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Resoconti stenografici delle audizioni

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XVIII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati

Resoconto stenografico



Seduta n. 49 di Giovedì 24 ottobre 2019

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Vignaroli Stefano , Presidente ... 3 

Audizione del Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia, generale Riccardo Rapanotti:
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 3 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 5 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 5 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 5 

(La seduta, sospesa alle 14.20, è ripresa alle 15.20) ... 5 

Vignaroli Stefano , Presidente ... 5 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 5 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 6 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 6 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 6 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 6 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 6 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 6 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 6 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 6 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 6 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 7 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 7 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 7 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 7 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 7 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 7 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 7 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 7 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 7 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 7 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 7 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 7 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 8 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 8 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 8 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 8 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 9 
Lorefice Pietro  ... 10 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 10 
Lorefice Pietro  ... 10 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 10 
Lorefice Pietro  ... 10 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 11 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 11 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 11 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 11 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 11 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 12 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 12 
Lorefice Pietro  ... 12 
Rapanotti Riccardo , Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia ... 12 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 12 

Audizione del Comandante del NOE di Catania, ten. col. Michele Cannizzaro, e del Comandante interinale del NOE di Palermo, lgt. Nunzio Sapuppo:
Vignaroli Stefano , Presidente ... 12 
Cannizzaro Michele , Comandante del NOE di Catania ... 13 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 14 
Cannizzaro Michele , Comandante del NOE di Catania ... 14 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 14 
Cannizzaro Michele , Comandante del NOE di Catania ... 14 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 15 
Cannizzaro Michele , comandante del NOE di Catania ... 15 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 15 
Cannizzaro Michele , Comandante del NOE di Catania ... 15 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 15 
Cannizzaro Michele , Comandante del NOE di Catania ... 15 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 16 
Cannizzaro Michele , Comandante del NOE di Catania ... 16 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 17 
Cannizzaro Michele , Comandante del NOE di Catania ... 17 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 17 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 17 
Lorefice Pietro  ... 18 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 18 
Lorefice Pietro  ... 18 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 18 
Lorefice Pietro  ... 18 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 18 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 18 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 18 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 19 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 19 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 19 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 19 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 19 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 19 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 19 
Lorefice Pietro  ... 19 
Sapuppo Nunzio , Comandante interinale del NOE di Palermo ... 19 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 19

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
STEFANO VIGNAROLI

  La seduta comincia alle 14,10

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione degli impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione streaming sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia, generale Riccardo Rapanotti.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia, generale di divisione Riccardo Rapanotti, accompagnato dal generale di brigata Fabrizio Crisostomi e dal tenente colonnello Walter Mela, che ringrazio per la presenza.
  L'audizione odierna, che precede una missione che avrà luogo in Sicilia, rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulla depurazione delle acque in Sicilia e avrà oggetto le attività di indagine svolte con riferimento al sistema delle acque reflue urbane industriali e ai fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue.
  Comunico che l'audito ha preso visione della disciplina relativa al regime di pubblicità del resoconto stenografico della seduta che informa l'audito che della presente seduta sarà redatto un resoconto stenografico e, su motivata richiesta, consentendo la Commissione, i lavori proseguiranno in seduta segreta; nel caso le dichiarazioni segrete entrassero a far parte di un procedimento penale, il regime di segretezza seguirà quello previsto per tale procedimento; si invita comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.
  Invito quindi il nostro ospite a farci una panoramica sull'argomento. La commissione ha già sentito alcune figure istituzionali per quanto riguarda la difficile situazione della depurazione delle acque su tutto il territorio italiano, però ci siamo resi conto che tra le regioni più seriamente compromesse da questo punto di vista si trova la Sicilia. Poi eventualmente faremo delle domande.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Ringrazio il Presidente e tutti gli intervenuti a questa audizione. Come è stato detto in presentazione, sono il comandante regionale della Guardia di finanza da circa cinque mesi, e lo specifico soltanto per dire che i dati a qui farò riferimento sono de relato e derivano dalle operazioni svolte dai vari reparti della Guardia di finanza sul territorio siciliano.
  Salto la parte relativa alla descrizione delle competenze e dei poteri della Guardia di finanza, che ritengo sia data per acquisita, salvo poi ritornare eventualmente, se sia necessaria una specificazione. In realtà l'introduzione sui poteri è a mio avviso esclusivamente necessaria per questo profilo: che nella descrizione che emerge in particolare dal decreto di specialista (legge Madia del 2017) si evince chiaramente che l'attività della Guardia di finanza con riferimento specifico all'attività di controllo del territorio, con riguardo ai reati di carattere ambientale è un'attività concorsuale. Questo significa che il Comando generale ogni anno elabora un piano operativo Pag. 4 delle attività, che sono il core business della Guardia di finanza che è il comparto della polizia economico-finanziaria, che ha tre filoni strategici principali: le entrate, le uscite e l'ordine pubblico. Questi tre filoni strategici sono poi declinati in una serie di piani operativi e specifici che sono più di quaranta. Non ci sono piani operativi specifici che riguardino puntualmente il controllo del territorio, con riferimento ad esempio alla tematica delle acque reflue, proprio per quello che ho detto in premessa: trattandosi di un'attività concorsuale che la Guardia di finanza svolge nella sua missione più ampia.
  Nella relazione, che ho firmato e inviato a questa Commissione alla fine di settembre, ho riepilogato i principali servizi in materia di acque reflue a partire dal 2017 ad oggi. Dal 2017 perché è la data dell'entrata in vigore del decreto di specialità e anche perché, sentendomi con il Comando generale, ho appreso che era stato già inviato a questa Commissione parlamentare una precedente relazione sui servizi svolti fino all'anno 2016 in questo settore specifico.
  In aggiunta a quello che ho descritto sinteticamente nella relazione, che è il frutto dell'autorizzazione fornita dalle varie autorità giudiziarie alla comunicazione dei dati, ho un dato secondo me interessante che potrà essere acquisito nel giro di poche settimane da questa Commissione, se ritenuto di interesse: i dati relativi a un'operazione che si chiama «30 days at sea», che è un'operazione a livello globale stimolata a livello internazionale da Interpol, in partenariato con Europol con riguardo specifico ai Paesi europei, e in particolar modo l'Italia, attraverso la Guardia di finanza, ha aderito a questa progettualità e abbiamo attivato una serie di controlli specifici per la durata di un mese (dall'1 al 31 ottobre). È per questo che i dati non sono ancora disponibili, perché le attività di controllo del territorio, investigative sono ancora in corso. Specificamente le direttrici di indagine che derivano da questa sensibilità, dimostrata anche a livello internazionale con riguardo alla tematica dell'inquinamento in generale e delle acque reflue in particolare, si svolge su queste tre direttrici: sui litorali marittimi e sui corsi d'acqua interni, con riferimento ai controlli delle imbarcazioni, anche straniere, presenti nelle acque nazionali e nei porti, con specifico riferimento al traffico di rifiuti. Su queste tre direttrici si muovono i controlli specifici, ordinati dal Comando generale a tutti i Comandi regionali, sia attraverso il controllo del territorio ordinario fatto dai reparti ordinari sia attraverso il controllo fatto in cielo e in mare attraverso i nostri reparti aeronavali.
  Per fare un esempio di quello che potrebbe essere di interesse, con riferimento allo sversamento di liquidi ad esempio in mare sono stato diverse volte a Lampedusa in questo periodo per i noti fatti relativi alle tematiche di immigrazione clandestina; abbiamo segnalato una problematica importante che deriva dalla dismissione dei barchini, delle barche che vengono utilizzate per il trasporto dei migranti. Per fare un esempio di quello che può essere un problema di inquinamento anche piuttosto importante, nel porto di Lampedusa sono attualmente presenti diverse decine di queste barche utilizzate per le attività di immigrazione clandestina; siccome si tratta di natanti fatiscenti che tendono ad affondare rapidamente, molto spesso assistiamo a dei versamenti in mare di benzina o comunque prodotti petroliferi che sono necessari per la navigazione o altre sostanze inquinanti. Questo per dire che l'attività di controllo del territorio sotto questo profilo, pur non essendo un'attività specificamente indicata nei nostri piani operativi, è effettivamente un aspetto che seguiamo con particolare puntualità.
  Per precisare quello che ho scritto nella relazione, molto frequentemente l'attività di controllo sulle acque reflue deriva da un'attività investigativa di più ampio spettro, che può essere ad esempio un'attività di indagine nei confronti della criminalità organizzata a più ampio spettro, oppure da controlli effettuati in ambito di piani che riguardino la spesa pubblica, perché, quando non c'è un'attuazione corretta delle disposizioni in materia di smaltimento dei rifiuti, quando gli investimenti pubblici non Pag. 5vengono portati a buon fine, con dei ritardi o con una lievitazione dei costi, quando ci sono delle responsabilità pubbliche anche con riferimento alla gestione del ciclo dei rifiuti o della depurazione delle acque reflue, sotto questo profilo entriamo in gioco anche noi con delle indagini più specifiche. A questo proposito segnalo ad esempio un caso che ho indicato nella relazione di un'indagine fatta dal Nucleo di Siracusa, che è stato molto importante perché per la prima volta l'autorità giudiziaria, in seguito all'attività di indagine svolta, non ha soltanto sottoposto a sequestro gli impianti di depurazione, ma ha assegnato anche un termine per le aziende coinvolte per portare a termine le opere e gli investimenti volti alla depurazione delle acque. Quindi credo che questo sia uno schema che andrebbe un replicato (lo auspichiamo molto), perché a volte con l'attività di sequestro dei beni alla fine si blocca sia l'attività che provoca l'attività di inquinamento, ma si blocca anche la possibilità di provvedere all'adeguamento dei mezzi di depurazione. Il problema tra l'altro è stato anche risolto piuttosto brillantemente, perché gli investimenti necessari per poter far funzionare correttamente gli impianti di depurazione delle acque reflue ammontavano a circa 12 milioni di euro, e c'è stato un problema di competenza come centro di costo tra la società privata che gestiva l'impianto delle acque reflue, che è di competenza pubblica regionale, e la Regione siciliana che si riteneva non competente all'esborso della somma.

  PRESIDENTE. Ci potrebbe riferire alcuni nomi, i dettagli? Per cercare di capire, visto che sono tante le situazioni.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Nella relazione questo punto è indicato alla lettera f), a pagina 6, servizio segnalato da parte del Comando provinciale di Siracusa. Più specificamente la società a cui faccio riferimento è la IAS spa di Priolo. Questa società, che è la società sulla quale il Nucleo di Siracusa ha svolto le indagini, gestisce l'impianto di depurazione di proprietà della Regione siciliana, ed è uno dei soggetti destinatari dei provvedimenti di sequestro emessi dall'autorità giudiziaria di Siracusa. Anche qui siamo arrivati a questa attività di analisi specifica sul settore antiinquinamento attraverso un piano operativo riferito alla responsabilità amministrativa degli enti. Facendo un'indagine di carattere amministrativo sotto il profilo della spesa pubblica, che è uno dei profili strategici che vengono seguiti dalla Guardia di finanza, si è arrivati a vedere che l'impianto di depurazione di proprietà della Regione non era a norma.

  PRESIDENTE. Mi segnalano che alla Camera dei deputati è ancora in corso l'Aula, infatti ci sono solo senatori, quindi, a norma di regolamento, devo sospendere i lavori per almeno un quarto d'ora.

  La seduta, sospesa alle 14.20, è ripresa alle 15.20.

  PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. È presente il comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia, generale Riccardo Rapanotti.
  Parlavamo in particolare dell'operazione «No fly» e a riguardo cerchiamo di fare una panoramica, perché qualche giornalista ha fatto un po’ di confusione parlando del depuratore, sia quello che serve la zona industriale dell'area di Augusta, e non solo (Melilli, Priolo), e la questione legata alla depurazione delle acque civili che è ancora peggiore, perché inesistente. Se ci può analizzare nel dettaglio questa situazione abbastanza delicata.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Riprendendo il discorso su questo servizio, l'area interessata è quella che si inserisce tra i comuni di Siracusa, Augusta, Melilli e Priolo Gargallo; le società oggetto di indagine e di attenzione da parte della procura della Repubblica di Siracusa sono quattro e si tratta sia di impianti di produzione industriale e di un impianto di depurazione. Il servizio è iniziato a seguito di una serie di esposti e denunce presentati sia Pag. 6alla procura che alle varie forze di polizia con riferimento a delle emissioni di fumi piuttosto maleodoranti. In seguito a questo sono stati effettuati degli approfondimenti...

  PRESIDENTE. Emissioni di fumi?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Di fumi, sì.

  PRESIDENTE. Quindi non nelle acque.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Le acque vengono dopo. Vengono dai bacini di stoccaggio dei rifiuti delle lavorazioni che devono essere sottoposte a depurazione. La società preposta all'attività di depurazione delle acque reflue è la IAS spa su cui specificamente si è concentrata l'attività di polizia giudiziaria svolta dalla Guardia di finanza sotto forma di attività di sequestro. In particolar modo l'impianto appartiene alla Regione siciliana e la IAS spa è la società che gestisce l'impianto di depurazione.
  La funzione specifica del Nucleo di polizia tributaria, di polizia economico-finanziaria di Siracusa è stata anche quella di identificare, individuare per poter procedere alle attività di sequestro le particelle catastali relative agli impianti industriali, perché devono essere queste descritte sui provvedimenti di sequestro. Non è sufficiente dire «si sequestra la ciminiera o l'impianto»: bisogna dire esattamente la particella catastale a cui fa riferimento l'impiantistica e quindi il soggetto giuridicamente responsabile per quell'area specifica. Quindi è stata una funzione estremamente importante e, proprio grazie alle sue competenze specifiche, il Corpo della Guardia di finanza era forse l'unico che potesse dare un supporto sotto questo profilo di identificazione corretta delle proprietà e, di conseguenza, delle responsabilità all'autorità giudiziaria.
  Un'altra peculiarità di questo servizio è che il sequestro delle aree è stato proattivo e ha condotto la proprietà, quindi i responsabili delle società sottoposte a sequestro a porre in essere tutte quelle attività di investimento relative alla purificazione delle acque reflue. L'investimento è stato piuttosto cospicuo, perché era nell'ordine di circa 12 milioni di euro e non c'era chiarezza su chi dovesse alla fine farsi carico di questo onere: se la proprietà (Regione siciliana) oppure la società privata, peraltro a capitale misto pubblico/privato, che aveva la gestione. Alla fine l'ausilio è stato dato dalle maggiori imprese dei grossi poli industriali petrolchimici che insistono sulla zona. Questo per quanto riguarda specificamente questo servizio.

  PRESIDENTE. Una cosa non ho capito: il reato contestato che ha portato al sequestro era solamente relativo alla depurazione di questi reflui oppure c'era dell'altro dal punto di vista finanziario?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Intanto per il momento i reati contestati nel procedimento penale sono il 474 del codice penale (getto pericoloso di cose), l'articolo 452-bis sempre del codice penale (inquinamento ambientale), il 452-quinquies (delitti colposi contro l'ambiente) nonché tutta una serie di reati relativi al decreto legislativo n. 231 del 2001, che fa riferimento alle responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reati, quindi le sanzioni che riguardano la responsabilità penale delle persone e delle persone giuridiche. Questi al momento sono i reati che sono stati contestati e rubricati dall'autorità giudiziaria di Siracusa.

  PRESIDENTE. È ancora sotto sequestro?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Attualmente sì.

  PRESIDENTE. Perché ci sono ancora questioni in sospeso? Poi quello che è stato fatto e che ha un costo, non mi è chiaro se doveva essere pagato da questa società IAS oppure dalla proprietà Regione siciliana?

Pag. 7

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Dalla proprietà, esatto.

  PRESIDENTE. Però alla i soldi sono stati sborsati da società che non sono azioniste della IAS?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. No, sono terzi soggetti che fanno riferimento sempre al polo petrolchimico che insiste nell'area. Quindi sono stati fatti altri investimenti da parte di altri soggetti, anche se poi su questo non ho dati specifici dei passaggi finanziari.

