TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 289 di Venerdì 12 settembre 2014

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
   il cambiamento climatico rappresenta una delle maggiori sfide che l'umanità dovrà affrontare nei prossimi anni. Una sfida sempre più pressante vista la concentrazione record di gas serra nell'atmosfera documentata dall'ultimo rapporto dell'Organizzazione meteorologica mondiale dell'Onu diffuso proprio oggi 9 settembre 2014, che ha mostrato anche una continua accelerazione delle emissioni di gas serra dovuti all'attività umana e, in particolare, all'uso di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas). Secondo le evidenze scientifiche presentate sia nell'ultimo rapporto di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc, Fifth assessment report), sia nel recente rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (European Environment Agency, EEA) «Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2012 – An indicator-based report» del 2012, nei prossimi decenni la regione europea ed in particolare la regione del Mediterraneo dovrà far fronte ad impatti dei cambiamenti climatici particolarmente negativi, i quali, combinandosi agli effetti dovuti alle pressioni antropiche sulle risorse naturali, fanno della regione del Mediterraneo una delle aree più vulnerabili d'Europa (EEA, 2012);
   l'Italia, quindi, si colloca in un'area dell'Europa particolarmente vulnerabile ai presenti e attesi impatti dei cambiamenti climatici. Tali impatti negativi sono correlati principalmente ad un innalzamento eccezionale delle temperature medie e massime, all'aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi (ondate di calore, siccità ed episodi di precipitazioni piovose intense) e alla riduzione delle precipitazioni annuali medie e dei flussi fluviali, con conseguente possibile calo della produttività agricola e perdita di ecosistemi naturali;
   negli ultimi anni si è assistito al ripetersi di eventi atmosferici particolarmente intensi che, sommati alla fragilità e troppo spesso incuria del territorio, hanno manifestato in maniera catastrofica la loro pericolosità fino alla perdita di numerose vite umane e con danni milionari alle attività economiche; basti pensare agli ultimi drammatici eventi nel Gargano o a quanto accaduto a Refrontolo nella provincia di Treviso nel mese di agosto 2014, o ancora all'alluvione a Senigallia e in altri comuni delle Marche nel maggio 2014 o a quella che ha sconvolto la Sardegna nel novembre del 2013 e l'elenco potrebbe continuare. Ogni anno, con l'arrivo di piogge e temporali di eccezionale, ma sempre più consueta, intensità, si accentua la già grande vulnerabilità del territorio italiano: i fiumi esondano e le colate di fango invadono i centri abitati travolgendo e spazzando via tutto quello che incontrano sul loro percorso. Le alluvioni hanno causato in Italia dal 1998, anno dell'alluvione di Sarno, danni per un ammontare di circa 8 miliardi di euro;
   negli ultimi anni sono state intraprese a livello europeo varie attività riguardanti il supporto alle politiche nazionali, regionali e locali di adattamento ai cambiamenti climatici che devono unirsi alle indispensabili azioni di mitigazione e, dunque, di riduzione drastica delle emissioni di gas serra. Nell'aprile 2013 la Commissione europea ha adottato e pubblicato la Strategia europea di adattamento (Sea) con l'obiettivo principale di rendere l'Europa più resiliente agli effetti dei mutamenti climatici mediante una migliore preparazione e capacità di prevenzione del rischio degli impatti dei cambiamenti climatici a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. La Strategia europea di adattamento deve essere un punto di riferimento per le relative strategie nazionali in Europa già adottate e per quelle in via di preparazione. A oggi, secondo la piattaforma europea sull'adattamento (Climate-ADAPT), 17 Stati membri dell'Unione europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna, Svezia e Gran Bretagna) hanno adottato una Strategia nazionale di adattamento (Sna), mentre altri ne hanno intrapreso il percorso di elaborazione;
   l'Italia è tra i Paesi che stanno elaborando una Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. L'elaborazione è stata avviata nel luglio 2012 dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ha affidato al Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), il coordinamento tecnico-scientifico per acquisire le informazioni di base necessarie per elaborare la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Tale coordinamento è stato svolto attraverso l'istituzione di un tavolo tecnico composto da circa cento esperti nazionali provenienti da università, enti di ricerca e fondazioni. Questo tavolo ha raccolto ed elaborato tutte le informazioni tecniche su impatti, vulnerabilità e adattamento necessari per costruire una Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici;
   in aggiunta al tavolo tecnico, è stato istituito dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare un tavolo istituzionale composto dai rappresentanti dei Ministeri e delle altre istituzioni, rilevanti ai fini dell'elaborazione della strategia, tra i quali la Protezione civile, l'Anci e altri soggetti istituzionali, che, sulla base del lavoro svolto dal tavolo tecnico, ha fornito ulteriori indicazioni al processo, contribuendo all'elaborazione dei rapporti. Altri soggetti interessati a vario titolo nell'elaborazione della Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici sono stati coinvolti, fin dall'inizio, in questo processo, mediante un sondaggio con un questionario (effettuato in ottobre-novembre 2012), e, successivamente, con una consultazione on-line sul documento strategico elaborato che si è svolta tra il 30 ottobre e il 31 dicembre 2013; sono state, inoltre, svolte altre consultazioni con incontri ad hoc;
   tale processo è terminato nel mese di luglio 2014 con l'elaborazione di un pacchetto di documenti che sono alla base della Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. La documentazione, che è stata consegnata al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, include un rapporto tecnico-scientifico che analizza le vulnerabilità del territorio italiano agli impatti dei cambiamenti climatici, una sintesi del rapporto stesso e un rapporto tecnico-giuridico che studia la normativa comunitaria e nazionale rilevante per gli impatti, la vulnerabilità e l'adattamento ai cambiamenti climatici, in cui vengono analizzati più di 30 tra direttive e regolamenti europei. Infine, è stato consegnato anche un documento dal titolo «Elementi per una strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici», che, basandosi sui precedenti rapporti, fornisce proposte di azioni settoriali e intersettoriali di adattamento a corto termine (entro il 2020) e a lungo termine –:
   se il Ministro interpellato sia in grado di fornire informazioni sullo stato attuale dell’iter di elaborazione ed adozione della Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e quali misure intenda intraprendere affinché si arrivi in breve tempo alla sua completa definizione, adozione e attuazione.
(2-00669)
«Mariastella Bianchi, Realacci, Bratti, Borghi, Cova, Coppola, Braga, Carrozza, Bonomo, Mariani, Gelli, Roberta Agostini, Patriarca, Piccoli Nardelli, Valeria Valente, Mongiello, Carloni, Martelli, Tino Iannuzzi, Gentiloni Silveri, Iacono, Preziosi, Lodolini, Marchi, Manciulli, Causi, Sereni, Marantelli, Manzi, Giovanna Sanna, Scanu, Carrescia, Garavini, De Menech».
(9 settembre 2014)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della difesa, per sapere – premesso che:
   nelle giornate del 3 e del 4 settembre 2014, nel poligono di Capo Frasca (comune di Arbus) sono divampati due incendi che hanno mandato in fumo oltre 25 ettari di macchia mediterranea;
   gli incendi sarebbero stati provocati da esercitazioni militari che regolarmente si svolgono nel poligono di Capo Frasca anche in periodi nei quali l'area della marina di Arbus, limitrofa al poligono, è nel pieno dell'attività turistica;
   nelle giornate del 3 e del 4 settembre 2014 le operazioni di spegnimento degli incendi nel poligono di Capo Frasca avrebbero avuto dei rallentamenti a causa del mancato coordinamento tra i corpi militari e forestali impegnati;
   secondo quanto riferito dalla presidenza della giunta regionale e dai vertici del Corpo forestale, il personale del poligono si è rifiutato di accompagnare la squadra di terra del Corpo forestale, come esplicitamente richiesto per mettere in sicurezza le aree a rischio;
   l'incendio avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi e devastanti se non fosse intervenuto l'elicottero del corpo forestale regionale;
   tali esercitazioni possono compromettere la sicurezza delle persone e danneggiare in maniera importante l'attività turistica locale già in forte crisi;
   in Sardegna, 35.000 ettari di territorio risultano sotto il vincolo di servitù militari;
   da tempo si chiede la chiusura e la bonifica dei poligoni di Capo Frasca e Capo Teulada e la riduzione e la riqualificazione del poligono di Quirra, ma, ad oggi, non appaiono esservi atti concreti da parte delle istituzioni preposte che portino alla chiusura, alla riduzione e alla riqualificazione dei siti destinati ad attività militari presenti nel territorio sardo;
   sabato 13 settembre 2014 è prevista una manifestazione organizzata da alcuni comitati di cittadini, all'ingresso del poligono di Capo Frasca, per chiamare i cittadini a dichiararsi contrari all'utilizzo del territorio sardo per scopi bellici –:
   quali iniziative intenda intraprendere il Governo per evitare il ripetersi di simili gravi incidenti che mettono a repentaglio l'incolumità degli abitanti delle zone vicine ai poligoni.
(2-00667)
«Pes, Cani, Mura, Francesco Sanna, Giovanna Sanna, Scanu, Marrocu, Simoni, Bruno Bossio, Pierdomenico Martino, Peluffo, Moretto, Ginato, Coccia, Magorno, Morassut, Giuditta Pini, Fabbri, Galperti, Cenni, Scuvera, Berlinghieri, Rotta, Cinzia Maria Fontana, Tullo, Albini, Gadda, Dallai, Fregolent, Murer, D'Ottavio».
(9 settembre 2014)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere – premesso che:
   l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, noto anche con l'acronimo Unar, è stato istituito con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, e opera presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, nell'ambito del dipartimento per le pari opportunità;
   secondo quanto si apprende dal sito del dipartimento da cui dipende, nella sezione «Compiti e servizi» dell'Unar, tale ufficio avrebbe la funzione di «garantire, in piena autonomia di giudizio e in condizioni di imparzialità» l'effettività del principio di parità di trattamento fra le persone, di vigilare sull'operatività degli strumenti di tutela vigenti contro le discriminazioni e di contribuire a rimuovere le discriminazioni fondate sulla razza e l'origine etnica, analizzando il diverso impatto che le stesse hanno sul genere e il loro rapporto con le altre forme di razzismo di carattere culturale e religioso ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 dicembre 2003;
   sempre da tale sito ufficiale si apprende che «secondo quanto previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 dicembre 2003, inerente la costituzione e l'organizzazione interna dell'UNAR, l'Ufficio per l'attuazione dei propri compiti si avvale di un contingente composto da personale appartenente ai ruoli della Presidenza del Consiglio e di altre amministrazioni pubbliche, nonché di esperti anche estranei alla pubblica amministrazione, dotati di elevata professionalità nelle materie giuridiche, nonché nei settori della lotta alle discriminazioni, dell'assistenza materiale e psicologica ai soggetti in condizioni disagiate, del recupero sociale, dei servizi di pubblica utilità, della comunicazione sociale e dell'analisi delle politiche pubbliche»;
   dal sito di cui sopra non è dato sapere precisamente e complessivamente chi lavora o collabora nell'ambito dell'Unar, stante, per alcune figure professionali previste dall'organigramma, indicata solo la dicitura «in attesa di nomina» e, a quanto consta agli interpellanti, per i numerosi contratti co.co.co. con cui sono stati conferiti incarichi professionali a vario titolo;
   solo a titolo esemplificativo, tra i bandi pubblicati sul sito dell'Unar vi è «Unar, indagine di mercato per la realizzazione di un servizio di acquisizione di dati informativi e statistici aggiornati sullo stato dell'immigrazione» in Italia, che non è chiaro come possa rientrare nelle finalità dell'ufficio di cui sopra essendo più competenza del Ministero dell'interno;
   non si tratta della prima volta che l'Unar si occupa e finanzia con soldi pubblici iniziative che vanno oltre e al di là delle sue competenze: è ben nota infatti la recente vicenda della diffusione nelle scuole, anche elementari, degli opuscoli «Educare alla diversità a scuola», realizzati dall'Istituto A. T. Beck su mandato dell'Unar, che aveva provocato la forte reazione delle associazioni dei genitori ma anche, successivamente, del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, che ne ha bloccato la diffusione perché mai informato dell'iniziativa –:
   quale sia il «personale appartenente ai ruoli della Presidenza del Consiglio e di altre amministrazioni pubbliche, nonché (...) esperti anche estranei alla pubblica amministrazione» che lavora e collabora a qualunque titolo con l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, con indicazione del nome, della qualifica, della tipologia del contratto, del compenso e della professionalità per ciascuno;
   quali siano stati i costi complessivi, negli anni dal 2011 ad oggi, per le iniziative, le pubblicazioni, i bandi, il personale e i consulenti dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali;
   se il Governo ritenga appropriato l'utilizzo da parte dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali dei fondi assegnati per le sue specifiche finalità per la pubblicazione degli opuscoli citati in premessa;
   se non ritenga opportuno, ai fini di una politica di contenimento dei costi e di razionalizzazione delle risorse, anziché operare tagli al compatto sicurezza, disporre la chiusura dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.
(2-00661)
«Fedriga, Allasia, Attaguile, Borghesi, Bossi, Matteo Bragantini, Busin, Caon, Caparini, Giancarlo Giorgetti, Grimoldi, Guidesi, Invernizzi, Marcolin, Molteni, Gianluca Pini, Prataviera, Rondini, Simonetti».
(4 settembre 2014)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per gli affari regionali e le autonomie, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:
   nel collegato alla finanziaria della regione Campania, approvato in consiglio regionale, si modifica la legge elettorale regionale, prevedendo l'innalzamento dello sbarramento dal 5 al 10 per cento per avere diritto all'elezione di un rappresentante nel consiglio regionale, tema – come noto – di natura ordinamentale;
   peraltro tale norma è stata approvata con un maxi emendamento di 243 articoli – su cui è stata posta la fiducia – che spaziano dai fondi dell'Unione europea alla sanità, ai trasporti, ai condoni edilizi, nonché alla privatizzazione dell'acqua; riguardo tale ultimo aspetto, la regione prevede, entro 30 giorni, con decreti, l'affido alle società che già operano sul territorio non solo della gestione del servizio di distribuzione, ma anche della captazione e dell'adduzione alla fonte, del collettamento e della depurazione delle acque reflue: norme in aperto contrasto con i referendum passati sul tema;
   l'inserimento di tali previsioni, oltretutto nell'ambito di una legge collegata alla legge finanziaria regionale che verte su materia del tutto diversa, appare iniziativa assolutamente inopportuna, oltre che illegittima;
   l'innalzamento dello sbarramento al 10 per cento appare – malgrado l'autonomia regionale in materia di legge elettorale regionale sancita dall'articolo 122 della Costituzione – in netto contrasto con gli articoli 3 e 49 della Costituzione che statuiscono che i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di opinioni politiche, ed hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale (e regionale);
   tale soglia, infatti, non assicura la rappresentanza delle minoranze ed impedirebbe anche a formazioni politiche molto rappresentative di accedere al consiglio regionale, con ciò aumentando la distanza tra gli elettori e l'organo regionale e, più in generale, contribuendo ad incrementare la distanza tra i cittadini e le istituzioni;
   l'articolo 122 della Costituzione stabilisce che il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del presidente e degli altri componenti della giunta regionale, nonché dei consiglieri regionali siano disciplinati con legge della regione, ma nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica;
   la disciplina statale è stata approvata con la legge 2 luglio 2004, n. 165 (articolo 4, comma 1, lettera a)), che ha imposto al legislatore regionale di individuare un sistema elettorale che in ogni caso agevoli la formazione di stabili maggioranze nel consiglio regionale e assicuri la rappresentanza delle minoranze;
   l'articolo 127 della Costituzione prevede che il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale –:
   se il Governo non ritenga che, in relazione alle previsioni del collegato alla finanziaria della regione Campania illustrate in premessa, ricorrano tutti i presupposti per promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale, ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione.
(2-00666)
«Scotto, Quaranta, Costantino, Ferrara, Giancarlo Giordano».
(5 settembre 2014)

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