XVIII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 382 di mercoledì 29 luglio 2020

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO

La seduta comincia alle 9,45.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

MARZIO LIUNI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, Brescia, Comaroli, Davide Crippa, Delmastro Delle Vedove, Gallo, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Lorefice, Losacco, Maggioni, Maniero, Molinari, Morelli, Occhionero, Rosato, Saltamartini, Tasso, Tomasi, Traversi e Viscomi sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente ottantotto, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulle ulteriori iniziative in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulle ulteriori iniziative in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19.

La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nell'allegato A al resoconto della seduta del 23 luglio 2020 (Vedi l'allegato A della seduta del 23 luglio 2020).

Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, prego.

GIUSEPPE CONTE, Presidente del Consiglio dei ministri. Gentile Presidente, gentili deputate e gentili deputati, riferisco oggi qui alla Camera in vista dell'imminente scadenza dello stato di emergenza che, in conseguenza del rischio sanitario connesso alla diffusione dell'epidemia da COVID-19, fu deliberato in Consiglio dei ministri - ricorderete - il 31 gennaio di quest'anno e che, quindi, essendo previsto per la durata di sei mesi, verrebbe a scadere alla fine di questo mese.

Pur in assenza di un vincolo normativo, ritengo ovviamente doveroso condividere con il Parlamento questa decisione. Ieri mattina, come è noto, si è tenuto un Consiglio dei ministri nel corso del quale abbiamo esaminato il tema dell'eventuale proroga dello stato di emergenza, valutando, in tutti i dettagli, le relative implicazioni.

Ricordo che la dichiarazione dello stato d'emergenza – e questa cosa, purtroppo, anche dal dibattito che ieri c'è stato al Senato, da una parte almeno degli interventi, sembra ancora sfuggire - è prevista dal codice di Protezione civile, quindi, una fonte di rango primario di carattere generale, la cui legittimità, peraltro, è stata positivamente vagliata dalla Corte costituzionale.

La dichiarazione dello stato di emergenza, come da previsione del codice di Protezione civile, costituisce il presupposto per l'attivazione di una serie di poteri e di facoltà necessari per affrontare con efficacia e tempestività le situazioni emergenziali in atto e, in particolare, per fare intervenire il sistema della Protezione civile. Tra questi poteri, infatti, quello certamente più intenso è il potere di ordinanza che è uno strumento fondamentale di cui, come sapete, dispone la Protezione civile proprio per realizzare interventi che, in assenza di quella specifica precondizione, non potrebbero essere attuati o quantomeno non attuati con analoga speditezza. Quel potere, infatti, consente di emanare norme in deroga a ogni disposizione vigente, nei limiti, ovviamente, e con le modalità indicati nella deliberazione dello stato di emergenza e nel rispetto sempre e comunque dei principi generali dell'ordinamento giuridico e delle norme dell'Unione europea.

La decisione che l'Esecutivo intende assumere, quindi, trova la sua fonte di legittimazione specifica nell'articolo 24 del decreto legislativo n. 1 del 2018, appunto codice della Protezione civile, che consente, con delibera del Consiglio dei ministri, anche la proroga dello stato di emergenza fino a una durata massima di dodici mesi.

La proroga, dunque - cerchiamo di ricondurre e di chiarire questo primo aspetto - è una facoltà espressamente riconosciuta dalla legge e attivabile ogni qualvolta, anche a distanza di tempo rispetto al verificarsi dell'evento, si renda necessaria la prosecuzione degli interventi. Questa esigenza, peraltro, si verifica e si è verificata, lo dico storicamente, quasi statisticamente, quasi sempre. Come confermano, infatti, molteplici precedenti, lo stato di emergenza viene ordinariamente prorogato dal Governo ben oltre il termine inizialmente fissato; forse ci sfugge, ma dal 2014 ad oggi sono state adottate 154 dichiarazioni di stato di emergenza; lo ripeto: 154; ben 84 sono state le delibere di proroga e, d'altra parte, se guardiamo all'interesse della nostra comunità e mettiamo da parte, scacciamo via la tentazione di fare polemica, sarebbe incongruo sospendere bruscamente l'efficacia delle misure adottate, se non quando si siano completamente esauriti i procedimenti avviati e la situazione, in base a criteri di ragionevolezza e proporzionalità, sia riconducibile a un tollerabile grado di normalità.

Vedete, se questo è vero - perché l'obiezione potrebbe essere “ma negli altri casi si è trattato di alluvioni, terremoti” - anzi, è un argomento che gioca in senso contrario e rafforza la necessità di prorogare adesso lo stato di emergenza, perché in quel caso si tratta di eventi che si esauriscono una volta per tutte, come, appunto, un'alluvione o un terremoto, in questo caso, invece, è un evento, la pandemia, che non si è risolto in un fatto puntuale, ma ha assunto i tratti di un processo in continua e anche imprevedibile evoluzione e che, purtroppo, ancora oggi, non ha completamente esaurito i suoi effetti, per quanto - e tendo a sottolinearlo, il Governo ne è pienamente edotto, come tutta la comunità nazionale - attualmente sia contenuto nella sua portata e territorialmente circoscritto.

Se decidessimo diversamente, se ci assumessimo la responsabilità di non prorogare lo stato di emergenza dichiarato il 31 gennaio scorso, dobbiamo essere consapevoli - consapevoli - della portata pratica della nostra decisione: cesserebbero di avere effetto le ordinanze (ne sono state adottate 38, di cui quattro ancora attualmente al vaglio della Ragioneria generale dello Stato), così come cesserebbero di avere effetti tutti i conseguenti provvedimenti attuativi. Faccio qualche esempio: perderebbero efficacia, dall'oggi al domani, misure come l'allestimento e la gestione delle strutture temporanee per l'assistenza alle persone risultate positive; l'impiego del volontariato di Protezione civile, quindi, dire “no” alla proroga, significa assumersi la responsabilità di dire “no” a tutti questi provvedimenti anche attuativi e a queste misure; il reclutamento e la gestione di task force di personale sanitario a supporto delle strutture regionali e degli istituti penitenziari; la prosecuzione dell'attività relativa finanche al numero verde 1500 per l'assistenza alla popolazione; il pagamento dilazionato delle pensioni presso gli uffici postali per evitare assembramenti; l'attribuzione all'Istituto superiore di sanità della sorveglianza epidemiologica; l'attivazione del sistema CROSS, di cui abbiamo fatto grande uso e di cui stiamo facendo grande uso: è la centrale operativa remota di soccorso sanitario che, in caso di mancanza di posti letto nei reparti di terapia intensiva in una regione - può esplodere da un momento all'altro un cluster, un focolaio -, prevede il trasferimento dei pazienti in ospedali situati in altre regioni. Potete parlare con i presidenti delle regioni, potete parlare con i rappresentanti degli enti locali e potranno confermare queste e tante altre misure.

Tra le misure che perderebbero efficacia vi è anche quella che consente di noleggiare navi per la sorveglianza sanitaria dei migranti (Commenti - Dai banchi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier: Vergogna!)

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi…

GIUSEPPE CONTE, Presidente del Consiglio dei ministri. Non sfugge a nessuno quanto sia attuale il ricorso a questo strumento che concorre, insieme agli altri apprestati dalle autorità, a un ordinato (Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)

PRESIDENTE. Andiamo avanti…

GIUSEPPE CONTE, Presidente del Consiglio dei ministri. Come dicevo, non sfugge a nessuno quanto sia attuale il ricorso a questo strumento che concorre, insieme agli altri apprestati dalle autorità, a un ordinato svolgimento della quarantena a tutela della sanità pubblica. Proprio in queste ore, gli uffici e le strutture dei Ministeri competenti sono intensamente impegnati per far fronte a una situazione così complessa che dobbiamo tutti affrontare con risoluzione, efficacia e tempestività.

Siamo, quindi, veramente, convinti di voler interrompere queste attività? Ma non è solo questo, vedete: se lo stato di emergenza non fosse prorogato cesserebbe la funzione di coordinamento attribuita al Capo della Protezione civile, così come decadrebbero i poteri straordinari attribuiti ai soggetti attuatori designati per l'espletamento di specifici compiti; per lo più sono i presidenti delle regioni, il segretario generale del Ministero della Salute e i soggetti attuatori responsabili della gestione della sorveglianza sanitaria dei migranti. Verrebbe a cessare le proprie funzioni anche il Comitato tecnico-scientifico che in questi mesi ha svolto un ruolo decisivo nel sostenere e motivare con evidenze scientifiche, sempre che si dia importanza alle evidenze scientifiche, le decisioni del Governo, sia nella fase della progressiva limitazione delle relazioni di comunità e della sospensione delle attività economiche e commerciali, sia nella delicata fase della loro graduale riapertura e del progressivo ritorno alla normalità.

A questo occorre aggiungere che al 31 luglio, data di cessazione dello stato di emergenza, sono correlati numerosi termini, che non sto qui a indicare; sono molteplici, contenuti in provvedimenti normativi di rango primario, ma anche secondario, adottati durante lo stato di emergenza. Infatti, è noto che molte disposizioni assumono come riferimento temporale della loro efficacia la cessazione dello stato di emergenza, mentre altre prevedono termini di efficacia a date diverse, ma comunque determinate per relationem alla data di scadenza dello stato emergenziale.

Faccio un solo esempio: cito l'articolo 122 del decreto-legge n. 18 del 2020. Quella norma, nell'istituire il commissario straordinario, dispone, al suo quarto comma, che le sue funzioni cessano alla scadenza dello stato di emergenza o delle relative eventuali proroghe. Quindi, la mancata proroga dello stato di emergenza farebbe cessare l'operatività del commissario, il cui lavoro, accanto a quello della Protezione civile, si sta rivelando - si è rivelato, ma si sta rivelando - fondamentale. La struttura commissariale, infatti, sta continuando a svolgere i suoi compiti con particolare riguardo alla produzione e alla distribuzione di beni strumentali utili a contenere e a contrastare l'emergenza; si sta rivelando fondamentale per il completamento dell'opera di rafforzamento delle strutture ospedaliere, con specifico riferimento ai reparti di terapia intensiva e subintensiva, nonché si sta rivelando fondamentale anche per il rafforzamento delle filiere produttive dei beni necessari per il contrasto all'emergenza. Sta, inoltre, ponendo in essere un'importante attività di sostegno al Ministro della Giustizia per assicurare il regolare svolgimento delle attività processuali rese difficili dalle esigenze di distanziamento e, soprattutto in questa fase, la struttura commissariale sta procedendo all'acquisizione e alla distribuzione delle apparecchiature e dei dispositivi di protezione individuale, nonché di ogni altro bene strumentale, ivi compresi gli arredi, per garantire alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi l'ordinato avvio e in tutta sicurezza, nella massima sicurezza, dell'anno scolastico, il ritorno a scuola a settembre. Più di 10 milioni di persone, infatti, studenti, docenti e personale, dovranno rientrare a scuola e dobbiamo garantire loro condizioni di massima sicurezza. È l'obiettivo da tutti riconosciuto come prioritario, ma questo richiede un elevato sforzo in termini di organizzazione, di rapido reperimento di spazi e di strumentazioni adeguate.

Parimenti correlate alla data del 31 luglio sono anche le misure previste dal decreto-legge n. 33 del 2020, il cosiddetto decreto-legge Riaperture. Ai sensi dell'articolo 3 del decreto, infatti, le misure si applicano dal 18 maggio al 31 luglio e tra le misure in questione figurano specifiche prescrizioni comportamentali che sono risultate decisive per il contenimento del contagio, ad esempio, il divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, come pure l'obbligo di assicurare il mantenimento della distanza di almeno un metro nelle riunioni.

Benché la proroga dello stato di emergenza non sia condizione di legittimità per estendere temporalmente l'efficacia delle misure adottate per fronteggiare l'emergenza, è quindi tuttavia evidente che in concreto i presupposti di carattere sostanziale che giustificano la proroga delle disposizioni contenute nei decreti-legge nn. 19 e 33 del 2020 si radicano - lo ritiene anche la migliore dottrina costituzionalistica - proprio nella dichiarazione dello stato di emergenza. Rinnovare quelle misure senza prorogare lo stato di emergenza comprendete bene che esporrebbe la complessiva azione dell'amministrazione a rilievi in termini di coerenza e razionalità delle scelte adottate.

La proroga dunque, se ci collochiamo in quest'ottica, se teniamo via le polemiche, le implicazioni ideologiche e guardiamo alla sostanza dei fatti, è una scelta inevitabile, per certi aspetti obbligata, fondata su valutazioni squisitamente, direi, meramente tecniche. Voglio chiarire, perché ieri nel dibattito poi c'è stato qualche fraintendimento: non sto dicendo, ovviamente, che è preclusa una valutazione politica, anzi, siete chiamati a farla qui, in questa sede. Voglio dire che il Governo sta operando questa valutazione della necessità della proroga sulla base di mere istanze organizzative, operative, non certo perché si vuole fare un uso strumentale, come qualcuno si è spinto ad affermare, perché, ad esempio, si vuole assumere un atteggiamento liberticida, si vuole reprimere il dissenso, si vuole tenere la popolazione in uno stato di soggezione. Sono affermazioni gravi, che non hanno nessuna corrispondenza nella realtà (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali). Se non si condivide la necessità di prorogare lo stato di emergenza lo si dica chiaramente e in modo franco, ma non si attribuisca al Governo e non si faccia confusione con la popolazione, perché oggi, leggendo alcune pagine e alcune risposte sui social, c'è qualcuno che ci sta seguendo, qualche cittadino che è stato convinto che la proroga dello stato di emergenza significhi ritornare al lockdown, quindi significhi misure più restrittive dal 1° agosto. Non è affatto così (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali - Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)!

Per quanto attiene più specificamente ai profili di carattere sanitario, segnalo che il Comitato tecnico-scientifico, interpellato doverosamente dal Ministro della Salute in merito all'opportunità di conservare le misure contenitive e precauzionali adottate con la normativa emergenziale, ha reso, in data 24 luglio, un parere che contiene alcune considerazioni, a mio avviso risolutive, circa la necessità della proroga dello stato di emergenza. Il Comitato, in primo luogo, rileva che la curva dei contagi così come l'impatto sul sistema nazionale si sono significativamente ridotti rispetto alla fase più acuta dell'infezione. Questo è un dato positivo: lo possiamo rimarcare e lo dobbiamo rimarcare perché ci rinfranca e ci induce a ripristinare quanto più possibile le pregresse condizioni di vita economica, sociale, culturale. Però, i numeri registrati, sottolinea anche il Comitato tecnico-scientifico, documentano che il virus continua a circolare nel Paese, dando luogo, in varie aree regionali, a focolai che al momento sono stati prontamente identificati e circoscritti. Il Comitato segnala altresì che la situazione internazionale resta preoccupante, dal momento che si registrano, in varie aree del mondo, situazioni di contagio che non accennano a migliorare e anche la situazione dei Paesi a noi vicini o addirittura confinanti - pensiamo alla Francia, ai Paesi balcanici e alla Spagna - impone un atteggiamento di attenta vigilanza, per evitare che la ripresa dei contagi interessi anche l'Italia. Quindi, quando facciamo le valutazioni non guardiamo solo a noi, ma anche agli altri Paesi. È lo stesso Comitato a sottolineare, infine, nel suo parere quanto ricordato poc'anzi: dopo la pausa estiva, nel mese di settembre dovrà essere garantita la ripresa dell'attività didattica frontale nelle scuole, che interesserà complessivamente più di 10 milioni di persone.

Le considerazioni espresse dal Comitato rafforzano dunque, con argomentazioni basate anche su evidenze scientifiche, le ragioni a fondamento della scelta di prorogare lo stato di emergenza e gli effetti di chiara utilità che è suscettibile, questa scelta, di produrre, e lo ribadisco a beneficio anche della massima trasparenza. Con questa decisione il Governo persegue l'obiettivo di garantire continuità operativa alle strutture e agli organismi che stanno operando per il graduale ritorno alla normalità e che continuano a svolgere, ai più diversi livelli e nei più diversi ambiti, attività di assistenza e di sostegno in favore di ancora quanti subiscono gli effetti, diretti e indiretti che siano, di una pandemia che non si è ancora esaurita. Quindi, con questa decisione consentiamo di prorogare gli effetti di misure necessarie la cui efficacia sarebbe compromessa in caso di cessazione dello stato di emergenza. Con questa decisione, infine, in base ai principi che ci hanno sempre guidato sin qui - perché questo Governo è stato sempre coerente rispetto a un metodo che ha seguito, principio di precauzione, massima trasparenza con tutti i cittadini e criteri, nell'adozione delle misure, della proporzionalità e dell'adeguatezza - ecco, con questa decisione, dicevo, sulla base sempre dei criteri a cui ci siamo sempre ispirati, ci predisponiamo a mantenere un cauto livello di guardia.

Non intendiamo affatto - lo ripeto - introdurre misure restrittive - tutt'altro, tutt'altro -, potendo così intervenire mantenendo queste misure organizzative, funzionali e operative con speditezza ove mai dovessimo registrare un peggioramento della situazione.

Quindi, non vi è alcuna intenzione di drammatizzare e di alimentare paure ingiustificate nella popolazione, e non è neppure questa scelta riconducibile alla volontà di voler creare una ingiustificata situazione di allarme, anzi, con la proroga dello stato d'emergenza continueremo a mantenere in efficienza il complesso di misure e iniziative organizzative, operative e funzionali, che rendono il nostro Paese più sicuro, a beneficio dei cittadini italiani e a beneficio dei turisti che volessero visitarlo.

Lo testimonia anche - se mi permettete - l'indirizzo che il Governo ha voluto imprimere. Ricordo anche la conferenza del 18 maggio, quella che ha lanciato la cosiddetta fase 2. Da quel momento e in misura sempre più determinata, io e tutti i ministri abbiamo sempre trasmesso segnali di massima fiducia, compiendo anche scelte risolute, addirittura con un certo anticipo rispetto ai tempi inizialmente prefigurati, misure che hanno favorito la ripresa della vita sociale e l'avvio in sicurezza delle attività economiche e commerciali, e così continueremo a fare.

Né la scelta di prolungare lo stato di emergenza può ritenersi lesiva della nostra immagine all'estero; si è detto anche questo. Qui richiamo un po' la vostra attenzione. Qui non è questione che la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza può ledere l'immagine del nostro Paese all'estero, anzi, è vero il contrario. L'Italia, alla quale tutti riconoscono attualmente il merito di aver affrontato molto bene la fase più acuta dell'emergenza, è vista come un Paese sicuro, in grado di affrontare, proprio grazie alle misure precauzionali di monitoraggio e di prevenzione che abbiamo predisposto e stiamo mantenendo, la piena ripresa in sicurezza della vita sociale ed economica. E - lo dico in tono molto sommesso - anche il dibattito parlamentare dovrebbe attenersi a questi profili tecnici giuridici di questa decisione, senza un'impropria drammatizzazione del suo significato, degli effetti della proroga dello stato di emergenza, perché questa drammatizzazione, essa sì, sarebbe suscettibile di creare un potenziale nocumento all'immagine dell'Italia all'estero.

Veniamo all'argomentazione più insidiosa. Alla decisione di prorogare lo stato di emergenza sono stati attribuiti significati di ogni tipo, sino a prefigurare - per carità, in qualche caso isolato - la volontà di ricorrere a questo strumento al solo scopo di preservare, in capo al Governo e, in particolare, al Presidente del Consiglio, poteri extra ordinem, suscettibili di alterare, tanto più se esercitati in assenza dei legittimi presupposti, l'ordinaria dialettica democratica, finanche il rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo. È stata finanche sostenuta la paradossale tesi giuridica secondo cui sarebbe stato più opportuno procedere in tutta questa pandemia, anche nella fase più acuta, con ordinanze del Ministro della Salute - voi sapete che c'è l'articolo 32 della legge istitutiva del nostro Sistema sanitario nazionale, la legge n. 833 del 1978 -, ritenendo, quindi, che il ricorso alle ordinanze del Ministro della Salute fosse più garantista e più rispettoso dei presidi democratici, rispetto al percorso da noi seguito. Come sapete, abbiamo adottato norme di rango primario, attraverso lo strumento del decreto-legge e, conseguentemente, poi, abbiamo emanato decreti del Presidente del Consiglio, che, se solo considerate anche il processo di formazione, sono assistiti da numerose garanzie, ben superiori a quelle che assistono le ordinanze contingibili e urgenti, come le chiama la legge, cioè quelle che sono previste dal citato articolo 32 della legge del 1978. Questo anche sotto il profilo della condivisione delle scelte, perché nel caso dei DPCM - i famosi DPCM - è previsto il coinvolgimento di tutti i ministri competenti e anche delle regioni, come pure l'obbligo - che poi è stato introdotto con decreto-legge n. 19 del 2020 - di informare preventivamente le Camere.

Ecco, questa accusa, di volere evidentemente prorogare lo stato d'emergenza per giovarsi di potere extra ordinem è frutto di un evidente equivoco. La proroga dello stato di emergenza non incide sul potere del Presidente del Consiglio dei ministri di emanare decreti. Lo stato di emergenza è un presupposto di fatto, ma non la fonte di legittimazione formale, che si rinviene invece, come ho già detto, nei decreti-legge, quindi, nella normativa di rango primario. Il potere di adottare DPCM è al momento correlato alla data del 31 luglio, termine di cessazione dello stato di emergenza, non in ragione, quindi, di una formale connessione tra DPCM e stato di emergenza, ma perché questo espressamente prevede la fonte di rango primario legittimante, la quale, peraltro, avrebbe potuto anche disporre diversamente. In altre parole, qualora il Consiglio dei ministri adottasse la delibera di proroga dello stato di emergenza, non per questo il Presidente del Consiglio sarebbe autorizzato a emanare un DPCM; non per questo.

Il potere del Presidente del Consiglio dei ministri non deriva dalla dichiarazione dello stato d'emergenza, ma si radica nella normativa di rango primario. La dichiarazione dello stato di emergenza costituisce - possiamo convenirne - il presupposto di fatto, il requisito sostanziale, ma non potrebbe in alcun modo legittimare di per sé l'adozione dei DPCM, se non fosse affiancata - ripeto - da una fonte abilitante di rango legislativo.

Dunque, per continuare a essere esercitato dopo il 31 luglio, quel potere richiederà - questo deve essere molto chiaro - un ulteriore intervento normativo, ovvero un nuovo decreto-legge, che sarà sottoposto all'esame parlamentare per la sua conversione in legge, e con quel decreto, ragionevolmente, saranno spostati i termini contenuti nei decreti-legge n. 19 e n. 33 coerentemente con il termine, che poi verrà prorogato in coincidenza dello stato di emergenza. Con successivi DPCM, sempre in base ai principi di precauzione, adeguatezza e proporzionalità, saranno tendenzialmente confermate quelle misure precauzionali minime, che stiamo applicando in questo periodo, quindi non misure certo più restrittive ma, se del caso confermate, quelle minime misure precauzionali che ci stanno consentendo di convivere con il virus, nella prospettiva di un pieno, benché graduale, ritorno alla normalità.

La mia presenza qui dimostra la massima disponibilità del Governo a interloquire con il Parlamento e a tenere conto delle indicazioni che perverranno dalle Camere con riferimento alla scelta di prorogare lo stato di emergenza, anche se questa scelta è da rimettere a una deliberazione del Consiglio dei ministri. Ieri mattina si è concluso, come dicevo, un Consiglio dei ministri e, per quanto non abbiamo adottato nessuna delibera, abbiamo convenuto con tutti i ministri sulla necessità di prorogare lo stato di emergenza; in particolare, è emerso l'indirizzo di limitarne l'estensione temporale al prossimo mese di ottobre. Come sapete, ieri c'è stata una risoluzione di maggioranza al Senato che propone, come data di estensione dello stato di emergenza, il 15 ottobre. Preannuncio che il Governo, ovviamente, nel caso fosse confermata anche qui alla Camera, si atterrà a questa indicazione anche temporale.

Ricordo che lo stato d'emergenza fu dichiarato dal Consiglio dei ministri il 31 gennaio scorso, al verificarsi dei primi isolati casi di COVID-19. Vi ricordate? Furono registrati all'interno di un gruppo di turisti cinesi che erano qui a Roma. Il Consiglio dei ministri assunse quella decisione dopo che il 30 gennaio l'Organizzazione mondiale della sanità aveva adottato la dichiarazione di emergenza internazionale di salute pubblica per COVID-19, quindi il giorno dopo; fummo molto tempestivi in questo. Sottolineo che questa decisione, poi, dell'Organizzazione mondiale della sanità è stata confermata il 1° maggio.

Quindi, mi rivolgo alle forze di maggioranza, ma ancora una volta alle forze di opposizione, perché - insisto - sono questioni queste su cui non si deve ragionare per schieramenti precostituiti, non si deve cedere a logiche oppositive.

Alla luce delle considerazioni svolte e dei dati obiettivi a disposizione, occorre essere consapevoli che la cessazione al 31 luglio dello stato di emergenza determinerebbe l'arresto di tutto il sistema di protezione e prevenzione, costruito in questi difficili - sottolineo “difficili” – mesi, nell'interesse della collettività, a tutela di beni, quali la vita e la salute, che, anche sotto il profilo assiologico, sono al vertice della gerarchia dei valori costituzionali, in quanto precondizione per il godimento di tutti gli altri diritti.

Si è trattato di scelte non facili, oggettivamente scelte molto difficili, che hanno comportato tanti sacrifici, ma che ci hanno permesso di superare con successo le fasi più acute dell'emergenza. Sono scelte che il Governo ha sempre condiviso con il Parlamento, presentandosi davanti alle Camere alla vigilia di ogni decisione; e resto fiducioso che anche in questa occasione possa maturare in quest'Aula, con consapevolezza, con piena assunzione di responsabilità, una convergente valutazione positiva su questo decisivo passaggio da cui discendono rilevanti conseguenze per i nostri cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali e di deputati del gruppo Misto).

(Discussione)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritta a parlare la deputata Rosa Menga. Ne ha facoltà.

ROSA MENGA (M5S). Grazie, Presidente. Gentile Presidente del Consiglio, gentili membri del Governo, colleghe e colleghi, il tema di cui si discute oggi in quest'Aula è la proroga dello stato di emergenza, già deliberato per un periodo di sei mesi dal Consiglio dei ministri lo scorso 31 gennaio in ragione della diffusione del COVID-19 sul territorio nazionale; periodo che, dunque, scadrebbe in data 31 luglio, dopodomani.

In realtà questo tema appassiona l'opinione pubblica non da oggi, ma già da alcune settimane, cioè da quando è trapelata la notizia di una probabile proroga sino al 31 dicembre prossimo, mentre, come il Presidente del Consiglio ha appena avuto modo di precisare, secondo l'ipotesi emersa nel corso della seduta del Consiglio dei ministri tenutosi nella giornata di ieri, la proroga si protrarrebbe soltanto fino alla fine del mese di ottobre e, anzi, come ci ha appena ulteriormente precisato il Presidente, si terrà conto, il Governo terrà conto della risoluzione, votata favorevolmente a maggioranza ieri in Senato, della proroga fino a metà del mese di ottobre. Ma questa notizia, dicevo, ha dato spazio ad un vivace dibattito in cui, accanto alle ragionevoli e anche autorevoli considerazioni messe in campo tanto dall'una quanto dall'altra parte, abbiamo assistito anche - e aggiungo purtroppo - ad un prevedibile fiorire di opinionisti da salotto, retroscenisti, epidemiologi dell'ultima ora, dediti a difendere le ragioni del “no” a questa proroga (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Presidente, non sfuggirà la coincidenza che proprio in quest'Aula, qui a Montecitorio, appena meno di ventiquattro ore fa, la maggioranza abbia votato a favore per l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sulle fake news, un fenomeno inquietante nelle sue proporzioni e ancor più drammatico quando si dirige su problematiche delicatissime quali la vita e la salute dei cittadini, favorendo la disinformazione e alimentando paura e preoccupazione. È un atto irresponsabile poi, quando si ricorre alle fake news consapevolmente, pensando di guadagnarne in consenso, anche politico, o in popolarità personale.

Ebbene, sia fuori sia dentro, purtroppo, le istituzioni, dall'inizio di questa emergenza ad oggi, di fake news ne abbiamo ascoltate tante: abbiamo sentito dire, ad esempio, che non vi è motivo di chiedere questa proroga visto che la situazione epidemiologica nel nostro Paese, negli ultimi tempi, fortunatamente è in netto miglioramento. Ora, tralasciando il fatto che, se soltanto ci sforzassimo di guardare fuori dai nostri confini nazionali verso gli altri Paesi europei e del resto del mondo, ci accorgeremmo che la pandemia sta ancora attraversando i momenti più critici della sua naturale evoluzione, questo ragionamento risulta, comunque, totalmente illogico. Faccio un paragone per spiegare il perché: è un po' come se, dopo una pioggia torrenziale che provoca la piena di un fiume, avessimo innalzato le barriere di una diga per contenere efficacemente l'esondazione del fiume stesso; il fiume, purtroppo, sono state le terapie intensive di tutti gli ospedali italiani; ebbene, è come se, appena le gocce di pioggia si facessero un po' meno fitte, tutti si mettessero a gridare: via immediatamente le misure di sicurezza, è tutto finito. E invece l'azione di questo Governo dimostra, anche in questa occasione, di essere ispirata a principi di precauzione, adeguatezza e proporzionalità, senza lasciarsi andare a facili trionfalismi.

Qualcuno poi vorrebbe lasciare intendere agli italiani che una proroga corrisponda ad un nuovo lockdown: niente di più sbagliato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché è proprio applicando i criteri, che ho appena richiamato, di adeguatezza, di proporzionalità, apparirebbe del tutto inadeguato, sproporzionato, in questa precisa fase, in questa situazione epidemiologica che stiamo attraversando nel nostro Paese, adottare una misura così drastica e dolorosa. E sono certa, Presidente del Consiglio, che soltanto chi è in malafede possa accusarla di aver assunto proprio pochi mesi fa questa drammatica decisione a cuor leggero e in spregio alle libertà individuali costituzionalmente garantite.

Questa decisione - che lei, invece, ha ben spiegato a quest'Aula e al Paese - della proroga dello stato di emergenza ha il solo scopo di consentire un ritorno alla normalità graduale ed una ripresa in sicurezza in tutti i settori, a partire da quelli come il comparto sanità o le filiere produttive di beni di prima necessità, nonché dei dispositivi di protezione individuale, di cui abbiamo avuto tutti estremo bisogno in questo periodo, che non si sono mai fermati, anzi che hanno necessitato di un intervento di potenziamento straordinario della loro attività, ma anche per arrivare a quei settori che invece hanno risentito in maniera più rilevante delle restrizioni che si sono rese necessarie, e penso al comparto della giustizia e, soprattutto, al comparto della scuola, perché forse sono stati i bambini a pagare il prezzo più caro di questa epidemia.

Sarebbe, quindi, impensabile tra soli due giorni, cioè prima della pausa estiva, prima del rientro e del ripristino delle attività scolastiche previste per il mese di settembre, e prima di capire se vi sarà o meno effettivamente, come alcuni paventano, una seconda ondata di contagi nella stagione autunnale, porre fine bruscamente all'efficacia di tutti quei decreti e quelle ordinanze che hanno contribuito, insieme allo sforzo profuso dagli operatori sanitari, all'efficace contenimento della circolazione del virus sul territorio nazionale.

E ho detto contenimento della circolazione del virus e non eliminazione, perché, nonostante tutti i dati incoraggianti che ci giungono quotidianamente da quasi tutte le regioni italiane e di cui siamo tutti molto felici, si afferma il falso quando si vuol far credere che il virus non circoli più nel nostro Paese e che magari si possa andare in giro liberamente, senza mascherina, assembrandosi. Chi sostiene questo, però, contemporaneamente afferma anche che questo Governo sta “spargendo infetti”: cito testualmente. Ora, se proprio si vuole diffondere delle fake news, si faccia almeno attenzione che queste non siano in contraddizione tra di loro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Su una sola cosa, però, sono parzialmente d'accordo e mi permetto di spiegarlo usando le parole di un mio collega, che è un medico di famiglia del mio territorio e che è anche il suo, Presidente, perché sono foggiana e aggiungo orgogliosamente, con buona pace di Vittorio Feltri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle): in realtà è vero che il virus non circola, difatti questo virus non va in giro da solo, non cammina sulle proprie gambe, cammina sulle gambe delle persone; è perciò fondamentale che ciascun cittadino italiano continui ad avvertire su di sé la responsabilità di poter dare il proprio contributo per fermare il contagio, adottando tutte le doverose precauzioni, anche quando proprio da alcuni esponenti delle istituzioni non arriva certo il buon esempio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ma vengo all'ultima e forse più inspiegabile delle critiche: quella secondo la quale questa proroga di tre mesi dello stato di emergenza servirebbe a lei, Presidente Conte, a mantenere i pieni poteri che avrebbe accentrato su di sé dall'inizio dello stato di emergenza con il ricorso ai DPCM e alla decretazione di urgenza. A parte che suona quantomeno curioso che a muovere questa critica sia proprio chi i pieni poteri li rivendicava per sé un annetto fa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), ma a parte questo, lei, Presidente, ha già giustamente ricordato, nel corso delle sue comunicazioni appena rese qui alla Camera e ieri al Senato, che non è la proroga o meno dello stato di emergenza che conferisce al Governo il potere di emanare dei decreti-legge; e ha ricordato anche che l'utilizzo di uno strumento ormai noto a tutti gli italiani, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il famoso DPCM, che non è oggetto di conversione in legge da parte delle Camere, è stato però di fatto autorizzato dalle Camere stesse poiché espressamente previsto dall'articolo 2 sull'attuazione delle misure di contenimento del decreto-legge n. 19 del 2020, che è stato convertito, con modifiche introdotte per l'appunto nel corso dell'esame in Parlamento, nella legge n. 35 del 22 maggio 2020.

Nessuna deriva autoritaria, dunque, e nessun conflitto di poteri e, d'altronde, Presidente, non capisco proprio che vantaggi avrebbe avuto assumendo interamente su di sé l'enorme peso della responsabilità nella gestione di una crisi, dapprima prima sanitaria, poi divenuta economica e sociale, senza precedenti nella storia della nostra Repubblica. Nessuno potrebbe invidiare il compito che le è piovuto sulle spalle in questi mesi così difficili, di certo, qualcuno potrebbe invidiare l'equilibrio e la compostezza con cui ha condotto l'operato del Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Qualcuno potrebbe invidiare il senso di rassicurazione che ha saputo infondere nei cuori di tanti italiani che ascoltavano le sue conferenze stampa in diretta TV (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), proprio…

PRESIDENTE. Deputato Sasso, per favore. Colleghi…deputato Sasso…prego, vada avanti. Prego.

ROSA MENGA (M5S). Mi hanno, appunto, preceduta, Presidente, perché stavo dicendo proprio quelle conferenze stampa tanto criticate dalle opposizioni, come possiamo ascoltare adesso, quasi come se fosse una colpa e non un merito voler tempestivamente spiegare a tutti i cittadini, confusi e preoccupati, l'effetto sulle loro vite di tutti i giorni dei provvedimenti che il Governo ha adottato nelle settimane più dure dell'epidemia. Qualcuno potrebbe invidiare i risultati ottenuti da lei dieci giorni fa, all'ultimo Consiglio europeo, dal quale l'Italia non è uscita “solo” con i 209 miliardi del Recovery Fund, ma anche con una credibilità ed una rispettabilità che da anni non le veniva riconosciuta nell'intero panorama dell'Unione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Qualcuno potrebbe invidiarla, anzi no, mi correggo, qualcuno la invidia già senz'altro, ma sono tanti, tanti di più coloro che la stimano e che credono in lei e, tra questi, c'è, e c'è sempre stato, in primis, il MoVimento 5 Stelle, perciò, Presidente, grazie e avanti così (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico e Italia Viva - Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Sgarbi. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI (M-NI-USEI-C!-AC). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Camera, onorevoli colleghi, siamo in tempi così felici che dobbiamo salutare l'emergenza come un' indicazione benefica da parte del Governo e anche l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle - non potendo usare la lingua italiana, bugie o falsità - fake news per consentire che le persone dicano solo la verità. E, quindi, ho una lista di persone da sottoporre a questa Commissione che hanno osato contraddire i principi qui esposti, in maniera così limpida, dal Presidente del Consiglio. Inizierei a sottoporre alla Commissione le parole della Presidente della Consulta, Marta Cartabia, nella relazione sull'attività della Corte, quando afferma: “Nella Carta costituzionale non si rinvengono clausole di sospensione dei diritti fondamentali da attivarsi nei tempi eccezionali, né previsioni che, in tempi di crisi, consentano alterazioni nell'assetto dei poteri”. Forse si è sbagliata. In ordine alla stessa posizione, abbiamo l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, che ha ammonito che: “Danneggiare i diritti (…) può causare danni incalcolabili (…). Tuttavia, se lo Stato di diritto non è rispettato, l'emergenza sanitaria può diventare una catastrofe per i diritti umani, i cui effetti dannosi supereranno alla lunga la pandemia stessa. I Governi non dovrebbero usare i poteri di emergenza come arma per mettere a tacere l'opposizione, controllare la popolazione o rimanere al potere”.

Abbiamo sentito, quindi, il Presidente della Consulta e l'Alto commissario per i diritti umani; possiamo, però, sentire ora, sempre tra i titolari di fake news, l'illustre virologo Guido Silvestri, docente in America, ad Atlanta, che dice: “Solo dei completi imbecilli o dei fascisti del pensiero possono pensare che sia giusto e onesto costringere i nostri giovani a non socializzare”. E l'illustre epidemiologo, candidato per il PD in Puglia, Lopalco, dice: “Quello che osserviamo ora” - evidentemente mente - “in molte regioni italiane rispetto all'epidemia COVID è che l'attività locale del virus si è praticamente spenta”. Ma quanti bugiardi. E Matteo Bassetti addirittura osa, perfino, contraddire il patto trasversale per la scienza: “Nei nostri ospedali non c'è più il COVID”. Ma il comitato popolare di difesa dei beni pubblici e comuni Stefano Rodotà - Stefano Rodotà, Stefano Rodotà! -, candidato per una parte di questo Parlamento a Presidente della Repubblica, dichiara, in data 28 luglio 2020: “La proroga dello stato di emergenza rappresenta una rottura costituzionale, incidendo sulla forma di governo e sul sistema delle fonti. Essa si pone” (Commenti)… È il comitato, non Rodotà… ha determinato, dopo la sua morte, un comitato di persone che, nel suo nome, dicono cose che richiamano il suo nome: spero che si possa dire, caro collega. L'osservatorio permanente sulla legalità, denominato Rodotà, si riserva di impugnare il provvedimento in tutte le sedi nazionali e sovranazionali a tutela della democrazia, dello Stato di diritto e della Costituzione.

Ora, tutto questo, ovviamente, è tra le minacce di oppositori al Governo che andranno processati. Non parliamo, poi, del medico Zangrillo, che è stato in terapia intensiva per mesi, il quale dice: “L'emergenza COVID è finita da due mesi. Basta panico e morte sociale”, evocando un comitato tecnico-scientifico che non dia ordini, come dà, che non imponga scelte, ma sia, come voleva il suo coordinatore Miozzo, un comitato di consulenza. No, ha dato ordini sempre perfettamente eseguiti da questo Governo. Dice: “Non faccio parte del comitato, ma mi aspetto che il comitato tecnico-scientifico dica la verità agli italiani: uscite tranquillamente, riprendete a vivere, andate al ristorante, andate in barca, andate in vacanza. Se entrate in un locale chiuso, mettete la mascherina, ma continuate a vivere più di prima”. E, poi, un appello al Presidente Conte: “Altrimenti la società non parte e Conte, tra due anni, se c'è ancora, dovrà chiederne 800 di miliardi”. Auguri Presidente, auguri dal presidente della Corte costituzionale, da Michelle Bachelet, dal Comitato Rodotà. Auguri (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Misto)!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bagnasco. Ne ha facoltà.

ROBERTO BAGNASCO (FI). Onorevole Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, il Governo afferma che lo stato di emergenza deve continuare, perché il rischio di una possibile nuova diffusione del virus non è ancora passato. La guerra al COVID è ancora in corso, è vero, ma è anche vero che lo tsunami che ci ha drammaticamente investito nei mesi scorsi, fortunatamente, non c'è più. Lo scenario oggi è completamente diverso. Era il 21 febbraio - quindi, sono passati solo cinque mesi -, quando veniva individuato, a Codogno, il primo focolaio di COVID in Italia. Solamente venti giorni dopo, veniva superata la quota dei mille morti e quasi 13 mila malati di COVID. E, poi, la sera, drammatica sera del 18 di marzo, con le immagini indelebili delle bare dei morti di COVID-19 di Bergamo, portate sui camion dell'Esercito. Tutto questo ormai è storia, e ci auguriamo che non si debba più ripetere, ma oggi viviamo in una situazione nemmeno lontanamente paragonabile - nemmeno lontanamente paragonabile - a quelle terribili settimane. Oggi non abbiamo più a che fare con le migliaia di morti e le terapie intensive di mezzo Paese al collasso per i troppi ricoverati per Coronavirus.

Quel dramma ha portato con sé scelte difficili e decisioni emergenziali, che hanno prodotto sospensioni, strappi, forzature, deroghe da quella che è la lettera e lo spirito della nostra Carta costituzionale, ma ce ne erano le motivazioni. Non c'è da parte nostra alcuna sottovalutazione della situazione né dei rischi legati a un'eventuale seconda ondata di contagi: nessuna sottovalutazione, e questo deve essere molto chiaro. Tuttavia non si può nemmeno prorogare lo stato di emergenza come se nulla fosse cambiato, e nel frattempo questo sta succedendo, signor Presidente del Consiglio, in tanti Paesi d'Europa, e non solo d'Europa, che in questo momento non sono più in stato di emergenza; evidentemente avranno fatto anch'essi le loro valutazioni. Cosa aspettiamo per cominciare a tornare ad una faticosa e vigile - ripeto, vigile - normalità? Dobbiamo attendere il rischio zero? Ma non esiste il rischio zero, se non quando arriverà il vaccino. L'eccezionalità non può diventare la norma, l'emergenza non può essere messa a base del nostro vivere comune.

Ora il Governo dovrebbe essere in grado di gestire i rischi pandemici ed eventuali recrudescenze del virus con tutti gli strumenti normativi che ha il nostro ordinamento. Non se ne può più dei pieni poteri del Capo del Governo, di qualsiasi Capo del Governo; certamente non facciamo riferimento solamente a lei, evidentemente. La fase acuta e drammatica della pandemia è fortunatamente alle nostre spalle e, se malauguratamente dovesse ripresentarsi anche in forma ridotta nei prossimi mesi, il nostro Paese sarà perfettamente in grado di mettere in campo tutte le misure e le risposte necessarie ad una eventuale nuova ondata della pandemia. I centri COVID sono in grado di riprendere la loro attività - sono stati giustamente smantellati -, sono in grado di riprendere la loro attività piena in pochissime ore, se dovesse esserci la necessità, ma oggi non è più questa fase, per fortuna e anche per i meriti che sicuramente ha avuto il Governo, e non solo il Governo, ma tutte le regioni e tutte le realtà che hanno avuto delle necessità in questo senso. Voglio ricordare che già la legge n. 833 del 1978, che 42 anni fa ha istituito il nostro Servizio sanitario nazionale, prevede - mi spiace che non ci sia qui il Ministro ad ascoltare - espressamente che il Ministro della salute possa emettere ordinanze di carattere contingibile ed urgente in materia di igiene e sanità pubblica con efficacia estesa anche all'intero territorio nazionale.

Il nostro ordinamento già prevede lo strumento legislativo per intervenire rapidamente in caso di necessità e di urgenza. Signor Presidente, lei queste cose le conosce certamente molto meglio di me e molto meglio della stragrande maggioranza degli italiani: è il decreto-legge; si emana in un'ora o anche meno, a meno che non lo approviate con la clausola, che purtroppo conoscete molto bene, “salvo intese”, che purtroppo è diventata una costante di molti decreti. Oggi la situazione sanitaria è fortunatamente sotto controllo; va monitorata costantemente, senza rischiose leggerezze, ma è fortunatamente sotto controllo. Non esistono più i presupposti drammatici che hanno portato sei mesi fa alla deliberazione dello stato di emergenza sanitaria. Ora, di realmente drammatico c'è la situazione economica e le migliaia di imprese e attività produttive in ginocchio che non riescono e non possono risollevarsi. Praticamente, fino a due giorni fa, ossia qualche giorno prima della scadenza dello stato di emergenza, non avevate ancora chiaro neanche voi cosa fare e cosa proporre. Se davvero volevate, signor Presidente, un confronto parlamentare con le opposizioni, allora potevate venire in Parlamento prima, senza aspettare, come avete fatto in tutte queste occasioni, l'ultimo minuto utile.

La realtà è ancora una volta che, anche su questo tema, per troppo tempo non siete riusciti a trovare una posizione comune. Prima di decidere sulla proroga avete voluto aprire un dibattito in Parlamento, io direi doveroso. In realtà, il passaggio alle Camere voi lo fate a decisioni prese e questo è un fatto molto chiaro, così come avete fatto recentemente con gli ultimi due DPCM che avete approvato, sia l'11 giugno che il 14 giugno. Ci sono state le comunicazioni alle Camere del Ministro Speranza per confrontarsi su questi due decreti in via di emanazione per ricevere a tal fine indicazioni e proposte utili; direi, purtroppo solamente una formalità. Ne è venuto fuori un dibattito parlamentare completamente svuotato nella sua portata, signor Presidente; poco più che una formalità e questo è molto deludente, non per noi parlamentari ma per il Paese. Questo perché i testi li avevate già belli e pronti, e di fatto immodificabili; tant'è vero che qualche ora dopo le conclusioni del Ministro i DPCM venivano pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

Purtroppo, finora, il Parlamento e le opposizioni sono di fatto tagliati fuori da scelte e decisioni che hanno inciso fortemente sugli stessi diritti garantiti dalla nostra Costituzione. Abbiamo vissuto una fase di drastica limitazione e sospensione dei nostri diritti costituzionalmente garantiti. Penso alla libertà personale, che la Costituzione indica come inviolabile; al diritto di ogni individuo di muoversi liberamente in qualsiasi parte del territorio; penso alla libertà di iniziativa economica, così come ad altre libertà e diritti scritti in maniera indelebile nella nostra Costituzione. Per mesi abbiamo assistito ad una sostanziale soppressione di tutti questi diritti inalienabili; una soppressione che solo in parte è stata giustificata da altri interessi costituzionali preminenti, quali, in questo caso, la tutela della salute pubblica. Limitazioni che, sia chiaro, abbiamo condiviso fin dai primi…

PRESIDENTE. Concluda.

ROBERTO BAGNASCO (FI). …evidenti - concludo - segnali di arrivo di questa pandemia e che abbiamo accettato con senso di responsabilità e consapevoli della terribile emergenza epidemiologica. Vorrei dire altre cose, ma chiudo, evidentemente, perché i tempi sono tiranni. Presidente, il prorogare lo stato di emergenza è una brutta pagina per il nostro Paese, per la sua tradizione e per la sua cultura democratica. Non è una scelta inevitabile - come lei ci ha detto - ed obbligata: è sicuramente legittima, ma sbagliata e profondamente non proporzionale alla realtà della situazione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Fregolent. Ne ha facoltà.

SILVIA FREGOLENT (IV). Signor Presidente, onorevoli colleghi. Egregio Presidente del Consiglio, oggi viene a chiedere alla Camera, dopo averla ottenuta ieri al Senato, la proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre; si appella al Parlamento per chiedere una condivisione di responsabilità rispetto alla sua azione e all'azione del suo Governo. Questo è un elemento di grande chiarezza e noi, come Italia Viva, chiedemmo nel decreto n. 19 del 2020 che fosse inserita l'obbligatorietà da parte del Governo, prima di assumere qualsiasi DPCM in tema di emergenza COVID, di venire a riferire in Parlamento. Devo dire che questi, anche nelle precedenti occasioni, non sono stati passaggi meramente formali, anzi sono stati momenti di confronto vero per recepire le osservazioni, le sollecitazioni ed i miglioramenti del Parlamento; di questo ringraziamo lei, signor Presidente, e il Ministro Speranza per aver colto l'importanza di queste occasioni.

Signor Presidente, lei è venuto a chiedere, come ho detto in premessa, la proroga dello stato di emergenza, chiedendo, pertanto, di fare una difficile scelta tra la tutela della salute pubblica da una parte, e quella della libertà e delle garanzie fondamentali dall'altra; scelta che, come ben può comprendere, non è banale né deve apparire scontata. Ha fatto bene a ripercorrere i difficili momenti degli inizi e non saremo noi di Italia Viva a ricostruire in termini negazionistici l'esistenza del COVID, che ha costretto il nostro Paese a compiere scelte dolorose.

Noi eravamo addirittura perché la zona rossa fosse estesa a tutta l'Europa, e oggi la diffusione del virus in Paesi come la Francia, il Belgio, la Spagna, come ella ha ricordato, ci danno ragione nelle nostre previsioni.

Lo stato di emergenza, ha detto lei, Presidente Conte, finirà quando il motivo dell'emergenza sarà finito; e visto che, anche se in misura minore, i contagi continuano ancora ad esistere, occorre prorogarlo. Vero, in questi giorni abbiamo avuto una media di 40 persone in terapia intensiva, i morti per fortuna si sono contenuti e i contagi sono drasticamente diminuiti rispetto ai momenti drammatici cristallizzati nell'immagine delle bare di Bergamo portate via dai camion dell'Esercito. Rispetto a quella catastrofe oggi per fortuna la situazione è drasticamente migliorata: e non soltanto per fortuna, anche per le scelte politiche compiute. Non vogliamo minimizzare ovviamente ancora oggi rispetto alle persone che soffrono, le famiglie che piangono i loro morti e il personale medico che continua ad essere in prima linea, e che merita tutto il nostro rispetto (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

Dopodiché, signor Presidente, in questo Paese incominciano ad esserci altre emergenze. Sono 500 mila le persone che hanno perso il lavoro e molte lo perderanno in autunno, se non si mettono in azione provvedimenti efficaci per la ripresa economica. Abbiamo ottenuto dall'Europa risorse importanti, anche grazie al lavoro del nostro Paese, con il Recovery Fund: non possiamo aspettare le lungaggini di una bicamerale per decidere come spenderli. Abbiamo il Parlamento, le sue Commissioni: in tempi rapidi si mettano i soldi nell'economia reale delle partite IVA, dei piccoli e medi imprenditori, si rafforzi il nostro made in Italy supportando le filiere che esportano, il settore della moda, del commercio, del turismo, della ristorazione, che stanno pagando un prezzo elevatissimo a causa di questa crisi. La Confcommercio ha individuato in 250 milioni al mese la perdita del mondo della ristorazione a causa dello smart working e nel 35 per cento la perdita della mancata presenza dei turisti.

Bisogna far ritornare i lavoratori nelle proprie sedi, far ripartire le nostre città. Per farlo occorre in primo luogo riaprire le scuole. Ieri abbiamo avuto alla Camera l'informativa della Ministra Azzolina, che ringrazio per la sua presenza anche qui oggi. Le famiglie avevano bisogno di risposte e di prospettive: le scuole sono state le prime ad essere chiuse nel nostro Paese, e a differenza di altri Paesi in Europa non sono state ancora riaperte. Non credo che occorra sottovalutare il grido di allarme da parte dei presidi, che ci dicono che con le regole che avete previsto le scuole non potranno riaprire. Esistono i comitati tecnici-scientifici, vero, e noi di Italia Viva li rispettiamo: eravamo in pochi a difendere il dottor Burioni quando veniva dileggiato e minacciato dai no-Vax (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva); ma esiste anche il mondo reale, fatto di buon senso: ascoltatelo, signor Presidente, non è troppo tardi per cambiare alcune considerazioni sulle riaperture (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

Concludo con una breve citazione sul MES. Più tardi il Ministro Gualtieri verrà a chiederci di votare l'ulteriore scostamento del nostro bilancio: altro debito sulle future generazioni, quando l'Europa proprio per la sanità, per quell'emergenza che lei qui ci chiede di prorogare, ci dà delle risorse importanti con un tasso di interesse sotto zero, niente a confronto del debito che stiamo accumulando. Eppure ci sono forze di opposizione, ma ahimè, anche della maggioranza, che sono contrarie all'utilizzo di questo strumento: una follia incomprensibile, se non con una mancata visione prospettica del Paese, ma semplicemente con un unico obiettivo, quello della rincorsa ossessiva del sondaggio del lunedì, che quasi sempre due giorni dopo è già superato (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

Lei, signor Presidente, rappresenta gli italiani, tutti, e i loro interessi; e guardi, il fatto che nei giorni scorsi l'Istat abbia sottolineato come gli italiani durante l'emergenza COVID-19 si siano stretti alle loro istituzioni avendone fiducia le dà una grande responsabilità, e anche il merito di aver interpretato questo sentimento di fiducia degli italiani, per cui le siamo grati.

Non è tempo di tentennamenti e dubbi, ma il tempo delle scelte coraggiose. Come diceva Theodore Roosevelt, coraggio non vuol dire avere la forza di andare avanti, ma andare avanti anche quando non si ha nessuna forza. Il COVID-19 ha segnato la vita degli italiani: quelli che hanno dovuto piangere i morti, quelli che hanno lavorato fino allo sfinimento, quelli che hanno dovuto assumere delle scelte dolorosissime come chi curare per primo e dargli una chance di vita; è per questo, veramente, che i negazionisti del COVID-19 meriterebbero almeno di essere messi a tacere da quei medici che fino all'alba hanno dovuto fare scelte dolorosissime come queste (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Facciamo sì che il sacrificio della nostra gente non sia stato vano solo per qualche irrigidimento ideologico, che oggi, ancor più di ieri, appare immotivato (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva e Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Locatelli. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA LOCATELLI (LEGA). Presidente, un buongiorno al Presidente del Consiglio, ai ministri e agli onorevoli colleghi. Non mi dilungo ad elencare i dati, perché tutti li conosciamo: abbiamo visto come tra i mesi di marzo e aprile ci sono stati picchi di migliaia e migliaia di persone contagiate, di centinaia purtroppo di morti. Oggi tra il 26 e il 28, 29 luglio abbiamo visto che si parla purtroppo ancora di centinaia di contagi, di ancora 5, 10, 12 morti ieri, purtroppo, che piangiamo tutti, ovviamente, ma con un ridimensionamento significativo di quella che è stata veramente una grave, gravissima emergenza, e forse voi peraltro molto tardi vi siete accorti che lo era (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Abbiamo superato quindi una crisi importante, epocale, una crisi che ci ha travolti. Oggi dobbiamo usare il buonsenso, dobbiamo pensare di convivere con il virus, ma dobbiamo anche pensare di far ripartire il Paese, visto che peraltro i vostri tentativi di rilancio non sono stati significativi, e nemmeno apprezzati dalle persone che continuano a manifestare fuori da Montecitorio ogni giorno (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), perché manca loro sostegno da parte del Governo, mancano loro risorse economiche e manca loro una serie di condizioni per poter veramente riprendere a vivere. Quindi, lì c'è da impegnarsi molto di più.

Questa proroga dell'emergenza sanitaria risulta dunque inadeguata, immotivata, ingiustificata: ma per voi, per lei Presidente, è indispensabile. Questo mi spinge a fare delle riflessioni, per forza. Per mesi la gente è stata costretta in casa, il popolo italiano si è sacrificato, ha subito restrizioni, limiti, ha recepito le indicazioni, gli ordini e si è adeguato, di notte, con comunicazioni, sì, parecchio confuse, anche che cambiavano di ora in ora; e, quindi, ha isolato anche le persone più deboli, più fragili, con disabilità, le ha tagliate fuori da tutto, ha tagliato fuori loro e le loro famiglie. Dal principio non vi siete impegnati a tutelare e a garantire loro la sicurezza e il rispetto dei loro diritti. Ricordo anche che la prima vittima più giovane in Italia è stata un ragazzo con disabilità che frequentava un centro diurno: voi ve ne siete accorti dopo parecchio tempo che era necessario fare qualcosa anche per queste persone, e comunque siete arrivati tardi e in maniera inefficace e insufficiente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

I sacrifici degli italiani sono stati tanti, ma hanno adottato comportamenti e abitudini diverse. Ci siamo tutti abituati a convivere e a modificare le nostre abitudini in funzione di un virus che forse si è indebolito, forse è mutato, forse ha più ceppi, ce lo dicono i virologi tutti i giorni, non lo sappiamo di preciso, ma sappiamo di aver superato una grave, gravissima crisi, nella quale regioni, enti locali, ospedali, personale sanitario, ogni singola persona, ogni singolo cittadino ha fatto fronte come ha potuto, con una grave mancanza e un grave ritardo di questo Governo fin dal principio. Noi l'abbiamo denunciato già da fine gennaio, voi vi siete adeguati tardi anche con la dichiarazione di emergenza, sempre in ritardo e in maniera scoordinata.

L'unica vera grave emergenza, Presidente, ministri e Presidente dell'Assemblea, è quella degli sbarchi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), perché anche stanotte 314 persone sono sbarcate a Lampedusa e altre centinaia stanno continuando ad arrivare nel nostro Paese. Se voi non vi rendete conto che non è possibile limitare, bloccare solo gli italiani senza bloccare gli sbarchi dei clandestini che arrivano positivi sul nostro territorio, nel nostro Paese, state sottovalutando e state veramente mettendo a rischio la salute pubblica e la salute di tutto il popolo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Queste sono azioni irresponsabili.

Hanno sempre agito, purtroppo, da sole le nostre regioni, i nostri sindaci, i nostri ospedali, i nostri medici: tutti hanno dovuto far fronte all'emergenza con proprie risorse e sulle proprie spalle insomma. Adesso noi abbiamo bisogno che si plachino e si blocchino questi sbarchi assurdi: non è possibile che per i vostri interessi e per riproporre un business già visto prima (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) si consenta che queste persone continuino ad arrivare nel nostro Paese. Siete disposti a bloccare la libertà degli italiani, ma non a bloccare le navi, non a bloccare quelle dei clandestini: è vergognoso (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Vi state comportando in maniera irresponsabile e prima o poi dovrete rispondere al Paese e agli italiani. Voi siete disposti a garantire navi per la quarantena, centri per l'isolamento, monitoraggio, personale sanitario, tamponi: cose che per il popolo italiano voi non avete garantito, e ognuno ha dovuto arrangiarsi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) nel proprio territorio con le proprie risorse, abbandonate a se stesse le regioni e i più fragili. Non siete stati in grado dall'inizio dell'emergenza di procurare i dispositivi di protezione individuale: ognuno ha dovuto arrangiarsi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e voi adesso li procurate per i clandestini! Questa è la verità, e la proroga di questo stato di emergenza lo dimostra: la vera emergenza è quella degli sbarchi e quella che voi reputate la più importante e l'unica priorità del vostro Governo. Avete deciso di sfruttare un momento difficile per il nostro popolo, un momento in cui la crisi sociale, la crisi sanitaria, la crisi economica ci ha colpito in modo violento, una tragedia della quale ancora non siamo a conoscenza di tutti gli strascichi perché vedremo a distanza di tempo quali saranno le gravi conseguenze sulla vita, sull'occupazione, sulle relazioni e su tutto il complesso insomma delle opportunità del nostro Paese. Voi state dando il colpo di grazia al nostro popolo: niente lavoro, niente scuola, niente aiuti strutturali e duraturi, attività produttive in crisi, turismo in ginocchio. Resta solo il vostro assistenzialismo e il business dell'immigrazione di massa. Voi volete mantenere schiavi ed essere padroni: questa non è democrazia. State abusando del vostro ruolo e, soprattutto, della pazienza del popolo. Stare pure lì seduti a litigare, a non capire nemmeno da che parte iniziare per rimettere ordine in questo Paese, tanto, prima o poi, il popolo si rialzerà e prima o poi ci riprenderemo tutti la nostra libertà (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Stumpo. Ne ha facoltà.

NICOLA STUMPO (LEU). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, Ministri, penso che la prima cosa che dovremmo fare è porci una domanda: cosa succederebbe oggi se dicessimo che va tutto bene, è tutto a posto, l'emergenza è finita e magari se dicessimo anche che non c'è più il virus e lo facessimo per decreto e non per DPCM. Questo è il punto e credo che questo sia anche il tema che oggi il Presidente del Consiglio ha posto qui, alla Camera e ieri l'ha fatto al Senato, ovvero quello di fare l'esatto contrario di quanto, secondo me, servirebbe e serve cioè un'assunzione di maggiore responsabilità da trasmettere ai cittadini, che è anche una responsabilità che i cittadini hanno dimostrato nel corso del tempo, ai quali bisogna provare a non infondere false illusioni. Lo dico, rompendo anche un patto che mi ero fatto, ma credo che nel dibattito bisogna evitare le battute ma, anche nell'ultimo intervento della collega Locatelli - lo dico attraverso di lei, Presidente - questo voler richiamare per trovare qualcosa che si segnala che non c'entra nulla con le vicende di oggi, rispetto a quello che sta succedendo, perché c'è chi dice non c'è più il virus, bisogna chiudere tutto, ripartire, ripartire, qualche Capitan Fracassa che dice di ripartire e poi aprire, poi chiudere, aprire e chiudere e questo non si può fare. E dire che c'è un problema e il problema è che non c'è più il virus, ma lo portano i cittadini stranieri che arrivano con i barconi, penso che sia un modello sbagliato per affrontare questa nostra discussione che, invece, deve essere appunto seria, composta, fatta con temi che riguardano la quotidianità. Il nostro è un Paese dalle divisioni profonde, storicamente, e non vorrei che il dibattito così fatto servisse a coprire con una cortina fumogena altre situazioni.

Vedete si possono avere certezze e non dubbi quando i fatti si storicizzano, non mentre si è nel pieno di questa vicenda, o di tante altre vicende, perché noi non possiamo guardare la vicenda Coronavirus soltanto nel nostro Paese, perché, come si è visto quando eravamo noi l'epicentro del Coronavirus, molti altri Paesi guardavano dicendo: è un problema dell'Italia. Oggi che i numeri dicono che sono le giornate in cui si registrano i più alti numeri in assoluto di contagi di Coronavirus, noi siamo la parte di mondo che pare - pare - essere non fuori, ma aver rallentato il problema e invece nel mondo - il mondo è globale - siamo nel pieno della pandemia, che significa altro rispetto a quello che abbiamo detto. Vedete, quando dico bisogna storicizzare, in Italia cento anni fa - oggi siamo nelle condizioni di dire se in quel dibattito c'era chi aveva ragione e chi aveva torto - c'è stato per esempio una grande dibattito culturale nel nostro Paese tra interventisti e non interventisti della Prima guerra mondiale e, al di là delle posizioni, in quelle posizioni c'era anche un ragionamento sul fatto se intervenire o no fosse conveniente al Paese. Oggi possiamo dirlo se è stato conveniente al Paese e i prezzi che si sono pagati sono stati positivi o negativi per il Paese. Oggi lo possiamo dire. Io so, per me, e credo di poterlo dire senza essere smentito, che sicuramente il Paese ha pagato molto di più di quanto ha avuto grazie a quella scelta sbagliata. Oggi però anche tra di noi, nel nostro gruppo, possiamo ed è giusto avere posizioni, diverse, perché non è storicizzata la vicenda. Dobbiamo, però, avere in mente la domanda se le scelte che stiamo facendo sono scelte che hanno un risvolto positivo per il Paese oppure no, ed è chiaro che lo facciamo avendo una traiettoria in testa e che - l'ho sentito dire - bisogna non ripetere per qualche mese quello che è lo stato di emergenza, anche se non ho capito fino in fondo quali sarebbero questi poteri straordinari in mano al Presidente del Consiglio dei ministri, se non qualche assunzione di responsabilità in più, lo dico con molta franchezza. Ma il dibattito è se questo stato di emergenza consente o meno al Paese di ripartire oppure può essere un freno per la ripartenza del Paese, e questo è il dubbio sul quale noi dobbiamo ragionare ed è del tutto evidente che ci possono essere i pro per un ragionamento piuttosto che per l'altro.

Penso, alla fine, che il senso di responsabilità che abbiamo chiesto e che stiamo continuando ad avere verso il Paese, verso i cittadini italiani ci dice che il Presidente del Consiglio ci ha chiesto - l'ha fatto ieri il Senato, lo faremo mi auguro oggi alla Camera - la proroga dello stato di emergenza non per semplificare, ma per tenersi pronti a guidare un'eventuale emergenza, nonché per impedire che una serie di provvedimenti oggi attivi non cadano nel vuoto nell'immediatezza della situazione.

Allora, su queste cose penso che dovremmo davvero ragionare, scevri da retropensieri, e provare quindi, avviandomi a concludere, in questo ragionamento a dire due cose. La prima: lo stato di emergenza non è un incremento dei poteri, ma serve ad alcune questioni mirate e serve anche ad evitare - se posso metterla così - che possano ripetersi problemi che abbiamo avuto; quei problemi che forse diventerebbero un ulteriore freno al rilancio del nostro Paese in modo complessivo, all'economia del nostro Paese, perché un secondo lockdown penso che sarebbe davvero letale per l'economia del nostro Paese. Però, non possiamo - e chiudo davvero ringraziando i cittadini - non essere almeno d'accordo su una cosa - lo dobbiamo dire, perché non è storicizzata ma è una certezza -, cioè che se non ci fosse stato il coraggio di assumere le responsabilità che avete e che abbiamo assunto per primi, forse il contagio sarebbe stato anche maggiore, sicuramente maggiore. Il contenimento, il distanziamento sociale del lockdown è servito a questo, ma è servito una volta: non si può correre il rischio che riaccada e per evitare questo io penso che siano necessarie non misure di contenimento, ma serve avere tutte le carte in regola per poter dire che quello che si sta facendo in questa fase va nella direzione di evitare che ci siano fasi peggiori. Per questo penso che non c'è bisogno di dividersi, serve avere l'unità del Paese in momenti come questi per poter rilanciare il Paese con più forza per dopo (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Rampelli. Ne ha facoltà.

FABIO RAMPELLI (FDI). Presidente, colleghi deputati, Presidente del Consiglio, Ministri, il COVID è presente in Italia in misura contenuta e territorialmente limitata: è una sua affermazione, Presidente Conte; effettivamente è avallata dai numeri. Ieri c'erano 40 ricoverati in terapia intensiva; su 48 mila tamponi abbiamo registrato 185 positivi; abbiamo avuto 11 decessi per o con il COVID e, parallelamente, abbiamo avuto 658 morti per malattie cardiovascolari e 485 per neoplasie. Il totale dei decessi è al di sotto della media, dunque, una volta tanto, lei ha ragione: la situazione è sotto controllo. Ma se lo è, la sua richiesta di prorogare lo stato d'emergenza, cioè la richiesta di pieni poteri - la traduzione è necessaria - è follia: follia allo stato puro. Non è politicamente, giuridicamente, sanitariamente, costituzionalmente pertinente. Il giudice emerito della Corte costituzionale, pluricitato in questi mesi, professor Sabino Cassese, ha avuto parole chiare, dure, quanto banali, devo dire: se - dice Sabino Cassese - non c'è emergenza, non si può dichiarare lo stato di emergenza. Facile. Di fronte all'obiezione che se non viene prorogato lo stato d'emergenza, senza che ci sia emergenza, non si potrebbe procedere, per esempio, all'acquisto dei banchi nelle scuole o delle mascherine, Cassese dice che questo argomento se non fosse comico sarebbe tragico. Conclude - e noi condividiamo - dichiarando quest'atto inopportuno e illegittimo, invitando a tornare a una ordinaria normalità, perché la forza di un Governo stabile passa per la capacità di operare anche negli scenari difficili in autonomia, nella normalità.

Del resto, è impensabile e due volte incostituzionale dichiarare lo stato d'emergenza preventivo, perché è ovvio che non si possano limitare le libertà fondamentali dei cittadini in previsione e non in presenza di un'emergenza. Ricordo, infine, ai “soloni” della sinistra che il pericolosissimo Viktor Orbán ha dismesso lo stato d'emergenza il 15 maggio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Forse è il caso di rivedere le vostre posizioni critiche e che vi battiate il petto facendo mea culpa. Quest'errore, quello che state facendo, è, dal mio punto di vista, dal nostro punto di vista, bestiale: dichiarare lo stato di emergenza senza emergenza equivale a dire, in buona sostanza, che siamo contagiati e contagiosi, che l'infezione riprenderà, che siamo untori in potenza e ci autoisoliamo per proteggerci e per proteggere gli altri. È l'esatto opposto di ciò che fanno tutti gli altri Paesi, talvolta in maniera persino irresponsabile, del mondo, e poi tutti i nostri partner europei, a cui spesso vi ispirate; chissà perché proprio in questa circostanza fate l'esatto opposto di quella che è la politica di indirizzo dell'Unione europea. È questa - lo domando al momentaneamente assente Ministro Di Maio - la modalità che intendete adottare per promuovere il made in Italy? Risulta che questa modalità agevoli le relazioni commerciali? Non ci sono condizioni per questa proroga, ma le emergenze ci sono. Non c'è lo stato d'emergenza, ma c'è l'emergenza: ci sono altri generi di emergenze, per esempio l'emergenza immigrazione. Il fatto che siamo giunti in pochi mesi da 3.500 sbarchi a oltre 12 mila è un parametro che obiettivamente mette i brividi dietro la schiena, soprattutto perché c'è l'aggravante del COVID, e non sono io a dover spiegare le ragioni per le quali l'Africa non è nelle condizioni di fornire garanzie rispetto alla capacità di contrasto, di contenimento del Coronavirus. Le vostre politiche oggettivamente favoriscono i trafficanti di uomini, favoriscono gli scafisti, incrementano il rischio degli annegamenti nel Mar Mediterraneo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), che è diventato - lo diciamo da anni - la fossa comune più grande della storia dei popoli e dell'umanità, e aumentano - da qui siamo partiti - il rischio contagio. E mentre commercianti e imprenditori vengono multati se non si rispettano i protocolli, noi consentiamo sbarchi e fughe dai centri d'accoglienza, trasgressioni dai periodi di quarantena prescritti, e non reagiamo, per esempio, ai tunisini. Le immagini di poche ore fa sono davvero mortificanti; le immagini dei famosi barboncini, di persone ingioiellate, di persone comunque ben curate che venivano qui a bordo delle navi di organizzazioni non governative da turisti più che da profughi. Di Maio penso che debba, magari anche su indicazione precisa e puntuale del Presidente del Consiglio, richiamare l'ambasciatore tunisino e chiedere non solo chiarimenti, ma un'azione concreta e incisiva per evitare che questa pantomima vada avanti nel tempo. Lo stesso colabrodo lo abbiamo in Friuli Venezia Giulia, lo abbiamo sul fronte della Sardegna grazie agli sbarchi che avvengono con rotta Algeria-Cagliari (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), l'abbiamo sulla rotta balcanica come alla porta di Ventimiglia. Effettivamente, c'è una richiesta di emergenza, forse l'unica plausibile, che viene da parte di un sindaco non di centrodestra, quello di Lampedusa, che chiede al Governo di agire in fretta perché la situazione è totalmente fuori controllo.

Ma c'è anche l'emergenza fiscale: l'unica proroga necessaria sarebbe stata effettivamente quella per non far pagare tasse a luglio a commercianti, artigiani, professionisti, partite IVA, per toglierli dal dilemma se pagare i dipendenti, i fornitori, l'affitto o portare i soldi a casa e far mangiare i propri figli, e non lo avete fatto.

C'è l'emergenza cassa integrazione, perché mentre noi parliamo, ci sono purtroppo centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti che non hanno ancora incassato il proprio stipendio; c'è l'emergenza lavoro facilitato, che sta desertificando le città e i territori e mettendo in ginocchio l'economia di prossimità, che è un'economia sana e concreta, impoverendo la società e impedendo di creare quella ricchezza che è l'unico antidoto per contrastare in maniera efficace, non con i gargarismi intellettuali, la povertà. C'è l'emergenza democratica, perché è un'emergenza democratica il fatto che comunque chi vince le elezioni non riesca a governare e chi le perde si trovi comunque in posizione di comando (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), è un'emergenza che chi perde governa e non solo: agisce con i DPCM, con lo stato d'emergenza con i poteri speciali, con tutte quelle prerogative, quelle scorciatoie, che comunque offrono meno garanzie democratiche.

E poi, siccome - lo ricordo brevemente - il centrodestra avrebbe, come è stato, vinto le elezioni del 2018, la sinistra fece una riforma elettorale abolendo il premio di maggioranza, quindi per avvelenare i pozzi, per evitare che accadesse quello che sarebbe regolarmente accaduto, se nel 2018 fosse valsa la legge elettorale del 2013. Ma siccome oggi, se andassimo a votare - si può votare per ogni cosa, badate bene, si possono fare i referendum, si può votare per i sindaci, si può votare per le regioni, non si può però votare per le elezioni politiche anticipate - ebbene…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

FABIO RAMPELLI (FDI). …voglio rammentare che perdereste malissimo - mi avvio a concludere, Presidente, e la ringrazio - e siccome comunque il premio di maggioranza lo avete già abolito, l'unica cosa che potete fare è tornare alla Prima Repubblica, mortificare quel voto popolare con un referendum regolarmente celebrato, che i cittadini hanno scelto di indirizzare verso una democrazia più diretta di quella parlamentare e assembleare della cosiddetta Prima Repubblica, per provare a forzare il gioco.

C'è l'emergenza occupazione: un milione di disoccupati annunciati dall'Istat entro dicembre; c'è l'emergenza turismo, di cui abbiamo parlato in lungo e in largo; c'è l'emergenza sociale: sono state pagate a luglio più pensioni che stipendi ed è un dato veramente inquietante; c'è l'emergenza scuola e servizi socio-educativi: Ministro Azzolina, anche di questo abbiamo parlato, ma non si vede la luce, anzi la confusione regna sovrana, insieme ai ritardi congeniti. C'è l'emergenza globalizzazione, di cui qualcuno dovrà pure occuparsi in Italia e in Europa, perché, se siamo stati investiti e travolti dal Coronavirus è anche perché nessuno è stato capace di contrapporsi a una globalizzazione scellerata, che ha visto il punto di sutura tra capitalismo e comunismo, tra ordoliberismo e marxismo cinese, chiamiamolo così impropriamente per facilità di comprensione, nessuno è riuscito a far rispettare le regole del gioco e quindi la globalizzazione si è rivolta contro di noi, è diventata un boomerang, più che un'opportunità.

Insomma, non c'è bisogno dello stato d'emergenza per governare bene e avere anche una visione della società; anche per far rispettare i protocolli ci vuole serietà, ci vuole concretezza, capacità di controllo, non servono le leggi speciali. Post scriptum: la norma giuridica primaria è la Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e la Costituzione vieta la limitazione delle libertà, ma, per dirlo con un aforisma, ciò che è normale per il ragno è il caos per la mosca (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Ceccanti. Ne ha facoltà.

STEFANO CECCANTI (PD). Signor Presidente, è giusto ringraziarla per aver mantenuto fede all'impegno che si era assunto il Governo, accettando il puntuale ordine del giorno bipartisan dei componenti del Comitato per la legislazione, nel corso della conversione del decreto n. 33, di venire in Aula a riferire prima di ogni eventuale proroga, e di questo le diamo atto.

Detto questo, e prima di entrare nel merito, una premessa: pensiamola come vogliamo sull'opportunità dello stato di emergenza, ma restiamo uniti contro il negazionismo: il virus esiste, delle mascherine abbiamo bisogno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), delle regole igieniche, come il lavaggio frequente delle mani, e del distanziamento sociale abbiamo bisogno, abbiamo anche bisogno di organizzare per tempo le vaccinazioni antinfluenzali. Le diversità politiche sullo stato di emergenza sono una cosa seria, civettare con il negazionismo non lo è, non è cultura libertaria, è solo irresponsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Nessuno, non solo dal Governo, ma neanche dall'opposizione, può puntare a riprodurre i gravissimi errori di Trump, Johnson e Bolsonaro (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva): questo è un punto politico risolutivo. E lasciamo da parte Orbán, il quale non ha bisogno dello stato di emergenza per perseguire il suo obiettivo dichiarato ed esplicito di costruire una democrazia illiberale (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva). Voi dite che ha rinunciato ora allo stato di emergenza, ma appena ha rinunciato ha fatto chiudere una testata web delle più indipendenti del suo Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva), quindi, per favore, almeno non ce lo presentate come un esempio.

Detto questo, anzitutto una parola sul conflitto delle interpretazioni in questa materia: tutti prendiamo sul serio gli argomenti che abbiamo sentito, che abbiamo letto da maestri del diritto come Cassese; qui siamo in una materia che è largamente opinabile, non possiamo ragionare in termini di verità o errore, di opinione giusta o sbagliata, ma l'interpretazione scelta dal Governo sulla necessità della proroga è preferibile perché ha un vantaggio pratico, non perché consente di fare delle cose in più, ma perché le cose che fa possono avere un fondamento più solido, questo è il senso. E' quello che la teologia morale e poi il diritto chiama “tuziorismo”: quando sono possibili più interpretazioni giuste, si sceglie quella che dà gli effetti più sicuri, questo è il punto chiave in termini di diritto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Ora, detto questo, chiariamo bene l'oggetto politico di questa discussione: apparentemente ci dividiamo tra favorevoli e contrari alla proroga dello stato di emergenza, ma questa è solo apparenza. Di cosa stiamo parlando concretamente? Ci stiamo impegnando su una terza opzione, il via libera a un'emergenza di tipo nuovo, come tale non comparabile alla precedente, come ben chiarito dalla risoluzione di maggioranza, che è identica a quella di ieri in Senato. È nuova per almeno cinque motivi: perché ha tempi brevi e certi, perché è basata sull'assoluta preminenza delle norme primarie e sul carattere recessivo dei DPCM, perché è basata su limitazioni territoriali e contenutistiche molto limitate e non generalizzate, valorizzando autonomie locali, regionali e funzionali, riespandendo pienamente tutte quelle libertà, come quella religiosa, già valorizzata con i protocolli con tutte le principali confessioni, perché scuola, università e lezioni saranno ricondotte rapidamente verso una sostanziale normalità, perché il Parlamento non potrà e non dovrà subire le forti limitazioni di questi mesi (quelle chiarite dal Rapporto sulla legislazione presentato ieri), una prassi che ha rafforzato aspetti patologici già presenti come il monocameralismo casuale alternante. Tutti abbiamo sofferto perché tutte e 33 le leggi di questo periodo non hanno avuto emendamenti nella seconda Camera che le ha esaminate, questo lo dovremo evitare e questo ci impegniamo a fare.

Siamo così convinti che, non facendo un decreto-fotocopia dei decreti n. 19 e n. 33, non procedendo inerzialmente, ma con un salto di qualità, che intendiamo anche garantire nella conversione del decreto che avremo, risponderemo anche alle ragioni di chi oggi crede di dover dire “no”, perché pensa che noi vogliamo semplicemente prorogare le cose di prima e non fare un salto di qualità. Diremo in prosa col nostro operato quello che diceva in versi Antonio Machado: Viandante, il cammino non c'è, il cammino si fa camminando; è un nuovo cammino di una nuova fase di emergenza, non la mera proroga del precedente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e questo lo faremo insieme con tutto il Parlamento, sia con chi vota “sì”, sia con chi vota “no”. La nuova emergenza di oggi ci dice che siamo nella parte finale del nostro esodo.

Come ricorda Michael Walzer, in una suggestiva lettura politica del Libro dell'Esodo, in esso si riproducono fatalmente nostalgie e lamentazioni, si affacciano negazionismo e illusioni, ma per giungere alla nuova normalità il cammino va percorso senza scorciatoie. Non si può saltare la parte finale del deserto. Questa è la nuova emergenza, non una conferma della precedente: a questa diamo il nostro sì, grazie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bond. Ne ha facoltà.

DARIO BOND (FI). Grazie, Presidente, ringrazio il Presidente del Consiglio dei ministri e sono felice di avere di poter parlare anche al Ministro Speranza e al Ministro Boccia, perché in questa questione, in questi tre mesi di pandemia e di gestione dell'emergenza, hanno avuto le loro responsabilità e hanno fatto anche delle scelte. Dico al Presidente del Consiglio: non è facile prendere delle decisioni, non è stato facile dall'inizio di questa pandemia, perché nessuno aveva un'esperienza di come gestirla e quindi, in qualche maniera, abbiamo dovuto tutti quanti, voi per primi, fare dei ragionamenti sempre nel tutelare il bene comune, facendo delle scelte e magari anche creando delle delusioni da parte di qualcuno.

Voglio iniziare il mio intervento ricordando quello che in questo momento c'è in Europa: in Europa c'è - questo è uno schema de la Repubblica - la Spagna, che ha cessato lo stato di emergenza il 21 di giugno, la Francia il 10 di luglio con 534 focolai, il Portogallo il 2 di maggio, il Belgio il 30 di giugno, la Germania ha uno stato di allerta fino a fine anno, con una situazione di diciamo responsabilizzazione dei Länder, delle regioni tedesche, che assumono dei propri provvedimenti. Quindi noi, oggi, assumendo e prendendo questa decisione di prorogare lo stato di emergenza, in qualche maniera ci differenziamo da tutti gli altri Paesi d'Europa e diventiamo - non so che lettura daranno all'esterno - diventiamo un Paese in emergenza continua, fino al 15 di ottobre. Cosa significa avere un'emergenza continua? È dare un'immagine, al turista che vuole venire in Italia, che in qualche maniera viene in un Paese con emergenza, è dare un'immagine negativa ad un investitore, è dare anche un'immagine abbastanza negativa a chi vuole lavorare in Italia, è dare, purtroppo, anche un forte stato di paura, perché se è vero che i livelli dei nostri giovani, i comportamenti dei nostri giovani hanno già diciamo digerito i tre mesi di lockdown, gli anziani sono ancora rinchiusi in casa, hanno paura, hanno dei comportamenti che sono ancora legati a questa paura, a questa pandemia, a questa paura di prendere il virus. Ecco, prorogare lo stato di emergenza, Presidente Conte, ha, secondo me, purtroppo questo rischio di infondere paura e la paura molte volte uccide di più del virus, anche dal punto di vista economico. Non voglio entrare nel merito dell'intervento che ha fatto, a livello diciamo legale e costituzionale, in dichiarazione di voto il nostro grande giurista, l'avvocato onorevole Sisto, dirà come la pensa. Voglio però, in questo breve intervento, fare anche delle proposte, perché a mio avviso noi, quando abbiamo cominciato ad avere questo problema del virus, ci siamo trovati - e guardo il Ministro Speranza - con un sistema sanitario molto debole, uscivamo da continui tagli fatti in diciotto anni, ogni anno la finanziaria presentava un taglio sulla sanità. Il sistema sanitario che noi abbiamo ora - e questo è legata non solo a una serie di scelte giuste, ma anche alla grande abilità degli italiani - il sistema sanitario che noi abbiamo ora è un sistema sanitario rafforzato.

Abbiamo iniziato malissimo, con mancanza di mascherine, con qualcuno che diceva sì ai tamponi e no ai tamponi, ma via via abbiamo potenziato un sistema in cui abbiamo degli ospedali COVID-19 e degli ospedali fondamentalmente specializzati, abbiamo sì delle liste d'attesa più lunghe, ma abbiamo anche un sistema pronto a reagire, che non è poca cosa, perché se dovesse accadere ancora una recrudescenza del virus sappiamo come intervenire. Sappiamo come intervenire.

Io, in questo breve intervento di cinque minuti, mi permetto, a differenza di tanti altri interventi, di fare delle proposte, perché ne approfitto della presenza sua, Ministro, ma anche della presenza del Presidente del Consiglio. La prima: può accadere, sicuramente ci sarà ancora un'emergenza virus. Ecco, dovremmo in qualche maniera strutturare la nostra risposta isolando e creando delle micro-emergenze su focolai specifici e intervenendo su quelli, senza creare delle grosse risposte, che possono creare danni economici. Due: ad ottobre avremo, caro Ministro Speranza, l'influenza e ancora il virus, la COVID-19, come dice la dottoressa Baldini. Ecco, dovremmo strutturare il nostro sistema sanitario, i pronto soccorso, il sistema d'emergenza a separare, ad avere la capacità di separare. Perché? Perché il rischio è quello di trovarsi delle file lunghissime ai pronto soccorso, dove non sappiamo se è influenza o se è COVID-19 e quindi si collassa il sistema. Tre, e in questo passaggio sono critico: comitati tecnico-scientifici. Caro Presidente Conte, lei si è avvalso, ha nominato alla chetichella, velocemente, un Comitato tecnico-scientifico di venti persone, venti persone perbene, brave, perché c'era l'emergenza, però si sono sovrapposte talmente tante decisioni, tra il CTS nazionale e i CTS regionali, che si è creata una confusione incredibile, in cui molte volte ci ha rimesso il cittadino, l'operatore, la partita IVA. Ecco, vi chiedo, Presidente Conte e Ministro Speranza, di razionalizzare il CTS nazionale, di farlo più regionale, di farlo più a risposta di alcune università che hanno delle eccellenze, perché altrimenti i pareri dei CTS regionali andranno a confliggere con il parere del CTS nazionale e sui giornali e sui media si crea confusione, e il cittadino non crede più.

Poi, l'ultima proposta è quella di fare una grande campagna di rilancio dell'immagine dell'Italia. Noi, in qualche maniera, siamo usciti bene da questa situazione e i giornali internazionali parlano solo bene del modello, all'inizio grandi critiche, ma poi bene. Ecco, dobbiamo venderlo questo discorso, dobbiamo essere uniti, dobbiamo venderla questa immagine, dobbiamo venderla questa immagine delle nostre bellezze, delle nostre città d'arte, dei nostri grandi eventi, avere anche il coraggio di dire: distanziamento, mascherina, ma sì a delle fiere. Presidente Conte, sì alle fiere: non possiamo bloccare un comparto di 3 miliardi di euro, tipo fiera di Milano, solo perché abbiamo paura del COVID-19 e tutto ciò lo dobbiamo vendere con una grande campagna pubblicitaria. Ecco, io ho cercato di essere propositivo, non di essere cattivo, perché capisco che la situazione è drammatica, brutta, però stavolta non siamo gli ultimi, stavolta siamo stati bravi, tutti quanti, prima di tutto i cittadini italiani e poi anche i decisori e l'intero Parlamento. Grazie dell'intervento e di avermi ascoltato (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fusacchia. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-CD-RI-+E). Grazie, Presidente. Presidente Conte, ho trovato utili i chiarimenti che ha fornito sulle implicazioni della proroga dello stato di emergenza. Ha ricordato che dal primo agosto non torneremo in lockdown, ma ci lasciamo la possibilità di usare strumenti per affrontare la dimensione sanitaria e ripristinare velocemente e progressivamente la normalità. È molto importante però, Presidente, che alla proroga dello stato di emergenza corrispondano adesso decisioni non più solo emergenziali.

Prima cosa: tantissimi italiane e italiani sono finiti in apnea negli ultimi mesi, cittadini, lavoratori, imprese. Il Governo ha fatto ricorso massiccio a bombole di ossigeno per permettere a tutti di respirare e comprare tempo; adesso, Presidente, è tempo di aiutare queste persone a tornare in superficie, a rimettere la testa fuori dall'acqua, a riemergere; diamo anche questo significato di emersione alla proroga dello stato di emergenza. Seconda cosa: serve uno sforzo per ristabilire un corretto ordine di priorità; le faccio un esempio solo, la scuola; ne ha parlato anche lei nel suo intervento qui, oggi. Ho detto ieri alla Ministra Azzolina, proprio in quest'Aula, di non assecondare chi ha fatto partire un conto alla rovescia verso il 14 settembre, perché avremo disagi nelle scuole, è inevitabile; perché non riapriremo per bene tutto in un giorno e neppure tutto in una settimana. Le ho raccomandato di lavorare da subito a una idea di scuola su cui mobilitare le famiglie, che faccia capire che tutto questo sforzo, Presidente, non è solo per riaprire le scuole che avevamo prima del COVID-19, ma per ammodernarle e farne strumento di emancipazione e mobilità sociale.

A lei, però, Presidente Conte - e chiudo, Presidente -, chiedo un segnale in più, specifico e chiaro: il 20 e il 21 settembre non si voti nelle scuole. Con molti colleghi di Camera e Senato abbiamo scritto alla Ministra Lamorgese; so che è difficile e complesso, ma so che potete farlo e soprattutto so il messaggio che passerebbe; non richiudiamo le scuole quando ancora non avremo finito di riaprirle; risparmiamo alle studentesse e agli studenti un disagio non necessario. Lei, Presidente, con tutto il Governo, diventerebbe drammaticamente credibile quando ripete e ripeterà che la scuola, il futuro dei nostri studenti, non è “una” priorità, ma “la” priorità: prima la scuola e, poi, tutto il resto, comprese le elezioni (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Centro Democratico-Radicali Italiani-+Europa e di deputati del gruppo Italia Viva).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Tiramani. Ne ha facoltà.

PAOLO TIRAMANI (LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, Presidente del Consiglio, oggi siamo qui per votare il prolungamento dello stato emergenziale. Direi “finalmente”, dopo gli annunci fatti: si era parlato del 31 dicembre, poi della fine di ottobre. Oggi si arriva con questo compromesso, frutto anche della maggioranza, che non credo abbia gradito queste intemerate uscite di date senza prima il confronto in questo Parlamento. Vede, io le ricordo sempre che tutti questi provvedimenti dovrebbero essere discussi qui in Parlamento, prima ancora che annunciati, per non svilire innanzitutto il nostro ruolo di parlamentari.

Io le annuncio che sarò contro questo prolungamento. Sarò conto perché, dati alla mano, non negando la tragedia che l'epidemia ha portato - 35 mila morti, centinaia di migliaia di contagiati -, oggi questi numeri sono totalmente differenti; sono numeri molto blandi. Certo, il virus c'è ancora, ma pensare di bloccare un Paese con un provvedimento emergenziale lo riteniamo assolutamente fuorviante, soprattutto anche per i poteri speciali che, in qualche modo, le andiamo ad attribuire; poteri speciali che possono riguardare gli accordi bilaterali con i Paesi esteri; poteri speciali in materia di migranti, migranti che forse oggi, purtroppo, sono l'unico vero focolaio del COVID. Non è il mio un discorso politico ma numerico; vediamo dai tamponi eseguiti alle persone che la Guardia costiera riesce ad intercettare quanti soggetti sono tuttora positivi e sono molti di più di quelli che ogni giorno vengono percentualmente accertati durante i controlli nella nazione. Quindi, su questo, pur essendo io assolutamente predisposto, in quanto padre di famiglia, ad accogliere bambini e madri, quando vedo - e tutta l'Europa ci ride dietro - l'esempio di Lampedusa dell'altro giorno - ma anche di oggi -, con gli sbarchi dove andiamo ad accogliere giovani palestrati con barboncino al seguito, forse non ci facciamo una bella figura (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Non mi vergogno perché, va bene tutto, ma se dobbiamo, anche a discapito degli italiani che non arrivano alla fine del mese, mantenere i barboncini dei migranti, forse questa nazione merita quello che sta subendo dal punto di vista socio economico, ma noi questo non lo vogliamo. Mi inquieta pensare che questi poteri speciali non siano attribuiti solo a lei, ma anche ai commissari, penso ad Arcuri che dovrà gestire la riapertura delle scuole; lo vedo districarsi in gare d'appalto per comprare questi banchi e sedie a rotelle per i nostri figli. Ma non potevate pensare a delle altre soluzioni? È questo il futuro che vogliamo per i nostri ragazzi? Io credo che, francamente, questo non si possa tollerare, ma soprattutto credo che l'emergenza non sia socio sanitaria: l'emergenza è socio economica. Io arrivo da un territorio florido dal punto di vista commerciale e dal punto di vista manifatturiero - abbiamo il distretto della rubinetteria in Valsesia, a Borgosesia in particolare - dove l'indice di disoccupazione è molto basso, dove però le aziende stanno evadendo le ultime commesse, quelle che avevano già prima del COVID; dove le aziende non vogliono stati emergenziali, ma vorrebbero delle garanzie, vorrebbero una defiscalizzazione, vorrebbero un aiuto, quell'aiuto che lei ha promesso e che non ha mantenuto. Mi ricordo quando diceva ai primi di marzo che le vostre azioni economiche erano una potenza di fuoco, una potenza di fuoco tale che oggi centinaia di migliaia di italiani non hanno ancora ricevuto la cassa integrazione; questo vuole la gente comune, la gente comune è preoccupata per il proprio futuro. Certo, l'aspetto socio sanitario ci incute sicuramente terrore, visto quello che abbiamo vissuto nei mesi scorsi, ma bisogna ripensare a un'Italia che riparte e, sinceramente, io non vedo questo sforzo da parte vostra; non vedo azioni incentivanti dal punto di vista fiscale per permettere alle aziende di ripartire. Abbiamo visto decreti, bonus che riguardano cose frivole: i monopattini, il bonus turismo che nessuno accetta, perché gli albergatori dovrebbero farsi carico di quote che poi l'anno venturo potranno portare a detrazione delle tasse, ma sinceramente vi sembrano delle cose fattive queste? Vi sembrano degli aiuti? Sinceramente, secondo me, no. Gli italiani hanno bisogno di azioni incisive. L'unico vero stato emergenziale siete voi, questo Governo: questo Governo e le emergenze. Sono sicuro che nei prossimi mesi questa emergenza vi spazzerà, perché potrete anche fare tutti questi decreti emergenziali per allungare la vostra vita a Palazzo Chigi per qualche mese, ma quando la gente scenderà in piazza, perché non riuscirà ad arrivare a fine mese e si incazzerà, se la prenderà anche con voi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Schullian. Ne ha facoltà.

MANFRED SCHULLIAN (MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, a fronte di oltre 16 milioni di casi nel mondo e di nuovi focolai che scoppiano quotidianamente anche nei Paesi dell'Unione europea, sostenere che sia tutto finito è irresponsabile. Il virus rappresenta tuttora una minaccia concreta e, pertanto, non possiamo abbassare la guardia. Tuttavia, mentre nella prima fase la pandemia ci ha colti di sorpresa, cosa che giustificava sia le misure straordinarie, sia il ricorso a procedure quanto meno non usuali, ora non c'è più questa situazione di imprevedibilità: sappiamo con che cosa abbiamo a che fare. Le misure per contrastare la diffusione devono pertanto essere meno invasive possibili delle sfere di libertà costituzionalmente garantite e, laddove dovessero rendersi inevitabili anche misure invasive, queste non devono essere più generalizzate, ma devono essere mirate e territorialmente circoscritte, anche perché difficilmente potremmo permetterci un secondo lockdown come lo abbiamo dovuto affrontare solo pochi mesi fa.

Comprendiamo, pertanto, la scelta del Governo di prolungare lo stato di emergenza e chiediamo che nell'adozione di eventuali misure future il coinvolgimento del Parlamento, delle regioni e delle province autonome sia non soltanto di stile, ma effettivo e concreto, al fine di condividere ogni scelta.

PRESIDENTE. È così conclusa la discussione sulle linee generali.

(Annunzio di risoluzioni)

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Davide Crippa, Delrio, Boschi e Fornaro n. 6-00119 e Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00120 (Vedi l'allegato A). I relativi testi sono in distribuzione.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 11,50).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

(Parere del Governo)

PRESIDENTE. Invito il Ministro della Salute Speranza ad esprimere il parere sulle risoluzioni presentate.

ROBERTO SPERANZA, Ministro della Salute. Grazie Presidente, esprimo, a nome del Governo, parere favorevole sulla risoluzione di maggioranza a firma Davide Crippa, Delrio, Boschi e Fornaro n. 6-00119; invece, per quanto riguarda la risoluzione delle opposizioni a firma Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00120, do parere contrario sulle premesse, parere contrario sul primo comma degli impegni e, invece, parere favorevole sul secondo comma degli impegni.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di parlare il deputato Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI (MISTO-CD-RI-+E). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, lo stato di emergenza è stata una misura giuridica precauzionale. I tre cinesi trovati colpiti dal virus a Roma non l'avrebbero giustificata. Al 31 gennaio il Governo non sapeva cosa sarebbe capitato ed è stato semplicemente prudente. La pandemia si è rivelata molto più subdola e pericolosa di quanto si sarebbe potuto immaginare, anzi è ancora drammaticamente in campo e nel mondo forse ha raggiunto il suo apice. Meglio aver avuto un Governo cauto rispetto ai rischi della pandemia che un Governo negazionista. Non ci bastano gli esempi di Johnson, di Bolsonaro o di Trump? Noi abbiamo trovato un punto di equilibrio tra tutela dei diritti e difesa della salute. L'accostamento a Orbán del Governo Conte, del suo Governo, come esempio di illiberalità da parte dei suoi sostenitori italiani, appare un chiaro paradosso e i paradossi non aiutano una corretta valutazione politica che, però, deve essere equilibrata e pertinente e non può essere quella del giudizio di un'azione liberticida o della sospensione delle libertà o il paragone con democrazie incerte e sofferenti per i loro cittadini. La proroga al 15 ottobre appare, dunque, un fatto tecnico, per consentire la prosecuzione di interventi come quelli previsti dalla catena della Protezione civile, anche in relazione al fatto che la pandemia non è paragonabile a qualunque altro evento drammatico, ma puntuale come un'alluvione o un terremoto. Ma poiché la situazione sanitaria - ed ho concluso, Presidente - connessa alla pandemia appare sotto controllo, è bene che il Governo, dopo aver ottenuto una proroga sullo stato di emergenza, si concentri sulle misure di ricostruzione e di rilancio della condizione economica e sociale del nostro Paese. È evidente che questa proroga non contrasta e non impedisce queste azioni di rilancio e di ricostruzione, sempre più necessarie e doverose.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tasso. Ne ha facoltà.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Grazie, Presidente. È utile ricordare che stiamo affrontando una delle più drammatiche tragedie della nostra storia recente. Probabilmente i positivi passi avanti compiuti nel contrasto di questa emergenza, le attestazioni che ci arrivano e che ci sono arrivate da tutto il mondo per come si è affrontato efficacemente questo enorme dramma globale, rimuovono, a mio parere, dalla nostra mente il fatto che il virus, che sta flagellando il genere umano, non è affatto sconfitto. Non l'abbiamo neanche affrontato sostanzialmente, perché non abbiamo le armi mediche e non esiste un vaccino. Impariamo a conoscere questo nemico giorno per giorno. In pratica, siamo fuggiti da questo nemico, un nemico che in altri Paesi è ancora nel pieno del suo vigore, che incrementa contagi e miete vittime, e questo è un dato di fatto che non possiamo ignorare oppure neanche sottovalutare dicendo che sono Paesi lontani, intanto perché in Europa, alle porte dell'Italia, vi sono Stati che stanno subendo una recrudescenza di questa pandemia - e non sono io a dirlo, sono le notizie a certificarlo - e poi dimentichiamo che viviamo in regime di piena globalità dove è un attimo che ciò che affligge un popolo diventi un problema anche per un altro popolo e lo abbiamo purtroppo constatato. In questa vicenda, secondo me, essere in pieno controllo della situazione non significa privare i cittadini dei propri diritti ma portare a compimento quei processi e quelle azioni in atto come, ad esempio, la riorganizzazione del sistema sanitario territoriale e le strutture ospedaliere dedicate, tutto questo nell'ottica di un adeguamento rispetto agli scenari che si pareranno davanti a noi nel prossimo autunno. Il MAIE, come è accaduto in Senato, sosterrà la proposta di proroga avanzata dal Governo. In conclusione, Presidente, mi permetto di sollecitare la sua attenzione, affinché rimanga agli atti - ma sono certo che è un tema a cui lei tiene molto e ne ha piena contezza -, l'altrettanto grave emergenza economica, la cui sostenibilità è direttamente proporzionale alla velocità di erogazione degli aiuti stanziati e dall'attuazione di un'efficace strategia di rilancio che governi, come dire, la quantità di contributi che lei, con la sua squadra, ha saputo intercettare in Europa. Grazie, Presidente, e buon lavoro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rospi. Ne ha facoltà.

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP). Grazie, Presidente. Presidente, oggi viviamo uno stato di eccezione o uno stato d'emergenza? Questa è la domanda. Sebbene usati come equivalenti, “eccezione” ed “emergenza” non sono la stessa cosa. Caratteristica dell'emergenza è l'urgenza, il fare presto, l'agire subito. Provvedimenti urgenti di per sé possono essere perfettamente normali, ordinari, previsti e regolati. Lo ha detto anche lei, facendo l'esempio della Protezione civile che gestisce tante emergenze nel nostro Paese. L'emergenza, però, non è l'eccezione e l'eccezione non è il grado ultimo dell'emergenza. Sono due cose separate e differenti. All'emergenza si ricorre per rientrare quanto più presto nella normalità, all'eccezione si ricorre, invece, per infrangere la regola e imporre un nuovo ordine. Tutte le trasformazioni che non si effettuano attraverso traumi, come le rivoluzioni, passano attraverso delle fasi intermedie, fatte spesso di tante eccezioni che, sommandosi e combinandosi, si consolidano spesso in qualcosa di nuovo, una nuova situazione sociale. Fatta questa premessa, signor Presidente, lei oggi sta chiedendo a quest'Aula uno stato d'emergenza, la proroga di uno stato d'emergenza o la proroga di uno stato d'eccezione? Come vede, non è un atto formale che sta chiedendo. Le vere emergenze oggi, a mio avviso, sono la scuola, che rischia di non aprire il 14 settembre, le partite IVA, che non arrivano a fine mese, i tanti imprenditori che rischiano di chiudere la loro azienda, le famiglie che vedono ridurre i loro risparmi giorno dopo giorno, i giovani che stanno perdendo la speranza di costruirsi un futuro in questo Paese. L'Europa in questa fase emergenziale ha fatto la sua parte con il Recovery Fund e l'Italia avrà 209 miliardi anche grazie al suo intervento. Occorre ora, però, elaborare un serio piano strategico…

PRESIDENTE. Concluda.

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP). …per rilanciare - e ho concluso, Presidente - il nostro Paese, prevedere misure per sostenere le aziende in difficoltà, tutelare le nostre eccellenze. Occorre in sostanza, Presidente, abbandonare la logica dell'assistenzialismo per passare alla logica del primato dell'uomo sul profitto. Allora, basta - e concludo veramente - con la cassa integrazione per tutti e sussidio per chi sta a casa: ridiamo, invece, dignità al lavoro e alle persone. Se non facciamo questo, lavorando uniti come Parlamento e Governo, allora l'emergenza socioeconomica che arriverà in autunno può fare molte più vittime di quella sanitaria (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolo Protagonista-Alternativa Popolare).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Rossini. Ne ha facoltà. Colleghi, un po' di silenzio.

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). Presidente, grazie a un duro lavoro siamo riusciti a costruire la percezione del nostro Paese come un Paese sicuro oltre i confini e il rientro e il ritorno di flussi turistici sui nostri territori, anche se in quota minore rispetto agli altri anni, ce lo stanno confermando.

È la garanzia di saper monitorare e controllare e poter intervenire prontamente che ci permette di accogliere e restare una destinazione turistica affidabile.

Detto questo, abbiamo un problema. Lo sappiamo: l'allarmismo. Molti stanno già nutrendo un allarmismo ingiustificato e pericoloso. Come fare? Con questa proroga tecnica degli strumenti di intervento noi dobbiamo far passare forte l'idea che abbiamo preso atto che la situazione nel nostro Paese è cambiata e non potremo più tornare come a marzo, durante il lockdown e questo perché abbiamo capitalizzato l'esperienza. Questo è molto importante per i nostri cittadini. Abbiamo cure, sappiamo come reagire e, soprattutto, il monitoraggio ci aiuta. Quindi, presa d'atto di una situazione cambiata e di un Paese che possiede tutti gli strumenti, per affrontare anche l'incertezza, che però non deve guidare la vita quotidiana.

Seconda cosa. Dobbiamo declinare al più presto l'investimento sul servizio sanitario, che non potrà essere plasmato sulla pandemia COVID-19, ma dovrà avere lungimiranza al più presto, perché proprio questo investimento ci permette di guardare oltre.

Ultima cosa. Prevalenza della politica sugli aspetti tecnici, anche sul comitato tecnico, che ha lavorato benissimo, ma oggi è a supporto. Questo perché la salute dipende solo in parte dagli aspetti sanitari: è un concetto molto più ampio e una situazione molto più ampia. Dovremmo investire molto ora su un'informazione sul benessere, cosicché ogni cittadino si assuma una responsabilità verso lo stile di vita che conduce: alimentazione e giusta e corretta conduzione anche di una vita, di una attività fisica, perché questo rende forti le persone verso possibili altri virus e verso malattie.

In ultimo, la convivenza. Da domani noi entriamo in uno stato di convivenza con questo virus, proprio per combattere anche un allarmismo ingiustificato e pericoloso, che nutre solo le paure.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (M-NI-USEI-C!-AC). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, voteremo “no” alla proroga dello stato di emergenza e non per questo vogliamo essere tacciati di negazionismo. Voteremo “no”, perché riteniamo che non ci siano le ragioni per un prolungamento dello stato di emergenza. Riteniamo che il rischio sia quello di dotarsi di uno strumento improprio di Governo e che questo prolungamento ha una ragione politica, che non è un insulto: ha una ragione politica.

Noi comprendiamo le umane tentazioni. Chi di noi non è sottoposto alle umane tentazioni? La storia di questo Paese dice che l'uso politico della giustizia, per esempio, è stato e continua ad essere una tentazione. Ci può essere assolutamente la tentazione dell'uso politico dell'emergenza.

Le leggo un'importante nota sul più importante quotidiano di oggi, il Corriere della Sera. Massimo Franco dice che l'insistenza con la quale Giuseppe Conte ieri ha insistito sul carattere “meramente tecnico” della proroga dello stato di emergenza è apparsa molto difensiva. E, sebbene il termine sia passato da sei a due mesi e mezzo, l'impressione è che per il Governo assuma un rilievo soprattutto politico.

Allora, le spieghiamo perché, secondo noi, è un rilievo politico. Ed è la ragione per cui noi riteniamo che non ci sia bisogno oggi, 29 luglio, della proroga dello stato di emergenza. Lo stato di emergenza non è giustificato dai numeri. Tre mesi fa, due mesi fa, quando ci fu la proroga del lockdown, tutti i più importanti quotidiani italiani aprivano con questo: COVID-19, con la riapertura totale, entro metà giugno, 151 mila ricoverati in terapia intensiva, 430 mila ricoverati entro la fine dell'anno. Siamo a fine luglio: i ricoverati sono 740, di cui 45 in terapia intensiva. L'emergenza sanitaria non c'è. C'è ancora il virus? Assolutamente sì. C'è bisogno di responsabilità? Assolutamente sì. Ma l'emergenza sanitaria in questo momento non c'è. Sono state smentite le previsioni del Comitato tecnico, che le aveva suggerito di prorogarsi nel lockdown. Bisogna continuare a mettersi la mascherina. L'unica cosa che le chiediamo è di smetterla - lo dico anche al Ministro della Salute - di parlare di distanziamento sociale. C'è bisogno di distanziamento fisico, ma abbiamo bisogno della prossimità sociale, abbiamo bisogno della vicinanza, della coesione e dell'aiuto reciproco e della solidarietà, che in questo momento è la forza del nostro Paese.

L'emergenza non c'è. Potrebbe ritornare in autunno? Se ritornasse in autunno, allora, perché la proroga dell'emergenza l'avete voluta fino al 15 ottobre, quando inizia l'autunno? Capite che la ragione si vede che è stata un'altra: è stata una ragione politica. Tant'è, che avete discusso se il 31 dicembre o il 15 ottobre.

Siamo nella “fase 3”. La vera emergenza è, quindi, la ripartenza economica e sociale, e non si risolve con la proroga di poteri speciali a una sola persona. Questo tra l'altro è non solo pericoloso, ma anche inefficiente. Perpetuare - glielo diciamo tutte le volte che la incontriamo e su questo le chiediamo di assumersi questa responsabilità - una sensazione di paura blocca l'iniziativa di cui ha bisogno il Paese. Il virus non si combatte alimentando il timore, ma con la responsabilità. La storia dell'Italia è sempre stata la storia che si esce dalle catastrofi e dalle distruzioni, se si riparte insieme nella ricostruzione della vita economica e sociale.

Lei ha citato che ci sono stati 154 decreti di emergenza e 84 proroghe. Ha assolutamente ragione. Nessuno di questi decreti di emergenza e di queste 84 proroghe aveva previsto drammaticamente la limitazione delle libertà personali in tutto il Paese, delle libertà costituzionali. Per questo lei è qui a confrontarsi col Paese e con il Parlamento, perché il Parlamento rappresenta questo Paese.

Non cito Sabino Cassese, vado verso la conclusione. Il Parlamento - glielo ridico - non è il luogo della ratifica delle decisioni del Presidente del Consiglio. Il Parlamento è il luogo della rappresentanza della gente, dei suoi problemi, delle sue istanze, del suo confronto. Libertà e democrazia implicano la partecipazione e la conseguente responsabilità di tutti, come diceva Havel. La democrazia non è un lusso che non possiamo permetterci. La democrazia è un bene prezioso. Si risponde insieme con responsabilità, con serietà, dicendo di stare attenti, appellandosi a quel senso civico che tutta l'Italia intera ha dimostrato nei momenti peggiori di questa pandemia.

Ma, dall'altra parte, si dice che questo è il momento della ripartenza. E la ripartenza la si fa insieme, non appellandoci - non ne ha bisogno - a poteri eccezionali o a ipotetici prolungamenti dello stato di emergenza, che in questo momento non hanno alcun senso. Questa è la ragione per cui voteremo “no” (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro e di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (LEU). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato la linearità e la trasparenza del suo intervento, che è partito dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio. Lo dico ai colleghi e lo dico a me stesso: se andate in emeroteca e guardate i giornali del 1° febbraio, troverete questa notizia, salvo rarissime eccezioni, relegata o in basso nelle prime pagine o addirittura nelle pagine interne. Nessuno strale, nessuna protesta. Insomma, non ci fu, in quell'occasione, una rivolta contro una scelta, che come è stato giustamente ricordato, deriva da una legge dello Stato ed è prevista da una legge dello Stato, il codice di Protezione civile del 2018.

Però, allo stesso tempo, credo che sia stato giusto e noi abbiamo apprezzato la decisione, ovviamente, di condividere con il Parlamento questa scelta di proroga, una condivisione che arriva dopo una fase difficile e complessa, come lei ha ricordato, che ha visto in un certo momento quasi una contrapposizione tra potere esecutivo e Parlamento.

Credo che bisogna dare atto al Governo, da questo punto di vista, di avere anche ascoltato le impostazioni e le critiche che sono arrivate dal Parlamento, rispetto a una preoccupazione che credo debba essere condivisibile da tutti, quella sul rischio di un abuso di ordinanze, quando queste implicano la limitazione delle libertà personali.

Ma vorrei ricordare anche ai colleghi che il punto n. 2 della risoluzione di maggioranza impegna il Governo, cito, “a definire altresì, con norma primaria, le eventuali misure di limitazione di libertà fondamentali”. Questo vuol dire che le accuse che abbiamo letto in questi giorni sui rischi di derive liberticide, derive autoritarie, di tutto il potere affidato a un uomo solo, sono sostanzialmente prive di fondamento giuridico. Io vorrei, a questo punto, anche per chi ci ascolta, riflettere su un punto in maniera molto laica: qual era l'alternativa? L'alternativa era, banalmente, non prorogare. Ma quale sarebbe stata la percezione esterna di questa mancata proroga? Inevitabilmente, il rischio era quello che fosse interpretata a tutti i livelli come una sorta di “liberi tutti”; e non soltanto perché, come è stato ricordato dal Presidente del Consiglio, le trentotto ordinanze sarebbero svanite e il ruolo del commissario sarebbe stato sostanzialmente impraticabile, ma il messaggio che noi avremmo lanciato all'opinione pubblica sarebbe stato un messaggio pericoloso. Infatti, l'altra domanda che dobbiamo porci è se la pandemia è finita oppure no, e qui cito: “oggi abbiamo trentotto focolai esistenti, diciannove autoctoni casalinghi e diciannove importati, non bisogna abbassare la guardia, il virus non se ne è andato, dà segnali diversi dal punto di vista clinico, è fondamentale rispettare le indicazioni date dal DPCM e dalle nostre ordinanze”, chiusa citazione, Luca Zaia, presidente della regione Veneto. Ho citato una persona che io credo i colleghi dell'opposizione possono considerare, da questo punto di vista, al di sopra di ogni sospetto. Ossia, noi ci troviamo in una situazione che è stata correttamente sintetizzata dal parere del CTS, del comitato tecnico-scientifico: il virus continua a circolare e c'è una situazione internazionale preoccupante. Credo che i dati mondiali li conosciamo tutti e quindi, se il virus c'è ancora, se abbiamo situazioni di focolai esistenti, se quindi c'è ancora una situazione di pericolo, perché lanciare un messaggio che inevitabilmente sarebbe stato percepito come quello del “liberi tutti”? È stato più corretto, da un punto di vista scientifico, ma anche rispetto alle scelte - e poi dirò - che hanno guidato l'azione del Governo in questi mesi, prorogare. In altri termini, in un dibattito corretto, nel rispetto dei dubbi, delle riserve e delle preoccupazioni che sono state espresse anche in quest'Aula, anche all'interno della maggioranza, ma dai banchi dell'opposizione, io credo che dovremmo considerare questa proroga, per le cose che sono state dette, per gli elementi di carattere giuridico e di carattere sanitario, come una scelta obbligata. Era una scelta obbligata e - mi sia consentito - di coerenza rispetto al principio di precauzione, che è quello che ha guidato il Governo, che ha guidato il Ministro della Salute, che, lo ricordo, fu il primo a chiedere che l'Europa nel suo complesso, che i Ministri della sanità europea prendessero atto della situazione critica e agissero di conseguenza. Qui il tema non è che qualcuno vuole alimentare delle paure, il punto è che, in una situazione come quella che è stata descritta ed è descritta dai dati, occorre muoversi con cautela, senza, con questo, richiamare evidentemente né i fantasmi dei pieni poteri e neppure quelli di una manovra che ha altri obiettivi, se non quelli di tutelare la salute. E, da questo punto di vista, non può non essere condiviso - e dovrebbe, a mio giudizio, essere una condivisione ampia di questo Parlamento - l'obiettivo, che dovrebbe essere quello di rendere questo Paese più sicuro e di trasmettere all'esterno che l'Italia è un Paese sicuro. Da questo punto di vista, dovremmo forse con un po' di orgoglio patriottico - a volte questo termine è usato anche in quest'Aula a sproposito - essere orgogliosi di quello che l'altro giorno era scritto sul New York Times, e scriveva un premio Nobel dell'economia, indicando l'Italia e le scelte che sono state fatte dall'Italia come un esempio da seguire per la comunità internazionale, in contrasto con quelle, ad esempio, che sono state fatte nel suo Paese, negli Stati Uniti d'America. E, quindi, io credo che alla fine, se è vero come è vero che, nella gerarchia dei valori, la salute viene prima di tutto e che la sanità è un bene pubblico fondamentale ed essenziale, questa proroga era, e rimane, una scelta obbligata e giusta.

Inoltre, e chiudo su questo, signor Presidente, per quanto riguarda il fatto di continuare, credo più per usi propagandistici che per convinzione personale, a mettere in contrapposizione la salute e la ripresa economica, è un'osservazione banale, ma io credo efficace: è del tutto evidente che l'obiettivo, a cui tutti noi dobbiamo lavorare, è la ripresa dell'economia, che vuol dire crescita, che vuol dire occupazione, che vuol dire serenità, che vuol dire benessere, ovviamente prendendo però con grande attenzione e facendo tesoro della lezione di questi mesi. Se questo è l'obiettivo a cui noi dobbiamo tendere, è evidente che questo ha una precondizione: la precondizione è che la salute del Paese e la salute dei cittadini siano tutelate e difese, ossia non c'è una contrapposizione tra salute ed economia e quindi è sbagliato lanciare messaggi allarmistici. Infatti, mentre io credo sia giusto discutere - ma alla fine, come ho provato a dire ed argomentare, la proroga sta dentro una linea di Governo basata e fondata sul principio di precauzione -, credo che sia sbagliato lanciare e fare degli allarmismi; perché poi, alla fine, la percezione esterna, la trasmissione esterna è quella che noi, approvando questa proroga, ritorniamo ai DPCM di marzo: questa è una colossale bufala, tornando alla discussione di ieri, è una fake news. E quindi la risposta non che può essere questa per quel che ci riguarda, pur con le preoccupazioni e, pur con la necessità di un equilibrio di un ruolo del Parlamento in tutte le fasi, compresa quella che oggi viviamo, approvando questo provvedimento, ma anche in quelle future: il gruppo di Liberi Uguali per queste ragioni voterà a favore della proroga dello stato di emergenza (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Di Maio. Ne ha facoltà.

MARCO DI MAIO (IV). Grazie, Presidente. Signor Presidente del Consiglio, la ringraziamo per questa comunicazione. Riteniamo la sua presenza in quest'Aula un atto dovuto, per il ruolo che lei ricopre e anche per la funzione che il Parlamento deve svolgere. Peraltro, una maggior parlamentarizzazione dei processi decisionali che attengono al Governo e in particolare alla Presidenza del Consiglio erano uno degli impegni che Italia Viva le aveva chiesto e che ci fa piacere vedere che vengano mantenuti. Siamo anche lieti di vedere che sono stati accolti i nostri rilievi relativi all'ipotesi iniziale formulata dal Governo di una proroga fino al 31 dicembre dello stato di emergenza. Con la risoluzione che presentiamo la impegniamo a prorogarla fino al 15 di ottobre e stiamo parlando di una proroga assolutamente circoscritta e meglio definita rispetto alla precedente, quindi un atto del tutto diverso rispetto a prima ed è anche la dimostrazione che il coinvolgimento del Parlamento è sempre proficuo, utile e produttivo, anche per l'azione del Governo.

Prendendo atto, dunque, delle motivazioni che lei ha addotto, saremo al suo fianco, a fianco del lavoro del Ministro Speranza, di cui abbiamo apprezzato la dedizione e anche la parsimonia comunicativa di questi mesi, e anche la serietà con cui ha affrontato il suo ruolo. E del resto, Presidente, come Italia Viva abbiamo sempre sostenuto, anche quando non abbiamo fatto mistero di critiche e perplessità sulle modalità comunicative, le decisioni assunte per limitare la diffusione del contagio. Le abbiamo sostenute, le abbiamo difese e soprattutto le abbiamo rispettate, a differenza di alcuni colleghi che, in sfregio non solo alle regole ma anche alla memoria di chi, purtroppo, ha perso la vita in questa tragedia, stanno facendo convegni, iniziative e comunicazioni che sono lesive della tutela dell'interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva e di deputati del gruppo Partito Democratico): un atteggiamento che riteniamo intollerabile e ben più grave - soprattutto se attuato da un leader politico preso a riferimento da milioni di italiani come Matteo Salvini - della limitata e cautelativa proroga dello stato di emergenza.

E se ancora qualcuno nutre dei dubbi sull'operazione che, poco più di un anno fa, abbiamo voluto, che ha voluto in particolare Matteo Renzi, promuovendo la nascita di questo Governo, per farseli passare basta immaginare che senza quella mossa del cavallo oggi avremmo rischiato di avere un Paese guidato non solo da una maggioranza sovranista, ma anche, forse, da un Presidente del Consiglio negazionista del virus (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), con tutte le conseguenze che, purtroppo, Stati come il Brasile, la Russia e gli Stati Uniti sono lì a dimostrare. Pensiamo, però, gentile Presidente, che sia doveroso distinguere l'esigenza istituzionale di questa proroga dello stato di emergenza dall'impatto mediatico che rischia di avere, anche per l'eccessiva drammatizzazione che ne sta facendo una parte - e sottolineo una parte - dell'opposizione. Non dobbiamo cedere alle tesi negazioniste di chi fa finta che non ci sono più problemi e non dobbiamo, però, neppure cedere alla teoria della tensione comunicativa, che è una strategia che, ovviamente, non condividiamo.

La situazione, dal punto di vista sanitario, è ampiamente sotto controllo, con solo quaranta posti occupati in terapia intensiva e contagi circoscritti e contenuti. Se siamo arrivati a questo risultato - e vorrei che non lo dimenticassimo mai - lo dobbiamo alla capacità degli italiani di rispettare le regole durante il lockdown e, soprattutto, Presidente, colleghi, allo straordinario lavoro svolto dal personale che lavora nei nostri ospedali, medici, infermieri, personale tecnico e amministrativo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia): a loro dobbiamo, ancora una volta, un deferente ringraziamento, che troppo spesso dimentichiamo adesso che siamo fuori dall'emergenza più acuta. Anche per loro e soprattutto perché non resti vano il sacrificio delle oltre 35 mila vittime che ha pianto il nostro Paese non possiamo abbassare la guardia e sottovalutare la presenza del virus. Abbiamo, però, Presidente, una grande preoccupazione, che è quella legata a un altro tipo di emergenza, che ci preoccupa di più in questo momento, cioè quella di carattere economico e sociale, che già vediamo e che temiamo possa acutizzarsi nel prossimo autunno. E ci dispiace aver letto, di fronte alla messa in guardia di questo rischio, cioè il rischio che questa crisi possa assumere connotati ancora più gravi, aver letto da alcuni esponenti del Governo che si tratti di gufi o di volere, in qualche modo, tifare contro l'Italia nel fare queste previsioni. È semplice realismo e credo che lei dal suo osservatorio, con gli strumenti che ha a disposizione, non possa che confermare che c'è questo rischio.

Dunque, noi pensiamo che da qui in avanti la parola d'ordine che deve in qualche modo ispirare l'azione del Governo debba essere la parola “velocità”: velocità nel far arrivare le risorse che spettano a imprenditori, famiglie, imprese, professionisti; velocità nell'adottare nuove misure di sostegno all'economia. Oggi voteremo uno scostamento di bilancio importante: ci aspettiamo che quelle risorse, a differenza di quello che è successo nella fase iniziale degli aiuti stanziati dal Governo, arrivino rapidamente, con velocità, alle imprese, al mondo del commercio, in particolare al mondo del commercio al dettaglio, che sta soffrendo moltissimo; così come al turismo, all'agricoltura, per la quale la nostra Ministra Bellanova si sta impegnando alacremente e che troppi osservatori sbagliano a definire un settore fuori dalla crisi perché non si è mai fermato, in quanto anche l'agricoltura, come molti altri comparti, sta soffrendo moltissimo. Ancora: i piccoli artigiani, che spesso sono il substrato che consente alla nostra grande industria di eccellere nel mondo e che stanno patendo moltissimo il peso di questa crisi, così come il mondo degli eventi, della ristorazione e dei servizi; e poi anche il terzo settore, un comparto troppo spesso dimenticato, di cui, però, quando abbiamo bisogno facciamo ampiamente ricorso (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), che sta patendo moltissimo questa crisi in termini economici e non solo, e vorrei che anche di questo non ci dimenticassimo.

Velocità, Presidente, nel puntare di più su chi lavora, su chi produce e di meno sull'assistenzialismo; per dirlo con una battuta, vorremmo più Jobs Act e meno reddito di cittadinanza. Vorremmo un investimento forte sul lavoro, un investimento forte sulla decontribuzione, un investimento forte su chi scommette per il futuro (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). E vorremmo più velocità anche nel riaprire i cantieri: approviamo rapidamente il “decreto semplificazioni”, miglioriamolo, mettiamo in atto il piano “Italia shock” che da mesi abbiamo messo a sua disposizione e che lei ha dimostrato di condividere, per far ripartire i lavori frenati o fermati dall'eccesso di burocrazia che, spesso, strangola il nostro Paese.

La parola d'ordine “velocità”, Presidente, deve valere anche per la scuola e dobbiamo definire in fretta, senza ulteriori rinvii, le modalità concrete e definitive del ritorno in classe. La scuola deve riaprire: non c'è altro giro di parole che possa valere su questo tema, ma se vogliamo che tutti i bambini e i ragazzi tornino a scuola, le linee guida del Comitato tecnico-scientifico vanno riviste (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

La politica, con rispetto, ma anche con fermezza nei confronti dei tecnici, deve recuperare il proprio ruolo e deve decidere, come chiediamo da mesi. Velocità anche nel dare risposte alle famiglie: lei sa quanto ci stia a cuore il Family Act, a cui sta dedicando la gran parte della propria attività la Ministra Elena Bonetti. Questa Camera ha scritto, tutta insieme, una bella pagina della vita istituzionale del nostro Paese, votando all'unanimità la legge sull'assegno unico e universale. Chiediamo di procedere rapidamente con l'approvazione definitiva di tutti gli interventi previsti da quel piano e a sostegno delle famiglie.

Infine, Presidente, chiediamo velocità anche nel prendere e spendere i soldi che arriveranno dall'Europa. Ci lascia alquanto perplessi che, dal momento successivo al grande risultato che lei e il Ministro Amendola e tutto il Paese - perché, come ha ricordato giustamente, quel risultato ottenuto al Consiglio europeo è un risultato non suo, ma dell'Italia tutta - ha ottenuto, che dopo aver ottenuto quel risultato con il piano sul Recovery Fund, che porterà in Italia molti miliardi di euro, il primo dibattito che si è aperto non è su come spenderli ma su chi deve spenderli, immaginando task force, nuove Commissioni e quant'altro. Noi pensiamo che questo Parlamento e il Governo siano già strumenti più che sufficienti per definire insieme (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), nella relazione ovviamente con i corpi sociali, con i territori, con gli enti locali, le modalità, i progetti e gli strumenti attraverso i quali spendere queste risorse.

E velocità, Presidente, infine, anche nell'accedere ai fondi messi a disposizione dal MES. Sappiamo che c'è un problema politico di una parte della maggioranza su questo punto, ma pensiamo anche che le bandiere politiche, in questo momento più che mai, valgano molto meno dell'interesse nazionale, dell'interesse del nostro Paese. Quei soldi ci servono, servono all'Italia, servono alla nostra sanità. Conduca anche quella battaglia, Presidente, e avrà, ancor più di oggi, Italia Viva al suo fianco. Comunico e annuncio il voto favorevole alla risoluzione di maggioranza da parte del nostro gruppo (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Meloni. Ne ha facoltà.

GIORGIA MELONI (FDI). Grazie. Dunque, Presidente, io non userò mezzi termini perché, a differenza di quello che ho sentito dire da molti colleghi, io penso che quello che sta accadendo qui stamattina sia gravissimo e penso - e non mi nascondo - che questo sia il tassello di una vera e propria deriva liberticida che questo Governo ha messo in campo con la scusa del Coronavirus (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Perché, vede, Presidente Fico, Presidente Conte, non c'è un'altra ragione che spiega la sfrontatezza con la quale lei viene nel Parlamento della Repubblica italiana a spiegare a dei legislatori che, senza la proroga dell'emergenza, non potrebbe fare cose che lei può fare tranquillamente con strumenti ordinari - tranquillamente con strumenti ordinari -, come se non esistessero i decreti-legge, che avete usato per fare qualunque cosa in Italia, e quindi ci spiega che noi le dobbiamo dare dei poteri speciali. Forse si sente ormai così importante, così potente, da poter venire qui a deridere il Parlamento della Repubblica, perché io penso che sia un po' eccessivo, glielo dico sinceramente.

Allora, mettiamo in fila alcune cose. Punto primo: nell'Europa che voi citate a ogni piè sospinto, non c'è una sola nazione che abbia prorogato lo stato d'emergenza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Cari amici della sinistra, nell'Ungheria del temibile Orban, lo stato di emergenza è stato revocato un mese e mezzo fa, ridicolizzando, ancora una volta, quella sinistra che ci parlava di una dittatura (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Nella Francia dietro la quale vi state nascondendo, lo stato d'emergenza è stato revocato venti giorni fa e c'è un regime transitorio che consente al Governo unicamente di intervenire in alcuni ambiti molto specifici, con provvedimenti estremamente puntuali. Allora, vedete, se nessun Paese europeo ha prorogato lo stato di emergenza, perché deve farlo l'Italia? Cioè, noi abbiamo una situazione sanitaria, in termini di contagio, peggiore del resto d'Europa, Ministro Speranza? Perché se è così, voi venite in quest'Aula e lo argomentate sul piano scientifico (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia): lo argomentate! E, se anche non poteste argomentarlo - guardi, le dico di più, diciamo che voi avete delle informazioni che non abbiamo noi e non lo potete argomentare - non serve comunque una proroga di tre mesi.

Perché, scusi, Presidente Conte, lo scorso agosto, quando il Parlamento era chiuso, avete convocato i senatori in ventiquattro ore perché bisognava passare dal Conte I al Conte II e le garantisco che, se il Parlamento può essere convocato in ventiquattro ore per i vostri giochi di Palazzo, può essere convocato in ventiquattro ore anche per lo stato d'emergenza, se avete un problema, o no, o mi sbaglio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Ma ovviamente il tema non è questo, perché lei, e in questo è stato onesto, viene qui a dirci che il problema non è il contagio, l'Italia non è una nazione più esposta delle altre. Il problema sono i poteri del Governo: l'Italia è l'unica nazione che ha un Governo che pretende di avere poteri speciali anche se non ci sono delle ragioni reali per avere dei poteri speciali, questa è la nostra differenza (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E infatti lei ci dice una serie di cose. In pratica, noi dovremmo prorogare lo stato di emergenza per consentire al Ministro Azzolina di buttare qualche centinaio di milioni di euro per comprare degli inutili banchi a rotelle, con i quali gli studenti potranno giocare all'autoscontro in classe, questo è in pratica il concetto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Va bene, il punto è: qual è il prezzo che l'Italia paga per concedervi questa libertà? Davvero lei crede a quello che ha detto, Presidente Conte? Davvero lei crede che non comporterà un problema al nostro turismo dire, al cospetto del mondo, che l'Italia ha ancora una situazione di emergenza, quando non ce l'hanno la Spagna, la Grecia, la Croazia o la Francia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Davvero lei pensa che gli investitori che vorrebbero mettere i loro soldi in Italia continueranno a farlo se noi diciamo che questa nazione ha un'emergenza? Davvero lei pensa che quei commercianti o quegli imprenditori che sono in dubbio se riaprire o meno le loro attività non diranno: va bene, aspettiamo che passi la tempesta, il Governo dice che siamo ancora in emergenza. Davvero lei pensa quello che ha detto? Perché io non posso credere che lei lo pensi davvero; quello che io devo credere è che non le interessa, è che è un prezzo che lei è disposto a pagare perché quella della quale vi state occupando non è la salute degli italiani, ma è la salute del vostro Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché lo stato di emergenza vi serve per consolidare il potere, perché lo stato di emergenza vi consente di fare quello che volete senza regole e controlli. Questo è quello che voi state chiedendo al Parlamento della Repubblica italiana, e non si può fare finta che sia un'altra cosa, mi dispiace, non si può fare finta (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Avete imparato la lezione: la lezione è che lo stato d'emergenza consolida il Governo; non perché voi siate bravi a gestirla, è un fatto sociologico, è stato ampiamente spiegato, accade in tutti i Paesi del mondo. Quando c'è un pericolo che arriva da un agente esterno, il popolo si stringe attorno alla sua bandiera, attorno alle istituzioni, attorno al Governo. In tutto il mondo il consenso dei Governi è cresciuto durante l'emergenza COVID; qui i menestrelli di regime ogni giorno ci raccontano di quanto sia amato il Presidente del Consiglio, di quanto il suo consenso sia unico nel mondo. Ma, se fosse un consenso reale, se non fosse un consenso indotto, probabilmente avreste il coraggio di andare a libere elezioni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), invece di stare abbarbicati alla poltrona a tentare di cucirvi addosso un'altra legge elettorale per poter fare il Governo anche se perdete le elezioni; invece voi lo sapete che quel consenso non è reale, sapete che è la paura che vi genera quel consenso, e quindi non volete fare a meno di questo vantaggio, perché, quando non avrete più questo vantaggio, allora rimarrà solamente il vostro cinismo e la vostra inconcludenza. E “inconcludenza” è una parola che non uso a caso, Presidente Conte, perché lei fin qui ha avuto, lei e il suo Governo, poteri straordinari tanti e quali da configurare quasi i pieni poteri. Come li avete usati? Che cosa ci avete fatto con questi poteri incredibili che vi abbiamo dato? Certo non li avete usati per pagare in tempo la cassa integrazione o per fare arrivare la liquidità alle imprese o per abbattere la burocrazia o per aiutare le famiglie (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Li avete usati per fare tutt'altro: li avete usati per fare, per esempio, in pieno lockdown, un'infornata di 300 nomine pubbliche mentre gli occhi erano rivolti altrove per sistemare qualche altro compagno di classe dei Ministri del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Li avete usati per mettere nei “decreti Rilancio e “Cura Italia” cose che non c'entravano nulla con la pandemia, perché, scusi, che cosa c'entra con il COVID la proroga della concessione aeroportuale di Fiumicino ai Benetton, che vale un regalo da oltre un miliardo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? E cosa c'entrano 4 milioni di euro per combattere l'omofobia? Che adesso il COVID aumenta i casi di intolleranza verso gli orientamenti sessuali? Siamo seri, non mi pare che esistano evidenze scientifiche di questo tipo! Poi, magari, quando approveremo la legge Zan, ci diranno anche questo, ma ad oggi non ci sono evidenze. Non c'entra niente, non c'entra niente! Ma voi avete fatto tutt'altro con questi poteri e con queste risorse, compresa la famosa Commissione per le fake news, il Ministero della Verità. Una serie di esperti nominati per dirci che le verità che racconta chi si permette di contestare il Governo sono delle menzogne e le menzogne che racconta il Governo invece sono verità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), come quando dicevate che le mascherine non servivano a niente. E poi la sanatoria degli immigrati nel “decreto Rilancio”, perché noi pensavamo di rilanciare l'economia regolarizzando centinaia di migliaia di immigrati. Sono queste le cose che ci sta chiedendo di poter continuare a fare? Mi dispiace, Presidente Conte, noi questo non lo possiamo consentire; non lo possiamo consentire e non consentiremo che continuiate a usare i poteri speciali per non dare risposte agli italiani, quando aiutate solo immigrati clandestini, anche in rapporto a quello che accade in questi giorni. Con quale faccia avete multato i commercianti che scendevano in piazza, chiedendo aiuto in modo composto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Con quale faccia chiudete le attività di chi non mantiene il distanziamento? Con quale faccia rincorrevate la gente con i droni sulle spiagge e oggi consentite a migliaia di immigrati clandestini di entrare sul territorio italiano, violando i nostri confini, e poi violare la quarantena andandosene a zonzo, anche quando sono contagiati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Con quale faccia? Ci dite che diavolo state facendo? È da pazzi irresponsabili, Presidente Conte, perché noi abbiamo fatto sacrifici enormi per limitare il contagio, abbiamo condannato a morte decine di migliaia di attività, rischiamo milioni di disoccupati, e non lo faremo e non renderemo tutto vano per la vostra furia immigrazionista (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! E non rida, perché non c'è niente da ridere, non c'è niente da ridere! La nostra responsabilità ci impedisce di essere conniventi; noi non saremo conniventi con questa roba qui. Noi voteremo contro, Fratelli d'Italia e tutto il centrodestra compatto ancora una volta, e non vi daremo tregua fin quando non restituirete agli italiani la loro libertà (Prolungati applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bordo. Ne ha facoltà.

MICHELE BORDO (PD). Signor Presidente della Camera, Presidente Conte, Governo, colleghi, proverò a stare più al merito della discussione di oggi, tralasciando la propaganda che c'è stata in qualche intervento fino a questo momento (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Il PD ha detto sin dall'inizio che avrebbe sostenuto tutte le scelte dell'Esecutivo per contenere l'epidemia, compresa la proroga dello stato di emergenza. I dati giornalieri sui contagi dimostrano purtroppo che i rischi sanitari nel nostro Paese non sono ancora finiti. Fa bene allora il Governo a tenere alta l'attenzione e a proseguire con cautela e rigore; d'altronde, è proprio grazie alle decisioni di questi mesi se piano piano siamo riusciti a tornare quasi alla normalità. Allentare tutto adesso, come avrebbe fatto qualche leader dell'opposizione se fosse stato al Governo, significherebbe correre il rischio di vanificare i risultati importanti raggiunti. La discussione sulla proroga dell'emergenza andrebbe allora affrontata con maggiore serietà. Qui nessuno sta chiedendo pieni poteri; fu qualche altro a chiederli senza successo un anno fa, è bene ricordarlo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Colleghi!

MICHELE BORDO (PD). E non c'è alcuna deriva liberticida (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)

PRESIDENTE. Colleghi!

MICHELE BORDO (PD). Questa cosa è strana: parlano loro e noi in silenzio ascoltiamo, parliamo noi e loro si agitano. Un po' di rispetto (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)!

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi!

MICHELE BORDO (PD). E non c'è alcuna deriva…(Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)

PRESIDENTE. Colleghi, bisogna far continuare l'intervento, è una questione assolutamente di rispetto. Ognuno parla in quest'Aula e può parlare senza essere interrotto. Prego.

MICHELE BORDO (PD). Spero, Presidente, poi di recuperare il tempo che ovviamente mi stanno facendo perdere.

PRESIDENTE. Prego, non si preoccupi di questo.

MICHELE BORDO (PD). E non c'è alcuna deriva liberticida nel nostro Paese; così come non vi è intenzione, e lo ha ribadito il Presidente del Consiglio anche stamattina, di drammatizzare questo passaggio, né di alimentare allarme o paure ingiustificate nella popolazione.

In questa scelta, come abbiamo giustamente chiesto, è determinante il ruolo del Parlamento, tanto nella funzione di indirizzo quanto sulla durata della proroga; e, per quanto ci riguarda, è stato molto importante ribadire anche che saranno norme primarie a disciplinare, qualora fosse necessario, nuove limitazioni di libertà fondamentali. La minoranza farebbe bene a collaborare con il Governo, anziché alimentare la propaganda (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Colleghi… Senza commentare.

MICHELE BORDO (PD). Succede invece che i leader politici dell'opposizione pensino più a lucrare qualche voto sulla contingenza, piuttosto che a lavorare con il Governo per costruire una strategia di lungo periodo nell'interesse del Paese e dei cittadini.

In questi mesi abbiamo assistito molto spesso a passaggi repentini da una posizione all'altra, con troppa superficialità e a seconda degli umori prevalenti: c'è stato chi ha sostenuto prima la chiusura totale del Paese e dopo qualche giorno la riapertura completa e viceversa, creando confusione e smarrimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Mi ricordo ancora, durante il primo vertice che facemmo a Palazzo Chigi, quando chiedevate, e ancora non c'era l'emergenza, la sospensione di Schengen addirittura. Salvini è arrivato persino a condividere, come ha fatto l'altro giorno al Senato, la teoria del negazionismo.

Voglio dirlo chiaramente: è una vergogna il sostegno di questa tesi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)! Negare che oggi ci sia ancora un'emergenza legata al Coronavirus nel nostro Paese, come giustamente ha sostenuto il presidente del comitato delle vittime, significa sfregiare i morti del COVID-19 e prendere a schiaffi i loro parenti (Commenti del deputato Colla). I politici dovrebbero essere più misurati nelle dichiarazioni…

PRESIDENTE. Deputato Colla! Deputato Colla, mascherina, per favore. Collega, intervengo io e nessun altro, per favore. Collega, intervengo io e nessun altro. Prego.

MICHELE BORDO (PD). …e seri nei comportamenti. Non è stato edificante il rifiuto del leader della Lega di indossare la mascherina in Senato. Il messaggio che è arrivato ai cittadini da quel gesto è pesante (Commenti del deputato Sasso).

PRESIDENTE. Deputato Sasso, per favore.

MICHELE BORDO (PD). Tra molti è passata l'idea che certi obblighi possano anche non essere rispettati, un comportamento del genere rischia di produrre danni enormi. Usare la mascherina, evitare gli abbracci, praticare il distanziamento fisico non è un modo per alimentare la paura (Commenti del deputato Sasso).

Però, Presidente, io devo poter parlare. Io devo poter parlare, però.

PRESIDENTE. Deputato Sasso! Deputato Sasso! Deputato Sasso, per favore! Deputato Sasso! Deputato Vallotto! Deputato Vallotto!

MICHELE BORDO (PD). Perché altrimenti interrompiamo. Io devo poter parlare: non è possibile parlare in queste condizioni. Capisco che loro sono abituati ad altre culture, ma io devo poter parlare (Commenti del deputato Sasso)

PRESIDENTE. Prego. Prego, prego, prego…Vada avanti. Deputato Sasso! Deputato Sasso! Andiamo avanti.

MICHELE BORDO (PD). Non è un modo, dicevo, per alimentare la paura tra i cittadini, ma la maniera per contribuire a tenere basso il numero dei contagi ed evitare una nuova emergenza. D'altronde, è anche grazie a questi accorgimenti se siamo riusciti a salvare migliaia di vite umane nel nostro Paese.

Bisognerebbe avere allora più rispetto per queste persone. Altro che rifiutare di indossare la mascherina! Il bollettino sulla diffusione del virus, cari colleghi dell'opposizione, non è terrorismo mediatico, ma la modalità che permette di informare i cittadini sui focolai presenti nei diversi territori al fine di prevenire la diffusione dei contagi. Al Governo non c'è nessuno che si diverte a mantenere le restrizioni. L'Italia ha dimostrato in questi mesi di essere un modello da seguire per altri Paesi, e quelli che hanno fatto scelte diverse, i vostri amici, stanno purtroppo ancora oggi pagando un prezzo altissimo al virus, con decine di migliaia di contagi al giorno e un numero enorme di vittime.

Il nostro Governo ha gestito bene l'emergenza. Bisogna smetterla, dunque, con la caricatura secondo cui le decisioni su questa pandemia dipendono sostanzialmente da due categorie di pensiero: da una parte i coraggiosi, che vorrebbero riaprire tutto eliminando ogni restrizione, e dall'altra quelli che hanno paura e provano gusto per questa ragione a confermare limiti e divieti. Togliamo il velo dell'ipocrisia e della propaganda da questa discussione: non esistono queste due categorie, semplicemente perché non esiste la ripresa dell'economia senza la certezza della sicurezza sanitaria (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

I consumi non ripartono se il Governo toglie le restrizioni, ma se viene meno la paura del contagio. I turisti non è che non vengono perché il Governo chiede al Parlamento di votare la proroga dello stato di emergenza, ma perché temono di essere contagiati. Il nemico della ripresa economica, questa è la verità, oggi è la paura, che sconfiggeremo solo quando avremo sconfitto il virus. Non è la proroga dello stato di emergenza a determinare danni economici nel Paese: al contrario, la situazione economica rischierebbe di essere definitivamente compromessa se decidessimo di abbassare la guardia e fossimo poi costretti a nuove misure drastiche per fermare l'eventuale ripresa dei contagi. La proroga serve proprio per evitare che questo possa accadere.

Ha ragione il Ministro Speranza: siamo fuori dalla tempesta ma non ancora in un porto sicuro; è questa la ragione per la quale è necessario mantenere alcune delle restrizioni previste.

Come abbiamo sentito anche stamattina, sono tante le ragioni che giustificano la richiesta del Governo di prorogare lo stato di emergenza. Perderebbero efficacia, in assenza di una proroga, 38 ordinanze, diverse misure, tra le quali è utile ricordare, come il Presidente ha fatto, quella sulla gestione delle strutture temporanee per l'assistenza di persone positive, quella che prevede il reclutamento del personale sanitario, quella sul pagamento delle pensioni negli uffici postali.

Il sistema sanitario del nostro Paese ha retto complessivamente, nonostante i numeri grandissimi della pandemia; ed è stato un bene avere, a differenza di altri Paesi, un sistema pubblico di assistenza e cura. Da altre parti c'è bisogno della carta di credito o di un'assicurazione per essere curati, è bene ricordarlo. Dobbiamo preservare la nostra sanità: basta tagli e privatizzazioni, perché dove c'è stato il combinato disposto di questi due elementi, come abbiamo visto, la gestione dell'emergenza è stata più complicata.

Il Governo deve lavorare in continuità con le scelte fatte in questi mesi, che sono già un'inversione di tendenza rispetto a quanto accadeva negli anni scorsi. In cinque mesi abbiamo destinato più soldi alla sanità che in cinque anni, cominciando già con la legge di bilancio, e ben prima che ci fosse l'emergenza; ma c'è ancora molto da fare, abbiamo bisogno di risorse e di interventi importanti. L'obiettivo deve essere avere posti sufficienti in terapia intensiva, azzerare le liste d'attesa, rendere adeguati gli ospedali, comprare macchinari moderni, reclutare personale sufficiente, assumere ricercatori eccellenti, investire di più sulla medicina territoriale e i medici di base; e c'è la necessità di continuare a destinare risorse significative per la ricerca al fine di arrivare quanto prima ad un vaccino anti-COVID-19 che sia un bene universale e non un diritto di pochi.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MICHELE BORDO (PD). E poi - concludo, Presidente - bisogna accelerare le decisioni per la ripresa in presenza dell'attività didattica e per garantire un'ampia campagna vaccinale contro l'influenza.

Sono questi i motivi per i quali sarebbe un errore rinunciare al MES, che è conveniente sul piano economico-finanziario e non presenta condizioni. Questo nodo dobbiamo scioglierlo quanto prima e sarà necessario un approccio pragmatico e concreto, non ideologico.

Per tutte queste ragioni il gruppo del Partito Democratico voterà a favore della proroga dello stato di emergenza (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sisto. Prego, ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Grazie, Presidente. Non casualmente ho mantenuto questa posizione: è stata la posizione da cui Giorgia Meloni ha svolto il suo intervento, a riprova della unità della coalizione di centrodestra (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia). Una unità che non è soltanto logistica, non è soltanto di posizionamento nell'Aula, ma è una unità non nell'interesse di qualcuno, ma in un solo interesse: nell'interesse del Paese e dei cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia), e noi parliamo soltanto e solo per questo.

Illustre Presidente, scenderò sul suo terreno: il terreno delle norme, il terreno della fake, per parafrasare una parola che è aleggiata in quest'Aula, dell'impostazione giuridica che lei offre a quest'Aula, perché è un'impostazione fasulla. L'articolo 24 della normativa sullo stato di emergenza - ma questo va detto - è chiarissimo: è possibile lo stato di emergenza solo al verificarsi di eventi calamitosi, e non nella prospettiva che si possano verificare degli eventi. Lei questo lo sa e non può assolutamente contrabbandare in quest'Aula un'idea diversa (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Lega-Salvini Premier)! La proroga significa che, in presenza delle stesse condizioni, è possibile lo stato di emergenza. Presidente, lei si sta arrogando diritti di matrice costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), democratici, sulla scorta di una norma ordinaria, ma lo sa questo fatto? È impossibile pensare, prendersi diritti di matrice costituzionale che ammazzano la democrazia sulla scorta di una norma ordinaria! Ecco la eccezionalità e la necessità di dare a quella norma una stretta interpretazione, non la prospettiva che possa accadere: ma lei si immagini, neanche in Sudamerica si fanno queste cose, la prospettiva senza una norma costituzionale, è una ignominia (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia)! È impossibile pensare a un dato del genere, lei lo sa. Nella nostra Costituzione non c'è una norma. Non c'è bisogno di citare chi ne sa più di me e, se mi consente, più di noi: il Presidente della Corte costituzionale, l'illustrissimo Cassese. Ma, scusi, le sentenze della Corte Costituzionale contano o non contano in quest'Aula, quando siete voi a parlare, contano o non contano? Lei sa benissimo che non c'è una norma costituzionale come è presente in altri Paesi, lo sa, e lei approfitta di un inesistente stato di emergenza per coniare… Ma, scusate, i DPCM, ma, illustri colleghi, che voterete a favore senza capire, perché voi non capirete (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico). Vi spiego perché: il DPCM non è soggetto a nessun controllo, non c'è il controllo del Parlamento, non c'è controllo del Presidente del Repubblica, non c'è il controllo della Corte costituzionale e noi consentiamo su una prospettiva - su una prospettiva - di una inesistente emergenza, ad un Governo di bypassare tutto e tutti (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). Ha ragione Giorgia Meloni, ha ragione. Noi stiamo consentendo la morte della democrazia in modo molle, in modo soft: noi siamo di fronte ad un Parlamento che non conta più nulla, e perché? I DPCM, una terribile, una terribile sigla, un acronimo che vuol dire tutto quello che di peggiore si possa immaginare… Certo perché, illustre Ministro Bonafede, sa che cosa mi aspetto? Mi aspetto un DPCM che si inventi, che ne so, qualcuno come presidente del Consiglio superiore della magistratura ex abrupto, qualcuno che, per esempio, il Ministro Boccia che dica che, con un DPCM, Emiliano deve vincere le elezioni in Puglia. Io mi aspetto di tutto, siamo di fronte a follie che, credo, debbano essere esorcizzate. Io sono innamorato della Costituzione - lo dico con molto rispetto - e dico che, quando noi approfittiamo di una norma ordinaria per prendere poteri che non hanno nulla a che fare con la democrazia, dovremmo essere molto, molto più cauti. Lo sa, Presidente, che la norma sull'emergenza prevede l'intesa con le regioni interessate, la indicazione della durata e dell'estensione territoriale, la natura e qualità degli eventi? Non è una norma qualsiasi, è una norma che esige specifiche indicazioni e non una prospettiva precauzionale. Ho sentito parlare di precauzione e c'è attualità al posto della precauzione.

Ma, Presidente, qualcuno ha svolto un'indagine su che cosa è accaduto in questi sei mesi, cioè noi siamo in condizioni di stabilire una terapia antidemocratica senza aver analizzato minimamente quello che è accaduto. Ma qualsiasi medico da quattro soldi sa bene che la fase anamnestica e la fase diagnostica precedono la fase terapeutica. Voi ci sottoponete una forzatura, l'ennesima forzatura, ma voi non avete regole: per voi il Parlamento è soltanto un'occasione di potere, va bypassato, non conta. Lei ha detto: vi facciamo la concessione di venire in Aula, e non ne avremmo bisogno, ma si rende conto di che cosa sta dicendo? Lei si vuole arrogare poteri che non stanno né in cielo né in terra (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). La ringraziamo di questo favore che ci ha fatto, grazie di essere venuto in Aula, siamo commossi di questo gesto di grande generosità. Poteva farne a meno, per come ce l'ha proposto, poteva farne a meno perché, illustre Presidente, la perdita dell'orientamento delle regole dei rapporti fra Governo e Parlamento è una malattia che cresce, perché quando il Governo comincia a fare a meno del Parlamento ci prende gusto e fa di tutto per farne a meno. Ma voi immaginate qualcuno che possa fare a meno dell'Aula e possa decidere, con DPCM, di tutto e di più: ma siamo di fronte ad un sogno, un paradiso per chi sta al Governo, un paradiso fare a meno del controllo del Parlamento. Ma noi non glielo consentiremo: io sono convinto che questo sarà la vendetta dell'Aula che porterà il Governo a cadere, fare a meno del Parlamento e avere l'arroganza di fare a meno del Parlamento.

E la pretestuosità di questa proroga mi porta, diciamo omeopaticamente - non so se questa parola è chiara a tutti - a stabilire che questa è la proroga del disastro perché giustizia, economia, lavoro – sbaglio, o qualche minuto fa l'Istat ha detto che perderemo tre milioni e mezzo di posti di lavoro - ma che proroga ci chiedete? La proroga per continuare a fare danni, la proroga per continuare a mettere il Paese in ginocchio. Ho ascoltato il Ministro Gualtieri, bravissimo, ma è costretto ovviamente a fare anche la sua parte: ha inventato la crescita in perdita, cioè il Paese cresce ma perde. Ma dico che siamo di fronte veramente alla inaccettabilità di qualsivoglia nozione minima di carattere economico e, se voi volete una proroga per portare il Paese ulteriormente alla rovina, vi è stato già detto che le imprese… Presidente, ricordo male, ma questo è il Governo che ha rifiutato una norma che consentisse agli imprenditori adempienti in materia di anti-COVID la capacità di non essere punibili ove avessero posto in essere tutte quelle condotte: voi avete detto “no”. Credo che sia il segnale più chiaro della vostra volontà di non occuparvi di imprese, di partite IVA, di lavoratori dipendenti per un solo motivo, quello di raggranellare motivi di stabilità all'interno del Governo, perché voi siete un governo ontologicamente instabile. Quando il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle si mettono insieme sono due poli opposti e, per tenerli insieme, ce ne vuole. Voi avete una instabilità dentro, delle fibrillazioni continue, una incapacità di proporvi al Paese in modo unitario che il suo buonismo e il suo ecumenismo non possono sanare, perché il Paese è in ginocchio, il Paese è in ginocchio! E non c'è buonismo che possa in qualche modo farcelo ricordare.

Presidente, noi siamo di fronte a prospettive che muovono da un principio anche questo giuridico-causale, allorquando è il debitore che aggrava la sua posizione nei confronti del creditore. Voglio essere più chiaro: quali sono i focolai più recenti che ci costringono ad una riflessione in materia di virus? Sono quelli che derivano dalle cosiddette importazioni. Allora, mettiamoci d'accordo: il Partito Democratico sciala dal punto di vista della possibilità di accogliere gli immigrati. Gli immigrati arrivano e ci portano focolai di virus e il Governo chiede la proroga. La causa della proroga siete voi, con la vostra politica scellerata in materia di immigrazione (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Lega-Salvini Premier), che provoca la causa che vi consente oggi di dire che c'è una chance di prosecuzione del rischio virale. Di fronte a questa autolegittimazione furba, mi viene in mente - fatemi fare una citazione – Keynes, che sosteneva che qualcuno distruggeva le opere pubbliche per avere poi la possibilità di poterle ricostruire. Voi state creando questi presupposti con questa scellerata politica - non so se avete un dolo di proposito o una colpa grave, non cambia - per realizzare le cause che possono provocare e legittimare una proroga. Mi avvio rapidamente alla conclusione, Presidente.

Ho sentito un discorso di dotta banalità, fatemi passare quest'apparente antitesi. Si è parlato di tuziorismo e di nuova emergenza, di ecumenismo, ma io lo trovo un discorso alla Catalano, se qualcuno ricorda le trasmissioni di Renzo Arbore: è meglio essere ricchi che essere poveri, è meglio essere sani che essere malati. Ma che vuol dire il tuziorismo? Fra più soluzioni io scelgo quella più giusta? Ma ci mancherebbe che non si facesse così, e tutte le sue giustificazioni, Presidente, sono ammalate di questa dotta banalità! Sono delle giustificazioni giuridicamente inesistenti, costituzionalmente esecrabili e che portano semplicemente ad un risultato: dei poteri eccedenti i limiti della democrazia parlamentare per dare al Governo la possibilità di fare ciò che assolutamente vuole. Allora, io credo che questa proroga “ex lege propria” - mi faccia passare questo termine -, questa proroga ex abrupto, se volessimo in qualche modo valorizzare la violenza con cui viene imposta al Parlamento, perché si vota per tenere il Governo unito e per non perdere la capacità di rimanere seduti su quei banchi, quella proroga ex libris, che non c'entra niente ma suona molto bene, in realtà cela una proroga della emergenza democratica. Noi siamo in proroga per l'emergenza democratica! Noi vi stiamo consegnando - coloro che voteranno a favore - la legittimazione a mettere ancora a fortissimo rischio il rapporto Governo-Parlamento, e non devo essere certamente io a rammentarlo.

PRESIDENTE. Deve concludere, Sisto.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Ho finito, Presidente. Con questa proroga di emergenza democratica, questa ex lege, ex abrupto, io vi dico che la parola “ex” è una parola che dovete ben rammentare, perché dopo il voto voi sarete tutti quanti “ex”! Voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Boldi. Ne ha facoltà.

ROSSANA BOLDI (LEGA). Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, Presidente Conte, ho ascoltato con attenzione la sua relazione e anche la replica agli interventi in discussione generale, e, guardi, ho cercato di farlo seguendo il suo invito, nel merito delle questioni da lei poste, pertanto è da qui che voglio cominciare il mio intervento. Mi permetta solo una piccola nota a margine, che proprio non posso non fare: ma lei si è reso conto che per la seconda volta - la prima, quando per timore di un voto, ha trasformato una comunicazione su un Consiglio europeo straordinario in un'informativa, dimostrando che non conosce la legge n. 234, che non distingue i Consigli europei ordinari e straordinari, e oggi di nuovo - ha ribadito che è qui ma che lo fa per sua gentile concessione? Ma si è reso conto di quello che è venuto a dire in questo Parlamento? Se lo lasci dire: questa premessa è svilente per quest'Aula, è svilente per il Parlamento, è svilente per quello che quest'Aula rappresenta (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e anche per lei, e svela quello che lei pensa veramente del confronto con il Parlamento. Ma tant'è, veniamo al punto. Lei propone oggi di prorogare lo stato di emergenza. Nelle sue primitive intenzioni lei proponeva il 31 dicembre, poi è diventato il 31 ottobre, adesso il 15 ottobre, a testimonianza, secondo me, che anche nella sua maggioranza la certezza della necessità della proroga traballa (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Ma Presidente, lei lo sa, perché l'ha detto, che non ci sono più i presupposti dal punto di vista sanitario per una proroga. Sono già stati citati da tanti colleghi i numeri e vi cito quelli di ieri: 107 casi da tracciamento, 103 da screening, 210 positivi su 48.170 tamponi, lo 0,4 per cento; 25.341 persone testate, quindi lo 0,83 per cento; 749 ricoverati in reparto, 40 in terapia intensiva, e 11.800 persone in isolamento domiciliare. Certo, ci sono focolai a macchia di leopardo in alcune regioni, ma sono focolai identificati e controllati. Certamente, si tratta di un numero imprecisato di clandestini in isolamento obbligatorio fuggiti dai CARA, che non sono evidentemente controllati (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), mentre abbiamo gli alpini, poveretti, in tenuta antisommossa sulla spiaggia di Ventimiglia a controllare i bagnanti italiani (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Ma torniamo al tema principale. Sapendo anche lei che dal punto di vista sanitario non siamo più nell'emergenza….Certo, il virus circola e circolerà ancora per molto tempo, ma stiamo andando, secondo molti studiosi, verso un'endemizzazione del virus, cosa che peraltro è accaduta per quasi tutti gli altri coronavirus con cui abbiamo avuto a che fare. È necessario essere prudenti, rispettare le norme di igiene, ma le ricordo - mi spiace che sia andato via il Ministro Speranza - che il lavaggio delle mani è da due anni che l'OMS lo prescrive, ma questo per la profilassi di tutte le infezioni, anche a livello ospedaliero (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Dicevo che, sapendo tutto questo, lei ci racconta che dal 2014 sono state adottate 154 dichiarazioni di stato di emergenza e che 84 volte alcune di queste sono state prorogate, ma si trattava di provvedimenti di dichiarazione di stato di emergenza diversi, l'ha riconosciuto anche lei. Personalmente ricordo quello per l'alluvione di Alessandria, sul terremoto: è impossibile che lei quindi non sappia la differenza rispetto a questi provvedimenti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Ci racconta, poi, che senza stato di emergenza il Paese si fermerebbe. Ma le pare che si possa credere che con atti legislativi costituzionalmente previsti non si possa acquistare il materiale per le scuole, implementare i posti letto negli ospedali, impiegare il volontariato, reclutare personale sanitario, far funzionare la Protezione civile, prendere opportuni provvedimenti per fermare e gestire l'immigrazione clandestina, che ormai è a livelli esponenziali rispetto agli anni precedenti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? Credo che anche lei lo sappia e lo sa anche la sua maggioranza, che nella sua risoluzione invita a non emanare più DPCM ma a prendere provvedimenti tramite decreti-legge, che sono lo strumento costituzionalmente previsto quando vi è un'urgenza per adottare velocemente dei provvedimenti, e noi, nella nostra risoluzione, chiediamo che vengano coinvolte anche le regioni e le province. Lei ripete - e l'hanno ripetuto anche molti interventi della maggioranza - che proroga non significa lockdown, cosa che spaventa gli italiani tutti, soprattutto quelli che lavorano, quelli che vorrebbero gli uffici aperti, che vorrebbero i centri cittadini nuovamente vitali (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) e soprattutto quelli che non possono lavorare in smart working e sono quindi meno garantiti, anche perché hanno visto che la macchina che li dovrebbe sostenere in una tale evenienza spesso non ha funzionato. Cito una cosa per tutte: il ritardo con cui sono arrivate le casse integrazioni e, ancora, ma potrei citarne altre, i tribunali bloccati; delle scuole, poi, si è già parlato. Ma quanto vogliamo bloccare questo Paese ancora? Presidente, la vera emergenza di oggi è il lavoro, la ripresa, il turismo che non c'è, i ristoranti vuoti, le aziende che chiudono, la disoccupazione, che è prevista alle stelle da settembre, le tasse, quelle che voi non avete voluto prorogare perché non avete voluto farlo. Prorogare lo stato di emergenza, mi scusi, non migliora la situazione del Paese e l'immagine che noi diamo del Paese all'estero.

Dimenticavo: lei ha citato più volte che l'inizio dello stato di emergenza è stato il 31 gennaio, ma scusi, solo per ricordare, dal 31 gennaio alla fine di febbraio, quando già eravamo in emergenza, che cosa avete fatto, a parte continuare a dire che non c'era pericolo e che eravamo prontissimi, mentre invece poi abbiamo scoperto che mancava tutto? Mancavano le mascherine, mancavano i respiratori, mancavano i camici, mancavano i saturimetri e queste non sono fake news, Presidente, questa è stata la realtà dei fatti, sperimentata sulla pelle degli operatori sanitari e dei malati. E ricordo che nelle epidemie la profilassi è in capo al Governo centrale e qui voi siete stati di un'inettitudine colpevole (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Adesso spero - e dico “spero” - che siamo pronti e che voi usiate questo tempo per fare in modo di preparare un piano pandemico adeguato, di controllare che ci sia tutto quello che serve, sfortuna volesse, arrivasse una seconda ondata, e queste sono cose che chiediamo noi nella nostra risoluzione. Presidente, saremmo l'unico Paese europeo che chiede una proroga dello stato di emergenza. Concludo Presidente, dicendo - glielo dico con grande pacatezza, ma ne sono assolutamente convinta - che la vera emergenza di questo Paese è lei, Presidente, e la sua maggioranza, litigiosa su tutto, persino sulla presidenza delle Commissioni e sulla legge elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), che annaspa disperatamente per produrre un piano che permetta forse di utilizzare il denaro, che forse arriverà dall'Europa; siete voi che comunque pervicacemente rifiutate di coinvolgere l'opposizione nelle scelte, nonostante tutte le belle parole (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). La vera emergenza, Presidente, è un Parlamento che non rispecchia più il sentimento del Paese e questa emergenza si risolverà solo con le elezioni (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Ianaro. Ne ha facoltà.

ANGELA IANARO (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, proprio pochi giorni fa in quest'Aula abbiamo approvato all'unanimità una proposta di legge per istituire una giornata in memoria delle vittime causate dalla pandemia da COVID-19, un provvedimento doveroso per ricordare per sempre quanti hanno perso la vita, spesso in solitudine, per un virus pericoloso e a tutt'oggi in gran parte sconosciuto. È bene ricordare i numeri perché solo i numeri possono dare una misura concreta di quanto abbiamo vissuto e continuiamo a vivere, perché a volte solo i numeri riescono a trasformare in realtà pensieri che vorremmo dimenticare: oltre 35 mila decessi nel nostro Paese e oltre 660 mila in tutto il mondo e non siamo ancora alla fine di questa tragedia. Ad oggi, il bilancio dei casi di contagio a livello mondiale si avvicina alla soglia dei 17 milioni. Il nuovo Coronavirus è riuscito a paralizzare il mondo intero, ha messo in crisi le più grandi e prospere economie, ha recato danni sociali e psicologici alle persone. Oggi ci troviamo qui a discutere una misura, la proroga dello stato di emergenza, che ancora una volta, come ogni misura presa da questo Governo, dall'inizio dell'emergenza, va nella direzione della prudenza e della prevenzione, quella stessa prevenzione e quella stessa prudenza che hanno impedito al nostro Paese di vivere una tragedia di ancora maggiori dimensioni, che hanno evitato migliaia di morti in più e che poi ci hanno consentito di riaprire gradualmente le varie attività ed i vari esercizi e di vivere oggi con una maggiore, giusta e meritata serenità, che comunque va e deve sempre andare di pari passo con la responsabilità individuale. Da questo delicato passaggio discendono importanti implicazioni per l'intera collettività ed è doveroso sottolineare come la pandemia da COVID-19 rappresenti ancora oggi un processo in continua evoluzione. L'Italia ha reagito prontamente per contenere la diffusione del Coronavirus, attraverso scelte coraggiose e sacrifici enormi che mai prima d'ora avremmo nemmeno immaginato di dover compiere, perché la salute era ed è il bene primario, che va tutelato e difeso ad ogni costo. Il Governo ha agito con grande senso di responsabilità, adottando tutte le misure che la situazione emergenziale ha via via imposto. Grazie alla dichiarazione dello stato di emergenza, il potere di ordinanza ha consentito una straordinaria speditezza nelle decisioni assunte, nel rispetto dei principi generali del nostro ordinamento giuridico. L'esperienza vissuta fino ad oggi ci insegna che la tempestività d'azione ha giocato un ruolo indispensabile in questa battaglia e, mentre la persistenza e la pervasività dell'epidemia si manifestavano con tutta la loro forza, questo Governo ha agito nell'esclusivo interesse della salute dei cittadini. Occorre ora garantire continuità nella condotta dell'Esecutivo, perché abbiamo imparato, con enormi sacrifici e con la drammatica perdita di vite umane, che è necessario agire attraverso azioni rapide e mirate. La proroga dello stato di emergenza rappresenta lo strumento indispensabile a garantire la necessaria continuità dell'azione finora condotta, nonché la flessibilità che la situazione epidemiologica ancora oggi ci impone. L'emergenza sanitaria attuale che ha investito il mondo intero si attesta ancora a livelli preoccupanti, non è ancora giunto il momento di dichiararci vincitori e di abbassare la guardia; i contagi giornalieri in Italia e nel mondo ce lo ricordano, con la freddezza dei numeri, e la mancanza a tutt'oggi di un vaccino ce lo impone. Il totale appiattimento della curva dei contagi non è ancora pienamente conseguito, sebbene sia doveroso registrare il minor impatto sul sistema sanitario. Per assicurare un graduale ritorno alla normalità si rende dunque imperativa la prosecuzione dei poteri straordinari che l'emergenza ha reso necessari, ma anche delle strutture operative impegnate nella difficile lotta alla pandemia. Senza una proroga, onorevoli colleghi, saremmo costretti a rinunciare a mezzi e strumenti che ci permettono di monitorare l'andamento dell'epidemia e, nel caso, di intervenire con la velocità che la lotta all'epidemia richiede, come ad esempio consentire alle scuole di acquistare tutto il materiale necessario per una ripartenza a settembre in totale sicurezza, garantendo contemporaneamente il diritto allo studio e il diritto alla salute, di bloccare i voli da e per i Paesi più a rischio. Non possiamo abbandonare il senso di responsabilità che ci ha guidato in questa crisi, né i principi di adeguatezza e proporzionalità che hanno contraddistinto la condotta dell'Esecutivo e - lasciatemelo dire - chi lo chiede fa solo del male al nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), dimentica volutamente il dolore, il senso di smarrimento e la paura che solo fino a poche settimane fa scandivano le nostre giornate. E mi riferisco a chi, dall'interno delle Istituzioni, sminuisce i pericoli per la salute dei suoi concittadini, distorce le notizie e diffonde falsità, alimenta teorie complottiste e addirittura negazioniste. Ma mi chiedo - e lo chiedo a tutti voi - come si può dimenticare e addirittura negare che questo virus abbia causato la morte di più di 35 mila cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? E mi dispiace dover sottolineare che l'onorevole Meloni continua a fare confusione: non è assolutamente vero che la proroga dello stato di emergenza serva a prorogare i poteri speciali del Governo e del Presidente del Consiglio, bensì - come ho già detto prima - serve a garantire la continuità dell'efficienza delle azioni finora condotte. Le misure limitative si radicano nei decreti-legge e nelle conseguenti misure attuative, ovvero i DPCM, quindi in norme primarie che sono sottoposte al vaglio del Parlamento. Ad ogni modo, il Presidente del Consiglio ha chiarito oggi che la proroga dello stato di emergenza non comporterà che dal 1° agosto ci saranno cautele maggiori rispetto a quelle attuali.

Occorre ribadirlo con forza, per fugare i dubbi e le preoccupazioni che comprensibilmente possono assalire i cittadini: prorogando lo stato di emergenza, non imponiamo un nuovo lockdown, ma semmai lo impediamo per il futuro, lavoriamo affinché una misura straordinaria di quel tipo non debba più essere messa in atto a causa di una diffusione incontrollata del virus (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ancora, prorogando lo stato di emergenza non portiamo, come qualcuno ha avuto il coraggio di dire, il Paese verso derive liberticide, perché tutto questo avviene - e oggi siamo qui a dimostrarlo - nel pieno rispetto del ruolo del Parlamento, coinvolgendo le Camere, per consentire allo Stato, in una fase di straordinarietà ed estrema delicatezza, di essere pronto e veloce in difesa della salute dei cittadini.

Mi avvio alle conclusioni, Presidente: la cautela e la prudenza hanno ispirato ogni decisione adottata sinora, rivelando a posteriori che la strada intrapresa era quella giusta. Cari colleghi, questa è la strada che è necessario continuare a percorrere, nel pieno rispetto dei principi che ispirano il nostro ordinamento giuridico, come ella, Presidente, ha più volte ricordato.

La piena legittimità della decisione di prorogare lo stato di emergenza non può essere messa in discussione da tesi semplicistiche, che riducono la proroga alla volontà di preservare i poteri in capo al Governo. La necessità di prolungare l'emergenza sino al 15 ottobre muove da considerazioni legate alla vita stessa dei cittadini, al bisogno di sicurezza, che si impone se vogliamo che il Paese ritorni alla normalità.

L'obiettivo prioritario di preservare la salute individuale e collettiva può essere perseguito solo attraverso i mezzi e gli strumenti messi in campo in questi mesi difficili. È auspicabile, onorevoli colleghi, che questo obiettivo spinga ad accogliere favorevolmente la richiesta del Governo e ad avere la piena consapevolezza che, da questo passaggio così delicato, discendono implicazioni estremamente importanti per la comunità nazionale ed è sulla base di tutte queste considerazioni finora espresse che dichiaro il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sgarbi. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI (M-NI-USEI-C!-AC). Onorevole Presidente, si profila in modo evidente una forma di paternalismo governativo, indicando, contrariamente al vero, che la fine dell'emergenza è stata dichiarata in modo preciso e reiterato da illustri medici, da Lopalco a Bassetti, a Zangrillo, a Gismondo, a Tarro, non da negazionisti.

In ordine a questo, non si può dire che questa scelta di prorogare - come non avviene in Europa - fosse obbligatoria. Vorrei introdurre allora, nel dibattito, un convitato di pietra, agli irridenti colleghi di Italia Viva e del PD, che hanno deviato la verità della fine dell'emergenza; mi riferisco al professor Sabino Cassese, il quale dice al Governo: “Protrarre lo stato di emergenza costituisce una forzatura sia illegittima sia inopportuna. Illegittima, perché dichiarare lo stato d'emergenza quando l'emergenza non c'è vuol dire adottare un atto amministrativo carente nel suo presupposto. Inopportuna, perché produce tensioni invece di invitare alla normalità, con gravi conseguenze per l'economia. Inoltre, è anche sproporzionata, perché per acquistare i banchi monoposto e le mascherine per le scuole - queste le motivazioni addotte per spiegare la proroga dell'emergenza - vi sono procedure urgenti, previste dalle norme esistenti”, come ha perfettamente indicato l'onorevole Sisto. “Infine, qualora veramente si presentasse una situazione di emergenza, che richieda interventi rapidi, in non più di un'ora si potrebbe riunire il Consiglio dei ministri”.

Chiedo, quindi, che le parole di Cassese vengano meditate da quest'Aula, in nome di una verità che non viene da negazionisti, ma da medici e un illustre costituzionalista (Applausi di deputati dei gruppi Misto e Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Davide Crippa, Delrio, Boschi e Fornaro n. 6-00119, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Passiamo alla votazione della risoluzione Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00120. Avverto che, a seguito dell'approvazione della risoluzione Davide Crippa, Delrio, Boschi e Fornaro n. 6-00119, il primo capoverso del dispositivo della risoluzione Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00120 risulta parzialmente precluso, nella parte in cui impegna il Governo “a non procedere alla proroga dello stato di emergenza”.

Avverto, altresì, che ne è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare: dapprima, la premessa congiuntamente al primo capoverso del dispositivo per la parte non preclusa. Il parere del Governo è contrario. A seguire, il secondo capoverso del dispositivo, per quanto non assorbito dalla votazione precedente. Il parere del Governo è favorevole.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00120, limitatamente alla premessa e al primo capoverso del dispositivo per la parte non preclusa. Il parere del Governo è contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00120, limitatamente al secondo capoverso del dispositivo, per quanto non assorbito dalla votazione precedente. Il parere del Governo è favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 3).

Sono così esaurite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulle ulteriori iniziative in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19.

Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,30, è ripresa alle 15,05.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno la Ministra delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro della difesa, il Ministro per gli affari europei e il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Elementi e iniziative in merito all'adozione del decreto interministeriale in materia di utilizzo degli autovelox – n. 3-01698)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Baldelli ed altri n. 3-01698 (Vedi l'allegato A).

Il deputato Simone Baldelli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione, per un minuto.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Presidente. Ministro, da anni ci battiamo in difesa dei diritti degli automobilisti e qualcosa abbiamo spuntato, per esempio il decreto attuativo sui proventi delle multe, affinché i comuni ci dicano quanti sono i proventi delle multe e, magari, anche come li spendono. Adesso, a settembre, vediamo, è stato emanato un decreto, anche grazie a lei, Ministro, a gennaio di quest'anno. Resta però aperta un'altra cosa, che si attende da dieci anni: la disciplina degli autovelox. Si sono andate sommando e stratificando diverse discipline, non senza un qualche merito di chi ha proposto questa interrogazione, visto che nel 2016 è passata all'unanimità una mozione per evitare l'uso improprio di questi strumenti, per cui c'è stata la direttiva Minniti e tanto altro, ma da dieci anni si aspetta una normativa chiara per evitare abusi o utilizzi impropri di questi strumenti.

PRESIDENTE. La Ministra delle infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, ha facoltà di rispondere.

PAOLA DE MICHELI, Ministra delle Infrastrutture e dei trasporti. La ringrazio, signora Presidente. Onorevole Baldelli, l'installazione e l'uso dei sistemi di misurazione della velocità, gli autovelox, sono al momento regolati dal decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti n. 282 del 2017, che prevede le procedure per l'approvazione dei rilevatori di velocità e per le verifiche periodiche di funzionalità e taratura, e dalla direttiva del Ministero n. 300 del 21 luglio 2017.

Per quanto concerne l'adozione del decreto, recante la disciplina delle modalità di collocazione e uso dei dispositivi e mezzi tecnici di controllo, finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni, evidenzio che a febbraio del 2019 è stato costituito un tavolo tecnico che ha provveduto ad elaborare una bozza di decreto che è stata sottoposta l'11 settembre del 2019 ad una preventiva valutazione della Conferenza Stato-città ed autonomie locali. In quella sede sono stati formulati dei rilievi da parte dell'ANCI e dell'UPI, ed è stata assunta, pertanto, la decisione di procedere all'elaborazione di un nuovo testo, in collaborazione con i rappresentanti dei medesimi enti locali.

Nonostante le misure relative all'emergenza COVID-19 è proseguita l'attività del Ministero delle infrastrutture finalizzata alla revisione di quella bozza di decreto, alla luce delle osservazioni formulate da comuni e province. Detta attività è in fase di ultimazione e nel prossimo mese di settembre lo schema di decreto verrà sottoposto all'esame della Conferenza Stato-città per poi, auspicabilmente, essere firmato.

PRESIDENTE. Il deputato Simone Baldelli ha facoltà di replicare.

SIMONE BALDELLI (FI). Grazie, Ministro De Micheli, io me lo auguro davvero che venga firmato, anche perché sottoporre ai sindaci e alle province - che sono quelli che normalmente fanno cassa, quelli che fanno cassa con i proventi degli autovelox - la disciplina nuova sugli autovelox è una delle ragioni per cui questa cosa non si è fatta negli ultimi dieci anni, per cui abbiamo assistito a un utilizzo improprio degli autovelox, addirittura, forse, più pericoloso per la sicurezza stradale dei cittadini che non proprio per la loro tutela.

Che cosa è successo? È successo che gli introiti degli autovelox sono diventati una forma, per tanti comuni, per far quadrare i bilanci. Ecco, noi vorremmo che invece diventi uno strumento di controllo della velocità. Così come i cittadini devono rispettare i limiti, anche gli enti locali devono rispettare delle regole e queste regole devono essere molto chiare: basta autovelox nascosti o messi a tradimento, basta utilizzare questo strumento come uno strumento di cassa, basta utilizzarlo senza autorizzazioni, perché ci deve essere tutta una serie di autorizzazioni; devono essere messe le macchine della polizia in maniera visibile, con il lampeggiante, con il preavviso prima, insomma, devono esserci delle regole. Se chiediamo ai cittadini di rispettare delle regole, dobbiamo essere i primi noi, lo Stato, gli enti locali, a rispettare queste regole.

Allora, io sono anni che vado avanti con questa battaglia. Lei l'anno scorso mi disse che province e comuni avevano problemi di bilancio, addirittura, o avrebbero avuto problemi di bilancio di fronte a una norma del genere. Io mi auguro che questo Governo o i Governi che ci saranno trovino il modo per dare agli enti locali le risorse per garantire ai cittadini dei servizi essenziali e importanti senza costringere questi enti locali a prendere questi soldi con le multe e, magari, violando le norme che invece tutti quanti dovremmo rispettare.

(Iniziative per la realizzazione del raddoppio ferroviario Termoli–Lesina, nell'ambito del corridoio baltico-adriatico – n. 3-01699)

PRESIDENTE. Il deputato Gianluca Rospi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01699 (Vedi l'allegato A).

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP). Grazie, Presidente. Onorevole Ministra, oggi il Governo parla tanto di semplificazione delle procedure d'appalto, parla di estendere l'alta velocità sul tratto adriatico; lo ha detto sia lei, Ministra De Micheli, sia il Ministro Franceschini ma anche il Ministro Provenzano, e c'è chi, purtroppo, in sede di VIA o di consiglio superiore dei lavori pubblici boccia il progetto del raddoppio del binario ferroviario tra Lesina e Termoli, 35 chilometri a binario unico, un caso più unico che raro per un'infrastruttura ferroviaria europea.

L'interrogazione nasce proprio per capire perché, dopo trent'anni di attesa, è tutto da rifare e se l'opera, come si legge sulla stampa, verrà inserita nella lista delle opere da commissariare e qual è, soprattutto, il cronoprogramma dei lavori e quali sono le tempistiche di avvio del cantiere.

PRESIDENTE. La Ministra delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, ha facoltà di rispondere.

PAOLA DE MICHELI, Ministra delle Infrastrutture e dei trasporti. Grazie, signora Presidente. L'emergenza sanitaria in atto ha reso ancora più evidente la necessità di disporre rapidamente di infrastrutture utili in particolar modo nel Mezzogiorno, che ha grande bisogno di modernità e di efficienza. Anche sulla base di tale considerazione, è stato elaborato un piano, il piano “Italia Veloce”, che individua 130 grandi opere, molte delle quali localizzate al Sud. Quanto alla dorsale ferroviaria adriatica, evidenzio che nel contratto di programma 2017-2021 è stato pianificato e interamente finanziato il progetto di velocizzazione della linea adriatica per un totale di 617 milioni di euro con l'obiettivo di raggiungere, su oltre il 60 per cento dei circa 750 chilometri, una velocità superiore ai 200 chilometri all'ora, che può consentire la riduzione dei tempi di spostamento di oltre un'ora da Bologna e Lecce. Altro verrà fatto a livello di investimento sulla restante parte con le risorse relative al Recovery Fund. È in valutazione anche l'arretramento di una parte di tratte della dorsale adriatica.

Con specifico riguardo, però, al raddoppio del tratto ferroviario Termoli-Lesina, che interessa la le regioni Molise e Puglia, l'intervento è inserito nel piano “Italia Veloce” a un costo specifico di 700 milioni di euro ed è interamente finanziato. Il progetto è stato suddiviso in lotti funzionali: il primo lotto, consistente nel raddoppio in affiancamento - circa 7 chilometri - lato monte della tratta Ripalta-Lesina, è stato oggetto di una procedura di appalto integrato. In data 25 maggio 2020 il TAR Puglia ha annullato l'aggiudicazione e attualmente pende dinanzi al Consiglio di Stato il giudizio di appello. L'udienza per la discussione della domanda di sospensione dell'efficacia della sentenza appellata è fissata al 30 luglio. Una volta definito il giudizio di appello, sarà possibile procedere alla sottoscrizione del contratto e all'avvio dei lavori. Il secondo lotto, consistente nel raddoppio della tratta Termoli-Campomarino-Ripalta, che è di circa 25 chilometri, è stato oggetto di una variante del tracciato che ha reso necessario richiedere in data 1° agosto 2019 l'avvio di una nuova procedura di VIA relativamente alla tratta in variante. In data 8 maggio è stato pubblicato il parere con cui la commissione tecnica di verifica di impatto ambientale, VIA e VAS, ha evidenziato la necessità di effettuare ulteriori approfondimenti sulle potenziali interazioni tra la linea in questione, così come modificata nel tratto, e la componente biodiversità. A seguito degli approfondimenti effettuati da RFI, in data 6 luglio è stata presentata un'istanza di riesame, attualmente sottoposta alla valutazione, unitamente alla documentazione integrativa trasmessa dalla commissione tecnica VIA e VAS, con un impegno del Ministro e del Ministero dell'Ambiente - e il Ministro è anche qui presente - a dar corso a questa integrazione quanto prima per poter sbloccare l'opera.

PRESIDENTE. Il deputato Gianluca Rospi ha facoltà di replicare.

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP). Grazie. Mi sento, diciamo, parzialmente soddisfatto della risposta del Ministro. Sono soddisfatto perché ha dato il cronoprogramma dei lavori, però parzialmente perché trovo assurdo che oggi, nel 2020, ci vogliano oltre trent'anni per ottenere pareri ministeriali e così, purtroppo, è successo anche per il tratto Termoli-Lesina, dove dopo vent'anni, a causa di una piccola variante, la VIA ha bloccato questa opera e ha buttato via, dopo vent'anni, progettazione, conferenze di servizi, risorse che erano state recuperate e accordi quadro; sono volati via.

In questi giorni però, Ministra, in Senato si sta discutendo del “DL Semplificazioni”, che, a detta delle categorie imprenditoriali e professionali, non semplifica un bel nulla o semplifica poco e anzi, come sempre, continua a complicare e ingolfare un settore strategico per l'Italia quali sono le infrastrutture. Ministra, invece di raccontare e illustrare progetti per il Paese o lanciare slogan, come sta facendo in questo periodo il Governo, le suggerisco - un mio modesto parere anche da ingegnere - di utilizzare un modello che ha funzionato in questi anni che è il “modello Genova”, che ha anche superato in questi giorni il vaglio di costituzionalità. Applichi, Ministra, questo modello a tutte le opere, come la Termoli-Lesina, che sono bloccate da oltre decenni e attendono silenziosamente di contribuire allo sviluppo di un Mezzogiorno sempre più abbandonato a se stesso.

(Iniziative di competenza volte ad assicurare un'adeguata circolazione stradale in Abruzzo, con particolare riferimento al ripristino del regolare transito lungo la A14 e alla manutenzione della strada statale n. 16 – n. 3-01700)

PRESIDENTE. Il deputato Camillo D'Alessandro ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01700 (Vedi l'allegato A).

CAMILLO D'ALESSANDRO (IV). Grazie, Presidente, e grazie per l'attenzione, Ministro. È la terza volta che Italia Viva presenta un'interrogazione esattamente sulla stessa questione. Da mezzanotte del 4 ottobre 2019 il tratto autostradale A14 tra le Marche e l'Abruzzo è letteralmente nel caos e non è un termine utilizzato così ad uso e consumo di un dibattito parlamentare. Infatti, basta andare e frequentare quella tratta per capire di che cosa si tratta. Ciò è stato determinato certamente da un provvedimento dell'autorità giudiziaria, nonché da controlli successivi su viadotti e ponti. Sta di fatto che adesso gran parte del traffico si riversa sulle strade locali, sulle arterie locali.

Noi le chiediamo, Ministro, uno: quando ci sarà il ripristino della normalità; due, nell'ambito della programmazione del Ministero, è assolutamente necessario, anche con il piano delle grandi opere, prevedere la terza corsia tra Marche e Abruzzo verso Sud; tre, il ruolo dell'ANAS nella gestione attuale dell'emergenza sulle strade nazionali, in particolare sulla SS16.

PRESIDENTE. La Ministra delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, ha facoltà di rispondere.

PAOLA DE MICHELI, Ministra delle Infrastrutture e dei trasporti. Grazie, signora Presidente. I provvedimenti di sequestro adottati dall'autorità giudiziaria in relazione ai dieci viadotti esistenti sulla tratta autostradale A14 Bologna-Taranto e caratterizzati dall'installazione di barriere ritenute non a norma hanno determinato restringimenti di carreggiata con notevoli disagi per l'utenza, in particolar modo nelle regioni Abruzzo e Marche, e il trasferimento del traffico veicolare in prevalenza sulla statale n. 16.

Quanto alle azioni poste in essere dal Ministero delle Infrastrutture, evidenzio che, su specifica richiesta della competente direzione, la società concessionaria Aspi ha predisposto un programma di ripristino e riqualificazione delle barriere, elaborando progetti definitivi valutati già positivamente dal Ministero. A seguito dei provvedimenti di dissequestro recentemente adottati dalla magistratura, la società concessionaria ha predisposto anche i progetti esecutivi. Inoltre, l'autorità giudiziaria, tenuto conto delle valutazioni tecniche espresse dal Ministero, ha approvato un nuovo piano di cantiere che consentirà di riaprire al traffico veicolare nei prossimi giorni due corsie per ciascun senso di marcia lungo l'autostrada A14. L'avvio dei lavori di riqualificazione delle barriere bordo ponte è previsto con una programmazione non eccessivamente serrata dal prossimo mese di settembre, programmazione che verrà condivisa, ovviamente, anche con gli enti locali e verrà richiesto, pertanto, anche un supporto da parte delle prefetture.

Concludo, evidenziando che sono già in corso le interlocuzioni da parte di ANAS con le due regioni e con gli enti locali coinvolti per risolvere le problematiche originate dal congestionamento veicolare sulla statale n. 16.

Quanto all'ampliamento a tre corsie della tratta autostradale ricadente nel territorio delle regioni Marche e Abruzzo, nell'analisi che, in queste ore, le strutture del MIT stanno effettuando sul piano economico-finanziario presentato da Autostrade per l'Italia si sta approfondendo tale aspetto per addivenire quanto prima alla realizzazione della terza corsia sulla A14.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Camillo D'Alessandro.

CAMILLO D'ALESSANDRO (IV). Grazie, Ministro. Questa, nel suo ultimo passaggio, è la notizia per l'Abruzzo e le Marche. Lei ha affermato che, nell'ambito della riprogrammazione della ridefinizione del piano economico-finanziario, verrà inserito l'intervento per la realizzazione della terza corsia lungo l'autostrada adriatica. È una notizia molto importante, che lenisce, almeno in parte, le difficoltà che hanno non solo gli abruzzesi, ma tutti i cittadini e i trasportatori italiani che percorrono la dorsale adriatica. È una notizia per le popolazioni che vivono nei territori attraversati dalla statale n. 16, oggi letteralmente devastata, anche in termini fisici, dal transito soprattutto dei mezzi pesanti, dove i sindaci, ad oggi, sono soli rispetto anche alle proteste dei cittadini, delle imprese e delle attività turistiche che vedono attraversate ogni giorno le loro strade veramente a passo d'uomo.

È una notizia il fatto che si apre finalmente una breccia nell'ambito del rapporto tra Governo e concessionario sulla partita che riguarda la terza corsia. C'era una preoccupazione, che oggi è stata superata, ossia la preoccupazione che il confronto con l'Aspi si concentrasse solo sulle infrastrutture al Nord. Noi abbiamo fatto una grande battaglia come Italia Viva anche per le infrastrutture in Liguria, ma le infrastrutture gestite di competenza dell'Aspi non stanno solo lì. Stanno anche nelle Marche, stanno anche in Abruzzo, arrivano al Sud del Paese e non c'è un Dio minore in quei territori, rispetto al confronto serrato che il Governo deve avere con il concessionario per ottenere, al Nord come al Sud, le opere infrastrutturali. Ragione per la quale io la ringrazio per la risposta. Chiaramente saremo attenti, affinché si possa passare da una ipotesi di programmazione alla programmazione e, soprattutto, ai cantieri.

(Chiarimenti in merito ai contenuti dell'accordo tra Governo e Atlantia Spa, relativo al nuovo assetto azionario di Autostrade per l'Italia Spa – n. 3-01701)

PRESIDENTE. Il deputato Alessio Butti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lollobrigida ed altri n. 3-01701 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

ALESSIO BUTTI (FDI). Grazie, Presidente. Noi riteniamo che questo stato di emergenza abbia montato la testa a qualche esponente del Governo, perché pensate di assumere delle decisioni, anche molto importanti e impegnative sotto il profilo finanziario, senza passare dal Parlamento. Agite di notte con il favore delle tenebre, checché ne dica il Presidente Conte, perché l'accordo con la società Autostrade l'avete raggiunto alle cinque del mattino, e poi stabilite patti con Autostrade Benetton su presupposti che, nella migliore delle ipotesi, sono segreti o ignoti. Avreste dovuto suggellare lunedì 27 questo accordo, ma ci sono dei problemi sulle procedure e, sul contenuto dell'accordo, nessuna comunicazione è stata resa al Parlamento.

Le domande. Ma quanto avete valutato veramente società Autostrade? Chi ha fatto il prezzo? Ma quanto dovrà pagare Cassa depositi e prestiti? E chi si accollerà i debiti che sono sul tavolo? Quale strategie sulle tariffe e soprattutto sulle manutenzioni e sui pedaggi? Siamo ansiosi di capire e pendiamo dalle sue labbra, Ministro.

PRESIDENTE. La Ministra delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli, ha facoltà di rispondere.

PAOLA DE MICHELI, Ministra delle Infrastrutture e dei trasporti. Grazie, signora Presidente. In relazione alla procedura avviata nei confronti di Aspi, a seguito del tragico evento del crollo del ponte Morandi, il Consiglio dei ministri, nella seduta del 14 luglio, ha esaminato le due nuove proposte transattive, trasmesse da parte di Autostrade per l'Italia, e ha ritenuto di avviare l'iter per la formale definizione della transazione, ritenendo la revoca una soluzione, allo stato, meno vantaggiosa per l'interesse pubblico, considerate le conseguenze che la stessa avrebbe determinato sul piano tecnico, giuridico, economico, finanziario ed occupazionale.

Per contro, la decisione assunta consente la gestione dell'infrastruttura autostradale con una più rigorosa determinazione degli obblighi in capo al concessionario e dei controlli del suo operato; garantisce la tutela dei risparmiatori e dei lavoratori; prevede un'accelerazione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria non effettuati negli anni passati, senza che siano però pagati dall'utenza o previsti in tariffa; eleva gli standard di sicurezza, nonché l'effettuazione di nuovi consistenti investimenti - come prima ricordato anche sulla A14 - ristabilendo, attraverso la previsione della complessiva riscrittura dell'attuale convenzione, il giusto equilibrio tra l'interesse pubblico del concedente e quello privato del concessionario, evitando qualunque forma di ingiustificato vantaggio o privilegio a favore di quest'ultimo.

Gli uffici della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero delle Infrastrutture, del Ministero dell'Economia e Cassa depositi e prestiti sono attualmente impegnati a dare corso alla decisione su queste due proposte transattive, ovviamente nel minore tempo possibile, nonostante l'evidente complessità dell'operazione.

L'analisi del nuovo piano economico-finanziario e la riscrittura della concessione derivano dal trasferimento, in data 23 luglio, da parte di Autostrade per l'Italia del nuovo piano economico-finanziario, sul quale gli uffici stanno con dovizia di particolari lavorando. Il Ministero delle Infrastrutture e anche il Ministero dell'Economia stanno verificando i contenuti di questo documento, la sua corrispondenza ai contenuti della proposta e individuando le priorità di investimenti e di interventi di manutenzione dei prossimi 24 mesi.

Al contempo, Cassa depositi e prestiti, che è l'interlocutore di Aspi per l'effettuazione del cambio di proprietà azionaria, sta negoziando con Atlantia, che con un atto volontario, in qualità di azionista, e con un atto di mercato ha avviato e sta definendo le modalità di ingresso, anche sotto il profilo temporale ed economico nel capitale di Aspi, quindi, attraverso strumenti di valutazione esclusivamente di mercato.

Il coinvolgimento di CDP nell'operazione, quale investitore di lungo termine per garantire gli investimenti di ammodernamento e sicurezza della rete, è coerente con la missione istituzionale a supporto dello sviluppo infrastrutturale del Paese, nonché con il contenuto del piano industriale di CDP stessa del 2019-2021. Di tutte le attività svolte si provvederà a dare ampia comunicazione, tempestiva e trasparente, alle Camere.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il deputato Alessio Butti. Prego.

ALESSIO BUTTI (FDI). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, i giornali li leggiamo anche noi. Comunque, i mercati hanno già capito chi ha vinto questa partita. Il 13 luglio il titolo di Atlantia era quotato 11,36 euro. Il 15 luglio, cioè il giorno successivo al vostro annuncio, il titolo era a 14,5 euro, con un balzo del 27 per cento. Caspita - ci siamo detti -, ma guarda che punizione esemplare è stata riservata ad Atlantia e ai Benetton! Chissà quanti altri imprenditori ambirebbero in Italia a subire la stessa punizione da parte del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Il Premier Conte ha voluto accontentare la sua maggioranza, che è rissosa, ma anche i Benetton. È un accordo che è stato raggiunto, come detto, alle cinque del mattino in Consiglio dei ministri e che avreste dovuto suggellare il 27 di luglio. Ma la procedura scelta, quella che lei ha indicato, presenta dei problemi e dei rischi. Prevedete un esborso di denaro molto, ma molto importante, denaro pubblico, ma siete privi di finalità strategica. Non sapete quanto vale Aspi e non sapete quanto deve sborsare Cassa depositi e prestiti. Ma, allora, chi si accollerà il debito maturato da Aspi, cioè dai Benetton, che ammonta a circa 9 miliardi di euro? Quanto di quel debito peserà sulle spalle degli italiani attraverso Cassa depositi e prestiti? Come saranno organizzate le manutenzioni ordinarie e straordinarie sulle autostrade? Di quanto e quando verrà abbassato il pedaggio? Zero risposte da parte del Governo.

Gli italiani vogliono solo delle autostrade che siano sicure e possibilmente senza code, con dei servizi che siano efficienti, con dei pedaggi che siano anche un po' meno pesanti. Non vogliono più bugie.

E concludo. È da agosto 2018 che prendete in giro gli italiani sulla questione di autostrade. Purtroppo non siete dei supereroi e anche i risultati economici che state maturando sono pessimi. Però, attenzione, non giocate d'azzardo sulla pelle degli italiani e sulle spalle degli italiani, perché Fratelli d'Italia questo non ve lo consentirà (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Iniziative di competenza volte a tutelare il prestigio e il lavoro dell'Arma dei carabinieri, in relazione all'inchiesta giudiziaria che vede coinvolti carabinieri della stazione Levante di Piacenza – n. 3-01702)

PRESIDENTE. Il deputato Alberto Pagani ha facoltà di illustrare l'interrogazione Miceli ed altri n. 3-01702 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

ALBERTO PAGANI (PD). Grazie, Presidente. Le ragioni che ci inducono a interrogare il Ministro della Difesa sono illustrate nella stessa interrogazione, per cui per ragioni di tempo mi limito a sintetizzarne il contenuto.

Nel corso di una conferenza stampa, la procuratrice della Repubblica di Piacenza ha presentato gli esiti di un'indagine che ha condotto al sequestro dell'intera stazione Levante di Piacenza, all'arresto di sei carabinieri e all'applicazione di misure cautelari diverse per altri quattro. I reati contestati sono gravissimi e nessuno può rimanere indifferente pensando che tutto questo chiami in causa dei militari dell'Arma dei carabinieri, un'istituzione al servizio della legalità che trova la sua ragione d'essere in un rapporto di fiducia con i cittadini, proprio per questo doppiamente colpiti dai fatti di Piacenza.

Sarà il processo a convalidare o meno le ipotesi accusatorie per ogni singolo caso nel rispetto delle garanzie e dei diritti di ogni singolo accusato, ma nel frattempo si apprezza l'iniziativa dell'Arma di sospendere dal servizio i militari coinvolti a vario titolo e l'avvio di un'indagine interna per fare luce su quanto accaduto.

Oltre ai cittadini, le ulteriori persone offese da quanto è accaduto sono, infatti, i 110 mila donne e uomini dell'Arma dei carabinieri, a cui va la profonda vicinanza, fiducia e riconoscenza degli interroganti per il contributo straordinario che danno al Paese e alla comunità internazionale.

Con la nostra interrogazione chiediamo al Ministro quali elementi di conoscenza abbia a disposizione e quali iniziative di competenza intenda assumere nel pieno rispetto dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura per fare chiarezza sulla catena di comando e quali iniziative intenda porre in essere al fine di tutelare il prestigio e il lavoro dell'Arma dei carabinieri, impedendo che episodi simili si ripetano in futuro.

PRESIDENTE. Il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha facoltà di rispondere.

LORENZO GUERINI, Ministro della Difesa. Fatemi dire da subito che l'Arma dei carabinieri è - ribadisco, è - perno imprescindibile dello Stato e presidio di sicurezza e di legalità per i nostri cittadini. Soprattutto per questo la vicenda di Piacenza, nella sua inaudita gravità, ha fortemente scosso non solo i sentimenti dei 110 mila carabinieri che ogni giorno lavorano con altissimo senso del dovere e delle istituzioni, ma anche gli animi di tutti gli italiani che all'Arma guardano con fiducia ed affetto, come al più prossimo volto della legalità e dello Stato.

Ed è per questo motivo che, da subito, è stato offerto il massimo impegno a collaborare con la magistratura e, d'intesa con il Comando generale, è stata avviata un'inchiesta interna affinché si pervenga ad una completa cognizione, sia degli accadimenti, sia degli eventuali elementi di criticità nei sistemi di controllo e di verifica.

A tale riguardo, sottolineo che l'Arma ha immediatamente disposto nei confronti dei militari interessati dal provvedimento giudiziario la sospensione precauzionale dall'impiego, avviando contestualmente la valutazione disciplinare dei fatti per adottare in tempi brevi rigorosi provvedimenti aderenti alla gravità dei comportamenti.

Il comandante provinciale di Piacenza e gli altri comandanti della sede, a prescindere dal loro eventuale coinvolgimento nei fatti oggetto di accertamento in sede penale, sono stati destinati ad altri incarichi, nell'interesse dell'istituzione e per restituire a Piacenza e alla sua cittadinanza il più regolare e sereno svolgimento dell'attività di servizio.

Inoltre, come detto, è stata avviata l'inchiesta prevista dall'articolo 552 del TUOM, al fine di verificare l'adempimento dei doveri del servizio, l'applicazione delle norme di settore e la funzionalità delle procedure adottate.

La vicenda di Piacenza collide, infatti, con i consolidati principi che informano l'operato dei militari dell'Arma, la cui azione è disciplinata da rigorose procedure operative definite nell'imprescindibile rispetto della dignità e dei bisogni delle persone, specie se sottoposte a provvedimenti di privazione della libertà.

Chiarezza: chiarezza è e sarà la parola d'ordine. Non può e non deve esserci spazio per l'ambiguità o per il sospetto che possa alimentare atteggiamenti di sfiducia verso l'Arma dei carabinieri e verso le istituzioni tutte.

Ho chiesto, dunque, per gli aspetti che più afferiscono alle competenze e alle prerogative della mia funzione che i dovuti accertamenti sulle dinamiche dell'accaduto siano condotti con il massimo scrupolo e precisione, senza limitare ulteriori iniziative che vadano a verificare i processi più generali dell'impiego del personale.

D'intesa con il comandante generale verrà perseguito ogni necessario approfondimento anche nella prospettiva di affinare gli strumenti di selezione, formazione, comunicazione e controllo, allo scopo di promuovere ulteriormente le consolidate linee di equilibrio e di rigoroso rispetto delle procedure nello svolgimento delle attività operative.

Conosco, come tutti noi, l'Arma. Da amministratore locale prima e da Ministro poi, ho ulteriormente apprezzato la solidità morale e istituzionale, lo spirito di abnegazione e di sacrificio, l'umanità e la discrezione, la compostezza e la solidarietà che caratterizzano i Carabinieri e il loro servizio: qualità che rendono l'Arma un punto di riferimento, in alcuni territori l'unica presenza dello Stato per i nostri cittadini.

Una realtà, quella dei Carabinieri, che ci viene invidiata nel mondo, una realtà che è stata, è e resterà imprescindibile presidio di legalità e di sicurezza per tutti gli italiani.

Una realtà, quella dei Carabinieri, che ci viene invidiata nel mondo, una realtà che è stata, è e resterà imprescindibile presidio di legalità e di sicurezza per tutti gli italiani.

PRESIDENTE. Il deputato Carmelo Miceli ha facoltà di replicare.

CARMELO MICELI (PD). Grazie, signora Presidente. Onorevole signor Ministro, ci consenta di ringraziarla per una risposta che ci vede pienamente soddisfatti, specie per la tempestività, qualità e soprattutto per il rigore delle iniziative che, suo tramite, abbiamo appreso essere state adottate per fare luce su un episodio che infanga e offende lo Stato italiano, i cittadini, ma anche e soprattutto l'Arma dei carabinieri e ciascuno di quei 110 mila ragazzi, di quelle donne e di quegli uomini, di cui si parlava nella premessa, che onorano quotidianamente la divisa anteponendo la loro vita a quella dei cittadini.

Ci consenta pure di dire che riteniamo giusto che da questa sede debba giungere ad ogni singolo carabiniere la nostra più profonda vicinanza e debba essere rinnovata la fiducia e la riconoscenza per il servizio che tutti i giorni rendono al Paese, ma anche alla comunità internazionale, nella tutela dell'ordine pubblico, della legalità e nell'adempimento di quei delicati compiti di pacificazione e stabilizzazione che sovente vengono affidati all'Italia nell'ambito delle missioni internazionali. Del pari, riteniamo doveroso ribadire un dato inconfutabile, che deve arrivare all'esterno proprio da questa sede: nessuna deplorevole azione di pochi potrà mai incrinare o mettere in discussione quel ruolo di vero, prezioso e solido punto di riferimento dell'Arma dei carabinieri, nei secoli fedele a quel ruolo assunto e che ancora oggi l'Arma dei carabinieri continua ad assumere per tutti gli italiani.

Nell'avviarci alla conclusione, ci sia consentito a margine, davvero a margine, dedicare una riflessione agli autori, ai responsabili dei fatti di Piacenza. Questi individui, evidentemente, pensavano di avere nelle loro mani il potere di fare quello che credevano. Ebbene, prendendo in prestito - e concludo - le parole di un generale dei Carabinieri, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, occorre ricordare che, se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi. Ed è anche grazie alle sue parole, onorevole Ministro, che oggi abbiamo ricevuto l'ennesima conferma della bontà e validità delle parole del generale dalla Chiesa e del fatto che lo Stato non consentirà mai che questo potere possa essere delegato ai prevaricatori, ai prepotenti e ai disonesti.

(Iniziative del Governo volte a preservare il mercato unico e l'economia europea dagli effetti della pandemia da COVID-19, alla luce delle conclusioni adottate dal Consiglio europeo straordinario del luglio 2020 – n. 3-01703)

PRESIDENTE. Il deputato Filippo Scerra ha facoltà di illustrare l'interrogazione Galizia ed altri n. 3-01703 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario. Collega, dovrebbe mettersi al microfono. Ha un minuto, prego.

FILIPPO SCERRA (M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, la tutela e il rafforzamento del mercato unico sono al centro dell'agenda politica della Commissione europea. Per permettere un efficiente funzionamento del mercato comune ed evitare distorsioni della concorrenza si devono, però, superare le forti diseguaglianze tra Paesi nella tassazione sui redditi. Politiche fiscali disallineate e pianificazioni fiscali aggressive, attuate soprattutto dalle grandi multinazionali, portano, infatti, a grosse perdite di basi imponibili per molti Stati. Secondo l'Osservatorio dei conti pubblici, nel 2019 l'Italia avrebbe perso quasi 24 miliardi di dollari a causa dei paradisi fiscali e Paesi fiscalmente aggressivi; di questi 24 miliardi, 21 sarebbero andati a Paesi dell'Unione europea.

Chiediamo al Ministro quali iniziative, anche in materia di concorrenza fiscale e di contrasto alle pratiche fiscali dannose all'interno dell'Unione europea, il Governo intenda sostenere nei tavoli istituzionali, nazionali ed europei, per proseguire nell'azione di Governo, volta a preservare dalle conseguenze della pandemia da COVID-19 l'integrità del mercato unico e a rilanciare la nostra economia.

PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola, ha facoltà di rispondere.

VINCENZO AMENDOLA, Ministro per gli Affari europei. Grazie, Presidente Spadoni. Ringrazio i deputati Galizia e Scerra e gli altri interroganti per avermi dato la possibilità, ancora una volta, di ricordare che nell'accordo storico uno dei punti principali del Next Generation EU è proprio una risposta europea per uscire dalla crisi, ma per mantenere il mercato unico integro e sanare i possibili squilibri, perché l'ecosistema industriale europeo vive di una complessa rete di catene di valore, al centro, per noi, le piccole e medie imprese, e dobbiamo usare questi strumenti e gli strumenti del bilancio e del Next Generation proprio per tenere il mercato unito e sanare gli squilibri. Si tratta di un forte stimolo fiscale, perché amplia anche il tema delle risorse proprie dell'Unione, con una roadmap che la Commissione presenterà da qui a poco, che diminuirà i contributi degli Stati. Ma questo accordo muta anche il quadro di riferimento per le nuove regole del mercato ed è indispensabile, proprio come voi chiedete, per noi, dopo gli accordi del 21 luglio, porre fine ad atteggiamenti opportunistici di alcuni Stati membri che applicano un regime di favore, con aliquote significativamente più basse di quelle medie vigenti all'interno dell'Unione, innescando una concorrenza fiscale all'interno dell'Unione stessa. Proprio il Presidente del Consiglio, il 21 luglio, cioè dentro i lavori del Consiglio che ha deliberato sul QFP e il Next Generation ha sollevato ufficialmente il tema della concorrenza nel mercato unico, perché riteniamo che la lotta al dumping fiscale costituisca un elemento ulteriore per la tutela del mercato, insieme a una nuova normativa antiriciclaggio e ad una efficiente applicazione delle normative doganali.

Per questo sosteniamo l'iniziativa per una fiscalità equa e semplice presentata dalla Commissione il 15 luglio scorso e intendiamo sollevare a settembre, alla ripresa dei lavori della Commissione, questa sollecitazione per una transizione progressiva e mirata al voto a maggioranza qualificata e alla procedura legislativa ordinaria, per rendere la politica fiscale dell'Unione europea più agile e democratica, a partire dall'applicazione dell'articolo 116 del Trattato sul funzionamento, che prevede il voto in Consiglio a maggioranza qualificata, quando si ravvedono elementi di concorrenza e di deviazione di quelli che sono i valori fondanti del mercato unico. Prospettiva sulla quale insistiamo da tempo e che adesso ufficialmente abbiamo sollevato e che ha anche un carattere di urgenza, vista la recente sentenza del tribunale dell'Unione sul caso Apple-Governo irlandese.

Quindi, è opportuno avviare un percorso che realizzi effettivamente il rispetto del level playing field in tutti i settori europei, affinché sia rispettata un'efficace concorrenza del mercato interno a favore della realizzazione di vere politiche pubbliche europee. Le nuove normative che noi chiediamo e su cui andiamo a sollecitare la Commissione e la legislazione sono prioritarie per modificare regole sulla concorrenza utili per affrontare la crisi e rendere l'Unione anche più competitiva nel mondo.

PRESIDENTE. La deputata Galizia ha facoltà di replicare.

FRANCESCA GALIZIA (M5S). Grazie, Presidente. Signor Ministro, io la ringrazio per la sua risposta che, come sempre, è esaustiva e molto puntuale e per aver portato all'attenzione di quest'Aula questa tematica che, come sa, come MoVimento 5 Stelle, ci abbiamo sempre tenuto in particolar modo e l'abbiamo sempre posta al centro anche dei dibattiti all'interno della nostra Commissione. Noi, come MoVimento 5 Stelle, con la Commissione attività produttive e la nostra stessa Commissione politiche dell'Unione europea, abbiamo presentato, durante la pandemia, una lettera alla Commissaria Vestager proprio sulla tematica della concorrenza all'interno dell'Unione europea, perché venissero tutelate quelle che sono le nostre aziende, perché, a causa del lockdown, come sa, le nostre aziende sono state quelle più penalizzate e, quindi, ci occorreva un intervento reale, e concreto e i segnali sono presto arrivati.

Io credo che questo sia un momento storico unico, perché siamo giunti ad avere sicuramente un accordo a livello europeo che guarda al Next Generation EU, ai fondi che si sono messi a disposizione dei diversi Stati. Certamente, è una risposta che non si è mai vista prima e per questo riteniamo che sia anche il momento di parlare di una politica fiscale comune. Vedo con grande interesse che lei sta portando questo tema avanti anche con gli altri Stati membri, e questo mi fa enormemente piacere. Ovviamente, questo tema dovrà essere ulteriormente approfondito e ed è bene che tutte quelle politiche fiscali dannose che provengono da Paesi che ci fanno una concorrenza sleale, tra cui anche alcuni Paesi cosiddetti frugali, come l'Olanda, debbano essere presto arginate. Io lo vedo come un intervento necessario, soprattutto, per le nostre piccole e medie imprese, perché è questo quello che dobbiamo fare, come lei ha detto, è questo il tessuto economico del nostro Paese che dobbiamo tutelare prima di tutto.

Ecco, io credo che questo accordo storico che abbiamo raggiunto, anche grazie all'intervento di Conte, sia stato importante perché ha riportato quello che è il significato profondo della nostra Europa, un'Europa solidale, un'Europa unita, e adesso occorre lavorare in vista dell'Agenda 2030. Abbiamo incontrato e incontreremo sicuramente altre resistenze, però io le faccio un in bocca al lupo e spero che questo lavoro si possa portare a termine nei migliori dei modi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative di competenza in ordine a possibili conflitti di interesse a carico di alcuni componenti della Commissione Via-Vas – n. 3-01704)

PRESIDENTE. Il deputato Potenti ha facoltà di illustrare l'interrogazione Gava n. 3-01704 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

MANFREDI POTENTI (LEGA). La ringrazio, Presidente. Buongiorno Ministro, la interroghiamo al riguardo della posizione di potenziale conflitto in cui sembra potrebbero trovarsi sette membri della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale. Le rivolgiamo questo quesito perché, purtroppo, la storia di questa Commissione è costellata anche da recenti brutti episodi. Faccio riferimento a quello del 2018, in cui il Ministro di allora si volle arrogare la facoltà di nominare direttamente i membri, vedendosi poi contestare dalla Corte dei conti questa metodologia. Siamo arrivati ad oggi con un bando ad evidenza pubblica, una selezione che, comunque, dipende pur sempre da lei, signor Ministro, con alcune notizie che si sono diffuse attraverso gli organi di stampa e che ci hanno lasciato, ovviamente, molto interdetti e per cui abbiamo interesse a conoscere la sua posizione e le informazioni di cui lei è a conoscenza.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, ha facoltà di rispondere.

SERGIO COSTA, Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie, Presidente. Grazie agli interroganti, noi ricordiamo che la Commissione VIA-VAS presso il Ministero dell'ambiente - la precedente - nasce nel luglio del 2011 e sarebbe dovuta durare tre anni; in realtà, di proroga in proroga, è arrivata praticamente al 2020. Ora, nulla quaestio sulle professioni e i professionisti della precedente Commissione, quanto invece sulla la logica della rotazione, del principio peraltro sancito da norme dello Stato, quindi andava cambiata. Però io ho preferito - e all'epoca ne parlai anche diffusamente con l'allora sottosegretaria al Ministero dell'ambiente, l'onorevole Gava, ma è un ragionamento indipendente dai colori e dalle appartenenze - che era opportuna una call pubblica. Questa call pubblica ha consentito a 1.240 circa professionisti di fare istanza, ma l'elemento importante era, intanto, chiarire che bisognava fare un ragionamento con una Commissione esterna che valutasse, ovviamente, i curricula e dividere per la prima volta anche i curricula in funzione di quelle che sono le professionalità: ambientale, economista, giuridico, piuttosto che sanitario. Quindi, proprio una rivoluzione interna per produrre il miglior risultato.

Per ognuno dei quaranta prescelti - quindi, non con una valutazione meramente discrezionale, ma molto strutturata - noi abbiamo verificato i carichi pendenti, il casellario giudiziario, le autorizzazioni delle amministrazione pubbliche, ove ovviamente richiesto, se dipendenti delle pubbliche amministrazioni, e l'insussistenza di inconferibilità o incompatibilità, così come sancite dalla legge n. 39 del 2013, all'articolo 4, che ci fa risalire obbligatoriamente al primo biennio (ma noi abbiamo preteso anche di risalire oltre). In questo senso, quindi, noi abbiamo verificato se effettivamente ci fossero queste questioni, ma le dico di più: noi lo verifichiamo ogni tot mesi, quindi di nuovo in autunno e di nuovo all'inizio dell'anno prossimo e così via, cioè, nel senso che vogliamo essere garantiti.

Da questo punto di vista, rispetto alle ipotesi dell'interrogazione, io qui tra l'altro ho carteggi che ci dicono che possiamo non temere queste inconferibilità; ovviamente sono carteggi sottoposti a valutazioni. Per tale motivo, io ringrazio dell'interrogazione e, anzi, offro la disponibilità del Ministero dell'ambiente ad aprire tutti i carteggi, magari anche assieme, tanto non c'è nulla da nascondere, su eventuali problematiche che mai si dovessero verificare. La nostra Direzione generale ha effettuato queste verifiche e mi riferisce per iscritto, peraltro, che non ci sono questi problemi.

PRESIDENTE. Il deputato Potenti ha facoltà di replicare.

MANFREDI POTENTI (LEGA). La ringrazio, Ministro. Lei sa quanto siano delicate le pratiche che, sovente, questa Commissione si trova ad esaminare; sono il motivo, a volte, dell'insuccesso o del successo di iniziative imprenditoriali e industriali; sono il successo di opere che possono trovare o non trovare realizzazione nel Paese, opere di cui il nostro Paese ha veramente tanto bisogno. Quindi, l'attenzione che vogliamo riporre sulla posizione di questi commissari è massima. Il fatto che nel suo decreto, il decreto n. 300 del 2018, si facesse riferimento a dei requisiti ben precisi, ma si fosse forse dimenticato un elemento pro forma, laddove lei mi sembra di aver percepito che abbia confermato che il comitato istruttorio si sia occupato anche di indagare le situazioni di incompatibilità, diversamente da quanto invece riscontrato nell'articolo 4 di cui ai poteri del comitato istruttorio, per cui sembrerebbe che il comitato si occupasse solo di andare a verificare le professionalità possedute dai soggetti, quindi non le eventuali dichiarazioni, che potrebbero essere mendaci, riguardanti le possibili incompatibilità.

Ricordo solo che, ai sensi dell'articolo 8, comma 6, del decreto legislativo n. 152 del 2006, cioè il Testo unico sull'ambiente, una delle conseguenze della dichiarazione mendace potrebbe essere la decadenza, ferme restando le responsabilità penali che poi potrebbero derivarne. Quindi, comunque farò certamente menzione anche ai colleghi ed esamineremo il contenuto delle sue dichiarazioni; avremo certamente il grande piacere di poter accedere alla documentazione che lei correttamente ci ha dichiarato essere disponibile, quindi su questa vicenda chiaramente sappia che abbiamo tutto l'interesse a proseguire le nostre attività di verifica (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

(Iniziative volte a incrementare l'efficienza energetica degli edifici scolastici e universitari con riferimento agli usi finali dell'energia – n. 3-01705)

PRESIDENTE. L'onorevole Muroni ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-01705 (Vedi l'allegato A).

ROSSELLA MURONI (LEU). Grazie, Presidente. Buongiorno, signor Ministro. Ho voluto proporre questa interrogazione perché riguarda un tema importante: si tratta di 250 milioni di euro, il cosiddetto Fondo Kyoto, a disposizione anche delle scuole per affrontare il tema dell'efficienza energetica, quindi avere scuole dove si viva meglio e si consumi molto di meno. È un tema importante, che avevamo toccato anche in legge di bilancio estendendo il Fondo anche all'efficienza idrica e anche alle palestre di proprietà pubblica, andando anche incontro a un pezzo di imprenditoria e di attività per i ragazzi. Le chiedo come si può procedere in maniera più rapida, perché stiamo aspettando un decreto interministeriale che dia delle indicazioni precise alle scuole, alle famiglie e alle imprese.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa, ha facoltà di rispondere.

SERGIO COSTA, Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. Grazie, Presidente. Ringrazio l'onorevole Muroni. Il Fondo di Kyoto è un fondo rotativo emesso da Cassa depositi e prestiti nel momento in cui ha l'ok del Ministero dell'ambiente e del Ministero dell'economia, perché sono co-proponenti. Abbiamo già raggiunto l'intesa formale, deve passare ancora al Mise e al Ministero dell'istruzione e della ricerca per l'intesa, molto più veloce. È un tema molto tecnicistico, ma fortunatamente sta camminando. Lei ha ragione, perché si parla di edifici pubblici che sono le scuole, sono le università, gli asili nido, l'efficientamento energetico di queste realtà. Noi abbiamo aggiunto, come lei ha detto, gli impianti sportivi e anche gli ospedali, per esempio le strutture sanitarie che volessero partecipare al bando, proprio per renderlo ancora più fruibile; tant'è vero che i benefit economici sono 635 milioni di euro, ancor di più di quanto abbiamo detto, già impegnati 250 milioni di euro.

Noi siamo nella voglia e nella speranza di arrivare a prendere tutti i 635 milioni di euro, perché, essendo un fondo rotativo, vuol dire che si autoalimenta. Ora, qual è l'elemento? L'elemento è la complessità tecnicistica, direi, perché è necessario dimostrare che l'efficientamento energetico sale di due classi energetiche e almeno fa risparmiare il 25 per cento dell'energia che normalmente viene consumata da questi edifici pubblici.

Fortemente tecnicistico; a me piacerebbe, nel dibattito parlamentare, per esempio, del “DL Semplificazioni”, ricevere un emendamento per poter semplificare il passaggio, tenendo conto di questi elementi tecnici, che abbiamo detto ai limiti del tecnicismo, ma che possano agevolare, perché è proprio quello che aspetto ulteriormente per poter rendere ancora più fruibili questi fondi, che abbiamo tutto l'interesse di rinnovare volta per volta.

PRESIDENTE. La deputata Muroni ha facoltà di replicare.

ROSSELLA MURONI (LEU). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro, per queste sue parole, che naturalmente mi rassicurano, ma so del suo interesse anche su questo tema. Abbiamo imparato con il COVID quanto sia importante la sicurezza degli istituti scolastici e, in tutto questo discutere di spazi, ci si dimentica spesso che il 40 per cento dei nostri edifici scolastici necessita di una manutenzione urgente, che il 60 per cento non ha il certificato di agibilità, che il 76 per cento delle amministrazioni non ha effettuato verifiche di vulnerabilità sismica e che l'80 per cento dei solai non ha avuto verifiche sulla sicurezza. Le scuole sono, a tutti gli effetti, un punto nodale per mettere in sicurezza questo Paese e i fondi, di cui lei parla, Ministro, sono un pezzo importantissimo, anche perché riguardano l'efficienza energetica, ossia come far vivere i nostri figli e le nostre figlie in scuole che consumino di meno. Noi possiamo parlare anche di estensione del tempo e dello spazio rispetto all'emergenza COVID, ma la verità (come nella scuola dei miei figli, una scuola della periferia romana), è che, nelle nostre scuole, fa troppo caldo d'estate e fa troppo freddo d'inverno. Quindi, sono luoghi spesso inospitali.

Allora, è fondamentale ciò che lei diceva sulle semplificazioni; questi sono i cantieri da aprire e da semplificare, e io, a nome mio, del collega Fornaro e del gruppo Liberi e Uguali, le prometto sicuramente un emendamento nel “DL Semplificazioni” che vada in questo senso, ossia semplificare gli interventi nelle scuole italiane perché finalmente si possano usare i soldi per renderle più efficienti, più belle e più sicure.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 16.

La seduta, sospesa alle 15,55, è ripresa alle 16.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Amitrano, Azzolina, Battelli, Boccia, Bonafede, Claudio Borghi, Brescia, Cirielli, Colucci, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Del Re, Delmastro Delle Vedove, Gregorio Fontana, Frusone, Gallinella, Gallo, Gebhard, Gelmini, Giaccone, Giachetti, Giorgis, L'Abbate, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Lupi, Maggioni, Molinari, Morani, Morelli, Orrico, Ravetto, Rizzo, Ruocco, Scalfarotto, Schullian, Carlo Sibilia, Sisto, Tasso, Tomasi, Traversi, Villarosa e Viscomi sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.

I deputati in missione sono complessivamente ottantanove, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Discussione congiunta dei documenti: Documento di economia e finanza 2020 - Sezione III - Programma nazionale di riforma e relativa appendice (Doc. LVII, n. 3-sezIII); Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge 24 dicembre 2012, n. 243 (Doc. LVII-bis, n. 2).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del Programma nazionale di riforma e relativa appendice (Doc. LVII, n. 3-sezIII del Documento di economia e finanza 2020) e della Relazione al Parlamento predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012 (Doc. LVII-bis, n. 2).

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta del 23 luglio 2020 (Vedi l'allegato A della seduta del 23 luglio 2020).

Ricordo che, ai sensi dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione e dell'articolo 6, commi 3 e 5, della legge n. 243 del 2012, la deliberazione delle Camere che autorizza l'aggiornamento del piano di rientro verso l'Obiettivo di Medio Periodo deve essere approvata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti.

Pertanto, la discussione si concluderà con l'approvazione di due distinti atti di indirizzo: il primo relativo alla Relazione di cui all'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, concernente l'autorizzazione all'aggiornamento del piano di rientro verso l'Obiettivo di Medio Periodo, da votare a maggioranza assoluta; il secondo relativo al Programma nazionale di riforma, da votare a maggioranza semplice, sulla base degli esiti della precedente deliberazione.

Ricordo che, dopo l'intervento dei relatori e del rappresentante del Governo, avrà luogo la discussione, entro la quale dovranno essere presentate le risoluzioni riferite alla Relazione e quelle riferite al Programma nazionale di riforma.

Interverrà, quindi, in sede di replica il rappresentante del Governo che dovrà dichiarare quali risoluzioni intenda accettare con riferimento sia alla Relazione sia al Programma nazionale di riforma.

Avranno, quindi, inizio le dichiarazioni di voto, al termine delle quali avranno luogo due distinte votazioni.

In entrambi i casi, a norma dell'articolo 118-bis, comma 2, del Regolamento, verrà posta in votazione per prima la risoluzione accettata dal Governo che, in caso di approvazione, precluderà le altre.

(Discussione congiunta - Doc. LVII, n. 3-sezIII e Doc. LVII-bis, n. 2)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Ha facoltà di intervenire il relatore sul Programma nazionale di riforma, deputato Ubaldo Pagano

UBALDO PAGANO, Relatore sul Doc. LVII, n. 3-sezIII. Presidente, il Programma nazionale di riforma elenca le priorità di riforma definite dal Governo sulla scorta delle raccomandazioni specifiche per l'Italia che, su proposta della Commissione, sono state adottate dal Consiglio dell'Unione europea.

Quest'anno l'elaborazione del PNR ha tenuto conto dell'esito del negoziato sulla risposta europea alla crisi pandemica, che ha introdotto una serie di strumenti straordinari, tra cui spicca il Next Generation EU, un programma sostenuto da 750 miliardi di nuovi fondi, di cui 390 miliardi di sovvenzioni a 360 di prestiti agli Stati membri. Più dell'80 per cento dei fondi di Next Generation EU sarà usato per sostenere investimenti e riforme degli Stati membri attraverso il cosiddetto Recovery Fund, con risorse pari a 672,5 miliardi di euro.

In base all'accordo raggiunto dal Consiglio europeo, e di cui è venuto a riferire qualche giorno fa il Presidente del Consiglio, le risorse saranno destinate ai Paesi e ai settori più colpiti dalla crisi, e l'Italia, grazie al grande lavoro del Governo, potrà ottenere fino a 209 miliardi di euro. Aggiungendo a queste risorse i finanziamenti pluriennali stanziati con la legge di bilancio 2020, il Governo intende aumentare il livello degli investimenti pubblici e stimolare quelli privati, aumentare le spese per l'istruzione, la ricerca e lo sviluppo e intraprendere una serie di riforme volte a rafforzare la competitività dell'economia, migliorando allo stesso tempo l'equità sociale e la sostenibilità ambientale.

Il Governo individua come prima priorità la creazione di una finanza sostenibile, la riduzione del debito e il perseguimento di politiche fiscali a sostegno della crescita. Partendo da queste ultime, il Governo ritiene necessaria una revisione complessiva del sistema fiscale per modificare la struttura della tassazione e disegnare un fisco equo, improntato al principio di progressività, semplicità e trasparenza per i cittadini, che favorisca innanzitutto i ceti medi e le famiglie con figli e sia orientato a un serio contrasto all'evasione fiscale.

Il Programma nazionale di riforma indica come ulteriore priorità quella di mettere a sistema le azioni intraprese durante l'emergenza per garantire il diritto all'istruzione e per contrastare la dispersione scolastica. In tal senso, occorre rafforzare la didattica a distanza e superare il digital divide, investendo nell'acquisto di strumenti tecnologici e nelle infrastrutture che assicurano maggiore competitività.

Per quanto riguarda il tema delle politiche sociali e del sostegno alle famiglie, il Governo si è già impegnato con l'ambizioso Piano strutturale integrato di politiche familiari, meglio noto come Family Act, e si propone l'obiettivo di adottare una disciplina organica di ridisegno del sistema di tutele e di inclusione sociale, lavorativa ed educativa delle persone con disabilità.

Per il mercato del lavoro il Programma nazionale di riforma preannuncia l'impegno del Governo ad avviare una riqualificazione dei servizi e delle politiche del lavoro, per migliorare l'occupazione e l'occupabilità delle persone, soprattutto dei giovani e delle donne, nonché per contrastare fenomeni di povertà latente. In tale contesto, saranno potenziate le politiche attive del lavoro e introdotti forti incentivi all'occupazione femminile, misure di sostegno alla maternità e alla conciliazione vita-lavoro.

Tra gli obiettivi del Governo nel Programma nazionale di riforma trova anche spazio la graduale introduzione di un salario minimo; al contempo, il Governo si impegna ad avviare una ridefinizione del sistema degli ammortizzatori sociali e a valutare l'efficienza e l'efficacia del reddito di cittadinanza, ed eventualmente a introdurne i necessari miglioramenti. Con riferimento al sistema pensionistico, il Governo si impegna nel rafforzamento della sostenibilità anche di lungo periodo del sistema previdenziale, con l'intento di limitarne il peso sul debito pubblico e sulle generazioni future.

Sul versante della semplificazione e della digitalizzazione della pubblica amministrazione, la semplificazione amministrativa e normativa è il fulcro del rilancio della macchina amministrativa e del sistema Paese, sempre nel rispetto dei presidi di prevenzione dei fenomeni corruttivi e di trasparenza nella pubblica amministrazione. In tale direzione va il Piano Italia 2025, quale strategia per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione del Paese, con l'obiettivo di creare una PA connessa con cittadini e imprese.

Per il settore della giustizia il Governo intende sviluppare politiche strutturali volte ad assicurare una riduzione e una maggiore prevedibilità dei tempi della giustizia, con interventi di riforma concernenti sia il processo civile che il processo penale.

Il PNR individua peraltro alcune linee prioritarie di intervento per migliorare la produttività e la competitività della nostra economia: innanzitutto investendo sulle infrastrutture, sulla connettività tra Nord e Sud del Paese, supportando l'export e l'internazionalizzazione, e infine intervenendo sul settore del credito per realizzare un sistema finanziario moderno, efficiente e trasparente.

Gli investimenti pubblici, materiali e immateriali, svolgeranno un ruolo determinante sia per la messa in sicurezza del territorio (penso al dissesto idrogeologico) che per lo sviluppo delle conoscenze e delle infrastrutture. A tal fine, è centrale il progetto di riforma del codice dei contratti pubblici per velocizzare e semplificare le procedure ed integrare i processi autorizzativi, delineando in tal senso un sistema definito e puntuale delle responsabilità degli amministratori.

Insieme a questo, la strategia del Governo punta ad accrescere sensibilmente gli investimenti privati italiani e dall'estero, anche attraverso misure di semplificazione amministrativa e tributaria, e quindi favorendo la canalizzazione del risparmio privato verso gli investimenti produttivi e di lungo termine.

Inoltre, coerentemente con il Green New Deal adottato a livello europeo, le azioni che saranno incluse nel Recovery Plan saranno indirizzate, tra l'altro, a contrastare i cambiamenti climatici, a favorire la riconversione energetica del sistema produttivo, l'economia circolare e la protezione dell'ambiente. A questo proposito, è necessario menzionare l'obiettivo della decarbonizzazione e l'esigenza di accelerare la transizione dai combustibili tradizionali alle fonti rinnovabili: un obiettivo tanto ambizioso quanto vitale per il benessere e il riscatto di tanti territori, e penso a Taranto come caso scuola.

Infrastrutture: il Governo sottolinea l'importanza di un'Italia connessa, sicura e sostenibile, dotando il Paese di un sistema integrato di infrastrutture e servizi di trasporto capace di rilanciare la competitività delle imprese, delle città e dei territori. Un primo ambito di rafforzamento degli investimenti pubblici riguarderà il rinnovamento e lo sviluppo delle infrastrutture di telecomunicazione e di trasporto, estendendo la rete di alta velocità ferroviaria a tutto il Paese, in particolare alle regioni del Mezzogiorno d'Italia, e portando così a compimento il Piano banda ultralarga per le coperture delle aree bianche e grigie.

All'autonomia differenziata e alla coesione territoriale è dedicato un capitolo specifico.

Con riguardo, infatti, ad esse si opererà con la definizione preliminare dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali - cosiddetti LEP - nelle materie oggetto di autonomia, per far sì che siano effettivamente garantiti su tutto il territorio nazionale e in modo uniforme tutti i diritti essenziali. In parallelo, si dovranno definire gli strumenti perequativi, inclusi quelli di carattere infrastrutturale, per colmare il divario tra il Nord e il Sud del Paese, in attuazione dei principi sacrosanti di coesione e solidarietà nazionale, perché, come evidenzia in più punti il Piano nazionale delle riforme che oggi è in approvazione, una efficace politica per la coesione territoriale e di rilancio del Mezzogiorno rappresenta la priorità delle priorità strategiche per questo Governo, indispensabile per riavviare uno sviluppo sostenuto e durevole del nostro Paese.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore sulla Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, deputato Gabriele Lorenzoni.

GABRIELE LORENZONI, Relatore sul Doc. LVII-bis, n. 2. Grazie, Presidente. Il 23 luglio 2020 il Governo ha trasmesso al Parlamento una nuova Relazione ai fini dell'autorizzazione parlamentare all'aggiornamento del piano di rientro verso l'obiettivo di medio termine. La Relazione è adottata ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, il quale prevede che scostamenti temporanei del saldo strutturale dall'obiettivo di medio termine assegnato all'Italia siano consentiti in caso di eventi eccezionali, sentita la Commissione europea, previa autorizzazione approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei suoi componenti, indicando nel contempo il piano di rientro rispetto all'OMT. Con la Relazione il Governo chiede l'autorizzazione al Parlamento per un ulteriore ricorso all'indebitamento, comprensivo dei maggiori interessi passivi per il finanziamento del debito pubblico, di 25 miliardi di euro per l'anno 2020; 6,1 miliardi nel 2021; 1 miliardo nel 2022; 6,2 miliardi nel 2023; 5 miliardi nel 2024; 3,3 miliardi nel 2025 e 1,7 miliardi a decorrere dal 2026. In questa Relazione il Governo ritiene che in questa fase sia di fondamentale importanza continuare ad assicurare il sostegno al sistema produttivo e al reddito dei cittadini, supportare la ripresa e intervenire dove è necessario per preservare l'occupazione. In quest'ottica, saranno prorogati gli interventi di potenziamento degli strumenti della cassa integrazione guadagni e verrà proseguito il sostegno ai settori maggiormente colpiti dalla crisi e alla liquidità delle imprese anche attraverso una riprogrammazione delle scadenze fiscali nei prossimi mesi. Inoltre, verrà garantito il necessario sostegno agli enti territoriali, le cui risorse sono state ridotte dai mancati introiti fiscali degli ultimi mesi. Infine verranno assicurate le risorse necessarie per far ripartire l'insegnamento, in presenza in condizioni di sicurezza. Considerata la richiesta di autorizzazione all'indebitamento formulata dalla Relazione, il nuovo livello di indebitamento delle amministrazioni pubbliche è fissato all'11,9 per cento del PIL nel 2020; il nuovo livello del debito pubblico si attesta al 157,6 per cento del PIL nel 2020. Pur in un contesto di incertezza legata all'evoluzione della pandemia e della successiva fase di ripresa economica, il Governo conferma l'obiettivo di ricondurre verso la media dell'area euro il rapporto debito-PIL del prossimo decennio attraverso una strategia che, oltre al conseguimento di un adeguato surplus primario, si baserà sul rilancio degli investimenti pubblici e privati.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, che si riserva di intervenire successivamente.

È iscritto a parlare il deputato Silli. Ne ha facoltà.

GIORGIO SILLI (M-NI-USEI-C!-AC). Grazie, Presidente. Buonasera, signor Vice Ministro, mi corre l'onore e l'onere di intervenire per pochi minuti in rappresentanza della mia componente riguardo a quello che dovrebbe essere una sorta di mandato da parte nostra, che apparteniamo all'opposizione, nei confronti del Governo, perché quando si parla di investimenti, di riforme, di spesa, di bilancio, di soldi pubblici da spendere è sempre molto difficile per l'opposizione cercare di guardare con occhio bonario ciò che il Governo, o comunque l'Esecutivo, andrà a fare. Succede nei comuni, succede nelle province, nelle regioni e ancor di più oggi che siamo chiamati a votare qualcosa di straordinario per quanto riguarda il nostro Paese e la Repubblica.

Vede, signor Presidente, l'economia non è una scienza esatta, ma ha le sue regole. Il problema non è il debito, ma è come ti indebiti; il problema non è investire a debito, il problema è che tipo di investimento vado a fare a debito. È indubbio che, se investo dei soldi in un investimento a basso rischio e con alta resa, sono stimolato dall'andare a chiedere soldi in prestito aumentando il debito; viceversa non lo devo fare. Ebbene, noi, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, anche se oggi parliamo di più cose, non solamente dello scostamento, siamo chiamati a dare un voto per un qualcosa di straordinario senza ben sapere in che direzione andrà il debito, per cosa verranno spesi questi soldi. Lei capisce, signor Presidente, per chi rappresenta l'opposizione, per chi è all'opposizione è molto difficile firmare una delega in bianco per la seconda volta soprattutto di fronte al modo in cui il Governo si è comportato con parte o con tutta l'opposizione.

Io ho parole di favore nei confronti del Ministro D'Incà che, durante il lockdown, si peritava a chiamare tutti i rappresentanti dell'opposizione per lunghissime videoconferenze fiume, nelle quali stavamo a discutere di un emendamento piuttosto che dell'altro, di una proposta piuttosto che dell'altra. Alla fine è successo ben poco, alla fine abbiamo portato a casa ben poco, ma mi verrebbe da dire che il Governo ha portato a casa ben poche proposte ecumeniche avanzate dall'opposizione. Questo sarebbe servito, secondo me, per stemperare un po' gli animi ed arrivare, in un momento così difficile per il Paese, in maniera un po' più morbida, e non così cruda. Quindi, le dico, signor Presidente, vede, bisognava che il Governo spiegasse un po' meglio, nelle ore che ci hanno preceduto, nei giorni che ci hanno preceduto, che intenzioni avrebbe avuto. Bisognava che il Governo coinvolgesse realmente le opposizioni…

PRESIDENTE. La invito a concludere.

GIORGIO SILLI (M-NI-USEI-C!-AC). …e mi avvio alla conclusione, Presidente, non solo facendo delle agenzie e a volte menzionando anche il Presidente della Repubblica con fare quasi bonario, per dire: dobbiamo coinvolgere le opposizioni. Non è che l'opposizione può essere usata dal Ministro di turno per fare un'agenzia con un titolo ad effetto e, quindi, credo veramente che sarà nostra intenzione, per entrambi i provvedimenti della giornata, non votare insieme alla maggioranza. Non ce ne voglia, Presidente, non è certo un atto di irresponsabilità verso il Paese. Al contrario, è un atto di responsabilità per i cittadini e gli elettori che noi rappresentiamo, dopo essersi scottati con la mano tesa del Governo che quasi sembrava volesse collaborare con l'opposizione, e così purtroppo non è stato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Lovecchio. Ne ha facoltà.

GIORGIO LOVECCHIO (M5S). Grazie, Presidente. Vice Ministro, onorevoli colleghi, colleghe, l'Italia è tra i Paesi europei maggiormente colpiti dalla pandemia da Coronavirus e, come tale, avrà diritto alla quota maggiore di risorse del Recovery Fund: 209 miliardi su 750, quasi il 30 per cento del totale. Fino a tutto il 2019 l'obiettivo di medio termine per l'Italia è stato il pareggio di bilancio, con un aggiornamento dell'avanzo strutturale dello 0,5 per cento del PIL nel triennio 2020-2022. La revisione dell'obiettivo ha dovuto necessariamente tenere conto delle mutate condizioni e prospettive di crescita riviste tutte al ribasso a causa della crisi pandemica e della conseguente variazione di bilancio. Nei mesi scorsi il Parlamento ha autorizzato un primo scostamento di bilancio da 25 miliardi per l'anno 2020 corrispondente a un incremento di 20 miliardi nell'indebitamento netto. Ci siamo ritrovati ad affrontare un'emergenza senza precedenti, che ci ha imposto scelte coraggiose. Con queste prime risorse siamo intervenuti per gestire le prime fasi dell'emergenza, soprattutto in favore di chi, in trincea, stava combattendo in prima linea questa battaglia durissima. Parlo dei medici, degli infermieri, del personale sanitario. Tutto il comparto della sanità ha ricevuto finanziamenti con cui sono stati pagati gli straordinari del personale e si sono affrontate le spese per l'allestimento di nuove strutture per la cura dei malati. Abbiamo pensato a chi si è ritrovato senza la possibilità di lavorare destinando risorse per l'estensione della cassa integrazione per tutti: per gli autonomi, i professionisti, le partite IVA e ancora gli interventi per tamponare la carenza di liquidità delle imprese e quelli fiscali, con la riprogrammazione delle scadenze fiscali.

Infine, le famiglie, per le quali sono state sono state previste tutta una serie di misure che consentissero ai genitori di conciliare il lavoro con la cura dei figli.

Il secondo significativo scostamento di bilancio, da 55 miliardi, ci ha consentito di dare continuità agli interventi emergenziali e di programmare una serie di interventi per l'uscita dalla fase di lockdown e per il rilancio del Paese. Tra questi ci tengo a ricordare i vari benefici, sotto forma di credito d'imposta per le imprese, per le spese sostenute dalle imprese per l'adeguamento alla normativa anti-COVID, come la sanificazione degli ambienti di lavoro e l'acquisto di dispositivi di protezione, per canoni di locazione di immobili, per un ammontare complessivo di circa 2 miliardi nel 2020 e nel 2021; i benefici per le spese turistiche sostenute nel 2020 dalle famiglie; le misure per favorire la capitalizzazione delle imprese e l'incremento del tetto massimo di credito d'imposta utilizzabile in compensazione. Con il terzo scostamento di bilancio, da 25 miliardi, di cui discutiamo, potremmo dare continuità al lavoro svolto in questi mesi frenetici. Sarà l'occasione per estendere una serie di bonus a quei settori rimasti finora esclusi da qualsiasi intervento e per spingere con specifici incentivi sul graduale reintegro di tutti i lavoratori dipendenti. Dobbiamo essere fieramente orgogliosi di quanto approvato in quest'Aula. Tanto è stato fatto e tanto ancora dovrà essere fatto, sicuramente, ma abbiamo tenuto in piedi il Paese fronteggiando una possibile emorragia di posti di lavoro e uno scivolamento delle famiglie italiane verso la povertà. È quindi fondamentale che in questa fase e nei prossimi mesi il Governo continui ad assicurare il massimo sostegno al sistema produttivo e al reddito delle famiglie, dando avvio a un grande piano di riforme e investimenti per avviarci verso una solida ripresa economica.

In questa fase è ancora più necessario il sostegno agli enti territoriali, le cui risorse sono state ridotte dai mancati introiti fiscali degli ultimi mesi, e che potrebbero essere ancor più penalizzate nei prossimi mesi se, davvero, come nessuno di noi si augura, ci ritrovassimo a fronteggiare una seconda ondata dell'epidemia. Abbiamo il dovere di garantire la regolarità dell'azione pubblica a tutti i livelli di governo. Superata questa fase sarà poi il momento di guardare avanti, lavorando su un vasto programma di riforme in grado di sfruttare appieno le opportunità offerte dal Recovery Fund europeo. C'è tanto da lavorare e l'Italia soffre da anni una carenza di investimenti, tanto privati quanto pubblici. Proprio questi ultimi dovranno aumentare di almeno un punto percentuale di PIL rispetto al 2019, in particolare negli ambiti relativi alle infrastrutture di comunicazione, alle telecomunicazioni, in attuazione del piano banda ultralarga, alle infrastrutture e servizi di trasporti, alle infrastrutture per l'energia e per l'acqua, al riciclo e all'attenuazione dei rischi idrogeologici e sismici, alla protezione dell'ambiente e riforestazione degli investimenti per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e dell'istruzione. L'aumento degli investimenti pubblici e privati e il rilancio dei macrosettori più rilevanti dell'economia italiana dovranno essere accompagnati da una serie di riforme volte a rafforzare la competitività dell'economia, migliorando al contempo l'equità sociale e la sostenibilità ambientale.

Ci attendono riforme che il Paese annuncio da decenni nel campo della giustizia, dell'istruzione, delle politiche del lavoro e del fisco. È compito del Governo, del MoVimento 5 Stelle, di questa maggioranza ma anche di tutto il Parlamento renderle finalmente realtà. Decisive per il Paese dovranno essere le misure relative al potenziamento del Sistema sanitario nazionale. Come MoVimento 5 Stelle riteniamo cruciale investire per una sanità pubblica d'eccellenza e al servizio di tutti i cittadini. Dovremo destinare risorse per il rafforzamento strutturale della rete ospedaliera, l'incremento di posti letto. Saranno mesi importanti e cruciali, e per il cambiamento nel nostro Paese non possiamo perdere questo appuntamento con la storia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Trancassini. Ne ha facoltà.

PAOLO TRANCASSINI (FDI). Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo assistito questa mattina all'informativa del Presidente Conte e devo dire che io l'ho trovato particolarmente nervoso, ma questo ci può anche stare; ho trovato anche di basso profilo il fatto che abbia attaccato le opposizioni, ma questo, Presidente, può essere una libera scelta; ciò che però credo non sia tollerabile è il fatto che si sia messo a ridere mentre parlava il presidente Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Allora, io non mi aspetto da lei certamente una censura pubblica, però se va a rivedere le immagini, noterà che il Presidente del Consiglio ha per davvero riso di gusto all'accorato intervento del nostro presidente, e mi auguro che per rispetto dell'Aula, per rispetto di ognuno di noi, lei interverrà, anche magari soltanto privatamente, riservatamente, perché noi, a differenza del Presidente Conte, siamo stati eletti dal popolo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e non è tollerabile che il primo Presidente del Consiglio che passa viene qui a riderci addosso quando, in maniera anche accorata, parliamo dei problemi del Paese. Abbiamo cominciato questa storia degli scostamenti di bilancio con una scivolata della maggioranza, che pensava di cavarsela con qualche miliardo di euro. Noi abbiamo detto sin da subito che serviva uno scostamento intorno ai 100 miliardi, ma siamo stati derisi, siamo stati additati, siamo stati incolpati di far una politica di sciacallaggio perché esageravamo, però poi, alla fine, oggi arriviamo e superiamo i 100 miliardi di scostamento. Vede, una cosa che non arriva molto al Paese è che noi ci siamo fidati, Presidente Fico. Noi eravamo convinti che quello fosse un momento in cui bisognava stare tutti dalla stessa parte. Non condividiamo nulla di questa di questa maggioranza, né la genesi né tanto meno quello che li tiene uniti, non ci riconosciamo certamente nel Presidente Conte, però il momento era un momento veramente molto complicato e difficile, quindi in bianco abbiamo staccato un assegno di 75 miliardi affidati nelle mani del Presidente Conte, pensando che quello fosse il momento nel quale il Presidente del Consiglio dovesse pensare con la massima libertà, quindi libero anche da molti vincoli, agli interessi del Paese. Lo abbiamo fatto, ma abbiamo cominciato poi ad avere qualche dubbio quando abbiamo visto il “Cura Italia”, quando abbiamo visto il “Rilancio”, quando abbiamo cominciato a vedere che quello che doveva essere il “decreto Aprile” arrivava poi a maggio e diventava “Giugno” e poi si chiamava “Rilancio”. Insomma, abbiamo cercato in quei mesi quel confronto che è mancato e che è un primo elemento di distinguo fra chi, Presidente, le cose le dice e non le fa, e chi invece le dice e tenta di farle: da una parte il Presidente del Consiglio in prima serata a parlare di potenza di fuoco che non è mai arrivata, di richiesta di collaborazione con le opposizioni, con un confronto al quale in realtà non dava mai seguito, e dall'altra un'opposizione responsabile che, in tutti i modi, ha veicolato proposte su proposte tutte le volte che è stata messa in condizione di farlo. Al massimo, abbiamo ricevuto un invito a Villa Pamphilj: poca cosa per chi crede nel confronto democratico, Presidente Fico (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E oggi ci viene prospettato un piano nazionale di riforme generico, arrivato di corsa in Parlamento, anche se l'abbiamo visto in maniera tardiva. I nostri rappresentanti in Commissione finanze, che ringrazio, l'onorevole Bignami e l'onorevole Osnato, hanno fatto pervenire al Governo le nostre proposte, però non si fa così rispetto a un piano così ambizioso: non si rimane nel generico come ha fatto questa maggioranza e il confronto deve scendere nel concreto e ascoltare per davvero quello che ha da dire l'opposizione.

In tutti questi mesi, in questa nostra grande apertura, in questa nostra grande disponibilità, in questa nostra grande apertura di fiducia, noi abbiamo chiesto tempestività nelle risposte: abbiamo ricevuto in cambio la cassa integrazione più lenta del mondo. Oggi credo che sia un termine di paragone: non si dice più lento come una lumaca, si dirà lento come la Cassa integrazione di Conte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché io credo che sia per davvero l'estrema frontiera della lentezza, visto che siamo a luglio e ancora molti non l'hanno ricevuta. Abbiamo chiesto lo stato di crisi per il comparto del turismo e, anche qui, in maniera molto più educata, abbiamo assistito ai sorrisi del Ministro Franceschini, che ci diceva che non si poteva chiedere lo stato di crisi per il turismo; in cambio abbiamo avuto un bonus inapplicabile, che in questo momento non sta utilizzando nessuno e con un comparto che è completamente in agonia, che rappresenterà, come dice l'Istat, molti di quei milioni di posti di lavoro che da qui a Natale noi perderemo.

Noi abbiamo chiesto premialità, Presidente Conte, perché siamo convinti che i soldi vadano messi a sistema; non rientriamo nella logica totalmente, clamorosamente ed esclusivamente assistenzialista di questa maggioranza; noi pensiamo che, se ci sono dei soldi sul tavolo, se c'è una disponibilità anche importante, noi dobbiamo metterli a sistema; dobbiamo premiare le aziende che mantengono i posti di lavoro, premiare le aziende che si ostinano ad alzare ancora una saracinesca nonostante le grandi difficoltà. Noi abbiamo la consapevolezza di un fatto che può sembrare banale: se i costi rimangono gli stessi e gli introiti scendono sotto il 30 o il 20 per cento, è impossibile mantenere la stessa forza lavoro. Quello è il tema, Presidente, che noi abbiamo cercato di affrontare in mille modi, con mille proposte che sono state sempre disattese.

Che cosa abbiamo avuto in cambio, Presidente? Abbiamo visto i nostri soldi andare verso la Cina, con la strategia dei monopattini; abbiamo visto riempire il “decreto Rilancio” di consulenze, di posti di lavoro senza prova scritta, Presidente Fico. Io credo che questa sia una macchia per il MoVimento 5 stelle; sono state stabilite nel “decreto Rilancio” centinaia di posti di lavoro nei Ministeri senza prova scritta (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia); l'avete fatto voi, lo ripeto, l'avete fatto voi, quelli che predicavate la trasparenza e la meritocrazia, che eravate contro gli amici e gli amici degli amici, l'avete fatto voi. E vede che con queste risposte ogni giorno la nostra fiducia nei confronti del Presidente Conte e della maggioranza, la fiducia che il nostro voto fosse stato ben impiegato veniva meno.

Ma non è soltanto questo; con i nostri voti, Presidente, avete rilanciato un'attività, quella degli scafisti, l'avete rilanciata in maniera talmente ampia che adesso gli scafisti si sono messi a fare anche il servizio turistico, importandoci anche gli stranieri radical chic per quello che abbiamo visto recentemente (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Noi abbiamo chiesto condivisione, abbiamo dato disponibilità a collaborare, però, vede, Presidente, per la condivisione, lo dice anche la parola stessa, bisogna condividere, bisogna prendere un pensiero o una preoccupazione e dividerceli; per fare questo, però, bisogna essere necessariamente in due; noi ci abbiamo provato in tutti i modi, ci abbiamo provato ogni giorno, anche il giorno successivo rispetto agli appelli che Conte faceva in prima serata, ma siamo stati sempre disattesi.

Allora, l'altro giorno, al Ministro Gualtieri ho detto che saremmo anche disponibili a votare per lo scostamento di bilancio, però, vorremmo sapere se parte di quei 25 miliardi possano essere impegnati per la premialità per le aziende, per la flessibilità del mondo del lavoro, per la ricostruzione post sisma, Presidente, perché anche questo è un tema che abbiamo scoperto essere centrale per la maggioranza all'indomani mattina del voto e non il giorno precedente; abbiamo chiesto l'impegno di non mettere marchette in questi 25 miliardi, lo abbiamo chiesto e lo richiedo io qui con forza. Mi aspetto che chi parlerà dopo di me, soprattutto gli esponenti del Partito Democratico, prendano la parola e prendano l'impegno con tutto il Parlamento che questi 25 miliardi saranno messi a sistema solo per l'interesse del Paese e che non ci sarà un posto nei ministeri, che non ci sarà un euro per le consulenze di questo o di quel Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). L'ho chiesto a Gualtieri, Presidente, non mi ha risposto.

Non diamo, Presidente - e concludo -, un alibi all'Europa; noi siamo patrioti, non ci piace quando l'Europa pretende di mettere il naso a casa nostra, non ci piace quando ci dà lezioni, non ci piace quando pretende di indicare la strada, ancora di più non ci piace quando vuole dirci come spendere i nostri soldi; si fa fatica però, si fa veramente fatica a non capire le ragioni di quell'Europa quando noi prendiamo i soldi e li buttiamo in monopattini e marchette per gli amici degli amici (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Ecco, e concludo, noi all'inizio di questa vicenda, gliel'ho detto nel mio precedente intervento, avevamo proposto di fare gli incontri tra maggioranza e opposizione in diretta streaming e lei lo ricorderà, ricorderà sicuramente che cosa sono le dirette streaming, ricorderà anche quanto il suo movimento ha costruito su due dirette streaming che credo tutto il popolo italiano conosca. Lo abbiamo chiesto non tanto per farvi il verso, ma perché pensiamo che in questo momento ognuno si debba assumere fino in fondo le proprie responsabilità; non abbiamo nessun problema a confrontarci col Presidente Conte, con la maggioranza, con i presidenti delle Commissioni, in diretta streaming per far sapere al Paese quelle che sono non solo le nostre proposte, ma il nostro grande senso di responsabilità.

Alla fine di questa storia, dopo aver buttato 100 miliardi, noi siamo ancora disponibili a fare una diretta streaming, insieme a lei e al Presidente Conte; voi non siete ancora pronti e continuate a sottrarvi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Ungaro. Ne ha facoltà.

MASSIMO UNGARO (IV). Presidente, colleghi, il Governo oggi ci chiede un terzo scostamento di bilancio da 25 miliardi, il terzo di quest'anno, per rispondere alla crisi collegata all'epidemia da COVID-19. Mentre in Italia l'epidemia sembra per adesso essere sotto controllo, non si può dire la stessa cosa del resto del mondo dove, in certe zone nevralgiche per l'economia globale, il virus è fuori controllo (penso per esempio agli Stati Uniti). Non possiamo, quindi, rimuovere per adesso il sostegno ai nostri lavoratori e alla nostra economia, perché è veramente difficile capire la profondità delle conseguenze economiche di questa crisi. Dobbiamo scongiurare il rischio di rimuovere il sostegno dello Stato troppo presto e, quindi, troverei del tutto inspiegabile e irresponsabile un voto contrario delle opposizioni a questo scostamento di bilancio.

Le risorse, però, non sono infinite e vanno usate con cura, anche riformando, se necessario, i vari strumenti di sostegno, a cominciare dalla Cassa integrazione. Proprio ieri, in audizione, il presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio ci ha detto che quasi un quarto, lo ripeto, un quarto delle ore di Cassa integrazione è stato utilizzato da imprese che non hanno subito perdite di fatturato dall'inizio della crisi, risorse che forse sarebbero state meglio utilizzate in altro modo. È venuto, quindi, il momento di concedere la Cassa integrazione solo alle imprese che hanno subito una perdita di fatturato e in questo senso noi sosteniamo l'intenzione del Ministro Gualtieri di procedere in questa direzione.

Attenzione, però, che, se cominciamo a restringere l'accesso alla Cassa integrazione, non possiamo prorogare il divieto generale di licenziamento, altrimenti molte aziende andranno incontro al fallimento. Invito, quindi, il Governo a pianificare la fine di questo divieto, una misura che esiste solo in Italia e che rischia col tempo di congelare il nostro mercato del lavoro. Io non sono nemmeno convinto che, nel lungo termine, la Cassa integrazione sia sempre lo strumento migliore; si rischia di spendere risorse per aziende che magari non si risolleveranno più, quando invece sarebbe utile per i lavoratori formarsi e trovare un lavoro in un altro settore. Per questo motivo il mio invito al Governo è meno CIG, ma più NASpI.

Sempre in tema di lavoro, salutiamo con favore l'intenzione di attuare una forte decontribuzione sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato nei prossimi mesi. Si dovrebbe inoltre procedere allentando le restrizioni sui contratti determinati introdotti dal “decreto Dignità” del 2018, anche introducendo in via temporanea forme contrattuali flessibili, come per esempio i voucher.

Tornando ai conti pubblici, ho letto negli ultimi giorni sulla stampa che, dietro all'impossibilità del Governo di prorogare ulteriormente i versamenti Irpef da luglio a settembre, ci sarebbero state delle tensioni di cassa; un'ipotesi smentita subito ieri dal Ministro Gualtieri, ma qualora questo scenario dovesse per qualsiasi motivo prendere forma nei prossimi mesi, il nostro invito al Governo è molto semplice: fare richiesta per la linea di supporto del MES, del Meccanismo europeo di stabilità. Io spero che anche i nostri alleati, specie il MoVimento 5 Stelle, converranno che è nell'interesse dell'Italia prendere in prestito questi 37 miliardi senza condizioni, invece che dal mercato, per un risparmio tra i 3 e i 500 milioni di euro all'anno.

Ad ogni modo, voglio ricordare a quest'Aula, soprattutto ai miei colleghi sovranisti, che la Banca centrale europea acquista ogni giorno quasi un miliardo di euro di debito italiano. I nostri costi di finanziamento rimangono quindi molto contenuti; il tasso a dieci anni del nostro debito pubblico è vicino all'1 per cento, quando, invece, con il Governo gialloverde avevamo quasi toccato il 3 per cento. Il nostro debito per adesso, nel breve e medio termine, è quindi sostenibile, ma da giovane italiano, prima ancora che parlamentare, sono molto, estremamente preoccupato per cosa succederà dopo l'epidemia. Il supporto monetario non sarà infinito; sarà fondamentale, una volta conclusa l'epidemia, rilanciare la crescita e ridurre il debito pubblico, riportando l'avanzo primario almeno al 2 per cento. Senza crescita l'Italia rimarrà seppellita dal suo debito; occorre rilanciare gli investimenti e creare condizioni favorevoli per le imprese, cominciando con una seria semplificazione delle procedure amministrative. Il caos normativo, le tante leggi, la frammentazione del potere decisionale sono oggi il maggior ostacolo alla crescita, altrimenti non si spiega perché un Paese come il nostro, dove i salari sono di gran lunga inferiori a quelli della maggior parte dei maggiori partner europei, sia un Paese che non riesca ad attirare maggiori investimenti dall'estero.

Per questo motivo, come Italia Viva, abbiamo proposto un Piano shock che sta vedendo la luce proprio nel “decreto Semplificazioni”; occorre continuare su questa strada.

Faccio solo un esempio: nel settore degli appalti, proprio ieri, uno studio dell'ANCE ha messo in evidenza come negli ultimi 26 anni siano stati emanati oltre 500 provvedimenti, per un totale di 45 mila pagine, che, se fossero messe in fila, farebbero una strada lunga 136 chilometri.

Ma, per una volta, l'Italia non dovrà fare di più con meno. Abbiamo le risorse, grazie all'accordo storico raggiunto dal Consiglio europeo la settimana scorsa. Con il Recovery Fund nasce il debito europeo. La solidarietà europea si concretizza in 209 miliardi di sovvenzioni e prestiti per l'Italia.

Io non oso immaginare cosa sarebbe successo, se a quel tavolo fosse andato Matteo Salvini come Capo del Governo italiano, un'ipotesi scongiurata da Matteo Renzi e gli alleati di questa maggioranza, che un anno fa hanno così potuto dar nascita ad un Governo europeista, a cui gli altri Paesi stanno dando fiducia. Ma questa fiducia non deve essere tradita. L'Italia ha davanti a sé un'occasione storica, se non unica: non dobbiamo e non possiamo sprecarla.

È in questo contesto che si inserisce il Piano nazionale di riforma, presentato dal Governo per dare seguito alla raccomandazione della Commissione europea. Riforma fiscale, riduzione del debito, potenziamento delle politiche attive per il mercato del lavoro, potenziamento dell'istruzione pubblica, politiche sociali per le famiglie e per lottare contro la povertà, misure a sostegno della competitività, come la riforma della giustizia civile e dell'amministrazione pubblica, rilancio degli investimenti in chiave sostenibile.

Occorre investire in infrastrutture sociali, come asili nido e ospedali, proprio per contrastare il drammatico inverno demografico che sta attraversando il nostro Paese. Sostenere le giovani coppie e la natalità è una delle priorità di questa maggioranza, che infatti ha approvato pochi giorni fa l'assegno unico universale per i figli a carico, il primo pilastro del Family Act della Ministra Elena Bonetti.

Infine, Presidente, sul tema del fisco, noi, come Italia Viva, siamo ovviamente concordi che sia urgente intervenire e avviare una semplificazione soprattutto dell'Irpef, riducendo le aliquote e semplificando la grande selva di detrazioni e deduzioni, che portano ad aliquote marginali eccessive, che disincentivano il lavoro e la produzione di reddito. Ma, se invece rimaniamo nell'ambito di questo scostamento, noi apprezziamo il piano del Governo di usare parte delle risorse per riprogrammare le scadenze fiscali dei prossimi mesi, permettere una lunga rateizzazione e differire i termini per le cartelle esattoriali e la rottamazione, dal 31 agosto al gennaio 2021.

Secondo noi, sarebbe anche giusto procedere all'abolizione dell'acconto Ires di novembre, come abbiamo fatto lo scorso giugno, e prepararsi all'abolizione tout court dell'Ires, l'unica tassa che le imprese italiane pagano sul fatturato e non sull'utile, una tassa ammazza ripresa.

Nello stesso senso pensiamo che il Governo debba azzerare le sanzioni per chi pagherà i versamenti dovuti a luglio entro il 30 settembre. Credo che sia giusto e necessario, data l'emergenza in cui ci troviamo.

Infine, è importante abolire il sistema di acconti per le milioni di partite IVA del nostro Paese – concludo, Presidente - e pensare a sistemi di tassazione in tempo reale, in funzione dei flussi di cassa, un tema che è stato ripreso negli ultimi giorni dal Ministro Gualtieri. Con l'assenso del contribuente e l'uso dei big data, una specie di cash flow tax potrebbe essere una misura che tuteli la liquidità di partite IVA e micro imprenditori.

Infine, se si tratta, come sembra, veramente di una crisi a V, sarebbe già utile nel “decreto Agosto” riformare temporaneamente il codice civile, per permettere alle imprese di sospendere gli ammortamenti di beni materiali e immateriali per quest'anno, proprio per evitare alle imprese di cristallizzare perdite proprio nel momento peggiore, il che potrebbe pregiudicare il loro accesso al credito (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Mandelli. Ne ha facoltà.

ANDREA MANDELLI (FI). Grazie, Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, oggi finalmente ci troviamo a discutere del documento che, dopo settimane di annunci, dovrebbe dare tutte le risposte per la ripresa del Paese: il Piano nazionale di riforme, nel quale confluiscono le politiche che il Governo intende adottare nel triennio 2021-2023 per il rilancio della crescita, dell'innovazione, della sostenibilità, dell'inclusione sociale e della coesione territoriale nel nuovo scenario determinato dal Coronavirus.

Ma, al di là degli annunci, i nodi da sciogliere rimangono molti. In particolare, non sono chiaramente delineate le modalità con cui il PNR verrà attuato. Infatti, il documento in esame appare già superato, limitandosi a elencare una serie di titoli, senza indicare strumenti di intervento e misure concrete da attuare. Lo stesso Ministro dell'Economia, in sede di audizione, ieri, ha descritto gli interventi già effettuati, anticipando i contenuti del decreto che il Governo è in procinto di emanare. Sono misure che vanno nella stessa direzione di quelle precedentemente adottate, che si basano su un modello economico di tipo assistenzialistico, in cui la ricchezza viene semplicemente redistribuita, senza pensare come crearla.

Questo modello economico sicuramente non porterà alcun beneficio al Paese. Non ci stancheremo mai di ripetere che occorre semplificare il sistema e che servono riforme strutturali che incentivino gli investimenti e la produttività. L'assistenzialismo non genera ricchezza e abbiamo visto che il reddito di cittadinanza non crea lavoro.

Ben venga l'annunciata riforma fiscale, che migliori l'equità e l'efficienza. Mi sembra chiaro che Forza Italia non può che essere d'accordo sul fatto che il primo nodo da sciogliere sia proprio la riforma fiscale. Ma il vero problema è capire come il Governo intenda farla.

Il taglio delle tasse dite che sarà selettivo, ma, alla luce del PNR, non si comprende affatto quali saranno i criteri per effettuare la selezione e cosa si intende per ceto medio. Per esempio, a quale altezza sarà posta l'asticella per considerare il contribuente ricco e, quindi, non meritevole di una riduzione dell'imposizione? Il Governo, in questi mesi di emergenza, ha sempre basato i propri interventi su misure quali bonus e crediti di imposta, dei quali tuttavia le imprese potranno beneficiare solo a partire dal prossimo anno, quando molte aziende avranno già dovuto, purtroppo, chiudere le proprie attività.

Non si può non pensare a una riforma delle aliquote Irpef - siamo tutti d'accordo -, ma è necessario un vero e proprio salto di qualità, un atto di coraggio: cancelliamo del tutto l'Irap, come chiede Forza Italia dall'inizio.

Un'altra parte della riforma fiscale interesserà l'abbassamento dell'IVA. Anche qua siamo nella nebbia. Non si comprende se e in che termini e riferito a quali settori questo abbassamento sarà fatto. Ma - parliamoci chiaro, colleghi - parlare di riforma di IVA, senza un accordo europeo, finalizzato a un intervento normativo che non interessi solo un singolo Paese, dire azzardato è un eufemismo.

Il Governo, se da una parte annuncia nel PNR la necessità di riforme urgenti per evitare la depressione economica, dall'altro lato, sembra dimenticare e non tenere conto del debito fiscale pregresso, gravante soprattutto su imprese e lavoratori autonomi, che rischia di schiacciare queste categorie e vanificare, di fatto, qualsiasi ipotesi di ripartenza. Con quali risorse, ma soprattutto come si interverrà in autunno, se non facendo ancora ricorso all'aumento del debito pubblico?

Nel PNR, nel tentativo di recuperare risorse, si parla di lotta all'evasione fiscale, facendo esclusivo riferimento alla limitazione dei pagamenti in contanti. Eppure, si potrebbe citare l'esempio di numerosi altri Paesi, nei quali si combattono efficacemente i fenomeni di evasione, senza tuttavia imporre alcuna limitazione all'uso del contante. Qua suona il monito della Banca d'Italia di ieri: nonostante le numerose azioni intraprese negli ultimi anni per prevenire e arginare comportamenti irregolari - cito - nei confronti del fisco, il tax gap delle entrate tributarie e contributive è rimasto sostanzialmente stabile tra il 2012 e il 2017. Peraltro, voi sapete benissimo che le entrate che derivano dal controllo dell'evasione fiscale sono sempre incerte, per usare ancora un eufemismo.

Il contrasto all'evasione fiscale si attua assai più efficacemente, semplificando il sistema fiscale, introducendo per tutti gli italiani la flat tax che, dove è stata introdotta, ha eliminato numerosi adempimenti e si è dimostrata un ottimo sistema per l'emersione del sommerso. Così è anche successo nel settore degli affitti abitativi, con l'introduzione della cedolare secca.

Ma veniamo ora alla richiesta del terzo scostamento di bilancio. Il Governo chiede l'autorizzazione al Parlamento per un ulteriore ricorso all'indebitamento comprensivo dei maggiori interessi per il finanziamento del debito pubblico di 25 miliardi per il 2020. E siamo arrivati ai 100 miliardi che Forza Italia aveva detto fin dall'inizio. Poi, 18 saranno spalmati ulteriormente nei prossimi cinque anni.

Questi interventi si concentreranno su proroga della cassa integrazione, sostegno ai settori più colpiti, una riprogrammazione delle scadenze fiscali nei prossimi mesi, sostegno agli enti territoriali, risorse necessarie a far ripartire la scuola. Insomma, la solita solfa.

In questi mesi difficili l'opposizione ha assicurato un atteggiamento di responsabile lealtà istituzionale. Come dichiarato oggi dal Presidente Berlusconi, unitamente agli altri leader del centrodestra, in una lettera al Premier: lo abbiamo fatto per senso del dovere verso la nazione, che è per noi il valore supremo, non certo per esprimere un consenso alle politiche di un Governo del quale non condividiamo nulla, né gli obiettivi, né i metodi, né i comportamenti.

Gli interventi messi a punto dal Governo, utilizzando le risorse derivanti dai due scostamenti già approvati, si vedono e sono del tutto negativi. Gli operatori economici, i lavoratori, gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, i professionisti, i lavoratori autonomi e le partite IVA, di fatto, sono stati abbandonati. La protesta unanime delle categorie produttive la dice lunga sul malessere del Paese. Questa volta non ci permetterà di votare al buio. Decideremo se votare questa nuova richiesta di scostamenti, in base alla disponibilità ad accogliere le nostre proposte, che consideriamo imprescindibili per restituire una speranza alle categorie economiche in difficoltà e, quindi, in definitiva a tutto il Paese.

Le riassumo in tre filoni principali: fisco, lavoro e giustizia sociale. E, sul lavoro, Viceministro Castelli, reintroduciamo i voucher e superiamo il “decreto Dignità”: è veramente una follia. Forza Italia ha sempre tenuto vivo il confronto con tutte le categorie ed è ora che anche il Governo ascolti seriamente le loro proposte. Il nostro gruppo lo ha dichiarato fin dall'inizio: senza garanzie, Forza Italia non voterà un nuovo scostamento di bilancio. È arrivato il momento che il Governo accolga le nostre richieste in Parlamento e solo così potrà ottenere il nostro voto. Non è più il tempo di firmare assegni in bianco, lo abbiamo già fatto e i risultati non ci soddisfano, ma soprattutto deludono e mortificano le aspettative di tutti gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Pastorino. Ne ha facoltà.

LUCA PASTORINO (LEU). Grazie signor Presidente, io invece annuncio il voto favorevole al Programma nazionale di riforma e allo scostamento che, come è stato detto, è il terzo. Credo che appunto, invece, proprio le ragioni che diceva il collega che mi ha preceduto, al di là delle garanzie che spero che gli arrivino - non tutte, perché non sono d'accordo sui tre temi - in poche ore, ma credo che comunque tutti noi siamo testimoni diretti di una situazione complessiva di difficoltà e quindi comunque dovremmo autorizzare questo scostamento. È chiaro che poi occorre un raccordo tra le raccomandazioni che l'Unione europea ha fatto nel 2019 e 2020 e le politiche che il Governo adotterà attraverso non solo questo scostamento, ma con i piani per la ripresa e la resilienza, il Recovery Plan. Occorre, secondo noi, dare subito sostegno al reddito e ai consumi, queste sono le cose imprescindibili che abbiamo sempre detto e abbiamo sempre pensato. Per quanto riguarda il Programma nazionale di riforma, parte ovviamente dalle raccomandazioni del Consiglio europeo del 2019, che parlavano appunto di fiscalità, di esigenza di riforma del catasto, di esigenza di far emergere il lavoro sommerso, di investimenti per ricerca e infrastrutture, di miglioramento del settore bancario e quant'altro. Nel 2020, con la pandemia si sollecitano sostegno all'economia e al Servizio sanitario nazionale, sostegno al reddito, sostegno a piccole e medie imprese e alle tecnologie green, che sono tutte cose che comunque abbiamo affrontato nel corso di questi mesi. La relazione per il Paese Italia, in generale, contestava, come anche in passato, il debito elevato, il calo della spesa per i consumi, una diminuzione della produttività del lavoro, la disoccupazione giovanile, una troppo alta tassazione sul lavoro - quello sì, non è questione di voucher, se posso permettermi l'osservazione - spostare fiscalità dal lavoro ai beni immobili e, infatti, all'interno del Programma nazionale di riforma, sono state date tante indicazioni riguardo alla riforma delle politiche fiscali, sulla spesa pubblica, sulle politiche del lavoro e la previdenza, sulla lotta alla povertà e altro ancora. Poi c'è il decreto di agosto, quello che vedremo nelle prossime ore, dove - l'hanno detto anche tanti colleghi prima di me - si parlerà di cassa integrazione, che sarà selettiva, ci saranno incentivi alle assunzioni, mi auguro non il ripristino dei voucher, la proroga dello smart working, il rinvio di scadenze fiscali e soprattutto risorse per la scuola e il turismo. Con il nuovo scostamento da 25 miliardi, questo decreto di agosto diventa il tassello della strategia del Governo per la ripresa economica, che proseguirà con i provvedimenti autunnali, quindi il Recovery Plan in testa. Del resto, di fatto il PNR definisce già le linee di fondo che ha il Recovery Plan. La riforma del sistema fiscale occuperà uno spazio nodale all'interno della nostra discussione, perché i problemi principali del sistema fiscale italiano consistono innanzitutto nel cuneo fiscale troppo elevato sul lavoro, sulle disparità di trattamento tra le diverse fonti di reddito, l'eccessiva complessità del sistema che rappresenta anche un significativo onere burocratico per i privati e per le imprese. Quindi, occorre la revisione strutturale del sistema fiscale, che dovrà essere finalizzata a disegnare un fisco equo, fondato sul principio di progressività, semplice e trasparente per i cittadini e che favorisca i ceti medi e le famiglie con figli. Anche per questo, in Commissione finanze abbiamo espresso delle osservazioni al Programma nazionale delle riforme, sottolineando innanzitutto l'urgenza di iniziative per riformare il sistema di tassazione dei redditi da lavoro, secondo un trattamento non discriminante tra lavoratori autonomi e dipendenti; l'esigenza poi di definire progetti di riforma dell'imposizione sui redditi da lavoro autonomo, che mirino ad alleggerire il carico fiscale anche ai professionisti che deducono i costi; l'esigenza di dare priorità ai settori strategici per il tessuto economico e produttivo italiano, tra cui il settore turistico, sul quale tornerò, alimentare e delle produzioni artigianali-manifatturiere; l'adozione di idonee iniziative per incentivare i consumi, attraverso l'aumento del potere d'acquisto dei lavoratori. E poi abbiamo ritenuto prioritario che il Governo italiano si attivi in negoziati internazionali per superare la regola dell'unanimità nelle decisioni di carattere fiscale. Infine, il miglioramento del saldo primario non può essere un obiettivo centrale di strategia di ripresa economica, a maggior ragione dopo il colpo che l'economia italiana ha subito a causa del Coronavirus. Mi fermo ancora sul turismo, perché all'interno del decreto di agosto ci sarà attenzione per questo settore, che oggettivamente ha dei numeri impressionanti, l'hanno detto molti prima di me e, forse, le attenzioni che sono state dedicate a questo settore non sono state sufficientemente pesate e, quindi, mi auguro che le parole del Ministro Gualtieri vadano nella direzione di sostenere questo comparto strategicamente importante per noi. Concludo con una cosa che sento di dire anche in questa discussione, ovvero un'attenzione per il mio territorio e, quindi, la Liguria: lunedì prossimo ci sarà l'inaugurazione del nuovo ponte, il ponte San Giorgio, che sarà un momento epocale. In questi mesi abbiamo assistito invece a un blocco totale della circolazione autostradale nella nostra regione, dovuto, al netto di screzi politici, rimpalli di responsabilità o campagne elettorali che incombono, ad anni e anni di mancata manutenzione ed incuria di una infrastruttura fondamentale per il nostro Paese. Ecco, io credo che in questa discussione ci debba stare lo spazio, perché questo blocco, di fatto, sta determinando danni ancora più grandi di quelli che ha determinato dal punto di vista economico e sociale il ponte Morandi. Per cui mi auguro - lo dico anche al Governo qua presente - che ci sia lo spazio, all'interno di queste discussioni, che saranno molto fitte nei prossimi giorni, di prevedere un sistema di indennizzo e di sostegno per quelle che sono una serie di imprese che fanno parte della più grande impresa d'Italia, che è il porto di Genova e tutte le aziende e le attività ad esso connesse, perché questa è un'esigenza reale ed è un problema contingente, che riguarda la Liguria, ma tutta l'Italia.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Gava. Ne ha facoltà.

VANNIA GAVA (LEGA). Grazie Presidente e onorevoli colleghi, nei giorni tragici che la storia ci ha riservato, ci troviamo ancora una volta in questa Aula a decidere le modalità con cui il Paese deve affrontare la sfida di una crisi economica mai vista prima. Ancora una volta, la seconda nello spazio di pochi mesi, dobbiamo decidere se e soprattutto come indebitare il nostro Paese, i suoi cittadini di oggi e quelli di domani, perché dietro l'altisonante titolo di Programma nazionale di riforma e del cosiddetto Recovery Plan dell'Italia, siamo chiamati sostanzialmente ad approvare le linee essenziali di quel programma necessario all'accesso delle risorse che dovrebbero derivare dall'accordo raggiunto nello scorso Consiglio europeo. Una situazione nuova, un contesto macroeconomico mondiale, europeo e soprattutto nazionale che rende obsoleto lo stesso Documento di economia e finanza 2020 approvato proprio da questo Parlamento. La flessione del PIL, che già allora era considerata terribile, si conferma nei dati degli osservatori più importanti, dal World Economic Outlook, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca d'Italia, si parla di meno 12,8 punti percentuali per il 2020, molto più grave del calo dell'8 per cento che il Governo ha previsto nel DEF. Ma purtroppo, all'incapacità di questo Governo di azzeccare una previsione o di trovare la soluzione dei più semplici esercizi aritmetici siamo abituati, lo abbiamo visto, basti pensare alla figuraccia fatta con le coperture del “decreto Rilancio”. Abbiamo sentito ancora una volta il Ministro Gualtieri, in audizione, promettere la luna: aveva detto che nessuno sarebbe stato abbandonato e purtroppo tanti, troppi sono stati lasciati soli dal Governo, dalle istituzioni funzionali come l'INPS, dalle banche e quando ad alcune categorie, come i ristoratori, nostro orgoglio nel mondo, si consiglia di cambiare mestiere e di rinunciare ad un sogno e di cancellare in un attimo i sacrifici di una vita e di gelare una passione, è evidente che il cinismo di Stato raggiunge livelli unici nella pur travagliata vicenda storica della Repubblica.

Basterebbe invece poco per perseguire un effettivo rilancio dell'economia nazionale, basterebbe un corretto utilizzo delle risorse proprie nazionali che intervenga sui settori maggiormente colpiti dalla crisi, settori strategici per una rapida e solida ripresa del Paese; anche perché, come tutti sanno e come molti fingono di non sapere, le risorse provenienti dal programma Next Generation non saranno realmente disponibili se non prima della seconda metà del 2021. Keynes bisogna saperlo leggere e capirlo, non basta citarlo fuori contesto, come ha fatto l'avvocato Conte. Quando si dice “nel lungo periodo saremo tutti morti”, non è proprio difficile capire che gli investimenti pubblici hanno un senso se producono effetti immediati e diventano volano di crescita. È quindi fondamentale in un contesto politico ed economico di portata epocale e di dimensione globale che venga elaborato un vero programma di riforma di ampio respiro, costruito su di un orizzonte temporale pluriennale, ma che sia sufficientemente dettagliato per poter individuare e risolvere i nodi strutturali e le criticità che ci impediscono la crescita economica italiana; ma non ci siamo. Dal punto di vista fiscale, ad esempio, mentre in questi giorni i commercialisti e i contribuenti sono stati umiliati dalle visioni miopi e vampiresche dei boiardi della burocrazia delle tasse, nessuno pensa alla riforma delle riforme, quella capace di comprimere l'imponente peso fiscale che aggrava imprese e professionisti, con un total tax rate attestato al 64 per cento. E non ci siamo in tema di politiche per il lavoro: il reddito di cittadinanza ha fallito, è sotto gli occhi di tutti. La seconda nota periodica sul reddito di cittadinanza, alla data del 1° maggio 2020, su un numero complessivo di un milione di beneficiari presenti nel database, di cui 870 mila soggetti al patto per il lavoro, sono solo 376 mila i soggetti ad aver sottoscritto il patto, il 43 per cento, mentre lo 0,3 hanno svolto un tirocinio.

E non ci siamo neanche in materia di istruzione, lo vediamo: un disastro sotto gli occhi di tutti. È l'unico settore dove anche il mainstream dei giornaloni nazionali non riesce a coprire e a trovare giustificazioni all'operato del Governo e di un Ministro improbabile. Non ci siamo tanto meno sull'ambiente, Presidente e cari colleghi. Nell'ambito delle strategie di attuazione del Green New Deal è certamente necessario trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità concrete, creando le condizioni per un'effettiva crescita e un incremento della produttività del Paese, e non come un limite o un ostacolo allo sviluppo. Dovremo indirizzare le risorse verso investimenti green intelligenti, intesi a migliorare la qualità della vita dei cittadini, inclusi gli aspetti sanitari. Rilevante è la promozione dell'economia circolare quale obiettivo ambientale e prioritario del Green New Deal, che vede nella corretta gestione industriale e valorizzazione dei rifiuti un perno centrale e prioritario, nonché l'accelerazione della transizione energetica per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione, per avere maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili e minori emissioni di gas effetto serra. E non risolveremo la situazione con il bonus monopattino elettrico e cinese, perché dobbiamo risollevare la nostra economia non quella degli altri Paesi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)!

Ma se a queste sfide epocali il vostro Governo intende rispondere con centralismo e la burocrazia, e con la complicazione e la moltiplicazione delle poltrone, non ci siamo. Esisteva una commissione per la depurazione e ne avete fatte tre; peraltro uno di questi è il segretario organizzativo non rieletto al Senato del PD. Esisteva una Commissione VIA, ne avete fatta un'altra per i progetti del PNIEC: di circolare nella vostra concezione dell'economia, c'è solo il ballo delle poltrone.

Il Programma nazionale di riforma, che avrebbe dovuto dettare le regole fondamentali per la rimodulazione della spesa, dando contezza di una pianificazione in innovazione, ricerca e prevenzione post COVID, anzitutto sulla base delle risorse già disponibili, che ammontano a 25 miliardi di euro sul biennio e comprensivi delle risorse stanziate e non utilizzate, si aggiungono agli 8 miliardi di incremento in parte corrente in ragione e per l'effetto dei provvedimenti emergenziali intervenuti, rilevanti ai fini dello scostamento complessivo di 100 miliardi, ma non avete approfondito nel dettaglio dove, come e quando andrebbero allocati tali fondi e quali obiettivi ci si prefigge. Vi siete messi, invece, alla guida di un'insulsa crociata contro uno dei sistemi regionali più efficienti al mondo. Non ci siamo su troppe cose, troppe cose. Volete condivisione per una strategia del rilancio del Paese o volete solo i nostri voti, perché oltre alle dichiarazioni di forza ed unità la vostra maggioranza non esiste?

Nel primo caso sapete benissimo che la nostra visione è chiara, ovvero è quella di sostenere l'iniziativa economica, in particolare delle micro, piccole e medie imprese, favorendo la capitalizzazione, l'innovazione di prodotto e dei processi produttivi, agevolando l'accorpamento delle imprese manufatturiere e l'accesso ai mercati esteri; di esentare gli esercenti e le attività di impresa soggetti agli indici sintetici di affidabilità dal versamento del secondo acconto Irpef e Ires per l'anno 2020; di prorogare la cassa integrazione ordinaria e in deroga, le cui scadenze vanno allineate con quelle del blocco dei licenziamenti e, al contempo, prevedere misure che premino gli imprenditori che mantengono il livello occupazionale, magari riducendo loro il 50 per cento dei contributi previdenziali; di sospendere il “decreto Dignità” e introdurre i voucher per tutti i settori, eliminare le inefficienze e i limiti che pervadono l'attuale sistema di compensazione dei crediti e dei debiti vantati verso le pubbliche amministrazioni; di prevedere la pace fiscale per i contribuenti e le imprese, volta a ridurre del 50 per cento i carichi pendenti, e consentire una dilazione di pagamento di 5 anni; di proseguire realmente il percorso avviato dal precedente Governo per l'autonomia differenziata delle regioni che ne abbiano fatto istanza, partendo da quelle il cui percorso è già in stato di avanzamento; di destinare concretamente maggiori risorse agli enti locali e alle regioni al fine di consentire il miglioramento e l'ottimizzazione dei servizi pubblici in termini di opere pubbliche, di impianti, di mobilità sostenibile; di ridurre veramente i vincoli burocratici e amministrativi. A questo proposito, non sbandierate il “decreto Semplificazioni” che è al Senato, perché da un primo sguardo in un decreto semplificazione e sburocratizzazione dovrebbero trovarsi scritte abrogazioni, mentre invece lì ci sono aggiunte, comitati, articoli, commi, quindi quello non è semplificazione. Serve accompagnare la transizione verso un reale - e, ripetiamo, reale - modello di economia circolare, basato su un uso efficiente delle risorse naturali e su una corretta gestione dell'acqua, con la rapida bonifica dei siti contaminati nazionali e regionali e un virtuoso ciclo dei rifiuti; serve assumere iniziative legislative intese a garantire norme chiare e procedure amministrative autorizzative semplificate per garantire il perseguimento degli obiettivi del PNIEC, dare certezza agli investimenti anche in ricerca e sviluppo e agli operatori, anche adottando misure di defiscalizzazione per gli investimenti in campo ambientale, e programmare risorse pubbliche per la realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità.

Per finire, Presidente, per ben due volte con il nostro voto determinante abbiamo reso possibile lo scostamento di bilancio; una misura grave, perché implica nuovi debiti, ma necessaria per dare liquidità al sistema produttivo in questo momento economico drammatico. Ma il Governo ha sempre deciso da solo, malgrado i programmi davanti alle TV e ai social, ha sempre deciso da solo. Questa volta questo voto non lo faremo al buio: non consentiremo più che i soldi degli italiani, il denaro dei nostri figli venga sperperato in operazioni assistenziali e clientelari, mentre il Paese rischia di fallire.

Abbiamo delle proposte concrete, le vogliamo condividere, ne vogliamo parlare, sono state elaborate al servizio del Paese e dei cittadini tutti; ma non siamo, e non saremo mai, i tappabuchi della vostra inesistente maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Lorenzin. Ne ha facoltà.

BEATRICE LORENZIN (PD). Presidente, onorevoli colleghi, capisco che ci sia un dibattito acceso su questo scostamento di bilancio, e anche sulle misure e sulle scelte che il Governo assume e ha assunto in questi mesi per fronteggiare la più grande crisi che il nostro Paese, e possiamo dire il pianeta, abbia affrontato da che abbiamo ricordo; però, ci sono delle cose che oggettivamente non si possono dire. Cioè non si può dire che queste misure che abbiamo assunto fino a oggi, per cui è stato votato lo scostamento di bilancio, per ben tre volte, in questo Parlamento, sono servite per fare solo assistenza o assistenzialismo, perché significherebbe dire che 12,6 milioni di lavoratori, tanti sono, che hanno ricevuto la cassa integrazione per 16,5 miliardi al 20 luglio sono non persone che rischiavano di perdere il lavoro, che non avrebbero avuto sicuramente un reddito, che avrebbero visto chiuse le loro imprese, che si sarebbero trovate con le famiglie senza poter andare a fare la spesa, a cui si devono aggiungere i lavoratori autonomi, a cui si devono aggiungere i bonus per chi fa ed esercita lavori che non potevano essere ricompresi nell'attività tipicamente dipendente… Allora, io posso accettare un dibattito franco sulle cose che non hanno funzionato e su quelle che devono essere migliorate, ma non possiamo dire ai cittadini che noi abbiamo buttato via circa 16,5 miliardi in questi mesi, perché questi 16,5 miliardi hanno aiutato milioni di famiglie ad andare avanti e ad avere un po' di fiducia nel futuro, mentre l'Italia era chiusa in casa e vedevamo migliaia di persone, decine di migliaia di persone ammalarsi e morire. Perché questo è il quadro storico in cui dobbiamo calare le nostre iniziative, le nostre misure, il nostro dibattito politico: perché se allora il dibattito è se una misura è più efficace se la facciamo in un modo o in un altro, se la portiamo attraverso un processo di lavoro in Commissione o è più efficace se viene portata avanti dal Governo, questo è un dibattito alto, che fa onore a quest'Aula, tiene alto il nostro impegno; ma se il dibattito è semplicemente quello di alimentare fake o di fare mera propaganda politica, non serve a nessuno, non serve ai cittadini e non serve neanche a chi deve mettere in campo le norme, perché vuol dire che allora facilitiamo soltanto una sterile politica.

Siamo oggi, invece, qui a votare e a presentare il terzo scostamento di bilancio. È innegabile che ci sia stata una partecipazione responsabile dell'opposizione in questi mesi nell'accompagnare queste misure, in questo Parlamento. Terzo scostamento di bilancio necessario, ricordiamocelo, perché abbiamo messo in campo il numero più alto e più significativo di misure in Europa solo dopo la Germania. Non c'è stato un settore del Paese che non sia stato aiutato e sostenuto, sia la parte produttiva, le imprese, le misure per la liquidità, le misure per il credito, le misure legate alla parte fiscale, all'ammortamento fiscale, sia le misure legate ai lavoratori. E poi la grande questione che ha assorbito la maggior parte degli interventi, che riguardava la sanità, e quindi il dover correre incontro all'urgenza per cercare di tamponare e di arginare la grande crisi sanitaria che abbiamo avuto e che stiamo ancora gestendo, che si è trasformata poi, come abbiamo visto, in una grande crisi economica.

Per affrontare questo scostamento, come i precedenti, e le misure che abbiamo fatto in questo Parlamento, noi abbiamo cambiato il paradigma. Abbiamo cambiato lo schema di ragionamento della politica, dei grandi sistemi finanziari, della Banca centrale europea, del Fondo monetario internazionale, dell'OCSE; lo abbiamo fatto noi come Italia, lo ha fatto l'Europa in queste settimane, nel dibattito che ha preceduto questo scostamento di bilancio, indicando una nuova strada. Quando ci siamo trovati, nel primo intervento similare a questo, qualche mese fa, la riflessione che abbiamo fatto era quella che mai ci saremmo immaginati che noi avremmo operato uno scostamento per indebitarci. Siamo stati chiamati, è stata invocata la necessità di un indebitamento, che ovviamente cadrà sulle prossime generazioni, ma questo indebitamento che stiamo facendo adesso ci spinge verso una maggiore responsabilità per le misure che stiamo assumendo.

Oggi stiamo assumendo decisioni che riguardano il nostro presente, la sostenibilità delle nostre popolazioni, ma anche un grande piano di riforme, di investimenti e di risoluzione di quei nodi strutturali che l'Italia si porta dietro da decenni, chiunque abbia governato, da decenni. I nodi sono venuti al pettine, il COVID-19 ha lasciato il re nudo, non solo dal punto di vista della fragilità sanitaria, ma anche di quegli elementi che il nostro sistema ha bisogno oggi e subito di poter modificare.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI (ore 17,20)

BEATRICE LORENZIN (PD). Quello, quindi, che ci attende è una grande stagione di riforme, una stagione di innovazione che dobbiamo immettere nel meccanismo amministrativo: perché se abbiamo cambiato il paradigma e lo schema, i decisori, quelli che assumono le decisioni, in Italia così come in Germania, così come in Francia o a Bruxelles, il paradigma lo devono cambiare anche i sistemi amministrativi, il dirigente, il funzionario che emana la circolare, che sistema l'amministrazione pubblica, che rende operative e attuali le nostre decisioni. È evidente che non è facile, perché non è un lavoro che dobbiamo fare e possiamo fare in anni, è un lavoro che la storia e la realtà ci hanno chiamato a fare in settimane: mi riferisco ovviamente alle problematiche che ci sono state sull'erogazione della cassa integrazione, soprattutto della cassa integrazione in deroga. E, quindi, abbiamo la necessità di essere tutti impegnati, maggioranza e opposizione, in un processo di trasformazione della macchina pubblica, di velocizzazione della macchina amministrativa, per fare in modo che questi 100 miliardi, più le risorse immesse nel sistema della liquidità, nel credito, nel sistema bancario possano arrivare ai cittadini e alle imprese nel modo migliore possibile.

Però, non è che tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi non abbia avuto degli effetti: fonti di Banca d'Italia - proprio pochi giorni fa abbiamo fatto una serie di audizioni - ci hanno detto che le misure che abbiamo intrapreso fino ad oggi hanno impedito che ci fosse un ulteriore calo del prodotto interno lordo per il 2020 di 2 punti percentuali. Quindi, le misure che abbiamo immesso da una parte, dal punto di vista dell'impatto macroeconomico, ci hanno aiutato a sostenere un contenimento della caduta del PIL che era prevista e prevedibile: tant'è vero che le ultime stime si attestano intorno al 9 per cento, a meno che non ricadiamo in una nuova fase epidemica, e su questo ritornerò dopo. Ma soprattutto, oltre all'impatto macroeconomico, c'è l'impatto sulla vita delle persone: perché è innegabile che sui numeri di cui parlavamo prima, a cui si aggiungono le 250 mila persone che hanno avuto il bonus per lavoratori domestici, le famose 600 e poi 1.000 euro che hanno riguardato circa 4,1 milioni di persone, il reddito di emergenza che ha avuto 457 mila domande; bene, queste misure hanno avuto un impatto sociale fortissimo. E, quindi, se da un lato siamo intervenuti per sostenere e arginare la caduta del PIL, con una serie di misure, tra cui quelle sul rilancio… perché anche qui penso soltanto al 110 per cento: c'è tutto il mondo e l'indotto intorno all'edilizia che si sta muovendo, e che quindi sta lavorando in tutta Italia, perché è la cosa che tutti ci chiedono. Quindi, ci sono anche, durante questa fase, dei comparti che hanno continuato e che dobbiamo tenere e sostenere sempre di più.

E ciò, oltre ovviamente alle risorse erogate a fondo perduto per le imprese: e su questo poi, sul mondo dell'impresa, come sostenerla, aiutarla e sostenerla ancora di più dovremo ovviamente impegnarci anche nei prossimi mesi. Però, voglio ricordare che soltanto per le richieste di nuovi finanziamenti bancari garantiti dallo Stato, circa 875 mila, a cui si sommano le garanzie SACE, arriviamo a un totale di prestiti garantiti alle imprese di 70 miliardi.

Quindi c'è stata e c'è un'immissione nel sistema che dobbiamo accompagnare anche con un'attività di controllo in cui riusciamo a controllare il processo delle misure che stiamo portando a casa, dall'inizio fino alla fine, perché poi questo è uno degli obiettivi che dobbiamo darci, cioè riuscire a capire come camminano le misure che sta adottando il Parlamento su input del Governo.

Però, durante l'esame del “decreto Rilancio” - parlo qui come membro della Commissione - ci siamo stati tutti lì, abbiamo fatto audizioni dolorosissime: durante il “decreto Rilancio”, cioè, negli oltre quaranta giorni che abbiamo passato in Commissione, abbiamo ascoltato tutte le filiere produttive italiane, tutte, non ce n'è stata una che è rimasta fuori dalla Commissione. È evidente che è arrivato un grido di dolore da tutte le filiere, preoccupazione per il futuro, preoccupazione per l'impatto e ci siamo resi conto, durante proprio l'elaborazione anche degli emendamenti in un grande lavoro fatto con il Governo - sono qui presenti il Ministro Gualtieri e la Vice Ministro Castelli – di dover cercare di trovare una soluzione; che potesse fare cosa? Certamente, non pensavamo di risolvere completamente il problema della crisi perché questa è magia, non è né politica né politica economica, ma di riuscire a sostenere chi aveva il problema più urgente e, nello stesso momento, disegnare un percorso nel medio-lungo termine che permettesse a quelle filiere che più hanno sofferto e più stanno soffrendo di poter poi ripartire e avere, per così dire, il motore in grado di potersi riattivare.

Allora noi, durante il dibattito del “Rilancio”, ci siamo resi conto che mancavano ancora delle risorse e ci eravamo dati appuntamento per questo scostamento: non ce lo possiamo dimenticare. Noi ce lo siamo detto: faremo uno scostamento di bilancio. Il Ministro è venuto in Commissione a dirci che avremmo trovato nuove risorse per risolvere alcuni temi importantissimi e strategici che erano rimasti fuori, tra cui un maggiore sostegno agli enti territoriali. Riguardo a ciò, voglio ricordare che regioni e comuni hanno comunque avuto decine di miliardi, compresi ovviamente i finanziamenti per il Sistema sanitario nazionale in questi mesi, e che i comuni, che devono erogare i servizi alla persona con la mancanza di gettito che hanno - pensiamo soltanto alla tassa sul turismo o ad altre erogazioni di entrate - non sarebbero riusciti a sostenerli soprattutto per la parte della scuola. Quindi, dobbiamo sostenere e trovare ulteriori risorse per garantire la funzionalità delle nostre città, la funzionalità delle nostre regioni. Abbiamo detto che c'era un settore in particolare, l'automotive, che aveva bisogno di un ulteriore sostegno; la scuola, in un sistema di messa in sicurezza che ci permettesse di riprendere la stagione scolastica non solo sugli ausili, per gli insegnanti, ma io dico anche (e per questo le risorse vanno trovate) la reintroduzione della medicina scolastica, che è un sistema antico ma che funziona nei meccanismi di prevenzione e di monitoraggio della salute dei ragazzi a scuola, soprattutto in collaborazione con quelli che sono i dipartimenti di prevenzione per le malattie infettive, considerando l'autunno che dobbiamo affrontare.

E poi vi è tutta la grande filiera del turismo che sappiamo essere quella che sta soffrendo di più, che ha e avrà ancora un periodo molto pesante. Nella filiera del turismo a cascata abbiamo parte della ristorazione e dei servizi collaterali al turismo, di chi lo produce e di chi lo assiste, ed è evidente che le misure contenute nel “Rilancio” non erano sufficienti e che, quindi, avevamo bisogno di un nuovo veicolo per poter affrontare queste misure. È quanto stiamo facendo oggi: stiamo dando delle risposte rispetto a un programma di lavoro faticoso, lungo, faticosissimo perché soltanto la mole di interventi che abbiamo descritto non ha precedenti e richiede quindi una serie di misure e anche di capacità di ingegneria amministrativa della Ragioneria, dei Ministeri coinvolti per trovare anche i veicoli per poi renderle attuali.

È quanto oggi con questo scostamento di bilancio andiamo a fare all'interno però di un quadro che non si esaurisce qui, ma che avrà accanto il Piano nazionale…

PRESIDENTE. La invito a concludere.

BEATRICE LORENZIN (PD). … che, avendo io esaurito il tempo, credo di lasciare al dibattito degli altri.

Una cosa però voglio dirla: tutti gli osservatori, i grandi osservatori che fanno investimenti sul nostro Paese, italiani e non solo, ci dicono una cosa. Secondo gli investitori, l'Italia ripartirà; ci sarà un effetto rimbalzo e a questo dobbiamo credere; cioè, l'economia italiana, grazie alle misure che stiamo mettendo in campo e grazie all'ingegno dei nostri concittadini, alla capacità del nostro sistema imprenditoriale di trovare nuovi mercati, di essere capace di stare sul pezzo, di reinventarsi, avrà un effetto rimbalzo e non lo dice la politica, lo dicono quelli che ci mettono i soldi sopra, purché non ci sia un nuovo lockdown: noi quello proprio non ce lo possiamo permettere.

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

BEATRICE LORENZIN (PD). Allora, alla luce di questo, mi chiedo: se noi dobbiamo agire sulla prevenzione per il sistema sanitario, mettere in campo tutte le misure che ci permettono di essere veramente al sicuro e di mettere in sicurezza 100 miliardi di scostamento dal debito ma, scusatemi, perché non vogliamo fare il MES? Perché non vogliamo avere subito ora…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

BEATRICE LORENZIN (PD). …le misure - ora, brutti, sporchi e cattivi, adesso - per mettere in campo uno straordinario piano di rilancio del nostro sistema sanitario. Ecco, io lascio questo argomento al dibattito e ringrazio la Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Grazie a lei. Colleghi, vi chiedo di mantenere il distanziamento. Collega Caiata, Delmastro Delle Vedove, collega Rotelli.

È iscritta a parlare la deputata Prestigiacomo. Ne ha facoltà.

STEFANIA PRESTIGIACOMO (FI). Grazie, Presidente. Il Governo ci chiede per la terza volta da quando è iniziata la pandemia uno scostamento di bilancio. Questa volta sono altri 25 miliardi di deficit che dall'anno prossimo saranno debito, dopo gli 80 miliardi già autorizzati nei mesi scorsi.

Il Governo ci chiede responsabilità dinanzi a una crisi gravissima e noi abbiamo dimostrato la nostra responsabilità, il nostro senso dello Stato, la nostra disponibilità a dimenticare le divisioni e venire in soccorso del Paese in difficoltà e per due volte abbiamo votato a favore degli scostamenti di bilancio proposti dal Governo.

In entrambi i casi però, ottenuto il voto delle opposizioni, il Governo non ha sostanzialmente accolto nessuna delle nostre proposte su come utilizzare quelle risorse. A noi è stata chiesta responsabilità ma Governo e maggioranza hanno agito con irresponsabilità, perché con i finanziamenti a pioggia stanziati, senza ascoltare le nostre istanze, è stata tradita non tanto la nostra apertura politica quanto soprattutto la necessità di famiglie e imprese di sentirsi protette dallo Stato con interventi tempestivi ed efficaci in un momento drammatico.

Da qui le nostre perplessità sul voto odierno. Se infatti le istanze da noi sottoposte al Presidente del Consiglio, da ultimo questa mattina con una lettera aperta del Presidente Berlusconi, di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni a Il Sole 24 Ore, non hanno suscitato in voi l'attenzione che meritavano, vuol dire nei fatti che semplicemente non siete interessati all'impegno costruttivo e ai nostri voti in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Siamo una forza responsabile certo vicina alle difficoltà del Paese ma proprio la conoscenza del tessuto produttivo e sociale italiano ci spinge a non ritenere sufficienti le misure da voi immaginate.

Nessuna categoria produttiva è soddisfatta, gli operatori economici, i lavoratori, gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, i lavoratori autonomi, le partite IVA sono rimasti abbandonati a se stessi e la loro protesta unanime rappresenta il malessere dell'intero Paese. Le nostre proposte non sono quelle dell'opposizione che dice no a prescindere.

Noi diamo voce alle richieste del mondo del lavoro e il Governo e la maggioranza, per stolta autoreferenzialità, decideranno forse oggi, ancora una volta, di ignorare proposte ragionevoli, e facendo questo diranno di “no” non al centrodestra, ma all'Italia che lavora. Per queste ragioni chiediamo con forza un pieno coinvolgimento nell'elaborazione del piano del Governo di utilizzo di tutte le risorse, a partire da quelle europee del Recovery Fund; e Ministro Gualtieri, il pieno coinvolgimento è qualcosa di un po' diverso rispetto al dialogo continuo. Non possiamo consentire che questa montagna di risorse degli italiani, soprattutto dei nostri figli, che dovranno pagare domani il debito che noi contraiamo oggi, venga dilapidata in misure assistenziali. Il Governo di un Paese che si proclama, come questa mattina ancora, in emergenza, chiede a tutte le forze politiche di contribuire alla stesura di un piano in grado di affrontare l'emergenza nazionale, non concede qualche emendamento dopo estenuanti trattative. Da troppo tempo l'Italia aspetta radicali riforme, da quella del fisco, da una drastica riduzione delle tasse per tutti a quella della burocrazia, a quella della giustizia, e se la base del piano per l'utilizzo del Recovery Fund è il Piano nazionale delle riforme che abbiamo analizzato in Commissione e su cui ieri abbiamo audito Banca d'Italia e Ufficio parlamentare di bilancio, direi che proprio non ci siamo. Sebbene il mondo sia completamente cambiato da gennaio a oggi a causa del COVID, i contenuti del PNR non sono molto distanti da quelli degli altri anni, che tra l'altro sono rimasti solo grandi enunciazioni di principi e buone intenzioni e non hanno poi trovato alcuna realizzazione. Il PNR non può essere la fotocopia di quello dello scorso anno. Siete qui a chiedere risorse e interventi straordinari perché sono accaduti e stanno purtroppo ancora accadendo eventi straordinari e luttuosi, e ci chiedete di approvare un piano generico che non coglie le urgenze reali. L'Italia ha bisogno di altro: ha bisogno di coraggio, di responsabilità, di una politica in grado di ascoltare gli italiani, il mondo del lavoro, le imprese e le categorie produttive, i ceti più disagiati. Questo chiede il Paese, questo voi dovete venire a proporre in Parlamento se avete, un minimo, chiaro il dramma che l'Italia sta vivendo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Marialuisa Faro. Ne ha facoltà.

MARIALUISA FARO (M5S). Presidente, membri del Governo, colleghi e colleghe, oggi in quest'Aula discutiamo di un nuovo scostamento di bilancio, reso necessario dall'emergenza che ci siamo trovati ad affrontare nel giro di pochi mesi; un'emergenza che non ha precedenti nella storia. Quest'ulteriore scostamento rende bene l'idea circa la mole di interventi su cui, come Parlamento, abbiamo lavorato e abbiamo già approvato nei mesi scorsi, e a cui adesso siamo chiamati a dare continuità. Non possiamo permetterci di arretrare proprio nel momento in cui l'economia entra nella fase più critica. Nei prossimi mesi, infatti, si manifesteranno ulteriori effetti negativi dovuti alla pandemia, e non possiamo farci trovare assolutamente impreparati. Partiamo da quello che è stato possibile fare finora. Grazie al primo scostamento di bilancio, di 25 miliardi, nel “decreto Cura Italia” siamo riusciti ad intervenire per tamponare la prima emergenza, in special modo in settori vitali come la sanità, che abbiamo rifinanziato con soldi freschi, grazie quali sono state previste nuove assunzioni tra il personale medico e infermieristico, sono stati pagati gli straordinari e si è affrontata l'emergenza pandemica costruendo anche nuove strutture adatte alla cura dei malati. Per le famiglie è stato possibile prevedere misure che consentissero di assentarsi dal lavoro, come il congedo parentale straordinario. Sono stati sospesi i pagamenti di contributi, versamenti e premi assicurativi, e ovviamente moltissime risorse sono state destinate al mondo del lavoro, con un piano straordinario di estensione della cassa integrazione, nonché l'erogazione di vari bonus in favore di professionisti, autonomi e partite IVA. Tutto ciò, poi, è stato ulteriormente rafforzato con lo scostamento da 55 miliardi, che ci ha permesso di varare il “decreto Rilancio”, grazie al quale abbiamo prorogato e potenziato il sostegno al mondo del lavoro. Abbiamo inserito infatti misure per favorire la liquidità delle imprese e concedere un ristoro a fondo perduto; abbiamo previsto il rinvio di una serie di adempimenti fiscali; abbiamo confermato tutta una serie di bonus; ed infine abbiamo introdotto una novità molto importante per il rilancio economico del nostro Paese, quale il super bonus per gli interventi di efficientamento energetico e adeguamento antisismico degli edifici; senza poi dimenticare il blocco delle clausole di salvaguardia, che avrebbero previsto nuovamente l'aumento dell'IVA. Come detto, il nuovo scostamento da 25 miliardi risulta imprescindibile per dare continuità agli interventi e a proiettarci verso un graduale ritorno alla normalità. Dobbiamo quindi prolungare l'accompagnamento delle imprese fuori dalla crisi e sostenere i lavoratori momentaneamente esclusi dall'attività lavorativa. Quindi, alla proroga della cassa integrazione e all'estensione di una serie di bonus in favore di quei settori finora esclusi da qualsiasi intervento si dovranno accompagnare misure per incentivare il graduale reintegro della forza lavoro, come gli sgravi contributivi per i neoassunti e la decontribuzione per i dipendenti che rientrano dalla cassa integrazione. Particolare attenzione, inoltre, dovrà essere posta alla questione fiscale: sono numerose le scadenze che incombono e rischiano di mettere in grande difficoltà molte imprese e contribuenti che ancora vivono situazioni difficili. Quindi, riprogrammare le scadenze relative ai versamenti tributari e contributivi sospesi nella fase di emergenza con la possibilità di rateizzare il debito fiscale: questo passaggio diventa fondamentale. Bisognerà poi guardare a quei settori che ancora faticano a ripartire, e che necessitano di interventi di stimolo più specifici, come, per esempio, il settore turistico, che ha già manifestato le prime perdite fin dall'inizio, ma che verranno certificate solo alla fine di questa stagione; una stagione corta, purtroppo, una stagione differente, sia per numero di turisti che per la tipologia di vacanza che viene scelta. Infine, il tema prioritario della scuola, per la quale bisogna destinare le risorse necessarie a consentire un avvio sereno del nuovo anno scolastico. Tutti questi interventi non possono che fungere da preludio ad un piano nazionale di riforma, che quest'anno più che mai deve diventare e diventa centrale nell'agenda della politica del Paese. La recente intesa raggiunta a livello europeo sul Recovery Fund apre la strada ad un corposo piano di riforme che ci vede tutti responsabili e che gioca un ruolo decisivo nel determinare quella che sarà la capacità di questo Paese di uscire dall'emergenza ed avviarsi verso la nuova fase di sviluppo. Occasione ovviamente da non perdere o sprecare, per il bene di tutti gli italiani. Per farlo dobbiamo intervenire su problemi atavici che ci portiamo dietro da anni e mai risolti. Mi riferisco alla questione fiscale, sulla quale dovremo intervenire con una riforma complessiva in grado di coniugare semplificazione, trasparenza e progressività, che favorisca le famiglie con figli e il ceto medio, che più di tutti sono stati penalizzati nell'ultimo decennio. Un sistema fiscale più giusto passa necessariamente da una seria lotta all'evasione fiscale, tema a noi molto caro, e sul quale abbiamo già iniziato ad intervenire con norme specifiche. Un piano di riforma dovrà necessariamente riguardare anche il mercato del lavoro, sul quale sono indispensabili passi in avanti nel sistema di ricerca del lavoro e nei programmi di formazione. Bisogna proseguire lungo la strada del rafforzamento delle politiche attive del lavoro, iniziato con l'istituzione del reddito di cittadinanza e della riforma dei centri per l'impiego. Sulla famiglia tanto è stato fatto nel corso di questi mesi con interventi straordinari, che devono adesso essere inseriti in un percorso di ordinarietà. L'Italia ha urgente bisogno di un piano strutturale ed integrato di politiche familiari. Infatti, in questo senso un primo passo importante è stato compiuto con l'approvazione della legge delega sull'assegno universale per i figli, e altri ne dovranno essere compiuti verso una revisione dei congedi parentali, in un'ottica di condivisione dei carichi di cura tra uomo e donna, e di miglior conciliazione vita-lavoro.

L'emergenza pandemica ha poi evidenziato in modo plastico quanto sia fondamentale investire in un sistema sanitario nazionale di eccellenza, in grado di offrire cure adeguate e di qualità a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale.

È imprescindibile portare avanti un programma pluriennale di investimenti che vada a colmare il deficit di fabbisogno accumulatosi negli ultimi dodici anni. E poi, ancora, le riforme che devono toccare la giustizia, per assicurare una significativa riduzione e una maggiore prevedibilità dei tempi, per restituire fiducia anche nel sistema giudiziario. Pensiamo, infatti, alla riforma del processo civile e penale, alla riforma del processo tributario e al processo di riforma dell'ordinamento giudiziario e della disciplina sulla costituzione e sul funzionamento del CSM. Altro tema è quello dell'innovazione e della digitalizzazione della pubblica amministrazione, per una pubblica amministrazione finalmente connessa con i cittadini e con le imprese.

Infine, il tema degli investimenti e dell'ambiente. Siamo chiamati a procedere nella realizzazione dell'annunciato Green and Innovation New Deal per rendere la sostenibilità ambientale e sociale e l'innovazione economica circolare un forte volano per la crescita produttiva. Per rilanciare gli investimenti bisognerà semplificare il codice degli appalti, puntare a sfruttare appieno i fondi strutturali e mettere al centro di questo grande piano il Sud, al fine di dotarlo di infrastrutture adeguate ai processi produttivi, infrastrutture che passano dall'innovazione, come le nuove tecnologie legate alla blockchain, all'intelligenza artificiale, alle App, al cloud e al 5G.

Questo è un momento cruciale per il Paese, un momento in cui dovrebbe prevalere per tutti il senso di responsabilità nei confronti dei cittadini italiani. La determinazione, il lavoro duro, la volontà assoluta di rilanciare la nostra Italia, sono condizioni imprescindibili verso le quali tutti noi siamo chiamati a rispondere. Il MoVimento 5 Stelle c'è e, come sempre, sarà dalla parte dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Luca Squeri. Ne ha facoltà.

LUCA SQUERI (FI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signor Ministro, dopo i 20 miliardi del “decreto Cura Italia” e i 55 miliardi del “decreto Rilancio” quello su cui il Parlamento oggi è chiamato a votare è il terzo scostamento, di 25 miliardi, prodromico all'approvazione di un nuovo decreto, il cosiddetto “decreto Agosto”. Sono numeri importanti che rendono evidente come la questione fondamentale oggi non sia più la carenza di risorse, quanto piuttosto la capacità di compiere le scelte giuste, la capacità di governo. La relazione presentata appare molto generica, fumosa nei suoi contenuti. Lo scostamento di bilancio dovrebbe essere finalizzato a intervenire su occupazione, fisco e liquidità, enti territoriali, istruzione e altre misure settoriali e generali in favore della crescita, ma in realtà, quello che prenderà forma, anche a seguito dei chiarimenti forniti da lei, signor Ministro, in audizione, non sarà poi diverso dagli altri interventi cui ci ha abituati l'Esecutivo in questi mesi: misure tampone e assistenziali non supportate da una seria programmazione e senza una visione di rilancio per l'economia.

L'Italia ha perso mezzo milione di occupati, il 38 per cento delle imprese rischia di non arrivare a fine anno, i dati della congiuntura, dati dalla Confcommercio, evidenziano consumi in calo del 12,6 per cento su base annua e fotografano una situazione estremamente grave, ancora molto lontana dai valori pre-pandemia. Lo squilibrio abnorme tra politiche passive e politiche attive non può durare in eterno. In una fase di crisi la miglior risposta non è creare più vincoli per le parti datoriali, ma riuscire ad equilibrare strumenti assistenziali e flessibilità, nella consapevolezza che i posti di lavoro si mantengono e si creano se le imprese vengono messe in condizione di operare al meglio. Sarebbe quantomeno opportuno prevedere incentivi alle assunzioni con riguardo a tutte le tipologie contrattuali e, quindi, non solo con riferimento ai contratti a tempo indeterminato. È, inoltre, necessario, parallelamente, una liberalizzazione dei contratti a termine nonché la reintroduzione dei voucher e non solo per il lavoro stagionale e in agricoltura.

La soluzione non è certo il blocco dei licenziamenti, che si vuole prorogare fino a dicembre 2020. La protezione tout court dei posti di lavoro attraverso il congelamento dei licenziamenti prolungato nel tempo, frena anziché accelerare la ripresa della produttività. Il Governo prevede una proroga di 18 settimane della cassa integrazione. Come annunciato ieri dal Ministro, da lei, signor Ministro, si vorrebbero definire dei meccanismi selettivi di accesso alla cassa che destano forti preoccupazioni, non solo perché possono ritardarne ulteriormente l'erogazione ma soprattutto perché rischiano di lasciare fuori moltissime imprese in difficoltà. Non è, infatti, solo il fatturato a determinare la necessità o meno della cassa integrazione. È evidente che per salvaguardare i posti di lavoro dobbiamo perciò allungare i tempi della CIG, finanziare i meccanismi di sostegno del reddito anche per autonomi, liberi professionisti e stagionali. Ma voglio essere chiaro: l'assistenzialismo non può e non deve avere il monopolio della politica economica nel nostro Paese, come voi state facendo. Si parla di una proroga dello smart working ma senza la minima considerazione riguardo all'impatto eccessivo sul fronte dei consumi che questa misura comporta. Sarà ulteriore causa di chiusura di migliaia di esercizi commerciali e di ristorazione, senza contare che questo strumento, applicato a un pubblico impiego che già troppo spesso alimenta una burocrazia asfissiante, acuisce ancor più la distanza tra il servizio pubblico e le esigenze dei cittadini e delle imprese. È necessario superare questa logica improduttiva.

Come affermato anche dalla Banca d'Italia, al nostro Paese servono riforme in tempi rapidi e senza inefficienze, un piano concreto e lungimirante. Il Governo si pone l'obiettivo di sostenere le imprese maggiormente colpite dalla crisi e la loro liquidità attraverso una riprogrammazione delle scadenze fiscali dei prossimi mesi, prelevando e prevedendo la possibilità di una rateizzazione, ma quello che serve - lo ribadiamo - è un rinvio netto delle scadenze fiscali fino alla fine dell'anno e una rateizzazione lunga, perché in questo momento cittadini e imprese non sono in grado di pagare le tasse. Occorrono risorse a fondo perduto per il turismo, l'automotive, il made in Italy, settori trainanti della nostra economia. Su questi punti ancora c'è tanta chiarezza da fare.

Vede, signor Ministro, il centrodestra ha votato gli ultimi due scostamenti per 75 miliardi e lo ha fatto nell'interesse del Paese. Il nostro è stato senso di responsabilità: uno scostamento che ingrossa ulteriormente il debito pubblico senza precise garanzie su come saranno impiegati questi soldi non è più accettabile. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento ci dice che i tavoli sono sempre aperti alle opposizioni, che questo è un Governo che vuole costruire un Paese diverso: questa è semplicemente una bugia.

Concludo. Abbiamo assistito a Stati generali, passerelle sul red carpet della politica, task force inascoltate, comitati, cabine di regia, senza mai avviare un confronto serio e costruttivo con l'opposizione. State svilendo il ruolo che la Costituzione riconosce al Parlamento, state inseguendo da mesi l'emergenza e, in nome di questa emergenza, giustificate l'adozione di misure sbagliate che disperdono risorse preziose, risorse che appartengono - è bene ricordarlo - a tutti gli italiani e non solamente ai vostri elettori, e se fate questo senza il nostro voto sappiate che lo fate senza il sostegno della maggioranza degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Si è così conclusa la discussione.

(Annunzio di risoluzioni - Doc. LVII, n. 3-sezIII e Doc. LVII-bis, n. 2)

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00121 e Davide Crippa, Fornaro, Boschi e Fiano n. 6-00123 riferite alla Relazione predisposta ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, che sono in distribuzione (Vedi l'allegato A). Avverto che sono state altresì presentate le risoluzioni Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00122 e Davide Crippa, Fornaro, Boschi e Fiano n. 6-00124 riferite al Programma nazionale di riforma, che sono in distribuzione (Vedi l'allegato A).

(Repliche e parere del Governo - Doc. LVII, n. 3-sezIII e Doc. LVII-bis, n. 2)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Ministro dell'Economia e delle finanze, Roberto Gualtieri. Prego, Ministro.

ROBERTO GUALTIERI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati e deputate, ho seguito con attenzione il dibattito che si è svolto oggi in quest'Aula e al Senato, e sono qui, in sede di replica, per sostenere le ragioni per le quali il Governo ha chiesto al Parlamento l'autorizzazione a un terzo scostamento di bilancio e a illustrare le linee del Programma nazionale di riforma. Scostamento di bilancio e PNR costituiscono due dimensioni dello sforzo che il Governo sta effettuando, da un lato, per misurarsi con gli effetti economici della pandemia e, dall'altro, per definire le linee di un'azione di riforma più ampia, capace di rendere la ripresa duratura e sostenibile. Le risorse autorizzate sin qui dal Parlamento hanno consentito di realizzare interventi molto significativi, vorrei dire straordinari, per dimensione e portata, che sono tra i più ampi a livello internazionale. Parliamo, come è noto, complessivamente, di 6 punti percentuali di PIL, di maggiore indebitamento netto, uno sforzo enorme, ma necessario di fronte alla profondità della crisi economica determinata dalla pandemia per sostenere lavoratori, imprese, famiglie, colpiti duramente da questa crisi.

Le risorse complessivamente sono state e verranno utilizzate lungo le linee che il Governo ha inaugurato, ma che sono poi comuni a quelle definite dalla maggioranza dei Paesi europei: sostegno al lavoro tramite, innanzitutto, la cassa integrazione per tutti i lavoratori; complessivamente queste misure, se teniamo conto anche della orientativa distribuzione - il Governo sta lavorando nel prossimo decreto su 100 miliardi complessivi -, ammontano a circa il 35 per cento; sostegno alle imprese in varie forme, dai contributi a fondo perduto a misure fiscali. E tutte le misure complessivamente ammontano a ben più di 40 miliardi: gli enti territoriali, regioni, province, comuni e città metropolitane, 12 circa; sanità, scuola, università e i servizi pubblici, più di 11 miliardi. A questo va aggiunto, poi, l'impatto delle misure, molto consistenti, che pesano in parte come indebitamento netto e in parte come saldo netto da finanziare, come è noto. Dal punto di vista della liquidità e delle garanzie, vorrei ricordare che i prestiti che sono stati oggetto della moratoria hanno superato la cifra, estremamente consistente, di 292 miliardi, mentre i prestiti garantiti già erogati sono ad oggi superiori ai 70 miliardi.

I più recenti dati ci confermano quello su cui, peraltro, c'è largo consenso tra gli analisti internazionali e nazionali, e cioè che l'impatto macroeconomico dell'insieme delle misure adottate è stato considerevole e che esse siano state determinanti nel contenere - non impedire naturalmente, questo sarebbe stato impossibile in ciascun Paese del mondo - la caduta della produzione, nel salvaguardare la capacità produttiva e l'occupazione, nell'attenuare l'impatto economico della crisi sulle famiglie, a partire da quelle meno abbienti, e nel porre le basi di una ripresa che è già in atto.

I dati più recenti indicano, infatti, che la nostra economia ha iniziato la risalita dal minimo registrato nel bimestre di marzo e aprile. Nel mese di maggio la produzione industriale delle costruzioni, le esportazioni e le vendite al dettaglio hanno registrato un forte rimbalzo non appena si sono riaperti molti settori di attività e le misure di distanziamento sociale sono state allentate. Stimiamo che la ripresa sia continuata in giugno e luglio. E tuttavia, l'entità della caduta del PIL, senza precedenti, di marzo e aprile è stata tale che il secondo trimestre registrerà in media una forte caduta del prodotto interno lordo, seguita però da un altrettanto marcato rimbalzo nel terzo trimestre, che ci aspettiamo sarà di quasi il 15 per cento rispetto a quello precedente.

Intanto, sul fronte decisivo, fondamentale, per noi sempre prioritario, del contenimento del contagio, le misure adottate sono risultate efficaci nel ridurre sensibilmente l'incidenza del virus. I sacrifici e l'impegno dei cittadini hanno permesso di portare il numero dei positivi al di sotto del livello di gran parte dei Paesi colpiti più significativamente dall'epidemia. È, in ogni caso, necessario che si continuino a osservare le misure precauzionali volte a contenere il contagio e a non vanificare gli sforzi sin qui intrapresi. Ed è quindi fondamentale da parte di tutti evitare polemiche irresponsabili nei confronti delle necessarie misure di prudenza e di contenimento.

Tuttavia, nonostante questi due elementi positivi, che riguardano l'andamento del contagio e i segnali di ripresa, è del tutto evidente che l'entità della caduta del PIL e il contesto economico che risente ancora della debolezza della domanda, sia interna sia estera, rende necessaria una prosecuzione degli interventi economici del Governo, prolungando e rafforzando alcune delle misure già in vigore e, al tempo stesso, rendendole più selettive e accompagnandole con interventi a sostegno della crescita e dell'occupazione. E questi sono i motivi che hanno spinto il Governo a presentare al Parlamento una nuova relazione, con la quale appunto si chiede l'autorizzazione per finanziare ulteriori misure di sostegno, a ricorrere all'indebitamento, comprensivo dei maggiori interessi passivi per il finanziamento del debito pubblico, di 25 miliardi di euro per l'anno 2020, di 6,1 miliardi nel 2021, di 1 miliardo nel 2022, di 6,2 nel 2023, di 5 miliardi nel 2024, di 3,3 nel 2025 e di 1,7 a decorrere dal 2026. Anche questi scostamenti, gli anni successivi, sono necessari ad attuare alcune delle misure, per esempio quelle sulla liquidità, che hanno un impatto immediato.

Le maggiori risorse saranno utilizzate per intervenire su occupazione, fisco e liquidità, enti territoriali, istruzione e altre misure generali e settoriali in favore della crescita. Trovo, da questo punto di vista, non del tutto chiara, da un lato, la richiesta di una dettagliata definizione di tutte le misure e, dall'altro, quella di un confronto nel merito con il Parlamento e con tutte le forze prima della scrittura del decreto. Il Governo ha un'idea precisa su come articolare questo intervento, ma naturalmente sta lavorando ed è aperto al confronto col Parlamento per arrivare alla finalizzazione specifica delle singole misure.

Per quanto riguarda il lavoro, sono allo studio interventi che, come dicevo, puntano da un lato a dare continuità alle misure di sostegno e all'occupazione, e al tempo stesso di modularla in modo più efficace e selettivo.

In particolare, intendiamo prolungare la cassa COVID, differenziandone i meccanismi in modo da prevedere un contributo da parte delle imprese che non abbiano subito perdite significative. Inoltre, vi sarà, dopo quella del precedente decreto, una nuova deroga temporanea alle norme sui contratti a termine e sono allo studio interventi per favorire la ripartenza delle assunzioni a tempo indeterminato e meccanismi premiali di decontribuzione che possano spingere le imprese, laddove è possibile, a far uscire i lavoratori dalla Cassa integrazione.

Proseguirà, inoltre, l'attività di supporto alla liquidità che, oltre a riguardare il canale bancario e finanziario, potrà contare su misure di carattere fiscale. A tale proposito saranno riprogrammate le scadenze relative ai versamenti tributari e contributivi sospesi nella fase di emergenza, prevedendo la possibilità di rateizzare il debito fiscale su un orizzonte temporale definito in modo da ridurre sensibilmente il peso dell'onere, che altrimenti graverebbe sui contribuenti in difficoltà nel 2020; con lo stesso obiettivo saranno ulteriormente differiti i termini per la ripresa della riscossione attualmente fissati al 31 agosto. Inoltre, verrà prorogata la moratoria sui mutui e i prestiti in scadenza, altrimenti, come è noto, a settembre.

Al fine di garantire la regolarità dell'azione pubblica a tutti i livelli, continueranno a essere sostenuti gli enti territoriali. Ricordo che, riconoscendone il ruolo fondamentale, nel quadro dell'emergenza, il Governo è già intervenuto nei precedenti decreti per garantire risorse significative a sostegno delle regioni, dei comuni, delle città metropolitane e delle province. Come preannunciato e come promesso, nel prossimo decreto integreremo queste risorse rafforzando ulteriormente i fondi per le funzioni fondamentali, i ristori per le perdite, incluse quelle per l'imposta di soggiorno, e anche le risorse per gli investimenti. Il tavolo con le regioni si è concluso positivamente ed è in via di finalizzazione quello relativo alla quantificazione delle risorse per i comuni.

Inoltre, come dicevo, nel prossimo decreto, oltre all'incremento delle risorse e al ristoro delle perdite di gettito, saranno previste risorse per investimenti per circa 5,5 miliardi. Una parte delle risorse reperite con lo scostamento sarà poi destinata al sostegno della crescita e, in particolare, di alcuni settori specifici. Coerentemente con l'impegno preso in Parlamento, saranno adottati innanzitutto interventi per alcuni settori cruciali, dal punto di vista economico, su cui proprio il Parlamento, anche in occasione del dibattito sulla conversione in legge del “decreto Rilancio”, ci aveva chiesto di intervenire con il successivo decreto; mi riferisco all'automotive e al turismo.

A questi interventi si affiancherà un ulteriore pacchetto di misure a sostegno della ripresa. Infine, destineremo una quota significativa delle risorse alla scuola, per facilitare l'avvio del nuovo anno scolastico in condizioni di sicurezza. Come dicevo, questo è lo schema di massima, anche se già piuttosto delineato, del provvedimento che sarà varato la settimana prossima e sul quale naturalmente intendiamo svolgere un confronto a partire da questo dibattito e proseguirlo con il Parlamento.

Prendo atto del fatto - per quel che mi risulta dalle dichiarazioni in corso al Senato e qui - che l'opposizione, nonostante questa reiterata apertura al dialogo e nonostante il fatto che molti degli interventi che sono stati indicati raccolgano le sollecitazioni che tutte le forze politiche ci hanno presentato, non intenda - almeno una parte di essa, vedremo - sostenere il voto che autorizza appunto questo scostamento e, quindi, questi interventi.

Ciò sarebbe, a mio giudizio, singolare se si tiene conto del fatto, per esempio, che il doveroso ristoro delle mancate entrate per regioni, comuni, città metropolitane e province è atteso da sindaci e presidenti di tutti i partiti, e credo che in quest'Aula nessuno si voglia assumere la responsabilità di non consentire loro di approvare i bilanci o di garantirne l'equilibrio.

Gli interventi su automotive e turismo, come ricordavo, sono stati sollecitati come urgenti da tutte le forze di maggioranza e di opposizione, così come la proroga della moratoria sui prestiti bancari, gli interventi sul terremoto e altre misure che saranno presenti nel decreto. Naturalmente, il Governo e la maggioranza si faranno carico di realizzare queste misure con serietà e con impegno, rispettando tutti i patti che sono stati presi in Parlamento e con gli enti territoriali.

Vengo al Programma nazionale di riforma. Rispetto al passato, il PNR contiene alcune evidenti novità che riguardano sia i tempi sia i contenuti. Come è noto il Governo ha scelto di non approvare il PNR ad aprile, insieme al DEF, nel momento più drammatico della pandemia e del lockdown. Credo che adesso sia evidente che questa scelta sia stata saggia e ci consente di discutere e di varare un documento di maggior contenuto informativo e respiro strategico. Il Parlamento, infatti, dispone di un documento più aggiornato di quello presentato dagli altri Stati membri dell'Unione, in cui - e questo è un caso unico, appunto - sono già definite anche le linee di fondo del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza che verrà presentato nel prossimo autunno.

Ieri, si è riunito il Comitato interministeriale per gli affari europei, che costituirà la cornice entro cui si svolgerà il lavoro del Governo, aperto ai contributi anche delle regioni e degli enti territoriali, di predisposizione di questo Piano e, naturalmente, il Governo è intenzionato a sviluppare il massimo livello di confronto con il Parlamento, sia per la definizione delle linee di questo Piano, sia, poi, per la verifica della sua effettiva definizione, scrittura (e, poi, ovviamente, implementazione). Le nostre scelte saranno ispirate dalla ragionevolezza e dall'ambizione, mosse dalla determinazione e guidate dall'ascolto. Naturalmente, anche la Nota di aggiornamento del DEF, oltre al Piano nazionale di riforma e di resilienza, terrà conto degli indirizzi innanzitutto contenuti nella risoluzione che il Parlamento vorrà approvare nella seduta di oggi.

Il PNR, come dicevo, ha questa novità di contenere anche le linee del Piano di riforma e resilienza che l'Italia presenterà nel quadro della decisione dell'Unione europea di varare un programma straordinario per sostenere la ripresa dell'economia. Molti interventi hanno sottolineato l'importanza di questa decisione ed effettivamente è difficile sottovalutarne la portata e il significato; si tratta di un risultato storico per l'Italia e soprattutto per l'Unione. È un accordo a cui il Governo ha creduto fin dal principio, battendosi per la sua realizzazione, e che consentirà - può consentire - un salto di qualità non solo nella risposta alla specifica crisi, questa congiuntura unica determinata dal COVID, ma anche un rilancio del processo di integrazione e della capacità dell'Europa di avere non solo una moneta e un mercato, ma una politica economica e le risorse per realizzare le proprie priorità.

Si tratta di un profondo mutamento di impianto e di prospettiva. Con l'emissione di titoli di debito comuni europei si mette in campo un'azione comune coordinata, solidale, più coerente con lo spirito originario del progetto europeo e con le esigenze di un'economia fortemente integrata, che ha bisogno anche di basare la sua ripartenza su un forte motore interno, basato sulla domanda e sugli investimenti.

Si dà corpo a una strategia che, dopo l'attivazione della clausola di esclusione generale del Patto di stabilità e di crescita e l'approvazione del quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato, concorre a superare quei due limiti che avevano caratterizzato la risposta dell'Unione alla precedente crisi: la centralità del metodo intergovernativo su quello comunitario e il prevalere nella visione economica di una logica improntata alla cosiddetta austerity.

Oggi, grazie al Next Generation EU ci sono le condizioni per superare questi due elementi e aprire una nuova prospettiva, basata su politiche comuni e su una visione improntata alla crescita economica, alla coesione sociale e allo sviluppo sostenibile, in chiave di digitalizzazione e transizione ecologica.

In questo quadro l'Italia ottiene un risultato di allocazione delle risorse positivo, numericamente persino migliore, rispetto all'iniziale proposta avanzata dalla Commissione, per quanto concerne l'ammontare complessivo di risorse destinate al nostro Paese. Conosciamo tutti i numeri, naturalmente non è necessario che li richiami qui.

È un'occasione unica e irripetibile, che il Paese deve dimostrare di saper cogliere. Peraltro, anche questo per effetto di una giusta battaglia che il Governo ha svolto, avverrà senza diritti di veto da parte di singoli Paesi, rispettando le prerogative della Commissione e lo spirito e la lettera dei trattati.

Dobbiamo, con l'aiuto e la partecipazione di tutte le forze politiche, economiche, sociali e intellettuali, mostrarci pronti all'appuntamento, presentando in autunno un piano di rilancio e resilienza, capace di sostenere la ripresa e, al tempo stesso, affrontare i problemi di fondo dell'Italia, problemi che l'Italia si trascina da molto, troppo, tempo: bassa crescita; ridotti investimenti pubblici e privati; esiguità delle risorse, in particolare in ricerca, formazione e istruzione; crescenti fratture e divergenze sociali e territoriali. Sarà un piano con obiettivi precisi e dettagliati, che vogliamo essere tra i primi a presentare in autunno, per dare certezza agli operatori economici e lavorare subito insieme al rilancio dell'economia italiana.

La strategia complessiva delineata dal PNR coniuga il sostegno all'economia, nel quadro della crisi causata dalla pandemia, con interventi che puntano a sbloccare la crescita nel Paese, nell'orizzonte di quel Green and Innovation Deal, che l'Italia ha concorso a mettere al centro del programma della Commissione europea.

Il Governo intende riattivare più velocemente possibile una ripresa sostenuta, duratura e inclusiva, capace di superare quei colli di bottiglia che finora hanno limitato le capacità di espansione del nostro sistema economico.

L'innovazione e la modernizzazione del Paese beneficeranno, in primo luogo, di maggiori investimenti, sia pubblici sia privati.

Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, l'obiettivo è quello di incrementarne la quota sul PIL di almeno un punto percentuale, rispetto ai livelli del 2019, già cresciuti rispetto ai livelli precedenti - infatti, nel 2019 sono stati pari al 2,3 per cento del PIL – portando, quindi gli investimenti pubblici stabilmente sopra il 3 per cento del PIL.

Intendiamo anche, nei prossimi tre anni, incrementare la spesa pubblica in ricerca e sviluppo di almeno 0,4 punti percentuali di PIL. Gli interventi infrastrutturali prenderanno spunto dal Piano Italia veloce, che punta a favorire lo sviluppo di un sistema di infrastrutture integrato ed efficiente, capace di migliorare la qualità della vita dei cittadini, rilanciare la competitività delle imprese, ridurre i divari territoriali e sociali e rispondere efficacemente alle sfide della sostenibilità. Sostenibilità ambientale, innanzitutto, attraverso la capacità di rispettare l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050, e sociale. È un elemento centrale di questa azione ed è fondamentale anche per migliorare la resilienza del territorio.

Interventi specifici saranno, poi, destinati alla rigenerazione urbana e a migliorare lo stock di infrastrutture sociali, come asili nido e ospedali.

In ambito sanitario faremo tesoro dell'esperienza di questi mesi, rafforzando strutturalmente il sistema, in particolare nella direzione dell'innovazione tecnologica e dell'assistenza territoriale. Importanti risorse saranno dedicate alla digitalizzazione del Paese e della pubblica amministrazione, in un'ottica di maggiore efficienza, produttività e miglioramento della qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese.

Insieme all'aumento degli investimenti pubblici proseguirà e verrà rafforzata anche l'opera di rilancio degli investimenti privati. Noi, come sapete, siamo un Paese che ha un surplus di risparmio e un deficit di investimenti privati e, quindi, l'operazione di canalizzazione del risparmio privato verso gli investimenti produttivi e di lungo termine è fondamentale e deve essere realizzata attraverso varie leve, incluse quelle della regolazione finanziaria e dei meccanismi di incentivo, anche in continuità con quanto già realizzato.

Quindi, realizzeremo interventi orientati a favorire il consolidamento patrimoniale delle aziende, l'innovazione e la digitalizzazione, la crescita dimensionale, il trasferimento e la riorganizzazione in Italia di attività svolte all'estero. Per realizzare questi obiettivi verrà rivisto e rafforzato il sistema di incentivi agli investimenti, all'innovazione e alla capitalizzazione, lungo le linee del programma transizione 4.0, che verrà potenziato e reso permanente.

Vogliamo inoltre ridurre - questo è un altro punto qualificante - il divario di crescita e di benessere tra il Sud, le aree interne e la parte più dinamica del Paese. Si tratta di un tema cruciale per perseguire una crescita sostenibile e inclusiva. Vorrei dire che è un tema decisivo. Se il Mezzogiorno d'Italia e le aree interne non recupereranno un livello di crescita e di sviluppo adeguato, l'Italia non potrà mai recuperare un tasso di crescita adeguato e analogo a quello dei Paesi che crescono di più in Europa. Da questo punto di vista, lavoreremo sulla base del Piano Sud 2030, sviluppo e coesione per l'Italia. Stiamo ragionando e lavorando su interventi aggiuntivi.

C'è poi naturalmente - ma qui davvero voglio giungere a conclusione, perché l'elenco sarebbe lungo, ma volevo identificare le priorità - il tema fondamentale del potenziamento delle politiche a favore dell'istruzione e della formazione.

Si elaboreranno, inoltre, misure strutturali per il rilancio di importanti filiere e settori produttivi, quali la sanità e la farmaceutica, il turismo e i trasporti, le costruzioni, la produzione, lo stoccaggio e distribuzione di energia, la meccanica avanzata e la robotica, la siderurgia, l'automotive e la componentistica, l'industria e il vasto mondo dell'industria culturale.

Il piano di ripresa e resilienza mostrerà nel dettaglio le linee di intervento, le fasi del loro sviluppo e le risorse assegnate a ciascuna finalità. È una sfida cruciale e storica per il nostro Paese, che richiederà di impiegare in maniera efficiente queste risorse così ingenti.

Quindi, questo richiede un impegno straordinario da parte di tutti, del Governo, del Parlamento e di tutte le forze sociali e produttive del Paese. L'Italia non può perdere questa opportunità unica e storica per affrontare le grandi questioni nazionali, che da troppo tempo ne impediscono lo sviluppo equilibrato e armonico. Gli investimenti, le misure sulle filiere produttive saranno associate a riforme, un ampio set di riforme che sono indicate nel PNR e che enumero, e che hanno anche l'obiettivo di migliorare il clima di fiducia nel Paese e attirare capitali e imprese. Non richiamo qui, perché è all'esame del Parlamento, il decreto-legge cosiddetto “Semplificazione”, che già contiene importanti innovazioni in materia di contratti pubblici ed edilizia, semplificazioni procedimentali e responsabilità, amministrazione digitale, impresa, ambiente e green economy, e mi limito a un cenno molto sommario al lavoro che questo Governo aveva avviato e che ora è ripreso sulla riforma fiscale, che punta a una diminuzione strutturale della pressione fiscale e a una riduzione del tax gap coerente e ispirata al principio di progressività delle imposte, che punta ad assicurare una maggiore equità ed efficienza del prelievo fiscale e una coerenza anche con l'obiettivo di ridurre e di modificare il sistema di imposte ambientali e di sussidi dannosi per l'ambiente, per incentivare la transizione ecologica. In questo quadro è centrale, lo è stato fin dall'inizio della formazione di questo Governo, il contrasto all'evasione fiscale e contributiva, decisivo non solo per reperire risorse per la riforma fiscale, ma per realizzare maggiore equità e una sana e leale concorrenza tra le imprese e un migliore funzionamento dei mercati, e in questo quadro proseguirà e sarà rafforzata anche l'azione volta a incentivare i pagamenti elettronici. Il Governo sta lavorando anche a interventi sulle partite IVA, in particolare a una riscrittura sostanziale del calendario dei versamenti fiscali che superi il meccanismo degli acconti e dei saldi, per andare verso un sistema basato sulla certezza dei tempi e degli adempimenti e su una diluizione, nel corso dell'anno, degli importi da versare, calcolati in base a quanto effettivamente incassato. Il completamento della riforma del processo civile e penale contribuirà anche al miglioramento del clima di investimento e della competitività.

PRESIDENTE. Mi scusi Ministro, mi scusi: colleghi, vi chiedo di indossare la mascherina di mantenere il distanziamento. Sto vedendo colleghi che interagiscono fra di loro senza mascherina, quindi vi chiedo la cortesia di indossare correttamente la mascherina. Prego.

ROBERTO GUALTIERI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Sebbene le risorse europee che si renderanno disponibili sono imponenti, le compatibilità finanziarie non dovranno essere trascurate. A partire dalla nota di aggiornamento del DEF, il Governo elaborerà pertanto una strategia di rientro dall'elevato debito pubblico, che punterà a una crescita economica assai più elevata che in passato e fisserà degli obiettivi adeguati e sostenibili per i saldi di bilancio, da conseguire e mantenere nel tempo, quando cominceremo a raccogliere i frutti di quanto ci apprestiamo ad avviare.

Concludo. L'Italia ha saputo reagire prontamente a una prova durissima, che ha avuto un impatto molto forte sul nostro sistema. Gradualmente stiamo superando questa situazione di straordinaria difficoltà, che lascia però un patrimonio eccezionale di impegno, di senso di comunità, su cui dobbiamo basarci per riavviare, in uno spirito di collaborazione, la ripresa. Abbiamo di fronte una sfida impegnativa, un'opportunità unica e sono certo che insieme sapremo coglierla, grazie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia Viva, Liberi e Uguali e di deputati del MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Grazie a lei. Invito la sottosegretaria Laura Castelli a dichiarare quale risoluzione intenda accettare con riferimento alla relazione sullo scostamento e quale risoluzione intenda accettare con riferimento al Programma nazionale di riforma.

LAURA CASTELLI, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Sì Presidente, il Governo accetta la risoluzione di maggioranza.

(Dichiarazioni di voto - Doc. LVII, n. 3-sezIII e Doc. LVII-bis, n. 2)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto il deputato Bruno Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI (MISTO-CD-RI-+E). Grazie Presidente, signor Ministro, oggi noi votiamo l'autorizzazione al ricorso all'indebitamento di ulteriori 25 miliardi, come richiesto dal Governo con la relazione del 23 luglio scorso. È una decisione che non si prende alla leggera, perché colloca il nuovo livello del debito pubblico al 157,6 per cento del PIL nel 2020. Il Governo lo motiva - lei l'ha motivato adesso - con la necessità di prorogare gli interventi di potenziamento della cassa integrazione guadagni, che deve diventare più selettiva, di riprogrammare le scadenze fiscali nei prossimi mesi, di sostenere le imprese e i settori più colpiti, di ristorare regioni ed enti locali dei mancati introiti, di destinare le risorse alle strutture scolastiche, anche in vista della prossima apertura nella massima sicurezza. È il terzo scostamento nel giro di pochissimi mesi, necessario, e sarebbe bene che il voto fosse largo. Ieri, il presidente della Commissione bilancio, onorevole Borghi, ha rinfacciato al Governo Conte che all'inizio del COVID-19 aveva predisposto una manovra economica di 3,7 miliardi, mentre loro ne chiedevano 50 o 100. Come mai 3,7 e non 100 da subito? Perché prima del bazooka della BCE era il massimo che potevamo permetterci: Borghi lo dovrebbe sapere. Ma dove andiamo, dove saremmo andati senza l'Europa, in Cina o in Russia? Lasciamo perdere. Ora si discuta, con più o meno sincera passione, di condizionalità. Ma come, l'Europa ci chiede delle riforme? In realtà, per fortuna, ci sono le condizioni. I tedeschi, le riforme strutturali le hanno fatte vent'anni fa con Schroeder. Su 100 euro che spendiamo per il lavoro, solo 2 vanno alle politiche attive, 98 all'assistenza: tanti soldi per la previdenza, non per il lavoro. E poi vorremmo stipendi europei con la produttività italiana: e la giustizia, il fisco? Vedete, le riforme - ed ho concluso Presidente - non ce le chiede l'Europa: sono una nostra stringente necessità. Vediamo di concentrare le risorse in arrivo su obiettivi ben precisi e non distribuiamoli a pioggia; diversamente, il PIL non cresce e il debito pubblico non si riduce. Le riforme sono la nostra ultima occasione: se vogliamo i fondi europei dobbiamo farle; così stanno le cose, prendiamone atto.

Per questo serve un piano credibile, dettagliato di riforme e investimenti pubblici, con tempi certi di realizzazione: è la vera sfida del nostro Paese. Infine, signor Ministro, c'è bisogno di un rafforzamento decisivo della PA, della pubblica amministrazione, in particolare nella capacità di programmazione e di attuazione delle politiche pubbliche.

PRESIDENTE. Ha chiesto di interviene il deputato Antonio Tasso. Ne ha facoltà.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Grazie Presidente. dunque stamattina è stata votata e quindi approvata la proroga dello stato di emergenza del 15 ottobre prossimo, una misura che si è resa necessaria perché, come detto stamane, non siamo fuori dall'emergenza provocata da un nemico ancora sconosciuto. Lo abbiamo evitato, sì, siamo fuggiti da esso e quindi lo abbiamo contenuto con una certa efficacia, cosa che purtroppo non possono affermare Paesi come Spagna, Germania, Francia, Belgio, Svezia, che hanno ricominciato a istituire norme restrittive a causa di una recrudescenza della pandemia. Ora, lo scostamento di bilancio che siamo chiamati ad autorizzare, il terzo dall'inizio dell'emergenza, per un totale di 100 miliardi, è un provvedimento straordinario, impensabile addirittura fino a qualche anno fa, ma se è straordinariamente imponente è perché la situazione economica, conseguente a quella sanitaria, è dolorosamente grave; è una situazione che richiede interventi per tutti i settori produttivi e, compatibilmente con i tempi tecnici e con gli intoppi che purtroppo sempre vengo fuori in questi casi, nel minor tempo possibile. Si poteva fare meglio di come si è fatto fino adesso?

Ma certo, ma certo, si può fare sempre meglio, ma questo non vuol dire non continuare ad agire cercando di raggiungere gli obiettivi, che sono tanti, tutti egualmente meritori di grande attenzione, considerando che si deve lavorare all'interno di un progetto che deve considerarsi parte integrante del Piano nazionale delle riforme, che affronti tutti quegli obiettivi che vadano nella direzione di un ammodernamento generale del Paese, di un rafforzamento - e concludo, Presidente - delle strutture sanitarie e del sostegno alle imprese e ai cittadini che non sia mero assistenzialismo, ma affiancamento nel percorso produttivo e lavorativo, e di quella creazione del futuro di un Paese che solo la scuola può assicurare. In conclusione, Presidente, coerentemente con quanto sempre dichiarato dal MAIE, che rappresento, il nostro voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zennaro. Ne ha facoltà.

ANTONIO ZENNARO (MISTO-PP-AP). Grazie, Presidente. Possiamo dire nuovo scostamento, nuova corsa; dopo circa 75 miliardi, oggi 25 miliardi di scostamento. Mi auguro e spero che non si ripeta quello che è accaduto con i precedenti decreti: bozze di decreto che escono, litigi tra i ministeri nella spartizione dei fondi. La verità è che speravamo, e anch'io speravo, che ci fosse più nel dettaglio elencato cosa si sarebbe fatto con queste risorse, perché, se è vero che è appena stato approvato lo stato di emergenza, significa che bisognava subito, anche domani, rinviare le scadenze fiscali. In questo momento, mentre stiamo parlando, le aziende, le imprese, gli autonomi e le partite IVA stanno lavorando per pagare le tasse, nella contabilità, per chiudere tutta una serie di scadenze. Quindi, se siamo in emergenza, rinviamo subito, invece di stare magari a perdere tempo con la legge elettorale, le scadenze fiscali. Tutto qui, tutto sarebbe molto semplice. E invece vedremo se questo “decreto agosto” diventerà un “decreto settembre”. Mi auguro che sia fatto con pochi articoli e che siano di aiuto soprattutto alla produzione, e qui arrivo al PNR. Il PNR è un po' un libro dei sogni: speriamo che questi sogni si avverino, però possiamo aprire, posso, per quel poco tempo che ho, aprire una parentesi, e lo faccio sul New Deal, con questo mega programma ambizioso di riconversione industriale del Paese che vogliamo darci, che l'Europa si vuole dare. Se lo facciamo come gli incentivi e i monopattini elettrici, lo voglio ricordare a tutti i colleghi, il 90 per cento dei componenti dei monopattini elettrici è prodotto in Cina (Applausi di deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia), l'80 per cento delle batterie della mobilità elettrica è prodotto in Cina. Quindi, se noi li favoriamo, nella sostanza indebitiamo gli italiani e incentiviamo le imprese cinesi (Applausi di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Su questo, quindi, vi dico stiamo attenti, fate attenzione, lavorate per incentivare la produzione italiana, perché senza produzione italiana non avremo il blocco degli investimenti e dei licenziamenti. Mi ha appena chiamato un sindacalista del mio comune, Tortoreto, in Abruzzo: le imprese chiuderanno gli impianti, 155 persone a casa da domani mattina, perché semplicemente la multinazionale cosa ha fatto? Ha chiuso l'impianto e sposterà tutto in Polonia Quindi, attenzione; attenzione, perché senza lavoro non c'è futuro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tondo. Ne ha facoltà.

RENZO TONDO (M-NI-USEI-C!-AC). Grazie, Presidente. Signor Ministro, al netto della proroga dell'emergenza che stamattina è stata votata e che chiaramente è una scelta di carattere elettorale, perché non si capisce bene perché arrivare al 15 ottobre, il vero problema è che questo è un messaggio fortemente negativo per la stagione turistica e, in generale, per l'economia, perché diamo un messaggio che qui le cose sono ancora impantanate, diversamente dal resto d'Europa. E comunque, al netto di questo, dicevo, è evidente che ci si avvia a una nuova fase; una fase cui l'Europa c'è, in cui noi riteniamo che questa disponibilità dell'Europa vada colta e le risorse vadano prese, ma una fase in cui, come diceva lei poc'anzi nella replica, che ho apprezzato, è un dovere ragionare oltre l'immediato del momento. Ricordiamoci, signor Ministro, che le scelte di oggi incideranno sulle prossime generazioni, incideranno sui prossimi Governi e sui prossimi Parlamenti. Mi piacerebbe che il Ministro ci ascoltasse, ma vedo che è disturbato.

Lo scostamento va fatto, le risorse vanno prese e non trovo scandaloso che l'Europa voglia sapere che cosa ne facciamo. Nessuno dà i soldi, come si direbbe dalle nostre parti, a gratis. È giusto che si avvii una stagione di riforme, anche perché si tratta di 515 miliardi in dodici anni che dovremo in qualche modo restituire ed è giusto che presentiamo un programma di riforme necessario all'ammodernamento di questo Paese. Ma è proprio qui, signor Ministro, che le situazioni divergono. Risorse per lo sviluppo e riforme sono centrali rispetto a quello che vogliamo fare; lei dice che la minoranza, le opposizioni non sono state pronte a raccogliere, ha detto poc'anzi, il messaggio. Certo, se noi vediamo che i soldi vengono utilizzati per acquistare monopattini, qualche perplessità ce l'abbiamo; se vediamo che i soldi vengono utilizzati per la spesa corrente del reddito di cittadinanza, qualche perplessità ce l'abbiamo; se sentiamo dire anche da lei, come ha detto poc'anzi, che il pilastro è la lotta all'evasione fiscale, e lo dice con dei colleghi di maggioranza, del primo partito, che chiamano “prenditori” gli imprenditori, credo che qualche difficoltà a crederle ce l'abbiamo, signor Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), perché gli imprenditori sono il pilastro di questo Paese e vedersi continuamente vessati e chiamati anche “prenditori” credo che sia una cosa che anche lei nel suo intimo non sopporta. E qui, signor Ministro, c'è una questione di metodo che riguarda la vostra maggioranza: voi pensate e ritenete - questo appare da ogni vostro atto - di essere autosufficienti. Allora, voglio portarle, e mi avvio alla conclusione, un'esperienza, signor Ministro, un'esperienza del Friuli-Venezia Giulia. Nel 1976, 44 anni, fa ci fu un tremendo terremoto, quella regione fu devastata completamente; ci fu una fase di emergenza in cui ci impegnammo tutti a ricostruire le condizioni di vivibilità, ma ci fu poi una fase di ricostruzione del Paese in cui una maggioranza, ben più autorevole e ben più ampia di quella che sostiene il vostro Governo, scelse una strada diversa; scelse la strada di aprire ai corpi intermedi, aprire alla società e aprire alle forze politiche. Vorrei che quell'esempio fosse tenuto presente. Ricordiamoci che all'epoca fu istituita da una maggioranza amplissima una Commissione per la ricostruzione del Friuli che era, per legge, presieduta dall'opposizione. Credo che voi fareste bene a prendere in considerazione questa opportunità, non per poterci coinvolgere, ma per avere quel clima di fiducia di cui il Paese oggi ha bisogno e che si crea solamente con la coesione sociale che oggi dobbiamo dire che non c'è. Furono scelte di merito fatte da quella Commissione su che fare, con maggioranza e opposizione distinte, che però ebbero il coraggio, e concludo, di lavorare assieme in un momento difficile per la comunità. È una scala diversa da quella che avvertiamo oggi, ma è un esempio che credo potrebbe essere tenuto in considerazione.

Concludo, non voglio essere come Di Maio, signor Ministro, che ha detto che Draghi gli fa una buona impressione. Ho sentito le sue autorevoli parole, lei adesso è anche parlamentare: credo che abbia il dovere di trasmettere anche un messaggio di carattere politico alla sua maggioranza, non solo di carattere tecnico. Abbiamo un'opportunità: la richiesta della minoranza di partecipare non vivetela come una concessione, vivetela come un'opportunità di collaborazione, che può creare quel clima di fiducia di cui il Paese ha bisogno e avrà ancora più bisogno nei prossimi mesi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. Ringrazio anche il Ministro, per la sua replica. La richiesta di autorizzazione che votiamo oggi non va intesa come un atto burocratico: è il terzo scostamento, quindi quasi un atto dovuto rispetto anche alla dimensione degli scostamenti precedenti. Dovremo invece guardare con grande attenzione allo scenario nel quale siamo immersi. Non possiamo disputare soltanto sulla lista della spesa; dovremmo provare in quest'Aula, di fronte a un quadro così complicato, ad alzare lo sguardo e provare a condividere l'analisi della fase, perché senza l'analisi della fase si procede inerzialmente oppure si è vittima delle pressioni politico-mediatiche più potenti, e non necessariamente si raggiungono i risultati più utili all'Italia.

Condividere l'analisi è impegnativo: ci sono legittime differenze tra di noi, non soltanto tra maggioranza e opposizione, ma anche dentro la maggioranza. Vorrei provare a dare un contributo all'analisi, su due o tre punti. Il primo: prendo in prestito il titolo del Summer Forecast della Commissione europea. Siamo di fronte a una recessione più profonda e che allarga ancora di più le divergenze di quanto avevamo previsto. I numeri li conoscete: sono impressionanti non solo quelli italiani, anche quelli dell'Eurozona. Una caduta del PIL che arriva a 9 punti percentuali, un debito che aumenta di oltre 20 punti percentuali, un deficit nell'Eurozona che arriva quasi al 9 per cento. I numeri italiani sono numeri anche qui impressionanti, sia per quanto riguarda la caduta dell'economia reale sia per quanto riguarda il deficit e l'aumento del debito. Rimbalzo previsto, ovviamente, e già in atto, come ricordava il Ministro, che tuttavia secondo le previsioni neanche nella media dell'Eurozona recupererà nel 2021 il livello del 2019: né nella media dell'Eurozona, neanche per l'Italia.

Questo è un punto importante, al quale segue un altro punto importante: anche il Ministro ha ricordato l'intervento significativo e necessario, 100 miliardi con lo scostamento di oggi di maggior deficit.

Temo però che questo intervento necessario non sia ancora sufficiente, quando ti trovi di fronte a una caduta del PIL di 200 miliardi: se con 100 miliardi di maggior deficit hai comunque un PIL che cala di 200 miliardi, è evidente che la sfida è davvero complicata. Questa sfida ovviamente deve fare i conti con un contesto di risorse disponibili. Quest'anno il bilancio di assestamento è particolarmente interessante: c'è una tabella che è abbastanza impressionante, dalla quale emerge che il ricorso al mercato che farà l'Italia nel 2020 è di 612 miliardi di euro, 250 miliardi in più di quanto era stato previsto a dicembre dello scorso anno.

L'ultimo punto di analisi è scegliere bene le variabili sulle quali intervenire, perché il mondo intorno a noi è cambiato. Le esportazioni non possono funzionare come abbiamo visto nel ventennio precedente al COVID-19; come già era evidente, non potevano funzionare prima del COVID-19, e come oggi è ancora più evidente, non possono funzionare.

Ecco, allora di fronte a questa analisi dobbiamo capire che fare. Lo scostamento è di 25 miliardi, ma appunto, in un quadro dove l'economia reale ha quella contrazione: avremo bisogno di più, ma facciamo i conti con un contesto politico-istituzionale difficile. Arriveranno le risorse del Recovery Fund: bene, ma arriveranno in una fase lontana. Non è questa la sede per discutere, ma avrei qualche cautela in più a utilizzare gli aggettivi, soprattutto dopo aver letto la mozione approvata a grandissima maggioranza dal Parlamento europeo; sarei un po' più cauto a usare gli aggettivi e a riconoscere svolte che almeno in termini di impianto non ci sono.

Continua ad esserci l'inflazione e la concorrenza tra i principi guida dei Trattati fondativi dell'Unione europea, non la buona e piena occupazione come è nella nostra Costituzione. Il quadro non è cambiato: è stata salvata questa Europa, ma non è stata avviata un'altra Europa, e non è un aspetto da poco.

Ma ripeto, questo è un punto sul quale avremo altre occasioni per discutere: ora la nostra priorità è domani mattina, è come facciamo in modo che le macerie non aumentino e inizi davvero una ricostruzione significativa, con elementi di discontinuità rispetto a quello che c'era prima.

Qui dobbiamo guardare in faccia la realtà: la questione fondamentale è la Banca centrale europea. Se la dimensione dei problemi è quella che ho ricordato, se tu devi andare quest'anno sul mercato per 612 miliardi di euro, capite bene che, al di là di come la pensiamo e abbiamo posizioni diverse nella maggioranza sul Meccanismo europeo di stabilità, confronti 36 miliardi con 612 miliardi di titoli che devi collocare nel corso dell'anno. E guardate, lo dico tramite lei, Presidente, anche a qualche collega, mi pare prima il collega Ungaro lo ricordava: la Banca centrale europea acquista 1 miliardo di titoli al giorno. Segnalo che la Federal Reserve, che non è la Banca dello Zimbabwe, ha acquistato 1,6 trilioni di dollari da marzo a giugno; cioè ha acquistato quasi quattro volte tanto quanto ha acquistato in termini di titoli di Stato la Banca centrale europea. Quello scarto tra quanto facciamo e l'impatto sull'economia reale può essere ridotto, non annullato, soltanto se la Banca centrale europea fa il suo mestiere fino in fondo, che purtroppo nella gabbia liberista dei Trattati europei fa molta difficoltà a svolgere.

E infine, qualche raccomandazione di policy rispetto al decreto-legge che il Governo sta preparando. E qui torno all'analisi; e questo lo dico con grande rispetto a quelle forze dell'opposizione e della maggioranza che continuano a sottolineare l'assistenzialismo: oggi sostenere i redditi delle famiglie, i redditi dei lavoratori che non possono lavorare, è la migliore misura…

PRESIDENTE. Mi scusi, collega, mi scusi. Colleghi, io vi chiedo di indossare la mascherina, collega Donno, Boldi, e anche di mantenere il distanziamento. Prego.

STEFANO FASSINA (LEU). Stavo sottolineando, Presidente, che oggi sostenere i redditi dei lavoratori, i redditi delle famiglie, delle famiglie in affitto, è la migliore politica di sostegno alle imprese: perché se la variabile decisiva è la domanda interna tu puoi anche azzerare le imposte sulle imprese, puoi anche azzerare i contributi previdenziali, ma nessun imprenditore investirà in assenza di domanda.

E su questo quindi, nel decreto-legge spero che quell'intervento sul sostegno ai redditi dei lavoratori sia completo, perché riguarda il mondo del lavoro subordinato, ma c'è un mondo del lavoro autonomo che rimane scoperto, c'è una parte delle partite IVA.

Ieri mattina qui davanti abbiamo incontrato gli ambulanti che fanno le fiere, un settore molto particolare, che non lavorano. Abbiamo incontrato le guide turistiche con le partite IVA, che non lavorano. Su questo c'è bisogno di un intervento che vada a copertura, perché non ritroveranno lavoro a breve.

Il turismo: nei titoli che lei ha indicato il turismo è ricompreso, è ricompresa una misura importante sulle tasse. Mi permetto di dire che alcune tasse, però, oggi vanno cancellate. Non parlo in generale, perché l'altro criterio guida dei nostri interventi, oltre al sostegno alla domanda, dev'essere la selettività: su una parte delle imprese alcune tasse, quelle pagate indipendentemente dal livello del reddito, vanno cancellate. Su una parte delle nostre imprese l'IMU va cancellata.

PRESIDENTE. Collega, la invito a concludere.

STEFANO FASSINA (LEU). Ecco, il sostegno ai comuni - concludo, Presidente - è importante, ma non solo per il ristoro: il ristoro è importante ma non basta. È necessario che vi siano risorse per gli investimenti. I comuni sono il baluardo, la prima linea di risposta alle necessità della ricostruzione. Ecco, Presidente, con queste raccomandazioni consegno il voto favorevole del gruppo di Liberi e Uguali (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Luigi Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (IV). Grazie, Presidente. Quando sarà trovato il vaccino e il COVID sarà solo un ricordo (credo che, anche nei nostri sogni più ottimisti, collochiamo questo momento a fine 2021 anche considerato il rimbalzo che abbiamo scritto nei nostri documenti di finanza pubblica), quindi quando saremo tornati alla normalità, diciamo alla fine dell'anno prossimo, il reddito pro-capite medio degli italiani sarà più o meno lo stesso del 1990, cioè di trenta anni fa. Trent'anni fa, di questi tempi, avevamo ancora negli occhi i rigori sbagliati di Donadoni e Serena al San Paolo di Napoli, non c'era Internet, c'erano i vertici fra Bush e Gorbaciov e alcuni dei colleghi in quest'Aula non erano neanche nati. Nessun altro Paese occidentale si trova in questa condizione. Ecco, un periodo di tempo così lungo, trent'anni, dovrebbe esentarci dalla contesa politica di basso profilo, nel senso che questo risultato non è colpa di nessuno o, se preferite, è colpa di tutti perché in questi trent'anni abbiamo governato, e varie volte, tutti quanti. Ma se il reddito medio pro-capite degli italiani quando sarà finito il COVID, anche dopo il rimbalzo, è lo stesso del 1990, vuol dire che c'è qualcosa che dovrebbe esentarci dalla battaglia politica di dire è colpa mia, è colpa tua, lo metto sui social, prendo qualche like in più, prendo qualcosa in più. Qualcuno dice che è colpa della spesa pubblica troppo bassa, ma se guardiamo i cinque Paesi europei più grandi, noi siamo quello con la spesa pubblica più alta, esclusa la Francia, e anche se togliamo gli interessi sul nostro enorme debito, che è il terzo debito pubblico più alto del mondo, noi continuiamo a essere, dopo la Francia, il Paese con la spesa pubblica più alta. Quindi, questo risultato pessimo del Paese, che certo risente di due grandi recessioni mondiali, quella del 2008-2009 e quella che stiamo vivendo adesso, non è colpa del fatto che spendiamo troppi pochi soldi. Oggi siamo a votare qui il terzo tempo del più ampio stimolo di politica fiscale che il Paese abbia mai vissuto: 100 miliardi, pari a circa il 5,5 per cento del PIL che, a quanto mi risulta, finora è il secondo stimolo fiscale più alto in proporzione al PIL dopo quello tedesco. Tutte queste considerazioni per dire che il motivo per cui il reddito pro-capite degli italiani, anche dopo il COVID, è lo stesso di trent'anni fa non ha a che fare con pochi soldi pubblici spesi, ma ha a che fare con il modo in cui li spendiamo, e dobbiamo certamente sempre chiederci come li spendiamo.

In audizione, Bankitalia, ieri, è venuta a dirci che l'effetto del “decreto Cura Italia” e l'effetto del “decreto Rilancio” , quindi stiamo parlando di 75 miliardi di euro spesi, il 4 per cento del PIL, è stato di evitare un'ulteriore caduta di due punti percentuali del PIL, fra l'altro in linea con tutti i moltiplicatori di politica fiscale che qualcuno vorrebbe - due, tre, quattro, cinque, sei -, che invece sono più o meno a livello di 0,5. Vale a dire che l'effetto dei decreti fatti finora, l'effetto degli scostamenti fatti finora ha evitato una caduta di 2 punti percentuali di PIL. Ma mentre quei primi due scostamenti erano gli scostamenti della difesa, e non c'è nulla di male nel giocare in difesa quando ti arriva uno tsunami del genere addosso, il terzo scostamento, quello in esame, probabilmente l'ultimo del 2020, non può che essere uno scostamento giocato all'attacco. Fuor di metafora, se i primi due scostamenti erano soprattutto dedicati a parare i colpi della crisi, quindi alla tutela e al sostegno dei redditi indiscriminato, il terzo scostamento deve essere lo scostamento che riavvia il motore della crescita e, quindi, da questo momento tutto il sistema Paese deve avere un solo obiettivo, ossia alzare permanentemente il tasso di crescita della nostra economia. Badate bene, un tasso di crescita come questa economia non ha da un po' di tempo, perché se noi guardiamo proprio da trent'anni, proprio da trent'anni, il tasso di crescita medio della nostra economia è sceso più di quanto non sia sceso negli altri Paesi occidentali, cioè la sabbia nel motore che abbiamo è talmente tanta che il motore non spinge più. Addirittura, negli anni Duemila, dal 2000 al 2010, il tasso di crescita medio era lo 0,2 per cento, cioè vuol dire un'economia virtualmente ferma, prima addirittura della grande recessione.

Spingere sulla crescita non significa solo avere un numero su un documento di finanza pubblica più alto di un altro; senza un tasso di crescita permanentemente più alto non c'è un'occupazione permanentemente più alta, non ci sono salari permanentemente più alti, non c'è sostenibilità del sistema pensionistico. L'altra variabile è la demografia, su cui anche abbiamo problemi enormi, ma l'altra variabile è il PIL: senza una crescita sostenuta del PIL, per i nostri sistemi pensionistici hai voglia a fare quota 100; puoi fare anche quota 90, ma se il sistema pubblico non torna a crescere a certi tassi di crescita che non vediamo da trent'anni, il nostro sistema pensionistico, data la nostra dinamica demografica, ci porterà dritti in un burrone, e soprattutto le nostre finanze pubbliche possono essere sostenibili solo se c'è la crescita. Lo dicevo qualche giorno fa: se escludiamo la strada di avanzi primari da subito, cioè vuol dire nell'anno prima delle prossime elezioni politiche fare un consolidamento, una restrizione fiscale di 2-3 punti percentuali di PIL - possiamo raccontarcelo che lo faremo ma non c'è nessuna maggioranza politica che nei 18-24 mesi prima delle elezioni politiche farà un consolidamento fiscale di 2,3,4 punti di PIL - e se escludiamo questo e se escludiamo che l'inflazione magicamente nel mondo post-COVID tornerà ai livelli precedenti, c'è un solo modo per rendere sostenibile l'enorme debito pubblico con cui usciremo da questa crisi: tornare a un tasso di crescita del PIL permanentemente più alto. Allora, per farlo, ammesso che sia questo l'obiettivo del sistema politico nella sua interezza, uno e uno solo, ossia tornare a crescere tanto, bisogna innanzitutto capire le determinanti della crescita economica, ricordando quanto dicevo prima: non c'entra aver speso pochi soldi pubblici, anche perché noi non siamo fra i Paesi che né adesso né negli anni precedenti hanno speso pochi soldi pubblici. Bisogna anche capire che in un mondo globalizzato, che da trent'anni è globalizzato, le determinanti della crescita economica di lungo periodo sono cambiate; avendo capito questo, forse possiamo anche capire come spendere bene questi ultimi in ordine cronologico 25 miliardi di scostamento.

Il Ministro lo diceva nella sua replica: non possiamo limitarci a finanziare la cassa integrazione come abbiamo fatto finora, anche perché abbiamo alcune stime inquietanti di INPS e Agenzia Entrate, che certo devono essere verificate, che ci dicono che un quarto delle ore utilizzate sono state appannaggio di aziende che non hanno avuto riduzione di fatturato. Stefano non c'è solo l'IRAP come misura non selettiva - anche l'onorevole Bersani spesso in tv ne parla -, non c'è stato solo l'IRAP come misura non selettiva ma generalizzata; c'è stato anche un quarto di ore di cassa integrazione usufruite da aziende che probabilmente non hanno avuto neanche un euro in meno di fatturato, e quella cassa integrazione è stata pagata con decine di miliardi dai contribuenti italiani. Dobbiamo al più presto passare da una logica di cassa integrazione passiva alla logica della decontribuzione. Oggi il Ministro Provenzano fa un'intervista molto interessante (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva) in cui dice usiamo, proviamo a usare o ad anticipare - mi pare di aver capito - alcuni dei fondi del REACT-EU, una delle punte del Recovery Plan, per una decontribuzione del 30 per cento del costo del lavoro a vantaggio dei datori di lavoro nelle regioni del Sud. È una misura che abbiamo già sperimentato negli anni scorsi ma che veniva sempre criticata: siamo contenti se oggi capiamo che può essere uno dei punti della ripartenza. Lasciamo laddove possibile quante più tasse nelle tasche degli imprenditori. Abbiamo avuto una discussione, se fosse opportuno o meno rinviare la scadenza del 20 luglio, già rinviata rispetto al 30 giugno, più avanti: è una discussione finita e non ci interessa riprenderla, ma ora concentriamoci su come evitare che in autunno ci sia un ingorgo fiscale di cui non sentiamo il bisogno (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Certo, le dinamiche di cassa sono un vincolo che non possiamo, da persone responsabili, eludere, però cerchiamo di lasciare il più possibile i soldi nelle tasche degli imprenditori. Cerchiamo di fluidificare un meccanismo che ha funzionato, quello dei piani individuali di risparmio. Abbiamo migliaia di miliardi fermi nei conti correnti degli italiani (1.500 fermi nei conti correnti e almeno quattro volte tanto in strumenti finanziari alternativi): cerchiamo di farli affluire alle piccole e medie imprese italiane che hanno bisogno di capitale, di strumenti di equity e di debito (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Infine, l'ultima cosa (ne avevo altre ma la Presidente è famosa per la sua giustamente puntualità).

Signor Ministro, l'altro giorno Bankitalia ha citato un paper suo, che sono andato a rivedermi, che ha una figura da cui da tre giorni non riesco a svegliarmi: è la figura che mostra - le chiedo solo un minuto - un termine tecnico bruttissimo, che si chiama aliquote marginali effettive. Che cosa vuol dire? Vuol dire che, quando io guadagno 100, se decido di guadagnare un euro in più, quanto va a me e quanto va allo Stato? Quella figura ci dice che se io guadagno 1.500 euro lordi al mese - difficilmente sono ricco - e decido di guadagnare o posso guadagnare 100 euro in più, 40 se ne vanno in tasca allo Stato. Signor Ministro noi possiamo parlare di green quanto vogliamo, e lo vogliamo fare, di digitalizzazione quanto vogliamo, e lo vogliamo fare, di scuola quanto vogliamo, e Dio solo sa quanto lo vogliamo fare, ma un sistema fiscale del genere, che oltretutto è anche uno dei più complicati del mondo, se non lo si cambia, questo Paese non tornerà mai più a crescere (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva e di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tommaso Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI (FDI). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, che non c'è, signor Vicepresidente del Consiglio, che non c'è, signor Ministro delle Infrastrutture, che non c'è, grazie, signor Ministro dell'Economia, per esserci, e grazie anche al Vice Ministro dell'economia, che è stato fino a poco fa qui presente, perché penso che questa data, la data del 29 luglio vada segnata sul calendario dei rami di questa Camera. Diventerà una data storica, perché uno scostamento di 100 miliardi di euro dalle previsioni del bilancio è un fatto nuovo e clamoroso che non interessa solo l'Italia repubblicana, ma anche tutte le precedenti legislature, quindi evidentemente si tratta di un fatto straordinario che merita qualche riflessione.

Sul piano strettamente politico, signor Ministro, il gruppo di Fratelli d'Italia, nelle due occasioni precedenti, visto che lei ha anticipato, quasi volendo bacchettare, la posizione che si assumerà oggi in occasione del terzo scostamento, le voglio ricordare, signor Ministro, che il gruppo di Fratelli d'Italia ha fatto una grossa apertura di credito al Governo. In quella occasione, che peraltro si è ripetuta una seconda volta, abbiamo dato fondo a tutto il senso di responsabilità possibile. Voglio essere molto chiaro: abbiamo detto: prima l'Italia e poi la competizione politica; abbiamo detto: prima la nazione e poi la fazione; abbiamo detto: prima l'interesse nazionale e poi il risultato elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! E quando un partito di opposizione, quale noi siamo, un partito coerentemente d'opposizione in questa legislatura, che non ha fatto sconti al Conte 1 e che non fa sconti al Conte 2, quando un partito di opposizione fa un'apertura di questo tipo, ci si aspettava dal Governo un atteggiamento quantomeno responsabile, invece che cosa abbiamo avuto in cambio? Un Governo arrogante, un Governo strafottente, un Governo che si è presentato in quest'Aula quasi sistematicamente con decreti-legge, con provvedimenti blindati, che ha fatto ingurgitare a questo ramo del Parlamento dei tomi, direi, di leggi messe assieme in un qualche modo e sulle stesse ha sistematicamente posto la mannaia del voto di fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), con ciò comprimendo ogni possibilità di miglioria e di dibattito concreto. Probabilmente il Presidente del Consiglio è stato folgorato sulla via di un cipiglio autoritario, che comunque non resta autorevole. Vedete, ritenere, come il presidente Conte, che sovrano è chi decide nello stato di eccezione, potrà essere un involontario o meno omaggio a Carl Schmitt, ma mal si concilia con l'attuale situazione dell'Italia. E anche se educatamente, signor Ministro, lei dà il meglio di se stesso mostrando il deretano a questi banchi (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), beh, io le posso assicurare che è meglio seguire le politiche liberiste di Stuart Mill…

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi! Colleghi, chiedo di permettere al Ministro di poter ascoltare tutti gli interventi.

ALESSANDRA LOCATELLI (LEGA). Sì, ma non di spalle! È questione di educazione!

PAOLO TRANCASSINI (FDI). Non di spalle! Chiedi scusa!

TOMMASO FOTI (FDI). Ma non di spalle! Non di spalle, Presidente!

PRESIDENTE. Colleghi, che problemi ci sono (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?

TOMMASO FOTI (FDI). Ma non di spalle! Non di spalle, Presidente, se lei non se ne accorge quando presiede (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi!

TOMMASO FOTI (FDI). Dicevo, signor Presidente, meglio ispirarsi alle politiche di Stuart Mill che singhiozzare gli scritti di Carl Schmitt! In questo suo nuovo ruolo di sovrano, però, il Presidente del Consiglio, emulando forse quella Maria Antonietta nota per aver sostenuto che, se il popolo era senza pane, si poteva sempre nutrire di brioche, il Presidente del Consiglio che cosa ha fatto? Ha fatto qualcosa di più e di peggio: alle famiglie degli italiani, che non riescono a mettere insieme il pasto con la cena, beh, le manda, con bonus, a fare un giro in monopattino (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! E se non bastasse, dopo aver appreso che il tasso di natalità in Italia è uno dei più bassi al mondo, allora, anziché favorire con una politica di bilancio le giovani coppie, ben pensa di introdurre una maxi sanatoria per regolarizzare gli immigrati che sul territorio nazionale tali non erano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! E come se non bastasse, anziché attuare quel blocco navale che Fratelli d'Italia ha in più occasioni chiesto, fa delle nostre coste le porte girevoli di una hall d'albergo, dove gli immigrati clandestini di tutto il mondo possano liberamente entrare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

E, allora mai come in questo momento sovvengono puntuali le parole del poeta: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”, perché tale voi avete ridotto l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

Ma, signora Presidente, l'azione che oggi Fratelli d'Italia vuole svolgere, è un'azione ancora più significativa sul piano politico: alla pandemia sanitaria, che ha seminato lutti e rovine, noi non possiamo accompagnare una pandemia statalista che finirà per aggravare senza limiti il debito pubblico italiano, andando a riversare il costo dell'irresponsabilità di questa classe dirigente sulle spalle delle future generazioni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché non si va nella strada dell'assistenzialismo clientelare, ma si deve andare, invece, sulla strada di quello che è lo sviluppo economico. Proprio per questa ragione Fratelli d'Italia ha il compito di tracciare una linea al riguardo. Vedete, colleghi, io penso di poter dire che sul mondo del lavoro la scelta di finanziare la cassa integrazione è stata un'iniziativa importante; meglio sarebbe stato se poi la cassa integrazione fosse stata pagata nei tempi idonei, atteso che i lavoratori riescono a mangiare se riescono ad avere i soldi per poter pagare il cibo, e non mangiano gli spot del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

Ma, accanto a questo, Fratelli d'Italia chiede ad alta voce un'azione premiale per gli imprenditori che mantengono i livelli occupazionali, e chiediamo due iniziative: la riduzione del 50 per cento dei contributi per questi produttori e la reintroduzione dei voucher per tutti i settori almeno fino al 2020 (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Noi siamo convinti che a minori tasse corrispondono anche minori sprechi e che meno sprechi comportano meno ruberie. E, allora, chiediamo l'esenzione dal versamento del secondo acconto del 2020 di Irpef e di Ires per gli esercenti le attività di impresa, la riduzione del 30 per cento dei coefficienti di calcolo dell'IMU, l'esenzione dal pagamento dell'imposta per gli immobili commerciali e produttivi. L'IMU è una patrimoniale che costa agli italiani e ai proprietari di immobili 22 miliardi all'anno, ma è frutto di una pregiudiziale ideologica. Un minuto e vado alla conclusione. A differenza del sinistro Proudhon, per cui la proprietà è un furto, per la destra politica, che Fratelli d'Italia rappresenta, la proprietà è un diritto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E poi si dia immediata attuazione alla sentenza della Corte costituzionale con l'altrettanto immediato adeguamento delle pensioni di invalidità.

Signora Presidente - e ho concluso -, otto anni fa da sognatori ritti sulla cima dei monti scagliavamo ancora una volta la nostra sfida alle stelle (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Oggi le donne e gli uomini di Fratelli d'Italia, protagonisti della vita politica nazionale, lanciano un'altra sfida: con in testa Giorgia Meloni, si candidano a governare con il centrodestra l'Italia, se e quando ci permetterete di andare a votare.

PRESIDENTE. Grazie, collega.

TOMMASO FOTI (FDI). Il voto di astensione di Fratelli d'Italia per quanto riguarda la mozione sullo scostamento è un atto d'amore che da patrioti doniamo all'Italia.

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

TOMMASO FOTI (FDI). Ne vorremmo anche uno dalla maggioranza e dal Governo: le vostre dimissioni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Andrea De Maria. Ne ha facoltà.

ANDREA DE MARIA (PD). Presidente, Governo, colleghi, siamo a un altro passaggio molto importante nell'impegno di questa Camera, delle nostre istituzioni, della nostra democrazia, per contrastare le conseguenze dell'epidemia sul piano economico e sociale e per difendere la salute dei cittadini italiani, in un rapporto virtuoso tra Governo e Parlamento, dove ognuna delle nostre istituzioni è chiamata a fare la sua parte, a svolgere la sua funzione costituzionale per affrontare una delle crisi più gravi nella storia del nostro Paese. Lo abbiamo fatto nei mesi difficili del lockdown, quando il Governo italiano ha fatto una scelta molto coraggiosa di chiusura di tante attività economiche, di limitazione di tante occasioni di socialità per la nostra comunità, una scelta sostenuta dall'impegno e dalla passione del nostro popolo e di tanti cittadini italiani. E, allora, una scelta giusta e ce lo dice anche quello che sta accadendo in altri Paesi che non hanno avuto lo stesso coraggio nell'affrontare la sfida del Coronavirus e non hanno assunto misure altrettanto rigorose.

E guardate che, anche ora, l'errore più grave che potremmo fare e che sento fare nel dibattito pubblico sarebbe quello di contrapporre sicurezza e rilancio, perché sicurezza e rilancio sono due facce della stessa medaglia. Vale nelle imprese, perché un'impresa che riparte garantendo la sicurezza dei suoi lavoratori è un'impresa che proseguirà la sua attività, mentre un'impresa che non lo fa rischia poi di doversi fermare, con conseguenze ancora più gravi, e vale per il Paese. Quindi, noi dobbiamo sempre tenere insieme questi due elementi così importanti.

E poi abbiamo assunto già interventi molto significativi in deficit per 80 miliardi di euro, lo sappiamo. Sono interventi che sono stati importanti per affrontare la crisi che avevamo e abbiamo di fronte. La Banca d'Italia ha parlato di più del 2 per cento di PIL difeso e recuperato con questi interventi e sono interventi che hanno consentito di governare in parte, con tutti i problemi che sappiamo, le conseguenze sociali della pandemia. È stato calcolato che più di un milione e mezzo di posti di lavoro sono stati salvati con questi interventi e sono interventi volti ad accompagnare il nostro sistema delle imprese fuori dall'emergenza tutelando e garantendo il nostro tessuto produttivo.

Oggi voteremo un ulteriore scostamento di 25 miliardi per l'occupazione, per il fisco e la liquidità, per gli enti territoriali, per l'istruzione, per la crescita. Una scelta importante, anche questa coraggiosa, e importante anche perché nel provvedimento che viene assunto e nelle indicazioni che ha dato anche il Ministro Gualtieri, che voglio ringraziare per il lavoro preziosissimo che ha messo in campo, vengono riprese anche alcune priorità, rafforzate alcune priorità che avevamo individuato nel dibattito parlamentare, e penso all'automotive. Bisogna avere particolare attenzione ai settori più colpiti dalla crisi (penso, per esempio, al settore turistico).

E poi, certamente, la grande priorità della scuola e del sistema formativo. Va bene mettere le risorse. Io voglio ribadire qui che per il Partito Democratico la ripartenza della scuola a settembre è un'assoluta priorità, è la prima condizione perché l'Italia riparta e dobbiamo davvero mettere in campo tutte le azioni perché si riprenda in sicurezza a settembre con le attività scolastiche in tutta Italia.

Poi, certamente la sanità. Noi siamo convinti che sia giusto utilizzare le risorse del MES anche per corrispondere a quell'esigenza di risorse finanziarie di cui ha parlato con molta chiarezza anche recentemente il Ministro Speranza e per affrontare quelle criticità nel nostro sistema sanitario che sono state messe in evidenza anche dalle esperienze del COVID-19. Peraltro, utilizzare le risorse del MES significa non utilizzare altre risorse tra quelle disponibili che possono essere dedicate ad altre priorità.

E poi questa impostazione la ritroviamo anche nel Programma nazionale di riforma, che è l'altro oggetto all'ordine del giorno di oggi. Bene non aver approvato il Programma nazionale di riforma insieme alle due prime sezioni del DEF ma avere pensato a un documento di più ampio respiro, strategico, che stiamo discutendo ora e che, quindi, può tenere conto anche dell'esperienza di questi mesi e che poi si colloca davvero dentro a una nuova stagione che si è aperta in Europa. Vale certo sul piano delle risorse finanziarie, così importanti per il Paese: i 209 miliardi ma anche gli interventi della BCE a sostegno dei debiti sovrani, appunto le risorse del MES, le risorse per gli ammortizzatori sociali, per i crediti alle imprese. Ma ancora di più, quello che conta è che ora l'Europa è in campo, sta affrontando la sfida del COVID-19 e questo è fondamentale per i popoli europei, perché anche nella sfida del Coronavirus si dice che nel mondo globale è la dimensione europea la dimensione istituzionale necessaria per essere all'altezza delle sfide e questa nuova stagione dell'Europa ha rappresentato anche un grande successo nell'iniziativa del nostro Governo.

Ora dobbiamo passare dalle emergenze alle scelte strategiche, alle scelte di prospettiva, e nel nostro programma parliamo di crescita economica, di coesione sociale, di sviluppo sostenibile, di digitalizzazione e transizione ecologica.

E poi certamente dovremmo affrontare quei nodi strutturali nel Paese, la nostra organizzazione sociale e istituzionale che hanno rappresentato negli anni dei pesi per la nostra crescita e che oggi sono più che mai presenti, non a caso in un periodo di crisi. Lo dovremmo fare valorizzando il ruolo del Parlamento e dovremmo anche studiare gli strumenti più opportuni per farlo. Ma, soprattutto, io penso che lo dovremmo fare con un'unità delle forze politiche parlamentari.

Io spero che nell'opposizione prevalgano quelle posizioni più impegnate in un impegno comune per il Paese, che oggi, purtroppo, non sono maggioritarie. Lo voglio dire anche pensando all'intervento che mi ha preceduto: non è il momento di fare propaganda sul dramma degli italiani; è il momento di unirsi per il bene del Paese e affrontare la crisi così grave che l'Italia ha di fronte.

E, quindi, un ruolo centrale degli investimenti pubblici certamente, importanti in sé - e penso al tema delle infrastrutture - ma anche perché rimettono in moto l'economia e anche perché possono mobilizzare risorse private in settori fondamentali come la sanità, il turismo, i trasporti, l'industria culturale e così via, dentro l'idea di un grande patto tra lavoro e impresa.

Guardate, in questa crisi gli interessi del mondo del lavoro e quelli del mondo dell'impresa davvero coincidono e coincidono in un grande obiettivo di rilancio e ripartenza del Paese, per cui potremmo avere le risorse finanziarie da impegnare se sapremo utilizzarle bene.

E, quindi, poi riforma della pubblica amministrazione, dei tempi della pubblica amministrazione, sua digitalizzazione, riforma delle procedure certamente anche con il giusto sostegno finanziario per potere realizzare questo tipo di azioni e nella consapevolezza che non è affatto detto che procedure più semplici siano meno trasparenti o garantiscano meno la legalità.

È spesso vero il contrario: nella semplicità delle procedure si garantiscono meglio trasparenza e legalità. E poi, certo, lavorare sulle divisioni che ci sono nel Paese: prima di tutto la forbice tra Nord e Sud, quindi politiche di sviluppo del Mezzogiorno, sapendo che, quando la forbice tra Nord e Sud è stata più stretta, il Paese tutto è cresciuto meglio. Però questo vuol dire anche parlare del nord del Paese, del fatto che il COVID ha colpito alcune delle regioni più importanti sul piano del PIL, della presenza delle imprese, e che noi, anche lì, dobbiamo mettere in campo una politica attiva e importante, davvero in un'idea di coesione nazionale che sia un grande strumento per uscire dalla crisi che stiamo attraversando e, quindi, di una filiera istituzionale efficace tra Governo, regioni, enti locali. E poi, certo, la riforma fiscale, l'obiettivo della diminuzione della pressione fiscale, della efficienza e della qualità del rapporto tra fisco e cittadini, ma anche di una lotta decisa all'evasione e all'elusione fiscale. Voglio dirlo con chiarezza: noi del Partito Democratico, del gruppo Partito Democratico, riteniamo che la lotta contro l'evasione fiscale sia più che mai attuale; lo è per un elemento di giustizia, lo è per rispetto verso i contributori onesti, lo è perché è uno degli strumenti per poter poi intervenire sulla pressione fiscale. E sulla fiscalità è giusto ragionare, come fa il Governo, con una particolare attenzione alle partite IVA.

Cari colleghi, ci aspettano dei mesi molto difficili e degli anni molto difficili. La comunità nazionale è chiamata a vincere una sfida. L'abbiamo fatto in altre fasi della nostra storia: penso alla ricostruzione del dopoguerra, dopo la tragedia della guerra, della dittatura, quando le istituzioni di allora hanno dato al popolo italiano una speranza di crescita e di rilancio. Ecco, noi siamo chiamati ad avere sulle spalle una responsabilità altrettanto importante. Noi del Partito Democratico questa responsabilità la sentiamo fino in fondo e pensiamo, anche con i voti di oggi, di contribuire ad andare nella direzione giusta per il bene del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Mariastella Gelmini. Ne ha facoltà.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, ci troviamo nell'arco di poche settimane a votare il terzo scostamento di bilancio. I primi due scostamenti hanno registrato il voto favorevole di Forza Italia e di tutto il centrodestra. Abbiamo deciso consapevolmente di mettervi nelle mani 75 miliardi di euro, convinti che quelle risorse fossero decisive per la ripartenza del Paese e per far fronte all'emergenza. Purtroppo, riscontriamo che così non è stato, non ci siete riusciti; vi è mancato il coraggio delle scelte, da un lato, e, dall'altro, la capacità di una decisione unanime, di una visione comune all'interno della maggioranza. E non essendo riusciti a mettere in campo quello che il collega Brunetta e, con lui, tutto il centrodestra avevano proposto, cioè non la politica dei piccoli passi, ma decisioni forti e coraggiose, avete deciso di nascondervi dietro la richiesta inopinata della proroga dello stato di emergenza. Sì, questa mattina il Premier Conte è venuto qui a raccontarci che, nonostante il virus non morda come un tempo, è giusto prorogare lo stato di emergenza. Noi siamo basiti da questa richiesta, signor Ministro, perché non riteniamo che l'Italia possa essere governata solo a colpi di DPCM, attraverso leggi speciali e attraverso l'esautoramento del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). La scelta che voi avete fatto è una scelta che pesa non solo dal punto di vista politico, ma dal punto di vista reputazionale ed economico, perché voi state dando l'immagine di un Paese untore, di un Paese che è ancora nel pieno dell'emergenza. E pensate in questo modo di aiutare davvero l'economia a sollevarsi? Pensate davvero, attraverso la proroga dello stato di emergenza, di aiutare le imprese, i lavoratori e le famiglie? State aiutando voi stessi a tirare a campare. State aiutando il Governo a risolvere le divisioni interne, ma non state aiutando il Paese. E purtroppo la strada che avete intrapreso è costellata da clamorose mancanze: avete fatto una brutta figura con il ritardo sulla Cassa integrazione; ci sorprendiamo che il presidente dell'INPS, Tridico, sia ancora lì dopo avere dichiarato che gli imprenditori sono pigri e opportunisti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), dopo avere accumulato ritardi colpevoli sulla Cassa integrazione. Avete pensato ai monopattini e vi siete dimenticati dell'automotive; oggi cominciate a parlarne, ma guardate che forse dovreste ricordare che questo settore procura allo Stato il 18 per cento delle entrate erariali…

PRESIDENTE. Mi scusi, collega. Colleghe, colleghi, vi chiedo di lasciare i banchi del Governo. Prego.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Noi siamo tolleranti. …E questo settore, purtroppo, ha perso il 50 per cento delle vendite: i piazzali non sono pieni di bici e di monopattini, sono pieni di 500 mila auto invendute. E ci sono regioni come il Piemonte dove l'automotive paga un terzo degli stipendi degli operai e voi, questo, ve lo ricordate da oggi in avanti. Troppo poco è stato fatto sul made in Italy, sulla moda. Ma che fine ha fatto il piano per l'export di Di Maio? Come lo sosteniamo, con lo stato di emergenza? E avete dimenticato anche il turismo, un altro settore fondamentale, buttando risorse attraverso una misura come il bonus vacanze, che ha suscitato l'ilarità anche in Europa e vi ha messo in difficoltà nel negoziato.

E poi, purtroppo, è emerso plasticamente un pregiudizio ideologico nei confronti dei professionisti, delle partite IVA, delle piccole e medie imprese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente): avete trattato i professionisti come figli di un Dio minore, non riconoscendo loro il fondo perduto, e non si capisce perché. Certo, avete dissertato di liquidità, avete detto che, attraverso la SACE, sarebbero arrivati 200 miliardi di prestiti, sappiate che ne sono arrivati meno di 10 miliardi: e della liquidità rimane il titolo di un decreto, niente di più. Ma la cosa che francamente più ci sorprende è che c'era una cosa semplice e dovuta agli italiani, di cui non avreste nemmeno dovuto parlare; avreste dovuto agire immediatamente con il rinvio di tutte le scadenze fiscali (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), ma già nel primo decreto, non nel terzo scostamento! E invece non lo avete fatto, lasciando il Paese sotto la spada di Damocle dell'Agenzia delle entrate, e poi al 20 di luglio avete pure fatto partire i versamenti. Non avete voluto i voucher perché c'era il veto del MoVimento 5 Stelle per l'agricoltura; avete previsto e preferito una sanatoria ideologica sui migranti, che non è servita a nulla e di cui l'agricoltura non si è nemmeno accorta; il tutto ovviamente condito da reddito di cittadinanza, reddito di emergenza, misure assistenziali. E così capite bene che non è che avete gettato le premesse migliori per un voto di Forza Italia e del centrodestra al terzo scostamento, perché ci siamo affidati al primo, abbiamo fatto un'apertura di credito al secondo, ma la terza volta, signor Ministro, con queste premesse, ma come potete pensare che andiamo ad indebitare (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) allegramente i nostri figli, per poi magari utilizzare le risorse a pioggia per l'assistenzialismo? E francamente il Governo, come dimostrano i primi voti sulle Commissioni al Senato, arriva a questo appuntamento diviso sui dossier fondamentali, dall'Ilva, all'Alitalia, alle concessioni autostradali, alla giustizia. L'IVA: ma che fine ha fatto il taglio dell'IVA (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)? È rimasto solo il titolo di qualche giornale. Qualcun altro del PD preferiva il taglio del cuneo fiscale, ma neanche quello avete fatto! E allora, siete un Governo abilissimo nella tecnica del rinvio, nel buttarvi alle spalle i problemi, ma il punto è che, oggi, alle spalle avete la condizione difficile di milioni di famiglie, di lavoratori e di imprese, che si sentono mancare l'aria e la terra sotto i piedi; ed è per loro, pensando al Paese, che abbiamo votato i primi due scostamenti, ma per farlo la terza volta ci volevano non dichiarazioni generiche, che le riconosciamo lei ha fatto oggi; ci volevano accordi scritti, ci volevano impegni chiari che non sono venuti da parte del Governo, nemmeno da parte del Premier Conte.

Innanzitutto, sul fisco, lo ripeto, occorreva spostare tutte le scadenze a fine anno, azzerare gli interessi e le sanzioni, consentire rateizzazioni lunghe, bloccare l'invio di milioni di cartelle esattoriali. Noi l'abbiamo ascoltata: lei oggi ha fatto generici riferimenti al fisco, ma non ha dato risposte chiare, non ha dato certezze, non le ha date nemmeno sul lavoro. Bene la proroga della cassa integrazione, siamo felici di questo ma, da liberali, le diciamo che non potrete prorogare a lungo la cassa integrazione se non si crea un ecosistema favorevole a chi fa impresa, se non mettete le imprese nelle condizioni di mantenere i posti di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Quando saranno finiti i soldi delle casse integrazioni, ma come la garantiamo l'occupazione in questo Paese? Come garantiamo il benessere e la crescita? Certo, ci fa piacere che ci siano un po' di risorse per gli enti locali, perché vogliamo fare tutti insieme un applauso ai sindaci, agli amministratori, ai consiglieri regionali (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), che sono l'ossatura del Paese e sono coloro che presidiano i bisogni primari dei cittadini. Poi avete giustamente fatto riferimento alla scuola e vi faccio presente su questo che le famiglie e gli studenti aspettano certezze, aspettano certezze sugli orari, sui docenti, sull'educazione a distanza, su tutto; in realtà non ci sono certezze da nessuna parte. Abbiamo ascoltato il Ministro Azzolina, ma temiamo che settembre la scuola inizi nel caos e questa non è una responsabilità solo del Ministro dell'istruzione, è una responsabilità dell'intero Governo.

Allora, vedete, noi vi consigliamo di ascoltare con grande attenzione i corpi intermedi, le associazioni di categoria, le parole dure del presidente di Confindustria Bonomi, che chiede di implementare le politiche attive del lavoro, non il reddito di cittadinanza, che chiede di cancellare il “decreto Dignità”: basta con le sospensioni, prendete atto che quel provvedimento è fallimentare e cancellatelo, esattamente come il codice degli appalti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Per queste ragioni noi non abbiamo intenzione di avallare quello che avete fatto fino ad oggi, né di darvi una delega in bianco. Siamo un'opposizione repubblicana e nazionale, ed è per questo che sullo scostamento di bilancio il nostro sarà un voto di astensione. Volevamo certezze e impegni concreti, ma non siete stati in grado di darceli, in particolare sul fisco. E sia chiaro che il Piano nazionale delle riforme che avete fatto voi e che avete, ormai, derubricato fra le “varie ed eventuali”, come ve lo siete scritto, ve lo votate! Vi diamo però un suggerimento: non potete continuare a fingere un dialogo con le opposizioni che non è mai iniziato.

PRESIDENTE. Collega, dovrebbe concludere.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Sì, chiudo, Presidente. Vogliamo che, con riferimento al Recovery Fund, il Premier Conte non si inventi l'ennesima task-force: la vera task force è il Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), il vero protagonista di queste scelte deve essere il Parlamento…

PRESIDENTE. Collega, deve concludere.

MARIASTELLA GELMINI (FI). …perché, francamente, quello che vediamo è che il Piano nazionale delle riforme è diventato un piano nazionale in ritardo e che la vera emergenza è il fallimento del vostro Governo, un Governo inadeguato ad affrontare i problemi del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Garavaglia. Ne ha facoltà.

MASSIMO GARAVAGLIA (LEGA). Grazie, Presidente. Ministro, membri del Governo, colleghi, ma, alla fine, che cosa stiamo votando? Che cos'è lo scostamento di bilancio? Chiariamolo, perché tanti, a casa, non hanno chiaro: è l'autorizzazione al Governo di aumentare ancora il buco entrate-uscite, cioè il deficit. Sì, perché tanti, a casa, pensano che sia normale che lo Stato spenda solo i soldi che ha e, invece, non è così. Da che esiste, l'Italia solo tre volte è stata in pareggio di bilancio: la prima volta nel 1876, con il mitico Marco Minghetti e Quintino Sella, poi con Sonnino, sempre a fine Ottocento, poi con De Stefani nel 1925. Tutti gli altri anni, cosa è successo? Sempre deficit, sempre più uscite che entrate.

E, allora, qualcuno può pensare che non ci sia un problema, invece qual è il problema? Se le entrate sono minori delle uscite, fai debito - negli ultimi anni, mediamente, 40 miliardi l'anno - e così si è accumulato il debito italiano. In sé il debito non è un problema: non esistono Stati che azzerano debito e lo pagano tutto, ciò non esiste; l'unico problema è la sostenibilità, cioè il debito può crescere, ma deve crescere anche l'attivo, deve crescere anche il PIL. Dopo la crisi del 2011, il debito è esploso con i Governi del PD: siamo passati dal 120 al 132 per cento e passa. Il Governo precedente ha stabilizzato il debito: ha avuto il deficit dell'1,6, un record, il deficit più basso, il miglior risultato degli ultimi anni. Adesso, purtroppo, viaggiamo verso il 170 per cento e oltre.

Certo, c'è stato il virus cinese, però la crescita del debito italiano è la peggiore, nel senso che è la maggiore, di tutta Europa e voi ci chiedete di fare altro debito. Perché i nostri figli devono accollarsi altro debito? Perché siamo i peggiori nel 2020 per la crescita del PIL? Se va bene, meno dieci - voi dite 8, ma non sarà così -, se va male, purtroppo, meno 13, e purtroppo, normalmente, i pessimisti sono semplicemente più informati, come diceva Einaudi. Perché siamo i peggiori nella crescita del debito? Semplice, perché le misure che avete messo in atto, banalmente, non sono efficaci o, quanto meno, sono molto meno efficaci di quanto hanno fatto tutti gli altri Paesi europei. Questo è un dato di fatto, è oggettivo.

A febbraio, la Lega aveva chiaro già che cosa stava arrivando. A Natale si vedevano i video del virus cinese e di cosa stava accadendo in Cina. Subito abbiamo chiesto tre cose semplici: la cassa integrazione per tutti, e non c'è ancora; dispositivi di protezione, mascherine e quant'altro per tutti, ma sono arrivati purtroppo male e tardi; l'anno bianco fiscale, cioè non pagare le imposte per chi non poteva pagare, aziende e partite IVA, ma niente. Per questo, abbiamo chiesto da subito di fare, sì, un intervento forte - 100 miliardi -, subito, per metterli subito nell'economia e riparare i danni. Ci avete dato dei matti.

Ministro, lei ci diceva che bastavano 3 miliardi e mezzo, ci diceva che nella seconda parte dell'anno si recuperava quella che era la perdita; poi però avete chiesto uno scostamento, prima 3 miliardi e mezzo, poi 20 e rotti, poi 55 miliardi.

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi. Mi scusi, collega. Colleghi vi chiedo di abbassare il tono della voce, di mantenere il distanziamento - è il quarto richiamo che faccio - e di indossare la mascherina.

MASSIMO GARAVAGLIA (LEGA). Non si preoccupi, Presidente, si chiede solo di fare 100 miliardi di debito, non è un problema…

PRESIDENTE. Collega, non è che mi preoccupo per altri, vi chiedo di indossare la mascherina, per cortesia. È il quarto richiamo che faccio. Prego.

MASSIMO GARAVAGLIA (LEGA). Quindi, alla fine, con questi 20 arriviamo ai famosi 100 miliardi che avevamo detto di fare subito. Ministro, va bene sbagliare le previsioni, ma mi pare che avete esagerato un po' (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Adesso chiedete ancora l'aiuto dell'opposizione, ma per fare che cosa? Dopo aver usato i nostri voti, i 55 miliardi dell'ultimo scostamento per fare la sanatoria degli immigrati clandestini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), con l'ovvio effetto che stiamo vedendo, cioè l'incentivo agli scafisti di portarli tutti in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier): quella è l'emergenza, quella è la vera emergenza! Ma perché il PIL in Italia crolla di più che in tutti gli altri Paesi europei? Perché arriveremo, purtroppo, a meno dieci e oltre? Semplice, perché avete usato malissimo le risorse che il Parlamento vi ha concesso.

Non c'è il Presidente Conte, ma magari ascolta, forse ha tempo; non è il Presidente Conte che concede l'intervento del Parlamento, è il Parlamento che nasce in Gran Bretagna per gestire il bilancio, per gestire le tasse dei cittadini, è il Parlamento che consente al Governo di usare i soldi, non viceversa (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Un esempio sui tanti del pessimo uso che fate dei soldi dei cittadini e dello scostamento, cioè del debito, che l'opposizione vi aveva concesso di fare, il bonus turismo. È già stato detto, semplicemente, non funziona, ve l'avevamo detto, bastava prendere quei soldi e darli alle aziende, ma era troppo facile, fare così, fare le cose semplici come chiedeva la Lega non aveva l'effetto bonus, non aveva l'effetto bonus che è il vostro obiettivo: ti do i soldi e mi voti; la scarpa di Lauro, questa è la linea economica del Governo Conte (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Per inciso, poi, nemmeno il bonus monopattino è ancora attivo, quindi, almeno sulle scarpe, accelerate. Che, poi, per il turismo bastava fare le cose semplici e, adesso, per il turismo e la ristorazione la mazzata finale viene da quello che avete chiesto oggi, cioè il prolungamento dello stato di emergenza, un segnale chiaro e inequivocabile: non venite in Italia. L'Italia è l'unico Paese d'Europa che prolunga lo stato di emergenza, questo era gratis e con questo voi allontanate i turisti dall'Italia.

Perché non funzionano le vostre misure? Perché, come ha detto in modo efficace Luca Ricolfi, avviano verso la società parassitaria di massa; quello è il vostro obiettivo, sussidi e bonus contro lavoro e imprese, quella è la politica economica del Governo Conte e del Ministro Gualtieri, questa è la vostra risposta alla crisi, invece di investimento, liquidità alle imprese, detassazioni. Peccato che il lavoro lo danno le imprese. L'Istat è venuto l'altro giorno in Commissione e ha certificato che oltre il 30 per cento delle aziende è a rischio chiusura. Peccato che se falliscono le imprese, le tasse chi le paga? È noto che le tasse pagate dalla pubblica amministrazione sono una partita di giro, quindi, senza imprese non ci sono entrate e, poi, che si fa? Tutti con il reddito di cittadinanza?

Ministro, vado a concludere; è chiaro, lei finirà nei libri di storia insieme a Conte, ma non come Minghetti per il pareggio di bilancio, finirà sui libri di storia per il peggior deficit, il peggior debito esploso in una maniera impressionante, la disoccupazione record. Ma la Lega non vuole governare sulle macerie, la Lega continuerà a fare proposte, alcune, poche, le avete accolte, male e tardi, pazienza, ma noi insistiamo, è noto l'abbiamo già detto: detassazione… insomma, sappiamo benissimo di che cosa si è parlato, tagliare l'IMU, aiutare le costruzioni e quant'altro, però non faremo più sconti. State aprendo una pericolosa voragine nel Paese tra garantiti e non garantiti, tra partite IVA e pubblica amministrazione. La Lega continuerà testardamente a fare da ponte tra questi due mondi; nella tempesta la nave o sta a galla o affonda tutta. Ci asteniamo su questo debito ulteriore che mettete in capo ai nostri figli, ma non vi daremo tregua, né nel Parlamento né fuori (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Daniela Torto. Ne ha facoltà.

DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, mi preme innanzitutto comunicare a questa Assemblea che apprendiamo con soddisfazione l'approvazione dello scostamento al Senato. Parliamo di uno scostamento di 25 miliardi che è solo l'ultimo capitolo di un intervento senza precedenti dello Stato a tutela di cittadini, di famiglie, di lavoratori e di imprese. Il Governo e questa maggioranza hanno risposto alla crisi da COVID-19 con la necessaria gradualità; prima di inondare di soldi l'economia, occorreva studiare innanzitutto l'evoluzione di questa pandemia e l'impatto che essa avrebbe avuto sul tessuto economico italiano. E così è stato fatto, si è costruito e finanziato in pochi mesi l'equivalente di tre manovre finanziarie e dopo aver ascoltato, poco fa, chi pensa che si sarebbe dovuto fare altro, chi sostiene che avrebbe saputo fare meglio, ma nulla ha di fatto dimostrato fino ad oggi, lasciatemi ricordare con orgoglio almeno una parte di tutto quello che è stato portato avanti, finora, da questa maggioranza. Con i decreti “Cura Italia” e “Rilancio” abbiamo messo a disposizione dell'economia 75 miliardi di euro, fra i quali, in particolare, 28 miliardi per il lavoro e le famiglie e ricordo il grande impegno per estendere la cassa integrazione con un intervento di 15 miliardi di euro, 8 miliardi di indennità per milioni di autonomi e stagionali, 3 miliardi e mezzo per congedi parentali e voucher di varia natura a sostegno dei nuclei familiari, oltre 18 miliardi per le imprese, 6 dei quali per un contributo a fondo perduto a beneficio delle piccole e medie imprese colpite dalla crisi, 4 miliardi per cancellare il saldo 2019 e l'acconto 2020 dell'IRAP e, ancora, 2 miliardi per permettere le sanificazioni, il credito d'imposta sugli affitti degli immobili commerciali…

PRESIDENTE. Mi scusi, collega. Colleghi, chiedo di evitare assembramenti e di abbassare il tono della voce, la collega Torto sta cercando di intervenire.

DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. Continuiamo con la moratoria sui crediti delle piccole e medie imprese e la sospensione dei termini per gli adempimenti fiscali che valgono insieme oltre 2 miliardi e mezzo e, ancora, quasi 8 miliardi per la nostra sanità pubblica, depotenziata e lasciata indietro non certo da questo Governo, 6 miliardi per i comuni e gli enti territoriali, un miliardo per il reddito di emergenza. Insomma, Presidente, un grande e lungo elenco, un elenco che verrà arricchito ancora di più, prolungando ulteriormente la cassa integrazione, a tutela dell'occupazione in tutti i settori, sia pensando a rilanciare l'occupazione stessa nel momento in cui gli ammortizzatori sociali finiranno e il Paese avrà superato l'emergenza.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO (ore 19,50)

DANIELA TORTO (M5S). Occorre, quindi, programmare il sostegno del Governo all'economia sul medio e lungo periodo ed ecco perché è così importante quel Programma nazionale di riforma che andiamo a votare fra poco in quest'Aula assieme allo scostamento. In questo documento è contenuta in sintesi l'Italia del domani; non può, questa Italia, e non deve essere identica all'Italia di ieri. Presidente, è possibile avere un po' più di silenzio nell'Aula?

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, colleghi, c'è un intervento in corso.

DANIELA TORTO (M5S). Il nostro obiettivo, Presidente, dicevo non sarà solo chiudere le falle aperte da questa crisi inattesa, ma anche risolvere alcuni ritardi strutturali della nostra economia e rilanciarla all'insegna della sostenibilità e di una solida crescita. E per riuscirci abbiamo bisogno anche dell'Unione europea che in passato spesso è stata un freno, molto più che un'opportunità. Si sperava in un fallimento di questo Governo, lo si è gridato in questa sede, sui social, nelle piazze, eppure questo Governo colleziona oggi importanti traguardi e mi riferisco, Presidente, al successo ottenuto con Autostrade e al risultato raggiunto con il Recovery Fund, che sono entrambi testimonianza della capacità di negoziazione e mediazione di questo Governo, un Governo in grado di mettere l'Italia al centro degli interessi, non soltanto dei cittadini, ma anche delle istituzioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E nella sfida della crescita gioca, quindi, un ruolo fondamentale il neonato Recovery Fund, un risultato così significativo che non sarebbe stato concepibile senza il puntello continuo del MoVimento 5 Stelle e, a questo proposito, permettetemi di ringraziare la maturità politica con la quale i Ministri, i Viceministri, i sottosegretari del MoVimento 5 Stelle e di questa maggioranza supportano e continuano a lavorare ad un grande piano di investimenti che porterà l'Italia ad uscire…

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, per favore, un po' di rispetto per favore! Prego.

DANIELA TORTO….che porterà appunto l'Italia ad uscire una volta per tutte dal triste decennio di crisi e stagnazione. E ricordo a quest'Aula che il primo luglio è scattato un taglio del cuneo fiscale da 3 miliardi di euro complessivi, che sosterrà le buste paga di 16 milioni di lavoratori dipendenti, ma è solo l'inizio, perché ora occorre procedere ad una riorganizzazione dell'intero sistema tributario a favore del ceto medio e delle famiglie, oltre che ad un nuovo intervento strutturale sul costo del lavoro. Questo e molto altro ci deve essere nell'Italia del futuro. Gli investimenti dovranno essere strettamente legati alla sfida ambientale e la pubblica amministrazione dovrà vincere la sfida digitale. I fondi europei e quelli nazionali dovranno concorrere ad aumentare finalmente la spesa di istruzione, ricerca e sviluppo, che in Italia purtroppo è ferma al palo da troppo tempo. Queste per noi, Presidente, sono le riforme strutturali e deve essere chiaro a tutti, in quest'Aula, che non sosterremo in alcun modo chi vorrà trascinare di nuovo il nostro Paese nelle nebbie dell'austerità e riprendendo le parole del nostro Ministro degli esteri, Luigi Di Maio, faremo il massimo per sostenere i cittadini e lavoreremo per dare tutti gli strumenti utili a chi ha voglia di fare, a chi creerà occupazione, a chi deve ancora trovare lavoro. Questo è il compito dello Stato, questo deve fare un Governo che ama il proprio Paese e noi, Presidente, il nostro Paese lo amiamo davvero.

Per questi motivi, con grande fiducia e fortemente consapevoli del duro lavoro che ancora ci aspetta e che continueremo a fare, annuncio il voto favorevole del gruppo MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Sgarbi, prego. Colleghi!

VITTORIO SGARBI (M-NI-USEI-C!-AC). Onorevole Presidente e onorevole Ministro, durante l'intera giornata ho vissuto momenti di sofferenza e momenti di grande gioia. Oggi sono, in questo momento, in condizioni di ringraziare il Governo, perché mi ha dato finalmente una certezza: è una giornata storica, siamo finalmente fuori dall'Europa. Siamo l'unico Paese in Europa in stato di emergenza e il documento naufragherà in una situazione di totale estraneità dall'Europa, che è uscita dall'emergenza, mentre noi vi siamo fino ad ottobre e forse anche dicembre. Nella miserabile pagina dedicata al turismo e al patrimonio culturale, non si dice nulla, se non che, essendo il Paese appestato, nessuno verrà in Italia e dall'Europa e dal mondo il Paese più bello del mondo sarà evitato. Vi ringrazio per questo documento così preciso, in cui per l'arte, per la bellezza, si dice soltanto “gli interventi volti alla digitalizzazione del patrimonio culturale, il monitoraggio della gestione dell'Unesco, la sperimentazione di card digitali”. Parlate italiano e smettetela di usare, come ha fatto cinque volte il Ministro Gualtieri, una resilienza che non c'è, una parolaccia inventata (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Noi con l'Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro e Lega-Salvini Premier). Occorre fare resistenza, resistenza, resistenza contro la vostra violenza fascista, comunista, totalitaria.

PRESIDENTE. Collega! Collega!

VITTORIO SGARBI (M-NI-USEI-C!-AC). Questa è violenza totalitaria (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. Deputato Sgarbi, ha finito il tempo! Ha finito il tempo!

Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Pongo in votazione la risoluzione Davide Crippa, Fornaro, Boschi e Fiano n. 6-00123, riferita alla Relazione presentata ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 243 del 2012, accettata dal Governo.

Ricordo che, a norma dell'articolo 81, secondo comma, della Costituzione e dell'articolo 6, comma 3 e 5, della legge n. 243 del 2012, per l'approvazione di tale risoluzione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti della Camera.

Ricordo, inoltre, che, in caso di approvazione di tale risoluzione, ai sensi dell'articolo 118-bis, comma 2, del Regolamento, risulterà preclusa l'altra risoluzione presentata.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

Presenti……………………………………….549

Maggioranza assoluta dei componenti………316

Hanno votato sì…………………………........326

Hanno votato no………………….......................1

Astenuti………………………………………222

La Camera approva (Vedi votazione n. 4) (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali).

E' così preclusa la risoluzione 6-00121 riferita alla Relazione.

Passiamo ora alla votazione della risoluzione Davide Crippa, Fornaro, Boschi e Fiano n. 6-00124, riferita al Programma nazionale di riforma, accettata dal Governo.

Ricordo che, in caso di approvazione di tale risoluzione, ai sensi dell'articolo 118-bis,comma 2 del Regolamento, risulterà preclusa l'altra risoluzione presentata.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 5).

E' così preclusa la risoluzione 6-00122, riferita al Programma nazionale di riforma.

Convalida dei deputati eletti nella Circoscrizione Estero.

PRESIDENTE. Comunico che la Giunta delle elezioni, nella seduta del 28 luglio 2020, ha verificato non essere contestabili le elezioni dei seguenti deputati nella Circoscrizione Estero e, concorrendo negli eletti le qualità richieste dalla legge, ha deliberato di proporne la convalida: Ripartizione Europa: Simone Billi, Alessandro Fusacchia, Angela Schirò, Elisa Siragusa e Massimo Ungaro; Ripartizione America Meridionale: Mario Alejandro Borghese, Luis Roberto di San Martino Lorenzato di Ivrea, Fausto Guilherme Longo, Eugenio Sangregorio; Ripartizione America Settentrionale e centrale: Francesca La Marca e Fucsia Fitzgerald Nissoli; Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide: Nicola Carè.

Do atto alla Giunta di questa proposta e dichiaro pertanto convalidate le suddette elezioni.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Avverto che, come già preannunciato dai rappresentanti dei gruppi, a partire dalla seduta di martedì 4 agosto, sarà iscritto all'ordine del giorno l'esame della domanda di autorizzazione all'utilizzazione di intercettazioni di conversazioni e comunicazioni telefoniche ambientali nei confronti di Antonio Marotta, deputato all'epoca dei fatti (Doc. IV, n. 6), che sarà collocato prima dell'esame del Doc. IV, n. 7, già previsto nel calendario dei lavori.

La relativa organizzazione dei tempi sarà pubblicata nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Vedi l'allegato A).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di intervenire il deputato Baratto. Prego i colleghi di fare silenzio e, se si esce dall'Aula, in silenzio per favore.

Prego Baratto. Colleghi!

RAFFAELE BARATTO (FI). Grazie, Presidente. Prendo la parola per pochi istanti perché intendo ricordare uno stimato concittadino trevigiano, che fu membro di quest'Aula dal 1968 al 1972, l'onorevole Dino De Poli, mancato qualche giorno fa, e da trevigiano prima che da onorevole voglio rendere onore alla memoria dell'uomo e del politico che contribuì, lui tra pochi, a fare della città e della provincia di Treviso, quella che oggi svetta nelle classifiche della qualità della vita e della ricchezza pro-capite.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI (ore 20,05)

RAFFAELE BARATTO (FI). Fu in grado di contribuire a questo straordinario progresso grazie all'acutezza e alla visione che lo contraddistinguevano. Autore di scelte fondamentali che hanno plasmato gran parte degli ultimi decenni di sviluppo del territorio da cui provengo, mai stanco di immaginare e pensare al futuro, mai impaurito dalla difficoltà delle decisioni assunte, amava dire che a pensare in piccolo e a pensare in grande si fa…

PRESIDENTE. Onorevole Baratto, dovrebbe comunque indossare la mascherina, se interviene dal suo posto. Chiedo ai colleghi di uscire in silenzio. Colleghi! Prego.

RAFFAELE BARATTO (FI). Grazie, Presidente. Diceva che a pensare in piccolo e a pensare in grande si fa la medesima fatica, e quindi tanto vale scegliere la seconda. Mi piace ricordare questa frase qui, oggi, perché dovrebbe rappresentare, in fondo, un valore per tutti noi che alla responsabilità e alla politica siamo chiamati. Pensare in grande ha significato per Dino De Poli amare la propria città al punto da dedicarle la vita intera prima da onorevole e poi da presidente di una fondazione che ha regalato alla città un'università e un teatro. Ebbe visione non solo per la città, ma per l'intero territorio, promuovendo arte, cultura, interventi importanti come quello volto a rendere accessibile e sicure le principali strade d'accesso a Cima Grappa, che voglio ricordare a tutt'oggi davvero essere un luogo molto importante, un museo a cielo aperto e un luogo sacro alla patria. Pensare in grande è un qualcosa che ha lasciato l'onorevole De Poli; consegna a tutti noi un Paese schiavo del pregiudizio e di un perenne complesso di inferiorità alimentato dagli ancestrali mali che lo affliggono. Alla famiglia, colleghi, vorrei far giungere il cordoglio di tutta l'Aula. Grazie ancora, Dino (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Coin. Ne ha facoltà.

DIMITRI COIN (LEGA). Grazie, Presidente. Anch'io volevo esprimere il mio cordoglio e ricordare la figura dell'onorevole Dino De Poli. Dino De Poli è stato un avvocato cassazionista, è stato onorevole nelle file della Democrazia Cristiana dal 1968 ed è stato il presidente prima di Banca Cassamarca e poi di Fondazione Cassamarca. È stato un uomo che ha capito, in anticipo rispetto a molti altri, l'importanza delle fusioni e poi delle fondazioni che potevano derivare a seguito delle fusioni bancarie. I trevigiani lui non li conosceva tutti, ma tutti i trevigiani conoscevano Dino De Poli, e lo conoscevano bene. Ha elargito contribuzioni a parrocchie, associazioni, comuni in vent'anni e oltre, in quasi trenta, anzi, direi, nella sua attività a capo di Cassamarca. Perfino il mio piccolo paese di Badoere, che ha una piazza meravigliosa del Settecento, ha usufruito delle elargizioni a firma dell'onorevole De Poli. Ha avuto l'onore di riportare Treviso ai vertici della cultura veneta, con la stagione delle grandi mostre, vestendo i panni del grande mecenate; è stato attivo fino alla fine, perché, nonostante l'età avanzata, si è fermato nella sua attività di presidente di fondazione solamente nel 2018. Un messaggio di cordoglio va a tutta la famiglia, a nome mio e di tutti i trevigiani che ho l'onore e l'onere di rappresentare da questi scranni.

Signor Presidente, mi rivolgo a lei e, per suo tramite, che il messaggio arrivi al Presidente Fico: ritengo che sia dovere di quest'Aula spendere qualche secondo, qualche minuto nelle prossime sedute dell'Aula per ricordare la figura di Dino De Poli, che in questi scranni si è seduto, in quest'Aula ha lavorato e i cittadini ha rappresentato, e che dalla Presidenza giunga alla famiglia, seppure in maniera tardiva, un messaggio di cordoglio (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Grazie, signor Presidente. Il 24 luglio Santa Sofia, basilica cristiana per mille anni, moschea per cinquecento anni, poi patrimonio dell'umanità come museo, è diventata nuovamente moschea per decreto voluto dal sultano Erdogan. È uno sfregio alla nostra civiltà, è uno sfregio alla cristianità e accade nel più mortificante silenzio anche del Governo italiano, patria della cristianità nel mondo. Ancora una volta noi di Fratelli d'Italia vi chiediamo di assumere una postura internazionale diversa nei confronti del nano Erdogan, trasformato in sultano da 9,1 miliardi di contributi per la preadesione all'Europa. Per Fratelli d'Italia la Turchia non è, e non sarà mai, geograficamente, politicamente, culturalmente, spiritualmente e religiosamente Europa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Vi chiediamo, ancora una volta, di andare in Europa e chiedere che venga revocato lo status di candidato all'adesione all'Europa alla Turchia, per il tramite del quale il nano Erdogan si trasforma in sultano, entra in Libia, utilizza i soldi per aggredire Cipro, utilizza i soldi per proclamare al mondo intero lo scontro di civiltà e chiedere ai turchi di fare cinque figli a testa per islamizzare l'Europa, e oggi ci sfregia con Santa Sofia.

Abbiate il coraggio, almeno di fronte a questo sfregio, di andare in Europa a rivendicare un'Europa che non è libero mercato, ma è identità, è tradizione, è religione, è la nostra costituzione spirituale, che non è quella dei minareti delle moschee (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Trizzino. Ne ha facoltà.

GIORGIO TRIZZINO (M5S). La ringrazio, Presidente. Rinuncio al mio intervento, che era soltanto finalizzato a ricordare che oggi è il trentaseiesimo anniversario della morte del magistrato Rocco Chinnici (Applausi), che fu ucciso dalla mafia in un drammatico attentato che portò via la vita non soltanto a lui, ma alla sua scorta e al portiere dello stabile dove io purtroppo ebbi la sfortuna di abitare. Conoscevo Rocco, era una persona eccezionale, un grande magistrato; avrei voluto celebrarlo in altro modo, però credo che mi debba fermare qui (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie a lei, collega. La Presidenza ovviamente si associa al ricordo. Ha chiesto di parlare il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.

MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. Buonasera a tutti i colleghi. Semplicemente per sollecitare il Governo su un'interrogazione a mia firma. Approfitto anche che è presente il sottosegretario all'Ambiente l'onorevole Morassut, sono fortunato in questo, perché è l'interrogazione 5-01500 del 15 febbraio 2019, che ho indirizzato sia al Ministero dell'Ambiente che al Ministero della Difesa, e ha ad oggetto, il fatto è relativo all'inquinamento delle aree dove si svolgono esercitazioni militari, in quanto, con decreto legislativo n. 152 del 2006, i livelli di inquinamento delle predette aree sono stati equiparati ai siti industriali.

Ora, a mio parere, il fatto che delle zone costiere, delle spiagge, delle zone di macchia mediterranea debbano avere lo stesso livello di inquinamento delle aree industriali, dove ben altra è l'attività che vi si svolge, mi pare che debba essere ripreso in esame dal nostro Governo, e chiedo quindi che o il Ministero dell'Ambiente o il Ministero della Difesa rivedano questa normativa e che mi rispondano, se hanno intenzione di affrontare il problema.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Doriana Sarli. Ne ha facoltà.

DORIANA SARLI (M5S). Presidente, il 27 luglio scorso è stata scritta una bella pagina per chi nel nostro Paese si batte per sancire il diritto ad avere un fine vita dignitoso: Marco Cappato e Mina Welby sono stati assolti perché ritenuti non responsabili per la morte di Davide Trentini. Il fatto non sussiste, non hanno istigato al suicidio: l'aiuto dato a Davide, affetto da sclerosi multipla dal 1993, accompagnandolo nel suo ultimo viaggio in Svizzera solo tre anni fa, non costituisce reato. La corte d'assise di Massa, che li ha assolti, ha dovuto però lavorare nel solco della sentenza della Corte costituzionale che ha sancito l'illegittimità dell'articolo 580 del codice penale su istigazione e aiuto al suicidio, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi agevoli l'esecuzione del proposito di suicidio autonomamente e liberamente formatosi di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, affetta da una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche e psicologiche, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. La corte d'assise ha dovuto quindi aggiungere un principio chiarificatore, in quanto la condizione di Davide era diversa da quella di Fabiano Antoniani rispetto alla dipendenza dai trattamenti di sostegno vitale: la sentenza ha stabilito che questi non sono limitati alla sola presenza di macchinari, ma comprendono anche i trattamenti farmacologici e di assistenza, come nel caso di Davide. Nel dibattito pubblico c'è una richiesta crescente a sancire per legge questo diritto di scegliere un fine vita dignitoso e qui alla Camera abbiamo tenuto numerose audizioni e ascoltato comitati, associazioni, costituzionalisti; abbiamo discusso il testo e le numerose proposte di legge depositate. Dobbiamo proseguire il nostro lavoro perché non possono essere solo le sentenze a tracciare la strada verso il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione e verso un fine vita dignitoso. Uno Stato responsabile deve fornire ai suoi cittadini tutti gli strumenti necessari per garantire una scelta libera, consapevole anche nella fase terminale della propria vita: cura e rinuncia alle cure, trattamenti per combattere il dolore, diritto a un fine vita senza sofferenze (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carla Cantone. Ne ha facoltà.

CARLA CANTONE (PD). Presidente, questa mattina, all'età di 94 anni, è mancato Andrea Gianfagna, storico dirigente della CGIL, leader dei braccianti e dei lavoratori dell'agroalimentare, prima a Campobasso, poi a livello nazionale, dagli anni Cinquanta fino alla fine degli anni Ottanta. È stata fianco di Giuseppe Di Vittorio e Luciano Lama; ha combattuto il caporalato, l'ha combattuto con la forza, a viso aperto, e lo sfruttamento di donne e uomini che lavoravano nelle campagne e nelle fabbriche; ha dedicato tutta la sua vita in difesa dei deboli.

Andrea era un sindacalista di lotta e di contrattazione, perché ai giovani militanti lui diceva sempre: un sindacalista vero deve sapere cosa sono un contratto, una busta paga e come si preparano le vertenze, si organizzano le lotte, sempre finalizzate al bene dei lavoratori e delle lavoratrici, alla ricerca delle soluzioni democratiche, della mediazione più giusta, e al valore dell'unità sindacale in cui credeva profondamente. Ora, a 94 anni, ha concluso la sua vita e la sua militanza, che continuava sempre, alla sua età: era sempre impegnato, anche nel Partito Democratico, perché la vecchiaia ha rafforzato i valori in cui credeva. Andrea sarà sempre un grande esempio per tutti quelli che hanno a cuore democrazia, giustizia e libertà. Ciao, Andrea (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Antonio Zennaro. Ne ha facoltà.

ANTONIO ZENNARO (MISTO-PP-AP). Presidente, attraverso il suo tramite vorrei portare all'attenzione del Governo il caso dell'ATR di Colonnella, in Abruzzo: 80 famiglie in difficoltà perché c'è un'impresa che non paga gli stipendi, una crisi aziendale molto lunga, ma che oggi trova un ulteriore problema di criticità perché l'impresa, l'imprenditore non sta attuando quelle procedure legate all'INPS per permettere l'accesso alla cassa integrazione. È giunta anche oggi un'altra problematica, una brutta notizia per il nostro territorio, la Val Vibrata: la Betafence, un'azienda storica di proprietà però di una multinazionale, ha comunicato ai sindacati la chiusura degli impianti; 150 e passa famiglie che rischiano il posto di lavoro e questo è un ulteriore problema. Chiedo che il Ministero dello sviluppo economico intervenga il prima possibile e si faccia portavoce, anche attraverso gli esponenti del Governo in Abruzzo, di un incontro con le forze sociali, i lavoratori, perché il rischio è la deindustrializzazione della Val Vibrata, la deindustrializzazione dell'Abruzzo e di tutto il Mezzogiorno: senza lavoro non c'è futuro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Martina Loss. Ne ha facoltà.

MARTINA LOSS (LEGA). Presidente, oggi pomeriggio è stato consegnato a Trento in modo ufficiale uno striscione che chiede giustizia per Chico Forti; lo striscione verrà apposto poi sulla sede del consiglio comunale. Questa consegna è avvenuta alla presenza dei familiari, lo zio Gianni Forti e i rappresentanti del movimento “L'Onda di Chico”, del sindaco di Trento e di tutto il consiglio comunale, che due settimane fa ha approvato proprio una mozione in sostegno della causa di Chico Forti. Sempre due settimane fa c'è stata, proprio fuori da Montecitorio, una manifestazione organizzata dal movimento “L'Onda di Chico”, per chiedere rassicurazioni al Governo dell'impegno per Chico Forti. Due parole: Chico Forti è un cittadino di Trento ed è in carcere da vent'anni in Florida. Il nostro gruppo ha già presentato un'interrogazione al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per chiedere l'interessamento per il suo trasferimento in Italia: un atto umano per consentirgli di rivedere i suoi cari. Assieme ai tanti volontari de “L'Onda di Chico”, che in tutta Italia si interessano al suo destino, ringrazio anche gli esercenti di Trento e non solo, che espongono nei loro negozi il cartello con la richiesta di giustizia; invitiamo il Governo ad agire quanto prima con ogni mezzo per far esaudire questa richiesta di umanità e consentire il trasferimento di Chico Forti in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 30 luglio 2020 - Ore 9,30:

1. Seguito della discussione congiunta dei documenti:

Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2019. (Doc. VIII, n. 5)

Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2020. (Doc. VIII, n. 6)

2. Seguito della discussione delle mozioni Lupi, Molinari, Gelmini, Lollobrigida ed altri n. 1-00362 e Quartapelle Procopio, Cabras, Migliore, Palazzotto ed altri n. 1-00366 concernenti iniziative, in ambito internazionale ed europeo, in ordine al rispetto degli accordi internazionali relativi all'autonomia di Hong Kong e alla tutela dei diritti umani in tale territorio .

3. Seguito della discussione della proposta di legge costituzionale:

D'INIZIATIVA POPOLARE: Norme per l'attuazione della separazione delle carriere giudicante e requirente della magistratura. (C. 14)

La seduta termina alle 20,20.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

      Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 il deputato Rotondi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nelle votazioni nn. 2 e 3 il deputato Rotondi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 5)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale Ris. Crippa D. e a. n. 6-119 512 507 5 254 286 221 44 Appr.
2 Nominale Ris. Molinari e a. n. 6-120 p.I 516 511 5 256 219 292 43 Resp.
3 Nominale Ris. Molinari e a. n. 6-120 p.II 514 510 4 256 508 2 43 Appr.
4 Nominale Doc. LVII-bis, 2 - risol. 6-123 549 327 222 316 326 1 19 Appr.
5 Nominale Doc. LVII, 3 - Sez III - ris. 6-124 550 544 6 273 324 220 19 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.