Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 12 aprile 2023

ATTI DI INDIRIZZO

Mozioni:


   La Camera,

   premesso che:

    il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto che come «parametro efficace» per individuare i plessi accorpati ad altri istituti debba essere adottata la popolazione scolastica regionale, anziché quella del singolo istituto, come previsto dalla legislazione previgente;

    in particolare, l'impegno assunto dal Governo italiano è stato quello di varare «iniziative di riforma dell'organizzazione del sistema di istruzione al fine di adeguarlo agli sviluppi demografici (numero di scuole e rapporto studenti/docenti)» e che «al fine di conseguire il traguardo in modo soddisfacente, la legislazione deve prevedere scadenze obbligatorie per l'emanazione degli atti di legislazione secondaria necessari per garantire un'agevole attuazione»;

    il richiamo agli «sviluppi demografici» è particolarmente significativo, visto che le stime dell'andamento della popolazione scolastica prevedono che nell'anno scolastico 2024/2025 frequenteranno le nostre scuole circa 360 mila bambini e ragazzi in meno rispetto al 2022 e che, in assenza di una inversione della denatalità e di un cambiamento radicale nelle politiche di gestione dei flussi migratori, tra dieci anni sono stimati circa 1,1 milioni di studenti in meno;

    la legge di bilancio per il 2023 (legge 29 dicembre 2022, n. 197) con l'articolo 1, comma 557 è intervenuta a questo fine sull'articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, prevedendo, con l'introduzione del comma 5-quater, la decorrenza della nuova modalità di calcolo dall'anno scolastico 2024/2025 previo accordo in Conferenza unificata da adottare, in prima applicazione, entro il 31 maggio 2023; la medesima disposizione prevede altresì che «ai fini del raggiungimento dell'accordo, lo schema del decreto è trasmesso dal Ministero dell'istruzione e del merito alla Conferenza unificata entro il 15 aprile»;

    il comma 5-quinquies, al fine di indicare la data di attuazione certa richiesta dal Pnrr, stabilisce che «decorso inutilmente il termine del 31 maggio» si debba procedere entro il 30 giugno con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze «sulla base di un coefficiente non inferiore a 900 e non superiore a 1000», tenendo conto di alcune specificità;

    gli opportuni correttivi relativi alla necessità di salvaguardare le specificità delle istituzioni scolastiche situate nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche non determineranno nuovi effetti di mitigazione in quanto erano presenti anche nella normativa previgente, ma, così formulati, rischiano di avere un effetto negativo per le regioni con un numero di studenti per scuola più alto, visto che la nuova normativa, a differenza di quella previgente, sembra prevedere che queste debbano trovare copertura nelle compensazioni tra regioni per garantire il risparmio di spesa;

    tra i correttivi introdotti ex novo dalla normativa vi sono invece la garanzia per tutte le regioni che nell'anno scolastico 2024/2025 il numero di istituzioni scolastiche sia il medesimo di quello calcolato con i parametri previgenti e, per i primi sette anni scolastici, un correttivo non superiore al 2 per cento, «anche prevedendo forme di compensazione interregionale»;

    le regioni che nei prossimi anni saranno investite da un calo degli alunni maggiore in termini relativi sono quasi sempre le stesse che attualmente hanno un numero di alunni per scuola sensibilmente inferiore e di conseguenza le compensazioni introdotte difficilmente saranno sufficienti a evitare esuberi, ma al contempo quasi certamente penalizzeranno, a causa della compensazione tra regioni, proprio le più virtuose (in particolare Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Toscana e Veneto);

    il comma 5-sexies stabilisce che a partire dall'anno scolastico 2025/2026, il contingente organico deve essere sempre non superiore a quello dell'anno precedente a prescindere dall'andamento demografico e che eventuali situazioni di esubero devono trovare compensazione nell'ambito della definizione del contingente; questa disposizione non appare coerente con la ratio del Pnrr, che è quella di adeguare il numero di istituzioni scolastiche all'andamento demografico e della popolazione scolastica, che però non si può escludere possa in futuro crescere grazie a efficaci politiche di sostegno alla natalità o di gestione dei flussi migratori regolari, ovvero, nel breve periodo, a seguito di eventi particolari quali – per citare due tipologie di evento verificatesi di recente – il divieto di ricorrere alle ripetenze a causa di una pandemia, ovvero l'accoglienza di un numero elevato di profughi provenienti da un paese in guerra;

    è pur vero che la norma di per sé non implica automaticamente la chiusura delle istituzioni scolastiche con meno di 900 alunni, visto che quelle con meno alunni, quali ad esempio quelle delle aree interne, potrebbero essere compensate dalla presenza nella stessa regione di istituzioni scolastiche con molti alunni nei centri urbani caratterizzati da edifici con ambienti più spaziosi e meglio collegati, ma è altrettanto vero che una regione che parte da un numero medio di alunni per scuola molto basso (anche circa 700) non avrà mai la stessa libertà di movimento delle regioni con una media di 1000 alunni o quasi;

    fattori quali il calo demografico, le migrazioni da sud a nord e quelle dalle aree interne alle zone urbane rischiano di avere un impatto ancor più dirompente a causa di una normativa che appare dettata da criteri che hanno considerato quasi esclusivamente esigenze di contenimento della spesa – che peraltro in parte contrastano con gli obiettivi del Pnrr – e non tiene nella dovuta considerazione le specificità dell'istruzione;

    senza un incremento delle risorse e una attenuazione degli automatismi previsti, che sono finalizzati esclusivamente ai tagli di spesa, questa riforma, che sulla carta dovrebbe dare più poteri programmatori alle regioni rispetto alla normativa previgente, tradisce lo spirito e la lettera delle ragioni per la quale è stata inserita nel Pnrr;

    peraltro, sebbene il comma 558 della citata legge di bilancio abbia previsto che i risparmi del comma 557 restino nella disponibilità del fondo di funzionamento delle scuole, i risparmi potenziali conseguenti al calo demografico sono molto superiori a quelli qui determinati e non è previsto che vengano reinvestiti nel sistema di istruzione e formazione, come invece sarebbe auspicabile e necessario;

    la medesima legge di bilancio ha anche introdotto alcuni tagli, in particolare il fondo 0-6 introdotto con il decreto legislativo n. 65 del 2017 ha subìto una riduzione di circa 20 milioni di euro a decorrere dal 2025, con un taglio rispetto alla dotazione ordinaria dell'8 per cento, ma che prefigura un taglio netto rispetto alla dotazione del 2024 pari a quasi 80 milioni di euro (-25 per cento);

    rispondendo alla interrogazione 5/00139 delle onorevoli Boschi e Grippo, la sottosegretaria Frassinetti ha dichiarato che per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024 il fondo ha una dotazione pari a 309 milioni e ha altresì affermato che «la riduzione è stata ritenuta sostenibile», considerato che nel Pnrr si prevede uno stanziamento di 900 milioni per la gestione degli asili e delle scuole dell'infanzia, con priorità per quelli di nuova costruzione (264.480 posti), senza però considerare che i fondi del Pnrr sono fino al 2026 e gli asili, di vecchia e nuova costruzione, avranno costi di gestione anche oltre quella data;

    è opportuno ricordare che, con l'articolo 1, commi 172-174 della legge n. 234 del 2021 (legge di bilancio per il 2022), il Governo Draghi ha finanziato i Lep a copertura dei costi relativi ai servizi educativi per l'infanzia al fine di rimuovere gli squilibri territoriali nell'erogazione del servizio in attuazione dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione;

    sempre nell'ambito del Pnrr, nell'ambito di un sistema di progressione di carriera che a regime sarà precisato in sede di contrattazione collettiva, è stata giustamente riformata anche la formazione in servizio dei docenti, prevedendo un incentivo permanente per chi viene valutato positivamente nel proprio percorso di aggiornamento, ma le scarse risorse reperite per attuarla hanno portato a individuare una platea troppo esigua (circa il 5 per cento del corpo docente) e una sua realizzazione troppo diluita nel tempo (nove anni dall'avvio del nuovo sistema prima di vederne i primi effetti permanenti);

    la copertura finanziaria di questa misura presenta numerose criticità, visto che è stata individuata nel taglio della «carta docente», che finanzia con 500 euro annui esentasse la formazione di tutti i docenti di ruolo, e in una formulazione dell'articolo 16-ter, comma 5 del decreto legislativo n. 59 del 2017 che ha indicato il numero esatto della consistenza del personale docente dell'organico dell'autonomia, con esclusione dei docenti di sostegno, fino all'anno scolastico 2031/2032;

    anche la più recente innovazione introdotta, quella del docente tutor istituita con le linee guida per l'orientamento di cui al decreto ministeriale 22 dicembre 2022, n. 328 e relative alla «Riforma del sistema di orientamento» del Pnrr, presenta analoghe criticità, trattandosi di un intervento molto atteso e sulla carta utile, ma che rischia di partire con il piede sbagliato solo a causa di un finanziamento, che, pur se ingente, appare purtroppo insufficiente;

    i 150 milioni stanziati, infatti, sono solo per il 2023 e sufficienti a finanziare un tutor ogni 40-50 studenti e solo nelle ultime tre classi delle scuole superiori, quando le stesse linee guida ipotizzano interventi anche nei cinque anni precedenti, che sarebbe anche auspicabile si realizzassero con gruppi di studenti assegnati a ogni singolo tutor molto meno numerosi;

    una maggiore sinergia tra le diverse misure citate (riorganizzazione della rete scolastica, formazione in servizio e docente tutor) garantirebbe una loro implementazione più efficace e qualche economia di scala, liberando risorse per una innovazione organizzativa diffusa, anche attraverso la progressiva introduzione del middle management scolastico, che consentirebbe un generale incremento della retribuzione di tutto il corpo docente coinvolto e il suo collegamento con un effettivo miglioramento delle pratiche organizzative e con una maggiore efficacia dei processi di insegnamento e, quindi, di apprendimento, a vantaggio degli studenti;

    la revisione dei criteri per la programmazione dell'offerta formativa impatta su competenze statali, regionali e concorrenti e dovrebbe essere messa in relazione più stringente con le previste riforme della istruzione tecnica e professionale e gli annunciati interventi sulla cosiddetta autonomia rafforzata; in particolare andrebbero non solo definiti i livelli essenziali delle prestazioni, ma anche superate le evidenti sovrapposizioni nell'offerta, in particolare tra istruzione e formazione professionale, che è peraltro caratterizzata da una forte disomogeneità sul territorio nazionale;

    la legge 15 luglio 2022, n. 99 ha istituito il Sistema terziario di istruzione tecnologica superiore, di cui sono parte integrante gli ITS (denominati ITS Academy) e l'articolo 26 del decreto-legge 23 settembre 2022, n. 144 ha dato al Governo le deleghe per la riforma dell'istruzione tecnica componendo, insieme al decreto legislativo 15 luglio 2017, n. 61 e alla introduzione delle lauree professionalizzanti, un quadro di intervento sulla cosiddetta filiera professionalizzante molto importante per lo sviluppo del paese;

    nella riorganizzazione della rete scolastica particolare attenzione andrebbe dedicata inoltre alla specificità della funzione svolta dalla rete dei Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (CPIA), oggi largamente sotto utilizzata rispetto alle sue potenzialità, per il cui rafforzamento l'intervento previsto dal citato decreto-legge n. 144 del 2022 appare del tutto insufficiente;

    secondo le stime del Ministero dell'istruzione ogni anno lasciano la scuola circa 80-90 mila studenti e secondo Istat gli italiani tra i 18 e 24 anni con al più il titolo di scuola secondaria di primo grado – e quindi considerati «dispersi» secondo gli standard internazionali – nel 2021 erano il 12,7 per cento, con disparità territoriali molto significative;

    il Rapporto Invalsi 2022 ha evidenziato come quasi il 10 per cento degli studenti, pur avendo conseguito un titolo di studio di scuola secondaria di secondo grado, non abbia acquisito le competenze fondamentali in nessuna delle tre discipline monitorate dall'Invalsi (italiano, matematica e inglese), definendo questo fenomeno «dispersione implicita»; anche in questo caso le disparità territoriali sono evidenti e preoccupanti;

    il Rapporto di Save the Children mette in luce la stretta correlazione tra l'esiguità nell'offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana, con particolare riferimento alle scuole dell'infanzia, al tempo pieno e agli spazi di socializzazione e la povertà minorile,

impegna il Governo:

1) a percorrere non solo formalmente la strada indicata dall'articolo 19, comma 5-quater del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, ovvero quella dell'accordo presso la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e a trasmettere lo schema del decreto ivi previsto entro il 15 aprile;

