XVIII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 13 febbraio 2019

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


      La Camera,

          premesso che:

              la nutrizione artificiale (Na) è una terapia medica specialistica, sostitutiva di funzione d'organo, indispensabile per la sopravvivenza dei pazienti impossibilitati ad assumere, transitoriamente o permanentemente, un'alimentazione adeguata ai propri fabbisogni;

              la Na è diretta alla prevenzione e al trattamento della malnutrizione, patologia responsabile di complicanze e morte, sia in ambito ospedaliero che domiciliare, che va contrastata al pari delle altre patologie;

              la Na è terapia che si attua con procedure spesso invasive (posizionamento di sonde enterali, ad esempio PEG e PEJ, e cateteri venosi centrali, come ad esempio PICC e Port-a-cath), non scevra da rischi e complicanze, per la quale è necessario il consenso informato da parte del paziente o di chi ne esercita la tutela legale, da attuare con personale appositamente formato;

              la Na deve essere attuata da figure professionali che compongono insieme il team nutrizionale: medico, farmacista, dietista, infermiere, ognuno per quanto di competenza, con una comprovata e documentata esperienza nella realizzazione e gestione della procedura;

              la nutrizione artificiale domiciliare (Nad), parenterale (Npd) ed enterale (Ned), è destinata ai soggetti di tutte le età che non possono alimentarsi sufficientemente per via naturale ed è finalizzata a consentire non solo la sopravvivenza di tali soggetti, ma anche un miglioramento della qualità di vita e il reinserimento sociale e lavorativo e a garantire le prestazioni necessarie, al di fuori dell'ambito ospedaliero, all'interno dell'ambiente di vita del paziente, al fine di ridurre i tempi di degenza;

              la nutrizione artificiale, quale tecnica medica per migliorare la vita del paziente, è conosciuta a livello europeo dagli anni ’60; nonostante ciò in Italia una adeguata regolamentazione stenta a realizzarsi. Tale ritardo produce costi significativi per la collettività, oltre a rappresentare un vulnus alla dignità del paziente nel proseguire con le cure più adatte alla sua esistenza;

              la nutrizione artificiale è ancora oggi sconosciuta, purtroppo, anche alla maggior parte dei medici ed operatori sanitari. In parte, sulla scarsa conoscenza, incide l'assenza di formazione specifica e di corsi dedicati alla nutrizione clinica in ambito accademico (corsi di laurea e specializzazione). È pertanto presumibile che un gran numero dei pazienti eleggibili alla nutrizione artificiale di fatto non venga trattato. Questi pazienti concretamente «muoiono di fame» anche se il decesso viene solitamente imputato all'evoluzione della malattia di base, ad esempio malattia neoplastica. La malnutrizione è infatti ampiamente associata alle patologie organiche croniche ed ampiamente diffusa nei pazienti ospedalizzati adulti e pediatrici. Inoltre, alcuni studi clinici effettuati in pazienti ospedalizzati hanno dimostrato che la malnutrizione ha un forte impatto sulla durata dei ricoveri ospedalieri;

              in realtà, la malnutrizione non rappresenta una evoluzione necessaria delle varie patologie, e in particolare della patologia neoplastica, come molti ancora ritengono. Essa può sovrapporsi alla condizione tumorale e renderne più difficile il trattamento, peggiorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre il tempo di vita residua. Allo stesso modo può instaurarsi in tutte le altre patologie, aggravandone la prognosi con incremento di costi non solo economici, ma soprattutto umani. La malnutrizione si può e si deve curare nell'interesse di una medicina più moderna e razionale, a vantaggio anche e soprattutto di quei pazienti che, se pur con un'aspettativa di sopravvivenza ridotta, possono e devono condurre una vita residua di qualità;

              il trattamento nutrizionale comporta una diminuita incidenza delle complicanze legate alla patologia principale ed un aumento delle capacità di difesa dell'organismo del paziente. Tutto ciò si traduce in una notevole riduzione della sofferenza e del disagio legati, ad esempio, a broncopolmoniti, decubiti, infezioni alle ferite chirurgiche e altro. In particolare, nei bambini affetti da patologie croniche la malnutrizione, se non trattata, interferisce pesantemente con la crescita e lo sviluppo e favorisce l'insorgenza di complicanze dai primi anni di vita o dalla nascita che si protraggono a lungo termine. Superare tali complicanze si traduce in una degenza migliore e, anche a domicilio, in cure più dignitose, meno lunghe e meno dispendiose, con enormi vantaggi per la collettività;

              per tutte le ragioni sopra citate, in Italia come in Europa e negli Stati Uniti la Nutrizione artificiale domiciliare è aumentata in modo significativo come dimostrano le survey della Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe) del 2005 e 2012 e della Società italiana di gastroenterologia e nutrizione Pediatrica (Sigenp) del 2018, sottolineando l'effettiva necessità di un trattamento imprescindibile da quello della malattia stessa;

              la scarsa conoscenza del trattamento e delle problematiche ad esso legate – unitamente al fatto che alcune regioni, disattendendo la specifica delega, non hanno legiferato in materia nonostante l'Agenzia per i servizi sanitari regionali nel 2007 avesse emanato le linee guida per la nutrizione artificiale domiciliare – impongono una riflessione da parte del legislatore;

              ogni cittadino ha il diritto di accedere alla Na così come per altre procedure, con le stesse modalità su tutto il territorio nazionale. Pertanto, a fronte del diritto costituzionale alla tutela della salute non possono esistere dei cittadini di serie A o di serie B, a seconda del luogo ove abbiano il proprio domicilio;

              solo quattro regioni hanno una legge di riferimento regionale, alcune hanno delibere regionali ed altre presentano cospicue disomogeneità regolamentari. In mancanza di un quadro normativo certo ed omogeneo, al fine di garantire un diritto costituzionalmente garantito, quale è la tutela della salute, la terapia viene lasciata nelle mani di questo o quel dirigente della azienda sanitaria locale, con gravi rischi sia per chi amministra, sia per chi vaglia la correttezza delle indicazioni. Il tutto riverberandosi su chi di quelle cure ha bisogno, in considerazione del fatto che metodiche e materiali usati da non esperti possono non solo essere pericolosi, ma anche comportare danno al paziente dando luogo a complicanze (sepsi, alterazioni idroelettrolitiche e metaboliche, complicanze legate all'accesso del catetere e altro), frequenti ricoveri ospedalieri, arresto della crescita in pazienti pediatrici e aumento della spesa sanitaria ad esse correlata;

              in particolare, la situazione della Nad in Italia è a «macchia di leopardo» con notevoli differenze organizzative: infatti, solo Piemonte, Veneto, Molise e Puglia hanno una legge regionale; delibere generali regionali sono presenti in Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Lazio, Liguria, Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Val d'Aosta, mentre in più del 25 per cento del territorio nazionale (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia) mancano assolutamente gli strumenti normativi;

              nella gestione della Nad in età pediatrica dovrebbero essere richieste specifiche competenze e ogni regione dovrebbe creare una specifica organizzazione per la Uo-Nad pediatrica per la gestione diretta e/o indiretta dei pazienti pediatrici siti nel proprio territorio;

              la Commissione XII affari sociali della Camera, il 14 dicembre 2016, ha reso il parere favorevole allo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (Lea) di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, atto n. 358, tra l'altro, con le seguenti osservazioni:

                  all'articolo 4, comma 1, si specifichi che il Servizio sanitario nazionale garantisce le attività e le prestazioni anche attraverso l'uso di tecnologie di monitoraggio da remoto che dimostrino una maggiore aderenza ai piani terapeutici e che non comportino costi aggiuntivi per lo stesso Servizio sanitario nazionale;

                  all'allegato 4, richiamato dall'articolo 15, si valuti l'opportunità, sulla base delle migliori evidenze cliniche, di apportare le seguenti modificazioni: sia inserita la nutrizione artificiale domiciliare (Nad) quale procedura terapeutica;

              analogamente la Commissione 12a igiene e sanità del Senato, nel rendere parere favorevole, rileva la necessità di prestare peculiare attenzione alle istanze di rafforzamento dell'assistenza sanitaria in relazione alle problematiche di diverse patologie tra cui la nutrizione parenterale domiciliare;

              il 14 dicembre 2017 sono state approvate in Conferenza Stato-regioni le «Linee indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici» che hanno l'obiettivo, sia di ridurre le complicanze mediche conseguenti alla malnutrizione, sia di facilitare il recupero dello stato nutrizionale e della salute fisica, tappe essenziali nella guarigione del paziente oncologico,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative per introdurre un'apposita normativa che affermi quei princìpi e quelle regole che rendano possibile l'esercizio del diritto costituzionale alla salute su tutto il territorio nazionale;

2) in sede di Conferenza Stato-regioni e province autonome di Trento e Bolzano, al fine di consentire il costante adeguamento delle strutture e delle prestazioni sanitarie già esistenti sul territorio alle esigenze del malato sia adulto che bambino, ad adottare iniziative per predisporre una specifica rilevazione dei presìdi ospedalieri e territoriali e delle prestazioni assicurate in ciascuna regione dalle strutture del servizio sanitario nazionale nel campo della nutrizione artificiale, con l'obiettivo di promuovere la loro uniformità attraverso percorsi assistenziali omogenei e lineari in tutto il territorio, evitando o quanto meno riducendo così il trasferimento da una regione all'altra;

3) ad attivarsi, in sede di Conferenza Stato-regioni e province autonome di Trento e Bolzano, affinché si giunga all'implementazione delle linee guida specifiche nazionali, sull'attivazione della nutrizione artificiale al domicilio del paziente, in modo da garantire, con notevole risparmio e maggior beneficio su tutto il territorio nazionale, il diritto ad una qualità della vita dignitosa, anche con riguardo alla necessità non solo di mettere a disposizione del paziente e del nucleo familiare di appartenenza le tecnologie necessarie, ma anche di garantire una adeguata formazione sull'impiego delle stesse;

4) per far fronte alle problematiche relative allo stato nutrizionale del paziente affetto da patologie oncologiche e non oncologiche, a promuovere una rivisitazione, in collaborazione con la Conferenza permanente dei presidenti dei corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia, dei diversi curricula dei corsi di studio che a vario titolo formeranno professionisti che avranno a che fare con pazienti affetti da neoplasia e da patologie benigne che possono giovarsi di programmi di nutrizione artificiale domiciliare, affinché gli aspetti nutrizionali diventino parte integrante della formazione di ciascun operatore sanitario;

5) ad attivarsi, in sede di Conferenza Stato-regioni e province autonome di Trento e Bolzano, affinché si giunga all'interno di ogni regione alla creazione di una specifica organizzazione per la Unità operativa-Nutrizione artificiale domiciliare pediatrica.
(1-00120) «Carnevali, Ciampi, De Filippo, De Menech, La Marca, Gavino Manca, Noja, Rizzo Nervo, Schirò, Siani».

Risoluzioni in Commissione:


      Le Commissioni I e III,

          premesso che:

              il 23 giugno 2016 si è svolto il referendum, consultivo e non vincolante, sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea;

              il referendum si è concluso con un voto favorevole all'uscita dall'Unione europea con il 51,89 per cento, contro il 48,11 per cento che ha votato per rimanere nell'Unione europea;

              a seguito del risultato del referendum, la Prima Ministra pro tempore del Regno Unito, Theresa May, annunciava la volontà di avviare la procedura ex articolo 50 del Trattato sull'Unione europea (Tue) per la fuoriuscita del Paese dall'Unione entro il marzo 2017;

              successivamente alla sentenza della Corte Suprema che confermava la necessità di un voto del Parlamento per attivare la procedura ex articolo 50 TUE, il 1° febbraio 2017 la Camera dei comuni approvava la legge di autorizzazione per la notifica nelle opportune sedi europee;

              il 29 marzo 2017 veniva consegnata la lettera contenente la comunicazione ufficiale di attivazione dell'articolo 50 TUE al Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk;

              il 22 maggio 2017 il Consiglio «affari generali» riunitosi nel formato UE 27 adottava una decisione di autorizzazione dell'avvio dei negoziati sulla «Brexit» con il Regno Unito, affidando alla Commissione europea il ruolo di «negoziatore» per l'Unione europea. Il Consiglio rimarcava la necessità di mantenere il principio dell'unità dei negoziati tra Unione europea e Regno Unito e si faceva carico dei presupposti stabiliti in una risoluzione del Parlamento europeo. Nello specifico, il Parlamento europeo sottolineava la necessità di garantire i diritti ai cittadini europei residenti in Regno Unito, il rispetto degli impegni finanziari presi dalla Gran Bretagna nei confronti dell'Unione europea e di tutelare l'accordo di pace sull'Irlanda del Nord;

              dopo un faticoso periodo di negoziati si giungeva ad un accordo di recesso che traduceva in termini giuridici la relazione congiunta dei negoziatori dell'Unione europea e del Governo del Regno Unito. Tale accordo, ad ogni modo, veniva stato respinto dalla Camera dei Comuni il 15 gennaio 2019;

              stante l'incertezza sul futuro delle relazioni tra Unione europea e Regno Unito, provocata dalla mancata approvazione dell'accordo, giova ricordare che il prossimo maggio si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo;

              si stima che gli italiani presenti nel Regno Unito siano circa 700 mila; di questi, secondo i dati statistici, aggiornati al 1° gennaio 2018, quelli regolarmente iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) risultano essere 301.439. Risulterebbe, quindi, particolarmente gravoso non consentire ai cittadini italiani, sia a quelli a che si trovano temporaneamente nel Regno Unito per motivi di studio o di lavoro, nonché ai loro familiari conviventi, sia a quelli residenti permanentemente e iscritti all'Aire, di poter votare in loco per tali elezioni,

impegna il Governo

1) a valutare la possibilità di adottare iniziative per porre in essere, in via eccezionale per le elezioni europee, la costituzione dei seggi elettorali presso le competenti sedi consolari nel Regno Unito.
(7-00179) «Macina, Siragusa, Scerra, Sabrina De Carlo».


      La XI Commissione,

          premesso che:

              con lavoro agile o smart working, si definisce la modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato tramite accordo tra datore di lavoro e lavoratori, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, non prevedendo precisi vincoli di orario e luoghi di lavoro, prevedendo la possibilità di utilizzo di supporti tecnologici come, ad esempio, pc portatili, tablet e smartphone;

              il lavoro agile, definito nell'ordinamento italiano dalla legge 22 maggio 2017, n. 81, è stato concepito per conciliare i tempi di vita e lavoro del lavoratore e, al contempo, per favorire la crescita della sua produttività, ponendo l'accento sulla flessibilità organizzativa e sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l'accordo individuale;

              la legge n. 81 del 2017 stabilisce che ai lavoratori che usufruiscono dello smart working debbano essere garantite la parità di trattamento economico e normativo rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie, compresa la tutela in caso di infortuni e malattie professionali, secondo le modalità contenute nella circolare n. 48 del 2017 dell'Inail;

              il fenomeno del lavoro agile risulta essere in continua crescita come conferma la ricerca dell'Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano presentata in data 30 ottobre 2018 in occasione del convegno «Smart Working: una rivoluzione da non fermare»;

              lo studio ha evidenziato che ad oggi i lavoratori dipendenti che hanno usufruito del lavoro agile sono stati circa 480 mila e che sono in continua crescita. Questi lavoratori si ritengono essere più soddisfatti dei lavoratori tradizionali sia per l'organizzazione del lavoro che nelle relazioni con colleghi e superiori;

              lo studio ha sottolineato i benefìci economico-sociali potenziali dell'adozione di modelli di lavoro agile, stimando un incremento di produttività del 15 per cento per singolo lavoratore ed una riduzione del tasso di assenteismo pari al 20 per cento risparmi del 30 per cento sui costi di gestione degli spazi fisici per quelle iniziative che portano a un ripensamento degli spazi di lavoro e un miglioramento dell'equilibrio fra lavoro e vita privata per circa l'80 per cento dei lavoratori. I benefìci riscontrati non sono solo in termini di equilibrio e soddisfazione individuale ma anche di performance delle persone e dell'organizzazione nel complesso. Questo modo di lavorare ha un impatto molto positivo sulla responsabilizzazione per il raggiungimento dei risultati per il 37 per cento del campione che si è prestato allo studio, sull'efficacia del coordinamento per il 33 per cento, sulla condivisione delle formazioni per il 32 per cento, sulla motivazione e sulla soddisfazione sul lavoro per il 32 per cento e sulla qualità del lavoro svolto per il 31 per cento. Il 30 per cento dei responsabili ha registrato miglioramenti anche nella produttività, nella gestione delle urgenze e nell'autonomia durante lo svolgimento delle attività lavorative. Appare irrilevante la percentuale di smart worker che incontrano difficoltà nell'uso delle tecnologie legate al lavoro agile;

              il 56 per cento (erano il 36 per cento un anno fa) del campione di 183 grandi imprese private con più di 250 addetti che si sono prestate allo studio, hanno avviato progetti strutturati di smart working, adottando modelli di lavoro che introducono flessibilità di luogo, orario e promuovendo la responsabilizzazione sui risultati. A queste va aggiunto un ulteriore 2 per cento che ha realizzato iniziative informali di lavoro agile e l'8 per cento che prevede di introdurre progetti nel prossimo anno. Ciò significa che circa due grandi aziende su tre stanno già sperimentando forme di smart working. Altro dato significativo che mostra l'impegno delle imprese che sposano il progetto smart working è quello che il 59 per cento delle grandi imprese ha introdotto nuove tecnologie digitali per supportare i progetti di lavoro agile, mentre nel 27 per cento delle imprese gli smart worker erano già dotati delle tecnologie necessarie;

              per le piccole e medie imprese invece, lo smart working risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2017 visto che solo l'8 per cento di queste ha avviato progetti strutturati e il 16 per cento informali. La percentuale elevata di piccole e medie imprese che si dichiarano completamente disinteressate rispetto l'introduzione di questo nuovo modo di lavorare è del 38 per cento;

              per la pubblica amministrazione è stato analizzato un campione di 358 aziende con più di dieci addetti. Ciò che emerge è che sostanzialmente in questo settore si è ancora agli inizi. Solo l'8 per cento rispetto al 5 per cento di un anno fa degli enti pubblici ha avviato progetti strutturati di smart working e solo l'1 per cento ha fatto in modo informale, mentre un altro 8 per cento prevede iniziative il prossimo anno. Nel 36 per cento delle pubbliche amministrazioni il lavoro agile è assente ma di probabile introduzione, nel 38 per cento risulta essere incerto e il 7 per cento non è interessato;

              nonostante il confronto tra pubblica amministrazione e aziende private sia più favorevole alle seconde, gli effetti del lavoro agile risultano essere più evidenti nel settore pubblico rispetto al privato. Questo in conseguenza del fatto che 1'82 per cento delle grandi imprese private aveva già introdotto o pensato di avviare iniziative di smart working prima dell'entrata in vigore della legge n. 81 del 2017, legge che solo per il 17 per cento delle imprese è valsa come ulteriore stimolo all'attivazione di progetti. Nella pubblica amministrazione, al contrario, il 60 per cento degli enti con progetti di lavoro agile ha trovato stimolo nella legge e solo il 40 per cento aveva iniziato questo percorso prima della legge del 2017;

              tra le grandi imprese private solo il 6 per cento ha trovato positiva la legge n. 81 del 2017, il 49 per cento ha affermato di non aver riscontrato nessun impatto significativo e il 45 per cento ha individuato un impatto negativo, in particolare, per la complicazione nei processi di trasmissione delle comunicazioni e l'adeguamento degli accordi individuali delle policy. Sullo stesso tema la pubblica amministrazione ha per il 27 per cento visto un impatto positivo, per il 43 per cento nessun impatto significativo e per il 30 per cento un impatto negativo;

              gli aspetti negativi evidenziati da una bassa percentuale di manager, corrispondente all'11 per cento, è la bassa condivisione delle informazioni. Fra i lavoratori, le criticità di chi fa smart working sono la percezione di un senso di isolamento circa le dinamiche dell'ufficio (18 per cento); il maggiore sforzo di programmazione delle attività e di gestione delle urgenze (16 per cento); difficoltà legate alle distrazioni esterne, come la presenza di altre persone nel luogo in cui si lavora (14 per cento) necessità di frequenti interazioni di persona (13 per cento); limitata efficacia della comunicazione e della collaborazione virtuale (11 per cento). Appare significativo, in tal senso, che solo il 14 per cento dei lavoratori agili non percepiscano alcuna criticità;

              la legge n. 81 del 2017 che è stata formulata nel tentativo di superare l'incertezza relativa ad un generale obbligo di protezione da parte del datore di lavoro anche per prestazioni di lavoro svolte al di fuori dei locali aziendali, comporta che se, da un lato, il lavoro agile viene incentivato, dall'altro sussistono forti limitazioni alla sua concreta applicazione in quanto in capo all'azienda sussistono, anche se solo in teoria ma lasciando aperto il rischio di apertura di un contenzioso, gli obblighi di verifica di qualunque luogo in cui il lavoratore decida di espletare la propria prestazione lavorativa. La legge del 2017 lascia invariati gli obblighi del datore di lavoro sugli strumenti e sui mezzi forniti per svolgere la prestazione lavorativa, così come gli obblighi assicurativi previsti all'articolo 23 della medesima legge. Il superamento delle incertezze appena indicate farebbe aumentare significativamente il ricorso alla modalità del lavoro agile da parte di numerose aziende d'accordo con i propri lavoratori, modalità che si inquadra nell'ambito del lavoro dipendente e che può ben evitare il ricorso a tipologie contrattuali diverse nel presupposto di una scarsa presenza fisica in azienda. Inoltre, la legge considerata potrebbe anche dare risposta al fenomeno delle dimissioni per difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia;

              particolare attenzione andrebbe rivolta al considerare di ampliare ed incentivare in maniera massiccia la pratica dello smart working per i lavoratori con a carico familiari affetti da handicap e disabilità. Tale tipologia di lavoratore meriterebbe la possibilità di assicurare vicinanza al parente con difficoltà e quindi necessita di costante aiuto e maggiori attenzioni anche di tipo affettivo e di svolgere contemporaneamente le proprie mansioni lavorative;

              il comma 486 dell'articolo 1 della legge n. 145 del 2018 che ha modificato l'articolo 18 della legge n. 81 del 2017 inserendo il comma 3-bis, dispone benefìci, in fase pre e post parto, riconosciuti esclusivamente alle lavoratrici con rapporto di lavoro in modalità agile. Nella norma in considerazione e in quelle ad essa collegate, pur considerando le dovute ed ovvie distinzioni tra sessi diversi nei periodi di gestazione, parto e imminente post parto, non vi sono indicazioni riguardanti l'estensione anche ai lavoratori di sesso maschile dello smart working con i riconosciuti requisiti di paternità, dei diritti stabiliti per le lavoratrici. In regime di smart working, come nel lavoro in generale, le figure materne e paterna risultano essere entrambe di fondamentale importanza per la crescita del bambino. La figura paterna, in particolare, assume determinante importanza nelle fasi in cui sia richiesto il suo supporto nella fase di alternanza ma soprattutto aiuto nei confronti della madre,

impegna il Governo:

          ad adottare iniziative per modificare la vigente legge 22 maggio 2017, n. 81, concernente il lavoro agile o smart working, eliminando tutte le criticità in essa contenute, al fine di poter incentivare e consolidare, in maniera rapida e concreta, le modalità del lavoro agile;

          ad adottare iniziative per aumentare le tutele per i lavoratori dello smart working riguardanti la sicurezza, le assicurazioni obbligatorie per gli infortuni e le malattie professionali;

          ad adottare iniziative per assicurare, da parte del datore di lavoro ai lavoratori, la fornitura degli strumenti tecnologici per lo svolgimento delle loro funzioni e garantirne il loro buon funzionamento;

          ad adottare iniziative per ridurre gli aspetti critici riguardanti il fenomeno delle dimissioni, da parte dei lavoratori, per difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia;

          a considerare l'assunzione di iniziative per ampliare ed incentivare, in maniera importante, la pratica dello smart working per tutti i lavoratori con a carico familiari affetti da handicap e disabilità;

          pur mantenendo le dovute differenziazioni tra sessi diversi, a considerare l'adozione di iniziative per modificare la legge n. 81 del 2017, al fine di estendere anche ai lavoratori di sesso maschile dello smart working, con i riconosciuti requisiti di paternità, i diritti stabiliti per le lavoratrici.
(7-00180) «Tripiedi, Ciprini, Costanzo, Invidia, Perconti, Davide Aiello, Amitrano, De Lorenzo, Villani, Tucci, Segneri, Siragusa, Giannone, Pallini, Cubeddu».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

          il 10 febbraio 2019 è stata pubblicata sulla rivista settimanale «L'Espresso» un'inchiesta inerente alle crescenti violenze a sfondo omotransfobico in Italia durante l'anno 2018, tutti crimini legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere delle vittime;

          tale inchiesta fotografa una situazione preoccupante: dal 6 gennaio 2018 al 3 febbraio 2019 vengono elencati 65 episodi di omotransfobia su tutto il territorio nazionale, avvenuti negli ambienti familiari, nelle scuole e nelle università, sui posti di lavoro, in esercizi commerciali e in luoghi pubblici;

          si tratta di episodi di violenza verbale e fisica, omicidi, minacce, estorsioni, allontanamento da strutture ricettive, in crescita esponenziale rispetto agli anni precedenti, come dimostrano i dati: tra giugno e luglio 2018 i casi emersi sono stati 32 e hanno coinvolto 39 persone, contro una media di 9 vittime al mese negli anni precedenti;

          tuttavia, tale inchiesta deve essere considerata estremamente parziale rispetto al dato reale: si basa infatti su un report creato dall'associazione Arcigay che riporta unicamente i casi emersi su organi di stampa locali e nazionali. La maggior parte delle vittime di violenza omotransfobica, infatti, non denuncia gli aggressori, per paura di ulteriori violenze e maggiore stigma sociale;

          Gay Help Line, un servizio telefonico di assistenza contro violenze omotransfobiche, riporta che nel solo 2018 sono arrivate circa 400 telefonate di ragazze e ragazzi tra i 12 e i 25 che denunciavano episodi omotransfobici in famiglia, come violenze fisiche e segregazione in casa;

          l'inchiesta cita anche il risultato di una ricerca di Euromedia Research dello scorso anno che segnala come ancora oltre il 15 per cento della popolazione italiana abbia un'opinione fortemente negativa della comunità lgbti;

          a parere degli interpellanti è compito del Governo applicare gli articoli 2 e 3 della Costituzione, in particolare dotando urgentemente l'ordinamento italiano di uno strumento normativo contro l'odio omotransfobico, ancora assente nella nostra legislazione e che pone il nostro Paese in drammatico ritardo rispetto a molti altri Stati membri dell'Unione europea;

          la Corte europea dei diritti dell'uomo ha più volte ribadito nelle sue decisioni come sia un obbligo in capo agli Stati aderenti alla Cedu la tutela delle persone appartenenti alla comunità lgbti, attraverso anche il contrasto, dal punto di vista penalistico, all'omofobia ed alla transfobia (M.C. e A.C. c. Romania; Identoba e altri c. Georgia);

          la risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia in Europa (2006), che definisce l'omotransfobia come «una paura e un'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo» è ancora rimasta inascoltata nel nostro ordinamento) –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali iniziative intenda porre in essere, anche di tipo normativo, per contrastare urgentemente questi episodi dilaganti di omotransfobia e assicurare un adeguato livello di sicurezza di tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale.
(2-00274) «Zan, Boschi, Pini, Scalfarotto, Critelli, Zardini, Ascani, Morassut, Incerti, Lacarra, Migliore, De Luca, Fragomeli, Mauri, Quartapelle Procopio, Nardi, Raciti, Paita, Marattin, Verini, Rossi, Pellicani, De Menech, Vazio, Bonomo, Serracchiani, Prestipino, Annibali, Navarra, Mor, Orfini, Cardinale, Noja, De Micheli, Cenni, La Marca, Mura».

Interrogazioni a risposta scritta:


      SPENA, MARROCCO e VERSACE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 3 della legge 29 maggio 2017, n. 71, prevede l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri del tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo che coinvolge diversi soggetti a livello centrale e territoriale nonché esperti dotati di specifiche competenze in campo psicologico, pedagogico e delle comunicazioni sociali tematiche;

          al tavolo tecnico è affidato il compito di redigere, entro sessanta giorni dal suo insediamento e nel rispetto della normativa comunitaria in materia, un piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo e di realizzare un sistema di raccolta di dati finalizzato al monitoraggio dell'evoluzione dei fenomeni e, anche avvalendosi della collaborazione con la polizia postale e delle comunicazioni e con altre forze di polizia, al controllo dei contenuti per la tutela dei minori;

          il tavolo tecnico, istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 20 ottobre 2017, a quanto consta agli interroganti si è riunito solo la prima volta in data 6 febbraio 2018 e la sua attività è tutt'oggi in fase di stallo, alla luce del fatto che dopo il suo insediamento non è stato più convocato, pur considerata la rilevante e delicata funzione che dovrebbe svolgere per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo;

          la mancata attuazione dei compiti affidati al tavolo tecnico, tra i quali l'adozione del piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo e la messa a sistema di raccolta di dati finalizzato al monitoraggio dell'evoluzione del fenomeno in questione, non permette di comprendere se la normativa attualmente in vigore è in grado di tutelare le vittime del cyberbullismo e soprattutto la portata del fenomeno –:

          quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di procedere tempestivamente alla convocazione del tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, previsto all'articolo 3 della legge 29 maggio 2017, n. 71, al fine di predisporre quanto prima il piano di azione integrato per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo e realizzare il sistema di raccolta di dati per il monitoraggio del fenomeno in questione.
(4-02241)


      MINARDO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:

          la vibrata protesta di questi giorni dei pastori sardi che rivendicano un prezzo più equo per il latte ovino risveglia un problema che da anni affligge anche il comparto lattiero-caseario siciliano. Se, da un lato, i produttori non riescono a coprire i costi di produzione, dall'altro i consumatori acquistano i prodotti lattiero-caseari a prezzi sempre più elevati, considerato che il ritiro da parte dell'industria di trasformazione avviene a prezzi bassissimi per i produttori. Quindi, esiste un divario tra il prezzo alla produzione e quello al consumo che dev'essere assolutamente ridotto se non si vuole continuare ad assistere all'incancrenirsi di una crisi che sta portando al collasso totale del settore anche in Sicilia;

          quello della zootecnica è un comparto strategico per la Sicilia;

          sono oltre un milione gli ovini e i caprini nell'isola con almeno 8 mila addetti che diventano circa 22 mila con l'indotto non solo familiare. Si tratta di un settore che soffre la crisi strutturale dell'economia siciliana e nazionale, più in generale. La zootecnia in Sicilia è orfana di una politica regionale che è rimasta in disparte disinteressandosi delle criticità che hanno ridotto fortemente i livelli di produttività e la produzione proveniente dall'allevamento ovino e caprino. Il comparto da anni rivendica l'aumento del prezzo del latte ovino e caprino, dell'agnello, del pecorino siciliano, la valorizzazione della lana e l'adozione di una politica che incentivi la vendita diretta delle produzioni casearie da parte degli allevatori e che fermi le importazioni che distruggono le produzioni locali;

          per questi motivi l'interrogante ritiene indispensabile avviare utili iniziative anche per il comparto siciliano dove sono a rischio le imprese, tutta la filiera, la genuinità e la sicurezza del prodotto. Anche gli allevatori siciliani non riescono a coprire i costi di produzione, mentre i consumatori pagano sempre di più i prodotti lattiero-caseari. E ciò nonostante gli allevamenti italiani in generale sono i più sicuri e controllati in Europa –:

          quali iniziative il Governo intenda adottare, anche per il comparto zootecnico siciliano, per impedire la dispersione di un ingente patrimonio produttivo; se si intendano assumere impegni precisi per garantire le centinaia di aziende che operano in una regione che importa più dell'ottanta per cento del proprio fabbisogno di latte.
(4-02244)


      GELMINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          il comune di Campione d'Italia è un'exclave italiana in territorio elvetico;

          la particolare situazione geografica, economica e sociopolitica esclude qualsiasi comparazione con gli altri comuni italiani;

          il legislatore, proprio in ragione di tale peculiarità territoriale, fin dal 1933 ha previsto che per poter far fronte alle necessità della comunità, l'amministrazione comunale potesse attingere principalmente ai proventi della casa da gioco Casinò di Campione spa;

          nel corso dell'anno 2018, a seguito di un progressivo deterioramento della situazione economica della casa da gioco Casinò di Campione spa, la procura della Repubblica presso il tribunale di Como presentava istanza di fallimento nei confronti della società di gestione;

          con deliberazione n. 11 del 7 giugno 2018, il consiglio comunale di Campione d'Italia dichiarava il dissesto e il 27 luglio 2018 il tribunale di Como dichiarava infine il fallimento della società Casinò di Campione spa, con conseguente chiusura della casa da gioco e perdita del posto di lavoro per n. 482 lavoratori, di cui circa 100 residenti;

          con deliberazione n. 64 del 13 agosto 2018, la giunta comunale di Campione d'Italia dichiarava gli esuberi di personale in misura di n. 86 unità, su un totale di n. 102 lavoratori dipendenti, di cui circa 30 residenti con le rispettive famiglie; la chiusura della casa da gioco, risorsa fondamentale per Campione, oltre ad avere ricadute drastiche sull'occupazione ha comportato pesanti ripercussioni sull'erogazione dei servizi fondamentali (asilo, mensa scolastica, trasporti, raccolta rifiuti, servizio postale);

          il decreto-legge n. 119 del 23 ottobre 2018 recante disposizioni in materia fiscale e finanziaria, convertito della legge n. 136 del 17 dicembre 2018, entrato in vigore in data 19 dicembre 2018, all'articolo 25-octies (Misure per il rilancio di Campione d'Italia), ha previsto al comma 1, che «nelle more della revisione della disciplina dei giochi, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo economico e Ministro del lavoro e delle politiche sociali, è nominato un Commissario straordinario incaricato di valutare la sussistenza delle condizioni per l'individuazione di un nuovo soggetto giuridico per la gestione della casa da gioco nel comune di Campione d'Italia» e al comma 2, che «il Commissario, al fine di superare la crisi socio-occupazionale del territorio, opera anche in raccordo con gli enti locali e territoriali della Regione Lombardia nonché con operatori economici e predispone, entro quarantacinque giorni, un piano degli interventi da realizzare». La norma ha previsto, inoltre, che ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, i redditi, diversi da quelli d'impresa, delle persone fisiche iscritte nei registri anagrafici del comune di Campione d'Italia, nonché i redditi di lavoro autonomo di professionisti e con studi nel medesimo comune, prodotti in franchi svizzeri nel territorio dello stesso comune, e/o in Svizzera, sono computati in euro, ridotto forfetariamente del 30 per cento;

          il termine per la nomina di un commissario straordinario è ampiamente decorso e la crisi di Campione d'Italia si sta ulteriormente aggravando, coinvolgendo cittadini, imprese e operatori economici –:

          in quali tempi verrà nominato il commissario straordinario;

          quali ulteriori urgenti iniziative il Governo intenda porre in essere per consentire la riapertura del casinò di Campione, per creare le condizioni per un rilancio del tessuto produttivo e per assicurare l'erogazione dei servizi fondamentali alla comunità campionese.
(4-02251)


      BIGNAMI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          il giorno del ricordo è stato istituito con la legge 30 marzo 2004, n. 92, per ricordare le vittime delle foibe e l'esodo dei tanti italiani costretti a fuggire dalle terre d'Istria, Dalmazia e Friuli Venezia Giulia al termine della seconda guerra mondiale;

          dopo decenni di negazionismo, questa legge riconobbe i sanguinosi fatti legati all'eccidio di migliaia e migliaia di connazionali per mano dei partigiani comunisti del maresciallo Tito, conferendo dignità e memoria storica a quanti furono trucidati e infoibati;

          da molti anni ormai gli organi di stampa, attraverso dettagliate inchieste giornalistiche, si occupano di quello che è stato definito uno «scandalo tutto italiano»: l'erogazione della pensione Inps a coloro che militarono nell'esercito jugoslavo e che, negli anni atroci che seguirono la seconda guerra mondiale, si macchiarono di numerosi ed efferati crimini nei confronti di nostri connazionali;

          ciò parrebbe essere stato possibile in virtù di una interpretazione, comunque discutibile, di una direttiva europea;

          già negli anni Novanta si cominciò a parlare di «pensionopoli balcanica» con il dettaglio dei numeri. Già all'epoca l'INPS erogava oltre 32mila, tra pensioni e reversibilità, nell'ex Jugoslavia, per un importo di 18 miliardi di lire al mese (http://www.alessandriaoggi.info);

          nel 2000 un'altra inchiesta giornalistica de «Il giornale» parlava di 29.149 pensioni erogate dall'Inps nell'ex Jugoslavia;

          tra coloro che hanno percepito la pensione fino alla morte si trovano, a titolo di esempio, Ciro Raner capo del campo di concentramento jugoslavo per prigionieri italiani di Borovnica (che incassò la pensione fino alla sua morte e che, nel 1987, data di accoglimento della domanda, incassò 50 milioni di lire di arretrati, con contributi relativi a sole 72 settimane di servizio militare tra il 1941 e il 1942) e Mario Toffanin conosciuto come comandante Giacca, che nel ‘45 si rese responsabile del massacro delle Malghe di Porzus, nell'alto Friuli (fuggito in Cecoslovacchia, condannato all'ergastolo e poi graziato durante la presidenza Pertini);

          non meno paradossale appare il fatto che al Maresciallo Tito fu assegnato, nel 1969, il cavalierato di Gran Croce, onorificenza mai revocata o messa in discussione. Negli anni numerose e ripetute sono state le richieste, provenienti dalle associazioni rappresentative degli esuli, di cancellazione delle onorificenze a Tito e ai suoi uomini per «indegnità». Di recente anche un assessore della regione Friuli Venezia Giulia si è fatto promotore di una mozione per chiedere al Governo una modifica della legge che disciplina la concessione delle onorificenze (legge 178 del 1951) in modo da poter revocare l'onorificenza concessa a Tito –:

          quante siano a oggi le pensioni erogate dall'Inps nei territori della ex jugoslavia a militanti dell'allora esercito jugoslavo;

          quali iniziative tempestive e urgenti di competenza si intendano assumere per la revoca delle pensioni di coloro che si macchiarono di tali efferati crimini nonché per la revoca delle, reversibilità;

          se il Governo intenda valutare se sussistano i presupposti per adottare iniziative volte a modificare la normativa vigente affinché si possa revocare l'onorificenza concessa a Tito nel 1969, circostanza che rappresenta una ferita ancora aperta nel doveroso percorso di verità rispetto a quei fatti tragici sui quali, per troppo tempo, è calata una coltre di silenzio.
(4-02255)


      COLUCCI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          Si è svolta a Katowice (Polonia), nel mese di dicembre 2018, la 24ª sessione della Conferenza delle parti (COP24), sotto la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). La stessa si è conclusa senza che siano state definite azioni davvero concrete e tempestive volte ad assicurare il contenimento dell'aumento delle temperature globali entro i 2 °C. ;

          sono ormai un fatto inconfutabile il cambiamento globale del clima, le sue degenerazioni sull'ambiente e sulla vita di milioni di persone, l'aumento di catastrofi e dissesti naturali;

          solo attraverso un'azione comune di tutti i Paesi, come per altro previsto negli accordi di Parigi 2015, è possibile invertire questa rotta: un'alleanza mondiale che sappia guardare oltre l'interesse particolare e nazionale;

          a distanza di settimane dalla chiusura dei lavori della Cop24 il Governo non ha ritenuto di informare il Parlamento sui risultati ottenuti dai lavori della Conferenza stessa e quali posizioni il Governo stesso abbia sostenuto in ambito internazionale. Così come nessun provvedimento concreto risulta essere stato assunto dal Ministro competente –:

          quali siano i risultati finali concordati e approvati nella Conferenza di Katowice e quali benefìci si avranno sul raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Agenda di Parigi 2015;

          se il Ministro interrogato ritenga sufficienti gli impegni assunti in sede internazionale per favorire il raggiungimento dell'obiettivo di mantenere il riscaldamento globale del pianeta entro i 2 °C;

          se, davanti alla possibilità prospettata dal nuovo Presidente del Brasile Bolsonaro di ritirarsi dall'accordo di Parigi, giustificandosi con il fatto che quell'accordo è negativo per la sovranità nazionale, il Governo intenda aderire alla proposta lanciata dal Presidente Francese Macron e sostenuta dalla cancelliera tedesca Merkel, di non sottoscrivere l'accordo di libero scambio tra l'Unione europea e il Mercosur (Mercato comune dell'America meridionale);

          quali altre iniziative urgenti e operative il Governo abbia intenzione di adottare e con quali tempistiche, per dare piena attuazione agli impegni assunti in sede della Cop24;

          quali siano le motivazioni per cui non si è ancora provveduto a dare attuazione alla direttiva del precedente Governo che nel marzo 2018 spostò sotto la Presidenza del Consiglio dei ministri il coordinamento delle politiche per lo sviluppo sostenibile e per l'attuazione del Piano «Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile»;

          se corrisponda a verità che il nostro Paese abbia formalizzato la propria corrisponda a verità che il nostro Paese abbia formalizzato la propria candidatura ad ospitare nel 2020 la 26ª sessione della Conferenza, posto che tale notizia è stata appresa solo in forma non ufficiale tramite i social network; in caso affermativo, per quali ragioni il Ministro non abbia ritenuto utile ed opportuno informare il Parlamento, in particolare su quali obiettivi e con quale programma l'Italia abbia presentato la propria candidatura ad ospitare COP 26;
(4-02256)


      SANDRA SAVINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          da plurime informazioni provenienti dai media nazionali ed internazionali si apprende dell'intenzione della Repubblica Popolare Cinese di investire sul territorio nazionale, con particolare riguardo alle infrastrutture portuali;

          ad esempio, l'Agenzia Bloomberg ha di recente pubblicato uno studio nel quale si è calcolato che nel corso degli ultimi dieci anni le imprese cinesi, pubbliche e private, hanno investito in Europa 318 miliardi di dollari in 678 operazioni completate o in via di completamento, molto più che negli Stati Uniti (85 miliardi);

          in tema di infrastrutture portuali e di gestione dei porti, gli investimenti di Pechino in Europa hanno portato alla mega acquisizione cinese del porto del Pireo, in Grecia;

          risultano, parimenti, piuttosto intensi i contatti tra Pechino e il Governo italiano;

          si richiama, al riguardo, la recente visita in Cina del Sottosegretario Geraci, del settembre 2018 di poco successiva a quella del Ministro Tria nonché quella del Vice Presidente del Consiglio Di Maio finalizzate anche a favorire gli investimenti dei capitali cinesi in Italia, soprattutto nel settore delle infrastrutture, con particolare attenzione a quelle portuali;

          si evidenzia come a marzo 2019 è prevista la visita in Italia del Presidente della Repubblica Popolare Cinese finalizzata, evidentemente, a dare seguito ad accordi già presi in occasione degli incontri sopra menzionati;

          si ricorda che fonti di stampa internazionali, per tutte il quotidiano tedesco Handesblatt, ha reso nota l'esistenza di un documento sottoscritto da 27 ambasciatori dell'Unione europea in Cina nel quale si esprime perplessità/criticità per il progetto di via della Seta, più propriamente la One Belt, One Road Initiative;

          nel documento si scrive che il progetto di Via della Seta «va contro il programma UE per la liberalizzazione del commercio e spinge la bilancia del potere in favore delle imprese sussidiate cinesi» e che «l'iniziativa di Pechino si prefigge obiettivi politici domestici come la riduzione del surplus di capacità produttiva, la creazione di nuovi mercati di esportazione e la salvaguardia dell'accesso a materie prime»; tale documento sembra essere riservato;

          circa gli investimenti di Pechino in Italia preoccupazioni sono state sollevate di recente, tra gli altri, da Silvio Berlusconi, nonché dal Vice Presidente del Consiglio Salvini. Quest'ultimo, in occasione della recente presenza a Trieste per il Giorno del ricordo, ha manifestato pubblicamente preoccupazione per il futuro del Porto di Trieste che risulta essere l’hub di maggiore interesse per Pechino anche con l'avallo del Sottosegretario per lo sviluppo economico;

          da ultimo, dello stesso tenore sono gli interventi del direttore della rivista italiana di geopolitica «Limes» professor Lucio Caracciolo durante un'interventista alla trasmissione «Otto e Mezzo» che ha espresso preoccupazione per le prospettive relative alla via della Seta, nonché quelli contenuti nell'edizione de Il Foglio in data 8 febbraio 2019 ed, infine, di Milena Gabanelli sempre sul Corriere della Sera con un articolo in data 11 febbraio 2019 –:

          quali accordi siano stati assunti in Cina in occasione delle visite del sottosegretario Geraci e del Ministro Tria nel periodo compreso tra il 17-30 agosto 2018 e il mese di settembre 2018 e successivamente;

          se, quello che la più qualificata stampa nazionale ed estera ha indicato «documento dei 27 ambasciatori», sia nella disponibilità del Governo e, in tal caso, se si intenda renderlo disponibile;

          ove non sia nell'attuale disponibilità del Governo, se non intendano adoperarsi per acquisirlo e renderlo conoscibile;

          con riguardo specifico al porto di Trieste, alla via della Seta e alle affermazioni del direttore della rivista di geopolitica «Limes» professor Lucio Caracciolo, quali iniziative il Governo intenda porre in essere per la salvaguardia dello scalo giuliano.
(4-02260)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta scritta:


      BILLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          il 9 gennaio 2019 un gruppo di un centinaio di giovani è entrato e ha occupato l'edificio di Casa d'Italia a Zurigo. Il pronto intervento delle forze dell'ordine svizzere ha permesso lo sgombero dell'edificio dopo qualche ora dalla sua occupazione;

          l'edificio appartiene al demanio dello Stato italiano. Casa d'Italia è stata per molti anni un punto di riferimento per gli italiani residenti in Svizzera e nei suoi locali ha ospitato varie associazioni, oltre che la scuola italiana;

          dal mese di luglio 2017 Casa d'Italia è chiusa in attesa di essere ristrutturata, nel frattempo sono stati condotti gli esami per verificarne la solidità strutturale. Alla fine della ristrutturazione l'edificio dovrebbe ospitare il consolato italiano di Zurigo e le scuole materne, elementari e medie italiane –:

          quale sia lo stato attuale dei lavori e quali i passi successivi e se sia confermato il 2021 come data di termine dei lavori e di apertura della nuova Casa d'Italia;

          se i fondi previsti, circa 10 milioni di euro, siano stati stanziati interamente e siano già disponibili;

          se siano confermate le destinazioni d'uso dell'edificio e se sarà possibile predisporre degli spazi per le associazioni italiane.
(4-02243)


      UNGARO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          da più fonti nella rete web si segnalano gravi disservizi e la mancanza di fondi spettanti alla rete consolare onoraria italiana all'estero;

          in particolare, in Spagna la situazione risulta assai critica. La comunità residente in Spagna dovrebbe constare di oltre 270.000 connazionali, con una crescita nel 2018 del 30 per cento circa e per il 2019 si prevede una tendenza simile, anche in considerazione della situazione politica in Venezuela. Inoltre, il Paese è la seconda meta turistica, dopo la Francia, preferita nel mondo dagli italiani con più di 600.000 movimenti annui;

          la rete consolare italiana nel Paese iberico è formata unicamente dalla cancelleria consolare di Madrid, la prima al mondo per numero di connazionali registrati, dopo l'istituzione del consolato generale di Montevideo, e dal consolato generale di Barcellona. I consolati onorari di Spagna constano ciascuno di circa 26.000 connazionali: delle Canarie, Alicante, Palma e Valencia. Vi è poi in quel territorio anche il fatto che la distanza tra gli uffici di carriera e molte zone del territorio spagnolo è enorme, e che quasi la metà dei residenti non è mai stata in Italia né parla italiano, perché proveniente direttamente dal Sud America;

          più generalmente, si è contemporaneamente assistito al costante ampliamento delle competenze dei consoli onorari che comporta una situazione quasi unica nel mondo: la rete onoraria ha in realtà un ruolo per nulla onorario ma assolutamente sostanziale e operativo, con una mole di lavoro enorme, arrivando a essere l'unico interlocutore consolare per le comunità di propria competenza e con risorse sufficienti a malapena a pagare locazioni e spese di rappresentanza –:

          quali iniziativa urgenti si intendano mettere in campo per assegnare più fondi alla rete consolare italiana e, al contempo, valutare l'opportunità di allestire un portale dedicato per l'accesso a una banca dati del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale utile allo svolgimento del ruolo di console onorario, velocizzandone i servizi.
(4-02248)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VIII Commissione:


      GAGLIARDI, CORTELAZZO, CASINO, GIACOMETTO, LABRIOLA, MAZZETTI, RUFFINO, CASSINELLI, BAGNASCO, MULÈ e PASTORINO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          l'area ex Stoppani (Genova), è dichiarata sito di interesse nazionale (Sin), e con decreto del Ministero dell'ambiente n. 468/2001, è stata inserita nel programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale;

          con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 novembre 2006 è stato dichiarato lo stato di emergenza in relazione alla grave situazione ambientale e sanitaria nello stabilimento ex Stoppani sito nel comune di Cogoleto;

          con l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3554/2006 è stato nominato il commissario delegato per il superamento dello stato di emergenza;

          lo stato di emergenza che inizialmente doveva terminare il 31 dicembre 2007, è stato prorogato in questi anni, stanti le perduranti criticità ambientali e sanitarie;

          l'ultima norma che ha consentito di prolungare lo stato di emergenza è stata introdotta dal comma 1133, articolo 1, della legge n. 205 del 2017, che ha prorogato la gestione commissariale dello stabilimento ex Stoppani, fino al 31 dicembre 2018;

          da un mese e mezzo è quindi scaduto il termine che autorizza la gestione commissariale, nonostante dall'analisi della documentazione acquisita, così come trasmessa dal commissario delegato e dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, emerga come ad oggi non siano ancora venute meno le gravi condizioni ambientali e sanitarie che hanno imposto la proroga;

          è indispensabile garantire senza soluzione di continuità la gestione dell'emergenza, al fine di portare a compimento le operazioni di messa in sicurezza del Sin, ormai completate per circa il 90 per cento;

          finora si è riusciti a garantire la salvaguardia dalle criticità del Sin unicamente sulla scorta del regime speciale disposto dalla citata ordinanza 3554/2006. Diversamente nessuna garanzia può derivare in termini di incolumità pubblica e di tutela ambientale dal passaggio al regime ordinario;

          una eventuale gravissima mancata proroga oltre a determinare il rientro delle aree alla curatela fallimentare che non dispone certo delle necessarie risorse per la messa insicurezza del sito, comporterebbe l'immediata interruzione degli interventi di messa in sicurezza della falda, ad oggi garantiti in amministrazione diretta da parte del commissario delegato, con conseguenti sversamenti a mare di ingenti quantitativi di cromo esavalente. Da tali possibili sversamenti discenderebbe, fra gli altri, il concreto immediato pericolo di perdita di efficacia della bonifica delle aree a mare già conclusa –:

          se non si intenda adottare tutte le iniziative normative urgenti per prorogare la gestione commissariale di cui in premessa, fino alla conclusione degli interventi finalizzati alla messa in sicurezza del sito da bonificare di interesse nazionale.
(5-01466)


      LICATINI, ILARIA FONTANA, DAGA, DEIANA, D'IPPOLITO, FEDERICO, ALBERTO MANCA, MARAIA, RICCIARDI, ROSPI, TERZONI, TRAVERSI, VARRICA, VIANELLO, VIGNAROLI e ZOLEZZI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          la Sicilia registra il peggiore dato nazionale relativo al tasso di depurazione;

          solo il 17,5 per cento dei 438 impianti di trattamento delle acque reflue urbane sono a norma, mentre gli altri sono privi di autorizzazione, con autorizzazione scaduta o hanno ricevuto un diniego allo scarico;

          il 18 per cento degli impianti «non è attivo»: realizzato ma non connesso alla rete fognaria o in stato di by-pass;

          in Sicilia gli agglomerati che non sono conformi alla direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane e che sono incorsi nella procedura d'infrazione sono 51 e gli interventi per sanare questa situazione sono finanziati attraverso un atto governativo che è la delibera del Cipe n. 60 del 2012;

          il comune di Santa Flavia è uno dei 51 agglomerati che sono risultati non conformi alla direttiva europea;

          per lo stesso comune a seguito della delibera del Cipe sono stati stanziati finanziamenti per realizzare l'attivazione e l'adeguamento del sistema fognario-depurativo a servizio e il completamento della rete fognaria;

          del completamento della rete fognaria è competente il commissario straordinario per la progettazione, l'affidamento e la realizzazione degli interventi necessari all'adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione nominato dal Governo;

          dell'attivazione e dell'adeguamento del sistema fognario-depurativo è competente lo stesso comune;

          agli interroganti risulta che a tutt'oggi il sistema di depurazione è non attivo e che non è ancora partito alcun progetto per sanare la non conformità del servizio idrico integrato;

          nel 2017 controlli operati dal nucleo di polizia ambientale della guardia costiera di Porticello e dell'Arpa hanno permesso di verificare lo stato di completo abbandono del sito del depuratore diventato una discarica di rifiuti pericolosi e successivamente sequestrato –:

          se, alla luce di quanto esposto, il Governo intenda effettuare, attraverso il commissario straordinario unico per la depurazione, una ricognizione sullo stato dei progetti per sanare la mancata conformità alla direttiva europea, anche verificando, attraverso l'ausilio del Comando dei carabinieri per la tutela ambientale e del reparto ambientale marino del Corpo delle capitanerie di porto, lo stato ambientale dei luoghi su cui insiste l'impianto di depurazione di cui in premessa, nonché la qualità delle acque marine antistanti lo scarico del predetto depuratore.
(5-01467)


      TRANCASSINI e FIDANZA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          oltre 25 anni fa, la regione Lombardia autorizzava la società (Simec) a costruire e gestire una discarica di rifiuti solidi urbani tra i comuni di Cerro Maggiore e Rescaldina;

          tra il 1993 e il 1995, con tre differenti ordinanze regionali, venivano previsti altrettanti ampliamenti dell'area, arrivando a includere tutte le aree site nel «Polo Baraggia»;

          il 1° dicembre 1995 fu predisposta una prima proposta di riqualificazione del sito oggetto di discarica. Con due successive ordinanze commissariali, del 1995 e 1996, veniva rivisto il progetto e disposto il ripristino ambientale;

          nel 1999 nell'accordo di programma finalizzato alla chiusura della discarica si descrivevano gli interventi, per la chiusura definitiva della discarica e per la riqualificazione del «Polo Baraggia»;

          nel luglio 2000 venivano collaudati i lavori di recupero e messa in sicurezza della discarica. Nel 2001 viene sottoscritto un accordo di programma tra regione Lombardia e il Ministero dell'ambiente;

          nel marzo 2008 Simec propone un nuovo progetto di riqualificazione ambientale, esteso all'interno del «Polo Baraggia»;

          nell'ottobre del 2009 il collegio di vigilanza per l'accordo di programma preso atto della lettera in cui il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare enuncia la propria indisponibilità a finanziare il progetto di recupero, dichiara esaurita l'attività dell'accordo di programma del 1999 e dispone che Simec potrà eseguire la riqualificazione concordando con i comuni di Cerro Maggiore e Rescaldina i modi ed i tempi;

          la chiusura anticipata dell'accordo di programma non consente di portare a termine tutti gli impegni assunti. Si passa ad un accordo privatistico con Simec nel 2010. Nel gennaio 2018 la Ecoceresc, subentrata a Simec invia una lettera al comune di Cerro Maggiore nella quale comunica la propria volontà di presentare un nuovo progetto di riqualificazione del «Polo Baraggia»;

          nel 14 dicembre 2018 Ecoceresc presenta a città metropolitana di Milano un'istanza di valutazione di impatto ambientale per un nuovo progetto di realizzazione e gestione di una discarica di rifiuti speciali alla quale la città metropolitana di Milano ha dato un preventivo parere ostativo;

          il comune di Cerro Maggiore richiede un pieno recupero ambientale del «Polo Baraggia» attraverso l'utilizzo di terre e rocce da scavo e senza alcun apporto di rifiuti –:

          se intenda promuovere un nuovo accordo di programma tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, le istituzioni del territorio e gli altri soggetti interessati, finalizzato a definire le soluzioni più idonee per completare il processo di recupero ambientale dell'area interessata.
(5-01468)


      LUCCHINI e POTENTI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          il testo unico sull'ambiente ha riconfermato una disciplina specifica per gli imballaggi ed i rifiuti di imballaggi, di qualunque materiale costituiti, originariamente introdotto con il decreto n. 22 del 1997;

          il medesimo testo unico, articolo 234, per razionalizzare, organizzare e gestire la raccolta ed il trattamento dei rifiuti di beni in polietilene destinati allo smaltimento, ha istituito il Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene, esclusi gli imballaggi (articolo 218, comma 1, lettere a) b) c) d) e);

          in attuazione delle citate previsioni normative nel 1998 sono stati costituiti: il Conai (per imprese produttrici ed utilizzatrici di imballaggi) ed il Polieco (per produttori, distributori ed importatori di beni a base di polietilene);

          le aziende produttrici di film adesivizzato in polietilene hanno aderito al consorzio obbligatorio Polieco ed hanno provveduto a versare a Polieco il contributo ambientale; dopo circa un decennio dall'istituzione dei Consorzi, il Conai ha invocato nei riguardi dei produttori del film adesivizzato in polietilene l'obbligo di aderire al consorzio Conai, unilateralmente, qualificando 11 prodotti quale imballaggio e, dal 2015, ha attivato plurime procedure giudiziali aventi ad oggetto la richiesta di accertamento dell'obbligo di iscrizione dei produttori del film adesivizzato in polietilene al Conai, domanda accompagnata da ingenti pretese economiche (decine di milioni);

          le aziende operano, quanto al contributo ambientale, quali soggetti preposti alla riscossione dello stesso, provvedendo a girare al Polieco le somme riscosse; chiaramente gli importi richiesti dal Conai corrispondono a cifre mai incassate e neppure trattenute dai produttori, i quali, nell'ipotesi di soccombenza, si troverebbero, nell'incertezza di poter proseguire l'attività d'impresa, e dover intraprendere in danno dei propri clienti iniziative finalizzate a conseguire da quelli il reintegro postumo in esecuzione della pronuncia giudiziale;

          la situazione di incertezza ed il potenziale grave danno economico che potrebbe derivarne in capo alle aziende e/o a talune di esse, mette a repentaglio la sopravvivenza stessa del settore, con ricadute a livello sociale, esclusivamente per questioni interpretative, che vedono le aziende del settore coinvolte in un potenziale contenzioso fra consorzi ex lege previsti –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione e se intenda assumere iniziative per chiarire la corretta interpretazione della norma e dare certezza ad un settore di nicchia altamente considerato nel mondo, indicando quali modalità possano essere messe in campo per risolvere il potenziale contenzioso tra i due consorzi preposti allo smaltimento.
(5-01469)


      PELLICANI e BRAGA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          dopo lunghi anni di attesa, di richieste da parte dei cittadini e dei comuni veneziani del territorio tra la Riviera del Brenta e Fusina, il 21 gennaio 2019 è stato firmato un accordo tra regione Veneto e Terna per l'interramento dell'elettrodotto lungo il tratto tra Dolo nel Veneziano e Camin nel Padovano, con un investimento di 420 milioni di euro e una previsione di completamento dell'opera entro i prossimi cinque anni;

          si tratta di un accordo di programma molto importante anche per il territorio del comune di Venezia, in particolare dell'area di Marghera e Fusina, poiché l'elettrodotto passa anche sopra al Vallone Moranzani;

          l'interramento era la prima condizione necessaria per poter avviare il progetto di rigenerazione urbana, ambientale ed economica del Vallone Moranzani, il risultato di un percorso partecipato tra cittadini e istituzioni, in un'area di circa 500 ettari, tra Marghera e Malcontenta, sito di alcune discariche di rifiuti industriali oggi dismesse;

          si tratta di una zona pesantemente degradata per la presenza di discariche tossiche e traffico pesante, ad alto rischio idrogeologico;

          il progetto prevedeva la realizzazione di circa 200 ettari di parco urbano, allocando su una collina sedimenti e fanghi pericolosi, resi stabili e non reattivi, realizzando una fascia verde per separare la zona industriale di porto Marghera con i centri abitati –:

          quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere al fine di convocare un tavolo istituzionale con tutti i soggetti interessati ed individuare le risorse necessarie per consentire la realizzazione del progetto di riqualificazione ambientale e urbana del Vallone Moranzani, che permetterebbe di recuperare alla città un'area molto importante.
(5-01470)

Interrogazione a risposta in Commissione:


      BRAGA, BURATTI, DEL BASSO DE CARO, MORGONI, PELLICANI, MORASSUT, ORLANDO e PEZZOPANE. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          con un referendum nel 1987, gli italiani hanno espresso volontà contraria al nucleare, scelta peraltro ribadita a larga maggioranza anche nel 2011;

          i rifiuti radioattivi in Italia derivano principalmente, dal programma di smantellamento delle centrali e degli impianti nucleari, curato da Sogin spa, e dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca. I rifiuti sono attualmente stoccati nei depositi temporanei delle centrali nucleari di Trino, Latina e Garigliano e Caorso, negli impianti ex Enea Eurex di Saluggia, Itrec della Trisaia, Opec di Casaccia, nel deposito Avogadro di Saluggia e nelle installazioni del Centro comune di ricerca di Ispra di Varese della Commissione europea; una parte significativa è ospitata da altri Paesi dell'Unione che chiedono il rapido rientro in Italia degli stessi;

          la disciplina europea richiede, infatti, che ciascun Paese si doti di una strategia per gestire in sicurezza i rifiuti radioattivi e che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi avvenga nello Stato membro in cui sono stati generati; la maggior parte dei Paesi europei si è dotata o si sta dotando di depositi per mettere in sicurezza i propri rifiuti a bassa e media attività;

          il deposito nazionale per i rifiuti nucleari dovrebbe essere pienamente operativo entro il 2024; ad oggi, tuttavia, non solo non sono stati cominciati i lavori di costruzione né quelli di progettazione, ma manca anche il programma nazionale per la gestione delle scorie e non si ha ancora contezza dei contenuti della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) per la localizzazione del deposito. La Cnapi è predisposta dalla Sogin; dopo la validazione da parte di Ispra, su nulla osta dei Ministeri competenti, la Sogin ha il compito di avviare la consultazione pubblica;

          nel 2015 si è conclusa la predisposizione della proposta di Cnapi e la verifica e la validazione di Ispra si sono concluse il 20 luglio 2015; il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non hanno rilasciato il nulla osta alla pubblicazione;

          nel 2018 la So.g.i.n. ha trasmesso all'Ispra una proposta di modifica della Cnapi elaborata a seguito di alcuni aggiornamenti dei data base assunti a riferimento, intervenuti successivamente al 20 luglio del 2015, e l'Ispra, come riportato nel suo sito istituzionale, ha completato le proprie valutazioni tecniche nel mese di marzo 2018;

          il ritardo nell'avvio dell’iter rallenta la razionalizzazione della gestione dei rifiuti radioattivi, aumenta il costo per il sistema, a carico delle bollette elettriche, per la parte connessa alle ex centrali nucleari e ritarda la liberazione delle aree attualmente sedi di depositi temporanei, generando incertezza e preoccupazione nei territori;

          la Commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti si è più volte occupata in modo approfondito del problema della gestione dei rifiuti radioattivi, da ultimo nella scorsa legislatura con un ciclo di audizioni che ha portato ad una relazione conclusiva ad ottobre 2015;

          il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Costa, durante l'audizione in Commissione ambiente alla Camera in data 25 luglio 2018, ha dichiarato che il suo dicastero e quello dello sviluppo economico sono in attesa di ricevere un aggiornamento da parte di Sogin sulla Carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito dei rifiuti radioattivi –:

          quali siano gli aspetti su cui i Ministri interrogati attendono un aggiornamento da parte di Sogin in merito alla Cnapi e se gli stessi possano incidere sui contenuti del documento tecnico;

          in quali tempi i Ministri interrogati intendano provvedere alla pubblicazione della Cnapi e ad avviare le procedure, comprensive delle fasi di dibattito pubblico, per la localizzazione e la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.
(5-01458)

Interrogazione a risposta scritta:


      GRIPPA e PARENTELA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          l'Abruzzo su un totale 143 chilometri di costa ne ha urbanizzati 91 chilometri, il 63 per cento è stato modificato irreversibilmente con un tasso di erosione del 61 per cento. Aspetto, forse ancor più grave, è la dimensione delle trasformazioni avvenute dopo il 1985, anno dell'entrata in vigore del vincolo di inedificabilità entro i 300 metri dalla linea di costa e del sistema di pianificazione paesaggistica regionale previsto della legge n. 431 del 1985, detta legge Galasso. Malgrado la norma, sono stati cancellati altri 7 chilometri di paesaggi costieri nella regione;

          il 34 per cento del territorio nazionale compreso nella fascia dei 300 m dalla riva, area che la normativa annovera tra i beni da tutelare per il loro valore paesaggistico (decreto legislativo n. 42 del 2004 e successive modificazioni e integrazioni), è urbanizzato, per un valore complessivo di 696 chilometri quadrati. In Italia, nel 2006, il territorio occupato con strutture urbane nella fascia di 10 chilometri dalla riva è pari al 9,2 per cento, mentre nel resto del territorio nazionale è del 5,8 per cento. Le regioni centro-adriatiche, con un processo di urbanizzazione che si è sviluppato prevalentemente negli ultimi 50 anni, hanno occupato oltre la metà del territorio entro i 300 metri dalla riva con una percentuale che in Abruzzo raggiunge il 62 per cento;

          le recenti forti mareggiate che si sono abbattute sulla costa abruzzese hanno messo in ginocchio le attività balneari e del settore turistico dell'intero litorale abruzzese. I danni registrati nei tratti del teramano, pescarese e chietino, si contano per decine di migliaia di euro;

          tra le spiagge coinvolte quelle di Casalbordino, Francavilla al Mare, Montesilvano, Silvi, Pineto, Alba Adriatica e Martinsicuro da sempre mete turistiche richieste durante la stagione estiva. Danni ingenti hanno anche interessato la parte dalla costa dove sono in corso lavori di posizionamento di scogliere a protezione della costa e dove si registra la sospensione dei lavori di completamento del posizionamento delle scogliere e dei pannelli;

          il servizio opere marittime della regione Abruzzo a settembre 2018 aveva già predisposto l'intera documentazione per il completamento di un'opera iniziata e realizzata per il 30 per cento, circostanza questa che consentiva di procedere celermente a un nuovo appalto senza ulteriori adempimenti burocratici;

          l'importanza economica delle spiagge è aumentata soprattutto negli ultimi 50 anni in concomitanza con l'aggravamento dell'erosione costiera; conseguentemente, il restauro geoambientale delle spiagge mediante ripascimento duraturo assume notevole importanza economica e ambientale;

          in un rapporto pubblicato sul sito web «nationalgeographic.it» emerge che i tratti costieri maggiormente a rischio di erosione, risultano essere quelli di Emilia-Romagna, Abruzzo, Marche e Calabria, con un dato medio nazionale del 10 per cento della costa bassa, mentre sono 669 i chilometri di coste con beni (centri abitati, strade e ferrovie) esposti a potenziale rischio di erosione costiera, ovvero posti a una distanza di 20 metri dalla linea di riva in arretramento;

          secondo un dossier di Legambiente, aggiornato al 2015, il 42 per cento delle spiagge italiane è in erosione, con situazioni preoccupanti in Molise, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Marche e Lazio. Oltre ai cambiamenti climatici, tra le cause lo studio pone l'intensa antropizzazione delle coste, l'impoverimento dell'apporto di materiale solido dai fiumi e gli interventi stessi di mitigazione dell'erosione, non sempre risultati efficaci a contrastare il fenomeno –:

          se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e di quali ulteriori elementi disponga;

          quali iniziative il Governo intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per sostenere il ripristino delle infrastrutture sulla costa italiana e quali iniziative ritenga attuabili in relazione al problema dell'erosione della costa abruzzese.
(4-02245)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta orale:


      BIGNAMI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          il decreto legislativo n. 117 del 2017, all'articolo 4, comma 3, prevede l'unico riferimento alle cosiddette «onlus parrocchiali» stabilendo che «Agli enti religiosi civilmente riconosciuti, le norme del presente decreto si applicano limitatamente allo svolgimento delle attività di cui all'articolo 5, a condizione che per tali attività adottino un regolamento, in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata, che, ove non diversamente previsto ed in ogni caso nel rispetto della struttura e della finalità di tali enti, recepisca le norme del presente Codice e sia depositato nel Registro unico nazionale del Terzo settore. Per lo svolgimento di tali attività deve essere costituito un patrimonio destinato e devono essere tenute separatamente le scritture contabili di cui all'articolo 13»;

          le onlus «parrocchiali» già esistenti avevano redatto un regolamento con i criteri finora vigenti. Secondo i nuovi criteri, il regolamento va ora adottato nella forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata dal notaio. Non appare chiara la modalità di adeguamento delle onlus che non abbiano redatto il regolamento in tali forme o che l'abbiano redatto solo con scrittura privata registrata;

          il regolamento che recepisce la riforma va depositato nel nuovo registro unico nazionale del terzo settore. Tuttavia, il Titolo IV del decreto sul funzionamento del registro non accenna alle ipotesi riguardanti gli enti religiosi. Oggi il suddetto registro esiste solo sulla carta, mancano i decreti attuativi che chiariscano, fra l'altro, a quale sezione le onlus parrocchiali (o i loro regolamenti) siano destinate e se i regolamenti parrocchiali già adottati siano sufficienti per essere «riversati» nel nuovo Runts o necessitino di adeguamenti;

          il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, pur in mancanza del predetto registro, ha pubblicato la circolare n. 20 del 27 dicembre 2018, con la quale ci si è occupati degli adeguamenti statutari dei vari enti, ma nulla viene detto in merito agli enti di cui all'articolo 4, che non hanno statuto ma solo un regolamento;

          la norma dispone, inoltre, di costituire un «patrimonio destinato», nozione di diritto societario del codice civile (articolo 2447-bis e seguenti), appositamente regolamentata per le società per azioni;

          la normativa delle onlus parrebbe abrogata dalla recente riforma con l'entrata in funzione del Runts;

          se, per mancanza di coordinamento normativo, regole e tempistiche chiare, tali enti non riuscissero a rientrare nel Runts, per queste onlus si determinerebbe una causa di scioglimento automatica con conseguenze anche sulla riscossione del 5 per mille a loro spettante, ma che l'Agenzia delle entrate liquiderà a loro favore solo negli anni a venire –:

          se il Governo intenda adottare iniziative per chiarire le modalità di adeguamento delle onlus parrocchiali preesistenti alla recente riforma del terzo settore, sia in riferimento all'iscrizione nel Runts, sia con riguardo alle nozioni di diritto societario che parrebbero applicabili al settore, sia alla riscossione del 5 per mille nel caso in cui la onlus non possa regolarizzarsi per le suddette criticità.
(3-00521)

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VI Commissione:


      BIGNAMI, SPENA, MARTINO, GIACOMONI, BARATTO, BENIGNI, CATTANEO e ANGELUCCI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          il decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 17 dicembre 2018, n. 136, ha previsto una serie di soggetti esclusi dall'obbligo di fatturazione elettronica entrato in vigore il 1° gennaio 2019 scorso e in particolare: 1) i contribuenti nel regime di vantaggio di cui all'articolo 27 comma 1 e 2 del decreto-legge n. 98 del 2011; 2) i contribuenti nel regime forfetario di cui all'articolo 1 comma 54-89 della legge n. 190 del 2014; 3) gli agricoltori in regime speciale (articolo 34, comma 6 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972); le imprese per operazioni e cessioni di beni e prestazioni e servizi rese nei confronti di non residenti; 3) medici, farmacisti, e operatori sanitari, relativamente al periodo di imposta 2019 e per le operazioni oggetto di trasmissione dati al sistema tessera sanitaria (Ts); le associazioni sportive dilettantistiche (Asd) in regime forfetario e con ricavi fino a 65 mila euro annui;

          tuttavia, tra i soggetti esclusi dall'obbligo di fatturazione non figurano operatori, titolari di partita IVA, aziende o imprese operanti nei comuni colpiti da eventi sismici;

          in data 13 dicembre 2018 veniva accolto l'ordine del giorno 9/1408/56 con il quale si impegnava il Governo a valutare l'opportunità di esonerare dall'obbligo di fatturazione elettronica, almeno per il prossimo triennio, i soggetti residenti o che operano nei territori dei comuni del centro Italia colpiti dal sisma del 2016;

          inspiegabilmente, a pochi mesi di distanza, e segnatamente il 6 febbraio 2019, il Governo ha respinto l'ordine del giorno a prima firma Spena e altri 9/1550/52 di analogo contenuto, quando appare invece fondamentale che si giunga con la massima sollecitudine a definire, con apposito intervento normativo, tale esonero, in considerazione del fatto che, nei comuni colpiti dal sisma, sono carenti o totalmente mancanti le infrastrutture, ivi comprese quelle tecnologiche e digitali ed è ancora in atto la delicata e complessa fase di ricostruzione –:

          quali siano i motivi per cui il Governo si sia espresso in modo così divergente rispetto ad un problema di cruciale importanza per titolari di partita Iva, aziende o imprese operanti nei comuni colpiti da eventi sismici, specificando se e quali iniziative di competenza intenda assumere per risolvere le gravi criticità esposte in premessa conseguenti all'introduzione dell'obbligo della fatturazione elettronica.
(5-01483)


      CENTEMERO, CAVANDOLI, COVOLO, FERRARI, GERARDI, GUSMEROLI, ALESSANDRO PAGANO, PATERNOSTER e TARANTINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          nelle liste del Fatf, l'organo intergovernativo che indaga sul riciclaggio di danaro, principalmente a scopo di finanziamento del terrorismo internazionale, l'Iran compare sempre al primo posto;

          dopo tre anni di lunghe e difficili trattative tra Teheran e il Fatf, il Parlamento iraniano ha approvato una legge che pone come obiettivo quello di terminare il sostegno di Teheran al terrorismo internazionale;

          contro questa legge si è espresso però il Consiglio dei guardiani iraniano, la cui funzione è quella di vegliare sulla compatibilità delle leggi con i dettami dell'Islam, rigettando la norma approvata dal Parlamento iraniano;

          contro la del norma Parlamento si è espresso anche Ahmad Vahidi, Alto Rappresentante del Consiglio per il discernimento, organo che svolge una funzione di mediazione tra Parlamento e Consiglio dei guardiani;

          l'amministrazione americana ha approvato ulteriori sanzioni contro Teheran, accordando a soli otto Paesi – tra cui l'Italia – la possibilità di continuare temporaneamente, per altri sei mesi, ad acquistare petrolio da Teheran;

          l'Unione europea ha annunciato il 31 gennaio 2019 l'istituzione di uno strumento finanziario, cosiddetto INSTEX, il quale dovrebbe permettere alle imprese comunitarie di continuare intrattenere transazioni finanziarie con l'Iran, nonostante le sanzioni statunitensi –:

          come intenda agire il Ministro interrogato in relazione al nuovo strumento finanziario INSTEX alla luce di quanto riportato in premessa.
(5-01484)


      PASTORINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          l'Arbitro bancario finanziario (Abf) istituito dall'articolo 128-bis del Testo unico bancario, è un sistema di risoluzione stragiudiziale delle controversie che possono sorgere tra i clienti e le banche/finanziarie su contratti, operazioni e servizi, alternativo al processo giurisdizionale italiano;

          i collegi dell'Abf sono costituiti da avvocati, professori, commercialisti e professionisti del settore e le decisioni non sono vincolanti ma, se non rispettate, la notizia del loro inadempimento è resa pubblica, con conseguente danno per l'istituto inadempiente. Di fatto il 99 per cento degli istituti rispetta le decisioni dell'Abf;

          l'Arbitro fornisce, rispetto alla giustizia ordinaria, un'alternativa incomparabilmente conveniente per costi e tempistiche, al contempo estremamente specializzata in senso tecnico nella materia bancaria e finanziaria. L'accesso all'Arbitro è agevole, poiché avviene tramite portale informatico, è azionabile in prima persona da qualsiasi consumatore o operatore delegato e risulta molto economico richiedendo un semplice versamento di venti euro per ciascun ricorso;

          tuttavia, Banca d'Italia ha recentemente pubblicato un documento dove, fra gli altri provvedimenti proposti, prospetta la riduzione del termine di «prescrizione» per la presentazione di ricorso all'Abf: dai termini circa decennali di oggi, in quanto attualmente sono tutelabili tutte le posizioni dal 1° gennaio 2009, a termini quinquennali;

          tale misura, se attuata, interromperà l'attività dell'Arbitro per le irregolarità avvenute tra il 2009 e il 2014, periodo in cui peraltro si ravvisano il maggior numero di prestiti con modalità e tassi fuori legge, privando i cittadini dell'unico strumento pratico per recuperare il maltolto, poiché appare evidente che per questa pletora di piccole controversie si otterrà da parte dei cittadini meno abbienti la rinuncia e per i più abbienti l'intasamento della giustizia ordinaria;

          Banca d'Italia motiva tale decisione esponendo difficoltà nel reperire i documenti, tuttavia le banche sono obbligate per legge a tenere copia dei finanziamenti per dieci anni, e con la volontà di ridurre le tempistiche dei rimborsi, ma a ridursi sarebbe unicamente il numero dei ricorsi, favorendo istituti che si sono comportati in modo non corretto nei confronti dei propri clienti a discapito delle banche più virtuose –:

          se sia a conoscenza del documento di Banca d'Italia, citato in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, anche considerato il ruolo del CICR, al fine di evitare le gravi ripercussioni che avrebbe sui cittadini e sulla giustizia ordinaria, facilmente evitabili se si scegliesse di allineare la competenza temporale dell'Abf all'ordinaria «prescrizione» decennale.
(5-01485)


      FREGOLENT, NARDI, COLANINNO, DEL BARBA, FRAGOMELI, LIBRANDI, MANCINI, TOPO e UNGARO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          la legge di bilancio 2019 prevede, nell'ambito del regime forfettario, l'applicazione dell'imposta sostitutiva unica con aliquota al 15 per cento ai contribuenti con ricavi o compensi percepiti fino a 65.000 euro e l'istituzione di un ulteriore agevolazione per gli imprenditori individuali ed esercenti arti e professioni con ricavi fino a 100.000 euro ai quali si applica un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell'Irap, con aliquota al 20 per cento;

          la citata imposta sostitutiva esonera dall'applicazione dell'Iva e dai relativi adempimenti, analogamente a quanto previsto per gli aderenti al regime forfettario, fermo restando l'obbligo di fatturazione elettronica;

          mentre il regime forfettario per i contribuenti minimi è volto ad incentivare l'avvio di nuove attività per giovani imprenditori e professionisti e ad aiutare le partite Iva in difficoltà, il nuovo regime per redditi fino a 100.000 euro rischia di creare storture del mercato, in quanto per una stessa prestazione un professionista in regime ordinario emetterà una fattura superiore di circa il 20 per cento rispetto ad un professioni esonerato dalla recente legge di bilancio;

          alcune associazioni di categoria hanno segnalato come tali disposizioni potrebbero avere effetti distorsivi sulla concorrenza, in particolar modo nei confronti dei committenti quali gli enti pubblici o i privati per i quali l'Iva rappresenta un costo non deducibile;

          in base a tale normativa i clienti pubblici negli affidamenti diretti e nelle gare ad invito potrebbero, infatti, verificare preliminarmente il regime contributivo del professionista, rischiando di escludere quindi coloro che sono in regime ordinario oppure richiedendo uno sconto maggiore per allineare le offerte con quelle dei professionisti in regime forfettario. Analogamente, potrebbero comportarsi anche i clienti privati, preferendo per evidenti motivazioni i professionisti più economici al lordo degli oneri fiscali;

          al tempo stesso, la nuova normativa, prevedendo per le spese un abbattimento percentuale predeterminato dei ricavi, potrebbe penalizzare gli studi con incidenza dei costi più alta; ma potrebbe incentivare i professionisti a passare al regime più favorevole mediante destrutturazione del proprio studio, con effetti penalizzanti anche sull'occupazione; addirittura potrebbe incoraggiare la creazione di società fittizie con cui adottare il sistema che non prevede l'emissione delle fatture con Iva –:

          quali iniziative intenda adottare per garantire che il nuovo regime fiscale introdotto dalla legge di bilancio 2019, prevedendo un'esenzione Iva solo per alcuni soggetti, non produca effetti distorsivi del mercato determinati da politiche fiscali di convenienza.
(5-01486)


      OSNATO e BUTTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          il comune di Cerano Intelvi, provincia di Como, iscrive ogni anno a bilancio una cifra variabile, in funzione dei residenti nel comune ma impiegati professionalmente in Svizzera, definita «Fondo frontalieri»;

          le tasse che i lavoratori frontalieri, residenti nella fascia di confine, versano alla Confederazione elvetica in base all'accordo fiscale del 1974 vengono stornate, in parte, alle regioni che, a loro volta, le destinano ai comuni aventi diritto;

          per gli anni 2014, 2015 e 2016 il comune di Cerano Intelvi ha verificato una notevole difformità tra la cifra ipotizzata e iscritta a bilancio, calcolata sui lavoratori frontalieri effettivamente residenti sul territorio comunale e quella introitata;

          dopo reiterate richieste di chiarimenti il dipartimento delle istituzioni ufficio migrazioni di Bellinzona (Chieti) ha risposto ufficialmente che il numero dei frontalieri residenti a Cerano e in posizione attiva è di 32 (anno 2015);

          ci sono state numerose richieste di chiarimenti al Governo ad oggi senza riscontro;

          il numero riconosciuto, dalle autorità italiane, dei lavoratori frontalieri residenti a Cerano Intelvi è di 14 unità per il 2014,15 per il 2015 e 14 per il 2016 con un mancato introito pari a 40 mila euro/anno;

          appare evidente l'incoerenza tra i dati reali e quelli considerati dal Ministero dell'economia e delle finanze –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative intenda assumere per addivenire a una soluzione e consentire a Cerano Intelvi e a tutti i comuni di confine con la Confederazione elvetica di acquisire l'effettivo gettito loro spettante relativamente alle imposte sui redditi corrisposte dai transfrontalieri residenti in tali comuni.
(5-01487)


      GIULIODORI e TRANO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          il bando dell'Agenzia delle entrate n. 75143/2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - 4a serie speciale - Concorsi ed esami del 17 aprile 2018, stabiliva la procedura di assunzione a tempo indeterminato di 510 unità con qualifica professionale di funzionari per attività amministrativo-tributaria;

          l'articolo 5.2 del bando stabiliva che le sedi, il giorno e l'ora di svolgimento della prova oggettiva attitudinale, la prima prova dell'esame, sarebbero stati pubblicati il 5 giugno 2018;

          al riguardo, gli interroganti evidenziano che la data della prova attitudinale è stata rinviata più volte e, nello specifico, i rinvii sono stati addirittura cinque: il 5 giugno 2018, l'11 settembre 2018, il 26 ottobre 2018, il 14 dicembre 2018, fino all'ultimo, avvenuto il 1° febbraio 2019 che rinvia la pubblicazione al 29 marzo 2019 –:

          quali siano le motivazioni di tali ripetuti rinvii e quali iniziative di competenza il Governo intenda intraprendere affinché il bando richiamato in premessa possa trovare finalmente attuazione effettiva, attraverso lo svolgimento delle prove di esame.
(5-01488)

Interrogazioni a risposta scritta:


      DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          la legge di stabilità 2013 ha modificato per il 2013 le regole di riparto tra Stato e comuni del gettito Imu. L'articolo 13, comma 11, del decreto-legge n. 201 del 2011, che attribuiva allo Stato la riserva di una quota dell'imposta pari alla metà dell'importo dovuto ad aliquota di base di tutti gli immobili, ad eccezione dell'abitazione principale e delle pertinenze, oltre che dei fabbricati rurali ad uso strumentale, è stato soppresso;

          con l'articolo 1, comma 380, della legge di stabilità (n. 228 del 2012), il Governo ha disposto che dal 2013 l'Imu sia interamente data ai comuni fatta eccezione per quella proveniente dagli immobili censiti nel gruppo catastale «D» (immobili produttivi), esclusi quelli di categoria «D/10». Alla categoria «D» si applica l'aliquota standard del 0,76 per cento, mentre ai comuni viene lasciata solamente la facoltà di aumentare l'aliquota base dello 0,30 per cento di incassarne le relative maggiorazioni. In tale categorie rientrano i fabbricati destinati a attività industriali o commerciali come opifici, alberghi, pensioni e residence, teatri, cinema e via dicendo;

          per i fabbricati posseduti delle imprese classificabili nella categoria «D», l'Imu viene pagata sul valore contabile fino a quando non sono accatastati. Fino al momento in cui viene attribuita la rendita catastale la base imponibile è costituita dai costi di acquisizione e incrementativi contabilizzati, ai quali vanno applicati dei coefficienti stabiliti annualmente con decreto del Ministro delle finanze;

          la legge di stabilità 2016 ha previsto che, a decorrere dal 1° gennaio 2016, la determinazione della rendita catastale degli immobili censibili nelle categorie catastali dei gruppi D ed E, è effettuata, tramite stima diretta, tenendo conto del suolo e delle costruzioni, nonché degli elementi a essi strutturalmente connessi che ne accrescono la qualità e l'utilità. Sono esclusi dalla stima diretta i macchinari, congegni, attrezzature e altri impianti, funzionali allo specifico processo produttivo. Gli impianti da scorporare sono stati puntualmente individuati nella circolare dell'Agenzia delle entrate n. 2 del 1° febbraio 2016, dove, in sintesi, si è distinto tra impianti che migliorano la fruibilità del fabbricato (come gli impianti di condizionamento, aerazione e ascensori), che in quanto tali continuano a essere valorizzati nella rendita catastale, e impianti, invece, solo funzionali al processo produttivo (come le turbine, i carriponte, le gru, gli altoforni), che invece devono essere scomputati dalla rendita;

          a giudizio dell'interrogante, si ritiene fondamentale venga rideterminata la sovranità comunale in materia di gettito Imu per gli immobili appartenenti al gruppo catastale «D», i cui proventi oggi vengono versanti direttamente allo Stato determinando un ammanco notevole alle casse comunali. Numerosi enti locali aderenti alla rete Uncem hanno già approvato apposite deliberazioni per richiedere che venga ripristinata la sovranità comunale in materia di versamento Imu per gli immobili appartenenti al gruppo catastale «D», i cui proventi oggi vengono versati direttamente allo Stato, determinando un ammanco notevole alle casse comunali –:

          quali siano gli intendimenti del Governo rispetto a quanto esposto in premessa.
(4-02246)


      BIGNAMI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          dal 1° gennaio 2019 sono entrate in vigore le modifiche alla legislazione tedesca riguardo all'Iva. Tali modifiche riguardano anche le vendite on line;

          in particolare, dal 1° marzo 2019, chi non abbia conseguito la certificazione e non ne abbia consegnato una copia dimostrativa presso le autorità tedesche o gli enti preposti, non potrà continuare a vendere on line in Germania. A richiedere la certificazione tedesca è, tra gli altri, il colosso di vendita on line «Amazon»;

          per poter richiedere tale certificato è necessario essere registrato fiscalmente in Germania, rivolgendosi preventivamente a un consulente fiscale;

          i venditori che gestiscono ordini da o verso la Germania, o utilizzano logistica di Amazon, devono ottenere e fornire ad Amazon una copia del loro certificato fiscale tedesco. Nel caso in cui non si riesca a fornire il certificato fiscale tedesco entro la scadenza, non si potrà più vendere su Amazon.de ai clienti tedeschi o dai centri logistici tedeschi;

          la conseguenza di tale modifica normativa è relativa alla chiara circostanza che i venditori tedeschi potranno continuare a operare in Italia, mentre i venditori italiani non potranno più vendere in Germania in assenza del suddetto certificato –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza di tale circostanza;

          se intenda assumere le iniziative di competenza per veder garantito il diritto degli operatori italiani a vendere i loro prodotti e le loro merci su piattaforme on line in tutti i Paesi dell'Unione europea senza dover produrre ulteriori certificati fiscali.
(4-02254)

FAMIGLIA E DISABILITÀ

Interrogazione a risposta orale:


      BELLUCCI. — Al Ministro per la famiglia e le disabilità, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          gli organi di informazione pongono di fronte a una situazione drammatica: in Italia sono in aumento le morti per overdose. Infatti, i dati pubblicati dal sito GeOverdose della Sitd (Società italiana tossicodipendenze), confermano che nel 2018 sono state 167 le vittime registrate, mentre, dall'inizio di quest'anno, sono morte già 12 persone;

          la sostanza colpevole nella maggior parte dei casi di morte per overdose è l'eroina, in uso anche tra i giovanissimi; secondo i dati contenuti nella relazione al Parlamento presentata nel 2018 sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, e relativi all'anno precedente, quasi 220.000 persone hanno assunto eroina nel 2017 e, dal 2016, c'è stato un leggero aumento dei decessi droga correlati, soprattutto per eroina;

          nel corso del 2017, sono state 129.945 le persone in carico ai SerD, i servizi pubblici per le dipendenze patologiche del sistema sanitario nazionale: si tratta di persone che hanno in media 32 anni e che nel 62,7 per cento dei casi hanno fatto uso di eroina;

          l'aumento dei consumi di eroina rilevato dalla polizia di Stato, pari a +27,95 per cento nel 2017, appare dovuto al fatto che l'eroina viene sempre più frequentemente inalata, quindi fumata, oltre che usata per via endovenosa e, altresì, al significativo calo del costo di tale droga;

          la polizia di Stato ha stimato che l'impennata del consumo di eroina è attribuibile alla ripresa del narcotraffico gestito dalla criminalità straniera tra le due sponde dell'Adriatico: da Nord al Sud Italia avanza la mafia nigeriana, come testimoniano le operazioni di sequestro e gli arresti realizzati dalle forze dell'ordine;

          l'organizzazione nigeriana Supreme Eiye Confraternity (Confraternita dell'aquila), una vera e propria setta di affiliati, è riuscita, attraverso l'attività di traffico e spaccio, ad estendersi anche nel Meridione, dove cerca di stipulare patti con le mafie locali in città come Palermo, Bari, Napoli e Caserta;

          soprattutto in Veneto, il mercato della droga è sempre più in mano alla mafia nigeriana che si contende le piazze dello spaccio nel Nord-est d'Italia con le organizzazioni mafiose quali camorra e ’ndrangheta;

          il 72 per cento dei detenuti non italiani che si trovano nelle carceri venete è accusato di produzione, traffico o detenzione di droga;

          in particolare, l'operatività della mafia nigeriana risulta essere consolidata proprio nello spaccio della cosiddetta eroina gialla, prodotta per il 90 per cento in Afghanistan, che, al suo interno, contiene fino al 50 per cento del principio attivo dello stupefacente (contro una percentuale di principio attivo che variava dall'1 per cento al 10/15 per cento dell'eroina tradizionale) e altri oppioidi o allucinogeni quali metorfano e crack;

          sempre in Veneto, il consumo di droga è quadruplicato tra i minori nell'ultimo anno e avviene in età sempre più precoce: ad ottobre 2018 erano 120 i minori seguiti dal SerD di Treviso, ragazzini fra i 14 e i 18 anni con seri problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti;

          come dimostrano i fatti di cronaca, nella sola città di Mestre, tra il 2017 e il 2018, si sono verificati 18 casi di decessi per overdose da eroina gialla;

          secondo la FICT (Federazione italiana comunità terapeutiche), nel 2018 sono stati 20 i ragazzi morti in Italia a causa dell'eroina gialla –:

          quali iniziative il Governo intenda adottare per contrastare il traffico e lo spaccio di eroina gialla, in particolare da parte della mafia nigeriana, e per promuovere interventi di prevenzione, cura, trattamento e reinserimento sociale e lavorativo al fine di porre fine all'aumento dell'uso di eroina e delle morti per tale sostanza stupefacente, con particolare riguardo all'eroina «gialla» nel Nord-est Italia.
(3-00519)

GIUSTIZIA

Interpellanza:


      Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:

          l'interrogante ha già presentato un'interrogazione n. 3-00097 nella quale si rappresentava che l'azienda Berica Impianti di Arzignano (VI) era stata costretta a presentare domanda di ammissione al concordato preventivo avanti il tribunale di Vicenza, in quanto in crisi di liquidità, per il mancato incasso di crediti vantati nei confronti del Ministero della giustizia, e che era in corso un contenzioso davanti ai tribunali di Torino, Bologna e Firenze per un ammontare complessivo di 19 milioni di euro;

          il Governo ha risposto a suddetta interrogazione nella seduta del 22 gennaio 2019, limitandosi a una ricognizione del contenzioso in essere, destinato, a suo dire, ad esaurirsi in tempi contenuti;

          in tale occasione l'interrogante aveva invitato l'Amministrazione ad una sollecita conciliazione delle cause, per evitare rovinose pronunce, sulla base dei precisi criteri indicati dal giudice del tribunale di Firenze, dottoressa Laura Maione, nel corso dell'udienza del 17 gennaio 2019;

          si apprende dal Giornale di Vicenza del deposito di una sentenza del tribunale di Torino, che ha accolto in pieno le domande della Berica Impianti, condannando il Ministero della giustizia al pagamento di 5 milioni di euro, oltre gli interessi e spese del giudizio;

          è andata a finire come era facilmente prevedibile;

          una accurata lettura del verbale dell'udienza del 17 gennaio 2019 del tribunale di Firenze faceva intuire che le eccezioni di parte convenuta apparivano quantomeno «generiche»;

          le diverse cause promosse dalla Berica Impianti hanno una causa petendi sostanzialmente analoga;

          si devono quindi ipotizzare ulteriori rovinose pronunce ai danni del ministero;

          il clamoroso epilogo di questa vicenda lascia comunque l'amaro in bocca;

          un'azienda industrialmente sana è stata costretta al concordato preventivo, per il mancato incasso di crediti vantati verso lo Stato;

          nonostante l'esito positivo dei contenziosi, «l'azienda non opera più ed è stata affittata», come dichiara dalle pagine del Giornale di Vicenza l'avvocato Casa;

          con l'incasso delle somme vantate l'impresa tornerebbe in bonis, ma il suo titolare comunque non ne riotterrà più il possesso –:

          se il Ministero interpellato intenda ottemperare a quanto sancito dalla sentenza del tribunale di Torino;

          se il Ministro interpellato aderirà alla proposta conciliativa formulata dal giudice del tribunale di Torino;

          se intenda interessare la Corte dei conti per verificare un eventuale danno erariale per mala gestio;

          se non intenda promuovere iniziative, per quanto di competenza, affinché siano previste forme di indennizzo con riguardo a casi quali quello richiamato in premessa, con particolare riferimento alla perdita della propria attività imprenditoriale.
(2-00275) «Zanettin».

