XVIII LEGISLATURA

Allegato A

Seduta di Martedì 9 luglio 2019

COMUNICAZIONI

Missioni valevoli nella seduta del 9 luglio 2019.

      Amitrano, Battelli, Bazzaro, Benedetti, Benvenuto, Bergamini, Bitonci, Bonafede, Borghese, Claudio Borghi, Braga, Brescia, Buffagni, Businarolo, Campana, Cancelleri, Carfagna, Castelli, Castiello, Cirielli, Colletti, Colmellere, Colucci, Cominardi, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Durigon, Fantinati, Ferraresi, Fioramonti, Gregorio Fontana, Lorenzo Fontana, Fraccaro, Frusone, Galli, Gallinella, Gallo, Garavaglia, Gava, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giorgetti, Grande, Grillo, Grimoldi, Guerini, Guidesi, Invernizzi, Invidia, Liuni, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Lorenzin, Losacco, Lupi, Maniero, Manzato, Micillo, Molinari, Molteni, Morelli, Morrone, Parolo, Patassini, Picchi, Rampelli, Ribolla, Rizzo, Rosato, Ruocco, Paolo Russo, Saltamartini, Schullian, Scoma, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Spadoni, Spessotto, Tofalo, Vacca, Valente, Vignaroli, Villarosa, Vitiello, Raffaele Volpi, Zoffili, Zolezzi.

(Alla ripresa pomeridiana della seduta).

      Amitrano, Battelli, Bazzaro, Benedetti, Benvenuto, Bergamini, Bitonci, Bonafede, Borghese, Claudio Borghi, Braga, Brescia, Buffagni, Businarolo, Campana, Cancelleri, Carfagna, Castelli, Castiello, Cirielli, Colletti, Colmellere, Colucci, Cominardi, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Durigon, Fantinati, Ferraresi, Fioramonti, Gregorio Fontana, Lorenzo Fontana, Fraccaro, Frusone, Galli, Gallinella, Gallo, Garavaglia, Gava, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giorgetti, Grande, Grillo, Grimoldi, Guerini, Guidesi, Invernizzi, Invidia, Liuni, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Lorenzin, Losacco, Lupi, Maniero, Manzato, Micillo, Molinari, Molteni, Morelli, Morrone, Parolo, Patassini, Picchi, Rampelli, Ribolla, Rizzo, Rosato, Ruocco, Paolo Russo, Saltamartini, Schullian, Scoma, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Spadoni, Spessotto, Tofalo, Vacca, Valente, Vignaroli, Villarosa, Vitiello, Raffaele Volpi, Zoffili, Zolezzi.

Annunzio di proposte di legge.

      In data 8 luglio 2019 è stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge d'iniziativa della deputata:
          MURONI: «Istituzione del Parco nazionale del fiume Magra» (1963).

      Sarà stampata e distribuita.

Assegnazione di progetti di legge a Commissioni in sede referente.

      A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:
          I Commissione (Affari costituzionali):
      SERRACCHIANI ed altri: «Abrogazione del comma 20 dell'articolo 1 della legge 9 gennaio 2019, n.  3, concernente i casi di equiparazione di fondazioni, associazioni e comitati ai partiti e movimenti politici ai fini dell'applicazione della disciplina in materia di trasparenza e di accesso alle informazioni» (1750) Parere delle Commissioni II, V e della Commissione parlamentare per le questioni regionali;
      PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE ZUCCONI ed altri: «Modifica all'articolo 117 della Costituzione, concernente l'attribuzione della materia del turismo e dell'industria alberghiera alla competenza concorrente dello Stato e delle regioni» (1793) Parere delle Commissioni X e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
          II Commissione (Giustizia):
      COLLETTI ed altri: «Delega al Governo per il riordino delle disposizioni concernenti il processo civile e i riti speciali secondo criteri di efficienza e di armonizzazione, nonché modifiche all'articolo 1 della legge 7 ottobre 1969, n.  742, in materia di sospensione dei termini processuali, e alla legge 28 giugno 2012, n.  92, in materia di impugnazione del licenziamento» (1475) Parere delle Commissioni I, V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), IX, X e XI;
      ZUCCONI ed altri: «Modifica all'articolo 444 del codice di procedura penale, concernente l'esclusione dell'applicazione della pena su richiesta nei procedimenti per violenza domestica, violenza sessuale e atti persecutori» (1620) Parere delle Commissioni I, V e XII.
          VI Commissione (Finanze):
      DI MURO ed altri: «Disposizioni concernenti il regime tributario dei redditi di lavoro e di pensione derivanti da attività lavorativa frontaliera» (1775) Parere delle Commissioni I, III, V e XI.
          XI Commissione (Lavoro):
      GRIBAUDO ed altri: «Modifiche all'articolo 46 del codice delle pari opportunità tra uomo e donna, di cui al decreto legislativo 11 aprile 2006, n.  198, in materia di rapporto sulla situazione del personale» (615) Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, X, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali;
      AMITRANO: «Delega al Governo per l'introduzione del congedo obbligatorio di paternità» (1795) Parere delle Commissioni I, V, X e XII.
          Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e IV (Difesa):
      MINARDO: «Elevazione del limite di età per la partecipazione ai concorsi delle Forze armate e di polizia» (1310) Parere delle Commissioni V, XI e XIV.
          Commissioni riunite XII (Affari sociali) e XIII (Agricoltura):
      MINARDO: «Norme per la promozione del consumo di prodotti biologici nelle mense pubbliche e per lo svolgimento di iniziative di educazione alimentare» (1311) Parere delle Commissioni I, V, VII, VIII, XI, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Assegnazione di proposta di inchiesta parlamentare a Commissioni in sede referente.

      A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, la seguente proposta di inchiesta parlamentare è assegnata, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:
          Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive):
      ROSPI ed altri: «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività di prospezione, ricerca, coltivazione, estrazione, stoccaggio e raffinazione di idrocarburi in mare e in terraferma e su eventuali illeciti ambientali ad esse correlati» (Doc XXII, n.  33) – Parere delle Commissioni I, II, V, VI, XII e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Trasmissione dalla Presidenza del Consiglio dei ministri

      La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 28 giugno 2019, ha trasmesso, ai sensi degli articoli 1, comma 1, e 1-bis del decreto-legge 15 marzo 2012, n.  21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n.  56, concernente l'esercizio di poteri speciali in materia di servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2019, recante imposizione di prescrizioni e condizioni nei confronti della società Fastweb Spa in relazione all'accordo con la società Samsung Electronics Co. Ltd. per la progettazione, fornitura, configurazione e manutenzione di apparati software relativi alle componenti radio e core network necessari alla realizzazione della rete 5G Fixed Wireless Access nelle città pilota di Bolzano e Biella.
      Questo decreto è trasmesso alla I Commissione (Affari costituzionali) e alla IX Commissione (Trasporti).

      La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 28 giugno 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 15 marzo 2012, n.  21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n.  56, concernente l'esercizio di poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 26 giugno 2019, recante imposizione di prescrizioni e condizioni nei confronti della società F-Brasile Srl in relazione all'acquisizione dell'intero capitale sociale della società Forgital Italy Spa e delle società da essa partecipate.

      Questo decreto è trasmesso alla IV Commissione (Difesa) e alla X Commissione (Attività produttive).

Annunzio di sentenze della Corte costituzionale.

      La Corte costituzionale ha depositato in cancelleria le seguenti sentenze che, ai sensi dell'articolo 108, comma 1, del Regolamento, sono inviate alle sottoindicate Commissioni competenti per materia, nonché alla I Commissione (Affari costituzionali):

          Sentenza n.  161 del 19 marzo-27 giugno 2019 (Doc. VII, n.  306), con la quale:
              dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 15, comma 5, del decreto legislativo 21 maggio 2018, n.  74 (Riorganizzazione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura – AGEA e per il riordino del sistema dei controlli nel settore agroalimentare, in attuazione dell'articolo 15 della legge 28 luglio 2016, n.  154), nonché dell'articolo 1, comma 3, e degli articoli 2, 3, 4 e 8, oltre che dell'intero decreto legislativo medesimo, promosse in riferimento, rispettivamente, agli articoli 76, 97, 117, terzo e quarto comma, e 118 della Costituzione nonché al principio di leale collaborazione di cui all'articolo 120 della Costituzione, e agli articoli 76, 97, 117, primo e quarto comma, e 118 della Costituzione nonché al principio di leale collaborazione di cui all'articolo 120 della Costituzione, dalla Regione Veneto:
      alla XIII Commissione (Agricoltura);

          Sentenza n.  163 dell'8 maggio-4 luglio 2019 (Doc. VII, n.  307), con la quale:
              dichiara inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 14, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n.  23 (Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale), come sostituito dall'articolo 1, comma 715, della legge 27 dicembre 2013, n.  147, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di stabilità 2014)», sollevata, in riferimento all'articolo 53 della Costituzione, dalla Commissione tributaria di Parma:
      alla VI Commissione (Finanze);

          Sentenza n.  164 del 21 maggio-4 luglio 2019 (Doc. VII, n.  308), con la quale:
              dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 1, lettera c), della legge della Regione Calabria 3 agosto 2018, n.  24 (Accesso al commercio su aree pubbliche in forma itinerante mediante SCIA. Modifiche alla legge regionale n.  18 del 1999), promossa dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento all'articolo 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione:
      alla X Commissione (Attività produttive).

Trasmissione dal Ministro della salute.

      Il Ministro della salute, con lettera in data 28 giugno 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n.  40, la relazione sullo stato di attuazione della medesima legge n.  40 del 2004, recante norme in materia di procreazione medicalmente assistita, riferita all'attività dei centri di procreazione medicalmente assistita nell'anno 2017 e all'utilizzo dei finanziamenti nell'anno 2018 (Doc. CXLII, n.  2).

      Questa relazione è trasmessa alla XII Commissione (Affari sociali).

Trasmissione dal Ministro della giustizia.

      Il Ministro della giustizia, con lettera in data 5 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 30, quinto comma, della legge 20 marzo 1975, n.  70, la relazione sull'attività svolta, sul bilancio di previsione e sulla consistenza degli organici della Cassa nazionale tra i cancellieri e i segretari giudiziari, riferita all'anno 2018, corredata dai relativi allegati.

      Questa relazione è trasmessa alla XI Commissione (Lavoro).

Annunzio di risoluzioni del Parlamento europeo.

