ALLEGATO
QUESITI PER I QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE
(dal n. 449/2175 al n. 454/2203).
BONACCORSI, BOSSA. – Al Presidente e al Direttore generale della Rai. – Premesso che:
la Rai svolge servizio pubblico, anche con riferimento alla messa in onda di trasmissioni di carattere politico, come le Tribune elettorali e come le dirette dei lavori parlamentari;
che per la maggior parte di queste trasmissioni non è prevista una sottotitolazione per non udenti oppure un servizio di traduzione simultanea con un operatore della lingua dei segni;
secondo i dati ufficiali in Italia ci sono circa cinque milioni di audiolesi;
problemi analoghi si registrano anche per i fruitori di alcuni canali digitali come Rai4, Rai5, RaiMovie, RaiPremium;
i telespettatori audiolesi pagano il canone Rai e hanno pari diritto degli altri cittadini ad essere informati e a fruire dei contenuti, soprattutto quelli di servizio, della televisione pubblica;
siamo di fronte ad una palese violazione dei diritti fondamentali, resa ancora più grave dal fatto che l'Italia ha ratificato e fatta propria la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità;
si chiede di sapere:
se non ritengano di intervenire, ciascuno nei limiti dei propri poteri e delle proprie competenze, per porre rimedio alla situazione descritta in premessa.
(449/2175)
RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.
In linea generale l'impegno della Rai sulla tematica dell'offerta dedicata alle persone con disabilità si inserisce nell'ambito delle disposizioni dell'articolo 13 del Contratto di servizio 2010-2012; per quanto concerne gli aspetti di carattere quantitativo, più in particolare, il comma 4 richiede alla Rai di «incrementare progressivamente, nell'arco del triennio di vigenza del presente Contratto, il volume della programmazione sottotitolata fino al raggiungimento nel 2012 di una quota pari ad almeno il 70 per cento della programmazione complessiva delle reti generaliste tra le ore 6.00 e le ore 24.00, al netto dei messaggi pubblicitari e di servizio (annunci, sigle, ecc.)». Di seguito si riportano i dati di sintesi relativamente agli ultimi 4 anni (come rilevati, tra l'altro, dall'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni):
| Anno | 2012 | 2013 | 2014 | 2015 |
| Volume ore sott. | 13.200 | 13.300 | 13.600 | 14.000 |
| quota perc. | 71% | 72% | 75% | 77% |
Sui valori sopra sintetizzati si ritiene peraltro opportuno mettere in evidenza come – in coerenza con l'impostazione adottata dal Contratto di servizio per il triennio 2007-2009 – il volume della programmazione sottotitolata sia stato quasi triplicato nel corso degli ultimi anni (nel 2006, infatti, il volume della programmazione Pag. 315sottotitolata si collocava attorno alle 5 mila ore, pressoché integralmente riferibili a programmi preregistrati, quali film, fiction, ecc.). Tale importante cambiamento è avvenuto attraverso una profonda revisione della politica adottata sul tema della sottotitolazione, incentrata sullo sviluppo lungo due linee direttrici, tra loro – peraltro – strettamente interrelate:
Editoriale: i volumi raggiunti hanno richiesto il progressivo ampliamento delle sottotitolazioni anche a tipologie di programmi (più in generale in diretta, quali dibattiti, approfondimenti informativi, intrattenimento, ecc.) in passato non sottotitolati; Produttivo: con l'ampliamento a tecniche di sottotitolazione in grado di consentire la sottotitolazione in diretta.
Per quanto attiene, invece, alla tematica della traduzione nella L.I.S., in coerenza con le disposizioni del Contratto la Rai adotta il seguente schema:
| Testata | lunedì-venerdì | sabato | domenica |
| Tg1 | 7.30 | 9.30 | 9.30 |
| Tg2 | 17.55 | 18.40 | 17.05 |
| Tg3 | 15.00 | 15.00 | 15.00 |
Per quanto attiene all'informazione della TGR, viene trasmessa un'edizione di TG tradotta nella L.I.S. all'interno di Buongiorno Regione (in onda dal lunedì al venerdì alle ore 7:30), nelle regioni Toscana e Basilicata.
Fermo restando quanto sopra riepilogato la Rai, ai sensi delle disposizioni del Contratto di servizio, è ovviamente pronta – anche attraverso la sede permanente di confronto sulla programmazione sociale di cui all'articolo 30 del Contratto stesso – a definire e valutare eventuali proposte di intervento «in ordine alla programmazione e alle iniziative assunte ai sensi dell'articolo 13 del presente Contratto».
CROSIO, ATTAGUILE. – Al Presidente e al Direttore generale della Rai. – Premesso che:
nel 2007 il gruppo Einstein ha vinto un appalto per produrre la serie televisiva «Agrodolce», definita contrattualmente una soap opera, con 230 puntate da mandare in onda su Rai Tre e voluta da Minoli, Saccà e la Regione Sicilia;
gli organi di informazione (a partire dal Fatto quotidiano che ha pubblicato un'accurata inchiesta a dicembre 2011) hanno seguito l'evoluzione della vicenda che ha portato al fallimento del gruppo Einstein, alla disoccupazione di centinaia di persone coinvolte (Agrodolce ha dato lavoro in Sicilia a circa 300 persone fra tecnici, attori e comparse e ha generato un importante indotto), a ingenti costi sostenuti dalla Rai con soldi pubblici e alle inevitabili implicazioni giudiziarie;
il prodotto della soap opera è economicamente il più povero fra quelli della categoria di fiction televisiva, nel senso che viene realizzato con il prezzo minuto più basso (laddove un minuto di Agrodolce viene valutato dalla Rai 3.652 euro, un minuto di Montalbano viene quotato 21.000 euro);
in un'intervista, l'editore Minoli specifica che ha deciso di raggiungere la qualità artistica del cinema (pertanto il prodotto doveva probabilmente essere valutato dalla Rai come prodotto cinematografico, il cui costo a minuto può arrivare anche ad un milione di euro) con i costi di una soap opera, anche se, rispetto ai 21 milioni previsti dalla Rai, ne vengono impiegati 6 in più (di questi, 3,2 sono stati coperti dalla Rai e 2,7 sono rimasti in capo al gruppo Einstein);
questi 2,7 milioni di euro persi sulla prima serie, sommati ai 5,6 dovuti al fermo fra la prima e la seconda serie e ai 2 milioni di sforo produttivi della seconda serie, hanno comportato una perdita per il gruppo Einstein di 10,3 milioni di extra costi per costruire un prodotto diverso da quello previsto dal budget allocato; Pag. 316
per girare la soap, visto che in Sicilia non ci sono studi per produzione televisiva, il gruppo Einstein ha speso circa 6 milioni di euro, prima avviando un progetto ex novo, realizzato fino al progetto esecutivo da Massimiliano Fuksas (con acquisto del terreno annesso, per poi scoprire che il terreno venduto dall'Asi, ente siciliano per lo sviluppo, era saldamente posizionato su una falda acquifera e confinante con un'area archeologica) per poi ripiegare sulla riconversione di una struttura di 5.000 metri sopra Termini Imerese concessi in locazione dalla Provincia di Palermo;
nel 2008 la Einstein chiede al Direttore di Rai fiction, Fabrizio Del Noce, un contributo per aver realizzato questo centro di produzione, ma questo gli viene negato perché rientrante, secondo la Rai, fra gli investimenti imprenditoriali privati;
tre anni dopo, la Rai si dimostra invece interessata ad acquistare gli studi realizzati dal gruppo Einstein, presumibilmente perché la concessionaria televisiva aveva già incassato 10 dei 12 milioni di finanziamento della Regione Siciliana e un articolo dell'Atto integrativo alla Convenzione del 26 giugno 2008 stipulata fra le due prevedeva che la Rai si occupasse dell'adeguamento strutturale e tecnologico del complesso di Termini Imerese;
nei fatti quindi la Rai, con l'Atto integrativo del 2008 sottoscritto da Minoli, si è impegnata a vendere alla Regione Sicilia non una generica fattispecie di centro di produzione, ma esattamente quello realizzato dal gruppo Einstein e per il quale Rai aveva disconosciuto ogni contributo;
fra il collaboratore di Minoli incaricato di seguire ogni azione sul campo, Ruggero Miti, e il Gruppo Einstein sono sorti diversi problemi a partire dai vari familiari contrattualizzati per Agrodolce, le segnalazioni per far lavorare delle persone fra cui «un personaggio locale di dubbia provenienza» una ex dipendente della Rai già denunciata penalmente, che per Agrodolce ha ricevuto soldi dalla Rai, dalla Einstein e dai fornitori coinvolti nel programma;
la Guardia di Finanza ha chiesto la confisca nei confronti di Rai di 10 milioni e 550 mila euro e altrettanti verso Romeo Palma e Giovanni Minoli e le misure cautelari nei loro confronti per «truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, di malversazione ai danni dello stato e per il direttore di Rai educational Minoli, di estorsione ai danni di Luca Josi e di falso materiale (...) che ha indotto Josi ad accettare le sue pressanti richieste minacciandolo, in caso contrario, di bloccare l'iter della produzione di Agrodolce, con la conseguente perdita di notevoli investimenti medio tempore già sostenuti dalla Med Studios Ppa, per la costruzione di studi televisivi (...). Inoltre gli esiti delle investigazioni esposte fanno emergere un'attività delittuosa reiterata, consapevole e organizzata, posta in essere attraverso condotte distinte e protrattesi nel tempo, preordinate a lucrare, indebitamente, ingenti finanziamenti ed ottenere tornaconti di carattere personale»;
si chiede di sapere:
alla luce delle premesse, senza entrare nel merito dei profili giudiziari e dei risvolti penali della vicenda, quali misure siano state messe in atto per accertare l'entità del danno arrecato ai cittadini causato da una gestione impropria del denaro pubblico e viziata da un mancato controllo sui fondi e sulle risorse destinate alle operazioni descritte;
se risponda al vero che la Dirigenza della Rai, nel 2008 ha negato il contributo al gruppo Einstein per la realizzazione del centro di produzione di Termini Imerese e, nello stesso anno, ha sottoscritto un accordo con la Regione Sicilia in cui si impegnava a provvedere all'adeguamento strutturale e tecnologico del medesimo complesso, a fronte di un contributo di 12 milioni di euro.
(450/2176)
RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.
Con riferimento al primo quesito formulato, relativamente a quali misure siano state messe in atto per accertare l'entità del danno arrecato ai cittadini causato da una gestione impropria del denaro pubblico, si ritiene opportuno mettere in evidenza come questo implichi delle circostanze di fatto non corrispondenti al vero. A titolo esemplificativo è inveritiero che la Guardia di Finanza abbia richiesto la confisca nei confronti di Rai della somma di 10 milioni e 550 mila euro; l'agire della concessionaria del servizio pubblico è stato costantemente improntato ai canoni di correttezza e buona fede, sicché è da escludere la pretesa sussistenza di una responsabilità erariale in capo alla scrivente società, il cui accertamento è comunque demandato alla cognizione esclusiva della Corte dei Conti.
Con riferimento al secondo quesito, si precisa che l'accordo intervenuto con la Regione Siciliana non prevedeva un contributo pari a 12 milioni di euro quale corrispettivo per l'adeguamento strutturale e tecnologico del complesso di Termini Imerese e che la Rai ha sempre puntualmente adempiuto alle obbligazioni contrattuali a proprio carico nei confronti del gruppo Einstein.
FICO. – Al Presidente e al Direttore generale della Rai. – Premesso che:
il sistema radiotelevisivo è informato ai principi costituzionali della libertà di espressione e di opinione ed è chiamato a garantire ai cittadini un'informazione completa ed obiettiva, così da porli in condizione di maturare ed esprimere la propria volontà «avendo presenti punti di vista e orientamenti culturali differenti», come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 112 del 1993;
l'obiettività, la completezza, la lealtà, l'imparzialità, l'apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, fra gli altri, costituiscono principi generali del sistema radiotelevisivo ai sensi dell'articolo 3 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi;
ai sensi dell'articolo 7 del Testo unico, l'attività di informazione radiotelevisiva deve garantire «l'accesso di tutti i soggetti politici alle trasmissioni di informazione e di propaganda elettorale e politica in condizioni di parità di trattamento e di imparzialità, nelle forme e secondo le modalità indicate dalla legge»;
la legge n. 28 del 2000 demanda alla Commissione parlamentare di vigilanza e all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ciascuna nel proprio ambito di competenza, il compito di attuare e rendere applicativi i principi di equità e parità di trattamento dei soggetti politici da parte dei mezzi di informazione nei periodi di campagna elettorale;
l'articolo 1, comma 5, della legge 10 dicembre 1993, n. 515, stabilisce che «dalla data di convocazione dei comizi elettorali, nelle trasmissioni informative riconducibili alla specifica responsabilità di una specifica testata giornalistica [...] la presenza di candidati, esponenti di partiti e movimenti politici, membri del Governo [...] deve essere limitata esclusivamente alla esigenza di assicurare la completezza e l'imparzialità dell'informazione»;
il contenuto della legge n. 515 del 1993 è stato «recepito» ed esteso nella portata dalla legge n. 28 del 2000, che com’è noto si applica a tutte le elezioni. Le stesse delibere attuative della legge n. 28 del 2000, emanate dalla Commissione parlamentare di vigilanza e dall'Autorità in occasione di consultazioni elettorali, richiamano opportunamente nelle premesse la legge n. 515 del 1993;
l'articolo 9 della legge n. 28 del 2000 stabilisce che «dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l'efficace assolvimento delle proprie funzioni»;
con la delibera approvata il 13 aprile 2016 la Commissione parlamentare di vigilanza Pag. 318ha dettato le disposizioni di attuazione della disciplina in materia di comunicazione politica e di parità di accesso ai mezzi di informazione relative alla campagna per le elezioni comunali del 2016;
ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della delibera, «i notiziari diffusi dalla Rai e tutti gli altri programmi a contenuto informativo» debbono garantire «la presenza paritaria» dei soggetti politici ed uniformarsi «con particolare rigore ai criteri di tutela del pluralismo, della completezza, della imparzialità, della obiettività, dell'equilibrata rappresentanza di genere e di parità di trattamento tra le diverse forze politiche, evitando di determinare, anche indirettamente, situazioni di vantaggio o svantaggio per determinate forze politiche»;
ai sensi dell'articolo 4, comma 3, della delibera, i direttori responsabili dei programmi curano che «nei notiziari propriamente detti non si determini un uso ingiustificato di riprese con presenza diretta di membri del Governo, di esponenti politici o comunque di persone chiaramente riconducibili ai partiti e alle liste concorrenti per il ruolo che ricoprono o hanno ricoperto nelle istituzioni nell'ultimo anno»;
per quanto riguarda i programmi di informazione, il comma 4 del medesimo articolo stabilisce che «i rappresentanti delle istituzioni partecipano secondo le regole stabilite dalla legge n. 28 del 2000 per tutti i candidati e gli esponenti politici, salvo nei casi in cui intervengano su materie attinenti all'esclusivo esercizio delle funzioni istituzionali svolte»;
durante la campagna elettorale, anche secondo quanto stabilito dalla giurisprudenza costante dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, si avverte in modo particolare «l'esigenza di una puntuale distinzione tra l'esercizio delle funzioni istituzionali, correlate alla completezza dell'informazione, e l'attività politica in capo agli esponenti del Governo, onde garantire il corretto svolgimento del confronto politico su cui si fonda il sistema democratico durante tutto il periodo elettorale»;
dai dati del monitoraggio pubblicati dall'Agcom, relativi al tempo di parola fruito nel periodo 21 aprile – 8 maggio dal Presidente del Consiglio e dagli altri esponenti del Governo, calcolato sul totale del tempo di parola fruito dai soggetti politico-istituzionali, in tutte le edizioni dei notiziari Tg1, Tg2, Tg3 e Rainews, emerge quanto segue: a) Tg1: Presidente del Consiglio 18,6 per cento, Governo 20,14 per cento; b) Tg2: Presidente del Consiglio 22,3 per cento, Governo 18,8 per cento; Tg3: Presidente del Consiglio 21 per cento, Governo 10,5 per cento; Rainews: Presidente del Consiglio 27 per cento, Governo 19,6 per cento;
si tratta di percentuali abnormi, che evidenziano una sovraesposizione del soggetto Governo al di fuori di ogni ragionevole soglia, attestandosi fra il 40 e il 50 per cento del tempo complessivamente attribuito ai soggetti politico-istituzionali, cui andrebbe sommato, per completezza d'analisi, anche il tempo fruito dai partiti della maggioranza;
non soltanto nei notiziari, il Presidente del Consiglio imperversa anche nelle trasmissioni d'informazione del servizio pubblico. Solo nella settimana in corso, Matteo Renzi è stato ospite a «Che tempo che fa» e a «Porta a porta», senza che sia stata prestata la minima attenzione né a quella necessaria connessione della presenza mediatica del premier con l'esercizio delle funzioni istituzionali, né alla sovrapposizione dei ruoli rivestiti da Matteo Renzi, ad un tempo segretario del Pd e premier;
pur nel rispetto dell'autonomia editoriale delle testate, nonché delle esigenze di correlazione all'attualità e alla cronaca, i dati relativi alla prima fase della campagna elettorale rappresentano gravi violazioni del principio della eguaglianza delle opportunità fra i soggetti politici nella fase preparatoria delle elezioni, violazioni Pag. 319che possono determinare conseguenze rilevanti sul piano della genuinità del voto elettivo;
la citata delibera della Commissione parlamentare di vigilanza stabilisce che «qualora dal monitoraggio dei dati quantitativi e qualitativi, considerati su base settimanale a partire dalla data di convocazione dei comizi elettorali, emergessero costanti o comunque significativi disequilibri nei programmi a contenuto informativo non giustificati da oggettive esigenze informative, la direzione generale della Rai è chiamata a richiedere alla testata interessata misure di riequilibrio a favore dei soggetti politici danneggiati»;
l'inosservanza della disciplina da parte del consiglio di amministrazione e del direttore generale della Rai costituisce violazione degli indirizzi della Commissione di vigilanza ai sensi dell'articolo 1, comma 6, lettera c), n. 10, della legge 31 luglio 1997, n. 249;
si chiede di sapere:
se non ritengano che sia un preciso dovere del servizio pubblico radiotelevisivo garantire che le trasmissioni informative, in particolare durante le campagne elettorali, siano rigorosamente uniformate ai principi di completezza, imparzialità, obiettività e di parità di trattamento tra le diverse forze politiche, al fine di evitare che possano determinarsi, anche indirettamente, situazioni di vantaggio o svantaggio per determinate forze politiche;
se non ritengano che le percentuali di presenza governativa nei tg Rai registrate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella prima fase della campagna elettorale siano superiori a qualsiasi ragionevole soglia, nonché manifestamente lesive dei principi e delle norme vigenti;
per quali precise ragioni, con riferimento alle trasmissioni d'informazione diverse dai notiziari, non sia stata finora prestata alcuna attenzione, contrariamente a quanto richiesto a più riprese dall'Autorità di settore, alla puntuale distinzione tra l'esercizio dell'attività istituzionale e l'esercizio dell'attività politica del Presidente del Consiglio e degli altri esponenti del Governo, avendo cura che questi ultimi intervengano limitatamente all'informazione relativa alle funzioni istituzionali e non utilizzino la propria veste istituzionale per finalità elettorali, come evidentemente avvenuto nella fattispecie in esame;
se non ritengano di dover immediatamente prescrivere a tutte le testate un drastico ridimensionamento del tempo di parola fruito dal soggetto Governo nel suo complesso, così da garantire il corretto svolgimento del confronto politico su cui si fonda il sistema democratico durante tutto il periodo elettorale.
(451/2179)
RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.
In linea generale nella valutazione dei tempi attribuiti alle diverse forze, appare opportuno prendere in considerazione da un lato le modalità di esercizio dell'attività giornalistica (in ordine alla completezza, alla lealtà, all'obiettività e in generale alla qualità dell'informazione garantita dalle testate del servizio pubblico) e, dall'altro, l'agenda politica proposta dall'attualità e dalla cronaca nel periodo di riferimento, liberamente apprezzata dai direttori e dai giornalisti delle diverse redazioni, secondo la propria sensibilità editoriale, in forza della libertà di espressione, del pensiero e della cronaca/critica garantiti dall'articolo 21 della Costituzione.
Nel quadro sopra sintetizzato, si forniscono di seguito le principali voci di agenda del periodo considerato nell'interrogazione di cui sopra che hanno visto come protagonisti membri dell'Esecutivo e che necessariamente dovevano trovare riscontro nell'ambito dei notiziari della Rai al fine di garantire la completezza dell'informazione:
la crisi migratoria, e, in particolare, i colloqui tra il Ministro dell'Interno italiano e quello austriaco, gli interventi del Presidente del Consiglio sull'eventualità del ripristino della frontiera del Brennero, l'intervento del Ministro dell'Interno a margine Pag. 320del vertice europeo di Lussemburgo sulla crisi migratoria, con la presentazione del piano italiano per il Migration Compact e il vertice G5 di Hannover su crisi migratoria e politica per il Medioriente e la Libia;
gli interventi del Ministro dell'Interno sulle nomine dei vertici delle forze di sicurezza e dell'Ordine pubblico, e, in particolare, un'intervista concessa al TG2 su questo tema;
gli interventi del Ministro della Giustizia e del Presidente del Consiglio a margine delle dichiarazioni del Presidente di ANM e del Vicepresidente del CSM sulla questione morale, sul rapporto tra politica e magistratura e sulla riforma della giustizia; gli interventi del Ministro sul dibattito parlamentare relativo alla riforma della prescrizione;
la firma da parte del Presidente del Consiglio del Patto per il rilancio del Sud, in occasione della sua visita a Napoli;
la visita del Presidente del Consiglio in Calabria per l'inaugurazione del Museo dei Bronzi di Riace e a Palermo per il ricordo di Pio Latorre.
Per quanto attiene, invece, all'attività informativa della testata Rai News24, si ritiene opportuno mettere in evidenza come questa sia caratterizzata dalla necessità di garantire il flusso informativo costantemente 24 ore al giorno, dovendo rappresentare i fatti di cronaca e dell'attualità politica nel momento in cui si realizzano.
Ad integrazione di quanto sopra specificato, si segnala che nella seduta del 19 maggio 2016 l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha disposto l'archiviazione di un esposto relativo al periodo considerato nell'interrogazione di cui sopra in relazione da un lato al fatto che i tempi fruiti dagli esponenti del Governo nel periodo considerato trovano giustificazione nell'esigenza di assicurare la completezza dell'informazione in relazione alle iniziative assunte in questo periodo nei diversi settori di rispettiva competenza e non possano essere univocamente ricondotti ad alcuna forza politica e, dall'altro, alle dinamiche dei dati di monitoraggio del periodo immediatamente successivo.
VERDUCCI. – Al Presidente e al Direttore generale della Rai. – Premesso che:
nella puntata del programma «Virus» di giovedì 12 maggio, in prima serata su Rai 2, è stato affrontato il tema delle vaccinazioni infantili;
al dibattito in questione hanno partecipato: Red Ronnie, conduttore televisivo; l'On. Maria Antonietta Farina, Presidente dell'Istituto Luca Coscioni; Corinna Verniani, una madre che ha portato la propria esperienza familiare; Franco Antonello, Fondazioni Bambini delle fate; Roberto Burioni, docente di microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano; Eleonora Brigliadori, attrice e conduttrice televisiva;
nello svilupparsi del dibattito è emerso, sommariamente, come tre ospiti fossero a favore dei vaccini, altri tre contrari; tuttavia, tra i partecipanti uno soltanto era titolare di un curriculum scientifico mentre gli altri tre avevano un portato privato, associazionistico e del mondo dello spettacolo;
alla parte scientifica – il prof. Burioni – sono stati concessi 2 minuti e 15 secondi circa per affrontare la tematica, mentre l'approfondimento complessivo sul tema vaccini è durato all'incirca 36 minuti;
è stato, di fatto, concesso un ampio spazio temporale e un programma di prima serata Rai per diffondere notizie e tesi più volte in passato smentite dalla comunità scientifica e dall'Ordine dei medici: ovvero, sono state poste sullo stesso piano opinioni prive di fondamento scientifico e teorie e prassi mediche vagliate dalla comunità scientifica;
questo, nei mesi in cui il Ministero della Salute ha iniziato una campagna di corretta informazione e sensibilizzazione per la somministrazione ordinata dei vaccini, anche per rispondere a una continua campagna disinformativa che ha indotto numerose famiglie a non sottoporre i propri figli a vaccinazione, senza considerare che tale scelta arreca un danno alla salute pubblica;Pag. 321
si chiede di sapere:
se sia compatibile con il mandato del servizio pubblico una puntata di approfondimento in cui vengono accreditate tesi mediche prive di fondamento scientifico e che mette sullo stesso piano le stesse con tesi e prassi mediche dimostrate e avvalorate, come nel caso in premessa, dalla comunità scientifica e adottate dal Sistema Sanitario Nazionale;
se sia nelle intenzioni degli interrogati quella di contribuire a una buona e corretta informazione sull'obbligatorietà e l'opportunità delle vaccinazioni, così come indicato dal Ministero della Salute;
se non si ritenga imprescindibile per la credibilità e l'autorevolezza del servizio pubblico promuovere una corretta informazione che contrasti teorie infondate tanto più nel settore sanitario, e in special modo in quello legato alle vaccinazioni, di particolare importanza per la salute dei cittadini, principalmente dei minori.
(452/2186)
RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.
Nella puntata di giovedì 12 maggio Virus si è occupato dei vaccini e delle polemiche che, da qualche tempo, occupano le cronache in merito ad una presunta pericolosità dei vaccini stessi.
Il parterre della trasmissione era costruito in modo che tutte le posizioni venissero rappresentate in modo equilibrato tra chi, con argomenti scientifici, sosteneva la totale efficacia dei vaccini stessi e chi, al contrario, si faceva portatore, sulla base di esperienze personali, della pericolosità della pratica terapeutica. In studio erano stati invitati Red Ronnie, conduttore televisivo, portavoce di una posizione critica sulle vaccinazioni in base ad esperienze personali, da una parte, e Maria Antonietta Farina, portavoce dell'Istituto Luca Coscioni, da sempre schierata a favore delle vaccinazioni, dall'altra. In collegamento, una figura quasi necessaria super partes, Roberto Burioni, docente di microbiologia e virologia al San Raffaele di Milano. Sempre in studio una testimonianza autorevole nella sua chiara componente emotiva e ed esperienziale: Corinna Verniani, madre di una bimba che soffre di immunodeficienza, che ha raccontato come abbia dovuto cambiare la scuola per la figlia perché nella sua classe si erano vaccinati solo 8 bambini su 18.
In collegamento Franco Antonello, padre di un bambino autistico e responsabile della Fondazione Bambini delle fate, che è contrario ai vaccini. Nel caso di Eleonora Brigliadori, che ha espresso la sua posizione contraria, si è trattato di un servizio chiuso.
Ma nella puntata è stato presente anche il fact-checking di Pagella Politica in cui si dimostrava il calo del numero di vaccinazioni. E poi l'intervista in un servizio chiuso a Elisabetta Gualmini, vicepresidente dell'Emilia Romagna, che parlava con preoccupazione del calo delle vaccinazioni presso le classi medio-alte.
Il corpo a corpo è durato 35 minuti complessivi. Le voci favorevoli (Coscioni, fact-checking, Gualmini, Verniani, Burioni) hanno avuto spazio per 16 minuti e mezzo circa. Senza contare il servizio di apertura di 2 minuti sulla proposta di obbligo di vaccini nelle scuole di Bologna, dove trovavano spazio le voci favorevoli ai vaccini di Sergio Venturi, assessore Regione Emilia, e Giacomo Faldella, del reparto di neonatologia dell'ospedale Suor Orsola; le tre voci contrarie (Ronnie, Antonello e Brigliadori) hanno avuto spazio per 10 minuti e mezzo circa. Il parterre, dunque, deve essere considerato, sostanzialmente equilibrato nei numeri, tuttavia con una certa prevalenza, anche per autorevolezza, dei rappresentanti della posizione a favore dei vaccini.
Fermo restando che non era obiettivo della trasmissione porre la discussione sulla liceità della vaccinazione, è necessario tenere in considerazione il fatto che da molto tempo, soprattutto nella Rete, si discute in maniera anche concitata sulla pericolosità dei vaccini. Si è ritenuto, dunque, necessario cercare di fare emergere questo dibattito nel tentativo di non relegarlo a platee diffuse ma inattendibili per trascinarlo in una situazione dove il confronto Pag. 322potesse essere più equilibrato di quanto si trova comunemente nei siti internet.
Red Ronnie è un esponente di primo piano di una teoria certamente pericolosa che trova ampia diffusione senza contraddittorio. La scelta di invitarlo in trasmissione è stata determinata dalla convinzione che, in situazioni così particolari e su argomenti così sensibili, sia necessario non demonizzare ma costringere al confronto.
A parte il calcolo dei minuti dedicati a ciascun partecipante al dibattito sembra lecito affermare che l'intervento del Professor Burioni, per competenza, chiarezza e determinazione sia risultato molto più efficace in termini di campagna di sensibilizzazione delle numerose parole espresse da Red Ronnie. La testimonianza pacata ma diretta, lucida e aperta della Signora Verniani, ha aperto uno spaccato di verità ben lontano dalla tante parole vacue che si possano scrivere o pronunciare. A dimostrazione di tutto ciò si può citare anche il responso finale della trasmissione legato al risultato di una domanda virale lanciata dal conduttore, Nicola Porro, ad inizio del dibattito: è giusto obbligare i bambini a vaccinarsi ? Ebbene il pubblico di Virus, collegato in Rete, si espresso con una percentuale nettamente favorevole all'obbligatorietà dei vaccini (79 per cento favorevoli contro 21 per cento contrari).
ANZALDI, LENZI. – Al Presidente e al Direttore generale della Rai. – Premesso che:
la puntata di giovedì 12 maggio di «Virus» su Raidue ha trattato il tema dei vaccini, ottenendo l'ascolto più alto degli ultimi mesi, con il 5,61 per cento di share e 1.252.000 telespettatori;
le posizioni espresse durante la trasmissione, in particolare da parte del presentatore tv Red Ronnie, hanno scatenato un ampio dibattito in rete, in concomitanza con la puntata e nei giorni successivi;
la trasmissione ha permesso di far emergere la forte presa che opinioni prive di alcun fondamento scientifico hanno in alcuni settori della società, tanto da portare negli ultimi mesi ad un calo senza precedenti delle vaccinazioni;
il prof. Roberto Burioni, direttore della Scuola di specializzazione in microbiologia e virologia e specialista in Immunologia clinica ed allergologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, alla luce del dibattito che si è aperto in queste ore, ha lanciato in una lettera un appello al servizio pubblico a «promuovere una corretta informazione in modo da scongiurare comportamenti che costituiscono un reale pericolo sanitario»;
in particolare, il prof. Burioni, ricorda che «il drammatico calo di copertura vaccinale contro malattie pericolose e molto contagiose come il morbillo oltre a mettere a rischio i bambini non vaccinati che possono ammalarsi, permette la circolazione del virus, fatto che può avere conseguenze catastrofiche per chi non si può vaccinare»;
anche il post del prof. Burioni con più di 4 milioni di «like» su Facebook ha contribuito ad accendere il dibattito in rete;
alla luce del dibattito che si è aperto e che dimostra la presenza di una profonda ignoranza su questi temi in alcune fasce della popolazione, in certi casi anche di istruzione medio-alta;
si chiede di sapere:
se siano previsti per il futuro spazi di informazione scientifica straordinaria dedicati al tema dei vaccini;
se non sia opportuno che il servizio pubblico rafforzi la collaborazione con i centri sanitari specializzati e con la comunità scientifica riconosciuta nel prevedere nuovi spazi di informazione in questo ambito. (453/2193)
RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.Pag. 323
In primo luogo – nel rimandare al riscontro fornito ad una interrogazione di analogo contenuto per una più puntuale disamina della questione – si ritiene opportuno mettere in evidenza come la puntata di Virus di giovedì 12 avesse l'obiettivo di fare emergere il dibattito sui vaccini (e sulle polemiche che, da qualche tempo, occupano le cronache in merito ad una presunta pericolosità dei vaccini stessi) nel tentativo di non relegarlo a platee diffuse ma inattendibili per trascinarlo in una situazione dove il confronto potesse essere più equilibrato di quanto si trova comunemente nei siti internet.
Ciò premesso, un'adeguata informazione su tematiche di carattere scientifico costituisce un nodo centrale nella missione di servizio pubblico; il Contratto di servizio 2010-2012 impegna la Rai, tra l'altro, ad «assicurare un elevato livello qualitativo della programmazione informativa....i cui tratti distintivi sono costituiti dall'orizzonte europeo ed internazionale, ....così da garantire l'informazione, l'apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività nazionale, nel rispetto del diritto/dovere di cronaca, della verità dei fatti e del diritto dei cittadini ad essere informati».
Nel quadro sopra sintetizzato, ed a conferma delle considerazioni esposte, si riportano di seguito – a mero titolo esemplificativo – i servizi e le interviste sul tema dei vaccini andate in onda nelle ultime settimane nell'ambito della rubrica del TG2 «Medicina 33».
Servizi: Vaccino cefalea di Simone Turchetti con Piero Barbanti – neurologo San Raffaele (7 marzo).
Vaccino HPV di Simone Turchetti con Luciano Mariani – responsabile HPV unit Regina Elena di Roma (28 marzo).
Vaccino meningite di Lidia Scognamiglio con Alberto Villani – pediatra Bambino Gesù (1o giugno) Storia Vaccini di Giulia Apollonio con Caterina Rizzo – epidemiologia vaccini – Istituto Superiore Sanità (11 maggio).
Interviste.
Carlo Foresta, andrologo dell'Università di Pavia ha parlato di Vaccino HPV (5 maggio) e di vaccino HPV per gli uomini (21 ottobre 2015).
Alberto Mantovani, patologia generale dell'Humanitas di Milano ha parlato di vaccinazioni (7 marzo).
Chiara Azzari, immunologia pediatrica Meyer parlerà di vaccinazione contro la meningite (1o giugno).
Come si può rilevare anche da una sommaria disamina degli elementi sopra riportati, su tematiche di carattere scientifico delicate – quale quella sopra citata dei vaccini – la Rai opera nell'obiettivo di fornire agli spettatori un'informazione quanto più puntuale e affidabile possibile.
GASPARRI. – Al Presidente e al Direttore generale della Rai. – Premesso che:
Milo Infante è un noto giornalista professionista, conduttore e autore televisivo che lavora alla dipendenze della Rai, con la qualifica di capo redattore a partire dal 2010, e che per anni ha realizzato e condotto trasmissioni su Rai Due, premiate da significativi indici di ascolto sin dal 2003;
nel 2011, come riportato da molti organi di informazione, il dott. Infante avrebbe rifiutato il sistema di gestione degli ospiti della sua trasmissione che, a quanto si apprende, per volontà dell'allora responsabile, prevedeva delle vere e proprie esclusioni, tra cui giornalisti, uomini di cultura e persino religiosi;
al contrario, sempre a quanto si evince dalla stampa, alcuni personaggi venivano invitati con una frequenza maggiore rispetto ad altri (ad esempio la Comunità Religiosa Nuovi Orizzonti, nei primi tre mesi di trasmissione è stata presente con i suoi rappresentanti per 42 volte su 70);
a tal proposito, il Giornalista ha più volte lamentato sia ai vertici della rete che a quelli della Rai la critica situazione, presentando per ben 3 volte dal 2012 una richiesta di internal audit, rimasta sempre senza risposta ed esito, che aveva come Pag. 324oggetto la gestione degli ospiti, da parte del suo vice direttore, ma anche trasferte in occasione della presentazione del libro di quest'ultimo poste a carico della Rai;
a fronte di tale posizione, il dott. Infante ha subito un progressivo e repentino demansionamento dal suo ruolo e dalle sue funzioni nonché, dal maggio 2012, è rimasto totalmente inattivo, non ricevendo alcun incarico;
nel luglio 2014, con sentenza 24/7-23/9/14, il Tribunale di Milano ha accertato la dequalificazione professionale, subita dal ricorrente, a partire dal settembre 2012 ed ha condannato la Rai ad assegnare al giornalista mansioni congrue rispetto a quelle svolte prima di tale data, e comunque adeguate rispetto alla sua qualifica e professionalità. Il giudice ha, inoltre, condannato la Rai a risarcire il dott. Infante di 65 mila euro (3.000 euro al mese per 2 anni) oltre al pagamento delle spese legali;
nei giorni scorsi si è pronunciata, altresì, la Corte d'Appello del Tribunale di Milano per quanto riguarda la prima causa per demansionamento, presentata da Milo Infante quando ancora conduceva il programma «L'Italia sul 2». La Corte ha accertato la dequalificazione professionale subita dal 1o settembre 2011 al 31 marzo 2012 ed ha condannato nuovamente la televisione di Stato ad assegnare al giornalista mansioni compatibili con la sua professionalità, nonché a risarcire il danno nella misura mensile corrispondente al 20 per cento della retribuzione globale di fatto percepita oltre ad interessi, rivalutazioni del dovuto al saldo e 4.100 euro di spese legali;
malgrado queste sentenze, di fatto, dal 2012 il dott. Infante non ha svolto attività confacenti la sua qualifica e professionalità, peraltro dopo 2 anni di fermo totale;
sulla base di quanto premesso, il giornalista è stato costretto a promuovere una terza azione giudiziaria chiedendo l'esecuzione delle sentenze precedenti e un risarcimento danni che ammonterebbe a 500 mila euro;
da notizie in possesso dell'interrogante, in tutta questa vicenda la Rai ha subito una ingente perdita economica, considerato che, in qualità di capo redattore, il giornalista percepiva una retribuzione lorda annua di circa 140 mila euro e che, moltiplicata per 4 annualità, ammonta a 560 mila euro. Se a questi si aggiungono il costo delle spese legali e dei risarcimenti fin qui pagati vi sarebbero ulteriori esborsi per circa 100 mila euro. Inoltre, a ciò va sommato, il costo che la Rai ha dovuto sostenere per contrattualizzare un conduttore esterno in grado di svolgere l'attività del dott. Infante, quantificabile in circa 200 mila euro all'anno, totalizzando così, per l'intera vicenda, un aggravio economico per le casse dello Stato di circa 1 milione e 460 mila euro;
a giudizio dell'interrogante, in un periodo di grave e perdurante congiuntura economica e di spending review, è paradossale che sia ingiustamente demansionato un capo redattore della televisione pubblica e al suo posto venga inserita una figura esterna. Non è concepibile, altresì, che vengano richiesti sforzi e sacrifici ai cittadini, anche per il pagamento del Canone televisivo, e non si miri ad evitare lo spreco e lo sperperio di denaro pubblico, assumendo personale non presente nell'organico della Rai,
si chiede di sapere:
quali orientamenti intenda esprimere, in riferimento a quanto esposto in premessa e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio all'annosa questione che vede vittima da una parte l'allora capo redattore di Rai due – dott. Milo Infante – e, dall'altra, l'azienda televisiva che è costretta al risarcimento del danno nei confronti di quest'ultimo;
se non ritenga irragionevole la vicenda citata in premessa;Pag. 325
se sia a conoscenza di chi ha sancito il demansionamento del predetto giornalista, arrecando un ingente danno economico e di immagine alla televisione di Stato e se non ritenga che a questi debbano essere comminate sanzioni esemplari;
quali azioni intenda adottare per scongiurare che una terza causa giunga a termine, con ulteriori gravosi esborsi per la Rai, nonché per attuare le precedenti sentenze – passate in giudicato – restituendo al dott. Infante un ruolo consono alla sua qualifica. (454/2203)
RISPOSTA. – In merito all'interrogazione sopra citata si informa di quanto segue.
Il 23 maggio 2016, presso la sede Rai di Corso Sempione, il nuovo Direttore di Raidue Ilaria Dallatana si è incontrata con Milo Infante, manifestando la volontà della Rete di voltare pagina, mettendo fine alla conflittualità, per instaurare nuovi rapporti improntati alla fiducia reciproca nell'ottica della individuazione di nuovi prodotti che possano essere realizzati da Raidue, in linea con la mission affidatale, con la partecipazione di Infante in qualità di autore e conduttore; in tale quadro è stato proposto a Milo Infante di fornire una propria valutazione sulla possibile realizzazione di un programma di seconda serata da affidare ad Infante stesso.
Il conduttore, pur dicendosi disponibile alla collaborazione con la nuova direzione di Rete, ha lasciato la riunione confermando la sua indisponibilità/impossibilità a mettere fine al contenzioso.