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XVII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione

Resoconto stenografico



Seduta n. 31 di Martedì 24 novembre 2015

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Migliore Gennaro , Presidente ... 3 

Seguito dell'audizione della direttrice del Servizio centrale dello SPRAR, Daniela Di Capua:
Migliore Gennaro , Presidente ... 3 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 4 
Migliore Gennaro , Presidente ... 5 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 5 
Migliore Gennaro , Presidente ... 7 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 7 
Migliore Gennaro , Presidente ... 7 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 8 
Migliore Gennaro , Presidente ... 8 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 9 
Migliore Gennaro , Presidente ... 9 
Carnevali Elena (PD)  ... 9 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 9 
Carnevali Elena (PD)  ... 9 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 9 
Carnevali Elena (PD)  ... 10 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 10 
Migliore Gennaro , Presidente ... 10 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 10 
Migliore Gennaro , Presidente ... 10 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 11 
Migliore Gennaro , Presidente ... 11 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 11 
Migliore Gennaro , Presidente ... 11 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 11 
Migliore Gennaro , Presidente ... 11 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 11 
Migliore Gennaro , Presidente ... 11 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 11 
Beni Paolo (PD)  ... 12 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 13 
Migliore Gennaro , Presidente ... 13 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 13 
Migliore Gennaro , Presidente ... 14 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 14 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 14 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 14 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 14 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 14 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 14 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 15 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 15 
Migliore Gennaro , Presidente ... 15 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 15 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 15 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 16 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 16 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 16 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 16 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 16 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 16 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 16 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 16 
Migliore Gennaro , Presidente ... 16 
Beni Paolo (PD)  ... 16 
Migliore Gennaro , Presidente ... 16 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 16 
Migliore Gennaro , Presidente ... 16 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 16 
Migliore Gennaro , Presidente ... 17 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 17 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 17 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 17 
Gadda Maria Chiara (PD)  ... 17 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 17 
Migliore Gennaro , Presidente ... 18 
Di Capua Daniela , direttrice del Servizio centrale dello SPRAR ... 18 
Migliore Gennaro , Presidente ... 18 

Comunicazioni del Presidente:
Migliore Gennaro , Presidente ... 18

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GENNARO MIGLIORE

  La seduta comincia alle 13.50.

  (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.

Seguito dell'audizione della direttrice del Servizio centrale dello SPRAR, Daniela Di Capua.

  PRESIDENTE. Prima di iniziare mi scuso per il ritardo. Vorrei anche comunicare ai nostri auditi e a coloro i quali fossero qui per la prima volta che può capitare che ci sia un ritardo dovuto alla sovrapposizione con i lavori dell'Assemblea. In particolare, in questo periodo in cui sono iniziate anche le attività delle Commissioni sulla legge di stabilità, ci possono essere delle sovrapposizioni.
  Avverto che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, ove necessario, anche su richiesta di un commissario ovvero dell'audito, i lavori della Commissione potranno proseguire in seduta segreta. Al riguardo, per assicurare la massima fluidità al dibattito pubblico, prego i colleghi di riservare eventuali quesiti da sviluppare in sede riservata alla parte finale della seduta.
  L'ordine del giorno reca il seguito dell'audizione della direttrice del Servizio centrale SPRAR, Daniela Di Capua. Ricordo che la dottoressa Di Capua ha già svolto una relazione lo scorso 21 maggio, il cui resoconto stenografico è in distribuzione, in merito alle attività svolte dal Servizio centrale per la gestione del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. In quell'occasione, tuttavia, per concomitanti impegni legati ai lavori dell'Assemblea, non si è potuto svolgere il successivo dibattito, che dunque avrà luogo nella seduta odierna.
  Nel ringraziare nuovamente per la disponibilità la dottoressa Di Capua e con lei la dottoressa Latini, avverto che la presidenza ha segnalato preventivamente alcuni temi di nostro interesse, anche su indicazione dei commissari, al fine di orientare su di essi la replica.
  In estrema sintesi, in relazione al nuovo bando SPRAR pubblicato il 7 ottobre, abbiamo invitato la dottoressa Di Capua a fornire delucidazioni sui criteri di selezione dei progetti e degli enti gestori, sugli standard dei servizi previsti, sui costi, sulle rendicontazioni e, infine, sul regime dei controlli.
  Un ulteriore quesito era riferito al bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 maggio 2015 relativo alla rete SPRAR per i minori stranieri non accompagnati, ovviamente per i soli ambiti di competenza del Servizio centrale.
  Mi permetto di aggiungere anche una particolare attenzione per quanto riguarda lo SPRAR legato ad altri soggetti vulnerabili, come, per esempio, le donne vittime di tratta.
  Resta fermo che i commissari potranno ovviamente formulare ogni ulteriore quesito aggiuntivo e che la dottoressa Di Capua potrà svolgere la sua Pag. 4comunicazione anche mettendoci al corrente di aggiornamenti dei quali noi stessi non siamo al corrente.
  Do la parola alla dottoressa Di Capua.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Buongiorno a tutte e tutti.
  Per quanto riguarda le domande relative al bando SPRAR minori, in realtà io non ho purtroppo aggiornamenti utili, perché non sono ancora state concluse tutte le procedure. La Commissione di valutazione presso il Ministero dell'interno sta chiudendo oggi la graduatoria. Domani l'elenco dei progetti che dovrebbero essere approvati – e quindi finanziati – andrà in Conferenza unificata.
  Il Servizio centrale non fa parte della Commissione di valutazione presso il Ministero dell'interno, ma svolge una funzione di assistenza tecnica alla Commissione che consiste nel supportare i funzionari del Ministero nell'esaminare uno per uno i progetti, chiedere eventuali integrazioni della documentazione e verificare la corrispondenza di quanto descritto nella domanda progettuale con quanto previsto sia dai documenti del bando, sia dalle linee-guida dello SPRAR.
  A questo corrispondono poi, sulla base di determinati indicatori, dei punteggi. C’è quindi un'indicazione di massima del punteggio raggiunto dal progetto, che viene sottoposto, con la relativa documentazione, alla Commissione di valutazione. È la Commissione di valutazione che poi, entrando nel merito di ogni singolo progetto, esaminato dal Servizio centrale insieme ai funzionari del Ministero, ne verifica la puntualità, eventualmente corregge il punteggio che gli è stato attribuito e definisce poi la graduatoria. La Commissione di valutazione può anche attribuire un punteggio qualitativo rispetto alla domanda progettuale complessiva.
  Della Commissione di valutazione fanno parte un rappresentante dell'ANCI, l'Associazione nazionale dei comuni italiani, un rappresentante delle Province, un rappresentante delle Regioni, un rappresentante dell'UNHCR e due rappresentanti del Ministero dell'interno, uno dei quali della Direzione centrale dei servizi civili per l'immigrazione e l'asilo – la Direzione a cui fa capo proprio lo SPRAR – e un funzionario esterno a questa Direzione. Questi sono i membri della Commissione di valutazione.
  Queste precisazioni valgono anche per le domande che avete posto riguardo al bando in corso. Il bando SPRAR – che non riguarda i posti per minori proprio perché nel frattempo è stato pubblicato un bando dedicato specificamente ai minori stranieri non accompagnati, che scade il 14 gennaio – è in corso, ragion per cui non ci sono ancora informazioni relative alle domande che stanno pervenendo. Escludo che ne siano già arrivate, conoscendo i tempi dei comuni. Da qui al 14 gennaio sicuramente cominceranno ad arrivare, ma arriveranno nelle ultime due settimane, lo dico pensando anche alle esperienze precedenti.
  Posso però entrare nel merito, rispetto a questo bando, dei quesiti che ponevate sull'affidamento dei servizi alle associazioni del terzo settore. L'articolo 5 del bando emanato con decreto del ministro dell'Interno il 7 agosto 2015, al comma 1, dice – ve lo leggo direttamente –: «l'ente locale proponente per la realizzazione dei servizi indicati dal presente decreto può avvalersi di uno o più enti attuatori, selezionati attraverso procedure espletate nel rispetto della normativa di riferimento». E specifica poi i requisiti minimi che vengono richiesti a questi enti attuatori.
  Se non ricordo male, venivano chiesti maggiori dettagli su questa indicazione relativa alle procedure, ossia se e quanto si entri nel merito delle procedure che il comune deve utilizzare per affidare i servizi a queste associazioni. In realtà, non è mai avvenuto che ci fosse un'indicazione specifica su quali debbano essere le procedure, né è mai stato previsto che ci fosse un controllo ex post sulle procedure effettivamente utilizzate.
  Il motivo per cui è stata fatta questa scelta – non da noi, naturalmente, ma dal Ministero – è che le procedure per l'affidamento dei servizi devono attenersi alle Pag. 5normative nazionali ed europee sulle gare d'appalto. Il Ministero non ha mai ritenuto di entrare nel merito di una responsabilità che non gli è attribuita dal bando e che, in questo caso, è specifica dell'ente locale laddove esso sceglie di avvalersi di un'associazione per gestire il progetto. Poiché ciò non è obbligatorio, ma è del tutto facoltativo, questa è stata la scelta fino a oggi adottata.
  L'unica aggiunta che è stata fatta in questo decreto rispetto ai precedenti è la frase «attraverso procedure espletate nel rispetto della normativa di riferimento», che nei precedenti decreti non era esplicitata perché era data per scontata.
  Se non ricordo male – non ho con me il foglio contenente i vostri quesiti –, voi chiedevate se il fatto che il Ministero dell'interno, per il tramite del Servizio centrale, non facesse controlli anche a posteriori della regolarità di queste procedure non potesse poi comportare un rischio di cattiva qualità rispetto alla gestione dei servizi da parte di queste associazioni.
  In realtà, la risposta è negativa. Quando noi svolgiamo le attività di controllo e monitoraggio dei progetti, anche in loco, in cui verifichiamo personalmente la qualità dei servizi attivati dalle associazioni, nel caso in cui queste siano operative, non abbiamo mai verificato una corrispondenza fra la regolarità o l'irregolarità eventuale delle procedure con la qualità dei servizi che le associazioni erogano.
  Ci può essere stato il caso di associazioni che sulla carta rispondevano in maniera assolutamente coerente con i requisiti minimi previsti, o anche con dei requisiti ancora più specifici che il comune poteva aver richiesto – perché naturalmente il comune può articolare i requisiti in maniera ancora più puntuale nel proprio bando di gara – ma, in realtà, poi non aver riscontrato in maniera evidente un risultato efficace che corrispondesse a quel curriculum.

  PRESIDENTE. Scusi, non vorrei interromperla, ma solo per comprendere: visto che non c’è a monte, voi prevedete un monitoraggio a valle ? Noi riteniamo che ci dovrebbero essere dei criteri per creare una sorta di albo, per esempio, delle associazioni che possono svolgere determinate attività e consideriamo lo SPRAR un punto più avanzato. Nel momento in cui c’è questa autonomia, anche giustificata, da parte di ogni singolo ente locale, c’è però poi da parte del Servizio centrale un monitoraggio sull'effettivo funzionamento ? Andate a vedere che, indipendentemente dai requisiti, il servizio venga svolto secondo quanto richiesto ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Assolutamente sì. Noi prescindiamo dalla regolarità della procedura, che noi non verifichiamo. Quello che facciamo però è monitorare attraverso diversi strumenti la qualità dei servizi che vengono erogati dal progetto, chiunque ne sia l'attuatore – che si tratti di un'associazione, di più associazioni o direttamente del comune –, fermo restando che il comune ha non solo la titolarità del progetto, ma anche la responsabilità del buon andamento del progetto.
  Vi lascerò questa cartella di documenti, ma ve li posso mandare anche in formato elettronico, in modo che possiate distribuirli. Noi abbiamo tutta una serie di strumenti per attuare questo monitoraggio. Vi lascio anche una scheda che sintetizza la procedura e gli strumenti.
  Per quanto riguarda il monitoraggio qualitativo, quello cioè che riguarda l'effettiva attuazione dei servizi, esso ha l'obiettivo di verificare che non solo vi sia coerenza fra ciò che era previsto nella domanda progettuale di un dato progetto di un dato comune e ciò che effettivamente noi verifichiamo, ma che naturalmente vi sia anche coerenza fra ciò che il progetto sta realizzando e le linee-guida dello SPRAR, a cui obbligatoriamente i progetti si devono attenere.
  Quando noi effettuiamo una missione, essa dura mediamente due giorni. Andrebbe specificato, in realtà, che per noi un progetto può essere un comune con due appartamenti, ma anche un comune che ha un partenariato con altri cinque comuni e che ha di fatto una serie di dieci Pag. 6appartamenti da monitorare. Dico due giorni intendendo un progetto standard di un comune con due o tre appartamenti, altrimenti, naturalmente, l'attività di monitoraggio è molto più articolata e, quindi, anche più lunga.
  Sostanzialmente questa missione si può concordare con l'ente locale e con l'ente gestore, ma non sempre viene concordata. Se la consideriamo un'attività standard, la concordiamo. Altrimenti, se la svolgiamo per esempio su segnalazioni, non la concordiamo. A volte riceviamo segnalazioni in forma anonima oppure da parte dei beneficiari dell'accoglienza o di altre associazioni che segnalano in un progetto delle disfunzionalità o delle gravi criticità. Indipendentemente dal fatto che noi abbiamo la prova documentale che ciò sia vero o meno, effettuiamo delle ispezioni «a sorpresa», cioè senza pre-allertare nessuno.
  In ogni caso, in entrambe le eventualità la missione si svolge andando a incontrare l’équipe degli operatori, cioè tutti gli operatori che, anche sulla base della banca dati in cui sono obbligatoriamente presenti, fanno parte di quel progetto. Vengono riuniti e prima di tutto con loro si verificano le procedure con cui il progetto viene attuato.
  Subito dopo si verifica il risultato di questo incontro, visitando le strutture, ossia gli appartamenti o i centri collettivi, e verificando che tutto quanto è previsto dalle linee-guida, da una parte, e dal progetto approvato, dall'altra, sia corrispondente a quello che si vede, per quanto riguarda sia le stanze, sia i centri di aggregazione.
  Poi si passa ai corsi di italiano e ai servizi che vengono erogati. In questo caso vengono intervistati i beneficiari dell'accoglienza. I richiedenti o i titolari di protezione che sono accolti in quel progetto vengono incontrati per poter anche mettere a confronto ciò che si vede, ciò che ci viene raccontato dagli operatori e ciò che viene raccontato dai beneficiari.
  Al termine di tutta la missione incontriamo i rappresentanti dell'ente locale, non solo gli operatori, ma anche i responsabili per l'ente locale del progetto, in modo che ci sia una condivisione a trecentosessanta gradi di quello che è emerso da questa visita: che cosa funziona, che cosa non funziona, che cosa andrebbe sistemato, che cosa va bene così.
  Dopodiché tutto questo viene messo per iscritto in un report che si chiama «Report di missione di monitoraggio» (vi lascio anche questo). Si tratta di una scheda lunghissima, veramente dettagliatissima, in cui viene descritto punto per punto tutto ciò che è stato visto durante la missione. Invece ciò che viene restituito al comune, all'ente gestore e, per conoscenza, alla Direzione competente del Ministero dell'interno è un follow-up – noi lo chiamiamo «Report di follow-up» – costituito da una scheda molto più sintetica, in cui si riportano in maniera molto snella gli aspetti corrispondenti a quanto previsto. Si sorvola su ciò che funziona, mentre invece si entra in maniera più specifica nel dettaglio delle criticità emerse, con indicazioni su che cosa il comune, in quanto responsabile del progetto, deve modificare nel progetto ed eventualmente in quanto tempo lo deve fare. Il comune è tenuto a dare un riscontro per iscritto a questo follow-up.
  Quando, per varie ragioni, si dovesse verificare o una mancata risposta da parte del comune, oppure il fatto che, nonostante la risposta, alcune criticità non sono state o non è chiaro se siano state effettivamente superate, allora si effettua una seconda missione.
  Ad esempio, la graduatoria di questo triennio (2014-2016) è stata pubblicata a metà gennaio del 2014. Noi ci siamo riorganizzati assumendo dei tutor di progetto che fossero specificamente dedicati a queste missioni di monitoraggio e che si trovassero, come di fatto si trovano, anche fisicamente più vicini ai territori di loro competenza. Dopo la formazione di questi tutori, le missioni sono cominciate a luglio dello scorso anno. In meno di un anno e mezzo abbiamo visitato circa 350 progetti, di cui 50 sono stati visti più di una volta, proprio per le ragioni che spiegavo.
  Tra questi progetti viene calcolato come un progetto quello di Roma, ma in realtà Pag. 7Roma, avendo più di 50 strutture, ha richiesto 50 missioni. Non so se mi spiego. Roma è calcolata nell'elenco delle missioni come un progetto, ma di fatto è stata vista già 50 volte, perché ha poco più di 50 strutture e noi le abbiamo viste quasi tutte.
  Altri strumenti sono quelli della relazione semestrale e della relazione annuale che i progetti sono tenuti a redigere e inviare al Servizio centrale due volte l'anno. Sono anch'esse molto dettagliate nella descrizione, che però ovviamente avviene a carico del comune, delle attività che sono state svolte e dei servizi che sono stati erogati.
  Poi abbiamo la banca dati, di cui noi, come Servizio centrale, siamo amministratore centrale e con cui raggiungiamo le informazioni di tutti i progetti della rete SPRAR. Invece, i singoli progetti hanno l'obbligo e la responsabilità di compilarla e di mantenerla aggiornata per quanto riguarda i dati del progetto di propria responsabilità.
  Nella banca dati sono inserite non solo tutte le informazioni che riguardano le persone accolte – si tratta di dati sensibili, quali nome, cognome, data di nascita, servizi che vengono erogati, permesso di soggiorno, cambiamento del permesso di soggiorno –, ma anche le informazioni che riguardano il progetto, ossia chi sono gli operatori che lavorano in quel progetto, quali sono gli indirizzi delle strutture di quel progetto, quanti posti ci sono, quanti posti sono occupati, quanti posti sono liberi e via elencando.

  PRESIDENTE. Mi scusi, dottoressa, da quando sono disponibili questi dati ? C’è una storia che voi avete ricostruito di ogni singola struttura per capire eventualmente anche come evolve, se ci sono state delle implementazioni e dei miglioramenti ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Non abbiamo ricostruito la storia di ogni singola struttura perché forse non ci è mai stato richiesto, ma in realtà abbiamo lo storico da sempre. Per quanto riguarda almeno i dati quantitativi sulle persone accolte e transitate nei progetti SPRAR, abbiamo fatto delle ricostruzioni che risalgono al 2004 – credo – o al 2006. Ve lo potrò dire con più precisione. Abbiamo raccolto i dati per vedere, anche rispetto ai posti finanziati, quante fossero le persone accolte anno per anno.

  PRESIDENTE. Le avevamo posto anche altre domande. Magari gliele ricordo perché erano state fatte precedentemente. Prima di dare la parola ai commissari direi di riproporre le domande che erano state fatte l'altra volta. Lo dico anche per i commissari che, ovviamente, da maggio non credo si ricordino tutte le domande che erano state fatte.
  Una era relativa, in particolare, ad una specifica questione a Catania, legata a quello che lei ha detto, sui requisiti che venivano utilizzati per l'individuazione dei gestori.
  Poi era stato chiesto un approfondimento sugli standard dei servizi previsti dai progetti e sui relativi costi. A questo quesito tutto sommato ha risposto.
  Ci interessava molto capire se si possono adottare economie di scala. Trattandosi di centri di modeste dimensioni, si pone il problema di compatibilità con standard qualitativi adeguati. Vorremmo sapere se, dal punto di vista del vostro osservatorio – che noi riteniamo speciale perché riguarda gli enti locali –, si può comunque superare la rigidità dei 35 euro pro capite/pro die per attuare economie di scala maggiori, per fornire ad esempio un servizio particolare. Penso a servizi di alta qualità l'assistenza psicologica, ad esempio, è meglio che sia affidata ad ogni centro oppure che magari ci sia una struttura che fa solo questo e che serva più centri ? Ovviamente questo servizio verrebbe scorporato poi dall'accordo economico della convenzione. Questa era una cosa che ci eravamo detti.
  Era stato chiesto inoltre un approfondimento sulle rendicontazioni e sui pagamenti, perché ci sono stati anche ritardi molto forti. Vorremmo sapere se avete individuato questo problema anche rispetto ad un intervento che noi potremmo Pag. 8eventualmente sollecitare nella stessa legge di stabilità, chiedendo che i soldi vengano dati prima, in modo tale da poter fare una programmazione.
  Ancora, era stato richiesto un approfondimento sul rapporto tra enti locali e associazioni.
  Sui controlli e sui minori non accompagnati ha già detto...

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Partirei dalla questione dei costi e dall'ottimizzazione delle risorse. In realtà, il costo medio dei progetti SPRAR è di 35 euro pro die/pro capite. Il costo che viene applicato dei 35 euro pro die/pro capite per quanto riguarda i progetti SPRAR riguarda esclusivamente i cosiddetti «posti aggiuntivi». Quando il comune presenta una domanda partecipando al bando del decreto del ministero, non presenta un Piano finanziario legato ai 35 euro, ma presenta un Piano finanziario libero. Ci sono dei criteri di proporzionalità fra alcune macro-voci, ma non è previsto in prima battuta un tetto massimo o minimo a cui attenersi nella compilazione del Piano finanziario e nella previsione delle spese. Il criterio del tetto massimo può essere adottato, come è stato fatto in realtà, in sede di Commissione di valutazione.
  Per esempio, nell'attuale bando del 2014-2016 la Commissione di valutazione ha ritenuto – ovviamente in condivisione con tutti i componenti della Commissione – di voler rispettare dei tetti massimi, andando incontro a criteri di buonsenso e di economicità nella gestione del progetto, sulle tre categorie (minori, disagio mentale e ordinari). Pertanto, ha effettuato dei tagli sui Piani finanziari dei progetti che superavano questo tetto massimo.
  In fase di presentazione del Piano finanziario non ci sono questi tetti massimi. Che cosa succede, quindi ? Che il costo medio, che è stato più volte calcolato e che viene anche utilizzato come indicatore per il pagamento dei posti delle strutture temporanee delle prefetture, è un costo che può essere più alto di 35 euro in alcuni territori e più basso in altri, ma non è legato banalmente alla tradizionale divisione territoriale in Italia tra Nord e Sud. È riferito, invece, a come su quel territorio possono essere ottimizzate le risorse già presenti, in termini non di risorse finanziarie, ma di risorse di servizi, per esempio. A seconda dei territori, queste risorse di servizi possono avere una maggiore o minore incidenza sul Piano finanziario.
  Faccio un esempio un po’ più concreto. In una città metropolitana, in un grande comune, evidentemente ci saranno dei costi piuttosto elevati nell'affitto delle strutture, degli appartamenti, perché il mercato di quella città è naturalmente molto più alto per quanto riguarda i costi dell'affitto delle strutture. A meno che non ci siano strutture del comune che possono essere valorizzate, di fatto gli affitti sono più elevati. Evidentemente ci sarà un gap enorme tra l'affitto dell'appartamento a Bergamo e l'affitto dell'appartamento a Riace.
  Tuttavia, cosa succede ? Succede che a Bergamo, per esempio, i servizi di assistenza psicologica o psichiatrica o i servizi per l'attivazione di corsi di formazione o tirocini formativi – dico per dire – sono servizi già esistenti su quel territorio e, quindi, non ci sarà un impatto economico sul progetto, perché il progetto ne potrà usufruire senza che questo rappresenti un costo. Invece a Riace, a Vizzini o a Bitonto sarà necessario pagare un tirocinio formativo, organizzare e pagare un corso di formazione o un supporto specialistico che non sia quello ordinario, con lunghissime liste d'attesa per quanto riguarda il supporto psicologico o psichiatrico.
  Dunque, a seconda delle condizioni del territorio si possono sbilanciare dei costi da una parte o dall'altra, ma di fatto poi si può trovare un'omogeneità nella valutazione complessiva. Non so se mi sono spiegata rispetto a questo tema.

  PRESIDENTE. Sì, ma questo aspetto riguarda anche la seguente questione. Lei parlava prima di missioni che si possono ripetere eventualmente anche con una seconda missione. Quando voi trovate che, tra le risorse economiche e il servizio erogato, non c’è corrispondenza, che cosa propone il Pag. 9Servizio centrale ? Qual è la conseguenza ? Che cosa succede ? Ci sono chiusure, proposte, questo viene segnalato ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Sì. Se la questione riguarda specificamente l'ammissibilità di spese – o perché non sono spese ammissibili previste dal progetto o perché sono spese che erano previste ma che di fatto non sono state attuate –, possono essere fatti dei tagli in sede di controllo di rendicontazione. Alcuni costi possono essere tagliati. Se vengono tagliati, vengono recuperati nell'assegnazione della tranche successiva del finanziamento. Se oggi mi spetterebbero 100 euro, ma mi sono stati tagliati 30 euro, riceverò dal Ministero soltanto i rimanenti 70 euro.
  Se poi si è al termine del triennio, per cui non c’è più la possibilità di recuperare sul finanziamento dell'annualità successiva, il comune è tenuto a restituire dei soldi, parlando proprio di risorse economiche pure. Quando, invece, si tratta di interventi, si chiede di intervenire sui servizi, sull'attuazione dei servizi o sulla modifica delle modalità con cui vengono attivati i servizi.
  Riguardo ai pagamenti, voi chiedevate se sia avvenuto il passaggio al pagamento trimestrale. In realtà, non si tratta propriamente di un pagamento trimestrale. È, però, un pagamento suddiviso in tranche, contrariamente a quanto è avvenuto in tutti gli anni precedenti. Fino allo scorso anno incluso, il pagamento da parte del ministero ai progetti era in un'unica soluzione verso la seconda metà dell'anno, di solito a ottobre-novembre, tra ministero ed enti locali, il che non vuol dire che poi gli enti gestori venissero tempestivamente pagati, anzi, direi di no. Invece da quest'anno è stato stabilito tramite una circolare che il pagamento avvenga al 31 marzo e al 30 giugno e il saldo alla fine dell'anno.
  Quest'anno i pagamenti sono stati fatti per tutti i progetti puntualmente rispetto a queste scadenze per quanto riguarda i cosiddetti posti ordinari. I posti ordinari sono quelli che sono stati pubblicati nella graduatoria. Invece, i posti aggiuntivi, che sono stati richiesti e ottenuti dal Ministero dell'interno in passaggi successivi, sono stati pagati in un'unica soluzione – non mi ricordo mai il passaggio dei costi aggiuntivi – ad agosto di quest'anno. Sono stati pagati tutti i costi aggiuntivi del 2014 in un'unica soluzione, non a tranche, e alla fine dell'anno dovranno essere pagati i posti del 2015.
  Sui posti aggiuntivi è molto complicato fare tutti i conteggi perché il Ministero dell'interno li ha richiesti in varie fasi. In varie fasi il Ministero dell'interno, parallelamente all'attivazione di posti tramite le prefetture, ha chiesto al Servizio centrale di verificare se nella rete attuale ci fosse la disponibilità ad aggiungere posti. A mano a mano, quindi, si sono aggiunti in una data dei posti e in un'altra data altri posti, ragion per cui il conteggio, ovviamente, è molto complesso.

  PRESIDENTE. L'onorevole Carnevali ha chiesto la parola.

  ELENA CARNEVALI. Volevo solo fare un'osservazione, che mi aiuta a comprendere meglio. Mi riferisco in particolare al bando attuale, che di fatto non prevede l'ampliamento di posti rispetto alle strutture già esistenti – i minori li abbiamo, peraltro, esclusi –, eccetto che per quelli ad alta intensità di carattere sanitario. È giusto ? Quindi, tutta questa valutazione che noi stiamo facendo in riferimento ai costi, in particolare nell'ultima fase della sua audizione, non si applica di fatto per i nuovi bandi. È giusto ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. No, non è proprio così.

  ELENA CARNEVALI. Non sono neanche previsti i posti aggiuntivi. Ci sono comuni che avrebbero voluto avere la possibilità dell'ampliamento, ma mi dicono che con questo bando loro sono esclusi e non possono partecipare, tranne che per quella categoria.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Scusi, se mi Pag. 10permette, nel bando per il triennio 2014-2016 era prevista obbligatoriamente un'aggiunta di posti. Nel decreto 30 luglio 2013, che riguarda il triennio 2014-2016, era previsto che i progetti avessero l'obbligo, laddove il Ministero l'avesse chiesto, di aggiungere una determinata quota di posti. Quelli sono i posti aggiuntivi obbligatori. Mi rendo conto che questo aspetto è veramente complicato.
  Oltre ai posti aggiuntivi obbligatori – non c'era scritto da nessuna parte, ma è quello che è accaduto anche nei tre anni precedenti dello SPRAR – il Ministero a un certo punto ha chiesto al Servizio centrale di verificare se i progetti SPRAR avessero altri posti disponibili. Noi chiamiamo questi posti ulteriori «aggiuntivi» perché non sappiamo come chiamarli, ma sono facoltativi.
  Questo vuol dire che nell'attuale bando, quello del 7 ottobre 2015, non è prevista l'obbligatorietà di aggiungere dei posti, ma non è affatto escluso che il Ministero possa, se lo ritiene, fra sei mesi chiedere nuovamente al Servizio centrale di verificare la possibilità, da parte dei progetti di quel nuovo bando, di attivare dei posti aggiuntivi. Questo è sempre avvenuto.
  Ciò non ha niente a che fare con la possibilità di essere titolari di progetto SPRAR, perché la richiesta di posti aggiuntivi viene fatta a chi è già titolare di progetto SPRAR, viene fatta soltanto a chi è già titolare e a chi è già entrato in una graduatoria.

  ELENA CARNEVALI. Mi scuso perché devo andare e non voglio disturbare, ma davvero vi chiederei la cortesia, attraverso ANCI, di fare una specifica su queste questioni, perché le assicuro che noi siamo in una condizione di... Diciamo che, purtroppo, non c’è la corsa, per usare un eufemismo, ad aprire posti SPRAR e noi speriamo che questi nuovi 10.000 trovino una particolare disponibilità. Vorremmo quindi che fosse maggiormente diffusa questa pratica, perché riteniamo che sia il modello che funziona meglio per i progetti, soprattutto quelli che hanno l'obiettivo dell'integrazione.
  Le assicuro, però, che ci sono comuni che sono convinti di ciò che ho detto. Sono comuni che hanno già attualmente in essere progetti SPRAR, che hanno già fatto la loro parte rispetto agli aggiuntivi obbligatori, lasciando perdere i posti volontari. È stato loro riferito, però, che al bando dell'ultimo decreto non possono partecipare, tranne esclusivamente per la porzione ad alta intensità sanitaria.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Infatti è vero, ma questo non c'entra con i posti aggiuntivi, si sono sovrapposti i due quesiti. Sui posti aggiuntivi ho risposto. Non sarebbero posti aggiuntivi, sono progetti nuovi a cui genericamente non possono accedere comuni che siano già titolari di progetti SPRAR. Tuttavia, ci sono delle eccezioni.
  Questa non è una comunicazione che deve fare ANCI, mi permetto di dirlo, perché è scritto nel decreto. Nel decreto è spiegato molto chiaramente chi può presentare domanda: possono presentare domanda i comuni non titolari di progetti SPRAR oppure i comuni titolari di progetti SPRAR purché abbiano la titolarità o solo di un progetto per minori stranieri non accompagnati o solo di un progetto per categorie ordinarie.
  Questo è specificato, tant’è vero che noi comunque con ANCI, tramite le ANCI regionali, stiamo andando in quasi tutte le regioni d'Italia – anch'io ne ho viste alcune – per incontrare comuni non titolari di progetto SPRAR a cui spieghiamo nel dettaglio questo e rispondiamo ad altri quesiti. Ciò è specificato nel decreto.

  PRESIDENTE. Scusi, ma qual è la ratio ? Io capisco per un comune piccolo perché c’è il tentativo di favorire altri comuni, ma le faccio l'esempio di due comuni: Roma, che ha 50 progetti...

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Infatti Roma non può partecipare.

  PRESIDENTE. Neanche Napoli.

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  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Neanche Napoli.

  PRESIDENTE. Napoli, però, ha solo 100 persone nel sistema SPRAR, mentre potrebbe accoglierne dieci volte tanto, essendo una città di un milione di abitanti. Perché impedire che possa eventualmente partecipare, se ha questa potenzialità ? Il fatto di non distinguere tra un comune che ha un milione di abitanti e un comune che ne ha 5.000, secondo me, è un elemento discutibile.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Questa naturalmente è una domanda che andrebbe semmai rivolta al Ministero dell'interno. Io credo che l'obiettivo del Ministero dell'interno sia quello di ampliare la rete dei comuni.
  Cosa è successo nel corso degli anni ? A parità di rete di comuni, il Ministero dell'interno ha continuato parallelamente ad attivare posti tramite le prefetture, perché ne aveva bisogno in tempi rapidi. Questa è stata la procedura attuata negli ultimi due anni, così come durante l'emergenza Nord Africa. Per quanto riguarda la rete SPRAR, non potendo intervenire con procedure che ampliano il numero dei comuni aderenti, perché bisogna emanare un bando, ha chiesto ai comuni che già hanno posti SPRAR di aumentare quei posti.
  Di conseguenza, ci si è trovati in una situazione che è andata in deroga rispetto ai criteri previsti per lo SPRAR, di cercare cioè di mantenere una proporzionalità tra abitanti e posti di accoglienza, proporzionalità che, utilizzando la procedura dei posti aggiuntivi, è saltata inevitabilmente. Per cercare – credo – di riequilibrare proprio la dimensione della rete, si vuole dare la priorità – o comunque si vuole dare peso – ai comuni non titolari di progetti SPRAR.

  PRESIDENTE. La mia domanda era riferita alla distinzione tra i comuni. Non tutti i comuni sono uguali.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Non c’è distinzione. Non possono partecipare i comuni che hanno più progetti. Poiché possono essere più presenti quelli dello SPRAR, questo è stato fatto per non aggiungere ulteriori posti, a meno che non si tratti di progetti che hanno posti per categorie cosiddette diverse. Un progetto che ha in questo momento posti per categorie cosiddette «ordinarie», ma non ha posti per l'assistenza sanitaria specialistica, può presentare domanda.

  PRESIDENTE. Dottoressa, vorrei essere chiaro: io ho capito che questo è quello che dice il bando, ma io non sono d'accordo sul bando.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Su questo io non ci posso fare niente.

  PRESIDENTE. Mettiamola così, per andare un po’ più al sodo, altrimenti sembra che io mi sia intestardito su questo. Io le ho presentato un caso specifico, quello di Napoli, che non è Roma, che ha una bassissima percentuale di SPRAR e che, poiché ha tanti richiedenti asilo, li ospita quasi tutti nei CAS. Quel comune, che non è un comune piccolo, ma ha 1.000 richiedenti asilo, se volesse trasformare quei posti in posti SPRAR, come potrebbe farlo ?
  Questo è il punto. Poiché abbiamo detto che lo SPRAR funziona meglio, se c’è una volontà attiva – era più o meno quello che chiedeva anche l'onorevole Carnevali – di andare in quella direzione, come si fa ? Io non so se lei conosce la provincia di Napoli. Io vado a Brusciano, che ha 5.000 abitanti e magari non ha il progetto SPRAR, e invece non vado a Napoli, che ha un milione di abitanti e, quindi, probabilmente può sostenere meglio questo impatto. Chiedevo in proposito una sua opinione.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. In realtà la soluzione ideale sarebbe stata quella di prevedere in maniera più strutturale la Pag. 12possibilità di trasformare alcuni dei progetti CAS in progetti SPRAR. Di questo abbiamo parlato anche col Ministero, ma è complicato. È una questione che ci pongono molti comuni, ovviamente, anche in modo formale. Ci sono degli indirizzi di posta a cui si rivolgono i comuni per porre quesiti su questo bando. Il quesito più ricorrente riguarda la possibilità di trasformare in SPRAR un CAS che quel comune ha sul proprio territorio.
  Al riguardo ci sono dei problemi formali. Se il comune è titolare della convenzione con la prefettura, si può assolutamente fare, purché quella struttura CAS corrisponda a quanto previsto dalle linee-guida dello SPRAR (ma questo è ovvio). La difficoltà per noi, nonostante questa sia una direzione assolutamente auspicabile, è come fare a legittimare il fatto che un comune trasformi da CAS in SPRAR una struttura su cui non è formalmente coinvolto, perché in realtà questo riguarda una convenzione fra la prefettura e l'ente gestore che ha in gestione la struttura.
  Il comune può quindi presentare la richiesta, ma solo come ipotesi, perché in realtà dovrebbe fare una gara d'appalto e non è detto che poi la gara d'appalto venga vinta dall'ente gestore che in quel momento ha in gestione quel CAS. Non so se mi spiego. Ci sono delle questioni formali difficilmente risolvibili.

  PAOLO BENI. Io devo dire che, con riferimento ai quesiti che avevo già fatto pervenire, lei ha risposto ampiamente su alcune cose. Ci sono ancora un paio di punti. Il terzo lo elimino perché, in ultimo, rispetto alla questione dei pagamenti, mi è ormai chiaro che sono i vecchi posti, non quelli aggiuntivi, quelli passati al pagamento trimestrale. Era come immaginavo.
  Passo alle altre due questioni. Mi interessa in particolare la questione dell'affidamento da parte dell'ente locale titolare del progetto all'ente gestore, normalmente un soggetto di terzo settore. Io vi chiedevo a proposito della procedura di affidamento, ma non solo. Lei ci ha detto che voi non controllate la procedura di affidamento, ma andate a fare il monitoraggio qualitativo a posteriori sull'attività svolta e, quindi, sulla coerenza dei servizi svolti con le linee-guida, perché di questo vi occupate.
  Io mi riferivo non ad una verifica a posteriori ma piuttosto ex ante sull'affidamento, e non tanto o non solo sulla procedura di affidamento – i colleghi che l'hanno sollevata hanno ragione comunque –, quanto anche sui requisiti posseduti dall'ente che il comune propone per l'affidamento o che si propone al comune per l'affidamento.
  Sono due cose diverse. Non è previsto da nessuna parte – neanche nel bando presumo, a questo punto – che i soggetti, per poter essere partner dei comuni in un progetto SPRAR, debbano avere determinati requisiti coerenti con le linee-guida. Per esempio, uno potrebbe rientrare nei registri previsti dalla legge n. 40/98 tra gli enti che svolgono servizi nel campo dell'assistenza agli immigrati.
  Dico questo con riferimento alla domanda che fu posta nella precedente audizione sul caso specifico dei comuni del Calatino, i quali chiedevano agli enti gestori un requisito assolutamente improprio – a mio parere in contraddizione con le linee-guida dello SPRAR –, che era quello di comprovata esperienza nella gestione di un CARA. Si tratta di modelli proprio diversi. Questo caso è la dimostrazione di tale rischio. Non so se mi riesco a spiegare, ma se non si definiscono precedentemente i requisiti, rischiamo di ritrovarci a gestire i progetti SPRAR enti che non rispettano i presupposti delle linee-guida.
  Lei dice giustamente che c’è un problema burocratico, ma sarebbe auspicabile – e io sono d'accordo – che i CAS diventassero SPRAR. Io non vorrei però che alcuni SPRAR prendessero i vizi dei CAS, laddove ci sono delle situazioni in cui i soggetti gestori non sono associazioni con una vocazione, un'esperienza e delle competenze relative ai temi dell'accoglienza, ma magari sono albergatori. Non so se mi spiego.
  L'altra osservazione in realtà non è un'osservazione, ma una domanda. Non so se c’è il tempo, ma chiedo se si possa avere Pag. 13un'informazione un po’ più approfondita sulla questione dei parametri sulla base dei quali vengono attribuiti i punteggi ai progetti. Lei diceva che ci sono delle tabelle di indicazione e che la Commissione valuta. Vorrei sapere se si possono avere informazioni più approfondite su questo aspetto.

  MARIA CHIARA GADDA. Pongo una breve domanda e una richiesta di approfondimento e di chiarimento.
  In merito al costo medio dei progetti SPRAR, ossia ai 35 euro pro die/pro capite, se ho inteso correttamente, questo importo è variabile ed è legato alla presenza o meno di sovrastrutture e, quindi, di servizi sul territorio. Non reputa che questa definizione, magari legata soprattutto alla formazione, possa essere un elemento troppo discrezionale ?
  In un caso in cui i servizi sono già presenti, ci sarebbe comunque un appesantimento rispetto ad iniziative che già esistono sul territorio e ci sarebbe un costo, mentre nel caso in cui si debba partire ex novo e, quindi, procedere con la formazione ed altre attività di questo tipo, vorrei capire che tipo di controllo esiste in merito a questa questione. Se l'importo è variabile, chi dà la garanzia della correttezza e dell'adeguatezza di questi corsi di formazione e di coloro da cui vengono organizzati ?

  PRESIDENTE. Se non ci sono altre domande, ne faccio un'ultima io, così può fare una replica conclusiva. Vorrei porle una domanda relativa al bando. L'articolo 22 prevede che ci sia una revisione dei conti. Su chi grava il costo e l'esercizio di questa revisione dei conti ?
  Le chiedo se può dar conto alla Commissione di tutte queste attività di monitoraggio.
  Do la parola alla dottoressa Di Capua per la replica conclusiva.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. L'articolo 5 del decreto attuale, che si intitola «Enti attuatori», specifica anche i requisiti minimi: «Gli enti attuatori devono possedere una pluriennale e consecutiva esperienza nella presa in carico di richiedenti/titolari di protezione internazionale, comprovata da attività e servizi in essere al momento della presentazione della domanda di contributo».
  Questi requisiti minimi devono essere autocertificati del comune, cioè da chi firma il progetto. Il legale rappresentante del comune deve dichiarare che il proprio ente attuatore, comunque si chiami, dovrà avere quanto meno questi requisiti, se non ulteriori, perché ovviamente questi sono requisiti minimi, che possono essere poi declinati da parte dell'ente locale, se lo ritiene. Banalizzando, il comune può decidere che la pluriennale esperienza, che per noi equivale a due anni, sia di minimo quattro anni.
  Io credo che gli enti attuatori dovrebbero essere formalmente accreditati. La proposta che voi facevate su un albo degli enti gestori dello SPRAR noi l'abbiamo avanzata più volte al Ministero dell'interno. Non so se poi si sia bloccata per questioni formali o perché nessuno l'ha seguita, ma secondo noi sarebbe assolutamente da fare, proprio perché abbiamo visto con l'esperienza che, indipendentemente – ripeto – dalla regolarità della procedura di affidamento o dalla puntualità dei requisiti che vengono richiesti, non è affatto detto che a tutto ciò corrisponda poi una professionalità nella gestione del progetto.
  Noi verifichiamo i progetti e forniamo delle valutazioni comprovate anche da documenti. Pertanto, io credo che si potrebbe partire, poiché ormai l'esperienza di valutazione dei servizi risale a quindici anni fa. Sicuramente c’è già uno zoccolo duro di progetti di associazioni che hanno gestito i progetti SPRAR nel corso del tempo che è facile documentare rispetto al giudizio che ne è stato dato.
  Non so se riesco a spiegarmi. È vero che varrebbe la pena di fare una valutazione ex ante, ma sarebbe molto difficile, perché sulle questioni dell'asilo e sulla presa in carico dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione c’è moltissima varietà Pag. 14di interventi, di modalità di lavoro e di professionalità di un ente, che può essere elevata, ma può non corrispondere alla professionalità degli operatori che ne fanno parte. Viceversa, possiamo trovare delle ottime professionalità di operatori che vengono assunti da questa o quell'associazione, la quale, però, a sua volta, come associazione, non ha un curriculum efficace rispetto all'attuazione del servizio o all'esperienza sull'immigrazione e sull'asilo.
  Per noi varrebbe la pena di trovare delle modalità di accreditamento, come un albo degli enti gestori dello SPRAR, basato però su quello che è stato visto. Formalizzare ex ante a me sembra molto rischioso e complesso. Rischiamo di trovarci una forma non sempre corrispondente alla sostanza.
  Non so se mi spiego. Almeno questo è quello che noi stiamo vedendo in questo triennio. Moltissime associazioni nuove sono entrate e stiamo vedendo che ci sono tante piccole associazioni anche nuove, ma sempre con almeno un paio d'anni di esperienza, che su questo o quell'intervento specifico lavorano molto bene. Altre grandi associazioni che hanno il nome e hanno sulla carta una più che pluriennale esperienza, in realtà, poi, andandole a verificare puntualmente, presentano delle gravissime criticità, perché molto dipende dal modo in cui si sono ingrandite, con cui hanno conquistato il mercato e con il quale hanno inserito dei nuovi operatori. Non sempre c’è questa corrispondenza.
  Quanto alla tabella dei punteggi, io non ho...

  PRESIDENTE. Scusi, c’è una richiesta di chiarimento su questo punto.

  MARIA CHIARA GADDA. Oltre all'eventuale proposta di albo, non avete mai valutato, all'inverso, una black list, ossia un elenco di soggetti che in modo ripetuto non hanno rispettato i requisiti e che, quindi, non possano più accedere ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Questo bisognerebbe proporlo al Ministero dell'interno.

  MARIA CHIARA GADDA. Chiedo una sua valutazione. Vorrei sapere se può essere praticabile.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Potrebbe essere praticabile. In realtà, sì. Non dico nell'ultimo triennio, ma negli ultimi due trienni, in sei anni, abbiamo tutti i follow-up e tutte le valutazioni dei progetti. Pertanto, possiamo dire quali sono i dieci migliori enti gestori e, quindi, anche quali sono i dieci peggiori, non c’è dubbio. Sì, sono d'accordo, si potrebbe fare...
  Ho visto che anche sull'accreditamento evidentemente ci sono stati degli intoppi, ma penso che ne varrebbe assolutamente la pena, perché garantirebbe quanto meno una scrematura. Non c’è mai la garanzia, perché tutto dipende molto anche – ripeto – dalle professionalità che effettivamente vengono inserite in questa o quell'associazione, ma già avere la garanzia di un nome è un punto di partenza, senza dubbio. Avere la garanzia che un altro nome non entri...

  MARIA CHIARA GADDA. (fuori microfono). Possono cambiare ragione sociale o forma.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Noi, però, abbiamo memoria. Abbiamo molta buona memoria anche sui nomi e cognomi. Sappiamo quali sono gli enti gestori che varrebbe la pena di non avere nello SPRAR e quali varrebbe la pena di avere, ma ci sono delle procedure.
  Poi, ripeto, è l'ente locale che è titolare. Finché non ci si sposta sul peso da attribuire a questi enti gestori, diventa difficile anche rendere attuativo l'esito della valutazione, perché anche l'esito della valutazione, laddove si arriva anche al taglio di punti previsto dal decreto in corso e da quello ancora da definire, riguarda il progetto e, quindi, la responsabilità dell'ente locale. In seconda battuta, indirettamente riguarda l'ente gestore.

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  MARIA CHIARA GADDA. Se posso permettermi, questo darebbe una garanzia e una forma di tutela anche all'ente locale. Per esempio, nella mia provincia – io abito in provincia di Varese – gli enti locali hanno avuto sul loro territorio delle cooperative che poi di fatto non si sono dimostrate serie. Anche fornire un supporto di questo tipo all'ente locale, che nella maggioranza dei casi opera in modo onesto e trasparente, potrebbe essere un aiuto, un supporto.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. C’è stato qualche caso, nel triennio 2014-2016, quello in corso, a fronte di alcune missioni di monitoraggio che abbiamo fatto, in cui abbiamo valutato in maniera particolarmente negativa il funzionamento del progetto. Ci sono un paio di casi – non mi ricordo assolutamente quali – in cui il comune ha deciso di revocare la convenzione stipulata con l'ente gestore e di individuarne un altro in alternativa. Naturalmente, il percorso è indiretto.
  Per quanto riguarda la tabella dei punteggi, io ho qui quella del decreto già concluso, quello del 2014-2016, della graduatoria. L'ho preso per fare un esempio. Vi posso mandare anche queste. Sono delle tabelle che fanno riferimento agli allegati.
  Il decreto contiene degli allegati. C’è il decreto vero e proprio e poi ci sono gli allegati da compilare a carico del progetto che riguardano le strutture, dove sono, come sono fatte, i servizi che verranno attuati, chi verrà accolto, quali saranno le procedure, quali saranno gli obiettivi da raggiungere e via elencando. In corrispondenza a ognuno di questi allegati c’è una tabella con degli indicatori e dei punteggi collegati a questi indicatori per calcolare il totale del punteggio raggiunto dal progetto.
  Rispetto al decreto attuale ci sono delle modifiche, ma, al di là delle modifiche delle tabelle, un cambiamento importante è che, per la prima volta da quando esiste lo SPRAR, è stato stabilito che il punteggio minimo per essere di fatto ritenuti idonei e finanziabili è 66, mentre in tutti gli altri decreti proprio storici dello SPRAR è stata da sempre fatta la distinzione solo fra ammessi, esclusi e idonei. Potevano essere poi finanziati e, quindi, valutati idonei anche progetti che avessero raggiunto un punteggio minimo nella proposta progettuale. Venivano ammessi dal punto di vista formale e non esclusi perché tutti i documenti erano presenti, perché tutto era stato compilato, perché tutto tornava, ma comunque con un punteggio bassissimo di qualità della proposta progettuale e, ciononostante, finanziati. Invece, nel bando in corso, quello di quest'anno, quello che scade a gennaio, è previsto che, anche se idonei, ammessi e inclusi, per essere finanziati i progetti devono aver raggiunto un punteggio minimo di 66 punti.
  La figura del revisore indipendente è pagata dal progetto. È un costo previsto nel Piano finanziario. È la prima volta che si inserisce questo perché abbiamo visto che è stato molto utile. Il ministero ha verificato che, utilizzando i fondi europei, per i quali era obbligatorio l'utilizzo di un revisore indipendente, era stato molto utile questo pre-controllo interno. Esso tutelava anche gli enti locali stessi prima della presentazione dei rendiconti al Ministero dell'interno e, in seconda battuta, anche chi doveva effettuare poi il controllo, ossia il Servizio centrale per conto del Ministero dell'interno, in questo caso, sui rendiconti.

  PRESIDENTE. Chi lo paga ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Lo paga il progetto. Il Ministero dell'interno eroga il finanziamento al comune. Se il revisore, che viene scelto dal comune, è stato inserito nel personale del comune ... Sostanzialmente la domanda era sull'eventuale duplicazione di interventi e di sovrapposizioni di spese rispetto a quello che esiste già su quel territorio ?

  MARIA CHIARA GADDA. Se ho inteso bene, la cifra è variabile sulla base dell'esistenza o meno dei servizi. I 35 euro sono legati anche a servizi accessori che vengono offerti.

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  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Sì, tutto ciò che è previsto dal progetto rientra in questo costo medio dei 35 euro.

  MARIA CHIARA GADDA. Se può ripetere, laddove i servizi non siano esistenti sul territorio, devono essere creati ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Possono.

  MARIA CHIARA GADDA. Con quali requisiti ? Chi controlla la correttezza ? Se su un territorio non esiste alcun tipo di servizio, devono essere attivati dei corsi di formazione. Io trovo questo meccanismo non equo.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Forse non riesco a capire. Facciamo l'esempio del tirocinio. Per i corsi di formazione il discorso è un po’ più complicato perché ci vuole un ente accreditato. Non è né il comune, né l'ente gestore che può organizzare un corso di formazione, ma ci può essere, per esempio, un corso di formazione su quel territorio...

  MARIA CHIARA GADDA. Un corso di formazione per chi ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Per tutti. I titolari di protezione internazionale possono accedere a qualsiasi corso di formazione per cittadini italiani, purché non sia richiesta la nazionalità. Quindi, possono accedere a un corso.
  Lo step successivo, però, indipendentemente dal corso di formazione, quello dell'attivazione di un tirocinio, è un percorso che si può fare raramente con risorse già del territorio. Il progetto individua il tirocinio, stipula un accordo con l'imprenditore o con il datore di lavoro e paga le spese del tirocinio, che sono spese di assicurazione, una piccola indennità che deve essere erogata mensilmente. Sono a carico del progetto.

  MARIA CHIARA GADDA. È questa quota parte a carico del progetto che volevo capire.

  PRESIDENTE. Dottoressa, se posso permettermi di fare una domanda più specifica, lei parlava del comune di Bergamo e di quello di Riace. Nel comune di Bergamo la dotazione per 100 ospiti è di 35 euro pro capite pro die – giusto ? – e, quindi, di 3.500. Nel comune di Riace è lo stesso, ammettendo che ci siano gli stessi 100 ospiti.
  Il comune di Bergamo, però, ha una serie di servizi che sono già integrati nella sua struttura. Poiché il progetto ha lo stesso costo per lo Stato, il servizio che viene erogato è differente, perché questi servizi, che sono già inclusi, probabilmente avranno un'economia di scala più vantaggiosa. Invece, se li si deve fare ex novo, possono essere... È qui l'elemento di...

  PAOLO BENI. (fuori microfono). I servizi arricchiscono la qualità del progetto. Il rischio è di una minore qualità.

  PRESIDENTE. Il rischio è di una minore qualità e, quindi, la disparità si basa sul fatto che la previsione relativa al progetto, se non abbiamo capito male, non impone dei livelli uguali verso l'alto. Diciamo che li mette verso il basso, ma non verso l'alto.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. No, perché i requisiti minimi sono previsti dalle linee-guida.

  PRESIDENTE. Infatti, verso il basso i requisiti minimi sono previsti.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Non dall'ente gestore, però. I requisiti minimi di qualità dei servizi sono superiori agli standard minimi previsti a livello europeo. Gli standard minimi richiesti dalle linee-guida dello SPRAR sono di livello superiore agli standard previsti come minimi a livello europeo.

Pag. 17

  PRESIDENTE. Questo è il motivo per il quale noi abbiamo sempre detto che bisogna andare nella direzione dello SPRAR.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Dopodiché, non è immediatamente coincidente questo tipo di valutazione. Non è affatto detto che, poiché a Bergamo è già strutturale – faccio un esempio – l'accesso ai tirocini formativi, questo automaticamente faccia di Bergamo un progetto migliore del progetto – non voglio nominare Riace perché avrei delle osservazioni da fare su Riace – di Acquaformosa, sempre in Calabria.
  Non è affatto detto che la difficoltà di attivare dei tirocini formativi o il fatto che questi non siano strutturali sul territorio di Acquaformosa ne facciano automaticamente un progetto qualitativamente meno interessante di quello di Bergamo, perché ci sono altri fattori che compongono la qualità dell'accoglienza in senso complessivo, non in senso letterale, come la possibilità di inserirsi in quella comunità.
  A Bergamo c’è molta più discriminazione. Ci sono molti più stranieri o italiani che chiedono di accedere a dei tirocini formativi, ragion per cui ci potrebbe non essere più spazio per i titolari di protezione internazionale che non hanno dei canali preferenziali. Il fatto che vengano, per esempio, attivati dei tirocini ad hoc corrisponde anche meglio, in taluni casi, all'obiettivo di costruire dei percorsi individualizzati per l'inclusione sociale e l'inserimento lavorativo dei beneficiari del progetto.
  Sto facendo un esempio legato alla domanda che avete fatto voi, ma ci sono moltissime variabili che compongono la qualità del progetto. Noi recentemente abbiamo ultimato – intendo i tutor – delle visite di monitoraggio a piccolissimi comuni della Calabria, per definizione un territorio spopolato e povero, dove non ci sono investimenti strutturali e non c’è sviluppo. Invece, stanno lavorando, forse perché se lo stanno inventando, non saprei. Alcuni giovani sindaci hanno chiamato a condividere questo progetto anche la popolazione locale e stanno sfruttando le potenzialità esistenti nel loro territorio e, in realtà, stanno facendo nascere delle ottime esperienze di inclusione, che a Bergamo non ci sono.
  Parlo di Bergamo perché è un territorio difficile, ma lo stesso vale per Brescia. Brescia si è ritirata dallo SPRAR. È uno dei due comuni che in quindici anni si sono ritirati spontaneamente dallo SPRAR solo per questioni ideologiche. A Brescia ci sono sicuramente molte opportunità dal punto di vista dei servizi.
  Non sempre le cose corrispondono in maniera matematica. Vorrei sottolineare questo.

  MARIA CHIARA GADDA. Se posso, per avere un ordine di grandezza numerico, tenuta la media dei 35 euro, quanto è la variazione rispetto a un costo medio laddove esistono dei progetti già sul territorio e laddove, invece, vengono creati ex novo ? Quanto può essere la variabilità rispetto ai 35 euro ?

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Non lo so, non ne ho proprio idea. Non abbiamo mai fatto questo tipo di valutazione. Tutto parte dal presupposto che non esiste un costo che deve essere rispettato dal progetto, proprio perché il progetto costruisce... Non so come dire. Anche a parità di risorse di quel territorio, di servizi già attivi, o di assenza di servizi attivi, non è affatto detto né che i due progetti costino nello stesso modo, né che offrano le stesse opportunità o le stesse qualità dei servizi, proprio perché il progetto viene costruito. C’è uno zoccolo duro che va mantenuto, ma poi ogni progetto è di fatto diverso dall'altro, oltre un dato livello, naturalmente.

  MARIA CHIARA GADDA. Quindi, è molto difficile standardizzare.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. I progetti sono molto standardizzati sulla richiesta sulle linee-guida, perché sono obbligatorie, ma il di più che mettono alcuni non è detto Pag. 18che ci sia in altri. Questo non è legato necessariamente né al costo, né alle opportunità del territorio. Non automaticamente, intendo dire.
  Se poi avete bisogno, necessità o desiderio che entriamo in un dettaglio ancora maggiore di percentuali e variabili, possiamo anche costruirlo, se ce lo specificate in maniera maggiore.
  C'era qualcos'altro. Sto cercando il vostro foglietto con le domande.

  PRESIDENTE. Questi quesiti li avevamo esauriti.

  DANIELA DI CAPUA, direttrice del Servizio centrale dello SPRAR. Forse non ho risposto sul rapporto tra enti locali e associazioni e se ci sia totale delega passiva o coinvolgimento, comunicazione e reciproco rispetto dei diversi ruoli.
  Purtroppo, il tipo di rapporto è molto variabile. Ci sono comuni che formalmente mantengono buona parte della gestione, anche operativa, del progetto in casa e ne delegano solo una parte alle associazioni. In questo caso c’è moltissima collaborazione, perché i due attori del progetto devono continuamente comunicare e rendersi complementari l'uno all'altro.
  Ci sono comuni che delegano totalmente la gestione del progetto a una o più associazioni, ma, ciononostante, mantengono un ruolo attivo di responsabilità e anche di supervisione e di coordinamento del progetto.
  Ci sono comuni che, invece, delegano e di fatto delegano, cioè non sanno nulla del progetto, non se ne occupano e non si coinvolgono. Effettivamente esistono anche queste realtà. Questo lo verifichiamo in sede di monitoraggio, quando incontriamo i comuni. In quel caso, cerchiamo naturalmente di chiedere degli aggiustamenti in questo senso.

  PRESIDENTE. Ringrazio la dottoressa Di Capua per il prezioso contributo fornito ai lavori della Commissione anche attraverso la periodica trasmissione alla Commissione dei dati sulla rete SPRAR, che ci sono molto utili.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta, sospesa alle 15, riprende alle 15.05.

Comunicazioni del Presidente.

  PRESIDENTE. Comunico che il prefetto di Ragusa, dottor Vardè, ha trasmesso in data odierna una propria nota, che precisa taluni contenuti del rapporto di Medici senza frontiere sul CPSA di Pozzallo, presentato alla Commissione la scorsa settimana. Tale rapporto, a giudizio del prefetto «non rispecchia la reale situazione della cennata struttura». Il documento è disponibile presso l'archivio della Commissione.
  Comunico inoltre che, a seguito dell'odierna riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, il previsto ciclo conclusivo di audizioni in merito al CARA di Mineo avrà luogo giovedì 17 dicembre e martedì 22 dicembre con le audizioni del prefetto Rosetta Scotto Lavina, del prefetto Francesca Cannizzo e, nuovamente, del sottosegretario Giuseppe Castiglione.

  La seduta termina alle 15.10.