Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Resoconti stenografici delle audizioni

Vai all'elenco delle sedute >>

XVIII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni

Resoconto stenografico



Seduta n. 16 di Martedì 28 luglio 2020
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Palazzotto Erasmo , Presidente ... 2 

Audizione del Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini:
Palazzotto Erasmo , Presidente ... 2 
Guerini Lorenzo (PD) , Ministro della difesa ... 4 
Palazzotto Erasmo , Presidente ... 10 
Tripodi Maria (FI)  ... 10 
Pettarin Guido Germano (FI)  ... 11 
Palazzotto Erasmo , Presidente ... 12 
Guerini Lorenzo (PD) , Ministro della Difesa ... 12 
Palazzotto Erasmo , Presidente ... 17  ... 17  ... 17

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
ERASMO PALAZZOTTO

  La seduta comincia alle 15.05.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche tramite impianto audiovisivo a circuito chiuso, nonché via streaming sulla web-tv della Camera, come convenuto in sede di Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi.

Audizione del Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del Ministro della difesa, Lorenzo Guerini. Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme dell'audizione libera e che, ove necessario, i lavori potranno proseguire in forma segreta, sia a richiesta dell'audito che dei colleghi che formuleranno quesiti od osservazioni.
  Ricordo, altresì, ai colleghi la prescrizione di indossare la mascherina, mentre consentirò di prendere la parola senza, avendo assicurato la necessaria distanza grazie alla dislocazione dei posti e alla sanificazione dei singoli microfoni.
  Ringrazio, a nome di tutta la Commissione, il Ministro della difesa, Lorenzo Guerini, per aver accettato l'invito a intervenire in audizione, al fine di fornire gli elementi relativi al dicastero di sua competenza in ordine alle relazioni italo-egiziane. Al riguardo, mi preme rammentare che la delibera istitutiva di questa Commissione parlamentare di inchiesta sancisce il compito di «verificare fatti, atti e condotte commissive e omissive che abbiano costituito o costituiscano ostacolo, ritardo o difficoltà Pag. 3 per l'accertamento giurisdizionale delle responsabilità relative alla morte dei Giulio Regeni».
  L'istruttoria sin qui svolta dalla Commissione ha confermato quanto siano decisivi, in tale ottica, i fatti, gli atti e le condotte che configurano la qualità delle predette relazioni bilaterali. L'esercizio della pressione diplomatica, in tale contesto, è lo strumento politico per eccellenza al fine di corroborare lo straordinario lavoro svolto dalla Procura della Repubblica di Roma, supportata dai reparti speciali della Polizia di Stato e dei Carabinieri.
  Per quanto concerne il settore della difesa, questa Commissione ha potuto accertare la forte discontinuità verificatasi, a partire dall'inizio della corrente legislatura, nell'esportazione di sistemi d'arma verso l'Egitto. Sin dal 2018, se ne è configurata una crescita esponenziale destinata peraltro a proseguire nel tempo, di cui la recente vicenda delle FREMM rappresenta solo un tassello, benché assai corposo e non privo di conseguenze, almeno immediate, sugli assetti nazionali. È quindi di assoluta priorità per questa Commissione conoscere le valutazioni e le prospettive della Difesa nei confronti dell'Egitto, anche alla luce della crisi libica in cui il Cairo svolge un ruolo sempre più incisivo, come conferma la recente autorizzazione parlamentare all'intervento militare diretto.
  In ogni caso, le relazioni che intercorrono in un ambito così delicato come quello della difesa costituiscono un inequivocabile parametro dello stato delle relazioni bilaterali, che non può essere ignorato da parte di una Commissione chiamata a fugare ogni dubbio circa l'ipotesi che una presunta ragion di stato stia ostacolando l'accertamento delle responsabilità della morte di Giulio Regeni.
  Invito il Ministro Guerini a prendere la parola.

Pag. 4

  LORENZO GUERINI, Ministro della difesa. Grazie presidente, deputate e deputati. Per quanto di competenza del Ministero della difesa fornirò nel corso della mia esposizione un ragguaglio circa le attività di cooperazione bilaterale con la difesa egiziana e sul ruolo del dicastero nell'ambito delle attività in essere relative alla trattativa per la vendita dei due unità navali militari della classe FREMM (Fregata europea multi-missione) all'Egitto.
  Mi sia consentito, a premessa della mia breve esposizione e in linea con i colleghi di Governo che mi hanno preceduto, di sottolineare l'impegno di tutto il Governo così come del Parlamento italiano a far luce sulla tragica scomparsa e la barbara uccisione di Giulio Regeni.
  Desidero innanzitutto evidenziare, dal punto di vista della Difesa, lo stato delle relazioni bilaterali con l'Egitto. Si tratta, come è facile intuire, di un attore regionale imprescindibile. Il ruolo del Cairo infatti è determinante per gli equilibri regionali dell'area mediterranea e rappresento inoltre che quello egiziano è tra gli strumenti militari più sviluppati tra quelli della regione mediorientale e nordafricana. Oltre ai noti interessi energetici e commerciali l'Egitto controlla un passaggio marittimo, il canale di Suez, cruciale per la libertà di movimento del nostro naviglio militare commerciale verso le acque dell'Oceano Indiano e del Golfo, aree di destinazione dei nostri flussi di export. Le nostre relazioni in ambito di difesa con l'Egitto tengono conto quindi delle esigenze nazionali di promuovere sinergie nell'ambito degli obiettivi condivisi relativi alla sicurezza marittima, e a quella aerea, essendo le nostre aree di responsabilità e controllo pressoché adiacenti, per consentirci di intervenire per tutelare la sicurezza dei nostri molti connazionali e delle imprese italiane che operano in Egitto. Aggiungo che la presenza militare italiana è storicamente consolidata in quel Paese Pag. 5e si inserisce nella Multinational Force and Observers (MFO), forza di pacificazione internazionale che ha permesso l'attuazione concreta degli accordi di Camp David, che hanno portato al ritiro delle forze israeliane dalla penisola del Sinai e quindi alla normalizzazione delle relazioni tra il Cairo e Tel Aviv. Siamo presenti nella MFO dal 1982 con un contingente navale che assicura la libera navigazione nello stretto di Tiran, ubicato tra Egitto e Arabia Saudita e che dà accesso al golfo di Aqaba, con tre unità navali e un organico di 75 militari. In seguito all'omicidio di Giulio Regeni la Difesa, in completa sintonia e raccordo con le altre amministrazioni dello Stato, in primis con il Ministero per gli affari esteri e la cooperazione internazionale, ha prontamente diradato il complesso delle relazioni bilaterali con l'omologo comparto egiziano, intervenendo sui due piani distinti che caratterizzano la nostra cooperazione bilaterale, quello tecnico-operativo e il complementare piano tecnico-amministrativo.
  Con riferimento al primo, che trova la sua ragione d'essere nell'Accordo quadro difesa, ratificato nel 2003 ed entrato in vigore nel 2015, abbiamo provveduto a rarefare le nostre interazioni, visite, scambi di personale, attività addestrative congiunte, escludendo, già a partire dal 2017, quelle di potenziale attenzione mediatica soprattutto per la controparte, quelle di alto valore operativo con il coinvolgimento di assetti pregiati – intelligence e forze speciali – e tutte quelle in cui si potesse prefigurare un coinvolgimento di personale delle forze di polizia egiziane. Quale ulteriore segno tangibile di un netto raffreddamento dei rapporti in esito al caso Regeni, sono stati sospesi gli incontri del Comitato tecnico militare e industriale, lo Special bilateral military joint committee, organo di vertice bilaterale preposto alla governance delle relazioni tra le due difese. Sul piano tecnico operativo si è supplito, nell'ottica di Pag. 6mantenere almeno un rapporto minimale, con periodici incontri di lavoro in formati più ridotti e informali senza il coinvolgimento da parte nostra di autorità militari di vertice. In sintesi, oltre ad abbassare il livello di coinvolgimento, è stato compresso consistentemente e progressivamente il numero delle attività congiunte, portandole da una media di circa 35 attività annuali prima del caso Regeni alle 10 attuali: 33 nel 2016, 24 nel 2017, 18 nel 2018, 16 nel 2019 e 10 per il 2020, nonché rivedendone la tipologia in senso fortemente restrittivo. Abbiamo pertanto circoscritto gli ambiti della cooperazione a visite reciproche e scambi di esperienze con un focus particolare sui settori non combat quali la ricerca e soccorso, la formazione accademica del personale, la sorveglianza marittima e il controllo dello spazio aereo. Per portarvi un esempio concreto nell'anno in corso le dieci attività citate in termini di collaborazione bilaterale con la controparte egiziana sono state incentrate unicamente sui seguenti settori: incontro di esperti nella formazione accademica, scambio di esperienze nel settore del contrasto della minaccia aerea, scambi di esperienze nel settore della sorveglianza marittima e dell'operazione in aree costiere, scambio di esperienze nel settore del controllo aereo e della ricerca e soccorso in ambito aeronautico. Come traspare in maniera chiara, si tratta di attività di profilo preminentemente tecnico-operativo, che non comportano particolari rafforzamenti del rapporto reciproco, né aggiungono nulla di strategico al quadro delle relazioni in atto.
  Sull'altra direttrice della cooperazione bilaterale, ovvero quella di natura più prettamente tecnico-amministrativa e industriale volta precipuamente ad assistere comparti industriali della difesa, è stata operata una ancora più drastica anemizzazione. Ciò si è tradotto nella totale sospensione dell'attività del comitato bilaterale nel campo delle acquisizioni, Pag. 7nelle sue funzioni di sottogruppo specialistico dell'accennato comitato tecnico militare industriale, dopo il precedente incontro tenutosi nel 2015. Più di recente, nel maggio del 2019, venne reputato opportuno, sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione, attraverso l'ufficio del consigliere diplomatico e in continuità con una sostanziale ripresa dei contatti al massimo livello politico – cito ad esempio la visita del Ministro Moavero nell'agosto del 2018 e le visite successive – riprendere le interlocuzioni con la controparte nello specifico settore. In ragione di ciò, nel novembre 2019 si è tenuto un incontro bilaterale del citato comitato dal quale non sono comunque scaturiti impegni formali, essendosi trattata unicamente di un'opportunità di aggiornamento reciproco in relazione al potenziale coinvolgimento dell'industria nazionale nei programmi di ammodernamento della difesa egiziana.
  Passando ora alla cessione di unità navali alla Marina egiziana, nell'ambito dell'avvio di contatti di attività contrattuale preliminare di Fincantieri con il Governo egiziano nel primo semestre del 2019 e comunicati all'UAMA nell'ottobre 2019, a cui fa seguito l'autorizzazione di UAMA a proseguire nel dicembre scorso, il 21 febbraio 2020 Fincantieri individuava quali navi destinate alla possibile vendita alla Marina egiziana le unità FREMM 9 e 10 rispettivamente, denominate «Schergat» e «Bianchi». In tal senso, con lettera datata 27 febbraio 2020, Fincantieri nel comunicare il quadro definitivo oggetto dell'operazione ha presentato la richiesta di autorizzazione alla prosecuzione delle trattative per la vendita del citato naviglio. A seguito di tale richiesta l'autorità preposta alla concessione delle relative autorizzazioni, cioè l'UAMA, ha interessato il Ministero della difesa sia per il parere previsto dalla legge n. 185 del 1990 sia per i riflessi di natura tecnico-militare, trattandosi di due unità navali destinate alla Marina militare. Pag. 8Quanto al primo aspetto il Ministero della difesa in tale meccanismo è chiamato a esprimersi sugli eventuali profili di rischio che tali operazioni potrebbero arrecare alle attività, agli interessi e alla sicurezza delle Forze armate anche in relazione ai teatri di operazione che ci vedono impegnati. Si tratta dunque di un parere tecnico circoscritto ai profili di sicurezza militare, in altre parole lo Stato maggiore della difesa e la direzione tecnica del Segretariato generale si premurano di verificare se il trasferimento di tali materiali ovvero delle tecnologie associate possa costituire un danno per la nostra sicurezza nazionale alla luce del possibile vantaggio militare che l'acquirente potrebbe conseguire. In sintesi le articolazioni dell'area tecnico-operativa e tecnico-amministrativa si esprimono, a livello tecnico, con l'obiettivo di prevenire che tali transazioni commerciali possano creare pregiudizio alle missioni del comparto militare. Peraltro i pareri richiesti afferiscono all'autorizzazione all'avvio delle trattative contrattuali, fermo restando che per la vendita effettiva l'industria deve richiedere in un momento successivo una specifica licenza di esportazione anch'essa emessa a cura di UAMA, a valle di un ulteriore passaggio di verifica.
  Nel caso specifico della richiesta di Fincantieri, riguardante la cessione di due unità già destinate alla nostra Marina militare, per la loro vendita all'Egitto, lo Stato maggiore della difesa, in data 27 marzo 2020 – mi consentirete di non leggere il protocollo della lettera – ha espresso parere favorevole nell'ambito dei profili tecnici e di sicurezza a cui ho fatto accenno poc'anzi, avendo cura di evidenziare una serie di condizioni e di limitazioni in particolare sui sistemi d'arma, tutte limitazioni volte a prevenire il passaggio alla controparte di dati di natura sensibile e di informazioni relative alla Pag. 9configurazione operativa dell'assetto per le esigenze nazionali e NATO.
  Per quanto riguarda il secondo aspetto, inoltre, lo Stato maggiore della difesa nel medesimo parere ha espresso la condizionalità che le navi oggetto di possibile cessione vengano reintegrate da parte di Fincantieri a favore della Marina militare con altre due unità di ultima generazione entro il 2024. Ciò nella considerazione che il 2024 rappresenta l'orizzonte per definire il completamento del programma di ammodernamento della componente operativa navale d'altura, per soddisfare le esigenze operative nazionali anche nell'ambito della nostra partecipazione alle organizzazioni internazionali e quindi agli obblighi da ciò discendenti principalmente in ambito NATO e Unione europea. In tal senso Fincantieri procederà all'avvio dell'attività di produzione per le FREMM da destinarsi alla Marina militare italiana, in sostituzione delle due unità che eventualmente saranno vendute all'Egitto, con il taglio delle prime lamiere entro la fine del corrente anno, avendo l'obiettivo di avviare al più presto, in parallelo, la costruzione di entrambe le unità da reintegrare, contenendo così al massimo le tempistiche di consegna. Inoltre l'industria si è impegnata a realizzare una serie di interventi manutentivi e di adeguamento sulle unità attualmente in linea, le fregate della classe Maestrale, la cui uscita dalla componente operativa sarà procrastinata fino alla consegna delle nuove navi prevista entro il 2024 senza alcun impatto sul bilancio della Difesa. In ogni caso a maggior tutela degli interessi della Difesa in questo specifico dossier il Segretario generale del Ministero della difesa ha nominato un apposito gruppo di progetto che coinvolge lo Stato maggiore della difesa e lo Stato maggiore della marina, deputato a interfacciarsi con l'industria per seguire puntualmente tutti gli aspetti che ho precedentemente menzionato. Concludendo su Pag. 10questo specifico punto, non intravedo rischi relativamente alla nostra capacità di assolvere puntualmente ai nostri impegni operativi. Il completamento della linea FREMM per la nostra Marina militare sarebbe solo differito temporalmente, non comportando alcun onere aggiuntivo. Infatti, ove si concretizzasse la vendita all'Egitto, la Difesa beneficerà di un corrispondente credito a valere su Fincantieri in relazione ai fondi a bilancio già erogati all'industria.
  Sono stati dunque questi passaggi di ordine tecnico-operativo gli unici aspetti di coinvolgimento della Difesa in questo iter. Lasciatemi concludere ribadendo quanto già precedentemente sottolineato di fronte a questa Commissione dal Presidente del Consiglio dei ministri e successivamente dal Ministro degli affari esteri e per la cooperazione internazionale. La scomparsa di Giulio Regeni rappresenta una ferita che non potrà mai rimarginarsi, il cui dolore potrà soltanto essere alleviato dalla ricostruzione paziente e meticolosa di una verità che il Governo rimane determinato a ricercare con assoluta determinazione. Vi ringrazio per la vostra attenzione e sono a disposizione per rispondere ai vostri quesiti.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Ministro Guerini. Invito i colleghi commissari a intervenire per formulare quesiti, osservazioni e richieste di chiarimento. Eventuali richieste di intervenire in forma segreta potranno essere concentrate dopo aver esaurito gli interventi in forma pubblica. Do la parola alla collega Tripodi.

  MARIA TRIPODI. Grazie ministro per la sua relazione. Volevo fare solo qualche breve considerazione e poi formulare una domanda.
  Lei ci ha fatto un inquadramento per quanto riguarda le relazioni tra Italia e l'Egitto nell'ambito della Difesa, toccando Pag. 11secondo me dei punti molto importanti. Lei ci ha spiegato che è stata diradata la collaborazione bilaterale, è stato sospeso il comitato tecnico militare industriale, però ci ha anche sottolineato come l'Egitto sia un partner imprescindibile anche per la sua collocazione geografica inerente al canale di Suez.
  Partendo dal presupposto della ricerca assoluta della verità come auspichiamo in primis noi commissari, e come ha manifestato il Governo e ha ribadito lei oggi, non crede che derubricare da parte, oserei dire, sia dell'opinione pubblica sia dei mezzi di informazione, solo a livello di relazioni commerciali il discorso delle FREMM all'Egitto oppure l'autorizzazione da parte dell'UAMA degli armamenti che vendiamo all'Egitto, non crede che possa arrecare un danno alla ricerca della verità o comunque che attuare queste prese di posizione non possa far male in un'ottica che è quella della ricerca della verità che auspichiamo vivamente, soprattutto se teniamo conto che la cooperazione giuridica non è delle migliori? La ringrazio.

  GUIDO GERMANO PETTARIN. Grazie al nostro presidente. Grazie, Ministro, per la sua disponibilità e per essere qui con noi oggi. La mia domanda sarà estremamente semplice. Parte da un ragionamento un po' limitato. Come raffreddamento due FREMM sono poco raffreddanti.
  Detto questo, volevo chiederle se lei, dal suo punto di vista estremamente avvantaggiato, ha modo di saperci dire se, mentre questa situazione si stava evolvendo, i nostri partner tradizionali – sto parlando della NATO e dei partner europei – hanno avuto un'evoluzione analoga per quanto riguarda i rapporti con l'Egitto, cioè se in qualche modo hanno testimoniato la loro vicinanza alle posizioni dell'Italia, anche con un minimo di raffreddamento dei loro rapporti nei confronti dell'Egitto. Oppure, sempre rispetto a quelli che sono i dati in suo possesso, se dei rapporti raffreddati tra il nostro Paese e Pag. 12l'Egitto i nostri partner non abbiano approfittato, cogliendo l'occasione di aumentare i loro rapporti commerciali e la loro disponibilità ad alienare eventuali elementi o sistemi d'arma di cui l'Egitto aveva bisogno. Grazie.

  PRESIDENTE. Se non ci sono altre richieste, aggiungo io una domanda al Ministro.
  Qual è la valutazione che la nostra Difesa fa circa il rafforzamento della flotta egiziana a seguito dell'acquisizione delle FREMM in considerazione del ruolo che l'Egitto in questo momento ha nel Mediterraneo e, nello specifico, anche nello scacchiere libico che ci vede schierati su due fronti opposti? La domanda serve a comprendere a fondo quali sono le ragioni di questa valutazione che viene fatta dalla Difesa, per cui si possono cedere due FREMM a un soggetto che può essere partner, ma anche competitor in questo momento nel Mediterraneo, ritardando l'acquisizione da parte della nostra Difesa nell'interesse del settore dell'industria bellica o nell'interesse di una politica strategica di difesa e quindi su una valutazione di natura politica? Perché questo influisce molto rispetto anche alla valutazione che faremo noi sulla questione che riguarda la vicenda di Giulio Regeni.
  Una sola precisazione sulle due nuove fregate che verranno acquisite: lei ha parlato di un credito che verrà riconosciuto da Fincantieri alla Marina italiana, ma quel credito sarà sufficiente per l'acquisizione delle due nuove fregate o le due nuove fregate avranno un costo ulteriore, essendo di nuova generazione con nuovi equipaggiamenti? Questa è una domanda specifica che le faccio.

  LORENZO GUERINI, Ministro della Difesa. Grazie presidente. Grazie ai colleghi deputati e deputate che sono intervenuti e alle sollecitazioni che hanno fatto pervenire alla mia Pag. 13attenzione. Cercherò di rispondere molto velocemente rispetto a temi che, per come sono stati correttamente impostati, non coinvolgono semplicemente l'ambito della Difesa, ma coinvolgono complessivamente la postura del Paese dal punto di vista della sua politica estera e delle modalità con cui il Paese intende preservare i propri interessi nazionali e contribuire a politiche di stabilizzazione di aree fondamentali dentro al concerto delle relazioni con gli altri Paesi. Consentitemi quindi di stare un po' a cavallo tra le due competenze, perché se dovessi circoscrivere le risposte solo all'ambito Difesa, credo che potrebbero sembrare molto parziali.
  Il tema posto dall'onorevole Tripodi in relazione al dilemma che ha attraversato anche il dibattito nei mesi che stanno alle nostre spalle, e cioè se il rafforzamento di una relazione è elemento di facilitazione di progressi anche sul piano della ricerca della verità oppure se il mantenimento di una relazione o comunque la riapertura di una relazione sia elemento di debolezza rispetto a un'iniziativa tesa a ricercare la verità, io credo che sia un dilemma che rischia di rimanere non risolto, rischia di venire eluso. Credo che, come ha già detto il Presidente del Consiglio anche in questa Commissione la volontà di lavorare intorno al mantenimento e allo sviluppo delle relazioni con l'Egitto, anche per la funzione che l'Egitto svolge dentro il bacino mediterraneo e dentro un'area che è di rilevanza strategica per il nostro Paese, debba accompagnarsi a un'iniziativa molto forte sul piano della pretesa della ricerca della verità. È chiaro che tutti noi siamo preoccupati del fatto che non siano stati realizzati passi in avanti sul piano della cooperazione giudiziaria pur in presenza di un'attività molto forte e molto impegnata, al massimo delle possibilità, da parte della Procura di Roma, ma credo che lo sviluppo di relazioni da questo punto di vista – questo è il mio parere – non sia un elemento di freno Pag. 14alla ricerca della verità. Noi dobbiamo continuare come Governo e come Paese a pretendere che vi siano passi in avanti nella ricerca della responsabilità, nell'accertamento della verità, nell'individuazione dei colpevoli, nella pretesa di giustizia, ma accanto ad essa credo che lo sviluppo di una relazione con l'Egitto sia uno sviluppo che per noi è necessario anche in relazione ai punti che ha citato prima nel suo intervento il presidente Palazzotto. È evidente che la relazione con l'Egitto vede impegnati diversi Paesi. L'ha citato anche lei, onorevole Pettarin. Nella fase in cui l'Italia ha raffreddato le proprie relazioni con l'Egitto ci sono stati comunque interlocuzioni e rapporti tra Egitto e altri Paesi, anche Paesi che appartengono alle realtà alleate o comunque amiche dell'Italia. Anche dal punto di vista commerciale ricordo che i programmi di approvvigionamento che in questi anni l'Egitto ha portato avanti hanno avuto come interlocutori soggetti diversificati tra cui gli Stati Uniti o la Francia. Proprio riguardo alle FREMM la Francia, ricordo, ha ceduto all'Egitto una delle FREMM che faceva parte del programma congiunto italo-francese a cui fanno riferimento anche le due ex FREMM italiane che abbiamo prima citato.
  Credo che da parte del nostro Paese ci sia, rispetto alla considerazione dell'Egitto in questo momento anche in relazione all'evoluzione della situazione libica, la volontà di sviluppare relazioni e rapporti che, a partire dalla partecipazione dell'Egitto ai due momenti che hanno visto la maggior concentrazione di un'attività multilaterale internazionale – la Conferenza di Palermo e poi quella di Berlino – tendano ad avere con l'Egitto un'interlocuzione seria, esigente e responsabile in relazione all'evoluzione dello scenario libico. Io non parlerei di fronti contrapposti, anche perché l'Italia in questi mesi ha cercato dentro la partita libica di mantenere un ruolo, un Pag. 15atteggiamento e un profilo che fosse teso a ricostruire le condizioni di una soluzione politica alla vicenda libica e non di una soluzione militare ed essendo impegnata nella ricerca di una soluzione politica alla vicenda libica, l'Italia ha mantenuto un forte impegno teso a costruire relazioni con tutti i soggetti a vario titolo protagonisti nella vicenda libica per richiamarli a un lavoro comune che superasse la situazione di conflitto più o meno intenso che i mesi alle nostre spalle ci hanno consegnato e per favorire l'evoluzione di una soluzione politica. L'Egitto, da questo punto di vista, credo che sia un partner con il quale sulla vicenda libica, sullo scenario libico, noi non possiamo non discutere. Credo che da questo punto di vista l'iniziativa italiana sia stata sicuramente significativa.
  Circa la valutazione sul rafforzamento della Marina egiziana, è evidente che, come ho già detto, l'Egitto è già in possesso di uno strumento militare di significative dimensioni ed equipaggiato con mezzi e materiali al passo con i tempi. Il Cairo, nel corso degli anni, non avendo capacità produttive nazionali in questo senso ha perseguito programmi di approvvigionamento diversificati con svariati Paesi tra cui Stati Uniti e Francia, che, come ho richiamato, ha venduto nell'ambito del programma di forniture già un'unità della classe FREMM. Ritengo – queste sono le valutazioni che vengono fatte dalla Difesa italiana – che la vendita della nave «Schergat» e della nave «Bianchi» non abbia un impatto in questo senso, considerate le significative capacità militari che sono già in possesso dell'Egitto e che credo siano assolutamente verificabili e incontestabili. Ripeto quanto dicevo prima. Io non penso che dobbiamo immaginare la nostra relazione con l'Egitto dentro la partita libica come un'azione che avviene su fronti contrapposti. Credo che il nostro lavoro, l'impegno che dobbiamo realizzare sia quello di favorire una soluzione politica, di lavorare a una Pag. 16soluzione politica, di immaginare una cooperazione tra i diversi soggetti che raffreddi l'elemento del conflitto militare e che si muova nella direzione di ricercare una soluzione politica. Anche la richiamata autorizzazione del Parlamento egiziano in relazione alla possibilità di mobilitare parte delle Forze armate egiziane fuori dai confini nazionali – senza citarlo direttamente ma implicitamente si tratta del teatro libico – io credo che debba essere letta dentro una visione di individuazione di strumenti di pressione per fermare l'intensità del conflitto libico con particolare attenzione alle possibili offensive su Sirte di cui questa Commissione è chiaramente edotta.
  Penso quindi che la domanda che mi ha posto il presidente Palazzotto possa essere risolta sulla base dell'elemento di valutazione – prima accennato – che ridimensiona il rafforzamento della Marina egiziana derivante dalla possibile cessione delle due FREMM «Schergat» e «Bianchi».
  In riferimento all'ultima domanda posta, quella sui fondi, ripeto, la Difesa beneficerà di un credito corrispondente a valere su Fincantieri in relazione ai fondi di bilancio già erogati all'industria, cioè la Difesa ha già erogato a bilancio all'industria fondi per la realizzazione e l'acquisizione delle due FREMM. Questi fondi saranno classificati come credito verso l'industria. Le valutazioni che sono state espresse sono che i fondi previsti per il programma FREMM sono assolutamente sufficienti. Ci confronteremo con un quadro che consentirà di sapere se la vendita delle due navi «Schergat» e «Bianchi» alla Marina egiziana andrà a conclusione con la possibilità di avere due nuove FREMM di ultima generazione con un costo che è nei limiti di quello che era già stato individuato dal programma iniziale.

Pag. 17

  PRESIDENTE. Ringrazio il ministro. Se non ci sono obiezioni, passerei alla seduta segreta. Dispongo la disattivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso e della web-tv.
  (La Commissione prosegue in seduta segreta)

  PRESIDENTE. Dispongo la riattivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso e della web-tv.
  (La Commissione riprende in seduta pubblica)

  PRESIDENTE. Ringrazio il ministro Guerini per le risposte puntuali e chiare che ha fornito alle domande dei commissari e dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 15.55.