Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Lunedì 24 giugno 2024

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    il 28 maggio 2024 i Governi di Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina, come avevano anticipato il 22 maggio 2024 i Primi ministri dei tre Paesi, Pedro Sanchez, Simon Harris e Jonas Gara Stare. Lo stesso ha fatto il 4 giugno 2024 il Parlamento della Slovenia, approvando la proposta del Governo guidato da Robert Golo. Diventano così 13 su 27 gli Stati dell'Unione europea che hanno riconosciuto la Palestina;

    il 29 novembre 1947 le Nazioni Unite, con la risoluzione n. 181, decisero la spartizione del territorio della Palestina storica in due Stati, l'uno ebraico, l'altro arabo. Il primo esiste dal maggio 1948, il secondo non c'è ancora come Stato sovrano;

    senza un accordo sui confini, gli insediamenti e lo status di Gerusalemme, la stessa nozione di «due Stati per due popoli», affermatasi negli anni Ottanta e sancita diplomaticamente con il trattato di Oslo del 1993, rischia di non essere concretizzabile. L'espansione degli insediamenti israeliani nei territori occupati nel 1967, la confisca di terre possedute da soggetti privati palestinesi, la demolizione di case e strutture e il conseguente abbandono coatto da parte dei residenti, sono atti e comportamenti che appartengono ad una strategia diretta ad impedire la nascita di uno Stato palestinese e nulla hanno a che fare con la sicurezza dello Stato di Israele;

    nella già difficile situazione, il 7 ottobre 2023 segna uno spartiacque drammatico: il terribile attacco terroristico perpetrato da Hamas in territorio israeliano, per cui si ribadisce la più ferma condanna, in cui sono state uccise circa 1.400 persone e oltre 200 sono state prese in ostaggio, ha prodotto una reazione militare israeliana a Gaza senza limiti che dura ormai da otto mesi;

    i continui bombardamenti israeliani, accompagnati dalle operazioni da terra, continuano incessantemente in tutta la Striscia di Gaza, aumentando di giorno in giorno le vittime civili e le uccisioni non risparmiano gli operatori umanitari: sono 200 tra questi che hanno perso la vita dall'inizio degli attacchi;

    l'intensificarsi delle ostilità in seguito all'emanazione degli ordini di evacuazione e all'operazione militare israeliana a Rafah ha finora costretto allo sfollamento di circa un milione di persone, con una ulteriore diminuzione dell'ingresso degli aiuti già a fronte di una catastrofe umanitaria;

    quello in atto nella striscia di Gaza è un vero e proprio massacro di un popolo imprigionato in una gabbia senza uscita. Di fronte ad eclatanti violazioni del diritto internazionale, al mancato rispetto dei diritti umani e a crimini di guerra e genocidio non possono esserci spazi di impunità o doppi standard. Il 20 maggio 2024 il procuratore della Corte penale internazionale (Cip) Karim Khan ha chiesto di spiccare dei mandati d'arresto nei confronti del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, del suo Ministro della difesa Yoav Gallant e dei tre principali dirigenti di Hamas: Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Ismael Haniyeh;

    secondo un recente sondaggio condotto dal Lewis people policy institute, la maggior parte del campione respinge una rioccupazione della Striscia e preferisce un controllo civile palestinese nel dopo guerra. Inoltre, il 60 per cento degli israeliani vuole che si «accetti» l'accordo per gli ostaggi e il cessate il fuoco secondo la road map lanciata dal Presidente Biden. A questo vanno aggiunte le continue manifestazioni che ormai quotidianamente attraversano le strade di Tel Aviv, Gerusalemme e altre città per chiedere la liberazione degli ostaggi e protestare contro il Governo di Benjamin Netanyahu. Il quale, nei giorni scorsi, ha sciolto il gabinetto di guerra, a seguito delle dimissioni di Benny Ganz dal Governo. La scelta di Netanyahu arriva anche in un momento in cui è salita la tensione tra il Primo ministro e le Forze di difesa israeliane (Idf), in particolare per quanto riguarda una «pausa umanitaria» che i militari hanno annunciato allo scopo di consentire l'arrivo di aiuti umanitari a Rafah, ma dal Governo hanno negato il coinvolgimento nella decisione;

    l'intera comunità internazionale deve adoperarsi perché cessino immediatamente le operazioni militari e le stragi quotidiane ed impedire l'ulteriore escalation del paventato attacco israeliano nel sud del Libano, che avrebbe ulteriori drammatiche conseguenze nell'intera area mediorientale. Le armi devono tacere. Ora, non fra settimane o mesi. Questo non per salvare i terroristi criminali di Hamas, ma per salvare due popoli: i palestinesi di Gaza dalla morte sotto le bombe o per fame o per mancanza di assistenza sanitaria; gli israeliani dalle politiche di Netanyahu e dei partiti ultra ortodossi che operano per distruggere qualsiasi prospettiva di pace. Per fare ciò è necessario, però, che entrambe le parti siano riconosciute da tutti allo stesso modo. Il riconoscimento dello Stato palestinese potrebbe dare nuovo impulso e credibilità alle istituzioni palestinesi anche a danno della legittimazione interna di Hamas e di altre formazioni integraliste. È quindi un'iniziativa che, contrariamente a quanto affermato da Netanyahu, non premia gli attacchi del 7 ottobre, ma punta a creare le condizioni per superare la situazione che ha portato a quell'orrore;

    l'Italia deve difendere i diritti umani, la legalità e il diritto internazionale, deve battersi affinché prevalga la forza della legge sulla legge della forza. È urgente agire per fermare la carneficina a Gaza, fermare ogni altro spargimento di sangue in Palestina e Israele, liberare gli ostaggi, costruire una sicurezza duratura sia per il popolo israeliano che per quello palestinese, assicurare ai palestinesi la stessa dignità e gli stessi diritti che hanno gli israeliani, realizzare l'aspirazione del popolo palestinese a vivere in un proprio Stato indipendente;

    già il 27 febbraio del 2015 il Parlamento italiano ha impegnato il Governo italiano al riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 ed anche il Parlamento europeo con la risoluzione del 17 dicembre 2014 ha chiesto il riconoscimento dello Stato palestinese e che la soluzione a due Stati vada di pari passo con il progresso dei colloqui di pace,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative di competenza volte a riconoscere lo Stato di Palestina con i confini del 4 giugno 1967, con capitale Gerusalemme Est, per imprimere una svolta positiva al necessario negoziato tra le parti per giungere alla soluzione «due popoli due Stati» e per garantire la coesistenza nella libertà, nella pace e nella democrazia dei due popoli;

2) ad assumere tutte le iniziative di competenza in ogni sede internazionale per arrivare in tempi brevi ad un cessate il fuoco a Gaza, per mettere fine alla catastrofe umanitaria in corso, per l'interruzione di ogni ulteriore escalation militare, per la liberazione dei prigionieri e degli ostaggi israeliani per la costruzione delle condizioni per avviare un processo di pace;

3) a esigere il pieno rispetto del diritto internazionale, supportare le richieste del Sud Africa alla Corte internazionale di giustizia e lo svolgimento di indagini della sulle violazioni e sui crimini di guerra e sul genocidio;

4) a sostenere, per quanto di competenza, ogni iniziativa per dare seguito al procedimento volto all'arresto del leader di Hamas Sinwar e del Primo ministro israeliano Netanyahu;

5) a richiedere e sostenere ogni iniziativa diretta al rilascio dei palestinesi arbitrariamente detenuti nelle prigioni israeliane, a partire da Marwan Barghuthi, figura chiave per la pacificazione dell'area;

6) ad assumere iniziative di competenza volte a prevedere sanzioni nei confronti del Governo israeliano e cessare immediatamente ogni fornitura militare allo stesso anche se autorizzata prima del 7 ottobre 2023;

7) ad unirsi a Spagna e Irlanda nel chiedere al Consiglio dell'Unione europea di sospendere l'accordo di associazione con Israele.
(1-00299) «Zanella, Fratoianni, Bonelli, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta orale:


   ZARATTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   con ordinanza del 10 novembre 2023 avente ad oggetto «Ipotesi di localizzazione di centri di raccolta ed impianti di trattamento di veicoli fuori uso, nonché di impianti di rottamazione sul territorio di Roma Capitale. Presentazione al Ministero della cultura di istanza di deroga alle prescrizioni del Piano Territoriale Paesistico Regione Lazio per l'area de “la Barbuta” ai sensi dell'articolo 14, comma 1, lettera d) delle Norme del P.T.P.R. Regione Lazio approvato con delibera del Consiglio della regione Lazio n. 5 del 21 aprile 2021», il commissario straordinario di Governo per il Giubileo della Chiesa cattolica 2025 Roberto Gualtieri ha disposto che Roma Capitale, in relazione all'area cosiddetta «la Barbuta», presenti formale istanza al Ministero della cultura per l'espressione del parere preventivo di ammissibilità alla deroga prevista dall'articolo 14, comma 1 lettera d) delle norme tecniche di attuazione del piano territoriale paesistico regione Lazio;

   con protocollo RM/2023/0003394 del 10 novembre 2023 la medesima proposta di ordinanza è stata trasmessa alla regione Lazio al fine di acquisire quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 13 del decreto-legge n. 50 del 2022 come convertito con modificazioni con legge n. 91 del 2022;

   la deroga richiesta dal commissario straordinario sarebbe propedeutica al trasferimento nell'area «la Barbuta» delle attività di autodemolizione collocate nell'area del Parco archeologico di Centocelle, già oggetto di un vasto incendio nel luglio 2022, e di altri impianti di rottamazione presenti sul territorio di Roma Capitale;

   il comprensorio delle Capannelle-Barbuta, dove il commissario straordinario intenderebbe trasferire le attività, è parte dell'area costituita dal Parco dell'Appia Antica e dalle zone limitrofe, compresa tra le zone di interesse archeologico indicate all'articolo 1 lettera m), della legge 8 agosto 1985, n. 431 ed è quindi sottoposta ai vincoli e alle prescrizioni previste dalle norme, per effetto del decreto 16 ottobre 1998 del Ministero per i beni culturali ed ambientali;

   in virtù di tale tutela l'area della «Barbuta» è stata ricompresa dalla regione Lazio nel Piano territoriale paesistico 15/12 «Valle della Caffarella, Appia Antica e acquedotti», nell'ambito di tutela paesaggistica TPa.78: schermatura dei margini, per effetto della quale non è consentita alcuna cubatura poiché, essendo quello dell'Appia Antica un piano completamente circondato dalla città, tale tipo di tutela riveste importanza strategica a difesa del paesaggio;

   le norme tecniche del PTP 15/12, all'articolo 35, comma 1 - a6), prescrivono: «Nella sottozona TPa.78 deve essere prevista la sistemazione a parco pubblico attrezzato, anche con la realizzazione di impianti sportivi, nonché con i servizi locali previsti dagli S.U.V. (Strumenti Urbanistici Vigenti) a condizione che l'area sia liberata dai manufatti impropri e siano restaurati i casali esistenti»;

   l'area della «Barbuta», investita nel recente passato dalla presenza di un campo nomadi (aperto nel 1996, ampliato nel 2010 e chiuso nel 2021) risulta ancora da bonificare e da reintegrare, in un contesto più ampio di campagna romana incautamente – ma temporaneamente – sottratta alla trama, unitaria ed eccezionale, dell'Appia Antica, come il vincolo istitutivo riconosceva;

   le attività di autodemolizione, qualora trasferite nell'area «la Barbuta», verrebbero collocate nel cono di volo dell'aeroporto «G. B. Pastine» di Ciampino, con evidenti interferenze sull'attività aerea dello scalo, trattando questo tipo di attività combustibili e altro materiale infiammabile pericoloso (come si è visto nell'incendio di Via Palmiro Togliatti del luglio 2022) e utilizzando, solitamente, potenti sollevatori per la movimentazione dei veicoli da demolire, i cui potenti campi magnetici potrebbero influire sulla sicurezza della navigazione aerea –:

   se il Governo risulti a conoscenza dell'ordinanza del commissario straordinario e se il Ministro interrogato non ritenga, per quanto di competenza, di esprimere diniego alla richiesta per l'espressione del parere preventivo di ammissibilità alla deroga al vincolo di tutela dell'area «la Barbuta».
(3-01281)


   QUARTAPELLE PROCOPIO, BOLDRINI e PORTA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   fino a venerdì 7 giugno 2024, lo sherpa italiano del G7, nonché direttrice del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha confermato che l'Arabia Saudita avrebbe partecipato al G7 a livello di Capi di Stato/Capi di Governo;

   notizie riportate dai media confermavano la partecipazione al G7 del principe saudita Mohamed Bin Salman;

   il giorno 7 giugno 2024, ad ora di pranzo, il portale della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma accettava la denuncia inoltrata il giorno 4 giugno 2024 dall'avv. Fabio Maria Galiani per conto della Ong «Non c'è Pace senza Giustizia», con la quale si chiedeva, non appena fosse entrato in territorio italiano, l'arresto del principe saudita Mohamed Bin Salman, previa apertura di procedimento penale a suo carico, per il presunto coinvolgimento nella tortura e nell'omicidio di Jamal Khashoggi, sulla base di autorevoli rapporti di vari organismi internazionali, tra cui la National intelligence statunitense e il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, di indagini svolte dall'autorità giudiziaria turca e dalle confessioni dei corresponsabili;

   martedì 11 giugno 2024, il Governo italiano pubblicava un elenco aggiornato dei partecipanti al Vertice G7 che non includeva più Mohammed Bin Salman senza dare alcuna motivazione in merito;

   la tempistica degli eventi e l'importanza per la propaganda dell'Arabia Saudita della partecipazione ad un evento così rilevante quale il G7 fanno sorgere il legittimo e serio dubbio che la rinuncia del principe Mohamed Bin Salman sia conseguenza della denuncia e della richiesta del suo arresto –:

   quali motivazioni l'Arabia Saudita abbia ufficialmente comunicato al Governo italiano in merito alla cancellazione della partecipazione al G7 dell'Arabia Saudita e del principe saudita Mohamed Bin Salman;

   se il Governo fosse a conoscenza della menzionata denuncia e richiesta di arresto ed in caso positivo, in che data e con quali modalità ne sia venuto a conoscenza.
(3-01283)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta orale:


   GADDA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   al fine di valorizzare le pratiche di gestione agricole e forestali sostenibili, in grado di migliorare le capacità di assorbimento del carbonio atmosferico e aggiuntive rispetto a quelle prescritte dalla normativa europea e nazionale, il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste avrebbe dovuto emanare entro fine ottobre 2023 le linee guida con le modalità di certificazione dei crediti e di gestione del registro pubblico dei crediti di carbonio generati su base volontaria dal settore agroforestale nazionale, istituito presso il Crea. L'ente, tuttora commissariato dal Ministro Lollobrigida, non ha ancora provveduto all'adozione di un decreto fondamentale sia per l'ambiente sia per il comparto agricolo nazionale –:

   quali siano le eventuali criticità che ritardano l'adozione delle linee guida di cui all'articolo, comma 2-septies del decreto-legge n. 13 del 2023, convertito con modificazioni dalla legge n. 41 del 2023, anche al fine di escludere che tali criticità siano da ricondurre all'inefficienza del CREA-Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, ente dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste che risulta a tutt'oggi commissariato.
(3-01282)

CULTURA

Interrogazione a risposta orale:


   BONAFÈ. — Al Ministro della cultura, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   due crolli distinti hanno interessato il 5 maggio 2024 la cinta muraria medievale di Volterra, causando un ferito lieve e l'evacuazione temporanea di tre famiglie. Sono già state predisposte le operazioni di verifica statica da parte dei vigili del fuoco e dei tecnici comunali;

   secondo i primi rilievi le cause del crollo sono ancora in corso di accertamento, ma si ipotizza che sia dovuto a un problema di natura strutturale delle mura. Le mura medievali di Volterra sono un monumento di grande valore storico e artistico e il loro crollo rappresenta un grave danno al patrimonio culturale non soltanto della città;

   il cedimento del 5 maggio ha riportato alla memoria i terribili ricordi di dieci anni fa, quando il 30 gennaio 2014 nel cuore della città crollò un tratto di cinta muraria di circa 30 metri dopo numerosi giorni di piogge e maltempo;

   il crollo delle mura medievali di Volterra è quindi un episodio non isolato ed allarmante per la sicurezza pubblica e vanno escluse altre possibili e pericolose criticità. Si tratta inoltre di beni culturali riconosciuti dall'ordinamento nazionale, oltre a rappresentare una straordinaria ricchezza dal punto di vista artistico ed architettonico, attraggono ogni anno milioni di visitatori e contribuiscono alla crescita del prodotto interno lordo turistico e ricettivo del nostro Paese;

   è conseguentemente auspicabile e urgente uno studio accurato sulla tenuta strutturale della cinta muraria di Volterra;

