XVIII LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI
N. 1820
PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
SASSO, MOLINARI, BELOTTI, BASINI, COLMELLERE, FOGLIANI, FURGIUELE, LATINI, PATELLI, RACCHELLA, BADOLE, BAZZARO, BELLACHIOMA, BIANCHI, BISA, BOLDI, BORDONALI, CANTALAMESSA, CAVANDOLI, CESTARI, COIN, COLLA, COMENCINI, COVOLO, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, FANTUZ, FERRARI, FOSCOLO, FRASSINI, GASTALDI, GIACOMETTI, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUSMEROLI, IEZZI, LAZZARINI, LOCATELLI, LOLINI, EVA LORENZONI, LUCCHINI, MACCANTI, MAGGIONI, MARCHETTI, MATURI, MORELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLINI, PATASSINI, PIASTRA, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RAFFAELLI, RIBOLLA, STEFANI, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VINCI, VIVIANI, ZOFFILI, ZORDAN
Modifiche agli articoli 336 e 341-bis del codice penale in materia di violenza, minaccia e oltraggio al personale scolastico
Presentata il 2 maggio 2019
Onorevoli Colleghi! — Le aggressioni oscene delle quali gli insegnanti sono sempre più spesso vittime, da parte dei loro alunni e, spesso, delle famiglie, che ne sostengono, a volte in modo arrogante, le ragioni, lasciano senza parole e non dovrebbero essere sottovalutate. Si tratta di un vero e proprio oltraggio che colpisce al cuore la nostra vita collettiva.
Conosciamo lo sfondo antropologico in cui avvengono questi episodi: un'alterazione della differenza simbolica tra le generazioni, che ha comportato una frattura del patto educativo tra le famiglie e gli insegnanti.
Troppi, sono, gli episodi che segnalano come il fenomeno della violenza degli studenti contro gli insegnanti si stia diffondendo a macchia d'olio.
Tra i più recenti, si ricorda l'episodio in cui una professoressa dal fisico minuto, fragile e con difficoltà motorie è stata legata alla sedia e presa a calci da alcuni alunni della prima classe di un istituto superiore di Alessandria, mentre i compagni giravano il video, poi pubblicato in rete e subito dopo cancellato. L'episodio drammatico, terribile è stato riportato da alcune testate giornalistiche. Per tutelare la docente, che non ha sporto denuncia, non è stato reso noto il nome della scuola. La punizione per gli studenti è stata la sospensione per un mese, con l'obbligo di frequenza, e la pulizia dei cestini delle aule durante l'intervallo. Si tratta di una punizione definita «per nulla esemplare e un messaggio sbagliato agli studenti che rispettano la scuola e gli insegnanti» da molti docenti, che hanno espresso la necessità di punizioni più incisive. Infatti, il drammatico episodio, che si vuol descrivere come isolato, in realtà rientra in una sequela di casi che vedono i docenti vittime di violenza da parte di studenti o genitori.
Risale a poco tempo fa infatti anche l'episodio della maestra dell'Istituto «Ignazio Fiorio» di Palermo che, per aver lamentato le numerose assenze di un suo allievo, è stata colpita con un pugno in pieno volto dal genitore dello studente, nonché collaboratore scolastico. Il fenomeno, di cui si è occupato persino la trasmissione «Le Iene» del 25 febbraio 2018, è grave e testimonia una barbarie culturale e una deriva morale preoccupanti.
A febbraio, un professore a Treviso e un vicepreside a Foggia sono stati picchiati da genitori di studenti; a gennaio, un genitore ha percosso un docente a Siracusa; un professore di educazione fisica è stato picchiato dai genitori di un alunno ad Avola; una professoressa di italiano è stata accoltellata in classe nel Casertano: questi e altri casi simili sono stati segnalati negli ultimi mesi.
Insegnanti vittime di bulli e di genitori violenti. Un tema su cui la comunità educante sta riflettendo. Le famiglie sono una parte importante del lavoro educativo, perché sono i genitori ad educare la persona, mentre la scuola educa i cittadini. È sconvolgente pensare che un genitore possa entrare in una scuola e compiere atti simili o che uno studente si possa permettere di picchiare, da solo o in gruppo, un docente. Sono fatti che evidenziano quanto sia profondamente mutato il rapporto di fiducia tra scuola e famiglia, che interrompono bruscamente quel patto di corresponsabilità educativa, che vedono la figura dell'insegnante perdere progressivamente autorevolezza e prestigio, e che vanno condannati con forza.
