima definizione del fenomeno come «ogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà»;

              in Italia migliaia di donne ogni anno sono vittime di molestie, maltrattamenti fisici e psichici, aggressioni e persecuzioni, e secondo i dati dell'Istat sono quasi sette milioni le donne che nel corso della propria vita hanno subito una qualche forma di abuso;

              i dati sulle violenze, inoltre, non sono certi, stante la persistente ritrosia di numerosissime vittime a sporgere denuncia contro i proprio aguzzini, che nella stragrande maggioranza sono persone legate a loro da un vincolo familiare o almeno affettivo, e lo scarso numero di denunce sta comportando, in particolar modo negli ultimi anni, un terribile aumento dei femminicidi;

              negli ultimi dieci anni, infatti, le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9 per cento) nell'ambito del nucleo familiare, e anche nel 2017 la media è di una vittima ogni tre giorni, un fenomeno che ha oramai assunto le dimensioni di una vera e propria emergenza sociale;

              numerose vittime di femminicidio avevano già denunciato quelli che poi sono diventati i loro assassini ma, ciononostante, non è stato possibile impedire la terribile escalation della loro violenza;

              in questo quadro si inserisce anche il fenomeno dello stalking, spesso prodromico all'aggressione fatale, del quale, sempre secondo l'Istat, sono state oggetto tre milioni e mezzo di donne, due terzi delle quali sono state vittime dei comportamenti persecutori da parte dell'ex partner, ma rispetto al quale esiste ancora un «sommerso» di quasi l'ottanta per cento dei casi;

              l'Italia è stata tra i primi Stati europei a ratificare, con la legge 27 giugno 2013, n. 77, la «Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica», meglio nota come «Convenzione di Istanbul», adottata dal Consiglio d'Europa l'11 maggio 2011 ed entrata in vigore il 1o agosto 2014;

              la Convenzione è il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante volto a creare un quadro globale e integrato che consenta la protezione delle donne contro qualsiasi forma di violenza, nonché a prevedere la cooperazione internazionale e il sostegno alle autorità e alle organizzazioni che perseguano tale finalità;

              la Convenzione interviene specificamente anche nell'ambito della violenza domestica, che non colpisce solo le donne, ma anche altri soggetti considerati «deboli», come bambini ed anziani, ai quali si applicano le medesime norme di tutela;

              gli obiettivi della Convenzione sono elencati nel dettaglio dall'articolo 1 del testo: «a) proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica; b) contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parità tra i sessi, ivi compreso rafforzando l'autonomia e l'autodeterminazione delle donne; c) predisporre un quadro globale, politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica; d) promuovere la cooperazione internazionale al fine di eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica; e) sostenere e assistere le organizzazioni e autorità incaricate dell'applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un approccio integrato per l'eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica»;

              con il decreto-legge n. 93 del 14 agosto 2013 sono state introdotte nell'ordinamento norme finalizzate a prevenire e reprimere la violenza domestica e di genere, recependo parzialmente i contenuti della Convenzione di Istanbul;

              in particolare, l'articolo 5 del citato decreto-legge n. 93 del 2013 ha previsto l'adozione di un Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, con lo scopo di contrastare il fenomeno in modo organico e in sinergia con i principali attori coinvolti, sia a livello centrale che territoriale;

              il piano in questione, adottato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 luglio 2015, interveniva in molteplici ambiti: dall'educazione nelle scuole, alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica, anche attraverso un'adeguata informazione da parte dei media; dal potenziamento dei centri antiviolenza e del sostegno alle vittime al recupero degli autori dei reati; dalla raccolta di dati statistici alla formazione degli operatori di settore;

              il Piano nazionale d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere è scaduto lo scorso 17 luglio 2017 e, ad oggi, non si è ancora a conoscenza del testo del nuovo Piano, e non sono disponibili dati idonei per verificare se il piano precedente sia stato concretamente efficace;

              in attuazione della Convenzione, inoltre, nel gennaio 2018 l'Italia dovrà trasmettere un report relativo alle misure adottate, che sarà sottoposto al Group of experts on action against violence against women and domestic violence, un gruppo di monitoraggio appositamente istituito dal Consiglio d'Europa, finalizzato al controllo sull'applicazione effettiva della Convenzione da parte degli Stati che hanno deciso di partecipare alla ratifica;

              il 4 luglio 2017, presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, è stato presentato il Rapporto periodico del Governo italiano al Comitato istituito dalla «Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna» (CEDAW), ratificata dall'Italia il 10 giugno 1985;

              il 21 luglio 2017 il Comitato ha pubblicato le osservazioni conclusive in merito al Rapporto italiano, evidenziando tra l'altro, come le misure economico-finanziarie adottate dallo Stato italiano abbiano avuto un «impatto negativo e sproporzionato sulle donne in tutti i settori della vita», raccomandava che lo stesso: «1) accresca la consapevolezza delle donne con riguardo ai loro diritti nella cornice della Convenzione ed i rimedi nella loro disponibilità per denunciare le violazioni di detti diritti; ed assicuri che le informazioni sulla Convenzione, il Protocollo Opzionale e le Raccomandazioni Generali del Comitato siano fornite a tutte le donne; 2) rafforzi ulteriormente i programmi di formazione e capacity building legale per giudici, pubblici ministeri, avvocati ed altri professionisti con riguardo alla Convenzione, al relativo Protocollo opzionale, alle Raccomandazioni generali del Comitato e ai punti di vista del Comitato per consentire l'adeguata applicazione delle disposizioni della Convenzione e interpretare la legislazione nazionale in linea con la medesima»;

              ad oggi, in Italia, i quotidiani episodi di violenza presenti nelle notizie di cronaca, i dati e i rapporti riferibili al fenomeno, mettono in rilievo come il Governo italiano, nel contrasto alla violenza di genere, sia carente sotto più profili, rendendo necessaria ed urgente l'adozione di idonee ed efficaci azioni a tutela delle donne, per garantirne diritti, dignità, integrità e sicurezza e prevenire ogni forma di violenza di cui potrebbero restare vittime. Allo stesso tempo, vanno intraprese delle importanti iniziative a sostegno delle donne e dei loro stretti familiari, sia da un punto di vista psicologico che legale, nei casi in cui hanno subito dei reati,

impegna il Governo:

1) ad assumere le iniziative di competenza volte ad istituire la figura del Garante nazionale per la tutela dei diritti delle vittime dei reati intenzionali violenti, che, in ogni regione, verifichi in particolare l'istituzione di strutture idonee ad accogliere e sostenere le donne vittime di reati, che hanno subito violenza, garantendo assistenza medica, legale e psicologica;

2) ad intervenire affinché siano superate le criticità messe in rilievo dal Comitato CEDAW del luglio 2017 sulle azioni compiute dallo Stato italiano per dare attuazione alle norme contenute nella Convenzione di Istanbul;

3) ad assumere iniziative normative per la modifica dell'istituto del rito abbreviato, affinché non si possa ricorrere a tale rito per i delitti più gravi come l'omicidio volontario, preterintenzionale o aggravato, il tentato omicidio, nonché per i reati di violenza sessuale, pedofilia, lesioni gravissime e stalking, in particolare al fine di assicurare il massimo rigore nei casi di violenza contro le donne;

4) a individuare e promuovere l'adozione delle modifiche normative necessarie a garantire la speditezza di tutti i procedimenti giudiziari che abbiano ad oggetto atti di violenza sulle donne, al fine di garantire la piena efficacia delle disposizioni vigenti;

5) ad assumere iniziative volte a creare sezioni specializzate presso i competenti uffici giudiziari territoriali allo scopo di definire, entro tempi celeri, le indagini e gli eventuali successivi processi nei confronti degli indagati/imputati per omicidio volontario, preterintenzionale o aggravato, il tentato omicidio, nonché per i reati di violenza sessuale, pedofilia, lesioni gravissime e stalking, in particolare al fine di assicurare la massima efficienza ed efficacia dei procedimenti che riguardino la violenza contro le donne;

6) a promuovere iniziative per la creazione di corsi di formazione specialistica sui reati di violenza contro le donne, destinati agli operatori del diritto (magistrati, avvocati);

7) a disporre un aumento delle risorse finanziarie destinate ai Centri antiviolenza, e a verificare l'adeguata distribuzione sul territorio, l'operatività e l'effettiva fruibilità di tali strutture;

8) a promuovere un maggiore coordinamento tra assistenti sociali, forze dell'ordine, centri antiviolenza e strutture per l'assistenza legale, finalizzato alla realizzazione di un piano di protezione delle vittime di violenza davvero efficace.
(1-01739) «Rizzetto, Rampelli, Cirielli, La Russa, Giorgia Meloni, Murgia, Nastri, Petrenga, Taglialatela, Totaro».


      La Camera,

          premesso che:

              in un racconto tratto dal libro «Racconti di fantasmi» di Daniel Defoe risalente al 1700, si racconta di un uomo che giornalmente mortificava la moglie con la sua gelosia infondata fino a umiliarla di fronte a chiunque annientando la personalità della vittima, finché la stessa non si rifugerà altrove abbandonando il proprio marito;

              il fenomeno della violenza contro le donne, compresa quella psicologica appena descritta, rappresenta una piaga presente da secoli in tutto il mondo e, nell'ambito europeo, secondo gli studi condotti dal Consiglio d'Europa, il 20-25 per cento delle donne è stato vittima almeno una volta nella vita di violenza fisica;

              non esistono statistiche sicure e pur tenendo conto delle sentenze di condanna per fatti di violenza contro le donne, sarebbe un dato non attendibile, perché sono pochissime le donne che denunciano di aver subito violenza, e ancora meno poi i casi che arrivano a sentenza;

              uno degli ultimi studi risalente al 2014 è una ricerca dell'Istituto di statistica italiano, l'Istat, che ha chiesto ad un campione di 24.761 donne di raccontare se negli anni precedenti avevano subito violenze o molestie con un risultato terribile, dal quale è emerso che «6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5 per cento delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2 per cento ha subìto violenza fisica, il 21 per cento violenza sessuale, il 5,4 per cento forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri» e ancora «Le donne subiscono anche molte minacce (12,3 per cento). Spesso sono spintonate o strattonate (11,5 per cento), sono oggetto di schiaffi, calci, pugni e morsi (7,3 per cento). Altre volte sono colpite con oggetti che possono fare male (6,1 per cento)»;

              la forma di violenza più diffusa è quella domestica, mentre all'interno delle comunità il fenomeno è spesso legato alla tradizione (pratiche dannose alla salute, crimini d'onore, matrimoni forzati); mentre i Paesi dell'Europa settentrionale e occidentale hanno già adottato da tempo misure legislative e servizi a sostegno delle vittime, gli Stati meridionali e orientali hanno cominciato solo recentemente a trattare la questione seriamente;

              le forme di violenza più sanzionate sono quella domestica e la tratta di esseri umani, mentre pochi sono i piani d'azione specifici volti a combattere la violenza basata sulla tradizione, le molestie sessuali sul luogo di lavoro e lo stalking;

              sulla base delle considerazioni raccolte, l'11 maggio 2011 il Consiglio d'Europa ha varato la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica, ratificata finora da 26 Paesi, compresa l'Italia e che rappresenta un passaggio importante, perché è il primo strumento internazionale legalmente vincolante che affronta la questione;

              il testo fornisce un quadro giuridico di riferimento per gli Stati aderenti e affronta gli aspetti fondamentali per combattere il fenomeno della violenza sulle donne attraverso politiche integrate che puntino alla prevenzione, alla protezione delle vittime e alla persecuzione dei colpevoli, oltre a prevedere un programma di monitoraggio, che risulta essenziale per l'efficacia delle strategie adottate;

              dal 2000, inoltre, la Commissione europea ha avviato una serie di programmi denominati «Daphne», con l'obiettivo di definire misure preventive, di supporto e protezione per bambini e donne vittime della violenza;

              il panorama europeo rispetto a quello italiano è senza dubbio più confortante:

                  a) in Francia è stata approvata nel 2010 una legge specifica sulla violenza contro le donne, sulla violenza in seno alla coppia e sulle conseguenze che questa può avere sui bambini. Il provvedimento facilita il deposito delle denunce e prevede misure d'urgenza per la vittima, come un'ordinanza di protezione e l'allontanamento del coniuge violento. Il testo include la violenza psicologica e morale come crimine punibile fino a 5 anni di carcere e 75 mila euro di ammenda;

                  b) in Spagna già nel 2004 con il Governo Zapatero è stata introdotta una legge contro la violenza di genere, che ha inasprito le pene e adottato misure di protezione d'urgenza e di riabilitazione per le donne maltrattate;

                  c) il Portogallo ha adottato una legge specifica sulla violenza contro le donne;

                  d) Paesi come Austria, Svizzera, Bulgaria, Norvegia, Svezia e Slovacchia hanno introdotto provvedimenti in materia di protezione, assistenza e supporto delle vittime;

              in Italia sono state introdotte misure legislative contro la violenza sessuale, domestica e contro lo stalking, ma manca ancora una legge specifica sulla violenza alle donne, come osservato anche da Rashida Manjoo, Special Rapporteur delle Nazioni Unite;

              la direttiva europea 2004/80/CE, inoltre, prevede che lo Stato risarcisca le vittime di tutti i reati dolosi qualora i colpevoli non siano in grado di farlo e il nostro Paese è l'unico inadempiente. Nel 2009 il Comitato Cedaw, dopo aver letto il rapporto «Ombra», ha criticato l'inadeguatezza delle politiche italiane di contrasto alla violenza di genere, nonostante la firma alla Convenzione di Istanbul la strada da fare è ancora lunga;

              i dati preoccupanti sul femminicidio in Italia hanno spinto un gruppo di donne di varie organizzazioni non governative e centri antiviolenza a lavorare al testo di una proposta di legge di contrasto a tale fenomeno, ma per il momento non sono ancora state ascoltate dalle istituzioni;

              le campagne elettorali di molte liste che si presenteranno alle prossime elezioni promettono provvedimenti concreti per contrastare la violenza di genere e si può soltanto sperare che si tratti di impegni che verranno rispettati;

              sarebbe opportuno diffondere una cultura delle pari opportunità nel mondo studentesco, avendo il coraggio di affrontare anche il fenomeno della «violenza rosa», del «bullismo rosa», della violenza nelle coppie, offrendo una visione più ampia del fenomeno della violenza;

              bisognerebbe ridurre al minimo ogni forma di discriminazione di genere nel mondo del lavoro, anche attraverso una maggiore valorizzazione del/della figura del Consigliere/a di parità al fine di rafforzarne il ruolo;

              è necessario incrementare la spinta verso una maggior condivisione dei compiti familiari e di cura che variano nel corso della vita (anche aumentando il congedo di paternità obbligatorio), promuovendo misure atte a modernizzare il mondo del lavoro attraverso forme innovative di organizzazione dei luoghi di lavoro bilanciando le esigenze di entrambi i generi di trovare un equilibrio tra vita privata e quella professionale, con gli obiettivi di produttività delle imprese;

              per stare al passo anche con gli altri Paesi europei bisognerebbe incrementare le tutele per le donne in gravidanza inasprendo le pene per chi licenzia una donna in stato interessante magari introducendo il divieto di licenziare o sospendere la neo «mamma» dall'inizio del periodo di gravidanza fino al compimento dei 3 anni di età del bambino;

              nel nostro Paese non esiste il reato di alienazione genitoriale che sarebbe necessario prevedere al fine di supportare e tutelare i bambini nelle coppie etero e omosessuali (lesbiche) in caso di separazioni conflittuali,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative per dare piena attuazione alla Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica;

2) a valutare l'opportunità di dare piena attuazione ai programmi denominati «Daphne», con l'obiettivo di definire misure preventive, di supporto e protezione per donne vittime della violenza;

3) ad assumere iniziative per definire al più presto una legge specifica sulla violenza alle donne;

4) a valutare la possibilità di assumere iniziative per istituire un Fondo per il risarcimento alle vittime di tutti i reati dolosi contro le donne, qualora i colpevoli non siano in grado di provvedervi;

5) ad assumere iniziative al fine di rafforzare le politiche italiane di contrasto alla violenza di genere, come previsto dalla Convenzione di Istanbul;

6) a valutare la possibilità di assumere iniziative normative che tengano conto dell'impegno profuso dalle donne di varie organizzazioni non governative e centri antiviolenza che hanno lavorato alla stesura di una bozza di proposta di legge di contrasto al femminicidio;

7) ad assumere iniziative atte a diffondere una cultura diffusa di pari opportunità nel mondo studentesco, avendo il coraggio di affrontare anche il fenomeno della «violenza rosa», del «bullismo rosa» e della violenza nelle coppie, offrendo una visione più ampia del fenomeno della violenza;

8) a valutare la possibilità di assumere iniziative per inasprire le pene per il cosiddetto reato di stalking giudiziario al fine di tutelare le vere vittime di violenza.
(1-01740) «Bechis, Artini, Baldassarre, Segoni, Turco, Cristian Iannuzzi, Prodani, Nesi, Pisicchio».


      La Camera,

          premesso che:

              numerosi ed autorevoli studi ed indagini statistiche registrano — in Italia e in altri Paesi – una crescente diffusione nella sfera pubblica, sia on-line sia off-line, del discorso d'odio (hatespeech) inteso, secondo la definizione Ecri-Consiglio d'Europa, come: «l'istigazione, la promozione o l'incitamento alla denigrazione, all'odio o alla diffamazione nei confronti di una persona o di un gruppo di persone, o il fatto di sottoporre a soprusi, molestie, insulti, stereotipi negativi, stigmatizzazione o minacce tale persona o gruppo, e comprende la giustificazione di queste varie forme di espressione, fondata su una serie di motivi, quali la razza, il colore, la lingua, la religione o le convinzioni, la nazionalità o l'origine nazionale o etnica, nonché l'ascendenza, l'età, la disabilità, il sesso, l'identità di genere, l'orientamento sessuale e ogni altra caratteristica o situazione personale»;

              le dimensioni raggiunte dal linguaggio d'odio — di cui sono vittima soprattutto alcune categorie sociali — sembrano poter mettere in pericolo i principi e i valori fondamentali della convivenza civile e dei sistemi democratici, e costituiscono il presupposto per la commissione di veri e propri crimini di odio;

              la Camera dei deputati ha pertanto riservato una forte attenzione a questi temi sin dalla XVI legislatura, nel corso della quale era stato costituito, dall'Ufficio di Presidenza della Camera, un Osservatorio sui fenomeni di xenofobia e razzismo, composto in totale di otto deputati e presieduto da due Vicepresidenti della Camera;

              tale impegno è stato intensificato nella legislatura in corso. Significativamente, uno dei primi eventi internazionali promossi dalla Presidenza della Camera è stato il seminario parlamentare «Parole libere o parole d'odio. Prevenzione della violenza online», svoltosi il 10 giugno 2013 in collaborazione con il Consiglio d'Europa;

              la delegazione del Parlamento italiano presso l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha inoltre partecipato attivamente alle iniziative assunte in quella sede, quali la campagna contro l'istigazione all'odio online (No Hate Speech) e l'Alleanza parlamentare contro l'odio;

              nel maggio 2016 è stata quindi istituita presso la Camera dei deputati la Commissione di studio sull'intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, al fine di operare un'analisi unitaria, organica e multidisciplinare di fenomeni che sono stati sinora, anche in sede parlamentare, trattati in modo segmentato e occasionale;

              la Commissione, presieduta dalla Presidente della Camera, è composta, sul modello già sperimentato per la Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet, da un deputato per ogni gruppo politico, esperti, rappresentanti di Istat, Consiglio d'Europa, Nazioni Unite-UNHCR nonché di centri di ricerca e di associazioni;

              l'iniziativa di istituire tale organismo nasce anche sulla scia dell'azione svolta dal Consiglio d'Europa, che ha costituito una rete denominata «Alleanza parlamentare contro l'odio», sollecitando un ruolo attivo dei parlamenti nazionali in materia;

              con la costituzione della Commissione la Camera è stata la prima assemblea parlamentare in Europa ad aver dato seguito concretamente a queste indicazioni, con l'obiettivo di contribuire a creare in Italia una Alleanza contro l'odio, vale a dire una rete di parlamentari, cittadini e associazioni che si impegnano a contrastare questo fenomeno;

              la Commissione ha avviato i propri lavori il 10 maggio 2016 e, nella seduta del 4 luglio 2016, ha deciso di inserire nella propria denominazione il riferimento a Jo Cox, deputata presso la Camera dei Comuni del Regno Unito, uccisa il 16 giugno 2016 mentre si apprestava a partecipare ad un incontro con gli elettori;

              la Commissione si è riunita 13 volte ed ha svolto 31 audizioni. Ha inoltre acquisito 187 documenti di varia natura (studi, ricerche, pubblicazioni monografiche, raccolte di dati, position papers) prodotti o segnalati da componenti della Commissione stessa, da soggetti auditi nonché dagli uffici della Camera dei deputati e da terzi;

              nella seduta del 6 luglio 2017 la Commissione ha approvato la sua relazione finale che esamina le dimensioni, le cause e gli effetti del discorso di odio;

              la relazione conferma anzitutto — sulla base dell'analisi dei dati forniti dall'Istat e da altre autorevoli fonti nazionali ed internazionali — una preoccupante e crescente diffusione dei fenomeni di odio nel nostro Paese ed evidenzia come essi si alimentino secondo un modello di tipo piramidale;

              alla base della piramide si pongono stereotipi, rappresentazioni false o fuorvianti, insulti, linguaggio ostile «normalizzato» o banalizzato: in sostanza, le persone non adeguatamente informate sono più frequentemente portatrici di atteggiamenti e posizioni che legittimano l'esistenza di diseguali opportunità e si trasformano — ai livelli superiori della piramide — in discriminazioni e quindi in linguaggio o crimini di odio nelle loro varie manifestazioni, sessismo, omofobia e transfobia, razzismo, xenofobia, antigitanismo, antisemitismo, islamofobia, ostilità contro le persone con disabilità, bullismo;

              in questo contesto le donne costituiscono il principale bersaglio di odio, che assume soprattutto le forme del disprezzo, della degradazione e spersonalizzazione, della riduzione ad oggetto sessuale, sia nell'ambito della vita familiare e di relazione sia in rete. All'odio non sfuggono le donne in politica, bersaglio, come documenta la relazione, di insulti specificamente sessisti, sia da parte di colleghi (inclusi quelli del proprio partito), sia sui social media;

              il quadro risultante dalla relazione evidenzia quanto sia inappropriato considerare in modo riduttivo i fenomeni di odio, sottovalutandone la diffusione nella nostra società o derubricando offese razziste, sessiste, omofobe e verso altre categorie sociali a semplici battute, a episodi di goliardia o di esuberanza, a forme di linguaggio diretto;

              il dibattito politico ed istituzionale ha concorso in misura non marginale a diffondere l'uso di forme di disprezzo verbale che in qualche modo sono risultate legittimate nell'uso dei cittadini comuni;

              nella relazione finale viene altresì data particolare attenzione al ruolo dei media, sia tradizionali sia di nuova generazione, per il potere che hanno di informare o viceversa disinformare nonché di veicolare, soprattutto nel caso degli internet provider e dei social network, messaggi di odio;

              dando seguito all'analisi svolta, la relazione rivolge 56 raccomandazioni per prevenire e contrastare l'odio a tutti i soggetti competenti: il Governo, le autorità di regolamentazione e vigilanza, le istituzioni dell'Unione europea, le organizzazioni sovranazionali, i media, l'ordine e il sindacato dei giornalisti, le associazioni e tutti gli altri operatori;

              alcune delle raccomandazioni concernono l'approvazione in via definitiva di alcune importanti proposte di legge già approvate in uno dei rami del Parlamento, tra cui quelle sulla cittadinanza (AS 2092), al fine di facilitare l'inclusione di chi nasce, cresce e va a scuola in Italia, e sul contrasto dell'omofobia e della transfobia (AS 1052). Si sollecita inoltre l'approvazione dei disegni di legge di ratifica del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla cybercriminalità e del Protocollo n. 12 alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

              altre raccomandazioni prospettano l'opportunità di procedere operando le pertinenti valutazioni all'esame di proposte di legge, tra quelle volte a prevenire la radicalizzazione e l'estremismo violento di matrice religiosa, in modo da evitare l'insorgere di forme di odio e violenza (AS 2883) e quelle recanti «Norme per la tutela e le pari opportunità delle minoranze storico-linguistiche dei rom e dei sinti» (AC 3541) e «Modifiche alla legge 15 dicembre 1999, n. 482, e altre disposizioni in materia di riconoscimento della minoranza linguistica storica parlante la lingua romanì» (AC 3162);

              ulteriori raccomandazioni prospettano l'adozione di appositi interventi di natura legislativa volti a:

          introdurre nell'ordinamento italiano una definizione legale riconosciuta di «discorso d'odio» (hate speech) anche sulla base della definizione fornita dall'Ecri nella Raccomandazione n. 15 adottata l'8 dicembre 2015;

          includere anche i discorsi d'odio sessisti nella legislazione in materia di odio e discriminazione;

          sanzionare penalmente le campagne d'odio (insulti pubblici, diffamazione o minacce) contro persone o gruppi sulla base di pregiudizi e discriminazioni razziali, linguistici, religiosi, nazionalistici, etnici, sessisti, omofobici e transfobici;

          consentire alle organizzazioni attive nel contrasto alle forme d'odio di costituirsi parte civile in giudizio;

          disciplinare le procedure di determinazione dell'apolidia, includendo tutte, le garanzie previste dagli standard internazionali;

          definire una disciplina generale sulla libertà religiosa che garantisca il rispetto di tutte le comunità religiose, la libertà di culto e il diritto ad esercitarlo in condizioni dignitose, contribuendo a combattere le manifestazioni di odio e di discriminazioni di natura istituzionale, sia a livello nazionale sia a livello locale;

          prevedere l'istituzione di un giurì che garantisca la correttezza dell'informazione, come prospettato anche da proposte di legge presentate in questa e in precedenti legislature;

          con specifico riferimento agli operatori della rete, nelle raccomandazioni si chiede al legislatore di valutare, sulla base delle esperienze di altri Paesi e tutelando la libertà d'informazione in Internet, la possibilità di:

          esigere l'autoregolazione delle piattaforme al fine di rimuovere gli hate speech online, evitando vantaggi pubblicitari su notizie false, sulla base del codice di condotta stipulato con la Commissione europea nel maggio 2016;

          stabilire, ove ciò non fosse sufficiente, la responsabilità giuridica solidale dei provider e delle piattaforme di social network e obbligarli a rimuovere con la massima tempestività i contenuti segnalati come lesivi da parte degli utenti;

          alcune raccomandazioni prospettano, infine, l'adozione da parte del Governo o di altre istituzioni nazionali ed europee di misure non legislative adeguate per prevenire e contrastare l'odio;

          in ogni caso, come evidenziato nelle raccomandazioni, occorre responsabilizzare le figure istituzionali e politiche influenti nel dibattito pubblico, adottando meccanismi di regolazione per combattere il discorso d'odio, anche sull'esempio delle apposite modifiche al Regolamento interno del Parlamento europeo introdotte nel dicembre 2016,

impegna il Governo:

1) per quanto attiene alla predisposizione di azioni orizzontali e di natura organizzativa:

      a) a promuovere una strategia nazionale per contrastare in modo complessivo l'odio in tutte le sue forme (razzismo, xenofobia, sessismo, antisemitismo, islamofobia, antigitanismo, bullismo e altri), articolando al suo interno piani di azione specifici per combattere le discriminazioni dei singoli gruppi;

      b) a monitorare costantemente l'evoluzione del contesto socio-culturale in cui prendono vita i fenomeni di odio, hate speech e hate crime, con dati pertinenti e aggiornati;

      c) ad assumere iniziative per potenziare il mandato dell'Unar in direzione di una maggiore autonomia funzionale, in linea con le linee di indirizzo emanate dai Ministeri competenti, coerentemente alle raccomandazioni della Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza del Consiglio d'Europa (ECRI) di indipendenza dell'organismo, promuovendone il lavoro di monitoraggio quotidiano dell'odio on-line;

      d) a ridefinire le politiche per l'integrazione nel quadro di una politica dell'immigrazione europea, in particolare dei richiedenti asilo e dei beneficiari di protezione internazionale, predisponendo misure specifiche di sostegno e inserimento per prevenire e contrastare la loro marginalizzazione sociale e i fenomeni di intolleranza e xenofobia nella popolazione;

2) per quanto attiene alla raccolta e all'analisi di dati e statistiche:

      a) ad adoperarsi per assicurare che la raccolta dei dati relativi ai discorsi e ai crimini di odio sia informata a principi di certezza e pubblicità, assicurando standard omogenei a livello europeo, anche incrementando e coordinando fra loro gli strumenti di monitoraggio degli hatecrimes a livello di Ministero dell'interno (Oscad) e Ministero della giustizia, dotandoli di strumenti adeguati;

      b) ad adeguare, in particolare, i metadati sugli hate crimes inseriti nel sistema di informazione interforza (Sdi) alla International Classification of Crime for Statistical Purpose (Iccs – United Nations Office on Drug and Crime), ai fini dell'integrazione statistica dei dati dello Sdi nel sistema informativo di cui sopra e di una loro comparabilità internazionale;

      c) a riconoscere il sessismo come movente discriminatorio e ambito specifico di analisi dei discorsi di odio;

3) per quanto attiene alla predisposizione tempestiva di iniziative finalizzate alla tutela delle vittime:

      a) ad adottare iniziative per migliorare la conoscenza dei propri diritti da parte delle vittime, incluso il diritto a ottenere una riparazione amministrativa, civile o penale, istituendo uffici e personale dedicato presso le questure;

      b) a rendere più efficace la possibilità di denunciare atti d'odio, coordinando e monitorando a livello nazionale i sistemi di ricezione delle segnalazioni e la realizzazione di applicazioni mobili e favorendo la cooperazione tra gli enti che già svolgono questa funzione;

4) nell'ambito dell'applicazione della normativa e degli altri strumenti vigenti:

      a) ad applicare, nello spirito della legge n. 205 del 1993, le norme di contrasto all'incitamento all'odio razziale che si fonda «in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra» (legge n. 115 del 2016);

      b) ad attuare la Strategia nazionale di inclusione di Rom, Sinti e Camminanti, ponendo fine all'esistenza di insediamenti segreganti e a sgomberi senza alternative e promuovendo l'inclusione scolastica, sociale, lavorativa e abitativa di tali comunità;

5) in relazione alla tutela della libertà religiosa:

      a) ad adottare iniziative per proseguire l'azione di adeguamento dello statuto giuridico dell'Islam in Italia, sia attraverso la celere attivazione delle procedure di riconoscimento degli enti di culto sulla base della legislazione vigente, sia attraverso la predisposizione di un adeguato percorso finalizzato alla stipulazione di una o più intese con lo Stato ex articolo 8, terzo comma, della Costituzione, contrastando allo stesso tempo ogni forma di islamofobia;

      b) a promuovere il coordinamento tra Ministero dell'interno e Anci nonché il ruolo di vigilanza dei prefetti, al fine di assicurare su tutto il territorio nazionale il rispetto del diritto all'apertura dei luoghi di culto quale condizione essenziale del diritto di libertà religiosa e fondamentale azione di integrazione delle comunità religiose in Italia;

6) nell'ambito della collaborazione con la società civile:

      a) a promuovere, per quanto di competenza, la collaborazione con le associazioni della società civile per quanto riguarda l'attività di consulenza e sostegno, psicologico e materiale alle vittime di odio, promuovendo e ampliando altresì la collaborazione a livello internazionale con le campagne No Hate Speech e l'Alleanza parlamentare contro l'odio del Consiglio d'Europa;

7) nell'ambito della predisposizione di azioni di carattere culturale/educativo:

      a) a garantire e a diffondere la conoscenza delle norme previste dalla legge 29 maggio 2017, n. 71 «Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo», nonché l'applicazione delle linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;

      b) a diffondere tra gli studenti la conoscenza dei principi contenuti nella dichiarazione dei diritti in Internet, elaborata dalla Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet della Camera dei deputati, come previsto nel protocollo d'intesa tra Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e Camera dei deputati (ottobre 2016);

      c) ad assumere iniziative per definire nuove disposizioni in materia di educazione alla cittadinanza finalizzate agli obiettivi di rispetto, apertura interculturale, inter-religiosa e contrasto ad intolleranza e razzismo, potenziando anche i programmi di formazione interculturale per le forze dell'ordine, i magistrati, e gli operatori della società civile; a sviluppare programmi di conoscenza delle tradizioni religiose, anche nei loro profili storici, sociali, giuridici e culturali nonché programmi ed azioni contro l'antisemitismo e il razzismo, a partire dalla memoria della Shoah;

      d) a rafforzare l'educazione al rispetto nelle scuole, finalizzata in particolare al rispetto e alla valorizzazione delle differenze di appartenenza di sesso e di orientamento sessuale;

      e) a coinvolgere la Federazione italiana giuoco calcio (Figc) e le Federazioni sportive in un'attiva campagna di promozione contro il razzismo negli stadi e nello sport in genere, assumendo iniziative per assicurare l'applicazione delle norme che prevedono l'interruzione del gioco nel caso di comportamenti e cori razzisti o antisemiti;

8) per quanto riguarda le azioni relative ai media:

      a) ad adoperarsi per la celere approvazione della proposta di modifica della direttiva EU 2010/13/UE ed, in particolare, delle disposizioni che includono tra i servizi audiovisivi i social media che offrono un servizio di piattaforma di condivisione video;

      b) ad assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché le grandi piattaforme dei social media (come Facebook, YouTube, Twitter, Instagram, Google) seguano il codice di condotta della Commissione europea, adottando in modo trasparente efficaci e tempestivi strumenti e filtri di controllo e tempestiva rimozione dei contenuti offensivi o incitanti all'odio, su segnalazione dei singoli o di associazioni in loro difesa;

      c) ad assumere iniziative affinché piattaforme dei social network istituiscano uffici dotati di risorse umane adeguate, al fine della ricezione delle segnalazioni e la rimozione tempestiva dei discorsi d'odio, anche attivando alert sulle pagine online e numeri verdi a disposizione degli utenti;

      d) a richiedere alle piattaforme l'inserimento di efficaci alert o earlywarning prima della pubblicazione di hate speech per informare delle possibili conseguenze penali nella diffusione di tali contenuti;

      e) ad assumere iniziative per garantire efficaci forme di «diritto all'oblio» a soggetti danneggiati dai discorsi d'odio;

      f) a sostenere e promuovere blog e attivisti «no hate» o testate che promuovono una contronarrazione e campagne informative rispetto al discorso d'odio soprattutto nel mondo non profit, delle scuole e delle università, anche attraverso l'attribuzione del certificato «No Hate» promosso dall'Alleanza parlamentare contro l'odio del Consiglio d'Europa;

      g) ad assumere iniziative affinché l'Ordine professionale e il sindacato dei giornalisti rafforzino il controllo della deontologia professionale e la formazione.
(1-01741) «Santerini, Pollastrini, Binetti, Dambruoso, Kronbichler, Pisicchio».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

          la candidatura del rettore dell'università di Palermo, professor Fabrizio Micari, alle prossime elezioni regionali in Sicilia sta suscitando numerose polemiche, oltre che per ragioni di opportunità e di rispetto nei confronti dell'istituzione universitaria, in particolare con riferimento alla potenziale ineleggibilità dello stesso per la carica accademica ricoperta e dalla quale — come dichiarato dallo stesso Micari — non intende al momento dimettersi, bensì soltanto una volta eletto;

          sarebbero tre i dubbi «legali» riguardanti la corsa di Micari: la sua ineleggibilità essendo presidente del Comitato tecnico amministrativo dell'agenzia ospedaliera universitaria Policlinico di Palermo (carica che riveste in quanto rettore dell'università); le sue mancate dimissioni da rettore, che sarebbero dovute avvenire entro il 27 luglio 2017; le forzature procedurali per ottenere il congedo già annunciato per dedicarsi alla campagna elettorale: il professor Micari ha infatti utilizzato a partire dal 7 settembre lo strumento del congedo con assegni, prima ordinario e poi straordinario;

          la situazione venutasi a creare ha determinato grande disagio nell'ateneo di Palermo. Gli studenti, i docenti ed i sindacati hanno preso una posizione ufficiale fortemente contraria al mantenimento della carica di rettore, poiché in netta contraddizione con l'articolo 1, comma 5, dello statuto dell'università che ribadisce il «carattere laico, pluralistico e indipendente da ogni orientamento ideologico, religioso e politico del ruolo», nonché all'articolo 10, comma 9, che stabilisce che «i componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione non possono ricoprire alcun incarico di natura politica»;

          particolari motivazioni etiche e morali hanno dunque spinto costoro a denunciare formalmente la perdita di autorevolezza dell'istituzione pubblica statale università di Palermo, il tradimento del patto di fiducia stretto con coloro i quali, votandolo, hanno portato Micari ad ottenere quella carica sulla base di un programma sessennale, nonché la perdita della posizione neutrale ed imparziale che invece dovrebbe garantire il rettore, unico rappresentante legale dell'istruzione;

          il comma 2 dell'articolo 10-ter della legge regionale 22 marzo 1951, n. 29, stabilisce che i deputati regionali non possono ricoprire cariche o uffici di qualsiasi specie in enti pubblici o privati, istituti, consorzi, aziende, agenzie, enti dipendenti dalla regione ovvero soggetti alla sua tutela o vigilanza, per nomina o designazione del governo regionale o di organi dell'amministrazione regionale;

          il successivo comma 3 aggiunge che sono escluse dal divieto di cui al comma 2 le cariche in enti culturali, assistenziali, di culto, nonché quelle conferite nelle università degli studi o negli istituti di istruzione superiore a seguito di designazione elettiva dei corpi accademici;

          malgrado l'assenza di una disposizione normativa che sancisca espressamente l'ineleggibilità e l'incompatibilità della carica di rettore con quella di presidente o di deputato regionale — che però ben potrebbe essere prevista a livello regionale data la sussistenza di uno statuto speciale — sorge legittimo il sospetto che una figura, quale quella del rettore di una università, che mantiene la sua carica di potere apicale di una istituzione pubblica con una fortissima valenza economica sul territorio regionale possa utilizzare la sua influenza al fine di condizionare delle scelte di voto di interi gruppi di persone;

          si richiama a tal proposito il caso della Valle d'Aosta, sulla quale proprio riguardo alla figura del rettore si è espressa la Consulta (sentenza n. 25 del 2008) affermando che le peculiarità che caratterizzano la figura del rettore dell'università della Valle d'Aosta consentivano di ritenere ragionevole la prevista ineleggibilità al fine di evitare che dette peculiarità potessero dare luogo ad interferenze sulla consultazione elettorale regionale, avuto riguardo alla posizione del Rettore, sia per le funzioni che è chiamato ad esercitare, sia per le modalità della sua nomina, nonché per le interazioni con gli altri organi dell'università;

          nella stessa pronuncia la Corte opera una netta distinzione per quanto concerne gli effetti della disciplina dell'ineleggibilità e della incompatibilità per quanto concerne il corpo docente, da un lato, e il ruolo istituzionale del rettore, dall'altro. Al contrario, la Corte ha ritenuto che, per quanto concerne i professori, i ricercatori in ruolo ed i titolari di contratti di insegnamento in corsi universitari realizzati in Valle d'Aosta, proprio in ragione del ruolo e delle funzioni degli stessi, non sussistessero analoghe esigenze di interesse pubblico o adeguate motivazioni idonee a legittimare restrizioni al diritto di elettorato passivo dei soggetti sopra indicati;

          la Corte costituzionale ha chiarito in materia di elezioni regionali che le discipline differenziate statuite dalle regioni a statuto speciale, in tema di elettorato passivo, indipendentemente dalla circostanza che siano più o meno restrittive rispetto ad altre discipline sulla stessa materia, possono assicurare una tutela diversificata solo alla luce di un'esigenza particolare da proteggere specificamente in quel determinato territorio;

          il professor Fabrizio Micari al momento di annunciare la sua intenzione di candidarsi al ruolo politico regionale, secondo gli interroganti, avrebbe dovuto dimettersi dalla carica di rettore e lasciare che si avviassero nuove elezioni a livello di ateneo;

          il caso di Micari rischia di costituire un pessimo esempio per altre università statali ed un pericoloso precedente;

          va rimarcata l'inopportunità istituzionale della sua candidatura, data quella che gli interroganti giudicano la manifesta violazione dello statuto dell'università di Palermo e considerato il potenziale danno patrimoniale e di immagine che rischia di arrecare allo stesso ateneo;

          l'impegno in campagna elettorale di Micari potrebbe determinare una condotta discriminatoria nei confronti dei dipendenti pubblici dell'ateneo, avendo questi scelto di aderire ad un preciso schieramento partitico e rischiando di non esser più super partes –:

          di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa e se intenda assumere iniziative normative per assicurare il carattere apolitico, super partes e neutrale degli organi di vertice degli atenei;

          se e quali iniziative di competenza intenda assumere per chiarire la legittimità dello strumento del congedo utilizzato dal professor Micari e la compatibilità con la legislazione vigente e con il mantenimento della carica di rettore nel periodo di congedo.
(2-01990) «Di Vita, Nuti, Mannino».

Interrogazione a risposta orale:


      BIANCONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

          la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, avvocato Maria Elena Boschi, deputato iscritto al gruppo PD, ha reiteratamente dichiarato anche in Parlamento di non aver preso parte a sedute del Governo o ad altre attività relative alla sua posizione di membro dell'Esecutivo riguardanti il settore del credito, o meglio, il mondo delle banche, essendo in un tale ambito evidente l'inopportunità di un suo coinvolgimento sul piano istituzionale, poiché la sottosegretaria è figlia del signor Pier Luigi Boschi, membro del Consiglio di amministrazione di Banca Etruria dal 2011 e nominato vicepresidente dello stesso istituto circa 2 mesi dopo la nomina a Ministro della figlia medesima;

          peraltro, tali asserzioni furono contraddette dal dottor Ferruccio De Bortoli, nei confronti del quale, tacciato di mendacio, fu annunciata querela dalla sottosegretaria, che, nonostante l'impegno solenne a tale proposito, non dette seguito all'iniziativa giudiziaria. Furono altresì contraddette da autorevoli esponenti della maggioranza e dallo, stesso dottor Matteo Renzi, segretario nazionale del Pd, che dichiarò che, stando al Governo era impossibile non occuparsi di banche;

          interrogazioni sul tema non hanno avuto risposta, nè la sottosegretaria Boschi ha ritenuto opportuno lasciare, come all'interrogante appariva indifferibile, dopo le dichiarazioni al Parlamento, secondo lo stesso interrogante non rispondente ai fatti, l'incarico governativo;

          in relazione alla recente mozione sulla Banca d'Italia ed il suo governo, presentata dal PD col sostegno, sempre ribadito, del suo segretario nazionale, si è detto, scritto, affermato da più parti come il Governo fosse a conoscenza del tanto discusso atto parlamentare, essendo esso si ignoto al Presidente del Consiglio, ma non alla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio;

          anzi costei avrebbe messo mano al testo in guisa significativa;

          Banca d'Italia ha avviato iniziative in più modi e, pare, senza riguardi particolari nei confronti del padre della sottosegretaria, anche con ingentissime richieste risarcitorie;

          pertanto, occupandosi la sottosegretaria Boschi della questione, più che di opportunità istituzionale o conflitto d'interessi, a parere dell'interrogante, si dovrebbe prendere in considerazione la categoria dell'interesse privato;

          la situazione, anche sotto il profilo della credibilità del sistema, sia nello scenario nazionale che internazionale, appare non sostenibile ed è indice di una concezione del potere, a parere dell'interrogante, eminentemente privatistica e possessoria;

          d'altronde, il precedente riportato dai media e non smentito a quanto risulta all'interrogante, di un questore fatto trasferire su pressioni della sottosegretaria per una sorta di mancanza nella protezione della casa a vita in occasione di una manifestazione di risparmiatori, non depone a favore della sottosegretaria in eventi consimili –:

          se sia a conoscenza dei fatti sommariamente riportati;

          se non ritenga di dover agire a tutela della imparzialità istituzionale dell'Esecutivo a fronte di eventi attinenti alla sfera privata dei suoi membri;

          se non ritenga opportuno invitare la sottosegretaria in questione a lasciare la posizione governativa.
(3-03333)

Interrogazione a risposta in Commissione:


      GALLINELLA e CIPRINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          il progetto della Snam Rete Gas del gasdotto appenninico denominato Rete Adriatica, finalizzato a garantire il trasporto dei volumi di gas attualmente immessi dal sud Italia e di diversificare i corridoi di attraversamento del Paese, prevede la realizzazione di 691 chilometri di metanodotti e un nuovo impianto di compressione (cabina di spinta) localizzato a Sulmona;

          l'infrastruttura, che sarà completamente interrata – con l'eccezione di recinzioni, valvole di intercettazione e apparecchiature di controllo – si svilupperà attraverso cinque tronchi funzionalmente autonomi: Massafra-Biccari, Biccari-Campochiaro, Sulmona-Foligno, Foligno-Sestino, Sestino-Minerbio;

          il progetto attuale, già più volte rivisto e modificato a seguito delle valutazioni di impatto ambientale, nonché dei pareri delle regioni interessate, andrà comunque ad interessare tutta la dorsale appenninica italiana, intervenendo pesantemente su aree di particolare pregio ambientale e paesaggistico, nonché molto particolari dal punto di vista orografico;

          basti pensare, infatti, che il tratto che attraversa la regione Umbria, ad esempio, interesserà per oltre 125 chilometri i comuni di Norcia, Preci, Cascia, Sulmona, Foligno, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Gubbio, Pietra Lunga e Città di Castello, molti dei quali tristemente noti alle cronache italiane a causa del violento sisma che le ha colpite, e distrutte, nel 2016;

          le criticità più importanti rilevate, nel corso di oltre 12 anni di esame del progetto, riguardano innanzitutto l'idea della costruzione della cabina di compressione nei pressi di Sulmona, e l'intervento sulla dorsale appenninica, alla quale si sono opposte fortemente sia la regione Umbria che la regione Abruzzo – proponendo di spostare il tracciato sulla costa adriatica – tanto da lasciare in sospeso i progetti del tratto Sulmona-Foligno-Sestino;

          in data 16 ottobre 2017, il Consiglio dei ministri – dipartimento del coordinamento amministrativo, al quale il Ministero dello sviluppo economico, come da procedura, ha rimesso il progetto, ha convocato tutti i soggetti interessati dal tratto Sulmona-Foligno al fine di procedere all'istanza per l'autorizzazione alla costruzione ed esercizio dell'opera ai sensi dell'articolo 14-quater, comma 3, della legge n. 241 del 1990;

          la data prevista per tale riunione è quella del 26 ottobre 2017, proprio nella settimana in cui ricorre l'anniversario del sisma del 2016, a seguito del quale, tra l'altro, non si è ancora dato avvio ad una completa opera di ricostruzione, tanto da insinuare il dubbio, ad avviso dell'interrogante che forse quella del metanodotto non sia una questione da affrontare in tempi così stretti, ma anzi, al momento inopportuna –:

          se il Governo intenda fornire ogni utile elemento sulla base di quanto emergerà dalla riunione citata in premessa, specie alla luce dei pareri negativi espressi dalle regioni interessate, nonché della situazione di precarietà in cui versano molti dei comuni che dovranno essere attraversati dal metanodotto «Rete adriatica»;

          se, per quanto di competenza, il Governo non intenda avviare un ulteriore approfondimento sul progetto complessivo, portando avanti l'idea di un tracciato alternativo a quello individuato dall'azienda Snam Rete Gas.
(5-12529)

Interrogazioni a risposta scritta:


      MASSIMILIANO BERNINI, TERZONI, BASILIO, COZZOLINO e ZOLEZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

          il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, «Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n.124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche», è entrato in vigore il 13 settembre 2016;

          secondo l'articolo 20, comma 1, «il trasferimento delle risorse strumentali e finanziarie e il transito del personale del Corpo forestale dello Stato nelle amministrazioni di cui all'articolo 12, comma 1, hanno effetto contestualmente a decorrere dal 1° gennaio 2017»;

          nella tabella A allegata al decreto, è rappresentato il riparto del personale dell'ex Corpo forestale dello Stato, distinto sulla base delle varie qualifiche, in Polizia di Stato, Guardia di finanza, Vigili del fuoco, Arma dei carabinieri e Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

          secondo la suddetta tabella, uno dei due dirigenti generali dell'ex Corpo forestale dello Stato è stato assorbito dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, mentre non si evince il destino dell'altro dirigente generale ovvero dell'ex capo del Corpo forestale dello Stato;

          l'incarico di capo del Corpo forestale dello Stato è stato ricoperto ininterrottamente per 13 anni dall'ingegnere Cesare Patrone;

          da fonti di stampa si apprende come l'ex capo del Corpo forestale dello Stato «sia stato nominato alla guida di una speciale sezione della nostra intelligence, creata ad hoc per lui e in cui sono confluiti anche alcuni uomini di sua fiducia» –:

          quale incarico ricopra attualmente l'ex capo del Corpo Forestale dello Stato;

          se sia stata effettivamente istituita una sezione di intelligence specializzata nei crimini ambientali e, in caso affermativo, se a capo della stessa sia stato designato l'ex capo del Corpo forestale dello Stato e quali criteri siano stati seguiti per tale assegnazione;

          quali funzioni svolga la succitata sezione speciale dell’intelligence.
(4-18274)


