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Resoconti stenografici delle indagini conoscitive

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XIX Legislatura

Commissione parlamentare per la semplificazione

Resoconto stenografico



Seduta n. 13 di Giovedì 27 marzo 2025

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Romano Francesco Saverio , Presidente ... 2 

INDAGINE CONOSCITIVA IN MATERIA DI SEMPLIFICAZIONE E DIGITALIZZAZIONE DELLE PROCEDURE AMMINISTRATIVE NEI RAPPORTI TRA CITTADINO E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Audizione, in videoconferenza, di rappresentanti dell'Unione nazionale professionisti pratiche amministrative.
Romano Francesco Saverio , Presidente ... 2 
Testa Nicola , presidente dell'Unione nazionale professionisti pratiche amministrative ... 2 
Romano Francesco Saverio , Presidente ... 7 
Iaria Antonino (M5S)  ... 7 
Romano Francesco Saverio , Presidente ... 7 
Testa Nicola , presidente dell'Unione nazionale professionisti pratiche amministrative ... 7 
Romano Francesco Saverio , Presidente ... 8 

ALLEGATO: Documentazione depositata da Nicola Testa ... 9

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
FRANCESCO SAVERIO ROMANO

  La seduta comincia alle 8.35.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante la resocontazione stenografica e la trasmissione attraverso la web-tv della Camera dei deputati.

Audizione, in videoconferenza, di rappresentanti dell'Unione nazionale professionisti pratiche amministrative.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, in videoconferenza, di rappresentanti dell'Unione nazionale professionisti pratiche amministrative.
  La Commissione prosegue oggi il ciclo di audizioni nell'ambito dell'indagine conoscitiva in materia di semplificazione e digitalizzazione delle procedure amministrative nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione.
  Partecipa all'audizione Nicola Testa, presidente dell'Unione nazionale professionisti pratiche amministrative. Saluto e ringrazio il nostro ospite per avere accolto l'invito della Commissione.
  Ricordo che allo svolgimento della relazione potranno seguire domande da parte dei componenti della Commissione alle quali seguirà la replica dell'audito.
  Do, quindi, la parola al dottor Testa per la sua relazione.