   è altrettanto evidente che i finanziamenti necessari sia per prevenire episodi simili, sia per mettere in sicurezza i danni subiti non possono ricadere esclusivamente sugli enti territoriali;

   le fortificazioni e le cinte murarie di origine medievale sono infatti spesso di proprietà del demanio pubblico e date in gestione alle amministrazioni comunali, senza però adeguate risorse per la manutenzione ordinaria –:

   se non si ritenga urgente e necessario, in relazione a quanto espresso in premessa, intraprendere iniziative urgenti al fine di verificare la tenuta strutturale della cinta muraria di Volterra e conseguentemente adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, e stanziare risorse adeguate a sostegno degli interventi di prevenzione, manutenzione e riparazione di eventuali danni delle fortificazioni medievali riconosciute patrimonio storico e culturale.
(3-01280)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, per sapere – premesso che:

   da tempo gli operatori energetici sono tutelati da regole di mercato che ad avviso dell'interpellante garantiscono rendite finanziarie a discapito dell'interesse collettivo;

   nell'articolo «Come Eni e Enel favoriscono la finanza a discapito dei cittadini», pubblicato il 27 maggio 2024 dalla rivista online Valori a firma di Alessandro Volpi, emerge che l'Enel «nel 2023, in gran parte per effetto delle tariffe, ha realizzato utili per 6,3 miliardi di euro che per il 70 per cento circa ha distribuito agli azionisti: lo Stato italiano ha solo il 23 per cento di tale società e una quota rilevante è nelle mani di grandi fondi finanziari.» In sintesi estrema, Enel, piuttosto che ridurre le tariffe delle bollette degli italiani, ha distribuito dividendi in larga misura alla grande finanza;

   in aggiunta alla distribuzione degli utili agli azionisti, Enel nel gennaio del 2024 ha compiuto anche un'operazione di buyback, ovvero di riacquisto delle proprie azioni, per 1,2 miliardi di euro annunciandone un'altra per 2 miliardi di euro. In pochi mesi altri 3,2 miliardi di euro non saranno reinvestiti o finalizzati alla riduzione delle tariffe ma destinati ad aumentare il valore in mano ai grandi azionisti;

   nell'articolo viene illustrato anche l'esempio di un'altra «partecipata» di Stato, l'Eni, Ente nazionale idrocarburi, che ha realizzato nel 2023 utili per quasi 14 miliardi di euro e ha già avviato operazioni di buyback per un massimo di 3,5 miliardi di euro;

   come emerge dal «Rapporto sui bilanci delle Società dell'energia 2014-2022», realizzato dal Centro Studi CoMar, le aziende dell'energia hanno raggiunto risultati storici battendo ogni record sia come crescita che come redditività;

   gli utili nel 2022 sono stati pari a 24,7 miliardi di euro, in aumento di 8,7 miliardi di euro sul 2021, e rappresentano il 3,8 per cento sul fatturato, comunque in calo rispetto al 4,5 per cento del 2021, anche per l'incidenza di quanto disposto dall'articolo 37, del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21 (cosiddetto contributo Draghi), aggiornato dalla legge 29 dicembre del 2022, n. 197 (cosiddetto contributo Meloni), con il quale viene istituito un contributo di solidarietà temporaneo sugli «extra-profitti» ricavati dagli operatori del settore energetico;

   nel merito, va tenuto presente che il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha rimesso alla Corte costituzionale l'esame del provvedimento sugli «extra profitti», ritenendo sussistere questioni di legittimità costituzionale;

   nella seduta della Camera dei deputati del 12 gennaio 2024, la sottosegretaria per i rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, rispondendo a un'interpellanza urgente ha reso noto che il gettito del cosiddetto «contributo Draghi» è stato pari a 2.760 milioni di euro nel 2022 e a 82 milioni di euro nel 2023, mentre il gettito del «contributo Meloni» nell'anno 2023 risulta invece pari a 3.407 milioni di euro;

   l'ammontare incassato è di molto inferiore rispetto ai 10 miliardi che il Governo Draghi aveva ipotizzato di riscuotere nelle previsioni indicate dalla relazione di accompagnamento del provvedimento;

   gli operatori del settore dell'energia continuano ad accumulare risultati finanziari poderosi. Secondo gli esperti del Centro Studi CoMar, nel primo trimestre dell'anno in corso, per gli operatori energetici la redditività lorda triplica oltre quota 15 miliardi di euro, l'utile netto vola del 250 per cento e supera 5 miliardi di euro e il fatturato – per vari effetti tecnici – cala del 170 per cento a 64,3 miliardi di euro. Oltre il 60 per cento degli utili sono in capo ad Enel (1,9 miliardi di euro) ed ENI (1,2 miliardi di euro);

   i risultati degli utili e i dividendi sono il frutto delle tariffe regolate pagate dagli utenti che non vengono interamente destinati alla collettività per ridurre i costi delle bollette o in investimenti necessari per favorire la transizione ecologica ma distribuiti ad azionisti privati tra i quali colossi finanziari e grandi fondi –:

   se non ritenga opportuno intervenire con iniziative di carattere normativo sulla disposizione che introduce nell'ordinamento un contributo di solidarietà temporaneo sugli «extra-profitti» al fine di recuperare il gettito previsto, anche attraverso l'istituzione di una tassa collegata al valore degli utili per gli operatori del settore dell'energia che operano nell'ambito dei mercati regolati, ed impiegare il gettito recuperato per ridurre i costi della bolletta energetica degli utenti e rilanciare gli investimenti sulla transizione ecologica.
(2-00401) «Cappelletti».

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta in Commissione:


   FOSSI e BERRUTO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, Al Ministro per lo sport e i giovani. — Per sapere – premesso che:

   la delibera dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) n. 131/12/CONS ha l'obiettivo di garantire che alcuni eventi sportivi di rilevanza nazionale siano trasmessi in modo gratuito e accessibile a tutti gli spettatori, per promuovere l'accessibilità e l'inclusione nel mondo dello sport, contribuendo così a preservare l'essenza dello sport come patrimonio collettivo;

   in tale delibera è riportata la lista di eventi considerati di particolare rilevanza per la società, che le emittenti televisive soggette alla giurisdizione italiana non possono trasmettere in esclusiva e solo in forma codificata, al fine di assicurare ad almeno l'80 per cento della popolazione italiana la possibilità di seguirli su un palinsesto gratuito senza costi supplementari;

   in tale lista, per quanto riguarda il tennis, sono presenti la Coppa Davis e la Fed Cup alle quali partecipi la squadra nazionale italiana e gli Internazionali d'Italia di tennis al quale partecipino atleti italiani che si qualifichino per le finali o semifinali. Non vi è però alcun riferimento ai tornei del Grande Slam (l'Australian Open, il Roland Garros, Wimbledon e lo Us Open) nonostante nelle ultime edizioni gli italiani, sia nel torneo femminile che in quello maschile, siano stati indiscussi protagonisti;

   tale lista non viene aggiornata dal 2012;

   si apprende dalla stampa come il Ministero delle imprese e del made in Italy abbia da tempo inviato una proposta di modifica di tale lista ad Agcom, ma ad oggi non risultano essere state fatte modifiche all'elenco degli eventi sportivi da trasmettere in chiaro;

   tali ritardi hanno di fatto precluso la visione in chiaro del recente torneo del Roland Garros (dove gli italiani erano presenti nelle quattro semifinali di singolare maschile, singolare femminile, doppio maschile, doppio femminile ed in ben tre finali) e rischiano di impedire la fruizione gratuita del prossimo Slam (Wimbledon) nonostante per la prima volta nella storia il numero 1 al mondo nella classifica Atp sia un atleta italiano;

   in questo contesto va rimarcato come la legge 14 luglio 2023, n. 93 (che ha introdotto disposizioni per la prevenzione e la repressione della diffusione illecita di contenuti tutelati dal diritto d'autore mediante le reti di comunicazione elettronica) ad avviso dell'interrogante invece di contribuire ad abbassare gli abbonamenti delle pay tv ha di fatto aumentato i costi per i fruitori –:

   di quali elementi disponga circa il seguito che si intende dare alla proposta di modifica inviata all'Agcom relativa agli eventi sportivi di rilevanza nazionale da trasmettere in modo gratuito e se si prevede l'introduzione di ulteriori tornei internazionali di tennis ai quali partecipino atleti italiani.
(5-02517)

Interrogazione a risposta scritta:


   FURFARO, GRAZIANO, CIANI, GIRELLI, MALAVASI e STUMPO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il 20 marzo 2024 il Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso, ha deliberato l'approvazione del contratto nazionale di servizio tra il Ministero e la Rai, per il periodo 2023-2028 pubblicato poi sulla Gazzetta Ufficiale il 25 maggio 2024 ;

   il Consiglio dei ministri, nel rendere noto il comunicato di Palazzo Chigi al termine della riunione, spiega che il nuovo contratto «contiene, tra l'altro, una regolamentazione specifica in materia di "inclusione sociale e culturale", con obiettivi tesi allo sviluppo dei servizi e delle trasmissioni nel linguaggio dei segni (Lis) e alla promozione e realizzazione, anche con nuovi format, della cultura della sussidiarietà e del terzo settore»;

   «l'approvazione – precisa la nota – fa seguito alla delibera con la quale l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha approvato le linee-guida per il quinquennio 2023-2028. Sulla base di queste, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha predisposto lo schema di contratto, che ha ricevuto il parere favorevole, con alcune condizioni, della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi»;

   in particolare il contratto di servizio prevede all'articolo 9 «Inclusione sociale e culturale» tra i vari compiti della RAI quello di garantire l'accesso ai diversi generi della programmazione e di sostenere l'integrazione delle minoranze, nonché di promuovere l'impegno per l'uguaglianza, l'inclusione e la diversità;

   per quanto concerne l'accesso al servizio pubblico di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o di configurazioni particolari la RAI si impegna tra le altre cose a:

    sottotitolare almeno l'85 per cento della programmazione delle reti generaliste tra le ore 6 e le ore 24, al netto dei messaggi pubblicitari e di servizio (annunci, sigle, e altro) nonché tutte le edizioni al giorno di Tg1, Tg2 e Tg3 (compresa una edizione regionale al giorno) nelle fasce orarie meridiana e serale, garantendo altresì la massima qualità della sottotitolazione ad estendere progressivamente la sottotitolazione e le audiodescrizioni anche alla programmazione dei canali tematici, con particolare riguardo all'offerta specificamente rivolta ai minori;

    attraverso l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, compatibilmente con le risorse a disposizione estendere al 20 per cento entro il 2025, al 30 per cento entro il 2026, al 40 per cento entro il 2027, al 50 per cento entro il 2028 e al 60 per cento entro il 2029, sia la sottotitolazione che le audiodescrizioni anche alla programmazione dei canali tematici, con particolare riguardo all'offerta specificamente rivolta ai minori;

    tradurre in lingua dei segni (LIS) almeno una edizione al giorno di Tg1, Tg2 e Tg3, assicurando la copertura di tutte le fasce orarie garantendo l'accessibilità anche ai sordi ipovedenti attraverso un riquadro dell'interprete adeguato per dimensioni e colore;

    assicurare l'accesso attraverso le audiodescrizioni delle persone con disabilità visiva ad almeno i tre quarti dei film, delle fiction e dei prodotti audiovisivi di prima serata;

    estendere l'accessibilità e l'usabilità dell'informazione regionale;

    assicurare l'accessibilità delle persone con disabilità e con ridotte capacità sensoriali e cognitive all'offerta multimediale;

    attivare strumenti idonei per la raccolta di segnalazioni relative al cattivo funzionamento dei servizi di sottotitolazione e audiodescrizione, ai fini della tempestiva risoluzione dei problemi segnalati –:

   se il Ministro interrogato non ritenga di dover adottare iniziative, per quanto di competenza, al fine di rendere operative quanto prima le disposizioni inserite nel nuovo contratto, visto che il servizio pubblico deve essere rivolto a tutti i cittadini, nessuno escluso, comprese le persone sorde.
(4-03021)

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:


   BALDELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nei giorni del 23 e 24 giugno 2024 si terrà il ballottaggio per la scelta del sindaco di Urbino, di recente nominato capoluogo di provincia, fra i candidati Maurizio Gambini e Federico Scaramucci;

   il giorno 19 giugno 2024, un candidato consigliere comunale alle elezioni comunali di Urbino, nella lista «Centrodestra per Gambini», si è visto recapitare sulla propria utenza telefonica un messaggio audio WhatsApp del seguente tenore: «Te posso ancora salva, mandami il tuo voto a Scaramucci per fotografia e ti libererò per sempre eh capì... sennò fai la fine di tutti gli altri, mi dispiace per te»;

   il mittente del messaggio è Gianluca Carrabs, candidato nella lista «Alleanza verdi e sinistra» nonché esponente politico di lungo corso dello stesso partito, in passato consigliere d'amministrazione di «Urbino servizi»; assessore regionale con deleghe ai lavori pubblici, difesa del suolo, edilizia residenziale pubblica e privata, territori montani e politiche per la montagna, interventi post terremoto e per la ricostruzione e lo sviluppo, sistemi telematici e informativi, società dell'informazione; già amministratore unico dell'Agenzia per i servizi nel settore agroalimentare delle Marche e anche della Svim Sviluppo Marche srl, società unipersonale soggetta a coordinamento e controllo della Regione Marche;

   il fatto è stato regolarmente denunciato al commissariato di pubblica sicurezza di Urbino della questura di Pesaro Urbino il giorno 21 giugno 2024, e la vittima dei fatti de quibus è rimasta fortemente turbata tanto che, dopo aver contattato l'interrogante e girato, l'audio ricevuto consegnandogli una liberatoria per il suo uso, ha specificato all'interrogante medesimo che, nonostante vi fosse un rapporto amicale con Gianluca Carrabs, non ha certo percepito le parole pronunciate dal candidato di Alleanza verdi e sinistra come amichevoli, e comunque ha manifestato l'intenzione di non sottostare alle minacce ricevute e dunque di non inviare a Carrabs immagini del voto che esprimerà domenica 23 giugno 2024;

   stessa percezione di cui sopra l'ha avuta anche Elisabetta Foschi, assessore al comune di Urbino con delega alle politiche sociali, eventi e attività produttive e alla sanità, che ha ascoltato il vocale dallo stesso destinatario e che ha contattato anch'essa l'interrogante poiché ha subito colto la gravità del fatto, valutando che le parole pronunciate nell'audio, considerato il forte clima di tensione elettorale creato in queste settimane di campagna elettorale, non potevano rientrare in una normale dialettica fra amici;

   la segretezza dell'espressione del voto nelle consultazioni elettorali e referendarie, sancita dall'articolo 48 della Costituzione, è prevista anche dal decreto-legge 1° aprile 2008, n. 49, convertito dalla legge 30 maggio 2008, n. 96, che dispone, all'articolo 1, comma 1, che: «nelle consultazioni elettorali o referendarie è vietato introdurre all'interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini» –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda assumere per garantire il regolare svolgimento delle elezioni amministrative del 23 e 24 giugno nel comune di Urbino e per verificare l'effettivo regolare svolgimento delle operazioni di voto;

   quali iniziative, anche di carattere normativo e che contemplino eventuali misure di tipo cautelare, possano essere assunte affinché tali condotte possano essere immediatamente individuate, arginate e rese innocue.
(4-03022)


   CONGEDO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in relazione al ballottaggio in corso delle elezioni amministrative nella città di Lecce, per il rinnovo della carica di sindaco e del consiglio comunale, l'interrogante segnala la presentazione di un esposto al prefetto, a seguito di una gravissima violazione da parte del presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, delle norme che impongono il silenzio elettorale alla vigilia delle medesime elezioni amministrative;

   al riguardo, l'interrogante rileva che la violazione denunciata risulta tanto più grave e sorprendente considerato che l'inosservanza deriva da una figura istituzionale, quale appunto il citato presidente della medesima regione, il quale, anziché esercitare le funzioni e le prerogative di garanzia dell'intera popolazione pugliese e nel rispetto della legge che disciplina la propaganda elettorale, avrebbe convocato nella giornata di sabato 22 giugno 2024, per meri scopi elettorali, i primari delle aziende ospedaliere Unità Operativa Complessa della città di Lecce, nel tentativo di indurli a votare per il candidato sindaco di centro sinistra Carlo Salvemini, dimostrando, a giudizio dell'interrogante, che la sanità pubblica pugliese, lungi dall'essere al servizio dei cittadini (indipendentemente dalle loro identità politiche), è diventata purtroppo in via esclusiva uno strumento di potere politico, con le relative conseguenze in termini di terzietà e di credibilità;

   si ricorda che – come precisato di recente dalla stessa Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e riportato dalla stampa – la materia del silenzio elettorale e delle relative violazioni resta di competenza delle prefetture e, dunque, del Ministero dell'interno –:

   se, in considerazione di quanto evidenziato in premessa, non ritenga urgente e necessario adottare iniziative, per quanto di competenza, in ordine a possibili violazioni della normativa che regola il silenzio elettorale, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 9 della legge 4 aprile 1956, n. 212 e successive modificazioni, che reca norme per la disciplina della propaganda elettorale e in particolare, per il giorno precedente al voto, il divieto di comizi o riunioni in luoghi pubblici, l'affissione di nuovi manifesti elettorali e lo svolgimento di qualsiasi attività di propaganda.
(4-03023)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   Pierpaolo Bodini, operaio di 18 anni di Brembio, è morto il 20 giugno 2024, schiacciato da un macchinario mentre lavorava in un'azienda agricola, la Bassanetti, che si trova alle porte di Brembio;

   da una prima ricostruzione dei fatti sembrerebbe che il giovane stesse eseguendo la manutenzione di una seminatrice per la ditta del contoterzista per cui lavorava, quando dal mezzo agricolo si è staccata un'ala che gli è piombata addosso, uccidendolo;

   i carabinieri sono al lavoro per ricostruire l'esatta dinamica di quanto successo. Sulla morte indaga anche l'Ats di Lodi: bisognerà capire se sono state rispettate tutte le norme sulla sicurezza e cosa non ha funzionato;

   la Lombardia è ancora una volta maglia nera nazionale per i morti sul lavoro. Da inizio 2024, nel primo quadrimestre, sono state 33 le morti in occasione di lavoro, 52 se si considerano anche i decessi avvenuti andando o tornando dal luogo di lavoro. Il dato è in crescita rispetto al 2023, quando nello stesso arco di tempo i morti sono stati 49;

   per valutare correttamente la pericolosità e il rischio di morte bisogna considerare l'incidenza, ossia il rapporto tra il numero di infortuni mortali e il numero complessivo di lavoratrici e lavoratori. La media italiana è di 8,7 infortuni mortali ogni milione di occupati. Le province di Brescia, Sondrio, Pavia e Mantova presentano un rischio molto più alto; il territorio di Brescia è il peggiore con ben 18,2 infortuni mortali ogni milione di occupati; oltre ai decessi, occorre considerare anche le denunce di infortunio: in Italia sono state 193.979, di cui quasi il 20 per cento in Lombardia (37.796). Anche questo dato è in crescita rispetto al 2023, con un triste +4,4 per cento;

   le denunce di infortunio delle lavoratrici sono meno della metà di quelle dei lavoratori. Le donne che hanno perso la vita sul posto di lavoro sono state 2. Sia gli infortuni che gli incidenti mortali sono molto più probabili per i lavoratori stranieri, che costituiscono quasi il 40 per cento delle vittime della regione;

   la fascia d'età più colpita dai decessi è quella tra i 55 e i 64 anni, anche in questo caso quasi il 40 per cento del totale. Il settore più rischioso resta quello manifatturiero, seguito dai trasporti e dal magazzinaggio –:

   se non intenda il Ministro interrogato avviare iniziative urgenti di competenza per fermare la strage di morti sul lavoro nel nostro Paese.
(5-02515)


