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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 5 marzo 2024

ATTI DI CONTROLLO

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazione a risposta scritta:


   TESTA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   l'ex imprenditore pescarese Carlo D'Attanasio, partito nel 2019 dall'Italia con l'intento di compiere il giro del mondo in barca a vela, approda nel mese di marzo del 2020 in Papua Nuova Guinea, luogo dove decide di compiere una sosta di cinque mesi;

   in procinto di ripartire per portare a termine il suo viaggio, però, l'ex imprenditore viene arrestato a seguito di uno schianto, subito dopo il decollo, di un piccolo aeroplano sull'isola in cui si trovava l'italiano: all'interno del velivolo, infatti, vengono rinvenuti dalla polizia 611 chilogrammi di cocaina, probabilmente destinati all'Australia;

   Carlo D'Attanasio, dunque, viene indicato, insieme a tre cittadini della Papua Nuova Guinea, come l'uomo che aveva portato sull'isola il carico di droga 5 mesi prima: il capo d'accusa, nonostante l'assoluta mancanza di prove a suo carico, è di traffico internazionale di stupefacenti prima, e di terrorismo internazionale di stupefacenti prima, e di terrorismo dopo;

   ad aggravare la situazione, inoltre, la difesa del velista sembrerebbe esser stata affidata in questi anni a soggetti non in grado di garantire al loro assistito una giusta difesa nonché di ottemperare alle richieste dello stesso. A ciò si aggiunge, da un lato il legame di parentela tra il suo legale e la pubblica accusa e, dall'altro il sostanziale disinteresse del console onorario italiano in Papa Nuova Guinea, il quale, sin dall'inizio della vicenda giudiziaria, non ha mostrato particolare interesse per D'Attanasio;

   la difesa dell'ex imprenditore, infatti, si è sin dall'inizio rivelata inefficiente: pur potendo procedere, già al momento dell'arresto, alla richiesta di scarcerazione immediata per detenzione illegale, per mancanza del mandato di arresto e del mandato di detenzione, la difesa non è mai riuscita ad ottenere tale documentazione, condannando così Carlo D'Attanasio ad una detenzione ingiusta e poco dignitosa;

   D'Attanasio, infatti, è stato rinchiuso per 34 mesi in un carcere di massima sicurezza, in condizioni disumane, in una cella fatiscente con altri detenuti e senza servizi igienici;

   nel 2022, dopo giorni di dolori lancinanti e continui malori, richiede di essere sottoposto ad esami diagnostici e, a marzo del 2023, dopo circa un anno e mezzo di attesa, gli è stato diagnosticato un tumore al colon di 10 centimetri, con lesioni, in ragione del quale gli è stato concesso di essere trasferito in un ospedale a maggio del 2023;

   ad aprile del 2023, il Ministro interrogato ha dunque firmato e prodotto la richiesta di rimpatrio per motivi umanitari di Carlo D'Attanasio, la quale però risulta essere ancora disattesa a causa di una mancata risposta da parte del Governo della Papua Nuova Guinea –:

   quali ulteriori iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare al fine di ottenere il rimpatrio del cittadino italiano Carlo D'Attanasio.
(4-02448)

AFFARI EUROPEI, SUD, POLITICHE DI COESIONE E PNRR

Interrogazione a risposta immediata:


   TORTO, FRANCESCO SILVESTRI, BALDINO, SANTILLO, AURIEMMA e CAPPELLETTI. — Al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. — Per sapere – premesso che:

   a fronte del definanziamento di 9 misure per effetto della rimodulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza avanzata dal Governo, i progetti a rischio nella sola regione Abruzzo ammonterebbero a 1.861, con conseguenti tagli alla spesa per oltre mezzo miliardo;

   secondo i dati Openpolis, le misure definanziate in Abruzzo riguardano: la messa in sicurezza del territorio, il miglioramento dell'illuminazione pubblica e l'efficientamento energetico degli edifici (1.723 progetti, per un valore totale di circa 392 milioni di euro); la riqualificazione del contesto sociale e ambientale delle città (69 progetti per 165 milioni di euro); il miglioramento dei servizi nelle aree interne (55 progetti per 39,4 milioni di euro); la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie (13 progetti per 8,5 milioni di euro);

   a livello provinciale è Chieti il territorio in cui rischiano di saltare i progetti con l'importo totale più consistente (218,1 milioni di euro). Seguono le province di Teramo (192,2 milioni di euro), L'Aquila (158,7 milioni di euro) e Pescara (114,4 milioni di euro);

   tutti i comuni abruzzesi rischiano di perdere fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con le città capoluogo ad essere più penalizzate. Al primo posto Teramo con 10 progetti a rischio, per un valore complessivo di circa 33 milioni di euro (di cui 24,8 del Piano nazionale di ripresa e resilienza); seguono Pescara (27 progetti per 28 milioni di euro, quasi interamente Piano nazionale di ripresa e resilienza) e Chieti (12 progetti per 20,6 milioni di euro, quasi totalmente provenienti dal Piano);

   ci sono poi altri 5 comuni che hanno progetti a rischio per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro: Montesilvano (25 progetti per 15,7 milioni di euro), Martinsicuro (12 progetti per 14 milioni di euro), Roseto (9 progetti per 12,9 milioni di euro), Avezzano (17 progetti per 12,3 milioni di euro) e San Salvo (10 progetti per 10,5 milioni di euro);

   altri 231 comuni abruzzesi hanno progetti a rischio per un importo superiore al milione di euro; tra gli esempi di tagli eclatanti: il recupero del teatro romano (11,6 milioni di euro) e del teatro comunale (11,7 milioni di euro) di Teramo; la riqualificazione del lungofiume nord e sud (4 milioni di euro), del lungomare (2 milioni di euro) e di corso Umberto e piazza Sacro Cuore (1,5 milioni di euro) a Pescara; il recupero di palazzo Massangioli e del cinema Eden (4,3 milioni di euro), la rifunzionalizzazione delle ex scuole Nolli e di piazza De Lauretis (3,3 milioni di euro) e la riqualificazione del Supercinema (750 mila euro) a Chieti –:

   con riferimento alla regione Abruzzo, a seguito della revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quanti e quali interventi siano stati definanziati o siano stati oggetto di rimodulazione e quali siano le fonti di finanziamento alternativo previste per tali opere.
(3-01043)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   VACCARI, FORATTINI, MARINO, ANDREA ROSSI, BARBAGALLO, UBALDO PAGANO, SIMIANI, ROGGIANI, TONI RICCIARDI, DE MARIA, GRAZIANO, MANZI, GIANASSI, DE LUCA, CASU e FERRARI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   la politica agricola comune (PAC) comprende alcuni regimi di spesa particolarmente esposti ai rischi di frode. È quanto ha constatato la Corte dei conti europea in una relazione pubblicata nel 2022, che fornisce una panoramica dei rischi di frode e valuta il modo in cui la Commissione europea reagisce alle frodi nella spesa agricola;

   i principali rischi individuati dalla Corte sono connessi all'occultazione, da parte dei beneficiari, di violazioni delle condizioni di ammissibilità, alla complessità delle misure finanziate e alle forme illegali di «accaparramento dei terreni»;

   dalle indagini condotte dall'ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) e dalle autorità nazionali è emerso che le superfici agricole maggiormente esposte a questo tipo di attività fraudolenta sono i terreni demaniali o i terreni privati con assetto proprietario poco chiaro. I frodatori potrebbero anche mirare ad acquisire terreni, in modo legale o con altri mezzi, al solo scopo di ricevere pagamenti diretti, senza svolgervi alcuna attività agricolo pastorale;

   l'11 dicembre 2023 è stata presentata al Parlamento la Relazione annuale relativa all'attività svolta nell'anno 2022 dal Comitato per la lotta contro le frodi nei confronti dell'Unione europea (Colaf). Al riguardo, nella Relazione, nel paragrafo «LE STRUTTURE DI GOVERNO, GESTIONE E CONTROLLO DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE» si segnala come il quadro di gestione e controllo dei finanziamenti connessi all'attuazione della Pac risulti fortemente decentrato e complesso;

   il 3 marzo 2024 il quotidiano la Repubblica riportava la notizia di una indagine della Guardia di Finanza di Pescara in relazione al sistema di finanziamento previsto dalla Pac nella regione Abruzzo. Oggetto dell'indagine l'acquisto di terreni a uso agricolo messi a bando da alcuni comuni o altri enti e la «percezione indebita di ingenti contributi e il danneggiamento del territorio e delle imprese agricole oneste»;

   l'articolo 54 del più volte citato decreto-legge n. 13 del 2023, ha istituito, presso il Masaf, l'Autorità di Gestione nazionale del piano strategie della PAC, con lo scopo di assicurare, in complementarietà con l'attuazione delle misure del PNRR di competenza del Ministero, la continuità della Pac 2023-2027 e rafforzare le strutture amministrative preposte alla gestione della stessa;

   nel settore della PAC è centrale il ruolo degli organismi pagatori, che hanno la funzione di gestire e controllare le spese finanziate sia dal Feaga che dal Feasr e devono essere riconosciuti dall'Autorità nazionale competente sulla base dei criteri definiti dalla Commissione europea;

   l'Agea svolge il ruolo di organismo pagatore, ovvero procede alla liquidazione dei finanziamenti comunitari previsti dalla Pac e Psr, effettua controlli per verificare la corrispondenza delle azioni eseguite rispetto a quanto previsto dalla normativa europea;

   l'11 dicembre 2023 l'Agea e la Guardia di Finanza hanno sottoscritto un documento finalizzato a realizzare un vasto piano di collaborazione sul fronte della legalità e della lotta alle frodi sui contributi pubblici all'agricoltura, in particolare i fondi Pac. In particolare, l'intesa intende stabilire sistemi e modalità per l'aggiornamento e lo stimolo di processi innovativi nello svolgimento di attività tecniche, scientifiche e operative nonché lo scambio di informazioni per la prevenzione e il contrasto delle condotte lesive degli interessi economici e finanziari pubblici connessi alle misure di finanziamento in agricoltura –:

   alla luce dei fatti sopraesposti, quali iniziative di competenza intenda adottare per contrastare le frodi e gli illeciti comunitari sui fondi Pac 2023-2027 e quante istruttorie sono state avviate da Agea dal 1° dicembre 2022 ad oggi per l'accertamento di crediti irregolari a valere sui fondi comunitari.
(5-02107)

