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Resoconti stenografici delle indagini conoscitive

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XVIII Legislatura

III Commissione

Resoconto stenografico



Seduta n. 16 di Mercoledì 6 novembre 2019

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Grande Marta , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULL'AZIONE INTERNAZIONALE DELL'ITALIA PER L'ATTUAZIONE DELL'AGENDA 2030 PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Audizione della dottoressa Antonella Baldino, Direttrice cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti.
Grande Marta , Presidente ... 3 
Baldino Antonella , direttrice cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti ... 4 
Grande Marta , Presidente ... 11 
Quartapelle Procopio Lia (PD)  ... 12 
Grande Marta , Presidente ... 12 
Baldino Antonella , direttrice cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti ... 12 
Boldrini Laura (PD)  ... 12 
Baldino Antonella , direttrice cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti ... 12 
Grande Marta , Presidente ... 12 
Baldino Antonella , direttrice Cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti ... 12 
Grande Marta , Presidente ... 12 
Baldino Antonella , direttrice Cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti ... 12 
Grande Marta , Presidente ... 12 

ALLEGATO: Presentazione informatica illustrata della dottoressa Antonella Baldino ... 13

Sigle dei gruppi parlamentari:
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente: FI;
Partito Democratico: PD;
Fratelli d'Italia: FdI;
Italia Viva: IV;
Liberi e Uguali: LeU;
Misto: Misto;
Misto-Cambiamo!-10 Volte Meglio: Misto-C10VM;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Noi con l'Italia-USEI: Misto-NcI-USEI;
Misto-+Europa-Centro Democratico: Misto-+E-CD;
Misto-MAIE - Movimento Associativo Italiani all'Estero: Misto-MAIE.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
MARTA GRANDE

  La seduta comincia alle 14.25.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione della dottoressa Antonella Baldino, Direttrice cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'azione internazionale dell'Italia per l'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, della dottoressa Antonella Baldino, direttrice della cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti. Saluto e ringrazio per la sua disponibilità a prendere parte ai nostri lavori la dottoressa Baldino, accompagnata dal dottor Angelo Grimaldi, responsabile Affari istituzionali e territoriali, e dal dottor Cesare Garganesi, Area cooperazione internazionale allo sviluppo.
  La dottoressa Baldino ha maturato un'articolata esperienza nel settore del credito e della finanza presso primarie istituzioni finanziarie, quali Unicredit, Capitalia e Mediocredito Centrale. Inoltre, fino a settembre 2015, è stata membro del Consiglio degli esperti del Ministero dell'economia e delle finanze e ha svolto importanti esperienze all'estero presso la World Bank e la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, il principale organo sussidiario permanente delle Nazioni Unite nei settore di commercio, finanza, tecnologia, imprenditoria e sviluppo sostenibile.
  Per quanto riguarda il ruolo della Cassa depositi e prestiti nell'area di interesse della nostra indagine conoscitiva, in via preliminare, ricordo che a seguito dell'entrata in vigore della nuova disciplina generale in materia di cooperazione allo sviluppo, CDP è autorizzata ad assolvere i compiti di istituzione finanziaria per la cooperazione internazionale allo sviluppo. A tal fine, dall'1 gennaio 2016 CDP può gestire fondi pubblici, quali il fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo, nonché finanziare soggetti pubblici e privati nei Paesi in via di sviluppo, mediante l'utilizzo di risorse proprie, anche in combinazione con risorse provenienti dalla Commissione Europea o da altri donatori e investire in fondi a supporto della crescita socioeconomica nei Paesi target della cooperazione italiana. Al riguardo, segnalo che Cassa depositi e prestiti può operare in tutti i 143 Paesi individuati dal Comitato di aiuto allo sviluppo dell'OCSE, di cui ventidue identificati come prioritari nella strategia italiana della cooperazione allo sviluppo.
  Nello svolgimento del suo mandato, Cassa depositi e prestiti opera a sostegno di soggetti pubblici – enti, governi, istituzioni finanziarie multilaterali e internazionali – mediante finanziamenti con risorse pubbliche o combinando risorse proprie e di terzi, anche a supporto del settore privato, finanziando imprese che investono in Paesi target.
  In base al Piano industriale 2019-2021, approvato nel dicembre 2018, sono stati stanziati 3 miliardi di euro per la realizzazione di progetti nei Paesi in via di sviluppo e nei mercati emergenti. Pag. 4
  I progetti finanziati da Cassa depositi e prestiti mirano a contribuire al raggiungimento dei diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030, secondo chiare priorità tematiche: crescita, occupazione, infrastrutture, agricoltura, ambiente ed energie rinnovabili, immigrazione, salute ed educazione.
  CDP contribuisce al raggiungimento degli obiettivi nazionali della cooperazione allo sviluppo stabiliti dal documento triennale di programmazione, operando congiuntamente agli altri attori principali della cooperazione italiana (Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, l'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e il Ministero dell'economia e finanze).
  Sono lieta quindi di dare la parola alla dottoressa Baldino affinché possa svolgere il suo intervento.

  ANTONELLA BALDINO, direttrice cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti. Grazie, presidente. Ringrazio i membri della Commissione per aver richiesto la nostra presenza nell'ambito dell'indagine conoscitiva. Per noi è molto importante poter avere questa occasione ed illustrare le attività svolte dalla Cassa nel quadro dell'attività di cooperazione internazionale allo sviluppo, nonché offrire qualche spunto di riflessione in merito alle prospettive di operatività in questo ambito.
  Nel documento che abbiamo portato intendiamo innanzitutto collocare questa attività nell'ambito più ampio dell'operatività di Cassa depositi e prestiti, la National Promotional Institution italiana, quindi l'istituzione italiana per lo sviluppo sostenibile. Come noto, quella della Cassa è una missione ampia, che basa il proprio modello di sviluppo e di business proprio sulla raccolta postale e sull'impiego del risparmio postale a supporto della crescita sostenibile del Paese. Tra le tante attività della Cassa, questa è tra le più recenti che sono entrate a far parte dell'ambito operativo della nostra istituzione, secondo un percorso di crescita del focus operativo della Cassa, che rende molto coerente anche l'inserimento di queste attività. Ricordiamo, infatti, che la Cassa tradizionalmente ha operato a supporto degli enti pubblici e del territorio, e nello sviluppo di investimenti pubblici, quindi beni comuni; poi ha ampliato questa attività gradualmente al settore privato, con riferimento al mondo delle infrastrutture, al social housing, successivamente al mondo delle imprese; c'è stato poi un ampliamento operativo anche a supporto dei processi di internazionalizzazione dell’export come driver principale della crescita del Paese. Da ultimo, nel 2014, la legge n. 125 del 2014 ha riconosciuto il ruolo della Cassa come istituzione finanziaria per la cooperazione allo sviluppo, quindi prevedendo un ulteriore ampliamento dell'operatività della Cassa sui mercati internazionali anche in questo settore. Quindi, oltre all’export, oltre al supporto al sistema produttivo nazionale per i processi di internazionalizzazione, anche in ambito di cooperazione internazionale.
  Dunque la cooperazione si inserisce a pieno titolo nel piano industriale della Cassa. Il nuovo piano è stato approvato lo scorso dicembre e vede la cooperazione internazionale come uno dei quattro pilastri operativi di Cassa depositi e prestiti. Le sfide del piano industriale trovano un denominatore comune negli obiettivi socioeconomici globali, quindi nei megatrend e nelle sfide globali poste dai diciassette Obiettivi dell'Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030; dunque questo è l'architrave, il denominatore comune di tutta l'operatività della Cassa, e naturalmente la cooperazione rappresenta un tassello importante di questa strategia, accanto al supporto alle imprese nazionali, al settore delle infrastrutture della pubblica Amministrazione e del territorio e alla gestione delle partecipazioni strategiche del Paese.
  Per quanto riguarda più specificamente il contesto di riferimento in cui operiamo come istituzione finanziaria per la cooperazione allo sviluppo, la cornice entro cui si inserisce la nostra operatività è proprio quella degli impegni internazionali assunti dall'Italia – coerentemente con la normativa di riferimento, in particolare la legge n. 125 del 2014 –, con particolare riferimento Pag. 5 all'Agenda delle Nazioni Unite 2030, quindi al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, all'accordo di Parigi sul clima (COP21) e all'Agenda di Addis Abeba per quanto riguarda il quadro globale per il finanziamento allo sviluppo, ambito nel quale i Paesi, inclusi quelli europei, e dunque l'Italia, hanno fissato degli obiettivi anche in termini di aiuto pubblico allo sviluppo, che ricordiamo essere pari allo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo nell'orizzonte 2030.
  Rispetto a questo contesto – questi sono tre pilastri, ci sono diversi accordi, qui abbiamo citato i principali che ci sembra possano raggruppare le sfide globali complessive –, a livello internazionale viene stimato che è ancora importante il gap di risorse finanziarie disponibili per realizzare questi ambiziosi Obiettivi di sviluppo sostenibile.
  L'andamento dell'ammontare delle risorse dedicate questi obiettivi è riportato nella slide n. 8, dove da un lato c'è un forte incremento dei flussi di finanziamento dai Paesi DAC – quindi dai Paesi industrializzati verso i Paesi in via di sviluppo – dall'altra parte abbiamo delle importanti informazioni sulla struttura di questi flussi finanziari. È importante vedere come la parte verde, qui rappresentata, che è l'aiuto pubblico allo sviluppo, è soltanto una delle componenti, peraltro minore, dei flussi finanziari che vanno dai Paesi industrializzati verso i Paesi in via di sviluppo, quindi funzionali a sostenere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. È una tendenza in crescita: a fronte di obiettivi importanti come quelli che abbiamo descritto (gli SDGs, COP21, l'Agenda di Addis Abeba) vediamo come l'ammontare di risorse necessarie è ben superiore agli aiuti disponibili. Si stima che, più o meno, per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile sia necessario un ammontare di risorse che è circa venti volte l'aiuto pubblico allo sviluppo a livello globale, quindi senza scendere a livello nazionale. Dunque, è necessario mobilitare nuove forme di finanziamento aggiuntive rispetto ai canali tradizionali di aiuto pubblico allo sviluppo.
  In questo contesto si fa sempre più riferimento al fatto che non è più possibile basare l'azione di cooperazione allo sviluppo solo su risorse pubbliche e a fondo perduto, ma è sempre più importante il coinvolgimento anche di fonti addizionali che possano essere complementari rispetto alle risorse pubbliche, rendendo anche più efficiente l'utilizzo di risorse pubbliche.
  Il leitmotiv della nuova strategia di cooperazione allo sviluppo è il blending, cioè mix di risorse pubblico/private che possano avere un ruolo importante nell'incrementare le risorse a disposizione dei Paesi partner della cooperazione, nell'ambito della strategia di sviluppo sostenibile. Quindi blending significa utilizzo combinato di risorse, che possono entrare in gioco rispetto a delle progettualità che il mercato e l'imprenditoria privata, sulle proprie basi commerciali, non può realizzare: dalle fasi di progettazione e di produzione di progetti sostenibili e bancabili, alle fasi anche di mitigazione di fattori di rischio, soprattutto in settori e in Paesi caratterizzati da elementi di fragilità molto elevati.
  Quindi forti fabbisogni e necessità di attivare risorse aggiuntive. È proprio in questo contesto che si colloca il ruolo di Cassa depositi e prestiti, che ha l'ambizione – ai sensi della normativa sulla cooperazione internazionale – di avere un ruolo addizionale rispetto a ciò che già era presente nel sistema in termini di risorse pubbliche dedicate alla cooperazione stessa. Infatti, la legge n. 125 del 2014 ha previsto un ruolo di Cassa come istituzione finanziaria, quindi con un compito specifico, che non è quello di un'agenzia che eroga contributi pubblici, non è quello del soggetto che fa la programmazione delle risorse pubbliche, ma è un soggetto che ha un ruolo di motore finanziario di iniziative nel campo della cooperazione internazionale allo sviluppo, facendo riferimento anche al modello che Cassa ha già sperimentato in altri contesti, in primis sul mercato nazionale.
  Quindi dal 2016 CDP effettivamente gestisce il più importante strumento della cooperazione allo sviluppo, che è il Fondo rotativo, essenzialmente diretto ai finanziamenti Pag. 6 a Stati sovrani, quindi a Governi (settore pubblico sovrano). Inoltre, proprio focalizzando l'attenzione sul ruolo addizionale di Cassa depositi e prestiti, CDP è stata autorizzata, a partire dal 2017, ad utilizzare anche proprie risorse rivenienti dal risparmio postale, fino a un miliardo l'anno, a supporto di iniziative di cooperazione allo sviluppo.
  L'architettura del sistema italiano della cooperazione allo sviluppo è piuttosto articolato, in maniera forse non dissimile da quanto avviene anche in altri importanti Paesi, in primis nei nostri partner europei in cui c'è il Ministero degli affari esteri che ha una responsabilità politica di indirizzo e stabilisce quindi le priorità politiche della cooperazione, assicurando anche il coordinamento di tutti gli attori del sistema; il Ministero dell'economia e delle finanze, che ha una responsabilità di tipo economico-finanziario sull'utilizzo delle risorse, in particolare del fondo rotativo; l'Agenzia per la cooperazione allo sviluppo, che ha una responsabilità di carattere tecnico-operativo; le organizzazioni della società civile previste esplicitamente dalla normativa di riferimento; Cassa depositi e prestiti, che ha una responsabilità come istituzione finanziaria. Quindi non siamo policy maker; le policies per noi sono un dato e operiamo come istituzione finanziaria a beneficio della pubblica Amministrazione, quindi potendo svolgere il ruolo di istituzione finanziaria agente, gestendo fondi pubblici della cooperazione internazionale, utilizzando naturalmente fondi del risparmio postale e svolgendo un'attività di advisory in favore delle Amministrazioni nazionali sugli aspetti di nostra competenza, quindi l'aspetto finanziario.
  Nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, Cassa deve adottare una strategia coerente con la normativa sulla cooperazione, quindi anche con la programmazione triennale, lungo cui si sviluppano le attività di cooperazione internazionale di tutto il sistema italiano della cooperazione e, d'altra parte, tenuto conto del nostro dna, ci sono tre fattori chiave che riteniamo indispensabili per realizzare il nostro compito a supporto della crescita sostenibile dei Paesi partner della cooperazione internazionale: l'approccio di lungo periodo, caratteristico di Cassa depositi e prestiti, che significa poter finanziare sul lungo periodo, ma anche avere un approccio attento agli impatti degli investimenti che poniamo in essere; la nostra capacità di mobilizzazione di risorse private, in quanto CDP è in sé un veicolo di partenariato pubblico/privato che si basa proprio sull'attrazione di risorse private, in primis il risparmio postale che viene impiegato per investimenti a supporto della crescita sostenibile; l’expertise di CDP nel gestire e sviluppare strumenti che prevedono un mix di risorse pubblico/private, quindi blending di risorse finanziarie per poter rendere più efficiente l'utilizzo di risorse pubbliche e ampliarne l'impatto in termini di utilizzo.
  Quali sono gli obiettivi che ci poniamo nella cooperazione? Rispetto all'obiettivo generale della cooperazione italiana, ci concentriamo in particolare sul rafforzamento del rapporto tra l'Italia e i Paesi partner, soprattutto in un'ottica di co-sviluppo, cioè guardando, come istituzione allo sviluppo dell'economia italiana, in misura crescente all'attività di cooperazione come a un'attività di co-sviluppo, cioè di sviluppo interdipendente tra Italia e Paesi partner della cooperazione, contribuendo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile e mirando ad avere un ruolo importante anche nell'incremento dell'aiuto pubblico allo sviluppo italiano, in linea con quanto avviene in altri Paesi, con il supporto di istituzioni omologhe della Cassa. Faccio l'esempio della Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), la nostra omologa tedesca, che svolge un ruolo molto importante nella promozione dell'aiuto pubblico allo sviluppo, proprio grazie a un mix efficiente di risorse pubblico/private.
  Guardiamo con una particolare attenzione – dato il nostro dna, il nostro modello di specializzazione anche come istituzione finanziaria – al settore privato dei Paesi in via di sviluppo, quindi il nostro obiettivo è quello di aiutare il sistema italiano ad avere maggiore efficacia nella mobilizzazione di risorse finanziarie, ma anche imprenditoriali, private verso Paesi in Pag. 7via di sviluppo, che possano avere un alto impatto dal punto di vista economico, sociale e ambientale e, inoltre, naturalmente, supporto all'Amministrazione pubblica nell'utilizzo più efficace ed efficiente delle risorse pubbliche disponibili.
  Questi i macro obiettivi che ci diamo come istituzione finanziaria nel declinare la nostra strategia specifica in ambito di cooperazione.
  Possiamo operare, secondo quanto previsto dalla normativa, su due tipologie di beneficiari: il settore pubblico, quindi soggetti sovrani – Stati, banche centrali, enti pubblici di Stati – ma anche istituzioni finanziarie multilaterali e a sostegno del settore privato, in particolare sostenendo specifiche iniziative di imprese o progetti realizzati in Paesi partner della cooperazione, o anche sostenendo intermediari finanziari, quindi istituzioni finanziarie, che poi, a loro volta, supportano interventi su micro, piccole e medie imprese nei Paesi partner della cooperazione. Ricordo, in proposito, che sulle micro, piccole e medie imprese, Cassa depositi e prestiti opera sempre per il tramite di istituzioni finanziarie. CDP, anche in Italia, non finanzia direttamente micro, piccole e medie imprese, ma interviene sostenendo istituzioni finanziarie che poi, a loro volta, moltiplicano e offrono servizi a supporto delle micro, piccole e medie imprese.
  La slide n. 15, in estrema sintesi, illustra i principali prodotti, i principali schemi di supporto finanziario messi in atto da Cassa depositi e prestiti; i soggetti beneficiari e i settori di intervento. In ambito di cooperazione internazionale Cassa può intervenire con tutto il range di prodotti finanziari disponibili anche a livello nazionale, quindi dal debito alle garanzie, all’equity e al quasi equity, naturalmente con dei vincoli derivanti dal fatto che utilizziamo risparmio postale e tale utilizzo è disciplinato caso per caso, come anche per la cooperazione internazionale, da specifici provvedimenti del Ministero dell'economia e delle finanze, che danno delle indicazioni su come e con quali attenzioni – lo vedremo successivamente – può essere utilizzato il risparmio postale.
  Nelle successive slide c'è una focalizzazione sui due ambiti di intervento, dove noi abbiamo declinato una strategia specifica e pertinente per ciascuno dei due ambiti. Il primo ambito è quello del settore pubblico (slide n. 17), dove il nostro principale obiettivo è quello di sostenere l'iniziativa italiana nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo, quindi contribuire all'incremento dell'APS italiano. Bisogna ricordare che l'aiuto pubblico allo sviluppo ha natura concessionale: i finanziamenti che vengono concessi devono essere agevolati, secondo parametri molto specifici. Quindi, per poter essere concessionari e per poter contribuire all'obiettivo di incremento degli APS, quest'azione di Cassa depositi e prestiti non può prescindere da un intervento congiunto con fondi pubblici, che ci possono aiutare a raggiungere quei livelli di concessionalità e di agevolazione che fanno qualificare l'intervento come aiuto pubblico allo sviluppo. Così operano anche istituzioni nostre omologhe in altri Paesi europei. Quindi questo è il nostro principale obiettivo: aiutare, che significa realizzare degli interventi che prevedano un mix di risorse pubblico/private, naturalmente concentrandosi nell'individuare geografie e progettualità che possano avere un elevato impatto in termini economici, sociali e ambientali e una rilevanza strategica per l'Italia.
  A questo proposito, nella slide n. 18 abbiamo riportato dei dati circa l'utilizzo di risorse che attualmente vengono quantificate come aiuto pubblico allo sviluppo, dove vediamo che in termini di obiettivi siamo ancora lontani dallo 0,7 per cento del reddito nazionale lordo, che è il target al 2030. D'altra parte, segnaliamo come anche alcuni Paesi, in particolare europei, proprio per raggiungere in misura accelerata questo obiettivo, fanno ricorso a un importante strumento di leva finanziaria, il blending di cui parlavamo.
  Come possiamo lavorare sull'obiettivo di incremento dell'aiuto pubblico allo sviluppo? Due principali linee di intervento. La prima è il Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo, che è il principale strumento attualmente utilizzato dal Ministero Pag. 8 degli affari esteri sotto la sorveglianza del Ministero dell'economia e delle finanze, per finalità di cooperazione allo sviluppo, e questi sono finanziamenti effettivamente concessionari, indirizzati a controparti sovrane. Noi possiamo giocare un ruolo in più con il blending e quindi possiamo co-finanziare insieme al Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo: già quest'anno abbiamo realizzato una prima operazione pilota di questo tipo, dove su un finanziamento a favore della Tunisia, abbiamo co-finanziato, assieme al Fondo rotativo, in modo da ridurre da 50 milioni a 30 milioni il contributo pubblico, mentre 20 milioni erano rappresentati da finanziamento di Cassa depositi e prestiti. Si può fare di più, ma era un primo caso che ci è servito anche per mettere a punto il modello di intervento combinato di risorse; 20 milioni su 50 completamente addizionali rispetto alle risorse pubbliche messe in gioco.
  Possiamo fare di più e da questo punto di vista c'è un'importante previsione nella legge di bilancio 2019 che riguarda la possibilità per Cassa depositi e prestiti di beneficiare di una garanzia di ultima istanza sui propri impieghi a favore di soggetti sovrani, che potrebbe proprio consentire il raggiungimento di condizioni di concessionalità che di per sé permetterebbero quindi alla Cassa di erogare finanziamenti, che potrebbero qualificarsi tra quelli considerati dall'OCSE come aiuto pubblico allo sviluppo. Ma soprattutto, al di là della metrica quantitativa, ci consentono di mettere a disposizione dei Paesi partner della cooperazione un volume maggiore di risorse, quindi perseguire obiettivi importanti in termini di impatto, più che di statistiche e di incidenza sul reddito nazionale lordo, quindi di ampliare la nostra strategia a supporto della crescita sostenibile dei Paesi partner della cooperazione.
  Ricordo che in ogni caso, anche quando utilizziamo solo risorse CDP, o quando utilizziamo risorse in blending o pubbliche, noi dobbiamo rispettare le priorità nazionali di politica estera, quelle stabilite ai sensi della legge n. 125 del 2014; dobbiamo acquisire un parere del Comitato congiunto della cooperazione allo sviluppo, che verifica proprio la conformità delle nostre iniziative rispetto agli obiettivi di cooperazione, e abbiamo un vincolo, quando utilizziamo risparmio postale, nel senso che per Paesi a basso reddito abbiamo l'obbligo di co-finanziare insieme ad altre istituzioni finanziarie internazionali.
  Nelle slide successive c'è uno spaccato sui due strumenti di intervento principali a supporto del finanziamento di Paesi partner, che sono quelli che si qualificano per l'aiuto pubblico allo sviluppo. Alcuni dati sul Fondo rotativo della cooperazione allo sviluppo e alcune informazioni (slide n. 20): questo è un fondo istituito, ai sensi della n. 125 del 2014, presso Cassa depositi e prestiti; tuttavia, le proposte sono formulate dal Ministero degli affari esteri, quindi noi non partecipiamo alla selezione delle iniziative che vengono promosse dal Ministero degli affari esteri con il supporto dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, ma svolgiamo un'attività di supporto, di advisory finanziaria alle Amministrazioni di riferimento nella gestione di questo strumento. È importante: il Fondo ha una dotazione complessiva di circa 5,4 miliardi, con una parte di crediti in essere pari a 2,5 miliardi di euro e una parte altrettanto importante di risorse non ancora erogate, ma già impegnate. Questo è il modo classico di intervenire con uno strumento rotativo totalmente pubblico nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo.
  Nella slide n. 21 abbiamo riepilogato le nuove modalità di intervento. Il Fondo rotativo è la modalità attuale e sono solo risorse pubbliche; abbiamo messo nell'attuale anche il nuovo modello che abbiamo da poco sperimentato – questo della Tunisia – cioè blending di risorse di CDP con il Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo; poi, due modalità operative, già previste dalla normativa, grazie all'emendamento passato in legge di bilancio 2019 che prevede la possibilità di acquisire garanzie da parte di Cassa depositi e prestiti per finanziamenti a sovrani nell'ambito dell'attività di cooperazione, garanzia i cui benefici vengono totalmente traslati a favore del Paese beneficiario per avere questa componente di aiuto pubblico allo sviluppo. Pag. 9 In alcuni casi, oltre alla garanzia, sarà necessaria una componente di abbattimento ulteriore del tasso di interesse, perché i tassi obiettivo per l'aiuto pubblico allo sviluppo sono definiti a livello OCSE e, in alcuni casi, è necessaria una componente addizionale.
  Forse è importante sapere che questo non è un modello nuovo: noi arriviamo forse per ultimi in Europa. KfW – la citata omologa tedesca – fa circa otto o nove miliardi di finanziamenti di questo tipo, con garanzia dello Stato tedesco e, in alcuni casi, con l’interest make-up (l'abbattimento tasso) per realizzare l'intervento in termini concessionali. Quindi qui si parla di effetto leva di risorse pubbliche che possono ampliare il volume di risorse messe a disposizione nell'ambito della cooperazione allo sviluppo.
  La normativa primaria c'è, stiamo lavorando e vorremmo accelerare le attività connesse alla declinazione operativa e alla normativa di secondo livello, attuativa di questa importante previsione.
  Passiamo al settore privato. Se da un lato abbiamo un percorso da fare sulla parte del settore pubblico, adeguandoci alla migliore prassi internazionale, sul settore privato effettivamente siamo ancora un po’ indietro. Noi diciamo sempre che Cassa depositi e prestiti è tra le più antiche istituzioni nazionali di promozione allo sviluppo europee, essendo stata istituita nel 1850; ma siamo la più giovane istituzione finanziaria per la cooperazione allo sviluppo nel settore privato. Altri Paesi hanno soggetti ben consolidati, con una forte attività e una tradizione operativa importante in questo settore: istituzioni che si concentrano proprio sulla promozione del settore privato nei Paesi partner della cooperazione, dove settore privato significa mobilizzazione di risorse finanziarie, ma anche mobilizzazione di competenze manageriali e imprenditoriali dai Paesi industrializzati ai Paesi in via di sviluppo e crescita di queste competenze nei Paesi in via di sviluppo. Normalmente si tratta di istituzioni finanziarie che, in maniera non dissimile dalla nostra, vedono una partecipazione pubblica importante, ma che godono anche di particolari forme di supporto finanziario pubblico, proprio per consentire un'operatività su mercati che si caratterizzano per elevate fragilità, o fallimenti di mercato importanti. Quindi per aumentare la propensione e far rendere queste istituzioni molto focalizzate su questo ambito, per renderle compatibili con un'attività finanziaria che sia non distorsiva e, al tempo stesso, addizionale rispetto a forme di finanziamento commerciale, queste istituzioni godono di particolari schemi di supporto pubblico da parte dei Paesi membri e, in Europa, da parte della Commissione Europea.
  Tanto per fare alcuni nomi, nella slide n. 24 c'è un riepilogo delle istituzioni omologhe che lavorano a livello europeo, solo sul settore privato. Vedete che comunque hanno un portafoglio di impieghi importante, hanno un'operatività articolata su un ampio range di strumenti finanziari, in linea anche con quanto abbiamo previsto noi come Cassa depositi e prestiti, che va dal debito all’equity, alle garanzie: un intero range di prodotti finanziari, utili a sostenere l'attività del settore privato dei Paesi in via di sviluppo. Questa è una tendenza a rafforzare e, in alcuni casi, a creare – come è stato in Italia – le Development Finance Institutions (DFI), che trova riscontro anche a livello internazionale non europeo. Un esempio: nel 2018 il Canada ha istituito un nuovo organismo, ma anche gli Stati Uniti, che hanno sempre avuto un'iniziativa molto importante in ambito di cooperazione, hanno da poco costituito – lanciata lo scorso anno, ma reso operativa proprio un mese fa – la nuova Development Finance Institution, che guarda in particolare allo sviluppo dell'iniziativa privata nei Paesi partner della cooperazione. Anche in Europa si discute molto se, oltre e accanto all'azione delle singole DFI europee, non ci debba essere anche un'azione più unitaria anche a livello di Commissione Europea.
  Nelle slide che seguono ci sono diverse informazioni di dettaglio su come intendiamo operare, che in parte ho già riepilogato: nella slide n. 27 sono illustrati i criteri generali di utilizzo e un aspetto Pag. 10importante è che Cassa, per quanto riguarda tutta la propria operatività, inclusa questa relativa alla cooperazione allo sviluppo, deve utilizzare risorse di risparmio postale con l'attenzione alla sostenibilità economico-finanziaria delle iniziative e questo spiega perché, oltre a mettere in campo nostre risorse, abbiamo bisogno, in molti casi, di accompagnarci a risorse pubbliche che ci assicurino la sostenibilità economico-finanziaria e, allo stesso tempo, condizioni idonee a supportare questa tipologia di attività. C'è anche una descrizione delle nostre principali attività, a livello non solo di ricerca di partnership a livello nazionale, quindi blending con risorse nazionali, ma anche a livello europeo. In questo senso può essere interessante guardare a cosa stiamo facendo in particolare con iniziative che vengono proposte dalla Commissione Europea. Dunque un primo aspetto è l'attivazione di strumenti già previsti nella normativa nazionale in termini di garanzie, in termini anche di altra strumentazione già prevista dalla legge n. 125, ad esempio l'articolo 27 della legge, che prevede che una quota del Fondo rotativo per la cooperazione allo sviluppo possa essere anche destinata alle imprese e quindi all'imprenditoria privata (stiamo parlando di alcuni esempi di strumenti nazionali). Uno dei nostri obiettivi è anche quello di promuovere partnership a livello internazionale, al fine di beneficiare di ulteriori supporti, che vadano oltre quello che possiamo acquisire dalle risorse disponibili a livello nazionale. In particolare, qui abbiamo riportato alcuni esempi: European External Investment Plan, che è il principale strumento messo in campo dalla Commissione Europea in questo nuovo approccio alla cooperazione, dove la Commissione Europea, accanto alle risorse messe a disposizione come grant, fornisce garanzie ad alcuni soggetti, chiamati implementing partner (istituzioni finanziarie, tra cui noi) per poter realizzare interventi in Paesi in via di sviluppo. In particolare, Africa subsahariana e vicinato europeo sono le aree in cui opera External Investment Plan (EIP), strumento che verrà potenziato anche nel prossimo Quadro finanziario pluriennale dell'UE. Questo è un primo caso pilota e noi siamo lieti che, nonostante appena costituiti come istituzione finanziaria nazionale, siamo stati in condizione di poter presentare alcune proposte che sono state anche molto ben accolte in sede europea. Queste sono riepilogate alla slide n. 32, dove vediamo che abbiamo tre proposte approvate dalla Commissione Europea: una riguarda l'inclusione finanziaria con un importante ruolo anche dei flussi della diaspora, iniziativa che portiamo avanti in partnership con la nostra omologa spagnola e con l’International Fund for Agricultural Development (IFAD); poi abbiamo un'iniziativa qualificata flagship dalla Commissione Europea, che ha riconosciuto un carattere particolarmente innovativo alla piattaforma denominata Archipelagos, che invece promuove l'accesso al credito delle imprese dell'Africa subsahariana e dei Paesi del vicinato al mercato dei capitali. È un modello che noi abbiamo sviluppato in Italia e che intendiamo riproporre anche in alcune aree della cooperazione internazionale ed è una piattaforma in partnership con l’African Development Bank. Abbiamo poi un ambito di collaborazione nel settore delle energie rinnovabili, in particolare con una piattaforma denominata European Guarantee for Renewable Energy, con Agence Francaise de Developpement, la Banca europea per gli investimenti e KfW. E poi stiamo lavorando – ma questo è ancora in fase di avvio –, con altri partner, in particolare con la Banca europea per gli investimenti, su una piattaforma dedicata al settore sanitario, in particolare per quanto riguarda l'Africa subsahariana, in questo caso con un importante ruolo di settore privato no-profit. Di questo abbiamo parlato poco, ci vorrebbe molto altro tempo, però è uno stakeholder molto importante, che può avere un ruolo importantissimo, anche nella costruzione di strumenti finanziari come questo. È il caso per esempio della Fondazione Bill & Melinda Gates che ha espresso un importante interesse verso strumenti finanziari costruiti nella logica dell’External Investment Plan.
  Nelle slide successive ci sono poi alcune informazioni di dettaglio su queste piattaforme, Pag. 11 sull'ambito geografico e sulle finalità. Naturalmente, per ciascuna di queste piattaforme, è stato anche valutato – di questo abbiamo parlato poco in questa rapida carrellata – l'impatto, quindi gli scopi che intendiamo perseguire rispetto ai diciassette Obiettivi di sviluppo sostenibile.
  Un'altra iniziativa di partenariato che volevamo portare all'attenzione è la Green Climate Fund, un fondo multilaterale istituito nel 2010, che ha una dotazione molto importante e a cui l'Italia ha già contribuito con 200 milioni quattro anni fa e già nel 2020 è previsto un ulteriore replenishment per 250 milioni di euro. Noi abbiamo intrapreso un percorso molto lungo e particolarmente tortuoso con il Green Climate Fund per poterci accreditare e speriamo adesso, nel mese di novembre, di avere l'approvazione da parte del board e del Green Climate Fund per essere soggetto accreditato. Saremo i primi in Italia e ci proponiamo di essere la porta d'accesso italiana al Green Climate Fund. Altrimenti contribuiamo a questo fondo, ma non ne beneficiano in alcun modo nelle nostre azioni e nella nostra politica estera di cooperazione e di sviluppo sostenibile.
  Ci sono altre iniziative. In questa attività di cooperazione un aspetto molto importante è quello del partenariato, anche con altre istituzioni a livello internazionale. È un tema che ci consente, in maniera più opportuna, di affrontare sfide globali che non possono che essere affrontate in ambito multilaterale. Ci consentono di essere molto più tempestivi e avere una dimensione e una scala più rilevante. Tra queste, la slide n. 35 illustra «2X Challenge», un'iniziativa che abbiamo lanciato nel giugno 2018 assieme alle altre DFI del G7 e che ha come obiettivo quello di mobilitare complessivamente 3 miliardi di euro entro il 2020 in favore di iniziative di imprenditoria femminile. Un lavoro molto importante è stato anche stabilire che cosa si intendesse per imprenditoria femminile, quali erano le metriche di valutazione dell'impatto e di raggiungimento concreto di questi obiettivi.
  L'ultima slide (n. 37) riepiloga quello che resta da fare per poter effettivamente rafforzare il ruolo di Cassa e mettere veramente a frutto la nostra disponibilità finanziaria, il nostro commitment, che da piano industriale prevede uno stanziamento fino a 3 miliardi di euro nel triennio; per poter mettere in gioco queste risorse è necessario innanzitutto dare attuazione alla parte normativa ancora mancante e che non ci consente di realizzare quegli obiettivi di concessionalità e di partecipazione all'aiuto pubblico allo sviluppo, dal momento che non sono stati ancora adottati i provvedimenti attuativi. Occorre valorizzare anche il ruolo, previsto dalla legge, di CDP come advisor finanziario e quindi riportare al centro dell'attenzione la programmazione per obiettivi allo scopo di realizzare al meglio le potenzialità di CDP come motore e leva per il raggiungimento di questi obiettivi. Noi ci candidiamo a svolgere, a supporto dell'Amministrazione, un ruolo importante come advisor finanziario, che è il nostro mestiere: coniugare gli obiettivi di breve con quelli di medio e lungo termine, le scarse risorse pubbliche disponibili con l'ambizione degli Obiettivi dell'Agenda 2030. Infine, anche sul settore privato c'è un'importante parte della normativa che ancora deve essere attuata e soprattutto con la spinta al partenariato pubblico/privato che ci può consentire di mettere in gioco in misura maggiore le nostre risorse. Qui c'è un po’ uno spunto: lavorare assieme a un progetto pilota che consenta anche all'Italia di avere un proprio Italian Development Fund, mix di risorse pubbliche e private proprio diretto a valorizzare da un lato le risorse di CDP, con un'agilità e una flessibilità operativa necessaria per questa tipologia di strumento, dall'altro a rendere e rafforzare il ruolo di CDP nella realizzazione degli obiettivi di cooperazione allo sviluppo del nostro Paese.

  PRESIDENTE. Ringrazio la dottoressa Baldino e chiedo se da parte dei colleghi ci sono delle domande. Non abbiamo molto tempo, ma un po’ di spazio possiamo prendercelo, chiedendo ai colleghi di essere sintetici.

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  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO. Ci sarebbero molte domande...

  PRESIDENTE. Ci aggiorniamo ad un'altra seduta?

  ANTONELLA BALDINO, direttrice cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti. Questo documento contiene ulteriori informazioni rispetto a quelle che ho potuto passare rapidamente in rassegna. Noi siamo naturalmente disponibili a sviluppare degli approfondimenti qualora, all'esito di questa lettura e di questa prima presentazione, voi riteniate utili degli ulteriori approfondimenti e focalizzazioni su ambiti specifici qui appena accennati.

  LAURA BOLDRINI. La ringraziamo molto per questa presentazione. Io personalmente l'ho trovata estremamente interessante. Ho imparato un sacco di cose di cui, ammetto, non avevo contezza.
  Avrei tante domande, in primis come il settore privato italiano sta reagendo. Magari avremo un'altra occasione di approfondimento, perché credo che ci sia una carenza di visione da parte del settore privato italiano, che non consente anche di utilizzare la presenza dei migranti nel nostro Paese, che spesso invece sono volano per una cooperazione che consente poi uno sviluppo vicendevole.

  ANTONELLA BALDINO, direttrice cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti. Il tema delle diaspore, per esempio, è molto importante; il tema delle rimesse qui è appena accennato, però nelle prime slide c'erano i flussi finanziari verso i Paesi in via di sviluppo. Una componente importantissima è quella delle rimesse dei migranti, su cui CDP ha avviato un progetto molto interessante denominato «Libretti senza frontiere»: la possibilità di sviluppare accordi con gli istituti postali dei Paesi in via di sviluppo, in modo da avere l'apertura del libretto postale del migrante in Italia, che corrisponde a un libretto disponibile e quindi favorendo sia il trasferimento di risorse sia l'utilizzo di queste risorse a fini di investimento sostenibile. Questo anche in collaborazione con istituti e Casse omologhe nei Paesi in via di sviluppo.

  PRESIDENTE. Visto che le domande poste sono già molto ampie, i temi lo sono ancora di più, altri colleghi che oggi sarebbero voluti essere qui non potevano esserci per una serie di questioni, e successivamente abbiamo un'audizione e il Ministro in aula fra un'ora, il tempo non ci consente di approfondire ulteriormente; dunque, se c'è disponibilità da parte della dottoressa Baldino, noi partiamo da qui: condividiamo con i colleghi di Commissione il documento depositato e poi ci riaggiorniamo.

  ANTONELLA BALDINO, direttrice Cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti. Assoluta disponibilità.

  PRESIDENTE. Ci riaggiorniamo per approfondire alcuni temi più specifici che mi sembra siano emersi durante questa presentazione e che sono sicura interessano tutti i colleghi.

  ANTONELLA BALDINO, direttrice Cooperazione internazionale allo sviluppo della Cassa depositi e prestiti. Grazie per l'attenzione e volentieri ci rivediamo per approfondire.

  PRESIDENTE. Grazie a voi, anche della documentazione, che sarà pubblicata in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato). Rinvio il seguito dell'audizione ad altra seduta.

  La seduta termina alle 15.20.

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