XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 10 luglio 2024

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      QUARTAPELLE PROCOPIO, BOLDRINI e PORTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          fino a venerdì 7 giugno 2024, lo sherpa italiano del G7, nonché direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha confermato che l'Arabia Saudita avrebbe partecipato al G7 a livello di Capi di Stato/Capi di Governo;

          notizie riportate dai media confermavano la partecipazione al G7 del principe saudita Mohamed Bin Salman;

          il giorno 7 giugno 2024, ad ora di pranzo, il portale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma accettava la denuncia inoltrata il giorno 4 giugno 2024 dall'avv. Fabio Maria Galiani per conto della Ong «Non c'è Pace senza Giustizia», con la quale si chiedeva, non appena fosse entrato in territorio italiano, l'arresto del principe saudita Mohamed Bin Salman, previa apertura di procedimento penale a suo carico, per il presunto coinvolgimento nella tortura e nell'omicidio di Jamal Khashoggi, sulla base di autorevoli rapporti di vari organismi internazionali, tra cui la National intelligence statunitense e il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, di indagini svolte dall'autorità giudiziaria turca e dalle confessioni dei corresponsabili;

          martedì 11 giugno 2024, il Governo italiano pubblicava un elenco aggiornato dei partecipanti al Vertice G7 che non includeva più Mohammed Bin Salman senza dare alcuna motivazione in merito;

          la tempistica degli eventi e l'importanza per la propaganda dell'Arabia Saudita della partecipazione ad un evento così rilevante quale il G7 fanno sorgere il legittimo e serio dubbio che la rinuncia del principe Mohamed Bin Salman sia conseguenza della denuncia e della richiesta del suo arresto –:

          quali motivazioni l'Arabia Saudita abbia ufficialmente comunicato al Governo italiano in merito alla cancellazione della partecipazione al G7 dell'Arabia Saudita e del principe saudita Mohamed Bin Salman;

          se il Governo fosse a conoscenza della menzionata denuncia e richiesta di arresto ed in caso positivo, in che data e con quali modalità ne sia venuto a conoscenza.
(5-02608)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta in Commissione:


      BOLDRINI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          Luigi Giacomo Passeri, un cittadino italiano di 31 anni, è stato arrestato in Egitto ad agosto dello scorso anno per detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale;

          la famiglia del giovane non riesce da quasi un anno ad avere contatti diretti con lui, se non attraverso poche lettere, dalle quali sarebbe emerso che in carcere abbia subito torture e sia stato abbandonato senza cure dopo un intervento di rimozione dell'appendice;

          i famigliari infatti denunciano che il ragazzo abbia «subito torture, rinchiuso in una cella piena di feci, urine, scarafaggi, con le manette talmente strette da non far più scorrere il sangue nelle dita». Nelle poche – e unico mezzo di comunicazione con l'esterno – lettere dal carcere, Giacomo scrive di essere stato trasferito in un'altra cella con «12 detenuti accusati di omicidio, tentato omicidio», di essere stato operato d'appendicite ma di esser stato «abbandonato senza cure per giorni», tra agenti che gli «tiravano acqua addosso» e lo minacciavano;

          inoltre, il ragazzo si trova in condizioni psicologiche molto precarie e corre il rischio di atti di autolesionismo;

          le udienze del processo previste al tribunale del Cairo continuano ad essere rimandate da ormai undici mesi;

          la famiglia ha assunto un avvocato egiziano, che ha già chiesto 30 mila dollari di parcella. Di fronte a tale compenso, tuttavia, non è mai andato a trovare in cella l'assistito e sarebbe stato in grado di inviare solo pochi documenti e verbali scritti in arabo. Dai quali, tuttavia, emergono accuse della polizia decisamente esagerate rispetto alla versione raccontata da Luigi;

          l'Ambasciata italiana in Egitto, al momento, è riuscita a fare solo una visita in carcere, tramite un responsabile dell'unità di crisi, in quasi un anno di detenzione al Badr 2, il carcere del Cairo. La visita infatti risale a febbraio 2024, anche se, secondo quanto riportato dalla stampa, la Farnesina assicura di essere in contatto costante con i suoi diplomatici –:

          quali azioni stia mettendo in campo l'ambasciata italiana in Egitto per garantire assistenza e supporto al nostro connazionale affinché abbia un giusto processo in tempi celeri e condizioni di detenzione adeguate e in linea con il rispetto dei diritti umani.
(5-02612)

DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:


      LACARRA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

          all'articolo 582, comma 1, del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, sono elencate le imperfezioni e le infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare e tra queste figurano la celiachia e le altre intolleranze alimentari;

          in particolare, il citato comma 1 dell'articolo 582, alla lettera e), numero 2), prevede come causa di non idoneità: «l'anafilassi, le reazioni allergiche/pseudoallergiche, le intolleranze a farmaci ed alimenti, con manifestazioni cliniche severe, anche in fase asintomatica, diagnosticate tramite valutazioni cliniche e procedure laboratoristiche appropriate, trascorso, se occorre, il periodo di inabilità temporanea»;

          con la direttiva del 9 aprile 2015 recante «Aspetti medico legali correlati con la patologia celiaca», lo Stato Maggiore della Difesa – Ispettorato Generale per la sanità Militare ha impartito disposizioni chiare ed inequivocabili a tutela del personale delle FF.AA.;

          in particolare, si è stabilito che, per il personale in servizio, la diagnosi di intolleranza al glutine non comporta alcun provvedimento medico-legale, salvo i casi in cui i sintomi siano talmente rilevanti da pregiudicare l'idoneità;

          al contrario, coloro che già risultano affetti da celiachia o da altre intolleranze alimentari al momento del reclutamento sono esclusi dai concorsi di selezione nelle Forze armate;

          tale previsione è, nell'opinione dell'interrogante, fortemente discriminatoria per molti cittadini, dal momento che, secondo le ultime stime dell'Istituto superiore di sanità, la sua prevalenza si aggira intorno all'1 per cento della popolazione italiana, sebbene siano solo 251.000 i casi diagnosticati;

          come può leggersi dal sito internet dell'Associazione Italiana Celiachia, da tempo impegnata per rimuovere questa discriminazione, a fronte delle numerose istanze avanzate, il Ministero interrogato avrebbe confermato di recente che «l'attuale preclusione ai soggetti celiaci è intesa nell'ottica di una constatata impossibilità di tutelarne a pieno lo stato di salute in ogni condizione operativa» –:

          se intenda, per quanto di competenza, adottare iniziative volte a specificare le motivazioni mediche e legali per le quali ai cittadini affetti da celiachia è tutt'ora preclusa la possibilità di prendere parte alle selezioni delle forze armate.
(4-03115)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


      MEROLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          l'Emilia-Romagna ha affrontato con eccezionale serietà e velocità il processo di ricostruzione post-sisma, diventando un esempio di resilienza ed efficienza per l'intero Paese;

          il decreto-legge 29 marzo 2024, n. 39, in materia di cosiddetto Superbonus, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2024 n. 67, all'articolo 1 prevede una deroga al blocco dello sconto in fattura e della cessione del credito per gli interventi realizzati nei comuni dei territori colpiti da eventi sismici verificatisi nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria escludendo la regione Emilia-Romagna dalle deroghe;

          questa decisione appare discriminante e non tiene conto delle richieste e delle necessità espresse dai sindaci, dagli amministratori locali e dalla popolazione, penalizzando ingiustamente le famiglie, i cittadini e le imprese che sono impegnati nel completamento della ricostruzione dei propri immobili; nonostante l'avanzato stato di ricostruzione privata in Emilia-Romagna, le conseguenze di tale esclusione impattano negativamente sulle comunità locali;

          l'applicazione uniforme di misure di sostegno a tutte le aree terremotate del Paese è fondamentale per garantire equità e giustizia nel processo di ricostruzione e rilancio economico delle zone colpite;

          le reazioni di sconcerto e indignazione provenienti dai cittadini, dai sindaci e dalle associazioni d'impresa dell'Emilia-Romagna evidenziano il profondo senso di ingiustizia percepito dalla comunità regionale;

          il principio di equità è fondamentale in ogni società democratica e rappresenta un pilastro del nostro ordinamento giuridico e dunque interesse di tutti che il Governo agisca in modo equo e responsabile nella distribuzione delle risorse e dei benefìci, senza discriminazioni tra le diverse regioni –:

          se ritenga di adottare con urgenza una misura che ripristini l'equità di trattamento per tutte le aree terremotate del Paese estendendo le deroghe anche alle aree terremotate dell'Emilia-Romagna.
(5-02609)


      MEROLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          l'articolo 1, comma 408, della legge n. 213 del 30 dicembre 2023, recante la legge di bilancio per il 2024, proroga al 31 dicembre del 2024 lo stato di emergenza nel quale si trova da ormai 12 anni l'Emilia-Romagna a seguito del terremoto del maggio 2012;

          il successivo comma 409 stanzia 12,2 milioni di euro in favore dell'assistenza alle popolazioni colpite dal citato terremoto in Emilia-Romagna nel 2012 e il comma 410 stabilisce che si applichino sino all'anno 2024 le disposizioni in materia di assistenza finanziaria ai Comuni interessati dal sisma autorizzando la spesa di 8,1 milioni di euro per l'anno 2024;

          la misura appare indispensabile a garantire l'operatività dei quindici comuni del «cratere ristretto» formato dai comuni dove più gravi sono stati i danni e dove il patrimonio immobiliare, pur in uno stato molto avanzato di ricostruzione, non è stato ancora tutto ricostruito e reso agibile;

          è opportuno tuttavia rilevare che fra le misure previste nelle proroghe dei precedenti anni, oltre a misure per il finanziamento del personale aggiuntivo, agevolazioni sui mutui pubblici e privati e proroghe per il completamento dei lavori di ricostruzione, è sempre stata introdotta anche l'esenzione IMU dei fabbricati inagibili ubicati nei comuni del cosiddetto «cratere ristretto», mentre la legge di bilancio 2024 al contrario non prevede alcuna proroga;

          questa misura, supportata dalle coperture necessarie per i mancati introiti dei comuni interessati, appare assolutamente necessaria al fine di convogliare le necessarie risorse alle spese per la ricostruzione privata –:

          se ritenga di adottare con urgenza una misura di proroga, anche per l'anno 2024, dell'esenzione IMU per i fabbricati inagibili ubicati nei comuni ancora interessati allo stato di emergenza nelle zone colpite dal sisma del 2012 supportata dalle coperture necessarie per i mancati introiti dei comuni interessati.
(5-02610)

Interrogazione a risposta scritta:


      STEFANAZZI, UBALDO PAGANO e LACARRA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

          con la legge di stabilità 2016 (legge n. 208 del 2015) è stato istituito un credito di imposta a favore delle imprese che acquistano beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni del Mezzogiorno;

          tale strumento è stato modificato, prorogato e integrato nel corso del tempo e, da ultimo, dall'articolo 1, comma 265, della legge 29 dicembre 2022, n. 197, (legge di bilancio per il 2023), che ha prorogato al 31 dicembre 2023 il termine di fruizione dei crediti d'imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, nelle zone economiche speciali Zes e nelle zone logistiche semplificate Zls;

          il provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 1° giugno 2023, protocollo n. 188347, di approvazione del nuovo modello di comunicazione per la fruizione del credito in oggetto, al paragrafo 3.2, prevede che per le acquisizioni di beni strumentali nuovi, effettuate a decorrere dal 1° gennaio 2023, «Il Modello è inviato entro il 31 dicembre dell'anno successivo a quello nel corso del quale sono effettuate le acquisizioni (...)», conseguentemente, sarà ancora possibile chiedere nel 2024 il credito di imposta per investimenti nel Mezzogiorno, operativo nel 2023;

          l'Agenzia delle entrate ha quindi chiarito che entro il 31 dicembre 2024 sarà ancora possibile presentare istanze di accesso al credito d'imposta per investimenti nel Mezzogiorno in relazione alle spese sostenute nel corso del 2023 per beni ordinati nel 2023, consegnati nel 2023 ma con fattura pervenuta nel 2024;

          sembrerebbe invece precluso il caso di tutti gli investimenti con beni ordinati nel 2023, fatture di acconto emesse nel 2023 e fattura di saldo e consegna nel 2024;

          tale fattispecie, per di più, non sarebbe altresì ricompresa nell'ambito del credito d'imposta della cosiddetta Zes Unica, istituita dall'articolo 16 del decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124, in favore delle imprese che effettuano l'acquisizione di beni strumentali destinati a strutture produttive già, esistenti o che vengono impiantate nella zona economica speciale per il Mezzogiorno, in quanto tale credito sarebbe riconosciuto esclusivamente per gli investimenti realizzati nel 2024;

          il combinato disposto delle discipline riportate, insomma, sembrerebbe escludere la possibilità di poter beneficiare degli strumenti agevolativi per determinati investimenti pluriennali, che ricadono tra le due discipline sopra richiamate;

          il 12 giugno 2024 l'Agenzia delle entrate ha pubblicato il termine di chiusura delle domande, fissato al prossimo 12 luglio, per inviare la comunicazione relativa ai nuovi investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio e fino al 15 novembre 2024 –:

          se intenda confermare o meno l'interpretazione secondo cui gli investimenti avviati nel corso del 2023 e conclusi con la consegna dei beni nel 2024 siano esclusi tanto dall'agevolazione prevista ai sensi della legge n. 208 del 2015, quanto da quella disciplinata dal decreto-legge n. 124 del 2023.
(4-03118)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:


      ALMICI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

          risulta ancora irreperibile Giacomo Bozzoli, il 39enne condannato il 1° luglio 2024 all'ergastolo in via definitiva dalla Corte di cassazione per un brutale omicidio dello zio, avvenuto nel 2015, corredato da un altrettanto agghiacciante occultamento di cadavere, con il corpo della vittima carbonizzato nel forno dell'azienda di famiglia;

          la sera della sentenza, quando i Carabinieri si sono presentati alla casa di Bozzoli a Soiano, sul Lago di Garda, dove avrebbe dovuto essere, di lui non c'era traccia: tentando di ricostruire la fuga, gli inquirenti avrebbero scoperto che alle 5.51 del 23 giugno 2024 la sua Maserati Levante è passata dal portale di Manerba, nel Bresciano; due minuti più tardi sarebbe passata da quello di Desenzano e alle 6.03, sempre a Desenzano del Garda, sotto il varco che porta all'ingresso in A4; mentre il suocero avrebbe riferito che la famiglia sarebbe «in una località imprecisata della Francia»;

          secondo gli ultimi accertamenti «validati da risultanze investigative», Giacomo Bozzoli potrebbe trovarsi all'estero, così come riportato nel decreto di latitanza firmato dal presidente della prima sezione penale;

          in questi nove anni di indagini e processi, prima della sua latitanza, Bozzoli ha sempre condotto la propria esistenza da uomo libero, perché né pubblico ministero né giudice hanno mai deciso per l'applicazione di una misura cautelare, nemmeno nelle forme dell'obbligo di dimora o di firma, nonostante le pesanti accuse a suo carico;

          se è pur vero che la nostra Costituzione prevede la presunzione di innocenza fino a sentenza di condanna definitiva e la custodia in carcere, così come ogni altra misura cautelare, venga applicata solo se sussistono, oltre i gravi indizi di colpevolezza, le esigenze cautelari, è altrettanto vero che l'imputato avrebbe già dato segni di volersi allontanare da casa;

          in particolare, l'ex di Giacomo Bozzoli quando venne sentita nell'udienza del 17 novembre 2021, ma anche in precedenza, nel corso di un incidente probatorio, avrebbe riferito di un piano svelatole da Giacomo e anche in quel caso c'entravano un'auto e un passaggio davanti alle telecamere: «Lui mi ha sempre detto che io avrei dovuto prendere la sua macchina, all'epoca la Mercedes ML, transitare in autostrada e andare a dormire a casa mia, mentre lui doveva... a detta sua aspettare lo zio fuori casa»;

          tale piano ricorda la fuga del 23 giugno 2024 quando la vettura intestata a Giacomo tra le 5.51 e le 6.03 è transitata sotto tre portali stradali sulla sponda bresciana del Garda e oggi gli inquirenti non escludono che sull'auto dieci giorni potessero esserci solo la compagna e il figlio e lui invece si fosse già spostato prima, così da guadagnare ancora più vantaggio –:

          se e quali iniziative, per quanto di competenza, anche di carattere ispettivo, il Ministro interrogato intenda assumere in relazione ai fatti esposti in premessa, e se comunque non intenda adottare iniziative di carattere normativo al fine di rendere più stringente la disciplina sull'applicazione delle misure cautelari.
(4-03117)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta in Commissione:


      BALDELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          l'aeroporto «Enzo e Walter Omiccioli» di Fano (PU), terza città delle Marche per popolazione, è situato in un'area strategica, al centro della penisola italiana, a stretto contatto con il territorio comunale (la distanza dal centro della città è di circa 2 chilometri) e con i principali collegamenti regionali, tra la statale 3 Flaminia-E78, la statale 16 Adriatica e l'autostrada A14 Bologna-Bari;

          l'infrastruttura opera sotto la giurisdizione diretta dell'ente nazionale per l'aviazione civile (Enac), è autorizzata a voli di aviazione generale, non è aperta al traffico commerciale;

          l'Enac è responsabile della regolamentazione e del controllo dell'aviazione civile in Italia e ha il compito di promuoverne lo sviluppo, sotto la vigilanza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Mit);

          dalle notizie acquisite, l'Enac, già da tempo, ha predisposto un investimento di 4,5 milioni di euro da destinare alla realizzazione di una nuova pista in asfalto e di altre opere presso il ridetto aeroporto;

          la società aeroportuale pubblica Fanum Fortunae opera all'interno dell'infrastruttura e assicura alcuni servizi per conto dell'Enac;

          la realizzazione di una nuova pista in asfalto ovvero in cemento è essenziale per migliorare la funzionalità, l'operatività e la sicurezza dell'aeroporto stesso e per trasformare l'infrastruttura da nicchia per amatori a vera e propria risorsa sociale, economica e turistica per le Marche, la provincia di Pesaro e Urbino e la città di Fano;

          allo stato sussistono criticità relative a passaggi di proprietà tra comune e demanio aeronautico ancora da definire e che, sino ad oggi, hanno ostacolato la messa a terra degli investimenti dell'Enac per l'infrastruttura –:

          se il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed Enac, nella promozione dell'aviazione civile, considerino strategico il ruolo dell'infrastruttura aeroportuale di Fano per il progresso e la crescita della Nazione e della regione Marche;

          quali siano, nel dettaglio, gli investimenti attualmente previsti per il miglioramento dell'aeroporto di Fano e quali investimenti potrebbero invece essere promossi nel breve e medio periodo dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ed Enac;

          quali siano le criticità legate alla proprietà dell'infrastruttura che impediscono all'Enac di dare attuazione agli investimenti già previsti e quali i tempi e le modalità per il loro superamento;

          se il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in sinergia con l'Enac, abbia avviato o intenda avviare iniziative specifiche per attrarre e incentivare anche investimenti privati nel settore aeroportuale di Fano.
(5-02613)

Interrogazione a risposta scritta:


      ROGGIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

          il 4 luglio 2024 è stata annunciata la chiusura parziale della strada statale 36dir (raccordo Lecco-Ballabio) per nuovi lavori di messa in sicurezza già programmati e ultimativi dopo la frana del 9 dicembre 2022;

          i lavori che interesseranno il versante dureranno per circa un mese, limitando la capacità di pianificazione per i residenti e i visitatori;

          la mancata chiarezza sui tempi effettivi di realizzazione dei lavori, in un periodo caratterizzato da un altissimo flusso turistico verso le aree montane e lacustri del Lecchese, ha reso la chiusura della strada un problema particolarmente grave per l'economia locale;

          è fondamentale assicurare che i lavori vengano eseguiti in maniera efficace e tempestiva per minimizzare l'impatto sulla viabilità e sul turismo;

          l'8 luglio, come segnalato da recenti articoli di stampa, si è verificato nella stessa strada statale 36dir uno smottamento che ha richiesto la chiusura per 24 ore della strada –:

          se il Ministro interrogato intenda fornire dettagli precisi sulla natura dei lavori di stabilizzazione, chiarendo i tempi effettivi previsti, quelli di chiusura definitiva del cantiere e quindi la riapertura totale in sicurezza della strada statale 36dir, al fine di limitare i disagi per la popolazione residente e per i visitatori.
(4-03122)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


      MARI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          il 7 luglio 2024, a Salerno, appartenenti a gruppi di estrema destra si sono radunati per commemorare Carlo Falvella, giovane esponente del Fuan di Salerno, organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano, che venne ucciso nel 1972;

          come ormai purtroppo accade da qualche anno, gruppi di estrema destra si ritrovano in via Velia, a pochi passi dal centralissimo corso Vittorio Emanuele, inquadrati come un piccolo plotone e avanzano a passo marziale per poter poi stazionare davanti alla lapide che ricorda il tragico evento, sulla quale è presente una croce celtica, icona cara ai neofascisti di Ordine Nuovo degli anni '60 e '70;

          il 7 luglio è diventata un'occasione di ritrovo per forze politiche e organizzazioni estremistiche di destra che, con la strumentale intenzione di commemorare la morte di Carlo Falvella, danno vita a manifestazioni intrise di gesti, parole d'ordine e slogan riconducibili e inneggianti alla simbologia fascista che richiamano sia il periodo più buio e vergognoso per il nostro Paese, sia gli anni più recenti della «strategia della tensione» e le sue stragi;

          nonostante il grande dibattito nazionale ed europeo in corso sulle modalità con cui si svolgono certe commemorazioni e rievocazioni, la suddetta commemorazione si è svolta senza impedimenti mentre molti tra i presenti alzavano le braccia nel saluto romano, tipico del regime fascista e hanno eseguito il rito del «presente!»;

          la commemorazione si è svolta, ad avviso dell'interrogante, con gesti e modalità che sono andati oltre il nostalgico richiamo al fascismo: passo marziale, abiti neri, qualcuno addirittura era abbigliato con indumenti mimetici, un tamburino davanti al corteo scandiva i passi mentre i primi della fila reggevano uno striscione nero e rosso, con tanto di croce celtica e la frase scritta «Carlo Falvella Presente», firmato «I camerati», molte le braccia tese e molti i tatuaggi che richiamano simbologie nazifasciste;

          da un articolo pubblicato su Fanpage si apprende che tra i presenti vi erano esponenti legati all'area di CasaPound e altri vecchi militanti di destra e la stessa commemorazione era stata annunciata sui social da «Direzione Rivoluzione», legata proprio a CasaPound Italia;

          nei giorni che hanno preceduto la commemorazione, l'Anpi, diverse organizzazioni sindacali, partiti e movimenti politici avevano promosso e sottoscritto un appello con cui si chiedeva agli organi deputati alla tutela dell'ordine pubblico di prestare attenzione affinché, nel corso della celebrazione, non andassero in scena apologie neofasciste;

          ad avviso dell'interrogante, ancor di più alla luce dei sempre più frequenti episodi di violenza di matrice neofascista che continuano a registrarsi in tutta Italia, occorre prestare la massima attenzione perché ogni evento collegato a ricorrenze come quella del 7 luglio a Salerno, rispetti le leggi in vigore sul divieto di apologia di fascismo, di istigazione all'odio razziale e politico e di ricostituzione del partito fascista –:

          se non intenda acquisire dal prefetto e dal questore di Salerno ogni elemento utile a comprendere se vi fossero o meno i presupposti per non autorizzare la manifestazione richiamata in premessa e se, per quanto di competenza, alla luce di come si sono svolti gli eventi, sia a conoscenza di eventuali iniziative assunte dagli organi competenti nei confronti degli organizzatori di questa manifestazione di evidente carattere neofascista e dei protagonisti di atti e comportamenti che potrebbero configurarsi come apologia del fascismo e quindi in contrasto con il dettato costituzionale e le attuali normative in materia;

          quali iniziative concrete siano state adottate dal Ministro interrogato affinché il contrasto ad ogni forma di esaltazione del fascismo divenga un'effettiva priorità del Governo, a partire dalla volontà di giungere allo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e violente attive nel Paese.
(4-03116)


      AMORESE. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:

          il pericoloso fenomeno delle baby gang nel nostro Paese, affrontato dal recente provvedimento denominato «Decreto Caivano» è ancor presente su tutto il territorio nazionale; da Nord a Sud, gli episodi violenti che vedono protagonisti ragazzi minorenni sembrano verificarsi con frequenza preoccupante, amplificati dall'uso propagandistico dei social network;

          il fenomeno è radicato indistintamente in tutta Italia, con alcune differenze strutturali sulla composizione dei gruppi: nel Nord Italia i gruppi sono composti in maggioranza da cittadini extracomunitari di prima o seconda generazione, mentre nel Sud Italia si registrano gruppi formati da cittadini italiani in condizione di disagio e marginalità sociale;

          tali fenomeni generano, comprensibilmente, grande allarme sociale tra la popolazione che chiede di veder garantito un diverso e più alto grado di sicurezza sociale;

          tra gli ultimi episodi, in ordine di tempo, deve essere annoverato quello verificatisi a Viareggio nella zona del lungomare dove, secondo la ricostruzione degli inquirenti, in data 2 giugno 2024 si è scatenata una maxi rissa che ha coinvolto circa 30 giovani, taluni provenienti appositamente anche dalla provincia di Firenze, per futili motivi legati all'abbigliamento di uno degli appartenenti alla fazione rivale;

          le conseguenze sono state di almeno tre ragazzi feriti: uno è stato medicato sul posto per un taglio sul braccio dovuto, probabilmente, ad un fendente tirato con un frammento di vetro di una bottiglia, un secondo ha avuto necessità di cure per un colpo ricevuto in pieno volto, ed un terzo è stato addirittura trasporto nel vicino nosocomio per ulteriori accertamenti;

          l'episodio, particolarmente grave, fa seguito ad uno pressoché identico avvenuto nel medesimo luogo e con le medesime modalità soltanto l'anno scorso, tanto da imporre una profonda riflessione sullo stato della sicurezza urbana della città, nonché da richiedere una particolare attenzione anche al fronte della prevenzione giovanile;

          ancora oggi sono frequenti gli atti intimidatori che, taluni esponenti particolarmente carismatici, pongono in essere su coetanei più fragili tanto da incutere terrore nell'uscir di casa e accrescendone il disagio;

          le cronache locali raccontano quasi quotidianamente del modus agendi e delle conseguenze che lasciano sulle vittime. Essi si muovono in gruppo e non si fanno scrupoli ad aggredire coetanei sia maschi che femmine, ma anche adulti;

          nel periodo natalizio, per esempio, nella zona della Versilia fu assalito un uomo che, ormai esausto per le minacce perpetrate quotidianamente ai figli, cercò di dialogare con alcuni giovani riportando contusioni e lesioni –:

          se i Ministri interrogati siano conoscenza dei fatti sopra esposti;

          se i Ministri dispongano di informazioni e dati, anche solo di tipo statistico, rispetto all'entità del fenomeno della delinquenza giovanile nel nostro Paese e nella provincia di Lucca;

          quali azioni intendano intraprendere affinché, considerata anche l'imminente stagione estiva, sia garantita una maggiore attenzione al fenomeno della delinquenza giovanile nelle aree turistiche;

          quali iniziative di competenza si intendano assumere in relazione agli specifici aspetti della prevenzione e repressione della delinquenza giovanile e della rieducazione dei giovani responsabili di tali atti.
(4-03121)


      UBALDO PAGANO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          con nota del 26 marzo 2024 il prefetto di Taranto ha invitato il Consiglio comunale di Roccaforzata a deliberare l'adozione dello strumento contabile entro 20 giorni, rammentando, in caso di omissione dell'adempimento, di procedere in via sostitutiva e attivare la procedura per l'eventuale scioglimento degli organi dell'ente;

          in data 8 aprile 2024 il gruppo consiliare di minoranza «Progetto Futuro» constatava la mancata presentazione degli atti propedeutici all'approvazione del bilancio nei termini previsti dalle norme vigenti e quindi l'impossibilità di visionare gli atti;

          in data 15 aprile 2024 la Giunta comunale deliberava lo schema di bilancio di previsione 2024/2026 e il sindaco provvedeva a convocare il Consiglio comunale per il giorno 29 aprile 2024 per l'approvazione del bilancio finanziario 2024/2026, sebbene i termini per l'approvazione in Consiglio fossero già scaduti il 15 marzo 2024;

          inoltre, il 15 aprile 2024 risultavano già scaduti gli ulteriori termini perentori per la delibera e adozione dello strumento contabile stabiliti dal Prefetto;

          perdipiù, la documentazione allegata alla suddetta delibera di giunta, avente ad oggetto l'approvazione dello schema di bilancio è corredata di parere sfavorevole del Collegio dei Revisori;

          ad oggi, inoltre, alcuni referenti di «Progetto Futuro» riferiscono di non aver potuto visionare la documentazione relativa al bilancio di previsione;

          secondo quanto appreso dagli stessi referenti, sin dal 6 marzo 2024 l'Organo di revisione ammoniva l'Ente «per la condotta di inerzia all'adozione di una più attenta gestione del controllo contabile volta a ritardare la necessità di adottare misure diverse e straordinarie per il prosieguo dell'attività amministrativa». In particolare, il responsabile del procedimento faceva notare la mancanza di un appostamento di somme dovute dal comune in virtù di sentenze esecutive per un totale di euro 427.752,60 e invitava l'amministrazione a valutare le procedure previste dall'articolo 243 del Tuel;

          nella relazione di riscontro alla disposizione del responsabile dei servizi finanziari relativa alla riconferma dello schema di bilancio di previsione deliberato con atto della giunta comunale n. 5 del 3 gennaio 2024 e poi revocato con delibera della giunta comunale n. 13 del 21 febbraio 2024, firmata congiuntamente anche dal segretario comunale e dal presidente del collegio dei revisori dei conti, il collegio dei revisori manifestava, fra le altre gravi contestazioni, la condivisione delle criticità rilevate dalla responsabile del procedimento e invitava pertanto il responsabile dei servizi finanziari a predisporre idonea relazione esplicativa dalla quale potessero evincersi le motivazioni atte a superare i rilievi evidenziati;

          malgrado ciò, non risulta agli atti allegati allo schema di bilancio approvato dalla giunta comunale in data 15 aprile 2024 alcuna relazione del responsabile dei servizi finanziari, né alcuna proposta di deliberazione del Consiglio atta a dimostrare in dettaglio le motivazioni per le quali i pareri motivati dell'organo di revisione sono ritenuti superati e/o non vincolanti;

          inoltre, il Consiglio comunale avrebbe dovuto già visionare la documentazione relativa allo schema di rendiconto di gestione corredato di tutti gli allegati previsti, visto che il regolamento di contabilità vigente impone la messa a disposizione dei consiglieri almeno 20 giorni prima del termine ultimo per l'approvazione (30 aprile 2024);

          l'interrogante, condividendo l'opinione dei referenti del Gruppo consiliare «Progetto Futuro», ritiene che i fatti premessi siano passibili di costituire gravi inadempienze contabili e oggettive responsabilità di natura giuridica, anche visto e considerato che, ad oggi, né il bilancio di previsione 2024-2026, né il rendiconto di gestione dell'esercizio 2023 risulterebbero approvati malgrado la scadenza dei termini di legge e la diffida notificata dal Prefetto –:

          se intenda, per quanto di competenza, valutare la sussistenza dei presupposti per promuovere una verifica in relazione alla gestione contabile e finanziaria e agli atti adottati dalla giunta di Roccaforzata ed eventualmente azionare gli strumenti previsti dal Tuel, in particolare ai sensi degli articoli 141 e seguenti, per garantire la continuità amministrativa e gestionale dell'ente in sostituzione della giunta comunale.
(4-03124)


      DORI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

          come si apprende da alcuni profili social, il 29 giugno 2024 alcuni esponenti di Casapound avrebbero organizzato al cimitero monumentale di Bergamo la commemorazione di Antonio Locatelli, aviatore fascista lì sepolto;

          una cerimonia simile si tenne anche lo scorso anno, il 28 giugno 2023;

          i recenti video d'inchiesta giornalistica di Fanpage denominati «Gioventù Meloniana» hanno mostrato che questi non sono episodi isolati, bensì strutturali e sempre più diffusi;

          l'apologia di fascismo è un reato introdotto dalla legge n. 645 del 20 giugno 1952, più conosciuta come «legge Scelba», norma che attua la XII disposizione transitoria della Costituzione repubblicana, ovvero il divieto di «riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista»;

          il 21 ottobre 2021 la Camera dei deputati ha approvato una mozione concernente iniziative volte a dare seguito al dettato costituzionale sopracitato, impegnando il Governo ad adottare i provvedimenti di sua competenza per procedere allo scioglimento di tutti i movimenti di chiara ispirazione fascista artefici di condotte punibili ai sensi delle leggi attuative della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione repubblicana;

          secondo l'interrogante queste commemorazioni rientrano nell'apologia del fascismo ed è necessario lo scioglimento di queste organizzazioni neofasciste –:

          se il Ministro interrogato intenda verificare se i predetti raduni siano stati in sostanza autorizzati dal prefetto e dal questore di Bergamo e se intenda farsi promotore di iniziative di competenza, anche di natura normativa, finalizzate a procedere allo scioglimento delle organizzazioni neofasciste.
(4-03125)


      BENZONI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

          con l'espressione «nomadi digitali» ci si riferisce a cittadini, anche di un Paese extra-UE, che svolgono attività lavorativa altamente qualificata attraverso l'utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto in via autonoma o per un'impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano;

          l'articolo 6-quinquies, del decreto-legge 27 gennaio 2022, n. 4 (cosiddetto «Sostegni-ter»), ha introdotto la procedura semplificata per l'ottenimento del visto e del permesso di soggiorno, della durata massima di un anno, per i nomadi digitali e i lavoratori da remoto che vogliano trasferirsi in Italia;

          lo stesso articolo stabilisce che «con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con il Ministro del turismo e con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono definiti le modalità e i requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno ai nomadi digitali, ivi comprese le categorie di lavoratori altamente qualificati che possono beneficiare del permesso, i limiti minimi di reddito del richiedente nonché le modalità necessarie per la verifica dell'attività lavorativa da svolgere»;

          il suddetto decreto interministeriale è stato emanato il 29 febbraio 2024, ma ad oggi risulta ancora difficoltoso ottenere il rilascio del visto da parte delle autorità competenti, sia per ostacoli e rallentamenti burocratici che per alcuni requisiti estremamente stringenti, quali, ad esempio, il livello minimo di reddito pari al triplo del livello minimo previsto per l'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, ovvero quasi 110 mila euro, oltre all'assenza di adeguati incentivi fiscali e alla durata complessiva del visto pari ad appena un anno –:

          se non ritengano, per quanto di competenza, di prevedere requisiti minimi semplificati e modalità accelerate di rilascio del visto da parte delle autorità competenti in favore dei nomadi digitali.
(4-03126)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:


      BALDELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

          il Registro unico del terzo settore (Runts) rappresenta un elemento fondamentale per la gestione e la trasparenza degli enti del terzo settore in Italia;

          le procedure telematiche per la gestione delle comunicazioni e delle variazioni relative agli enti iscritti al Runts, come ad esempio le modifiche dei membri del consiglio direttivo o del legale rappresentante, sono attualmente accessibili esclusivamente al legale rappresentante tramite il Sistema pubblico di identità digitale (Spid);

          gli studi professionali, in particolare i dottori commercialisti, hanno segnalato ripetutamente le difficoltà operative incontrate dai legali rappresentanti degli enti del terzo settore che spesso non sono in grado di gestire autonomamente tali procedure sul portale del Runts;

          la situazione si complica ulteriormente nel caso di variazione del legale rappresentante, dove il rappresentante uscente è tenuto a comunicare la modifica e a inserire i dati del nuovo legale rappresentante. Tuttavia, accade frequentemente che il rappresentante uscente, una volta terminato il proprio mandato, non adempia a queste procedure, creando ulteriori disagi e rallentamenti;

          gli stessi professionisti incaricati sono spesso costretti a ricorrere a procedure complicate e non immediate per ottenere lo Spid del legale rappresentante e poter intervenire sul portale, con conseguenti ritardi e inefficienze;

          l'attuale sistema non prevede infatti una funzione di delega, come invece avviene per il cassetto fiscale dell'Agenzia delle entrate o per l'Inps che permetterebbe ai professionisti di operare sul portale del Runts in sostituzione dei propri clienti, semplificando notevolmente le operazioni;

          è necessario garantire una gestione più fluida e agevole delle comunicazioni e delle variazioni relative agli enti del terzo settore;

          un sistema di delega, facile da realizzare, permetterebbe ai professionisti incaricati di svolgere le operazioni sul portale del Runts con maggiore efficienza, riducendo i disagi per i legali rappresentanti e migliorando complessivamente il servizio;

          il ritardo nelle comunicazioni e nelle variazioni anagrafiche può comportare conseguenze negative per gli enti del terzo settore, incluse sanzioni amministrative e perdita di opportunità di finanziamento –:

          se il Ministro interrogato ritenga opportuno valutare l'implementazione di una funzione di delega all'interno del portale Runts, che permetta ai dottori commercialisti e ai professionisti incaricati di operare in sostituzione dei legali rappresentanti, come già avviene ordinariamente per altre fattispecie;

          se il Ministro interrogato intenda adottare ulteriori misure per semplificare le procedure di accesso e utilizzo del portale del Runts, incluse l'abilitazione dell'accesso tramite Carta nazionale dei servizi (Cns) altre forme di autenticazione digitale;

          quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per sensibilizzare e formare i legali rappresentanti degli enti del Terzo Settore sull'utilizzo del portale del Runts, al fine di garantire una maggiore autonomia e consapevolezza nell'adempimento delle loro responsabilità;

          se il Ministro interrogato abbia valutato l'opportunità di promuovere una revisione normativa per semplificare e rendere più efficienti le procedure di comunicazione e variazione anagrafica degli enti del terzo settore, con particolare riguardo alle problematiche sollevate dai professionisti del settore.
(4-03119)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


      GIRELLI, BRAGA, ROGGIANI, GUERINI, PELUFFO, MAURI, CUPERLO, FORATTINI e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          da notizie di stampa si apprende che una paziente di 81 anni residente a Busto Arsizio, paziente oncologica, sarebbe stata respinta da ben tre ospedali della regione Lombardia – Gallarate, Busto Arsizio e Legano – senza alcuna spiegazione e nonostante i gravi sintomi presentati dalla paziente; se confermata, e non sembra vi sia dubbio al riguardo, non si tratterebbe, a parere dell'interrogante, di una notizia come tante altre e nemmeno di uno di quei molti casi di inefficienza che, purtroppo, caratterizzano il sistema sanitario lombardo, cosa comunque in sé gravissima;

          l'indifferenza con la quale sembra sia stata trattata l'anziana signora, infatti, non è solo grave per la non comprensione delle condizioni di salute, ma è anche la manifestazione dell'involuzione del senso dello stesso «stare assieme» di una comunità, e non può non allarmare chi, giustamente, ritiene che curare non sia solo cercare di guarire, ma soprattutto avere rispetto della persona malata, nell'ottica di un'umanizzazione della cura che è il punto fondamentale di ogni intervento –:

          se al Ministro interrogato consti quanto sopra esposto, in caso positivo, cosa intenda fare, per quanto di competenza, per evitare che episodi di questo genere, non degni di un Paese civile quale è l'Italia, si ripetano.
(5-02611)

Interrogazione a risposta scritta:


      RUBANO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

          con decreto del commissario ad acta n. 54 del 2017, il presidio ospedaliero di Sant'Agata dei Goti (all'epoca unico presidio territoriale dell'Asl Benevento), al fine di riorganizzare la rete ospedaliera e di istituire presso lo stesso un polo oncologico, garantendo comunque la presenza di un punto di primo intervento, veniva accorpato all'allora Azienda ospedaliera Rummo di Benevento, oggi Azienda ospedaliera San Pio, con decorrenza 1° gennaio 2018;

          con decreto del commissario ad acta n. 103 del 2018 (Piano ospedaliero regionale), il presidio di Sant'Agata dei Goti veniva riclassificato quale presidio di pronto soccorso in zona disagiata, mantenendo 36 posti letto per acuti e 50 posti letto per post acuzie;

          con decreto del commissario ad acta n. 41 del 2019 la regione Campania ha disposto un'ulteriore rimodulazione del Piano ospedaliero di cui al citato decreto del commissario ad acta n. 103 del 2018, provvedendo a riconfigurare il piano ospedaliero di Sant'Agata dei Goti come presidio di pronto soccorso, dotato di posti letto di medicina generale, chirurgia generale, cardiologia, ortopedia, anestesia e rianimazione, integrati con posti letto di lungodegenza, di riabilitazione e di oncologia – così che il presidio è entrato a far parte integrante della rete regionale di assistenza ai pazienti oncologici –, oltre che del servizio di radiologia;

          con deliberazione n. 677 del 2023 l'azienda ospedaliera San Pio, pur recependo formalmente ed integralmente il decreto del commissario ad acta n. 41 del 2019 nel proprio atto aziendale – successivamente approvato dalla regione Campania con DGRC n. 653 del 2023 – non ha adottato alcun provvedimento di effettiva applicazione delle disposizioni in esso contenuto, così determinando una costante e progressiva diminuzione dei servizi che il presidio ospedaliero di Sant'Agata dei Goti avrebbe dovuto garantire ai cittadini del territorio che costituisce il suo naturale bacino d'utenza;

          la situazione si è ulteriormente aggravata negli ultimi giorni in quanto la direzione generale dell'Azienda ospedaliera San Pio, con disposizione protocollo 13675 del 2024, ha stabilito di declassare il pronto soccorso di Sant'Agata dei Goti, stabilendone la chiusura dalle ore 18 e per tutto l'orario serale e notturno: il tutto nonostante permangano tutte le condizioni che hanno portato all'istituzione del pronto soccorso in deroga presso il presidio ospedaliero di Sant'Agata dei Goti e in evidente e inaccettabile contrasto con quanto statuito dal decreto del commissario ad acta n. 41 del 2019 e previsto nello stesso atto aziendale dell'azienda ospedaliera di rilievo nazionale San Pio;

          tale decisione non solo lede il diritto alla tutela della salute dei cittadini afferenti al bacino territoriale di riferimento del presidio ospedaliero di Sant'Agata dei Goti ma, a cascata, sta determinando una situazione di estrema difficoltà e di inefficienza del pronto soccorso dell'Ospedale Rummo di Benevento (il primo dei due presidi che costituiscono l'azienda ospedaliera di rilievo nazionale San Pio) che, chiamato ad assorbire una richiesta esorbitante da parte dei cittadini del territorio, non più filtrata in parte dal pronto soccorso di Sant'Agata dei Goti, non è in grado di rispettare gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi delle strutture dedicate all'assistenza ospedaliera disposti con decreto ministeriale n. 70 del 2015;

          a tali standard la regione è obbligata ad attenersi, tenendo conto di eventuali specificità del territorio regionale, documentate sulla base di criteri epidemiologici e di accessibilità attraverso compensazioni tra discipline –:

          se il Ministro interrogato non ritenga, al fine di garantire ai cittadini la regolare erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie ad essi dovuti e l'adeguata risposta alla richiesta di cure e assistenza, soprattutto in relazione all'efficienza dei servizi di emergenza-urgenza e di pronto soccorso, di adottare iniziative, per quanto di competenza, volte a verificare e a valutare la coerenza degli standard qualitativi e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera di cui al decreto ministeriale n. 70 del 2015, sia per quanto riguarda la situazione di estrema gravità e difficoltà in cui versa il pronto soccorso dell'Ospedale Rummo di Benevento (azienda ospedaliera di rilievo nazionale San Pio), sia per quanto concerne la situazione del presidio ospedaliero di Sant'Agata dei Goti, nel quadro dell'attuazione del piano di rientro dei disavanzi sanitari.
(4-03123)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta scritta:


      PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

          secondo le informazioni pubblicate sul sito del Consiglio nazionale delle ricerche, al 30 giugno 2024 risultavano assunti con contratti temporanei 1043 dipendenti. Inoltre, secondo una stima riferita ad un totale di 47 progettualità, rispetto alle 49 approvate nel 2022 e riportate nell'ambito del «Aggiornamento del Piano di Fabbisogno triennale 2024-26» adottato dal consiglio di amministrazione del Consiglio nazionale delle ricerche nella riunione del 19 dicembre 2023, i dipendenti a tempo determinato assunti con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, dovrebbero raggiungere il totale complessivo di 1.135;

          secondo una stima realizzata dal coordinamento dei precari uniti del Consiglio nazionale delle ricerche sulla base delle informazioni presenti sul sito internet del Consiglio nazionale delle ricerche, risultano assunti con assegni di ricerca circa 2000 ricercatori;

          si sottolinea che l'articolo 15 del decreto-legge n. 71 del 2024 dispone la fine di questa tipologia di contratto per dicembre 2024;

          vista l'imminente conclusione della proroga degli assegni di ricerca, diventa indispensabile, ad avviso dell'interrogante, che la Ministra interrogata si attivi per la convocazione di un tavolo di chiarimento sul futuro degli assegnisti presenti nell'ente; per garantire continuità lavorativa alle risorse impiegate nei progetti di ricerca;

          secondo le stime pubblicate nell'«Aggiornamento del piano di fabbisogno triennale 2024-2026», tra il 2022 e il 2028 sono previste, al Consiglio nazionale delle ricerche, in totale 1484 cessazioni obbligatorie per raggiunto limite di età;

          come riporta la stessa programmazione, è opportuno sottolineare che il dato delle cessazioni effettive risulta sempre superiore a quelle stimate, dal momento che la previsione comprende le sole cessazioni obbligatorie per limite di età in base ai dati anagrafici e contributivi in possesso dall'amministrazione e, pertanto, le cessazioni di contratto a causa di pensionamento saranno con tutta probabilità maggiori del totale riportato;

          si rende perciò necessario, a parere dell'interrogante, una programmazione concorsuale nel triennio 2025-2028 di almeno 1500 posti solo per consentire il pieno turnover del personale in pensionamento, che tenga conto degli strumenti di legge volti alla valorizzazione dell'esperienza del personale, nonché nella valutazione dei titoli;

          vista la proroga del cosiddetto «decreto Madia» fino alla data del 31 dicembre 2026, sarebbe inoltre opportuna, l'elaborazione di un piano per procedere con la stabilizzazione dei precari che soddisfino i requisiti richiesti;

          il cronico sottofinanziamento ordinario del sistema ricerca costringe a un sempre maggiore ricorso a figure contrattuali a termine, sotto la spinta anche di finanziamenti come il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che per sua stessa natura può solo generare altro precariato;

          ad oggi il Consiglio nazionale delle ricerche, il principale ente di ricerca pubblica italiano, conta oltre 4100 unità di personale precario che deve essere stabilizzato mediante l'utilizzo di tutti gli strumenti di legge a disposizione;

          la stabilità lavorativa di centinaia di ricercatori e ricercatrici, che contribuiscono al prestigio dell'ente, rappresenta un diritto irrinunciabile –:

          se la Ministra interrogata, vista l'imminente conclusione della proroga degli assegni di ricerca, prevista per dicembre 2024, non intenda attivarsi urgentemente per la convocazione di un tavolo di concertazione che faccia chiarezza sul futuro degli assegnisti presenti all'interno del Consiglio nazionale delle ricerche, al fine di garantire la continuità lavorativa alle risorse impiegate nei progetti di ricerca;

          se la Ministra interrogata, alla luce delle 1.484 cessazioni obbligatorie per raggiunto limite di età stimate dal Consiglio nazionale delle ricerche, non intenda provvedere ad una programmazione concorsuale, da svolgersi nel triennio 2025-2028 che preveda la messa a bando di almeno 1500 posti per consentire quantomeno il pieno turnover del personale in pensionamento;

          quali iniziative di competenza intenda assumere per stabilizzare le oltre 4.100 unità di personale precario oggi presenti all'interno del Consiglio nazionale delle ricerche, attivandosi per reperire le risorse necessarie alle stabilizzazioni, all'espletamento dei concorsi e, più in generale, per finanziare maggiormente la ricerca pubblica.
(4-03120)

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

      Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta orale Quartapelle Procopio e altri n. 3-01283 del 24 giugno 2024 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-02608.