  PRESIDENTE. Ma l'esborso è stato anticipato, li hanno dati per generosità, perché serviva loro quell'impianto che era necessario? Rivendicheranno un qualcosa a qualcuno? Com'è la situazione?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Su questo mi devo riservare, perché non so il passaggio finanziario, anche se, da quello che ricordo io, dalla lettura degli atti, è stato un investimento a fondo perduto. L'esborso è stato sostenuto da altri soggetti economici che avevano chiaramente interesse a fare questo investimento indiretto. Però su questo potrò essere più preciso, confrontandomi anche con il reparto operante ed eventualmente con la procura della Repubblica.
  Per quanto riguarda la sua domanda sull'adeguamento delle opere il sequestro, se non ricordo male, è avvenuto a febbraio, quindi i decreti sono stati notificati verso la fine di febbraio di quest'anno e l'adeguamento dovrà essere completato nei dodici mesi successivi. Quindi, se non è stato completato, c'è un termine per il completamento delle opere di adeguamento per la purificazione delle acque reflue in dodici mesi.

  PRESIDENTE. Quindi tra altri dodici mesi?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Partendo da febbraio, quindi siamo prossimi alla conclusione del dodicesimo mese, che sarà il febbraio prossimo.

  PRESIDENTE. Quindi cosa cambia, se adempiranno o meno?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Immagino che ci saranno delle conseguenze di responsabilità penale e amministrativa. Come dicevo, l'attività proattiva che è stata richiesta alle società serve per sanare anche in parte la responsabilità amministrativa e penale per gli illeciti commessi. Comunque il termine di adeguamento fissato ragionevolmente dall'autorità giudiziaria è stato di dodici mesi, a partire dalle ordinanze di sequestro che risalgono al febbraio di quest'anno.

  PRESIDENTE. Quindi lì verrà tolto il sequestro.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Presumo di sì.
  La relazione fa riferimento ai casi di indagine svolti dalla Guardia di finanza nel periodo 2017-2019 con riferimento specifico alla tematica delle acque reflue. Più in generale invece nello stesso periodo i contesti operativi che riguardano attività di indagine e di controllo del territorio da parte della Guardia di finanza soltanto nella Regione siciliana, con riferimento alle tematiche di smaltimento dei rifiuti, sono 161, sono state contestate 232 violazioni e denunciati 538 soggetti. In questo ambito ci sono i casi (mi sembra otto o nove) che ho indicato nella relazione inviata alla fine di settembre, proprio perché sono quelli specificamente riferiti alle attività di contrasto sulle acque reflue.

  PRESIDENTE. Se può andare nel dettaglio. Per esempio nella provincia di Siracusa c'eravamo già occupati nella passata legislatura della Newco ed era stato affidato il servizio che in teoria doveva gestire Pag. 8il comune: ci sono stati degli sviluppi, visto che, se non sbaglio, era anche un'indagine della Guardia di finanza? Ci potrebbe illustrare le indagini principali.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Possiamo scendere nel dettaglio dei reati contestati, se è di interesse, però i dati che fanno riferimento alle indagini sono quelli che io ho già indicato nella relazione e sono quelli ostensibili rispetto alle autorizzazioni che le autorità giudiziarie devono dare con riferimento alla pubblicità delle attività di indagine. Non ci sono elementi ultronei rispetto a quelli che io ho già indicato nella relazione, fatto salvo per questo esempio di Siracusa, perché mi sembrava interessante fare un riferimento a questi ulteriori passaggi, perché non erano stati indicati. Per quanto riguarda le altre attività di indagine riportate nella relazione posso dare solo qualche ulteriore minima precisazione.

  PRESIDENTE. Per esempio l'impianto di Enna non è mai entrato in funzione. Può descriverci meglio le circostanze per quanto riguarda l'ex Consorzio per l'Area di sviluppo industriale di Enna 2, che era stato formalmente collaudato e invece non è mai entrato in funzione?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Per quanto riguarda Enna, anche qui l'attività di indagine entra nell'ambito del secondo obiettivo strategico del Corpo della Guardia di finanza in materia di spesa pubblica; il reparto di Enna ha svolto un'attività di polizia giudiziaria di iniziativa con una segnalazione alla procura della Repubblica di Enna di nove soggetti che, a vario titolo, sono stati ritenuti responsabili dei reati di truffa, falso e frode con riferimento alle pubbliche forniture. In particolar modo, in seguito allo svolgimento dell'attività investigativa, è emersa una condotta illecita tenuta dai soggetti segnalati, i quali, attraverso degli artifici o raggiri, anche con la produzione di false attestazioni in atto pubblico, si sono procurati a danno dell'ente erogante un ingiusto profitto pari a 4,543 milioni di euro. Equivalente ad una somma finanziata dall'Agenzia regionale delle acque e dei rifiuti Sicilia destinata all'avvio degli impianti consortili di depurazione, mediante la riconversione dell'impianto e la costruzione dei collettori fognari all'interno del Consorzio ASI di Enna. Questa somma che doveva essere restituita a titolo di danno per responsabilità contrattuale, qualora fossero emerse le ripetute omissioni di natura progettuale e di direzione dei lavori, è stata alla base del mancato utilizzo del funzionamento dell'impianto di depurazione sito nella zona industriale di Enna e gestita dal Consorzio ASI di Enna, che ora è stato posto in liquidazione. I nove segnalati, tecnicamente e giuridicamente preposti alla realizzazione delle varie fasi del progetto nonché del collaudo finale, dopo l'avvio dei lavori non hanno, in relazione alle specifiche funzioni e competenze, operato e vigilato affinché venissero posti in essere tutti gli adempimenti necessari alla completa realizzazione dell'essenziale opera pubblica e al suo regolare funzionamento, producendo, al contrario, delle false attestazioni inerenti alla regolare e completa realizzazione dell'opera. È stata pertanto avanzata una proposta all'autorità giudiziaria di sequestro equivalente e sono stati eseguiti degli accertamenti patrimoniali ai fini dell'applicazione dell'articolo 240-bis del codice penale, con le contestazioni specifiche ai soggetti interessati.
  Con ulteriori notizie, la tipologia di appalto che è stato controllato sono i lavori che derivano da un finanziamento comunitario dei fondi strutturali relativi alla programmazione per l'uso efficiente delle risorse naturali, che sono stati distratti dai soggetti sottoposti a controllo. Quindi anche qui il Consorzio è stato posto in liquidazione e il depuratore non è stato realizzato. Quindi l'opera è rimasta ferma, perché sono stati posti in essere una serie di reati di truffa e di appropriazione indebita dai soggetti coinvolti.

  PRESIDENTE. Invece per quanto riguarda Caltanissetta?