   SOUMAHORO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il tribunale di Bari in data 18 giugno 2024 ha dichiarato il fallimento del consorzio Soa, già leader nella logistica pugliese e a servizio delle più importanti catene di supermercati del Sud Italia;

   secondo quanto scritto dai giudici della quarta sezione civile nella sentenza che ha accolto la richiesta della procura per la liquidazione giudiziale: «Alla luce della situazione di insolvenza irreversibile non c'è alcuno spazio per la tutela della continuità aziendale»;

   «la realtà produttiva di Soa e delle cooperative consorziate è improntata a un modello di business che, sotto le mentite spoglie del contributo consortile, cela un indebito ribaltamento di costi» continua la sentenza;

   alla base della sentenza ci sarebbero le trattative non andate a buon fine con i creditori che avrebbero dovuto portare al rientro dell'esposizione debitoria e la capacità apparente di generare margini attraverso l'attività di impresa, in quanto basata su «un indebito ribaltamento di costi» sulle cooperative chiuse nel tempo;

   una vicenda grave quella del fallimento del gruppo consortile che riguarda oltre 2 mila dipendenti. Ora, dopo la dichiarazione di fallimento, si aprirà la strada che inevitabilmente condurrà alla contestazione del reato di bancarotta e quindi all'apertura di un fascicolo bis;

   la Soa era finita nei guai da mesi dopo essere stata colpita, assieme alle cooperative Mida, Lexlab e Agon, da un maxi sequestro totale di 60 milioni di euro, ritenuto profitto dei reati di dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, per gli anni d'imposta dal 2016 al 2021, nonché di omesso versamento dell'Iva risultante dalle dichiarazioni annuali, con riferimento a taluni periodi d'imposta;

   la procura aveva quantificato in 38 milioni di euro il valore delle imposte evase da Soa;

   tutto questo ha colpito i dipendenti che stanno pagando sulla propria pelle le conseguenze delle scelte dell'azienda. Erano già stati avviati i primi licenziamenti e la procedura di fondo d'integrazione salariale per 60 dipendenti; per mesi gli stipendi non sono stati riconosciuti –:

   quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati al fine di salvaguardare l'occupazione dei dipendenti delle cooperative ex Soa.
(5-02516)

Interrogazione a risposta scritta:


   GRIMALDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   hanno destato scalpore e sconcerto i contenuti e i toni dei messaggi audio diffusi alla stampa dalle lavoratrici del supermercato MD di Brandizzo dai quali si è appreso che la direttrice di quel punto vendita ha perfino minacciato di vietare alle cassiere l'utilizzo del bagno durante l'orario di servizio proferendo nei loro confronti espressioni estremamente gravi sempre attraverso quei messaggi audio inviati nella chat aziendale;

   dopo le polemiche scaturite, l'azienda ha preso le distanze dal comportamento della dipendente e, dopo aver raccolto le segnalazioni ed esaminato il materiale disponibile, ha adottato una misura disciplinare di sospensione di 5 giorni dal lavoro nei confronti della direttrice;

   da quanto si è appreso dalla stampa questo episodio sarebbe soltanto la punta dell'iceberg di numerose problematiche legate ai turni di lavoro, all'organizzazione interna e al mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici che le organizzazioni sindacali da tempo denunciano, tanto che già a maggio era stato richiesto un incontro all'azienda proprio per affrontare e risolvere tali problematiche; secondo le organizzazioni sindacali l'azienda non ha risposto né alla richiesta di incontro inviata dalle organizzazioni sindacali a maggio né al sollecito del 9 giugno 2024;

   stando alle testimonianze raccolte e riportate dalla stampa le condizioni di lavoro all'interno del supermercato MD di Brandizzo sono pessime, oltre alle puntuali richieste di prolungamento dell'orario di lavoro, il personale ha denunciato vessazioni di diverso tipo: a chi lavora alle casse, ad esempio, sarebbe proibito bere, per limitare la necessità di andare in bagno, così come sarebbe proibito lavorare alle casse stando seduti su una sedia perché ciò rallenterebbe i ritmi di lavoro e alcune lavoratrici si sarebbero dimesse o rinunciato al rinnovo del contratto a tempo determinato proprio per le pessime condizioni di lavoro;

   il 20 giugno 2024 davanti al supermercato MD i lavoratori e le lavoratrici hanno svolto un presidio, organizzato dal sindacato Uiltucs di Ivrea, per protestare contro le condizioni di lavoro all'interno del punto vendita;

   ad avviso dell'interrogante la protesta al supermercato Md di Brandizzo mette in luce una serie di problematiche che non possono più essere ignorate dall'azienda che, a questo punto, deve incontrare le organizzazioni sindacali per affrontare e risolvere le questioni sollevate attraverso un dialogo e un confronto tra azienda e sindacato –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere per favorire un confronto tra la MD e le organizzazioni sindacali così da affrontare, risolvere e prevenire le questioni sollevate dalle lavoratrici MD di Brandizzo rispetto alle problematiche emerse in azienda e legate ai turni di lavoro, all'organizzazione interna e al mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
(4-03020)

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Bonafè n. 5-02338, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 8 maggio 2024, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Simiani.

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:

   interrogazione a risposta scritta Zaratti n. 4-01873 del 14 novembre 2023 in interrogazione a risposta orale n. 3-01281;

   interrogazione a risposta in Commissione Gadda n. 5-01845 del 16 gennaio 2024 in interrogazione a risposta orale n. 3-01282;

   interrogazione a risposta in Commissione Bonafè e Simiani n. 5-02338 del 8 maggio 2024 in interrogazione a risposta orale n. 3-01280.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


   ASCANI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto del Presidente della Repubblica n. 52 del 2013 è stato adottato il regolamento di organizzazione dei percorsi della sezione ad indirizzo sportivo del sistema dei licei, che in particolare ha previsto, in fase di prima applicazione, nel rispetto della programmazione regionale dell'offerta formativa, e tenuto conto della valutazione effettuata dall'ufficio scolastico regionale, che le sezioni ad indirizzo sportivo di ciascuna regione non possono essere istituite in numero superiore a quello delle relative province;

   la circolare annuale sulle iscrizioni per l'anno 2024/2025 ha limitato l'indirizzo sportivo ad una sola sezione per ciascuno dei licei esistenti;

   tuttavia, lo stesso regolamento adottato con decreto del Presidente della Repubblica n. 52 del 2013, all'articolo 3, comma 6, prevede che «eventuali sezioni aggiuntive di liceo ad indirizzo sportivo possono essere istituite qualora le risorse di organico annualmente assegnate lo consentano e sempreché ciò non determini la creazione di situazioni di esubero di personale»;

   all'atto delle iscrizioni per l'anno 2024/2025, numerosissime sono state le domande delle famiglie di accesso a questo indirizzo, molte delle quali verrebbero frustrate qualora venisse confermata l'intenzione espressa nella circolare di istituire una sola sezione per ciascun liceo ad indirizzo sportivo;

   lo stesso Governo ha più volte dichiarato l'intenzione di sostenere lo sviluppo dell'attività sportiva e motoria all'interno delle scuole recentemente ha bandito un concorso per docenti laureati in scienze motorie da impiegare nelle scuole primarie –:

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare, nel rispetto della programmazione regionale dell'offerta formativa, al fine di favorire anche per l'anno scolastico 2024/2025 l'istituzione delle sezioni aggiuntive di liceo ad indirizzo sportivo che si rendano necessarie, anche con riferimento alla costituzione di più classi prime all'interno di istituzioni scolastiche ad indirizzo sportivo già costituite, qualora le risorse di organico annualmente assegnate lo consentano e sempreché ciò non determini la creazione di situazioni di esubero di personale, così come previsto dal regolamento adottato con decreto del Presidente della Repubblica n. 52 del 2013, al fine di garantire alle famiglie che ne abbiano fatto richiesta il pieno accesso a questo indirizzo.
(4-02633)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione in esame, si rappresenta quanto segue.
  Il liceo sportivo costituisce un'importante opportunità per coniugare una approfondita e armonica cultura, sia in ambito umanistico sia scientifico, attraverso la promozione del valore educativo dello sport.
  Si tratta di un percorso di studio che riconosce il valore aggiunto della pratica sportiva nei processi formativi per la costruzione di competenze e di personalità dove si vuole sottolineare l'unicità del fenomeno sport, non in termini addestrativi, né ricreativi, ma in una dimensione pedagogica e culturale.
  Tanto premesso, si ricorda che con decreto del Presidente della Repubblica n. 52 del 2013 è stato adottato il «Regolamento di organizzazione dei percorsi della sezione ad indirizzo sportivo del sistema dei licei, a norma dell'articolo 3, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89», con il precipuo fine di guidare lo studente verso lo sviluppo delle conoscenze e delle abilità, nonché delle competenze necessarie per individuare le interazioni tra le diverse forme del sapere, l'attività motoria e sportiva e la cultura propria dello sport, assicurando la padronanza dei linguaggi, delle tecniche e delle metodologie relative.
  Il comma 5, dell'articolo 3, del citato regolamento, dispone che nel rispetto delle competenze delle regioni in materia di programmazione dell'offerta formativa e tenuto conto della valutazione effettuata dall'ufficio scolastico regionale, le sezioni ad indirizzo sportivo di ciascuna regione non possono essere istituite in numero superiore a quello delle relative province, evitando comunque che l'attivazione di tali sezioni possa determinare esuberi di personale in una o più classi di concorso.
  Invero, il comma 6 del richiamato articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica n. 52 del 2013 prospetta la possibilità di istituire eventuali sezioni aggiuntive di liceo ad indirizzo sportivo, ma soltanto laddove le risorse di organico annualmente assegnate lo consentano e sempreché ciò non determini la creazione di situazioni di esubero di personale.
  Si segnala, peraltro, che il dimensionamento delle istituzioni scolastiche avviene attraverso l'adozione annuale di una deliberazione della giunta regionale recante il piano regionale di dimensionamento, tramite il quale si compiono operazioni di aggregazione, soppressione e trasformazione delle istituzioni stesse, nonché di arricchimento dell'offerta formativa attraverso l'attivazione di nuovi indirizzi di studio presso le istituzioni del secondo ciclo di istruzione.
  Pertanto, il quadro normativo sopra delineato conferisce alle realtà territoriali le eventuali valutazioni in ordine all'opportunità e alla concreta possibilità di incrementare il numero delle sezioni ad indirizzo sportivo in funzione dei bisogni formativi emersi.

Il Ministro dell'istruzione e del merito: Giuseppe Valditara.


   ASCARI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   si apprende da fonti di stampa del caso di Ilaria Salis, cittadina italiana di 39 anni, accusata assieme ad altre persone di aver aggredito dei neonazisti a Budapest nei giorni in cui, fra il 9 e il 12 febbraio 2023, migliaia di militanti di estrema destra da tutta Europa erano in Ungheria per festeggiare il cosiddetto «Giorno dell'onore» (Tag der Ehre);

   in quell'occasione diversi militanti neonazisti ungheresi e stranieri furono aggrediti per strada da un gruppo di persone a volto coperto e alcuni di questi episodi furono ripresi dalle telecamere di sicurezza dei negozi nella zona;

   pochi giorni dopo le autorità ungheresi procedettero all'arresto di militanti antifascisti sul luogo, tra cui la nostra connazionale Ilaria Salis: per la legge ungherese rischiano fino a 16 anni di carcere;

   Ilaria Salis sin da principio si è dichiarata innocente sostenendo di aver partecipato a contromanifestazioni pacifiche che si erano tenute a Budapest nel corso della giornata ma di non aver aggredito nessuno;

   dopo l'arresto, Salis è stata portata in un carcere di massima sicurezza nella capitale ungherese, dove attualmente si trova in attesa del processo che inizierà a fine gennaio 2024. Per i primi sei mesi le è stato impedito ogni contatto con la famiglia, poi da settembre i familiari sono riusciti a visitarla solo due volte e asseriscono di averla vista molto provata;

   in una lettera che ha fatto arrivare in Italia attraverso i suoi avvocati all'inizio di ottobre, Salis dichiara di vivere da mesi in «condizioni disumane»: nella sua cella ci sono topi, scarafaggi e cimici nei letti, che le hanno provocato una reazione allergica durante i primi tre mesi di detenzione;

   nonostante tali condizioni, Salis sostiene che il personale del carcere non le abbia fornito alcuna crema o medicina. Durante la prima settimana sono mancati carta igienica, sapone e assorbenti, e nei mesi successivi è capitato più volte che non le fosse dato da mangiare per cena;

   il colloquio con i suoi avvocati prima dell'udienza è durato pochi minuti ed è stato fatto in presenza di un poliziotto. Per presentarsi in tribunale le sono state ammanettate mani e piedi e le è stato messo al polso anche un guinzaglio di cuoio tenuto da un agente per tutta la durata dell'udienza. Le condizioni descritte da Salis non sono nuove: l'Ungheria è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per gravi violazioni dei diritti dei detenuti;

   i familiari e gli avvocati di Salis contestano anche la pena a cui potrebbe essere sottoposta in futuro. Salis potrebbe ricevere una condanna fino a 16 anni di carcere per un reato che in Italia di solito viene punito con 4 anni; inoltre le lesioni riportate dalle persone aggredite sono guarite in pochi giorni. Salis ha già ricevuto una proposta di patteggiamento a 11 anni di carcere che ha rifiutato, dicendo di non aver partecipato alle aggressioni. Una pena così alta non è data solo dalle leggi più dure dell'Ungheria in questo campo, ma anche perché le autorità ungheresi aggiungono all'accusa di lesioni anche due aggravanti, ossia quelle di «aver potuto pregiudicare la vita della vittima e di aver commesso il reato all'interno di un'organizzazione criminale»;

   le autorità sostengono che le aggressioni fossero state pianificate da Hammerbande, un gruppo fondato a Lipsia, in Germania, nel 2017 che ha l'esplicita «finalità di attaccare e assaltare i militanti fascisti o di ideologia nazista»;

   attraverso gli avvocati, i genitori hanno chiesto per quattro volte che la figlia potesse attendere il processo in Italia, ma le richieste sono state respinte per rischio di fuga –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e quali azioni diplomatiche abbiano intrapreso per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali di Ilaria Salis durante la sua detenzione in Ungheria;

   quali iniziative di supporto legale siano state fornite a Ilaria Salis, considerando le apparenti violazioni dei suoi diritti;

   come intenda li Governo italiano affrontare e valutare le condizioni carcerarie in Ungheria, alla luce delle dichiarazioni di Ilaria Salis e delle condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo;

   come stia procedendo il dialogo con le autorità ungheresi riguardo al caso di Ilaria Salis e alla generale situazione dei diritti umani nel Paese;

   quali misure preventive e di protezione intenda adottare il Governo per tutelare i cittadini italiani all'estero, in particolare in Paesi con noti problemi di rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani.
(4-02248)

