XVIII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Venerdì 22 novembre 2019

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


      La Camera,

          premesso che:

              la città di Matera, grazie all'unicità, all'eccezionalità e alla singolarità del suo patrimonio storico e artistico, è uno dei siti culturali più importanti d'Italia, d'Europa e del mondo;

              il sito dei Sassi di Matera è risultato essere uno degli insediamenti più antichi al mondo ed è stato riconosciuto come patrimonio mondiale dell'umanità dal 1993; inoltre, proprio per il suo alto tasso culturale la città è stata nominata Capitale della cultura 2019;

              nella città di Matera si sono registrati diversi allagamenti, soprattutto nella zona del rione sassi, a seguito degli eccezionali eventi atmosferici dell'11 e 12 novembre 2019, mentre nel metapontino e specialmente nei comuni di Policoro e Scanzano Jonico e Montalbano Jonico a causa delle forti raffiche di vento e di una tromba d'aria si sono registrati alberi e pali caduti o pericolanti, tetti scoperchiati, muri ribaltati, ripetitori telefonici e tralicci dell'Enel sradicati dal terreno, e diversi altri danni, ancora da valutare;

              le eccezionali e violente piogge hanno provocato ingenti danni proprio al rione Sassi e la maggior parte dei problemi si è verificata al sistema di reticoli e cisterne ipogee che consentono il deflusso e la raccolta delle acque piovane e che per questi motivi meritano interventi urgenti di salvaguardia;

              in data 18 novembre la giunta comunale di Matera ha deliberato la richiesta del riconoscimento dello stato di emergenza e di calamità naturale, al fine di superare la criticità e affrontare i danni subiti soprattutto dal patrimonio culturale nel rione Sassi;

              anche i comuni di Policoro, Scanzano Jonico, Montalbano Jonico e Bernalda, di cui fa parte la frazione di Metaponto, hanno presentato nei giorni scorsi la richiesta del riconoscimento dello stato di emergenza e calamità naturale per le forti piogge e le raffiche di vento che hanno interessato l'area del metapontino;

              ad oggi per il comune di Matera e per il comune di Policoro la stima dei danni ammonterebbe a circa 8 milioni di euro ciascuno; per gli altri comuni del metapontino non vi è ancora una stima certa dei danni relativi al settore agricolo e turistico;

              il 18 novembre 2019 il presidente della regione Basilicata ha inoltrato al Presidente del Consiglio dei ministri ed al capo del dipartimento della protezione civile richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1,

impegna il Governo:

1) ad assumere le iniziative di competenza per deliberare quanto prima lo stato di emergenza per calamità naturale, come richiesto dal comune di Matera e dai comuni del litorale lucano, allo scopo di far fronte ai danni che hanno gravemente compromesso le infrastrutture pubbliche e private della città e del litorale;

2) ad assumere iniziative per individuare le risorse necessarie per far fronte ai danni causati dagli straordinari eventi atmosferici che hanno colpito la città di Matera e i comuni del metapontino, sia per i danni alle strutture e alle infrastrutture pubbliche, sia per quelli che hanno colpito i privati cittadini, le abitazioni, i magazzini, le attività economiche, applicando sgravi fiscali e contributi per il risarcimento dei danni, strumenti di incentivazione delle donazioni e la sospensione dei termini per gli adempimenti e per i versamenti dei tributi, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l'assicurazione obbligatoria, nonché per il pagamento delle rate di adempimenti contrattuali, compresi mutui e prestiti, per i soggetti che hanno subito danni riconducibili agli eccezionali eventi meteorologici di cui in premessa, prevedendo che il pagamento in relazione ai suddetti adempimenti, dopo la sospensione dei termini, sia effettuato con rateizzazioni e senza applicazione di sanzioni e interessi, nonché a valutare la possibilità, per i soggetti maggiormente colpiti e destinatari dei risarcimenti, di sospendere e/o rateizzare il pagamento delle fatture di acqua, energia elettrica e gas;

3) a predisporre per la città di Matera un piano straordinario di interventi al fine di mettere in sicurezza, restaurare e conservare il patrimonio culturale della città;

4) a prevedere un piano di digitalizzazione e pubblicizzazione dei singoli beni e del materiale culturale custodito all'interno della città dei sassi;

5) ad adottare iniziative per contribuire, insieme alla regione, al comune di Matera e alla fondazione Matera 2019, a valorizzare l'industria creativa e culturale materana, nonché gli innovatori locali in modo da far divenire Matera un centro per la nascita e la crescita di nuove imprese legate alla produzione di cultura, a partire dalle start up innovative e dalle nuove professioni;

6) ad adottare iniziative per prevedere l'estensione per gli anni 2020 e 2021 del regime speciale dettato dal comma 347 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), al fine di consentire il completamento del restauro urbanistico e ambientale dei rioni Sassi e del prospiciente altopiano murgico di Matera, in attuazione della legge 11 novembre 1986, n. 771, di definire le attività e i procedimenti tuttora in corso e di procedere alla rendicontazione dei fondi stanziati dal Governo per la realizzazione di opere pubbliche e infrastrutture ritenute strategiche per la città;

7) ad adottare iniziative per estendere per gli anni 2020 e 2021 il regime speciale dettato dai commi 345 e 346 dell'articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità 2016), al fine di governare e di gestire il ruolo di «Capitale europea della cultura» riconosciuto al comune di Matera per il 2019, relativamente all'assunzione del personale con forme contrattuali flessibili, di cui all'articolo 9, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni.
(1-00297) «Rospi, Ilaria Fontana, D'Ippolito, Deiana, Alberto Manca, Micillo, Ricciardi, Maraia, Federico, Daga, Zennaro, Gabriele Lorenzoni».

Risoluzione in Commissione:


      La III Commissione,

          premesso che:

              dal 1997 Hong Kong è una regione amministrativa speciale cinese, fa parte della Cina ma possiede un sistema amministrativo diverso, (una Cina due sistemi) che prevede una forte autonomia sul piano politico, economico e soprattutto giudiziario almeno fino al 2047;

              il 31 marzo 2019 migliaia di persone scendevano per le strade per protestare contro la proposta di legge sull'estradizione, e il 3 aprile l'esecutivo guidato da Carrie Lam introduceva alcuni emendamenti. Ciononostante, alla fine di aprile, decine di migliaia di manifestanti raggiungevano l'edificio del Consiglio legislativo di Hong Kong, per rifiutare qualunque modifica alla normativa sull'estradizione suscettibile di accrescere il ruolo della Cina nelle vicende giudiziarie della Regione amministrativa speciale. L'11 maggio 2019 si verifica dissenso in seno allo stesso Consiglio legislativo tra i deputati favorevoli e quelli contrari alle modifiche in materia di estradizione;

              dieci giorni dopo Carrie Lam ribadiva la sua determinazione a fare approvare le modifiche, ma il 30 maggio 2019 la portata delle modifiche veniva parzialmente attenuata – non convincendo peraltro gli oppositori, le cui posizioni trovavano una clamorosa manifestazione nell'iniziativa di più di tremila avvocati di Hong Kong, che il 6 giugno sfilavano per le strade vestiti di nero. Ben più corposa la dimostrazione del 9 giugno, cui partecipavano oltre mezzo milione di persone;

              la lettera di un giovane di Hong Kong rivolta a Papa Francesco denunciava le violenze della polizia sui manifestanti, si legge: «Il 9 giugno scorso, un milione di loro sono scesi in strada per chiedere il ritiro della legge. Eppure, questa voce così forte è stata trascurata dal governo di Hong Kong. Il 12 giugno 2019, la polizia ha perfino usato una forza eccessiva e non necessaria contro dimostranti indifesi colpendoli con proiettili di gomma e gas lacrimogeni»;

              nei giorni successivi la protesta assumeva contorni di massa, mentre venivano compiuti atti di violenza che hanno coinvolto la polizia che rispondeva sparando proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Procedendo anche alla chiusura temporanea degli uffici di Governo. Il 15 giugno il Capo dell'esecutivo Carrie Lam rinviava sine die la proposta di legge per le modifiche alla normativa sull'estradizione;

              il 16 giugno almeno 2.3 milioni di persone di tutte le età e di tutti gli strati sociali, hanno preso parte alla manifestazione contro la legge sull'estradizione in Cina. La gigantesca partecipazione è considerata «la più grande dimostrazione di tutti i tempi» e Hong Kong ha 7,4 milioni di abitanti;

              ulteriori proteste avvenivano il 1° luglio, 22° anniversario del ritorno di Hong Kong alla Cina, e si giungeva ad assaltare la sede del Consiglio legislativo. Il 9 luglio Carrie Lam sembrava dichiararsi sconfitta, appurando l'impossibilità di portare avanti le modifiche alla normativa sull'estradizione;

              il 18 luglio il Parlamento europeo votava una risoluzione che invitava il Governo di Hong Kong a ritirare il progetto di modifica del regime dell'estradizione e sosteneva l'importanza «che l'UE continui a sollevare la questione delle violazioni dei diritti umani in Cina in occasione di ogni dialogo politico e sui diritti umani con le autorità cinesi, in linea con l'impegno dell'UE di esprimersi con una voce unica, forte e chiara nel dialogo con il paese; rammenta altresì che, nel contesto del suo attuale processo di riforma e del suo crescente impegno globale, la Cina ha aderito al quadro internazionale sui diritti umani firmando una vasta serie di trattati internazionali in materia; invita pertanto l'UE a portare avanti il dialogo con la Cina per assicurare che onori tali impegni»;

              il 21 luglio 2019 migliaia di attivisti circondavano l'ufficio di rappresentanza della Cina a Hong Kong, con ripetuti episodi di violenza in cui era coinvolta la polizia: poche ore dopo la stazione rurale di Yuen Long era assaltata da uomini in maglietta bianca – presumibilmente a favore della Cina –, alcuni dei quali muniti di pali con cui assalivano passeggeri e passanti, compresi alcuni giornalisti;

              alla fine di luglio, 44 attivisti sono stati accusati di sedizione e pochi giorni dopo il regolatore dell'aviazione cinese richiedeva che la compagnia di bandiera di Hong Kong, Cathay Pacific, procedesse alla sospensione del personale che aveva preso parte alle proteste; la compagnia aerea prontamente si adeguava, sospendendo un solo pilota;

              il 14 agosto la polizia e i manifestanti si scontravano all'aeroporto internazionale di Hong Kong dopo che i voli erano stati interrotti per il secondo giorno;

              il 31 agosto alcuni manifestanti e passeggeri di Hong Kong sono stati picchiati dalla polizia. L'episodio è avvenuto all'interno della metropolitana vicino alla stazione di Prince Edward. Le telecamere di sicurezza hanno ripreso le scene brutali, che hanno fatto il giro del mondo, in cui agenti avrebbero colpito le persone con spray al peperoncino e manganelli. Alcuni testimoni hanno confermato la ricostruzione sconcertati e la polizia, infine, ha riferito di aver arrestato 40 persone;

              il 4 settembre Carrie Lam annunciava il ritiro, in via definitiva, delle proposte di modifica alla normativa di Hong Kong in materia di estradizione, dopo un incontro con i deputati favorevoli a Pechino e con alti rappresentanti cinesi. Il Capo dell'esecutivo accompagnava l'annuncio con ulteriori tre punti, a suo dire utili, a un dialogo con il movimento di contestazione, ovvero il pieno sostegno all’Indipendent Police Complaints Council (Ipcc), l'organismo che ha il compito di fare luce sui reclami contro l'operato della polizia dell'ex colonia; la disponibilità sua e del suo gabinetto ad avviare incontri con le comunità locali e infine un rapporto indipendente sulle cause delle principali questioni sociali che affliggono la città;

              da parte degli attivisti pro-democrazia, la mossa di Carrie Lam era giudicata tardiva e insufficiente, nonché elusiva di altre richieste del movimento di contestazione, quali le dimissioni della stessa Lam, il suffragio universale per eleggere il Capo dell'esecutivo e il Consiglio legislativo, un'indagine indipendente e democratica sulla condotta della polizia e la cancellazione delle accuse agli arrestati durante le proteste, saliti a più di 1.200 persone;

              il 7 settembre si registrava un'altra giornata di grande tensione, quando i manifestanti tentavano il blocco dell'aeroporto, scongiurato dal pronto schieramento della polizia: diverse centinaia di manifestanti, fallito l'assedio, si ritrovavano allora a Mong Kok, il distretto di Kowloon ad alta densità residenziale, dove circondavano la stazione locale di polizia e costruivano barricate sulla strada principale. Gli agenti usavano i lacrimogeni per disperdere la folla;

              il giorno successivo, 8 settembre, una grande marcia pacifica si dirigeva al consolato americano, invocando l'aiuto di Donald Trump alla causa della libertà di Hong Kong. In particolare i manifestanti chiedevano al Congresso USA di approvare l’Hong Kong Human Rights and Democracy Act – all'esame del Senato la settimana successiva –, a seguito del quale potrebbero essere punite con sanzioni le azioni illegali dei funzionari dell'ex colonia contro manifestanti in difesa dei diritti umani;

              intanto l'attivista pro-democrazia Joshua Wong, già leader del «Movimento degli ombrelli» del 2014, era di nuovo arrestato all'aeroporto di Hong Kong, di rientro da un viaggio a Taiwan, per il «presunto» mancato rispetto delle regole sulla libertà su cauzione. Il 9 settembre, tuttavia, Joshua Wong era rilasciato, avendo il tribunale competente riconosciuto che gli addebiti contestati erano legati alla documentazione inaccurata: l'attivista poteva così prontamente riprendere la propria azione di sensibilizzazione internazionale sulla situazione di Hong Kong, partendo per la Germania;

              proprio l'accoglimento di Joshua Wong a Berlino provocava forti preoccupazioni per la Cina, con la convocazione da parte del Governo cinese dell'ambasciatore tedesco a Pechino. Joshua Wong incontrava il Ministro degli esteri tedesco Heiko Maas, e in sede di conferenza stampa lanciava un ardito paragone tra la situazione presente di Hong Kong e quella di Berlino durante la Guerra fredda;

              l'11 settembre il Ministero degli esteri cinese ha inoltrato ai politici statunitensi la richiesta di non intromettersi negli affari di Hong Kong, come se gli Stati Uniti fossero i colpevoli di quanto stia accadendo. Il riferimento è alla proposta, presentata da alcuni legislatori al Congresso USA, del progetto di legge Hong Kong Human Rights and Democracy Act del 10 settembre 2019, con la quale si chiede la sospensione delle forniture statunitensi alle forze dell'ordine di Hong Kong;

              la Repubblica popolare cinese ha avvertito più volte gli Stati Uniti di non interferire negli affari di Hong Kong, considerati una vicenda interna; gli ambienti filo-pechinesi della città accusano da tempo Washington di favorire e finanziare le forze «pro-democrazia» animatrici delle proteste, senza prove evidenti;

              il 15 settembre si svolgeva un sit-in dei manifestanti di Hong Kong davanti al consolato del Regno Unito: constatando l'impraticabilità ormai della soluzione «un paese, due sistemi», veniva chiesto l'aiuto britannico, in particolare, per modificare il passaporto British National Overseas (Bno) rilasciato ai residenti dell'ex colonia, che dà accesso ma non residenza in Gran Bretagna. La settimana precedente, circa 130 parlamentari della Camera dei comuni avevano firmato una lettera al Ministro degli Esteri Dominic Raab, sollecitando gli Stati del Commonwealth a concedere la doppia cittadinanza ai residenti di Hong Kong;

              con il proseguire degli scontri, il 2 ottobre 2019 l'Unione europea attribuisce grande importanza all'elevato grado di autonomia di Hong Kong, che deve essere preservato in linea con la Legge fondamentale e con gli impegni internazionali. Il continuo rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali e l'indipendenza della magistratura restano essenziali per lo sviluppo di Hong Kong;

              dall'inizio delle proteste il numero di suicidi denunciati è aumentato vertiginosamente. Nei due mesi successivi la media suicidi ad Hong Kong era di circa 10 ogni decessi ogni 10 giorni. Poi il numero è salito improvvisamente e, nei giorni successivi, si è arrivati a 49. Il bilancio, aggiornato a fine ottobre, parla di oltre 100 casi, molte vittime sono giovani manifestanti. Esperti di sanità pubblica affermano che i manifestanti sono esposti e impreparati ad affrontare l'esposizione alla violenza che coinvolge Hong Kong dall'inizio delle manifestazioni;

              il 5 novembre 2019 il Governo dichiara che l'Italia non vuole intromettersi nelle vicende interne di altri Paesi e pronunciarsi sulla posizione di Hong Kong, con le parole del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio: «Noi in questo momento non vogliamo interferire nelle questioni altrui e quindi, per quanto ci riguarda, abbiamo un approccio di non ingerenza nelle questioni di altri Paesi», incontrando i media italiani nello stand dell'Ice al Ciie di Shanghai;

              Joshua Wong, uno dei volti noti della protesta, doveva venire in Italia a fine mese per incontrare parlamentari di vari partiti, cosa che ha già fatto in Germania – incontrando privatamente il Ministro degli esteri con alcuni politici – e negli Stati Uniti – incontrando membri del Congresso, e un tribunale ha respinto l'8 novembre 2019 la richiesta del signor Wong di lasciare Hong Kong per l'Europa; questo lo fa sapere l'ufficio del portavoce del Ministero degli esteri cinese, in risposta a una richiesta di chiarimento sul possibile viaggio in Italia. Il 19 novembre la decisione viene confermata dalla Corte suprema;

              il 15 novembre parlando a Brasilia, il Presidente cinese sostiene con forza le azioni violente della polizia di Hong Kong e spinge i giudici a punire «coloro che hanno commesso violenti crimini». Da molti commentata come una specie di «licenza di uccidere». Le violenze della polizia sono condannate da molte organizzazioni della società civile e le parole del Presidente cinese sono «il preludio per un massacro», dalle parole di un giovane studente cinese;

              successivamente, la Commissione di verifica di sicurezza per i rapporti economici Usa-Cina, ha chiesto che Washington sospenda lo speciale status economico di Hong Kong nel caso in cui Pechino dispieghi il suo esercito nella città. Pur essendo parte della Cina, Hong Kong non è sottoposta alle sanzioni Usa della guerra dei dazi e a causa dello stato di diritto internazionale vigente nel territorio, molti finanziamenti statunitensi giungono alla Cina via Hong Kong;

              l'imposizione sempre più pesante di Pechino nel controllo della sovranità di Hong Kong – dice la Commissione – mina «l'alto grado di autonomia che garantisce la fiducia» a commerciare con Hong Kong;

              l'11 novembre un poliziotto spara a un manifestante disarmato. Questo atto segna un cambio di passo nell'uso della forza da parte delle autorità di Hong Kong;

              una delle raccomandazioni della Commissione è che il Congresso americano «vari una legge» che sospenda lo status speciale di Hong Kong nel caso che «il governo cinese dispieghi l'esercito per la liberazione del popolo o la speciale polizia armata in un intervento armato ad Hong Kong». La Commissione suggerisce pure che «i membri del Congresso... continuino a esprimere sostegno alla libertà di espressione e allo stato di diritto in Hong Kong». Il Congresso americano ha varato la legge il 19 novembre. Serve la firma del presidente Trump per renderla esecutiva;

              recentemente circa 50 soldati dell'Esercito popolare di liberazione cinese (Pla) hanno ripulito alcune strade di Hong Kong in maniera volontaria; i soldati hanno dichiarato, facendo riferimento alle parole del Presidente cinese, che «fermare la violenza e far finire il caos è una nostra responsabilità», questo ha suscitato timore fra i cittadini di Hong Kong che si domandano come un esercito così disciplinato come il Pia, faccia delle cose «per volontariato», senza ordini dall'alto. Secondo l'accordo bilaterale Cina-Gran Bretagna, la Cina non può dispiegare l'esercito sul territorio di Hong Kong senza previa autorizzazione delle autorità di Hong Kong. Non è chiaro se in questo caso ci sia stata l'autorizzazione;

              il 18 novembre si è macchiato di scontri durissimi a Hong Kong tra manifestanti arroccati nel Politecnico e la polizia, registrando un totale di 38 feriti, di cui 5 in condizioni gravi, secondo il bilancio stilato dalla Hospital Authority. La polizia di Hong Kong ha lanciato l'appello alla resa agli studenti arroccati nel Politecnico, invitati a deporre le armi e a uscire in modo ordinato. Tutti, ha assicurato un portavoce in una conferenza stampa in streaming, saranno arrestati perché «sospettati di rivolta» in vista degli accertamenti del caso;

              dall'inizio delle proteste di giugno, la polizia ha arrestato 4.401 persone, di cui 3.395 uomini e 1.096 donne, in età compresa tra gli 11 e gli 83 anni;

              l'Alta Corte di Hong Kong ha dichiarato incostituzionale il divieto di usare le maschere durante le proteste, introdotto dalla governatrice Carrie Lam, a cui Hong Kong aveva fatto ricorso l'ultima volta nel 1967; il divieto è stato da subito molto contestato dato che i manifestanti che si coprono il volto non lo fanno solamente per non essere riconosciuti dal Governo centrale cinese, ma anche per proteggersi dai gas lacrimogeni, dai proiettili di plastica e dai getti dei cannoni ad acqua sparati dalla polizia;

              in un comunicato, l'ufficio di collegamento del Governo cinese a Hong Kong ribadisce il sostegno al governo locale per «adottare ogni necessaria misura per fermare i disordini e ripristinare l'ordine il prima possibile, arrestare i criminali e punire severamente i loro atti violenti»;

              dal punto di vista finanziario, la questione riguarda gli effetti a lungo termine delle proteste sull'economia cittadina. Le riserve di Hong Kong hanno perso quasi 500 miliardi di dollari di valuta solo da giugno 2019. Il 71,5 per cento degli investimenti esteri diretti assorbiti dalla Cina nel 2018 è arrivato proprio attraverso Hong Kong; le aziende della Cina continentale hanno guadagnato il 67,5 per cento della loro mercatizzazione con la Borsa di Hong Kong;

              Hong Kong non vuole diventare cinese perché gode di diritti che i cinesi della terraferma non hanno; i suoi abitanti restano molto più ricchi dei cinesi del continente: quasi 40 mila dollari di reddito annuo pro capite contro 7 mila;

              la maggior parte dei manifestanti sono giovani sotto i 29 anni, che temono per il loro futuro di libertà, ma anche di lavoro e di abitazione, data la facilità con cui essi vengono sostituiti da personale cinese (che si accontenta di salari più bassi) e la difficoltà a trovare una casa a prezzi abbordabili (la maggior parte dell'edilizia – gestita dal Governo – è per case di lusso, che sono acquistate dai cinesi ricchi del mainlandl),

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative per aderire all'impegno preso dal Parlamento europeo con risoluzione del 18 luglio 2019;

2) a sostenere, nelle sedi internazionali opportune, l'avvio di una immediata indagine conoscitiva per verificare la violazione dei diritti umani commessi durante il periodo delle manifestazioni;

3) ad assumere iniziative presso l'ambasciata cinese per verificare le ragioni del diniego al visto per la visita programmata in Italia di Joshua Wong e favorirne il rilascio;

4) ad assumere iniziative volte a sostenere, insieme alla comunità europea, la richiesta di rilascio dei manifestanti arrestati durante le proteste.
(7-00379) «Lupi, Quartapelle Procopio, Migliore, Delmastro Delle Vedove, Valentini».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta orale:


      PIASTRA, VINCI, CAVANDOLI, CESTARI, GOLINELLI, MORRONE, MURELLI, RAFFAELLI, TOMASI, TOMBOLATO e TONELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          da diversi anni le ville padronali suburbane con i relativi parchi-campagna, gli edifici religiosi e soprattutto le numerose corti coloniche che costellano tutto il territorio della Valle dell'Idice rappresentano una delle principali componenti dell'insediamento storico dell'Emilia-Romagna per il loro valore strettamente legato all'integrazione storico-ambientale e paesaggistica di quella regione;

          sulla base delle esperienze diffuse nella regione Emilia-Romagna, le corti coloniche rappresentano oggi una delle più innovative forme di turismo sostenibile e un'importante occasione di sviluppo e valorizzazione territoriale per l'intera Valle dell'Idice;

          nella giornata del 17 novembre 2019 il maltempo ha flagellato l'Emilia-Romagna provocando ingenti danni su tutto il territorio regionale: in particolare, il cedimento dall'argine dell'Idice a Massa Finalese e a Budrio ha creato una falla di oltre 40 metri, dalla quale quasi un milione di metri cubi d'acqua ha trovato sfogo inondando casolari, stalle e campi;

          l'immediato intervento dei soccorritori ha consentito l'evacuazione di 209 persone e 100 casolari nella zona della piena, ma molte delle corti coloniche ivi situate risultano completamente devastate –:

          se e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, il Governo intenda urgentemente adottare a supporto di queste importanti strutture, soprattutto con riferimento alle corti coloniche della Valle dell'Idice fortemente danneggiate dalle incessanti piogge di cui in premessa.
(3-01138)


      BELOTTI, BORDONALI, COMAROLI, DARA, DONINA, FORMENTINI, FRASSINI, GOBBATO, GUIDESI, INVERNIZZI, EVA LORENZONI e RIBOLLA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

          a seguito degli eventi meteorologici che avevano colpito, nel periodo tra il 25 luglio e il 13 agosto 2019, le province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi, la regione Lombardia aveva avanzato al Governo una richiesta di stato di calamità;

          i danni, ingentissimi sia a proprietà pubbliche che private, erano stati quantificati in 207 milioni di euro oltre a 86 milioni di euro per le attività agricole;

          nello specifico Bergamo ha presentato richieste per 26 milioni di euro, Cremona per 17 e Lodi per 15, mentre Brescia, la più colpita, ha registrato danni per 125 milioni;

          è stata diffusa la notizia che il Governo non ha ritenuto di deliberare lo stato d'emergenza richiesto dalla regione Lombardia;

          nella nota, a firma del capo dipartimento della protezione civile, Angelo Borrelli, si rileva come gli eventi meteorologici dell'estate scorsa «non siano tali da giustificare l'adozione di misure che trascendono le capacità operative e finanziarie degli enti competenti in via ordinaria», perché «gli stessi non sono ascrivibili alla tipologia di eventi contemplati» dalla normativa in materia;

          la comunicazione del Capo Dipartimento riporta che «nello specifico i suddetti eventi, localizzati nel tempo e nello spazio non hanno richiesto l'adozione di misure di assistenza alla popolazione e di interventi urgenti non fronteggiabili a livello locale» anche se «hanno generato comunque danni al patrimonio pubblico e privato, nonché alle attività economiche e produttive»;

          la regione Lombardia, tra le più virtuose del Paese, non è abituata ad avanzare facili richieste di stato di calamità e da tempo investe tantissimo nella prevenzione e nel contrasto dell'emergenza, con stanziamenti di decine di milioni di euro per opere contro il dissesto idrogeologico;

          il comparto agricolo lombardo rappresenta un'attività economica di primaria importanza per tutto il Paese, quindi la mancata deliberazione dello stato di calamità rappresenta una forte penalizzazione all'economia non solo delle province interessate, ma di tutta Italia;

          la Lombardia ha un residuo fiscale verso lo Stato di ben 52 miliardi di euro;

          sarebbe opportuno chiarire per quali motivi gli eventi sopra citati siano «non ascrivibili alla tipologia degli eventi contemplati», visto che tra i 92 stati di calamità concessi dal 2014 ad oggi vi sono innumerevoli casi di «avversità atmosferiche» ed «eccezionali eventi meteorologici» simili a quanto verificatosi nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi tra il 25 luglio e il 13 agosto 2019 –:

          se si intenda chiarire per quali ragioni gli eventi meteorologici oggetto della richiesta di stato di emergenza da parte delle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi «non sono tali da giustificare l'adozione di misure che trascendono le capacità operative e finanziarie degli enti competenti in via ordinaria», visto che hanno provocato ben 207 milioni di euro di danni;

          se intenda rivedere la decisione di non deliberare lo stato di emergenza per gli eventi atmosferici che hanno duramente colpito le province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi nella scorsa estate.
(3-01143)

Interrogazioni a risposta scritta:


      CIRIELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. — Per sapere – premesso che:

          il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, contiene disposizioni volte a reprimere la violenza domestica e di genere. L'Italia, già precedentemente, aveva ratificato la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro le donne e la violenza domestica, nota come Convenzione di Istanbul, adottata dal Consiglio d'Europa ed entrata in vigore nell'agosto 2014;

          in particolare, la novella legislativa ha previsto l'adozione di un piano d'azione contro la violenza sessuale da parte del Ministro per le pari opportunità, al fine di cercare di arginare, con il contributo degli enti territoriali, il fenomeno della violenza contro le donne;

          per il sostegno finanziario degli interventi previsti dal suddetto piano occorre fare riferimento al fondo per le pari opportunità. In particolare, l'articolo 5-bis del decreto-legge summenzionato ha stabilito i criteri per ripartire le risorse appositamente destinate alle regioni per finanziare i centri antiviolenza. Lo stanziamento da parte del dipartimento delle pari opportunità è effettuato a favore delle regioni, le quali, a loro volta, trasferiscono le risorse agli enti gestori;

          da articoli di stampa si apprende che tale iter sarebbe caratterizzato da enorme lentezza e comporterebbe un grave ritardo dell'arrivo dei finanziamenti alla destinazione finale, poiché troppo complicato e ad alto tasso di burocrazia. Le criticità connesse ai tempi di erogazione dei fondi subirebbero ritardi di oltre un anno rispetto all'annualità di riferimento degli stanziamenti;

          a ciò conseguirebbe una grande precarietà nei centri antiviolenza dislocati sul territorio nazionale che non sarebbero in grado di coprire i costi, difettando delle risorse finanziarie adeguate, soprattutto in relazione all'aumento costante delle donne che chiedono aiuto;

          tante sarebbero state le case rifugio chiuse negli ultimi anni per mancanza di fondi e quelle ancora operanti spesso sarebbero costrette a rivolgersi ai cittadini privati, alle associazioni, alle fondazioni che donano volontariamente dei sussidi per riuscire a garantire un sostegno base alle vittime di violenza;

          fonti giornalistiche evidenziano che, ad esempio, a Latina, il Centro donna, costituito da due case antiviolenza e un rifugio segreto, verserebbe in condizioni precarie; il Centro veneto progetti donna non riuscirebbe a predisporre un'adeguata programmazione di intervento per la costante incertezza sull'arrivo dei finanziamenti statali; a Cosenza, il Centro antiviolenza Roberta Lanzino, dopo la chiusura di una casa rifugio ad indirizzo segreto, adesso rischierebbe di chiudere completamente;

          a parere dell'interrogante i centri antiviolenza sarebbero essenziali per proteggere le donne da una condizione di emergenza, disagio e pericolo, garantendo anonimato, segretezza e un trattamento dignitoso. Gravi rallentamenti sulla distribuzione di fondi, causando situazioni difficoltose come quelle suesposte, svilirebbero l'effettiva tutela nonché la concreta protezione delle donne vittime di violenza, alle quali verrebbero offerti servizi generici, depotenziati nella qualità e nell'efficacia –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative intenda porre in essere per rimediare alla situazione di cui in premessa e quali linee programmatiche intenda seguire al fine di tutelare queste strutture di rilevante importanza per la tutela di tutte le donne vittime di violenza.
(4-04140)


      CUNIAL, BENEDETTI e GIANNONE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          il responsabile Onu contro la tortura, lo svizzero Nils Melzer, ha dichiarato: «Julian Assange continua ad essere detenuto in un carcere di massima sicurezza nella HM Prison Belmarsh, in condizioni di sorveglianza e isolamento estreme e non giustificate, mostra tutti i sintomi tipici di un'esposizione prolungata alla tortura psicologica. È necessario, dunque, che il governo britannico lo liberi immediatamente per proteggere la sua salute e la sua dignità. È inoltre da escludere la sua estradizione negli Usa». Nils Melzer ha reso tali dichiarazioni dopo aver visitato il carcere britannico di massima sicurezza, dov'è recluso Assange dall'11 aprile scorso;

          il fondatore di Wikileaks, Assange, è accusato di aver svelato prove di crimini di guerra e di altri illeciti commessi dagli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan. Mentre il Governo americano persegue Assange «i responsabili dei crimini da lui denunciati continuano a beneficiare dell'impunità», ha dichiarato Melzer;

          non è solo contro gli Stati Uniti che il rappresentante Onu punta il dito. «Il governo britannico, infatti – aggiunge – nonostante l'urgenza della mia richiesta di cure e libertà per Assange non ha preso alcuna misura in suo favore»;

          in virtù della Convenzione contro la tortura, infatti, gli Stati di fronte ad una denuncia come quella avanzata dal rappresentante Onu devono avviare rapidamente un'inchiesta per stabilire se esiste una ragionevole ipotesi che un atto di tortura sia stato commesso. «Invece, spiega Melzer, il Governo britannico 5 mesi dopo la mia visita a Assange, in maggio, e la mia denuncia ha escluso categoricamente la mia analisi senza esprimere la volontà di prendere in considerazione le mie raccomandazioni»;

          inoltre, sottolinea il rappresentante Onu, «nonostante la complessità dei procedimenti avanzati contro di lui da parte del governo più potente del mondo, l'accesso di Assange alla consulenza legale e ai documenti è stato gravemente ostacolato, minando il suo diritto fondamentale di preparare la sua difesa»: abusi che «potrebbero costargli la vita»;

          Melzer denuncia inoltre come «l'arbitrarietà palese sostenuta sia dalla magistratura che dal Governo suggerisce in questo caso un allarmante allontanamento dall'impegno del Regno Unito nei confronti dei diritti umani e dello Stato di diritto». Dunque, «se il Regno Unito non modificherà con urgenza la situazione disumana in cui versa il fondatore di Wikileaks, Assange continuerà ad essere esposto all'arbitrarietà e agli abusi che potrebbero costargli la vita» –:

          se il Governo, alla luce di quanto riportato in premessa, non intenda assumere iniziative, per quanto di competenza e nelle sedi opportune, per sostenere le richieste del responsabile Onu contro la tortura, lo svizzero Nils Melzer, e per garantire i diritti fondamentali a Julian Assange.
(4-04153)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interpellanza:


      Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:

          nel 2007 in agro di Altamura (Bari), in contrada «Le Lamie», il commissario delegato per l'emergenza ambientale con l'ordinanza n. 54 del 31 gennaio 2007 disponeva la chiusura dell'impianto di discarica di proprietà della Tradeco s.r.l, che anche in seguito all'ordinanza della provincia di Bari n. 40/ap del 27 dicembre 2007, continuava a ricevere rifiuti fino al 31 marzo 2008 come emerge dalla nota prot. n. 13760 della regione Puglia «alla luce della intervenuta cessazione dei conferimenti al 31 marzo 2008, si ritiene pertanto conclusa la fase di gestione operativa dell'impianto ed avviata la sua chiusura definitiva di cui, con la presente, si chiede riscontro alla provincia come previsto dall'articolo 12 del decreto legislativo n. 36 del 2003»;

          nel mese di ottobre 2018 il tribunale di Bari dichiarava il fallimento della società Tradeco s.r.l. di Altamura e, a quanto consta all'interpellante, la curatela del fallimento della società disponeva un accertamento tecnico per verificare lo stato della discarica in questione con relazione consegnata agli organi della procedura fallimentare in data 17 giugno 2019;

          dalla citata relazione emergerebbe la necessità di intervenire con urgenza con una serie di attività che contemplerebbero i seguenti costi:

              a) euro 3/4 milioni per asporto e trattamento percolato;

              b) euro 5,3/12 milioni per riprofilatura e capping;

              c) euro 0,5/1 milione per altri costi (smaltimento rifiuti abbandonati, manutenzioni a altro);

          parimenti l'urgenza e la necessità di realizzare gli interventi è stata comunicata ai creditori dai curatori fallimentari in una comunicazione ai creditori del 16 settembre 2019; l'articolo 13 del decreto legislativo n. 13 gennaio 2003, n. 36, Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti, prevede che anche dopo la chiusura della discarica devono essere rispettati i tempi, le modalità, i criteri e le prescrizioni stabiliti dall'autorizzazione e dai piani di gestione post-operativa e di ripristino ambientale. La manutenzione, la sorveglianza e i controlli della discarica devono essere assicurati anche nella fase della gestione successiva alla chiusura, fino a che l'ente territoriale competente accerti che la discarica non comporta rischi per la salute e l'ambiente. In particolare, devono essere garantiti i controlli e le analisi del biogas, del percolato e delle acque di falda che possano essere interessate. Al fine di dimostrare la conformità della discarica alle condizioni dell'autorizzazione, il gestore deve presentare all'ente territoriale competente, secondo le modalità fissate dall'autorizzazione, una relazione dalla quale si evincano, tra l'altro, i risultati del programma di sorveglianza e i controlli effettuati relativi sia alla fase operativa che alla fase post-operativa. Il gestore deve, inoltre, notificare all'autorità competente anche eventuali significativi effetti negativi sull'ambiente riscontrati a seguito delle procedure di sorveglianza e controllo e deve conformarsi alla decisione dell'autorità competente sulla natura delle misure correttive e sui termini di attuazione delle medesime;

          da diverso tempo la vicenda della discarica «Le Lamie» sta interessando anche l'opinione pubblica preso atto che sia i cittadini sia gli organi di stampa stanno evidenziando che vi possa essere del percolato, il quale invece che essere smaltito defluirebbe nei terreni circostanti con il rischio di intaccare le falde acquifere –:

          se il Ministro non ritenga opportuno promuovere una verifica da parte del comando carabinieri per la tutela dell'ambiente al fine di accertare lo stato della discarica, se vi sia danno ambientale, se vi siano rischi di compromissione delle falde acquifere, dei terreni e delle coltivazioni che circondano il sito di discarica e di potenziali impatti sanitari nonché se sia sussistente una condizione di pericolo sia per l'ambiente sia per la salute dei cittadini.
(2-00569) «Masi».

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI E TURISMO

Interrogazione a risposta orale:


      MOLLICONE, FRASSINETTI, PRISCO e CARETTA. — Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          la pavimentazione in marmi policromi del viale che conduce dall'obelisco verso lo stadio Olimpico di Roma è un'area di oltre 7 mila metri quadrati con mosaici che sono stati realizzati tra il 1934 e il 1938, su bozzetti dei maggiori artisti del Novecento come Giulio Rosso e Gino Severini, della scuola mosaicisti del Friuli;

          per il pregio architettonico e artistico si tratta di un'area vincolata e tutelata dalla Soprintendenza Capitolina, la quale però ha dichiarato che: «Di questo passo scompariranno»;

          la stessa area svolge anche la funzione di snodo per centinaia di migliaia d spettatori che si recano al Parco del Foro Italico, allo stadio Olimpico, dei Marmi, del tennis e del nuoto e il transito non può essere impedito anche per ragioni di sicurezza e il flusso dei visitatori è tale che, a prescindere da atti vandalici, i mosaici sono sottoposti a continue sollecitazioni;

          nel 2016 il presidente del Coni Malagò ha proposto di restaurare i mosaici con i fondi provenienti dalla candidatura alle Olimpiadi di Roma 2024, ma tutto è finito con la decisione del Comune di Roma di rinunciare; dal 2019, con la riforma del settore, la responsabilità dell'area è passata a «Sport e salute», ente istituzionale e società per azioni partecipata che, interpellata, non ha ancora sciolto i dubbi sull'area –:

          quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda intraprendere per tutelare e salvaguardare l'area dei mosaici Foro Italico di Roma.
(3-01139)

Interrogazione a risposta scritta:


      NITTI e LATTANZIO. — Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. — Per sapere – premesso che:

          la Biblioteca nazionale di Bari Sgarriga Visconti-Volpi, aperta al pubblico nel 1877, è nata nel 1863 intorno al nucleo della donazione della biblioteca personale del senatore Gerolamo Sagarriga Visconti Volpi e cresciuta fino agli attuali 300 mila volumi di monografie, 55 incunaboli, 50 mila volumi antichi a stampa, 5 mila periodici e poi manoscritti, pergamene ed epistolari;

          la Biblioteca nazionale di Bari Sgarriga Visconti-Volpi è la più grande biblioteca pubblica pugliese e una delle più grandi nell'Italia meridionale, dopo le biblioteche nazionali di Napoli e Palermo;

          come riportato dai quotidiani La Repubblica, La Gazzetta del Mezzogiorno e FanPage, in data 17 novembre 2019 Eugenia Scagliarini, direttrice della Sagarriga Visconti Volpi, in una comunicazione ufficiale inviata alle organizzazioni sindacali e alla direzione generale biblioteche e istituti culturali, ha annunciato la sospensione dal 1o dicembre 2019 di tutti i servizi di prestito e distribuzione di volumi, ma anche delle attività di accoglienza e vigilanza;

          come specificato nella medesima comunicazione ufficiale dalla direttrice Eugenia Scagliarini, la biblioteca dispone attualmente di un'unica unità utile assistente fruizione, vigilanza e accoglienza (parzialmente abile) e a ciò va aggiunto il fatto che «come per tempo anticipato, le altre due unità presenti in organico dovranno usufruire delle ferie residue maturate prima di andare in pensione a partire dal primo gennaio del 2020 e pertanto non saranno più presenti»;

          i segretari della Fp Cgil Bari e della Fp Cgil Mibac, Dario Capozzi Orsini e Matteo Scagliarini hanno denunciato congiuntamente in data 17 novembre 2019 come «la situazione della Biblioteca nazionale pare ormai raggiungere un punto di non ritorno e purtroppo fra poco anche l'Archivio di Stato di Bari, che ha sede sempre nell'ex Macello, si troverà nella stessa situazione. Nonostante la direzione abbia inviato note allarmate, non ha ricevuto alcun riscontro. Il rischio di chiusura sembra inesorabile. Un grandissimo patrimonio librario, di conoscenze e di storia del territorio è messo a rischio»;

          la riorganizzazione temporanea e la sospensione dei servizi di prestito e distribuzione, oltre che delle attività di accoglienza e vigilanza della Biblioteca nazionale, sono da ascrivere alla totale mancanza del turnover negli ultimi dieci anni e ai pensionamenti seguiti all'entrata in vigore della nuova disciplina regolatrice dell'accesso al trattamento pensionistico, contenuta nel decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4;

          la direzione della Biblioteca nazionale di Bari aveva da tempo fatto richiesta al Ministero di nuovo personale, sia facendo riferimento al bando di concorso del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo 2019 relativo alle 1052 unità addetti alla vigilanza, sia attraverso l'Ales (Arte lavoro e servizi s.p.a.) ovvero la società in house del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo impegnata da oltre dieci anni in attività relative alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale e in attività di supporto agli uffici tecnico – amministrativi del socio unico –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti citati in premessa;

          quali iniziative intenda assumere per garantire il regolare svolgimento del servizio e la regolare apertura al pubblico della Biblioteca nazionale di Bari Sgarriga Visconti-Volpi.
(4-04155)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta orale:


      BERGAMINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          come noto, la legge n. 3 del 2019, recante «Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici», ha modificato gli articoli 158, 159 e 160 del codice penale;

          in via di estrema sintesi, la riforma introdotta — inserita in fase emendativa nel corso dell'esame in sede referente alla Camera dei deputati, con un'operazione di «ampliamento del perimetro del provvedimento» del tutto discutibile e rocambolesca — sospende il corso della prescrizione dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado (sia di condanna che di assoluzione) o dal decreto di condanna, fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o alla data di irrevocabilità del citato decreto;

          la legge n. 3 del 2019, all'articolo 1, comma 2, fissa l'entrata in vigore della riforma della prescrizione al 1° gennaio 2020. Lo stesso Governo pro tempore aveva infatti preannunciato in maniera chiara la volontà di realizzare entro tale termine un intervento riformatore del codice di procedura penale volto alla drastica riduzione dell'irragionevole durata dei processi in Italia, intendendo così marginalizzare l'impatto concreto dell'eliminazione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado. In buona sostanza, ad avviso dell'interrogante le forze di Governo dell'epoca, consapevoli che l'intervento così operato era «una bomba nucleare sul processo» (per usare le parole dell'allora Ministro per la pubblica amministrazione Giulia Bongiorno), da un lato hanno collocato l'ordigno, dall'altro hanno spostato il tempo dell'esplosione;

          lo stesso Ministro della giustizia, Bonafede, aveva parlato di un «accordo politico» che «prevede che approfittiamo di questo anno anche per scrivere la riforma del processo penale. Il Governo avrà la delega dal Parlamento con scadenza 2019»;

          ebbene: dall'approvazione della riforma della prescrizione ad oggi, non è stata però esaminata dalle Camere alcuna proposta normativa concreta in tal senso. Solo a fine luglio 2019 è stato approvato dal Consiglio dei ministri «salvo intese» un disegno di legge delega che avrebbe dovuto stabilire i princìpi e criteri direttivi per riformare il processo civile, il processo penale, l'ordinamento giudiziario, la disciplina sull'eleggibilità e il ricollocamento in ruolo dei magistrati, il funzionamento e l'elezione del Consiglio superiore della magistratura e la flessibilità dell'organico dei magistrati. L'avvicendamento di maggioranza, il cambio di Governo, l'evoluzione in atto del quadro politico, lasciano facilmente immaginare che non si riuscirà ad approvare alcun testo prima della fine dell'anno. Senza dunque entrare nel dettaglio della riforma del processo penale è evidente che questa non potrà certamente essere operativa prima del 1° gennaio 2020, termine dal quale dispiegherà la sua efficacia la soppressione — di fatto — della prescrizione;

          ad ogni evidenza, ciò travolge e fa venire meno il presupposto — a giudizio dell'interrogante debolissimo e risibile — che aveva in qualche modo giustificato la sostanziale soppressione della prescrizione, altrimenti del tutto inaccettabile sia dal punto di vista politico che, prima ancora, giuridico. Inaccettabilità che, preme segnalare, è stata rilevata dagli operatori del diritto ad ogni livello — avvocati, magistrati, esponenti del mondo universitario — con una lunga serie di interventi, manifestazioni e scioperi;

          il 20 novembre 2019 si è svolta un'interrogazione a risposta immediata in Assemblea sul tema (n. 3-01129), in relazione alla quale il Governo ha dato una risposta, ad avviso dell'interrogante non soddisfacente;

          mancano ormai 39 giorni: un intervento è ormai indifferibile e urgente –:

          se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative normative urgenti per evitare l'ormai imminente entrata in vigore della riforma, o meglio dell'abolizione de facto, della prescrizione.
(3-01141)

Interrogazione a risposta scritta:


      BELOTTI e PICCHI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          il sistema giudiziario italiano è organizzato, territorialmente, sulla base di 136 tribunali ordinari, 109 dei quali hanno sede in città capoluogo di provincia e 27 in città non capoluogo di provincia, e 394 uffici del giudice di pace, di cui 182 sono mantenuti a spese dello Stato e 212 invece a spese dei comuni;

          se si calcola la popolazione residente e la superficie in chilometri quadrati di ogni tribunale provinciale si può notare come si passi dai 2.865.000 abitanti del circondario di Roma ai 60.000 di quello di Lanusei, mentre per la superficie, sempre del circondario, si va dai 7.546 chilometri quadrati di Cagliari ai 212 di Trieste;

          per quanto riguarda la distanza dai capoluoghi dei 27 tribunali sub-provinciali si va dai 110 chilometri di Locri ai 14 di Aversa;

          la chiusura del tribunale di Empoli è avvenuta a seguito della riforma della geografia giudiziaria introdotta del 2012 con la quale il Governo dell'epoca dispose la soppressione di 31 tribunali ordinari, di tutte le 220 sezioni distaccate, tra cui quella di Empoli, e di centinaia di uffici del giudice di pace, tra cui Empoli e Castelfiorentino;

          presso l'ufficio del Giudice di pace di Empoli è stato recentemente attivato anche l'ufficio di prossimità per soddisfare le esigenze dei cittadini in materia di volontaria giurisdizione;

          i numeri demografici giustificano il ritorno di un tribunale ordinario a Empoli e della relativa procura della Repubblica. Avendo competenza sugli 11 comuni dell'Empolese Valdelsa e i 4 del Valdarno Inferiore, quello empolese si posizionerebbe al 93° posto su 137 uffici, risultando addirittura più grande di molti tribunali italiani istituti in città capoluogo di regione e di provincia;

          inoltre, il ritorno di un tribunale a Empoli consentirebbe anche di alleggerire il carico di lavoro gravante sul tribunale di Firenze, migliorandone conseguentemente l'efficienza, con un indubbio vantaggio per tutti i cittadini e le imprese del territorio e dell'intera città metropolitana di Firenze;

          in provincia di Firenze da tempo è emersa la necessità di riportare un tribunale sub-provinciale ad Empoli con una procura della Repubblica unica tra la Valdelsa e la Valdera;

          calcolando il numero dei residenti (242.000 circa) e la superficie del circondario (932 chilometri quadrati), il tribunale di Empoli sarebbe il 93mo, su 137, per numero di abitanti, e 116mo per area di competenza;

          all'ufficio del giudice di pace di Empoli, ripristinato il 1° aprile 2017, sono stati avviati 4016 procedimenti civili e 314 procedimenti penali;

          l'ufficio del giudice di pace di Empoli, tra le prime 100 sedi per numero di abitanti, è l'unico, insieme a Marano, Treviglio e Legnano, ad essere a carico del comune e non dello Stato –:

          se il Ministro interrogato non ritenga necessario adottare iniziative normative per rivedere l'attuale geografia giudiziaria, prevedendo l'istituzione e l'apertura del tribunale ordinario e della procura della Repubblica presso il tribunale di Empoli, nonché il consolidamento, con il passaggio a spese dello Stato, dell'ufficio del giudice di pace di Empoli.
(4-04146)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


      TOMASI, CESTARI, CAVANDOLI, GOLINELLI, MORRONE, MURELLI, PIASTRA, RAFFAELLI, TOMBOLATO, TONELLI e VINCI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. — Per sapere – premesso che:

          in provincia di Ferrara la costa si estende per 25 chilometri dal Po di Goro al fiume Reno, e lungo il litorale sabbioso si trovano i famosi sette Lidi di Comacchio, nati a partire dagli anni ’50, e noti in tutto il mondo per la loro bellezza;

          dai dati sulle presenze turistiche diffusi dalla camera di Commercio di Ferrara emerge un andamento negativo nella provincia e, in particolare, sulla costa ferrarese che negli ultimi due anni ha registrato un preoccupante calo di presenze (-16 per cento solo nel 2019) dopo l'impennata degli anni precedenti che vedevano Comacchio prima in Emilia-Romagna come incremento di presenze rispetto al passato;

          la crisi del mercato estero, in particolare di quello tedesco e olandese mediato dai tour operator, e la diffusione di una domanda turistica sempre più a basso costo hanno certamente inciso negativamente sui flussi legati al turismo balneare dell'Emilia-Romagna, ma ciò che negli anni ha fortemente penalizzato l'intera provincia di Ferrara e soprattutto le zone costiere è un sistema infrastrutturale fermo al 1970, anno di apertura al traffico della A13, che è rimasta a due corsie, e della superstrada Ferrara-Mare;

          il problema delle infrastrutture, legato a strade obsolete e a un sistema di idrovia mai decollato, si ripercuote su tutte le attività turistiche – in primis quelle costiere – della provincia di Ferrara che continua a rimanere il fanalino di coda in regione, non solo perché si trova fuori dalla direttrice della via Emilia, ma anche perché è collegata in maniera inadeguata con gli altri centri limitrofi –:

          quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare, per quanto di competenza, per colmare il gap infrastrutturale che si denuncia da anni nella provincia di Ferrara e che penalizza sempre di più le attività turistiche dell'intero territorio e, in particolare, delle località costiere.
(3-01140)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      MACCANTI, BENVENUTO e GIGLIO VIGNA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il servizio ferroviario metropolitano di Torino (Sfm) è il servizio ferroviario suburbano dell'area metropolitana torinese, coordinato dall'Agenzia mobilità metropolitana Torino e finanziato dalla regione Piemonte;

          il servizio è composto da 8 linee gestite da Trenitalia e dal gruppo Torinese trasporti, per un'estensione di circa 500 chilometri, 358 collegamenti giornalieri e 93 stazioni collegate. Il Sfm offre un collegamento fra le diverse zone del Torinese e delle contigue province di Cuneo e Asti;

          in data 24 maggio 2019 Trenitalia si è aggiudicata la gara per l'affidamento del servizio ferroviario metropolitano (Sfm) di Torino per la durata di dieci anni prorogabili per altri cinque. A seguito della valutazione dell'offerta tecnica ed economica, l'Agenzia per la mobilità piemontese ha comunicato l'aggiudicazione provvisoria a favore di Trenitalia che ha presentato un'offerta che garantisce più collegamenti, maggiori servizi e massima integrazione ferro-gomma a beneficio dei pendolari, insieme al totale rinnovo della flotta entro il 2022;

          l'affidamento prevede due step differenti: quello «Base» e quello «Evolutivo». Il primo, nel 2020 prevede la riattivazione della Pinerolo-Torre Pellice e l'inserimento della nuova Sfm 8 Torino Lingotto-Settimo. La Sfm 2 avrà due tipi di servizio, con treni normali e nuovi fast diretti. L’«Evolutivo», dal 2022, prevede il completamento dell'interconnessione di corso Grosseto, il prolungamento delle Sfm 6, 7, 4, 3, consentendo di collegare Alba, Fossano, Asti, la Valle di Susa, direttamente con l'aeroporto di Caselle e lo Juventus Stadium, l'attivazione della nuova linea Sfm 5 Orbassano-Grugliasco-Torino Stura, nonché il prolungamento della Sfm 8 fino a Chivasso. Durante lo step «Base», la frequenza delle corse sarà di otto treni l'ora per ogni direzione, ovvero 7-8 minuti per corsa. Dall'Evolutivo, invece, ogni 5 minuti con 11 treni l'ora;

          in data 20 novembre 2019 il quotidiano «La Stampa», edizione di Torino, riportava la notizia di un possibile ritardo nel passaggio nella gestione del servizio tra Gtt (Gruppo torinese trasporti) e Trenitalia che sarebbe dovuto avvenire entro il 9 dicembre 2019;

          ad oggi non risulta ancora che l'aggiudicataria abbia firmato il contratto di servizio con l'Agenzia della mobilità della regione Piemonte con ciò procurando, ad avviso degli interroganti, un grave pregiudizio per la qualità del trasporto locale, già provato da ritardi e problemi di gestione –:

          se e quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per velocizzare iter di passaggio tra i due operatori ferroviari al fine di consentire a Trenitalia di rilevare nei tempi concordati il servizio di gestione.
(5-03181)


      BRUNO BOSSIO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          dal 1996, ovvero da quando è in vita il sistema statistico nazionale di localizzazione degli incidenti stradali a cura della direzione studi e ricerche Aci la strada statale 106 Jonica nel suo intero percorso ha fatto registrare ben circa 9.500 sinistri che hanno provocato oltre 25.000 feriti (migliaia con danni permanenti) e il decesso di 590 persone, dato che sale a 750 se si considerano tutti i decessi comunque riferibili alle conseguenze degli incidenti avvenuti sull'arteria;

          attualmente risultano finanziati i lavori di costruzione del terzo megalotto della strada statale n. 106 «Jonica» dall'innesto con la strada statale 534 (chilometro 365+150) a Roseto Capo Spulico (chilometro 400+000), per un importo complessivo di 1.335,118 milioni di euro di cui 969,4 milioni di euro (delibere del CIPE 103/07, 30/08 e 88/11 e decreti interministeriali n. 88 e n. 89 del 7 marzo 2013), e 365,7 milioni di euro previsti nel contratto di programma 2016-2020 a valere sul fondo unico Anas;

          per quanto riguarda la 1a tratta (dal chilometro 0+000 al chilometro 18+863), in data 10 agosto 2016 il Cipe ha approvato con delibera n. 41 il progetto definitivo, rinviando a nuova istruttoria il progetto definitivo della 2a tratta e subordinando l'esecuzione dei lavori all'approvazione di quest'ultima (la pubblicazione della delibera è avvenuta in data 1° agosto 2017 sulla Gazzetta Ufficiale);

          per la seconda tratta, in data 28 febbraio 2018 il Cipe ha approvato con delibera n. 3 il progetto definitivo della 2a tratta dal chilometro 18+863 al chilometro 37+661, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale in data 2 agosto 2018;

          in data 8 maggio 2018 è stato emesso l'ordine di inizio attività per la progettazione esecutiva e per le attività propedeutiche al concreto avvio dei lavori relativi alla 1a tratta dal chilometro 0+000 al chilometro 18+863 che sono state ormai concluse;

          in data 18 settembre 2018 è stato emesso l'ordine di inizio attività per la progettazione esecutiva e per le attività propedeutiche al concreto avvio dei lavori relativi alla 2a tratta dal chilometro 18+863 a fine lotto che sono ancora in corso;

          in data 15 aprile 2019 il contraente generale ha consegnato il progetto esecutivo della 2a tratta;

          l'Anas ha avviato la verifica e il controllo sul progetto esecutivo delle due tratte e le previste attività istruttorie risultano attualmente tuttora in corso;

          risulta inoltre che si stia procedendo alla predisposizione della documentazione necessaria per la verifica di ottemperanza da parte dei Ministeri competenti;

          per l'approvazione del progetto esecutivo, da effettuarsi comunque dopo la chiusura della predetta verifica di ottemperanza, sono previsti contrattualmente 240 giorni durante i quali dovranno svolgersi le attività istruttorie di Anas, l'eventuale integrazione del decreto di pubblica utilità e le revisioni progettuali da parte del contraente generale;

          si tratta di tempi che procrastinerebbero ulteriormente l’iter di approvazione, che è ormai in essere dal 2001, di un'opera attesa dalle popolazioni locali e indispensabile all'intero Paese e su cui purtroppo si continua ancora a morire –:

          anche in considerazione di quanto riportato in premessa, quali siano le iniziative che il Governo, per quanto di competenza, intende assumere nei confronti di Anas per definire un cronoprogramma preciso per il concreto avvio dei lavori del terzo megalotto della strada statale n. 106 «Jonica» dall'innesto con la strada statale 534 (chilometro 365+150) a Roseto Capo Spulico (chilometro 400+000), considerata la rilevanza dell'opera in questione e la sua purtroppo nota pericolosità.
(5-03183)


      RUFFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 4, comma 7, del decreto-legge n. 32 del 2019 ha determinato che le risorse non utilizzate per i programmi «6.000 Campanili» e «Nuovi Progetti di Intervento» erano pari ad euro 7.535.118,69, e ha ridestinato tale somma al finanziamento di piccoli comuni fino a 3500 abitanti, per lavori di immediata cantierabilità per la manutenzione di strade, illuminazione pubblica, strutture pubbliche comunali e per l'abbattimento delle barriere architettoniche;

          il medesimo comma ha demandato a un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, l'individuazione dei criteri per l'accesso al nuovo fondo;

          il decreto interministeriale n. 400 del 3 settembre 2019, tra i criteri individuati per l'accesso ai finanziamenti da parte dei comuni beneficiari, indica quello relativo ad un elevato grado di urbanizzazione (articolo 3, comma 1, lettera c), del citato decreto interministeriale);

          la previsione di tale criterio ha come conseguenza di escludere dall'accesso ai finanziamenti i piccoli comuni di montagna;

          come denunciato dal presidente dell'Uncem Marco Bussone, il criterio previsto dall'articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto interministeriale n. 400 produce l'effetto perverso di consentire l'accesso ai finanziamenti a comuni che, a seguito dell'alto indice di urbanizzazione, possono già contare su alti incassi di Imu, come avviene per i comuni turistici grazie alle seconde case, mentre esclude i comuni a bassa densità di popolazione che sono più bisognosi di risorse aggiuntive –:

          quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo, alla luce della situazione riportata in premessa, al fine di modificare i criteri previsti dal decreto interministeriale n. 400 del 3 settembre 2019 e di consentire l'accesso ai finanziamenti anche ai piccoli comuni di montagna e a quelli con una bassa densità di popolazione.
(5-03186)


      SOZZANI, MULÈ, PENTANGELO e ROSSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          la sentenza della Corte di giustizia europea del 26 settembre 2019 in relazione alla causa C-63/18 ha dichiarato contrario alla normativa comunitaria il disposto dell'articolo 105, comma 2, del decreto legislativo n. 50 del 2016 che limita al 30 per cento la parte dell'appalto che l'offerente è autorizzato a subappaltare a terzi. La Corte di giustizia europea ha riconosciuto che, al fine di combattere le infiltrazioni criminali negli appalti pubblici, gli Stati membri possono rendere più rigidi i paletti previsti dalle direttive europee, ma una restrizione come quella dettata dal Codice dei contratti pubblici del 2016 sembrerebbe eccedere quanto necessario al raggiungimento di tale obiettivo;

          la medesima disposizione era già stata oggetto dei rilievi nella lettera di messa in mora inviata all'Italia dalla Commissione europea del 24 gennaio 2019, ove, tra l'altro, veniva rilevato che nelle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE non vi sono disposizioni che consentano un limite obbligatorio (30 per cento) all'importo dei contratti pubblici che può essere subappaltato. Al contrario, le direttive si basano sul principio secondo cui occorre favorire una maggiore partecipazione delle piccole e medie imprese (Pmi) agli appalti pubblici, e il subappalto è uno dei modi in cui tale obiettivo può essere raggiunto;

          in un passaggio della sentenza, richiesta dalla ordinanza del Tar Lombardia 19 gennaio 2019, n. 148, a seguito di un ricorso sull'esclusione di un'impresa dalla gara per l'ampliamento dell'A8 per 85 milioni di euro, la Corte di giustizia sottolinea che «la normativa nazionale di cui al procedimento principale vieta in modo generale e astratto il ricorso al subappalto che superi una percentuale fissa dell'appalto pubblico in parola, cosicché tale divieto si applica indipendentemente dal settore economico interessato dall'appalto di cui trattasi, dalla natura dei lavori o dall'identità dei subappaltatori. Inoltre, un siffatto divieto generale non lascia alcuno spazio a una valutazione caso per caso da parte dell'ente aggiudicatore», aggiungendo, anche, che «Ne consegue che, nell'ambito di una normativa nazionale come quella di cui trattasi nel procedimento principale, per tutti gli appalti, una parte rilevante dei lavori, delle forniture o dei servizi interessati dev'essere realizzata dall'offerente stesso, sotto pena di vedersi automaticamente escluso dalla procedura di aggiudicazione dell'appalto, anche nel caso in cui l'ente aggiudicatore sia in grado di verificare le identità dei subappaltatori interessati e ove ritenga, in seguito a verifica, che siffatto divieto non sia necessario al fine di contrastare la criminalità organizzata nell'ambito dell'appalto in questione» –:

          se il Governo intenda assumere iniziative di carattere normativo, al fine di consentire il superamento del limite del 30 per cento previsto per il subappalto dall'articolo 105, comma 2, del decreto legislativo n. 50 del 2016 in relazione alla realizzazione di opere infrastrutturali nel settore ferroviario e portuale.
(5-03187)


      GAGLIARDI, BENIGNI, PEDRAZZINI, SILLI e SORTE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          per le onlus il pagamento del pedaggio autostradale non è dovuto neppure nelle ipotesi in cui non c'è una situazione di emergenza. La Corte di cassazione con sentenza n. 28019/2019 ha ribaltato il verdetto del tribunale accogliendo il ricorso di un'associazione di volontariato;

          la onlus aveva proposto ricorso in Cassazione, nei confronti del gestore autostradale, contro la sentenza del tribunale che ha confermato quella del giudice di pace che aveva respinto l'opposizione all'ingiunzione di pagamento di quasi 2.500 euro, emessa per il mancato pagamento dei corrispettivi del pedaggio autostradale di un mezzo che trasportava pazienti;

          in particolare, il tribunale ha evidenziato, in base alla normativa vigente e alla circolare del Ministero dei lavori pubblici 3973/1997, che per usufruire della esenzione dal pedaggio, era necessario dimostrare che il mezzo fosse impegnato nel servizio di «soccorso», inteso non come mero trasporto di malati e disabili, bensì come prestazione urgente di assistenza materiale e morale ai bisognosi;

          per la Corte di cassazione il ricorso, contrariamente a quanto sostenuto dal gestore autostradale è ammissibile, posto che nello stesso, la denunziata violazione di legge viene dedotta proprio con riferimento alla fattispecie concreta (trasporto dei malati e disabili presso le sedi di cura e viceversa) e alle connesse circostanze poste a sostegno della reclamata esenzione dal pagamento del pedaggio autostradale;

          la questione controversa è unicamente se l'esenzione dal pagamento del pedaggio, ex articolo 373 del decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 1992, in favore delle onlus e organismi similari, spetti in caso di ricorrenza, solo per l'effettivo espletamento del servizio di trasporto urgente di malati e disabili, o anche per l'effettivo espletamento del mero trasporto;

          i giudici di legittimità dopo un'analisi della normativa vigente precisano che, in base all'espresso tenore letterale della disposizione, per avere diritto all'esenzione il veicolo di proprietà delle onlus non solo deve essere in teoria adibito al soccorso, ma, nel momento in cui transita in autostrada, deve effettivamente e in concreto svolgere l'attività di soccorso;

          secondo la Cassazione, all'evidente fine di evitare abusi, non è consentito a veicoli, pur formalmente adibiti al soccorso, di transitare in tratto autostradale senza pagare il pedaggio anche quando gli stessi non siano utilizzati per l'espletamento del servizio di soccorso;

          la questione, quindi, si riduce alla corretta interpretazione del termine «soccorso» utilizzato nella citata disposizione di legge, e cioè se per soccorso debba intendersi un trasporto di persone malate effettuato in una situazione di urgenza/emergenza, o anche un mero trasporto di persone malate bisognose di assistenza;

          per la Corte di cassazione la restrizione della nozione di «soccorso» solo a quello di carattere urgente, accolta (sulla base della menzionata circolare) dal giudice, contrasta, tuttavia, innanzitutto, con il significato comune del detto termine, con il quale si deve intendere «aiuto, assistenza prestata a chi ne ha bisogno o a chi è in pericolo», e che prescinde, quindi, dall'urgenza o emergenza; contrasta, inoltre, con quanto affermato sia dalla Corte di giustizia europea, che con sentenza 29 aprile 2010, C-160/08, ha evidenziato che i servizi pubblici di soccorso comprendono sia il trasporto medico di emergenza sia il trasporto sanitario qualificato (e cioè di persone bisognose di assistenza ma senza carattere di emergenza), sia dal Consiglio di Stato, che ha chiarito che la nozione di servizio socio-sanitario non si esaurisce nel solo servizio di assistenza medica di emergenza (sentenza n. 2477/2013) –:

          quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di garantire a tutte le onlus, e organismi similari, il diritto di esenzione dal pedaggio autostradale così come indicato dalla sentenza della Corte di cassazione.
(5-03189)

Interrogazioni a risposta scritta:


      D'ATTIS. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          la Rete ferroviaria italiana (Rfi) – gruppo Ferrovie dello Stato italiane è committente, per la stazione ferroviaria di Fasano, delle opere di miglioramento accessibilità degli spazi di stazione aperti al pubblico, ivi compresa la realizzazione di impianti trasloelevatori panoramici a servizio dell'esistente sottopasso pedonale nonché interventi minori a completamento;

          tra le opere sono comprese le installazioni degli ascensori per consentire alle persone con ridotta capacità motoria, alle persone anziane e ai passeggeri che trasportano bagagli pesanti e ingombranti di poter usufruire del trasporto pubblico ferroviario in maniera più agevole;

          la consegna dei lavori è avvenuta il 26 marzo del 2018;

          la durata dei lavori previsti era di 334 giorni;

          i lavori sono iniziati effettivamente il 31 ottobre 2018;

          alcune aree pedonali della stazione, tra le quali quella in cui c'era la storica fontana, circondata da piante e alberi, sono state interamente smantellate per l'esecuzione delle opere;

          la stazione ferroviaria di Fasano è utilizzata anche dai lavoratori pendolari per raggiungere i luoghi di lavoro;

          con l'inizio delle lezioni universitarie negli atenei di Bari e di Lecce, le studentesse e gli studenti che ne frequentano i corsi utilizzano i treni che fermano alla stazione ferroviaria di Fasano per raggiungere i capoluoghi pugliesi;

          il cantiere ancora aperto provoca innegabili disagi per il pubblico che deve accedere ai marciapiedi di stazione, con particolare evidenza per quanti sono persone diversamente abili;

          sono ampiamente trascorsi i termini della conclusione dei lavori;

          su questo tema sono stati già interrogati il presidente della giunta e l'assessore ai trasporti della regione Puglia dal gruppo consigliare Forza Italia –:

          se sia a conoscenza dei disagi che provoca al pubblico il prolungamento dei lavori delle opere di miglioramento nella stazione ferroviaria di Fasano;

          se intenda acquisire elementi da Rete ferroviaria italiana circa le cause che comportano il prolungamento dei tempi dei lavori riferiti alle citate opere;

          se intenda adottare le iniziative di competenza affinché Rete ferroviaria italiana (RFI) concluda rapidamente i lavori e renda efficiente e pienamente fruibile in brevissimo tempo la stazione ferroviaria di Fasano alleviando, in tal modo, gli attuali disagi sopportati dagli utenti.
(4-04137)


      DE MARTINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il trasporto marittimo è regolato dal principio della liberalizzazione della prestazione dei servizi, sancito dal regolamento (CEE) n. 3577 del 1992 a cui il legislatore italiano ha dato seguito solo con l'articolo 19-ter del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135; tale disposizione, per ciò che specificatamente interessa la regione Sardegna, ha previsto la privatizzazione delle società di trasporto marittimo, compresa la Tirrenia Navigazione Spa;

          i servizi di collegamento tra la Sardegna e il territorio continentale sono stati esercitati per lungo tempo da Tirrenia Navigazione Spa, il cui richiamato processo di privatizzazione si è concretizzato con la stipula, il 18 luglio 2012, della convenzione tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la compagnia di navigazione CIN che disciplina l'esercizio dei servizi di collegamento marittimo, comprese diverse rotte da e per la Sardegna, con i relativi oneri interamente a carico dello Stato;

          la citata convenzione scadrà il 19 luglio 2020 e la procedura per il rinnovo della stessa o per la stipula di una nuova convenzione è variamente articolata, con precisi adempimenti e attività propedeutiche da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (ai sensi di quanto disposto dalla delibera n. 22/2019 dell'Autorità di regolazione dei trasporti);

          assume carattere di estrema urgenza, visti i tempi ristretti, la conclusione dell'iter procedurale di competenza del suddetto Ministero per poter garantire il trasporto via mare a tariffe agevolate di passeggeri, veicoli e merci affinché si possa superare la condizione di insularità;

          il diritto dei sardi alla mobilità, a parere dell'interrogante, non deve essere ostaggio di omessi adempimenti da parte del Ministero delle infrastrutture e trasporti –:

          se il Ministro interrogato intenda fornire maggiori informazioni sui tempi di svolgimento della procedura per il rinnovo o la stipula di nuova convenzione per i servizi di collegamento con la Sardegna, anche rispetto all'eventuale previsione di un periodo transitorio nell'ipotesi di ritardo nella conclusione della procedura medesima;

          se e come sarà coinvolta la regione Sardegna nella procedura in questione.
(4-04150)

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:


      ZOLEZZI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 84, comma 4, del decreto legislativo n. 159 del 2011 riporta un elenco di delitti per i quali, ai sensi del codice antimafia, è prevista l'informativa antimafia. In tale lista non sono previste attualmente fattispecie di reato relative alla gestione illecita dei rifiuti o al disastro ambientale;

          nel rapporto Ecomafia 2018, a pagina 139, il presidente dell'Enac Raffaele Cantone, ha ritenuto doveroso sottolineare che «quello dei rifiuti è il comparto maggiormente colpito da infiltrazioni della criminalità organizzata» (camorra, mafia, ’ndrangheta);

          con la legge n. 190 del 2012 (Disposizioni per la prevenzione e la repressione dell'illegalità nella Pubblica Amministrazione) veniva sancito l'obbligo di acquisire la comunicazione e l'informazione antimafia liberatoria indipendentemente dalle soglie stabilite dal decreto legislativo n. 159 del 2011 per qualsiasi tipo di contratto/importo per quelle società di cui appunto all'articolo 1, comma 53, della medesima legge, che riguarda alcune tipologie di attività considerate come «maggiormente esposte al rischio di infiltrazione mafiosa». In tale elenco non sono dunque comprese le attività di gestione di impianti finalizzati al trattamento dei rifiuti (escluso lo smaltimento), e le attività di bonifica;

          con il decreto-legge n. 136 del 2013, convertito dalla legge n. 6 del 2014, si è istituita in via sperimentale presso la prefettura di Napoli, la cosiddetta «White List-Speciale, legge n. 6 del 2014», ovvero l'elenco per fornitori e prestatori di servizi, connessi ai futuri interventi di bonifica delle aree agricole inquinate, non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa;

          l'articolo 1, comma 54, della già citata legge n. 190 del 2012 prevede che l'indicazione delle attività di cui al comma 53 possa essere aggiornata, entro il 31 dicembre di ogni anno, con apposito decreto del Ministero dell'interno, adottato di concerto con i Ministri della giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze, previo parere delle commissioni parlamentari competenti –:

          se intendano adottare iniziative di carattere normativo per aggiornare gli elenchi di cui all'articolo 84, comma 4, del decreto legislativo n. 159 del 2011 inserendovi le fattispecie di reato relative alla gestione dei rifiuti e al disastro ambientale;

          se intendano adottare iniziative di carattere normativo per inserire nell'elenco per inserire nell'elenco di cui all'articolo 1, comma 53, della legge n. 190 del 2012 le attività delle aziende contrassegnate dai codici Ateco 38 e 39, ovvero attività di raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti e attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti.
(5-03188)

Interrogazioni a risposta scritta:


      PALAZZOTTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          nel settembre 2017 il Ministero dell'interno ha stipulato un'intesa tecnica con il Governo egiziano in tema di flussi migratori nell'ambito di un progetto gestito dalla polizia di Stato, direzione centrale dell'immigrazione e della Polizia delle frontiere, co-finanziato dalla Commissione europea e l'Italia;

          il contributo italiano ammonta a 1.819.528,75 euro per due anni provenienti dai fondi alla Sicurezza interna – Borders and Visa;

          Altreconomia riporta che a sottoscrivere a Roma quel protocollo sono stati, per l'Italia, Massimo Bontempi, direttore centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere e per l'Egitto il maggior generale Ahmed Adel Elamry, al vertice dell'Accademia di polizia e assistente del Ministro dell'interno;

          il progetto consiste nell'apertura di un centro di formazione internazionale sui temi migratori per 360 ufficiali di frontiera di 22 Paesi africani – Algeria, Burkina Faso, Ciad, Costa d'Avorio, Eritrea, Etiopia, Gambia, Gibuti, Ghana, Guinea, Kenya, Libia, Mali, Marocco, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sudan, Sudan del Sud, Tunisia – presso l'Accademia della polizia egiziana de Il Cairo;

          il 20 marzo 2018, si è tenuto il lancio ufficiale del progetto pilota su scala europea. Al tavolo, oltre ad italiani, egiziani e africani erano invitati rappresentanti della Commissione europea e di Frontex;

          le tematiche affrontate dal progetto variano dai «programmi di formazione comuni nei settori della sicurezza e controllo delle frontiere» alle «procedure di rimpatrio (incluso il rimpatrio volontario, assistito)», passando dall'individuazione delle frodi documentali, ed uscendo spesso dall'ambito di competenza della polizia nazionale, sia italiana che egiziana;

          a dar forma a queste attività dovrebbe esserci un «gruppo di esperti italo-egiziano» designato dai due Paesi che si «riunisce regolarmente», mentre la strumentazione tecnica a supporto delle attività di formazione è garantita dall'Italia;

          il 10 e 11 luglio 2018, il progetto «Itepa» è stato presentato in un incontro tematico organizzato nell'ambito del Processo di Khartoum, co-organizzato da Italia ed Egitto; il primo giorno dell'incontro è stato dedicato allo scambio di buone prassi sulla gestione della frontiera, il secondo a una visita all'accademia di polizia egiziana;

          dal sito della polizia di Stato risulta che l'evento conclusivo del progetto si terrà dal 25 al 27 novembre 2019 a Roma;

          in Egitto si assiste alla degradazione del rispetto dei diritti fondamentali, al ricorso sistematico a detenzioni arbitrarie, maltrattamenti, torture, sparizioni forzate, processi irregolari, agghiaccianti condizioni di prigionia (l'ultima ondata di arresti di massa negli ultimi mesi ha portato in carcere oltre 3.800 persone);

          è aumentato l'impiego di tattiche brutali come la tortura ai danni dei difensori dei diritti umani;

          l'Accademia di polizia egiziana è tristemente nota per detenzioni arbitrarie, esempio recente quella dell'ex presidente Morsi, che in questa Accademia ha perso la vita;

          il progetto permette di rivalutare l'Egitto come partner del nostro Paese, tanto da essere hub di formazione anche per le guardie di frontiera di altri Paesi, nonostante sia evidente come le forze di polizia egiziane, interlocutori delle autorità italiane, siano sistematicamente rimesse in discussione – come avvenuto nel recente esame periodico universale delle Nazioni Unite – sottolineando la disastrosa situazione dei diritti umani nel Paese –:

          se corrisponda al vero che dal 25 al 27 novembre 2019 a Roma si terrà l'evento conclusivo del progetto Itepa e chi saranno gli omologhi egiziani inviati all'evento;

          se il Governo intenda proseguire nel progetto Itepa, anche dopo la sua conclusione allocando nuovi fondi;

          se il Governo intenda, alla luce del contesto di degradazione del rispetto dei diritti fondamentali in Egitto, continuare ad espellere cittadini egiziani verso quel Paese, dal momento che tale pratica appare all'interrogante in evidente violazione dell'articolo 16 della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate, ratificata dall'Italia nel luglio 2015.
(4-04141)


      CIRIELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          le numerose aggressioni agli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria nonché i danneggiamenti ai beni dell'amministrazione sarebbero dovuti, tra l'altro, anche alle tante disfunzioni provocate dalla concreta mancata attuazione della legge;

          in particolare, l'ordinamento giuridico prescrive specifici rimedi al fine di risolvere situazioni complicate all'interno delle carceri che, però, non sempre verrebbero attuati in modo tangibile;

          a tal proposito, sembrerebbe che l'articolo 32 del regolamento recante norme sull'ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà (decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000) – che prevede che «i detenuti e gli internati, che abbiano un comportamento che richiede particolari cautele, anche per la tutela dei compagni da possibili aggressioni o sopraffazioni, sono assegnati ad appositi istituti o sezioni dove sia più agevole adottare le suddette cautele» – e che dispone quindi, l'istituzione di specifici reparti per i detenuti intemperanti, non sempre sia attuato nella realtà. Così come, sarebbe necessaria una piena attuazione dell'articolo 14-bis della legge sull'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975) che prescrive il regime di sorveglianza particolare;

          al fine di prevenire le denunce nei confronti del personale di polizia penitenziaria e per assicurare un clima di maggiore sicurezza all'interno degli istituti penitenziari, di particolare utilità risulterebbe anche la previsione della dotazione della cosiddetta body cam, da utilizzare nelle attività a contatto con i detenuti, previo raccordo con il Garante per la protezione dei dati personali, nel rispetto della disciplina sulla raccolta e sul trattamento dei dati. Tali strumenti, in particolare, gioverebbero in relazione alla raccolta di prove sui comportamenti dei detenuti responsabili di danneggiamenti e aggressioni;

          per di più, a fronte dei drammatici episodi di violenza nei confronti degli agenti all'interno delle carceri, estremamente efficace potrebbe risultare l'istituzione di contingenti di presidio per gli interventi in ambito penitenziario, anche in considerazione della formazione obbligatoria del Corpo per la neutralizzazione dei detenuti;

          infine, in applicazione dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 rubricato «Direzione degli istituti penitenziari e dei centri di servizio sociale», dovrebbe essere rispettato, da parte dei direttori penitenziari, l'obbligo di prendere parte, con la loro effettiva presenza, agli episodi particolarmente problematici;

          a parere dell'interrogante, il rispetto di tali disposizioni potrebbe giovare all'organizzazione del sistema penitenziario e, principalmente, alla sicurezza e all'ordine all'interno delle carceri, essenziale non solo per i detenuti ma anche per gli agenti di polizia penitenziaria che quotidianamente rischiano la vita –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative di competenza intenda porre in essere, anche di carattere normativo, al fine di garantire la piena applicazione della disciplina vigente in ambito penitenziario nonché consentire l'utilizzo di sistemi di videoripresa e della cosiddetta body cam.
(4-04145)


      DEL MONACO, MARIANI, DI LAURO, PROVENZA, GRIMALDI e IORIO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          durante e dopo la campagna elettorale delle elezioni amministrative del comune di Acerra, svolte nel 2012 vi è stata una complessa attività d'indagine da parte del commissariato locale di Polizia di Stato culminata in un'ampia informativa di reato; come si apprende dagli organi di stampa (il Mattino, 12 settembre 2019), nel dossier della polizia, un ex dirigente del commissariato, nel 2013, tentò di dare il via «al contestuale scioglimento del comune di Arerra». Dall'indagine è scaturito il procedimento penale a carico del consigliere di maggioranza Nicola Ricchiuti, cugino del sindaco Lettieri per scambio politico elettorale;

          il 24 maggio 2016 è stata pubblicata da un autorevole quotidiano a diffusione nazionale una video inchiesta firmata dal giornalista Antonio Crispino. Nel corso di tale inchiesta numerose testimonianze dei cittadini di Acerra evidenziano la pratica estremamente diffusa della compravendita di voti nel corso delle campagne elettorali per le elezioni comunali. In particolare, più intervistati confermano, con specifico riferimento alle elezioni tenutesi nel 2012, di aver ricevuto offerte in denaro ovvero in buoni spesa in cambio del voto o all'offerta di posti di lavoro per brevi periodi, sempre in cambio del voto; dall'inchiesta giornalistica emerge come nel corso dell'ultima campagna elettorale si sia sviluppata una sorta di «asta dei voti»; diversi intervistati hanno individuato come migliori offerenti l'attuale sindaco Raffaele Lettieri e il consigliere comunale di maggioranza Pino Puopolo;

          in seguito a tali denunce pubbliche, alcuni attivisti del movimento 5 stelle, in qualità di cittadini elettori, nel giugno 2016, visto il chiaro intendimento dell'amministrazione comunale di non procedere alla costituzione di parte civile nel processo di cui sopra, inoltrarono con successo una domanda di accesso agli atti del procedimento al fine di valutare un'eventuale costituzione di parte civile nel processo penale medesimo. Nell'aprile del 2017, lo stesso si concluse con la condanna in primo grado a dieci mesi di reclusione, a cinque anni di sospensione dal diritto elettorale e l'interdizione dai pubblici uffici del cugino del sindaco Lettieri, Nicola Ricchiuti, ex consigliere comunale di maggioranza poi dichiarato decaduto, nel luglio 2013, a seguito delle reiterate assenze in consiglio comunale;

          a giugno 2017, in forma anonima, è stato recapitato ad un comando di polizia giudiziaria un video in cui due uomini parlano tra loro di una strada asfaltata a spese di un candidato, poi divenuto consigliere di maggioranza, prima delle elezioni comunali di Acerra. Il tutto sarebbe stato fatto in cambio di voti. Il video, successivamente integrato con una registrazione vocale, è stato consegnato alla Guardia di finanza. Dallo stesso emerge che uno dei due uomini sia consapevole che certe pratiche di gestione del consenso elettorale puntino a «comprare» il voto attraverso elargizione di servizi e favori, facendo cenno anche ad assunzioni in ditte private come strumento «normale» della campagna elettorale;

          fatto gravissimo avvenuto nel mese di settembre 2019 è poi lo smarrimento, presso la corte di appello di Napoli, del fascicolo del processo per voto di scambio di cui sopra. Alla luce del fatto verificatosi, 7 richiamato dalla stampa nazionale, il Ministro della giustizia ha ritenuto opportuno attivare iniziative ispettive al fine di far luce sulla vicenda;

          da pochi giorni, inoltre, il 4 novembre 2019, è stata emessa la sentenza della Corte d'appello di Napoli che conferma la condanna a dieci mesi di reclusione per Nicola Ricchiuti –:

          se i Ministri interrogati siano a conoscenza delle situazioni illustrate in premessa e quali siano, per quanto di competenza, i loro orientamenti in merito;

          se il Governo intenda valutare se sussistono i presupposti per assumere le iniziative di competenza, ai sensi degli articoli 141 e seguenti del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali;

          quali siano stati gli esiti della citata iniziativa ispettiva avviata dal Ministro della giustizia.
(4-04147)


      DE MARTINI e ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il numero degli sbarchi di immigrati clandestini di nazionalità algerina in Sardegna è in continua ascesa e gli arrivi avvengono ormai quasi quotidianamente senza più alcun controllo dai Paesi africani;

          il problema della rotta migratoria illegale, in particolare dall'Algeria verso la zona del Sulcis, nel sud della Sardegna, era già stata negli anni precedenti segnalata con altre interrogazioni;

          successivamente, come emerso in occasione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica dell'11 giugno 2019, con riguardo al numero dei migranti provenienti da tale rotta, i dati registrati nel 2018, in particolare da giugno, avevano segnato una flessione in negativo rispetto all'anno precedente, raggiungendo le mille unità contro le 1936 del 2017, fino ad arrivare ad un ulteriore e drastico calo con soli 220 sbarchi in Sardegna a giugno 2019 e una diminuzione dell'85 per cento degli sbarchi a livello nazionale;

          invece, come riferito dal Ministro interrogato nel corso dell'audizione presso il Comitato parlamentare Schengen, Europol e Immigrazione del 7 novembre 2019 relativamente al numero degli sbarchi cosiddetto autonomi, al 4 novembre 2019, tali sbarchi risultano complessivamente pari a 7.510, rispetto ai 6.000 dell'intero 2018, con una tendenza in aumento in particolar modo nel mese di settembre (1.924) e ottobre (1.398);

          tale inversione di tendenza è, difatti, confermata dall'intensificarsi negli ultimi mesi degli arrivi illegali sulle coste del Sulcis, come accaduto anche il 18 ottobre 2019 quando si è verificato un nuovo sbarco di 15 migranti algerini, di cui uno minorenne, a Sant'Antioco, mentre un secondo «barchino» non lontano, con altre 8 immigrati, è approdato nella zona di Giba;

          come nelle precedenti operazioni di recupero, è stato costatato che tutti i migranti erano in buone condizioni, il che dà conferma di un viaggio effettuato in una condizione ottimale per affrontare fisicamente una traversata marina anche nei periodi successivi all'estate;

          l'impegno delle forze dell'ordine è messo quotidianamente a durissima prova dalla necessità di conciliare il pattugliamento e gli interventi sulla fascia costiera e in mare per l'arrivo dei barchini dall'Algeria, onde scongiurare anche il pericolo di eventuali infiltrazioni di organizzazioni criminali nel nostro territorio, e l'espletamento dell'ordinaria attività nelle zone dell'entroterra;

          è di tutta evidenza che le stesse forze dell'ordine non devono essere costrette a sacrificare la normale attività di controllo del territorio per dover far fronte a questa nuova emergenza e che, pertanto, vi è la necessità di urgenti rinforzi onde evitare il collasso dell'intera struttura –:

          se il Governo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali iniziative abbia già adottato o intenda adottare, per quanto di competenza, al fine di garantire il controllo dei confini marittimi davanti alle coste del Sud della Sardegna, in particolar modo le coste del Sulcis, per impedire l'approdo diretto di natanti con a bordo immigrati clandestini e quali iniziative intenda attivare al fine di contrastare le organizzazioni criminali deputate alla gestione della rotta nord africana.
(4-04151)


      MURELLI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          i consiglieri di minoranza del comune di Rivergaro, da tempo, lamentano irregolarità e approssimazione nella gestione dei consigli comunali da parte della segretaria comunale, che rendono complicato lo svolgimento del loro lavoro, con ostruzionismo per l'accesso agli atti, che si concretizza in un eccessivo ritardo nel fornire i documenti richiesti, e una pubblicazione degli stessi piuttosto approssimativa ed incompleta, poco trasparente o, a tratti, incomprensibile;

          le problematiche sono state in un primo momento esposte in sede di consiglio comunale, senza avere riscontro, fino ad arrivare ad un esposto al prefetto di Piacenza, rivendicando la necessità di essere tutelati nel lavoro di opposizione;

          il prefetto di Piacenza, il 17 ottobre 2019, ha risposto comunicando di non avere competenza a svolgere accertamenti sull'operato della segretaria comunale, alla quale, in ogni caso, ha chiesto un chiarimento; la stessa ha risposto con una nota esplicativa nella quale riteneva di essersi comportata a norma del Regolamento per l'organizzazione ed il funzionamento del consiglio comunale;

          i problemi principali riguardano la mancanza di verbali delle precedenti sedute del consiglio comunale, oppure la non corretta verbalizzazione delle sedute stesse, dovendosi ricorrere sistematicamente e successivamente alle correzioni dei verbali da parte della segretaria stessa, oppure ancora le ingerenze nelle decisioni spettanti al consiglio comunale;

          inoltre, è consuetudine della segretaria comunale consegnare ai consiglieri comunali le relazioni di risposi alle interpellanze, spesso accompagnate da corposi allegati, durante io stesso consiglio comunale che ha all'ordine del giorno le interpellanze, senza concedere il tempo necessario ai consiglieri di visionare i documenti per poter rispondere all'interpellanza in maniera pertinente e dichiararsi o meno soddisfatti;

          la difficoltà nei rapporti tra i consiglieri di minoranza e la segretaria comunale è, ormai, una questione di dominio pubblico, perché è finita diverse volte sulla stampa locale, dalla quale, peraltro, è emersa anche una discrepanza tra le dichiarazioni della segretaria comunale, riportate in virgolettato, e quanto risulta invece a verbale;

          già in passato, in sede di approvazione del bilancio, è accaduto che la Corte dei conti abbia accertato debiti fuori bilancio con la conseguenza di un danno erariale per il comune di Rivergaro e la successiva condanna dei consiglieri a risarcirlo, a causa della mancanza di documentazione sul patrimonio immobiliare comunale e di allegati e buchi negli elenchi delle delibere, di cui deve essere responsabile il segretario comunale –:

          se, alla luce delle criticità che emergono dalla vicenda in questione, intenda assumere iniziative normative per disciplinare in maniera più puntuale e stringente l'attività di segretario comunale cui è attribuita una funzione di garanzia della correttezza dell'attività dell'ente locale, secondo principi di imparzialità e buon andamento;

          se, con riferimento ai risvolti sul piano finanziario di quanto rappresentato in premessa, non intenda assumere iniziative, per il tramite dei Servizi ispettivi di finanza pubblica, per verificare la regolarità dell'attività amministrativo-contabile del comune di Riverago.
(4-04154)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      SERRACCHIANI e PICCOLI NARDELLI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          in data sabato 9 novembre 2019 la giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha organizzato, nella sede di Trieste, un convegno a 30 anni dal crollo del muro di Berlino;

          un convegno, a detta degli organizzatori, pensato per ragionare sul significato della «libertà», ma che ha visto la presenza tra gli ospiti non solo di docenti universitari notoriamente ascritti all'area della destra, ma anche di personaggi fortemente connotati dal punto di vista politico quali Ryszard Legutko e Maria Schmidt;

          Ryszard Legutko, docente di filosofia a Cracovia ed eurodeputato del gruppo XXX, ha sostanzialmente giudicato omosessuali, africani e femministe quali esponenti di «culture di moda» che agiscono in modo tirannico;

          Maria Schmidt, ex consigliera di Viktor Orbàn e ora direttrice della Casa del Terrore di Budapest, museo dei crimini di comunismo e nazismo, nei suoi scritti parla di «complotto mondiale giudaico-comunista», invita alla difesa della «vera democrazia maggioritaria» contro la corruzione globalista sponsorizzata da Soros ed è inoltre stata criticata dallo Yad Vashem (Ente nazionale per la memoria della Shoah, con sede a Gerusalemme, ndr) per le sue teorie giustificazioniste;

          questo convegno organizzato con fondi pubblici, si è dichiaratamente avvalso della collaborazione dell'ufficio scolastico regionale, che ha favorito la partecipazione di studenti delle scuole superiori della provincia di Trieste –:

          se il Ministro interrogato intenda accertare quali verifiche abbia effettuato l'ufficio scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia in merito al citato convegno prima di offrire collaborazione alla regione Friuli Venezia Giulia;

          alla luce del parterre dei relatori, come si spieghi la decisione dell'ufficio scolastico regionale di collaborare all'organizzazione di un convegno che, a giudizio degli interroganti, appare unidirezionale sotto l'aspetto dell'interpretazione storica e del colore politico.
(5-03182)


      DONZELLI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          il 19 novembre 2019 presso la scuola primaria Balducci di Firenze sono stati serviti ragni e bachi nei piatti della mensa. Il fatto, secondo quanto appreso dagli organi di stampa, ha suscitato vibranti proteste da parte dei genitori e un intervento da parte dei Nas al centro cottura del comune di Firenze. Si tratta dell'ennesimo episodio che accade in città: proprio nei giorni scorsi molti genitori avevano segnalato piatti scarsi e di bassissima qualità in altre scuole, mentre da gennaio 2020 partiranno le nuove gestioni del servizio mense scolastiche –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa;

          di quali elementi disponga il Governo circa le verifiche effettuate dai carabinieri nelle scuole di Firenze e in merito alle cause di quanto accaduto;

          se il Governo non intenda adottare iniziative normative per scongiurare casi del genere, definendo criteri di spesa volti a scoraggiare bandi di affidamento al ribasso, che inevitabilmente incidono sulla qualità dei pasti serviti nelle mense scolastiche.
(5-03190)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:


      BELOTTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          come riportato dalla stampa locale nella mattina del 7 novembre 2019 la signora Virginia Corini, 64 anni, residente a Gorlago (Bg), dipendente di una cooperativa, ha ricevuto una visita medica fiscale;

          la signora Corini era in malattia da circa quattro mesi per un cancro ai polmoni e da una quindicina di giorni era ricoverata presso l’Hospice San Giuseppe di Gorlago per essere sottoposta alle cure palliative;

          secondo quanto riportato dalle cronache la dottoressa incaricata dall'Inps avrebbe verificato la situazione della signora Corini, presentandosi nella stanza in cui era degente, in uno stato terminale, accudita dai familiari, rimasti imbarazzati e allibiti;

          addirittura pare che la dottoressa abbia voluto far firmare il modulo alla signora Corini, nonostante fosse tremolante e poco cosciente;

          di fronte alle rimostranze del personale dell’Hospice pare che l'incaricata dell'Inps abbia risposto «Voi fate il vostro lavoro, che io devo fare il mio»;

          la signora Corini è deceduta due giorni dopo;

          all’Hospice, è noto, vengono ricoverati solo pazienti in stato terminale, quindi non certo passabili per malati immaginari o truffatori dell'Inps;

          quella che l'interrogante giudica una mancanza di buonsenso, di rispetto, di logica da parte dell'incaricata alla visita medica fiscale ha comportato una grave umiliazione sia per la povera signora Corini che per i familiari;

          la direzione provinciale dell'Inps, interpellata dai giornali, ha risposto a mezzo stampa scusandosi con i familiari della signora Corini, precisando che «il controllo è scattato da un accertamento automatico di routine del sistema informatico, visto che il medico di base aveva indicato sul certificato l'indirizzo dell’hospice, senza la parola hospice, e omesso di scrivere che la signora fosse ricoverata»;

          il medico fiscale, nonostante fosse consapevole che era una struttura per malati terminali, non ha ritenuto opportuno evitare la visita e nemmeno ha avuto l'accortezza di rivolgersi preventivamente al personale della struttura –:

          se quanto esposto in premessa trovi conferma e, in caso di risposta affermativa, quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare affinché l'Inps, in quanto ente vigilato, non dia luogo in futuro a casi analoghi.
(4-04156)

PARI OPPORTUNITÀ E FAMIGLIA

Interrogazione a risposta scritta:


      NOVELLI. — Al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. — Per sapere – premesso che:

          i dati dell'Istat mostrano come in Italia circa 7 milioni di donne abbiano subito almeno una volta nella vita una forma di violenza. Il 20,2 per cento ha subito una violenza fisica e il 21 per cento violenza sessuale con casi – per il 5,4 per cento – di violenze sessuali gravi, come stupro e tentato stupro;

          a praticare le violenze sono stati nella maggioranza dei casi partner o ex partner. Nel dettaglio, su un totale di 3 milioni di donne, la violenza è stata perpetrata nel 5,2 per cento dei casi dall'attuale partner e nel 18,9 per cento da un ex partner;

          oltre a partner ed ex partner, si rilevano violenze da parte dei colleghi di lavoro nel 2,5 per cento dei casi, da parenti nel 2,6 per cento, da amici nel 3 per cento e da conoscenti nel 6,3 per cento dei casi;

          per quanto attiene la violenza sessuale, il 15,6 per cento delle donne ha subito la forma di violenza sessuale più diffusa, ovvero essere baciate, toccate o abbracciate contro la propria volontà;

          i rapporti sessuali inflitti con la forza e contro la volontà della vittima riguardano il 4,7 per cento delle donne, i tentati stupri arrivano al 3,5 per cento e gli stupri effettivi al 3 per cento;

          il decreto del 2009 che ha previsto il reato di stalking ha sicuramente migliorato la condizione di vita di molte donne, dando alle forze di pubblica sicurezza e ai giudici strumenti utili a combattere il fenomeno degli atti persecutori;

          il Parlamento ha approvato negli scorsi mesi la legge di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, cosiddetta Codice rosso, che ha dato nuovi strumenti per contrastare la violenza sulle donne;

          gli strumenti vigenti per contrastare la violenza sulle donne hanno bisogno di essere implementati;

          perseguire i responsabili di violenze sulle donne è necessario ma non sufficiente. Si deve anche agire per limitare la recidività, incentivando la diffusione dei centri per uomini maltrattanti, sostenendone l'attività economicamente e prevedendo norme di coordinamento a livello nazionale, per evitare che tutto sia lasciato alla buona volontà del terzo settore;

          ad oggi, secondo i dati di Relive (Relazioni libere dalle violenze), cui sono associati 17 centri per uomini maltrattanti, ci sono positivi riscontri dell'attività: dal 2015 al 2017 i 17 centri di ascolto uomini maltrattanti, sono stati contattati da 922 uomini; 872 sono quelli presi in carico. Una loro maggiore diffusione sarebbe decisiva e il legislatore dovrebbe incentivarne l'apertura;

          sempre secondo i dati forniti da Relive, nel 39 per cento dei casi sono i servizi sociali ad inviare gli uomini ai centri, mentre il 45 per cento degli accessi è diretto e volontario;

          l'alta quota di accessi diretti e volontari fa presupporre che un ampliamento dei servizi e dell'offerta per gli uomini maltrattanti desiderosi di risolvere i propri problemi comportamentali potrebbe avere un effetto positivo per la riduzione dei casi di violenza. A tal fine, potrebbe essere istituito un registro nazionale dei centri per il recupero delle persone violente ed un numero verde pronto a fornire una prima assistenza psicologica ed informazioni sui centri stessi –:

          quanti siano i centri per il recupero di uomini maltrattanti attivi sul territorio nazionale e quale sia la loro presenza per provincia;

          se tali centri ricevano oggi finanziamenti statali ed in quale misura;

          se non si ritenga di adottare iniziative per istituire un registro nazionale dei centri per il recupero di uomini maltrattanti ed un numero verde dedicato;

          quali altri iniziative si intendano adottare per la diffusione dei centri per il recupero di uomini maltrattanti.
(4-04138)

POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta scritta:


      FRASSINETTI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          si è appreso dalla stampa che sono state sequestrate oltre trenta mucche in un allevamento a Robecco d'Oglio nel cremonese in data 12 novembre 2019 dai carabinieri di Brescia, che hanno posto sotto sequestro gli animali, a seguito di una denuncia di maltrattamento giunta dalla Lav;

          i militari accorsi sul posto hanno stilato un rapporto dove si evince che: «sono apparse carenti le condizioni igienico-sanitarie della struttura dove un ingente numero di bovini malati e non sottoposti alle cure veterinarie erano detenuti con gli arti immersi nei loro stessi escrementi, dove le vacche stabulavano stabilmente in box in promiscuità con carcasse di altri animali morti e già in avanzato stato di decomposizione e dove i locali adibiti alla conservazione delle cisterne del latte raccolto risultavano invase da blatte. Le ipotesi di reato per i due titolari dell'allevamento sono il maltrattamento e l'abbandono di animali» –:

          quali iniziative intenda intraprendere il Governo, per quanto di competenza, anche normative, per procedere, in questo e in casi analoghi, alla chiusura immediata e definitiva degli allevamenti e al trasferimento degli animali in strutture idonee, affinché siano garantite loro cure e assistenza;

          se il Governo intenda promuovere l'urgente convocazione della Conferenza Stato-regioni per adottare iniziative volte a esaminare la situazione degli allevamenti nella regione, definire un piano straordinario di controlli e meccanismi di trasparenza sui controlli effettuati dai servizi veterinari al fine di garantire le attività di tutela del benessere e della salute pubblica dei cittadini, rafforzando in questo modo lo strumento del piano nazionale benessere animale.
(4-04152)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta orale:


      MELICCHIO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          le pubbliche amministrazioni definiscono le linee fondamentali di organizzazione degli uffici secondo principi generali fissati da disposizioni di legge, e sulla base dei medesimi, individuano, fra l'altro quelli di maggiore rilevanza e le dotazioni organiche;

          secondo quanto previsto dall'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo n. 165 del 2001 le pubbliche amministrazioni ispirano la loro organizzazione al perseguimento degli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità;

          secondo quanto dettato dall'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo n. 165 del 2001 le pubbliche amministrazioni assumono ogni determinazione organizzativa, oltre che in ossequio ai princìpi precedentemente addotti, al fine di assicurare la rispondenza al pubblico interesse dell'azione amministrativa;

          nel rispetto degli attuali meccanismi che regolano la spesa pubblica, al fine di razionalizzare sia le risorse economiche che la logistica delle sedi periferiche e decentrate delle pubbliche amministrazioni riducendone i fitti passivi è auspicabile un riorientamento delle disponibilità verso obiettivi considerati di primaria importanza;

          ad avviso dell'interrogante, in particolare nello stabile di sei piani ubicato nella città di Cosenza, in contrada Vaglio-Lise, sede di uffici di varia competenza e di comprovata importanza per il territorio – eppure largamente inutilizzato e ridotto in stato di abbandono – ove operano, subendo disagi giornalieri, sia dipendenti regionali che dipendenti della provincia di Cosenza transitati ex legge n. 56 del 2014, i princìpi di efficienza, efficacia ed economicità prescritti dalla legge non vengono adeguatamente rispettati, e discutibile risulterebbe anche la gestione della dotazione organica;

          nella sola città di Cosenza, oltre alla questione del sopracitato immobile di Vaglio-Lise, si assiste – per come definito dalla stessa relazione preliminare del progetto regionale «Fitti zero», varato dall'attuale giunta, volto alla gestione ottimizzata dei beni dell'ente – a una «polverizzazione accentuata» delle varie sedi lavorative in locazione e in proprietà che, si legge ancora, «implica una difficile gestione della logistica» con un notevole nocumento per le pubbliche casse, anziché servirsi, al meglio, della disponibilità di strutture come quella di cui sopra;

          le questioni sopra rappresentate investono in generale la gestione di tutti gli uffici della pubblica amministrazione –:

          quali iniziative di competenza, anche normative, intenda intraprendere per assicura il pieno rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità nella gestione degli uffici pubblici, con particolare riguardo agli immobili che ne sono sede, promuovendo la razionalizzazione logistica, l'allocazione del personale e l'offerta dei servizi ai cittadini.
(3-01142)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      MAGI e PINI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          dopo le campagne per contrastare l'Hiv degli anni ‘80-’90, l'attenzione sulle infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) è diventata meno incisiva contribuendo a un aumento dell'incidenza e ridiventando un problema di salute pubblica;

          secondo l'Istituto superiore di sanità, nel 2016 in Italia i casi di sifilide sono aumentati del 70 per cento rispetto al 2015; le infezioni da clamidia sono raddoppiate rispetto al 2010. Emerge, inoltre, un aumento significativo delle infezioni da Hiv a trasmissione sessuale: 3443 nuove diagnosi nel 2017 rappresentano un allarme sociale e si traducono in forte impatto economico sul servizio sanitario nazionale (672.1 milioni di euro di spesa per farmaci antiretrovirali anti-Hiv);

          l'Osservatorio educazione sessuale 2019 promosso da Skuola.net e Durex ha evidenziato che i giovani tra i 15-24 anni sono più esposti alle Ist, a causa della scarsa informazione, dell'insufficiente conoscenza e di un approccio alla sessualità molto precoce e meno consapevole e guidato;

          il preservativo rappresenta l'unico strumento efficace per prevenire le Ist e il suo utilizzo, come suggerito dalla recente campagna di comunicazione del Ministero della salute per contrastare l'Hiv, va fortemente incentivato;

          il contributo informativo sulle Ist che il mondo produttivo può offrire è limitato dai vincoli normativi sulla pubblicità sanitaria. I profilattici sono classificati come dispositivi medici (Dm) e l'Italia, diversamente dagli altri Paesi europei, nel recepire la normativa comunitaria, ha subordinato la pubblicità dei Dm a un regime autorizzativo stringente, caratterizzato da procedure complesse, linee guida ministeriali poco chiare e prassi amministrative poco prevedibili;

          questa disciplina per la pubblicità che equipara i Dm ai farmaci risponde alla necessità di evitarne l'uso improprio o il sovrautilizzo;

          nonostante la corretta classificazione regolatoria, ai fini pubblicitari il profilattico non dovrebbe essere equiparato agli altri Dm né tantomeno ai farmaci, da cui differisce per natura, modalità d'uso, valore in termini di prevenzione sanitaria e soprattutto perché il relativo utilizzo non può nuocere alla salute;

          il decreto legislativo n. 37 del 2010 (articolo 21, comma 2-ter) prevede che con decreto del Ministro della salute vengano individuate alcune categorie di Dm esenti dall'obbligo di autorizzazione pubblicitaria. Questa norma, oggi inattuata, consentirebbe di valorizzare le potenzialità educative dei messaggi pubblicitari sui preservativi al fine di promuovere e diffondere una cultura orientata a una sessualità consapevole e priva di rischi per la salute –:

          se il Ministro non ritenga di adottare le iniziative di competenza per dare attuazione alla normativa di cui in premessa ed escludere i preservativi dalla procedura di autorizzazione prevista ai fini pubblicitari.
(5-03184)


      SPORTIELLO, NESCI e SARLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          le infezioni sessualmente trasmesse (Ist) costituiscono malattie infettive molto diffuse che interessano, a livello globale, milioni di individui ogni anno. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), riporta che si contano oltre 30 diversi patogeni, tra batteri, virus, protozoi, funghi ed ectoparassiti, responsabili di Ist. Questi patogeni si possono trasmettere attraverso qualsiasi tipo di rapporto sessuale (vaginale, anale e orale) per contatto con i liquidi organici infetti (sperma, secrezioni vaginali, sangue, saliva);

          tra le infezioni più diffuse ci sono la clamidia, la vaginite, l’herpes genitale, condilomi, la candida, le verruche genitali, la sifilide, la gonorrea, la pediculosi. Appartiene a questa categoria anche l'Hiv, un virus che attacca il sistema immunitario causandone un progressivo indebolimento e rendendo la persona più suscettibile alle infezioni. L'Hiv può condurre all'Aids, la più grave tra le malattie a trasmissione sessuale;

          in questo contesto di malattie infettive, occorre tenere in grande considerazione che il preservativo è stato individuato unanimemente come l'unico strumento davvero efficace nel prevenire la trasmissione delle diverse Ist, capace di abbattere anche il rischio di contrazione per semplice contatto di infezioni come l’herpes genitale, la sifilide, le verruche genitali, la gonorrea e l'Hpv; il decreto legislativo 24 febbraio 1997, n. 46, in attuazione della direttiva 93/42/CEE concernente i dispositivi medici, all'articolo 21, comma 2-ter, così come modificato dal decreto legislativo n. 37 del 2010, prevede che, nell'ambito dei dispositivi per i quali è consentita la pubblicità presso il pubblico, con decreto ministeriale sono identificate le fattispecie che non necessitano di autorizzazione ministeriale; tale decreto ministeriale, a quanto risulta all'interrogante, non è stato ancora emanato;

          il preservativo è un dispositivo a sé stante, non equiparabile a tutti gli altri dispositivi, dai quali si distingue per natura, modalità di utilizzo e valore in termini di prevenzione sociale e sanitaria, contrariamente agli altri dispositivi medici, per i quali l'autorizzazione alla pubblicità potrebbe trovare giustificazione nella necessità di controllo su un possibile uso improprio o eccessivo da parte del consumatore;

          il Ministero della salute, nella sua relazione al Parlamento nel 2017 sullo stato di attuazione delle strategie attivate per fronteggiare l'infezione Hiv, afferma che tutta la popolazione sessualmente attiva è a rischio di infezione, ma, fra tutte le classi di età, la più esposta sarebbe quella dei giovani tra i 15 e i 24 anni –:

          se intenda intraprendere l'iniziative di competenza per escludere i preservativi dall'obbligo di autorizzazione ministeriale ai fini pubblicitari così come previsto dalla normativa di cui premessa, al fine di rafforzare la diffusione dell'informazione sui metodi di prevenzione per le infezioni sessualmente trasmesse, che colpiscono soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni del nostro Paese.
(5-03185)

Interrogazioni a risposta scritta:


      TARTAGLIONE. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          la regione Molise, sottoposta a piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario, continua a subire tagli e forti ridimensionamenti nel campo dell'assistenza sanitaria, in particolar modo relativamente alle strutture ospedaliere, con ripercussioni gravissime sulla popolazione tanto da minare il diritto alla salute;

          il processo dialettico in corso, riguardante il piano operativo sanitario per il triennio 2019/2021, che dovrebbe essere approvato da questo Governo, desta forte preoccupazione rendendo evidenti una serie di provvedimenti che mirano alla «distruzione» del già precario sistema sanitario regionale attraverso la privazione di reparti e servizi essenziali, servizi salvavita, che verrebbero trasferiti fuori regione;

          la chiusura dei reparti di emodinamica nell'ospedale di Termoli e in quello di Isernia, capoluogo di provincia, che ad oggi rappresentano un servizio di eccellenza sul territorio, comporterebbe il trasferimento dei pazienti ad elevato rischio di mortalità verso la regione Abruzzo;

          l'infarto del miocardio acuto è una patologia «tempo dipendente» in cui il fattore tempo costituisce un elemento determinante per la qualità e l'esito delle cure, in presenza di condizioni ad alto tasso di mortalità. Il servizio di emodinamica, in funzione presso i due presidi H24, consente di trattare in tempi record queste patologie, nonostante il numero esiguo di operatori. Nel 2019, presso il presidio ospedaliero «Veneziale» di Isernia, grazie anche alla vicinanza con la zona di Castel di Sangro (L'Aquila) che sempre più spesso indirizza su Isernia le patologie più gravi, le procedure di emodinamica sono aumentate del 10 per cento arrivando a 440, con circa 180 angioplastiche, numero adeguato, come previsto dalle società scientifiche, per le aree geografiche che presentano notevoli difficoltà al trasferimento rapido dei pazienti;

          situazione analoga si registra per quanto concerne altri servizi ed altre patologie come ad esempio gli ictus emorragici e la rete del trauma. Campobasso per il piano è hub di I livello, dunque i casi più complessi finiranno al Cardarelli di Napoli e al Rummo di Benevento; da Termoli invece bisognerà rivolgersi agli Ospedali Riuniti di Foggia. Solo il trauma cranico potrà essere curato presso il Neuromed di Pozzili. Sull'apporto dei privati, infatti, non vi è nessun cenno nel capitolo dedicato al recupero della mobilità passiva, indicando che il tetto di remunerazione sia stabilito come invalicabile sia per le prestazioni rese dai residenti in Molise, sia per i residenti in altre Regioni;

          ne risulta, quindi il depotenziamento del settore pubblico e un «tetto» ai privati. Una débâcle per l'assistenza sanitaria in Molise e per tutti i molisani che si vedono privare di servizi vitali;

          è necessario intervenire per evitare questi dannosi tagli, anche alla luce dei costi legati alla mobilità passiva che ne conseguirebbe –:

          se non intenda adottare iniziative, per quanto di competenza e alla luce del fatto che la regione Molise è sottoposta al piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, per dare soluzione alle forti criticità esposte in premessa, evitare il serio rischio della privazione di reparti e servizi sanitari essenziali, e permettere ai cittadini molisani di continuare a vedersi riconosciuto il loro diritto alla salute costituzionalmente garantito.
(4-04144)


      PIASTRA, CAVANDOLI, CESTARI, GOLINELLI, MORRONE, MURELLI, RAFFAELLI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, VINCI e ZOFFILI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          le prestazioni specialistico-ambulatoriali per la tutela della maternità, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, sono ricomprese nei livelli essenziali di assistenza e devono essere erogate in esenzione dalla partecipazione al relativo costo in condizioni di uniformità su tutto il territorio nazionale;

          in molte regioni si registrano ritardi e carenze che spesso costringono le donne in gravidanza a rivolgersi al privato, sostenendo ingenti costi per l'esecuzione degli esami in questione;

          sono state rilevate criticità, tra le altre, nella regione Emilia-Romagna. Un caso recentemente oggetto di cronaca ha visto coinvolta una giovane donna incinta alla quale era stato prescritto dal proprio ginecologo l'esame della curva da carico di glucosio (test per controllare l'eventuale insorgenza del diabete nei mesi della dolce attesa). La donna si è rivolta al centro unico prenotazioni dell'ospedale di Bologna per sentirsi rispondere che la prima visita disponibile sarebbe stata a gennaio, fuori tempo massimo, e che in alternativa avrebbe potuto recarsi a Porretta, località che si trova ad oltre 60 chilometri di distanza;

          quello sopra citato non rappresenta un caso isolato. Vi sono analoghi disservizi all'ordine del giorno che denotano le carenze del Servizio sanitario nazionale (Ssn) nell'erogazione delle prestazioni a tutela della maternità;

          è chiaro che in una situazione come quella che si sta attraversando, caratterizzata da un forte calo della natalità, il Ssn dovrebbe farsi carico di tutti gli esami e le prestazioni specialistiche ambulatoriali appropriati in gravidanza. Si tratta, del resto, di un principio enunciato espressamente dall'articolo 59, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, recante definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, nonché dall'articolo 1, comma 5, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124 –:

          se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare a fronte delle problematiche esposte in premessa al fine di porre rimedio alle criticità riscontrate nelle varie regioni, tra cui l'Emilia-Romagna, nell'erogazione delle prestazioni sanitarie per la tutela della maternità ricomprese nei livelli essenziali di assistenza.
(4-04148)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta scritta:


      SABRINA DE CARLO, SUT e OLGIATI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          nel 1946 l'ingegnere Virgilio Florian fondò a Milano lo stabilimento Telettra che in pochi anni diventò una delle più grandi aziende nazionali nel settore delle telecomunicazioni con più di 10.000 dipendenti e diverse sedi dislocate sia in Italia che all'estero. Nel 1976 l'azienda venne venduta alla Fiat che a sua volta, nel 1990, decise di rivenderla alla multinazionale francese Alcatel che, a seguito dell'unione con Lucent, ha incorporato tutte le attività dell'ex Telettra. Nel 2015, con la fusione di Nokia con Alcatel-Lucent, la sede di Trieste viene acquisita dalla multinazionale americana FLEXtronics diventando un semplice stabilimento di produzione e tralasciando completamente la ricerca che, fino a quel momento, era stata l'elemento caratterizzante dell'azienda;

          la fusione è avvenuta a seguito di un lungo processo di contrattazione al Ministero sviluppo economico in cui erano presenti i rappresentanti dei lavoratori e i dirigenti della nuova azienda. L'obiettivo ovviamente era quello di tutelare i lavoratori e, al contempo, permettere uno sviluppo dell'azienda che inizialmente, secondo il programma di sviluppo, si sarebbe dovuta trasformare nel dentro di eccellenza globale di FLEXtronics per il trasporto ottico;

          purtroppo, ciò non avvenne e nei successivi incontri che ci furono al Ministero sviluppo economico si riformulò l'assetto dello stabilimento che divenne principalmente un centro di produzione Nokia e un centro di montaggio e collaudo dei contatori di nuova generazione Enel;

          in data 24 ottobre 2018, si è svolto al Ministero dello sviluppo economico un tavolo istituzionale inerente alla situazione dell'azienda FLEX – stabilimento di Trieste, che si è concluso con un ottimo risultato, in quanto è stata stabilita la trasformazione dei contratti di somministrazione in contratti a tempo indeterminato e staff leasing. In quella sede l'azienda ha ribadito gli sforzi di sviluppo presentando i diversi progetti che avrebbero dovuto portare a un rafforzamento delle attività produttive e a un consolidamento dei propri clienti. Il Ministero ha ribadito, inoltre, la sua disponibilità a mantenere un ruolo di monitoraggio e la possibilità di riattivare il tavolo a seguito della richiesta delle parti;

          nel corso di quest'anno l'azienda ha iniziato a trasferire in Romania una serie di prodotti che venivano fabbricati a Trieste, giustificando l'operazione come aiuto alla produzione stessa sui picchi di lavoro. È necessario sottolineare che i lavoratori hanno invece notato, negli ultimi mesi, un calo di produzione e hanno già richiesto all'azienda di far rientrare le produzioni trasferite in Romania al fine di avere un riequilibrio delle produzioni nei due stabilimenti. Tale richiesta è però stata rifiutata;

          il rischio di licenziamento per i lavoratori della FLEX è sicuramente elevato. Già a 23 lavoratori non è stato rinnovato il contratto di somministrazione e sembrerebbe, da diversi articoli di stampa, che siano state traslocate altre due produzioni in Romania che conseguentemente metterebbero a rischio altri 100 posti di lavoro –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga necessario riconvocare un tavolo istituzionale al Ministero sviluppo economico, al fine di poter ulteriormente monitorare la situazione, anche adottando ogni utile iniziativa di competenza per l'elaborazione di un vero piano industriale in grado di salvaguardare i lavoratori dello stabilimento triestino e garantire lo sviluppo dell'azienda, che permetterebbe il mantenimento di un know-how tecnologico elevato.
(4-04139)


      SERRITELLA. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione. — Per sapere – premesso che:

          Infratel Italia – Infrastrutture e telecomunicazioni per l'Italia s.p.a. è stata costituita su iniziativa Ministero dello sviluppo economico e di Invitalia;

          fondata il 23 dicembre 2003, opera nel settore delle telecomunicazioni per il Ministero dello sviluppo economico del quale è una società in house;

          Infratel è soggetto attuatore dei piani banda larga e ultra larga, previsti dalla «Strategia italiana per la banda ultralarga», approvata dal Governo Renzi il 3 marzo 2015;

          la suddetta Strategia ha l'obiettivo di contribuire a ridurre il gap infrastrutturale e di mercato esistente, attraverso la creazione di condizioni più favorevoli allo sviluppo integrato delle infrastrutture di telecomunicazione fisse e mobili, e rappresenta il quadro nazionale di riferimento per le iniziative pubbliche a sostegno dello sviluppo delle reti a banda larga in Italia, al fine di soddisfare gli obiettivi fissati dall'Agenda digitale europea entro il 2020;

          l'attuazione della Strategia prevede: la copertura ad almeno 100 Mbps fino all'85 per cento della popolazione; la copertura ad almeno 30 Mbps della restante quota di popolazione; la copertura ad almeno 100 Mbps di sedi ed edifici pubblici, delle aree di maggior interesse economico e concentrazione demografica, delle aree industriali, delle principali località turistiche e degli snodi logistici;

          la strategia è coerente con gli obiettivi 2025 della Commissione europea, espressi dalla comunicazione CDM(2016)-587 del 14 settembre 2016, in quanto diffonde la fibra ottica in modo capillare sul territorio verso le utenze residenziali e rende disponibili connessioni Ftth alle sedi della pubblica amministrazione e alle aree produttive, abilitando anche lo sviluppo del 5G;

          le risorse impiegate per il raggiungimento della strategia sono pari a 3 miliardi di euro cui circa 1,6 a valere su fondi nazionali (FSC) e circa 1,4 a valere su fondi regionali (Fesr e Feasr);

          Infratel Italia e Open Fiber hanno firmato il 16 giugno 2017 a Roma il contratto di concessione per la realizzazione di una rete a banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato delle 6 regioni interessate dal primo bando di gara: Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto;

          è stata avviata l'attività di progettazione definitiva per i comuni, la verifica della progettazione esecutiva e il successivo avvio di lavori ove siano state ottenute le autorizzazioni necessarie dagli enti competenti;

          i fondi suddetti, essenziali per tali progetti, devono essere certificati alle autorità dell'Unione europea, al fine di rispettare i livelli di spesa dei programmi operativi 2014-2020, per non incorrere nel disimpegno automatico, che comporterebbe la perdita dei fondi comunitari;

          per poter rendicontare alla Commissione europea, così da salvare tali fondi, si deve necessariamente procedere con i lavori e, dunque, con la spesa e la realizzazione delle opere; ad oggi la situazione appare quantomeno preoccupante, poiché lo stato di avanzamento è ben lungi dall'essere arrivato a conclusione;

          secondo gli ultimi dati pubblicati da Infratel, dei 7.450 comuni interessati quelli in cui il servizio è collaudato sono solo 5;

          in altri 310 i lavori sono stati ultimati, ma non è stato fatto il collaudo e la spesa non può essere quindi certificata alle autorità dell'Unione europea;

          secondo i dati Infratel, i lavori sono attivi solo in 1.614 comuni, per 220 si aspetta l'approvazione del progetto esecutivo ed in 474 Open Fiber ha avviato la richiesta di autorizzazione;

          il restante è in una fase ancor più arretrata e va poi sottolineato che degli oltre 7000 comuni suddetti, 1.200 non rientrano nemmeno nelle aree bianche –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra riportati e quali iniziative, per quanto di competenza, stia adottando al fine di porre rimedio a una situazione di oggettiva criticità.
(4-04142)


      BIGNAMI. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          da quanto segnalato all'interrogante vi sarebbero un centinaio di famiglie e numerose attività commerciali in località Pieve del Pino, frazione di Sasso Marconi in Provincia di Bologna, prive da circa un mese della linea telefonica fissa e del collegamento alla rete Internet;

          questo prolungato disservizio Telecom, al quale si somma la scarsa copertura nella zona della rete mobile, sta creando gravissimi disagi sia alle persone, soprattutto anziane, isolate da settimane ed impossibilitate a comunicare, situazione già di grande difficoltà che diventerebbe ancora più critica in caso di necessità o urgenza, sia alle tante attività commerciali, di ristorazioni e turistiche, della zona che stanno subendo importanti ripercussioni negative sul proprio lavoro;

          da quanto risulta all'interrogante, i cittadini che avrebbero provato a contattare la Telecom per comunicare il disservizio non sarebbero riusciti a parlare direttamente con un operatore, in quanto al numero chiamato avrebbe risposto solo una voce registrata che annunciava l'imminente, nei fatti disattesa, risoluzione del problema;

          la problematica sopra evidenziata non risulterebbe essere un caso unico, essendosi già verificata in più occasioni, anche in seguito a semplici piogge, lasciando l'intera area isolata per lunghi periodi di tempo in attesa delle necessarie riparazioni –:

          se sia a conoscenza di quanto sopra esposto e di analoghe segnalazioni riguardo a eventuali disservizi di Telecom in altre zone dell'Emilia-Romagna;

          se ritenga di adottare le iniziative di competenza al fine di verificare che venga al più presto ripristinata la linea telefonica fissa ed il collegamento Internet nell'area sopra indicata, appurando quali siano le motivazioni per le quali l'azienda Telecom non risulterebbe essere in grado di assicurare il dovuto regolare servizio e l'eventuale intervento tempestivo in caso di guasto, tenendo conto del particolare disagio degli utenti data la peculiarità territoriale della zona.
(4-04143)


      CIABURRO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          il maltempo di queste settimane ha generato ingenti danni in quasi tutte le regioni del nostro territorio. Una delle situazioni maggiormente complesse è quella del Piemonte, dove, nella giornata di giovedì 14 novembre 2019 è caduta la prima neve a bassa quota della stagione. Quest'ultima ha messo in ginocchio il sistema di telecomunicazioni e trasporti in larga parte della provincia di Cuneo, nelle vallate del Cuneese, Monregalese, in Alta Langa e nel Saluzzese, con 15 mila utenze tra famiglie e aziende rimaste senza elettricità, riscaldamento, internet e telefono, e con numerosi black-out nell'erogazione dell'elettricità per la caduta di alberi sui fili, i disagi per la circolazione sulle strade, come la chiusura al traffico del valico internazionale del colle della Maddalena tra Argentera e il confine con la Francia;

          il maltempo ha generato decine di black-out, anche telefonici, in città, paesi, vallate, a causa di alberi spezzati o caduti sulle linee di alta tensione e sulle strade; ha causato la soppressione o il ritardo fino a 170 minuti dei treni, oltre a causare la chiusura delle scuole. Non sono stati solo questi i disagi che hanno dovuto affrontare i cittadini in questione. Essi hanno avuto anche molte difficoltà nel reperimento di scorte e nelle comunicazioni in generale, trovandosi soprattutto nell'impossibilità di chiamare eventuali soccorsi in seguito ad emergenze sanitarie;

          la mancanza di luce e di qualsivoglia altro collegamento ha creato molte problematiche anche alle fabbriche, agli uffici ed alle imprese artigiane, ma anche ai bar, ai ristoranti ed alle attività commerciali. Esemplificativi i casi dello stabilimento Michelin di frazione Ronchi, con 150 operai del turno del mattino rimandati a casa intorno alle 11, e dove l'attività è ripresa a singhiozzo e con molte difficoltà, e del tribunale di Cuneo, dove alcune udienze sono state rinviate per l'impossibilità di verbalizzare al computer;

          nonostante la situazione stia pian piano tornando alla normalità, è assurdo che nel 2019 interi paesi e intere valli debbano rimanere senza elettricità e linea telefonica, oltre che senza riscaldamento per intere giornate. La nevicata del 14 novembre era stata peraltro preventivamente prevista dalle previsioni meteo, ma ha causato comunque interruzioni di pubblico servizio elettrico e di comunicazioni fisse e mobili che in alcuni casi hanno superato le 48 ore a seguito di un evento durato circa 8 ore. Tale situazione preoccupa le intere comunità, in quanto le maggiori criticità sono da attribuirsi al mancato intervento preventivo di manutenzione sulle linee aeree interessate dalla presenza di alberi e rami, che, per ragioni diverse, potrebbero interrompere i sistemi ogni qual volta vi sia un evento nevoso. In questo caso le foglie ancora presenti sugli stessi hanno creato una emergenza diffusa, ma è altrettanto vero che, da tempo, non sono più previste manutenzioni programmate di taglio vegetale sulle linee aeree. A quanto pare si finisce sempre per ovviare a delle situazioni già avvenute con delle opere di ripristino, invece di mettere in campo un piano di manutenzione preventiva per evitare che tali problematiche si possano riproporre –:

          se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa, e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano adottare per risolvere al più presto le problematiche sopracitate nelle zone colpite dal maltempo;

          quali iniziative intendano porre in essere, per quanto di competenza, per evitare il riproporsi di tali disservizi, valutando un repentino intervento di riammodernamento, ristrutturazione e di manutenzione delle linee interessate, rimuovendo gli alberi e le piante a rischio, ripristinando i piani di pulizia preventiva di tutte le linee aeree insistenti su questi territori, evitando così che possano riproporsi gli inconvenienti intercorsi alle famiglie ed alle imprese delle zone colpite.
(4-04149)

Apposizione di una firma ad una risoluzione.

      La risoluzione in Commissione Sisto e Labriola n. 7-00375, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 19 novembre 2019, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Rampelli.

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

      L'interrogazione a risposta immediata in Commissione Barelli e altri n. 5-03170, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 20 novembre 2019, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Fiorini.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

      Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Benamati n. 5-01405 del 6 febbraio 2019.