XVIII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Giovedì 7 novembre 2019

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzione in Commissione:


      La XIII Commissione,

          premesso che:

              gli Stati Uniti, a partire dal 18 ottobre 2019, hanno imposto dazi su merci provenienti dai Paesi dell'Unione europea per 7,5 miliardi di dollari all'anno, corrispondenti a 6,8 miliardi di euro. La misura è stata adottata a seguito della decisione arbitrale dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) del 2 ottobre 2019, con la quale si risolve una disputa legale aperta da Boeing nel 2004, concernente l'accusa rivolta al consorzio Airbus (composto da Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) di aver ricevuto negli anni sussidi illeciti, erogati sotto forma di prestiti agevolati dai Paesi fondatori del consorzio;

              sulla vicenda Airbus l'Italia è stata sempre a favore degli Usa: Aeritalia-IRI negli anni ’80 scelsero come partner Boeing e McDonnel-Douglas, spiegando che le sovvenzioni al Consorzio Airbus si configuravano come aiuti di Stato e sarebbero state messe sotto accusa dagli Usa. In questo quadro il Governo Berlusconi (2001-2006), con il Ministro della difesa Martino revocò l'unico impegno italiano con il Consorzio Airbus, quello sull'Airbus logistico;

              nonostante il fatto che il Premier Conte, in visita negli Usa a fine luglio 2018, avesse ottenuto da Trump la promessa di non gravare l'agroalimentare italiano, i dazi imposti dagli Stati Uniti colpiscono espressamente questo comparto. Si tratta di 47 prodotti per il quali il valore dell’export è pari a 468,5 milioni di dollari (circa 421 milioni di euro) colpiti con un dazio aggiuntivo del 25 per cento del valore di 117,2 milioni di dollari (circa 105 milioni di euro);

              i nuovi dazi sono riferiti ai formaggi di maggior valore quali ad esempio, il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano, il Gorgonzola, il Provolone, l'Asiago, la Fontina e il Taleggio, i liquori e cordiali, alcune carni lavorate, i frutti di mare, la frutta e suoi derivati. I prodotti più colpiti sono i formaggi su cui gravano il 48,8 per cento dei maggiori dazi e i liquori, con il 34 per cento;

              l'Italia è il primo Paese esportatore di prodotti lattiero caseari dell'Unione europea negli Stati Uniti, con volume d'affari di 312 milioni negli ultimi 12 mesi. Nei primi sei mesi del 2019 l’export di questo comparto negli Usa è cresciuto del 22,1 per cento. Nel 2018 l’export dell'agroalimentare italiano verso gli Usa ha raggiunto i 4,1 miliardi di euro e nel 2019 si registra un trend generale di crescita, in alcuni casi a due cifre;

              solo per quanto riguarda il Parmigiano, negli Usa ne sono state esportate oltre 10 mila tonnellate nel 2018 (+15 per cento rispetto al 2017, +26 per cento nei primi sei mesi del 2019). Il Grana Padano negli Usa realizza 60 milioni di euro, esportando, assieme al Parmigiano, 400 mila forme l'anno. Secondo stime Nomisma il dazio del 25 per cento andrebbe a interessare un valore di quasi 167 milioni di dollari;

              quanto ai liquori e cordiali (esclusi i vini), l'Italia è il terzo fornitore, dopo Francia e Irlanda, del mercato Usa, che peraltro rappresenta il primo mercato italiano extra Unione europea. Nel 2018 l'Italia ha esportato per un valore pari a circa 163 milioni di dollari con una crescita pari al 13 per cento rispetto all'anno precedente. Nei primi 8 mesi del 2019 l'Italia ha esportato per un valore pari a 102 milioni di dollari con una crescita pari a circa il 3 per cento rispetto allo stesso periodo di riferimento dell'anno precedente. Estendendo lo sguardo agli ultimi cinque anni, l'incremento di export di liquori e cordiali è stato superiore al 50 per cento (dati delle Dogane americane);

              la lista dei prodotti colpiti è suscettibile di cambiamenti sia in termini di prodotto che per livello del dazio secondo un sistema definito «a carosello»: la prima revisione è possibile dopo 120 giorni dalla data di entrata in vigore, le successive revisioni periodiche sono previste ogni 180 giorni. Le revisioni sono a cura della United States Trade Representative – Ustr;

              per comprendere i possibili pericoli delle revisioni, i dazi Usa hanno colpito la Francia per circa 3 miliardi di dollari, prevalentemente nel settore vino. Gli Stati Uniti sono la prima destinazione del vino italiano, per un controvalore di circa 1,5 miliardi di euro e un volume pari a un quarto del totale dell’export nazionale di vino. Nei primi sette mesi del 2019, l'Italia ha esportato circa 650 milioni di euro di vini fermi e frizzanti (+2,8 per cento vs 2018) e circa 200 milioni di vini spumanti (+7,7 per cento vs 2018);

              i dazi insistono particolarmente su categorie di prodotti agroalimentari in cui l’export italiano concorre con prodotti americani cosiddetti «italian sounding», cioè che non rispettano le indicazioni Dop e Igp. Su questo fronte l'amministrazione americana è sempre apparsa totalmente insensibile. Il mercato del falso Made in Italy negli Stati Uniti ha avuto una crescita esponenziale e vale oggi 24 miliardi, un valore che, con l'introduzione di dazi mirati su specifiche categorie merceologiche dell'agroalimentare italiano, potrebbero ulteriormente crescere;

              il successo dell’italian sounding deriva dai costi estremamente inferiori rispetto ai corrispondenti prodotti italiani. A livello mondiale vale 100 miliardi di euro, valore che negli ultimi dieci anni è cresciuto del 70 per cento, ed è pari a più del doppio del fatturato dell’export italiano del settore alimentare;

              nonostante la percentuale di prodotti colpiti dai dazi sia apparentemente contenuta, soprattutto se paragonata a quelli di altri competitor europei dell'Italia, e riguardi una quota relativamente limitata delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti, molto forte è la preoccupazione per i loro effetti indiretti: secondo diverse e numerose stime potrebbero portare addirittura a un crollo dell’export superiore al 20 per cento;

              l'Istituto per il commercio con l'estero (Ice) ha annunciato misure straordinarie a supporto delle imprese operanti nei comparti colpiti dai dazi, con uno stanziamento aggiuntivo di 12 milioni di euro relativo a misure quali l'adozione di azioni promozionali sul mercato USA, la creazione di un help desk on-line per il supporto diretto o gli interventi a sostegno delle imprese colpite, come la fruizione gratuita dei servizi Ice;

              si registrano positivamente le iniziative del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, senatrice Bellanova, concernenti la richiesta avanzata al Commissario europeo al commercio di attivare un fondo unionale, denominato impropriamente «azzeradazi» e la proposta di puntare a un rafforzamento delle politiche di promozione negli Stati Uniti,

impegna il Governo:

          ad attivare le misure di mercato necessarie a fronteggiare l'emergenza relativa al settore agroalimentare, riequilibrando il mercato e favorendo la ripresa delle esportazioni, ivi compresi il rafforzamento delle azioni e delle risorse del piano straordinario per il made in Italy e il potenziamento delle azioni di promozione e di informazione attuate dall'Agenzia Ice sul mercato statunitense ma anche su altri mercati;

          a promuovere in sede di Unione europea:

              a) la creazione di un fondo europeo con una dotazione straordinaria finalizzato a neutralizzare le perdite economiche a carico del settore agroalimentare;

