TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 562 di Venerdì 10 settembre 2021

 
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INTERPELLANZE URGENTI

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   la Regione Sardegna, dal 24 luglio 2021, si è vista costretta a fronteggiare l'emergenza incendi contemporaneamente in diversi punti del territorio, da nord a sud, con la mobilitazione dell'intera macchina regionale dell'antincendio;

   tra tutti gli incendi, quello più grave e problematico è stato quello che ha interessato, nelle province di Nuoro ed Oristano, i comuni di: Bonarcado, Santulussurgiu, Cuglieri, Scano di Montiferru, Sennariolo, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes, Sindia, Modolo, Tinnura, Sagama, Suni, Macomer;

   il 24 luglio, oltre ai comuni suindicati, sono stati interessati da incendi anche i comuni di Arzana (Ogliastra), Decimoputzu (Sud Sardegna), Nurri (Sud Sardegna), Calangianus (Gallura), Usellus (Oristano), mentre domenica 25 luglio, sono stati interessati i comuni di: Loiri Porto San Paolo (Gallura), Ittiri e Nule (Sassari), Arzana (Ogliastra);

   l'incendio nel Montiferru, in provincia di Oristano, è stato quello più devastante, con distruzione di una delle zone più importanti dal punto di vista naturalistico, e ha richiesto l'impiego di decine di mezzi e centinaia di uomini, con migliaia di persone sfollate, abitazioni, manufatti commerciali, coltivazioni e allevamenti distrutti: tanto che, la giunta regionale, il 25 luglio 2021, ha prontamente dichiarato lo stato di emergenza;

   la Protezione civile regionale ha diramato, opportunamente, già da venerdì 24, l'allerta massima per il pericolo incendio, tenuto conto delle particolari condizioni climatiche dovute alle alte temperature e alle previsioni sul vento;

   già in passato, oltre che recentemente, su richiesta della prefettura di Nuoro, l'Esercito ha dimostrato di essere dotato di mezzi speciali (fuoristrada, macchine movimento terra, camion trasporto) ma soprattutto le professionalità e le capacità per intervenire nelle emergenze, compreso l'emergenza incendi;

   a Decimomannu, da tempo, opera con risultati eccellenti proprio nella lotta agli incendi, il personale dell'80° Centro Combat Search and Rescue che, però, non risulta essere stato chiamato ad intervenire, nell'occasione, al fine di fronteggiare il grave incendio suindicato –:

   se siano a conoscenza dei fatti suindicati e, in particolare:

    a) se, almeno per fronteggiare il rogo sviluppatosi nella provincia di Oristano sia stato convocato, con urgenza, il Centro coordinamento soccorsi;

    b) quali siano le ragioni per le quali l'Esercito e l'80 C.s.a.r. non sono stati chiamati ad intervenire, nonostante le notevoli specializzazioni maturate nell'ambito dell'antincendio;

    c) quali iniziative si intendano adottare per aiutare in tempi brevi i cittadini, gli operatori e le comunità locali, colpiti dalla tragedia in esame;

    d) se si intenda deliberare lo stato d'emergenza secondo le procedure di cui all'articolo 24 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, con la conseguente previsione delle necessarie risorse, nonché l'attivazione di tutti gli interventi utili a ripristinare le normali condizioni di vita delle popolazioni colpite, oltre che per porre rimedio agli ingenti danni causati sul territorio, nonché per attuare rigorose misure volte a prevenire tali fenomeni.
(2-01300) «Deidda, Ferro, Lucaselli, Bellucci, Vinci, Lollobrigida, Foti, Albano, Bignami, Bucalo, Butti, Caiata, Caretta, Ciaburro, Cirielli, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Frassinetti, Galantino, Gemmato, Mantovani, Maschio, Meloni, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Zucconi».

(3 agosto 2021)

B)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

   per consentire alle emittenti radiotelevisive locali, durante l'anno pandemico, di continuare a svolgere il servizio di interesse generale informativo a beneficio dei cittadini, sono stati stanziati, con decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, 50 milioni di euro per l'anno 2020, per l'istituzione del «Fondo emergenze emittenti locali», che ha costituito tetto di spesa, per l'erogazione di un contributo straordinario per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da Covid-19;

   il contributo è stato erogato secondo i criteri previsti con decreti del Ministero dello sviluppo economico, contenenti le modalità di verifica dell'effettivo adempimento degli oneri informativi, in base alle graduatorie per l'anno 2019 approvate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n. 146, recante «Regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali»;

   il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017 disciplina i criteri di riparto e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione per la concessione dei contributi di sostegno alle emittenti locali che tengono conto del sostegno all'occupazione, dell'innovazione tecnologia e della qualità dei programmi e dell'informazione anche sulla base dei dati di ascolto. Ad ogni emittente che accede ai contributi è stato assegnato un punteggio in base al quale viene quantificato il contributo;

   il citato decreto del Presidente della Repubblica n. 146 del 2017 è stato oggetto di due segnalazioni da parte della Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), adottate, la prima, il 6 maggio 2020 e la seconda il 22 gennaio 2021, in merito alle problematiche di carattere concorrenziale riconducibili alle modalità di erogazione degli stanziamenti a favore delle emittenti locali televisive e radiofoniche del contributo straordinario per la diffusione delle comunicazioni istituzionali aventi ad oggetto il contagio da Covid-19;

