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Il Pilastro europeo dei diritti sociali

Il combinato disposto della crisi economico-finanziaria e della globalizzazione ha innescato dinamiche recessive dalle quali molti Paesi europei, specie dell'area euro, faticano ad uscire, ed aggravato i divari tra i diversi Stati membri, accentuando le diseguaglianze all'interno di ciascuno di essi, ampliando l'area della precarietà e del disagio sociale.

Particolarmente preoccupante è l'andamento dei dati relativi alla quota di popolazione a rischio povertà; nonostante la sua riduzione costituisse uno degli obiettivi prioritari della Strategia UE 2020 (far uscire almeno 20 milioni di persone dal rischio di povertà o esclusione sociale), tale quota è, infatti, diminuita solo leggermente nell'UE (dal 23,8% del 2010 al 23,5% del 2016) ed è aumentata di un punto percentuale nell'area euro (dal 22% del 2010 al 23,1% del 2016), con punte significative in Italia (dal 25% del 2010 al 30% del 2016), in Spagna (dal 26,1% del 2010 al 27,9% del 2016) e in Grecia (dal 27,7 del 2010 al 35,6% del 2016).

Va, inoltre, segnalato che l'impatto dei trasferimenti sociali (pensioni escluse) sulla riduzione della povertà è variato ampiamente tra gli Stati membri nel 2016, con buoni risultati in alcuni Paesi (ad esempio, Finlandia, Danimarca e Irlanda) e al di sotto delle aspettative in altri (ad esempio, Romania, Grecia e Italia).

Inoltre, dal 2010 è leggermente aumentata la disuguaglianza nella distribuzione del reddito nell'UE, con il 20% più ricco della popolazione che guadagna circa cinque volte di più del 20% più povero.

Uno degli effetti più gravi della crisi economico-finanziaria è stato il notevole aumento della percentuale di disoccupati rispetto ai livelli pre-crisi, fatta eccezione della Germania e di pochi altri Paesi membri. Benché, dopo il picco negativo raggiunto nel 2013, il tasso di disoccupazione stia regredendo, la situazione in alcuni Stati membri rimane critica. Infatti, secondo gli ultimi dati Eurostat, il tasso di disoccupazione nell'UE si è ridotto dal 10,9% del 2013 all'8,6% del 2016 con la punta del 23,6% in Grecia (in Italia è all'11,7%).

La crisi occupazionale ha colpito in particolare la popolazione giovanile: alla fine del 2016, il tasso di disoccupazione giovanile era del 18% nell'UE e del 20% nella zona euro, ma di circa il 40% in Grecia, Spagna e Italia.

Una categoria ancora più vulnerabile è rappresentata dalla quota dei giovani (15-24 anni di età) che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano (NEET) che, sebbene sia passata dal 13,2% del 2012 all'11,6% del 2016, oscilla ancora tra il 4,6% dei Paesi Bassi e il 19,9% dell'Italia.

tasso di disoccupazione

disoccupazione giovanile

Inoltre, sebbene per la prima volta dal 2008 il tasso di occupazione nell'UE abbia raggiunto il 71,1% della popolazione in età lavorativa nel 2016, si registrano marcate differenze tra gli Stati membri. In particolare, si evidenzia il dato dell'Italia che con il 61,6% si colloca al penultimo posto. Si segnala in merito che la Strategia UE 2020 ha come obiettivo un tasso di occupazione non inferiore al 75% entro il 2020.

tasso di occupazione

Quanto alla percentuale di abbandoni di istruzione e formazione (18-24 anni di età), rispetto all'obiettivo fissato dalla Strategia UE 2020, in base al quale dovrebbe essere inferiore al 10%, nel 2016 nell'UE è all'11,7%, ma registra ancora dati preoccupanti in alcuni Paesi, come in Italia, dove è al 13,8%.

Quanto alla parità di genere, la seguente tabella evidenzia la persistenza di marcate differenze.

divario di genere

Allo scopo di delineare una strategia volta a rimediare più efficacemente ai limiti e alle criticità del quadro socio-economico dell'UE, le Istituzioni europee hanno lanciato la proposta di istituire un Pilastro europeo dei diritti sociali che ha l'obiettivo di sostenere mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale equi e ben funzionanti e servire da bussola per un nuovo processo di convergenza verso migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa.

Il Pilastro è concepito principalmente per gli Stati dell'Eurozona, ma è applicabile a tutti gli Stati membri dell'UE che desiderino aderirvi.

I principi e i diritti del Pilastro

Il Pilastro europeo dei diritti sociali, presentato dalla Commissione europea il 26 aprile 2017, è stato firmato e proclamato solennemente dalla Commissione europea, dal Consiglio dell'UE e dal Parlamento europeo nel corso del Vertice sociale per l'occupazione e la crescita eque, che si è svolto a Göteborg (Svezia) il 17 novembre 2017.

Il Pilastro sancisce 20 principi e diritti, che si articolano in tre categorie:

  • pari opportunità e accesso al mercato del lavoro;
  • condizioni di lavoro eque;
  • protezione sociale e inclusione.

20 principi e diritti

Attuazione del Pilastro

Attuare i principi e i diritti del Pilastro è una responsabilità comune delle istituzioni dell'UE, degli Stati membri e delle parti sociali. Il Pilastro stabilisce un quadro orientativo di riferimento per l'azione futura degli Stati membri partecipanti ai quali è demandata in via prioritaria l'attuazione. Essi, infatti, e per molti ambiti le parti sociali, hanno competenze primarie o addirittura esclusive in settori quali il diritto del lavoro, la retribuzione minima, l'istruzione, l'assistenza sanitaria e l'organizzazione dei sistemi di protezione sociale e forniscono la maggior parte dei finanziamenti nei settori interessati dal Pilastro.

Per l'attuazione del Pilastro si potranno utilizzare in primis le risorse del Fondo sociale europeo, che svolge un ruolo fondamentale nel sostenere gli investimenti degli Stati membri in capitale umano e che per il periodo 2014-2020 può contare su 86,4 miliardi di euro. Nelle intenzioni della Commissione, inoltre, il Pilastro dovrà continuare a costituire un riferimento per la programmazione finanziaria dell'UE successiva al 2020.

 
Prime misure presentate
15/02/2018

Per dare seguito al Pilastro, la Commissione europea ha già presentato in particolare le seguenti iniziative:

  • una comunicazione e una proposta di direttiva relative all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare, che stabiliscono una serie di standard minimi nuovi o più elevati per il congedo di paternità, il congedo parentale e il congedo per i prestatori di assistenza;
  • una proposta di direttiva per condizioni di lavoro più trasparenti e prevedibili in tutta l'UE, al fine di potenziare gli obblighi di informazione nei confronti dei lavoratori, inclusi quelli che hanno contratti atipici, riguardo alle loro condizioni di lavoro;
  • una raccomandazione relativa alle competenze chiave per l'apprendimento permanente, una raccomandazione sui valori comuni, l'istruzione inclusiva e la dimensione europea dell'insegnamento e un Piano d'azione per l'istruzione digitale, al fine di promuovere le competenze chiave e digitali e favorire l'apprendimento permanente e l'istruzione inclusiva dei cittadini europei.

Oltre che su nuove iniziative, il Pilastro si concentra anche sull'effettiva applicazione della legislazione in vigore e sul tentativo di rafforzare l'attuazione e l'applicazione dell'acquis esistente.

 
Monitoraggio dei progressi
15/02/2018

I progressi nell'attuazione dei principi e dei diritti del Pilastro sono monitorati dal quadro di valutazione online della situazione sociale (Social Scoreboard) che, attraverso un numero limitato di indicatori chiave, permette di valutare le tendenze e le prestazioni a livello sociale e occupazionale in tutti i Paesi dell'UE e di compiere un'analisi comparativa (benchmarking) dei risultati ottenuti dagli Stati membri rispetto alla media dell'UE e della zona euro e in alcuni casi anche con quelli di altri attori internazionali.

Secondo la Commissione europea, il quadro di valutazione della situazione sociale potrà essere utilizzato, nell'ambito del Semestre europeo, per creare un più forte coordinamento macrosociale e per promuovere la convergenza, ma, tuttavia, diversamente dagli obiettivi di bilancio, non andrà considerato vincolante. Inoltre, sempre secondo la Commissione europea, qualsiasi programma di riforma dovrebbe prevedere, non soltanto una valutazione della sostenibilità di bilancio, ma anche una valutazione dell'impatto sociale.