TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 207 di Venerdì 12 luglio 2019

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:

   la città metropolitana di Torino gestisce oltre 3.000 chilometri di strade di primo, secondo e terzo livello, oltre a viadotti, ponti e gallerie; le strade di primo livello sono collegate al sistema autostradale;

   con deliberazione del consiglio provinciale n. 6-5569 del 22 maggio 1954 la provincia di Torino ha approvato la costituzione di Ativa s.p.a., Autostrada Torino-Ivrea Valle d'Aosta s.p.a., avvenuta il 2 agosto 1954;

   nella società Attiva s.p.a. con prevalente capitale pubblico, avente come scopo quello di costruire e gestire la tangenziale autostradale di Torino, la provincia deteneva il 50 per cento del capitale sociale e partecipavano anche il comune di Torino ed altri soggetti;

   realizzata l'infrastruttura, la Attiva s.p.a. è stata interessata dal processo di privatizzazione. Con la cessione della quota detenuta dal comune di Torino e la riduzione di quella della provincia di Torino, oggi la maggioranza azionaria è della Società iniziative autostradali e servizi – SIAS s.p.a. e di Mattioda autostrade s.p.a.;

   attualmente la società ha la gestione delle autostrade Torino-Ivrea-Valle d'Aosta, Ivrea-Santhià e Sistema autostradale tangenziale di Torino e della diramazione autostradale Torino-Pinerolo, nonché la progettazione, la costruzione, la gestione e l'esercizio degli eventuali completamenti, diramazioni e raccordi;

   la durata della concessione ha reso possibile ammortizzare le spese degli investimenti, fino ad arrivare ad utili consolidati che consentono di sostenere la manutenzione dell'infrastruttura viaria;

   negli anni vi sono state opere di prolungamento della rete viaria, di ramificazione, raccordi e interventi straordinari causati da calamità naturali, che hanno prodotto un pedaggiamento costante per l'accesso alla tangenziale, pedaggiamento che reca un'iniquità, testimoniata da atti pubblici ai vari livelli amministrativi;

   il 19 dicembre 2017 il consiglio metropolitano di Torino approvava un ordine del giorno in merito ai nuovi criteri per il rinnovo delle concessioni autostradali a tutela dei territori;

   l'ordine del giorno segnalava come la gestione unificata del sistema tangenziale di Torino con l'autostrada Torino-Piacenza penalizza fortemente la città metropolitana, dal momento che:

    a) determina l'impossibilità per la stessa di candidarsi, come gestore qualificato della conduzione di 3.000 chilometri di strade all'indicenda gara, ai sensi della recente normativa in materia di società a partecipazione pubblica, in quanto non potrebbe giustificarsi il coinvolgimento dell'ente nella gestione di un sistema viario insistente in prevalenza al di fuori del territorio di competenza;

    b) la espropria del ruolo di rappresentazione delle necessità di gestione degli assi territoriali locali con i sistemi autostradali interconnessi, senza possibilità di incidere sulle scelte del concessionario;

    c) la priva di una fonte di risorse finanziarie che è servita a coprire il fabbisogno finanziario connesso alla manutenzione della viabilità di competenza metropolitana interconnessa al sistema tangenziale/autostradale;

   l'ordine del giorno impegnava il sindaco metropolitano a proporre al Governo:

    a) di mantenere autonoma e separata la concessione per la gestione del sistema tangenziale di Torino (la diramazione autostradale Torino-Pinerolo, l'asse autostradale di Moncalieri di Torino, l'autostrada A5 Torino-Ivrea-Quincinetto, il raccordo A5/SS 11, la bretella di collegamento A4/A5 Ivrea-Santhià), prospettando un accorpamento con altro asse autostradale insistente esclusivamente sul territorio metropolitano (Autostrada A32 Torino-Bardonecchia);

    b) di affidare la gestione del sistema tangenziale autostradale di Torino alla città metropolitana di Torino e/o a propria società in house, affinché le tariffe dei pedaggi forniscano adeguata copertura ai piani e ai programmi di manutenzione pluriennale delle tratte autostradali e della viabilità interconnessa di competenza metropolitana, favorendo una più equa rimodulazione del sistema di pedaggiamento, evitando disparità di trattamento tra i cittadini dell'area metropolitana;

    c) qualora l'affidamento diretto si rivelasse non praticabile, di proporre modalità di gara che valorizzino l'esperienza torinese di gestione mista pubblica/privata, valutando l'opportunità di partecipare alla gara di prossima indizione per la concessione autostradale con compagini societarie costituite da partnership miste pubblico/privato, coinvolgendo il sistema pubblico, in analogia con i principi espressi in materia di equilibrio economico-finanziario dall'articolo 165 del nuovo codice degli appalti, escludendo dalla rete autostradale oggetto del bando le tratte esterne al perimetro della città metropolitana;

    d) nel caso in cui ritenga di non provvedere a quanto richiesto, di prevedere per la città metropolitana di Torino misure compensative rapportate al costo di manutenzione della rete stradale di competenza della tratta autostradale citata;

   l'ex Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Delrio, a quanto consta all'interpellante, aveva espresso parere negativo alla proposta della città metropolitana di Torino, mentre il Ministro interpellato su tale richiesta non ha ancora espresso un parere –:

   quali siano gli orientamenti del Ministro interpellato sulle proposte recate dall'ordine del giorno approvato dal consiglio metropolitano di Torino; ove fossero in corso operazioni di evidenza pubblica per il rinnovo della concessione autostradale, quali siano gli indirizzi dati per determinare i contenuti del bando stesso.
(2-00449) «Fornaro».

(9 luglio 2019)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

   la Commissione europea ha aperto la prevista procedura di consultazione, che si concluderà il 19 luglio 2019, in merito all'eventuale proroga per ulteriori due anni del regime di aiuti vigente in tema di energia e ambiente sulla base delle linee guida della comunicazione della Commissione;

   le linee guida, già recepite dall'Italia nel corso dell'anno 2017, intervengono sui criteri per l'accesso ai previsti benefìci di settore con la previsione di avere un consumo annuo almeno di 1 gigawattora e sono rivolte alle imprese manifatturiere che operano in uno dei settori dell'allegato 3 delle linee guida CE oppure operano in uno dei settori dell'allegato 5 delle linee guida CE con indice di intensità elettrica positivo superiore al 20 per cento;

   nei richiamati allegati, attraverso il codice «nace», sono individuate le singole specifiche lavorazioni dei diversi settori manifatturieri;

   sorprende che nell'ambito del settore tessile risulti essere assente il codice ateco 13.30;

   questo codice include il finissaggio dei tessili e degli articoli di vestiario, ossia candeggio, tintura, apprettatura ed attività similari che, in quanto fase del ciclo produttivo del tessuto, ricadono pienamente come le altre fasi della produzione tessile;

   suddetta fase ricade, tra l'altro, ferma restando la soglia di consumo, anche nei parametri di forte esposizione alla concorrenza internazionale per intensità energetica;

   in particolare, nei distretti industriali di settore, come, ad esempio, quello di Prato, caratterizzati appunto da un'elevata articolazione delle diverse fasi di produzione in singole imprese, l'assenza del richiamato codice nell'elenco delle lavorazioni ammesse al beneficio in questione rischia di ripercuotersi in negativo sull'intero ciclo produttivo e, conseguentemente, sull'intero distretto, ridimensionandone fortemente la capacità competitiva;

   in base alle criticità riportate la regione Toscana, il comune di Prato e le organizzazioni di rappresentanza del mondo dell'impresa e del distretto hanno deciso di avviare iniziative per sollecitare, nell'ambito della consultazione in atto, la correzione di ciò che appare oggettivamente come quanto meno un errore interpretativo della realtà produttiva o peggio un'ingiustizia e che rischia di penalizzare uno dei più importanti distretti produttivi italiani ed europei di settore –:

   in ragione di quanto riportato in premessa, quali iniziative intenda assumere tempestivamente il Governo in sede comunitaria per sostenere le argomentazioni avanzate dalle realtà istituzionali ed economiche del distretto di Prato, al fine di prevedere l'inserimento del richiamato codice 13.30 nell'allegato 3 relativo alla comunicazione in tema di energivori, con l'obiettivo di salvaguardare la capacità competitiva di un polo di eccellenza dell'industria italiana ed europea.
(2-00447) «Giacomelli, Fiano, Enrico Borghi, Andrea Romano, Bruno Bossio, Berlinghieri, De Filippo, Mor, Quartapelle Procopio, D'Alessandro, Ciampi, Benamati, Serracchiani, Bazoli, Paita».

(2 luglio 2019)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:

   in data 2 maggio 2019 sul sito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca è stato pubblicato il bando di ammissione dei medici alle scuole di specializzazione di area sanitaria per l'anno accademico 2018/2019;

   il bando prevede 8.776 borse di specializzazione, 8.000 sono finanziate con risorse statali (erano 6.200 nel 2018), 612 con fondi regionali (a fronte dei 640 dello scorso anno accademico), 164 con risorse di altri enti pubblici e/o privati (per il 2017/2018 erano 94). Nonostante però le borse siano state ampiamente incrementate rispetto al passato, non riescono a coprire le richieste, in quanto più di 18 mila medici risultano laureati ma in parte impossibilitati alla frequenza dei corsi di specializzazione per incapienza di posti;

   quindi, ad oggi, solo 1 medico su 3 ha la possibilità di continuare la carriera post laurea, impedendo, di fatto, ad oltre 12 mila medici di proseguire il proprio percorso di formazione. Di questi 1.500 ogni anno emigrano, ad un costo per il nostro Paese di oltre 225 milioni di euro (fonte Fnomceo);

   il meccanismo sopra esposto crea il cosiddetto «imbuto formativo» formato da quanti seppur laureati non riescono ad entrare nei percorsi di specializzazione;

   a ciò si aggiunge la «gobba pensionistica», alimentata anche da «quota 100», che porterà nel 2025 ad una carenza di oltre 16.500 medici, in particolare specialisti di emergenza e urgenza e pediatri (fonte Anaao) ed il 2020 si stima approssimativamente l'uscita di oltre 16 mila nuovi medici laureati, che si aggiungono agli 8 mila medici rimasti fuori nel 2019. Diventerebbero, quindi, oltre 24 mila possibili candidati, con l'imbuto formativo che potrebbe drammaticamente aumentare –:

   se sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali siano gli interventi di pianificazione strategica volti a fornire risposte concrete e non più rinviabili ai medici in attesa di entrare nei percorsi di specializzazione, essendo necessarie soluzioni che permettano una corretta programmazione, così evitando in futuro importanti carenze di organico dovute ai mancati investimenti effettuati negli ultimi 10 anni.
(2-00448) «Tuzi, Lattanzio, Gallo, Acunzo, Azzolina, Bella, Carbonaro, Casa, Frate, Mariani, Marzana, Melicchio, Nitti, Testamento, Torto, Villani, Businarolo, Cabras, Cappellani, Carabetta, Carelli, Colletti, Corda, Cubeddu, Currò, Daga, D'Arrando, De Girolamo, De Lorenzis, De Lorenzo, De Toma, Deiana, Del Grosso, Dieni, D'Incà, D'Ippolito, Donno, Dori, D'Orso, D'Uva, Ehm, Emiliozzi, Ermellino, Faro, Federico, Ficara».

(9 luglio 2019)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:

   le aule parlamentari sono attualmente impegnate, in entrambi i rami, nell'esaminare e valutare gli aspetti e le peculiarità del salario minimo quale misura introdotta in via legislativa che, secondo i promotori, sarebbe volta a garantire una retribuzione minima oraria per tutti i lavoratori;

   il mercato del lavoro italiano e il sistema di rappresentanza sindacale e datoriale, però, consentono già l'individuazione di appositi livelli di retribuzione oraria settoriale e di categoria che, attraverso la contrattazione collettiva, garantiscono da decenni il diritto dei lavoratori a compensi adeguati. È parere degli interpellanti che l'impoverimento delle retribuzioni dipenda maggiormente, e quasi esclusivamente, da politiche fiscali altamente lesive della disponibilità finanziaria, nonché del potere d'acquisto dei lavoratori e delle famiglie, così come dei datori di lavoro e delle imprese, motivo per cui a parere degli interpellanti il taglio del cuneo fiscale rappresenta l'unico vero strumento per sostenere i redditi, i consumi e gli investimenti nel nostro Paese;

   come denunciato dalla segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, e da altri rappresentanti sindacali, la platea di lavoratrici e lavoratori ai quali non si applica la contrattazione nazionale ammonterebbe a circa il 15 per cento del totale, sostanzialmente non rappresentati nelle aziende da un'organizzazione sindacale effettivamente rappresentativa;

   in tal senso, quindi, va considerato l'aspetto dei cosiddetti «sindacati gialli», cioè delle organizzazioni delle quali non si ha alcun dato oggettivo e chiaro in termini di effettiva rappresentanza;

   al fine di contrastare l'insorgere e il sempre maggiore sviluppo di organizzazioni non rappresentative impegnate nella sottoscrizione di contratti cosiddetti «pirata», in danno dei lavoratori e delle lavoratrici nonché della produttività e della concorrenza leale tra le imprese, il 10 gennaio 2014 è stato siglato l'accordo interconfederale tra Cgil Cisl e Uil e Confindustria in merito al testo unico sulla rappresentanza;

   obiettivo è quello di disporre di uno strumento che consenta l'effettiva misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datoriali;

   con direttiva del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, nel 2015 si dava applicazione al predetto accordo avviando il previsto censimento della rappresentatività delle organizzazioni sindacali dei lavoratori per la rilevazione dei lavoratori associati alle organizzazioni sindacali — cioè di lavoratori aderenti con formale delega di rappresentanza — nelle aziende che applicano i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle federazioni di categoria aderenti a Confindustria;

   in data 4 luglio 2017 Confindustria e Cgil, Cisl e Uil sottoscrivevano un accordo di modifiche al richiamato testo unico sulla rappresentanza orientandosi verso l'affidamento a Inps, in collaborazione con l'Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), della funzione di raccolta del dato elettorale composto da numero di iscritti e verbali sottoscritti, nonché di quella ponderazione del dato associativo con il dato elettorale, precedentemente attribuite al Cnel;

   risulta agli interpellanti che nel luglio 2018 Inps, Inl, Confindustria e Cgil, Cisl e Uil raggiungevano l'intesa per la sottoscrizione di un'apposita convenzione finalizzata alla certificazione della rappresentanza delle organizzazioni sindacali per la contrattazione collettiva nazionale di categoria;

   secondo i dati forniti dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i contratti collettivi nazionali censiti su Uniemens per tale funzionalità sono 68, mentre le organizzazioni sindacali censite, in quanto aderenti al testo unico sulla rappresentanza, sono 170. Dalla ultima rilevazione svolta (aprile 2018) risultano aver trasmesso il dato sulla rappresentanza 22.395 aziende, per un totale di 2.345.829 lavoratori;

   nonostante sia trascorso circa un anno dall'intesa raggiunta per la nuova convenzione con Inps, a tutt'oggi la suddetta nuova convenzione non risulta definita e anzi il processo di perfezionamento parrebbe soggetto ad una sospensione sine die e con esso la possibilità di adottare il primo strumento valido per il contrasto dello sfruttamento dei lavoratori sottoposti ai cosiddetti contratti «pirata»;

   come ha avuto modo di sostenere il Sottosegretario Durigon, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali avrebbe sospeso la procedura di perfezionamento dell'atto negoziale a causa di «una riflessione sulla convenzione (...) nell'ottica di un possibile miglioramento e nella prospettiva della messa a punto di tutti gli accorgimenti necessari, anche dal punto di vista tecnico-informatico, per rendere lo strumento pienamente adeguato rispetto alle finalità per le quali è previsto», ma nella sostanza, così facendo, la platea di lavoratori scoperti dalla contrattazione nazionale attende invano di essere tutelata e salvaguardata;

   risulta agli interpellanti che nell'ultimo anno trascorso sono giunte numerose sollecitazioni da parte di esponenti delle organizzazioni sindacali all'indirizzo del Ministro interpellato al fine di promuovere le necessarie azioni volte alla definizione della predetta convenzione tra le stesse, Confindustria, Inps e Inl –:

   se, in considerazione delle condizioni critiche in cui versano i lavoratori sfruttati a causa delle distorsioni in termini di rappresentanza sindacale, il Ministro interpellato non intenda adottare tempestivamente le iniziative di competenza per il perfezionamento della richiamata convenzione, al fine di rilevare con certezza e coerenza di informazioni l'effettiva rappresentatività sindacale nei luoghi di lavoro, e contrastare in maniera concreta l'insorgere e la diffusione delle organizzazioni sindacali spurie e dei contratti cosiddetti «pirata».
(2-00443) «Gelmini, Polverini, Zangrillo».

(3 luglio 2019)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   è recente la notizia di una vasta operazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Napoli che ha portato all'esecuzione su tutto il territorio nazionale di 126 provvedimenti cautelari emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, su richiesta della procura partenopea;

   l'indagine dei carabinieri, una delle più estese inchieste «anticamorra», ha investito, in particolare, il presidio ospedaliero San Giovanni Bosco di Napoli;

   è emerso che il condizionamento criminoso non è limitato al solo presidio San Giovanni Bosco, ma riguarderebbe anche altri presidi ospedalieri della città di Napoli, quali il Policlinico, il Cardarelli ed altre strutture sanitarie della regione – secondo le dichiarazioni messe a verbale da alcuni collaboratori di giustizia e riportate, tra gli altri, dal quotidiano «La Repubblica Napoli» del 28 giugno 2019; è emerso, inoltre, che i soggetti colpiti dai provvedimenti cautelari controllino integralmente il funzionamento dell'ospedale, dalle assunzioni agli appalti, fino alle relazioni sindacali;

   dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia emerge, infatti, che uno dei sodali all'alleanza, ad esempio, era un «portantino del San Giovanni Bosco» che gestiva le «aperture di reparti» oppure «interveniva sui sindacati»; avvenivano, inoltre, «assunzioni solo formali» nella ditta delle pulizie, al solo fine di avere «un legame» tra il clan e l'ospedale e senza svolgere la mansione;

   l'ospedale risulta fosse diventato la base logistica per trame delittuose, come per le truffe assicurative attraverso la predisposizione di certificati medici falsi;

   secondo quanto riportato dal quotidiano Il Mattino di Napoli del 28 giugno 2019, alcuni medici dell'ospedale hanno riferito che «Il clima è quello di un tessuto sociale in cui domina la prevaricazione e la violenza», come pure l'inefficienza e lo sperpero di risorse pubbliche;

   l'azienda sanitaria di Napoli, dotata di nove ospedali aziendali e 11 distretti e con oltre 6.000 dipendenti, è la più grande azienda sanitaria locale d'Europa; sono circa un milione i cittadini a cui deve assicurare assistenza, cui si aggiungono una quota degli altri due milioni serviti a ovest e a est dalla città ed i cittadini stranieri temporaneamente presenti;

   non risulta alcuna determinazione da parte dei competenti uffici di vigilanza e ispezione, sia aziendali che regionali, né della competente direzione generale regionale, né del presidente della regione che riveste il ruolo di commissario ad acta; ma, con l'articolo 22, comma 2, lettera a), della legge regionale della Campania n. 20 del 5 aprile 2016, è stato modificato l'articolo 1 della legge regionale 23 dicembre 2015, n. 20, introducendo il comma 6-bis, il quale ha previsto che: «Per l'intera durata della gestione commissariale e per la prosecuzione del piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, le funzioni dell'ufficio speciale servizio ispettivo sanitario e socio-sanitario, di cui al presente articolo e all'articolo 2, sono esercitate nell'osservanza delle disposizioni impartite dal commissario ad acta»;

   tale disposizione ha senz'altro rafforzato il potere decisionale del presidente della regione, commissario ad acta per la sanità, concentrando nelle sue mani il potere di controllo sulle strutture sanitarie, con il corollario della doverosa imputazione a lui medesimo della piena responsabilità per l'eventuale inefficienza dei controlli;

   l'utilizzo di un grande ospedale quale sede logistica di una cupola camorristica appare una vicenda assolutamente grave ed allarmante;

   sono molti gli altri episodi denunciati che hanno colpito nell'ultimo periodo il territorio della Campania, tra i quali: a) il disdicevole corteo di ambulanze a sirene spiegate coinvolte nella manifestazione post ballottaggio elettorale del 9 giugno 2019 a Capaccio-Paestum; b) l'arresto del dirigente responsabile del servizio di acquisizione di beni e servizi (Abs) dell'azienda sanitaria locale Napoli 1 Centro, a cui vengono contestati gravi reati di corruzione, già inquisito da oltre un anno senza che si ravvisasse, in autotutela, l'opportunità di alcun provvedimento cautelate, quali la sospensione o la rotazione; c) l'inchiesta giornalistica (Mediaset) in cui dirigenti del dipartimento di prevenzione competenti all'attività ispettiva denunciano di non svolgere i propri doveri istituzionali di vigilanza e ispezione, che se compiutamente svolti sarebbero esitati nella chiusura dei presidi ospedalieri dove è palese la fatiscenza e la mancanza di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi e dove manca perfino l'autorizzazione sindacale all'esercizio; d) il mancato utilizzo dei fondi destinati alla messa in sicurezza di presidi e impianti con uso improprio di procedure di somma urgenza, che, come rilevato anche con delibera Anac 1079 del 21 novembre 2018, venivano sistematicamente attivate per lavori affidati per somme inferiori a 150.000 euro che regolarmente lievitavano in corso d'opera; e) il mancato rispetto delle norme per la tutela della sicurezza dei lavoratori di cui al decreto legislativo n. 81 del 2008 – con particolare riguardo all'assenza di un piano antincendio e di evacuazione – in costanza di convenzione per la redazione del documento di valutazione dei rischi ad agenzia terza per l'ammontare di circa 4.500.000 euro;

   ad avviso degli interpellanti, i fatti esposti evidenziano illeciti e condotte antigiuridiche gravi e reiterati, tali da determinare un andamento dei fenomeni corruttivi che appare incontrollato, che lede l'integrità e le attività delle amministrazioni e che desta smarrimento e profonda inquietudine tra i cittadini –:

   quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di contrastare la diffusione dei fenomeni illeciti, nonché l'infiltrazione ed il radicamento della criminalità, onde garantire il buon andamento e l'imparzialità delle amministrazioni, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esse affidati e la tutela della sicurezza pubblica nel territorio campano indicato, che risulta in grave pregiudizio;

   se non si ritenga di valutare se sussistano i presupposti per adottare le iniziative di competenza ai sensi degli articoli 143 e 146 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, promuovendo l'invio di una commissione d'accesso presso le strutture sanitarie indicate in premessa.
(2-00450) «Adelizzi, Macina, Del Sesto, Giovanni Russo, Buompane, Giordano, Iorio, Bilotti, Caso, Villani, Provenza, Maglione, Iovino, Sportiello, Manzo, Grimaldi, Di Stasio, Amitrano, Pallini, Di Lauro, Nappi, Ianaro, Sarli, Maraia, Di Sarno, Gubitosa, Bruno, Del Monaco, Flati, Ilaria Fontana, Frusone, Gagnarli, Gallinella, Giarrizzo, Giuliano, Giuliodori, Grande, Grippa, Invidia, L'Abbate, Lapia, Licatini».

(9 luglio 2019)

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