2) ad adottare iniziative volte a introdurre nella normativa di riferimento sul dimensionamento scolastico alcuni correttivi aggiuntivi a quelli già previsti, con particolare attenzione a quelli più coerenti con l'obiettivo di garantire il successo formativo a tutte le ragazze e i ragazzi, le bambine e i bambini, quali, ad esempio:

  a) più risorse, anche in termini di programmazione dell'offerta, nelle zone del Paese caratterizzate da alti tassi di dispersione esplicita, di dispersione implicita e di disoccupazione, con particolare riferimento a quella giovanile;

  b) più istituzioni scolastiche, con particolare riferimento alle sezioni primavera, alle scuole dell'infanzia e alle scuole primarie, nelle aree del Paese caratterizzate da spopolamento o da alti tassi di disoccupazione femminile;

  c) rivedere il comma 5-sexies del citato articolo 19 del decreto-legge n. 98 del 2011 nella parte in cui prevede che il contingente organico deve essere sempre non superiore a quello dell'anno precedente a prescindere dall'andamento demografico;

3) ad adottare le iniziative di competenza volte a introdurre i necessari correttivi al decreto-legge n. 98 del 2011 affinché la garanzia di graduale riduzione dei ds e dsga attualmente prevista non sia finanziata tramite compensazioni regionali, ma tramite risorse aggiuntive, ove possibile utilizzando le risorse del Pnrr la cui finalizzazione il Governo ha dichiarato di voler ricontrattare con la Commissione europea;

4) ad adottare le iniziative di competenza volte a prevedere nei prossimi provvedimenti legislativi utili:

  a) che le risorse liberate dalla riduzione della spesa per istruzione e formazione conseguente al calo demografico siano totalmente reinvestite nel medesimo settore a beneficio delle studentesse e degli studenti e in parte all'adeguamento degli stipendi, a cominciare dalla non più rinviabile equiparazione della retribuzione oraria delle maestre e dei maestri a quella dei colleghi con pari anzianità di servizio;

  b) che il fondo 0-6 di cui al decreto legislativo n. 65 del 2017 venga finanziato con una dotazione minima di 309 milioni a decorrere dal 2025, che venga esercitata la delega di cui all'articolo 2, comma 2, lettere a), b) e c) della legge 7 aprile 2022, n. 32 (cosiddetta «Family Act»), anche al fine di garantire una rete di servizi educativi e per l'infanzia su tutto il territorio nazionale e la gratuità per i redditi più bassi, e che vengano emanati i decreti legislativi di cui alle lettere e), f), g) e h) della stessa disposizione, relativi alle misure di sostegno alle famiglie per le spese sostenute per l'istruzione e l'educazione dei figli;

  c) che il finanziamento di cui all'articolo 1, comma 561, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 sia stabilizzato e incrementato al fine di finanziare la figura del tutor per tutti gli anni della scuola secondaria di primo e secondo grado e assegnando a tale figura gruppi meno numerosi di studenti;

  d) che siano introdotte ove non previste e incrementate e stabilizzate ove previste (ma a termine) le risorse finalizzate a dare sostegno economico al personale della scuola, docente e non docente, impiegato in sedi disagiate quali le piccole isole o le aree interne, ovvero al personale assunto con contratti a tempo determinato in province diverse da quelle del proprio domicilio abituale;

  e) che siano riviste le coperture delle misure previsto dal Pnrr di cui in premessa, con particolare riferimento all'articolo 16-ter, comma 5, del decreto legislativo n. 59 del 2017 ove quantifica la diminuzione dell'organico fino al 2032, ipotecando qualsiasi politica di riduzione del numero di studenti per classe, di impiego del personale docente in attività diverse da quelle di insegnamento o di potenziamento dell'organico per altre finalità;

  f) che la carta del docente di cui all'articolo 1, comma 121, della legge n. 107 del 2015 sia finanziata in misura sufficiente a consentire la sua erogazione per un importo almeno pari a 500 euro annui a tutto il personale impiegato su posti al 30 giugno o al 30 agosto e non solo al personale di ruolo;

5) al fine di realizzare una maggiore sinergia tra le diverse innovazioni introdotte in attuazione del Pnrr (quali la formazione stabilmente incentivata, il tutor, la riorganizzazione della rete scolastica) e tra queste e la legislazione vigente, a valutare l'opportunità di adottare iniziative volte a modifiche anche legislative anche al fine di scongiurare una applicazione disarmonica e esclusivamente burocratica delle stesse;

6) nelle eventuali iniziative poste in essere al fine di aggiornare il Pnrr nella parte riferita agli interventi sulla istruzione tecnica e professionale, a prevedere la possibilità di rivedere l'offerta formativa della filiera professionalizzante, con particolare attenzione alla urgente necessità di evitare sovrapposizioni tra le competenze statali e regionali e tra istruzione e formazione professionale;

7) nell'emanare i regolamenti attuativi per la riforma degli ITS Academy, ad agire nell'ottica della messa a sistema dei diversi interventi che si sono succeduti nel tempo, incluse quindi le riforme varate dai precedenti Governi, prestando particolare attenzione allo sviluppo degli ITS Academy, a partire dalla individuazione di sedi idonee ad un raccordo efficace con le azioni e le competenze di tutte le autorità interessate e all'arricchimento dell'offerta formativa utilizzando al meglio le risorse stanziate dal Pnrr a tal fine;

8) a introdurre progressivamente forme di valorizzazione della professionalità docente che definiscano e riconoscano anche economicamente ruoli e funzioni diversi dalla docenza.
(1-00112) «Boschi, Grippo, Bonetti, D'Alessio, Richetti, Del Barba, Enrico Costa, Gadda, Marattin, Sottanelli».


   La Camera,

   premesso che:

    la Riforma 1.3 «Riforma dell'organizzazione del sistema scolastico» discende da una stringente indicazione europea e costituisce uno specifico obiettivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza dell'Italia, definitivamente approvato il 13 luglio 2021, con Decisione di esecuzione del Consiglio, che ha recepito la proposta della Commissione europea;

    l'anzidetta Riforma 1.3 si inserisce nella Componente 1 «Potenziamento dell'offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido all'Università» della Missione 4 «Istruzione e Ricerca» che introduce un piano di investimenti e riforme cadenzato con puntuali traguardi e obiettivi volti al miglioramento del servizio di istruzione e formazione;

    la riforma 1.3. prevede tra le proprie finalità anche quella di ridurre il numero medio di studenti per classe a vantaggio della qualità dell'insegnamento, il che è possibile esclusivamente mantenendo gli attuali volumi del personale scolastico a fronte della diminuzione del numero degli studenti;

    la presenza di personale adeguato permetterebbe di sviluppare idonee specializzazioni del personale scolastico, finalizzate anche a formare personale con compiti di tutoraggio – così come previsto dalla «Carta di Genova» della Conferenza delle regioni e delle province autonome sottoscritta il 2 dicembre 2021 e attuato con il decreto ministeriale di riforma del sistema dell'orientamento scolastico;

    le nuove professionalità potrebbero facilitare la promozione e la nascita di percorsi di carriera all'interno delle istituzioni scolastiche e rendere così maggiormente appetibile l'occupazione nell'ambito del sistema di istruzione;

    dall'attuazione di questa Riforma discende anche l'autorizzazione all'erogazione dei finanziamenti del PNRR (terza rata da 19 miliardi di euro), attualmente all'esame della Commissione europea;

    gli obblighi comunitari, di cui sopra, impongono la revisione e l'armonizzazione della distribuzione delle istituzioni scolastiche, a livello regionale, parametrandola all'andamento anagrafico della popolazione studentesca nella fascia compresa tra i 3 e i 18 anni, considerando un orizzonte temporale di dieci anni, superando, così, il modello attuale. Le proiezioni dei dati demografici per i prossimi anni, infatti, rilevano una costante e significativa riduzione del numero della popolazione scolastica, infatti, alla luce degli ultimi dati raccolti da ISTAT, entro il 2034, ci saranno 1,4 milioni circa di alunni in meno (fonte ISTAT 2023-2034);

    il fenomeno della denatalità porterà inoltre ad una costante ed ulteriore riduzione del numero degli iscritti tanto che nei prossimi 15 anni la popolazione scolastica dovrebbe ridursi di circa il 15 per cento;

    la disciplina ordinaria relativa alla definizione dell'organico dei dirigenti scolastici (DS) e dei direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA), previgente alla riforma adottata con la legge di bilancio per il 2023, è rinvenibile nell'articolo 19, commi 5, 5-bis e 5-ter, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, come convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, ed era incentrata su un parametro dimensionale rigido che consente di assegnare stabilmente DS e DSGA solo alle istituzioni scolastiche autonome costituite con un numero di alunni almeno pari a 600 (ridotto fino a 400 per le istituzioni situate nelle piccole isole, nei comuni montani o nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche);

    in deroga temporanea a tale normativa, fino al 31 agosto 2024, le figure apicali (DS e DSGA), sono assegnate alle istituzioni scolastiche secondo la disciplina stabilita dall'articolo 1, comma 978, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, come modificato dall'articolo 1, comma 343, della legge 30 dicembre 2021, n. 234 che ha ridotto il parametro dimensionale a 500 (300 per le istituzioni situate nelle piccole isole, nei comuni montani o nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche);

    la disposizione transitoria si è manifestata inefficace. Per l'effetto distorsivo della norma, infatti, le istituzioni scolastiche, pur essendo divenute autonome, non hanno potuto usufruire dell'attribuzione di un DS e di un DSGA stabili in quanto gli incarichi a questi affidabili sono triennali e, quindi, superiori alla previsione normativa. Questo ha comportato un ulteriore, massivo ricorso all'istituto della reggenza che rappresenta una misura eccezionale motivata da esigenze specifiche e contingenti;

    le reggenze costituiscono una grave disfunzione organizzativa nella gestione del personale scolastico dei DS e DSGA e non contribuiscono al miglioramento del sistema di istruzione e formazione, incidendo, di conseguenza, in modo negativo sulla qualità del servizio presso le istituzioni scolastiche sprovviste di tali figure in modo stabile;

    per effetto della natura temporanea delle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 343 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, senza un nuovo intervento normativo sarebbe, pertanto, tornato efficace, a decorrere dal 1° settembre 2024, l'articolo 19, commi 5, 5-bis e 5-ter, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 che fissa a 600 unità, 400 nei casi specifici, la soglia minima di studenti, per singola istituzione scolastica, che consente l'assegnazione di un DS e di un DSGA in via esclusiva;

   tenuto conto che:

    le criticità emerse dal precedente sistema di individuazione del contingente dei DS e DSGA e di distribuzione dello stesso, in adesione agli impegni assunti dallo Stato italiano nell'ambito dell'attuazione degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, hanno richiesto la definizione di un nuovo modello orientato a garantire l'assegnazione stabile di figure amministrative apicali delle istituzioni scolastiche autonome (DS e DSGA), consentendo alle regioni di esercitare la funzione di organizzazione, in concreto, della rete scolastica;

    l'articolo 1, comma 557 della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio per il 2023) in materia di adozione di parametri sul dimensionamento scolastico ai fini del riconoscimento dell'autonomia alle istituzioni scolastiche, va proprio in tale direzione e non prevede chiusure di plessi scolastici né interviene sui criteri di formazione delle classi che continua ad essere regolata dal decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81 né, tanto meno, favorisce il rischio di «classi pollaio», bensì mira al miglioramento dell'efficienza amministrativa e alla corretta e ordinata gestione delle Istituzioni scolastiche;

    la legge finanziaria per il 2022, del precedente Governo Draghi, invece di modificare i parametri per la formazione delle classi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 (misura strutturale), si limitava a prevedere la riduzione del numero delle «classi pollaio» soltanto nelle scuole caratterizzate da valori degli indici di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica, con il rischio concreto di non riuscire a incidere in modo complessivo sul fenomeno;

    il richiamato comma 557 introduce all'articolo 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, i nuovi commi da 5-quater a 5-sexies, per i fini sopra descritti. Nello specifico, la nuova disciplina prevede, a regime, dall'anno scolastico 2024/2025, che i criteri per la definizione del contingente organico dei DS e dei DSGA, insieme con la relativa distribuzione tra le regioni, vengano definiti, su base triennale, con eventuali aggiornamenti annuali, con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, previo accordo in sede di Conferenza unificata, da adottare, a seguito di una modifica apportata dalla Camera, entro il 31 maggio dell'anno solare precedente all'anno scolastico di riferimento;

    nel caso di mancata adozione del suddetto decreto entro la data del 31 maggio, il nuovo comma 5-quinquies prevede che, in tal caso, il decreto del Ministro dell'istruzione e del merito di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze deve essere adottato entro il 30 giugno, sulla base di un coefficiente, indicato dal decreto medesimo, non inferiore a 900 e non superiore a 1000, e tenuto conto dei parametri, su base regionale, relativi al numero degli alunni iscritti nelle istituzioni scolastiche statali e dell'organico di diritto dell'anno scolastico di riferimento, integrato dal parametro della densità degli abitanti per chilometro quadrato, ferma restando la necessità di salvaguardare le specificità derivanti dalle istituzioni presenti nei comuni montani, nelle piccole isole e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche nonché da un parametro perequativo, determinato in maniera da garantire a tutte le regioni, nell'anno scolastico 2024/2025, almeno il medesimo numero di istituzioni scolastiche, calcolato sulla base del parametro di cui al comma 5 (dell'articolo 19 del decreto-legge n. 98 del 2011 sopra citato) e, comunque, entro i limiti del contingente complessivo a livello nazionale individuato ai sensi del secondo periodo;

   considerato che:

    l'intervento normativo conferisce maggiori margini di autonomia alle regioni che possono procedere a una pianificazione, a livello locale, adeguata alle esigenze del territorio, superando la rigidità del tradizionale parametro legato al numero minimo di alunni per istituto: 600 (ridotto fino a 400 per le istituzioni situate nelle piccole isole, nei comuni montani o nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche);

    la stessa misura consente all'Amministrazione di programmare un piano di assunzioni sulla base dell'effettivo fabbisogno di organico, tenuto conto del personale attualmente in servizio e della stima delle cessazioni per i prossimi anni;

    la nuova disciplina consente di generare risparmi di spesa, certificabili anno per anno, che confluiscono in un Fondo, costituito nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione e del merito da reinvestire in modo strutturale a favore del sistema scolastico;

    questo esecutivo, sin dal primo giorno del suo insediamento, ha perseguito l'obiettivo di garantire al personale del mondo della scuola il giusto riconoscimento per la dignità del lavoro svolto quotidianamente. In poche settimane, infatti, è stato raggiunto un accordo con i sindacati che ha previsto 100 milioni di risorse nuove, aggiunte alle somme disponibili, e la destinazione di ulteriori 300 milioni, già previsti nel bilancio per altri scopi, finalizzati, invece, dal Ministero dell'istruzione e del merito, al rinnovo del contratto, a condizioni migliorative. Gli incrementi, da parecchio tempo attesi da oltre 1 milione e 200 mila lavoratori del comparto scuola, ammontano a regime a una voce media di 124 euro in più a mensilità,

impegna il Governo:

1) a lasciare alle regioni la piena libertà di modellare l'articolazione degli istituti scolastici a prescindere dal parametro rigido del numero di alunni minimo per singola istituzione scolastica, valorizzando, in questo modo, in assenza di parametri statali, le peculiarità dei territori con particolare attenzione per quelle istituzioni situate nelle zone più disagiate: aree interne, comuni montani, piccole isole, minoranze linguistiche, e, in questo quadro, ad adottare iniziative volte a rivedere l'articolo 10, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009;

2) ad assicurare che l'attuazione della nuova riforma avvenga in modo graduale, escludendo, così, il verificarsi di situazioni di esubero di dirigenti scolastici e forme di compensazione quali la mobilità interregionale per gli attuali dirigenti scolastici;

3) a utilizzare compiutamente e ottimizzare le risorse messe a disposizione dal PNRR per la creazione e la trasformazione delle istituzioni scolastiche in ambienti d'apprendimento innovativi, anche dal punto di vista dell'edilizia scolastica, della metodologia d'insegnamento e dei linguaggi, fornendo direttive e linee guida chiare ed efficaci e supportando gli enti locali e le istituzioni scolastiche nel processo di attuazione del Piano;

4) ad adottare iniziative volte a reperire risorse adeguate finalizzate ad arrivare alla progressiva e piena attuazione del Piano nazionale per la promozione del sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita sino a sei anni, implementando le risorse del Fondo nazionale dirette a garantire la progressiva gratuità dei servizi educativi 0-3 anni a favore dei nuclei familiari a basso Isee – con particolare attenzione all'offerta formativa nel Sud del Paese – ed una scuola dell'infanzia (3-6 anni) ad accesso universale e gratuito;

5) ad adottare iniziative volte a reperire risorse adeguate ad assicurare il diritto all'istruzione per tutte le bambine e i bambini, su tutto il territorio nazionale, elemento fondamentale per colmare il divario tra Nord e Sud ed assicurare la costruzione di una scuola realmente inclusiva, che coinvolga tutti gli alunni, con particolare attenzione per gli alunni con disabilità, sostenendo le famiglie con azioni concrete quali l'implementazione dei servizi di refezione scolastica, la gratuità dei servizi di trasporto e dei libri di testo e la garanzia del tempo pieno;

6) ad adottare iniziative volte a disporre un adeguamento quantitativo delle risorse da destinare al comparto della scuola indicando, come obiettivo programmatico di lungo termine, il raggiungimento del valore della media europea dell'indice di spesa per l'istruzione in rapporto al Prodotto interno lordo;

7) a continuare il processo di valorizzazione economica di tutto il personale scolastico;

8) ad assicurare che tra le finalità del Fondo citato in premessa vi sia, tra le altre, quella di incrementare gradualmente il Fondo Unico Nazionale della dirigenza scolastica;

9) ad adottare iniziative, anche normative, affinché si pervenga ad una diminuzione del numero massimo di allievi per classe, in particolare nelle realtà territoriali più disagiate e con più alto tasso di dispersione scolastica.
(1-00113) «Amorese, Sasso, Dalla Chiesa, Cavo, Mollicone, Latini, Mulè, Bicchielli, Di Maggio, Loizzo, Tassinari, Cangiano, Miele, Matteoni, Messina, Perissa, Roscani, La Porta, Zucconi».


   La Camera,

   premesso che:

    nel 2021, Francia e Spagna hanno firmato un accordo bilaterale volto a riconoscere la doppia cittadinanza franco-spagnola. Tale accordo rappresenta una novità rilevante in quanto è il primo di questo tipo che la Spagna firma con un altro Paese dell'Unione europea, dopo l'accordo con il Portogallo;

    il Comites di Madrid già dal marzo 2021 è intervenuto sul tema, suggerendo alle istituzioni italiane di attivarsi per giungere al medesimo risultato: un accordo con le autorità spagnole che permetta, ai connazionali residenti in Spagna, di poter finalmente godere della cittadinanza spagnola senza dover per questo rinunciare a quella italiana;

    in Spagna è presente un'importante comunità italiana e, secondo quanto riportato dall'annuario statistico spagnolo nel 2022, risiedevano nel paese iberico 298.817 connazionali, dei quali 219.223 iscritti regolarmente all'Aire (Anagrafe italiani residenti all'estero); la normativa italiana in materia di cittadinanza dispone, all'articolo 11 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, che il cittadino che possiede, acquista o riacquista una cittadinanza straniera conserva quella italiana, ma può ad essa rinunciare qualora risieda o stabilisca la residenza all'estero. Nell'ordinamento spagnolo, invece, la normativa di riferimento (Codice civile, articolo 23) non prevede l'acquisizione di una doppia cittadinanza se non per poche eccezioni ovvero per cittadini iberoamericani, filippini, equatoguineani, portoghesi, andorrani, sefarditi;

    la doppia cittadinanza permette di usufruire a pieno di tutti i diritti individuali garantiti dai due Stati di cui si possiede il passaporto senza subire una discriminazione fra «stranieri» e «cittadini»;

    un accordo bilaterale tra Spagna e Italia garantirebbe una reciprocità ed un'estensione di quei diritti a tutti gli italiani residenti regolarmente nella penisola iberica. Questo riconoscimento riguarderebbe anche i numerosi figli di coppie italo-spagnole, permettendo loro di usufruire dei diritti derivanti dalla cittadinanza spagnola senza precludere la possibilità di mantenere viva la connessione con le proprie radici,

impegna il Governo

1) a promuovere ogni iniziativa utile volta ad avviare, nell'ambito dei rapporti bilaterali con la Spagna, la definizione di un accordo tra i due paesi per il reciproco riconoscimento della doppia cittadinanza.
(1-00114) «Toni Ricciardi, Amendola, Boldrini, Carè, Casu, Curti, D'Alfonso, Di Sanzo, Ferrari, Fossi, Girelli, Manzi, Mauri, Merola, Ubaldo Pagano, Porta, Quartapelle Procopio, Andrea Rossi, Sarracino, Simiani, Stefanazzi, Vaccari, Zingaretti».

Risoluzione in Commissione:


   Le Commissioni I e XI,

   premesso che:

    il corpo nazionale dei vigili del fuoco è costituito da personale di ruolo, deputato a garantire la generalità degli interventi di soccorso sul territorio, e personale volontario, al quale il legislatore ha affidato un ruolo concorrente e non sostitutivo; una realtà non meno importante per la sicurezza dei cittadini, che in molte occasioni si è rivelata decisiva per la salvezza di tante vite umane;

    in particolare, a norma dell'articolo 6 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, disciplinante le funzioni e i compiti del corpo nazionale dei vigili del fuoco, il personale volontario è iscritto in appositi elenchi, distinti in due tipologie, rispettivamente per le necessità dei distaccamenti volontari del corpo nazionale dei vigili del fuoco, cosiddetti campanari, e per le necessità delle strutture centrali e periferiche del corpo nazionale cosiddetti discontinui; solo il personale volontario iscritto nell'elenco dei discontinui, può essere oggetto di eventuali assunzioni in deroga, con conseguente trasformazione del rapporto di servizio in rapporto di impiego con l'amministrazione;

    ai sensi dell'articolo 14, comma 3, del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 97, l'elenco relativo al personale discontinuo è ad esaurimento e vi possono confluire i volontari del corpo nazionale che siano iscritti da almeno tre anni negli elenchi in vigore tenuti presso i comandi dei vigili del fuoco e che abbiano effettuato non meno di centoventi giorni di servizio;

    ad oggi, risultano iscritti negli elenchi del personale volontario circa 9.679 unità di cosiddetti campanari, e circa 10.330 unità di cosiddetti discontinui;

    con decreto ministeriale n. 238 del 14 novembre 2018, è stata avviata dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile una procedura speciale di reclutamento a domanda per la copertura di posti nella qualifica iniziale del ruolo dei vigili del fuoco riservata al solo personale discontinuo (il personale che, alla data del 1° gennaio 2018, risulti iscritto negli elenchi istituiti per le necessità delle strutture centrali e periferiche del corpo nazionale) che sia in possesso di specifici requisiti in termini di anzianità di iscrizione nei predetti elenchi e numero di giorni di servizio effettuato;

    tale procedura speciale ha determinato la formazione di una graduatoria di 8.946 candidati e ad oggi risultano assunte dalla suddetta graduatoria solo 751 unità;

    dalla predetta graduatoria è possibile attingere per il 30 per cento delle assunzioni straordinarie nella qualifica di vigile del fuoco; il personale discontinuo, infatti, ha potuto e potrà continuare ad accedere, sempre per il 30 per cento dei posti, alle assunzioni in deroga alle ordinarie facoltà assunzionali previste da provvedimenti normativi ad hoc, da ultimo dall'articolo 1, comma 662, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio 2023-2025);

    parallelamente al sopra delineato meccanismo delle assunzioni in deroga, sono previsti, a regime, ulteriori e ordinari canali assunzionali disciplinati nel decreto legislativo 13 ottobre 2005, n. 217, recante l'ordinamento del personale del corpo nazionale dei vigili del fuoco, e fondati sul sistema delle riserve dei posti a favore di tutto il personale volontario (sia campanari sia discontinui), pari al 35 per cento nell'ambito del concorso pubblico per l'accesso alla qualifica di vigile del fuoco ed al 10 per cento dei posti disponibili in tutti gli altri concorsi di accesso alla qualifica iniziale di tutti i ruoli del corpo nazionale;

    la Commissione europea ha tuttavia avviato una procedura di infrazione (n. 2014/4231) che ha interessato anche il personale volontario discontinuo del corpo nazionale dei vigili del fuoco, il cui rapporto con l'amministrazione deve essere regolato secondo l'istituto giuridico dei contratti di lavoro a tempo indeterminato nel settore pubblico, e non già con le modalità semplificate degli attuali richiami in servizio come regolamentati dalla vigente legislazione nazionale;

    a seguito dell'avvio della procedura d'infrazione, che a breve potrebbe concludersi con una sanzione pesantissima, lo Stato italiano dovrà sanare tutte le criticità e regolarizzare la propria posizione rispetto all'abuso dei contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione;

    appare quindi fondamentale allinearsi alle indicazioni dell'Unione europea eliminando i continui richiami in servizio dei volontari discontinui e procedendo all'assunzione a tempo indeterminato del personale necessario che potrebbe essere attinto dalla graduatoria vigente in esito alla procedura di reclutamento di cui al già citato decreto ministeriale n. 238 del 14 novembre 2018;

    sarebbe opportuno adottare ulteriori misure che contemperino l'esigenza di porre fine a tale forma di precariato con quella di garantire la professionalità di tutti i discontinui fin qui utilizzati a beneficio della continuità nell'erogazione del servizio di soccorso pubblico e del mantenimento degli attuali standard operativi e dei livelli di efficienza ed efficacia del corpo nazionale dei vigili del fuoco;

    le suddette misure equivarrebbero ad investire concretamente nella sicurezza del territorio, sempre più spesso interessato da eventi calamitosi di portata eccezionale,

impegnano il Governo:

  a valutare l'opportunità di:

   a) assumere iniziative di carattere normativo finalizzate al potenziamento delle dotazioni organiche delle qualifiche dei vigili del fuoco e degli operatori con il reclutamento a tempo indeterminato, in deroga alle ordinarie facoltà assunzionali, attingendo anche dalla graduatoria del personale discontinuo di cui alla procedura di stabilizzazione indetta con decreto ministeriale n. 238 del 14 novembre 2018;

   b) promuovere iniziative finalizzate a favorire il massimo riassorbimento del personale discontinuo utilmente collocato nella graduatoria della procedura di stabilizzazione di cui al citato decreto ministeriale n. 238 del 14 novembre 2018, tramite la riserva allo stesso e valutando:

    una quota di assunzioni ordinarie e straordinarie nell'ambito della pubblica amministrazione;

    un punteggio premiale nell'ambito dei bandi dei concorsi pubblici;

    una quota di assunzioni da parte delle amministrazioni comunali per le necessità di costituzione dei nuclei di protezione civile;

    misure premiali per incentivare le assunzioni nell'ambito di aziende private, istituti scolastici e strutture sanitarie, in qualità di addetti antincendio;

   c) favorire iniziative dirette a destinare i risparmi di spesa derivanti dall'interruzione del meccanismo dei «richiami in servizio» al finanziamento delle suddette iniziative per il massimo riassorbimento del personale discontinuo.
(7-00087) «Urzì, Schifone, Vietri».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta scritta:


   CASASCO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 è stato varato il Codice dell'amministrazione digitale (Cad), inteso quale carta dei diritti e dei doveri della digitalizzazione dell'amministrazione;

   il Cad è un testo unico, modificato e integrato prima con il decreto legislativo 22 agosto 2016 n. 179 e poi con il decreto legislativo 13 dicembre 2017 n. 217, il quale riunisce e organizza le norme riguardanti l'informatizzazione della pubblica amministrazione nei rapporti con i cittadini e le imprese;

   il diritto all'uso delle tecnologie per i cittadini e le imprese importa che con strumenti informatici essi partecipino ai procedimenti amministrativi ed accedano agli atti, effettuino i pagamenti dovuti alle amministrazioni, presentino istanze o ricevano comunicazioni;

   la pubblica amministrazione, al contempo, è chiamata ad operare come una rete strutturata in un sistema pubblico di connettività, coinvolgendo così le amministrazioni centrali come quelle territoriali nella reciproca comunicazione in via informatica di documenti e dati;

   con il decreto legislativo 13 dicembre 2017, n. 217, sono state introdotte numerose modifiche al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, recante modifiche e integrazioni al Cad di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, al fine di promuovere e rendere effettivi i diritti di cittadinanza digitale di cittadini e imprese;

   con l'articolo 37 del decreto legislativo 13 dicembre 2017, n. 217, è stato introdotto l'articolo 40-bis al Cad, il quale a legislazione vigente recita: «Formano comunque oggetto di registrazione di protocollo ai sensi dell'articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, le comunicazioni che provengono da o sono inviate a domicili digitali eletti ai sensi di quanto previsto all'articolo 3-bis, nonché le istanze e le dichiarazioni di cui all'articolo 65 in conformità alle Linee guida»;

   la volontà del legislatore è quindi utilizzare il sistema di protocollo per rendere più efficiente la pubblica amministrazione;

   ogni comunicazione tra amministrazioni e tra amministrazioni e cittadini è tracciata dai sistemi di protocollo: registrata con data certa, categorizzata e assegnata all'ufficio pertinente;

   questi sistemi sono stati interpretati perlopiù in senso archivistico, finalizzandoli alla memorizzazione di documenti producibili in contenzioso;

   sono registratori, non abilitatori di processi digitalizzati, potenzialità che resta latente;

   il 27 per cento delle risorse totali del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono dedicate alla transizione digitale: da un lato sono previsti interventi per le infrastrutture digitali e la connettività a banda ultra larga, dall'altro quelli volti a trasformare e innovare la pubblica amministrazione (Pa) in chiave digitale –:

   quali iniziative di competenza, anche di urgenza, il Governo intenda adottare al fine di una modifica ed implementazione delle disposizioni concernenti il protocollo informatico, anche attraverso l'utilizzo del Sistema pubblico di identità digitale o di analoghi sistemi, con l'obiettivo di rendere più efficiente la Pubblica amministrazione.
(4-00819)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

III Commissione:


   DELLA VEDOVA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   la leader in esilio dell'opposizione democratica al regime di Minsk, Svetlana Tikhanovskaja, ha lanciato il 9 agosto 2022 una «nuova strategia» che si articola, i.a., lungo tre direttrici:

    mantenere, e possibilmente aumentare, la pressione sul regime di Lukashenko attraverso ulteriori sanzioni e un sempre più completo isolamento internazionale;

    riconoscere l'organizzazione delle opposizioni, in particolare lo United Transitional Cabinet, come rappresentanti di fatto del popolo bielorusso vista l'impossibilità di un riconoscimento formale;

    sostenere la società civile e i contatti con l'esterno mediante concessione di visti, borse di studio, aiuti alle famiglie, contatti con le persone arbitrariamente detenute;

   nel Paese si continua a registrare un forte scontento nei confronti di Lukashenko, di cui però non va sottovalutata la resilienza. In particolare, le forze di sicurezza, legate al dittatore da una fitta rete di favori e privilegi, rimarrebbero fedeli al regime. Pur rimanendo prudenti sui pronostici di un collasso del regime, a parere dell'interrogante è importante che le tre direttrici della «nuova strategia» siano sostenute dai Paesi like-minded;

   l'integrità territoriale della Bielorussa è stata recentemente minacciata attraverso la volontà espressa dal Cremlino di dispiegare armamenti nucleari nel Paese, dopo che un referendum farsa nel febbraio 2022 ha sancito l'abbandono dello status di neutralità nucleare da parte di Minsk e la possibilità per Lukashenko di rimanere al potere fino al 2035 –:

   se possa confermare che l'Italia rispetta pienamente i pacchetti di sanzioni successivamente imposti dalla Unione europea alla Bielorussia, in particolare, nel quadro delle restrizioni sugli scambi di beni decise dal Consiglio europeo del 2 marzo 2022, riguardo all'importazione di cloruro di potassio («potassa»).
(5-00677)


   BOLDRINI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il premier israeliano Netanyahu ha sospeso la riforma della giustizia per consentire di «raggiungere un'intesa», dopo che, da mesi, migliaia di persone hanno protestato contro il provvedimento che ritengono un pericolo per la democrazia israeliana;

   nonostante la sospensione, il clima resta teso, anche alla luce della consapevolezza che la riforma sia un obiettivo imprescindibile per i partiti di estrema destra da cui Netanyahu dipende per la sua maggioranza di Governo. Infatti, parrebbe che, dopo la decisione del premier di sospenderla, Ben-Gvir, leader del partito di estrema destra Potere ebraico e Ministro della pubblica sicurezza, abbia minacciato le dimissioni e solo dopo la promessa che la riforma sarà in ogni caso approvata entro l'estate e che verrà istituito un corpo di polizia speciale sotto il suo controllo, Gvir sia tornato sui suoi passi;

   inoltre, la tensione nel Paese è anche alimentata dai continui scontri tra israeliani e palestinesi. Secondo il Consiglio per i diritti umani dell'Onu il 2022 è stato il sesto anno consecutivo in cui il numero di attacchi dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania è aumentato ed ha, dunque, fermamente condannato «la violenza dilagante dei coloni israeliani e l'uso eccessivo della forza da parte delle forze israeliane contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata»;

   le colonie israeliane sono ritenute il principale ostacolo ad una pace duratura fra israeliani e palestinesi: Israele continua ad espandere le proprie colonie e a rendere più complicata la formazione di uno Stato palestinese con un territorio unitario, basti pensare che il Governo attuale ha inserito l'espansione delle colonie in Cisgiordania nel suo programma ufficiale o alla controversa situazione degli sgomberi a Sheikh Jarrah, quartiere di Gerusalemme Est, o di Masafer Yatta – area in Cisgiordania abitata da palestinesi sotto ordine di sgombero forzato –, i cui abitanti riportano di grave violazione dei diritti umani con la distruzione di beni e di infrastrutture, molte delle quali realizzati con finanziamenti europei e anche della cooperazione italiana –:

   quali siano le considerazioni del Governo riguardo alla situazione in Israele, anche tenendo conto della necessità di favorire ogni iniziativa utile per la ripresa di un concreto processo di pace nell'area, messa a rischio da iniziative unilaterali relative all'espansione delle colonie che continuano a minare la prospettiva «due popoli, due Stati» citata recentemente anche dalla Presidente Meloni, e cioè della nascita di uno Stato di Palestina che viva in sicurezza e in amicizia accanto allo Stato di Israele.
(5-00678)


   ONORI e LOMUTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   la Scagi-Berna (Segreteria cantonale delle associazioni dei genitori italiani della Circoscrizione consolare di Berna) da tempo segnala una situazione di forte difficoltà con riferimento al Casci (Comitato attività scolastiche e culturali italiane), ente gestore che nella circoscrizione consolare di Berna progetta e gestisce una parte dei corsi di lingua e cultura italiana (Lci), utilizzando fondi propri provenienti dai contributi dei genitori e contributi ricevuti annualmente dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale;

   secondo segnalazioni arrivate al primo firmatario del presente atto, il personale di segreteria e gli insegnanti dei Corsi Lci gestiti dal Casci non percepiscono alcun salario da gennaio 2022 e i corsi sono sospesi da agosto 2022. Rispetto all'anno scolastico 2021-2022 il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale avrebbe versato solo la prima rata del 40 per cento dell'importo in accordo con quanto previsto dalla circolare n. 4 del 2022 avente ad oggetto «Corsi di lingua e cultura italiana e altre iniziative scolastiche all'estero a cura degli enti gestori» (circolare n. 4 dell'8 marzo 2022, Ufficio V del MAECI). La situazione è divenuta talmente precaria che l'ente Casci rischia il fallimento;

   il problema pare essere ben più ampio e non ultimo connesso a problematiche di applicazione concernenti la circolare n. 4 del 2022. In merito, secondo quanto denunciato agli interroganti, il farraginoso iter concernente la richiesta di accesso ai contributi statali, così come previsto dalla menzionata circolare, ha reso, ad esempio, la situazione economico-finanziaria della quasi totalità degli enti gestori situati in Germania difficilmente sostenibile;

   molti enti gestori hanno già dichiarato la loro impossibilità a proseguire le attività chiudendo definitivamente, mentre altri si sono trovati costretti a fare ricorso allo strumento del credito –:

   quali iniziative di competenza intenda intraprendere per affrontare la disfunzionalità che affligge gli enti gestori di cui in premessa, a tal fine anche valutando modifiche volte alla semplificazione della circolare n. 4 del 2022.
(5-00679)


   FORMENTINI, BILLI, COIN e CRIPPA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il Governo pro tempore ha accolto, il 16 marzo 2022, l'odg 9/03491-A/043, che lo impegnava «ad avviare una riflessione sulla posizione da adottare con gli Alleati NATO e Stati membri dell'Unione europea nei confronti del teatro indo-pacifico, in quanto anche connesso alle nostre aree di prioritario interesse»;

   il 5 aprile 2022, la Commissione Affari esteri della Camera ha approvato la risoluzione 8-00161 che impegnava il Governo «ad aumentare le dotazioni delle sedi diplomatiche istituite nella regione dell'Indo-Pacifico, in particolare sviluppandone gli uffici politici preposti all'analisi complessiva di quanto accade nei Paesi di competenza» e «a continuare ad adottare iniziative per il rafforzamento della collaborazione con i principali organismi regionali dell'Indo-Pacifico nell'ambito delle forme di partenariato già avviate»;

   gli equilibri geopolitici mondiali sono in evoluzione e ne è prova la guerra innescata dall'aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina;

   lo sviluppo economico della Repubblica Popolare Cinese sta convertendo il suo successo industriale e tecnologico in ambizioni sostenute anche militarmente tramite l'acquisizione di ingenti quantità di sistemi d'arma avanzati;

   sono note le intenzioni della Cina riguardanti l'eventuale annessione di Taiwan che causano un aumento delle tensioni nello Stretto;

   Xi Jinping ha visitato la Russia e incontrato Putin tra il 20 e 22 marzo 2023 rinforzando i legami energetici e politici; in altra circostanza, Putin aveva già affermato che la Cina e la Russia sono «partner naturali e alleati naturali» mentre Xi Jinping ha proposto un piano di pace per la guerra russo-ucraina;

   le ambizioni della Repubblica Popolare cinese preoccupano non soltanto gli Stati Uniti, ma anche il Giappone, l'India e l'Australia, che hanno dato vita al Quad per un coordinamento diplomatico e militare;

   in data 2 marzo 2023 il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è recata a New Delhi per incontrare il premier indiano Narendra Modi al fine di instaurare un rapporto bilaterale tra i due Paesi, in particolare nei settori della cooperazione e della difesa;

   in ragione della crescente importanza dell'Indo-Pacifico è apparsa evidente la necessità per l'Italia di rafforzare la propria presenza nell'area e contribuire concretamente all'attuazione della strategia Ue nell'Indo-Pacifico, anche in coordinamento con i principali partner, quali gli USA, soprattutto in vista delle previste esercitazioni militari congiunte –:

   se sia stata elaborata, per quanto di competenza, una strategia nazionale riguardante il quadrante dell'Indo-Pacifico.
(5-00680)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   LA SALANDRA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   da quanto appreso da distinte notizie di stampa, a fronte di un calo progressivo del prezzo del grano duro negli ultimi mesi, nelle borse merci il prezzo della semola non subisce i medesimi orientamenti, ed in particolare si legge che il prezzo della pasta rimarrebbe perfino invariato, nonostante, oltre al crollo del grano duro in quanto materia prima, siano scesi considerevolmente anche i costi del gas e della elettricità anche a ragione degli ultimi interventi di questo Governo;

   in specie, risulterebbero conclusi contratti in vista di acquisti futuri, con approvvigionamenti da giugno a dicembre per la nuova campagna cerealicola, al prezzo di 35 euro all'arrivo al mulino. A fronte di tutto questo, sembra che vi sia una più che importante immissione di grano canadese (sembrerebbe che siano stati scaricati circa 400 mila quintali, soltanto nell'ultima settimana al porto di Bari);

   a latere di ogni considerazione sulle differenti qualità del grano importato, è di tutta evidenza la crisi del settore cerealicolo italiano, che dovrebbe essere trainante per l'agricoltura della Nazione, e con particolare rilevanza in territori come quello di Capitanata, vero e proprio granaio d'Italia, con la necessità di un riconoscimento di valore ad un prodotto che ha elevati standard qualitativi e di salubrità ma costi di produzione meno competitivi rispetto ad altri Paesi esteri;

   in particolare, non può passare inosservato come gli agricoltori impegnati nello specifico settore abbiano seminato con prezzi altissimi (seme, gasolio, prima concimazione) anche a ragione degli eventi bellici noti, con la conseguenza che la diminuzione delle ultime settimane del prezzo del gasolio e dei concimi non compensa il drastico calo del prezzo del grano duro;

   tra le soluzioni più immediate, sicuramente potrebbe esserci l'istituzione di una Commissione unica nazionale, e l'istituzione di un registro di carico e scarico della merce che entra ed esce dai mulini. In particolare è di tutta evidenza come proprio la Capitanata subisca da tale specifica crisi del prezzo del grano una più che importante sofferenza del proprio sistema socio-economico, posto che sull'economia della terra si basa l'intera provincia di Foggia, essendosi – allo stato – determinato un calo di circa 200 euro a tonnellata rispetto allo scorso anno –:

   se sia intenzione del Governo avviare, per quanto di competenza, una preliminare indagine conoscitiva, al fine di escludere speculazioni a danno della produzione del grano duro, e quali siano gli intendimenti del Governo al fine di tutelare la produzione nazionale.
(5-00686)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazione a risposta scritta:


   CATTOI, CAVANDOLI, BOF, BRUZZONE e ZINZI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   tra il 5 e il 6 aprile 2023 un runner trentino di 26 anni è stato aggredito mortalmente da un orso nei boschi di Caldes, in provincia di Trento e solo un mese prima, il 5 marzo, un uomo di 38 anni aveva subito un'aggressione da parte di un orso mentre passeggiava con il proprio cane in val di Rabbi, a pochi chilometri da Caldes, rimanendo ferito alla testa e al braccio;

   nei nostri territori, in particolare sulle montagne del territorio alpino e prealpino, stiamo assistendo da anni ad un proliferare incontrollato da parte dei grandi carnivori, quali lupi e orsi, introdotti da misure di ripopolamento faunistico ma che, senza l'opportuna attività di monitoraggio e controllo, stanno creando condizioni di pericolo per la cittadinanza e per gli allevamenti;

   lo stesso progetto Life Ursus aveva previsto la reintroduzione di una cinquantina di orsi, sulla base di un ampio areale di distribuzione che doveva andare oltre i confini del Trentino, ma che ha portato alla situazione attuale di oltre 100 esemplari concentrati in un'area zona piuttosto ridotta generando una forte densità di individui stanziali in un'area fortemente antropizzata;

   tale situazione rende di fatto sempre più difficile il rapporto con il nostro territorio da parte di cittadini e turisti, che si sentono sempre più minacciati, incidendo in maniera significativa anche sul fenomeno dello spopolamento delle zone di montagna e sull'abbandono dei pascoli d'alpeggio, traducendosi quindi in riduzione della cura del territorio;

   da tempo le regioni attendono un piano di gestione dei grandi carnivori da parte del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, con il supporto dell'Ispra, adeguato a una realtà che veda in significativa espansione il numero di lupi e di orsi, tale da creare situazioni oggettive di pericolo, anche in prossimità dei centri abitati e delle aree turistiche;

   purtroppo l'Ispra continua a mantenere una posizione, ad avviso degli interroganti, rigida e ideologica, non dando seguito alle richieste delle regioni interessate ad attivare azioni condivise di prevenzione, gestione e prelievo dei grandi carnivori, al fine di contrastare le condizioni che fanno venire meno la sicurezza della popolazione e costituiscono un danno costante per le attività economiche;

   si ritengono infatti necessarie azioni mirate a livello regionale, quali un periodico censimento degli individui, la definizione, sulla base di indagini scientifiche e in linea con la normativa comunitaria, dei livelli minimi di presenza dei grandi carnivori necessari alla salvaguardia delle specie, e la redazione di piani d'intervento per il contenimento del numero di esemplari presenti nei rispettivi territori;

   in particolare, la provincia autonoma di Trento è da tempo che chiede di poter intervenire con urgenza nei confronti dei grandi carnivori problematici, evidenziando la necessità di realizzare al più presto un piano di contenimento degli orsi specifico per la loro realtà, visto il numero di individui diventato ormai eccessivo rispetto alla morfologia del territorio, e quindi la creazione di condizioni di estremo pericolo, come dimostrato purtroppo dai recenti fatti di cronaca –:

   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno adottare urgenti iniziative di competenza al fine di dare una risposta concreta alle necessità dei territori alpini e prealpini, attraverso un intervento normativo che consenta di conferire alle regioni e province autonome la facoltà di intervenire con misure di contrasto mirato nei confronti di situazioni e di animali che possano risultare pericolosi alla salute umana, affinché cittadini e turisti possano continuare a fruire in totale sicurezza e tranquillità delle bellezze uniche dei nostri territori.
(4-00817)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:


   PAVANELLI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto denunciato dal Sappe – Sindacato autonomo polizia penitenziaria, nella giornata di martedì 4 aprile 2023, il medico di guardia presso il carcere di Terni è rimasto vittima di un'aggressione da parte di un detenuto cui ha fatto seguito una minaccia di morte;

   al verificarsi dell'episodio, è intervenuto l'agente di polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza della locale infermeria che ha riportato l'ordine e la sicurezza all'interno del presidio sanitario;

   nei giorni precedenti lo stesso detenuto si era reso protagonista di ulteriori atteggiamenti aggressivi nei confronti del personale medico e paramedico;

   tali accadimenti non sono infrequenti negli istituti circondariali umbri. Anche presso il carcere di Capanne di Perugia negli ultimi anni si sono ripetuti con preoccupante frequenza episodi di violenza e minacce nei confronti di personale medico e sanitario –:

   se non intenda incrementare i presidi di sicurezza volti a garantire l'incolumità del personale sanitario che presta servizio all'interno degli istituti penitenziari;

   se non intenda attivarsi per richiedere un incremento numerico del personale medico-sanitario destinato ai presidi sanitari delle strutture carcerarie.
(4-00818)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


   BONELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   con l'articolo 1, comma 393 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, è stata autorizzata la spesa complessiva di euro 3.700.000.000 per gli anni dal 2022 al 2036, al fine di «promuovere la sostenibilità della mobilità urbana, anche mediante l'estensione della rete metropolitana e del trasporto rapido di massa», tra le altre, anche della città di Genova;

   con decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, in data 20 aprile 2022, è stato inserito tra gli interventi finanziabili lo «Skymetro Val Bisagno Genova», linea metropolitana a cielo aperto a margine del torrente Bisagno (noto alle cronache per i disastrosi eventi alluvionali), il cui costo è previsto in euro 398.000.000, oltre Iva;

   la tabella istruttoria prodotta dal comune di Genova a supporto dell'istanza di finanziamento, sulla base della quale è stato inserito il progetto Skymetro tra gli interventi finanziabili, sarebbe viziata da macroscopici errori, a partire dal calcolo della CO2 emessa in media dalle auto (pari ad un fantasioso 0,1 g/Km quando lo stesso comune di Genova – in altro documento denominato progetto 4 assi – lo calcolava in 265 g/Km);

   l'opera così come prospetta, non solo non incrementa la «sostenibilità», ma produrrebbe effetti di segno contrario rispetto a tale requisito, attesa la bassa redditività in termini ambientali, con una riduzione di anidride carbonica dell'1,8 per cento;

   peraltro il progetto nulla indica in merito alla riduzione di altri inquinanti come ossidi di azoto e polveri sottili (NOx -PM10 e PM2,5), fattore che appare ancor più rilevante se si considera che – a seguito di procedura di infrazione comunitaria – è stato accertato l'inadempimento italiano alla direttiva comunitaria sulla qualità dell'aria, per mancato rispetto «sistematico e continuativo» del limite annuale di biossido di azoto, con specifico riferimento al comune di Genova;

   l'opera prevede la realizzazione di piloni lungo tutto il corso del Bisagno, alcuni dei quali in mezzo all'alveo del torrente, noto per i ripetuti fenomeni di esondazione verificatisi nel corso degli ultimi anni, con gravi danni anche in termini di vite umane. A tal proposito appare del tutto incongruente giustificare la mitigazione del rischio idraulico con lo scolmatore previsto, sia perché trattasi di opera ancora in itinere, di cui già sono stati più volte prorogati i termini di conclusione dei lavori, sia perché con la realizzazione dell'infrastruttura vengono ulteriormente aumentati i rischi di eventi alluvionali;

   se i Ministri interrogati siano al corrente dei fatti esposti in premessa; se l'opera inserita tra gli interventi finanziabili risponda pienamente ai criteri e alle finalità di sostenibilità ambientale di cui all'articolo 1, comma 393 della legge 30 dicembre 2021, n. 234, a partire dalla effettiva riduzione della CO2 e degli altri inquinanti atmosferici (NOx e polveri sottili), del quale non verrebbe fatta menzione nel progetto dell'opera, e se la stessa non pregiudichi ulteriormente il regime idraulico del torrente Bisagno.
(3-00330)

Interrogazione a risposta scritta:


   ASCARI, AMATO, MORFINO e CARAMIELLO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto denunciato dal sindacato della polizia di Stato Siulp di Modena, i giovani agenti all'uscita del corso di formazione, vengono prevalentemente assegnati in sedi di servizio del Nord Italia, per un periodo minimo di due anni;

   in tali sedi di servizio, complice stipendi iniziali piuttosto bassi e canoni di locazione delle abitazioni molto alti, questi giovani operatori di polizia faticano moltissimo a trovare una degna sistemazione alloggiativa: alcuni, se riescono ad avere la concessione di un posto letto all'interno delle caserme, rinunciano del tutto a trovarsi una casa, altri convivono allo scopo di condividere le spese, altri ancora rimediano con espedienti di fortuna;

   ciò comporta da un lato che, non appena possibile, quel personale chieda ed ottenga il trasferimento al luogo d'origine per sopperire alle mancanze alloggiative, mentre dall'altro ne consegue che il ricambio di personale nelle città del Nord è continuo e costante ed incide in maniera fortemente negativa sulla preparazione del personale, ma soprattutto sulla loro conoscenza del tessuto sociale del territorio al quale sono stati assegnati;

   in sostanza, il continuo ricambio di personale non consente di avere personale sufficientemente preparato nella conoscenza del territorio, delle realtà criminali e dei fenomeni incidenti nella gestione dell'ordine e della sicurezza pubblica della città e della provincia ove si viene assegnati;

   per ovviare a ciò, il decreto-legge n. 152 del 1991, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, aveva avviato un programma straordinario di edilizia residenziale, da concedere in locazione o in godimento ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato, con priorità per coloro che vengano trasferiti per esigenze di servizio;

   ciò aveva consentito in alcune città, per una durata anche quasi ventennale, di costruire e locare immobili di vario tipo, a prezzo calmierato rispetto al mercato e posti a disposizione del personale di tutte le forze di polizia, evitando quindi il continuo ricambio di personale e favorendo invece l'insediamento nel luogo;

   ad oggi, non risulta che tali possibilità siano più disponibili, nemmeno in quelle province che avevano manifestato da subito un notevole interesse alla cosa, creando quindi una situazione di forte disagio per migliaia e migliaia di operatori delle forze dell'ordine, che si vedono costretti a sopperire come possono a tale problematica;

   è appena il caso di segnalare che, come rilevato dal sindacato di polizia Siulp, il tema del disagio, che purtroppo spesso porta a conclusioni estreme, è un male che affligge il comparto sicurezza italiano, il quale ogni anno annovera decine e decine di suicidi che sovente appaiono inspiegabili: nella realtà, sarebbe forse abbastanza semplice constatare quali e quante siano le enormi difficoltà che tali operatori devono sopportare, già dal primo loro giorno di servizio;

   nei giorni scorsi, in alcune città del Nord Italia, il problema delle esigenze abitative è drammaticamente esploso, al punto da spingere il sindacato di polizia Siulp ad intervenire pubblicamente, chiedendo incontri ai sindaci e prefetti per contrastare tale acclarata problematica;

   in città come Modena la questione è talmente sentita da coinvolgere direttamente anche Confcommercio che, primo ed unico caso sinora registrato, si è offerta di collaborare direttamente per consentire agli appartenenti alle forze dell'ordine di interagire direttamente con le agenzie immobiliari e i piccoli proprietari da essa rappresentati;

   ciò è sintomo evidente non solo di una povertà abitativa che coinvolge direttamente il comparto sicurezza e difesa, ma anche di una necessità primaria di sicurezza che può essere data innanzitutto con l'inclusione e con l'accoglienza nel proprio centro cittadino di chi svolge tale funzione;

   decisivi sono, a parere dell'interrogante, gli interventi finalizzati non solo alla risoluzione delle problematiche generali legate alle povertà abitative, ma in particolare quelle rivolte agli appartenenti alla forze dell'ordine –:

   quali iniziative di competenza intendano adottare il Governo e i Ministri interrogati al fine di rifinanziare o incrementare le risorse destinate alla legge 12 luglio 1991, n. 203, per consentire la stipula di accordi tra comuni e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per la realizzazione di abitazioni di edilizia residenziale da destinare, come già avvenuto in passato, al personale del comparto sicurezza e difesa;

   se e quali ulteriori iniziative intendano intraprendere per rafforzare le istituzioni della sicurezza in genere, e incidere fattivamente sulla problematica sopra esposta.
(4-00815)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XI Commissione:


   GRIBAUDO, LAUS, FOSSI, SARRACINO e SCOTTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto emerge da diversi articoli sui quotidiani nazionali e dai comunicati delle principali sigle sindacali si è manifestata l'intenzione del Governo di far rientrare le funzioni oggi svolte dall'Inl all'interno dei Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

   secondo i dati forniti dall'Inail nel 2022 si sono registrate nel nostro paese 1090 morti bianche, quasi tre morti al giorno, e di 697.773 denunce di infortunio sul lavoro;

   la maggiore flessibilità e semplificazione nello svolgimento dell'attività ispettiva ha permesso all'ispettorato di contrastare con maggiore efficacia il lavoro nero e il mancato rispetto delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, aumentando il numero di ispezioni e le irregolarità accertate anche nel 2022, come riportato dalla nota del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 10 febbraio 2023;

   a parere dell'interrogante, la proposta rischia di compromettere l'autonomia organizzativa e la flessibilità operativa dell'Inl, riproponendo modalità burocratiche di stampo ministeriale di cui non si ravvisa l'esigenza;

   per contrastare con maggiore efficacia l'illegalità e le irregolarità nel mondo del lavoro di oggi l'ispettorato ha certamente bisogno di rimanere indipendente ed efficace nella programmazione mensile e nell'attività preventiva di intelligence;

   l'obiettivo del Pnrr di aumentare per i prossimi 2 anni del 20 per cento i controlli sul territorio e diminuire del 2 per cento i fenomeni di lavoro sommerso rischia di essere compromesso da una siffatta riforma e dagli eventuali tempi attuativi, rallentando l'attività di vigilanza;

   l'Inl, da un punto di vista contabile, è nato come ente a «costo zero» e non è stato mai in deficit, realizzando addirittura un avanzo di 160 milioni di euro, come certificato dal bilancio di previsione 2023. L'ipotizzata reinternalizzazione escluderebbe la possibilità di spendere autonomamente tali risorse per potenziare l'attività di vigilanza;

   alla luce di tali intenzioni, le organizzazioni sindacali hanno chiesto di proseguire il confronto per chiarire gli obiettivi, la fattibilità e gli effetti di tale ri-organizzazione organizzativa al fine di evitare una disarticolazione delle attività di vigilanza sul lavoro, in una fase così cruciale per il rilancio dell'economia del Paese –:

   sulla base di quali valutazioni la Ministra interrogata ritenga che la internalizzazione di Inl possa migliorare il contrasto ai fenomeni del lavoro sommerso e irregolare, così come degli infortuni sul lavoro.
(5-00681)


   SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   La Whirlpool Corporation è un colosso multinazionale americano, produttore di elettrodomestici. Nel 2014 ha rilevato la multinazionale italiana Indesit Company arrivando ad acquisire il controllo dei marchi Indesit e Hotpoint;

   in Italia Whirlpool è arrivata a possedere 6 stabilimenti, tra cui quello di Napoli coinvolto in una lunga vertenza a seguito della decisione, assunta dalla multinazionale, di cessare la produzione e conseguentemente licenziare i dipendenti;

   la produzione dello stabilimento di via Argine è cessata, di fatto, il 31 ottobre 2020, mentre il 15 luglio 2021 l'azienda, grazie anche alla fine del blocco dei licenziamenti legato alla pandemia, ha avviato la procedura di licenziamento collettivo, con inoltro della relativa comunicazione ai sindacati;

   il 3 novembre 2021 sono state notificate ai 317 dipendenti le lettere individuali di licenziamento con effetto immediato dalla data di ricezione. Da allora gli operai specializzati della Whirlpool sono in stato di disoccupazione e la loro indennità mensile di disoccupazione terminerà nel novembre 2023;

   il 23 dicembre 2022 è stato inoltre formalizzato il trasferimento della piena proprietà dello stabilimento di Napoli e delle relative pertinenze al commissario straordinario di Governo per la Zona economico speciale regione Campania;

   come riportato dal quotidiano La Stampa il 23 dicembre 2022, la Zes Campania si legge nell'atto di vendita utilizzerà tale acquisizione ai fini della successiva cessione, mediante un bando pubblico ad uno o più soggetti e finalizzato alla futura reindustrializzazione dell'area produttiva;

   il 30 gennaio 2023 è stato pubblicato un bando pubblico per manifestazioni di interesse per l'individuazione di investitori cui trasferire la proprietà con conseguente insediamento del compendio produttivo ex Whirlpool sito in Napoli alla via Argine con scadenza il 20 marzo 2023;

   risultano allo stato 2 manifestazioni di interesse presentate –:

   se le manifestazioni di interesse siano efficaci e congrue per offrire garanzie produttive ed occupazionali allo stabilimento napoletano di via Argine, nella consapevolezza che dare nuovo impulso lavorativo ad un territorio significa anche sottrarre risorse alla criminalità.
(5-00682)


   AIELLO, BARZOTTI, CAROTENUTO e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, comma 297, della legge di bilancio 2023 (legge n. 197 del 2022), ha prorogato a tutto il 2023 il beneficio per le assunzioni agevolate a tempo indeterminato dei giovani con meno di 36 anni, prevedendo un aumento dell'agevolazione fino ad un massimo di 8.000 euro sulla quota a carico dei datori di lavoro su base annua, rispetto ai 6.000 precedentemente in essere. L'agevolazione vale per 36 mesi dalla data di assunzione che deve avvenire nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 2023: i mesi di agevolazione diventano 48 per i datori di lavoro che assumono in unità produttive ubicate in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna;

   l'agevolazione, originariamente prevista dall'articolo 1, comma 10, della legge 178 del 2020, quindi prorogata dalla disposizione richiamata, consiste in uno sgravio contributivo per i datori di lavoro che assumono giovani con meno di 36 anni, sia per nuove assunzioni a tempo indeterminato che per trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato;

   la misura dell'esonero contributivo relativo alle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato effettuate nei confronti di giovani con meno di 36 anni è sottoposta alla cosiddetta disciplina sugli aiuti di Stato e, pertanto, è sempre soggetta all'autorizzazione da parte della Commissione europea, ai sensi dell'articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea;

   da ultimo, la Commissione europea, in data 11 gennaio 2022, con la decisione 6(2022) 171 final, ha prorogato l'applicabilità delle agevolazioni in oggetto al 30 giugno 2022 e, di conseguenza, l'esonero ha trovato applicazione in riferimento agli eventi incentivati che si sono verificati nel periodo ricompreso tra il 1° gennaio 2022 e il 30 giugno 2022;

   ad oggi, però, si è ancora in attesa di ottenere l'autorizzazione della Commissione europea con riguardo alla proroga dell'agevolazione come disciplinata ai sensi dell'articolo 1, comma 297, della legge di bilancio 2023 e, pertanto, molti datori di lavoro che hanno effettuato assunzioni agevolate nel periodo a far data dal 1° luglio 2022, devono valutare quali possono essere le agevolazioni utilizzabili in alternativa alle misure previste per il 2023 –:

   quali iniziative intenda intraprendere, anche in sede europea, affinché la Commissione europea si esprima favorevolmente e in tempi celeri in merito all'autorizzazione richiamata in premessa.
(5-00683)


   GIACCONE, BILLI, NISINI e FORMENTINI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   i pensionati italiani Inps residenti in Bulgaria continuano ad essere tassati alla fonte, ovvero dall'Italia, a causa di un'anomalia nella convenzione bilaterale Italia-Bulgaria intesa ad evitare le doppie imposizioni fiscali (legge 29 novembre 1990, n. 389);

   l'articolo 1, comma 2, lettera b), della Convenzione statuisce che una persona fisica per essere considerata residente fiscale in Bulgaria deve possedere la nazionalità bulgara;

   l'articolo 16 della medesima convenzione prevede che «le pensioni e le altre remunerazioni analoghe pagate ad un residente di uno Stato contraente in relazione ad un cessato impiego, sono imponibili soltanto in questo Stato», a nulla rilevando la sua cittadinanza, ma soltanto la sua residenza;

   con messaggio n. 612 del 18 febbraio 2020 l'Inps ha emanato indicazioni sulle certificazioni da allegare alle domande, da parte di pensionati residenti in Bulgaria, per la detassazione di pensioni italiane private, in applicazione della convenzione italo-bulgara contro le doppie imposizioni fiscali;

   con il medesimo messaggio n. 612 del 18 febbraio 2020, l'Inps ha chiarito che «gli uffici dell'istituto sono tenuti a considerare utili per domande di esenzione dall'imposizione in Italia soltanto le certificazioni attestanti espressamente la qualità di residente fiscale ai sensi della convenzione per evitare la doppia imposizione in vigore tra l'Italia e la Repubblica di Bulgaria»;

   ne consegue che circa 1.200 pensionati italiani residenti in Bulgaria e iscritti all'Aire, non si vedono rilasciato, salvo quelli con doppia cittadinanza, il certificato attestante la qualità di «residente fiscale» ai sensi della convenzione e, di conseguenza, la propria pensione è tassata – e non detassata – alla fonte dall'Inps;

   la maggioranza delle convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali stipulate dall'Italia prevedono la tassazione delle pensioni Inps nel Paese di residenza –:

   se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per risolvere la criticità esposta in premessa, causa anche della continua diminuzione degli italiani iscritti all'Aire residenti in Bulgaria, ivi incluse la revisione della convenzione e, nelle more, la possibilità per l'Inps di accettare la certificazione attestante la qualità di residente fiscale in Bulgaria rilasciata dall'Agenzia nazionale delle entrate bulgare (Nap) anche se non contiene il riferimento alla convenzione, nell'ottica di perseguire l'obiettivo di evitare una doppia imposizione fiscale.
(5-00684)


   MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   l'Inps ha inviato solleciti di pagamento per la restituzione degli ammortizzatori erogati a lavoratori licenziati illegittimamente e reintegrati in Alitalia Sai/Alitalia Sai in A.S. e in Air Italy, per decine di migliaia di euro;

   i lavoratori reintegrati hanno ricevuto il risarcimento prima degli ammortizzatori sociali per i dipendenti delle compagnie aeree, prima della cessione ad Alitalia Sai, e prima della cassa integrazione per i lavoratori Air Italy a seguito della liquidazione in bonis di tale compagnia aerea il 20 febbraio 2020 che ha proceduto a licenziare il personale a gennaio dello scorso anno;

   l'Inps ha richiesto la restituzione degli ammortizzatori erogati, indipendentemente dal periodo in cui è stata pronunciata la sentenza di reintegra;

   successivamente molti di quei lavoratori, dopo essere stati assunti per effetto delle sentenze, sono finiti in cassa integrazione nel passaggio delle attività da Alitalia a ITA o per la liquidazione di Air Italy;

   in tale contesto il Governo dovrebbe favorire l'emanazione di una interpretazione autentica che consenta di mettere fine a tale situazione;

   la legge Fornero ha previsto un indennizzo massimo di 12 mensilità per il lavoratore che vince la causa di licenziamento illegittimo, nonostante il fatto che i procedimenti giudiziari possono durare anni senza revocare la previsione di restituzione degli eventuali ammortizzatori sociali percepiti, lasciando la norma preesistente quando il datore di lavoro era tenuto a versare tutte le retribuzioni maturate dal lavoratore dal licenziamento illegittimo alla sua reintegra;

   con la legge Fornero si riteneva di aver semplificato l'iter giudiziario, ma non si è considerato che una sentenza di reintegrazione può essere pronunciata in appello o, addirittura, in Cassazione anni dopo l'avvio del procedimento giudiziario stesso;

   sarebbe necessaria una modifica o una interpretazione diversa della legge Fornero, tenuto conto che il risarcimento percepito dai lavoratori non è retribuzione, non sovrapponibile agli ammortizzatori sociali –:

   se non ritenga adottare iniziative, anche di carattere normativo, al fine di chiarire che l'articolo 2, comma 41 della legge n. 92 del 2012 si applica nel senso che il provvedimento giudiziale di reintegrazione disposto ai sensi dell'articolo 18 comma 4, della legge n. 300 del 1970 nonché ai sensi dell'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo n. 23 del 2015, comporta decadenza solo a far data dall'effettivo ripristino del rapporto di lavoro, con corresponsione della retribuzione, e che la declaratoria di illegittimità del licenziamento non determina obbligo restitutorio delle somme percepite dal lavoratore a titolo di trattamento previdenziale o di integrazione al reddito.
(5-00685)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   STEFANI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   il 17 febbraio 2023 il Presidente del Comitato provinciale dell'Inps di Treviso, in una intervista rilasciata ad un quotidiano locale, denunciava la grave carenza di personale dell'Inps di Treviso;

   nell'articolo si sottolineava come all'Inps di Treviso nel 2014 le unità lavorative presenti fossero 363, ma che in dieci anni, le stesse, si sono ridotte a sole 190, con una perdita di ben 173 dipendenti;

   tra pensionamenti e mobilità la situazione sembra peggiorare: per fine anno, infatti, si prevedono ben 11 pensionamenti a cui vanno aggiunte le richieste di mobilità, che il Comitato ha calcolato ammontare a 30 persone;

   la preoccupazione del presidente del Comitato provinciale è, dunque, che siffatta carenza di personale possa mettere a rischio l'erogazione dei servizi, rendendo impossibile all'Inps garantire lo standard di prestazioni di natura previdenziale, sociale e assistenziale a favore della cittadinanza, delle famiglie dei pensionati, dei lavoratori e delle imprese;

   purtroppo, la pubblicazione della mobilità nazionale dei dipendenti Inps, non solo sembra dare ragione al presidente del Comitato provinciale Inps di Treviso, ma addirittura sembra che la carenza di personale causata dalla mobilità metterà in ginocchio tutte le direzioni provinciali del Veneto;

   si stima, infatti, che l'attuazione della mobilità dei dipendenti Inps comporterà l'uscita di ben 150 unità dal Veneto, a fronte di solo 16 unità in entrata –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare per far fronte alla carenza di organico di cui in premessa;

   come intenda garantire il rispetto dei tempi standard per l'erogazione del servizio a favore degli utenti trevigiani e in generale di tutto il Veneto;

   se trovi conferma che la mobilità in uscita dal Veneto è di 150 unità a fronte di sole 16 unità in entrata;

   se trovino conferma i seguenti dati di mobilità in entrata per le altre regioni: 233 unità verso la Sicilia, 211 verso la Campania, 155 verso il Lazio, 150 verso la Calabria, 143 verso la Puglia, 66 verso le Marche, 60 verso la Toscana, 57 verso l'Abruzzo, 44 verso l'Emilia Romagna, 40 verso la Sardegna, 33 verso la Lombardia, 30 verso la Liguria, 29 verso l'Umbria, 24 verso la Basilicata, 14 verso il Piemonte, 12 verso il Friuli, 11 verso il Trentino Alto Adige, 2 verso il Molise ed 1 verso la Valle D'Aosta;

   quale sia stato il rapporto, per il 2022, dipendenti Inps/cittadini suddivisi per regione e province autonome;

   quale sia il numero di ore straordinarie erogate da Inps ai propri dipendenti per l'anno 2022, suddivise per regione, nonché l'ammontare complessivo finanziario pagato, sempre suddiviso per regione.
(5-00687)

Interrogazione a risposta scritta:


   SCOTTO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la legge 27 dicembre 2019, n. 160, all'articolo 1, comma 495, ha disposto che «le amministrazioni pubbliche utilizzatrici dei lavoratori socialmente utili di cui all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio 2000, n. 81, e all'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 280, nonché dei lavoratori già rientranti nell'abrogato articolo 7 del decreto legislativo 1° dicembre 1997, n. 468, e dei lavoratori impegnati in attività di pubblica utilità, anche mediante contratti di lavoro a tempo determinato o contratti di collaborazione coordinata e continuativa nonché mediante altre tipologie contrattuali, possono procedere all'assunzione a tempo indeterminato, anche con contratti di lavoro a tempo parziale, anche in deroga, fino al 30 giugno 2023 in qualità di lavoratori sovrannumerari, alla dotazione organica, al piano di fabbisogno del personale ed ai vincoli assunzionali previsti dalla vigente normativa limitatamente alle risorse di cui al comma 497 primo periodo»;

   la regione Campania, con delibera n. 55 del 2020, ha formulato i criteri di partecipazione, ai sensi del combinato disposto di cui all'articolo 1, commi 495 e 497, della legge n. 160 del 2019, al procedimento diretto all'utilizzo delle risorse del fondo per l'occupazione, ex articolo 1 comma 1156 lettera g-bis) della legge n. 296 del 2006, ai fini della stipula di contratti di lavoro a tempo indeterminato con lavoratori socialmente utili, subordinando, tuttavia, il processo di stabilizzazione alla verifica di un ruolo speciale statale ad esaurimento ove collocare i lavoratori socialmente utili (Lsu) stabilizzati con fondi a carico del bilancio statale;

   con consequenziale decreto dirigenziale n. 93 del 21 dicembre 2020 è stato approvato l'avviso pubblico relativo alla stabilizzazione, a tempo parziale ed indeterminato, dei lavoratori utilizzati in regione Campania;

   con la successiva delibera n. 221 del 2021 la Giunta ha formulato indirizzi in ordine alla procedure di stabilizzazione dei Lsu, stabilendo la prestazione lavorativa settimanale a tempo parziale consentita dal contributo statale e, con la successiva delibera n. 302 del 7 luglio 2021, oltre alla procedura di conclusione di stabilizzazione dei predetti dipendenti, tenendo conto delle risorse aggiuntive statali, ha fissato l'entità della prestazione lavorativa per ciascun lavoratore nella misura del 30 per cento dell'orario contrattuale che corrisponde a 10 ore e 45 minuti settimanale;

   con delibera n. 345 del 27 luglio 2021 avente ad oggetto «D.G.R. 302 del 7 luglio 2021 – Ulteriori determinazioni» è stato stabilito il reclutamento delle n. 165 unità Lsu effettivamente in servizio presso gli uffici regionali con relative assunzioni a tempo parziale ed indeterminato nella misura del 30 per cento dell'orario contrattuale che corrisponde a 10 ore e 45 minuti settimanale con trattamento economico di circa 380 euro al mese;

   un trattamento economico del genere risulta essere totalmente inadeguato;

   il Consiglio regionale della Campania ha approvato all'unanimità in data 22 dicembre 2022 un ordine del giorno avente ad oggetto «LSU stabilizzati – interventi per l'ampliamento del tempo parziale», in cui si impegna la Giunta «ad attivare tutte le procedure amministrative, anche interloquendo con il Ministero competente, per assicurare ai lavoratori stabilizzati a tempo indeterminato una percentuale di prestazione lavorativa superiore a quella oggi applicata, ferma l'applicazione alle unità stabilizzate dei compensi accessori previsti per il personale della Giunta regionale»;

   all'interrogazione a risposta immediata presentata in Consiglio regionale avente ad oggetto «Orario integrativo lavoratori socialmente utili in servizio presso gli Uffici regionali» ha risposto l'assessore Marchiello, dichiarando che «...ciò posto, in merito alle problematiche poste dall'interrogazione, la Direzione per le Risorse Umane ha rappresentato che l'attuale stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili è conforme all'indirizzo formulato dalla Giunta con la delibera n. 345 del 2021. Tale indirizzo, infatti, ha tenuto conto della insufficienza dei contributi statali trasferiti e dell'integrazione necessaria, con risorse proprie a carico del Bilancio regionale, con conseguente assorbimento delle quote assunzionali basate sulla sostenibilità finanziaria, ex articolo 33 del decreto-legge n. 34 del 2019. Dando l'integrazione della performance a questi signori che lavorano per 10 ore e 48 minuti, comunque, intacchiamo quelli che sono i livelli occupazionali regionali, ma, detto questo, nella delibera viene precisato che c'è una volontà della Giunta di portare a compimento questo percorso con l'aiuto del Ministero»;

   a tutt'oggi, l'impegno approvato all'unanimità di cui all'ordine del giorno del Consiglio regionale della Campania del 22 dicembre 2022 resta ancora completamente disatteso ed inattuato –:

   quali iniziative – per quanto di competenza – intenda intraprendere in merito alla tematica in esame ed in particolare se non ritenga necessario attivare un'interlocuzione con la regione Campania al fine di rimuovere ogni ostacolo di tipo legislativo ed economico che non permette alla regione Campania di incrementare il numero delle ore dei lavoratori e delle lavoratrici in questione.
(4-00816)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

I Commissione:


   PAOLO EMILIO RUSSO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   la formazione rappresenta uno strumento fondamentale del processo di rinnovamento e di modernizzazione delle amministrazioni pubbliche;

   la valorizzazione del capitale umano nelle pubbliche amministrazioni è centrale per il conseguimento degli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, tanto che il 2023 è stato proclamato come l'anno europeo delle competenze;

   dal punto di vista funzionale, il rafforzamento delle competenze del personale pubblico costituisce uno dei principali strumenti per promuovere e implementare l'innovazione delle amministrazioni pubbliche, centrali e territoriali –:

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere al fine di promuovere lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze del personale pubblico.
(5-00672)


   ZARATTI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   in linea con il Regolamento (UE) 2021/241, istitutivo del Recovery and Resilience Facility, la digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta una delle principali sfide individuate dal PNRR;

   l'obiettivo è portare almeno il 75 per cento delle pubbliche amministrazioni italiane a utilizzare servizi cloud entro il 2026;

   viene destinato circa il 25 per cento dei fondi a investimenti per la digitalizzazione, una quota rilevante di questi è rivolto in maniera specifica a interventi per trasformare la pubblica amministrazione in chiave digitale. Tali interventi sono condensati nella prima componente della missione 1 (M1C1), che rappresenta l'architrave del processo di riforma e modernizzazione della macchina pubblica;

   la «Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella pubblica amministrazione» è incentrata sul raggiungimento di una serie di milestone (traguardi qualitativi) e target (traguardi quantitativi) che descrivono in maniera puntuale l'avanzamento e i risultati delle riforme e degli investimenti previsti. Solo al raggiungimento di target e milestone, entro le scadenze previste, c'è il rimborso delle rate PNRR;

   l'ultimo rapporto pubblicato da Bankitalia evidenzia alcuni dati incontrovertibili: la pubblica amministrazione fa ancora fatica a portare avanti i processi di digitalizzazione, solo il 30 per cento degli enti consente l'accesso ai propri servizi online tramite Spid; il 40 per cento non ha ancora individuato un responsabile per la transizione digitale; il 55 per cento non ha avviato gli sviluppi per utilizzare il punto di accesso unico; solo il 53 per cento degli enti ha un sito internet esclusivamente informativo e non abilitato al dialogo con l'utenza, percentuale che sale al 67 per cento nel Mezzogiorno. La lacuna è profonda anche sul tema dei pagamenti digitali, visto che il 12 per cento degli enti non ha ancora aderito al circuito PagoPA. Il 45 per cento delle amministrazioni locali non ha designato la figura a capo dell'Ufficio per la transizione alla modalità operativa digitale;

   solo il 30 per cento degli enti consente il pagamento online tramite il proprio sito (13 per cento nel Mezzogiorno), molte pubbliche amministrazioni, come le scuole, richiedono la ricevuta cartacea del pagamento, vanificando uno degli obiettivi chiave della digitalizzazione;

   in alcune realtà gli appuntamenti per rinnovare o emettere la carta d'Identità elettronica vengono dati oltre 6 mesi dopo –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere per modificare e semplificare l'approccio estremamente «burocratico» delle pubbliche amministrazioni rendendo effettiva la digitalizzazione e, conseguentemente, come intenda raggiungere l'obiettivo di portare almeno il 75 per cento delle pubbliche amministrazioni italiane a utilizzare servizi cloud entro il 2026 rispettando tutti i milestone e target spendendo tutti i fondi previsti dal PNRR.
(5-00673)


   ALFONSO COLUCCI, AURIEMMA, PENZA e RICCARDO RICCIARDI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   le imponenti risorse dello strumento finanziario europeo Next Generation EU, ottenute dal nostro Paese nel 2020, successivamente distribuite nei progetti di riforma ed investimento di cui alle missioni e ai programmi del PNRR, avrebbero dovuto, per quanto concerne la pubblica amministrazione, scioglierne i nodi strutturali in termini di efficienza ed efficacia del suo operato, assolute precondizioni dell'ottimale utilizzo delle risorse stesse e della puntuale attuazione dei progetti;

   i predetti nodi inerivano al necessario rafforzamento della capacità amministrativa a tutti i livelli del comparto, centrale e locale, e al ricambio generazionale, per il tramite di nuove assunzioni che avrebbero consentito l'ingresso dei profili professionali dotati delle competenze necessarie alla realizzazione dei progetti attuativi del PNRR come, del resto, previsto dal Ministro per la pubblica amministrazione pro tempore, il quale intendeva riportare il numero di dipendenti pubblici, in cinque anni, a quota 4 milioni, contro i 3,2 milioni attuali, abbassando al contempo di 5-6 anni l'età media, ora sopra i 50 anni e, con il decreto-legge cosiddetto «reclutamento» dell'anno 2021, disponeva la disciplina di «concorsi rapidi e digitali per assumere entro 100 giorni dalle selezioni i tecnici con contratti a tempo determinato»;

   obiettivo principale, dunque, risultava l'accelerazione delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni, in particolare negli enti locali per rafforzare gli uffici tecnici in ordine alla capacità amministrativa e gestionale richiesta dal PNRR;

   nell'anno 2023 preoccupano i gravi ritardi nel reclutamento pubblico e, vieppiù, la perdurante scarsa attrattività della pubblica amministrazione;

   entro il 2026, termine del PNRR, saranno andati in pensione oltre 300.000 dipendenti pubblici;

   in ordine alle assunzioni negli enti locali, sulla base dei dati diffusi dalla Ragioneria generale dello Stato, si segnala, nell'anno 2023, il flop, si registra, anzi, una perdita di dipendenti e risultano assunti 2.500 tecnici a tempo determinato rispetto ai 15.000 attesi;

   in generale, risultano, come divulgato anche dagli organi della stampa: la scarsa riuscita di molti concorsi pubblici per i quali non sono stati coperti i posti messi a bando, le numerose rinunce da parte dei vincitori, in particolare tra i giovani e con i profili più elevati – sembrerebbe, a favore di altre opportunità con remunerazioni ben più alte o con migliori prospettive di avanzamento e stabilità –:

   quali iniziative organizzative intenda assumere per rendere attrattivo e competitivo l'impiego nella pubblica amministrazione da parte, in particolare, di giovani qualificati in ragione della sfida del PNRR.
(5-00674)


   URZÌ, DE CORATO, GARDINI, KELANY, MICHELOTTI, MONTARULI, MURA e SBARDELLA. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   come evidenziato nell'ultimo Rapporto 2022 del Forum PA, in Italia sono circa 3,2 milioni i dipendenti del settore pubblico la cui età media si attesta ancora intorno ai 50 anni; i giovani under 35 sono meno del 10 per cento, le donne sono il 58,8 per cento, ma nelle cariche apicali solo un terzo e tra gli incarichi direttivi solo il 28 per cento; la spesa in formazione (dato 2020 è di circa 40 euro per dipendente pari a poco più di un giorno di formazione l'anno ciascuno;

   gli occupati nel settore pubblico sarebbero meno di quelli degli altri Paesi, tanto che in Italia si è registrata addirittura una flessione pari all'1 per cento fra il 2020 e il 2021 anche a causa del blocco dei concorsi dovuto all'emergenza Covid e ai prepensionamenti;

   il 76 per cento degli italiani considera i servizi offerti dalla pubblica amministrazione a imprese e cittadini inadeguati, contro il 51 per cento degli altri europei;

   è emerso, inoltre, che entro il 2028 saranno necessarie, per una pubblica amministrazione efficiente, circa 800.000 assunzioni, anche per la crescente richiesta di professionalità specializzate per la gestione dei fondi derivanti dal PNRR;

   a oggi, tuttavia, come certificato dalle rilevazioni effettuate da Formez, un vincitore di concorso su cinque rinuncerebbe al posto a causa di contratti a tempo determinato, salari poco attrattivi e per la contestuale partecipazione a più concorsi nel periodo post-covid che, per alcuni, ha significato ampia possibilità di scelta fra più posizioni e si registrerebbe, inoltre un forte disallineamento fra i titoli di studio posseduti e le professionalità necessarie al PNRR –:

   alla luce delle prossime sfide, se e quali iniziative intenda assumere per una riforma strutturale dei concorsi della pubblica amministrazione che permetta l'assunzione di personale altamente specializzato, in linea con le competenze necessarie alla gestione dei fondi del PNRR, e per un adeguamento salariale e l'attivazione di meccanismi premiali, al fine di valorizzare tutto il personale e trattenere soprattutto quello più giovane.
(5-00675)


   BONAFÈ. — Al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   da un confronto con gli altri Paesi europei la spesa per redditi da lavoro dipendente in relazione al Pil è sistematicamente più bassa (10,7 per cento) in Italia a fronte di Paesi come Francia (13,5 per cento), Spagna (13,2 per cento), Regno Unito (11,1 per cento) e più in generale alla media degli Stati membri dell'Unione europea (11,6 per cento);

   quest'anno è l'ultimo di vigenza del triennio 2022-2024 in cui appostare le risorse necessarie per un rinnovo contrattuale atto a garantire un adeguato incremento complessivo del potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, stante un quadro economico straordinario caratterizzato da un'inflazione a due cifre realizzatasi nello stesso periodo;

   le opportunità di modernizzazione e trasformazione del Paese possibili anche grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza rischiano di non essere colte per via della strutturale carenza di organico delle pubbliche amministrazioni, in particolare del sistema delle autonomie locali che si trovano nella condizione di non poter svolgere le ordinarie funzioni amministrative e di servizio alla cittadinanza per carenza di personale, con possibili gravi riflessi anche sull'attuazione del PNRR;

   i comuni e più in generale le autonomie locali sono i primi presidi democratici dello Stato, responsabili di garantire funzioni fondamentali, che rispondono ai principi del dettato costituzionale, quali i servizi educativi, i servizi sociali, la pubblica sicurezza cittadina, i servizi demografici, i servizi tecnici;

   per questo va previsto un fondo straordinario per le assunzioni del sistema degli enti locali che consenta a questi ultimi di raggiungere livelli e standard di personale commisurati alle esigenze strutturali e al miglioramento della capacità di azione amministrativa;

   negli ultimi dieci anni sono stati tagliati oltre 110 milioni di euro sulla spesa per la formazione del personale delle pubbliche amministrazioni, contribuendo alla condizione critica di oltre 1 milione e 300 mila dipendenti delle amministrazioni centrali, locali e della sanità, che nel 2021 hanno svolto in media meno di una giornata l'anno di formazione per dipendente (0,80) –:

   quali iniziative urgenti intenda adottare per reperire le risorse necessarie per un rinnovo contrattuale atto a garantire un adeguato incremento complessivo del potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici, anche alla luce di un quadro economico straordinario caratterizzato da un'inflazione a due cifre realizzatasi nello stesso periodo.
(5-00676)

Apposizione di firme ad una mozione e modifica dell'ordine dei firmatari.

  Mozione Molinari e altri n. 1-00045, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 gennaio 2023, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Foti, Barelli, Lupi, Ciancitto, Benigni, Semenzato, Ciocchetti, Cappellacci, Colosimo, Patriarca, Lancellotta, Maccari, Morgante, Rosso, Schifone e Vietri. Contestualmente, l'ordine delle firme si intende così modificato: «Molinari, Foti, Barelli, Lupi, Benvenuto, Ciancitto, Benigni, Semenzato, Giaccone, Ciocchetti, Cappellacci, Giglio Vigna, Colosimo, Patriarca, Gusmeroli, Lancellotta, Maccanti, Maccari, Panizzut, Morgante, Lazzarini, Rosso, Loizzo, Schifone, Matone, Vietri».

Apposizione di firme ad interpellanze.

  L'interpellanza urgente De Luca e altri n. 2-00124, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 aprile 2023, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Gribaudo.

  L'interpellanza urgente Barzotti e altri n. 2-00125, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 aprile 2023, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Cappelletti.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in commissione Simiani n. 5-00504, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 10 marzo 2023, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Boldrini.

  L'interrogazione a risposta in commissione Fossi n. 5-00670, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta dell'11 aprile 2023, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Boldrini.

Ritiro di documenti di indirizzo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   Mozione Lupi n. 1-00107 dell'11 aprile 2023;

   Mozione Amorese n. 1-00108 dell'11 aprile 2023.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interrogazione a risposta scritta Aiello n. 4-00476 del 15 febbraio 2023;

   interrogazione a risposta orale Soumahoro n. 3-00189 del 20 febbraio 2023;

   interrogazione a risposta orale Billi n. 3-00294 del 29 marzo 2023;

   interrogazione a risposta in commissione Gribaudo n. 5-00639 del 30 marzo 2023.