XIX LEGISLATURA
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazioni a risposta orale:
MAGI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la stampa nazionale ha dato notizia domenica 5 maggio 2024 del violento arresto a Miami, in Florida, di uno studente italiano, Matteo Falcinelli, di 25 anni originario di Spoleto con modalità che afferiscono più alla definizione di tortura che a quella di misura precautelare;
Matteo Falcinelli, che a Miami sta frequentando un master presso la Florida International University, è stato posto in stato di arresto nella notte tra il 24 e 25 febbraio 2024 all'esterno di un locale notturno con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale, opposizione all'arresto senza violenza e violazione di domicilio;
secondo quanto ricostruito dal Quotidiano Nazionale che per primo ha dato la notizia, Matteo si trovava in un locale nella sera del 24 febbraio 2024 quando, resosi conto di non avere con sé i due suoi cellulari, ne ha chiesto la restituzione ed è stato invitato ad uscire; una volta fuori, ha trovato le forze dell'ordine le quali hanno affermato di essere intervenute perché il ragazzo avrebbe creato problemi nel bar e fatto resistenza;
all'esterno i poliziotti sarebbero stati sei, dei quali due fuori servizio e, a quanto pare, al lavoro nello stesso locale dove Falcinelli si trovava, che sarebbero intervenuti perché allertati dalla stessa proprietà, ai quali se ne sono aggiunti altri quattro successivamente. Il nostro connazionale, ribadendo il fatto di essere innocente, avrebbe richiesto la restituzione dei due cellulari e, alla resistenza delle forze dell'ordine, i nominativi degli agenti. Dopo aver puntato il dito contro di essi, è finito a terra con le mani dietro la schiena e il ginocchio di uno dei poliziotti sul collo;
presso la stazione di polizia di North Miami Beach, dove Falcinelli viene condotto, non solamente gli è stato impedito di telefonare alle nostre autorità consolari (come ricostruito sulla stampa dallo stesso Console Generale a Miami) ma è stato altresì sottoposto al così detto hogtie restraint: gli vengono quindi legati mani e piedi dietro la schiena e viene tirato per tredici interminabili minuti. A seguito delle percosse e delle ferite riportate, Falcinelli viene portato in ospedale e infine presso il Tgk Correction center dove viene infine individuato dal compagno di campus;
sottoposto a processo, il magistrato ha disposto il provvedimento di deferred prosecution che prevede che dopo un periodo di sei mesi di affidamento ai servizi di vigilanza e monitoraggio vedrà cadere definitivamente i capi di imputazione;
sebbene sia stato confermato che al momento non parrebbero esserci stati arresti operati con simile violenza ai danni di altri cittadini italiani, è di tutta evidenza la necessità di una solidarietà fattuale da parte del Governo e non solamente a parole, anche al fine di evitare nuovamente scene similari –:
quali azioni e iniziative diplomatiche il Governo abbia assunto e intenda assumere in relazione al caso e se non intenda sostenere le iniziative della famiglia per vedere riconosciuta la violazione dei diritti del proprio congiunto.
(3-01192)
TASSINARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il terremoto che ha colpito vari comuni dell'Appennino tosco-romagnolo all'alba del 18 settembre 2023 ha provocato circoscritti ma ingenti danni al patrimonio immobiliare sia pubblico sia privato, e l'inagibilità totale o parziale di vari edifici. L'evento calamitoso si è verificato a pochi mesi dalla grande alluvione, riattivando frane e dissesti nel territorio montano e pedemontano e provocando ulteriore disagio in territori nei quali già si sta riducendo il presidio antropico;
con la delibera del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2023 è stato dichiarato, per dodici mesi, lo stato di emergenza per eventi sismici nel territorio dei comuni di Brisighella in provincia di Ravenna, di Castrocaro Terme e Terra del Sole, di Modigliana, di Predappio, di Rocca San Casciano e di Tredozio in provincia di Forlì-Cesena e sono stati stanziati 6 milioni di euro per le esigenze più immediate;
con l'ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile (Ocdpc) n. 1042 del 27 novembre 2023, il Governo ha dato una prima risposta alle più pressanti situazioni di emergenza, a valere sulle somme individuate dalla delibera del 3 novembre, per il ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture di reti strategiche, e per le prime misure di assistenza per la popolazione, sulla base di un piano predisposto dal commissario delegato, individuato nel presidente della regione Emilia-Romagna;
questo provvedimento ha altresì previsto un primo stanziamento di somme per la realizzazione di interventi di ripristino del patrimonio edilizio privato, finalizzati al recupero dell'agibilità di alloggi adibiti a residenza principale, abituale e continuativa, oggetto di ordinanze di sgombero, fino a un massimo di 30.000 euro per unità immobiliare;
l'Ocdpc prevede l'eventuale stanziamento di ulteriori risorse a valere sui fondi della Protezione civile, limitatamente alle sole questioni legate all'emergenza. Nulla è previsto rispetto alla questione della ricostruzione post-sisma;
a seguito degli eventi sismici che, negli ultimi anni, hanno funestato il nostro Paese (L'Aquila nel 2009, l'Emilia-Romagna nel 2012, il Centro-Italia nel 2016), lo Stato si è impegnato, con provvedimenti rapidamente adottati, in piani di ricostruzione che hanno previsto l'erogazione di contributi pubblici a fondo perduto per la riparazione di edifici privati lesionati;
per finanziare le spese per la riparazione che non hanno trovato copertura nel contributo statale, le suddette aree beneficiano anche di una proroga dell'agevolazione fiscale del «Superbonus» sino a fine 2025, le cui modalità applicative, compresi cessione del credito e sconto in fattura, sono state recentemente confermate nel decreto-legge n. 9 del 2024;
a distanza di otto mesi dal terremoto che ha interessato l'Appennino tosco-romagnolo non si ha notizia di iniziative legislative in materia di ricostruzione post-sisma. Ciò sta provocando un inevitabile aggravamento dell'attuale situazione, poiché alcuni fabbricati, gravemente lesionati, sono direttamente adiacenti o aggettanti su aree pubbliche;
è necessario il ripristino di un patrimonio immobiliare sito principalmente in borghi e centri storici, che altrimenti saranno destinati all'abbandono, con ineluttabili implicazioni in termini di riduzione della presenza antropica nei territori montani e conseguenti minori livelli di salvaguardia del territorio –:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno farsi promotori dei provvedimenti necessari alla ricostruzione, delle aree colpite dal terremoto del 18 settembre 2023 e al sostegno delle popolazioni locali, sulla falsariga dei provvedimenti già adottati per gli eventi sismici avvenuti a partire dal 2009, al fine evitare discriminazioni fra cittadini appartenenti a territori diversi.
(3-01193)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta in Commissione:
BOLDRINI, AMENDOLA, PORTA, PROVENZANO e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il rapporto della Commissione indipendente incaricata dall'Onu di rivedere i meccanismi e le procedure interne all'Unrwa ha rilevato che l'Agenzia dispone di ampi strumenti per garantire l'imparzialità nel suo lavoro e per fornire regolarmente a Israele elenchi dei propri dipendenti;
soprattutto, vengono escluse le accuse di complicità dell'Agenzia con Hamas portate avanti dalle autorità israeliane poiché, come affermato nel rapporto, Israele «deve ancora fornire prove a sostegno di ciò», e inoltre, secondo gli esperti guidati dall'ex Ministra francese Catherine Colonna «l'insieme di regole in atto all'Unrwa è il più elaborato all'interno del sistema delle Nazioni Unite»;
le accuse del Governo di Israele contro 12 membri dell'Unrwa hanno provocato la sospensione di finanziamenti all'Agenzia per un ammontare di circa 450 milioni di dollari. Difatti, nel mese di gennaio 2024 alcuni tra i principali donors, tra cui Austria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Romania, Svezia, Usa, Canada, Islanda, Regno Unito, Giappone e Australia, avevano deciso preventivamente di congelare i fondi;
la Commissione europea ha ripristinato invece quasi subito i suoi fondi, in attesa dell'esito delle indagini dell'organo investigativo delle Nazioni Unite;
nei mesi successivi, Canada, Svezia, Giappone, Belgio, Germania, Francia, Irlanda e Norvegia hanno, anche loro, ripreso i propri finanziamenti all'Agenzia e addirittura la Spagna ha deciso di incrementare il proprio supporto per l'Unrwa;
l'Italia, invece, continua incomprensibilmente a bloccare il proprio contributo annuale all'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), nonostante la Commissione europea e altri stati UE abbiano ripreso i pagamenti previsti per il 2024 e nonostante gli esiti del rapporto redatto dalla Commissione indipendente delle Nazioni Unite incaricata di indagare sulle accuse mosse all'Agenzia, che ha appurato che «Israele non ha fornito alcuna prova a supporto delle affermazioni fatte, che risultano quindi al momento prive di fondamento»;
questa dichiarazione smentisce totalmente quanto affermato dal Viceministro Edmondo Cirielli, il quale, rispondendo alla Camera dei deputati il 22 marzo 2024 ad un'interpellanza urgente del gruppo del Partito Democratico, diceva che: «Israele ha presentato tutta una serie di prove dettagliate»;
il rapporto Colonna conclude infine che «in assenza di una soluzione politica tra Israele e i Palestinesi, l'Unrwa rimane un elemento fondamentale nel fornire aiuti umanitari salvavita e servizi sociali essenziali, in particolare nell'ambito sanitario ed educativo, ai rifugiati palestinesi a Gaza, Giordania, Libano, Siria e nella Cisgiordania»;
come affermato anche dall'ex Ministra degli Esteri francese Catherine Colonna, che ha guidato l'analisi indipendente «l'Unrwa è "insostituibile e indispensabile" per i palestinesi di tutta la regione, e in molti la vedono come "un'ancora di salvezza umanitaria"»;
ciò è stato ribadito anche dal Presidente della Repubblica Mattarella, nel suo intervento all'Assemblea generale dell'Onu, nel quale ha sottolineato l'importanza di finanziare l'Agenzia Unrwa che svolge una «essenziale funzione» –:
se esista una documentazione in possesso del Governo che abbia consentito al Viceministro Cirielli di affermare l'esistenza di «prove dettagliate» da parte di Israele sul coinvolgimento dell'Unrwa nell'aggressione del 7 ottobre 2023;
per quale motivo l'Italia continui a bloccare il ripristino delle risorse previste per Unrwa, soggetto fondamentale nella fornitura dei servizi essenziali – sanità, scuola, trasporti, nonché per le iniziative umanitarie a sostegno della popolazione palestinese, come Food for Gaza proposta dal Governo – alla popolazione palestinese, non solo a Gaza e in Cisgiordania, ma anche nei Paesi che ospitano consistenti comunità di profughi, quali Siria, Giordania e Libano;
per quale motivo la Striscia di Gaza non sia più inclusa nella lista dei luoghi destinatari di progetti dell'Agenzia italiana di Cooperazione allo sviluppo, implementati dalle Ong italiane.
(5-02339)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazione a risposta in Commissione:
BRAGA e SCARPA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il giorno 21 dicembre 2023 l'impresa bresciana Progeco Ambiente s.p.a., il cui amministratore delegato è Giovanni Bonacina, ha depositato istanza di rilascio del Paur (provvedimento autorizzatorio unico regionale) relativo a una discarica di rifiuti contenenti amianto localizzato nel comune di Valeggio sul Mincio (VR) nella località Ca' Balestra, a poca distanza dal centro comunale e a meno di dieci chilometri di distanza da un altro progetto di coltivazione a discarica di amianto nel comune di Villafranca di Verona;
secondo quando si apprende dal progetto descritto l'impianto in oggetto, avente una volumetria lorda complessiva pari a circa 940.000 metri cubi, utile a smaltire eternit – amianto in matrice cementizia o resinoide – corrispondenti a un conferimento annuo massimo pari a 90.000 tonnellate, insisterebbe su un'area pari a circa 149.930 metri quadri sul sedime dell'ex cava Gabbia, cava di ghiaia e sabbia attiva nei primi anni '80 del secolo scorso;
cittadini, associazioni e comitati lamentano serie preoccupazioni e gravi perplessità sulla sicurezza sanitaria e ambientale proprio perché la nuova discarica insiste su di territorio di grande pregio e ricco di falde acquifere con il trattamento di un'elevata quantità di amianto, potrebbe minare nel futuro il territorio in modo permanente e senza grandi assicurazioni sulla gestione di un impianto di così elevato stoccaggio;
l'area è peraltro attraversata da un importante gasdotto Snam che valica i territori comunali di Mozzecane, Villafranca, Valeggio sul Mincio;
con l'aggiornamento del piano rifiuti, la Giunta regionale del Veneto ha introdotto rispetto al testo del 2015 una deroga che consentirebbe la realizzazione di nuove discariche di rifiuti pericolosi contenenti amianto in aree di ricariche delle falde acquifere –:
se non ritenga di adottare ogni iniziativa, per quanto di competenza, in rapporto alla citata deroga rispetto al quadro normativo nazionale e comunitario, e se ritenga che il progetto di coltivazione a cava per il conferimento di inerti in amianto sia compatibile con la normativa nazionale di tutela delle falde acquifere di quella porzione di territorio veronese e con la compromissione ecosistemica del sottosuolo già provocata dalla vicina discarica di Ca' Baldassarre.