   in particolare, l'Autorità, pur valutando favorevolmente la concentrazione dell'erogazione dei contributi a vantaggio delle emittenti che garantiscono obiettivi di efficienza e che investono nell'attività editoriale di qualità – introducendo tra i criteri di ammissione requisiti ulteriori e più stringenti – ha tuttavia evidenziato come i criteri di valutazione delle domande per la distribuzione delle risorse tra le emittenti dovrebbero essere orientati al principio della tutela della concorrenza e del pluralismo dell'informazione;

   in questa prospettiva, l'Autorità ha criticato, sotto il profilo concorrenziale, l'assegnazione del 95 per cento delle risorse disponibili alle prime cento emittenti televisive in graduatoria, mentre solo il restante 5 per cento risulta ripartito tra quelle che si collocano dal centunesimo posto in poi. Ad avviso dell'Autorità, tale previsione, infatti, è suscettibile di determinare una sperequazione nella distribuzione delle risorse tra le emittenti che, posizionandosi nella medesima zona della graduatoria, devono ritenersi caratterizzate da livelli di efficienza confrontabili. In particolare, ciò potrebbe avere implicazioni distorsive della concorrenza nella misura in cui due o più delle emittenti sulle quali impatta la discontinuità introdotta dalla specificazione appena richiamata si trovano a operare nel medesimo ambito locale;

   al fine di eliminare tale ingiustificata disparità di trattamento, garantendo al contempo una più efficace tutela del pluralismo dell'informazione, l'Autorità ha sollevato l'eventualità di prevedere due porzioni da assegnare, l'una, tra tutte le emittenti in possesso dei requisiti di ammissibilità, in misura proporzionale al rispettivo punteggio nella graduatoria complessiva e, l'altra, in parti uguali tra le emittenti, avendo cura di assicurare a quest'ultima porzione di risorse un ammontare sufficiente a garantire un adeguato sovvenzionamento alle emittenti minori;

   in conclusione, l'Autorità ha quindi auspicato una revisione delle disposizioni in materia di ripartizione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione in favore delle emittenti televisive dettate dal decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n. 146, per assicurare le corrette dinamiche concorrenziali –:

   se il Governo intenda adottare iniziative normative ad hoc, già nel disegno di legge Concorrenza di prossima presentazione, che assicurino le corrette dinamiche concorrenziali e una più efficace tutela del pluralismo dell'informazione che la legge n. 208 del 2015 espressamente richiama tra gli obiettivi di pubblico interesse da perseguire nella ripartizione delle risorse complessive del Fondo, accogliendo le puntuali segnalazioni dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato di cui in premessa;

   se il Governo intenda adottare, nelle more dell'intervento normativo ad hoc di cui al precedente quesito, iniziative urgenti finalizzate all'erogazione di un ulteriore contributo a favore delle emittenti locali che, collocate oltre le prime 100 in graduatoria, hanno subito una evidente sperequazione, sebbene le stesse emittenti abbiano continuato a svolgere i propri servizi informativi.
(2-01319) «Galizia, Scagliusi, Bruno, Ianaro, Papiro, L'Abbate, Gagnarli, Cassese, Cadeddu, Maraia, Cimino, Maglione, Cillis, Gallinella, Aresta, Alberto Manca, Berti, Businarolo, Grillo, Ricciardi, Scerra, Vignaroli, Bilotti, Marzana, Pignatone, Battelli, Cancelleri, Caso, Alemanno, Grimaldi, Grippa».

(7 settembre 2021)

C)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, per sapere – premesso che:

   il 18 luglio 2021 Altea (17 anni) e Raffaele (23 anni), il 14 agosto Michela (20 anni), Acrem (18 anni) ed Eleonora (21 anni), il 15 agosto Francesco (32 anni) ed ancora il 29 agosto Silvestro (52 anni) e Giusy (45 anni), hanno visto la loro vita spezzarsi a causa dell'ennesimo incidente stradale mortale verificatosi in Calabria sulla strada statale 106, tristemente nota con il sinistro appellativo di «Strada della morte»;

   la scia di sangue che ha colorato questa maledetta strada negli anni non può più lasciare indifferente nessuno, perché si tratta di una strage annunciata, i cui morti si contano ormai quasi quotidianamente, insieme all'altissimo numero di incidenti e all'elevatissimo numero di feriti;

   i numeri del Centro regionale per raccolta dei dati sugli incidenti stradali in Calabria, relativi al numero di incidenti, feriti e morti registratisi negli ultimi 20 anni, dal 1° gennaio 2001 fino al 3 settembre 2021, fanno rabbrividire e parlano di 6.801 incidenti, con 519 morti e 13.311 feriti;

   detti numeri sono simili ad un bollettino di guerra e, sebbene il paragone possa sembrare irriverente nei confronti di tutte le vittime, potrebbe essere rapportato a quello della missione in Afghanistan, che in 20 anni di conflitto ha causato tra i soldati italiani 53 morti e 700 feriti e tra quelli americani 2.312 morti e 19.650 feriti;

   oltre al dolore dei familiari delle vittime, è necessario fare i conti anche con i costi sociali che gli incidenti stradali causano in Italia e che nel 2015 sono stati stimati dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nell'1,8 per cento del prodotto interno lordo;

   è, pertanto, necessario e urgente pensare al più presto alla realizzazione di una moderna infrastruttura, una strada di categoria B che, partendo da Sibari, ove è in realizzazione il tratto che la congiungerà a Roseto Capo Spulico, arrivi fino a Reggio Calabria, in modo da dotare finalmente la fascia jonica calabrese di una strada statale degna di questo nome, dotata di spartitraffico centrale per evitare gli impatti frontali e soprattutto priva dei numerosissimi accessi laterali, attualmente esistenti e soprattutto abusivi, che causano la maggior parte degli incidenti;

   preme inoltre sottolineare che la strada statale 106-jonica rientra per tutti i suoi 491 chilometri nel corridoio E90, che è una strada di classe A della dorsale ovest-est che attraversa ben 6 Paesi europei e si estende da Lisbona in Portogallo, includendo passaggi attraverso il mare, fino ai confini con l'Iraq e, precisamente, Habur in Turchia;

   tuttavia, mentre il tracciato siciliano della E90 è costituito da autostrade e le tratte pugliesi e lucane della strada statale 106 sono già state ammodernate in strade di categorie B, nella «cenerentola» Calabria l'ammodernamento si ferma a Roseto Capo Spulico, da dove proseguirà con il tratto già appaltato sino a Sibari (ex megalotto 3), mentre sino a Reggio Calabria, ad eccezione di sporadici e quasi irrilevanti tratti, la sede stradale è ancora quella originaria del 1928, pertanto priva di spartitraffico centrale e con un elevatissimo numero di accessi laterali soprattutto abusivi, che aumentano il rischio di scontri frontali e laterali;

   l'ammodernamento dell'intero tracciato della strada statale 106 in strada di categoria B sino a Reggio Calabria, pertanto, rappresenta un'esigenza non più rinviabile e un volano di sviluppo per l'intera fascia jonica calabrese, relegata agli ultimi posti delle classifichi per qualità della vita e prodotto interno lordo pro-capite, anche a causa del gap infrastrutturale che sconta rispetto a tutto il resto della penisola;

   la legge obiettivo n. 443 del 2001 e la delibera del Cipe n. 121 del 2001 avevano individuato già 20 anni fa come l'ammodernamento della 106, con la sua suddivisione in 12 megalotti, fosse un'opera strategica, tanto che si diede il «via» alla progettazione di alcuni megalotti, come ad esempio il n. 9 (Mandatoriccio-Aeroporto S.Anna di Crotone, il cui progetto con Via approvata dal Ministero dell'ambiente con prescrizioni, venne inviato nel 2009 al Mit per la redazione del progetto definitivo, che tuttavia venne accantonato a seguito della distrazione degli stanziamenti da parte dell'allora Governo per altre necessità;

   da allora, la realizzazione della E90, nel tratto di strada statale 106 compreso tra Reggio Calabria e Sibari, è rimasta solo sulla carta ed è necessario e urgente che vengano reperiti i fondi per la sua realizzazione, prima ancora che si possa solo pensare alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, che con costi elevatissimi accorcerebbe i tempi della traversata, ma lascerebbe tal quali i problemi di viabilità della parte orientale della Calabria;

   inoltre, l'auspicato inserimento della strada statale 106 nel corridoio Ten-Core permetterebbe la richiesta di ulteriori finanziamenti da inoltrare all'Unione europea per il suo completamento in strada di categoria B –:

   se il Ministro interpellato sia a conoscenza della gravissima situazione sopra descritta e quali iniziative intenda adottare per il superamento della sperequazione infrastrutturale esistente sulla fascia jonica calabrese, mediante la realizzazione di un nuovo itinerario della strada statale 106 da Reggio Calabria a Sibari in strada di categoria B, al fine di completare il tracciato della E90 nel rispetto di tutti i requisiti di sicurezza e mobilità sostenibili;

   quali iniziative intenda adottare perché il tratto calabrese della strada statale 106 venga inserito nel corridoio Ten-Core.
(2-01320) «Barbuto, Scutellà, Parentela, Orrico, Tucci, Marino, Grippa, D'Ippolito, Misiti, Luciano Cantone, Carinelli, De Lorenzis, Ficara, Liuzzi, Raffa, Serritella, Traversi, Currò, Martinciglio, Migliorino, Troiano, Zanichelli, Adelizzi, Buompane, Donno, Faro, Flati, Gallo, Gubitosa, Manzo, Scagliusi».

(7 settembre 2021)

D)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   con il Vaccine Day, il 27 dicembre dello scorso anno, ha preso avvio la campagna vaccinale in Italia e in tutte le Nazioni europee, e il 2 gennaio 2021, con decreto del Ministro della salute, è stato adottato il «Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2»;

   obiettivo dichiarato della campagna vaccinale è raggiungere una copertura dell'80 per cento nei soggetti over 18, come riconosciuto dall'Ufficio europeo dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall'European Technical Advisory Group of Experts on Immunization (Etage);

   al fine di contrastare una ulteriore ondata di diffusione del virus all'arrivo del prossimo autunno non appare sufficiente puntare esclusivamente sulla campagna vaccinale, ma occorre assumere iniziative concrete per risolvere le questioni del trasporto pubblico, dell'accesso a scuola e al lavoro in sicurezza e, in ogni caso, del potenziamento dell'assistenza sanitaria domiciliare, unico mezzo per alleggerire la pressione sugli ospedali;

   in un recente studio condotto da John Ioannidis, tra gli epidemiologi più stimati a livello mondiale, il proseguire con una politica di chiusure e limitazioni sulle persone che non corrono rischi di mortalità (come noto assai ridotta per gli under 65) favorisce l'aumento del rischio di mortalità da altre cause, quali infarto o malattie tumorali, soprattutto per la mancata prevenzione;

   in base agli ultimi dati le dosi di vaccino totali somministrate in Italia ammontano a 65,3 milioni, e 29,2 milioni di persone, pari al 48 per cento della popolazione, hanno completato la vaccinazione;

   sono, tuttavia, ancora 2,5 milioni le persone di età superiore ai sessanta anni che non hanno ancora effettuato neanche una dose del vaccino, una percentuale del 14 per cento su scala nazionale ma che in alcune regioni supera addirittura il 20 per cento –:

   se il raggiungimento dell'indice di copertura citato in premessa ponga al riparo dalla diffusione del virus anche tra i vaccinati;

   se il raggiungimento di tale obiettivo garantisca da eventuali nuove ondate scongiurando quindi ulteriori chiusure e limitazioni;

   se il Governo stia adottando iniziative concrete per evitare che la campagna di contrasto alla diffusione del virus amplifichi le conseguenze derivanti da altre patologie non tempestivamente curate, e se i modelli di contrasto alla pandemia adottati abbiano considerato anche gli effetti sugli accresciuti rischi di mortalità per altre cause distinte dal Covid-19 determinate dalle misure stesse;

   se i vaccini che vengono attualmente somministrati garantiscano la protezione dal contagio, e se ne impediscano la diffusione tra soggetti vaccinati e tra vaccinati e non vaccinati;

   se sia consigliabile, in relazione alle attuali conoscenze, la vaccinazione alle donne in età fertile e, soprattutto, alle donne in stato di gravidanza;

   quale sia il numero degli eventi avversi gravi o letali attribuibili, temporalmente e per circostanze, alla somministrazione del vaccino e quanti siano stati confermati da indagini cliniche;

   quali siano le ragioni che suggeriscono le somministrazioni del vaccino alle persone giovani e, in particolare, alla fascia 12-18 anni, e se siano state condotte sperimentazioni adeguate su queste fasce di età;

   se il Ministro interpellato possa ad oggi escludere, sulla base dei dati in suo possesso, il verificarsi di conseguenze di breve, medio o lungo termine per gli under 18 e per le donne in gravidanza correlati alla somministrazione del vaccino;

   per quali ragioni, fin dall'inizio dell'epidemia ma ancor oggi, non si sia proceduto favorendo interventi domiciliari precoci con i medesimi principi attivi che vengono somministrati in ambiente ospedaliero, scongiurando quell'aggravamento che conduce alla terapia intensiva anche con esiti irreversibili;

   quali iniziative in concreto il Governo stia assumendo per potenziare, oltre che con la somministrazione del vaccino, il contrasto alla diffusione del virus, e, in particolare, con quali modalità si sia potenziata in concreto la rete del tracciamento, in quali forme si sia potenziata la rete dei trasporti pubblici, al fine di evitare assembramenti analoghi a quelli già avvenuti nelle passate stagioni e quali forme di potenziamento siano state adottate nelle scuole per evitare che si debba nuovamente ricorrere alla didattica a distanza.
(2-01291) «Lollobrigida, Bignami, Gemmato, Bellucci».

(27 luglio 2021)

E)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   a partire dalla seconda metà di marzo, grazie all'accelerazione impressa alla campagna vaccinale, si è osservata una costante diminuzione del numero dei contagi;

   nelle ultime settimane, anche per la forte diffusività della variante delta, si osserva nei bollettini giornalieri della Protezione civile un significativo aumento del numero di contagi settimanali;

   secondo i dati dell'istituto superiore della sanità, la stragrande maggioranza dei contagi riguarda soggetti non vaccinati, in quanto nelle persone che hanno completato il ciclo vaccinale si stima un forte effetto di riduzione del rischio di infezione rispetto ai non vaccinati (88 per cento per la diagnosi, 95 per cento per l'ospedalizzazione, 97 per cento per i ricoveri e 96 per cento per i decessi);

   lo stesso Istituto ha evidenziato come l'eventualità che le vaccinazioni nella popolazione raggiungano alti livelli di copertura possa comportare il paradosso per cui il numero assoluto di infezioni, ospedalizzazioni e decessi può essere simile tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati, in quanto il numero dei primi sarebbe, in relazione, nettamente superiore a quello dei secondi; in questi casi l'incidenza, però (intesa come il rapporto tra il numero dei casi e la popolazione), rimarrebbe circa dieci volte più bassa nei vaccinati rispetto ai non vaccinati: con l'aumentare della copertura vaccinale decresce il numero dei casi proprio per l'efficacia della vaccinazione e questo comporta che i pochi casi tra i vaccinati possano apparire proporzionalmente numerosi;

   in gruppi di popolazione con una copertura vaccinale altissima, la maggior parte dei casi segnalati si potrebbe così verificare in soggetti vaccinati, ma solamente perché la numerosità della popolazione dei vaccinati è molto più elevata, in rapporto, rispetto a quella dei soggetti non vaccinati;

   un simile paradosso è scientificamente noto e conosciuto e necessita di essere prontamente comunicato e pubblicizzato al fine di scongiurare inutili preoccupazioni o perdita di fiducia nei confronti della campagna vaccinale;

   è indispensabile provvedere tempestivamente ad aggiornare i dati contenuti nei bollettini giornalieri della Protezione civile, al fine di evidenziare quanti contagi, ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e decessi siano da riferire a soggetti non vaccinati e quanti di questi siano, invece, da riferire a soggetti vaccinati con una sola dose o che abbiano già completato l'intero ciclo vaccinale; includere nella comunicazione dei dati ufficiali sull'andamento dell'emergenza epidemiologica una specifica indicazione dell'incidenza, in proporzione, del virus sui soggetti vaccinati, e non, si rivela cruciale non solo per la comunità scientifica, ma anche per l'intera comunità nazionale, la cui incolumità e sicurezza sul piano sanitario non può essere messa a repentaglio da una facile strumentalizzazione dei dati che possa compromettere il buon esito della campagna di vaccinazione –:

   quali iniziative il Governo intenda adottare per assicurare il pronto aggiornamento dei bollettini giornalieri della Protezione civile al fine di garantire una comunicazione dei dati relativi al numero di contagi, ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e decessi disaggregata e distinta, con l'indicazione delle relative incidenze, in riferimento a soggetti vaccinati, vaccinati con una sola dose (ove non prevista come unica) e soggetti non vaccinati.
(2-01292) «Boschi, Marattin, Noja, Fregolent, Marco Di Maio, Gadda, Rosato, Nobili, Paita, Bendinelli, Annibali, Vitiello, Toccafondi, Ferri, Giachetti, Mor, Ungaro, Del Barba, Occhionero».

(27 luglio 2021)

F)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   il 14 giugno 2021 è stato emanato il regolamento (UE) 2021/953 del Parlamento europeo e del Consiglio, su un quadro per il rilascio, la verifica e l'accettazione di certificati interoperabili di vaccinazione, di test e di guarigione in relazione alla Covid-19 (certificato Covid digitale dell'Unione europea) per agevolare la libera circolazione delle persone durante la pandemia di Covid-19;

   il decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105, all'articolo 1, ha stabilito che lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso alla diffusione degli agenti virali da Covid-19 è ulteriormente prorogato fino al 31 dicembre 2021;

   il citato decreto all'articolo 3 ha disciplinato ulteriormente l'impiego delle certificazioni verdi Covid-19;

   con ordinanza del Ministro della salute del 29 luglio 2021, è stata modificata la disciplina degli ingressi in Italia dai Paesi esteri, a decorrere dal 31 luglio e fino al 30 agosto 2021. In particolare, l'ordinanza dispone che non vi sono limiti né obblighi di dichiarazione per gli spostamenti da e per la Repubblica di San Marino e lo Stato della Città del Vaticano e che le certificazioni rilasciate dalle competenti autorità dei citati Paesi a seguito di una vaccinazione anti Sars-CoV-2 validata dall'Agenzia europea per i medicinali e di avvenuta guarigione, sono considerate equivalenti a quelle italiane. L'ordinanza, inoltre, modifica le regole di ingresso per le persone che hanno soggiornato o transitato nei 14 giorni antecedenti, in uno o più dei paesi di cui all'Elenco C e D dell'Allegato 20 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 marzo 2021;

   con circolare del Ministero della salute del 4 agosto 2021 sull'equipollenza delle certificazioni rilasciate dagli Stati terzi sono stati identificati i requisiti che devono riportare le certificazioni vaccinali e di guarigione emesse in altri Stati per potere essere valide in Italia; tali certificazioni hanno la stessa validità del green pass italiano, ma sono riconosciute solo per i quattro vaccini autorizzati dall'Ema. I Paesi per cui è riconosciuta la stessa validità sono quelli dell'area Schengen, Stati Uniti, Giappone, Israele, Canada, Irlanda del Nord e Gran Bretagna;

   con ordinanza del Ministero della salute del 28 agosto 2021 sono state prorogate fino al 25 ottobre 2021 le disposizioni dell'ordinanza del Ministro della salute 29 aprile 2021, limitatamente all'articolo 1, come integrata dall'ordinanza 6 maggio 2021, dell'ordinanza 14 maggio 2021 e dell'ordinanza 29 luglio 2021. Sono state, inoltre aggiornate le prescrizioni relative alle modalità di ingresso in Italia per le persone che hanno soggiornato o transitato nei Paesi contenuti nel già citato Elenco D, nonché in India, Bangladesh o Sri Lanka;

   numerosi cittadini italiani residenti all'estero e in possesso dei requisiti per richiedere la validazione in Italia delle vaccinazioni ricevute stanno riscontrando ancora diverse difficoltà nell'ottenere il green pass. Non essendo stata percorsa la strada di attribuire ai consolati italiani il ruolo di mettere in regola i vaccinati all'estero, i nostri connazionali devono rivolgersi all'Asl territoriale di competenza che provvede alla registrazione della vaccinazione – o dell'avvenuta guarigione – sul fascicolo sanitario, prima che possa essere generato il cosiddetto Authcode, che consente di stampare la certificazione verde Covid-19. Secondo quanto a conoscenza degli interpellanti, ancora elevati sono gli intoppi burocratici fra Ministero ed alcune aziende sanitarie regionali, tali da generare ritardi ben oltre il tollerabile tra il momento della consegna della documentazione e l'effettivo rilascio del green pass;

   altre criticità sono state segnalate dai cittadini che sono stati sottoposti ad immunizzazione con il preparato Covishield inoculato in India (e diffuso in India, Nepal, Bhutan, Sri Lanka, Maldives, Bangladesh) o AstraZeneca in Australia e che non sono riusciti ad ottenere la certificazione verde Covid-19. Si tratta di vaccini AstraZeneca in tutto e per tutto, ma non chiamandosi Vaxzevria non compaiono nell'elenco approvato dall'Ema e nell'ordinanza ministeriale. Stante quanto riportato da organi di stampa, la Commissione europea, investita dal problema evidenziato da diversi Paesi, ha ricordato che, pur avendo l'Unione europea approvato un elenco contenente i soli vaccini riconosciuti dall'Ema, gli Stati membri possono decidere autonomamente se accettare anche vaccini approvati nell'Emergency Use Listing dell'organizzazione mondiale della sanità, come è il caso del Covishield. Di tale facoltà, ad ora, hanno fatto ricorso quindici Paesi membri dell'Unione;

   vengono inoltre segnalate criticità per l'ottenimento del green pass da parte di quegli italiani che hanno ottenuto la prima dose vaccinale all'estero, pur prevedendo la circolare ministeriale il rilascio dei green pass anche in tale circostanza;

   restano ancora esclusi dalla possibilità di ottenere il green pass numerosi cittadini italiani residenti in numerosi altri Paesi extra Unione europea in cui abbiano ricevuto la somministrazione dei vaccini approvati dall'Ema o nei quali le immunizzazioni siano state effettuate con vaccini tipo SputnikV e Sinovac non ancora riconosciuti dalle nostre autorità responsabili della farmacovigilanza. Per molti di loro, quindi, anche le nuove disposizioni non risolvono il problema dell'equiparazione al green pass delle certificazioni attestanti la loro vaccinazione, totale o parziale –:

   quali iniziative intenda porre in essere per minimizzare le criticità illustrate premessa;

   quali interlocuzioni siano in atto con le autorità sanitarie e governative dei Paesi extra-Unione europea in cui risiedono connazionali iscritti all'Aire, al fine di ampliare l'elenco degli Stati di cui l'Italia riconosce l'equipollenza delle certificazioni vaccinali con il nostro green pass e quali iniziative intenda mettere in atto per colmare il vuoto normativo che ancora resta per i molti casi di cittadini italiani residenti all'estero vaccinati – anche parzialmente – con preparati ad oggi non riconosciuti dall'Unione europea ma che – in ogni caso – hanno sviluppato una risposta anticorpale facilmente identificabile attraverso test sierologici e che, stanti le attuali conoscenze, non possono sottoporsi ad ulteriore ciclo vaccinale con altro prodotto.
(2-01321) «Fitzgerald Nissoli, D'Attis».

(7 settembre 2021)

G)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'università e della ricerca, il Ministro per la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:

   il comma 1 dell'articolo 22-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla legge n. 96 del 2017, ha disposto un graduale processo di statizzazione e razionalizzazione di una parte degli Istituti superiori musicali non statali e delle Accademie di belle arti non statali di cui all'articolo 19, commi 4 e 5-bis, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito dalla legge 8 novembre 2013, n. 128;

   la legge di bilancio 2018 (legge n. 205 del 2017, articolo 1, comma 652 e 656) ha previsto un incremento del fondo di 5 milioni di euro per il 2018, di 10 milioni di euro per il 2019, e di 35 milioni di euro dal 2020, al fine di consentire la statizzazione di tutti gli istituti superiori di studi musicali e delle Accademie di belle arti non statali;

   per la realizzazione del processo di statizzazione l'articolo 22-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, prevede l'emanazione di tre decreti attuativi: un decreto del Ministro dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, per disciplinare le modalità della procedura di statizzazione; un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro dell'università e della ricerca, per definire la ripartizione di un apposito fondo istituito per l'attuazione del processo di statizzazione; un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e delle finanze, per definire i criteri per la determinazione delle dotazioni organiche, nonché per il graduale inquadramento nei ruoli dello Stato del personale docente e non docente in servizio;

   la disciplina attuativa del processo di statizzazione è stata definita con decreto interministeriale n. 121 del 22 febbraio 2019;

   l'articolo 2, comma 5, del predetto decreto interministeriale, ha stabilito che «la statizzazione viene disposta con decreto del Ministro dell'università e della ricerca non oltre il 31 luglio 2020 e decorre dal 1° gennaio dell'anno successivo»;

   l'articolo 33, comma 2-ter del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, ha differito al 31 dicembre 2021 la conclusione del processo di statizzazione, disponendo anche che il graduale inquadramento nei ruoli dello Stato riguarda il personale in servizio presso le istituzioni Afam medesima data;

   il comma 887 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, ha modificato l'articolo 22-bis, comma 2, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, modificando ulteriormente la disciplina per l'inquadramento nei ruoli dello Stato del personale degli Istituti superiori di studi musicali e delle Accademie di belle arti non statali nell'ambito del processo di statizzazione;

   i criteri di ripartizione del fondo per la statizzazione sono stati definiti con decreto ministeriale n. 557 del 2 aprile 2019;

   allo stato attuale, invece, non risulta ancora emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con il Ministro dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il compito di definire i criteri per la determinazione delle dotazioni organiche degli istituti oggetto di statizzazione, nonché il graduale inquadramento nei ruoli dello Stato del personale docente e non docente in servizio;

   il 12 ottobre 2020 è stato accolto l'ordine del giorno in Assemblea n. 9/02700/103 a firma dell'interpellante, col quale il Governo si è impegnato a «dare immediato impulso al processo di statizzazione delle Accademie di belle arti non statali e degli Istituti superiori di studi musicali non statali in modo da consentire agli stessi l'avvio delle attività con la nuova configurazione, di cui in premessa, in un tempo significativamente antecedente al termine ultimo perentorio del 31 dicembre 2021»;

   con decreto ministeriale n. 29 del 27 gennaio 2020 è stata nominata la Commissione per la valutazione delle istanze presentate con il compito di definire la proposta di dotazione organica di ciascuna Istituzione, da allegare al provvedimento di statizzazione;

   la citata Commissione ha avviato, dal mese di febbraio 2020 al mese di giugno 2020, l'esame delle istanze di statizzazione pervenute, ma non ha potuto completare i propri lavori in assenza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 22-bis, comma 2, secondo periodo, del decreto-legge n. 50 del 2017, finalizzato a definire i criteri per l'individuazione delle dotazioni organiche delle Istituzioni;