              b) il rifinanziamento del fondo anticrisi agricole europeo portandolo da 400 milioni a 2 miliardi di euro, alimentato da risorse al di fuori del bilancio agricolo;

              c) il rafforzamento della misura di promozione dei prodotti agroalimentari prevista dal Regolamento 1144/2014, in particolare dei formaggi negli Usa, accelerando le tempistiche procedurali e di accesso alla stessa, così da renderla più efficace;

              d) l'adozione di ulteriori interventi eccezionali, cui assegnare risorse dedicate, quali ad esempio la possibilità di un eventuale contributo alle imprese produttrici per lo stoccaggio privato, al fine di ritirare dal mercato le eventuali eccedenze di prodotto;

          a farsi promotore di un tavolo negoziale con le autorità statunitensi con riferimento al comparto agroalimentare, per concordare una soluzione che eviti ritorsioni commerciali nell'interesse di entrambe le parti e soprattutto per scongiurare il pericolo che un eventuale aggiornamento dell'elenco dei beni interessati includa altri prodotti italiani specie quelli soggetti a stagionalità e volatilità di prezzo per i quali l'applicazione di un dazio maggiorato provocherebbe ai produttori danni inestimabili;

          ad adottare iniziative per rendere immediatamente operativa, dotandola di risorse finanziarie adeguate, la norma prevista dall'articolo 32 del decreto-legge n. 34 del 2019, al fine di sostenere le imprese italiane del comparto agroalimentare che agiscono legalmente all'estero per tutelare il proprio marchio.
(7-00366) «Spena, Paolo Russo, Nevi, Brunetta, Anna Lisa Baroni, Caon, Sandra Savino, Fasano».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      ZANGRILLO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          in data 3 settembre 2019 con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su designazione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, è stato nominato componente del consiglio di amministrazione dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro – Anpal Giovanni Capizzuto;

          da quanto si apprende dal curriculum vitae, pubblicato dallo stesso Giovanni Capizzuto, la prima esperienza in ambito lavorativo risale al 2013 ed è quella di collaboratore parlamentare di un deputato della Repubblica. A marzo 2017 viene assunto dal gruppo parlamentare della Camera Movimento 5 Stelle, dove permane fino a giugno 2018;

          il 17 giugno 2018 viene nominato dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali responsabile della segreteria tecnica dello stesso Ministero;

          nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sopracitato si legge, in premessa, che il Ministro del lavoro e delle politiche sociali ha proposto la nomina di Giovanni Capizzuto «in quanto in possesso di un qualificato profilo professionale, nonché una comprovata esperienza maturata nel settore delle politiche attive e del mercato del lavoro, adeguate alle funzioni da svolgere»;

          la qualificazione professionale, come citata nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, a parere dell'interrogante, da quanto risulta dal curriculum vitae, non appare adeguata a ricoprire l'incarico assegnato, in particolare per quanto attiene l'esperienza maturata nel settore delle politiche attive del lavoro, perché tale competenza non emerge dal percorso di studi seguito, né dalla prima esperienza lavorativa svolta, dove lo stesso Capizzuto mette agli atti di essersi occupato dell'attività della VII Commissione permanente della Camera dei deputati Cultura, Scienza e Istruzione. L'unica esperienza maturata in ambito di legislazione e politiche del lavoro sarebbe quella di circa un anno e mezzo svolta presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

          già il precedente membro del consiglio di amministrazione di Anpal, nominato, seppure per pochi mesi a seguito delle dimissioni di Bruno Busacca, Marco Bellezza era uno stretto collaboratore del Ministro pro tempore Luigi Di Maio, dal momento che ricopriva l'incarico di consigliere giuridico dello stesso nella sua qualità di Vice Presidente del Consiglio dei ministri, e nel periodo in cui è stato consigliere di amministrazione di Anpal ha cumulato i due incarichi;

          le funzioni attribuite ad Anpal sono strategiche per quanto riguarda le politiche attive del lavoro e con particolare riferimento all'istituto del reddito di cittadinanza, per il quale il Governo ha stanziato circa 8 miliardi di euro per il 2020; per tale motivo è fondamentale che al vertice dell'Agenzia siano nominate persone con adeguata preparazione specifica –:

          quali siano le competenze specifiche e, soprattutto, comprovate che hanno indotto il Ministro del lavoro e delle politiche sociali a proporre Giovanni Capizzuto per la nomina a componente del consiglio di amministrazione di Anpal e il Presidente del Consiglio dei ministri ad adottare il decreto di nomina.
(5-03102)

Interrogazioni a risposta scritta:


      TOPO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          nel lontano 18 luglio 2008, è stato sottoscritto tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, regione Campania e commissario delegato, l'accordo «Programma strategico per le compensazioni ambientali nella Regione Campania», successivamente modificato con atto dell'8 aprile 2009;

          a seguito e in attuazione dell'atto sopra citato, qualche mese dopo, il 4 agosto 2009, fu sottoscritto, anche, l'accordo operativo tra il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, la regione Campania, il commissario delegato e il comune di Villaricca;

          tale accordo riguardava il «Programma Strategico per le Compensazioni Ambientali» relativamente all'intervento denominato «Adeguamento rete fognaria e sistemazione stradale 1° tratto via della Libertà», confermando al comune di Villaricca il ruolo di soggetto attuatore con le funzioni di stazione appaltante, direzione lavori e collaudo;

          qualche anno dopo, nel gennaio 2014, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, autorizzava la Sogesid S.p.A. a corrispondere al suddetto comune le risorse funzionali alla realizzazione dell'intervento, previa definizione delle modalità di erogazione con la stessa amministrazione comunale;

          quest'anno nel mese di maggio 2019, si sarebbe tenuto un incontro convocato presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, a seguito del quale, il sindaco del suddetto comune avrebbe richiesto la sollecita convocazione di un tavolo tecnico finalizzato, trascorso ormai qualche anno, alla definizione delle modalità di trasferimento delle risorse finanziarie, per il quale assicurava massima disponibilità e partecipazione;

          nonostante tutto, dopo oltre undici anni dalla stipula dell'accordo di programma per le compensazioni ambientali, il finanziamento per la realizzazione delle suddette opere ancora non c'è e nessuno, ad oggi, ha informato gli organi preposti del comune sui tempi di erogazione contributi per la realizzazione delle opere –:

          se il Governo, anche in considerazione del fatto che sono trascorsi così tanti anni, non ritenga urgente adottare le iniziative di competenza per consentire la realizzazione delle opere di cui in premessa.
(4-04039)


