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XVIII Legislatura

VII Commissione

Resoconto stenografico



Seduta n. 10 di Lunedì 22 marzo 2021
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Casa Vittoria , Presidente ... 2 

Audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giuseppe Moles sui contenuti della Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di cui al Doc. XXVII, n. 18:
Casa Vittoria , Presidente ... 2 
Moles Giuseppe , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ... 3 
Casa Vittoria , Presidente ... 10 
Mollicone Federico (FDI)  ... 10 
Lattanzio Paolo (PD)  ... 13 
Carelli Emilio (Misto)  ... 16 
Palmieri Antonio (FI)  ... 17 
Casciello Luigi (FI)  ... 18 
Carbonaro Alessandra (M5S)  ... 19 
Casa Vittoria , Presidente ... 20 
Moles Giuseppe , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ... 20 
Casa Vittoria , Presidente ... 26

Sigle dei gruppi parlamentari:
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Partito Democratico: PD;
Forza Italia - Berlusconi Presidente: FI;
Fratelli d'Italia: FdI;
Italia Viva: IV;
Liberi e Uguali: LeU;
Misto: Misto;
Misto-L'Alternativa c'è: Misto-L'A.C'È;
Misto-Centro Democratico: Misto-CD;
Misto-Cambiamo!-Popolo Protagonista: Misto-C!-PP;
Misto-Noi con l'Italia-USEI-Rinascimento ADC: Misto-NcI-USEI-R-AC;
Misto-Facciamo Eco-Federazione dei Verdi: Misto-FE-FDV;
Misto-Azione-+Europa-Radicali Italiani: Misto-A-+E-RI;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Europeisti-MAIE-PSI: Misto-EUR-MAIE-PSI.

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
VITTORIA CASA

  La seduta comincia alle 15

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso il resoconto stenografico, anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giuseppe Moles sui contenuti della Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di cui al Doc. XXVII, n. 18.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giuseppe MOLES sui contenuti della Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) di cui al Doc. XXVII, n. 18.
  Ricordo che i deputati possono partecipare all'audizione anche da remoto, in videoconferenza.
  Saluto e ringrazio il sottosegretario Moles di essere presente oggi per quest'audizione. Sappiamo tutti che il sottosegretario Moles è stato chiamato ad occuparsi di informazione ed editoria, anche se la sua delega di funzioni non è stata ancora formalizzata.
  Come di consueto per queste audizioni, il dibattito successivo alla relazione iniziale del sottosegretario sarà regolato nei tempi di intervento. Il tempo complessivamente disponibile è Pag. 3stato diviso tra i gruppi per metà in parti uguali e per l'altra metà in proporzione alla consistenza numerica. Quanto all'ordine di intervento, darò la parola secondo la consistenza numerica dei gruppi, a partire dai più piccoli.
  Do a questo punto la parola al Sottosegretario Moles.

  GIUSEPPE MOLES, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Grazie, presidente. Grazie dell'invito. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, mi sono permesso di preparare un breve intervento in modo tale da poter avere la possibilità di ritagliarci un po' di tempo per le questioni che ci riguardano.
  Sono qui oggi per la mia prima opportunità di confronto con questa Commissione e mi perdonerete anche un po' di emozione perché è la prima volta che sono da quest'altra parte della barricata. Però questa è la prima opportunità e spero che ce ne saranno tantissime altre nel futuro prossimo. Nel ringraziarvi per questa occasione di riflessione – a cui ovviamente seguirà nelle prossime settimane quella più ampia sulle linee programmatiche che intendo seguire nell'espletamento del mio mandato – cercherò oggi di offrire qualche spunto proprio in ordine al PNRR che è sottoposto alla vostra valutazione pur sapendo che gli attuali contenuti potranno essere poi oggetto di variazioni e di analisi future.
  Premetto che personalmente ritengo il PNRR di fondamentale importanza per offrire anche al settore dell'informazione quel sostegno economico che tutte le formazioni politiche, sia di maggioranza che di opposizione, hanno recentemente invocato. Il vostro appello, l'appello dei parlamentari di diverso orientamento non mi ha lasciato affatto indifferente: anzi, mi ha fatto enormemente piacere. Sia perché ho avuto modo di dichiarare nei giorni scorsi che – per quanto mi riguarda – l'intenzione è che nessuno sia lasciato indietro e che il Recovery Fund deve Pag. 4costituire l'opportunità per assicurare all'interno del comparto editoriale il giusto sostegno per i sacrifici fatti. Sia perché ha reso evidente che se si ha a cuore un tema, non ci sono steccati politici che tengano.
  Il mio «nessuno deve essere lasciato indietro» nasce dalla consapevolezza della crisi che attanaglia il settore dell'informazione ormai da oltre un decennio, crisi ulteriormente aggravata dalla pandemia, avendo essa comportato per quasi tutte le testate una nuova perdita di ricavi, sia sul fronte pubblicitario che su quello della diffusione.
  Ho molto apprezzato – lo sottolineo ancora una volta – il vostro appello e il fatto che sia bipartisan significa che tutte le forze politiche sono consapevoli di quanto sia importante questo settore e mi conferma nella convinzione che un esecutivo di unità nazionale, come quello attuale, non può prescindere dallo stanziare risorse a sostegno dell'intero comparto dell'editoria e della comunicazione. In questo la mia cultura liberale mi rafforza, tra l'altro, nella convinzione che l'investimento nel sistema dell'informazione e dei media non può che costituire uno dei punti caratterizzanti dei piani nazionali di ripresa adottati in ambito europeo.
  Proprio questa terribile pandemia ha reso evidente – come si rileva da tutti gli indicatori disponibili – l'imprescindibile bisogno dei cittadini di ricevere un'informazione di qualità, autorevole, chiara, accurata e affidabile. Ne è testimonianza il programma intrapreso dalla presidenza tedesca del Consiglio dell'UE nel semestre luglio-dicembre 2020, nel quale è chiaramente evidenziato che la crisi pandemica generata dal COVID-19 deve spingere le istituzioni pubbliche ad impegnarsi per rafforzare la capacità dei cittadini di non lasciarsi influenzare da informazioni false e fuorvianti. In questo contesto le risorse del PNRR devono poter offrire una grande opportunità per la Pag. 5protezione di questi valori, cui è ispirato lo stesso ordinamento dell'Unione europea la cui pietra angolare è chiaramente riconducibile all'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali. Dunque le risorse che il PNRR metterà a disposizione devono, però, costituire – a mio giudizio – il momento decisivo per accelerare il processo di modernizzazione dell'intero settore editoriale, anche verso la trasformazione digitale. Tale processo deve prefiggersi, da un lato, l'obiettivo di difendere la dignità del lavoro giornalistico e, dall'altro, quello di salvaguardare i livelli occupazionali, certo in un quadro di rinnovamento anche generazionale, aperto alle nuove professionalità che rappresentano per il settore – secondo me – una delle linfe indispensabili per sopravvivere al cambiamento di rotta e di contesto indotti dalla digitalizzazione. Come ho sostenuto in una recente intervista, io sono nato con la carta stampata, ho detto che mi piace il rumore che fa il giornale quando lo si sfoglia la mattina e voglio continuare a sentirlo. Nello stesso tempo, però, ritengo che sia necessario accompagnare l'editoria italiana nel processo di digitalizzazione. La prima cosa non esclude l'altra, la prima cosa non deve escludere l'altra. Del resto il sostegno al sistema editoriale è indicato nelle linee guida approvate dal Comitato interministeriale per gli affari europei presentate al Parlamento il 15 settembre dello scorso anno, nell'ambito della missione digitalizzazione, innovazione e competitività del settore produttivo, con l'obiettivo dichiarato di determinare un miglioramento dei tre indicatori di sviluppo digitale. Il Digital Economy and Society Index definisce tali parametri riferendoli innanzitutto all'incremento della digitalizzazione aziendale delle imprese editrici e della rete di distribuzione e vendita dei giornali, all'incremento delle persone con competenze digitali fra gli specialisti delle informazioni e, infine, all'incremento dell'uso consapevole del web per chi legge giornali e riviste. Pag. 6
  Il contesto che qui ho sintetizzato indica pertanto in modo abbastanza definito la traiettoria degli investimenti che possono entrare nel novero delle priorità del PNRR e che potremmo riassumere nell'accompagnamento del settore verso la transizione tecnologica, con particolare attenzione alla digitalizzazione dell'intera filiera distributiva, nonché a quella di vendita, e della riqualificazione del capitale umano per renderlo adeguato ai nuovi modelli di business. Da questo punto di vista, come già il mio predecessore aveva avuto modo di sottolineare, ritengo sia importante estendere, pur adattandoli al settore dell'editoria, gli strumenti vigenti per il settore manifatturiero del cosiddetto «Piano Nazionale Transizione 4.0».
  Come è noto, questi strumenti sono parte integrante dell'ordinamento vigente e costituiscono un sistema di incentivi diretti e indiretti volti a sostenere il dimensionamento delle nostre imprese, condizione necessaria per garantire la competitività nel nuovo mercato fortemente internazionalizzato. Mi riferisco soprattutto segnatamente ai crediti d'imposta per gli investimenti in beni strumentali funzionali alla digitalizzazione dei processi produttivi, ma indispensabili alla riconfigurazione e al rafforzamento dei sistemi dei ricavi d'impresa, quindi e-commerce, multimedia, cloud, data system, così come ai crediti di imposta per la formazione onde adattare le professionalità alle nuove esigenze del settore, quindi social media management, videomaker, data specialist. Non è dissimile, da questo punto di vista, il sostegno che dovrà essere assicurato a quelle imprese editoriali che decideranno di investire nei nuovi dispositivi di tutela dei contenuti che producono, al fine di proteggerli, per esempio, dalla pirateria digitale, condizione essenziale per garantire la remunerazione dello sforzo produttivo con un'adeguata marginalità. Pag. 7
  Ancora, penso all'estensione e all'adattamento della tassazione agevolata sui redditi derivanti dall'utilizzo di taluni beni immateriali, previsto dalla legge n. 190 del 2014, come semplificato di recente dal decreto-legge n. 34 del 2019. Questo meccanismo agevolativo, il cosiddetto «patent box», consente, in sintesi estrema, di optare per un regime di tassazione per i redditi d'impresa derivanti dall'utilizzo di software protetto da copyright, di brevetti industriali, di disegni e modelli di processi relativi a esperienze acquisite in campo industriale, commerciale, scientifico, che siano giuridicamente tutelabili. Attraverso tale meccanismo si possono in definitiva escludere dalla base imponibile il 50 per cento dei redditi derivanti da tale utilizzo, ovvero quelli derivanti dalla loro cessione, qualora il 90 per cento del ricavato venga investito nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni materiali o immateriali. Si tratta di un modello che è stato progressivamente introdotto in altri Paesi europei e che al momento risulta in linea con i principi fiscali per la tassazione dei proventi derivanti dall'utilizzo dei beni immateriali.
  A questa azione di rinnovamento e modernizzazione della filiera editoriale ritengo debba essere tuttavia affiancato un sistema di incentivi volti a contrastare la caduta degli investimenti delle imprese in campagne pubblicitarie nel settore della stampa e dei media in generale. In tal senso va ricordato che l'attuale credito d'imposta fino al 50 per cento degli investimenti pubblicitari effettuati da tutti gli operatori economici nei predetti settori, introdotto in questo assetto transitorio durante la pandemia, ha ottenuto un grandissimo riscontro soprattutto tra le micro imprese, le piccole imprese e le start-up. Secondo le elaborazioni operate dal Dipartimento dell'informazione e dell'editoria che gestisce la misura, ha rappresentato oltre l'80 per cento della platea dei beneficiari al punto che, pur essendo Pag. 8stata significativamente integrata la dotazione finanziaria rispetto al passato, è comunque risultata largamente insufficiente rispetto al fabbisogno espresso dagli oltre 37 mila operatori economici che hanno fatto la domanda. Questa misura, che nella sua attuale configurazione è valida solo fino al 2022, potrebbe essere resa strutturale e adeguatamente finanziata, così come il credito d'imposta per l'acquisto dei servizi digitali di Austin, di manutenzione evolutiva e di connettività introdotti durante la pandemia, e che a legislazione vigente dovrebbe terminare già nel 2022.
  Concludo questa mia breve illustrazione di alcuni degli interventi che possono essere resi possibili dalle risorse del PNRR evidenziando che non può essere posto in secondo piano il tema della sostenibilità ambientale anche nel comparto editoriale; il che ci impone, per rendere compatibili gli obiettivi che ci prefiggiamo con quelli definiti nel PNRR, di declinare in questa chiave alcuni incentivi. Penso, ad esempio, a quelle misure tradizionali come il credito d'imposta per la carta, di recente riattivato peraltro per il solo 2020, che potrebbero essere rese compatibili con gli obiettivi della green economy. Tali misure infatti potranno trovare spazio solo a condizione che siano raccordate nella loro finalizzazione agli obiettivi di medio e lungo periodo di sostenibilità ambientale, che costituiscono una connotazione tipica del disegno europeo alla base del Recovery Plan.
  Fin qui ho provato a delineare le tracce degli interventi che potrebbero trovare nel PNRR il loro volano, ma prima di concludere questo mio breve intervento di oggi non posso trascurare qualche profilo informativo legato all'attualità.
  Per quanto mi riguarda, il decreto «Sostegni» non può che rappresentare solo l'inizio di un percorso di misure progressive, che dovranno garantire un netto e percepibile nuovo supporto Pag. 9all'intero sistema economico e sociale del Paese, anche del comparto di cui ho l'onore di occuparmi, per garantire anche alle imprese editoriali di non soccombere proprio nell'ultima fase della pandemia. Quando parlo di attualità mi riferisco, in particolare, alla prossima adozione di provvedimenti legislativi correlati al Covid, che mi auguro possano prefigurare, presumibilmente a inizio di aprile, sostegno alle imprese e che interesseranno anche e soprattutto il settore editoriale. A tale riguardo, volevo rimarcare che in questi giorni ho dedicato massima attenzione e impegno soprattutto alla costruzione di specifiche norme che possano offrire alla filiera un adeguato e concreto supporto anche per l'anno in corso e che si andranno ad aggiungere a quelle già previste nel corso del 2020.
  Vi ringrazio, colleghe e colleghi, per l'attenzione che avete dedicato a questo mio abbastanza breve speech, con la profonda convinzione che ogni fase di costruzione richieda un metodo di lavoro ispirato alla condivisione e alla concreta e leale collaborazione tra Governo e Parlamento, per cogliere ogni possibile opportunità per il rilancio del nostro intero sistema editoriale, delle sue risorse professionali e delle occasioni lavorative che esso è ancora in grado di offrire ai nostri giovani. Solo garantendone la sopravvivenza e lo sviluppo, infatti, potremmo mantenere viva la libertà di pensiero e di espressione, che è tratto imprescindibile delle democrazie liberali e che si riflette nel pluralismo dell'informazione e nel diritto dei cittadini a essere correttamente informati affinché possano forgiarsi un'opinione consapevole. A questa condizione è indissolubilmente legata la qualità della nostra democrazia. Proprio per questo inizierò a brevissimo, già in questa settimana, gli incontri con tutti i protagonisti del settore, nessuno escluso e singolarmente, per capire quali sono le criticità, avere da loro suggerimenti, studiare Pag. 10 insieme le soluzioni che poi vorrò – se voi lo vorrete – condividere insieme a voi.
  Concludo, però, sottolineando una cosa a cui tengo particolarmente e che ritengo imperativo: qualsiasi mio o nostro percorso non può e non deve prescindere dal continuo e costante rapporto di sana e leale collaborazione con il Parlamento. Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie a lei, sottosegretario. Cominciamo adesso il dibattito. Abbiamo tempo fino alle 16 perché il Sottosegretario Moles ha un impegno istituzionale. Prego quindi tutti i colleghi di svolgere interventi brevi, in modo da cercare di svolgere oggi anche la replica. Do la parola all'onorevole Mollicone.

  FEDERICO MOLLICONE. Grazie, presidente. Grazie, sottosegretario Moles. Io la ringrazio perché conosco bene i tempi brucianti con cui ha preso possesso della sua delega e dei suoi uffici, quindi riconosciamo che aver accolto la richiesta, sostenuta da tutti i gruppi di maggioranza in Ufficio di Presidenza, per un'audizione, proprio in corsa, è sicuramente, come lei ha detto in chiusura, un riconoscimento e un'attenzione per il Parlamento che la onora. La ringraziamo per questo.
  Le misure per l'editoria sono inserite nella Missione 1, componente 2, linea di investimento Transizione 4.0 sulla digitalizzazione delle imprese. I 18,8 miliardi, che sembrano tanti, in realtà sono per un tessuto economico molto ampio, con il rischio di nebulizzazione dell'impatto. Si specifica nelle note tecniche che il soggetto attuatore sarà il Ministero dello sviluppo economico. La prima tappa vedrà la costituzione di un Comitato tecnico scientifico per le valutazioni di merito. Abbiamo apprezzato la sua intervista di sabato e anche le sue parole in apertura, dove di fatto ha accolto l'appello trasversale Pag. 11del Parlamento – la sua presenza qui ne è anche la dimostrazione – per più fondi non solo nel PNRR, ma anche nel decreto-legge «sostegno» che poi vedremo in chiusura.
  La prima domanda è se intende modificare la bozza per inserire punti, come l'editoria 5.0, il sostegno alla transizione al digitale che lei stesso ha citato, l'istituzione di un fondo straordinario per interventi a sostegno dell'innovazione e dell'editoria, interventi per favorire l'assunzione di giornalisti, per il sostegno alla domanda con incentivi agli abbonamenti, per l'informatizzazione delle edicole, che sono si sono dimostrate anche durante i vari lockdown una rete neuronale comunitaria fondamentale per la corretta informazione e un punto di socialità e di incontro, per la consegna a domicilio e per evitare la desertificazione della rete di vendita. Questi sono i primi quesiti.
  Ci chiediamo poi se intenda tutelare l'editoria nazionale e i posti di lavoro, introducendo un credito di imposta per la distribuzione, a cui lei ha fatto riferimento, e un regime fiscale agevolato per la forfettizzazione delle rese nel percorso parlamentare del decreto-legge «sostegno». Siamo sul PNRR, inevitabilmente, però, lo scenario riguarda anche il decreto-legge «sostegno», pur sapendo – lo diciamo noi che rappresentiamo l'opposizione – che i tempi non collimano. È un auspicio, ma sappiamo bene che il decreto-legge «sostegno» era «in pancia» già prima del suo arrivo. In che maniera sarà coinvolto il Dipartimento dell'editoria nell'attuazione delle misure, visto che la centrale è al Mise?
  Sempre sul tema delle sfide del digitale, nell'ambito del recepimento della direttiva Copyright, che è un altro tema fondamentale di scenario, come prevede peraltro un ordine del giorno di Fratelli d'Italia, accolto in sede di approvazione della legge di delegazione europea al Senato, vorrei sapere se intende Pag. 12introdurre la previsione, sul modello australiano recentissimo e francese, della contrattazione obbligatoria riguardante gli editori per la loro tutela, prevedendo un meccanismo di negoziazione obbligatoria tra le parti interessate che individui una quota adeguata di proventi che gli editori devono percepire, e in caso di mancato accordo, in un termine prestabilito fra gli editori e gli over the top, l'intervento dell'autorità regolatoria di settore a definire le condizioni anche economiche dell'utilizzazione dei contenuti da parte delle piattaforme digitali. In sostanza, fermo restando il libero mercato, ci sono casi ormai di studio e anche di esempio – la Francia è il più vicino a noi, ma anche l'Australia – che vedono gli editori finalmente garantiti nel riconoscimento della produzione e creazione di contenuti e retribuiti dagli over the top che, grazie al sistema SEO (Search Engine Optimization) e di indicizzazione, di fatto utilizzano contenuti di ottenendone anche una monetizzazione indiretta e, se non obbligati a trattare dagli Stati, non lo fanno. Questo, fermo restando il libero mercato, che sappiamo che ispira anche la sua filosofia politica. Nessuno è contro il libero mercato, ma, in questo caso, si tratta di una tutela necessaria rispetto a una posizione extra dominante degli over the top.
  Il quarto quesito è sempre su questo: se intende introdurre una definizione di estratti brevi, altra battaglia storica degli editori, non lesiva dello spirito della direttiva.
  Concludiamo intanto con l'augurio che questo spirito che si è creato sull'editoria sia trovato anche su altri temi quali lo sport, la cultura e su tutte quelle filiere che hanno bisogno di trasversalità per essere sostenute in questa crisi strutturale e di scenario.
  C'è un'unica cosa che chiediamo in chiusura. Sappiamo – l'abbiamo premesso – che il decreto-legge «sostegno» era già in essere quando lei è intervenuto, ma anche su questo avrebbe Pag. 13l'appoggio del Parlamento se si riuscisse almeno a inserirvi la proroga della riduzione IVA, che ha un costo molto basso, sulla resa forfetaria, magari recuperando fondi da provvedimenti che non hanno funzionato quale quello degli incentivi agli abbonamenti, che purtroppo è risultato non efficace. Ci sarebbero quindi circa 50-60 milioni che potrebbero essere disponibili per essere utilizzati subito nel decreto-legge «sostegno». Su questo Fratelli d'Italia, come opposizione patriottica e sulla difesa dell'editoria nazionale, alla vigilia di uno scenario di innovazione e di un'editoria digitale c'è. La ringrazio.

  PAOLO LATTANZIO. Grazie, presidente. Grazie, sottosegretario, per la disponibilità con la quale ci ha raggiunti in Parlamento. Crediamo che il dialogo con lei, per il ruolo che riveste, sia decisamente centrale, perché l'editoria ci pone una serie di sfide molto forti in questa fase, una serie di sfide che vanno inevitabilmente sia sull'aspetto del PNRR, sia – ce lo deve concedere – sugli altri provvedimenti che ci attendono. Ci sono alcune questioni legate soprattutto alla filiera produttiva, ma – come detto dal collega Mollicone – anche alla domanda, che non possono essere eluse.
  Lei ha citato alcuni temi: la valorizzazione del capitale umano, le nuove professioni, la modernizzazione e la digitalizzazione. Una prima riflessione e una prima richiesta non possono che arrivare su quello che nel Piano nazionale manca, ossia un ragionamento sui lavoratori e le lavoratrici del mondo dell'informazione. Credo che in questa fase sia molto difficile parlare di innovazione e di nuove professioni se non guardiamo ai giovani, se non guardiamo anche a un lavoro che sia – oggi nel giorno dello sciopero dei dipendenti di Amazon è quanto mai appropriato – tutelato, garantito, sicuro e che in molte fasce garantisca anche i giovani giornalisti e le giovani giornaliste dalle aggressioni, anche semplicemente dalle intimidazioni, Pag. 14che possono arrivare da una serie di poteri che purtroppo coesistono in Italia: mi riferisco a quelli criminali, che ne mettono in dubbio la libertà di espressione.
  Secondo punto. È difficile che possa essere trattato esplicitamente nell'ambito di un'audizione sul Piano nazionale, ma mi sento di chiederle un supporto (richiesta che ci arriva da tanti scienziati) affinché si apra un dibattito sulla buona informazione. Lei ha parlato di informazione di qualità che deve essere autorevole, chiara e affidabile. Credo di poter dire chiaramente in questa sede che stiamo assistendo da molti mesi a un'escalation dell'allarmismo più assoluto sui media. Così come hanno rivestito una funzione fondamentale in questo periodo, io credo che la premialità e il supporto siano ancora più forti laddove vincoliamo anche questo impegno della politica e del Governo verso una crescita – perché bisogna essere molto onesti – di entrambe le parti. Questa maggioranza ha dimostrato già di aver cambiato atteggiamento verso l'editoria. Credo che sia onesto ragionare ad alta voce anche sulla qualità dell'informazione che emerge e che viene fuori.
  Altri brevi quesiti. Il settore radio è bistrattato fra i mezzi di comunicazione, ma sappiamo che invece è la madre nobile della comunicazione. È uno dei settori sempre presente laddove ci sono innovazioni. Basti pensare alla forma che adesso ha la rete Internet. La domanda è se si intenda riconoscere ai concessionari per la radiodiffusione una forma di credito di imposta, proprio per rafforzare quel discorso già accennato prima – e sul quale sono sicuro torneranno anche altri colleghi – che riguarda la prossimità, la verifica dell'informazione e di comunità, e la partecipazione dei cittadini e delle cittadine stesse alla costruzione di comunità informate.
  Tema delle TV locali. Si tratta di una questione annosa che abbiamo provato a sottoporre senza successo al precedente Pag. 15sottosegretario. Ci provo ancora una volta. Mi riferisco al decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017, che ripartisce le risorse del Fondo per il pluralismo dell'informazione e che prevede che alle prime cento emittenti nella graduatoria nazionale sia assegnato il 95 per cento delle risorse disponibili, mentre il restante 5 per cento sia ripartito tra quelle che si collocano dal centunesimo posto in poi. È una distorsione, non a giudizio del sottoscritto, ma che è stata segnalata in più occasioni dall'Agcom. È stata segnalata in più occasioni perché crea un effetto distorsivo della concorrenza. Le chiediamo se, a cavallo fra PNRR e imminenti decreti, ci sia la volontà di intervenire, mi permetto di dire, con una certa urgenza su tale questione. Il ruolo delle TV locali – non c'è bisogno di dirlo fra di noi, ma lo diciamo con un messaggio di riconoscimento al lavoro che fanno – è assolutamente centrale e decisivo per quell'informazione di qualità e di prossimità della quale parliamo.
  Sul mondo della carta stampata, ho una richiesta molto diretta, molto breve. Vorrei sapere se, dopo averla prorogata, si ritiene che sia il caso di abolire il taglio sui fondi per l'editoria che riguarda le testate giornalistiche, ovvero se si intende ridurre, spostare o auspicabilmente azzerare quel taglio dei contributi diretti dei quali si è occupato in particolare il Governo Conte I.
  Chiudo con aspetti più specifici e diretti sul PNRR. Possiamo guardare alla tutela dei giornalisti (lo abbiamo detto), al sostegno generale, anche tramite incentivi fiscali a supporto del rinnovamento dei processi produttivi – mi sembra che ci sia stata un'importante apertura anche molto sfaccettata nella sua relazione – e ancora a iniziative che vadano ulteriormente a supportare quelle forme di editoria anche cartacea a livello locale, così come per radio e televisione, per le quali ho fatto un Pag. 16discorso analogo. Su questo siamo in attesa e abbiamo voglia di partecipare alle proposte che ci arriveranno anche in seguito all'ascolto degli interlocutori che abbiamo.
  Saremmo lieti di raccogliere la sua disponibilità a costruire insieme una riflessione sulle singole richieste che arriveranno dai suoi incontri, così come a partecipare – se lo riterrà opportuno – al progetto di una riforma generale dell'editoria.
  Da ultimo, un tema annoso e aperto da tempo: vorrei sapere che posizione intenda prendere riguardo all'Inpgi. Grazie.

  EMILIO CARELLI. Grazie, presidente, e grazie al sottosegretario Moles. Anch'io ho apprezzato molto la qualità della sua relazione, molto dettagliata, molto attenta, molto precisa, e anche l'impostazione del metodo di lavoro, di collaborazione tra Governo e Parlamento. Lei, sottosegretario, ha elencato una serie di criticità, tutte condivisibili, proponendo e ipotizzando anche una serie di iniziative che saranno sicuramente utili e interessanti e potranno dare sicuramente molti risultati.
  Il mio intervento riguarda i giornalisti. Il collega che mi ha preceduto, ne ha fatto alla fine del suo intervento. Il mio intervento parte dalla premessa che l'inserimento di giovani preparati nel settore, nativi digitali, potrebbe sicuramente contribuire al rinnovo di tutto il settore dell'editoria. Sarebbe un turnover che funzionerebbe sicuramente se gli anziani fossero liberi di andare in pensione con tranquillità, con serenità. Purtroppo, come tutti sappiamo, non è così poiché l'Inpgi, che è l'istituto di previdenza per le pensioni dei giornalisti, giace da anni in gravi difficoltà. Numerose sono state le proposte, come tutti sappiamo, per risanarlo. Di fatto però non si è ancora arrivati a una soluzione vera e concreta.
  La domanda che le rivolgo è se non ritenga opportuno inserire anche il risanamento dell'Inpgi – che peraltro, a Pag. 17quanto mi risulta, non avrebbe un costo eccessivo – tra le misure straordinarie per l'editoria del PNRR. Grazie.

  ANTONIO PALMIERI (intervento da remoto). Buongiorno. Innanzitutto auguri di buon lavoro al senatore Moles, ora sottosegretario, perché da un lato ha una bella gatta da pelare, ma, dall'altro lato, ha una consistenza culturale e umana che credo gli permetterà di fare sicuramente bene.

  Se ho capito bene, nella fase finale del suo intervento, ha detto che inaugurerà adesso un ciclo di incontri con gli operatori del settore. Sarebbe opportuno se poi tornasse qui, non soltanto per riferire, quanto per condividere; perché il modello a cui lei ha fatto riferimento più volte nel corso del suo intervento, io lo traduco con la parola «condivisione». C'è una condivisione tra chi ha l'incarico di Governo e il Parlamento in termini di riferimento, soprattutto – come lei ha detto all'inizio – in una condizione dove siamo assieme in una strana alleanza.
  Al netto delle questioni extra poste dai colleghi, dalla sua relazione emerge una sostanziale continuità con i progetti avviati dal sottosegretario Martella, il suo predecessore, al quale rivolgo un saluto affettuoso. Volevo capire se effettivamente ci troviamo in una situazione di sostanziale continuità e dove intravede qualche spunto per un'innovazione.
  Termino sottolineando e completando un'osservazione del collega Mollicone. In queste settimane, e nel corso del 2021, Twitter e Facebook hanno messo o stanno per mettere in funzione alcuni strumenti che possono consentire una remunerazione da parte di chi intraprenda un'attività «giornalistica» di pubblicazione di newsletter – quella di Twitter è già attiva – di abbonamenti alla persona. Siccome una caratteristica del giornalismo digitale è che le persone seguono più il giornalista che non la testata, lascio questo come spunto per i Pag. 18suoi incontri futuri con gli operatori del settore e come argomento sul quale fare quella riflessione alla quale il collega Lattanzio faceva riferimento poco fa. Grazie e ancora auguri di buon lavoro.

  LUIGI CASCIELLO. Grazie, presidente. Innanzitutto saluto e ringrazio il sottosegretario Moles per la disponibilità e soprattutto per aver fatto riferimento nella sua relazione al documento unitario che abbiamo promosso proprio in questa Commissione, perché nel PNRR e non solo – anche nella centralità dell'emergenza occupazionale economica del settore editoriale – abbia una sua rilevanza.
  Speriamo che questo intervento possa esserle di aiuto per un'apertura ulteriore da parte del Governo per nuove risorse, perché questo è un settore colpito già dal 2009 da una crisi incombente e a tratti devastante. Voglio ricordare molte delle testate che hanno chiuso, i giornalisti che sono stati licenziati, la cassa integrazione aumentata.
  Proprio a questo riguardo voglio riprendere anche l'intervento del collega Carelli sull'urgenza di affrontare la questione Inpgi. Tra l'altro ritengo che sia addirittura imbarazzante quanto costino i suoi organi di gestione, di fronte alla crisi che lo stesso istituto vive. L'Inpgi è l'istituto di previdenza dei giornalisti, non l'istituto di sostegno di chi lo gestisce. Da questo punto di vista ci auguriamo che arrivino da parte del Governo interventi sostanziali.
  Faccio tre domande velocissime. La prima è se ritiene, anche se non abbiamo davanti un'intera legislatura, che si possano accelerare i tempi per la riforma organica del settore e mettere mano anche alla questione dei contributi diretti. Ci rendiamo conto che è una questione che va affrontata non con una posizione ideologica – e le proroghe concesse mi sembra che vadano verso questa direzione – ma sicuramente va affrontata. Pag. 19
  Poi due questioni velocissime di attualità. La vicenda AstraZeneca è stata gestita, da un punto vista comunicativo, non in maniera brillante. Non sono mancati, per questo, rilievi nei confronti del Governo. Forse occorrono un po' di chiarezza e maggiore trasparenza dei dati. Credo che il suo compito possa essere anche questo.
  Infine, il settore editoriale è sempre più in competizione con quello digitale, e questa non è nemmeno più una notizia oramai. Colossi come Google e Facebook rischiano di monopolizzare tutto, a partire anche dalla raccolta della pubblicità a danno dei quotidiani, non solo quelli cartacei, ma anche gli stessi quotidiani digitali. È un fenomeno globale che andrà affrontato non solo in termini di riconoscimento dei diritti d'autore, ma anche a livello di gestione economica degli stessi. È una questione sicuramente e soprattutto anche europea. Da questo punto di vista mi farebbe piacere se riuscisse a darci qualche risposta con i tempi che comunque sono tiranni.

  ALESSANDRA CARBONARO (intervento da remoto). Grazie, presidente. Saluto il sottosegretario Moles. Mi unisco anch'io ai ringraziamenti per il suo speech e agli auguri di buon lavoro. I colleghi che mi hanno preceduto hanno parlato in maniera approfondita del tema della domanda, che è sicuramente centrale e importante soprattutto nel contesto che stiamo vivendo oggi, che è quello della pandemia, dove abbiamo visto come tutti i lavoratori, purtroppo in tutti i settori, stanno vivendo un dramma importante, che è quello della disoccupazione e della riduzione del lavoro.
  Tuttavia, un tema altrettanto interessante è, secondo me, quello della domanda. Lei ha parlato, dicendo una cosa che mi ha colpito, del tema dell'uso consapevole dell'informazione. Quando mi sono trovata a parlare del PNRR ho sempre ritenuto importante – soprattutto nell'ambito dei progetti – che si Pag. 20lavorasse in modo trasversale, che si operasse magari con più ministeri, che si operasse con più competenze. Poiché credo che per i nostri giovani l'informazione sia qualcosa che va capita e assorbita in modo consapevole e poi rielaborata, le chiedo se non immagina qualche forma di coordinamento con il Ministero dell'istruzione, con il Ministero dei beni culturali, per lavorare proprio sul tema della domanda, e su quella consapevolezza che devono avere i giovani che utilizzano i media.
  Qualcuno prima di me ha parlato dei nativi digitali. Sappiamo quanto le forme di digitalizzazione stiano invadendo la vita dei nostri giovani. Come Commissione cultura ce ne siamo occupati spesso, sia quando abbiamo esaminato la proposta di legge sull'educazione civica, sia in altri contesti. Credo che una collaborazione più stretta tra lei che avrà la delega all'editoria e il settore dell'istruzione e della cultura sia quanto mai auspicabile, soprattutto con la grande occasione che ci sta dando il Piano di ripresa e resilienza, e quindi il Next Generation EU. La ringrazio.

  PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Do adesso la parola al Sottosegretario Moles per la replica.

  GIUSEPPE MOLES, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Visti i tempi, cercherò di essere breve e sintetico. Ringrazio tutti voi, sia perché mi avete sostenuto nel timore che avevo di affrontare una serie di temi, sia per il fatto che, in particolare nella fine del mio intervento, ho sottolineato – lo ha sottolineato anche nel suo breve intervento l'amico onorevole Carelli – alcune criticità e, di conseguenza, alcune possibili soluzioni. Cercherò di essere molto poco politically correct, come sono sempre stato. Ritengo che sia compito di tutti noi trovare o individuare una serie di possibili soluzioni, magari tutti insieme; ma qualsiasi soluzione deve necessariamente avere anche le risorse adeguate per essere portata avanti. Pag. 21
  In gran parte o addirittura in tutti i vostri interventi molti temi si sono ritrovati. Nello stesso tempo, sapendo di venire di fronte a voi non a mo' di plotone di esecuzione, ma a mo' di collaborazione, che è quella giusta e necessaria, mi ero in parte preparato alcune possibili considerazioni, fermo restando che mi riservo di fornire ulteriori elementi in occasione di quello che sarà il mio momento ufficiale, cioè quello dell'illustrazione delle linee guida.
  Cerco di andare con ordine. L'amico onorevole Mollicone ha praticamente toccato tutta una serie di elementi e di considerazioni. Non ho l'abitudine – non l'ho mai avuta e chi mi conosce lo sa – di cancellare tutto ciò che non è venuto o che non viene dalla mia parte politica. Ritengo che ognuno di noi, soprattutto in un contesto come quello attuale, debba in gran parte spogliarsi della propria veste di parte e dare il proprio contributo. Per questo ho studiato i dossier del mio predecessore, che tra l'altro conosco e al quale mi legano anche simpatia e amicizia, non fosse altro per questioni calcistiche, ma questo interessa poco alla Commissione. Ho intenzione, per esempio, caro onorevole Mollicone, di riprendere l'Editoria 5.0.
  Ho l'abitudine anche di cercare di approfondire il più possibile qualsiasi dossier, perché ritengo che abbiamo di fronte – e credo che il vostro appello rispecchi proprio questo – un compito fondamentale rispetto al settore di mia e vostra competenza, cioè l'editoria e l'informazione. Come ha detto la collega Carbonaro proprio in conclusione del suo intervento, l'editoria, la comunicazione e la corretta informazione sono il pilastro forse fondamentale di qualsiasi paese libero e democratico.
  Mi ha chiesto se ho intenzione di modificare la bozza. Credo che tutti noi abbiamo interesse a che questo settore sia potenziato, sia sostenuto. Certo, se mi troverò in grado di farlo lo Pag. 22farò; a tale proposito, nella parte finale del mio intervento, ho fatto presente che, in particolare nei provvedimenti legislativi di prossima emanazione, è già pronta una serie di articolazioni per dare a questo settore il giusto e necessario sostegno.
  Stessa cosa per quanto riguarda la direttiva del copyright: si tratta di dossier che sto già approfondendo.
  Per quanto riguarda il progetto «Transizione 4.0», la mia opinione è che debbano accedervi anche le imprese editoriali per l'attività di digitalizzazione. Così come condivido la riduzione dei costi di produzione e distribuzione, favorire l'innovazione e il ricambio generazionale, incrementare la rete di distribuzione, anche per quanto riguarda – mi trova assolutamente d'accordo – il supporto e il sostegno per le edicole, la loro informatizzazione, per assicurare l'offerta anche di servizi aggiuntivi. Spero di non aver saltato molto, ma qualora lo avessi fatto mi riservo poi di approfondire nel prossimo incontro.
  Ringrazio infinitamente l'onorevole Lattanzio. Se ho capito bene la domanda e le sue considerazioni, in particolar modo quella relativa alla tutela dei lavoratori, preannuncio che è mia intenzione riconvocare il tavolo dell'equo compenso. Ho intenzione tra l'altro di presiederlo io, insieme al Dipartimento dell'editoria, in modo da dare un segnale di supporto e di sostegno dell'intero Dipartimento al tavolo dell'equo compenso. Da quello che ho fino ad ora approfondito, come lei sa perfettamente, non è un tema semplice, ma credo che rimettere a sedere tutti gli stakeholder che si devono occupare di questo tema possa essere utile. Poi magari non raggiungerà l'obiettivo che ognuno di noi si prefigge, ma intanto – mi collego anche alla domanda dell'onorevole Palmieri – ritengo che sia uno degli elementi a cui dare una sorta di continuità. Magari in una fase diversa potranno venir fuori soluzioni diverse e le soluzioni più adeguate. Pag. 23
  Lei ha parlato di dibattito sulla buona informazione, sulla comunicazione, e quindi, se ricordo bene, dell'allarmismo, come anche la collega Carbonaro. Questo mi riempie di gioia, perché tengo molto a questo aspetto, per un motivo molto semplice. Spesso e volentieri, quando ero un uomo libero e insegnavo, quando i miei studenti mi chiedevano come farsi un'opinione, rispondevo sempre: «Dovete leggere tanti giornali e ascoltare tutti i telegiornali, in modo tale che vi possiate formare un'idea». Lei ha ragione. Credo che le regole possono essere soluzioni, come possono anche diventare un problema. A mio avviso, ci vuole, innanzitutto, soprattutto per chi lavora nel campo della comunicazione, grande senso di responsabilità, da parte di chiunque. L'allarmismo su alcuni casi, a cui forse lei faceva riferimento e la difficoltà per i cittadini di farsi un'opinione, un'opinione giusta e corretta nello stesso tempo, deve stimolare un senso di responsabilità in primo luogo da parte di chi, come noi, è artefice e attore della comunicazione istituzionale e politica.
  Aggiungo un'altra cosa. È in corso d'esame, in seconda lettura, al Senato, la proposta di istituire una Commissione d'inchiesta sulle fake news. Ovviamente, come rappresentante del Governo, non posso esprimere alcuna opinione su questo, però tutto ciò ci deve portare – credo che l'abbia accennato anche l'onorevole Casciello – a quello che vogliamo fare non solo nell'immediato, che è l'emergenza, per dare un sostegno a questo settore, ma se è possibile, ad un ragionamento di medio e lungo periodo, e quindi di analisi attenta, coerente e di possibile riforma dell'intero settore.
  Sulle TV locali e le radio, mi riservo di approfondire ulteriormente.
  Lo sto già facendo. Sono dell'avviso che le TV e le imprese editoriali locali abbiano un'importanza fondamentale. Se potrò, Pag. 24cercherò di trovare il tempo per visitarne il più possibile, perché ritengo che è dovere di chi è al Governo essere vicino a qualsiasi azienda, perché ogni azienda, anche localmente, ha problematiche o difficoltà diverse da un'altra che è distante solo cento chilometri.
  Tutti, tendenzialmente, avete fatto riferimento alla questione dell'Inpgi. Me lo aspettavo e, successivamente, sarò ancora più concreto. Ritengo che il mio primo compito istituzionale sia quello di accompagnare la transizione dell'intero comparto editoriale verso nuovi scenari, senza penalizzare, come ho detto nel mio intervento iniziale, i lavoratori del settore, tra i quali includo anche i dipendenti. Ho sempre detto e continuerò a dire che l'editoria, l'informazione e la comunicazione non sono soltanto buone informazioni e buona comunicazione, ma sono posti di lavoro.
  Vorrei sottolineare che nel decreto «sostegni» abbiamo previsto un aumento di 1.500 milioni, se ricordo bene, della dotazione finanziaria del Fondo per l'esonero dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti. Tra i professionisti rientrano anche gli iscritti alle Casse. Dalle stime fatte, risulta che ci sono circa 14 mila iscritti all'Inpgi con reddito sotto i 50 mila euro che potrebbero accedere al fondo. Tuttavia, come lei sa – credo che l'onorevole Carelli facesse riferimento anche al futuro – la valutazione spetta al Ministero vigilante che, in questo caso, è il Ministero del lavoro. Sono certo che il dialogo con il Ministro Orlando non potrà che essere proficuo. Io sono parte in causa, ma non direttamente titolato a esprimere o a prendere una posizione ben precisa.
  Onorevole Carelli, credo che il coordinamento sia auspicabile: in questo come in altri casi ho approfondito anche il dossier che riguarda l'Inpgi. Come lei sa, in passato ci sono state Pag. 25varie ipotesi che poi non si sono concretizzate. Non mi permetto di entrare in quella che sarà la linea di vigilanza del Ministro Orlando, ma sono pronto a fornire, se richiesta, la mia collaborazione.
  Per quanto riguarda la riforma organica del settore, farò tutto ciò che, insieme, riterremo utile e che sia possibile realizzare in questa strana contingenza nazionale; ben venga se il mio incarico potrà essere utile al Parlamento e al Governo per cominciare a ipotizzare addirittura una riforma organica del settore.
  Per quanto concerne Google e Facebook, cioè l'Australia, ritengo che in questo momento il sistema sia squilibrato. Non è un problema italiano: è una questione che riguarda l'intero mondo.
  È un mutamento editoriale, di comunicazione e informazione, che ritengo essere un processo irreversibile; tuttavia, proprio per questo, deve avere una serie di linee guida, non di tipo estremamente statalista, ma che possano porre rimedio a una serie di storture. Seguiremo ovviamente l'evoluzione normativa che ci sarà a livello europeo, mantenendo saldo il principio della libertà di espressione e di manifestazione del pensiero.
  Sul fronte del copyright, per esempio, sto approfondendo il caso della legge australiana, come anche quanto sta avvenendo in Francia. Vedremo insieme se il principio può essere idoneo ad evitare che una serie di sistemi, di piattaforme, come è stato detto forse dall'onorevole Mollicone, abbiano una posizione dominante tale da mettere a rischio la stessa libertà di espressione e di circolazione della comunicazione e delle informazioni. Sarebbe il classico effetto indesiderato di una norma invece virtuosa. Pag. 26
  In ultimo la questione – sollevata dall'onorevole Casciello – su AstraZeneca e la comunicazione. A prima vista la comunicazione del Governo, in particolare quella del Presidente Draghi, può dare un'impressione di distacco, ma – l'abbiamo visto anche nell'ultima conferenza stampa – non dobbiamo dimenticare che deve essere una comunicazione istituzionale di qualità al servizio dei cittadini. Questo deve essere l'atteggiamento, secondo me, per una corretta informazione istituzionale del Governo affinché essa ritorni a essere un bene pubblico.
  Spero di non aver perso altro. Se l'ho fatto, mi scuso. Voglio concludere solo con una riflessione di cui sono profondamente convinto. Tutto ciò che io potrò fare, sarà possibile solo ed esclusivamente con il supporto di tutti, degli stakeholders, degli addetti del settore, delle imprese, dei giornalisti. Io non ho che l'ambizione di svolgere il mio compito istituzionale in nome e per conto del Paese. Di conseguenza qualsiasi suggerimento, qualsiasi appello, qualsiasi contributo possa aiutare me e l'intero Dipartimento dell'editoria della Presidenza del Consiglio non solo è gradito, ma – consentitemelo – richiesto. Grazie.

  PRESIDENTE. Ringrazio nuovamente il sottosegretario e dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 16.