      Il Parlamento europeo ha trasmesso le seguenti risoluzioni, approvate nella tornata dal 15 al 18 aprile 2019, che sono assegnate, ai sensi dell'articolo 125, comma 1, del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni, nonché, per il parere, alla III Commissione (Affari esteri) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), se non già assegnate alle stesse in sede primaria:
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n.  862/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche comunitarie in materia di migrazione e di protezione internazionale (Doc. XII, n.  458) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'azione dell'Unione a seguito della sua adesione all'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche (Doc. XII, n.  459) – alla XIII Commissione (Agricoltura);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell'Unione (Doc. XII, n.  460) – alle Commissioni riunite II (Giustizia) e XI (Lavoro);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo (Doc. XII, n.  461) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per facilitare la distribuzione transfrontaliera dei fondi di investimento collettivo e che modifica i regolamenti (UE) n.  345/2013 e (UE) n.  346/2013 (Doc. XII, n.  462) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n.  575/2013 per quanto riguarda il coefficiente di leva finanziaria, il coefficiente netto di finanziamento stabile, i requisiti di fondi propri e passività ammissibili, il rischio di controparte, il rischio di mercato, le esposizioni verso controparti centrali, le esposizioni verso organismi di investimento collettivo, le grandi esposizioni, gli obblighi di segnalazione e informativa e che modifica il regolamento (UE) n.  648/2012 (Doc. XII, n.  463) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2013/36/UE per quanto riguarda le entità esentate, le società di partecipazione finanziaria, le società di partecipazione finanziaria mista, la remunerazione, le misure e i poteri di vigilanza e le misure di conservazione del capitale (Doc. XII, n.  464) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n.  806/2014 per quanto riguarda la capacità di assorbimento delle perdite e di ricapitalizzazione per gli enti creditizi e le imprese di investimento (Doc. XII, n.  465) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento e del Consiglio che modifica la direttiva 2014/59/UE sulla capacità di assorbimento di perdite e di ricapitalizzazione degli enti creditizi e delle imprese di investimento e le direttive 98/26/CE, 2002/47/CE, 2012/30/UE, 2011/35/UE, 2005/56/CE, 2004/25/CE e 2007/36/CE (Doc. XII, n.  466) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai titoli garantiti da obbligazioni sovrane (Doc. XII, n.  467) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n.  1093/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità bancaria europea), il regolamento (UE) n.  1094/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali), il regolamento (UE) n.  1095/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), il regolamento (UE) n.  345/2013 relativo ai fondi europei per il venture capital, il regolamento (UE) n.  346/2013 relativo ai fondi europei per l'imprenditoria sociale, il regolamento (UE) n.  600/2014 sui mercati degli strumenti finanziari, il regolamento (UE) 2015/760 relativo ai fondi di investimento europei a lungo termine, il regolamento (UE) 2016/1011 sugli indici usati come indici di riferimento negli strumenti finanziari e nei contratti finanziari o per misurare la performance di fondi di investimento, il regolamento (UE) 2017/1129 relativo al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o l'ammissione alla negoziazione di titoli in un mercato regolamentato e la direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo (Doc. XII, n.  468) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (UE) n.  1092/2010 relativo alla vigilanza macroprudenziale del sistema finanziario nell'Unione europea e che istituisce il Comitato europeo per il rischio sistemico (Doc. XII, n.  469) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari e la direttiva 2009/138/CE in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (solvibilità II) (Doc. XII, n.  470) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla vigilanza prudenziale sulle imprese di investimento e recante modifica delle direttive 2013/36/UE e 2014/65/UE (Doc. XII, n.  471) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai requisiti prudenziali delle imprese di investimento e che modifica i regolamenti (UE) n.  575/2013, (UE) n.  600/2014 e (UE) n.  1093/2010 (Doc. XII, n.  472) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell'Unione europea (Doc. XII, n.  473) – alla XI Commissione (Lavoro);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Autorità europea del lavoro (Doc. XII, n.  474) – alla XI Commissione (Lavoro);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla conservazione delle risorse della pesca e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso misure tecniche, che modifica i regolamenti (CE) n.  1967/2006, (CE) n.  1098/2007, (CE) n.  1224/2009 del Consiglio e i regolamenti (UE) n.  1343/2011 e (UE) n.  1380/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga i regolamenti (CE) n.  894/97, (CE) n.  850/98, (CE) n.  2549/2000, (CE) n.  254/2002, (CE) n.  812/2004 e (CE) n.  2187/2005 del Consiglio (Doc. XII, n.  475) – alla XIII Commissione (Agricoltura);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alle statistiche europee sulle imprese, che modifica il regolamento (CE) n.  184/2005 e abroga dieci atti giuridici nel settore delle statistiche sulle imprese (Doc. XII, n.  476) – alla X Commissione (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE, Euratom) n.  883/2013 relativo alle indagini svolte dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) per quanto riguarda la cooperazione con la Procura europea e l'efficacia delle indagini dell'OLAF (Doc. XII, n.  477) – alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e II (Giustizia);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce, nell'ambito del Fondo per la gestione integrata delle frontiere, lo Strumento di sostegno finanziario relativo alle attrezzature per il controllo doganale (Doc. XII, n.  478) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma «Dogana» per la cooperazione nel settore doganale (Doc. XII, n.  479) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'immissione sul mercato e all'uso di precursori di esplosivi, che modifica l'allegato XVII del regolamento (CE) n.  1907/2006 e che abroga il regolamento (UE) n.  98/2013 relativo all'immissione sul mercato e all'uso di precursori di esplosivi (Doc. XII, n.  480) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro comune per le statistiche europee sulle persone e sulle famiglie, basate su dati a livello individuale ricavati da campioni (Doc. XII, n.  481) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
          Risoluzione legislativa sulla proposta modificata di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'interoperabilità tra i sistemi di informazione dell'UE (frontiere e visti) e che modifica la decisione 2004/512/CE del Consiglio, il regolamento (CE) n.  767/2008, la decisione 2008/633/GAI del Consiglio, il regolamento (UE) 2016/399, il regolamento (UE) 2017/2226, il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento ETIAS], il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento sul SIS nel settore delle verifiche di frontiera] e il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento eu-LISA] (Doc. XII, n.  482) – alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e II (Giustizia);
          Risoluzione legislativa sulla proposta modificata di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l'interoperabilità tra i sistemi di informazione dell'UE (cooperazione giudiziaria e di polizia, asilo e migrazione) e che modifica il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento Eurodac], il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento sul SIS nel settore dell'attività di contrasto], il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento ECRIS-TCN] e il regolamento (UE) 2018/XX [regolamento eu-LISA] (Doc. XII, n.  483) – alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e II (Giustizia);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla creazione di una rete di funzionari di collegamento incaricati dell'immigrazione (rifusione) (Doc. XII, n.  484) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai requisiti di omologazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi, nonché di sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli, per quanto riguarda la loro sicurezza generale e la protezione degli occupanti dei veicoli e degli utenti vulnerabili della strada, che modifica il regolamento (UE) 2018/... e abroga i regolamenti (CE) n.  78/2009, (CE) n.  79/2009 e (CE) n.  661/2009 (Doc. XII, n.  485) – alla IX Commissione (Trasporti);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce Orizzonte Europa – il programma quadro di ricerca e innovazione – e ne stabilisce le norme di partecipazione e diffusione (Doc. XII, n.  486) – alle Commissioni riunite VII (Cultura) e X (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'istituzione del programma specifico di attuazione di Orizzonte Europa – il programma quadro di ricerca e innovazione (Doc. XII, n.  487) – alle Commissioni riunite VII (Cultura) e X (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme e procedure per la conformità alla normativa di armonizzazione dell'Unione relativa ai prodotti e per la sua applicazione e che modifica i regolamenti del Parlamento europeo e del Consiglio (UE) n.  305/2011, (UE) n.  528/2012, (UE) 2016/424, (UE) 2016/425, (UE) 2016/426 e (UE) 2017/1369 e le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2004/42/CE, 2009/48/CE, 2010/35/UE, 2013/29/UE, 2013/53/UE, 214/28/UE, 2014/29/UE, 2014/30/UE, 2014/31/UE, 2014/32/UE, 2014/33/UE, 2014/34/UE, 2014/35/UE, 2014/53/UE, 2014/68/UE e 2014/90/UE (Doc. XII, n.  488) – alla X Commissione (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che promuove equità e trasparenza per gli utenti commerciali dei servizi di intermediazione online (Doc. XII, n.  489) – alle Commissioni riunite IX (Trasporti) e X (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 93/13/CEE del Consiglio del 5 aprile 1993, la direttiva 98/6/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per una migliore applicazione e una modernizzazione delle norme dell'UE relative alla protezione dei consumatori (Doc. XII, n.  490) – alla X Commissione (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla trasparenza e alla sostenibilità dell'analisi del rischio dell'Unione nella filiera alimentare, che modifica il regolamento (CE) n.  178/2002 [sulla legislazione alimentare generale], la direttiva 2001/18/CE [sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati], il regolamento (CE) n.  1829/2003 [sugli alimenti e mangimi geneticamente modificati], il regolamento (CE) n.  1831/2003 [sugli additivi per mangimi], il regolamento (CE) n.  2065/2003 [sugli aromatizzanti di affumicatura], il regolamento (CE) n.  1935/2004 [sui materiali a contatto con gli alimenti], il regolamento (CE) n.  1331/2008 [sulla procedura uniforme di autorizzazione per gli additivi, gli enzimi e gli aromi alimentari], il regolamento (CE) n.  1107/2009 [sui prodotti fitosanitari] e il regolamento (UE) 2015/2283 [sui nuovi alimenti] (Doc. XII, n.  491) – alle Commissioni riunite XII (Affari sociali) e XIII (Agricoltura);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n.  469/2009 sul certificato protettivo complementare per i medicinali (Doc. XII, n.  492) – alla XII Commissione (Affari sociali);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma spaziale dell'Unione e l'Agenzia dell'Unione europea per il programma spaziale e che abroga i regolamenti (UE) n.  912/2010, (UE) n.  1285/2013 e (UE) n.  377/2014 e la decisione n.  541/2014/UE (Doc. XII, n.  493) – alla X Commissione (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Europa digitale per il periodo 2021-2027 (Doc. XII, n.  494) – alle Commissioni riunite IX (Trasporti) e X (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma «Fiscalis» per la cooperazione nel settore fiscale (Doc. XII, n.  495) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un programma per l'ambiente e l'azione per il clima (LIFE) e che abroga il regolamento (UE) n.  1293/2013 (Doc. XII, n.  496) – alla VIII Commissione (Ambiente);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Giustizia (Doc. XII, n.  497) – alla II Commissione (Giustizia);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma Diritti e valori (Doc. XII, n.  498) – alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e II (Giustizia);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adatta agli articoli 290 e 291 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea una serie di atti giuridici che prevedono il ricorso alla procedura di regolamentazione con controllo – parte II (Doc. XII, n.  499) – alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adatta agli articoli 290 e 291 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea una serie di atti giuridici che prevedono il ricorso alla procedura di regolamentazione con controllo – parte I (Doc. XII, n.  500) – alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che adatta all'articolo 290 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea una serie di atti giuridici nel settore della giustizia che prevedono il ricorso alla procedura di regolamentazione con controllo (Doc. XII, n.  501) – alla II Commissione (Giustizia);
          Risoluzione legislativa concernente il progetto di regolamento del Consiglio relativo alle misure riguardanti l'esecuzione e il finanziamento del bilancio generale dell'Unione nel 2019 in relazione al recesso del Regno Unito dall'Unione (Doc. XII, n.  502) – alle Commissioni riunite V (Bilancio) e XIV (Politiche dell'Unione europea);
          Risoluzione legislativa sul progetto di decisione del Consiglio che modifica lo statuto della BEI (Doc. XII, n.  503) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla guardia di frontiera e costiera europea e che abroga l'azione comune n.  98/700/GAI del Consiglio, il regolamento (UE) n.  1052/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (UE) 2016/1624 del Parlamento europeo e del Consiglio (Doc. XII, n.  504) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del regolamento (CE) n.  810/2009 che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei visti) (Doc. XII, n.  505) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce le misure di conservazione e di controllo da applicare nella zona di regolamentazione dell'Orga- nizzazione della pesca nell'Atlantico nord-occidentale e che abroga il regolamento (CE) n.  2115/2005 del Consiglio e il regolamento (CE) n.  1386/2007 del Consiglio (Doc. XII, n.  506) – alla XIII Commissione (Agricoltura);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che reca disposizioni per agevolare l'uso di informazioni finanziarie e di altro tipo a fini di prevenzione, accertamento, indagine o perseguimento di determinati reati e che abroga la decisione 2000/642/GAI del Consiglio (Doc. XII, n.  507) – alla II Commissione (Giustizia);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Centro europeo di competenza industriale, tecnologica e di ricerca sulla cibersicurezza e la rete dei centri nazionali di coordinamento (Doc. XII, n.  508) – alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e IX (Trasporti);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il meccanismo per collegare l'Europa e abroga i regolamenti (UE) n.  1316/2013 e (UE) n.  283/2014 (Doc. XII, n.  509) – alle Commissioni riunite IX (Trasporti) e X (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo alla prevenzione della diffusione di contenuti terroristici online (Doc. XII, n.  510) – alle Commissioni riunite II (Giustizia) e IX (Trasporti);
          Risoluzione legislativa sul progetto di decisione di esecuzione del Consiglio che approva la conclusione, da parte di Eurojust, dell'accordo di cooperazione giudiziaria penale tra Eurojust e il Regno di Danimarca (Doc. XII, n.  511) – alla III Commissione (Affari esteri);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che definisce i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 dei veicoli pesanti nuovi (Doc. XII, n.  512) – alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e IX (Trasporti);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli puliti e a basso consumo energetico nel trasporto su strada (Doc. XII, n.  513) – alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e IX (Trasporti);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva (UE) 2017/1132 per quanto concerne l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario (Doc. XII, n.  514) – alle Commissioni riunite II (Giustizia) e VI (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva (UE) 2017/1132 per quanto riguarda le trasformazioni, le fusioni e le scissioni transfrontaliere (Doc. XII, n.  515) – alle Commissioni riunite II (Giustizia) e VI (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo europeo per la difesa (Doc. XII, n.  516) – alle Commissioni riunite IV (Difesa) e X (Attività produttive);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n.  575/2013 per quanto riguarda le esposizioni sotto forma di obbligazioni garantite (Doc. XII, n.  517) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa all'emissione di obbligazioni garantite e alla vigilanza pubblica delle obbligazioni garantite e che modifica la direttiva 2009/65/CE e la direttiva 2014/59/UE (Doc. XII, n.  518) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il programma InvestEU (Doc. XII, n.  519) – alla V Commissione (Bilancio);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un sistema di interfaccia unica marittima europea e abroga la direttiva 2010/65/UE (Doc. XII, n.  520) – alla IX Commissione (Trasporti);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sull'informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità recante modifica della direttiva (UE) 2016/2341 (Doc. XII, n.  521) – alle Commissioni riunite VI (Finanze) e VIII (Ambiente);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli inquinanti organici persistenti (rifusione) (Doc. XII, n.  522) – alla VIII Commissione (Ambiente);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n.  648/2012 per quanto riguarda l'obbligo di compensazione, la sospensione dell'obbligo di compensazione, gli obblighi di segnalazione, le tecniche di attenuazione del rischio per i contratti derivati OTC non compensati mediante controparte centrale, la registrazione e la vigilanza dei repertori di dati sulle negoziazioni e i requisiti dei repertori di dati sulle negoziazioni (Doc. XII, n.  523) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n.  1095/2010 che istituisce l'Autorità europea di vigilanza (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e il regolamento (UE) n.  648/2012 per quanto riguarda le procedure e le autorità per l'autorizzazione delle controparti centrali e i requisiti per il riconoscimento delle CCP di paesi terzi (Doc. XII, n.  524) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (UE) n.  596/2014 e (UE) 2017/1129 per quanto riguarda la promozione dell'uso dei mercati di crescita per le PMI (Doc. XII, n.  525) – alla VI Commissione (Finanze);
          Risoluzione legislativa concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa all'adesione dell'Unione europea all'Atto di Ginevra dell'Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche (Doc. XII, n.  526) – alla III Commissione (Affari esteri);
          Risoluzione legislativa concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione, a nome dell'Unione europea, dell'accordo tra l'Unione europea e il Governo della Repubblica delle Filippine su alcuni aspetti dei servizi aerei (Doc. XII, n.  527) – alla III Commissione (Affari esteri);
          Risoluzione legislativa concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa alla conclusione a nome dell'Unione europea dell'accordo internazionale del 2015 sull'olio d'oliva e le olive da tavola (Doc. XII, n.  528) – alla III Commissione (Affari esteri);
          Risoluzione legislativa concernente la proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un protocollo dell'accordo tra la Comunità europea e il Regno di Danimarca in merito ai criteri e ai meccanismi di determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in Danimarca oppure in uno degli altri Stati membri dell'Unione europea e in merito a «Eurodac» per il confronto delle impronte digitali per l'efficace applicazione della convenzione di Dublino, che estende tale accordo alle attività di contrasto (Doc. XII, n.  529) – alla III Commissione (Affari esteri);
          Risoluzione legislativa concernente il progetto di decisione del Consiglio relativa al rinnovo dell'accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra la Comunità europea e il Governo della Federazione russa (Doc. XII, n.  530) – alla III Commissione (Affari esteri);
          Risoluzione sulla Cina, in particolare la situazione delle minoranze religiose ed etniche (Doc. XII, n.  531) – alla III Commissione (Affari esteri);
          Risoluzione sui negoziati con il Consiglio e la Commissione sulla proposta legislativa di regolamento sul diritto d'inchiesta del Parlamento europeo (Doc. XII, n.  532) – alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea);
          Risoluzione su un quadro completo dell'Unione europea in materia di interferenti endocrini (Doc. XII, n.  533) – alla XII Commissione (Affari sociali).