      FASSINA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          nel comparto del cemento in Italia, dopo una riduzione consistente del mercato, è in atto una ridefinizione strutturale degli assetti e dei soggetti societari che non ha precedenti;

          questa ridefinizione strutturale degli assetti nel comparto determina dei consistenti esuberi occupazionali;

          il 19 settembre 2017 il gruppo tedesco HeidelbergCement (di seguito HC) annunciava l'acquisto di Cementir Italia spa e Cementir Sacci spa, attraverso la società Italcementi spa;

          il nuovo gruppo del cemento sarà di gran lunga il primo operatore del territorio italiano, con una quota di oltre il 35 per cento a livello nazionale, con circa 550 milioni di euro di fatturato e circa 2.250 dipendenti;

          si è in attesa del pronunciamento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato circa le possibili posizioni dominanti sul mercato nelle singole aree del Paese;

          la direzione di Italcementi spa ha annunciato un piano di riorganizzazione nella primavera del prossimo anno che si focalizzerà sulle sinergie e sulla complementarietà industriale, logistica, occupazionale e commerciale dei due gruppi;

          nell'ambito delle sinergie la sede del nuovo gruppo sarà presso Bergamo e pertanto la sede di Roma di Cementir Italia sarà ridimensionata;

          alla data attuale i lavoratori dei due gruppi hanno a disposizione ammortizzatori sociali diversi per affrontare tale piano industriale con evidenti disparità in termini di protezione sociale;

          nell'incontro che è svolto al Ministero dello sviluppo economico il giorno 11 ottobre 2017 con le direzioni delle due aziende e una rappresentanza del Coordinamento nazionale delle rappresentanze sindacali unitarie e le segreterie nazionali di Feneal Filca e Fillea, il Vice Ministro Teresa Bellanova aggiornava il tavolo di confronto a gennaio 2018 senza dare risposte immediate alle urgenze odierne;

          in data 13 ottobre 2017 i segretari generali di Feneal Filca e Fillea hanno richiesto un incontro al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al Ministro Giuliano Poletti per illustrare la difficile situazione occupazionale –:

          quali iniziative di competenza il Governo intenda attivare per far sì che l'azienda Italcementi spa si impegni ad effettuare investimenti strutturali nell'innovazione di prodotto e di processo, negli ambiti produttivi che dovrà gestire dopo il pronunciamento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato –:

          se siano a conoscenza di quali progetti verranno attivati nel centro mondiale di ricerca di prodotto del gruppo HeidelbergCement collocato presso Ilab di Bergamo (parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso);

          se il Governo intenda assumere iniziative per estendere gli effetti della proroga del trattamento di cassa integrazione guadagni straordinaria attualmente in essere nel gruppo Italcementi (articolo 42 del decreto legislativo n. 148 del 2015) ai lavoratori delle società Cementir Italia spa e Cementir Sacci spa coinvolti nella eccezionale fase di riorganizzazione in atto.
(4-18280)


      MELILLA, DURANTI, SANNICANDRO, FRANCO BORDO, PIRAS, SCOTTO, FERRARA, ZARATTI, RICCIATTI, QUARANTA, KRONBICHLER e NICCHI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

          i cappellani militari italiani pesano sul bilancio della Difesa dello Stato per decine di milioni di euro, nonostante la Cei intaschi oltre un miliardo di euro ogni anno con l'8 per mille dal fisco italiano;

          nel 2015 la Chiesa italiana aveva mostrato finalmente interesse a definire la questione dei cappellani militari attraverso una commissione bilaterale con lo Stato per la definizione di una intesa sullo stato giuridico ed economico ai sensi dell'atto aggiuntivo del Concordato stipulato nel 1984 e ratificato con la legge 121 del 1985;

          a distanza di due anni da quell'annuncio vi è un fitto mistero sulla questione e, inoltre, col riordino delle carriere militari, i cappellani assimilati al grado di ufficiali hanno ottenuto ulteriori aumenti stipendiali;

          se il Governo non ritenga necessario assumere ogni iniziativa di competenza per definire la vicenda del trattamento giuridico ed economico dei cappellani militari, dagli stipendi ai vitalizi.
(4-18282)


      CARINELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          l'università degli Studi di Milano (UniMi), considerata un'eccellenza in campo universitario, ha manifestato interesse a trasferire le proprie facoltà scientifiche nell'area dedicata ad Expo 2015;

          gli organi di governo dell'Ateneo hanno votato la manifestazione d'interesse al piano di trasferimento di circa 30.000 studenti, ricercatori e addetti ai lavori nel nuovo campus a Rho, su un'area di 150 mila metri quadri;

          il voto espresso dal Senato Accademico non è vincolante sul trasferimento, ma ha dato un mandato alla società Arexpo Spa per avviare la stesura del masterplan. Il voto decisivo è atteso il mese di novembre 2017;

          l'investimento stimato relativo al trasferimento delle facoltà scientifiche da Città Studi a Rho Pero e la realizzazione di nuovi spazi è di circa 380 milioni di euro: 130 milioni di euro stanziati direttamente dalla Statale, 120 milioni derivanti dalla vendita delle aree e degli immobili non più utilizzati in Città Studi, 130 milioni inseriti nel Patto per la regione Lombardia, approvato nel 2016 dal Cipe;

          la legge di bilancio 2017 ha previsto lo stanziamento di 8 milioni di euro per l'avvio delle attività di progettazione per il trasferimento dei dipartimenti scientifici dell'università di Milano nell'area Expo 2015;

          nella localizzazione nell'area ex Expo gli spazi disponibili sarebbero di circa 150 mila metri quadrati rispetto agli attuali 250 mila metri quadrati;

          come si apprende da fonti di stampa anche la regione Lombardia ha formalizzato la sua adesione all'accordo di programma che ridisegnerà Città Studi;

          anche se dal punto di vista delle procedure si sta andando avanti restano ancora in sospeso tante questioni; prima fra tutte la vendita degli immobili di Città Studi, che appare tutt'altro che scontata: molti immobili sono soggetti a vincolo monumentale;

          infatti, l'Università statale deve reperire dalle alienazioni parte dei 380 milioni di euro fondamentali a costruire il nuovo campus scientifico;

          il rettore della Statale segnala un certo ritardo nelle trattative con l'Agenzia del Demanio che si farà carico di alienare gli immobili della Statale;

          il significativo ridimensionamento degli spazi e l'incertezza degli investimenti derivanti dalla vendita degli immobili patrimonio della Statale non giustificano secondo l'interrogante l'onerosa operazione di trasferimento delle facoltà scientifiche a Rho;

          l'area ex Expo di Rho Pero è un'area industriale, con terreni solo parzialmente bonificati, falda acquifera inquinata e confinante con aziende ad alto rischio incidente rilevante; fatti destinati ad aumentare drasticamente i costi dell'operazione di trasferimento;

          la ristrutturazione di Città Studi consentirebbe di usufruire di uno spazio situato storicamente e culturalmente all'interno del tessuto cittadino, ben collegato con i mezzi pubblici, senza portare l'Università di Milano ad indebitarsi in modo ingente e risulta essere in linea con le strategie di ammodernamento e ampliamento degli atenei internazionali, tra l'altro già seguite dalle università Cattolica e Bocconi di Milano –:

          quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per garantire la sostenibilità finanziaria e ambientale del progetto di trasferimento delle facoltà scientifiche dell'università degli studi di Milano nell'area ex Expo.
(4-18284)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta in Commissione:


      SCAGLIUSI e CRIPPA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          Ahmadreza Djalali è un medico iraniano di 45 anni con un lungo passato all'università del Piemonte Orientale di Novara, presso il Karolinska Institutet di Stoccolma e la Vrije Universiteit Brussel;

          il 24 aprile 2016 è stato arrestato con l'accusa di spionaggio ed è incarcerato nella prigione di Evin, vicino a Teheran. Il regime di Teheran lo accusa di «collaborazione con governi nemici». Stando a numerosi organi di stampa la sua unica colpa accertata è quella di aver collaborato all'estero con ricercatori italiani, israeliani, svedesi, americani e del Medioriente, per migliorare le capacità operative degli ospedali di quei Paesi che soffrono la povertà e sono flagellati da guerre e disastri naturali, assicurano i medici che hanno lavorato con lui;

          in carcere ha condotto tre scioperi della fame e uno delle sete per affermare la propria innocenza. Le sue condizioni di salute sembrano esser peggiorate velocemente. A suo favore, nei mesi scorsi, c'è stata una vera e propria mobilitazione internazionale, che ha portato alla raccolta di oltre 220 mila firme in tutto il mondo. Amnesty International ha avviato un'azione urgente e i figli di 5 e 14 anni, che vivono in Svezia con la madre, si sono rivolti anche a Papa Francesco;

          stando a quanto comunicato dalla sua famiglia a organi di stampa già nel febbraio 2017 il medico iraniano sarebbe stato condannato a morte, come d'altronde sarebbe stato confermato dalla Farnesina;

          alla notizia della condanna è intervenuta anche la regione Piemonte che ha chiesto l'immediata revoca della sua condanna e la sua scarcerazione, sollecitando il Governo e l'Unione europea a intervenire presso le autorità iraniane;

          la richiesta d'aiuto della moglie, che vive a Stoccolma con i due figli e si è rivolta al Governo svedese per la liberazione del dottor Djalali, è stata sostenuta anche dall'università del Piemonte orientale, rilanciando la raccolta fondi per sostenere le spese legali della famiglia –:

          quali iniziative il Ministro interrogato stia attualmente mettendo in atto presso le sedi internazionali competenti e nei rapporti diplomatici bilaterali con l'Iran affinché il dottor Djalali venga scarcerato;

          se non ritenga opportuno assumere iniziative volte a promuovere un intervento dell'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, a supporto dell'auspicata soluzione della vicenda.
(5-12564)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VIII Commissione:


      SEGONI, PASTORELLI, ARTINI, BALDASSARRE, BECHIS e TURCO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          il comma 2 dell'articolo 2 della legge del 5 gennaio 2017, n. 4 «Interventi per il sostegno della formazione e della ricerca nelle scienze geologiche», autorizza la spesa di un milione di euro per l'anno 2016 e di due milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, a seguito di appositi bandi pubblici emanati, con cadenza annuale per ciascuno degli anni del triennio, dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per i progetti di ricerca presentati dalle università e dagli enti pubblici di ricerca e finalizzati alla previsione e alla prevenzione dei rischi geologici;

          il rappresentante del Governo, rispondendo all'interrogazione n. 5-10992 del primo firmatario del presente atto, ha dichiarato che «in data 6 febbraio 2017, allo scopo di dare operatività alla predetta normativa, il Ministero dell'ambiente ha già richiesto al Ministero dell'economia e delle finanze l'istituzione nello stato di previsione della spesa del Ministero dell'ambiente di uno specifico capitolo di spesa ove far affluire le risorse e avente ad oggetto: “spese per il finanziamento dei progetti di ricerca presentati dalle Università e dagli enti pubblici di ricerca finalizzati alla previsione e alla prevenzione dei rischi geologici”»;

          tuttavia, agli interroganti risulta che ancora l’iter di emanazione dei bandi sia lontano dalla conclusione, situazione aggravata dal fatto che sono ormai trascorsi due dei tre anni previsti dalla legge –:

          quale sia lo stato dell’iter dei bandi richiamati in premessa e se si intendano assumere iniziative per prevedere le somme per il loro finanziamento, ove possibile nell'imminente disegno di legge di bilancio, a che al fine di evitare che i fondi già autorizzati scadano e non possano essere effettivamente spesi.
(5-12543)


      BORGHI e FALCONE. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          l'area industriale dell'ex Bemberg, azienda di filato poliammidico per tessuti-foderami, situata nel comune di Gozzano in provincia di Novara, è stata messa in liquidazione e successivamente in amministrazione straordinaria a partire dal 2005;

          l'attività produttiva è cessata nel 2009, il successivo abbandono ha determinato il degrado della struttura e dei macchinari, con conseguente inquinamento da metalli pesanti, acidi, olio diatermico, ammoniaca e polveri d'amianto e quindi gravissimo pericolo per la salute della popolazione e per le condizioni ambientali del territorio limitrofo che si affaccia sul lago d'Orta;

          nonostante il sito industriale, la cui superficie è di oltre 400 mila metri quadrati, sia stato inserito nel 2010 dalla regione Piemonte nel piano regionale per la bonifica delle aree inquinate e nonostante le sollecitazioni del comune e dell'interrogante rivolte al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (nel febbraio 2017 è stato disposto un sopralluogo dell'Arpa regionale che ha confermato la presenza di elevate quantità di sostanze inquinanti e di amianto), attualmente nessun intervento significativo è stato intrapreso per la bonifica del sito e la salvaguardia della salute pubblica e dell'ambiente interessato;

          l'impianto produttivo è stato oggetto negli anni passati di tentativi di acquisizione da parte di alcuni gruppi industriali, non conclusi anche a causa della crisi economica; nel mese di aprile 2017 il curatore fallimentare ha fatto richiesta di abbandono e presenterà in tempi brevi l'istanza al tribunale competente;

          la gravità delle condizioni ambientali e le vicende giudiziarie rischiano di determinare pesantissimi danni, oltreché della salute ed ambientali, anche economici e d'immagine al settore turistico-ricettivo, alla comunità locale e all'amministrazione di Gozzano, esponendo il comune novarese ad assumersi impegni economici insostenibili –:

          se il Ministro interrogato non intenda assumere con urgenza iniziative volte a verificare, anche tramite il comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente, lo stato dell'area ex-Bemberg situata nel comune di Gozzano in provincia di Novara, in considerazione dell'evidente impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico e alla luce delle condizioni attuali dell'area industriale, che si sono ulteriormente aggravate nel corso degli ultimi mesi e che richiedono una tempestiva bonifica.
(5-12544)


      ZARATTI, KRONBICHLER e FORMISANO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          da molti giorni in un gran numero di città italiane si sta verificando una preoccupante emergenza smog, con il livello di Pm10 ben al di sopra dei limiti stabiliti;

          un recente dossier di Legambiente ha denunciato che a superare i limiti di 50 microgrammi per metro cubo di Pm10 per oltre 35 giorni sono stati più di 25 capoluoghi di provincia. La situazione peggiore si è registrata a Torino con un periodo di 66 giorni, seguono Cremona con 58 giorni, Padova con 53 giorni e Frosinone con 52 giorni;

          una situazione estremamente critica si registra anche nella città di Bolzano dove sono gli ossidi di azoto Nox a rappresentare l'inquinante che più preoccupa, e dove l'amministrazione comunale sta valutando interventi straordinari per ridurre l'inquinamento, incentivando l'utilizzo dei mezzi pubblici e anche eventuali interventi infrastrutturali, che però esulano dalle competenze esclusive dell'amministrazione comunale;

          l'attuale grave situazione è dovuta in parte alle condizioni atmosferiche che registrano da molti giorni temperature elevate al di sopra della media stagionale e, soprattutto, assenza di piogge. Ma l'emergenza smog è dovuta anche ad uno scarso o del tutto assente coordinamento delle iniziative volte a mitigare la presenza di sostanze inquinanti nell'aria;

          come denunciato più volte anche dall'Anci le iniziative assunte singolarmente dalle amministrazioni comunali si rivelano inadeguate ad offrire soluzioni di lungo periodo o comunque di relativa efficacia, anche nel medio periodo la fronte della difficile situazione ambientale;

          secondo un recente studio dell'Agenzia europea per l'ambiente pubblicato 1'11 ottobre 2017, lo smog avrebbe causato circa settantamila morti premature rispetto alla durata media della vita media in Italia;

          lo smog costituisce un grave fattore di rischio per, molte malattie croniche, dunque, oltre a costituire un per la salute dei cittadini, è un fattore che produce un aumento dei costi sanitari;

          per fronteggiare adeguatamente l'emergenza smog appare indispensabile prevedere interventi strutturali e coordinati da parte del Governo e delle regioni –:

          quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato, per quanto di competenza, al fine di prevedere politiche coordinate a livello nazionale per contrastare in maniera strutturale la grave e persistente emergenza costituita dallo smog e dal tasso elevato di Pm10 nell'aria.
(5-12545)


      VELLA e LABRIOLA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          si apprende dalla stampa che a Taranto una nube di polveri sottili si è alzata sopra l'Ilva e, spinta dal forte vento, ha oscurato il cielo ed è arrivata al centro abitato;

          la nube si è alzata dai parchi minerari dello stabilimento siderurgico invadendo il vicino quartiere e posandosi sul terreno e sulle abitazioni;

          la vicenda ha provocato le proteste dei cittadini preoccupati per la salute dei loro cari e della propria;

          risulta agli interroganti che, sulla base del cronoprogramma previsto da Arcelor Mittal e gruppo Marcegaglia, quei parchi in cui viene ammassato il minerale in attesa di essere utilizzato nella produzione, verranno ricoperti soltanto nel 2023; viceversa, avrebbero dovuto essere coperti già da anni;

          in attesa che il piano industriale sia realizzato in questa sua parte i cittadini di Taranto e dintorni, in particolar modo i cittadini del rione Tamburi che risulta essere il più colpito sotto il profilo sanitario, saranno esposti a queste continue emergenze senza che nulla venga previsto per tutelarli;

          a questo si aggiunge un nuovo allarme ambientale legato all'Ilva: nel comune di Statte, in seguito ad una indagine condotto con fondi della regione sul terreno comunale, una parte della superficie è risultata contaminata da arsenico, mercurio, Ipa, diossine e Pcb, con importanti ricadute sulla salute pubblica;

          i terreni interessati sono aree rurali, agricole e urbanizzate e, inoltre, risulta a rischio anche la falda utilizzata per scopo idro-potabile;

          le autorità locali hanno attivato procedure di emergenza e hanno disposto il divieto di produzione primaria di alimenti e mangimi di qualsiasi natura, di pascolo e di asportazione e scavo del terreno nelle zone contaminate –:

          se, oltre alle misure di emergenza che attivano divieti per le zone contaminate ma non possono nulla nel caso di wind day per quanto riguarda le polveri sottili, quali urgenti iniziative intenda mettere in atto il Ministro interrogato al fine di promuovere, per quanto di competenza, l'avvio delle necessarie bonifiche del territorio nonché la messa in sicurezza dei parchi industriali, a difesa della salute dei cittadini e dell'ambiente del territorio.
(5-12546)


      MICILLO, BUSTO, DAGA, TERZONI, ZOLEZZI e VIGNAROLI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          dal mese di luglio 2017 gli abitanti della area del comune di Marano di Napoli (Na), che si estende nelle adiacenze del sito di via Cupa del Cane, stanno lamentando odori nauseabondi e miasmi insopportabili provenienti dal sito. La salute dei cittadini che abitano le zone limitrofe è messa in serio pericolo;

          nel sito è costante la presenza di «fumarole» rispetto alle quali il commissario straordinario del comune di Marano di Napoli ha dovuto effettuare, in due occasioni, un riporto di terreno. Lo stesso commissario si è formalmente rivolto all'Arpac, all'asl ed alla regione Campania esponendo la situazione;

          ad innescare tutto (miasmi, odori nauseabondi, anche di plastiche bruciate) è stato un incendio verificatosi il 12 luglio 2017 sulla parte superficiale della cava che ha raggiunto in profondità i materiali altamente infiammabili costituiti da rifiuti fatti depositare nel corso degli anni dalle amministrazioni locali che si sono succedute nel tempo;

          come se non bastasse, non si arresta lo sversamento di rifiuti nel sito ove è presente amianto, spazzatura, materiale di risulta, spesso dati anche alle fiamme. I controlli sono scarsi (la strada è per metà di competenza del comune di Marano e, per l'altra, del comune di Napoli) e le telecamere sono assenti (http://www.ilmattino.it);

          la grave situazione in cui si trova l'area abitata limitrofa al sito, con specifico riguardo alla qualità dell'aria e dei terreni, in considerazione dei rifiuti smaltiti all'interno della cava e degli inquinanti che possono essere stati rilasciati al suolo, richiede iniziative urgenti per la tutela della salute degli abitanti della zona –:

          se intenda promuovere, per quanto di competenza, una verifica da parte del comando dei carabinieri per la tutela dell'ambiente che consenta di ottenere un quadro conoscitivo della zona nella prospettiva di attivare idonee misure di messa in sicurezza del sito e delle aree limitrofe danneggiate dal percolato, contestualmente comunicando gli interventi finora assunti per monitorare la situazione di inquinamento delle zone poste a confine del detto sito.
(5-12547)

Interrogazione a risposta scritta:


      BUSTO, DAGA, DE ROSA, MICILLO, TERZONI e ZOLEZZI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          nel luglio 2017 è scattata la diffida del raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) Saipem per la costruzione del Cemex, stipulato nel 2013. A settembre è stato risolto il contratto per grave inadempimento e a fronte dei gravi ritardi nell'avanzamento dei lavori rispetto al crono programma;

          una delle cose più gravi che ha contribuito alla risoluzione del contratto è stata la diatriba sulle lavorazioni OS4 (ovvero attrezzature come carro ponte e rulliere) che la Rti considerava «forniture» e quindi doveva metterle a disposizione della Sogin, mentre Sogin affermava che fossero «lavori» e quindi oggetto dell'appalto. La controversia è stata risolta dall'Anac con un parere dettagliato del 5 agosto 2016, con cui è stato indicato come le lavorazioni in OS4 fossero da configurarsi come «lavori» e non «forniture»;

          considerata la risoluzione del contratto si ipotizza un fermo dei lavori per i prossimi 3 anni e una risoluzione della cementificazione e condizionamento dei rifiuti radioattivi liquidi presenti nel sito, con relativo stoccaggio nel deposito temporaneo D3 tramite una proroga della costruzione dell'impianto, la cui costruzione dovrà essere ri-appaltata;

          nel sito sono presenti rifiuti degli anni ’70-80, costituiti da 250 metri cubi di rifiuti radioattivi liquidi acquosi acidi contenenti uranio e plutonio, dovuti al ri-processamento del combustibile esausto e trasferiti nel 2008 nel nuovo parco serbatoi. Su di essi occorrerebbe una verifica delle condizioni, tale da appurare eventuali logoramenti, tramite ditte specializzate;

          con l'interrogazione 4-17455 è stato denunciato come il 3 luglio 2017, durante la realizzazione di un nuovo pozzetto per ospitare le valvole di manovra di una linea di scarico degli effluenti liquidi, è stata riscontrata una fessura nella condotta e un accumulo di acqua sul fondo del vecchio pozzetto, risalente agli anni Settanta. I risultati delle analisi escluderebbero impatti radiologici per l'ambiente e la popolazione. Con l'interrogazione si richiedeva di rendere completamente pubblici, e in forma comprensibile, i dati circa l'incidente presso l'impianto Eurex;

          con le interrogazioni n. 4-16539 e n. 4-02039, presentate da deputati del Movimento 5 Stelle, è stata sollevata l'attenzione alle criticità dei progetti sperimentali della centrale di Trino e di quello EUREX di Saluggia, con particolare riguardo all'edificazione dei depositi temporanei denominati D2 e D3, verso la cui costruzione la cittadinanza ha espresso da sempre una forte opposizione. La richiesta degli interroganti era quella di avviare un'analisi puntuale sull'opportunità e sull'idoneità dei depositi provvisori, per individuare una strategia complessiva di gestione in accordo con il progetto del deposito nazionale. La strategia di «brownfield», infatti, con la realizzazione del Deposito nazionale, non avrebbe più alcun senso e risulterebbe inopportuno costruire nuovi depositi temporanei in siti che, entro il 2035, dovranno essere abbandonati. Già il comune di Saluggia, a tal proposito, aveva proposto una moratoria per la costruzione di nuovi depositi nelle Osservazioni al Rapporto preliminare del programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi –:

          se il Ministro interrogato intenda assumere le iniziative di competenza per verificare le condizioni dei rifiuti stoccati, vista l'estrema pericolosità del materiale custodito nel nuovo parco serbatoi;

          come la costruzione di depositi temporanei si accordi con il crono-programma indicato dal Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi appena pubblicato;

          quali iniziative di competenza intendano assumere i Ministri interrogati per la risoluzione del problema legato all'impianto Cemex e alla risoluzione del contratto di Sogin con Rti Saipem e per garantire la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi liquidi a bassa e media radioattività presenti a Saluggia prima dell'entrata in funzione del Deposito nazionale nel 2024.
(4-18287)

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI E TURISMO

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

X Commissione:


      FANTINATI, VALLASCAS, CRIPPA, DA VILLA, DELLA VALLE e CANCELLERI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

          l'Italia ha un patrimonio artistico e culturale unico al mondo che rappresenta la sua identità, un'identità che va tutelata e rappresentata;

          al riguardo il ruolo delle guide turistiche è fondamentale; basti pensare che la professione di guida turistica è – come noto – quella di più antica tradizione tra le cosiddette «professioni turistiche», tanto da essere stata, insieme a quella dell’«interprete turistico», la prima a trovare espressa regolamentazione e riconoscimento a livello legislativo nell'ordinamento italiano, in una legge datata 1888;

          purtroppo, ad oggi, la professione versa in un caos normativo, in quanto è ancora senza una legge di riordino che è quanto mai necessaria; inoltre, le regioni, ognuna a suo modo, continuano a bandire esami e corsi con abilitazioni conseguite su conoscenze territoriali, ma poi i candidati che superano gli esami e ottengono queste abilitazioni pretendono di poter lavorare in tutta Italia;

          la mancanza di una legge di riordino ha creato una situazione di anarchia e concorrenza sleale, anche da parte di operatori che vengono dall'estero mettendo in grave crisi economica le guide turistiche;

          il tutto è scaturito dal fatto che alle guide turistiche è stata ritenuta applicabile la direttiva «servizi» piuttosto che la direttiva «qualifiche professionali» e di conseguenza si è resto necessario approvare l'articolo 3 della legge n. 97 del 2013 per sanare la procedura Eupilot n. 4277/12/MARK, per violazione da parte dell'Italia della «direttiva servizi»; a ciò si aggiungono i due decreti ministeriali, rispettivamente del 7 aprile 2015 e dell'11 dicembre 2015, che subordinano l'esercizio della professione di guida, in determinati siti, al possesso di una specifica abilitazione che sono stati annullati dal Tar;

          nel commento della Commissione europea del 19 ottobre 2007 (petizione 0086/2007), si afferma, proprio riguardo all'esercizio della professione di guida turistica limitato al solo ambito regionale, che: «Ogni Stato membro resta libero di disciplinare questa professione e di stabilire il tipo e il livello di qualifiche necessarie per esercitarla. Pertanto, uno Stato membro ha anche la discrezione di decidere se disciplinare l'accesso alla professione e l'esercizio della stessa a livello nazionale, ovvero delegare le competenze in ambito legislativo ed esecutivo a livello inferiore dell'amministrazione territoriale, come ha fatto l'Italiana» –:

          se intenda adottare iniziative volte al riordino organico a livello nazionale della disciplina delle guide turistiche per evitare la frammentazione normativa regionale, riconoscendo alle stesse una professionalità e competenza univoca e specifica.
(5-12548)


      GALGANO, ALFREIDER, MENORELLO, VACCARO e CATALANO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

          a distanza di un anno dagli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia, il comparto del turismo risente ancora degli effetti negati del terremoto;

          solo in Umbria, secondo un'analisi di Federalberghi sui flussi turistici, si è verificato un calo di turisti superiore al 20 per cento rispetto alla stagione estiva precedente. Particolari difficoltà vengono rilevate nelle città che vivono di turismo organizzato come Assisi, Perugia e Orvieto;

          il calo estivo si è andato a sommare ad una stagione invernale critica. Nella sola Umbria, ad esempio, si sono registrate fino al 40 per cento in meno di presenze con ripercussioni gravi anche su commercio, artigianato ed enogastronomia;

          per il biennio 2016-2017, inoltre, le 63 mila attività economiche delle aree interessate dagli eventi sismici stimano una minore attività del 52 per cento con un calo di fatturato di 7,6 miliardi di euro;

          ad oggi, sono state messe in atto, sia dalle regioni che dal Ministero, diverse campagne di comunicazione e promozione, tuttavia la ripresa del settore stenta a decollare;

          inoltre, nel decreto-legge n. 8 del 2017 erano stati previsti 46 milioni di euro da destinare al «danno indiretto» e, in risposta all'interrogazione immediata in Commissione n. 5-12061 presentata il 3 agosto 2017 dagli interroganti, era stato annunciato che gli schemi di decreti attuativi del Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, risultavano in uno stato avanzato di definizione. A distanza di due mesi, tali decreti non sono ancora stati ultimati con il risultato che le risorse sono bloccate;

          nella risposta alla precedente interrogazione era stato spiegato anche che la direzione generale del turismo aveva disposto l'impegno di spesa di 2 milioni di euro autorizzando il pagamento in favore dell'Enit per le finalità di promozione turistica di cui all'articolo 22 del decreto-legge n. 189 del 2016 –:

          quale sia lo stato di avanzamento dei progetti finanziati con i 2 milioni di euro stanziati in favore di Enit e quali iniziative intenda assumere il Governo per predispone la rapida erogazione delle risorse per il danno indiretto.
(5-12549)


      RICCIATTI, EPIFANI, FERRARA, LAFORGIA, NICCHI, SCOTTO, MELILLA, PIRAS, QUARANTA, D'ATTORRE, SANNICANDRO, DURANTI, ZARATTI e FOLINO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

          ammontano a circa 170 milioni di euro i danni economici del terremoto (circa 8 mila posti di lavoro in meno) per il sistema ricettivo di Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, secondo una stima della camera di commercio di Monza e Brianza, l'unica elaborata incrociando dati Istat, Banca d'Italia, Ciset;

          «Considerato che il fatturato del compatto ricettivo ha un rapporto di 1 a 3 per l'indotto (studio Università di Verona), possiamo dire che abbiamo lasciato sul campo almeno 500 milioni di euro in cui vi sono anche trasporto, alimenti e bevande, abbigliamento, agricoltura e consumi vari. Di questi, purtroppo, un terzo sono solo nelle Marche», commenta Matteo Di Sabatino, presidente della sezione Turismo di Confindustria Ascoli Piceno;

          il comparto, nel centro Italia, è stato messo in ginocchio dall'infinito sciame sismico che ha scosso gli Appennini, la spina dorsale del Belpaese, fatta di borghi e memoria rurale. È proprio l'agriturismo il settore più colpito: le 444 strutture nei 131 comuni del cratere hanno registrato un crollo del 90 per cento degli arrivi (dati Coldiretti), ma è stato penalizzato anche chi non ha subito calamità;

          «Considero Assisi come epicentro del terremoto virtuale», spiega Eugenio Guarducci, assessore al turismo della città. «Qui non c'è stata nessuna maceria. E nessun sfollato. Ma le conseguenze economiche, purtroppo, sono state reali: da ottobre 2016 a marzo 2017 abbiamo riscontrato un calo del 50 per cento sugli arrivi rispetto allo stesso periodo un anno fa. E tutto ciò a causa del fatto che i media parlavano genericamente del sisma nella provincia di Perugia. Abbiamo protestato e ora abbiamo ottenuto dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che, in futuro, vengano diramati i dati indicando il sisma con il nome del comune più vicino all'epicentro» –:

          quali iniziative, per quanto di competenza, stia assumendo il Ministro interrogato in termini di monitoraggio degli interventi di supporto e sviluppo delle attività turistiche nelle zone colpite dai recenti eventi sismici.
(5-12550)


      BENAMATI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

          l'amministratore delegato della compagnia Ryanair Michael O'Leary ha annunciato, nelle scorse settimane, che anche in Italia il vettore procederà alla cancellazione di oltre 20 mila voli fino ad aprile 2017;

          secondo Vito Riggio, presidente dell'Enac, la situazione creata dal vettore irlandese, porterebbe a lasciare a terra circa 400 mila passeggeri;

          per il settore turistico nazionale il «caos Ryanair» rischia di avere ripercussioni disastrose creando enormi disservizi ai territori interessati;

          la cancellazione programmata di voli rischia di avere disastrose ripercussioni in particolare in Sicilia, poiché l'aeroporto Vincenzo Florio di Trapani-Birgi vedrà la sua operatività quasi del tutto compromessa, con una riduzione del traffico aereo del 60 per cento rispetto al 2016, che potrà determinare la chiusura di migliaia di attività turistico-ricettive, con un danno economico senza precedenti –:

          quali iniziative di competenza, volte al contenimento degli effetti della decisione di Ryanair, intenda intraprendere il Governo, per non compromettere la forte ripresa di presenze turistiche sul territorio nazionale.
(5-12551)

Interrogazione a risposta in Commissione:


      RICCIATTI, EPIFANI, FERRARA, LAFORGIA, NICCHI, SCOTTO, MELILLA, PIRAS, QUARANTA, D'ATTORRE, SANNICANDRO, DURANTI, ZARATTI e FOLINO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

          fonti giornalistiche rilevano che, dall'agosto 2016, molti beni culturali di proprietà ecclesiastica, anche di pregevole valore storico-artistico, recuperati a seguito del terremoto, giacciono ancora dentro imballaggi provvisori e nei magazzini delle diocesi terremotate non riparati da umidità e tarli;

          in una riunione tenuta ad Ancona prima dell'estate, proprio il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo si era impegnato a esportare tale modello di conservazione delle opere anche nei depositi delle diocesi più interessate dal terremoto, dove i beni culturali erano stati conservati con una soluzione d'emergenza e provvisoria. In particolare, nelle diocesi di Ascoli e Camerino, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo si era reso disponibile qualche mese fa, a proprie spese, a sistemare gli spazi interni e a distaccare nelle diocesi gruppi di tecnici ministeriali per mettere in sicurezza i beni culturali secondo il modello della Mole Vanvitelliana;

          tra i depositi diocesani che il Ministero in tal senso aveva individuato vi è il Palazzo vescovile di San Severino Marche, dove la diocesi di Camerino ha stoccato parte delle opere, tra cui una pala d'altare del Tiepolo salvata proprio a Camerino;

          la diocesi di Ascoli Piceno accoglie altre opere d'arte e, tra queste, una lunetta di Cola dell'Amatrice, conservata all'interno di un deposito, l'ex stabilimento Elettrocarbonium, un tempo adibito a spogliatoio degli operai;

          anche in questo caso, si è di fronte a luoghi umidi con distacchi di intonaco e presenza di muffe, con opere ammassate, non suddivise, ancora imballate che restano nella totale incuria, danneggiate da tarli ed umidità;

          l'adeguata conservazione delle opere d'arte sopravvissute al terremoto è straordinariamente necessaria, in quanto questi beni culturali rappresentano non soltanto il patrimonio artistico, storico e culturale delle aree colpite dal sisma, ma anche la memoria di tantissime persone che sperano nel ripristino di una bellezza purtroppo ferita –:

          quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato, alla luce dell'impegno assunto ad Ancona, intenda assumere al fine di garantire un'adeguata conservazione dei beni culturali richiamati, evitando che l'incuria e l'inadeguatezza dei luoghi di deposito delle diocesi possano disperdere e distruggere un pezzo della storia artistica nazionale.
(5-12535)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VI Commissione:


      PELILLO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 stabilisce, ai fini della richiesta del rimborso delle imposte dirette, il termine di 48 mesi dalla data del versamento, ciò in ogni caso di errore materiale, duplicazione o inesistenza totale o parziale dell'obbligo di versamento;

          con riferimento, invece, all'ipotesi in cui la legge preveda uno o più acconti e un eventuale saldo, l'Agenzia delle entrate si è espressa con la risoluzione 459/E del 2 dicembre 2008, la quale, in linea con l'indirizzo della Corte di Cassazione, ha precisato che il termine decorre dal versamento dell'acconto soltanto quando il pagamento sia stato fatto «in totale assenza del presupposto», mentre, qualora la richiesta di restituzione riguardi «eccedenze di versamenti in acconto o di pagamenti aventi carattere di provvisorietà, cui non corrisponda successivamente la determinazione di quello stesso obbligo in via definitiva (...)» il termine decorre dal versamento del saldo o della relativa scadenza; sulla stessa linea si pongono le circolari successive n. 16/E del 14 aprile 2009 e n. 8/E del 3 aprile 2013;

          mentre è chiaro che, in caso di totale insussistenza dell'obbligo di versare l'acconto — per totale mancanza del presupposto impositive o per contrarietà della norma impositiva alla Costituzione o al diritto comunitario — il termine decorre fin dal relativo versamento, permangono invece incertezze e dubbi applicativi, riscontrati nell'operatività di molti uffici locali dell'Agenzia delle entrate, circa le ipotesi in cui l'errore di diritto non comporti la totale insussistenza dell'obbligazione di imposta, ma incida sul regime dell'obbligazione, pur sussistente; si pensi, a titolo esemplificativo, all'errore di diritto riguardante la qualificazione del contribuente e, di riflesso, elementi essenziali dell'imposta, quali l'aliquota applicabile e/o il regime legale della base imponibile: infatti, in questi ultimi casi occorre sempre attendere la dichiarazione annuale per fissare l'entità del tributo e, conseguentemente, determinare l'esatta quantificazione della parte indebitamente versata e rimborsabile –:

          se intenda assumere iniziative per chiarire che, in tutti i casi in cui l'errore di diritto tocchi il regime della obbligazione d'imposta il quale conseguentemente non comporta la totale insussistenza della stessa, il termine per proporre istanza di rimborso decorre dalla scadenza stabilita per il versamento del saldo e non dalla data del versamento del primo acconto oggetto dell'errore sopra richiamato.
(5-12537)


      GEBHARD e ALFREIDER. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 4 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, ha introdotto un regime fiscale nuovo per le locazioni brevi a decorrere dal 1° giugno 2017;

          il decreto-legge ha concesso, infatti, ai privati, al di fuori dell'esercizio d'impresa, di optare per la «cedolare secca» con aliquota al 21 per cento sui redditi derivanti dalle locazioni brevi di immobili ad uso abitativo, intendendo per locazioni brevi quelle di durata non superiore a 30 giorni;

          la «cedolare secca», introdotta con il decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 consiste in un regime fiscale agevolato, che si sostanzia nel pagamento di un'imposta sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali sui redditi derivanti dalla locazione breve e non si paga l'imposta di registro e l'imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione: tale scelta implica per il proprietario o chi ha un diritto reale di godimento del bene, la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell'opzione, l'aggiornamento del canone di locazione;

          in fase di conversione del decreto-legge è stato poi aggiunto un comma 3-bis, che demanda ad un regolamento ministeriale, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, la definizione, ai fini dell'applicazione del nuovo regime fiscale delle locazioni brevi, dei criteri in base ai quali l'attività di locazione si presume svolta in forma imprenditoriale, anche avendo riguardo al numero degli immobili locati e della durata delle locazioni nell'anno solare;

          gli operatori del settore aspettano tale regolamento, in quanto è cruciale per dirimere se la locazione breve sia svolta in forma privata oppure in forma imprenditoriale e, da esso, dipenderà la conseguente applicazione del regime fiscale agevolato per i privati –:

          se possa chiarire quale sia lo stato dell'arte relativo al regolamento attuativo di cui all'articolo 4, comma 3-bis del decreto-legge n. 50 del 2017, che individua i criteri in base ai quali l'attività di locazione breve si debba presumere svolta in forma imprenditoriale.
(5-12538)


      ALBERTI, CRIPPA e SIBILIA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          con la sentenza n. 3816 del 25 febbraio 2016 la Corte di Cassazione ha definito i presupposti di imponibilità ai fini Ici/Imu delle piattaforme petrolifere enunciando i seguenti principi di diritto: le piattaforme petrolifere sono soggette a Ici/Imu; sono classificabili nella cat. D/7, stante la riconducibilità delle stesse al concetto di immobile ai fini civili e fiscali, suscettibili pertanto di accatastamento ed idoneo a produrre un reddito proprio; in mancanza di rendita catastale (riservata all'Agenzia del demanio), la base imponibile delle piattaforme, classificabili nella cat. D/7, è costituita dal valore di bilancio, secondo i criteri stabiliti nel penultimo periodo del comma 3 dell'articolo 6 del decreto-legge 11 luglio 1992, n. 33, cioè in base al valore costituito dall'ammontare, al lordo delle quote di ammortamento, che risulta dalle scritture contabili;

          i principi stabiliti dalla Corte hanno riacceso il dibattito anche sulla tassazione delle cosiddette «trivelle a terra», ovvero i siti di estrazione di idrocarburi ubicati sulla terra ferma: al riguardo, potrebbero infatti valere sia il principio di diritto circa la natura di fabbricato/costruzione del sito (quantomeno delle piattaforme su cui insistono le trivelle), sia l'attribuzione della categoria D/7 quale impianto funzionale a scopi di produzione industriale (superando l'attuale inserimento degli impianti in categoria E/9 ovvero gli impianti a destinazione speciale pubblica, esclusi da imposizione), sia, infine, l'irrilevanza dell'eventuale mancato accatastamento, potendo al riguardo sopperire il criterio residuale del valore di bilancio;

          tali principi andrebbero tuttavia coordinati con i nuovi criteri di accatastamento dei fabbricati introdotti dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, ai commi 21, 22, 23 e 24, in vigore dal 2016, in particolare con la disciplina dei macchinari cosiddetti «imbullonati»;

          al fine di valutare eventuali iniziative normative, sarebbe in ogni caso utile acquisire maggiori dati circa i pozzi petroliferi esistenti sul territorio nazionale e, in particolare, i dati relativi a:

              a) numero di pozzi petroliferi esistenti, con indicazione del comune di ubicazione;

              b) numero di pozzi accatastati e la categoria di accatastamento;

              c) il gettito derivante da imposizione Ici/Imu degli ultimi 10 anni –:

          se intenda fornire dati relativamente agli elementi indicati in premessa, nonché chiarire l'applicazione, nel caso di pozzi e trivelle a terra, dei nuovi criteri di accatastamento di cui ai commi 21-24 della legge 28 dicembre 2015, n. 208.
(5-12539)


      LAFFRANCO, ALBERTO GIORGETTI e SANDRA SAVINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          nel mese di settembre 2017 la Conferenza unificata ha sancito l'intesa per il riordino del gioco pubblico;

          l'intesa raggiunta dal Governo con regioni ed enti locali produrrà, come ha dichiarato lo stesso promotore dell'accordo, il Sottosegretario Pier Paolo Baretta, una forte riduzione del gioco legale in Italia;

          già nella manovra correttiva di aprile 2017 era stato previsto il taglio del 35 per cento delle slot machine, che passeranno da oltre 400 mila a 265 mila, entro aprile 2018. A ciò si aggiunge il dimezzamento dei punti gioco, dagli attuali 100 mila a circa 55 mila entro il 31 dicembre 2019;

          l'accordo raggiunto prevede, inoltre, l'introduzione della tessera del giocatore, e la possibilità di introdurre limiti orari fino a 6 ore per le attività di gioco, peraltro già in vigore in numerosi comuni;

          da una stima effettuata da operatori nazionali, il calo di gettito derivante dalle suddette misure ammonterebbe a circa 16 miliardi di euro, e potrebbe essere così quantificato:

              riduzione AWP da 407 mila (dicembre 2016) a 265 mila (maggio 2018): 500 milioni di euro;

              riduzione punti vendita: 400 milioni di euro;

              tessera del giocatore: 600 milioni di euro;

              limiti orari: 100 milioni di euro;

          inoltre, numerose regioni hanno adottato provvedimenti che portano a ulteriori e significative riduzioni della distribuzione, l'applicazione delle leggi regionali determinerà la chiusura di un numero di punti vendita tra il 60 e il 90 per cento: i provvedimenti entreranno in vigore, a seconda delle singole regioni, tra il 2017 e il 2020; gli impatti erariali (annualizzati) sono quantificabili in 1,2 miliardi di euro, dettagliati come segue:

              norme che producono effetti dal 2017: Piemonte (canale generalista), 200 milioni di euro;

              norme che producono effetti dal 2018: Liguria, Abruzzo, Emilia-Romagna (canale dedicato), 400 milioni di euro;

              norme che producono effetti dal 2019: Puglia, Basilicata, Piemonte (canale dedicato), 400 milioni di euro;

              norme che producono effetti dal 2020: Marche, Trento, Valle d'Aosta (canale dedicato), 200 milioni di euro;

          pertanto, le nuove norme produrranno effetti complessivi sul gettito per 2,8 miliardi di euro: importi di gran lunga superiori a quelli ipotizzati dallo stesso Sottosegretario Baretta, che ha prospettato un calo del 10 per cento, equivalente a circa 1 miliardo di euro –:

          quali siano le stime relative alle minori entrate derivanti dall'intesa per il riordino del gioco pubblico e quali siano le misure che si intenda inserire nel disegno di legge di bilancio per far fronte al minor gettito conseguente alle nuove disposizioni richiamate in premessa.
(5-12540)


      SOTTANELLI e ZANETTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          nella fase iniziale del tirocinio per l'abilitazione all'esercizio della libera professione di dottore commercialista ed esperto contabile, si effettuano due iscrizioni, una al registro praticanti dell'ordine territoriale di appartenenza e l'altra al registro dei praticanti revisori legali presso il Ministero interrogato;

          fino al 30 giugno 2013, coloro i quali non avevano provveduto all'iscrizione del registro praticanti revisori avevano la possibilità di effettuare il riconoscimento del tirocinio pregresso, sanando la mancata iscrizione; attualmente, invece, questa possibilità è stata oggetto d'inadempienza, motivo per il quale è necessario ripetere l'iscrizione al registro praticanti revisori e attendere ancora tre anni prima dell'iscrizione;

          a tal fine, gli effetti negativi e penalizzanti sul piano economico e temporale, determinati dalla suesposta procedura, nei confronti dei soggetti interessati, risultano, a giudizio dell'interrogante, evidenti e manifesti, in considerazione dell'impossibilità dell'avvio della professione di revisore legale, nei tempi congrui;

          al riguardo, a parere degli interroganti, sarebbe necessario per tutti i soggetti che hanno già superato l'esame di stato di abilitazione alla libera professione di dottore commercialista ed esperto contabile, effettuare il riconoscimento del tirocinio pregresso senza dover ripetere l'iscrizione, attendere ulteriori tre anni e sostenere ulteriori esami –:

          quali orientamenti il Ministro interrogato intenda esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa e, in particolare, in merito ai requisiti attualmente previsti per l'iscrizione al registro dei revisori contabili di coloro che sono risultati idonei all'abilitazione della libera professione di dottore commercialista ed esperto contabile.
(5-12541)


      PAGLIA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          nei giorni scorsi si sono avvicendate voci circa l'intenzione del Governo di includere nella manovra finanziaria che si appresta a presentare in Parlamento un'asta di tutti i crediti fiscali non assistiti da garanzia affidati fino al 31 dicembre 2010 all'agente della riscossione soppresso (ex-Equitalia) e non riscossi;

          obiettivo dell'operazione sarebbe quello di garantire alle casse dello Stato, nel triennio 2018-2010, un gettito pari a poco più di 4 miliardi di euro a fronte di un valere nominale totale delle cartelle interessate di 500-600 miliardi di euro;

          dalla suddetta maxi-asta rimarrebbero fuori i crediti fiscali contestati (cioè quelli sui quali è aperto un contenzioso davanti al giudice) e tutti quelli coinvolti in procedure concorsuali, o di rateizzazione o rottamazione;

          cedere cartelle esattoriali sul mercato, peraltro non assistite da alcuna garanzia, equivale d esporre i debitori a procedure di riscossione molto più drastiche rispetto a quelle consentite al fisco, per il quale è preclusa qualsiasi azione esecutiva per debiti il cui valore sia inferiore a centoventimila euro, o a carico dell'immobile adibito ad abitazione principale, altra regola che vale solo per l'esattore pubblico è quello dell'impignorabilità di stipendi e pensioni, oltre il limite di 1/10 per redditi inferiori a 2500 euro mensili e di 1/7 per quelli entro i 5 mila euro, mentre, oltre questa soglia, si applica il limite di un quinto; riguardo alle pensioni non sono aggredibili gli assegni di importo inferiore a quello sociale;

          pertanto, solo soggetti economicamente stabili e forti, come istituti di credito o intermediari finanziari, potrebbero assumersi il rischio di affrontare il mercato della cartolarizzazione delle cartelle esattoriali, riscattando il loro valore a prezzi «stracciati» –:

          quali siano le intenzioni del Governo rispetto a quanto riportato in premessa, quale sia la reale portata economica dell'intera operazione e quale lo stato delle liti tributarie pendenti.
(5-12542)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      FANUCCI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          la grande crisi, a partire dal 2008, ha causato profonde trasformazioni nel tessuto economico e sociale del nostro Paese, generando un grave aumento dell'indebitamento e delle insolvenze delle famiglie e delle imprese;

          la possibilità di uscire da tutto ciò è stata inizialmente offerta dalla legge n. 3 del 27 gennaio 2012 che definisce il sovraindebitamento come «una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni»;

          la legge n. 3 del 27 gennaio 2012 offre tre sistemi per la risoluzione della crisi: la procedura dell'accordo di ristrutturazione (dedicata a imprenditori non fallibili e liberi professionisti); la procedura del piano del consumatore (che si caratterizza per l'assenza di un procedimento volto ad acquisire il consenso dei creditori); in alternativa, o in alcune ipotesi in conseguenza di tali due procedure, la procedura di liquidazione del patrimonio;

          per contemperare le contrapposte posizioni di debito e credito, lo strumento tipizzato nell'accordo di ristrutturazione è il diritto di voto del creditore non pagato integralmente. Il piano del consumatore, invece, deroga a tale schema, in quanto determina una imposizione giudiziale ai creditori, il cui sindacato è limitato, nell'ipotesi di mancata alienazione del bene sul quale grava il diritto di prelazione, alla convenienza economica del piano rispetto alla soluzione liquidatoria. Ne consegue, che il ricorso a tale istituto incontra: limiti «espressi», individuati nella necessaria qualificazione del ricorrente come consumatore e nella meritevolezza e necessità di rispettare la cosiddetta moratoria infrannuale per la soddisfazione dei creditori prelazionari; limiti «impliciti» nella durata massima che può avere il piano;

          relativamente alla durata massima del piano la legge n. 3 del 2012 non pone un limite temporale al piano del consumatore. Questo ha creato una discrezionalità nelle decisioni dei giudici che ha portato a decreti molto differenti riguardo alla durata per il ripianamento del debito contratto: il tribunale di Rovigo ha rigettato la richiesta di un piano di 12 anni, alludendo al fatto che la giurisprudenza abbia pressoché unanimemente ravvisato un limite temporale di esecuzione del piano in cinque anni, mentre il tribunale di Pistoia e quello di Napoli hanno omologato un piano, rispettivamente, di circa 8 e 17 anni; il tribunale di Catania ha previsto una dilazione in 30 anni e il salvataggio della prima casa del sovraindebitato; il tribunale di Bergamo ha omologato piani da eseguire in 7 anni; il tribunale di Verona ha omologato un piano del consumatore in 25 anni con rate mensili di 700 euro;

          il Senato ha approvato definitivamente la legge delega per la riforma della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza, il cui articolo 9, interamente dedicato al sovraindebitamento, mira ad aggiornare la legge n. 3 del 2012;

          il Governo dovrà ora emanare i decreti legislativi nel rispetto dei princìpi e delle tempistiche previsti da una legge –:

          se il Governo, nella stesura dei decreti legislativi, non ritenga di valutare la sussistenza dei presupposti per introdurre norme più dettagliate relativamente la durata del piano del consumatore, al quale non può applicarsi la «legge Pinto» perché l'esecuzione del piano inizia dopo l'omologazione, sotto la vigilanza degli organismi di composizione della crisi, quando il processo davanti al giudice è chiuso, ciò affinché la giurisprudenza non ponga un limite temporale di esecuzione del piano che non vada incontro alle reali esigenze delle famiglie in gravi difficoltà.
(5-12532)


      AMODDIO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          la legge 15 novembre 1973, n. 734 (recante «Concessione di un assegno perequativo ai dipendenti civili dello Stato e soppressione di indennità particolari»), oltre all'introduzione di un assegno perequativo pensionabile, ha previsto, all'articolo 4, l'istituzione, con decorrenza, dal 1° gennaio 1973, di una «indennità per compensare prestazioni di lavoro che comportino continua e diretta esposizione a rischi pregiudizievoli alla salute o all'incolumità personale», nella misura e con le modalità da stabilire con atto regolamentare. Il decreto del Presidente della Repubblica 5 maggio 1975, n. 146 (recante il «Regolamento di attuazione dell'articolo 4 della legge 15 novembre 1973, n. 734, concernente la corresponsione di indennità di rischio al personale civile, di ruolo e non di ruolo, ed agli operai dello Stato»), ha stabilito, all'articolo 1, differenziate misure dell'indennità di rischio – riconosciuta «per ogni giornata di servizio effettivamente reso, esclusivamente al personale applicato in modo diretto e continuo in una delle attività lavorative indicate nei gruppi» – secondo la classificazione delle prestazioni in cinque gruppi. L'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 1975 ha poi demandato ad appositi decreti del Ministro competente di stabilire «la rispondenza fra le categorie di personale aventi diritto all'indennità di rischio di cui al precedente articolo 1 e le attività comportanti rischio da esse prestate». Per quanto qui interessa, il gruppo IV n. 3 della tabella A le «prestazioni di lavoro che comportano esposizione diretta e continua a rumori o ultrasuoni superiori a 95 decibel in luogo aperto o a 85 decibel in luogo chiuso». In parallelo con la legge 15 novembre 1973, n. 734, fu emanata la legge 27 ottobre 1973, n. 628 (recante «Concessione dell'assegno perequativo al personale militare»), essa pure istitutiva di assegno perequativo e tesa al riordino di emolumenti accessori. L'articolo 6 della legge suddetta, rinviò, a quanto stabilito con il decreto del Presidente della Repubblica da emanare per il personale civile, per la determinazione delle misure e delle modalità di corresponsione delle indennità di cui alle seguenti leggi: Legge 7 maggio 1959, n. 324; Legge 9 luglio 1967, n. 563; Legge 5 febbraio 1965, n. 26; regio decreto 2 giugno 1924, n. 931; Legge 7 ottobre 1957, n. 969; Legge 28 marzo 1968, n. 416. È evidentemente su tale base normativa che con parere della sezione I il Consiglio di Stato n. 722/80 del 3 aprile 1981 riconobbe che il personale militare aveva titolo a fruire dell'indennità di rischio al pari di quanto previsto dal personale civile dell'Amministrazione della difesa. Tanto premesso, deve evidenziarsi che con la circolare n. AD1/12/2/2090 del 5 maggio 1982, è stato richiamato che «il Tesoro ha suggerito di predisporre un decreto per ciascuna Forza Armata, ricettizio dei decreti interministeriali già emanati per il personale civile». Orbene, continua il trattamento sperequativo riservato al personale del Corpo di polizia penitenziaria che presta servizio presso gli aeroporti; il personale appartenente a Polizia di Stato, Arma dei carabinieri e Guardia di finanza percepisce infatti una indennità di esposizione al rumore. In particolare, gli operatori della Polizia di Stato sono stati riconosciuti quale categoria esposta ai rischi in questione, dal Ministero dell'interno con decreto interministeriale del 12 luglio 1983, ad ulteriore riprova di un frequente trattamento sperequativo e lesivo, non solo della dignità della Polizia penitenziaria, ma anche degli articoli 3 e 36 della Carta Costituzionale –:

          se il Ministro sia a conoscenza di quanto espresso in premessa;

          se quali iniziative normative e amministrative siano finora state adottate o si intendano adottare, per quanto di competenza, per adeguarsi con efficacia e tempismo alla suddetta norma.
(5-12533)

Interrogazioni a risposta scritta:


      MELILLA, NICCHI, RICCIATTI, QUARANTA, PIRAS, SANNICANDRO, KRONBICHLER, FERRARA, FRANCO BORDO, ZARATTI e MATARRELLI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          il signor Impiccini Luciano nel 2013 è stato licenziato dalla YKK Snap Fastners Italia s.p.a. di Colonnella (Teramo);

          il licenziamento è stato da lui impugnato e quindi lo stesso è stato reintegrato dal tribunale di Teramo;

          il reintegro è stato a sua volta impugnato dal datore di lavoro presso il tribunale d'appello de L'Aquila che ha annullato il reintegro e stabilito un risarcimento pari a 24 mensilità;

          la corte d'appello de L'Aquila su tre licenziamenti ritenuti illegittimi dal tribunale di Teramo, in violazione della stessa procedura di mobilità per difetto di informazione nei confronti delle organizzazioni sindacali, tra cui quello in questione ha ritenuto di esprimersi in tre modi differenti: ritenendone uno legittimo, uno illegittimo ma senza diritto alla reintegrazione ed un ultimo totalmente di illegittimo –:

          se il Governo intenda verificare la necessità di assumere iniziative per un adeguamento normativo che consenta un'interpretazione univoca, onde favorire il pieno rispetto dei diritti contrattuali e sindacali dei lavoratori, evitando pronunce giurisprudenziali differenti su casi analoghi.
(4-18279)


      FEDRIGA, MOLTENI, BUSIN e SALTAMARTINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          è apparsa la notizia su diversi organi di stampa, tra cui corrieredelveneto.it, del padre che ha violentato la propria figlia dall'età di otto anni e che non è stato punito per prescrizione del reato;

          l'uomo era stato condannato in primo grado a una pena di 10 anni. «Per i giudici del tribunale di Treviso è colpevole di averla stuprata da quando ne aveva 8, di anni, arrivando anche a cederla in “prestito” per le smanie degli amici al bar»;

          anche in sede d'appello, l'uomo è stato riconosciuto colpevole, soltanto che la corte d'appello di Venezia ha dovuto decretare il «non luogo a procedere per intervenuta prescrizione», dovendosi limitare a confermare la condanna civile al risarcimento alla parte offesa;

          «Così l'orco, ..., per quelle violenze alla figlia non farà un solo giorno di prigione, grazie a una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che ha reso meno pesante una delle aggravanti. Questo ha ridotto i tempi di prescrizione, salvandolo dal carcere. (...) La prescrizione è uno schiaffo per la figlia, che ancora cerca di superare quel trauma. Per lei è impossibile dimenticare le violenze. Era appena una bambina quando il papà, che da poco si era separato dalla madre, ha iniziato ad abusare di lei, trascinandola in un baratro di violenza e minacce. Lo ha raccontato lei stessa in aula, durante il processo di primo grado, ricostruendo senza mai contraddirsi gli anni di violenze subite nei fine settimana che trascorreva con il padre. L'uomo, all'epoca 46enne, beveva e quando era ubriaco diventava violento. Andava a prenderla e le diceva: “Andiamo alle giostre”. Invece la portava a casa e la stuprava. Il 31 ottobre del 1995 la prima violenza. Lei aveva otto anni e il suo mondo crollò.» (Cfr. Corriere del Veneto 17 ottobre 2017);

          appare del tutto sconcertante, ad avviso degli interroganti, come si possa, nel predisporre un'organizzazione delle fissazioni delle udienze delle cause, non ritenere di considerare come prioritarie, e quindi fissare con celerità e precedenza assoluta, quelle relative al reato di violenza sessuale – come nel caso di specie – e ciò al fine di evitare la prescrizione e la conseguente mortificazione della persona offesa dal reato e del popolo italiano in nome del quale si amministra la giustizia;

          andrebbero accertate eventuali responsabilità da parte dei capi degli uffici giudiziari del tribunale di Treviso ovvero della corte di appello di Venezia –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti come sopra riferiti e se intenda valutare se sussistano i presupposti per promuovere iniziative presso il tribunale di Treviso e la corte di appello di Venezia ai fini dell'eventuale esercizio di tutti i poteri di competenza;

          se intenda assumere iniziative normative volte a garantire la priorità assoluta alla trattazione di processi per gravi reati nei confronti delle donne affinché non accada che reati come quello di cui in premessa vadano in prescrizione.
(4-18288)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


      LATRONICO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          secondo quanto recentemente dichiarato dal segretario provinciale dell'Ugl di Matera, sulle strade della Basilicata sarebbero in circolazione numerosi mezzi del trasporto pubblico locale costruiti ed in esercizio da più 35 anni;

          tali dichiarazioni fanno seguito alle innumerevoli denunce pubbliche che in questi anni le organizzazioni sindacali e i comitati degli utenti del trasporto pubblico locale lucano hanno sollevato, affinché si ponesse la doverosa attenzione sulle condizioni di sicurezza di tutti quei pullman che, partendo dai paesi del materano, vanno e vengono da e per la zona industriale di San Nicola di Melfi o che trasportano migliaia di studenti e pendolari;

          più volte le organizzazioni sindacali e gli operatori hanno riferito notizie allarmanti sulla presenza in molti casi di mezzi vetusti in violazione alle prioritarie esigenze di sicurezza;

          l'interrogante, sollecitato da un gruppo di genitori e studenti, ha potuto verificare personalmente — a campione — le date di costruzione di alcuni pullman al terminal bus di Policoro, buona parte delle quali comprese tra il 1982 e il 1983. Si tratta di 35 anni di esercizio che presentano mezzi usurati che non dovrebbero più avere l'autorizzazione al trasporto pubblico ed al transito;

          già nel gennaio 2017, con l'interrogazione n. 5-10380 a seguito del grave fatto di cronaca che aveva visto prendere fuoco sulla strada statale ionica 106, nei pressi dei Nova Siri (Matera), un autobus di linea del TPL, con a bordo trenta studenti dell'istituto agrario di Marconia e del liceo classico di Nova Siri, che rientravano verso le proprie abitazioni, si era richiesta una immediata verifica dello stato di affidabilità degli autobus che circolano nella regione Basilicata;

          va ricordato che attualmente i servizi extraurbani della Basilicata sono gestiti dalle amministrazioni provinciali di Potenza e Matera, che a seguito dell'espletamento di procedure concorsuali, nel 2008 hanno stipulato specifici contratti del servizio ad oggi attivi con lo stesso gestore aggiudicatario, il Consorzio trasporti aziende Basilicata (Co.Tr.A.B.);

          tra gli obblighi contrattuali vi è l'impegno ad utilizzare autobus con età media di 12 anni e comunque non superiore a 25 anni. Ad oggi il Cotrab utilizza quotidianamente circa 200 autobus tra Matera e Potenza con oltre 25 anni di età e molti hanno superato addirittura i 30 anni –:

          quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda adottare per verificare il rispetto degli standard di sicurezza del trasporto pubblico nella regione Basilicata;

          se non ritenga opportuno promuovere, per quanto di competenza e in collaborazione con le regioni e gli enti locali, un'intensificazione dei controlli sulla manutenzione e sulla sicurezza dei mezzi circolanti per garantire la sicurezza dei cittadini.
(3-03332)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

IX Commissione:


      DE LORENZIS, SPESSOTTO, DELL'ORCO, RIZZO, LIUZZI, CARINELLI, NICOLA BIANCHI e PAOLO NICOLÒ ROMANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          la ferrovia Catania-Caltagirone-Gela è una linea ferroviaria a binario unico che, trasversalmente, collega il versante ionico e il versante mediterraneo della Sicilia, attraversando alcuni grossi centri urbani;

          dall'8 maggio 2011 la linea è interrotta, nella tratta Caltagirone-Gela, al chilometro 326+600 per il crollo della nona e decima arcata e di un pilone del ponte di Piano Carbone;

          la mancanza di due piloni rende il ponte estremamente precario e dallo strapiombo si intravedono i binari le rispettive travi appoggiate sul vuoto sottostante;

          notizie diffuse da tempo sulla stampa locale siciliana, purtroppo mai confermate, riferiscono dell'esistenza di un progetto per la ricostruzione e la riapertura della linea ferroviaria, a cura di Rete ferroviaria italiana, che prevede anche la messa in sicurezza di alcuni ponti lungo il tracciato per una spesa di circa 50/60 milioni di euro;

          il ripristino del ponte oggetto della presente interrogazione è fondamentale per lo sviluppo del territorio. La linea ferroviaria Caltagirone — Catania lambisce l'area dell'aeroporto di Catania e l'apertura di una stazione permetterebbe di trasformare suddetta linea in una metropolitana di superficie capace di collegare persino l'aeroporto di Comiso;

          l'operazione di ripristino comporta anche una verifica della staticità dei restanti ponti situati nella tratta compresa tra il ponte di Piano Carbone e Gela;

          sono diversi gli atti di sindacato ispettivo presentati dal gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle su questo tema a cui non è ancora stata data risposta da parte del Governo –:

          quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, affinché si proceda nel più breve tempo possibile al ripristino del ponte e della linea ferroviaria Catania-Caltagirone-Gela e con quali e quante risorse.
(5-12552)


      BRUNO e MENORELLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          con direttiva 21 luglio 2017 il Ministro dell'interno ha impartito indicazioni alle prefetture «per garantire un'azione coordinata delle Forze di Polizia per la prevenzione e il contrasto ai comportamenti che sono la principale causa di incidenti stradali»;

          tale direttiva contiene istruzioni tecnico-operative per l'utilizzo di sistemi di misurazione automatica della velocità dei veicoli (autovelox, telelaser, tutor) e, contemporaneamente, precisa lo scopo precipuo delle sanzioni per eccesso di velocità di cui all'articolo 142 del codice della strada;

          in tal senso, la premessa, nonché l'articolo 1 della direttiva ribadiscono che l’«efficacia» delle politiche sanzionatorie va rapportata alle esigenze di maggior «sicurezza» della circolazione stradale;

          conseguentemente, il paragrafo 3 delle istruzioni allegate alla direttiva afferma perentoriamente che, quand'anche si ricorra a un impiego «diffuso» dei sistemi di rilevamento automatici, esso non può e non deve avvenire «esclusivamente a fini sanzionatori», specificando come «in base alla vigente normativa, l'impiego di postazioni fisse di rilevamento senza la presenza degli operatori di polizia non può ritenersi una modalità ordinaria di controllo, ma rappresenta uno strumento utilizzabile solo in determinate condizioni», mentre «in tutti gli altri casi dovranno utilizzarsi sistemi di rilevamento della velocità sotto il diretto controllo e con la presenza di un operatore di polizia»;

          l'articolo 142, comma 7, del codice della strada individua, nel caso di superamento dei limiti massimi di velocità di non oltre 10 chilometri, una specifica sanzione amministrativa che si caratterizza per una particolare tenuità, giacché non presenta, di norma, oggettivi profili inerenti alla sicurezza stradale;

          ciononostante, in numerosi territori comunali si registra un sensibile utilizzo di impianti automatici per rilevare superamenti della velocità dei veicoli persino entro i 10 chilometri eccedenti i limiti posti, e ciò senza la presenza di operatori che, in siffatte circostanze, possono constatare concretamente eventuali rischi per la sicurezza stradale che, in linea generale, devono escludersi;

          l'estendersi e il radicarsi di una simile prassi può inopinatamente dare corso a forme di finanziamento improprie a carico dei cittadini, nonché ad un utilizzo aberrante dell'articolo 142, comma 7, del codice della strada –:

          se il Ministro interrogato intenda fornire i dati relativi alle sanzioni elevate sul territorio nazionale per eccessi di velocità non superiori ai 10 chilometri oltre i limiti posti, ai sensi dell'articolo 142, comma 7, del codice della strada, dal 1° gennaio 2017 al 31 agosto 2017, specificando gli enti procedenti all'elevazione delle sanzioni.
(5-12553)


      BIASOTTI e BALDELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          è diventato clamoroso il caso di via di Portonaccio a Roma, dove, nel maggio 2017, sono state elevate 130.000 multe a causa della riapertura di una «corsia preferenziale-fantasma». Le stime parlano di altrettante contravvenzioni a giugno 2017, per un totale di circa 250.000 verbali pari ad un valore economico di oltre 23 milioni di euro;

          l'annuncio della riapertura della corsia preferenziale è stato comunicato sul sito del comune di Roma in data 20 aprile 2017, poi corretto in data 2 maggio, ed è stata contestualmente riattivata una telecamera spenta dal 2005;

          a quanto si apprende dalla stampa, i cittadini, riuniti in diversi comitati e sui social network, avrebbero presentato quasi 100.000 ricorsi, basati sul fatto che la segnaletica sarebbe rimasta, per almeno due mesi, invariata e quindi non fosse chiaro per i cittadini in transito il nuovo limite alla circolazione;

          tali comitati sostengono di essere in grado di dimostrare che la segnaletica orizzontale (le strisce bianche e gialle verniciate sulla carreggiata) sia stata realizzata e resa visibile solo il 12 luglio 2017;

          il tema è stato già oggetto di una interpellanza svolta alla Camera il 26 settembre 2017, nel corso dello svolgimento della quale il Governo non ha ritenuto opportuno prendersi alcun impegno, neppure in relazione all'eventualità di una ispezione ministeriale sul posto;

          a fronte dell'imponenza del possibile contenzioso, l'amministrazione capitolina in questi mesi non ha ritenuto di dover compiere alcun atto di autotutela per annullare le suddette sanzioni;

          il 19 ottobre 2017 il giudice di pace ha emesso le prime due sentenze in favore di automobilisti che hanno opposto ricorso alle suddette sanzioni –:

          se non intenda adottare al più presto ogni iniziativa di competenza, eventualmente anche ispettiva, al fine di assicurare l'idoneità e l'efficacia della segnaletica stradale nell'eclatante caso di cui in premessa e in eventuali casi analoghi.
(5-12554)


      CARLONI e TULLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          la linea 6 della metropolitana di Napoli collegherà la zona ovest della città (quartiere Fuorigrotta) con il centro storico, attestandosi a piazza Municipio, prospicente il porto, dove avverrà l'interscambio con la linea 1, creando un sistema metropolitano integrato e completo a servizio della città; la linea 6 – lunga, a regime, 5,5 chilometri con 8 stazioni – è sprovvista di deposito per il ricovero dei treni e di tronchini di manovra, strutture essenziali per garantire una frequenza adeguata;

          il comune di Napoli, con delibera 121 del febbraio 2009, ha previsto il prolungamento della linea 6 verso l'area di Bagnoli, recependo le indicazioni della regione Campania per migliorare l'accessibilità della zona, nell'ambito della riqualificazione dell'area ex Italsider;

          la delibera 1234/2009 estende alla realizzazione della tratta della linea 6 «Piazzale Tecchio – deposito/officina di via Campegna – Bagnoli» l'affidamento della concessione ad Ansaldo Trasporti Sts s.p.a., ponendo le basi per risolvere il problema del deposito per il ricovero dei treni, e dei necessari tronchini di manovra, nonché del prolungamento verso Bagnoli, il cui progetto preliminare è stato approvato con delibera 1955/2009;

          il 24 aprile 2016 è stato sottoscritto, tra Presidenza del Consiglio dei ministri e regione Campania, il «Patto per lo sviluppo della regione Campania», per il completamento della linea 6, con circa 270 milioni di euro fra fondi europei e nazionali;

          il 26 ottobre 2016 è stato sottoscritto, tra Presidenza del Consiglio dei ministri e Città Metropolitana, il «Patto per lo sviluppo della città metropolitana di Napoli», con nuovi interventi per il completamento della linea 6 con fondi europei e nazionali;

          il 18 luglio 2017 è stato firmato l'accordo fra Ministero per la coesione territoriale e il Mezzogiorno, regione Campania e comune di Napoli per il risanamento ambientale e la rigenerazione urbana di Bagnoli-Coroglio, che prevede una modifica del tracciato della linea 6 rispetto a quello approvato dal comune di Napoli; non sono chiare le soluzioni tecniche adottate e il fabbisogno finanziario;

          ad oggi, non risultano iniziati i lavori del deposito di via Campegna, necessario per l'accesso della metropolitana all'area di Bagnoli –:

          quali urgenti iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza, per garantire il completamento, nei tempi previsti, della linea 6 della metropolitana di Napoli, verificando, al contempo, la validità delle soluzioni progettuali per il prolungamento verso Bagnoli e la congruità delle risorse.
(5-12555)

Interrogazioni a risposta scritta:


      NICOLA BIANCHI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          da tempo ormai è impossibile prenotare un volo da e verso l'aeroporto di Alghero in regime di continuità territoriale dagli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano, sia con la compagnia aerea Alitalia (uscente), sia con la compagnia Blua Air (aggiudicatrice del nuovo bando). Tale situazione che perdura a tutt'oggi ha causato una paralisi della mobilità nei cieli del nord-ovest della Sardegna. Chiunque residente nella zona nord-ovest intenda recarsi «in continente» è costretto a far ricorso al comparto marittimo, spostarsi sull'aeroporto di Olbia o addirittura andare all'aeroporto di Elmas-Cagliari. Tale situazione causa un evidente danno sia per quanto concerne il diritto alla mobilità, sia per quanto concerne il turismo. Va tenuta in massima considerazione la situazione delle persone a mobilità ridotta, o comunque di soggetti che hanno la necessità di ricevere cure mediche fuori dall'isola (si pensi alle persone dializzate), costretti a viaggi estenuanti in nave o comunque costretti ad affrontare l'odissea della cosiddetta Sassari/Olbia considerato che la libertà di circolazione è sancita in Italia dalla Costituzione italiana (articolo 16) e in Europa nella Carta dei diritti dell'Unione europea (articolo II-105). Volendo dedicare un piccolo focus al turismo, si pensi che in un periodo come l'autunno in cui l'Italia tanto ha investito sul turismo con le «cortes apertas», tutto vien vanificato dall'impossibilità per i turisti di pianificare un volo;

          si apprende poi, dalla stampa che l'assessorato regionale della Sardegna ai trasporti ha chiesto al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti una proroga del bando della continuità territoriale per gli aeroporti di Alghero e Olbia;

          il non aver previsto l'obbligo di garantire una continuità nell'erogazione dei servizi tra concessionario uscente e quello subentrante, ad avviso dell'interrogante, potrebbe determinare una responsabilità in capo agli amministratori regionali –:

          se il Ministro interrogato non intenda fornire per quanto di competenza, precisazioni riguardanti le cause dei disagi sopra descritti e le eventuali responsabilità;

          se la proroga richiesta comporti dei costi.
(4-18293)


      GUIDESI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo su Repubblica del 27 febbraio 2017, «Terza corsia, al processo chieste condanne per manager di Autostrade, Btp e Toto. Il procedimento per reati ambientali», con riferimento al processo per i reati ambientali connessi alla realizzazione, tra il 2005 e il 2010, della terza corsia dell'Autostrada del Sole, tra Bologna e Firenze, e della variante di valico, evidenzia richieste di condanne a sette anni di reclusione per i manager di Autostrade Gennarino Tozzi e Tonino Russo, nonché a cinque e quattro anni per Alfonso Toto e Francesco Talone, presidente e dirigente della Toto Costruzioni;

          analoghe notizie e approfondimenti sono stati pubblicati dal quotidiano online Primadanoi.it del 1° marzo 2017, che riporta che i reati contestati sono a vario titolo traffico illecito di rifiuti, gestione di discariche abusive, danneggiamento del lago di Bilancino, crolli in galleria, abbandono incontrollato di fanghi di cantiere e materiali da demolizione;

          il Corriere della Sera del 28 maggio 2017 ha pubblicato l'articolo dal titolo «Un emendamento rischia di cancellare i crediti della società verso il concessionario» in cui mette in evidenza l'emendamento presentato dal Governo che, ai fini dei lavori post terremoto per la manutenzione e messa in sicurezza dell'autostrada dei Parchi, di fatto, abbuonerebbe a Toto 121 milioni di euro che l'Anas rivendica da due anni ma che il concessionario non paga; il quotidiano rileva che si tratta delle rate scadute del prezzo del corrispettivo di gara con cui l'imprenditore (allora con Autostrade) si è aggiudicato la concessione; il costo, fissato a dicembre 2002, era di 568 milioni di euro e, all'epoca, si concordò una rateizzazione con gli interessi, regolarmente pagata fino al 2013, quando il ruolo di concedente della rete autostradale è passato dall'Anas al Mit, e che fu successivamente interrotta con l'avvio di contenziosi e rivendicazioni da parte di Anas di una somma di 303 milioni di euro di capitale residuo, più 121 milioni di euro di rate scadute;

          in ogni modo, l'articolo 52-quinquies del decreto-legge n. 50 del 2017 prevede ora la restituzione all'Anas da parte di Toto, in tre rate con scadenza 2028-2029-2030, della somma anticipata di 111.720.000,00 euro, con pagamento delle restanti rate;

          il 7 giugno 2017 il citato quotidiano online Primadanoi.it riporta la notizia che Alfonso Toto è stato condannato a 4 mesi per aver omesso il versamento di Iva di 20 milioni di euro nel 2013;

          in data 10 agosto 2016, Autostrade per l'Italia Spa ha indetto un bando di gara a procedura ristretta per lavori di «Ampliamento alla quinta corsia dell'Autostrada A8 — dalla barriera di Milano Nord all'Interconnessione di Lainate — lotto 2 dal km 7+302,38 al km 9+990,62», dall'importo a base di gara pari a 85.211.216,84 euro, con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa in cui l'offerta economica valeva 80 punti su cento;

          il 13 settembre 2017, in seduta pubblica, Autostrade per l'Italia (Aspi) ha comunicato i punteggi tecnici ottenuti dalle 26 imprese partecipanti, e redatto la classifica finale dalla quale si evince che l'aggiudicazione verrà fatta in favore della Società Toto Costruzioni, qualora la prima classificata Vitali spa, ammessa alla gara con riserva in attesa della sentenza del Consiglio di Stato del 4 dicembre 2017, si escluda dalla competizione –:

          come sia possibile che la Toto Costruzioni Spa, sotto accusa insieme a dirigenti di Aspi, quest'ultima anche committente nella gara di cui in premessa, possa vedersi aggiudicata una nuova commessa con caratteristiche simili a quella oggetto del processo in corso;

          di quali elementi disponga il Governo circa l'offerta presentata dalla Toto Costruzioni nella gara sopra richiamata, in particolare se risulti che debba essere applicata la procedura di verifica dell'anomalia dell'offerta, per provare la sostenibilità di uno sconto superiore al 40 per cento.
(4-18294)


      CATANOSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          qualche settimana fa sull'aeroporto di Sumburgh, nel corso di un volo di certificazione di un turboelica DO 328, è avvenuto un incidente curioso ed interessante;

          è noto che le limitazioni delle componenti massime ammesse di vento al traverso all'atterraggio dei velivoli (demonstrated cross wind component), vengono stabilite nel corso dei voli di certificazione del tipo;

          nel corso di queste prove, il pilota collaudatore deve concretamente dimostrare che nelle condizioni date di vento al traverso, peso e centraggio, l'aeromobile può essere operato in sicurezza senza richiedere particolari o eccezionali abilità, ciò non significa però che qualsiasi pilota sia in grado di farlo;

          per effettuare questi tipi di voli, si va in aeroporti le cui condizioni prevalenti di forti venti e orientamento delle piste consentono di fare le prove previste;

          durante le prove a cui il velivolo veniva sottoposto da parte di un pilota collaudatore dell'Easa (European aviation safety agency), per cercare di aumentare a 30 Kts la limitazione di vento al traverso dagli attuali 21 Kts nel corso di uno degli atterraggi (25 Kts al traverso, raffica a 36 Kts) il DO 328 usciva di pista;

          durante un volo di certificazione, un imprevisto è sempre possibile ed una certa componente di aleatorietà è implicita;

          la cosa peculiare, però, è che ai comandi del velivolo si trovasse un pilota EASA con 30 minuti di esperienza sul Tipo e «Nuovo ai turboelica»;

          l'incidente era oggetto di attenzione da parte dello AAIB del Regno Unito (Air accidents investigation branch) che nella sua scarsa relazione pubblicata nel mese di settembre 2017 non evidenziava per l'interrogante alcun elemento essenziale ad una investigazione di sicurezza;

          in particolare, si lamenta l'assenza di informazioni in merito alla licenza di volo posseduta dal pilota EASA, nonché in merito a quali fossero le SOP's (Standard operating procedures) a cui l'equipaggio si stava attenendo ed infine il motivo della presenza a bordo di due passeggeri su di un velivolo sottoposto a prove di certificazione –:

          se e di quali elementi disponga il Governo circa i motivi che hanno indotto l'Easa a designare per quella tipologia di voli un pilota con così poca esperienza specifica sia sulla «Famiglia» turboprop che sul tipo DO 328 e se risulti come mai a bordo di un volo «Certification test flight» ci fossero dei passeggeri;

          se e di quali elementi disponga circa idoneità medica, età, licenze, ratings ed esperienza di volo possedute dal pilota ai comandi e in merito a quali fossero le SOP's (Standard operating procedures) a cui l'equipaggio faceva riferimento nel corso di atterraggi con forte vento al traverso.
(4-18295)

INTERNO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      ANDREA MAESTRI, CIVATI, BRIGNONE e PASTORINO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          il 21 ottobre 2017, nella questura di Ravenna, i sindacati di categoria Siulp, Sap, Silp Cgil, Ugl, Anipa-Consap hanno tenuto una conferenza stampa nel corso del quale è stata spiegata la condizione di disagio in cui si trova a lavorare, già da ora, il personale della questura di Ravenna e dei commissariati di Lugo e Faenza con una pianta organica ferma al fabbisogno del 1989 e quindi gravemente sottodimensionata; a titolo di esempio, si rileva l'impossibilità di garantire turnazioni h24 con una seconda volante per un efficace presidio del territorio;

          i sindacati hanno ricordato che entro qualche mese la situazione si aggraverà ulteriormente. Infatti, la questura di Ravenna, con un organico già al minimo di 320 persone, perderà altri circa venti poliziotti tra pensionamenti e trasferimenti. Attualmente il personale di polizia e i sindacati ritengono che, se non verrà integrata almeno la metà di questi, saranno concrete le difficoltà per garantire le attività di polizia, in particolare i turni di pattuglia della squadra volante e i servizi di ordine pubblico;

          delle 320 persone dell'organico, 33 appartengono all'amministrazione civile e 23 al personale tecnico e quindi non impiegabili all'esterno degli uffici. La pesante carenza di organico è evidente a Lugo – dove la volante è in servizio solo dalle 8 alle 20 – e a Faenza – dove non c'è la pattuglia notturna e quindi il servizio viene svolto solo dai carabinieri. Nella città a Ravenna la seconda pattuglia è ancora presente solo grazie all'impiego di personale proveniente da altre divisioni di Viale Berlinguer, una scelta fatta per necessità ma che frammenta la continuità del lavoro. L'apertura, poi, del presidio estivo a Pinarella di Cervia ha richiesto un ulteriore dispendio di energie e costretto il personale a ulteriori sacrifici, dovuti a una situazione di emergenza;

          per questo motivo, le cinque sigle sindacali hanno ritenuto urgente scrivere al capo della polizia, chiedendo un suo intervento, affinché si provveda a nuove assegnazioni in occasione dei prossimi pensionamenti e, nel frattempo, venga data la possibilità di aggregare il reparto prevenzione crimine, stabilmente in ausilio alla volante, per la copertura dei turni di controllo del territorio su ventiquattro ore –:

          se il Governo sia a conoscenza di quanto denunciato in premessa e quali iniziative intenda avviare per risolvere la situazione di carenza di organico di polizia in cui versano la questura di Ravenna e i commissariati di Lugo e Faenza;

          se si intendano accogliere le richieste avanzate dai sindacati di categoria Siulp, Sap, Silp Cgil, Ugl, Anipa-Consap al capo della polizia.
(5-12530)


      DURANTI, D'ATTORRE, ROBERTA AGOSTINI, QUARANTA e VICO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          in data 17 settembre 2016, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Taranto ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del sindaco di Roccaforzata (Taranto), V.P., in relazione alla vicenda giudiziaria cosiddetta «Mazzette e Stellette» della Marina militare. La custodia cautelare è durata in totale sei mesi, comprensiva dell'ultimo periodo trascorso agli arresti domiciliari;

          a seguito dell'inflizione della misura, il prefetto di Taranto ha disposto la sospensione dalla carica del sindaco, carica che passò al vice sindaco, signor Pomes Nicola Vitantonio, intenzionato a continuare l'attività amministrativa;

          con lettera del 4 novembre 2016 alcuni consiglieri comunali hanno denunciato al prefetto le problematiche giuridiche sottese al caso che, a loro parere, mettevano in discussione la stabilità di una giunta, ormai oggettivamente «monca e non rappresentativa della volontà del popolo» e che, nonostante tutto, rimaneva a governare il paese;

          tuttavia, l'orientamento che il prefetto assunse a fronte delle problematiche evidenziate fu di far continuare ad operare la compagine amministrativa, autorizzando la nomina di un altro assessore esterno da parte del vice-sindaco;

          ad aprile 2017, a seguito della revoca della misura coercitiva inflitta, e cessata la sospensione dalla carica, il sindaco tornò a svolgere il suo mandato, non mancando, però, di disertare puntualmente le sedute del consiglio comunale;

          in data 15 settembre 2017, il sindaco ha patteggiato la condanna a due anni ed un mese di reclusione per i fatti illustrati;

          ad oltre un mese dalla condanna, il sindaco – che non ha scelto evidentemente di dimettersi – continua a svolgere il suo mandato, nonostante le previsioni della «legge Severino» in tema di decadenza dalla carica, e pur persistendo gli elementi di criticità denunciati dai consiglieri di minoranza –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto illustrato in premessa e se non intenda assumere le iniziative di competenza, per il tramite del prefetto di Taranto, ai sensi dell'articolo 11 della legge n. 235 del 2012, per risolvere l'incertezza giuridico/amministrativa che caratterizza ormai da un anno il comune di Roccaforzata e che – a parere degli interroganti – non solo è dannosa per i cittadini, ma si pone altresì in contrasto con il principio di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione, di cui all'articolo 97 della Costituzione.
(5-12534)


      FANUCCI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          l'ultima statistica inerente ai reati denunciati vede una preoccupante ascesa della provincia di Pistoia che si colloca al 26esimo posto;

          quello che allarma ancora di più è la tipologia di questi reati, prevalentemente di tipo predatorio e connotati da efferatezza e violenza;

          la situazione è ancora più preoccupante se si pensa a quali sono le risorse di cui si dispone per fronteggiare questa dilagante criminalità;

          a fronte di questa drammatica situazione diminuisce e continua a diminuire il numero dei poliziotti, ormai ad un livello poco più che sufficiente per la «normale amministrazione»;

          allo stato attuale, la provincia di Pistoia è carente di almeno 40 poliziotti, cifra che sul territorio si traduce in meno pattuglie, meno controlli, meno repressione; il tutto a discapito della sicurezza dei cittadini;

          ad oggi ci sono poco più di 300 poliziotti, divisi tra le diverse specialità, chiamati a garanti la sicurezza in un territorio che va da Abetone a Quarrata;

          nel corso degli ultimi anni il numero dei poliziotti trasferiti ad altre sedi e/o andati in pensione è stato sempre maggiore di quelli assegnati a Pistoia;

          il dato inerente al ruolo degli ispettori della polizia di Stato può essere usato come termine di paragone per comprendere la grave carenza di personale: negli ultimi 10 anni, quasi 30 ispettori in tutta la provincia sono stati messi in quiescenza e, per contro, ne sono stati assegnati soltanto 2;

          tutto ciò si avverte in maniera esponenziale nei commissariati della Valdinievole, chiamati a fronteggiare le particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblico che quel territorio, per le peculiarità che presenta;

          rispetto ad alcuni anni fa, i poliziotti pistoiesi sono chiamati a far fronte a nuove e diverse tipologie di servizi, non propriamente afferenti il controllo del territorio: a causa del crescere del numero dei flussi di migranti, anche la provincia di Pistoia ha aderito alle numerose richieste che, però, comportano tutta una serie di attività burocratiche di competenza esclusiva degli appartenenti alla polizia di Stato (come, ad esempio, i servizi di scorta dei migranti, che prevedono un dispositivo di almeno 15/20 poliziotti che accompagnano coloro che devono essere trasferiti presso le strutture ospitanti) –:

          quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato affinché il territorio di Pistoia e della Valdinievole possa disporre di un numero adeguato di personale di polizia che assicuri la sicurezza e la serenità dei cittadini.
(5-12563)

Interrogazioni a risposta scritta:


      ZOLEZZI, MANTERO, SIMONE VALENTE, BATTELLI e BARONI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          con l'interrogazione n. 4-03214 era stato chiesto conto, ai Ministri dell'economia e delle finanze e della salute, in merito alla proliferazione in Italia di centri di scommesse privi di autorizzazione di polizia; oltre 6.000 in Italia nel 2014;

          fra questi centri si annovera quello in capo alla società L2 srl di via Unione Sovietica a Sestri Levante (GE). Tale centro ha visto negli ultimi anni numerose ispezioni che hanno certificato l'attività scommesse, senza aver avuto mai alcuna autorizzazione adeguata;

          tale punto-scommesse è oltretutto collocato a meno di 300 metri da due punti sensibili, in contrasto con la legge regionale n. 17 del 2012. La regione ha dato riscontro a una nota comunale con parere in data 17 ottobre 2016, chiarendo che «la legge regionale 17/2012 è da ritenersi applicabile nei confronti delle sale scommesse». Il PUC di Sestri prevede all'articolo 36.2 delle norme di congruità e congruenza l'esplicito divieto in quell'area di attività di scommessa;

          un altro punto scommesse non autorizzato nel territorio comunale è localizzato in via Nazionale;

          l'amministrazione comunale sestrese ha finora dimostrato un'apparente inerzia: il comune fu «sconfitto» di fronte al Tar con sentenza n. 176 del 2015 per mero errore formale (non era stata circostanziata quale fosse la regola rilevante del comma 2 dell'articolo 36): le ordinanze del novembre 2014 e luglio 2015 di ripristino dell'uso dei locali non hanno avuto seguito. Il 9 marzo 2017 la dirigente area V del comune di Sestri in una nota in risposta a un accesso agli atti avrebbe scritto, a quanto risulta agli interroganti che era in corso procedimento di chiusura dell'esercizio in questione e che per detto procedimento non era stato ancora emanato provvedimento definitivo. In data 22 aprile 2017 veniva redatto provvedimento di chiusura del centro, ma veniva notificato solo in data 14 giugno. In data odierna il centro risulta agli interroganti ancora operante;

          l'operazione «Jackpot» nell'aprile 2016 ha visto il Gip del tribunale di Genova, su richiesta della direzione distrettuale antimafia ligure, emettere un apposito decreto di sequestro per 9 centri dove si praticava gioco d'azzardo, alcuni a Genova fra cui «La Stazione»;

          l'inchiesta «Conti di Lavagna» ha portato a certificare la presenza di una locale di ’ndrangheta, nel vicino comune di Lavagna, e allo scioglimento dello stesso comune nel marzo 2017 per infiltrazioni criminali. La locale aveva interessi anche nel campo del gioco d'azzardo;

          la successiva operazione «Conti del Tigullio» resa pubblica nell'agosto 2017 ha dimostrato che «dopo l'arresto dei boss i familiari riuscivano a guadagnare ancora ingenti proventi tanto da aprire 9 nuovi conti correnti in cui sono stati depositati 135 mila euro»; l'operazione ha condotto al sequestro di beni mobili, immobili, di una sala videolottery e, a Sestri Levante, al sequestro di appartamenti e di un ristorante, per un valore totale di oltre 3,5 milioni di euro a disposizione dei boss Rodà, Paltrinieri e Casile, ritenuti referenti della ’ndrangheta calabrese nel Tigullio;

          la Commissione parlamentare antimafia ha ritenuto sussistente l'infiltrazione criminale in Liguria dopo missioni e audizioni; lo stesso Governatore Toti ha detto: «Inutile negarlo, in Liguria mafie infiltrate»;

          da una recente visura camerale risulta che i titolari della società L2 stiano acquisendo le quote sequestrate alle società interessate dall'operazione «Jackpot», fra cui «La Stazione srl», sequestro disposto a seguito d'intervento della direzione distrettuale antimafia;

          da recenti articoli di stampa è emerso che una dipendente del settore ambiente del comune di Sestri Levante abbia assunto incarichi esterni, senza la dovuta autorizzazione, relativa alla ristrutturazione di una palazzina nel comune di Lavagna, posta sotto sequestro nell'ambito dell'inchiesta su infiltrazioni mafiose a Lavagna –:

          se si intenda promuovere l'invio di una Commissione d'accesso per il comune di Sestri Levante;

          se il Governo intenda assumere iniziative per perfezionare la normativa che regola l'attività dei centri trasmissione dati per impedire in ogni caso il gioco d'azzardo in tali luoghi.
(4-18289)


      PAGLIA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          in data 31 luglio 2017 l'ufficio territoriale di Governo di Mantova emetteva interdittiva antimafia nei confronti della società Plaza s.r.l.s esercente l'attività di somministrazione alimenti e bevande in piazzale Libertà-Viadana (MN);

          nel 2005 viene realizzato dal comune di Viadana un bando di gara per la riqualificazione urbana di aree demaniali in concessione al medesimo comune attraverso contratto di costruzione e gestione che vedrà come vincitrice la società Coevit s.r.l.;

          nel corso dei successivi dieci anni accadono una serie di circostanze tra autorizzazioni di vari lavori, ritardi e proroghe nella realizzazione delle opere, inclusa la «caduta» dell'amministrazione comunale di Viadana (e il subentro di una gestione commissariale) su una questione connessa (mancata approvazione del progetto «Cittadella della Salute»); furono siglati atti aggiuntivi tra cui, nel 2012, la previsione, in termini di compensazione, (rispetto ad alcune penali) della costruzione di pensiline fotovoltaiche che producono circa 100.000 euro di utile in favore di Coevit s.r.l. nonché il riconoscimento al comune di Viadana dell'illuminazione gratuita del parcheggio;

          il 30 maggio 2015 – in pieno periodo di «vacanza sindacale» – la società Coevit s.r.l. sottoscrive contratto di locazione con la società Magia s.r.l. che poi si trasformerà in Plaza s.r.l.s. per il subappalto/subingresso relativamente al bar mensa previsto; è qui che si legge di un aumento significativo del canone di locazione al momento della realizzazione della «Cittadella della Salute», nonostante il progetto in materia promosso dal sindaco sia stato bocciato in consiglio comunale;

          il 20 giugno 2014 la S.c.i.a. per l'avvio dell'attività di somministrazione alimenti e bevande viene inoltrata al comune di Viadana nonostante Coevit s.r.l. non avesse mai richiesto l'autorizzazione al subingresso. La s.c.i.a. di Magia s.r.l. – Plaza s.r.l.s viene accolta nonostante i soci avessero evidenti precedenti penali (rilevanti ai fini del possesso dei cosiddetti requisiti morali) e il d.u.r.c. non in regola;

          successivamente, tra risoluzione di contratti, tentativi di escussione di una polizza fidejussoria non andati a buon fine, puntuali denunce politico-istituzionali che portano la procura della Repubblica all'apertura di un procedimento penale (Rgnr Mod 21-843/2017), si giunge alla situazione in cui la gestione delle suddette pensiline fotovoltaiche resta in favore di Coevit s.r.l.;

          nel corso del 2017, sono state emesse ordinanze di sgombero per occupazione abusiva ed è stata ritirata la licenza in seguito all'interdittiva prefettizia succitata, fino a giungere ad oggi quando i locali risultano ancora nella disponibilità di Plaza s.r.l.s. che non avrebbe mai versato un canone al comune di Viadana, con il comune che a sua volta non incasserebbe nulla per la gestione del fotovoltaico e con una richiesta del pubblico ministero Sergi al g.i.p. Casari di archiviazione del procedimento penale in corso –:

          se i Ministri interrogati siano a conoscenza del caso;

          se la prefettura di Mantova abbia provveduto ad effettuare le dovute verifiche ai sensi della normativa antimafia in relazione alla società Coevit s.r.l. e quali ne siano gli esiti;

          se non si intenda promuovere una verifica da parte dei servizi ispettivi di finanza pubblica della ragioneria generale dello Stato presso il comune di Viadana alla luce delle criticità evidenziate in premessa che potrebbero riverberarsi sulla situazione amministrativa-contabile dell'ente locale.
(4-18297)


      GUIDESI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          secondo quanto si apprende da diverse fonti di stampa già da inizio settembre 2017, un capannone, sito in via Rossignoli n. 37 a Ombriano, nel comune di Crema, acquistato da «una persona vicina agli islamici» e che la comunità islamica cremasca voleva trasformare in un centro di preghiera, sarebbe utilizzato quale luogo di culto, in contrasto con le disposizioni urbanistiche in vigore;

          difatti, il capannone di via Rossignoli è, secondo concessione edilizia risalente al 1997, una «fabbricazione d'uso industriale», pertanto ha una destinazione «industriale/artigianale» e non ha, quindi, alcuna compatibilità con una funzione di attrezzatura religiosa;

          la vicenda ha avuto inizio poco tempo fa, quando il sindaco ha reso noto di aver ricevuto una delegazione della comunità islamica cremasca che aveva avanzato richiesta di cambio di destinazione d'uso del capannone, ma di aver negato questa possibilità;

          le polemiche però non si sono spente e sono nel frattempo arrivate numerose segnalazioni da parte di cittadini che hanno notato l'accesso all'edificio, tutti i giorni ed in determinati orari, da parte di molte persone, facendo ritenere, quindi, che lo stesso possa essere utilizzato quale luogo di preghiera;

          ad avvalorare la tesi di un possibile abuso edilizio per l'utilizzo del capannone in modo non conforme alla sua destinazione, si rilevano anche le dichiarazioni del presidente dell'Associazione Assalam che confermerebbero l'esercizio di attività confessionali all'interno della struttura da parte del Centro culturale islamico; ciò sarebbe avvenuto anche dopo il sopralluogo effettuato dall'amministrazione per verificare l'uso del fabbricato, dal quale, pare, però che nonostante quanto segnalato, risulterebbe «nulla di accertato»;

          ancora recentemente, sempre il presidente dell'Associazione Assalam, ha dichiarato di aver ricevuto un messaggio il 21 settembre 2017 in cui si diceva che finalmente era stata comprata una moschea, riferendosi al capannone di via Rossignoli 37, che prima dell'ispezione molti arredi erano stati portati via in un magazzino e di essere stato minacciato per avere reso pubbliche tali informazioni;

          è primario e urgente interesse della collettività verificare se è in atto un abuso edilizio a Ombriano e provvedere ad effettuare costantemente i necessari controlli onde accertare l'effettivo uso del capannone, considerato che lo stesso per legge non è compatibile con uso a fini confessionali –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e riportati anche dalla stampa, quali iniziative di competenza intenda assumere in relazione alla vicenda sopra richiamata per tutelare la sicurezza dei cittadini residenti per monitorare le attività che si svolgono all'interno del suddetto centro culturale di Ombriano.
(4-18298)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta scritta:


      SIMONETTI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          la nota 37381 pubblicata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca il 29 agosto 2017 parla di accantonamento dei posti per i docenti in servizio nell'a.s. 2016/17 a tempo determinato (al 30 giugno 2016 o al 31 agosto 2018), per gli insegnamenti specifici dei licei musicali, così come dettato dall'articolo 6-bis, comma 5, dell'ipotesi di Contratto collettivo nazionale integrativo sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie per l'a.s. 2017/18;

          in virtù di tale previsione, accade che il docente in servizio nell'anno precedente, ha il diritto di conferma sullo stesso posto, a prescindere dal titolo e dalla fascia di appartenenza;

          ne consegue che numerosi docenti abilitati nelle materie musicali Tfa, A031-A032 sono attualmente disoccupati, dopo aver superato una selezione ferrea (in alcuni casi 700 candidati per 50 posti);

          nonostante i docenti di musica siano tra i più selezionati, nei fatti stentano a lavorare anche con le supplenze;

          a titolo di esempio, si cita il caso – riportato su «orizzontescuola.it» – di una docente, prima in tutti i licei musicali di Roma per l'insegnamento della materia «tecnologie musicali», la quale avrebbe diritto alla cattedra; tuttavia, il suo posto è attualmente occupato da un altro insegnante non abilitato che ha beneficiato del perverso meccanismo dell'accantonamento;

          è evidente, ad avviso dell'interrogante, che la nota del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sia in contrasto con le altre normative di rango superiore che stabiliscono che un abilitato di Stato ha sempre la precedenza su un docente non abilitato;

          è altrettanto palese che, secondo l'interrogante, che l'anzidetta nota rappresenta una lesione dei diritti di tutti gli abilitati;

          i licei musicali, peraltro, sono parte del sistema scolastico italiano, per cui, al pari di tutte le altre scuole, andrebbe rispettata, a parere dell'interrogante, la professionalità di coloro i quali si sono impegnati a seguire il percorso formativo indicato e richiesto dalla legge –:

          quali chiarimenti intenda fornire in merito a quanto esposto in premessa, ovvero in ordine alla circostanza che un docente non abilitato abbia la precedenza rispetto a un docente abilitato nell'accesso all'insegnamento di una materia;

          quale valore si intenda riconoscere al Tirocinio formativo attivo, posto che non ha valore concorsuale per le assunzioni e neanche ai fini della precedenza negli incarichi annuali e tenuto altresì conto del costo non indifferente di tale abilitazione;

          se e quali iniziative urgenti il Ministro intenda adottare, anche tramite una apposita nota, al fine di chiarire la precedenza degli abilitati sui non abilitati, al duplice fine di tutelare le professionalità abilitate e garantire agli alunni personale qualificato e formato.
(4-18276)


      IMPEGNO, MANFREDI, CARLONI e VALERIA VALENTE. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

          nel quartiere di Chiaiano (zona Camaldoli), alla via Rotondella, è in corso la costruzione di una «scuola per l'infanzia», i cui lavori sono sospesi, poiché il progetto della scuola non ha conseguito l'autorizzazione paesaggistica, essendo l'area gravata da vincolo paesaggistico ex decreto legislativo n. 42 del 2004 e compresa nell'area denominata «Selva di Chiaiano» di cui al decreto ministeriale 21 gennaio 1997;

          il progetto originario nacque con l'obiettivo di ridurre la forte carenza di attrezzature scolastiche nel territorio dei Camaldoli, attraverso la realizzazione di un complesso scolastico all'avanguardia, all'interno di un'area di proprietà comunale, costituito da n. 3 edifici da adibire rispettivamente a scuola materna, elementare e media;

          il progetto preliminare è stato approvato con la delibera della giunta comunale n. 4497 del 6 dicembre 2002 per l'importo di 6.000.000 di euro e la giunta regionale lo aveva inserito nel «piano regionale triennale 2003-2005» per un totale di 1.560.000 euro successivamente approvato con deliberazione di giunta regionale n. 65 del 31 gennaio 2004;

          il progetto ha conseguito anche il nulla osta dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che ha reso possibile il trasferimento dei fondi;

          in data 5 maggio 2008 venivano iniziati i lavori, la cui ultimazione contrattuale era prevista entro 690 giorni e cioè entro il 28 marzo 2010, successivamente prorogati con disposizione dirigenziale n. 2 del 25 marzo 2010 di 180 giorni, fissando così l'ultimazione dei lavori in giorni 870 e quindi entro il 22 settembre 2010;

          la dichiarazione di interesse pubblico è stata effettuata con la deliberazione del consiglio comunale n. 54 del 19 novembre 2015;

          l'opera riveste carattere pubblico, trattandosi di una scuola comunale edificata in area soggetta a tutela paesaggistica, e il fabbricato, nel suo complesso, non costituisce detrattore paesistico del contesto ed anzi, se completato, comporterebbe un miglioramento e un recupero dell'area circostante allo stato completamente abbandonata –:

          se il Governo non intenda assumere iniziative – per quanto di competenza – per verificare i fatti di cui in premessa e monitorare la conclusione dei lavori dell'istituto scolastico già finanziati.
(4-18281)


      BRIGNONE, CIVATI, ANDREA MAESTRI e PASTORINO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          il Tirocinio formativo attivo era nato come percorso selettivo per accedere al ruolo;

          il Tfa non ha valore concorsuale per le assunzioni, ma non dà neanche la precedenza negli incarichi annuali;

          la nota n. 37381 del 29 agosto 2017 pubblicata dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca concernente istruzioni e indicazioni operative supplenze personale docente educativo e amministrativo tecnico e ausiliario anno scolastico 2017/2018, parla di accantonamento dei posti per i docenti in servizio, nell'anno scolastico 2016/17, a tempo determinato (al 30 giugno o al 31 agosto) per gli insegnamenti specifici dei licei musicali, così come dettato dall'articolo 6-bis, comma 5, dell'ipotesi di Contratto collettivo nazionale integrativo sulle utilizzazioni e sulle assegnazioni provvisorie per l'anno scolastico 2017/18;

          pertanto, il docente in servizio nell'anno precedente, ha il diritto di conferma sullo stesso posto, a prescindere dai titolo e dalla fascia di appartenenza; cioè, un docente non abilitato ha la precedenza rispetto al docente abilitato;

          è evidente, secondo gli interroganti, che la nota del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca suindicata sia in contrasto con le normative vigenti, le quali stabiliscono che un docente abilitato ha sempre la precedenza su un docente non abilitato;

          con tale nota, si sono venute a creare situazioni paradossali in cui docenti abilitati per l'insegnamento della materia «tecnologie musicali», si sono visti affidare la propria cattedra a docenti non abilitati e beneficiari dell'accantonamento –:

          considerato che i licei musicali non fanno parte di un ordinamento autonomo ma sono parte del sistema scolastico italiano, quali siano i motivi che hanno portato a emettere la nota n. 37381 del 29 agosto 2017, con la quale, in particolare, i docenti di educazione musicale Tfa A031-A032 si sono visti lesi i propri diritti di docenti abilitati con tirocinio formativo attivo;

          quali siano i motivi che hanno portato a favorire un docente non abilitato – che grazie all'accantonamento svolge attività di docente – al posto di un docente abilitato;

          al fine di garantire personale qualificato nelle scuole musicali, se non ritenga di dover assumere iniziative urgenti che specifichino la precedenza dei docenti abilitati sui non abilitati.
(4-18292)


      MARTI, LATRONICO, CHIARELLI e FUCCI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          con nota protocollo n. 25954 del 5 maggio 2017, la provincia di Lecce ha designato l'onorevole Nicola Ciracì quale proprio rappresentante del consiglio di amministrazione del conservatorio di musica Tito Schipa di Lecce, ai sensi dell'articolo 7, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 132 del 2003. Tanto, a seguito di avviso pubblico e vista la comprovata esperienza dello stesso che ha già esercitato il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione del citato conservatorio dal 2010 al 2016;

          in tale decreto la provincia ha chiarito che partecipa alle spese di funzionamento dell'istituzione in misura superiore a quella stabilita dal decreto ministeriale n. 151 del 15 ottobre 2007;

          i competenti organi del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, dovendo procedere al consequenziale provvedimento di nomina, hanno sollevato, in maniera atipica, perplessità circa l'incompatibilità del deputato a svolgere tale ruolo, per contrasto con l'articolo 1, comma 1, della legge n. 60 del 1953;

          perplessità a giudizio degli interroganti evidentemente infondate, considerato che il secondo comma del medesimo articolo 1 della legge citata precisa che «sono escluse dal divieto le cariche in enti culturali, assistenziali, di culto e in enti fiera, nonché quelle conferite nelle Università degli studi o negli Istituti di istruzione superiore a seguito di designazione elettiva dei corpi accademici (...)»;

          appare evidente la natura di ente culturale del conservatorio di musica Tito Schipa di Lecce, il cui Statuto, approvato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con D.D. n. 96 del 20 maggio 2004, prevede che si tratti di una istituzione di alta cultura (articolo 33 della Costituzione);

          è altresì evidente che la nomina di un parlamentare a consigliere di amministrazione di un conservatorio non rientri nei casi di inconferibilità e incompatibilità previsti dal decreto legislativo n. 39 dell'8 aprile 2013 e per tale ragione non si comprendono le ragioni per le quali il capo dipartimento professore Mancini abbia scritto al segretario generale dell'Anac, chiedendo di chiarire se il parlamentare possa legittimamente svolgere l'incarico di rappresentate dell'ente territoriale in seno al consiglio di amministrazione del conservatorio, con nota del Miur AOODPFSR reg. uff. 0001085 del 20 settembre 2017;

          ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge n. 241 del 1990 «la Pubblica Amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell'istruttoria» e visto che tali esigenze non sono ravvisabili nel caso di specie, risulta agli interroganti inspiegabile la richiesta all'Anac, foriera di lungaggini che appesantirebbero l'attività della Pubblica amministrazione, in quanto il suddetto Ente, in varie delibere, ha evidenziato di non possedere alcun potere di accertamento o contestazione delle cause di incompatibilità previste dal decreto legislativo n. 39 del 2013 o da altre leggi che riguardino la permanenza in carica di un parlamentare, poiché tali poteri sono riservati dalla legge alla competenza della Camera di appartenenza del parlamentare interessato –:

          se tali accertamenti siano stati svolti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca in occasione di altre nomine, quali, ad esempio, quella del presidente del consiglio di amministrazione del conservatorio di musica di Monopoli (Ba) che ricopre l'incarico di consigliere regionale della Puglia;

          se la Ministra interrogata intenda fare chiarezza sulle ragioni per cui, a far data dal 5 maggio 2017, dopo 160 giorni, non si sia ancora provveduto all'adozione del prescritto provvedimento di nomina.
(4-18296)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      COMINELLI, PATRIZIA MAESTRI e GNECCHI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          in Italia esiste una grave disuguaglianza nel trattamento del rapporto di lavoro che riguarda un rilevante numero di lavoratori, soprattutto donne, spesso di classi sociali e socio-economiche disagiate; si tratta del personale in forza negli appalti delle scuole italiane per i lavori di pulizia, ristorazione e ausiliarato;

          in Italia tutti i lavoratori che incorrono in periodi di disoccupazione involontaria possono usufruire di misure di sostegno economico, anche i lavoratori stagionali;

          il sistema di welfare italiano tenta di venire in aiuto ai lavoratori che per cause indipendenti dalla loro volontà subiscono periodi di mancata occupazione e, quindi, di mancato reddito;

          fa eccezione il personale che garantisce nelle scuole sia i servizi di pulizie, ristorazione e ausiliariato assunti con contratti del turismo o dei multiservizi sia i servizi di supporto e assistenza alla persona assunti con contratti delle cooperative sociali;

          questi servizi sono ormai in grandissima parte appaltati ad aziende/cooperative le cui dipendenti sono assunte con contratto a tempo indeterminato con sospensione estiva;

          si tratta soprattutto di donne con contratti part time che difficilmente superano le 15 ore alla settimana per quelle assunte con il contratto collettivo nazionale di lavoro del turismo (ristorazione) e le 14 ore per quelle assunte con il contratto collettivo nazionale di lavoro del turismo dei multiservizi (servizi di pulizia e ausiliariato). In alcuni casi per necessità operative delle scuole hanno orari anche inferiori ai minimi contrattuali (6/9 ore settimanali nelle medie);

          è analoga anche la situazione delle lavoratrici impegnate nei servizi di integrazione e assistenza ad personam nelle scuole. Figure indispensabili assunte con contratto collettivo nazionale di lavoro del turismo delle cooperative sociali. La loro attività, legata non solo al calendario scolastico ma alla stessa presenza dei soggetti da assistere, viene a essere interrotta anche nei momenti in cui tali soggetti per vari motivi non frequentano le scuole;

          si sta parlando di lavoratrici che, nella loro maggioranza, non hanno neppure usufruito in questi anni del «bonus Renzi» introdotto dal decreto-legge n. 66 del 2014;

          nei periodi di sospensione estiva sono prive di qualsiasi reddito e non ricevono neppure gli assegni famigliari;

          inoltre, le lavoratrici sono penalizzate anche a livello pensionistico: per ogni anno di lavoro maturano solo 40/44 settimane e non 52 settimane ai fini dell'accesso alla pensione;

          questo avviene nonostante la direttiva 97/81/CE sulla non discriminazione dei lavoratori a tempo parziale;

          il mancato adeguamento della legislazione italiana a quanto già disposto dalla direttiva su citata e dalla successiva sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea n. 396/2010, confermata dalla recente giurisprudenza della Corte di cassazione (cfr. Cassazione 24532/2015; Cassazione 24647/2015; Cassazione 29 aprile 2016 n. 8565, Cassazione 10 novembre 2016 n. 22936) espone l'Inps al riconoscimento dei periodi non considerati fini dell'accesso alla pensione dei lavoratori a tempo parziale ed anche alle spese legali;

          negli ultimi anni sono state numerose le sentenze su questo tema: ci sono voluti fatica e tempo per le lavoratrici per farsi riconoscere un diritto, ma si tratta anche di un costo per l'Inps che viene condannato regolarmente a rifondere le spese –:

          se non ritenga il Ministro interrogato di promuovere un'iniziativa normativa per adeguare la legislazione italiana alla direttiva europea, evitando così migliaia di ricorsi e cause da parte delle lavoratrici nei confronti dell'Inps e le conseguenti spese legali a carico dell'Inps medesimo;

          se non ritenga di assumere iniziative per estendere la possibilità di usufruire della «Naspi» o di altra misura di sostegno al reddito al personale degli appalti scolastici al fine di sanare questa ineguaglianza che riguarda sul territorio nazionale alcune decine di migliaia di persone, soprattutto donne.
(5-12562)

Interrogazioni a risposta scritta:


      PARENTELA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

          con decreto n. 1336 del 9 febbraio 2017 la regione Calabria si era impegnata a finanziare progetti territoriali da parte degli enti pubblici, nell'ottica di avviare percorsi di politiche attive nella modalità di tirocini. La misura, a cui sono stati assegnati 24 milioni di euro, riguarda i lavoratori precedentemente inseriti tra i percettori di mobilità in deroga ed esclusi dal beneficio dell'indennità in seguito all'Accordo-quadro sottoscritto con le parti sociali in data 7 febbraio 2017;

          i tirocini, della durata di 6 mesi, presso i comuni che hanno aderito al bando sono iniziati a giugno 2017, ma gli ex percettori di mobilità non hanno ancora percepito gli 800 euro mensili che doveva pagare l'Inps;

          i lavoratori sopra menzionati svolgono un ruolo fondamentale e forniscono servizi alla collettività, andando ad operare nelle amministrazioni comunali in carenza di organico ma che non hanno possibilità di assumere;

          sono passati quattro mesi dall'inizio dei progetti, la situazione non si sblocca e migliaia di famiglie, già duramente provate da crisi economica e disoccupazione, aspettano di portare a casa uno stipendio;

          a ciò si aggiunga che non è possibile per i comuni anticipare le spettanze, poiché i pagamenti devono passare obbligatoriamente attraverso l'Inps, come previsto dal bando –:

          quali iniziative il Governo intenda adottare affinché siano onorate le legittime aspettative dei suddetti lavoratori, anche considerando gli effetti, in termini economici, del ritardo nell'erogazione di quanto dovuto.
(4-18278)


      SORIAL. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          la gestione separata è un fondo pensionistico finanziato con i contributi previdenziali obbligatori dei lavoratori assicurati e nasce con la legge n. 335 del 1995 (articolo 2, comma 26) di riforma del sistema pensionistico, anche nota come «riforma Dini»;

          sondo quanto decretato in merito da diverse sentenze, l'obbligo di iscrizione alla gestione separata non sussiste per coloro i quali siano iscritti ad una cassa previdenziale professionale autonoma e svolgano attività già soggette, pertanto, al versamento di contributi di qualsiasi natura;

          nel 2011, l'Inps annuncia un'operazione denominata «Poseidone», di concerto con l'Agenzia delle entrate, per il recupero di oltre 6 milioni di euro di contributi sommersi attraverso l'iscrizione d'ufficio alla gestione separata Inps dei professionisti già iscritti ad un albo dotato di cassa previdenziale, come ingegneri, architetti, dottori commercialisti, ragionieri, geometri, medici, soci amministratori di società semplici e avvocati;

          l'operazione porta all'invio di centinaia di migliaia di raccomandate con richieste di pagamento per somme non versate negli anni 2005 e 2006, molte delle quali già prescritte, causando quindi, ad avviso dell'interrogante, uno spreco di denaro pubblico;

          i soggetti coinvolti intraprendono azioni giudiziali in tutta Italia e l'Inps risulta soccombente nella maggior parte dei casi. A proposito dei 22.000 soci amministratori di società semplici interviene anche la Corte di Cassazione che ritiene illegittima l'operazione «Poseidone»;

          nel 2012, il Governo pro tempore chiede di bloccare l'operazione, poiché risultano poco chiari l'oggetto specifico del protocollo con l'Agenzia delle entrate, che in caso di estrazione e uso della documentazione fiscale avrebbe costituito una violazione della privacy, e il grave ritardo, al limite della prescrizione, nella riscossione;

          tra giugno e luglio 2015, quando il buco di bilancio dell'Inps arriva ad oltre 40 miliardi di euro, l'Istituto riprende l'operazione, questa volta denominata «Poseidone 2», inviando avvisi di pagamento a centinaia di migliaia di professionisti in tutta Italia, ancorché già iscritti ai propri albi professionali e alle rispettive casse previdenziali;

          le richieste sono in media nell'ordine dei 2.500/3.000 euro ad avviso, ma arrivano anche a 30.000, garantendo una sostanziosa iniezione di liquidità per il bilancio ordinario dell'Inps;

          poiché tali versamenti non concorrono ad assicurare e produrre una pensione, i soggetti coinvolti riprendono le azioni giudiziali, ma nonostante l'ormai consolidato orientamento giurisprudenziale che ha visto l'Inps sempre soccombente, l'Istituto continua ad operare per l'annualità successiva iscrizioni d'ufficio alla gestione separata, inviando richieste di pagamento di contributi previdenziali e sanzioni pari a quasi il 100 per cento dell'importo richiesto;

          tra i professionisti coinvolti, figurano anche coloro che hanno ottenuto giudizialmente la cancellazione dalla gestione separata;

          a partire da gennaio 2017, l'Inps, in contrasto con l'articolo 24, comma 3 del decreto legislativo n. 46 del 1999, a quanto consta all'interrogante ha dato seguito alla procedura di riscossione del proprio credito contributivo, emettendo e notificando avvisi di addebito e intimando il pagamento di somme dovute per contributi previdenziali ed assistenziali relativi ad anni contributivi decretati come non dovuti dalle sentenze giudiziali;

          nel caso i professionisti coinvolti dovessero essere costretti a corrispondere i pagamenti, molti di loro si troverebbero nella situazione di non poter pagare e sarebbero costretti a cessare le loro attività;

          a giudizio dell'interrogante, l'obbligo di iscrizione alla gestione separata per i soggetti che già svolgono attività il cui esercizio è condizionato all'iscrizione ad albo professionale o altre attività comunque soggette a versamento contributivo, è arbitrario, illegittimo e non può dirsi in alcun modo motivato –:

          se il Ministro sia a conoscenza della situazione dei professionisti coinvolti nelle operazioni «Poseidone» e «Poseidone 2»;

          quali iniziative, anche di tipo normativo, intenda assumere per limitare azioni dell'Inps che appaiono all'interrogante illegittime.
(4-18290)


      BRIGNONE, CIVATI, ANDREA MAESTRI e PASTORINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          Grandi stazioni s.p.a. fin dalla sua nascita nel 2000 era partecipata per il 60 per cento da Ferrovie delle Stato italiane, e per il 40 per cento da soci privati;

          dalla scissione di Grandi stazioni s.p.a., con decorrenza dal 1o luglio 2016, sono nate tre società: Grandi stazioni rail s.p.a., Grandi stazioni immobiliare s.p.a. Grandi stazioni retail s.p.a.;

          le prime due società (Grandi stazioni rail e Grandi stazioni immobiliare) hanno mantenuto una partecipazione pubblica (Ferrovie dello Stato italiane), mentre Grandi stazioni retail è stata venduta per un importo di circa un miliardo di euro ad azionisti privati: la proprietà fa capo al consorzio formato da Antin Infrastrutture Partners, Icamap e Borletti Group; la società è nata con l'obiettivo di riqualificare, valorizzare e gestire le quattordici principali stazioni ferroviarie italiane, tra cui Milano e Roma;

          il 2 ottobre 2017, senza alcun preavviso, l'amministratore delegato di Grandi stazioni retail s.p.a. comunicava verbalmente ai dipendenti della direzione commerciale (media, leasing, Marketing e business control) che sarebbero stati trasferiti, dal 2 gennaio 2018, presso la sede di Milano, mentre la direzione tecnica, legale, amministrazione, risorse umane e relazioni esterne resteranno per il momento in servizio presso la sede di Roma;

          i dipendenti che saranno trasferiti, senza alcuna possibilità di concertazione, sono ventidue risorse su ottantasei totali della società di cui, attualmente, ottanta impiegati a Roma nella medesima sede in cui operavano prima della scissione;

          la società, prima del 2 ottobre 2017, non aveva mai formulato alcuna ipotesi di trasferimento, pertanto la notizia ha colto inaspettatamente il gruppo di persone interessate che, loro malgrado, stanno cercando di analizzare le prospettive future, facendo i conti con enormi problemi di natura personale e familiare;

          è evidente come accettare il trasferimento, in tempi così ridotti, senza alcuna previsione di supporto economico e/o logistico, sia sostanzialmente impossibile per quei dipendenti che dovrebbero allontanarsi dalla propria famiglia, lasciando anche bambini in un'età così delicata per la crescita;

          infatti, la maggior parte dei dipendenti interessati dal trasferimento sono giovani madri di famiglia (quattordici donne su ventidue);

          i dipendenti hanno chiesto alle proprie organizzazioni sindacali, anch'esse all'oscuro del trasferimento, di proclamare lo stato di agitazione;

          se necessario, le madri lavoratrici coinvolte nel trasferimento hanno preannunciato uno sciopero ad oltranza qualora i vertici aziendali non dovessero raccogliere le loro rimostranze –:

          se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti narrati in premessa;

          se trovi conferma che il personale di Grandi stazioni retail è stato informato solo verbalmente circa l'imminente trasferimento nella città di Milano e, in caso affermativo, se sia conforme alla normativa vigente in materia di lavoro comunicare ai dipendenti il trasferimento solo in modo verbale;

          i Ministri interrogati non intendano avviare un tavolo di confronto tra le parti interessate per trovare un accordo che non penalizzi le scelte aziendali ma che tenga conto della difficoltà di carattere familiare delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nel trasferimento da Roma a Milano;

          di quali elementi disponga il Governo circa la durata del trasferimento dei lavoratori coinvolti, ossia se esso consista in uno spostamento definitivo e senza limiti di durata;

          se siano note le motivazioni che hanno portato i vertici aziendali al trasferimento collettivo;

          se non si ritenga di approfondire, per quanto di competenza, i fatti indicati in premessa con particolare riferimento alla eventuale discriminazione delle lavoratrici.
(4-18291)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      TRIPIEDI, ALBERTI, CIPRINI, CHIMIENTI, LOMBARDI, DALL'OSSO, PESCO, VILLAROSA, MICILLO, DAGA, ZOLEZZI, CARINELLI, PAOLO NICOLÒ ROMANO, BUSTO, FERRARESI, FRACCARO, CRIPPA, COLONNESE, FANTINATI, PETRAROLI, MASSIMILIANO BERNINI, PAOLO BERNINI e LUIGI GALLO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          a gennaio 2010, il Ministero della salute, in collaborazione con la direzione generale per la sanità e le politiche sociali, ha promosso due progetti Sespir (Sorveglianza epidemiologica sullo stato di salute della popolazione residente intorno agli impianti di trattamento rifiuti) curati dal Ccm (Centro nazionale prevenzione e controllo malattie), entrambi conclusi e finalizzati a fornire basi scientifiche ai processi decisionali della sanità pubblica relativi alle politiche di gestione dei rifiuti e al processo di comunicazione con le comunità;

          nello specifico, l'obiettivo generale del progetto Sespir era quello di fornire metodologie e strumenti operativi per l'implementazione di sistemi di sorveglianza in materia di rifiuti e salute volti alla valutazione dell'impatto del ciclo di trattamento dei rifiuti solidi urbani sulla salute della popolazione coinvolta, tenendo conto delle differenze informative delle diverse realtà presenti sul territorio nazionale. La valutazione è stata condotta nelle regioni Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia;

          la popolazione esposta è stata definita in base alla distanza dalla residenza agli impianti, valutata su base censuaria, scegliendo raggi differenti a seconda dell'impianto in questione (3 chilometri per gli inceneritori, 2 chilometri per le discariche, 500 metri per i Tmb);

          gli obiettivi specifici del progetto Sespir sono stati:

              aggiornamento delle conoscenze di letteratura disponibili in materia di effetti sulla salute della gestione dei rifiuti solidi urbani;

              valutazione degli scenari possibili in base alla programmazione regionale in materia di gestione rifiuti;

              valutazione degli impatti sulla salute derivanti dalla presenza di impianti di smaltimento rifiuti;

              sperimentazione di protocolli di sorveglianza ad hoc, nelle realtà ove precedenti indagini epidemiologiche e ambientali hanno verificato la fattibilità di tale approccio;

              realizzazione di un sito web dedicato, per rispondere a esigenze di comunicazione e di fruibilità del dato da parte dei diversi stakeholder, dai decisori alla popolazione;

          risulta agli interroganti che ad oggi la regione Lombardia abbia rilasciato 194 autorizzazioni integrate ambientali per impianti che si occupano di rifiuti sul territorio regionale. Di queste, undici sono relative a impianti per l'incenerimento dei rifiuti urbani che rientrano nella più ampia categoria di impianti disciplinata dal decreto legislativo n. 133 del 2005, come evidenziato sul sito ufficiale della regione Lombardia;

          da una ricerca del 2014 condotta dall'Istituto superiore di sanità e dell'Airtum (Associazione italiana registri tumori), è emerso che a Brescia, città ove è presente il più grande inceneritore d'Europa in quanto a portata annua di rifiuti bruciati, ci si ammala di tumore più che nel resto d'Italia e che esiste una correlazione diretta tra l'insorgenza dei tumori e diossine, Pcb e simili, inquinanti notoriamente prodotti dagli inceneritori, inclusi gli impianti di ultima generazione come quello del capoluogo lombardo;

          diversi sono gli studi eseguiti nel corso degli anni riguardanti gli impatti degli inceneritori sull'ambiente e sulla popolazione circostante, quasi tutti con risultati che evidenziano la nocività delle emissioni degli impianti. Si citano, a solo titolo esemplificativo, il progetto Moniter (Monitoraggio inceneritori nel territorio dell'Emilia-Romagna) e lo studio effettuato dall'Arpa sull'inceneritore di Vercelli che, in conseguenza degli elevati livelli degli inquinanti riscontrati, hanno sancito il pesante effetto che gli impianti di incenerimento analizzati hanno avuto sull'ambiente e sulla popolazione delle aree considerate –:

          quali siano i motivi che hanno portato all'esclusione dal sopraindicato progetto Sespir della regione Lombardia;

          se il Ministro interrogato non intenda proporre lo stesso studio Sespir o uno simile anche per la regione Lombardia, ponendo particolare attenzione agli impianti di incenerimento presenti sul territorio e al loro impatto sull'ambiente e sulla salute dei cittadini lombardi.
(5-12531)


      DI SALVO, LA MARCA, IORI, VENITTELLI, GNECCHI, FABBRI, ARLOTTI, GRIBAUDO, D'INCECCO, CENNI, ROSTELLATO, CAPOZZOLO, GARAVINI, PATRIZIA MAESTRI, GHIZZONI, CENSORE, CASELLATO, CARLONI e PINNA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          su iniziativa dell'Osservatorio sulla violenza ostetrica Italia è stata avviata un'indagine, su un campione rappresentativo di circa 5 milioni di donne negli ultimi quattordici anni, volta ad indagare sui diversi aspetti e momenti vissuti dalle madri durante le fasi del travaglio e del parto: dal rapporto con gli operatori sanitari alla tipologia di trattamenti praticati, dalla comunicazione usata dallo staff medico al consenso informato, dal ruolo della partoriente nelle decisioni sul parto al rispetto della dignità personale;

          i trattamenti irrispettosi e abusanti durante il parto nelle strutture ospedaliere includono l'abuso fisico diretto, la profonda umiliazione e l'abuso verbale, procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione), la mancanza di riservatezza, la carenza di un consenso informato, il rifiuto di offrire un'adeguata terapia per il dolore, gravi violazioni della privacy, il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere, la trascuratezza nell'assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna, la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all'impossibilità di pagare;

          tali pratiche possono avere conseguenze nocive dirette sia per la madre che per il bambino, per questi motivi l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) si rivolge a tutti i Paesi membri, inclusa l'Italia, invitando Governi e società civile a realizzare azioni per fare emergere e misurare il fenomeno della violenza ostetrica, che viola il diritto alla salute delle donne;

          secondo i dati risultanti dalla summenzionata ricerca, effettuata a livello nazionale da Doxa, la prima società di ricerche di mercato in Italia, emergono preoccupanti livelli percentuali di donne che dichiarano di aver subito un maltrattamento, fisico o verbale, durante il primo parto;

          dalle indagini condotte risulta che circa 1 milione di donne – il 21 per cento del totale – è stato vittima di abusi da parte del personale ostetrico in un momento che dovrebbe rappresentare una delle esperienze più emozionanti della vita di una donna;

          il 41 per cento delle donne intervistate afferma di aver ricevuto un'assistenza al parto lesiva della propria dignità e integrità psicofisica. In particolare, più della metà delle madri (54 per cento) dichiara di aver subito, quale principale esperienza negativa, la pratica dell'episiotomia, un intervento chirurgico che consiste nel taglio della vagina e del perineo, volto a facilitare il parto; tale operazione sarebbe avvenuta in assenza di consenso informato per 1,6 milioni di partorienti in Italia;

          valutando la complessità del trattamento ricevuto da parte di medici e sanitari, il 27 per cento delle intervistate lamenta di non essere stata sufficientemente partecipe su quanto stesse avvenendo durante il parto e dichiara di non essere stata seguita in modo idoneo dal personale –:

          se intenda procedere, per quanto di competenza, a verifiche volte ad accertare quanto detto in premessa, avviando altresì un'indagine ministeriale sui tassi di episiotomia e sui casi in cui le donne siano state vittime di abusi, coercizioni e umiliazioni verbali durante l'assistenza al parto, con conseguente lesione della dignità personale e del diritto alla salute, nonché sulla completezza e veridicità delle cartelle cliniche e quali iniziative intenda adottare, o abbia già adottato, al fine di rendere effettivo il diritto alla salute e all'integrità psicofisica delle donne durante il parto.
(5-12536)

Interrogazione a risposta scritta:


      PARENTELA. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

          lungo la costa siracusana, nel 1989, dopo le operazioni di pulizia del porto sono state sversate a mare sostanze, molte delle quali tossiche, a seguito delle quali sono stati segnalati molti casi di pesci con anomalie scheletriche;

          nel settembre 2014, al largo di Fiumefreddo Bruzio, lungo il Mar Tirreno cosentino, due pescatori hanno catturato alcuni esemplari di tonnetti, i quali presentavano una malformazione, la spina dorsale bifida. Da un'analisi di laboratorio sono risultati essere contaminati da idrocarburi policiclici aromatici e policlorobifenili, componenti chimici pericolosi per la salute dell'uomo;

          l'interrogante ha appreso da notizie a mezzo stampa che, in questi giorni, un ristoratore di Trebisacce nella preparazione dei tonnetti si è reso conto che nel pescato del Mar Jonio vi fossero pesci con la spina bifida;

          diversi pescatori professionisti dell'Alto Jonio cosentino, con i quali la Condotta Slow Food collabora da diverso tempo nell'ambito dell'attività di tutela del pesce locale e promozione della pesca sostenibile, hanno segnalato lo strano fenomeno e consegnato, perché fossero verificati, diversi quantitativi di tonnetti che, al momento della pulizia e della sfilettatura, presentavano questa anomalia;

          i tonnetti, della specie pelagica, sono in grado di percorrere centinaia di chilometri dal luogo di nascita, cibandosi di altri pesci più piccoli e fungono da bioaccumulatori delle sostanze contenute degli animali di cui si cibano;

          il fenomeno dei pesci malformati mette in correlazione l'inquinamento del mare e la mutazione dei pesci –:

          se non ritenga necessario avviare un'attività di monitoraggio del Mar Tirreno e del Mar Jonio anche attraverso una campagna di pesca mirata che consenta di comprendere quanto il fenomeno sia esteso e che pericoli vi siano per l'ambiente marino e per la salute dell'uomo qualora si fosse in presenza di una contaminazione della catena alimentare.
(4-18277)

SPORT

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VII Commissione:


      NESI e CATALANO. — Al Ministro per lo sport. — Per sapere – premesso che:

          da indiscrezioni giornalistiche emerge la volontà del Governo di intervenire sul diritto dei minori extracomunitari all'esercizio della pratica sportiva;

          insieme alle disposizioni di cui alla legge 2 gennaio 2016, n. 12 – che già favoriscono l'integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia mediante l'ammissione nelle società sportive – il Governo sembrerebbe impegnarsi ad intervenire al fine di consentire l'effettivo esercizio della pratica sportiva, presso società, associazioni affiliate alle federazioni sportive nazionali, agli enti di promozione sportiva, a tutti i ragazzi che risultano iscritti da almeno un anno in un ciclo scolastico italiano;

          lo sport – insieme alla scuola – agisce da importante veicolo di integrazione, di socialità, di consolidamento dell'identità personale e della capacità di relazionarsi con gli altri –:

          se trovino conferma tali indiscrezioni circa l'intenzione del Governo di assumere iniziative per garantire ai minori extracomunitari, che risultano iscritti da almeno un anno in un ciclo scolastico italiano, l'esercizio della pratica sportiva.
(5-12556)


      SIMONE VALENTE, DI BENEDETTO, VACCA, LUIGI GALLO, D'UVA, MARZANA e BRESCIA. — Al Ministro per lo sport. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 15 del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, così come modificato dal successivo decreto legislativo 8 gennaio 2014, n. 15, reca la disciplina relativa alle federazioni sportive nazionali, le quali non perseguono fini di lucro, e svolgono l'attività sportiva in armonia con le deliberazioni del Comitato olimpico internazionale, delle federazioni internazionali e del Coni;

          le federazioni sportive nazionali, configurate quali associazioni con personalità giuridica di diritto privato, sottopongono i propri bilanci all'approvazione annuale dell'organo di amministrazione federale, nonché all'approvazione della giunta nazionale del Coni;

          è necessario ricordare come il consiglio nazionale, tra i cui compiti figura l'elezione del presidente del Coni, sia oggi composto, a norma dell'articolo 4, comma 1, del citato decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, e successive modifiche, anche dai presidenti delle federazioni sportive nazionali e da loro rappresentanti;

          analogamente la giunta del Coni, la quale ha, tra gli altri, il compito di stabilire i criteri per l'assegnazione dei contributi finanziari alle federazioni sportive, anche a norma dello statuto del Coni, presenta al suo interno rappresentanti delle stesse federazioni, così come disposto dall'articolo 6 del citato decreto legislativo;

          attraverso tali precisazioni si intende sottolineare la stretta connessione che l'attuale ordinamento prevede tra le federazioni sportive nazionali e i principali organi del Coni, creando una evidente interdipendenza tra i rappresentanti dei principali organi sportivi;

          il Coni assegna i contributi, in relazione alle proprie finalità istituzionali e al proprio ruolo nel «sistema sport» italiano e internazionale, alle federazioni sportive nazionali (Fsn), secondo criteri individuati, così come previsto dal Coni, nel modello di allocazione introdotto nel 2007 e successivamente aggiornato, da ultimo mediante delibera dalla giunta nazionale del Coni n. 521 del 2 dicembre 2016;

          ad avviso degli interroganti, per garantire il corretto funzionamento delle federazioni sportive risulta necessario assicurare un sistema di finanziamento equo e trasparente, che preveda una distribuzione dei fondi secondo le effettive esigenze delle stesse, difendendo l'indipendenza dell'operato dei rispettivi rappresentanti anche attraverso un modello che impedisca ogni tipo di ingerenza da parte del Coni –:

          se l'attuale sistema di finanziamento delle federazioni sportive risulti adeguato a garantire l'equità nella distribuzione dei fondi, nonché l'indipendenza del funzionamento delle citate federazioni e dei loro rappresentanti, e se sia a conoscenza di eventuali distorsioni in merito all'effettiva distribuzione dei finanziamenti, secondo i criteri e i parametri previsti dalle normative vigenti.
(5-12557)


      COSCIA, COCCIA, BLAZINA, ASCANI, MALPEZZI, BONACCORSI, CAROCCI, CRIMÌ, DALLAI, D'OTTAVIO, GHIZZONI, MANZI, RAMPI, NARDUOLO, SGAMBATO, ROCCHI, IORI, PES e VENTRICELLI. — Al Ministro per lo sport. — Per sapere – premesso che:

          il 24 gennaio 2017 in occasione della presentazione, alle Commissioni Cultura riunite di Camera e Senato, delle linee guida del programma per sostenere e rilanciare la cultura sportiva, il Ministro interrogato dichiarava la volontà di innalzare la «no tax area» per i dilettanti: «(...) Nell'ambito di un'attività di sostegno alle società e alle associazioni sportive dilettantistiche è allo studio un'ipotesi di innalzamento della soglia entro la quale la prestazione sportiva è totalmente esentata dall'Irpef (...)»;

          una riforma in questo senso avrebbe un effetto positivo nel mondo dello sport, agevolerebbe gli atleti e i collaboratori sportivi, che per i loro emolumenti vedrebbero riconosciuto un particolare regime di favore e, inoltre, semplificherebbe la vita amministrativa delle piccole società sportive che vedrebbero ridotti gli adempimenti fiscali come sostituti d'imposta –:

          se il Governo non ritenga opportuno – come anticipato nelle linee guida del programma – assumere iniziative normative volte a innalzare la soglia entro la quale le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi per la prestazione sportiva dilettantistica siano esentati dalla tassazione dei redditi.
(5-12558)


      NICCHI, BOSSA e FOSSATI. — Al Ministro per lo sport. — Per sapere – premesso che:

          si discute da tempo di iniziative volte al riconoscimento e alla promozione della funzione sociale dello sport, con particolare riguardo alle misure di agevolazione per le società sportive dilettantistiche;

          in questo contesto è stata recentemente prospettata l'ipotesi di estendere la detrazione fiscale prevista nella legge finanziaria per il 2007 per la pratica sportiva dei minori anche per le rette corrisposte dai cittadini sopra i 65 anni per la pratica sportiva in strutture private –:

          quale sia l'orientamento del Ministro riguardo alla ipotesi in questione e quali misure amministrative tese agli scopi di cui in premessa ritenga di poter promuovere nell'immediato.
(5-12559)


      BORGHESI e GIANCARLO GIORGETTI. — Al Ministro per lo sport. — Per sapere – premesso che:

          il credito sportivo dovrebbe essere un potente strumento per lo sviluppo dell'impiantistica sportiva, specie di base. Infatti, l'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 453 del 2000 recita: «1. L'Istituto eroga, a favore di soggetti pubblici e privati, finanziamenti a medio e lungo termine, volti alla progettazione, costruzione, ampliamento e miglioramento di impianti sportivi, ivi compresa l'acquisizione delle aree e degli immobili relativi a dette attività. Alle menzionate finalità l'Istituto provvede con le risorse derivanti dal patrimonio di cui all'articolo 3, e con l'emissione di obbligazioni ai sensi delle disposizioni vigenti.»;

          tuttavia, l'istituto si trova in stato di commissariamento da molti anni;

          la procedura prevista dagli articoli 4 e 5 del medesimo decreto n. 453 del 2000 per la nomina del presidente dell'Istituto per il credito sportivo si è conclusa, con la nomina del dottor Abodi;

          viceversa, non risultano nominati altri membri del consiglio d'amministrazione secondo le procedure descritte dall'articolo 6, creandosi così uno stallo nella funzionalità dell'istituto –:

          quali informazioni intenda offrire il Ministro interrogato in ordine alla designazione da parte del Coni dei tre membri del consiglio d'amministrazione di propria spettanza.
(5-12560)


      VEZZALI. — Al Ministro per lo sport. — Per sapere – premesso che:

          gli sportivi denunciano da anni la carenza di strutture adeguate per gli allenamenti;

          è altresì risaputo che chi pratica i cosiddetti «sport minori», pur vantando successi, spesso è costretto ad allenarsi in impianti fatiscenti o di dimensioni ridotte, qualche volta non a norma;

          poi esistono esperienze come quella di Milano, denunciata in questi giorni sulla stampa, che vede gli olimpionici della spada sfrattati dalla palestra d'allenamento all'interno della caserma dei vigili del fuoco di via Messina;

          una convivenza regolata da un protocollo d'intesa con il quale promuovere la scherma e aprire la caserma alla città, che non è stato disdetto e che prevede una scadenza a settembre 2018;

          la scherma è la disciplina che ha ottenuto più medaglie olimpiche nella storia dello sport italiano, ma senza adeguate strutture per gli allenamenti diventa difficile confermare le performance del passato;

          si tratta di uno sfratto che arriva a pochi giorni dall'inizio della Coppa del mondo in programma a Berna il 27 ottobre 2017 e che lascia letteralmente per strada non solo atleti come Garozzo, Fichera, Santarelli e alcune spadiste della nazionale femminile, ma anche moltissimi bambini e le loro famiglie;

          il comandante dei vigili del fuoco motiva la sua decisione con la mancanza del rispetto delle norme di sicurezza e antincendio, ma l'associazione Cariplo Piccolo Teatro di Milano ha risposto dimostrando di avere le carte in regola;

          lo sfratto richiederà la cancellazione di alcune gare, fra le quali il Trofeo Galimberti previsto per l'11 novembre 2017 intitolato a un vigile del fuoco medaglia d'oro olimpica nel lancio del peso, morto in servizio negli anni 30, e renderà difficile la partecipazione della squadra italiana alla stagione agonistica –:

          se e quali iniziative il Governo intenda porre in atto, per quanto di competenza, affinché l'associazione possa proseguire le sue attività, vista l'imminenza di scadenze importanti, e mantenere in piedi il programma di eventi programmato, favorendo, ove necessario, una soluzione transitoria che salvi la stagione agonistica e intervenendo a sostegno di una palestra di spada, tra le più importanti d'Italia e punto di riferimento in Europa, che alle olimpiadi di Rio 2016 ha vinto l'argento a squadre e che va difesa per il suo potenziale come fiore all'occhiello di una tradizione che vede l'Italia competitiva nel mondo.
(5-12561)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta scritta:


      GUIDESI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          il decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 42, commi 3 e seguenti, ha istituito i consorzi per l'internazionalizzazione, prevedendo in loro favore specifici contributi per la copertura del 50 per cento delle spese da essi sostenute per l'esecuzione di progetti per l'internazionalizzazione;

          con il decreto direttoriale 23 dicembre 2016, sono stati riconosciuti contributi a fondo perduto a favore dei consorzi per l'internazionalizzazione per lo svolgimento di attività promozionali per l'anno 2017;

          la pubblicazione del bando, scaduto il 28 febbraio 2017, ha sollevato non poche criticità in merito alle difficoltà di accesso ai contributi da parte delle piccole e medie imprese, rischiando di inficiare l'efficacia stessa dell'iniziativa;

          la maggiore criticità risiede nella necessità di dover coinvolgere in tutte le fasi del progetto, ai sensi di quanto stabilito dal comma 3, dell'articolo 4, del citato decreto direttoriale, cinque piccole e medie imprese consorziate, provenienti da almeno tre diverse regioni italiane, appartenenti allo stesso settore o alla stessa filiera;

          la rigidità dei meccanismi di attuazione del bando può risultare essa stessa un fattore critico specie per le aziende più dinamiche; appare infatti difficile riuscire a programmare tante attività ed investimenti promozionali con largo anticipo, soprattutto in riferimento alle aziende da coinvolgere e ai costi da sostenere;

          le risorse stanziate in favore di tale iniziativa di sostegno appaiono in ogni caso esigue rispetto al crescente numero di consorzi che intendono partecipare al bando del Ministero dello sviluppo economico;

          sembrerebbe si stia lavorando ad una seconda edizione del bando in questione che dovrebbe avviarsi nel prossimo mese di novembre con caratteristiche sostanzialmente simili a quelle attualmente previste –:

          se il Ministro interrogato intenda confermare l'emissione di un nuovo bando per la concessione di contributi in favore dei consorzi per l'internazionalizzazione e se non ritenga di modificare i meccanismi di accesso al bando medesimo, al fine di renderli maggiormente accessibili da parte delle piccole e medie imprese;

          se non ritenga opportuno adottare ulteriori iniziative normative al fine di incrementare le risorse che si rendono necessarie per sostenere le attività di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese.
(4-18275)


      MELILLA, DURANTI, SANNICANDRO, FRANCO BORDO, PIRAS, SCOTTO, FERRARA, ZARATTI, RICCIATTI, QUARANTA, KRONBICHLER e NICCHI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          il Governo ha annunciato, nel quadro di un devastante processo di ristrutturazione nazionale della presenza territoriale delle Poste spa la chiusura in Abruzzo entro il 2019 di ben 274 uffici postali, di cui 103 in provincia de L'Aquila, 96 in provincia di Chieti, 39 in provincia di Pescara e 36 in provincia di Teramo;

          saranno colpiti i comuni più piccoli e le frazioni di comuni medi in cui gli uffici postali garantiscono servizi importanti per cittadini, a partire da quelli più anziani (basti pensare al pagamento delle bollette e alla riscossione delle pensioni);

          così facendo, il Governo disattende in modo grave a giudizio degli interroganti, quanto ha stabilito la recente legge approvata alla unanimità dal Parlamento per il sostegno ai piccoli comuni, laddove si sostiene la necessità di garantire anche nei territori montani e collinari la presenza di uffici postali, scuole, servizi socio-sanitari, esercizi commerciali, per assicurare una dignitosa erogazione dei servizi pubblici –:

          se il Governo non intenda assumere iniziative affinché Poste spa, azienda ancora a forte partecipazione statale, assicuri il suo insostituibile ruolo sociale, rivedendo queste scelte, a giudizio degli interroganti, scellerate di impoverimento della sua presenza nei territori più fragili socialmente dell'Abruzzo.
(4-18283)


      PALMIZIO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          la Vapor Europe è un'azienda di Sassuolo (Modena) specializzata nella produzione di porte per treni e carrozze di metropolitane, attiva da oltre trent'anni e costituita da 54 dipendenti;

          investita dalla crisi, da diversi anni la Vapor Europe utilizza sistematicamente la cassa integrazione ordinaria;

          l'azienda fa parte della multinazionale nata dalla fusione di Wabtec e Faiveley; la situazione è precipitata proprio in seguito a tale fusione, perché Wabtec ha deciso di trasferire in Repubblica Ceca la produzione delle porte MP14, assegnate inizialmente a Vapor Europe, che avrebbe garantito per molti anni il lavoro nell'azienda di Sassuolo;

          la decisione è stata ufficializzata nel luglio del 2017 quando, durante un incontro tra l'amministratore delegato di Vapor Europe, la rappresentanza sindacale unitaria e le organizzazioni sindacali Fiom/Cgil e Fim/Cisl, l'amministratore delegato ha confermato l'intenzione di eliminare tutta la prima produzione dallo stabilimento di Sassuolo, lasciando attiva soltanto l'assistenza post-vendita;

          a seguito di questa iniziativa, il 18 ottobre del 2017, l'azienda ha aperto le procedure per licenziare 30 dei 54 dipendenti attualmente in forza alla Vapor Europe;

          i sindacati hanno annunciato scioperi ed il presidio permanente davanti allo stabilimento dell'azienda di Sassuolo –:

          se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione esposta in premessa e quali iniziative di competenza intendano adottare per promuovere una revisione della decisione circa il trasferimento della produzione dell'azienda sopra richiamata dall'Italia alla Repubblica Ceca, che porterebbe al licenziamento di 30 dei 54 dipendenti di Vapor Europe;

          se i Ministri interrogati non ritengano opportuno adottare iniziative per tutelare le aziende nazionali ed i loro dipendenti in casi simili, prevedendo quote determinate di acquisti «made in Italy» all'interno delle commesse pubbliche.
(4-18285)


      FANTINATI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          secondo una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro, in Italia, dal 2010 al 2016, tutti gli indicatori del comparto edilizio hanno registrato un vero e proprio crollo che ha trasformato l'Italia nel fanalino di coda tra i Paesi europei;

          il volume della produzione italiana, in questo arco temporale, ha segnato un arretramento del 32,2 per cento: in Europa solo Slovenia (-45 per cento), Cipro (-47 per cento), Portogallo (-47,1 per cento) e Grecia (-47,6 per cento) fanno peggio mentre tutti i nostri principali competitor registrano viceversa dati nettamente migliori;

          in Italia, nel 2016, si sono lavorate nel settore costruzioni quasi un terzo in meno delle ore (-28,6, per cento), con evidenti e gravi ripercussioni sull'occupazione e sul numero di lavoratori lasciati a casa dalle aziende in crisi;

          osservano dal Centro studi ImpresaLavoro: «i dati evidenziati dalla nostra ricerca sono a tal punto negativi da non poter essere giustificati solamente dalla crisi economica ormai sistemica in cui si dibatte il nostro Paese; a incidere vi sono i provvedimenti adottati via via dagli ultimi governi (Monti, Letta, Renzi), che hanno finito per trasformare la casa da “bene rifugio” in “bene incubo”. A un prolungato blocco del mercato immobiliare (che solo adesso sembra registrare tenui segnali di risveglio) è così corrisposto quello ben più pericoloso dell'intero comparto delle costruzioni, che da sempre costituisce uno dei maggiori traini dell'intera economia. Le nostre performance sono da ultimi della classe: un dato che davvero non può non allarmare»;

          la grave crisi del settore edile e del suo indotto è riconducibile anche alla scarsità di investimenti pubblici e privati;

          nel Polesine, la crisi del settore, negli ultimi 10 anni, ha inciso pesantemente, danneggiando un comparto che ha sempre garantito le imprese e l'occupazione;

          i numeri della Feneal-Uil di Padova-Rovigo parlano chiaro: in dieci anni si sono più che dimezzati i lavoratori edili in Polesine passando da 4.640 a 2.155 (dati del 2016). Quasi dimezzato anche il numero delle imprese, da 817 a 419;

          in provincia di Rovigo si scontano ancora di più che a livello nazionale alcune delle cause all'origine del tracollo dell'edilizia. Secondo la Feneal di Padova-Rovigo, le cause della crisi sono da ricercare tra la «mancanza di credito da parte della banche, mancati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni alle imprese edili, impossibilità da parte delle pubbliche amministrazioni di fare investimenti per il Patto di stabilità. Il nostro settore è quello che storicamente paga di più anche in termini di infortuni mortali e non solo, sul lavoro, con la piaga, cresciuta ulteriormente nel periodo di crisi, del lavoro nero» –:

          quali strategie s'intendano varare per rilanciare un settore chiave per la crescita e lo sviluppo del nostro Paese;

          quali iniziative si intendano adottare per rimettere in moto quelle imprese edili sane che stanno quotidianamente chiudendo per mancanza di liquidità.
(4-18286)

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

      L'interrogazione a risposta in Commissione Ciprini n. 5-11492, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 1° giugno 2017, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Scagliusi.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

      I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

          interrogazione a risposta in Commissione Menorello n. 5-12248 del 21 settembre 2017;

          interrogazione a risposta scritta Micillo n. 4-18040 del 6 ottobre 2017;

          interrogazione a risposta scritta Segoni n. 4-18068 del 6 ottobre 2017;

          interrogazione a risposta in Commissione Carloni n. 5-12399 del 9 ottobre 2017.

Trasformazione di un documento
del sindacato ispettivo.

      Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta orale Cominelli e altri n. 3-03300 del 13 ottobre 2017 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-12562.