Interrogazione a risposta scritta:


   PASTORINO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il palangaro è un attrezzo di pesca professionale e sportiva tra i più antichi e più utilizzati, soprattutto dagli operatori della piccola pesca nel Mediterraneo, le tecniche di utilizzo di questo attrezzo sono state tramandate verbalmente dai pescatori che nei secoli ne hanno fatto la loro risorsa ed il loro mestiere. Essendo un metodo di pesca fortemente selettivo, la pesca col palangaro si effettua con limitati consumi energetici ed è molto rispettosa delle risorse che si sfruttano;

   fino all'emanazione, il 30 gennaio 2024, del decreto ministeriale «Misure tecniche per la pesca sportiva e ricreativa con il palangaro», il palamito utilizzabile per la pesca sportiva poteva essere dotato di un numero massimo di duecento ami. L'atto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che si applica all'attività di pesca sportiva e ricreativa con il palangaro di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 9 gennaio 2012, n. 4, riduce notevolmente il numero degli ami stabilendo che «Il numero complessivo degli ami dei palangari presenti a bordo e/o calati da ciascuna unità da diporto non deve essere superiore a 50, qualunque sia il numero delle persone presenti a bordo»;

   le ragioni di questa nuova regolamentazione risiederebbero nella necessità di introdurre misure più restrittive di quelle vigenti, atte a prevenire, scoraggiare ed eliminare fenomeni di pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata. Tuttavia, ad avviso dell'interrogante, la diretta conseguenza del decreto sarà quella di eliminare le tradizioni della pesca amatoriale e sportiva, lasciando intatto il fenomeno dell'illegalità che andrebbe, invece, giustamente combattuto con strumenti differenti, primo fra tutti il controllo dell'attività;

   con un palangaro da cinquanta ami di fatto si cancella la pesca sportiva, pur senza farlo ufficialmente, decretando la fine di una tradizione della cultura marinara propria della Liguria nonché delle coste italiane e provocando ingenti danni economici all'indotto –:

   se ritenga di adottare iniziative volte a rivedere quanto stabilito nel decreto citato in premessa, eliminando la limitazione dei cinquanta ami per palangaro, predisponendo l'apertura di un tavolo congiunto con le associazioni sportive di pesca al fine di giungere a una soluzione che permetta di mantenere in vita una tradizione ormai radicata, quale quella della pesca sportiva e ricreativa con il palangaro, e al contempo individuare misure, puntuali ed efficaci, necessarie per il contrasto della pesca illegale.
(4-02445)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta immediata:


   BORRELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   nonostante il prezzo del gas naturale alla borsa di Amsterdam sia tornato sui livelli del novembre 2021, come all'inizio dell'ultima crisi energetica, secondo un'analisi di Assium (Associazione degli utility manager) e Consumerismo no profit, la riduzione dei prezzi dell'energia non sarà sufficiente ad alleggerire da sola le tariffe di luce e gas di cittadini e imprese;

   nel 2024 la spesa della famiglia tipo ammonterà ad almeno 1750 euro in totale per entrambe le forniture;

   la fine del mercato tutelato per gas ed energia elettrica, rispettivamente scattato il 10 gennaio 2024 e che scatterà il 1° luglio 2024, determina il passaggio obbligato al mercato libero e, sebbene prometta una rivoluzione, al momento non si accompagna a vantaggi dal punto di vista economico per quanto riguarda le tariffe;

   nonostante il 25 gennaio 2024 la Camera dei deputati con l'ordine del giorno n. 9/01606-A/58 avesse impegnato il Governo a prevedere, anche alla luce della fine del mercato tutelato dell'energia e del gas, la necessaria proroga del regime Iva al 5 per cento per il gas metano e il teleriscaldamento, tale regime non è stato prorogato dal Governo;

   la fine del regime Iva al 5 per cento per il gas metano e il teleriscaldamento, misura che aveva consentito di tenere sotto controllo il costo del gas, secondo Nomisma ha determinato da inizio 2024 un aumento del 9 per cento sulle tariffe degli utenti domestici;

   a Roma, come a Milano, sono numerosi gli utenti del mercato tutelato che si sono visti recapitare da parte di Enel energia bollette anche 10 volte superiori al normale, a seguito di una modifica unilaterale del contratto a partire dagli ultimi due mesi del 2023, modifica che l'azienda sostiene di aver comunicato preventivamente, ma che tanti clienti dicono di non aver ricevuto;

   il 2023 ha visto calare, infine, il sipario anche sul bonus sociale potenziato, che riguardava anche le bollette dell'acqua, oltre a quelle energetiche. Dal 1° gennaio 2024 è tornato in vigore il bonus sociale ordinario per gas e acqua, che si può ottenere solo con un Isee fino a 9.530 euro –:

   quali iniziative intenda adottare il Governo per far fronte al perdurare dell'aumento delle tariffe di luce e gas per famiglie e imprese, in particolare a tutela di quei clienti vulnerabili che, sebbene possono ancora permanere nel servizio di maggior tutela, hanno visto il prezzo dell'energia aumentare nel mese di febbraio del 6,5 per cento secondo quanto comunicato da Arera.
(3-01037)


   FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, MATTIA, BENVENUTI GOSTOLI, IAIA, LAMPIS, MILANI, FABRIZIO ROSSI, ROTELLI e RACHELE SILVESTRI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il 29 febbraio 2024, Anci e Conai hanno presentato a Roma i dati sulla raccolta e il riciclo degli imballaggi, relativi all'anno 2022;

   in Italia è stata raggiunta una percentuale complessiva di raccolta differenziata pari al 65,1 per cento: a fronte di quasi 29 milioni di tonnellate di rifiuti urbani prodotti, 18,6 milioni di tonnellate vengono raccolte in maniera differenziata e di queste circa 5,6 milioni sono imballaggi che vengono conferiti al sistema Conai-Consorzi di filiera;

   le previsioni di riciclo per il 2024 potrebbero raggiungere il 75 per cento dell'immesso al consumo, oltre 10 milioni di tonnellate di rifiuti che diventano materie prime seconde per la produzione di nuovi beni, senza dimenticare i benefici economici, oltre che ambientali, che derivano direttamente dall'accordo Anci-Conai;

   nel quinquennio 2018-2022 si registra una significativa crescita dei corrispettivi riconosciuti ai comuni convenzionati dai consorzi di filiera Conai, che nel 2022 sono stati poco più di 670 milioni di euro;

   un dato che emerge prepotente dal rapporto è la carenza di impianti in grado di trattare i rifiuti differenziati e accogliere, all'interno dei propri cicli produttivi, le materie prime seconde che vengono dalla raccolta differenziata;

   tale inadeguatezza impiantistica ha un'incidenza negativa soprattutto per i comuni del Mezzogiorno, sia dal punto di vista dei costi di trasporto della materia riciclabile, sia in termini di mancato sviluppo delle economie legate al riciclo;

   un importante contributo a queste croniche difficoltà lo sta portando quella parte del Piano nazionale di ripresa e resilienza legata alla missione 2 «Rivoluzione verde e transizione ecologica», affidata in larga misura al Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;

   il 23 gennaio 2024 è stata pubblicata la circolare con le indicazioni per la realizzazione di nuovi impianti di rifiuti e ammodernamento di impianti esistenti e per i progetti «faro» di economia circolare, con le indicazioni specifiche per l'accelerazione delle procedure di erogazione delle risorse finanziarie;

   il 4 marzo 2024 il Consiglio dell'Unione europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio che conferma la richiesta di un calo dei rifiuti da imballaggio del 5 per cento entro il 2030, del 10 per cento nel 2035 e del 15 per cento entro il 2040 –:

   quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di salvaguardare il settore della raccolta differenziata e del riciclo degli imballaggi, che costituisce un'eccellenza italiana da preservare.
(3-01038)


   BENZONI, BONETTI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   dal 2005 sono stati concessi alle fonti rinnovabili elettriche incentivi in diverse forme – quali «conti energia», certificati verdi, tariffe incentivanti – che gravano sulle bollette dei consumatori per circa 10 miliardi di euro all'anno;

   nonostante i costi degli impianti fotovoltaici si siano ridotti considerevolmente e così anche il costo del kilowattora da essi generato, continuano ad essere erogati numerosi incentivi in nuove forme;

   il cosiddetto «superbonus 110», ad esempio, remunerava completamente anche il costo di installazione di pannelli solari, senza considerare il miliardo di euro di contributi in conto capitale agli impianti agro-fotovoltaici;

   oltretutto, alle numerose comunità energetiche previste in Italia saranno erogati incentivi che, secondo le previsioni del Governo, ammonteranno a diversi miliardi di euro;

   è previsto, inoltre, un importante sviluppo di impianti eolici offshore, i cui costi di investimento e di esercizio, in particolare nel caso della tecnologia galleggiante, appaiono al momento ben al di sopra dei costi di mercato dell'energia elettrica e dovranno, quindi, essere incentivati;

   le bozze del cosiddetto decreto «Fer2», dedicato alle fonti energetiche non mature, contrariamente ad ogni buona pratica internazionale, da una parte sembrano trattare l'eolico offshore galleggiante come una tecnologia matura, prevedendo un contingente di 3,8 gigawatt, dall'altra indicano una remunerazione di 185 euro per megawattora per 25 anni, tipica di una tecnologia non matura, quindi costosa;

   in Europa esistono solo 4 prototipi di impianti eolici offshore galleggianti per un totale di 193 megawatt: due in Scozia, uno in Portogallo e uno in Norvegia; tutti in condizioni di vento più intenso e mare meno profondo rispetto alle coste italiane, quindi meno costosi che in Italia;

   non si comprende come mai, anziché finanziare progetti pilota di taglia simile, per verificare poi eventualmente la reale fattibilità e la convenienza economica, si intenda puntare direttamente a 3.800 megawatt, 20 volte di più che nel resto d'Europa;

   infine, per fronteggiare la variabilità degli impianti solari ed eolici e la loro concentrazione in alcune regioni del Sud, ingenti investimenti sono previsti sia per il potenziamento delle linee di trasmissione in alta tensione, sia per l'installazione di notevoli capacità di batterie, che dovranno essere sostituite ogni 10-15 anni –:

   a quanto ammontino gli incentivi concessi finora e quelli futuri alle fonti rinnovabili e, in tale contesto, quanto si preveda graveranno sulle bollette elettriche i costi di investimento per il potenziamento delle linee di trasmissione e di distribuzione e per l'installazione dei diversi sistemi di accumulo di energia elettrica previsti sino al 2030.
(3-01039)


   DEL BARBA, FARAONE, GADDA, DE MONTE, MARATTIN, BONIFAZI, BOSCHI, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'idroelettrico in Italia rappresenta l'11 per cento della capacità di generazione installata in Italia e fornisce circa il 7 per cento del totale dell'energia elettrica prodotta nel Paese. Le ricadute in termini di posti di lavoro si attestano in oltre 3.000 lavoratori tra diretti e indiretti;

   le centrali idroelettriche forniscono servizi di regolazione di rete, garantiscono capacità di riserva di immediata attivazione e hanno un ruolo fondamentale nei «Piani di riaccensione e rialimentazione della rete elettrica nazionale», anche in relazione ai fenomeni di «over generation»;

   il Copasir ha approvato il 13 gennaio 2022 la «Relazione sulla sicurezza energetica nella fase di transizione ecologica», che definisce l'idroelettrico quale asset strategico per la sicurezza energetica nazionale;

   la disciplina attualmente in vigore è prevista dall'articolo 12 del decreto legislativo n. 79 del 1999, così come modificato dal decreto-legge n. 135 del 2018 e dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021, e prevede la competenza normativa, sulla materia, delle singole regioni e l'avvio non oltre il 31 dicembre 2023 delle gare per l'assegnazione delle concessioni di derivazione d'acqua per uso idroelettrico scadute o in scadenza;

   in questo scenario, è stata archiviata nel 2021 la procedura d'infrazione europea che contestava l'obbligo previsto nell'allora disciplina vigente di trasferimento dal concessionario «uscente» a quello «entrante» della titolarità del ramo d'azienda, a fronte di un corrispettivo determinato secondo criteri di mercato;

   l'archiviazione era motivata dal fatto che la stagnazione degli investimenti nell'idroelettrico in Europa e la previsione della perduranza della stessa fino al 2050 sono tali da non esservi un problema di concorrenza da tutelare;

   da indiscrezioni apparse sulla stampa, parrebbe che ogni ipotesi di modifica legislativa che introducesse, pur con riferimento alle sole «grandi concessioni idroelettriche», la riassegnazione al concessionario scaduto o uscente, sulla base di una negoziazione diretta, finalizzata all'approvazione e attuazione di un piano pluriennale di investimenti, sarebbe stata valutata, in una comunicazione della Commissione europea, come non compatibile con gli «operational arrangments» del Piano nazionale di ripresa e resilienza –:

   quale sia, nel dettaglio, il contenuto della comunicazione della Commissione europea e quale sarebbe la posizione dell'Italia in merito alle valutazioni della Commissione, con particolare riferimento alla natura delle grandi concessioni di derivazione idroelettrica quali asset strategici per la sicurezza e l'autonomia energetica nazionale.
(3-01040)


   PELUFFO, SIMIANI, DE MICHELI, DI SANZO, GNASSI, ORLANDO, BRAGA, CURTI, FERRARI, SCARPA, ROGGIANI, GHIO, CASU e FORNARO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'idroelettrico rappresenta la prima fonte energetica rinnovabile in Italia, producendo il 41 per cento dell'energia complessiva rinnovabile, con quasi 4.300 impianti che ogni anno producono 46 terawattora. Una risorsa energetica che impiega quasi 15.300 addetti e che necessita di costante manutenzione e continui investimenti;

   sono state più volte segnalate capacità non sfruttate del sistema idroelettrico «storico»: la potenza lorda degli impianti idroelettrici operativi è quasi raddoppiata dal 1963 a oggi; eppure, la produzione idroelettrica si è mantenuta sostanzialmente costante, segno evidente della carenza di investimenti nel settore che ne penalizza la produzione;

   nel 2021 è stata disposta l'archiviazione delle procedure di infrazione in precedenza avviate nei confronti di diversi Stati membri, tra cui l'Italia, in relazione alle modalità di affidamento senza gara delle grandi concessioni idroelettriche: tra le ragioni dell'archiviazione, la Commissione europea ha preso atto che le analisi svolte hanno mostrato una situazione stagnante nel settore idroelettrico negli ultimi 15 anni e anche nel prossimo futuro, il che rivelerebbe la mancanza di un interesse economico a realizzare i nuovi impianti anche in ragione degli investimenti necessari per adempiere agli obblighi ambientali derivanti dalla normativa unionale;

   con il decreto-legge n. 21 del 2022 (articolo 25, comma 1, lettera 0a), si è estesa la disciplina del golden power anche alle concessioni di grande derivazione idroelettrica;

   con la legge sulla concorrenza n. 118 del 2022 si è stabilito che procedure di assegnazione delle concessioni sono effettuate tenendo conto degli interventi di miglioramento delle infrastrutture esistenti e di recupero della capacità di invaso, e si disciplina la competenza normativa, sulla materia, delle singole regioni e l'avvio non oltre il 31 dicembre 2023 delle gare per l'assegnazione delle concessioni di derivazione d'acqua per uso idroelettrico scadute o in scadenza;

   tra dicembre 2023 e gennaio 2024 Lombardia e Abruzzo hanno avviato le procedure per la riassegnazione delle prime concessioni scadute: tali azioni, pur compiute nell'alveo delle rispettive competenze e deliberazioni regionali in materia, evidenzierebbero importanti profili di disomogeneità inerenti non solo alle condizioni di gara ma anche alle leggi regionali stesse, ostacolando già in partenza lo sviluppo di investimenti nel settore –:

   quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare al fine di pervenire a una disciplina uniforme sul territorio nazionale e stimolare nuovi investimenti nel settore idroelettrico, anche alla luce del fatto che le grandi concessioni di derivazione idroelettrica sono asset strategici per la sicurezza e l'autonomia energetica nazionale.
(3-01041)


   LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CAVO, CESA, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la maggiore diversificazione delle forniture di energia, sia sotto il profilo tecnologico che geografico, può ridurre la dipendenza dell'Italia da una sola fonte e costituire un deterrente alla speculazione dei mercati, anche in caso di crisi geopolitiche;

   nel 2022, a seguito dell'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione russa, l'Italia ha inaugurato una strategia di diversificazione dell'approvvigionamento energetico. Le ulteriori tensioni internazionali, tra cui il conflitto tra Hamas e Israele e gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, rendono ancora più necessario accelerare la strategia inaugurata nel 2022;

   tra le misure italiane di risposta alla crisi energetica, a seguito del conflitto russo-ucraino, rientra la decisione di aumentare la capacità di rigassificazione del Paese;

   nel 2023 i rigassificatori italiani hanno permesso di importare 16,6 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto, con un aumento del 16,8 per cento rispetto al 2022;

   in Italia si contano oggi tre rigassificatori attivi: il terminale di Panigaglia, in provincia di La Spezia, il rigassificatore offshore «Adriatic Lng», collocato a circa 15 chilometri al largo della provincia di Rovigo, e il terminale di rigassificazione «Fsru Toscana» al largo del Mar Tirreno;

   ai tre impianti citati si aggiungono le unità di stoccaggio e rigassificazione galleggiante (cosiddetto Fsru) «Golar Tundra», già operativo al largo di Piombino, e «BW Singapore», il cui impiego è previsto al largo di Ravenna dal 2025;

   la previsione di ricorrere ai rigassificatori costituisce una parte integrante del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (Pniec), secondo cui si ipotizza un consumo complessivo di gas naturale al 2030 pari a 47 miliardi di metri cubi;

   la realizzazione di alcuni progetti di rigassificazione onshore in Italia è stata frenata per anni da impedimenti burocratici e ha incontrato anche negli ultimi mesi non pochi ostacoli;

   il decreto-legge 9 dicembre 2023, n. 181, ha qualificato come interventi strategici di pubblica utilità, indifferibili e urgenti le opere finalizzate alla costruzione e all'esercizio di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto onshore, nonché le connesse infrastrutture –:

   quali ulteriori iniziative di competenza intenda assumere per garantire il completamento in tempi utili degli impianti di rigassificazione già programmati e la realizzazione di nuovi progetti onshore e offshore, al fine di assicurare una maggiore diversificazione delle forniture energetiche del Paese.
(3-01042)

Interrogazione a risposta orale:


   EVI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   dal 2015 la gestione dei sedimenti nei corsi d'acqua è regolata dall'articolo 117, comma 2-quater, del decreto legislativo n. 152 del 2006, che prevede l'obbligo per le Autorità di bacino distrettuali, in concorso con regioni e province autonome, di predisporre programmi di gestione dei sedimenti a scala di bacino idrografico, al fine di coniugare la prevenzione del rischio di alluvioni con la tutela degli ecosistemi fluviali;

   il suddetto obbligo, tuttavia, a quasi 10 anni di distanza, è disatteso in gran parte del territorio nazionale. Al contrario, si moltiplicano gli interventi da parte delle regioni per promuovere l'estrazione di materiali dagli alvei fluviali, molto spesso in assenza di dati che giustifichino tali operazioni in relazione alla gestione del rischio di alluvioni e che ne valutino le conseguenze sugli obiettivi della direttiva quadro acque, quindi sostanzialmente aggirando la pianificazione di bacino;

   in assenza del necessario quadro conoscitivo e di una identificazione chiara di obiettivi e di azioni conseguenti, l'estrazione di materiali dagli alvei fluviali determina impatti potenzialmente gravi sugli ecosistemi acquatici e sui servizi ambientali forniti alle comunità rivierasche e in molti casi può determinare anche un aumento del rischio complessivo di alluvioni, ovvero il contrario dell'obiettivo dichiarato;

   l'ultimo esempio in ordine di tempo è del 12 febbraio 2024, quando la Giunta della regione Lombardia ha approvato una delibera (DGR XII 1883/2024) per avviare concessioni di estrazione di materiale – pietre, sabbia e ghiaia – in 14 corsi d'acqua lombardi, con l'obiettivo di effettuarne la «regimazione idraulica» (termine ben poco coerente con la gestione integrata richiesta dalle direttive europee e dalla normativa italiana). Questo in assenza degli obbligatori Programmi di Gestione dei Sedimenti per i bacini fluviali coinvolti e adducendo motivazioni estremamente vaghe e generiche per giustificare i singoli interventi –:

   quali iniziative per quanto di competenza, intenda porre in essere per promuovere una rapida e coerente attuazione dell'articolo 117 comma 2-quater, del decreto legislativo n. 152 del 2006 sul territorio nazionale, anche al fine di evitare situazioni di contrasto con le direttive europee quadro acque e alluvioni.
(3-01044)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BARBAGALLO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'ex cartiera Siace, inaugurata nel 1964, fu per tanti anni la più grande e importante cartiera d'Europa e rappresentò una tra le più significative leve per l'economia e l'occupazione del territorio;

   l'esclusione della stessa dal Poligrafico dello Stato, a favore di altre aree geografiche del nord per la produzione cartacea, decretò lentamente la sua fine, in linea con tante altre realtà industriali dismesse a scapito della Sicilia, del suo sviluppo e del suo progresso;

   il complesso industriale si estendeva su un'area di oltre 46 ettari contigua alla «Riserva Naturale Orientata del fiume Fiumefreddo» e a ridosso della fascia forestata sulla spiaggia incontaminata di Marina di Cottone, tra Catania e Messina, che oggi, a causa del prolungato abbandono, versa in condizioni di assoluto degrado, costituendo un grave rischio per l'ambiente e la salute della popolazione locale e dei turisti che affollano l'arenile, oltre che a penalizzare la bellezza, le attrattive e la fruizione turistica del luogo;

   nel 1998, il primo sequestro e nel 1999 il terreno fu acquistato dall'allora provincia di Catania, l'obiettivo era realizzare uno dei più grandi parchi acquatici del Sud, dal nome Sicilyland;

   nei primi anni del 2000 nell'area, a seguito di un incendio di natura dolosa, un'ispezione delle forze dell'ordine metteva in evidenza la presenza di amianto sbriciolato, bidoni di coloranti e collante, che faceva scattare il sequestro dell'area stessa per mancata bonifica e l'intervento della procura della Repubblica di Catania. Ne conseguiva l'avvio della prima parziale fase di bonifica da parte della provincia di Catania, proprietaria dell'area;

   nel 2016 l'allora deputata del Pd Luisa Albanella presentò un'interrogazione parlamentare che però non ha mai ricevuto risposta. Nel testo si denunciava l'aumento di casi di tumore tra gli ex dipendenti ma anche tra la popolazione, chiedendo la bonifica sia dell'area Siace che di quella della Keyes, l'altra ex fabbrica adiacente sequestrata nel 2008;

   complessivamente tra i due siti furono ritrovati 1500 e 500 tonnellate tra amianto e rifiuti altamente pericolosi. Si arriva così a febbraio 2020, quando l'allora presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, avvia l'iter per la bonifica dell'area industriale ricordando proprio che il sito era stato comprato nel 1999 dall'ex provincia con l'obiettivo di realizzare qui un grande parco tematico;

   oggi rappresenta uno degli ecomostri che più danno all'occhio nell'intera Sicilia orientale, con una storia sospesa tra vicende giudiziarie e promesse politiche che si ripetono da oltre trent'anni; le istituzioni non si sono mai interessate per far realizzare una vera bonifica e di conseguenza abbattere questa città fantasma che si affaccia sulla bellissima spiaggia di Marina di Cottone –:

   alla luce di quanto riportato in premessa, se non ritenga necessario prendere in considerazione l'inserimento della città di Fiumefreddo di Sicilia fra i siti da bonificare di interesse nazionale al fine di garantire al più presto l'avvio della bonifica dell'area contaminata.
(5-02108)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CAVANDOLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:

   i cambiamenti climatici degli ultimi anni e gli eventi atmosferici sempre più estremi, con l'alternarsi di periodi di piogge torrenziali e periodi di estrema siccità, creano squilibri che si susseguono con sempre maggiore frequenza in diverse parti del territorio, creando impatti permanenti sul territorio, sulle infrastrutture, sui centri abitati, sulla fauna e sull'agricoltura che richiamano la necessità dell'intervento dell'uomo ai fini della gestione diligente della risorsa idrica;

   l'articolo 63 del decreto legislativo 152 del 2006, recante codice dell'ambiente, istituisce le Autorità di Bacino distrettuale e ne disciplina gli organi e le competenze;

   in particolare le Autorità provvedono ad esprimere parere sulla coerenza con gli obiettivi del Piano di bacino dei piani e programmi europei, nazionali, regionali e locali relativi alla difesa del suolo, alla lotta alla desertificazione, alla tutela delle acque e alla gestione delle risorse idriche;

   l'acqua è un bene inestimabile e nonostante il suo utilizzo a fini energetici rientri nelle fonti rinnovabili, si cerca sempre di limitarne il consumo, dato che la diminuzione delle precipitazioni, in particolare nevose, determinano una minore capacità di infiltrazione delle acque con conseguente limitazione della ricarica delle falde idriche;

   infatti, in seguito ai livelli critici di siccità raggiunti nel 2023, l'articolo 11, comma 1, lettera b), del decreto-legge n. 39 del 2023, ha creato un Osservatorio distrettuale permanente sugli utilizzi idrici, presso ciascuna Autorità di Bacino distrettuale (articolo 63-bis codice ambiente), con funzioni di supporto per il governo integrato delle risorse idriche e la rilevazione dei fabbisogni di risorse superficiali e sotterranee, assicurando, anche nei confronti del Dipartimento della protezione civile, un adeguato flusso di informazioni per la valutazione dei livelli della severità idrica in atto, della relativa evoluzione, dei prelievi in atto, nonché per la definizione delle azioni emergenziali più idonee al livello di severità idrica;

   occorrerebbe, tuttavia, uno strumento di uniformazione delle attività delle Autorità di bacino distrettuale, da parte del Ministro interrogato, nell'ambito delle proprie funzioni di indirizzo previste dal codice dell'ambiente –:

   ad adottare un apposito provvedimento, anche di carattere amministrativo, diretto ad indirizzare le Autorità di bacino distrettuale:

    a) a conformare i propri piani di bacino e i conseguenti pareri alle opere pubbliche verso la realizzazione di nuovi bacini idrici e grandi invasi, nonché verso la raccolta e utilizzo delle acque piovane, limitando il consumo dell'acque sotterranee;

    b) a predisporre appositi studi al fine di individuare il fabbisogno di nuovi invasi sulla base delle mutate necessità dal punto di vista del deficit idrico, ritenzione delle piene e produzione di energia idroelettrica.
(4-02449)


   SERGIO COSTA, ILARIA FONTANA, L'ABBATE e MORFINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il «Piano nazionale integrato per l'energia ed il clima», in linea con il Regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance dell'Unione dell'energia e dell'azione per il clima, definisce gli obiettivi e le politiche che l'Italia deve attuare al 2030 per le cinque dimensioni dell'Unione dell'energia, ovverosia sicurezza energetica, mercato interno dell'energia, efficienza energetica, decarbonizzazione (incluse le fonti rinnovabili) e ricerca, innovazione e competitività;

   la prima edizione del Pniec, predisposta dal Ministero dello sviluppo economico, dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti è stata sottoposta alla procedura di Valutazione ambientale strategica, ai sensi di quanto previsto dal Titolo II della Parte Seconda del decreto legislativo n. 152 del 2006 e si è conclusa con il parere motivato di VAS emesso dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo – in qualità di autorità competenti nell'ambito del procedimento di VAS, ex articolo 13, comma 4 del decreto legislativo n. 152 del 2006 – con decreto ministeriale n. 367 del 31 dicembre 2019;

   tale versione del Piano, integrata sulla base degli esiti della consultazione pubblica relativa al rapporto ambientale e dei pareri espressi da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e dell'autorità competente ed accompagnata dal piano di monitoraggio ambientale e dalla dichiarazione di sintesi, è stata pubblicata nel gennaio 2020;

   la normativa europea sul clima, entrata in vigore a luglio 2021, traduce in legge l'impegno in materia di ambiente, energia uso del suolo, trasporti e fiscalità idoneo a ridurre le emissioni nette di gas e fissa l'obiettivo dell'Unione europea a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e l'obiettivo intermedio di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 (Regulation (EU) 2021/1119 of the European Parliament and of the Council of 30 June 2021 establishing the framework for achieving climate neutrality and amending Regulations (EC) No 401/2009 and (EU) 2018/1999 («European Climate Law» – Legge europea sul clima);

   si è proceduto pertanto all'aggiornamento del Pniec, che è stato trasmesso alla Commissione europea nel giugno 2023;

   in data 5 dicembre 2023 è stata consegnata dalla ex Direzione generale infrastrutture e sicurezza (IS) del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (quale autorità proponente) l'istanza di VAS sul Pniec all'ex Direzione generale valutazioni ambientali (VA) del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica (quale autorità competente); la procedibilità dell'istanza si è avuta solo solo in data 31 gennaio 2024 (a seguito richiesta e consegna perfezionamento atti) con l'inoltro del rapporto preliminare ambientale ai soggetti competenti in materia ambientale; la procedura di scoping si dovrà concludere entro il 15 marzo 2024; sulla base delle osservazioni della Sottocomissione VAS, l'autorità proponente procederà ad integrare il rapporto ambientale e la proposta di Pniec, che dovrà poi consegnare all'autorità competente per l'attivazione della consultazione prevista dagli articoli 13-18 del decreto legislativo n. 152 del 2006 che deve concludersi, a norma di legge, entro 90 giorni;

   dal sito del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica si apprende che, in data 26 febbraio 2024, è stata avviata una nuova consultazione pubblica sulla proposta di Pniec, che terminerà il 31 marzo 2024;

   giova sottolineare che il Pniec dovrebbe essere approvato ed inoltrato alla Commissione europea entro il 30 giugno 2024 –:

   se il Pniec che dovrà essere consegnato alla Commissione europea sia quello che risulterà all'esito della procedura di VAS in corso, ovvero quello risultante dalla consultazione pubblica che scade il 31 marzo 2024;

   se il Ministro interrogato intenda fornire dettagliate informazioni su tempistiche e modalità del procedimento che si intende seguire per garantire il rispetto dei termini di consegna del Pniec alla Commissione europea entro giugno 2024.
(4-02450)

CULTURA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SIMIANI. — Al Ministro della cultura, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   nel comune di Collesalvetti (in provincia di Livorno) è presente un Monumento ai Caduti che, oltre a rappresentare un'opera dalla forte valenza simbolica per la comunità locale, ha peculiarità particolari che ne fanno un luogo unico nel panorama nazionale: è composto da un obelisco ed una scalinata celebrativa che unisce la parte bassa del paese con quella alta. Si tratta di un edificio commemorativo inaugurato nel 1925 dal Re Vittorio Emanuele III;

   il Monumento (in particolare la scalinata) versa da anni in condizioni fatiscenti che necessitano di un restauro, anche al fine di permettere una corretta fruizione del luogo;

   in previsione del centenario dell'inaugurazione del Monumento (il prossimo 18 ottobre 2025) una associazione locale di cittadini chiamata «Salviamo il Salvabile» ha chiesto alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, ad inizio 2023, interventi di salvaguardia e recupero del Monumento:

   a quanto si apprende dalla stessa associazione «Salviamo il Salvabile», ad oggi, non sono ancora stati stati avviati gli iter amministrativi necessari alla realizzazione di un percorso che porti a dei progetti di restauro e recupero, in particolare dei graffiti laterali, della scalinata e delle lapidi, molte delle quali non presentano più il nome dei caduti –:

   se siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritengano utile intervenire per promuovere il restauro del Monumento ai Caduti nel comune di Collesalvetti.
(5-02109)

Interrogazioni a risposta scritta:


   APPENDINO, CASO, ONORI, PAVANELLI, BALDINO, BARZOTTI, BRUNO, CAPPELLETTI, CARAMIELLO, CARMINA, CAROTENUTO, DI LAURO, FEDE, LOVECCHIO, ORRICO, PELLEGRINI, PENZA, QUARTINI, RAFFA, MARIANNA RICCIARDI, SPORTIELLO, TUCCI, TORTO e MORFINO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   il Goethe-Institut Turin è stato fondato nel 1954 quale primo istituto di cultura tedesca in Italia e secondo nel mondo dopo Atene;

   attraverso il suo operato, nei suoi 70 anni di attività il Goethe-Institut Turin si è proposto, tra le altre cose, di promuovere l'apprendimento della lingua e della cultura tedesca in Italia, stimolando il dialogo culturale e formativo in Europa e favorendo l'incontro tra artisti e intellettuali italiani e tedeschi, la presentazione della cultura tedesca contemporanea e l'incentivazione della collaborazione italo-tedesca ed europea a livello culturale e intellettuale;

   lo scorso 3 ottobre 2023, attraverso una nota stampa riportata sulla pagina web, il Goethe-Institut ha comunicato la chiusura di diverse sedi in Italia e nel mondo;

   si riporta integralmente il testo della nota: «Il 27 settembre 2023, il Consiglio Superiore del Goethe-Institut ha deciso un'ampia trasformazione della propria organizzazione globale. La base è una nuova concezione per il futuro che il Consiglio Direttivo del Goethe-Institut ha sviluppato in dialogo strategico con il Ministero degli Esteri della Repubblica Federale di Germania. Lo sfondo del riallineamento è costituito dai profondi cambiamenti nelle condizioni quadro geostrategiche e finanziarie. L'obiettivo è potenziare la capacità operativa del Goethe-Institut nei suoi ambiti di azione, cultura, lingua tedesca e informazione, in tutto il mondo. Anche la digitalizzazione e le attività di formazione nel campo dell'immigrazione di manodopera qualificata saranno ampliate. Inoltre, il Goethe-Institut rafforzerà il suo impegno nell'Europa centrale e orientale, nel Caucaso, nel Pacifico meridionale e al centro degli Stati Uniti. Questo riallineamento strategico non può essere realizzato senza tagli alla rete altrove: Solo la chiusura di istituti, la riduzione di posti di lavoro e le misure per aumentare l'efficienza porteranno ai risparmi necessari. In questo modo, la principale organizzazione indipendente tedesca per le relazioni culturali internazionali potrà mantenere il proprio impegno nei confronti dei partner a lungo termine e a livello globale. Queste decisioni, che trovano fondamento anche nell'aumento dei costi, nel calo delle entrate e nella riduzione del sostegno finanziario governativo, hanno un forte impatto sul Goethe-Institut in Italia. La densa rete di Goethe-Institut in Italia è espressione di una profonda amicizia tra Germania ed Italia. Nel contesto del processo di trasformazione globale, tuttavia, il Goethe-Institut dovrà ridurre la sua rete anche qui.
I Goethe-Institut di Torino e Genova saranno quindi chiusi entro il 31 gennaio 2024 e l'istituto di Napoli sarà ridimensionato nello stesso periodo (chiusura del dipartimento di lingua, abbandono delle sale di Palazzo Sessa, attività culturale solo presso i partner). Entro il 31 ottobre 2023, sarà completata anche la chiusura della sede di Trieste, priva di personale, dove non è stato possibile finanziare una struttura propria per molti anni. Anche numerosi altri Paesi e regioni del mondo, tra cui la vicina Francia, sono interessati dai cambiamenti. Tra gli altri, saranno chiusi gli istituti di Bordeaux e Lille, Curitiba, Osaka, Rotterdam e Washington.
Con gli istituti nelle Città di Roma e Milano, l'istituto ridimensionato di Napoli, e l'istituto di Palermo con il “Kultur Ensemble” franco-tedesco, il Goethe-Institut continuerà ad essere presente in Italia da nord a sud. Tutti i corsi di lingua e gli esami già prenotati potranno essere svolti come previsto nonostante le misure di trasformazione.
L'obiettivo della trasformazione è quello di garantire il futuro di una rete ridimensionata che possa adempiere alla missione politico-culturale del Goethe-Institut con i suoi corsi di lingua, gli esami, la formazione continua, i servizi di informazione e gli eventi culturali grazie a un quadro finanziario consolidato.
Le attività innovative in partenariato continueranno a promuovere lo scambio culturale tra l'Italia e la Germania. Ci sarà un rinnovato impegno per aumentare l'importanza dell'insegnamento della lingua tedesca nelle scuole, per espandere gli scambi giovanili, per promuovere il mercato librario e le traduzioni, e per approfondire l'amicizia tra le società civili dei due Paesi, compresa la gestione costruttiva delle ferite del passato.
Anche con una rete ridimensionata del Goethe-Institut, tra l'Italia e la Germania continuerà ad esistere uno scambio particolarmente intenso di collaborazioni nel campo culturale e didattico. In stretta collaborazione con i suoi partner italiani e tedeschi, il lavoro del Goethe-Institut Italia continuerà a sostenere la promozione dell'apprendimento e dell'insegnamento della lingua tedesca, il chiaro impegno per un'Europa unita, la valorizzazione della democrazia, della diversità, della sostenibilità e della giustizia sociale; continuerà inoltre a favorire l'incontro tra le generazioni e a garantire con risorse sufficienti la vitalità di uno scambio culturale»;

   il 31 gennaio 2024, dunque, dopo 70 anni di attività e di collaborazione con tutte le più importanti istituzioni e realtà culturali in varie città d'Italia, la prestigiosa sede del Goethe-Institut chiuderà;

   la fine delle attività del Goethe-Institut avrebbe conseguenze dirette sui dipendenti. Per quel che riguarda la città di Torino, ad esempio, si tratta di 18 dipendenti assunti con contratto a tempo indeterminato, oltre che sul personale di segreteria e accoglienza e sui 18 collaboratori (13 docenti e 5 esaminatori);

   il Salone del Libro di Torino ha deciso di accogliere quest'anno una lingua ospite per poter approfondire nelle cinque giornate di manifestazione la produzione letteraria e culturale di una lingua e la lingua ospite scelta per l'edizione 2024 del Salone del Libro sarà il tedesco –:

   se il Ministro interrogato abbia interloquito con il Goethe-Institut per salvaguardare le sedi italiane;

   in che modo si sia attivato o si attiverà per scongiurare la chiusura delle sedi italiane del Goethe-Institut;

   come si intenda tutelare i lavoratori e le lavoratrici del Goethe-Institut.
(4-02442)


   CAVANDOLI. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   il castello di Torrechiara è un maniero quattrocentesco, dai tratti contemporaneamente medievali e rinascimentali, collocato sulla cima di un colle roccioso panoramico alle porte della Val Parma, che domina il piccolo borgo medievale di Torrechiara nel comune di Langhirano, in provincia di Parma;

   voluto dal conte Pier Maria Rossi quale possente struttura difensiva ed elegante dimora, è considerato uno dei più notevoli, scenografici e meglio conservati castelli d'Italia. Dal 1911 è monumento nazionale italiano, è inserito nel circuito dell'Associazione dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli;

   dal dicembre 2014 il Ministero della cultura lo gestisce tramite il Polo Museale dell'Emilia-Romagna, divenuto nel dicembre 2019 direzione regionale Musei, sul cui sito web a dicembre 2023 è comparsa la comunicazione della chiusura del castello in 3 domeniche di dicembre «per una serie di contingenze tra cui la persistente e drammatica carenza di personale di custodia»;

   la decisione aveva inevitabilmente destato molto malumore tra gli operatori turistici locali dal momento che erano già in essere prenotazioni di gruppi e individuali che avevano programmato visite nel territorio della provincia di Parma;

   la chiusura è stata poi scongiurata grazie «alla disponibilità su base volontaria data dal personale in organico a rientrare in servizio» rinunciando ai permessi di legge, ma il problema resta irrisolto e troppo spesso si riesce ad assicurare l'apertura solo grazie al contributo del territorio, in particolare degli enti locali e del volontariato, che rimane fondamentale per assicurare la migliore fruibilità dei siti monumentali;

   inoltre, al Castello di Torrechiara da tempo si può solo pagare in contanti e non è possibile utilizzare carte di credito o bancomat, mentre l'unico pagamento possibile in digitale è attraverso PagoPA il che, evidentemente, non agevola l'afflusso dei visitatori;

   sembrerebbe che la maggiore autonomia nella gestione del Castello di Torrechiara non sia stata utile a risolvere queste problematiche e tantomeno a valorizzare il sito monumentale, mentre la collettività e l'indotto turistico attendono da tempo iniziative per stimolare e coordinare l'intero territorio del Castello di Torrechiara;

   recentemente il decreto ministeriale 9 febbraio 2024 ha unificato a livello di uffici di livello dirigenziale non generale sotto il complesso monumentale della Pilotta di Parma anche il Castello di Torrechiara –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda intraprendere al fine di assicurare la piena apertura al pubblico del Castello di Torrechiara nonché l'adeguata valorizzazione del complesso monumentale.
(4-02446)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta orale:


   CAPPELLETTI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   in Italia, secondo il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, dal 2001 ad oggi sono stati bruciati ben 52,7 miliardi di euro di risparmio privato, coinvolgendo circa 1.5 milioni di investitori in ben 25 crack finanziari;

   è opportuno rilevare come le forme di ristoro parziale abbiano assunto un'importanza straordinaria dal lato economico certamente, ma anche da quello psicologico e morale. Grande rilievo, anche per la sua atipicità, ha assunto in merito il F.I.R. (fondo indennizzo risparmiatori), istituito con la legge n. 145 del 30 dicembre 2018 a favore di risparmiatori danneggiati dalla liquidazione coatta amministrativa di intermediari bancari;

   la dotazione prevista per tale Fondo era stata stabilita nella misura di 1.575 milioni di euro (525 milioni di euro per gli anni 2019, 2020 e 2021). L'80 per cento dei rimborsi ha riguardato i risparmiatori delle 2 banche venete, la Popolare di Vicenza e la Veneto Banca. Le percentuali di rimborso erano stabilite al 95 per cento per gli obbligazionisti ed al 30 per cento per gli azionisti, che potevano essere successivamente incrementate di un ulteriore 10 per cento, qualora il riparto iniziale fosse stato inferiore alla dotazione iniziale e comunque fino al completo suo esaurimento;

   dall'articolo pubblicato il 29 febbraio 2024 dal Corriere del Veneto, dal titolo «Banche venete, 800 milioni di indennizzi a 55 mila soci dopo i crac», risulta che, rispetto alla dotazione complessiva del F.I.R., i «bonifici effettuati sono stati 269 mila, per oltre 1.350 milioni di euro, di cui 125 mila per 324 milioni con il 10 per cento di dicembre», e che quindi il residuo non ancora impiegato possa essere stimato in ulteriori di 150 milioni di euro –:

   se non ritenga opportuno che tale residuo non impiegato debba essere sollecitamente corrisposto agli aventi diritto, come previsto dalla legge n. 145 del 2018 istitutiva del F.I.R., fino al totale esaurimento della dotazione iniziale.
(3-01033)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   D'ORSO e DONNO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   circa 1500 addetti ai servizi di documentazione degli atti processuali, che svolgono mansioni delicate ed essenziali per lo svolgimento del processo penale come fonici, trascrittori e stenotipisti forensi sono in fase di protesta, a causa delle condizioni di lavoro precarie e inadeguate;

   i compiti di questi addetti risultano particolarmente delicati e faticosi, dovendo affrontare il proprio lavoro con competenze linguistiche, sensibilità e doti di comprensione notevoli, anche e sopratutto per i procedimenti più incalzanti e delicati;

   la «riforma Cartabia» ha di certo aggravato i compiti di questi addetti introducendo la videoregistrazione degli interrogatori ed un programma di scrittura automatizzata, senza che sia stata offerta alcuna formazione adeguata rispetto alle novità normative;

   attualmente questi addetti lavorano per ditte esterne che hanno contratti d'appalto in scadenza e sono sottoposti a precarietà e mancanza di informazione sul loro futuro;

   le rappresentanze sindacali hanno ribadito le loro richieste: l'avvio di un tavolo di contrattazione sulla situazione attuale dell'appalto e la gestione delle future scadenze, un percorso formativo che permetta di valorizzare le professionalità degli addetti in vista della «riforma Cartabia» del processo penale telematico e soprattutto l'internalizzazione, vale a dire l'assunzione da parte del Ministero della giustizia, di tutte le lavoratrici e i lavoratori, senza alcuna esclusione –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione di cui in premessa e quali iniziative intenda porre in essere per ascoltare e dare risposte alle legittime richieste di questi lavoratori e lavoratrici, essenziali per il sistema giustizia.
(5-02106)

Interrogazione a risposta scritta:


   ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'associazione «Errorigiudiziari.com» ha recentemente portato alla luce la vicenda del signor Mario Tirozzi, imprenditore florovivaistico, arrestato il 28 settembre 2015 con l'accusa di partecipazione a un sodalizio criminale dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e condannato, il 14 dicembre 2016, a seguito di giudizio abbreviato, dal GUP del Tribunale di Roma alla pena di 7 anni di reclusione;

   il Tirozzi subiva 655 giorni di carcerazione preventiva e per altri 138 giorni veniva sottoposto alla misura degli arresti domiciliari;

   il 29 novembre 2017, la Corte di appello di Roma assolveva il Tirozzi da tutti i reati, con conseguente estinzione anche della pregressa condanna alla rifusione delle spese processuali;

   a seguito del passaggio in giudicato della sentenza assolutoria di secondo grado, il Tirozzi presentava istanza, ex articoli 314 e 315 codice di procedura penale, di riparazione per l'ingiusta detenzione cautelare sofferta;

   l'8 marzo 2022 la Corte d'appello di Roma accoglieva l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione e condannava il Ministero dell'economia e delle finanze al versamento dell'equa riparazione;

   tuttavia, il Tirozzi, seppur assolto e anche risarcito per ingiusta detenzione, è risultato destinatario della richiesta di pagamento delle spese processuali da parte dello Stato, che per il tramite dell'Agenzia delle entrate, gli ha notificato due cartelle esattoriali: una di euro 1.204,13 – relativa ad un primo ricorso per cassazione proposto nel 2016 avverso l'ordinanza cautelare disposta dal Tribunale della libertà proprio nella fase cautelare che ha preceduto il processo principale conclusosi poi con l'assoluzione. La seconda, per l'importo di euro 1.760,99, relativa al recupero della sanzione processuale irrogata, ex articolo 616 codice di procedura penale, a seguito di declaratoria di inammissibilità pronunciata dalla Corte di cassazione nel 2016 relativamente all'impugnazione proposta dal Tirozzi avverso l'ordinanza del Tribunale di Roma che, in sede di riesame, confermava la misura cautelare disposta nei suoi confronti, sempre nell'ambito della vicenda suindicata;

   entrambi i procedimenti de libertate sono stati strumentali e funzionalmente correlati alla logica del processo e agli scopi del medesimo, strettamente ed esclusivamente correlati all'unico processo penale che il Tirozzi abbia mai subìto, da cui è stato assolto;

   tuttavia la Corte d'appello di Roma, investita dal Tirozzi che ha impugnato le cartelle esattoriali, ha rigettato il ricorso sul presupposto che «Il titolo della pretesa esattoriale è dunque valido ed efficace, trattandosi di sanzione processuale conseguente, ex articolo 616 codice di procedura penale, alla declaratoria di inammissibilità del ricorso proposto avverso ordinanze in materia di libertà nell'ambito dei due predetti autonomi procedimenti cautelari, rispetto ai quali il giudicato cautelare rimane integro, indipendentemente dall'eventuale successiva assoluzione nel merito»;

   lo Stato, dunque, prima priva della libertà il Tirozzi, poi lo assolve, successivamente ripara l'errore commesso per l'ingiusta restrizione della libertà provvedendo a risarcirlo, infine intima all'imputato assolto e risarcito di pagare somme a titolo di sanzioni processuali derivanti da misure cautelari che non avrebbero dovuto essergli inflitte. E la stessa Corte d'appello che ha disposto la riparazione per ingiusta detenzione conferma la validità delle cartelle esattoriali, sostenendo, di fatto, che l'assoluzione non incide sul procedimento cautelare, che però si è generato proprio in virtù delle contestazioni da cui l'imputato è stato assolto –:

   se, per quanto di rispettiva competenza, siano a conoscenza di quanto esposto e quali urgenti iniziative, anche di carattere normativo, intendano adottare affinché si scongiurino contraddizioni palesi come quelle evidenziate;

   se non ritengano che si sia a sufficienza vessato un innocente, privandolo ingiustamente della libertà e che questa vicenda sia indegna di uno Stato di diritto, e se dunque non si intendano adottare iniziative ispettive con riguardo alla Corte d'appello di Roma.
(4-02451)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta immediata:


   PAOLO EMILIO RUSSO, SQUERI e TENERINI. – Al Ministro delle imprese e del made in Italy. – Per sapere – premesso che:

   secondo i dati resi disponibili sul sito del Ministero sono attualmente aperti 59 tavoli di crisi aziendale, di cui 37 attivi e 22 in fase di monitoraggio. I lavoratori a rischio sono circa 70.000 in diversi settori industriali;

   uno degli impatti più significativi è rappresentato dalla situazione dell'ex Ilva, ora Acciaierie d'Italia, che occupa 10.700 lavoratori. Sempre nel settore dell'acciaio, circa 1.400 lavoratori della Jsw steel Italy a Piombino (Livorno) affrontano gli ammortizzatori sociali ed è stata chiesta la proroga della cassa integrazione in deroga fino a gennaio 2025;

   la multinazionale finlandese Wartsila ha annunciato la delocalizzazione della produzione, mettendo a rischio oltre 300 lavoratori nello stabilimento triestino, dove venivano realizzati motori per grandi navi. Vi sono manifestazioni d'interesse per il sito, ma la società è chiamata ad accompagnare il processo di reindustrializzazione;

   Electrolux, multinazionale svedese del bianco, ha reso noti a gennaio 2024 i numeri relativi all'impatto sull'Italia del nuovo piano di riorganizzazione. Ma ha iniziato il 2024 con una ripresa produttiva, limitata a 6 ore, più 2 coperte da contratto di solidarietà;

   l'elenco delle crisi comprende aziende di vari settori, tra cui Almaviva contact e Abramo customer care per i call center, Industria italiana autobus, Speedline e Lear nella meccanica, La Perla nella moda, Jabil nell'elettronica, Sideralloys Italia e Portovesme per le materie prime, ma anche marchi storici come Piaggio e Ansaldo energia. Molte di queste vertenze sono in corso da tempo e anche in diversi stadi di evoluzione (sito di Napoli ex Whirlpool e Whirlpool Emea spa);

   il Ministero opera costantemente, elaborando piani reindustrializzazione e sviluppo per garantire la continuità produttiva e l'occupazione;

   la Cgil, in un'elaborazione dell'area delle politiche industriali, sostiene che a rischio di crisi a causa delle trasformazioni in atto ci sono altri 120 mila lavoratori: 70.000 nell'automotive, 25.459 nella siderurgia, 8.000 nelle centrali a carbone e in quelle a ciclo combinato, 2.000 nel settore elettrico (mercato tutelato), 4.094 nella chimica di base, 3.473 nel petrolchimico e nella raffinazione, 8.500 nel settore delle telecomunicazioni –:

   quali ulteriori informazioni intenda fornire il Ministro interrogato in merito alla situazione dei tavoli di crisi d'impresa e quali ulteriori iniziative «anticrisi» intenda porre in essere, in coerenza con gli indirizzi del Governo in materia di politica industriale.
(3-01034)


   PASTORINO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Piaggio aerospace s.p.a., azienda aeronautica strategica italiana leader del settore aeronautico, ha una storia secolare e impiega circa 1.000 lavoratori, sia nella progettazione e manutenzione di velivoli completi per l'aviazione d'affari e missioni di pattugliamento sorveglianza e controllo, sia nella costruzione di motori aeronautici e componenti strutturali;

   a dicembre 2018 con decreto del Ministro dello sviluppo economico la società è stata posta in amministrazione straordinaria e si sta seguendo la procedura di cessione. Come dichiarato dal Sottosegretario Bitonci, il 21 febbraio 2024, «alla data del 30 gennaio 2024, sono pervenute 5 offerte. Allo stato, sono in corso le valutazioni da parte dei commissari straordinari»;

   sul territorio la preoccupazione è grande, il futuro della Liguria passa anche da aziende storiche e strategiche come Piaggio aerospace s.p.a.; serve, pertanto, una soluzione che garantisca solidità finanziaria e proponga un concreto piano di rilancio volto a mantenere e sviluppare il patrimonio tecnologico e industriale, salvaguardando i livelli produttivi e occupazionali;

   con questa consapevolezza, il 19 gennaio 2024 la regione Liguria ha riunito il tavolo di monitoraggio regionale alla presenza di sindacati, sindaci di Genova e Villanova d'Albenga, assessori regionali per il lavoro e per lo sviluppo economico e parlamentari liguri. Successivamente il consiglio comunale di Genova e quello regionale hanno approvato due ordini del giorno per valutare la disponibilità di Leonardo s.p.a. a partecipare all'acquisto della società come partner strategico e per chiedere al Governo di convocare urgentemente le parti sociali;

   il fine è di individuare un acquirente forte che mantenga Piaggio aerospace s.p.a. nella sua interezza, evitando spacchettamenti che minerebbero la competitività aziendale, e affianchi alla capacità economica quella industriale e produttiva nel medio-lungo termine. La presenza di Leonardo s.p.a. costituirebbe un elemento di solidità notevole;

   il Ministero delle imprese e del made in Italy, dal canto suo, vuole attendere la valutazione delle offerte ricevute. Tuttavia, visti i precedenti, appare necessario un lavoro preventivo di concertazione che permetta di avere pronta un'alternativa in grado di rilanciare l'azienda senza ulteriori attese –:

   se il Ministro interrogato, data la necessità di garantire a Piaggio aerospace s.p.a. un futuro all'altezza della sua storia, che ne salvaguardi il valore strategico industriale per la Liguria e il Paese, nonché i livelli di produzione e occupazionali, non ritenga di prorogare l'amministrazione straordinaria dell'azienda, prevedendo l'apertura di un tavolo congiunto tra il Governo e i soggetti coinvolti, nonché valutando la partecipazione di una società pubblica all'acquisto, con particolare riguardo alla Leonardo s.p.a.
(3-01035)


   CAVANDOLI, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MINARDO, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'azienda La Perla, con sede in Bologna, è riconosciuta a livello nazionale e internazionale per la produzione di abbigliamento intimo di elevata qualità;

   nel 2018, è stata acquistata dal fondo Tennor;

   sotto la gestione del fondo anglo-olandese, quello che era un marchio di eccellenza del made in Italy è entrato progressivamente in crisi: riduzione drastica dei ricavi e dei punti vendita in Italia e nel mondo; perdite crescenti e indebitamento netto che ha raggiunto, nel 2023, i 336,68 milioni di euro; taglio del personale e ritardi nei pagamenti degli stipendi;

   questa situazione ha condotto all'apertura, presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, di un tavolo di crisi dedicato a La Perla manufacturing srl;

   sembra che al tavolo il piano industriale di rilancio delle produzioni La Perla in Italia non sia mai arrivato;

   nel frattempo, La Perla global management UK è stata messa in liquidazione giudiziale dalle competenti autorità britanniche, mentre La Perla manufacturing srl è stata dichiarata insolvente dal tribunale di Bologna, che ha estromesso il fondo Tennor dalla gestione della società;

   a seguito della pronuncia del tribunale di Bologna, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha nominato tre commissari –:

   se e quali iniziative di competenza si intenda intraprendere per garantire il rilancio industriale di un marchio italiano, contrastare la delocalizzazione e salvaguardare posti di lavoro.
(3-01036)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BARABOTTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il settore della moda rientra tra principali esempi del made in Italy nel mondo; un comparto che conta circa 60.000 imprese e oltre 600.000 addetti;

   negli ultimi anni la filiera produttiva del tessile abbigliamento, pelle, cuoio, calzature e occhialeria ha subito forti contraccolpi; la crisi pandemica prima e le tensioni internazionali (dalla guerra in Ucraina alla crisi del Mar Rosso) hanno incrinato un asset fondamentale per l'economia italiana;

   sono sempre più frequenti i fermi produttivi e il ricorso agli ammortizzatori sociali evidenziano una tendenza negativa che necessita di interventi immediati e mirati;

   dal confronto con le principali associazioni di categoria è emersa la necessità di intervenire con strumenti, così sintetizzabili:

    1) moratoria su finanziamenti garantiti ottenuti dalle imprese del settore a partire dal 2020, quali ad esempio i prestiti SACE, sospensione straordinaria su linee di credito in conto corrente, finanziamenti per anticipi su titoli di credito, scadenze di prestiti a breve e rate di prestiti e canoni in scadenza a cui le aziende hanno avuto accesso a seguito della pandemia COVID-19;

    2) possibilità di sospensione momentanea dei finanziamenti in genere (non specifici Covid) per le aziende che ne facciano specifica richiesta;

    3) estensione straordinaria della possibilità di ricorrere alla cassa integrazione e definizione di ammortizzatori sociali ad hoc per le imprese artigiane e PMI del settore;

    4) contributo a copertura totale per un primo modulo espositivo per la partecipazione a manifestazioni in Italia ed all'estero con qualifica di fiera internazionale a favore delle imprese artigiane e PMI del settore moda almeno per tutto l'anno 2024 e per il primo semestre 2025;

   si evidenzia quindi la necessità di tempestive misure di carattere economico, nel quadro di un più ampio progetto di politica industriale e rilancio del comparto moda –:

   quali iniziative di competenza il Governo abbia strutturato o intenda strutturare a sostegno del comparto della moda, specificando se siano previsti nel breve termine interventi di natura economica e programmatica a tutela dell'intera filiera.
(5-02110)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta scritta:


   PELLICINI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nel giugno del 2023, sulla linea ferroviaria Zenna-Luino-Gallarate, un treno merci è deragliato all'interno della galleria tra Casteveccana e Laveno Mombello;

   in quella occasione i vigili del fuoco hanno affrontato una situazione di massimo pericolo, inoltrandosi nella galleria, lunga tre chilometri, completamente buia;

   Rete ferroviaria italiana non ha infatti mai provveduto a dotare la galleria di un impianto di illuminazione;

   quando, a causa di guasti, anche l'illuminazione dei treni non funziona, i passeggeri sono costretti a viaggiare per tutto il corso della galleria completamente al buio, con un comprensibile stato d'ansia;

   a seguito dell'incidente del giugno 2023, il prefetto di Varese ha convocato una riunione d'urgenza e, in quella sede, il rappresentante di Rfi ha affermato che entro la fine del medesimo anno sarebbe stato appaltato il progetto di illuminazione della galleria –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione di pericolo sopra descritta e se Rete ferroviaria italiana abbia già appaltato le opere di illuminazione della galleria Castelveccana – Laveno Mombello.
(4-02444)

INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:


   ZARATTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 2 febbraio 2017 l'agenzia pubblicitaria S.r.l.s. «Next.4.0» ha presentato all'allora sindaco di Nettuno Angelo Casto una proposta per istallare su 600 impianti pubblicitari banner bifacciali, anche nel centro della città, benché soggetta a doppio vincolo paesaggistico;

   la proposta non ha tenuto conto del notevole impatto ambientale provocato da 1.200 banner pubblicitari istallati in 22 vie della città, per i quali non è stato ritenuto obbligatorio acquisire non solo la preventiva ed obbligatoria autorizzazione paesaggistica, ma anche l'autorizzazione ai sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo n. 42 del 2004;

   la giunta comunale ha approvato la deliberazione n. 40 del 2017 con cui ha dato avvio al cosiddetto «bando dei gonfaloni», che il successivo 27 giugno è stato aggiudicato alla «Next»;

   il bando prevedeva una offerta di partecipazione agli introiti del comune, ma la «Next» aggiudicataria, ha offerto il 6 per cento, rispetto al 10 per cento offerto invece da una ditta concorrente;

   il 5 dicembre 2017 lo stesso dirigente Luigi D'Aprano che aveva espresso parere favorevole in ordine alla regolarità tecnica della deliberazione n. 40 del 2017 e che ha presieduto la commissione aggiudicatrice, ha comunicato il diniego dell'autorizzazione all'installazione dei gonfaloni in quanto consentiti dal regolamento solo in via transitoria, senza però annullare contestualmente il «bando dei gonfaloni»;

   la «Next» ha impugnato il diniego al Tar del Lazio che con sentenza n. 4796 del 2018 ha rilevato che il comune di Nettuno non aveva ritenuto «in alcun modo di dover previamente agire in autotutela sulla gara espletata» ed ha annullato «il provvedimento impugnato, chiedendo all'amministrazione comunale di riesaminare l'istanza della ricorrente secondo i principi suindicati»;

   il «riesame» avrebbe dovuto comportare l'annullamento sia della deliberazione di giunta n. 40 del 2017 che il conseguente bando di gara, dal momento che entrambi prescrivevano il rispetto del regolamento di pubblicità;

   il comune non ha ottemperato, e il TAR del Lazio ha nominato due commissari ad acta;

   con nota prot. n. 51023 del 7 agosto 2023, trasmessa peraltro alla Soprintendenza statale sbagliata, il comune di Nettuno ha rilasciato una autorizzazione paesaggistica in forma semplificata per 31 banner pubblicitari che sarebbe piena di vizi di legittimità;

   con ordinanza n. 19234 del 2023 il TAR ha disposto la sostituzione del secondo commissario ad acta con il Capo del Dipartimento affari interni e territoriali del Ministero dell'interno, dott. Claudio Palomba;

   l'ordinanza precisa che, ai fini dell'esecuzione di ottemperanza alla sentenza n. 4796 del 2018, fra i provvedimenti che il commissario ad acta può assumere c'è anche quello in autotutela di «annullamento o revoca, con le necessarie garanzie di partecipazione al procedimento e correlative misure indennitarie o risarcitorie»;

   l'ordinanza autorizza anche il commissario straordinario del comune di Nettuno, dott. Antonio Reppucci, ad annullare il «bando dei gonfaloni» nelle veci della Giunta Comunale;

   in forza della suddetta ordinanza l'arch. Rodolfo Bosi, che ha seguito all'epoca la vicenda della «Next» a nome della associazione «Verdi Ambiente e Società» (VAS) con 11 istanze a partire dall'ottobre del 2017 fino al gennaio del 2020, ha chiesto l'annullamento del «bando dei gonfaloni» dapprima al commissario straordinario del comune di Nettuno, dott. Antonio Reppucci (con nota del 10 febbraio 2024) e poi al Commissario ad acta prefetto dott. Claudio Palomba (con nota del 12 febbraio 2024) –:

   se il Ministro interrogato non ritenga di assumere le iniziative di competenza, anche per il tramite dell'attuale commissario straordinario dott. Antonio Reppucci o del Commissario ad acta prefetto dott. Claudio Palomba, per garantire la correttezza e la trasparenza delle attività amministrative nel comune di Nettuno, con particolare riferimento al particolare settore delle affissioni pubblicitarie.
(4-02447)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   ZINZI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   come riportato dalla stampa nazionale e locale, in alcune località della Campania nella giornata del 26 febbraio 2024, sono apparsi dei manifesti con il logo della regione e l'elenco di una serie di richieste che non sarebbero state accolte dal Governo;

   il responsabile della comunicazione del Presidente della regione ha confermato all'Ansa che i manifesti – incollati negli spazi regolati per la pubblicità a Caserta e Salerno e in fase di affissione a Napoli – sono stati realizzati con i fondi istituzionali della comunicazione della regione;

   la disciplina delle attività di informazione e comunicazione delle amministrazioni pubbliche, come indicato nell'articolo 1 della legge n. 150 del 2000, è direttamente funzionale all'attuazione dei principi che regolano la trasparenza e l'efficacia dell'azione amministrativa;

   la comunicazione dell'istituzione pubblica è quello specifico esercizio che rende pubbliche le attività e le funzioni dell'amministrazione, sostenendone l'identità e favorendo il consenso dei cittadini su argomenti di interesse collettivo;

   ai sensi dell'articolo 3 della legge regionale 6 febbraio 2018, n. 1, «la Regione e gli enti non economici da essa dipendenti ... organizzano servizi e promuovono interventi diretti a) favorire la conoscenza delle disposizioni normative, delle procedure e delle attività regionali, assicurando la semplificazione del linguaggio e degli strumenti, facendosi garante dell'indipendenza e del pluralismo dell'informazione fornita dall'istituzione regionale»;

   nell'attività di cui in premessa con il simbolo della regione si utilizza la comunicazione istituzionale per mere finalità politiche;

   come noto, l'utilizzo, da parte di un amministratore, di risorse umane e materiali dell'amministrazione per il compimento di un'iniziativa estranea alle finalità istituzionali dell'ente è causa di danno erariale;

   a parere dell'interrogante non si ravvisano elementi di rilevanza istituzionale nella comunicazione della regione, per cui l'iniziativa dovrebbe essere considerata illegittima in quanto l'autore della pubblicità ha utilizzato mezzi e risorse dell'amministrazione per il soddisfacimento di un fine propagandistico e personale, così cagionando un danno patrimoniale all'ente finanziatore –:

   di quali elementi disponga il Governo in ordine alla vicenda dell'utilizzo dei loghi istituzionali della regione Campania da parte dei vertici amministrativi, evidentemente estraneo – a parere dell'interrogante – alle attività istituzionali dell'ente, e se intenda valutare la sussistenza dei presupposti per verifiche ispettive di competenza al riguardo.
(4-02452)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta scritta:


   PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   da quanto si apprende da un'inchiesta giornalistica pubblicata nei giorni scorsi su La Repubblica Palermo, la procura di Palermo ha avviato un'indagine nei confronti dei vertici e dei legali rappresentanti del dipartimento di studi europei italo-bosniaco Jean Monnet che in questi anni avrebbe operato in convenzione con l'ateneo bosniaco di Gorazde e concesso titoli universitari in medicina e professioni sanitarie non riconosciuti nel nostro Paese a centinaia di studenti;

   nella rete di questa sedicente università, mai accreditata come istituzione estera operante in Italia dal Ministero dell'università e della ricerca, sono finiti giovani siciliani, campani, calabresi, toscani e lombardi;

   da quanto emerge, gli studenti dell'ateneo non avrebbero mai firmato alcun contratto con l'università bosniaca Goradze, né con il Jean Monnet, ma li avrebbero siglati con una fondazione Svizzera e, nelle polizze assicurative degli studenti per la copertura del rischio di responsabilità civile e per gli infortuni, durante i tirocini comparirebbe il nome ancora di un'altra società con sede a Roma;

   inoltre, gli studenti non figurerebbero nelle liste dell'università Goradze, che peraltro risulta oggi priva di accreditamento anche in Bosnia;

   le lauree concesse dal dipartimento Jean Monnet dunque non hanno alcun valore legale in Italia e non sono nemmeno abilitanti;

   a giudicare da quanto sta emergendo dall'inchiesta giornalistica, molto probabilmente si è di fronte ad una gigantesca truffa a danno degli studenti e delle loro famiglie che hanno pagato rette annuali tra i 6.500 e i 20 mila euro per conseguire una laurea che ovviamente non consente loro di esercitare la professione;

   ciò che risulta incomprensibile è come sia possibile che il dipartimento possa vantare collaborazioni con aziende sanitarie convenzionate con il Sistema sanitario nazionale, dove gli studenti praticano il tirocinio e esami pratici, in assenza di accreditamento con il Ministero dell'università e della ricerca;

   nell'elenco delle collaborazioni figurerebbero le Asp di Palermo, Caltanissetta, Agrigento e Trapani, sette tra ospedali e cliniche siciliane;

   tra i docenti, i cui corsi venivano svolti esclusivamente online, figurano anche professionisti palermitani, dirigenti regionali, professori universitari, direttori generali e amministrativi delle aziende sanitarie;

   ad oggi sarebbero un centinaio gli studenti in possesso di una laurea conseguita, ma di fatto, inutilizzabile perché non riconosciuta;

   da quanto si apprende, il Ministero dell'università e della ricerca nel 2018 aveva rigettato la domanda di filiazione dell'ateneo bosniaco Goradze in Italia e lo diffidava a cessare ogni attività illegittimamente, intrapresa;

   nel 2021 il Ministero dell'università e della ricerca aveva inviato una nota alla Conferenza dei rettori delle università italiane con la quale informava di aver appurato che in alcuni atenei erano stati riconosciuti degli esami sostenuti alla Goradze e buona parte degli studenti aveva ottenuto l'iscrizione al secondo anno, anche in aggiramento della normativa sull'accesso programmato;

   nonostante l'allarme del Ministero dell'università e della ricerca le singole realtà accademiche non hanno vigilato sulla correttezza delle immatricolazioni e dunque c'è stato un numero indefinito di studenti provenienti dalla Goradze e dal Jean Monnet che hanno avuto accesso alle facoltà di medicina con materie erroneamente validate;

   appare incredibile che, nonostante gli allarmi del Ministero dell'università e della ricerca docenti delle università pubbliche, funzionari e dirigenti delle Asp abbiano continuato a collaborare e dirigere settori di questa università fantasma e che ospedali pubblici, cliniche e Asp abbiano permesso che studenti della Monnet potessero effettuare addirittura il tirocinio nei loro reparti –:

   quali iniziative di competenza intendano assumere per chiarire come sia stato possibile che la Jean Monnet abbia potuto operare in assenza di accreditamento e se non intendano appurare se e quali verifiche e provvedimenti abbiano assunto gli atenei e le strutture sanitarie dopo i richiami del Ministero dell'università e della ricerca sull'università bosniaca Goradze e il dipartimento Jean Monnet.
(4-02443)

Apposizione di una firma ad una risoluzione.

  La risoluzione in Commissione L'Abbate e altri n. 7-00193, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 9 febbraio 2024, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Simiani.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Bonelli n. 5-01673, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 novembre 2023, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Borrelli.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Rossi Andrea e altri n. 5-02090, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 febbraio 2024, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Barbagallo.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interpellanza urgente Appendino n. 2-00265 del 7 novembre 2023;

   interrogazione a risposta scritta Michelotti n. 4-02419 del 29 febbraio 2024;

   interrogazione a risposta scritta Pastorino n. 4-02426 del 1° marzo 2024.