TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 432 di Mercoledì 25 novembre 2020

 
.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   LUPI e TONDO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   nelle carceri italiane, a fronte di una capienza di 50.931 posti, sono recluse 53.785 persone. In questa situazione di sovraffollamento e di promiscuità – come ha scritto in un appello al Parlamento la Conferenza dei garanti territoriali delle persone private della libertà – «il carcere è una realtà in cui il rischio della diffusione del COVID-19 è molto alto: il fisiologico assembramento di un numero considerevole di persone in uno spazio angusto non permette, infatti, di rispettare le regole minime di distanziamento fisico e di igiene funzionali alla prevenzione del virus. La patologica situazione di sovraffollamento che caratterizza le nostre carceri contribuisce inoltre fatalmente ad accrescere il rischio di diffusione del contagio»;

   secondo i dati diffusi dal Garante nazionale dei diritti delle persone detenute, al 22 novembre 2020 risultavano 732 persone positive tra i detenuti, con aumenti significativi nell'ultima settimana, aumenti che si registrano anche tra il personale penitenziario (+ 156);

   l'unica strategia sinora adottata, anche a fronte di richieste in senso inverso da parte di molti direttori degli istituti di pena, è quella di un'ulteriore chiusura delle condizioni di vita dei detenuti, con il rischio di esasperare nuovamente il clima che nel giugno 2020 portò alle violente e tragiche rivolte in molti penitenziari;

   una chiusura, incomprensibile per i detenuti, è quella che riguarda la scuola in carcere, che rappresenta un elemento positivo del dettato costituzionale che parla di percorso di «rieducazione». I 129 centri provinciali di istruzione per gli adulti (scuole che si occupano di educazione degli adulti) e, in particolare, le 449 sezioni carcerarie si occupano proprio di questo percorso educativo. La didattica a distanza ha complicato questo percorso; sul tema è intervenuta la nota del Capo dipartimento istruzione del Ministero dell'istruzione del 5 novembre 2020, che dice: «Per le attività presso le scuole con sedi carcerarie, in particolare con riferimento alle sezioni minorili, va garantito il diritto all'istruzione, secondo le modalità da concordare con i direttori degli istituti penitenziari, tenendo conto della peculiarità dell'utenza e del più generale compito rieducativo affidato dal nostro ordinamento all'istituzione carceraria»;

   altra situazione di sofferenza è quella dello screening epidemiologico, per cui, in assenza di tamponi forniti dall'amministrazione, molti direttori hanno dovuto ingegnarsi personalmente ponendo in essere rapporti con istituzioni ospedaliere locali –:

   se prosegua l'attività scolastica nelle carceri (in presenza o a distanza) e quali iniziative intenda mettere in atto per ovviare al problema del sovraffollamento ed al rischio focolaio che ne consegue.
(3-01933)

(24 novembre 2020)

   PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 100 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, al comma 3, stabilisce che, in luogo dei canoni Omi, alle concessioni relative alla realizzazione e alla gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, inclusi i punti di ormeggio, si applicano le misure dei canoni determinati secondo i valori tabellari previsti per le concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative, di cui al comma 2 dello stesso articolo;

   tuttavia, al comma 4 si precisa che dal 1° gennaio 2021 l'importo annuo del canone dovuto, quale corrispettivo dell'utilizzazione di aree e pertinenze demaniali marittime con qualunque finalità, non può, in ogni caso, essere inferiore a 2.500 euro;

   in pratica, il mancato gettito dovuto alla nuova quantificazione dei canoni viene compensato dal nuovo gettito previsto dall'aumento della soglia minima. In tal modo, però, si determina, dall'oggi al domani, una vera e propria stangata per i titolari, circa 20.000 in tutta Italia, di concessioni per piccole aree demaniali, a terra o in mare, i quali pagavano un canone annuo di 362,90 euro e dovranno ora moltiplicare la cifra per sette. Inoltre, tale aumento graverà anche sulle casse delle amministrazioni comunali, titolari di concessioni;

   sebbene sia opportuno il superamento dei canoni Omi per determinate concessioni demaniali, risulta inaccettabile che questa riforma sia pagata dalla fascia più debole dei concessionari. Infatti, trattandosi di un aumento della soglia minima, rappresenta perlopiù un colpo inferto alla piccola nautica da diporto, che comprende un'importante fetta del parco nautico italiano, e alle tradizioni marinare, producendo la rinuncia di molte concessioni divenute spese di rilievo in taluni casi insostenibili, specie se si pensa alle concessioni conservate per consuetudine e tramandate di generazione in generazione nonostante lo scarso utilizzo;

   infine, si rileva che sul territorio nazionale, caratterizzato da un'elevata estensione costiera, sono numerose le piccole realtà dove, in mancanza di un porto vero e proprio, si contano molte concessioni singole di superficie limitata; la norma che, come specificato, aumenta il canone minimo va a colpire anche queste realtà –:

   alla luce di quanto premesso e valutato il grave impatto determinato sul settore della piccola nautica da diporto dalla disposizione sopra richiamata, quali iniziative di competenza intenda adottare, anche al fine di custodire la tradizione marinara italiana, per preservare il settore già colpito dall'emergenza epidemiologica insieme ai relativi comparti imprenditoriali e artigianali.
(3-01934)

(24 novembre 2020)

   LOLLOBRIGIDA, MELONI, ALBANO, BELLUCCI, BIGNAMI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GALANTINO, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, recante «Misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale», ha novellato il cosiddetto «decreto sblocca cantieri» al fine di accelerare il completamento delle opere infrastrutturali;

   ad oggi, tuttavia, non sono ancora stati «individuati gli interventi infrastrutturali caratterizzati da un elevato grado di complessità progettuale, da una particolare difficoltà esecutiva o attuativa, da complessità delle procedure tecnico-amministrative ovvero che comportano un rilevante impatto sul tessuto socio-economico a livello nazionale, regionale o locale» per i quali la norma prevede l'emanazione di uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che dovrebbero anche contenere la nomina dei commissari straordinari incaricati della realizzazione;

   la mancata nomina dei commissari si aggiunge al fatto che, dei ben 38 provvedimenti attuativi previsti dal decreto-legge, allo stato ne risulta approvato soltanto uno;

   secondo le più recenti rilevazioni, le opere pubbliche che in Italia sono ancora in attesa di essere avviate e quelle iniziate ma mai concluse sono circa settecentocinquanta e l'elenco predisposto in esecuzione delle norme del «decreto sblocca-cantieri», stando alle notizie di stampa, ne comprenderebbe per ora circa quaranta, di diversa entità e rilevanza;

   il ritardo infrastrutturale danneggia lo sviluppo economico e produttivo e pone l'Italia in una posizione di arretratezza rispetto ai maggiori concorrenti europei e internazionali; secondo la Cgia di Mestre «il nostro sistema di strade, porti, vie di comunicazioni soffre di un “deficit di competitività” che costa 40 miliardi di euro l'anno e comporta una perdita di export che ne vale altri 70» –:

   quando sarà pronto l'elenco delle opere e saranno nominati i commissari.
(3-01935)

(24 novembre 2020)

   GIARRIZZO, BALDINO, ALAIMO, LOREFICE, SPORTIELLO, SAITTA, SURIANO, CANCELLERI, SCERRA, LOMBARDO, D'ORSO, CASA, MARTINCIGLIO, DAVIDE AIELLO, PENNA, PAPIRO, RIZZO, PIGNATONE e SODANO. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

   in data 21 novembre 2020, su alcuni quotidiani di stampa locale, venivano pubblicati i testi di diversi messaggi audio inviati dal dirigente generale del dipartimento pianificazione strategica della Regione siciliana, dottor Mario La Rocca, nei quali sembrerebbe rivolgersi ai manager ospedalieri e ai direttori delle aziende sanitarie provinciali siciliane, aventi ad oggetto i dati relativi al numero dei posti letto COVID disponibili nelle terapie intensive degli ospedali siciliani, come si evince dallo stesso audio;

   in particolare, il dirigente avrebbe sollecitato gli stessi a velocizzare il caricamento dei dati dei posti letto COVID e di terapia intensiva nelle piattaforme nazionali Cross e Gecos;

   la nota audio risalirebbe al 4 novembre 2020, giorno in cui il Ministero della salute avrebbe comunicato la classificazione delle regioni e, tra i 21 parametri di cui tener conto per definire una regione ad alto rischio o meno, vi era anche quello relativo ai posti letto disponibili nelle terapie intensive;

   con una seconda nota audio, il dirigente La Rocca inviterebbe i direttori delle aziende sanitarie provinciali siciliane e i manager ospedalieri a correggere eventuali errori di caricamento dei dati, come si evince dallo stesso audio;

   secondo alcuni sindacati, tra i numeri ufficiali comunicati dalla Regione siciliana sul numero dei letti in rianimazione e quelli realmente esistenti, ci sarebbe una differenza di posti letto di 210 in meno rispetto agli 815 inseriti nelle piattaforme;

   ad avviso degli interroganti, se i dati sul numero dei posti disponibili in terapia intensiva nelle strutture ospedaliere della Regione siciliana, trasmessi al Governo centrale, non corrispondessero alla realtà, tale situazione non solo sarebbe grave, ma metterebbe seriamente in pericolo la tutela del diritto alla salute, costituzionalmente garantito, inteso come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività;

   tale situazione denoterebbe una totale assenza di programmazione da parte dell'amministrazione regionale, con eventuali gravi conseguenze in caso di rilevante aumento del numero dei contagi –:

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere, per quanto di competenza e di concerto con la regione, al fine di fare luce sui fatti illustrati e, nel contempo, verificare la reale corrispondenza tra il numero di posti letto di terapia intensiva, realmente disponibili ed operativi negli ospedali siciliani, e quelli comunicati dalla Regione siciliana alla Protezione civile per l'inserimento nelle piattaforme nazionali.
(3-01936)

(24 novembre 2020)

   NOBILI, DEL BARBA, PAITA, FREGOLENT e D'ALESSANDRO. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

   il prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri atteso per il 3 dicembre 2020 potrebbe rappresentare l'occasione, sulla base della valutazione dei dati relativi alla situazione epidemiologica – in particolare l'indice RT, già significativamente sceso negli ultimi giorni – di favorire la riapertura delle scuole, che rimane una priorità espressa più volte anche da membri del Governo;

   la necessità di associare la sicurezza con la doverosa prudenza, legata all'ancora elevata circolazione del virus, deve potersi coniugare con le richieste provenienti dai territori circa: la possibilità di effettuare i ricongiungimenti familiari anche tra residenti in regioni diverse, soprattutto in vista delle prossime festività; l'esigenza per alcuni studenti fuorisede di tornare alle proprie università, laddove siano state mantenute alcune lezioni o esami in presenza; la riapertura degli impianti sciistici in totale sicurezza, per cercare di salvare la stagione ed il comparto ad essa collegato;

   in tal senso vanno anche gli auspici di alcuni presidenti di regione, che si augurano ci possa essere un allargamento delle maglie, anche sui trasferimenti tra le regioni per consentire i ricongiungimenti familiari e per permettere al settore turistico una breve ripresa in vista delle festività di fine anno;

   la stagione sciistica e la riapertura degli impianti coinvolge circa 400 aziende, con 2.000 impianti di risalita, e 15 mila addetti ed un fatturato di 1.100 milioni di euro annui, direttamente coinvolti nel comparto senza contare il settore turistico-alberghiero interessato;

   con senso di responsabilità ma anche facendosi portavoce delle categorie del settore, il 22 novembre 2020 in sede di Conferenza delle regioni e delle province autonome sono state approvate le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali;

   anche le città d'arte soffrono ormai da mesi per la mancanza del turismo. Dall'inizio della pandemia il settore ha subito una perdita di 23 miliardi di euro di mancati introiti. La mancanza di turisti sta mettendo letteralmente in ginocchio l'economia di città come Roma, Venezia, Firenze, Torino e Milano, che, da sole, valgono oltre un terzo del turismo italiano –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare, anche in vista dell'emanazione del prossimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con particolare riferimento alla mobilità interregionale, che consentano i ricongiungimenti familiari, la possibilità per gli studenti fuori sede di raggiungere la propria università, la possibilità di spostamento verso le città d'arte e l'opportunità di tutelare le aziende del settore alpino e prealpino salvaguardando la stagione invernale.
(3-01937)

(24 novembre 2020)

   MOLINARI, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BITONCI, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, CARRARA, CASTIELLO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, DURIGON, FANTUZ, FERRARI, FIORINI, FOGLIANI, LORENZO FONTANA, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GALLI, GARAVAGLIA, GASTALDI, GAVA, GERARDI, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GIORGETTI, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUIDESI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LOSS, LUCCHINI, LUCENTINI, MACCANTI, MAGGIONI, MANZATO, MARCHETTI, MATURI, MINARDO, MOLTENI, MORELLI, MORRONE, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLIN, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCHI, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RAVETTO, RIBOLLA, RIXI, SALTAMARTINI, SASSO, STEFANI, SUTTO, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, RAFFAELE VOLPI, ZANELLA, ZICCHIERI, ZIELLO, ZOFFILI e ZORDAN. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020 e la conseguente suddivisione delle regioni per colore, ad avviso degli interroganti il Governo sembra abbia avviato una «partita a risiko», persistendo in una gestione casuale e avventata dell'emergenza epidemiologica, poco lungimirante e priva di alcun piano strategico di medio-lungo periodo;

   infatti, in base a ben 21 parametri, attraverso un misterioso «algoritmo» che combina tra loro gli indicatori, il Governo classifica ogni settimana le regioni italiane in gialle, arancioni e rosse, dove i colori corrispondono alle tre diverse intensità delle restrizioni introdotte per mitigare il rischio del contagio da COVID-19: alto nelle zone rosse, medio nelle zone arancioni e basso nelle zone gialle;

   ne consegue che il venerdì – finora è accaduto sempre così – il Ministro della salute, d'intesa con le regioni – le quali però lamentano che l'intesa è solo sulla carta, visto che la notizia arriva dalla stampa o dai canali social, invece che nelle sedi istituzionali – emette un'ordinanza che entra in vigore la domenica, con la quale prevede il cambiamento di colore delle regioni, senza ponderare le conseguenze di un siffatto cambiamento a stretto giro, come la chiusura delle scuole, delle attività commerciali, compresi bar e ristoranti, nonché la necessità di approntare tutti i controlli nelle strade e nelle piazze per accertare il rispetto del divieto di spostamenti;

   questo perdurante modo di procedere lede secondo gli interroganti ogni basilare principio costituzionale e va ben oltre la necessità di agire tempestivamente e con urgenza, in quanto i provvedimenti adottati nell'arco delle 48 ore, peraltro a ridosso del fine settimana, compromettono ulteriormente l'economia del Paese; si pensi, ad esempio, ai ristoratori che il venerdì prendono prenotazioni per la domenica e acquistano la merce necessaria che poi diventa inutilizzabile;

   i presidenti delle regioni, la scorsa settimana, hanno proposto di semplificare il sistema che fa scattare in automatico restrizioni e chiusure, riducendo i 21 parametri a 5: una proposta tecnica del gruppo di lavoro dei dipartimenti di prevenzione della Conferenza delle regioni, in modo che ci sia maggiore trasparenza nella definizione di quali regioni finiscano in zona rossa, piuttosto che in quella arancione o restino in quella gialla –:

   se, in vista dell'annunciato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 dicembre 2020, si intenda dar seguito alla proposta avanzata dalle regioni, volta a superare l'attuale sistema di automatismo nelle restrizioni e chiusure, in modo da rendere il meccanismo utilizzato maggiormente trasparente e più afferente alle realtà territoriali.
(3-01938)

(24 novembre 2020)

   GARIGLIO, CANTINI, NAVARRA, ZARDINI, GRIBAUDO, ENRICO BORGHI e FIANO. — Al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:

   l'emergenza causata dalla pandemia da COVID-19 – che nella prima fase ha colpito maggiormente alcune regioni italiane, per poi diffondersi su tutto il territorio nazionale – ha messo in luce diffuse criticità e asimmetrie che hanno inciso sull'azione del Governo e delle regioni, ma che oggi sembra faticosamente avviata nella direzione della proporzionalità, del coordinamento e anche della responsabilizzazione;

   la gravità della situazione richiede, infatti, un poderoso sforzo da parte di tutte le istituzioni che, pur nella diversità dei ruoli – così come delineati dal titolo V della Costituzione – e delle posizioni, resti teso alla tutela dell'interesse generale, che passa per la tenuta – su tutto il territorio nazionale – del sistema sanitario, certamente, ma anche di quello scolastico o di quello infrastrutturale in senso ampio;

   nei prossimi anni, anche grazie alle opportunità collegate all'utilizzo del Recovery fund, sarà essenziale colmare tutti quei gap che ancora affliggono parti, talvolta insospettabili, del Paese per assicurare a tutti i cittadini il pieno godimento dei loro diritti e l'accesso a un livello adeguato di servizi;

   nella prospettiva della ripresa del processo di attuazione dell'autonomia differenziata, ai sensi dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione, avviato prima della pandemia, non si potrà non tenere conto di quanto drammaticamente vissuto, ai fini del trasferimento di funzioni che toccano i servizi e le prestazioni essenziali –:

   quali problemi abbia riscontrato, nel corso della sua attività per garantire un'uniforme gestione della pandemia da COVID-19, nel quadro delle competenze e del rapporto Stato-regioni costituzionalmente definiti e nel funzionamento degli attuali strumenti di coordinamento dei livelli istituzionali e come intenda affrontarli nell'ambito del coordinamento istituzionale delle azioni di investimento e sviluppo previste dal piano Next generation Eu.
(3-01939)

(24 novembre 2020)

   MARIN, GELMINI, OCCHIUTO, BAGNASCO, BOND, BRAMBILLA, MUGNAI, NOVELLI e VERSACE. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   nell'affrontare la seconda ondata della pandemia da Sars-Cov-2 il Governo secondo gli interroganti non si è dimostrato preparato, nonostante la «tregua estiva» in cui il virus sembrava aver allentato la presa. Purtroppo il Governo ha accumulato gravi ritardi, per esempio sul fronte della sanità, dei trasporti, della scuola e di altri settori in cui invece occorreva programmare e quindi essere pronti ad intervenire tempestivamente. E tutto questo nonostante lo sforzo immane e l'immensa professionalità di medici, infermieri, operatori sanitari a cui va il nostro più grande e riconoscente grazie;

   il 3 novembre 2020 la Fondazione David Hume e il think tank Lettera150 hanno presentato una petizione indirizzata al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro interrogato rubricata: «COVID-19: il Governo faccia ora quel che non si è fatto prima», che prende avvio dalla cosiddetta «operazione verità» finalizzata alla disamina degli errori commessi nella lotta alla pandemia, dossier pubblicato il 29 ottobre 2020 sempre da Fondazione Hume e Lettera150;

   la petizione, primi firmatari Luca Ricolfi per la Fondazione Hume, Giuseppe Valditara per l'associazione Lettera150 e personalità del mondo della scienza, come Andrea Crisanti, Massimo Galli, Paolo Gasparini ed altri, ha superato le 35 mila firme, raccogliendo adesioni della società civile e del mondo politico, all'insegna di un'ampia trasversalità. Ad oggi, però, non è giunta alcuna risposta;

   è necessario un impegno del Governo per fare quel che non è stato fatto fra maggio e ottobre 2020, senza i tentennamenti e le distrazioni del passato perché non basterà domare la seconda ondata, ma sarà necessaria una svolta radicale per contrastare la diffusione del Sars-Cov-2 all'insegna di una più efficiente organizzazione e di maggiore trasparenza –:

   per quale ragione il Governo non abbia ancora ricevuto né ascoltato i promotori dell'appello richiamato in premessa, perché non abbia mai preso in considerazione le proposte pervenute ispirate ad esempi virtuosi e cosa si stia facendo per affrontare al meglio le prossime fasi, per una più efficiente attività di coordinamento, programmazione degli interventi e un maggiore controllo dell'esecuzione delle misure adottate, per evitare di dover fronteggiare una terza ondata che implicherebbe ennesimi sacrifici per gli italiani.
(3-01940)

(24 novembre 2020)

Per tornare alla pagina di provenienza azionare il tasto BACK del browser