  NICOLA TESTA, presidente dell'Unione nazionale professionisti pratiche amministrative. Buongiorno, signor presidente. Buongiorno, onorevoli membri della Commissione. Grazie per questo invito. Inizierei ringraziando per questa possibilità, che ci dà modo di partecipare a questo impegnativo lavoro della Commissione. Grazie come associazione di categoria, ma grazie ancora a nome di migliaia di professionisti che operano in questo settore.
  Oggi interveniamo in questo consesso per tentare di portare la nostra esperienza, che sta già nel nostro nome. Noi ci occupiamo di pratiche amministrative, per cui viviamo in prima linea tutto il tema della semplificazione inteso come disbrigo di pratiche, gestione degli adempimenti e quant'altro rientra in questo ambito. Sappiamo bene tutti, e anche per questo ci onora partecipare, che semplificare è uno dei temi che abbiamo sul tavolo da tantissimi anni. Ci onora partecipare a questo momento che potrebbe essere di sviluppo del nostro Paese, perché semplificare vorrebbe dire favorirlo.
  Comincerei evidenziando che cosa facciamo come lavoro. Ci occupiamo di pratiche, gestiamo adempimenti per conto di clienti che sono per lo più imprese, ma ovviamente gestiamo anche tutto il panorama dei privati quando capita. Il nostro interlocutore privilegiato è, appunto, la pubblica amministrazione, con la quale ci interfacciamo quotidianamente e lo fanno, come dicevo, migliaia di professionisti.
  Di fatto, siamo quasi uno sportello di prossimità. Siamo quasi sussidiari alla pubblica amministrazione. In questo spaccato si inserisce il nostro intervento di oggi, che tenterà di essere molto pratico, su esempi concreti che possono in qualche modo dare il segno degli ambiti su cui dobbiamo tentare di intervenire, che molto spesso sono più semplici di quanto pensiamo. Si è avviato un processo di digitalizzazione ormai Pag. 3da molti anni. Noi lo seguiamo fin dagli albori. Le pratiche sono apparentemente digitalizzate, ma in realtà non sono semplici. Ecco perché oggi siamo contenti di essere qui. Nel nostro ruolo di facilitatori possiamo affermare che non è facile gestire una pratica e una tecnologia applicata ad essa.
  Riporto alcuni appunti che vorrei fossero utili alla vostra valutazione. Come associazione noi da decenni collaboriamo con la pubblica amministrazione. Questo rapporto è sempre improntato alla leale collaborazione. Ci piacerebbe estendere questa esperienza anche al processo in atto di ingegnerizzazione delle nuove procedure, che è quello, secondo noi, su cui si gioca la vera partita dal punto di vista pratico e procedurale in questo caso e spiegherò il perché, con un coinvolgimento che sarebbe anche previsto da una legge dello Stato.
  La legge n. 118 del 2022 all'articolo 26 prevede che nella re-ingegnerizzazione dei processi, attività in itinere ormai da anni, siano sentite le associazioni di categoria, che possono dare una mano in questa elaborazione. Purtroppo, noi in taluni contesti non siamo mai stati ascoltati. Per cui, doppio grazie, presidente e commissari, di questo invito che speriamo possa essere propedeutico a continuare la nostra attività laddove si può trasformare anche in cose concrete.
  Perché c'è un nostro interesse? Perché noi siamo industriali di tutti i servizi pubblici digitali. Per noi parlare di un procedimento semplificato è una questione quasi naturale. La nostra esperienza, tra l'altro, a oggi è un'esperienza professionale. Siamo qualificati ai sensi della legge n. 4 del 2013. Il nostro ruolo è codificato da alcune norme di legge.
  Mi piace sempre fare l'esempio dell'articolo 115 del regio decreto n. 773 del 1931 per chiarire come ci sia forse bisogno proprio di semplificare e di ammodernare, in alcuni casi. Semplificare senza ammodernare sarebbe un'attività, secondo noi, senza grande successo.