      FORMENTINI, ZOFFILI e IEZZI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          il 2 febbraio 2017 venne firmato a Roma dall'allora Presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e dal Presidente del Consiglio presidenziale del Governo di riconciliazione nazionale Fayez Mustafa Serraj un memorandum d'intesa tra Italia e Libia per il contrasto all'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani;

          l'articolo 8 del memorandum disponeva che quest'ultimo avesse validità triennale dal momento della firma e, pertanto, lo stesso scadrà il 2 febbraio 2020;

          ai sensi del medesimo articolo 8 «il Memorandum sarà tacitamente rinnovato alla scadenza per un periodo equivalente, salvo notifica per iscritto di una delle due Parti contraenti, almeno tre mesi prima della scadenza del periodo di validità», ossia il 2 novembre 2019;

          nella seduta della Camera dei deputati del 30 ottobre 2019, durante lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata, ed in particolare nel corso della discussione sugli intendimenti del Governo in ordine alla prevista scadenza del memorandum di intesa Italia-Libia, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, ha dichiarato che il Governo intende «modificare in meglio i contenuti del memorandum»;

          il memorandum ha contribuito a ridurre gli arrivi dalla Libia e conseguentemente le morti in mare, così come ammesso anche dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale nella seduta del 30 ottobre 2019, e, se abbinato ad una efficace politica nazionale di contrasto all'immigrazione clandestina e al traffico di esseri umani, così come avvenuto fino ad agosto scorso, si è rivelato uno strumento utile per combattere tutte le attività criminali connesse ai flussi migratori illegali;

          difatti, se dopo la sottoscrizione del memorandum, al 31 dicembre 2017 gli sbarchi erano già diminuiti da 181.436 del 2016 a 11.310 (di cui 107.212 dalla Libia), al 31 dicembre 2018 calarono addirittura a 23.370 (di cui solo 12.977 dalla Libia), fino ad arrivare a 4.269 (-95,62 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017) ad agosto di quest'anno, mentre, sempre secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno, in poco più di un mese gli sbarchi e le partenze dalla Libia sono ripresi fino a triplicarsi complessivamente rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso;

          il memorandum, comunque, rappresenta un valido strumento per la lotta all'immigrazione clandestina e a tutte le attività criminali ad essa connesse, in primis la tratta di esseri umani, e, pertanto, occorre garantirne la piena validità sia per scongiurare la partenza dalla Libia verso l'Italia di migliaia di migranti, che metterebbero così a rischio la loro vita, sia per assicurare la difesa dei confini anche europei ed infine tutelare la sicurezza nazionale da flussi migratori incontrollati;

          inoltre, la modifica del memorandum non può avvenire unilateralmente, poiché l'articolo 7 prevede che lo stesso possa essere eventualmente modificato a richiesta di una delle parti tramite uno scambio di note, ma precisa anche che ciò possa avvenire solo durante il periodo della sua validità e, dunque, non possa essere nel frattempo sospeso –:

          quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di garantire la validità e l'operatività del memorandum del 2 febbraio 2017 e contrastare i flussi migratori illegali dalla Libia verso l'Italia e quali iniziative siano state eventualmente poste in essere al fine di modificare lo stesso.
(4-04043)


      ENRICO BORGHI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il 3 settembre 2019, è stato pubblicato il decreto interministeriale (Ministero delle infrastrutture e dei trasporti-Ministero dell'economia e delle finanze) n. 400 per l'attuazione del programma di interventi infrastrutturali per piccoli comuni fino a 3.500 abitanti, di cui al decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 (cosiddetto «decreto sblocca cantieri») convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55;

          il provvedimento ha destinato la somma di euro 7.535.118,69 per il finanziamento di interventi per la manutenzione straordinaria di strade, per l'illuminazione pubblica, per le strutture pubbliche comunali nonché per l'abbattimento di barriere architettoniche in edifici pubblici nei comuni con popolazione fino a 3.500;

          al citato decreto interministeriale è allegato l'elenco dei comuni ammessi a presentare istanza per accedere al finanziamento selezionati in base al grado di urbanizzazione e all'indice di vulnerabilità sociale e materiale (I.v.s.m.);

          con questo sistema di assegnazione indicato dal decreto sono esclusi dalla possibilità di fare domanda tanti piccoli e piccolissimi comuni italiani con pochi abitanti e grande estensione territoriale, con particolari fragilità e necessità di infrastrutture;

          a questo proposito l'Unione nazionale comuni comunità enti montani (Uncem) sottolinea che la classificazione in base all'Indice di vulnerabilità sociale e materiale con priorità ai comuni con maggiore «grado di urbanizzazione» rappresenta un controsenso, perché così rimangono fuori piccoli comuni a bassa densità di popolazione, con estensioni territoriali notevoli, con gradi di fragilità marcata, che avrebbero veramente necessità di beneficiare di contributi per la manutenzione del territorio;

          è necessario quindi rivedere la classificazione proposta dal decreto interministeriale in commento per consentire l'accesso ai finanziamenti ai tanti piccoli comuni; al riguardo si potrebbero applicare i criteri definiti della legge n. 158 del 2017 sui piccoli comuni, che ha tra l'altro in dotazione 160 milioni di euro ancora non utilizzati ed è ancora inapplicata in mancanza dei decreti attuativi –:

          se il Governo intenda adottare iniziative per rivedere la classificazione del decreto interministeriale di cui in premessa, al fine di consentire l'effettivo coinvolgimento dei tanti piccoli e piccolissimi comuni che presentano tante fragilità;

          se non si ritenga urgente dare attuazione alla legge n. 158 del 2017 adottando i decreti attuativi.
(4-04044)


      TORTO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

          il 10 luglio 2019, in molti comuni della regione Abruzzo si sono verificati eccezionali eventi atmosferici, caratterizzati da forti grandinate con chicchi di notevoli dimensioni, che hanno causato gravi e diffusi danni;

          i territori più colpiti sono stati le province di Chieti e Pescara e i danni maggiormente rilevanti hanno interessato soprattutto gli edifici, le infrastrutture pubbliche e private, le autovetture, a cui si sono aggiunte anche le ostruzioni di canali e delle reti fognarie, l'interruzione di erogazione di energia elettrica e acqua potabile e gli ingenti danni alle coltivazioni e alle attività produttive e turistiche;

          secondo quanto riportato nella delibera n. 466 del 5 agosto 2019 della giunta regionale dell'Abruzzo, si è resa necessaria da subito l'attivazione di procedure di emergenza a tutti i livelli amministrativi, anche attraverso l'apertura dei centri operativi comunali (6 in provincia di Pescara e 12 in provincia di Chieti), impegnando con piena operatività la sala operativa regionale della protezione civile;

          il Corpo nazionale dei vigili del fuoco ha effettuato oltre 1.000 interventi nelle aree colpite e sono state impiegate complessivamente di n. 120 unità di personale volontario di protezione civile, utilizzando risorse economiche e strumentali straordinarie per la gestione dell'emergenza;

          con provvedimento n. 401 del 12 luglio 2019, la giunta regionale dell'Abruzzo ha formalizzato la straordinarietà degli eventi meteorici del 10 luglio;

          risultano complessivamente coinvolti 52 enti per un totale di fabbisogno di danni stimato in circa 222,5 milioni di euro;

          la stima dei danni alle infrastrutture private e ai beni mobili privati supera i 150 milioni di euro, mentre i danni stimati per le attività produttive, agricole ed economiche superano i 34 milioni di euro;

          l'entità dei danni causati da chicchi di grandine di dimensioni enormi, paragonabili a delle arance, ha colpito duramente molti cittadini abruzzesi, causando un aggravio economico rilevante e non sempre sostenibile, soprattutto per i redditi medio bassi;

          a giudizio dell'interrogante lo Stato si deve fare carico della situazione e mettere in campo aiuti economici per risarcire quei cittadini che hanno subito danni ai propri possedimenti privati, in seguito all'eccezionale grandinata –:

          quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo per risarcire i cittadini e le imprese danneggiati dagli eccezionali eventi atmosferici del 10 luglio 2019 e assicurare un sostegno finanziario alle amministrazioni e agli enti interessati.
(4-04050)

AFFARI REGIONALI E AUTONOMIE

Interrogazione a risposta scritta:


      LOLLOBRIGIDA. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          nella provincia di Bolzano campeggiano decine di manifesti firmati Suedtiroler Freiheit’, nei quali campeggia la foto di un cadavere con il cartellino all'alluce e la scritta «Il medico non conosceva il tedesco. Per capire i pazienti ed essere curati bene, i medici in Alto Adige devono sapere il tedesco»;

          tali affermazioni ledono gravemente la dignità e la professionalità di tutti i medici che lavorano ogni giorno con impegno e dedizione nella provincia di Bolzano e, a parere dell'interrogante, rivela un atteggiamento marcatamente discriminatorio nei confronti della comunità altoatesina di lingua italiana;

          l'Ordine dei medici di Milano, con riferimento ai manifesti affissi, ha affermato che si tratta di un «comportamento grave lesivo della professionalità dei medici che operano all'interno del Servizio sanitario nazionale», e ha inviato una segnalazione alla Federazione nazionale degli ordini dei medici affinché possa prendere provvedimenti;

          appare evidente che i manifesti debbano essere tempestivamente rimossi;

          questo attacco nei confronti dei medici italiani che lavorano nella provincia segue di poco la norma palesemente discriminatoria votata l'11 ottobre 2019 dal Consiglio provinciale nell'ambito dell'approvazione delle legge europea della provincia di Bolzano per il 2019 con la quale si autorizzano (peraltro solo con legge provinciale) i medici che conoscano solo il tedesco (che quindi non parlino né capiscano l'italiano) all'esercizio della professione attraverso il proprio ordine o collegio professionale nell'ambito della provincia di Bolzano, riconoscendo sì la parificazione fra le lingue italiana e tedesca dettata dall'articolo 99 dello statuto di autonomia ma ignorando che ai sensi del medesimo statuto è l'italiano «la lingua ufficiale dello Stato» –:

          di quali elementi disponga il Governo sui fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere in merito.
(4-04042)

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI E TURISMO

Interpellanza:


      Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per le politiche giovanili e lo sport, per sapere – premesso che:

          nel centro di Roma si trova il parco del Foro Italico, un'area verde a vocazione sportiva di grande pregio naturalistico e architettonico, considerato da sempre la «Casa dello sport» della Capitale, uno dei centri più prestigiosi d'Europa comprendente un'area di cinquanta ettari che costituisce un unicum nel mondo sia per il paesaggio circostante che per il contesto architettonico e monumentale nel quale è situato;

          il Foro Italico è stato considerato uno dei più avanzati centri sportivi, fulcro e simbolo dello sport italiano. Da sempre la Città dello sport è internazionalmente riconosciuta come sede principale di molteplici manifestazioni, non solo dedicate allo sport professionistico ma anche giovanile, come ad esempio le scuole dello sport che scelgono il Foro quale cornice per la promozione;

          attualmente il complesso del Foro italico dispone di tre piste olimpiche di atletica, tre stadi, sette piscine, di cui due coperte e cinque scoperte, undici campi da tennis, un campo di calcio, un maneggio, numerose palestre e attrezzature varie;

          il Foro Italico è stato progettato da grandi architetti italiani del calibro di Enrico Del Debbio, Costantino Costantini, Luigi Moretti, Mario Paniconi, Giulio Pediconi e da grandi artisti come Gino Severini, Angelo e Silvio Canevari, Giulio Rosso e Achille Capizzano, che hanno reso unico questo complesso per la sua capacità di armonizzare perfettamente architettura razionalista e contorno naturalistico e paesaggistico;

          l'area scelta per la realizzazione della città dello sport è la zona a nord di Roma, adagiata tra le colline di Monte Mario, i colli della Farnesina e il Tevere. La natura della zona era in origine depressa, infatti il terreno risultava paludoso. Questa caratteristica consentì la costruzione degli impianti ad invaso di gioco incavato nel terreno, motivo per cui il piano di campagna originale fu alzato di oltre 5 metri, bonificando tutta l'area;

          in seguito alla realizzazione del parco l'area venne vincolata a verde perenne e questo regalò alla Capitale uno dei più vasti e qualificati polmoni attrezzati;

          oggi come allora il Foro è teatro di sport e cultura nel quale coesistono impianti di allenamento e gara, architettura di altissimo pregio e verde in perfetta armonia;

          tale equilibro armonico, a parere dell'interpellante, rischia di essere incrinato da un progetto di cui si discute da tempo per la realizzazione di «una struttura mobile per coprire il campo Centrale del tennis», come annunciato dal presidente del Coni Giovanni Malagò durante la conferenza stampa di chiusura degli Internazionali Bnl d'Italia del 2016;

          a conferma del citato progetto, il sottosegretario per i beni e le attività culturali pro tempore, Gianluca Vacca, in risposta ad un'interrogazione del sottoscritto, presentata il 10 lugli0 2019, riferiva dell'esistenza di un tavolo tecnico tra Campidoglio, Coni e Soprintendenza speciale archeologia belle arti e paesaggio di Roma, «per predisporre un Protocollo d'intesa volto alla riqualificazione estetico funzionale» dello stadio centrale del tennis al Foro Italico;

          il tavolo tecnico, i cui lavori sono in una fase preliminare, dovrebbe portare all'emanazione di un bando di concorso internazionale definito da apposito disciplinare per l'individuazione del progetto di copertura;

          pochi giorni fa, Rocco Sabelli, presidente ed amministratore delegato di Sport e Salute, partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, ha rilanciato la notizia, dichiarando: «Siamo in procinto di fare un grosso investimento per dotare il Foro Italico di Roma di una copertura, che potrebbe diventare la casa anche di altri sport»;

          tale progetto, giustificato da inesistenti esigenze sportive, appare all'interpellante motivato solo da interessi commerciali e propagandistici e contrasta totalmente con il nulla osta dato nel 2008 dalle autorità competenti per rendere possibile la realizzazione dell'attuale struttura ospitante il campo centrale di tennis, prescrittivamente «temporanea e interamente smontabile», infatti realizzata in travi d'acciaio e bulloni;

          tale prescrizione ha fortemente condizionato l'architettura, obbligando progettisti e imprese a utilizzare solo travi d'acciaio e bulloni con un impatto visivo sui marmi bianchi e le statue neo classiche del Foro italico devastante, giustificato solo dalla previsione di rimozione e possibile trasferimento ovvero dall'indizione di un concorso internazionale di progettazione per riallineare il centrale del tennis agli altri impianti, originari e recenti (come lo stadio del nuoto realizzato per le Olimpiadi del 1960) con sistema in cavea –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se e quali iniziative di competenza intenda assumere per tutelare il patrimonio di architettura razionalista del parco del Foro Italico e salvaguardare il connubio di architettura e natura che finora hanno coesistito in quest'area delicata della Capitale, attivandosi affinché la società «Sport e Salute» provveda alla rimozione della struttura temporanea realizzata nel 2008 e indica un concorso internazionale per realizzare l'impianto definitivo del centrale nel rispetto delle scelte urbanistiche fatte all'epoca, con impianti in cavea e nessun ostacolo visivo che impatti su Monte Mario e sul fiume Tevere.
(2-00550) «Rampelli».

DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:


      CORDA, ARESTA, IORIO, DEL MONACO, IOVINO, DI LAURO, TORTO e RIZZO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

          il vice brigadiere dei Carabinieri Leone Giuseppe, rinviato a giudizio, insieme ad altri quattro commilitoni, per i reati di peculato, associazione per delinquere e falso in atto pubblico, per aver utilizzato ed essersi appropriato indebitamente di denaro dell'Arma, veniva condannato, in primo grado, per il reato di peculato continuato, assolto dal reato di associazione per delinquere, mentre per il reato di falso in atto pubblico interveniva declaratoria di prescrizione. Impugnata la sentenza di condanna veniva assolto in ultimo grado perché il fatto non sussiste;

          due dei commilitoni patteggiavano la pena per tutti i reati ascritti subendo, sul piano disciplinare, un provvedimento di sospensione dal servizio nella misura massima di mesi 12, mentre, il Brigadiere Leone Emilio, fratello del Leone Giuseppe, con prescrizione per il reato di peculato, è stato reintegrato in servizio;

          nei confronti di Leone veniva avviata inchiesta disciplinare per il reato di falso in atto pubblico, conclusasi con la sanzione della perdita del grado per rimozione per motivi disciplinari con cessazione dal servizio permanente ed iscrizione d'ufficio nel ruolo dei militari di truppa dell'Esercito Italiano, senza alcun grado;

          l'inchiesta presenta per gli interroganti anomalie e dubbi di legittimità in quanto Leone veniva ritenuto non meritevole di conservare il grado e destituito dal servizio poiché identificato, impropriamente, come ideatore di un sistema. Ma, tenuto conto della prescrizione del reato di falso e dell'assoluzione con formula piena che destituisce di fondamento l'associazione per delinquere e il peculato, non pare logico parlare di sistema né quantomeno di ideatore;

          a carico di Leone esistono, allo stato, due provvedimenti di perdita del grado: il decreto M_D GMIL REG2016 0667926, notificato nel novembre 2016, e il decreto M_D GMIL REG2016 0670485 ma mai notificato a Leone, entrambi a firma digitale del Generale Paolo Gerometta del 17 novembre 2016 e per i quali non si comprendono, neppure tecnicamente, le ragioni della loro simultanea esistenza;

          contemporaneamente, veniva avviata un'inchiesta sul Maresciallo Graziosi, sottoposto alla medesima sorte processuale del Leone. Nei confronti di entrambi si è agito per il reato di falso in atto pubblico ma emerge un'evidente disparità di trattamento, anche in relazione agli altri commilitoni, in quanto: il maresciallo Graziosi, cassiere del comando, quale soggetto in grado di avere la materiale disponibilità della contabilità, subisce una sospensione dal servizio per 12 mesi; il vice brigadiere Leone, autista appartenente ad altro comando, quale soggetto non in grado di avere la materiale disponibilità della contabilità e non munito di capacità e/o competenze di questo tipo, subisce la destituzione dal servizio. Ciò appare agli interroganti in difformità alla Guida tecnica – norme e procedure disciplinari, che qualifica antigiuridica la possibilità che alti comandanti della stessa Forza Armata giudichino in modo diverso il comportamento di militari corresponsabili della stessa fattispecie delittuosa;

          nel frattempo Leone, dal 2014 è sindaco del Comune di Vallata (Avellino) e, dall'agosto 2019, è presidente della comunità montana Ufita, ricevendo all'unanimità la fiducia di 17 sindaci e rappresentando un territorio vasto di 50.000 abitanti. Pare agli interroganti illogico che un rappresentante delle istituzioni, chiamato a prestare giuramento di fedeltà alle stesse, sia ritenuto «non meritevole» di vestire la divisa sulla base di una decisione che appare antigiuridica, e che risulterebbe agli interroganti assunta in difformità al giudicato penale e alle regole sull'ordinamento militare –:

          se sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda assumere in proposito;

          se intenda spiegare le ragioni della simultanea esistenza dei due decreti sopra citati e quella che appare agli interroganti come una disparità di trattamento, sotto il profilo disciplinare, operata nei confronti di Leone.
(4-04041)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta orale:


      PALMIERI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          lo sviluppo del sistema Paese necessita della costruzione di un ecosistema italiano più favorevole ad accogliere ricerca, innovazione e investimenti. Centrale nel dibattito industriale e competitivo italiano è la questione del trasferimento tecnologico, ovvero il trasferimento al mondo produttivo della ricerca scientifica prodotta da università, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e centri di ricerca;

          a fine 2016 si è accolto con favore il lancio della piattaforma ITAtech, fondo di investimento di 200 milioni di euro destinato ad investire in fondi di venture capital, di cui 100 milioni apportati dalla Cassa depositi e prestiti e altri 100 milioni dal fondo europeo degli investimenti;

          in Italia sono scarse le competenze imprenditoriali, manageriali e finanziarie necessarie al decollo del trasferimento tecnologico. Ad esempio, in Francia nel 2016 la raccolta di capitali sul mercato del venture capital è stata pari a 1.200 milioni di euro contro i 93 milioni dell'Italia;

          è necessario che si creino uno o più investitori nazionali, che possano dialogare con tutta l'eccellenza scientifica del Paese, sostenendo il tessuto di competenze locali;

          parte dei fondi ITAtech sono stati assegnati a un fondo di venture capital francese, Sofinnova Partners. Già nel 2012 il Fondo italiano di investimento, controllato da Cassa depositi e prestiti, ha affidato a Sofinnova Partners 15 milioni di euro, per poi replicare l'investimento nel 2015 con altri 20 milioni;

          dei primi 15 milioni di euro risulta che nessun euro sia andato a start-up italiane;

          mentre dei secondi 20 milioni, soltanto parte sono rientrati in Italia ma investiti, di fatto, su un altro intermediario e non su start-up italiane;

          da fonti di stampa si è appreso che Sofinnova Partners in Italia aveva investito nel 2008 in una start-up denominata Creabilisis da questa aveva disinvestito nel 2016 generando un controvalore complessivo di 150 milioni di euro. Questa operazione è stata citata nei comunicati stampa sia da Cassa depositi e prestiti che dal Fondo italiano investimento come un esempio delle capacità di Sofinnova di investire con successo in Italia. E quindi è stato giudicato come uno dei motivi per cui si preferiva affidare ad un gestore francese anziché italiano il capitale di ITAtech. Ebbene, sia da fonti di stampa che dai documenti della Sec, l'equivalente della «Consob» americana, si è di recente appreso che a quella operazione è corrisposto un incasso di appena 200 mila dollari –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti;

          quali iniziative di competenza intenda adottare affinché i fondi ITAtech per la parte in gestione francese siano riassegnati ad un gestore italiano.
(3-01097)

Interrogazione a risposta scritta:


      ROTONDI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          in data 26 febbraio 2019 con atto di sindacato ispettivo n. 3-00642 presentato al Senato si interrogava il Ministro dell'economia e delle finanze e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali in ordine alla situazione di confusione in cui si era trovata Consip s.p.a. in relazione alla gara denominata FM4;

          per quanto risulta all'interrogante, con riferimento a tale gara, tra esclusioni sospette e sospetti di cartelli imprenditoriali, tutte le imprese concorrenti risultano indagate dall'autorità giudiziaria e sotto l'occhio dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato;

          la stessa Consip s.p.a., inoltre, sarebbe stata inondata di ricorsi incrociati anche con citazioni per danni di ingente valore;

          il giudice delle indagini preliminari, inoltre, segnatamente il dottor Gaspare Sturzo ha respinto la richiesta della procura della Repubblica di Roma di archiviare il caso per turbativa d'asta del dottor Francesco Licci, presidente della commissione aggiudicatrice della gara FM4;

          tali accadimenti stanno bloccando il mercato nazionale del facility management e creando i presupposti per la citazione in giudizio per danni della stessa Consip s.p.a. e di conseguenza del Ministero dell'economia e delle finanze, nella qualità di azionista unico della stessa Consip s.p.a –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti rappresentati in premessa e, in caso affermativo, se non ritenga di adottare iniziative per procedere all'annullamento immediato della gara FM4 sia per motivi di autotutela, sia per restituire immediata funzionalità alla Consip s.p.a. in un clima più sereno che sblocchi il mercato di settore, avviando successivamente quindi una nuova gara in condizioni di maggiore trasparenza.
(4-04051)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:


      CIRIELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          per il tramite di un comunicato stampa emesso dall'organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osapp), si apprende che il professor Alessandro Meluzzi, medico psichiatra di fama nazionale, avrebbe gratuitamente offerto delle consulenze a favore del personale di polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Torino;

          per tale ragione, l'Osapp avrebbe richiesto l'autorizzazione per l'ingresso del professionista alla direzione del carcere; quest'ultima però, avrebbe incaricato il provveditore regionale in missione della decisione, il quale avrebbe negato l'autorizzazione per necessari approfondimenti;

          così, sarebbe stato negato un servizio totalmente gratuito e decisamente utile nonché necessario, in relazione alle attuali tangibili situazioni degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria, concretamente scoraggiati a causa degli svariati episodi avvenuti, nell'ultimo periodo, nel carcere di Torino;

          si ricordano, tra i tanti, varie evasioni di detenuti che, ammessi al lavoro esterno, non hanno più fatto ritorno in carcere e le denunce nei confronti di alcuni agenti, perché accusati di ripetuti atti di violenza e tortura nei confronti dei detenuti. Episodi, questi, che avrebbero destabilizzato il corpo di polizia penitenziaria in servizio;

          a parere dell'interrogante, l'assistenza psicologica ai poliziotti sarebbe di grande ausilio alle complesse e difficoltose mansioni che gli stessi, quotidianamente, hanno il compito di svolgere. Il corpo di polizia penitenziaria, infatti, giornalmente, rischia la propria vita trovandosi, molto spesso, a contatto con detenuti di conclamata pericolosità sociale e ricopre un ruolo di primaria importanza per garantire l'ordine e il rispetto della legge all'interno delle carceri;

          per tali motivazioni, le scelte dell'amministrazione degli istituti penitenziari dovrebbero maggiormente rivolgersi alla tranquillità e all'equilibrio psichico e fisico degli appartenenti alla polizia penitenziaria e non solamente alle condizioni della popolazione detenuta, poiché solo così potrebbe essere garantita la sicurezza nelle carceri italiane –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative di competenza intenda porre in essere al fine di verificare il pieno rispetto della normativa vigente in relazione alla vicenda descritta in premessa e porre rimedio alla situazione di disattenzione del sistema penitenziario nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria.
(4-04046)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      CARDINALE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          in Sicilia sono 4 gli aeroporti che servono sia voli nazionali sia voli internazionali, in particolar modo intraeuropei;

          per effetto anche dell'abbandono di alcune compagnie aeree — Vueling e Ryanair — volare in Sicilia, negli ultimi tempi, è diventato molto oneroso: si può spendere fino a 500 euro per un volo diretto a Roma o Milano: addirittura di più di un volo intercontinentale;

          dopo l'abbandono di alcune tratte da parte di questi due vettori low cost il quadro dei collegamenti, tra la Sicilia e il resto d'Italia, ha assunto ormai i caratteri di conclamata emergenza: tariffe insostenibili e frequenti disagi rendono la condizione di insularità una vera e propria prigione;

          sembra profilarsi quello che all'interrogante appare un «raggiro» alle spalle di un popolo, quello siciliano, che, suo malgrado, sostanzialmente può spostarsi soltanto in aereo se vuole raggiungere in tempi ragionevoli la sua destinazione. Di fatto, è una tassa occulta che i residenti in Sicilia pagano indebitamente, che colpisce chi per studio, cure o lavoro si deve recare fuori dalla Sicilia;

          si sa bene che senza un sistema moderno, efficiente, avanzato e integrato dei trasporti, è quasi inutile parlare di sviluppo, benessere e crescita per un territorio, come quello insulare, che per la prima volta, dopo decenni, registra una perdita significativa di residenti: meno 400 mila negli ultimi cinque anni;

          è difficile, se non impossibile, parlare di sviluppo e di turismo in un luogo senza infrastrutture per la mobilità e, se non si inverte da subito questa tendenza, l'isola sarà sempre più un luogo destinato all'immobilismo, alla sofferenza, al nulla;

          una soluzione immediata, almeno per quanto riguarda il problema dei trasporti, ci sarebbe ed è la cosiddetta «continuità territoriale», il regime che permette allo Stato di pagare le compagnie aeree perché calmierino i prezzi. Sistema già in vigore in Sardegna, ove si paga stabilmente un prezzo equo da Cagliari, Olbia e Alghero verso Linate e Fiumicino –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza di questa anomalia tutta italiana e se non ritenga, anche in considerazione delle prossime festività, avviare urgentemente con le istituzioni locali un tavolo di lavoro affinché si possano attivare tutte le misure, come per la Sardegna, per compensare il gap legato alla posizione geografica attraverso agevolazioni sui costi dei trasporti aerei, marittimi e ferroviari.
(5-03101)

Interrogazioni a risposta scritta:


      RACITI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il 4 luglio 2007 l'Anas indice un bando pubblico finalizzato all'individuazione del concessionario;

          il 7 novembre 2014 viene firmata la convenzione di concessione, che diventa efficace il 30 giugno 2016;

          qualche mese dopo il 28 dicembre 2016, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Anas e regione siciliana firmano l'accordo quadro finalizzato alla realizzazione dell'autostrada Catania-Ragusa. La modalità di finanziamento individuata nell'accordo, in ragione dell'assenza di alternative sostenibili, è il project financing;

          il 20 dicembre 2018, in seguito ai rilievi posti dalla ragioneria dello Stato e del Ministero dell'economia e delle finanze circa il piano economico-finanziario, le parti raggiungono un'intesa che impegna il concessionario a trasferire la propria sede legale in Sicilia, così da poter recuperare risorse fiscali da destinare, attraverso i comuni coinvolti, alla riduzione del pedaggio per gli utenti soggetti a costante pendolarismo;

          il 3 gennaio 2019, la giunta regionale della regione siciliana con propria delibera formalizza l'intesa, che viene integrata nel Piano economico-finanziario dell'opera;

          ad agosto di quest'anno, nel corso della riunione del Comitato interministeriale per la programmazione economica, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del precedente Governo aveva dichiarato chiuso il modello concessionario precedente ed espresso la volontà di realizzare l'opera con solo denaro pubblico –:

          se il Ministro intenda adottare iniziative per proseguire il progetto, come sopra esposto, volto alla realizzazione dell'autostrada Catania-Ragusa e quali tempi si prevedano tenendo in considerazione l'eventuale nuovo iter autorizzativo.
(4-04045)


      CIRIELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          la strada statale 268 «del Vesuvio» è una superstrada che da Cercola (Na) attraversa tutta l'area vesuviana e termina a Scafati, nell'agro nocerino-sarnese;

          fonti giornalistiche evidenziano come la strada sia stata più volte oggetto di lavori che hanno interessato svariati tratti e svincoli;

          il 27 marzo 2019, sarebbe stato aperto il tratto di 2 chilometri tra Scafati – località Bagni e Angri – via Ortalonga, ma, a distanza di 7 mesi, il cantiere non sarebbe stato ancora completato, in quanto difetterebbe dell'attivazione della stazione di esazione di Angri, prevista per l'estate trascorsa;

          a fronte di tale situazione, il sindaco di Scafati, Cristoforo Salvati, avrebbe inviato una nota ai vertici dell'Anas per comprendere le motivazioni di tale ritardo e per conoscere i tempi certi di apertura della stazione suddetta;

          a parere dell'interrogante, il completamento di tale svincolo contribuirebbe a favorire un significativo decongestionamento del traffico pesante sia per il territorio di Scafati che per quello di Angri e ridurrebbe il passaggio dei mezzi per le arterie comunali, molto spesso ostruite, che creano pericolo per la circolazione e un pesante inquinamento –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative intenda porre in essere, per quanto di competenza, per accelerare la conclusione dei suddetti lavori, affinché sia definitivamente ripristinata la circolazione.
(4-04049)

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:


      PRISCO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          con decreto del Ministro dell'interno 11 aprile 2017, n. 1546, è stato previsto il distaccamento permanente di Norcia dei vigili del fuoco, classificato come «SD2», che ha la funzione di rispondere tanto alle esigenze di soccorso del territorio quanto alle necessità post sisma, soprattutto in un prossimo futuro nel quale si prevede la totale chiusura della fase emergenziale;

          sin dalla sua prima attivazione, al presidio sono state assegnate soltanto sedici unità operative rispetto alle trenta unità complessive previste dalla relativa classificazione operativa;

          ciononostante sinora il comando provinciale di Perugia è sempre riuscito a garantirne l'operatività attraverso i turni straordinari del personale operativo presente;

          dal 18 novembre 2019, con la mobilità nazionale dei vigili del fuoco, il comando di Perugia subirà un ulteriore taglio del personale, fatto che rischia di mettere in crisi l'operatività del distaccamento di Norcia, a meno che non siano assegnate le unità necessarie a colmare le altre carenze croniche di personale del comando e anche risorse aggiuntive per garantire il funzionamento del distaccamento di Norcia;

          qualunque decisione sarà presa in merito va presa con immediatezza, al fine di dare la dovuta chiarezza al personale del Corpo e alla cittadinanza della Valnerina –:

          in che modo si intenda continuare a garantire la presenza in via ordinaria del comando dei vigili del fuoco in Valnerina, ovvero se si intenda istituire un distaccamento con personale permanente, assegnando quindi le necessarie risorse umane;

          se non si reputi necessario attivare la procedura di assegnazione temporanea di personale ai sensi dell'articolo 42 del decreto del Presidente della Repubblica n. 64 del 2012, così come già avvenuto per le carenze di personale riscontrate nelle isole minori.
(5-03100)

Interrogazioni a risposta scritta:


      UBALDO PAGANO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          il sistema italiano per l'esame delle domande di asilo si articola, ai sensi dell'articolo 4, commi 2 e 2-bis, del decreto legislativo n. 25 del 2008, in 20 commissioni territoriali affiancate da 30 sezioni, distribuite in tutto il territorio nazionale. Il decreto-legge n. 13 del 2017 ha autorizzato l'assunzione, mediante concorso, di «personale a tempo indeterminato altamente qualificato per l'esercizio di funzioni di carattere specialistico»;

          l'immissione di questi lavoratori nell'amministrazione ha consentito:

              a) di passare, in tema di asilo, a un approccio sistematico e professionale, grazie a una selezione basata su una serie di requisiti professionali volti a individuare una figura di funzionario specialista della materia, in grado di istruire in autonomia i procedimenti per il riconoscimento della protezione internazionale;

              b) di affidare le delicate valutazioni in materia al personale dell'amministrazione civile dell'interno selezionato e formato a tale scopo, in grado garantire anche la continuità della composizione dei collegi, che in passato si è rivelata una notevole criticità per la presenza di componenti non dedicati esclusivamente allo svolgimento di tali funzioni;

              c) di riorganizzare il sistema tenendo conto della natura diffusa delle domande di protezione internazionale su tutto il territorio italiano;

          tale categoria professionale, identificata dalla legge come «personale altamente qualificato per l'esercizio di funzioni di carattere specialistico», è l'unica abilitata dalla normativa vigente allo svolgimento di funzioni istruttorie nell'ambito della valutazione delle domande d'asilo, nonché l'unica idonea a far parte delle commissioni territoriali, costituendone altresì elemento indefettibile, ancorché non sviluppata tramite l'indicazione di un apposito albo;

          il profilo di questi nuovi lavoratori, inoltre, è difficilmente assimilabile a quello dei funzionari amministrativi dell'area terza, sia per il livello di preparazione richiesto, sia per il tipo di formazione, sia per lo specifico tipo di attribuzioni, comprensive della partecipazione ad una fase decisoria del collegio di appartenenza, riguardante i diritti soggettivi dei soggetti coinvolti (richiedenti asilo), con le assunzioni di responsabilità che ne conseguono;

          in relazione alla cessazione dell'attività di alcune commissioni territoriali, l'articolo 8-quater, comma 2, della legge n. 53 del 2019 ha previsto la possibilità di ricollocamento del personale proveniente dalle commissioni e sezioni territoriali in dismissione presso le sedi centrali e periferiche dell'amministrazione civile del Ministero dell'interno, in deroga alla disciplina ordinaria dettata dall'articolo 30 comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, estendendo la facoltà per l'amministrazione di stabilire il trasferimento dei lavoratori oltre il limite ordinario di cinquanta chilometri, purché nell'ambito dello stesso territorio regionale. Questa disposizione, ad avviso dell'interrogante, discrimina la suddetta categoria rispetto a tutti gli altri dipendenti pubblici e pone le basi per una futura precarizzazione della stessa;

          una precarizzazione dell'organico destinato alle commissioni costituirebbe, dunque, un sostanziale depauperamento del capitale professionale attualmente in dotazione al Ministero dell'interno che va scongiurato anche nell'ottica della migliore gestione delle risorse dello Stato –:

          se intenda, per quanto di competenza, intraprendere iniziative volte a:

              a) valorizzare queste professionalità e collocarle tra i professionisti e le alte specializzazioni dell'attuale area contrattuale di appartenenza;

              b) far sì che, nell'ottica di una definizione chiara delle linee direttive cui si intende informare l'attività delle commissioni nonché del sistema-asilo in generale, la scelta delle sedi di commissione venga definita in una prospettiva di lungo periodo;

              c) in caso di chiusura dei collegi, assegnare in via prioritaria i predetti lavoratori a funzioni di carattere specialistico, con mantenimento dell'inquadramento giuridico e del trattamento economico;

              d) prevedere che il personale che resta in servizio presso le commissioni territoriali possa usufruire, con trattamento non discriminatorio, delle procedure di mobilità, scambi compensativi ex articolo 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 325 del 1988 ed assegnazioni temporanee presso altre amministrazioni, previste dalla contrattazione collettiva e normativa in vigore.
(4-04040)


      CIRIELLI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          da articoli di stampa si apprende che, durante la notte tra il 26 e il 27 ottobre 2019, nei pressi del bar «Budda» situato nella località Torre di Mare a Capaccio Paestum, è stato ucciso a coltellate un giovane di 33 anni, Francesco De Santi, da parte di un pregiudicato con precedenti penali per droga;

          secondo quanto riportato dai testimoni oculari, l'episodio sarebbe avvenuto in seguito ad una discussione intercorsa con un'altra persona; l'omicida avrebbe sferrato 3 coltellate alla vittima che sarebbe poi morta sul colpo;

          a parere dell'interrogante, stante la gravità dell'accaduto, si dovrebbero applicare in questi casi i massimi di pena previsti per la fattispecie di omicidio doloso, così come richiesto dalla famiglia della vittima e dalle persone a lui più care;

          quanto accaduto rappresenterebbe l'ennesimo episodio di violenza tra i tanti che, con minore o maggiore intensità, si verificherebbero oramai da tempo sul territorio di Capaccio e, più in generale, in tutti i comuni della provincia di Salerno;

          tale situazione di emergenza meriterebbe una particolare attenzione da parte del Governo che, a parere dell'interrogante, dovrebbe valutare l'opportunità di interventi mirati, al fine di ristabilire un clima di serenità tra la popolazione locale;

          innanzitutto, sembrerebbe opportuno rafforzare la presenza delle forze dell'ordine sul territorio in chiara difficoltà per la carenza di organici e per l'aumento della criminalità;

          inoltre, a fronte di crimini sempre più ricorrenti e crudeli, per assicurare un'autorevole repressione criminale e garantire l'applicazione del principio della certezza della pena, bisognerebbe necessariamente procedere a un aumento delle pene e a un inasprimento dell'esecuzione penale, al fine di evitare gli attuali sconti di pena che dietro un presunto programma riabilitativo in realtà producono solo una deflazione carceraria –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative intenda porre in essere, anche di carattere normativo, affinché simili episodi non possano più verificarsi.
(4-04047)


      BRAGA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          risulta da quotidiani locali e agenzie di stampa della provincia di Treviso che il sindaco del comune di Zenson di Piave, Daniele Dalla Nese, non abbia ritenuto utile l'intervento della sua amministrazione comunale per censurare e cancellare dalla facciata – rivolta sulla pubblica via – di un palazzo situato nel centro del paese due volti stilizzati del duce Benito Mussolini e ridipinti in seguito a un restauro conservativo;

          a quanto si apprende il citato sindaco, così come la proprietà, giustificano la permanenza delle effigi del duce facendole risalire al tempo del Ventennio Fascista;

          nella XVII legislatura era stato approvato in prima lettura alla Camera un progetto di legge (A.C. 3343) volto a introdurre un articolo 293-bis nel codice penale al fine di prevedere il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista in modo da punire chiunque propagandasse le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazional-socialista tedesco ovvero delle relative ideologie, oppure ne richiamasse pubblicamente la simbologia e la gestualità –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda sopra richiamata e se intenda assumere iniziative normative volte a sancire il divieto di riprodurre, divulgare e propagandare, con qualsiasi modalità, immagini o simboli propri del partito fascista e della relativa ideologia, anche al fine di evitare che possano ripetersi casi come quello di cui in premessa.
(4-04048)


      FERRO e DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          desta preoccupazione la decisione di ridurre la scorta alla dottoressa Marisa Manzini, sostituto procuratore della Repubblica nel processo contro uno dei più sanguinari boss della ’ndrangheta calabrese e oggi consulente della Commissione parlamentare antimafia;

          secondo quanto riportato nelle ultime ore da fonti di stampa locale, Pantaleone Mancuso, alias «Scarpuni», figura apicale dell'omonima cosca della ’ndrangheta vibonese, che aveva già minacciato il magistrato, continua a farlo dal carcere, volendo imputare alla Manzini, che all'epoca del processo rappresentava la pubblica accusa, la morte della moglie che aveva cominciato a collaborare, per poi volere tornare a casa di Mancuso e dopo un mese essere trovata suicida per «aver ingerito» acido muriatico;

          le nuove minacce sono state rese pubbliche pochi giorni fa davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Salerno dove si è celebrata la prima udienza del processo a carico del Mancuso, imputato di «oltraggio a un magistrato in pubblica udienza», reato aggravato dalle modalità mafiose;

          durante un'udienza nell'aula bunker di Vibo Valentia, infatti, Mancuso, collegato in videoconferenza dal carcere, aveva gravemente minacciato la dottoressa Manzini che, applicata alla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, stava sostenendo l'accusa nel processo contro la cosca;

          dopo quelle gravissime minacce mafiose, culminate nella frase emblematica «fai silenzio ca parrasti assai», alla dottoressa Manzini è stato elevato il livello di protezione;

          pochi giorni fa, nel corso dell'udienza, è stato rivelato il contenuto di una intercettazione in carcere, in cui Mancuso esprimeva ai propri familiari un astio profondo nei confronti della dottoressa Manzini, circostanza contenuta in una informativa di polizia giudiziaria trasmessa alla procura nel 2018. Sono espressioni preoccupanti, che dimostrano il risentimento e la sete di vendetta da parte del capo di una delle cosche mafiose più pericolose al mondo;

          lo stesso Ministro dell'interno Luciana Lamorgese, in audizione presso la Commissione parlamentare antimafia, ha ribadito l'assoluta pericolosità della ’ndrangheta che non dimentica i suoi nemici;

          nonostante ciò, a soli quindici giorni dall'inizio del processo, con una decisione che ha davvero dell'incredibile, alla dottoressa Manzini è stato ridotto il livello di protezione da secondo a terzo grado. In sostanza, il magistrato può contare su un solo uomo di tutela, nonostante sia in cima alla «lista nera» della cosca del Vibonese, e ciò rende evidente il rischio per la sua incolumità e per quella degli uomini delle forze dell'ordine che hanno il compito di proteggerla –:

          quali urgenti iniziative di competenza si intendano assumere per garantire tutta la necessaria protezione ad un magistrato da sempre in prima linea contro la ’ndrangheta.
(4-04052)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta scritta:


      RAMPELLI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          sta destando scalpore la notizia, riportata da fonti di stampa nazionale, della circolare emessa dall'istituto comprensivo statale «Nando Martinelli» per l'attivazione di un corso gratuito di lingua araba tenuto da un genitore madrelingua nelle aule della scuola;

          la circolare n. 59, consegnata dai genitori della struttura che ospita l'infanzia, la primaria e le medie, è rivolta al personale Ata, al personale docente e alle famiglie degli alunni;

          l'iniziativa, certamente discutibile, non ha raccolto il favore di tutti, soprattutto dei genitori che ne hanno lamentato il mancato arricchimento culturale;

          a parere dell'interrogante, pur volendo considerare positivamente la scelta di consentire ai bambini, sin dalla scuola dell'infanzia, di familiarizzare con altre lingue, tale possibilità andrebbe rivolta alle lingue continentali, inglese, spagnolo, francese, tedesco, prima che a lingue distanti dalla cultura occidentale;

          tale circolare sembra all'interrogante rappresentare solo l'ennesima provocazione in un sistema scolastico in cui si susseguono continue proposte tese a minare la cultura e l'identità nazionale, dalla rimozione dei crocifissi, al divieto dei presepi o alla loro trasformazione in «villaggi globali», dall'imposizione dei menù etnici, all'abrogazione della carne di maiale dai tortellini –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, accertata la veridicità degli stessi, quali siano i suoi orientamenti al riguardo;

          quali iniziative di competenza intenda adottare per evitare che la scuola italiana si riduca a promuovere corsi di arabo anziché l'integrazione dei bambini, potenziando l'insegnamento dell'italiano ai minori stranieri.
(4-04038)

Apposizione di firme ad interrogazioni.

      L'interrogazione a risposta in Commissione Moretto n. 5-00937, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 novembre 2018, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Mor.

      L'interrogazione a risposta in Commissione Zolezzi n. 5-02308, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 18 giugno 2019, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Barzotti.

ERRATA CORRIGE

      Nell'Allegato B ai resoconti della seduta del 6 novembre 2019, alla pagina 9315, prima colonna, le righe dalla terza alla quarta si intendono soppresse.