Interrogazione a risposta orale:


      COSTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 15, comma 1, della legge n. 47 del 2015 stabilisce che «il Governo, entro il 31 gennaio di ogni anno, presenta alle Camere una relazione contenente dati, rilevazioni e statistiche relativi all'applicazione, nell'anno precedente, delle misure cautelari personali, distinte per tipologie, con l'indicazione dell'esito dei relativi procedimenti, ove conclusi. La relazione contiene inoltre i dati relativi alle sentenze di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, pronunciate nell'anno precedente, con specificazione delle ragioni di accoglimento delle domande e dell'entità delle riparazioni, nonché i dati relativi al numero di procedimenti disciplinari iniziati nei riguardi dei magistrati per le accertate ingiuste detenzioni, con indicazione dell'esito, ove conclusi»;

          è un adempimento che va svolto tempestivamente, indipendentemente dal fatto che il Governo consideri o meno una priorità il comprendere perché in Italia ci sia un abuso della custodia cautelare e perché ogni anno circa 1.000 persone vengano arrestate ingiustamente, e poi indennizzate, senza che venga neanche valutata l'opportunità di avviare un'azione disciplinare nei confronti dei responsabili;

          il termine del 31 gennaio è scaduto ed il Governo non l'ha rispettato. Si tratta di una omissione, a giudizio dell'interrogante grave, perché impedisce al Parlamento ogni analisi finalizzata a svolgere le sue funzioni in un ambito delicato che riguarda la libertà personale;

          il Governo non ha evidentemente interesse ad approfondire le ragioni che portano all'abuso di carcerazione preventiva ed all'utilizzo di questo strumento per finalità del tutto estranee a quelle previste dalle norme: tuttavia, non può arbitrariamente impedire ad altri (che mettono al centro la persona umana e ritengono che con la libertà personale non si può scherzare né fare demagogia) di conoscere la situazione –:

          quali siano le motivazioni del mancato rispetto della data prevista dalla legge per la presentazione della relazione;

          quando il Ministro intenda presentare la citata relazione;

          quali siano i dati, per l'anno 2018, relativi all'applicazione delle misure cautelari e quelli relativi al riconoscimento del diritto alla riparazione per l'ingiusta detenzione.
(3-00522)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

IX Commissione:


      STUMPO e PALAZZOTTO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          da fonti di stampa (Il Fatto Quotidiano del 21 agosto 2018) si apprende che nel settembre 2015 il Ministero dell'interno e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti hanno stabilito delle procedure operative che si applicano anche all'individuazione del porto di sbarco nell'ambito delle operazioni di ricerca e soccorso;

          la dicitura esatta del documento che trova applicazione in numerose operazioni cogestite da Ministero dell'interno e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è: «Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera (Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo - Italian Maritime Rescue Coordination Center - MRCC Roma) – Standard Operating Procedures – SOP 009/15»;

          a parte l'indicazione contenuta nell'articolo indicato, agli interroganti non è stato possibile reperire questo documento nei siti web dei Ministeri indicati –:

          se il Ministro interrogato intenda fornire copia del documento indicato in premessa contenente le suddette procedure applicative.
(5-01471)


      TASSO e TOCCAFONDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il percorso per varare la nuova pista dell'aeroporto di Firenze e del relativo scalo è stato complesso e lungo e prevede un costo complessivo di circa 300 milioni di euro;

          il progetto di realizzazione della nuova pista, su cui si sono già espressi positivamente ben due Ministeri, ad avviso degli interroganti lascia estremamente sgomenti;

          ad oggi è stato concluso il percorso di conformità urbanistica e di valutazione di impatto ambientale; si è riunita più volte una conferenza di servizi; tale progetto era contenuto nel piano nazionale degli aeroporti nazionali; una sua interruzione significherebbe ripartire da zero e con tempi molto lunghi e perdita di finanziamenti e, presumibilmente, anche di alcuni investimenti privati;

          sul fronte delle risorse, il decreto «Sblocca-Italia» ha già destinato 50 milioni di euro allo scalo fiorentino, altri 100 milioni di euro sono già indicati, ma saranno concretamente destinati al termine della conferenza di servizi. I restanti 150 milioni per la realizzazione saranno invece finanziati dalla società aeroporti di Firenze, controllata come Società aeroporti toscani da Corporation America;

          l'investimento, secondo uno studio Aci Europe, porterà un incremento dell'occupazione di 2.200 posti di lavoro diretti e 8.400 indiretti. La sola fase di cantiere creerà almeno 350 posti di lavoro;

          si tratta di un volano economico assolutamente importante per Firenze e per tutta la Toscana. L'indotto economico generato dal nuovo aeroporto è stimato (studio Irpet, Istituto regionale programmazione economica Toscana) in 730 milioni di euro, con un flusso di 4,5 milioni di passeggeri al 2029 e un risparmio tra 20 e 45 milioni di euro per l'utenza toscana dovuta ai minori tempi di trasporto, oltre che straordinari effetti positivi ambientali, sia dal punto di vista di impatto acustico che propriamente territoriale (http://www.pianasana.org);

          il Governo sulle opere pubbliche ha insediato una commissione costi-benefici, che tratterà anche la pratica della nuova pista aeroportuale di Firenze, prevedendo un finanziamento di 100 milioni di euro statali necessari per la realizzazione dell'opera in questione –:

          quale sarà la destinazione delle risorse statali, da erogare e già erogate, qualora la commissione costi-benefici dovesse dare parere negativo nonostante i tanti aspetti positivi economici e ambientali su riportati e nonostante il privato cofinanzi con proprie risorse il 50 per cento del costo complessivo dell'opera.
(5-01472)


      BERGAMINI, SOZZANI, BALDELLI, MULÈ, PENTANGELO, ROSSO e ZANELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          sulle grandi opere nel nostro Paese il Ministro interrogato dichiarò nelle audizioni presso le commissioni VIII e IX che l'intendimento del Governo è quello di sottoporle a un'attenta analisi costi/benefìci che questo tipo di analisi basa il suo giudizio anche su criteri sociali e ambientali, calcolati a partire dai risultati dell'analisi finanziaria;

          il vaglio richiamato fu inizialmente affidato ad una commissione di quattordici esperti, esterni al Ministero, coordinati da Marco Ponti: Paolo Beria; Pierluigi Coppola; Maurizio Di Stefano; Matteo Dondè; Alfredo Drufuca; Gaetano Intrieri; Francesco Parola; Tammaro Maiello; Giovanni Palatiello; Riccardo Parolin; Cristian Pettinari; Pasquale Pucciariello; Francesco Ramella Pezza;

          vale la pena ricordare che una serie di conflitti di interesse e incompatibilità emersi nei primi mesi del comitato ne ha di fatto ridotto il numero: basti ricordare il caso di Gaetano Intrieri che, una volta scoperta la condanna in Cassazione, avvenuta nell'ottobre 2017, per aver sottratto dalle casse della compagnia aerea Gandalf 429 mila euro per saldare i propri debiti, decise di dimettersi;

          lo stesso Ponti ha ammesso di aver indicato personalmente al Ministro interrogato quattro dei sei tecnici scelti per la commissione, i quali, secondo quanto riportato da Il Messaggero (10 febbraio 2019), sarebbero tutti legati alla società di consulenza privata Trasporti e territorio Srl o all'associazione Bridges Research, entrambe guidate da Ponti;

          più specificatamente i componenti vicini a Ponti sarebbero: gli ingegneri Ramella e Beria, e gli architetti Drufuca e Parolin, quest'ultimo socio fondatore e membro del consiglio di amministrazione della Trasporti e territorio srl;

          come denunciato da Il Giornale (6 febbraio 2019), i sei tecnici guidati da Ponti hanno ricevuto per appena 6 mesi di attività complessivamente 300 mila euro;

          già a dicembre 2018 vari media riportavano che l'analisi sulla tav Torino-Lione sarebbe stata negativa, in linea con le posizioni personali del professor Ponti ormai note da tempo;

          risulta che l'analisi costi-benefici sulla Torino-Lione, già consegnata ad inizio anno al Ministro interrogato invece di essere resa pubblica ai cittadini, alle imprese e al Parlamento italiani, sarebbe stata trasmessa prima al Governo francese e alla Commissione europea, per poi esser resa disponibile, in sede parlamentare solo in data 12 febbraio 2019 –:

          quali specifiche competenze in materia di tunnel, trafori e in generale infrastrutture ferroviarie risultino nei profili dei richiamati tecnici, con quali criteri siano stati individuati e chi li abbia vagliati e infine scelti.
(5-01473)


      PAITA, BRUNO BOSSIO, NOBILI, PIZZETTI, CANTINI, GARIGLIO, GIACOMELLI e ANDREA ROMANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 1, comma 102, della legge n. 145 del 2018 (stabilità 2019) è prevista l'autorizzazione alla sperimentazione della circolazione su strada di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come segway, hoverboard e monopattini;

          la mobilità intelligente e sostenibile è tra i maggiori indicatori di sviluppo di un Paese, nonché un tema cruciale che interseca le diverse linee direttrici per il conseguimento dei Sustainable Development Goals (SDGs) 2030. I sistemi di trasporto sostenibili sono infatti necessari per garantire, tra gli altri, l'obiettivo 11.2 – fornire a tutti l'accesso a sistemi di trasporto sicuri, accessibili e sostenibili – e 3.6 – dimezzare il numero globale di morti e feriti per incidenti stradali;

          l'utilizzo dei veicoli di mobilità elettrica personale è in continua crescita a livello globale ed europeo, dove diversi Paesi hanno già definito un quadro regolatorio adeguato alla circolazione di tali mezzi per assicurare la sicurezza dei cittadini riducendo traffico ed emissioni e contestualmente aumentando la disponibilità di stalli di sosta nelle città;

          la norma richiamata rimanda la definizione delle modalità e di attuazione nonché gli strumenti operativi della sperimentazione ad un decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti al fine di avviare le sperimentazioni; tuttavia, il decreto attuativo che doveva essere emanato a 30 giorni dall'approvazione della norma non è ancora stato pubblicato;

          il comune di Milano, ad esempio, con deliberazione della giunta comunale n. 1300 del 26 giugno 2018 ha già approvato delle linee d'indirizzo per l'individuazione tramite avviso pubblico di soggetti pubblici o privati interessati a svolgere servizi di mobilità in sharing con mezzi innovativi a propulsione elettrica. Tuttavia, nessuna manifestazione d'interesse può essere accolta dal comune di Milano in mancanza di un'omologazione o sperimentazione autorizzata da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti –:

          quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare ai fini della emanazione del provvedimento attuativo per avviare la sperimentazione di mezzi di mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica nelle città italiane.
(5-01474)


      MARINO, SCAGLIUSI, BARBUTO, BARZOTTI, LUCIANO CANTONE, CARINELLI, DE GIROLAMO, DE LORENZIS, FICARA, GRIPPA, LIUZZI, RAFFA, PAOLO NICOLÒ ROMANO, SERRITELLA, SPESSOTTO e TERMINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          la strada statale 729 Sassari-Olbia è una delle opere viarie maggiormente attese nel nord della Sardegna. Come è noto agli interroganti il termine dei lavori, affidati all'Anas nel 2013 per la trasformazione dell'attuale percorso in una strada extraurbana principale, è procrastinato anno dopo anno a causa di problemi finanziari delle società vincitrici degli appalti. Un tratto specifico della strada statale 729 che ricade nei territori di Berchidda e Oschiri – Lotti 4 e 5 – risulta fortemente penalizzato: i lavori si sono fermati a causa della vicenda giudiziaria che ha coinvolto la società vincitrice dell'appalto. In particolare, nel lotto 4, a fronte di uno stanziamento di 73 milioni di euro, è stato eseguito meno del 20 per cento dei lavori. Recentemente, i sindaci dei comuni di Berchidda e Oschiri, hanno manifestato pubblicamente i timori legati al procrastinarsi dei lavori sine die. A seguito della revoca dell'appalto alla Glf – la società vincitrice della gara – non si hanno notizie certe sulla riassegnazione dei lavori;

          sotto il profilo della sicurezza stradale, il tratto è interessato da diverse rotatorie che costringono i viaggiatori a vere e proprie gimcane. La segnaletica risulta insufficiente, soprattutto di sera quando le condizioni di visibilità sono limitate. Il protrarsi delle aree di cantiere che insistono su tutto il tracciato rende ulteriormente pericolosa la strada a danno di tutti i viaggiatori e, in particolare, degli abitanti delle comunità interessate dalle interruzioni. Nel frattempo, il traffico è deviato su carreggiate di larghezza ridotta che accolgono con estrema difficoltà le centinaia di macchine e tir che ogni giorno percorrono quel tratto –:

          se il Ministro intenda adottare iniziative per garantire la sicurezza della circolazione sulle tratte stradali citate in premessa, anche attraverso il ripristino della viabilità lungo la strada statale 729 Sassari-Olbia.
(5-01475)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      PELLICANI e MORETTO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il 10 dicembre 2018, contestualmente all'entrata in vigore del nuovo orario di Trenitalia, è stata soppressa la corsa «Freccia Rossa no-stop» Venezia-Roma delle ore 6,06 con arrivo a Roma Termini alle ore 9,30. Il treno super veloce, con ripartenza da Termini alle 17,30, non prevedeva alcuna sosta nelle stazioni intermedie, comprese Bologna Centrale e Firenze Santa Maria Novella ed era sempre pieno di clienti;

          in luogo del Freccia Rossa senza fermate intermedie, è stata prevista una corsa del Freccia Argento, peraltro a capienza inferiore, che parte da Venezia alle 6,25 e che arriva a Roma alle 10,10, facendo tappa nelle stazioni di Bologna e di Firenze. Oltre alla ritardata partenza si incrementa significativamente il tempo di percorrenza;

          il treno «Freccia Rossa no-stop» Venezia-Roma ha sempre rappresentato un utile e necessario servizio per quanti hanno la necessità di raggiungere Roma nella prima mattinata;

          ancora non è stato progettato e realizzato il tratto ad alta velocità Padova - Bologna, che risulta essere l'unico nelle direttrici Venezia - Salerno e Torino - Salerno a non avere questa caratteristica –:

          se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per favorire il ripristino da parte di Trenitalia della corsa Freccia Rossa «no-stop» delle ore 6,06 da Venezia e delle 17,30 da Roma; quali iniziative intenda assumere al fine di favorire la realizzazione della tratta ferroviaria ad alta velocità tra Padova e Bologna.
(5-01457)


      GIACOMETTO e ZANGRILLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          alla città metropolitana di Torino è giunta la notizia di un progetto di riorganizzazione dell'assetto aziendale dell'Ente nazionale per l'assistenza al volo (Enav);

          tale riassetto prevedrebbe la chiusura di tutti i centri di avvicinamento dei vari aeroporti italiani e il loro spostamento nei centri di controllo area di Milano e Roma, il che comporterebbe il trasferimento a Milano Linate dei controllori addetti al servizio di controllo avvicinamento radar dell'aeroporto di «Sandro Pertini» di Caselle Torinese;

          tale aeroporto si trova a gestire importanti volumi di traffico, non soltanto di servizio passeggeri ma anche da parte di utenze quali elisoccorso, vigili del fuoco, voli sperimentali di Alenia/Leonardo e scuole di volo;

          lo stesso sindaco di Torino e sindaco metropolitano Chiara Appendino ha, in una recente lettera rivolta allo stesso Ministro interrogato e a tutti i parlamentari piemontesi, espresso le proprie preoccupazioni –:

          quali elementi intenda fornire in merito al contenuto e ai tempi di realizzazione del piano di riorganizzazione di cui in premessa, e come si intenda continuare a garantire a un'infrastruttura strategica per il territorio torinese e piemontese quale l'aeroporto di Caselle un adeguato livello di servizio.
(5-01459)


      OCCHIUTO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          con riferimento al disegno di legge di bilancio 2018 (bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 e relativa nota di variazioni, A.C. 4768 Governo), nella seduta del 20 dicembre 2017 la Commissione bilancio della Camera dei deputati ha approvato l'emendamento Tab. 10. 3 del relatore onorevole Francesco Boccia che assegnava, allo stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, missione 3 Casa e assetto urbanistico programma 3.1 Politiche abitative, urbane e territoriali, la somma di 200.000 euro;

          come risulta chiaramente agli atti, l'emendamento Tab. 10.3, approvato dalla Commissione bilancio, è finalizzato al finanziamento delle politiche territoriali della città di Cosenza;

          il finanziamento, del valore di 200.000 mila euro, è correttamente riportato anche all'interno della nota di variazione contenuta nella legge di bilancio 2018;

          nell'allegato tecnico per azioni e capitoli del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è infatti chiaramente riportata, alla missione 3 Casa e assetto urbanistico, programma 3.1 Politiche abitative, urbane e territoriali, capitolo 7365 Fondo per l'attuazione del piano nazionale per le città, la somma complessiva di 500.000 euro che comprende, come specificato nella nota a margine, oltre al finanziamento destinato a Cosenza, anche le somme assegnate ad altri due comuni (Zimella e Montecchia di Crosara, in provincia di Verona), che, attraverso l'approvazione di un ulteriore emendamento tabellare (Tab. 10.4), hanno ottenuto la somma complessiva di 300.000 euro;

          ad oggi, a distanza di oltre un anno dall'approvazione della legge di bilancio 2018, non risulta pervenuta al comune di Cosenza la somma di 200.000 euro, finalizzata al finanziamento delle politiche territoriali della città –:

          quali siano le ragioni di un così grave ritardo nell'erogazione di risorse correttamente stanziate dalla legge di bilancio 2018 e in quali tempi il comune di Cosenza potrà ricevere il finanziamento di 200.000 euro finalizzato alle politiche territoriali e alla riqualificazione urbanistica della città.
(5-01461)


      UBALDO PAGANO, BORDO e NOBILI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          da tempo la regione Puglia e le istituzioni locali segnalano l'esigenza di riconoscere nell'ambito del piano degli aeroporti, l'interesse nazionale per l'aeroporto di Foggia «Gino Lisa», affinché si possa giungere alla riattivazione di voli civili;

          in data 16 luglio 2018, con decreto del provveditore alle opere pubbliche della Campania, Molise, Puglia e Basilicata è stato approvato il progetto di prolungamento della pista di volo dell'aeroporto «Gino Lisa» di Foggia;

          il 22 ottobre 2018 è stato approvato lo schema di convenzione per l'attribuzione allo svolgimento degli obblighi di servizio dell'aeroporto di Foggia;

          in data 6 novembre 2018, è stata trasmessa al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti una specifica richiesta autorizzativa finalizzata ad istituire presso l'aeroporto di Foggia un Sieg (servizio di interesse economico generale), al fine di dedicare parte dell'aeroporto a centro operativo della protezione civile;

          la suddetta richiesta, in conformità alla normativa comunitaria, ha ricevuto parere positivo dell'Enac;

          l'avvio dei lavori per la realizzazione del progetto di prolungamento della pista è condizionato al rilascio di un nullaosta da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;

          il Ministro ha recentemente affermato che «per quanto riguarda l'aeroporto “Gino Lisa” di Foggia, presso la direzione generale competente, ad oggi non sono pervenuti progetti infrastrutturali da analizzare» e che la pratica per l'istituzione del Sieg è stata «attentamente analizzata dagli uffici preposti del Ministero che hanno formulato alcune osservazioni, suggerendo modifiche e integrazioni alla convenzione tra il gestore e la regione Puglia» –:

          se intenda chiarire come si spieghino le dichiarazioni richiamate da cui sembra evincersi che il Ministro interrogato non fosse a conoscenza del progetto di prolungamento della pista di volo dell'aeroporto «Gino Lisa» di Foggia e quali siano le ragioni che impediscono al Ministero di rilasciare il nulla osta per il medesimo prolungamento.
(5-01462)


      DONZELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          su iniziativa della procura di Arezzo è stato chiuso e sequestrato il viadotto Puleto dell'E45, poiché la struttura, secondo gli inquirenti, è a rischio di collasso a causa del perdurare dell'esposizione all'usura del traffico veicolare;

          il sequestro preventivo riguarda la strada statale 3bis ’Tiberina’ (E45) in entrambe le direzioni, tra gli svincoli di Canili e Valsavignone, in corrispondenza del confine tra le province di Arezzo e Forlì Cesena;

          la E45 è una via di comunicazione fondamentale per la circolazione nord-sud, non solo della zona ma di tutta la nazione, e il protrarsi della sua chiusura provoca forti disagi ai cittadini e mette in serio pericolo tutte le aziende del territorio e i posti di lavoro, oltre a complicare gravemente le attività delle aziende;

          da quanto si apprende dagli articoli di stampa secondo l'Anas la strada sarebbe in sicurezza e la procura ha stabilito che è possibile riaprire al traffico il viadotto solo per i mezzi con peso entro le 3,5 tonnellate e con il limite di velocità dei 50 chilometri orari –:

          se ed in che modo si intenda intervenire sulla E45 per garantirne la riapertura a tutti i mezzi nelle due direzioni;

          se si intendano adottare iniziative per trasferire alla competenza stradale la strada alternativa, la vecchia «Tiberina 3bis», per ripristinarla al più presto e liberare cittadini e attività produttive dall'isolamento;

          quale sia la dotazione finanziaria finora disponibile per la manutenzione della E45 e quella prevista per le opere già programmate;

          quali siano i motivi per cui, nonostante l'allarme sulla sicurezza della E45 e sull'inagibilità della viabilità alternativa fosse già lanciato da molti anni, non si sia intervenuti per tempo e a chi o cosa sia attribuibile quella che appare all'interrogante incuria e incapacità gestionale;

          se non si intendano adottare iniziative per prevedere risarcimenti per i danni subiti da cittadini e imprese.
(5-01464)


      DONZELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          l'11 febbraio 2019 è stata inaugurata la linea 2 della tramvia di Firenze. Il costo del pacchetto complessivo per le linee 2 e 3 è, secondo il quadro economico generale dell'opera, di 424.845.428,95 euro. Si tratta di fondi prevalentemente derivanti da finanziamenti pubblici. In un articolo pubblicato in data 8 febbraio 2019 dalla cronaca fiorentina del quotidiano La Repubblica, è riportata la notizia (già ipotizzata in passato) del possibile aumento del biglietto ordinario di 1,50 euro a 4,50 euro, solo per i passeggeri che percorrono la tratta fino al capolinea dell'aeroporto. Una misura che, spiega il quotidiano «è ormai in dirittura di arrivo, manca solo l'approvazione della regione che è il concessionario del Tpl (l'azienda del trasporto pubblico locale). Ma non pare ci sia motivo di pensare che non la conceda». Lo stesso giorno, su Facebook, l'assessore alla mobilità del comune di Firenze Stefano Giorgetti ha ribadito che la tariffa «è allo studio», ma che «non c'è niente di certo». Si tratta di un provvedimento che penalizzerebbe ingiustamente i passeggeri, primi su tutti i fiorentini che vivono nei pressi del capolinea della tramvia «Aeroporto» e che hanno diritto di usufruire del nuovo mezzo di trasporto pagato con le risorse delle tasse. Secondo quanto riferito dallo stesso assessore Giorgetti, infatti, non ci sarà alcuna esenzione sui biglietti per i fiorentini, ma solo per gli abbonati –:

          di quali elementi disponga in merito a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare al riguardo, visti i fondi statali ed europei erogati, posto che i cittadini che vivono nella zona non possono essere ingiustamente vessati dopo aver subito i disagi dei cantieri dell'opera e aver, insieme a tutti i contribuenti italiani, pagato tale infrastruttura.
(5-01465)

Interrogazioni a risposta scritta:


      ENRICO BORGHI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          è prevista la chiusura completa dello scalo aeroportuale di Milano Linate per il periodo dal 27 luglio 2019 al 27 ottobre 2019, al fine di permettere la realizzazione dei lavori di ampliamento e potenziamento dello scalo stesso;

          di tale notizia si è potuto apprendere unicamente dalle note di stampa apparse nelle ultime settimane a cura delle compagnie aeree operanti sullo scalo, nonché dal gestore dello scalo aeroportuale di Milano Linate S.e.a.;

          la richiamata chiusura comporterà inevitabilmente disagi per i lavoratori dello scalo nonché per i viaggiatori;

          dalle prime stime diffuse dalle compagnie aeree tale chiusura interesserà per il periodo richiamato circa 30.000 voli per un totale stimato di 2 milioni di viaggiatori;

          lo spostamento temporaneo delle tratte aeree sugli scali di Milano Malpensa e di Bergamo Orio al Serio comporterà notevoli disagi sul sistema del trasporto locale di collegamento tra la città di Milano e i due scali aeroportuali richiamati;

          ad oggi non risulta esserci nessun documento ufficiale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che analizzi gli impatti di tale chiusura e individui contestualmente le soluzioni di breve periodo per garantire i servizi di trasporto richiesti –:

          se il Ministro interrogato abbia analizzato, di concerto con tutti i soggetti interessati dalla chiusura dello scalo aeroportuale di Milano Linate, le implicazioni di carattere logistico e funzionale che tale chiusura comporterà per il sistema di trasporto pubblico locale, nonché se le eventuali soluzioni proposte possano assicurare il mantenimento dei collegamenti aerei ad oggi garantiti.
(4-02250)


      CASCIELLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il comune di Pontecagnano Faiano riveste un'importanza strategica nel settore dei trasporti ferroviari, in quanto crocevia dei pendolari delle zone limitrofe e della città di Salerno;

          nell'ambito del piano volto alla soppressione dei passaggi a livello sulle linee ferroviarie dello Stato, che Rfi s.p.a. «Rete ferroviaria italiana» sta attuando, rientrano anche quelli nel comune di Pontecagnano Faiano;

          i passaggi a livello di via Colombo, via Conforti, via Magellano e via Censimento sono stati, infatti, finalmente eliminati;

          da giugno 2018 i lavori di messa in sicurezza, finalizzati all'eliminazione del passaggio a livello, del sottopasso di via M. A. Alfani sono terminati, ma lo stesso non è ancora stato riaperto al transito veicolare;

          la riapertura del sottopasso continua a tardare e il rinvio causa, ormai da mesi, disagi ai cittadini residenti che usufruivano dello stesso anche come transito pedonale;

          l'area versa, peraltro, in condizioni di degrado e abbandono e una parte della città, in particolare la zona di «Casa Parrilli», densamente popolata e dove, tra l'altro, è ubicato un plesso scolastico, è completamente isolata;

          i tempi di attesa davanti alle barriere del passaggio a livello sono lunghissimi con conseguenti disagi per la circolazione;

          i cittadini sono esasperati e la vicenda è stata portata all'attenzione delle competenti autorità in moltissime occasioni;

          il forzato «stop» dei lavori sembrerebbe essere determinato dalla mancata realizzazione e messa in funzione di una cabina elettrica che consenta il funzionamento delle pompe di tiraggio delle acque piovane;

          Rfi s.a.p. nel progetto di soppressione del passaggio a livello di via M. A. Alfani, ha, inoltre, previsto un passaggio pedonale ubicato in Via Milano, di fondamentale importanza per collegare il centro della città con il quartiere di «Casa Parrilli», ma, anche questa opera, sembra essere sospesa per la mancanza dei fondi necessari;

          lo scarico di responsabilità e il «balletto» di competenze tra gli enti coinvolti stanno pregiudicando il definitivo completamento e la non più procrastinabile riapertura dell'indispensabile sottopasso –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se intenda verificare, per quanto di competenza, lo stato di attuazione degli interessi e adottare iniziative per il sollecito completamento dell'opera per consentire il passaggio dei pedoni e ripristinare la scorrevolezza e, soprattutto, la sicurezza del traffico veicolare.
(4-02253)

INTERNO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      UBALDO PAGANO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la famiglia e le disabilità. — Per sapere – premesso che:

          con circolare n. 5064 del 19 settembre 2017 l'Autorità di gestione ha comunicato agli ambiti beneficiari delle risorse Pac che «il termine per la conclusione delle attività del Programma è stato fissato al 30 giugno 2019, con un ulteriore semestre per il completamento delle attività di rendicontazione e controllo di primo livello delle operazioni compiute dai Beneficiari (31 dicembre 2019) e una successiva fase per le operazioni di chiusura definitiva del Programma (30 giugno 2020)»;

          con circolare n. 2406 del 4 aprile 2018 e circolare n. 3894 del 31 maggio 2018 l'Autorità di gestione ha comunicato agli ambiti territoriali il termine per la presentazione delle richieste di riprogrammazione e differimento del piano, finalizzate a garantire il pieno utilizzo delle risorse entro il termine di chiusura delle attività del programma, fissato al 30 giugno 2019;

          nella regione Puglia, le risorse Pac, sono in parte destinate alle famiglie più bisognose per garantire l'accesso ai servizi per la prima infanzia, come gli asili nido, e molti ambiti territoriali hanno inteso finanziare il sistema dei voucher regionale, denominato «buoni servizio», proprio con le risorse Pac, per garantire alle famiglie pugliesi l'abbattimento della retta, per la frequenza di asili nido privati e convenzionati, nell'anno educativo 2018-2019;

          l'Autorità di gestione con specifiche comunicazioni di riscontro agli ambiti territoriali, negli scorsi mesi, ha ribadito che i servizi programmati e approvati, atteso che la conclusione dei servizi finanziati dal programma è fissata al 30 giugno 2019, non potranno essere ammessi a rendicontazione se erogati oltre il suddetto termine. Va evidenziato inoltre che «le risorse PAC sono, per definizione programmatica, di natura aggiuntiva rispetto a quelle regionali e nazionali e non possono assumere carattere sostitutivo rispetto a queste ultime» –:

          se il Ministro dell'interno intenda adottare iniziative per rifinanziare il programma nazionale per i servizi di cura all'infanzia mediante l'utilizzo delle economie generatesi e comunicate dagli ambiti territoriali alle autorità di gestione;

          se il Governo, in caso di nuova programmazione, intenda chiarire le modalità e le tempistiche per la presentazione delle proposte progettuali ad opera degli ambiti territoriali per l'accesso ai suddetti finanziamenti, nonché per premettere loro attivare tutte le procedure per garantire l'accesso ai servizi e la spendibilità dei finanziamenti a decorrere dal secondo semestre del 2019.
(5-01456)


      DONZELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          nella serata di martedì 12 febbraio 2019 a Firenze, intorno alle 19,30, è avvenuta una rissa fra nordafricani, come riportato da numerosi organi di stampa e documentata da un video pubblicato sul web. Proprio in piazza dei Ciompi a Firenze, luogo in cui è avvenuto il pestaggio, esiste il commissariato di polizia San Giovanni (domiciliato in via Pietrapiana 50r);

          quali dotazioni di personale siano previste per il suddetto commissariato, con quali orari tale personale operi e se sia prevista la presenza e operatività notturna;

          se non si ritenga opportuno adottare iniziative per rafforzare tale sede, nel cuore della città, per prevenire le continue situazioni di criminalità e sostenere il prezioso lavoro degli agenti di polizia.
(5-01460)


      DONZELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          nella serata di martedì 12 febbraio 2019 a Firenze, intorno alle 19,30, è avvenuta una rissa fra nordafricani, come riportato da numerosi organi di stampa e documentata da un video pubblicato sul web. Sempre secondo la stampa alcuni responsabili sono stati identificati –:

          quali interventi siano stati svolti dalle forze dell'ordine nel dettaglio e se non si intendano adottare le iniziative di competenza per procedere con i provvedimenti di espulsione dei cittadini stranieri coinvolti.
(5-01463)

Interrogazioni a risposta scritta:


      ROSSO e ZANGRILLO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          come riportato dai media nazionali e locali, a seguito dello sgombero del centro sociale occupato «L'Asilo», in quanto sede, secondo gli inquirenti, di una cellula sovversiva, a cui sono stati contestati azioni violente e attentati incendiari in numerose città italiane, la città di Torino è stata protagonista per più giorni di violente manifestazioni di protesta da parte degli antagonisti che hanno portato all'identificazione di oltre 200 persone;

          in particolare, il 9 febbraio 2019, in pieno centro e per circa tre ore si sono susseguiti scontri tra anarchici e forze di polizia, terminati con 12 fermi e diversi feriti;

          partiti da piazza Castello e diretti probabilmente verso la sede dell'Asilo, gli anarchici hanno dato vita ad una serie di gesti di inaudita violenza tra cui: lancio di bombe carta e bottiglie, cassonetti incendiati, vetri sfondati con le spranghe, lancio di petardi e sassi, assalto ad un bus di linea, sfondamento del portone dell'assessorato comunale all'Istruzione e distruzione della vetrata della Smart, azienda dell'acqua pubblica;

          gli scontri sono terminati senza che gli anarchici riuscissero a rioccupare il centro sociale, grazie all'incessante lavoro delle forze di polizia, impegnate a contenere le violenze, ma tanta è stata la paura dei cittadini colpiti da forte tosse per il gas dei lacrimogeni, mentre passeggiavano per le vie dello shopping, e dei negozianti costretti ad abbassare le serrande per difendere i negozi dall'assalto dei manifestanti;

          il questore di Torino, ripercorrendo i fatti, ha parlato di un corteo composto per la maggior parte di «gente addestrata e venuta in piazza per mettere in atto strategie sovversive» (Repubblica Torino 10 febbraio 2019);

          le proteste sono continuate il giorno successivo presso il carcere di Torino, dove sono detenuti gli arrestati per la guerriglia urbana di sabato: il lancio di molotov e bombe carta da parte dei manifestanti avrebbe provocato un incendio nell'isola ecologica che si trova dentro il penitenziario e fatto crollare un capannone adibito all'attività lavorativa dei detenuti (Il FattoQuotidiano.it 10 febbraio 2019);

          i fatti citati non sono episodi isolati, poiché già in passato a Torino si sono verificati scontri tra forze dell'ordine e antagonisti, come avvenuto nel 2017 in occasione delle manifestazioni celebrative del primo maggio e a febbraio dello scorso anno, durante il corteo antifascista contro CasaPound, per citare alcuni esempi, quando a colpi di lanci di petardi, bombe carta, sassi e bottiglie i manifestanti hanno seminato panico e devastazione in città;

          come riportato dalla testata online Diariodelweb.it, in un articolo del 12 febbraio 2018, preoccupa inoltre la singolare «alleanza» creatasi tra antagonisti e pusher contro le forze di polizia, a seguito di retate subite dai primi e di blitz contro i secondi annunciata sui volantini, come quelli apparsi lo scorso anno nel quartiere Aurora dal titolo decisamente inequivocabile: «Bisogna difendersi dalla polizia»;

          così come preoccupano le minacce apparse sul sito «Macerie», organo di informazione contiguo al movimento anarchico, dove è stato scritto: «Non finisce qui, il corteo è stato solo l'inizio, ora è il momento per far partire una lotta serrata che dalle ceneri di quest'operazione repressiva faccia nascere un nuovo fiore», dove «il nuovo fiore» sarebbe l'occupazione di un'altra struttura per dare continuità all'azione sovversiva;

          alla luce di quanto riportato, Torino appare ancora una realtà dove esistono aree a rischio per la sicurezza dei cittadini –:

          se, dato il perpetuarsi di azioni violente che più volte si sono verificate nella città di Torino da parte non solo di anarchici, il Ministro interrogato ritenga opportuno adottare iniziative, per quanto di competenza, che possano arginare e sconfiggere tali fenomeni sovversivi.
(4-02252)


      MURONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          alle 10 del 31 gennaio 2019, dopo giorni e giorni in mare, la nave Sea Watch è attraccata nel porto di Catania scortata da alcune navi militari. Dopo due ore e mezzo tutti i migranti erano sbarcati;

          i cittadini stranieri sbarcati dalla Sea Watch sono stati trasferiti all’hotspot di Messina sito in località Bisconte, sempre in data 31 gennaio 2019, sono stati pre-identificati attraverso la compilazione del cosiddetto foglio notizie e sono in seguito stati fotosegnalati e tutti hanno manifestato la volontà di chiedere l'accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale;

          nei giorni 31 gennaio, 1° e parte del 2 febbraio 2019 i cittadini stranieri sono stati trattenuti all'interno del centro hotspot in assenza di qualsivoglia provvedimento di limitazione della libertà personale e agli stessi non è stata data la possibilità di formalizzare la richiesta di protezione internazionale entro 3 giorni dalla manifestazione della volontà così come disposto dall'articolo 26 del decreto legislativo n. 25 del 2008;

          in data 7 febbraio 2019, a quanto risulta all'interrogante delle delegazioni straniere dei Paesi che hanno dato la loro disponibilità alla ricollocazione avrebbero svolto dei colloqui con i migranti richiedenti asilo in assenza dell'avvocato nominato dagli stessi e non è dato sapere né la natura dei colloqui svolti né eventuali esiti scritti degli stessi;

          i cittadini stranieri presenti nell'hotspot di Messina, avendo manifestato la volontà di chiedere protezione all'Italia, hanno pieno diritto a restare sul territorio Italiano secondo le regole del diritto interno, qualora non esprimessero il consenso al trasferimento in altro Stato dell'Unione europea –:

          quale sia la natura dei colloqui che in questi giorni le delegazioni di altri Paesi dell'Unione europea stanno conducendo con i cittadini stranieri;

          se si siano svolti colloqui di ammissibilità alla redistribuzione e, nel caso, quali siano stati i criteri di valutazione di detta redistribuzione e quali, in dettaglio, le procedure seguite, nonché se siano state valutate anche nel merito le richieste di protezione internazionale;

          con quali modalità i cittadini stranieri e i loro legali siano stati informati circa le procedure che si stanno svolgendo;

          quali sarebbero le conseguenze in caso di esito negativo di dette eventuali procedure con altri Stati;

          quale sia la posizione giuridica dei cittadini stranieri attualmente presenti nell’hotspot di Messina, posto che, alla luce di quanto riportato in premessa, costoro sono richiedenti protezione internazionale e pertanto hanno diritto ad avere accesso ai benefici previsti dalla relativa normativa che non può essere superata da eventuali accordi politici volontari e giuridicamente non vincolanti tra gli Stati.
(4-02257)


      BIANCOFIORE. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          in data 5 febbraio 2019 il cinema «Astra» della città di Trento è stato oggetto di atti vandalici dove sono comparse scritte ingiuriose indirizzate alla vittima Norma Cossetto, medaglia d'oro al merito civile, uccisa dei comunisti titini durante la seconda guerra mondiale;

          la coincidenza con la proiezione del film non è casuale, in quanto lo stesso racconta proprio la vicenda della Cossetto e delle persecuzioni che subirono gli italiani;

          la legge 30 marzo 2004, n. 92, stabilisce ogni 10 febbraio il «giorno del ricordo» con l'obiettivo di conservare e rinnovare la commemorazione per la tragedia di tutte le vittime delle Foibe, del doloroso esodo dei concittadini italiani dall'Istria, da Fiume, dalla Dalmazia italiane, durante la seconda guerra mondiale;

          si tratta quindi di una vera e propria ritorsione nei confronti di un atto di verità e di memoria storica e contro chi ha avuto il coraggio di produrre e proiettare quest'opera –:

          di quali elementi disponga su quanto accaduto il 5 febbraio 2019 e quali iniziative di competenza intenda adottare per contribuire a fare luce sull'episodio;

          quali iniziative intenda adottare per prevenire tali situazioni ed evitare che in futuro accadano altri episodi simili di vero e proprio vilipendio della memoria e delle vittime delle foibe.
(4-02258)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta orale:


      CIABURRO e CARETTA. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere — premesso che:

          in seguito all'emanazione della legge n. 107 del 2015 (la «Buona scuola»), la provincia autonoma di Bolzano ha approvato la L.P. 14 del 2016, al fine di adeguare il proprio ordinamento ai princìpi desumibili dalla nuova normativa, secondo gli obblighi di rispetto dei limiti cui è assoggettata la competenza legislativa concorrente che, in materia di istruzione, lo statuto d'autonomia le assegna;

          dette disposizioni non recepiscono la normativa statale in uno degli ambiti nei quali la legge fissava un principio di equità, ossia in tema di assunzioni del personale docente, non predisponendo un proprio piano straordinario di stabilizzazione analogo a quello nazionale volto a garantire ai docenti precari, iscritti nelle graduatorie ad esaurimento (gae), la possibilità di fruire di un accesso al pubblico impiego «fino al totale scorrimento delle stesse». Allo stesso modo, le disposizioni provinciali non hanno recepito l'istituto fondamentale previsto dalla legge n. 107 del 2015, quello dell'organico dell'autonomia e del potenziamento;

          inoltre, in chiara disarmonia con le disposizioni statali che prevedono che l'accesso al pubblico impiego avvenga attraverso un doppio canale, il 50 per cento dei posti disponibili tramite scorrimento delle Gae (costituite dai docenti in possesso di specifici titoli di accesso con valore concorsuale) e l'altro 50 per cento dei posti disponibili attraverso concorsi pubblici, sono state introdotte nuove regole, senza alcuna intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a iscrizione nelle Gae di Bolzano già avvenuta e senza prevedere nessuna opzione per gli attuali iscritti nelle Gae altoatesine di permanere in esse o confluire nelle Gae delle altre province italiane;

          le nuove regole, originariamente riguardanti la sola scuola di lingua tedesca e poi unilateralmente estese anche a quella, a carattere statale, di lingua italiana, prevedono che:

              gli abilitati attraverso i Pas e i tirocini formativi attivi (Tfa) iscritti nelle precedenti graduatorie d'istituto entrino in nuove graduatorie provinciali accedano al ruolo direttamente, come gli iscritti nelle Gae e senza nessuna forma di concorso (obbligo a cui devono invece sottostare gli abilitati Pas e Tfa del resto d'Italia);

              agli iscritti nelle Gae di Bolzano viene dimezzata «d'ufficio» la quota del 50 per cento dei posti disponibili, fissata a livello nazionale da norme di rango primario, potendo attingere ora solo al 25 per cento dei posti disponibili. Il 25 per cento a loro sottratto è stato destinato sempre «d'ufficio» proprio agli iscritti nelle nuove graduatorie provinciali;

              agli iscritti nelle Gae di Bolzano era stata inoltre impedita la mobilità sui posti disponibili e vacanti a livello nazionale (fasi B e C), così come previsto dalla legge n. 107 del 2015 per i docenti iscritti nelle Gae di tutte le province italiane;

          il combinato disposto del mancato recepimento del piano straordinario di stabilizzazioni nell'ambito della provincia autonoma di Bolzano e lo sconvolgimento della normativa provinciale in tema di Gae, non solo crea un'evidente disparità di trattamento dei docenti iscritti nelle Gae della provincia di Bolzano rispetto ai docenti iscritti nelle Gae delle altre province italiane, ma peggiora sostanzialmente la loro condizione di precarietà, costringendoli a permanere nelle Gae di Bolzano non più in grado di assorbirli, a seguito dei suddetti interventi normativi, ove, in molti casi, per gli stessi posti nelle altre province italiane vi è assenza di personale per mancanza di candidati in possesso del prescritto titolo –:

          quali iniziative intenda promuovere il Governo, per quanto di competenza, per verificare l'attuazione concreta dei princìpi in tema di stabilizzazione dei docenti precari sopra richiamati della legge n. 107 del 2015 anche nella provincia autonoma di Bolzano;

          quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare, anche avviando uno specifico confronto con la provincia di Bolzano, per un pieno ed effettivo recepimento dei suddetti princìpi e dell'obbligo del superamento di un concorso per poter accedere agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni;

          quali iniziative si intendano adottare per garantire la mobilità sulle restanti province italiane anche ai docenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento.
(3-00518)

Interrogazione a risposta in Commissione:


      BUSINAROLO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          il 24 luglio 2018 è stato pubblicato il primo regolamento attuativo del decreto legislativo n. 61 del 13 aprile 2017 (recante «Revisione dei percorsi dell'istruzione professionale nel rispetto dell'articolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con il percorso dell'istruzione e formazione professionale, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015, n. 107»), ovvero il decreto interministeriale 92 del 24 maggio 2018;

          se il riordino degli istituti professionali è pensato, oltre che per combattere la dispersione e l'abbandono scolastico, anche nell'ottica di facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, attraverso competenze che li mettano sullo stesso piano dei colleghi europei, l'Italia, in controtendenza, sta procedendo verso un indebolimento della formazione linguistica, con l'eliminazione della seconda lingua straniera dal biennio di tali istituti;

          se è vero che tra i princìpi dell'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 61 del 2017 si dichiara che le istituzioni scolastiche professionali sono «concepite come laboratori di ricerca, sperimentazione ed innovazione didattica», è altrettanto vero che l'acquisizione di competenze innovative non può prescindere dalla conoscenza di almeno due lingue straniere, per garantire agli studenti italiani di essere competitivi con quelli europei;

          occorre evidenziare, altresì, che per rafforzare le competenze degli studenti e migliorarne le prospettive di inserimento lavorativo, come previsto dal comma 3 dell'articolo 1 del decreto legislativo n. 61 del 2017, non si può prescindere dalle esigenze del territorio. Molte infatti sono le aziende made in Italy che collaborano con Paesi europei come Germania e Francia, per cui l'utilizzo di lingue, come il francese e il tedesco, per una comunicazione che avvenga in una piattaforma di scambi alla pari, si rende assolutamente necessario;

          analoga situazione si verifica anche per altri settori lavorativi, tra cui quelli della gastronomia, della moda e del turismo, per i quali la conoscenza delle lingue straniere rappresenta un valore aggiunto importantissimo;

          a seguito della succitata riforma la seconda lingua comunitaria è di fatto scomparsa dai quadri orari del primo biennio, mentre ricompare nel triennio di alcuni indirizzi, ancora troppo pochi rispetto alla concezione di formazione completa, professionalizzante e competitiva dei giovani studenti;

          nell'ottica di una ridefinizione della normativa in materia, si ritiene opportuno un intervento urgente diretto a:

              a) prevedere il ripristino della 3a ora alle scuole secondarie di primo grado, cancellata dalla cosiddetta «riforma Gelmini» a favore di un'ora di approfondimento della lingua italiana, nonché rendere obbligatoria la seconda lingua straniera anche alle scuole secondarie di secondo grado per garantire la continuità didattica in linea con quanto previsto dalla Carta Europea di Lisbona 2005 a cui l'Italia ha aderito e che mira ad incentivare il plurilinguismo;

              b) eliminare dalle scuole secondarie di primo grado l'insegnamento dell'inglese potenziato, che potrebbe essere proposto come extracurriculare attraverso Pon –:

          se, alla luce di quanto descritto in premessa, il Ministro interrogato non ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di competenza, anche di carattere normativo, diretta a reintrodurre l'insegnamento delle lingue secondarie comunitarie nell'ambito del nuovo assetto degli istituti professionali, come naturale processo di acquisizione per raggiungere gli obiettivi fissati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nonché a prevedere la reintroduzione della 3a ora nelle scuole secondarie di primo grado, ad eliminare l'insegnamento dell'inglese potenziato nelle stesse e a rendere obbligatoria la seconda lingua straniera anche nelle scuole secondarie di secondo grado al fine di garantire la continuità didattica.
(5-01455)

Interrogazioni a risposta scritta:


      FRATOIANNI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          nei giorni scorsi il Ministro interrogato, in visita in Campania, a Caivano e Afragola, ha dichiarato che alle scuole del Sud servono più impegno, lavoro e sacrificio, come se i problemi della scuola nel Meridione fossero determinati dal poco lavoro degli insegnanti;

          le parole del Ministro hanno provocato una bufera di indignazione da parte di insegnanti, presidi, studenti, sindaci e sindacati;

          come se non bastasse, il Ministro ha replicato alle polemiche con un'intervista nella quale a giudizio dell'interrogante ha di fatto riaffermato quanto sostenuto il giorno prima e cioè che sulla scuola è sbagliato chiedere solo risorse;

          a parere dell'interrogante tale affermazione è assolutamente offensiva e fuori dalla realtà per tutti quei docenti, quegli studenti e quelle famiglie che vivono in scuole fatiscenti, senza moderni strumenti didattici, troppo spesso senza fondi per migliorare l'offerta didattica o semplicemente per provvedere alle spese minime di gestione di un istituto (acquisto/carta, materiale di cancelleria, piccole riparazioni, carta igienica, assicurazione degli alunni, riscaldamenti, arredi);

          l'orario di lavoro dei docenti va spesso oltre quello previsto dal contratto di lavoro per uno stipendio medio che varia tra i 1.400 euro degli insegnati di scuola primaria ai 1.600 euro per un docente della secondaria;

          un assistente amministrativo guadagna in media di 1.300 euro, un collaboratore scolastico 1.200 euro;

          un dirigente scolastico non arriva a 3.000 euro netti al mese e il suo ruolo comporta responsabilità civili, penali, disciplinari ben precise e deve adempiere a tutti gli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro come qualsiasi altro datore di lavoro;

          occorre inoltre rammentare come al Sud (per la verità anche molte del nord) la maggior parte degli istituti non siano adeguati alle normative antincendio e non abbiano la certificazione completa sul versante sicurezza;

          a queste emergenze legate alle infrastrutture scolastiche in pessimo stato e alla mancanza di fondi che non permette un tranquillo svolgimento dell'anno scolastico, si aggiunge il fatto che in parecchie zone del Sud dirigenti scolastici e insegnanti si trovano anche ad operare in territori difficili, sempre in trincea provando a fare da argine alle incursioni della criminalità organizzata e della microdelinquenza che, incrociando le sempre più diffuse situazioni di disagio giovanile, diventano una pericolosa «attrattiva» per ragazzi e ragazze in età scolastica;

          a parere dell'interrogante è un fatto grave che un Ministro possa solo minimamente pensare che le difficoltà in cui versa il sistema scolastico nel Mezzogiorno, siano anche minimamente imputabili alla scarsa attitudine al lavoro da parte degli insegnanti, alimentando tra l'altro uno dei più falsi e odiosi stereotipi del «meridionale fannullone» –:

          se il Ministro interrogato intenda chiarire in cosa consisterebbe il maggior impegno e sacrificio richiesto agli insegnanti del Sud, viste le già precarie condizioni in cui sono costretti a lavorare quotidianamente, anche a fronte di un modesto salario, e quali iniziative intenda intraprendere per rimuovere tutti gli ostacoli materiali ed economici che, a parere dell'interrogante, non consentono oggi a insegnanti e dirigenti scolastici di operare in condizioni dignitose, dal momento che a tale categoria andrebbe quantomeno riconosciuto il merito di compiere già immani sforzi per garantire il funzionamento del sistema scolastico, le cui storture, sempre a parere dell'interrogante, non sono minimamente imputabili ai comportamenti degli insegnanti, dei presidi né tantomeno del personale tecnico-amministrativo.
(4-02242)


      VILLANI, MARZANA, ANGIOLA, DEL MONACO, DE LORENZO, CUBEDDU, INVIDIA, DAVIDE AIELLO, TRIPIEDI, AMITRANO, CASA, AZZOLINA, GIORDANO, MARIANI, TUZI, GRIPPA, MANZO, PERCONTI, DI LAURO, NAPPI, IORIO, DEL SESTO, MELICCHIO e TESTAMENTO. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          il liceo privato «Fogazzaro» di Breganzone, vicino Lugano in Svizzera, è un liceo privato svizzero che prepara gli studenti svizzeri e italiani al conseguimento della maturità italiana;

          non essendo il liceo Fogazzaro una scuola parificata, deve inviare i propri studenti presso un altro istituto italiano, al fine di sostenere gli esami per il conseguimento del diploma di maturità da privatisti;

          il Fogazzaro, a differenza di molti altri istituti limitrofi, invia i propri studenti presso l'istituto paritario «Papi» di Pomigliano D'Arco, in provincia di Napoli;

          nei giorni scorsi su alcuni media locali ticinesi è stata riportata la notizia che in realtà l'istituto Papi pare sia essere un vero e proprio diplomificio, che dietro il pagamento di una somma prestabilita di circa 3000 euro, rilascerebbe il diploma di maturità;

          nel corso di questo anno scolastico sono ben 54 i maturandi ticinesi iscritti da privatisti presso l'istituto Papi di Pomigliano D'Arco che devono sostenere l'esame di maturità;

          negli ultimi anni sono state decine le segnalazioni e le inchieste, soprattutto nella provincia di Napoli, relative a diplomi a pagamento erogati da diversi istituti campani;

          le accuse lanciate dai media svizzeri, se confermate, dimostrano quanto il sistema scolastico italiano necessiti di una radicale modifica, soprattutto in relazione agli istituti paritari –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza della problematica appena descritta e quali iniziative intenda intraprendere al fine di verificare e valutare eventuali violazioni commesse dal liceo Papi di Pomigliano D'Arco;

          ove i fatti siano confermati, se non ritenga necessario adottare le iniziative di competenza per revocare la parità scolastica a causa della mancata osservanza dei requisiti previsti dalla legge n. 62 del 2000.
(4-02249)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XI Commissione:


      SERRACCHIANI, GRIBAUDO, CARLA CANTONE, LACARRA, LEPRI, MURA, VISCOMI e ZAN. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          il Governo ha indicato il professor Domenico Parisi quale nuovo presidente di Anpal e amministratore unico di Anpal Servizi spa ai sensi del decreto legislativo n. 150 del 2015;

          Parisi è professore ordinario presso l'Università del Mississippi, nonché direttore del «National Strategie Planning and Analysis Research Center», che ha sviluppato «Mississippi Works», un’app che, utilizzando big data, incrocia domanda e offerta di lavoro nello Stato del Mississippi;

          come si evince dal curriculum vitae, il Parisi ricopre ancora numerosi incarichi di consulenza con esponenti politici e agenzie pubbliche statunitensi;

          il Ministro interrogato ha presentato il professor Parisi come colui che, tramite il «suo» sistema informatico creato nel Mississippi, rivoluzionerà i centri per l'impiego italiani, aiutando i «navigator» a incrociare domanda e offerta di lavoro con l'utilizzo di una piattaforma informatica innovativa;

          come riportato dal giornale L'Inkiesta, nel maggio 2018, Domenico Parisi ha fondato, negli Stati Uniti, una nuova società, «Valentz Inc.», amministrata dalla moglie Michelle Parisi, a sua volta VP of finance and administration della società «Camgian», che si occupa dello sviluppo di piattaforme finalizzate, tra le altre cose, all'analisi di big data;

          il decreto del Presidente della Repubblica, all'articolo 5, comma 2, prevede che l'incarico di presidente di Anpal è incompatibile «con altri rapporti di lavoro subordinato pubblico o privato», e che è altresì incompatibile con «qualsiasi altra attività di lavoro autonomo, anche occasionale, che possa entrare in conflitto con gli scopi e i compiti dell'Anpal»;

          il professor Parisi non ha ancora chiarito se, così come imposto dal citato articolo 5, prenderà una aspettativa senza emolumenti dall'Università del Mississippi e rinuncerà agli altri numerosi incarichi di consulenza in potenziale conflitto di interesse con le forniture di Anpal e della sua società controllata Anpal Servizi spa –:

          quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per assicurarsi che il professor Parisi ottemperi alle prescrizioni del nostro ordinamento per ricoprire, a tempo pieno e senza conflitti di interesse, il ruolo di presidente di Anpal e amministratore unico di Anpal Servizi spa, altresì vigilando affinché il potenziamento delle piattaforme informatiche dei servizi per il lavoro avvenga in totale trasparenza e con procedure aperte volte a favorire la partecipazione del maggior numero di potenziali fornitori a livello italiano e internazionale e fugando ogni dubbio sul fatto che possano essere affidate a soggetti riconducibili all'Università del Mississippi o, indirettamente, a familiari del professor Parisi.
(5-01480)


      RIZZETTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          tra i primari interventi che questo Governo avrebbe dovuto adottare dal momento in cui si è insediato, vi è la tutela di quelle persone rimaste senza alcun reddito, perché senza lavoro e senza pensione, a causa della «riforma Fornero» che, allungando i tempi per andare in pensione, non ha tenuto conto di coloro che hanno stipulato accordi con i datori di lavoro per lasciare la loro occupazione e accedere al trattamento pensionistico, in base alla normativa allora vigente, dunque, prima che intervenisse la predetta manovra pensionistica. Al riguardo, è noto cosa è accaduto: con l'intervento delle nuove regole per l'accesso al trattamento pensionistico queste persone si sono trovate senza più un lavoro e con l'impossibilità di andare in pensione come avevano pianificato;

          in tali condizioni ci sono ancora circa 6.000 persone che, non essendo rientrate nelle otto precedenti manovre di cosiddetta salvaguardia, attendono di essere immediatamente tutelate e sottratte da un limbo di disperazione che le vede da anni senza alcuna forma di sostentamento;

          gli organi di Governo hanno di fatto ignorato la condizione di queste persone non intervenendo con un provvedimento ad hoc a loro tutela, né prevedendo una manovra «salva esodati» nell'ultima legge di bilancio o, quanto meno, nel recente decreto-legge, pubblicato il 28 gennaio 2019, che contiene, tra l'altro, disposizioni urgenti in materia di pensioni;

          ebbene, considerando che non vi è alcun problema di coperture finanziarie per consentire l'accesso all'assegno previdenziale di queste 6.000 persone e che la loro protezione costituisce una priorità, data l'annosa condizione in cui versano, non si comprendono i motivi per i quali il Governo non assuma urgenti provvedimenti in merito –:

          quando il Ministro intenda adottare iniziative per provvedere alla definitiva salvaguardia dei 6.000 esodati rimasti esclusi da ogni tutela.
(5-01481)


      MURELLI, FURGIUELE, CAFFARATTO, CAPARVI, LEGNAIOLI, EVA LORENZONI, MOSCHIONI e PICCOLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          la vicenda dei precari della Sacal Ground Handling s.p.a., la società controllata interamente dalla S.a.cal. Società Aeroportuale calabrese s.p.a. che gestisce i tre scali aeroportuali calabresi, che si occupa della gestione dei servizi di handling, ossia dei servizi a terra ai passeggeri e agli aeromobili nello scalo di Lamezia Terme, è salita alla ribalta nazionale dopo che il 22 gennaio 2019 le telecamere di Striscia la notizia, il tg satirico di canale 5, sono arrivate all'aeroporto di Lamezia Terme;

          trattasi di una sessantina di lavoratori in situazione di precariato «stabile», in gran parte da oltre dieci anni (hanno iniziato a lavorare come stagionali nel lontano 2007), in forza presso l'aeroporto lametino;

          nel mese di ottobre 2018, dopo alcune fasi di trattativa iniziate nei mesi estivi, si era parlato di stabilizzazione per quasi trenta lavoratori con anzianità di servizio precario tra il 2007 e il 2011; si era avviato l’iter per definire queste stabilizzazioni tramite riunioni ufficiali tra rappresentanti sindacali e vertici aziendali, ma dopo due mesi il tutto è entrato in una fase di «limbo» senza certezze e senza garanzie;

          nel frattempo, l'azienda si è affidata a contratti di somministrazione tramite l'agenzia per il lavoro Tempor, procedendo all'assunzione di ventidue lavoratori con stagionalità di pochissimi anni o con esperienza di pochissimi mesi, per coprire il traffico invernale;

          gli interinali assunti dal 13 ottobre 2018 al 12 gennaio 2019, hanno visto ora il contratto lavorativo esteso fino al 31 gennaio;

          trattasi di una scelta «tampone» nell'attesa che il quadro della situazione S.a.cal. venga definito, ma che contrasta con le reali necessità dell'aeroporto, che è uno degli scali strategici d'Italia, nel quale con cadenza regolare aumentano le rotte e le destinazioni servite dalle compagnie aeree, con un trend generale di crescita destinato ad incrementare nel corso degli anni;

          i dati di traffico 2018 hanno registrato un numero pari a 2.756.211 passeggeri (+8,2 per cento) a conferma della necessità di procedere con un serio piano di stabilizzazioni, anziché contratti a singhiozzo per gruppi saltuari di lavoratori precari –:

          se e quali urgenti iniziative di competenza il Governo intenda assumere con riguardo alla vicenda illustrata in premessa.
(5-01482)

Interrogazione a risposta scritta:


      NOVELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          l'Inps erogava e continua a abrogare pensioni a persone residenti nei Paesi della ex Jugoslavia; tra questi si celano anche i responsabili delle violenze perpetrate contro la popolazione italiana dell'Istria e della Dalmazia negli anni della seconda guerra mondiale e in quelli subito successivi;

          già nel 2000 alcuni organi di stampa denunciavano i fatti sopraesposti, negli anni però nessun Governo ha trovato soluzione alla vicenda;

          un articolo del quotidiano Il Giornale del 28 agosto 2000 segnalava come tra i beneficiari dell'assegno erogato dall'ente di previdenza italiano vi fossero: Nerino Gobbo, responsabile nel maggio-giugno 1945 di Villa Segré a Trieste; Ciro Raner, comandante del lager di Borovnica; Franc Pregelj, commissario politico del IX Corpus del maresciallo Tito a Gorizia, Giuseppe Osgnac, comandante della banda partigiana Beneska Ceta; Giorgio Sfiligoj, rastrellatore di italiani per il IX Corpus di Tito; Mario Toffanin, responsabile della strage della malga Porzus;

          le azioni messe in opera anche dalle citate persone causarono la morte di migliaia di italiani, spesso infoibati, e l'esodo di circa 300.000 dalmati e giuliani dalla loro terra di origine;

          il Parlamento, con la legge 30 marzo 2004, n. 92, ha deciso di istituire il «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale;

          il sostegno economico dello Stato a chi si è macchiato di crimini infamanti contro civili italiani è un'offesa alle vittime e ai lori discendenti –:

          se si registrino ancora oggi casi di erogazione di pensione da parte dell'Inps a persone coinvolte nei crimini perpetrati contro la popolazione italiana sul confine orientale durante e dopo la seconda guerra mondiale;

          se si registrino casi di pensioni di reversibilità erogate a parenti di persone coinvolte nei citati crimini;

          se non si intendano adottare le iniziative di competenza affinché le eventuali pensioni versate ancora oggi non siano più erogate.
(4-02247)

SALUTE

Interrogazioni a risposta orale:


      BELLUCCI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          l'idrosadenite suppurativa, conosciuta anche come acne inversa o malattia di Verneuil, è una malattia infiammatoria cronica che interessa l'epitelio del follicolo pilifero e le ghiandole sudoripare apocrine;

          l'infiammazione che la caratterizza provoca lesioni, noduli, foruncoli e ascessi, soprattutto nelle regioni ricche di ghiandole sebacee e sudoripare, come le zone ascellari e inguinali, e nelle aree del corpo interessate da sfregamento della pelle, quali quelle sotto il seno, i glutei, la parte interna delle cosce;

          l'idrosadenite suppurativa è stata riconosciuta il 24 gennaio del 2007 nell'International Classification of Diseases ICD-10, che la ha definitivamente classificata con il codice L 73.2 nel capitolo XII Malattie della cute e del sistema sottocutaneo;

          in ambito scientifico, per determinare il livello di gravità delle malattie ci si riferisce al sistema di classificazione «Scala di Hurley» che, sulla base della presenza/assenza di ascessi, cicatrizzazioni, tragitti fistolosi e l'estensione soggettiva della malattia, permette di classificare tre fasi di gravità crescente;

          l'eziologia non è nota, anche se sembrano essere fattori di rischio la suscettibilità genetica, l'età giovanile, il tabagismo, l'obesità, le lesioni da taglio, l'artrite, le malattie infiammatorie intestinale, il sesso femminile e i difetti ormonali;

          la prevalenza dell'idrosadenite suppurativa si aggira intorno all'1 per cento in Europa e allo 0,05 Stati Uniti. In Italia si stima si verifichino circa 1.947 nuovi casi l'anno, con un'incidenza di 3,2 casi ogni 100.000 persone come riferito da Inversa Onlus. La fascia di età in cui è più tipico lo sviluppo dell'idrosadenite suppurativa è tra i 20 e i 30 anni e spesso durante la pubertà. Le donne sono interessate dalla patologia almeno 3 volte in più rispetto agli uomini e l'età maggiormente interessata è quella compresa tra i 18 e i 44 anni;

          l'idrosadenite suppurativa, anche se non è una malattia infettiva o sessualmente trasmissibile, è sicuramente una patologia invalidante dal punto di vista fisico e psicologico;

          la percezione del proprio corpo risulta essere alterata indipendentemente dalla severità malattia, causando stress, depressione, ansietà e bassa qualità di vita e compromettendo la vita lavorativa, sociale e relazionale di chi ne soffre;

          nella cura di tale patologia è necessario un approccio multidisciplinare, in quanto il dermatologo, una volta definita la diagnosi, può avvalersi del consulto del chirurgo plastico (per l'eventuale rimozione chirurgica di aree cutanee infiammate), del radiologo (per l'esecuzione dell'ecografie o di altre indagini radiologiche), del dietologo, dello psicologo e, in caso di necessità, di altri specialisti;

          oltretutto, si aggiunge che le persone colpite da questa malattia sono costrette a viaggiare a loro spese, in particolare dal Sud al Centro-Nord Italia, per garantirsi le visite mediche specialistiche e adeguate cure: finora il 60 per cento dei pazienti ha dichiarato di affrontare spese sanitarie tra i 400 e i 600 euro al mese;

          il problema è che molto spesso queste persone non possono permettersi né le visite specialistiche né le cure, in quanto, a causa di questa malattia, non sono più in grado di lavorare;

          l'accesso alle cure per tale patologia risulta difficile a causa del mancato riconoscimento e inserimento nell'elenco delle malattie rare e nel piano nazionale delle cronicità (Pnc) e, ad oggi, non sono previste né esenzioni sanitarie né il riconoscimento di invalidità da parte dell'Inps –:

          se e quali iniziative intenda adottare per garantire il diritto alle cure e all'esenzione dalle spese sanitarie in favore dei soggetti affetti da idrosadenite suppurativa.
(3-00517)


      ENRICO BORGHI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          la legge n. 3 dell'11 gennaio 2018, nel disporre il riordino delle professioni sanitarie, ha istituito gli ordini e gli albi, stabilendo che per l'esercizio della professione è necessaria l'iscrizione al rispettivo albo;

          il comma 539 dell'articolo 1 legge n. 145 del 2018 ha riconosciuto che i diplomi e gli attestati, indicati nella tabella allegata al decreto del Ministro della salute 22 giugno 2016, ottenuti a seguito di corsi regionali o di formazione specifica iniziati tra il 1997 e il 2000 o comunque conseguiti entro il 2005, sono equipollenti al diploma universitario di educatore professionale socio-sanitario;

          le sigle sindacali Cgil Cisl e Uil hanno più volte richiesto l'adozione di uno specifico provvedimento normativo che prevedesse il riconoscimento dell'equipollenza sopra richiamata fino alla data di entrata in vigore del decreto «Lorenzin» sugli ordini professionali (febbraio 2018);

          tale riferimento temporale previsto dal comma 539 dell'articolo 1 della legge 145 del 2018 risulta creare diversi problemi in ordine al riconoscimento dell'equipollenza dei titoli di chi ha sostenuto il corso in data successiva al 2005;

          in particolare, per quanto riguarda la regione Piemonte, rimangono esclusi da tale riconoscimento i titoli ottenuti con i corsi di qualifica regionale finanziati e sostenuti dal 2006 al 2012;

          da un'analisi condotta dalla Cgil Piemonte tale situazione risulta interessare circa 700 persone su tutto il territorio regionale;

          tali corsi risultano nei contenuti e nelle forme, quali durata e piano di studi, identici a quelli sostenuti fino al 2005;

          il mancato riconoscimento dell'equipollenza del titolo comporterà l'impossibilità, per quasi 700 persone in regione Piemonte, di iscriversi ai relativi albi di riferimento per poter esercitare la professione per la quale sono già stati formati –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza di questa particolare situazione di disagio e quali iniziative di competenza intenda adottare per sanare il vuoto normativo creatosi, salvaguardando sia il patrimonio di professionalità maturato dal 2006 al 2012 sia la continuità educativa garantita alle diverse tipologie di utenza.
(3-00520)

Interrogazione a risposta scritta:


      PAOLO RUSSO, SOZZANI, RUFFINO e GIACOMETTO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          il 24 gennaio 2019 i carabinieri del nucleo anti-sofisticazione (Nas) hanno disarticolato due distinte organizzazioni dedite al traffico illegale di medicinali. La prima operante tra Milano e l'Emilia, sottraeva farmaci da un deposito, per poi distribuirli, tramite una falsa fatturazione in molte farmacie di Milano e dell’hinterland, e in Emilia-Romagna;

          la seconda, operante in provincia di Napoli e Firenze acquistava grandi quantità di antitumorali, con sconti fino all'80 per cento, fingendo che fossero destinati agli ospedali. I bollini identificativi venivano però staccati e sostituiti con bollini falsi; quindi rivendevano gli antitumorali nelle farmacie di loro proprietà o tramite un distributore operante su Milano, che si occupava di smistare i prodotti nei territori di 8 province, con enormi guadagni;

          le fustelle realizzate dal sodalizio criminale erano talmente simili a quelle originali che è stato necessario l'intervento dei tecnici del Poligrafico dello Stato, unico ente autorizzato a stampare i bollini, i quali hanno certificato la falsità di quelli apposti sulle scatole incriminate. Si parla di dettagli come «una lieve differenza nel colore e nella consistenza della carta usata. O ancora i numeri leggermente più piccoli, la distanza di pochissimo maggiore fra il numero seriale e il codice a barre»;

          con numerosi atti di sindacato ispettivo, a partire dal 2015 sono stati evidenziati due ordini di problemi:

              la non aderenza dei bollini stampati dal Poligrafico, che sono classificati come carte valori, ai rigidissimi disciplinari di stampa: codici cancellabili, mancanza del caduceo, errate distanze, o grandezze, di codici e cifre;

              la mancata piena operatività della banca dati volta alla gestione del sistema di tracciabilità del farmaco, pur istituita con decreto del Ministro della salute del 15 luglio 2004;

              la Commissione parlamentare anticontraffazione nel «dossier sui farmaci» approvato nel dicembre 2017, ha evidenziato, tra l'altro, sia i problemi degli attuali sistemi di tracciatura del farmaco, sia i rischi derivanti dalla possibilità per le farmacie di disporre di autorizzazione alla distribuzione all'ingrasso ed individuato una serie di proposte in materia di controlli e prevenzione;

          rispondendo negli anni 2016-2017 agli atti di sindacato ispettivo, il Governo pro tempore ha più volte rassicurato di aver posto in essere le azioni necessarie alla soluzione di diversi problemi, sia per quel che riguarda la qualità di stampa dei bollini (Ministro della salute, Aula della Camera, 15 marzo 2017), sia con riferimento alla tracciabilità;

          in particolare (in Assemblea alla Camera l'11 luglio 2017) il Governo pro tempore riferiva di aver provveduto a istituire «(...) due ulteriori flussi informativi: uno per il monitoraggio della distribuzione diretta dei medicinali ed un altro per il monitoraggio dei consumi interni alle strutture del Servizio sanitario nazionale», puntualizzando che «(...) il sistema così delineato, pertanto, garantisce una piena tracciabilità del farmaco (...)»;

          le modalità operative delle attività criminali cui i Nas hanno posto fine smentiscono in toto e nei fatti tutte le affermazioni del Governo;

          il bollino può essere facilmente contraffatto e l'imperfetta qualità di stampa del Poligrafico disorienta gli operatori, che non sono più in grado di riconoscere il vero dal falso;

          i farmacisti, ignari, rischiano di vendere prodotti con bollino falso non essendo in grado di rilevare le anomalie, a causa della inoperabilità on line della banca dati e della mancanza di specifici alert;

          i farmacisti-grossisti possono stornare partite di farmaci da una destinazione all'altra, approfittando delle falle di sistema. In questo quadro il bollino falso moltiplica le possibilità di illecito guadagno;

          i costi del bollino sono stimati in 200 milioni di euro e tali oneri si ripercuotono sul prezzo dei farmaci –:

          quali iniziative urgenti si intendano adottare per una messa in sicurezza del sistema di tracciatura del farmaco assoluta e definitiva.
(4-02259)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

X Commissione:


      BAZZARO, ANDREUZZA, FOGLIANI e VALLOTTO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          nel comune di Chioggia, all'interno dell'area portuale in Val del Rio, vi è un sito destinato dal piano regolatore portuale a bunkeraggio, per il quale la società Costa Bioenergie S.r.l. ha ottenuto dal Ministero dello sviluppo economico, con decreto n. 17407 del 26 maggio 2015, l'autorizzazione a realizzare un deposito di 10.350 metri cubi di carburanti, di cui 9.000 per GPL;

          a seguito dell'istruttoria svolta dalla regione Veneto e dalla Commissione per la salvaguardia di Venezia si è ritenuto che l'autorizzazione rilasciata dal Ministero dello sviluppo economico non potesse essere sostitutiva anche dei provvedimenti edilizi e paesaggistici necessari alla costruzione del manufatto, pertanto, con ordinanza n. 95/2017, il dirigente del settore urbanistica del comune di Chioggia ha disposto la demolizione delle opere e la rimessa in pristino dei luoghi a carico della Costa Bioenergie per assenza dell'autorizzazione paesaggistica alla realizzazione dell'impianto di stoccaggio di GPL;

          avverso detta ordinanza la Costa Bioenergie ha presentato ricorso innanzi al Tar del Veneto che con sentenza del 5 giugno 2018 ne ha dichiarato l'accoglimento autorizzando la ripresa dei lavori;

          nella seduta del 21 giugno 2018 la giunta del comune di Chioggia ha deliberato l'impugnazione innanzi al Consiglio di Stato della citata sentenza del TAR n. 00604/2018 e, in occasione della prima udienza, anche la regione Veneto si è costituita in giudizio presentando nuovi elementi volti a evidenziare le contraddizioni emerse nel corso dei più recenti accertamenti sull'autorizzazione ministeriale del 2015 e chiedendo il ritiro della concessione da parte delle autorità competenti;

          con una nota congiunta il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero per i beni e le attività culturali hanno espressa contrarietà alla realizzazione del deposito costiero di prodotti GPL nel comune di Chioggia, evidenziando il mancato coinvolgimento da parte della precedente amministrazione comunale della Commissione di salvaguardia di Venezia, con riferimento all'autorizzazione paesaggistica;

          il 29 gennaio 2019 si è tenuto al Ministero dello sviluppo economico un incontro per ricostruire l’iter autorizzativo del deposito Gpl a Chioggia, con tutte le sue criticità, e valutare con le parti coinvolte le possibili soluzioni –:

          se e quali iniziative di competenza intenda adottare con riferimento a quanto esposto in premessa, inclusa l'eventuale possibilità di supportare – anche in sede giudiziaria – la posizione di contrarietà alla realizzazione dell'impianto GPL a Chioggia.
(5-01476)


      BENAMATI, MORETTO, BONOMO, GAVINO MANCA, MOR, NOJA e ZARDINI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          la famiglia Besnier, proprietaria del gruppo Lactalis, nel 2011 ha acquisito il gruppo Parmalat che è oggi tra i leader mondiali nella produzione e distribuzione di latte, dei suoi derivati e di bevande a base di frutta;

          ne mese di dicembre 2018 Lactalis, già proprietario dell'89,63 per cento delle azioni della società Parmalat quotata alla borsa di Milano, ha annunciato di aver portato la propria partecipazione al 95,81 per cento del capitale e ha comunicato alle autorità di borsa italiane di procedere al delisting della società Parmalat;

          il 9 gennaio il management dell'azienda ha comunicato ai dipendenti del gruppo italiano che, in vista dell'imminente delisting, Lactalis sta mettendo in atto una riorganizzazione mondiale;

          dopo più di 7 anni, con questa operazione, il gruppo Lactalis intraprende dunque una fase di riorganizzazione con la quale prende in mano il controllo totale del gruppo Parmalat che perderà così la sua formale indipendenza;

          la riorganizzazione trasferisce la funzione strategica di supervisione, quindi il cervello del gruppo Parmalat, da Collecchio a Laval;

          Parmalat aveva finora sempre goduto di indipendenza e autonomia, mentre da adesso tutta la supervisione, e le strategie faranno capo al management francese;

          la Parmalat Italia viene dunque accorpata a Lactalis Italia, la società francese che ad oggi gestisce gli altri asset del gruppo nel Paese, in primis Galbani. Parmalat e Galbani sono due aziende che in Italia contano circa 5 mila addetti;

          per la nuova Parmalat si profilerebbe dunque un futuro da semplice azienda manifatturiera con impianti produttivi ma senza funzioni di gestione e strategia autonome, prospettiva che potrebbe creare rischi per la tenuta occupazionale della stessa Parmalat e di Galbani, mettendo in discussione anche lo stesso sistema produttivo delle due aziende, in quanto il nuovo profilo industriale potrebbe non essere compatibile con il mercato italiano, dove i brand locali, legati al territorio, e la filiera corta, hanno un forte valore commerciale –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza del piano industriale del gruppo Lactalis per quanto attiene al futuro della Parmalat spa e se intenda convocare al più presto l'azienda per un incontro al quale siano presenti anche le parti sindacali per capire bene gli scenari che si stanno aprendo a Collecchio e per garantire le capacità produttive del gruppo, il suo sviluppo complessivo e i livelli occupazionali.
(5-01477)


      SQUERI e BARELLI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          dalla relazione del Gse del 20 luglio 2018 si rileva che la produzione da rinnovabili di energia elettrica nel 2017 è pari a 103,7 TW/h di cui 19,3 da biomassa, bioliquidi, biogas, cioè il 19 per cento della produzione da Fer. Nel settore delle bioenergie si rilevano 1.364 impianti a biogas, 468 a bioliquidi e 197 a biomasse solide. Rispetto alla potenza si registrano 1.132 Megawatt a biogas, 1.054 Megawatt a bioliquidi e 2.040 Megawatt biomasse solide;

          nel termico, nel 2017 sono stati consumati circa 11,2 Mtep di energia da Fer (il 20 per cento del totale del termico), di cui circa 10,3 Mtep in modo diretto (attraverso caldaie, stufe, pannelli solari, pompe di calore, impianti geotermici) e circa 0,9 Mtep di consumi di calore derivato (sistemi di teleriscaldamento alimentati da biomasse). La fonte rinnovabile più utilizzata nel 2017 per i consumi termici è la biomassa solida (7,9 Mtep);

          il piano energia clima, inviato a Bruxelles prevede (pag. 44-46) «... una leggera flessione delle bioenergie, al netto dei bioliquidi di cui è attesa una graduale fuoriuscita a fine incentivo», da oltre 4.135 Megawatt del 2017 a 3.764 al 2030 (dal 19,4 al 15,7 per cento);

          il piano è sfavorevole alle bioenergie elettriche, osteggia l'utilizzo delle biomasse solide per usi termici e incentiva solo i biocarburanti avanzati. Né le bioenergie appaiono contemplate dal decreto Fer 1;

          la strategia proposta nel piano è incentrata sulla elettrificazione dei consumi con un'efficienza di 2,42 unità di energia primaria per unità prodotta contro la produzione termica diretta della biomassa (una unità di energia primaria per unità prodotta);

          si verifica il paradosso per cui elettrificando i consumi di riscaldamento e trasporti si aumenta la dipendenza dalla produzione fossile di energia (consumi finali di gas metano da 55.600 Ktep del 2020 a 56.416 Ktep al 2040 (pagina 185), e si riduce drasticamente l'efficienza energetica. L'uscita dalle fonti fossili al 2050 risulta del tutto impraticabile con i contenuti del piano;

          in particolare, le pompe di calore condensate ad aria risultano non idonee almeno per tutta l'area del nord Italia –:

          se non ritenga opportuno rivalutare la possibilità di incentivazioni per l'utilizzo delle biomasse a fini energetici, soprattutto termici, in considerazione dell'enorme disponibilità di scarti di attività di trasformazione alimentare e industriale, con contenuti energetici importanti, che oggi costituiscono un costo di smaltimento, oltre alla emissione di CO2 dovuta dalla loro fermentazione.
(5-01478)


      ZUCCONI e SILVESTRONI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          interventi legislativi del mese di dicembre 2016 e del mese di dicembre 2017 prorogavano le scadenze delle concessioni in essere al 31 dicembre 2020 e si prevedevano nuovi criteri applicativi riguardo l'applicazione della direttiva «Bolkestein» per il commercio su area pubblica;

          il comma 686 dell'articolo 1 della legge di bilancio 2019 è intervenuto a modificare il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 di attuazione della direttiva 2006/123/CE, al fine di escludere dal campo di applicazione del medesimo le attività del commercio al dettaglio su area pubblica con abrogazione dell'articolo 70 del decreto legislativo n. 59 del 2010;

          vi è stato un diverso comportamento assunto dalle regioni e dai singoli comuni nello svolgere con largo anticipo le procedure dei bandi di riassegnazione, in riferimento a quanto sopra;

          allo stato attuale la categoria vive situazioni completamente diverse da regione a regione ma soprattutto da comune a comune;

          alcuni comuni hanno espletato i bandi e rilasciato tutte le concessioni, altri invece hanno eseguito le proroghe e non hanno espletato i bandi, con casi limite dove nello stesso comune sono stati espletati i bandi solo per una parte delle concessioni esistenti;

          in questo momento gli operatori su aree pubbliche, in alcuni casi, sono in possesso di due concessioni: la prima che riconosce l'anzianità di rilascio e le successive presenze maturate, fatto importante sia per la valorizzazione economica dell'avviamento dell'impresa sia nei casi in cui il comune debba stilare una graduatoria tra i vari operatori dello stesso messo o fiera; la seconda rilasciata dopo aver partecipato ai bandi indetti frettolosamente dai comuni su sollecitazione della stessa regione, che, essendo di «nuovo rilascio» non ha alcun legame con la precedente e azzera completamente le anzianità pregresse. In questo caso, se i comuni dovessero stilare una graduatoria tra i diversi operatori, sarebbero costretti a danneggiare quelli che hanno investito denaro per acquisire maggiore priorità, grazie alle anzianità maturate sullo stesso posteggio, rispetto agli altri;

          in virtù dei nuovi rilasci, per effetto dei bandi espletati, molti operatori hanno addirittura perso la titolarità della propria concessione ed il diritto a continuare il proprio lavoro –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopraesposti e quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, per tutelare gli operatori del commercio al dettaglio su area pubblica ed eliminare questa disparità di trattamento fra i singoli operatori del settore.
(5-01479)

Apposizione di firme a risoluzioni.

      La risoluzione in Commissione Zennaro e altri n. 7-00138, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 dicembre 2018, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Lattanzio.

      La risoluzione in Commissione Piastra e altri n. 7-00154, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 17 gennaio 2019, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Acunzo, Azzolina, Bella, Carbonaro, Casa, Frate, Lattanzio, Mariani, Marzana, Melicchio, Nitti, Testamento, Torto, Tuzi, Villani.

      La risoluzione in Commissione Ermellino e altri n. 7-00165, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 30 gennaio 2019, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Lattanzio.

      L'interrogazione a risposta in Commissione Ferri n. 5-01198, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 gennaio 2019, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Fragomeli.

Pubblicazione di un testo ulteriormente riformulato.

      Si pubblica il testo riformulato della interrogazione a risposta scritta Gabriele Lorenzoni n. 4-02165, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 120 del 5 febbraio 2019.

      GABRIELE LORENZONI. – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere premesso che:

          non esiste collegamento ferroviario diretto tra Roma e i capoluoghi di provincia Rieti e Ascoli Piceno e l'unica strada tra la Capitale e le due città che attraversa l'area del cratere sismico venutosi a creare con il terremoto del 2016, funzionando da collegamento naturale tra Roma e la costa adriatica, è una consolare a due corsie, una per senso di marcia;

          la provincia di Rieti risulta ultima del Centro Italia per dotazione infrastrutturale, e 95a su 107 province a livello nazionale, secondo i dati del 2012 dell'istituto Tagliacarne nell'Atlante della Competitività Provinciale;

          l'area dei Monti Reatini è interessata da un processo di spopolamento che ha determinato una riduzione della popolazione del 31,8 per cento tra il 1971 e il 2011, prima degli eventi sismici e dell’austerity economica;

          i dati dell'Istat certificano un calo delle presenze turistiche nella provincia reatina dal 2014 al 2017, pari al 25 per cento, terzultima provincia nonostante il potenziale turistico e la vicinanza con Roma;

          Reatino e la Val Vibrata, Valle del Tronto, Piceno rientrano nelle «aree di crisi industriale complessa» riconosciute dal Ministero dello sviluppo economico e la provincia di Rieti è una delle prime in Italia per pendolarismo extra-provinciale;

          la ripresa economica, lo sviluppo del turismo e il contrasto allo spopolamento delle aree colpite dal sisma del 2016 sono strettamente connessi ad adeguamenti infrastrutturali ineludibili;

          la tratta «Passo Corese-Rieti» è un'infrastruttura strategica presente nella «legge obiettivo» n. 443 del 2001 e compresa nell'ambito dei «Corridoi trasversali e dorsale appenninica» alla voce «sistemi ferroviari» con delibera del Cipe n. 121 del 2001;

          risulta approvato il progetto che prevede la realizzazione di una nuova linea per il collegamento diretto tra Roma e Rieti, a semplice binario elettrificato lungo 49 chilometri dalla stazione di Fara Sabina alla stazione di Rieti della linea Terni-Sulmona, quest'ultima oggetto nel prossimo periodo di lavori di elettrificazione di discutibile utilità, in considerazione della messa in esercizio di nuovi treni bimodali, che non necessitano di alimentazione elettrica, prevista nel 2021 come da contratto di servizio tra Trenitalia e regione Lazio;

          nel 2002 nell'intesa generale quadro tra Governo e regione Lazio, l'opera è compresa tra le «infrastrutture di preminente interesse nazionale»;

          il Cipe, con delibera n. 124 del 2003, prende atto dei pareri favorevoli con prescrizioni espressi sia dalla regione Lazio che dal Mibact approvando il progetto preliminare;

          il Cipe approva il progetto definitivo del primo stralcio funzionale con delibera n. 105 del 2006;

          la «Nuova linea Passo Corese-Rieti» è inserita nel contratto di programma RFI 2007-2011 con un costo di 792 milioni di euro e una disponibilità di 90 milioni di euro;

          Rfi con aggiornamento al contratto di programma 2007-2011, propone lo spostamento temporaneo di tali risorse sul «Quadruplicamento della tratta Rho-Parabiago», confermata con delibera del Cipe n. 33 del 2010;

          la linea «Passo Corese-Rieti» è presente nel contratto di programma 2017- 2021 dopo l'annuncio del «progetto certo nella sua realizzazione» dato in conferenza stampa a Rieti il 17 ottobre 2017 in presenza del Ministro pro tempore Delrio, del presidente della regione Lazio Zingaretti, del presidente della regione Marche Ceriscioli e dell'amministratore delegato di Rfi Gentile, finanziata per 4 milioni di euro sui 792 previsti, mentre il finanziamento dei restanti è previsto successivamente all'anno 2026;

          l'ordine del giorno 9/01334-B/089, accolto il 30 dicembre 2018, impegna il Governo a procedere con lo studio di fattibilità per la realizzazione di una linea ferroviaria che colleghi Ascoli Piceno con Roma, utilizzando i tratti ferroviari esistenti in territorio reatino e romano –:

          quali iniziative il Governo intenda assumere per anticipare la realizzazione della tratta Passo Corese-Rieti, prerequisito per il collegamento con Ascoli Piceno, facilitando così il traffico pendolare e lo sviluppo turistico e contrastando lo spopolamento in atto, recuperando 90 milioni distolti «temporaneamente» con delibera del Cipe 33/2010 eventualmente posticipando l'elettrificazione della Terni-Sulmona;

          quali iniziative intenda assumere per realizzare lo studio di fattibilità per la tratta Antrodoco-Amatrice-Ascoli Piceno e la progettazione di questa infrastruttura come volano per lo sviluppo economico per le aree interne colpite dal sisma del 2016;

          quali iniziative intenda intraprendere per utilizzare i fondi europei destinati alle infrastrutture degli Stati membri in relazione alla tratta Passo Corese-Rieti di cui alla «legge obiettivo» e al proseguimento verso Ascoli Piceno.
(4-02165)

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

      I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

          interrogazione a risposta scritta Bazzaro n. 4-02063 del 23 gennaio 2019;

          interrogazione a risposta in Commissione Nardi n. 5-01332 del 30 gennaio 2019;

          interrogazione a risposta in Commissione Benamati n. 5-01377 del 1o febbraio 2019;

          interpellanza urgente Toccafondi n. 2-00255 del 5 febbraio 2019;

          interrogazione a risposta in Commissione Serracchiani n. 5-01432 del 7 febbraio 2019.