La gravità dei frequenti episodi, che vedono insegnanti insultati, irrisi, picchiati dagli alunni o dai loro genitori, va oltre quella dei singoli casi. Si è, infatti, davanti ad un fenomeno sociale che vede gli insegnanti avviliti, impediti a svolgere il loro lavoro e, occorrerebbe dire, la loro missione sociale. Sembra quasi che ogni autorevolezza della figura professionale dell'insegnante stia per essere perduta e con essa il rispetto per la persona.
L'impressione è che il fenomeno sia sottovalutato, particolarmente quando gli autori delle violenze sono gli allievi, poiché le aggressioni sono ridotte a delle «bambinate», delle quali basta scusarsi per farla franca, nonostante l'insegnante sia stato umiliato con la diffusione tramite internet delle immagini riprese con i cellulari. E invece si tratta di una manifestazione di radicale rifiuto del rapporto docente-discente, cui purtroppo spesso si adeguano le famiglie.
Il rispetto per l'insegnante è indispensabile. Esso si fonda sulla sua capacità professionale, fatta di conoscenza della materia che insegna e di aggiornati metodi didattici, ma anche sull'autorevolezza che discende dalla consapevolezza del ruolo non paritario, che distingue chi insegna da chi deve imparare.
I genitori, anziché sostenere i rappresentanti del discorso educativo, si schierano con i loro figli, lasciando gli insegnanti in una condizione di isolamento. Sovraccaricati di compiti educativi di fronte a famiglie sempre più disgregate e latitanti, gli insegnanti patiscono una condizione di umiliazione permanente. Nel nostro tempo ogni atto decisionale nel campo dell'educazione dei figli rischia di essere guardato dalle famiglie come un sopruso illegittimo, mentre è considerata legittima l'aggressione violenta di genitori e figli verso gli insegnanti.
Una scuola di alta qualità è interesse della nostra società. In gioco è la stessa precondizione della vita democratica della società italiana.
L'insegnante, nel momento in cui esercita la sua funzione, cioè quando si trova a scuola, è un pubblico ufficiale a tutti gli effetti. Questo significa che alcune condotte di bullismo tenute nei suoi confronti possono integrare reati ben più gravi: ad esempio, la violenza e la minaccia ad un pubblico ufficiale è punita molto più severamente, con pene fino a cinque anni di reclusione, rispetto alla minaccia ordinaria, che è punita al massimo con un anno. La stessa pena si applica alla resistenza a pubblico ufficiale, commessa da chi si oppone violentemente ad un ordine del pubblico ufficiale: si pensi allo studente che rifiuta di sedersi oppure che contesta veementemente per un'interrogazione.
L'ingiuria, oggi depenalizzata, costituisce ancora un reato se è rivolta ad un pubblico ufficiale: trattasi di oltraggio a pubblico ufficiale, delitto che può essere commesso dall'alunno che insulti apertamente il docente o che lo denigri in presenza di altre persone.
La presente proposta di legge ha l'obiettivo di inasprire le pene per il reato di violenza, minaccia e oltraggio al personale scolastico, al fine di tutelare la libertà di insegnamento quale base per la crescita delle generazioni che verranno e di restituire agli insegnanti un ruolo di primo piano.
Inoltre, si inasprisce la pena prevista per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale nella scuola, proprio per la sua specificità (luogo di formazione e di educazione) e per la presenza di minori (spesso queste aggressioni avvengono in presenza di minori che subiscono turbamenti psicologici).
Per garantire una condizione di maggiore serenità agli insegnanti è bene intervenire prima che le aggressioni fisiche ai docenti si diffondano a macchia d'olio e diventino atti di «ordinaria amministrazione». Gli insegnanti si potranno così sentire più tranquilli e potranno compiere il loro lavoro più efficacemente.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
(Modifica all'articolo 336 del codice penale)
1. All'articolo 336 del codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il primo comma è inserito il seguente:
«La pena è aumentata da un terzo a due terzi se il fatto è commesso nei confronti di un dirigente scolastico o di personale docente, educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola»;
b) al secondo comma, le parole: «persone anzidette» sono sostituite dalle seguenti: «persone di cui al primo e al secondo comma».
Art. 2.
(Modifica all'articolo 341-bis del codice penale)
1. All'articolo 341-bis del codice penale, dopo il primo comma è inserito il seguente:
«La pena è aumentata da un terzo a due terzi se il fatto riguarda un dirigente scolastico o personale docente, educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola».