TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 450 di Mercoledì 13 gennaio 2021

 
.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

   PALAZZOTTO e FORNARO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   secondo i dati del Ministero dell'interno la polizia di frontiera di Trieste e Gorizia, nel periodo che va da gennaio a metà novembre del 2020, ha respinto 1.240 migranti e richiedenti asilo, più del 420 per cento in più rispetto al 2019, quando furono «solo» 237;

   diversi migranti della cosiddetta «rotta balcanica» sono stati respinti a catena fino in Bosnia e in migliaia sono oggi abbandonati al gelo, nei boschi, senza cibo e acqua;

   sui respingimenti condotti al confine sloveno con sempre maggior intensità dalla primavera 2020 emergerebbero delle violazioni delle norme europee ed internazionali sul diritto d'asilo;

   secondo Altraeconomia da metà maggio 2020 le autorità italiane hanno intensificato le «riammissioni» in forza di precise direttive contenute in una circolare del Ministero dell'interno, per quanto consta agli interroganti, mai resa nota;

   anche i richiedenti asilo sarebbero oggetto dei rintracci e delle riammissioni in Slovenia, senza che venga offerta loro la possibilità di formalizzare la domanda di protezione internazionale;

   la normativa italiana ed europea vieta i respingimenti verso uno Stato dove le persone possono subire violenze e abusi o quando esista tale rischio attraverso il meccanismo del respingimento «a catena». È ormai ampiamente documentato come i poliziotti sloveni consegnino i migranti ai colleghi croati che li riportano – spesso utilizzando violenza – in Bosnia, fuori dal perimetro dell'Unione europea;

   quanti dei respinti dall'Italia si ritrovino oggi nei boschi bosniaci al gelo, tra la vita e la morte, è un dato difficile da ricostruire. Secondo l'organizzazione non governativa Ipsia sarebbero uno su dieci;

   dalla Bosnia in questi giorni arrivano immagini drammatiche: sono circa 3.000 i migranti – in fuga da guerra, persecuzioni e trattamenti inumani e a cui l'Europa dovrebbe garantire accoglienza e protezione – intrappolati nei boschi e sotto la neve per l'evidente incapacità dell'Unione europea di governare i flussi migratori;

   i racconti delle violenze subite da coloro che hanno tentato di varcare il confine con la Croazia sono agghiaccianti: picchiati e abbandonati da forze di polizia comunque appartenenti all'Unione europea –:

   se il Governo non intenda adottare le iniziative di competenza per sospendere le cosiddette «riammissioni informali» con la Slovenia prevedendo che eventuali riammissioni avvengano solo previo esame delle situazioni individuali, in osservanza delle norme in materia, tenuto conto dei trattamenti inumani e degradanti che subiscono i migranti a seguito dei «respingimenti a catena» tra Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina.
(3-02003)

(12 gennaio 2021)

   LOLLOBRIGIDA, MELONI, ALBANO, BELLUCCI, BIGNAMI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GALANTINO, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI e ZUCCONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il decreto emanato dal Ministro dell'interno il 31 gennaio 2019, di modifica del decreto del 23 dicembre 2015, recante modalità tecniche di emissione della carta d'identità elettronica, ha sancito il ritorno sulla carta di identità elettronica della dicitura «padre» e «madre», in luogo di quella di «genitori»;

   la disposizione scaturisce da un dibattito più volte affrontato e culminato con la «scelta» normativa del ripristino delle vecchie diciture, anche considerando il fatto che i termini proposti avrebbero profondamente mortificato tutti quei genitori che vivono con normalità ma anche con orgoglio la propria genitorialità;

   è importante ribadire che definire un padre ed una madre semplicemente come «genitore 1» e «genitore 2» ad avviso degli interroganti significa svilire quel concetto di famiglia, i cui diritti sono espressamente riconosciuti dalla Costituzione;

   tuttavia, sembrerebbe in circolazione una bozza di decreto ministeriale che metterebbe in atto il meccanismo per ripristinare la parola «genitori» al posto di «padre» e «madre», iniziando dalle carte di identità elettroniche dei minori valide per l'espatrio;

   la volontà del ripristino dei termini «superati» dall'attuale normativa traspare anche dalle dichiarazioni della Ministra interrogata che, in risposta ad un atto di sindacato ispettivo in Senato, ha affermato che: «Il Garante per la protezione dei dati personali ha di recente comunicato di aver ricevuto segnalazioni in merito a delle criticità nell'applicazione del decreto del 2019», proseguendo che sarà possibile l'adeguamento delle carte di identità per le coppie omogenitoriali, previa la necessaria modifica normativa –:

   se sia vero quanto descritto in premessa e quale sia lo stato dell'iter dell'atto proposto con cui si intendono apportare delle modifiche che sanciscono un ulteriore cambio delle denominazioni sulle carte di identità dei minori.
(3-02004)

(12 gennaio 2021)

   TOCCAFONDI, ANZALDI, NOBILI, FREGOLENT e D'ALESSANDRO. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   secondo il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 dicembre 2020, efficace fino al 15 gennaio 2021, l'attività didattica in presenza per seconda e terza media e per le superiori sarebbe dovuta riprendere il 7 gennaio 2021 sull'intero territorio nazionale per il 75 per cento degli studenti;

   il 4 gennaio 2021 il Consiglio dei ministri ha stabilito di rinviare dal 7 all'11 gennaio 2021 l'apertura delle scuole, con la riduzione della presenza al 50 per cento, decisione che in sostanza viene letteralmente travolta dalle ordinanze delle regioni: solo il Trentino-Alto Adige ha riaperto regolarmente il 7 gennaio 2021, mentre l'11 gennaio 2021 le lezioni sono ricominciate esclusivamente in Toscana e Valle D'Aosta. Nelle altre regioni si procederà ad una riapertura in ordine sparso: Lazio e Liguria il 18 gennaio 2021, Emilia-Romagna e Umbria il 25 gennaio 2021, Sicilia il 30 gennaio 2021, solo per citarne alcune;

   una decisione, quella del rinvio per le lezioni in presenza, seguita all'intesa tra Governo e gli enti locali del 23 dicembre 2020 che prevedeva la riapertura il 7 gennaio 2021, con l'aumento dei mezzi pubblici in ingresso ed uscita da scuola, lo scaglionamento degli orari, una corsia preferenziale per i tamponi e il tracciamento dei contagi anche attraverso l'ausilio dei militari. A tale decisione era seguita la convocazione dei tavoli provinciali da parte dei prefetti per fornire indicazioni compiute area per aerea;

   la presenza degli studenti nelle aule dall'inizio di settembre 2020 si è limitata a poche settimane, dopo la lunga chiusura dello scorso anno scolastico. Una situazione che incide ed inciderà gravemente sulla crescita delle nuove generazioni ed aumenta il gap educativo tra gli studenti, con particolare riguardo delle famiglie più svantaggiate. È una condizione che si ripercuote anche sul fenomeno dell'abbandono scolastico che, secondo una ricerca dell'Ipsos, interesserebbe 34 mila studenti che a fine anno, a causa della pandemia, potrebbero aggiungersi al numero dei ragazzi annualmente cronicamente dispersi;

   la decisione di rinviare l'apertura delle scuole avviene in assenza di dati scientifici certi, dato che il 30 dicembre 2020 l'Istituto superiore di sanità ha pubblicato uno studio secondo il quale solo il 2 per cento dei focolai documentabili sarebbe chiaramente riconducibile all'ambito scolastico;

   dall'inizio dello stato di emergenza ad oggi ben poco è stato fatto per predisporre la reperibilità di dati certi sull'andamento e sulle eventuali modalità del contagio negli edifici scolastici, condizione necessaria per garantire la didattica in presenza –:

   quali iniziative intenda adottare, in riferimento a quanto esposto in premessa, affinché sia garantita in maniera tempestiva ed in sicurezza la riapertura delle scuole, anche prevedendo una campagna vaccinale straordinaria ed urgente che interessi il personale scolastico.
(3-02005)

(12 gennaio 2021)

   SASSO, TOCCALINI, MOLINARI, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BITONCI, BOLDI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, CARRARA, CASTIELLO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, DURIGON, FANTUZ, FERRARI, FIORINI, FOGLIANI, LORENZO FONTANA, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GALLI, GARAVAGLIA, GASTALDI, GAVA, GERARDI, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GIORGETTI, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUIDESI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LOSS, LUCCHINI, LUCENTINI, MACCANTI, MAGGIONI, MANZATO, MARCHETTI, MATURI, MINARDO, MOLTENI, MORELLI, MORRONE, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLIN, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCHI, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RAVETTO, RIBOLLA, RIXI, SALTAMARTINI, STEFANI, SUTTO, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, RAFFAELE VOLPI, ZANELLA, ZICCHIERI, ZIELLO, ZOFFILI e ZORDAN. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   sulla ripresa in presenza delle lezioni è scontro all'interno della stessa compagine governativa e secondo gli interroganti l'assoluta incapacità di decisioni chiare e precise sta creando forti disagi psico-sociali sugli studenti e organizzativi sulle famiglie;

   nonostante la preannunciata riapertura delle scuole secondarie da parte del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro interrogato il 7 gennaio 2021, contro il parere dei Ministri della salute e per gli affari regionali e le autonomie, senza alcun debito preavviso per studenti, famiglie e dirigenti scolastici che si erano adoperati per questo, la stessa è stata rinviata prima all'11 gennaio 2021, poi si è prospettato il 18 gennaio 2021 e sembra vi siano attualmente in corso ulteriori variazioni;

   dinanzi all'evidente incapacità del Governo di adottare tutte le possibili misure per garantire la ripresa delle lezioni in sicurezza, supponendo fossero bastati dei banchi a rotelle monoposto, alcune regioni hanno dovuto – con il nuovo anno – decidere da sé sul rinvio della riapertura;

   è evidente quanto, dallo scoppio della pandemia ad oggi, la scuola non abbia rappresentato per il Governo in carica una priorità, disattendendo persino le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e del Centro europeo per il controllo delle malattie, che hanno raccomandato la chiusura delle scuole come ultima risorsa;

   l'Italia, infatti, è il Paese europeo che più a lungo ha tenuto le scuole chiuse ed i ragazzi in didattica a distanza, senza peraltro garantire una copertura capillare della medesima didattica a distanza;

   invero, ben altre iniziative il Governo avrebbe potuto intraprendere per dotare gli istituti scolastici delle giuste misure di sicurezza e di prevenzione dei contagi: non soltanto un potenziamento dei mezzi pubblici e di tracciamento del virus, ma anche interventi diretti sui plessi di installazione di termoscanner e nuovi sistemi di aerazione;

   al pari di uffici pubblici, aeroporti, stazioni, centri commerciali e altri, infatti, una priorità del Ministro interrogato avrebbe dovuto essere la dotazione di termoscanner per tutti gli istituti scolastici; parimenti, avrebbe dovuto, d'intesa con il Ministro della salute, adoperarsi perché potessero essere effettuati all'ingresso delle scuole, con cadenza quindicinale, test rapidi a tutta la popolazione scolastica, così da poter ridurre sensibilmente i rischi di contagio e diffusione del virus;

   si evidenzia, peraltro, che la comunità scientifica nazionale ed internazionale concorda sulla ventilazione meccanica controllata quale strumento capace di scongiurare la diffusione del virus nelle classi e assicurare la salubrità degli ambienti scolastici –:

   se il Governo abbia un piano concreto e realmente efficace sulla ripresa delle lezioni in sicurezza per centinaia di migliaia di studenti, ovvero intenda ancora tenerli sospesi, appesi a decisioni non prese e rinviate di settimana in settimana e se l'eventuale pianificazione contempli le misure illustrate in premessa.
(3-02006)

(12 gennaio 2021)

   VACCA, CASA, BELLA, CARBONARO, CIMINO, DEL SESTO, IORIO, MARIANI, MELICCHIO, RICCIARDI, TESTAMENTO, TUZI e VALENTE. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   il periodo emergenziale derivante dalla pandemia da COVID-19 ha comportato una pletora di scelte organizzative all'interno delle istituzioni scolastiche tali da assicurare elevati standard di sicurezza sanitaria, al fine di permettere la frequenza in presenza degli studenti e delle studentesse nonché quella dell'intero personale scolastico;

   molte regioni hanno imposto – nonostante la certosina organizzazione delle istituzioni scolastiche e le ingenti risorse umane ed economiche investite per la ripresa dell'attività didattica in presenza – la chiusura delle scuole e l'utilizzo della didattica a distanza;

   ancor di più, nonostante i molteplici decreti del Presidente del Consiglio dei ministri che si sono susseguiti nel periodo emergenziale avessero previsto almeno la frequenza in presenza degli alunni della scuola dell'infanzia e del primo ciclo, diversi presidenti di regione hanno deciso diversamente creando, a parere degli interroganti, un danno enorme nella formazione culturale degli alunni;

   molteplici e autorevoli studi scientifici, invece, hanno confermato che la scuola non è da annoverarsi tra i luoghi in cui si sviluppano focolai. In particolare, un recentissimo studio effettuato da un gruppo di ricercatori ha incrociato dati del Ministero dell'istruzione, banche dati, Istituto superiore di sanità e regionali dal 14 settembre al 7 novembre 2020 sul 97 per cento delle scuole italiane, ovvero 7,3 milioni studenti e 770 mila insegnanti. E il risultato emerso evidenzia un ruolo tutt'altro che decisivo della scuola ai fini del contagio della seconda ondata COVID-19;

   quindi, risulta difficilmente giustificabile per famiglie, alunni e personale scolastico il perdurare della chiusura delle aule scolastiche e il mancato ritorno degli alunni delle scuole secondarie di secondo grado in presenza, nonostante l'accordo sottoscritto tra il Governo e i presidenti di regione che il 23 dicembre 2020 all'unanimità avevano concordato di riaprire i cancelli il 7 gennaio 2021;

   autorevole letteratura scientifica segnala preoccupanti divari formativi che l'uso prolungato della didattica a distanza sta provocando agli studenti e gravissimi danni psicologici e relazionali correlati all'uso prolungato dell'isolamento derivante dalla didattica a distanza –:

   quali interventi il Ministro interrogato intenda adottare a tutela degli studenti per prevenire eventuali gap formativi e disagi derivanti dall'emergenza epidemiologica in corso.
(3-02007)

(12 gennaio 2021)

   PICCOLI NARDELLI, DI GIORGI, LATTANZIO, NITTI, ORFINI, PRESTIPINO, ROSSI, GRIBAUDO, ENRICO BORGHI e FIANO. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   a causa dell'emergenza sanitaria dallo scorso anno scolastico si assiste ad una forzata sospensione, anche per periodi prolungati, delle attività didattiche in presenza;

   per tutelare comunque il diritto allo studio degli studenti sono state messe a disposizione delle scuole e degli studenti iniziative e strumenti per favorire l'apprendimento a distanza, attraverso la modalità della didattica a distanza/didattica digitale integrata che ha permesso, al mondo della scuola, di non interrompere l'attività didattica;

   per garantire la fornitura di dispositivi e di connessioni internet per la didattica a distanza e per la didattica digitale integrata, sono stati assegnati alle scuole oltre 170 milioni di euro, 115 milioni di fondi del Programma operativo nazionale per smart classes e devices e inoltre assegnati 1.000 assistenti tecnici per le scuole del primo ciclo;

   considerata l'attuale situazione emerge la necessità di conoscere l'effettivo impatto della «perdita di apprendimento» prodotta dalla pandemia;

   un recente report di Ipsos-Save the children, basato sulle dichiarazioni di un campione di studenti, rileva che circa il 35 per cento si sente più impreparato di quando frequentava in presenza e circa il 37 per cento lamenta un peggioramento nelle capacità di concentrazione e studio;

   altri Paesi già da settembre 2020 hanno condotto studi di approfondimento sulla preparazione degli studenti e sugli effetti della didattica a distanza; in Olanda e in Francia, ad esempio, il sistema dei test ha permesso di accertare un ritardo negli apprendimenti dei bambini della primaria pari al 20 per cento e meno del 33 per cento degli apprendimenti risultato, invece, negli studenti americani;

   lo scorso anno scolastico, a causa dell'emergenza sanitaria, le prove standardizzate Invalsi relative all'anno scolastico 2019/20 non sono state svolte;

   oggi, più che mai, si ha quindi bisogno di una descrizione analitica degli esiti di apprendimento per realizzare iniziative di recupero e/o integrazione efficaci –:

   come il Ministro interrogato intenda rilevare e misurare eventuali perdite di apprendimento e, in tal caso, se non intenda considerare un recupero formativo e didattico o un eventuale prolungamento dell'anno scolastico in corso.
(3-02008)

(12 gennaio 2021)

   APREA, CASCIELLO, GELMINI, MARIN, PALMIERI, SACCANI JOTTI e VIETINA. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   nell'emergenza COVID, lo svolgimento della didattica in presenza o a distanza ha occupato il dibattito politico evidenziando forti contrasti all'interno della stessa maggioranza e un conflitto tra istituzioni, che ha visto le regioni assumere decisioni in ordine sparso dando vita a una scuola «arlecchino» quale segno che molto non ha funzionato nel leale rapporto tra Governo e regioni;

   il destino scolastico degli studenti è apparso legato esclusivamente all'andamento dei contagi in un panorama in cui la Ministra interrogata a giudizio degli interroganti ha colpevolmente trascurato i fattori che concorrono alla prevenzione e alla cura sanitaria dei giovani e degli insegnanti;

   sono mancati interventi sui mezzi di trasporto correlati all'articolazione delle lezioni, la necessità di presidi sanitari ed équipe psicopedagogiche per sostenere gli studenti e i docenti – e le famiglie – nella prevenzione, tamponi rapidi, tracciamento ed eventuali tamponi molecolari;

   è mancata la stabilità delle e nelle decisioni in presenza di variabili che mutano e la mancanza di un orizzonte temporale in grado di dare indicazioni per intervalli di tempo maggiori di qualche giorno;

   la Ministra interrogata non può dichiarare che la didattica a distanza non ha funzionato quando ciò che non ha funzionato sono stati, soprattutto, l'indicazione e il sostegno ministeriale a una nuova didattica, quando ancora oggi non si conoscono quanti studenti delle superiori hanno usufruito agevolmente della didattica a distanza per le condizioni di rete e che qualità e tipologia di didattica a distanza è stata proposta;

   secondo un rapporto di Save the children, in seguito all'adozione della didattica a distanza riproduttiva delle lezioni in presenza, con difficoltà reali di connessioni e assenza di dispositivi adeguati, si prevedono «34 mila nuovi dispersi»;

   in Campania, in cui la scuola non ha praticamente aperto, il piano predisposto dai prefetti non ha coinvolto i dirigenti scolastici, non ha tenuto conto dell'organizzazione dei trasporti e delle difficoltà organizzative legate al piano di riapertura rappresentate dai dirigenti; in alcuni casi è stata prevista la distribuzione delle classi anche dove mancano le aule ed è stato vietato il rientro in presenza per l'utilizzo dei laboratori;

   è mancata la considerazione del potenziale delle scuole paritarie e la sottoscrizione di patti educativi territoriali tra queste e le scuole statali –:

   considerato che il primo quadrimestre è compromesso, se siano allo studio modalità compensative della didattica a distanza, con progetti personalizzati come percorsi di recupero, lavori per piccoli gruppi e soprattutto se non sia il caso, già ora, di prevedere la prosecuzione fino a luglio dell'anno scolastico quando il rischio di contagio sarà minore.
(3-02009)

(12 gennaio 2021)

   ROSPI. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   a causa della pandemia globale da Coronavirus che ha colpito il Paese, dal mese di marzo 2020 il Governo ha optato quale misura per limitare il diffondersi del virus la chiusura totale delle scuole di ogni ordine e grado e l'adozione della didattica a distanza, provocando danni altissimi alla crescita socio-pedagogica degli studenti italiani, soprattutto nei confronti degli alunni più piccoli che frequentano le scuole elementari e medie;

   con l'avvio del nuovo anno scolastico molti dei problemi già vissuti durante il primo lockdown, quali la mancanza di spazi adeguati, l'adeguamento degli istituti alla normativa anti-COVID, le difficoltà nel gestire i momenti più concitati (quali entrata e uscita da scuola), la mancata consegna dei banchi monoposto e dei dispositivi di protezione individuali sono rimasti irrisolti e hanno portato nuovamente alla chiusura degli istituti e all'utilizzo della didattica a distanza;

   il Ministro interrogato nei mesi scorsi per mezzo stampa ha più volte annunciato che avrebbe risolto entro il mese di ottobre 2020 tutti i problemi sopra citati al fine di permettere il giusto distanziamento sociale previsto dalle direttive anti-COVID. Purtroppo molti di quei problemi permangono ancora oggi;

   con la seconda ondata molti istituti sono stati nuovamente chiusi e in vista dell'imminente terza ondata una nuova chiusura totale delle scuole porterebbe serie ripercussioni sociali, come dimostrato dalle manifestazioni di piazza di questi giorni, oltre ad incentivare l'abbandono scolastico e l'impoverimento culturale, soprattutto per i bambini e gli adolescenti che più di altri hanno bisogno di socializzare con i propri coetanei per formare il proprio carattere e la propria personalità;

   la didattica a distanza non può essere considerata come la trasposizione della lezione in presenza sul formato digitale e non è possibile immaginare che si possano tenere gli studenti inchiodati davanti allo schermo di un personal computer per ore a seguire le lezioni come fossero in presenza;

   risulta inaccettabile che dopo quasi un anno dalla chiusura delle scuole non sia stata ancora trovata una soluzione per il definitivo rientro in aula degli studenti, né nessuna azione concreta sia stata messa in atto per garantire una riapertura definitiva e in sicurezza –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per riaprire in totale sicurezza tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado al fine di far tornare i ragazzi nelle aule o, in alternativa, per implementare la didattica a distanza in modo da evitare che nessun ragazzo rimanga indietro nel proprio percorso di studio.
(3-02010)

(12 gennaio 2021)

Per tornare alla pagina di provenienza azionare il tasto BACK del browser