XVIII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Lunedì 9 agosto 2021

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:


      Le Commissioni VIII e X,

          premesso che:

              la centrale a carbone «E. Montale» della Spezia, sia per la collocazione logistica che per le modalità con cui effettua la produzione di energia, arreca da sempre danno ai cittadini residenti nella provincia spezzina. Le istituzioni locali interessate, comune della Spezia e regione Liguria, hanno già da tempo fatto proprie le richieste della collettività, deliberando la contrarietà nella prosecuzione della produzione di energia elettrica nella centrale attraverso l'utilizzo di combustibili fossili (carbone e gas);

              a livello nazionale, in attuazione del piano integrato per l'energia e il clima, che recepisce le novità contenute nel cosiddetto decreto-legge sul clima (decreto-legge n. 111 del 2019; convertito dalla legge n. 229 del 2016) ed accompagna il nostro Paese nel percorso di decarbonizzazione, il Governo pro tempore si era impegnato, accogliendo l'ordine del giorno 9/02267/120, ad una graduale cessazione delle centrali a carbone sul territorio italiano entro il 31 dicembre 2025;

              in quest'ottica, veniva garantito che l'impianto della centrale La Spezia-Vallegrande non sarebbe stato riconvertito a gas e sarebbe stato dismesso entro il 1° gennaio 2021, con contestuale impegno a garantire i livelli occupazionali della società;

              il termine per la dismissione non veniva però rispettato ed il responsabile sostenibilità e affari istituzionali di Enel Italia, Fabrizio Iaccarino, ad inizio di marzo 2021 affermava, durante un'audizione sul recovery plan alle commissioni 5a e 14a riunite del Senato, come non fosse stato possibile operare lo spegnimento entro il termine prefissato «per una questione di capacità che ancora non è entrata», differendo la previsione di chiudere la Centrale della Spezia all'anno 2023;

              nelle more, Enel Produzione partecipava comunque con successo all'asta del Capacity Market per il mercato energetico dell'anno 2023, tenuta da Terna Spa. Una quota dell'energia garantita da Enel verrebbe prodotta da «Unità di Produzione Nuove non autorizzate» ed in particolare, proprio dalla Centrale E. Montale della Spezia che, in base al bando, fornirebbe la quota di energia necessaria dopo la sostituzione dell'unità a carbone esistente con nuova unità a gas;

              l'aggiudicazione però non è ancora divenuta effettiva, in quanto, al momento stabilito per il deposito a Terna della documentazione necessaria a concludere l'assegnazione pubblica, l'iter autorizzativo del nuovo impianto a turbogas per la Centrale della Spezia non era ancora concluso. A termini di contratto, l'assegnazione andava risolta con addebito ad Enel delle penali previste: nella pratica, invece, il Ministero della transizione ecologia decideva di prorogare il termine per la presentazione dei titoli autorizzativi sino al 31 ottobre 2021;

              durante questa confusione procedimentale e normativa, tra un impegno non mantenuto e condizioni di appalto non rispettate, si apprende, da organi di stampa, che navi carboniere potrebbero tornare nel Golfo spezzino per consegnare il loro carico alla centrale Enel di Vallegrande;

              La Spezia e la sua provincia non possono tollerare ulteriormente questa fase di incertezza, che si ripercuote direttamente sulla salute di una collettività che ha sopportato, sin troppo, le conseguenze negative derivanti dal funzionamento di una centrale a carbone all'interno del proprio contesto urbano. È necessaria perciò una soluzione immediata,

impegnano il Governo

ad adottare iniziative per confermare gli obiettivi di cui al cosiddetto «decreto clima» garantendo la rapida e definitiva dismissione dell'impianto della centrale «E. Montale» di La Spezia-Vallegrande, escludendo anche una sua riconversione a gas o ad altro combustibile fossile.
(7-00716) «Gagliardi, Baldini, Viviani, Paita, Pastorino, Butti, Bagnasco, Pezzopane, Lupi».


      La XII Commissione,

          premesso che:

              considerata la sua preziosa valenza e applicazione terapeutica, il plasma rappresenta una risorsa strategica in quanto costituisce la «materia prima» per la produzione di farmaci plasmaderivati salvavita, i cosiddetti SoHo (Substance of Human origine), utilizzati per il trattamento di patologie rare, come l'emofilia di tipo A e di tipo B, di altre malattie emorragiche, delle immunodeficienze primarie, dell'angioedema ereditario e di patologie respiratorie ereditarie;

              la raccolta e la lavorazione dei plasmaderivati è di vitale interesse per la salute pubblica: tali farmaci, che esercitano un ruolo chiave e talvolta insostituibile, nel trattamento di molteplici condizioni cliniche acute e croniche, permettono infatti ai pazienti affetti da tali patologie di sopravvivere e di migliorare notevolmente la qualità della loro vita;

              nonostante il riconoscimento, anche da parte dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), del ruolo dei farmaci plasmaderivati e in particolare delle immunoglobuline che sono stati inclusi nell'elenco dei farmaci essenziali in quanto prodotti salvavita, il divario tra domanda e offerta di immunoglobuline è cronicamente insoddisfatto a livello nazionale, europeo e globale;

              il sistema nazionale plasma e plasmaderivati è disciplinato da un'ampia normativa europea e nazionale, comprendente tanto le leggi in materia di attività trasfusionali, quanto la più ampia regolamentazione riconducibile alla direttiva 2001/83/CE, ossia il Codice comunitario dei medicinali, e alle linee guida dell'Agenzia europea per i medicinali;

              in particolare, il quadro giuridico attuale in materia di norme di qualità e di sicurezza relative al sangue e ai suoi componenti è definito, a livello europeo, dalla direttiva 2002/98/CE, nota anche come «direttiva sul sangue», che disciplina tutte le fasi del processo di trasfusione (donazione, raccolta, controllo, trattamento e stoccaggio, fino alla distribuzione) e a cui è stata data attuazione nel nostro ordinamento con il decreto legislativo 20 dicembre 2007, n. 261;

              a seguito di una valutazione della legislazione dell'Unione europea in materia di tessuti, cellule e sangue pubblicata nel 2019, la Commissione europea ha anticipato la propria intenzione di voler proporre revisione della legislazione in materia alla fine del 2021;

              il mercato globale dei farmaci plasmaderivati, attualmente, dipende quasi interamente dal plasma raccolto negli Usa, che producono il 64 per cento del plasma totale (da aferesi e da separazione del sangue intero) destinato al frazionamento industriale, rispetto al 16 per cento prodotto dall'Europa;

              si stima che il plasma raccolto dalle donazioni, volontarie e non remunerate, in Italia sia sufficiente a coprire circa il 60 per cento del fabbisogno nazionale di immunoglobuline, sia pure con differenze marcate tra regioni, mentre la quota mancante viene reperita sul mercato internazionale, in particolare negli Stati Uniti, dove i costi di raccolta hanno subito un aumento del 15 per cento nell'ultimo quinquennio, mentre i rimborsi per donatori hanno registrato un aumento di circa il 30 per cento;

              in particolare, gli Stati Uniti dispongono dal 2012 di un Piano di sicurezza nazionale che ha incluso plasma e i plasmaderivati tra quelle risorse sanitarie strategiche per il Paese. Questo significa che, in caso di eventi che possano minacciare la sicurezza nazionale, i plasmaderivati devono essere in misura prioritaria utilizzati negli Usa, anche a scapito di accordi commerciali;

              per quanto riguarda l'Italia, secondo i dati del Centro nazionale sangue (Csn), centro nazionale del Ministero della salute che opera presso l'Istituto superiore di sanità, dopo anni di crescita, nel 2020 si è assistito alla diminuzione delle donazioni di plasma rispetto al 2019 (-2 per cento). Dagli 858.900 chilogrammi raccolti nel 2019, si è passati infatti agli 841.332 chilogrammi raccolti nel 2020. Non si è dunque raggiunto l'obiettivo degli 854.002 chilogrammi che il Programma annuale di autosufficienza fissa per diminuire la dipendenza dal mercato nordamericano;

              la pandemia da Covid-19 e il conseguente elevato numero di contagi, hanno ulteriormente aggravato questo quadro, impattando negativamente sul settore dei plasmaderivati, con la conseguente diminuzione dei volumi di plasma disponibile ed un incremento dei costi di raccolta della materia prima, in tutti i Paesi, compresi gli Stati Uniti, principali fornitori mondiali: da luglio a dicembre 2020, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, è stato infatti registrato un calo complessivo del 20 per cento della raccolta del plasma da parte delle aziende nel settore degli emoderivati e quindi un minor accesso alle cure per i pazienti;

              come segnalato dall'Aifa, la diminuzione dei volumi di plasma disponibile e l'incremento dei costi di raccolta dovuti all'impatto della pandemia, stanno già determinando la carenza di alcuni prodotti a base di plasmaderivati sul territorio nazionale, un problema che interessa ormai tutti i Paesi dell'Unione europea e non solo;

              il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha ribadito che la disponibilità di plasmaderivati in Europa dipende da territori extra Unione europea, primi tra tutti gli Stati Uniti. Una situazione che quindi potrebbe essere l'effetto di un livello di raccolta non ottimale proprio oltre oceano;

              l'impatto della pandemia sull'approvvigionamento di plasma e, quindi, di immunoglobuline, sarà significativo anche per i prossimi mesi, motivo per cui si ritiene quanto mai necessaria e urgente l'attivazione da parte degli Stati membri dell'Unione di una strategia comune volta all'attivazione di piani straordinari a livello europeo finalizzati a garantire l'approvvigionamento e la fornitura ai pazienti, in particolare a quelli per i quali questi prodotti sono salvavita, e per lo sviluppo di soluzioni e trattamenti comuni;

              si stima che il mercato del plasma europeo sia destinato a subire una crescita esponenziale nei prossimi anni: secondo le più recenti analisi del «Market research future», il mercato del frazionamento del plasma avrà nel periodo 2018-2023 un tasso di crescita annuo del 6,5 per cento, a seguito di un considerevole incremento della domanda, che specialmente per quanto riguarda le immunoglobuline potrà aggirarsi nel prossimo futuro, in base ai modelli predittivi, intorno ai 250-300 grammi per 1.000 abitanti;

              le stime previsionali per il 2026 segnalano che se il consumo di immunoglobuline continuerà a crescere, come peraltro sta già avvenendo, il deficit potrebbe raggiungere gli 11,5 milioni di litri di plasma, una criticità che investe tutta l'Europa;

              il quadro normativo e politico dell'Unione europea in materia di sangue ed emocomponenti non sembrerebbe in grado di colmare la discrepanza tra l'attuale livello di raccolta del plasma nell'Unione europea e la crescente domanda di farmaci derivati dal plasma, mettendo dunque a rischio l'accesso dei pazienti alle cure che ricorrono a tali terapie;

              il 17 settembre 2020 il Parlamento europeo ha quindi adottato una risoluzione in materia di carenze di medicinali, indicando come sia fondamentale per l'Europa aumentare la capacità di raccogliere sangue e plasma;

              inoltre, l'11 gennaio 2021, la Commissione europea, nell'ambito dell'ESI (Emergency Support Instrument), ha annunciato i progetti che riceveranno finanziamenti per sviluppare o ampliare programmi di raccolta di plasma da donatori guariti da Covid-19. Tra questi, quelli presentati da 14 regioni e province autonome italiane si sono aggiudicati il 100 per cento dei fondi richiesti, più di 7 milioni di euro,

impegna il Governo:

          alla luce delle considerazioni di cui in premessa, ad adottare tutte le opportune iniziative di competenza, nei tavoli istituzionali europei, attraverso un auspicato coordinamento degli Stati membri dell'Unione europea, per l'avvio di una strategia comune a livello dell'Unione europea volta all'attivazione di piani straordinari finalizzati a garantire l'approvvigionamento, incrementare la disponibilità di plasma, nonché migliorare l'efficienza produttiva e la fornitura dei farmaci plasmaderivati nell'Unione europea, con l'obiettivo di soddisfare il crescente bisogno terapeutico dei pazienti e ridurre il rischio di possibili carenze di tali prodotti, anche nel breve termine;

          ad adottare iniziative volte a ricomprendere, nell'ambito della strategia europea per la salute, la questione della produzione dei farmaci plasmaderivati, per affrontare in modo coordinato, organico e preventivo a livello europeo le situazioni di scarsa disponibilità – intervenendo preventivamente a fronte di potenziali situazioni di carenza, anche attraverso accordi preliminari d'acquisto (Apa), per garantire ai pazienti che ne hanno reale bisogno la disponibilità di questi farmaci e la continuità terapeutica e, sul lungo periodo, garantire l'autosufficienza della disponibilità di sangue e di farmaci plasmaderivati nell'ambito dell'Unione, per evitare le importazioni da Paesi terzi e garantire una stabilità delle forniture e dei costi.
(7-00717) «Ianaro».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:


      I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

          da oltre un anno si registra un aumento indiscriminato dei costi delle materie prime che si accompagna all'allungamento dei tempi di consegna e a ritardi anche di diversi mesi su tutte le filiere produttive;

          detto aumento pare imputabile: 1) all'azione fortemente speculativa di alcuni operatori economici e finanziari; 2) a politiche di lungo corso di destoccaggio (just in time) antecedenti alla pandemia; 3) a distorsioni dei mercati interessati, quali, ad esempio, situazioni fortemente oligopolistiche inerenti il settore dei più grandi operatori mondiali del trasporto su mare;

          tutto ciò rischia di causare un aggravamento dei costi di produzione difficilmente assorbibile dal ciclo produttivo, con inevitabili effetti inflazionistici sul piano congiunturale che rischiano di ripercuotersi sui consumi, con effetti recessivi sia sul versante della domanda, che su quello dell'offerta;

          si stanno verificando, ormai progressivamente, gravi difficoltà produttive che, in molteplici occasioni, si trasformano in temporanei stop produttivi;

          per i contratti pluriennali di fornitura, i produttori si trovano a patire un aumento dei prezzi di molto superiore alle più pessimistiche previsioni del rischio di mercato, mentre la stessa aggiudicazione delle gare è ormai messa a repentaglio dalle incertezze sull'eventuale sottostima dei costi;

          i costi delle materie prime incidono fino al 60 per cento sul valore del prodotto finale, con un aumento medio dei costi di produzione intorno al 30 per cento;

          tali extracosti di produzione rappresentano un doppio problema: colpiscono le filiere produttive, con impatti immediati sui costi, e il consumatore finale; due effetti che indeboliscono così la buona riuscita della ripartenza del ciclo economico-produttivo nella fase postpandemica;

          materie prime fondamentali per i processi produttivi, quali rame, materie plastiche, alluminio e acciaio hanno subito, nel corso degli ultimi mesi, un aumento repentino dei prezzi che va da un minimo del 33 per cento a un massimo dell'80 per cento;

          simili rincari si registrano anche per materie prime come legno, gomma, grano e mais, dove si è assistito a un aumento medio dei prezzi pari al 15 per cento;

          insieme alla speculazione finanziaria, tali aumenti paiono essere determinati anche dalla carenza di container e dal notevole rincaro dei noli marittimi: cause imputabili, principalmente, a una situazione di oligopolio, in cui tre imprese detengono il 45,3 per cento della flotta mercantile globale e appena dieci controllano l'80 per cento del mercato, la cui convergenza di strategie di offerta, in termini di cancellazione di rotte e di riduzione delle capacità complessive di carico, potrebbe configurarsi come un «cartello» anticoncorrenziale;

          le strategie di integrazione verticale e il rafforzamento delle posizioni dominanti di tali imprese si ripercuotono su tutta la filiera, restringendo la concorrenza su tutta la filiera logistica e così condizionando alla base la determinazione dei costi dei cicli produttivi;

          la tutela della concorrenza è un valore fondante dell'Unione europea ed è preordinata al buon funzionamento del mercato: obiettivo ancor più fondamentale nella fase che accompagna l'uscita dalla pandemia –:

          quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere al fine di promuovere, in seno alle istituzioni dell'Unione europea, un'attenta analisi sull'andamento dei mercati delle materie prime e dei noli marittimi, una verifica della regolamentazione europea attualmente vigente in tema di alleanze marittime e l'adozione di iniziative per introdurre misure di contrasto di attività speculative e/o oligopolistiche e anticoncorrenziali, che sono alla base dell'aumento dei prezzi delle materie prime e che sono in grado di compromettere la ripresa del ciclo economico-produttivo.
(2-01306) «Colaninno, Moretto, Ungaro».

Interrogazione a risposta orale:


      BUOMPANE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

          con l'appellativo «Terra dei Fuochi» ci si riferisce a quel territorio, compreso tra la provincia di Napoli e l'area sud-occidentale della provincia di Caserta, interessato dal fenomeno delle discariche abusive e/o dell'abbandono incontrollato di rifiuti urbani e speciali, associato, spesso, alla combustione degli stessi;

          i roghi dei rifiuti hanno destato una tale preoccupazione nelle popolazioni locali, a causa dei fumi che si sprigionano e delle sostanze inquinanti che possono riversarsi sui terreni agricoli, da indurre il Governo nazionale e regionale ad adottare numerosi provvedimenti e iniziative;

          i comuni campani che sono compresi nel territorio della «Terra dei Fuochi» sono 90, di cui 56 nella provincia di Napoli e 34 nella provincia di Caserta;

          nell'ultimo anno i roghi tossici sono quasi triplicati;

          rispetto allo stesso periodo del 2020 i roghi sono calati nella provincia di Napoli, passando da 809 a 537 – ad ogni modo ancora troppi – mentre hanno avuto un vero e proprio boom in provincia di Caserta, salendo da 75 a 205. Numeri cresciuti soprattutto nel mese di giugno 2021 anche per Napoli;

          a titolo di esempio, a Masseria Annunziata nel comune di San Marcellino, la strada di campagna è affiancata da decine di grandi lastre di eternit e materassi, nonché grandi sacchi pieni di centinaia di bottiglie di birra e di bibite;

          il Commissario, viceprefetto Filippo Romano, nelle operazioni di controllo nei primi sei mesi del 2021 ha sequestrato 133 attività produttive rispetto alle 56 del 2020, denunciando alla magistratura 258 persone, contro le 144 del 2020, mentre altre 263 hanno avuto una sanzione amministrativa – erano 10 nel 2020;

          il 27 luglio si è svolta a Giugliano la cabina di regia della Terra dei Fuochi della prefettura di Napoli su proposta del viceprefetto Romano. Alla riunione hanno partecipato i vertici dell'Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di finanza e dei vigili del fuoco assieme al sindaco Nicola Pirozzi e all'assessore alla Terra dei Fuochi Tonia Limatola;

          dagli studi condotti dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere sull'associazione tra le malattie oncologiche e l'inquinamento ambientale in 80 comuni della provincia di Caserta, si evince come esista una correlazione tra i casi di tumore e le criticità ambientali. Marcianise, San Marco Evangelista, San Tammaro e San Nicola La Strada risultano essere i comuni più colpiti, con un indice di pressione ambientale comunale ben oltre il 55 per cento. Nei comuni di Marcianise e San Marco Evangelista è stato evidenziato un eccesso di rischio per tumori allo stomaco nelle donne. Santa Maria Capua Vetere presenta un indice di pressione comunale ambientale pari al 53,33 per cento;

          si assiste da troppo tempo ad una cronica carenza di personale delle forze dell'ordine, fattore che compromette l'efficiente controllo del territorio;

          lo stato incompleto delle bonifiche e i contenziosi in corso per gli espropri effettuati ai terreni della camorra sono un elemento preoccupante e dovrebbero costituire un campanello d'allarme per una probabile vanificazione del lavoro finora svolto;

          per effetto della legge 24 dicembre 2012, n. 234, in caso di inadempienza delle regioni, anche in materia di discariche abusive e impianti di depurazione, lo Stato può esercitare il potere sostitutivo –:

          quali iniziative di urgenza il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri interrogati intendano assumere;

          se non intendano attivare un tavolo permanente nazionale affinché il Governo sia presente con un modello operativo sempre attivo non solo per la bonifica, altresì per i controlli sul territorio, adottando le iniziative di competenza per la deliberazione dello stato d'emergenza di rilievo nazionale;

          se non ritengano necessario, in questa prima fase, valutare la sussistenza di presupposti per esercitare il potere sostitutivo, al fine di intervenire con operazioni di monitoraggio, contrasto dei roghi, attuazione e completamento delle ulteriori bonifiche.
(3-02460)

Interrogazioni a risposta scritta:


      TIRAMANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

          l'eccezionale nubifragio che mercoledì 7 luglio 2021 si è abbattuto sulla parte bassa della provincia di Vercelli, da Pezzana a Crescentino, ha, purtroppo, assunto i caratteri di un evento calamitoso di forte intensità e capacità distruttiva;

          allagamenti, tetti scoperchiati, alberi e pali della luce caduti in strada (alcuni collegamenti sono interrotti in via precauzionale), nei cortili e nei giardini. L'intera area della bassa vercellese è messa a dura prova;

          una serie di disastri causati dalla fortissima tromba d'aria che ha lasciato anche molte famiglie senza elettricità e anche senz'acqua, come ad esempio a Crescentino, dove la grandine, tra l'altro, ha invaso le strade imbiancandole come dopo una nevicata. Nella città di Vercelli il maltempo è durato circa 15 minuti, ma tanto è bastato per far cadere tegole, e sradicare alberi e pali;

          numerosi sono stati gli interventi dei vigili del fuoco e delle polizie municipali dei diversi centri della provincia piemontese al confine con la Lombardia, per assistere la popolazione colpita e ripristinare le viabilità ordinaria dal passaggio del maltempo;

          la tromba d'aria che ha investito il territorio Vercellese ha causato danni ingenti, oltre che agli edifici, alle strade e alle coltivazioni, anche al Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino;

          dalla valutazione dei danni che si sta effettuando in questi giorni la situazione appare estremamente grave e sta facendo emergere la necessità di interventi piuttosto corposi che necessitano lo stanziamento di fondi rilevanti per riparare i danni ai molti comuni colpiti dal maltempo –:

          quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, per quanto di competenza, affinché sia prontamente attivato lo stato d'emergenza per consentire la riparazione dei danni per il territorio duramente colpito dal maltempo nella provincia di Vercelli.
(4-10052)


      ZUCCONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

          il comma 69 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, ha autorizzato per l'anno 2021, al fine di consentire ai comuni di fare fronte agli oneri di gestione dei procedimenti connessi all'erogazione del cosiddetto «Superbonus 110 per cento», l'assunzione a tempo determinato e a tempo parziale e per la durata massima di un anno, non rinnovabile, di personale da impiegare ai fini del potenziamento degli uffici preposti ai suddetti adempimenti, che i predetti comuni possono utilizzare anche in forma associata in deroga ai limiti di spesa vigenti;

          il comma 70 dell'articolo 1 della suddetta legge ha stabilito come relativamente a queste assunzioni i comuni provvedono nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, nonché di quelle assegnate a ciascun comune mediante riparto, da effettuare con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dell'interno, sentita la Conferenza Stato – città ed autonomie locali, mediante un apposito fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico e avente una dotazione finanziaria di 10 milioni di euro per l'anno 2021;

          i termini per la presentazione delle richieste di finanziamento da parte dei comuni sono scaduti il 30 gennaio 2021;

          ad oggi non risulta ancora emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di riparto delle risorse previsto originariamente su proposta del Ministro dello sviluppo economico, ma le cui funzioni in materia sono state trasferite al Ministero della transizione ecologica;

          se si tiene conto che la scadenza della misura «Superbonus 110 per cento» è fissata per gli immobili unifamiliari al 30 giugno 2022 e per i condomini al 31 dicembre 2022, il ritardo nell'emanazione del suddetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri è ingiustificabile;

          in data 10 marzo 2021 il sottosegretario per la transizione ecologica, On. Ilaria Fontana, rispondendo ad un'interrogazione (n. 5-05461 Fregolent) riguardante i tempi di emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri suddetto, ha evidenziato come fosse emersa «la non congruità della dotazione del fondo in rapporto alle notevoli esigenze emerse». È stato dichiarato a supporto di tale tesi, che «ipotizzando un costo medio prevedibile di un contratto di durata annuale di 30-35 mila euro a carico dell'amministrazione comunale, sarebbe possibile al massimo la stipula di circa 300 contratti a fronte di un numero molto maggiore di enti interessati». Nel corso della stessa interrogazione è stato poi dichiarato come «nel contempo, come segnalato dall'ANCI, sarebbe opportuno che la misura fosse estesa anche all'assunzione di personale con contratto a tempo pieno e non solo a tempo parziale e che tali assunzioni fossero ammesse in deroga, non solo a quanto stabilito dalla legge n. 296 del 2006, ma anche al limite di budget per l'impiego di personale a tempo determinato, di cui all'articolo 9, comma 28 del decreto-legge n. 78 del 2010. Sarebbe anche importante prevedere che le relative spese non rilevino ai fini della verifica della soglia di spesa complessiva del personale per le nuove assunzioni di cui al comma 2, articolo 33 del decreto-legge n. 34 del 2019»;

          la sottosegretaria Fontana ha inoltre dichiarato nella stessa interrogazione come sarebbe stata «cura del Ministero della transizione ecologica porre la massima attenzione sulla questione e curare di accelerare i tempi di adozione e pubblicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di riparto delle risorse» –:

          quando verrà adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dal comma 70 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, al fine di garantire le assunzioni di personale tecnico presso gli enti locali assicurando in questo modo un tempestivo espletamento delle pratiche burocratiche previste dal «Superbonus 110 per cento».
(4-10058)


      SODANO, EHM e TRANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del turismo, al Ministro della cultura, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          a partire da giovedì 6 agosto 2021 entrano in vigore le disposizioni introdotte con il decreto-legge n. 105 del 2021 che dispongono l'obbligatorietà del cosiddetto green pass per avere accesso, in zona bianca, a determinati servizi e attività economiche;

          l'obbligo di esibizione del certificato vaccinale è esteso, peraltro, anche alle rappresentazioni di spettacoli all'aperto, agli eventi, alle competizioni sportive ovvero a mostre, aree archeologiche e musei all'aperto;

          tra i siti archeologici anche il Parco della Valle dei Templi di Agrigento che, seppur completamente all'aperto, con una superficie che si estende per circa 1.300 ettari, rientra tra i luoghi della cultura in cui è necessario esibire il certificato vaccinale;

          già l'estate 2020 la Regione siciliana aveva cercato di attrarre turisti nei luoghi della cultura, assicurando la riapertura del parco in totale sicurezza per effetto dell'adozione di tutte le necessarie misure di prevenzione: ingressi contingentati e orari precisi, percorsi in entrata e in uscita, dispositivi di sicurezza per i custodi, per il personale di accoglienza e per il pubblico, tanto da farle ottenere il certificato di parco virus free rilasciato da GAe Engineering:

          tra i primi effetti determinati dall'introduzione del green pass obbligatorio vi è stato quello di impedire a molti turisti, sforniti di certificato vaccinale e ignari della sua necessità in una zona per l'appunto all'aperto, di poter accedere al parco, determinando l'immediata cancellazione o l'annullamento di molte visite culturali già prenotate da tempo con tanto di guida turistica o accompagnatore turistico;

          soprattutto i nuclei familiari, con bambini e adolescenti tra i 12 e i 18 anni che non hanno completato il ciclo vaccinale, costituiscono la fattispecie maggiore di visitatori che hanno dovuto abbandonare la Valle dei Templi;

          è stato osservato che le famiglie abbiano disdetto le proprie prenotazioni nelle strutture ricettive della città di Agrigento e preferiscano optare per località di mare, piuttosto che far visita ad uno dei siti archeologici più grandi del Mediterraneo inserito, tra l'altro, dal 1997 nella lista dei patrimoni dell'umanità redatta dall'UNESCO, ambita meta turistica, oltre che simbolo della città di Agrigento;

          ad avviso degli interroganti, considerando il contesto ambientale del luogo in questione e di tutti i simili, il green pass come strumento obbligatorio per accedere ad un sito archeologico all'aperto e sicuro è una misura non necessaria e di nessuna utilità per la salute pubblica, che rischia soltanto di compromettere la fruizione dei beni culturali, scoraggiando l'afflusso di turisti e rendendo più difficile ogni possibilità di ripresa delle località già fortemente penalizzate dalle misure restrittive –:

          se il Governo, venuto a conoscenza dei fatti narrati in premessa, non intenda chiarire la portata applicativa delle neo-introdotte misure di esibizione del green pass, tenuto conto della particolarità dei siti archeologici all'aperto, completamente sicuri, come il Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento;

          per quale motivo il Governo non consideri più sicuri i luoghi della cultura all'aperto, vincolati peraltro da misure di contingentamento, già dichiarati spazi incompatibili con la diffusione del virus COVID-19.
(4-10065)

CULTURA

Interrogazione a risposta scritta:


      EMILIOZZI. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

          in data 25 luglio 2020 e in data 24 luglio 2021 nel comune di Monte San Vito (e di Morro d'Alba) - Ancona si sono tenute la 2a e 3a edizione della Motocavalcata dell'Olio e del Lacrima, evento ideato, almeno sulla carta, per il condivisibile scopo di promuovere il territorio in questione;

          in entrambe le edizioni le moto da enduro hanno percorso il terreno rurale e il centro storico passando per il porticato del Palazzo Malatesta costruito nel 1400 e le scalinate in pietra, riconducibili a metà XVIII secolo, che dal porticato scendono nella Piazza centrale del Comune di Monte San Vito. Nell'edizione del 2021, al precedente percorso, si sono aggiunte le scale pedonali in pietra che uniscono Via Spontini con Via Borgo di Sotto, per poi immettersi nel tratto di Via Fonte delle Cannelle, in parte pedonale, ove insistono i resti della fonte storica della comunità di Monte San Vito;

          gran parte di questi beni sono sottoposti ai vincoli di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004, «Codice dei beni culturali»;

          per quanto consta all'interrogante, l'evento in questione risulta nel calendario delle manifestazioni del comune di Monte San Vito approvato con decreto della giunta comunale n. 84 del 24 giugno 2021; in realtà, almeno per il transito in aree rurali e/o naturali deve essere autorizzato, sulla base dell'articolo 5 della legge regionale n. 52 del 1974 e dall'articolo 7 del Regolamento di polizia rurale del Comune di Monte San Vito dal comune stesso, ovviamente con tutte le prescrizioni del caso e fermo restando il rilascio delle ulteriori eventuali autorizzazioni previste dalla legge;

          gli eventi, anche sulla base degli atti pubblici consultati, sembrano aver violato innumerevoli articoli del codice della strada, a partire dal posizionamento dei segnali stradali che l'amministrazione comunale ha demandato all'associazione promotrice dell'iniziativa;

          il Codice dei beni culturali decreto legislativo n. 42 del 2004 prevede, qualora le manifestazioni interessino luoghi sottoposti a vincoli, come nel caso di specie, che la soprintendenza eserciti le proprie competenze in merito alle autorizzazioni e alla vigilanza del rispetto delle stesse, in modo da prevenire l'utilizzo pregiudizievole del patrimonio culturale e paesaggistico, sia dal punto di vista della coerenza del loro utilizzo con le finalità di tutela sia per per la conservazione del bene –:

          se la soprintendenza competente abbia rilasciato autorizzazioni o pareri in merito alle manifestazioni avvenute nel 2020 e nel 2021 e, in caso affermativo, con quali prescrizioni per la tutela dei siti e dei beni sottoposti a vincolo;

          quali iniziative intendano prendere, qualora tali autorizzazioni attinenti alla tutela dei beni culturali non siano state preventivamente rilasciate;

          se non si intenda, per il tramite de|prefetto, intervenire presso il comune di Monte San Vito per stabilire una corretta applicazione del codice della strada, a fini della piena tutela della sicurezza stradale.
(4-10066)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:


      VILLAROSA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          il Monte dei Paschi di Siena è ritenuta la più antica banca del mondo espressamente istituita per dare aiuto alle classi più disagiate della popolazione in un momento particolarmente difficile per l'economia locale dell'epoca;

          attualmente il 64,230 per cento delle azioni della banca è detenuto dal Ministero dell'economia e delle finanze all'esito dell'operazione di scissione parziale non proporzionale con opzione asimmetrica di Bmps in Amco – Asset Management s.p.a., con efficacia 1° dicembre 2020;

          il 4 ottobre 2020 l'assemblea straordinaria degli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. ha deliberato l'approvazione del progetto di scissione parziale non proporzionale di Mps in favore di Amco – Asset Management Company s.p.a. («Amco») con attribuzione di opzione asimmetrica agli azionisti di Mps, diversi dal Ministero dell'economia e delle finanze (il «Progetto Amco»);

          l'operazione consisteva in una scissione parziale non proporzionale di Mps a favore di Amco, attuata mediante assegnazione ad Amco di un compendio di diverse attività (sofferenze e inadempienze probabili, attività fiscali differite e altre attività), passività e patrimonio netto, di titolarità di Mps;

          nella nota n. 23 «I tassi di recupero delle sofferenze nel 2019» pubblicata da Banca d'Italia a dicembre 2020 viene descritto come rispetto al 2018 siano diminuiti sia i tassi di recupero delle posizioni in sofferenza cedute (dal 30 per cento al 28 per cento), sia quelli delle sofferenze chiuse mediante procedure ordinarie (dal 46 per cento al 44 per cento). Il tasso di recupero complessivo è sceso al 31 per cento (33 per cento nel 2018); il differenziale nei recuperi tra cessioni e procedure ordinarie si mantiene elevato, pari a circa 16 punti percentuali. Il tasso medio di recupero sulle sofferenze assistite da garanzie reali è stato pari al 35 per cento, risultando in diminuzione sia sulle posizioni oggetto di cessione (dal 36 per cento al 32 per cento), sia su quelle chiuse mediante procedure ordinarie (dal 52 per cento al 48 per cento). Per le posizioni non assistite da garanzie reali il tasso medio di recupero è risultato pari al 21 per cento; anche in questo caso la diminuzione si è avuta sia sulle sofferenze cedute (dal 19 per cento al 16 per cento) sia, seppure in misura minore, su quelle oggetto di procedure di recupero ordinarie (dal 36 per cento al 35 per cento); inoltre, prezzo delle sofferenze cedute nel 2019, ricavato sulla base della rilevazione annuale condotta a partire dal 2016 su un campione molto ampio di operazioni, è stato pari al 23 per cento dell'esposizione lorda di bilancio al momento della cessione, sostanzialmente invariato rispetto al 2018, a fronte peraltro di una lieve riduzione dell'anzianità media (da 5,5 a 4,6 anni) delle posizioni cedute;

          nell'audizione del 3 febbraio 2021 alla Commissione d'inchiesta del sistema bancario Amco afferma di «gestire il portafoglio nel massimo rispetto del debitore senza creare stress finanziari» e inoltre «supportiamo l'imprenditoria produttiva»;

          è stata posta all'attenzione dell'interrogante una problematica vissuta direttamente da un'azienda che prova da mesi a risolvere una controversia in via transattiva, ed ovviamente estintiva che possa risolvere una procedura esecutiva pendente al Tribunale di Catania, con la Società Amco a seguito del passaggio di un credito a loro legato nell'operazione di scissione parziale;

          l'azienda ha più volte proposto alla società Amco un versamento a saldo e stralcio della loro posizione debitoria vicina al 70 per cento del debito residuo, tasso di recupero ben al di sopra della media riscontrata nel mercato e che, se non dovesse venire accettata, rischierebbe di mettere in difficoltà sia il creditore che il debitore –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti in premessa e se ritenga che Amco in questo modo stia rispettando la sua mission e policy aziendale, tenuto conto delle affermazioni e dei dati su prezzo di cessione e recupero su descritti.
(4-10057)


      CORDA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          sulla base della convenzione del 6 giugno 2017, n. 512, stipulata tra l'Agenzia del demanio, l'Agenzia delle entrate e il Provveditorato per le opere pubbliche Lazio, Abruzzo e Sardegna si attuerà la riqualificazione integrata del compendio demaniale degli ex Magazzini Aeronautica di Cagliari ubicato in Via Simeto da destinare alla nuova cittadella finanziaria di Cagliari sul modello del cosiddetto «federal building» con un impegno di spesa complessivo di 50 milioni di euro e ipotesi di consegna nel 2023;

          dal 2012 ad oggi, la società proprietaria dell'immobile sito in via Pintus ha offerto in vendita l'intero compendio o porzione dello stesso all'Agenzia delle entrate. L'immobile, edificato su un lotto di 28,221 metri quadrati, è stato proposto in vendita per un importo di 47.031.900 euro, trattabili. L'acquisto della Cittadella finanziaria avrebbe generato un risparmio certo rispetto al progetto di via Simeto;

          con nota dell'11 maggio 2020, l'Agenzia delle entrate ha richiesto alla proprietà di via Pintus la disponibilità a sottoscrivere un nuovo contratto di locazione degli uffici attualmente occupati avente durata novennale;

          la società proprietaria del compendio immobiliare denominato Cittadella finanziaria di Cagliari è, attualmente, in concordato preventivo e i valori dell'intero compendio stimati dal perito del tribunale sono compresi fra il valore di mercato di 35.700.000 euro e il valore di liquidazione di 26.250.262 euro. L'acquisto del complesso di via Pintus consentirebbe un risparmio superiore del 40 per cento per l'amministrazione, rispetto al progetto di valorizzazione degli immobili di proprietà del Demanio di via Simeto;

          la scelta di riqualificare l'area demaniale degli ex Magazzini Aeronautica di Cagliari ubicata via Simeto da destinare alla nuova Cittadella finanziaria, stando alle osservazioni riportate, si traduce in un significativo dispendio di denaro pubblico considerati gli ulteriori costi per le locazioni degli uffici e quelli aggiuntivi per la sua realizzazione, mentre la scelta di acquistare gli immobili attualmente in locazione in via Pintus sembrerebbe la soluzione più idonea per rispondere alle esigenze dell'amministrazione e dei cittadini, configurandosi come un rilevante risparmio di fondi pubblici –:

          se intenda valutare l'opportunità di avviare le necessarie interlocuzioni per rivalutare le diverse opzioni sopra delineate in termini di economicità dell'investimento, al fine di realizzare un notevole risparmio dal punto di vista del contenimento della spesa pubblica.
(4-10072)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:


      LUCCHINI, TURRI, MORRONE, BISA, DI MURO, MARCHETTI, PAOLINI, POTENTI, TATEO e TOMASI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          il 4, l'11 e il 18 maggio 2021 le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, dopo più di un anno segnalazioni agli organi interni del Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (Dap) ed una lunga attesa per un'attività ispettiva, avviata dieci mesi fa, di cui non si conoscono ancora gli esiti, hanno manifestato a Voghera, Milano e Pavia per chiedere la rimozione del direttore e per denunciare le gravi e continue violazioni delle normative (anche di prevenzione Covid-19), presso la casa circondariale di Voghera;

          le organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria Sniappe, Uspp, Cnpp e Cgil, da molto tempo, segnalano diverse criticità nella gestione dell'istituto in fatto di rispetto delle norme, delle relazioni sindacali, violazione delle misure di prevenzione sull'emergenza sanitaria;

          risulterebbe che il direttore si sia reso responsabile di fatti gravi come non indossare i Dispositivi di protezione individuale, anche in presenza di altre persone, tanto da essere redarguito da un dirigente sindacale al quale avrebbe risposto con toni scurrili, e che, in piena pandemia (marzo 2020, momento storico in cui i, Dpi erano introvabili e il tasso di mortalità per Covid-19 era altissimo);

          la cattiva gestione dell'istituto e dei diritti, in un contesto già molto provato per la grave carenza d'organico, ha contribuito al pesante clima di tensione e di disapprovazione tra il personale che continua a vivere incertezze sul diritto alle ferie, sulla fruizione di riposi, e con condizioni lavorative critiche all'interno dei reparti; le norme e i vincoli in materia di sicurezza sul lavoro ex decreto legislativo n. 81 del 2008 vengono disattese, nonostante gli obblighi (anche morali) imposti dalla pandemia;

          la gestione dei detenuti risulta, a dire delle organizzazioni sindacali, non essere rispettosa dei regimi detentivi previsti e vi è prova di violazione delle norme sanitarie;

          i procedimenti amministrativi vengono gestiti in modo assolutamente parziale e anche davanti a legittime istanze, le risposte sono elusive, oppure gestite con convocazioni personali con il solo intento di far desistere; chi obietta e/o si rivolge ad organi esterni subisce ritorsioni; risulta anche che il direttore abbia calpestato il diritto di protesta delle organizzazioni sindacali, mediante rimozione delle bandiere affisse davanti l'istituto;

          le azioni disciplinari sono aumentate e le relazioni sindacali sono limitate, tanto da chiudere accordi con appena tre organizzazioni sindacali su otto rappresentative del Corpo;

          risulta che il personale lamenta di non essere adeguatamente valorizzato perché i meccanismi di valutazione annuale non seguono le logiche dettate da norme e circolari, ma solo quelle dettate da logiche personalistiche e non per constatati meriti di servizio –:

          se il Ministro interrogato, intenda rendere noti i provvedimenti assunti dall'amministrazione competente, responsabile della verifica ispettiva, e se intenda eseguire tutti gli accertamenti ritenuti indispensabili per porre fine alle gravissime violazioni esposte nelle premesse, trattandosi di violazioni che stanno mettendo a dura prova e continuo pericolo sanitario e psicologico tutto il personale che nell'istituto vive e lavora;

          quali siano le ragioni per le quali il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (Dap) non abbia mai adottato iniziative per una seria integrazione dell'organico di polizia penitenziaria della Casa circondariale di Voghera, visto che trattasi dell'istituto con la maggiore carenza di tutta la Lombardia (più del 30 per cento) ed anche in considerazione dello spessore criminale dei soggetti ospitati.
(4-10061)


      GREGORIO FONTANA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          a seguito dell'approvazione del decreto-legge n. 77 del 2021 (cosiddetto Semplificazioni), l'articolo 38-bis, recante «semplificazioni in materia di procedimenti elettorali attraverso la diffusione di comunicazioni digitali con le pubbliche amministrazioni» ha modificato l'articolo 1, comma 14, della legge 9 gennaio 2019, dando la possibilità anche ai rappresentanti legali di partito e dei movimenti politici di richiedere il certificato del casellario giudiziale via Pec, in ottemperanza alle norme sulla trasparenza;

          per le prossime elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021, si stima che saranno circa 50 mila i candidati per i partiti nazionali, più un numero prossimo di altre decine di migliaia i candidati per le liste civiche: la norma approvata dovrebbe evitare, ai fini di una tutela anti-Covid, che decine di migliaia di candidati si rechino di persona presso gli uffici dei casellari giudiziali;

          tuttavia, non sono ancora note le modalità attuative di tale normativa, che sarebbe opportuno invece veicolare anche agli uffici periferici dei casellari per agevolare e rendere quanto più fluida la procedura di richiesta e ricezione tramite posta elettronica certificata dei certificati da parte dei rappresentanti legali dei partiti, dei movimenti politici e delle liste presentate;

          è evidenza comune che, anche a causa della pandemia in corso, lo svolgimento delle prossime consultazioni elettorali richiederà uno sforzo organizzativo che deve necessariamente riguardare gli uffici preposti alle incombenze delle procedure elettorali, che risultano avere regole di carattere tecnico e operativo non di sempre agevole fruizione;

          alla luce degli adempimenti che i candidati saranno tenuti ad effettuare, si ritiene imprescindibile un intervento tempestivo del Ministro della giustizia per evitare che, in un periodo ridotto ed in parte coincidente con il periodo estivo, possano sorgere delle difficoltà circa la corretta attuazione delle norme vigenti in materia pre-elettorale –:

          quali iniziative intenda attuare il Governo, in occasione delle prossime competizioni elettorali, per fornire tutti i necessari chiarimenti e tutte le informazioni utili agli uffici elettorali preposti, affinché le procedure preparatorie alla competizione elettorale siano aggiornate e di facile fruizione.
(4-10063)


      GIACHETTI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          Salvatore Micelli di Taranto sta espiando la pena definitiva per reato di calunnia ad 1 anno;

          il Micelli è stato posto in carcere dal 4 novembre 2020 fino al 20 aprile 2021 – in piena pandemia – nonostante il reato in espiazione non sia né ostativo, né di particolare allarme sociale, nonostante la relazione positiva dell'U.e.p.e., nonostante la relazione della questura che negava ogni collegamento criminale o elemento negativo e nonostante lo stesso sia gravato da plurime patologie (diabete, Bpco polmonare, portatore di micronodulia polmonare non calcifica in tutti e due i polmoni con sospetta neoplasia, gastrite antrale, epatomegalia steatosica);

          a seguito di rigetto di istanza di affidamento ai servizi sociali annullato poi dalla Cassazione il 16 aprile, e di rigetto benefici legge n. 199 del 2010 e articolo 30 del decreto-legge n. 137 del 2020, in data 13 aprile 2021 veniva accolto reclamo e posto in detenzione domiciliare, dove si trova attualmente;

          il 30 luglio 2021 lo stesso inoltrava al Ministero di giustizia reclamo ex articolo 35 O.P. (ordinamento penitenziario) per sottoporre alcune doglianze meritevoli di approfondimento ispettivo in ordine alla negazione di diritti subiti, di pericolo per la salute, di gravi ritardi nelle emissioni delle ordinanze stesse, arrivando in ultimo il tribunale di sorveglianza – nella persona di un magistrato di sorveglianza svolgente prima il ruolo di giudice per le indagini preliminari – a negare allo stesso anche permesso lavorativo e liberazione anticipata;

          le doglianze lamentate dal detenuto riguardano anche altre situazioni inerenti alla gestione dello stesso ufficio di sorveglianza, ove vengono lamentati tempi lunghissimi per la registrazione delle istanze provenienti dai detenuti e dai loro difensori; continui rinvii delle udienze dovuti a carenza o assenza di istruttorie; intempestività dei provvedimenti rispetto al fine pena o alle esigenze degli istanti; ritardi nella decisione delle richieste di detenzione domiciliare per motivi di salute o altro previsto dalla legge;

          il carcere di Taranto è uno dei più sovraffollati d'Italia ove, a fronte di una capienza massima di 300 detenuti, si registrano presenze in piena pandemia fino a 700 detenuti, con i maggiori casi di focolai nelle carceri. Nonostante l'ordinamento anche e soprattutto in fase di pandemia abbia previsto misure alternative oltre la legge n. 199 del 2010 già esistente, con obbligo di applicazione dei requisiti ex articolo 30 del decreto-legge n. 137 del 2020, i detenuti sono comunque rimasti ristretti in carcere, per disapplicazione delle norme in materia di ordinamento penitenziario per condannati a pene detentive per reati non gravi. Risulterebbero casi di rigetto per pene di un anno e anche meno arrivati per la maggior parte a distanza di mesi dalle istanze prodotte e quasi tutti a firma dello stesso magistrato di sorveglianza;

          in data 5 agosto 2021 è stata concessa liberazione anticipata per il secondo semestre con nuovo fine pena previsto al 9 settembre 2021; però, come esposto nel reclamo, i gravissimi ritardi nelle omissioni delle ordinanze di rigetto precedenti per il primo semestre e la mancata fissazione di una udienza straordinaria per il reclamo proposto con possibile udienza al 13 settembre 2021, rischiano di causare allo stesso, in caso di accoglimento del reclamo (plausibile nel merito), di patire una detenzione fino al 9 settembre e non fino al 26 luglio 2021, per aver il magistrato di sorveglianza ritardato di quasi 6 mesi l'iter di emissione delle ordinanze –:

          quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare e in quali tempi, al fine di valutare le doglianze risultanti dal reclamo ex articolo 35 O.P. e se intenda in particolare adottare iniziative ispettive alla luce delle criticità sollevate relative al tribunale di sorveglianza di Taranto esposte in premessa, in considerazione della necessità del pieno rispetto dei princìpi costituzionali in materia di esecuzione della pena, di tutela della salute e dei diritti dei detenuti.
(4-10064)


      ASCARI, MARTINCIGLIO e NAPPI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno, al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. — Per sapere – premesso che:

          dalla lettura di un documento contenente una richiesta urgente del 27 luglio 2021 di verifica delle condizioni di un minore, indirizzata a diverse autorità istituzionali, gli interroganti sono venuti a conoscenza del caso di un trasferimento coatto in casa famiglia di un minore avvenuto il 26 luglio 2021. Il minore (affetto da epilessia generalizzata, disturbo di linguaggio e della coordinazione motoria, per le quali gli è stata riconosciuta una invalidità al 100 per cento nel 2017), secondo la madre, sarebbe stato prelevato in maniera forzata dalla casa dove conviveva con la stessa e allontanato a bordo di un'ambulanza. E solo a seguito dell'avvenuto allontanamento forzato, la madre veniva invitata ad andare in questura per incontrare il minore e per la notifica del provvedimento del tribunale dei minori di Roma del 16 luglio 2021 precedentemente messo in esecuzione con la coatta ablazione del bambino. Successivamente, alla signora è stato precluso qualsivoglia contatto col figlio, oltre che lasciata all'oscuro delle condizioni psicofisiche del figlio e del luogo dove lo stesso era stato condotto;

          nel documento si evidenzia che l'allontanamento del minore è avvenuto in assenza del personale richiesto dall'autorità giudiziaria, in particolare in assenza dei servizi sociali, del tutore e curatore del minore. Non vi era inoltre assistenza di psicologo, né di neuropsichiatra. L'allontanamento coatto pare dunque essere avvenuto in assenza di una valutazione dell'impatto delle modalità adottate sulla salute del minore;

          da quanto si legge sui giornali (https://www.ilfattoquotidiano.it), nell'ambito dei procedimenti concernenti i minori pare siano sempre più frequenti i prelievi forzati di soggetti minorenni disposti dall'autorità giudiziaria sulla base dell'assunto della cosiddetta sindrome da alienazione parentale. E accade spesso che siano le donne che hanno denunciato violenza a pagare il prezzo dell'allontanamento;

          occorre sottolineare che la sindrome da alienazione parentale non è riconosciuta come disturbo mentale dalla maggioranza della comunità scientifica. La stessa Corte di Cassazione in una sua decisione (vedi Cassazione civile, sezione I, n. 13274 del 2019) ha ritenuto che la diagnosi di alienazione parentale, non avendo basi scientifiche certe, non basti per allontanare il figlio dal genitore;

          appare esserci qualcosa di distorto in una società che permette che finiscano sotto processo i legami affettivi tra madre e figlio e resta indifferente all'uso la forza per allontanare bambini che possono opporsi solo con la loro disperazione. Da mesi le madri a cui sono stati sottratti figli, riunite in diversi comitati, manifestano davanti a prefetture, tribunali e questure di tutta Italia per denunciare questo fenomeno dei prelievi forzati dei propri figli;

          tali presunte anomalie esposte in premessa, laddove venissero accertate come corrispondenti al vero, sarebbero dei fatti alquanto gravi sui quali occorre fare chiarezza, al più presto, nel rispetto degli obblighi interni e internazionali vigenti in materia di tutela dei minori di cui agli articoli 2, 3, 32 della Costituzione in combinato disposto con gli articoli 2, 3, 6, 8, 13 Cedu e articoli 9, 12 della Convenzione ONU dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza –:

          di quali elementi dispongano i Ministri interrogati sulla drammatica vicenda e se non intendano adottare iniziative di competenza, anche normative, affinché si eviti ogni trattamento sproporzionato che esponga il bambino a sofferenze e traumi irreversibili, tanto più in presenza di un precario stato di salute, in definitiva al fine di privilegiare sempre la tutela dell'integrità fisica e psichica del minore.
(4-10070)

INFRASTRUTTURE E MOBILITÀ SOSTENIBILI

Interrogazioni a risposta scritta:


      DARA. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

          le province di Verona, Mantova, Parma e Cremona hanno sottoscritto un documento da inviare al Governo in cui si sollecita un impegno a completare l'autostrada Ti-Bre: in particolare, la tratta di 84 chilometri che va da Fontevivo a Nogarole Rocca, nel Veronese, passando per il territorio mantovano (con caselli a Bozzolo, Gazoldo degli Ippoliti, Goito e a Volta Mantovana);

          attualmente, stato realizzato soltanto il primo tratto del Ti-Bre, dodici chilometri da Fontevivo a Trecasali, in provincia di Parma, per collegarsi alla Cispadana in attesa che l'arteria autostradale venga completata;

          un asse quello della Ti-Bre che permetterebbe di collegare l'A22 Modena-Brennero con l'A15 Parma-La Spezia;

          secondo le province firmatarie del documento e gli esponenti politici del territorio interessato, appartenenti a diversi schieramenti politici, la Ti-Bre è un'occasione di sviluppo imprescindibile per le aziende, la logistica e i trasporti perché favorirebbe gli scambi multimodali e lo spostamento su tale autostrada di una quota importante del flusso del traffico pesante;

          la Ti-Bre diventerà l'asse di comunicazione privilegiata fra l'area tedesca e baltica e i porti tosco-liguri, attraverso l'asse del Brennero, uno dei principali valichi commerciali – il primo tra quelli alpini per quantità di merci scambiate – nonché primaria porta di accesso turistica del Paese, corridoio essenziale per gli scambi e i collegamenti tra l'Italia ed il nord Europa;

          l'asse ottimizzerà i flussi di traffico fra Europa centro-settentrionale e il Tirreno;

          si consentirà altresì di attrarre maggiori quote di traffico pesante, evitando l'attraversamento dei centri abitati e snellendo i collegamenti locali, sostituendosi alla semi-collassata rete della viabilità ordinaria del territorio delle tre regioni attraversate: Emilia Romagna (17,5 chilometri in provincia di Parma), Lombardia (52 chilometri nelle province di Cremona e Mantova) e Veneto (15 chilometri in provincia di Verona) –:

          se il Ministro interrogato intenda fornire informazioni certe in merito al completamento dell'asse autostradale Ti-Bre e alle tempistiche previste per un intervento risolutivo del Governo per lo sblocco dell'opera.
(4-10053)


      MELICCHIO. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

          Anas S.p.a., in data 8 maggio 2019, ha pubblicato annuncio di lavoro, cosiddetto «Job posting», per il reclutamento di alcune figure professionali all'interno dell'azienda: tecnico professionale, tecnico specializzato, assistente tecnico, capo cantoniere;

          tra gli idonei assunti non tutti sono stati allocati presso i compartimenti indicati nel citato annuncio di Job posting;

          in data 15 ottobre 2020, nell'incontro di Anas con i sindacati, Anas ha fornito il piano delle assunzioni per il 2020;

          in merito ai processi selettivi di Job posting, in tale incontro, Anas si era impegnata alla definizione dei trasferimenti previsti per gli aventi diritto;

          per la regione Calabria, ad oggi, a quanto consta all'interrogante, non sarebbero stati attuati i trasferimenti programmati per coloro che hanno superato la selezione Job posting, nonostante, nel biennio novembre 2019-novembre 2021, si siano resi disponibili circa 30 posti per pensionamenti cui vanno aggiunti i posti resisi liberi a seguito dei pensionamenti intervenuti dal novembre 2021 ad oggi;

          inoltre, Anas S.p.a. da anni risulterebbe escludere la Calabria, sempre a quanto consta all'interrogante, dall'emanazione dei bandi per l'assunzione a tempo determinato di operatori specializzati (cosiddetti trimestrali) da inserire a supporto delle direzioni per la gestione ordinaria durante il periodo invernale, nonostante la Calabria necessiti fortemente di tali prestazioni per il suo clima e per la morfologia del suo territorio;

          pertanto, in data 31 marzo 2020, l'interrogante aveva formulato, presso Anas S.p.a., istanza di accesso agli atti ex articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, con la quale si chiedeva, tra l'altro, le ragioni di tali mancati trasferimenti;

          nella stessa istanza si chiedeva anche l'indicazione dei bandi attivi, ovvero di prossima pubblicazione, per l'assunzione di personale per la Struttura Territoriale Calabria, bandi che dovrebbero essere pubblicati sul sito e comunque forniti, anche a mezzo di link, in caso di specifica richiesta;

          Anas S.p.a., con missiva protocollo n. U.0247365 del 22 aprile 2021, in risposta alla richiesta, non forniva le informazioni in quanto i dati richiesti «non rientrano tra quelli oggetto di volontaria pubblicazione», essendo l'istanza qualificata quale accesso civico «generalizzato», ed in quanto tale non può essere gestita;

          pertanto, considerata l'oggettiva impossibilità di ottenere da Anas anche le informazioni riguardanti i bandi pubblicati, con la presente interrogazione si richiedono direttamente al Ministro interrogato chiarimenti circa la situazione esposta –:

          quali siano le ragioni per le quali, nonostante siano trascorsi due anni, non sia stata ancora comunicata la nuova allocazione, come annunciato nella comunicazione del 9 ottobre 2019 trasmessa dalla direzione risorse umane e organizzazione, a tutti coloro che avevano positivamente superato la selezione di Job posting – rif. JP 05.2019;

          se risulti che, da più anni, Anas escluda la Calabria dall'emanazione dei bandi per l'assunzione a tempo determinato di operatori specializzati per la gestione ordinaria durante il periodo invernale, e, in caso affermativo, per quali ragioni;

          quali iniziative di competenza si intendano adottare in merito.
(4-10069)

INTERNO

Interrogazione a risposta orale:


      BOND. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          in data 11 giugno 2021 sulla parte terminale della Marina di Torre del Lago, nel comune di Viareggio (LU), come riportato con clamore dalle cronache della stampa regionale, oltre 10.000 ragazzi si assembravano senza autorizzazioni per ballare e privi di mascherine;

          nonostante diversi esposti presentati alle pubbliche autorità, nei sabati successivi tali episodi si sono nuovamente verificati semmai con maggiore intensità;

          le immagini di quelli che sono sembrati veri e proprio rave non autorizzati hanno fatto il giro del web, con grande preoccupazione da parte delle autorità sanitarie locali per il rischio concreto di una impennata dei contagi;

          il 5 agosto 2021 sulla stampa locale è comparsa la notizia di pesanti sanzioni fatte ai locali in questione, non facendosi però cenno a misure prese per il contenimento degli assembramenti;

          le attività commerciali in questione continuano a promuovere sui social network nuovi eventi in tutto il mese di agosto, con un programma fitto di eventi diurni e notturni;

          da alcuni giorni i contagi hanno superato stabilmente la quota di 6.000 casi al giorno e si assiste ad una crescita costante dei casi soprattutto nella fascia di età tra i 10 ed i 30 anni;

          di quella fascia di età su 10.000 contagiati, 100 finiscono in ospedale, 10 in terapia intensiva ed un giovane perde la vita;

          i fatti esposti rappresentano unicamente uno dei tanti eventi di movida selvaggia posta in essere dalla parte giovanile della popolazione che non ha ancora completato il ciclo vaccinale o non lo ha iniziato e che si fa portatore spesso inconsapevole di un grave pericolo per la collettività;

          il 6 agosto 2021 entra in vigore il «green pass» che prevede l'obbligo di verifica del suo possesso non solo in locali al chiuso, quali i ristoranti, ma anche per situazioni di potenziale assembramento all'aperto, quali concerti, eventi e competizioni sportive, mentre rimangono chiuse le discoteche –:

          se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti e quali urgenti iniziative intendano adottare per aumentare i controlli al fine di scongiurare il pericolo, sempre più imminente, di una nuova ondata di contagi.
(3-02459)

Interrogazione a risposta in Commissione:


      VERINI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          il comune di Montefalco presenta, ad oggi, una gravissima situazione finanziaria, come rilevato dalla Corte dei conti, che si è originata nello scorso decennio e progressivamente deteriorata a causa della gestione contabile da parte delle amministrazioni succedutesi negli ultimi anni;

          allo stato, numerose sono le irregolarità emerse, tra le quali risultano all'interrogante:

              un costante e reiterato non rispetto di tutti i piani di rientro a partire dall'annualità 2016;

              un incremento progressivo del disavanzo, che nel Rendiconto 2019 ha raggiunto l'ammontare di oltre 4,2 milioni di euro, per il quale continua a mancare l'effettivo piano di rientro;

              il mancato rispetto della diffida prefettizia del 10 gennaio 2021, in cui si chiedeva la deliberazione dello stato di dissesto finanziario dell'ente;

              il tentativo di avviare la procedura di riequilibrio finanziario pluriennale in mancanza del fondamentale requisito della regolare approvazione di tutti i bilanci;

              la mancata approvazione, entro i termini di legge del bilancio di previsione 2020, avvenuta soltanto il 7 maggio 2021 e peraltro dopo che il commissario ad acta appositamente nominato per la predisposizione dello schema di bilancio 2020-2022 ha dichiarato che detto schema non poteva essere predisposto a causa di uno squilibrio non sanabile con mezzi ordinari;

              la mancata effettuazione della salvaguardia degli equilibri di bilancio per l'anno 2020, in scadenza il 30 novembre 2020. In data 30 dicembre 2020, il consiglio comunale ha approvato la delibera n. 40, tramite cui la maggioranza ha dato atto della non sussistenza degli equilibri di bilancio, nonché di uno squilibrio di bilancio non sanabile attraverso strumenti di gestione ordinaria;

              l'iscrizione per l'annualità 2020 di entrate per oltre 1 milione di euro dal Fondo di rotazione, per il quale tuttavia manca il provvedimento di concessione;

              il mancato rispetto nel bilancio di previsione 2020-2022 sia del principio contabile n. 5, di cui all'allegato 1 del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, come segnalato dal collegio dei revisori secondo il quale non sono state fornite analisi e/o studi preliminari per sostenerne la veridicità ed attendibilità, sia del paragrafo 9.11.7 del principio contabile applicato della Programmazione di bilancio (allegato 4/1 al citato decreto), anch'esso rilevato, per quanto consta all'interrogante, dal collegio dei revisori, dal momento che non sono state esplicitate le cause che hanno determinati il disavanzo e gli interventi da assumere;

              la previsione in entrata nelle annualità 2021 e 2022 di stanziamenti relativi all'imposta di soggiorno, nonostante tale imposta non sia mai stata istituita dall'ente;

          per scongiurare il rischio concreto che a pagare le conseguenze di tale gestione siano i cittadini del comune di Montefalco, è necessario vigilare sul rispetto scrupoloso delle norme e ripristinare condizioni di ordinata gestione contabile e di trasparenza amministrativa –:

          se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e delle ragioni per cui, nelle more delle irregolarità citate in premessa, non sia stata applicata la sanzione dello scioglimento del consiglio comunale e del commissariamento prevista dalla legge e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere al fine di accertare la situazione economico-finanziaria del comune di Montefalco e ristabilire una gestione finanziaria scrupolosa e rispettosa della legislazione vigente.
(5-06593)

Interrogazione a risposta scritta:


      TONELLI e TATEO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          l'hotspot di Taranto si estende su un'area appositamente recintata e si sviluppa per circa 13.500 metri quadrati; recentemente, presso la struttura sono stati trasferiti in diverse occasioni consistenti gruppi di migranti per trascorrevi il periodo di quarantena di almeno 14 giorni dalla data del loro sbarco in Italia; la struttura non appare però adeguata per un simile compito, dal momento che essa era destinata al trattenimento degli ospiti per un massimo di 72 ore; appare inoltre molto difficile mantenere l'ordine nel campo: nonostante gli sforzi delle forze di pubblica sicurezza, si registrano tentativi giornalieri di allontanamento e scontri tra migranti di varia provenienza;

          nei giorni scorsi all'interno del campo è scoppiata l'ennesima rivolta che si è conclusa, come spesso accade, con la distruzione della recinzione metallica posta sul perimetro e il tentativo di fuga di massa; durante questo tentativo, un operatore della Polizia di Stato è stato accerchiato e aggredito, tanto che un suo collega, per sottrarlo alla morsa degli immigrati, è stato costretto a esplodere due colpi d'arma da fuoco a scopo intimidatorio;

          l'insostenibilità della situazione al centro di accoglienza temporanea è stata più volte denunciata dalle componenti sindacali di Sap e Siulp, ma, a quanto pare, nessuno ha inteso ancora affrontare nel merito la questione;

          tra le gravi problematiche e le criticità riscontrate nell'hotspot di Taranto vi sono l'inadeguatezza della struttura e i rischi per la sicurezza e per la salute del personale in servizio di ordine pubblico, per i mediatori culturali e per gli stessi migranti che convivono promiscuamente al suo interno;

          come se non bastasse, sempre stando alle denunce dei sindacati di polizia, in una situazione sanitaria interna compromessa, risulta difficile l'isolamento dei soggetti che si scoprono continuamente positivi al Covid-19: l'ultimo focolaio infettivo scoperto risale al 14 luglio 2021 e ha interessato decine di migranti;

          le autorità sembrano sottovalutare la gravità del problema;

          si continua, secondo gli interroganti, a far finta di niente, lasciando alle sole forze dell'ordine il pericolosissimo e gravoso compito di adattarsi al caso, cercando alla meno peggio di porre «le pezze» e i rimedi, nella malaugurata ipotesi vi siano disordini –:

          quali iniziative intenda adottare con la massima urgenza per garantire la sicurezza degli operatori di polizia dell'hotspot di Taranto e per assicurare che il luogo rispetti tutti i requisiti infrastrutturali e organizzativi richiesti dalla legge.
(4-10054)

ISTRUZIONE

Interrogazione a risposta in Commissione:


      DE MARIA e PICCOLI NARDELLI. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          la ripresa dell'anno scolastico in presenza ed in piena sicurezza rappresenta una priorità per il Paese ed una delle principali condizioni di uscita dalla crisi della pandemia;

          in Emilia-Romagna si registrano specifiche e gravi criticità in termini di organici che meritano una particolare attenzione anche a livello nazionale;

          in particolare, si registra una situazione specifica che vede un significativo incremento delle iscrizioni di studenti alle superiori e ai corsi serali (1.500 a Bologna, 900 a Modena, 500 a Ferrara, 200 a Piacenza e così via);

          questo incremento, in assenza di un corrispondente rafforzamento degli organici dei docenti, porterà, inevitabilmente, ad una ulteriore crescita di criticità rispetto all'utilizzo degli spazi ed alla previsione di classi con un numero molto alto di allievi, sia nel primo ciclo che nel secondo grado, con conseguenti difficoltà sul piano della didattica e della sicurezza;

          le organizzazioni sindacali degli insegnanti dell'Emilia-Romagna quantificano almeno in 5.000 i posti vacanti ad oggi scoperti che possono raddoppiare con i posti liberi per supplenze;

          si registra, sempre nella realtà dell'Emilia-Romagna, anche una criticità sulla copertura dell'organico degli insegnanti di sostegno, che vede prevista la conferma delle deroghe ai posti assegnati con gli stessi numeri dello scorso anno scolastico a fronte di un incremento di 525 (+2,75 per cento) studenti, su un complessivo di 19.500 studenti con disabilità;

          restano quindi aperte le criticità sullo sdoppiamento delle classi –:

          quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare al fine di garantire l'avvio in sicurezza del prossimo anno scolastico e quali specifiche iniziative intenda, altresì, assumere in relazione alle particolari criticità che si presentano in alcune regioni, come nel caso succitato dell'Emilia Romagna.
(5-06591)

Interrogazione a risposta scritta:


      GALLO e GRIPPA. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

          il decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante «Misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali» ha disciplinato all'articolo 59, commi 14 e seguenti, le modalità di svolgimento delle procedure concorsuali ordinarie già bandite con decreto dipartimentale 21 aprile 2020, n. 499, per le classi di concorso A020, A026, A027, A028 e A041 (cosiddetto concorso materie Stem);

          nel suddetto decreto-legge è definito, per ogni classe di concorso, un numero massimo di posti messi a concorso, ed in particolare: per la classe di concorso A020 – Fisica sono previsti 282 numeri di posti, per la classe di concorso A026 – Matematica n. di posti 1005, per la classe di concorso A027 – Matematica e fisica n. di posti 815, per la classe di concorso A028 – Matematica e scienze n. di posti 3.124 ed infine per la classe di concorso A041 – Scienze e tecnologie informatiche n. di posti 903, distribuiti per le varie regioni con esclusione della sola Valle D'Aosta;

          ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del D.D. n. 826 del 2021, coloro che superano tutte le prove concorsuali, attraverso il conseguimento dei punteggi minimi di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, pur non risultando vincitori di concorso, conseguono l'abilitazione all'insegnamento per la classe di concorso di partecipazione;

          il Governo ha deciso, a partire dalla scrittura del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di rafforzare le competenze dei cittadini italiani per guidare la transizione ecologica e digitale puntando sulle cosiddette materie Stem (science, technology, engineering e mathematics), accelerando le assunzioni di docenti di area di cui la scuola italiana è carente –:

          se il Ministro intenda adottare iniziative affinché si possa consentire ai candidati che, pur non essendo vincitori di concorso Stem hanno comunque superato tutte le prove del concorso conseguendo l'abilitazione all'insegnamento ai sensi dell'articolo 7, comma 6, del D.D. n. 826 del 2021, di essere assunti a copertura di un posto vacante e disponibile previsto per la medesima classe di concorso di partecipazione anche in una regione diversa da quella scelta all'atto della partecipazione stessa.
(4-10050)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      UBALDO PAGANO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          a causa di uno stato di crisi strutturale e irreversibile, la «Industria del Legno – Pino Spagnoletti Srl» ha avviato il 4 aprile 2021 le procedure di liquidazione;

          in data 7 maggio 2021, la stessa ha avviato la procedura per il licenziamento collettivo nei confronti dei 32 lavoratori impiegati presso il sito di Giovinazzo (BA);

          l'11 maggio 2021, su convocazione del Comitato per il monitoraggio del sistema economico produttivo ed aree di crisi (Sepac) della regione Puglia, le parti hanno sottoscritto un verbale di accordo nel quale concordano di attivare la procedura di Cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione attività al termine del periodo di cassa Covid-19 per la durata massima prevista dalla legge e contestualmente sospendere la procedura di licenziamento collettivo previa accettazione della proposta formulata dall'azienda in liquidazione alle rappresentanze sindacali;

          il 14 maggio 2021, presso la sede di Arpal Puglia, rappresentanti dell'azienda e Rsa hanno concordato l'impegno, da parte della «Industria del Legno – Pino Spagnoletti Srl», a compiere tutti gli adempimenti occorrenti per l'accesso al trattamento straordinario di integrazione salariale in favore dei lavoratori, convenendo altresì di differire i termini della procedura di licenziamento collettivo al giorno 14 giugno 2021;

          sempre in data 14 maggio 2021 la società ha presentato istanza al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l'autorizzazione al trattamento di Cassa integrazione guadagni straordinaria per cessazione dell'attività produttiva per la durata di 12 mesi con il coinvolgimento della Regione Puglia attraverso la predisposizione di specifici percorsi di politica attiva del lavoro;

          ad oggi, però, secondo quanto risulta all'interrogante, l'Inps non ha ancora provveduto alla liquidazione del trattamento di Cassa integrazione guadagni straordinaria richiesto in favore dei 32 lavoratori dell'azienda in liquidazione –:

          se intenda, per quanto di competenza, fornire informazioni sullo stato dell'arte della procedura di concessione del trattamento di Cassa integrazione guadagni straordinaria di cui in premessa, nonché sulle tempistiche di liquidazione dello stesso.
(5-06592)

Interrogazioni a risposta scritta:


      SAPIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          in una nota pubblica delle organizzazioni sindacali Sic CgiI, Fistel Cisl, Uilcom Uil, indirizzati ai Ministri interrogati apparsa il 2 agosto 2021 sul sito internet del Sindacato dei lavoratori della comunicazione, interno alla Cgil della Calabria, si legge che «in data 31 luglio u.s. la società ITA ha ufficializzato la partenza di una gara per la gestione del proprio servizio di assistenza clienti»;

          ivi si precisa, circa la suddetta gara, che «la data di partecipazione ultima è fissata al 4 di agosto e quella di inizio del servizio al 15 di agosto»;

          nella nota in parola i sindacati firmatari si dolgono che nella riferita gara «non si fa alcun riferimento alla clausola sociale o al fatto che la stessa vada svolta dal territorio italiano (elemento strabiliante se non scandaloso essendo ITA una società pubblica)»;

          ivi si obietta che «la gara, bandita da una società pubblica, ha caratteristiche “privatistiche”, alimentando ulteriormente il senso di confusione che appare evidente dalla lettura del bando»;

          ivi si rappresenta che «l'attuale servizio di assistenza clienti della società Alitalia è gestito dalla società Almaviva Contact con 621 lavoratori a tempo indeterminato (con una anzianità professionale sul servizio più che ventennale) che operano prevalentemente sulla sede di Palermo e in parte su Rende»;

          ivi si riassume che «il servizio messo a gara da ITA risulta essere di fatto il medesimo di quello attualmente svolto da questi lavoratori per Alitalia», sicché «non vi è alcun dubbio del fatto che i presupposti di questo bando porterebbero direttamente al disastro sociale»;

          tra l'altro, ci si lamenta che la gara in predicato «è totalmente improntata al principio del massimo ribasso» e che «il premio, addirittura con un punteggio tecnico extra al fornitore che avesse la espropria sede su Roma, al netto di dove oggi sono allocati i centri produttivi, è di fatto un invito (...) a non rispettare la legge sulle clausole sociali che garantisce la continuità occupazionale nei servizi di call center»;

          nella stessa si rimarca che «nel bando non si esclude affatto la possibilità di delocalizzare in parte o tutta la commessa»;

          si auspica che la gara sia «assolutamente fermata e riformulata seguendo i criteri di legge», poiché, è il ragionamento, «in caso contrario ITA si presenterebbe al Paese con un bel biglietto de visita: 621 licenziati, al netto di ciò che succederà nel perimetro»;

          nella nota si annuncia che, «in attesa di una risposta tempestiva», è proclamato «il blocco di tutte le attività del servizio Alitalia dal prossimo 5 agosto 2021 al 9 agosto 2021 compreso», con la dichiarata intenzione di valutare «ulteriori iniziative pubbliche per evidenziare e contrastare il possibile scempio occupazionale che si va profilando», che tra l'altro colpirebbe centinaia di lavoratori in servizio in Sicilia e 66 della sede Almaviva di Rende, in Calabria, territori fortemente condizionati da alti tassi di disoccupazione, precarietà lavorativa e infiltrazioni criminali –:

          quali urgenti iniziative di competenza intendano assumere a salvaguardia dei diritti dei lavoratori di Almaviva e per scongiurare che perdano il loro posto di lavoro.
(4-10055)


      VARCHI e SILVESTRONI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          come si apprende da fonti di stampa, il 31 luglio 2021 la società Ita ha ufficializzato la partenza di una gara per la gestione del proprio servizio di assistenza clienti, con data di partecipazione ultima fissata al 4 agosto 2021 e data di inizio del servizio al 15 agosto 2021;

          in una nota pubblica del 2 agosto 2021 le organizzazioni sindacali nazionali Cgil, Cisl e Uil, annunciando il blocco delle attività del servizio Alitalia dal 5 al 9 agosto 2021, hanno denunciato l'assenza di qualunque riferimento alla clausola sociale o al fatto che la gara venga svolta su territorio italiano, stigmatizzando come «la gara, bandita da una società pubblica, ha caratteristiche "privatistiche", alimentando ulteriormente il senso di confusione che appare evidente dalla lettura del bando»;

          l'attuale servizio di assistenza clienti della società Alitalia è gestito dalla società Almaviva Contact con 621 lavoratori a tempo indeterminato, molti con una anzianità di servizio più che ventennale, che operano prevalentemente sulla sede di Palermo e in parte su Rende;

          preoccupa, in particolare, la circostanza che il servizio messo a gara da Ita risulti essere, di fatto, il medesimo di quello attualmente svolto da questi lavoratori per Alitalia e, come si legge nella nota sindacale, «La gara è totalmente improntata al principio del massimo ribasso. Il premio, addirittura con un punteggio tecnico extra al fornitore che avesse la propria sede su Roma, al netto di dove oggi sono allocati i centri produttivi, è di fatto un invito a delinquere, ossia a non rispettare la legge sulle clausole sociali che garantisce la continuità occupazionale nei servizi di call center. Per non parlare del fatto che, come detto, nel bando non si esclude affatto la possibilità di delocalizzare in parte o tutta la commessa (con il massimo ribasso senza alcun limite minimo non sembrerebbe un'opzione, bensì una certezza)»;

          se la ricostruzione dei fatti fosse confermata, il biglietto da visita della neo-nata Ita comprenderebbe uno scempio occupazionale, con 621 dipendenti a rischio licenziamento, al netto di ciò che succederà nel perimetro «diretto» –:

          di quali informazioni disponga il Governo per fare chiarezza sui fatti di cui in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere in merito, con particolare riguardo alla salvaguardia dei livelli occupazionali delle sedi di Palermo e Rende di Almaviva Contact, anche prevedendo l'immediata attivazione di un tavolo istituzionale, con la partecipazione di Almaviva Contact e delle organizzazioni sindacali.
(4-10056)


      TOMBOLATO e MURELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          la sera del 4 agosto 2021 sull'autostrada A15 Parma-La Spezia, un operaio è rimasto travolto da una ruspa in retromarcia in un cantiere adibito per la realizzazione della «Tibre», l'infrastruttura che collegherà l'A15 con l'autostrada del Brennero; la vittima, residente in provincia di Reggio Emilia, era dipendente di un'azienda del settore edile del Modenese;

          l'incidente arriva a poche ore da un altro dramma, registrato sempre in Emilia-Romagna, quello di Laila El Harim; la giovane operaia è morta la mattina del 3 agosto, mentre lavorava nell'azienda di packaging «Bombonette» di Camposanto, trascinata e schiacciata da una fustellatrice, un grosso macchinario utilizzato per sagomare il materiale da imballaggio;

          il 16 luglio, invece, a perdere la vita è stato operaio di 49 anni, caduto da un'altezza di quattro metri mentre era al lavoro su una impalcatura in uno stabilimento a Casaltone di Sorbolo (Parma); l'uomo aveva riportato lesioni gravissime ed è deceduto all'ospedale Maggiore di Parma alcune ore dopo il ricovero;

          ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 81 del 2008 e successive modifiche ed integrazioni, ferme restando le competenze degli altri soggetti istituzionali, in primo luogo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la vigilanza sull'applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è svolta dalla azienda sanitaria locale competente per territorio, attraverso i servizi di prevenzione, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro, inseriti all'interno dei dipartimenti di prevenzione;

          a parere degli interroganti, l'evidente susseguirsi di siffatti tragici avvenimenti, conferma le numerose inefficienze derivanti soprattutto dalla mancanza di controlli, ancorché alimentata dal fenomeno del lavoro sommerso –:

          quali urgenti iniziative di competenza intenda promuovere per garantire le necessarie tutele a chi lavora e, contestualmente, se non ritenga doveroso predisporre un apposito piano di rafforzamento dei controlli per la sicurezza nei cantieri nelle zone interessate.
(4-10059)

POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta scritta:


      MURONI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

          «Non abbiamo più ricevuto nessuna convocazione da parte del Ministero delle politiche agricole per partecipare al Tavolo sul Piano Strategico nazionale sulla Pac post 2022. Siamo sorpresi e preoccupati per questo atteggiamento che ci fa pensare che tutto sia già stato deciso a tavolino». Questo è quanto denunciato dalle Associazioni riunite nella coalizione «CambiamoAgricoltura» a proposito delle parole che il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali ha pronunciato nella Conferenza stampa di mercoledì 28 luglio 2021 a margine dell'incontro con il Commissario europeo all'Agricoltura, Janusz Wojciechowski;

          la Coalizione, attraverso un comunicato stampa del 30 luglio 2021, ha chiesto chiarimenti sulla frase del Ministro: «le organizzazioni sindacali e i produttori, le organizzazioni ambientaliste, le istituzioni, che nel Tavolo di Partenariato stanno già lavorando alla griglia che comporrà il Piano Strategico Nazionale», quando in realtà il Tavolo citato è rimasto, ad oggi, solo un bell'annuncio e null'altro;

          dopo l'evento del 19 aprile 2021, durante il quale il Ministero aveva annunciato l'avvio del Tavolo di partenariato, infatti, tutti attendevano l'avvio formale dei lavori con la predisposizione del decreto che avrebbe dovuto individuare, oltre alla composizione del tavolo, anche le regole e le modalità di lavoro. Ma, ad oggi, non solo non è stato emanato nessun decreto, ma nessuna associazione è mai stata convocata ad un incontro ufficiale e nessun documento è stato sottoposto ad una consultazione formale;

          «Siamo ancora in attesa di una convocazione da parte del Ministero o almeno di una risposta alle lettere che abbiamo inviato al Ministro e al suo Staff per chiedere informazioni in merito al coinvolgimento della Società Civile nella redazione del Piano Strategico Nazionale», dichiarano i rappresentanti della coalizione «CambiamoAgricoltura», che sottolineano anche il mancato coinvolgimento del Ministero della transizione ecologica, e che i nuovi regolamenti europei per la Politica agricola comune (Pac) post 2022 indicano come soggetto competente al pari del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e delle regioni;

          «Siamo molto preoccupati e sfiduciati-continuano le associazioni – temiamo che anche questo processo si trasformi in una farsa, con tutto già deciso a tavolino tra MIPAAF e Regioni, con qualche incontro collaterale con le Associazioni di Categoria, con l'attivazione formale del Tavolo di partenariato solo per assolvere agli obblighi imposti dalla Commissione Europea»;

          le associazioni denunciano, infatti, che i documenti che dovranno essere parte del Piano strategico nazionale, come l'analisi delle necessità, e delle priorità, stanno già circolando tra le strutture tecniche del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Crea e Ismea) e le regioni, senza essere però resi pubblici e senza il coinvolgimento degli attori sociali ed economici, quando, invece, i regolamenti comunitari impongono un coinvolgimento di tutti i portatori di interesse in tutte le fasi di creazione del Piano strategico nazionale;

          è grave, quanto sconcertante, che, «in occasione dell'incontro con il Commissario agricoltura della Commissione UE, il nostro Ministro abbia presentato un quadro dei lavori per la redazione del Piano strategico nazionale della PAC post 2022, totalmente falso e fuorviante», così sempre è evidenziato nel comunicato stampa della coalizione CambiamoAgricoltura –:

          se quanto esposto in premessa corrisponda al vero e in caso affermativo, se si intenda chiarire lo stato dell'iter di approvazione del decreto citato e i motivi di questo ritardo;

          quali siano i motivi che hanno condotto fino ad oggi a non coinvolgere il Ministero della transizione ecologica nell'elaborazione di un così importante documento come è il Piano strategico della Pac che ha evidenti ricadute ambientali;

          quali siano i motivi per cui non c'è stato nessun ulteriore coinvolgimento di tutti gli attori sociali ed economici, dopo il 19 aprile 2021, posto che il coinvolgimento risulta indispensabile affinché si garantisca un percorso partecipato e trasparente in tutte le fasi della redazione del Piano strategico nazionale.
(4-10060)

SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:


      NAPPI, DEL SESTO, VILLANI e GRIPPA. — Al Ministro della salute, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

          il 17 giugno 2021 il Presidente del Consiglio ha firmato il decreto che definisce le modalità di rilascio delle Certificazioni verdi digitali Covid-19 che faciliteranno la partecipazione ad eventi pubblici, l'accesso alle strutture sanitarie assistenziali (Rsa) e gli spostamenti sul territorio nazionale;

          con la firma del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri si realizzano le condizioni per l'operatività del regolamento dell'Unione europea sul «Green Pass», che a partire dal 1° luglio 2021 si è posto l'obiettivo di garantire la piena interoperabilità delle certificazioni digitali di tutti i Paesi dell'Unione e in tal modo sarà assicurata la piena libertà di movimento sul territorio dell'Unione a tutti coloro che avranno un certificato nazionale valido;

          il certificato verde, comunemente chiamato «green pass», attesta lo stato di avvenuta vaccinazione contro il Covid-19, lo stato di avvenuta guarigione dall'infezione o il fatto di aver effettuato un test molecolare o antigenico rapido con risultato negativo al virus;

          il certificato verde, nelle tre forme riporta cognome e nome della persona a cui fa riferimento, data di nascita, malattia o «agente bersaglio» (Covid-19), struttura che ha rilasciato la certificazione (Ministero della salute), identificativo univoco della certificazione verde (si tratta del codice alfanumerico univoco attribuito automaticamente dalla piattaforma);

          in alcune regioni d'Italia sono state attivate procedure di gara per la fornitura di smart card a breve scadenza contenenti l'attestato regionale di vaccinazione anti Covid-19 ed aggiudicate a costi complessivi esorbitanti, si pensi che in Regione Campania la procedura negoziata ha superato i 3 milioni di euro;

          tali notevoli investimenti, a giudizio dell'interrogante, arbitrariamente stabiliti dalle regioni in questione non solo non aggiungono alcunché alla certificazione verde e hanno una breve validità, ma non apportano alcun tipo di vantaggio neanche a livello nazionale, risultando pertanto ridondanti ancorché eccessivamente onerosi –:

          se il Governo sia a conoscenza delle circostanze rappresentate in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda intraprendere, alla luce delle criticità sopra evidenziate, per assicurare un più efficace coordinamento in relazione alla disciplina delle certificazioni attestanti la vaccinazione contro il Covid-19, anche al fine di evitare sprechi di risorse pubbliche, che, oltre ad essere ingiustificati, in questo momento storico andrebbero assolutamente ridotti.
(4-10062)


      BIGNAMI. — Al Ministro della salute, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          l'ordinanza del Ministero della salute del 29 luglio 2021, in merito alle regole di spostamento da e per il Brasile, India, Bangladesh e Sri Lanka, ha prorogato fino ad almeno il 30 agosto 2021 la disposizione di proroga delle misure restrittive, con divieto al rientro in Italia per i moltissimi cittadini italiani iscritti all'Aire nei suddetti Paesi;

          le restrizioni avrebbero dovuto avere una natura emergenziale e temporanea, ma sono in vigore da oltre un anno e continuano ad essere prorogate senza fornire previsioni di cambiamenti futuri;

          il divieto di ingresso restringe a pochissime eccezioni la possibilità di aderire alla campagna vaccinale in Italia come sancito dall'ordinanza del 24 aprile 2021 del Commissario straordinario per l'emergenza COVID-19, generale Figliuolo, che ha garantito la somministrazione del vaccino anti SARS-CoV-2 anche ai cittadini italiani iscritti all'Aire presenti temporaneamente sul territorio nazionale;

          tale misura impedisce di fatto a molti nostri concittadini (che non siano coniugi o parte di unione civile e ai propri familiari conviventi di primo grado, quindi genitori, figli anche maggiorenni, fratelli, nonni ed altro) di potersi recare in Italia per reincontrare i propri familiari dopo quasi un anno e mezzo di tempo, oltretutto applicando un diverso trattamento riservato ad alcuni cittadini rispetto ad altri;

          Aise (Agenzia internazionale stampa estero), oltre che i quotidiani Repubblica, Sky TG24, informano di una raccolta firme presentata da migliaia di Aire residenti in Brasile che si appellano ai Ministri Speranza e Di Maio affinché rimuovano le limitazioni esistenti al rientro in patria dei cittadini iscritti all'Aire –:

          se il Governo intenda, dopo il 30 agosto 2021, adottare iniziative volte a eliminare le vigenti restrizioni all'ingresso in Italia di cittadini iscritti all'Aire residenti in Brasile, India, Bangladesh e Sri Lanka.
(4-10067)


      BIGNAMI. — Al Ministro della salute, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          il 13 marzo 2020, per contenere i contagi da Coronavirus, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump sospese qualsiasi viaggio verso gli Stati Uniti considerato non essenziale, intrapreso da persone provenienti da uno dei Paesi dell'area Schengen. I Paesi includevano anche Regno Unito, Brasile e Sudafrica. A subire questa imposizione erano turisti o possessori di visto lavorativo che avevano soggiornato, nei 14 giorni precedenti al loro ingresso in territorio statunitense, in uno dei Paesi considerati a rischio. Istituito come misura contenitiva, il «travel ban» è tuttora in vigore, mentre l'Italia dal 16 maggio 2021 ha aggiornato la normativa, consentendo ai cittadini americani e ai detentori di green card di entrare sul nostro territorio senza l'obbligo di rispettare la sorveglianza sanitaria e l'isolamento fiduciario purché in arrivo con voli «Covid-tested»;

          il travel ban, confermato dall'Amministrazione Biden in data 20 gennaio 2021, ad oggi non permette alle persone provenienti dall'area Schengen di entrare (o rientrare) negli Stati Uniti;

          le pesanti misure restrittive imposte dal Governo americano, in particolare la mancanza di garanzie sulla possibilità di poter rientrare negli Stati Uniti, stanno di fatto impedendo ai nostri connazionali che lavorano negli Usa con regolari visti di tornare in Italia, pur nel pieno rispetto delle regole per limitare i contagi. Questa situazione rappresenta una grave limitazione della loro libertà e del loro diritto di poter curare i propri interessi o di ricongiungersi alle proprie famiglie dalle quali sono separati da quasi due anni;

          all'impossibilità per i detentori di alcuni visti (inclusi i visti di eccellenza come H1B e O1 attribuiti sulla base di competenze specifiche) di rientrare negli Stati Uniti si aggiunge il fatto che le ambasciate americane all'estero non sono al momento operative al 100 per cento e rinnovare un visto ha tempi di attesa lunghissimi. Questi ritardi inficiano anche la possibilità di viaggiare perfino per gli studenti che sono in America con un visto garantito «per motivi di studio». Inoltre, si riscontrano anche problemi nel semplice rinnovo di passaporto italiano su suolo americano, perché molti consolati non lavorano a pieno regime;

          il gruppo BringUShome, nato per raccogliere cittadini europei bloccati dentro e fuori gli Stati Uniti, ha evidenziato la difficoltà dei connazionali italiani e portato alla luce incongruenze nella gestione di una cittadinanza e una vita divisa tra il lavoro e gli affetti, con grandi ripercussioni sulla salute mentale di chi rappresenta un'eccellenza italiana nel mondo;

          tale ostacolo potrebbe essere superato in tempi brevi anche attraverso una revisione del programma che regola i cosiddetti National interest exemption (NIE), con l'inserimento nel programma Nie di tutte le categorie di visto, compresi quelli per imprenditori (E-2), ricercatori, atleti e artisti (O-1) e del personale altamente specializzato (H1-B), semplificandone l'accesso e automatizzando le pratiche. In particolare, va sottolineato che il Nie può essere richiesto solo al momento dell'arrivo su suolo italiano (europeo) e che i tempi di rilascio possono variare fino a un massimo di 90 giorni. Questo processo risulta altamente incerto e pericoloso, considerando che alcuni visti consentono di stare fuori dagli Stati Uniti per un massimo di 30 giorni e che il numero di ferie per molte categorie è spesso limitato. Al momento, le procedure di richiesta del Nie non sono chiare e una maggiore trasparenza sarebbe auspicabile –:

          se il Governo intenda attivarsi urgentemente presso il Governo americano affinché, nel rispetto del principio di reciprocità, vengano immediatamente rimosse le restrizioni che impediscono ai cittadini italiani, vaccinati ed in possesso di un regolare permesso di soggiorno e di lavoro, di rientrare liberamente sul territorio americano.
(4-10068)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta scritta:


      DELMASTRO DELLE VEDOVE. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          lungo la strada provinciale 232 Panoramica Zegna, nel biellese, vi sono ampie zone in cui non avviene alcuna ricezione di segnale telefonico;

          la mancanza di segnale non è solo un disservizio per i molti turisti che affollano le rinomate località sciistiche raggiungibili, elemento che già di per sé sarebbe una motivazione sufficiente per un rapido e risolutivo intervento;

          la mancanza di segnale comporta un grave pericolo per l'incolumità e la sicurezza di tutte quelle persone che vivono la montagna nella denegata ipotesi in cui fosse necessario chiamare i soccorsi per far fronte a un'emergenza;

          accade spesso che, quando si verificano incidenti o quando i fruitori della montagna smarriscono il sentiero, chi ha lanciato l'allarme si sia trovato in difficoltà nel trovare campo con il cellulare per allertare soccorritori e forze dell'ordine;

          in alcuni casi è stato addirittura necessario raggiungere l'abitato più vicino per entrare in contatto con il numero di emergenza;

          appare evidente come, in certe situazioni, la differenza tra la vita e la morte sia strettamente collegata al fattore «tempo». Soccorsi più veloci significano necessariamente maggiori probabilità di salvare una vita;

          lungo la Panoramica sono installati alcuni ripetitori per i telefonini ma, per assurdo, alcune zone sono completamente in ombra e non hanno segnale;

          i disservizi sono stati più volte rappresentati alle compagnie telefoniche, ma nulla è cambiato –:

          quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo per migliorare la ricezione del segnale telefonico lungo la strada provinciale 232 Panoramica Zegna, anche al fine di consentire maggiore tempestività nella richiesta di soccorsi in caso di incidente.
(4-10051)

TRANSIZIONE ECOLOGICA

Interrogazione a risposta scritta:


      MANZO e NAPPI. — Al Ministro della transizione ecologica, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          nel sarnese vesuviano a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato n. 5309 del 2021 sulle tariffe del servizio idrico Gori, si è avuto lo stop definitivo al nuovo schema tariffario;

          di fatto, il consiglio di distretto dell'ente idrico campano era stato chiamato a esprimersi sul piano tariffario per il quadriennio 2020-2023; dopo il rinvio della seduta di maggio 2021, con cui si impegnava a bloccare i rincari e approfondire la possibilità tecnica di ridurre le tariffe per renderle finalmente socialmente sostenibili, vi è stato un nulla di fatto;

          con la sentenza su citata il Consiglio di Stato ha accolto le pretese del gruppo dei comuni ricorrenti per l'acqua pubblica, annullando le tariffe deliberate dall'Arera e riducendo del 30 per cento gli aumenti tariffari già applicati dal 2012 al 2015;

          il consiglio di distretto non ha potuto far altro che prendere atto della nuova situazione, deliberando con consenso unanime l'abbassamento della tariffa idrica ricalcolato sulla base della sentenza;

          si è scoperchiato il vaso di Pandora delle bollette Gori, con una decisione che mette in discussione l'intero piano tariffario dell'ultimo decennio;

          i rappresentanti dei comuni per l'acqua pubblica sottolineano quanto sia ora indispensabile applicare subito la riduzione delle tariffe dai primi calcoli effettuati nella misura di almeno l'8 per cento e restituire agli utenti tutte le somme non dovute;

          ordinando il rinnovo dell'istruttoria, il Consiglio di Stato obbliga inoltre Arera a coinvolgere i comuni per riformulare correttamente una tariffa che supera ogni limite con aumenti del 70 per cento in otto anni;

          la sentenza è immediatamente esecutiva e non ha bisogno di ulteriori provvedimenti per essere applicata;

          la su citata sentenza apre un nuovo percorso per la restituzione del servizio idrico ai comuni, per il superamento di quella che agli interroganti appare la sciagurata stagione Gori e la costituzione nel più breve tempo possibile di un'azienda interamente pubblica per la gestione trasparente, efficiente, solidale, ecologica e partecipata della risorsa acqua, nell'interesse esclusivo della cittadinanza;

          le attuali regole tariffarie prevedono che nessuna azione può essere avviata dal gestore prima che le autorità pubbliche preposte abbiano definito e comunicato le relative modalità operative e l'entità specifica degli importi in questione;

          pertanto, a loro dire, al momento, non può essere effettuato alcun tipo di rimborso;

          a tal proposito, si specifica che le tariffe sono determinate dalle amministrazioni competenti ai sensi di legge ed applicate da Gori: esse rappresentano il corrispettivo per la copertura dei costi di gestione e di investimento per l'efficientamento del servizio;

          relativamente al settore idrico, gli interventi di Gori si inseriscono all'interno di un vasto programma finalizzato al potenziamento della rete, grazie al quale in 10 anni sono state ridotte di oltre il 10 per cento le perdite idriche –:

          se siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali eventuali iniziative, per quanto di competenza, si intendano adottare in relazione a quanto stabilito dal Consiglio di Stato nella su citata sentenza.
(4-10071)