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XVIII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati

Resoconto stenografico



Seduta n. 73 di Martedì 9 giugno 2020

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Vignaroli Stefano , Presidente ... 3 

Audizione del procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano, Alessandra Dolci, sulla gestione dei rifiuti legata all'emergenza Covid-19:
Vignaroli Stefano , Presidente ... 3 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 3 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 3 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 3 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 6 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 6 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 6 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 6 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 6 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 7 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 7 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 7 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 7 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 7 
Vianello Giovanni (M5S)  ... 7 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 7 
Braga Chiara (PD)  ... 8 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 8 
Zolezzi Alberto (M5S)  ... 9 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 9 
Potenti Manfredi (LEGA)  ... 9 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 10 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 10 
Dolci Alessandra , Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano ... 10 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 10 

Audizione di rappresentanti di Cisambiente Confindustria, sulla gestione dei rifiuti legata all'emergenza Covid-19:
Vignaroli Stefano , Presidente ... 11 
Leonessi Lucia , Direttore Generale Confindustria Cisambiente ... 11 
Bongiorno Gregory , Vicepresidente Confindustria Cisambiente ... 11 
Sassone Stefano , Direttore Area tecnica Confindustria Cisambiente ... 12 
Azara Cristian , Direttore Area tecnica EcoEridania ... 14 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 16 
Leonessi Lucia , Direttore Generale Confindustria Cisambiente ... 16 
Bongiorno Gregory , Vicepresidente Confindustria Cisambiente ... 17 
Berutti Massimo Vittorio  ... 17 
Leonessi Lucia , Direttore Generale Confindustria Cisambiente ... 17 
Bongiorno Gregory , Vicepresidente Confindustria Cisambiente ... 17 
Vianello Giovanni (M5S)  ... 17 
Leonessi Lucia , Direttore Generale Confindustria Cisambiente ... 18 
Bongiorno Gregory , Vicepresidente Confindustria Cisambiente ... 18 
Vignaroli Stefano , Presidente ... 18 

Comunicazioni del Presidente:
Vignaroli Stefano , Presidente ... 19

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
STEFANO VIGNAROLI

  La seduta comincia alle 12.50

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione degli impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione streaming sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano, Alessandra Dolci, sulla gestione dei rifiuti legata all'emergenza Covid-19.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione in videoconferenza del procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano, dottoressa Alessandra Dolci. L'audizione odierna avrà per oggetto principale l'approfondimento che la Commissione sta svolgendo sul costante ripetersi in alcune zone del Paese del fenomeno degli incendi presso impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, ma anche del traffico transfrontaliero dei rifiuti e della gestione dei rifiuti, sempre legata all'emergenza Covid. Informo l'audita che alla seduta non è ammessa la partecipazione di persone estranee non autorizzate e la invito pertanto, sotto la sua responsabilità, a comunicare alla Commissione i nominativi delle persone presenti che eventualmente interverranno o meno nel corso della seduta.

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Sono solo io.

  PRESIDENTE. La Commissione si occupa degli illeciti ambientali relativi al ciclo dei rifiuti, ma anche dei reati contro la pubblica amministrazione e dei reati associativi connessi al ciclo dei rifiuti. Potremmo dividere l'audizione in tre macroargomenti, cominciando con quello riguardante gli incendi. Abbiamo appreso che la procura, sia ordinaria sia distrettuale, di Milano ha svolto numerose indagini sugli incendi, sarebbe opportuno avere una panoramica su queste indagini. Vorremmo anche qualche informazione sul sequestro a Lecco di un treno, e sulle questioni riguardanti il traffico internazionale di rifiuti, in particolare con i Paesi dell'Est. Infine, ci stiamo occupando dell'emergenza Covid e vorremmo sapere se ci sono indagini specifiche riguardo alla correlazione tra Covid e gestione dei rifiuti. Poi eventualmente le faremo ulteriori domande.