   come confermato il 29 aprile 2021 in risposta all'interrogazione a risposta in Commissione n. 5-05369 «a seguito dell'approvazione dell'articolo 1, comma 887, della legge 30 dicembre 2020, n. 178 (legge di bilancio 2021), gli uffici del Ministero dell'università e dalla ricerca insieme agli uffici del Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero dell'economia e delle finanze hanno tempestivamente elaborato uno schema di Dpcm, sottoposto a un primo vaglio della Ragioneria dello Stato in merito alla relativa sostenibilità finanziaria. Il testo del Dpcm è stato successivamente oggetto di confronto con l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci) e con l'Unione delle Province d'Italia (Upi) e, in seguito, con il coordinamento dei Presidenti degli Istituti statizzandi e con i presidenti delle Conferenze dei Direttori di Istituti Musicali e delle Accademie e con le organizzazioni sindacali. Dal confronto, conclusosi il 23 aprile, è emersa una generale condivisione del provvedimento, il quale sarà quindi sottoposto alla firma del Ministro per la pubblica amministrazione, che ne è il proponente, e quindi dei Ministri concertanti»;

   in esito all'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, potranno conseguentemente concludersi i lavori della Commissione e potranno essere adottati i provvedimenti finali relativi alle istanze presentate;

   da fonti sindacali si apprende che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sarebbe stato controfirmato dal Ministero dell'economia e delle finanze nei primi giorni di settembre 2021 e che, quindi, alla data odierna, mancherebbe solo la firma del Ministro per la pubblica amministrazione –:

   quali informazioni intenda fornire il Governo relativamente alla definitiva adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri al fine di concludere, con iniziative rapide e certe, il processo di statizzazione e razionalizzazione degli Istituti superiori musicali non statali e delle Accademie di belle arti non statali.
(2-01318) «Dori, Fornaro, De Lorenzo, Fratoianni, Miceli».

(7 settembre 2021)

H)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della transizione ecologica, il Ministro della salute, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   nel territorio della città metropolitana di Reggio Calabria, comprendente comuni come San Lorenzo e frazioni limitrofi come Chorio, i cittadini, oggettivamente, non vedono riconosciuto il proprio legittimo diritto costituzionalmente garantito relativo alla tutela della salute, considerato come fondamentale per l'individuo, nonché un interesse della intera collettività;

   nonostante il chiaro dettato costituzionale, permane nel territorio uno stato di grave emergenza sanitaria a causa della permanenza dei rifiuti nei centri abitati, fatto aggravato dall'innalzamento delle temperature e dai roghi che si registrano oramai con cadenza quotidiana, che generano pericoli di tipo infettivo a causa della contaminazione batterica;

   il territorio è al collasso a causa della conclamata mala gestione del servizio di raccolta e conferimento dei rifiuti. I cittadini vedono il proprio territorio letteralmente invaso dalla spazzatura, quindi costretti a convivere con micro-discariche e rifiuti abbandonati ovunque. La condizione rischia di creare un grave problema di sanità pubblica e la salute dei cittadini è messa in serio pericolo;

   la gestione dei rifiuti nel territorio metropolitano reggino dovrebbe essere efficacemente garantita, di concerto, dall'amministrazione comunale, metropolitana e regionale. Non essendo tutto ciò avvenuto, si ritiene necessario intervenire radicalmente per modificare la pericolosa situazione, considerate le evidenti difficoltà e, secondo gli interpellanti, le incapacità degli amministratori competenti nell'affrontare e risolvere il problema a livello locale;

   come detto, all'emergenza igienica si aggiunge quella sanitaria, causata dal grande caldo che ha raggiunto picchi altissimi. Nella prima metà del mese di agosto 2021, il territorio è stato interessato da una vasta area anticiclonica di matrice nord-africana, registrando un picco termico di 45,4 gradi centigradi, che ha causato anche incendi, fatto che ha ulteriormente peggiorato la situazione;

   ad avviso degli interpellanti, l'emergenza sanitaria dovrebbe prevedere un intervento suppletivo dei Ministri interpellati per risolvere la situazione ed anche per verificare se le istituzioni competenti abbiano agito nel rispetto di quanto previsto da leggi e protocolli in situazione di emergenza e pericolo per la salute pubblica, quali quelli esistenti nel territorio reggino e se le amministrazioni competenti abbiano adottato le strategie e le soluzioni straordinarie necessarie per fronteggiare l'emergenza rifiuti;

   si precisa che i rischi segnalati sono stati certificati da studi e analisi effettuati dall'Istituto superiore di sanità. Studi che hanno confermato come, in condizioni simili a quelle che si vivono in questo periodo di caldo molto intenso, esista un reale pericolo per la salute –:

   quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, il Governo intenda adottare, a partire da quelle citate in premessa, al fine di monitorare l'aspetto sanitario e la chiara e duratura emergenza ambientale connessa a quella che gli interpellanti ritengono ascrivibile ad una manifesta incapacità degli amministratori competenti per la gestione del ciclo dei rifiuti, al fine di escludere rischi, anche di tipo infettivo, e per la miglior tutela della salute pubblica, evitando così rischi sanitari alla popolazione residente.
(2-01309) «Maria Tripodi, D'Attis».

