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Resoconti stenografici delle indagini conoscitive

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XVII Legislatura

Commissioni Riunite (VIII e X)

Resoconto stenografico



Seduta n. 4 di Martedì 28 novembre 2017
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Realacci Ermete , Presidente ... 3 

Audizione del Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti sul documento in consultazione pubblica «verso un modello di economica circolare per l'Italia» (ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento) :
Realacci Ermete , Presidente ... 3 
Galletti Gian Luca , Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare ... 3 
Realacci Ermete , Presidente ... 13 
Crippa Davide (M5S)  ... 15 
Realacci Ermete , Presidente ... 18 
Bianchi Stella (PD)  ... 18 
Realacci Ermete , Presidente ... 20 
Pellegrino Serena (SI-SEL-POS)  ... 20 
Mariani Raffaella (PD)  ... 22 
Zolezzi Alberto (M5S)  ... 23 
Micillo Salvatore (M5S)  ... 25 
Busto Mirko (M5S)  ... 25 
Realacci Ermete , Presidente ... 26 
Galletti Gian Luca , Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare ... 27 
Zolezzi Alberto (M5S)  ... 29 
Galletti Gian Luca , Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare ... 30 
Realacci Ermete , Presidente ... 30 
Galletti Gian Luca , Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare ... 30 
Realacci Ermete , Presidente ... 31 

ALLEGATO 1: Verso un modello di economia circolare per l'Italia. Documento di inquadramento e posizionamento strategico. Slides. Documentazione depositata dal ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare Gianluca Galletti ... 32 

ALLEGATO 2: Verso un modello di economia circolare per l'Italia. Documento di inquadramento e posizionamento strategico. Documentazione depositata dal ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare Gianluca Galletti ... 88

Sigle dei gruppi parlamentari:
Partito Democratico: PD;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Forza Italia - Il Popolo della Libertà- Berlusconi Presidente: (FI-PdL);
Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista: MDP;
Alternativa Popolare-Centristi per l'Europa-NCD: AP-CpE-NCD;
Lega Nord e Autonomie - Lega dei Popoli - Noi con Salvini: (LNA);
Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà-Possibile: SI-SEL-POS;
Scelta Civica-ALA per la Costituente Liberale e Popolare-MAIE: SC-ALA CLP-MAIE;
Democrazia Solidale-Centro Democratico: (DeS-CD);
Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: (FdI-AN);
Misto: Misto;
Misto-Civici e Innovatori - Energie PER l'Italia: Misto-CI-EPI;
Misto-Direzione Italia: Misto-DI;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-UDC-IDEA: Misto-UDC-IDEA;
Misto-Alternativa Libera-Tutti Insieme per l'Italia: Misto-AL-TIpI;
Misto-FARE!-PRI-Liberali: Misto-FARE!PRIL;
Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI) - Indipendenti: Misto-PSI-PLI-I.

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
DELLA VIII COMMISSIONE
ERMETE REALACCI

  La seduta comincia alle 13.30.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati nonché mediante la trasmissione diretta sulla web-tv.

  (Così rimane stabilito).

Audizione del Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, sul documento in consultazione pubblica «Verso un modello di economica circolare per l'Italia».

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, sul documento in consultazione pubblica «Verso un modello di economica circolare per l'Italia».
  Do la parola al Ministro Gian Luca Galletti per lo svolgimento della relazione.

  GIAN LUCA GALLETTI, Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare. Signor presidente e onorevoli parlamentari, grazie per aver accolto l'invito del mio Ministero a riferire sulle iniziative già avviate dal Governo e, soprattutto, su quelle da avviare circa l'economia circolare.
  Come sapete, stiamo parlando di una grande sfida, che affrontiamo con gli altri Paesi europei e soprattutto con i Paesi industrializzati. Pag. 4
  Come vedremo, si tratta del risultato di un grande processo cominciato a Parigi nel 2015, che ha avuto step importanti, di cui alcuni già conclusi, come quello del G7 Ambiente a Bologna, dove è stata approvata dai grandi Paesi industrializzati una roadmap precisa per il percorso dell'economia circolare. Soprattutto, ci sarà, entro la fine dell'anno o, al massimo, all'inizio dell'anno prossimo, un'altra tappa importante: la definitiva approvazione da parte del Parlamento europeo della direttiva sull'economia circolare.
  Credo che l'idea di cominciare con la piattaforma che vi presento oggi sull'economia circolare sia un modo adeguato ed efficace per rispondere a tutte le sfide, non solo economiche, ma anche sociali e ambientali, che i grandi impegni presi, sia a livello europeo sulla riduzione di CO2 sia con l'Accordo di Parigi, ci imporranno nel prossimo periodo.
  La piattaforma sull'economia circolare è nata pensando agli enormi squilibri economici e sociali che viviamo a livello globale, partendo soprattutto dalla constatazione del rapido esaurimento delle risorse naturali, dalla produzione dei rifiuti, dalla difficoltà del loro smaltimento e dai costi ambientali, oltre che umani, che hanno determinato nel tempo e continuano ancora a determinare i modelli di produzione lineare utilizzati nel corso del ventesimo secolo.
  Lo dobbiamo fare con uno spirito ambizioso, non indirizzandoci verso una decrescita infelice, ma sapendo che, se riusciamo a mettere insieme l'economia con l'ambiente, potremmo avere uno sviluppo sostenibile, cosa che ricordiamo spesso, come un mantra nei nostri convegni, anche se la sua applicazione in termini pratici diventa difficile.
  A proposito di economia circolare, discutiamo di un nuovo orizzonte di competitività da scoprire. Secondo me, le parole chiave sono: economia circolare e competitività. Pag. 5
  Mi riferisco a un'economia circolare non vista solo ed esclusivamente dalla parte ambientale, ma – lo dico in particolare ai componenti della Commissione Attività produttive, commercio e turismo – vista come un fattore di competitività per il futuro economico delle nostre aziende.
  Non a caso, ancora una volta, così com'è capitato per la strategia energetica nazionale, nella prima pagina del documento che presentiamo oggi, ci sono i due simboli, sia quello del Ministero dello sviluppo economico sia quello del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Questo ci indica come la strada che dobbiamo percorrere nell'indirizzare la politica industriale dei prossimi anni è sempre più collegata anche alle sfide ambientali da affrontare.
  Penso che questa sia davvero una grossa novità dei nostri tempi, nel senso che per anni il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare è stato visto in contrapposizione con il Ministero dello sviluppo economico. Nell'ultimo anno, invece, tutti i documenti che abbiamo esaminato non sono in contrapposizione, ma in sinergia tra i due Ministeri. Credo che questa sia una strada che comincia a diventare sempre più concreta.
  L'economia circolare e l'uso efficiente delle risorse rappresentano un'opportunità, sia per modernizzare la nostra competitività sia, come dicevo, per incrementare la competitività del prodotto e della manifattura italiana, ma anche per migliorare la qualità dell'ambiente e la qualità della vita per noi e per i nostri figli, per cui il traguardo ambientale è anche un traguardo economico.
  Come vedete dalla prima slide (cfr. pag. 2 dell'Allegato 1), si chiarisce subito che la risposta che vogliamo dare con l'economia circolare è una risposta economica, sociale e culturale allo spreco di risorse, partendo da quello che più volte abbiamo Pag. 6detto: oggi ci rendiamo conto che le risorse disponibili, che per tutto il Novecento abbiamo considerato inesauribili, sono al contrario esauribili e che vanno risparmiate per le future generazioni.
  Tra i principali obiettivi del documento, c'è quello di fornire un inquadramento generale dell'economia circolare, cioè di stabilire che cosa intendiamo per economia circolare. Abbiamo poi definito il posizionamento strategico del nostro Paese sul tema per precisare quali siano i settori in cui possiamo essere più competitivi sul tema dell'economia circolare, anche rispetto agli altri Paesi europei.
  Tra gli obiettivi, c'è anche quello favorire lo sviluppo di nuovi business che sappiano valorizzare al meglio l'eccellenza italiana, soprattutto tenendo conto della composizione delle aziende italiane.
  Come sappiamo, nel nostro Paese, rispetto agli altri Paesi europei, c'è un'anomalia, che è un grande punto di forza, ma che, soprattutto quando c'è una modernizzazione forte del sistema, può diventare un punto di debolezza: la nostra economia è basata soprattutto sulle piccole e medie imprese, a differenza degli altri Paesi, che, invece, hanno molti campioni nazionali, quindi hanno una dimensione di impresa più elevata della nostra.
  Sinceramente, in questo momento, ciò rischia di essere più un problema che un'opportunità, quindi vale la pena di fare un particolare focus su quest'aspetto anche in futuro.
  Le grandi imprese hanno già cominciato a investire sull'economia circolare, rendendosi conto anche dei benefici che ne derivano per la loro redditività. Chiaramente, le piccole e medie imprese fanno più fatica a cogliere i benefici che possono derivare dall'introduzione dell'economia circolare, anche perché Pag. 7 tali imprese operano in piccola scala, con minori tecnologie e con minore innovazione,.
  Abbiamo lasciato in consultazione pubblica il documento, che vi è stato consegnato, dal 12 luglio al 18 settembre del 2017. Devo dirvi che abbiamo avuto una risposta che neanch'io mi aspettavo: hanno partecipato 3.900 utenti, abbiamo avviato 6.400 sessioni di lavoro e ricevuto 300 contributi puntuali, che sono stati in parte recepiti nel documento che abbiamo presentato. Hanno partecipato le pubbliche amministrazioni, le piccole, le medie e le grandi aziende, le associazioni, i consorzi, gli organismi di certificazione e i singoli cittadini.
  Domani, cominceremo con la presentazione del documento agli stakeholder. Dopo la giornata organizzata con i rappresentanti di Confindustria, continueremo a presentarlo alle associazioni di categoria, quindi alle associazioni ambientaliste e alle associazioni dei cittadini che lo richiederanno, per quanto è possibile.
  Questa fase continuerà, ma, entro la fine del 2017, è prevista la presentazione del documento in Consiglio dei ministri, cui seguirà l'elaborazione del Piano di azione nazionale per l'economia circolare.
  Perché parlavo di una piattaforma? Questo è un documento di indirizzo, mentre le politiche di policy troveranno posto, così come dicono le normative europee, all'interno del Piano di azione nazionale per l'economia circolare, che deve essere predisposto entro il 2018 e andrà di pari passo con il Piano nazionale Clima ed energia.
  Com'è strutturato il documento? La prima parte è dedicata ai principi e agli obiettivi, cioè riguarda in particolare che cosa intendiamo per uso più efficiente e sostenibile delle risorse, e al nuovo modello integrato di produzione, distribuzione e consumo dei prodotti. Pag. 8
  Abbiamo fatto anche quella che abbiamo chiamato «istantanea» della situazione attuale, disegnando il contesto internazionale europeo e quello italiano e tentando di focalizzarci in particolare sui punti di criticità e sulle opportunità che oggi abbiamo nel nostro Paese.
  Abbiamo tentato di capire che cosa vuol dire cambiare questo paradigma per i due stakeholder principali, che sono le imprese e i consumatori, quindi abbiamo provato a identificare gli strumenti economici e fiscali che possiamo utilizzare in questo momento.
  C'è una fase di transizione, come in tutti i percorsi ambientali che vediamo in questo periodo, con un ripensamento del concetto di rifiuto, che è sempre più una risorsa e sempre meno un costo per le imprese. Ci siamo chiesti quali sono i modelli di produzione e di consumo sostenibile e come intervenire su risorse e prodotti. Poi, c'è la fase importante degli indicatori, che comprende anche il monitoraggio.
  In questa slide (cfr. pag. 6 dell'Allegato 1), abbiamo provato a riassumere il concetto di economia circolare anche da un punto di vista visivo, per cui abbiamo messo, da una parte, l'economia lineare e, dall'altra, l'economia del riciclo. Poi, c'è l'impostazione che proviamo a portare avanti con la piattaforma dell'economia circolare.
  Probabilmente si tratta di uno schema che avete visto e rivisto perché non abbiamo inventato niente di nuovo, ma penso possa essere chiarificatore del passaggio dall'economia lineare all'economia circolare.
  Per venire ai singoli punti, come dicevo, abbiamo voluto fare l'istantanea della situazione attuale, che è descritta nel documento. Ho già ricordato che il concetto di economia circolare nasce non solo da un principio economico, ma anche da una filosofia, che si è sviluppata sull'economia circolare e ha trovato Pag. 9casa in un percorso internazionale ed europeo per essere espletata e codificata, anche nella tempistica, da vari documenti.
  Tra i documenti più importanti, vorrei citare la roadmap di Bologna discussa nel G7 Ambiente, che credo sia una pietra miliare, per cui sono contento che la sua sottoscrizione da parte dai Paesi più industrializzati del mondo sia avvenuta in Italia. Altri documenti importanti sono i rapporti del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) e dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e, a livello europeo, il pacchetto dell'economia circolare del 2 dicembre 2015, che, come ricordavo prima, speriamo possa essere approvato in via definitiva entro la fine dell'anno.
  In Italia, possiamo arrivare obiettivamente a condizioni di competitività rispetto agli altri Paesi sulle otto performance del settore del riciclo, in particolare. Il sistema dei consorzi ci ha permesso negli anni di raggiungere percentuali di raccolta molto buone e il trend di riduzione del consumo delle risorse negli ultimi anni è stato molto forte, così come anche le importazioni nette di risorse.
  Vorrei passare a un focus sui punti principali. Abbiamo tentato, come dicevo prima, di identificare i punti su cui possiamo investire perché obiettivamente abbiamo una economia già radicata e sviluppata.
  Il design è sicuramente uno di questi temi e una parte importante del documento, come vedrete, è appunto incentrata sul design. Il presidente Realacci è un esperto di questi temi e, partendo da una semplice constatazione, dice sempre che, quando noi facciamo le cose, le facciamo più belle degli altri e lo facciamo con una naturalezza spontanea.
  L'EcoDesign sarà uno dei temi fondamentali della nuova economia circolare e ci deve vedere particolarmente impegnati, Pag. 10sia nella ricerca di nuovi materiali sia nel disegno del prodotto, perché l'EcoDesign avrà una importanza fondamentale sulla riciclabilità del prodotto finale. Non c'è dubbio che in questo settore noi abbiamo possibilità di mercato molto forti, quindi l'EcoDesign è un tema che dobbiamo presidiare con molta forza.
  Oltre alla ricerca di materiali, l'economia circolare interesserà i processi produttivi. Anche a quest'aspetto è dedicato uno spazio importante nel documento che vi ho presentato.
  La disassemblabilità dei materiali, la riciclabilità, la modularità, la riparabilità e la manutenzione, insieme alla sostituzione delle sostanze pericolose con sostanze non pericolose e al riutilizzo, alla raccolta e alla rigenerazione per la qualità del riciclo, sono fasi del processo produttivo interessate da questo cambio di paradigma, cioè dal passaggio dall'economia lineare all'economia circolare.
  Il nuovo modello d'impresa avrà un impatto sulla fornitura e sull'acquisto di prodotti sostenibili, ma anche per quanto riguarda il recupero, il riuso e il riciclo, cioè la capacità di un'azienda di ritirare il proprio prodotto giunto alla fine di un ciclo per impiegarlo nel ciclo produttivo nuovamente, di estendere la durata del prodotto, pensando a prodotti che abbiano una vita più lunga di quella attuale, e di utilizzare piattaforme di condivisione, introducendo, anche nel processo produttivo e nella gestione dei beni, una digitalizzazione sempre più avanzata, in maniera da permettere agli utenti di collaborare fra di loro e di scambiarsi prodotti, invece che mandarli al fine vita, o di puntare ad un utilizzo multiplo di questi. Mi riferisco al car sharing e al bike sharing, quindi alla possibilità di un utilizzo multiplo dei prodotti.
  Poi, c'è un capitolo interessante: «Dal prodotto al servizio». Il modello di business degli ultimi anni è incentrato non solo sul Pag. 11bene, ma anche sul servizio inglobato nel bene stesso. Mi riferisco alle auto, agli apparecchi hi-tech, agli apparecchi di musica, ai filmati in streaming o alle attrezzature sportive. Questo servizio inglobato si sta espandendo anche in altri comparti, come l'abbigliamento, l'arredamento, l'oggettistica e così via.
  Chi sono i protagonisti della sfida? Prima di tutto, ci sono i cittadini e a quest'aspetto io do molta importanza.
  Per molto tempo, per economia circolare abbiamo inteso solo la parte finale dell'attività di produzione, cioè il rifiuto, per cui nell'economia circolare, da costo, il rifiuto diventa risorsa. Poi, abbiamo fatto un ulteriore passaggio, dicendo «l'economia circolare interessa tutto il ciclo produttivo, da quello che immetto nel ciclo produttivo a come lo produco, fino al rifiuto, anche perché quello che immetto all'inizio per fare un prodotto ha una rilevanza strettissima con il prodotto finale». Adesso, si tratta di allargare ancora questo concetto: c'è anche il consumatore. In tal senso, siamo ancora un po’ deboli.
  Mi è capitata ieri qualcosa, che per me è stata emblematica e che vorrei condividere. Ieri, ho incontrato alcuni rappresentanti, di cui non faccio i nomi, di una grande azienda della grande distribuzione del nord Italia, che è molto forte nella mia regione, quindi potete immaginare chi fossero costoro, a grandi linee. I rappresentanti mi hanno detto: «stiamo rifacendo tutti i nostri punti vendita a Bologna e proviamo anche, quando disegniamo il punto vendita, a mettere in risalto i prodotti con caratteristiche ambientali più forti, ma non abbiamo ancora una risposta adeguata da parte del consumatore». Loro ci sono arrivati, ma manca oggi l'attenzione del consumatore, che ancora – lo capisco, in particolare in un periodo come questo – fa la scelta in base al prezzo e, anche a parità di prezzo, Pag. 12comunque non premia il prodotto con migliori qualità ambientali.
  Non c'è dubbio che dobbiamo fare un ulteriore sforzo oggi nell'educazione dei cittadini e nella diffusione di questa cultura, a partire, come al solito, come sappiamo e come ci hanno sempre insegnato, dalle fasce più giovani, in maniera che si riesca a sviluppare una nuova cultura d'impresa.
  La tracciabilità delle risorse, dei prodotti e dei servizi delle filiere diventa indispensabile per la qualità dei beni, quindi anche per dimostrare la circolarità dell'azione che le aziende fanno.
  Poi, c'è il grande tema della misurabilità della circolarità: se immaginiamo una politica per le imprese che applicano l'economia circolare, prima di tutto dobbiamo essere in grado di misurare se le imprese fanno veramente circolarità nella loro produzione o meno, quindi la misurabilità di questa circolarità diventa determinante.
  Abbiamo provato a individuare gli indicatori della circolarità, che, molto semplicemente, rappresentano la quantità delle risorse impiegate e riammesse nel sistema, cioè abbiamo provato a quantificare la riciclabilità del prodotto utilizzato e l'impatto ambientale delle risorse impiegate e riammesse nel sistema, per cui, se, alla fine del mio processo produttivo, c'è un materiale difficile da smaltire, chiaramente quello pesa molto sulla circolarità, ma, se ho una ridotta quantità di rifiuto e quel rifiuto è anche facilmente smaltibile, è chiaro che il sistema ne risente positivamente. Si tratta del valore economico delle risorse impiegate e riammesse nel sistema, per cui, più vale la materia che rimetto nel sistema, più sono nell'ambito dell'economia circolare.
  Che cosa stiamo facendo come Ministero? Stiamo lavorando molto sui CAM (Criteri ambientali minimi). In particolare, nelle Pag. 13gare pubbliche viene attribuito un punteggio premiante pari a cinque punti per la redazione di un bilancio materico relativo all'uso efficiente delle risorse impiegate per la realizzazione e manutenzione dei manufatti, cioè sempre di più teniamo conto, nella predisposizione dei CAM, della qualità ambientale del prodotto impiegato.
  Abbiamo istituito il tavolo tecnico sugli indici di circolarità, già insediato presso il mio Ministero, che sta lavorando da tempo anche sulle policy nazionali da inserire nel documento che seguirà.
  Abbiamo anche costituito – la incontreremo domani – l'Alleanza per l'economia circolare, che mette insieme le grandi aziende che hanno già cominciato un percorso di circolarità nella loro azione perché queste possono essere un buon esempio, da una parte, ma anche una buona palestra per noi che dobbiamo cominciare a incentivare questo tipo di produzione.
  Poi, c'è la parte relativa al fine vita del prodotto. Due decreti sono già stati inviati alla Commissione europea, quello sul fresato d'asfalto e quello sulla gomma derivante da pneumatici, e stiamo lavorando su ulteriori decreti elencati nel documento.
  «Città per la circolarità» è un protocollo d'intesa con tre città pilota, Bari, Milano e Prato, che lavoreranno su un progetto specifico ancora embrionale per la circolarità delle città.

  PRESIDENTE. Grazie, Ministro. Sicuramente ci ha presentato un quadro di grande interesse. Vorrei ricordare una sola cosa, che il Ministro in parte diceva: non per merito delle politiche, ma per merito dei cromosomi, siamo in Europa quelli che recuperano più materie prime. Recuperiamo più materie prime dei tedeschi: recuperiamo 47 milioni di tonnellate all'anno, mentre i tedeschi ne recuperano 43 milioni. Questo ci fa risparmiare 17 milioni di tonnellate di petrolio all'anno e Pag. 14accade perché storicamente, dai rottami di Brescia agli stracci di Prato e alle cartiere della Lucchesia, siamo abituati a avere filiere efficienti.
  Quest'aspetto riguarda un pezzo della sfida del futuro, però al Ministro vorrei chiedere una cosa molto puntuale.
  Va benissimo il quadro, cui seguiranno le strategie. Intanto, ci sono alcuni strumenti, di cui uno è stato nominato dal Ministro. Questi strumenti sono stati già introdotti in una serie di provvedimenti, ma non vengono fino in fondo praticati.
  Mi riferisco al green procurement, che abbiamo inserito in 80 parti diverse del codice degli appalti e che necessita in qualche maniera di griglie di applicazione non ancora realizzate, oppure penso al decreto sull’end of waste, che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare deve adottare.
  Lo dico perché c'è una vicenda emblematica per cui rischiamo di impantanarci. Mi riferisco all'esperienza che si sta facendo, quale unico primo caso al mondo, per il riciclo dei pannolini e dei pannoloni. Come molti colleghi sanno, ci sono livelli altissimi di raccolta differenziata, come nel caso di questa esperienza del Consorzio Contarina nel trevigiano: l'80 per cento di raccolta differenziata per pannolini e pannoloni non è poca cosa.
  C'è un'esperienza molto avanzata da questo punto di vista, che si sta facendo in Veneto e che rischia di finire male, anche perché la regione Veneto ha sbagliato l'autorizzazione e manca l'end of waste: si recuperano i materiali, però questi materiali non possono essere usati, perché vengono ancora considerati rifiuti, quindi nessuna azienda prende quei materiali per sostituire altre materie prime.
  Casomai, dopo tutti gli interventi dei colleghi, chiederei al Ministro se sull’end of waste possiamo rassicurare chi sta facendo un buon lavoro sul fatto che arriverà il decreto a Pag. 15risolvere quel problema. Altrimenti, da essere i primi al mondo a fare un'esperienza, finiamo per essere quelli che non riescono a sfruttarla.
  Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  DAVIDE CRIPPA. Grazie, presidente. Ministro, la sua è una presentazione che mi lascia molto perplesso e ci lascia molto perplessi perché, di fatto, tornando indietro nel tempo, già negli anni Duemila, quando ero al Politecnico di Torino, si parlava di queste cose. Secondo me, arrivare oggi a fare un documento che parte dalle premesse che si conoscevano e si insegnavano negli anni Duemila dà molto l'idea del ritardo e della modalità non apprezzabile con cui state cercando di trattare questi temi.
  Quanto sto per dire credo verrà annunciato in maniera più elegante dal presidente Realacci. Di fatto, anche l'esempio dell'impianto di riciclo dei pannolini ci fa capire come, da un punto di vista industriale, ci fosse già un'azienda pronta a investire diversi anni fa perché l'impianto non è stato inventato e costruito quest'anno, ma è stato progettato da tempo, creando filiere di ricerca. Nel momento in cui c'è un ritardo così enorme sulla questione dell'autorizzazione, per cui io non ho ancora ben chiaro se quella materia è rifiuto o materia secondaria e non ho una prospettiva temporale di quando qualcuno riuscirà a regolamentare queste cose, capisco che il nostro Paese gestisce e regolamenta i settori sempre e soltanto dopo che il problema si è posto
  Di fatto, ci ritroviamo ancora una volta a perdere delle occasioni, anche a livello mondiale, per esportare tecnologia e modalità di gestione diverse perché siamo ingessati in regole ministeriali, che, per ritardi ovviamente imputabili in questo caso al suo Ministero, faticano ad arrivare a conclusione. Pag. 16
  Cito quell'esempio, ma posso citare altri passaggi che abbiamo fatto. C'è stato anche un grosso lavoro sulla proposta di legge del collega Vignaroli sul vuoto a rendere, appoggiata da diversi gruppi. Credo che siamo davanti all'evidenza che questa proposta non può stare in piedi, dal momento che non si è definita la natura economica incentivante né è stata individuata una copertura economica che preveda la modalità di recupero degli imballaggi di natura primaria, in modo tale che, anziché darli a una filiera di discarica o applicare procedimenti di recupero diversi, si riesca a valorizzare quello che non è considerato ancora un rifiuto.
  Oggi, quest'aspetto è lasciato alla volontà tra due soggetti, che sono il produttore e il distributore o il punto vendita, mentre il ruolo del consumatore non viene in alcun modo coinvolto in questo percorso.
  Basta tornare indietro di trent'anni per ricordare che la filiera del recupero delle bottiglie in vetro c'era già all'epoca, per cui non dobbiamo oggi riscoprire l'acqua calda riguardo alle modalità di gestione.
  C'è un altro caso in cui si perseguono obiettivi di natura lodevole per la carta, anche se ormai un po’ vecchi per il nostro Paese e per i Paesi europei, come quelli che vengono citati all'interno di questo documento. Inoltre, sono stati bocciati gli emendamenti sul plasmix per l'incentivazione di filiere, come quelli presentate dal Movimento 5 Stelle al Senato e legati al recupero della plastica secondaria e alla modalità di incentivazione.
  Lo dico perché dobbiamo renderci conto che sul mercato questi prodotti non hanno spazio per una ragione meramente economica: da un lato, non si stanno valorizzando le esternalità negative delle filiere di materia vergine che, conseguentemente, avranno sempre un prezzo di mercato uguale o minore, quindi Pag. 17non c'è la valorizzazione, se non grazia all'etica del consumatore.
  Spero di riuscire a far capire che, se proviamo a inserire meccanismi di accompagnamento al mercato, poi il mercato è in grado di gestirsi, ma il percorso di accompagnamento deve essere ovviamente improntato a un sostegno. È lampante l'esempio della produzione di materia vergine nel campo della plastica: c'è l'incentivo sugli energivori, quindi determinate imprese possono beneficiare dello sconto energetico, ma i percorsi di recupero e diffusione da materie secondarie in quel caso non rientrano nella medesima categoria.
  Anche in questo caso, stiamo giocando con le regole e stiamo parlando di cose che le stesse regole non permettono. Credo che, se le regole fossero più semplici e flessibili, potremmo riuscire a far partire qualcosa di diverso.
  Passo agli appalti verdi, che lei ha citato, e poi a un ulteriore punto per concludere. È lodevole quello che è stato previsto all'interno dei meccanismi negli appalti, ma il problema è che non si capisce ancora oggi quale sia la sanzione e quale sia il deterrente per chi non fa rispettare quelle regole nelle procedure degli appalti all'interno della pubblica amministrazione. Chi è il soggetto che deve essere responsabile di tutto ciò? Fino a quando non s'inquadrano bene la sanzione e il soggetto destinatario della sanzione per chi non applica quella modalità sugli appalti, stiamo parlando del nulla dal punto di vista operativo.
  Sull'obsolescenza programmata lei citava poc'anzi la necessità di allungare i periodi di garanzia e le filiere legate alla riparazione, il che, da un lato, ci fa piacere, ma, dall'altro, le segnalo che due settimane fa sono state approvate due risoluzioni in Commissione Attività produttive, commercio e turismo, una a firma nostra e una a firma MDP, che vanno in quel senso. Pag. 18Tuttavia, siamo già certi che presenteremo degli emendamenti alla legge di bilancio che vanno verso quella direzione e troveremo la solita risposta da parte del Governo, che dirà: «non ci sono risorse disponibili al momento».
  Allora, se consideriamo che l'economia circolare possa dare un sostegno economico al Paese, quel tipo di risorse economiche si devono trovare. Altrimenti, ci riduciamo a avere oggi particolari meccanismi di consumo, come quello delle cialde del caffè, per fare un esempio: c'è la cialda di plastica con copertura in alluminio e il caffè all'interno. Vorrei comprendere se lei ha notizie di quante signore si mettono a staccare la pellicola in alluminio e a svuotare il caffè e di quanti, a quel punto, conferiscono la plastica nel ciclo di recupero corretto. Inoltre, quel prodotto ha lo stesso prezzo di un prodotto in plastica biodegradabile, che prendo e butto direttamente nell'umido.
  Questi percorsi devono essere valorizzati da un punto di vista economico negativo: quando c'è un prodotto – lei parlava di disassemblabilità – che deve essere scomposto in tre componenti, credo che ci debba essere qualcuno che dica: «avrai una penalizzazione e devi per forza pagare di più quel prodotto perché sta creando un problema che difficilmente saremo in grado di gestire con la separazione dei rifiuti». Grazie.