(5-02341)
Interrogazione a risposta scritta:
GHIRRA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno, al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:
secondo i dati pubblicati dall'Ispra, nel 2023 in Italia sono andati bruciati negli incendi che divampano durante la stagione estiva oltre 59 mila ettari, oltre 9 mila dei quali di foreste; in Sardegna ogni anno bruciano decine di migliaia di ettari di boschi e foreste: nel 2021, anno record, addirittura 21 mila, con 3.231 roghi (il 51 per cento in più rispetto alla media del periodo), di cui 1.438 con estensione superiore ai mille metri quadri (il 45 per cento del totale), più di 6.200 ettari di bosco e 9.800 di pascolo percorsi dalle fiamme; questi dati fanno ritenere la regione sarda sempre particolarmente a rischio a causa di specifiche condizioni paesaggistiche e meteorologiche: tra maggio e settembre 2023 sono stati necessari ben 321 interventi degli elicotteri della flotta regionale e ben 48 del «Centro Operativo Aereo Unificato», tramite Canadair;
in questo contesto la Giunta regionale, con deliberazione del 30 aprile 2024, ha approvato l'ultimo Piano regionale antincendi;
tuttavia si è appreso da recenti notizie di stampa locale che le forze in campo nel contrasto agli incendi sarebbero ridotte all'osso: in particolare sembrerebbe che la flotta di Canadair, essenziale per poter abbreviare i tempi di intervento in caso di incendio, messa a disposizione delle forze dell'ordine impegnate nel contrasto agli incendi tramite il citato «Centro Operativo Aereo Unificato», si sarebbe assottigliata fino a diventare del tutto esigua tanto da non poter garantire la necessaria copertura del territorio e allo stesso tempo sarebbe in atto una fortissima riduzione delle squadre di personale in campo sul territorio con funzioni preventive e di intervento;
sembrerebbe inoltre che, nell'ambito del bando regionale per la gestione della campagna antincendi per l'estate 2024, siano andate deserte le prime tre gare; per l'ultima, scaduta il 6 maggio 2024, non sarebbe addirittura arrivata nessuna offerta: nessuna società del settore avrebbe accettato le condizioni della regione;
la Sardegna avrà così a disposizione solo 5 mezzi aerei invece di 14; alla base del rifiuto a partecipare ci sarebbe il fatto che chi ha gestito il servizio fino all'anno scorso non abbia trovato remunerativo il bando: nonostante sia stato aumentato il contributo per ogni ora di volo, non viene comunque coperto l'incremento del prezzo del carburante; in più nello stesso periodo anche Lombardia e Sicilia avevano indetto i loro appalti e chi ha potuto ha fatto rotta verso quelle regioni;
considerato che dai dati del Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (Effis) – sezione del servizio di gestione delle emergenze (Ems) del programma Ue Copernicus emergono dati preoccupanti circa le previsioni di allerta per i prossimi mesi estivi in Sardegna: la temperatura media globale degli ultimi 12 mesi da maggio 2023 ad aprile 2024 è stata la più alta mai registrata, di 0,73 °C sopra la media del trentennio 1991-2020 e di 1,61 °C sopra la media dell'epoca pre-industriale 1850-1900 e il mese di aprile del 2024 è stato globalmente il più caldo mai registrato, con una temperatura media dell'aria in superficie di 15,03 gradi, 0,67 °C sopra la media di aprile del trentennio di riferimento 1991-2020 e 0,14 °C sopra il record precedente dell'aprile 2016; si tratta dell'11esimo mese consecutivo che risulta il più caldo mai registrato –:
quali iniziative i Ministri interrogati abbiano in previsione di adottare per preparare adeguatamente la campagna antincendio da affrontare in estate, prevenire o ridurre al minimo i danni provocati dagli incendi boschivi, che rappresentano ormai da anni una emergenza nazionale;
se ritengano adeguata l'attuale dotazione di personale e mezzi dislocati sul territorio sardo e se non ritengano opportuno un loro corrispondente tempestivo potenziamento.
(4-02775)
CULTURA
Interrogazione a risposta in Commissione:
BONAFÈ. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
due crolli distinti hanno interessato il 5 maggio 2024 la cinta muraria medievale di Volterra, causando un ferito lieve e l'evacuazione temporanea di tre famiglie. Sono già state predisposte le operazioni di verifica statica da parte dei vigili del fuoco e dei tecnici comunali;
secondo i primi rilievi le cause del crollo sono ancora in corso di accertamento, ma si ipotizza che sia dovuto a un problema di natura strutturale delle mura. Le mura medievali di Volterra sono un monumento di grande valore storico e artistico e il loro crollo rappresenta un grave danno al patrimonio culturale non soltanto della città;
il cedimento del 5 maggio ha riportato alla memoria i terribili ricordi di dieci anni fa, quando il 30 gennaio 2014 nel cuore della città crollò un tratto di cinta muraria di circa 30 metri dopo numerosi giorni di piogge e maltempo;
il crollo delle mura medievali di Volterra è quindi un episodio non isolato ed allarmante per la sicurezza pubblica e vanno escluse altre possibili e pericolose criticità. Si tratta inoltre di beni culturali riconosciuti dall'ordinamento nazionale, oltre a rappresentare una straordinaria ricchezza dal punto di vista artistico ed architettonico, attraggono ogni anno milioni di visitatori e contribuiscono alla crescita del prodotto interno lordo turistico e ricettivo del nostro Paese;
è conseguentemente auspicabile e urgente uno studio accurato sulla tenuta strutturale della cinta muraria di Volterra;
è altrettanto evidente che i finanziamenti necessari sia per prevenire episodi simili, sia per mettere in sicurezza i danni subiti non possono ricadere esclusivamente sugli enti territoriali;
le fortificazioni e le cinte murarie di origine medievale sono infatti spesso di proprietà del demanio pubblico e date in gestione alle amministrazioni comunali, senza però adeguate risorse per la manutenzione ordinaria –:
se non si ritenga urgente e necessario, in relazione a quanto espresso in premessa, intraprendere iniziative urgenti al fine di verificare la tenuta strutturale della cinta muraria di Volterra e conseguentemente adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, e stanziare risorse adeguate a sostegno degli interventi di prevenzione, manutenzione e riparazione di eventuali danni delle fortificazioni medievali riconosciute patrimonio storico e culturale.
(5-02338)
Interrogazione a risposta scritta:
ZIELLO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
nella giornata di domenica 5 maggio 2024, un cedimento strutturale delle mura medievali di Volterra (Pisa) ha provocato un crollo nella zona di San Felice, causando un ferito nonché l'evacuazione di tre famiglie, con i detriti che si sono riversati sulla strada provinciale 15, conseguentemente chiusa al traffico in quella tratta;
per far fronte alle conseguenze dell'evento, l'amministrazione comunale ha aperto alle auto il transito nel centro storico, al fine di consentire un ulteriore collegamento con la strada provinciale 15 e la stessa società di trasporto pubblico locale, Autolinee Toscane, ha attuato dei provvedimenti di deviazione degli itinerari dei mezzi pubblici fino al ripristino della regolare viabilità;
la manutenzione del patrimonio artistico e culturale rappresenta un fattore decisivo per la sicurezza dei cittadini e, come in questo caso, ha un notevole impatto sia sulla viabilità sia sull'organizzazione e la programmazione della mobilità, soprattutto in vista dell'apertura della prossima stagione turistica che vedrà un notevole afflusso di persone e che rappresenta, per la zona in questione, un fattore di crescita e sviluppo vitali;
è quanto mai importante preservare il gioiello Volterra nella sua interezza ed il crollo della cinta muraria non deve essere sottovalutato bensì considerato come un campanello d'allarme –:
se e quali iniziative di competenza intenda adottare con riguardo all'episodio richiamato in premessa e, in particolare, se intenda adottare iniziative di competenza per reperire le risorse necessarie al recupero della cinta muraria.
(4-02771)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta scritta:
GUSMEROLI e CAVANDOLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, al Ministro per le disabilità. — Per sapere – premesso che:
la legge 1° aprile 2021, n. 46, recante delega al Governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l'assegno unico e universale, all'articolo 1, comma 2, lettera c), stabilisce che: «ai fini dell'accesso e per il calcolo delle prestazioni sociali agevolate diverse dall'assegno di cui al comma 1, il computo di quest'ultimo può essere differenziato nell'ambito dell'Isee, fino al suo eventuale azzeramento»;
il decreto legislativo n. 230 del 2021, attuativo della predetta legge, all'articolo 8, specifica: «l'assegno non concorre alla formazione del reddito complessivo di cui all'articolo 8 del testo unico delle imposte sui redditi»;
il combinato disposto della disciplina dell'Assegno unico universale (AUU) rispetto ai calcolo Isee ha, purtroppo, avuto un impatto negativo su numerose famiglie, soprattutto ai fini dell'accesso alle prestazioni sociali agevolate e per il calcolo delle stesse: in particolare, è emerso come l'Isee rilasciato nel 2024 e relativo ai due anni precedenti, sia determinato comprendendo anche l'impatto dell'assegno unico percepito dalle famiglie;
medesime criticità applicative si sono poi riscontrate anche per i beneficiari dell'assegno unico e universale che posseggono i titoli di Stato e i buoni fruttiferi postali; inoltre, secondo quanto dichiarato dall'Inps nel messaggio numero 165 del 12 gennaio 2024, nelle more delle modifiche al regolamento dell'Isee, resta immutata la disciplina Isee relativa al patrimonio mobiliare, con la conseguenza che nelle dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) presentate a partire da gennaio 2024 permane l'obbligo di indicare tutti i rapporti finanziari individuati dall'articolo 5 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013 e posseduti al 31 dicembre 2022 dai soggetti appartenenti al nucleo familiare;
pur riconoscendo la meritoria iniziativa di istituire un tavolo tecnico per affrontare la questione – che vede impegnato il Ministero del lavoro e delle politiche sociali insieme al Ministero dell'economia e delle finanze, al Dipartimento delle politiche della famiglia e al Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità – al momento non si è arrivati ad una soluzione definitiva;
da ultimo, anche l'Associazione Genitori Scuole Cattoliche (AGeSC), ha segnalato: «come questo tema incida inevitabilmente anche sulle misure dedicate al pluralismo educativo e alla libertà di scelta educativa» (cfr. L'Avvenire 25 aprile 2024) –:
quali iniziative i ministri interrogati intendano adottare, nell'ambito delle rispettive competenze, affinché le famiglie, nel percepire l'assegno unico, non vengano penalizzate nell'accedere alle prestazioni, ai servizi e alle agevolazioni erogati in relazione all'Isee.
(4-02780)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta scritta:
ZINZI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
è ormai comune sapere che con Terra dei fuochi si intende quel territorio, compreso tra la provincia di Napoli e l'area sud-occidentale della provincia di Caserta, interessato dal fenomeno delle discariche abusive e/o dell'abbandono incontrollato di rifiuti urbani e speciali, associato, molto spesso, alla combustione degli stessi;
la Corte di appello di Napoli, con sentenza del 29 gennaio del 2015, condannava i fratelli Pellini, imprenditori impegnati nello smaltimento dei rifiuti in molti comuni della provincia di Napoli, a 7 anni di reclusione (ridotti a 4 con l'indulto) per il reato di disastro ambientale doloso di cui all'articolo 434, secondo comma, del codice penale;
gli approfondimenti investigativi hanno consentito di scoprire che l'impianto di compostaggio gestito dalla famiglia fosse assolutamente carente e inidoneo sotto il profilo tecnico benché promosso, a seguito di verifica favorevole da parte dei tecnici dell'Arpac (l'Agenzia regionale ambientale), a pieni voti. Condizione che ha consentito ai Pellini di contrattare non solo con le amministrazioni locali ma di fare affari con l'allora commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti. Diventano famosi, a quel tempo, due pastori che, nel giro di qualche anno, vedono sterminato il loro gregge di duemila pecore a causa dell'avvelenamento dei terreni e delle falde acquifere e decidono di procedere con esposti a raffica all'autorità giudiziaria;
successivamente, la Corte di cassazione con sentenza del 17 maggio 2017 confermava la condanna per il reato di cui sopra; si ricorda che si tratta del più importante processo per reati ambientali che riguardava molti comuni della cosiddetta Terra dei fuochi della provincia di Napoli e di Caserta. L'inchiesta partì da indagini incrociate di varie procure di Italia, tra cui quelle di Rieti, di Venezia e di Napoli, dando vita al processo denominato «Carosello»;
con decreto di confisca n. 85 del 2019, emesso in data 16 gennaio 2019 e depositato in data 20 febbraio 2019, il tribunale di Napoli ordinava la confisca dei beni nella disponibilità diretta o indiretta dei fratelli, costituiti da ville, case, auto di lusso, appartamenti, quote societarie ed elicotteri, per un valore pari al patrimonio di 222 milioni di euro;
la Corte di cassazione, con provvedimento del 27 marzo 2024, ha tuttavia disposto la restituzione dei beni, dichiarando l'illegittimità della misura ablatoria, essendo stato il decreto di confisca emesso oltre il termine di diciotto mesi, di cui all'articolo 24, comma 2, del decreto legislativo n. 159 del 2011;
il Ministro della giustizia – come da egli stesso dichiarato nella seduta della Camera dei deputati del 17 aprile 2024 – ha proceduto all'invio di ispettori la cui attività dovrebbe appurare se la restituzione di un patrimonio così ingente sia addebitabile a ingiustificati ritardi o ad altre ragioni;
al di là degli aspetti procedurali che i tecnici del Ministero valuteranno nella loro giusta dimensione, resta lo sgomento per una decisione che vanifica vent'anni di impegno di donne e uomini delle forze dell'ordine e della magistratura per restituire fiducia e coraggio a chi vive in quel territorio;
la priorità resta la necessità di bonificare le aree inquinate e di impedire che soggetti senza scrupoli continuino o ambiscano a guardare al ciclo dei rifiuti con interesse economico –:
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda porre in essere per evitare il ripetersi di casi di «malagiustizia» come quello esposto in premessa.
(4-02778)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta in Commissione:
BENZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la strada regionale 348, conosciuta anche come strada regionale Feltrina – che collega le città di Feltre (Belluno) e Treviso – è un'arteria di assoluta importanza per collegare i due territori provinciali, ma è anche una delle strade maggiormente pericolose per gli utenti, tanto da essere classificata come una delle strade a più alta incidentalità del Veneto;
la strada regionale 348 interseca, inoltre, la Superstrada Pedemontana Veneta, essendo a servizio della stessa;
la strada regionale 348 – collegata alla strada statale 47 «della Valsugana» tramite la strada statale 50 e 51-bis «del Grappa» e «del Passo Rolle» – è diventata de facto «corridoio» internazionale per il traffico pesante che dai Balcani e dal Friuli è diretto al Brennero, in quanto permette un risparmio sia di chilometri percorsi che di pedaggi rispetto al passaggio per il Quadrante Europa di Verona;
è evidente come la strada regionale 348 sia per molti tratti rimasta tale e quale come era negli anni '50, e quindi insufficiente per reggere il traffico odierno;
nella Valle del Piave fra le località di Anzù (comune di Feltre) e Fener (già Alano di Piave, oggi Setteville), a questa situazione si aggiunge una totale criticità dovuta all'assenza di banchine laterali, il pericolo di cadute di grossi massi – come avvenuto sia negli anni scorsi, e in ultimo in data 11 febbraio 2024 – e il rischio di colate di detriti che bloccano il traffico nei frequenti casi di piogge abbondanti;
attualmente la strada statale 47 «della Valsugana» è interrotta nel tratto vicentino fra Valbrenta e Bassano del Grappa a seguito della caduta di un gigantesco masso, con relativa deviazione di tutto il traffico dal Veneto Centrale verso Trento proprio sulla strada regionale 348;
si è appreso dalle dichiarazioni a mezzo stampa (Il Gazzettino – 12 febbraio 2024) dell'ex deputato onorevole Dario Bond, secondo il quale nella precedente legislatura sarebbero stati individuati e messi a disposizione, presso la struttura tecnica di missione del Ministero, dei fondi per intervenire nei tratti più critici e pericolosi della strada regionale 348 –:
se i fondi citati siano effettivamente disponibili e a quale progetto siano collegati, dato che lo stesso cita la galleria del Comelico;
quali iniziative di competenza intenda porre in essere con la massima priorità, alla luce di quanto segnalato in premessa, per la messa in sicurezza della strada regionale 348 Feltrina.
(5-02337)
Interrogazione a risposta scritta:
GRIMALDI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
una nota pubblicata nei giorni scorsi sul sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti riporta che «il comitato paritetico Giustizia/Mit ha deciso che, a seguito di istruttoria degli uffici competenti dei due Ministeri, verrà richiesto al Ministero dell'economia e delle finanze lo stanziamento delle risorse necessarie per il recupero e l'adeguamento dell'ex ospedale "Degli Infermi" di Biella e dell'ex Caserma Cesare Battisti di Nola (NA) da destinare a scuola per Agenti penitenziari»;
gli oltre 53 mila metri quadrati dell'ex ospedale Degli Infermi di Biella sono inutilizzati da anni e la proprietaria del manufatto, la regione Piemonte, non è mai andata oltre generiche disponibilità alla vendita e al cambio di destinazione d'uso;
nei giorni scorsi si è appreso dell'annuncio della regione Piemonte che essa avrebbe deciso di concedere in usufrutto gratuito l'ex ospedale Degli Infermi al dipartimento di polizia penitenziaria ma ad oggi, a riguardo, non risulta nessun atto formale assunto dalla Giunta regionale, nonostante le recenti dichiarazioni riportate dalla stampa locale;
il sottosegretario al Ministero della giustizia Delmastro Delle Vedove, come riportato dagli organi di stampa, il 30 aprile 2024 ha annunciato l'approvazione del progetto di riconversione dell'ex ospedale in scuola per gli agenti penitenziari e la richiesta di finanziamento avanzata al Ministero dell'economia e delle finanze, che dovrebbe aggirarsi intorno ai settanta milioni di euro, indicando addirittura la data di fine lavori per il 2027, nonostante l'iter amministrativo sia soltanto agli inizi e anche la comunicazione pubblicata sul sito istituzionale del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti faccia riferimento ad una generica richiesta di stanziamento di risorse;
a parere dell'interrogante, il recupero dell'ospedale deve avvenire attraverso l'adozione di un percorso condiviso che coinvolga la cittadinanza e desta perplessità sia la tempistica dell'annuncio, avvenuto a ridosso delle competizioni elettorali amministrative, regionali ed europee, sia i tempi assolutamente ristretti dichiarati per la fine dei lavori specialmente dopo che nulla è stato fatto negli ultimi cinque anni dalle amministrazioni che hanno governato la città di Biella e la regione Piemonte –:
se i Ministri interrogati intendano confermare l'intenzione di procedere con la riconversione dell'ex ospedale Degli Infermi di Biella in scuola per gli agenti penitenziari chiarendo quale sia, ad oggi, lo stato dell'iter per la realizzazione del suddetto progetto e se intendano confermare i tempi di realizzazione annunciati dal sottosegretario alla giustizia Delmastro Delle Vedove.
(4-02773)
INTERNO
Interrogazioni a risposta scritta:
ZINZI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
sempre più allarmanti sono le notizie in merito alla sicurezza a Mondragone; l'ultima, in ordine temporale, riguarda un episodio di guerriglia verificatosi nella notte del 2 maggio 2024 tra viale Margherita e via Savona, nel pieno centro urbano ed a due passi dal mare;
si è trattato di uno scontro violento all'interno della comunità bulgara, le cui cause sono ancora poco chiare, che si è trasformata in una vera e propria guerriglia urbana a colpi di mazze, travi di legno e sassi, con decine di persone riversatesi in strada, mentre il traffico scorreva, inseguendosi tra urla e lanci di oggetti contundenti;
altrettanto scalpore ha suscitato la notizia di un rogo doloso, avvenuto il 28 aprile 2024, che ha distrutto l'auto di un dirigente dell'ufficio tecnico del comune di Mondragone, l'architetto Salvatore Catanzaro;
l'utilitaria, una Lancia Ypsilon utilizzata dal dirigente e dalla moglie, era parcheggiata dinanzi al cancello d'ingresso della villa dove la famiglia vive, in località Fievo, una zona residenziale della città litoranea; nel rogo la macchina è andata completamente distrutta ed i resti sono ora sotto sequestro;
per gli inquirenti sembra non ci siano dubbi sulla natura dolosa dell'incendio, ipotesi confermata dalle tracce di liquido infiammabile rinvenute e dalle immagini della videosorveglianza che ritraggono due individui con il volto coperto aggirarsi con delle taniche;
le ipotesi su cui si sta indagando sono diverse anche se la pista privilegiata sembra essere quella del ruolo ricoperto dal dirigente, ovvero a capo di un ufficio da cui passano gli atti delle principali opere pubbliche, i più grandi appalti, le concessioni edilizie –:
se e quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire e salvaguardare la sicurezza e la legalità all'interno della città, anche prevedendo sul territorio l'operazione cosiddetta «strade sicure», affinché episodi come quelli richiamati in premessa non possano più ripetersi.
(4-02772)
TORTO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in data 22 gennaio 2024 è stata pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato n. 00721/2024 che ha annullato le operazioni elettorali del comune di Atri svoltesi in data 14 e 15 maggio 2023;
in particolare, nella sentenza si legge: «(...) l'utilizzo anche di una sola “scheda ballerina”, stante la reiterabilità della fuoriuscita dal seggio di schede autenticate e non votate, partendo dall'iniziale illecita sottrazione anche di una sola di esse, è in grado di alterare in maniera indeterminabile la libera espressione del voto ed incidere sul risultato elettorale (...)»;
il Consiglio di Stato, in conclusione, afferma «(...) le circostanze di fatto verificatesi e le omissioni e gli errori nella verbalizzazione conducono a ritenere sussistente un quadro delle operazioni elettorali del comune di Atri idoneo a rendere i voti espressi non liberi né segreti, in violazione dell'articolo 48 della Costituzione e la competizione elettorale non trasparente e non rispondente alla effettiva volontà del corpo elettorale. Ne deriva un vulnus insanabile alla regolarità complessiva delle operazioni elettorali effettuate nel comune di Atri (...)»;
l'accaduto è di eccezionale gravità tanto che il Consiglio di Stato, come da dispositivo della sentenza, ha stabilito di «(...) disporre la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo per le eventuali valutazioni di competenza (...)»;
risulta oltremodo urgente ed improcrastinabile adottare misure utili che assicurino un'elezione libera e segreta nel rispetto dei diritti sanciti dall'articolo 48 della Carta costituzionale, atteso, tra l'altro, che i cittadini di Atri, dopo l'annullamento delle elezioni 2023 per effetto della sentenza in argomento, sono chiamati al voto in data 8 e 9 giugno 2024 per eleggere il sindaco e il Consiglio comunale e nella stessa data sono chiamati ad eleggere, come nel resto del Paese, anche i membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia –:
quali iniziative di competenza, anche di natura normativa, Ministro interrogato intenda adottare affinché, prima e durante le elezioni che, come nel caso del comune di Atri, si terranno in data 8 e 9 giugno 2024, sia garantito lo svolgimento di una competizione elettorale trasparente e rispondente all'effettiva volontà del corpo elettorale, assicurando, quindi, un'elezione libera e segreta nel rispetto dei diritti sanciti dall'articolo 48 della Carta costituzionale sia per l'elezione diretta del sindaco e del Consiglio comunale sia per quella dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia.
(4-02777)
SCHIANO DI VISCONTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in data 29 aprile 2024 il consigliere del comune di Giugliano in Campania, Salvatore Pezzella, ha presentato una denuncia alla procura della Repubblica del Tribunale di Napoli nella quale ha lamentato una violenta aggressione subita da ignoti in data 2 febbraio 2024;
da quanto si è appreso dagli organi di stampa il politico locale sarebbe stato minacciato prima ed aggredito poi a causa della sua posizione contraria rispetto ai piani attuativi di intervento (Pua), oggetto di successiva deliberazione del consiglio comunale n. 04 del 12 marzo 2024;
il consigliere Salvatore Pezzella ha altresì dichiarato di aver informato immediatamente il sindaco Dottor Nicola Pirozzi circa l'aggressione e le intimidazioni subite, tuttavia non si conoscono i provvedimenti e/o le iniziative adottate dal medesimo sindaco in conseguenza della notizia di reato ricevuta;
il comune di Giugliano in Campania risulta tuttora inadempiente rispetto all'approvazione del piano urbanistico comunale (Puc), provvedimento amministrativo di grande importanza e dunque di notevole appetibilità per le ingerenze e le mire espansionistiche mafiose territoriali;
a parere dell'interrogante è necessario che siano accertate le condizioni di agibilità legale, democratica e politica dell'assemblea elettiva del comune di Giugliano in Campania, in considerazione del fatto che i summenzionati accadimenti sono certamente meritevoli di specifica ed approfondita valutazione da parte delle competenti autorità istituzionali, oltre che giudiziarie –:
se non intenda adottare urgenti iniziative di competenza, anche ai sensi dell'articolo 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in considerazione della necessità di garantire e tutelare il corretto funzionamento dell'ente comunale, nonché di assicurare il normale esercizio della rappresentanza democratica, nel rispetto puntuale dei precetti costituzionali e delle vigenti normative finalizzate ad impedire ogni eventuale condizionamento esterno illecito nell'espletamento delle funzioni pubbliche.
(4-02779)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta in Commissione:
MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
in merito all'attuazione del PNRR, i dati positivi lasciati dai precedenti Governi, a parere dell'interrogante risultano dilapidati a causa delle incertezze dell'Esecutivo in carica e i vaghi annunci circa l'«impossibilità» di raggiungere gli obiettivi entro il 2026, «spostamenti» di opere sulle altre fonti di finanziamento e «smantellamenti», cui non è seguito nessun atto concreto;
la terza relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha certificato un grave ritardo accumulato dal Governo e l'insufficiente informazione e trasparenza dello stato di avanzamento dei progetti;
le informazioni, infatti, disponibili esclusivamente sulla piattaforma Regis, dedicata alla rendicontazione del piano, non sono pubbliche;
per avere qualche indicazione su questi aspetti occorre affidarsi ai report realizzati dai soggetti che hanno accesso alla piattaforma. In questo caso il documento più recente è stato realizzato dall'Ufficio parlamentare di bilancio, con dati aggiornati al 26 novembre 2023, nel quale si evidenzia una significativa lentezza nella capacità di spesa delle risorse collegate al PNRR. In particolare, tale organo certifica: una spesa ferma al 14 per cento (28,1 miliardi di euro), con un dato allarmante proprio nel 2023 di soli 2,5 miliardi di euro, pari al 7,4 per cento di quanto programmato; un diffuso ritardo su tutti progetti del Piano, pari al 75 per cento dei progetti esecutivi registrati sulla piattaforma Regis;
la relazione evidenzia una sorta di «collo di bottiglia» determinato non tanto dalle gare deserte o annullate e neanche dal massimo ribasso (15 per cento), in linea con altri appalti pubblici, quanto dai ritardi nella progettazione esecutiva e nell'assegnazione dei progetti alle imprese;
peraltro, l'Ufficio parlamentare di bilancio rileva che la revisione del PNRR non ha permesso di superare le difficoltà che hanno determinato questi ritardi ma ha semplicemente consentito di guadagnare del tempo, facendo scalare in avanti alcuni degli obiettivi che il nostro Paese deve raggiungere;
in tale scenario, per quanto riguarda il settore istruzione, la misura relativa agli asili è tra quelle che ha scontato una difficile fase di avvio legata, principalmente, alle criticità gestionali e amministrative che hanno messo in crisi la possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati già per fine giugno dello scorso anno;
obiettivi che, come denunciato dal settore, non verranno raggiunti nonostante il nuovo Piano asili nido, avviato dal decreto 30 aprile 2024, n. 79;
inoltre i fondi stanziati non risulterebbero sufficienti: un'analisi dell'Ufficio parlamentare di bilancio sulla base delle graduatorie del bando PNRR stimava che il deficit di posti potrebbe continuare a esistere: ad esempio, in Campania e Sicilia mancherebbero ancora tra 6 e 11 mila posti per garantire la copertura del 33 per cento a livello regionale. In più, poco più di 3.400 comuni con una grave carenza di asili nido – tasso di copertura compreso tra 0 e 11 per cento – non hanno partecipato ai bandi PNRR per aumentare i posti –:
se il Ministro interrogato non intenda rendere accessibili i dati relativi allo stato di avanzamento dei singoli progetti del PNRR e, in particolare, il numero dei posti creati negli asili nido, mediante pubblicazione sul sito internet istituzionale del Ministero.
(5-02340)
Interrogazione a risposta scritta:
ROGGIANI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
Mnemosine è un ente accreditato presso il Ministero dell'istruzione e del merito per la formazione del personale scolastico, con varie sedi in diverse regioni italiane;
in data 26 novembre 2023 il dottor Paolo Mansolillo, assistente tecnico presso l'istituto «IC IV Novembre» di Cornaredo (Milano), allo scopo di migliorare il suo punteggio in graduatoria per il personale ATA, si è rivolto all'ente Mnemosine per chiedere informazioni sul corso di certificazione di alfabetizzazione informatica, da loro proposto;
Mnemosine suggerisce a Mansolillo di partecipare ai corsi Mnemosine di IT Security e di alfabetizzazione informatica, al prezzo totale di 340,00 euro, aggiungendo che in questo modo avrebbe ottenuto la certificazione internazionale di alfabetizzazione digitale (ICDL);
in data 4 marzo 2024, dopo aver frequentato i corsi di Mnemosine, Mansolillo si reca presso IIS Marcora di Inveruno, una delle sedi dove si ottiene la certificazione ICDL, e scopre che i corsi acquistati non servivano a nulla, in quanto il nuovo «Contratto collettivo nazionale di lavoro del personale del comparto Istruzione e ricerca» ha introdotto il requisito specifico di registrazione del titolo della certificazione di alfabetizzazione informatica presso l'Associazione Accredia;
il corso venduto da Mnemosine non ha rilasciato neanche la «skills card», strumento utile ad attestare l'iscrizione al programma di esami ICDL e che consente la registrazione degli esami via via effettuati;
Mnemosine si è rifiutata di fornire delucidazioni per le informazioni errate fornite dal proprio incaricato, respingendo ogni successiva richiesta di spiegazioni;
sull'homepage del sito di Mnemosine (formazionedocenti.it) viene proposto ancora il corso di IT Security con la possibilità di aumentare di 0,60 il punteggio delle graduatorie degli ATA –:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda adottare affinché gli enti accreditati presso il Ministero, che si occupano di formazione del personale scolastico, garantiscano con maggiore responsabilità e trasparenza, la corretta informazione sull'effettiva utilità dei corsi proposti, evitando il ripetersi di situazioni come quella esposta in premessa e fornendo tutti i chiarimenti necessari.
(4-02776)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta scritta:
ROMANO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
i lavoratori marittimi sono soggetti ad una disciplina di diritto del lavoro particolare, in quanto il rapporto di lavoro è regolato dal Codice della Navigazione di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 327;
la regolamentazione specifica è dettata dal decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 2006 n. 231, «Regolamento recante disciplina del collocamento della gente di mare», nonché della convenzione internazionale OIL sul lavoro marittimo (MLC 2006) che stabilisce i princìpi ed i diritti civili sul lavoro marittimo;
risale ad agosto 2019 il primo, ed ultimo disponibile, studio condotto da INPS e CNEL che fornisce il numero ufficiale dei lavoratori marittimi italiani e comunitari, che stima il numero dei lavoratori per un totale di 35.983 unità di cui 8.117 formato da personale di terra;
l'attività lavorativa degli operatori marittimi è caratterizzata da una serie di problematiche relative a malattie professionali, ed eventi stressanti che si ripercuotono negativamente sul fattore sicurezza;
i lavoratori marittimi sono spesso esposti a rumori, vibrazioni, agenti biologici e chimici, variazioni improvvise del micro clima ed a rischi per l'apparato osteoarticolare;
il decreto-legge n. 76 del 2013 cede all'INPS la gestione della malattia e della maternità che ne garantisce: l'indennità per inabilità temporanea assoluta per malattia fondamentale, insorta a bordo e che causa lo sbarco, e l'indennità di malattia complementare per gli eventi insorti entro 28 giorni dallo sbarco;
la legge di bilancio del 2024 (legge n. 213 del 2023) ha operato delle modifiche inerenti alle indennità di malattia per i lavoratori marittimi che modifica l'indennità di malattia fondamentale e complementare prevedendo: per gli eventi insorti a partire dal 1° gennaio 2024 che l'indennità giornaliera sia commisurata al 60 per cento della retribuzione nei casi in cui la malattia impedisca totalmente e di fatto all'assicurato di attendere al lavoro; che l'indennità giornaliera sia calcolata sulla base della retribuzione media globale giornaliera percepita dall'assicurato nel mese immediatamente precedente a quello in cui si è verificato l'evento di malattia; in caso di evento occorso nei primi 30 giorni del rapporto di lavoro l'indennità giornaliera sia calcolata dividendo l'ammontare della retribuzione percepita nel periodo di riferimento per il numero di giorni retribuiti;
in sintesi si opera un taglio delle indennità di malattia dal 75 per cento al 60 per cento, percentuale inferiore a quella dei lavoratori di terra che percepiscono tra il 67 ed il 68 per cento;
queste modifiche hanno messo in agitazione il comparto dei lavoratori marittimi, un comparto già vessato dalle difficoltà che il lavoro stesso comporta, e che rappresenta un importante ingranaggio della macchina economico-produttiva del nostro Paese, che va sostenuto –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione e quali iniziative intendano intraprendere al fine di sostenere i lavoratori marittimi.
(4-02770)
ZANELLA e ZARATTI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il Consiglio dei ministri ha varato un provvedimento per velocizzare l'immissione, nel Corpo dei vigili del fuoco, di 1.269 Capi squadra riducendo però a cinque settimane il corso di formazione, corso indispensabile per l'apprendimento delle misure sulla sicurezza sul lavoro;
il provvedimento, ad avviso dell'interrogante tardivo e insufficiente, cerca di dare una risposta parziale alle richieste dei sindacati dei Vigili del fuoco che da tempo denunciano una carenza strutturale di organico di circa il 30 per cento, compreso il nucleo nautico e sommozzatori la cui chiusura è imminente;
il personale operativo nel Corpo permane in servizio fino a 62 anni prima della quiescenza, senza un registro delle malattie professionali, privo del riconoscimento di categoria altamente usurante, senza copertura dell'Inail e senza tutela legale, e nonostante tutto ciò il personale continua a svolgere giornalmente ed egregiamente il lavoro, anche in situazioni di vero e grave pericolo;
inoltre, non esiste un adeguato sistema di monitoraggio, nonostante l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Airc) abbia da tempo segnalato che la loro esposizione professionale li espone al rischio del cancro e di altre patologie legate alla loro professione;
da tempo si segnala la necessità di nuovi e approfonditi studi, oltre che sistemi di decontaminazione obbligatoria post-intervento dei loro dispositivi di protezione individuali, cioè dei loro indumenti professionali che, altrimenti, possono contaminare colleghi e chiunque venga a contatto con loro dopo un intervento;
il Corpo dei vigili del fuoco è un'eccellenza del Paese, tant'è che il 20 aprile 2022 è stato sottoscritto un Protocollo di Intesa tra l'Inail e il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile finalizzato allo sviluppo della cultura della sicurezza sul lavoro e alla realizzazione di attività e progetti volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro con le finalità di incidere sull'andamento degli eventi infortunistici e delle malattie professionali, attraverso specifiche attività di ricerca e prevenzione;
questo nonostante il quadro normativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro (decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni ed integrazioni – articolo 9) attribuisca all'Inail il compito di svolgere e promuovere programmi di studio e ricerca scientifica e programmi di interesse nazionale nel campo della prevenzione degli infortuni, e delle malattie professionali, della sicurezza sul lavoro e della promozione e tutela della salute negli ambienti di vita e di lavoro, nonché compiti di informazione, formazione, assistenza, consulenza e promozione della cultura della prevenzione, rafforzandone e ampliandone le attribuzioni e le competenze;
l'Inail gestisce l'assicurazione per la tutela dal rischio infortunistico sul lavoro privilegiando le sinergie con i diversi soggetti del sistema di prevenzione nazionale, in particolare con le amministrazioni pubbliche coinvolte nei processi orientati alla sicurezza del lavoro –:
se i Ministri interrogati, per quanto di competenza non ritengano di promuovere e garantire anche al Corpo dei vigili del fuoco un adeguato sistema di monitoraggio così come richiesto anche dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Airc), oltre ad un sistema di decontaminazione obbligatoria post-intervento dei loro dispositivi di protezione individuali, cioè dei loro indumenti professionali che, altrimenti, possono contaminare colleghi e chiunque venga a contatto con loro dopo un intervento;
se non ritengano, anche alla luce di quanto esposto in premessa di adottare tutte le iniziative necessarie affinché l'Inail possa gestire anche per il Corpo dei vigili del fuoco l'assicurazione per la tutela dal rischio infortunistico sul lavoro.
(4-02774)
Apposizione di una firma ad una interrogazione.
L'interrogazione a risposta immediata in Assemblea Foti e altri n. 3-01190, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 7 maggio 2024, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Di Maggio.
Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta Commissione Bof n. 5-02274 del 12 aprile 2024.
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Benzoni n. 4-02441 del 4 marzo 2024 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-02337.
INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA
GRIMALDI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
alcuni organi di stampa hanno riportato la vicenda di Marjan Jamali, una donna di 29 anni di Teheran, partita dall'Iran con il figlio di 8 anni, giunta in Turchia e imbarcatasi dalle coste turche nell'ottobre 2023 a bordo di una barca a vela diretta in Europa, insieme a un altro centinaio di persone;
dopo cinque giorni di navigazione, i naufraghi sarebbero stati soccorsi dalla Guardia costiera italiana e fatti sbarcare nel porto di Roccella Jonica sulle coste della Calabria;
al momento dello sbarco, Marjan Jamali sarebbe stata immediatamente accusata da tre uomini di aver fatto parte dell'equipaggio e per questo arrestata il 30 ottobre 2023 e condotta presso il carcere di Reggio Calabria, dove si trova da più di tre mesi, con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina;
i tre testimoni sentiti subito dopo lo sbarco sarebbero poi risultati irreperibili;
in seguito all'arresto, la donna sarebbe stata separata dal figlio, affidato ad una famiglia di nazionalità afghana accolta nel sistema di accoglienza e integrazione in una località a due ore di distanza dal penitenziario;
l'avvocato di Jamali sarebbe in possesso della ricevuta di pagamento del viaggio dalla Turchia all'Italia per sé e per il figlio – 14 mila dollari reperiti dal padre di Jamali – e avrebbe altresì raccolto la testimonianza della donna, secondo cui sarebbe stata vittima di violenze e molestie sessuali e minacce nel corso della traversata, da parte dei suoi accusatori;
è acclarato da numerose e costanti testimonianze come, quasi sempre, i cosiddetti «scafisti» siano in realtà persone messe coattivamente al timone dell'imbarcazione, senza avere alcun legame con le organizzazioni che gestiscono il traffico di esseri umani, ma nel caso di Marjan nessuno l'ha accusata di essere al timone, bensì solo di fare parte dell'equipaggio, mentre a tutti gli effetti sembra trattarsi di una migrante in fuga dall'Iran insieme al figlio di 8 anni, che ha pagato un caro prezzo per il viaggio;
gli accusatori, essendosi resi irreperibili, non sono più a disposizione dell'autorità giudiziaria per un incidente probatorio e dunque sarà più complicato verificare ulteriormente l'attendibilità delle loro dichiarazioni, uniche risultanze sulla base delle quali oggi Marjan Jamali si trova in carcere;
dalle ricostruzioni giornalistiche emerge anche che le traduzioni all'indagata siano state fatte da un interprete che non parlava la sua lingua e che non avrebbe neanche compreso correttamente il suo nome e quello del figlio e, allo stesso tempo, che le sono stati notificati degli atti scritti in arabo, lingua che lei non parla e non comprende;
a quanto pare, a causa della situazione drammatica e del dolore provocato dalla separazione dal figlio, Marjan Jamali due mesi fa avrebbe compiuto atti autolesivi e minacciato di togliersi la vita;
a parere dell'interrogante, le informazioni raccolte consentono di ritenere che sia stato leso il diritto alla difesa della persona accusata e che le attuali condizioni di detenzione stiano ponendo la stessa in pericolo di vita –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda esposta in premessa e quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere, anche di carattere ispettivo, in relazione all'operato della procura di Locri nel caso in questione;
se, con riguardo al luogo e alle condizioni di detenzione, non si intendano favorire, per quanto di competenza, soluzioni che salvaguardino il mantenimento del rapporto di Marjan Jamali con il figlio minore.
(4-02429)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, premessa la vicenda giudiziaria che vede coinvolta una migrante di nazionalità iraniana accusata di «aver fatto parte dell'equipaggio» dell'imbarcazione a bordo della quale è giunta, insieme al figlio di 8 anni, in acque italiane, si chiede di conoscere «quali urgenti iniziative di competenza» il Ministro «intenda assumere, anche di carattere ispettivo, in relazione all'operato della Procura di Locri» e, «con riguardo al luogo e alle condizioni di detenzione, se si intendano favorire soluzioni che salvaguardino il mantenimento del rapporto» della donna «con il figlio minore».
In proposito è innanzitutto possibile riferire che dalle relazioni trasmesse dal Presidente della Corte d'appello di Reggio Calabria e dal Procuratore generale presso la stessa Corte d'appello è emersa l'assoluta linearità dell'operato dell'autorità giudiziaria, mossasi in piena osservanza della normativa vigente.
Con riguardo ai rilievi svolti nell'interrogazione circa l'assenza di un interprete della lingua madre della donna in occasione del compimento dei primi atti processuali, secondo quanto riferito dalle autorità interpellate durante le operazioni di soccorso le persone sottoposte a fermo, tra cui pure la donna citata nell'atto di sindacato ispettivo, sono state assistite da due ausiliari nominati dalla Polizia giudiziaria, di cui uno di lingua curdo iraniana per i soggetti provenienti dall'Iran. Inoltre, per la celebrazione dell'udienza di convalida del fermo l'Autorità giudiziaria procedente si è attivava immediatamente per garantire la tempestiva convocazione di interpreti/traduttori di lingua madre, anche mediante la consultazione degli elenchi tenuti presso l'ufficio GIP/GUP per i casi di emergenza, ma, atteso il mancato reperimento, entro i ridotti termini perentori previsti dalla legge per la convalida del fermo, di un interprete/traduttore di lingua «farsi», è stata assicurata la presenza di un interprete/traduttore di lingua araba che, per quanto risulta dal verbale di udienza, la donna riusciva a comprendere, tanto da rispondere anche in maniera discorsiva con riferimento a quanto di volta in volta riportato per iscritto dall'interprete in «arabo formale», esprimendo pure la volontà di avvalersi del difensore d'ufficio assegnatole e della facoltà di non rispondere.
Peraltro, la valutazione sull'eventuale lesione dei diritti di difesa dell'indagata è stata effettuata nella sua naturale sede processuale, ossia dal Tribunale del riesame, che all'esito dell'udienza di discussione del gravame proposto, nel corso della quale l'indagata veniva assistita da interprete iraniano e rendeva spontanee dichiarazioni offrendo una versione alternativa dei fatti, ha confermato in toto l'ordinanza cautelare, ritenendo che fossero state rispettate tutte le garanzie previste dalla legge per assicurare la comprensione degli addebiti mossi nei confronti dell'indagata.
Quanto poi al merito dei provvedimenti assunti sino ad ora, basti osservare che il vaglio relativo alla rilevanza processuale degli elementi di prova dedotti dall'accusa – comprese le dichiarazioni accusatorie rese dai «tre testimoni sentiti subito dopo lo sbarco» e «poi risultati irreperibili» – e il conseguente accertamento dell'eventuale responsabilità della donna in relazione ai reati a lei ascritti è prerogativa esclusiva dell'autorità giurisdizionale, né vi è alcun elemento da cui poter evincere che i provvedimenti dei magistrati siano inficiati da errori macroscopici o da negligenza grave e inescusabile, rivelatrice di scarsa ponderazione, approssimazione, frettolosità o limitata diligenza, uniche ipotesi che consentono la deroga alla previsione di insindacabilità di cui all'articolo 2, comma 2, decreto legislativo n. 109 del 2006.
Circa, infine, le condizioni detentive della donna e la salvaguardia del suo rapporto con il figlio di 8 anni, gli elementi raccolti sia presso l'Autorità giudiziaria procedente che presso il competente Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria hanno consentito di appurare che, sin dal suo ingresso presso la Casa circondariale di Reggio Calabria, la donna è stata presa in carico dallo staff multidisciplinare e sostenuta dal punto di vista psicologico attesa la fragilità emotiva legata anche e soprattutto alla separazione dal figlio, e che, a fronte di un episodio autolesionistico e di una conseguente diagnosi di scompenso psicologico, ella è stata prontamente sottoposta ad osservazione psichiatrica presso il reparto specialistico più vicino e dalla metà di marzo scorso, rientrato il pericolo suicidario e accertato che la donna non necessita più di permanenza in struttura a vocazione psichiatrica, ella ha fatto ritorno presso la casa circondariale di provenienza.
Anche sotto questo profilo, quindi, l'operato dell'Autorità giudiziaria procedente appare immune da censure, sicché non si ravvisano margini per iniziative di carattere disciplinare.
È inoltre emerso che, già in occasione del primo ingresso della donna presso detta struttura, il caso era stato segnalato al locale ufficio distrettuale di esecuzione penale esterna per favorire il mantenimento dei rapporti della stessa con il figlio minore e per supportare la ristretta durante il periodo di detenzione. Risulta, dunque, che ella effettui colloqui telefonici regolari, sia ordinari che straordinari ed anche attraverso canali whatsapp e teams, con il figlio minore e che svolga colloqui in presenza con il tutore legale, l'assistente sociale e il difensore di fiducia.
La donna viene, poi, sempre coinvolta dagli operatori dell'area educativo-trattamentale nelle attività trattamentali, quali lavoro, corso di scolarizzazione, corso di inglese di base, laboratorio di scrittura creativa, incontri formativi di prevenzione e screening sulla prevenzione delle patologie sessualmente trasmissibili, incontri sul tema della violenza contro le donne e i minori. È, inoltre, seguita dalla mediatrice culturale all'interno del progetto «Integrando», per l'inclusione dei detenuti stranieri e per la prevenzione del rischio suicidario.
Non pare ultroneo osservare, quindi, che l'approccio assunto dall'Amministrazione per far fronte alle criticità connesse alla vicenda oggetto dell'interrogazione costituisce, ancora una volta, prova tangibile della grande attenzione che il Ministero, a mezzo del preposto D.A.P., dedica al tema della prevenzione del suicidio, portando avanti molteplici iniziative e attività.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
LACARRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (codice dei contratti pubblici vigente fino all'adozione del decreto legislativo n. 36 del 2023) ha previsto, all'articolo 113, una serie di incentivi per le funzioni tecniche;
nello specifico, al comma 1 si disponeva che «gli oneri inerenti alla progettazione, alla direzione dei lavori ovvero al direttore dell'esecuzione, alla vigilanza, ai collaudi tecnici e amministrativi ovvero alle verifiche di conformità, al collaudo statico, agli studi e alle ricerche connessi, alla progettazione dei piani di sicurezza e di coordinamento e al coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione [...], alle prestazioni professionali e specialistiche necessari [...] fanno carico agli stanziamenti previsti per i singoli appalti di lavori, servizi e forniture negli stati di previsione della spesa o nei bilanci delle stazioni appaltanti»;
al comma 2, inoltre, si prevedeva che «le amministrazioni aggiudicatrici destinano a un apposito fondo risorse finanziarie in misura non superiore al 2 per cento modulate sull'importo dei lavori, servizi e forniture, posti a base di gara per le funzioni tecniche svolte dai dipendenti delle stesse» per una serie di attività indicate dal medesimo comma;
al comma 3, si prevedeva che «l'80 per cento delle risorse finanziarie del fondo [...] è ripartito, per ciascuna opera o lavoro, servizio, fornitura con le modalità e i criteri previsti in sede di contrattazione decentrata integrativa del personale, sulla base di apposito regolamento adottato dalle amministrazioni secondo i rispettivi ordinamenti, tra il responsabile unico del procedimento e i soggetti che svolgono le funzioni tecniche indicate al comma 2 nonché tra i loro collaboratori. Gli importi sono comprensivi anche degli oneri previdenziali e assistenziali a carico dell'amministrazione. [...] La corresponsione dell'incentivo è disposta dal dirigente o dal responsabile di servizio preposto alla struttura competente, previo accertamento delle specifiche attività svolte dai predetti dipendenti.»;
alcune associazioni hanno proposto ricorso dinanzi all'inerzia al riguardo del Ministero della giustizia, e con sentenza del Tar Lazio, Roma Sez. I, del 30 giugno 2021 n. 7716, è stato ribadito l'obbligo, in capo a ogni amministrazione, di adottare un regolamento che disciplini le modalità e i criteri di erogazione degli incentivi per le funzioni tecniche;
il Ministero della giustizia, con decreto ministeriale 4 agosto 2021, n. 123, ha adottato il suddetto regolamento;
il 27 luglio 2023 è stato siglato l'accordo tra lo stesso Ministero e le organizzazioni sindacali nazionali, relativo ai criteri di utilizzo del Fondo incentivi per le funzioni tecniche svolte nell'ambito delle articolazioni centrali e periferiche dell'Amministrazione dal personale dipendente negli appalti di lavori, servizi e forniture;
con nota del 30 agosto 2023 il Dipartimento amministrazione penitenziaria ha reso alcune indicazioni operative circa la ripartizione degli incentivi. Tali indicazioni, però, intervengono indebitamente, a parere dell'interrogante, sul perimetro degli incentivi da riconoscere, riducendone la portata;
il decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, che ha innovato il precedente codice in materia di contratti pubblici, ha mutuato, all'articolo 45, modificandoli parzialmente, i contenuti del citato articolo 113;
a oggi, da quanto noto all'interrogante, le somme spettanti a titolo dei suddetti incentivi non risultano ancora liquidate dal Dipartimento amministrazione penitenziaria e lo stesso Dap, più volte sollecitato dagli aventi diritto, non fornisce alcuna spiegazione a riguardo –:
se intenda fornire le dovute informazioni con riguardo alla mancata liquidazione delle somme spettanti a titolo di incentivi per le funzioni tecniche;
se intenda indicare una stima delle tempistiche di liquidazione delle suddette somme;
se intenda fornire chiarimenti sulle nuove modalità di regolamentazione in virtù delle modifiche intercorse ai sensi del decreto legislativo n. 36 del 2023.
(4-02515)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo indicato in esame si formulano specifici quesiti in ordine ai criteri e alle tempistiche per la liquidazione delle somme spettanti ai dipendenti del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a titolo di incentivi per le funzioni tecniche svolte nell'ambito dell'articolazione centrale e delle articolazioni periferiche dell'amministrazione.
A questo proposito si rende opportuna una preliminare disamina degli interventi normativi e amministrativi posti in essere da questo Dicastero in merito alla tematica in questione.
Come riferito dallo stesso interrogante, con decreto ministeriale 4 agosto 2021 n. 124 il Ministero ha adottato il «Regolamento concernente norme per la ripartizione degli incentivi per funzioni tecniche ai sensi dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50», provvedendo a disciplinare la quantificazione, le modalità ed i criteri di ripartizione delle risorse finanziarie di cui all'articolo 113, comma 2, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
Ne è seguita, il 27 luglio 2023 la sottoscrizione dell'accordo tra il Ministero della giustizia e le organizzazioni sindacali rappresentative sul piano nazionale per definire i criteri di utilizzo del fondo incentivi per le funzioni tecniche svolte, nell'ambito delle articolazioni centrali e periferiche dell'amministrazione, dal personale dipendente di qualifica non dirigenziale, negli appalti di lavori, servizi e forniture.
Indi, il 30 agosto 2023 il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha diramato alle articolazioni periferiche indicazioni operative volte a chiarire gli aspetti applicativi dell'intesa negoziale e le modalità di liquidazione degli incentivi, da adottarsi sulla base del disposto di cui all'articolo 113, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 50 del 2016, secondo il quale «gli incentivi di cui al presente articolo fanno capo al medesimo capitolo di spesa previsto per i singoli lavori, servizi e forniture».
Le linee di indirizzo emanate sono state successivamente integrate a seguito di un parere reso il 12 settembre 2023 dalla Ragioneria generale dello Stato, con cui sono state chiarite le modalità di liquidazione degli incentivi. Sulla scorta di esso, con nuova direttiva, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha disposto che le somme impegnate per gli incentivi alle funzioni tecniche (nella misura dell'80 per cento) e per la formazione e l'acquisto di beni e servizi (nella misura del 20 per cento) dovessero essere versate sul capitolo di entrata 2413, articolo 30, a cura delle competenti articolazioni territoriali e che l'amministrazione, a livello centrale, avrebbe poi proceduto alla riassegnazione di tali somme sui relativi capitoli di spesa.
Alla data del 27 marzo 2024, risulta versato sul capitolo di entrata 2413, articolo 30, il complessivo importo di euro 1.342.380,12, di cui euro 1.169.010,66 relativo all'anno 2023 ed euro 173.369,46 relativo al corrente anno.
La Ragioneria generale dello Stato sta ora procedendo alla riassegnazione di tali somme sui pertinenti capitoli di spesa ove confluiscono le risorse del fondo decentrato – per quel che riguarda il personale del comparto funzioni centrali – e del fondo per l'efficienza dei servizi istituzionali – relativamente al personale di polizia penitenziaria.
Quanto, infine, alle novità introdotte dal nuovo codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, basti osservare che esso non apporta modifiche sostanziali in merito al tema in discussione, limitandosi per lo più a semplificare gli aspetti procedurali della disciplina previgente, e ciò nell'ottica di garantire maggiore speditezza nell'ambito di una corretta ed effettiva erogazione degli incentivi.
Pare però opportuno aggiungere che anche in base alla nuova normativa l'attribuzione degli incentivi tecnici dovrà essere sempre attuata nel rispetto delle modalità previste dalla contrattazione collettiva.
L'articolo 45 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36 va infatti letto in combinato disposto con l'articolo 1 del codice, che nell'enunciare il principio del risultato al comma 4 prescrive che: «Il principio del risultato costituisce criterio prioritario per l'esercizio del potere discrezionale e per l'individuazione della regola del caso concreto, nonché per: a) ...; b) attribuire gli incentivi secondo le modalità previste dalla contrattazione collettiva».
Del resto, sul punto è chiara la relazione al codice che, nel commentare l'articolo 1, comma 4 lettera b), specifica che «il risultato rappresenta anche criterio per l'attribuzione e la ripartizione degli incentivi economici, rimandando alla naturale sede della contrattazione collettiva per la concreta individuazione delle modalità operative».
In ragione di quanto sopra è stato, dunque, aperto un tavolo negoziale con le rappresentanze sindacali finalizzato proprio a definire criteri e modalità di erogazione degli incentivi.
Nell'ultima riunione del 28 marzo scorso, i rappresentanti del Ministero hanno incontrato le O.o.s.s. che hanno richiesto di riconoscere agli aventi diritto in tempi ragionevoli i pagamenti delle somme maturate dal 2021 al 30 giugno 2023.
I rappresentanti del Ministero hanno assicurato che è in fase di valutazione la questione prospettata e tale circostanza ha raccolto il plauso delle principali organizzazioni sindacali, che hanno apprezzato il cambio di passo – da parte di questo Governo – in materia.
Permangono, tuttavia, forti criticità in merito alle risorse afferenti al periodo dal 2016 al 2021, criticità ereditate dalle precedenti gestioni e sulle quali questo Governo intende effettuare ogni opportuno approfondimento per verificarne le ragioni.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
ONORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
come riportato mediaticamente, prima della pausa natalizia di dicembre 2023 si è svolta l'iniziativa «Un ponte per la pace», nel contesto della quale i ragazzi del liceo statale «Antonio Meucci» di Aprilia hanno dialogato in via telematica con gli studenti del liceo «G. Beregovoj» di Lugansk nel Donbass;
l'iniziativa, svoltasi tramite OpenHub Lazio – un progetto finanziato dalla regione Lazio e dal Fondo sociale europeo –, ha sollevato forti polemiche non ultimo in ragione della collaborazione nel contesto descritto di Andrea Lucidi, giornalista attivo in Donbass e con posizioni anti-ucraina, così come dell'associazione di volontariato «Vento dell'Est», presieduta da Lorenzo Berti, ex esponente del partito neofascista CasaPound. «Vento dell'Est» era già nota per altre attività di propaganda filo-Cremlino in Italia. Il caso più eclatante è stata la pianificazione di un evento a Lucca, in Toscana, nel Giorno della Memoria, il 27 gennaio 2024, che avrebbe visto la partecipazione tramite videochiamata di Aleksandr Dugin, noto per la sua ideologia nazionalista e revanscista contro l'Ucraina e ritenuto tra gli ispiratori della guerra di aggressione ai danni dell'Ucraina;
quanto descritto ha provocato sconcerto da parte di molti osservatori che hanno parlato apertamente di «propaganda filo russa» come, ad esempio, dichiarato dal giornalista Vladislav Maistrouk;
si è inoltre totalmente dissociata dall'evento, in primis, la dirigente scolastica dello stesso liceo «Meucci», Laura De Angelis, sottolineando come l'attività fosse stata presentata in un'altra luce e comunque sotto l'egida della regione Lazio: «Noi abbiamo semplicemente aderito a un progetto di OpenHub Lazio, realtà della Regione Lazio con la quale abbiamo collaborato in diverse occasioni, ospitando un'iniziativa per il Natale dal titolo “Un ponte per la pace”. La proposta dell'attività ci è arrivata proprio da OpenHub, non da altri e perciò prendiamo le distanze dall'iniziativa...»; l'Ue e i suoi Stati membri hanno condannano fermamente la condotta della Russia nei confronti dell'Ucraina, a partire dall'annessione illegale delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson;
l'Italia ha sempre manifestato il suo pieno sostegno all'integrità territoriale dell'Ucraina, alla sua piena sovranità e indipendenza entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti. Nel contesto, l'Italia ha condannato con forza i referendum farsa della Russia e l'annessione delle regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhia dichiarando contestualmente che mai riconoscerà tali atti illegali –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se intendano far luce sull'eventuale utilizzo di fondi europei per la realizzazione di questa tipologia di eventi;
quali iniziative intendano intraprendere, per quanto di competenza, al fine di appurare i contorni degli eventi descritti ed evitare il possibile ripetersi di analoghe situazioni.
(4-02209)
Risposta. — Con riferimento al tema trattato nell'atto di sindacato ispettivo in esame, l'ufficio scolastico regionale per il Lazio, corrispondendo alla richiesta del Ministero di fornire elementi, ha comunicato quanto di seguito si riporta.
Secondo quanto riferito dalla dirigente scolastica, nell'ambito della collaborazione con l'ente OpenHub Lazio, per la realizzazione dei percorsi per le competenze trasversali e l'orientamento (Pcto), si annovera anche l'adesione dell'istituto «Meucci» al progetto «Un ponte per la pace» promosso dall'Ente medesimo, nel mese di dicembre 2023.
L'iniziativa era volta a sollecitare il dialogo tra culture diverse e promuovere un futuro di pace, nonché a stimolare il dibattito attraverso l'utilizzo della lingua inglese.
Tanto premesso, in data 19 dicembre 2023, si è tenuto l'incontro online a cui hanno partecipato quattordici studenti – tutti del quinto anno e maggiorenni – dell'istituto in argomento e un gruppo di studenti ucraini affiancati da una loro docente di lingua inglese. Tale incontro è avvenuto alla presenza della docente referente del Pcto.
Il medesimo evento, come riferito dalla dirigente scolastica che vi ha partecipato, si è svolto in un clima sereno.
Inoltre, appresa la notizia della pubblicazione di un articolo relativo all'evento sopra descritto sul sito dell'associazione Vento dell'Est – citata dall'interrogante – la stessa dirigente scolastica ne ha chiesto la rimozione immediata tramite OpenHub, in quanto non era stata rilasciata liberatoria.
Conseguentemente, l'articolo è stato rimosso e la dirigente scolastica ha comunicato a OpenHub l'interruzione della collaborazione dell'istituto «Meucci» per ogni genere di attività.
Il Ministro dell'istruzione e del merito: Giuseppe Valditara.
ROGGIANI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
in data 26 marzo 2019 tredici consiglieri del Consiglio comunale di Legnano su ventiquattro si sono dimessi venendo così meno l'integrità strutturale minima, secondo legge e secondo il regolamento comunale, per il suo valido funzionamento e per il mantenimento in vita dell'organo, ossia la metà dei consiglieri. Le dimissioni hanno coinvolto anche membri dell'allora maggioranza, a seguito di una grave e irreversibile crisi politica stessa;
l'allora sindaco del comune, Gianbattista Fratus, in luogo di prendere atto della crisi politica e del conseguente effetto di scioglimento del consiglio in forza delle dimissioni di più della metà dei consiglieri, ha tentato di mantenere in vita il consiglio, facendo intervenire il difensore civico regionale, il quale, pur non avendone i poteri, ha in modo illegittimo proceduto alla surroga dei consiglieri dimessi. Tale decisione ha provocato le proteste di molti cittadini che, riunitisi successivamente in un Comitato, hanno presentato ricorso, insieme ai consiglieri dimissionari, al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia per ottenere l'annullamento degli atti di surroga, previa sospensione cautelare;
con ordinanza 11 luglio 2019, n. 833 il Tar ha accolto l'istanza di sospensiva, che ha comportato l'avvio da parte della prefettura di Milano della procedura di scioglimento del Consiglio comunale, con nomina di commissario straordinario e scioglimento definitivamente disposto con decreto del Presidente della Repubblica 30 luglio 2019, adottato su proposta del Ministro dell'interno;
il Tar della Lombardia, Milano, sez. I, con sentenza 23 marzo 2020 n. 549, ha poi definitivamente accolto il ricorso confermando l'illegittimità degli atti di surroga dei consiglieri disposta dal difensore civico regionale e quindi annullandoli;
il consiglio comunale è stato quindi sciolto per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, conseguenti alla crisi politica della Giunta dell'ex Sindaco Fratus, e per la sospensione, prima, e annullamento, dopo, degli illegittimi atti di surroga disposti, e non per le vicende penali che hanno successivamente interessato l'ex Sindaco Fratus e due membri della sua Giunta. È infatti solo in una fase successiva alla crisi politica e alle dimissioni dei consiglieri, con conseguente scioglimento del consiglio comunale, che è stato avviato un procedimento penale per fatti estranei alle vicende relative ai giudizi amministrativi, che ha condotto agli arresti del sindaco Fratus, del vicesindaco Maurizio Cozzi e dell'assessore Chiara Lazzarini, giungendo nell'aprile 2020 alla condanna in primo grado di tutti gli imputati, poi successivamente assolti in appello;
in data 13 febbraio 2024 è stata depositata l'interrogazione a risposta scritta N. 4-02320 rivolta al Ministero della giustizia, nella quale si chiede di valutare i presupposti per promuovere un'iniziativa ispettiva in relazione all'operato dei magistrati che si sono occupati dell'indagine –:
se il Ministro interrogato sia intervenuto con attività ispettive e, in caso affermativo, con quali esiti.
(4-02512)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante – premessa la vicenda giudiziaria che ha riguardato il sindaco, il vicesindaco e un assessore del comune di Legnano negli anni in cui detto comune era amministrato da una giunta di centrodestra, definita in appello con una sentenza assolutoria – chiede al Ministro della giustizia se «sia intervenuto con attività ispettive e, in caso affermativo, con quali esiti».
La vicenda giudiziaria si è innestata nell'ambito di una crisi in atto presso l'amministrazione comunale, generata dalle dimissioni presentate da vari consiglieri (sia di maggioranza che di opposizione) in numero sufficiente a determinare la mancanza del numero legale dei componenti l'assemblea.
In proposito è possibile riferire che, in base alle relazioni trasmesse dal presidente della Corte d'appello di Milano e dal procuratore generale presso la stessa Corte d'appello, le indagini sono state avviate in seguito all'acquisizione di un esposto del medesimo sindaco di Legnano e da una denuncia cui si è aggiunto un dossier anonimo e sono consistite anche in attività captativa.
Sono noti gli esiti dell'inchiesta, conclusasi con l'assoluzione in appello di tutti gli imputati, ivi compresi quelli nei cui confronti erano state applicate misure cautelari.
Ora, le informazioni assunte non hanno evidenziato comportamenti idonei ad integrare illeciti disciplinari.
Né, d'altro canto, potrebbero ipotizzarsi potenziali profili di rilevanza disciplinare in ragione del merito delle determinazioni assunte dall'autorità giudiziaria nell'ambito di quei procedimenti, determinazioni rispetto alle quali, com'è noto, opera la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 2, comma 2, decreto legislativo n. 109 del 2006, a mente del quale «l'attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove non danno luogo a responsabilità disciplinare».
Peraltro, la circostanza che gli imputati siano stati dapprima condannati in primo grado e poi assolti in appello da tutti i reati loro contestati rientra nel fisiologico sviluppo del processo di tipo accusatorio, in cui la «prova» si forma in dibattimento attraverso lo sviluppo della dialettica tra le varie parti processuali.
Nondimeno, la vicenda giudiziaria richiamata dall'interrogante rappresenta l'ennesimo caso in cui il giudizio cautelare ha trovato smentita in sede processuale, dopo che nelle more del giudizio la vita personale, familiare e professionale di chi è finito nell'enfasi mediatica è stata irrimediabilmente pregiudicata.
Una situazione obiettivamente intollerabile, che non tollera strumentalizzazioni in funzione di contingenze politiche e che dovrebbe vedere impegnate tutte le forze parlamentari nella ricerca di soluzioni improntate ad un maggior garantismo.
È per questo che il Governo, particolarmente sensibile alla questione, sin dal primo momento della illustrazione del piano per la riforma della giustizia ha posto in rilievo la necessità di interventi normativi di stampo garantista, finalizzati a rendere effettivo il principio della presunzione di non colpevolezza e ad evitare le negative ripercussioni, processuali e personali, del cosiddetto processo penale mediatico, divenuto ormai un vero e proprio «circuito giudiziario» parallelo a quello della giustizia penale ordinaria, che negli ultimi anni ha visto coinvolti tanti cittadini, più o meno famosi, più o meno esposti.
Dunque, pur non si ravvisandosi nel caso specifico margini per iniziative e/o censure di carattere disciplinare a carico dei magistrati occupatisi della vicenda, l'interrogazione offre l'occasione per ribadire che per questo Governo l'effettività della garanzia della presunzione di non colpevolezza rappresenta una battaglia di civiltà giuridica, una rivoluzione culturale di stampo garantista, dalla quale non vogliamo e non possiamo recedere.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.
SERRACCHIANI, GIANASSI, LAI, MALAVASI, ROGGIANI e D'ALFONSO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia relativa alla sanzione inflitta dall'Azienda sanitaria universitaria del Friuli Centrale al coordinatore comunale della protezione civile del comune di Preone, in provincia di Udine, e al sindaco dello stesso comune friulano, a seguito di un incidente mortale avvenuto a luglio nel comune di Verzegnis in Carnia, nel quale ha perso la vita un volontario della protezione civile;
nella sanzione penale è stato equiparato il ruolo del coordinatore volontario, sotto l'aspetto della responsabilità penale e civile, a quello di un dirigente regolarmente assunto dalla regione, così costituendo un precedente di rilievo nazionale;
è nota l'importanza della protezione civile del Friuli Venezia Giulia e in generale del nostro Paese, la sua straordinaria vitalità e capacità di coinvolgimento di volontari di tutte le fasce d'età, con elevate competenze e dedizione nell'intervento nelle situazioni complicate che hanno colpito il territorio nazionale e anche in proiezione nelle calamità internazionali;
rappresentanti istituzionali di diverse forze politiche si sono espressi chiedendo una modifica urgente della norma che equipara le funzioni di coordinatore di squadra della PCR a un ruolo di dirigente;
sindaci e coordinatori delle squadre di protezione civile della Carnia hanno annunciato tramite lettera la sospensione di ogni attività fino all'arrivo di rassicurazioni precise e formali relative alle misure in materia di sicurezza sul posto di lavoro, assumendo una decisione senza precedenti –:
se il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare intenda adottare le iniziative di competenza al fine di effettuare un approfondimento e di fornire un'interpretazione autentica delle attuali norme, dando così contezza delle responsabilità dei coordinatori delle squadre di protezione civile e dei sindaci;
se, risultando eventualmente necessario alla luce degli esiti della ricognizione legislativa, i Ministri interrogati intendano proporre urgenti iniziative normative volte a introdurre una modifica della disciplina vigente, con particolare riferimento al decreto 13 aprile 2011 di attuazione dell'articolo 3, comma 3-bis del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, come modificato e integrato al decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106 in materia di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, in modo da chiarire gli obblighi a cui sono sottoposti i volontari della protezione civile e soprattutto le responsabilità in relazione al tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, in capo ai coordinatori delle squadre e ai sindaci.
(4-01919)
Risposta. — Sulla scorta degli elementi informativi acquisiti, si rappresenta quanto segue.
L'interrogazione trae origine dall'incidente avvenuto nel mese di luglio 2023 nel comune di Verzegnis in Carnia – a seguito del quale ha tragicamente perso la vita un volontario della protezione civile – nonché dai conseguenti procedimenti avviati nei confronti del coordinatore comunale della protezione civile del comune di Preone, in provincia di Udine, e del Sindaco del medesimo comune: sulla base di tali circostanze fattuali, l'interrogante pone taluni quesiti in merito alla normativa applicabile, in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, ai volontari della protezione civile e, quindi, al tema delle responsabilità dei coordinatori delle squadre di protezione civile e dei Sindaci.
Al riguardo, occorre prendere le mosse dalle previsioni normative dettate dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
In particolare, l'articolo 3, comma 3-bis, decreto legislativo n. 81 del 2008 (nel testo introdotto dall'articolo 3, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106), si limitava a prevedere che «[n]ei riguardi delle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, e delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, ivi compresi i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale soccorso alpino e speleologico, e i volontari dei vigili del fuoco, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività, individuate entro il 31 dicembre 2010 con decreto del Ministero del lavoro, della sedute e delle politiche sociali, di concerto con il Dipartimento della protezione civile e il Ministero dell'interno, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro».
In attuazione di tale normativa primaria sono stati adottati il decreto interministeriale del 13 aprile 2011, il decreto del capo del dipartimento della protezione civile del 12 gennaio 2012 e il decreto del capo del dipartimento della protezione civile del 25 novembre 2013.
Il primo atto (decreto del 13 aprile 2011), in particolare, reca un'apposita disciplina che, oltre a chiarire la portata di talune «definizioni» (articolo 1) e a perimetrare compiutamente il relativo «campo di applicazione» (articolo 2), regola specificatamente la posizione delle «organizzazioni di volontariato della protezione civile» (articoli 3 e 4), la tutela in materia «sorveglianza sanitaria» (articolo 5), nonché la posizione relativa «alla Croce Rossa Italiana, al corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico e ai corpi dei vigili del fuoco delle province autonome di Trento e di Bolzano e della regione autonoma Valle d'Aosta» (articolo 6) e alle «cooperative sociali».
Al fine di chiarire ulteriormente le peculiarità che contraddistinguono l'attività di volontariato e di superare eventuali incertezze interpretative nella ricostruzione del relativo regime giuridico, il Governo ha presentato apposito emendamento al disegno di legge di conversione del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 145, recante misure urgenti in materia economica e fiscale, in favore degli enti territoriali, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili.
Tale emendamento, approvato dal Parlamento, ha consentito di inserire – attraverso l'articolo 13-quater, comma 4, introdotto dalla legge di conversione 15 dicembre 2023, n. 191 – un periodo aggiuntivo al comma 3-bis dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 81 del 2008, volto a chiarire che alle attività dei volontari delle cooperative sociali e delle organizzazioni di volontariato di protezione civile il decreto legislativo n. 81 del 2008 si applica «esclusivamente nei limiti e con le modalità» previsti dal decreto interministeriale del 13 aprile 2011 (adottato in attuazione dell'articolo 3, comma 3-bis, dello stesso decreto legislativo n. 81 del 2008).
I volontari, nello svolgimento della propria attività, sono infatti sottoposti ad una disciplina speciale in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro; ciò, in ragione della peculiarità del contesto organizzativo in cui trova esplicazione l'attività di volontariato, dove non sussistono le relazioni tipiche del rapporto di lavoro subordinato, connotato dalla presenza del datore di lavoro o di figure propriamente dirigenziali o titolari di poteri tipici della preposizione (di cui agli articoli 18 e 19 del medesimo decreto legislativo n. 81 del 2008). L'intervento normativo del dicembre 2023 ha quindi, valorizzato tali peculiarità, proprie dei contesti in cui si svolgono le attività di protezione civile, evidenziando come i volontari di cui all'articolo 3, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 81 del 2008 debbano ritenersi sottoposti ad un regime speciale alla stregua di quanto previsto dal decreto attuativo del 13 aprile 2011 cit.
Tanto rappresentato, risulta evidente come la sicurezza costituisca un tema centrale per il volontariato organizzato di protezione civile e, conseguentemente, la responsabilità delle organizzazioni e dei volontari si configuri quale elemento storicamente sensibile. Al contempo, le peculiarità del ruolo, delle attività svolte, del contesto in cui sono realizzate e il carattere volontaristico del relativo operato manifestano la necessità di ulteriori e approfondite riflessioni in vista di un intervento organico di riordino della materia.
Anche per tali ragioni, il Governo ha approvato, in via preliminare, uno schema di disegno di legge delega vertente anche sulla materia della protezione civile – attualmente all'esame della conferenza unificata ai sensi dell'articolo 9, comma 2, lettera a), punto 1), del decreto legislativo 28 agosto 1997 n. 281 – in cui viene affrontato, tra gli altri, il tema del ruolo e delle responsabilità del sistema e degli operatori di protezione civile e delle relative, specifiche funzioni e professionalità; il che dimostra ulteriormente il costante impegno del Governo nel fornire certezza di disciplina alla preziosa azione svolta dai volontari della protezione civile a favore dell'intera collettività.
Il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare: Nello Musumeci.
TASSINARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il fentanyl è un potente oppioide sintetico con impiego analgesico e anestetico. Come analgesico ha effetti simili a quelli della morfina, ma è da 50 a 100 volte più potente di quest'ultima e 30-50 volte più potente dell'eroina;
la sua diffusione ha provocato negli Stati Uniti una vera e propria emergenza con circa 100 mila morti nel 2022: i sequestri di fentanyl e analoghi effettuati dalla Drug Enforcement Administration (Dea) hanno raggiunto livelli record per un totale di oltre 6 tonnellate in polvere e 59,6 milioni di compresse contraffatte e contenenti fentanyl (le quantità sequestrate equivalgono a oltre 398 milioni di dosi letali);
è stata segnalata la produzione di queste molecole anche nel territorio europeo da parte di laboratori clandestini, in particolare Portogallo e Inghilterra: nel 2021, gli Stati membri dell'Unione europea hanno riportato 137 morti correlate a fentanyl;
nel 2023, un'indagine della Guardia di Finanza a Piacenza ha sventato l'importazione di 100 mila dosi di fentanyl, un traffico internazionale proveniente dalla Cina e diretto agli USA, per un valore complessivo di oltre 250 mila euro;
sebbene il fentanyl si acquisti nelle farmacie solo tramite prescrizione medica utilizzabile un'unica volta, si deve segnalare come questo prodotto risulti reperibile a basso costo anche tramite piattaforme illegali di vendita nel dark web;
l'elevata capacità di tale sostanza di creare dipendenza e l'entità dei danni causati, unitamente al prezzo di acquisto contenuto impongono di adottare tempestivamente adeguate misure, anche di natura preventiva, per arginare la sua diffusione nel nostro Paese, anche a tutela della salute pubblica –:
se e quali iniziative il Governo intenda porre in essere per monitorare e contrastare il fenomeno descritto.
(4-02534)
Risposta. — L'interrogazione è volta a conoscere le iniziative che il Governo intende porre in essere per monitorare e contrastare il fenomeno della diffusione del fentanyl in Italia.
Il 12 marzo 2023, al termine di una riunione intergovernativa da me presieduta, a seguito di un articolato confronto fra le varie amministrazioni interessate, è stato approvato il «Piano nazionale di prevenzione contro l'uso improprio di fentanyl e di altri oppioidi sintetici».
Il piano, disponibile sul sito internet del dipartimento per le politiche antidroga, https://www.politicheantidroga.gov.it/it/notizie-e-approfondimenti/notizie/conferenza-stampa-di-presentazione-del-piano-nazionale-di-prevenzione-contro-l-uso-improprio-di-fentanyl/, prevede non solo attività di prevenzione del fenomeno ma anche misure di gestione di un'eventuale emergenza. Il documento è stato definito grazie all'impegno dei Ministeri interessati e di una moltitudine di soggetti che include sia quanti sono impegnati quotidianamente nelle attività di prevenzione e contrasto alla diffusione di sostanze illegali in Italia, sia quanti invece potrebbero essere coinvolti in situazioni emergenziali. Alla redazione del piano hanno partecipato infatti i Ministeri dell'interno, della giustizia della salute, degli affari esteri e della cooperazione internazionale, per lo sport e i giovani, del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze, dell'istruzione e del merito, dell'università e della ricerca, per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, per le disabilità, della difesa, delle infrastrutture e dei trasporti, il sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, il dipartimento per l'informazione e l'editoria, la procura nazionale antimafia e antiterrorismo, la direzione centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), la polizia di Stato, l'arma dei Carabinieri, la Guardia di finanza, l'agenzia delle dogane e dei Monopoli, la conferenza delle regioni e province autonome, l'agenzia italiana del farmaco, il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe (NEWS-D), l'Istituto superiore di sanità (ISS - CNDD), i Centri collaborativi del sistema nazionale di allerta rapida per le droghe tra cui il centro antiveleni di Pavia e le tossicologie Forensi, l'organizzazione nazionale antidoping, la federazione medico sportiva italiana.
Le misure previste dal piano sono numerose e articolate.
Una prima categoria mira a contrastare l'accesso illegale del fentanyl e dei suoi analoghi in Italia. A questo fine viene fortemente valorizzato sia lo scambio di informazioni tra le forze di polizia e il comparto intelligence, sia la messa a punto di un sistema di controlli da parte delle forze di polizia, dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, del Ministero della salute e di tutti gli enti che collaborano al Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe (NEWS-D). Inoltre, il piano contempla maggiori controlli sulla rete web anche per acquisire informazioni sull'evoluzione del fenomeno: a questo fine, è possibile disporre l'oscuramento di eventuali siti internet che commercializzano farmaci contraffatti, alterati o privi di autorizzazione. Ancora, il piano prevede il monitoraggio dei flussi di import ed export di farmaci a base di fentanyl e di precursori chimici di sostanze stupefacenti sintetiche, degli sviluppi dei mercati al dettaglio, esaminando la purezza, la disponibilità di eroina e di altre sostanze stupefacenti. Infine, le forze di polizia partecipano al contrasto del fenomeno mettendo in atto controlli, anche su strada o nelle aree doganali, con apparecchiature portatili dotate di tecnologia RAMAN (spettrometro di massa), in grado di identificare, rapidamente e con elevato grado di certezza, stupefacenti sintetici e precursori chimici di droghe.
Numerose sono le misure previste dal piano per prevenire l'utilizzo della sostanza per fini non sanitari. A questo proposito, un'attività di monitoraggio è svolta dal Ministero della salute che, tramite la periodica estrazione di dati sul commercio di medicinali a base di fentanyl, disporrà di un quadro generale sulle anomale oscillazioni dei consumi, che potrebbero rivelare casi di dirottamento dei prodotti farmaceutici dal mercato legale a quello illegale. Sono inoltre potenziate le misure di protezione nella produzione, nel trasferimento e nella custodia dei preparati farmaceutici a base di fentanyl e suoi derivati. Un altro tipo di monitoraggio critico verrà svolto sempre dal Ministero della salute con specifico riguardo alla diffusione degli oppioidi sul territorio nazionale, anche mettendo in atto una raccolta dei dati, anonimizzati e aggregati, sull'accesso ai pronto soccorso per intossicazione da oppioidi, sui decessi causati da oppioidi o da altre sostanze stupefacenti e sull'erogazione di determinate categorie di farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale, attraverso le farmacie. È previsto poi che il Ministero attivi le regioni e le province autonome per adottare misure di attuazione del piano sul territorio nazionale, le regioni, a loro volta, sono chiamate a monitorare i livelli prescrittivi «anomali» della sostanza registrati nei loro territori.
Tra le iniziative preventive, il Ministero della giustizia è incaricato di sensibilizzare le Procure della Repubblica sul tema dei traffici di fentanyli, droghe sintetiche e NPS (Nuove sostanze psicoattive), affinché si richiedano esami approfonditi in casi di sospetta intossicazione acuta e in generale per tutti le morti violente, così da identificare eventuali sostanze stupefacenti.
Si realizza un efficientamento del Sistema nazionale di allerta rapido per droghe, coordinato dal Dipartimento per le politiche antidroga, la cui gestione operativa è affidata al centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità. Parallelamente, sotto il coordinamento del Ministero della salute, in collaborazione con i centri antiveleno, le tossicologie forensi, le forze di polizia, l'agenzia delle dogane e dei monopoli, si mira a standardizzare e rafforzare le procedure da seguire nei laboratori per l'esecuzione degli esami sui campioni. Si punta anche all'ampliamento dello spettro di sostanze identificabili, inclusi nuovi fentanyli, con lo sviluppo e validazione di metodi analitici dedicati.
Il piano potenzia la distribuzione del materiale necessario a tutti i centri collaborativi che fanno parte del sistema per l'analisi di fentanyl. In quest'ambito è previsto il coinvolgimento e l'attivazione di servizi di urgenza (pronto soccorso, terapie intensive, laboratori clinici d'urgenza) per fare eseguire ricerche analitiche specifiche in caso di intossicazioni acute non seguite da decesso (la grande maggioranza), in modo da identificare quelle eventualmente dovute a nuovi oppioidi (fentanyli/nitazenì/ossicodone/tramadolo/altri), assunti da soli o in associazione a eroina e/o ad altre sostanze d'abuso «tradizionali».
Per la massima efficienza delle misure di prevenzione, il piano dedica attenzione alla formazione degli operatori delle forze di polizia e degli operatori sanitari, sociali e di strada – soggetti che potrebbero essere maggiormente esposti ai rischi di contatto fortuito con fentanyl per il lavoro svolto nelle attività di controllo e intervento –, affinché conoscano le precauzioni da adottare in caso di manipolazione delle sostanze che possono essere pericolose anche solo tramite contatto olfattivo e tattile. In quest'ambito, il Ministero della salute ha assunto la responsabilità per l'approvvigionamento e la distribuzione di narcan/naloxone, un farmaco che inverte rapidamente gli effetti del fentanyl: l'obiettivo è garantirne la disponibilità per gli operatori che potrebbero entrare in contatto accidentale con il fentanyl, affinché all'occorrenza sappiano come usarlo secondo i protocolli vigenti.
Il piano, inoltre, rafforza le misure di contrasto dei furti di stupefacenti e potenzia le procedure per l'individuazione tempestiva di intossicazione da fentanyl o da analoghi oppioidi sintetici mediante l'utilizzo delle sostanze reagenti messe a disposizione degli operatori. È previsto che il sistema di Allerta (NEWS-D) implementi le procedure informative rivolte agli operatori del settore con il supporto delle unità operative del sistema. Infine, il Ministero della salute, con la collaborazione del dipartimento per le politiche antidroga, avvierà campagne informative mirate attraverso i canali di comunicazione istituzionale.
Il piano prevede misure specifiche da attivare qualora, in Italia, si verificasse una situazione di emergenza, con l'obiettivo di assicurare una pronta risposta di tutte le istituzioni deputate alla tutela della salute e sicurezza pubblica. In tale evenienza, si seguirebbero le procedure operative predisposte sulla base di linee guida elaborate (e periodicamente aggiornate) dal Ministero della salute; inoltre, questo stesso Ministero, sarebbe responsabile di assicurare adeguate scorte di narcan/naloxone da calibrare tenendo conto dell'andamento progressivo del fenomeno, nonché di attuare campagne di informazione specifiche nei confronti sia degli operatori socio/sanitari, di polizia e del personale in contatto con i tossicodipendenti, sia della popolazione generale.
In un'eventuale fase emergenziale, la Direzione Centrale per i servizi antidroga svolgerebbe una funzione di coordinamento. In quest'ambito, raccoglierebbe tutti i dati sul fenomeno, utili tra l'altro a comprendere l'entità della minaccia, servendosi anche di quanto emerso dalle indagini delle forze di polizia; inoltre, all'occorrenza, convocherebbe riunioni di coordinamento info-investigativo con i Servizi Centrali di Polizia Giudiziaria per l'individuazione e l'adozione di idonee contromisure.
Sarebbe previsto anche il coinvolgimento del centro antiveleni di Pavia, per esaminare gli effetti clinico tossicologici dei casi di intossicazioni/eventi avversi da fentanyli/nuovi oppioidi/farmaci/NSP identificati attraverso la consulenza specialistica fornita 24/7 a tutto il SSN e ai cittadini.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Alfredo Mantovano.
VIETRI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
trent'anni fa nasceva il tribunale di Nocera Inferiore, un cruciale avamposto di legalità in un territorio vasto, caratterizzato da un'altissima densità di popolazione, criminalità, ma anche realtà industriali ed economiche importanti;
con il passare degli anni il tribunale, realizzato all'interno di uno dei padiglioni dell'ex ospedale psichiatrico, si è ampliato occupando altri spazi della struttura manicomiale e diventando una vera cittadella giudiziaria;
da tempo, il tribunale di Nocera Inferiore soffre di una cronica carenza di organico, tra magistrati e personale amministrativo, criticità purtroppo comuni a molti altri tribunali italiani: l'organico del tribunale campano, in particolare, conta un totale di n. 33 magistrati, di cui 1 presidente del tribunale, 2 presidenti di sezione e 30 giudici: un organico di gran lunga sottodimensionato rispetto alle esigenze del circondario, come emerge dallo stesso sito del Consiglio superiore della magistratura;
già nel 2022, l'allora presidente, Antonio Sergio Robustella, si dimetteva in segno di protesta per la carenza di personale, soprattutto negli uffici del giudice di pace, in un clima di preoccupazione generale che aveva indotto gli avvocati del consiglio dell'ordine degli avvocati nocerino ad astenersi dalle udienze per una settimana. Nel rassegnare le proprie dimissioni, così il presidente motivava il suo gesto: «parte, prima di tutto, dalle condizioni in cui versa l'ufficio del giudice di pace. Qualche volta, quella legata al giudice di pace viene definita una giustizia di “serie B”, con una attenzione più limitata. Ma non è affatto così. L'ufficio del giudice di pace è un tribunale della Repubblica e come tale merita la massima attenzione e il massimo rispetto. Anche gli avvocati, per la situazione venutasi a creare, hanno scioperato per una settimana, avendone tutte le ragioni. Il servizio fornito dal giudice di pace è molto carente. Non solo per quanto riguarda la gestione giurisdizionale, ma soprattutto per l'aspetto amministrativo, con notevoli sacrifici per i cittadini, che devono avere una giustizia efficace, in grado di soddisfare i loro diritti. Non può esserci una giustizia che arriva tardi anche per le cose più semplici. Ho provato tante volte a sollecitare le autorità competenti perché si affrontasse il problema. Nessuna risposta ed ecco che sono arrivato alle mie dimissioni. Per la verità già due anni fa le avevo presentate per problemi simili: poi, però, sono stato convinto a restare. Non per autoincensarmi, ma deve saper che io qui sono molto amato e considerato. Mi si spezza il cuore all'idea di andarmene. Il prossimo anno andrei naturalmente in pensione. Potevo mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di niente, oppure sollevare il problema e mettere chi di dovere di fronte alla situazione che si vive a Nocera Inferiore. Ho scelto la seconda opzione»;
tali criticità si ripresentano immutate, se non addirittura aggravate, nella Relazione sull'amministrazione della giustizia nel distretto della corte di appello di Salerno del 28 gennaio 2023, laddove è emerso il grave sottodimensionamento del tribunale di Nocera Inferiore rispetto alle esigenze del circondario;
fino ad oggi le tante polemiche e contestazioni non hanno sortito alcun risultato, nonostante l'intera classe forense continui imperterrita, e con grande caparbietà, a gridare le proprie condivisibili ragioni, chiedendo spazi, risorse umane e un intervento concreto sulla struttura che ospita il tribunale, ormai inadeguato e necessitante di interventi seri;
la grave carenza di personale del tribunale di Nocera Inferiore, riscontrabile in tutti gli uffici, dal settore civile al giudice di pace, fino alla sezione penale, rischia di portare irrimediabilmente a una grave paralisi del sistema giustizia e di mettere a repentaglio il diritto alla giustizia dei cittadini –:
quali urgenti iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per incrementare la pianta organica del tribunale di Nocera Inferiore, al fine di consentire allo stesso di svolgere adeguatamente le sue funzioni.
(4-02520)
Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, evidenziate le gravi criticità negli organici di magistratura e personale amministrativo del tribunale e degli uffici del giudice di pace del circondario di Nocera Inferiore, si chiede di conoscere le iniziative programmate dal Dicastero per porvi rimedio.
Quanto al personale amministrativo, occorre innanzitutto evidenziare che le piante organiche degli uffici giudiziari di tribunale e giudice di pace del circondario in discussione hanno beneficiato negli anni di un progressivo ampliamento che ha condotto ad una consistenza attuale di complessive 110 unità (97 per il tribunale e 13 per l'unico ufficio del giudice di pace a gestione statale), escluso il personale dirigenziale.
A tale contingente va poi sommato il personale amministrativo reclutato a tempo determinato per i profili di addetto all'ufficio per il processo e di personale a supporto dell'ufficio per il processo, che per il solo tribunale di Nocera Inferiore ammonta a complessive 70 unità.
In particolare, attualmente presso il tribunale di Nocera Inferiore a fronte di una dotazione organica – come detto – di 97 unità (escluso il personale dirigenziale) prestano servizio 79 risorse umane, registrandosi una scopertura del 19 per cento e dunque, significativamente inferiore al tasso di scopertura riscontrabile a livello nazionale (pari al 27,62 per cento).
Il dato peraltro non considera i 46 addetti all'ufficio per il processo e le 17 unità di personale a supporto dell'ufficio per il processo ad oggi in servizio presso l'ufficio, il cui computo renderebbe addirittura negativa la percentuale di scopertura.
Le vacanze registrate nei vari profili interessano le seguenti figure professionali: dirigente, assistente giudiziario (7 vacanze su 30 posti in organico), cancelliere (1 vacanza su 18), operatore giudiziario (5 su 9) e ausiliario (8 su 12).
Per contro la figura professionale di direttore risulta coperta, mentre quelle di funzionario giudiziario e contabile risultano persino in sovrannumero.
Si registra, altresì, una unità di personale non prevista in organico nel profilo di centralinista telefonico.
Venendo all'ufficio del giudice di pace di Nocera Inferiore (unico ufficio del giudice di pace rimasto – come detto – a gestione statale in seguito alla riforma di cui al decreti legislativo n. 156 del 2012), a fronte di una dotazione organica di 13 unità si registrano 8 vacanze, con un tasso di scopertura dunque del 46 per cento.
Ora, dal piano triennale dei fabbisogni 2023-2025 emerge con chiarezza l'intenzione del Dicastero di sopperire il più possibile alle carenze esistenti, non solo attraverso la stabilizzazione del personale già assunto a tempo determinato, così da non disperdere le competenze acquisite, ma anche tramite la previsione, in deroga alla normativa vigente, della validità delle graduatorie dei concorsi svolti in periodo pandemico. A ciò si aggiunga poi l'imponente attività di reclutamento già avviata e che terminerà nel 2025, la quale condurrà auspicabilmente all'ingresso di un consistente numero di nuovi assunti.
Nel dettaglio, l'amministrazione si è attivata presentando formale richiesta al dipartimento della funzione pubblica ad attingere dalla graduatoria di merito del concorso Ripam per la selezione di 2.293 unità di personale, area seconda, per 2.200 unità da inquadrare come assistenti giudiziari, da destinare agli uffici giudiziari di tutto il Paese. Nello specifico, per il distretto di Salerno con riferimento alla sede del circondario di Nocera Inferiore sono disponibili 4 posti. Circa i tempi di definizione della procedura, si prevede che essa si completi entro fine maggio.
Inoltre, con provvedimento del 16 febbraio 2024 è stato disposto lo scorrimento delle graduatorie relative alla procedura concorsuale a 5.410 posti di area funzionale terza, fascia economica F1 con riferimento alle figure professionali di tecnico di amministrazione, tecnico di contabilità senior e analista di organizzazione. A tal proposito il 12 marzo u.s. ha preso servizio presso il tribunale di Nocera Inferiore 1 tecnico di amministrazione.
Ancora, tra maggio e giugno sarà bandito un interpello per la copertura del posto di dirigente e sempre a giugno l'amministrazione presenterà formale richiesta al dipartimento della funzione pubblica per conseguire l'autorizzazione a bandire un concorso di area II che, verosimilmente, partirebbe nell'autunno.
Giova poi segnalare che in data 28 febbraio 2023 è stata disposta la proroga della scadenza dei contratti individuali di lavoro a tempo determinato sottoscritti dal personale assunto con la qualifica di operatore giudiziario nonché la contestuale assunzione a tempo indeterminato (stabilizzazione) presso le sedi in cui prestavano servizio alla data del 30 maggio 2022 degli operatori giudiziari che, previa accettazione della proroga del contratto a tempo determinato, matureranno il suddetto requisito alle nuove scadenze contrattuali, con decorrenza dal giorno successivo a tale scadenza (decorrenza stabilizzazione). Con riferimento al circondario di Nocera Inferiore e, in particolare, al tribunale di Nocera Inferiore risulta essere stata stabilizzata 1 unità di personale.
Si evidenzia, infine, che allo scopo di fronteggiare le ulteriori criticità che nel frattempo dovessero sopravvenire, determinate dal pensionamento di unità di personale ovvero da altre situazioni soggettive di carattere temporaneo (maternità, malattia etc.), l'organico del personale amministrativo potrà essere implementato facendo ricorso all'istituto della mobilità temporanea del personale, previsto dall'articolo 20 dell'accordo sottoscritto in data 15 luglio 2020.
Venendo ora agli organici di magistratura, va innanzitutto ricordato che la pianta organica del tribunale di Nocera Inferiore, incrementata a più riprese negli ultimi anni, si compone di 33 unità complessive, di cui attualmente risultano scoperte solo 2 unità.
Tuttavia, considerato che l'ufficio rappresenta un importante presidio di legalità in una realtà caratterizzata da un'elevata densità di popolazione e da un alto tasso di criminalità, il Dicastero sta valutando di avviare rituali interlocuzioni istituzionali con il Csm per un ulteriore ampliamento.
Quanto alla copertura dei posti vacanti, l'amministrazione è attualmente impegnata in ben quattro procedure concorsuali per il reclutamento di nuovi magistrati ordinari, con prossima pubblicazione di un ulteriore concorso le cui prove avranno luogo entro il 2024.
Massimo è, dunque, l'impegno che il Ministero sta dedicando a colmare nel più breve tempo possibile le carenze dell'organico di magistratura ordinaria registrate a livello nazionale e di ciò evidentemente beneficerà anche il tribunale di Nocera Inferiore, sebbene come noto l'assegnazione dei magistrati ai diversi uffici esuli dalle attribuzioni del Ministero, rientrando nella competenza del Csm.
Indubbi benefìci deriveranno, poi, anche per il tribunale di Nocera Inferiore dall'introduzione delle piante organiche flessibili distrettuali, con cui si è inteso dotare i distretti di corte di appello di una vera e propria task force da destinare a supporto degli organici esistenti per rispondere, con maggiore efficacia, alle peculiari esigenze in tema di smaltimento dell'arretrato e per far fronte a eventi di carattere eccezionale.
Con il decreto ministeriale del 23 marzo 2022, che ha istituito le piante organiche flessibili distrettuali, si sono dunque individuati sia il contingente nazionale complessivo sia i contingenti destinati ai singoli distretti di corte di appello, assegnando al distretto di corte di appello di Salerno una pianta organica di 5 unità, 4 per le funzioni giudicanti ed 1 per le funzioni requirenti.
Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.