TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 289 di Mercoledì 15 gennaio 2020

 
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MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE URGENTI VOLTE A FAR FRONTE ALLA RILEVANTE CARENZA DI SEGRETARI COMUNALI, ANCHE TRAMITE UN'EFFICACE SEMPLIFICAZIONE E ACCELERAZIONE DELLE PROCEDURE SELETTIVE

   La Camera,

   premesso che:

    nella seduta di interrogazioni a risposta immediata in Assemblea del 9 ottobre 2019 è stato sollevato il caso dell'ormai drammatica situazione di carenza di segretari comunali che rischia di paralizzare lo svolgimento dell'ordinaria attività amministrativa e il buon andamento degli uffici pubblici in numerosissimi comuni, assumendo i caratteri di una problematica di portata nazionale, in quanto vi sono regioni in cui più del 50 per cento dei comuni risulta sprovvisto di tale figura;

    ripetutamente, e in diverse sedi istituzionali, l'Anci ha sottolineato al Governo, al consiglio direttivo dell'Albo dei segretari comunali e provinciali, nonché in Conferenza Stato-città, l'emergenza che riguarda, soprattutto, i segretari di fascia C in molti ambiti regionali e nei comuni colpiti dai più recenti eventi sismici;

    il corso-concorso «Coa 6» del 2017 è ancora solo alla conclusione della fase preselettiva e l'indizione di un nuovo concorso «Coa 7» è anch'esso in fortissimo ritardo. Tale lentezza aggrava ulteriormente la carenza negli organici e amplifica l'attuale lunghezza della procedura di reclutamento del corso-concorso, circostanza che evidenzia, ancor di più, come il concorso «Coa 6», attualmente in espletamento, che porterà all'inserimento di 224 nuovi segretari comunali, non possa ritenersi idoneo a ovviare alle più ampie e strutturali carenze che caratterizzano attualmente la categoria;

    si continua a registrare un crescente fabbisogno di segretari comunali e le procedure concorsuali di cui sopra non soddisferanno, se non in minima parte, il fabbisogno delle sedi oggi vacanti, posto che, su tutto il territorio nazionale, solamente il 40 per cento degli enti locali risulta dotato di un segretario comunale e nei piccoli comuni le sedi vacanti sono più di 1.400, a fronte di un trend che vede il numero di segretari comunali ridursi, dal 2010 a oggi, di circa 700 unità;

    le carenze di segretari comunali verranno pure ulteriormente aggravate dai pensionamenti anticipati, i quali aumenteranno in maniera assai preoccupante il trade-off negativo che continua a registrarsi nel turn over dei segretari comunali;

    tale drammatica situazione rischia di provocare una seria paralisi dell'attività amministrativa e la messa in discussione della stessa figura dei segretari comunali, i quali, oltre a interpretare un ruolo fondamentale nella preparazione ed esecuzione delle deliberazioni del consiglio e della giunta, espletano funzioni che assumono un valore strategico per la stessa azione amministrativa dell'ente, nonché per l'attività negoziale e contrattuale dello stesso, con inesorabili riflessi sul funzionamento dello stesso, in termini di efficacia ed efficienza;

    soprattutto i piccoli comuni risultano spesso sprovvisti di segretari comunali per via del fatto che questi ultimi rifiutano la sede vacante, per ragioni di distanza dalla sede lavorativa o perché non di loro gradimento, lasciando pertanto detti comuni senza una figura essenziale al loro stesso funzionamento, con riflessi sul complesso delle attività degli enti locali – sia in termini di servizi che di prestazioni – e andando a incidere sul tessuto socioeconomico del territorio, condizionando la stessa capacità dell'ente di ottemperare ai programmi di sviluppo nazionale stabiliti a livello centrale e, sostanzialmente, bloccando anche le più basilari facoltà gestionale dei comuni;

    del tutto necessario appare un intervento sulla normativa dettata in materia di segretari comunali;

    l'urgenza di far fronte alla carenza di segretari comunali, soprattutto per quanto concerne i piccoli comuni, rende indispensabile il vaglio di forme ulteriori di reclutamento dei segretari comunali rispetto al corso-concorso, come la previsione della possibilità, per i piccoli comuni, di ovviare al perdurare della mancanza di segretari comunali, attingendo da personale qualificato della pubblica amministrazione,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative urgenti per affrontare e gestire la grave carenza di segretari comunali sopra descritta e, in particolare, a valutare con la massima urgenza un'iniziativa normativa che miri a superare e correggere le criticità del corso-concorso, attraverso una semplificazione e velocizzazione delle procedure selettive;

2) ad adottare iniziative per individuare, in via temporanea, figure che possano garantire la reggenza delle sedi vacanti sopperendo al perdurare della mancanza di segretari comunali, da reperire tra personalità qualificate interne alla pubblica amministrazione, in modalità tali da garantire l'effettiva copertura delle carenze e la continuità della prestazione, e tra coloro che abbiano svolto le funzioni di vice segretario comunale presso enti locali e siano in possesso dei titoli di studio richiesti dalla normativa;

3) a valutare la possibilità per i piccoli comuni di adottare le iniziative di competenza affinché la spesa per i segretari comunali sia posta a carico del bilancio del Ministero dell'interno;

4) ad assumere iniziative volte al potenziamento degli organici dei segretari comunali, anche attraverso la partecipazione al corso per gli attuali idonei, e prevedendo al contempo che i vice segretari comunali, laddove nominati, operino in costante raccordo con i soggetti titolari.
(1-00302) (Nuova formulazione) «D'Alessandro, Fornaro, Macina, Melilli, Ruffino, Iezzi, Silvestroni, De Filippo, Marco Di Maio, Ferri, Occhionero».

(11 dicembre 2019)

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   GRIBAUDO, ENRICO BORGHI, CECCANTI, DE MARIA, DE MENECH, FIANO, FRAGOMELI, MELILLI, POLLASTRINI, RACITI e VISCOMI. — Al Ministro per il sud e la coesione territoriale. — Per sapere – premesso che:

   la salvaguardia e la valorizzazione delle zone interne e montane riveste carattere di preminente interesse nazionale e, in generale, a tale scopo concorrono lo Stato, le regioni, le province autonome e gli enti locali;

   purtroppo in queste zone del Paese si registra un progressivo e perdurante peggioramento degli indicatori economici e demografici. La Relazione annuale sulla Strategia nazionale per le aree interne del dicembre 2018 ci ricorda che, tra il 2001-2011, per le aree nel loro complesso vi è stato un calo demografico pari a –4,4 per cento, confermato anche nell'intervallo 2011-2016, con una diminuzione del –2,3 per cento. Mentre il resto del Paese, negli stessi periodi, ha registrato un incremento pari al 4,3 per cento;

   è vero che da ultimo la legge di bilancio per il 2020 ha incrementato di 200 milioni di euro – di cui 60 milioni per il 2021 e 70 milioni per ciascuno degli anni 2022 e 2023 – le risorse nazionali destinate alla «Strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese» a valere sul fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie. Il rifinanziamento disposto dalla disposizione in esame integra le risorse nazionali attualmente stanziate, per un complesso di risorse che ammontano ora, per il periodo 2015-2023, a 481,2 milioni di euro;

   la stessa legge di bilancio ha istituito un fondo speciale per le aree interne, che stanzia 90 milioni di euro per il triennio 2020/2022 –:

   quali siano le misure che si intendano adottare per contrastare i fenomeni di spopolamento delle aree interne, di abbandono del territorio e di impoverimento del tessuto socio economico.
(3-01242)

(14 gennaio 2020)

   MOLINARI, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BITONCI, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, CASTIELLO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, DURIGON, FANTUZ, FERRARI, FOGLIANI, LORENZO FONTANA, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GALLI, GARAVAGLIA, GASTALDI, GAVA, GERARDI, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GIORGETTI, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUIDESI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LATINI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LOSS, LUCCHINI, MACCANTI, MAGGIONI, MANZATO, MARCHETTI, MATURI, MINARDO, MOLTENI, MORELLI, MORRONE, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCHI, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RIBOLLA, RIXI, SALTAMARTINI, SASSO, STEFANI, SUTTO, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, RAFFAELE VOLPI, ZICCHIERI, ZIELLO, ZOFFILI e ZORDAN. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   solo grazie al comunicato stampa pubblicato sul sito web dell'Ucoii (Unione delle comunità islamiche d'Italia) si è appreso che venerdì scorso, 10 gennaio 2020, presso il Ministero dell'interno si è tenuto un incontro tra il Ministro interrogato e il presidente dell'Unione, Yassine Lafram, alla presenza di altri esponenti dell'Ucoii e di alcuni dirigenti del Ministero;

   come riportato anche nei giorni seguenti al 10 gennaio 2020 da diversi quotidiani nazionali, ad oggi non sono stati ancora resi noti dagli interessati, in particolare dal Ministero dell'interno, né i motivi e le finalità di tale incontro, né i temi eventualmente affrontati nel corso dello stesso. né, infine, gli esiti a cui si è giunti al suo termine;

   la mancata informazione circa il suddetto evento risulta di particolare gravità, posto che l'Ucoii è solo una delle organizzazioni rappresentative dell'Islam in Italia e che le numerose altre comunità islamiche, seppur firmatarie del Patto siglato con lo Stato italiano nel febbraio 2017, non solo non erano presenti all'incontro perché non invitate, ma, come dichiarato da diversi loro esponenti alla stampa, addirittura neanche al corrente;

   oltre a quanto sopra, a rendere ancor più necessaria una doverosa trasparenza e una corretta informazione da parte delle istituzioni riguardo il predetto incontro, vi sarebbe stata la pubblicazione in passato di notizie, confermate da diversi studi e rapporti citati dalla stampa anche in questi giorni, di legami tra alcuni esponenti dell'Ucoii e i Fratelli mussulmani, attualmente classificati come organizzazione islamista radicale e messi al bando in Paesi come l'Egitto, gli Emirati Arabi Uniti, l'Arabia Saudita, la Siria e la Russia;

   difatti, da quanto pubblicato su Il Giornale del 13 gennaio 2019, l'Ucoii sarebbe stato inserito tra le varie comunità islamiche europee considerate legate ai Fratelli mussulmani anche nel recente «Qatar papers», mentre sul sito web del Cesnur si legge che «fra le moschee che fanno capo all'Ucoii, alcuni studiosi hanno notato che numerose sono quelle in cui i dirigenti in qualche modo si ispirano all'ideologia dei Fratelli mussulmani» –:

   quali siano stati le finalità e i contenuti dell'incontro tenutosi il 10 gennaio 2020 presso il Ministero dell'interno con i rappresentanti dell'Ucoii e il motivo per il quale ne siano stati esclusi i rappresentanti delle altre associazioni e comunità islamiche presenti in Italia, che hanno sottoscritto il Patto nazionale per un Islam italiano nel 2017.
(3-01243)

(14 gennaio 2020)

   MAGI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in seguito all'abrogazione, con il cosiddetto «decreto sicurezza», del permesso di soggiorno per motivi umanitari, si è assistito all'aumento dei dinieghi alle richieste di asilo – l'80 per cento del totale nel 2019 contro il 67 per cento del 2018 – e all'aumento del numero di nuovi irregolari presenti nel Paese, i quali difficilmente verranno rimpatriati, come dimostrano i dati sul numero dei rimpatri eseguiti;

   in attesa di una riforma strutturale che consenta la regolarizzazione su base individuale degli stranieri già radicati nel territorio, come prevede la proposta di legge d'iniziativa popolare atto Camera n. 13, recante «Nuove norme per la promozione del regolare soggiorno e dell'inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari», un provvedimento straordinario di emersione dall'irregolarità rivolto ai cittadini stranieri, che hanno un lavoro ma non hanno i documenti per essere assunti, costituirebbe una vera e propria «operazione legalità»;

   con l'emersione di 400.000 persone (ovvero di una parte dei circa 600-700.000 irregolari stimati sul territorio nazionale) si otterrebbero circa 1 miliardo di euro di gettito fiscale e oltre 3 miliardi di maggiori contributi previdenziali;

   si tratterebbe di aprire una finestra per la regolarizzazione dei cittadini stranieri irregolari già presenti in Italia, stabilendo che, a fronte dell'immediata disponibilità di un contratto di lavoro, all'atto della stipula dello stesso sia rilasciato un permesso di soggiorno col pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro;

   si offrirebbe così l'opportunità di lavorare legalmente a chi già si trova sul territorio nazionale, ma che, senza titolo di soggiorno, è spesso costretto per sopravvivere a rivolgersi ai circuiti illeciti; si andrebbe incontro alle tante imprese che, bisognose di personale, non possono assumere persone senza documenti e ricorrono al lavoro in nero (come nel caso del lavoro domestico); si avrebbe infine maggiore controllo e contezza delle presenze sul territorio;

   in sede di esame della legge di bilancio per il 2020, il Governo ha accolto l'ordine del giorno 9/2305/33 che lo impegna a valutare l'opportunità di intervenire in tal senso –:

   se e in quali tempi il Governo intenda varare un provvedimento che, a fronte dell'immediata disponibilità di un contratto di lavoro, consenta la regolarizzazione dei cittadini stranieri irregolari già presenti in Italia, prevedendo all'atto della stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio di un permesso di soggiorno per il lavoratore.
(3-01244)

(14 gennaio 2020)

   LOLLOBRIGIDA, MELONI, ACQUAROLI, BALDINI, BELLUCCI, BIGNAMI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, LUCA DE CARLO, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GALANTINO, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   sono centinaia in tutta Italia gli edifici privati occupati abusivamente, poco più di ottanta solo a Roma, ai quali vanno sommati anche gli alloggi popolari abitati da persone senza titolo, che ammonterebbero, in tutta Italia, a oltre trentamila, concentrati per la maggior parte nelle regioni centrali e meridionali e nelle isole;

   ha destato scalpore la vicenda della festa di Capodanno organizzata presso il centro sociale «Spin time labs», sito nel palazzo occupato in via di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, con addirittura biglietti in prevendita su internet, che ha avuto luogo nonostante la diffida emessa dalla questura;

   il giorno dopo l'evento è stata presentata formale denuncia contro lo «Spin time labs», definito da fonti di stampa «una zona franca, dove la polizia non può entrare», e, quindi, «non può effettuare nessun controllo sulle uscite di emergenza (assenti), sulle vie di fuga (assenti), sui permessi per la somministrazione di cibi e bevande (assenti), sui buttafuori (assenti), per non parlare degli spacciatori che qui sanno di poter agire indisturbati: un'illegalità ostentata che rappresenta un caso unico, uno sfregio, ad esempio, a quei locali tradizionali che, invece (giustamente), sono chiamati al rispetto minuziose delle leggi»;

   alla denuncia, tuttavia, non sembra aver fatto seguito la richiesta di sgombero;

   Il Messaggero ha riportato anche la notizia che sul sito turismoroma.it, sito ufficiale del comune di Roma, è pubblicizzato proprio lo «Spin time labs», definito «un bene comune, cantiere di rigenerazione urbana, una nuova dimensione dell'abitare e un centro culturale polifunzionale»;

   stando ai dati ufficiali, i due terzi delle occupazioni abusive avvengono mediante azioni di violenza, come è stato anche ben otto anni fa per lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme;

   nel 2018 due sentenze del tribunale civile di Roma hanno condannato lo Stato a risarcire in maniera cospicua quei proprietari di immobili che, seppur forti di una sentenza esecutiva, non erano stati messi in condizioni, dalle forze dell'ordine, di rientrare legittimante in possesso delle proprie abitazioni –:

   se non ritenga di adottare le iniziative di competenza per procedere con urgenza allo sgombero di tutti gli immobili e gli alloggi occupati senza titolo, restituendo i beni ai legittimi proprietari e aventi diritto e ripristinando condizioni di legalità.
(3-01245)

(14 gennaio 2020)

   MURONI, FRATOIANNI e FORNARO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

   dal 1993 Legambiente ha denunciato i traffici illeciti di rifiuti radioattivi e tossici nelle acque del Mediterraneo, elaborando e presentando diversi dossier messi anche a disposizione della magistratura e delle forze dell'ordine;

   l'elenco delle «navi dei veleni» comprende almeno una quarantina di casi: dalla motonave Nikos I sparita nel 1985 durante un viaggio iniziato a La Spezia per giungere a Lomé (Togo), alla Mikigan, partita nel 1986 dal porto di Marina di Carrara e affondata nel Tirreno calabrese con un carico sospetto; dalla Rigel, naufragata il 21 settembre 1987 a 20 miglia da capo Spartivento, alla motonave maltese Anni che nel 1989 affondò a largo di Ravenna; dalla motonave Rosso, che nel dicembre 1990 è spiaggiata ad Amantea, vicino a Cetraro; alla Marco Polo che sparì nel canale di Sicilia, fino alla nave tedesca Koraline, inabissata nel novembre 1985 a largo di Ustica;

   un'inchiesta pubblicata su Fanpage.it ha riacceso i riflettori sull'assassinio avvenuto 24 anni fa del capitano di corvetta Natale De Grazia, che indagava sulle navi dei veleni e sul traffico dei rifiuti radioattivi ancora oggi senza verità e giustizia;

   Fanpage ha ripercorso l'inchiesta del pool di Reggio Calabria attraverso le fonti dirette del capitano e i suoi collaboratori. Testimonianze mai emerse prima che disegnano un quadro inquietante. Il capitano, secondo queste fonti, sarebbe stato sequestrato, torturato e ucciso, per avere scoperto un traffico illecito di materiali nucleari tra Stati che avrebbe visto come luogo di scambio una centrale nucleare italiana, che all'epoca sarebbe dovuta essere inattiva;

   l'inchiesta di Fanpage conferma gli scenari peggiori che Legambiente ha costantemente denunciato a partire dal 1994;

   partendo da un esposto di Legambiente vennero avviate le indagini da parte del capitano De Grazia. Dopo la sua morte, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre del 1995, Legambiente ha continuato a pubblicare dossier sulle «navi a perdere», come la Rigel, e sui traffici di rifiuti radioattivi;

   occorre fare chiarezza, un atto dovuto al coraggioso capitano De Grazia –:

   di quali elementi disponga sulla questione del traffico illecito di rifiuti e del traffico illegale di armi, anche alla luce dell'inchiesta giornalistica e in tale contesto se non intenda adottare iniziative volte a prevedere lo stanziamento di risorse per il monitoraggio degli eventuali rischi per le popolazioni e l'ambiente marino e costiero, a partire dalle zone di Cetraro, capo Spartivento e Amantea, per l'eventuale bonifica delle aree inquinate.
(3-01246)

(14 gennaio 2020)

   ZOLEZZI, ILARIA FONTANA, ZANICHELLI, DE GIROLAMO, ASCARI, ROMANIELLO, COMINARDI, SARTI, DAGA, DEIANA, D'IPPOLITO, FEDERICO, LICATINI, ALBERTO MANCA, MARAIA, MICILLO, RICCIARDI, TERZONI, VARRICA, VIANELLO, VIGNAROLI, BOLOGNA, D'ARRANDO, SIRAGUSA e DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

   la situazione della qualità dell'aria a livello nazionale registra dati allarmanti, con preoccupati ricadute per la salute delle comunità maggiormente colpite;

   è urgente porre in essere interventi strutturali e misure specifiche a livello nazionale e locale che assicurino un'aria più salubre per i cittadini, riducendo le emissioni atmosferiche inquinanti;

   come noto, la Commissione europea ha avviato due procedure di infrazione nei riguardi dell'Italia per la non corretta applicazione della direttiva 2008/50/CE in riferimento al superamento continuo e di lungo periodo dei valori limite del materiale particolato PM10 e del biossido di azoto;

   in diverse zone del territorio nazionale si registrano, in queste ore, superamenti dei valori limite di qualità dell'aria per lo più riferiti ai principali centri urbani e alle zone industriali che impongono misure urgenti come il blocco della circolazione stradale;

   con riferimento a tutto il territorio nazionale, nel 2015 è stato siglato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dalla Conferenza delle regioni e dall'Anci un protocollo di intesa (cosiddetto «Protocollo antismog») volto a migliorare la qualità dell'aria;

   il 4 giugno 2019, nell'ambito di un incontro bilaterale con la Commissione europea («Clean air dialogue»), la Presidenza del Consiglio dei ministri, sei Ministeri, le regioni e le province autonome hanno sottoscritto il «Protocollo aria pulita», nel quale vengono individuate misure da porre in essere per contrastare l'inquinamento atmosferico in Italia;

   il bacino padano costituisce la zona con maggiori criticità quanto al rispetto dei valori limite di qualità dell'aria. Dal rapporto Arpa Emilia-Romagna 2016-2018 emerge, infatti, che tra i capoluoghi di provincia italiani, dove è stato costantemente superato il limite per l'inquinamento da polveri e da ozono, le prime posizioni sono state ricoperte dalle città di Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia;

   è emblematico che in una città come Ferrara, negli ultimi giorni, si siano registrati tre sforamenti consecutivi delle soglie di polveri sottili, senza dimenticare che la capitale a causa del persistere degli elevati livelli di inquinamento da PM10, rilevati dalla rete urbana di monitoraggio e validati dall'Arpa Lazio è stata anch'essa costretta a correre ai ripari a dimostrazione della portata nazionale del fenomeno –:

   quali iniziative il Ministro interrogato abbia assunto o intenda assumere al fine di prevenire e ridurre l'inquinamento atmosferico, a partire dalle regioni del bacino padano, con particolare riferimento alle città dell'Emilia-Romagna che hanno registrato allarmanti superamenti di taluni inquinanti.
(3-01247)

(14 gennaio 2020)

   MORETTO, PAITA, FREGOLENT e D'ALESSANDRO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

   con riferimento agli obiettivi di cui all'articolo 1 della legge n. 171 del 1973 sulla salvaguardia di Venezia e della sua laguna, in particolare per quanto riguarda l'obiettivo della salvaguardia economica e sociale della città, si evidenziano le recenti notizie apprese dalla stampa che vedono l'esclusione dello scalo lagunare dalla rotazione del servizio diretto Europa-Estremo Oriente AEM6 operato dalla alleanza «Ocean Alliance» che riunisce alcune fra le principali compagnie di navigazione container al mondo (Cma Cgm, Cosco shipping lines, Evergreen line e Oocl) a causa della recente ordinanza della capitaneria di Porto di Venezia che limita il pescaggio delle navi lungo il canale Malamocco-Marghera;

   tali limitazioni scaturiscono dall'impossibilità dell'autorità di sistema portuale del Mar Adriatico settentrionale (porti di Venezia e Chioggia) di effettuare, così come previsto dalla normativa, i dragaggi manutentivi del canale di cui sopra (nonostante siano stati dalla stessa autorità accantonati oltre 23 milioni di euro per svolgere tali attività) a causa della necessaria individuazione dei siti di conferimento più idonei;

   l'elaborazione del nuovo «Protocollo fanghi», necessario per caratterizzare adeguatamente i materiali di escavo (attualmente suddivisi in 3 principali categorie, ovvero «A» che comprende materiali puliti da refluire in barena, «B» che comprende materiali leggermente inquinati da conferire in apposite aree delimitate e «C» e «oltre C» che comprendono materiali inquinati da trattare), deve tener conto della necessaria salvaguardia ambientale, ma consentire anche di conferire a costi di mercato i materiali di escavo senza pregiudicare la competitività del porto di Venezia;

   lo sblocco del «Protocollo fanghi» per la città di Venezia consentirebbe di aggiornare la normativa sullo smaltimento dei sedimenti e permetterebbe di procedere con gli interventi di manutenzione ordinaria della laguna, anche al fine di riportare la linea diretta Europa-Estremo Oriente e attrarre al contempo nuove linee;

   sulla base del nuovo «Protocollo fanghi» e in collaborazione con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sarebbero già stati individuati 3 siti di conferimento: Cassa di Colmata B da palancolare, Cassa di Colmata Molo Sali e Progetto di innalzamento di 1 metro dell'Isola delle Tresse –:

   quali siano i motivi che al momento hanno impedito l'emanazione del «Protocollo fanghi» e quali misure intenda adottare per far fronte alla mancata integrazione del nuovo piano morfologico e per mettere il porto di Venezia nelle condizioni di mantenere l'accessibilità nautica.
(3-01248)

(14 gennaio 2020)

   D'ATTIS, GELMINI, MARTINO, GIACOMONI, CATTANEO, ANGELUCCI, PORCHIETTO, GIACOMETTO, PELLA, MANDELLI, MULÈ e PRESTIGIACOMO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   già nel mese di ottobre 2019 Forza Italia ha presentato l'interrogazione 4-03982, cui ad oggi non è stata data risposta, ove si chiedeva conto al Governo delle criticità afferenti alla complessa operazione riguardante la recente evoluzione del quadro azionario di Mediobanca s.p.a. e di Assicurazioni Generali s.p.a.;

   il gruppo Leonardo Del Vecchio, attraverso le proprie controllate lussemburghesi (Delfin s.à.r.l., Aterno s.à.r.l. e Dfr investment s.à.r.l.), nel settembre 2019, ha acquisito il 6,94 per cento di Mediobanca s.p.a. e ha partecipato all'assemblea di Mediobanca del 28 ottobre 2019, dichiarando, a seguito di acquisizioni successive, una partecipazione del 7,5 per cento;

   inoltre, a seguito della vendita accelerata fuori mercato perfezionata da Unicredit, il 7 novembre 2019, il gruppo Leonardo Del Vecchio ha raggiunto una partecipazione del 9,9 per cento;

   stante la cessione da parte di Unicredit dell'intera partecipazione, ad oggi il gruppo Leonardo Del Vecchio è il primo azionista di Mediobanca s.p.a. che, a sua volta, detiene una storica partecipazione in Assicurazioni Generali s.p.a. pari al 13,3 per cento;

   il gruppo Leonardo Del Vecchio ha, inoltre, incrementato negli ultimi anni la propria partecipazione in Assicurazioni Generali s.p.a., arrivando al 4,9 per cento;

   essendo il primo azionista di Mediobanca s.p.a., il gruppo Leonardo Del Vecchio esercita di fatto il controllo su oltre il 18 per cento del capitale di Assicurazioni Generali s.p.a., risultandone il primo azionista di riferimento;

   in qualità di azionista di Mediobanca s.p.a. e di Assicurazioni Generali s.p.a., il gruppo Leonardo Del Vecchio è, dunque, in grado di presentare liste di maggioranza per l'elezione dei due consigli di amministrazione e incidere fortemente sulla nomina degli amministratori delegati;

   ne consegue che con un investimento inferiore ad 1 miliardo di euro, il gruppo Leonardo Del Vecchio è oggi in grado potenzialmente di controllare la governance di due delle principali società italiane, che capitalizzano globalmente intorno ai 40 miliardi di euro;

   il rischio concreto di tale situazione è che due società storicamente al centro della vita economica e finanziaria del nostro Paese, con un azionariato italiano stabile, diventino terra di conquista per investitori stranieri e società lussemburghesi e francesi;

   inoltre, non appare chiaro come sia stata esercitata la vigilanza da parte di Consob, Banca d'Italia, Banca centrale europea e dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni e se, in tale contesto, siano state condotte le necessarie verifiche sulla correttezza e trasparenza dell'operazione, anche con riguardo al ruolo svolto da Unicredit –:

   quali elementi si intendano fornire alla luce di quanto descritto in premessa, evidenziando, in particolare, quali iniziative di competenza si intendano assumere per evitare che Mediobanca s.p.a. e Assicurazioni Generali s.p.a. perdano la loro identità azionaria nazionale, finendo in mano a investitori stranieri.
(3-01249)

(14 gennaio 2020)

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