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Speciale Provvedimenti

Politica economica e finanza pubblica
Commissione: V Bilancio
Politica economica e manovre finanziarie
Il Documento di Economia e finanza 2015
informazioni aggiornate a giovedì, 16 aprile 2015

Il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2015 è stato approvato con apposite risoluzioni da Camera e Senato il 23 aprile 2015. Il DEF costituisce il principale documento di programmazione della politica economica e di bilancio, che traccia, in una prospettiva di medio-lungo termine, gli impegni, sul piano del consolidamento delle finanze pubbliche, e gli indirizzi, sul versante delle diverse politiche pubbliche, adottati dall'Italia per il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita europeo. Il Documento si compone di tre sezioni: Programma di stabilità, Analisi e Tendenze della Finanza pubblica, Programma Nazionale di riforma. Viene presentato alle Camere entro il 10 aprile di ciascun anno, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi sugli obiettivi programmatici di politica economica in tempo utile per l'invio al Consiglio dell'Unione europea e alla Commissione europea, entro il successivo 30 aprile, del Programma di Stabilità e del Programma Nazionale di Riforma contenuti nel DEF.

Per tali finalità il Documento di Economia e Finanza 2015 espone per il periodo 2015-2019 le modalità e la tempistica attraverso le quali l'Italia intende proseguire nel risanamento dei conti pubblici e perseguire gli obiettivi di crescita e le politiche programmate nel Documento, anche sulla base degli indirizzi formulati dall'Unione Europea

Il quadro economico e di finanza pubblica

Il DEF 2015 espone l'analisi del quadro macroeconomico italiano relativo all'anno 2014 e le previsioni per l'anno in corso e per il periodo 2016-2019, che riflettono i primi segnali di graduale ripresa dell'economia, nonostante gli elementi d'incertezza che ancora caratterizzano le prospettive di crescita globali.

Con riferimento al 2014, il PIL ha registrato una contrazione dello 0,4 per cento, benché nella seconda metà dell'anno siano emersi i primi segnali di stabilizzazione del quadro economico italiano, che si sono confermati anche nella prima parte del 2015, anno in cui l'economia italiana è entrata in una fase di moderata ripresa.

In considerazione di ciò, il DEF stima per il 2015 una crescita del PIL dello 0,7 per cento per il 2015, che si incrementa negli anni successivi quando, anche per effetto delle politiche programmate dal Governo, tra cui in particolare le riforme strutturali, il Pil è previsto incrementarsi del'1,4 per cento nel 2016, dell'1,5 nel 2017, e rispettivamente dell'1,4 e dell'1,3 negli anni 2018 e 2019. La crescita influirà positivamente anche sul mercato del lavoro, con un incremento medio annuo dell'occupazione lievemente superiore allo 0,7 per cento

Per quanto concerne gli andamenti di finanza pubblica, il 2014 si è chiuso con un deficit (indebitamento netto) pari al 3,0 per cento del Pil, in lieve peggioramento rispetto all'anno precedente, quando si era attestato a 2,9 punti percentuali di Pil.

Le previsioni per il quinquennio 2015-2019 espongono un percorso di progressivo miglioramento dei conti pubblici, dovuto prevalentemente alla crescita economica che si determinerà nel periodo, oltre che agli effetti finanziari dei provvedimenti legislativi approvati nei primi mesi del 2015: l'indebitamento è previsto ridursi al 2,5 nel 2015, all'1,4 nel 2016 ed allo 0,2 nel 2017, per poi passare in territorio positivo (vale a dire divenendo un surplus di bilancio) negli ultimi due anni, rispettivamente per 0,5 e 0,9 punti percentuali di Pil.

Tale percorso viene tuttavia rallentato nel quadro programmatico dei conti pubblici, in quanto il Governo intende destinare parte delle risorse derivanti dai risultati di bilancio al sostegno della crescita. Di conseguenza, avvalendosi dei margini di flessibilità consentiti dalle regole europee per gli Stati che procedono a significative riforme strutturali, sul piano programmatico nel DEF l'indebitamento netto viene peggiorato di 0,1 punto percentuale di Pil nel 2015 e poi per ciascuno degli anni successivi rispettivamente per 0,4, 0,6, 0,5 e 0,5 punti di Pil. Tale peggioramento corrisponde ad una azione espansiva di pari valore che, in termini assoluti si sostanzia in 1,6 miliardi nel primo anno, che poi aumentano negli anni successivi, fino a 9,2 miliardi nell'ultimo anno.

Tale scelta conferma comunque il mantenimento dell'obiettivo di medio termine già prefissato nella Nota di Aggiornamento del DEF 2014, in cui si prevede il conseguimento del pareggio strutturale di bilancio nel 2017.