(24 agosto 2021)

I)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   dal 16 febbraio 2021 al 1° aprile 2021 l'Etna è stato incessantemente in piena eruzione stromboliana, con pause tra un evento e l'altro di massimo una settimana, provocando frequenti colonne di nubi eruttive che, spinte dai venti in alta quota, hanno causato fenomeni di piogge laviche con lapilli di grosse dimensioni e cenere lavica arrecando enormi disagi e danni soprattutto nelle zone del versante nord-orientale;

   i maggiori disagi sono stati provocati in particolare da due parossismi: quello del 28 febbraio e del 7 marzo 2021. Si calcola che soltanto il 7 marzo siano caduti 678 mila metri cubi di cenere; la serie di parossismi è ripresa il 19 maggio, con minore forza eruttiva, ma con frequenza allarmante; ad oggi le eruzioni sono ancora in corso e sono diversi i paesi etnei che continuano a convivere con le emissioni di cenere;

   dalla prima eruzione di febbraio ad oggi l'istituto Ingv ha contato più di 50 eventi parossistici; i sindaci di diversi comuni etnei si sono riuniti diverse volte per fare il punto della situazione, lamentando il fatto che gli enti locali non siano in grado di far fronte in maniera autonoma nemmeno alle spese di pulizia di strade ed edifici, sottolineando perfino la pericolosità per la salute pubblica della volatilità della cenere depositata nel caso in cui non si intervenisse tempestivamente; per quanto riguarda il comparto agricolo, i lapilli hanno letteralmente coperto interi appezzamenti danneggiando pesantemente il florovivaismo, l'ortofrutta e l'orticoltura. Coldiretti Sicilia ha reso noto che nei campi coltivati tonnellate di verdure e ortaggi sono ad oggi invendibili e che suscitano forti preoccupazioni le polveri nere che macchiano e bloccano la maturazione dei frutti; l'emergenza vulcano si somma alla difficile situazione che gli agricoltori siciliani hanno dovuto affrontare in un anno di pandemia e di contrazione economica. Secondo Confagricoltura Catania, il Governo deve disporre l'immediata sospensione di versamenti Inps, dei mutui agrari e cambiali per almeno un anno;

   dopo ben 11 episodi parossistici la regione siciliana, vista la documentazione fornita dalla protezione civile regionale, ha dichiarato in data 7 marzo 2021 lo stato di crisi e di emergenza e ha conseguentemente richiesto al Consiglio dei ministri lo stato di emergenza nazionale per ben 13 comuni ricadenti nelle aree sommitali del vulcano e per altri 30 comuni della provincia etnea; la regione siciliana ha reiterato la richiesta di stato di calamità al Governo, ma finora non è stata mai accolta. Sul tavolo c'è la richiesta della regione di 20 milioni di euro per aiutare in questa prima fase i comuni a far fronte delle spese sostenute che finora sembrano ammontare complessivamente circa 12 milioni di euro, a cui si aggiungono circa 6 milioni di euro preventivati per spese future; la stessa regione ha nominato commissario delegato per la realizzazione degli interventi in stato di emergenza il dirigente generale del dipartimento della protezione civile, Salvo Cocina;

   la valutazione dei danni è ancora in corso e non definitiva, ma sono state fatte delle stime sulla base della situazione provvisoria. Per i danni a edifici, ai sistemi di smaltimento delle acque e alle attività agricole si è stimata nella prima fase, fino ad aprile, una somma di più di 10 milioni di euro, la quale si va a sommare ai circa 15 milioni di euro per i costi di raccolta, rimozione e smaltimento delle ceneri in conformità a quanto prevede la normativa. Tale cifra oggi è sicuramente sottostimata a causa degli ulteriori eventi protrattisi nel tempo;

   in quanto al tema dello smaltimento, su tutto il territorio colpito dalla ricaduta sono state raccolte 300 mila tonnellate di cenere e in larga parte esse sono ancora stoccate nei punti di raccolta individuati dai comuni in via provvisoria. Il censimento delle cave dismesse, dove l'amministrazione regionale intende conferire il materiale raccolto, è ancora in corso d'opera e non si hanno tempistiche certe. La Protezione civile ha fatto però sapere che esiste già un elenco delle cave dismesse ma che serve un progetto di recupero ambientale da parte dei comuni, che però allo stato attuale non hanno risorse economiche e umane per realizzarlo nel breve periodo;

   allo stato attuale la regione siciliana ha impegnato solo 1 milione di euro per reperire mezzi e affidare servizi aggiuntivi a quelli ordinari già in essere presso i comuni per le attività di spazzamento e raccolta della cenere. Gli altri 2 milioni di euro aggiuntivi, dei 3 milioni di euro complessivi promessi dal presidente Musumeci, sono ancora da reperire;

   la protezione civile nazionale ha invece impegnato 5 milioni di euro per lo smaltimento del materiale piroclastico, i quali vengono erogati a seguito di spese certificate con evidenti difficoltà per i comuni in dissesto finanziario;

   appare evidente come la sommatoria dei fondi promessi sia ben al di sotto delle aspettative e non vada a coprire i costi sostenuti dalle amministrazioni locali e dai privati, causando un danno ingente e dei problemi strutturali di bilancio economico per l'intera area etnea –:

   se siano state adottate iniziative di competenza per verificare la situazione reale e quantificare i danni;

   se si intenda deliberare lo stato di emergenza nazionale per aiutare gli enti locali a ripristinare le condizioni di normalità, dando un acconto dei contributi stanziati ai comuni in dissesto finanziario o in difficoltà di bilancio, e per sostenere economicamente la popolazione colpita dall'eruzione dell'Etna;

   se il Governo intenda impegnarsi a sostenere le aziende del comparto agricolo dichiarandole svantaggiate e agevolandole con riduzione dell'Imu e della tassazione;

   se il Governo stia già valutando sostegni e indennizzi in favore delle imprese del comparto agricolo nei comuni maggiormente colpiti.
(2-01316) «Suriano, Schullian».

(6 settembre 2021)

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