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Sulla prima questione relativa al fenomeno degli incendi devo dire che il nostro territorio è stato colpito dal fenomeno degli incendi in un arco temporale che va dal 2017 fino al 2018. Gli episodi sono stati complessivamente, per tutta la regione della Lombardia, circa una cinquantina, ovviamente non tutti incendi dolosi. Nel corso del 2018 abbiamo avuto pure tre episodi particolarmente eclatanti: l'incendio di Milano a via Chiasserini, che ha colpito la sede dell'Ipb Italia Srl, in relazione al quale sono state svolte indagini tempestive da parte del personale della Squadra mobile di Milano, tant'è che, rispetto al momento di consumazione dell'incendio che, se ricordo bene, è dell'ottobre del 2018, tra fine settembre e i primi di ottobre 2019 avevamo già le sentenze di primo grado nei confronti dei responsabili del traffico illecito di rifiuti. Pag. 4
  Abbiamo poi avuto un episodio pure particolarmente significativo accaduto in provincia di Pavia, in Corteolona, un incendio dalla durata, anche in questo caso, di più giorni, occorso in un capannone dismesso. Anche in questo caso sono stati individuati gli esecutori materiali dell'incendio, i responsabili del traffico illecito di rifiuti. Qui devo dire che abbiamo avuto anche la fortuna di intercettare una conversazione tra l'esecutore materiale dell'incendio e il mandante, un WhatsApp assolutamente significativo che ci ha consentito poi di completare il quadro probatorio. Quindi anche in questo caso credo che in parte le sentenze di condanna siano definitive e in parte il procedimento è in secondo grado di giudizio. È stata una vicenda molto importante, anzi entrambe molto importanti, perché le indagini non si sono chiuse con l'individuazione dei responsabili dei due eventi specifici, ma sono proseguite e hanno consentito l'individuazione di ulteriori fenomeni investigativi a cui hanno fatto seguito ordinanze di misura cautelari e richieste di rinvio a giudizio su altri episodi di traffico illecito di stupefacenti. In particolare, dall'incendio occorso in Corteolona le indagini si sono poi sviluppate in un filone che ha visto il coinvolgimento di soggetti calabresi collegati con la criminalità organizzata, con la 'ndrangheta. Lo sviluppo successivo rispetto a quest'attività investigativa – l'indagine è chiamata convenzionalmente «Feudo» – ha portato all'esecuzione da parte della direzione distrettuale antimafia (DDA) di Milano, ma anche della DDA di Catanzaro in seguito, di ordinanze di custodia cautelari per traffico di rifiuti e intestazione fittizia di beni e riciclaggio. Questa indagine è un'attività paradigmatica di come poi si realizzi l'interesse e l'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore dei rifiuti. Sostanzialmente noi ci troviamo in presenza di due diverse tipologie di attività illecite: attività che sono totalmente illecite, che rappresentano la gestione dei rifiuti per lo più provenienti dalla Campania, stoccati in capannoni dismessi poi dati alle fiamme, ovvero attività di traffico illecito che invece coinvolgono società che sono titolari di una apparentemente regolare autorizzazione alla gestione e ai trattamenti di rifiuti. Ecco, l'interesse della criminalità organizzata nell'ultimo arco temporale si appunta proprio su questo tipo di società, che sono apparentemente in regola, che gestiscono quindi lecitamente i rifiuti, società che incontrano momenti di difficoltà che possono essere dettati dalla carenza di liquidità di strutture idonee o di strutture, nel caso della società coinvolta nell'indagine «Feudo», destinatarie di una misura di sequestro e quindi con l'attività imprenditoriale bloccata. A questo provvedimento dell'autorità giudiziaria di Como ha fatto seguito l'intervento di un soggetto vicino alle famiglie calabresi che si è proposto di risolvere i problemi del nostro imprenditore. Da lì poi ha avuto inizio un'attività illecita che ha portato allo smaltimento dei rifiuti in territorio calabrese, in particolare in territorio di Gizzeria a Lamezia Terme, presso cave non autorizzate. Questa seconda attività di smaltimento che è avvenuta in Calabria poi ha dato oggetto anche a una misura cautelare ad opera della DDA di Catanzaro. Quindi per noi è un'indagine molto importante e significativa che ha registrato un flusso «inverso» dei rifiuti, perché nelle indagini precedenti i rifiuti dalla Campania venivano trasportati in Lombardia, o comunque nelle regioni settentrionali, e poi smaltiti illecitamente. Lo ribadisco ancora una volta, erano stoccati in capannoni e aree dismesse e in parte dati alle fiamme. Invece, nel corso di questa indagine abbiamo potuto monitorare un'inversione di tendenza, cioè di rifiuti che formalmente dalla Campania salivano in Lombardia, ma di fatto dalla Campania venivano trasportati in Calabria e abbandonati in discariche abusive. Quindi abbiamo potuto, da un lato, monitorare attività illecite in cui sono coinvolte società che sono in possesso di regolare autorizzazione, ma che in ragione di un sovraccarico di rifiuti poi in parte sono costrette a gestire illecitamente; dall'altro, una gestione illecita dei rifiuti completamente abusiva.
  Il tema ulteriore della gestione transfrontaliera dei rifiuti è oggetto di indagini Pag. 5attualmente in essere coperte da segreto investigativo. Posso solo riferire della vicenda che ha portato al sequestro di diciassette vagoni carichi di rifiuti, codice 19 12 12 nella sostanza, quindi di materiali misti che non hanno frazioni recuperabili, destinati alla Bulgaria. In realtà formalmente disponevano di documentazione di accompagnamento, attestando una classificazione diversa e non veritiera, plastica e materiali misti. Dicevo, destinati a siti di stoccaggio e trattamento bulgaro. Era una delle tante operazioni di trasferimento transfrontaliero previste dalle società coinvolte. Ci sono indagini in corso che riguardano sia Milano che altre distrettuali e le autorità dalla Bulgaria, per cui, tenuto conto della pubblicità della seduta, non è opportuno rappresentare degli ulteriori sviluppi investigativi.
  Il tema dell'emergenza Covid ci ha portato a una riflessione per la ragione che abbiamo, sia solo sul territorio, una serie di attività investigative in essere che danno conto del particolare interesse delle organizzazioni criminali presenti sul territorio – mi riferisco principalmente alla 'ndrangheta – nel settore del traffico dei rifiuti, anche di rifiuti Covid. Abbiamo colto una progettualità in divenire e ovviamente siamo presenti con le attività investigative. Ci ha portato anche a riflettere su quelli che erano i provvedimenti che sono stati adottati dalla ragione Lombardia sul tema dello smaltimento dei rifiuti Covid. La regione Lombardia in particolare ha emesso due distinte ordinanze: una del primo aprile 2020 e una seconda il 29 maggio a rettifica parziale della prima. Ha colpito perché prevede, per esempio, un'autorizzazione in deroga allo stoccaggio di un quantitativo di rifiuti superiore del 20 per cento rispetto all'autorizzazione che è rilasciata alle società che si occupano di deposito e trasformazione dei rifiuti, e quest'autorizzazione, questo aumento della capacità ricettizia del 20 per cento non è accompagnata, per esempio, da un aumento della fideiussione, quindi è senza vincoli fideiussori. L'emergenza rifiuti, a parer mio, ma ribadisco che è un parere personale, non giustifica un aumento della capacità ricettizia di tutte le società che operano nel settore deposito e trattamento rifiuti. Ricordo che nella regione Lombardia le società che sono regolarmente autorizzate sono circa 3.500. Gran parte di queste società sono in cosiddetto «regime semplificato». Questa ordinanza della regione Lombardia del primo aprile prevede che per l'aumento della capacità di stoccaggio del 20 per cento nel deposito di qualunque tipo di rifiuti, quindi non specificamente dei rifiuti Covid, sia sufficiente una dichiarazione alla Città metropolitana, all'ARPA e alla prefettura. Ripeto, non si giustifica con l'emergenza Covid.
  L'altra questione riguarda il trattamento dei rifiuti Covid che, secondo questa normativa, ha una disciplina diversa. I rifiuti Covid da presidi ospedalieri ovviamente hanno un determinato trattamento. I rifiuti Covid, o meglio, i cosiddetti DPI, dispositivi di protezione individuale (guanti, mascherine, presidi di protezione individuale), sono considerati rifiuti indifferenziati. Come tali vengono trattati e quindi vengono destinati a strutture di incenerimento. Peraltro, a parer mio, sarebbe stata opportuna una distinzione tra i DPI provenienti dalle abitazioni private in generale, che possono effettivamente essere trattati come rifiuti indifferenziati destinati all'incenerimento, e questo tipo di presidi che invece provengono da soggetti che sono nella propria abitazione, ma in quarantena. In questo caso dovrebbero essere, a parer mio, caratterizzati da un diverso codice, codice 18, come per i rifiuti speciali ospedalieri, e avere una corsia di smaltimento differenziato con diverse cautele. Invece in questa ordinanza non noto una distinzione tra le due diverse tipologie di rifiuti provenienti sempre da abitazioni private, ma in un caso con soggetti che non hanno contratto il virus e in un altro con soggetti positivi in quarantena.
  Con riferimento alle attività investigative noi abbiamo notato un interesse della criminalità organizzata a inserirsi, rilevare, attraverso prestanome, società che sono in possesso di un regolare titolo autorizzativo alla gestione dei rifiuti, ovvero a società che si propongono per la sanificazione degli ambienti. In generale la criminalità organizzata Pag. 6 è interessata a sfruttare l'occasione offerta da questa pandemia. Ovviamente non posso che riferirmi anche al decreto «Liquidità», che offre opportunità di incamerare lecitamente dei finanziamenti. Facendo un passo indietro e tornando al fenomeno degli incendi, debbo osservare che, per quanto a mia conoscenza, non abbiamo monitorato fenomeni di incendio. Io mi occupo naturalmente, come direzione distrettuale antimafia, del 452-quaterdecies, quindi del traffico illecito di rifiuti e, se vi è connesso un fenomeno di incendio, ovviamente del reato di cui all'articolo 423. Devo dire che presso la prefettura di Milano, così come presso le altre prefetture del distretto, sono state adottate delle misure, a parer mio, molto efficaci nel settore della prevenzione, perché ritengo che sia molto importante favorire sinergie che riescano a prevenire il fenomeno, pure essendo io rappresentante dell'«organo di repressione». Prevenire è meglio che reprimere. Ci sono state più riunioni in prefettura a Milano a cui io ho presenziato, dal Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica alla presenza dei rappresentanti degli enti preposti, agli interventi di emergenza, quindi vigili del fuoco, ARPA, Città metropolitana, regione Lombardia. È stata fatta una mappatura di tutti i siti dismessi; sono stati tutti specificamente individuati e monitorati; sono stati fatti corsi di formazione al personale della polizia locale; è stata sensibilizzata la polizia stradale per il controllo dei camion che viaggiano carichi di rifiuti; è stato fatto un tracciamento dei siti dismessi che potevano essere oggetto di interesse da parte delle nostre organizzazioni criminali. È stata poi implementata una piattaforma in essere presso la regione Lombardia, il Cruscotto emergenze, con l'individuazione di tutti i siti autorizzati al trattamento e alla gestione di rifiuti. Questa piattaforma dovrà essere implementata con i provvedimenti autorizzativi e con l'esito dei controlli. Questa sensibilizzazione nel settore della prevenzione, questa condivisione di informazioni tra gli organi amministrativi deputati ai controlli e la polizia giudiziaria, secondo me è stata particolarmente efficace, perché nell'ultimo lasso temporale non abbiamo assistito né al fenomeno degli incendi né al fenomeno dello stoccaggio illecito nelle aree dismesse. Certo, in questo momento vi debbo dire che il dato allarmante è l'interesse delle organizzazioni criminali per il trasferimento transfrontaliero dei rifiuti, soprattutto verso i Paesi dell'Est. Se ci sono ulteriori domande e precisazioni su quanto ho appena riferito...

  PRESIDENTE. Per quanto riguarda gli stoccaggi, la Commissione se ne è occupata, quindi eravamo perplessi proprio per i vari problemi che possono causare. Per quanto riguarda, invece, la distinzione dei dispositivi di protezione di chi è in quarantena, chi è positivo e chi non, questo forse è un po' difficile, visto che spesso i positivi sono asintomatici, quindi è difficile poi stabilire le differenze.

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Quantomeno in quarantena.

  PRESIDENTE. Sì, però abbiamo visto comunque che i tempi di permanenza del virus sugli oggetti non sono poi così lunghi. Comunque sia, è un problema giustamente sollevato. Per quanto riguarda il sequestro dei treni a Lecco: erano stati segnalati? I rifiuti venivano trasportati come plastica da avviare a riciclo mentre in realtà erano un 19 12 12?

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Nella documentazione di accompagnamento generalmente il codice indica questo materiale come plastica e gomma, quindi materiale da riciclare. In realtà nel 99 per cento dei casi il codice è 19 12 12, quindi materiali misti, dove non ci sono frazioni recuperabili.

  PRESIDENTE. Il codice 19 12 12 è usato spesso. Capisco il segreto istruttorio, ma vorrei sapere: lo spedizioniere è stato identificato? Era una sola ditta, era un privato? In che cosa consisteva e quanto è Pag. 7radicato e frequente questo canale di invio?

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Lo spedizioniere era un solo.

  PRESIDENTE. Il produttore era unico?

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Erano in programma ulteriori operazioni transfrontaliere, sempre con destinazione la Bulgaria. Vi erano stati comunque dei respingimenti in frontiera di materiali, di rifiuti verosimilmente con lo stesso modus operandi, quindi con 19 12 12 sotto mentite spoglie, destinati sempre in Paesi dell'Est Europa. Si trattava formalmente di trasferimenti transfrontalieri cosiddetti «a lista verde», quindi per i quali è necessaria la semplice comunicazione del trasferimento. Vi erano stati dei precedenti respingimenti. Ribadisco, le attività investigative sono comunque in essere. L'attività è proseguita e ci sono importanti collegamenti anche con le autorità bulgare. C'è stata una riunione con il coordinamento di Eurojust.

  PRESIDENTE. Potrebbe inviarci una nota scritta riservata, se lo ritiene utile e opportuno. Per quanto riguarda l'interesse della malavita organizzata per il business del Covid, c'è qualcosa di concreto? Ci sono delle indagini specifiche in corso oppure no?

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano Ci sono indagini specifiche in corso perché noi monitoriamo soggetti «in odore del 416-bis» e abbiamo colto l'immediato interesse loro a sfruttare questa occasione. In generale devo dire che è vi è una ormai irresistibile attrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso presente sul nostro territorio verso il traffico dei rifiuti, Covid e non Covid, perché porta a considerevoli guadagni, ma soprattutto perché viene considerato una testa di ponte per allargare la rete relazionale con il mondo imprenditoriale, quindi per allargare quello che è il loro capitale sociale. Qui la 'ndrangheta veramente si presenta come 'ndrangheta imprenditrice. Hanno un preminente interesse ad attività imprenditoriali. Sono molto attratti dal settore del traffico dei rifiuti. Dopodiché non è che io posso affermare – non voglio essere fraintesa – che le società che operano nel settore siano tutte in parte vicine alla criminalità organizzata. Questo assolutamente no. I calabresi creano alleanze con imprenditori che io definisco «borderline». Sono soliti affermarsi sul mercato con qualunque mezzo, quindi anche con l'aiuto del crimine organizzato.

  GIOVANNI VIANELLO. Vorrei chiedere alcune specificazioni in merito alle ordinanze delle regioni. Qui si è parlato della regione Lombardia, di aumento di stoccaggio del 20 per cento. Ci ha detto che non ci sono delle giustificazioni, cioè le regioni avrebbero dovuto giustificare in qualche maniera questo aumento di disponibilità per gli impianti di stoccaggio? La seconda domanda è invece: qual è l'importanza dell'aumentare delle fideiussioni in caso di possibilità di aumento di stoccaggio? La terza domanda: non ho compreso bene il passaggio sulla lista verde dei rifiuti trasportati all'estero, mi sembra di capire, con delle semplificazioni; vorrei comprendere meglio come assiste questa lista verde e cosa potremmo fare eventualmente per agevolare i lavori di controllo e repressione dei fenomeni illeciti in questo tipo particolare di situazione.

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Con riferimento al primo punto – è un mio parere personale – si tratta di un'ordinanza relativa all'emergenza legata alla pandemia e quindi ai rifiuti Covid. La possibilità che viene data alle società che pure sono regolarmente autorizzate ad aumentare del 20 per cento la capacità ricettiva del proprio deposito non trova giustificazione, nel senso che, anzi, vi è stato un decremento, naturalmente, nel periodo del lockdown della produzione di rifiuti. Con riferimento al vincolo della fideiussione, ovviamente è a garanzia della cosiddetta Pag. 8«rimessione in pristino» da danni ambientali e quindi ritengo che la fideiussione debba essere proporzionata rispetto a quella che è la capacità di stoccaggio del sito. La mia formazione parte da una considerazione: noi abbiamo sempre documentato attività di traffico illecito di rifiuti che coinvolgono società che sono regolarmente autorizzate alla gestione perché, immagino, per aumentare i profitti accettano un sovraccarico di rifiuti; quindi i siti vengono stipati fino all'inverosimile, per cui vi è poi la necessità di disfarsi in parte illecitamente del sovraccarico dei rifiuti. Quindi riguardo a questa possibilità di aumentare lo stoccaggio, tenuto presente che in questo particolare momento pure non possono esserci adeguati controlli, ho ritenuto semplicemente che non fosse il momento per una simile disciplina in deroga a quello che è il regime ordinario previsto dalle singole autorizzazioni.
  Riguardo al traffico transfrontaliero, vi è una disciplina che prevede tre diversi tipi di lista. C'è una lista verde e per il trasferimento di questo tipo di rifiuto in ambito intercomunitario è sufficiente una comunicazione da parte dell'autorità da cui provengono i rifiuti (credo, in questo caso, la regione Lombardia); quindi vi è una procedura semplificata di esportazioni di questa tipologia di rifiuti che è destinata al riciclo. Vi sono poi altri due tipi di lista: una lista ambra, che riguarda altra tipologia di rifiuto e che richiede una procedura più complessa, una notifica, e poi una terza lista che riguarda rifiuti pericolosi, la lista rossa, per cui lo Stato ricevente si riserva la possibilità di rifiutare di ricevere quel tipo di rifiuto. Nel nostro caso, trattandosi di materiale non pericoloso, da quello che risultava dai documenti di accompagnamento – lo ribadisco ancora una volta, plastica e gomma, non pericoloso da riciclare – la procedura di esportazione era una procedura di carattere «semplificato». Ovviamente poi i rifiuti si sono rilevati di tutt'altro tipo, quindi di materiale assolutamente non riciclabile. Questa è comunque sempre, ribadisco, la nostra prospettazione accusatoria. Le indagini sono in corso e quindi non è ancora stata esercitata l'azione penale.

  CHIARA BRAGA. Avrei tre brevi domande. Provo a essere sintetica. La prima riguarda le attività di prevenzione di cui ci ha dato notizia e indicazioni svolte dalla prefettura di Milano sul tema del monitoraggio e del potenziamento delle attività di controllo sul territorio per intercettare anche flussi potenzialmente illeciti di gestione dei rifiuti. Volevo sapere se, dai dati in sua conoscenza, queste stesse attività sono state attivate nel territorio della regione Lombardia anche da altre prefetture su altri territori provinciali. La seconda domanda riguarda invece un tema di cui non abbiamo discusso, perché non credo che le avessimo chiesto un approfondimento specifico al riguardo: lei ritiene di darci qualche indicazione relativa al tema dei reati connessi alle gestione delle terre e rocce da scavo? Un allentamento delle forme di controllo e di appalti pubblici nella gestione soprattutto di questi materiali ha portato a un aumento dei casi e del rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata? L'ultima domanda, invece, è riferita al tema del traffico transfrontaliero dei rifiuti. Volevo chiedere se la notizia che è stata appresa dalla stampa dell'arresto del Ministro dell'ambiente della Bulgaria è in qualche modo pertinente alle vicende e al traffico dei rifiuti dall'Italia.

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Con riferimento alle attività di prevenzione, effettivamente queste iniziative sono state assunte da altre prefetture del nostro distretto, per certo dalla prefettura di Pavia, che per prima ha fatto un censimento dei siti potenzialmente appetibili per i trafficanti dei rifiuti, quindi dei capannoni dismessi, e dalla prefettura di Varese, perché io stessa ho partecipato a Varese al Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica proprio su questo tema. Direi che è un tema che ha interessato tutte le prefetture. Peraltro debbo aggiungere che è stato stipulato un protocollo d'intesa coordinato dalla procura generale di Milano con le Pag. 9procure del circondario. Tutte le procure circondariali sono state sollecitate a sensibilizzare interventi nella sfera della prevenzione, naturalmente, delle rispettive prefetture e credo che questo sia stato fatto. Quindi è un'iniziativa di carattere generale che ha coinvolto le autorità prefettizie del distretto. Il tema terre e rocce da scavo è importante perché storicamente il traffico di rifiuti che vedeva coinvolta la criminalità organizzata calabrese riguardava il settore dell'edilizia e quindi anche lo smaltimento delle terre e rocce da scavo, un settore quindi delicato e a elevato rischio di infiltrazione. Devo dire che non abbiamo contezza di un aumento del fenomeno legato all'ultimo periodo. Vi sono delle attività investigative in corso, comunque, che riguardano questo tipo di traffico, attività che sono comunque legate e connesse a indagini sul 416-bis. Sull'ultima domanda apprendo da lei dell'arresto del Ministro dell'ambiente della Bulgaria. Debbo dire che non ho notizia di un collegamento con l'attività investigativa in essere che ci vede in coordinamento con le autorità bulgare.

  ALBERTO ZOLEZZI. Chiaramente lei ha competenza sull'area del distretto della corte di appello di Milano, però volevo capire se in generale notate un'attività connessa anche ad altri territori della Lombardia o del veronese. Un'inchiesta resa pubblica alcuni giorni fa, che si chiama «Isola Scaligera», riguarda anche la provincia di Mantova e la Lombardia. Vorrei un commento sul decreto «Liquidità», ma sulla parte in cui è stata estesa la necessità di iscrizione in White List per la gestione ambientale.

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Con riferimento alla prima domanda devo dire che la nostra attività investigativa ha in realtà portato al disvelamento di siti che si trovano in diverse regioni dell'Italia settentrionale. Lei citava poc'anzi la realtà veronese. Ricordo che nella prosecuzione dell'indagine sull'incendio di via Chiasserini abbiamo individuato sicuramente due o tre siti illeciti di stoccaggio rispettivamente in provincia di Mantova, in provincia di Verona e uno anche in provincia di Brescia. Erano siti gestiti sempre dalla nostra organizzazione e quindi radicati nel territorio lombardo, ma che evidentemente avevano alleanze con soggetti stanziali in Veneto, nella bassa Lombardia e in Trentino. Ho anche io appreso dell'esecuzione della misura cautelare della DDA di Venezia. Ho letto che riguarda anche un traffico di rifiuti. Devo sottolineare ancora una volta quello che emerge dalle nostre indagini, ma credo che emerga dalle indagini di tutte le DDA settentrionali, cioè l'interesse della criminalità organizzata, soprattutto quella di stampo calabrese, verso il traffico illecito di rifiuti.
  Con riferimento al decreto «Liquidità» e al tema delle White List, io sono un po' perplessa sulle White List, nel senso che queste White List spesso non vengono aggiornate. Per esempio, in un'indagine che abbiamo condotto lo scorso anno che si chiama «Mensa dei Poveri», era coinvolta una società che si occupava di gestione e trattamento di rifiuti che era inserita in White List e l'imprenditore in questione aveva legami con esponenti della criminalità calabresi, tant'è che, nei suoi confronti, dell'esercizio e dell'azione penale è stata contestata l'aggravante dell'agevolazione mafiosa; eppure la sua società era una società inserita in White List. Quindi non so dirle quali siano le modalità di aggiornamento delle White List. Per quel che è la mia esperienza personale, devo dire che ho motivo di nutrire qualche perplessità per le ragioni che ho appena espresso.

  MANFREDI POTENTI. Vorrei intervenire in merito alla sua valutazione relativa al rischio potenziale della previsione di ordinanza regionale che lei ha citato. Vorrei porla in relazione con un'altra norma di rango nazionale che è contenuta nel decreto «Cura Italia», che penso lei abbia comunque avuto modo di valutare parimenti a quella della regione Lombardia e che prevede, all'articolo 113-bis, la possibilità di allargare le maglie del deposito temporaneo di rifiuti con due tipi di concessioni: una che permette di raddoppiare le quantità che si possono non avviare a Pag. 10smaltimento e la seconda che consente di allungare il termine temporale per il deposito all'interno delle aree aziendali, quindi di stoccaggio di certi materiali a volte anche pericolosi, come elettronici o scarti di lavorazione. Volevo capire se da questa potenziale previsione, che aveva anche come scopo quello di prevenire la chiusura dei confini e quindi l'impossibilità oggettiva di poter conferire all'estero in impianti magari comunitari questo tipo di rifiuti, lei percepisce o ci può in qualche modo anticipare il grado di rischio che potrebbe derivare dall'applicazione pratica di questa normativa.

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Io mi rendo conto che sono valutazioni di carattere politico. Io ho espresso un mio parere. Debbo dire che già abbiamo «sofferto» della rarefazione dei controlli che hanno portato a scoprire che una parte minima di società del settore opera illecitamente. Io sono rimasta molto colpita dalla vicenda di Milano a via Chiasserini. È stato un evento che ha colpito molto la cittadinanza milanese anche perché se ne sono avvertite le conseguenze per giorni. Bene, lì abbiamo avuto modo di accertare che il sito in questione era stato oggetto di cessione di ramo d'azienda e la società subentrante aveva richiesto la volturazione dell'autorizzazione – si trattava di un'autorizzazione in via semplificata – e aveva presentato una polizza fideiussoria che si era rivelata falsa. La Città metropolitana aveva accertato a giugno che la polizza fideiussoria era falsa. Sono stati fatti controlli a ottobre. Due giorni dopo rispetto ai controlli effettuati dal personale dell'ARPA, vi è stato questo incendio che ha sostanzialmente distrutto tutto il sito. Questo per farvi capire come i controlli non siano spesso tempestivi. Io ho fatto la considerazione semplicissima che farebbe qualunque cittadino: se a giugno scopro che la società che ha chiesto la volturazione ha presentato una polizza fideiussoria falsa, dovrò essere tempestivo nel fare un sopralluogo sul sito al fine di verificare che l'attività imprenditoriale di stoccaggio rifiuti non sia in essere. Così non è stato. La conseguenza è stata che questo sito è stato riempito fino all'inverosimile di tonnellate di rifiuti che poi sono misteriosamente andati a fuoco a ottobre. Quindi, memore di questa esperienza, ho valutato che consentire, seppure temporaneamente, un aumento della capacità di stoccaggio in un periodo in cui questi controlli, per le ragioni che tutti conosciamo, saranno ancora più rarefatti forse non era opportuno. Mi rendo conto che però possono essere prevalse altre valutazioni, soprattutto valutazioni relative alla situazione economica in cui versano le nostre imprese.

  PRESIDENTE. Un'ultima piccola domanda: può essere utile, secondo lei, un registro nazionale dove confluire i vari dati di tutti i soggetti, magari anche sanzionati, comprese anche le attività di controllo delle Polizie locali nelle strade?

  ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto presso il tribunale di Milano. Io sono sempre molto favorevole alla condivisione delle informazioni, anche perché ho avuto modo di constatare che gli imprenditori coinvolti nel traffico illecito di rifiuti sono seriali. Mi è capitato spesso nelle mie indagini di procedere nei confronti di imprenditori che avevano condanne per reati specifici in tema di traffico di rifiuti Quindi una banca dati nazionale che raccolga provvedimenti autorizzativi, le compagini societarie, in cui siano inserite le modifiche delle compagini societarie, che è un altro aspetto importante, o, per esempio, le cessioni di ramo d'azienda, quindi tutti quelli che possono essere elementi di alert che possono dettare un controllo, una verifica, a parer mio sono importanti, a tacere della considerazione che, quando procediamo con la nostra attività investigativa, poter accedere attraverso la banca dati immediatamente al provvedimento autorizzativo, immediatamente ai verbali che danno conto dei controlli che sono stati effettuati, ci fa risparmiare tempo e ci consente di velocizzare le indagini.

  PRESIDENTE. Ringrazio la dottoressa Alessandra Dolci e dichiaro chiusa l'audizione.

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Audizione di rappresentanti di Cisambiente Confindustria, sulla gestione dei rifiuti legata all'emergenza Covid-19.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, in videoconferenza, di rappresentanti di Cisambiente Confindustria, sulla gestione dei rifiuti legata all'emergenza Covid-19. Partecipano alla seduta Gregory Bongiorno, vicepresidente Confindustria Cisambiente, Lucia Leonessi, direttore generale Confindustria Cisambiente, Stefano Sassone, direttore area tecnica Confindustria Cisambiente e Cristian Azara, direttore area tecnica EcoEridania, che ringrazio per la presenza.
  Informo inoltre gli auditi che, ai sensi dell'articolo 4, del Regolamento interno della Commissione, alla seduta non è ammessa la partecipazione di persone estranee non autorizzate. Li invito pertanto, sotto la loro responsabilità, a comunicare alla Commissione i nominativi delle persone presenti, che eventualmente interverranno nel corso della seduta, oltre a quelli già indicati.
  La Commissione si occupa degli illeciti ambientali relativi al ciclo dei rifiuti, ma anche dei reati contro la pubblica amministrazione e dei reati associativi connessi al ciclo dei rifiuti.
  Avverto che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico. Considerate le modalità di svolgimento della seduta, che sarà pubblica per tutta la sua durata, qualora gli auditi dovessero ritenere di riferire argomenti che richiedano di essere assoggettate a un regime di segretezza, la Commissione valuterà le modalità più opportune per consentire loro di farlo in un altro momento e con diverse modalità.
  Invito i nostri ospiti a svolgere una relazione al termine della quale seguiranno eventuali domande o richieste di chiarimento.

  LUCIA LEONESSI, Direttore Generale Confindustria Cisambiente. Buongiorno a tutti. Comunico la presenza nella mia stanza dell'avvocato di Confindustria Cisambiente, Matteo Maioli, che è presente ma non interverrà. Se mi permettete faccio solo un minuto di introduzione e poi lascio la parola al vicepresidente e ai due direttori tecnici che entreranno nello specifico delle singole materie. Volevo solo dire che il nostro sistema ha tenuto perfettamente anche in questa emergenza, è stato coperto ogni aspetto di quello che era necessario fare sia in virtù di quello che si è venuto a creare sia in virtù di quello che era la nostra ordinaria amministrazione.
  L'unico punto dove c'è stata una sorta di criticità, è stata quella dei DPI, quando, non fraintendetemi, a causa dell'attività della Protezione Civile, si è venuta a creare per il nostro sistema, una mancanza, una difficoltà di reperibilità, e anche una sorta di confusione ingenerata dalla diversità di protocolli, di attivazioni delle ordinanze delle singole regioni e dei singoli comuni. Evidenzio che questa è stata la nostra più grande ansia e difficoltà nel reagire di fronte alla fornitura di DPI, e mettere in moto quello che era normalmente organizzato, e stava procedendo bene, se non ci fossero state queste confusioni. La stessa confusione si verifica talvolta nel disegno industriale dei singoli appalti, creando una sorta di difficoltà per l'imprenditore (corretto e operante con le regole del mercato) a partecipare quando c'è caos e confusione nel prospetto dell'appalto stesso. Come Confindustria, noi l'abbiamo segnalato e abbiamo fatto delle osservazioni a delle singole gare. Questo l'ho fatto come parallelo, perché l'emergenza COVID ha messo sul tavolo quanto sia importante una direzione unica, un pensiero semplice (non voglio usare il discorso semplificazione, perché è fin troppo abusato). Però, il problema è stato trovarsi di fronte a quelle informazioni. Devo confermare la tenuta del sistema, e poi il nostro direttore tecnico Sassone e il direttore tecnico di EcoEridania, Azara, lo spiegheranno meglio. Adesso lascio la parola al dottor Gregory Bongiorno, che saluto con l'occasione visto che non lo vedo da un paio di mesi.

  GREGORY BONGIORNO, Vicepresidente Confindustria Cisambiente. Il nostro comparto non si è fermato e lo ha fatto con grandissime difficoltà che sono state dettate dal coniugare i vincoli contrattuali Pag. 12legati allo svolgimento di un servizio pubblico locale – non potevamo fermarci – ma al contempo dovevamo coniugare per forza il rispetto delle norme, della sicurezza sui luoghi di lavoro, e sui lavoratori. Era impossibile, soprattutto nel periodo di marzo, recuperare i DPI, le famose mascherine, sia per i normali utenti sia per le aziende (noi chiedevamo quantitativi significativi e importanti). Oltre alle famose mascherine, DPI significa: guanti monouso, visiere, e tutta una serie di strumenti che servivano a evitare il contagio fra i nostri lavoratori, e non è stato facile. Altra difficoltà che abbiamo avuto è stato nel coordinarci fra le varie ordinanze. Molte aziende iscritte in Cisambiente operano in diverse regioni d'Italia nel campo dei rifiuti. Le regioni legiferavano in maniera differente rispetto alla raccolta dei rifiuti degli utenti infetti, o positivi al COVID. Il massimo è accaduto in Sicilia, dove avevamo i rifiuti provenienti da utenti positivi al tampone, e poi avevamo quelli in «quarantena fiduciaria» (chi arrivava da regioni rosse, doveva fermarsi a casa per quattordici giorni, e quindi altro tipo di trattamento per questi rifiuti) e poi c'erano gli utenti finali. Un'altra complicanza. A seguito dei provvedimenti del Governo, la TA.RI. (tassa sui rifiuti) è stata sospesa per molte utenze e per le attività commerciali, e addirittura per le utenze non domestiche si è avuto l'esonero. Questo significa meno incassi e meno risorse finanziarie nelle casse degli enti locali, i nostri clienti, che a sua volta hanno difficoltà nel pagare i canoni dei nostri servizi. Tutto questo sta creando grandissimi tensioni finanziarie. Alcune delle nostre aziende stanno provando ad utilizzare le risorse messe in campo dal decreto «Liquidità», con ulteriori difficoltà. Dulcis in fundo, ci sono delle difficoltà (in un momento come questo dove per rispettare i protocolli sanitari abbiamo tenuto il nostro personale amministrativo in smart working), anche negli adempimenti che ha continuato a chiedere, nonostante il periodo emergenziale, la nuova Authority (che per noi è nuova) che si occupa dei rifiuti. ARERA, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, ha continuato a chiedere tutta una serie di adempimenti, e questo ci ha messo in grandissima difficoltà. Sappiamo che alcune aziende hanno avuto seri problemi a fornire tutte le informazioni richieste per mancanza di personale, per mancanza di disponibilità di documenti che si trovavano negli uffici mentre la gente lavorava da casa.

  STEFANO SASSONE, Direttore Area tecnica Confindustria Cisambiente. Riprendo gli argomenti che ha sviluppato il vicepresidente Bongiorno. Cerco di fare un focus a favore della Commissione su tre temi in particolare oltre a quello che già citato dal dottor Bongiorno relativo alle criticità di ARERA: quello del differimento del pagamento della TA.RI. in alcune realtà locali; la questione dei DPI, la cui mancanza hanno sofferto molte nostre aziende; e quale impatto ha avuto questo periodo, così grave per la nostra comunità, sul settore della gestione dei rifiuti.
  Per quanto riguarda il primo aspetto, relativo al differimento del pagamento da parte di alcune realtà locali nei confronti delle utenze, la nostra associazione ha effettuato una proposta, che noi riteniamo essere di immediata applicazione: la riproposizione dell'istituto della cessione dei crediti certificati in piattaforma al Ministero dell'economia e delle finanze, di istituti bancari e finanziari, che venga assistito da garanzia dello Stato. In questa maniera, lo Stato pone le garanzie, e viene estesa a tale operazione, la garanzia della Cassa depositi e prestiti. Si riprendere il contenuto di una norma già proposta in passato. È nostro interesse evidenziare come questa garanzia non dovrebbe essere estesa esclusivamente alle cosiddette «poste contabili» e in particolare alle spese correnti, ma anche agli investimenti, quindi associando ad essa, nella nostra valutazione, una maggiore visione prospettica. In relazione a questa prima tematica volevamo riferirvi che le nostre aziende ci segnalano, in merito a eventuali ripercussioni che può avere questo differimento del pagamento della tassa rifiuti nei confronti delle utenze, che ciò potrebbe avere ripercussioni sugli investimenti da queste programmata. La dilazione dei tempi di pagamento potrebbe Pag. 13aggravare il problema del pagamento, che già avviene in ritardo da parte degli appaltanti nei confronti dei gestori del servizio stesso di cui fanno parte le aziende che compongono il tessuto imprenditoriale di Confindustria Cisambiente.
  L'altra questione riguarda la disponibilità dei dispositivi di protezione individuale. In condizioni ordinarie, per il tipo di attività che viene svolta dalle aziende dei servizi di igiene urbana, sono necessari i dispositivi di protezione individuale (guanti, mascherine e tute di varie tipologie). Il focus della Commissione è verificare cos'è successo all'interno di questo periodo così grave per il nostro Paese nelle condizioni straordinarie che si sono verificate negli ultimi tre mesi, per cui questa esigenza di dispositivi di protezione individuale è chiaramente aumentata. Le nostre aziende hanno sofferto decisamente nei confronti dell'approvvigionamento presso fornitori interni, cioè i fornitori italiani dei nostri associati che hanno sospeso la disponibilità di vendita dei dispositivi di protezione individuale, e non hanno garantito in alcuni casi la consegna dei prodotti; i fornitori esteri, a cui alternativamente le nostre aziende si sono rivolte per la fornitura dei dispositivi di protezione individuale, hanno manifestato delle interruzioni nella fornitura, in termini di continui ritardi e sospensioni, a causa dei blocchi che sono stati applicati. Rispetto a questo tipo di situazione, richiediamo che ci sia un'azione per consentire un approvvigionamento costante, efficiente ed efficace, qualora si dovessero riproporre queste situazioni.
  Concludo il mio intervento parlando delle conseguenze che hanno avuto i vari provvedimenti che si sono succeduti nel corso del tempo sul settore della gestione dei rifiuti: i provvedimenti emanati dalle varie istituzioni, l'Istituto superiore della sanità, l'ISPRA e il Ministero dell'ambiente. Senza dubbio hanno dovuto gestire una situazione che non si era mai verificata fino a quel momento, e hanno impattato su un settore, quello della gestione dei rifiuti, che è molto efficiente. Abbiamo raggiunto livelli di raccolta differenziata molto elevati, in Italia siamo al 60 per cento circa. Siamo molto bravi ad effettuare le attività di recupero, per esempio nel settore del recupero degli imballaggi i tassi di recupero per materiale sono molto elevati. Ci stiamo specializzando nell'attività richiesta dalla gerarchia dei rifiuti della Comunità europea nella preparazione per il riutilizzo. Non vorremmo che i provvedimenti che si dovessero seguire da qui ai prossimi mesi, andassero ad incidere sulle punte di qualità che sono state raggiunte dal nostro settore come gli elevati tassi di recupero. Vorremmo che l'occasione di questo periodo emergenziale, fosse quella di rivedere lo stato attuale e realizzare dei provvedimenti che incentivino il mercato del recupero dei rifiuti. Un problema che mettiamo in evidenza alla Commissione è quello di riprendere e continuare lo svolgimento delle attività nel nostro settore, eliminando le criticità che hanno caratterizzato il passato, come le difficoltà di collocare lo scarto assoluto della raccolta differenziata in impianti per le chiusure del ciclo; il problema che vi era prima dell'emergenza e che magari si potrebbe riproporre in futuro. Riabituare, alfabetizzare nuovamente gli utenti del servizio sull'igiene urbana ad effettuare la raccolta differenziata correttamente poiché abbiamo ricevuto segnalazioni dalle nostre aziende che, in accompagnamento alla flessione dei livelli di raccolta differenziata per singolo materiale, è aumentato il livello di impurità che è presente all'interno di un singolo flusso: raccolta differenziata del vetro, della carta. Il cittadino è stato disabituato in questo periodo a differenziare correttamente il rifiuto.
  Da ultimo, e poi cedo la parola al direttore tecnico di EcoEridania, alcuni dati che hanno caratterizzato questo periodo emergenziale per quanto riguarda il sistema di gestione dei rifiuti: un notevole aumento della quantità inviata a smaltimento dei rifiuti, alcune aziende ci hanno segnalato un incremento del 400 per cento; forte contrazione delle aliquote e percentuali di raccolta differenziata e contestuale aumento delle impurità presenti in ciascun flusso, per effetto del lockdown e di quella che era la situazione precedentemente alla riapertura dei confini regionali; difficoltà Pag. 14nel trasporto, nella movimentazione di rifiuto tra regioni, in particolare per le regioni più colpite (Lombardia ed Emilia Romagna).
  Una piccola nota a favore della Commissione. Attraverso i provvedimenti del Ministero dell'ambiente è stato istituito un regime derogatorio per alcuni aspetti che riguardano la gestione dei rifiuti: attività di stoccaggio e deposito temporaneo. Noi abbiamo apprezzato, come associazione, la deroga. Per alcuni aspetti, vorremmo che questa fosse applicata e ripetuta in situazioni, che non sono necessariamente quelle di emergenza sanitaria, ma di temporaneo sfasamento tra domanda e offerta nel momento in cui i rifiuti, che sono recuperati dalle nostre imprese, non trovano collocazione sul mercato.
  Ringrazio e passo la parola al direttore tecnico di EcoEridania, ingegnere Cristian Azara.

  CRISTIAN AZARA, Direttore Area tecnica EcoEridania. Sono il direttore tecnico dell'azienda EcoEridania Spa, che si occupa della gestione dei rifiuti sanitari. Nel comparto nazionale svolge un ruolo importante in termini di strutture sanitarie servite, e si colloca tra i primi operatori privati nello specifico settore. Dispone di attrezzature, trasporto di impianti, trasporto di rifiuti e impianti finali. La società, svolgendo anch'essa un servizio di pubblico interesse, come previsto dall'articolo n. 177 del testo unico in materia ambientale, ha dovuto proseguire con la propria attività durante il periodo emergenziale. Nell'interesse della salute di tutti i dipendenti, ha applicato tutte le precauzioni necessarie e di buon senso al fine di proseguire nella massima sicurezza mirando a ridurre la possibilità di contagio tra le persone coinvolte. Ove compatibile sono stati messi tutti i lavoratori in smart working, che normalmente lavoravano pressi gli uffici stabilmente, dove possibile sono stati individuati dei gruppi di lavoro indipendenti. Questo ci ha permesso di proseguire le attività senza creare dei disservizi all'utente finale e limitando i casi di contagio tra i dipendenti ad una percentuale che ad oggi è prossima allo zero, ci sono stati pochi casi di contagio all'interno dei 1500 dipendenti. Nella nostra quotidiana attività, il rischio prevalente è sempre stato quello di difenderci, quindi l'approccio al lavoro non è cambiato. Nonostante tutto, l'emergenza ha sicuramente avuto degli impatti sull'attività, il più evidente è stato quello dell'utilizzo in quantità maggiore delle mascherine facciali, per le quali le scorte ordinarie sono risultate da subito insufficienti, in quanto tutti i dipendenti, non solo quelli che lavoravano operativamente tra i rifiuti, e quindi direttamente esposti, sono stati dotati di questo presidio con un ricambio più frequente dell'ordinaria amministrazione. Abbiamo dovuto sopportare quello che è stato il rincaro dei prezzi, qualora fosse disponibile il presidio, e in seconda istanza i tempi di consegna. Essere stati lungimiranti da fine febbraio, a questa data risale la prima convocazione del comitato interno di crisi del gruppo EcoEridania, ci ha permesso di limitare i disagi ad un periodo ridotto, per ricevere una fornitura importante dei DPI intorno a metà marzo. L'intervento tempestivo nell'approvvigionarci e nel fare degli ordini importanti, che inizialmente a marzo sembravano fin troppo esagerati, ci hanno dato ragione. L'altro impatto è stato quello di star dietro alle disposizioni normative, centrali e regionali che cambiavano in corso d'opera. Cosa è cambiato nel nostro lavoro? L'impatto dell'emergenza sanitaria, nel nostro ambito di lavoro, ha cambiato in quantità e in qualità lo specifico rifiuto. In questa situazione sono aumentati i pazienti e così anche l'approccio di cura del malato, e questo ha fatto cambiare anche il rifiuto. C'è stato l'utilizzo intensivo del materiale monouso che ha inciso nella modifica qualitativa. Abbiamo avuto un riscontro indiretto di questo, apprezzando una sensibile riduzione del peso medio dei singoli contenitori normalmente utilizzati nella gestione dei rifiuti, e questo ha causato una riduzione del peso specifico del rifiuto stesso. La riduzione, in alcuni casi, delle prestazioni sanitarie e in altri l'aumento dei pazienti malati COVID, hanno fatto variare la quantità prodotta in maniera differente nell'intero territorio nazionale. L'azienda EcoEridania, Pag. 15 operando su tutto il territorio nazionale, in prevalenza nelle regioni del centro-nord Italia, in percentuale inferiore nelle regioni del sud, ci ha permesso di monitorare l'impatto, fondamentale anche per programmare le stesse nostre attività, monitorando l'impatto che ha avuto un'emergenza sanitaria, in particolare come questa abbia inciso nelle attività del servizio sanitario e nella produzione del rifiuto stesso. Dai dati rilevati settimanalmente, dalle filiali regionali, è emerso che nelle regioni del centro-nord Italia, maggiormente colpito dall'emergenza, c'è stato rispetto al mese di febbraio (che possiamo considerare un mese in cui la produzione è stata pressoché stabile rispetto a dati storici) un aumento, a marzo, del 17 per cento della produzione del rifiuto (codice CER 180103) e quello specificatamente in considerazione con il rischio biologico. Per il mese di aprile, l'aumento è stato molto più significativo, un più 41 per cento. La curva di crescita settimanale, nella produzione dei rifiuti a rischio infettivo, provenienti dalla cura umana, ha avuto un picco nella settimana numero 15, che va dal 6 aprile al 12 aprile, la settimana in cui c'è stato il picco nella curva dei contagi in tutto il territorio nazionale. Nelle settimane successive si è evidenziato un ritorno alla tendenza intorno alla produzione ordinaria. Nelle regioni del sud Italia, dove l'emergenza si è sentita meno, anche dai dati di contagio emanati dalla Protezione Civile, sempre rispetto alla produzione standard del mese di febbraio, si è verificato un calo della produzione della stessa tipologia dei rifiuti arrivando nelle ultime settimane di marzo ad un meno 20 per cento; di fatto c'è stata una contrazione nella produzione di questi rifiuti, per poi aumentare gradualmente e raggiungere i livelli di produzione standard. Aggregando questi dati a livello nazionale, si può notare un aumento nelle regioni più colpite a una riduzione nelle regioni meno colpite, e si evidenzia un trend di progressivo aumento della produzione dei rifiuti che coincide rispettivamente di un 7 per cento nel mese di marzo, più 22 per cento nel mese di aprile, più 25 per cento nel mese di maggio (riconducendo tutti i dati ad un campione nazionale). Ai fini dell'individuazione di questi dati, verificatasi nel corso dell'emergenza, ci riferiamo ad un campione che possiamo ritenere largamente rappresentativo, in quanto la stessa società EcoEridania ha potuto verificare, in ragione della sua presenza nel mercato, direttamente o indirettamente, per quanto attiene ai rifiuti prodotti dalle strutture pubbliche. Il quantitativo annuo preso a campione è stato circa di 90 mila tonnellate rispetto alla produzione complessiva ordinaria che negli ultimi anni si è attestata intorno a circa 135 mila tonnellate. In questo caso, anche se l'aumento dovesse stabilizzarsi su un più 20 per cento di produzione su base annua, significherebbe arrivare alla fine del 2020, ad una produzione totale di circa 160 mila tonnellate. Vi do un piccolo dato che è la capacità complessiva annua, nazionale, autorizzata degli impianti dedicati allo smaltimento di questa tipologia di rifiuti, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003, è pari a circa 350 mila tonnellate; quantitativi ben lontani dal saturare la produttività del mercato nazionale. Questi dati mi confortano, perché sono stati anche confermati dallo stesso Ministro Costa in una recente dichiarazione. Nella nostra attività, normalmente le situazioni ordinarie, cioè lo smaltimento di questi rifiuti, è basata principalmente sull'applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2003, che reca il regolamento che disciplina la gestione dei rifiuti di origine sanitaria, e nel tempo, ormai da diciassette anni, ha contribuito a creare un sistema virtuoso, che consente all'Italia di adottare norme o regolamenti di natura emergenziale in tema di smaltimento rifiuti. Alcune regioni hanno regolamentato in materia, andando pericolosamente in deroga, riferendosi a situazioni emergenziali: impianti che non riescono a gestire l'aumento della produzione di rifiuti sanitari da trattare in tempi brevi, portando a deroghe a scapito della sicurezza, e pratiche igienico sanitarie adeguate. Nell'ambito della nostra attività non ci siamo mai trovati davanti a disagi del genere. Pertanto, interventi normativi, regolamenti, Pag. 16con l'erroneo presupposto di un'emergenza determinata dall'aumento abnorme di produzione dei rifiuti sanitari, oltre ad apparire immotivata è anche infondata, e determinerebbe una deroga nel garantire la puntuale gestione di una tipologia di rifiuti che è stato trattato come prevede la norma con particolare precauzione. Questo ha anche garantito la tutela e la sicurezza degli operatori. Le situazioni straordinarie sono state nella gestione del rifiuto prodotto da pazienti affetti da COVID, che questa emergenza di fatto ha creato, e pazienti affetti da COVID domiciliati. Questo rifiuto è stato trattato in modalità differenti da regione a regione, producendo deroghe alla loro naturale gestione. Tali rifiuti rientrerebbero nel campo di applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 254; lo stesso Istituto superiore di sanità nelle sue indicazioni ad interim, il 18 di marzo, sulla gestione dei rifiuti urbani in relazione all'emergenza COVID, ha definito che la situazione ideale sarebbe quella del decreto del Presidente della Repubblica n. 254, ma, con la consapevolezza che potrebbe essere di difficile attuazione, è passato alle deroghe.
  Posso concludere dicendo che il sistema di gestione del rifiuto sanitario ha retto nel suo complesso all'impatto di emergenza in corso soddisfacendo le necessarie richieste di produzione nel rispetto di un quadro normativo nazionale che da 17 anni fa funzionare il comparto senza necessità di interventi in emergenza che ne cambiassero la gestione.

  PRESIDENTE. Vorrei un approfondimento sulla sterilizzazione in loco dei rifiuti sanitari negli ospedali che potrebbe semplificare la gestione dei rifiuti per evitare che facciano tanti viaggi. Ci siamo allarmati per quanto riguarda l'aumento dello stoccaggio. Il dottor Sassone ha parlato del problema del aumento dell'indifferenziato. La priorità è la riduzione a monte dei rifiuti, soprattutto quelli indifferenziati, come le mascherine; abbiamo notato la volontà da parte del mondo industriale, che aveva delegato la produzione delle mascherine a Paesi extracomunitari, di occuparsi della produzione per farla in maniera eco-compatibile, per esempio producendo mascherine riutilizzabili. Abbiamo visto, a parte il forte impatto iniziale della pandemia, anche lo spaesamento psicologico; nei supermercati, per esempio, i guanti sono inutili. Alcuni protocolli e l'utilizzo alcuni sistemi di protezione, passato il picco dell'emergenza, sono da rivedere in modo di risolvere il problema dell'indifferenziato. Abbiamo visto che il virus permane in alcune superfici, come la plastica, solo 72 ore; sono tempi talmente brevi, seppur sotto certe condizioni ambientali, che visti i tempi di gestione dei rifiuti, tra stoccaggio e smaltimento, la destinazione finale non deve essere influenzata dalla presenza del virus; gli operatori che raccolgono i rifiuti utilizzano tutti, e lo facevano anche prima del virus, adeguati sistemi di protezione. Avete notato un aumento nei contagi degli operatori del settore superiore alla media nazionale?

  LUCIA LEONESSI, Direttore Generale Confindustria Cisambiente. Presidente, vorrei fare un inciso su questi punti che lei ha tracciato con molta puntualità e poi, con il suo permesso, lascio la parola al mio vicepresidente e al direttore Sassone. Come diceva il dottor Azara, e il Ministro lo ha anche confermato, «non c'è assolutamente un sovraccarico». Il rifiuto sanitario può essere trattato benissimo; i quantitativi sono molto abbondanti, ancora a disposizione, e il rifiuto sanitario in aggiunta, cioè la mascherina, pesa pochissimo. Oltretutto si stanno attivando per fare mascherine lavabili, in stoffa. Non ce n'è nemmeno in prospettiva un aumento di questo rifiuto. È importante sottolineare, lo dissi recentemente in un'intervista proprio sul tema, che vengano trattati correttamente, che vengano inceneriti o messi in discarica in termini giusti. Il trattamento meccanico può essere pericoloso e grandemente pericoloso per l'ambiente. Per il resto, i quantitativi previsti, su questo tema delle mascherine, non rappresentano assolutamente problema per impiantistica nazionale. Ci sono problemi di impiantistica in altri settori e questo lo stiamo chiedendo a gran voce. Per quanto riguarda i guanti, sono felice che lei lo abbia sottolineato. Abbiamo combattuto Pag. 17 fin dall'inizio contro questo uso indiscriminato del lattice, perché danno una falsa percezione di sicurezza che non corrisponde alla verità: il guanto indossato, portato al viso, è peggio che avere la mano libera. La percezione della sicurezza del guanto nel cittadino è errata. Per l'operatore; l'operatore usava anche prima guanti e spesso anche mascherine ove ci fossero rifiuti che lo richiedessero. Il problema, come ha sottolineato bene il dottor Bongiorno, è stata la confusione dell'intervento della Protezione Civile nel nostro andamento sereno di procurarsi i DPI, che era già un po' difficoltoso, e in un momento ci ha mandato in panne, tanto da dover scrivere anche al capo dello Stato, al Presidente Mattarella, perché eravamo in una fase disperata con gli operai spaventati. Poi si è risolto, ma questo spavento non corrisponde a un problema del sistema, che invece ha tenuto benissimo.

  GREGORY BONGIORNO, Vicepresidente Confindustria Cisambiente. Su questo maledetto coronavirus, si conosce ben poco e altrettanto poco si conosce sui dispositivi di protezione individuale che ci possono proteggere. In una prima fase ci hanno detto che potevamo utilizzare, anche per gli operatori che stavano al di sotto di un metro di distanza l'uno dall'altro, il cosiddetto distanziamento sociale, anche le mascherine sanitarie; ad un certo punto hanno chiesto di integrare i DVR (documento valutazione dei rischi), con l'utilizzo delle mascherine FFP2 con valvola, poi senza valvola. Poi ci hanno ci hanno chiesto di utilizzare i guanti in lattice, ma ora ci dicono che è meglio non utilizzarli. La confusione è tanta. Io ho ascoltato la sua ipotesi di DPI ecocompatibili. Ci auguriamo tutti che si possa prima o poi progettare e realizzare.

  MASSIMO VITTORIO BERUTTI. Vorrei fare una domanda alla dottoressa Leonessi. Secondo il vostro punto di vista: una semplificazione, un'iniezione immediata di liquidità, toglierebbe un'ingerenza dal punto di vista di associazioni esterne nei confronti delle imprese? Ci sono altre soluzioni in materia? Ci sono altre voci? Credo che abbia un'importanza strategica nell'ambito di questa prospettiva per le aziende.

  LUCIA LEONESSI, Direttore Generale Confindustria Cisambiente. La linea è la stessa. Il mio vicepresidente, colui che ha proposto la nostra richiesta alla pubblica amministrazione, penso che sia la persona più idonea a rispondere, poi le confermo alcune cose che ho detto prima alla plenaria di Confindustria.

  GREGORY BONGIORNO, Vicepresidente Confindustria Cisambiente. Circa un mese fa abbiamo proposto al Governo di riproporre una vecchia norma del governo Monti. Oggi qual è il problema? Le banche anche in caso di cessione dei crediti pro soluto, fanno una verifica non solo sulle nostre aziende, ma anche sul debitore: l'ente locale. Spesso comuni in grande difficoltà non vengono accettati dalle società di factoring. Quella vecchia previsione dell'articolo n. 44 – che noi abbiamo richiesto di reintrodurre – prevedeva che la Cassa depositi e prestiti sottoscrivesse una convenzione con l'ABI, noi avremmo fatto certificare i crediti in piattaforma MEF e con quella certificazione si sarebbe proceduto allo sconto, garantito dalla Cassa depositi e prestiti, a dei costi di circa 1,90 per cento su base annua. Oggi, senatore, siamo per una certificazione di credito che viene ceduta a società di factoring, e con qualche difficoltà si arriva al 5,90 per cento e il più delle volte ci viene anche detto di no. I dati di Banca d'Italia ci dicono che gli enti periferici dello Stato e lo Stato stesso, sono debitori nei confronti delle imprese di circa 55 miliardi di euro; questa possibilità ridotta soltanto agli enti locali, al comparto dei servizi pubblici locali, anziché a tutte le forniture (nei 55 miliardi, c'è anche la fornitura della carta) avrebbe garantito alle aziende, secondo l'ipotesi che noi avevamo avanzato, di poter svolgere un servizio migliore da parte di organizzazioni terze.

  GIOVANNI VIANELLO. Ringrazio gli intervenuti per le preziose argomentazioni. Viste le difficoltà che ci hanno messo in Pag. 18evidenza sull'adeguamento a prevenire o ad adeguarsi alle disposizioni per la pandemia, l'Istituto superiore di sanità ha chiesto un parere sulla vostra capacità, che ci avete già confermato, di gestire i rifiuti in sicurezza contro il rischio biologico? La seconda domanda è sugli stoccaggi. Potete fornirci il numero delle aziende che hanno usufruito delle deroghe agli stoccaggi e in quali quantitativi?

  LUCIA LEONESSI, Direttore Generale Confindustria Cisambiente. Rispondo alla prima domanda e la seconda la lascio al dottor Sassone. Mi colpisce molto perché io ho chiesto e pregato tanto che venissimo coinvolti per poter fare il miglior servizio per lo Stato italiano, per la nostra Nazione, per il popolo che era in estrema difficoltà. Non solo non siamo stati coinvolti, ma siamo stati vittime di una gran confusione, come l'abbiamo già sottolineato tutti questa mattina. Dunque, non credo che ricapiterà l'emergenza, e spero vivamente che non capiti mai più, però questo suo intervento mi permette di chiedere con il cuore in mano – come direbbero a Milano – di avere un aiuto ogni volta che si verifichi qualcosa, ricordo che il settore ambientale è la base un po' di tutto; l'ambiente è la base di qualunque cosa avvenga per il cittadino, e di essere coinvolti perché noi siamo anche un'associazione molto grande, molto numerosa, anche con aziende molto importanti, ma che sta sempre low profile. Siamo un servizio essenziale, rispettoso, dignitoso e che cerca di fare il meglio e lo sarebbe ancora di più se fosse coinvolto dalle istituzioni, come ci state chiedendo questa mattina, e per noi non solo è un onore – e ringrazio il presidente – ma è un modo per riuscire a fare il meglio che noi possiamo portare al nostro popolo, alla nostra Nazione, e alle nostre città. La ringrazio e lascio la parola al direttore tecnico.

  GREGORY BONGIORNO, Vicepresidente Confindustria Cisambiente. Noi siamo stati coinvolti per quanto riguardava la definizione da parte di ISPRA. Abbiamo denunciato tutte le difficoltà a cui abbiamo risposto oggi, ma non siamo stati, purtroppo, coinvolti nella valutazione originaria dell'Istituto superiore di sanità. Per il servizio di raccolta da parte delle nostre aziende, questo ha determinato delle problematiche e ha coinvolto la circolare emanata dal Ministero dell'ambiente verso la fine di marzo, che ha lasciato la possibilità per le regioni, in relazione alla specifica situazione che si andavano ad affrontare in relazione all'emergenza sanitaria che si era creata, di effettuare delle specifiche ordinanze, in particolare nell'erogazione del servizio di raccolta dei DPI che provenivano dalle case dei soggetti positivi COVID-19, oppure in ristoro dopo la contrazione del virus in quarantena, in quel caso alcune regioni consideravano tale rifiuto come indifferenziato, altre come un rifiuto speciale, pericoloso. Questo ha determinato un diverso approccio da dover affrontare per quanto riguarda le attività di gestione. Per l'altro aspetto, sottolineato dalla Commissione, riguardante i problemi di stoccaggio, noi abbiamo delle statistiche che possiamo fornire in separata sede. In risposta al presidente Vignaroli, queste misure di ampliamento dei volumi relative allo stoccaggio, deposito temporaneo e le altre misure che sono state assunte dal Ministero dell'ambiente, da noi sono valutate favorevolmente, perché hanno il risultato molto positivo di allentare «la pressione» sulle aziende che producono i rifiuti, e che poi li vanno a gestire. Come detto dall'intervento fatto precedentemente, questi regimi derogatori, vorremmo che fossero anche applicati nel caso in cui le situazioni di mercato le richiedessero, indipendentemente dalla situazione di emergenza sanitaria, così come si è venuta a creare recentemente; ad esempio gli scarti assoluti nella raccolta differenziata che vengono processati dalle nostre aziende di recupero, quelle che appartengono a Confindustria Cisambiente, per i quali scarti vi è difficoltà di conferimento che avviene a costi elevati e con difficoltà per assenza di impianti di chiusura del centro.

  PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti per la presenza e dichiaro conclusa l'audizione.

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  La seduta sospesa alle 14.40, è ripresa alle 14.55.

Comunicazioni del Presidente.

  PRESIDENTE. Comunico che, con una lettera dello scorso 1o giugno, il dottor Francesco Soviero, magistrato, consulente della Commissione, ha rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico a decorrere da ieri, 8 giugno 2020.
  Comunico inoltre che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione appena svoltasi, ha convenuto che la Commissione si avvalga della collaborazione a tempo parziale e a titolo gratuito di Emiliano Santocchini, capitano di fregata del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia costiera. La presidenza darà corso alle procedure previste per assicurare l'avvio della collaborazione sopraindicata.

  La seduta termina alle 15.