XVIII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Venerdì 2 ottobre 2020

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:


      La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro per le pari opportunità e la famiglia, il Ministro dell'istruzione, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

          lo studio Report Card 16 «Worlds of influence» dell'Irc (Unicef) nell'analizzare i fattori che condizionano il benessere dei bambini nei Paesi dell'Unione europea e dell'Osce, fornisce annualmente dati correlati alle politiche, al contesto sociale, educativo, economico e ambientale;

          le macro aree individuate sono: salute mentale, fisica, competenze e progressi, disvelando risultati eterogenei nei 41 Paesi esaminati. Il solo elemento univoco è l'interconnessione della probabilità per bambini ed adolescenti di sopravvivere e crescere curati e tutelati, con la capacità dei genitori di fornire precocemente sostegno e risorse;

          è noto che il benessere psicologico nell'infanzia e nell'adolescenza rappresenta un fattore fondamentale, ma un numero impressionante di bambini e ragazzi nei Paesi ricchi non raggiunge un livello di benessere mentale soddisfacente. In 12 Paesi sui 41 Paesi analizzati, meno del 75 per cento dei ragazzi di 15 anni ha un grado di soddisfazione della vita elevato e nei Paesi più ricchi il suicidio rappresenta una delle cause di morte più comuni tra i 15 e i 19 anni;

          parimenti allarmanti sono i dati sugli indicatori di salute: nei Paesi ricchi, 1 neonato su 15 nasce sottopeso, uno dei principali fattori di rischio per la sopravvivenza. In 10 Paesi, più di 1 bambino su 3 è in sovrappeso o obeso e si prevede che entro il 2030 il numero totale di bambini e adolescenti (5-19 anni) obesi nel mondo passerà da 158 a 250 milioni;

          in relazione all'area delle competenze relative allo sviluppo di rapporti interpersonali, se la maggior parte di bambini e adolescenti afferma di fare amicizia facilmente, in 18 Paesi oltre 1 bambino su 4 risulta non essere in grado: i ragazzi attribuiscono un'importanza fondamentale alla sfera relazionale e quelli con famiglie più presenti e solidali hanno maggiore benessere mentale;

          rilevante fattore di rischio, nella metà dei Paesi ricchi, è la carenza di risorse: oltre 1 bambino su 5 vive in condizioni di povertà. In molte nazioni, i bambini più poveri sono maggiormente a rischio di depressione, obesità e dispersione scolastica;

          in 11 dei 41 Paesi analizzati, almeno il 5 per cento delle famiglie non ha accesso ad acqua sicura. Alti livelli di inquinamento atmosferico minacciano ancora la salute fisica e mentale dei soggetti più vulnerabili: i bambini;

          la crisi legata al Covid-19 ha portato nuove minacce per il benessere dei bambini. Sono infatti molti i minori che hanno sofferto di stress, ansia e depressione, mostrando difficoltà di apprendimento e, talvolta, manifestando disturbi fisici;

          l'epidemia da Covid-19, iniziata come una crisi sanitaria, si è progressivamente allargata, andando a impattare negativamente sugli assetti economici e sociali; i bambini, sanitariamente più resistenti al virus, saranno uno dei gruppi più colpiti dal suo impatto a lungo termine;

          molti Paesi possiedono tutti i requisiti (ricchezza, un ambiente pulito e generose politiche sociali) per sostenere livelli elevati di benessere, eppure, anche lì, sono troppi i bambini che vivono un'infanzia infelice;

          i dati relativi all'Italia, sono allarmanti: il presidente dell'Unicef Italia, Francesco Samengo, commentando il Report Card 16 ha evidenziato che l'Italia è al diciannovesimo posto per benessere dei bambini e 34esima per il welfare;

          in relazione alla salute mentale l'Italia è al nono posto, i quindicenni italiani con elevata soddisfazione per la vita sono il 76 per cento a fronte di una media negli altri Paesi del 75,7 per cento e il tasso di suicidio è di 2,5 casi ogni 100.000 abitanti (la media è 6,5 su 100.000);

          i dati sulla salute fisica preoccupano in relazione al sovrappeso e all'obesità infantile: l'Italia è 31esima, con il 36,9 per cento di bambini e ragazzi tra 5 e 19 anni in tali condizioni. Così come preoccupa l'inquinamento dell'aria, con una concentrazione media di Pm2,5, che in Italia ha un valore di 16,8 microgrammi/metro cubo (la media è 13,7 mpmc);

          sulle competenze, l'Italia è quindicesima: il 58,1 per cento dei ragazzi di 15 anni possiede competenze di base di lettura e matematica (la media è 62,3 per cento), mentre il 79,3 per cento socializza agevolmente (la media è 75,5 per cento);

          è non scolarizzato o impegnato in attività di formazione o avviamento al lavoro l'11 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni (la media è 6 per cento);

          è necessario adottare politiche integrate: sociali, ambientali, formative, di tutela alla salute, per promuovere il benessere di bambini e adolescenti, nonché di sostegno alla genitorialità –:

          se e quali iniziative il Governo intenda adottare per:

              a) garantire, sin dall'infanzia, paritario accesso ai percorsi di istruzione, formazione e socializzazione;

              b) ampliare l'offerta di servizi di assistenza all'infanzia per tutti i minori;

              c) promuovere, sin dall'infanzia, stili di vita salutari, avviando un piano nazionale per la prevenzione e la cura dell'obesità;

              d) espandere efficaci politiche a sostegno delle famiglie al fine di garantire l'effettivo equilibrio casa-lavoro.
(2-00948) «Elvira Savino».

Interrogazioni a risposta scritta:


      POTENTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          nella serata del 25 settembre 2020 una tromba d'aria si è abbattuta sul comune di Rosignano Marittimo ed, in particolare, nel quartiere Lillatro e dei Palazzoni in Rosignano Solvay (LI). La tromba d'aria in questione ha causato crolli in strutture private e ben 8 feriti, di cui due gravi, ed ha colpito 84 appartamenti di cui 56 danneggiati e 28 dichiarati inagibili ed il sindaco di Rosignano ha immediatamente richiesto il riconoscimento dello stato di emergenza. Due dei feriti sono ancora ricoverati in gravi condizioni all'ospedale di Livorno dopo essere rimasti schiacciati dal crollo della tecnostruttura che copriva i campi da tennis del circolo Canottieri Solvay;

          alla richiesta del riconoscimento emergenziale si associa l'interrogante. Infatti, alla luce di questo ultimo nuovo evento, si rappresenta come l'area colpita sia stata nel complesso interessata per ben tre volte nel corso degli ultimi otto anni dallo stesso fenomeno meteorologico, con identici danni alle stesse strutture pubbliche e private –:

          quali iniziative di competenza il Governo intenda mettere in atto, a sostegno ed in collaborazione con le autorità locali, per avviare al più presto opere di ripristino sul territorio; se e quali iniziative o indagini intenda avviare, per quanto di competenza, anche in collaborazione con le autorità locali, per fronteggiare la ciclicità del fenomeno sul quartiere di Rosignano Marittimo.
(4-06974)


      ZENNARO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

          secondo un'elaborazione dei dati Istat da parte di Assosistema Confindustria, fonte Ansa e pubblicata su il Sole 24 Ore, da febbraio a maggio 2020 sono state importate mascherine per un valore complessivo di 1,1 miliardi di euro, ed il 90 per cento degli articoli acquistati risulta provenire dalla Cina, autorizzando inoltre l'utilizzo di Dpi non marcati CE privi di certificati che ne comprovino la reale efficacia;

          la Protezione civile ha emanato l'ordinanza n. 9/2020 che consente la vendita anche di singoli dispositivi di protezione individuale (Dpi) da parte delle farmacie e le stesse potranno fornire ai consumatori in forma semplificata le informazioni previste dal decreto legislativo n. 206 del 6 settembre 2005 (Codice del consumo) e dalla normativa di settore, tra cui la denominazione legale o merceologica del prodotto; il nome o ragione sociale o marchio e la sede legale del produttore o di un importatore stabilito nell'Unione europea; il Paese di origine se situato fuori dell'Unione europea;

          il commissario Arcuri il 27 agosto 2020 ha firmato l'ordinanza n. 19/2020 recante «Ulteriori disposizioni circa l'importazione di beni per fronteggiare l'emergenza Codiv-19», con cui si dispone che le operazioni di importazione effettuate dal commissario straordinario per l'emergenza, a seguito di elaborazione del circuito doganale di controllo, siano esitate in controllo documentale e vengano svincolate dal competente Ufficio delle dogane in assenza di iscrizione del commissario all'albo dei beneficiari, rimanendo efficace la presentazione del modulo di svincolo diretto previsto dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli in attuazione dell'ordinanza del commissario straordinario n. 6/2020, con conseguente esenzione delle imposte doganali e dell'Iva;

          la provenienza dei singoli dispositivi di protezione individuale, come le mascherine, rappresenta una questione di interesse pubblico in termini di garanzia di sicurezza e rispetto dell'ambiente –:

          quali siano i Paesi di produzione dei dispositivi non appartenenti all'Unione europea, la distribuzione geografica dei produttori e delle società importatrici, i volumi di fornitura, che riguardano rispettivamente l'Italia ed i Paesi dentro e fuori l'Unione europea, delle mascherine e dei dispositivi Dpi acquistati dalla struttura commissariale straordinaria nel periodo che va dal 1o febbraio 2020 al 30 settembre 2020;

          se il Governo intenda avviare una programmazione strategica nazionale per l'approvvigionamento di presidi utili contro il Covid-19 e quali iniziative intenda adottare per valorizzare le aziende italiane produttrici di Dpi marcati CE.
(4-06980)


      FOTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          il consiglio direttivo della sezione di Piacenza di Italia Nostra ha approvato un comunicato, con riferimento alla nuova condotta irrigua interrata che il Consorzio di bonifica di Piacenza intende costruire nella Val d'Arda, in cui tra l'altro si legge: «...Specificatamente nella pianura dell'Arda, a differenza delle altre valli piacentine, è quasi ovunque presente una coltre superficiale di argilla stesa, a guisa di una sorta di “marmellata”, sui sottostanti depositi sabbiosi-ghiaiosi permeabili. Detta coltre è di spessore variabile da alcuni metri a oltre la decina di metri. La sua esistenza motiva la diffusa presenza di cave di argilla in questo territorio, nonché il “tamponamento” che essa esercita nei confronti dell'acqua di falda contenuta nei sottostanti depositi permeabili (conferendole così carattere artesiano): è questo tamponamento che giustifica anche la ricca e diffusa presenza di risorgive/fontanili in questa parte della valle.». Ed ancora: «...Se l'operazione di interramento dei canali (tubatura) è volta a ridurre o eliminare le infiltrazioni idriche nel sottosuolo, è proprio l'esistenza di questa coltre di copertura argillosa che rende sostanzialmente inutile l'interramento stesso.»;

          nel comunicato si evidenzia altresì che: «...il Rivo Sforzesco, oggetto di una drastica “decapitazione”, come ha ben evidenziato anche la sezione di Fiorenzuola e Val d'Arda di Italia Nostra, costituisce uno degli esempi più significativi dello scempio storico-naturalistico-ambientale che si sta perpetrando. La decapitazione provocherà tra l'altro – come fa notare il proprietario dei locali terreni – l'abbandono di un grande prato permanente di età secolare». E più oltre: «...a nessuno sfugge l'enorme quantità di acqua, stabilmente e costantemente alimentata, contenuta nei grandi bacini di cava – di proprietà privata – diffusi nelle aree golenali della bassa val d'Arda e, in parte, della bassa Val Nure. Quale pompa anche di eccezionale portata riuscirebbe, attingendo a questi laghi, a scalfirne anche minimamente il livello?»;

          il detto comunicato infine, in replica all'affermazione del consorzio di bonifica di Piacenza secondo cui «il Canale Sforzesco manterrà tutte le sue funzioni e tutto il suo splendore» (quotidiano Libertà del 5 luglio 2020), conclude che «la stessa appare contraddittoria con quanto risulta in realtà dal progetto che, invece, trasformerà gli attuali canali della Val d'Arda in fossi vuoti e maleodoranti» –:

          se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri interrogati, non intendano riesaminare il problema di cui trattasi per il quale risulta essere stato concesso un finanziamento di 15 milioni di euro.
(4-06985)


      CIABURRO e CARETTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          la struttura del Commissario per l'emergenza coronavirus ha pubblicato i documenti relativi al bando per i 2.408.434 banchi monoposto, richiesti dal Ministro dell'istruzione;

          come per ammissione dello stesso Commissario, i banchi sarebbero dovuti arrivare presso gli istituti scolastici nazionali entro il periodo di tempo compreso tra l'8 ed il 12 settembre 2020, data successivamente posticipata alla fine di settembre ed ancora entro il 31 ottobre 2020;

          in aggiunta alle predette lungaggini, al 28 settembre 2020 sono stati consegnati solamente 300.000 banchi, il 12 per cento del totale, ritardo per il quale l'unico modo per rientrare nelle tempistiche annunciate dal Governo, occorrerebbe consegnare almeno 61.000 banchi al giorno;

          nelle more della consegna dei banchi come promessa dal Governo, molti istituti scolastici hanno dovuto adottare soluzioni di fortuna, come l'utilizzo delle sedie al posto dei banchi o forme di didattica a distanza improvvisata, mentre altri hanno addirittura provveduto a comprare i banchi utilizzando i propri fondi, non potendo attendere ulteriormente le consegne promesse;

          tra le altre problematiche legate alla ripartenza delle attività scolastiche, come emerso a mezzo stampa, vi è anche l'assoluta inadeguatezza di alcuni lotti di liquido igienizzante forniti agli istituti scolastici sul territorio, i quali infatti non avrebbero alcuna attività virucida –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative intenda intraprendere per:

              a) permettere la più agevole ripresa delle attività scolastiche su tutto il territorio nazionale, adottando anche misure di carattere straordinario per permettere la soddisfazione del fabbisogno di banchi monoposto di cui in premessa entro la scadenza prefissata del 31 ottobre 2020;

              b) verificare la qualità dei presìdi igienico-sanitari consegnati presso gli istituti scolastici nazionali.
(4-06990)


      DEIDDA, GALANTINO, FERRO, ROTELLI e CIABURRO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, al Ministro della salute, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          da notizie apparse sugli organi di stampa, si è appreso che l'associazione mondiale delle compagnie aeree, al fine di rendere più sicuri i singoli voli, ha proposto, avuto riguardo ai voli internazionali, lo svolgimento di un test antigenico obbligatorio, per tutti passeggeri, così da superare le esistenti misure di quarantena, nonché garantire una maggiore sicurezza;

          il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 agosto 2020, tra le altre cose, ha imposto la citata misura per i soggetti in arrivo in Italia da Croazia, Grecia, Malta, Spagna, prevedendo, in particolare, oltre alla compilazione di un'autodichiarazione, anche l'esibizione di un certificato recante l'esito negativo di apposito test molecolare o antigenico, comunque eseguito nelle precedenti 72 ore;

          inoltre, recentemente, l'Alitalia ha comunicato – in applicazione delle ordinanze della regione Lazio Z00058/11 settembre 2020 e della regione Lombardia 609/17 settembre 2020 – che, in collaborazione con Aeroporti di Roma e SEA Aeroporti di Milano, due dei voli operati sulla tratta Roma Fiumicino-Milano/Linate trasporteranno esclusivamente passeggeri risultati negativi al Covid-19, a mezzo di test antigenico rapido eseguito prima dell'imbarco o di certificazione attestante l'esecuzione di un tampone molecolare (RT PCR) o antigenico nelle 72 ore precedenti il medesimo volo;

          la regione Sardegna, per impedire il prevedibile aumento dei contagi, alla vigilia della riapertura dei trasferimenti tra le regioni, aveva chiesto al Governo – anche al fine di mantenere al minimo l'incidenza dell'epidemia in atto nel territorio regionale, nonché in ragione della peculiarità del medesimo territorio, degli annosi problemi di collegamento con il resto della nazione e, quindi, della difficoltà di ricorrere, eventualmente, allo spostamento in altre regioni di soggetti risultati positivi – di essere autorizzata a richiederà ai soggetti che intendessero far accesso nel proprio territorio, l'esibizione di apposito certificato attestante la relativa negatività, purché eseguito nei giorni immediatamente antecedenti all'arrivo, ovvero di poter sottoporre i passeggeri, privi del citato certificato, al medesimo test in apposite strutture presso gli scali portuali e aeroportuali;

          il Governo si oppose a tale richiesta e, in ragione del flusso turistico intervenuto durante la stagione estiva e, quindi, a fronte dell'arrivo di un numero rilevante di soggetti dalle altre regioni, la Sardegna è stata interessata da un considerevole aumento dei soggetti positivi: cosa che avrebbe potuto certamente essere evitata qualora fosse stata accolta positivamente la suindicata richiesta avanzata, a suo tempo, dal presidente della regione;

          a seguito del forte aumento dei contagi in Sardegna nel periodo estivo, l'11 settembre 2020, il presidente della regione ha emanato un'ordinanza che prevedeva nuove misure per chi arrivava nell'isola: certificato di negatività o tampone;

          il Governo ha successivamente impugnato dinanzi al Tar il provvedimento della regione –:

          se le soluzioni prospettate dalla regione Sardegna siano state poste all'attenzione del Comitato tecnico scientifico ai fini dell'acquisizione di un parere;

          se, alla luce dell'aggravarsi della situazione epidemiologica, il Governo non intenda promuovere una più stretta interlocuzione istituzionale con la regione Sardegna, anche a mezzo di un apposito tavolo di confronto.
(4-07003)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta scritta:


      DELMASTRO DELLE VEDOVE e VARCHI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          secondo le ricostruzioni di numerosi organi di stampa, dopo un mese, l'unica certezza nella vicenda dei pescatori di Mazara del Vallo indebitamente trattenuti in Libia «è che il generale Khalifa Haftar non libererà nessuno fin quando non verranno consegnati i quattro» giovani libici partiti cinque anni fa da Bengasi e condannati in Italia come assassini e trafficanti di migranti;

          la notizia proverrebbe da fonti libiche contattate da Adnkronos International. Inoltre, «si sta pensando di far avocare le indagini alla Procura militare», affermano le stesse fonti dopo le notizie degli ultimi giorni;

          un tweet del Libyan Addres Journal pare confermare ciò che da giorni si dice a Mazara del Vallo. Il tweet afferma l'esistenza di una trattativa dietro quella ufficiale, da tempo rimasta al palo. I miliziani di Haftar hanno ribadito alla testata giornalistica libica che i pescatori detenuti non saranno liberati, se prima non vi sarà da parte dell'Italia il rilascio di quattro «calciatori» libici oggi in carcere in Italia. Un vero e proprio scambio di prigionieri;

          nei giorni scorsi sono comparse su alcune testate online libiche, foto di panetti di droga che hanno detto essere stati rinvenuti sui motopesca, accusa definita inventata dagli armatori e dai familiari dei marittimi;

          giova ricordare che i libici richiesti da Haftar sono quattro scafisti condannati a Catania a 30 anni per traffico di esseri umani e per la morte in mare di 49 migranti, nell'estate 2015;

          appare evidente come le storie non siano neanche minimamente comparabili. Da un lato, 18 persone che sfidano le onde per lavorare, portando a casa uno stipendio che permetta alle rispettive famiglie una vita dignitosa. Dall'altra, quella di 4 soggetti che ci hanno guadagnato sulla pelle di 49 morti affogati, davanti alla costa orientale siciliana;

          dopo un mese, è giunto il momento in cui lo Stato italiano deve alzare l'asticella del confronto. La vicenda dimostra lo scarso spessore della politica estera dell'Italia nel Mediterraneo. Quello che una volta era il «Mare Nostrum» oggi parla russo, turco e francese;

          davanti alle dinamiche che stanno consumando il Mediterraneo, serve l'autorevolezza di un Governo che faccia il proprio dovere e che si impegni categoricamente contro ogni sciagurata ipotesi di estradizione per i 4 libici. Il generale Haftar, in un momento di stallo internazionale sfavorevole al suo Governo, parrebbe aver colpito l'Italia con scienza e cinico calcolo;

          da lunedì un gruppo di familiari dei marittimi e i due armatori si trovano a Roma, in un presidio di fronte a Palazzo Chigi persone che meritano una risposta a seguito delle rivelazioni che vengono dalla Libia –:

          se siano vere le indiscrezioni che provengono dalla Libia sulla richiesta di trattativa per la liberazione di 4 scafisti;

          se a quali Paesi straniero si sia rivolta l'Italia per chiedere di intercedere per la liberazione dei pescatori.
(4-07002)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:


      CIRIELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          con l'interrogazione n. 4-04105, presentata in data 15 novembre 2019, l'interrogante aveva sottoposto all'attenzione del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la problematica afferente il costante ripetersi di danni e disagi alla maggior parte dei comuni della Campania ogni qualvolta si abbatte sulla regione una ondata di mal tempo;

          nella risposta del 10 febbraio 2020, con specifico riferimento ai finanziamenti statali destinati a progetti di intervento finalizzati a mitigare il rischio idrogeologico nella regione Campania, il Ministro ha evidenziato che «nel 2018, con Decreto Direttoriale 417/2018, sono state finanziate le progettazioni fino a livello esecutivo di n. 54 interventi, per un importo complessivo di 12.529.047,67» e che, «dal 2010, sono stati finanziati n. 110 interventi, per un importo complessivo di oltre 252 milioni di euro mediante accordi di programma tra il Ministro e la Regione Campania, che prevedono il monitoraggio dell'attuazione degli interventi attraverso una relazione annuale dal Commissario Straordinario sul dissesto idrogeologico»;

          da ultimo, con delibera n. 35 del 24 luglio 2019, il Cipe ha approvato il Piano stralcio 2019 che finanzia alla regione Campania n. 22 interventi per un importo complessivo di 16,3 milioni di euro;

          ebbene, ad oggi, nonostante i notevoli finanziamenti stanziati, nel corso degli anni, la maggior parte dei comuni della regione Campania continua a trovarsi in condizioni a dir poco disagiate ogni qualvolta vi è allerta meteo;

          si apprende, infatti, da organi di stampa che le perturbazioni che hanno colpito nei giorni scorsi la Penisola con raffiche di vento, pioggia intensa, trombe d'aria, hanno causato notevoli danni, ancora non quantificabili, soprattutto nella provincia Salerno;

          sembrerebbe che, ad essere maggiormente colpite dalle ingenti precipitazioni, siano state le zone a nord della provincia, interessate da allagamenti di strade ed esondazioni;

          a Sarno (Sa), ad esempio, in seguito agli smottamenti che hanno portato a valle fango e detriti, sarebbe scattata l'evacuazione di numerose famiglie residenti in una parte del centro storico e in via Bracigliano;

          momenti di angoscia che hanno riportato alla mente dei cittadini la tragica alluvione che il 5 maggio del 1998 colpì proprio la città di Sarno, causando oltre 160 vittime e migliaia di sfollati;

          gli ultimi eventi, oltre ad aver causato molteplici danni alle città e messo a repentaglio l'incolumità dei cittadini, hanno provocato altresì l'arresto delle attività e la chiusura delle scuole, arrecando un ulteriore pregiudizio alla comunità che, data l'emergenza sanitaria ancora in atto, sta tentando, non senza difficoltà, di ripartire;

          i fatti descritti in premessa evidenziano che, nonostante gli ingenti finanziamenti stanziati in favore della regione Campania nel corso degli ultimi anni, nulla di concreto sia stato effettivamente messo in atto per porre rimedio al grave problema legato al rischio idrogeologico, una inerzia ingiustificata che ingenera legittimi dubbi sull'effettivo utilizzo delle cospicue risorse pubbliche erogate –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative, per quanto di competenza intenda adottare per potenziare le risorse al fine di affrontare in maniera efficiente il problema del dissesto idrogeologico e far luce sull'effettivo e corretto utilizzo dei fondi statali erogati alla regione Campania.
(4-06968)


      CENNI, INCERTI e BRAGA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

          si registrano da tempo in tutta Italia attacchi di lupi e di ibridi ad aziende con particolare frequenza in Toscana;

          nelle ultime settimane si sono verificati nuovi gravi episodi in provincia di Siena: in particolare, presso la località Podere Montecuccheri (nel comune di Poggibonsi), dove il 22 luglio i predatori hanno fatto strage di pecore in un allevamento, e nella località podere Scornanino (nel comune di San Casciano Bagni), dove nella notte tra il 22 ed il 23 settembre un attacco ha causato la morte di oltre 100 pecore di una azienda agricola;

          le criticità determinate dai danni causati all'agricoltura e alla zootecnia dagli animali selvatici hanno assunto da tempo dimensioni notevoli, con ripercussioni allarmanti che incidono negativamente, oltre che sui bilanci economici delle aziende agricole, anche sull'equilibrata coesistenza tra attività umane e specie animali;

          a causa degli attacchi, gli allevatori subiscono, infatti, perdite economiche ingentissime aggravate dalle spese per lo smaltimento delle carcasse e dai danni indiretti (in seguito alle aggressioni molte pecore abortiscono e cessano di produrre latte, rendendo impossibile per le aziende il mantenimento degli impegni assunti con i fornitori) e soprattutto dai lunghi tempi di attesa dei rimborsi da parte dello Stato;

          l'incremento della frequenza di attacchi da parte di lupi o canidi agli allevamenti sta inoltre causando un inasprimento della tensione sociale. Tale fenomeno assume, quindi, i connotati di una vera e propria emergenza, che ha sollecitato da tempo l'avvio urgente di iniziative da parte delle istituzioni pubbliche, volte a prevedere un sistema adeguato di misure preventive e di contrasto;

          recentemente il presidente nazionale dell'Uncem Marco Bussone, ha scritto ai Ministri interrogati per segnalare la preoccupazione dei sindaci: «i lupi avvicinano sempre di più ai borghi e alle case. Le aziende agricole sono molto allarmate (...) le preoccupazioni sono troppe. Mandrie e greggi decimate, un rischio che non si può correre. Per questo ai Ministri ho detto che servono soluzioni concrete, urgenti. (...) Uncem chiede soluzioni ed un coinvolgimento con le Associazioni di categoria agricole a un tavolo congiunto di Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Non c'è più tempo per dati e grafici. Occorrono soluzioni a vantaggio delle comunità»;

          il tema generale dei danni della fauna selvatica all'agricoltura è stato evidenziato anche dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova: «Non è più tempo di attendere. La forte penalizzazione che subisce l'agricoltura e che i nostri agricoltori pagano anche con la distruzione di interi raccolti, deve essere affrontata in modo strutturale. Per questo proporrò alle forze politiche, a partire da quelle di maggioranza, una proposta normativa per risolvere una questione non più rinviabile»;

          la regione Toscana (una delle maggiormente colpite da tali episodi) sta mettendo in campo misure e risorse per ricercare un equilibrio tra le esigenze delle attività degli allevatori, che sono parte costitutiva dell'economia e dell'identità territoriale, e la tutela della biodiversità;

          quasi tutte le regioni dell'Italia (ad eccezione di Sicilia, Sardegna e Calabria) hanno comunque normative che prevedono l'assegnazione di contributi a favore degli allevatori che subiscono una perdita del patrimonio zootecnico per un evento predatorio causato dal lupo o da canidi. L'iter di risarcimento è comunque lungo e non copre spesso interamente i danni subìti –:

          se il Governo abbia attivato, per quanto di competenza, un adeguato monitoraggio in merito e quali iniziative urgenti siano state ad oggi assunte o si intendano intraprendere al fine di prevenire e contrastare gli attacchi di lupi e di ibridi agli allevamenti e per risarcire adeguatamente, di concerto con le regioni, i danni a carico degli allevatori.
(4-06981)


      SUT. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          il 19 settembre 2020, un rogo di importanti dimensioni interessava dodicimila metri quadrati dell'area di stoccaggio del rifiuto secco indifferenziato nell'impianto di trattamento rifiuti gestito dalla Snua s.r.l., sito nel comune di Aviano (Pn);

          le operazioni di spegnimento dell'incendio si sono protratte per trentasei ore, con il dispiegamento di mezzi e forze dei comandi dei vigili del fuoco di Maniago, Spilimbergo e San Vito al Tagliamento, con il supporto del comando provinciale di Treviso;

          i comuni maggiormente esposti alla nube di fumo, oltre ad Aviano, sono stati quello di Roveredo in Piano e San Quirino;

          nelle ore successive all'incendio, in alcune zone dei suddetti comuni, le centraline dell'Arpa rilevavano una variazione dei parametri di qualità dell'aria pari a quattro volte i valori normalmente riscontrati;

          i medesimi comuni hanno emanato proprie ordinanze, finalizzate a disporre misure precauzionali coerenti con le linee guida comunicate il 20 settembre 2020 dalla direzione salute regionale del Friuli-Venezia Giulia;

          nella mattinata dello stesso giorno un vertice d'urgenza tra esponenti della giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia, i sindaci dei comuni limitrofi ad Aviano e il personale tecnico dell'Arpa del Friuli-Venezia Giulia, veniva convocato presso la prefettura di Pordenone dal prefetto vicario Alessandra Vinciguerra, alla presenza del questore di Pordenone Marco Odorisio, del comandante provinciale dei carabinieri e di quello dei vigili del fuoco;

          il 21 settembre 2020, la prefettura di Pordenone aggiornava la cittadinanza sulle risultanze delle successive rilevazioni sulla qualità dell'aria, evidenziando «la presenza ancora elevata di polveri nella rotonda in prossimità dell'ingresso della base Usaf, (...), mentre presso la scuola di Roveredo i valori si presentavano significativamente più bassi. La permanenza di valori ancora piuttosto elevati in prossimità dell'incendio è da mettere in relazione alla necessità di ridurre i volumi d'acqua utilizzati dai VV.FF. (...)»;

          i susseguenti aggiornamenti continuavano ad evidenziare un graduale miglioramento della qualità dell'aria;

          la Snua s.r.l. è un'azienda del territorio pordenonese attiva in servizi di igiene ambientale, avente sede legale a San Quirino e operante ad Aviano;

          l'evento incendiario del 19 settembre 2020 rappresenta il quarto episodio di questa natura occorso nel suddetto impianto, dopo il rogo del 12 ottobre 2019, quello del 1° agosto 2015 e del 16 dicembre 2014;

          gli ultimi due incendi in ordine di tempo sono divampati di sabato;

          la compagine societaria di Snua s.r.l. consta la partecipazione di Bioman spa per il 54 per cento, di SESA spa per il 36 per cento e Idealservice Soc. Coop. per il 10 per cento;

          la Holding regionale Friulia è entrata a far parte della società Bioman di Maniago, già presente nella compagine societaria di Snua;

          le regioni sono gli enti preposti al rilascio dell'autorizzazione ambientale per la realizzazione e l'esecuzione di successivi interventi negli impianti di gestione e smaltimento dei rifiuti trattati nel loro territorio, quali appunto quello gestito dalla Snua ad Aviano;

          risulta all'interrogante da fonti stampa l'esistenza di un progetto di ampliamento del già citato impianto di trattamento rifiuti, a fronte del quale il consiglio comunale di Roveredo in Piano, lo scorso anno ha presentato una mozione volta a ricevere dalla regione Friuli-Venezia Giulia garanzie sull'assenza di impatto ambientale in caso di ampliamento della Snua –:

          di quali elementi disponga il Governo, per quanto di competenza, in relazione ai fatti sopra descritti, con particolare riferimento all'avvenuto ampliamento, da parte di Snua, degli obblighi scaturenti dalle disposizioni contenute all'articolo 26-bis del decreto-legge n. 113 del 2018 convertito dalla legge 1° dicembre 2018 n. 132, relativamente alla predisposizione del Piano di emergenza interno da parte del gestore e del Piano di emergenza esterno da parte della prefettura competente.
(4-06999)


      GARAVAGLIA. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          il comma 1 dell'articolo 228, del decreto legislativo n. 152 del 2006, prevede che, al fine di ottimizzare il recupero dei pneumatici fuori uso e per ridurne la formazione anche attraverso la ricostruzione, è fatto obbligo ai produttori e importatori di pneumatici di provvedere, singolarmente o in forma associata e con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli dai medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale. I tempi e le modalità attuative di tale obbligo sono disciplinati con decreto del Ministro interrogato;

          i produttori e importatori in forma associata, affidano ai Consorzi la gestione della raccolta ed il recupero dei pneumatici fuori uso (Pfui) immessi sul territorio nazionale; le attività di commercializzazione versano annualmente il contributo ambientale fissato dai consigli di amministrazione dei consorzi, calcolato sul quantitativo di pneumatici immessi sul mercato nell'anno precedente, e tale costo è parte integrante del corrispettivo di vendita dei pneumatici;

          i consorzi più significativi operanti nel territorio, fissano un budget di raccolta da cui essi non si discostano al fine di gestire una quota di raccolta, oltre la quale sospendono i ritiri;

          tale procedura, di fatto confligge con quanto sancito dalla «Extended producer responsibility» più brevemente Epr, fondata sul principio dell'Unione europea di rafforzare la prevenzione e favorire complessivamente la diminuzione dei rifiuti;

          a livello nazionale, tale principio è stato introdotto nell'ordinamento dal decreto legislativo n. 49 del 2014 recante attuazione della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee), al fine di tutelare l'ambiente e la salute umana. Gli obiettivi posti dal decreto appaiono quale trasposizione dei principi sottesi alla gerarchia dei rifiuti, concretizzando un valido strumento per promuovere l'economia circolare che, in termini concreti, significano che il produttore è responsabile dell'intero ciclo di vita del prodotto, quindi anche del fine vita del rifiuto generato dall'utilizzo dello stesso;

          in Italia, nel campo dei pneumatici fuori uso, stiamo assistendo ad una condizione paradossale di non servizio; i consorzi di gestione degli pneumatici fuori uso (Pfu), per loro natura giuridica, sono enti privati con delega dello Stato; i Ministeri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico approvano gli statuti che regolano la gestione del rifiuto;

          tali consorzi interrompono i ritiri di pneumatici fuori uso nel momento in cui raggiungono i quantitativi da essi stabiliti, creando di fatto un vuoto operativo che si trasforma in una situazione di grave disagio e insostenibilità dovuta all'accumulo di grandi quantitativi di Pfu presso le attività coinvolte –:

          se l'attuale sistema di affidamento agli enti di cui in premessa delle attività di svolgimento del servizio di gestione degli pneumatici fuori uso garantisca di fatto l'efficienza di tale fondamentale prestazione e se, nella situazione di emergenza sanitaria ed economica alla quale il nostro Paese è di fatto sottoposto, non ritenga di adottare iniziative per rivedere e migliorare tale sistema al fine di evitare l'accumulo pericoloso di rifiuti presso il detentore, rendere più efficiente l'organizzazione del settore e mettere il mondo imprenditoriale in condizione di poter svolgere serenamente la propria attività, garantendo al consumatore un servizio e una maggiore tutela dell'ambiente e della salute.
(4-07001)

DIFESA

Interrogazione a risposta orale:


      DEIDDA, GALANTINO e FERRO. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

          il 4 dicembre 2019 è stato pubblicato dallo Stato maggiore della difesa il nuovo regolamento per la disciplina delle uniformi per i militari in congedo e per le associazioni d'arma (SMD-G-010), il quale al capitolo VII prevede che:

              a) ai militari delle categorie in congedo è sempre precluso l'uso dell'uniforme al fine di evitare ogni possibile confusione con i militari in servizio, ad eccezione di particolari casi legati all'espletamento di funzioni/incarichi di interesse della Difesa, espressamente richiamati da specifiche disposizioni;

              b) ai militari in congedo non in temporanea attività di servizio delle Forze di polizia è sempre precluso l'uso dell'uniforme;

              c) i militari delle categorie in congedo in temporanea attività di servizio, ai fini dell'uniforme, sono tenuti all'osservanza di tutte le norme in vigore;

              d) i militari in congedo iscritti alle Associazioni d'Arma formalmente riconosciute dal Ministero della difesa, che partecipano a cerimonie o a eventi ovvero che prendono parte ad attività connesse con gli scopi/finalità dell'Associazione, sono autorizzati ad indossare solo gli elementi uniformologici e gli accessori eventualmente stabiliti da ciascuna Forza armata;

          l'uniforme porta con sé un alto valore simbolico relativo al senso di appartenenza e al patriottismo e una sua preclusione all'uso, come previsto dal capitolo VII del suddetto regolamento, potrebbe risultare particolarmente restrittiva;

          la preclusione, oltre tutto, riguarda anche le attività addestrative che militari in congedo svolgono al fine di mantenere un adeguato profilo professionale;

          a titolo d'esempio, l'Unuci (Unione nazionale degli ufficiali in congedo d'Italia), che conta circa 23.000 iscritti, collabora regolarmente con le autorità militari nell'addestramento del personale in congedo, e conseguentemente svolge diverse attività con le confederazioni similari degli ufficiali della riserva dei Paesi alleati –:

          quale sia la posizione del Governo al riguardo e quali iniziative stia valutando di intraprendere in merito a quanto segnalato in premessa.
(3-01790)

Interrogazione a risposta scritta:


      PAGANI. — Al Ministro della difesa, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il porto di Taranto riveste un'importanza strategica sia sotto l'aspetto militare sia come porto mercantile/industriale;

          la divisione navale della Marina militare da circa 16 anni è stata trasferita dalla cosiddetta «banchina torpedinieri», sita nel Mar Piccolo, alla nuova stazione navale sita nel Mar grande. Ciò anche al fine di rendere più agevole l'ingresso e l'uscita delle navi senza transitare dal Canale navigabile evitando le frequenti aperture del ponte girevole e le conseguenze sulla vita cittadina;

          la vecchia banchina torpedinieri è rimasta da anni inutilizzata. Vi è un progetto del Cis (contratto istituzionale di sviluppo), per transitarla sotto il controllo dell'autorità portuale per uso turistico e diportistico;

          all'ingresso di questa zona si trova un altro edificio dove erano collocati gli uffici della divisione navale. Questo immobile negli ultimi anni è stato ristrutturato per essere adibito a circolo ricreativo per graduati della Marina, ma a tutt'oggi non è stato utilizzato;

          la sede centrale della capitaneria di porto di Taranto è situata nel centro storico in una sede che risulterebbe utilizzata in locazione con un canone elevato;

          un'altra sede del comando della capitaneria è sita all'interno del porto industriale in area S.i.n. (sito di interesse nazionale). Si tratta di una zona esposta a polvere di carbone che si volatilizza per via della movimentazione che avviene «a cielo aperto» dalle navi per i parchi minerali, passando per i nastri trasportatori non sigillati;

          da sempre le rappresentanze militari chiedono l'allontanamento del maggior numero di personale dalla sede del porto, in quanto, come si può constatare, l'intera zona è contaminata da polvere rossa e nera di carbone minerale, carbon coke e minerali ferrosi –:

          se vi sia disponibilità da parte dell'Amministrazione della difesa di concedere la struttura della ex divisione navale e gli immobili adiacenti non utilizzati, sempre con affaccio sul Mar Piccolo, alla capitaneria di porto di Taranto, allontanando dalla area S.i.n. di almeno un paio di chilometri il personale, la mensa ed eventualmente anche i corsisti;

          se vi siano altre soluzioni, già prese in considerazione, al fine di individuare un altro sito dove trasferire la sede della capitaneria di porto di Taranto, considerando l'opportunità di allontanarla, anche sulla base di un principio di precauzione, dal porto industriale e quindi dalla area S.i.n., nonché dell'adiacente quartiere Tamburi particolarmente inquinato.
(4-06971)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza:


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

          la sanità della regione Calabria è commissariata dal 2010 per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo;

          in un articolo a firma del giornalista Antonio Cantisani, apparso il 19 settembre 2020 sulla testata Corriere della Calabria, con riferimento al predetto disavanzo delle regioni nel periodo 2006-2019 si riporta che, per quanto analizzato dalla Ragioneria dello Stato, «la sanità calabrese presenta un disavanzo “storico” che tocca cifre iperboliche»;

          ivi si precisa che «si va da un risultato d'esercizio negativo pari a -55,3 milioni del 2006 al -116,7 milioni del 2019: il “picco” si registra nel 2007 (-271 milioni), mentre il disavanzo più contenuto si riscontra nel 2013 (-33,9 milioni), ma a far data da quest'anno è un nuovo balzo all'insù, praticamente costante (-65,7 nel 2014, -99,4 nel 2016, -101,5 nel 2017)»;

          ivi è riassunto che il disavanzo in questione «nel 2019 scende, ma la cifra di 116,7 milioni fissata al quarto trimestre 2019 resta enorme, rappresentando il 10% del totale del disavanzo della sanità nazionale»;

          in una lettera pubblicata il 21 settembre 2020 sulla testata on lineIl Fatto di Calabria, una paziente oncologica della provincia di Cosenza ha scritto: «Nel momento di adiuvanza chirurgica il DCA n. 100 del 15 luglio 2020 ha creato scompenso di trattamento ove sono stata impostata. Il mio chirurgo (...), senologo presso la struttura convenzionata (...), mi ha indicato un istituto a me idoneo (Ospedale Gemelli di Roma) in modo tale da proseguire l'iter del percorso per adiuvanza chirurgica, così come ha fatto per tutti i pazienti oncologici in sua cura»;

          «Con la presente – prosegue la stessa lettera, indirizzata al commissario alla sanità calabrese, Saverio Cotticelli – le chiedo di interessarsi al grave disagio di noi pazienti oncologici che dobbiamo affrontare lo spostamento in ospedali fuori Regione per concludere un iter terapeutico salvavita con le difficoltà oggettive e lo stato psicologico compromesso ulteriormente»;

          in un articolo firmato dal giornalista Fabio Papalia, pubblicato su Corriere della Calabria il 9 settembre scorso, si dà notizia, in merito al «blocco delle assunzioni al Grande ospedale metropolitano», di una richiesta di «intervento del Prefetto Mariani», poiché esse «dal decreto del commissario ad acta n. 114 del 2 settembre scorso ammontano a “zero”» in virtù della metodologia utilizzata per la determinazione dello specifico fabbisogno, sicché, precisa l'articolo, l'ospedale reggino «può solo sostituire il personale andato in pensione e può assumere i precari, ma il numero totale del personale impiegato non aumenta nemmeno di una unità»;

          la decisione del commissario ad acta, continua l'articolo, «viene contestata dai vertici del Gom»: sia per la «scelta di utilizzare i parametri indicati dalla legge del 2009, e non quelli del “Decreto Calabria”», per esempio «utilizzato dal governatore Zaia»; sia perché, secondo le critiche del Gom, riguardo ai criteri seguiti «l'errore consisterebbe nel riparto della somma complessiva che viene ricavata per tutta la regione Calabria, che verrebbe distribuita con un criterio lineare e non secondo le effettive esigenze»;

          le dichiarazioni contenute nella summenzionata lettera aperta e – in ordine alla determinazione del fabbisogno di personale aziendale – le osservazioni dei vertici dell'azienda ospedaliera di Reggio Calabria (Gom) ad avviso degli interpellanti inducono a pensare che vi sia un orientamento dirigenziale teso a mantenere l'emigrazione sanitaria dalla Calabria, su cui sarebbe opportuna una valutazione dei Ministri dell'economia e delle finanze e della salute, anche in ordine all'operato dei dirigenti ministeriali responsabili del Tavolo interministeriale di verifica degli adempimenti del piano di rientro dal disavanzo sanitario calabrese, Andrea Urbani e Angela Adduce, che come più sopra riportato, è cresciuto – stando al richiamato rapporto della Ragioneria generale dello Stato – dal 2014 in avanti, per subire una flessione nell'anno 2019, comunque non significativa, come più sopra riassunto, in rapporto all'entità del medesimo disavanzo delle altre regioni;

          con richiamo a dati e atti specifici, nell'interpellanza n. 2-01258, presentata il 3 febbraio 2016, si rileva, in ordine al sistema di ripartizione del fondo sanitario, che quello vigente, il quale non considera in via prioritaria i dati epidemiologici dei singoli territori, «penalizza le regioni che hanno qualche giovane in più, come la Calabria, che avendo più malati cronici e meno risorse sfora naturaliter il tetto di spesa, con conseguente e ingiusto piano di rientro dal disavanzo»;

          in un esposto dei parlamentari del Movimento 5 Stelle Dalila Nesci e Nicola Morra, recante la data del 7 maggio 2015, con riferimento al corrispettivo della regione Calabria al policlinico universitario di Catanzaro per l'assistenza integrativa fornita dal medesimo, si legge che «il finanziamento basato sullo storico è pari a 52 milioni mentre quello derivante dalla produzione non supererebbe, come rilevato dallo stesso settore economico-finanziario del dipartimento, i 30 milioni, per cui la regione sta indebitamente erogando un surplus di finanziamento di circa 20 milioni/anno dal luglio 2012»;

          l'Azienda ospedaliera universitaria (Aou) e l'Azienda ospedaliera (Ao) di Catanzaro sono interessate da un processo di integrazione previsto dalla legge regionale della Calabria n. 6 del 2019 e successive modificazioni e integrazioni impugnata dal Governo;

          sul corrispettivo della regione Calabria per l'assistenza fornita dal policlinico universitario di Catanzaro, che non ha il pronto soccorso e non fa emergenza-urgenza, non risultano correttivi da parte della struttura commissariale e, nel contempo, la stessa Aou presenta, a quanto consta agli interpellanti, un disavanzo annuo, per il 2019, di oltre 100 milioni di euro;

          da curriculum, Andrea Urbani è stato dal 28 ottobre 2013 al 1° agosto 2017 sub-commissario per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della Calabria e dal 2 marzo 2017 è direttore generale del dipartimento ministeriale della programmazione sanitaria nazionale –:

          se non ritengano necessario adottare le iniziative di competenza per procedere all'immediata sostituzione della struttura commissariale per la sanità calabrese, nonché dei dirigenti responsabili del suddetto Tavolo di verifica;

          se non ritengano di intervenire, anche con iniziative di carattere normativo, per la modifica dei criteri di ripartizione del fondo sanitario, in modo che siano rideterminati sui dati epidemiologici di morbilità e co-morbilità dei singoli territori;

          se non intendano adottare iniziative, per il tramite della struttura commissariale, per riportare a norma il corrispettivo che la regione Calabria dà all'Università di Catanzaro per l'assistenza fornita dal proprio policlinico.
(2-00950) «Sapia, Nappi, Nesci».

Interrogazione a risposta orale:


      ZANETTIN. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          in data 1° ottobre 2020 si è riunita la commissione tecnica incaricata di esaminare le domande di indennizzo presentate dai risparmiatori per attingere al Fondo indennizzo risparmiatori;

          è seguito uno scarno comunicato del sottosegretario per l'economia e le finanze Villarosa che informa dell'avvio delle procedure per i primi bonifici di rimborso;

          è certamente una buona notizia, per chi, come l'interrogante, conosce a fondo i drammi umani che stanno vivendo tanti ex azionisti delle banche popolari venete;

          la insolita «brevitas» del comunicato del Sottosegretario non consente tuttavia di chiarire se siano state definitivamente superate le divergenti opinioni all'interno della commissione tecnica, di cui ha parlato al Senato il Ministro D'Incà, e già oggetto di precedente atto di sindacato ispettivo (2-00935) –:

          quale sia il numero dei bonifici che sono stati effettuati ed il loro importo medio;

          quale sia la data di accredito per i beneficiari;

          se siano state chiarite le «divergenze» all'interno della commissione tecnica.
(3-01791)

Interrogazione a risposta in Commissione:


      GIACOMETTO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          la Sogei gestisce i programmi informatici dell'ex Agenzia del territorio, oggi incorporata dall'Agenzia delle entrate; Docfa, per l'aggiornamento del catasto fabbricati, Docte, per l'aggiornamento del catasto terreni, Volture, per compilare le domande di volture riferite a compravendite o successioni, e il Programma Pregeo, che viene utilizzato per le modifiche alle mappe catastali a seguito di frazionamenti o atti di aggiornamento inerente al catasto terreni (tipi mappali);

          tutti questi programmi, utilizzati esclusivamente dai professionisti, sono basati sulla piattaforma «Oracle» di Java. Solo su questa piattaforma sono in grado di utilizzare tutte le proprie funzionalità. Un problema ben noto agli operatori;

          dal 1° gennaio 2019 l'Agenzia delle entrate ha reso obbligatoria la presentazione delle denunce di successione in modalità telematica tramite tre distinti programmi informatici scaricabili dal sito dell'Agenzia stessa. Questi programmi (Successioni, Desktop telematico, ControlliSUC13.jnlp), creati da Sogei, una volta scaricati richiedono l'aggiornamento della piattaforma Java;

          riferiscono gli operatori che la piattaforma Java, una volta aggiornata per l'utilizzo dei programmi di successione, renderebbe incompatibile l'uso sullo stesso Pc del programma Docfa per il catasto, costringendo gli utenti ad avere disponibilità di due computer per poter usare i diversi programmi –:

          se non ritenga opportuno, nel quadro del dichiarato intento governativo di semplificare digitalizzandoli i rapporti tra cittadini e pubbliche amministrazioni, adottare iniziative affinché Sogei consenta l'interoperabilità piena e senza difficoltà per l'utenza, sia professionale che non, tra i programmi destinati allo scambio di informazioni con la pubblica amministrazione, con particolare riferimento ai programmi indicati in premessa che i professionisti utilizzano per interagire con l'Agenzia delle entrate.
(5-04699)

Interrogazione a risposta scritta:


      SODANO, GIULIODORI e SARLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          i finanzieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito un'importante operazione finalizzata alla verifica della corretta applicazione della normativa che consente la vendita dei derivati della cosiddetta cannabis light;

          per effetto di tali controlli, oltre 26 chilogrammi di sostanza stupefacente, tra foglie, infiorescenze, oli e resine, sono state sottoposte a sequestro perché recanti un'etichettatura mendace;

          nel corso dell'operazione, tredici tra i titolari dei negozi controllati sono stati denunciati per cessione di sostanze stupefacenti, ex articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, in quanto, in molti casi, i prodotti irregolari a base di cannabis venivano collocati all'interno di distributori automatici, liberamente accessibili al pubblico e pronti per la vendita;

          questa situazione, a dir poco surreale, mira a distruggere un settore recente, rigoglioso e soprattutto legale. Giova ricordare che la cannabis light è commercializzata dal 2017, ed è sottoposta a rigidi controlli e con una percentuale di THC minima consentita dalla legge (legge n. 242 del 2016), quindi lecita;

          per effetto della legge 2 dicembre 2016 n. 242, recante «Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa», il legislatore italiano ha stabilito che la coltivazione delle varietà di canapa certificate con contenuto di THC al massimo dello 0,2 per cento, non necessita più di alcuna autorizzazione, ed ha scelto di legalizzare la vendita di cannabis light purché si tratti di scopi diversi dall'uso ricreativo (energetici, ecologici, industriali, didattici o alimentari), previa trasformazione e lavorazione;

          contrariamente al regolamento (UE) n. 1307 del 2013, in Italia, il limite massimo di principio attivo THC consentito è pari allo 0,6 per cento. Si badi, comunque, che il coltivatore è tenuto ad osservare la legge n. 242 del 2016, detenendo piante di canapa, con un contenuto di THC superiore allo 0,2 per cento ed entro il limite dello 0,6 per cento, senza nulla disporre in merito alla destinazione d'uso delle stesse;

          per quanto di conoscenza, oggi parrebbe problematico prescrivere anche alcuni estratti di cannabis e resine, usate con finalità prettamente terapeutica, perché considerate alla stregua di alcune sostanze stupefacenti contenute nella tabella II del testo unico in materia;

          dato non trascurabile è l'incremento esponenziale che si sta registrando nella vendita di cannabis sativa e che si avvale di una «apparente zona franca», in cui il commercio e il consumo di infiorescenze a basso contenuto di THC non è testualmente vietato dalla legge n. 224 del 2016;

          l'apertura dei grow shop si basa su infiorescenze della canapa destinate al florovivaismo e possono essere vendute, purché tali prodotti derivino da una delle varietà ammesse, a condizione che non superino il livello di THC stabilito dalla normativa e sempre che il prodotto non contenga sostanze dichiarate dannose per la salute dalle istituzioni competenti;

          ad oggi, non si conosce l'esito dei controlli e delle analisi eseguite sui campioni di infiorescenze sequestrate durante la maxi operazione a Palermo, così da poter confermare o meno la veridicità sull'etichettatura mendace;

          a giudizio dell'interrogante, occorrerebbe da parte del Governo assumere una linea decisiva sul tema, per placare da una parte l'esasperazione degli esercenti, considerati alla stregua degli spacciatori, e, dall'altra, riconoscere la regolarità di queste attività commerciali –:

          se i Ministri interrogati, ciascuno per quanto di competenza, intendano intraprendere iniziative, anche normative, con carattere di urgenza, affinché siano disposti tutti i doverosi controlli sulle quantità di cannabis light sequestrate durante la maxi operazione a Palermo, così da fare chiarezza sulla vicenda dell'etichettatura mendace;

          se intendano adottare iniziative al più presto per la definizione di una normativa che delinei il perimetro di liceità entro cui i negozi abilitati alla vendita di cannabis light sono autorizzati a svolgere la propria attività commerciale, e che offra maggiori garanzie e tutele per questi esercenti ossequiosi delle norme sulla regolarità fiscale e contributiva e, chiarendo in primo luogo la liceità della vendita al dettaglio dei prodotti contenenti cannabis light e i suoi derivati a basso contenuto di THC.
(4-06984)

GIUSTIZIA

Interpellanza:


      Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere – premesso che:

          come riportato dagli articoli del 28 e del 29 settembre 2020 del quotidiano Domani, oltre che dal Riformista che ne aveva parlato già a giugno, il 6 aprile nel carcere Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere si sono consumati episodi di inaudita violenza; calci, pugni, manganellate e abusi di ogni tipo, perfino su un detenuto disabile; le testimonianze e le denunce dei detenuti sarebbero ora confermate dai video agli atti dell'inchiesta, che mostrerebbero immagini di reclusi inginocchiati, trascinati e picchiati da più poliziotti contemporaneamente;

          la «spedizione punitiva» seguiva le proteste per la gestione dell'emergenza Covid-19 scoppiate all'inizio di marzo contestualmente in numerosi istituti penitenziari in tutta Italia, e che il 5 aprile 2020, alla notizia del primo detenuto positivo nel carcere campano, ha coinvolto circa 150 detenuti;

          il 6 aprile i detenuti ottengono un colloquio con il magistrato di sorveglianza Marco Puglia; il pomeriggio stesso, arriva un contingente di 300 agenti penitenziari provenienti dall'esterno per una «perquisizione straordinaria» che darà luogo agli episodi di violenza riportati sopra;

          molti degli agenti avevano il volto coperto dal casco, da foulard o mascherine, rendendone difficile l'identificazione dai video;

          Antonio Fullone, provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria attualmente indagato, ha affermato che la perquisizione era stata disposta dai vertici dell'istituto; lo stesso ha ammesso di aver inviato uomini di supporto e che della perquisizione era stato informato il vertice del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, allora guidato dal magistrato Francesco Basentini, non coinvolto nell'indagine; a quanto si apprende, quel giorno il direttore del carcere non c'era per problemi di salute, ma era presente il comandate della polizia penitenziaria di Santa Maria Capua Vetere Gaetano Manganelli, anche lui indagato;

          il personale interno avrebbe assistito alle violenze senza intervenire;

          nei giorni successivi, con il supporto dell'Associazione Antigone e dei Garanti dei detenuti della Campania e di Napoli, decine di detenuti hanno denunciato le violenze subite;

          il 9 aprile il Governo rispondeva in Aula alla interpellanza urgente presentata dal sottoscritto sulla situazione nelle carceri affermando che, «relativamente alle segnalazioni di violenze e abusi perpetrati ai danni di persone detenute successivamente alle rivolte, agli atti del Dipartimento penitenziario nulla risulta formalmente circa la casa di reclusione di Milano Opera. Interpellati gli uffici competenti, risulta che, per quanto esposto dall'associazione Antigone, sono in corso le valutazioni preliminari. In ogni modo, a seguito di specifiche segnalazioni che avrebbero visto coinvolti come vittime alcuni detenuti, sono stati svolti da parte del nucleo investigativo centrale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria mirati accertamenti su situazioni verificatesi presso la casa circondariale di Foggia»; nulla veniva detto a proposito di quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere;

          l'11 giugno viene emesso un decreto di perquisizione nei confronti di 57 agenti della polizia penitenziaria; lo stesso giorno, in una nota il Dap affermava: «I fatti di oggi vanno considerati col massimo rispetto verso l'operato della magistratura cui competono compiti e funzioni di accertamento dei reati. Il DAP è certo che si farà massima chiarezza in tempi brevi e intende rivolgere un rispettoso riconoscimento al Corpo della Polizia Penitenziaria e a ogni singolo operatore che in esso e per esso svolge quotidianamente, con convinzione, dedizione e sacrificio, un compito non facile e al servizio del Paese. Compito reso a volte più arduo dalle complesse dinamiche della vita carceraria, ma per il quale la Polizia Penitenziaria si spende senza tentennamenti né indugi per il prezioso bene della sicurezza interna degli istituti penitenziari e per la sicurezza e la serenità dei cittadini. A tutti gli operatori del Corpo che ogni giorno svolgono il proprio dovere con professionalità e spirito di sacrificio va la vicinanza dell'intera Amministrazione» –:

          se il Ministro e il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) fossero stati informati della «perquisizione» che si è svolta il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere;

          se il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia avviato, per quanto di competenza, delle indagini interne sui pestaggi illustrati in premessa – sui quali aveva ricevuto una nota dall'Associazione Antigone – prima che fossero avviate le indagini della magistratura, o se lo abbia fatto successivamente, e con quali esiti, anche in termini di accertamento, per quanto di competenza, delle responsabilità della catena di comando;

          se, nell'ambito dell'eventuale indagine interna, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria abbia visionato le video riprese del circuito di telecamere interne a cui si fa riferimento negli articoli menzionati.
(2-00951) «Magi».

Interrogazioni a risposta scritta:


      VARCHI, GALANTINO, DELMASTRO DELLE VEDOVE e ROTELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          desta perplessità la scelta della direzione del carcere romano di Rebibbia di attivare, tra le attività ludico-ricreative rivolte alla popolazione detenuta, anche un corso di pugilato;

          tale decisione sembra ancora più assurda se si analizzano i dati relativi alle aggressioni ai danni degli agenti penitenziari, che «registrano un sensibile aumento del tasso di comportamenti violenti ed antidoverosi, spesso indirizzati contro il personale del Corpo di Polizia penitenziaria, dell'Amministrazione penitenziaria e del personale medico o infermieristico, nell'esercizio delle funzioni», come si legge nella circolare n. 3689/6139 del 23 luglio 2020 dello stesso Ministero della giustizia;

          gli eventi critici contro gli appartenenti alla polizia penitenziaria sono aumentati in maniera preoccupante; si è passati dalle 378 aggressioni agli agenti del primo semestre 2019 ai 502 del successivo semestre, dai 737 ai 1.119 telefonini rinvenuti e sequestrati ai detenuti, dalle 477 minacce-violenze-ingiurie alle 546, dalle 3.819 alle 4.179 manifestazioni di protesta; senza dimenticare le recenti rivolte in oltre trenta strutture detentive sull'intero territorio nazionale, con circa 60 poliziotti penitenziari feriti e contusi, 13 detenuti morti per abuso di farmaci (9 a Modena e 4 a Rieti), interi reparti detentivi devastati, incendiati e distrutti, agenti sequestrati ed evasioni di massa;

          sono dure le parole del Sappe, che ha chiesto l'intervento del Ministro della giustizia: «Piuttosto che trovare soluzioni idonee agli eventi critici che sistematicamente si verificano nelle carceri, piuttosto che impiegare i detenuti in opere di recupero ambientale (come la pulizia delle spiagge, dei sentieri, degli alvei dei fiumi, dei giardini pubblici) per trovare soluzione all'ozio penitenziario nel quale i ristretti stanno 24 ore al giorno, a Rebibbia si pensa a mettere i detenuti in condizione di imparare le migliori tecniche per magari aggredire i poliziotti» –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, considerata la gravità degli stessi, se non ritenga di dover adottare iniziative per l'immediata revoca della scelta operata dalla direzione del carcere di Rebibbia;

          se e quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare per assicurare le necessarie tutele e garanzie per gli agenti di polizia penitenziaria, anche attraverso la dotazione di idonei strumenti che migliorino il servizio bodycam e i taser.
(4-06977)


      MORRONE, BISA, DI MURO, MARCHETTI, PAOLINI, POTENTI, TATEO, TOMASI e TURRI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          il segretario regionale della Uilpa penitenziari, ha reso noto che, negli scorsi giorni, alle ore 4 del mattino, in orario non previsto dalla normativa vigente, quattro detenuti del carcere di Marassi, scortati da un'unità della polizia penitenziaria, sono stati accompagnati a Roma per partecipare al programma televisivo Italia's Got Talent, come concorrenti;

          si tratta di detenuti che stanno scontando pene per reati di truffa, omicidio, lesioni, produzione e traffico stupefacente, con fine pena sino al 2027;

          il sindacato Uilpa denuncia: <<anziché investire in divise, dotazioni e mezzi e pagare gli straordinari agli agenti, si sprecano inutilmente preziose risorse economiche: la polizia penitenziaria del distretto regionale attende 39 mila ore di straordinario non pagato, deve anticipare i soldi delle missioni e soprattutto il rischio da evitare in questo momento è la movimentazione dei detenuti. Nel Lazio si registra un'impennata preoccupante di contagi e risulta alquanto preoccupante che gli agenti della Polizia penitenziaria debbano accompagnare e scortare i reclusi in una trasmissione televisiva>>;

          tale trasferta rappresenta per l'interrogante un'idea bizzarra e scellerata, in quanto più che scoprire talenti/detenuti, appare necessario che il Governo lavori per il funzionamento delle carceri, evitando tali inutili dispendi di uomini, mezzi, risorse e soldi dello Stato –:

          se il Ministro interrogato intenda chiarire questa vicenda vergognosa che, a parere dell'interrogante, appare un insulto alla polizia penitenziaria e agli italiani.
(4-06987)


      DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          sull'isola di Ischia vivono circa 65.000 abitanti e vi operano stabilmente circa 400 avvocati;

          gli uffici giudiziari isolani vivono in una condizione di drammatica gravosità per via della soppressione della qualifica di sede distaccata del tribunale di Napoli, disposta con la revisione della geografia giudiziaria;

          la soppressione è attualmente sospesa fino al 1° gennaio 2022, ma produce drammatici effetti sulla condizione del personale e delle piante organiche;

          in virtù della deliberata soppressione, gli uffici di Ischia non possono essere oggetto di assegnazione stabile di magistrati e di personale amministrativo, altamente necessari per via del turn over del personale in uscita e dell'elevato carico di lavoro. Molto spesso, gli uffici non riescono a garantire i necessari servizi di cancelleria, a tutto detrimento delle istanze di giustizia dei cittadini ischitani, nonché delle condizioni di lavoro dell'avvocatura e del personale giudiziario allocato;

          inoltre, l'ufficio del giudice di pace è al collasso in quanto manca da due anni il 4° giudice previsto in pianta organica;

          non bisogna dimenticare che, molto spesso, il personale è costretto a restare sull'isola a causa delle condizioni meteo avverse che rendono impraticabili i collegamenti con la terraferma. Tali spese sono affrontate direttamente dai lavoratori degli uffici;

          in un moderno Stato di diritto non è accettabile che ai cittadini non possa essere offerto un servizio fondamentale, perché l'incertezza regna sulla programmazione. Nei prossimi mesi, il Governo è chiamato ad allocare ingenti risorse provenienti dal Recovery Fund e ha individuato nella celerità della giustizia una delle sue principali prerogative;

          a giudizio dell'interrogante, il pieno ripristino degli uffici giudiziari sull'isola di Ischia rappresenterebbe un deciso passo in avanti in tal senso e le Risorse del Recovery Fund potrebbero essere utilizzate a questo scopo –:

          se il Governo intenda stabilizzare la sede del tribunale di Ischia riconoscendo, in via definitiva, la sezione distaccata;

          se intenda ripristinare tutte le competenze e le piante organiche vigenti anteriormente alla soppressione, attribuendo stabilmente il personale mancante sia amministrativo che giudicante;

          se intenda riconoscere lo status di sede disagiata.
(4-06991)


      PALAZZOTTO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          come riporta l'inchiesta giornalistica di Nello Trocchia pubblicata sul Domani il 29 settembre 2020, il 6 aprile 2020, nel carcere «Francesco Uccella» di Santa Maria Capua Vetere, un contingente speciale composto da circa trecento poliziotti penitenziari proveniente anche da altri istituti campani, con volti coperti e armati di manganelli, ha picchiato selvaggiamente decine di detenuti, tra cui un disabile in sedia a rotelle;

          le testimonianze di un ex detenuto e un video delle telecamere di sorveglianza confermerebbero gli agghiaccianti abusi subiti dai detenuti: schiene sfregiate, detenuti in ginocchio, manganellate, denti rotti, occhi gonfi, contusioni;

          gli operatori carcerari risultano indagati per tortura, violenza privata e abuso di autorità per quanto accaduto quel giorno;

          nei giorni successivi al pestaggio in decine hanno presentato denuncia con il supporto dell'associazione Antigone – che il 14 aprile 2020 ha presentato un esposto in procura – e dei garanti dei detenuti della Campania e di Napoli;

          alla base di quella che all'interrogante appare una vera e propria «spedizione punitiva» ci sarebbe la ritorsione per le proteste nelle carceri di marzo a causa delle restrizioni previste per l'emergenza del Covid-19. Già a marzo la stessa Antigone, anche attraverso articoli sul quotidiano Il Riformista, aveva denunciato il pericolo di possibili violenze in diverse carceri;

          ad avviso dell'interrogante si è di fronte ad una totale sospensione dello Stato di diritto ai danni di cittadini che si trovano sotto la custodia dello Stato che ha il dovere e l'obbligo di garantire la loro dignità e incolumità;

          la funzione del carcere è quella di riabilitare e reinserire i detenuti nella società e quanto accaduto ha invece a che fare con l'annientamento della persona e con la mortificazione della sua dignità;

          le condizioni delle carceri misurano lo stato di salute della democrazia di un Paese e i diversi casi di violenze e abusi nelle carceri italiane mostrano come i pestaggi negli istituti penitenziari non rappresentano un fatto raro e non possono più essere tollerati. Il malfunzionamento e le carenze strutturali degli istituti di pena ricadono sulla grande maggioranza di persone oneste che compone la polizia penitenziaria che con buona volontà e nel rispetto della legge, spesso sotto organico, si ritrova a gestire situazioni complicate. Occorre isolare quei pochi che, dai vertici alla base, utilizzano la violenza e l'umiliazione per imporre il loro dominio;

          secondo Antigone, nel febbraio 2020 è stato iscritto come tortura un pestaggio subito da un detenuto da parte di poliziotti penitenziari nella casa circondariale di Monza. Nel marzo scorso è stata denunciata una «spedizione punitiva» da parte di poliziotti penitenziari, carabinieri e polizia di Stato nel carcere milanese di Opera. Nel carcere di Torino, dalla primavera del 2017 vi erano quattro celle dedicate a praticare sui detenuti ogni sorta di umiliazione e violenza;

          nonostante la Corte europea nel 2013 abbia condannato l'Italia per la violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani proprio per le condizioni degradanti in cui vivono i detenuti nelle nostre carceri, ancora oggi manca un serio investimento per migliorare le condizioni di vita all'interno delle celle –:

          se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, viste anche le ripetute denunce da parte dell'Associazione Antigone circa il clima che si era creato nelle carceri già a partire dallo scorso mese di marzo, e quali iniziative di competenza abbia adottato in relazione a quelle denunce –:

          quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare circa le violenze ai danni dei detenuti del carcere «Francesco Uccella» di Santa Maria Capua Vetere dello scorso aprile al fine di ricostruire, per quanto di competenza, le esatte responsabilità e la catena di comando che ha deciso e poi determinato quelle violenze ai danni di decine di detenuti.
(4-06997)


      GERMANÀ. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          il sempre più crescente uso dei social da parte di tutti gli utenti, nonché di esponenti diretti e/o mediati del mondo della giustizia, costituisce una vera e propria realtà idonea ad incidere su principi cardine della giustizia e del potere giudiziario;

          il pubblico ministero che svolge importanti funzioni nel processo penale ha il dovere di essere, e di far tutto il necessario per apparire, imparziale. Tale dovere si sostanzia nell'obbligo – che investe l'intero ufficio – di comportarsi in modo da rendere indubitabile che l'azione da lui svolta non sia influenzata da interessi personali e che non si prospetti un conflitto d'interessi, ovvero che il suo apprezzamento sia condizionato dalle notizie diffuse sui social e dal loro seguito;

          parimenti, per l'organo giudicante è necessario che i principi di autonomia, indipendenza e responsabilità trovino collocamento e peso all'interno di un contesto in cui il «sentire» giuridico è spesso «condizionato e/o influenzato» dai social e dagli influencer;

          se l'accesso ai social è certamente scelta libera e lecita, per chi ha ruoli pubblici importanti ed inerenti anche l'esercizio dell'azione penale, è indubbio che si impongano maggiori cautele e attenzioni affinché essa possa essere esercitata in maniera trasparente ed imparziale;

          oggi, ad avviso dell'interrogante, manca un efficiente sistema di controllo, regolamentazione e sanzione quando chi esercita l'azione penale venga «influenzato» dai social network e dai rapporti influencer/follower/like;

          un provvedimento di archiviazione di una querela sporta dall'Associazione Codacons nel procedimento penale n. 13093/2020 R.G.N.R. nei confronti del rapper/influencer Federico Leonardo Lucia (in arte Fedez) è stato redatto per conto del pubblico ministero incaricato da una tirocinante del tribunale penale di Milano (dottoressa Diandra Mangàno) non astenutasi dal compito assegnato nonostante fosse follower/fan del querelato e della consorte signora Chiara Ferragni;

          come rilevato dal Codacons, la tirocinante potrebbe aver scritto la minuta di archiviazione influenzata dalla sua predilezione per Fedez e consorte, violando, in tal modo, quel principio di imparzialità che deve sempre essere rispettato da chi opera nella pubblica amministrazione e, in particolar modo, nel sistema giudiziario;

          secondo quanto sostenuto dal Codacons, la stessa pare abbia «seguito» tutte le vicende oggetto di querela sulle quali ha richiesto l'archiviazione, formandosi presumibilmente un'opinione non solo sulla base di una prospettazione dei fatti soggettivamente ricostruita dall'indagato/querelato (Fedez), ma soprattutto sulla base di un «preconcetto» condizionante l'apprezzamento oggettivo dei fatti che, invece, avrebbe dovuto caratterizzare l'operato del pubblico ministero –:

          se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare al fine di garantire il principio di imparzialità da parte di chi opera nel sistema giudiziario;

          se non ritenga opportuno adottare iniziative volte ad affrontare la questione relativa al ruolo ed alle garanzie che deve assicurare anche il tirocinante che fa pratica con il magistrato, quale vero e proprio ausiliario del giudice a garanzia del ruolo ed alle funzioni svolte, anche nell'ambito di tirocini formativi, da operatori ausiliari individuati all'interno di stage o altri percorsi scolastici e formativi;

          quali iniziative di competenza intenda porre in essere per regolamentare l'utilizzo dei social network e dei sistemi di «influencer e follower» da parte di quegli utenti che, per le funzioni, pubbliche (requirenti e giudicanti) svolte devono assicurare imparzialità, indipendenza e responsabilità, nonché il corretto esercizio dell'azione penale, e quindi l'autonomia ed assenza di condizionamenti derivanti dall'esser un fan/follower.
(4-07000)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      ZOLEZZI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          l'autostrada A22 da Brennero-Modena ha visto la scadenza della concessione a Società Autostrada del Brennero s.p.a il 30 aprile 2014 e dal 2019 ha preso rilancio un percorso di rinnovo della concessione avviato dal Ministro pro tempore Danilo Toninelli verso una pubblicizzazione della stessa autostrada e una società in house interamente pubblica. Nel luglio 2019 era stata data notizia di un accordo per liquidare tutti i soci privati che avrebbe portato al territorio della provincia di Mantova 160 milioni di euro che potevano essere destinati al piano intermodale navigazione-ferrovia-strada di Valdaro e alla chiusura dell'asse tangenziale sud di Mantova, per opere stradali nel comune di San Giorgio e Bigarello;

          nel Consiglio di amministrazione di A22 siede il sindaco di Mantova Mattia Palazzi;

          l'utile netto del 2019 della società è stato 39,62 milioni di euro nel primo semestre 2019 e 1,64 milioni nel primo semestre 2020 anche per il lockdown;

          si segnala la registrazione da parte della Corte dei Conti il 16 settembre 2019 della delibera del Cipe n. 24 del 20 maggio 2019, che ha approvato con prescrizioni l'accordo di cooperazione verso la pubblicizzazione;

          il 1° ottobre 2019 la direzione generale per le strade e le autostrade e per la vigilanza del Ministero dell'interno a seguito di riunione convocata dalla regione Trentino Alto Adige, ha preso atto che non risulta ancora perfezionata la liquidazione dei soci privati dell'attuale compagine societaria della Società Autostrada del Brennero s.p.a;

          la presenza dei soci privati nella compagine del concessionario risulta in contrasto sia con quanto disposto dall'articolo 13-bis, comma 4, del decreto-legge 16 ottobre 2017 n. 148 e successive modifiche e integrazioni, sia con il parere rilasciato dalla Dg Grow della Commissione europea in data 20 novembre 2018;

          con successive note del 1° ottobre 2019 la suddetta direzione ha sollecitato la regione Trentino Alto Adige rinviando la scadenza dell'accordo al 31 dicembre 2019;

          l'articolo 1, comma 719, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, ha differito al 30 giugno 2020 il termine per la sottoscrizione dell'accordo di cooperazione; successivamente, l'articolo 92, comma 4-quinquies, del decreto-legge n. 18 del 2020 convertito dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ha differito al 30 settembre 2020 il termine per la sottoscrizione dell'accordo; con nota del 25 maggio 2020 l'Autorità di regolazione dei trasporti, nel far seguito alla richiesta formulata dalla suddetta direzione con la nota del 6 aprile 2020, ha richiesto alla stessa direzione un nuovo pronunciamento in merito all'avvio della procedura di gara sul presupposto del definitivo abbandono dell'attuale procedimento di affidamento in house;

          con nota n. 5227 del 29 maggio 2020 la direzione ha comunicato di aver avviato le procedure finalizzate alla pubblicazione del bando di gara per l'individuazione del nuovo concessionario – qualora non si dovesse pervenire alla sottoscrizione del medesimo accordo di cooperazione entro il termine del 30 settembre 2020 – richiedendo all'Autorità di regolazione dei trasporti il parere di competenza sulla documentazione da porre a base di gara –:

          se il Ministro interrogato abbia aggiornamenti in merito allo stato della procedura di ripubblicizzazione e nuova gara per l'autostrada A22 in vista della scadenza del 30 settembre 2020;

          se abbia informazioni in merito ai fondi destinati agli enti locali dei territori interessati (160 milioni di euro per la sola provincia di Mantova) in base all'accordo di cooperazione.
(5-04703)

Interrogazioni a risposta scritta:


      GAGLIARDI, BENIGNI, PEDRAZZINI, SILLI e SORTE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          l'ambiente del trasporto ferroviario è da ritenersi, per le modalità di utilizzo, uno dei possibili ambienti di rischio per la diffusione del coronavirus. L'afflusso di un elevato numero di utenti in ambienti chiusi può, infatti, contribuire al diffondersi del contagio;

          per questo motivo, sin dall'inizio del periodo di emergenza sanitaria, l'accesso ai treni è stato costantemente limitato e regolamentato da provvedimenti stringenti;

          le disposizioni adottate non si sono però rivelate, nella pratica, idonee ed utili, ad avviso degli interroganti, per permettere ai viaggiatori di spostarsi in sicurezza. Purtroppo, infatti, le prescrizioni vengono spesso disattese dai viaggiatori ed il personale in forza al settore ferroviario non è in numero sufficiente per verificarne ed imporne il rispetto;

          è divenuta ormai una costante osservare, all'interno dei convogli, soprattutto di quelli con carattere regionale-locale, sia passeggeri senza Dpi, sia l'assenza di dispositivi per l'igienizzazione degli utenti. Nelle stazioni ferroviarie, inoltre, non esistono postazioni volte all'accertamento della temperatura corporea dei viaggiatori che accedono ai treni;

          la situazione è stata aggravata da violente aggressioni contro i capitreno che si sono adoperati affinché venissero rispettate le misure anti-Covid. Da tutta Italia si sono così sollevate richieste di aiuto del personale ferroviario, rivelatosi, nel corso del tempo, insufficiente per numero e strumenti a disposizione a contrastare il fenomeno;

          sono state ipotizzate varie soluzioni, tra cui per esempio quella di sperimentare il doppio capotreno, di istituire le cosiddette squadre di controlleria (formazioni composte da agenti della polizia di Stato e personale ferroviario che potrebbero girare sui convogli per verificare il rispetto delle norme) o di predisporre App telefoniche per la verifica del sovraffollamento dei vagoni e per istituire un canale diretto di comunicazione tra capotreno e forze dell'ordine;

          ad oggi, tuttavia, nessuna soluzione utile è stata adottata e risulta indispensabile che il Governo intervenga immediatamente per superare le problematiche sopra evidenziate per fornire il supporto necessario al personale ferroviario e ai passeggeri in modo che vengano rispettate le norme anti-Covid sui convogli ferroviari –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti di cui in premessa e quali iniziative di competenza intenda adottare perché venga garantito il rispetto delle disposizioni anticontagio da Covid-19 all'interno dei treni e delle stazioni ferroviarie.
(4-06970)


      TONDO e BUBISUTTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          da oltre un anno il tratto di autostrada Udine-Tarvisio in concessione ad Autostrade per l'Italia s.p.a. è interessato da una continua e costante manutenzione. In particolare, si registrano continui lavori nei «pressi» del viadotto sul lago di Cavazzo all'altezza del casello autostradale di Tolmezzo;

          è necessario rilevare che il suddetto tratto autostradale è la primaria via di comunicazione del nostro Paese per il collegamento degli utenti che devono raggiungere l'Italia dal Nord-est europeo e viceversa;

          anche i turisti che raggiungono l'Italia percorrono abitualmente tale tratto di autostrada che come detto è interessato da continui lavori che ovviamente non permettono una viabilità adeguata. In particolare, si riscontrano continue interruzioni con una percorribilità dell'autostrada molte volte limitata ad un'unica corsia;

          anche la polizia stradale ha effettuato opportuni rilievi, ad esempio, in merito alla carente cartellonistica di segnalazione ed alla insufficiente comunicazione delle uscite dal percorso viario. Ciò comporta effettivi e gravi problemi per l'utenza che percorre abitualmente tale autostrada;

          è quindi necessario un intervento che deve essere risolutivo delle gravi problematiche indicate sopra richiamate (ovvero, ad esempio, il ripristino completo della viabilità) ed anche in secondo luogo una comunicazione costante ed idonea a segnalare ad esempio, come detto, le uscite dal percorso viario in modo da fornire agli utenti un'informazione esatta –:

          se non sia necessario chiarire i tempi della realizzazione degli interventi di ripristino completo della viabilità sul tratto autostradale Udine-Tarvisio in ragione, come rilevato in premessa, della fondamentale importanza di questa via di comunicazione sia per la regione Friuli-Venezia Giulia che per l'intero Paese;

          quali siano le motivazioni dei ritardi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in ordine al ripristino della viabilità della tratta autostradale Udine-Trieste e quali iniziative intenda adottare per completare in modo adeguato ed idoneo l'autostrada citata in premessa ed, in particolare, i lavori concernenti il viadotto sul lago di Cavazzo all'altezza del casello autostradale di Tolmezzo.
(4-06976)


      COLUCCI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          Alitalia ha deciso, in drastica controtendenza rispetto al passato, di gestire in autoproduzione con personale proprio e precario le attività di handling del check in e dei servizi di rampa presso l'aeroporto di Milano, da sempre svolte dalla Società Airport Handling;

          questa scelta, determinata dalla nuova gestione Alitalia, sta generando la permanenza in cassa integrazione guadagni straordinaria a carico dei contribuenti di centinaia di lavoratori di Airport Handling e genererà un esubero strutturale di personale della società di handling per la quota significativa di attività del vettore Alitalia sottratta alla società di assistenza sullo scalo milanese –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione di cui in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per ristabilire il necessario equilibrio ed evitare l'esubero di personale.
(4-06986)


      MACCANTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          agli interroganti giungono numerose insistenti segnalazioni in ordine alla pratica – in uso nella città di Torino – di elevare sanzioni per l'attraversamento di un incrocio con semaforo rosso (ex articolo 146, comma 3, del codice della strada), rilevato con il sistema cosiddetto «T-red», anche alle associazioni di volontariato impiegate in servizio di emergenza, nonostante lo stesso codice della strada (articolo 177, comma 2) preveda espressamente una deroga in tal senso per i conducenti delle ambulanze «nell'espletamento di servizi urgenti di istituto, qualora usino congiuntamente il dispositivo acustico supplementare di allarme e quello di segnalazione visiva a luce lampeggiante blu»;

          stando alle segnalazioni provenienti dagli operatori del settore, l'erronea elevazione della sanzione sarebbe dovuta alla difficoltà del sistema cosiddetto «T-red», installato nelle strade di Torino, di rilevare l'accensione del sistema di segnalazione visiva a luce lampeggiante blu;

          alla sanzione pecuniaria indebitamente elevata per la violazione accertata, consegue altresì la decurtazione di 6 punti dalla patente per il conducente del mezzo;

          mentre in sede di ricorso giurisdizionale le associazioni di volontariato sono giustamente in grado di ottenere l'annullamento della sanzione pecuniaria indebitamente elevata, la decurtazione dei punti dalla patente – da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – ha invece luogo, senza che gli autisti volontari delle ambulanze possano ottenere il ripristino dello status quo ante in ordine al numero di punti posseduti –:

          se e quali iniziative di competenza intenda adottare per risolvere questo cortocircuito normativo e amministrativo che porta ad un'indebita e ingiusta vessazione a carico degli autisti volontari delle ambulanze.
(4-06989)


      TIRAMANI, BENVENUTO, BOLDI, CAFFARATTO, GASTALDI, GIACCONE, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, LIUNI, MACCANTI, MOLINARI, PATELLI e PETTAZZI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

          intorno alle 3,30 della notte tra mercoledì 30 settembre e giovedì 1° ottobre 2020, sull'Autostrada dei trafori (A26), nel territorio di Carpignano Sesia (NO), si è verificato un drammatico incidente che ha provocato la morte di due automobilisti – i calciatori Simonluca Agazzone, 39 anni, di Bogogno (NO) e Matteo Ravetto, 32, di Gattinara (VC) – ed il ferimento di un terzo soggetto;

          da una prima ricostruzione fatta dagli agenti della polizia stradale della sottosezione di Romagnano Sesia, pare che l'auto in viaggio verso Gravellona Toce (VCO), abbia urtato dei cinghiali presenti in carreggiata;

          non è il primo episodio di animali selvatici presenti sulla Autostrada dei trafori (A26) ed in particolare sul tratto citato, che mettono a repentaglio l'incolumità degli automobilisti, cagionandone talvolta la morte, come nel caso sopra esposto –:

          se e quali iniziative di competenza intenda attivare, di concerto con la società concessionaria e con tutti gli attori istituzionali interessati, per aumentare la sicurezza dell'Autostrada dei trafori (A26), sovente compromessa dalla presenza di animali selvatici sulla carreggiata.
(4-06994)


      MAGGIONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il Ministro interrogato, intervistato dall'agenzia di stampa Dire a margine di un convegno al Politecnico di Milano il 25 settembre 2020, ha affermato che «Il progetto precedente sulla Malpensa-Vigevano non è bloccato, semplicemente non si farà. Stiamo lavorando ad un altro progetto che peraltro potrebbe essere pronto abbastanza velocemente, verso la fine dell'anno». Secondo l'esponente governativo «avrà un impatto migliore e più risolutivo in termini di collegamento», e verrà sottoposto agli enti locali coinvolti;

          come noto, la superstrada Vigevano-Malpensa, primo stralcio Magenta-Vigevano, tratte A e C, è un'opera di carattere strategico del programma «legge obiettivo» e fa parte dei corridoi autostradali e stradali della Lombardia, – «Accessibilità Malpensa»;

          la Vigevano-Magenta, con la variante di Abbiategrasso, è un'opera importantissima per l'area metropolitana milanese, in quanto completa lo scacchiere viabilistico verso Malpensa;

          l'opera in esame è inserita nel primo programma delle infrastrutture strategiche ed è compresa nei progetti infrastrutturali previsti per l'accessibilità dell'aeroporto di Malpensa 2000, convenzione del 29 ottobre 1999 e atto aggiuntivo del 17 marzo 2014; è tra quelle dell'Intesa generale quadro tra regione Lombardia dell'11 marzo 2003 ed è inserita nel protocollo di intesa per l'accessibilità ferroviaria e stradale a Malpensa del 26 marzo 2007 tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, regione Lombardia, provincia di Varese, Anas e Rete ferroviaria italiana. Il suddetto intervento è stato quindi inserito nel piano pluriennale Anas 2016-2020;

          la superstrada è un'opera da tempo promossa, voluta e sostenuta da tutte le associazioni di categoria del territorio fra le quali in primis Assolombarda, dai sindaci del territorio e delle città di Vigevano e Abbiategrasso, nonché da cittadini e imprese;

          l'obiettivo dell'infrastruttura è migliorare il collegamento fra Milano e Malpensa, connettendo la strada statale 11 «Padana Superiore» a Magenta con la Tangenziale ovest di Milano, nonché con Vigevano, fino al nuovo ponte sul fiume Ticino che avrebbe così il suo naturale collegamento;

          proporre un nuovo progetto, come sostenuto dal Ministro interrogato, significa semplicemente ripartire dall'inizio perdendo tutte le autorizzazioni e tutti i finanziamenti e che quindi nell'ipotesi più ottimistica occorreranno molti anni per poter vedere l'opera completata;

          le discutibili scelte imprenditoriali di Alitalia che abbandona Malpensa, le proposte normative volte alla revoca della concessione ferroviaria regionale di Ferrovie Nord, ed infine i ripensamenti sulla superstrada di Vigevano, rappresentano evidentemente finalità politiche mascherate da scelte industriali;

          la situazione della Vigevano-Malpensa rischia di passare alla storia come l'ennesima, paradossale, vicenda della burocrazia che frena in modo drammatico lo sviluppo infrastrutturale del Paese e della Lombardia in particolare. Un'opera di cui si parla (e si progetta) da decenni, invocata a gran voce dalle categorie produttive e dai lavoratori per migliorare i collegamenti tra la Lomellina e il resto della Lombardia, approvata a cavallo di maggioranze di Governo di segno opposto –:

          se il Ministro interrogato intenda chiarire i tempi esatti per la progettazione dell'opera, la sua cantierizzazione nonché la realizzazione della stessa e se il nuovo progetto sia stato concertato anche con la regione Lombardia ed i comuni ricadenti nel territorio di passaggio dell'infrastruttura.
(4-06996)

INTERNO

Interpellanza:


      Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

          due immigrati nigeriani Lucky Onye e Augustine Johnson sono stati sorpresi dai carabinieri martedì 29 settembre 2020 a Vicenza mentre vendevano eroina e cocaina;

          sono stati immediatamente arrestati;

          il pubblico ministero, tuttavia, ritenendo che la qualità di stupefacente in loro possesso fosse modesta e non giustificasse un processo per direttissima, li ha rimessi in libertà in poche ore. La notizia è stata commentata con delusione dal sindaco di Vicenza, avvocato Francesco Rucco, molto impegnato sul fronte della sicurezza cittadina;

          poiché, per quanto risulta dalle cronache di stampa, i due immigrati hanno precedenti penali, e sono socialmente pericolosi, dovrebbero sussistere i presupposti quantomeno per la loro espulsione dal territorio dello Stato –:

          se intenda verificare la sussistenza dei presupposti per avviare l'iter per l'espulsione dal territorio dello Stato italiano di Lucky Onye e Augustine Johnson.
(2-00949) «Zanettin».

Interrogazione a risposta in Commissione:


      D'ATTIS. — Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          i soggetti che sono subentrati, a seguito di assegnazione del bando pubblico da parte della prefettura di Brindisi, nella gestione del Cara e del Cpr del centro Restinco di Brindisi non hanno riassorbito tutto il personale precedentemente impiegato nell'attività del centro, nonostante il bando della prefettura prevedesse esplicitamente la così detta clausola sociale. L'articolo 1, comma 10, della legge n. 11 del 2016, stabilisce che in caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente pubblico, il rapporto di lavoro continua con l'appaltatore subentrante, secondo le modalità e le condizioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro applicati e vigenti alla data del trasferimento;

          a seguito di un tavolo sindacale con la prefettura di Brindisi, infatti, le società aggiudicatarie si sono determinate alla presa in carico dei soli addetti all'accoglienza, ma con una drastica riduzione dell'orario di lavoro: da 36 ore settimanali, i dipendenti, pur di non perdere il posto di lavoro, hanno firmato un contratto per 12 ore;

          al momento, a quanto consta all'interrogante, non sono state invece riassunte 12 figure professionali che operavano precedentemente nel centro con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

          poiché nel bando pubblicato dalla prefettura di Brindisi, come già sottolineato, era espressamente prevista l'applicazione della clausola sociale e le figure professionali, al momento non riassunte, svolgono comunque attività essenziali nell'ambito del Cara e del Cpr, la vertenza aperta dalle ditte subentranti, a giudizio dell'interrogante, non ha alcuna giustificazione ed è necessario tutelare il diritto dei lavoratori a conservare il proprio posto di lavoro –:

          quali iniziative intendano assumere, per quanto di competenza, i Ministri interrogati, al fine di garantire la piena e integrale applicazione della clausola sociale a favore delle figure professionali attualmente non riassunte;

          se si siano già verificati altri casi simili a quello riportato in premessa in cui a seguito di gara pubblica indetta da una prefettura, con esplicita applicazione della clausola sociale, questa non sia stata integralmente applicata dai soggetti aggiudicatari.
(5-04701)

Interrogazioni a risposta scritta:


      ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          nonostante il recente incontro avvenuto tra il Ministro interrogato e l'omologo Ministro algerino Kamel Beldjoud e le dichiarazioni circa la collaborazione in corso con le autorità algerine per contrastare l'immigrazione irregolare verso il nostro Paese, le cronache di questi giorni testimoniano invece che i flussi migratori illegali dall'Algeria verso le coste meridionali della Sardegna stanno ancora continuando senza sosta;

          difatti, tra il 21 e il 22 settembre 2020, nel giro di poche ore, sono sbarcati sulle coste del Sulcis complessivamente ben trentanove immigrati clandestini;

          in particolare, secondo quanto riportato dalla stampa, dopo un primo barchino, con a bordo sei immigrati irregolari, approdato il 21 settembre 2020 direttamente sulla spiaggia di Tuerredda, a Teulada, gli sbarchi sono poi proseguiti ininterrottamente nel corso del pomeriggio e della notte;

          dapprima dieci immigrati di nazionalità algerina sono stati fermati dalla polizia a Sant'Antioco mentre cercavano di allontanarsi poco dopo lo sbarco, successivamente un'altra piccola imbarcazione, con a bordo altri sei immigrati, è stata intercettata dalla Guardia di finanza e poi scortata fino al porto di Teulada;

          infine, la mattina del 22 settembre altri diciassette algerini sono stati fermati dai carabinieri di Tratalias e Narcao, sempre nel Sulcis, mentre si allontanavano dalla spiaggia di Porto Pino, nel comune di Sant'Anna Arresi, dove erano appena approdati a bordo di una piccola imbarcazione; sempre a quanto riferito dalla stampa, tutti i trentanove immigrati sarebbero stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Monastir, nonostante lo stesso già versi in condizione di gravissime criticità per il sovraffollamento e la mancanza di adeguate misure di sicurezza al suo interno, dove, dopo visite mediche e identificazioni, dovrebbero rimanere in quarantena;

          quanto sopra, oltre a testimoniare il protrarsi dell'emergenza degli arrivi di immigrati irregolari sulle coste del Sud della Sardegna, nonostante le ripetute segnalazioni delle amministrazioni locali già negli scorsi mesi e dell'interrogante con precedenti atti di sindacato ispettivo (nn. 4/06178, 4/06030, 4-06373, n. 4-06442, 4-06475, 3-01751), attesta la mancata adozione di adeguate misure volte a contrastare efficacemente i flussi migratori dall'Algeria ancora oggi, a dispetto delle ultime dichiarazioni rilasciate dal Ministro interrogato circa le intese con le autorità algerine –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali iniziative abbia adottato o intenda adottare nell'immediato, anche a seguito dell'incontro tenutosi ad Algeri il 15 settembre 2020 per fermare i flussi migratori illegali verso le coste della Sardegna nonché per procedere all'immediato rimpatrio degli immigrati irregolari finora giunti illegalmente sull'isola.
(4-06969)


      COMENCINI e VALBUSA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          dopo tanti anni si è conclusa la vicenda legale e giudiziaria tra il comune di Bardolino, in provincia di Verona, e il privato proprietario dell'immobile dove risiedeva il distaccamento della polizia stradale di Bardolino che voleva rientrare in possesso dell'immobile concesso in locazione al comune e che aveva ottemperato al contratto comunicando per tempo la data di regolare disdetta del contratto entro il 31 dicembre 2008;

          da allora si è andati avanti con impugnative da parte del comune e ordinanze fino a che, il 2 ottobre 2019, il Tar ha emesso la sentenza definitiva di ottemperare alla fine locazione, nominando il prefetto Donato Cafagna come commissario ad acta per compiere gli atti necessari;

          il prefetto ha quindi aperto un tavolo di lavoro per risolvere la questione individuando una soluzione che ha consentito agli agenti di rimanere presso la sede storica di via Leopardi fino alla fine di settembre 2020 per poi traslocare a Peschiera sul Garda, all'interno della scuola di polizia, in maniera temporanea e fino alla costruzione della nuova caserma a Calmasino, in zona artigianale, su terreno di proprietà comunale, come ha deciso il consiglio comunale all'unanimità con la delibera del 7 agosto 2020;

          il Siulp provinciale però, come riportano diversi articoli di stampa locale che sono intervenuti sulla vicenda, lamenta forti preoccupazioni con riguardo alla tempistica per la costruzione di una nuova caserma, preoccupazioni più che fondate viste tutte le lungaggini burocratiche, le mancate prese di posizione e decisioni da parte soprattutto delle amministrazioni locali, più volte chiamate a condividere soluzioni che garantissero la permanenza della polizia stradale a Bardolino che peraltro dura da oltre 70 anni;

          ad oggi, infatti, a dimostrazione dei timori del Sindacato, non risulta ancora chiaro se l'amministrazione comunale di Bardolino intenda procedere con la costruzione di una nuova caserma, come sembra, oppure se prosegua l'ipotesi di spostare la polizia stradale al circolo anziani di Piazzale Gramsci, di proprietà dello Stato, dal momento che, per questa seconda ipotesi, risulta pendente un ricorso che il comune di Bardolino ha fatto nei confronti dell'Agenzia del demanio del Veneto che, il 16 luglio 2020, aveva invitato il comune di Bardolino a rilasciare spontaneamente il bene demaniale libero e vuoto da persone e cose entro venti giorni al fine di concederlo alla polizia stradale –:

          se intenda chiarire quanto prima quali siano gli intendimenti con riguardo alla nuova sede del distaccamento della polizia stradale di Bardolino, posto che gli agenti sono ora solo momentaneamente ospitati all'interno della scuola di polizia di Peschiera sul Garda e che 15 famiglie hanno necessità di sapere dove saranno collocate nel prossimo futuro.
(4-06978)


      CIRIELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          organi di stampa hanno riportato la tragica notizia della morte di Don Roberto Malgesini, 51 enne, valtellinese di Cosio, ucciso a coltellate sotto il suo alloggio a Como in Piazza San Rocco da un tunisino di 53 anni, pregiudicato e senza permesso di soggiorno;

          Don Roberto, definito da tutti il «prete degli ultimi», proprio per il suo forte impegno assistenziale ad immigrati ed emarginati, avrebbe visto la sua fine proprio per mano di uno di quegli uomini in difficoltà che più volte aveva aiutato;

          sembrerebbe, infatti, che a ferire a morte il parroco con molteplici fendenti, tra cui uno letale al collo, sarebbe stato proprio un immigrato tunisino, il quale, intercettato il sacerdote nel piccolo parcheggio davanti alla parrocchia di San Rocco, immotivatamente e con brutale ferocia, lo avrebbe aggredito fino a lasciarlo in fin di vita nei pressi della chiesa;

          inutili sarebbero stati i soccorsi dei sanitari che, giunti sul posto, avrebbero potuto soltanto constatare il decesso del prete, mentre l'immigrato, dopo il brutale misfatto, si sarebbe recato presso la vicina caserma dei carabinieri per costituirsi;

          l'assassino, di poi, sarebbe stato anche deferito all'autorità giudiziaria per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, in quanto avrebbe aggredito gli agenti della polizia penitenziaria, mentre gli notificavano il provvedimento di trasferimento al carcere di Monza;

          come riportato da organi di stampa, l'assassino di Don Roberto, già condannato in passato per maltrattamenti in famiglia ed estorsione, dal 2014 risultava immigrato irregolare in quanto sprovvisto di regolare permesso di soggiorno e destinatario di ben due decreti di espulsione; tale gravissimo e tragico accadimento appare ancora più angosciante nella misura in cui si sarebbe potuto evitare, laddove si fosse proceduto alla effettiva esecuzione dei predetti decreti di espulsione che avrebbero comportato il rimpatrio dell'immigrato e, con tutta probabilità, salvato la vita del sacerdote;

          la gravità dei fatti esposti in premessa non fa altro che confermare l'insuccesso di una certa politica «ipocrita» e «buonista» che limitandosi unicamente a sventolare la bandiera dell'accoglienza, apparirebbe non solo incapace di garantire l'effettiva integrazione degli immigrati – molto spesso assoldati dalla criminalità organizzata –, ma anche e soprattutto l'incolumità dei cittadini –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare al fine di accertare eventuali responsabilità degli organi periferici competenti in materia di espulsione, anche mediante l'avvio, presso le stesse, di iniziative ispettive e, se non intenda verificare che la normativa vigente in materia di espulsione sia idonea a consentire a prefetture e questure di dare piena attuazione alle predette procedure di espulsione.
(4-06992)


      ZOFFILI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          secondo quanto riportato dalla stampa, lunedì 29 settembre 2020 due immigrati irregolari di nazionalità tunisina, di cui un risultato addirittura essere positivo al Covid-19, sarebbero fuggiti dal centro di accoglienza di Monastir, per andare a rubare degli alcolici in un negozio nel comune di San Sperate, ad alcuni chilometri di distanza;

          i due sarebbero stati colti in flagrante e fermati dai carabinieri, allertati dai dipendenti del negozio, mentre tentavano di allontanarsi con le bottiglie rubate e sarebbero stati, dunque, denunciati per furto aggravato;

          da notizie di stampa si apprende altresì che uno dei due sarebbe stato denunciato anche per condotta lesiva per l'incolumità pubblica, per la quarantena non rispettata in seguito alla positività al Covid-19;

          quanto accaduto rappresenta l'ennesimo e gravissimo episodio che vede coinvolto il centro di accoglienza di Monastir e dimostra non solo l'assoluta inadeguatezza di questa struttura ma altresì la necessità di incrementare la presenza di forze dell'ordine per il suo presidio, nonostante il Ministro interrogato abbia recentemente dichiarato di non ritenerlo necessario durante l'audizione presso il Comitato parlamentare Schengen –:

          se il Ministro sia a conoscenza di quanto esposto in premessa, se, alla luce anche dell'ultimo gravissimo episodio sopra riportato, non ritenga opportuno potenziare la dotazione di personale delle forze dell'ordine per la sorveglianza del centro di accoglienza di Monastir e quali iniziative di competenza abbia posto in essere al fine di procedere all'espulsione e all'immediato rimpatrio degli immigrati irregolari presenti all'interno della struttura, in particolare di quelli che violano le disposizioni inerenti al prescritto periodo di quarantena e che così espongono a gravissimi rischi la salute della popolazione sarda.
(4-06993)


      LOLLOBRIGIDA e GEMMATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          nella città di Bari continuano a ripetersi con inaudita frequenza episodi in cui in piena notte i cittadini vengono svegliati dalle esplosioni di fuochi d'artificio proprio in mezzo ai palazzi;

          fatto ancora più sconcertante è che tali manifestazioni sono da ricondurre alle attività dei clan della criminalità organizzata, che a volte festeggiano in questo modo l'uscita dal carcere di loro affiliati o il compleanno di singoli membri, e altre volte in questo modo lanciano dei messaggi tra i clan dei diversi quartieri su droga e denaro;

          il fenomeno interessa numerosi quartieri, Carrassi, San Girolamo, Japigia, Libertà, fino al lungomare Nazario Sauro e la spiaggia di Pane e pomodoro, e non sembra arrestarsi nonostante i ripetuti appelli dei residenti al sindaco della città di Bari e presidente nazionale dell'Associazione dei comuni italiani, Antonio Decaro;

          secondo alcuni residenti anche le segnalazioni alle forze dell'ordine fatte quasi ogni sera dagli esasperati abitanti dei quartieri interessati «non vengono neppure prese in considerazione e non arriva mai nessuna pattuglia»;

          i continui «festeggiamenti» fatti dai clan non solo arrecano grave disturbo alla quiete pubblica, ma costituiscono anche un esempio intollerabile sotto il profilo sociale e della coscienza civica di ogni cittadino, oltre a rappresentare un evidente pericolo per l'incolumità fisica e, in alcuni casi, per la sicurezza degli edifici presso i quali si fa uso o viene indebitamente custodito il materiale pirotecnico –:

          se sia informato dei fatti esposti in premessa, e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere in merito, al fine di ristabilire l'ordine nella città.
(4-06995)

ISTRUZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


      VARCHI. — Al Ministro dell'istruzione, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          resta incerto il futuro di oltre 4 mila addetti alle pulizie delle scuole statali rimasti esclusi dal processo di internalizzazione che ha visto l'assunzione come personale Ata, ossia collaboratori scolastici, di 11 mila operatori in tutta Italia;

          si tratta di lavoratrici e lavoratori, madri e padri di famiglia, ancora dipendenti di aziende e cooperative in appalto e non riassorbiti come collaboratori scolastici interni e che, ad oggi, sono ancora in attesa di risposte, senza nessun aiuto o ammortizzatore sociale;

          al momento, questi lavoratori permangono in una situazione di stallo, considerati in sospensione lavorativa nelle previsioni di cui all'articolo 34 del contratto collettivo nazionale del lavoro di riferimento, che non permette agli stessi di accedere nemmeno alla Naspi, con il timore che le aziende attivino le procedure di licenziamento collettivo di cui agli articoli 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223;

          tale situazione è ancora più paradossale se si considera che la sicurezza nelle scuole, ora più che mai, passa attraverso una corretta igienizzazione e sanificazione, come denunciato dai sindacati di categoria: «Lavoratori a casa, imprese in difficoltà e scuole con meno servizi di sanificazione proprio mentre l'emergenza Coronavirus richiede servizi supplementari professionali e maggiore personale. (...) Di fronte all'assenza di proposte del Governo per risolvere il problema degli esuberi, siamo stati costretti a chiudere in modo negativo la procedura di licenziamento collettivo. Malgrado questo, il sistema delle imprese farà il possibile per arginare i danni per i lavoratori e le aziende» –:

          se il Governo non ritenga di dover aprire un tavolo di confronto urgente per definire la situazione di chi si occupava dei servizi come dipendente di aziende e cooperative in appalto e non è stato riassorbito come collaboratore scolastico interno;

          se non si ritenga di procedere immediatamente alla seconda fase del concorso per titoli e servizio che potrà portare all'immissione in ruolo dei lavoratori ancora oggi esclusi;

          per quali ragioni questi lavoratori non vengano impiegati per le operazioni di pulizia e sanificazione che ogni scuola dovrà fare più volte al giorno per ridurre il rischio di contagio da Covid-19.
(4-06972)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      GEMMATO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          tramite circolare n. 107 del 23 settembre 2020, avente ad oggetto il riconoscimento del cosiddetto «incremento al milione» dal compimento del diciottesimo anno di età nel confronti dei soggetti invalidi civili totali, sordi o ciechi civili assoluti titolari di pensione o che siano titolari di pensione di inabilità di cui all'articolo 2 della legge 12 giugno 1984, n. 222, l'articolo 38, comma 4, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, così come modificato dall'articolo 15 del decreto-legge 14 agosto 2020 n. 104; nonché considerata la sentenza della Corte Costituzionale n. 152 del 23 giugno secondo la quale «... il requisito anagrafico di sessanta anni è irragionevole e discriminatorio perché il soggetto totalmente invalido, pur se di età inferiore ai sessanta anni, si trova in una situazione che non è certo meritevole di minor tutela rispetto a quella in cui si troverebbe al compimento del sessantesimo anno di età...», l'Inps ha fornito indicazioni e chiarimenti in merito all'attuazione delle citate disposizioni;

          la circolare fornisce «... indicazioni e chiarimenti in merito all'attuazione dell'articolo 15 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, nella parte in cui, nel recepire la sentenza della Corte Costituzionale n. 152 del 23 giugno 2020, estende ai soggetti invalidi civili totali o sordi o ciechi civili assoluti titolari di pensione o che siano titolari di pensione di inabilità di cui all'articolo 2 della legge 12 giugno 1984, n. 222, di età compresa tra i diciotto e i sessanta anni, i benefici di cui all'articolo 38, comma 4, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, finora spettanti ai soggetti con più di sessanta anni di età...»;

          la circolare ha indicato, agli invalidi civili totali, ciechi assoluti e sordi titolari di pensione di inabilità, i requisiti anagrafici e reddituali per beneficiare, a decorrere dal 20 luglio 2020, del diritto alla maggiorazione economica che garantisce un reddito complessivo pari, per il 2020, a 651,51 euro per tredici mensilità;

          con riferimento ai requisiti reddituali, la circolare indica che, per avere diritto al beneficio, sono necessari i seguenti requisiti reddituali:

          a) il beneficiario non coniugato deve possedere redditi propri non superiori a 8.469,63 euro (pari all'importo massimo moltiplicato per tredici mensilità);

          b) il beneficiario coniugato (non effettivamente e legalmente separato) deve possedere: redditi propri di importo non superiore a 8.469,63 euro; redditi cumulati con quello del coniuge di importo annuo non superiore a 14.447,42 euro;

          tra le indicazioni si rileva che «...Ai fini della valutazione del requisito reddituale concorrono i redditi di qualsiasi natura, ossia i redditi assoggettabili ad Irpef, sia a tassazione corrente che a tassazione separata, i redditi tassati alla fonte, i redditi esenti da Irpef, sia del titolare che del coniuge...»;

          da quanto si evince da fonti di stampa, sembrerebbero sussistere proteste da parte di soggetti invalidi che lamenterebbero soglie relative proprio ai predetti requisiti reddituali troppo basse, facilmente superabili, nonostante non configurino redditi alti e tali da poter vivere dignitosamente, e tali, dunque, da non consentire a molti di poter beneficiare degli incrementi disposti dalla recente normativa e di vivere una vita dignitosa, nonostante si possa essere affetti da una invalidità civile totale –:

          se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se gli stessi corrispondano al vero;

          se i fatti esposti in premessa corrispondono al vero, se intenda porre in essere iniziative di propria competenza volte a prevedere un innalzamento delle soglie relative ai requisiti reddituali indicati nella circolare per consentire al maggior numero possibile di persone con invalidità, effettivamente bisognose di queste prestazioni e i cui redditi percepiti non consentano loro di vivere dignitosamente, di poter beneficiare della maggiorazione economica delle relative pensioni.
(5-04702)

Interrogazione a risposta scritta:


      VALLASCAS. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          la cooperativa «Sistema Museo Arl di Perugia», — azienda con oltre duecento soci — dal 1990 opera in tutta Italia attraverso appalti, principalmente con enti pubblici, nel settore della gestione e valorizzazione dei beni museali, artistici, culturali e archeologici;

          da quanto riportano numerosi organi di stampa nazionali, emergerebbe una generalizzata situazione di grave disagio del personale, dovuto a demansionamento, sottoretribuzione, disconoscimento di professionalità delle prestazioni e conseguente svilimento della dignità del lavoro e dei lavoratori, per effetto di una migrazione contrattuale, dal settore turismo a quello multiservizi, decisa unilateralmente dalla cooperativa;

          la situazione sarebbe ulteriormente aggravata dal fatto che «Sistema Museo», con l'imposizione di ordini di servizio, pretenderebbe che i lavoratori continuino a svolgere le stesse mansioni, con medesimi obblighi e responsabilità, e avrebbe anche inviato lettere di contestazione agli addetti che si sarebbero, viceversa, attenuti al rispetto di quanto previsto dal livello mansionario del nuovo contratto;

          il quotidiano l'Unione Sarda del 5 agosto 2020, nel ricostruire la situazione del personale, scrive che «La paga è striminzita, fioccano (rivelano i sindacati) le contestazioni ai lavoratori e i musei aprono solo pro forma», mentre «sono costretti nel limbo circa venti professionisti che da 20 anni si occupano delle guide, della manutenzione e delle attività in siti di prestigio, come il Sistema Museale di Carbonia e il contesto archeologico di Montessu»;

          il nuovo accordo aziendale, come riporta il quotidiano, sarebbe stato sottoscritto durante l'emergenza Covid-19 [...] con due sindacati e nel silenzio più assoluto, riferiscono i rappresentanti sindacali aziendali della Sardegna. Il terzo non sarebbe stato convocato né avvisato dall'azienda, escludendolo, inspiegabilmente, dal tavolo sindacale cui era partecipe attivo. [...] Così, al rientro dal lockdown, il personale avrebbe preso servizio «inquadrato con un livello mansionario totalmente inadeguato [...] e paga limata» con una retribuzione ridotta a poco più di 6 euro lorde all'ora;

          gli amministratori di «Sistema Museo», inoltre si opporrebbero sistematicamente, basandosi sulla normativa riguardante le Spa, alle legittime richieste dei soci di bilanci chiarificati, indispensabili per avere un quadro esaustivo riguardo l'amministrazione della cooperativa;

          a motivo di ciò, i rappresentanti sindacali aziendali avrebbero fatto ben due richieste di revisione straordinaria al Ministero dello sviluppo economico nel luglio 2020;

          il sindacato sarebbe intervenuto a tutela dei lavoratori, denunciando la violazione l'articolo 3 della legge n. 142 del 2001 e avrebbe indetto lo stato di agitazione;

          sarebbero in corso, altre sarebbero imminenti, messe in mora e vertenze da parte dei lavoratori iscritti nei territori di Sardegna, Friuli, Marche, Puglia e Umbria;

          da quanto esposto, emergerebbe che in Italia opererebbe, nella gestione dei beni culturali, con accesso a bandi e finanziamenti pubblici, un organismo che, grazie a una modifica unilaterale del contratto (professionalmente ed economicamente, più svantaggioso per i lavoratori, ma più redditizio per il datore di lavoro), trarrebbe un indebito vantaggio economico a danno dei lavoratori e degli altri concorrenti del settore;

          si stima che l'Italia concentri la maggior parte dei beni culturali esistenti al mondo: una circostanza che imporrebbe maggior rigore e maggiore vigilanza nei bandi di selezione degli organismi privati che si candidano a gestire siti pubblici, soprattutto per quanto attiene la gestione del personale addetto ai beni, la valorizzazione delle professionalità e il rispetto della dignità del lavoro –:

          quali iniziative intenda adottare il Governo, per quanto di competenza, anche di natura ispettiva, per fare in modo che la cooperativa di cui in premessa rispetti professionalità, competenze e dignità dei lavoratori, nel delicato e strategico settore della gestione dei beni pubblici;

          se non intenda adottare, per quanto di competenza, iniziative, anche di natura normativa, per imporre ai soggetti privati che si candidano alla gestione dei beni culturali pubblici l'obbligo di valorizzazione del personale addetto.
(4-06982)

POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      MORRONE, RAFFAELLI, VIVIANI, BUBISUTTI, CECCHETTI, GASTALDI, GOLINELLI, LIUNI, LOLINI, LOSS e MANZATO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

          è notizia di questi giorni l'allarme lanciato dal Consorzio vongolari della provincia di Rimini, che comprende trentasei barche che operano tra Cattolica e Cesenatico, relativo alla moria di vongole nel mar Adriatico, in particolare nelle aree di Zadina e Tagliata di Cervia; la moria delle vongole e degli altri molluschi riguarda circa il 90 per cento del pescato che risulta irrimediabilmente compromesso;

          secondo Arpae Emilia-Romagna, attraverso la struttura oceanografica Daphne, la moria delle vongole sarebbe da imputare agli eventi eutrofici, ovvero la mancanza di ossigeno sui fondali. Infatti, nell'area interessata sono state rilevate bassissime concentrazioni di ossigeno, tendenti all'ipossia-anossia, un fenomeno che crea condizioni non idonee alla vita di organismi marini bentonici, che vivono sui fondali; le cause sono per lo più riconducibili alla crescita di microalghe dovute ad apporti di acqua dolce dai bacini costieri, dalla persistenza di condizioni di mare calmo, dallo scarso idrodinamismo che non facilita il miscelamento/diluizione delle acque e dalle alte temperature (26 gradi);

          la specie di vongole interessata da questo fenomeno è quella della Chamelea gallina che viene pescata a 1-1,5 miglia dalla costa dove con più fatica avviene il ricambio dell'acqua;

          i pescatori in questi giorni stanno raccogliendo solo gusci vuoti e vongole morte ed è forte la preoccupazione tra gli operatori, perché essendo la moria delle vongole un problema generalizzato e pressoché totale, non sanno chissà quanto tempo sarà necessario per ritornare ad una situazione di normalità;

          il fenomeno ha ricadute molto serie sul comparto ittico di Ravenna che coinvolge circa 50 famiglie che vedono vanificato il lavoro e la fatica degli ultimi tre anni; quindi, è necessario intervenire urgentemente a tutela dei pescatori;

          il problema della raccolta dei molluschi a Cesenatico, inoltre, si somma ai pochi giorni di pesca a disposizione dei pescatori a causa della scarsità di materia prima. Situazione che si manifesta da tempo e che stava già mettendo a rischio un'attività economica vitale per molte famiglie;

          il Fondo di solidarietà nazionale della pesca e acquacoltura è destinato alla concessione di contributi compensativi finalizzati alla ripresa economica e produttiva delle imprese di pesca e acquacoltura per far fronte ai danni alle strutture produttive e alla produzione nel settore causati da avversità atmosferiche di eccezionale intensità; sarebbe opportuno che questo fondo venga attivato anche in questa occasione, essendo questo fenomeno paragonabile ad un evento eccezionale; certo non è un intervento risolutivo ma può certamente aiutare –:

          quali iniziative urgenti intenda mettere in atto a tutela dei pescatori di vongole della regione Emilia-Romagna nonché per l'attivazione del fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell'acquacoltura al fine di riparare i danni subiti dalle imprese colpite dalla moria delle vongole dell'Adriatico.
(5-04698)

Interrogazione a risposta scritta:


      GALIZIA. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          in sede di conversione in legge del cosiddetto decreto Rilancio, avvenuta il 17 luglio 2020, è stata attuata una revisione delle agevolazioni a favore dei settori dell'agricoltura, pesca e acquacoltura;

          in particolare, con riferimento al comparto ittico è stato introdotto un bonus di 950 euro per il mese di maggio 2020 a favore dei pescatori autonomi, compresi i soci di cooperative, che esercitano professionalmente la pesca in acque marittime, interne e lagunari, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, ad esclusione della gestione separata;

          l'indennità, che non concorrerà alla formazione del reddito, è stata pensata con l'obiettivo di mitigare l'impatto del blocco delle attività per una categoria di lavoratori duramente colpita dall'emergenza dettata dal Covid-19 e inizialmente esclusa dai bonus previsti nell'ambito del decreto «cura Italia»;

          a distanza di oltre due mesi dall'approvazione della legge di conversione del decreto suddetto, risultano non pervenute le indennità destinate ai pescatori, lasciando, di fatto, questa categoria priva di aiuti che avrebbero certamente permesso di fronteggiare gli effetti negativi dell'emergenza Covid-19;

          il comparto della pesca, infatti, ha subito pesantemente gli effetti pandemici e, sebbene il lockdown sia fortunatamente un ricordo, il periodo resta difficile, a causa in particolare del calo delle vendite di prodotti verso il settore horeca e della riduzione del turismo –:

          sulla base di quanto esposto in premessa e dell'evidente perdurare della situazione di crisi per il settore della pesca, se e quali iniziative il Governo intenda adottare per garantire l'erogazione, nel più breve tempo possibile, dei contributi attesi e disposti dal decreto «Rilancio» e non ancora giunti ai diretti beneficiari.
(4-06973)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


      SARLI, MAMMÌ, MASSIMO ENRICO BARONI, PENNA e NAPPI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

          il 4 agosto 2020 sono scattati i nuovi criteri ambientali minimi per la ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari emanati con decreto ministeriale del 10 marzo 2020 grazie ai quali si valorizzino i prodotti a chilometro 0 e filiera corta, la riduzione dell'impronta ambientale del servizio con più menù dal minor consumo di proteine animali e a impatto ambientale;

          il decreto ministeriale prevede criteri differenziati per la refezione nelle scuole, inclusi gli asili nido; negli uffici, università e caserme e negli ospedali e strutture assistenziali, socio-sanitarie e detentive e solo in relazione agli uffici, università e caserme di cui alla lettera «D» dell'allegato del decreto ministeriale è prevista una rotazione dei menù da includere più pasti vegetariani/vegani: è stabilito che vi sia «un giorno esclusivamente vegetale minimo 1 volta ogni 2 settimane e almeno un piatto “vegetariano”, contenente anche proteine vegetali, al giorno»;

          anche nella refezione scolastica, le «Linee della Salute per la ristorazione scolastica» del 2010 prevedono che: «vanno assicurate anche adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali. Tali sostituzioni non richiedono certificazione medica, ma la semplice richiesta dei genitori»;

          il 24 ottobre 2018, la XII Commissione della Camera, ha approvato una risoluzione per sostenere nelle scuole piani di educazione alimentare;

          il 13 novembre 2019, la Camera ha approvato la mozione n. 1-00082 che impegna il Governo ad azioni anti-obesità: al 6° capoverso del dispositivo c'è quella di esplicitare che non c'è obbligo di erogazione quotidiana di proteine animali nelle mense pubbliche e di favorire un approccio culturale sull'assunzione del corretto quantitativo di proteine e di aminoacidi essenziali anche con sole proteine vegetali;

          i nuovi «criteri ambientali minimi per la ristorazione collettiva» non prevedono per la scuola di cui alla lettera «C» del decreto ministeriale (nonché per le strutture ospedaliere/assistenziali, socio-sanitarie e detentive) una previsione per introdurre un più consistente ricorso a menù vegetariani e/o vegani, determinando una disparità di trattamento tra utenti nei confronti dei quali deve essere prevista una educazione alimentare per aumentare i consumi a impatto ridotto;

          è previsto che: «I pasti devono essere composti da una o più porzioni tra frutta, contorno, primo e/o secondo piatto costituiti interamente da cibi biologici (o qualificati DOP, con certificazione SQNPI, SQNZ) o, se previsti, da piatti unici con uno o più degli ingredienti principali biologici o altrimenti qualificati così che, per ciascuna delle categorie di alimenti sotto elencate, sia garantita su base trimestrale la somministrazione di alimenti con i seguenti requisiti: ...», nulla aggiungendo in merito all'introduzione periodica di menù vegetariani/vegani;

          permane la mancanza di previsioni che contemplino l'introduzione di criteri premiali per aziende che, nei bandi di gara per l'erogazione del servizio di refezione scolastica, assicurino una più ampia offerta di menù anche senza proteine animali –:

          se il Governo non ritenga di adottare iniziative per chiarire che le scelte vegetariane quotidiane e quindicinali previste per ospedali e uffici si applicano anche alla scuola;

          se il Governo non intenda prevedere iniziative di competenza per istituire criteri premianti uniformi a beneficio delle aziende che si impegnino a garantire più menù vegetariani e vegani di qualità.
(5-04700)

Interrogazioni a risposta scritta:


      LOCATELLI, BOLDI, CAVANDOLI, COLMELLERE e PANIZZUT. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          il disordine di regole intorno alla gestione dei casi asintomatici, in specie con la riapertura delle scuole, e le diverse risposte da regione a regione nell'attuazione dei protocolli sanitari, stanno creando non pochi problemi a dirigenti scolastici, genitori, alunni;

          il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 settembre 2020, articolo 1, comma 4, lettera a), prevede che: «(...) le istituzioni scolastiche continuano a predisporre ogni misura utile all'avvio nonché al regolare svolgimento dell'anno scolastico 2020/2021, anche sulla base delle indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-COV-2, elaborate dall'Istituto Superiore di Sanità di cui all'allegato 21 (...)»;

          il Rapporto dell'Istituto superiore di sanità-Iss Covid-19 n. 58/2020 Rev., al punto 2.2.3 Elementi per la valutazione della quarantena dei contatti stretti e della chiusura di una parte o dell'intera scuola, demanda la competenza in merito allo stato di contatto stretto al dipartimento di prevenzione, che dovrà valutare «di prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali operatori scolastici esposti che si configurino come contatti stretti»;

          sul sito del Ministero della salute, alla Faq «Cosa accade ai compagni di classe di un alunno che risulta Covid-19 positivo» si legge che: «Quando un alunno risulta positivo al test per SARS-CoV-2, (...). Il referente scolastico COVID-19 deve fornire al Dipartimento di Prevenzione l'elenco dei compagni di classe nonché degli insegnanti del caso confermato che vi sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l'insorgenza dei sintomi. I contatti stretti individuati dal Dipartimento di Prevenzione con le consuete attività di contact-tracing saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell'ultimo contatto con il caso confermato. Il Dipartimento di Prevenzione deciderà la strategia più adatta circa eventuali screening al personale scolastico e agli alunni»;

          tali prescrizioni, pertanto, prevedono, per i compagni di classe, solo l'obbligo di allontanamento dalla scuola, in via precauzionale, per 14 giorni in attesa di monitorare l'eventuale insorgenza di sintomi e nessun obbligo di doppio tampone;

          anche il protocollo d'intesa per garantire l'avvio dell'anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione di Covid-19 del Ministero dell'istruzione del 6 agosto 2020, al punto 7), nel dettare indicazioni relative alla gestione di una persona sintomatica all'interno dell'istituto, nulla dice in merito al doppio tampone per persone asintomatiche ritenute «contatti stretti» in ambito scolastico;

          l'inestricabile intreccio e sovrapposizione di norme, linee guida ed ordinanze, in combinato disposto con l'assoluta mancanza di chiarezza procedurale, che rinvia a più generiche valutazioni dei casi, sta portando alla scelta di prescrivere tamponi al minimo sospetto, con l'inevitabile conseguenza di un alto rischio di svuotamento delle classi;

          neanche l'ultima, in termini temporali, circolare del Ministero della salute, del 24 settembre 2020, fornisce chiarimenti in merito alla gestione dei compagni di classe asintomatici, limitandosi a specificare la necessità di certificato e doppio tampone per rientrare se positivi e la previsione che il pediatra o il medico di famiglia debbano richiedere tempestivamente il test-diagnostico per gli alunni o il personale «caso-sospetto»;

          persino l'Organizzazione mondiale della sanità sin dal mese di giugno 2020 non raccomandava più il doppio tampone negativo per certificare la guarigione da Covid-19 e liberare i pazienti dall'isolamento; appare, pertanto, ancora più irragionevole applicare – discrezionalmente – tale prescrizione ai compagni di classe «contatti-stretti» privi di alcun sintomo –:

          se il Governo non ritenga urgente rivedere le linee guida adottate, chiarendo in maniera inequivocabile ed univoca la gestione del rientro dei compagni di scuola isolati e privi di sintomi, al fine di evitare un inutile, dispendioso ed eccessivo ricorso alla pratica del tampone.
(4-06975)


      FASANO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          nelle ultime settimane, come riportato da diversi organi di stampa, all'interno dell'ospedale di Eboli (Salerno) è stata riscontrata la presenza di un batterio che potrebbe aver influito sul decesso di due pazienti che erano ricoverati nel nosocomio salernitano;

          la vicenda è al vaglio della magistratura che ha aperto un'inchiesta in seguito alla denuncia dei familiari per la morte dell'imprenditore 72enne Vito Amabile, deceduto il 14 settembre 2020 all'ospedale «Cotugno» di Napoli poche ore dopo il trasferimento dall'ospedale «Maria Santissima Addolorata» di Eboli;

          secondo quanto denunciato dalla famiglia: Amabile era stato ricoverato in data 11 agosto 2020 in seguito a una caduta; dopo qualche giorno era stato trasferito in rianimazione in quanto il versamento toracico si era espanso, successivamente trasferito nel reparto di medicina. In seguito sono insorti problemi intestinali e respiratori che, alla luce di un consulto effettuato dalla Neuromed-Istituto Neurologico meridionale, sarebbero stati provocati da un'infezione importante. Le sue condizioni di salute si sono, quindi, aggravate, ed il paziente è stato intubato. Un quadro clinico che, secondo la famiglia, sarebbe stato provocato dall'Acinetobacter baumanni, un batterio ospedaliero. In data 14 settembre il paziente è deceduto presso l'ospedale «Cotugno»;

          i familiari hanno sporto denuncia presso il commissariato di Chiaiano (Napoli), chiedendo il sequestro di tutti gli atti necessari per ricostruire quanto accaduto;

          la procura della Repubblica ha disposto il sequestro della salma di Vito Amabile e in data 28 settembre 2020 è stata effettuata l'autopsia presso il secondo Policlinico di Napoli;

          dagli organi di stampa si apprende che, in data 25 settembre 2020, ha perso la vita una donna 76enne che era ricoverata all'ospedale di Eboli, affetta da varie patologie e anche dal Clostridium;

          sempre dai giornali si apprende che vi sarebbero altri due pazienti ricoverati per lo stesso motivo –:

          se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti e se, per quanto di competenza, considerata la gravità della situazione denunciata e quella più complessiva correlata al Covid-19 che incombe sulla Campania, intenda mettere in campo iniziative immediate volte a fare chiarezza su questi decessi e/o sulle infezioni nosocomiali degli ultimi anni, per garantire sicurezza e trasparenza all'interno dell'ospedale di Eboli.
(4-06983)


      ALAIMO, GIARRIZZO, PIGNATONE, D'ORSO e CASA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          nella regione siciliana sono stati spesi circa 10 milioni di euro per fronteggiare l'emergenza sanitaria attraverso la creazione di nuovi reparti Covid-19;

          in particolare, negli ultimi giorni, nella città di Palermo, si è registrato un significativo aumento dei contagi da Covid-19;

          da notizie di stampa si apprende che il numero di nuovi posti letto nelle terapie intensive dei vari ospedali della regione, sarebbe in realtà inferiore rispetto al numero annunciato dall'assessore regionale alla sanità;

          ad esempio, dei quaranta posti letto realizzati nel reparto di terapia intensiva dell'istituto mediterraneo dei trapianti (Ismett) di Palermo ne sono stati attivati solo dieci; a ciò si aggiunge che l'istituto, nonostante i nove milioni di euro già incassati per l'acquisto di attrezzature per l'emergenza Covid, avrebbe chiesto alla regione anche ventimila euro al giorno;

          l'Imi (Istituto materno infantile) di Palermo, l'ospedale che fa capo al policlinico, riconvertito per l'emergenza Covid, non sarà riaperto come Covid hospital, nonostante un milione e mezzo di euro già spesi in restauro e attrezzature;

          particolarmente preoccupante sarebbe anche la situazione all'ospedale civico di Palermo dove si assiste alla conversione dei posti letto per i malati dei reparti di pneumologia e malattie infettive in posti letto per i ricoverati Covid;

          ad avviso dell'interrogante, nonostante gli annunci della regione, il dato di fatto è che nella città di Palermo attualmente mancano i posti letto Covid;

          tale situazione denota una totale assenza di programmazione da parte dell'amministrazione regionale, con gravi conseguenze in caso di rilevante aumento del numero dei contagi –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle vicende riportate e quali iniziative di competenza intenda intraprendere, di concerto con la regione, alla luce degli elementi che stanno emergendo sulla gestione dei posti letto per i malati Covid nella regione siciliana;

          se non ritenga opportuno adottare iniziative, per quanto di competenza, per verificare quanto sopra riportato, in un momento in cui il numero dei contagi è in continuo aumento.
(4-06998)

SUD E COESIONE TERRITORIALE

Interrogazione a risposta scritta:


      MOLINARI, BENVENUTO, BOLDI, CAFFARATTO, GASTALDI, GIACCONE, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, LIUNI, MACCANTI, PATELLI, PETTAZZI e TIRAMANI. — Al Ministro per il sud e la coesione territoriale. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 243 del decreto-legge n. 34 del 2020 reca il rifinanziamento del Fondo di sostegno alle attività economiche, artigianali e commerciali dei comuni delle aree interne incrementato nella misura di 60 milioni di euro per il 2020 e di 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022, 2023, allo scopo di consentire ai comuni presenti nelle aree interne di far fronte alle maggiori necessità di sostegno del settore artigianale e commerciale conseguenti al manifestarsi dell'epidemia da Covid-19;

          a seguito di un comunicato stampa pubblicato sul sito del Ministro per il Sud e la coesione territoriale in data 16 settembre 2020 si è appreso che, con provvedimento assunto in pari data, sarebbero state ripartite tra i comuni presenti nelle aree interne le risorse previste dalla norma sopramenzionata, pari complessivamente a 210 milioni di euro, da destinare alle attività economiche, artigianali e commerciali;

          la determinazione del suddetto contributo sarebbe stata effettuata in base a criteri di riparto, secondi i quali per la definizione della platea dei comuni beneficiari è stato utilizzato il criterio della perifericità e della minore dimensione demografica, mentre la dimensione demografica di riferimento è stata articolata in due fasce: fino a 3.000 abitanti e fino a 5.000 abitanti;

          la platea di riferimento sarebbe, quindi, composta da tutti i comuni identificati come intermedi, periferici e ultra-periferici dall'accordo di partenariato 2014-2020, fino a 3.000 abitanti e da tutti i comuni identificati come periferici e ultra-periferici dall'accordo di partenariato 2014-2020, fino a 5.000 abitanti;

          pertanto, sarebbero 3.101 i comuni, per una popolazione complessiva di 4.171.667 abitanti, a beneficiare di circa 12.000 euro per l'annualità 2020 e di circa 8.000 euro per ciascuna delle annualità, 2021 e 2022;

          come evidenziato dai sindaci dei comuni di Belforte Monferrato, Castelletto d'Orba, Cremolino, Montaldo Bormida, Tagliolo Monferrato e Trisobbio, in una lettera inviata al Ministro interrogato, in data 30 settembre 2020, i suddetti territori non sarebbero stati ricompresi tra quelli beneficiari del fondo di cui sopra;

          la classificazione operata colloca, infatti, tali comuni nella macro classe «Centri» quali territori di «cintura», trascurandone di fatto i notori parametri economico-sociali deficitari, ed inserisce, invece, nelle aree interne – quali comuni intermedi – alcuni dei centri più popolosi della zona e maggiormente dotati di infrastrutture e servizi, quale ad esempio la città di Ovada –:

          se trovi conferma l'esclusione di cui in premessa e, in caso affermativo, se non ritenga di rivedere tale scelta al fine di ovviare all'ingiusta, a parere dell'interrogante, esclusione dalla ripartizione del fondo summenzionato, trattandosi di risorse quanto mai indispensabili, specie in questa fase di emergenza economica correlata a quella sanitaria.
(4-06979)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta scritta:


      SORTE. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          il servizio postale è un servizio pubblico di fondamentale importanza per i cittadini per lo svolgimento di moltissime attività quotidiane, dal pagamento delle utenze al ritiro del denaro contante;

          sono ancora molti, del resto, gli anziani che ritirano la pensione all'ufficio postale;

          la direttiva 97/67/CE del 15 dicembre 1997 inserisce le prestazioni postali tra i servizi di interesse di economia generale e stabilisce specifiche obbligazioni comunitarie per la tutela dei servizi universali a garanzia della piena efficienza a favore degli utenti;

          il contratto di programma 2020-2024 tra il Ministro dello sviluppo economico e Poste Italiane s.p.a. disciplina le modalità di erogazione del servizio postale universale nonché gli obblighi della società affidataria, i servizi resi agli utenti, i trasferimenti statali, la disciplina concernente l'emissione delle carte valori e le disposizioni in materia di rapporti internazionali;

          da ormai 5 mesi è segnalata dall'utenza la chiusura dell'ufficio postale di San Gervasio, frazione del comune di Capriate San Gervasio (BG);

          tale chiusura comporta moltissimi disagi ai cittadini più deboli e, in particolare, agli anziani che utilizzano si rivolgono all'ufficio postale per ritirare la pensione ed effettuare il pagamento delle utenze;

          la chiusura, inoltre, determina una maggiore affluenza all'ufficio postale di Capriate, che peraltro presenta una cronica carenza di personale;

          ciò è causa di lunghissimi tempi di attesa allo sportello e conseguente rischio di assembramenti, esponendo l'utenza a pericoli per la salute –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza della problematica segnalata relativa alla chiusura, da ormai 5 mesi, dell'ufficio postale a servizio della frazione di San Gervasio del comune di Capriate San Gervasio (BG);

          quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere, per quanto di competenza, al fine di garantire all'utenza, in particolare ai cittadini più deboli, la possibilità di accedere ai fondamentali servizi erogati dagli uffici postali sull'intero territorio nazionale, in specie in situazioni quali quelle della frazione di San Gervasio del comune di Capriate San Gervasio (BG).
(4-06988)

Apposizione di una firma ad una risoluzione.

      La risoluzione in Commissione Vianello e altri n. 7-00403, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 29 gennaio 2020, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Faro.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

      L'interrogazione a risposta in Commissione Quartapelle Procopio n. 5-04567, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 settembre 2020, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Bruno Bossio.

      L'interrogazione a risposta in Commissione Misiti n. 5-04575, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'8 settembre 2020, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Aresta.

      L'interrogazione a risposta scritta Fioramonti e altri n. 4-06912, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2020, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Pastorino.

      L'interrogazione a risposta scritta Frassini e Cecchetti n. 4-06920, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 settembre 2020, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Ziello.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

      Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: Interrogazione a risposta in Commissione Pellicani n. 5-04483 del 30 luglio 2020.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


      AMITRANO e VILLANI. — Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione. — Per sapere – premesso che:

          la App per il contact tracing, cosiddetta «Immuni», disponibile gratuitamente da metà giugno 2020 su tutto il territorio nazionale, è stata scaricata da circa 2 milioni 780 mila cittadini; è necessario che buona parte della popolazione l'abbia installata sul proprio smartphone, poiché per poter funzionare davvero come argine di contenimento per il virus è altresì importante che tale applicazione possa essere scaricata da tutti affinché si possano ricostruire tutti i contatti avuti con coloro che sono risultati positivi al test – che è in forma completamente anonima – in modo che le autorità sanitarie possano rintracciare e avvertire, attraverso delle notifiche, chi è a rischio di contagio da Covid-19;

          la diffusione massiccia dell'App Immuni, fondamentale per la sua efficacia, è però messa a rischio dal fatto che non è compatibile con tutti i dispositivi cellulari e questo è verosimilmente dovuto all'elevato standard di sicurezza richiesto, non realizzabile tecnicamente sui dispositivi più vecchi, e molti utenti con smartphone neanche tanto datati resteranno esclusi da questo sistema che dovrebbe fare dell'inclusività la sua forza;

          risulta che l'App Immuni, disponibile gratuitamente negli store di Apple e Google, che serve agli utenti di telefoni cellulari per ricevere notifica di eventuali esposizioni al Covid-19, lascerà fuori migliaia di persone per un problema di compatibilità che gli sviluppatori di «Immuni» fanno sapere di non poter risolvere e, dal sito ufficiale della App Immuni, si apprende che non tutti gli smartphone saranno supportati se non rispetteranno i requisiti relativi al sistema operativo e, tuttavia, senza un cellulare compatibile a molti utenti non sarà consentito l'accesso a causa di alcuni limiti tecnici;

          a parere degli interroganti, è necessario che l'applicazione sia accessibile a tutti e su tutti gli smartphone, affinché si possa avere una reale diffusione di massa, ma purtroppo sono molti gli utenti che lamentano la non funzionalità dell'App Immuni sui propri smartphone, quali Huawei, Honor e alcuni modelli di iPhone anteriori al 2015 che sostanzialmente non supportano tale versione di sistema operativo; chi possiede un modello di cellulare meno evoluto o con versioni meno aggiornate è impossibilitato all'installazione dell'app e dunque escluso dalla funzione protettiva svolta dall'applicazione –:

          se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative per la platea di utenti esclusi dall'App Immuni poiché in possesso di uno smartphone o altro dispositivo con versioni del sistema operativo obsolete o non aggiornate, al fine di garantire l'inclusione di tutti coloro che desiderano scaricare l'applicazione tecnologica, creata con funzione protettiva per contenere o arginare, attraverso la tracciabilità, gli eventuali contagi da Covid-19.
(4-06160)

      Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, con il quale gli interroganti chiedono di conoscere quali iniziative il Governo intenda adottare per garantire la più ampia possibilità di utilizzo della app Immuni, anche in favore dei possessori di dispositivi mobili con versioni del sistema operativo obsolete o non aggiornate, al fine di garantire l'inclusione di tutti coloro che desiderano scaricare l'applicazione tecnologica, creata con funzione protettiva per contenere o arginare, attraverso la tracciabilità, gli eventuali contagi da COVID-19, rappresento quanto segue.
      Premetto che nella progettazione e nella realizzazione del sistema di notifica delle esposizioni al virus abbiamo posto la massima cura per l'esperienza dell'utente, per la compatibilità più estesa possibile e per la sua accessibilità, grazie alla leale collaborazione e all'impegno profuso anche da parte di tecnici della Presidenza del Consiglio, del Ministero della salute, del dipartimento per la trasformazione tecnologica, delle regioni, del commissario straordinario per l'emergenza COVID-19 e delle società pubbliche interamente partecipate dallo Stato, PagoPA s.p.a. e Sogei s.p.a.
      Sono particolarmente orgogliosa, infatti, che l'
app Immuni abbia ricevuto il massimo rating dall'istituto di tecnologia del Massachusetts di Boston che, come è noto, è una delle più importanti università di ricerca del mondo.
      L'
app, invero, è uno strumento particolarmente utile in questa fase di progressiva ripresa di tante attività, come correttamente rilevato anche dagli interroganti: permetterà infatti di notificare agli utenti se siano stati esposti a rischi di possibile contagio della forma di Coronavirus, in modo da interrompere la catena dei contagi. Dopo il periodo di lockdown che ha visto limitare fortemente i movimenti dei cittadini, l'app è e sarà uno dei mezzi che consentirà a ciascuno di noi di ampliare in condizioni di maggiore sicurezza il proprio raggio di azione, seppure con le dovute cautele a tutti note (lavarsi le mani, rispettare distanze di sicurezza e adottare altre precauzioni). Ci sarà utile perché più siamo e più saremo a dotarcene e più Immuni spezzerà catene di contagio. Chi saprà di essere entrato in contatto con il virus potrà rivolgersi al servizio sanitario per sottoporsi a esami e, se necessario, per ricorrere a cure la cui efficacia può trarre beneficio da tempestività.
      Il sistema usa la tecnologia per le notifiche di esposizione messa a disposizione da Apple e Google. Questa tecnologia determina i requisiti di sistema per scaricare e usare Immuni, e non è compatibile con versioni obsolete di iOS, Android e Google Play Services.
      Questa tecnologia è usata da tanti altri Paesi (per esempio, Austria, Germania, Irlanda e Svizzera). Senza di essa, ci sarebbero importanti limitazioni tecniche, come l'impossibilità di rilevare in modo affidabile i contatti tra due iPhone. Abbiamo ritenuto preferibile sviluppare un sistema che funzionasse efficacemente sulla maggioranza degli
smartphone, invece di uno che funzionasse su ancora più smartphone, ma che fosse molto meno affidabile.
      Sappiamo che ci sono tante persone che desiderano scaricare e usare l'
app, ma il cui dispositivo non è supportato. Sfortunatamente, al momento non è possibile estendere l'app a smartphone più datati per obiettive limitazioni tecnologiche, non superabili nemmeno con scelte diverse nello sviluppo dell'applicazione.
      Siamo consci dell'importanza di consentire al maggior numero di persone possibile di usare Immuni. Comunicheremo prontamente eventuali novità in questo senso.
      Dall'
App store, è possibile scaricare Immuni e usarla correttamente se l'iPhone in uso ha iOS versione 13.5 o superiore. Occorre aggiornare iOS all'ultima versione disponibile prima di effettuare lo scaricamento di Immuni.
      I modelli di iPhone che supportano iOS 13.5 sono i seguenti: 11, 11 Pro, 11 Pro Max, Xr, Xs, Xs Max, X, SE (
2nd generation), 8, 8 Plus, 7, 7 Plus, 6s, 6s Plus, SE (1st generation). Purtroppo, non è possibile usare Immuni se il modello di iPhone non permette l'aggiornamento di iOS a una versione pari o superiore alla 13.5.
      Purtroppo la limitazione con alcuni modelli di iPhone è dettata dal sistema operativo di Apple che non è più supportato.
      È possibile scaricare Immuni da Google Play e usarla correttamente se lo
smartphone Android in uso verifica tutti e tre i seguenti requisiti:

          Bluetooth Low Energy;

          Android versione 6 (Marshmallow, API 23) o superiore;

          Google Play Services versione 20.18.13 o superiore.

      Occorre aggiornare Android e Google Play Services all'ultima versione disponibile prima di effettuare lo scaricamento di Immuni.
      Purtroppo, non è possibile usare Immuni se il modello di
smartphone Android non ha il Bluetooth Low Energy o non permette l'aggiornamento di Android e di Google Play Services alle versioni minime indicate.
      Stiamo lavorando per permettere di scaricare Immuni anche da AppGallery al più presto. Questo consentirà ai possessori di alcuni altri modelli di
smartphone Huawei di usare Immuni.
      Per dare un'idea più precisa della possibilità di installazione dell'
app, al momento l'App supporta perfettamente oltre 10.400 modelli di telefono, tra i quali anche modelli dal costo inferiore a 80 euro attualmente sul mercato.
      È importante notare che il sistema operativo su cui l'
app è fondata è stato rilasciato da Apple e Google il 20 maggio 2020 e siamo stati in grado di rendere disponibile negli store l'app Immuni già a partire dal successivo 1° giugno, prima di ogni altro Paese al mondo che ha optato per la stessa tecnologia.
      Stando all'ultimo aggiornamento (del 17 luglio ore 14) il
download è stato eseguito finora da 4.196.767 di utenti.
      Attualmente il Governo è impegnato per favorire un'ampia adesione all'
app e ha dato un forte impulso per il coinvolgimento delle regioni, chiamate a svolgere un ruolo assai rilevante in questo.
      A sostegno dell'
app Immuni è stato predisposto:

          un sito che ne spiega funzionamento e finalità e fornisce informazioni utile alle esigenze dei cittadini per contribuire a favorire nella chiarezza la più ampia diffusione dell'applicazione. È stata prevista una sezione dedicata alle domande più frequenti, FAQ, al fine di dare risposta a esigenze di conoscenza e a eventuali dubbi;

          un call center a disposizione dei cittadini e degli operatori sanitari che necessitano di indicazioni a carattere maggiormente tecnico;

          una campagna di comunicazione per far conoscere l'app e consigliare di dotarsene. Una campagna che coinvolge l'intera gamma dei mezzi di comunicazione, dalla televisione alla stampa, dalla radio al digitale.

      Gli editori e gli altri soggetti coinvolti stanno mettendo a disposizione propri spazi pubblicitari a titolo totalmente gratuito. Li ringrazio e ravviso in questo la partecipazione a un impegno comune contro il virus e le sue conseguenze.
      Aggiungo infine che negli ultimi giorni è altresì partita la Google Universal App Campaign sul
network di Google con conseguente estensione della campagna pubblicitaria sulla rete di siti che ospitano la pubblicità di Google.
La Ministra per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione: Paola Pisano.


      BELLUCCI, PRISCO, MASCHIO, VARCHI, MANTOVANI, FERRO, LUCASELLI, CIABURRO, DELMASTRO DELLE VEDOVE, BUCALO, RAMPELLI, GALANTINO e FRASSINETTI. — Al Ministro dell'istruzione, al Ministro per le pari opportunità e la famiglia — Per sapere – premesso che:

          la sospensione dei servizi educativi e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, seppur condivisibile, è ricaduta pesantemente sulle famiglie, costrette a dover bilanciare l'esigenza di continuare a lavorare con la necessita di accudire i figli;

          nel corso dell'informativa urgente al Parlamento sulla ripresa delle attività economiche, il Presidente del Consiglio Conte ha ipotizzato una riapertura in via sperimentale di asili nido, scuole dell'infanzia, centri estivi e attività dedicate ai nostri bambini, ricordando come vada tutelato «il diritto al gioco e all'attività motoria dei minori», posto che la situazione di emergenza rischia, inoltre, di «amplificare (...) le disuguaglianze sociali», perché «per molti bambini il pasto nelle mense scolastiche (...) è il pasto più completo della giornata». Secondo il Presidente del Consiglio molti non hanno la possibilità di seguire la didattica a distanza e per alcuni le mura domestiche, che sono luogo di amore e di conforto, possono invece peggiorare situazioni a rischio;

          nonostante siano ancora molti i dubbi in merito alla ripresa dei servizi educativi e delle attività didattiche, tale ipotesi è stata confermata anche dalla Ministra Azzolina, che si dice pronta a dare il via a una sperimentazione all'interno degli spazi scolastici che coinvolga le realtà del terzo settore, annunciando di aver accelerato la spesa sull'edilizia scolastica: «a marzo sono stati stanziati 510 milioni di euro, altri 320 li abbiamo ripartiti fra le Regioni ad aprile, poi ci sono altri 855 milioni destinati a Province e Città Metropolitane. Stiamo facendo in modo che i cantieri possano andare veloci, ora che è prevista la loro ripartenza. Bisogna aprire le aule oggi chiuse, mettere le strutture in sicurezza»;

          la stessa Ministra per le pari opportunità e la famiglia, nel corso dell'incontro in videoconferenza con i presidenti dell'Anci e dell'Upi, si era assunta l'impegno di predisporre due protocolli da sottoporre al Presidente del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico, così che già dal 4 maggio 2020 si sarebbe potuto offrire alle famiglie un piano di attività educative per bambini e ragazzi e, al tempo stesso, sostenere i genitori che tornano al lavoro: il primo protocollo avrebbe dovuto permettere da maggio la possibilità di attività in spazi aperti e accessibili a piccoli gruppi contingentati; il documento successivo avrebbe dovuto, invece, prevedere indicazioni applicabili dal mese di giugno in riferimento all'attività di centri estivi, in collaborazione con il mondo sportivo, il terzo settore, gli enti locali;

          anche l'Autorità garante per l'infanzia ha suggerito di partire sin da maggio 2020 con esperienze pilota nei territori dove sono stati registrati pochi contagi rispetto alla popolazione, per poi avviare, non oltre settembre, la ripresa delle attività didattiche qualora il quadro epidemiologico lo consenta, perché «La didattica a distanza non può sostituire quella in presenza e potrebbe creare disparità nell'accesso all'istruzione»;

          nel frattempo, la «Fase 2» è iniziata, i genitori sono tornati a lavorare, ma dei protocolli non si è saputo più nulla, né sembrerebbe essere pronto un piano infanzia e, purtroppo, non è chiaro nemmeno cosa succederà con l'inizio del nuovo anno scolastico;

          non va meglio per quanto riguarda la riapertura dei parchi e giardini pubblici, con modalità di accesso lasciate alla discrezionalità di città e regioni e divieto di accesso alle aree attrezzate per il gioco dei bambini –:

          se il Governo stia lavorando a un piano per l'infanzia da far partire nell'immediato e per quali motivi i protocolli annunciati dalla Ministra per le pari opportunità e la famiglia Bonetti non siano stati avviati;

          se e come si intendano censire gli ulteriori spazi ipotizzati per la realizzazione delle attività dedicate ai minori;

          se non si ritenga opportuno partire già dal mese di maggio 2020 con esperienze pilota, almeno nelle regioni a basso numero di contagi.
(4-05610)

      Risposta. — L'emergenza sanitaria determinatasi nel nostro Paese ha reso necessaria la sospensione di tutte le attività educative e scolastiche in presenza, ridimensionando significativamente la possibilità di fare attività al di fuori del contesto familiare, sia per i bambini che per gli adolescenti.
      Condivido con Lei che l'esperienza del confinamento e le conseguenti restrizioni hanno inciso fortemente sullo stato di benessere dei bambini e degli adolescenti che è legato principalmente alla socialità fra pari, al gioco e all'educazione.
      Durante il
lockdown siamo rimasti vicini alle nostre bambine e ai nostri bambini e continueremo a farlo, anche e soprattutto in quelle situazioni di difficoltà e di svantaggio che rischiano di amplificare, ancora di più, i divari territoriali e sodali, già esistenti, che abbiamo il dovere di ridurre e combattere.
      Proprio perché consapevoli dell'importanza di restituire, in totale sicurezza, anche ai più piccoli il diritto al gioco e alla socialità, abbiamo lavorato insieme al Ministero della famiglia, ai comuni, alle province, alle regioni, alla Società italiana di pediatria e ovviamente al Comitato tecnico scientifico del Ministero della salute per garantire un primo ritorno alla normalità nel periodo estivo.
      A questo proposito, il Comitato tecnico scientifico ha dato parere positivo all'estensione delle linee guida per le attività estive destinate ai più piccoli.
      Partendo da tali premesse, il dipartimento per le politiche della famiglia ha definito le linee guida per la riapertura in sicurezza dei centri estivi destinati ai bambini e agli adolescenti, così come da Lei richiamate.
      Come ben sa, tale obiettivo è stato perseguito ricercando il giusto bilanciamento tra il diritto alla socialità e la necessità di garantire condizioni di tutela della loro salute, nonché di quella delle famiglie e del personale educativo ed ausiliario impegnato nello svolgimento delle diverse iniziative.
      Le ricordo, inoltre, che la messa a disposizione delle palestre e di altri spazi, a partire dagli spazi aperti degli istituti scolastici, come ricordano anche le suddette linee guida, l'utilizzo di sedi ospitanti i servizi educativi per l'infanzia e le scuole per realizzare i centri estivi – nel periodo in cui gli stessi servizi educativi e scuole prevedono una fase di chiusura – ha una tradizione molto forte e radicata in numerose realtà locali.
      Le sedi di servizi educativi e di scuole maggiormente utilizzate per questo scopo sono, naturalmente, quelle dotate di un generoso spazio esterno dedicato, anche in considerazione della necessità di garantire il prescritto distanziamento fisico.
      Le linee guida sopra richiamate prevedono anche criteri di priorità nell'accesso ai servizi erogati dai centri estivi per assicurare un maggiore sostegno alle famiglie con maggiori difficoltà nella conciliazione fra cura e lavoro e a quelle più fragili o con bambini disabili.
      Aggiungo che con il decreto «Rilancio» è stato incrementato di 150 milioni di euro, per l'anno 2020, il fondo per le politiche della famiglia, allo scopo di destinare una quota di risorse direttamente ai comuni per il potenziamento, anche in collaborazione con istituti privati, dei centri estivi diurni, dei servizi educativi territoriali e dei centri con funzione educativa e ricreativa, durante il periodo estivo, per i bambini di età compresa tra i 3 ed i 14 anni, nonché allo scopo di contrastare, con iniziative mirate, la povertà educativa.
      Abbiamo profuso, davvero, ogni sforzo sia per dare a bambini e famiglie una certezza sulla riapertura dei centri estivi, sia per fornire indicazioni alle strutture che offrono servizi educativi per i più piccoli, alle scuole dell'infanzia, ai territori, ma anche ai vari operatori e alle famiglie, per predisporre una ripresa delle attività in presenza e in sicurezza.
      Con il «Documento di indirizzo e orientamento per la ripresa delle attività in presenza dei servizi educativi e delle scuole dell'infanzia per la fascia 0-6», difatti, abbiamo aggiunto un tassello importante in vista della ripresa a settembre.
      Il citato documento è il risultato del lavoro coordinato dal Ministero dell'istruzione con gli altri Ministeri competenti, le regioni e l'associazione nazionale comuni italiani (ANCI) e tiene conto di quanto emerso dai tavoli di ascolto con le scuole statali e paritarie, i gestori, le associazioni e i sindacati e dal confronto con il Comitato tecnico scientifico, che ci è stato accanto con grande disponibilità nella definizione degli indirizzi.
      Il testo fornisce indicazioni organizzative specifiche per la fascia 0-6 affinché si possa garantire la ripresa e lo svolgimento in sicurezza dei servizi educativi e delle scuole dell'infanzia in presenza, assicurando sia i consueti tempi di erogazione, sia l'accesso allo stesso numero di bambini accolto secondo le normali capienze.
      Inoltre, il documento richiamato, pone particolare attenzione e cura alla realizzazione di attività inclusive e alle misure di sicurezza specifiche per favorire il pieno coinvolgimento di tutti i bambini. Si prevedono anche momenti di formazione/informazione specifica del personale.
      Ribadisco che abbiamo lavorato con tutti gli attori coinvolti per dare a bambini e famiglie una certezza sulle riaperture. Era un impegno che come Governo ci eravamo assunti e quanto riferito dimostra che siamo sulla buona strada.

La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      BUTTI. — Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione. — Per sapere – premesso che:

          anche dalle audizioni svolte presso il Copasir non emerge con chiarezza chi abbia scelto App Immuni;

          la Ministra interrogata più volte aveva affermato che la scelta era da attribuire alla task force di esperti da lei reclutata;

          nell'audizione del 5 maggio 2020 avrebbe però coinvolto nella scelta gli 007 del dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis);

          il direttore del Dis Vecchione, avrebbe però chiarito in una precedente audizione sempre al Copasir di aver esaminato l'app Immuni solo a scelta avvenuta;

          per due mesi nei talk show si parla di mascherine, protezione civile, statistiche dei decessi e improbabili vaccini. Mai di contact tracing;

          il 23 marzo 2020 il Ministero lancia la call che dura meno di tre giorni. Il 7 aprile vengono consegnate le relazioni della task force, obbligata a tacere da un rigido tasso di riservatezza;

          una di queste, la più importante, raccomanda la selezione di due app;

          Walter Ricciardi, consigliere del Ministro della salute, il giorno 8 aprile dichiara che sarà esaminata una short list;

          il 16 aprile il commissario Arcuri sceglie Immuni –:

          quali siano stati i criteri di valutazione dell'app indicativi per la scelta, visto che ancora se ne sta discutendo ampiamente nonostante la scelta definitiva di Immuni;

          quante aziende abbiano risposto alla call e quali siano i punteggi rimediati dai loro progetti di App;

          chi abbia scelto il progetto di Bending Spoons;

          se corrisponda al vero la notizia secondo la quale, parecchio tempo prima della scelta di Immuni, sia stato recapitato alla Ministra interrogata un documento per l'uso dei big data per la gestione dell'emergenza firmato da due esperti che poi sono stati inseriti nella citata task force.
(4-05656)

      Risposta. — Si riscontra l'atto di sindacato ispettivo n. 4-05656, con il quale l'interrogante chiede di sapere quali siano stati i criteri di valutazione dell'app indicativi per la scelta, quante aziende abbiano risposto alla call e quali siano i punteggi relativi alle proposte presentate. L'interrogante chiede di sapere chi abbia scelto il progetto di Bending Spoons e se corrisponda al vero la notizia secondo la quale, parecchio tempo prima della scelta di Immuni, sia stato recapitato alla Ministra interrogata un documento per l'uso dei big data per la gestione dell'emergenza firmato da due esperti che poi sono stati inseriti nella citata task force.
      Al riguardo, rappresento quanto segue.
      Per quanto attiene alla procedura di selezione ed assegnazione della soluzione tecnologica di
contact tracing, mi ricollego a quanto illustrato in più sedi parlamentari.
      A seguito della richiesta del Ministro della salute, nell'ambito di interlocuzioni istituzionali anche con rappresentanti dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), circa la mia disponibilità a collaborare nella ricerca e definizione di un percorso che consentisse in tempi rapidi la realizzazione di un sistema nazionale per il
contact tracing, ho messo a disposizione le risorse e le competenze del dipartimento per la trasformazione digitale.
      È stata dunque avviata una «chiamata» pubblica per l'invio di proposte tecnologiche utili allo scopo e, allo stesso tempo, è stata costituita una
task-force, composta, da esperti di chiara fama che potessero osservare e studiare il fenomeno generale dell'analisi dei dati con un approccio interdisciplinare.
      Nell'ambito della
task force si è previsto che la soluzione di contact tracing venisse valutata da due appositi sottogruppi: il n. 6 denominato «Tecnologie per il governo dell'emergenza» e il n. 8 su «Profili giuridici della gestione dei dati connessa all'emergenza».
      Senza ritardo avrebbero dovuto esaminare le 319 proposte e soluzioni tecnologiche pervenute. I sottogruppi hanno lavorato in piena autonomia con le modalità e i risultati riportati nelle relazioni successivamente rese note alla Commissione lavori pubblici del Senato e subito dopo pubblicato sul sito istituzionale del dipartimento.
      Sui lavori svolti dal «Gruppo di lavoro
data-driven per l'emergenza Covid-19» e, quindi, sulle specifiche valutazioni rese rispetto alle proposte esaminate rinvio alle relative relazioni, di cui ho promosso la pubblicazione nel sito: https://innovazione.gov.it/task-force-dati-le-relazioni-delle-attivita-dei-gruppi-che-hanno-valu tato-le-app/.
      All'esito delle sue valutazioni tecniche, il sottogruppo n. 6 ha concluso le sue attività, giungendo all'individuazione di due sole soluzioni tecnologiche, ritenute teoricamente valide per essere sviluppate e testate a scopo di implementazione nell'attuale situazione emergenziale. Si tratta in appunto di: Immuni e CovidApp.
      All'esito della sua analisi comparativa, la stessa
task force ha formulato il seguente giudizio conclusivo: «La soluzione Immuni utilizza la tecnologia sviluppata dal Consorzio Progetto Europeo PEPP-PT, promettendo quindi maggiori garanzie di interoperabilità e anonimizzazione dei dati personali. Tale soluzione inoltre risulta essere ad uno stadio di sviluppo più avanzato della soluzione CovidApp».
      A valle del lavoro e delle conclusioni della
task force, sono state compiute poi ulteriori verifiche e interlocuzioni condivise con diversi soggetti istituzionali, deputati a valutare, ciascuno per le proprie competenze, gli aspetti e le esigenze del sistema e dell'applicazione di contact tracing nel campo sanitario, della sicurezza nazionale, della protezione dei dati personali, dell'architettura tecnologica e di sviluppo. Ed è stato all'esito di tali interlocuzioni che sono emerse ulteriori esigenze, condivise con tutti i soggetti istituzionali deputati a supportare la scelta da intraprendere, quali quelle legate all'urgenza di procedere e dunque l'inopportunità di uno sviluppo contemporaneo di due soluzioni (immuni e covid-app), la necessità di utilizzare una piattaforma pubblica, ubicata sul territorio nazionale e gestita da soggetto pubblico; la necessità di un'approfondita verifica del codice sorgente offerto dallo sviluppatore selezionato; la necessità di definire in modo chiaro la governance del progetto.
      All'esito di tale complesse interlocuzioni, verifiche, insieme al Ministro Speranza, abbiamo comunicato al Presidente del Consiglio dei ministri la scelta dell'
app Immuni, accompagnando ovviamente tale comunicazione con l'invio di tutte le relazioni e gli atti di valutazione compiuti dalla task force.
      In particolare, la scelta dell'
app Immuni è stata coerente rispetto alle conclusioni della task force, che aveva valorizzato gli aspetti di maggiore garanzia di tale soluzione sia sul piano operativo e della tutela della privacy sia sul piano della maturità e dello stadio più avanzato di sviluppo, facendo propendere per tale scelta come più rispondente alle attuali necessità.
      Con riferimento alla circostanza dedotta dall'interrogante, circa l'assunto recapito «parecchio tempo prima della scelta di Immuni,» [...] di «un documento per l'uso dei
big data per la gestione dell'emergenza firmato da due esperti che poi sono stati inseriti nella citata task force», sulla base delle esigue e generiche informazioni fornite, non si è in grado di verificare la veridicità di quanto affermato, non risultando la circostanza nonostante le approfondite verifiche pure eseguite dagli uffici competenti.
La Ministra per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione: Paola Pisano.


      CAPITANIO, MACCANTI, CECCHETTI, DONINA, GIACOMETTI, MORELLI, RIXI, TOMBOLATO e ZORDAN. — Al Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione. — Per sapere – premesso che:

          il quotidiano Il Giornale del 27 aprile 2020 ha riferito la notizia che il Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione ha stipulato un contratto di consulenza con il dottor Achille Montanaro avente ad oggetto la sollecitazione di aziende, università, enti pubblici e centri di ricerca per fornire contributi nell'individuazione di dispositivi di protezione dal coronavirus. Al consulente sarà dovuto il pagamento di euro 38.016,00 e il contratto avrà durata fino al 30 settembre 2020;

          al dottor Montanaro sono stati affidati anche i progetti Cross Tech Hub e Borghi del Futuro che rappresentano due importanti iniziative su cui si poggia il documento strategico per l'innovazione tecnologica e digitale del Paese presentato nel mese di dicembre 2019;

          il Dipartimento per la trasformazione digitale si articola in due uffici di livello dirigenziale generale e in due servizi di livello dirigenziale non generale e il Ministro si è dotato di un folto gruppo di consulenti esterni all'amministrazione. Sul sito del Ministero risultano, infatti, già espletate 24 selezioni per un imprecisato numero di collaborazioni da inquadrare nella posizione di esperto della Presidenza del Consiglio dei ministri, con retribuzioni dai 48.000 ai 130.000,00 euro l'anno;

          attualmente è ancora indetta la procedura per la selezione delle seguenti categorie: Service owner, Technical project manager, Chief information security officer, Security engineer;

          l'articolo 8, comma 1-ter, del decreto-legge n. 135 del 2018, come modificato con decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2020, al fine di garantire l'attuazione degli obiettivi dell'Agenda digitale italiana le funzioni, i compiti e i poteri conferiti al commissario straordinario per l'attuazione dell'Agenda digitale sono attribuiti al Presidente del Consiglio dei ministri o al Ministro delegato che li esercita per il tramite delle strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri dallo stesso individuate. Il successivo comma 1-quater stabilisce che il Ministro delegato si avvale di un contingente di esperti messi a disposizione delle strutture di cui al medesimo comma 1-ter (ovvero la Presidenza del Consiglio dei ministri);

          ancora più recentemente il Ministro ha costituito una task force di 75 membri al solo fine di individuare il programma per il tracciamento digitale e il dicastero dell'innovazione tecnologica è affiancato nel proprio lavoro dall'Agid che conta su una struttura di 92 esperti a tempo indeterminato le cui retribuzioni totali ammontano ad oltre cinque milioni di euro nel 2018;

          la Corte dei conti, nelle sue varie pronunce, ha previsto come condizioni per il conferimento degli incarichi: la rispondenza dell'incarico agli obiettivi dell'amministrazione conferente; l'impossibilità per l'amministrazione conferente di procurarsi all'interno della propria organizzazione le figure professionali idonee allo svolgimento delle prestazioni oggetto dell'incarico da verificare attraverso una reale ricognizione; la specifica indicazione delle modalità e dei criteri di svolgimento dell'incarico; la temporaneità dell'incarico e la proporzione tra i compensi erogati all'incaricato e le utilità conseguite dall'amministrazione –:

          se, in ottica di maggior trasparenza, il Ministro interrogato non ritenga di offrire ogni utile elemento al riguardo, all'uopo fornendo l'elenco degli incarichi affidati dal suo insediamento ad oggi; quali fossero i pregressi rapporti tra il Ministro interrogato e il dottor Montanaro nonché le ragioni del mancato coinvolgimento delle risorse interne all'amministrazione che hanno determinato la necessità di rivolgersi al mercato privato con un aggravio di spese ammontante a circa un milione di euro.
(4-05508)

      Risposta. — Si riscontra l'atto di sindacato ispettivo in esame, con il quale l'interrogante chiede informazioni in merito allo specifico incarico conferito al dottore Achille Montanaro e l'elenco complessivo degli incarichi affidati a far data dall'insediamento. L'interrogante chiede inoltre di conoscere le ragioni del mancato coinvolgimento delle risorse interne all'amministrazione.
      Al riguardo, rappresento quanto segue.
      In conformità all'azione di Governo tesa a favorire la trasformazione tecnologica e la digitalizzazione della pubblica amministrazione, fin dall'insediamento, ho lavorato al potenziamento del dipartimento per la trasformazione digitale, di cui mi avvalgo nell'esercizio delle mie funzioni, per un efficiente supporto finalizzato alla promozione ed al coordinamento delle azioni per la definizione di una strategia unitaria in materia di trasformazione digitale e di modernizzazione del Paese attraverso le tecnologie digitali.
      Il dipartimento, anche in ragione della recente riorganizzazione, è dotato di poche risorse. Pertanto, in forza dell'articolo 8, comma 1-
quater del decreto-legge n. 135 del 2018, come modificato con decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162, il capo del dipartimento per la trasformazione digitale ha indetto una selezione per l'individuazione di esperti in possesso di specifica ed elevata competenza nello sviluppo e gestione di processi complessi di trasformazione tecnologica e delle correlate iniziative di comunicazione e disseminazione, nonché di significativa esperienza in progetti di trasformazione digitale, ivi compreso lo sviluppo di programmi e piattaforme digitali con diffusione su larga scala.
      L'elenco degli incarichi conferiti viene pubblicato e aggiornato sul sito istituzionale del Governo italiano – Presidenza del Consiglio dei ministri, nella apposita sezione amministrazione trasparente:

      http://presidenza.governo.it/AmministrazioneTrasparente/ConsulentiCollaboratori/index.html.

      Atteso il livello di competenze specialistiche richieste per lo svolgimento delle attività previste, alla selezione partecipano essenzialmente professionisti esterni alla pubblica amministrazione, in possesso di professionalità che non si rinvengono nel personale di ruolo delle pubbliche amministrazioni. Occorrono infatti tecnici esperti come service owner, technical project manager, chief information security officer, security engineer e, più in generale, sviluppatori e designer in grado di contribuire allo sviluppo di API e di servizi digitali, di identificare e risolvere problemi tecnologici, di fornire informazioni e istruzioni sui principi di innovazione digitale, di creare strumenti e servizi condivisi e, più in generale, un'architettura in evoluzione in grado di «scalare» nel tempo e rimanere al passo con le tendenze tecnologiche che emergeranno.
      Si tratta in ogni caso di incarichi temporanei.
      La facoltà di ricorrere al personale esterno all'amministrazione è riconosciuta dal già citato articolo 8, comma 1-
quater, ultimo periodo.
      In attesa della conclusione della procedura avviata,. rallentata anche a causa dell'epidemia sanitaria in corso, è sorta la necessità di procedere al conferimento di incarichi mediante trattativa privata al fine di dare rapido avvio ai progetti affidati al dipartimento, nel rispetto delle disposizioni previste dal codice dei contratti pubblici.
      Con specifico riferimento all'incarico affidato al dottor Achille Montanaro, il dipartimento per la trasformazione digitale, dopo scrupolosa valutazione del curriculum, a seguito della trattativa diretta n. 1259841 del 2 aprile 2020 indetta sul MePA ai sensi e per gli effetti del combinato disposto di cui all'articolo 36, comma 2 lettera
a) del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 e dell'articolo 48, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 novembre 2010, ha affidato al predetto l'espletamento dei servizi e delle prestazioni di carattere intellettuale in materie tecnico-specialistiche, tipiche del profilo «Technical Innovation Project Manager», a supporto dell'attività del dipartimento medesimo.
      In particolare, l'incarico è relativo ai seguenti progetti:

          cross tech hub: per la creazione, lo sviluppo e la crescita, attraverso partnership pubblico privato, in coordinamento con gli altri ministeri competenti, di hub tecnologici cross industries nel rispetto delle eccellenze dei territori nei quali i centri si insediano e partendo dalle eccellenze che già esistono nel nostro Paese;

          borghi del futuro: per trasformare dieci borghi italiani in tre anni in autentici borghi del futuro, nei quali concentrare tutte le tecnologie emergenti disponibili facendone luoghi dove mettere in mostra e valutare l'impatto dell'innovazione sulla società, amplificandone al tempo stesso il potenziale di attrattività turistica;

          innova per l'Italia: un invito ad aziende, università, enti e centri di ricerca pubblici e privati, associazioni, cooperative, consorzi, fondazioni e istituti che, attraverso le proprie tecnologie, possono fornire un contributo nell'ambito dei dispositivi per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto del diffondersi del Coronavirus (SARS-CoV-2) sull'intero territorio nazionale.

      L'incarico prevede, altresì, lo svolgimento delle seguenti prestazioni:

          ideazione, gestione e coordinamento per il lancio e lo sviluppo dei progetti innovativi coordinati dal dipartimento per la trasformazione digitale;

          supporto al chief innovation officer nell'individuazione di progetti e programmi di innovazione, nonché nell'adozione di nuove tecnologie e modelli di business all'interno di organizzazioni complesse.

      Quanto al corrispettivo, l'appalto è remunerato a misura, in base al numero effettivo di giornate uomo richieste ed erogate dal professionista. Il corrispettivo unitario per ciascuna giornata uomo è pari a euro 792,00, IVA non dovuta, per un importo contrattuale massimo stimato in euro 38.016,00 (trentottomilasedici/00).
      Come appreso da dipartimento, il predetto compenso giornaliero è stato determinato sulla base dello studio Randstad (HR trends and salary survey 2019). L'importo di 800 euro/giorno corrisponde ad una retribuzione annuale equivalente di circa 90.000 euro, allineato con quello di responsabile di progetto, ed è ritenuto congruo per lo svolgimento delle summenzionate attività.
      L'incarico ha una durata di circa 7 mesi decorrenti dalla sottoscrizione medesima e comunque fino al 30 settembre 2020.

La Ministra per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione: Paola Pisano.


      CENNI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          la parità fra uomo e donna è tutelata, in ogni aspetto e in ogni contesto, dalla Costituzione italiana e dal Trattato sull'Unione europea;

          l'Unione europea, nel corso degli anni, ha infatti rafforzato questi indirizzi, in particolare con il Trattato di Amsterdam del 1997 e con la Carta delle donne del 2012;

          il Consiglio d'Europa ha poi adottato nel novembre 2013, una «Strategia sulla parità di genere 2014-2017», con l'obiettivo di conseguire il progresso e l'emancipazione delle donne e quindi l'effettiva realizzazione dell'uguaglianza di genere nei propri Stati membri;

          la risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2017 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea ha ribadito la necessità di perseguire politiche anche nazionali per ottenere una reale ed efficace parità di genere; con la legge 27 giugno 2013, n. 77, l'Italia ha ratificato la Convenzione sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica «Convenzione di Istanbul» che ha introdotto un nuovo paradigma nel definire la violenza contro le donne e ha dato impulso a politiche pubbliche di contrasto della stessa. In particolare, ha fatto emergere la correlazione tra l'assenza della parità di genere e il fenomeno della violenza e la necessità di politiche antidiscriminatorie che favoriscano l'effettiva parità fra i sessi al pari di misure atte alla prevenzione e al contrasto alla violenza;

          si apprende da fonti stampa e dai social media che in un esercizio di grammatica contenuto in un libro in dotazione ad alcune scuole elementari pubbliche («Nuvola, Libro dei Percorsi» edizioni La Spiga del 2017), nel quale deve essere individuato il verbo che non si adatta al soggetto indicato, sarebbero presenti indicazioni di evidente carattere sessista;

          in particolare, tra i verbi relativi alle attività della «mamma» l'alunno deve scegliere tra i verbi «cucina», «stira» e «tramonta» mentre per il «papà» le opzioni sono «lavora», «legge» e «gracida». Fatto salvo che per entrambi i genitori il terzo verbo sia palesemente sbagliato, appare comunque evidente come le altre due scelte connotino fortemente due stereotipi di genere ormai desueti e denigranti della dignità della persona;

          da quanto si appende da fonti stampa la casa editrice ha annunciato che eliminerà le pagine «incriminate», ma resta comunque la possibilità che sussistano, anche in altri volumi didattici, esempi similari non ancora venuti alla luce;

          questa impostazione didattica, al di là del caso specifico che riguarda l'ambito domestico che può rappresentare una scelta di vita libera e autonoma, potrebbe veicolare nei giovani studenti pregiudizi di genere soprattutto in ambito lavorativo;

          secondo recenti indagini la metà della popolazione nazionale è ancora d'accordo nel ritenere che «gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche» e questo tipo di materiale formativo rischierebbe di rafforzare questa tipologia di preconcetti; si tratta di cliché quindi anacronistici, dove la donna è relegata a casa mentre l'uomo lavora, ma che vengono comunque ancora proposti ai bambini in un testo scolastico;

          il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha fissato alcune caratteristiche a cui devono conformarsi i libri di testo, in particolare, per quanto riguarda gli aspetti pedagogici;

          l'adozione dei libri di testo va poi deliberata dal collegio docenti di ogni istituto nella seconda decade del mese di maggio, per tutti gli ordini e gradi scuola;

          ai rispettivi dirigenti scolastici spetta il compito di vigilare, affinché le adozioni siano deliberate nel rispetto della normativa vigente, e di assicurare che le scelte siano espressione della libertà di insegnamento e dell'autonomia professionale dei docenti –:

          se non intenda assumere, coerentemente con le norme vigenti in materia di autonomia scolastica e di libertà di insegnamento, iniziative urgenti, per quanto di competenza, per promuovere la parità di genere nelle scuole e favorire una crescita educativa e culturale, che eviti pregiudizi antiquati e denigranti della dignità delle persone, anche attraverso testi, materiali e documentazione di studio.
(4-04313)

      Risposta. — La ringrazio in quanto mi offre l'opportunità di affrontare un tema a me molto caro, quello della lotta alla violenza contro le donne.
      Sono consapevole che c'è ancora molto da fare sotto il profilo della prevenzione nella battaglia contro il maltrattamento delle donne. Per questo sono convinta che l'educazione al rispetto da parte dei giovani e dei giovanissimi è fondamentale per porre fine alla terribile piaga del femminicidio.
      In tal senso, il Ministero dell'istruzione, svolge già molteplici attività, tra le quali, un'intensa collaborazione, con la Presidenza del Consiglio dei ministri, nell'ambito del Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne (2017/2020) che, lo ricordo, deriva dal Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, previsto dall'articolo 5 del decreto- legge n. 93 del 2013. Obiettivo prioritario del piano è rafforzare proprio il ruolo del sistema nazionale di istruzione e formazione.
      Il Ministero, direttamente coinvolto, agisce su due livelli:

              il primo quale agente di cambiamento per una cultura del rispetto, della lotta alla discriminazione, agli stereotipi/pregiudizi connessi ai ruoli di genere e alla violenza, nonché per la promozione delle pari opportunità;
              il secondo quale veicolo di sostegno, inclusione e accompagnamento all'autonomia per le donne e le ragazze, con particolare attenzione alle minori, vittime di violenza.

      Al riguardo, già la vigente normativa (articolo 1, comma 16, legge n. 107 del 2015)prevede che il «Piano triennale dell'offerta formativa» assicuri l'attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza maschile contro le donne e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dal richiamato articolo 5 del decreto-legge n. 93 del 2013.
      In attuazione di tale previsione, il Ministero ha, quindi, adottato le Linee guida nazionali «Educare al Rispetto: per la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le forme di discriminazione» che definiscono un quadro di riferimento per consentire alle scuole di introdurre le tematiche legate alla parità tra i sessi, alla prevenzione della violenza maschile contro le donne e di tutte le discriminazioni.
      In questo quadro normativo, rientrano iniziative già avviate dal Ministero quali:

          il sostegno (mediante fondi FON) a progettualità nelle scuole di ogni ordine e grado per la promozione della parità tra i sessi e la lotta alle discriminazioni;

          la realizzazione di incontri di sensibilizzazione e approfondimento sulla violenza maschile contro le donne nel corso della settimana nazionale contro la violenza e la discriminazione. A tal riguardo, il Ministero, ogni anno, in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne – 25 novembre – emana una nota invitando le scuole di ogni ordine e grado, nell'ambito della propria autonomia didattica e organizzativa, a effettuare un approfondimento sui temi correlati all'eliminazione della violenza contro le donne, al fine di sensibilizzare, prevenire e contrastare ogni forma di violenza e discriminazione. Inoltre, le istituzioni scolastiche possono caricare materiali e approfondimenti degli studenti sul portale nazionale www.noisiamopari.it finalizzato a raccogliere le buone pratiche realizzate e dove è possibile reperire materiali informativi utili per stimolare gli studenti al rispetto e alla comprensione reciproca;

          iniziative finalizzate alla promozione delle pari opportunità come il mese delle STEM – Science, Technology, Engineering and Mathematics, che offre alle scuole una serie di strumenti utili a diffondere la passione per le materie scientifiche e tecnologiche, contribuendo anche a sradicare un pericoloso stereotipo di genere che impedisce il pieno sviluppo delle potenzialità e dei talenti femminili. Difatti, in occasione dell'8 marzo, Giornata internazionale della donna, viene emanato il concorso STEM: femminile plurale. Il concorso propone la realizzazione di un progetto a scelta tra due aree tematiche: scienziate di ieri e di oggi e il diritto di contare.

      Il Ministero ha, inoltre, emanato il «Piano nazionale per l'educazione al Rispetto» per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e favorire il superamento di pregiudizi e disuguaglianze, secondo i princìpi sanciti dall'articolo 3 della nostra Costituzione.
      Per quanto concerne i libri di testo ed in particolare l'invito da Lei rivolto ad evitare che gli stessi propongano una narrazione della figura femminile stereotipata, evidenzio che l'adozione dei libri di testo è espressione fondamentale della libertà di insegnamento e dell'autonomia didattica delle istituzioni scolastiche. Il compito dell'Amministrazione, in materia di adozione di libri di testo, consiste nel sostenere l'azione delle scuole con atti di indirizzo, rispettosi della sfera di questa, autonomia che deve articolarsi ed estrinsecarsi all'interno di un quadro di riferimento unitario al fine del perseguimento dei livelli essenziali delle prestazioni.
      Condivido, comunque, la Sua preoccupazione in merito all'opportunità che gli autori dei libri di testo pongano particolare attenzione a non presentare situazioni e circostanze che possano far emergere stereotipi nei confronti del genere femminile.
      A tal proposito, ricordo che, nell'ambito del progetto PO.LI.TE. (Pari Opportunità nei libri di testo), gli editori aderenti all'Associazione Italiana editori hanno adottato un Codice di autoregolamentazione volto a garantire nella progettazione e realizzazione dei libri di testo e dei materiali didattici particolare attenzione allo sviluppo dell'identità di genere, come fattore decisivo nell'ambito dell'educazione complessiva dei soggetti in formazione.
      Ribadisco l'impegno del Ministero, così come già previsto nel «Piano Strategico Nazionale sulla violenza maschile contro le donne», a:

          pianificare una serie di interventi volti ad eliminare la disparità di genere nell'istruzione e garantire un equo accesso a tutti i livelli di istruzione e formazione con particolare cura delle categorie più vulnerabili;

          individuare e diffondere strategie per la promozione di un'istruzione di qualità per tutte le donne e le ragazze, in ambienti dedicati all'apprendimento che siano sicuri, non violenti ed inclusivi per tutti;

          rafforzare la governarne istituzionale per interventi integrati tra i diversi attori, sia a livello nazionale che regionale e locale.
La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      CIRIELLI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

          da note sindacali si è appreso che la giunta della regione Campania ha approvato con delibera n. 149 del 4 aprile 2019 il nuovo regolamento in materia di accesso, mediante procedura selettiva, agli impieghi nella giunta regionale campana;

          invero, sembrerebbe che all'interno del summenzionato regolamento vi sarebbero delle anomalie relative ai criteri di partecipazione;

          in particolare, le maggiori criticità riguarderebbero gli articoli 13 e 37 della nuova disposizione; più precisamente, l'articolo 13 disporrebbe un abbassamento da 5 (così come previsto dalla normativa vigente) a 3 anni del requisito minimo di anzianità per poter accedere agli incarichi dirigenziali in amministrazioni pubbliche, mentre l'articolo 37 prevedrebbe l'esonero dalla prova preselettiva per chi ha maturato 3 anni di anzianità alla data di scadenza del bando;

          inoltre, le disposizioni contenute nel nuovo regolamento si estenderebbero anche ai dirigenti assunti a tempo determinato («intuitu personae» dalla giunta), oltre che agli incarichi esterni;

          se ciò non bastasse, va ulteriormente evidenziato che la procedura concorsuale per profili (architetti, agronomi, ingegneri e altro) sembrerebbe non in linea con la normativa del ruolo unico della dirigenza, limitando per alcune aree le legittime aspettative dei funzionari in servizio;

          una tale circostanza ha trovato inevitabilmente il disappunto dei sindacati e finanche è stata oggetto di segnalazione all'Anac;

          si tratterebbe di una disposizione in contrasto con il precedente regolamento, che disciplina il sistema di reclutamento dei dipendenti pubblici, ed anche con la direttiva n. 3 del 2018 del Ministero per la pubblica amministrazione, la quale ricomprende, tra i requisiti di ammissione, una particolare esperienza nel settore;

          ad avviso dell'interrogante il provvedimento in questione rischia di favorire indebitamente coloro che attualmente rivestono incarichi dirigenziali su base esclusivamente fiduciaria, dando luogo ad una impropria «stabilizzazione» di tali posizioni che contrasta con la natura fiduciaria (e perciò stesso temporanea) delle medesime, con l'ulteriore rischio di degenerazioni clientelari;

          ciò si porrebbe per l'interrogante in contrasto con i principi di imparzialità, meritocrazia e buon andamento che dovrebbero informare le azioni della pubblica amministrazione, ma mortificherebbe altresì le speranze e le aspettative di tanti che, a prescindere da relazioni fiduciarie, ogni giorno continuano a credere ad uno Stato giusto che premi il merito e garantisca valutazioni obbiettive –:

          se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, anche a carattere normativo, per garantire il rispetto dei principi di buon andamento, imparzialità e trasparenza della pubblica amministrazione, promuovendo in particolare una disciplina più stringente nell'ambito della procedura di reclutamento dei dipendenti pubblici con funzioni dirigenziali.
(4-04629)

      Risposta. — Rispondo all'interrogazione con la quale si chiede chiarimenti concernenti l'adozione da parte della giunta della regione Campania, con delibera n. 149 del 4 aprile 2019, del nuovo regolamento in materia di accesso agli impieghi nella medesima, mediante procedura selettiva, che presenterebbe, a detta dell'interrogante, una serie di anomalie rispetto ai criteri di partecipazione.
      In particolare, le maggiori criticità riguarderebbero gli articoli 13 e 37 della nuova disposizione regionale. Più precisamente, l'articolo 13 disporrebbe un abbassamento da 5 (così come previsto dalla normativa vigente) a 3 anni del requisito minimo di anzianità per poter accedere agli incarichi dirigenziali in amministrazioni pubbliche, mentre l'articolo 37 prevederebbe l'esonero dalla prova selettiva per chi ha maturato 3 anni di anzianità alla data di scadenza del bando.
      Premesso che non rientra nelle competenze del Ministro per la pubblica amministrazione, bensì dell'autorità giudiziaria, la verifica della legittimità degli atti gestionali posti in essere dalle singole pubbliche amministrazioni, al fine di rispondere all'interrogazione, sulla base degli elementi che mi sono stati forniti dall'ispettorato per la funzione pubblica, rappresento quanto segue.
      Con nota n. PG/2020/0176767 del 30 marzo 2020, il segretario della giunta ha riferito che la «seduta di Giunta è preceduta, in via ordinaria, da una riunione preparatoria nella quale, di regola, sono discusse le proposte di deliberazione, ai fini della “verifica della legittimità formale e del rispetto delle tecniche di redazione delle proposte”, all'uopo assicurata dall'ufficio della segreteria di Giunta.
      Per la deliberazione in esame, invece, ha trovato applicazione l'articolo 6, comma 5 del predetto Regolamento, a mente del quale si può disporre “l'integrazione dell'ordine del giorno già diramato per la trattazione di proposte indifferibili o urgenti [...
omissis...].”. In tal caso, si può “consentire la discussione e votazione di un testo provvisorio, sottoscritto dall'Assessore proponente e allegato in originale al processo verbale redatto dal Segretario”».
      In occasione della presentazione della proposta di deliberazione nel corso della seduta del 9 aprile 2019, la giunta ha licenziato il provvedimento approvandolo con modifiche all'articolo 13, comma 1, lettera
d), e all'articolo 37, comma 4, penultimo rigo, attraverso la sostituzione della parola «cinque anni» con la parola «tre anni». Detta modifica, secondo quanto riportato nel processo verbale della seduta, sarebbe stata deliberata «sulla base della ritenuta ragionevolezza di consentire il mero accesso alla procedura concorsuale a soggetti che abbiano già espletato tali funzioni per almeno un triennio, alla luce della discrezionalità di cui gode l'Amministrazione regionale e in coerenza con analoghi precedenti sullo specifico punto e, in particolare, al bando recentemente pubblicato dal Formez in data 25 febbraio 2019, relativo al reclutamento di personale dirigenziale a tempo indeterminato».
      Ai sensi dell'articolo 10, comma 4, del citato regolamento, il segretario ha dunque proceduto esclusivamente «alla restituzione dell'atto con indicazione degli emendamenti decisi dalla Giunta, affinché l'Ufficio proponente provveda agli atti consequenziali».
      La Direzione generale per le risorse umane ha integrato il testo originario, effettuando all'uopo ogni dovuta valutazione tecnica e giuridica, perfezionando l'
iter mediante apposizione di firma digitale da parte del responsabile dell'istruttoria e del proponente il provvedimento e operando in conformità a parere reso, con nota prot. 2019.11122/UDCP/GAB/UL, dall'ufficio legislativo del Presidente.
      Nel verbale della seduta di giunta del 9 aprile 2019 è infatti riportato che «la Giunta, inoltre, tenuto conto che l'Ufficio Legislativo è stato sentito sul testo anteriormente alla modifica proposta, dispone di subordinare tali modifiche, e per l'effetto l'esecutività del provvedimento, all'avviso favorevole dell'Ufficio Legislativo e, pertanto, da mandato alla Direzione Generale per le Risorse Umane di acquisire l'avviso favorevole dell'Ufficio Legislativo sulla legittimità delle disposizioni modificate». Nel merito, l'ufficio legislativo, ai sensi dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Giunta regionale n. 37 del 2013, come successivamente modificato e integrato con decreto del Presidente della Giunta regionale n. 212 del 2015, fornisce supporto nell'elaborazione di proposte di legge e di regolamento di iniziativa della Giunta regionale.

La Ministra per la pubblica amministrazione: Fabiana Dadone.


      COMAROLI. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          la legge n. 107 del 2015, nell'ambito del disegno di riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, prevede l'istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni;

          il successivo decreto legislativo n. 65 del 2017 istituisce e definisce specificità e caratteristiche del sistema integrato di educazione e istruzione, finalizzato a garantire «pari opportunità di educazione e di istruzione, di cura, di relazione e di gioco, superando diseguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali» alle bambine e ai bambini dalla nascita fino ai sei anni, «per sviluppare potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, in un adeguato contesto affettivo, ludico e cognitivo»;

          tra le priorità del sistema integrato vi è la costituzione di poli per l'infanzia i quali si caratterizzano quali laboratori permanenti di ricerca, innovazione, partecipazione e apertura al territorio, anche al fine di favorire la massima flessibilità e diversificazione per il miglior utilizzo delle risorse, condividendo servizi generali, spazi collettivi e risorse professionali;

          al fine di favorire la costruzione di edifici da destinare a poli per l'infanzia innovativi a gestione pubblica, l'istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), nell'ambito degli investimenti immobiliari previsti dal piano di impiego dei fondi disponibili di cui all'articolo 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153, destina, nel rispetto degli obiettivi programmatici di finanza pubblica, fino ad un massimo di 150 milioni di euro per il triennio 2018-2020 comprensivi delle risorse per l'acquisizione delle aree, rispetto ai quali i canoni di locazione che il soggetto pubblico locatario deve corrispondere all'Inail sono posti a carico dello Stato nella misura di 4,5 milioni di euro a decorrere dall'anno 2019;

          il comma 6 stabilisce che il Ministero dell'istruzione con proprio decreto, sentita la Conferenza unificata, provvede a ripartire le risorse, di cui al comma 4, tra le regioni e individua i criteri per l'acquisizione, da parte delle stesse, delle manifestazioni di interesse degli enti locali proprietari delle aree oggetto di intervento e interessati alla costruzione di poli per l'infanzia innovativi;

          il decreto 23 agosto 2017, n. 637, ha ripartito tra le regioni le risorse e ha assegnato alla regione Lombardia una quota di euro 24.283.155,13, che risultano, nonostante le ripetute sollecitazioni dell'interrogante presso gli uffici della direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l'istruzione e per l'innovazione digitale (Dgefid), ancora non sbloccati –:

          quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda assumere al fine di sbloccare l'erogazione dei fondi di cui in premessa.
(4-05711)

      Risposta. — La sua interrogazione consente di poter porre l'attenzione su un tema, quello dell'edilizia scolastica, che riveste un ruolo importante proprio nella consapevolezza che la sicurezza degli studenti e del personale scolastico costituisce una priorità. Non a caso da inizio anno e in poco più di sei mesi abbiamo investito oltre 1,9 miliardi.
      Pari importanza viene data al sistema integrato 0-6 e alla realizzazione di poli d'infanzia.
      Vale la pena, tuttavia, chiarire che il decreto legislativo n. 65 del 2017 consentiva, per la realizzazione di poli d'infanzia, la presentazione di un massimo di 3 proposte progettuali per ciascuna regione da ammettere a finanziamento, quale limite massimo.
      Pertanto, con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca del 23 agosto 2017, n. 637, si è proceduto a ripartire tra le regioni la quota a ciascuna spettante dell'importo massimo stanziato pari a 150 milioni e sono stati, altresì, definiti i criteri per la selezione delle proposte da parte delle singole regioni. A seguito di tale decreto ministeriale, ciascuna regione ha proceduto alla selezione delle proposte progettuali. Ci sono state, poi, singole regioni interessate da ricorsi giurisdizionali che hanno rallentato l'attuazione complessiva della procedura.
      Intanto, su proposta del Ministero, con il decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2018, n. 130, è stato abrogato il limite originariamente previsto di 3 proposte progettuali ammissibili per ciascuna regione, è stata semplificata la procedura, eliminando il ricorso al concorso di idee ed è stata introdotta la possibilità di utilizzare quota parte dei canoni di locazione destinati all'INAIL per le spese di progettazione, quale anticipazione del valore dell'area che l'INAIL acquisterà dagli enti locali.
      Alla luce della modifica normativa, sono state avviate le necessarie attività istruttorie propedeutiche all'approvazione delle proposte progettuali e sono stati richiesti anche chiarimenti alle regioni, in quanto molte di queste non hanno computato nel finanziamento proposto il valore economico dell'area oggetto di intervento, per cui anche le graduatorie e l'assegnazione delle risorse sono state riviste alla luce di tali chiarimenti resi.
      Le regioni, tra cui la Lombardia, hanno approvato nuove graduatorie ammettendo a finanziamento altri enti oltre ai 3 previsti originariamente.
      Venendo alla richiesta specifica, il Ministero non ha risorse bloccate. Infatti, il 15 aprile 2020, a seguito della conclusione delle attività istruttorie svolte, ha comunicato all'INAIL le nuove aree da ammettere a finanziamento che, per la regione Lombardia, sono ulteriori 5, rispetto alle 3 già originariamente autorizzate.
      Allo stato, sia il Ministero sia l'INAIL sono in attesa di ricevere dai nuovi comuni beneficiari tutta la documentazione atta ad indicare le condizioni, anche urbanistiche, e la piena idoneità dell'area all'edificazione, compresi i titoli di proprietà e/o di provenienza e le previste autorizzazioni per l'edificazione ove già ottenute, nonché l'importo richiesto per l'acquisizione da parte di INAIL dell'area edificabile, libera da eventuali opere da demolire e da eventuali bonifiche, supportato da una stima redatta dall'ente beneficiario che tenga conto dei criteri di congruità.
      Non appena gli enti locali presenteranno la relativa documentazione, il Ministero e l'INAIL potranno velocemente procedere all'autorizzazione delle successive fasi di finanziamento.

La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      D'ATTIS e ELVIRA SAVINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per gli affari europei, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          nelle scorse settimane è stato presentato il Piano di investimenti del Green Deal europeo, che consentirà di mobilitare fino a mille miliardi di euro, attraverso il budget dell'Unione europea e strumenti associati, per il contrasto ai cambiamenti climatici;

          il Piano comprende gli investimenti sostenibili che dovranno supportare la transizione verde dell'Unione europea;

          tra gli obiettivi del Piano vi è anche quello aumentare i finanziamenti dedicati alla decarbonizzazione europea, e contestualmente sostenere i lavoratori e le popolazioni delle regioni che maggiormente patiscono il processo di decarbonizzazione e trasformazione. Per tali finalità, il citato piano europeo prevede appositamente un «Fondo per una transizione equa», proprio per sostenere giustamente quelle aree e quei settori produttivi che, più di altri, avranno effetti negativi e costi economici conseguenti a questo cambio di paradigma di sviluppo;

          del nuovo Fondo da 7,5 miliardi di euro, risulta che saranno destinati all'Italia circa 364 milioni di euro, da usare nei prossimi sette anni;

          le suddette risorse del Fondo dell'Unione europea, nel nostro Paese andranno a beneficio dell'area di Taranto e dell'area mineraria del Sulcis-Iglesiente. La decisione è stata comunicata il 26 febbraio 2020 all'interno della relazione economica sull'Italia in occasione della pubblicazione dei report su tutti i Paesi dell'Unione europea;

          per il calcolo della quota assegnata a ogni Paese di finanziamenti del Fondo per l'equa transizione, sono state prese in considerazione le emissioni pro capite e altri indicatori calcolati su base nazionale, mentre, per l'assegnazione delle aree beneficiarie del fondo, si sarebbe tenuto conto della situazione economica delle aree coinvolte dall'intervento e dal potenziale impatto derivante dalla riconversione industriale;

          il 26 febbraio 2020, il commissario europeo agli affari economici, Paolo Gentiloni, ricordava che alla Commissione europea «lavorano con gli Stati per identificare quali sono impianti industriali o regioni che meglio si adattano al Fondo per la transizione giusta: le autorità dovranno presentare piani di transizione ambientale in base ai quali si ottiene un finanziamento» –:

          quale sia stata l'interlocuzione tra il Governo italiano e la Commissione dell'Unione europea riguardo all'individuazione delle aree del nostro Paese destinatarie delle risorse del fondo di cui in premessa, e se non si ritenga di rendere pubblica la documentazione relativa alla medesima interlocuzione.
(4-04903)

      Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame si chiede di conoscere la posizione del Governo rispetto al meccanismo di transizione nel quadro delle misure volte a sostenere il Green Deal europeo.
      La strategia europea sul
Green Deal è stata lanciata dalla Commissione l'11 dicembre 2020 ed è uno degli obiettivi strategici per il piano di ripresa europeo, di cui si sta discutendo in questo periodo.
      L'Italia ha sin da subito sostenuto con convinzione questa strategia che non è esclusivamente di protezione ambientale ma di crescita economica.
      Si tratta infatti di realizzare politiche pubbliche europee per una crescita sostenibile in vista del raggiungimento dell'obiettivo della neutralità climatica al 2050. Il nostro Paese è pienamente in grado di giocare questa partita.
      Il nostro Paese è pienamente in grado di giocare questa partita, anzi siamo tra i Paesi più avanti e meglio posizionati nel panorama UE.
      Il Governo ha confermato la massima disponibilità a lavorare con la Commissione europea per rendere più ambizioso il "
Green deal" europeo e difendere gli interessi di cittadini e imprese italiani.
      In questo senso, nell'ambito dell'azione di coordinamento interministeriale della quale ho assunto la responsabilità, è stato messo a punto un
position paper, trasmesso a Bruxelles i primi di gennaio, che si articola su 5 aree prioritarie: il cambiamento climatico; la transizione industriale e sociale; gli strumenti di finanziamento; la biodiversità e l'agricoltura.
      La crisi pandemica da Covid-19 non ha modificato la valenza di questo articolato obiettivo anzi ne ha ulteriormente evidenziato la necessità e l'urgenza.
      L'accordo sugli strumenti finanziari di ripresa economici europei, raggiunto pochi giorni fa al termine di un lungo e difficile negoziato europeo, è senza precedenti.
      l'Unione europea si è dotata di un piano di rilancio post-COV1D, il
Next Generation EU, da 750 miliardi di euro, basato sull'emissione di titoli di debito comuni da parte della Commissione.
      È stata anche approvata una «clausola verde», che prevede che nei piani per la ripresa e la resilienza, valutati dalla Commissione entro due mesi dalla presentazione, venga attribuito il punteggio più alto – oltre che ai criteri della coerenza con le raccomandazioni specifiche per Paese – anche all'effettivo contributo alla transizione verde (e digitale), che rappresenta una condizione preliminare ai fini di una valutazione positiva.
      La «transizione verde» è, in questo senso, una grande opportunità di crescita e innovazione, capace di rafforzare la competitività dei nostri sistemi industriali e di creare nuova domanda e nuovi posti di lavoro, rivitalizzando altresì il nesso tra politiche economiche e dimensione sociale.
      Consapevoli che si tratta di un
dossier fondamentale dell'azione di governo, ho attivato, nell'ambito del Comitato tecnico di valutazione, un tavolo di coordinamento interministeriale permanente che contribuisca con un'azione di indirizzo complessiva allo sviluppo delle priorità nazionali «verdi».
      In sede europea, ci siamo battuti affinché gli obiettivi del
Green Deal europeo siano sostenuti da strumenti finanziari europei efficaci per gli obiettivi di de-carbonizzazione ed adeguati a gestirne le conseguenze industriali e le inevitabili ricadute sociali.
      L'obiettivo è assicurare la coerenza di fondo tra le diverse linee di
policy europee: Green Deal; Strategia industriale europea; Next Generation EU.
      In linea con gli impegni assunti dall'Unione per attuare l'accordo di Parigi, questi programmi e strumenti devono consentire di conseguire l'obiettivo generale di destinare almeno il 30 per cento dell'importo totale delle spese di bilancio dell'Unione e di
Next Generation EU al sostegno degli obiettivi climatici.
Il Ministro per gli affari europei: Vincenzo Amendola.


      FASSINA e FORNARO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          Cnh Industrial è l'azienda industriale italo-canadese, attiva nel mercato dei capital goods e sorta in seguito alla fusione tra Fiat Industrial e Cnh. Il gruppo progetta, produce e commercializza macchinari per il settore agricolo e delle costruzioni, veicoli per l'industria e commerciali, autobus e mezzi speciali; è inoltre attivo nella produzione di propulsori per applicazione marina e motori. È presente in circa 180 Paesi, con più di 63.000 dipendenti in 67 stabilimenti produttivi e in 56 centri di ricerca e sviluppo;

          Cnh Industrial ha come principale azionista il gruppo Exor, controllato dalla famiglia Agnelli. Dopo l'annuncio, ad ottobre 2019, della chiusura di Pregnana Milanese e della trasformazione in sede logistica dello stabilimento di San Mauro, l'azienda ha comunicato al Ministero dello sviluppo economico una prospettiva molto preoccupante per i siti di Lecce, dove si realizzano macchine per le costruzioni, e Brescia, dove viene prodotto un Eurocargo a marchio Iveco, due impianti che contano circa 2.700 operai. L'azienda ha dichiarato nell'incontro con i sindacati, tenutosi il 24 giugno 2020, di riconsiderare la posizione e il piano industriale di queste due realtà;

          la notizia comunicata dai vertici del gruppo Cnh al Ministero dello sviluppo economico in merito agli stabilimenti di Lecce e Brescia arriva negli stessi giorni in cui Fca Italia ottiene ufficialmente i 6,3 miliardi di euro di prestiti con garanzia Sace, l'agenzia italiana per il credito all'export, all'80 per cento. Il finanziamento, infatti, è stato registrato dal controllo preventivo della Corte dei conti portando così a termine l'iter necessario, dopo che lo stesso prestito aveva avuto l'assenso da parte di Intesa Sanpaolo e del Governo;

          la concessione della garanzia rientra nell'ambito della procedura specifica prevista dal decreto-legge «Liquidità», relativa ai finanziamenti in favore di imprese di grandi dimensioni, con oltre 5.000 dipendenti in Italia o con un valore del fatturato superiore agli 1,5 miliardi di euro;

          se è vero che Fca e Cnh sono dal 2011 due aziende distinte, è altrettanto vero che entrambe sono controllate da Exor rispettivamente con il 28,7 e il 26,9 per cento del capitale;

          in tale quadro, mentre Fca ottiene un prestito garantito dallo Stato italiano, Cnh, ad avviso degli interpellanti, in aperta violazione degli impegni presi nell'accordo del 10 marzo 2020, annuncia un riesame del piano industriale e mette in discussione il futuro di due stabilimenti presenti nel nostro Paese –:

          se i Ministri interpellati intendano dare seguito alla richiesta dei sindacati di un nuovo tavolo con i rappresentanti di Cnh e le parti sociali;

          quali altre urgenti iniziative il Governo intenda assumere, anche in considerazione della garanzia prestata da Sace al finanziamento di 6,3 miliardi di euro deliberato da Intesa San Paolo alla Fca Italy, al fine di assicurare l'integrale rispetto dell'accordo del 10 marzo 2020 tra la Cnh Industrial e le organizzazioni sindacali, garantendo il mantenimento dei livelli occupazionali degli stabilimenti di Brescia e Lecce.
(4-06424)

      Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo indicato in esame, concernente il mantenimento dei livelli occupazionali degli stabilimenti della società Cnh Industrial spa di Brescia e Lecce, si rappresenta quanto segue.
      La società Cnh Industrial spa ha presentato un'istanza in data 18 giugno 2020 di cassa integrazione guadagni straordinaria per riorganizzazione aziendale, relativa al periodo dal 22 giugno 2020 al 21 ottobre 2021, riguardante 297 lavoratori impiegati presso l'unità di San Mauro Torinese (Torino).
      Il programma di riorganizzazione presentato dalla società è particolarmente articolato ed è finalizzato alla riconversione del sito con dismissione e smantellamento di tutte le attrezzature ed impianti attualmente presenti per l'espletamento dell'ordinaria produzione ancora in essere.
      Presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è attualmente in corso la fase dell'istruttoria documentale finalizzata alla verifica dei presupposti di legge volti all'autorizzazione alla concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale in favore dei lavoratori coinvolti dalle riduzioni orarie, applicate in virtù dell'implementazione del sopra citato programma.
      Inoltre, risulta che la regione Lombardia ha attivato da tempo un tavolo di confronto con l'azienda, le organizzazioni sindacali, la Città metropolitana di Milano e il comune di Pregnana Milanese in relazione allo stabilimento di Pregnana-Milanese (Milano). Il tavolo finora ha scongiurato la chiusura del sito, rinviata alla seconda metà dei 2021 e ha adottato una serie di misure finalizzate a minimizzare gli esuberi.
      In via prioritaria, l'attivazione di un processo di reindustrializzazione che potrebbe concretizzarsi salvaguardando parte dello stabilimento stesso, con la prosecuzione di una attività industriale, inoltre l'utilizzo di politiche attive del lavoro e di percorsi di ricollocazione interna ed esterna e di
reskilling per i lavoratori coinvolti, infine l'utilizzo di ammortizzatori sociali conservativi e un incentivo alle uscite volontarie e/o di accompagnamento alla pensione.
      Il confronto è tuttora in corso, soprattutto, in questa fase, sul versante reindustrializzazione. Il prossimo tavolo regionale è previsto entro fine luglio.
      Sulla vicenda si è aperto anche un tavolo di confronto a livello nazionale, attivo da diversi mesi presso il Ministero dello sviluppo economico, al quale partecipa anche il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e che ha portato a una intesa il 10 marzo 2020 che riguarda tutte le attività riconducibili a FCA (CNH INDUSTRIAL, FPT, IVECO e altre) in Italia.
      Al tavolo ministeriale sono oggetto di discussione, analisi e studio, progetti anche per gli stabilimenti di Brescia e Lecce.
      Ove sarà necessario, analogamente a quanto accaduto per il sito di Pregnana Milanese, verranno attivati anche tavoli locali su Brescia coinvolgendo le organizzazioni sindacali di categoria locali e il territorio.
      In particolare, per quanto concerne il confronto a carattere nazionale, si rappresenta che in data 24 giugno 2020, presso il Ministero dello sviluppo economico si è svolto un incontro di aggiornamento riguardante le problematiche del gruppo CNH Industrial al quale hanno partecipato rappresentanti dei Ministeri interessati, delle regioni Lombardia e Puglia, numerosi rappresentanti sindacali e naturalmente i rappresentanti dell'azienda.
      Per quanto concerne il segmento
Construction Equipment, è emerso, in riferimento al sito di Lecce, per il quale non era previsto alcun processo di ristrutturazione, che la crisi epidemiologica ha determinato una forte contrazione della produzione, senza che sia stato possibile sino ad oggi registrare una ripresa, soprattutto in considerazione degli effetti della pandemia sul mercato delle macchine per le costruzioni. Pertanto i dipendenti di Lecce hanno usufruito della cassa integrazione guadagni ordinaria – Covid 19 per 9 settimane e successivamente per 11 giorni sino ad inizio giugno.
      Infine, nell'incontro del 24 giugno 2020, si è passati alla disamina del segmento
commercial & specialty vehicles del gruppo che include gli stabilimenti Iveco di Brescia, di Suzzata, di Brescia Mezzi Speciali e di Iveco defence vehicles.
      Al riguardo, i rappresentanti dell'azienda hanno evidenziato, con riferimento al sito di Brescia, come l'impatto del Covid 19 è stato estremamente significativo e ovviamente al di fuori di ogni previsione, e ciò non ha consentito fa stipula del contratto di solidarietà come previsto dall'accordo quadro. Anche la regione Puglia, ha osservato che l'improvvisa ed imprevedibile crisi pandemica ha sensibilmente inciso sulla riorganizzazione degli stabilimenti pugliesi, Per questo sarà necessario continuare un confronto serrato con l'azienda per continuare a monitorare lo stato di attuazione dell'accordo quadro e quindi di rilancio dei siti pugliesi.
      Dopo questa disamina dell'attuale situazione, si evidenzia l'interesse e la sensibilità del Governo rispetto alla difficile situazione occupazionale delle aziende del gruppo CNH Industrial e si sottolinea l'impegno dei Ministero del lavoro e delle politiche sociali sul fronte delle verifiche circa la percorribilità di una modifica normativa del contratto di solidarietà.

La Sottosegretaria di Stato per il lavoro e le politiche sociali: Francesca Puglisi.


      FIORAMONTI. — Al Ministro per gli affari europei, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          l'irrompere della pandemia da Covid-19, le difficoltà sorte in seguito alle limitazioni alla libera circolazione all'interno del perimetro europeo, le misure previste nella programmazione del Recovery Fund per il settennato 2021-2027, rischiano di impattare negativamente su tre dei più importanti programmi comunitari di mobilità europea – quali Erasmus, Europa creativa e Corpo europeo di solidarietà – caratterizzati dal forte protagonismo dei giovani;

          la Commissione europea ha ridotto significativamente le proposte di finanziamento dei tre programmi rispetto alla bozza iniziale del 2018 formulata dalla stessa Commissione: 5,4 miliardi di euro in meno per il programma «Erasmus», a fronte dei quali la proposta fissa il finanziamento a 24,6 miliardi di euro rispetto ai 30 preventivati nel 2018; 330 milioni di euro in meno per «Europa creativa», per il quale è preventivata una spesa inferiore pari a 1,52 miliardi di euro rispetto a 1,85 del 2018; 365 i milioni di euro in meno per il «Corpo di solidarietà europeo», per il quale viene previsto un finanziamento a 895 milioni di euro rispetto al 1,26 miliardi di euro del 2018;

          stante la bozza di programmazione sopracitata, tali misure determinerebbero una battuta d'arresto significativa riguardo alla mobilità, allo studio e all'associazionismo giovanile già fortemente colpito dalla pandemia, bloccando attività di scambio e progetti su scala continentale, facendo rientrare a casa gli studenti Erasmus, sospendendo le nuove partenze, frenando attività e iniziative, limitando i partenariati, fino all'indebitamento di enti e di piccole realtà;

          in un momento dal delicato equilibrio per l'integrazione dei popoli, previsioni di tale portata ledono fortemente tale processo di integrazione – soprattutto tra gli stessi popoli europei – posto che l'ulteriore limitazione delle possibilità di scambio e di integrazione a livello culturale, ma anche nell'ambito della ricerca, della solidarietà, dell'innovazione e dello sviluppo, rischia di accentuare maggiormente le divergenze strutturali e le distanze tra questi, data la sottrazione di risorse a studenti, università, enti, comuni, insegnanti, associazioni, nonché a tutte quelle realtà che ne traggono direttamente un beneficio economico e di crescita culturale e sociale –:

          quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare al fine di scongiurare ogni possibile limitazione nella destinazione di tali fondi europei, quali veicolo di investimento e generatore di sviluppo e di integrazione europea per il nostro Paese e per il futuro dei suoi giovani.
(4-05911)

      Risposta. — La questione sollevata nell'interrogazione n. 4-05911 è una preoccupazione condivisa che riguarda in modo più generale il possibile impatto dell'emergenza sanitaria sul bilancio dell'Unione europea, presente e futuro.
      Al riguardo preme osservare come non vi sono ancora proiezioni esatte riguardo alla proposta per ora informale di ridimensionamento relativa ai programmi europei «Erasmus+», «Europa creativa» e «Corpo Europeo di solidarietà» a valere sul prossimo bilancio pluriennale 2021/2027.
      La discussione sul bilancio dell'Unione europea è ancora in via di definizione ed occorrerà attendere la proposta di «
negotiating box» del Presidente Michel sulla quale il Consiglio europeo sarà chiamato a pronunciarsi con una decisione formale.
      La proposta della Commissione del 27 maggio ha fissato a circa 24 miliardi di euro la futura dotazione finanziaria prevista nel bilancio sul programma ERASMUS+, che comprende anche il «Corpo Europeo di solidarietà» e che, rispetto ai 14,2 miliardi di euro stanziati nell'attuale programmazione significherebbe comunque una crescita della dotazione finanziaria complessiva di 10 miliardi netti per il periodo di vigenza del prossimo programma.
      La dotazione finanziaria per «Europa Creativa» è stata fissata invece in 1,5 miliardi, rispetto a 1,4 miliardi dell'attuale programmazione.
      La Commissione da parte sua non ha mai perso di vista l'obiettivo di costruire uno «Spazio europeo dell'Istruzione» mirato a rafforzare la dimensione culturale dell'Unione europea e la partecipazione dei giovani, continuando a lavorare alla creazione di una nuova strategia per i giovani e una nuova agenda per la cultura.
      I giovani saranno inoltre grandi beneficiari delle attività del Fondo Sociale europeo che, con una dotazione finanziaria complessiva prevista per il 2021-2027 di oltre 86 miliardi, offre sostegno all'occupazione e all'istruzione.
      L'Italia ha sempre visto con grande favore e pienamente sostenuto queste politiche e non farà mancare il proprio supporto politico anche in questa occasione.

Il Ministro per gli affari europei: Vincenzo Amendola.


      GIANNONE. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          secondo i dati pubblicati nel monitoraggio condotto dal Ministero dell'istruzione in queste settimane e illustrati il 26 marzo 2020 nel corso dell'informativa in Senato, la didattica a distanza, è stata un successo. Più di 6,7 milioni di alunni sono stati raggiunti, attraverso mezzi diversi. Circa l'80 per cento quindi sul totale di 8,3 milioni di studenti;

          nello specifico, l'89 per cento delle scuole ha predisposto attività e materiali specifici per gli alunni con disabilità; l'84 per cento delle scuole ha predisposto attività e materiali specifici per gli alunni con Dsa; il 68 per cento delle scuole ha predisposto attività e materiali specifici per gli alunni con Bes non certificati;

          tuttavia, secondo un'indagine pubblicata dalla Comunità di Sant'Egidio, ripresa da Repubblica, a Roma «Il 61 per cento dei bambini dai 6 ai 10 anni non ha svolto neanche una lezione on line». L'indagine si è svolta su un campione di circa 800 bambini di 44 scuole distribuite in 27 quartieri della città, dal centro alla periferia. L'11 per cento dichiara di aver fatto lezione on-line solo una volta a settimana per una, massimo 2 ore. Il 49 per cento ha invece svolto lezione due volte a settimana, il 28 per cento tre volte a settimana, il 9 per cento quattro volte. Infine, solo per il 2 per cento i corsi sono stati attivi dal lunedì al venerdì;

          tra gli aspetti da segnalare c'è sicuramente quello legato alla dotazione tecnologica. «Pensiamo, continua il testo, alle famiglie straniere o a tutte quelle case in cui l'italiano non è la prima lingua oppure alle famiglie che in casa non hanno computer o connessioni adeguate». Un problema che, nonostante i fondi erogati dal Governo per l'acquisto di device, continua a generare disuguaglianze. Dall'analisi di Sant'Egidio risulta che solo il 60 per cento del campione è stato informato dalle scuole rispetto alla possibilità di richiedere, se necessari, tablet o computer. E solo il 5 per cento li ha ricevuti ad oggi;

          secondo poi quanto riportato da Articolo 21, sempre a Roma, quasi diecimila alunni con varie disabilità (anche di natura socioambientale) che usufruiscono del servizio di inclusione scolastica che il comune eroga attraverso operatori forniti da cooperative sociali, in un regime di appalti, non hanno usufruito della didattica a distanza;

          appena chiuse le scuole, in piena esplosione della pandemia, l'assessora Mammì emetteva una disposizione che trasformava l'assistenza educativa in assistenza domiciliare, attraverso l'invio degli operatori nelle case dei bambini da loro assistiti a scuola. A questa discutibile decisione, è seguito inevitabilmente un putiferio di proteste da parte dei lavoratori, perché l'idea di mandare tremila persone in giro per Roma, perlopiù con i mezzi pubblici, e dentro le case di quasi diecimila famiglie, in un momento in cui i minimi dispositivi di sicurezza (come mascherine e guanti) erano introvabili, appariva una follia;

          fortunatamente, è sopraggiunto il decreto governativo dell'8 marzo 2020, che ha imposto il lockdown, costringendo l'assessora a sospendere il provvedimento;

          soltanto all'inizio di aprile 2020, ad un mese dalla chiusura delle scuole, dagli uffici dell'assessora è stato poi adottato un atto dirigenziale che delegava ai singoli municipi l'organizzazione della didattica a distanza per i bambini disabili. La conseguenza è stata che, agli inizi di maggio 2020, la Dad per i bambini disabili era partita solo in due o tre municipi su quindici –:

          se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda intraprendere affinché venga garantito il diritto allo studio su tutto il territorio nazionale; se non intenda promuovere, per quanto di competenza, misure omogenee per evitare il divario scolastico che si è creato, in soli due mesi, tra gli alunni che risulteranno inevitabilmente penalizzati anche nell'anno scolastico 2020/2021.
(4-05732)

      Risposta. — Ritengo doveroso precisare che, i dati riportati da Repubblica relativi all'indagine pubblicata dalla Comunità di Sant'Egidio risultano contrastanti rispetto a quanto rilevato dall'indagine effettuata dall'ufficio scolastico regionale per il Lazio, riferita alla didattica a distanza e all'utilizzo dei fondi stanziati per supportarla.
      Il monitoraggio effettuato dall'ufficio scolastico regionale per il Lazio, difatti, ha rilevato che per quanto riguarda i 559 istituti scolastici del Lazio che hanno risposto all'indagine, gli istituti hanno individuato 28,880 studenti (pari al 5,26 per cento del totale), quali destinatari dei dispositivi tecnologici, in quanto meno abbienti e non dotati degli stessi. Per quanto riguarda, invece le 371 scuole di Roma che hanno risposto all'indagine, gli istituti hanno individuato 19.417 studenti (pari a circa il 5,08 per cento), quali destinatari del
device.
      Le scuole del Lazio, che hanno partecipato al monitoraggio, dichiarano, inoltre, di aver affidato in comodato d'uso agli studenti più di 18.800 dispositivi tecnologici per favorire la didattica a distanza, di questi dispositivi, 12.512 sono quelli affidati in comodato d'uso a Roma.
      Delle 559 scuole del Lazio, 337 istituti (pari al 60 per cento hanno dichiarato di aver soddisfatto tutte le esigenze dei propri studenti relativamente ai dispositivi tecnologici utili a svolgere la didattica a distanza. Per quanto riguarda la città di Roma, dei 371 istituti, 230 scuole (pari al 62 per cento) hanno dichiarato di aver soddisfatto tutte le esigenze dei propri studenti.
      Per quanto riguarda le 559 scuole del Lazio, è emerso che solo una piccola percentuale di alunni (circa 1,5 per cento) necessita ancora di
device, per quanto riguarda invece le 371 di Roma, questa percentuale scende ulteriormente a circa l'1,1 per cento.
      Inoltre, a fronte di un totale di 548.504 studenti del Lazio frequentanti, la percentuale di studenti che non è riuscita a connettersi risulta essere inferiore allo 0,9 per cento, anche tale percentuale scende a circa lo 0,6 per cento per quanto riguarda gli studenti frequentanti le scuole di Roma.
      In merito agli alunni con disabilità, riconosco che la fase di sospensione delle attività didattiche nelle sedi scolastiche ha rappresentato senz'altro una sfida inedita per il processo di inclusione che, tuttavia, è stata affrontata con coraggio dalle scuole, anche grazie al supporto di molteplici attori e contributi.
      Al riguardo, sulla base dei
report delle Istituzioni scolastiche acquisiti dall'USR per il Lazio, emerge che il personale docente ha privilegiato un adeguamento del Piano educativo individualizzato (PEI) dell'alunno, preliminarmente condiviso con la famiglia.
      Particolare attenzione è stata riservata agli alunni con bisogni educativi speciali (BES) per i quali si è cercato di garantire il rispetto del PDP e di agevolare la mediazione dei contenuti proposti.
      In merito agli alunni con disabilità gravi, il supporto degli insegnanti di sostegno si è focalizzato sul legame affettivo-relazionale, oltre che sulla progettualità del lavoro da svolgere. Per questi alunni le unità di apprendimento, sia per l'area linguistica sia per l'area logico-matematica, sono state presentate
in team dai docenti, così da evitare ulteriore disorientamento nell'alunno.
      Per tutti gli alunni con disabilità le scuole hanno cercato di mantenere la compresenza di diversi soggetti: docente di classe, docente di sostegno e, quando possibile, OEPA.
      Con riferimento circa il ruolo degli educatori del servizio OEPA nelle scuole di Roma è bene evidenziare che quella dell'OEPA è figura distinta e non sostitutiva delle altre figure presenti a scuola, quali docenti curriculari, di sostegno e collaboratore scolastico. Pertanto, nella fase iniziale dell'emergenza epidemiologica detti operatori sono stati esclusi dalla DaD.
      Diverse scuole romane, in raccordo con l'ente locale, hanno provato a coinvolgere educatori e assistenti alla comunicazione nel lavoro quotidiano della didattica a distanza. Alcune scuole, ad esempio, hanno richiesto ai rispettivi municipi di consentire la prosecuzione del lavoro a distanza per gli alunni assegnati da parte del personale OEPA.
      Nel maggio scorso con il «Verbale d'intesa per l'approvazione di misure urgenti relative al servizio OEPA di Roma Capitale», sottoscritto dall'Assessore capitolino alla scuola, da tutti gli Assessori alla scuola dei municipi di Roma Capitale, dalle sigle sindacali confederate e dalle tre centrali cooperative, è stata prevista la possibilità di rimodulare gli interventi del servizio OEPA attraverso una co-progettazione condivisa dalle parti volta a supportare gli alunni disabili, nell'ambito del PEL.

La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      GUIDESI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          la tangenziale di Casalpusterlengo alla strada statale 9 «Via Emilia», in provincia di Lodi, è inserita nell'accordo di programma quadro «riqualificazione e potenziamento del sistema autostradale e della grande viabilità della regione Lombardia», sottoscritto dalla regione, Ministero del tesoro, Ministero dei lavori pubblici, Anas e province di Brescia, Cremona, Mantova, Milano e Pavia, ed è inserita inoltre nel contratto di programma 2016/2020 tra Mit e Anas spa;

          la popolazione attende da più di 30 anni tale opera per ovviare ad una serie di disagi da traffico e da inquinamento atmosferico ed acustico;

          la scorsa estate si è diffusa la notizia che l'appalto per la realizzazione della variante alla strada statale 9 di Casalpusterlengo sia stato aggiudicato in via provvisoria all'associazione di imprese guidata dall'azienda Aleandri spa di Bari;

          gli organi di stampa hanno riportato la notizia che l'assegnazione definitiva dell'appalto avrebbe dovuto concretizzarsi a settembre 2019, dopo le verifiche preliminari di bonifica bellica;

          da allora il comune di Casalpusterlengo e i cittadini non hanno avuto più alcuna informazione al riguardo;

          risultano proseguite e successivamente concluse le operazioni di esproprio, sia riguardanti i privati sia riguardanti il comune; sono state modificate le cartografie urbanistiche e alcuni protocolli, ma non risulta alcuna notizia sull'assegnazione definitiva dell'appalto e sulla successiva cantierizzazione e non risulta alcuna certezza sulle tempistiche in merito all'avvio dei lavori;

          l'opera è strategica per tutto il territorio lodigiano –:

          se il Ministro interrogato intenda appurare, per quanto di competenza, le ragioni dell'ennesimo stallo delle procedure di realizzazione della tangenziale di Casalpusterlengo e dare notizie certe sulle tempistiche effettive dell'assegnazione definitiva dell'appalto e dell'inizio dei lavori.
(4-04524)


      GUIDESI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          con l'interrogazione n. 4-04524 del 21 gennaio 2020, che non ha ancora ricevuto risposta, l'interrogante ha già chiesto al Ministro le ragioni dell'ennesimo stallo delle procedure realizzazione della tangenziale di Casalpusterlengo e notizie certe sulle tempistiche effettive dell'assegnazione definitiva dell'appalto e dell'inizio dei lavori;

          da allora, sono stati avviati gli espropri e da circa due mesi sono in atto i lavori per la bonifica bellica del tracciato, ma ancora non si conosce nulla per l'aggiudicazione definitiva dell'appalto, nonostante l'aggiudicazione provvisoria della gara, da 106 milioni di euro, sia avvenuta un anno fa, a fine luglio 2019, alla ditta Aleandri di Bari;

          la popolazione attende da più di 30 anni la realizzazione di tale variante alla strada statale 9 - via Emilia, a sud-ovest dell'abitato di Casalpusterlengo, per ovviare ad una serie di disagi da traffico e da inquinamento atmosferico ed acustico; nei lunghi anni trascorsi si sono alternati tavoli, riunioni e rassicurazioni da parte dell'Anas e dei Ministri in carica, con dubbi, colpi di scena e proteste da parte dei cittadini;

          dal 2014, a seguito del crollo dell'intonaco della chiesa di San Rocco, la via Emilia è chiusa ai mezzi pesanti, pari o superiori alle 7,5 tonnellate, con tutti i disagi che ne conseguono per camionisti e imprese; i danni economici per tale zona di intensa attività commerciale e industriale, già provata dall'emergenza COVID-19 sono enormi; i cittadini sono ormai sfiduciati e stanchi di aspettare e temono che l'opera sparisca dai programmi dell'Anas –:

          se il Ministro interrogato intenda appurare i motivi dei ritardi da parte dell'Anas e dare risposte inconfutabili alla popolazione e alle amministrazioni locali sui tempi certi che si prevedono per l'assegnazione definitiva dell'appalto della tangenziale di Casalpusterlengo e sull'inizio effettivo dei lavori, nonché sul cronoprogramma previsto per la realizzazione dell'opera.
(4-06446)

      Risposta. — Con riferimento agli atti di sindacato ispettivo in esame, sulla base delle informazioni acquisite dalla direzione generale per le strade e le autostrade e per la vigilanza e la sicurezza nelle infrastrutture stradali e dalla società Anas, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
      Il 6 maggio 2019, la commissione di gara per l'appalto relativo alla realizzazione della variante alla strada statale 9 di Casalpusterlengo, riunita in seduta pubblica, ha esaminato la documentazione amministrativa e ha preso atto che sono stati ammessi alla gara n. 19 concorrenti.
      A seguito dell'apertura di ciascun singolo plico
on line, contenente l'offerta tecnica prodotta dai concorrenti tramite il portale acquisti Anas, la medesima commissione ha rinviato la valutazione di merito della documentazione tecnica a successive sedute.
      Ultimata la disamina di tutte le offerte tecniche presentate, nella seduta pubblica del 25 luglio 2019, la commissione ha proceduto all'apertura delle offerte economiche presentate nonché alla lettura dei ribassi offerti dai singoli concorrenti.
      All'esito della predetta seduta pubblica, le offerte dei concorrenti primo e secondo in graduatoria sono risultate anomale ai sensi dell'articolo 97, comma 3, del decreto legislativo n. 50 del 2016 e, pertanto, nei confronti degli stessi, con provvedimento del 29 luglio 2019, è stato attivato il sub-procedimento di verifica dell'anomalia, con la richiesta di trasmissione della documentazione atta a giustificare, ai sensi dell'articolo 97, comma 5, del citato decreto, la congruità dei prezzi, offerti in relazione alle lavorazioni da eseguire.
      Il successivo 19 settembre 2019 la stazione appaltante ha nominato i componenti del gruppo di valutazione e la verifica di congruità si è conclusa nel mese di agosto 2020.
      Anas provvederà a dare comunicazione ai concorrenti nella prima metà del corrente mese di settembre e, a seguito dell'aggiudicazione definitiva, potrà quindi procedere alla consegna dei lavori.
      I tempi previsti per la realizzazione dell'opera sono stati fissati in 1445 giorni (circa quattro anni) e si conferma che sono state già avviate le attività relative agli espropri e alla bonifica da ordigni bellici lungo tutto il tracciato.

La Ministra delle infrastrutture e dei trasporti: Paola De Micheli.


      MANTOVANI, GALANTINO, MOLLICONE e DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:

          l'impatto sull'economia del COVID-19 avviene – secondo le principali fonti istituzionali – attraverso: uno shock che incide sulle catene di approvvigionamento, sulla domanda da parte dei consumatori e sulla liquidità delle imprese;

          le stime sul prodotto interno lordo pubblicate il 5 maggio 2020 da S&PRatings evidenziando, per il nostro Paese, un crollo del 9,9 per cento in un'Eurozona stimata in calo del 7,3 per cento mentre, per il 2021, si prevede un rimbalzo che nella zona euro sarebbe del 5,6 per cento con l'Italia al +6,4 per cento;

          il 19 marzo 2020 la Commissione europea ha adottato la comunicazione «Quando temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19» che, tra l'altro, illustra le possibilità di cui gli Stati membri dispongono in base alle norme dell'Unione per garantire la liquidità e l'accesso ai finanziamenti per le imprese;

          il «Temporary Framework» non sostituisce, ma integra gli altri strumenti consentiti di intervento pubblico sulla base delle norme già vigenti sugli aiuti di Stato e si basa sul paragrafo 2, lettera b), e sul paragrafo 3, lettera b), dell'articolo 107 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

          il provvedimento del 19 marzo 2020 è stato potenziato il 3 aprile includendo, nel perimetro degli aiuti di Stato ammissibili, ulteriori e più ampie possibilità di sostegno pubblico, subendo un'ulteriore modifica in data 8 maggio 2020;

          in data 4 maggio 2020, la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, in teleconferenza con la commissione mercato interno dell'Europarlamento ha affermato che: «la Commissione ha dato parere favorevole a richieste di aiuti di Stato e compensazione per danni derivanti dalla crisi da coronavirus per circa 1.900 miliardi di euro»;

          come riportato da diverse ed autorevoli testate nazionali e straniere, tra il 3 e il 5 maggio 2020 il 52 per cento delle risorse facenti parte degli aiuti di Stato autorizzati dall'Unione europea riferibili alla Germania, mentre Italia e Francia si fermano a una cifra vicina al 17 per cento del totale;

          tale condizione, come evidenziato anche dalla stessa commissaria Vestager, genera forti disparità all'interno del mercato europeo con una crescente polarizzazione degli squilibri tra Stati, un rischio già evidenziato nei giorni scorsi al Financial Times della stessa commissaria;

          se si lascia che Paesi con maggiori margini di bilancio come la Germania possano inondare di risorse pubbliche le loro imprese, ci si ritroverà preso un mercato europeo squilibrato tra coloro che hanno potuto investire senza limiti e coloro che dispongono di risorse minori –:

          quali iniziative intenda attuare il Governo affinché le istituzioni europee pongano limiti formali all'abnorme sproporzione tra gli aiuti di Stato erogati dai vari Stati membri che genera squilibri tali da cagionare alterazioni di mercato che pongono in particolar modo le aziende tedesche in una posizione di forza rispetto alla concorrenza.
(4-05675)

      Risposta. — Nell'atto di sindacato ispettivo in esame ha richiesto di conoscere quali iniziative abbia intrapreso in ambito europeo il Governo per limitare i potenziali squilibri al mercato interno dovuti dall'adozione del «Temporary Framework» che starebbe favorendo quei Paesi con maggiore margine di bilancio.
      Il Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del Covid-19 adottato dalla Commissione europea, ha previsto la possibilità per tutti gli Stati membri una serie di misure finalizzate a garantire la liquidità alle imprese e a preservarne la continuità economica fortemente compromessa a causa dell'emergenza Covid.
      Il
Temporary Framework è stato poi emendato in data 3 aprile e 8 maggio 2020, individuando ulteriori tipologie di aiuto compatibili con il mercato interno e, da ultimo, in data 29 giugno 2020, al fine di chiarire e modificare le condizioni relative alle misure temporanee di aiuti Stato ritenute compatibili con il diritto dell'Unione ai sensi dell'articolo 107, paragrafo 3, lettere b) e c) del TFUE.
      Sebbene abbia allentato alcune più severe restrizioni della normativa sugli aiuti di Stato, il
Temporary Framework ha comunque posto limiti temporali e dimensionali agli aiuti che ciascuno Stato membro può concedere, richiedendo agli stessi grandi sforzi per aiutare le imprese danneggiate.
      In questo contesto mi preme evidenziare che, trattandosi di risorse economiche dei singoli Stati e non di risorse europee, la quantità di aiuti concessi dai singoli Stati alle imprese dipende da fattori che non attengono alle competenze dell'Unione europea ma a scelte interne dei singoli Stati.
      L'Italia, come noto, sulla scorta delle indicazioni fornite dall'Esecutivo europeo, ha adottato il decreto-legge n. 18 del 2020, il decreto-legge n. 23 del 2020 e il n. 34 del 2020, con i quali ha disposto una molteplicità di interventi di carattere finanziario volti a sostenere il tessuto imprenditoriale italiano particolarmente colpito dalla diffusione dell'emergenza Covid.
      L'adozione di tali provvedimenti ha consentito di approvare, con decisione della Commissione europea, 10 misure di aiuto a livello nazionale, 4 a livello regionale e un regime quadro di cui agli articoli da 53 a 64 dei citato decreto-legge n. 34 del 2020 per l'adozione delle misure di aiuto per l'emergenza da parte delle regioni, province, comuni, e camere di commercio.
      È evidente che l'Italia sta operando per fronteggiare l'emergenza Covid-19 nei limiti delle risorse finanziarie disponibili.
      In relazione al divario tra i vari Stati, la Commissione europea ha più volte rappresentato che al fine di evitare il rischio di una crisi economica asimmetrica che possa compromettere le logiche del mercato unico dell'Unione europea, provvederà ad intensificare l'attività di controllo degli aiuti di Stato.
      Le segnalo, infine che la Commissione, nell'intento di correggere le distorsioni generate dal ricorso massiccio agli aiuti di Stato consentito dal
Temporary Framework, ha previsto all'interno della proposta sul piano di ripresa «Next Generation EU» il «Solvency Support Instrument», un nuovo strumento che sarà operativo già a partire dal 2020 in grado di contribuire, attraverso uno stanziamento di circa 26 miliardi, alla mobilitazione di risorse private per fornire sostegno alle imprese dei settori di Paesi e regioni più colpiti.
      

Il Ministro per gli affari europei: Vincenzo Amendola.


      MANTOVANI e CIABURRO. — Al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:

          la libera circolazione delle merci all'interno dei confini dell'Unione europea è sancita dall'articolo 26 e dagli articoli da 28 a 37 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue);

          l'adozione del nuovo quadro legislativo (Nql) nel 2008 ha rafforzato la libera circolazione delle merci, il sistema di vigilanza del mercato dell'Unione europea e il marchio CE; recenti studi, riportati sul sito del Parlamento europeo, indicano che i benefici derivanti dal principio della libera circolazione delle merci e dalla legislazione correlata ammontano a 386 miliardi di euro l'anno;

          la decisione unilaterale della Germania di introdurre, dal 1° gennaio 2020, propri limiti alle emissioni di formaldeide per i pannelli di legno lede l'uniformità dei metodi di misurazione e di classificazione della formaldeide e quindi crea un vulnus alla stessa marcatura CE per i prodotti a base di legno;

          la norma tedesca entrata in vigore il 1° gennaio 2020 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale tedesca (BANZ AT 26.11.20118), è intervenuta prevedendo per i pannelli a base di legno importati nel mercato tedesco un nuovo standard di riferimento EN 16516;

          l'introduzione della suddetta norma ha creato un grave pregiudizio alle industrie italiane del comparto legno-arredo, le quali hanno nella Germania uno dei principali mercati di sbocco;

          i requisiti previsti dalla normativa tedesca pregiudicano quell'omogeneità regolamentare che favorisce la libera circolazione delle merci;

          aver introdotto unilateralmente regole più restrittive e metodi di test diversi, che vanno a limitare la libera concorrenza all'interno del mercato unico, va a discapito delle aziende non tedesche che sono state costrette a sobbarcarsi costi aggiuntivi per adeguarsi a una norma che, nella pratica, ha creato una barriera commerciale;

          la Fantoni di Osoppo, anche a nome di altre sei industrie della filiera legno (le italiane Frati, Saib, Saviola, Arper e Panguaneta, nonché la belga Unilin), ha avviato un procedimento presso il tribunale di Colonia contro la Repubblica di Germania;

          nel comunicato stampa del 30 maggio 2020 a firma di Federlegno Arredo e Assopannelli viene riportato il parere del commissario europeo al mercato interno Thierry Breton, secondo il quale la Germania, emanando in maniera unilaterale una disposizione che fissa i livelli di formaldeide nei prodotti a base legno, ha deliberatamente violato il diritto comunitario ed è quindi passibile di una procedura di infrazione –:

          se intenda adottare iniziative, ai sensi dell'articolo 259 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per sottoporre alla Commissione europea la questione ai fini dell'avvio di una procedura di infrazione nei confronti della Germania, la quale, ad avviso degli interroganti in violazione del diritto dell'Unione europea, ha introdotto, in modo del tutto unilaterale, una normativa che ha danneggiato un comparto di rilievo dell'economia italiana.
(4-06040)

      Risposta. — Con riferimento a quanto esposto nell'atto di sindacato ispettivo in esame, segnalo come appaia complesso, e probabilmente anche di discutibile efficacia giuridica, ravvisare sin da ora gli estremi per l'attivazione, da parte italiana, del meccanismo di cui all'articolo 259 TFUE, che in ogni caso richiede una previa richiesta alla Commissione europea.
      Il rimedio di cui all'articolo 259 TFUE è infatti ipotesi assolutamente residuale nel quadro della procedura di infrazione, fortemente caratterizzata da un efficace accentramento del potere di contestazione in capo all'Autorità europea e ciò proprio al fine di evitare la bilateralizzazione di conflitti tra singoli Stati membri, certamente nocivi allo spirito dell'integrazione europea.
      Non a caso, ad oggi si contano pochissimi casi di ricorso all'articolo 259 TFUE, gli stessi Stati membri preferendo lasciare alla Commissione l'onere, e la responsabilità, di promuovere il contenzioso, evitando in tal modo di pregiudicare fortemente la solidarietà fra Stati appartenenti la UE e la piena realizzazione degli obiettivi dei Trattati.
      D'altra parte, come da Lei evidenziato, risulta avviato un procedimento contro la Repubblica di Germania presso il tribunale di Colonia.
      Si tratta quindi di attendere la pronuncia del giudice nazionale che, ove vi fossero dubbi sull'interpretazione del diritto dell'Unione, solleverebbe la questione pregiudiziale davanti alla Corte di giustizia europea ai sensi dell'articolo 267 TFUE.
      In quel caso, naturalmente, si configurerebbe un interesse ad intervenire nella causa da parte del Governo, a tutela del principio della libera circolazione delle merci sul mercato interno ed a tutela degli interessi delle aziende italiane della filiera.

Il Ministro per gli affari europei: Vincenzo Amendola.


      MANTOVANI, ROTELLI, MONTARULI e LUCA DE CARLO. — Al Ministro per gli affari europei. — Per sapere – premesso che:

          il Consiglio europeo straordinario del 17 e 18 luglio 2020 discuterà del piano per la ripresa dell'Unione europea volto a fronteggiare la crisi da Covid-19 e del nuovo Quadro finanziario pluriennale (Qfp) dell'Unione europea 2021-2027;

          la tabella World economic outlook, elaborata dal Fondo monetario internazionale, fotografa un calo del prodotto interno lordo che, per l'Italia, è pari al -12,8 per cento;

          l'emergenza sanitaria si è ormai trasformata in una crisi economica sistemica le cui conseguenze rischiano di tarpare definitivamente le ali a molte aree del Paese e a molti settori, in particolare a quello turistico;

          il turismo, come riportato il 24 giugno 2020 dal sito «affaritaliani.it», rappresenta, indotto compreso, il 13 per cento del prodotto interno lordo tricolore e la quasi scomparsa degli arrivi stranieri ha generato – tra marzo e maggio – un buco nelle entrate pari a 9,4 miliardi di euro;

          l'Osservatorio del territorio e del lavoro della provincia di Bergamo ha certificato, come riportato il 2 luglio 2020 dal quotidiano L'Eco di Bergamo, un crollo delle assunzioni in particolar modo per quanto riguarda l'industria, il commercio e i servizi;

          nella bergamasca, secondo quanto riportato il 29 giugno 2020 da un'indagine Ascom, ben tre imprese su quattro hanno fatto ricorso alla cassa integrazione guadagni, mentre il 6 per cento delle attività non ha ancora riaperto con una perdita, per coloro che hanno ripreso l'attività durante la «Fase 2», di oltre l'80 per cento del fatturato;

          secondo quanto emerso dallo studio dell'«European data journalism network», che ha analizzato i dati sui decessi in cinquecento province d'Europa, le province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi hanno sperimentato un incremento della mortalità che va dal +347 per cento della bergamasca al +277 per cento del lodigiano;

          i dati appena riportati posizionano le province citate in cima alla poco gratificante classifica relativa all'incremento della mortalità nelle province dei vari Stati;

          il conto pagato dalla Lombardia, dal punto di vista economico-sociale e delle spese sostenute è stato salatissimo e a fronte di questo – come affermato il 21 giugno 2020 dal Segretario di Cna Lombardia Stefano Binda: «colpisce molto come le politiche economiche definite finora non tengano conto della situazione delle aree più colpite dalla pandemia e dai suoi impatti economici e sociali: proprio partendo da qui, da un supporto ai Territori più colpiti e dalla locomotiva d'Italia, possiamo fare davvero gli interessi del Paese» –:

          se intenda impegnarsi, nei consessi europei, per promuovere l'istituzione di regole più morbide al fine di favorire un utilizzo più agevole e flessibile delle risorse europee da parte delle province maggiormente colpite dal Covid-19 e che per questo stanno soffrendo una ripartenza più lenta e gravata da un danno reputazionale che ne inficia altresì l'attrattività turistica.
(4-06371)

      Risposta. — Quanto esposto nell'atto di sindacato ispettivo in esame mi dà l'opportunità di illustrare gli aspetti essenziali degli esiti dell'accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo sul prossimo quadro finanziario pluriennale e sul fondo di ripresa economica Next Generation EU.
      In soli 4 mesi, l'Unione europea è stata in grado di lavorare ad un piano senza precedenti per garantire la ripresa e la resilienza del sistema europeo.
      Il nostro Paese ha sempre lavorato incessantemente da marzo, ribadendo una linea di ambizione e visione prospettica che è stata condivisa progressivamente dalla Commissione europea e da diversi Stati membri.
      Il pacchetto complessivo è di 1.824,3 miliardi su 7 anni, di cui 750 miliardi a valere sul fondo «
Next Generation EU» e 1.074,3 miliardi di euro sul prossimo bilancio europeo 2021-2027.
      Insieme i due strumenti hanno la finalità di sostenere i progetti per il rilancio e la trasformazione dell'Unione Europea e dei suoi Stati membri, con specifica attenzione al. Green Deal europeo; alla rivoluzione digitale ma anche ai grandi temi dell'inclusione sociale; del sostegno dei giovani; all'occupazione e per un'Europa più resiliente.
      Per quel che riguarda il Fondo next generation Eu, il riparto tra sovvenzioni e prestiti si mantiene equilibrato: 390 miliardi di sussidi e 360 miliardi di prestiti. Le sovvenzioni sono state quindi abbassate di 110 miliardi di euro; i prestiti alzati di 110 miliardi di euro.
      Questo spostamento di 110 miliardi tuttavia non colpisce la
Recovery and Resilence Facility (RFF) che è il programma più consistente del «Next Generation EU» passando da 560 miliardi di euro nella proposta originaria a 672,5 miliardi di euro, di cui. 312,5 miliardi di sovvenzioni e 360 miliardi di prestiti.
      Abbiamo ottenuto diversi elementi a noi favorevoli, sia per quanto riguarda il piano per la ripresa che in relazione al prossimo QFP 2021-2027.
      Secondo prime stime, da «
Next Generation EU» possono essere ottenuti dall'Italia circa 81 miliardi di sovvenzioni e fino a 127 miliardi in prestiti.
      I criteri di ripartizione di questo fondo prevedono che il 70 per cento delle sovvenzioni erogate dal dispositivo deve essere impegnato negli anni 2021 e 2022. Il restante 30 per cento deve essere interamente impegnato entro la fine del 2023.
      Il criterio di ripartizione degli stanziamenti d'impegno per il periodo 2021-2022 è stabilito conformemente alla proposta della Commissione.
      Questo criterio ha una valenza positiva alla luce anche della predisposizione dei piani nazionali. I piani nazionali di ripresa e resilienza definiscono il programma di riforme e investimenti dello Stato membro per il periodo 2021-2023. I piani infatti possono essere riesaminati e adattati, ove necessario, nel 2022 per tenere conto della ripartizione definitiva dei fondi per il 2023.
      Per quanto riguarda il quadro finanziario pluriennale 2021-2027. il saldo italiano migliora rispetto al QFP attuale.
      L'Italia continua ad essere uno dei pochi Paesi che vede aumentare le proprie dotazioni sulla politica di coesione rispetto al QFP attuale. Senza infatti considerare quelle legate al Next Generation EU, pari a 47,5 miliardi dello strumento React EU, le risorse per la coesione ammonterebbero a circa 330 miliardi.
      Per l'Italia, l'ammontare dei rientri sui sette anni per le politiche di coesione sarebbe pari a 39,6 miliardi.
      La proposta attuale, tenuto conto anche di altri miglioramenti, oltre alle risorse aggiuntive del
Next Generation EU che direttamente o indirettamente possono essere ricondotte alle politiche di coesione, sicuramente rappresenta una buona base di compromesso.
      Maggiore flessibilità è stata assicurata nell'uso dei fondi strutturali, incluso grazie a obblighi di concentrazione tematica meno stringenti e disimpegni più lunghi n+3 come nell'attuale bilancio.
      Questo consentirà di orientare meglio la spesa verso le esigenze specifiche delle varie categorie di regioni, anche in chiave di sostegno ai settori più colpiti dalla crisi COVID.
      Dal lato delle entrate è stato assunto l'impegno ad introdurre nuove risorse proprie, iniziando il lavoro già a partire dal primo semestre 2021. Le ipotesi contemplate includono risorse proprie basate su meccanismi di
carbon border adjustment, un «digital levy», una nuova proposta ETS e la tassazione delle transazioni finanziarie.
      Il Governo è già al lavoro per dare concreta attuazione al percorso riformatore avviato già nelle scorse settimane, attraverso la predisposizione di un Piano nazionale di ripresa e resilienza che sarà propedeutico all'accesso di questi fondi e che consentirà di finanziare gli investimenti necessari per affrontare con successo le sfide del futuro.
      Tutto questo in stretto raccordo con il Parlamento.

Il Ministro per gli affari europei: Vincenzo Amendola.


      MOLTENI, CLAUDIO BORGHI, LOCATELLI, ZOFFILI e DI MURO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          l'emergenza epidemiologica a causa del Covid-19 e le misure conseguentemente adottate hanno reso la situazione dei frontalieri fortemente critica e non più sostenibile;

          l'effetto di diverse combinazioni, orari ridotti della dogana, apertura di valichi parziali e contingentati e i dovuti controlli capillari esercitati dalle guardie di confine, costringe quotidianamente migliaia di lavoratori frontalieri a estenuanti e inumane code chilometriche;

          per i lavoratori comaschi, lombardi e piemontesi, che varcano le frontiere svizzere per recarsi al lavoro, significa circa 3 chilometri di coda ogni giorno;

          sono chiusi i valichi di Ronago, Val Mulini, Drezzo e, dopo un mese di chiusura, è stato riaperto il valico di Bizzarone;

          la situazione è critica non solo per i lavoratori comaschi, varesini e valtellinesi, ma anche per i liguri che, quotidianamente, si spostano dalla provincia di Imperia verso Francia e principato di Monaco; la maggior falla è, a parere degli interroganti, la mancanza di un protocollo ad hoc per i lavoratori frontalieri, di linee guida univoche tra i Paesi di confine per quel che concerne i moduli di autocertificazione e le regole di prevenzione e sicurezza;

          si evidenzia che i modelli di autocertificazione, infatti, sono differenti per ogni Stato e, peraltro, in continuo aggiornamento, il che contribuisce a prolungare le attese e i controlli;

          si ricorda, altresì, che l'attuale maggioranza ha completamente dimenticato i frontalieri dal punto di vista della tutela lavorativa, non contemplando alcuna misura di sostegno al reddito e/o accordi con i Paesi confinanti per il ricorso allo smart working –:

          se e quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda adottare con riguardo a quanto esposto in premessa, nell'ottica di snellire le procedure di identificazione e agevolare gli spostamenti quotidiani dei frontalieri, garantendo loro il diritto alla mobilità in sicurezza e senza ulteriori disagi.
(4-05321)


      MOLTENI, CLAUDIO BORGHI, LOCATELLI e ZOFFILI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          già con diversi atti parlamentari (interrogazione n. 4/05321) tuttora priva di risposta; ordine del giorno n. 9/2463/285, accolto dal Governo), l'interrogante richiamava l'attenzione del Governo sulla situazione oramai insostenibile per molti lavoratori frontalieri, che quotidianamente a causa degli orari ridotti della dogana, la chiusura ovvero apertura parziale di taluni valichi, nonché i minuziosi controlli esercitati dalle guardie di confine, a seguito delle misure di prevenzione e contenimento per emergenza epidemiologica da Covid-19, sono costretti a code chilometriche per raggiungere il proprio luogo di lavoro;

          nonostante le ripetute segnalazioni, la situazione è ancora drammatica per migliaia di lavoratori frontalieri, in specie per i comaschi, aggravata dalla riapertura da lunedì 11 maggio 2020 in Ticino di bar e ristoranti e la permanente chiusura del valico di Valmara, in Val d'Intelvi, che significa per circa 1200 frontalieri attraversare 80 e più chilometri da sommare al tragitto quotidiano per raggiungere il posto di lavoro;

          il problema scaturisce anche dal fatto che, nonostante l'ammissione del Ministro degli esteri ticinese che «l'arrivo dei frontalieri va garantito», la decisione della chiusura dei valichi è stata decisa da Berna non già su basi territoriali, bensì in rapporto alle forze a disposizione per i controlli dei transiti e dei permessi «G»;

          in questa situazione di complessità e criticità, a pagare maggiormente dazio è proprio la val d'Intelvi, come sottolineato da molti sindaci, sebbene una considerevole quota parte del frontalierato sia costituito da personale impiegato in ambito sanitario –:

          se e quali urgenti iniziative di competenza il Governo intenda adottare per la riapertura del valico di Valmara, indispensabile e fondamentale a garantire il diritto alla mobilità dei lavoratori frontalieri.
(4-05615)

      Risposta. — In merito alle iniziative del Governo italiano per favorire l'apertura del valico della Valmara e, più in generale, per garantire la tutela della salute e il diritto alla mobilità dei lavoratori frontalieri, si ritiene anzitutto utile sottolineare che, sin dall'inizio dell'emergenza pandemica, il Governo si è immediatamente attivato con le controparti istituzionali elvetiche. Abbiamo sostenuto la necessità che tutte le misure di frontiera introdotte al confine italo-svizzero per fronteggiare l'emergenza epidemica in corso fossero attuate in maniera coordinata e in modo da tutelare la salute delle comunità interessate e la libera circolazione dei beni e delle persone.
      Per quanto specificamente concerne la mobilità dei frontalieri attraverso i circa 740 chilometri del confine italo-svizzero, il Governo italiano si è mosso con tempestività, onde limitare, per quanto possibile nel quadro di generalizzata emergenza sanitaria, disagi ai nostri lavoratori frontalieri (che ammontano a quasi 80.000), auspicando la riapertura anche dei cosiddetti valichi «secondari» (qualificazione, quest'ultima, autonomamente varata da parte svizzera).
      Il Governo ha tempestivamente stabilito una fitta interlocuzione con le competenti autorità elvetiche e puntualmente segnalato l'importanza logistica di tutti i valichi chiusi, ivi compreso il confine di Stato ubicato tra i comuni di Alta Valle Intelvi (lato italiano) e Arogno (lato svizzero), nella Valmara.
      In particolare, proprio il valico della Valmara è stato oggetto di specifica attenzione per l'importanza che riveste negli spostamenti quotidiani dei lavoratori frontalieri che, dall'area della Val d'Intelvi, debbano recarsi nel Canton Ticino. Il Governo si è fatto diretto portavoce circa l'esigenza della sua immediata riapertura, condannando il grave disagio cui la chiusura di questo valico ha costretto i frontalieri locali.
      Come noto, i reiterati interventi presso le autorità svizzere da parte del Ministro Di Maio e mia sono stati fondamentali per ottenere l'immediata riapertura della frontiera comune il 15 giugno 2020, inizialmente esclusa dalle autorità elvetiche. La riapertura generale ha, conseguentemente, coinvolto anche il valico della Valmara, estromesso dalle precedenti riaperture del 4 e 11 maggio 2020.
      La riapertura del 15 giugno è stata, dunque, resa possibile dall'intensa attività politico-diplomatica finora svolta, a vari livelli, dal Governo tutto, dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e dalle nostre rappresentanze diplomatiche e consolari in Svizzera.
      Infine, vale ricordare che anche il recente incontro del 16 giugno 2020 tra il Ministro Di Maio e il Consigliere federale Cassis ha testimoniato gli ottimi rapporti che intercorrono tra Italia e Svizzera, rinsaldati dalla cooperazione rafforzata sperimentata durante la pandemia.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Ivan Scalfarotto.


      MORELLI, CAPITANIO, CECCHETTI, DONINA, GIACOMETTI, MACCANTI, RIXI, TOMBOLATO e ZORDAN. – Al Presidente del Consiglio dei ministri. – Per sapere – premesso che:

          sul sito GitHub sono stati resi disponibili alcuni (in realtà, piuttosto generici) requisiti tecnici dell'applicazione «Immuni», oltre che il suo codice sorgente, in lingua inglese;

          tale pubblicazione non può assolutamente ritenersi ufficiale, perché qualsiasi documento rilevante ricevuto da una pubblica amministrazione va considerato documento amministrativo (secondo l'articolo 22 della legge n. 241 del 1990) e quindi reso trasparente e accessibile su un sito istituzionale in lingua italiana, almeno sino a quando essa sarà considerata la lingua ufficiale;

          nell'ambito delle politiche contro la corruzione, la trasparenza delle pubbliche amministrazioni sta assumendo, negli ultimi anni, un ruolo centrale. Il codice della trasparenza delle pubbliche amministrazioni ha riordinato e integrato le disposizioni in materia di obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte dei soggetti pubblici;

          le disposizioni riguardanti gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni sono state riordinate in un unico corpo normativo con l'adozione del codice della trasparenza (decreto legislativo n. 33 del 2013) emanato in attuazione di quanto previsto dalla legge anticorruzione (legge n. 190 del 2012);

          il codice individua una ampia serie di documenti e di atti la cui pubblicazione costituisce un obbligo da parte delle pubbliche amministrazioni, quali quelli relativi all'organizzazione e all'attività delle pubbliche amministrazioni, all'uso delle risorse pubbliche (comprese le informazioni sugli immobili posseduti e sulla gestione del patrimonio), alle prestazioni offerte e ai servizi erogati. I documenti, le informazioni e i dati oggetto di pubblicazione obbligatoria sono pubblicati per un periodo di 5 anni e comunque fino a che producono i loro effetti; per renderli accessibili, sono pubblicati in un'apposita sezione denominata «Amministrazione trasparente» nella home page dei siti istituzionali di ciascuna pubblica amministrazione;

          per assicurare l'attuazione delle misure di trasparenza sono previsti due tipi di vigilanza, a livello diffuso e a livello centrale. In relazione al primo aspetto, ogni amministrazione deve individuare un responsabile per la trasparenza. A livello centrale, il controllo è affidato all'Autorità nazionale anticorruzione, che è titolare di poteri ispettivi nei confronti delle singole amministrazioni e può ordinare l'adozione o la rimozione di atti e comportamenti da parte delle stesse;

          in realtà, a prescindere dai numeri controversi, dalle tante polemiche che si sono accavallate nel tempo sulla sicurezza informatica della soluzione, dai dubbi sulla trasparenza nella selezione e nella stessa procedura negoziale seguita, dalle precisazioni sulla protezione dei dati personali (espressi recentemente in 12 raccomandazioni da parte del Garante in un suo provvedimento) che hanno provocato, ad avviso degli interroganti, una serie di giravolte governative nel disegno del progetto degne di uno spericolato funambolo, ciò che pesa davvero su Immuni è la sensazione che ci sia la totale mancanza di una solida strategia di fondo e di efficace coordinamento tra Ministeri e ciò mina alle radici l'intera tenuta del progetto, così come è stato impostato sino ad oggi –:

          quali urgenti iniziative il Governo intenda porre in essere al fine di rispettare gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle specifiche tecniche dell'applicazione di tracciamento Immuni.
(4-06070)

      Risposta. — Si riscontra l'atto di sindacato ispettivo n. 4-06070, con il quale l'interrogante chiede di conoscere quali iniziative urgenti il Governo intenda porre in essere al fine di rispettare gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle specifiche tecniche dell'applicazione di tracciamento Immuni.
      Al riguardo, in via preliminare, preciso che il rispetto di ogni obbligo di pubblicità imposto dalla normativa vigente e la massima trasparenza di ogni iniziativa promossa costituiscono priorità e valori fondanti di ogni attività svolta e, in particolare, del progetto relativo al sistema nazionale di c
ontact tracing di allerta Covid-19.
      Il progetto ha preso avvio con una richiesta pubblica di offerte di contributi, una
fast call for contribution, con l'obiettivo di individuare le migliori soluzioni digitali disponibili su applicazioni di telemedicina, assistenza domiciliare e contact tracing, il cui bando è pubblicato sulla apposita pagina del sito web del dipartimento per la trasformazione digitale al seguente link: https://innovazione.gov.it/telemedicina-e-sistemi-di-monitoraggio-una-call-per-tecnologie-per-il-contrasto-alla-diffusione-del-covid-19/.
      Ha fatto seguito l'istituzione di un «Gruppo di lavoro
data-driven per l'emergenza Covid-19», composto da esperti suddivisi in otto sottogruppi su altrettanti argomenti specifici, i cui curricula, in conformità a quanto disposto dall'articolo 15, comma 1, del decreto legislativo n. 33 del 2013, anche citato dall'interrogante, sono stati pubblicati, unitamente al decreto di nomina del 31 marzo 2020, sul sito web del Governo italiano, alla sezione amministrazione trasparente al seguente link: http://presidenza.governo.it/AmministrazioneTrasparente/ConsulentiCollaboratori/index.html.
      Anche le relazioni conclusive dei lavori svolti dal citato gruppo di lavoro sono pubblicati sul sito del dipartimento al seguente
link: https://innovazione.gov.it/task-force-dati-le-relazioni-delle-attivita-dei-gruppi-che-hanno-valutato-le-app/.
      Si evidenzia inoltre che i partecipanti alla
fast call per le soluzioni di contact tracing che hanno superato la fase 1 di screening e sono stati valutati in fase 2 (ProteggInsieme, TrackMyWay, CvidApp, Immuni, SafeTogether e Combat) sono espressamente indicati nella relazione finale del sottogruppo di lavoro n. 6 del gruppo data-driven, nonché oggetto di pubblicazione sul sito web del dipartimento per la trasformazione digitale al link: https://innovazione.gov.it/task-force-dati-le-relazioni-delle-attivita-dei-gruppi-che-hanno-valutato-le-app/.
      Le modalità con le quali il sottogruppo di lavoro n. 6 ha proceduto ad esaminare e selezionare le proposte pervenute risultano dalla relazione finale a me consegnata. La suddetta relazione è stata oggetto di pubblicazione nel sito
web del dipartimento per la trasformazione digitale ed è pertanto reperibile allo stesso indirizzo innanzi ricordato: https://innovazione.gov.it/task-force-dati-le-relazioni-delle-attivita-dei-gruppi-che-hanno-valutato-le-app/.
      Con nota del 10 aprile 2020 a firma mia e del Ministro della salute è stata trasmessa al Presidente del Consiglio dei ministri una breve relazione riepilogativa nella quale era precisato che l'
app «Immuni» era risultata la più idonea come base per la realizzazione del sistema nazionale di contact tracing digitale. Alla nota sono state allegate tutte le relazioni predisposte dal gruppo di lavoro.
      Il contratto con Bending Spoons e il relativo capitolato tecnico, stipulato secondo quanto disposto dal Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 con ordinanza n. 10 del 2020, sono stati oggetto di pubblicazione nel sito
web del Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19, di cui all'articolo 122 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, nell'apposita sezione «Amministrazione trasparente» al link: http://www.governo.it/it/dipartimenti/commissario-straordinario-lemergenza-covid-19/cscovid19-contratti/l4658.
      A seguito della selezione dell'applicazione, si è svolta un'intensa attività di verifica del codice sorgente, di condivisione dello stesso in modalità
open source, di analisi e di ulteriore implementazione dell'applicazione, di gestione dei dati, di diffusione dell'app negli store, di installazione e gestione del back-end della stessa app (della applicazione a sostegno dei medici), di personalizzazione su richieste delle regioni, con il coinvolgimento di sole società pubbliche interamente partecipate dallo Stato (PagoPA s.p.a. e Sogei s.p.a.) e ovviamente il dipartimento per la trasformazione digitale.
      Ho ritenuto rilevante rendere il codice accessibile a tutti per almeno due motivi: favorire la fiducia degli utenti e permettere alla comunità di esperti e programmatori di fornire consigli utili a migliorare Immuni. Pertanto, come già riferito in più sedi parlamentari, il codice sorgente del sistema è rilasciato con licenza Open Source GPL 3.0, come
software libero e aperto, rilasciato su github come tutti i progetti del dipartimento per la trasformazione digitale, unitamente alle specifiche tecniche disponibili all'indirizzo: https://github.com/immuni-app/documentation.
      Preciso che sul sito internet, in lingua italiana, del Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione è stato esposto il collegamento al sito dedicato all'
app Immuni (immuni.italia.it, anch'esso in lingua italiana), dal quale è possibile accedere e consultare (attraverso il link «Documentazione») tutta la documentazione tecnica e il codice sorgente dell'app Immuni, messi a disposizione sulla piattaforma github.
      Quest'ultima offre un servizio di
hosting per progetti software ed è la piattaforma più utilizzata al mondo e più apprezzata dagli sviluppatori per la condivisione di progetti di sviluppo software. Il nome deriva dal fatto che «GitHub» è una implementazione dello strumento di controllo di versione distribuito, Git. Tale piattaforma consente agli sviluppatori di poter lavorare sul codice sorgente in maniera distribuita da ogni parte del mondo: la piattaforma, infatti, è principalmente utilizzata dagli sviluppatori che caricano il codice sorgente dei loro programmi e lo rendono scaricabile dagli utenti. Questi ultimi possono interagire con lo sviluppatore tramite un sistema di tracciamento dei problemi, delle richieste e dei relativi commenti che permette di migliorare il codice risolvendo errori o aggiungendo funzionalità. Inoltre, Github elabora dettagliate pagine che riassumono come gli sviluppatori lavorano sulle varie versioni.
      Ogni diversa modalità di distribuzione e pubblicazione del codice sorgente e della documentazione tecnica dell'applicazione si sarebbe rivelata di fatto meno efficace e avrebbe reso meno accessibile il codice e più difficoltosa la possibilità di evidenziare eventuali falle o lacune del codice stesso.
      Sotto altro profilo, aggiungo che il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto il sistema di notifiche di esposizione implementato nell'app Immuni coerente con i principi e le disposizioni in materia di protezione dei dati personali. Il Garante ha autorizzato dunque il Ministero della salute ad avviare il trattamento relativo al sistema di notifica di esposizione al Covid-19.
      In conclusione, assicuro che le misure richiamate in questa sede, utili a garantire la trasparenza e la pubblicità del progetto e di ogni iniziativa correlata, sono state scrupolosamente e tempestivamente adottate dai miei uffici nel pieno rispetto della normativa vigente in materia ed in coerenza con la volontà mia e del Governo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche nel rispetto dei principi costituzionali di imparzialità, buon andamento, responsabilità al fine di realizzare un'amministrazione aperta, al servizio del cittadino.

La Ministra per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione: Paola Pisano.


      MORRONE. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          mentre si discute sul rientro a scuola in sicurezza e dal Ministero arrivano poche certezze e confuse ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive, gli istituti scolastici devono organizzarsi, in particolare per quanto riguarda la formazione delle classi, sulla base delle norme già esistenti;

          l'anno scolastico appena concluso ha avuto un corso ed esiti non prevedibili per l'insorgenza dell'emergenza sanitaria, per la conseguente introduzione del metodo didattico a distanza e per la decisione assunta, ad avviso dell'interrogante infelice, di ammettere sostanzialmente d'ufficio tutti gli alunni alla classe successiva;

          è indispensabile consentire agli istituti scolastici di organizzare per tempo il prossimo anno scolastico 2020/2021, a partire dalla formazione delle classi;

          si è davanti a un paradosso, ovvero a fronte delle confuse regole di prevenzione sanitaria, la normativa vigente prevede la formazione di classi fino a 30 studenti;

          il decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, che stabilisce i parametri per la formazione delle classi nei vari ordini di scuola, porta infatti alla costituzione, soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado, di classi iniziali, le prime e le terze, formate mediamente da un numero di studenti compreso tra 27 e 30 unità;

          in particolare, il citato decreto può addirittura portare allo smembramento di classi nel passaggio dal primo biennio alla terza per creare nuove classi rispettose del parametro di 27 alunni per classe, senza tener conto dell'esigenza contingente e legata alla prevenzione della diffusione del Covid-19 di aumentare il distanziamento degli studenti nelle classi;

          la programmazione scolastica è avvenuta all'inizio del mese di febbraio 2020 e, in quel momento, non era prevista la sostanziale promozione d'ufficio di tutti gli studenti, fattore che ha determinato un numero superiore di allievi nelle terze rispetto a quello preventivato, derivante da eventuali bocciature;

          la prospettiva dello smembramento delle classi che, sulla scorta del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, sarebbero sottodimensionate sta sollevando le proteste e le preoccupazioni delle famiglie che, da un lato, apprendono da notizie diffuse dal Governo la necessità di superare il concetto di classi «pollaio», soprattutto dopo l'emergenza sanitaria, e, dall'altro lato, vengono a conoscenza del fatto che le norme obbligano a percorrere altre strade;

          va evidenziato il trattamento degli studenti come puri numeri poiché, dopo la prolungata assenza dal gruppo classe, si troverebbero a dover affrontare, al rientro a scuola, l'ulteriore difficoltà di doversi inserire in una classe di nuova formazione, anziché tornare alla normalità della propria classe;

          non è assolutamente chiarito come la maggioranza di Governo intenda selezionare gli insegnanti precari da immettere in ruolo con concorso straordinario, indispensabili per poter organizzare in sicurezza l'anno scolastico;

          questa situazione caotica e foriera di grande scontento e disorganizzazione, determinati, ad avviso dell'interrogante, da mancate indicazioni e decisioni chiare e precise da parte del Ministero, è comune alla stragrande maggioranza degli istituti scolastici –:

          quali iniziative il Ministro interrogato ritenga di assumere per scongiurare l'accorpamento di cui in premessa, individuando soluzioni immediate che superino i parametri previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009, al fine di garantire agli studenti un inizio di anno scolastico in sicurezza;

          quali iniziative si intendano assumere per selezionare al più presto gli insegnanti precari da immettere in ruolo con concorso straordinario, indispensabili per poter organizzare in tempi utili il prossimo anno scolastico.
(4-06089)

      Risposta. — Condivido con Lei che la difficile situazione della ripartenza richiede una serie di interventi per garantire le condizioni di contenimento dei rischi connessi con l'emergenza sanitaria e, allo stesso tempo, una serie di indicazioni chiare e tempestive per permettere alle istituzioni scolastiche di organizzare un'attività didattica efficace, tenendo conto dei vincoli esistenti.
      A questo proposito, il Governo sta approntando le risorse finanziarie e tutti gli altri mezzi strumentali per far sì che si proceda ad un avvio ordinato dell'anno scolastico in piena sicurezza.
      Abbiamo previsto lo stanziamento di un ulteriore miliardo per la ripresa della didattica in presenza che consentirà, fra l'altro, di derogare al numero minimo e massimo di alunni per classe e attivare ulteriori posti di personale docente e ATA a tempo determinato per il prossimo anno scolastico. Per la prima volta dopo anni si potranno così evitare classi troppo affollate, anche grazie all'acquisizione di spazi supplementari, sulla base delle necessità emergenti dai singoli territori, grazie al lavoro dei tavoli regionali appositamente costituiti.
      Le risorse di cui ho detto si aggiungono al miliardo (377,6 milioni di euro nel 2020 e 600 milioni di euro nel 2021) stanziato dall'articolo 235 del decreto-legge «Rilancio», che istituisce presso il Ministero dell'istruzione un fondo (denominato «Fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19») proprio allo scopo di adottare le opportune misure per la riapertura delle istituzioni scolastiche, contenendo il rischio epidemiologico.
      Il menzionato decreto-legge ha poi incrementato il fondo per il funzionamento delle scuole di euro 331 milioni per la pulizia e la costante igienizzazione degli ambienti scolastici, oltre che per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale. Questi fondi sono già stati erogati alle istituzioni scolastiche e potranno essere utilizzati anche per piccoli interventi di manutenzione utili ad aumentare gli spazi disponibili.
      Rispetto all'edilizia scolastica, sempre nel decreto «Rilancio», abbiamo poi introdotto varie novità finalizzate, ad esempio, a semplificare le procedure di autorizzazione, di esecuzione e di pagamento degli interventi; a incrementare di euro 30 milioni per il 2020 la sezione del fondo unico per l'edilizia scolastica destinata alle emergenze.
      Il 24 giugno 2020, sul sito del Ministero dell'istruzione, abbiamo pubblicato un apposito bando, a valere sui fondi PON, per ulteriori 330 milioni, destinati agli enti locali per gli interventi di edilizia leggera. Sono già stati pubblicati i risultati relativi al primo bando e al successivo secondo avviso – destinato a coloro che non avevano fatto in tempo ad accreditarsi – che hanno messo a disposizione tali risorse.
      Gli enti locali hanno fatto domanda, per i 2 avvisi, per un totale di oltre 326 milioni di euro, pari a oltre il 98 per cento delle risorse disponibili. Sono in tutto 5.664 gli enti che hanno richiesto i finanziamenti, oltre l'84 per cento del totale.
      Inoltre, per garantire che l'avvio del prossimo anno scolastico possa avvenire in modo ordinato e in piena sicurezza, il Governo si sta impegnando a fornire soluzioni concrete, ma nel rispetto dell'autonomia che impone flessibilità: ogni scuola è diversa dall'altra sotto molteplici aspetti; di queste differenze dobbiamo tenere conto, garantendo al contempo l'unità del sistema nazionale di istruzione.
      Le linee guida già diramate a tutte le scuole e frutto di un lungo confronto e di una condivisione con gli attori del mondo della scuola, comprese famiglie e studenti, con le legioni e gli enti locali, con le forze sociali sono lo strumento per assicurare proprio questa, unità.
      Nella declinazione degli interventi, le scuole non sono state lasciate sole. Al loro fianco vi è, difatti, una cabina di regia nazionale con compiti di coordinamento e tavoli regionali, insediati presso gli uffici territoriali del Ministero dell'istruzione. Ai gruppi di lavoro stanno partecipando anche i rappresentanti degli enti locali.
      Nel lavoro che sarà fatto dalle scuole e dai tavoli regionali, massima priorità sarà data agli alunni con disabilità e ai più piccoli, che più di tutti hanno sofferto la sospensione della didattica in presenza.
      Quanto esposto non può prescindere dall'adeguata formazione del personale rispetto ai temi della sicurezza e delle nuove tecnologie per non disperdere e per potenziare ulteriormente le competenze acquisite da tutto il personale scolastico.
      Stiamo lavorando per avere tutti i docenti in cattedra a settembre. Nonostante il
trend ancora in calo della popolazione scolastica, tenuto conto della fase emergenziale attraversata dal Paese, infatti, gli organici del prossimo anno scolastico resteranno invariati. Il mantenimento dello stesso numero di cattedre dello scorso anno ci consentirà, così, di lavorare nell'ottica della riduzione del numero degli alunni per classe.
      Ritengo, inoltre, doveroso evidenziare che il Governo è intervenuto per distribuire a livello nazionale le immissioni in ruolo rimaste vacanti.
      Tale intervento si snoda su più provvedimenti:

          il primo riguarda le graduatorie dei supplenti aggiornate, ma anche provincializzate e digitalizzate. Un'innovazione che riguarda un milione di persone. La provincializzazione consentirà di sgravare le segreterie delle istituzioni scolastiche: saranno gli uffici territoriali del Ministero a seguire il processo e assegnare le supplenze. La presentazione informatizzata delle domande ci permetterà di tagliare i tempi e rendere il processo più efficiente, anche a vantaggio degli insegnanti e degli studenti. Con il nuovo modello le supplenze saranno assegnate più rapidamente;

          il secondo riguarda la cosiddetta «chiamata veloce», il meccanismo di assunzione che punta a velocizzare i tempi di accesso al ruolo per gli insegnanti e a coprire più; rapidamente le cattedre vacanti. I posti che rimarranno liberi ogni anno, dopo le abituali operazioni di assunzione, potranno infatti andare ai docenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento o nelle graduatorie di concorso che decideranno di spostarsi volontariamente, anche in altra regione per occuparli. Ciò consentirà a molti insegnanti di ottenere più velocemente la cattedra, andando dove ci sono posti liberi, ma anche di assegnare posti che, altrimenti, rimarrebbero vuoti e sarebbero coperti con contratti a tempo determinato. La procedura è valida anche per il personale educativo.

      In merito ai concorsi, come ho più volte dichiarato, la macchina concorsuale deve ripartire al più presto, dobbiamo invertire la rotta e dobbiamo programmare concorsi con cadenza periodica, senza andamenti a singhiozzo.
      Con questo obiettivo, a fine aprile, sono stati banditi concorsi per 62 mila posti, successivamente portati a 78 mila. Di questi, 32 mila sono destinati a una procedura straordinaria per la scuola secondaria di primo e secondo grado e, dunque, ai precari.
      In sede di conversione del decreto scuola, il Parlamento ha approvato una variazione proprio sul concorso straordinario, rivedendo la modalità delle prove di accesso. Il Ministero sta già lavorando al piano logistico per il concorso straordinario che sarà il primo ad essere espletato.
      In ultimo aggiungo che il Consiglio dei Ministri, nella riunione, del 9 agosto 2020 ha dato il via libera all'autorizzazione all'assunzione a tempo indeterminato di 97.223 unità tra docenti, personale educativo, ATA e dirigenti scolastici.
      Nel dettaglio, l'autorizzazione prevede che si possano assumere:

          84.808 unità di personale docente;

          472 unità di insegnanti di religione cattolica;

          91 unità di personale educativo;

          11.323 unità di personale ATA, di cui 532 destinate alla trasformazione a tempo pieno di contratti a tempo parziale e 11 a tempo parziale;

          529 dirigenti scolastici (458 assunzioni da scorrimento della graduatoria del concorso del 2017, 29 dalla graduatoria del 2011 e 42 per trattenimenti in servizio).
La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      MUGNAI e D'ETTORE. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          la sospensione dell'attività didattica nelle scuole e le restrizioni imposte a causa del diffondersi dell'epidemia di Covid-19 hanno reso necessaria l'adozione di urgenti misure volte ad attivare sistemi di didattica a distanza;

          il Ministro interrogato, a tal fine, ha dovuto prevedere strumenti, quali piattaforme per l'insegnamento a distanza, webinar di formazione e contenuti digitali, al fine di garantire la continuità dell'attività didattica;

          le istituzioni scolastiche hanno cercato di rispondere alle nuove esigenze con le risorse disponibili ma la situazione si mostra tale per cui la tecnologia messa a disposizione non sembra all'altezza di sostenere questa speciale contingenza;

          gli strumenti informatici delle scuole appaiono infatti fatiscenti su quasi tutto il territorio nazionale: in particolare, non ci sono linee dedicate da utilizzare in situazioni di emergenza per lo svolgimento di attività didattiche a distanza tali da assicurare la massima riservatezza dei dati e delle immagini;

          la situazione emergenziale, la mancata formazione della maggior parte dei docenti alla didattica digitale e la necessità di pervenire a soluzioni in tempi ristretti rischiano di determinare errori di rilevante importanza: si pensi agli strumenti di profilazione e alla valutazione dei rischi in termini di privacy e protezione dati;

          in un contesto in cui, dal punto di vista generale, si cerca di valutare tutti gli aspetti di tutela e di violazione della privacy e si parla di educazione per i ragazzi alla cittadinanza digitale, sopratutto in merito a questo aspetto, si sta di fatto lasciando le scuole, anzi i singoli docenti, a fronteggiare nodi e difficoltà soltanto affidandosi a sé stessi;

          alcuni insegnanti hanno potuto lavorare su registri elettronici che prevedevano la modalità di svolgimento di lezioni in classi virtuali ma altri sono stati reindirizzati dagli stessi registri su piattaforme esterne, mentre altri si sono arrangiati utilizzando piattaforme o canali più noti ma privati;

          alcune piattaforme messe a disposizione delle grandi aziende della Big Tech o canali di maggiore diffusione – ma privati – sono notoriamente considerati poco discreti, così che una ingente massa di informazioni, immagini, voci e dati di varia natura sono stati riversati su canali poco sicuri cui una persona con competenze informatiche appena al di sopra della media può tranquillamente accedere e da cui può attingere –:

          se non ritenga di dover adottare misure urgenti affinché sia garantita a tutte le scuole la possibilità di svolgere il proprio lavoro, di non interrompere l'erogazione di un servizio fondamentale quale quello scolastico, in condizioni di permanente e massima sicurezza.
(4-04962)

      Risposta. — Durante il periodo di emergenza in cui si è assistito alla chiusura delle istituzioni scolastiche e alla conseguente sospensione delle attività didattiche in presenza, il Ministero dell'istruzione ha integrato e arricchito l'offerta di strumenti, community e classi virtuali con una pagina online interamente dedicata alla didattica a distanza, fornendo a tutte le scuole la possibilità di avere gratuitamente strumenti, e mezzi per assicurare a tutti il diritto all'istruzione costituzionalmente garantito.
      Inoltre, al fine di supportare le istituzioni scolastiche coinvolte nel ricorso a metodologie didattiche a distanza, il Ministero dell'istruzione, con nota del 28 febbraio 2020, ha invitato tutti gli operatori di mercato, produttori di servizi o strumenti funzionali a tali finalità, a manifestare la propria adesione all'iniziativa sopra descritta, attraverso la piattaforma protocolli in rete.
      Al momento dell'adesione, attraverso la piattaforma protocolli in rete, gli operatori hanno garantito il possesso dei requisiti che di seguito Le illustro:

          tutte le piattaforme devono essere rese disponibili gratuitamente nell'uso e nel tutorial; la gratuità va intesa sia nella fase di adesione ed utilizzo dello strumento sia al termine di tale fase. Nessun onere, pertanto, potrà gravare sulle istituzioni scolastiche e sull'amministrazione;

          per le piattaforme di fruizione di contenuti didattici e assistenza alla community scolastica: sicurezza, affidabilità, scalabilità e conformità alle norme sulla protezione dei dati personali, nonché divieto di utilizzo a fini commerciali e/o promozionali di dati, documenti e materiali di cui gli operatori di mercato entrano in possesso per l'espletamento del servizio;

          per le piattaforme di collaborazione on line: qualifica di «cloud service provider della PA» inerente alla piattaforma offerta, ai sensi delle circolari Agid n. 2 e 3 del 9 aprile 2018.

      Con riferimento alle attività di protezione dei dati personali dei minori, la Sua interrogazione mi offre l'occasione di ricordare che la suddetta attività è stata affidata alle stesse istituzioni scolastiche che dispongono, nella propria organizzazione, di un responsabile per la protezione dei dati.
      Anche il Garante della
privacy si è espresso, sulla questione, ribadendo che «spetta in primo, luogo alle scuole e alle università la scelta e la regolamentazione, degli strumenti più utili per la realizzazione della didattica, che devono offrire la garanzia della protezione dei dati personali».
      Lo stesso Garante ha, inoltre, affermato che il trattamento dei dati personali, in questi casi, è necessario in quanto collegato all'esecuzione di un compito di interesse pubblico di cui è investita la scuola attraverso una modalità operativa, prevista dalla normativa, con particolare riguardo anche alla gestione della fase, di emergenza epidemiologica da COVID-19.
      Pertanto, in questo ambito, le istituzioni scolastiche sono tenute a informare gli interessati del trattamento secondo quanto previsto dagli articoli 13 e 14 del Regolamento UE 2016/679, nel caso in cui si stiano avvalendo di piattaforme di operatori per l'erogazione della didattica con modalità a distanza che non erano già in uso presso la scuola. L'istituzione scolastica dovrà, pertanto, provvedere ad aggiornare l'informativa rilasciata agli interessati al momento dell'iscrizione, includendo tra i destinatari dei dati personali – che vanno specificamente individuati – i nuovi operatori che, in qualità di responsabili del trattamento, trattano i dati per conto dell'istituzione stessa.
      Aggiungo che l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha approvato il provvedimento n. 64 del 26 marzo 2020, recante «Didattica a distanza: prime indicazioni» e il Ministero dell'istruzione con nota prot. 531 del 18 maggio 2020, si è reso disponibile ad attuare le raccomandazioni del Garante sul registro elettronico.
      In ultimo, ricordo che a giugno 2020 è stato istituito un gruppo di lavoro che collabora con il Garante per la definizione dei profili di sicurezza e protezione dei dati personali in linea con quanto previsto dal richiamato Regolamento. Tale gruppo di lavoro ha il compito di:

          analizzare le criticità e le problematiche generali riscontrate dalle istituzioni scolastiche nel corso della fase dell'emergenza nell'adozione delle soluzioni tecnologiche per l'erogazione delle attività didattiche a distanza;

          definire principi generali per l'implementazione della didattica a distanza con particolare riguardo agli aspetti inerenti la sicurezza in rete e la tutela dei dati personali;

          predisporre linee guida per le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado inerenti le caratteristiche e l'utilizzo del registro elettronico, nonché di altri applicativi di gestione delle istituzioni scolastiche, tenendo conto dei profili di sicurezza e di protezione dei dati e dell'impiego di tali strumenti anche per l'erogazione delle attività didattiche a distanza.
La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      PEDRAZZINI, GAGLIARDI, BENIGNI, SILLI e SORTE. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          l'unità operativa di chirurgia generale di Fidenza è un reparto ospedaliero attualmente diretto dal professor Violi, docente universitario che ha vinto un regolare concorso ospedaliero nel 2005 e che, a quanto consta agli interroganti, andrà in pensione a fine anno;

          per la sua sostituzione, la soluzione più lineare sarebbe quella di effettuare un nuovo concorso ospedaliero, come si è sempre fatto, dando la possibilità a diversi bravi chirurghi di partecipare;

          l'orientamento degli organi competenti, viceversa, sembrerebbe quello di avviare un discutibile percorso per un ruolo molto importante per l'ospedale di Fidenza e i suoi cittadini;

          l'idea sarebbe quella di una trasformazione dell'unità operativa di chirurgia generale di Fidenza in una struttura universitaria, cioè la trasformazione di una struttura di cui al cosiddetto «allegato C» in una struttura di cui all'«allegato A»;

          in questo modo, anziché espletare un concorso pubblico per direttore ospedaliero, verrebbe avviata una particolare procedura («ex articolo 24») per l'individuazione della necessaria figura professionale che consentirebbe, di fatto, una selezione aperta solo ai candidati interni alla facoltà di Parma;

          in ordine a tale procedura sembra che siano sorti seri dubbi di legittimità tanto che non si troverebbero, a quanto consta agli interroganti, candidati per ricoprire il ruolo di commissari giudicanti;

          sono evidenti, ad avviso degli interroganti, i rischi di abuso insiti in questa procedura che potrebbe non garantire una selezione trasparente;

          in pratica, l'iter prevedrebbe di designare come direttore un professore universitario, senza un vero e proprio concorso laddove, una volta che l'azienda sanitaria abbia deciso di coprire il posto di direttore vacante, la procedura adeguata sarebbe l'indizione di un concorso pubblico per direttore della struttura complessa ospedaliera che, in caso di aggiudicazione a un professore universitario, si trasformerebbe correttamente, tramite un'apposita convenzione università-ospedale in una struttura ospedaliera a temporanea direzione universitaria – cosiddetto «allegato B», come d'altronde è adesso con il professor Violi. In questo caso allo scadere dell'incarico del direttore per quiescenza o altro, la struttura tornerebbe automaticamente tra quelle cosiddette di «allegato C» e sarebbe riproposta come struttura ospedaliera con necessità di concorso per accedere alla direzione;

          tra l'altro, le strutture ospedaliere che possono essere trasformate in quelle di «allegato A» dovrebbero essere strutture di grande spessore scientifico e assistenziale, mentre la chirurgia di Fidenza è ultimamente balzata agli onori della cronaca per fatti assistenziali negativi e di certo non rappresenta, ad avviso degli interroganti, un centro di eccellenza per la ricerca –:

          se il Governo non ritenga di promuovere, per quanto di competenza, una verifica – anche per il tramite dell'ispettorato per la funzione pubblica ex articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 – in relazione alla correttezza delle procedure di cui in premessa.
(4-03881)

      Risposta. — Rispondo all'interrogazione in esame con la quale si chiede di promuovere, per quanto di competenza, una verifica – anche per il tramite dell'ispettorato per la funzione pubblica ex articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 – in relazione alla correttezza delle procedure di nomina di direttore ospedaliero che saranno adottate nell'eventualità che l'unità operativa complessa di chirurgia generale dell'ospedale di Fidenza (Parma) sia trasformata in una sede distaccata della chirurgia generale dell'Università degli studi di Parma.
      L'interrogante, infatti, ha espresso forti perplessità circa l'ipotesi di trasformazione dell'unità operativa di chirurgia generale di Fidenza in una struttura universitaria, in quanto eviterebbe l'indizione di un concorso pubblico per direttore ospedaliero – non garantendo una selezione trasparente – e consentirebbe di avviare una procedura aperta solo ai candidati interni alla facoltà di Parma.
      Sulla base degli elementi che mi sono stati forniti dall'ispettorato per la funzione pubblica, in seguito all'istruttoria espletata, rappresento quanto segue:

          si è proceduto a verificare presso l'assessorato politiche per la salute della regione Emilia Romagna quanto riportato nell'interrogazione.

      In riscontro della richiesta istruttoria è pervenuta una relazione a firma dell'Assessore la regionale politiche per la salute indirizzata al Ministero della salute.
      Nella relazione viene rappresentato che il Magnifico Rettore dell'università degli studi di Parma, dopo aver presentato al comitato regionale di indirizzo una proposta di creazione di due ulteriori sedi della stessa Università, ai sensi dell'articolo 18 del protocollo d'intesa tra regione Emilia Romagna e le Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia e Parma, di cui alla delibera della giunta regionale n. 1207 del 2016, aveva avanzato, l'11 settembre 2018, una richiesta che «ha portato all'individuazione dell'Unità Operativa di Chirurgia Generale dell'Ospedale di Vaio a Fidenza», quale ulteriore sede della predetta Università.
      La scelta di detta unità operativa – ritenuta in grado di assicurare la realizzazione di un'efficace integrazione tra compiti didattici e scientifici e attività territoriali – è stata condivisa dal comitato regionale di indirizzo, che ha espresso parere favorevole, dal direttore generale di azienda ospedaliera universitaria di Parma e dal direttore generale dell'azienda uusl, che hanno valutato positivamente la proposta «in quanto finalizzata a qualificare in modo rilevante l'offerta assistenziale aziendale mediante una proficua collaborazione tra didattica, ricerca, formazione e attività assistenziali».
      L'iter di approvazione della proposta è stato sottoposto al vaglio della conferenza territoriale sociale e sanitaria di Parma, titolare, ai sensi dell'articolo 5 legge regionale n. 29 del 2004, della funzione di indirizzo politico provinciale in ambito sociale e sanitario, che, in data 24 gennaio 2019, ha approvato il «progetto di costituzione di una sede ulteriore di integrazione tra attività assistenziali, formative e di ricerca in ambito di chirurgia generale presso l'Ospedale di Fidenza» e informato il comitato regionale di indirizzo che ha manifestato, in via definitiva, il parere positivo per la sede ulteriore.
      Relativamente alla nomina del direttore della predetta unità operativa, nella citata relazione di riscontro, l'Assessore regionale politiche per la salute ha riferito che verranno seguite le procedure previste dalla vigente normativa statale e regionale – alle quali l'articolo 11 comma 5 del citato protocollo rinvia – ed in particolare, il decreto legislativo n. 517 del 1999 che, all'articolo 5, comma 5, dispone che «L'attribuzione e la revoca ai professori e ai ricercatori universitari dell'incarico di direzione di una struttura, individuata come complessa ai sensi dell'articolo 3, comma 2, è effettuata dal direttore generale d'intesa con il rettore, sentito il direttore di dipartimento. L'attribuzione è effettuata senza esperimento delle procedure di cui all'articolo 15-
ter, comma 2, dello stesso decreto legislativo n. 502 del 1992 fermo restando l'obbligo del possesso dei requisiti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 484».
La Ministra per la pubblica amministrazione: Fabiana Dadone.


      QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

          stando a quanto riportato dall'Osservatorio antisemitismo della Fondazione Cdec, nel 2018 gli episodi accertati di antisemitismo in Italia sono stati 197, con un preoccupante aumento del cinquanta per cento rispetto al 2016, quando ne furono catalogati 130;

          fonti giornalistiche hanno recentemente riportato che la senatrice a vita Liliana Segre è oggetto in media di 200 attacchi antisemiti al giorno, ricevuti specie via social network;

          il Parlamento europeo con la risoluzione del 1° giugno 2017 sulla lotta contro l'antisemitismo (2017/2692(RSP)) ha suggerito agli Stati membri di dotarsi ciascuno di un commissario nazionale per la lotta all'antisemitismo;

          nella stessa risoluzione, il Parlamento europeo invitava, inoltre, gli Stati membri ad uniformare la definizione di antisemitismo da loro usata nei codici penali alla definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (Ihra), al fine di sostenere le autorità giudiziarie nei loro sforzi di contrasto volti a identificare e perseguire con maggiore efficienza ed efficacia le aggressioni antisemite, sul modello delle prassi in uso nel Regno Unito ed in Austria;

          alla data odierna l'Italia non si è ancora né dotata della figura del commissario, né ha integrato la definizione di antisemitismo utilizzata dall'Ihra all'interno dei propri codici –:

          se ed in che modalità e tempistiche il Governo abbia intenzione di attivarsi per la nomina di un commissario nazionale per la lotta all'antisemitismo;

          se il Governo intenda adottare iniziative per recepire la definizione di antisemitismo proposta dalla Ihra all'interno dei codici italiani.
(4-03964)

      Risposta. — L'antisemitismo e le aggressioni, antisemite in Italia in Europa hanno subìto un preoccupante aumento nell'ultimo lustro rispetto al periodo precedente, rendendo ancora più urgente l'elaborazione da parte del Governo di politiche efficaci per combatterli a tutti i livelli della società.
      Con riferimento alla risoluzione sulla lotta all'antisemitismo, adottata dal Parlamento europeo lo scorso 1° giugno 2017 (2017/2692(RSP)), il Governo italiano nel corso del Consiglio dei ministri n. 25 del 27 gennaio 2020 ha indicato la professoressa Milena Santerini per il ruolo di coordinatrice nazionale per la lotta contro l'antisemitismo e ha approvato la definizione dell'IHRA relativamente all'antisemitismo, quale punto di partenza per un percorso di ricognizione delle espressioni e delle condotte di antisemitismo, nell'auspicio che uniformare la definizione nei codici penali nazionali favorisca gli sforzi dell'autorità giudiziaria e sostenga l'azione di contrasto delle forze dell'ordine.
      Come noto all'interrogante, con l'approvazione in data 30 ottobre 2019 della mozione n. 1-00136, è stata istituita presso il Senato della Repubblica la «Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza» con compiti di osservazione, studio e iniziativa per l'indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l'etnia, la religione, la provenienza, l'orientamento sessuale, l'identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche.
      Si ricorda, inoltre, che nell'ordinamento italiano sono previste da tempo specifiche norme volte a sanzionare discriminazioni, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, a partire dalle disposizioni del decreto-legge 26 aprile 1993 n. 122, convertito con modificazioni in legge 25 giugno 1993, n. 205, che punisce chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Nel codice penale l'articolo 604
-bis punisce, salvo che il fatto costituisca più grave reato, a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
      L'articolo 604-ter stabilisce una circostanza aggravante in forza della quale la pena è aumentata fino alla metà per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità.
      

La Ministra per le pari opportunità e la famiglia: Elena Bonetti.


      QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          un sondaggio pubblicato dalla Cisl-scuola evidenzia le grandi difficoltà che nei mesi estivi dovranno affrontare le scuole e gli enti locali per garantire una ripartenza sicura ed efficiente: la capienza delle aule consente di ospitare in sicurezza meno di dieci alunni nel 32 per cento dei casi, e tra 10 e 15 nel 52,8 per cento;

          ne consegue la necessità di utilizzare spazi alternativi alle aule. Ciononostante «La possibilità di utilizzare spazi esterni alternativi all'aula è limitata a meno della metà delle nostre scuole (48 per cento), un quinto delle quali non ha questa possibilità (21,5 per cento), o la può avere solo per una minima parte dei propri edifici (30,48 per cento)»;

          nonostante l'emergenza epidemiologica e le necessità di riduzione del numero di alunni per aula e il distanziamento fisico di almeno un metro e mezzo, in questi giorni gli uffici scolastici provinciali stanno lavorando sugli organici 2020/2021 e comunicando, tramite il sistema informatizzato del Sidi, il numero delle classi concesse alla singola istituzione scolastica;

          molte classi liceali hanno visto l'accorpamento di alcune classi intermedie a causa del numero medio delle classi parallele sotto le 22 unità;

          la nota del Ministero dell'istruzione n. 487 del 10 aprile 2020 riguardante gli organici 2020/2021, specifica che per la scuola secondaria di secondaria di II grado le classi intermedie sono costituite in numero pari a quello delle classi di provenienza degli alunni, purché il numero medio di alunni per classe non sia inferiore a 22; in caso contrario, si procede alla ricomposizione delle classi secondo i criteri indicati all'articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 81/2009; Nella nota è anche scritto che «(...) ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge 212/2002, i Dirigenti scolastici, nel caso di diminuzione del numero degli alunni rispetto alla previsione, procederanno all'accorpamento delle classi a norma delle disposizioni vigenti»;

          tra questi, a titolo esemplificativo, verrà smembrato, a quanto consta all'interrogante, il liceo statale Virgilio di Milano, con quattro indirizzi (classico - linguistico - scientifico - scienze umane);

          in data 7 maggio 2020, il dirigente del liceo, in un incontro con studenti e genitori, ha comunicato, sempre a quanto consta all'interrogante, di dover procedere allo «smembramento» della classe 3 LE, dividendo gli studenti in altre due classi del linguistico, formando, di fatto, due classi ad elevato numero di studenti;

          risulta, sempre a Milano, la riduzione nell'istituzione di circa 40 classi prime nella scuola secondaria di primo grado, con classi con più di venti alunni anche in presenza di più alunni portatori di handicap;

          le iniziative promosse dal Governo, a sostegno della didattica e della salute di allumi e corpo docente, sembrerebbero andare nella direzione opposta alla formazione delle ormai cosiddette «classi pollaio»;

          il rischio di perdita dell'autonomia di alcuni istituti comprensivi genera una condizione di precarietà nella delicata fase di riapertura delle scuole, considerato che le procedure sanitarie richiederanno l'assunzione di precise responsabilità. Nello specifico, a quanto risulta all'interrogante, è stata prospettata dall'ufficio scolastico la perdita della dirigenza autonoma dell'istituto comprensivo statale Trilussa, sito in Milano nel quartiere Quarto Oggiaro, in area periferica a rischio e a forte processo migratorio, particolarmente colpita dalla pandemia. Tale istituzione scolastica sfora, per il primo anno, di solo 12 iscritti il parametro regionale di 600 alunni ed è rimasta per i 4 anni precedenti priva di un proprio dirigente, attribuito solo con l'ultima immissione in ruolo. In tali circostanze andrebbe valutata una sospensione provvisoria della perdita dell'autonomia per garantire l'avvio del difficile anno scolastico 2020-21 e un rilancio delle istituzioni che operano nei territori più fragili –:

          come il Ministro interrogato intenda attivarsi al fine di garantire l'avvio del prossimo anno scolastico in sicurezza, nel rispetto della riduzione del numero di alunni per aula e del distanziamento fisico di almeno un metro e mezzo.
(4-05920)

      Risposta. — Con specifico riferimento all'auspicio, da Lei espresso, di garantire l'avvio del prossimo anno scolastico in sicurezza, nel rispetto della riduzione del numero di alunni per aula e del distanziamento fisico di almeno un metro e mezzo, le linee guida per la pianificazione dell'anno scolastico 2020/2021 forniscono già una risposta compiuta e adeguata.
      Le suddette Linee guida sono state diramate a tutte le scuole e sono il frutto di un lungo confronto e di una condivisione con gli attori del mondo della scuola, comprese famiglie e studenti, con le regioni e gli enti locali, con le forze sociali.
      Le ricordo, inoltre, che l'amministrazione centrale, d'intesa con le organizzazioni sindacali, attraverso un apposito Tavolo nazionale, ha predisposto con il dipartimento della protezione civile il protocollo di sicurezza per la ripresa di settembre.
      Dall'
help desk per le scuole, alle modalità di ingresso e uscita, alle pulizie degli spazi, si tratta di un documento importante che contiene le misure da adottare per garantire la tutela della salute di studentesse, studenti e personale, ma anche impegni che guardano al futuro e al miglioramento della scuola come il contrasto delle cosiddette classi «pollaio».
      Nella declinazione degli interventi, le scuole non sono state lasciate sole. Al loro fianco vi è, difatti, una cabina di regia nazionale con compiti di coordinamento e tavoli regionali, insediati presso gli uffici territoriali del Ministero dell'istruzione. Ai gruppi di lavoro stanno partecipando anche i rappresentanti degli enti territoriali.
      È stato, inoltre, costruito un cruscotto informativo, che sarà reso disponibile alla consultazione e che restituirà, a livello di regioni, provincia, comune e singola scuola, dati di dettaglio che consentiranno, nei vari livelli istituzionali coinvolti, di operare proiezioni da parte dei soggetti chiamati poi ad assumere decisioni, ossia, da parte degli enti locali proprietari degli edifici ma anche degli stessi dirigenti scolastici, nonché a vantaggio dei direttori degli uffici scolastici regionali.
      Il cruscotto consentirà, infatti, di poter definire il distanziamento e di rendere evidente i casi in cui gli spazi delle aule didattiche, espresse in metri quadrati, non siano sufficienti ad accogliere tutti gli studenti iscritti.
      Infatti, solo con scelte adatte alle esigenze del contesto di riferimento e compiute direttamente dai soggetti che vivono e governano il territorio, sarà possibile rispondere adeguatamente e tempestivamente alla estrema diversificazione delle richieste formative provenienti dalle famiglie, dagli studenti e dalle studentesse e dall'intera comunità territoriale.
      Al medesimo scopo di garantire la ripartenza in piena sicurezza, il Governo ha approntato le risorse finanziarie e strumentali necessarie.
      Con l'approvazione del decreto-legge Agosto il Consiglio dei ministri ha autorizzato lo stanziamento di ulteriori 1,3 miliardi di euro per la ripresa di settembre che, sommati agli oltre 1,6 miliardi del decreto «Rilancio», portano le risorse per la riapertura di settembre a un totale di oltre 2,9 miliardi di euro. In particolare, con questo stanziamento, si potrà derogare al numero minimo e massimo di alunni per classe e attivare ulteriori posti di personale docente e Ata a tempo determinato per il prossimo anno scolastico. Per la prima volta dopo anni si potranno così evitare classi troppo affollate anche grazie all'acquisizione di spazi supplementari, sulla base delle necessità emergenti dai singoli territori, grazie al lavoro dei Tavoli regionali appositamente costituiti.
      Inoltre, il citato decreto «Rilancio» ha incrementato il Fondo per il funzionamento delle scuole di euro 331 milioni per la pulizia e la costante igienizzazione degli ambienti scolastici, oltre che proprio per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale. Questi fondi sono già stati erogati alle istituzioni scolastiche e potranno essere spesi anche per piccoli interventi di manutenzione utili ad ampliare la disponibilità di aule.
      Rispetto all'edilizia scolastica, sempre nel decreto «Rilancio», abbiamo poi introdotto varie novità finalizzate, ad esempio, a semplificare le procedure di autorizzazione, di esecuzione e di pagamento degli interventi; a incrementare di euro 30 milioni per il 2020 la sezione del Fondo unico per l'edilizia scolastica destinata alle emergenze.
      Il 24 giugno, sul sito del Ministero dell'istruzione, abbiamo pubblicato un apposito bando, a valere sui fondi PON, per ulteriori 330 milioni, destinati agli enti locali per gli interventi di edilizia leggera. Sono già stati pubblicati i risultati relativi al primo bando e al successivo secondo avviso – destinato a coloro che non avevano fatto in tempo ad accreditarsi – che hanno messo a disposizione tali risorse.
      Gli enti locali hanno fatto domanda, per i 2 avvisi, per un totale di oltre 326 milioni di euro, pari a oltre il 98 per cento delle risorse disponibili. Sono in tutto 5.664 gli enti che hanno richiesto i finanziamenti, oltre l'84 per cento del totale.
      Abbiamo, dunque, fornito una risposta concreta all'esigenza di una corretta programmazione dell'avvio del prossimo anno scolastico in sicurezza e rispettando i limiti minimi di necessario distanziamento interpersonale all'interno delle scuole.

La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      QUARTAPELLE PROCOPIO, ASCARI, BALDINI, BARZOTTI, BENEDETTI, BOLDRINI, BOLOGNA, BONOMO, BRUNO BOSSIO, CARNEVALI, CASA, CENNI, CIAMPI, DE LORENZO, DI GIORGI, EHM, FRATE, GIANNONE, GRIBAUDO, MARTINCIGLIO, MURONI, FITZGERALD NISSOLI, NOJA, PAPIRO, PEZZOPANE, ROTTA, SARLI, SCHIRÒ, SERRACCHIANI, SURIANO, ELISA TRIPODI e VILLANI. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          in data 22 maggio 2020, il liceo scientifico Talete di Roma ha comunicato a mezzo circolare che, a causa della crisi epidemiologica, l'accesso alla sezione «Matematica» non sarà regolato tramite test d'ingresso, ma tramite graduatoria con sorteggio a parità di punteggio;

          tale sezione è considerata un percorso d'eccellenza per l'insegnamento della matematica, e aveva a disposizione 28 posti;

          nella definizione dei criteri per la formazione della classe, la circolare prevedeva delle quote di genere, con il 70 per cento dei posti riservati ad alunni di genere maschile, e solo il 30 per cento riservato a future studentesse, in tal modo formulate al fine di mantenere, tra i sorteggiati, le stesse quote di genere presenti tra i facenti domanda;

          tale modalità di selezione poneva alcune criticità, legate soprattutto alla necessità di incentivare l'accesso di studentesse a corsi di discipline «Stem». Una selezione con sorteggio e quote rischiava di escludere alcune studentesse non sulla base del merito, ma semplicemente sulla base del caso;

          tale decisione è stata in seguito modificata, l'8 giugno 2020, anche a causa delle forti pressioni pubbliche, ed è stata pertanto attivata una seconda classe grazie al supporto dell'ufficio scolastico regionale, mettendo così a disposizione sufficienti posti per tutti gli studenti e le studentesse facenti domanda;

          la ricca discussione pubblica che si è accesa a seguito dell'episodio di cronaca ha avuto il merito di portare l'attenzione sulla necessità di incentivare la presenza delle donne all'interno della comunità Stem, sia in contesto scolastico/accademico che professionale;

          risulta infatti che ad oggi esse siano fortemente sottorappresentate nei campi Stem, con solo 12 studentesse su 1.000 che ad oggi in Italia sono laureate in tali discipline, mentre per gli uomini i numeri sono circa doppi. Tale disequilibrio di genere è dovuto, secondo le ricerche condotte dall'Ocse, alla mancanza di «role models» femminili, agli stereotipi di genere e a pregiudizi sulle materie Stem, radicati già da giovane età e scarsamente compensati da servizi di orientamento e supporto nella scelta del percorso scolastico;

          tale circostanza ha un forte impatto sul gender pay gap a livello aggregato, considerando che i laureati in discipline scientifiche, matematiche, ingegneristiche e tecnologiche presentano in media un salario molto più alto rispetto ai laureati nelle altre discipline;

          al fine di incentivare la partecipazione femminile alle discipline scientifiche, molti Governi hanno introdotto politiche attive, tra le quali si citano «Restoring the focus of STEM inschools» in Australia, «Your Daughter's future» nel Regno Unito, «Go MINT» in Germania, «RIKO Challenge» in Giappone, «NinhaSTEM PUEDEN» in Messico, «Race to the Top» e «ADVANCE» negli Stati Uniti –:

          con quali iniziative il Ministro interrogato valuti di sostenere e incentivare la presenza femminile nelle discipline Stem in futuro, quale sia lo stato dell'arte attuale e quali siano stati gli esiti delle iniziative condotte negli anni passati.
(4-06081)

      Risposta. — In riferimento alla interrogazione parlamentare con la quale chiede di conoscere le iniziative che si sono adottate per sostenere e incentivare la presenza femminile nelle discipline Stem, Le rappresento quanto segue.
      Come noto Stem è l'acronimo inglese che si riferisce alle discipline accademiche di Science, Technology, Engineering e Math. Al riguardo, uno degli stereotipi tuttora esistenti all'interno del sistema formativo concerne la presunta scarsa attitudine delle studentesse verso tali discipline, presunzione che conduce a un significativo divario di genere in questi ambiti, sia all'interno del percorso di studi sia nelle scelte di orientamento professionale.
      In tale contesto, il Ministero dell'istruzione ha da tempo avviato una serie di iniziative nel quadro dell'«Educazione al Rispetto» e della relativa strategia di attuazione di cui all'articolo 1, comma 16, della legge n. 107 del 2015. L'obiettivo è quello di promuovere le pari opportunità volte a contrastare gli stereotipi di genere. In collaborazione con il dipartimento delle pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, ogni anno, nel mese di marzo, il Ministero dell'istruzione da il via all'iniziativa «Il Mese delle Stem» con l'obiettivo di promuovere tali discipline nelle scuole di ogni ordine e grado. Ciò sostanzia una grande opportunità per avvicinare un numero sempre maggiore di studentesse verso le discipline tecnico-scientifiche, erroneamente viste di appannaggio maschile, e considerate tra le più promettenti e stimolanti anche dal punto di vista degli sbocchi lavorativi.
      Inoltre l'8 marzo di ogni anno (Giornata internazionale della donna) il Ministero dell'istruzione emana il concorso «Stem: femminile plurale» al fine di incoraggiare in modo pari studentesse e studenti a sviluppare una lettura critica dei pregiudizi e degli stereotipi di genere riguardanti le materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, nonché di spronare le studentesse allo studio di tali materie. L'obiettivo del concorso rientra difatti nel campo prioritario dell'educazione al rispetto, per sensibilizzare tutti gli studenti al contributo che possono dare all'avanzamento delle discipline Stem, a prescindere dall'appartenenza di genere. L'iniziativa è pubblicata sul portale www.NoiSiamoPari.it, dedicato all'educazione al rispetto ispirata alle linee guida emanate dal Ministero nel 2017.
      Nello specifico, il concorso propone la realizzazione di un progetto a scelta tra due aree tematiche che, per gli anni scolastici 2017/2019 e 2018/2019, sono state:

          «Scienziate di ieri e di oggi», concernente una o più figure femminili che abbiano dato un contributo significativo alle discipline Stem, sia nel passato sia in epoca contemporanea, illustrando in maniera esaustiva tale contributo e valorizzandone il significato scientifico, storico e sociale, con ciò sfatando lo stereotipo di una scarsa predisposizione delle donne per le materie tecnicoscientifiche;

          «Il diritto di contare», relativo ai pregiudizi e agli stereotipi basati sul sesso riguardanti le discipline Stem, analizzandone la valenza socioculturale e proponendone una lettura critica che contribuisca a superarli, in vista di un maggiore coinvolgimento delle studentesse nelle materie tecnico-scientifiche e di un progressivo azzeramento del divario di genere in questo campo, sia formativo sia professionale. Nell'anno 2018 l'iniziativa ha ricevuto il prestigioso riconoscimento del «Premio P.A. sostenibile 100 progetti per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda 2030» premiato durante la cerimonia tenutasi presso la Nuvola - Nuovo palazzo dei congressi di Roma, nel corso del ForumPA 2018.

      Per l'anno scolastico 2019/2020 sono state individuate le seguenti aree tematiche:

          «Un gioco da ragazze», il cui progetto verterà su una scoperta scientifica effettuata da scienziate donne, sia nel passato sia in epoca contemporanea, che ha apportato un contributo fondamentale all'evoluzione delle discipline Stem contribuendo a cambiare il mondo. Il progetto dovrà illustrare in maniera esaustiva tale contributo, evidenziando le conseguenze nel nostro quotidiano e valorizzandone il significato scientifico, storico e sociale;

          «Stem ad accesso libero», il cui progetto dovrà analizzare gli ostacoli e i pregiudizi all'accesso alle materie Stem che le scienziate hanno dovuto affrontare nel passato e che le studentesse devono affrontare oggi e proporre possibili soluzioni per garantire parità d'accesso per un maggiore coinvolgimento delle studentesse nelle materie tecnico-scientifiche e un progressivo azzeramento del divario di genere in questo campo, sia formativo sia professionale.

      Le attività sono state proposte anche direttamente alle scuole e costruite insieme ad esse. Di seguito alcuni esempi:

          pagine di sensibilizzazione, formazione, didattica specifica, dirette ai docenti e alle docenti;

          attività formative che vedano protagoniste le studentesse, sia in presenza sia on line;

          pagine con giochi logico-matematici;

          moduli di informazione, sensibilizzazione e orientamento dirette sia ai docenti sia alle studentesse degli ultimi anni della scuola secondaria di secondo grado sulle professioni nell'ambito ICT;

          concorsi;

          video di testimonial e/o testimonianze;

          organizzazione di convegni o momenti di dibattito e confronto sui temi delle Stem, anche con la partecipazione di enti locali, associazioni, fondazioni e aziende.

      Le rendo nota, altresì, la promozione di concorsi in collaborazione con la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica su temi concernenti la legalità e la promozione della parità dei diritti. Rappresento, a titolo esemplificativo, i seguenti progetti: «Dalle aule parlamentari alle aule di scuola. Lezioni di Costituzione» (Senato-Camera); «Un giorno in Senato» (Senato); «Testimoni dei diritti» (Senato); «Vorrei una legge che...» (Senato); «Parlawiki» (Camera), «Giornata di formazione a Montecitorio» (Camera).
      Concludo, rappresentando il mio forte interesse per una formazione stabile dei docenti sui temi della parità di genere, anche attraverso l'ausilio di esperti.

La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      RAMPELLI. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          desta sconcerto e preoccupazione la notizia che presso le scuole medie dell'istituto Ottaviano Bottini di Piglio la docente di musica, facendolo passare per didattica, abbia assegnato come compito la lettura ritmica-melodica ed esecuzione strumentale del brano «Bella Ciao»;

          in particolare, come riportato sulla piattaforma didattica dell'istituto scolastico e nella comunicazione elettronica inviata a ciascun alunno il 27 aprile 2020, l'insegnante di musica ha assegnato «da eseguire Bella Ciao simbolo della Liberazione che abbiamo festeggiato il 25 aprile», ignorando che, mentre tale data rappresenta oggettivamente la liberazione dell'Italia dalla dittatura e dall'occupazione nazista, l'inno partigiano è divisivo perché rappresenta – appunto – una parte politica ben definita, purtroppo protagonista anche di violenze efferate e ingiustificate, anche nei confronti di civili, preti, donne e bambini;

          è storicamente accertato infatti, secondo l'opinione dell'interrogante, che molteplici frange che cantavano l'inno partigiano «Bella Ciao» organizzavano la sottomissione dell'Italia all'Urss, sottraendola alla protezione americana e quindi proseguendo sulla strada della limitazione delle libertà fondamentali attraverso l'instaurazione di un regime comunista;

          la notizia è stata riportata sul profilo Facebook del Gruppo «Fratelli d'Italia Piglio», dove si legge «È inaccettabile far cantare “Bella ciao” a dei 13enni, dimenticando che i partigiani rossi, gli stessi che volevano vendere l'Italia all'Unione Sovietica sono anche i responsabili di eccidi, stupri ed esecuzioni sommarie. Sarebbe bello sapere, sempre che non vi sia faziosità storica e/o politica, che agli alunni sia assegnato anche un compito sui loro coetanei Giuseppina Ghersi, stuprata e uccisa da alcuni partigiani savonesi oppure di Rolando Rivi, torturato, seviziato e infine assassinato da una banda di partigiani comunisti sull'Appennino modenese»;

          l'accaduto ha assunto addirittura un risvolto giudiziario, posto che la docente interessata ha sporto denuncia per minacce ad avviso dell'interrogante inesistenti nel citato post di Facebook;

          a parere dell'interrogante, al di là degli aspetti giudiziari e della condivisione o meno del post del locale circolo di Fdi, nel merito dei quali non si intende intervenire e che avranno il loro iter, è inaccettabile che temi di natura chiaramente politica, surrettiziamente presentati come formativi, vengano inseriti nell'attività scolastica di ragazzi che le famiglie affidano alla scuola per ragioni didattiche e non certo per vederli sottoporre a un'attività propagandistica, a meno che non ci sia lo spazio per uno studio plurale e imparziale degli accadimenti –:

          se il Ministro interrogato non ritenga necessario adottare le iniziative di competenza per evitare la diffusione di una visione politicizzata della storia nelle scuole, evitando che sia altresì consentito un indottrinamento delle nuove generazioni;

          se non ritenga di dover dare indirizzi, per quanto di competenza, ai dirigenti scolastici per distinguere la festa della Liberazione dall'inno dei partigiani, ad avviso dell'interrogante divisivo ed evocatore di violenze storicamente accertate.
(4-05730)

      Risposta. — In riferimento all'interrogazione parlamentare in esame, Le rappresento quanto segue.
      In data 3 maggio 2020 perveniva al Ministero, a mezzo posta certificata, una nota con la quale la dirigente scolastica dell'istituto comprensivo di Piglio, notiziava che in data 2 maggio la stessa aveva sporto querela contro ignoti per il reato di diffamazione a seguito della lettura di alcuni
post, apparsi su Facebook, nei quali veniva offesa l'immagine della scuola e di una docente di musica per aver assegnato ad una classe il compito di svolgere con uno strumento musicale (flauto dolce) la canzone «Bella Ciao»,
      La questione, quindi, essendo stata posta all'attenzione dell'autorità giudiziaria per la definizione delle responsabilità e per la qualificazione dei reati rimane, tuttora, in attesa delle determinazioni delle autorità invocate.
      Da quanto riferito, la canzone «Bella Ciao» ha sempre fatto parte del libro di testo adottato dalla scuola. In particolare, il brano in questione, assegnato con lo scopo di essere suonato con il flauto dai discenti, rientra nel novero dei canti popolari in trattazione nell'ambito della musica leggera e precisamente nel capitolo dedicato alle «canzoni del presente e del passato».
      Invero, il brano «Bella Ciao» è parte del patrimonio culturale italiano, noto a livello internazionale, tradotto e cantato in tutto il mondo. È un canto che diffonde valori del tutto universali di opposizione alle guerre ed agli estremismi.
      

La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      ROTTA. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          nei giorni scorsi è stata annunciata l'imminente firma del protocollo di intesa tra comune di Verona, l'azienda Ulss 9 Scaligera e l'ufficio scolastico, per l'introduzione di un programma di Drug Test sulla popolazione scolastica al fine di creare «un deterrente all'uso di droghe e poter individuare precocemente eventuali situazioni problematiche per intervenire con cure appropriate e più precoci»;

          il test è rivolto agli studenti minori degli istituti di secondo grado che potranno essere sottoposti all'esame dopo il pre-consenso fornito da entrambi i genitori alla scuola e alla struttura Aulss che eseguirà il test;

          il test è volontario, tuttavia, in caso di rifiuto da parte dello studente, si avviseranno i genitori e, come dichiarato dal responsabile del progetto dottor Giovanni Serpelloni, se rifiuta il ragazzo, la famiglia viene informata, se rifiuta anche la famiglia, e legittimo «farsi una certa idea»;

          da queste affermazioni si deduce per l'interrogante l'«etichettatura» sociale di chi, legittimamente, decide di non sottoporsi all'esame;

          in tal senso, per come sono stati presentati e illustrati, i test sembrano non garantire né l'anonimato, né l'adesione su base volontaria. Soprattutto, per quanto riguarda l'anonimato, esso scompare nel momento in cui vengono chiesti il nome e il cognome e catalogati i referti;

          l'effetto di tale campagna appare controproducente, poiché potrebbe provocare l'allontanamento dalla scuola degli studenti che hanno problemi con le sostanze stupefacenti, e non, certamente, un sostegno al loro percorso;

          inoltre, si deresponsabilizza il ruolo dei genitori che in nessun modo possono delegare i propri compiti attraverso la firma di una liberatoria;

          si tratta per l'interrogante di una inaccettabile invasione nel rapporto tra studenti, scuola e famiglie, perché si attaccano i principi su cui si fondano gli istituti partecipativi della scuola e il patto educativo;

          la scuola non può essere usata come uno strumento di propaganda politica, soprattutto, su un tema così complesso che imporrebbe soluzioni condivise che tengano in considerazione il benessere degli studenti i quali non possono essere trattati come dei criminali;

          nelle scuole dovrebbero essere istituiti programmi di prevenzione e informazione e luoghi di ascolto dove gli studenti possano comprendere gli effetti nefasti dell'utilizzo delle sostanze stupefacenti e dell'alcol –:

          se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non ritenga di adottare le iniziative di competenza per salvaguardare gli studenti.
(4-04668)

      Risposta. — L'ufficio scolastico regionale per il Veneto, corrispondendo alla richiesta di fornire utili elementi al Ministero dell'istruzione ha comunicato quanto di seguito.
      È stato appreso soltanto dagli organi di stampa che la Ulss 9 Scaligera, in particolare, la sezione ivi operante come «Dipartimento delle Dipendenze» ha reso noto un protocollo nominato «DRUG Test nelle scuole PDTS 2020».
      Il giornale «
L'Arena» di Verona in data 30 gennaio 2020 ha pubblicato un'intervista con un dirigente dell'ambito territoriale di Verona nella quale lo stesso esprimeva valutazioni sull'opportunità di un'eventuale somministrazione di un test antidroga nelle scuole secondarie, presumibilmente, del territorio di competenza.
      Occorre precisare che il suddetto dirigente ha interloquito con gli organi di stampa senza informare il direttore generale dell'Usr per il Veneto e senza alcuna interlocuzione preventiva volta ad acquisire informazioni su eventuali altre azioni in atto sul medesimo argomento.
      Sempre secondo quanto riferito dall'Usr per il Veneto, non è altresì noto allo stesso se il dirigente abbia inoltrato la dovuta informazione preventiva all'ufficio stampa del Ministero dell'istruzione, come previsto dalla nota AOOUFGAB n. 0018589 del 22 giugno 2018 e in osservanza del Codice di comportamento dei dipendenti, più precisamente, secondo quanto disposto dall'articolo 10, comma 4, per il rilascio di interviste.
      Nel corso della succitata intervista, il dirigente ha espresso alla stampa parere favorevole all'inizia ti va, non avendo, però, condiviso con il direttore generale dell'Usr per il Veneto tale volontà.
      Peraltro, neppure la menzionata azienda sanitaria ha mai trasmesso il documento all'Usr per il Veneto, né ha mai chiesto il parere tecnico della direzione generale.
      L'Usr per il Veneto ha precisato che, proprio in virtù di quanto sopra esposto, ha ritenuto di dover procedere all'approfondimento della questione in argomento.
      Dagli ulteriori elementi acquisiti è emerso che il documento in questione non è in alcun modo un «Accordo» ma un protocollo di natura esclusivamente sanitaria, quindi, un atto interno alla Ulss 9 Scaligera presentato, probabilmente, con l'intento di valutarne l'eventuale impatto.
      In ultimo, l'Usr per il Veneto conferma che nessun accordo è stato stipulato tra gli uffici dell'amministrazione scolastica e le aziende sanitarie per la somministrazione di alcun test antidroga nelle scuole della regione Veneto e, nessuna azione di prevenzione avente tali caratteristiche è mai stata proposta all'esame della direzione generale dalle autorità competenti in materia di prevenzione sanitaria.

La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.


      TOCCAFONDI. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          il Ministro interrogato, nonostante l'incomprensibile scelta del precedente Governo di cancellare l'unità di missione per l'edilizia scolastica, per poter intervenire tempestivamente in questo ambito, ha ancora a disposizione numerosi strumenti ideati o rafforzati durante il Governo Renzi, quali tra gli altri: la programmazione unica triennale nazionale degli interventi di edilizia scolastica; la pubblicazione dei dati dell'anagrafe dell'edilizia scolastica, garantendo in tal modo l'accesso e la riutilizzabilità degli stessi; l'Osservatorio per l'edilizia scolastica, che, con la legge 107 del 2015 (articolo 1, comma 159), si è visto attribuire anche compiti di indirizzo, di programmazione degli interventi in materia di edilizia scolastica, nonché di diffusione della cultura della sicurezza; l'avvio da parte dell'Agenzia per la coesione territoriale di un'attività di presidio ed affiancamento agli enti locali con una specifica task force;

          la programmazione unica per il triennio 2018-2020, avviata con decreto-legge del 3 gennaio 2018, predisposta con decreto ministeriale 12 settembre 2018, n. 615, e rettificata con decreto ministeriale 10 dicembre 2018, n. 849, prevede richieste di finanziamento da parte delle regioni per un ammontare complessivo superiore ai 10 miliardi di euro;

          il Fondo unico per l'edilizia scolastica, che è stato istituito nello stato di previsione del Miur dal decreto-legge n. 179 del 2012, ha previsto che vi confluiscano tutte le risorse iscritte nel bilancio dello Stato comunque destinate a finanziare interventi di edilizia scolastica e il decreto-legge n. 124 del 2019 (convertito dalla legge n. 157 del 2019: articolo 58-octies) ha istituito un'apposita sezione del suddetto Fondo le cui risorse – pari a 5 milioni di euro per il 2019 e a 10 milioni di euro annui dal 2020 al 2025 – sono destinate a finanziare le esigenze urgenti e indifferibili di messa in sicurezza e riqualificazione energetica degli edifici scolastici pubblici;

          la legge di bilancio 2017 (legge 232 del 2016: art. 1, comma 140), nell'istituire nello stato di previsione del Mef, fino al 2032, un nuovo Fondo per il finanziamento di investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, ha inserito fra le finalità dello stesso gli interventi in materia di edilizia pubblica, compresa quella scolastica e di prevenzione del rischio sismico e, in seguito, il decreto-legge 50 del 2017 (convertito dalla legge 96 del 2017: articolo 25, comma 1) ha disposto che una specifica quota del Fondo, per un importo pari a 64 milioni di euro per il 2017, 118 milioni di euro per il 2018, 80 milioni di euro per il 2019 e 44,1 milioni di euro per il 2020 fosse attribuita dall'allora Miur alle province e alle città metropolitane per il finanziamento degli interventi in materia di edilizia scolastica e che tali risorse potessero essere destinate anche all'attuazione degli interventi di adeguamento alla normativa in materia di sicurezza antincendio;

          il termine per procedere all'aggiudicazione da parte degli enti locali delle risorse di cui al comma 140 dell'articolo 1 della legge 232 del 2016 (più di 1 miliardo di euro, già ripartito tra le regioni con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 luglio 2017) è attualmente fissato al 31 ottobre 2020;

          il 5 maggio 2020 il Ministro interrogato ha ufficializzato l'approvazione di un piano da 400 milioni di euro per potenziare la connettività delle scuole portando negli istituti la banda ultra larga e nel «decreto rilancio», tra le misure di sostegno all'edilizia scolastica, è prevista la proroga per il 2020 di taluni dei termini per la stabilizzazione dei contributi a favore dei comuni per il potenziamento degli investimenti di messa in sicurezza di scuole –:

          se il Ministro interrogato intenda fornire i dati relativi alla quantificazione dell'impegno economico effettivo a favore dell'edilizia scolastica a fronte del cospicuo piano triennale richiamato in premessa e al numero dei cantieri aperti dall'approvazione dello stesso e se ritenga di quantificare quanti di tali interventi saranno portati a termine entro il 1° settembre 2020.
(4-05798)

      Risposta. — Proprio nella consapevolezza che l'edilizia scolastica e la sicurezza degli studenti e del personale scolastico costituiscono una priorità, abbiamo assegnato a marzo 510 milioni di euro per la messa in sicurezza delle scuole e per interventi di ristrutturazione del patrimonio edilizio scolastico.
      Abbiamo, inoltre, assegnato 96,6 milioni di euro per l'adeguamento delle scuole alla normativa antincendio ed è stata pubblicata la relativa graduatoria.
      Il 24 giugno 2020, sul sito del Ministero dell'istruzione, abbiamo pubblicato un apposito avviso, a valere sui fondi PON, per ulteriori 330 milioni di euro, destinati agli enti locali per gli interventi di edilizia leggera. Sono già stati pubblicati i risultati relativi al primo bando e al successivo secondo avviso – destinato a coloro che non avevano fatto in tempo ad accreditarsi – che hanno messo a disposizione tali risorse.
      Gli enti locali hanno fatto domanda, per i 2 avvisi, per un totale di oltre 326 milioni di euro, pari a oltre il 98 per cento delle risorse disponibili. Sono in tutto 5.664 gli enti che hanno richiesto i finanziamenti, oltre l'84 per cento del totale.
      Inoltre, il 3 luglio 2020, ho firmato il decreto con il quale vengono stanziati 855 milioni per la messa in sicurezza e l'efficientamento energetico delle scuole secondarie di secondo grado di competenza di province e città metropolitane.
      Il decreto, già sottoscritto anche dal Ministro dell'economia e delle finanze, andrà ora alla firma del Presidente del Consiglio e, subito dopo, con decreto del Ministro dell'istruzione, saranno ripartite le risorse tra le province e le città metropolitane sulla base della popolazione scolastica, del numero degli edifici scolastici presenti sul territorio.
      Gli enti territoriali dovranno individuare e comunicare gli interventi che vorranno realizzare in via prioritaria. Per accelerare l'attuazione di queste opere, i sindaci e presidenti di province e città metropolitane potranno operare, fino al 31 dicembre 2020, con poteri commissariali, come previsto dal decreto scuola. Nei prossimi giorni verranno fornite agli enti locali le indicazioni operative per l'inoltro dei piani di interventi da attuare, che verrà effettuato tramite apposito sistema informativo.
      Infine, abbiamo assegnato agli enti locali, a seguito di procedura selettiva, 65,9 milioni per indagini diagnostiche sui solai e i controsoffitti per prevenire fenomeni di crollo e abbiamo assegnato 12,6 milioni per interventi di somma urgenza per il ripristino dell'agibilità e per garantire il diritto allo studio.
      Pertanto, nel solo anno 2020 e sino ad ora sono stati stanziati e quasi completamente assegnati 1.981,6 milioni.
      Sono attualmente in corso 13.608 cantieri e ulteriori 14.340, autorizzati nel corso degli ultimi 3 anni, risultano ora completati. In sostanza siamo intervenuti sinora sul 69 per cento degli edifici scolastici attivi presenti in Italia.
      Sono, invece, 1.750 i cantieri avviati da inizio anno e 5.560 le indagini diagnostiche autorizzate su altrettanti edifici scolastici.
      La programmazione triennale nazionale è uno strumento utile che ci consente di poter programmare gli interventi e raccoglie progetti esecutivi, definitivi ma anche solo studi di fattibilità. Sinora sono stati autorizzati 1.550 milioni a valere sul piano mutui BEI 2018, 830 milioni autorizzati quest'anno per il piano 2019 e anche gli 855 milioni delle province e città metropolitane sono destinati alla programmazione in corso. Sono finora 3,2 i miliardi destinati alla programmazione triennale 2018-2020, senza contare le economie di gara da riassegnare e le procedure per la progettazione, per la vulnerabilità sismica, per le indagini diagnostiche che si sostanziano in risorse e stanziamenti ulteriori.
      Da inizio anno abbiamo anche introdotto importanti norme di semplificazione che consentiranno agli enti locali di poter avviare e concludere al più presto gli interventi di edilizia scolastica.
      In questo modo, abbiamo proceduto a finalizzare tutte le risorse iscritte in bilancio per l'anno 2020 per l'edilizia scolastica, proprio consapevoli della necessità di assegnare tutte le risorse disponibili e intervenire tempestivamente sulla sicurezza delle scuole.

La Ministra dell'istruzione: Lucia Azzolina.