ALLEGATO 1
Documento di economia e finanza 2021 (Doc. LVII, n. 4 e Annesso).
PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE
PRESENTATA DAL DEPUTATO DELMASTRO DELLE VEDOVE
La III Commissione,
esaminato, per le parti di competenza, il Documento di economia e finanza 2021 (Doc. LVII n. 4 e Annesso);
considerato che:
l'andamento dell'economia italiana e internazionale, condizionata dall'epidemia da COVID-19 e dalle conseguenti misure restrittive adottate, ha fatto registrare, secondo le stime ufficiali dell'Istat, una caduta del PIL, per l'anno 2020, pari all'8,9 per cento in termini reali e al 7,8 per cento in termini nominali;
le misure restrittive adottate, nonostante l'applicazione in regime differenziato a livello territoriale in relazione all'andamento della pandemia, hanno dato luogo ad effetti fortemente negativi sui consumi delle famiglie e sugli investimenti nel settore privato;
in tale contesto di crisi ed incertezza, la finanza pubblica ha agito da ammortizzatore sociale, portando ad un incremento del saldo di indebitamento netto della Pubblica amministrazione (PA) dall'1,6 per cento del 2019 al 9,5 per cento nel 2020 all'11,8 per cento nel 2021;
in conseguenza del crollo del Prodotto interno lordo come conseguenza della contrazione dei volumi di entrata fiscale e dei livelli di consumo nell'anno 2020, il rapporto tra lo stock di debito pubblico ed il PIL ha subito un incremento dal 134,6 per cento nel 2019 al 155,8 per cento con un ulteriore aumento previsto per l'anno in corso al 159,8 per cento con un progressivo rientro a partire dall'anno 2022;
relativamente alle principali variabili macroeconomiche, nel 2020 è stata rilevata una forte caduta dell'input di lavoro, col – 11 per cento per le ore lavorate e – 10,3 per cento in termini di unità di lavoro armonizzate (ULA);
secondo alcune stime, sono oltre 35.000 le imprese italiane che hanno delocalizzato all'estero. Tra le ragioni che hanno spinto i nostri imprenditori ad abbandonare l'Italia o a spostare in altre nazioni alcune parti del ciclo produttivo vi sono l'elevato costo del lavoro, l'alto livello della tassazione e la mancanza di manodopera qualificata;
la delocalizzazione ha progressivamente indebolito le potenzialità del Made in Italy, distruggendo buona parte del tessuto produttivo di qualità fatto di piccole e medie imprese, con le annesse ripercussioni sul livello generale di disoccupazione, a favore di grandi multinazionali che inevitabilmente puntano alla standardizzazione del prodotto;
nella sua tragicità, la pandemia ha portato alla luce la strategicità di alcuni settori produttivi attualmente delocalizzati e ha dimostrato cosa può succedere a una nazione membro del G8 e seconda potenza manifatturiera d'Europa nella sciagurata ipotesi in cui vengano interrotte le catene di approvvigionamento di materie prime e semilavorati;
nel Documento di Economia e Finanza non si assumono iniziative per favorire il cosiddetto «reshoring» delle imprese in Italia;
il 23 marzo 2019 il Governo ha firmato l'adesione dell'Italia all'iniziativa cinese «Belt and Road Initiative» (detta anche Nuova Via della Seta), con l'obiettivo politico annunciato dal Ministro degli affari Pag. 160 esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio di invertire la rotta per riequilibrare la bilancia commerciale tra Cina ed Italia;
i dati riportati dal Sistema InfoMercatiEsteri, però, hanno del paradossale. L'export italiano verso la Cina è diminuito rispetto all'anno precedente del 2,7 per cento nel 2018, del 1 per cento nel 2019 e dello 0,6 per cento nel 2020. A fronte di questo rallentamento nel crollo dell'export italiano in Cina il Sistema rileva un costante aumento delle importazioni cinesi in Italia: +8,5 per cento nel 2018 rispetto all'anno precedente, +2,5 per cento nel 2019 e +1,5 per cento nel 2020;
appare quindi evidente come l'accordo siglato sia controproducente per gli interessi nazionali e come il Governo non abbia ancora individuato una strategia complessiva in grado di fronteggiare efficacemente l'aggressione commerciale cinese agli asset strategici nazionali;
l'Italia attraversa da molti anni un «inverno demografico», che si traduce in un crollo significativo delle nascite e in un progressivo invecchiamento della popolazione. Tra le principali conseguenze dell'invecchiamento vi sono le ripercussioni in termini di calo della produttività conseguente alla contrazione della forza lavoro, l'aumento della spesa pensionistica e della spesa sanitaria, nonché i rischi in merito alla sostenibilità del debito pubblico;
tali aspetti sono stati adeguatamente presi in considerazione nel Documento di economia e finanza e il Governo ha individuato le due alternative politiche percorribili per invertire il trend in materia di denatalità: la prima strada è sostenere la nascita di nuove vite sul territorio nazionale; la seconda strada è importare forza lavoro immediatamente operativa da Paesi extracomunitari;
nei vari scenari individuati dal DEF emerge come sostenere nuove nascite sul territorio nazionale sia una strada lunga e non in grado di sostenere la crescita nell'immediato. Il Governo ritiene quindi di voler sostenere l'economia nazionale attraverso l'incremento del flusso netto migratorio di un terzo rispetto al previsto, il quale permetterebbe di diminuire il rapporto debito/PIL nel ventennio successivo;
di contro, secondo il Governo, una significativa riduzione del flusso immigratori porterebbe ad un aumento del rapporto debito/PIL già nel breve periodo. A fine periodo, il debito pubblico sarebbe maggiore di quasi 50 p.p. di PIL rispetto allo scenario di riferimento;
se il problema è quello di sostenere la crescita per sostenere il debito, appare evidente come vi siano altre alternative rispetto a quella dell'aumento dei flussi di immigrati indicata dal Governo, come la riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e da attività d'impresa;
se il problema è invertire l'inverno demografico, non vi è altra alternativa al sostegno a maternità e natalità;
in fine, occorre evidenziare come le linee politiche indicate nel DEF in materia di aiuto pubblico allo sviluppo non tengano conto della necessità di destinare ogni risorsa utile a politiche di rilancio del tessuto produttivo nazionale, sospendendo temporaneamente la concessione di risorse a prestito e a dono a Paesi terzi;
di contro, il Governo conferma l'auspicio di un proseguimento del percorso di avvicinamento all'obiettivo dello 0,7 per cento del RNL fissato nel 2015 dall'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e ribadisce l'esigenza di assicurare, con una prospettiva pluriennale, graduali incrementi degli stanziamenti assegnati alle amministrazioni dello Stato per interventi di cooperazione allo sviluppo;
per tutto quanto evidenziato in premessa,
esprime
PARERE CONTRARIO
ALLEGATO 2
Documento di economia e finanza 2021 (Doc. LVII, n. 4 e Annesso).
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
La III Commissione,
esaminato, per le parti di competenza, il Documento di economia e finanza 2021 (Doc. LVII n. 4 e Annesso);
preso atto del fatto che la struttura del DEF 2021 presenta una significativa differenza rispetto a quello degli anni fino al 2019 poiché non reca il Programma nazionale di riforma (PNR), in quanto, in linea con la normativa comunitaria, il Governo procederà, successivamente, alla trasmissione del solo PNRR che sarà presentato alla Commissione europea nel termine previsto del 30 aprile prossimo;
atteso che, oltre alle risorse del Next generation EU, il PNRR potrà contare su una disponibilità di fondi nazionali che lungo il periodo 2021-2026 porterà il perimetro complessivo del Piano a 222 miliardi, di cui circa 169 miliardi saranno aggiuntivi rispetto alla programmazione esistente. A tali risorse si aggiungeranno circa 15 miliardi netti provenienti dalle altre componenti del NGEU, quale il REACT-EU;
per quanto attiene allo scenario economico internazionale, il DEF evidenzia che le prospettive degli scambi internazionali sono state profondamente modificate dal diffondersi della pandemia all'inizio del 2020 e i relativi effetti sulle politiche dei diversi Paesi appaiono ancora incerti;
secondo le più recenti proiezioni macroeconomiche, la flessione dell'economia globale sarebbe pari al 3,3 per cento nel 2020 dopo l'espansione del 2,8 per cento registrata nel 2019. La riduzione del commercio mondiale riflette, non solo la marcata ciclicità di tale variabile durante le fasi recessive del ciclo economico, ma anche la peculiarità della crisi innescata dal Covid-19, che ha determinato interruzioni nelle catene mondiali di produzione e un incremento dei costi del commercio a causa delle misure di contenimento dei contagi;
evidenziato come il DEF prefiguri, pertanto, nel medio termine una moderazione della crescita globale che si attesterebbe al 3,3 per cento e prospetti una crescita più vivace nelle economie emergenti, che si espanderebbero del 6,7 per cento quest'anno e del 5 per cento nel 2022, rispetto a quelle avanzate, per le quali l'espansione sarebbe pari al 5,1 per cento nel 2021 e al 3,6 per cento nel 2022;
in relazione al quadro previsionale interno, nello scenario programmatico già l'anno prossimo il PIL arriverebbe a sfiorare il livello del 2019. Infatti, dopo la caduta dell'8,9 per cento registrata nel 2020, il PIL recupererebbe del 4,5 per cento quest'anno e del 4,8 per cento nel 2022, per poi crescere del 2,6 per cento nel 2023 e dell'1,8 per cento nel 2024, evidenziando tassi di incremento mai sperimentati nell'ultimo decennio;
rilevato che il DEF evidenzia l'alto livello raggiunto dal rapporto deficit/PIL, pari all'11,8 per cento, dovuto tuttavia principalmente a misure di natura temporanea, nonché alla caduta del PIL stesso, cui dovrebbe seguire un progressivo rientro nei prossimi anni, che già nel 2024 si avvicinerebbe alla soglia del 3 per cento, grazie ad una graduale discesa del deficit della PA;
quanto al posizionamento commerciale del nostro Paese, il DEF rileva che l'avanzo commerciale è stato pari a 63,6 miliardi (in aumento rispetto ai 56 miliardi registrati nel 2019), rimanendo tra i più alti in Europa in rapporto al PIL, dopo Germania, Paesi Bassi e Irlanda. Tenendo conto della quota sulle esportazioni complessive, la riduzione delle vendite di beni all'estero Pag. 162in media d'anno ha riguardato tutti i principali partner commerciali tra cui gli Stati Uniti, la Francia e la Germania;
rilevato che le prospettive per il 2021 appaiono più favorevoli soprattutto in relazione alla ripresa dell'attività economica e del commercio mondiale: l'andamento del commercio estero italiano è infatti rimasto favorevole in gennaio e in particolare verso i Paesi europei mentre le prime indicazioni del commercio extra-UE per febbraio prefigurano una riduzione delle esportazioni accompagnato da un rimbalzo delle importazioni;
sottolineata l'esigenza di potenziare il complesso delle misure a sostegno dell'export e dell'internazionalizzazione delle imprese, così come espresso nel parere approvato da questa Commissione il 18 marzo 2021 sulla proposta di PNRR, assicurando finanziamenti strutturali adeguati e rafforzando gli strumenti di promozione integrata del Made in Italy alla luce del ruolo determinante delle esportazioni nel sostenere i tassi di crescita del Paese;
preso atto positivamente dell'impegno, ribadito nel DEF, ad un progressivo adeguamento agli standard internazionali e alla normativa nazionale di riferimento delle risorse per l'Aiuto pubblico allo sviluppo, proseguendo un percorso di avvicinamento all'obiettivo dello 0,7 per cento del RNL fissato dall'Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile;
richiamata l'esigenza di assicurare, con una prospettiva pluriennale, graduali incrementi degli stanziamenti assegnati alle amministrazioni dello Stato per interventi di cooperazione allo sviluppo, in linea con quanto previsto dall'articolo 30 della legge n. 125 del 2014, con particolare riferimento alle risorse assegnate al MAECI per attività di cooperazione allo sviluppo,
esprime
PARERE FAVOREVOLE
ALLEGATO 3
Modifica all'articolo 3 della legge 18 giugno 1998, n. 194, in materia di proroga dalla concessione dell'esercizio della tratta italiana della ferrovia Domodossola-Locarno (C. 2663 Borghi).
PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE
La Commissione III,
esaminato per i profili di competenza il nuovo testo della proposta di legge recante «Modifica all'articolo 3 della legge 18 giugno 1998, n. 194, in materia di proroga della concessione dell'esercizio della tratta italiana della ferrovia Domodossola-Locarno», che costituisce oggetto di una apposita Convenzione tra l'Italia e la Confederazione Svizzera, stipulata in data 12 novembre 1918;
ricordato che tale tratta ferroviaria, rientrante tra le cosiddette linee isolate, è stata oggetto di una Convenzione internazionale tra l'Italia e la Confederazione Svizzera – stipulata il 12 novembre 1919 e tuttora in vigore, in base alla quale le Parti si sono impegnate a «far assicurare l'esercizio della ferrovia a scartamento ridotto da Locarno (Svizzera) a Domodossola (Italia) in base alle concessioni date in Svizzera alle Società delle tramvie di Locarno, della ferrovia Locarno–Pontebrolla–Bignasco (linea della Vallemaggia) e delle “Ferrovie Regionali Ticinesi” per il tronco da Locarno a Camedo (frontiera italiana) e in Italia alla “Società Subalpina di Imprese Ferroviarie” a Roma per il tronco da Domodossola alla frontiera svizzera»;
evidenziato che la Convenzione non disciplina la durata e la sua eventuale proroga e che la concessione per la costruzione e gestione del tratto italiano, rilasciata per una durata di 70 anni il 27 maggio 1911 in favore della Società Subalpina di Imprese ferroviarie (SSIF S.p.A.), per il tronco da Domodossola alla frontiera svizzera, è stata più volte prorogata, da ultimo dall'articolo 3, comma 9, della legge n. 194 del 1998, ed è in scadenza il prossimo 31 agosto 2021;
preso atto che il nuovo testo della proposta di legge consta di un solo articolo, che novella il citato articolo 3, comma 9, della legge n. 194 del 1998, al fine di disporre una proroga limitata a 5 anni, fino al 31 agosto 2026, della durata della concessione ferroviaria della linea Domodossola-Locarno, in ottemperanza del regolamento (CE) n. 1370/2007 che stabilisce che, a decorrere dal 25 dicembre 2023, i contratti di servizio pubblico in ambito ferroviario siano posti obbligatoriamente a gara, e dunque al fine di prorogare la concessione del servizio ferroviario Domodossola-Locarno per il tempo necessario all'espletamento delle attività propedeutiche all'espletamento del bando di gara;
evidenziato che la rete ferroviaria in questione e i servizi su essa resi sono esclusi, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lettera a) dall'applicazione delle disposizioni del decreto legislativo n. 112 del 2015, che ha recepito la direttiva 2012/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 novembre 2012, che istituisce uno spazio ferroviario europeo unico, ed appaiono rientrare, in base al citato Regolamento (CE) n. 1370/2007, come da ultimo modificato dal Regolamento (CE) n. 2016/2338, in un regime derogatorio quanto all'obbligo di espletamento del bando di gara;
segnalato, in generale, che, da un lato, l'articolo 351, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) prevede che «le disposizioni dei Trattati non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni concluse anteriormente al 1° gennaio 1958 o, per gli Stati aderenti, anteriormente alla data della loro adesione, tra uno o più Stati membri da una parte e uno o più Stati terzi dall'altra» Pag. 164e che, dall'altro lato, il paragrafo 2 del medesimo articolo stabilisce che «nella misura in cui tali convenzioni sono incompatibili coi trattati, lo Stato o gli Stati membri interessati ricorrono a tutti i mezzi atti ad eliminare le incompatibilità constatate»;
ritenuto, in generale, essenziale preservare il principio pacta sunt servanda e quindi comunque assicurare l'esercizio della ferrovia, nonché tutelare un principio di affidamento nelle relazioni con la Svizzera con riferimento alla durata e alle modalità di gestione, anche in considerazione dei necessari investimenti finalizzati alla predisposizione di servizi che dovranno comunque prevedere standard di qualità comuni,
esprime
PARERE FAVOREVOLE
ALLEGATO 4
7-00597 Suriano ed altri: Sul rispetto del principio del giusto processo da parte delle Autorità turche, con particolare riferimento ad arresti di massa di avvocati e giuristi.
RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE
La III Commissione,
premesso che:
in seguito al fallito golpe del 2016, il Governo turco ha imputato condotte o attività terroristiche o sovversive ad avvocati, giuristi, accademici, intellettuali, giornalisti, musicisti e artisti in genere, rei di svolgere in maniera indipendente la loro professione o di aver manifestato la loro contrarietà alla politica governativa e solo per questo minacciati, arrestati e condannati a lunghe pene detentive, al termine di processi svolti in violazione dei principi del contraddittorio e del giusto processo, come è stato denunciato da numerosi organismi internazionali e come, in particolare, evidenziato dalla risoluzione 2347 (2020) dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, dalle deliberazioni della Corte Edu nei casi Demirtas contro Turchia (n. 2) e Kavala contro Turchia, in linea con le decisioni del Consiglio dei Ministri del 1/9/2020 e 29/9/2020;
sino al febbraio 2020 più di 1.500 legali sono stati indagati, 605 sono stati arrestati e posti in custodia cautelare e, secondo l'ultimo aggiornamento del rapporto di Arrested Lawyers Initiative, finora 441 avvocati sono stati condannati alla pena complessiva di 2.728 anni di reclusione per presunta appartenenza ad un'organizzazione terroristica armata o per aver diffuso propaganda terroristica;
inoltre, durante il periodo emergenziale, 34 delle 1.412 associazioni di avvocati operanti in 20 diverse province del Paese sono state definitivamente soppresse, ne sono stati confiscati i beni e la gran parte dei loro membri sono stati indagati sulla base delle leggi antiterrorismo;
è dei giorni scorsi la notizia di ulteriori arresti di massa a Diyarbakir: la polizia ha fatto irruzione nelle case di avvocati e rappresentanti delle organizzazioni della società civile, a cui sono stati confiscati computer, libri e materiali digitali;
per protestare contro le violazioni del diritto alla difesa e dei diritti dei detenuti, numerosi avvocati turchi detenuti in ragione della loro attività professionale hanno effettuato un lungo sciopero della fame in forma controllata che, per due di loro – Ebru Timtik ed Aytac Unsal – si è trasformato in «sciopero fino alla morte», fino a quando le autorità turche non avessero liberato tutti gli avvocati e le avvocate e le detenute e i detenuti e fino a quando non avessero garantito il rispetto dello Stato di diritto;
Ebru Timtik, avvocata e attivista per i diritti umani nota per le sue battaglie in difesa delle donne vittime di violenza e soprattutto della minoranza curda, è morta in difesa della giustizia, del diritto alla difesa e della dignità della professione forense, dopo 238 giorni di sciopero della fame, mentre era detenuta, il 27 agosto 2020;
Ebru ed Aytac erano stati arrestati insieme ad altri colleghi della medesima associazione degli avvocati progressisti nell'ottobre del 2018. A marzo 2019 erano stati condannati rispettivamente a 13 anni e mezzo e 10 anni e mezzo di reclusione. L'accusa era di affiliazione a organizzazione terroristica, nello specifico, il DHKP/C, considerato tale da Turchia, Europa e Stati Uniti. A ottobre 2020, la sentenza è stata confermata in appello e i due avvocati hanno allora avviato lo sciopero della fame, Pag. 166chiedendo di essere sottoposti ad un giusto processo;
dopo la morte dell'avvocata e attivista e a seguito della mobilitazione internazionale dell'Avvocatura e dell'opinione pubblica, l'avvocato Aytac Unsal è tornato in libertà il 3 settembre 2020 dopo 213 giorni di sciopero della fame a seguito della pronuncia della Corte Suprema, che ha deciso la sua temporanea scarcerazione in attesa che le sue condizioni di salute migliorino sulla base della perizia medico legale che già a fine luglio aveva definito le sue condizioni incompatibili con la detenzione;
il caso di Ebru Timtik è drammatico ma non è isolato. La sua morte ricorda quella dei tre componenti del Grup Yorum, un complesso musicale noto per i suoi testi di denuncia sociale e le loro critiche al regime di Erdogan. Condannati con lo stesso capo di accusa dell'avvocata, anche loro chiedevano solo di venire giudicati in modo neutrale e con le garanzie previste dalla legge;
la mobilitazione a sostegno degli avvocati turchi è stata ed è trasversale: l'intera classe forense nazionale è in mobilitazione a supporto dei colleghi turchi almeno dal 2017. Nello specifico, i Giuristi Democratici e l'Osservatorio avvocati minacciati dell'Unione delle Camere Penali, hanno pubblicato tutti i report relativi all'osservazione internazionale ai processi, e numerosi comunicati;
il Consiglio nazionale forense, con una delibera del 17 gennaio 2020, ha proclamato il 2020 l'Anno dell'avvocato in pericolo nel mondo e denuncia da anni, anche in sinergia con il Consiglio degli ordini forensi europei (CCBE) e l'Osservatorio degli avvocati in pericolo (OIAD), le violazioni dei diritti umani in Turchia;
800 avvocati di tutta Europa, e finanche dal Giappone, Stati Uniti e Brasile, hanno firmato una petizione rivolta alla Cassazione turca per chiedere l'immediata liberazione dei colleghi;
anche il CCBE, organismo di rappresentanza dell'avvocatura dei Paesi del Consiglio d'Europa, è intervenuto più volte pubblicamente sollecitando le autorità turche a consentire ai colleghi cure mediche di fiducia e i diritti che spettano ad ogni detenuto. Alle detenzioni di attivisti e avvocati difensori di diritti umani si somma la repressione sistematica dei diritti democratici di molti parlamentari e sindaci, democraticamente eletti, ai quali viene sistematicamente revocata l'immunità parlamentare, revocato il mandato elettivo e, infine, in molti casi comminata una pena detentiva, in particolare per i leader del partito HDP. Tale condizione viene ulteriormente aggravata dalla recente decisione della Procura Generale turca di chiedere alla Corte Costituzionale di procedere allo scioglimento del partito HDP, con ciò cancellando il diritto alla rappresentanza di milioni di cittadini e cittadine turche;
i Relatori Speciali dell'Onu hanno chiesto al Governo turco di intraprendere azioni immediate per rilasciare le persone detenute e condannate in violazione del diritto internazionale;
i relatori dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (PACE) hanno espresso la loro preoccupazione per la nuova ondata di arresti di avvocati e per le perquisizioni dei loro uffici;
anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa è intervenuto affermando che «il sistema giudiziario turco si sta trasformando in uno strumento per zittire avvocati, difensori dei diritti umani e giornalisti, attraverso una negazione sistematica dei principi più basici dello Stato di diritto». Per tali ragioni, «le autorità turche devono urgentemente rispettare i principi di equità processuale levando le restrizioni al diritto di difesa introdotte durante lo stato d'emergenza, e garantendo che nessuno sia incarcerato senza processo», condannando quindi l'attitudine crescente del sistema giudiziario turco di considerare gli avvocati colpevoli per associazione con i loro clienti;
l'Unione europea ha sottolineato l'urgente necessità per le autorità turche di affrontare in modo credibile le preoccupazioni Pag. 167 sulla situazione dei diritti umani nel Paese, così come ha affermato in una nota il portavoce del Servizio per l'azione esterna dell'Unione europea, secondo cui «la Turchia ha urgente bisogno di dimostrare progressi concreti in materia di Stato di diritto e libertà fondamentali»;
ugualmente, sul piano interno, l'indignazione è stata trasversale e tutte le forze politiche condividono la necessità di una condanna formale e un appello al rispetto dello Stato di diritto;
insieme a tali censure da parte degli organismi internazionali ed ai moniti espressi dal Presidente della Corte europea dei diritti dell'uomo, Robert Ragnar Spano, durante la sua visita istituzionale in Turchia, sono proseguite le operazioni antiterrorismo e gli arresti di avvocati ad Ankara ed in 7 altre province;
tutto ciò premesso, si esprime la piena solidarietà nei confronti di chi lotta quotidianamente per il rispetto delle libertà democratiche e per il diritto ad un processo giusto ed imparziale, nonché preoccupazione per la tenuta dello Stato democratico ed il rispetto dei diritti umani in Turchia, condizione aggravata dalla scelta del presidente Erdogan di revocare l'adesione alla Convezione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza domestica nei confronti delle donne e la violenza domestica, firmata dieci anni fa a Istanbul,
impegna il Governo:
ad adottare iniziative di competenza per monitorare costantemente la situazione in Turchia in merito ad arresti da considerarsi arbitrari di avvocati, giuristi, professori, giudici, giornalisti, musicisti, politici e quanti siano ingiustamente detenuti e affinché sia garantito loro il diritto alla salute e ad un giusto processo, oltre che il rispetto dei diritti fondamentali;
ad attivare la rappresentanza diplomatica italiana in Turchia affinché verifichi, in raccordo con gli altri partner europei e con la Delegazione dell'Unione europea, le condizioni detentive di tutti i detenuti, secondo le linee indicate dal Comitato per la Prevenzione della Tortura (CPT), e in particolare di salute di quanti si ha motivo di credere che si trovino ingiustamente in stato di arresto o detenzione;
ad invitare le autorità turche, congiuntamente con i partner europei, ad acconsentire all'ingresso nel Paese degli osservatori internazionali, inclusi gli esperti delle competenti organizzazioni internazionali (Nazioni Unite, Consiglio d'Europa, Unione europea, OSCE), anche revocando l'eventuale divieto di ingresso stabilito nei confronti di giornalisti ed avvocati in ragione del mero esercizio della loro attività professionale, garantendo loro la dovuta sicurezza;
a continuare ad attivarsi presso l'Unione europea ed il Consiglio d'Europa affinché tali istituzioni:
esortino la Turchia a favorire la distensione del clima politico e chiedano al Governo turco di osservare gli impegni assunti con la sottoscrizione dei trattati internazionali, per il rispetto dei principi dello Stato di diritto dell'indipendenza della giurisdizione e del diritto di difesa in un giusto processo;
esortino la Turchia a dare esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti umani, avuto riguardo in particolare a quelle relative al rispetto delle condizioni detentive ed all'ingiusta detenzione.
(8-00108) «Fassino, Suriano, Perantoni, Quartapelle Procopio, Migliore, Palazzotto».