Pag. 9

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Partiamo da Caltanissetta. Nel mese di maggio 2018, a seguito di un provvedimento della procura della Repubblica di Caltanissetta, Direzione distrettuale antimafia, il Nucleo di polizia economico-finanziaria di Caltanissetta, assieme al Comando dei carabinieri NOE di Palermo, hanno notificato un'informazione di garanzia e un avviso di conclusione delle indagini preliminari a venti persone fisiche per violazione alla normativa in materia di tutela ambientale e reati contro la pubblica amministrazione.
  Le indagini, che sono state collegate alla Guardia di finanza e al NOE di Palermo, hanno permesso di evidenziare una illecita gestione del servizio idrico da parte della società Acque di Caltanissetta spa, effettuata con la connivenza di funzionari e dirigenti pubblici. I soggetti coinvolti (manager d'azienda e pubblici funzionari della Regione) hanno omesso la manutenzione degli impianti per la presenza di obblighi specifici di legge, pur avendo a disposizione fondi pubblici dedicati proprio a questa attività. L'attività illecita, che è stata perpetrata anche grazie all'inerzia dei controllori pubblici, ha causato una mancata depurazione delle acque fognarie che presentavano una carica batterica di molto superiore alle norme, che quindi rappresentavano un pericolo per l'incolumità pubblica. La procura, tenuto conto delle condotte perpetrate dai soggetti a vario titolo coinvolti, ha contestato una serie di reati e in particolar modo: l'articolo 635 del codice penale (danneggiamento); l'articolo 452-bis (delitti colposi contro la salute pubblica) in quanto la mancata manutenzione delle condotte idriche ha causato un deterioramento ulteriore delle stesse condotte e un aumento della carica batterica nelle acque che avrebbero dovuto essere depurate; l'articolo 256, comma primo, lettera a), e comma terzo dell'articolo 279, comma primo, del decreto legislativo n. 152 del 2006 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata) e reati contestati a dirigenti e dipendenti dell'azienda Acque di Caltanissetta per aver permesso la gestione degli impianti di depurazione non più adeguati alla normativa e privi di autorizzazione allo scarico in quanto quest'ultima risultava scaduta; l'articolo 328 del codice penale (rifiuto di atti d'ufficio) contestato ai dirigenti pubblici per aver omesso più volte il controllo sugli atti dell'azienda Acque di Caltanissetta spa, pur essendo obbligati dalla normativa di settore (articolo 152 del decreto legislativo n. 152 del 2006); l'articolo 356 del codice penale (frode nelle pubbliche forniture) per non aver ottemperato a quanto previsto dal contratto per l'affidamento del servizio idrico integrato di Caltanissetta in merito all'obbligo di assicurare il corretto funzionamento sia della rete idrica e sia della rete di depurazione. Alla società Acque di Caltanissetta spa è stato inoltre contestato l'articolo 25, undicesimo comma, del decreto legislativo n. 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti derivati da reati ambientali.
  Per quanto riguarda invece il servizio della Compagnia di Gela, a cui facevo riferimento prima già nel corso del 2016 il reparto operante (Compagnia della Guardia di finanza di Gela) aveva riscontrato un anomalo caso relativo allo scarico delle acque reflue prodotte dall'agglomerato urbano del comune di Butera che, seppure provvisto di impianto di depurazione, continua a scaricare liquami all'interno di un canalone ad esso adiacente, che li convoglia direttamente all'interno del bacino di un invaso artificiale, le cui acque vengono poi utilizzate a fini irrigui dagli agricoltori della zona.
  A partire dallo scorso anno (2018) tale attività di indagine prettamente di polizia giudiziaria è venuta a sovrapporsi ad una parallela attività delegata dalla procura regionale della Corte dei Conti di Palermo, la quale aveva incaricato il reparto di Gela della Guardia di finanza di accertare l'eventuale configurabilità di danno erariale nelle condotte denunciate in diversi esposti che facevano riferimento ad azioni negligenti e/o omissive di diversi soggetti appartenenti anche alla pubblica amministrazione, correlate alla mancata funzionalità dell'impianto di depurazione del comune di Butera, i cui lavori erano stati finanziati dalla Regione siciliana con fondi di cui alla Pag. 10delibera CIPE n. 84 del 2000. Il reparto di Gela ha quindi posto in essere una complessa attività nel corso della quale ha proceduto all'acquisizione di informazioni sia da soggetti interessati nella realizzazione dell'opera che da soggetti coinvolti nell'erogazione del finanziamento presso l'ente regionale, nonché all'acquisizione di una copiosa documentazione presso l'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque di Palermo, organo della Regione siciliana deputato all'erogazione e al controllo del finanziamento stesso. Gli accertamenti esperiti hanno permesso di accertare come la progettazione dell'opera, risalente al lontano anno 1989, avesse avuto diverse correzioni e rielaborazioni per essere adeguata alle prescrizioni di volta in volta imposte dall'ente regionale e ritenute necessarie per poter accedere al finanziamento finale. Il progetto che aveva avuto accesso finanziamento era quello rielaborato nell'anno 2005, che era stato approvato dal commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, aveva ottenuto il finanziamento da parte dell'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque nel mese di ottobre 2006 per la somma di oltre 4 milioni di euro, da gravare sui fondi di cui alla delibera CIPE n. 84 del 2000. A seguito dell'aggiudicazione dei lavori la somma finanziata era stata rideterminata in 3,812 milioni di euro, a seguito del ribasso d'asta offerto dall'ATI aggiudicataria (il raggruppamento temporaneo di imprese). Lavori da consegnare il 7 novembre 2008. A causa di una lunga serie di motivazioni i lavori si sono protratti fino al 2013 e le opere collaudate con esito positivo (collaudi effettuati il 10 giugno 2014), nonostante nell'ultima visita effettuata il collaudatore avesse attestato il mancato allaccio alla rete elettrica. Da quella data, trascorsi ormai quasi quattro anni, l'impianto di depurazione non è ancora funzionante, perché l'allaccio alla rete elettrica non è stato ancora effettuato. Alla luce delle tante anomalie riscontrate e della rilevata mancata autorizzazione dell'impianto il reparto di Gela ha quindi segnalato alla procura regionale della Corte dei Conti per responsabilità erariale una serie di soggetti (otto persone responsabili), inoltre è stato quantificato il danno erariale cagionato alla Regione siciliana in 4,62 milioni di euro, rappresentati dal totale delle somme effettivamente erogate in favore del Comune di Butera, aumentate della rivalutazione in base agli indici ISTAT e ai relativi interessi legali. Inoltre è stata calcolata l'entità del mancato introito alle casse comunali dei ricavi derivanti dalla vendita per fini irrigui dell'acqua trattata dal depuratore, in base alla stima effettuata dallo stesso comune di Butera nella convenzione stipulata con il Consorzio Sviluppo delle produzioni agricole con sede in San Cataldo, provincia di Caltanissetta. Questo per quanto riguarda la Compagnia di Gela.

  PIETRO LOREFICE. Vorrei capire se questo documento che ha consegnato si riferisce nello specifico al depuratore del comune di Caltanissetta.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Esattamente.

  PIETRO LOREFICE. Su Butera lei ha detto che la segnalazione si è limitata solo alla Corte dei Conti, perciò non sono stati rilevati reati ambientali. Lei ha detto che sversano direttamente nel torrente Comunelli, vanno a finire nell'invaso Comunelli. Lo sversamento abusivo in alveo non è stato segnalato perché non rileva penalmente?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Non è stato segnalato, perché in questo caso ci siamo occupati esclusivamente della parte della responsabilità contabile, quindi già l'indagine era in corso con altri soggetti. In questo caso l'anomalia relativa alla mancata depurazione è entrata nell'indagine con responsabilità amministrativa dei soggetti dell'ente.

  PIETRO LOREFICE. Per quanto riguarda Gela lei ha notizie per la parte del depuratore consortile all'interno dell'area Pag. 11industriale, perciò del depuratore consortile che gestisce sia reflui civili, parte provenienti da Gela e i reflui industriali sia dall'area industriale che dall'area dell'ex petrolchimico? Perché io ho notizia di continui sversamenti in mare (almeno queste sono le comunicazioni che di solito fa il gestore, che dovrebbe essere Syndial), dovuti al fatto che l'impianto non ha una capacità adeguata, di conseguenza, nel caso di arrivo di reflui di una portata maggiore alle capacità gestionali, viene sversata tal quale a mare. Vorrei sapere se la Guardia di finanza ha notizie in merito.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Su questo dovrei documentarmi, perché non risulta dalla mia relazione.

  PRESIDENTE. Due ultime questioni. Quando vengono fuori determinate anomalie, com'è il rapporto tra il Comando della finanza centrale e le varie realtà provinciali e territoriali?
  Vi siete mai interessati alla questione dei relitti, visto che, soprattutto in alcuni porti come Augusta, dietro spesso c'è anche il fallimento di una società? Qual è la vostra competenza e qual è il vostro lavoro a riguardo?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Per quanto riguarda la prima domanda i reparti svolgono delle attività di indagine sia in via autonoma e sia sulla base di alcuni progetti che vengono inviati a livello centrale dal Comando generale. Come dicevo prima, una progettualità che riguarda attualmente le acque reflue è un progetto a livello internazionale di cui la Guardia di finanza è partner e che è stato sollecitato a livello internazionale da Interpol e da Europol. Quindi è chiaro che tutti i reparti della Guardia di finanza sono stati chiamati a svolgere determinate attività di controllo in questo settore specifico durante il mese di ottobre, ogni reparto regionale farà una reportistica al Comando generale evidenziando quali sono risultati, i controlli effettuati e gli eventuali risultati conseguiti. Chiaramente a fronte di ogni attività di indagine, se scaturiscono degli illeciti di natura penale o di natura amministrativa, devono essere interessate le varie autorità competenti, quindi principalmente l'autorità giudiziaria.
  Esiste quindi un flusso di comunicazione che va dai reparti, anche più piccoli che sono dislocati sul territorio, verso il Comando generale attraverso una serie di comunicazioni dei cosiddetti «risultati di servizio», sia che siano attività di carattere giudiziario, quindi con risvolti di carattere penale, sia che si tratti di attività che hanno soltanto una valenza di carattere amministrativo. Esiste quindi una rendicontazione statistica di tutto quello che viene fatto dai singoli reparti della Guardia di finanza, che devono relazionare sia perché abbiamo in alcuni settori determinati obiettivi assegnati e, quindi, c'è un controllo costante della rispondenza tra il carico assegnato di attività operative e la risposta dei reparti, ma, anche laddove si tratti di rendicontare servizi che sono al di fuori dei carichi operativi che sono assegnati, c'è questo flusso di comunicazioni che serve per rendere ufficiali le attività che vengono svolte dalla Guardia di finanza a livello locale e poi elaborate a livello centrale.
  La seconda domanda?

  PRESIDENTE. Riguardava i relitti. Ci sono diverse imbarcazioni nei porti dietro le quali ci sono delle società che spariscono oppure cambiano nome e vengono abbandonate, quindi l'imbarcazione a tutti gli effetti diventa un rifiuto. Vorrei sapere se voi siete mai stati coinvolti in qualche indagine per quanto riguarda il reperimento dei responsabili e per capire i flussi economici che stanno dietro a questo fenomeno.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Su questo specifico non mi sembra vi siano attualmente servizi in corso né conclusi recentemente, nel senso che è un'analisi che devo fare a latere della relazione che è stata inviata. Però un'attività di riscontro la stiamo facendo nel porto di Lampedusa Pag. 12come conseguenza dell'attività di immigrazione clandestina. Ci sono molti relitti di imbarcazioni che servono per l'attività di trasporto dei migranti che, essendo in cattive condizioni, tendono a deteriorarsi rapidamente o addirittura ad affondare, quando ancora nei motori o nelle stive ci sono taniche di benzina che stanno provocando un certo inquinamento nel porto di Lampedusa. Questo mi consta direttamente, perché ne ho parlato anche con il responsabile dell'Agenzia delle dogane di Lampedusa, che è il custode giudiziale per conto della prefettura di queste imbarcazioni.
  Sulle indagini di più ampio spettro, a cui faceva riferimento lei, mi devo riservare perché devo documentarmi, perché al momento non mi risulta che ce ne siano in corso.

  PRESIDENTE. Alla luce anche di quanto diceva prima in riferimento alle varie relazioni delle unità provinciali, dal punto di vista della depurazione delle acque, com'è, secondo la vostra esperienza e delle indagini, la situazione della depurazione delle acque in Sicilia e dov'è la situazione maggiormente critica che avete riscontrato.

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. In realtà la funzione della Guardia di finanza su questo settore è un'attività concorrente, quindi questo significa che alla fine non abbiamo una visuale di osservazione così importante per poter rispondere specificamente a questa domanda sulla base di esperienze in concreto sul campo. Le posso dire ad esempio che, quando svolgiamo le nostre funzioni di controllo ad esempio aereo del territorio, ed è successo anche a me recentemente, a largo di Lipari abbiamo visto una grossissima chiazza di petrolio e l'abbiamo segnalata, ma questo non rientra nei compiti specifici del Corpo della Guardia di finanza.
  Io posso risponderle sulla base di una relazione che ho letto con riferimento alla situazione della regione Sicilia fatta dall'ARPA (l'ente preposto per il controllo delle acque reflue), che individua oltretutto una percentuale piuttosto alta di comuni a livello del territorio siciliano ancora non in regola con lo smaltimento delle acque reflue. E secondo questa relazione parliamo di circa l'85 per cento dei comuni, tant'è che esistono attualmente quattro procedure di infrazione da parte dell'Unione europea per il mancato adeguamento degli impianti di depurazione. Quindi purtroppo più da notizie giornalistiche che non da un effettivo controllo del territorio si può arrivare a questa conclusione, che effettivamente la regione Sicilia, per alcuni aspetti, è ancora un indietro rispetto alla media delle regioni italiane o di altre regioni dell'Unione europea.

  PIETRO LOREFICE. I vostri ricognitori aerei sono dotati di strumentazione tipo termocamere o camere multispettrali?

  RICCARDO RAPANOTTI, Comandante regionale della Guardia di finanza Sicilia. Soprattutto gli aerei ATR hanno una serie di strumentazioni di bordo estremamente sofisticate, anche se l'esempio a cui facevo riferimento prima è stato individuato a vista, ovviamente anche sulla base dell'esperienza sul campo e visiva dei nostri piloti che sorvolano regolarmente le acque siciliane. Quindi, anche senza poter individuare con precisione assoluta la tipologia di sostanza inquinante presente, la chiazza che sia di olio o di un particolare tipo di greggio o di altra sostanza petrolchimica è facilmente individuabile. Poi chiaramente devono essere fatte le osservazioni di carattere chimico e le analisi chimiche per stabilirne la natura.

  PRESIDENTE. Io la ringrazio e dichiaro conclusa l'audizione.

Audizione del comandante del NOE di Catania Michele Cannizzaro e del comandante interinale del NOE di Palermo Nunzio Sapuppo.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del comandante del NOE di Catania, tenente colonnello Michele Cannizzaro e del comandante interinale del Pag. 13NOE di Palermo, luogotenente Nunzio Sapuppo, che ringrazio per la presenza.
  L'audizione odierna, che precede una missione che avrà luogo in Sicilia, rientra nell'ambito dell'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sulla depurazione delle acque in Sicilia e avrà ad oggetto le attività di indagine svolte con riferimento al sistema delle acque reflue urbane, industriali e ai fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue.
  Comunico che gli auditi hanno preso visione della disciplina relativa al regime di pubblicità del resoconto stenografico della seduta che informa l'audito che della presente seduta sarà redatto un resoconto stenografico e, su motivata richiesta, consentendo la Commissione, i lavori proseguiranno in seduta segreta; nel caso le dichiarazioni segrete entrassero a far parte di un procedimento penale, il regime di segretezza seguirà quello previsto per tale procedimento; si invita comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.
  Visti i tempi stretti, invito il comandante a fare una relazione sintetica, il più possibile esaustiva, poi eventualmente, visto anche il tema molto delicato, faremo delle domande di approfondimento.

  MICHELE CANNIZZARO, Comandante del NOE di Catania. Buonasera. Il NOE carabinieri di Catania ha giurisdizione sulle province di Catania, Messina, Ragusa e Siracusa. Praticamente su tutta la Sicilia orientale. È un territorio molto vasto, sono 10.500 chilometri quadrati, quattro province sulle quali insistono duecento comuni, di cui centosette della provincia di Messina. Su questo territorio ci sono sette procure della Repubblica, di cui due distrettuali antimafia. È quindi un territorio – come ha indicato il Presidente – particolarmente vasto e particolarmente interessato da fenomeni ben noti a tutti sul ciclo dei rifiuti e sulle notevoli problematiche correlate alla Regione siciliana e, in questo caso, anche per quanto attiene il controllo, l'attività ispettiva o l'attività di indagine sulla depurazione delle acque.
  In relazione alla mia convocazione mi sono permesso di avere a disposizione dei dati prima di passare a quello che potrebbe essere il fulcro centrale dell'attività di indagine, su cui magari ci potrà essere un momento per capire che cosa può essere riferito in maniera diretta e cosa magari potrebbe essere secretato, e faccio presente che dai dati che mi sono permesso di acquisire e che mi permetto di rappresentare, perché sono dati ufficiali comunicati dai direttori delle ARPA, la situazione degli impianti di depurazione in Sicilia per le province di mia competenza è assolutamente improponibile. Ci sono delle province dove il 95 per cento degli impianti sono con autorizzazione scaduta. Siccome è un dato ufficiale, lo posso indicare: in provincia di Ragusa ci sono ventuno impianti, venti con autorizzazione scaduta e una sola valida; in provincia di Siracusa ci sono diciassette impianti, dei quali quindici con autorizzazione scaduta, tre comuni sono privi di depuratori e ci sono tutti gli otto depuratori di comuni con diecimila abitanti equivalenti sprovvisti dell'autorizzazione alle emissioni in atmosfera, che è un requisito ulteriore che viene chiesto per determinati impianti, perché ci sono delle emissioni in atmosfera correlate alla grandezza dell'impianto stesso e quindi, superate determinate aliquote che in questo caso sono stabilite dagli abitanti equivalenti, ci vuole anche l'autorizzazione alle emissioni in atmosfera. Per la provincia di Messina ci sono quarantanove impianti con quaranta autorizzazioni scadute e solamente cinque valide. Alcuni impianti sono addirittura sotto sequestro, come quello di Nizza di Sicilia che è stato posto recentemente sotto sequestro e ci sono numerose persone dell'amministrazione comunale e della gestione che sono state deferite all'autorità giudiziaria. Questo è un dato noto, perché hanno ricevuto un avviso di garanzia. Per la provincia di Catania, per i dati che mi sono stati comunicati, su circa settanta impianti trentadue sono con autorizzazione scaduta e praticamente quasi tutti, agli esami che vengono fatti dalle ARPA, risultano aver superato i limiti: il cosiddetto «stabellamento». Praticamente la situazione della depurazione delle acque reflue, civili o civili/industriali dove ci sono Pag. 14impianti che contemplano entrambe le depurazioni, è veramente preoccupante, perché è una situazione da cui non si esce da un punto di vista amministrativo o di gestione di queste cose. Non è la nostra principale attività, perché l'attività di controllo è devoluta soprattutto alle ARPA, che (potranno chiaramente riferire i direttori delle ARPA stesse) hanno degli obblighi di controllo a seconda della grandezza degli impianti (una volta all'anno, due volte all'anno o tre volte all'anno), quindi mettono in moto tutto un meccanismo per cercare di portare le pubbliche amministrazioni ad attenzionare il proprio operato e la propria responsabilità. Sulla procedura delle sanzioni amministrative che viene avviata nei confronti dei comuni, che va al settore ambientale e all'avvocatura della provincia e poi vengono comunicate alle regioni, mi si riferisce che ci sono migliaia di contestazioni amministrative, di cui non è ancora ben noto quante ne siano state pagate e quante invece siano rimaste insolute, perché gli stessi comuni già sono in fallimento per conto loro, quindi non hanno soldi per poter aggiustare l'impianto, non hanno i soldi neanche per poter pagare la sanzione che dovrebbe essere una sorta di richiamo ad una maggiore correttezza nella gestione dell'impianto stesso. In alcune situazioni interveniamo anche noi, su delega dell'autorità giudiziaria, quando la situazione inquinante è talmente compromessa che diventa poi, come in alcuni casi abbiamo avuto modo di verificare con livelli misurabili che portano quasi a configurare o hanno portato a configurare il reato di inquinamento ambientale, perché è intollerabile che per dieci anni un depuratore possa continuare a sversare fuori dei limiti assoluti, senza che nessuno abbia fatto niente, amministrazioni che si sono succedute nel tempo, gestioni che si sono succedute nel tempo, alcune di queste situazioni sono state adeguatamente rappresentate alle procure della Repubblica competenti e sono al vaglio dei magistrati che li hanno assegnati.

  PRESIDENTE. Il controllo spetta alle ARPA, ma lo fanno il controllo? E dopo aver fatto il controllo qual è la procedura che si attiva per intimare e cambiare le cose? Se uno controlla e dice che va tutto male – come è stato appena detto – però non si fa nulla, cosa accade?
  L'autorità giudiziaria a volte vi dà la delega, ma per quale motivo: perché l'ARPA non è in grado da sola di fare quello che dovrebbe fare e subentrate voi in aiuto? Per quale motivo alla fine si rivolgono a voi?

  MICHELE CANNIZZARO, Comandante del NOE di Catania. Le ARPA hanno un'attività prevalentemente ispettiva, in questo caso siamo noi ad avvalerci dell'ARPA perché è l'organo tecnico; come NOE, per poter dimostrare una eventuale violazione delle tabelle o del livello di inquinamento, ci dobbiamo avvalere di dati tecnici che devono essere inoppugnabili, perché non c'è possibilità diversa: o la procura ci autorizza ad avvalerci di consulenti esterni, con dei costi che chiaramente non possono essere...

  PRESIDENTE. Quello che non mi è chiaro, ovviamente serve sempre il supporto tecnico di ARPA, ma le indagini le fa la procura che chiede il supporto tecnico non a voi ma ad ARPA? Voi agite in maniera anche autonoma?

  MICHELE CANNIZZARO, Comandante del NOE di Catania. Agiamo sotto due aspetti: o avviamo un'attività di indagine autonoma, per cui chiediamo il supporto tecnico di ARPA e poi riferiamo alla procura della Repubblica sulle risultanze dell'attività oppure, a seguito delle segnalazioni che possono pervenire, possono essere giunte all'autorità giudiziaria in maniera diversa, la stessa ci delega ad operare quali ufficiali di polizia giudiziaria e di riferire qualora ci fossero fattispecie di reato rilevabili. Quindi lo facciamo come attività di indagine repressiva, qualora i risultati tecnici ci consentano di poter affermare determinate situazioni che non sono più uno stabellamento o una violazione che potrebbe essere di misura minore, che potrebbe essere recuperata: quando ci sono delle situazioni che si sono Pag. 15protratte per anni, dove il refluo è tal quale, passa da un impianto di depurazione che non funziona, nel senso che non è attivo o non svolge per niente il suo lavoro (vandalizzato, abbandonato), è ovvio che lì non si tratta più di una situazione dove c'è un impianto che funziona e forse, se funziona male, è come se avesse violato il limite di velocità, gli facciamo la contravvenzione, così chi deve controllare, chi deve fare in modo che funzioni bene rientra nei limiti che gli sono stati imposti. Se ci sono degli impianti che sono palesemente abbandonati, come magari potrà meglio riferire di alcuni episodi, perché io ho delle vicende che sono ancora coperte da segreto istruttorio, ma ci sono dei fatti di cui potrà riferire il luogotenente Sapuppo nel territorio di sua competenza che dimostrano in maniera evidente che cosa è accaduto, che cosa avviene in determinati impianti e quali sono poi anche i riflessi penali che noi attribuiamo ai gestori, agli amministratori pubblici, agli uffici tecnici e a chi ha concorso in questa situazione.

  PRESIDENTE. Può illustrarci nel territorio di vostra competenza quali sono le indagini che avete fatto in autonomia?

  MICHELE CANNIZZARO, comandante del NOE di Catania. Su quelle che abbiamo svolto, sempre su delega, ho un paio...

  PRESIDENTE. Iniziamo da quelle che avete svolto voi in maniera autonoma.

  MICHELE CANNIZZARO, Comandante del NOE di Catania. Di iniziativa, no. Nel 2017 non ne sono state condotte, nel 2018 e nel 2019 – ho le notizie del mio reparto – sono tutte su attività delegate dall'autorità giudiziaria, di cui solamente due sono note o quantomeno di cui si può riferire, le altre sono tutte coperte da segreto di indagine, perché sono in questo momento all'attenzione dell'autorità giudiziaria che le ha chieste e di cui non abbiamo notizie allo stato di quelli che saranno i provvedimenti o le decisioni che vorranno essere prese.

  PRESIDENTE. Quindi voi non avete svolto nulla di vostra iniziativa, avete solo agito su delega della procura e sono tutte coperte da segreto istruttorio, quindi non potete riferire. Quelle non coperte da segreto istruttorio qualcosa la possiamo sapere?