  PRESIDENTE. Vorrei pregare tutti i colleghi di contenere se possibile gli interventi, altrimenti non riusciremo a far intervenire tutti.

  STELLA BIANCHI. Ringrazio il Ministro Galletti. Facciamo un salto di qualità con questa strategia. Non mi iscrivo nel gruppo di quelli che dicono che va tutto male perché non credo neanche che quest'atteggiamento ci aiuti.
  Rispetto al merito di essere il Paese più virtuoso nel recupero di materia nella raccolta differenziata, nel recupero di Pag. 19materiali e via dicendo, di cui ha parlato anche il presidente, facciamo un salto di qualità, nel senso che cominciamo a impostare la vera cornice di una politica industriale, anche se la politica industriale c'è già nei fatti, essendo tante le imprese che operano in questo settore.
  Mi associo, però, Ministro, alla richiesta del presidente in merito al decreto sull’end of waste necessario a consentire il riutilizzo del materiale recuperato nei pannolini. C'è un'unica azienda che recupera materiale dai pannolini, la Fater: effettivamente, quel decreto consentirebbe di riutilizzare la materia.
  Vorrei chiederle due cose in particolare. Vorrei sapere se il Ministero sta pensando a un meccanismo di disincentivo non solo sui prodotti non facilmente disassemblabili, ma anche su quelli che non sono disassemblabili.
  Mi è stato spiegato, per esempio, che le normali confezioni dei succhi di frutta, quelle più belle con l'etichetta in plastica colorata, sono realizzate con un materiale non riciclabile perché il film che avvolge l'involucro impedisce la trasformazione del PET con cui è fatta la bottiglia. In quel caso, un disincentivo chiaro a quei produttori sarebbe particolarmente opportuno.
  Inoltre, vorrei capire come possiamo riuscire a migliorare l'efficacia degli acquisti verdi, anche perché è chiaro che possiamo contare sui consumatori, ma, se non c'è una domanda pubblica che consenta la scala di produzione necessaria a queste imprese per superare la soglia che l'applicazione di ricerca innovativa comporta, non riusciamo a sostenerli nel modo più adeguato. Vorrei sapere come poter rendere più efficace il sistema degli acquisti pubblici.
  C'è un'ultima osservazione, Ministro, che mi ha fatto venire in mente raccontandoci l'esperienza nelle grandi catene di distribuzione sui prodotti verdi. Vorrei sapere se è allo studio del Ministero un meccanismo che possa aumentare la fiducia Pag. 20dei consumatori sui prodotti verdi. Lo dico perché non vorrei che qualcuno potrebbe avere una certa diffidenza nel non vedere, per esempio, una certificazione di ciò che è prodotto verde e magari di quanta impronta di carbonio è stata necessaria per produrlo. Potremmo utilmente recuperare tutto il lavoro sulla carbon footprint, che si sta facendo a livello internazionale e che, tra l'altro, è guidato dall'Italia.
  Questo potrebbe portarci a un meccanismo virtuoso di trasparenza anche sulle etichette, che consentirebbe poi ai consumatori di scegliere con maggiore consapevolezza. Grazie.

  PRESIDENTE. Saluto la collega Braga, che è stata appena nominata presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sui rifiuti. Sono certo che l'onorevole Braga farà un buon lavoro, in questo scorcio di legislatura.

  SERENA PELLEGRINO. Posso dire «gaudeamus» perché questo è un documento che avremmo potuto sottoscrivere sostanzialmente tutti, ma, in questa legislatura, nulla è andato in questa direzione, dallo Sblocca Italia alla volontà di fare nuovi inceneritori. Ministro, conosciamo bene le battaglie che abbiamo fatto in questi cinque anni.
  Personalmente, insediato questo Parlamento, quando è arrivato il Ministro Orlando, ho provato a fare un ragionamento per quello che riguarda l'economia circolare. Questa stessa Commissione ha elaborato un documento alla fine del 2014 (tre anni fa), condiviso da tutti i componenti, su un progetto chiaro per l'economia circolare.
  Le posso riportare un esempio banalissimo. Sugli ecobonus, avevo fatto una proposta per la filiera verde ovvero la dismissione dell'involucro: un piccolo incremento per chi, in edilizia, realizzasse un cappotto completamente integrato nella filiera verde. Ebbene, mi è stato detto: «è impossibile farlo perché non Pag. 21ci sono le risorse». Eppure, dal 55 per cento di detrazione siamo passati al 65 per cento per tutta la filiera, che io ho chiamato «filiera del polistirolobonus».
  Forse sono anche un po’ impetuosa su questo argomento, però, come il nostro collega del Movimento 5 Stelle nel 2000 era al Politecnico, io nella seconda metà degli anni Ottanta ero all'Istituto universitario di architettura di Venezia, dove già se ne parlava: si diceva che per i più grossi involucri su cui investiamo, ovvero i fabbricati, bisognava prendere un'altra direzione.
  Lo dico perché, come sappiamo bene, nell'edilizia c'è il grosso dei rifiuti, quindi si tratta non della piccola soluzione per il piccolo contenitore del detersivo per la lavatrice, ma di una soluzione che riguarda l'abitazione, su cui non sono stati fatti investimenti.
  Tant'è vero che, dieci anni fa, quando si è voluto aprire, per esempio, il discorso nella direzione dell'energia autoprodotta, sappiamo bene che le attività produttive, dall'altra parte, hanno posto vincoli pesantissimi.
  Mi piacerebbe davvero che non facessimo solo documenti meravigliosi, scritti anche benissimo: trent'anni fa, probabilmente qualcuno avrebbe potuto già scriverli. Nel 1972, come lei ha detto e come ricordiamo tutti, lo sviluppo aveva una sua sostenibilità, ma, oggi, il concetto di sviluppo sostenibile non è più sostenibile perché da «economia», ovvero dalla norma dell’oikos, della madre terra, siamo passati al business, cosa che lei cita perfettamente. Dobbiamo prendere un'altra direzione a livello di sistema globale: il consumatore non deve cambiare la sua direzione, ma è il produttore a dover spingere verso una filiera chiara e inequivocabile, per cui il consumatore, a quel punto, diventa contento di quello che si sta producendo. Pag. 22
  Le posso garantire che accendere l'automobile e andare a petrolio forse al consumatore sta cominciando a stare stretto. Faccio solo un esempio: l'agricoltura biologica ha un incremento incredibile dei consumi. Evidentemente, non è il consumatore a essere lontano, ma è il produttore a tenere lontano il consumatore rispetto a quella direzione. Fino a quando ci arriverà settimanalmente il report sui consumi del petrolio, in cui si dice «possiamo essere tutti contenti perché c'è un incremento dei consumi del petrolio rispetto alla settimana scorsa o rispetto al mese scorso», credo che non prenderemo mai l'indirizzo dell'economia circolare.
  Forse qualcuno ha dimenticato il secondo principio della termodinamica, per cui tutto quello che consumiamo non va nel ciclo del rendimento, ma per una buona parte va in entropia. Allora, probabilmente dobbiamo cominciare a rivedere la nostra produzione e il nostro utilizzo di energia.
  L'ho detta in maniera molto sintetica, però, Ministro, se lei dice che questo è assolutamente il suo programma, da qui alla fine di questa legislatura, credo ci sia poco tempo per riuscire a realizzarlo completamente. Cambiamo rotta definitivamente e togliamo, per esempio, gli incentivi alle energie fossili per spostarli sulle rinnovabili. Su questo cambiamento lei è d'accordo? Io non lo so e me lo deve dire lei. Grazie.

  RAFFAELLA MARIANI. Vorrei rimanere sulle cose concrete e fattibili nello scorcio di questa legislatura.
  Ritengo che alcune cose importanti siano state fatte e tutti avete citato il Green public procurement e i Criteri ambientali minimi inseriti nel codice degli appalti.
  Quello che abbiamo trovato difficile nell'osservatorio per l'applicazione di questi criteri è il recepimento da parte di tutto il sistema della logica della valutazione dei parametri. In tal senso, mi domando e mi sono domandata molte volte se, Pag. 23insieme al codice degli appalti, non avremmo dovuto modificare anche il decreto legislativo n. 152 del 2006 (Codice dell'ambiente). Penso che avremmo fatto un servizio migliore al Paese, al sistema e all'ambiente, ma anche all'impresa, perché già la distinzione tra materie prime e seconde e rifiuti ha creato non pochi problemi e non ha avvantaggiato l'ambiente.
  C'è un'altra questione che vorrei sottoporre perché credo possiamo ancora fare qualcosa in questo scorcio brevissimo che abbiamo di fronte. Che cosa pensa il Ministero del coinvolgimento anche dei consorzi di filiera? Ci sono consorzi che si occupano di rifiuti e che hanno avuto un ruolo importante all'inizio della gestione della raccolta dei rifiuti, a seconda anche dei territori del nostro Paese. Penso che dovremmo richiamare la loro missione e il loro operato a un protagonismo più forte nel campo della economia circolare. Su quest'aspetto, forse, avremmo bisogno di una norma.

  ALBERTO ZOLEZZI. Concordo anch'io sul discorso dei pannolini: circa 900 mila tonnellate all'anno vanno in gran parte in discarica e un 35 per cento all'incenerimento.
  Oltre al decreto sull’end of waste, sollecitato, fra l'altro, dalla mia interrogazione C. 4/18396, è necessario un tavolo tecnico.
  Le faccio una sollecitazione anche sui pannolini lavabili, che sono poco conosciuti e hanno parametri di costo e di sostenibilità ambientale migliori rispetto a quelli dei pannolini usa e getta. È chiaro che, dall'oggi al domani, non si può cambiare il mercato, per cui ben venga anche il riciclo dei pannolini usa e getta, però si possono fare programmi di comunicazione su questi argomenti. Lo dico perché, oltre al fatto di favorirle economicamente, molte persone non sanno che possono spendere il 90 per cento in meno, usando pannolini lavabili, che non sono così difficili da usare e hanno un tessuto che dà meno problemi alla cute dei bimbi e quant'altro. Pag. 24
  Un altro punto importante è quello del decreto sull'assimilazione perché, se parliamo di economia, per le imprese è importante capire quanto devono pagare per i loro rifiuti. Pare che sul decreto per l'assimilazione ci sia qualche novità, che non è ancora pubblica, anche se attesa entro la fine della legislatura.
  Capiamo che questo è un tema delicato, ma, anche sulla base della polemica di cittadini e imprese per la TARI non applicata adeguatamente, com'è emerso grazie all'interrogazione del Movimento 5 Stelle del parlamentare L'Abbate, l'aspetto dell'assimilazione è altrettanto importante. Non è possibile che grandi imprese scarichino nella TARI grandi quantitativi di rifiuti, anche perché questo rappresenterebbe una dissuasione anche a cercare metodi adeguati di riciclo.
  L'ultima questione riguarda non solo il plasmix, di cui si è parlato, ma anche il vero e proprio pulper di cartiera. In Italia, alcuni pensano ancora a costruire inceneritori per il pulper, quando ci sono progetti, tra l'altro studiati da grandi attori italiani, come la Versalis, e denominati «Eco-Pulplast» o in altro modo, per fare bancali con il pulper di cartiera o altre cose, attraverso metodi cosiddetti «a freddo», senza incenerire. Questi progetti sono assolutamente avanzati sul versante industriale e, comunque, si possono recuperare altri materiali, come le bolle per l'imballaggio, da questi scarti, ma non si capisce perché qualcuno voglia ancora incenerire.
  Comunque, ribadisco per l'ultima volta l'importanza della comunicazione sul compostaggio. Alcune scuole lo fanno, ma quasi in segretezza, come a Castenaso, in provincia di Bologna. Sembra quasi che ci si debba vergognare dell'economia circolare, quando qualche programma comunicativo anche sui grandi canali non costerebbe troppo e farebbe capire che non è così difficile farlo. Grazie.

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  SALVATORE MICILLO. Ministro, nel documento, a pagina 26, sono riportate le percentuali d'incenerimento in relazione alla produzione dei rifiuti urbani dal 2006 al 2016. Siamo sul 18,9 per cento nel 2015 e scendiamo, nel 2016, al 18 per cento. Noto comunque un incremento perché, da una parte, scendiamo e, dall'altra, incrementiamo i rifiuti urbani per imballaggi avviati a recupero e riciclo per filiera: questa percentuale sta aumentando.
  Le chiedo come si sposano i due grafici che lei ha voluto portare oggi in Commissione: da una parte, l'incenerimento sta lentamente diminuendo e, dall'altra, la raccolta differenziata e la filiera di riciclo stanno aumentando. Come si sposa tutto ciò con l'articolo 35 dello Sblocca Italia e con gli innumerevoli inceneritori che vi sono previsti?
  A proposito di economia circolare, abbiamo approvato il disegno di legge sul recupero di materia nel vuoto a rendere, ma non ci sono, come diceva il mio collega Crippa, incentivi che possano portare avanti questa forma di recupero di materia.
  Il presidente Realacci ricordava che siamo i primi per quanto riguarda il recupero di materiale, superando anche la Germania, che, per sua fortuna, non ha le innumerevoli discariche che hanno prodotto una grandissima mole di rifiuti.
  C'è anche un passaggio sul recupero di materiale industriale messi in discarica o inceneriti, che vorrei mi chiarisse e che non trovo in questo momento nella sua esposizione. Grazie.

  MIRKO BUSTO. Brevemente, mi associo a tutto quello che è stato detto fino adesso e vorrei solo fare una considerazione.
  È chiaro che ci troviamo di fronte alla necessità di un grande cambiamento, che deve essere economico e culturale e deve appartenere alla società nella sua interezza, per le sfide che dobbiamo affrontare e che lei ha ricordato, come il cambiamento climatico, e la finitezza delle risorse. Pag. 26
  In quest'ottica, dobbiamo anche considerare quello che mi veniva in mente mentre la stavo ascoltando. Nel testo La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Thomas Kean portava avanti un discorso: esiste una scienza incrementale, che migliora sulla base di un paradigma costituito, ed esiste una scienza speciale: nel momento in cui viene messo in discussione il paradigma si determina possibilmente un cambio di paradigma, un grande cambiamento.
  Per creare questo momento storico, cui dobbiamo assistere e che forse dovremmo anche riuscire ad aiutare, vista la grande crisi che ci troviamo ad affrontare, è necessario avere una volontà politica decisa e drammaticamente forte, considerando anche che il contesto internazionale rende il sistema sempre più bloccato e difficile da cambiare, in particolare quello italiano, con tutte le rigidità che lo contraddistinguono.
  In quest'ottica, riguardo al documento, che leggerò con attenzione – perché l'ho solo sfogliato velocemente – tutti quanti siamo completamente d'accordo sul suo contenuto.
  La nota negativa che posso avanzare, aggiungendomi ai miei colleghi, è il fatto che siamo alla fine della legislatura e questo sarebbe invece un ottimo documento per iniziare una legislatura e per portare avanti un lavoro negli anni successivi. Spesso abbiamo visto, invece, una mancanza di decisione politica così chiara e netta in una direzione e questo è un gran peccato.
  Le posso dire che su questi temi siamo sempre stati d'accordo e ci saremo sempre, per cui, se nella prossima legislatura saremo noi al Governo, spero avremo in voi un utilissimo ausilio nel portare avanti questa visione, ma lo stesso accadrà certamente nel caso opposto.

  PRESIDENTE. Grazie, collega Busto, anche perché lei ha citato un bellissimo libro.
  Do la parola al Ministro Galletti per la replica.

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  GIAN LUCA GALLETTI, Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare. Grazie anche per i contributi emersi nel dibattito, che saranno importanti per il prosieguo della discussione.
  Forse, non sono stato chiaro: il documento in discussione oggi fa parte di una successione di fatti, cioè lo dovete inquadrare come documento di governance in una visione europea e globale.
  Sempre di più, le politiche ambientali non possono essere considerate avulse dal contesto europeo e dal contesto globale e sempre di più dobbiamo ragionare in termini di governance nell'ambito di questa visione.
  Che cosa è successo negli ultimi mesi? L'ho già detto all'inizio del mio intervento: sono state prese alcune decisioni, che, in qualche modo, ci portano su questa strada, anche in maniera convinta. Mi riferisco all'Accordo siglato a Bologna con il G7, alla direttiva europea, che verrà approvata entro la fine dell'anno, e all'Accordo di Parigi. Tutti questi accordi e questi impegni presi portano, non solo il nostro, ma tutti i Paesi verso un nuovo modello di economia, per cui ci sarà una competizione. Ora, una cosa è andare in questa direzione nell'ambito di una visione europea e globale e altra cosa è muoversi da soli.
  Inoltre, si tratta di un percorso già fissato in un qualche modo: anche se non l'avessimo fatto, comunque ci saremmo dovuti arrivare, nel senso che il prossimo anno saremo tenuti ad elaborare una serie di documenti per recepire gli indirizzi che stiamo dando oggi.
  A proposito del fatto, che mi è stato fatto notare, che siamo a fine legislatura, posso dire che questo con la fine della legislatura non c'entra niente: non ci sono cose da fare entro la fine legislatura perché questa piattaforma serve per la redazione delle policy da espletare nel 2018. Pag. 28
  Si tratta di un lavoro che doveva essere fatto adesso e che abbiamo fatto prima degli altri Paesi. Servirà al nuovo Parlamento per avere un lavoro già iniziato per andare avanti.
  Sono abbastanza esperto, in questo senso, perché faccio politica da molto tempo: ho fatto opposizione e sono stato in maggioranza. Sono soddisfatto della riunione di oggi perché, quando non sapevo cosa dire dall'opposizione, dicevo «siete in ritardo» – è la cosa più facile da dire – e «potevate farlo prima».
  Bene, potevamo farlo prima e potevano farlo quelli venuti prima di me. Lo si poteva fare già negli anni Novanta perché, se già se ne parlava negli anni Ottanta e al Politecnico negli anni Novanta, io che vengo dall'Alma Mater posso dire che, già ai miei tempi, per l'esame di economia, si cominciavano a studiare – c'era qualche economista che li identificava – i primi criteri dell'economia circolare: quindi potevo prendere spunto da ciò e, già negli anni Novanta, fare il primo documento sull'economia circolare.
  Prendo atto del fatto che oggi abbiamo un documento solido fatto con gli stakeholder, che è già un inizio di un percorso.
  Ora, questo percorso deve essere riempito di policy vere, quindi di disincentivi e incentivi, come si dice nel documento, perché l'importante è dare al mercato l'indicazione di dove si vuole andare.
  Allora, se già in un documento ufficiale si comincia a dire che si lavorerà su disincentivi e si elimineranno gli incentivi dannosi, si sta dando un segnale. Per la prima volta, ciò viene detto in un documento ufficiale.
  È chiaro che, neanche nel 2018, un nuovo legislatore forte potrà sopprimere d'emblée tutti gli incentivi dannosi e inserire gli opportuni disincentivi perché quella è una misura che si potrà introdurre negli anni, però, per la prima volta, abbiamo Pag. 29identificato una strada. Poi, nella politica ci sta tutto, quindi, per l'amor di Dio, sono abbastanza navigato da poter accettare le critiche.
  L'articolo 35 viene sempre fuori nelle discussioni, quindi ci torno anch'io. Sono contento della performance che stiamo avendo sulla raccolta differenziata e l'interlocuzione con i consorzi – lo dico all'onorevole Mariani – è forte. In questo documento, c'è un grosso contributo dei consorzi, che rappresentano uno stakeholder importante anche per l'avanzare della strategia.
  Sono contento delle percentuali di riciclo, ma continuo a dire che queste percentuali non sono omogenee sul territorio.
  Ci sono comuni che, come Roma, la scorsa settimana hanno dichiarato di portare i loro rifiuti fuori regione, se non fuori dalla nazione. Non lo posso tollerare perché, se tutti gli altri comuni ci riescono, qualcuno mi deve spiegare perché la capitale d'Italia non ci debba riuscire. L'immagine che diamo del nostro Paese è quella delle capitale d'Italia e non di altre realtà.
  Siamo tutti bravi a parlare di raccolta differenziata finché lo diciamo ai convegni, ma, quando andiamo sui territori, non vedo i risultati.
  Sull'articolo 35 rifletterei ancora perché ci sono rifiuti di Roma che girano su camion, facendo un danno ambientale ben più pesante di quello che può fare un termovalorizzatore, e che vanno all'estero e pesano sui cittadini di Roma in termini di costi. Vi sembra una cosa normale questa? Vi sembra plausibile che, nel 2017, ancora accada una cosa del genere? Io non la tollero e il mio discorso vale per Roma, come vale per altri comuni d'Italia.

  ALBERTO ZOLEZZI. Se facciamo un'altra oretta di audizione, affrontiamo la questione...

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  GIAN LUCA GALLETTI, Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare. Non sono stato io a sollevare il tema dell'articolo 35. Posso replicare o devo solo ascoltare? Presidente, se devo solo ascoltare, mi limito a farlo, ma, se posso replicare, mi piacerebbe dire come stanno le cose.
  Credo che questa sia una buona base di partenza perché c'è una buona strategia che abbiamo messo in campo. È chiaro che siamo ancora a livello di strategia, come vi ho rappresentato. Ho chiesto io di venire in Commissione a presentarla perché ritengo che questo sia un documento sul quale bisogna lavorare molto, insieme a tutti gli stakeholder, come ho detto, per le prossime tappe che ho elencato nel dettaglio.

  PRESIDENTE. Sull’end of waste...

  GIAN LUCA GALLETTI, Ministro per l'ambiente e per la tutela del territorio e del mare. Vorrei rispondere in particolare alle domande sui pannolini perché mi sembra che sia la cosa su cui avete insistito molto, per cui è giusto rispondervi.
  Il decreto sui pannolini andrà a Bruxelles entro la fine dell'anno ed è in discussione con l'ISPRA, per cui vi invito anche ad avere rispetto per coloro che ci lavorano.
  Come potete immaginare, non sono io a fare il decreto sui pannolini, ma lo fanno gli uffici tecnici. Si tratta di decreti molto difficili dal punto di vista tecnico e molto complessi, che hanno bisogno del parere dell'ISPRA e dell'Istituto superiore di sanità, cosa che richiede tempo.
  Abbiamo lavorato con molta determinazione e molto impegno su quel decreto. Oggi, vi posso dire che il decreto andrà a Bruxelles entro la fine dell'anno. Vi ho detto anche quali sono i decreti già inviati a Bruxelles. Continueremo a lavorare sul fine vita dei prodotti con la stessa intensità con cui abbiamo lavorato fino a oggi.

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  PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro Galletti per la sua partecipazione e autorizzo la pubblicazione, in calce al resoconto stenografico della seduta odierna, della documentazione depositata dal ministro. Dichiaro quindi conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 14.35.

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