XVIII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Venerdì 8 luglio 2022

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


      La Camera,

          premesso che:

              i presìdi sociosanitari e socioassistenziali per persone anziane e non autosufficienti, come le Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e le Residenze sanitarie per disabili (Rsd), sono stati fortemente interessati e colpiti dall'emergenza sanitaria da Covid-19. Soprattutto durante la prima forte ondata di contagi e di diffusione del virus, in tali strutture si è registrato un numero alto di decessi da Sars-Cov-2, e molto pesante è stato l'impatto della pandemia sui diritti alla vita privata e familiare degli ospiti delle medesime strutture;

              peraltro l'assenza di dati pubblici e informazioni dettagliate relative alla diffusione del contagio nelle strutture residenziali sociosanitarie non ha consentito di svolgere al meglio un'analisi complessiva a livello nazionale di quanto accaduto. Nonostante questo, le nostre Rsa hanno dimostrato comunque di saper reggere alla pandemia assicurando le cure necessarie con grande efficacia. Le Rsa, le Rsd e in generale tutte le strutture per anziani e persone con disabilità non autosufficienti, hanno dovuto modificare le loro politiche di assistenza, diventando di colpo in moltissimi casi corsie di malattia infettiva, imparando a loro spese come si affronta e si gestire una pandemia;

              le Residenze sanitarie ed i Centri diurni, dove la maggior parte degli ospiti è costituita dalla fascia più anziana e debole vulnerabile della popolazione, si sono ritrovate infatti a dover fronteggiare esigenze economiche e gestionali eccezionali;

              tali strutture, con il loro patrimonio di medici, infermieri, operatori socio-sanitari, psicologi, assistenti sociali e altri, rappresentano ancora oggi uno dei presìdi più importanti dell'assistenza territoriale del nostro Paese, svolgendo un ruolo centrale, anche alla luce dell'invecchiamento della nostra società. È dunque della massima importanza intercettare la domanda economica e sociale di questa fascia di popolazione di anziani, spesso soli e con scarse disponibilità economiche e senza aiuto, traducendola in un'offerta efficace di servizi di sostegno;

              ad aggravare la situazione di questi importanti presìdi socio-sanitari e assistenziali già in difficoltà durante e dopo la pandemia da Sars-Cov-2, si è aggiunto in questi mesi un incremento generalizzato dei prezzi di beni e servizi, a cominciare dai rincari energetici iniziati negli ultimi mesi del 2021 a seguito della ripresa economica registrata in quella fase, e ora continuata a seguito della guerra in atto in Ucraina. Le stime indicano in dodici euro in più al giorno per posto letto, pari a 438.000 euro all'anno per una struttura con 100 posti letto. È questo l'aumento di costi approssimato che sopportano le Rsa, le RSD e le strutture sociosanitarie nel 2022. A ciò, si aggiunga la crisi delle professioni sanitarie e i rinnovi contrattuali, che hanno portato a difficoltà nel reperire figure professionali e le risorse per poterle remunerare. Peraltro, molti sovracosti sanitari sono solo in parte coperti dai ristori pubblici;

              per tali motivi, il 20 giugno 2012, le associazioni Aris, Anaste, Agespi e Uneba, che rappresentano la gran parte delle strutture socio sanitarie italiane e una componente rilevante delle strutture sanitarie private, hanno scritto una lettera al Presidente Draghi, ai Ministri interessati, e al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Massimiliano Fedriga;

              le associazioni, nella citata lettera, evidenziano come si sia verificato negli ultimi mesi un incremento generalizzato dei beni e dei servizi, e che i costi energetici nelle strutture sanitarie nel 2022 sono aumentati del 90 per cento o anche 100 per cento rispetto al 2021. «In assenza di un intervento governativo, è forte il rischio di un generalizzato e pesante incremento delle rette sociali a carico dei cittadini o dei Comuni (per i meno abbienti). (...) Per molte strutture di medie e piccole dimensioni, molto diffuse sul territorio nazionale, potrebbe trattarsi addirittura di una congiuntura tale da comprometterne la possibile sopravvivenza, impoverendo ulteriormente l'offerta già insufficiente di posti letto nell'ambito delle fragilità». Le associazioni concludono la lettera chiedendo con urgenza un incontro operativo per definire e concordare le possibili risposte alla suddetta gravissima situazione;

              per la gran parte delle Rsa questi aumenti energetici rischiano di diventare insostenibili. Alcune hanno già aumentato le rette come unica soluzione, anche in risposta alle difficoltà nate già nel corso della pandemia. Le residenze per anziani non sono certo un settore energivoro come tante industrie, ma vivono nel quotidiano su cucine, luci, condizionatori d'estate e riscaldamenti d'inverno. Tante Residenze continuando così dovranno chiudere o vendere, e tante piccole strutture stanno già cercando acquirenti;

              un ulteriore criticità, che chiede soluzione, riguarda il personale medico e sanitario che lavora in dette strutture. La pandemia da Covid-19 ha infatti confermato ancora una volta, semmai ce ne fosse stato bisogno, la necessità improcrastinabile di potenziare la nostra rete di assistenza socio-sanitaria e quei presìdi sanitari e sociosanitari quanto più prossimi ai cittadini, e quindi, inevitabilmente, di implementare il ruolo dell'assistenza infermieristica e più in generale del personale sanitario;

              durante tutta la fase più acuta di emergenza epidemiologica il personale sanitario, mentre i contagi tra medici e infermieri crescevano giorno per giorno, ha lottato in prima linea contro il virus, lasciando sul campo un numero altissimo di morti tra il personale sanitario e sociosanitario stesso;

              si è assistito – e si sta ancora assistendo – ad un'emergenza sanitaria di fronte alla quale nessun professionista della salute si è tirato indietro, svolgendo un ruolo fondamentale e cercando anche di rimediare alle forti carenze di personale registratesi. Non è stato infrequente in alcune zone di Italia che gli stessi infermieri ospedalieri si siano ritrovati a prestare la loro opera anche nelle strutture sociosanitarie private in grande difficoltà;

              il 17° Rapporto Crea sanità (Centro per la ricerca economica applicata in sanità) dice, con riferimento alla sola fascia over 75, fascia in continua crescita per effetto della scarsa natalità e l'allungamento dell'aspettativa di vita, che il numero di medici ogni 1.000 abitanti over 75 risulta essere inferiore rispetto a quello della media dei Paesi europei e, ancora di più, quello degli infermieri: allo stato attuale, mancherebbero all'appello più di 17.000 medici e 350.000 infermieri. Gli infermieri svolgono un ruolo decisivo nel fornire assistenza negli istituti e nelle strutture di assistenza a lungo termine;

              da qui la necessità, oltre che di prevedere più posti nelle scuole di specializzazione per la professione infermieristica, anche quella di concretizzare provvedimenti legislativi che invoglino il personale in quiescenza a continuare il servizio nelle strutture e nei servizi extra ospedalieri a fronte di sgravi fiscali che non vadano a incidere sul reddito dell'infermiere in quiescenza;

              la scelta da parte di molte ASL, di indire bandi di concorso per l'assunzione in strutture pubbliche del personale infermieristico, non ha tenuto conto del conseguente esodo degli infermieri proprio dalle RSA che assicuravano e assicurano protezione qualificata alla parte più fragile della popolazione ospite delle strutture residenziali extra ospedaliere. Di conseguenza si è verificato un indebolimento della qualità assistenziale di dette strutture;

              risulta indispensabile che il Governo intervenga con maggiore convinzione per la valorizzazione di tutti i professionisti del Sistema sanitario nazionale;

              a tal fine, è necessario, tra i tanti ambiti di intervento, adeguare la normativa vigente al fine di garantire la parità di diritti tra tutti i professionisti della sanità. Attualmente la normativa vigente prevede, per esempio, che solo ad alcuni dipendenti del Servizio sanitario, appartenenti alla dirigenza sanitaria, medica e veterinaria, è consentito esercitare l'opzione libero-professionale intramoenia disciplinata contrattualmente, mentre non è prevista per le professioni sanitarie;

          si registra infatti l'assenza di norme che consentano al personale delle professioni sanitarie, come accade per i medici, di svolgere attività libero-professionale a latere del loro rapporto di lavoro in qualità di dipendenti della pubblica amministrazione,

impegna il Governo

1) ad avviare urgentemente un tavolo di confronto con le associazioni e i soggetti coinvolti, al fine di individuare le iniziative più opportune per consentire alle strutture socio-sanitarie di cui in premessa, di far fronte all'incremento generalizzato dei prezzi di beni e servizi, a cominciare dai rincari energetici che da tempo stanno mettendo in grandissima difficoltà questi importanti presìdi territoriali;

2) a mettere in atto tutte le iniziative utili, di concerto con gli enti territoriali, volte a prevedere un adeguamento permanente delle tariffe delle strutture sanitarie e sociosanitarie di assistenza extraospedaliera, residenziali e semiresidenziali, ferme da anni e attualmente largamente sottodimensionate;

3) ad adottare tutte le iniziative normative volte ad estendere il diritto di scelta tra esercitare la libera professione o lavorare in regime di esclusività, al personale infermieristico e tutti i professionisti sanitari il cui esercizio professionale è condizionato al conseguimento di un titolo universitario, all'acquisizione di un titolo all'esercizio della professione, nonché all'iscrizione ai rispettivi albi e ordini e per i quali è prevista autonomia e responsabilità professionale, anche al fine di far fronte alle gravi carenze di personale infermieristico e sanitario che interessano le strutture sociosanitarie (Rsa, Rsd, case di riposo, strutture residenziali, riabilitative);

4) ad intraprendere le opportune iniziative, affinché fino al 31 dicembre 2023, i redditi dei lavoratori in quiescenza in possesso del titolo di infermiere professionale che assumono incarichi di lavoro successivi presso strutture sanitarie o sociosanitarie private o accreditate, siano defiscalizzati nella parte relativa all'imposizione contributiva.
(1-00684) «Mandelli, Bagnasco, Versace, Novelli, Bond, Rostan, Brambilla, Sessa, Torromino, D'Attis».


      La Camera,

          premesso che:

              negli ultimi anni, si osserva un alternarsi di periodi caldi e freddi e di periodi di piogge torrenziali con periodi di siccità, con alterazioni climatiche e squilibri che si susseguono con sempre maggiore frequenza in diverse parti del mondo e incidono su un generale innalzamento della temperatura del pianeta terra, con una serie di conseguenze, come lo scioglimento dei ghiacciai, la crescita del livello dei mari, gli eventi atmosferici sempre più estremi, gli impatti sulla fauna e sull'agricoltura, che richiamano la necessità dell'intervento dell'uomo, della tecnologia e della ricerca scientifica;

              la comunità scientifica è in realtà divisa tra chi attribuisce tale aumento di temperatura a cause prevalentemente naturali e chi invece ritiene che l'aumento sia causato principalmente dalle attività dell'uomo. Alcuni autorevoli studiosi, docenti universitari di chimica, fisica, geologia, economia delle fonti di energia, storia dell'agricoltura, geomorfologia, fisica dell'atmosfera, hanno fornito elementi scientifici, con il libro «Clima, basta catastrofismi», che confermano la presenza di numerosi cambiamenti climatici nel passato, la cui comprensione è l'unica premessa certa e attendibile;

              il pianeta, nella sua vita millenaria, ha attraversato un'alternanza, tra periodi di siccità, con aumento della temperatura, e periodi di glaciazione. Infatti, non esistono prove incontrovertibili che le temperature che oggi si misurano siano le più alte in assoluto. Nel mese di dicembre 2011 su «Quaternary Science reviews» è stato pubblicato un articolo a firma di Liang Chen, dal titolo molto eloquente: «Short term climate variability during “Roman classical period” In the Eastern Mediterranean». In tale articolo vengono pubblicati i risultati di uno studio effettuato nel Mar Adriatico, con il quale gli autori hanno ricostruito le condizioni climatiche ed ambientali dell'area nel periodo romano classico, in particolare tra il 60 avanti Cristo ed il 200 dopo Cristo, laddove sono state registrate temperature se non superiori almeno pari a quelle attuali e, inoltre, il riscaldamento, come anche il successivo raffreddamento, sono stati determinati da cause del tutto naturali;

              in ogni modo, è ormai dimostrato che le attività umane, ed in particolare le emissioni di CO2 e di altri di gas climalteranti provenienti dalle attività umane, siano esse industriali o meno, incidono senz'altro sul cambiamento climatico in atto sia direttamente che indirettamente. È noto che, secondo l'ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, ci sarebbero a disposizione soltanto 11 anni a disposizione per evitare la catastrofe ambientale; per far fronte a tali emergenze, è necessario prima di tutto analizzare le questioni in modo cosciente e analitico, per poter prendere delle decisioni, e solamente alla fine avanzare possibili soluzioni;

              la Commissione europea ha adottato il pacchetto climatico «Fit for 55», che contiene le proposte legislative per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi del Green Deal; in particolare, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990, con l'obiettivo di arrivare alla «carbon neutrality» per il 2050. Si tratta di un obiettivo molto ambizioso tenuto conto che dal 1990 al 2020 le emissioni nell'Unione europea si sono ridotte solo del 23 per cento. Il Green Deal intende spostare l'obiettivo della riduzione delle emissioni dall'obiettivo ormai raggiunto e superato del 20 per cento per il 2020 a quello del 55 per cento, in meno di dieci anni;

              chiaramente, la crisi economica in atto, dovuta prima ai due anni di pandemia da Covid-19, ancora non risolta, alla successiva crisi da caro materie prime, al conflitto in atto tra la Russia e l'Ucraina e alla crisi energetica con l'impennata dei prezzi dell'energia elettrica e del gas, ha messo in ginocchio le imprese e rende ancora più gravoso e difficile il raggiungimento degli obiettivi europei. Su tutto questo si è aggiunta ora l'emergenza siccità su gran parte del territorio del nostro Paese, con fiumi in secca, problemi di fornitura idrica, crisi degli impianti di produzione di energia idroelettrica e gravi problemi di irrigazione nell'agricoltura e negli allevamenti, oltre a danni per lo più irreparabili su biodiversità, ecosistemi e sui nostri ghiacciai alpini;

              il 4 luglio 2022 il Governo ha deliberato lo stato di emergenza per siccità per le regioni Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Piemonte, stanziando oltre 35 milioni di euro per la gestione dello stato di emergenza da ripartire tra le cinque regioni interessate;

              come affermano illustri glaciologi, l'attuale emergenza siccità è l'esito di una precedente emergenza che nasce da molto lontano, più precisamente dalla progressiva scomparsa dei ghiacciai. Studi specifici sulla relazione tra il clima e i ghiacciai prospettano ulteriori e maggiori difficoltà nelle previsioni future, con rischio desertificazione per il territorio, con fiumi sempre più aridi ed emergenza idrica;

              i ghiacciai sono, infatti, gli indicatori dello stato dell'ambiente e del clima. Attraverso la loro storia si conosce il clima del passato e del presente. Dalla metà degli anni '80 i ghiacciai hanno iniziato a ritirarsi, a causa di una significativa differenza tra la neve caduta, poi sciolta, e quella trasformatasi in ghiaccio: un allarme lanciato quindi già da trenta anni;

              i ghiacciai sono una risorsa idrica fondamentale per aree come il nord Italia, laddove i due fiumi principali Po e Adige sono in parte alimentati dallo scioglimento del manto nevoso nel periodo estivo, l'inverno scorso, le precipitazioni nevose sono state meno della metà delle medie degli ultimi 30 anni. Una sensibile diminuzione di tale risorsa crea inevitabilmente le criticità di questi giorni, ove a metà giugno si sono verificate le stesse condizioni di fine estate, con il Po in secca e il cuneo salino che entra per 30 chilometri alla foce;

              il sensibile incremento della curva della temperatura degli ultimi anni, scioglie la neve, l'acqua penetra negli strati inferiori ed essendo più calda del ghiaccio ne contribuisce a sua volta allo scioglimento e allo scorrimento e scivolamento del ghiacciaio sulla roccia, come è accaduto nell'ultima tragedia della Marmolada, che ha colpito 11 persone tra morti e dispersi;

              i fenomeni temporaleschi estivi, con precipitazioni intense, incrementano i problemi, anzi, in alcune zone con terreni secchi e con fenomeni di disboscamento o nelle aree percorse da incendi, si verificano gravi dissesti. Infatti, il nostro Paese soffre dell'instabilità dei versanti, dovuta a particolari aspetti geologici e geomorfologici, a corsi fluviali torrentizi, a particolari condizioni ambientali, atmosferiche, meteorologiche e climatiche, che interessano le acque piovane e il loro ciclo idrologico, creano frane e problemi alluvionali, erosioni costiere, cedimenti e valanghe, con possibili gravi conseguenze sull'incolumità della popolazione e sulla sicurezza di servizi e attività umane;

              l'ultimo Rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico individua le aree più a rischio ed evidenzia che siamo ancora indietro sulla prevenzione; complessivamente il 18,4 per cento (55.609 kmq) del territorio nazionale è classificato a pericolosità di frane elevata, molto elevata e/o a pericolosità idraulica media. Rispetto all'edizione 2018 del Rapporto, emerge un incremento percentuale del 3,8 per cento della superficie classificata a pericolosità da frana elevata e molto elevata e del 18,9 per cento della superficie a pericolosità idraulica media;

              il 93,9 per cento dei comuni italiani (7.423) è a rischio per frane, alluvioni e/o erosione costiera; Sardegna, Piemonte, Campania presentano una percentuale di comuni interessati maggiore del 90 per cento; le famiglie a rischio sono quasi 548.000 per frane e oltre 2,9 milioni per alluvioni. Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria;

              la legislazione italiana ha tardato ad intervenire in materia di rischio idrogeologico; fino al 1989 i fenomeni di origine naturale, quali frane e alluvioni non venivano considerati nella pianificazione territoriale e urbanistica. La legge n. 183 del 18 maggio 1989 è stata infatti la prima norma organica per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo;

              ultimamente, le forze politiche e i consorzi di bonifica si stanno rendendo conto che servono soluzioni importanti e immediate;

              il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 novembre 2021 ha aggiornato criteri, modalità ed entità delle risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico;

              inoltre, la messa in sicurezza e la valorizzazione delle aree a rischio idrogeologico rappresentano una delle aree principali di intervento dell'intero Pnrr, nella più generale ottica delle azioni per il contrasto al cambiamento climatico; interventi specifici per la messa in sicurezza del territorio sono previsti nella Missione 2 («Rivoluzione verde e transizione ecologica») nell'ambito della componente 4 («Tutela del territorio e della risorsa idrica»);

              la componente 4 dà seguito a quanto più volte richiesto nelle Raccomandazioni della Commissione europea all'Italia, di intervenire per concentrare gli investimenti sulla transizione verde e digitale e in particolare sulla gestione delle risorse idriche e su un'infrastruttura digitale rafforzata per garantire la fornitura di servizi essenziali; il Piano specifica che la sicurezza del territorio italiano, intesa come la mitigazione dei rischi idrogeologici, la salvaguardia delle aree verdi e della biodiversità, l'eliminazione dell'inquinamento delle acque e del terreno, e la disponibilità di risorse idriche sono aspetti fondamentali per assicurare la salute dei cittadini e, sotto il profilo economico, per attrarre investimenti. Sulla base di queste premesse la componente 4 pone in campo azioni per rendere il Paese più resiliente agli inevitabili cambiamenti climatici, proteggendo la natura e le biodiversità; occorrono opere per la difesa dalle inondazioni tramite misure attive mirate a ridurre le portate al colmo di piena, laminando le piene dei fiumi per mezzo di invasi e vasche di espansione disposti a monte delle zone da proteggere. Occorre un programma strutturale per la realizzazione di invasi e laghetti che trattengono l'acqua autunnale e invernale per rilasciarla successivamente nel periodo estivo per usi agricoli e industriali;

              occorre un programma specifico per il rinnovamento e la riqualificazione dei sistemi idrici e fognari esistenti e per la raccolta e il riutilizzo previo trattamento delle acque di dilavamento. Specialmente i centri storici italiani presentano infrastrutture fognarie vetuste e reti idriche con perdite consistenti;

              si tratta di misure di water saving e di efficientamento delle infrastrutture idriche che sono indispensabili, ma occorre affiancare tali strumenti anche con tecnologie ormai consolidate in altri Stati, come la desalinizzazione dell'acqua marina per usi potabili, industriali o agricoli, incentivandone la costruzione degli impianti e semplificando il relativo procedimento autorizzativo;

              con il 97 per cento dell'acqua disponibile sulla Terra di origine marina, «la desalinizzazione può giocare un ruolo di primo piano nella lotta alla siccità»: lo sostiene uno studio di Althesys e Acciona, dal titolo La desalinizzazione, una risposta alla crisi idrica, che fa il punto sulle reali opportunità che offre tale soluzione, come la brevità dei tempi di risposta ai fini dell'incremento delle riserve idriche potenziali e come la sostenibilità economica ed ambientale, specialmente se affiancata alla complementarità delle energie rinnovabili, in particolare del fotovoltaico considerando l'irraggiamento solare normalmente presente nelle zone aride; l'inasprimento dei fenomeni siccitosi e della desertificazione favoriscono lo sviluppo di tali tecnologie nei prossimi anni, anche grazie della riduzione dei costi di attivazione, ridotti nel 2020 a 1,5 dollari al metro cubo tra investimento, gestione ed energia elettrica necessaria);

              la desalinizzazione ha conosciuto nell'ultimo mezzo secolo una forte crescita in altri paesi, con un tasso medio di crescita dell'8 per cento annuo. Al 2020, la desalinizzazione risultava impiegata in 183 Paesi, con il 47,5 per cento della capacità totale installata nei Paesi del Medio Oriente. Globalmente sono operativi circa 16.000 impianti, per una capacità totale di oltre 78 milioni di metri cubi al giorno. In Europa, sono soprattutto i Paesi mediterranei quelli interessati alla desalinizzazione, che infatti ha conosciuto un notevole sviluppo soprattutto in Spagna, dove al 2021 risultavano installati circa 765 impianti tra cui anche installazioni di grande taglia al servizio di aree urbane importanti, come nel caso di Barcellona;

              l'acqua è il fattore fondamentale per la produttività dei terreni agricoli; in Italia, per motivi climatici e orografici, è irriguo l'85 per cento delle coltivazioni agricole e base imprescindibile di quell'agroalimentare «made in Italy» il cui valore produttivo 2021 di 575 miliardi di euro ha rappresentato il 25 per cento dell'intero Pil italiano;

              nell'arco temporale che va dal 2010 e fino al 2021 gli eventi meteorologici estremi (forti precipitazioni e alluvioni) sono cresciuti con un tasso medio annuo del 25 per cento, determinando scenari sempre più allarmanti: l'inverno appena trascorso è stato uno dei più caldi e secchi di sempre con un deficit di precipitazioni pari al 65 per cento in meno e la primavera è stata eccezionalmente calda, con giornate torride da estate anticipata con mancanza delle consuete piogge di maggio che sarebbero state estremamente utili per riequilibrare il deficit idrico dell'inverno, soprattutto al Centro-Nord;

              più di un quarto del territorio nazionale (28 per cento) è a rischio desertificazione a causa della gravissima siccità di quest'anno che rappresenta solo la punta dell'iceberg di un processo che mette a rischio la disponibilità idrica nelle campagne e nelle città;

              l'agricoltura, dipende profondamente dall'irrigazione: rischiamo di perdere il 50 per cento dei raccolti nella Pianura Padana, l'area agricola più importante del paese; dalla Lombardia alla Sicilia, passando per Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo, Puglia e Calabria, la siccità è diventata la calamità più rilevante per l'agricoltura italiana con danni stimati quest'anno pari a circa 3 miliardi di euro per effetto del calo dei raccolti, con diminuzioni dei raccolti che costringeranno gli allevatori a comprare fieno e mangimi a prezzi, aumentati in modo vertiginoso, che vedono rincari di oltre il 100 per cento per effetto delle speculazioni sulla guerra in Ucraina;

              la situazione è però difficile su tutto il territorio italiano dove le precipitazioni sono praticamente dimezzate e hanno portato a cambiare anche le scelte di coltivazione sul territorio che pone le aziende agricole di fronte alla scelta di quale produzione aiutare attraverso l'irrigazione laddove è possibile metterla in atto e quale invece abbandonare perdendo investimenti e raccolti;

              si stima un calo di produzione di 10.000 ettari delle semine di riso; sono in estrema difficoltà anche le coltivazioni di mais e soia, che hanno bisogno come il riso, del massimo fabbisogno irriguo perché sono nella fase del ciclo produttivo e quindi necessitano di tanta acqua per maturare; fabbisogno idrico minore per i cereali autunno-vernini (grano tenero e duro) che sono in fase di raccolta e che a causa delle scarse piogge primaverili hanno subito una flessione sia quantitativa che qualitativa;

              la siccità di questa estate, che sta colpendo in modo drammatico ogni regione del territorio nazionale con eventi di carattere emergenziale, sta causando perdite importanti alle colture strategiche e agli allevamenti, dal vino (- 9 per cento) al riso (10 per cento) e alla frutta (-27 per cento). Si tratta di una crisi climatica senza precedenti – la situazione attuale si è ripetuta 5 volte negli ultimi 20 anni –;

              a preoccupare è la riduzione delle rese di produzione delle coltivazioni in campo, come il grano che fa segnare quest'anno un calo del 20 per cento delle rese alla raccolta, ma in difficoltà ci sono anche girasole, mais, e altri cereali, ma anche quella dei foraggi per l'alimentazione degli animali e di ortaggi e frutta che hanno bisogno di acqua per crescere;

              negli allevamenti a causa delle alte temperature per lo stress le vacche stanno producendo il 10 per cento in meno del latte;

              l'assenza di precipitazioni colpisce i raccolti nazionali in una situazione in cui l'Italia è dipendente dall'estero in molte materie prime e produce appena il 36 per cento del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53 per cento del mais per l'alimentazione delle stalle, il 56 per cento del grano duro per la pasta e il 73 per cento dell'orzo. Una emergenza nazionale che riguarda coltivazioni ed allevamenti travolti da una catastrofe climatica che si prefigura addirittura peggiore di quella del 2003 che ha decimato le produzioni agricole nazionali;

              ad essere minacciata dalla siccità è anche, quindi, la competitività dell'agroalimentare made in Italy già colpita dai rincari dei costi energetici, scaturiti dal conflitto Russia-Ucraina, e di quelli delle materie prime; questi eventi, uniti all'emergenza climatica in atto, rischiano di generare danni irreversibili al sistema agroalimentare italiano;

              1 azienda agricola su 10 (11 per cento) tra siccità, aumenti delle materia prime e dei costi energetici, rischia di chiudere l'attività e un terzo del totale nazionale (30 per cento) si trova costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell'aumento dei costi di produzione;

              per mantenere vivo un comparto che è strategico per l'economia del Paese è necessario adottare immediatamente interventi di carattere di urgenza che possano mitigare gli effetti descritti, ma al contempo porre le basi per l'adozione di un progetto strutturale, sostenuto con le risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), per l'ammodernamento e l'efficientamento del sistema irriguo nazionale, che miri anche alla realizzazione di reti di piccoli invasi a basso impatto paesaggistico;

              secondo i dati dell'osservatorio Anbi sulle risorse idriche, il livello dei grandi laghi ai piedi delle Alpi risulta nettamente inferiore alla media di stagione, con l'eccezione del Garda, condizione che mette a rischio la disponibilità idrica dell'intero bacino del Po;

              desta, infatti, preoccupazione il basso livello dei fiumi che interessa tutte le regioni italiane, con il Po che scorre al 72 per cento in meno della portata (si registrano 790,3 metri cubi al secondo, mentre la media del periodo è 1.252 metri cubi al secondo), causando una risalita del cuneo salino nel territorio interno oltre i 30 chilometri, quota record, dalla foce, che potrebbe intaccare non solo le falde utilizzate per il consumo umano, ma soprattutto mette a rischio migliaia di ettari e la produttività delle aziende agricole che operano soprattutto nel delta del Po;

              l'accumulo di neve in montagna è inferiore di oltre l'80 per cento rispetto alla media degli anni precedenti e le risorgive della pianura Padana sono ai minimi storici; il totale della riserva idrica invasata nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sotto forma di manto nevoso è in continua diminuzione ed oggi risulta inferiore alla media del periodo 2006-2020 del 51 per cento;

              i grandi bacini del Nord sono ai livelli minimi: i laghi di Como (13,5 per cento di riempimento) e d'Iseo sono ormai vicini al record negativo, già più volte superato invece dal lago Maggiore oggi riempito al 20 per cento. L'anno scorso, già caratterizzato al Nord da una sempre più ricorrente siccità, i bacini settentrionali erano in questo periodo ancora oltre il 90 per cento del riempimento e la neve sui monti era abbondante ben oltre la media;

              in Piemonte la siccità estrema sta causando una crisi idrica che non ha precedenti, addirittura più grave di quella del 2003; ad eccezione della Stura di Lanzo, decrescono tutti fiumi ed il Tanaro è al 30 per cento della portata di 12 mesi fa;

              in Lombardia, le portate del fiume Adda, nel cui bacino idrografico le precipitazioni sono state finora di 270 millimetri contro una media di mm. 460, sono inferiori del 67 per cento al consueto così come sono -54 per cento sul Brembo, -63 per cento sul Serio, -64 per cento sull'Oglio; scioltasi in anticipo tutta la neve in montagna, la riserva idrica regionale è il 60 per cento della media;

              in Veneto, il fiume Adige ha un'altezza idrometrica, inferiore di 2 metri e mezzo rispetto all'anno passato e di circa 20 centimetri rispetto all'«annus horribilis» del 2017; anche la Livenza è a -2 metri rispetto al livello 2021;

              in Friuli, i serbatoi nei bacini della Livenza e del Tagliamento mantengono valori prossimi o inferiori ai minimi storici del periodo;

              in Toscana, il livello nel bacino di Massaciuccoli cala di 4 millimetri al giorno ed è a soli 2 centimetri dal minimo storico (-13,1), mentre al confine tra Umbria e Toscana, il lago di Chiusi ha una quota idrometrica inferiore a quella (m. 248,5 s.l.m.), per cui è prevista la sospensione dei prelievi. Continuano a ridursi le portate dei fiumi Arno (ad Empoli mc/s 7,38) e Serchio, mentre nell'Ombrone scorrono appena malapena 640 litri d'acqua al secondo. Desta infine grande preoccupazione, la scarsità d'acqua nella falda costiera livornese, oggi al di sotto dei minimi storici;

              nelle Marche, dove il deficit pluviometrico a maggio ha raggiunto il 40 per cento, i fiumi registrano cali, che li portano a valori simili, se non inferiori (Esino e Sentino, ad esempio) a quelli dell'anno scorso. Le dighe trattengono 47 milioni di metri cubi, volume sicuramente superiore al 2021, ma inferiore al triennio precedente;

              è fondamentale per l'agricoltura italiana incrementare la capacità di stoccaggio delle acque tramite un aumento della capacità di invaso da mettere a servizio del territorio e del suo sistema produttivo con interventi strutturali, in grado di fornire risposte di lungo periodo per uscire dalla logica emergenziale e aumentare la resilienza del territorio in seguito ai cambiamenti climatici ed alle ricorrenti siccità;

              il ricorso all'irrigazione di soccorso indispensabile per salvare le coltivazioni dall'emergenza siccità comporta un ulteriore aumento dei costi per le aziende agricole già strozzate da mesi dai rincari energetici e delle speculazioni su materie prima e mezzi tecnici. La possibilità di acquistare un quantitativo aggiuntivo di gasolio agricolo ad aliquota agevolata rappresenta in questa fase un elemento concreto ed immediato di sostegno al settore agricolo;

              al fine di affrontare la situazione di grave emergenza idrica del Bacino Padano in conseguenza delle scarse precipitazioni invernali e primaverili, della forte riduzione degli accumuli di riserva idrica nei fiumi e nei laghi e della riduzione della portata delle falde, sarebbe necessario istituire un Tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri al quale partecipino oltre ai rappresentanti dei Ministeri interessati anche gli enti regolatori laghi prealpini, l'Anbi, le Associazioni agricole maggiormente rappresentative, i rappresentanti dei gestori degli invasi idroelettrici alpini per gestire e adottare tutte le misure necessarie per l'emergenza in atto;

              nel contesto di una diminuzione generalizzata delle risorse idriche disponibili, di una crescente desertificazione, di una competizione nella pluralità degli usi e, di contro, per contribuire ad aumentare l'autosufficienza alimentare dell'Italia, conciliando la necessità di acqua per l'irrigazione delle coltivazioni con la forte carenza di risorse idriche è fondamentale effettuare una programmazione generale delle opere necessarie per effettuare un accumulo idrico durante i periodi di eventi meteorologici estremi (forti precipitazioni e alluvioni) per contrastare la siccità, stante i cambiamenti climatici in atto;

              la disponibilità d'acqua è fondamentale per ridurre l'abbandono delle attività agricole e lo spopolamento delle aree interne marginali di collina e bassa montagna, aumentando la loro capacità di resilienza climatica e riducendone il divario socioeconomico di questi territori «più difficili»;

              i droni e i satelliti, declinati al servizio di una «resilienza» idrica territoriale ormai improcrastinabile, possono essere di grande aiuto al risparmio della risorsa idrica nei sistemi irrigui. L'acqua irrigua, gestita con maggiore efficienza e multifunzionalità, assicura la fornitura di preziosi servizi ecosistemici per la collettività quali un microclima gradevole, la fertilità del suolo, il mantenimento di aree umide, la caratterizzazione di un paesaggio apprezzato in tutto il mondo e, in definitiva, il presidio del territorio;

              trattenere l'acqua piovana autunno-invernale sul territorio, che troppo velocemente viene scaricata in mare, per poi rilasciarla in un secondo momento, serve a mantenere i fiumi a livelli tali da impedire che il cuneo salino del mare risalga il corso dei fiumi in secca, con conseguente sterilità dei suoli e sottrazione alla produttività agricola;

              è fondamentale realizzare invasi o laghetti, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, che servono come aree di raccolta delle acque piovane e di quelle che scendono dalle montagne affinché possa essere distribuita in modo razionale ai cittadini, all'industria e all'agricoltura, con una ricaduta importante sull'ambiente, sulla biodiversità e sull'occupazione coniugando sostenibilità ecologica, sociale ed economica;

              tra l'altro, oggi la copertura nevosa, che scendendo a valle si stoccava autonomamente, a causa del combinato disposto della diminuzione delle precipitazioni nevose nel periodo invernale e delle temperature sopra i livelli medi stagionali nel periodo primaverile, sciogliendosi anticipatamente – quest'anno la neve sulle montagne si è già sciolta, con un mese e mezzo di anticipo rispetto alla norma – non è più in grado di dare quell'apporto fondamentale che serve per utilizzarle nei momenti di bisogno;

              sempre nell'ottica di aumentare la capacità di riserva idrica del Paese sarebbe utile ripristinare le capacità di invaso dei bacini attualmente in esercizio, spesso compromesse da sedimenti o problemi statici, completare le numerose opere incompiute e rendere funzionanti i bacini realizzati e attualmente non in esercizio;

              i bacini irrigui potrebbero rappresentare una riserva idrica utile per scongiurare i danni derivanti dai fenomeni siccitosi sempre più frequenti, consentendo di mettere in sicurezza la fornitura di acqua utile al comparto agroalimentare nei periodi di maggiore fabbisogno e consentendo produzione di energia elettrica;

              ai fabbisogni idrici si aggiungono i fabbisogni di energia pulita; in particolare, quella idroelettrica derivante da invaso è sempre stata considerata la migliore delle energie alternative, in quanto disponibile quando serve e non ad intermittenza come la eolica o la fotovoltaica;

              attraverso l'uso di tecnologie avanzate e connesse – gestibili anche da smartphone – si possono rendere i processi irrigui più efficienti, migliorando la resa delle colture, la loro qualità produttiva, la sostenibilità e l'impatto ambientale, ottenendo maggiori benefici con un minor impiego di risorse; i sistemi di irrigazione e Agricoltura 4.0 possono supportare gli agricoltori per facilitare il controllo e il monitoraggio degli impianti di irrigazione, migliorando l'efficienza e la precisione degli interventi. Grazie all'irrigazione automatica e ai sensori, ogni agricoltore può gestire con la massima precisione il fabbisogno idrico e nutritivo delle colture anche da remoto,

impegna il Governo:

1) a sostenere nell'ambito dell'Unione europea una risposta globale e unitaria alla minaccia dei cambiamenti climatici, da parte di tutti i Paesi della terra, promuovendo un monitoraggio a livello mondiale sull'attuazione degli impegni presi e sui progressi compiuti, sia da parte degli Stati sottoscrittori dell'accordo di Parigi sia a livello globale, allo scopo di mettere in luce i progressi compiuti e gli Stati inadempienti;

2) a sostenere una reale e duratura transizione energetica per ridurre le emissioni di anidride carbonica e contrastare il più possibile i cambiamenti climatici, attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica, l'utilizzo e l'incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, lo sviluppo del trasporto pubblico green e delle forme di incentivazione al suo utilizzo, l'incremento delle buone pratiche colturali per l'abbattimento della CO2, al fine del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e il progressivo superamento della dipendenza dai combustibili fossili, come previsto dai programmi europei, arrivando ad un cambio di direzione in tutti i settori dell'economia tale da consentire in tempi certi e congrui, nel rispetto delle indicazioni scientifiche e degli accordi internazionali, senza penalizzare i vari settori, e in coerenza con i piani nazionali adottati dai singoli Governi, ricordando come, al pari se non più importante dell'obiettivo dell'emissione zero della CO2, debba essere considerato prioritariamente per l'istituzione europea l'obiettivo del raggiungimento di un continente a povertà e disoccupazione zero attraverso una concreta politica del lavoro;

3) a promuovere presso l'Unione europea investimenti mirati allo sviluppo sostenibile anche economicamente per gli Stati membri, che individui le opportunità economiche in termini di nuova occupazione e competitività, sostenendo anche finanziariamente le aziende ai fini di una transizione green e garantendo alle imprese europee tempi realistici e sostenibili, programmi elastici con obiettivi stabili a lungo termine e obiettivi intermedi non vincolanti, nonché soglie minime che consentono di escludere da vincoli le aziende più piccole che contribuiscono in misura non significativa in termini di emissioni climalteranti;

4) ad adottare tutte le iniziative possibili per garantire una maggiore resilienza dei territori agli effetti dei cambiamenti climatici, e per prevedere finanziamenti per gli Stati membri per contrastare il dissesto idrogeologico, attribuendo alle regioni risorse e competenze, oltre a prevedere semplificazioni normative, per l'attuazione di interventi strutturali di prevenzione e di difesa del territorio dai fenomeni alluvionali e per la sistematica pulizia dei fiumi e dei torrenti, e per prevedere altresì investimenti per il rinnovamento e la riqualificazione dei sistemi fognari esistenti e per la raccolta e il riutilizzo delle acque di dilavamento, con particolare riferimento alle infrastrutture vetuste dei centri storici;

5) allo scopo di contrastare lo spopolamento delle valli e quindi l'abbandono di territori fragili quali quelli montani e garantire le esigenze economiche, sociali e culturali della popolazione locale, quale strumento essenziale di tutela e protezione del territorio, ad adottare le opportune iniziative normative per la conservazione degli habitat naturali e per colmare il divario digitale esistente tra i territori economicamente più sviluppati e la montagna, anche promuovendo la predisposizione di un serio programma di aiuti europei espressamente dedicato;

6) ad avviare il progetto di fattibilità tecnica ed economica comprensivo delle indagini geologiche e delle opere da eseguire per la regimazione del fiume Po attraverso la realizzazione di dighe, con relative turbine per la produzione di energia elettrica e dei relativi invasi;

7) a mettere in atto una strategia, alla luce delle opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, anche attraverso l'individuazione di risorse straordinarie, per favorire l'ammodernamento, il recupero e la messa in sicurezza delle reti idriche già esistenti, puntando a stimolare anche gli investimenti nella realizzazione, su tutto il territorio nazionale, di reti di piccoli invasi ovvero bacini idrici medio-piccoli, da realizzare anche da parte di privati cittadini su terreno di proprietà, per la raccolta della risorsa pluviometrica a basso impatto ambientale e paesaggistico, preferendo materiali naturali del posto;

8) a favorire, onde evitare di dover costantemente rincorrere l'emergenza, interventi infrastrutturali di medio-lungo periodo volti ad aumentare la capacità di accumulo idrico, anche durante gli eventi meteorologici estremi (forti precipitazioni e alluvioni), attraverso invasi e vasche di espansione e la successiva ottimizzazione nella gestione, anche emergenziale, dando precedenza al settore agricolo per garantire la disponibilità di cibo, in un momento in cui, anche a causa degli effetti della guerra in Ucraina, l'Italia ha bisogno di tutto il suo potenziale produttivo nazionale nonché a promuovere azioni programmatorie per coordinare al meglio l'utilizzo della risorsa in condizioni di scarsità idrica;

9) ad adottare iniziative per prevedere uno stanziamento di risorse finanziarie adeguate per indennizzare le imprese agricole per i danni subiti, per ogni settore produttivo, a causa della siccità – danni che si vanno ad aggiungere a quelli derivanti dall'aumento delle materie prime e dei costi energetici – al fine di garantire l'immediata ripresa produttiva del comparto agricolo e agroalimentare nazionale;

10) ad istituire un Tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con le seguenti finalità:

          a) gestire l'emergenza in atto, anche con finalità di mappatura della situazione;

          b) valutare l'adozione dello stato di emergenza per siccità del Bacino padano;

          c) valutare l'adozione di specifiche deroghe sulla gestione del deflusso minimo vitale e del deflusso ecologico, sulla standardizzazione degli strumenti straordinari adottati dalle regioni in ambito di deflusso minimo vitale, di Pac e di Psr, e specifiche deroghe sulle concessioni di derivazione d'acqua pubblica finalizzate a consentire aumenti della portata nei corsi d'acqua pubblica e di derivare transitoriamente portate fino alla massima capacità dei corpi idrici derivati;

          d) adottare protocolli straordinari di rilascio delle portate invasate nei bacini idroelettrici così da attenuare l'assenza di accumulo nevoso;

          e) valutare strumenti di attenuazione dei potenziali danni per le imprese agricole e zootecniche;

          f) prevedere l'adozione di ogni necessario provvedimento necessario a prevenire le criticità ed attenuare gli effetti dell'attuale grave stato di siccità;

11) ad adottare le iniziative di competenza per attuare soluzioni strutturali quali l'ampliamento della superficie attrezzata con impianti irrigui collettivi come quelli progettati, realizzati e gestiti dai Consorzi di bonifica (attualmente 3,5 milioni di ettari) muniti dei sistemi più innovativi di digitalizzazione, monitoraggio e gestione automatizzata e telecontrollata delle reti di adduzione e distribuzione e avanzati servizi climatici a sostegno del processo decisionale irriguo per un uso razionale ed efficiente della risorsa idrica;

12) ad adottare iniziative per prevedere l'aumento della capacità d'invaso (ferma solo all'11 per cento delle acque meteoriche trattenute), migliorandone l'efficienza di utilizzo e riducendone ogni spreco, anche quello determinato dalla vetustà delle infrastrutture esistenti (62 anni di età media);

13) ad adottare le opportune iniziative per incentivare la realizzazione di desalinizzatori dell'acqua marina per usi potabili, industriali o agricoli, incentivandone la costruzione degli impianti e semplificando il relativo procedimento autorizzativo;

14) ad adottare iniziative per prevedere strumenti per combinare l'agricoltura di precisione con il cosiddetto Internet agricolo che portino ad una Agricoltura 4.0, con l'uso coordinato e interconnesso di varie tecnologie volte ad effettuare un'analisi incrociata dei fattori ambientali, climatici e culturali che consente di determinare i fabbisogni irrigui e nutrizionali delle colture, prevenire le malattie e identificare le erbe infestanti prima che si diffondano.
(1-00685) «Molinari, Viviani, Lucchini, Andreuzza, Badole, Basini, Bazzaro, Bellachioma, Belotti, Benvenuto, Bianchi, Billi, Binelli, Bisa, Bitonci, Boldi, Boniardi, Bordonali, Claudio Borghi, Bubisutti, Caffaratto, Cantalamessa, Caparvi, Carrara, Castiello, Vanessa Cattoi, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cestari, Coin, Colla, Colmellere, Comaroli, Comencini, Covolo, Andrea Crippa, Dara, De Angelis, De Martini, D'Eramo, Di Muro, Di San Martino Lorenzato Di Ivrea, Donina, Durigon, Fantuz, Ferrari, Fiorini, Fogliani, Lorenzo Fontana, Formentini, Foscolo, Frassini, Furgiuele, Galli, Gastaldi, Gerardi, Germanà, Giaccone, Giacometti, Giglio Vigna, Gobbato, Golinelli, Grimoldi, Gusmeroli, Iezzi, Invernizzi, Lazzarini, Legnaioli, Liuni, Lolini, Eva Lorenzoni, Loss, Lucentini, Maccanti, Maggioni, Manzato, Marchetti, Mariani, Maturi, Micheli, Minardo, Morrone, Moschioni, Murelli, Alessandro Pagano, Panizzut, Paolin, Paolini, Parolo, Patassini, Patelli, Paternoster, Pettazzi, Piastra, Picchi, Piccolo, Potenti, Pretto, Racchella, Raffaelli, Ravetto, Ribolla, Rixi, Romanò, Saltamartini, Scoma, Snider, Stefani, Sutto, Tarantino, Tateo, Tiramani, Toccalini, Tomasi, Tombolato, Tonelli, Turri, Valbusa, Vallotto, Raffaele Volpi, Zanella, Zennaro, Ziello, Zoffili, Zordan».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:


      Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere – premesso che:

          in data 20 aprile 2022 il Corriere della sera pubblica un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini, in cui si evidenziano le note zone d'ombra che caratterizzano la missione Russa in Italia durante il Covid-19, dando conto di documenti depositati al Copasir e di circostanze e dettagli tutt'altro che di pubblico dominio;

          in data 21 maggio 2022 la stessa autrice pubblica sul medesimo quotidiano un vero e proprio elenco di persone che definisce la «lista nera di Putin», fra cui rientrerebbero – oltre a personalità di rilievo, come i vertici dell'amministrazione statunitense – anche 963 cittadini degli Stati Uniti d'America, e che sarebbe stato stilato direttamente dal ministero degli esteri russo;

          in data 3 e 4 giugno 2022, Sarzanini, con le medesime modalità, fa riferimento a specifici contenuti delle mail trasmesse dai russi in vista della missione russa in Italia durante il Covid-19, affermando che «sono moltissime le notizie, anche riservate, che la Russia potrebbe adesso decidere di utilizzare»;

          in data 5 giugno 2022, il Corriere della sera pubblica un articolo intitolato «Il dossier - Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d'Italia», cofirmato da Fiorenza Sarzanini, in cui si muove dal «materiale raccolto dai servizi» per ricostruire una presunta rete di «controinformazione» deputata a condizionare l'opinione pubblica, dando conto di una «rete filo-Putin ... ben radicata in Italia, che allarma gli apparati di sicurezza» del nostro Paese;

          in data 9 giugno 2022, Fiorenza Sarzanini, ospite della trasmissione Otto e mezzo, su La7, afferma che il Copasir ha avviato una indagine sulla disinformazione e sulla propaganda relativa alla crisi russo-ucraina che ha coinvolto i vertici dei servizi segreti italiani e che ha visto questi ultimi trasmettere una relazione proprio al Copasir, da cui lei sarebbe partita per definire la cosiddetta lista dei filo-putiniani pubblicata il precedente 5 giugno;

          i servizi di intelligence pongono in essere attività informative estremamente delicate e, spesso, pericolose, che vedono nel principio di segretezza la massima garanzia tanto per l'incolumità degli agenti interessati, quanto per l'efficacia della propria azione: entrambi aspetti suscettibili di essere pregiudicati laddove si instaurino canali di informazione paralleli, imprecisati e indefiniti;

          appare evidente la capacità di Sarzanini di accedere a informazioni e documenti riservati, come avvenuto, appunto, in occasione della relazione trasmessa dai servizi segreti di cui sopra, ma, come si ricava anche dagli articoli da lei pubblicati, che spesso riportano circostanze e dinamiche che vedono un coinvolgimento diretto degli apparati di sicurezza del nostro Paese;

          non è chiaro, invece, se vi sia un qualche coinvolgimento diretto della giornalista in attività o iniziative governative che prevedano la partecipazione o la collaborazione diretta dei servizi segreti e che ben potrebbero aver favorito l'instaurazione dei predetti canali –:

          se, per quanto di competenza, sia a conoscenza di eventuali contratti, collaborazione o rapporti, comunque denominati, a titolo oneroso o gratuito, della giornalista Fiorenza Sarzanini con le agenzie di intelligence, ovvero con comitati, tavoli o commissioni ministeriali, gruppi di lavoro o di studio che includano esponenti delle agenzie di intelligence o ne prevedano comunque il diretto coinvolgimento, negli ultimi 10 anni, e, in caso affermativo, quali siano state le forme di collaborazione comunque denominate, ed a che titolo siano state eventualmente svolte.
(2-01558) «Nobili».

Interrogazioni a risposta scritta:


      GIOVANNI RUSSO, DEIDDA e GALANTINO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della difesa, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          continua lo shopping di aziende straniere in Italia che vengono a comprare i nostri migliori gioielli: il gruppo cinese Duofu Group ha recentemente acquistato l'azienda italiana Famà Helicopters, società a conduzione familiare fondata nel 2009, con base a Castelvetro di Modena, nota nel settore per la produzione di elicotteri leggeri, come il bimotore Kiss 209M;

          secondo quanto riportato da recenti notizie stampa, l'accordo prevede l'acquisto di un ampio ventaglio di importanti asset dell'azienda italiana, dagli stabilimenti di produzione ai centri vendita e di ricerca e sviluppo fino ai diritti di proprietà intellettuale;

          Duofu Group, nata nel 2003 e con sede a Pechino e Hangzhou, nel 2019 ha registrato ricavi per 175,3 miliardi di yuan (25 miliardi di euro circa), posizionandosi al 25esimo posto tra le prime 500 aziende private cinesi e, secondo il Global Times, giornale ufficiale del Partito comunista cinese, punterebbe a investire 5 miliardi di yuan (717 milioni di euro) per «formare gradualmente una completa catena industriale nell'aviazione che include ricerca e sviluppo, vendite e operazioni per formare blocchi industriali che includono l'addestramento aereo, l'industria assicurativa, il leasing di aeroplani», lavorando ai più avanzati motori a turboalbero, elicotteri elettrici, elicotteri bimotore da quattro e cinque posti, velivoli e VTOL, droni e altri prodotti basati sulla linea di prodotti originale;

          come dichiarato dal presidente della divisione Duofu Aviation, Liao Yunwu, infatti, l'acquisto di Famà Helicopter servirà a ridurre «il divario tra l'industria dell'aviazione generale cinese e le capacità avanzate degli sviluppatori all'estero» e faciliterà «lo sviluppo economico ed il dialogo internazionale»;

          secondo i dati del Centro di ricerca cinese per lo sviluppo dell'industria dell'aviazione, entro il 2027 la Cina avrà una flotta di più di 3500 elicotteri civili con un mercato del valore di 14.4 miliardi di dollari;

          se in altre simili circostanze il Governo era intervenuto ricorrendo al golden power per fermare investimenti di aziende cinesi in settori italiani ad alto tasso tecnologico e in prodotti con una potenziale applicazione dual-use, come nel caso di Alpi Aviation, l'azienda friulana produttrice di droni finita nel mirino della cinese Mars Information Technology Co. di Hong Kong, o bloccando l'operazione che avrebbe permesso alla cinese Efort Intelligence Equipment di aumentare dal 40 al 49 per cento la sua partecipazione in Robox, azienda di Novara specializzata nella robotica, al momento non si sarebbe esposto sulla vicenda –:

          di quali informazioni disponga il Governo in merito ai fatti di cui in premessa e per quali motivazioni il Governo non abbia fatto valere la golden power per bloccare l'acquisizione dell'azienda italiana Famà Helicopters da parte del colosso cinese Duofu International Holding, tramite la Duofu Aviation, al fine di fermare il passaggio di proprietà di un'azienda strategica e di interesse nazionale.
(4-12539)


      LOMBARDO e DEL SESTO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:

          il decreto-legge n. 77 del 2021 prende che il 40 per cento delle risorse con destinazione territoriale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del fondo complementare (Pnc) sia destinato alle regioni del Mezzogiorno; com'è noto, ogni misura viene attribuita alla responsabilità di un ente titolare, di solito un Ministero o un dipartimento della Presidenza del consiglio: non basta che il Governo raggiunga complessivamente il risultato, ma ciascuna organizzazione guidata da un figura politica ha la responsabilità di investire al Sud i fondi associati agli investimenti di cui è titolare;

          dalla prima relazione istruttoria sul rispetto del vincolo di destinazione al Mezzogiorno redatta dal dipartimento per la coesione territoriale emerge che solo 13 su 22 organizzazioni titolari di risorse del Pnrr raggiungono detta quota: tra i Ministeri più distanti dall'obiettivo che non arrivano alla quota del 40 per cento vi sono i Ministeri del lavoro e delle politiche sociali e quello della cultura;

          al Ministero del lavoro e delle politiche sociali sono attribuiti 7,25 miliardi di euro che corrispondono al 3,4 per cento dei fondi complessivi. Ad oggi non risulta che il Ministero rispetterà la quota del 40 per cento risultano avviate parzialmente le misure relative alle politiche per l'occupazione e, fra queste, la più importante è la riforma delle politiche attive del lavoro cui sono destinati 4,4 miliardi di euro; oggi il 44 per cento delle risorse attivate è stato destinato al Mezzogiorno, ma si stima che per quelle che saranno attivate in seguito questa quota sarà più bassa, pur rispettando l'obiettivo (40,1 per cento);

          per il potenziamento dei centri per l'impiego si stima di destinare il 45,2 per cento delle risorse alle regioni del Sud: dei 600 milioni di euro complessivi, 400 riguardano progetti già in essere previsti nella legge di bilancio 2019 poi inclusi nel Pnrr, mentre per il sistema duale, ovvero la formazione in contesti lavorati affiancata a quella in aula, la misura è molto distante dall'obiettivo; quanto alle misure relative alle infrastrutture sociali 3 su 4 risultano già attivate per un totale di 1,45 miliardi e di queste nessuna rispetta la quota del 40 per cento, posizionandosi tra il 34,2 e il 25,6 per cento; l'unica misura a non essere stata ancora avviata riguarda i piani urbani integrati che, viste le garanzie fornite dal ministero si considera prudenzialmente che almeno il 40 per cento lei 200 milioni attribuiti alla misura, andranno al Mezzogiorno;

          al Ministero della cultura sono attribuiti 5,73 miliardi di euro che rappresentano il 2,6 per cento del totale; delle 10 missioni su cui sta lavorando il Ministero, 3 dovrebbero superare la quota del 40 per cento, 5 raggiungerla e 2 mancarla. Fra le 3 dovrebbero superare l'obiettivo proprio per compensare le cifre minori destinate al Mezzogiorno da altre misure, solo per una (Programmi per valorizzare l'identità di parchi e giardini storici) esistono forti garanzie che la quota indicata sarà poi quella effettiva, in quanto parte della misura è stata attivata e per la rimanente sono già individuati i parchi a cui saranno destinate le risorse; allo sviluppo dell'industria cinematografica sono destinati 268 milioni (restando sotto il 40 per cento già interamente territorializzati su Roma. Il piano di investimenti strategici sui siti del patrimonio culturale, edifici e aree naturali, invece arriva vicino all'obiettivo, senza raggiungerlo (38,1 per cento). Quanto alle misure che raggiungono esattamente la quota del 40 per cento da tenere presente che solo una di queste è già attiva, mentre per le rimanenti si tratta di una stima basata sulle informazioni fornite dal ministero stesso –:

          quali chiarimenti intenda fornire sui fatti esposti in premessa e se intenda promuovere iniziative affinché i suddetti Ministeri rispettino nella misura del 40 per cento il vincolo di destinazione delle risorse del Pnrr da investire nelle regioni del Mezzogiorno.
(4-12541)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta scritta:


      UNGARO e MIGLIORE. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          la chiusura del Consolato d'Italia a Kabul, avvenuto nell'agosto del 2021, ha costretto i numerosi studenti e studentesse afgane che intendono perfezionare i loro studi nel nostro Paese a rivolgersi ad altri consolati presenti nell'area asiatica, in particolare nei due Paesi confinanti, Iran e Pakistan;

          le limitazioni imposte in particolare alle studentesse dal Governo talebano sta inducendo un numero sempre maggiore di studenti ad avanzare le richieste di ammissione presso numerosi atenei italiani. La qualità e i titoli di studio dei giovani afgani, taluni anche già con pubblicazioni, stanno inducendo molti atenei a valutare positivamente le richieste e dunque a deliberare la pre-ammissione ai corsi di laurea triennale o magistrale;

          l'ammissione definitiva, con o senza il diritto alla borsa di studio, deve essere preceduta ovviamente dal rilascio di un visto dalla competente autorità italiana, nella fattispecie il consolato di Teheran o quello di Islamabad, anche se risulta vi sono richieste avanzate presso altri consolati;

          la particolare situazione e l'imminenza dell'avvio del prossimo anno accademico 2022-2023 dovrebbero indurre gli uffici preposti al rilascio dei visti a favorire il rilascio di un numero aggiuntivo di visti come logica conseguenza della situazione di crisi venutasi a creare nel Paese in questione;

          l'incertezza sui tempi di rilascio dei visti, la mancanza assoluta di riscontri e chiarimenti da parte degli uffici consolari interessati, la fissazione di appuntamenti presso le sedi consolari ben oltre le date programmate per l'ammissione agli atenei e lo stato di confusione e di incertezza presso le università che devono ricevere gli studenti, starebbero alimentando il mercato illecito di sedicenti agenzie locali che, dietro compensi che possono arrivare a 7.500 dollari, millantano un ruolo di facilitatore per l'ammissione nelle università italiane, l'ottenimento del visto e il rilascio di fideiussioni –:

          quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato affinché si ponga fine a questo stato di incertezza fornendo un indirizzo alla competente direzione della Farnesina tenendo conto non solo della straordinarietà della contingenza in Afghanistan, ma anche dell'opportunità che il nostro sistema universitario può offrire a studenti qualificati che hanno scelto il nostro Paese per continuare i loro studi.
(4-12538)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      FERRI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          ai fini dell'imposta Municipale Propria (Imu), l'articolo 1, comma 741, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 come modificato dall'articolo 5-decies del decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146, per abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente;

          nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale o in comuni diversi, le agevolazioni per l'abitazione principale e per le relative pertinenze in relazione al nucleo familiare si applicano per un solo immobile, scelto dai componenti del nucleo familiare;

          l'intervento normativo si è reso necessario in virtù della previgente disposizione, ai sensi della quale soltanto chi risiedeva nello stesso comune, seppur in luoghi diversi, aveva la possibilità di scegliere l'immobile da adibire ad abitazione principale sul quale, quindi, non pagare l'Imu, restando, al contrario, escluse le fattispecie in cui i due coniugi avevano residenze in comuni diversi;

          anche la Corte di cassazione (ex multis, ord. del 24 settembre 2020 n. 20130, sent. 1 febbraio 2021, n. 2194) aveva confermato l'interpretazione sopra esposta, non ritenendo integrate le condizioni, cumulative e non alternative, dell'immobile indicato quale dimora del contribuente e del proprio nucleo familiare e la residenza anagrafica nello stesso comune in cui è situata l'abitazione medesima, a fini dell'esenzione del pagamento dell'Imu;

          la norma, pertanto, risolve il problema circa l'equiparazione tra soggetti residenti nello stesso comune e soggetti residenti in comuni diversi lasciando, invece, aperto il tema della modalità e dei termini di individuazione di un immobile come abitazione principale rendendo, di conseguenza, difficile il controllo che gli Uffici tributari sono tenuti a fare;

          i risvolti della mancata individuazione non sono di poco conto, rappresentando un problema per gli enti locali, i cui uffici saranno legittimati ad emettere un avviso di accertamento per omesso pagamento, eventualmente soggetto ad annullamento se dovesse intervenire l'indicazione – postuma ma, allo stato, legittima – dell'abitazione principale;

          potrebbe, altresì, verificarsi l'ipotesi, opposta a quella sopra esposta, in cui i coniugi individuino in entrambi i comuni un immobile come prima casa, determinando, di fatto, l'evasione dell'imposta, almeno fino a quando tra i due enti non intervenga uno scambio di informazioni, con conseguente aggravio del procedimento amministrativo, in violazione dei principi ispiratori dell'azione amministrativa, quali l'economicità, l'efficacia e l'efficienza intesi come corollari del buon andamento dell'amministrazione –:

          quali iniziative di competenza, di natura legislativa, regolamentare o amministrativa, il Ministro interrogato intenda adottare per integrare la disciplina in oggetto e risolvere, quindi, le connesse criticità applicative che rischiano di pregiudicare il principio del buon andamento dell'azione amministrativa quale principio generale dell'ordinamento.
(5-08376)


      FERRI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          la tassa sui rifiuti (Tari) è il tributo destinato a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi;

          ai sensi dell'articolo 1, comma 641, primo periodo, della legge n. 147 del 2013, il presupposto della Tari è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani, al cui riguardo la Corte di cassazione ha, in più occasioni, evidenziato come ciò che rileva ai fini del sorgere dell'obbligo tributario è la potenzialità del locale o dell'area a produrre rifiuti, precisando che la semplice mancata utilizzazione, di fatto, dei locali o delle aree, che dipenda da una decisione soggettiva dell'occupante, non è sufficiente per escludere la debenza della Tari e che occorre, invece, a tal fine, che il contribuente provi l'inidoneità del locale o dell'area a produrre i rifiuti in ragione delle sue oggettive condizioni d'inutilizzabilità;

          ai sensi dell'articolo 1, comma 683, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, il consiglio comunale deve approvare, entro il termine fissato da norme statali per l'approvazione del bilancio di previsione, le tariffe della Tari in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, redatto dal soggetto che svolge il servizio stesso ed approvato dal consiglio comunale o da altra autorità competente a norma delle leggi vigenti in materia;

          il sistema di determinazione delle tariffe del servizio rifiuti, da oltre un ventennio, era governato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 1999, cosiddetto «metodo normalizzato», che definiva le componenti dei costi e determina le tariffe di riferimento;

          dal 2019 il metodo normalizzato è stato parzialmente modificato dalla delibera Arera n. 443 del 2019, che ha previsto una metodologia (Mtr) per il calcolo dei «costi efficienti», basata tra l'altro, su un nuovo «perimetro» del servizio, ovvero delle componenti di costo che possono essere incluse nel Piano economico finanziario del gestore (Pef), che costituisce la base di calcolo della Tari;

          i recenti interventi normativi che hanno cambiato il sistema di approvazione delle tariffe Tari attraverso l'introduzione del nuovo metodo Mtr – Arera, nonché la nuova procedura di approvazione del Piano economico finanziario (Pef), atto prodromico all'approvazione delle tariffe, hanno reso pressoché impossibile rispettare il termine di cui alla legge n. 147 del 2013;

          considerando gli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi due anni, inoltre, l'articolo 107, comma 5, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, ha previsto che, solo per l'anno 2020, i comuni possono approvare le tariffe della (Tari) anche per l'anno 2020, provvedendo entro il 31 dicembre 2020 alla determinazione ed approvazione del piano economico finanziario del servizio rifiuti (Pef) per il 2020 e che l'eventuale conguaglio tra i costi risultanti dal Pef per il 2020 ed i costi determinati per l'anno 2019 può essere ripartito in tre anni, a decorrere dal 2021 –:

          le frequenti deroghe alla disciplina generale per cui il termine ultimo di approvazione della Tari, deve coincidere con quello di approvazione del bilancio dimostrano come, nei fatti, sia difficile, se non addirittura impossibile, per i comuni rispettare tale termine, soprattutto in virtù del complesso procedimento ai fini dell'approvazione del Pef e di determinazione delle tariffe Tari –:

          quali iniziative, anche normative, il Ministro interrogato intenda adottare per consentire ai comuni il rispetto di una tempistica ragionevole, sganciata dal termine di approvazione del bilancio ed evitare, così, il ricorrere della continua deroga alla regola generale, nei fatti non più rispettabile.
(5-08377)

Interrogazione a risposta scritta:


      COLLETTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          la società ITsArt S.p.a. è partecipata da Cassa depositi e prestiti che ne detiene il 51 per cento e da Chili che detiene il 49 per cento;

          Cassa depositi e prestiti è una società a partecipazione pubblica, il Ministero dell'economia e delle finanze detiene 82,77 per cento dell'azionariato;

          dunque ITsArt S.p.a. è una società a controllo pubblico indiretto ai sensi dell'articolo 2359, comma 2, del codice civile;

          le società a controllo pubblico indiretto, in applicazione del decreto legislativo n. 33 del 2013 articolo 2-bis, comma 2, lettera b) sono tenute ad applicare le norme contenute nel decreto legislativo indicato in tema di trasparenza;

          il sito internet https://www.itsart.tv/it/, unico che fa capo alla società ITsArt S.p.a., non evidenzia la sezione «trasparenza» e di conseguenza – ad oggi – non risultano pubblicati i documenti contenenti atti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi della normativa vigente, come ad esempio i compensi del presidente, dei direttori, dei dirigenti nonché dei contratti di appalto, consulenza e collaborazione –:

          se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza al fine di evitare il perdurare di tale situazione contra legem, rendendo pubblici i documenti oggetto di pubblicazione obbligatoria ai sensi del decreto legislativo n. 33 del 2013.
(4-12540)

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      FERRO, DELMASTRO DELLE VEDOVE e DEIDDA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          è una vicenda che merita la dovuta attenzione la notizia che il nuovo capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha autorizzato l'incontro con soggetti, non parlamentari, in due carceri sarde: un permesso «libero» che non conosce precedenti dai tempi delle stragi mafiose, da quando, cioè, dopo gli attentati a Falcone e Borsellino, è stato istituito il regime carcerario di cui all'articolo 41-bis dell'ordine penale, per evitare che gli istituti penitenziari fossero ancora luoghi di libero comando mafioso;

          secondo quanto si apprende da fonti di stampa, una delegazione privata, capitanata da Rita Bernardini, presidente dell'associazione «Nessuno tocchi Caino», ha potuto incontrare il 7 e 10 maggio scorsi i boss detenuti nelle carceri di Sassari e Nuoro: a Sassari ci sono, tra gli altri, il boss stragista, Leoluca Bagarella, il boss camorrista del clan dei Casalesi, Michele Zagaria e il boss della 'ndrangheta Domenico Gallico; mentre a Nuoro sono detenuti Francesco Guttadauro, figlio del boss Giuseppe e nipote del capomafia latitante Matteo Messina Denaro e il camorrista Edoardo Contini;

          Renoldi era stato nominato a marzo, tra le polemiche delle associazioni antimafia e dei familiari delle vittime per i suoi attacchi a chi è «arroccato nel culto dei martiri» e tra gli applausi di quanti vorrebbero abolire il 41-bis, considerata una «tortura democratica»;

          durante gli incontri della delegazione con i detenuti, si sarebbe parlato, per quanto è dato conoscere da sole fonti giornalistiche, della mancata assistenza sanitaria e della riforma dell'ergastolo ostativo, che potrebbe aprire la strada ai permessi premio anche ai detenuti in regime di 41-bis;

          la stessa Bernardini in un'intervista a Tpi ha ringraziato pubblicamente il direttore del Dap per la concessione delle visite: «Questo è un merito del nuovo direttore del Dap Renoldi: ci ha promesso che ci avrebbe dato questa possibilità e ha mantenuto la parola... Sono riconoscente, nel mondo del carcere queste due condizioni – insieme, per giunta – non si verificano mai»;

          in base all'ordinamento penitenziario, ai ristretti al regime detentivo speciale è concesso tenere un solo colloquio al mese «da svolgersi ad intervalli di tempo regolari ed in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti», con persone non al di fuori di «familiari e conviventi, salvo casi eccezionali determinati volta per volta dal direttore dell'istituto ovvero, per gli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, dall'autorità giudiziaria competente» (articolo 41-bis, comma 2-quater, lettera b));

          l'articolo 16 della circolare (Dap n. 3676/6126 del 2 ottobre 2017, ha chiarito alcuni aspetti applicativi della citata disposizione di legge, ad esempio, restringendo entro il terzo grado la parentela o affinità dei familiari ammessi agli incontri e circoscrivendo la durata massima degli stessi, a un'ora, prolungabile a due se nel mese precedente l'interessato non ne abbia usufruito; prevedendo che gli incontri vengano sottoposti «a controllo auditivo ed a registrazione, previa motivata autorizzazione dell'autorità giudiziaria competente» e siano «comunque videoregistrati»;

          i colloqui diversi da quelli con i familiari, ai sensi del medesimo articolo 41-bis, sono categoricamente vietati, «salvo casi eccezionali determinati volta per volta dal direttore dell'istituto ovvero, per gli imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, dall'autorità giudiziaria competente ai sensi di quanto stabilito nel secondo comma dell'articolo 11»;

          l'autorizzazione di Renoldi sarebbe stata, peraltro, rilasciata in assenza dell'allora vice capo, Roberto Tartaglia, tra i pm del processo sulla trattativa Stato-mafia, che, appreso della scelta di Renoldi, non avrebbe condiviso –:

          accertata la veridicità e gravità dei fatti esposti in premessa, se e quali immediate iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, intenda assumere per fare chiarezza sulla vicenda, e, in particolare, a che titolo e quali siano state le motivazioni «eccezionali» addotte per autorizzare un'associazione privata a incontrare detenuti in regime di 41-bis;

          con quali detenuti si siano svolti i colloqui e se siano state rispettate le disposizioni dell'ordinamento penitenziario in materia di colloqui dei ristretti in regime detentivo speciale.
(5-08378)


      ASCARI, DAVIDE AIELLO, MIGLIORINO, CATALDI, D'ORSO, GIULIANO, SAITTA, SALAFIA, SARTI, BONAFEDE e FERRARESI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          si è appreso da fonti di stampa delle recenti visite in data 7 e 10 maggio 2022 nelle carceri di Sassari e Nuoro da parte di una delegazione di non parlamentari, anche nelle sezioni del 41-bis;

          a fronte della generica richiesta di visita dei suddetti istituti penitenziari, avanzata a mezzo e-mail in data 2 maggio 2022, dalla presidente dell'associazione «Nessuno tocchi Caino», il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dottor Carlo Renoldi, avrebbe autorizzato tali permessi senza prevedere limitazioni o esclusioni di specifiche sezioni quali, appunto, le sezioni 41-bis;

          un unicum nella storia, dall'istituzione del regime carcerario di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario;

          sembrerebbe che durante gli incontri della delegazione, tutte le richieste dei detenuti in regime di 41-bis siano state annotate dalla delegazione, che a sua volta avrebbe invitato gli stessi a iscriversi all'associazione «Nessuno tocchi Caino»;

          «Questo è un merito del nuovo direttore del Dap Renoldi: ci ha promesso che ci avrebbe dato questa possibilità e ha mantenuto la parola... Sono riconoscente, nel mondo del carcere queste due condizioni – insieme, per giunta – non si verificano mai» avrebbe dichiarato in un'intervista a Tpi Rita Bernardini, presidente dell'associazione «Nessuno tocchi Caino»;

          questo precedente e la relativa procedura destano molta preoccupazione negli interroganti che ritengono non giustificato, oltreché pericoloso, e contrario alle finalità dell'istituto del 41-bis dell'ordinamento penitenziario, che l'amministrazione consenta, non solo, l'accesso incontrollato all'interno di sezioni speciali degli istituti penitenziari, ma anche, colloqui tra i detenuti ivi ristretti e terzi, senza previa valutazione della direzione nonché del necessario parere da parte della competente direzione distrettuale antimafia;

          peraltro, era stata proprio la Ministra Cartabia ad assicurare massima attenzione al rispetto dello speciale regime di detenzione 41-bis dell'ordinamento penitenziario in occasione della nomina del dottor Renoldi a capo del Dap, a seguito delle preoccupazioni inerenti alle dichiarazioni pubbliche del dottor Renoldi contro il regime di 41-bis, sollevate da associazioni antimafia, parenti vittime di mafia, e da parte degli stessi interroganti –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti, ritenga che siano state rispettate tutte le disposizioni che regolamentano l'accesso agli istituti penitenziari e rispettate le finalità sottese al particolare regime detentivo del 41-bis dell'ordinamento penitenziario;

          se quali iniziative di competenza ritenga opportuno adottare per evitare che si ripetano analoghi episodi, tenuto conto delle finalità preventive e di difesa sociale sottese alla disciplina dell'organizzazione del circuito detentivo speciale di cui all'articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario.
(5-08379)

Interrogazione a risposta scritta:


      SURIANO, BENEDETTI, EHM e SARLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          Graziella Campagna, ragazza di diciassette anni, venne assassinata a Villafranca Tirrena il 12 dicembre 1985;

          la giovane, che svolgeva l'attività di aiuto lavandaia nella città, poco prima di morire, trovò un documento nella tasca di una camicia di proprietà di un cliente: quel documento rivelava il vero nome dell'uomo, Gerlando Alberti junior, nipote latitante del boss Gerlando Alberti;

          il 12 dicembre, dopo il lavoro, salì su un'auto sconosciuta che l'aveva avvicinata, come rivelato dai testimoni;

          due giorni più tardi il corpo fu ritrovato a pochi chilometri e riconosciuto dal fratello Pietro, presentando cinque ferite d'arma da fuoco: sulla mano, sul braccio, all'addome, alla spalla e alla testa;

          il 1° marzo 1990, a seguito del processo, vennero rinviati a giudizio Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, il suo guardaspalle;

          il movente accertato fu la conoscenza della ragazza del vero nome del latitante;

          l'11 dicembre 2004, vengono giudicati colpevoli e condannati all'ergastolo sia l'Alberti sia Sutera;

          Gerlando Alberti uscirà di prigione il 4 novembre 2006 per il ritardo con cui è stata depositata la sentenza, ma entrambi saranno ricondannati all'ergastolo il 18 marzo 2008 dalla Corte d'Assise d'Appello di Messina, riconfermato dalla Cassazione il 18 marzo 2009;

          recentemente, si è appreso da fonti di stampa che la magistratura di sorveglianza di Firenze ha deciso di concedere la misura della semilibertà a Giovanni Sutera;

          già nel 2009, Gerlando Alberti junior ottenne benefici penitenziari per l'incompatibilità della detenzione con il suo stato di salute, provvedimento poi annullato dalla Cassazione, su ricorso della Procura Generale di Bologna che evidenziò la mancanza di perizie d'ufficio sulle effettive condizioni di salute;

          nel 2014, Giovanni Sutera, invece, aveva ottenuto, dapprima la semilibertà e l'anno successivo la libertà condizionata: benefici poi revocati per il suo coinvolgimento in altri procedimenti penali;

          la semilibertà, disciplinata dagli articoli 48-50 o.p., consiste nella concessione al condannato, su sua richiesta, della possibilità di trascorrere parte della giornata fuori dal carcere per partecipare ad attività lavorative, istruttive, utili per il reinserimento sociale e per la rieducazione del detenuto;

          le norme dell'ordinamento penitenziario prevedono che, ai fini dell'ammissibilità di tale concessione, sia necessario che il condannato abbia scontato almeno la metà della pena (in caso di ergastolo, il condannato deve avere espiato almeno venti anni), e che i benefici possano essere concessi purché non vi siano elementi da far ritenere, per i detenuti per omicidio, la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata;

          Giovanni Sutera, negli anni, ha mantenuto la sua inclinazione delinquenziale e non ha mai dato un contributo all'accertamento della verità, né si è mai pentito;

          come sostenuto dalla difesa delle parti civili e da quanto illustrato, appare palese che il suddetto beneficio sia stato concesso in assenza dei presupposti di legge;

          l'episodio, oltre a provocare amarezza e sgomento nei familiari della vittima, può alimentare la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, in particolare nei confronti del legislatore e della magistratura, in materia tale da mettere a repentaglio la sicurezza pubblica e la tenuta delle istituzioni: il cittadino può essere scoraggiato dal collaborare diligentemente con le istituzioni e può essere spinto a «farsi giustizia da sé», come evidenziato dal fratello della vittima –:

          se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative, per quanto di competenza, anche di carattere normativo, intenda intraprendere eventualmente valutando la sussistenza dei presupposti per iniziative di carattere ispettivo, anche al fine di scongiurare efficacemente il rischio futuro di applicazione di benefici penitenziari in assenza dei presupposti di legge.
(4-12542)

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:


      SCHIRÒ e CIAMPI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          la qualità e l'efficienza dei servizi consolari sono ormai comunemente riconosciute come un indispensabile sostegno per la proiezione del sistema Italia nel mondo e, quindi, come un presupposto necessario dello sforzo di rilancio del nostro Paese nella sfera globale;

          la rete consolare da alcuni anni, invece, sta dimostrando una crescente difficoltà nel rispondere alla domanda di servizi dei cittadini residenti all'estero e delle imprese impegnate in percorsi di internazionalizzazione, in ragione della crescita esponenziale della presenza di cittadini italiani in oltre duecento paesi, del crescente numero delle aziende operanti nel mercato internazionale e soprattutto della deprivazione di personale nelle qualifiche funzionali che si è avuta a seguito del decennale blocco del turnover, oltre che dell'insufficiente numero di assunzioni del personale a contratto locale, avente una funzione insostituibile nell'operatività delle strutture e nei collegamenti con le realtà locali; una situazione che non ha trovato sufficiente risposta nella diffusione dei sistemi elettronici applicati all'amministrazione estera, ancora lenta e di difficile utilizzazione;

          le interroganti si sono ripetutamente fatte interprete del profondo disagio esistente nelle comunità italiane all'estero, sollecitando il Governo a fronteggiare con mezzi straordinari e adeguati le disfunzioni indotte dalla pandemia (interpellanza urgente n. 2-080915 del 1o settembre 2020); promuovendo e cofirmando una risoluzione sul sistema dei servizi consolari, approvata a larghissima maggioranza il 16 dicembre 2021, con la quale si è impegnato l'Esecutivo a un intervento di emergenza volto a riassorbire gli arretrati accumulati e a realizzare un programma pluriennale di riorganizzazione della rete estera incentrato soprattutto sull'integrazione di nuovo personale, in organico e a contratto, e sulla più incisiva applicazione di sistemi informatici; presentando un ordine del giorno il 23 luglio 2021, accolto dal Governo, nel quale, per alleggerire il lavoro nei consolati e accelerare i tempi divenuti ormai insostenibili, si chiedeva che i comuni fossero autorizzati alla emissione della carta di identità elettronica (Cie) anche agli iscritti nei propri elenchi Aire;

          quest'ultima soluzione, in particolare, consentirebbe di alleggerire il lavoro degli uffici consolari e di ridurre i tempi di attesa sia delle prenotazioni che del rilascio di un insostituibile documento di riconoscimento, che in Europa è anche un titolo di viaggio, con evidente beneficio sia per la sicurezza del cittadino che vive ed opera in un paese straniero sia della mobilità internazionale –:

          se non ritenga di dare disposizione ai comuni di rilasciare agli iscritti Aire di rispettiva pertinenza che ne facciano richiesta la Cie, anche in funzione dell'acquisizione dello Spid insistentemente sollecitata dalla nostra rete pubblica all'estero;

          se non ritenga di concordare con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e con il Ministero per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale una vasta azione volta ad estendere e semplificare l'utilizzazione dei sistemi elettronici adottati per l'accesso ai servizi da parte dei cittadini italiani all'estero, in modo da rendere tali sistemi più accessibili ed efficaci, ad esempio con riferimento alle procedure per la richiesta dello Spid, finora appesantite da notevoli complicazioni, soprattutto in vista della scadenza del 1o gennaio 2023, data dalla quale il sistema Spid dovrebbe essere generalizzato.
(5-08380)

Interrogazione a risposta scritta:


      DELMASTRO DELLE VEDOVE e PRISCO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          è giunta all'attenzione dell'interrogante una grave situazione di carenza di organico che affligge il comando del corpo dei Vigili del fuoco di Biella;

          nonostante quest'ultimo, dal luglio 2020, abbia intrapreso una campagna di sensibilizzazione nei confronti del Dipartimento Vigili del fuoco, non risultano essere stati presi provvedimenti finalizzati a risolvere la grave problematica in questione;

          nel gennaio del 2021, con l'intervento del Prefetto Tancredi, il comando ricevette riscontri dal Dipartimento, il quale non ritenne necessario intervenire immediatamente al fine di provvedere all'adeguamento dell'organico, ignorando, ciononostante, diversi fattori caratteristici del territorio biellese, quali l'alto rischio idrogeologico, la presenza di un'unica sede competente per tutta la provincia, l'incremento degli interventi e delle competenze avvenuto negli anni e la competenza esclusiva sulle acque del lago di Viverone, fattori i quali richiedono un numero considerevole di personale;

          tramite una nota del Ministero dell'interno si apprende, tuttavia, dell'aumento della pianta organica dei comandi minori prevista per quest'anno tramite la distribuzione parziale delle risorse stanziate con la legge di bilancio n. 145 del 30 dicembre 2018. Per il comando biellese, viene previsto l'aumento di sole 4 unità, numero assolutamente inadeguato a far fronte alle reali esigenze dello stesso;

          dei 20 comandi che verranno potenziati, 17 di questi possiedono già 80 vigili e dei distaccamenti permanenti, mentre il comando biellese conta 56 vigili, non possiede distaccamenti permanenti e, nel caso di urgenza, si necessita l'impiego di personale a riposo oppure richiedendo l'impiego di unità del comando di Vercelli e Torino rivolgendosi al comando di Vercelli e di Torino, con conseguenti lunghe attese prima dell'arrivo delle stesse;

          attualmente, rispetto alla pianta organica di 94 unità, il comando di Biella può contare su 81 unità effettive, di cui 72 impegnate nel servizio operativo nei turni e 7 unità impiegate per sopperire alle carenze di personale amministrativo oppure impegnate in mansioni differenti. Figura, inoltre, anche un'unità cinofila risultante in carico al comando ma impiegato effettivamente nel nucleo di Volpiano, assieme ad un'unità che, giunta quasi al termine del corso per piloti elicotteristi, verrà trasferita a breve in altra sede;

          tale scarsa disponibilità di personale comporta l'impossibilità di poter impiegare più di 12 unità dedicate al soccorso tecnico urgente, permettendo l'organizzazione di una squadra ordinaria di soccorso di 5 unità, una seconda composta solamente da 3 e un'unità per i mezzi speciali, oltre all'impiego di due unità in sala operativa e del capo turno provinciale;

          tuttavia, i numeri anzidetti risultano ben al di sotto del minimo legale previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 64 del 2012, il quale prevede due squadre complete di soccorso composte entrambe da 5 unità, due squadre complete per i mezzi speciali, due unità di sala operativa e il capo turno;

          tale carenza di personale pone in essere inevitabili disagi, oltre a porre in serio e costante pericolo la sicurezza degli operatori in servizio, compromettendo il corretto adempimento degli interventi di soccorso, nonché rendendo impossibile al personale di poter usufruire dei congedi, dei permessi e delle attività di formazione e addestramento. Anche per i servizi di antincendio si riscontrano delle criticità, in quanto ben 43 persone devono ancora usufruire dei turni di congedo pregressi dal 2021, la cui media si aggira intorno ai 6 turni a testa, toccando, in alcuni casi, punte di 18-19 turni;

          alla luce di quanto sovraesposto, si rende oltremodo necessaria l'adozione di misure immediate al fine di dare la possibilità al comando biellese di poter garantire un servizio in modo adeguato e secondo canoni rispettosi della dignità e professionalità dei membri del Corpo –:

          quali iniziative intenda adottare il Governo al fine di ovviare alle carenze di organico del comando dei Vigili del fuoco di Biella.
(4-12534)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta scritta:


      FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          i Rsu e i Rls di Acciaierie d'Italia da tempo denunciano il progressivo rallentamento, all'interno dello stabilimento, della frequenza e della programmazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie;

          diversamente dal passato, le manutenzioni vengono eseguite esclusivamente qualora vi sia un fermo tecnico e solo mirate al ripristino della causa dello stesso, non rispettando quanto previsto dai libretti di uso e manutenzione;

          ultimamente, probabilmente a causa di una indisponibilità economica, non sono stati rinnovati moltissimi contratti di manutenzione con ditte terze, che avevano sostituito una parte consistente di lavoratori diretti impiegati nei reparti di manutenzione collocati in cassa integrazione, né sono stati reintegrati i lavoratori posti in cassa integrazione;

          l'attuale gestione dello stabilimento, secondo le organizzazioni sindacali, presenta evidenti problemi di approvvigionamento di beni e servizi assolutamente necessari;

          inoltre, nonostante la Fiom Cgil in più occasioni abbia richiesto degli incontri specifici per discutere sulle problematiche inerenti alla sicurezza e conoscere gli investimenti previsti sulla manutenzione straordinaria e ordinaria, la direzione aziendale di Arcelor Mittal non ha mai risposto alle richieste sindacali;

          pertanto, i R.l.s. per cercare di garantire condizioni di lavoro sicure sono costretti con una sempre maggiore frequenza a rivolgersi allo Spesal competente per territorio, come nel caso dei problemi riscontrati nelle ultime settimane in Altoforno 1 e Acciaieria 2, evidenziando l'inefficacia delle relazioni industriali;

          le Rsu e i Rls hanno evidenziato più volte che persino gli impianti soggetti alle prescrizioni dell'Autorizzazione integrale ambientale non vengono eserciti con le cautele previste soprattutto a causa dell'assenza di attività manutentive e sostituzione di materiali deteriorati/rotti;

          i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza avrebbero accesso ai documenti di valutazione del rischio esclusivamente per la sola lettura in tempi e modi stabiliti dall'azienda facendo venir meno la materiale disponibilità di questi documenti come principio sancito dagli articoli 18 e 50 del decreto legislativo n. 81 del 2008, dai successivi interpelli e dalle sentenze dei tribunali, che sulla materia si sono espressi in maniera chiara;

          rispetto all'emergenza amianto la Fiom Cgil in data 29 giugno 2022 ha rinnovato nuovamente la richiesta di un incontro in merito alle bonifiche previste dal piano di rimozione di circa 3.750 tonnellate di amianto censite, con scadenza prevista per il 2023, e ha rappresentato una grande preoccupazione rispetto ai tanti rinvenimenti occasionali di materiale contenente amianto;

          infine, le segreterie provinciali della Cgil, Fiom e Fillea di Taranto, in merito al dumping contrattuale, hanno richiesto un intervento rispetto ai continui cambi di contratti di lavoro che con tutta evidenza danneggiano i lavoratori;

          Arcelor Mittal, infatti, durante tutta la fase della gara di appalto non specifica il contratto collettivo di riferimento, facilitando alcune aziende dell'indotto a modificare la classificazione aziendale attraverso il fenomeno del dumping contrattuale. Tale situazione, inoltre, determina una non coerente gestione delle attività formative, ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008, delle tariffe Inail, e della sorveglianza sanitaria;

          a tal proposito, vi è stato un riscontro in data 15 aprile 2021 da parte degli enti ispettivi a cui non è seguita nessuna altra comunicazione;

          appare difficile, all'interrogante e agli stessi lavoratori e lavoratrici, credere che in tali condizioni vi possa essere una risalita produttiva dello stabilimento Acciaierie d'Italia di Taranto e risulta altrettanto impossibile sostenere che con queste modalità si possano traguardare i prossimi due anni senza ricadute estremamente negative per la salute e sicurezza dei lavoratori e per l'ambiente –:

          quali iniziative urgenti il Governo intenda assumere per effettuare i dovuti riscontri e programmare i necessari interventi per porre rimedio rispetto a quanto denunciato dalle rappresentanze sindacali dell'ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d'Italia, circa la carenza di manutenzioni ordinarie e straordinarie all'interno dello stabilimento, dal momento che il perdurare di tale situazione precaria rischia di determinare ricadute estremamente negative per la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori e per l'ambiente.
(4-12535)


      SURIANO, BENEDETTI, EHM e SARLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          Maier Cromoplastica S.p.A., appartenente alla società multinazionale spagnola «Maier», è specializzata in stampaggio di materie plastiche e cromatura per componenti automotive;

          tra i suoi stabilimenti, vi è quello di Verdellino, in provincia di Bergamo, nel quale operavano 92 addetti;

          sabato 18 giugno 2022, a locali chiusi, cinque macchinari – corrispondenti al 23 per cento della capacità produttiva totale – sono stati prelevati dalla fabbrica e trasportati all'estero dalla proprietà, a completa insaputa del personale ivi impiegato, senza avvisare né la Rsu né i sindacati dei lavoratori, e dopo aver disatteso nei loro confronti le promesse di nuovi investimenti;

          la società ha comunicato che i beni prelevati sono stati trasportati nello stabilimento sito nei Paesi baschi della Spagna;

          la direzione di Maier Cromoplastica S.p.A. ha annunciato che il 6 luglio si sarebbe tenuta un'assemblea dei soci, nella quale si sarebbe deciso se dismettere oppure no lo stabilimento di Verdellino;

          il comportamento dei vertici aziendali ha indotto la protesta e lo sciopero con presidio permanente, dal 23 giugno al 6 luglio 2022, delle lavoratrici e lavoratori di Verdellino, con l'adesione dei Sindacati Fiom CGIL e Fim, per difendere il proprio impiego e per evitare che altri macchinari lasciassero lo stabilimento;

          all'indomani dell'assemblea dei soci, la società ha convocato un'assemblea con i rappresentanti sindacali e i sindacati, alla quale si è presentato un dirigente spagnolo del gruppo cui fa capo Maier, comunicando alle rappresentanze l'intenzione di liquidare l'azienda, e che tre liquidatori sono già stati nominati per espletare il lungo iter;

          la decisione ha gettato nello sconforto le famiglie dei 92 dipendenti, su cui si profila la drammatica prospettiva del licenziamento collettivo, con ricadute drammatiche dal punto di vista economico e sociale: nuclei familiari, che si troverebbero privi di un reddito sufficiente per garantire il proprio sostentamento e in un contesto di totale incertezza e preoccupazione sul futuro, e in stato di totale impotenza di fronte a tale scenario;

          la maggior parte di essi prestano la propria opera presso «Maier Cromoplastica» da oltre vent'anni, ma una minima parte di questi sono prossimi all'età pensionabile;

          da quanto accaduto e illustrato poc'anzi, è ben desumibile che si tratti dell'ennesimo caso di delocalizzazione, fenomeno sempre più diffuso su tutto il territorio italiano, che consiste nel trasferimento del processo produttivo, o di alcune fasi di esso, in aree geografiche o Paesi in cui vi sono vantaggi competitivi, quali le agevolazioni di natura fiscale, il minore costo dei fattori produttivi e in particolare della manodopera, con gravissimo pregiudizio di tutti i dipendenti coinvolti in tali operazioni, nonché delle rispettive famiglie;

          l'articolo 4 della Costituzione stabilisce che «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto», l'articolo 35, successivamente, stabilisce che «La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni», dopo aver sancito, all'articolo 1, il primato del lavoro, principio fondante dello Stato democratico italiano –:

          se i Ministri interrogati siano stati a conoscenza dello stato economico di Maier Cromoplastica e dell'intenzione dei suoi vertici di delocalizzare e licenziare il personale di Verdellino, e se e quali iniziative abbiano intrapreso per scongiurare tale pericolo;

          quali iniziative, per quanto di competenza, intendano intraprendere i Ministri interrogati, al fine di tutelare il diritto al lavoro dei 92 addetti, individuando una soluzione adeguata alla gravità di quanto accaduto a loro e alle rispettive famiglie;

          se Maier Cromoplastica S.p.A. abbia ricevuto finanziamenti pubblici, di quale tipo e di quale entità.
(4-12537)

SALUTE

Interrogazione a risposta scritta:


      BAGNASCO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          lo pneumococco (Streptococcus pneumoniae) è un batterio che può causare quadri patologici di diversa severità, distinti tra malattie non invasive e malattie invasive pneumococciche (MIP). I quadri clinici più frequenti sono le otiti, le polmoniti, le sepsi e le meningiti. Le fasce di età più colpite sono i bambini sotto dei 5 anni e gli anziani sopra i 65 anni;

          lo Streptococcus Pneumoniae è il patogeno isolato con maggiore frequenza nelle polmoniti acquisite in comunità, nella maggior parte dei Paesi europei. L'incidenza di polmonite pneumococcica presenta un rischio aumentato in presenza di patologie croniche: diabete, cardiopatia, fumatori, asma;

          uno dei metodi più efficaci per contrastare l'infezione pneumococcica è la vaccinazione. Ad oggi, sono disponibili due tipi di vaccini: Coniugato 13-valente (PVC13) e Polisaccaridico 23-valente;

          dal 2017 il vaccino anti-pneumococco, è inserito Pnpv anche per gli adulti (over 65 e tutti i pazienti fragili) ed è garantito dai LEA;

          la legge n. 178 del 2020 ha consentito in via sperimentale per l'anno 2021 la somministrazione di vaccini anti COVID-19 nelle farmacie aperte al pubblico da parte dei farmacisti e, in seguito, con il decreto-legge n. 105 del 2021, il servizio in sperimentazione è stato esteso anche alla vaccinazione antinfluenzale;

          sulla scia della positiva esperienza del 2021, la legge n. 52 del 2022 ha recentemente introdotto, tra i servizi erogati dalle farmacie, la somministrazione dei vaccini anti COVID-19 e antinfluenzali per soggetti maggiorenni;

          l'obiettivo di copertura vaccinale per la vaccinazione anti-pneumococcica per i 65enni, indicato dal PNPV 2017-2019, attualmente in proroga, è del 40 per cento per il 2017, del 55 per cento per il 2018 e del 75 per cento per il 2019. Tuttavia, le coperture vaccinali anti-pneumococco per la categoria degli over-65 e i soggetti a rischio sono inferiori al 40 per cento (dato basato sulle Regioni più virtuose);

          una ricerca (giugno 2022) condotta da The European House Ambrosetti e CNR, in collaborazione con SWG, pur indicando come con la pandemia abbia incrementato la fiducia dei cittadini verso i vaccini, evidenzia come, in confronto con altri tipi di vaccinazione, vi sia un ritardo preoccupante nella copertura della vaccinazione antipneumococcica: solo il 28 per cento degli intervistati nella fascia d'età 60-70 anni ha dichiarato di essersi vaccinato;

          simili dati sono riportati anche da una indagine di Cittadinanzattiva (maggio 2022) in cui si evidenzia come nella stagione invernale 2021-2022 un cittadino su due abbia riferito di non aver ricevuto la vaccinazione pneumococcica, né contestualmente all'antinfluenzale, né in momenti diversi;

          ALTEMS nel «Modello Farmacia dei Servizi verso nuovi scenari: dalla vaccinazione per gli adulti all'ottimizzazione dei percorsi di sintesi» (dicembre 2021) propone un modello di coinvolgimento dei farmacisti nelle campagne vaccinali per l'adulto con i seguenti obiettivi: contribuzione all'incremento delle coperture vaccinali; prevenzione di malattie con impatto sulla salute delle persone e sulla sostenibilità del Ssn; contenimento dell'esitazione vaccinale;

          da ultimo uno studio di Doxa Pharma (febbraio 2022) indica come oltre due italiani su tre siano favorevoli alla vaccinazione in farmacia e come un adulto su due sarebbe più propenso a vaccinarsi se ad effettuare la somministrazione fosse il farmacista –:

          se sia a conoscenza dei dati sopra esposti e se, al fine di raggiungere l'obiettivo di copertura indicato nel Pnpv e rafforzare la prevenzione dell'infezione pneumococcica, intenda consentire la somministrazione del vaccino antipneumococcico nelle farmacie aperte al pubblico nei confronti dei soggetti di età non inferiore a diciotto anni, anche prevedendone la somministrazione simultanea con il vaccino antinfluenzale;

          se, come da obiettivi indicati nel Pnpv e come raccomandato dall'Oms, ritenga opportuno adottare iniziative per sensibilizzare le regioni a recuperare le coperture della vaccinazione antipneumococcica.
(4-12536)

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:


      ROSSO e PORCHIETTO. — Al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          a seguito dell'ultima, ulteriore, fase dello «switch off» relativo al rilascio delle frequenze del digitale terrestre in numerosi comuni montani della regione Piemonte si è verificato l'oscuramento di numerosi canali televisivi;

          tale fenomeno è dovuto al mancato aggiornamento di alcuni ripetitori, poiché l'operazione non è remunerativa nelle zone così dette a fallimento di mercato –:

          se il Governo intenda adottare iniziative per prevedere misure incentivanti a favore degli utenti per l'acquisto di parabole ovvero per l'aggiornamento dei ripetitori nelle zone a fallimento di mercato, garantendo in tal modo l'accesso alla programmazione televisiva agli abitanti dei piccoli comuni e delle zone montane.
(5-08375)

TRANSIZIONE ECOLOGICA

Interrogazione a risposta scritta:


      VALLASCAS. — Al Ministro della transizione ecologica, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

          in Italia, le accise e le tasse hanno un'alta incidenza sul prezzo dei carburanti: pari al «57 per cento del costo finale della benzina, quindi circa 1,08 euro a litro. Le prime, le accise, assieme, valgono 72,8 centesimi ogni litro di benzina. Si aggiunge poi l'Iva, che pesa il 22 per cento, cioè 35,2 centesimi a litro»;

          per calmierare l'aumento delle tariffe, il decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21 ha previsto «un taglio dell'accisa di 25 centesimi di euro al litro (complessivamente 30,5 euro considerando l'Iva) per un periodo di 30 giorni, diventati successivamente 40 e poi oltre 100 dalla data di entrata in vigore del decreto»;

          il provvedimento ha determinato una situazione di incertezza sul regime fiscale da applicare alle giacenze di carburante, acquistato dai gestori delle stazioni di servizio, prima dell'entrata in vigore del decreto, e sul quale erano state però pagate le accise;

          conseguentemente i gestori dei distributori di carburante hanno subito la perdita delle somme già versate e non recuperate per effetto dello sconto praticato alla pompa;

          secondo l'Associazione nazionale gestori autonomi carburanti (Angac), si registrerebbero perdite che «vanno dai 3.000 ai 7.000 euro, con punte di 15.000 euro ad impianto su tutto il territorio nazionale»;

          a questo proposito, nelle scorse settimane, alcune organizzazioni di categoria dei gestori dei distributori di carburante hanno denunciato la mancanza di chiarezza attorno agli eventuali rimborsi per le accise pagate sulle giacenze;

          in particolare, il Corriere dell'economia del 22 giugno 2022 ha riferito che aveva dichiarato che «i gestori dei distributori italiani non hanno ancora avuto alcun rimborso»;

          secondo quanto sostiene l'Angac, «Le indicazioni del Governo sono state chiare: riduzione del prezzo del carburante di 30,5 centesimi pro litro comprensivo d'Iva sulle giacenze che ogni singolo impianto aveva in quel momento»;

          anche la Faib-Confesercenti è intervenuta sulla vicenda annunciando che «sul recupero delle Accise o, la Federazione ha varato un piano d'azione»;

          secondo alcuni osservatori, il rincaro dei prezzi dei prodotti energetici avrebbe contribuito significativamente all'extra-gettito registrato negli ultimi mesi dallo Stato, vista l'incidenza che accise e IVA hanno nella determinazione del prezzo finale;

          a questo proposito, il quotidiano Il Sole 24 Ore del 19 giugno 2022 ha segnalato che a «giugno il Ministero dell'economia e delle finanze ha calcolato nei primi quattro mesi dell'anno un aumento del 18,1 per cento nel gettito delle imposte indirette, con un'accelerata pari a 3,3 volte la dinamica ipotizzata nel Def di aprile. Mentre sul totale delle entrate tributarie la corsa degli incassi segna +10,7 per cento, cioè 2,6 volte le stime del Documento di economia e finanza»;

          la mancata corresponsione dei rimborsi sulle accise rischia di compromettere numerose aziende sulle quali pesa già la crisi del settore e gli effetti negativi generati dalla liberalizzazione che, in mancanza di controlli e regole chiare, hanno rafforzato le compagnie petrolifere e indebolito i gestori delle singole imprese di distribuzione che non hanno nessun controllo nella determinazione dei prezzi finali di prodotto e servizi;

          a questo proposito, è il caso di ricordare che il 1° giugno 2022 presso il Ministero della transizione ecologica, si è insediato un tavolo tecnico di settore in cui «istituzioni e operatori della filiera possano confrontarsi su un percorso di riconversione industriale e rappresentare le criticità emerse nei settori del commercio di carburanti e dei servizi per l'efficienza energetica» –:

          quali iniziative il Governo intenda adottare, per quanto di competenza, anche di natura normativa, per rimborsare le accise versate dai gestori dei distributori di carburante, precedentemente all'entrata in vigore del decreto «Taglia-accise», evitando in questo modo di aggravare la già difficile situazione degli operatori del comparto;

          se non si intenda, per quanto di competenza, garantire che i lavori del tavolo tecnico di settore si svolgano con maggiore frequenza.
(4-12533)

Apposizione di una firma ad una risoluzione.

      La risoluzione in commissione Daga e altri n. 7-00848, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 giugno 2022, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Frusone.