  MICHELE CANNIZZARO, Comandante del NOE di Catania. Le posso citare, certamente. Ce n'è una che riguarda l'impianto di depurazione del comune di Nizza di Sicilia, nel mese di maggio del 2019; è un'attività che abbiamo condotto congiuntamente all'Arma territoriale: noi ci siamo occupati della parte specialistica per quanto attiene all'inquinamento; è stato notificato un avviso di garanzia nell'ambito del procedimento penale della procura di Messina. Non ho il numero del procedimento penale qui con me, però lo posso riferire, comunque è per aver mantenuto l'impianto di depurazione dopo che era stata revocata l'autorizzazione allo scarico, quindi era stato determinato dalla Regione siciliana il divieto di scaricare e quindi, non potendo più scaricare, ovviamente doveva cessare. Cosa impossibile, perché io revoco l'autorizzazione allo scarico, però è qualcosa di insostituibile, perché non si può cambiare, la conduttura dei reflui è quella, l'impianto è quello, non è come per una macchina che non funziona, magari senza revisione o senza assicurazione, la cambiamo con un'altra: qui è impossibile, è un qualcosa che deve essere ripreso dall'inizio. Questa è la situazione. Quando poi da parte della procura di Messina sono state acclarate a livello di indagini preliminari e notificate agli interessati le irregolarità, sono stati notificati gli avvisi di garanzia nel maggio 2019.
  Un'altra vicenda è stata trattata nel 2018 con un controllo di iniziativa effettuato congiuntamente al Nucleo investigativo di polizia ambientale della Forestale dei Carabinieri; abbiamo fatto un'attività di controllo dell'impianto di depurazione del comune di Catania dove abbiamo sequestrato all'epoca un capannone all'interno del quale erano custoditi 250 metri cubi (circa dieci TIR) di fanghi di essiccazione stoccati in maniera impropria. I fanghi di depurazione Pag. 16 in Sicilia nell'ultimo anno non c'era più nessuno che li prendeva. C'è stata una sorta di blocco, perché i costi di conferimento dei fanghi di depurazione nelle discariche sono molto alti rispetto a prima, si è bloccata la filiera dei fanghi di depurazione, perché venivano prima portati a delle società che li utilizzavano per fare i cosiddetti compost di qualità che dovrebbero essere in questa maniera, poi ci sono state delle attività di polizia giudiziaria e delle indagini della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria che hanno evidenziato che i valori dei fanghi che venivano dagli impianti di depurazione, a seguito di analisi, non potevano concettualmente rientrare in quella che poteva essere la produzione di compost, per cui si è bloccata la catena. Siccome molti di questi fanghi venivano proprio in Sicilia e venivano utilizzati con questo sistema, l'intervento della magistratura con il sequestro delle quote societarie delle società coinvolte in questa vicenda ha portato alla situazione per cui in discarica non si potevano più portare, perché ci vogliono 150,00 euro a tonnellata rispetto ai 40,00 o 50,00 euro che costavano presso gli altri impianti, per cui c'è stata una crisi, nessuno riusciva a sbloccare questa situazione, per cui in un controllo abbiamo sequestrato il depuratore. Questo impianto, a seguito delle richieste di dissequestro, è stato dissequestrato il mese scorso e la società che gestisce l'impianto di depurazione del comune di Catania ha smaltito regolarmente questi fanghi risolvendo la situazione.

  PRESIDENTE. Vista la premessa iniziale che noi già sappiamo qualcosa, nel senso che chi si occupa di questo argomento è a conoscenza della situazione drammatica, come ci ha segnalato, mi colpisce per quale motivo i carabinieri del NOE non hanno fatto nulla in autonomia. È per mancanza di personale? Non è un argomento che vi sta particolarmente a cuore?
  Di quelle invece su delega della procura lei sta dicendo che la maggior parte sono sotto segreto istruttorio; visto che è un problema annoso, storico, la maggior parte sono già tutte arrivate a conclusione e sono tante, sono tutte pubbliche, quelle invece sotto segreto istruttorio sono le ultime, quindi dovrebbero essere in teoria inferiori numericamente: questo significa che in passato si è fatto poco o nulla, che alla fine non si arriva mai a nulla oppure significa che da un momento all'altro ci sarà un'esplosione di condanne e di sequestri? Sta bollendo tanto in pentola oppure no?

  MICHELE CANNIZZARO, Comandante del NOE di Catania. Presidente, non è una giustificazione, facendo la premessa di un territorio così vasto e sottolineando il fatto che gli impianti di depurazione sono assegnati come prima attività di vigilanza e di ispezione, attività ispettiva alle ARPA, il NOE carabinieri non hanno solamente la parte degli impianti di depurazione, ci sono decine di deleghe dell'autorità giudiziaria che riguardano il traffico dei rifiuti, tutti i reati ambientali che si possono verificare che su un territorio così vasto e che a volte altre forze di polizia che potrebbero o dovrebbero affrontare per primi, come le Polizie municipali, le Stazioni dei carabinieri, quelli che sono sul posto, non sono in grado, anche per non conoscenza della norma, per cui finiscono per essere mandate all'autorità giudiziaria che delega i carabinieri del NOE. Il NOE carabinieri di Catania è composto da otto persone, me compreso. Questo è l'organico – e posso parlare pure per il collega di Palermo (che saranno nove, credo) – dei militari assegnati a un reparto che ha una competenza infraprovinciale su quattro province, su un territorio come la Sicilia. Io potrei produrre il registro delle deleghe di indagine: saranno cinquanta o cento all'anno, più tutte le altre attività che avviamo di iniziativa e portiamo avanti di iniziativa.
  La parte della depurazione è una parte delle indagini delegate che curiamo, quando ci viene chiesto di curarla. Certamente avendo molta attività delegata su altri fronti, non ho la possibilità di poter disporre di attività di indagine direttamente, autonomamente da avviare su situazioni come quella della depurazione delle acque, dove io dovrei intervenire solo in seconda battuta, perché c'è già una struttura che si deve occupare di segnalare, dal punto di vista amministrativo ed eventualmente alla Pag. 17procura della Repubblica, quando le cose non funzionano. Obiettivamente è un fattore importante, ma le forze in campo per curare adeguatamente questo tipo di situazione in questo momento non ci sono. Soprattutto in un territorio – come lei ha sottolineato – della Sicilia che avrebbe bisogno forse di forze sul campo maggiori. Ma non mi lamento di questo, perché questa è la forza assegnata e con questo io opero.

  PRESIDENTE. Io passerei all'altra audizione, perché tra un quarto d'ora dobbiamo chiudere. Ci potrebbe mandare l'elenco delle indagini? A questo punto quelle su delega perché abbiamo capito che solo quelle ci sono; magari quelle coperte da segreto istruttorio ce le indica, però almeno ci dice qual è la procura che sta indagando, in modo tale che poi noi ci rivolgeremo alla procura specifica.

  MICHELE CANNIZZARO, Comandante del NOE di Catania. Assolutamente sì, Presidente.

  PRESIDENTE. Prego comandante Sapuppo.

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. Io vorrei rimanere sul tema degli impianti di depurazione e il trattamento dei fanghi derivati dalla depurazione.
  Come NOE di Palermo dal 2014 in poi stiamo effettuando delle attività di indagini delegate dalle procure di Agrigento e di Caltanissetta. Per quanto riguarda la procura di Agrigento abbiamo iniziato l'attività orientativamente nel 2016; si sono protratte e sono in parte tuttora in corso e, nel contesto di queste indagini, noi abbiamo proceduto al sequestro di undici impianti di depurazione che riguardavano tutta la fascia costiera dell'Agrigentino.
  Le violazioni riscontrate fanno riferimento alla mancata corretta gestione degli impianti stessi. Gran parte degli impianti li abbiamo trovati integri nei loro comparti di realizzazione e il mancato funzionamento è da addebitare esclusivamente alla mancata produzione ed estrazione dei fanghi. Prova ne è che questi undici impianti sequestrati sono stati affidati a dei custodi giudiziari, da noi e dalla procura individuati nei funzionari del Dipartimento acque e rifiuti, e, nel momento in cui hanno preso in gestione gli impianti, questi sono rientrati nei limiti tabellari previsti dalla normativa. Non hanno fatto altro che produrre ed estrarre i fanghi che l'impianto produce, allontanarli e quindi smaltirli nel modo corretto, rientrando così per un certo periodo nei limiti tabellari previsti dalla legge. Quindi quegli impianti che per anni hanno superato i limiti, non depuravano così come previsto, alla fine funzionavano, ancorché datati nella realizzazione. Noi avevamo impianti realizzati vent'anni fa che venivano dati ormai per defunti, sono stati ripresi, è stata effettuata la manutenzione, è stata fatta la pulizia, è stata sostituita qualche banale pompa e hanno ripreso a funzionare. Un esempio per tutti è l'impianto di Villaggio Mosè che dal gestore veniva dichiarato inefficiente già al superamento di tre litri al secondo (intorno a cinquemila/seimila abitanti equivalenti): si allagava, i reflui fuoriuscivano dalle vasche, quindi era ingestibile qualsiasi conduzione dell'impianto; con gli amministratori giudiziari si è arrivati a gestire più di dieci litri al secondo, quindi più del triplo rispetto a quello che riusciva a gestire prima l'affidatario del servizio.
  A seguito di queste attività di indagine abbiamo appurato che gli impianti, laddove sono integri nei loro comparti, funzionano, tutto sta nel gestirli nel modo dovuto. La gestione è riconducibile all'estrazione e la corretta gestione è riconducibile alla produzione dei fanghi e al loro smaltimento.
  Per ultimo però in Sicilia in questi ultimi anni si è aggiunta l'emergenza rifiuti, che incombe su tutta la regione. I fanghi prima prodotti dagli impianti di depurazione venivano smaltiti nelle discariche per i rifiuti urbani della Sicilia, oggi queste discariche si sono ridotte nel numero (Bellolampo è chiusa, OIKOS di Motta Sant'Anastasia riceve solo i rifiuti secchi, Sicula Trasporti riceve rifiuti di tutta la Sicilia), oggi non hanno più un sito di smaltimento, ne consegue che Pag. 18gli impianti che prima ad Agrigento riuscivano a rientrare nei limiti, oggi non vi rientrano più perché non hanno la possibilità di smaltire i fanghi che producono. Bisognerebbe pensare a dei nuovi siti di smaltimento o a individuare forme diverse di recupero dei fanghi.
  Noi abbiamo, sempre nell'ambito di questa indagine di Agrigento, accertato, anche con il supporto di consulenti tecnici nominati dalla procura, che il famoso (o famigerato) spandimento dei fanghi sul suolo è impossibile. Non tanto per la qualità del fango che deriva dall'impianto di depurazione, quanto per l'origine del fango. Un fango prodotto da un impianto di depurazione di reflui urbani di qualsiasi centro urbano è potenzialmente contaminato da sostanze che lo rendono inquinato, quindi non accessibile alle forme di recupero del compostaggio o dello spandimento su terreni ai fini dell'agricoltura, a beneficio dell'agricoltura.
  Altro aspetto che abbiamo rilevato: le sanzioni – come diceva il colonnello – nel tempo elevate dall'ARPA poche sono state pagate dai contravventori. Gran parte delle motivazioni sono riconducibili al fatto che il contravventore si giustifica dicendo che l'impianto è vetusto, che più di quel limite di efficienza non può garantire, quindi la sanzione viene revocata. Talvolta non si hanno notizie, perché comunque l'ente competente (la Provincia) ha cinque anni di tempo per richiedere il pagamento della sanzione: i cinque anni passano e si perdono le tracce delle contravvenzioni che eleva l'ARPA o noi, quando interveniamo con la stessa.
  Altro aspetto che ci tengo a trattare è quello della tariffa. Sempre nell'ambito dell'indagine che abbiamo effettuato tra Caltanissetta e Agrigento abbiamo constatato che la tariffa è in gran parte alterata nella formazione e nell'elemento della tariffa stessa che dà diritto al riconoscimento dei finanziamenti pubblici. La tariffa è formata ovviamente dal conteggio dell'acqua erogata, dall'indagine è venuto fuori che i gestori comunicavano dei dati non corretti; questi dati non corretti consentivano comunque al gestore di attingere a dei finanziamenti pubblici che dovevano coprire a inizio affidamento il deficit che scaturiva dalla realizzazione dei nuovi impianti, considerato che al momento dell'affidamento gran parte degli impianti venivano considerati vetusti, quindi, per compensare questo intervento maggiore da parte del gestore, si è pensato di riconoscere questi finanziamenti. Noi abbiamo accertato che questi finanziamenti non erano dovuti, perché gli elementi sui quali si basavano erano falsi. Quindi ci sono state a riguardo, a conclusione delle indagini, dei 415-bis notificati a carico del gestore e degli ATO che non hanno controllato la correttezza di questi dati.

  PIETRO LOREFICE. Due piccole puntualizzazioni. Il primo, se il problema dei fanghi è ante o post articolo 41 del decreto Genova, perciò tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019.

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. È ante.

  PIETRO LOREFICE. Voi avete detto che ci sono le ARPA come soggetti di controllo, mentre lei, luogotenente, parlava delle province: i soggetti deputati ad emettere la sanzione amministrativa in questo caso sono state le ARPA o le province? Perciò quello che avete messo in evidenza, cioè che spesso viene contestata dall'ARPA la sanzione amministrativa...

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. Va alla provincia, la quale dovrebbe fare le sue valutazioni...

  PIETRO LOREFICE. Si ferma negli uffici dell'ex provincia.

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. Esatto. Noi abbiamo dati di sanzioni contestate nei cinque anni dal 2018 a ritroso, che non hanno mai concluso il loro iter.

  PRESIDENTE. Anche qui lo stesso discorso, se ci fa avere nel dettaglio...

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. Glielo posso dire subito. Indagini su iniziativa e indagini delegate. Pag. 19 L'indagine su iniziativa scaturisce necessariamente in un'indagine delegata, perché noi, andando a fare un controllo, laddove rileviamo che l'indagine va estesa, vanno utilizzati strumenti di indagine diversi da quelli che può fornire l'ARPA, chiediamo in modo particolare di utilizzare questi strumenti investigativi e quindi da lì nasce la delega.

  PRESIDENTE. Questo è scontato, però un conto è che emerge da voi...

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. Le nostre deleghe scaturiscono da passati controlli o nostri o dell'ARPA e, laddove poi le procure valutano che quell'indagine non la può ovviamente condurre l'ARPA perché manca del personale di polizia giudiziaria o degli strumenti, delega il NOE.

  PRESIDENTE. A volte la notizia di reato può venire da voi, a volte da una denuncia... da tante cose.

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. A questo riguardo voglio dire che con l'evoluzione normativa, con la legge n. 68, con l'inserimento del reato di inquinamento ambientale è stato possibile intervenire con maggiore efficacia, perché prima era difficile contestare al mancato funzionamento dell'impianto conseguenze dirette all'ambiente.

  PRESIDENTE. Quanti sono questi casi?

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. Noi abbiamo contestato l'inquinamento ambientale per quasi tutti gli impianti di depurazione del Nisseno e dell'Agrigentino, perché abbiamo constatato che i corpi di settore erano tutti inquinati.

  PRESIDENTE. Se ci può far avere un elenco di tutti questi depuratori e le contestazioni, depuratore per depuratore la situazione, ovvero: «La notizia di reato l'abbiamo trovata noi oppure l'ARPA oppure su delega della procura; la situazione è questa; qua c'è il segreto istruttorio della procura...», che noi contatteremo poi. Una panoramica di tutti i depuratori del territorio.

  PIETRO LOREFICE. Il comandante regionale della Guardia di finanza ci ha riferito di un'indagine legata al depuratore di Butera, però ha detto che loro si sono soffermati solo all'aspetto contabile, perciò hanno soltanto rilevato dei problemi segnalati alla Corte dei Conti; alla mia domanda di come mai non è stato segnalato lo sversamento continui in alveo e, di conseguenza, anche nell'altro corpo recettore che è la diga Comunelli, perciò se c'erano delle comunicazioni di notizia di reato, mi è stato risposto «no, ci siamo limitati a»: visto che la competenza su Caltanissetta, di conseguenza su Butera, è sua, ha notizie in merito?

  NUNZIO SAPUPPO, Comandante interinale del NOE di Palermo. Io ho notizie che sull'impianto di depurazione di Butera, essendo di competenza della procura di Gela, stava operando la procura di Gela con un suo organo di polizia giudiziaria, e non eravamo noi. Noi siamo intervenuti su gran parte degli impianti di depurazione della provincia di Caltanissetta, perché ricadevano nella competenza della procura di Caltanissetta. A Butera non abbiamo fatto alcun intervento. Io so che l'impianto è stato realizzato, è finito e non è ancora in esercizio. Se non ricordo male, c'è un problema di passaggio delle competenze dal comune al gestore. Quindi una cosa che si potrebbe risolvere, secondo me, con una convenzione.

  PRESIDENTE. Nei prossimi giorni ci metteremo in contatto con gli uffici proprio per avere questa panoramica che a noi fa molto comodo per la nostra relazione, per avere una visione sia d'insieme che di dettaglio. Grazie della partecipazione.
  Dichiaro chiusa la seduta.

  La seduta termina alle 16,40