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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 18 luglio 2023

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzione in Commissione:


   La III Commissione,

   premesso che:

    la Tunisia è il Paese nel quale nel gennaio 2011 iniziarono le mobilitazioni dei cittadini per la democrazia e la libertà note come «primavere arabe»;

   la scintilla che provocò una serie di manifestazioni di piazza in varie città del Paese fu il suicidio di Mohamed Bouazizi, un giovane ambulante che si era dato fuoco davanti alla sede del Governatorato di Sidi Bouzid per protestare contro le autorità che gli avevano ripetutamente sequestrato la merce e infine ritirato il passaporto e la licenza di commerciante;

   l'esito di questa rivolta fu la destituzione del Presidente Ben Alì e l'avvio di un processo di democratizzazione che, con il pieno coinvolgimento della società civile, portò ad elaborare una nuova Costituzione fondata sul metodo democratico e su principi di uguaglianza, di inclusione e di pieno riconoscimento dei diritti sociali e civili;

   la nuova Costituzione fu il risultato di un intenso lavoro condotto innanzitutto dal «Quartetto per il dialogo nazionale tunisino» composto da rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori (l'Unione generale tunisina del lavoro), degli imprenditori (la Confederazione Tunisina dell'industria), di giuristi (l'Ordine nazionale degli avvocati di Tunisia) e da associazioni di attivisti riunite nella Lega tunisina per la difesa dei diritti dell'uomo;

   per il metodo inclusivo con il quale si dette avvio al processo democratico e per i contenuti della nuova Costituzione, in quegli anni la Tunisia rappresentò un punto di riferimento per tanti giovani arabi e per l'opinione pubblica internazionale, tanto che per il suo impegno il «Quartetto» ottenne nel 2015 il premio Nobel per la pace;

   il consolidamento della democrazia in Tunisia è proseguito nel corso degli anni, nonostante perduranti difficoltà nelle condizioni economiche e sociale, fino a quando, il 25 luglio del 2021, il Presidente Kais Saied ha destituito il Governo allora in carica, sospeso la Costituzione e l'attività del Parlamento, in attesa di varare una nuova Costituzione, una nuova legge elettorale e di convocare nuove elezioni;

   nei mesi seguenti il Parlamento veniva sciolto insieme al Consiglio superiore della magistratura e per un anno e mezzo la Tunisia è stata governata unicamente attraverso decreti presidenziali concentrando tutti i poteri nelle mani di Kais Saied;

   nell'estate del 2022 una nuova Costituzione che limita fortemente il ruolo del Parlamento e delle forze politiche e sociali è stata varata attraverso un referendum al quale ha partecipato soltanto il 30 per cento della popolazione e solo l'11 per cento ha espresso il proprio voto in occasione delle elezioni per il nuovo Parlamento che si sono tenute in due turni, il 17 dicembre 2022 e il 29 gennaio 2023;

   nel frattempo non si è fermata l'azione volta a reprimere ogni voce di dissenso e di critica anche con massicci arresti di attivisti per i diritti civili, di sindacalisti ed esponenti politici fino a quello più grave e più clamoroso avvenuto ad aprile 2023 con l'incarcerazione dell'ottantunenne Rached Ghannouchi, leader del maggior partito di opposizione;

   inoltre il Presidente Saied si è reso responsabile di una vera e propria istigazione all'odio razziale nei confronti dei migranti sub-sahariani con gravi affermazioni xenofobe quali ad esempio: «l'immigrazione clandestina fa parte di un complotto per modificare la demografia della Tunisia affinché venga considerata come un Paese solo africano e non più anche arabo e musulmano»;

   in aperto contrasto con tutto quanto descritto, in Italia il 17 marzo 2023 il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di concerto con il Ministro dell'interno e il Ministro della giustizia, emanando il decreto che aggiorna la lista di quelli che vengono ritenuti «Paesi di origine sicuri» sulla base della «Direttiva procedure» del 2005 dell'Unione europea, confermava nella suddetta lista la presenza della Tunisia;

   in base al decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, la domanda di protezione internazionale di un cittadino proveniente da un Paese di origine sicuro si presume «manifestamente infondata» a meno che non sia supportata da «gravi motivi» che il richiedente deve provare;

   la Tunisia vive una profonda crisi economica e il suo attuale Governo ha tentato di negoziare un prestito con il Fondo monetario internazionale senza tuttavia dichiararsi disponibile ad accogliere le riforme che venivano richieste;

   il Governo italiano si è posto a sostegno delle richieste tunisine, chiedendo al Presidente Saied più impegno per impedire le partenze dei migranti diretti in Italia ma senza mai porre come condizione per il proprio impegno il ripristino delle libertà democratiche violate in Tunisia ormai da due anni;

   la III Commissione ha svolto un ciclo di audizioni sulla realtà attuale della Tunisia con numerose audizioni di esperti, di associazioni e di rappresentanti dell'opposizione democratica che hanno descritto una situazione molto grave di violazione dei diritti politici, umani e civili nel Paese;

   il 16 luglio 2023 è stato firmato un «memorandum d'intesa per un partenariato strategico e globale tra l'Unione europea e la Tunisia» nel quale tuttavia non si fa menzione dei temi che riguardano le libertà civili e politiche e i diritti umani pesantemente violati nel Paese,

impegna il Governo

a sostenere, in sede europea e internazionale, la necessità di inserire, tra le condizioni per l'attuazione dell'intesa, il ripristino dello Stato di diritto, dell'indipendenza della magistratura e della normale dialettica democratica, nonché l'immediata liberazione di tutti i prigionieri politici, sindacalisti e attivisti della società civile, la garanzia della libertà di stampa e di manifestazione, la cessazione di campagne d'odio nei confronti dei migranti e il rigoroso rispetto dei loro diritti umani e civili riconosciuti dei trattati e nelle convenzioni internazionali.
(7-00124) «Boldrini, Provenzano, Quartapelle Procopio, Amendola, Porta».

ATTI DI CONTROLLO

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta immediata:


   BARELLI, NAZARIO PAGANO, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BENIGNI, DEBORAH BERGAMINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CATTANEO, CORTELAZZO, DALLA CHIESA, D'ATTIS, DE PALMA, FASCINA, GATTA, MANGIALAVORI, MARROCCO, MAZZETTI, MULÈ, NEVI, ORSINI, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI, TASSINARI, TENERINI e TOSI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   nel 2000 su iniziativa italiana fu lanciata ad Ancona l'Iniziativa adriatico-ionica quale foro politico per rafforzare la cooperazione tra le due sponde del Mar Adriatico e favorire l'integrazione europea della regione adriatico-balcanica nell'Unione europea;

   anche grazie a tale foro l'Italia ha avuto un ruolo determinante nel lancio della strategia europea per la regione adriatico-ionica Eusair, che punta a favorire la coesione territoriale e ad armonizzare le politiche di sviluppo e di crescita all'interno di questa macroregione;

   il Ministro interrogato ha presieduto ad Ancona il 10 luglio 2023 la IV riunione dei Ministri degli esteri di Italia, Croazia e Slovenia con l'obiettivo di favorire una più stretta cooperazione nell'Alto Adriatico;

   l'Italia vanta solidi rapporti economico-commerciali con tutti i Paesi della regione adriatico-balcanica;

   intervenendo al «Dubrovnik forum» l'8 luglio 2023, il Ministro interrogato ha ribadito che l'integrazione europea dei Balcani occidentali rappresenta una priorità strategica per la sicurezza nazionale dell'Italia, ancor più rilevante alla luce delle persistenti tensioni che si registrano nell'area, in particolare per quanto riguarda la normalizzazione delle relazioni tra Serbia e Kosovo e all'interno della Bosnia ed Erzegovina;

   tra le sfide che l'Italia è chiamata a far fronte sotto il profilo della sicurezza rileva la gestione dei flussi migratori irregolari anche rispetto alla rotta balcanica, lungo la quale da inizio 2023 si registrano oltre 5.700 arrivi irregolari in Italia e più di 40.000 arrivi irregolari nell'Unione europea –:

   quali iniziative di competenza abbia intenzione di intraprendere il Ministro interrogato, alla luce di quanto esposto in premessa, per rafforzare la cooperazione tra le due sponde del Mar Adriatico in chiave di crescita e integrazione economica e in tema di gestione dei flussi migratori irregolari.
(3-00543)


   DELLA VEDOVA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il 16 luglio 2023 a Tunisi è stato firmato un Memorandum d'intesa per un partenariato strategico e globale tra l'Unione europea e la Tunisia, basato su cinque pilastri: crescita economica, investimenti e commercio, energia e transizione verde, iniziative people-to-people, migrazione e mobilità. Tale accordo politico dovrà essere approvato dal Consiglio europeo all'unanimità e ratificato dai 27 Stati membri dell'Unione europea. Una somma di 255 milioni di euro iniziali è stata resa disponibile dall'Unione europea per finanziare successive intese «per mettere a terra gli obiettivi che ci siamo dati», per citare le parole del Presidente del Consiglio dei ministri. Altri 900 milioni di euro di aiuti sono vincolati al prestito da 1,9 miliardi di dollari del Fondo monetario internazionale, adesso bloccato a causa del rifiuto del Presidente Saied di accettare il programma di riforme e di ripristino dello Stato di diritto che il suo Paese deve impegnarsi a realizzare per ottenere, come da prassi, il prestito. Il Ministro interrogato ha dichiarato che il risultato rappresenta un successo della politica italiana;

   l'esperienza recente di accordi nella regione volti a mettere a disposizione finanziamenti in vista di un controllo dei flussi migratori verso l'Italia e l'Europa mostra l'inefficacia di questo approccio, come dimostra il numero straordinariamente elevato nel 2023 di sbarchi di migranti provenienti dalla sponda sud del Mediterraneo –:

   se possa precisare in che cosa si sostanzi il successo della politica italiana che ha trascinato l'Unione europea a consegnare un pacchetto di aiuti a un autocrate che non dimostra alcuna volontà di introdurre le misure economiche necessarie per evitare il default, di avviare un dialogo inclusivo con la popolazione, di rilasciare dalle prigioni cittadini arbitrariamente arrestati, di introdurre una gestione dei migranti rispettosa del diritto e della dignità umana.
(3-00544)


   FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, CALOVINI, TREMONTI, CAIATA, DI GIUSEPPE, LOPERFIDO, MURA, POZZOLO e ANGELO ROSSI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   domenica 16 luglio 2023 il Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, il Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio olandese Mark Rutte, insieme al Presidente della Tunisia Kaïs Saïed, hanno concordato di attuare il pacchetto di partenariato globale annunciato congiuntamente l'11 giugno 2023;

   il Memorandum d'intesa copre cinque pilastri: stabilità macroeconomica, commercio e investimenti, transizione energetica verde, rapporti tra i popoli e migrazione e sarà attuato attraverso i vari filoni di cooperazione tra l'Unione europea e la Tunisia, seguendo i regolamenti e le procedure applicabili;

   il rafforzamento del dialogo politico e programmatico all'interno del Consiglio di associazione Unione europea-Tunisia entro la fine 2023 offrirà un'importante opportunità per rinvigorire i legami politici e istituzionali, con l'obiettivo di affrontare insieme le sfide internazionali comuni e preservare l'ordine basato sulle regole;

   le parti hanno convenuto sul fatto che il fenomeno migratorio debba essere inteso attraverso un nesso migrazione/sviluppo, consentendo di evidenziare i benefìci della migrazione medesima in termini di sviluppo economico e sociale e di avvicinamento dei popoli, nonché di porre rimedio alle cause profonde della migrazione irregolare;

   le due parti sono d'accordo nel promuovere lo sviluppo nelle aree svantaggiate ad alto potenziale migratorio, sostenendo l'occupabilità dei tunisini vulnerabili, in particolare attraverso un aiuto finanziario supplementare alla formazione professionale, al lavoro e all'iniziativa privata, per migliorare la gestione delle frontiere tunisine e fornire un maggiore supporto al rimpatrio e alla riammissione dall'Unione europea dei cittadini tunisini in situazione irregolare, impegnandosi a collaborare per il loro reinserimento socio-economico in Tunisia;

   è stata, inoltre, condivisa la priorità di combattere la migrazione irregolare per evitare la perdita di vite umane, nonché di sviluppare canali per la migrazione regolare;

   come annunciato dal Presidente del Consiglio dei ministri italiano, domenica 23 luglio 2023 a Roma si terrà la Conferenza internazionale sulla migrazione alla quale parteciperanno, insieme al Presidente tunisino Kaïs Saïed, diversi Capi di Stato e di Governo dei Paesi mediterranei, al fine di avviare ufficialmente un percorso in grado di consentire un'alleanza diversa dal passato nella lotta alla migrazione irregolare –:

   quali ulteriori iniziative, in ambito di Unione europea e internazionale, il Governo intenda intraprendere al fine di proseguire nella lotta alla migrazione clandestina, nell'interesse sia dell'Unione europea che della Tunisia, nonché degli altri Paesi del Mediterraneo.
(3-00545)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   VACCARI, FORATTINI, MARINO e ANDREA ROSSI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto ministeriale del 30 giugno 2023, n. 0342515, è stata approvata la graduatoria dei programmi d'investimento presentati a valere sull'avviso pubblico n. 182458 del 22 aprile 2022 per i contratti di filiera e di distretto che aveva stanziato – grazie anche all'integrazione di fondi per PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) – oltre 1.200 milioni di euro;

   beneficiarie del finanziamento sono le imprese coinvolte direttamente o indirettamente nella produzione, raccolta, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli e agroalimentari, in accordo di filiera su scala territoriale multiregionale. Gli investimenti ammessi riguardano attività materiali e immateriali all'interno delle aziende agricole e delle imprese di trasformazione, legate alla produzione agricola primaria, alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, alla trasformazione di prodotti agricoli in prodotti agroalimentari, alla partecipazione dei produttori di prodotti agricoli ai regimi di qualità e alle misure promozionali, all'organizzazione e partecipazione a concorsi, fiere o mostre, ai progetti di ricerca e sviluppo nel settore agricolo, alla partecipazione alle fiere e alla produzione di energia da fonti rinnovabili;

   solo un quinto dei progetti ritenuti ammissibili saranno finanziati, nonostante il budget disponibile. Molti progetti meritevoli e strategici per lo sviluppo dell'innovazione e della competitività delle imprese emiliano-romagnole e italiane sono rimasti senza contributo;

   tra le imprese escluse dal bando ci sono gruppi di grande prestigio, che rappresentano l'eccellenza del made in Italy nel settore agroalimentare, anche nel nostro territorio; eccellenze nel settore biologico, e altre aziende molto significative in ambito agroalimentare;

   è auspicabile che il Governo individui subito altre risorse attraverso fondi PNRR o bandi in ambito agroalimentare che non sono risultati particolarmente attrattivi per le aziende, per scorrere le graduatorie e finanziare più progetti possibile, per garantire la competitività delle imprese e gli investimenti. Ciò deve avvenire in tempi brevi per non mettere a rischio la riuscita di progetti spesso complessi e di grandi dimensioni, che richiedono un tempo congruo per essere realizzati –:

   se e quali iniziative di competenza intenda al riguardo assumere il Ministro interrogato per finanziare e rilanciare i programmi di investimento produttivi finalizzati al rafforzamento delle filiere produttive agroalimentari escluse dal finanziamento di cui al bando citato in premessa.
(5-01143)

Interrogazione a risposta scritta:


   MALAGUTI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   Il granchio blu (Callinectes sapidus Rathbun, 1896) è una specie aliena invasiva la cui diffusione in tutto il bacino mediterraneo sta generando preoccupanti problemi ecologici, economici e alle attività turistiche e ricreazionali;

   è un animale molto aggressivo e vorace, si nutre di tutto, dalle vongole alle uova dei pesci oltre a cozze, ostriche, telline, crostacei, piccoli pesci, meduse ed altro ancora, riproducendosi in quantità impressionanti non avendo praticamente predatori;

   le carni del granchio blu sono non solo commestibili, ma anche molto saporite, infatti possono essere utilizzate in molti modi, ad esempio per condire ottimi spaghetti o per inventare nuove ricette. Si consideri che per la bontà delle sue carni, in Cina e America il granchio blu è apprezzatissimo;

   considerata l'abnorme capacità riproduttiva sopra descritta, appare assolutamente necessario ridimensionarne urgentemente il numero, incentivandone una pesca intensiva anche al fine di garantire, con la vendita, una fonte di reddito ulteriore e necessaria per superare il difficile momento economico lavorativo che stanno attraversando i pescatori italiani. Si consideri che ne discenderebbero ulteriori vantaggi poiché ne trarrebbero beneficio l'ambiente e i consumatori, i quali potrebbero disporre di un prodotto fresco ed ottimo da gustare senza dover sostenere particolari esborsi economici per l'acquisto;

   quindi pescare e commercializzare il granchio blu, in Italia e all'estero, potrebbe dimostrarsi salvifico per il nostro ecosistema;

   a tal fine, ad avviso dell'interrogante, sarebbe opportuno e necessario inaugurare e lanciare la sagra del granchio blu, per scoprirne e gustarne le qualità organolettiche, premiando le migliori ricette inventate e proposte ai consumatori dagli chef che, fortunatamente, possono trasformare le carni del granchio blu per realizzare piatti prelibati –:

   se intenda concedere il proprio patrocinio a tutte le sagre del granchio blu che dovessero nascere sul territorio nazionale.
(4-01356)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:

   in una recente intervista televisiva, la consigliera regionale del Veneto Laura Cestari, rilanciando le parole del presidente Luca Zaia, ha entusiasticamente dichiarato che il rischio di estrazioni davanti al Delta del Po si sarebbe fatto più lontano, motivando questa sua conclusione col fatto che ormai l'Italia avrebbe ampiamente coperto il proprio fabbisogno di gas derivante dalla chiusura delle importazioni dalla Russia, con svariati contratti di approvvigionamento del combustibile fossile stipulati con diversi Paesi africani e asiatici;

   se è vero che il Governo ha intrapreso questa via, discutibile se si guarda all'obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra, è altrettanto vero che lo stesso non ha rinunciato ad estrarre gas dal sottosuolo nazionale;

   proprio in questi giorni, ad inizio luglio 2023, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica avrebbe dato alla società australiana Po Valley, la stessa che vorrebbe installare la piattaforma Teodorico di fronte al Delta del Po, l'autorizzazione per la riapertura di un pozzo estrattivo chiuso 40 anni fa da Eni a Selva Malvezzi, vicino a Budrio in provincia di Bologna;

   la riapertura del pozzo estrattivo sarebbe stata autorizzata a poco tempo dal verificarsi di fenomeni idrogeologici importanti nella zona e a una decina di anni da un terremoto devastante che ha colpito la zona;

   all'interrogante non risulta siano state modificate a livello governativo le recenti norme, introdotte dal cosiddetto decreto aiuti quater e poi «ratificate» in legge di bilancio, che accorciano la distanza dalla costa e alzano al 45° parallelo, praticamente il confine tra delta e laguna di Venezia, per nuove possibili concessioni estrattive;

   da tempo è stata annunciata, attraverso dichiarazioni pubbliche, la costituzione di un tavolo di confronto tecnico tra regione Veneto, Ministero delle imprese e del made in Italy e Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica per verificare tutti gli aspetti inerenti alla problematica delle estrazioni –:

   se il Ministro interpellato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa, se confermi che non saranno autorizzate trivellazioni davanti al Delta del Po, in che data e con quale atto sia stato istituito il tavolo di confronto tecnico inerente alla problematica delle estrazioni, quali siano i tecnici e gli esperti «super partes» nominati che partecipano al tavolo, se e in quali date si sia riunito il tavolo, e se non ritenga di dover rendere pubbliche le risultanze e i verbali delle riunioni svolte fin qui.
(2-00194) «Bonelli, Zanella».


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:

   Il programma nazionale per la gestione dei rifiuti, adottato con decreto ministeriale n. 257 del 24 giugno 2022, costituisce uno strumento strategico di indirizzo per le regioni e le province autonome nella pianificazione della gestione dei rifiuti; tale strumento è previsto e definito dall'articolo 198-bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e fissa i macro-obiettivi, definisce i criteri e le linee strategiche cui le regioni e le province autonome si attengono nell'elaborazione dei Piani regionali di gestione dei rifiuti;

   in particolare, il programma, con un orizzonte temporale di sei anni (2022-2028), partendo dal quadro di riferimento europeo, è preordinato a orientare le politiche pubbliche e incentivare le iniziative private per lo sviluppo di un'economia sostenibile e circolare, a beneficio della società e della qualità dell'ambiente. Il programma, inoltre, si pone come uno dei pilastri strategici e attuativi della strategia nazionale per l'economia circolare, insieme al programma nazionale di prevenzione dei rifiuti;

   la strategia nazionale per l'economia circolare (Sec) – decreto ministeriale n. 259 del 24 giugno 2022 – è un documento programmatico, all'interno del quale sono individuate le azioni, gli obiettivi e le misure che si intendono perseguire nella definizione delle politiche istituzionali volte ad assicurare un'effettiva transizione verso un'economia di tipo circolare;

   la produzione dei rifiuti urbani della regione Campania è pari, nel 2021, a 2,654 milioni di tonnellate con un incremento, rispetto al 2020, del 3,7 per cento. Al riguardo, si rileva inoltre che dal 2016 al 2021 la percentuale di raccolta differenziata (Rd) sia rimasta stabile, intorno al 53-55 per cento;

   nella regione Campania, è attualmente in funzione un unico impianto di incenerimento rifiuti. Tale impianto, è stato autorizzato ai sensi dell'articolo 5 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90, convertito in legge 14 luglio 2008 n. 123, per un quantitativo massimo di 600.000 tonnellate annue;

   con successiva modifica all'originaria autorizzazione, nell'ambito della disciplina contenuta nell'articolo 8 del decreto-legge n. 195 del 2009 convertito in legge n. 26 del 2010, è stato previsto in fase di esercizio «esclusivamente il criterio del carico termico nel limite massimo previsto dal progetto dell'impianto», con l'effetto di aumentare il quantitativo annualmente incenerito all'interno dell'impianto che si attesta a circa 750.000 tonnellate;

   come attestato dal report dell'anno 2022 recante «Monitoraggio dell'attuazione del Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani della Campania», oltre il 60 per cento dei rifiuti indifferenziati trattati nei TMB vengono inceneriti presso l'impianto di incenerimento di Acerra, per i quali l'analisi qualitativa dei rifiuti in ingresso all'impianto, racconta di un rifiuto costituito prevalentemente da plastica, carta e cartone e tessili, materia che potrebbe essere quindi recuperata;

   in data 14 luglio 2023, il Consiglio regionale della Campania ha approvato il disegno di legge n. 309 «Assestamento di Bilancio di previsione finanziario per il triennio 2023-2025 e variazione di bilancio della regione Campania» con cui sono stati stanziati 27.181.993,52 per garantire un fondo vincolato per la realizzazione della quarta linea di combustione, in aggiunta alle tre linee già esistenti dell'impianto di Acerra;

   è evidente, quindi, che l'attuale gestione dei rifiuti in regione Campania si incentra in modo preponderante sull'incenerimento rifiuti ed è lontana dagli obiettivi di Rd imposti dall'Europa e dagli obiettivi del green deal europeo al 2030 sull'economia circolare, recepiti nel recente Pngr, finalizzati a ridurre al minimo l'utilizzo di inceneritori;

   l'articolo 206-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006 affida al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica la funzione di vigilanza sulla gestione dei rifiuti al fine di garantire la tutela della salute pubblica e dell'ambiente –:

   se il Ministro interpellato intenda adottare idonee iniziative di competenza volte a definire criteri stringenti per l'ampliamento di impianti di incenerimento come quello di Acerra, che già producono emissioni fortemente impattanti sull'ambiente e sulla salute della popolazione, al fine di identificare preventivamente gli impatti ambientali significativi e negativi ed escludere soluzioni che possano rappresentare un pericolo per la pubblica incolumità o pregiudicare il conseguimento degli obiettivi di neutralità climatica assunti in sede europea nell'ambito del green deal.
(2-00195) «Auriemma, Ilaria Fontana, L'Abbate, Morfino, Santillo, Sergio Costa, Caramiello, Caso, Amato, Penza, Di Lauro, Sportiello, Bruno, Marianna Ricciardi, Alifano».

Interrogazione a risposta scritta:


   ZARATTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro del turismo. — Per sapere – premesso che:

   il progetto della funivia Doganaccia-Corno alle Scale, in provincia di Pistoia, ha recentemente ricevuto l'appoggio del presidente della regione Toscana e dell'assessore regionale all'economia e al turismo, nonostante le organizzazioni ambientaliste e i cittadini riportino che l'opera proposta sia impattante dal punto di vista geologico e ambientale, e si dimostri incompatibile con la conservazione del paesaggio montano;

   il 9 maggio 2023, Legambiente Circolo di Pistoia, Wwf Prato e Pistoia, Lipu Pistoia e numerosi cittadini hanno presentato un documento comune in cui si esprimono preoccupazioni e osservazioni critiche su questo progetto;

   i cambiamenti climatici hanno portato a una cronica mancanza di innevamento naturale per gli impianti sciistici al di sotto dei 1800 metri, richiedendo quindi ingenti sostegni finanziari per l'innevamento artificiale o i ristori. Il comprensorio sciistico del Corno alle Scale infatti è già in difficoltà da trent'anni, principalmente a causa della scarsità di neve e degli eventi atmosferici estremi che lo colpiscono. Costruire una nuova funivia in queste condizioni appare inappropriato sia dal punto di vista ambientale che economico: gli impianti già presenti hanno dovuto ricevere indennizzi dalla regione Toscana per coprire le mancate entrate causate dalla mancanza di neve;

   dal punto di vista geologico e ambientale, l'opera proposta interferisce con la Zsc (zona speciale di conservazione) Spigolino-Monte Gennaio, parte della Rete europea Natura 2000-Direttiva Habitat, la quale richiede di evitare disturbi alle praterie alpine e alle torbiere, nonché di preservare gli aspetti panoramici e paesaggistici. Inoltre, la zona interessata è fragile dal punto di vista geomorfologico e idrologico: l'intervento proposto causerebbe alterazioni non rimediabili o compensabili con lavori di escavazione e trasporto di materiale che altererebbero ulteriormente il paesaggio;

   la realizzazione dell'opera non rappresenta una necessità del territorio, dato che gli abitanti della zona sono orientati verso un turismo slow, culturale ed enogastronomico, mentre un'imponente infrastruttura sciistica potrebbe attirare una massa di turisti non sensibili alle peculiarità del territorio e ai suoi valori ambientali. Esistono numerose altre opere necessarie al territorio che potrebbero beneficiare di finanziamenti pubblici, come il recupero di edifici storici, la manutenzione delle strade e dei sentieri, e la promozione del territorio;

   le strutture presenti non sono adatte ad accogliere l'aumento del flusso di turisti: il rifugio Duca degli Abruzzi non può ospitare le ulteriori 240 persone all'ora che sarebbero portate dalla nuova funivia, in estate l'acqua scarseggia già a causa dell'afflusso di turisti, con potenziali problemi di inquinamento ed eutrofizzazione del lago Scaffaiolo. Lo studio di fattibilità tecnica della funivia non tiene conto dell'aumento del flusso veicolare che si verificherebbe a Cutigliano, né della capacità delle strade e dei parcheggi esistenti di sostenere tale flusso –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di questo progetto e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano assumere, anche alla luce della incidenza sull'habitat dei Siti della Rete Natura 2000 presenti nella zona, per evitarne l'impatto ambientale, sociale ed economico promuovendo e sostenendo, eventualmente, alternative più sostenibili e coerenti con la vocazione del territorio, in modo da proteggere e conservare il paesaggio montano, tutelare il patrimonio naturale e paesaggistico, garantendo uno sviluppo turistico sostenibile.
(4-01361)

DIFESA

Interrogazioni a risposta immediata:


   LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CAVO, CESA, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   con la dichiarazione congiunta del 9 dicembre del 2022 i Governi di Italia, Giappone e Regno Unito hanno esplicitato la loro intenzione di avviare il programma «Global combat air programme» (Gcap) per lo sviluppo di un velivolo caccia stealth di sesta generazione;

   lo scopo dichiarato del programma è di sostituire l'Eurofighter in servizio con la Royal air force e l'Aeronautica militare italiana e il Mitsubishi F-2, in servizio con la forza aerea di autodifesa del Giappone, a partire dal 2035;

   il programma Eurofighter, collaborazione multinazionale tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna, avviato nel 1983, ha visto il volo del primo prototipo nel 1994, l'avvio della produzione di serie nel 1998 e, da allora, ha consolidato una collaborazione di lungo termine fra i Paesi partner, che ha fornito significative opportunità di partenariato industriale e nel settore della difesa;

   il velivolo Eurofighter costituisce oggi la spina dorsale della capacità di difesa aerea delle aeronautiche dei Paesi partner ed è un protagonista assoluto nelle operazioni Nato di vigilanza aerea ai confini est dell'Alleanza;

   il velivolo citato rappresenta l'avanguardia tecnologica del settore grazie ai successivi ammodernamenti intervenuti nel tempo e, oltre ad aver consolidato numerosi contratti di vendita, possiede tuttora un considerevole potenziale di esportazione. Il consorzio che cura la produzione conta di mantenere il velivolo in attività fino al 2060 –:

   quali siano i benefici legati allo sviluppo del nuovo programma «Global combat air programme» e quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, per sviluppare il programma Eurofighter nel periodo di transizione verso l'avvio del «Global combat air programme», allo scopo di valorizzare le capacità tecnologiche all'avanguardia oggi disponibili.
(3-00541)


   FRATOIANNI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   nel 2022 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.240 miliardi di dollari, ben 127 miliardi di dollari in più rispetto al 2021; quella europea è aumentata del 13 per cento (la maggiore crescita annuale in Europa dalla fine della «guerra fredda») e la spesa militare italiana è stata pari all'1,51 per cento del prodotto interno lordo;

   l'aumento globale delle spese militari, troppo spesso giustificate come deterrente, è in realtà l'effetto e la causa dell'ampliarsi dei conflitti nel mondo, che secondo il Global peace index, negli ultimi 15 anni sono aumentati del 14 per cento, mentre il crollo del tasso di sicurezza è stato del 5,4 per cento nel mondo;

   dalla stampa si apprende che nel prossimo documento programmatico pluriennale della difesa 2023-2025 verranno stanziati fondi per l'acquisto di carri Leopard 2A8, con un finanziamento sul bilancio del Ministero della difesa per circa 4 miliardi di euro a partire dal 2024, a fronte di un'esigenza complessiva stimata di circa 8 miliardi di euro;

   circostanza confermata dalla Sottosegretaria Rauti che ha annunciato che l'esigenza nazionale, sommata alla necessità di rispettare gli impegni Nato e l'auspicato contributo del Paese alla postura di difesa dell'Alleanza, prefigura la dotazione di una componente pesante che superi i 250 carri, compresi i 125 carri Ariete che sono in fase di ammodernamento;

   a ciò si aggiunge il completamento del programma (Nfs) con l'acquisto di ulteriori due sottomarini per la Marina, oltre ai due autorizzati dal Parlamento nel 2019. Il terzo U212 Nfs costerà 674 milioni di euro, verrà costruito da Fincantieri e sarà armato di siluri e di missili da crociera guidati (cruise) per sferrare attacchi in profondità contro bersagli terrestri. Il quarto, per il quale servirà un'altra specifica approvazione parlamentare, costerà 659 milioni di euro;

   occorre rilevare che per l'acquisto del terzo sottomarino il Parlamento si è trovato a ratificare un accordo già siglato e formalizzato mesi prima e non è stato chiamato a fornire un parere preventivo come richiesto dalla normativa in materia;

   il Ministro interrogato, a gennaio 2023, in audizione parlamentare, affermava che l'aiuto fornito all'Ucraina impone di ripristinare le scorte che servono per la difesa nazionale; a tali costi si aggiungono ora le ingenti cifre per acquistare i Leopard e i sottomarini –:

   a quanto ammontino le spese e gli impegni dei programmi per armamenti nel triennio 2023-2025, nonché quelli previsti per gli esercizi successivi a questi e, nel caso di aumento degli stessi, a quali coperture il Governo intenda ricorrere.
(3-00542)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VI Commissione:


   DE BERTOLDI, CONGEDO, FILINI, MATERA, MATTEONI, MAULLU e TESTA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 23, comma 21, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, a partire dall'anno 2011, ha introdotto per le autovetture e gli autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e cose, un'addizionale erariale della tassa automobilistica, pari ad 10 euro per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 225 chilowatt, da versare alle entrate del bilancio dello Stato;

   il medesimo comma ha disposto che, a decorrere dal 2012, l'addizionale erariale della tassa automobilistica sia fissata in 20 euro, per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 185 chilowatt, e corrisposta con modalità e termini da stabilire con provvedimento del Ministero interrogato, d'intesa con l'Agenzia delle entrate;

   il suesposto tributo, cosiddetto superbollo, introdotto dal Governo Monti al fine di determinare un incremento del gettito erariale per lo Stato e rivolto ai possessori di autovetture con potenza superiore a una determinata soglia, in realtà ha determinato un impatto negativo nel mercato dell'automotive e l'intero indotto, considerato che l'addizionale erariale (cui peraltro non appare chiara la stima esatta nel corso degli anni in termini di gettito) ha avuto nel complesso un impatto modesto anche per le entrate fiscali;

   al riguardo, gli interroganti evidenziano che il suesposto tributo ha infatti causato un'evidente diminuzione delle vendite di autovetture in Italia (aumentando il ricorso all'acquisto tramite contratti di locazione), determinando inoltre l'esterovestizione per molte automobili di grossa cilindrata (attraverso la localizzazione all'estero di veicoli che di fatto sono utilizzati in Italia), sottraendo al fisco centinaia di milioni di euro all'anno in termini di Iva e orientando attualmente gli acquisti verso automobili di cilindrata inferiore (generando conseguentemente minori entrate fiscali), oltre che la vendita da parte di coloro che, per passione, erano possessori di automobili di grossa cilindrata;

   il disegno di legge delega al Governo per la riforma fiscale prevede il graduale superamento del superbollo per le autovetture e gli autoveicoli aventi potenza superiore a 185 chilowatt –:

   se il Ministro interrogato condivida le criticità riportate in premessa, in relazione agli effetti avversi che l'addizionale erariale della tassa automobilistica ha determinato sul mercato dell'automotive e i mancati introiti da parte dell'amministrazione fiscale nel corso degli anni, e quale sia stato il gettito fiscale annuo, a decorrere dalla data di entrata in vigore della disposizione che ha introdotto il cosiddetto superbollo, fino ad oggi.
(5-01133)


   MEROLA e LAI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 5, comma 2, del decreto-legge n. 91 del 2017, convertito con modificazioni della legge 3 agosto 2017, n. 123, fino al 30 aprile 2022, disponeva l'applicazione, agli investimenti effettuati nelle zone economiche speciali (Zes), del credito d'imposta di cui all'articolo 1, commi 98 e seguenti, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquisiti entro il 31 dicembre 2022 (termine prorogato al 31 dicembre 2023 ai sensi dell'articolo 1, comma 267, della legge 29 dicembre 2022, n. 197), ed estendeva il beneficio anche all'acquisto di immobili strumentali agli investimenti;

   l'articolo 37, comma 2, del decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 giugno 2022, n. 79, ha esteso il credito di imposta, dal 1° maggio 2022, all'acquisto di terreni e all'acquisizione, alla realizzazione ovvero all'ampliamento di immobili strumentali agli investimenti;

   la risposta n. 310 del 2023 l'Agenzia delle entrate specifica che anche per l'acquisto di beni immobili strumentali è necessario che gli stessi possiedano il requisito della «novità»; nozione prevista per gli investimenti in impianti attrezzature e macchinari ai sensi del citato articolo 1, commi 98 e seguenti, della legge n. 208 del 2015, la quale tuttavia non annovera fra i beni agevolabili gli immobili, risultando evidente, a parere degli interroganti, che non possa applicarsi a quest'ultimi il requisito della novità; appare del tutto illogica infatti la previsione di un agevolazione dei soli immobili di nuova costruzione per il fatto che nelle aree delimitate Zes le superfici libere sono ridottissime;

   tale interpretazione restrittiva creerebbe una situazione di degrado che porterebbe all'abbandono di immobili già presenti e inutilizzati;

   il comma 4 del citato articolo 5 prevede che l'agevolazione sia concessa nel rispetto di tutte le disposizioni previste dal regolamento (UE) n. 651 del 2014 e l'articolo 14, comma 6, del regolamento, esplicita che il requisito della novità non sussiste per l'acquisizione di uno stabilimento –:

   se intenda chiarire, per quanto di competenza, che il requisito della «novità» previsto ai sensi dell'articolo 1, commi 98 e seguenti, della legge n. 208 del 2015 non si applica all'acquisto di terreni e all'acquisizione, alla realizzazione ovvero all'ampliamento di immobili strumentali agli investimenti, valutando anche la proroga dell'efficacia delle disposizioni agevolative al fine di garantire una adeguata pianificazione degli investimenti nelle Zes.
(5-01134)


   DEL BARBA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   durante l'approvazione alla Camera della legge di conversione del decreto-legge n. 11 del 2023, recante «misure urgenti in materia di cessione dei crediti di cui all'articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77» il Ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che sarebbe in corso l'elaborazione di un sistema che dovrebbe permettere di smaltire tutti i crediti incagliati relativi a superbonus;

   si tratterebbe di una piattaforma che potrebbe avere il ruolo di veicolo finanziario che acquisti i crediti fiscali certificati come certi, liquidi ed esigibili da un primo cessionario;

   la piattaforma dovrebbe giocare un doppio ruolo a monte e a valle della catena, di cessionario con contatto diretto con le imprese che hanno in mano i crediti, e di cedente del credito veicolato dal settore finanziario;

   Enel X dovrà essere protagonista, in collaborazione con altre partecipate e banche;

   la piattaforma dovrebbe fungere da ponte, cedendo, poi, i crediti acquistati a terzi, secondo il loro calendario di scadenze fiscali, affinché ne abbiano un vantaggio diretto ed immediato;

   il Ministro interrogato ha dichiarato anche di aver sensibilizzato le istituzioni e le banche e ha annunciato che queste ricominceranno, in un quadro di maggiori certezze sotto il profilo giuridico, ad acquistare questi crediti;

   Francesco Venturini, Ceo di Enel X, parlando del lavoro del Governo sul superbonus, ha confermato le dichiarazioni del Ministro, specificando che la piattaforma sarebbe quasi pronta e darà un decisivo impulso allo sblocco dei crediti incagliati –:

   se il Ministro interrogato sia in grado di dare informazioni riguardo alla costituzione della piattaforma citata in premessa, in merito ai soggetti che la costituiranno, ai tempi e modi della sua attivazione e della quantificazione, almeno di massima, del volume presunto degli acquisti dei crediti e della tempistica dell'operazione.
(5-01135)


   BORRELLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   una serie di recenti esternazioni da parte di componenti dell'attuale Governo in carica fanno presagire l'adozione di prossime future misure condonistiche, nonostante il recente monito del Presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, che in occasione della presentazione dell'ultima relazione della magistratura contabile ha ribadito la necessità di abbandonare il ricorso a provvedimenti che offrono forma di definizione agevolata dei debiti iscritti a ruolo, che, oltre a incidere negativamente in termini equitativi e sul contributo di ciascuno al finanziamento dei servizi pubblici, rischiano di generare ulteriori iniquità del sistema, rischiano di sollecitare aspettative di ulteriori condoni futuri;

   recentemente la premier Meloni, per definire l'attività di riscossione fiscale, si è affidata all'espressione «pizzo di Stato», mentre il Ministro Matteo Salvini le ha fatto eco facendo appello ad una «grande e definitiva pace fiscale tra fisco e contribuenti [che] è fondamentale per liberare milioni di italiani ostaggio da troppi anni dell'Agenzia delle entrate», paragonabile, a parere degli interroganti, a una salomonica stretta di mano agli evasori incalliti;

   con la legge n. 197 del 2022 (bilancio 2023) il Governo Meloni aveva già varato quello che appare come un ampio condono fiscale in dodici misure (cosiddetta tregua fiscale), al quale vanno aggiunte le previsioni di cui agli articoli 17-23 del decreto-legge n. 34 del 2023 (cosiddetto decreto bollette) e la previsione all'interno dell'articolo 15 della cosiddetta delega fiscale all'esame del Parlamento di un concordato preventivo biennale per i titolari di reddito d'impresa e di lavoro autonomo di minore dimensione che di fatto apre la strada a possibili condoni permanenti;

   quanto fin qui premesso esprime una visione chiara e coerente che, ad avviso degli interroganti, ostenta la tolleranza a evadere in cambio del consenso politico, che si accompagna alle proposte, bocciate dall'Europa, di scoraggiare il ricorso ai pagamenti elettronici e di aumentare la soglia dei pagamenti a mezzo contante e che sembra strizzare l'occhiolino a evasori e corrotti, andando a esacerbare il conflitto sociale tra chi le tasse non può evaderle e chi invece è incoraggiato a farlo –:

   se non ritenga di dover abbandonare per il futuro qualsiasi approccio che preluda a riforme fiscali regressive e a qualsiasi forma di definizione agevolata o di tipo condonistico, manifestando in tal modo una chiara presa di posizione a difesa della funzione sociale del fisco.
(5-01136)


   CENTEMERO, BAGNAI, CAVANDOLI e GUSMEROLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 16 del decreto legislativo n. 147 del 2015 ha previsto un regime speciale nei confronti dei cosiddetti «lavoratori impatriati», mediante il riconoscimento di un'agevolazione fiscale temporanea in relazione ai reciditi di lavoro dipendente, assimilati a quelli di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia, al ricorrere di specifiche condizioni;

   una successiva modifica dell'articolo 5, comma 1, lettera d), del decreto-legge n. 34 del 2019 è intervenuta sulla residenza all'estero in assenza di iscrizione all'Aire, prevedendo che essa non rappresenta più un requisito indispensabile per l'ottenimento dell'agevolazione, qualora il soggetto possa verificare le condizioni di residenza fiscale estera in virtù di quanto disposto dalla convenzione internazionale vigente tra i due paesi coinvolti;

   l'articolo 1, comma 50, legge n. 178 del 2020, ha consentito di usufruire dell'allungamento temporale del regime fiscale agevolato dei cosiddetti «lavoratori impatriati» anche ai soggetti che siano stati iscritti all'Aire o che siano cittadini di Stati membri dell'Unione europea, i quali hanno trasferito la residenza in Italia prima dell'anno 2020 e che, alla data del 31 dicembre 2019, risultano beneficiari del regime di favore ordinario previsto per i cosiddetti lavoratori impatriati;

   nel caso della novella normativa di cui alla sopramenzionata legge n. 178 del 2020, appare dubbia l'interpretazione del requisito dell'iscrizione all'Aire, ossia se risulti ostativo oppure aggiuntivo rispetto alla possibilità di accedere alle agevolazioni fiscali descritte;

   l'amministrazione finanziaria e la Corte di cassazione ritengono che l'iscrizione all'Aire costituisce una presunzione relativa di residenza fiscale all'estero: con sentenza n. 21695 del 2020, i giudici di legittimità stabiliscono che l'iscrizione all'Aire del contribuente rappresenta un mero dato formale, attribuendo maggior valore al domicilio del medesimo, «inteso come la sede principale degli affari e degli interessi economici nonché delle relazioni personali come desumibile da elementi presuntivi ed a prescindere dall'iscrizione del soggetto all'Aire»;

   a parere degli interroganti, sarebbe opportuno chiarire l'ambito di applicazione del quadro normativo sopradescritto con riferimento al requisito formale di iscrizione all'Aire, come già previsto per i primi cinque periodi d'imposta di riferimento ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera d) del summenzionato decreto-legge n. 34 del 2019, così da permettere a tutti i cittadini italiani che abbiano temporaneamente risieduto all'estero di accedere agli incentivi fiscali in commento –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare il Governo in merito a quanto esposto in premessa.
(5-01137)


   FENU, LOVECCHIO, ALIFANO e RAFFA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 4 del decreto-legge n. 51 del 2023 ha prorogato il termine per i versamenti relativi alle imposte sui redditi, Irap e Iva per i soggetti Isa, posticipando la data di scadenza ordinaria dal 30 giugno al 20 luglio e fissando al 31 luglio il termine di versamento con la maggiorazione dello 0,40 per cento, da calcolare su base giornaliera;

   la proroga delle scadenze fiscali è una problematica che si ripete annualmente, in conseguenza del ritardo che si accumula nella pubblicazione dei modelli di dichiarazione e delle modifiche agli indici sintetici di affidabilità fiscale applicabili al periodo d'imposta di riferimento;

   in condizioni ordinarie, il versamento del saldo dovuto con riferimento alla dichiarazione dei redditi ed a quella dell'imposta regionale sulle attività produttive da parte delle persone fisiche, e delle società o associazioni di cui all'articolo 5 del Tuir, è effettuato entro il 30 giugno dell'anno di presentazione della dichiarazione stessa ovvero entro il trentesimo giorno successivo ai termini ivi previsti, maggiorando le somme da versare dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo;

   in passato la questione è stata risolta con l'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall'articolo 12, comma 5, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con il differimento dei termini oltre la scadenza del 31 luglio;

   nell'anno 2022 il termine di versamento con la maggiorazione è stato fissato al 21 di agosto; nell'anno 2019, invece, è stato addirittura rinviato al 30 ottobre;

   a fronte delle richieste di proroga, il Governo aveva inizialmente accolto come raccomandazione l'ordine del giorno 9/01151-A/027 del 22 giugno 2023 a firma dell'interrogante e, da ultimo, ha espresso parere favorevole sull'ordine del giorno 9/01038-A/003 a firma Sottanelli, proposto in occasione della trattazione della delega fiscale, impegnandosi ad adottare ulteriori iniziative normative volte ad estendere al 20 di agosto il termine per i versamenti con maggiorazione dello 0,40 –:

   se confermi gli intendimenti circa la proroga del termine di versamento al 20 agosto 2023 e, in caso affermativo, quali siano le forme e le tempistiche di adozione del provvedimento di proroga, al fine di dare quanto prima certezze ai contribuenti e agli operatori del settore per il corretto adempimento degli obblighi di versamento.
(5-01138)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta immediata:


   D'ORSO, ASCARI, CAFIERO DE RAHO, GIULIANO, SCUTELLÀ, FRANCESCO SILVESTRI, BALDINO, SANTILLO, AURIEMMA, CAPPELLETTI e FENU. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 19 luglio 2023 ricorre il trentunesimo anniversario della strage di via d'Amelio, in cui venne ucciso per mano della mafia il giudice Borsellino, insieme agli agenti della scorta;

   la memoria di Borsellino – e di tutte le vittime delle mafie – non si onora con passerelle e convegni, ma perpetuandone azioni concrete di contrasto alle mafie e a tutte le relative contiguità e complicità, nonché tenendo alta e costante la tensione morale e culturale, sostrato necessario ed indispensabile per debellare la mentalità mafiosa;

   per un efficace contrasto del fenomeno mafioso in tutte le sue estrinsecazioni, è fondamentale che lo Stato mantenga sempre alta e vigile l'attenzione. Infatti, la repressione della criminalità organizzata di stampo mafioso non può non passare anche dall'adeguatezza della normativa preventiva e repressiva apprestata dal legislatore;

   il 13 luglio 2023 il Ministro interrogato ha fatto esternazioni preoccupanti rispetto all'intenzione di rimodulare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto sarebbe «un'invenzione dei giudici abbastanza evanescente perché non esiste come reato»;

   nei giorni a seguire, tuttavia, ha confusamente tentato di rettificare, chiarendo che una tale modifica non sarebbe all'ordine del giorno del Governo in carica;

   le iniziative legislative e le affermazioni pubbliche del Governo, in particolare del Ministro interrogato, vanno in direzione contraria rispetto ad un serio e inequivocabile impegno contro la criminalità organizzata;

   il concorso esterno esiste dal 1930 e – come rilevato dai più attenti osservatori – «si è rivelato uno strumento molto utile e corretto per colpire quei disvalori nati in quelli che un vecchio mafioso chiamava i “tavolini” a cui sedevano boss, imprenditori e politica, intendendo con quest'ultima non solo rappresentanti dei partiti ma anche il mondo delle amministrazioni»;

   la forza intimidatrice della mafia non è più quella tradizionale; oggi opera grazie all'appoggio dei colletti bianchi, esterni all'affiliazione strettamente intesa, pertanto il concorso esterno è uno strumento imprescindibile per combattere e incidere proprio in quella zona grigia, sulla cosiddetta «borghesia mafiosa». Un suo indebolimento sarebbe, dunque, un gravissimo vulnus nel contrasto effettivo alle mafie in tutte le sue componenti ed un pericolo per la stessa democrazia –:

   se, alla luce delle contraddittorie e poco chiare dichiarazioni dei giorni scorsi in merito ad eventuali modifiche della fattispecie di concorso esterno, il Ministro interrogato intenda chiarire, una volta per tutte, la sua posizione e quella del Governo in carica in merito, dichiarando quali siano i reali intendimenti in ordine agli istituti imprescindibili nella lotta alle mafie.
(3-00537)

Interrogazione a risposta scritta:


   DORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 16-octies del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, ha previsto l'istituzione dell'ufficio per il processo presso la Corte di cassazione, le corti, d'appello e i tribunali ordinari;

   il Pnrr ha individuato nell'ufficio per il processo la struttura organizzativa deputata a «offrire un concreto ausilio alla giurisdizione così da poter determinare un rapido miglioramento della performance degli uffici giudiziari per sostenere il sistema nell'obiettivo dell'abbattimento, dell'arretrato e ridurre la durata dei procedimenti civili e penali»;

   per dare attuazione al Pnrr è emersa la necessità di potenziare lo staff del magistrato con professionalità in grado di collaborare in tutte le attività connesse alla giurisdizione, quali la ricerca, lo studio, la gestione del ruolo e la preparazione di schede e bozze di provvedimenti. Tali figure professionali, cioè i funzionari addetti all'ufficio per il processo, a seguito di concorso pubblico indetto con bando pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 6 agosto 2021, sono stati reclutati e assunti a tempo determinato per due anni e sette mesi dal Ministero della giustizia a partire dal 21 febbraio 2022;

   il diligente svolgimento del lavoro da parte delle prime 8.171 risorse assunte sta già dando i suoi frutti, con una significativa riduzione del numero delle pendenze;

   il 31 maggio 2023 è stata presentata in cabina di regia la terza relazione semestrale sul Pnrr nella quale è stato evidenziato che negli ultimi mesi oltre duemila addetti hanno già rassegnato le dimissioni, passando in molti casi ad altre amministrazioni statali che offrono contratti di lavoro più stabili;

   al fine di compensare le scoperture venutesi a creare, e considerato l'importante apporto dato dagli addetti all'ufficio per il processo, da tempo i comitati costituitisi a sostegno della categoria stanno chiedendo al Ministero uno scorrimento integrale delle graduatorie distrettuali degli idonei del concorso del 2021;

   in risposta, con recente provvedimento del Direttore generale dell'11 luglio 2023 è stato disposto un nuovo scorrimento delle graduatorie, tuttavia solo per un numero limitato di distretti: Bari, Catania, Catanzaro e Messina. Risultano così esclusi dalla procedura di scorrimento i distretti di Caltanissetta, Lecce e Palermo;

   sembrerebbe inoltre di prossima pubblicazione un avviso per un nuovo ulteriore scorrimento, questa volta dedicato ai distretti che presentano particolari criticità al fine di smaltire gli arretrati accumulati, in ottemperanza agli obiettivi del Pnrr. Tra i distretti coinvolti mancherebbero tuttavia, ancora una volta, i distretti di Caltanissetta, Lecce e Palermo;

   da mesi, secondo quanto consta all'interrogante, gli idonei in graduatoria dei distretti di Caltanissetta, Lecce e Palermo chiedono al Ministero uno scorrimento delle proprie graduatorie d'appartenenza, in considerazione dei posti vacanti in continuo aumento a seguito di diverse dimissioni che hanno coinvolto i predetti distretti e che ne stanno rallentando di molto l'attività –:

   se il Ministro interrogato intenda fornire opportuni chiarimenti sul nuovo scorrimento delle graduatorie del concorso pubblico per il reclutamento di 8.171 unità di personale per il profilo di addetto all'ufficio per il processo che ha coinvolto solo taluni distretti del Sud Italia e se intenda quindi adottare iniziative volte a rivedere la recente procedura di scorrimento delle suddette graduatorie al fine di considerare anche i numerosi posti vacanti presenti nei distretti di Palermo, Lecce e Caltanissetta non coinvolti nello scorrimento dell'11 luglio.
(4-01354)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta scritta:


   BENZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   i lavori relativi al raccordo autostradale in Valtrompia sono in una fase di sostanziale stallo;

   sebbene il Ministro interrogato fosse già intervenuto anche attraverso la costituzione di un tavolo tecnico-politico al Ministero tra fine 2022 ed inizio 2023, a oggi le associazioni lamentano la mancanza di un cronoprogramma dettagliato delle attività di cantiere, un rallentamento, anziché un'accelerazione della cantierizzazione dell'opera e una costante difficoltà nei rapporti tra Anas e Salc;

   come già più volte segnalato dalle quattordici associazioni provinciali nei settori agricoltura, artigianato, commercio, cooperazione, edilizia, industria, servizi, trasporti e logistica, turismo aderenti alla Confindustria di Brescia, che si fanno portavoce di oltre 40.000 imprese, l'implementazione del collegamento autostradale della Valtrompia assume un ruolo cruciale per il territorio di Brescia, in quanto rappresenta un'infrastruttura fondamentale per facilitare la mobilità di persone e merci all'interno della provincia;

   un recente studio condotto dall'Aib attraverso il suo ufficio studi e ricerche ha rivelato che l'86 per cento degli imprenditori intervistati considera l'autostrada come un'opera di primaria importanza per garantire la competitività del territorio, mentre il 58,3 per cento la definisce «fondamentale», riconoscendo il suo ruolo di acceleratore di investimenti e generatore di occupazione;

   inoltre, questo progetto consentirà di ottimizzare i flussi di traffico da e per le altre principali direttrici, apportando un innegabile miglioramento in termini di impatto ambientale rispetto agli attuali spostamenti su strada che gravano sull'intera valle e che penalizzano così la comunità locale;

   se i lavori venissero completati, non solo si avrebbe un beneficio annuo di all'incirca 80 milioni di euro derivanti da un risparmio di 4,5 milioni di ore tra traffico passeggeri e merci, ma anche un vantaggio ambientale dettato dalle minori emissioni nocive e pari a 2,6 milioni di euro annui;

   le quattordici organizzazioni, di categoria di Brescia hanno già inviato una lettera al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini richiedendo una sua visita al fine di prendere direttamente visione dello stato dell'arte del cantiere –:

   quale sia il cronoprogramma dei lavori relativi al collegamento autostradale della Valtrompia, entro quale data essi verranno completati e quali iniziative di competenza intenda intraprendere al fine di superare le criticità che hanno finora bloccato l'avanzamento dell'opera, di fondamentale importanza per il territorio della provincia di Brescia.
(4-01355)

INTERNO

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

I Commissione:


   ZARATTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   alcune norme del decreto-legge cosiddetto «Cutro», convertito con modificazioni in legge n. 50 del 2023, da quando si apprende sul quotidiano l'Avvenire del 18 maggio 2023, hanno suscitato «profonda preoccupazione» nell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati;

   secondo l'ACNUR ci sarebbero diverse disposizioni che presentano profonde criticità rispetto alla compatibilità con la normativa internazionale sui rifugiati e sui diritti umani, soprattutto rispetto al potenziale impatto sul sistema d'asilo e allo spazio di protezione garantito ai richiedenti asilo, rifugiati e apolidi;

   tutte queste criticità e osservazioni sarebbero contenute in una nota tecnica di 9 pagine inviata al Governo ben prima della conversione del decreto Cutro;

   l'ACNUR, chiaramente si è mossa secondo una consolidata prassi e nel rispetto delle proprie competenze: le sue raccomandazioni sono state elaborate sulla base del mandato conferito dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite di protezione internazionale dei rifugiati e di assistenza ai Governi nella ricerca di soluzioni durevoli;

   in nodi critici, trasmessi al Governo durante l'iter di conversione – e da questi tenuti nascosti all'intero Parlamento – appaiono nella loro applicazione in profondo contrasto con il quadro internazionale di tutela dei diritti umani e delle persone rifugiate, soprattutto per i richiedenti asilo, i minori e donne;

   inoltre, si ricorda come i luoghi di trattenimento debbano rispettare la «Direttiva accoglienza» in tema di disponibilità di spazi aperti, possibilità di comunicare e ricevere visite (da personale ACNUR, familiari, avvocati, consulenti legali e rappresentanti di Ong) e il diritto di essere informati delle norme vigenti;

   è bene ricordare che anche nel caso di domande di protezione internazionale «manifestatamente infondate» – perché di persone provenienti da Paesi ritenuti «sicuri» – è indispensabile valutare prima se la persona invoca «gravi motivi per ritenere che, nelle sue specifiche circostanze, il Paese non sia sicuro»;

   un altro rilievo riguarda la stretta alla protezione complementare perché le nuove disposizioni eliminano il riferimento alla vita privata e familiare, auspicando procedure veloci per identificare gli apolidi e la necessità di garantire una protezione complementare a persone che, se rimpatriate nel proprio Paese rischiano una violazione dei propri diritti fondamentali;

   l'ACNUR esprime profonda preoccupazione per la norma che elimina servizi ai profughi come supporto psicologico, informazione legale e corsi di lingua italiana –:

   per quali ragioni il Parlamento non sia stato informato del documento dell'ACNUR e, conseguentemente, se non ritenga adottare urgentemente iniziative di competenza per accogliere, seppure in ritardo, le raccomandazioni dell'ACNUR.
(5-01144)


   BOSCHI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   l'esecutivo Draghi, con propri provvedimenti, aveva programmato l'assunzione di circa 1.500 unità tra tutte le forze di pubblica sicurezza;

   l'articolo 1, comma 8 del decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198, convertito con modificazioni dalla legge 24 febbraio 2023, ha prorogato al 31 dicembre 2023, la possibilità di effettuare le assunzioni di personale delle Forze di polizia, sia ordinarie che straordinarie, già previste dalle norme di settore;

   la legge 29 dicembre 2022, n. 197, all'articolo 1, comma 662, ha istituito un fondo destinato all'assunzione di unità delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, anche in deroga alle ordinarie facoltà;

   detto fondo pluriennale, complessivamente, non supera mai, per annualità, i 125 milioni di euro;

   nonostante questa serie di provvedimenti e le disposizioni contenute negli articoli 15 e 16 del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, a conti fatti, le nuove assunzioni, per tutte le forze di pubblica sicurezza, tra le quali la Polizia di Stato, saranno, dal 2023 al 2026, di poco superiori alle 2000 unità, comprendendo nel numero anche quelle che aveva previsto il precedente Governo;

   le forze di Polizia, allo stato attuale risultano mancanti di ben 10.000 unità di personale rispetto ai numeri in organico e le assunzioni previste, che riguardano. Polizia di stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, non sarebbero in grado di coprire neanche i pensionamenti previsti, nei medesimo intervallo temporale, per la sola Polizia di Stato;

   giova segnalare come, nella sola Polizia di Stato i pensionamenti si aggirino, annualmente tra i 2.000 e le 3.000 unità e alla fine del 2026, fa situazione vedrà un deficit di assunzioni nell'ordine delle diverse migliaia;

   per quanto concerne poi i rinnovi contrattuali collettivi delle forze di Polizia, la situazione si presenta ancora più critica e vede il contratto per il personale non dirigente scaduto da quasi 20 mesi mentre è da rinnovare anche l'area negoziale della dirigenza per i trienni 2018-2020 e 2021-2023, in parte finanziata, ma, a oggi, con risorse assolutamente inadeguate –:

   se il Governo, a fronte delle problematiche fin qui esposte, non ritenga dover affrontare con urgenza, in che tempi e attraverso quali iniziative, il tema delle risorse da destinare al comparto sicurezza, con particolare riguardo alla Polizia di Stato, tanto in merito a quelle riferite a nuove assunzioni, quanto a quelle destinate al rinnovo dei contratti collettivi.
(5-01145)


   PAOLO EMILIO RUSSO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   con l'inizio della stagione turistica, specificamente nei primi giorni di luglio, si è verificato un aumento esponenziale delle denunce per furti, borseggi, rapine e addirittura per una violenza sessuale che hanno come vittima principalmente i turisti che sempre più numerosi visitano e soggiornano nella città di Como e nelle principali località del Lago di Como;

   questi episodi hanno anche come effetto deleterio quello di rovinare l'immagine di una città e di un territorio ormai apprezzato in tutto il mondo;

   le notizie di stampa e le statistiche – estremamente positive – annunciano importanti record di presenze per questa stazione turistica –:

   se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di rafforzare, nei mesi caratterizzati da un maggiore afflusso turistico, dispositivi di sicurezza nella città di Como.
(5-01146)


   BORDONALI, IEZZI, RAVETTO, STEFANI e ZIELLO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la legge quadro sull'ordinamento della polizia municipale, legge 7 marzo 1986, n. 65, risulta per molti aspetti superata in quanto si applica oggi in una realtà completamente diversa rispetto a quella esistente al momento della sua entrata in vigore, sia per le mutate condizioni socio-economiche dei territori sia per l'evoluzione del ruolo degli operatori di polizia di prossimità, sempre più rilevante ed essenziale;

   negli ultimi anni, difatti, la polizia locale, anche in sinergia con le forze di polizia dello Stato, è stata man mano coinvolta in un numero costantemente maggiore di operazioni rivelandosi una preziosa risorsa al servizio dei territori, delle comunità e delle amministrazioni locali;

   questa evoluzione dei doveri e delle responsabilità, al pari dei diritti contributivi e previdenziali dei lavoratori coinvolti, non ha però avuto ancora un riconoscimento a livello normativo, nonostante nella scorsa legislatura sia stato avviato in questa Commissione l'esame di un testo di legge unificato per la riforma dell'ordinamento della polizia locale che, però, non è giunto alla sua approvazione;

   tale riforma, lungamente attesa dal settore e recentemente indicata come prioritaria da esponenti dell'attuale Governo, appare ormai necessaria, non solo per adeguare la disciplina della polizia locale alle funzioni realmente e quotidianamente svolte ma anche per dotare gli stessi agenti di adeguati strumenti per farvi fronte in tutta sicurezza, come, a esempio, prevedendo forme di collaborazione a livello territoriale con le forze di polizia statali, l'accesso alle banche di dati pubbliche e percorsi di formazione integrata –:

   quali iniziative normative intenda assumere in merito alla necessità di procedere a una riforma dell'ordinamento della polizia locale, anche tenuto conto dei nuovi ambiti di competenza attribuiti alla stessa.
(5-01147)


   ALFONSO COLUCCI, AURIEMMA, PENZA e RICCARDO RICCIARDI.— Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   gli interroganti segnalano quelle che appaiono gravi e reiterate violazioni di legge perpetrate dall'amministrazione del comune di Acerra, tali da comprometterne la funzionalità;

   risulta in carica un consigliere comunale condannato per truffa contro il comune di Acerra, per fatti commessi in qualità di consigliere comunale in una precedente consiliatura: solo l'intervento del difensore civico regionale ha costretto l'amministrazione comunale ad adottare i conseguenti atti obbligatori;

   a seguito di accesso agli atti di consiglieri comunali è stata appurata l'assenza, dopo la proclamazione degli eletti, dei controlli obbligatori da parte degli uffici comunali, preliminari all'insediamento del Consiglio comunale e alla validazione degli eletti: a oggi non è dato sapere se l'organo consiliare sia legittimato;

   parte del patrimonio indisponibile dell'ente, realizzato anche tramite fondi europei vincolati, è stato dato in concessione in violazione di norme e, spesso, con canoni irrisori – si segnalano un parco pubblico di nuovo impianto, di quasi 7000 metri quadri in concessione per un importo annuale di 3.000 euro e la delibera, impugnata innanzi al Tar dai consiglieri per illegittimità del quorum deliberativo prescritto, che destina ad altro uso una porzione di una scuola pubblica;

   i sindacati aziendali hanno denunciato, anche in sede prefettizia, l'ingerenza della politica nella sfera della gestione, con trasferimenti e demansionamenti a carattere punitivo;

   con decreto sindacale n. 45/21 e 3/22 il sindaco ha illegittimamente nominato un «Direttore Parco» individuato nell'ambito dei personale del comune, nelle more dell'approvazione del regolamento del Parco: il difensore civico regionale ha invitato l'amministrazione ad adottare gli atti opportuni per il ripristino della regolarità amministrativa, ma a oggi, nessun provvedimento è stato adottato;

   in spregio ai principi di trasparenza dell'azione amministrativa, l'amministrazione non adempie agli obblighi di pubblicazione degli atti di liquidazione emessi;

   il comune ha revocato in autotutela la det. dir. n. 1407/21 inerente all'avviso pubblico per la concessione di aree nel cimitero e, con la successiva det. dir. 1922/21. In assenza della prescritta motivazione, modificava il criterio di assegnazione dei lotti disponibili, in caso di esubero di istanze pervenute, quello di arrivo al protocollo dell'ente in sostituzione del criterio del sorteggio previsto ad origine –:

   quali iniziative per quanto di competenza, anche alla luce degli articoli 141 e seguenti del Tuel, intenda adottare affinché siano ripristinate la regolarità e la trasparenza della gestione amministrativa dell'ente in premessa, la corretta gestione delle risorse pubbliche nonché l'imparzialità e il buon andamento dell'azione amministrativa.
(5-01148)


   BONAFÈ, ZINGARETTI e MANCINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   da notizie a mezzo stampa si è appreso che il 29 giugno 2023 il comune di Genazzano ha comunicato alla segretaria del PD del circolo di Genazzano il divieto di utilizzazione dei giardini del castello Colonna dove dal 7 al 9 luglio 2023 si sarebbe dovuta svolgere la Festa dell'Unità;

   desta perplessità il fatto che, nonostante la domanda al comune di Genazzano fosse stata correttamente inviata con Pec del 2 maggio, la Pec con cui si comunicava il divieto di utilizzo dell'area sottostante il Castello Colonna sia giunta solo il 29 giugno, cinquanta giorni dopo, a una sola settimana dallo svolgimento dell'evento sopracitato;

   le motivazioni addotte nella nota protocollata, citata ma non inviata unitamente alla Pec con cui si comunicava il divieto, risiederebbero nel non rispetto dell'area di alcune norme e regole tecniche del decreto ministeriale 19 agosto 1996, e nella non conformità ad alcune disposizioni vigenti per l'igiene, la sicurezza e l'incolumità pubblica ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 311 del 2001 – norme e disposizioni non meglio specificate – che non consentirebbero l'utilizzazione dell'area per «manifestazioni temporanee pubbliche o private»;

   è appena il caso di notare che tale area è stata regolarmente utilizzata nei mesi scorsi per lo svolgimento di altri eventi e manifestazioni, mentre il diniego di utilizzazione dell'area a pochi giorni dall'evento ha costretto gli organizzatori ad annullare la Festa dell'Unità, non esistendo peraltro altri spazi con caratteristiche analoghe che consentissero lo svolgimento della festa, consentendo agli organizzatori di garantire la sicurezza a esempio delle strumentazioni necessarie prese in affitto;

   tale condotta ha causato gravi danni al Partito Democratico di Genazzano, sia patrimoniali che di immagine, avendo il circolo sostenuto costi non rimborsabili, e avendo dovuto disdire all'ultimo momento la partecipazione di ospiti di rilievo nazionale –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire che anche nel comune di Genazzano siano assicurati, con parità di trattamento, diritti di espressione e di associazione garantiti dalla Costituzione.
(5-01149)


   MAGI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge 20 del 2023, convertito dalla legge n. 50 del 2023 stabilisce all'articolo 7 comma 3 che i permessi di soggiorno già rilasciati ai sensi dell'articolo 19, comma 1.1, terzo periodo, «in corso di validità, sono rinnovati per una sola volta e con durata annuale, a decorrere dalla data di scadenza» pur rimanendo ferma la possibilità di convertire il titolo di soggiorno in permesso per motivi di lavoro se vi sono i requisiti di legge;

   con circolare del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, del 1° giugno 2023 si indicano come non convertibili in motivi di lavoro i permessi di soggiorno per protezione speciale rilasciati, ai sensi dell'articolo 19, comma 1.1 del TU immigrazione e/o dell'articolo 32, comma 3 (decreto legislativo 25 del 2008), con provvedimento della Commissione o del Tribunale e in corso di validità, se l'istanza è stata fatta successivamente all'entrata in vigore della legge di conversione;

   la circolare del DPS ha quindi veicolato un'interpretazione errata dalla lettera del decreto-legge che ha avuto chiare conseguenze anche concretamente e che si è estrinsecata anche nel sistema informatico utilizzato dalla Polizia di Stato e che impedisce di convertire, come previsto dal decreto-legge, i permessi la cui procedura era pendente al 4 maggio 2023 in contrasto con la suddetta norma transitoria, compromettendo la regolarità amministrativa dei cittadini stranieri, prassi che sta già producendo molti contenziosi –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non ritenga di dover adottare iniziative per modificare questa errata interpretazione.
(5-01150)


   URZÌ, DE CORATO, MONTARULI, SBARDELLA, KELANY, MICHELOTTI e GARDINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   stando ai dati forniti dal Ministero dell'interno, da inizio anno sono stati registrati 171 omicidi, con 62 vittime donne, di cui 49 uccise in ambito familiare/affettivo; 29 delle quali per mano del partner/ex partner;

   allo stato attuale la piaga dei femminicidi e dalla violenza domestica non è stata debellata nonostante l'introduzione del Codice rosso e delle misure di protezione delle vittime di violenza;

   stando a quanto si apprende, nel novembre 2022 i Carabinieri del comando provinciale di Napoli, la Sezione fasce deboli della Procura della Repubblica partenopea, la fondazione Vodafone Italia e la Soroptimist International Club Napoli hanno annunciato l'avvio del progetto pilota «Mobile Angel», poi esteso anche alle città di Torino e Milano: un progetto pilota che prevede l'assegnazione di un orologio da polso digitale, cosiddetto smartwatch antiviolenza, alle vittime di maltrattamenti per richiedere, in caso di pericolo, l'intervento delle forze dell'ordine premendo semplicemente un tasto sullo schermo. L'orologio è provvisto di un sistema di allarme collegato direttamente alla centrale operativa dell'arma dei Carabinieri e di un sistema di geolocalizzazione in tempo reale che, attraverso le coordinate geografiche, guidano le forze dell'ordine nel luogo in cui si trova la donna in difficoltà, probabilmente oggetto di violenza, inviando immediatamente la pattuglia dei Carabinieri presso l'abitazione o la strada ovvero il luogo ove viene consumata la violenza;

   attualmente nel napoletano, oltre al comando provinciale dei Carabinieri di Napoli, questo dispositivo è stato installato presso la stazione Carabinieri di Napoli Capodimonte, la tenenza Carabinieri di Ercolano e la tenenza Carabinieri di Caivano;

   la prima assegnazione del dispositivo è avvenuta nella caserma Pastrengo di Napoli a una donna che subiva abitualmente violenza per mano del marito;

   recentemente il Consiglio del ministri ha approvato un disegno di legge contenente nuove norme per il contrasto alla violenza sulle donne e alla violenza domestica che prevede, fra le altre misure, il rafforzamento dello strumento dell'ammonimento del questore e la velocizzazione dei processi per questo genere di reati –:

   quali informazioni risultino al Ministro interrogato in merito all'efficacia dello smartwatch antiviolenza e della prima applicazione del progetto pilota «Mobile Angel», se intenda agevolarne l'estensione a tutta Italia e, nel caso, quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare fine di dotare tutte le forze dell'ordine degli strumenti necessari per l'entrata a pieno regime di questo strumento.
(5-01151)


   ALESSANDRO COLUCCI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 10 maggio 2023 il Ministro dell'interno Matteo Piantedosi ha svolto un vertice nella Prefettura di Milano per discutere del livello di sicurezza della città e ha dichiarato: «Non esiste un'emergenza sicurezza a Milano»;

   l'edizione 2022 dell'indice di criminalità de Il Sole 24 Ore, elaborato su dati del Ministero dell'interno, indica Milano come il centro abitato con la percentuale più alta di denunce presentate alle Forze di Polizia. Milano si posiziona al primo posto per denunce relative a furti, furti con destrezza, rapine negli esercizi commerciali e furti su auto in sosta;

   diversi quartieri di Milano presentano da tempo situazioni di degrado e di criminalità diffusa che interessano spesso le aree dove sono situati gli alloggi popolari, per esempio negli stabili di via Bolla e di via Quarti;

   mercoledì 7 luglio 2023, durante un turno di pattuglia in via Quarti, gli agenti della Polizia di Stato hanno arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, e indagato per danneggiamento, un cittadino rumeno di 28 anni, con precedenti. L'uomo, alla vista della volante, ha tentato di scappare e, una volta bloccato dagli agenti, li ha aggrediti con calci e pugni;

   sempre durante il vertice del 10 maggio 2023, il Ministro Piantedosi si è pronunciato riguardo all'invio di nuovi agenti delle Forze di Polizia nella città di Milano: «sono 430 le unità in più di personale nel 2023, metà delle quali già operative», che sempre secondo le dichiarazioni riportate dagli organi di stampa avrebbero portato «a circa 250 agenti in più sul territorio», al netto dei pensionamenti;

   il 28 giugno 2023 il quotidiano Il Giornale ha scritto: «Sono 217 gli agenti in prova e 9 gli effettivi arrivati in città tra il 21 e il 26 giugno. Da cui vanno tolti i 177 agenti trasferiti in altre città. Che fa appunto 49 uomini. [...] il titolare del Viminale aveva promesso 250 uomini su Milano, ma a questo primo invio bisognerà aggiungere gli agenti che arriveranno nella seconda tranche di dicembre» –:

   quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di ridurre i fenomeni criminali che continuano a verificarsi nella città di Milano, anche con riferimento alle situazioni di degrado degli alloggi popolari, e se, entro la fine del 2023, sarà mantenuto l'impegno di destinare 250 agenti delle Forze di Polizia in più rispetto al numero di agenti operativi nella città di Milano nel 2022.
(5-01152)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XI Commissione:


   BARZOTTI, CAROTENUTO, AIELLO e TUCCI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   dal 15 luglio 2023, Uber Eats uscirà dal mercato italiano: per i dipendenti rider è stata avviata la procedura di licenziamento collettivo, che lascia 8 mila lavoratori, senza un'occupazione e senza salario;

   sebbene a metà giugno 2023 alcune sigle sindacali abbiano chiesto l'intervento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, lo stesso sarebbe rimasto inerme;

   i rider sono soggetti a condizioni di lavoro spesso estreme, di notte, sotto la pioggia o la neve, con il rischio di non ricevere compensi se nelle otto ore di turno non arrivano consegne da effettuare, perché i pagamenti sono a cottimo, dai 2 ai 4 euro a seconda della distanza;

   la federazione sindacale del terziario Uiltucs, insieme alle federazioni del lavoro atipico Felsa Cisl e Uiltemp, hanno incontrato la rappresentanza della società per discutere della posizione dei rider;

   Uber Eats, dopo aver presentato i dati relativi alla platea di rider che hanno collaborato con l'azienda sul territorio nazionale, ha comunicato la possibilità di prevedere un sostegno economico per queste figure non coinvolte nella procedura prevista per i lavoratori subordinati;

   sono state chieste informazioni sia sul contributo economico da erogare ai rider, sia sull'attività dei fattorini in termini di anzianità di servizio, consegne e compensi mensili per avere un quadro più preciso al fine di rivendicare un riconoscimento dignitoso per la maggior parte della platea di lavoratori che ha subito questo processo di mobilità;

   tutto ciò si è reso necessario alla luce dell'impossibilità per i rider di poter accedere agli ammortizzatori sociali previsti per chi lavora con contratti di lavoro subordinato;

   il 12 giugno 2023 è stato raggiunto l'accordo tra i Ministri del lavoro dell'unione europea in tema di miglioramento delle condizioni di lavoro per coloro che svolgono l'attività lavorativa tramite le piattaforme digitali;

   l'accordo rappresenta un punto di partenza significativo per realizzare una cornice comune di regole a livello europeo in favore dei prestatori che utilizzano le piattaforme digitali, a prescindere dalla tipologia contrattuale di contratto da lavoro dipendente o autonomo –:

   se la Ministra interrogata sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e quali siano le sue valutazioni in merito ovvero se non intenda assumere iniziative di competenza al fine di assicurare opportune tutele contro il licenziamento collettivo dei rider citato in premessa, eventualmente adoperandosi affinché siano loro riconosciuti gli ammortizzatori sociali o l'applicazione del contratto nazionale della logistica in virtù di un vincolo di subordinazione potenzialmente loro riconosciuto.
(5-01139)


   GIACCONE, CAPARVI, GIAGONI e NISINI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto-legge n. 146 del 2021 è stato modificato il decreto legislativo n. 81 del 2008 in materia di salute e sicurezza sul lavoro e della formazione;

   nello specifico all'articolo 37 del decreto legislativo n. 81 del 2008 sono state introdotte le seguenti novità:

    a) nuovo accordo Stato-regione, da adottare entro il 30 giugno 2022, col quale provvedere all'accorpamento, e rivisitazione e modifica degli accordi Stato-regioni attualmente in vigore (comma 2);

    b) i momenti di addestramento dei lavoratori effettuati in azienda devono essere tracciati su apposito registro anche informatizzato (comma 5);

    c) aggiornamento biennale per la formazione dei preposti (comma 7-ter);

    d) formazione obbligatoria per il datore di Lavoro (comma 7-ter);

   la durata dell'abilitazione dei preposti è dunque stata modificata da 5 in due anni;

   il nuovo accordo, che dovrebbe, dunque, prevedere la formazione obbligatoria per il datore di lavoro, nonché l'obbligo di aggiornamento biennale per la formazione dei preposti, effettuata peraltro solo in presenza, avrebbe dovuto essere emanato entro giugno 2022;

   in mancanza, si è creata la situazione per cui, ad esempio, i preposti sono «scoperti» da gennaio 2023;

   quale sia lo stato dell'arte relativo al nuovo accordo Stato-Regioni per la formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
(5-01140)


   FOSSI, SCOTTO, GRIBAUDO, LAUS e SARRACINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la Gkn, multinazionale del settore della componentistica automobilistica e aerospaziale ha comunicato tramite mail il 9 luglio 2021 il licenziamento dei 422 dipendenti e la chiusura del sito industriate di Campi Bisenzio senza ricorso ad ammortizzatori sociali;

   nel mese di dicembre 2021 Qf Spa del gruppo Borgomeo ha comunicato di aver acquisito il 100 per cento di Gkn Driveline Firenze. L'azienda ha ritirato la messa in liquidazione mentre contestualmente è stata ritirata l'impugnazione contro il ricorso vinto dai sindacati sulla precedente procedura di licenziamento;

   le riunioni presso il Ministero dello sviluppo economico che si sono succedute nel corso del 2022 non hanno risolto le criticità ed i dubbi sulla reindustrializzazione annunciata dalla proprietà, che ha addirittura annunciato, nel mese di novembre 2022, di essere alla ricerca di nuovi investitori e di non poter quindi presentare il nuovo piano industriale;

   dopo mesi di attese e di ritardi, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ha concesso nello scorso mese di maggio 2023 la cassa integrazione in deroga a Qf fino al 31 dicembre 2023;

   le prime mensilità della cassa integrazione sono state erogate con oltre 8 mesi di ritardo;

   le associazioni sindacali hanno inoltre denunciato come l'azienda non stia consegnando da numerosi mesi, agli attuali 300 dipendenti le buste paga e quindi le retribuzioni (con relativi benefit) per le mansioni svolte che non riguardano la produzione ma il presidio e la sorveglianza dello stabilimento;

   la regione Toscana è impegnata da mesi per reperire una soluzione condivisa che, secondo la stampa, sarebbe finalizzata a un processo di riconversione della fabbrica di Campi Bisenzio: ipotesi che avrebbe già ricevuto alcune manifestazioni di interesse. Dal canto loro le maestranze hanno avviato un crowdfunding per sostenere il proprio piano industriale, che consiste nella produzione di pannelli fotovoltaici di ultima generazione, batterie e cargo bike a ridotto impatto ecologico –:

   quali urgenti iniziative intenda assumere per accertare i motivi dei ritardi nell'erogazione delle mensilità della Cig e della mancata corresponsione degli stipendi arretrati, anche al fine di individuare le soluzioni più opportune per la soluzione di tali problematiche, in vista della concreta riconversione produttiva dello stabilimento di Campi Bisenzio.
(5-01141)

SALUTE

Interrogazioni a risposta immediata:


   MALAVASI, FURFARO, STUMPO, GIRELLI, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   il 21 aprile 2023 il Comitato prezzi e rimborso dell'Agenzia italiana del farmaco, con una decisione di portata storica, ha approvato la gratuità della contraccezione ormonale in Italia;

   la decisione è stata accolta con favore sia dalla Fnomceo, che ha dichiarato che si tratta di «un provvedimento condivisibile, che riduce le ineguaglianze e rende le donne uguali davanti alla salute», che dall'Associazione italiana per l'educazione demografica, secondo la quale la gratuità della pillola «rappresenterebbe un ritorno al futuro. Nel senso che fino al 1993, ovvero fino a 30 anni fa, la contraccezione era già gratuita e questo ha contribuito anche alla sua conoscenza e diffusione tra le donne italiane»;

   questa decisione rappresenta un importante passo in avanti nella tutela della salute sessuale e riproduttiva, consentendo di estendere a tutte le regioni quanto previsto in Puglia, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, oltre che nella provincia autonoma di Trento;

   le speranze tanto attese si sono, però, infrante quando il 24 maggio 2023 il consiglio di amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco, chiamato a ratificare tale decisione, l'ha però rinviata con la motivazione che «le commissioni consultive dell'Agenzia non hanno ancora elaborato precise indicazioni sulle fasce di età a cui concedere gratuitamente la pillola anticoncezionale, sulle modalità di distribuzione e sui costi per il sistema sanitario nazionale nei vari scenari di adozione della rimborsabilità», che si stima abbia un impatto pari a 140 milioni di euro l'anno;

   ormai, a tre mesi dalla prima decisione di approvare la gratuità della contraccezione ormonale, non è più giustificabile il ritardo per la sua concreta applicazione, ma anzi è necessario che il prima possibile tutti i contraccettivi, sia daily che depot, siano resi gratuiti a carico del Servizio sanitario nazionale, al fine di consentire la scelta del contraccettivo maggiormente indicato per ogni singola donna;

   è inoltre auspicabile che siano potenziati e implementati i consultori familiari su tutto il territorio nazionale, affinché le donne trovino uno specialista che le possa ascoltare e consigliare sul metodo contraccettivo a loro più idoneo al fine di avere una sessualità maggiormente consapevole, riducendo così il numero delle interruzioni di gravidanza –:

   quali iniziative urgenti di competenza, oltre alle risorse necessarie, il Governo intenda intraprendere affinché la decisione assunta il 21 aprile 2023 dal Comitato prezzi e rimborso dell'Agenzia italiana del farmaco di rendere gratuita la contraccezione ormonale per tutte le donne sia resa finalmente operativa.
(3-00538)


   BONETTI, DEL BARBA, ENRICO COSTA, GADDA, GRIPPO, MARATTIN e SOTTANELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la seduta della Conferenza Stato-regioni del 12 luglio 2023 avrebbe dovuto approvare l'intesa sul Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025 e il calendario nazionale vaccinale, un provvedimento senza il quale sarà molto difficile realizzare, per esempio, il piano di vaccinazione contro l'influenza, fondamentale per la protezione dei più fragili;

   il Piano nazionale di prevenzione vaccinale, in linea con i piani degli anni precedenti e coerentemente con quelli internazionali, ha come obiettivo l'armonizzazione delle strategie vaccinali per garantire alla popolazione, indipendentemente da regione, reddito e livello socio-culturale, i pieni benefìci della vaccinazione intesa come strumento di protezione sia individuale che collettiva;

   il calendario, oltre a presentare l'offerta vaccinale gratuitamente prevista per fascia di età, contiene anche le vaccinazioni raccomandate per particolari categorie a rischio, nonché specifici obiettivi, tra i quali eliminare morbillo e rosolia e rafforzare la prevenzione delle malattie Hpv correlate;

   gli organi di stampa hanno riferito che la Conferenza non ha approvato l'intesa per uno scontro tra le regioni e il Governo sulle risorse necessarie, in particolare a causa delle preoccupazioni delle regioni su come far fronte ai possibili maggiori costi che dovessero emergere e dell'indisponibilità del Governo a farsi carico di questa eventualità;

   una recente indagine dell'Istituto Iard, su un campione di 5.600 adolescenti tra 13 e 19 anni, ha evidenziato che l'87 per cento degli intervistati considera «molto importante vaccinarsi», ma che oltre un terzo del campione risponde «non so/non ricordo» quando si chiede quali vaccinazioni abbia fatto, con punte oltre il 50 per cento per la difterite e la rosolia;

   la stessa indagine evidenzia un alto livello di disinformazione sulle tempistiche di alcune vaccinazioni (per esempio, solo il 28 per cento sa che il richiamo per il tetano andrebbe effettuato ogni 10 anni) e che il 20 per cento non ricorda se si è vaccinato contro il papilloma virus, che è un vaccino che si fa proprio nell'adolescenza;

   l'8 marzo 2023 il Parlamento ha approvato gli impegni della mozione n. 1-00061, tra i quali anche quello di «portare avanti una campagna di informazione e un'efficace organizzazione del sistema vaccinale, anche per garantire gli impegni assunti con l'Organizzazione mondiale della sanità per la vaccinazione contro l'Hpv» –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire l'approvazione del Piano nazionale di prevenzione vaccinale in tempo utile per le campagne del prossimo autunno, con quali risorse intenda sostenerlo e quali iniziative di informazione vaccinale siano in programma, con particolare riguardo alla prevenzione delle malattie Hpv correlate.
(3-00539)


   LOIZZO, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   le Car-T sono terapie personalizzate contro il cancro che agiscono direttamente sul sistema immunitario del paziente per renderlo in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali;

   nel V report dell'Atmp forum si prevede un notevole incremento delle terapie avanzate e Car-T nel mercato europeo e, dunque, italiano. Attualmente, ben 91 terapie avanzate si trovano nella fase 3 degli studi clinici;

   nel 2019, in sede di ammissione della prima Car-T alla rimborsabilità, l'Agenzia italiana del farmaco ha individuato i «criteri minimi» che i centri erogatori di queste terapie devono soddisfare, tra i quali: la certificazione del Centro nazionale trapianti in accordo con le direttive dell'Unione europea; l'accreditamento Jacie per trapianto allogenico comprendente unità clinica, unità di raccolta e unità di processazione; la disponibilità di un'unità di terapia intensiva e rianimazione; la presenza di un team multidisciplinare;

   nell'ottica di favorire un più ampio ed equo accesso alle terapie in esame, si ritiene che debba essere riconsiderato il requisito sopra citato, relativo all'accreditamento Jacie per trapianto allogenico;

   le Car-T, infatti, prevedono una procedura autologa (il paziente è il donatore delle cellule) e, in quanto tale, non necessitano dei processi e delle competenze che sono, invece, richiesti ad un centro che esegue trapianti allogenici, nei quali il donatore e il ricevente sono persone diverse, quali, ad esempio, la ricerca del donatore, la gestione della Gvhd ed altre tossicità legate al trapianto allogenico;

   l'accreditamento Jacie per trapianto allogenico non rappresenta un criterio imprescindibile in altri Paesi europei, come Francia, Germania e Spagna;

   criteri di selezione dei centri troppo stringenti possono creare differenziazioni a livello europeo, aumentando le barriere per i pazienti e connotando il nostro Paese come poco aperto alle innovazioni che la scienza mette a disposizione;

   allo stesso modo, i suddetti criteri fanno sì che vi sia una distribuzione dei centri Car-T non equa sul territorio, costringendo alcuni pazienti a ricorrere necessariamente alla mobilità sanitaria, con conseguenti criticità – tra le altre – di ordine logistico ed economico –:

   se il Ministro interrogato, nel rispetto dell'autonomia decisionale dell'Agenzia italiana del farmaco e delle competenti commissioni consultive, non ritenga di promuovere una rivalutazione del criterio in premessa, fondata su evidenze esclusivamente scientifiche, al fine di modificare i requisiti di accreditamento dei centri Car-T da trapianto allogenico a trapianto autologo, permettendo così un più esteso ed equo accesso a tali terapie in piena sicurezza per i pazienti nel territorio nazionale, come già accade nei principali Paesi europei.
(3-00540)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   IACONO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   hanno destato sconcerto e preoccupazione le dimissioni, definite irrevocabili dallo stesso interessato, del direttore del pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni di dio di Agrigento;

   è un ulteriore segnale drammatico della grave crisi che interessa il servizio sanitario pubblico del territorio agrigentino e della Sicilia più in generale;

   esiste uno spread inaccettabile tra le dotazioni organiche previste e quelle effettivamente in servizio;

   il cartello sociale, che sul territorio in oggetto raccoglie le istanze provenienti da amministrazioni, organizzazioni sociali e semplici cittadini, ha sollevato più volte la drammatica condizione in cui versa la sanità territoriale;

   solo per fare un esempio nell'ambito degli ospedali di Agrigento – Sciacca – Licata – Canicattì – Ribera su 63 medici dell'area di emergenza/urgenza previsti nelle dotazioni organiche, risultano esservene in servizio circa la metà con 36 professionisti;

   tali carenze si registrano in tutti i reparti determinando una situazione difficile per operatori e pazienti e anche nell'ambito dei medici di base e delle guardie mediche;

   persino per l'accertamento delle invalidità civili si assiste a tempi biblici con percorsi complicati non rispettosi delle condizioni dei pazienti;

   il quadro rischia di aggravarsi ulteriormente tra pensionamenti e mancanza di turn over e sempre più spesso si assiste al fenomeno di dimissioni volontarie per la insostenibilità della situazione lavorativa;

   le organizzazioni sindacali da tempo denunciano questa situazione chiedendo alla regione interventi immediati –:

   se il Ministro interrogato risulti essere a conoscenza di quanto riportato in premessa e quali iniziative intenda conseguentemente attivare, per quanto di competenza, per il potenziamento degli organici in servizio presso gli ospedali del territorio agrigentino e di tutto il servizio sanitario territoriale, con l'obiettivo di assicurare un servizio sanitario pubblico efficiente.
(5-01142)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   come evidenziano tutte le indagini scientifiche più importanti, i vaccini sono stati e sono essenziali per contrastare in maniera efficace la pandemia di Covid-19, avendo salvato moltissime vite umane, dopo la prima terribile fase nella quale tutti – e in particolare gli operatori della sanità – si sono trovati ad affrontare praticamente a mani nude l'epidemia;

   ora, invece, grazie ai vaccini, e anche allo sviluppo dell'immunità ibrida e all'emergere di varianti Omicron meno virulente, ci si trova in una situazione che è certamente migliore rispetto al passato recente e, quindi, ci si può preparare ad affrontare il prossimo autunno, quando è ipotizzabile una ripresa dei contagi;

   a livello globale, infatti, come segnalato dall'organizzazione mondiale della sanità, ancora oggi sono centinaia di migliaia le persone ricoverate negli ospedali per Covid, con decessi settimanali che tocca il migliaio di persone. Dunque, non è giustificato nessun abbassamento della guardia rispetto a un pericolo che non possiamo sottovalutare;

   come osservano gli igienisti della Società italiana d'igiene – Sidi, e gli infettivologi della Società italiana di malattie infettive e tropicali – Simi, «il nostro Paese, tra i pochi a livello europeo non ha ancora definito un piano di vaccinazione contro il Sars-CoV-2 per proteggere la popolazione, soprattutto quella fragile, nella prossima stagione autunnale (...). Attualmente la copertura vaccinale è molto bassa, e si continuano a contare circa 13 morti al giorno»;

   la Siti e la Simit hanno al riguardo «stilato delle raccomandazioni, sulla base delle migliori evidenze scientifiche e delle coperture vaccinali, nonché dell'andamento della patologia, utili a fornire indicazioni a decision-maker e operatori sanitari, per la definizione di una strategia vaccinale», sottolineando anche l'importanza della realizzazione di una piattaforma vaccinale più ampia possibile, mantenendo sia i vaccini a mRNA che quelli proteici adiuvati, al fine di garantire la scelta più opportuna e, quindi, personalizzata alle esigenze del singolo soggetto;

   i dati attuali indicano che non si versa in situazione di emergenza ma che è assolutamente necessario prestare la massima attenzione per non essere presi di sorpresa nella stagione autunnale;

   alla luce dell'andamento epidemiologico settimanalmente fornito dalla sorveglianza integrata dell'Istituto superiore di sanità del giugno 2023 risulta, infatti, un'incidenza pari a 14 casi per 100 mila abitanti, con un indice di trasmissibilità (Rt) uguale a 0,71 (0,64 - 0,77), in diminuzione rispetto alla settimana precedente (18 casi per 100 mila abitanti) in tutte le regioni, con una maggiore incidenza di malattia nei grandi anziani, con età superiore di 90 anni (27 casi per 100 mila abitanti);

   secondo quanto affermato, inoltre, dall'Agenzia italiana del farmaco, si nota un progressivo declino della protezione fornita dai vaccini a partire da circa 5-6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale iniziale. Degno di nota il fatto che solamente un'esigua quota della popolazione over 60 (1,07 per cento) ha ricevuto una somministrazione (o è guarita da Covid-19) al massimo da 4 mesi –:

   se il Ministro interrogato confermi o meno la mancanza di un piano operativo annuale per la vaccinazione contro il Covid, e in caso positivo quali iniziative di competenza intenda adottare per porre rimedio ad una situazione inaccettabile;

   inoltre, quali iniziative di competenza intenda intraprendere con urgenza per far sì che tutti i soggetti fragili, le persone con più di 50 anni di età, oltre agli operatori della sanità, ricevano una nuova dose di vaccino contro il Covid-19, eventualmente in coincidenza con la campagna vaccinale contro l'influenza, evitando, tra l'altro, un pericoloso rilassamento che si sta registrando in questi mesi e che rischia di far avvertire, erroneamente, come superate tutte le minacce dovute all'epidemia di Covid.
(4-01353)


   GRIMALDI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   da indiscrezioni giornalistiche si apprende che il direttore dello Spallanzani, Francesco Vaia, sarebbe stato indicato per ricoprire l'incarico di direttore generale della prevenzione del Ministero della salute, in sostituzione dell'uscente Giovanni Rezza;

   secondo il quotidiano La Notizia il decreto di nomina risulterebbe già inviato alla Corte dei conti per l'approvazione;

   a parere dell'interrogante, se tali indiscrezioni trovassero conferma, sarebbe necessario un supplemento di riflessione da parte del Ministro interrogato sull'opportunità della nomina di Vaia a ricoprire un ruolo di assoluta importanza strategica all'interno del Ministero come quello di direttore generale della prevenzione;

   infatti, secondo fonti di stampa, Francesco Vaia in passato ha subito una condanna penale e un'altra dalla magistratura contabile e il suo curriculum professionale non menziona altre specializzazioni oltre a quella di «statistica sanitaria», con un h-index – l'indice che misura il livello scientifico delle ricerche pubblicate – che risulta essere inferiore di un quarto rispetto a quello di molti colleghi, compreso l'ultimo direttore generale della prevenzione che dovrebbe andare a sostituire;

   secondo fonti di stampa per oltre 15 anni Vaia ha ricoperto il ruolo di direttore, prima delle Usi e poi delle Asl, in Campania e nel Lazio e, come è noto alla cronaca, in passato è finito al centro di diverse inchieste giudiziarie tra cui l'ultima, «Lady Asl», quella dell'imprenditrice della sanità privata che ha denunciato lo scandalo delle tangenti nelle cliniche romane per reati successivamente prescritti, mentre a Napoli ha patteggiato una pena di un anno e sette mesi per una vicenda legata ad appalti e tangenti;

   sempre secondo fonti di stampa, Vaia ha ricoperto il ruolo di direttore sanitario anche al Policlinico Umberto I di Roma, ma riguardo alla «comprovata esperienza professionale nella direzione di strutture organizzative complesse» esisterebbero due deliberazioni dell'azienda ospedaliera romana che dimostrerebbero come Vaia non avesse i titoli per ricoprire quel ruolo –:

   se il Ministro interrogato accertati i fatti e le notizie riportate in premessa, non intenda chiarire quali siano i criteri adottati per la scelta dei candidati idonei a ricoprire il ruolo di direttore generale della prevenzione del Ministero della salute;

   se il Ministro interrogato, qualora confermasse l'indicazione del professor Vaia a direttore generale della prevenzione del Ministero della salute, non intenda riconsiderare l'opportunità di tale scelta anche alla luce del curriculum professionale e del coinvolgimento dello stesso, in passato, in inchieste giudiziarie.
(4-01357)


   ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   dal 17 giugno 2023, è ricoverato nel servizio psichiatrico di diagnosi e cura (Spdc) dell'ospedale di Chioggia un minore di anni 13;

   a distanza di un mese, questo ricovero si sta protraendo e, tenuto conto del fallimento dei tentativi di reperire una struttura residenziale disposta ad accoglierlo, vi sono le condizioni perché questa degenza prosegua senza chiara scadenza;

   la Dgr n. 1616 del 2008 autorizza ed accredita gli Spdc esplicitamente solo per «adulti»;

   non esiste pertanto nella regione Veneto autorizzazione o accreditamento di Spdc per minori;

   la deliberazione della Giunta regionale n. 614 del 2019, dava indicazione alla Aulss 3 di attivare una specifica degenza di neuropsichiatria infantile presso l'ospedale di Mestre, e di fatto risulta all'interrogante che, a 4 anni di distanza, nessuna attivazione è stata fatta;

   solo il 14 luglio 2023 la Ulss 3, in concomitanza con la conferenza stampa del Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana, annunciava la realizzazione di un reparto di neuropsichiatria infantile nell'ospedale di Dolo con 6 posti letto, così come previsto dalla Dgr del maggio 2019;

   si tratta di un inspiegabile ritardo, in quanto in pochissimo tempo (per la Ulss3 sarebbero sufficienti sei mesi) si poteva realizzare una struttura adeguata sia dal punto di vista sanitario che logistico;

   la stessa Ulss3 mette in rilievo dati preoccupanti sul numero dei minori con difficoltà psichiatriche:

    a) ogni settimana si registrano dai quattro ai sei casi di minori con crisi d'ansia;

    b) nel primo semestre di quest'anno 1.086 minori presi in carico;

    c) le valutazioni di emergenza sono cresciute del 30 per cento in un anno;

   la regione, quindi, continua a disattendere i suoi stessi piani/programmi dei servizi socio-sanitari per minori;

   il piano socio-sanitario regionale 2019-2023 (legge regionale n. 48 del 2028), al capitolo 8.2 con titolo: «La salute mentale nei minori», evidenzia che: «(...) in Veneto i servizi dedicati hanno trattato circa 60.000 utenti; ogni anno con una prevalenza di circa 700 assistiti per 10.000 residenti di età inferiore ai 18 anni», (dati del 2018 prima della pandemia), pertanto la neuro-psichiatria infantile «si pone come servizio deputato ad accogliere i bisogni sanitari dei minori (...)»;

   la regione Veneto non risulta abbia obbligato le Ulss del Veneto alla attivazione dei reparti di neuro-psichiatria infantile con adeguato personale sanitario e ad oggi sono attivi solo 12 posti letto sui 60 previsti;

   nel corso della conferenza regionale sulla salute mentale (31 maggio 2023), organizzata dalla regione Veneto dal costo di 50.000 euro, il 2° tavolo, dedicato all'Adolescenza, ha evidenziato che all'aumento dei minori con disagio mentale corrisponde:

    a) frammentazione della risposta;

    b) mancanza delle risorse (soprattutto di personale), che compromette la qualità della rete dei servizi, dei protocolli e i progetti condivisi;

    c) ricovero dei pazienti minorenni in servizio psichiatrico diagnosi e cura (reparto ospedaliero di Psichiatria) destinato a pazienti adulti –:

   quali iniziative per quanto di competenza e in raccordo con la regione Veneto, intenda adottare per fornire un'adeguata ed immediata sistemazione ed assistenza socio-sanitaria per il minore ricoverato «impropriamente» nella psichiatria dell'ospedale di Chioggia;

   quali iniziative intenda assumere per quanto di competenza e in raccordo con la regione Veneto, per giungere all'attivazione dei posti letto e delle strutture idonee alla effettiva copertura del servizio di neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza;

   a quanto ammontino le risorse in tutte le regioni e in particolare nella regione Veneto per garantire la professionalità per l'assistenza socio-sanitaria dei minori affetti da patologie legate a disagio mentale, soprattutto per i casi più complessi, e se non intenda adottare iniziative di competenza volte a individuare risorse aggiuntive per prevenzione, cura e riabilitazione salute mentale per i minori da ripartire tra le regioni.
(4-01358)


   MAIORANO. — Al Ministro della salute, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   da organi di informazione si apprende la notizia di un'inchiesta della procura di Taranto sulla gestione della struttura sanitaria nella casa circondariale «Carmelo Magli» di Taranto;

   si ipotizza che tre medici specialisti e l'allora direttore sanitario della struttura penitenziaria avrebbero dichiarato di aver effettuato prestazioni sanitarie, nei confronti dei detenuti dell'istituto penitenziario, in realtà mai realizzate;

   gli inquirenti hanno osservato un incremento del numero delle prestazioni sanitarie registrate tale da far pensare a un impegno temporale superiore alle 12 ore lavorative al giorno in capo al singolo medico e a un numero di circa 100 prestazioni sanitarie giornaliere, da dividersi tra soli 4-5 detenuti;

   in conseguenza di ciò, due odontoiatre avrebbero registrato un significativo aumento dei compensi dovuti, tra il 2008 e il 2016, fino alla cifra di quasi 90 mila euro l'anno;

   fino al 2008 nessuna delle due odontoiatre aveva superato la somma di 18mila euro l'anno, a motivo dei limiti di spesa imposti dall'amministrazione penitenziaria;

   è, infatti, del 1° aprile 2008 il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, recante «Modalità e criteri per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e beni strumentali in materia di sanità penitenziaria», che ha disposto il trasferimento al Servizio sanitario nazionale di tutte le funzioni sanitarie svolte dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e dal Dipartimento della giustizia minorile del Ministero della giustizia;

   ancora, l'Asl territorialmente competente ha dichiarato che non è stato rinvenuto alcun contratto stipulato con le due professioniste, che non risultano nemmeno iscritte nell'elenco dei medici abilitati all'esercizio della medicina penitenziaria;

   attualmente l'istituto penitenziario soffre di una gravissima carenza di operatori sanitari, che rischia di rendere impossibili le visite mediche richieste dai detenuti ad eccezione delle situazioni urgenti;

   il carcere di Taranto ospita circa 800 detenuti, molti dei quali affetti da varie patologie, oltre a quelli affetti da patologie psichiatriche;

   il decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, stabilisce che il Ministero della salute esercita le competenze in materia di programmazione, indirizzo e coordinamento del Servizio sanitario nazionale negli istituti penitenziari, che le regioni esercitano le competenze in ordine alle funzioni di organizzazione e programmazione dei servizi sanitari regionali negli istituti penitenziari, nonché il controllo sul funzionamento dei servizi medesimi, e che le aziende sanitarie si occupano della gestione e del controllo dei servizi sanitari negli istituti penitenziali –:

   se e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano assumere al fine di risolvere la problematica riguardante il servizio sanitario presso la casa circondariale di Taranto, nonché di prevenire il configurarsi di situazioni come quella esposta in premessa.
(4-01359)


   GIRELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa e dalla denuncia pubblica del Movimento per la difesa della sanità pubblica veneziana, apprende che da circa un mese un tredicenne è ricoverato nel reparto ospedaliero per adulti di psichiatria di Chioggia. Il ricovero in detta struttura sarebbe stato disposto in mancanza di struttura residenziale adeguata all'età del minore;

   il giovane, considerato clinicamente autistico ed iperattivo, è stato ricoverato negli scorsi anni cinque volte in ospedale, ma del mese di giugno 2023 si trova, come detto, in una struttura non adeguata;

   non rileva in alcun modo il fatto che il giovane sia fisicamente più grande della sua età e nemmeno che, come si legge sempre sulla stampa, gli specialisti dei reparti di psichiatria facciano il possibile per rispettare la dignità del minore, con opera certo meritoria ma che non risolve la questione. Non, è, infatti, in alcun modo giustificabile un ricovero di minore in una struttura che vede presenti anche adulti;

   è chiaro, infatti, che il ragazzo necessita di essere ricoverato in una struttura di neuropsichiatria infantile. Purtroppo, sembra che tale struttura non esista a Chioggia e forse nemmeno in tutta la regione Veneto, nonostante nella scheda ospedaliera 2019-2023 siano previsti 60 posti letto pubblici di neuro-psichiatria infantile. A quel che risulta all'interrogante, però, al momento sarebbero effettivi solo 12. È stato di recente annunciato l'inizio dei lavori per la costruzione di un nuovo reparto di neuropsichiatria infantile a Dolo, che dovrebbe essere pronto entro novembre 2023. Si tratta di un fatto certo importante ma che non risolve la questione qui esposta che richiede risposte immediate;

   a parere dell'interrogante, ci si trova comunque di fronte ad una chiara negligenza della regione e la mancanza di un reparto adeguato non è motivo per considerare lecito il ricovero del minore in una struttura inadeguata alla sua età, e che non consente di fornire quegli spazi che sono necessari per una patologia come quella che affligge il ragazzo;

   la situazione sopra esposta va ad innestarsi in una realtà sempre più difficile che, in particolare dopo l'emergenza Covid, ha visto acuirsi le patologie mentali soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, quelle più duramente colpite dalle restrizioni rese necessarie dall'epidemia –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda intraprendere con urgenza il Ministro interrogato per contribuire alla soluzione della grave situazione esposta in premessa, non essendo in alcun modo immaginabile, ad avviso dell'interrogante, che lo Stato, in tutte le sue strutture, accetti come «normale» il ricovero di un bambino in un luogo non adatto alla sua età dove le sue patologie non possono che peggiorare.
(4-01360)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VII Commissione:


   CASO, ORRICO, AMATO e CHERCHI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   la residenzialità universitaria è oggetto di una specifica riforma del PNRR (1.7 missione 4 componente 1), che ha stanziato 960 milioni di euro per raggiungere, entro dicembre 2026, il target di sessantamila posti letto aggiuntivi rispetto ai circa 40.000 attuali, ovvero circa il 125 per cento in più;

   la suddetta riforma è articolata in due fasi: un primo intervento, con cui, grazie ad uno stanziamento di 300 milioni di euro, sarebbero stati creati 8.581 posti letto aggiuntivi, di cui 7.524 posti letto già assegnati a studenti universitari; un secondo intervento di lungo termine, avviato con il decreto-legge (cosiddetto «aiuti-ter») e proseguito con i due decreti attuativi del 27 dicembre 2022 e 29 dicembre 2022, con cui si è previsto l'ingresso degli operatori privati all'interno del mercato, per consentire di raggiungere i target previsti per il 2026;

   nelle ultime settimane, diversi organi di stampa e Tv hanno, a più riprese, riportato la notizia di un «confronto» in atto con la Commissione europea che ha richiesto chiarimenti relativamente all'utilizzo dei 300 milioni della prima fase, bloccando l'erogazione della terza rata da 19 miliardi dei fondi Pnrr;

   l'Italia ha infatti dichiarato di aver raggiunto il primo obiettivo di 7.500 posti letto che dovevano essere realizzati entro il 2022, ma dai numeri presentati sembrerebbero rendicontati anche alloggi già esistenti e precedentemente già occupati da studenti, così come evidenziato in una nota congiunta, Cgil e Udu (Unione degli universitari), in cui si annuncia l'invio di una missiva all'UE per richiedere controlli in merito;

   gran parte dei posti letto realizzati sembrerebbero non garantire il diritto allo studio per gli studenti in difficoltà socio-economiche, visto che arrivano a costare anche 900 euro al mese e non sembrerebbe essere ufficialmente prevista una quota a loro riservata –:

   alla luce delle problematiche indicate in premessa, come il Governo intenda intervenire per superare le criticità evidenziate e permettere lo sblocco della terza rata del Pnrr, garantendo così il diritto allo studio ai nostri giovani.
(5-01128)


   MANZI, ZINGARETTI, ORFINI e BERRUTO. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto, nell'ambito della riforma 1.7 – con un finanziamento pari a 960 milioni di euro – quale target da conseguire entro il mese di dicembre 2026 per la realizzazione di 60.000 posti letto per studenti universitari per raggiungere il numero di 107.500;

   il primo obiettivo parziale di 7.500 nuovi posti letto risulta conseguito, attraverso lo stanziamento di 300 milioni di euro, entro la scadenza fissata del dicembre 2022;

   in merito a tale obiettivo, dal monitoraggio effettuato dall'Unione degli universitari, nel numero dei posti letto nuovi effettivamente realizzati e aggiuntivi risulterebbero rendicontati anche gli alloggi già esistenti e operativi, i quali sono stati censiti e la destinazione d'uso vincolata;

   l'obiettivo di realizzare 7.500 posti letto risulterebbe, pertanto, raggiunto soltanto per il 58 per cento;

   come si apprende, infatti, dalla stampa i funzionari della Commissione europea nutrirebbero dubbi, conseguenza del quale la terza tranche, con scadenza secondo trimestre 2026 che prevede la creazione e assegnazione di almeno 60.000 posti letto aggiuntivi, risulterebbe bloccata, rispetto alle modalità di attuazione di tale misura;

   in particolare, non risulterebbe chiaro il motivo per il quale nelle assegnazioni siano finiti anche immobili che per anni sono stati adibiti a un altro utilizzo, estraneo alle esigenze degli studenti –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per rispettare gli obiettivi fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, senza dispersione delle risorse anche prevedendo modalità di attuazione che garantiscano nuovi posti letto da interventi strutturali di edilizia universitaria pubblica, al fine di garantire l'accesso all'università e il diritto allo studio.
(5-01129)


   PICCOLOTTI, GHIRRA, GRIMALDI e MARI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, convertito dalla legge 29 giugno 2022, n. 79, all'articolo 14 abroga la fattispecie degli assegni di ricerca, strumento condannato dall'Unione europea, unico nel suo genere nel panorama dei sistemi di ricerca europei e la cui sostituzione si rendeva necessaria per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR, introducendo al loro posto il contratto di ricerca;

   l'articolo 22 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, così come modificato dall'intervento in parola, prevede, al comma 6, che «L'importo del contratto di ricerca di cui al presente articolo è stabilito in sede di contrattazione collettiva, in ogni caso in misura non inferiore al trattamento iniziale spettante al ricercatore confermato a tempo definito»;

   nell'ultima sessione negoziale per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola, università e ricerca per il triennio 2019-2021, conclusasi il 14 luglio 2023, la normazione del contratto di ricerca è stata rinviata a successiva sequenza contrattuale;

   le motivazioni dietro tale rinvio, secondo quanto consta agli interroganti, sono da ricondursi principalmente a una interpretazione restrittiva del testo della norma da parte dell'Agenzia di rappresentanza negoziale, su espresso mandato interpretativo del Ministero dell'università e ricerca, che limiterebbe il raggio d'intervento della contrattazione collettiva al solo importo del contratto di ricerca, senza ricondurre ad alcun tipo di unitarietà la fattispecie oggetto di intervento, facendo quindi venir meno in radice la natura nazionale della contrattazione;

   è urgente superare definitivamente lo strumento dell'assegno di ricerca e scongiurarne un'ulteriore proroga come nel 2023. Esso costituisce infatti tanto un fattore di fragilità per i precari impossibilitati a vedersi riconosciuto il fondamentale lavoro di ricerca svolto o a programmare la propria vita personale e familiare, quanto un elemento deficitario strutturale della ricerca italiana e del sistema-Paese nel suo complesso, a causa della sua intrinseca natura intermittente e limitata nel tempo, come riscontrato dall'indagine conoscitiva sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria, condotta dalla 7a Commissione permanente del Senato della Repubblica nel 2021 –:

   se intenda adottare iniziative volte a dare pieno corso ed effettiva attuazione alla figura del contrattista di ricerca nell'ordinamento universitario italiano, adottando atti di indirizzo, anche nei confronti dell'Agenzia di rappresentanza negoziale, al fine di evitare un'ulteriore proroga degli assegni per l'anno 2024 e di garantire al contempo agli Atenei di poter stipulare la determinanda fattispecie del contratto di ricerca.
(5-01130)


   DALLA CHIESA e TASSINARI. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   l'esigenza di aumentare il personale sanitario richiede una politica di programmazione sanitaria che preveda interventi sia sull'accesso ai corsi in medicina che sull'accesso alle scuole di specializzazione medica, considerata l'importanza che entrambe rivestono per l'accesso alla professione sanitaria e i punti critici del sistema sanitario italiano, quali la grave carenza di personale e la conseguente urgenza di intervenire con misure volte ad incrementare l'organico;

   sull'accesso programmato ai corsi di laurea in medicina e chirurgia è stato avviato un processo di riflessione più ampio volto a definire il fabbisogno dei medici e ad adeguare le capacità e l'offerta del sistema universitario;

   in particolare, il gruppo di lavoro istituito a gennaio 2023, presso il Ministero dell'università e della ricerca, con il coinvolgimento del Ministero della salute, del mondo accademico, della conferenza delle regioni e degli ordini professionali, ha concluso i lavori alcune settimane fa;

   il decreto n. 76 del 10 febbraio 2023 ha aumentato, provvisoriamente per l'anno accademico 2023/2024. il numero dei posti disponibili per l'accesso al corso di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia, ma sono richiesti ulteriori interventi al fine di rendere stabile l'incremento dei posti nel medio periodo;

   per lo scorso anno accademico 2022/2023, i posti totali sono stati 15.876 (14.740 posti in lingua italiana e in lingua inglese per i Paesi Ue + 1136 per i Paesi extra Ue) mentre, per il prossimo anno accademico 2024/2025, la conferenza Stato-regioni, su proposta del Ministero della salute, ne ha richiesti 18.133 –:

   quali iniziative di competenza intenda promuovere per allargare il numero degli accessi alla facoltà di medicina e chirurgia, assicurando la copertura ottimale del fabbisogno del personale medico e preservando al contempo la qualità dell'insegnamento, anche in considerazione dell'opportunità di una riforma più ampia che dovrà riguardare le scuole di specializzazione.
(5-01131)


   AMORESE. — Al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   gli Atenei stanno interpretando in modo diverso e contrastante l'articolo 18, comma 4-ter, della legge n. 240 del 30 dicembre 2010 (cosiddetta legge Gelmini) che prevede: «Ciascuna università, nell'ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di prima fascia alla chiamata di studiosi in possesso dell'abilitazione per il gruppo scientifico-disciplinare. A tali procedimenti non sono ammessi a partecipare i professori di prima fascia già in servizio. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle Scuole superiori a ordinamento speciale»;

   la ratio della disposizione è quella di voler garantire una quota di concorsi in cui non ci sia sovrapposizione fra «progressione di carriera» e procedure di mero trasferimento, fra chi deve entrare in ruolo e chi è già in ruolo, riservando una quota di concorsi a chi è semplicemente in possesso di abilitazione scientifica nazionale. In coerenza con tale intento risulta agli interroganti che alcuni Atenei, quali Firenze e Tot Vergata, avrebbero bandito posti di professore di I fascia riservati agli abilitati interni ed esterni;

   per i professori esterni esiste già la procedura prevista dal citato articolo 18, che dispone che almeno un quinto dei posti siano assegnati con bando riservato ai soli professori esterni all'ateneo, questi stessi atenei hanno, infatti, ritenuto, che il comma 4-ter fosse volto a favorire il passaggio alla Prima fascia di professori associati esterni e interni, che finora si erano trovati a concorrere con gli ordinari di altre facoltà nei concorsi aperti a tutti ex articolo 18, comma 1;

   gli Atenei che hanno già avviato procedure concorsuali ex articolo 18, comma 4-ter, interpretano, invece, la norma in modo più favorevole agli associati tout court, sia interni sia esterni;

   gli Atenei contrari a questa lettura ritengono che la procedura bandita ai sensi dell'articolo 18, comma 1, della legge n. 240 del 2010 è la sola che ammetta una platea di partecipanti molto ampia mentre le procedure bandite ai sensi dell'articolo 18, comma 4, ammettono la partecipazione solo di candidati esterni;

   il solo modo per reclutare gli associati interni sarebbe quello del cosiddetto upgrade oppure la procedura aperta che li mette in concorrenza con gli ordinari già in ruolo presso altri atenei –:

   quali urgenti iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per il superamento delle criticità elencate in premessa al fine di uniformare l'interpretazione della norma a favore di tutto il corpo docente.
(5-01132)

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Amendola n. 5-00944, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 5 giugno 2023, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato: Ubaldo Pagano.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Amendola n. 5-00985, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 15 giugno 2023, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato: Ubaldo Pagano.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati, dai presentatori:

   interrogazione a risposta in Commissione Del Barba n. 5-00688 del 13 aprile 2023;

   interrogazione a risposta scritta Caramiello n. 4-01249 del 29 giugno 2023;

   interrogazione a risposta in Commissione Fossi n. 5-01086 del 7 luglio 2023;

   interrogazione a risposta in Commissione Lai n. 5-01090 del 10 luglio 2023.