Annunzio di progetti di atti dell'Unione europea.

      La Commissione europea, in data 5 e 8 luglio 2019, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle sottoindicate Commissioni, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
          Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Uniti nel realizzare l'Unione dell'energia e l'azione per il clima: gettare le fondamenta della transizione all'energia pulita (COM(2019) 285 final), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e X (Attività produttive);
          Proposta di decisione del Consiglio che stabilisce la posizione da adottare a nome dell'Unione europea riguardo alla presentazione di proposte di emendamenti degli allegati della convenzione sulla conservazione delle specie migratrici della fauna selvatica (CMS) in occasione della tredicesima riunione della conferenza delle parti (COM(2019) 321 final), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
          Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio – Tredicesima relazione annuale 2018 sull'attuazione dell'assistenza comunitaria ai sensi del regolamento (CE) n.  389/2006 del Consiglio, del 27 febbraio 2006, che istituisce uno strumento di sostegno finanziario per promuovere lo sviluppo economico della comunità turco-cipriota (COM(2019) 322 final), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
          Relazione della Commissione al Consiglio – Quindicesima relazione sull'attuazione del regolamento (CE) n.  866/2004 del Consiglio, del 29 aprile 2004, e sulla situazione derivante dalla sua applicazione nel periodo compreso tra il 1o gennaio e il 31 dicembre 2018 (COM(2019) 323 final), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
          Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione dell'assistenza macrofinanziaria ai paesi terzi nel 2018 (COM(2019) 324 final), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
          Proposta di decisione del Consiglio relativa alla posizione da adottare a nome dell'Unione europea in sede di comitato misto per l'agricoltura istituito dall'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera sul commercio di prodotti agricoli con riguardo alla modifica degli allegati 1 e 2 dell'accordo (COM(2019) 326 final), corredata dal relativo allegato (COM(2019) 326 final – Annex), che è assegnata in sede primaria alla III Commissione (Affari esteri);
          Comunicazione della Commissione al Consiglio sulla tornata di primavera 2019 della sorveglianza fiscale dell'Italia (COM(2019) 351 final), corredata dal relativo documento di lavoro dei servizi della Commissione (SWD(2019) 430 final), che è assegnata in sede primaria alla V Commissione (Bilancio);
          Progetto di bilancio generale dell'Unione europea per l'esercizio 2020 – Introduzione generale – Stato generale delle entrate – Stato delle entrate e delle spese per sezione (COM(2019) 400 final), che è assegnata in sede primaria alle Commissioni riunite V (Bilancio) e XIV (Politiche dell'Unione europea).

Trasmissione dall'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente.

      Il Presidente dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, con lettera in data 27 giugno 2019, ha trasmesso una segnalazione, adottata ai sensi dell'articolo 2, comma 6, della legge 14 novembre 1995, n.  481, in merito ai bonus sociali per le forniture di energia elettrica, gas e acqua.

      Questa segnalazione è trasmessa alla VIII Commissione (Ambiente) e alla X Commissione (Attività produttive).

      Il Presidente dell'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, con lettera in data 2 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 172, comma 3-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152, la relazione sull'adempimento degli obblighi posti a carico delle regioni, degli enti di governo dell'ambito e degli enti locali in materia di servizio idrico integrato, riferita al primo semestre del 2019 (Doc. CXLVI, n.  3).

      Questa relazione è trasmessa alla VIII Commissione (Ambiente).

Trasmissione dalla Regione Piemonte.

      La Regione Piemonte, con lettera pervenuta in data 3 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 19-bis, comma 6, della legge 11 febbraio 1992, n.  157, la relazione sullo stato di attuazione delle deroghe in materia di protezione della fauna selvatica e di prelievo venatorio, previste dall'articolo 9 della direttiva 2009/147/CE, riferita all'anno 2018.

      Questa relazione è trasmessa alla XIII Commissione (Agricoltura).

Richieste di parere parlamentare su atti del Governo.

      Il Ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, con lettera in data 8 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 15, commi 2, 5 e 7, della legge 28 luglio 2016, n.  154, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 21 maggio 2018, n.  74, recante riorganizzazione dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura – AGEA e per il riordino del sistema dei controlli nel settore agroalimentare (96).

      Questa richiesta, in data 8 luglio 2019, è stata assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla XIII Commissione (Agricoltura) nonché, per le conseguenze di carattere finanziario, alla V Commissione (Bilancio), che dovranno esprimere i prescritti pareri entro il 6 settembre 2019.

      Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con lettera in data 2 luglio 2019, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n.  549, e dell'articolo 32, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n.  448, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto ministeriale concernente il riparto dello stanziamento iscritto nel capitolo 1261 dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno 2019, relativo a contributi ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi (97).

      Questa richiesta è assegnata, ai sensi del comma 4 dell'articolo 143 del Regolamento, alla VII Commissione (Cultura), che dovrà esprimere il prescritto parere entro il 29 luglio 2019.

Atti di controllo e di indirizzo.

      Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell’Allegato B al resoconto della seduta odierna.

INTERROGAZIONI

Iniziative di competenza volte a contrastare la pesca illegale di tonno rosso, anche a fini di tutela della salute – n.  3-00854

A)

      GADDA, CARNEVALI e CENNI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
          come si apprende dagli organi di informazione, in queste settimane, in Sicilia i casi di intossicazione alimentare da tonno rosso sono aumentati in maniera rilevante. Solo nell'ultimo mese sono stati circa 60 i ricoveri tra cui alcuni casi gravi a causa di istamina avente origine da pesce avariato. Così come sono aumentate le denunce al Nucleo anti-sofisticazioni dei carabinieri (NAS) e i relativi sequestri di prodotti ittici conservati male;
          le stesse istituzioni preposte ai controlli, Nas, Capitanerie di porto, ispettori e veterinari delle asl, hanno sequestrato nelle ultime settimane circa 12 tonnellate di tonno rosso illegale per un valore di 200 mila euro;
          si tratta di tonnellate di pesce non tracciato, che viene catturato sforando le quote pesca consentite nei mari italiani. Pesce che viene congelato in ritardo, che non rispetta le norme di conservazione e che viaggia su mezzi non idonei al trasporto di alimenti. Una vera e propria filiera illegale che, in assenza di tracciabilità, pone a rischio la salute dei cittadini, oltre a danneggiare la filiera commerciale legale del tonno rosso;
          si fa presente che, dopo diversi anni, nella XVII legislatura l'Italia è riuscita a vedersi riconosciuto un aumento delle quote di tonno con i decreti ministeriali del 20 aprile 2018 (ripartizione dei contingenti nazionali di cattura del tonno rosso per il triennio 2018/2020) e del 4 maggio 2018 (disposizioni urgenti in materia di cattura bersaglio del tonno rosso con il sistema della circuizione);
          per l'anno 2018 si è a 3.894,13 tonnellate, per l'anno 2019 si passerà 4.308,59 tonnellate e, per l'anno 2020 si arriverà a 4.756,75 tonnellate;
          sono cambiate anche la ripartizione per modalità di pesca:
              a) per l'anno 2018 si prevedono i seguenti dati: circuizione 2.886,33 tonnellate; palangaro 527,46 tonnellate; tonnara fissa 328,35 tonnellate; pesca sportiva e ricreativa 18,61 tonnellate; quota non divisa 133,37 tonnellate;
              b) per l'anno 2019 si prevedono: circuizione 3.205,03 tonnellate; palangaro 585,28 tonnellate; tonnara fissa 364,42 tonnellate; pesca sportiva e ricreativa 20,34 tonnellate; quota non divisa 133,52 tonnellate;
              c) per l'anno 2020 si prevedono: circuizione 3.541,45 tonnellate; palangaro 646,68 tonnellate; tonnara fissa 402,66 tonnellate; pesca sportiva e ricreativa 21,60 tonnellate; quota non divisa 144,37 tonnellate;
          l'aumento delle quote è stato di oltre il 50 per cento;
          in questo quadro continua la pesca di frodo del tonno rosso, con tutti i rischi che ne conseguono a partire da quelli per la salute dei consumatori –:
          quali iniziative i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano adottare al fine di contrastare la pesca illegale di tonno rosso e attivarsi per un sistema di controlli più efficace a tutela della salute dei cittadini. (3-00854)