 

Quanto al debito, infine, dopo una ulteriore crescita nel 2015 che ne porta il livello al 132,5 per cento del Pil, dal 2016 si avvia la fase di discesa, con una prima riduzione di 1,6 punti percentuali rispetto all'anno precedente: la discesa prosegue nel 2017 e nel 2018, rispettivamente per circa 3,5 e 4 punti di Pil, fino a raggiungere il livello del 120 per cento nell'anno terminale del periodo di previsione con una riduzione complessiva nel periodo medesimo di oltre 12 punti percentuali.

Dossier
Il Programma nazionale di Riforma

Il programma nazionale di riforma (PNR), contenuto nella terza sezione del DEF definisce, in coerenza con il programma di stabilità, gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova Strategia Europa 2020.

Anche in relazione alle raccomandazioni dell'Unione europea di luglio 2014, vertenti sulla sostenibilità delle finanze pubbliche, sistema fiscale, efficienza e qualità della pubblica amministrazione, sistema finanziario, mercato del lavoro, istruzione e formazione, semplificazione e concorrenza e infrastrutture, il PNR compie una ricognizione delle misure adottate ed in itinere, nonché dei nuovi interventi che il Governo intende effettuare.

Gli ambiti principali d'interesse del PNR concernono in particolare le riforme istituzionali (riforma elettorale e riforma costituzionale del bicameralismo e del Titolo V); la pubblica amministrazione e le semplificazioni (delega per la riforma della pubblica amministrazione; agenda per le semplificazioni 2015-2017); il mercato del lavoro e politiche sociali (attuazione del Jobs Act), la giustizia (tra le misure indicate la razionalizzazione del processo civile e misure anticorruzione); il sistema fiscale (attuazione della delega fiscale, riforma della tassazione locale, tax compliance e contrasto all'evasione); la revisione della spesa (recupero dell'efficienza della spesa pubblica e revisione delle tax expenditures); le privatizzazioni (cessione delle partecipazioni di ENEL, Poste italiane, Ferrovie dello Stato, ENAV, Grandi stazioni Spa); le politiche per la concorrenza e la competitività (DDL annuale sulla concorrenza, riforma dei servizi pubblici locali, sostegno all'internazionalizzazione e piano Made in Italy); il settore creditizio (riforma delle banche popolari e delle fondazioni, potenziamento del fondo di garanzia, rafforzamento della strutture patrimoniale delle imprese, misure per i crediti deteriorati, accesso ai finanziamenti non bancari per le imprese); le infrastrutture (piano nazionale dei porti, piano banda ultralarga e riforma del codice degli appalti); l'istruzione (tra le misure indicate la riforma della scuola e il piano nazionale scuola digitale); l'ambiente (Green Act e fiscalità ambientale).

La risoluzione parlamentare

La risoluzione approvata dalla Camera il 23 aprile 2015 (i cui contenuti sono sostanzialmente identici a quella approvata nella stessa giornata dal Senato) impegna il Governo al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica utilizzando nel contempo nel 2015 lo spazio di manovra rispetto all'andamento tendenziale dei conti pubblici per una politica economica espansiva, come previsto dal DEF. In base alla risoluzione tale spazio di manovra dovrà essere registrato con il disegno di legge di assestamento; nel frattempo sarà prudenzialmente disposto l'accantonamento di corrispondenti risorse nel bilancio. La risoluzione richiede inoltre di neutralizzare l'entrata in vigore delle clausole di salvaguardia degli andamenti di finanza pubblica previste dalle leggi di stabilità 2014 e 2015 (che prevedono un aumento delle aliquote IVA) attraverso l'utilizzo della flessibilità di bilancio consentita a livello europeo per gli Stati che attuano riforme strutturali nonché attraverso misure di revisione della spesa pubblica e delle agevolazioni fiscali. Nella risoluzione vengono infine indicati al Governo ulteriori impegni tra cui: l'utilizzazione del Quantitative Easing della BCE per la piena ripresa del credito per cittadini e imprese, favorendo in tale contesto misure per lo smaltimento dei crediti deteriorati; l'attuazione a livello nazionale del piano Juncker, promuovendo in sede europea la possibilità di scomputare ai fini del patto di stabilità il flusso di cofinanziamenti nazionali; il mantenimento, ove possibile, anche successivamente al 2015, delle misure di sgravio contributivo con riferimento ai nuovi contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, eventualmente modificando l'entità del beneficio e l'area di applicazione; la piena attuazione della delega per la riforma fiscale.