  Abbiamo, tra l'altro, come professioni, nel 2025 ottenuto un codice ATECO. Anche questa è una delle semplificazioni che sono state fatte in questi anni. Rappresentiamo circa 9.000 operatori. Ovviamente, questo porta con sé PIL, lavoro, occupati, eccetera. Tra l'altro, nel nostro caso è un lavoro di qualità, perché la materia professionale si costruisce con molto tempo. Aderiamo al COLAP, Coordinamento delle Libere Associazioni Professionali, che raggruppa tutte le professioni. Cosa facciamo, in realtà? Noi ci occupiamo di pratiche amministrative, costituiamo una sorta di interconnessione tra le amministrazioni e i cittadini. Siamo pertanto anche un osservatorio che raccoglie gli input delle imprese, dei consumatori e della pubblica amministrazione. Tutti i giorni prepariamo una pratica, la presentiamo allo sportello, la inviamo telematicamente, la eseguiamo, la controlliamo. Lo facciamo per le imprese e da intermediari facciamo gli interessi del nostro interlocutore, che è il nostro cliente. Questo cosa ci porta a verificare, a controllare? Ci porta a capire quali sono spesso anche i problemi che noi troviamo nella nostra quotidianità. Per esempio, noi sappiamo cosa si intende per «digitalizzare». Troppo spesso oggi è inteso come semplicemente fare un modulo. Assistiamo alla moltiplicazione di moduli, ma in realtà, a nostro avviso, questo non è digitalizzare. Digitalizzare è un complesso di azioni che devono cambiare il modulo. Forse il modulo inteso come tale dovrebbe sparire. Non abbiamo trasformato i processi, abbiamo semplicemente trasformato la carta in digitale. Non abbiamo costruito un nuovo sistema di gestione dei dati e neanche il loro potenziale utilizzo oggi nelle nostre azioni. Dobbiamo cambiare un impianto regolatorio? Sì, e questo è importante, ma forse dobbiamo partire anche dagli strumenti, che sono forse la cosa che impatta in primo luogo con la semplificazione. Sappiamo bene anche che esiste un grande digital divide nelle nostre società, che non sempre è da addebitare all'anziano che magari non sa usare la nuova app. In molti casi esiste anche all'interno delle aziende, come esiste all'interno della pubblica amministrazione.
  Per cui, nuovi strumenti sì, ma dobbiamo anche costruire processi che siano Pag. 4efficaci. Abbiamo letto con attenzione il documento che ci è stato fornito dalla Commissione, che ci ha dato i punti su cui voi oggi lavorate.
  La semplificazione è intesa, e questo ci fa molto piacere, come trovare soluzioni affinché il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione possa essere semplificato e si possa far esercitare al nostro cittadino il suo diritto a ottenere dei servizi, che per noi sono le imprese in questo caso, ma vale per tutti. Questo, però, ci porta a dire che noi dobbiamo anche tentare di fare un passo avanti sull'esercizio di questo diritto che deve essere reso semplice. In questo caso possiamo anche fare alcuni esempi. Noi lavoriamo in un'ottica di filiera, quindi siamo anche attenti a quello che succede intorno a noi.
  Potrei cominciare subito facendo una piccola domanda a me stesso: è possibile che nel nostro Paese si scelga un comune – il comune di fianco magari – perché in quel comune è risaputo che compilo dieci moduli di meno e ottengo prima l'autorizzazione? Secondo noi, no. In un Paese che è lungo e largo dovremmo avere le stesse regole, le stesse preoccupazioni e gli stessi risultati. Purtroppo oggi avviene. Faremo poi un discorso a parte dopo, velocemente. Vi dimostreremo con fatti concreti che questo avviene.
  La semplificazione deve certamente fare i conti con un insieme di fattori che oggi la rendono molto difficile, c'è la stratificazione normativa e quant'altro, però dobbiamo anche tentare di rimuovere gli ostacoli che nel 2025, nel terzo millennio, ancora persistono.
  Semplificare per noi è un processo che deve dare risposte. Qui vorrei fare un inciso. Spesso leggiamo la semplificazione come un semplice click. Noi parliamo con i nostri clienti e intendono la semplificazione così: è tutto digitale, oggi basta schiacciare un bottone. Purtroppo il click è una parte di un processo più complesso, ma molto si potrebbe fare per migliorare.
  Mi piacerebbe fare un esempio, perché questo potrebbe aiutare la discussione. Appare possibile oggi occuparci di semplificare i massimi sistemi, ma manca la vicinanza. Forse in una semplificazione ideale oggi dovremmo ritornare a ripristinare la vicinanza. Digitalizzare vuol dire aver annullato i rapporti, aver eliminato gli sportelli, aver accelerato certamente i passaggi, ma in realtà abbiamo abbandonato il contatto con l'operatore. Oggi uno degli elementi dirimenti di questo sistema digitale è che sia efficace e fluido in taluni casi, ma ha trasferito le responsabilità totalmente in capo al cliente consumatore. Questo non aiuta perché, ovviamente, il consumatore è inesperto, spesso rallenta le attività, spesso sbaglia, spesso crea una filiera di eventi che poi pregiudicano anche l'attività della stessa PA.
  Forse uno dei consigli che ci sentiamo di dare è questo: nel momento in cui si pensa a re-ingegnerizzare un processo forse bisogna anche pensare di costruire una rete di assistenza, di back-office che oggi manca o è molto, molto limitato, in alcuni casi affidato anche a modelli intelligenti che intelligenti non sono per il momento, per fortuna.
  Oggi noi dobbiamo tentare di costruire sistemi che siano ovviamente semplici.
  Posso fare un esempio, così rendiamo dinamica la mattinata: è pensabile che se dobbiamo partecipare a una gara d'appalto oggi – faccio l'esempio di una regione che conosco, la Lombardia – devo partecipare ad una procedura della regione che si chiama Sintel, devo autenticare i documenti su un'altra procedura che si chiama MePA, devo pagare un diritto di 100 euro all'ANAC? Per gestire un adempimento, quindi, devo utilizzare tre piattaforme a cui devo essere accreditato, devo conoscere, magari per fare una sola pratica nella mia vita.
  Tutto ciò, a nostro avviso, è impensabile in una dinamica di workflow, di indicizzazione e di semplificazione che vogliamo dare alla pratica. Ci sono tempi, costi, oneri per l'impresa e oneri per la stessa PA. Spesso i professionisti aiutano nel semplificare e noi siamo anche facilitatori in tal senso.
  Però, noi dobbiamo pensare anche al cittadino che voglia gestire le cose da solo. Vi assicuro che anche noi professionisti Pag. 5facciamo molta fatica oggi. In realtà, l'appello deriva anche dalle categorie che, come dicevo, dovrebbero essere un po' più coinvolte in questi passaggi.
  Nello stesso modo potremmo fare altre decine di esempi. In questo caso, è impensabile che partecipiamo a un bando che dovrebbe essere per sua natura semplice, poi dimentichiamo magari un pezzettino del procedimento, riceviamo una PEC di ammonimento, ma non è possibile che io riceva una PEC preventiva di avviso di qualche cosa che stia scadendo. A nostro avviso, siamo proprio nella re-ingegnerizzazione dei processi. Manca un soggetto che in questa costruzione di procedimenti sappia che cosa succede dall'altra parte dello sportello. Ciò non avviene. Noi assistiamo ad una semplificazione, ad una re-ingegnerizzazione dei processi che viene pensata dalla burocrazia e continua a perpetuare il modo di pensare in linguaggio – scusatemi il termine poco simpatico – burocratese. Non abbiamo semplificato, abbiamo semplicemente modificato la struttura di un rapporto che è diventato virtuale. Non abbiamo aiutato sicuramente a semplificare.
  Dal nostro punto di vista la semplificazione deve essere pensata da chi utilizza e non da chi riceve la documentazione. Deve essere coinvolto colui che sta dall'altra parte della barricata. Questo aiuterebbe sicuramente – ve lo assicuriamo noi da operatori – un impatto emotivo verso la pubblica amministrazione, che è sempre vista come qualcosa di oscuro, di nemico. Dovremmo, invece, tentare di cambiare questa percezione.
  Questo è uno dei tanti esempi che potremmo fare. Però, possiamo anche dire che mettersi nei panni dell'utente è molto difficile. Fino ad oggi vi assicuro che non è mai stata provata questa via. Parlando proprio da consumatori, forse rappresenterebbe il 50 per cento del lavoro fatto. Far passare il concetto «la PA è dalla vostra parte» non è semplice, ma ad oggi non è stato fatto nulla per far cambiare questo concetto. Almeno questo vediamo dal nostro punto di vista di utilizzatori dei servizi. Questo principio manca, dovremmo accompagnarlo.
  Potremmo anche accennare, per esempio, al contesto del SUAP (Sportello unico per le attività produttive) per entrare nelle piattaforme. Abbiamo un'esperienza del SUAP dal 2010, se non ricordo male, ma ad oggi non abbiamo uno sportello unico. Abbiamo tanti sportelli unici. Oggi, quindi, abbiamo procedure, piattaforme, comuni che personalizzano. Se dovessimo fare l'esempio di Roma, abbiamo circoscrizioni che hanno normative differenti all'interno della città. Per cui, all'interno della stessa città abbiamo regole di ingaggio diverse, oltre che piattaforme diverse. Su questo ci sentiremmo di consigliare al legislatore di invitare tutti i comuni – so che questo è difficile, ma la modalità penso si possa trovare – ad utilizzare il sistema «Impresainungiorno», che forse è il sistema più utilizzato dai comuni, circa il 45 per cento. Parlo di questo sistema, ma potrebbe essere qualunque altra piattaforma. Non è mia intenzione fare pubblicità. Questo solo per dire che abbiamo bisogno di un luogo dove si gestiscano le pratiche in maniera uniforme e unica, perché questo era l'intento della norma e questo va nello spirito con cui la vostra Commissione sta affrontando questo lavoro teso a favorire il rapporto con i cittadini.
  Ci sentiamo, sempre su questo, di lanciare anche una proposta, quella di ripristinare le agenzie per le imprese, proprio nell'ottica dell'unico punto di accesso. Ricordo, infatti, che nel 2010, con l'istituzione del SUAP, furono istituite anche le agenzie per le imprese. In questo modo potremmo dare un segno diverso. La semplificazione potrebbe addirittura diventare un'opportunità di lavoro in questo caso. L'agenzia per le imprese era quel soggetto che poteva supportare le pubbliche amministrazioni mediante un privato a cui affidare, in un'ottica sussidiaria, la gestione di questi sportelli, dove era possibile, lasciando alla PA solo il lavoro ex post di controllo.
  La revisione di questo impianto normativo – rendendolo ovviamente attuabile, perché tale non fu – potrebbe essere un veicolo che favorisce, almeno in alcuni contesti,Pag. 6 la semplificazione. Noi la immaginiamo sempre come qualcosa di astratto, che bisogna gestire, ma potremmo anche pensare ad una semplificazione che diventi, come in altre professioni e in altre attività, qualcosa che produce valore attivo. Quello era uno strumento pensato per questa cosa, ma poi ce lo siamo persi strada facendo.
  Queste sono le mie considerazioni per quanto riguarda l'aspetto SUAP.
  Ci teniamo, però, ad indicare – questo riguarda in modo personale noi e molti altri professionisti – un passo operativo, perché noi ci occupiamo di cose concrete, ovvero facciamo pratiche, mettiamo le mani sui moduli, sulla firma, dobbiamo firmare un documento, mandarlo, gestirlo eccetera. A nostro avviso oggi bisogna riportare al centro della discussione della re-ingegnerizzazione il tema della delega. Oggi la pubblica amministrazione, per quanto riguarda in particolar modo i servizi all'impresa, ma non solo, è totalmente intermediata, per cui abbiamo contesti che la prevedono, tipo quello fiscale, dove esiste un soggetto che può interagire a pieno titolo, ma l'abbiamo dimenticata o l'abbiamo resa poco attuabile in tutti gli altri contesti. Vi faccio un esempio: noi rischiamo di avere pratiche che possiamo gestire allo sportello – questa cosa riguarda migliaia e migliaia di operatori, attenzione, non noi nello specifico come organizzazione, ma migliaia di operatori di altri settori – ma che non possiamo gestire sul telematico, perché qualcuno ha dimenticato che esiste per legge la necessità di inserire una delega fin dai tempi della legge Bassanini (decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445). Da anni chiediamo l'istituzione di una delega che sia inserita all'interno delle procedure oggi che le stiamo rivedendo, ma purtroppo ciò non avviene. Ma perché una delega? Perché, come dicevo, è uno strumento che facilita la semplificazione e, tra l'altro, fa sì che la pubblica amministrazione parli con degli esperti, ottimizzando così i processi. Questa cosa ad oggi sta avvenendo gradatamente e a macchia di leopardo, ma senza il coinvolgimento di esperti, come noi, che possano dire che cosa serve, quale tipo di delega, che non deve essere fraintesa. Un conto è la delega, altra cosa è un incaricato, per esempio. Sono due elementi diversi per responsabilità, per tipologia d'azione e anche per ambito di intervento. Pertanto, ci sentiamo di rafforzare questa richiesta, che peraltro è stata ripresa da più di un provvedimento nel corso del tempo, ma ci vorrebbe un intervento radicale che risolva questo problema una volta per tutte, affinché chi come noi e molti altri possa lavorare e fornire la propria prestazione in tutela e garanzia, dal momento che questa delega serve proprio a quello.
  Faccio presente che tra gli argomenti riveste particolare importanza anche il tema della famosa identità digitale, tema strettamente collegato all'evoluzione della semplificazione. Non possiamo dimenticare che strumenti di questo tipo ci aiuteranno nella trasformazione. Ci sentiamo di dire subito, a tal proposito, che questo strumento è innovativo e molto interessante, di cui servirà discutere anche a livello europeo. Sarà un portafoglio dove si tiene dentro tutto. Però, vi chiediamo di non eliminare lo SPID. Abbiamo sentito parlare, infatti, della volontà di sostituire lo SPID con il wallet. A nostro avviso sarebbe un errore eliminare uno strumento che funziona e che utilizzano milioni di persone. Per cui, oggi abbandonare quell'esperienza sarebbe come tornare indietro. Tra l'altro, ci teniamo a segnalare, sempre in tema di delega, che proprio l'European digital identity wallet ha previsto che ci siano una delega e degli attributi.
  Questo è il contesto che noi volevamo portare alla vostra attenzione.
  In ultimo, sempre nell'ambito dello SPID e sempre in tema di delega, una normativa del 2021 aveva istituito un sistema di gestione delle deleghe sempre nell'ambito SPID, modificato poi nel 2024 solo nella denominazione – «Piattaforma per la gestione delle deleghe» – che era quel luogo dove avremmo potuto effettivamente risolvere il problema che noi da ormai un decennio segnaliamo, senza grande successo. Ad oggi, non sappiamo che fine abbia fatto, non sappiamo lo stato dei lavori, non sappiamo lo stato dell'arte. Però, anchePag. 7 qui ci sentiamo di consigliare alla Commissione di rimarcare questo aspetto e di non abbandonare questo strumento, perché quello sarebbe il luogo dove poter esercitare questa rivoluzione, per cui definire deleghe, compiti e attribuiti. Pensiamo a un sistema che possa tener conto del fatto che siamo in un momento in cui la virtualizzazione delle nostre attività spesso ci espone anche a criticità. Non devo certo fare l'elenco: trafugamento di dati, violazione della privacy, identità digitali fasulle eccetera. Ebbene, quel sistema poteva essere il luogo dove dare dignità a questo tema della delega, che a nostro avviso è uno dei cardini su cui potremmo poggiare la semplificazione.
  Il sistema dei rapporti con la PA è totalmente intermediato. Pensare, diversamente, che chiunque faccia tutto da solo a nostro avviso è una chimera. Può essere possibile, ma deve essere anche possibile dare deleghe e costruire dietro a questo un sistema che sia qualitativo e anche sicuro per chi lo utilizza. Mi riferisco alle figure come noi e come tanti altri che si occupano di intermediazione.
  Ci teniamo a questo tema perché ci riguarda personalmente, ma riguarda anche moltissime altre professioni, e secondo noi serve alla PA, dal momento che la PA deve avere un interlocutore che conosce la materia, con il quale può confrontarsi e con il quale può fare procedimenti snelli e accelerare i processi. Noi siamo gli accertatori di questo processo di semplificazione.
  Concludo, signori commissari, ringraziandovi per questa possibilità che ci è stata data. Aggiungo soltanto un'ultimissima considerazione, e scusatemi se torno un attimo indietro: dobbiamo pensare al reclutamento all'interno della PA, in quanto oggi ci servono competenze digitali che spesso mancano, ma anche a tanti altri argomenti, che oggi qui non posso esporre per questioni di tempo.
  Ringrazio tutti voi per l'attenzione che avete concesso alla nostra professione e alla nostra associazione. Il nostro auspicio è di essere coinvolti nel processo operativo, che è quello che tocca l'attività quotidiana e che porta i risultati. Abbiamo bisogno di ritrovare un po' tutti fiducia nella PA e di agevolare il modo in cui oggi lavoriamo, e per accelerare questo processo tutti abbiamo il diritto e il dovere di partecipare. Grazie a tutti.

  PRESIDENTE. Grazie al dottor Testa per la puntuale ed esaustiva relazione, nonché per il contributo scritto già depositato e di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato).
  Do la parola ai colleghi parlamentari che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  ANTONINO IARIA. Anch'io ringrazio il presidente Testa per la sua relazione e per le sue considerazioni. Lei ha detto una cosa che io condivido: sarebbe inopportuno abbandonare pratiche già avviate, in particolare riferendosi allo SPID. Questo tema è emerso all'inizio di questa legislatura, con un'idea di chiudere quella partita o, quantomeno, di limitare la possibilità di utilizzare ancora lo SPID a favore della carta d'identità elettronica. Sono contento che voi che lavorate sulla semplificazione delle pratiche amministrative e sui processi di digitalizzazione condividiate il fatto che abbandonare quel percorso sarebbe sbagliato. Però, a tal riguardo c'è una questione da chiarire, che Le pongo: quanto può essere ancora implementato l'utilizzo dello SPID e quanto è usato dai vostri utenti, clienti e professionisti? Grazie.

  PRESIDENTE. Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi parlamentari, do la parola al nostro ospite per la replica.

  NICOLA TESTA, presidente dell'Unione nazionale professionisti pratiche amministrative. Grazie a Lei, onorevole, per la domanda. Lo SPID – adesso non ricordo il numero esatto – oggi lo utilizzano milioni di utenti. Parto da questa semplice constatazione di fatto. È dal 2016 che è in circolazione, dopodiché abbiamo assistito a un'accelerazione violenta durante l'epoca COVID-Pag. 819, che ci ha insegnato ad interagire con la PA in maniera digitale. Oggi lo SPID è utilizzato quotidianamente per le attività legate alla pubblica amministrazione, ancorché con quei limiti che dicevo prima, in quanto manca una delega che possa essere triangolata. Lo strumento, dunque, è molto utilizzato. Le piattaforme della PA prevedono tutte – o quasi tutte, almeno quelle che conosco personalmente e che gravitano intorno al nostro mondo –, l'autenticazione con SPID. Anzi, da qualche mese è stato inserito lo SPID di diversa modalità. Adesso non vorrei entrare troppo nel tecnico, ma esiste già lo SPID professionale e lo SPID con personalità giuridica.
  Badate, per noi uno strumento vale l'altro. Ad esempio, onorevole, se domani dovrò usare il wallet, utilizzerò il wallet. Non è un problema. Ma la domanda che mi pongo è questa: perché tornare indietro quando oggi abbiamo uno strumento che ha funzionato? Forse è una delle cose che hanno funzionato meglio, alla quale ormai ci siamo tutti abituati, anche i profani di tecnologia, essendo banale il suo utilizzo. Quindi, credo che sarebbe inopportuno smontare qualcosa che innanzitutto è già stata ingegnerizzata – per tornare al tema qui in discussione della re-ingegnerizzazione dei processi – in tutte le piattaforme, in tutte le forme e in tutte le salse. Quindi, mi chiedo: perché buttare a mare uno strumento che per sua natura ha funzionato? È forse uno dei pochi che hanno funzionato, con effetti molto positivi.
  Ribadisco, io non sono interessato, io faccio adempimenti, per cui uno strumento vale l'altro. Mi pongo solo una domanda da cittadino e da utilizzatore: conviene spostare tutto da un'altra parte, dove ancora non sappiamo neanche come? Del resto, la domanda è: come? L'utilizzo del wallet a livello europeo dovrebbe avvenire tramite l'app IO, che è l'app che usiamo per molte attività, però obiettivamente faccio fatica a immaginare quell'applicazione anche per altri utilizzi in questo momento. Comunque, aspetto di vedere se poi avverrà.
  Lo SPID secondo noi dovrebbe essere mantenuto, certo, trovando una formula di convivenza con il wallet, cosa che credo tecnologicamente sia possibile, ma deve essere mantenuto; diversamente, sarebbe come tirare un freno a mano in questo momento, secondo il nostro punto di vista.

  PRESIDENTE. Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi parlamentari, ringrazio il dottor Nicola Testa per il suo intervento e dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 9.05.

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ALLEGATO

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