Iniziative di competenza per garantire il pagamento dell'indennità relativa al 2018 a seguito della defiscalizzazione dei redditi per il personale militare, delle forze di polizia e dei vigili del fuoco – n.  3-00831

B)

      DEIDDA e FRASSINETTI. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
          con decreto legislativo n.  95 del 2017 è stata disposta, per il personale militare, delle forze di polizia e dei vigili del fuoco interessato, la defiscalizzazione dei redditi di importo pari o inferiore a 28.000 euro;
          tale misura è stata introdotta al fine di evitare che l'aumento dei parametri conseguenti al riordino delle carriere, in combinato disposto con la norma contrattuale, determinando maggiori entrate, danneggiasse appunto i redditi più bassi;
          l'introduzione della citata norma ha rappresentato un segnale importante verso i più giovani o comunque verso coloro che ricoprono per lo più i gradi iniziali delle rispettive carriere;
          con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in data 12 aprile 2019, con visto della Corte dei conti del 22 maggio 2019, è stata individuata la misura dell'indennità, sulla base delle coperture finanziare espressamente previste dal citato decreto legislativo n.  95;
          allo stato, appare inammissibile il mancato pagamento, a distanza di due anni dall'approvazione delle norma, delle relative indennità e ciò accade nonostante siano stati assunti tutti i provvedimenti necessari;
          recentemente dalla stampa si è appreso che le somme per il 2018 sarebbero state diversamente impegnate dal Ministero dell'economia e delle finanze, non essendo state spese nell'arco dell'annualità 2018;
          anche al fine di smentire le suindicate notizie, appare necessario procedere con l'effettiva corresponsione dell'indennità in questione –:
          se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopraesposti e quali iniziative di competenza intendano assumere al fine di consentire il pagamento dell'indennità relativa al 2018 entro le mensilità di luglio/agosto 2019. (3-00831)


Iniziative di competenza volte a verificare le condizioni di lavoro del personale della società Seta, nonché le condizioni dei mezzi di trasporto utilizzati, a salvaguardia della sicurezza di autisti e passeggeri – n.  3-00790

C)

      ASCARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
          Seta spa (Società emiliana trasporti autofiloviari) gestore unico del trasporto pubblico locale su gomma in provincia di Modena, Reggio Emilia e Piacenza, con partecipazioni detenute dagli enti locali di Modena, Reggio Emilia e Piacenza, e, per parte privata, da Herm-Holding Emilia Romagna Mobilità s.r.l. e da Tper s.p.a. a loro volta controllate da enti territoriali;
          Seta spa annualmente trasporta circa 62,6 milioni di passeggeri, a fronte di 877 mezzi marcianti e un organico di 1.063 dipendenti, per un valore della produzione di 109 milioni di euro;
          recentemente sono avvenuti scioperi per le condizioni di lavoro a cui sono costretti gli autisti che, già sottoposti a condizioni di servizio e responsabilità particolari, dovute alla posizione ricoperta e al contatto con il pubblico che li espone anche a rischi per la propria incolumità e quella dei passeggeri, sarebbero costretti a nastri lavorativi fino a 13,5 ore;
          negli ultimi mesi, alcuni mezzi sono andati in avaria, mettendo a repentaglio l'incolumità dei passeggeri, degli autisti, nonché dei passanti che si trovavano nelle vicinanze dei mezzi;
          le avarie spesso sono state imputate alla vetustà dei mezzi e alla connessa mancata manutenzione straordinaria e ordinaria, anche per mancanza di operatori, tuttavia, non si potrebbero escludere anche altre cause diverse dalle condizioni dei mezzi;
          Seta spa acquisterebbe prevalentemente mezzi usati con anche un milione di chilometri;
          secondo quanto denunciato in un'interpellanza del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale dell'Emilia-Romagna, sarebbero diverse le criticità riguardanti la Seta spa la quale, tra l'altro, negherebbe il confronto con i lavoratori ed i loro rappresentanti sindacali e, inoltre, non prenderebbe nessuna misura per diminuire i disservizi ed i disagi per gli utenti;
          nel 2018 l'ispettorato territoriale del lavoro di Modena ha inviato alle rappresentanze sindacali gli esiti degli accertamenti compiuti su Seta spa, comunicando l'accertamento di «violazioni alla normativa sullo straordinario, sul riposo settimanale e sulle ore di guida continuative»;
          secondo quanto denunciato dai sindacati, ai lavoratori verrebbero assegnati straordinari con un preavviso inferiore alle 24 ore in maniera sistematica, senza consenso tra le parti, anche al di fuori di casi imprevisti ed eccezionali e i casi di forza maggiore e di imminente pericolo; i lavoratori che contestano tale situazione, sarebbero minacciati dai diretti superiori gerarchici, con la possibilità di provvedimenti disciplinari;
          questa pratica potrebbe essere in contrasto con l'articolo 2087 del codice civile e con la giurisprudenza di merito (si veda la sentenza della Corte di cassazione n.  12962 del 21 maggio 2008);
          si rileva infine che persiste una situazione di mancata armonizzazione contrattuale fra i tre bacini serviti da Seta con quelle che all'interrogante appaiono evidenti discriminazioni salariali –:
          quali iniziative il Governo intenda intraprendere, per quanto di competenza, al fine di verificare le condizioni di lavoro del personale rispetto alla legge e ai contratti collettivi nazionali di lavoro, incluse le modalità di turnazione degli autisti, sanzionando i responsabili di eventuali comportamenti illeciti;
          di quali informazioni disponga il Governo circa l'eventualità che l'avaria dei mezzi di Seta spa sia dovuta a cause diverse dalla condizione dei mezzi e quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di contrastare tale eventualità. (3-00790)


Iniziative in ordine alla regolarità degli appalti di lavoro all'interno del gruppo Levoni e delle condizioni a cui sono sottoposti i lavoratori – n.  3-00490

D)

      ASCARI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
          Alcar Uno s.p.a. è una società con sede a Castelnuovo Rangone (Modena), appartenente al gruppo Levoni, specializzata nella macellazione e lavorazione delle carni suine e importante fornitore delle maggiori imprese dell'industria di trasformazione delle carni e di salumifici;
          Alcar Uno ha fatturato, nel 2017, 311 milioni di euro, mentre tutto il gruppo Levoni vanta un volume d'affari di oltre 650 milioni di euro e, tra le aziende controllate, ci sono altre imprese della macellazione delle carni e salumifici, fra cui Globalcarni di Spilamberto (Modena);
          Alcar Uno e Globalcarni, controllate dal gruppo Levoni, risulterebbero destinatarie di un importante investimento di quasi 22 milioni di euro, secondo quanto inserito nell'accordo raggiunto dal Ministero dello sviluppo economico, di cui 7,6 milioni da contributi pubblici, su cui la regione Emilia Romagna è chiamata a dare un contributo di poco più di 1 milione di euro;
          dal comunicato della regione Emilia Romagna del 5 febbraio 2018 si apprende che il contributo pubblico sarà «erogato solo alla preventiva verifica della corretta applicazione dei contratti sia per quanto riguarda il personale diretto che per il personale indiretto»;
          secondo quanto dichiarato in un comunicato del febbraio 2018 dalla Flai Cgil, nelle aziende controllate dal gruppo Levoni sarebbe presente «un sistema di organizzazione del lavoro che vede la presenza di discutibili appalti di manodopera. In particolare, presso l'Alcar Uno di Castelnuovo Rangone, opera, con circa 60 soci-lavoratori, la falsa cooperativa di manodopera “Planet” che fa parte del Consorzio di false cooperative “Job Service” [...]. La falsa cooperativa Planet ha già accumulato un indebitamento di 1,7 milioni di euro (dati al 31 dicembre 2016), composto principalmente da debiti verso lo Stato che, come prevede il meccanismo più volte denunciato dalla Flai, non saranno per nulla saldati, ma che costituiscono di fatto l'abbattimento del costo dell'appalto verso Alcar Uno»;
          secondo Flai Cgil dell'Emilia Romagna, anche nei siti produttivi dell'Alcar Uno e Globalcarni, operano imprese appaltatrici con oltre 400 lavoratori, inquadrati in contratti di lavoro non coerenti con le attività lavorative, ma con costi del lavoro abbondantemente al di sotto dei minimi contrattuali e dalle tariffe di legge per le attività di facchinaggio;
          anche il sindacato Si Cobas ha confermato, con le sue azioni sindacali e le sue denunce pubbliche, quanto sopra descritto;
          entrambe le organizzazioni sindacali denuncerebbero che, all'interno delle aziende controllate dalla famiglia Levoni, sarebbero presenti false cooperative e società di comodo che, attraverso discutibili appalti di manodopera e repentini avvicendamenti, oltre a sfruttare e sottopagare manodopera, approfitterebbero della più favorevole normativa in materia fiscale e previdenziale, oltre a non versare quanto dovuto allo Stato in termini di Iva, Irap, Irpef e contributi previdenziali, generando in questo modo una chiarissima concorrenza sleale fra le aziende del settore –:
          se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non ritenga necessario valutare se sussistono ancora i presupposti per proseguire il suddetto accordo, a fronte di potenziali irregolarità nella gestione dei lavoratori che operano all'interno del gruppo Levoni;
          quali iniziative, anche promuovendo ispezioni dell'Ispettorato nazionale del lavoro, il Governo intenda intraprendere al fine di verificare la regolarità degli appalti di lavoro all'interno del gruppo Levoni e delle condizioni a cui sono sottoposti i lavoratori. (3-00490)


Elementi ed iniziative di competenza in merito alle criticità relative alla rilevazione del censimento permanente della popolazione e delle abitazioni – n.  3-00307

E)

      DONZELLI e FOTI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
          in data 1o ottobre 2018 ha preso avvio il nuovo censimento permanente della popolazione e delle abitazioni. Per la prima volta l'Istat effettua la rilevazione censuaria con cadenza annuale e non più decennale. Ogni anno le famiglie chiamate a partecipare a campione a questa indagine statistica saranno circa un milione e quattrocentomila. Tra le novità più importanti del nuovo disegno censuario c’è l'abbandono dei questionari cartacei. La rilevazione viene infatti effettuata in parte sul web e in parte da un rilevatore porta a porta, munito di tablet;
          dopo un mese dall'inizio di questo nuovo schema operativo si segnalano però non poche criticità;
          il non corretto funzionamento del sistema informatico ha costretto molti rilevatori a stampare dei questionari cartacei e poi a riportare i dati on-line, con conseguente aggravio di tempi;
          gli stessi cittadini conseguentemente hanno visto dilatarsi il lasso di tempo da dedicare alla compilazione del questionario –:
          se corrisponda al vero che alcuni rilevatori avrebbero abbandonato l'incarico per le difficili condizioni di lavoro e, in caso affermativo, di quanti si tratta;
          in caso affermativo, quanti e quali comuni abbiano dichiarato la sospensione dell'attività;
          quali iniziative di competenza abbia intenzione di fare per superare malfunzionamenti e permettere il censimento permanente. (3-00307)


Iniziative volte a garantire gli incrementi salariali dei dipendenti pubblici a cui si applica l'elemento perequativo introdotto nel contratto collettivo nazionale 2016-2018 – n.  3-00855

F)

      MURELLI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CAPARVI, LEGNAIOLI, EVA LORENZONI e MOSCHIONI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
          da gennaio 2019 gli infermieri, al pari di altri ben 300 mila dipendenti pubblici, consultando il cedolino, vedranno uno stipendio inferiore all'anno in corso;
          la busta paga più leggera è il frutto del contratto collettivo nazionale 2016-2018, firmato a seguito dell'accordo Governo-sindacati del 2016 che riconobbe gli 85 euro quale bonus temporaneo, «elemento perequativo» che a gennaio 2019 scadrà;
          ciò per gli infermieri, ad esempio, significa perdere il 21,7 per cento circa dell'aumento, equivalente ad una busta paga ridotta di 20 euro mensili;
          il meccanismo perequativo dell'aumento fa sì che a perdere maggiormente siano coloro che guadagnano meno;
          per rifinanziare tali importi si stima un costo di circa 500 milioni di euro per tutto il settore pubblico, sanità ed enti territoriali inclusi;
          al di là della necessità di reperire le dovute risorse, vi è poi anche l'ostacolo del rinnovo contrattuale, considerato che l'elemento perequativo è stato previsto – appunto – dai contratti collettivi nazionali e, pertanto, sarebbe necessario sottoscriverne ulteriori a prescindere dai rinnovi veri e propri di ciascun comparto –:
          se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se ed in che termini intenda porre rimedio a quella che agli interroganti appare come una stortura operata dal Governo pro tempore Renzi.
(3-00855)


PROPOSTA DI LEGGE: FOGLIANI ED ALTRI: MODIFICHE DI TERMINI IN MATERIA DI OBBLIGO DI PATENTE NAUTICA E DI FORMAZIONE AL SALVAMENTO ACQUATICO (A.C. 1822-A)

A.C. 1822-A – Parere della I Commissione

PARERE DELLA I COMMISSIONE SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE

NULLA OSTA

sugli emendamenti contenuti nel fascicolo.

A.C. 1822-A – Parere della V Commissione

PARERE DELLA V COMMISSIONE SUL TESTO DEL PROVVEDIMENTO E SULLE PROPOSTE EMENDATIVE PRESENTATE

      Sul testo del provvedimento in oggetto:

PARERE FAVOREVOLE

Sugli emendamenti trasmessi dall'Assemblea:

NULLA OSTA

A.C. 1822-A – Articolo 1

ARTICOLO 1 DELLA PROPOSTA DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE

Art. 1.

      1. Il termine per l'applicazione delle disposizioni dell'articolo 39, comma 1, lettera b), del codice della nautica da diporto, di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n.  171, relative all'obbligo della patente nautica per la conduzione di unità aventi motore di cilindrata superiore a 750 cc a iniezione a due tempi, fissato al 1o gennaio 2019 dall'articolo 4, comma 3, del decreto-legge 25 luglio 2018, n.  91, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2018, n.  108, è differito al 1o gennaio 2020.
      2. All'articolo 9, comma 2, primo e secondo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2016, n.  244, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2017, n.  19, la parola: «2019» è sostituita dalla seguente: «2020».

PROPOSTA EMENDATIVA

ART. 1.

      Dopo il comma 2, aggiungere il seguente:
      3. All'articolo 1, comma 5, della legge 7 ottobre 2015, n.  167, le parole: «Entro diciotto mesi» sono sostituite dalle seguenti: «Entro ventiquattro mesi».

      Conseguentemente, sostituire la rubrica con la seguente: Modifiche di termini in materia di nautica da diporto e di formazione al salvamento acquatico.
1. 50. Scagliusi, Maccanti.

A.C. 1822-A – Articolo 2

ARTICOLO 2 DELLA PROPOSTA DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE

Art. 2.

      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

A.C. 1822-A – Ordine del giorno

ORDINE DEL GIORNO

      La Camera,
          premesso che:
              il presente provvedimento riguarda la proroga del termine per l'applicazione della disposizione del codice della nautica da diporto che prevede l'obbligo della patente nautica per la conduzione di unità aventi motore di cilindrata superiore a 750 cc a iniezione a due tempi;
              la disposizione a cui si fa riferimento è contenuta nell'articolo 39, comma 1, lettera b), del Codice della nautica da diporto (decreto legislativo 18 luglio 2005, n.  171) che prevede, nella formulazione attuale, l'obbligo delle patente nautica per tutte le unità da diporto, di lunghezza non superiore a ventiquattro metri, nei seguenti casi: a) per la navigazione oltre le sei miglia dalla costa o, comunque, su moto d'acqua; b) per la navigazione nelle acque interne e per la navigazione nelle acque marittime entro sei miglia dalla costa, quando a bordo dell'unità è installato un motore di cilindrata superiore a 750 cc se a carburazione o iniezione a due tempi, o a 1.000 cc se a carburazione o a iniezione a quattro tempi fuori bordo, o a 1.300 cc se a carburazione o a iniezione a quattro tempi entro bordo, o a 2.000 cc se a ciclo diesel non sovralimentato, o a 1.300 cc se a ciclo diesel sovralimentato, comunque con potenza superiore a 30 kW o a 40,8 CV;
              con la riforma introdotta con decreto legislativo n.  229 del 2017 ed entrato in vigore il 13 febbraio 2018, è stato introdotto l'obbligo del conseguimento della patente nautica anche per la conduzione di unità a bordo delle quali sia installato un motore di cilindrata superiore a 750 cc a iniezione a due tempi;
              consapevoli delle criticità che si sono manifestate tra gli operatori e anche per i possessori di suddetti natanti;
              ritenendo che il semplice differimento non risolve il problema ma che occorre affrontare anche altre criticità che pongono ad esempio motori di cilindrata inferiore ma notevolmente più potenti di quelli in oggetto,

impegna il Governo

ad avviare tempestivamente un tavolo di confronto in sede ministeriale con tutti i soggetti istituzionali e gli operatori di settore per utilizzare il termine del differimento come utile ad individuare una soluzione normativa organica in grado di coniugare innovazione tecnologica e sicurezza e superare le attuali criticità.
9/1822-A/1. Paita.


MOZIONI CILLIS, VIVIANI ED ALTRI N. 1-00213, SPENA ED ALTRI N. 1-00218, INCERTI ED ALTRI N. 1-00219 E LOLLOBRIGIDA ED ALTRI N. 1-00221 CONCERNENTI INIZIATIVE A SOSTEGNO DEL COMPARTO CEREALICOLO

Mozioni

      La Camera,
          premesso che:
              ancorché l'agroalimentare rappresenti un settore di estrema rilevanza per l'economia nazionale, come continuamente confermato dai dati positivi delle esportazioni, alcuni comparti, in particolare quello cerealicolo, mostrano difficoltà che rischiano di compromettere l'effettiva operatività di moltissime aziende, sia della produzione che della trasformazione;
              tra le criticità strutturali, specie con riferimento al grano duro, si segnalano senza dubbio l'obsolescenza del sistema degli impianti di stoccaggio, un'eccessiva polverizzazione dell'offerta, con moltissime aziende di piccole dimensioni e la necessità di migliorare la qualità tecnologica del grano duro sia in termini di valore molitorio, ovvero di resa in semola, sia di valore pastificante, ovvero di proprietà della pasta, anche in considerazione di un processo industriale che richiede un elevato tenore di proteine della materia prima;
              le suddette criticità, unitamente ad un'estrema variabilità delle condizioni di mercato sul mercato internazionale e le sfavorevoli condizioni climatiche che hanno interessato la penisola italiana, imponendo l'aumento delle importazioni, evidenziano la gravità della situazione in cui versano le imprese agricole nazionali, con intere aree votate alla produzione di grano diventate a scarsa redditività, con riflessi negativi sull'intera filiera della pasta nella quale, come noto, si riversa la quasi totalità della produzione di grano duro;
              il comparto cerealicolo opera, inoltre, in un contesto globale altamente specializzato e competitivo, la cui forte volatilità dei prezzi spesso non risulta strettamente correlata alla sola legge della domanda e dell'offerta, ma anche alle speculazioni finanziarie, all'andamento del costo del petrolio, alle oscillazioni delle valute, tutti elementi che causano distorsioni nella filiera e che danneggiano in modo significativo i produttori esposti, più degli altri anelli della catena, a repentine perdite di reddito;
              nel 1967 in Italia si producevano 1,4 milioni di tonnellate di pasta, quasi tutta destinata al consumo del mercato interno; oggi la produzione è più che raddoppiata, con 3,4 milioni di tonnellate circa, e per la metà è destinata all'esportazione: con ciò che ne consegue in termini di redditi e livelli occupazionali;
              è, pertanto, indispensabile intervenire con urgenza per predisporre misure adeguate a sostegno del comparto cerealicolo nazionale, attraverso interventi volti a tutelare il reddito dei produttori e a migliorare la qualità tecnologica del prodotto, specie del grano duro, anche al fine di soddisfare le esigenze dell'industria di trasformazione, i cui prodotti si collocano ai primi posti tra gli alimenti di eccellenza presenti nei mercati internazionali;
              l'attività di controllo è fondamentale per la tutela del made in Italy e per la certezza della qualità di ciò che arriva sulle nostre tavole e perché sia efficace è primario salvaguardare la nostra agricoltura,

impegna il Governo:

1)    ad intraprendere, con urgenza, ogni utile iniziativa volta a rimuovere le criticità che caratterizzano il comparto della cerealicoltura nazionale, anche alla luce di dinamiche internazionali di mercato spesso sfavorevoli che, incidendo negativamente sui fattori di debolezza strutturale, peggiorano le condizioni economiche ed occupazionali delle aziende cerealicole;

2)    ad attivare gli interventi previsti dal Piano cerealicolo nazionale, nonché a mettere a punto una sua revisione alla luce delle mutate condizioni di mercato, dotandolo di adeguate risorse finanziarie;

3)    a sostenere e incentivare lo strumento dei contratti di filiera, al fine di tutelare il reddito dei produttori e di promuovere una più equilibrata distribuzione della produzione sul territorio nazionale;

4)    ad adottare iniziative per rafforzare la tutela e la protezione delle produzioni nazionali di grano duro di qualità, che costituiscono alcune delle più note eccellenze del made in Italy a livello globale;

5)    ad incentivare il ricorso alla contrattazione tra le imprese e la premialità delle produzioni sulla base della qualità ottenuta, anche attraverso l'istituzione di un tavolo di lavoro composto da rappresentanti del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative, al fine di individuare percorsi condivisi volti a favorire tutte quelle soluzioni idonee a migliorare l'equilibrio di mercato e la trasparenza nella rilevazione e nella formazione di prezzi;

6)    a fronteggiare l'inadeguatezza del sistema produttivo nazionale del grano duro attraverso il sostegno alla ricerca scientifica finalizzata al miglioramento della qualità nella fase della coltivazione, nonché alla realizzazione di impianti idonei a consentire uno stoccaggio corretto e differenziato in funzione della qualità della materia prima;

7)    a valutare la possibilità di assumere iniziative per introdurre misure di agevolazione fiscale, anche per un periodo transitorio, vista la situazione emergenziale determinatasi, volte a consentire alle aziende cerealicole di recuperare quei margini di redditività minimi che ne giustifichino la continuità operativa;

8)    a valutare l'opportunità di porre in essere iniziative volte a sostenere la promozione dei controlli di qualità del sistema del made in Italy che contempli più efficaci controlli sulla provenienza del grano da Paesi terzi, anche nell'ottica di una maggiore tutela del consumatore finale e al fine di tutelare la filiera produttiva italiana e garantire alti standard di qualità;

9)    ad assumere iniziative affinché non sia messo a rischio un prodotto simbolo del made in Italy a causa del ribasso dei prezzi del grano e dell'invasione dei prodotti stranieri a volte anche di scarsa qualità e privi di controllo, al fine di garantire reddito agli operatori del settore cerealicolo.
(1-00213)
(Nuova formulazione) «Cillis, Viviani, L'Abbate, Parentela, Cadeddu, Lombardo, Del Sesto, Bella, Cassese, Cimino, Gagnarli, Gallinella, Maglione, Alberto Manca, Marzana, Pignatone, Bubisutti, Coin, Gastaldi, Golinelli, Liuni, Lo Monte, Lolini, Loss».


      La Camera,
          premesso che:
              l'Italia è il primo produttore in Europa di grano duro, con oltre 200 mila imprese agricole coinvolte. Eppure molti agricoltori, schiacciati dall'andamento dei prezzi della materia prima, non considerano più conveniente investire nella semina di questo cereale. In alcuni areali (Lazio, Toscana e Sicilia e Basilicata) si regista una perdita di superfici di quasi il 50 per cento negli ultimi dieci anni. La Sardegna in 14 anni ha perso i quattro quinti (-78 per cento) di terra investita a grano, passando dagli oltre 96 mila ettari del 2004 agli appena 20.600 del 2018;
              nonostante il miglioramento che si sta registrando nella campagna 2018-2019, il comparto nazionale del grano duro lavora ai limiti del sottocosto ormai da anni. Dai 300 euro mediamente pagati al produttore alla tonnellata nel 2014 si è scesi a 270 euro l'anno successivo. La «guerra del grano» del luglio 2016 ha portato nel giro di un anno le quotazioni del grano duro destinato alla pasta a perdere il 43 per cento del valore fino a 180 euro a tonnellata. Le quotazioni sono risalite attorno ai 210 euro nel 2017 e 2018, ma lo scorso anno in taluni casi si è scesi ulteriormente fino 150-160 euro alla tonnellata a causa delle continue piogge che hanno compromesso la qualità del prodotto;
              secondo il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) la semina del grano duro per la campagna 2018-19 è stata pari a circa 1,20 milioni di ettari, cioè il 6,5 per cento in meno rispetto alla campagna precedente. È particolarmente significativo il calo delle superfici al Nord (-25 per cento) e al Centro (-15 per cento), mentre tengono il Sud e le Isole. Crescono del 5 per cento le superfici a grano «bio». Il raccolto previsto per il 2019 è di circa 4 milioni di tonnellate, in calo rispetto all'anno scorso;
              ogni anno l'industria molitoria nazionale individua e seleziona circa 5,6 milioni di tonnellate di grano duro che trasforma in semola per il settore della pasta. La produzione interna di grano duro è sufficiente a coprire solo il 70 per cento del fabbisogno dei pastai. Ma non sempre e non tutti gli anni il grano italiano raggiunge gli standard qualitativi previsti dalla legge per la pasta. Secondo una analisi del Crea (periodo 2011-2016) circa il 30 per cento del grano italiano è poco adatto alla pastificazione, mentre solo il 35 per cento è di alta qualità. In particolare, una parte del grano duro italiano difetta nel contenuto proteico minimo necessario per ottenere semola di qualità (minore del 13 per cento);
              oltre che per il consumo (23 chilogrammi a testa), l'Italia è prima nel mondo per produzione (3,6 milioni di tonnellate annue) ed export di pasta (2 milioni di tonnellate), ma questo primato è a rischio per diversi motivi:
                  1) la produzione di grano italiano è penalizzata da una eccessiva polverizzazione delle imprese produttive e la mancanza di strutture di stoccaggio adeguate rende difficile la valorizzazione e la classificazione della materia prima. La polverizzazione rende più difficile raggiungere la redditività minima. Quanto allo stoccaggio, le strutture, circa un migliaio su tutto il territorio nazionale, sono state modernizzate solo nelle regioni dove le superfici seminate a grano duro sono rimaste quasi invariate, come in Puglia e nelle Marche;
                  2) il sostegno al settore da parte del sistema Paese in Italia non è stato sufficiente e ha sensibilmente concorso nel tempo a scavare un solco, in termini di competitività, crescita e sostegno all’export rispetto alla crescente concorrenza internazionale. Paesi come Turchia ed Egitto, pur con un prodotto di qualità inferiore, stanno erodendo quote di mercato alla pasta italiana, forti anche del supporto dei rispettivi Governi. Cresce anche la produzione di Usa e Brasile;
                  3) è in costante calo l'impiego delle sementi certificate, il cui uso è diminuito del 12 per cento rispetto al 2018 (fonte: Crea). Le uniche aziende che hanno l'obbligo dell'uso del seme certificato sono quelle che hanno un contratto di filiera con i più importanti pastifici nazionali. Tutte le altre, circa l'80 per cento sono libere di usare anche semi non certificati, pratica vietata fino a qualche anno fa: per accedere ai contributi Pac occorreva produrre la fattura d'acquisto di seme certificato. Tal pratica colpisce anche le imprese sementiere che richiedono, per fare ricerca, la possibilità di incassare royalty sui semi che hanno costituito. In molti casi l'uso di sementi non certificate ha abbassato il livello qualitativo delle nostre produzioni;
              si registrano peraltro alcuni segnali favorevoli:
                  1) il crescente sviluppo di contratti di filiera dove gli attori, ognuno per la propria specificità di ruolo, contribuiscono al miglioramento della competitività e a una più equilibrata distribuzione del valore; dal protocollo d'intesa per migliorare il grano dura italiano firmato nel dicembre 2017 dall'Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane (Aidepi), le associazioni agricole e l'Italmopa, Associazione industriali mugnai d'Italia (complessivamente poco meno della metà di tutta l'agroindustria italiana, per un valore di circa 60 miliardi di euro e per quanto riguarda il mondo agricolo, oltre 3 milioni di associati e 1,1 milioni di imprese), si sono sviluppati numerosi accordi, sino ai recentissimi «salva cerealicoltori» tra Coldiretti Sardegna e il Gruppo Casillo o all'accordo siglato da Filiera agricola italiana e il pastificio Casa Milo di Bitonto per la fornitura già da quest'anno di grano 100 per cento pugliese, che permetterà di produrre pasta secca e fresca certificata da Fdai (Firmato dagli Agricoltori italiani);
                  2) grazie all'entrata in vigore dalla fine del 2017 dell'obbligo di indicare sui pacchi di pasta in etichetta l'origine della materia prima, si è assistito alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l'origine italiana al 100 per cento del grano impiegato. Il consumatore oggi è in grado di influenzare la grande distribuzione organizzata, poiché le sue scelte creano «imposizioni» al trasformatore e, a ritroso, all'agricoltore. Secondo Coldiretti è cresciuto di conseguenza del 20 per cento il valore del grano duro in Italia;
                  3) sono stati positivi gli effetti del fondo di sostegno per la sottoscrizione dei contratti di filiera di cui all'articolo 23-bis del decreto-legge n.  113 del 2016 successivamente rifinanziato dalla legge di bilancio 2017. il «Fondo grano duro» si è rivelato indubbiamente uno strumento valido per sviluppare e incentivare le relazioni contrattuali all'interno della filiera. Nella prima campagna 2016, il premio previsto è stato di 100 euro a ettaro agli agricoltori in contratti di filiera almeno triennali. La misura ha coinvolto 100 mila ettari e circa 9 mila aziende. La seconda campagna ha visto domande in linea con la prima ma con contributo raddoppiato, 200 euro. Si registrano però ritardi nei pagamenti;
                  4) la ricerca italiana è sempre stata un'eccellenza soprattutto per i miglioramenti genetici. Il recente annuncio del completamento del genoma del grano duro (un progetto internazionale con a capofila Crea, Cnr e Università di Bologna e Salerno) avrà effetti importanti per il settore: l'industria sementiera potrà lavorare per nuove varietà più resistenti a malattie come le ruggini e la fusariosi. L'industria della trasformazione potrà, a medio termine, avere una materia prima sempre più calibrata e funzionale alle proprie esigenze produttive e ai gusti del consumatore. I ricercatori, in tempi più lunghi, avranno modo di riconoscere e tutelare le biodiversità, grazie al riconoscimento su basi genetiche delle diverse tipologie di frumento duro, sia esso farro, grano antico o moderno;
                  5) quanto all'ammodernamento degli stoccaggi, nelle regioni dove i livelli produttivi sono stati mantenuti gli imprenditori hanno innovato. Con le nuove metodologie lo stoccaggio viene effettuato sia in silos metallici di nuova concezione sia in silobag sottovuoto. Il raccolto viene differenziato per tipologia (convenzionale e biologico) e per classi proteiche, colore, peso specifico e bianconatura. La differenziazione stimola gli agricoltori a coltivare grano di qualità. In Alta Murgia, nel 2018 ai produttori che hanno sottoscritto il contratto Grano Armando sono andati 285 euro/tonnellata più le premialità, sulla base della scala proteica. Anche per il Gruppo Santacroce, uno dei cui silos è stato recentemente oggetto di attentato, si è passati dallo stoccaggio indifferenziato alla separazione delle partite di grano duro e il successo non è tardato ad arrivare;
              va sfatato il falso mito della superiorità del grano estero per la pasta di qualità. I produttori nazionali sono in grado di realizzare semole con contenuto proteico sopra il 14 per cento. La scelta di grano coltivato sul territorio nazionale è una garanzia per la tutela della salute dei consumatori, perché in Italia è vietato l'utilizzo del glifosato sul grano in preraccolta, a differenza di quanto accade per quello straniero proveniente da Usa e Canada, dove ne viene fatto un uso intensivo per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato;
              in base ad una specifica normativa europea (Regolamento (UE) 1881/2006), il deossinivalenolo (Don), una micotossina del grano duro non trasformato è ammessa dalla Unione europea fino a 1750 ppb (parti per miliardo). Le micotossine sono sostanze dannose alla salute prodotte da alcuni funghi che albergano nelle derrate alimentari. La loro presenza negli alimenti è consentita solo entro certi limiti. Per la maggior parte dei Paesi del mondo i valori massimi del Don nei cereali sono compresi fra i 750 e 1000 ng/. Questo consente l'importazione di grano duro che in altri Stati dovrebbe essere considerato rifiuto. Dagli studi si apprende che nel meridione d'Italia, grazie al clima arido, le percentuali di Don sono al di sotto di 100 ppb se non assenti;
              per quanto riguarda gli effetti della speculazione sulle commodity alimentari, le previsioni per il 2019 prevedono prezzi stabili sui mercati internazionali. Quanto all'oscillazione delle valute, gli unici grani duri pagati in valuta estera sono l'americano, il canadese e kazaco per i quali le quotazioni sono espresse in dollari. Gli altri grani hanno origini comunitarie, quindi sono pagati in euro. La sola differenza consiste nei costi di produzione differenti tra i vari Paesi dell'Unione europea (vedi Grecia, Spagna, Francia, per non parlare dei Paesi dell'Est Romania, Bulgaria, Ungheria). Occorre invece considerare l'enorme incidenza del costo dei carburanti, che si abbattono sulla produzione e sui trasporti: costa più trasportare il grano da Catania a Foggia su gomma che da Vancouver a Bari su nave;
              nella riunione di fine dicembre 2018 tra il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e le organizzazioni agricole, le associazioni industriali e sementiere e i rappresentanti della distribuzione, il Ministro ha avanzato diverse proposte: 1) mantenimento nel 2020 e 2021 della dotazione del «Fondo filiera grano duro»; 2) sblocco immediato pagamenti 2019, nel limite degli aiuti de minimis, su contratti di filiera; 3) trasparenza sui prezzi realizzata mediante creazione di una commissione unica nazionale per il grano duro per favorire il dialogo interprofessionale e rendere più trasparente la formazione del prezzo; 4) promozione della pasta italiana di qualità sul mercato interno e internazionale. Impegni ripetuti nel tavolo di filiera grano duro-pasta tenutosi presso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il 27 giugno 2019,

impegna il Governo:

1)    ad adottare, con urgenza, le iniziative necessarie a rimuovere le criticità che caratterizzano il comparto della cerealicoltura nazionale, al fine di incrementare la produzione nazionale anche per metterla al riparo dalle dinamiche internazionali di mercato e dalla concorrenza di Paesi terzi ed in particolare:
          a)    a incentivare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile per venire incontro alle esigenze dell'industria molitoria e della pasta, mediante lo sviluppo e la generalizzazione degli accordi di filiera, prevedendo premi di produzione legati al raggiungimento di standard qualitativi del grano;
          b)    a rafforzare gli interventi previsti dal piano cerealicolo nazionale, rivedendone i contenuti alla luce delle mutate condizioni di mercato, dotandolo di adeguate risorse finanziarie, promuovendo l'innovazione nella filiera italiana grano-semola-pasta e prevedendo la velocizzazione dei pagamenti e la sburocratizzazione delle procedure;
          c)    a promuovere specifiche misure per il miglioramento e la modernizzazione e ove occorra, la concentrazione dei centri di stoccaggio, tenendo conto delle esperienze già maturate, con particolare riferimento ai siti di stoccaggio collegati ai contratti di filiera;
          d)    a stimolare e sostenere il settore della ricerca nazionale sul grano duro, anche prevedendo che i diversi centri di ricerca adottino specifici orientamenti e piani di ricerca, al fine di renderla una eccellenza assoluta a livello internazionale;
          e)    a promuovere e difendere, a livello nazionale e internazionale, in maniera coesa un'immagine forte della filiera della pasta italiana, garantendone la sicurezza anche attraverso la tracciabilità informatica dei vari passaggi dalla filiera al consumatore finale;
          f)    a costituire in tempi rapidi la Commissione unica nazionale per il grano duro di cui all'articolo 6-bis del decreto-legge n.  51 del 2015, al fine di consentire ai produttori di collocare il proprio prodotto ad un prezzo congruo e di garantire la trasparenza nelle relazioni contrattuali tra gli operatori di mercato e nella formazione di prezzi;
          g)    a valutare la possibilità di adottare iniziative per introdurre misure di agevolazione fiscale, anche per un periodo transitorio, con il fine di consentire alle aziende cerealicole di recuperare i margini di redditività minimi, prevedendo una riduzione delle accise sul gasolio agricolo e un aiuto al rimodernamento del parco mezzi meccanici aziendali, anche per garantire la sicurezza dei lavoratori e la diminuzione degli oneri contributivi;

2)    a valutare la possibilità di modificare, in sede di attuazione dell'articolo 3-bis del decreto-legge n.  135 del 2018 e con le modalità ivi previste, l'articolo 3 del decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali 26 luglio 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana 17 agosto 2017, n.  191, prevedendo che, per l'apposizione sull'etichettatura della pasta della dicitura «Italia e altri Paesi UE o non UE» la miscela utilizzata debba contenere almeno il 60 per cento di grano coltivato sul territorio nazionale, al fine di aumentare la richiesta di prodotto nazionale;

3)    a mettere in moto tutte le iniziative utili per rivedere con la massima urgenza e determinazione, a difesa della salute dei consumatori italiani e del lavoro degli agricoltori italiani, il Regolamento (UE) 1881/2006, grazie al quale l'Unione europea permette la presenza di micotossine nel grano duro non trasformato fino a 1750 ppb (parti per miliardo), fatto che consente l'importazione di grano duro che in altri Stati dovrebbe essere considerato rifiuto, favorendo in tal modo la produzione di grano duro nel Meridione d'Italia, che, grazie al clima arido, presenta percentuali di micotossine al di sotto di 100 ppb o addirittura assenti.
(1-00218) «Spena, Nevi, Brunetta, Occhiuto, Labriola».


      La Camera,
          premesso che:
              l'Italia è di gran lunga il primo Paese produttore di grano duro in Europa e, con una produzione che nel decennio 2008-2018 ha oscillato stabilmente tra 4 e 5 milioni di tonnellate, è arrivata a contendersi su base annuale il primato mondiale con il Canada;
              oltre il 65 per cento della produzione e più del 70 per cento delle superfici coltivate a grano duro nel nostro Paese, sono localizzate nelle regioni meridionali e nelle isole;
              il grano duro, in Italia, contribuisce in maniera significativa al miglioramento economico e sociale di vaste aree rurali, con un ruolo importante anche per la difesa, sotto il profilo dell'assetto idrogeologico, del territorio e la valorizzazione del paesaggio;
              da diversi anni si registrano dinamiche di mercato che determinano una crescente instabilità dei prezzi delle commodity agricole, incidendo in maniera rilevante sulla struttura della filiera cerealicola e sulle imprese del comparto;
              le filiere cerealicole sono influenzate nella formazione del prezzo da fattori esogeni, come l'andamento climatico, la variabilità del prezzo del petrolio e dei tassi di cambio;
              le quotazioni del grano duro si attestano spesso al di sotto dei costi di produzione senza portare nessun vantaggio per i consumatori considerato che i prezzi della semola e della pasta restano stabili se non in aumento;
              il settore cerealicolo del grano duro italiano mostra una complessità e una valenza strategica che emerge facilmente quando si valutano: la complessa articolazione della filiera; la primaria importanza nell'alimentazione, qualificandosi come matrice originaria del made in Italy; il ruolo e il peso dell'industria e dell'artigianato a valle del sistema produttivo primario; il ruolo agronomico – paesaggistico derivante dal carattere estensivo delle colture;
              in un contesto di prezzi bassi, determinati a livello globale da «guerre» commerciali tra grandi potenze e concorrenza con metodi produttivi meno costosi, per l'agricoltura italiana è decisivo poter gestire in maniera efficiente anche il post raccolta, cercando di soddisfare il più possibile la domanda per spuntare un prezzo soddisfacente;
              la capacità, la localizzazione e la qualità dei centri di stoccaggio per i cereali e, in particolare, per il grano duro rappresentano un vincolo strategico per l'ottimale valorizzazione del prodotto agricolo e, più in generale, per la razionalizzazione della filiera;
              l'organizzazione della filiera cerealicola, soprattutto per ragioni esterne, non sempre risulta essere in grado di garantire un'equa ripartizione del valore generato in tutte le fasi, comprimendo la redditività soprattutto degli anelli più deboli;
              il settore cerealicolo, considerato uno dei punti di forza dell'agroalimentare nazionale, ha sempre avuto grandi benefici da un forte investimento sia nella ricerca in campo agronomico e genetico per sviluppare sistemi colturali più efficienti e ottenere un costante miglioramento qualitativo delle produzioni, sia per quanto riguarda l'individuazione di procedure e tecniche di monitoraggio che garantiscano qualità e salubrità al prodotto lungo l'intera filiera;
              l'impiego di sementi certificate ha richiamato negli ultimi decenni l'interesse della ricerca pubblica e privata verso il settore cerealicolo, con la costituzione di numerose nuove varietà dotate di caratteristiche di pregio sia sotto gli aspetti qualitativi, per la produzione di pane e pasta, sia sotto gli aspetti quantitativi e produttivi;
              la stessa agricoltura di precisione si sta dimostrando una strada straordinaria e obbligata per ridurre i costi, migliorare l'ambiente, valorizzare la qualità e rendere più competitivo il settore cerealicolo, anche se ad oggi in Italia solo l'1 per cento dei terreni è coltivato con tecniche di agricoltura di precisione;
              il maggior punto di forza della filiera del frumento duro è rappresentato dall'immagine consolidata del prodotto «pasta», attorno al quale negli anni è stata costruita un'elevata cultura della produzione industriale e del consumo;
              nonostante una parte significativa delle materie prime utilizzate per la produzione della pasta sia di provenienza estera, l'immagine a livello mondiale di questo prodotto è legata in maniera indissolubile al made in Italy;
              l'industria italiana della pastificazione è infatti prima nel mondo per produzione, potenzialità produttiva installata, consumo nazionale e consumo pro-capite, esportazione;
              la pasta, per la rilevanza dei numeri che rappresenta, è considerata la portabandiera per eccellenza del « made in Italy», vantando una tradizione produttiva ultrasecolare, che unisce a ricerca tecnologica e sperimentazione, diffusa su tutto il territorio nazionale;
              l'esportazione ha superato il 55 per cento dell'intera produzione nazionale anche perché i valori nutrizionali e gastronomici della pasta sono considerati dagli esperti unici e frutto di una rigorosa politica di qualità;
              la pasta è, infatti, universalmente riconosciuta come il pilastro della dieta mediterranea; dietologi e medici nutrizionisti concordano nell'assegnare alla pasta un elevato contenuto dietetico e salutistico e ulteriori specificità del valore della pasta consistono nella gran quantità di formati diversi, che si prestano a molteplici preparazioni culinarie e che rappresentano il know how artigianale e industriale dei produttori pastai nazionali;
              nonostante i tentativi in alcuni Paesi esteri (ad esempio, Francia, Usa, ma anche alcuni Paesi del Sudamerica) di realizzare un'industria della pasta, l'Italia mantiene una leadership indiscutibile;
              l'industria italiana della pasta ha potuto raggiungere questa leadership mondiale anche per una politica di filiera sempre più disponibile a supportare il settore agricolo italiano e i produttori di grano duro attraverso il perfezionamento di accordi di filiera, che garantiscono l'acquisto di grano duro italiano con un'adeguata remunerazione e meccanismi premiali in presenza di parametri qualitativi prestabiliti;
              permangono diverse criticità all'interno della filiera del frumento duro, comuni a tutte le filiere cerealicole a partire dalla polverizzazione produttiva con la maggior parte delle aziende coltivatrici di frumento duro che non superano le dimensioni minime per garantire un minimo di redditività aziendale, la debolezza produttiva e di coltivazione;
              le strutture di stoccaggio oggi non sono in grado di immagazzinare il frumento duro in strutture separate secondo le caratteristiche qualitative, per questo il prodotto migliore viene spesso miscelato a quello di bassa qualità, provocando una perdita di spazio sul mercato;
              in questi anni è cresciuta, sostenuta dalla spinta della domanda, la produzione di grano biologico e, in alcune regioni italiane stanno tornando ad essere coltivati i cosiddetti «grani antichi» con diverse iniziative di ricerca e sperimentazione orientate a recuperare, conservare e valorizzare questi genotipi locali di frumento;
              negli scorsi anni, va riconosciuto il merito dei Governi di centrosinistra nel corso della XVII legislatura che hanno saputo affrontare una fase di crisi notevole per l'intera filiera cerealicola con il crollo dei prezzi e la perdita di valore della materia prima agricola, ponendo in essere, d'intesa con le organizzazioni di categoria del mondo agricolo e della trasformazione, un piano organico di tutela delle produzioni;
              con il decreto ministeriale 16 novembre 2017, n.  4259, recante criteri e le modalità di ripartizione delle risorse del fondo di cui all'articolo 23-bis del decreto-legge 24 giugno 2016, n.  113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n.  160, sono state poste le basi per affrontare le questioni attinenti al ribasso del prezzo del grano che non poche difficoltà aveva creato al comparto cerealicolo italiano e, in particolare, a quello meridionale;
              il decreto era il risultato di un impegno, finalizzato a porre un argine strutturale alle speculazioni sul prezzo del grano e assicurare un sostegno ai coltivatori;
              l'obiettivo era quello di sostenere l'aggregazione e l'organizzazione economica dei produttori di grano duro e dell'intera filiera produttiva e favorire le ricadute positive sulle produzioni agricole, valorizzando i contratti di filiera nel comparto cerealicolo, puntando al miglioramento e alla valorizzazione della qualità del grano duro attraverso l'uso di sementi certificate, nonché favorendo investimenti per la tracciabilità e la certificazione della qualità del grano duro;
              gli accordi di filiera, infatti, rappresentano adesso una realtà già funzionante ed efficace proprio perché frutto di una negoziazione tra le parti con la funzione statale di controllo che si traduce in reciproci benefìci di qualità e commerciali in un patto tra produttori di grano duro e industria della trasformazione;
              le risorse del fondo di cui all'articolo 23-bis del decreto-legge 24 giugno 2016, n.  113, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2016, n.  160, da assegnare nel quadro dell'applicazione del citato decreto ammontano a 10 milioni di euro per l'anno 2018 e 10 milioni di euro per l'anno 2019;
              questo tipo di provvedimenti hanno reso possibile puntare alla certificazione e alla etichettatura finale dei prodotti della filiera cerealicola, come elemento di unicità in Europa;
              il conseguimento degli obiettivi prefissati dal piano cerealicolo nazionale, per la loro complessità ed articolazione, necessita di una ulteriore e aggiuntiva dotazione di risorse finanziarie in maniera particolare per quanto concerne le specifiche misure che riguardano il comparto del grano duro,

impegna il Governo:

1)    ad intraprendere iniziative volte a tutelare gli agricoltori operanti nel settore dei cereali e a valorizzare il grano duro di origine italiana, anche attraverso iniziative dirette ad aggiornare il piano cerealicolo nazionale secondo le seguenti linee guida:
          a)    tutelare attraverso i contratti di filiera gli interessi economici degli agricoltori e fornire con continuità materia prima all'industria molitoria, con caratteristiche certificate, concordate e funzionali ad ottenere un prodotto di qualità;
          b)    stimolare l'ottimizzazione delle strutture logistiche per migliorare la distribuzione e i trasporti;
          c)    rinnovare e potenziare la rete dei siti di immagazzinamento e promuovere lo stoccaggio differenziato per partite omogenee di prodotto di qualità, attraverso strumenti di sostegno agli investimenti finalizzati all'ammodernamento e all'aumento della capacità di stoccaggio del frumento duro nella fase della produzione;

2)    ad individuare, attraverso il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo e in coordinamento con il Ministero dello sviluppo economico, le azioni utili per affiancare le aziende italiane in un percorso di consolidamento e di rilancio;

3)    a sostenere gli investimenti strutturali delle aziende del settore, in particolare nelle regioni del Sud, attraverso l'utilizzo delle risorse del Programma di sviluppo rurale;

4)    a sostenere progetti di ricerca che mirano a sviluppare tecniche agronomiche a basso impatto per il controllo delle avversità e la riduzione degli input chimici;

5)    a promuovere e finanziare la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica per il miglioramento genetico del frumento duro, sia in termini di produttività sia di qualità e di resistenza alle fitopatie;

6)    a favorire la coltivazione e la produzione di varietà di frumenti con elevate caratteristiche nutrizionali e salutistiche;

7)    a sostenere l'aumento di competitività delle aziende agricole di montagna e di alta collina attraverso la valorizzazione dell'agro-biodiversità cerialicola e la coltivazione di grano duro biologico;

8)    ad adottare iniziative per sviluppare strategie di aggregazione a livello agricolo e sinergie nell'ambito della filiera – come si è già provveduto a fare con la sottoscrizione del protocollo di dicembre 2017 tra parte agricola, cooperazione e industria — per favorire lo sviluppo di un comparto di qualità che ha potenzialità importanti e potrebbe divenire tra i più redditizi della nostra agricoltura;

9)    a sviluppare politiche di sistema in grado di favorire processi di innovazione e di adeguamento delle strutture logistiche (agricoltura 4.0) capaci di rendere più competitive le imprese agricole del settore;

10)    a perseguire l'obiettivo della massima trasparenza delle borse merci con un ruolo maggiore dei rappresentanti degli agricoltori;

11)    a valorizzare i grani antichi e quelli biologici perché dispongono di una nicchia di mercato in continua espansione;

12)    a sostenere la competitività dell'intera filiera con l'individuazione di percorsi di concentrazione dell'offerta e di valorizzazione e incentivazione di frumento duro di qualità, nell'ottica di favorire una produzione di materia prima nazionale che tenda a riequilibrare la bilancia commerciale del settore attraverso il soddisfacimento in termini quantitativi e qualitativi della domanda di grano duro da parte dell'industria italiana della pasta;

13)    a valutare, d'intesa con le regioni e con gli operatori della filiera cerealicola, l'inserimento nei piani di sviluppo rurale del sostegno a interventi di cooperazione per la diffusione dell'innovazione nella filiera cerealicola;

14)    a rafforzare, con il coinvolgimento del Ministero della salute, i controlli nei principali porti italiani al fine di contrastare l'arrivo da Paesi terzi di grano di bassa qualità;

15)    ad individuare un percorso condiviso con gli attori della filiera finalizzato ad aumentare la produzione di grano di alta qualità idoneo alla pastificazione, sviluppando modelli di contrattazione premiali, che tengano conto anche delle differenti condizioni di coltivazione sul territorio;

16)    a prevedere campagne di promozione e valorizzazione della pasta italiana nel mondo, attraverso l'implementazione di una strategia di sostegno all’export e la costituzione di un tavolo di lavoro dedicato;

17)    ad attivarsi presso le sedi europee affinché vengano definite norme comuni che rendano obbligatoria l'indicazione dell'origine del frumento duro sulle confezioni di pasta, anche al fine di contrastare dumping e forme di concorrenza sleale tra i vari Stati europei.
(1-00219) «Incerti, Gadda, Cenni, Critelli, D'Alessandro, Dal Moro, Portas, Enrico Borghi».


      La Camera,
          premesso che:
              il comparto agroalimentare italiano che sta attraversando maggiori difficoltà è quello cerealicolo. Esso riveste un ruolo centrale nell'agricoltura italiana sia in termini di consumo annuo sia per quanto riguarda la domanda dell'industria. Le produzioni del nostro Paese si sono fatte conoscere in tutto il mondo per i loro elevati standard di qualità e per questo si sono contraddistinte come un esempio di eccellenza del made in Italy;
              sebbene storicamente la disponibilità di grano nel nostro territorio è sempre stata copiosa, dagli anni ‘90 si assiste a una riduzione costante delle riserve dovuta ad un consumo che oggi è quasi vicino alle quantità prodotte annualmente. In relazione a quanto sopracitato ed alle sfavorevoli condizioni climatiche che hanno interessato il nostro territorio, è sorta la necessità del nostro Paese di importare una parte del fabbisogno che purtroppo si scontra con il mercato internazionale che con le sue logiche mette fuori dal mercato i grani italiani costringendo i produttori a commercializzarli ad un prezzo inferiore ai costi di produzione;
              il comparto cerealicolo, anche in relazione alla sua estrema complessità, mostra altre criticità strutturali, soprattutto in riferimento al grano duro, che, se non contrastate con celerità, rischiano di mettere in ginocchio le imprese del settore. Fra queste vanno ricordate necessariamente la frammentazione dell'offerta, la desuetudine degli impianti di stoccaggio e la qualità tecnologica del grano decisamente migliorabile;
              i produttori italiani devono relazionarsi con un mercato globale che li espone costantemente alle speculazioni finanziarie che causano inevitabilmente delle gravissime distorsioni nell'intera filiera e minano alle fondamenta il loro preziosissimo lavoro;
              per questi motivi è essenziale prevedere con estrema urgenza dei provvedimenti volti alla tutela del comparto cerealicolo italiano, tramite interventi volti non solo al sostegno dell'intera filiera, ma anche alla protezione ed alla difesa del lavoro dei produttori agricoli,

impegna il Governo:

1)    ad intraprendere, con urgenza, iniziative volte alla rimozione delle criticità del comparto cerealicolo italiano, proteggendo le aziende italiane dalle conseguenze sfavorevoli del mercato internazionale, le quali influiscono negativamente sui loro standard economico-occupazionali;
2)    a dare attuazione alle misure previste dal piano cerealicolo nazionale, prevedendo parallelamente una sua rivisitazione in relazione alle nuove condizioni di mercato;
3)    ad agevolare e promuovere lo strumento dei contratti di filiera, monitorandone la loro corretta ed equa applicazione, in modo tale da tutelare il lavoro delle imprese agricole produttrici, promuovendo una distribuzione maggiormente equilibrata sul territorio nazionale;
4)    ad attuare misure volte al rafforzamento della protezione delle produzioni di grano duro, le quali costituiscono una delle più importanti e riconosciute eccellenze del made in Italy;
5)    a sostenere la ricerca scientifica con l'obiettivo di migliorare qualitativamente la coltivazione del grano duro, anche grazie alla realizzazione di impianti di stoccaggio idonei e tecnologicamente avanzati;
6)    a valutare l'opportunità di prevedere iniziative volte all'introduzione di misure di agevolazione fiscale per consentire alle imprese cerealicole italiane di ristabilire quella redditività minima che consenta loro di proseguire il proprio lavoro.
(1-00221) «Lollobrigida, Caretta, Acquaroli, Baldini, Bellucci, Bucalo, Butti, Caiata, Ciaburro, Cirielli, Luca De Carlo, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Meloni, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi».


      La Camera,
          premesso che:
              il comparto agroalimentare italiano che sta attraversando maggiori difficoltà è quello cerealicolo. Esso riveste un ruolo centrale nell'agricoltura italiana sia in termini di consumo annuo sia per quanto riguarda la domanda dell'industria. Le produzioni del nostro Paese si sono fatte conoscere in tutto il mondo per i loro elevati standard di qualità e per questo si sono contraddistinte come un esempio di eccellenza del made in Italy;
              sebbene storicamente la disponibilità di grano nel nostro territorio è sempre stata copiosa, dagli anni ‘90 si assiste a una riduzione costante delle riserve dovuta ad un consumo che oggi è quasi vicino alle quantità prodotte annualmente. In relazione a quanto sopracitato ed alle sfavorevoli condizioni climatiche che hanno interessato il nostro territorio, è sorta la necessità del nostro Paese di importare una parte del fabbisogno che purtroppo si scontra con il mercato internazionale che con le sue logiche mette fuori dal mercato i grani italiani costringendo i produttori a commercializzarli ad un prezzo inferiore ai costi di produzione;
              il comparto cerealicolo, anche in relazione alla sua estrema complessità, mostra altre criticità strutturali, soprattutto in riferimento al grano duro, che, se non contrastate con celerità, rischiano di mettere in ginocchio le imprese del settore. Fra queste vanno ricordate necessariamente la frammentazione dell'offerta, la desuetudine degli impianti di stoccaggio e la qualità tecnologica del grano decisamente migliorabile;
              i produttori italiani devono relazionarsi con un mercato globale che li espone costantemente alle speculazioni finanziarie che causano inevitabilmente delle gravissime distorsioni nell'intera filiera e minano alle fondamenta il loro preziosissimo lavoro;
              per questi motivi è essenziale prevedere con estrema urgenza dei provvedimenti volti alla tutela del comparto cerealicolo italiano, tramite interventi volti non solo al sostegno dell'intera filiera, ma anche alla protezione ed alla difesa del lavoro dei produttori agricoli,

impegna il Governo:

1)    ad intraprendere, con urgenza, iniziative volte alla rimozione delle criticità del comparto cerealicolo italiano, proteggendo le aziende italiane dalle conseguenze sfavorevoli del mercato internazionale, le quali influiscono negativamente sui loro standard economico-occupazionali;
2)    a dare attuazione alle misure previste dal piano cerealicolo nazionale, prevedendo parallelamente una sua rivisitazione in relazione alle nuove condizioni di mercato;
3)    ad agevolare e promuovere lo strumento dei contratti di filiera, monitorandone la loro corretta ed equa applicazione, in modo tale da tutelare il lavoro delle imprese agricole produttrici, promuovendo una distribuzione maggiormente equilibrata sul territorio nazionale;
4)    ad attuare misure volte al rafforzamento della protezione delle produzioni di grano duro, le quali costituiscono una delle più importanti e riconosciute eccellenze del made in Italy;
5)    a sostenere la ricerca scientifica con l'obiettivo di migliorare qualitativamente la coltivazione del grano duro, anche grazie alla realizzazione di impianti di stoccaggio idonei e tecnologicamente avanzati;
6)    a valutare l'opportunità di prevedere iniziative volte all'introduzione di misure di aiuto economico per consentire alle imprese cerealicole italiane di ristabilire quella redditività minima che consenta loro di proseguire il proprio lavoro.
(1-00221)
(Testo modificato nel corso della seduta) «Lollobrigida, Caretta, Acquaroli, Baldini, Bellucci, Bucalo, Butti, Caiata, Ciaburro, Cirielli, Luca De Carlo, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Meloni, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi».