XVIII LEGISLATURA

Allegato A

Seduta di Mercoledì 15 luglio 2020

TESTO AGGIORNATO AL 20 LUGLIO 2020

COMUNICAZIONI

Missioni valevoli nella seduta del 15 luglio 2020.

      Amitrano, Ascani, Azzolina, Benvenuto, Boccia, Bonafede, Claudio Borghi, Boschi, Brescia, Buffagni, Businarolo, Carbonaro, Carfagna, Castelli, Cavandoli, Cirielli, Colletti, Colucci, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Dadone, De Micheli, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Fantuz, Ferraresi, Ferri, Gregorio Fontana, Fraccaro, Franceschini, Frassinetti, Frusone, Gallinella, Gallo, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giacomoni, Giorgis, Grande, Grimoldi, Gualtieri, Guerini, Invernizzi, Iovino, L'Abbate, Liuni, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Losacco, Lupi, Maggioni, Mammì, Mauri, Molinari, Morani, Morassut, Morelli, Orrico, Palmisano, Parolo, Rampelli, Ravetto, Rizzo, Rosato, Ruocco, Saltamartini, Scalfarotto, Schullian, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Spadoni, Speranza, Tasso, Tofalo, Tomasi, Trano, Traversi, Vignaroli, Villarosa, Raffaele Volpi, Zoffili.

(Alla ripresa pomeridiana della seduta)

      Amitrano, Ascani, Azzolina, Benvenuto, Boccia, Bonafede, Claudio Borghi, Boschi, Brescia, Buffagni, Businarolo, Carbonaro, Carfagna, Castelli, Cavandoli, Cirielli, Colletti, Colucci, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Dadone, De Micheli, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Fantuz, Ferraresi, Ferri, Gregorio Fontana, Formentini, Fraccaro, Franceschini, Frassinetti, Frusone, Gallinella, Gallo, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giacomoni, Giorgis, Grande, Grimoldi, Gualtieri, Guerini, Invernizzi, L'Abbate, Liuni, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Losacco, Lupi, Maggioni, Mammì, Mauri, Molinari, Morani, Morassut, Morelli, Orrico, Palmisano, Parolo, Rampelli, Ravetto, Rizzo, Rosato, Ruocco, Saltamartini, Scalfarotto, Schullian, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Spadoni, Speranza, Tasso, Tofalo, Tomasi, Trano, Traversi, Vignaroli, Villarosa, Raffaele Volpi, Zoffili.

Annunzio di proposte di legge.

      In data 14 luglio 2020 sono state presentate alla Presidenza le seguenti proposte di legge d'iniziativa dei deputati:
          GALLO ed altri: «Istituzione dei patti educativi di comunità per contrastare la povertà educativa e l'abbandono scolastico e per ridurre i fattori di disagio sociale e di devianza dei minori» (2588);
          SISTO ed altri: «Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n.  361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n.  533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, nonché determinazione dei collegi uninominali e plurinominali» (2589).

      Saranno stampate e distribuite.

Adesione di deputati a proposte di legge.

      La proposta di legge GELMINI ed altri: «Misure a sostegno della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e per la conciliazione delle esigenze di vita e di lavoro» (1675) è stata successivamente sottoscritta dalla deputata Polidori.

      La proposta di legge GELMINI ed altri: «Disposizioni concernenti la concessione di un assegno mensile per ogni figlio a carico, per il sostegno della famiglia e della natalità» (2155) è stata successivamente sottoscritta dalla deputata Polidori.

Assegnazione di progetti di legge a Commissioni in sede referente.

      A norma del comma 1 dell'articolo 72 del Regolamento, i seguenti progetti di legge sono assegnati, in sede referente, alle sottoindicate Commissioni permanenti:
          I Commissione (Affari costituzionali):
      DE LUCA: «Modifica all'articolo 5 del decreto legislativo 18 agosto 2015, n.  142, in materia di istituzione di un registro anagrafico dei richiedenti protezione internazionale» (1591) Parere delle Commissioni II e V.
          XII Commissione (Affari sociali):
      COSTANZO: «Delega al Governo per il riconoscimento della professione di mediatore interculturale» (2397) Parere delle Commissioni I, II, V, VII, XI, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
          XIII Commissione (Agricoltura):
      ALBERTO MANCA: «Modifiche all'articolo 3 della legge 20 novembre 2017, n.  168, in materia di trasferimenti di diritti di uso civico e permute aventi ad oggetto terreni a uso civico» (2448) Parere delle Commissioni I, II, V, VI, VIII, XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
          Commissioni riunite II (Giustizia) e VIII (Ambiente):
      MAGGIONI ed altri: «Modifica all'articolo 255 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.  152, in materia di sanzioni per l'abbandono di rifiuti e di impiego di sistemi di videosorveglianza per l'accertamento delle violazioni» (2542) Parere delle Commissioni I e V.

Trasmissione dalla Corte dei conti.

      Il Presidente della Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti, con lettera in data 13 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n.  259, la determinazione e la relazione riferite al risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto nazionale di alta matematica Francesco Severi (INdAM), per l'esercizio 2018, cui sono allegati i documenti rimessi dall'ente ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della citata legge n.  259 del 1958 (Doc. XV, n.  305).

      Questi documenti sono trasmessi alla V Commissione (Bilancio) e alla VII Commissione (Cultura).

Trasmissione dal Ministro dello sviluppo economico.

      Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 10 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n.  244, la relazione sullo stato della spesa, sull'efficacia nell'allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell'azione amministrativa svolta dal Ministero dello sviluppo economico, corredata del rapporto sull'attività di analisi e revisione delle procedure di spesa e dell'allocazione delle relative risorse in bilancio, di cui all'articolo 9, comma 1-ter, del decreto-legge 29 novembre 2008, n.  185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n.  2, riferita all'anno 2019 (Doc. CLXIV, n.  23).

      Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali), alla V Commissione (Bilancio), alla IX Commissione (Trasporti) e alla X Commissione (Attività produttive).

Trasmissione dal Ministro dell'economia e delle finanze.

      Il Ministro dell'economia e delle finanze, con lettera in data 13 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 59, comma 1, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.  300, l'atto di indirizzo concernente gli sviluppi della politica fiscale, le linee generali e gli obiettivi della gestione tributaria, le grandezze finanziarie e le altre condizioni nelle quali si sviluppa l'attività delle Agenzie fiscali, per il triennio 2020-2022 (Doc. n.  CII, n.  1).

      Questo documento è trasmesso alla VI Commissione (Finanze).

Trasmissione dal Ministro della giustizia.

      Il Ministro della giustizia, con lettera in data 13 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n.  67, la relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di messa alla prova dell'imputato, aggiornata al 31 dicembre 2019 (Doc. CCVII, n.  3).

      Questa relazione è trasmessa alla II Commissione (Giustizia).

Trasmissione dal Ministero dell'interno.

      Il Ministero dell'interno, con lettera del 13 luglio 2020, ha trasmesso la nota relativa all'attuazione data, per la parte di propria competenza, alla risoluzione conclusiva DE GIROLAMO ed altri n.  8/00060, accolta dal Governo ed approvata dalla IX Commissione (Trasporti) nella seduta del 18 dicembre 2019, concernente iniziative sulla sicurezza stradale.

      La suddetta nota è a disposizione degli onorevoli deputati presso il Servizio per il Controllo parlamentare ed è trasmessa alla IX Commissione (Trasporti) competente per materia.

Trasmissione dal Ministro per i rapporti con il Parlamento.

      Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 15 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 25 marzo 2020, n.  19, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 luglio 2020, concernente ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n.  19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n.  33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19.

      Questo decreto è depositato presso il Servizio per i Testi normativi a disposizione degli onorevoli deputati.

Trasmissione dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri.

      Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 14 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 4 e 5, della legge 24 dicembre 2012, n.  234, la relazione in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un dispositivo per la ripresa e la resilienza (COM(2020) 408 final), accompagnata dalla tabella di corrispondenza tra le disposizioni della proposta e le norme nazionali vigenti.

      Questa relazione è trasmessa alla V Commissione (Bilancio) e alla XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

Annunzio di progetti di atti dell'Unione europea.

      La Commissione europea, in data 13 luglio 2020, ha trasmesso, in attuazione del Protocollo sul ruolo dei Parlamenti allegato al Trattato sull'Unione europea, i seguenti progetti di atti dell'Unione stessa, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi, che sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alla XIII Commissione (Agricoltura), con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea):
          Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce misure di gestione, conservazione e controllo applicabili nella zona della convenzione per il rafforzamento della commissione interamericana per i tonnidi tropicali e che modifica il regolamento (UE) n.  520/2007 del Consiglio (COM(2020) 308 final), corredata dal relativo allegato (COM(2020) 308 final – Annex);
          Proposta di regolamento del Consiglio recante apertura e modalità di gestione di contingenti tariffari autonomi dell'Unione europea per taluni prodotti della pesca per il periodo 2021-2023 (COM(2020) 322 final), corredata dal relativo allegato (COM(2020) 322 final – Annex).

      La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (UE) n.  514/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la procedura di disimpegno (COM(2020) 309 final), già trasmessa dalla Commissione europea e assegnata, in data 14 luglio 2020, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alla I Commissione (Affari costituzionali), con il parere della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea), è altresì assegnata alla medesima XIV Commissione ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane per la verifica di conformità, ai sensi del Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea, decorre dal 14 luglio 2020.

      Il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in data 14 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 6, commi 1 e 2, della legge 24 dicembre 2012, n.  234, progetti di atti dell'Unione europea, nonché atti preordinati alla formulazione degli stessi.

      Questi atti sono assegnati, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, alle Commissioni competenti per materia, con il parere, se non già assegnati alla stessa in sede primaria, della XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea).

      Con le predette comunicazioni, il Governo ha altresì richiamato l'attenzione sui seguenti documenti, già trasmessi dalla Commissione europea e assegnati alle competenti Commissioni, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento:
          Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Corte dei conti – Relazione annuale all'autorità di discarico riguardante gli audit interni effettuati nel 2019 (COM(2020) 268 final);
          Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Un'agenda per le competenze per l'Europa per la competitività sostenibile, l'equità sociale e la resilienza (COM(2020) 274 final);
          Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni sull'attuazione e sulla pertinenza del piano di lavoro dell'Unione europea per lo sport 2017-2020 (COM(2020) 293 final);
          Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione dell'assistenza macrofinanziaria ai paesi terzi nel 2019 (COM(2020) 296 final);
          Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Relazione sulla politica di concorrenza 2019 (COM(2020) 302 final).

Trasmissione dal Difensore civico della regione Lazio.

      Il Difensore civico della regione Lazio, con lettera in data 10 luglio 2020, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n.  127, la relazione sull'attività svolta dallo stesso Difensore civico nell'anno 2019 (Doc. CXXVIII, n.  19).

      Questa relazione è trasmessa alla I Commissione (Affari costituzionali).

Atti di controllo e di indirizzo.

      Gli atti di controllo e di indirizzo presentati sono pubblicati nell’Allegato B al resoconto della seduta odierna.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN VISTA DEL CONSIGLIO EUROPEO STRAORDINARIO DEL 17-18 LUGLIO 2020

Risoluzioni

      La Camera,
          premesso che:
              il 1o luglio è iniziato il semestre di presidenza dell'Unione europea della Germania il cui programma porrà al centro, oltre alle politiche migratorie e al futuro dell'Europa, la soluzione alla crisi economica e sociale provocata dal COVID-19, attraverso la creazione di strumenti finalizzati alla ricostruzione ed al rafforzamento della resilienza economica europea;
              la crisi sanitaria generata dalla pandemia globale da COVID-19, oltre ad aver evidenziato criticità in termini di collegamento tra i sistemi sanitari europei e gli annessi centri di ricerca, sta manifestando i suoi effetti economici nella sua interezza sia dal lato dell'offerta – derivanti dalle misure di contenimento che, seppure con alcune differenze di gradazione sono state consistenti in tutti gli Stati membri dell'Unione europea applicando misure restrittive alle attività produttive e commerciali, interrompendo le catene di approvvigionamento – sia dal lato della domanda – derivanti dalla riduzione dei redditi da lavoro e all'interruzione dei programmi di investimento;
              in base alle Previsioni economiche di estate 2020 della Commissione europea l'economia dell'area euro nel 2020 subirà una contrazione pari a circa l'8,7 per cento per poi crescere di circa il 6,1 per cento nel 2021, mentre l'economia dell'Unione europea è prevista contrarsi dell'8,3 per cento nel 2020 per crescere a un tasso del 5,8 per cento nel 2021. Per l'Italia è prevista una contrazione dell'11,2 per cento nel 2020 e un parziale recupero del 6,1 per cento nel 2021;
              l'Italia oggi destina alla ricerca medica solo l'1,35 per cento del Pil contro una media europea del 2,7 per cento (Fonte: Libro bianco sulla ricerca clinica indipendente). Il più grande investimento in prevenzione è quello per la ricerca scientifica e tecnologica e la ricerca è altresì un driver di sviluppo anche per il nostro sistema delle imprese, che possono porsi all'avanguardia nell'esportazione di prodotti e servizi innovativi e know-how;
              il 23 aprile scorso, i Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea hanno incaricato la Commissione di presentare una proposta di un «Fondo per la Ripresa» all'altezza delle sfide che stiamo affrontando;
              la proposta « Next generation EU» della Commissione del 27 maggio è una tappa fondamentale di un percorso iniziato con la videoconferenza dei membri del Consiglio europeo del 10 marzo;
              da allora, sono state prese molte decisioni: l'applicazione della « general escape clause» al Patto di Stabilità e Crescita; la flessibilità accordata al regime degli Aiuti di Stato; l'avvio da parte della Banca Centrale Europea del programma Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) inizialmente di 750 miliardi di euro, portato a giugno complessivamente a 1.350 miliardi di euro; la flessibilità nell'uso delle risorse della coesione; il piano della BEI per attivare fino a più di 40 miliardi di euro di finanziamenti destinati alle PME;
              a queste misure, si sono aggiunte le «tre linee di sicurezza» – per i lavoratori; le imprese; gli Stati – avallate dai Capi di Stato e di Governo UE il 23 aprile scorso sulla base della relazione dell'Eurogruppo del 9 aprile. Si tratta di pacchetto di 540 miliardi di euro complessivi, articolati su: il fondo europeo di sostegno a strumenti nazionali per la lotta alla disoccupazione – SURE di 100 miliardi di euro; la creazione di un «Fondo pan-europeo» della BEI per mobilitare circa 200 miliardi di euro; la Pandemic Crisis Support nell'ambito della linea di credito precauzionale del meccanismo di stabilità, di 240 miliardi di euro alla quale gli Stati membri dell'euro possono decidere di ricorrere;
              il Consiglio europeo del 23 aprile ha concordato sulla necessità di prevedere un Fondo per la Ripresa e ha convenuto sul carattere «necessario e urgente» di questo strumento, accogliendo pienamente la linea italiana;
              il 15 maggio lo stesso Parlamento UE ha deliberato a larga maggioranza una risoluzione che chiede che il « Recovery Plan» sia fondato su sussidi e pagamenti diretti, alimentato con risorse proprie fino al 2 per cento del PIL UE; nonché l'istituzione di un nuovo «Fondo ripresa e trasformazione», del valore di almeno 2 mila miliardi;
              il 27 maggio la Commissione europea ha presentato la proposta per un piano di ripresa e rilancio basato su due elementi strettamente legati: il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 e « Next Generation EU»;
              in occasione della videoconferenza dei membri del Consiglio europeo dello scorso 19 giugno, gli Stati membri hanno avuto un primo approfondito scambio di vedute sulla proposta della Commissione. La discussione tra i leader ha confermato una serie di punti di convergenza, tra cui la necessità di una risposta europea eccezionale commisurata all'entità della sfida, da costruire anche ricorrendo ad impegni della Commissione sul mercato finanziario che possano fornire la base per un mix di sussidi e prestiti a favore degli Stati membri più colpiti dalla crisi. Allo stesso tempo i Capi di Stato e di Governo hanno messo a fuoco anche i principali nodi negoziali sui quali saremo impegnati a costruire il necessario consenso, ed in particolare: il volume e la composizione del fondo Recovery ed i criteri di allocazione delle risorse;
              con « Next Generation EU» che la Commissione propone di 750 miliardi di euro assieme ad un QFP 2021-2027 che si propone di portare a 1.100 miliardi di euro, l'obiettivo della Commissione è di sprigionare una capacità di 1.850 miliardi di euro;
              « Next Generation EU» sarà finanziato dall'Unione europea attraverso prestiti contratti dalla Commissione europea sul mercato dei capitali, tramite l'aumento temporaneo del massimale delle risorse proprie al 2 per cento, che creerà in questo modo uno spazio che garantirà l'emissione di titoli sul mercato;
              la proposta « Next Generation EU» è di 750 miliardi di euro che la Commissione raccoglierà sui mercati e restituirà agli investitori tra il 2028 e il 2058. Di questi 750 miliardi di euro, circa 500 miliardi sarebbero distribuiti sotto forma di sovvenzioni e 250 sotto forma di prestiti;
              queste risorse aggiuntive sarebbero destinate agli Stati membri attraverso i programmi di spesa del QFP, articolati in tre pilastri. Il primo pilastro riguarda il supporto agli Stati membri alla ripresa con investimenti e riforme. Esso comprende la « Recovery and Resilience Facility» di 560 miliardi di euro, con 310 miliardi di euro di sovvenzioni e 250 miliardi di euro di prestiti; l'iniziativa « REACT-EU», 55 miliardi di euro, in aggiunta agli attuali programmi di Coesione, disponibili dal 2020 al 2022; il rafforzamento del « Just Transition Fund» le cui risorse dovrebbero essere incrementate fino a 40 miliardi di euro per sostenere la transizione verde; il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale a cui andrebbero 15 miliardi di euro aggiuntivi a favore di agricoltori e delle aree rurali, per il sostegno alla transizione verde;
              il secondo pilastro è per rilanciare l'economia europea incentivando gli investimenti privati. Prevede: il « Solvency Support Instrument» di 31 miliardi di euro volti a mobilitare 300 miliardi di euro di investimenti privati a sostegno del tessuto nazionale imprenditoriale dei settori di Paesi e regioni più colpiti e sarà operativo dal 2020; l'aumento delle dotazione per il Fondo « InvestEU» fino a 15,3 miliardi di euro per sostenere investimenti privati in progetti nell'Unione europea strategici quali il Green deal e la digitalizzazione; la « Strategie Investment Facility» all'interno di « InvestEU» per generare, attraverso 15 miliardi a valere su « Next Generation EU», investimenti fino a 150 miliardi di euro per la resilienza delle catene europee del valore e l'autonomia del tessuto produttivo europeo;
              il terzo pilastro sarà diretto ad affrontare le lezioni della crisi. Tra gli strumenti, ne fanno parte il «Programma Salute» di 9,4 miliardi di euro per la sicurezza sanitaria e le future crisi sanitarie e un rafforzamento di 2 miliardi di euro di « rescEU», il Meccanismo europeo di protezione civile;
              la Commissione, il 27 maggio 2020, ha proposto anche un bilancio dell'Unione europea a lungo termine (Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027) rinnovato e potenziato da «Next Generation EU». Il bilancio ha l'obiettivo di alimentare un'equa ripresa socioeconomica, riparare e rivitalizzare il mercato unico, garantire condizioni di parità e sostenere gli investimenti urgenti, in particolare nelle transizioni verde e digitale, che detengono la chiave della prosperità futura dell'Europa e resilienza;
              il Presidente Michel ha presentato lo scorso 10 luglio la sua «scatola negoziale» relativa a « Next Generation Unione europea» ed al QFP 2021-2027. Per quanto riguarda « Next Generation EU», la proposta non ne modifica il volume complessivo, che resta attestato a 750 miliardi di euro, né la composizione, con 500 miliardi di sovvenzioni e 250 miliardi di prestiti. La proposta prevede altresì criteri di allocazione della Recovery and Resilience Facility simili a quelli della Commissione (70 per cento delle risorse da impegnare nel 2021-22 e il 30 per cento nel 2023 da spendere non oltre il 2026) ed una governance collegata al semestre europeo, con Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza da approvare in Consiglio a maggioranza qualificata, 30 per cento di spesa per progetti di contrasto al cambiamento climatico e rispetto dello Stato di diritto. La proposta, rispetto a quella della Commissione, prevede anche l'anticipo delle scadenze per impegni, pagamenti e restituzione;
              per quanto riguarda il QFP, il Presidente Michel propone un volume complessivo leggermente inferiore rispetto alla Commissione (1.074 invece di 1.100 miliardi su sette anni). Nei contenuti, la proposta mantiene alcuni elementi di criticità come i Rebates per Danimarca, Germania, Olanda, Austria e Svezia, l'indice di prosperità relativa per l'allocazione dei fondi di coesione e la convergenza esterna sui fondi PAC;
              sono necessari la realizzazione o l'ammodernamento di strutture ospedaliere adeguate alla gestione dei contagi, prevedendo un cospicuo investimento pluriennale per la ricerca di base e la ricerca nei diversi settori medici con la massima integrazione e un allineamento coordinato tra i poli di ricerca, pubblici e privati, oggi esistenti, anche tramite l'individuazione e il potenziamento di Centri di Ricerca ad hoc per le pandemie con investimenti in termini tecnologici e progettuali per garantire partnership con poli di ricerca internazionali;
              il Consiglio europeo del 23 aprile ha dato un chiaro segnale politico per l'istituzione del Recovery Fund, definito «necessario e urgente», come sempre evidenziato da parte italiana;
              la decisione è senza precedenti perché ha segnato un'importante apertura a uno strumento di politica fiscale europea basato su un principio di intervento finanziario comune;
              questa decisione e la conseguente proposta della Commissione europea è il frutto di percorso negoziale dove l'Italia ha svolto un ruolo fondamentale. Siamo stati il primo Paese a vivere la crisi pandemica e siamo stati i primi, tra gli Stati membri, ad insistere, sulla gravità di una crisi che non sarebbe stata solo sanitaria ma anche economica;
              il Governo italiano ha sin da subito sostenuto la necessità di un piano per la ripresa europeo, indispensabile per ricostruire e rinnovare il tessuto socio-economico del continente;
              l'Italia con una lettera alla quale hanno aderito altri 8 Paesi ha chiesto formalmente e con forza, già in occasione del Consiglio Europeo Straordinario del 26 marzo, misure più ambiziose per creare uno strumento di debito comune, di dimensioni sufficienti e a lunga scadenza, per garantire la disponibilità di risorse raccolte sui mercati;
              l'obiettivo negoziale italiano è sempre stato a favore di una soluzione ambiziosa, equilibrata tra prestiti e sussidi, con un anticipo di una parte delle risorse con l'obiettivo di tutelare l'impianto complessivo del mercato interno e la sua capacità di reagire ad una crisi di natura simmetrica con pesanti ripercussioni su tutta la comunità europea;
              con « Next Generation EU», la Commissione propone di intervenire nel breve periodo per evitare effetti asimmetrici di una crisi simmetrica e, contemporaneamente, sostenere gli investimenti in progetti di lungo periodo, riconoscendo che conseguenze economiche asimmetriche degli Stati membri rischiano di compromettere gli sforzi di convergenza compiuti dall'Unione europea e di provocare distorsioni nel mercato unico;
              la proposta segna una svolta europea importante che prevede che la Commissione vada sui mercati per reperire risorse comuni finalizzate a progetti di investimenti e crescita. Di questi 750 miliardi di euro, la parte principale dei fondi verrà destinata agli Stati membri tramite la « Recovery and Resilience Facility». Per accedere a questi fondi a gestione diretta, gli Stati membri dovranno presentare dei piani nazionali di ripresa e resilienza coerenti con le Raccomandazioni Specifiche per Paese nel quadro del Semestre europeo. I fondi verrebbero ripartiti secondo criteri di allocazione basati sugli impatti economici della crisi causata dal COVID-19;
              per far fronte alla drammaticità e all'urgenza della situazione, la Commissione propone di concentrare l'uso di queste risorse aggiuntive entro il 2024. Si propongono inoltre alcune soluzioni-ponte per anticipare l'operatività di taluni strumenti già nel 2020, a valere sulle risorse del Quadro Finanziario Pluriennale corrente, che verrebbe all'uopo modificato. Si tratta nello specifico di 11.5 miliardi messi a disposizione tramite: il Solvency support instrument (aiuti alle imprese), React-EU (coesione) e il Fondo per lo sviluppo sostenibile (azione esterna);
              solo a marzo scorso, l'ipotesi di un fondo comune non esisteva e attraverso un'azione determinata del nostro Paese, insieme ad altri Stati membri e alle Istituzioni europee, si è arrivati a coagulare una proposta concreta, equilibrata e che va incontro agli interessi di tutti gli Stati membri, superando le retoriche contrapposizioni tra Nord e Sud e Est e Ovest;
              il Parlamento europeo, nella risoluzione approvata il 15 maggio 2020 sul nuovo quadro finanziario pluriennale, le risorse proprie e il piano di ripresa, ha da parte sua ribadito come il piano europeo per la ripresa debba rafforzare la resilienza delle singole economie europee attraverso la messa in comune di investimenti strategici a sostegno delle PMI, aumentare le opportunità di lavoro e le competenze per mitigare l'impatto della crisi sui lavoratori, sui consumatori e sulle famiglie partendo dai già ambiziosi programmi del Green New Deal che dovrà condurre l'Unione europea verso la neutralità climatica e dell'Agenda digitale;
              non deve essere tralasciato l'aspetto sociale del piano di ripresa: il Parlamento europeo ha ribadito come tutti gli sforzi per la ripresa debbano essere caratterizzati «da una forte dimensione sociale e siano allineati agli obiettivi del pilastro europeo dei diritti sociali, agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e all'obiettivo dell'uguaglianza di genere, in modo da garantire che la ripresa rafforzi la coesione territoriale e la competitività, affronti le disuguaglianze sociali ed economiche e risponda alle esigenze di quanti sono stati maggiormente colpiti dalla crisi, come le donne, i giovani, le minoranze e coloro che si trovano sulla soglia di povertà o al di sotto di essa», senza tralasciare il rispetto dello stato di diritto, dei diritti umani e dei valori di solidarietà. In prospettiva, non va tralasciata la necessità di promuovere un'Unione europea più equa, sostenibile e più verde attraverso un quadro di tassazione e standard sociali condivisi nonché politiche di bilancio comuni efficaci nel contesto del riesame del quadro di sorveglianza economica e del funzionamento del Patto di stabilità e crescita;
              è comunque necessario continuare a sostenere l'impegno della Bce a raggiungere un'adeguata portata di acquisti e conseguente gestione dei Titoli di Stato accumulati attraverso il PEPP, in considerazione dell'innalzamento del debito pubblico dovuto alle conseguenze dirette e indirette della pandemia;
              la videoconferenza dei membri del Consiglio europeo dello scorso 19 giugno, pur evidenziando come vi sia ancora la necessità di trovare una intesa su alcuni aspetti della proposta della Commissione, ha permesso di constatare come vi sia piena condivisione sulla necessità di predisporre uno strumento comune adeguato alla sfida che l'Unione europea si trova ad affrontare;
              la proposta di scatola negoziale del Presidente Michel, presentata lo scorso 10 luglio, pone l'accento su tre grandi obiettivi: convergenza, resilienza e trasformazione economica dell'Unione europea. Su « Next Generation UE», la proposta ha il pregio di mantenere inalterati, rispetto a quella della Commissione, il volume, complessivo e la composizione delle risorse nonché in sostanza i criteri di allocazione della Recovery and Resilience Facility. Per quanto riguarda le scadenze per impegni, pagamenti e restituzione dei fondi, le novità introdotte dalla proposta di Michel andranno attentamente valutate e suscitano, in linea di principio, perplessità. Allo stesso tempo, per quanto riguarda la governance della Recovery and Resilience Facility e dei Piani di Ripresa nazionali, desta preoccupazione che la relativa procedura preveda l'approvazione del Consiglio e non l'adozione attraverso la «comitologia» nel rispetto delle prerogative della Commissione europea in materia di esecuzione del bilancio. Per quanto riguarda il QFP, sebbene la proposta del Presidente Michel preveda una riduzione contenuta del volume complessivo delle risorse rispetto alla proposta della Commissione, tenuto conto del fatto che al QFP si affianca ora « Next Generation EU», permangono alcuni elementi di sensibilità, ad esempio sui Rebates, sull'indice di prosperità relativa per i fondi di coesione, sulla convergenza esterna sui fondi PAC, su cui sarà necessario continuare a chiedere ulteriori progressi;
              il Consiglio europeo del 17-18 luglio rappresenterà pertanto un passaggio determinante per giungere auspicabilmente al condiviso obiettivo di un accordo tra gli Stati membri prima della pausa estiva;
              il negoziato in corso sulla proposta della Commissione non è semplice, tuttavia conferma il segnale dell'esigenza di una soluzione comune e condivisa. Da parte italiana, l'obiettivo resta quello di un'intesa rapida e che mantenga l'ambizione di partenza,

impegna il Governo:

          1) a promuovere un accordo tempestivo su «Next Generation EU» e su un bilancio a lungo termine che sia ambizioso, realmente di sostegno dell'economia europea e all'altezza delle sfide future a cui deve far fronte l'Europa, come ribadito anche dal Parlamento europeo, al fine di consentirne una adozione e attivazione rapida, già nell'anno in corso, rispondendo, in tal modo, alle necessità dei cittadini europei;
          2) a porre    la massima attenzione affinché i criteri di allocazione di queste risorse tengano debitamente conto dell'impatto sull'economia del COVID-19, in funzione di quei settori e Stati effettivamente più colpiti dalla crisi, affinché l'azione complessiva europea sia tale da evitare conseguenze asimmetriche potenzialmente dannose per il funzionamento del mercato interno e delle catene di valore europeo e il rispetto della coesione economica e sociale; a vigilare altresì affinché la governance delle risorse sia ispirata a criteri di efficienza che non pongano ostacoli al pieno utilizzo di « Next Generation EU»;
          3) ad adottare iniziative per rafforzare gli interventi del pilastro sociale europeo per meglio rispondere alle esigenze delle fasce della popolazione europee maggiormente colpite dalla crisi con particolare riferimento a chi si trova sotto la soglia di povertà e alle minoranze, con interventi specifici a sostegno della parità di genere e dei giovani, alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro, alla mitigazione degli effetti della disoccupazione;
          4) a vigilare affinché il pacchetto per la ripresa e la ricostruzione abbia al centro il Green Deal europeo, l'innovazione e la trasformazione digitale per rilanciare l'economia e creare nuovi posti di lavoro, favorendo al contempo la transizione ecologica e lo sviluppo economico-sociale sostenibile in linea con la piena attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ed una nuova strategia industriale per l'Unione europea;
          5) ad adoperarsi affinché, sul fronte nazionale, il Governo contribuisca alla realizzazione delle priorità strategiche attraverso un Piano di ripresa nazionale che ponga le basi all'uso di queste risorse per investimenti miranti a chiudere le ferite, anche sociali, che questa crisi ha aperto, ponendo le basi per un rilancio economico in grado di far esprimere tutte le potenzialità di sviluppo di cui è capace il nostro Paese, consolidando e implementando gli sforzi, segnatamente in materia di istruzione cultura e ricerca, accelerando verso la transizione verde, nonché sblocco delle infrastrutture, in una logica di integrazione dei fondi e in coerenza con le recenti strategie dell'Unione europea (Transizione digitale, Green Deal, Farm to Fork). Tutto questo in stretto raccordo con il Parlamento;
          6) a promuovere una Unione europea più equa e sostenibile attraverso orientamenti di politica di bilancio che facilitino gli investimenti pubblici, un quadro di tassazione non distorsivo, una maggiore flessibilità in materia di aiuti di stato, standard sociali realmente condivisi;
          7) a perseguire un accordo sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale, che possa:
              a) rispecchiare adeguatamente l'eccezionalità della situazione;
              b) sostenere la definizione di criteri di allocazione delle risorse del QFP distinti da quelli di « Next Generation Unione europea» in coerenza con la logica e le finalità dello strumento;
              c) sul fronte delle uscite, essere incentrato sui princìpi della coesione economica e territoriale, del dialogo sociale e della trasformazione verso un'economia resiliente, sostenibile, socialmente giusta e competitiva. Al contempo, fare in modo che la necessità di concentrare le nuove risorse su programmi a favore dei settori, delle aree e delle fasce di popolazione più colpite o più esposte non avvenga a scapito dei programmi già esistenti e di quelli futuri. In particolare: prevedere nei fondi per le politiche di coesione una particolare attenzione alle regioni meno sviluppate in Italia, incluse le aree rurali, attraverso un adeguamento verso l'alto dell'indice di prosperità relativa per queste regioni; contrastare, nella politica agricola comune, il proseguimento del processo di convergenza esterna nella sua forma attuale;
              d) sul fronte delle entrate, incentrarsi principalmente su sovvenzioni, pagamenti diretti per investimenti e capitale proprio, con una misura minore di prestiti, da finanziare attraverso la definizione di un pacchetto di risorse proprie dell'Unione europea, strutturate come durature, eque e che possano contribuire a promuovere le priorità politiche dell'Unione e a bilanciare gli attuali squilibri interni al mercato unico, allentando il peso del contributo nazionale al bilancio;
          8) a garantire un costante rapporto di informazione e condivisione delle scelte con il Parlamento sulla base di una analisi dell'effettivo fabbisogno e delle caratteristiche di tutti gli strumenti disponibili;

          9) a proseguire, attraverso una costante collaborazione con le Istituzioni dell'Unione europea e con gli altri Stati membri, l'elaborazione di una risposta comune, coordinata, solidale ed efficace nella gestione delle fasi successive della crisi, per affrontare collegialmente le sfide a breve e lungo termine legate alla pandemia e far fronte alle conseguenze umanitarie, sanitarie, sociali ed economiche nell'Unione europea.
(6-00113) «Delrio, Davide Crippa, Boschi, Fornaro, Fusacchia, Rospi».


      La Camera,
          premesso che:
              la trattativa sul Recovery Fund ha portato a una proposta da parte della Commissione europea, che implica una piena assunzione di responsabilità nel governo della crisi economica legata alla pandemia e configura una risposta obiettivamente eccezionale, sia per la quantità, sia per la modalità di impiego delle risorse che verrebbero mobilitate;
              il Next generation EU prospetta una pluralità di strumenti e obiettivi di intervento, ma in ogni caso i fondi stanziati, sia in forma di credito che di contributo, non saranno disponibili prima della fine del 2020 o l'inizio del 2021;
              l'istituzione di una linea di credito speciale già operativa, il Pandemic Crisis Support (PCS), nell'ambito del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), costituisce uno degli strumenti messi a disposizione dalle istituzioni dell'Unione europea per rispondere agli effetti della pandemia del COVID-19;
              in particolare, questo strumento è destinato a finanziare negli Stati membri interventi finalizzati alla prevenzione, al contenimento e al contrasto dell'emergenza COVID-19, di rilievo direttamente e indirettamente sanitario; in questo senso, il ricorso a questo strumento è giustificato in primo luogo per l'adeguamento del Servizio sanitario nazionale, ma anche per interventi in altri ambiti (sistema produttivo, servizi pubblici, scuola e università), per rendere le attività sociali e economiche pandemic compliant;
              come ha confermato la Banca d'Italia, se dovesse utilizzare per intero la linea di credito del MES, che ha interessi prossimi allo zero, l'Italia risparmierebbe circa 500 milioni all'anno per dieci anni, rispetto al costo delle emissioni agli attuali tassi di mercato;
              l'accesso alla linea di credito del Pandemic Crisis Support non comporta alcuna condizionalità macroeconomica, né il ricorso al meccanismo di sorveglianza rafforzata dei conti pubblici da parte del MES;
              il COVID-19 ha rivelato la strutturale fragilità del servizio sanitario nazionale nel fronteggiare rischi collettivi legati a malattie infettive e emergenze epidemiche e ha dimostrato la necessità di un ribilanciamento tra servizi di prevenzione, assistenza territoriale e cura ospedaliera e rivelato l'esigenza di un diverso modello di coordinamento, più efficiente e flessibile, nella risposta agli allarmi e alle crisi sanitarie;

              l'ammodernamento del sistema sanitario implica una pluralità di interventi sulle seguenti linee di attività:
                  l'adeguamento della rete ospedaliera nazionale e delle altre strutture di degenza, a partire dalle residenze sanitarie;
                  il potenziamento dei servizi e dei presidi territoriali, delle strutture di prossimità, della rete di diagnostica e medicina domiciliare, con la creazione di un sistema, oggi sostanzialmente assente, di telemedicina e di teleassistenza;
                  la modernizzazione delle dotazioni tecnologiche e strumentali e dei servizi diagnostici al servizio delle esigenze di cura e di monitoraggio e sorveglianza sanitaria;
                  il coordinamento tra reti nazionali, regionali e territoriali e la realizzazione di soluzioni di interoperabilità tra basi di dati diverse, sia per la gestione integrata delle crisi e degli interventi (sanitari e non sanitari), sia per l'elaborazione di modelli di analisi e di localizzazione dei fattori di rischio;
          a seguito dell'emergenza Covid si è accumulato inoltre un preoccupante ritardo nelle prestazioni di prevenzione, diagnosi e cura per patologie non Covid, con centinaia di migliaia di controlli e interventi chirurgici rinviati, da recuperare molto rapidamente per scongiurare un ulteriore incremento della morbilità e mortalità della popolazione;
              poiché le risorse che l'Italia può impiegare per la modernizzazione del servizio sanitario nazionale in questa fase implicano in ogni caso il ricorso all'indebitamento, è ragionevole, sia per ragioni finanziarie che politiche, ricorrere a quelli di un'istituzione – il MES – di cui l'Italia è parte e partecipa attivamente alla governance;
              tra gli ambiti più esposti ai rischi pandemici e più sensibili dal punto di vista sociale vi è inoltre il sistema dell'istruzione – scuole e università – che è quello che ha subito in Italia gli effetti del lockdown più pesanti;
              in ogni caso, anche alcune spese legate alla pandemic compliance dei plessi scolastici e degli atenei, sia per la prevenzione del contagio, sia per la prosecuzione delle attività da remoto in caso di nuova emergenza, sarebbero finanziabili attraverso il Pandemic Crisis Support (PCS): da interventi di edilizia scolastica e di manutenzione degli edifici, agli interventi di adeguamento igienico-sanitario delle aule, dei locali e delle attrezzature, alle dotazioni tecnologiche e digitali per la didattica a distanza;
              il ricorso sollecito da parte del nostro Paese alle linee di credito definite in sede europea nell'ambito di una risposta straordinaria all'emergenza COVID-19 a favore dei paesi più colpiti, compresa quella del MES, renderebbe più credibile la spinta negoziale dell'Italia affinché le risorse del Recovery Fund previste nella proposta della Commissione vengano eventualmente incrementate e comunque non decurtate o limitate nei termini di utilizzo in sede di Consiglio europeo,

impegna il Governo

ad avanzare richiesta di accesso alla linea di credito del Pandemic Crisis Support (PCS) nell'ambito del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), per il finanziamento della modernizzazione del sistema sanitario, per le spese ammissibili relative al sistema dell'istruzione e per interventi in altri settori di attività compatibili con la natura e la finalità dello strumento e a comunicare questo impegno, a rafforzamento della propria posizione negoziale, nell'ambito della trattativa relativa al piano europeo per la ripresa «Next Generation EU» e al QFP, nel corso del Consiglio europeo del 17-18 luglio 2020.
(6-00114) «Magi».


      La Camera,
          premesso che:
              nel prossimo Consiglio europeo straordinario del 17-18 luglio, i leader dell'Unione europea discuteranno del Piano per la ripresa europea in risposta alla crisi COVID-19 e del bilancio a lungo termine (QFP) in versione rinnovata per il periodo 2021-2027;
              nel precedente Consiglio europeo del 19 giugno era stata avviata la discussione, senza approdare a decisioni condivise, sulla proposta presentata dalla Commissione europea il 27 maggio scorso relativa al Recovery Fund – ridenominato Next Generation Eu fund – dal valore complessivo di 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi in finanziamenti a fondo perduto e 250 miliardi in prestiti;
              sarebbe auspicabile che il Consiglio straordinario di luglio decidesse in modo rapido sui punti all'ordine del giorno, anche alla luce dello choc economico provocato dalla pandemia e delle ultime previsioni della Commissione europea, secondo cui il PIL dell'Unione europea si contrarrà dell'8,3 per cento nell'anno corrente (-0,9 punti percentuali rispetto alle stime di primavera) mentre quello della zona euro crollerà dell'8,7 per cento (-1 punto percentuale); mentre per l'Italia le previsioni della Commissione sono ancora peggiori: nel 2020 il PIL del nostro Paese crollerà dell'11,2 per cento e nessun altro Stato dell'Unione farà peggio di così;
              tuttavia, il negoziato sul nuovo strumento si presenta lungo, difficile e di esito incerto, per i numerosi passaggi procedurali che allungano i tempi di approvazione definitiva: i fondi del Next Generation Fund sarebbero disponibili solo a partire dal 2021, con uno scadenziario lungo che deve prima passare per le negoziazioni tra i vari Paesi europei, cui dovrà fare seguito la ratifica da parte dei parlamenti nazionali, niente affatto scontata, e ancora l'analisi dei programmi presentati dai governi e, infine, l'erogazione vera e propria che andrà avanti, secondo il piano indicato dalla Commissione, fino al 2026. Nel 2021, quindi, gli esborsi saranno pari soltanto al 5,9 per cento dell'intero pacchetto; per avere a disposizione le risorse del Next Generation Fund, dunque, bisognerà quindi aspettare anni, e potrebbe essere troppo tardi per l'Italia;
              inoltre, altri importanti nodi sono ancora da sciogliere: sul criterio di allocazione delle risorse del Fondo fra singoli Stati membri e sulle trattative connesse sul prossimo bilancio pluriennale;
              non è quindi possibile valutare con precisione la quota di risorse destinate all'Italia; la condizione per accedere agli stanziamenti, con relativo monitoraggio da parte della Commissione, consiste nel presentare progetti di spesa in linea sia con le raccomandazioni della Commissione agli Stati membri, sia con le politiche dell'Unione e il quadro delle priorità di impiego delle risorse nelle sfide strategiche della Unione europea già indicate, ossia investimenti sul Green deal, digitalizzazione e resilienza alle crisi naturali, con la previsione aggiuntiva di aiuti anche alle aziende in difficoltà e rilancio dell'economia;
              altro nodo da sciogliere è quello relativo al cosiddetto «bridge», le risorse da anticipare nel 2020 per le spese più urgenti nelle more della definitiva approvazione del Fondo europeo per la ripresa e del relativo nuovo QFP 2021-2027, per il quale si dovrà attendere almeno gennaio del 2021;
              per tutte le difficoltà sul negoziato per il Fondo per la ripresa, il quale potrebbe essere ridimensionato e diventare pienamente operativo non prima dell'inizio del 2021, è necessario che nel frattempo gli Stati membri, e in particolare l'Italia, valutino gli altri strumenti comuni già concordati in sede europea;
              da segnalare che il pacchetto di misure concordate dai leader europei a partire dal 23 aprile 2020, per un valore complessivo di 540 miliardi, comprende i seguenti pilastri finanziari: il Pandemic Crisis Support (Sostegno per la crisi pandemica), la nuova linea di credito dei Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) da utilizzare per coprire costi, spese e investimenti sanitari, diretti e indiretti, legati all'emergenza Coronavirus; il fondo SURE (100 miliardi sotto forma di prestiti per il finanziamento delle misure nazionali contro la disoccupazione); e il Fondo di garanzia paneuropeo della BEI (da erogarsi sotto forma sia di prestiti che di garanzie in favore delle imprese); da ultimo le già citate risorse del fondo Next Generation EU, il cui ammontare complessivo e la cui ripartizione saranno oggetto di negoziazione della riunione del 17-18 luglio;
              a tali misure va aggiunta l'importante azione della BCE che con il PEPP (Pandemic emergency purchase programme) è intervenuta con iniziali 750 miliardi fino alla fine dell'anno, aumentati di ulteriori 600 miliardi di euro, portando il PEPP a 1350 miliardi e prorogando di almeno altri sei mesi gli acquisti di debito per l'emergenza pandemica. La BCE ha svolto correttamente il proprio compito e la « capital key rule» (stando alla quale la Banca Centrale Europea può acquistare debiti sovrani solo in proporzione alla quota che ogni paese detiene nell'azionariato della stessa Bce) non è stata modificata opportunisticamente rispetto ai vari Stati, così come confermato dalle recenti risposte sul ruolo della Bce in questa crisi, dopo la sentenza di Karlsrhue, in seguito alla risposta della BCE al parlamento tedesco. Gli interventi della Bce necessari a salvaguardia della stabilità dell'euro, conformemente agli obiettivi del suo statuto, pur tuttavia, non possono essere sufficienti; la BCE ha anche ribadito l'eccezionalità e la natura temporanea del programma d'acquisto denominato PEPP, che durerà fino a metà 2021, se non ci saranno altre circostanze eccezionali;
              il prezzo che stiamo pagando in Italia è estremamente alto, avendo attenzione al possibile ritorno della crisi pandemica, cui si aggiungono la mancanza di liquidità, la chiusura di molte attività produttive e la crescente disoccupazione; una situazione economica dalle prospettive talmente incerte e drammatiche da non poter pensare di farcela con le sole risorse a livello nazionale;
              nell'ambito della fase di grave emergenza sanitaria ed economica legata alla diffusione del Coronavirus e alla conseguente necessità di misure per il sostegno della sanità, nonché del lavoro e delle attività produttive bloccate dal lockdown, il maggior indebitamento netto 2020, pari a circa 80 miliardi di euro, è stato la premessa che ha consentito al Governo di emanare i «tre decreti COVID» (Cura Italia, Liquidità e Rilancio). Il complesso di misure varate non ha però al momento prodotto gli esiti auspicati, sia per la natura stessa dei provvedimenti, sia per la lentezza delle procedure di attuazione, intermediate da una insopportabile burocrazia che rende ancora più drammatica la situazione di famiglie e imprese;
              le diverse valutazioni e decisioni prese dalla maggioranza, porteranno il Governo, nelle prossime settimane, a dover richiedere una ulteriore autorizzazione all'indebitamento per poter finanziare nuovi interventi a favore degli ammortizzatori sociali e della ripresa economica. Sarebbe auspicabile che il Parlamento, in questa occasione, trovasse una forte coesione, anche per dare all'estero un segnale di unità, ma ciò, ad oggi, risulta messo in discussione dalle scelte autoreferenziali di un esecutivo e di una maggioranza che, da un lato, chiedono responsabilità alle opposizioni, ma che, dall'altro, non le coinvolgono nelle scelte strategiche per il Paese in un frangente così difficile e delicato;
              le parole chiave dovevano essere trasparenza, effettività e tempestività. Dal Governo, invece, solo un assistenzialismo (sempre in ritardo) e «fantamiliardi» offerti in garanzia, ma la liquidità, quella vera, non è arrivata o comunque stenta ad arrivare, ragion per cui, sulla base di numerose fonti statistiche di settore, degli 80 miliardi di discostamento votati dal Parlamento, solo una parte (20-25 per cento) è stata concretamente spesa;
              è necessario quindi che l'Italia superi fin da subito ambiguità, ritardi e rinvii, scegliendo gli strumenti finanziari europei solo a patto che, in seguito a un'analisi di merito, risultino senza condizionalità macroeconomiche, coinvolgendo appieno il Parlamento, con apposite e distinte sessioni, in tutti i processi decisionali volti in particolare a definire il piano dettagliato per l'utilizzo delle risorse europee delle diverse componenti della strategia europea per la ripresa,

impegna il Governo

          1) in merito al programma Next Generation EU e alle misure anti-crisi:
              a) ad attivarsi affinché nel prossimo Consiglio europeo straordinario si pervenga a un accordo in favore di stanziamenti prevalenti e cospicui a fondo perduto, senza condizionalità, scongiurando compromessi al ribasso, non all'altezza delle sfide coraggiose ed ambiziose che la crisi pandemica richiede all'intero continente europeo;
              b) ad utilizzare le misure finanziarie del pacchetto europeo atte a fronteggiare le conseguenze economiche della crisi pandemica, solo dopo una puntuale e distinta analisi nel merito sia dei costi sia delle eventuali condizionalità, indirizzata al fine di scongiurare future forme di sorveglianza economica e fiscale da parte dell'Unione europea nei confronti dell'Italia, e consentendo al Parlamento di esprimersi con votazioni distinte sulle singole articolazioni del progetto;
              c) ad indicare, ai fini di una chiarezza interpretativa soprattutto nei confronti dell'opinione pubblica nazionale, quali siano le strategie e gli obiettivi programmatici adottati nelle riunioni preparatorie a livello europeo per l'eventuale utilizzo di risorse europee, quali le tempistiche di erogazione prospettate e quali interventi siano stati considerati per giustificare il ricorso agli strumenti messi a disposizione dall'Unione europea;
              d) a opporsi fermamente all'uso di qualsiasi forma di condizionalità macroeconomica che si trasformi in uno strumento di ingerenza nella sfera degli interessi nazionali dei singoli Stati membri;
              e) a ridiscutere le attuali regole della governance economica Ue, compreso il Patto di stabilità e di crescita, momentaneamente sospeso, scongiurando il rischio di un rientro in tempi eccessivamente brevi a queste regole, che penalizzerebbero soprattutto i Paesi con minori margini di bilancio e maggiormente indebitati a causa della pandemia;
              f) a mantenere per quanto più possibile in vigore il « Temporary Framework», ovvero l'allentamento temporaneo alle regole sugli aiuti di Stato deciso in risposta all'emergenza sanitaria causata dal COVID-19, operando nel contempo per evitare squilibri competitivi nel mercato interno;
              g) a difendere l'autonomia della BCE sancita dai Trattati, sostenendone le politiche espansive, a partire dai programmai PSPP e PEPP, la cui legittimità pur ribadita da una sentenza della CGEU è sotto attacco da parte della Corte costituzionale tedesca, almeno fino a quando non sarà raggiunto l'obiettivo stabilito dalla BCE di un tasso di inflazione del due per cento;
          2) in merito al nuovo bilancio a lungo termine dell'Unione europea:
              a) a non sostenere una proposta di Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 che sacrifichi poste di bilancio strategiche per la nostra Nazione, a partire dalle risorse per la PAC, per le politiche di coesione e per le politiche marittime;
              b) ad adottare iniziative per riorientare le priorità legislative e di bilancio nella direzione del sostegno alla ripresa economico-produttiva a seguito della pandemia, posticipando l'entrata in vigore di norme (ad esempio Green Deal, Farm to Fork, nuovi target per le emissioni nei trasporti) che rischiano di perseguire una maggiore sostenibilità ambientale senza tenere in debito conto la necessità di garantire la sostenibilità economica delle imprese;
              c) nell'ambito del negoziato sulle nuove risorse proprie, a non sostenere alcuna forma di imposizione fiscale che vada a gravare ulteriormente sul comparto produttivo italiano ed europeo (ad esempio tassa sulla plastica) prediligendo forme di tassazione verso soggetti economici di Paesi terzi volte a restituire competitività alle nostre imprese;
              d) ad adottare iniziative per procedere ad una revisione delle spese di funzionamento delle istituzioni europee non strettamente necessarie;
              e) a richiedere maggiori risorse per il potenziamento delle attività di contrasto al terrorismo e per la difesa delle frontiere esterne dell'Unione dai traffici illegali di migranti, anche al fine di prevenire l'eventuale diffusione di nuovi focolai di COVID-19 veicolati da migranti provenienti da Stati terzi;
              f) a prevedere specifici programmi che consentano di tutelare le imprese italiane e il made in Italy, sostenendo l'adozione di politiche di identificazione dei prodotti e di tutela dei marchi di qualità e delle denominazioni d'origine, volte a contrastare fenomeni di contraffazione.
(6-00115) «Molinari, Gelmini, Lollobrigida, Lupi».


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Iniziative volte al ripristino della ordinaria viabilità nella regione Liguria, anche attraverso la rimozione dei cantieri non indifferibili da parte di Autostrade per l'Italia – 3-01668

      GAGLIARDI, LUPI, BENIGNI, COLUCCI, PEDRAZZINI, SANGREGORIO, SILLI, SORTE e TONDO. – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. – Per sapere – premesso che:
          Autostrade per l'Italia, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il 1o giugno 2020 ha presentato un programma di ispezioni e verifiche sullo stato delle gallerie della rete autostradale ligure;
          questi controlli, che avrebbero potuto essere diluiti nel tempo, sono stati invece concentrati nel mese di giugno, al momento della riapertura della circolazione delle persone e di inizio della stagione turistica;
          lo svolgimento dei controlli sulle 285 gallerie delle autostrade liguri è avvenuto in concomitanza con la ripresa del movimento veicolare ed ha provocato la paralisi del traffico autostradale;
          sono state riscontrate criticità in 36 gallerie, tutte immediatamente chiuse perché non è stato dato un ordine di priorità agli interventi. Infatti né Autostrade per l'Italia né il Ministero si sono impegnati nell'impedire che l'intera tratta autostradale ligure rimanesse bloccata per intere settimane, nonostante tutte le proteste provenienti dal territorio;
          sia i rappresentanti delle istituzioni locali che quelli delle associazioni imprenditoriali hanno più volte scritto al Ministero per segnalare questa situazione insostenibile. Il presidente della regione Liguria, nell'assordante silenzio del Governo, ha prima emesso, il 29 giugno scorso, l'ordinanza n.  42/20, affinché il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Autostrade per l'Italia provvedessero entro tre giorni a predisporre un piano per ripristinare l'ordinaria viabilità in Liguria e, successivamente, nel perdurare del silenzio, ha presentato un esposto alla procura della Repubblica di Genova;
          la perdurante crisi della circolazione stradale sta creando pericolo per l'incolumità pubblica, atteso che i mezzi di soccorso rimangono bloccati per ore come tutti gli altri veicoli. Oltre a ciò, si sta verificando un incalcolabile danno a tutte le attività imprenditoriali della Liguria, si pensi, ad esempio, che i transiti eccezionali diretti ai porti non possono più circolare o che i turisti non riescono più a raggiungere le mete di vacanza;
          i lavori sarebbero dovuti terminare entro la fine del mese di giugno. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, a sua volta, garantiva che le verifiche sarebbero terminate entro il 10 luglio e che si sarebbero riaperte le due corsie in entrambe le direzioni di marcia;
          ad oggi ciò non è ancora accaduto e la situazione rimane drammatica –:
          quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare affinché Autostrade per l'Italia provveda alla immediata rimozione dalle autostrade liguri dei cantieri non indifferibili e venga ripristinata la ordinaria viabilità della Regione. (3-01668)


Iniziative volte alla revisione della strategia di accoglienza dei migranti, in particolare in relazione a recenti sbarchi sulle coste della Calabria e della Sicilia e ai rischi connessi al Covid-19 – 3-01669

      OCCHIUTO, RAVETTO, BARTOLOZZI, CANNIZZARO, PRESTIGIACOMO, SIRACUSANO, TORROMINO, MARIA TRIPODI e VITO. – Al Ministro dell'interno – Per sapere – premesso che:
          nei giorni scorsi un gruppo di settanta migranti avvistati al largo di Caulonia a bordo di un'imbarcazione sono stati soccorsi nel porto di Roccella Jonica. Tra i migranti, tutti uomini di nazionalità pachistana, sono ben ventotto ad essere risultati positivi al coronavirus;
          diversi adulti sono stati trasferiti tra Bova e Amantea, dove operano due strutture attrezzate per gli ulteriori accertamenti e la quarantena. I minori sono invece ospitati in una struttura messa a disposizione del comune di Roccella Jonica, presidiata dalle forze dell'ordine;
          i tredici migranti dislocati ad Amantea hanno scatenato le proteste dei residenti che, per ore, nei giorni scorsi, hanno bloccato la statale 18 in segno di protesta;
          vi è anche un secondo fronte, in Sicilia, dove si contano 17 migranti positivi al coronavirus e isolati in quarantena a Porto Empedocle: ad oggi si trovano a bordo della Moby Zaza;
          per non gravare eccessivamente sulle comunità, sarebbe necessario poter disporre immediatamente (anche senza effettuare procedure di gara) di diverse navi-quarantena, come chiede anche la Governatrice della regione Calabria, Jole Santelli, per poi procedere alla riallocazione degli stessi tra i vari Stati membri dell'Unione europea: i migranti positivi al Covid-19 non possono essere infatti accolti a terra, creando panico e apprensione tra i cittadini, e arrecando ulteriori danni ad un'economia già martoriata dalla fase di lockdown. Sono infatti moltissime le prenotazioni disdette nei giorni scorsi da turisti spaventati che hanno deciso di non recarsi più nelle località che ospitano migranti positivi al Covid-19;
          su questo fronte l'azione del Governo si sta rivelando assolutamente inefficace e il fenomeno migratorio, aggravato dall'emergenza coronavirus, sembra essere completamente fuori controllo: secondo i dati diffusi dal Viminale, il dato relativo ai primi 13 giorni del mese di luglio (2.038 sbarchi) è superiore ai dati dell'intero mese di luglio 2019 (1.088) e di luglio 2018;
          solo nell'ultimo fine settimana a Lampedusa sono arrivati più di mille migranti: con gommoni, barchini, barconi, in piccoli gruppi o a centinaia su una stessa imbarcazione. Sull'isola, ancora sabato scorso, in 600 erano nell’hotspot che dovrebbe contenere 96 persone –:
          quali misure il Governo intenda adottare per controllare il fenomeno migratorio, in particolare alla luce dell'emergenza coronavirus, se non consideri necessario rivedere la strategia di accoglienza, disponendo lungo le coste diverse navi-quarantena, e dove intenda collocare i migranti positivi al Covid-19 attualmente dislocati tra Bova ed Amantea. (3-01669)


Iniziative volte all'individuazione, d'intesa con gli enti territoriali, di una data univoca di avvio delle attività della scuola dell'infanzia – 3-01670

      GALLO. – Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. – Per sapere – premesso che:
          Come noto, il Comitato tecnico scientifico ha approvato il documento conclusivo, successivamente aggiornato, relativo alle misure di contenimento del contagio dal virus SARS-CoV-2 nell'ambito del settore scuola per gli istituti di ogni ordine e grado, ai fini dell'apertura del prossimo anno scolastico;
          con riferimento alla scuola dell'infanzia, nel «documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del sistema nazionale di istruzione» è indicato che «(...) occorre approntare modalità organizzative che contemplino la difficoltà di garantire il distanziamento fisico, se non tra gli adulti. Stante ciò, è necessario prevedere protocolli di funzionamento dei servizi per l'accesso quotidiano, le modalità di accompagnamento e di ritiro dei bambini, nonché per l'igienizzazione degli ambienti, delle superfici, dei materiali. (...)»;
          inoltre, è importante sottolineare che nel medesimo documento è evidenziata la necessità di valorizzare e impiegare, per quanto possibile, tutti gli spazi interni ed esterni, privilegiando l'utilizzo di spazi aperti –:
          quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare, d'intesa con gli enti territoriali, al fine di individuare una data di inizio, possibilmente univoca, delle attività della scuola dell'infanzia. (3-01670)


Chiarimenti in merito alle linee guida e ai tempi di attuazione dello strumento universalistico di sostegno al reddito in corso di definizione – 3-01671

      FASSINA e FORNARO. – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che:
          l'emergenza Covid-19 ha colpito un quadro economico e sociale italiano già sofferente e ha ulteriormente evidenziato la precarizzazione sempre più ampia nel mondo del lavoro e delle professioni;
          gli interventi del Governo diretti a sostenere i redditi di lavoratrici e lavoratori si sono dovuti confrontare con un welfare categoriale, molto frammentato, non soltanto tra lavoro dipendente e lavoro autonomo e professionale ma anche all'interno di ciascun ambito;
          per la necessità di intervenire con urgenza, i decreti-legge «Cura» e «Rilancio» hanno utilizzato istituti esistenti e, ad avviso degli interroganti, finanche improvvisato e aggiunto misure ad hoc per tentare di arrivare alle aree sociali più in difficoltà, sprovviste di copertura. Con un enorme sovraccarico amministrativo sull'INPS, ingiustamente sotto attacco, sono state finanziate un coacervo di misure, in larga parte introdotte nella fase del capitalismo fordista per affrontare disoccupazione ciclica, fattispecie ordinarie o episodi straordinari ma circoscritti di assenza di lavoro: dalla cassa integrazione ordinaria alla cassa integrazione in deroga, dalla NASpI alla DIS-COLL, dal fondo di integrazione salariale al bonus per le partite Iva, dal reddito di ultima istanza per professionisti al reddito di emergenza per «invisibili»;
          nonostante la pluralità, la natura particolaristico-categoriale delle misure ha determinato, anche in questa fase emergenziale, l'esclusione di tipologie contrattuali diffuse ma anomale, soprattutto nei servizi a scarso valore aggiunto, come nei settori di attività esternalizzate della pubblica amministrazione, in cui è frequente il ricorso ai part-time verticali (esempio: servizi di mensa e pulizia delle scuole);
          l'emergenza economica causata dell'epidemia di coronavirus ha palesato l'inadeguatezza di un sistema di protezione sociale basato, da un lato, sulla previsione di strumenti tradizionali di assicurazione sociale finanziati con il concorso di lavoratori e datori di lavoro, quali la cassa integrazione ordinaria e straordinaria, e, dall'altro, su interventi a carico della fiscalità generale diretti a contrastare la povertà, come il reddito di cittadinanza;
          appare ormai necessaria la previsione di una misura universale e di base, da affidare alla fiscalità generale, intesa non come strumento di contrasto alla povertà ma legato al reddito da lavoro;
          il Governo e il Ministro competente sono consapevoli di questa necessità. Infatti, è stata costituita, presso il Ministero del lavoro, la commissione per la riforma degli ammortizzatori sociali, che ha svolto il primo incontro il 13 luglio –:
          quali siano le linee guida e i possibili tempi di attuazione dello strumento universalistico di sostegno al reddito al quale il Governo sta lavorando con il coinvolgimento delle rappresentanze di lavoratori e imprese. (3-01671)


Chiarimenti in merito alla platea di lavoratori in attesa di ricevere la cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga e alla relativa tempistica, nonché all'erogazione degli strumenti di sostegno al reddito previsti dalla legislazione vigente – 3-01672

      D'ALESSANDRO, LIBRANDI, DI MAIO, GADDA, MORETTO e FREGOLENT. – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che:
          attualmente più di 7 milioni di persone, poco più di un terzo dei 23 milioni di lavoratori, sono in cassa integrazione: un lavoratore su tre ha, dunque, lo stipendio ridotto dal 20 al 40 per cento;
          secondo i dati emanati dall'INPS, attualmente ci sarebbero dunque 365 mila persone che ne hanno fatto richiesta, di cui 100 mila persone che non sono state ancora pagate, circa 100 mila domande che non sono state ancora esaminate e 165 mila lavoratori che stanno avendo problemi con la regolarità dell'erogazione;
          ciò a fronte delle dichiarazioni del presidente dell'INPS Pasquale Tridico che aveva promesso il pagamento della cassa integrazione per tutti entro il 10 giugno;
          il sostegno ai lavoratori ed alle aziende in crisi a causa dell'emergenza da Covid-19 è stato uno dei primi provvedimenti del Governo che, con il decreto «Cura Italia», ha fin da subito esteso la cassa integrazione anche alle imprese con meno di 5 dipendenti;
          la cassa integrazione, com’è noto, si ripartisce in tre fattispecie: cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, una varietà di strumenti di sostegno che le imprese e i lavoratori hanno a disposizione per contrastare gli effetti che il lockdown sta avendo sull'economia;
          tra i ritardi per l'erogazione sicuramente il coinvolgimento degli enti regionali: le prime nove settimane di CIG sono infatti di competenza delle regioni che si occupano di smistare le pratiche che successivamente passano all'INPS. Ma tra le cause dei ritardi vi sono sicuramente anche l'alto numero di circolari e regolamenti che rende difficile per le aziende presentare correttamente le richieste. Dal 12 marzo sono stati emanati ben 26 atti dall'INPS, oltre a un numero imprecisato di comunicazioni e circolari interne del Ministero del lavoro. L'ultima circolare INPS, la numero 78 del 27 giugno, ha fornito indicazioni operative sulle disposizioni del decreto «Rilancio»;
          si è dunque ancora ben lontani dalla copertura completa di tutti i lavoratori che attualmente dovrebbero usufruire degli strumenti di sostegno al reddito –:
          se confermi i dati citati in premessa relativamente al numero di lavoratori ancora in attesa di ricevere la cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, quanti siano i mesi di ritardo nell'erogazione delle tre fattispecie e in quali tempi e modalità si prevede saranno effettivamente erogati a coloro che ne hanno diritto gli strumenti di sostegno al reddito previsti dalla legislazione vigente.
(3-01672)


Iniziative volte a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali nelle aziende in crisi della regione Marche, con particolare riferimento a Whirlpool e Conad-Auchan – 3-01673

      LOLLOBRIGIDA, MELONI, ACQUAROLI, BALDINI, BELLUCCI, BIGNAMI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GALANTINO, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI. – Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che:
          desta enorme preoccupazione il fermo produttivo cui sono sottoposti gli stabilimenti della Whirlpool nelle Marche, rispetto ai quali le stime evidenziano nel mese di giugno un calo della produzione pari al 50 per cento;
          anche il Gruppo Conad Auchan nella regione sta attraversando un momento di crisi, con i lavoratori del deposito Xpo che hanno recentemente protestato in piazza ad Ancona a causa della chiusura, con inevitabile perdita di posti di lavoro, del magazzino che riforniva i punti vendita ex Sma passati in Conad con l'acquisizione del gruppo Auchan Retail;
          sia gli imprenditori, sia i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno, inoltre, espresso preoccupazione per la richiesta avanzata da Whirlpool di accesso alla cassa integrazione per gli oltre cinquemila dipendenti dei siti produttivi italiani della multinazionale americana;
          le associazioni dei lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno chiesto a più riprese la riconvocazione del tavolo della vertenza Whirlpool, dal momento che non è, allo stato attuale, preventivabile come reagiranno i mercati, e i segnali non sono rassicuranti;
          dai dati che emergono dall'Osservatorio sui bilanci del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili e dalla Fondazione dei commercialisti risulta con chiarezza la drammaticità della situazione nella regione Marche, dove le aziende complessivamente hanno subito un calo del fatturato di oltre cinque miliardi nel primo semestre del 2020, una perdita pari al 23,5 per cento;
          la regione sta perdendo competitività, con indici che sono sempre di più assimilati a quelli che, purtroppo, caratterizzano il sud Italia, a differenza di quello che avveniva fino a qualche anno fa, quando le Marche erano associate al modello di sviluppo Veneto –:
          quali urgenti iniziative intenda assumere per garantire, a fronte della grave crisi produttiva che sta investendo la regione Marche, il mantenimento dei livelli occupazionali nelle aziende in crisi e, in particolare della Whirlpool e di Conad-Auchan. (3-01673)


Iniziative di competenza in relazione alla limitazione dell'autonomia della Regione di Hong Kong – 3-01674

      FORMENTINI, MOLINARI, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BITONCI, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, CASTIELLO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, DURIGON, FANTUZ, FERRARI, FOGLIANI, LORENZO FONTANA, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GALLI, GARAVAGLIA, GASTALDI, GAVA, GERARDI, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GIORGETTI, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUIDESI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LATINI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LOSS, LUCCHINI, MACCANTI, MAGGIONI, MANZATO, MARCHETTI, MATURI, MINARDO, MOLTENI, MORELLI, MORRONE, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCHI, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RIBOLLA, RIXI, SALTAMARTINI, SASSO, STEFANI, SUTTO, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, RAFFAELE VOLPI, ZICCHIERI, ZIELLO, ZOFFILI e ZORDAN. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:
          con l'approvazione da parte dell'Assemblea Nazionale del Popolo, la Repubblica Popolare Cinese ha varato il 30 giugno scorso una legge sulla sicurezza della Regione autonoma di Hong Kong che viola gli accordi del 1984 in base ai quali il Regno Unito restituì la sua colonia al governo di Pechino;
          in seguito all'entrata in vigore della nuova legge, il governo di Pechino ha assunto responsabilità dirette nel mantenimento dell'ordine nella Regione autonoma di Hong Kong;
          la legge sulla sicurezza nazionale punisce gli atti di sovversione, secessione, terrorismo e collusione con forze straniere compiuti nel territorio della Regione autonoma di Hong Kong;
          la circostanza è stata stigmatizzata da numerosi Paesi alleati dell'Italia, come gli Stati Uniti e, in particolare, la Gran Bretagna, che si è dichiarata pronta a concedere il visto d'ingresso nel Regno Unito agli abitanti di Hong Kong che decideranno di abbandonare la regione autonoma, ormai passata sotto il controllo delle autorità militari e di polizia della Repubblica Popolare Cinese;
          in Canada, un parlamentare, il senatore Stephen Greene, ha proposto di sospendere l'applicazione degli accordi di estradizione concernenti cittadini residenti ad Hong Kong;
          il Governo italiano, di contro, non si è ancora espresso sull'accaduto, sostanzialmente ignorando la soppressione di buona parte dell'autonomia di Hong Kong, di fatto attualmente ridotta al solo campo economico-finanziario –:
          quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere in relazione alla limitazione dell'autonomia della Regione di Hong Kong, anche sotto il profilo della protezione di coloro che intenderanno lasciarne il territorio per ragioni politiche.
(3-01674)


Iniziative di competenza volte all'immediato rilascio di Patrick Zaki e alla tutela dei diritti umani e civili in Egitto – 3-01675

      QUARTAPELLE PROCOPIO, FASSINO, LA MARCA, SCHIRÒ, ANDREA ROMANO, BOLDRINI, FIANO, DE MARIA, MARTINA, BRUNO BOSSIO, SERRACCHIANI, GRIBAUDO, ENRICO BORGHI, SENSI, PEZZOPANE, PELLICANI, CENNI, SOVERINI, CIAMPI, ZAN, INCERTI, BONOMO, CARNEVALI, MURA, NARDI, RIZZO NERVO, ROSSI, FRAILIS, ORFINI, PICCOLI NARDELLI, CARLA CANTONE, CRITELLI e RACITI. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:
          il tribunale del Cairo ha disposto il rinnovo della detenzione per 45 giorni di Patrick George Zaky, il ricercatore egiziano – e cittadino onorario della città di Bologna – per i diritti umani dell'Università di Bologna detenuto in Egitto da febbraio scorso con l'accusa di propaganda sovversiva;
          Zaki si trova in carcere ormai da più di 150 giorni, rinchiuso nella famigerata Sezione II Scorpion della prigione di Tora, dedicata agli oppositori del regime di Abdel Fattah al-Sisi, senza sapere con chiarezza le reali accuse mossegli e in attesa di un giusto processo;
          con rammarico, dobbiamo constatare che lo scenario dell'arresto di Zaki è comune attualmente in Egitto. La nostra memoria non può non andare al nostro Giulio Regeni, barbaramente ucciso e ancora in attesa di giustizia, ma, purtroppo, molti altri attivisti e ricercatori sono stati arrestati e torturati negli ultimi anni. Infatti, secondo un recente rapporto di Amnesty International dal titolo «Stato permanente di eccezione», sono numerosissime e continue le violazioni dei diritti umani – motivate dall'allerta contro il terrorismo e dallo stato di emergenza (ininterrotto dal 2017) – di cui a pagare le spese sono attivisti, giornalisti e anche semplici cittadini. Arresti e detenzioni arbitrarie che durano mesi, talvolta anni, senza che si giunga mai a un processo, ma disposti nell'ottica di una politica del controllo, volta a reprimere con tali, vili strumenti, ogni forma di dissenso;
          l'arresto e la tortura di giovani egiziani e stranieri prelevati dai servizi egiziani non può restare nel silenzio. Il nostro Paese, gravemente ferito in tal senso, ma anche l'Europa e i paesi occidentali, dovrebbero con fermezza, attraverso i propri rapporti diplomatici nel Mediterraneo, impedire questa sistematica violazione dei diritti umani e civili, proprio partendo dal caso di Zaki, tristemente simbolo di tanti altri –:
          quali iniziative, nelle sedi bilaterali con l'Egitto e nei consessi europei e internazionali, stia intraprendendo il Governo, per ottenere l'immediato rilascio di Patrick Zaki e la tutela dei diritti umani e civili in Egitto. (3-01675)


RELAZIONE DELLE COMMISSIONI III (AFFARI ESTERI E COMUNITARI) E IV (DIFESA) SULLA DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI IN MERITO ALLA PARTECIPAZIONE DELL'ITALIA A ULTERIORI MISSIONI INTERNAZIONALI PER L'ANNO 2020, ADOTTATA IL 21 MAGGIO 2020 (DOC. XXV, N. 3) E SULLA RELAZIONE ANALITICA SULLE MISSIONI INTERNAZIONALI IN CORSO E SULLO STATO DEGLI INTERVENTI DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO A SOSTEGNO DEI PROCESSI DI PACE E DI STABILIZZAZIONE, RIFERITA AL PERIODO 1o GENNAIO-31 DICEMBRE 2019, ANCHE AL FINE DELLA RELATIVA PROROGA PER IL PERIODO 1o GENNAIO-31 DICEMBRE 2020, DELIBERATA DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI IL 21 MAGGIO 2020 (DOC. XXVI, N. 3). (DOC. XVI, N. 3)

Doc. XVI, n. 3 – Risoluzioni

      La Camera,
          udita la Relazione delle Commissioni III e IV (Doc XVI, n.  3) sulla Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali da avviare per l'anno 2020, adottata il 21 maggio 2020 (Doc. XXV, n.  3), nonché sulla Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1o gennaio-31 dicembre 2019, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1o gennaio-31 dicembre 2020, deliberata il 21 maggio 2020 (Doc. XXVI, n.  3),
          premesso che:
              la decisione parlamentare consiste, nello specifico, in una valutazione di adeguatezza degli interventi, di natura militare e civile, oggetto delle citate Deliberazioni rispetto agli interessi nazionali, così pure in relazione al sistema di alleanze e al posizionamento dell'Italia nelle organizzazioni internazionali e rispetto ai partner di riferimento;
              l'impegno dell'Italia nelle missioni internazionali, profondamente ancorato ai valori e ai principi della Carta costituzionale, mantiene come propri obiettivi la stabilizzazione delle crisi in atto, la gestione ordinata dei processi di transizione, il sostegno ad agende riformiste inclusive, concorrendo così allo sforzo di tutta la comunità internazionale per la pace e la sicurezza a livello globale;
              le missioni internazionali cui l'Italia partecipa hanno nel tempo consolidato il profilo della nostra identità mediterranea, della nostra vocazione europeista, del nostro legame transatlantico insieme ad un convinto sostegno al multilateralismo;
              nei confronti della comunità internazionale l'Italia deve spendersi, in particolare, affinché non cessi l'impegno contro il terrorismo, a sostegno dei diritti umani e delle libertà fondamentali, contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle minoranze e anche per una condivisione più equa e responsabile delle conseguenze del fenomeno migratorio;
          considerato che:
              in questo quadro, sul versante libico, nell'impegno a scongiurare, da una parte, l’escalation militare con interventi diretti degli attori esterni e, dall'altra, un congelamento della situazione che si traduca in una spartizione di fatto del Paese, l'Italia deve sostenere i meccanismi di seguito dell'iniziativa di Berlino recepiti nella risoluzione n.  2510 del 2020 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 12 febbraio scorso, per l'avvio di tre esercizi di dialogo intra-libico sul piano militare economico e politico;
              per tali ragioni, a seguito di quanto sopra descritto, l'Italia ha contribuito a quelle decisioni prese in ambito europeo che hanno posto fine nel mese di marzo 2020 alla missione EUNAVFOR MED operazione Sophia, alla quale subentra la nuova missione – EUNAVFOR MED IRINI – con l'obiettivo di dare attuazione, tramite assetti aerei, satellitari e marittimi, all'embargo di armi in Libia disposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La nuova missione potrà evolvere sul terreno dell'addestramento e della formazione, ad oggi prestata nella missione bilaterale a supporto della Guardia costiera libica. A tale scopo si sollecita il Governo a promuovere in sede europea la realizzazione, d'intesa con il Governo di Accordo Nazionale, delle attività di addestramento e formazione degli organismi libici previste nel mandato della missione europea EUNAVFOR MED IRINI, come componente essenziale del contrasto alla tratta di esseri umani;
              a tal fine, appare strategico proseguire nel nostro impegno in Libia su richiesta del Governo Nazionale libico, volto a fornire assistenza specialistica nell'addestramento e nella condotta delle operazioni di sminamento e bonifica di ordigni disseminati sul territorio libico, a valere sulle risorse già stanziate. Appare strategico concentrare, a partire dal prossimo anno, le attività previste nella missione bilaterale di supporto, così come delineate nella scheda 22/2020, esclusivamente in favore della marina militare libica;
              nell'ambito dello sforzo profuso dall'Italia sul piano diplomatico per la pacificazione e la stabilizzazione della Libia è di particolare rilievo, inoltre, il processo in atto finalizzato alla revisione del Memorandum of Understanding sottoscritto con le autorità libiche nel 2017;
              in tale contesto e in relazione alla Missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica (scheda 22/2020), sollecitiamo l'impegno del Governo volto alla conclusione auspicabilmente, ove possibile, entro fine anno del processo di revisione del Memorandum succitato, nella direzione del rigoroso rispetto dei diritti umani e con la garanzia di una maggiore presenza delle Organizzazioni internazionali sul territorio libico;
              invitiamo con lo stesso sostegno ad adoperarsi con le autorità libiche al fine di consentire alle Organizzazioni internazionali di poter accedere, senza restrizioni e in tempi celeri, nei centri di accoglienza per persone migranti allo scopo di verificarne le condizioni e, al contempo, favorire ogni iniziativa in vista di un superamento dei centri di detenzione e all'evacuazione dei rifugiati nei campi verso Paesi Ue e non, attraverso i canali umanitari, con particolare attenzione ai profughi di guerra connotati da specifici bisogni, riconducibili ai minori e ai nuclei familiari;
              preme sottolineare, nell'ambito dei programmi di formazione del personale libico, l'opportunità di rafforzare la componente relativa al rispetto del diritto internazionale del mare e dei diritti umani;
              sarebbe urgente consolidare già dal 2021, anche al fine di rafforzare il ruolo strategico del nostro Paese nel Mediterraneo centrale e in Libia, le operazioni ricomprese nella missione bilaterale di assistenza e supporto MIASIT (scheda 21/2020) a partire dalle attività legate al dispositivo Mare sicuro, a quelle dell'ex operazione Ippocrate che ha provveduto all'installazione di un ospedale da campo presso l'aeroporto di Misurata, e alle attività di cooperazione tra le marine militari ed alle attività volte allo sminamento e bonifica di aree interessate dalla presenza di ordigni disseminati;
          considerato, altresì, che:
              in merito al quadrante mediorientale in Iraq l'Italia deve mantenere fermo il proprio impegno per le attività di formazione di forze militari e di polizia irachene e curde, operando al contempo in favore della stabilizzazione delle aree liberate dal Daesh e sostenendo il fondo dello United Nation Development Programme (UNDP) per la ripresa post-bellica di quelle aree;
              a quanto sopra esposto si associa il nostro peculiare impegno per la salvaguardia del patrimonio storico e archeologico iracheno e quello nel contesto della Coalizione globale contro Daesh e del Gruppo finanziario di contrasto al sedicente Stato islamico, insieme ad Arabia Saudita e Stati Uniti;
              in tale prospettiva si colloca la nuova operazione dell'UE denominata European Union Advisory Mission in support of Security Sector Reform in Iraq (EUAM Iraq) ed intesa a fornire consulenza e competenze alle autorità irachene per lo sviluppo di strategie di contrasto e prevenzione del terrorismo e della criminalità organizzata, di valutare un potenziale ulteriore impegno dell'Unione europea e di assistere la delegazione dell'Unione europea nel Paese;
              l'Italia dovrebbe assumere un ruolo di primo piano in Europa rispetto alle problematiche che attraversano l'Africa, nella quale i temi dello sviluppo s'intrecciano con l'instabilità politica e istituzionale determinando una situazione di diffusa e perdurante emergenza caratterizzata da una mobilità forzata della popolazione;
              in tale quadro rischiano di fondersi in un'unica area di crisi il nodo saheliano, che si estende progressivamente verso l'area del Golfo di Guinea, e quella del Corno d'Africa, dove una molteplicità di attori anche esterni determina una situazione di instabilità che dura da diversi decenni e le cui propaggini di fondamentalismo violento si vanno sempre più estendendo verso Sud, arrivando a coinvolgere Tanzania e Mozambico;
              a tal proposito, giova ricordare, in particolare, la decisione assunta nel corso del Summit NATO di Varsavia del luglio 2016, di costituire un «Polo (HUB)» per la direzione strategica dell'Alleanza atlantica su Medio Oriente, Nordafrica, Sahel e Africa Subsahariana, allo scopo di rafforzare la comprensione dell'Alleanza sull'Africa e sul Medio Oriente, fornendo prospettive e analisi e promuovendo lo scambio di informazioni con Paesi e organizzazioni partner, al fine di evidenziare le dinamiche regionali rilevanti per la sicurezza euroatlantica;
              la Coalizione per il Sahel intende essere una piattaforma di coordinamento integrata, finalizzata a mobilitare un più efficace sostegno alla stabilizzazione e sicurezza dei Paesi del G5 secondo i 4 pilastri: lotta al terrorismo, rafforzamento delle capacità militari degli Stati della regione, supporto al ritorno dello stato e delle amministrazioni locali sul territorio, aiuti allo sviluppo. Per l'Italia, che avrà la possibilità di contribuire alla elaborazione dell'indirizzo politico della Coalizione per il Sahel, i nuovi assetti rappresentano un'opportunità per valorizzare in maniera più strutturata il proprio contributo per la stabilizzazione della regione. Un contributo che potrà aumentare ulteriormente negli anni a venire, tenuto conto della crescente rilevanza strategica del Sahel per la visione italiana di un Mediterraneo allargato;
              è in tale contesto che sono chiamate a dare un contributo decisivo due nuove iniziative: da un lato, la partecipazione di un contingente italiano alla forza multinazionale di contrasto alla minaccia terroristica nel Sahel denominata Task Force TAKUBA; dall'altro, l'avvio della missione di sorveglianza e sicurezza navale nel Golfo di Guinea, volta a fronteggiare le esigenze di prevenzione e contrasto della pirateria e più in generale del crimine marittimo, con l'obiettivo di assicurare la tutela degli interessi strategici nazionali nell'area, con particolare riferimento alle acque prospicienti la Nigeria;
              preme sottolineare la conferma dell'impegno da parte dell'Italia per l'anno 2020 nel Sahel con la partecipazione alla missione bilaterale in Niger, alla missione dell'ONU MINUSMA, nonché alle missioni dell'Unione europea EUTM Mali, EUCAP Sahel Mali e EUCAP Sahel Niger;
              in coerenza con tale approccio sarebbe altamente auspicabile che nell'ambito delle disposizioni contenute nei Documenti all'esame, potesse trovare spazio un rafforzamento del personale italiano militare e civile, nelle seguenti missioni: EUTM Mali (missione militare di formazione condotta dall'UE per contribuire al ripristino della capacità militare delle forze armate maliane); EUCAP Sahel Mali (missione civile a sostegno delle forze di sicurezza interna maliane (polizia, gendarmeria e guardia nazionale); EUCAP Sahel Niger (missione civile per sostenere lo sviluppo delle capacità degli operatori della sicurezza nigerini);
              su impulso italiano e anche grazie all'intenso lavoro svolto dalla delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della NATO, l'Alleanza si concentra oggi maggiormente sui pericoli e le criticità del suo versante meridionale, sia in termini di pianificazione militare che di rafforzamento della cooperazione pratica e del dialogo politico con i Paesi partner della regione MENA. In tale contesto si colloca coerentemente la nuova missione relativa alla partecipazione di personale militare all'iniziativa della NATO denominata Implementation of the Enhancement of the Framework for the South, che è finalizzata al rafforzamento della stabilità delle regioni poste lungo il fianco sud della NATO, interessate da crescenti sfide e minacce alla sicurezza, attraverso attività di formazione e di supporto dei paesi dell'area nell'ambito della sicurezza e difesa del territorio;
          valutato che:
              con riferimento alle missioni di cui si propone la proroga nell'anno 2020, 9 missioni sono svolte in Europa, 10 in Asia e 18 in Africa;
              con riferimento alle missioni in corso di svolgimento, è opportuno sottolineare il quadro cautamente positivo concernente l'Afghanistan alla luce dell'accordo per la nascita di un governo nazionale e in vista del negoziato con i talebani per promuovere la pacificazione del Paese. L'impegno italiano, che prosegue nella regione di Herat nell'ambito della NATO Resolute Support Mission nella prospettiva di progressiva riduzione in fase di negoziato tra alleati e che potrà compiersi nel 2021, potrà persistere sul versante politico e civile a salvaguardia dei progressi ottenuti in questi anni di forte impegno internazionale e italiano in materia di diritti umani, libertà fondamentali, stato di diritto e condizione della donna;
              con riferimento agli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione – per i quali è previsto per il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale uno stanziamento complessivo per l'anno 2020 pari a 121 milioni di euro a fronte di un fabbisogno per il 2019 di 115 milioni, di cui 50 milioni per interventi di emergenza e 70 milioni per quelli legati allo sviluppo, per un investimento che sommato alle spese di bilancio arriva a 603 milioni di euro complessivi – rappresentano a loro volta uno strumento fondamentale di politica estera per la loro valenza strategica nel sostenere intere comunità: la cooperazione è, infatti, uno strumento essenziale per rafforzare la resilienza delle comunità fragili e per creare le condizioni per l'avvento di società più democratiche e più stabili;
              gli interventi oggetto delle deliberazioni governative sono mirati a sostenere l'azione della cooperazione italiana in tre grandi aree geografiche: Africa, Medio Oriente e Asia con obiettivi prioritari come la ricostruzione civile in situazioni di conflitto o post-conflitto, il miglioramento delle opportunità lavorative in loco, la sicurezza alimentare, la prevenzione e il contrasto alla violenza sessuale sulle donne e le bambine, lo sminamento umanitario;
              va in questa direzione un auspicabile impegno del Governo italiano al rifinanziamento per il periodo 2021-2024 del Piano d'Azione Nazionale in attuazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n.  1325 del 2000 e delle ulteriori risoluzioni dell'ONU in tema di donne pace e sicurezza, dei piani di azione nazionali sulla medesima materia, nel rispetto di quanto previsto dell'articolo 1, comma 3, della legge n.  145 del 2016, al fine di dare sostegno alla leadership conseguita dall'Italia nel settore e assicurare continuità ai progetti realizzati, tra cui spicca il network delle Donne mediatrici del Mediterraneo;
              nell'opportuno sforzo di approfondimento sulle best practice maturate a livello internazionale nella risoluzione dei conflitti e nella prevenzione delle crisi, posto in essere anche dalle Nazioni Unite, e volto ad individuare metodi sempre più efficaci ed alternativi all'uso della forza, appare opportuno in prospettiva valorizzare maggiormente l'impiego, anche in aree di crisi, di leve civili per il peace building qualificate alla mediazione e alla riconciliazione sul piano culturale, sociale e anche politico, con compiti di miglioramento del quadro umanitario, di assistenza tecnica allo sviluppo democratico, di facilitazione del dialogo politico tra le parti e di ripristino di relazioni di fiducia a livello locale, in linea con gli indirizzi della UN Peacebuilding Commission e con il consistente contributo italiano al Peacebuilding Fund;
          ritenuto, pertanto, che:
              il quadro complessivo delle missioni internazionali sottoposto dal governo all'autorizzazione parlamentare appare precipuamente finalizzato ad assicurare la tutela degli interessi strategici nazionali in aree geografiche di immediata prossimità al nostro territorio nazionale e con riferimento ad ambiti securitari di assoluto rilievo per l'Italia,
          autorizza, per il periodo 1o gennaio –31 marzo 2020, la prosecuzione della seguente missione internazionale in corso, di cui al punto 5 della Relazione analitica DOC XXVI n.  3:
              EUNAVFOR MED operazione SOPHIA (scheda n.  9/2020);
          autorizza, altresì, per il periodo 1o gennaio-31 dicembre 2020, la prosecuzione delle missioni internazionali in corso e degli interventi di cooperazione allo sviluppo per il sostegno ai processi di pace e di stabilizzazione, di cui al punto 5 della Relazione analitica DOC XXVI n.  3, di seguito riportate:
          Europa:
              NATO Joint Enterprise (scheda n.  1/2020);
              European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EULEX Kosovo) – personale militare (scheda n.  2/2020);
              European Union Rule of Law Mission in Kosovo (EU LEX Kosovo) – personale civile (scheda n.  3/2020);
              United Nations Mission in Kosovo (UNMIK) (scheda n.  4/2020);
              EUFOR ALTHEA (scheda n.  5/2020);
              Missione bilaterale di cooperazione delle Forze di Polizia nei Paesi dell'area balcanica e Missione di assistenza alla polizia albanese (scheda n.  6/2020);
              United Nations Peacekeeping Force in Cyprus – UNFICYP (scheda n.  7/2020);
              NATO Sea Guardian (scheda n.  8/2020).
          Asia:
              NATO Resolute Support Mission (scheda n.  10/2020);
              United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL) (scheda n.  11/2020);
              Missione bilaterale di addestramento delle Forze armate libanesi (MIBIL) (scheda n.  12/2020);
              Missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza palestinesi (scheda n.  13/2020);
              European Union Border Assistance Mission in Rafah (EUBAM Rafah) (scheda n.  14/2020);
              European Union Police – Coordination Office for Palestinian Police Support (EUPOL COPPS) (scheda n.  15/2020);
              Coalizione Internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh (scheda n.  16/2020);
              NATO Mission in Iraq NM-I (scheda n.  17/2020);
              United Nations Military Observer Group in India and Pakistan – UNMOGIP (scheda n.  18/2020);
              personale militare, incluso il personale del Corpo della Croce rossa, impiegato negli Emirati Arabi Uniti, in Bahrain, in Qatar e a Tampa per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medio Oriente e Asia (scheda n.  19/2020).
          Africa:
              United Nations Support Mission in Lybia (UNSMIL) (scheda n.  20/2020);
              Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (scheda n.  21/2020), con possibile estensione dell'assistenza sanitaria, qualora richiesta dal Governo di Accordo Nazionale libico, da Misurata ad altre città, soprattutto nel presente e con una pandemia in atto;
              Missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica della Marina militare libica e alla General Administration for Coastal Security – Corpo della Guardia di finanza (scheda n.  22/2020);
              European Union Border Assistance Mission in Libya (EUBAM LIBYA) (scheda n.  23/2020);
              Missione bilaterale di cooperazione in Tunisia (scheda n.  24/2020);
              United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali – (MINUSMA) (scheda n.  25/2020);
              European Union Training Mission Mali (EUTM Mali) (scheda n.  26/2020);
              EUCAP Sahel Mali (scheda n.  27/2020);
              EUCAP Sahel Niger (scheda n.  28/2020);
              Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger (scheda n.  29/2020);
              United Nations Mission for the Referendum in Western Sahara (MINURSO) (scheda n.  30/2020);
              Multinational Force and Observers in Egitto – MFO (scheda n.  31/2020);
              European Union Training Mission Repubblica Centrafricana (EUTM RCA) (scheda n.  32/2020);
              European Union Military Operation denominata Atalanta (scheda n.  33/2020);
              European Union Training Mission Somalia (EUTM Somalia) (scheda n.  34/2020);
              EUCAP Somalia (scheda n.  35/2020);
              Missione bilaterale di addestramento delle forze di polizia somale e gibutiane e dei funzionari yemeniti (scheda n.  36/2020);
              Personale impiegato presso la base militare nazionale nella Repubblica di Gibuti per le esigenze connesse con le missioni internazionali nell'area del Corno d'Africa e zone limitrofe (scheda n.  37/2020);
          Potenziamento di dispositivi nazionali e della NATO:
              dispositivo aeronavale nazionale per la sorveglianza e la sicurezza dei confini nazionali nell'area del Mediterraneo centrale, denominato Mare Sicuro, comprensivo della missione in supporto alla Guardia costiera libica richiesta dal Consiglio presidenziale-governo di accordo nazionale libico (scheda n.  38/2020);
              dispositivo NATO per la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza (scheda n.  39/2020);
              dispositivo NATO per la sorveglianza navale nell'area sud dell'Alleanza (scheda n.  40/2020);
              potenziamento della presenza della NATO in Lettonia (Enhanced Forward Presence) (scheda n.  41/2020);
              Air Policing della NATO per la sorveglianza dello spazio aereo dell'Alleanza (scheda n.  42/2020);
              Esigenze comuni a più teatri operativi delle Forze armate (scheda n.  43/2020);
              Supporto info-operativo a protezione del personale delle Forze armate (scheda n.  44/2020), impegnando il Governo ad assicurare un rafforzamento, in termini di risorse, delle attività a tutela della sicurezza nazionale, anche in ragione della volatilità dei contesti in cui si opera.
          Interventi di cooperazione allo sviluppo per il sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione:
              Iniziative di cooperazione allo sviluppo e di sminamento umanitario (scheda n.  45);
              Interventi di sostegno ai processi di pace, stabilizzazione rafforzamento della sicurezza (scheda n.  46);
              Partecipazione alle iniziative delle Organizzazioni internazionali per la pace e la sicurezza (scheda n.  47);
              Contributo a sostegno delle forze di sicurezza afghane, comprese le forze di polizia (scheda n.  48);
              Interventi operativi di emergenza e di sicurezza (scheda n.  49);
          autorizza la partecipazione dell'Italia alle seguenti cinque nuove missioni, di cui alla Deliberazione del Consiglio dei ministri del 21 maggio 2020 (Doc. XXV, n.  3), di seguito riportate:
          Europa:
          per il periodo 1o aprile – 31 dicembre 2020
              European Union Military Operation in the Mediterranean – EUNAVF0R MED Irini (scheda n.  9-bis/2020);
          e per il periodo 1o gennaio – 31 dicembre 2020 la partecipazione dell'Italia alle seguenti missioni, di cui alla Deliberazione del Consiglio dei ministri del 21 maggio 2020 (Doc. XXV, n.  3), di seguito riportate:
          Asia:
              European Union Advisory Mission in support of Security Sector Reform in Iraq (EUAM Iraq) (scheda n.  17-bis/2020);
          Africa:
              Forza multinazionale di contrasto alla minaccia terroristica nel Sahel Task Force TAKUBA (scheda n.  29-bis/2020);
              Impiego di un dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza nel Golfo di Guinea (scheda n.  38-bis/2020);
              NATO Implementation of the Enhancement of the Framework for the South (scheda n.  41-bis/2020).
(6-00116) (versione corretta) «Iovino, Grande, Giovanni Russo, Pagani».


      La Camera,
          discussa la relazione delle Commissioni III (Affari esteri e comunitari) e IV (Difesa) all'Assemblea sulla Deliberazione del Consiglio dei ministri sulle missioni internazionali di cui alla legge n.  145 del 2016 per il 2020;
          richiamati gli approfondimenti istruttori svolti e le comunicazioni del Governo sull'andamento delle missioni internazionali autorizzate per il 2019 e sulla loro proroga per l'anno in corso e preso atto dei contenuti delle audizioni svolte dalle Commissioni III e IV e delle memorie da esse raccolte, con particolare riguardo a quelle dell'ISPI, del CESI, di Alberto Negri e Nancy Porsia;
          premesso che:
              in relazione alla missione IRINI, che la crisi innescata dalla pandemia ha determinato un'inevitabile revisione del concetto di sicurezza Europea, unitamente ad una seria riflessione sulla già diffusa instabilità politica e militare che coinvolge il Nord Africa, la regione subsahariana e l'area del Vicino e Medio Oriente nonché il terrorismo internazionale e le tematiche di ampio respiro inerenti i cambiamenti climatici e le ondate migratorie, per le ricadute che inevitabilmente investono il nostro Paese;
              l'operazione Sophia, istituita nel giugno 2015, aveva come compito principale quello di smantellare il modello di attività dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo e si è inquadrata nel più ampio impegno dell'UE volto ad assicurare, secondo un approccio comprensivo e integrato, il ritorno della stabilità e della sicurezza in Libia;
              all'interno di un'operazione Politica di Sicurezza e Difesa Comune, le istituzioni dell'UE hanno iniziato a sviluppare le basi di un progetto pilota, successivamente definito Crime Information Cell (CIC), individuando nella missione Sophia, oggi sostituita dall'Operazione IRINI, il mezzo più adatto ad ospitarlo;
              il progetto pilota della CIC è stato avviato il 5 luglio 2018, ed ha previsto la raccolta e la trasmissione di informazioni inerenti il traffico di esseri umani, l'embargo delle armi da e per la Libia, i traffici illegali, comprese le informazioni sul petrolio greggio e tutte le altre forme di contrabbando in accordo a quanto stabilito dalle Risoluzioni delle Nazioni Unite 2146/2014 e 2362/2017;
              il progetto CIC ha dimostrato di essere un valido esempio di cooperazione civile/militare tra la Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PSDC) e le agenzie del Consiglio Giustizia e Affari Interni (GAI), capace di apportare miglioramenti concreti nel coordinamento e scambio delle informazioni tra Sophia, Europol e Frontex, in linea con i rispettivi mandati e senza sovrapposizioni;
              la nuova missione IRINI sostituisce, con un diverso mandato, la precedente operazione Sophia e si avvale di assetti navali, mezzi aerei e sistemi satellitari (con il supporto di SATCEN). Compito principale della nuova operazione è l'implementazione dell'embargo Onu sulle armi nei confronti della Libia e la possibilità di condurre ispezioni in alto mare su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare da o verso la Libia, secondo quanto previsto dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, così da facilitare il raggiungimento di un cessate il fuoco permanente e ribadire, come emerso a gennaio durante la Conferenza di Berlino, che l'unica possibilità per porre termine alla crisi è l'impegno di tutte le parti in una soluzione non militare ma politica;
              l'Operazione IRINI ha suscitato fin dalla sua nascita diversi dubbi legati principalmente all'efficacia del suo mandato, soprattutto per quanto riguarda l'effettiva possibilità di condurre un controllo del traffico di armi in Libia. Tuttavia, il dispositivo della missione appare palesemente sbilanciato e inadatto a far cessare del tutto l'afflusso di armi verso il territorio libico. Infatti, per gli assetti che prevede di mobilitare, IRINI inciderà realmente soltanto sui traffici che avvengono via mare, mentre sarà molto meno efficace rispetto a quelli che avvengono per via terrestre o aerea;
              tra i possibili effetti collaterali dell'Operazione IRINI va poi annoverato un prevedibile aumento delle tensioni fra Stati, magari anche alleati: il 10 giugno 2020 è stato riportato un primo contatto ravvicinato tra la fregata greca Spetsai che ha incrociato un mercantile battente bandiera della Tanzania (Cirkin), scortato da tre fregate turche. Dopo aver accertato che si stava dirigendo in Libia, ad una richiesta di ispezione la risposta non è stata positiva quindi non è stato possibile effettuare la verifica;
              ai fini dell'efficacia della missione, è necessario altresì che il Governo italiano, nelle competenti sedi di elaborazione e verifica dell'attuazione delle decisioni PESC-PSDC, insista per una immediata revisione dei poteri degli equipaggi delle navi dedicate all'operazione IRINI, tale da consentire loro di espletare autonome attività ispettive e di sequestro di armi;
              in relazione alla missione bilaterale con la Libia:
              il fenomeno che ha maggiormente interessato i Paesi dell'Unione Europea, e in maniera significativa l'Italia, è quello caratterizzato dalla tratta del Mediterraneo Centrale che ha visto, tra il 2011 ed il 2017, un gran numero di partenze via mare dalla Libia, Tunisia ed Egitto. Questi flussi, iniziati in modo significativo nel 2011 in concomitanza con i mutamenti politici delle «Primavere Arabe» nei Paesi del Nord Africa (soprattutto in Tunisia e Libia), si sono intensificati esponenzialmente con l'avvio del conflitto in Siria, con il picco di arrivi di rifugiati siriani in fuga dalla guerra, registrato nel 2014. Il numero di rifugiati siriani si è ridotto sensibilmente nel 2015, in concomitanza con l'apertura della rotta balcanica che dalla Turchia passava attraverso la Grecia;
              il tessuto sociale, già devastato dalle condizioni di estrema ristrettezza a cui la popolazione deve giornalmente far fronte, si trova a dover rispondere ad una pandemia dilagante nel continente;
              come emerso nel rapporto del Consiglio di Sicurezza dell'ONU vi è un alto rischio di infiltrazione e di legami tra il personale della Guardia Costiera Libica e le milizie che spesso gestiscono anche il traffico di esseri umani;
              oltre al citato rapporto delle Nazioni Unite, diversi report di organizzazioni non governative e molte inchieste giornalistiche dimostrano come siano spesso alcuni appartenenti alle milizie (in particolare quelle delle città costiere) a gestire sia i traffici di esseri umani che le attività della Guardia Costiera;
              in una recente inchiesta giornalistica il giornale Avvenire da ultimo racconta del ruolo di Abdurahman al-Milad, detto al-Bija capo delle milizie di Zawya e allo stesso tempo della guardia Costiera della stessa città che è uno dei principali punti di partenza per le coste europee;
              occorre rivedere radicalmente il Memorandum of Understanding sottoscritto nel 2017, al fine di consentire alle organizzazioni internazionali un effettivo monitoraggio delle condizioni nei centri di detenzione e di prevedere meccanismi di sollecitazione e incentivo alle autorità libiche, non solo di pieno rispetto dei diritti umani, ma anche di programmazione di attività di sostegno alla popolazione in vista della graduale bonifica sociale ed economica e di un percorso di ricostruzione del tessuto civico;
          in relazione alla mancata previsione di una missione nello stretto di Hormutz:
              con il decreto missioni del 2020 entra nella nostra agenda strategica l'attività nel Golfo di Guinea, per fronteggiare le esigenze di prevenzione e contrasto della pirateria. Il Golfo di Guinea è da alcuni anni il punto caldo della pirateria africana che ha drasticamente aumentato i suoi attacchi dalle acque del Senegal a quelle dell'Angola: la situazione desta quindi grande preoccupazione, soprattutto perché è crescente la portata, la gravità e la frequenza degli attacchi, ma soprattutto per l'aumento dei casi di sequestro dei marittimi imbarcati: il numero di membri dell'equipaggio rapiti è, infatti, aumentato di oltre il 50%, da 78 nel 2018 a 121 nel 2019. Si tratta di un deciso cambio di registro per quanto concerne gli obiettivi perseguiti dalle bande criminali, sempre più organizzate, che operano nell'area;
              il Golfo di Guinea ospita non solo giacimenti di idrocarburi in cui opera ENI e che soddisfano quote non trascurabili del nostro fabbisogno energetico, ma altresì è il fulcro degli scambi fra il continente Africano e l'Europa. Un commercio fatto di beni di consumo di ogni genere, a cominciare dalle importazioni alimentari che costituiscono la linfa di uno dei nostri settori di eccellenza: quello della trasformazione e della conservazione degli alimenti;
              la decisione del Consiglio dei Ministri di approvare il dispiegamento di un dispositivo aeronavale nel Golfo di Guinea risponde a questa logica di tutela dell'interesse nazionale ed europeo, nonché alla volontà di contrastare il crescente fenomeno della pirateria marittima con inevitabili ricadute sulla stabilità dei paesi costieri. Mentre sulle rotte dell'Africa orientale, in particolare al largo di Somalia e Yemen, l'operazione Atalanta dell'Unione Europea è riuscita in pochi anni a ridurre gli attacchi fino ad azzerarli lo scorso anno, il merito è anche dell'impegno italiano nelle missioni marittime anti-pirateria e di addestramento del personale militare somalo e gibutiano. Il nostro Paese ha a Gibuti la sua unica base militare permanente fuori dai confini nazionali: un polo logistico e addestrativo che permette il miglioramento delle capacità di sicurezza e difesa locali e che contribuisce, di rimando, al lento processo di stabilizzazione regionale;
              tuttavia sorprende l'assenza di riferimenti alla missione nello stretto di Hormuz nel documento approvato dal Consiglio dei Ministri. Il Ministro Guerini, durante l'esposizione alle Commissioni parlamentari delle linee programmatiche (28 novembre 2019), riferendosi allo stretto di Hormuz asseriva che quelle acque «rappresentano un interesse strategico per la nostra economia», illustrando l'intenzione di aderire alla missione Emasoh;
              da circa un anno, le acque dello stretto di Hormuz sono d'altra parte tornate a surriscaldarsi per l'assertività iraniana, ulteriormente aumentata dopo la morte di Qassem Soleimani, e persino il Giappone ha previsto in tempi recenti il dispiegamento di unità militari a protezione dei propri interessi;
          in relazione alla missione Resolute Support in Afghanistan:
              il principio di sostenere la crescita delle capacità delle Forze Armate locali ha guidato l'azione italiana anche in teatri molto distanti, come l'Afghanistan.  In questi casi, la strada per una pace autentica è ancora lunga, ma la presenza e l'apporto italiano costruiscono, al contempo, un elemento di fiducia per il futuro delle istituzioni e di deterrenza verso tutti quegli attori ostili che minacciano il processo di riconciliazione e stabilizzazione nazionali. Quanti dubitano dell'utilità di questa azione di sicurezza nella lontana Kabul (così come di quella a Baghdad), non tengono conto di quali riverberi di instabilità globale abbia potuto produrre l'Afghanistan quando era ostaggio degli estremisti e di come l'Iraq rischierebbe la medesima deriva senza la presenza internazionale;
              la missione Resolute Support non deve essere smantellata finché – anche in virtù di precisi accordi tra i Talebani e il governo afghano – siano realizzate condizioni di certezza giuridica ed economica che impediscano un repentino e drammatico ritorno alle condizioni precedenti al 2001,

impegna il Governo:

          quanto alla Missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera libica (scheda n.  22/2020) a rivedere il Memorandum of Understanding nei sensi di cui in premessa;
          quanto alla Missione IRINI (scheda 9-bis/2020), a insistere nelle sedi di elaborazione e verifica dell'attuazione delle decisioni PESC-PSDC per un'immediata revisione dei poteri degli equipaggi delle navi dedicate all'operazione IRINI, tale da consentire loro di espletare autonome attività ispettive e di sequestro di armi;
          quanto alla Missione Resolute Support (scheda 10/2020), a non ritirarsi finché le condizioni di pace, tenuta istituzionale e rispetto dei diritti umani non siano stabilizzate attraverso un accordo tra il governo afghano e i Talebani;
          quanto allo stretto di Hormuz, a dar seguito alle dichiarazioni programmatiche rese dal Ministro della Difesa innanzi alle Commissioni riunite Difesa delle Camere (28 novembre 2019), continuando a verificare la praticabilità di un piano per un'ulteriore missione – pur non a guida italiana – nello stretto di Hormuz, recante le medesime finalità della missione TAKUBA.
(6-00117) «Ermellino».


      La Camera,
          discussa la relazione delle Commissioni III (Affari esteri e comunitari) e IV (difesa) all'assemblea sulla Deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2020, adottata il 21 maggio 2020 (Doc. XXV, n.  3), e la Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1o gennaio-31 dicembre 2019, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1o gennaio-31 dicembre 2020, deliberata il 21 maggio 2020 (Doc. XXVI, n.  3), adottate ai sensi, rispettivamente, degli articoli 2 e 3 della legge 21 luglio 2016, n.  145;
          richiamati gli approfondimenti istruttori svolti e le comunicazioni del Governo sull'andamento delle missioni internazionali autorizzate per il 2019 e sulla loro proroga per l'anno in corso, nonché sulle missioni da avviare nel 2020, svolte il 25 giugno 2020 nell'ambito dell'esame dei sopra citati provvedimenti davanti alle Commissioni riunite Affari esteri e difesa della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
          premesso che:
              in Libia dal 2011 si protrae una condizione di instabilità generata dal conflitto contro Gheddafi e dalla incapacità della comunità internazionale ed in particolare dei Paesi europei di gestire una transizione del paese verso una condizione di pace e stabilità;
              in questi anni la Libia è stata un «non Stato» caratterizzato da una forte conflittualità tra le diverse milizie che continuano ad avere ancora oggi un ruolo determinante nel contesto generale;
              le milizie rispondono più che ad un governo o ad un altro, a dinamiche tribali e di gestione di potere legati al controllo di porzioni di territorio e di infrastrutture strategiche;
              gli scontri, susseguitisi negli anni, tra le forze del Presidente Fayez al-Serraj e quelle del maresciallo Khalifa Haftar hanno peggiorato la situazione di insicurezza del Paese, politicamente frammentato e dilaniato da anni di conflitto civile azzerando ogni possibilità di considerare Libia uno Stato unitario a prescindere dal governo che la comunità internazionale decide di riconoscere;
              sia le milizie, i gruppi armati e le forze di sicurezza affiliati al GNA (Government of National Agreement), sostenuto dalle Nazioni Unite, con base a Tripoli e presieduto dal primo ministro Fayez al-Sarraj, sia l'autoproclamato LNA (Libyan National Army), guidato dal generale Khalifa Haftar e schierato a fianco del governo ad interim con base a Tobruch nell'est della Libia, hanno continuato ad agire in questi anni al di fuori dello stato di diritto;
              la situazione è definitivamente degenerata in un vero e proprio conflitto che rende la Libia a tutti gli effetti un Paese in guerra civile, quando a gennaio del 2019, l'LNA ha lanciato un'operazione con l'obiettivo di conquistare la città di Saba e altre aree della Libia meridionale, sottraendole al GNA e alle fazioni locali, rivendicando così il controllo territoriale sulla Libia sudoccidentale. Ad aprile 2019, l'LNA ha lanciato un'offensiva per assumere il controllo della capitale Tripoli, oltre al suo aeroporto, Mitiga;
              il 2 luglio 2019, un attacco dell'LNA contro un centro di detenzione per migranti a Tajoura, alla periferia orientale di Tripoli, ha causato decine di morti e feriti tra migranti e rifugiati. Amnesty International ha inoltre documentato diversi attacchi compiuti dall'LNA contro ospedali da campo e ambulanze;
              i combattimenti dentro e intorno a Tripoli hanno provocato almeno 140.000 sfollati, aggravando la situazione umanitaria e interrompendo l'accesso all'assistenza medica, all'elettricità e ad altri servizi di base;
              il processo politico è rimasto a lungo ad un punto di stallo. La comunità internazionale non è riuscita ad assumere una posizione unitaria sulla Libia e ha piuttosto alimentato la volontà e la capacità di entrambe le parti di prolungare le ostilità;
              l'LNA ha il sostegno di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Egitto, Francia e Russia mentre il Gna quello di Turchia, Qatar e Italia;
              in violazione di un embargo totale sulle armi stabilito dalle Nazioni unite dal 2011, Paesi terzi hanno sostenuto l'LNA e il GNA attraverso trasferimenti illeciti di armi e fornito supporto militare diretto. Il principale sostenitore del GNA, la Turchia, ha fornito a quest'ultimo mezzi corazzati da combattimento Kripi e droni armati Bayraktar TB2. Gli Emirati Arabi Uniti, come principale sostenitore dell'LNA, hanno messo a disposizione di quest'ultimo droni Wing Loong di fabbricazione cinese;
              nonostante i negoziati in corso in formati multilaterali la situazione sul campo si è modificata con l'intervento diretto della Turchia nel conflitto che oltre alla violazione dell'embargo e le relative forniture di armamenti alle forze del GNA ha schierato direttamente reparti del proprio esercito ed utilizzato l'aviazione impegnando tra l'altro sul campo di battaglia miliziani Jihadisti arruolati in Siria e trasferiti in Libia a sostegno delle milizia di Serraji;
              le milizie, i gruppi armati e le forze di sicurezza che si stanno affrontando, hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale, compresi crimini di guerra e violazioni sistematiche dei diritti umani. I combattimenti dentro e intorno a Tripoli hanno provocato un alto numero di vittime civili, centinaia di feriti e decine di migliaia di sfollati;
              nelle carceri, nei centri di detenzione e nei luoghi di reclusione non ufficiali dilagano tortura, maltrattamenti e violenze di ogni genere. Le milizie, i gruppi armati e le forze di sicurezza hanno represso la libertà d'espressione mettendo in atto vessazioni, rapimenti e attacchi nei confronti di esponenti politici, giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti;
              le autorità libiche non hanno provveduto a proteggere le donne, comprese giornaliste, blogger, difensore dei diritti umani e altre attiviste dalla violenza di genere perpetrata dalle milizie e dai gruppi armati o ad assicurare che fossero in condizioni di esercitare il loro diritto di esprimersi liberamente. Le donne che denunciano apertamente la corruzione o le azioni violente compiute dalle milizie sono vittime di minacce, rapimenti ed episodi di violenza sessuale;
              la condizione di decine di migliaia di rifugiati, richiedenti asilo e migranti rimane drammatica: esposti ad arresti arbitrari e rapimenti per mano delle milizie e regolarmente vittime di trafficanti di esseri umani e di abusi di potere da parte di gruppi criminali collusi con le autorità, il deteriorarsi del conflitto li ha esposti a rischi sempre maggiori;
              le autorità libiche continuano a detenere illegalmente migliaia di persone nei centri amministrati dal Direttorato generale per la lotta alla migrazione illegale, dove vengono sottoposte a sfruttamento, lavoro forzato, tortura e altre violenze, inclusi stupri, spesso allo scopo di estorcere denaro alle famiglie in cambio del loro rilascio;
              i detenuti nei centri vivono in condizioni disumane, di sovraffollamento e mancanza di cibo, acqua e cure mediche. Rifugiati e migranti continuano ad essere detenuti in centri di detenzione situati vicino a zone di combattimento attivo e questo li espone al rischio di venir uccisi o feriti durante gli attacchi indiscriminati o mirati, come accaduto nel caso dell'attacco al centro di Tajoura;
              i centri vengono regolarmente ripopolati. Solo nel 2019, le autorità marittime libiche, in particolare la Guardia costiera libica, hanno intercettato almeno 9.225 rifugiati e migranti che attraversavano il Mediterraneo centrale, riportandoli quasi tutti indietro nei centri di detenzione libici;
              inoltre con oltre 480 contagi da coronavirus registrati ufficialmente nel paese, e molti altri che potrebbero non essere stati rilevati, in questo momento a preoccupare è anche la situazione sanitaria nei centri di detenzione dove si vive ammassati, in condizione di vera disumanità. Un allarme rilanciato ripetutamente anche da Papa Francesco;
              continuano inoltre le minacce contro le Ong che svolgono operazioni di ricerca e soccorso così come le violenze contro i rifugiati e i migranti, sia durante le operazioni di salvataggio, sia nei punti di sbarco. Per esempio, a settembre 2019, le autorità libiche hanno ucciso un uomo sudanese con un colpo d'arma da fuoco durante le operazioni di sbarco, dopo che un gruppo di rifugiati e migranti aveva cercato di sfuggire all'arresto;
              l'attuale condizione libica ha contribuito ad aggravare la situazione migratoria in particolare per quanto riguarda le condizioni di permanenza dei migranti e dei rifugiati nei centri di detenzione sommando alla ferocia del trattamento dei migranti ampiamente documentata, i rischi oggettivi di uno stato di guerra;
              a questa situazione va ad aggiungersi un peggioramento delle condizioni di sicurezza nel Mediterraneo;
              gli ultimi rapporti dell'Unhcr mostrano che, mentre il numero di persone che arrivano in Europa dal Mediterraneo Centrale è diminuito, il tasso di mortalità è aumentato bruscamente, in particolare per coloro che tentano la traversata dalla Libia;
              chi riesce a fuggire dai centri di detenzione non ha altra alternativa che tentare la fuga attraverso il mare verso le coste europee affidandosi alle reti di trafficanti che spesso gestiscono i centri e che li liberano in cambio del pagamento di ingenti somme di denaro;
              la Libia ha dichiarato una propria zona di competenza SAR senza che sussistano i requisiti fondamentali previsti dalle convenzioni internazionali a partire dall'esistenza di un POS (Place of Safety) dove sbarcare le persone soccorse in mare;
              in seguito a questa decisione i Governi europei ed in particolare quello italiano hanno di fatto ritirato tutti gli assetti governativi di salvataggio in mare rifiutandosi in più occasioni di intervenire in casi di distress in contrasto con le convenzioni internazionali SOLAS e SAR;
              l'Italia e altri Stati membri dell'Unione europea hanno continuato a fornire supporto alle agenzie marittime e ad altre autorità libiche, anche tramite la donazione di motovedette d'altura, l'addestramento degli equipaggi e altra assistenza, cancellando di fatto dai propri programmi la questione del soccorso in mare che rimane un'incidentale legata prevalentemente all'addestramento della Guardia costiera libica;
              in questo momento non c’è un dispositivo di soccorso navale nel Mediterraneo centrale, Malta si rifiuta di adempiere ai propri obblighi internazionali e in questi mesi abbiamo assistito ad una serie di omissioni di soccorso che sono internazionalmente riconosciute come crimini e pongono l'Italia in una situazione di difficoltà;
              secondo i dati dell'Ispi, tra agosto 2017 e gennaio 2020, ovvero dal momento in cui i trafficanti libici hanno cominciato a trattenere i migranti anziché lasciarli partire, più di 4 migranti su 10 partiti dalla Libia sono stati intercettati in mare e riportati nel paese. Viceversa, solo il 54 per cento di loro è riuscito a raggiungere l'Unione europea, in numeri assoluti, significa che circa 32.000 migranti sui 76.000 che sono partiti dalla Libia da agosto 2017 sono stati intercettati dalla Guardia costiera libica e riportati nel paese;
              una inchiesta giornalistica pubblicata su Avvenire dimostra addirittura una fattiva collaborazione tra Malta e Libia finalizzata al respingimento dei migranti e alla loro cattura da parte della Guardia costiera libica che li riporta nell'inferno dei campi di detenzione;
              l'Onu, la Commissione europea, il consiglio d'Europa hanno più volte dichiarato che la Libia non può in nessun caso essere considerato un porto sicuro;
              nell'ultimo dossier al Consiglio di Sicurezza del mese di maggio del 2020, acquisito dalla Corte penale dell'Aia, il Segretario generale delle Nazioni Unite dichiara esplicitamente una forte preoccupazione per la condizione di rifugiati e migranti ed esorta esplicitamente gli Stati membri a rivedere le politiche a sostegno del ritorno dei rifugiati e migranti in quel Paese;
              nel citato rapporto si legge: «La situazione dei migranti e dei rifugiati, compresi quelli detenuti nei centri di detenzione ufficiali, rimane fonte di grave preoccupazione». La missione Onu a Tripoli (Unsmil) «e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno continuato a ricevere segnalazioni di detenzione arbitraria o illegale, tortura, sparizioni forzate, sovraffollamento». Non solo nelle prigioni clandestine dei trafficanti, ma «nelle strutture di detenzione sotto il controllo del Ministero dell'interno»;
              da gennaio 2020 sono stati intercettati in mare e riportati in un Paese in guerra oltre 4.200 «tra migranti e rifugiati». Di questi circa «1400 sono detenuti nelle prigioni sotto il controllo del ministero dell'interno». Sul destino degli altri non si hanno notizie;
              il rapporto riporta inoltre che: «L'Unsmil ha ricevuto notizie credibili circa il contrabbando e il traffico di richiedenti asilo e rifugiati nei centri di detenzione ufficiali di Abu Isa e al Nasr a Zawiyah»;
              si tratta di «rimpatri» forzati verso veri e propri «lager», dove uomini, donne e bambini in fuga da guerre e persecuzioni, sono ancora oggi vittime di torture e abusi inimmaginabili, in un paese dove «l'industria del contrabbando e tratta» è stata in parte convertita in «industria della detenzione» anche grazie a questo considerevole flusso di denaro;
              al momento si contano oltre 2 mila migranti bloccati nei centri di detenzione ufficiali libici e un numero imprecisato in quelli non ufficiali, controllati dalle diverse bande armate e fazioni in lotta, mentre si continua a morire lungo la rotta del Mediterraneo centrale – con oltre 230 vittime dall'inizio dell'anno;
              il segretario generale dell'Onu ha chiesto dunque di interrompere la cooperazione per la cattura dei migranti in mare esortando «gli Stati membri a rivedere le politiche a sostegno del ritorno di rifugiati e migranti in quel Paese». Nonostante tutto ciò, l'Italia, Malta e l'agenzia europea Frontex, hanno intensificato il sostegno alla Guardia costiera libica a cui vengono segnalati i barconi da intercettare anche all'interno di SAR europee;
              il libero accesso ai campi di prigionia ufficiali resta precluso ai funzionari Onu. Tuttavia nelle ultime settimane gli osservatori «hanno potuto documentare otto casi di donne e ragazze che erano state stuprate da trafficanti e personale di sicurezza libico». Ulteriore prova della connessione diretta tra uomini delle istituzioni e contrabbandieri di vite umane;
              la Corte penale internazionale ha aperto un'indagine per crimini contro l'umanità, per violazioni sistematiche, organizzate e continuate da parte delle autorità libiche, che sono le stesse con cui noi abbiamo sottoscritto un memorandum d'intesa nel 2017, che oggi è in fase di revisione in sede di comitato bilaterale, a cui l'Italia continua ad affidare mezzi navali e con cui coltiva relazioni costanti;
              precedentemente, l'anno scorso, in una delle 35 raccomandazioni che il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic ha fatto agli Stati membri dell'organizzazione e in particolare a quelli che sono anche membri della UE affinché rispettino il giusto equilibrio tra il diritto di controllare i confini e il dovere di proteggere le vite e i diritti delle persone soccorse nel Mediterraneo, è stata quella di chiedere agli Stati membri dell'Unione europea di sospendere ogni collaborazione con la Libia finché non sarà provato che non siano violati i diritti umani delle persone sbarcate sulle sue coste;
              il 5 aprile 2019 il direttore generale dello OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni), Antonio Vitorino ha dichiarato: «I migranti, compresi uomini, donne e bambini che sono detenuti in condizioni spesso subumane in un rapido deterioramento della situazione di sicurezza sono particolarmente vulnerabili», ha continuato, osservando che «la Libia non è un posto sicuro per rimpatriare i migranti che hanno tentato e fallito per raggiungere l'Europa»;
              il 5 giugno 2019 Sam Turner, capo missione di MSF in Libia aveva dichiarato: «A differenza della popolazione libica, che può lasciare le case circondate dai combattimenti e trasferirsi nei rifugi collettivi, i migranti rinchiusi nei centri di detenzione non hanno vie di fuga, e nel frattempo le condizioni già precarie in cui vivono peggiorano a causa del conflitto»;
              il nostro Paese non può continuare a finanziare alla cieca la missione internazionale con la Guardia costiera libica, in ovvio contrasto con ogni principio di diritto internazionale pur di vedere attenuato il numero degli sbarchi, perché questo si risolve nella evidente violazione dell'articolo 10 della Costituzione e della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo (e della conseguente giurisprudenza della Corte di Strasburgo);
              pertanto qualsiasi azione volta a riportare le persone salvate in mare in Libia si configura come respingimento verso un luogo non sicuro in violazione delle convenzioni e del diritto internazionale. Va ricordato infatti che l'articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione), prevede che «Le espulsioni collettive sono vietate» e «Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti»;
              lo stesso principio di non respingimento è sancito dall'articolo 33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, integrato dall'articolo 3 della Convenzione ONU contro la tortura, quindi richiamato dai Regolamenti europei n.  656/2014 e 1624/2016, che impedisce di respingere una persona verso uno Stato dove la sua vita sarebbe in pericolo o dove essa rischi di essere sottoposta a tortura o altro trattamento inumano o degradante. Questo divieto è stato interpretato dalla Corte europea dei diritti umani come applicabile anche ai casi di respingimento in alto mare. È quindi evidente come respingere una nave con persone soccorse verso un territorio dove queste persone potrebbero subire una violazione di diritti fondamentali costituisce un atto illecito;
              il Regolamento di Frontex n.  656/2014 definisce il place of safety come il «...luogo in cui si ritiene che le operazioni di soccorso debbano concludersi e in cui la sicurezza per la vita dei sopravvissuti non è minacciata, dove possono essere soddisfatte le necessità umane di base e possono essere definite le modalità di trasporto dei sopravvissuti verso la destinazione successiva o finale tenendo conto della protezione dei loro diritti fondamentali nel rispetto del principio di non respingimento...»;
              quando le autorità italiane sollecitano la responsabilità SAR «libica», con riferimento alle persone che, trovandosi a bordo di gommoni in acque internazionali, sono state segnalate per prima alle autorità italiane, e dunque ricadono già sotto la giurisdizione italiana, indipendentemente dallo stato di bandiera dei mezzi civili o militari che vengono coinvolti nel soccorso, realizzano tutti gli estremi di una consegna (rendition) di quelle stesse persone alle autorità di un paese che non garantisce un luogo di sbarco sicuro, che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, nel quale sono note le collusioni tra autorità statali e trafficanti, e che, non da ultimo si trova in una fase di conflitto armato e di gravi violazione dei diritti umani anche ai danni della popolazione libica;
              la collaborazione con il centro di coordinamento libico (JRCC) contraddice quindi le norme internazionali in materia di diritti umani e diritto dei rifugiati, innanzitutto perché i migranti corrono il pericolo di essere sottoposti a tortura e trattamenti inumani e degradanti in Libia e in secondo luogo, perché le stesse autorità libiche potrebbero respingere i migranti stessi verso i loro Stati di origine, dove potrebbero nuovamente essere sottoposti a tortura, trattamenti inumani e degradanti e persecuzioni, in violazione alle norme sulla tutela dei diritti umani e dei diritti dei rifugiati;
              ricordiamo come nel caso «Hirsi Jamaa» la Corte di Strasburgo abbia affermato che «l'Italia non può liberarsi della sua responsabilità invocando gli obblighi derivanti dagli accordi bilaterali con la Libia. Infatti, anche ammesso che tali accordi prevedessero espressamente il respingimento in Libia dei migranti intercettati in alto mare, gli Stati membri rimangono responsabili anche quando, successivamente all'entrata in vigore della Convenzione e dei suoi Protocolli nei loro confronti, essi abbiano assunto impegni derivanti da Trattati»;
              il nostro Governo, continuando a supportare e finanziare il sistema d'intercettazione e di controllo della Guardia Costiera Libica si rende corresponsabile delle violenze, delle torture e delle sistematiche violazioni dei diritti che i migranti subiscono durante la loro permanenza nei centri di detenzione, in cui vengono rimandati una volta intercettati e ricondotti in Libia;
              diversi report di organizzazioni non governative e molte inchieste giornalistiche dimostrano come siano spesso le stesse milizie ed in particolare quelle delle città costiere a gestire sia i traffici di esseri umani che le attività della Guardia Costiera e nello stesso rapporto del Consiglio di Sicurezza dell'ONU viene segnalato un alto rischio di infiltrazione e di legami tra il personale della Guardia Costiera Libica e le milizie che spesso gestiscono anche il traffico di esseri umani;
              il quotidiano Avvenire per esempio ha raccontato minuziosamente del ruolo di Abdurahman al-Milad, detto al-Bija, capo della guardia Costiera Ovest che controlla l'area che va da Tripoli a Zuara, in cui si trovano alcuni dei principali punti di partenza per le coste europee, al-Bija è contemporaneamente a capo delle milizie di Zawya, tra le più importanti schieratesi a supporto del governo di Al Serraji a difesa di Tripoli e secondo un rapporto delle Nazioni Unite, è a capo di un'organizzazione criminale che sfruttando il suo doppio ruolo di capo di una milizia e di capo della Guardia Costiera, gestisce il traffico di esseri umani, la cattura e la detenzione dei migranti nei centri governativi e non.  Gli uomini di Bija sono responsabili di violenze inaudite, stupri, estorsioni, torture, omicidi e vendita di esseri umani come schiavi. Nei suoi confronti, le Nazioni unite hanno disposto diverse sanzioni;
              in uno stralcio di uno dei documenti a disposizione della Procura presso la corte penale internazionale in Olanda riportato da Avvenire.it si legge che: «Le sue forze erano state destinatarie di una delle navi che l'Italia ha fornito alla Lybian Coast Guard», alcuni uomini della sua milizia «avrebbero beneficiato del Programma Ue di addestramento»;
              i giornalisti italiani, Nello Scavo e Nancy Porsia, sono attualmente sotto scorta nel nostro Paese per le minacce subite da Bija, dopo aver raccontato esattamente quali siano i suoi traffici e il ruolo avuto dallo stesso nella Guardia costiera libica;
              si ricorda a tal proposito che Bija è stato ricevuto in Italia e accolto come esponente della Guardia costiera libica e con tale ruolo ha partecipato ad incontri ufficiali che servivano ad implementare la cooperazione proprio in funzione della missione di supporto alle attività della Guardia costiera libica;
              il 29 maggio 2020 il gup del Tribunale di Messina ha condannato tre uomini a venti anni ciascuno con l'accusa di sequestro di persona, tratta di esseri umani e tortura. Secondo l'accusa i tre uomini avrebbero trattenuto in un campo di prigionia libico decine di profughi pronti a partire per l'Italia. I migranti avevano raccontato di essere stati torturati, picchiati e di aver visto morire compagni di prigionia. I tre, come hanno appurato gli inquirenti, avrebbero gestito per conto di una organizzazione criminale il campo di prigionia a Zawya, lo stesso che è sotto il controllo di Bija;
              pertanto, in questo contesto la cooperazione italiana con il governo libico ed in particolare attraverso la Missione di supporto alla Guardia Costiera libica per quanto riguarda l'addestramento e il coordinamento delle operazioni di salvataggio da parte di quella autorità rappresenterebbe una partecipazione diretta dell'Italia ad azioni di respingimento in violazione di tutte le convenzioni internazionali a tutela dei diritti umani;
              non si ha invece notizia delle modifiche richieste al governo libico che a novembre hanno giustificato il rinnovo dell'accordo;
              alla luce di quanto fin qui esposto appare del tutto evidente l'urgenza di sospendere tutti gli accordi con la Libia in materia di controllo dei flussi migratori fino a quando non verranno ripristinate delle condizioni minime di dialogo e di sicurezza in Libia e per non renderci corresponsabili delle violenze che subiscono i migranti e i richiedenti asilo che vengono respinti grazie anche al contributo e al supporto logistico e al finanziamento, anche del governo italiano, in luoghi di detenzione, di tortura che sono e sembrano sempre di più campi di concentramento;
              il Governo ha invece nella recente deliberazione del Consiglio dei ministri deciso non solo di mantenere il proprio sostegno, ma di prorogare la Missione di supporto alla Guardia Costiera Libica incrementando il finanziamento da euro 6.923.570 a euro 10.050.160, per un totale di 58,28 milioni di euro diretti alle autorità libiche, che portano il costo sostenuto dai contribuenti italiani a sostegno dell'accordo Italia-Libia, siglato nel 2017, a 213 milioni di euro;
              il fragile cessate il fuoco appena raggiunto può invece essere l'occasione per definire un Piano di evacuazione, coordinato a livello europeo, di tutti i migranti e rifugiati detenuti arbitrariamente, proponendo inoltre un piano di riforme che metta fine alla loro detenzione obbligatoria e automatica,
              alla luce delle considerazioni che precedono, non si autorizza la proroga della missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera Libica della Marina militare libica e alla General Administration for Coastal Security – Corpo della Guardia di finanza (scheda n.  22/2020).
(6-00118) «Palazzotto, Orfini, Magi, Sarli, Boldrini, Muroni, Pini, Fratoianni, Lattanzio, Bruno Bossio, Rizzo Nervo, Trizzino, Siani, Gribaudo, Raciti, Pastorino, Fassina, Fioramonti, Fusacchia, Cecconi, Ungaro, Schirò».