  Risposta. – La connazionale Ilaria Salis è stata arrestata dalla polizia ungherese l'11 febbraio 2023 nel corso di una manifestazione a Budapest. È accusata del reato di «violenza armata di gruppo contro membri appartenenti a una comunità». La richiesta da parte della procura è di una pena detentiva di 11 anni. La prossima udienza è prevista per il 24 maggio 2024.
  Grazie all'intensa opera di sensibilizzazione condotta dall'ambasciata in coordinamento con la Farnesina, lo scorso 15 maggio il tribunale ungherese ha disposto la concessione di misure alternative al carcere in Ungheria dietro pagamento di una cauzione pari a circa 41.000 euro, il cui perfezionamento da parte dei familiari è, al 21 maggio, ancora in corso. Una volta provveduto al versamento della somma dovuta, la connazionale sarà rilasciata dal carcere.
  L'ambasciata d'Italia a Budapest si è tempestivamente attivata per fornire ogni necessaria assistenza alla signora Salis e ai suoi familiari, effettuando regolarmente visite consolari (da ultimo lo scorso 16 maggio), partecipando alle udienze nella veste di uditore (da ultimo il 28 marzo) e intervenendo per riscontrare puntualmente le richieste avanzate dalla signora Salis in merito alle sue condizioni detentive ed igienico-sanitarie. Con il progressivo allentarsi del regime di custodia dettato dalle iniziali esigenze di indagine, la sede ha potuto stabilire contatti telefonici settimanali con la connazionale.
  Il 14 febbraio 2023 si è svolta la prima udienza davanti al giudice per le indagini preliminari, alla quale ha partecipato anche un funzionario dell'ambasciata in qualità di uditore. In quella occasione come nelle successive udienze in cui è stata prorogata la custodia cautelare è stato possibile incontrare la connazionale con il suo legale. L'avvocato ungherese della Salis non ha mai contestato l'applicazione di misure coercitive durante le udienze né ha mai incentrato su questo specifico aspetto una richiesta d'intervento da parte dell'ambasciata, trattandosi di una pratica – purtroppo comune – conforme alla normativa adottata dal Paese.
  Il 30 gennaio 2024 il Segretario generale della Farnesina, ambasciatore Guariglia, su istruzioni del Vice Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Antonio Tajani, ha convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata ungherese a Roma per protestare sul trattamento riservato alla connazionale durante le udienze e per richiamare i principi cardine previsti dalla normativa europea, in particolare la direttiva n. 343 del 2016. Lo stesso 30 gennaio l'ambasciatore ha incontrato il Ministro della giustizia ungherese Bence Tuzson per reiterare le rimostranze circa le condizioni di carcerazione alla connazionale e il trattamento riservato alla signora Salis in aula.
  Il Presidente del Consiglio Meloni ha inoltre incontrato il Primo ministro ungherese Victor Orban il 2 febbraio a margine dei lavori del Consiglio europeo. Nel rispetto dell'autonomia dei giudici ha chiesto che venisse riservato alla nostra connazionale un trattamento di dignità e rispetto e un giusto processo. Lo stesso auspicio è stato formulato dal Ministro Tajani all'omologo ungherese il 1° febbraio a Bruxelles. Infine, il Ministro della giustizia Nordio ha attivato il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale per assicurare la conformità del trattamento detentivo della connazionale alle norme internazionali.
  Il 9 febbraio 2024 l'ambasciata ha inviato una nota verbale al Ministero degli esteri ungherese per auspicare che venisse evitato l'impiego di mezzi di coercizione nel condurre l'imputata in tribunale. Tale auspicio è stato reiterato in una lettera del 26 febbraio 2024 inviata dall'ambasciatore al Ministro della giustizia ungherese.
  L'ambasciata d'Italia a Budapest, in stretto raccordo con la Farnesina, continuerà a seguire la vicenda della signora Salis con la massima attenzione, fornendo ogni necessaria assistenza alla connazionale e ai familiari e mantenendo altresì un dialogo costante con il suo legale.
  Il tema degli
standard carcerari in Ungheria è all'attenzione dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa. Il rispetto di tali standard è stato oggetto di puntuale verifica e continua a essere obiettivo di monitoraggio periodico da parte delle istituzioni deputate dell'Unione europea e del Consiglio d'Europa.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è impegnato a tutelare tutti i detenuti italiani all'estero, compatibilmente e nel rispetto dei limiti imposti dalla sovranità giurisdizionale degli Stati stranieri nei rispettivi territori. Le rappresentanze diplomatico-consolari, in stretto coordinamento con la Farnesina, prestano quotidianamente assistenza ai detenuti all'estero, esercitando le prerogative consolari previste dal diritto internazionale e svolgendo azioni di continua sensibilizzazione presso le autorità locali, affinché sia assicurato il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   BONELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   al fine di favorire la crescita dell'industria petrolchimica nazionale, il Presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev ha annunciato la creazione dell'area economica speciale di Karakul, nella regione di Bukhara, con al centro la realizzazione del progetto «Gas-Chemica-Complex» (GCC-MTO), uno stabilimento petrolchimico con una capacità di bruciare 1,5 miliardi di metri cubi di gas all'anno e di realizzare, a partire dal 2024, etilene, polietilene, Pet e polipropilene;

   tra le società coinvolte nei lavori per il complesso chimico ci sono gli statunitensi Chemtex e Scientific Design, la danese Haldor Topsoe, la cinese Sinopec, nonché l'italiana Eni, che partecipa ai lavori con la propria società chimica Versalis, fornendo la tecnologia necessaria per produrre polietilene a bassa intensità (Ldpe) ed etilene vinile acetato (Eva);

   nel progetto petrolchimico uzbeko in realtà lo Stato italiano è ancora più presente, non solo come principale azionista di Eni, ma anche attraverso Sace, l'agenzia pubblica che assicura i crediti alle esportazioni, cioè che fa da garante di ultima istanza e paga nel caso in cui, per particolari motivi, il cliente non salda le fatture emesse dai fornitori italiani;

   l'iniziatore del progetto, nonché principale investitore, è la Saneg (Sanoat Energetika Guruhi), la principale azienda petrolifera uzbeka, che ha affidato nel novembre del 2022 l'appalto generale per realizzare le opere per un valore di 3 miliardi di dollari circa, alla Enter Engineering Pte. Ltd, società con base fiscale a Singapore;

   secondo il rapporto «SACE e l'oligarca uzbeko (amico di Gazprom)» dell'associazione ReCommon, Enter Engineering Pte. Ltd risulta intestata al petroliere e costruttore Bakhtiyor Fazilov, ma in realtà il proprietario occulto della società potrebbe essere Gazprombank, azionista fino al 2020 della Enter Engineering;

   secondo quanto rilasciato a mezzo stampa, SACE spiega di aver effettuato, come sempre, una verifica finanziaria su Enter Engineering e un'analisi ambientale sul progetto GCC-MTO, ritenendola conforme al rilascio di garanzia, anche perché Gazprombank non sarebbe tra i soggetti colpiti dalle sanzioni dall'UE;

   SACE si colloca al primo posto in Europa e sesto a livello globale tra i finanziatori pubblici dell'industria del fossile, avendo tra il 2016 e il 2022, emesso garanzie per i settori del petrolio e del gas pari a 15,1 miliardi di euro;

   sebbene durante la Cop26, 34 Paesi, tra cui l'Italia, e 5 istituzioni finanziarie pubbliche abbiano firmato un accordo che li impegnava a terminare gli investimenti pubblici internazionali nei 5 combustibili fossili entro la fine del 2023, SACE continua a garantire progetti fossili che nulla hanno a che vedere con la sicurezza energetica del nostro Paese –:

   se i Ministri risultino a conoscenza dei fatti esposti in premessa, in particolare se Enter Engineering Pte. Ltd, società, cui SACE avrebbe rilasciato garanzie assicurative per la realizzazione del progetto GCC-MTO, sia ancora sotto la diretta influenza di Gazprombank, partecipata al 30 per cento dal colosso di stato russo Gazprom e quali iniziative di competenza intendano assumere – a partire dal miglioramento delle policy ambiente e clima – perché siano interrotti gli investimenti pubblici e le garanzie SACE per progetti esteri legati al comparto fossile coerentemente con gli impegni assunti dall'Italia nelle sedi internazionali per la lotta alla crisi climatica.
(4-02400)

  Risposta. — La politica ambientale per il sostegno finanziario del Gruppo SACE è stata pubblicata nel marzo 2023. E disponibile sul sito internet istituzionale e sulla pagina Linkedin della coalizione Export Finance for future.
  SACE prevede una dismissione graduale del sostegno al settore degli idrocarburi, con scadenze differenziate per il comparto del petrolio e per quello del gas, ed una tempistica altrettanto differenziata per le diverse fasi della catena del valore, cominciando dall'approvvigionamento e coinvolgendo successivamente il trasporto e lo stoccaggio, ed infine la distribuzione. La sospensione del sostegno alle attività di approvvigionamento relative al gas è prevista a partire dal 2026, mentre per le fasi successive non è stata ancora resa pubblica una data di dismissione.
  L'operazione portata all'attenzione da parte dell'Onorevole interrogante coinvolge la controparte italiana
Wood Italiana (ex AmecFoster Wheel Italiana) e riguarda la copertura di un finanziamento da 110 milioni di euro, destinati a servizi di ingegneria connessi al progetto Methanol to Olefins, per la costruzione a Karakul in Uzbekistan di un impianto di produzione di polietilene e polipropilene a partire dal gas. Si precisa che il supporto a tali attività nell'ambito del settore gas è ammesso dalla politica ambientale di SACE e che allo stato attuale il Gruppo ha esclusivamente sostenuto i servizi di ingegneria.
  Con riferimento alla controparte uzbeka, Enter Engineering, come di consueto SACE ha effettuato una valutazione specifica, soggettiva e oggettiva, tesa a verificare la conformità dell'operazione alla normativa di riferimento. In esito agli approfondimenti svolti, anche attraverso l'acquisizione di apposita documentazione, è stato ricostruito il corretto assetto di proprietà e controllo della società, da cui è emersa l'assenza di
Gazprombank e l'intera riconducibilità di Enter Engineering al Signor Fazylov, ad oggi non sottoposto a misure sanzionatorie.
  

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto si apprende da fonti di stampa, il Capo di gabinetto del Ministro interrogato, Alberto Rizzo, avrebbe formalizzato, in data 21 febbraio 2024, la propria rinuncia al suo incarico, depositando al contempo al Consiglio superiore della magistratura la richiesta di rientro in ruolo;

   durante l'esame al Senato del disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, convertito poi dalla legge n. 136 del 2023, è stato approvato un emendamento per cui al fine di «consentire la continuità nella gestione delle attività amministrative connesse al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), fino al 31 agosto 2026 il termine di un anno di cui all'articolo 20, comma 3, della legge 17 giugno 2022, n. 71 è modificato in due anni in relazione agli incarichi di cui al comma 1 del medesimo articolo 20 assunti presso amministrazioni titolari di interventi previsti nel PNRR»;

   tale modifica è intervenuta quindi su una norma rilevante della cosiddetta «delega Cartabia» in materia di «porte girevoli» tra politica e magistratura, ovvero il ricollocamento dei magistrati collocati fuori ruolo a seguito dell'assunzione di incarichi politico-amministrativi apicali (quali capo e vice-capo dell'ufficio di gabinetto, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri, capo e vice-capo di dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e Ministeri nonché presso i consigli e le giunte regionali);

   nello specifico, l'articolo dispone il collocamento per un anno in posizione di fuori ruolo, presso il Ministero di appartenenza o la Presidenza del Consiglio, oppure presso l'Avvocatura dello Stato o altre Amministrazioni, in un ruolo non apicale; si prevede inoltre che, trascorso l'anno, il magistrato potrà tornare a svolgere le funzioni giudiziarie ma non potrà per i 3 anni successivi assumere incarichi direttivi o semidirettivi; in alternativa, si prevede il ricollocamento in ruolo e destinazione ad incarichi non direttamente giurisdizionali, individuati dagli organi di autogoverno;

   l'articolo 20 prevedeva al comma 3 una deroga per i casi in cui l'incarico cessi prima del decorso di un anno dalla data dell'assunzione; l'emendamento approvato, invece, estende tale periodo a due anni –:

   per quali ragioni il Governo, considerato che non ha espresso parere contrario all'approvazione, ha avallato la modifica, con procedura «d'urgenza», di una legge vigente da poco più di un anno;

   se tra le ragioni risiedesse la necessità di assicurare un avvicendamento non traumatico nel ruolo di Capo di gabinetto del Ministero della giustizia;

   se ritenga che l'applicazione al caso di specie della norma risponda alle finalità connesse al PNRR, con cui è stata motivata l'estensione da 1 a 2 anni.
(4-02388)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame si chiede di chiarire le ragioni per le quali, in occasione dell'approvazione dell'emendamento al testo della legge 9 ottobre 2023, n. 136, di conversione del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, con cui è stato esteso da 1 a 2 anni il termine introdotto dall'articolo 20, comma 3, della legge 17 giugno 2022, n. 71, il Governo abbia «avallato» modifica non esprimendo parere contrario in merito.
  In proposito, si ritiene sufficiente richiamare lo stesso dettato della disposizione normativa cui l'atto ispettivo allude, che esplicita chiaramente la finalità avuta di mira con la proposta emendativa, ossia quella di «consentire la continuità nella gestione delle attività amministrative connesse all'attuazione del PNRR».
  Questo è l'obiettivo che si è voluto perseguire, sul presupposto che in una fase di profondi interventi innovatori, riguardanti tutti i settori dell'amministrazione e finalizzati alla realizzazione dei molteplici impegni assunti in sede europea per l'attuazione del PNRR, fosse necessario assicurare una maggiore continuità dei vertici dell'Amministrazione.
  È questa, dunque, l'unica ragione per la quale si è deciso di estendere di dodici mesi, e comunque solo sino al 31 agosto 2026, la deroga alle preclusioni introdotte dalla riforma Cartabia sul ricollocamento in ruolo dei magistrati in relazione agli incarichi di vertice assunti presso amministrazioni titolari di interventi previsti nel PNRR.
  Si è inteso, in altri termini, creare le migliori condizioni possibili per consentire al nostro Paese il raggiungimento degli obiettivi PNRR.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   ENRICO COSTA. — Al Ministro della giustizia. – Per sapere – premesso che:

   secondo quanto emerge da articoli di stampa, negli scorsi giorni il procuratore di Firenze, Filippo Spiezia, avrebbe chiesto al Consiglio superiore della magistratura di aprire una pratica a tutela del proprio ufficio a seguito della pubblicazione di un articolo, il 13 aprile 2024, sul Foglio;

   secondo Spiezia, nello specifico, le parole pubblicate costituirebbero «un'inaccettabile e pericolosa delegittimazione dell'operato dei magistrati dell'ufficio»;

   lo strumento della «pratica a tutela» è ormai utilizzato come forma di reazione ai commenti sgraditi, e di implicito e arbitrario consenso sulle iniziative giudiziarie assunte, con ciò esorbitando dalla sua funzione di garantire autonomia e indipendenza della magistratura. Ciò, tra l'altro, quando quasi quotidianamente ci sono magistrati che contestano con grande durezza atti normativi in itinere, cercando, ad avviso dell'interrogante di condizionare Esecutivo e Parlamento –:

   se non ritenga di adottare iniziative normative, per quanto di competenza, per riportare allo spirito «costituzionale» lo strumento della «pratica a tutela», affinché non esorbiti dalla sua funzione di garanzia della autonomia e indipendenza della magistratura.
(4-02691)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, fatto un cenno ad articoli di stampa secondo i quali il Procuratore di Firenze avrebbe chiesto al CSM l'apertura di un pratica a tutela del proprio ufficio a seguito della pubblicazione di un articolo, il 13 aprile 2024, su Il Foglio che – ad avviso del Procuratore – costituirebbe «un'inaccettabile e pericolosa delegittimazione dell'operato dei magistrati dell'ufficio», si chiede se il Ministro «non ritenga di adottare iniziative normative, per quanto di competenza, per riportare allo spirito “costituzionale” lo strumento della “pratica a tutela” affinché non esorbiti dalla sua funzione di garanzia della autonomia e indipendenza della magistratura».
  Come noto, l'istituto delle «pratiche a tutela» trova uno specifico riferimento normativo nel Regolamento interno del Consiglio superiore della magistratura, previsto dall'articolo 20 n. 7 della legge 24 marzo 1958 n. 195, ove si chiarisce che gli interventi del Consiglio a tutela di singoli magistrati o dell'ordine giudiziario nel suo complesso hanno quale presupposto l'esistenza di comportamenti lesivi del prestigio e dell'indipendente esercizio della giurisdizione, tali da determinare un turbamento al regolare svolgimento o alla credibilità della funzione giudiziaria.
  Dunque, rientra tra le prerogative del Consiglio superiore della magistratura quella di valutare la possibilità di adottare risoluzioni o deliberazioni a difesa dell'istituzione giudiziaria, della sua indipendenza e della sua credibilità ovvero deliberazioni a difesa dell'indipendente esercizio della funzione giudiziaria da parte di singoli magistrati e della loro credibilità ove gli stessi si trovino a subire – a causa delle loro funzioni – reazioni che, travalicando i confini della critica, trasmodino nell'intimidazione, nella denigrazione o in altra forma di improprio condizionamento della funzione.
  Per le implicazioni e la portata di tali interventi è essenziale, tuttavia, che la tutela sia concessa solo quando l'intervento del Consiglio risulti insostituibile per difendere il prestigio e la credibilità dell'istituzione giudiziaria.
  Lo stesso CSM, proprio con riferimento all'istituto della «pratica a tutela», ha in più occasioni rimarcato che ciò che il Consiglio, e i magistrati possono e debbono fare è, esclusivamente, garantire l'indipendente esercizio della funzione giudiziaria e la legittimazione di quest'ultima, evitando qualunque ingerenza nel circuito della responsabilità politica, alla quale essi sono e debbono rimanere estranei, e che «è necessario che tutti i protagonisti della vita del Paese, e soprattutto coloro che sono investiti di cariche pubbliche, improntino i reciproci rapporti al doveroso senso di responsabilità ed equilibrio, allo scopo di garantire una corretta dialettica tra le istituzioni ed il sereno svolgimento della vita democratica».
  È evidente, dunque, che la fase di apertura delle «pratiche a tutela» è un tema particolarmente sensibile, che deve essere affrontato nella consapevolezza che la mera richiesta di apertura della «pratica» non equivale a riconoscere che sussistono i presupposti per la concessione della «tutela» invocata.
  Ed è sempre il CSM ad aver affermato che il potere ad esso spettante deve essere azionato con prudenza ed equilibrio in considerazione degli interessi coinvolti, che spesso incidono sui rapporti tra la magistratura e soggetti che rivestono ruoli pubblici e/o istituzionali.
  Un principio, quest'ultimo, cui evidentemente devono improntarsi anche i rapporti tra le prerogative consiliari e i mezzi di informazione, per i quali va sempre salvaguardato il libero esercizio del diritto di cronaca e di critica, che trova il suo fondamento nell'articolo 21 della Costituzione.
  Venendo al caso specifico, secondo quanto riportato negli articoli di stampa citati nell'interrogazione, il Procuratore di Firenze avrebbe chiesto l'apertura di una pratica a tutela ritenendo necessario difendere l'immagine dell'ufficio giudiziario da lui diretto, anche se per vicende antecedenti alla sua carica.
  Si torna a ribadire, però, che la presentazione della richiesta di per sé non implica affatto che sussistano i presupposti per la concessione della «tutela» invocata.
  Questa valutazione è, come detto, rimessa all'attenta ponderazione del Consiglio, il quale – tra l'altro – ha già previsto anche un meccanismo di valutazione preventiva, che operi come filtro, affidando alla prima Commissione la preliminare verifica dell'effettiva sussistenza di comportamenti lesivi del prestigio e dell'indipendente esercizio della giurisdizione, impregiudicata comunque l'esclusiva competenza del
Plenum ad accogliere o meno la proposta della Commissione.
  Ne discende, anche e soprattutto in considerazione della sensibilità già dimostrata sul tema dall'Organo consiliare, che non si ravvisa allo stato la necessità di adottare iniziative normative in materia.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   D'ORSO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   con decreto ministeriale in data 4 agosto 2023, n. 109 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il regolamento concernente l'individuazione di ulteriori categorie dell'albo dei consulenti tecnici di ufficio e dei settori di specializzazione di ciascuna categoria, l'individuazione dei requisiti per l'iscrizione all'albo, nonché la formazione, la tenuta e l'aggiornamento dell'elenco nazionale, ai sensi dell'articolo 13, quarto comma, delle disposizioni per l'attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, aggiunto, unitamente all'articolo 24-bis, rispettivamente dall'articolo 4, comma 2, lettere a) e g), del decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149, e richiamato dagli articoli 15 e 16 delle stesse disposizioni per l'attuazione, come novellati, dallo stesso articolo 4, comma 2, lettera b) numeri 1 e 3, lettera c), numeri 1 e 2;

   dalla lettura del regolamento emerge come la figura del pedagogista e la sua materia d'eccellenza, la pedagogia, siano state completamente escluse da quelle indicate per l'iscrizione all'albo dei Consulenti tecnici d'Ufficio dei Tribunali;

   il pedagogista, specialista dei processi educativi e formativi, è una figura professionale poliedrica e versatile, formatasi da un'interconnessione tra saperi disciplinari distinti (filosofia, psicologia, pedagogia e altro) e ambiti di intervento diversificati (educativo, scolastico, familiare, culturale, giudiziario, sportivo e altro);

   le competenze dei pedagogisti sono finalizzate all'analisi critica e complessa delle situazioni individuali, familiari, di gruppi e di comunità, alla progettazione di percorsi educativi, formativi, di evoluzione personale, di recupero, al coordinamento, alla dirigenza, alla consulenza, all'intervento e valutazione pedagogica, all'orientamento e alla promozione di azioni educative e formative per tutto l'arco della vita delle persone;

   la figura del pedagogista e riconosciuta dalla legge 29 dicembre 2017 n. 205, che all'articolo 1, commi 594-601, né ha specificato gli ambiti di competenza e ha permesso di mantenere e di accrescere il livello già notevole dei servizi erogati ai cittadini finalmente legittimando anche il lavoro dei pedagogisti presso i tribunali, in ogni caso svolto ai sensi dall'articolo 61 del codice di procedura civile. Ciò ha permesso a molti pedagogisti di richiedere ai vari tribunali italiani l'iscrizione ai rispettivi albi dei consulenti tecnici, quali esperti di educazione, pedagogia e formazione, materie indispensabili nella osservazione e valutazione delle capacità genitoriali, nonché nella risoluzione delle controversie e della conflittualità familiare che non necessariamente sono collegate con il concetto sanitario che troppo spesso patologizza la famiglia in via di separazione/divorzio;

   i pedagogisti si sono distinti quali professionisti apprezzati dai giudici nelle questioni inerenti al diritto di famiglia, proprio per il loro sguardo volto a sostenere la qualità della reazione educativa ed affettiva tra genitori e figli, e per il supporto offerto agli adulti nella riflessione critica e nella consapevolezza della loro responsabilità educativa ad esempio nelle mediazioni in casi di separazione e divorzio, mettendo al centro elementi che rilevano nella gestione e risoluzione dei conflitti, le Associazioni di settore, delle quali è stato recepito con la presente interrogazione il grido d'allarme, chiedono che venga reinserita la figura del pedagogista quale esperto dell'area famiglia e minori, con particolare riferimento alla valutazione delle capacità genitoriali, così come avveniva precedentemente –:

   se il Ministro interrogato intenda, nelle more dell'approvazione definitiva dell'A.S. 788 avente ad oggetto «Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali» che trainerà i pedagogisti e gli educatori socio-pedagogici nell'alveo delle professioni ordinistiche consentendone di diritto l'iscrizione negli albi dei consulenti tecnici, procedere celermente ad una revisione del regolamento concernente l'individuazione di ulteriori categorie dell'albo dei consulenti tecnici di ufficio, inserendo tra le figure quella del pedagogista.
(4-02686)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame si chiede di esprimersi in merito all'eventuale adozione di iniziative tese a rivedere l'attuale elenco di cui all'allegato A del decreto del Ministro della giustizia 4 agosto 2023, n. 109, affinché anche la figura del professionista pedagogista possa essere specificamente contemplata nell'elenco dei consulenti tecnici di ufficio.
  In proposito, occorre premettere che con il predetto decreto del Ministro della giustizia, in ossequio alla prescrizione di cui all'articolo 13, quarto comma, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile, sono state individuate le categorie dell'albo dei consulenti tecnici ulteriori rispetto a quelle già previste al terzo comma dello stesso articolo (e cioè quelle medico-chirurgica; industriale; commerciale; agricola; bancaria; assicurativa; della neuropsichiatria infantile, della psicologia dell'età evolutiva e della psicologia giuridica o forense), e i settori di specializzazione di ciascuna categoria.
  Quanto alla specifica individuazione delle singole categorie professionali, si è ritenuto necessario recepire – sia pur con alcune modifiche — le categorie e i settori di specializzazione già contemplati nell'ambito del sistema informatico che gestisce i registri di cancelleria e quindi inseriti in ambiente SICID (Sistema Informatico Contenzioso Civile Distrettuale) e SIECIC (Sistema Informatico Esecuzioni Civili Individuali e Concorsuali), al fine di assicurare l'indispensabile interoperabilità tra questi e il sistema informatico destinato a gestire l'albo e l'elenco nazionale dei consulenti e di consentire l'avvio di quest'ultimo in tempi celeri, in modo da conseguire gli obiettivi legati al PNRR.
  Sono state così individuate 87 categorie professionali, suddivise in più di 900 settori di specializzazione.
  Tanto premesso, con specifico riferimento al quesito posto si osserva che, sebbene il regolamento contempli soltanto la categoria dell'educatore professionale (figura, questa, descritta dall'articolo 1 del decreto del Ministro della salute 8 ottobre 1998, n. 520, come «l'operatore sociale e sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, attua specifici progetti educativi e riabilitativi, nell'ambito di un progetto terapeutico elaborato da un'équipe multidisciplinare, volti a uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana; cura il positivo inserimento o reinserimento psico-sociale dei soggetti in difficoltà»), l'ampiezza di tale definizione consente di ritenere ricompresa entro tale categoria professionale anche la figura del pedagogista (definita invece, insieme a quella dell'educatore professionale sociopedagogico, dall'articolo 1, comma 594, della legge 27 dicembre 2017, n. 205).
  I comitati preposti alla formazione degli albi dei consulenti tecnici d'ufficio (ai sensi dell'articolo 14 disposizioni attuative del codice di procedura civile) possono, dunque, già ora inserire, a regolamento invariato, nella stessa categoria generale dell'educatore professionale, con gli stessi settori di specializzazione, anche il pedagogista. L'articolo 3 del decreto ministeriale n. 109 del 2023 prevede infatti che per ciascun consulente nell'albo debba essere indicato anche il titolo di studio, il che consentirebbe di distinguere con relativa facilità i due ambiti professionali.
  È quindi già assicurata la possibilità per i pedagogisti di figurare nell'albo dei consulenti tecnici d'ufficio dei tribunali, senza alcun pregiudizio né per i professionisti interessati né per le parti dei procedimenti giudiziari che di quelle professionalità potranno utilmente beneficiare.
  In ogni caso, è in programma una prossima revisione del regolamento con cui, anche alla luce della recentissima approvazione definitiva del disegno di legge che istituisce l'albo dei pedagogisti e l'albo degli educatori professionali socio-pedagogici nonché l'ordine delle professioni pedagogiche ed educative, si provvederà al formale separato inserimento di dette figure all'interno dell'elenco dei consulenti tecnici d'ufficio come nuove professioni ordinistiche.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   D'ORSO. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il problema dei tempi dei processi risulta collegato in modo determinante alla scopertura di organico di personale amministrativo e di magistratura;

   nelle leggi di bilancio passate, quando alla guida del Ministero di giustizia vi era il Movimento 5 Stelle con Alfonso Bonafede, il finanziamento di personale amministrativo per i tribunali, fuori da quello del PNRR, è stato di oltre 16.000 unità, un piano che non si era mai visto negli ultimi 30 anni;

   non risultano, alla data odierna, investimenti del Governo in materia di assunzioni straordinarie nel campo del personale amministrativo per i tribunali, nonostante le feroci critiche passate; il divario tra i due Governi risulta impietoso;

   nonostante si stiano portando avanti con assunzioni i precedenti finanziamenti nel mondo della giustizia, sarebbe necessario procedere a nuovi investimenti perché le scoperture e le necessità sono ancora troppo alte;

   all'appello mancano ufficiali giudiziari, assistenti tecnici, assistenti alla vigilanza di locali e automezzi, assistenti linguistici, direttori, assistenti giudiziari, operatori ed in particolare carente è la figura dei cancellieri –:

   quali iniziative di competenza intendano adottare i Ministri interrogati per sopperire ai vuoti di organico del personale della giustizia e perché non si siano ancora attivati per nuovi investimenti straordinari in tale settore.
(4-02842)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame si formulano quesiti specifici in merito alle carenze di organico del personale della giustizia, sia di magistratura che di personale amministrativo.
  Quanto al primo tema, si rammenta che il Dicastero è attualmente impegnato in ben quattro procedure concorsuali per il reclutamento di nuovi magistrati ordinari:

   concorso a 500 posti bandito con decreto ministeriale 1° dicembre 2021, per il quale sono in corso gli esami orali, cui sono stati ammessi 626 candidati e che si concluderanno entro la prossima estate. In proposito va peraltro evidenziato che, per effetto delle modifiche normative apportate per l'ampliamento delle prerogative assunzionali del sig. Ministro della giustizia con decreto-legge del 24 febbraio 2023, n. 13, convertito con legge 21 aprile 2023, n. 41, potranno essere assunti 600 neomagistrati, i quali assumeranno le funzioni entro 12 mesi dalla nomina;

   concorso a 400 posti bandito con decreto ministeriale 18 ottobre 2022, per il quale sono in corso le operazioni di correzione delle prove scritte, che si concluderanno entro la primavera, sicché l'intera procedura si chiuderà entro la fine del 2024 con assunzione, in caso di positivo superamento delle prove, di 480 neo magistrati per effetto dell'ampliamento consentito dal predetto intervento normativo;

   concorso a 12 posti riservato agli uffici giudiziari della provincia autonoma di Bolzano, bandito con decreto ministeriale 9 maggio 2023, già concluso e in cui all'esito delle prove orali sono risultati idonei 11 candidati;

   concorso a 400 posti di magistrato ordinario indetto con decreto ministeriale 9 maggio 2023, per il quale sono in corso le operazioni di correzione delle prove scritte.

  Infine, con decreto ministeriale dell'8 aprile 2024 è stata indetta una nuova procedura di concorso a 400 posti di magistrato ordinario, le cui prove avranno luogo entro il 2024,
  Indubbi benefici potranno poi derivare dall'introduzione delle piante organiche flessibili distrettuali. Con esse si è voluto dotare i distretti di corte di appello di una vera e propria
task force da destinare a supporto degli organici esistenti per rispondere, con maggiore efficacia, alle peculiari esigenze in tema di smaltimento dell'arretrato e per far fronte a eventi di carattere eccezionale.
  Con il decreto ministeriale del 23 marzo 2022, che ha istituito le piante organiche flessibili distrettuali, si sono dunque individuati sia il contingente nazionale complessivo sia i contingenti destinati ai singoli distretti di corte di appello.
  Pertanto, come si evince dal quadro appena delineato, il Dicastero sta dedicando il massimo impegno a colmare nel più breve tempo possibile le carenze dell'organico di magistratura ordinaria che si registrano a livello nazionale.
  Venendo ora agli organici del personale amministrativo, va senz'altro rimarcata l'imponente attività di reclutamento che l'amministrazione ha da tempo avviato a livello nazionale e che ha consentito, a partire dall'anno 2020, di assumere oltre 10.000 risorse complessive.
  Ulteriori e cospicui innesti di personale sono stati poi realizzati grazie alle risorse stanziate dal «Piano nazionale di ripresa e resilienza», in funzione del miglioramento delle prestazioni degli uffici giudiziari e del potenziamento della struttura del predetto «Ufficio per il processo».
  L'obiettivo perseguito è l'abbattimento dell'arretrato e la riduzione della durata dei procedimenti. Del resto, benché si tratti di risorse a tempo determinato, il miglioramento della performance degli uffici giudiziari dovrebbe consentire di raggiungere una più efficiente gestione dei carichi di lavoro anche per il futuro.
  Alle succitate assunzioni vanno, dunque, aggiunte le oltre 12.000 unità relative al profilo di addetto all'Ufficio per il processo e di personale a supporto dell'Ufficio per il processo.

  Con decreto ministeriale del 1° marzo 2024 è stato adottato il piano integrato di attività e organizzazione 2024-2026, con cui è stato aggiornato e rimodulato il piano dei fabbisogni del personale per il triennio di riferimento. Come si evince dal documento sono molteplici le iniziative già assunte o programmate dall'amministrazione per realizzare un più strutturale rinvigorimento degli uffici giudiziari dislocati sul territorio, non confinate all'attivazione di plurime procedure di concorso pubblico, ma estese anche alla sottoscrizione di convenzioni con gli enti locali, al precipuo scopo di condividere le graduatorie in corso di validità relative a procedure da questi espletate.
  Per dare la misura dell'impegno profuso su tale fronte dal Ministero si pensi che, per quanto riguarda l'area «assistenti», le unità di personale amministrativo che si è richiesto di assumere nell'anno in corso e per le quali si è in procinto di bandire un concorso o uno scorrimento di graduatoria ammontano a:

   2.200 assistenti giudiziari (mediante scorrimento della graduatoria RIPAM);

   136 assistenti tecnico-geometra;

   1.000 conducenti;

   28 conducenti e motoscafisti per la regione Veneto;

   108 assistenti amministrativi contabili;

   136 assistenti tecnici.

  Quanto poi all'area «funzionari», si rappresenta che si è provveduto, con provvedimenti del 21 marzo 2024 e del 25 marzo 2024, ad assumere 25 unità mediante scorrimento delle graduatorie del concorso pubblico su base distrettuale per il reclutamento di complessive n. 400 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato per il profilo di direttore, da inquadrare nei ruoli del personale del Ministero della giustizia.
  Con riferimento alle unità di idonei residui, pari a 50, così ripartiti, 23 nel distretto Corte di appello di Catanzaro, 18 nel distretto di Corte di appello di Firenze, 7 nel distretto di Corte di appello di Messina e 2 nel distretto di Corte di appello di Perugia, si provvederà a breve ad un ulteriore scorrimento nel distretto a fronte di rinunce e mancate prese di possesso alla data dell'11 aprile 2024 e si chiederà poi agli idonei di comunicare la disponibilità ad essere assunti in sedi di altri distretti in cui si registrino vacanze di organico.
  Per detta area professionale le unità da assumere nel corrente anno ammontano, dunque, a:

   50 direttori;

   19 funzionari contabili;

   23 funzionari statistici;

   30 funzionari informatici;

   47 funzionari tecnico-edili.

  Venendo ora al personale specificamente deputato al potenziamento della struttura del predetto «Ufficio per il processo», con avviso del 5 aprile 2024 è stato indetto un concorso su base distrettuale per il reclutamento a tempo determinato di ulteriori 3.946 unità di personale non dirigenziale dell'area funzionari, con il profilo di addetto all'Ufficio per il processo. L'obiettivo è quello di assicurare, alla data di scadenza del PNRR, la presenza di 10.000 unità e, contestualmente, di proseguire nell'attività assunzionale attingendo alle graduatorie distrettuali capienti, e così di garantire una presenza costante di addetti Ufficio per il processo presso gli uffici.
  È inoltre prevista la possibilità di stabilizzare, a decorrere dal 1° luglio 2026, i dipendenti assunti a tempo determinato per la realizzazione degli obiettivi PNRR e che abbiano lavorato per almeno ventiquattro mesi continuativi nella qualifica ricoperta e risultino in servizio alla data del 30 giugno 2026, previa selezione comparativa sulla base dei distretti territoriali e degli uffici centrali; ciò – si intende – nei limiti delle facoltà assunzionali maturate e disponibili.
  Infine, con riguardo ai profili professionali appartenenti all'area «dirigenti» si è già provveduto all'assunzione di 50 unità mediante scorrimento della graduatoria dei dirigenti di II fascia, vincitori dell'VIII corso-concorso selettivo di formazione, bandito dalla Scuola nazionale dell'amministrazione con decreto presidenziale n. 159 del 2020, e assegnati a quest'amministrazione, nonché mediante scorrimento delle graduatorie del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità relative al concorso per 18 posti di dirigente di esecuzione penale esterna ed al concorso per 5 dirigenti di IPM.
  Per l'anno in corso è inoltre previsto l'avvio di una procedura concorsuale per l'assunzione di ulteriori 70 unità di dirigenti di II fascia.
  La previsione di assunzione al termine del triennio è, dunque, di complessive
  11.659 unità, di cui 1.667 unità per l'area «funzionari», 9.792 unità per l'area «assistenti» e 200 unità per 1'area «dirigenti».

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   DORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 26 gennaio 2024 i procuratori della Repubblica di Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo e Perugia hanno inviato una lettera al Ministro della giustizia per evidenziare le notevoli criticità relative al funzionamento di «App», l'applicativo per l'attuazione del processo telematico;

   App è l'applicativo unico di gestione del processo penale telematico, per il governo dei flussi procedurali e documentali esterni e interni agli uffici giudiziari, che vanno dall'iscrizione della notizia di reato fino all'udienza preliminare esclusa (obiettivo PNRR M1C1-38, riforma 1.8);

   App è progettato per consentire a tutti i soggetti abilitati la redazione, la firma digitale e il deposito telematico dei provvedimenti penali, rendendo telematici tutti i flussi procedimentali, dall'iscrizione della notizia di reato all'udienza preliminare esclusa, integrandosi con il Pdp e il portale delle notizie di reato. L'applicativo prevede tutte le funzionalità per garantire la redazione di atti nativi digitali, gli scambi telematici bidirezionali tra i diversi uffici giudiziari coinvolti e l'integrazione con i portali (PNdR e Pdp) per la ricezione automatizzata degli atti, dei file multimediali e dei relativi dati strutturati;

   aldilà delle legittime aspettative, nella lettera i procuratori rilevano che «nonostante gli sforzi profusi dagli uffici, il primo segmento telematico sul procedimento di archiviazione, non riesce a decollare»;

   in particolare, sempre secondo i procuratori, l'applicativo «ha rilevato criticità strutturali che incidono sul buon andamento dell'azione giudiziaria, non consentono di garantire compiutamente la segretezza interna delle notizie che lo rendono inidoneo a gestire la complessità dei progetti organizzativi e dell'operatività degli uffici di procura e gli effetti sono caduta di efficienza, rallentamento dei tempi di definizione dei procedimenti e inarrestabile formazione di arretrato»;

   il fallimento del Ppt e di App passa necessariamente per la tanto attesa digitalizzazione del processo penale, che ha comportato anche l'istituzione di un apposito dipartimento per la transizione digitale del Ministero della giustizia;

   la prima componente della missione n. 1 del PNRR, denominata «Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura», ha come obiettivo generale l'innovazione del Paese in chiave digitale, articolata in tre settori di intervento, tra i quali l'innovazione organizzativa della giustizia;

   la digitalizzazione del processo deve garantire uniformità e standardizzazione procedurali dovrebbe anche prevedere flessibilità per agevolare le diverse eccezioni e i casi d'uso specifici che potrebbero verificarsi durante la trasformazione delle procedure giudiziarie o in relazione a diverse soluzioni tecnologiche che potrebbero essere adottate o evolversi in futuro;

   il processo di trasformazione giudiziaria efficace ed efficiente nel sistema giudiziario italiano richiede una forte volontà politica, un approccio gestionale completo, un ampio coinvolgimento degli stakeholders e, per poter conseguire il proprio scopo e rispettare gli strumenti sovranazionali che l'hanno prevista normativamente, di impostarsi su un approccio collaborativo tra vari attori istituzionali: magistrati, CSM, Ministero della giustizia, DGSIA, cancellieri, avvocati e tutti i professionisti del diritto che interagiscono nel processo;

   solo attraverso una seria presa di posizione e la promozione di una strategia di informatizzazione realmente condivisa a tutti i destinatari del prodotto sarà possibile superare le sfide poste dall'innovazione tecnologica e garantire che il processo penale telematico si sviluppi in modo tale da rispettare e valorizzare le peculiarità del sistema giudiziario, migliorando al contempo l'accesso alla giustizia per tutti i cittadini;

   l'utenza di App patisce invero i continui blocchi dell'applicativo;

   da quanto appreso dall'interrogante anche il CSM il 15 marzo 2024 avrebbe espresso grave preoccupazione per il malfunzionamento di App –:

   quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda adottare affinché possano essere definitivamente risolte tutte le criticità evidenziate in premessa, in modo che l'applicativo App non comprometta il regolare svolgimento della giustizia penale italiana.
(4-02541)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame si solleva la questione relativa alla funzionalità dell'applicativo App, applicativo unico di gestione del processo penale telematico entrato in funzione il 14 gennaio 2024, chiedendo quali iniziative il Ministro intenda adottare per risolvere le criticità evidenziate nella nota lettera inviata il 26 gennaio 2024 da alcuni Procuratori della Repubblica.
  Come noto, il PNRR ha previsto, tra le riforme da attuare entro il 31 dicembre 2023, l'avvio della digitalizzazione della giustizia penale che riguarda, allo stato, la fase delle indagini preliminari.
  Conseguentemente, il processo penale telematico (PPT) ha preso avvio negli uffici delle procure della Repubblica e dei giudici per le indagini preliminari in forza di quanto disposto dall'articolo 3 del decreto ministeriale 29 dicembre 2023, n. 217, che prevede l'obbligatorietà del deposito telematico, per i soggetti abilitati interni (pubblici ministeri e giudici), nell'ambito dei procedimenti di archiviazione a conclusione delle indagini preliminari.
  Ebbene, il monitoraggio dei flussi telematici attuato fino a tutto il mese di marzo 2024 ha evidenziato che l'applicativo è senz'altro funzionante. Prova nei sia che sul versante delle richieste di archiviazione a carico di noti diversi uffici giudiziari hanno mantenuto sostanzialmente invariata la loro produttività e alcuni uffici hanno persino fatto registrare rendimenti migliori rispetto a quelli rilevati nello stesso periodo dell'anno passato.
  Non si disconoscono le preoccupazioni espresse dal Consiglio Superiore della Magistratura nella delibera del 13 marzo 2024 ma è necessario osservare che la menzionata delibera si basava sugli esiti di un monitoraggio curato direttamente dall'Organo di autogoverno e relativo a un lasso temporale più circoscritto (si trattava, infatti, dei dati relativi al periodo dal 15 gennaio 2024 al 21 febbraio 2024).
  Un monitoraggio, dunque, che per un verso scontava un fisiologico rallentamento dovuto alla necessità, per gli uffici, di aggiornare le proprie modalità di lavoro alla luce dell'importante novità intervenuta e, per altro verso, non poteva rilevare gli effetti delle importanti migliorie apportate all'applicativo, in linea con il cronoprogramma concordato con il CSM.
  A tale ultimo proposito va ribadito che l'applicativo APP, entrato in funzione lo scorso gennaio e sul quale si sono appuntati i rilievi dei procuratori autori della lettera cui fa riferimento l'atto di sindacato ispettivo, è già stato oggetto, come detto, di significative migliorie apportate ai sistemi informatici dal Dipartimento per la transizione digitale della giustizia, articolazione questa che – contrariamente a quanto sostiene l'interrogante – è stata costituita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 22 aprile 2022 e, dunque, ben prima che il nuovo Governo entrasse in funzione.
  Trattasi, in particolare, di correttivi tecnici, taluni in corso di ultimazione, che il Dicastero ha apportato con la supervisione di un gruppo di lavoro appositamente costituito e composto anche da magistrati designati dal Consiglio Superiore della Magistratura.
  Tuttora si sta attuando una costante verifica delle funzionalità del sistema, anche attraverso l'apporto dei principali uffici di procura che, dunque, stanno positivamente contribuendo allo sviluppo dell'applicativo nel rispetto dei modelli procedimentali di fatto attuati presso gli uffici stessi.
  Quanto poi all'asserita inidoneità dell'applicativo a garantire la segretezza interna delle notizie di reato va rimarcato che, sebbene in un primo momento ciò si sia effettivamente verificato, le criticità relative alla visibilità del patrimonio informativo gestito dal sistema sono state risolte non appena gli uffici giudiziari hanno provveduto alla corretta profilazione dei soggetti interni abilitati all'accesso (magistrato o amministrativo).
  A tal fine il Dicastero si è prontamente attivato per garantire la necessaria assistenza agli uffici e per implementare le capacità del sistema, consentendo agli uffici di impostare i profili di accesso ai fascicoli nel rispetto dei rispettivi progetti organizzativi e tabellari.
  Da ultimo, quanto ai segnalati blocchi di sistema, in disparte le indispensabili sospensioni del servizio per consentire il rilascio degli aggiornamenti, va evidenziato che la competente struttura tecnica non ha mai certificato alcun malfunzionamento dei sistemi informatici dei domini del Ministero a livello nazionale ai sensi dell'articolo 175-
bis del codice di procedura penale.
  Ci si augura, dunque, che grazie all'obiettivo miglioramento delle funzionalità dell'applicativo conseguente alle suddette modifiche i magistrati siano stimolati ad un uso più diffuso dei nuovi strumenti informatici messi a disposizione dal Ministero, innescando un'inversione di tendenza rispetto a quanto registrato nei primissimi mesi di entrata in vigore della novella, che sconta una fisiologica fase di assestamento sia per gli opportuni adeguamenti tecnici dell'innovativo strumento, sia per la necessità degli uffici di riorganizzare le modalità di lavoro.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   FOTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   nel marzo del 2020, nel pieno dell'emergenza sanitaria da COVID-19, la società Brandazza S.N.C. contattava la società Tesia S.R.L.S. per l'acquisto di 445.254 mila mascherine Ffp2, la quale a sua volta, per reperire sul mercato i dispositivi di protezione individuale, veniva messa in contatto con il signor C.F., il quale, unitamente al signor M.S., faceva da garante alla Skatoni Trading (Chongquing) Co. Ltd, una società cinese che si sarebbe occupata dell'ordine;

   nel corso dell'intera trattativa, alle continue richieste di rassicurazione da parte dell'amministratore unico della Tesia, il quale sottolineava la necessità che le mascherine fossero conformi alla normativa europea, munite della documentazione tecnica ed informativa necessaria per consentirne l'importazione in Italia, nonché regolarmente marchiate CE, il signor C.F. assicurava con convinzione la conformità delle stesse;

   in data 27 marzo 2020 la Tesia, pertanto, effettuava, in favore della società Skatoni Trading, il pagamento della somma di 1.425.438,60 euro e di 2.150,16 euro di costi bancari e, a seguito del disinteresse mostrato dal C.F. e M.S. nell'organizzazione del trasporto della merce dalla Cina all'Italia, organizzava in autonomia il trasporto, previsto per il 30 aprile 2020, di 300.000 delle 500.000 ordinate e già interamente pagate;

   in data 29 aprile 2020, alla vigilia della consegna della merce agli spedizionieri in Cina, il signor C.F. subordinava la consegna delle mascherine alla sottoscrizione, da parte dell'amministratore della Tesia, di un documento titolato «joint declaration of the export and the import», con il quale il sottoscrittore attestava, pur senza poter verificare prima la merce acquistata pena la perdita del trasporto aereo, che la merce ricevuta fosse conforme alla legge cinese. Tale circostanza, priva di rilievo nel contesto legislativo italiano, è, viceversa, di grande rilevanza in quello cinese, ove fattispecie di questo tipo sono altrimenti severamente sanzionate e punite. Con la suddetta sottoscrizione il C.F. otteneva, infatti, la sostanziale impunità per la legge cinese della società Skatoni Trading (Chongquing) Co. Ltd;

   all'arrivo della merce in Italia, presso l'aeroporto di Malpensa, le mascherine risultavano altre e diverse rispetto a quelle oggetto del contratto posto in essere con l'intermediario italiano, il signor C.F.: nello specifico, sulle mascherine risultava apposta una marchiatura CE contraffatta, seguita da un codice che non corrispondeva a quelli di certificazione europea, al pari di altre sigle apposte sul dispositivo, e, inoltre, mancavano i documenti con le certificazioni necessarie per ottenere il nulla osta all'importazione da parte dell'Inail a norma del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18;

   per tali ragioni, dunque, la Tesia S.R.L.S. decideva da un lato di non sdoganare le mascherine, le quali sarebbero state sequestrate dalle autorità doganali se immesse in commercio, dall'altro di predisporre una perizia tecnica per dimostrare la non regolarità e non commerciabilità delle stesse, al fine di comprovare che la ditta cinese fosse ben consapevole di aver venduto dei dispositivi non in regola;

   al di là della responsabilità penale delle persone fisiche interessate dalla vicenda, i signori C.F. e M.S., relativamente alle quali pende procedimento dinnanzi al di Trento, e del danno economico subito dalle società italiane, quali la Tesia S.R.L.S. e la società committente Brandazza S.N.C., ciò che rileva è la gravità e la scorrettezza delle pratiche di importazione ed esportazione messe a punto dalle società cinesi nei confronti di quelle nazionali –:

   di quali elementi disponga il Governo, per quanto di competenza, circa la vicenda in questione, e se intenda adottare iniziative finalizzate alla tutela degli interessi delle società italiane truffate da società straniere operanti nel settore delle importazioni ed esportazioni.
(4-02345)

  Risposta. — La controversia tra la società italiana Tesia srls e la società cinese Skatoni Trading (Chongqing) Co. Ltd. riguarda – come evidenziato nell'atto – una fornitura da parte di quest'ultima di mascherine FFP2 di modello diverso da quello oggetto del contratto tra le parti, perché privo di valida certificazione CE per l'immissione nel mercato europeo.
  L'accordo commerciale e i relativi contatti sono avvenuti direttamente tra i due soggetti privati.
  Informato della controversia, il consolato generale d'Italia a Chongqing si è prontamente attivato con le competenti autorità cinesi per rappresentare gli interessi delle società italiane coinvolte, mantenendo un costante raccordo con il titolare della società committente Grandi Magazzini Gragnano F.lli Brandazza snc, per conto della quale Tesia srls ha stipulato il contratto di acquisto con l'azienda cinese.
  In esito ad una lunga e articolata interlocuzione con il consolato d'Italia per via diplomatica, il 25 febbraio 2022 l'amministrazione per la gestione del mercato del distretto di Jiangbei ha comunicato che, a seguito delle indagini condotte, non ravvisava alcun comportamento illegale da parte dell'azienda Skatoni Trading (Chongqing) Co. Ltd.
  L'intervento a tutela dell'azienda italiana, coordinato dall'ufficio commerciale dell'ambasciata d'Italia a Pechino e che ha coinvolto il consolato generale d'Italia a Shanghai, si è concentrato anche sull'ufficio doganale cinese che ha autorizzato l'esportazione delle mascherine. Questo ha confermato di aver autorizzato l'esportazione del lotto di mascherine in questione sulla base di una «Dichiarazione congiunta dell'esportatore e dell'importatore» presentata dall'azienda cinese e sottoscritta anche da quella italiana, con la quale si dichiarava che lo
standard di qualità scelto per i prodotti era quello cinese.
  Nell'ottobre 2023, l'azienda italiana ha informato il consolato generale a Chongqing dell'intenzione – a seguito di contatti con uno studio legale cinese – di ricorrere ad arbitrato internazionale. L'arbitrato dovrebbe essere adito presso la CIETAC (
China International Economic and Trade Arbitration Commission), istituzione arbitrale nota a livello internazionale, cui hanno fatto ampio ricorso anche imprese estere per la soluzione di controversie commerciali.
  Più in generale, la Cina resta un
partner economico-commerciale importante per il nostro Paese, come testimoniato dal volume degli scambi commerciali e dal perdurante interesse delle nostre aziende nei confronti del mercato cinese. Pechino è un mercato di sbocco di primaria importanza per il nostro export, posizionandosi al primo posto tra i nostri partner commerciali in Asia e al secondo tra i Paesi extra-UE, dopo gli USA.
  La Farnesina – anche attraverso l'ambasciata e i consolati – è costantemente impegnata a supportare le aziende italiane in Cina. Lavoriamo con Pechino per rimuovere gli ostacoli di natura strutturale che frenano l'accesso dei nostri prodotti al mercato cinese, offrire un'effettiva parità di trattamento ai nostri operatori economici e affrontare le criticità segnalate dalle nostre imprese che operano in Cina, incluse quelle relative alla tutela della proprietà intellettuale.
  Il Vice Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha discusso anche di questi temi con il Ministro del commercio cinese, Wang Wentao, in occasione della Commissione economica mista Italia-Cina svoltasi l'11 aprile 2024 a Verona.

La Sottosegretaria di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Maria Tripodi.


   FRATOIANNI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 18 settembre 2018 l'ingegnere italiano di origini equatoguineane Fulgencio Obiang Esono è divenuto irrintracciabile durante un suo viaggio di lavoro in Togo, prelevato, probabilmente dai servizi equatoguineani, è stato accusato di aver preso parte ad un tentativo di colpo di Stato nel 2017 e, nel giugno 2019, condannato a 60 anni di prigione senza che siano emerse prove a riguardo;

   sulla sua detenzione si hanno poche informazioni e potrebbe trovarsi nella terribile prigione di Playa Negra, nella capitale Malabo, carcere noto in tutta l'Africa per le torture più terribili e per la scarsità di cibo dato ai detenuti;

   il processo contro Fulgencio Obiang Esono si è probabilmente svolto al di fuori di ogni standard internazionale e si può sospettare che sia stata estorta una confessione sotto tortura e senza la presenza di un avvocato di fiducia;

   in Guinea Equatoriale sono reclusi molti prigionieri di cui non si conoscono le condizioni e di cui le stesse famiglie non hanno notizie;

   il 29 gennaio 2024 il Vicepresidente della Guinea Equatoriale, Teodorin Nguema, è stato in visita ufficiale in Italia, per partecipare al vertice Italia-Africa;

   il padre di Teodorin, Teodoro Obiang Nguema, è al potere dal 1979 e governa il suo Paese in modo autoritario;

   nel 2012 il dipartimento di giustizia degli USA ha aperto un processo a carico di Teodorin Nguema per corruzione, il quale, dopo due anni, ha patteggiato ma non risulta che abbia mai onorato l'accordo;

   nel 2012 la giustizia francese ha sequestrato a Teodorin Nguema beni per oltre 100 milioni di euro;

   nel 2016 l'Interpol ha emesso contro il Vicepresidente un mandato d'arresto per corruzione e riciclaggio;

   nel 2017 il Tribunale di Parigi lo ha condannato, in contumacia, a tre anni di carcere –:

   se sia a conoscenza delle condizioni di detenzione del cittadino italiano Fulgencio Obiang Esono in Guinea Equatoriale;

   se il Governo abbia intrapreso o intenda intraprendere azioni volte alla sua liberazione o, in subordine, a consentirgli di scontare la sua pena in Italia;

   se, considerando il mandato di arresto e la condanna comminata da uno Stato membro dell'Unione europea, ritenga appropriata la presenza in Italia di Teodorin Nguema, come accaduto in occasione del vertice Italia-Africa che si è tenuto il 29 gennaio 2024.
(4-02549)

  Risposta. — Il signor Fulgencio Obiang Esono, cittadino italo-guineano originario della Guinea Equatoriale, è stato arrestato in Togo il 18 settembre 2018 dalle locali autorità di polizia e consegnato alle omologhe autorità equato-guineane. A seguito di ripetuti solleciti, il 25 gennaio 2019 l'ambasciata della Guinea Equatoriale a Roma dava riscontro ufficiale della detenzione del connazionale, in esecuzione di un mandato di ricerca e cattura emesso dal Tribunale di Bata, a seguito del tentativo di colpo di Stato del 24 dicembre 2017. Dopo un breve processo, il 31 maggio 2019 il connazionale è stato condannato a oltre 58 anni di carcere. Attualmente il connazionale si trova ristretto presso il carcere di Mongomo.
  L'Ambasciata d'Italia a Yaoundé, competente per la Guinea Equatoriale, in stretto contatto con la Farnesina, sin da subito ha seguito con estrema attenzione la questione e si è tempestivamente attivata per offrire tutta la necessaria assistenza al signor Obiang.
  Il 15 novembre 2023 l'Ambasciatore d'Italia a Yaoundé ha potuto effettuare la prima visita consolare. Nel corso della visita, il signor Obiang ha ribadito all'Ambasciatore di non voler avanzare richieste di clemenza al Governo guineo-equatoriale.
  Il Signor Obiang è apparso in buona salute e ha potuto interloquire in italiano. Secondo quanto comunicato, il carcere assicurerebbe condizioni di detenzione nel complesso accettabili. Nell'occasione, il connazionale ha segnalato alcune problematiche mediche che sarebbero sotto controllo grazie a periodici esami effettuati presso la struttura carceraria.
  In occasione dell'ultimo vertice Italia-Africa (gennaio 2024), il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, On. Tajani, ha sensibilizzato il Vice Presidente della Guinea Equatoriale sulla situazione medica del signor Obiang e sull'opportunità di garantire all'Ambasciata d'Italia procedure di accesso al detenuto più regolari e agevoli, auspicando al contempo che sia favorito un primo contatto tra il connazionale e i familiari in Italia.
  La Farnesina continuerà a seguire il caso con la massima attenzione, prestando la necessaria assistenza al connazionale e ai suoi familiari e sensibilizzando le autorità locali sulla sua situazione sanitaria e sulle condizioni detentive.
  

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   GHIRRA. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   da notizie di stampa si apprende che l'ultima indagine pubblicata il 6 novembre 2023 dall'Unione degli universitari e Federconsumatori ha evidenziato un aumento continuo dei costi dell'istruzione universitaria, con una media di 17.000 euro l'anno per gli studenti fuorisede: un dato che va correlato al tasso di abbandono universitario del 28,3 per cento tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni e del 14,5 per cento tra gli immatricolati nell'anno accademico, dovuto, come riportato nel rapporto, ai costi eccessivi del percorso universitario;

   in particolare, in Sardegna l'impennata dei costi ha condotto a una situazione insostenibile, dato che agli incrementi per affitti e spese correlate, si sono aggiunte in tal caso le croniche criticità in tema di edilizia pubblica, e nello specifico, i ritardi nella costruzione di nuove case dello studente, nonché i 538 studenti risultati idonei ma non beneficiari, di fatto esclusi dalla possibilità di accedere agli alloggi pubblici nel bando Ersu Cagliari 2023/2024;

   a Cagliari, secondo quanto emerso nell'ultima indagine sulla condizione abitativa condotta dall'associazione universitaria UniCaralis – Unione degli Universitari, operante nell'Ateneo del capoluogo, uno studente spende mediamente 350 euro al mese per una stanza e le relative spese;

   il numero di idonei al bando dell'Ersu Cagliari è passato da 6459 nell'anno accademico 2022/2023 a 7169 nell'anno accademico 2023/2024, aumento che segnala un peggioramento del disagio sull'Isola; dato confermato dall'alta percentuale di famiglie a rischio di povertà, che si attesta in Sardegna al 36,4 per cento, a fronte del 24,4 per cento media nazionale (Istat);

   l'ultima graduatoria per le borse di studio dell'Ersu di Cagliari per l'anno accademico 2023/2024, pubblicata il 27 ottobre 2023, individua su un totale di 7169 studenti, ben 4461 idonei non beneficiari, che pur avendo ottenuto il diritto alla borsa di studio, non ne possono beneficiare;

   una situazione similare si riscontra presso l'Ente regionale per il diritto allo studio di Sassari, dove figurano ben 1692 idonei non beneficiari;

   durante lo scorso anno accademico le migliaia di idonei non beneficiari dell'Ateneo cagliaritano hanno dovuto attendere fino a febbraio per la pubblicazione delle liste di scorrimento e fino a marzo per ricevere effettivamente i, fondi, in ragione dei ritardi nell'erogazione dei fondi da parte del Ministero nel contesto del PNRR e del Fis e si teme che la stessa problematica possa ripresentarsi anche quest'anno;

   questo scenario solleva serie preoccupazioni riguardo all'accesso all'istruzione universitaria e all'equità nell'assegnazione delle risorse destinate alle borse di studio, considerando in particolare il disagio e le difficoltà finanziarie che gli studenti dovranno sopportare, spesso trovandosi costretti a dover anticipare spese economicamente insostenibili visto l'aumento del costo degli affitti e della vita in generale;

   la risoluzione di questa problematica è di fondamentale importanza affinché la Repubblica, che in ottemperanza all'articolo 34 della Costituzione deve garantire il diritto allo studio, applichi tale disposizione in modo effettivo, eliminando gli ostacoli di ordine economico e sociale che non consentono a tutte le studentesse e a tutti gli studenti di perseguire concretamente i più alti livelli di istruzione –:

   quali siano i motivi principali che hanno determinato il ritardo nell'erogazione dei fondi statali, con la conseguenza che 4461 studenti idonei cagliaritani e 1692 sassaresi non abbiano potuto ottenere le borse di studio;

   quale sia la tempistica per l'erogazione dei fondi PNRR e Fis e come verranno utilizzati per affrontare questa situazione;

   quali iniziative di competenza si intenda adottare al fine di garantire che gli studenti idonei non subiscano ulteriori ritardi nell'ottenere le borse di studio a cui hanno diritto;

   quale sia l'importo totale dei fondi destinati all'istruzione superiore nell'ambito del PNRR e del Fis e come verranno allocati.
(4-01862)

  Risposta. — Con riguardo al quesito in esame, occorre, preliminarmente, ricordare che il Ministero dell'università e della ricerca ha da sempre – e in particolare, in questi ultimi mesi – profuso il massimo impegno al fine di garantire adeguati ed efficaci strumenti di tutela del diritto allo studio, che assume rilievo preminente e importanza centrale nell'ambito delle proprie linee di intervento.
  Si evidenzia, in particolare, che, con il decreto direttoriale n. 1899 del 13 novembre 2023, è stato ripartito tra le regioni l'intero importo del Fondo integrativo statale (FIS) 2023, finalizzato alla concessione di borse di studio alle studentesse e agli studenti universitari capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, pari a 307.851.006,00 euro, erogato successivamente con il decreto direttoriale n. 24641 dell'11 dicembre 2023. Con l'articolo 2, comma 5, del decreto-legge 29 settembre 2023, n. 131, convertito con modificazioni dalla legge 27 novembre 2023, n. 169 è stata stanziata, inoltre, la somma aggiuntiva di 7.429.667,00 euro al fine di soddisfare, per l'anno accademico 2022/2023, tutti gli studenti idonei alla borsa di studio. Tali somme aggiuntive sono state successivamente ripartite ed erogate con decreto direttoriale n. 2082 del 13 dicembre 2023.
  Per quanto riguarda, invece, le risorse finanziarie del Piano nazionale di ripresa e resilienza, afferenti all'annualità 2023/2024 e quantificate in 270 milioni, il Ministero ha già effettuato il relativo riparto – anticipando la tempistica rispetto agli anni precedenti – che è stato approvato dalla Conferenza Stato regioni nella seduta del 23 novembre 2023. Lo stesso è stato formalizzato con decreto direttoriale n. 1960 del 27 novembre 2023, nonché con il decreto direttoriale di concessione n. 311 del 12 marzo 2024.
  Attualmente tali risorse sono in corso di versamento agli organismi regionali per il DSU che hanno fornito la prevista documentazione. Inoltre, con il decreto direttoriale n. 1794 del 26 ottobre 2023 sono state anche ripartite le risorse residue a valere sui fondi del PNRR, al fine di soddisfare tutti gli studenti idonei delle regioni italiane per l'anno accademico 2022/2023.
  Si rappresenta, altresì, che, a seguito della riprogrammazione del PON «Ricerca e Innovazione» 2014-2020, con particolare riferimento all'Azione IV.3 «Borse di studio per studenti meritevoli e in condizione di difficoltà economica», è stato previsto un incremento del FIS. Tali risorse sono state ripartite tra le regioni del Mezzogiorno e ammontano complessivamente a 43 milioni di euro, di cui 38.408.178,53 euro alle regioni meno sviluppate (Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Puglia) e 4.591.821,47 euro alle regioni in transizione (Abruzzo, Molise e Sardegna). Il Ministero ha già provveduto ad assegnare tutte le risorse PON alle regioni interessate con decreto direttoriale n. 1973 del 6 dicembre 2022 ed esse sono state corrisposte nel maggio 2023 non appena rese disponibili per il Ministero.
  Per quanto riguarda l'anno accademico 2024/2025, si sottolinea che l'importo del Fondo integrativo statale è pari a 593.814.548,00 euro, mentre l'importo dei fondi PNRR è pari a 288.000.000,00 euro. Si tratta di un investimento storico in borse di studio, mai realizzato prima dal nostro Paese.
  Con i decreti direttoriali nn. 317 e 318 del 14 marzo 2024, alla luce dell'ulteriore incremento dell'indice generale ISTAT dei prezzi al consumo pari a +5,4 per cento, il Ministero, per l'anno accademico 2024/2025, ha altresì previsto l'aumento degli importi delle borse di studio e dei limiti massimi dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e dell'Indicatore della situazione patrimoniale equivalente (ISPE) per l'accesso ai benefici relativi al diritto di studio. Nel dettaglio, l'importo
standard delle borse di studio per gli studenti fuorisede è pari a 7.015,97 euro, ma può arrivare a superare gli 8.000 euro per gli studenti meno abbienti, per gli studenti pendolari è pari a 4.100,05 euro, per gli studenti in sede è pari a 2.827,64 euro; il limite massimo per l'ISEE è pari a 27.726,79 euro, e per l'ISPE è pari a 60.275,66 euro.
  Tali iniziative si inseriscono in un quadro ben più ampio, di costante presidio del Ministero dell'università e della ricerca in merito alla tutela del diritto allo studio, mediante quotidiana interlocuzione, anche ai fini del necessario coordinamento normativo, con gli enti (regioni, atenei e istituzioni AFAM) preposti alla concreta erogazione dei benefici del DSU.
  Tanto premesso in linea generale, con specifico riguardo al quesito relativo all'erogazione dei fondi statali per gli studenti cagliaritani e sassaresi idonei ad una borsa di studio, si rappresenta che si è già provveduto alla corresponsione dell'acconto sul Fondo integrativo statale 2023 (relativo all'anno accademico 2023/2024) con decreto dirigenziale n. 13526 del 19 luglio 2023 e, poi, del saldo con il citato decreto dirigenziale n. 24641 dell'11 dicembre 2023, erogando all'ERSU Cagliari l'importo di 8.688.753,28 euro e all'ERSU Sassari l'importo di 4.582.597,39 euro per un totale per la regione Sardegna corrispondente a 13.271.350,67 euro già erogati.
  Per quanto riguarda la erogazione dei fondi a valere sul PNRR, con il suddetto decreto direttoriale di concessione n. 311 del 12 marzo 2024, sono state assegnate all'ERSU Cagliari risorse pari a 8.615.466,70 euro e all'ERSU Sassari 4.543.944,79 euro, per un totale per la regione Sardegna di 13.159.411,49 euro. Per l'erogazione si potrà procedere non appena sarà verificata la completezza della documentazione allo scopo pervenuta dalla regione.
  Si conferma, quindi, ancora una volta, la massima attenzione del Ministero dell'università e della ricerca per il sostegno agli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi, in armonia con le disposizioni dettate dall'articolo 34 della Costituzione.

Il Ministro dell'università e della ricerca: Anna Maria Bernini.


   GIACHETTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   poco si sa del reale trattamento economico dei magistrati, e attualmente di esso si discute senza dati di riferimento precisi;

   in un'intervista concessa anni fa a Il Giornale e pubblicata l'11 luglio 2008 l'allora presidente della Corte d'appello di Milano dichiarò che il suo stipendio mensile netto era di 7.673,72 euro (15.365,33 lordi) per 13 mensilità, e consegnò al giornalista una fotocopia della sua «busta paga», che venne debitamente pubblicata;

   per i magistrati aventi la stessa qualifica del presidente della Corte d'appello lo stipendio lordo annuo allora previsto dalla legge (legge n. 111 del 30 luglio 2007 – tabella A) indica la cifra di euro 75.746,25 lorde annue a fronte dei 199.748,29 euro lordi annui (inclusa la tredicesima) allora effettivamente percepiti dal presidente della Corte di appello di Milano; e quindi le tabelle previste dalla legge sono ben lungi dal dare indicazioni da cui dedurre i livelli salariali effettivi dei magistrati;

   i magistrati sono gli unici impiegati dello Stato ad avere il privilegio di un adeguamento automatico dei loro stipendi al costo della vita ogni tre anni e che da allora gli adeguamenti triennali sono stati cinque;

   da oltre 40 anni il CSM promuove tutti i magistrati sulla base dell'anzianità di servizio fino al vertice della carriera, della retribuzione e della liquidazione, salvo i pochissimi casi di grave e visibile demerito; e di conseguenza i magistrati che hanno uno stipendio non dissimile da quello dichiarato di presidente della Corte d'appello di Milano sono varie centinaia –:

   quanti siano i magistrati che nella loro «busta paga» ricevono attualmente:

    a) uno stipendio mensile netto inferiore ai 2.000 euro specificando se si tratta di magistrati in tirocinio:

    b) uno stipendio mensile netto compreso tra i 2.000 e i 3.000 euro;

    c) uno stipendio mensile netto compreso tra i 3.000 e i 4.000 euro;

    d) uno stipendio mensile netto compreso tra i 4.000 e i 5.000 euro;

    e) uno stipendio mensile netto compreso tra i 5.000 ed i 6.000 euro;

    f) uno stipendio mensile netto compreso tra i 6.000 ed i 7.000 euro;

    g) uno stipendio mensile netto compreso tra i 7.000 e gli 8.000 euro;

    h) uno stipendio mensile netto compreso tra gli 8.000 e i 9.000 euro;

    i) uno stipendio mensile netto compreso tra i 9.000 e i 10.000 euro;

    j) uno stipendio mensile netto superiore a 10.000 euro;

   quanti siano i magistrati che sono andati in pensione per raggiunti limiti di età nel 2022 e quale sia la media delle pensioni mensili e delle liquidazioni da loro percepite;

   se sia possibile avere le suddette informazioni distinte a seconda che si tratti di magistrati ordinari o di magistrati amministrativi o di magistrati contabili.
(4-01778)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo indicato in esame l'interrogante formula quesiti specifici in merito al trattamento stipendiale e pensionistico dei magistrati ordinari, contabili e amministrativi.
  Potendo fornire riscontro ai soli quesiti che involgono profili di competenza di questo Ministero, si rappresenta che il Dicastero con riferimento al quesito relativo al trattamento stipendiale dei magistrati ordinari dispone soltanto dei dati relativi al trattamento stipendiale annuo lordo. Quanto al trattamento stipendiale annuo netto, il dato può essere fornito solo sulla base di un calcolo sviluppato tenendo conto delle ritenute fiscali e previdenziali e delle decurtazioni per le addizionali regionali e comunali. Peraltro, queste ultime, essendo estremamente differenziate per ciascun dipendente, al fine di rispondere comunque al quesito, si è ritenuto di computarle applicando una aliquota media del 2 per cento.
  Occorre infatti precisare che non è possibile fornire indicazioni puntuali sul trattamento stipendiale mensile netto e, conseguentemente, sul numero dei magistrati percettori di uno stipendio mensile netto compreso nelle forbici indicate nell'atto ispettivo, posto che i dati di cui dispone il Dicastero in merito al trattamento stipendiale mensile netto dei singoli magistrati in servizio risentono di situazioni soggettive che non dipendono dalle somme erogate dall'amministrazione (come prestiti personali, ritenute per riscatti contributivi in negativo o emolumenti arretrati
una tantum o rimborsi vari in positivo).
  Ciò posto, è noto che gli incrementi retributivi dei magistrati sono correlati all'ottenimento delle sole valutazioni di professionalità di segno dispari e quindi vengono attribuiti ogni otto anni di servizio sino alla settima valutazione, la quale viene conseguita – in caso di esito positivo di tutte le verifiche quadriennali – una volta trascorsi ventotto anni dal decreto di nomina.
  Ebbene, dal rilevamento compiuto è emerso che un magistrato ordinario al momento del suo ingresso nel corpo magistratuale percepisce uno stipendio annuo netto, comprensivo anche della tredicesima mensilità, di euro 32.419,26, mentre al maturare della settima valutazione percepisce uno stipendio annuo netto, sempre comprensivo della tredicesima mensilità, di euro 99.891,26.
  È importante aggiungere, inoltre, che una componente rilevante del riferito trattamento economico è costituita dalla cosiddetta indennità giudiziaria, indennità non pensionabile che viene corrisposta in ratei mensili ma con esclusione dei periodi di congedo straordinario, di aspettativa per qualsiasi causa, di astensione facoltativa previsti dagli articoli 32 e 47, commi 1 e 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e di sospensione dal servizio per qualsiasi causa.
  Non si dispone invece del dato relativo al trattamento pensionistico dei magistrati ordinari collocati in quiescenza nel 2022 per raggiunti limiti di età, che risultano essere stati in numero di 77, in quanto materia di competenza dell'INPS.
  Da ultimo, è utile ricordare che con sentenza n. 233 dell'8 novembre 2017 la Corte costituzionale è intervenuta sul tema dell'adeguamento automatico triennale dello stipendio dei magistrati (pure sollevato nell'interrogazione), rilevando che il sistema di adeguamento automatico triennale degli stipendi costituisce precipua attuazione del precetto costituzionale dell'indipendenza della magistratura, in quanto è volto e a scongiurare il rischio di periodiche rivendicazioni salariali nei confronti degli altri poteri e risponde perciò all'esigenza, di rilievo costituzionale, di delineare un meccanismo che svincoli la progressione stipendiale da una contrattazione, in modo da evitare il mero arbitrio di un potere sull'altro.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   MAGI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   quella dei suicidi in carcere può essere definita una vera e propria piaga sociale che nel 2024 ha già registrato 20 suicidi e 24 persone detenute sono morte in carcere;

   secondo quanto si apprende a mezzo stampa e grazie al comunicato diramato dalla Commissione carcere Camera penale di Messina «P. Pisani – G. Amendolia» a firma del presidente Avv. Bonaventura Candido, lunedì 19 febbraio 2024, un uomo detenuto di 41 anni, con problemi di ansia, depressione e disturbi della personalità con un fine pena previsto ad aprile 2024 ha ingoiato tre lamette e si trova al momento in coma presso il Policlinico di Messina;

   l'uomo, che al momento si trova in condizioni gravissime e per il quale il personale sanitario non nutre speranze di sopravvivenza, aveva chiesto tramite il proprio difensore di poter espiare il proprio fine pena in una struttura extra carceraria, ma tale richiesta era stata rigettata in quanto ritenuto compatibile con la detenzione intramuraria;

   non è necessario ricordare al Ministro e al Ministero la situazione gravissima in cui versano le carceri italiane, che risultano, utilizzando un eufemismo, sovraffollate, contando presenze per più di sessantamila persone a fronte di una capienza di poco superiore alle cinquantuno mila ai quali andrebbero però sottratti i posti al momento indisponibili;

   facendo inoltre riferimento al caso in oggetto, si segnala che ci sono diverse centinaia di detenuti con quadri multi-patologici che non sono fronteggiabili in carcere e che, nonostante questi quadri, vengono mantenuti all'interno delle case circondariali dove, poi, finiscono col perdere la vita o compiere gesti estremi –:

   se il Ministero sia a conoscenza del caso oggetto della presente interrogazione, se ritenga che il gesto del detenuto fosse evitabile e la ragione per la quale, a fronte di una conclamata situazione di vulnerabilità, non sia stato previsto il ricovero in una struttura specializzata.
(4-02415)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, riferito all'atto di autolesionismo posto in essere da un detenuto ristretto presso la casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, l'interrogante chiede quali iniziative siano state adottate per prevenire tale gesto e la ragione per la quale, a fronte di una conclamata situazione di vulnerabilità, non sia stato previsto il ricovero in una struttura specializzata.
  La vicenda riguarda il signor C.S., di nazionalità italiana, detenuto di media sicurezza, che ha fatto ingresso presso la casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto il 10 giugno 2023, a seguito di provvedimento di sfollamento disposto dal Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria di Palermo, scarcerato per fine pena il 25 marzo 2024.
  L'evento si è verificato il 20 febbraio 2024 ed è originato dal diniego del personale addetto alla vigilanza della ottava sezione A.t.s.m. (articolazione per la tutela della salute mentale) alla richiesta di essere dislocato al terzo reparto; in particolare, il ristretto iniziava a sbattere la testa contro il muro e, nonostante l'intervento sul posto della sorveglianza generale, il detenuto continuava per poi cadere a terra privo di sensi. Nell'immediatezza, aperta la camera di pernottamento del detenuto, giungeva sul posto il sanitario, il quale, dopo averlo visitato, lo sottoponeva ad ulteriori accertamenti in infermeria.
  Una volta tornato in camera, il detenuto si scagliava improvvisamente contro l'addetto alla vigilanza della sezione, si autoinfliggeva delle lesioni all'avambraccio sinistro e dichiarava, infine, di aver ingerito delle lamette.
  Veniva quindi disposto l'invio d'urgenza in autoambulanza presso l'ospedale di Messina, ove veniva ricoverato e sottoposto, come da referto medico, a tutte le procedure mediche necessarie per la rimozione delle lamette e la stabilizzazione del paziente, costantemente piantonato.
  Per quanto accaduto, veniva inviata informativa di reato alla Procura della Repubblica competente e veniva avviato, altresì, anche l'
iter disciplinare.
  Questo l'evento critico, appare opportuno precisare che, come si evince dalla relazione della direzione della casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, il detenuto C.S., pur essendo affetto da patologia psichiatrica, era seguito dagli specialisti e versava in condizioni compatibili con il regime detentivo, non essendo presenti né fenomeni critici né gesti anticonservativi.
  Tali conclusioni venivano certificate anche dall'Azienda sanitaria provinciale di Messina dalla cui certificazione emergeva l'assenza di fenomenologia legata a discontrollo degli impulsi o di
acting out o di gesti anticonservativi; si evidenziava che non vi erano criticità dal punto di vista internistico e che il detenuto seguiva la terapia psichiatrica del S.e.r.t., anche se non assumeva il dosaggio completo.
  Tuttavia, il detenuto, nell'ultimo periodo versava in forte stato di agitazione per problematiche familiari, consistenti in divergenze con la moglie, e, approssimandosi il fine pena, polarizzava i propri pensieri sul desiderio di rientrare presso il proprio domicilio. A causa di questo stato, il detenuto, pochi giorni prima dell'evento, aveva posto gesti autolesivi in altre due occasioni che ne avevano determinato, a seguito di visita psichiatrica e di esame da parte dello
staff multidisciplinare, la sottoposizione al regime di grande sorveglianza, con frequenti controlli da parte degli operatori sanitari e del trattamento, e con allocazione presso la sezione A.t.s.m. in camera videosorvegliata.
  Per completezza, si evidenzia che il detenuto aveva richiesto al Tribunale di sorveglianza di Messina la concessione del differimento dell'esecuzione della pena, contrariamente a quanto dichiarato in sede giornalistica, non in contesto comunitario ma presso il proprio domicilio.
  L'autorità giudiziaria, ritenuto il domicilio non idoneo e vagliati i rapporti informativi e la certificazione sanitaria appena illustrati, concludeva per il rigetto dell'istanza, evidenziando che il ristretto, pur essendo affetto da patologia psichiatrica, versava in condizioni compatibili con il regime detentivo.
  Tale decisione, assunta dall'autorità giudiziaria nell'esercizio delle sue funzioni, non è passibile di sindacato se non esperendo i rimedi impugnatori apprestati dall'ordinamento a cui il detenuto tuttavia non è ricorso.
  Ciò precisato, deve rimarcarsi che i temi della salute mentale in carcere e della prevenzione del suicidio costituiscono persistenti punti di interesse e fulcro di attività da parte del Ministero, che si è impegnato a garantire un sempre maggiore innalzamento del livello di presidi e misure in questo ambito.
  In considerazione dell'aumento dei suicidi nell'anno 2022, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, a seguito di una riflessione condivisa con i provveditori e i direttori d'istituto del territorio nazionale, il Capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, con nota circolare 8 agosto 2022, ha ribadito a tutti i provveditori e direttori d'istituto la necessità di rafforzare le iniziative attuate rispetto al grave problema della prevenzione dei suicidi delle persone detenute. Al riguardo, si è avviato un percorso nazionale di «intervento continuo» sul tema, attraverso il quale il citato Dipartimento, i provveditorati e gli istituti penitenziari, sono tutti coinvolti, in una prospettiva di «rete», nella prevenzione di tali drammatici eventi.
  Nella circolare 8 agosto 2022 viene ribadita l'importanza e il ruolo fondamentale svolto dallo
staff multidisciplinare, evidenziando la necessità che esso agisca non soltanto sulle situazioni rispetto alle quali si è manifestato un evento o una richiesta di aiuto, bensì anche sui cosiddetti «casi silenti», riguardanti le persone che, all'atto dell'accoglienza in istituto e nell'ulteriore prosieguo della detenzione, non abbiano manifestato un disagio particolare.
  Si è sottolineata la necessità di attivare un processo di gestione del singolo caso che tenga conto, essenzialmente, dei seguenti aspetti: attivazione della procedura gestionale, alloggiamento, controllo della persona, disponibilità di oggetti pericolosi, interventi sanitari, di supporto sanitario e penitenziario e da parte dei
peer supporters, modalità di chiusura della procedura.
  Su questa linea, in data 20 ottobre 2022 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e il Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi, quest'ultimo coinvolto anche in uno specifico Gruppo di lavoro per lo studio e l'analisi degli eventi suicidari delle persone detenute, istituito il 14 marzo 2023, coordinato dal direttore generale dei detenuti e del trattamento e integrato da personale qualificato, con il compito di definire protocolli operativi ed elaborare momenti di formazione per il personale penitenziario, al fine di tutelare la salute psico-fisica dei detenuti e prevenire gli eventi suicidari.
  Da ultimo, sempre in quest'ottica, si è avviata un'interlocuzione con l'ispettore generale dei cappellani penitenziari al fine di rafforzare la collaborazione e l'intervento dei cappellani, dei volontari e delle religiose che quotidianamente svolgono la propria missione a contatto con i detenuti, affinché, accompagnati da quella spiccata sensibilità che connota il loro approccio, sappiano cogliere con il dialogo, l'incontro e la preghiera, i segnali di malessere e disagio dei reclusi, segnalandoli tempestivamente.
  Si sottolinea, dunque, la ferma volontà del Ministero di creare una sinergia tra i soggetti preposti alla cura e custodia delle persone ristrette in carcere, al fine di adottare un'adeguata strategia per intercettare tutti i casi, anche quelli dei soggetti che rischiano di rimanere «invisibili».

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   MARINO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   tra i primi interventi, l'Esecutivo in carica, con l'approvazione della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di bilancio 2023) ha operato importanti tagli, che hanno impattato negativamente sul settore dell'istruzione e introducendo, in particolare, una nuova disciplina relativa alla determinazione dei criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi e la sua distribuzione tra le regioni, ha approvato un piano di riduzione delle sedi, che rischieranno inevitabilmente di essere accorpate andando ad impattare negativamente su territori già in difficoltà come le aree interne ed il Mezzogiorno;

   tale processo di dimensionamento, come denunciato dal territorio, sta determinando una riorganizzazione di risorse e competenze della rete scolastica che porterebbe alla soppressione dell'I.C. Primo di Milazzo con accorpamento all'I.C. Secondo Milazzo;

   l'istituto comprensivo Primo di Milazzo è composto da 8 plessi: tre scuole primarie – quattro scuole dell'infanzia e una scuola secondaria di 1° grado, l'Istituto nell'attuale assetto è il frutto di un precedente dimensionamento (anno scolastico 2012/2013) con l'accorpamento di due istituti autonomi (direzione didattica n. 1 – Istituto comprensivo);

   già il precedente processo di dimensionamento ha determinato una riorganizzazione di risorse e competenze in modo particolare a livello organizzativo e didattico-pedagogico, sperimentando un nuovo modello di offerta formativa ormai radicata nel territorio di pertinenza. È stata così costruita una identità formativa con una visione di sviluppo di radicamento al territorio, favorendone lo studio, la conoscenza e la salvaguardia dell'ambiente circostante;

   l'istituto comprensivo Primo di Milazzo è sede da oltre un decennio di osservatorio d'area sulla dispersione scolastica di cui il dirigente scolastico è il coordinatore di 26 scuole in rete che ricadono nell'ambito XV della provincia di Messina. Nell'ambito della rete vi sono alcune scuole collocate in S3 con un alto indice di dispersione scolastica e alcune «scuole bersaglio» monitorate e seguite dall'osservatorio d'area sulla dispersione scolastica che ha appena promosso percorsi di ricerca-azione;

   l'istituto comprensivo Primo nella qualità di Osservatorio d'Area sulla dispersione scolastica è parte promotrice e sottoscrittrice di alcuni patti educativi di comunità delle scuole in rete, esperienza assolutamente nuova e innovativa per le scuole aderenti;

   inoltre, l'istituto fino al 2025 sarà impegnato nella realizzazione di nuovi ambienti didattici innovativi nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, Missione 4 – Istruzione e ricerca – Componente 1 – Potenziamento dell'offerta dei servizi di istruzione: dagli asili nido alle università – Investimento 3.2 «Scuola 4.0. Scuole innovative, cablaggio, nuovi ambienti di apprendimento e laboratori», finanziato dall'Unione europea – Next Generation EU – «Azione 1: Next generation classrooms – Ambienti di apprendimento innovativi» - M4C1I3.2-2022-961-P-16145. Ai nuovi ambienti didattici innovativi seguirà la formazione del personale scolastico e la realizzazione dei target e milestone;

   tali norme di dimensionamento non rappresentano solo l'esempio dell'avvilente incertezza per il futuro professionale dei lavoratori coinvolti, ma denunciano anche la mancata continuità didattica, negata a migliaia di studenti –:

   quali iniziative, anche di carattere finanziario – per quanto di competenza – il Ministro interrogato intenda avviare al fine di riconsiderare l'avvio dei piani di dimensionamento, come nel caso specifico suddetto della rete scolastica che prevede la soppressione dell'I.C. Primo di Milazzo con accorpamento all'I.C. Secondo Milazzo, e garantire il diritto all'istruzione degli alunni e delle alunne frequentanti tali istituti.
(4-02033)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, relativo al piano di dimensionamento della rete scolastica della Regione Siciliana per l'anno scolastico 2024/2025, il competente ufficio scolastico regionale, corrispondendo alla richiesta del Ministero di fornire elementi, ha comunicato quanto di seguito si riporta.
  Come noto, al fine di dare attuazione alla riorganizzazione del sistema scolastico prevista nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, l'articolo 1, comma 557, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di Bilancio per l'anno 2023) ha introdotto nuovi criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei DSGA, a decorrere dall'anno scolastico 2024/2025.
  In attuazione di tale normativa, il decreto interministeriale n. 127 del 30 giugno 2023 ha definito per l'anno scolastico 2024/2025 un contingente organico per la Sicilia di dirigenti scolastici (e DSGA) pari a n. 710 unità, con una conseguente necessaria riduzione di n. 92 Istituzioni scolastiche autonome.
  Alla luce di tale quadro normativo e di quanto sancito dalla legge della Regione Siciliana n. 6 del 2000, è stata avviata la procedura per la definizione del piano di dimensionamento della rete scolastica in Sicilia per l'anno scolastico 2024/2025.
  Gli articoli 3 e 4 della legge regionale prevedono, infatti, che, al fine dell'attribuzione dell'autonomia e della personalità giuridica, i piani di dimensionamento delle Istituzioni scolastiche siano definiti in conferenze provinciali e regionali nel rispetto degli indirizzi di programmazione e dei criteri generali preventivamente individuati dal competente assessore regionale, cui spetta anche la competenza ad adottare il piano regionale di dimensionamento, previa intesa con il Ministero dell'istruzione e del merito.
  I succitati criteri sono stati fissati tramite il decreto assessoriale n. 1543 del 2 agosto 2023 e prevedono, in via principale, la verticalizzazione in istituti comprensivi dei (residui) circoli didattici ed istituti secondari di primo grado presenti in Sicilia, anche al fine di garantire un processo di continuità didattica nell'ambito del medesimo ciclo di istruzione.
  Al fine di raggiungere il numero di dirigenze autorizzate, si è reso necessario intervenire, tra gli altri, anche sul primo ciclo di istruzione accorpando alcuni istituti comprensivi. Nell'effettuare tale operazione si è garantito un presidio scolastico presso i comuni interessati, ove possibile.
  Successivamente, sulla base di tali criteri e di quelli ulteriori previsti dal citato decreto assessoriale, la conferenza provinciale di Messina ha deliberato in data 6 novembre 2023 la proposta di dimensionamento per la provincia di Messina prevedendo l'aggregazione dell'I.C. Milazzo I all'I.C. Milazzo II.
  La conferenza regionale si è poi limitata a confermare gli esiti della conferenza provinciale.
  L'ufficio scolastico regionale per la Sicilia precisa, altresì, che dal sopramenzionato piano non scaturisce la chiusura di nessuna sede scolastica (punto di erogazione del servizio) e non deriva, dunque, alcuna conseguenza negativa in relazione al diritto allo studio, avendo, il dimensionamento in oggetto, quale unico effetto, la diminuzione delle sedi di direttivo senza alcuna alterazione del servizio fornito alla popolazione scolastica.
  Da ultimo, l'USR Sicilia evidenzia che le operazioni di dimensionamento non compromettono le attività progettuali previste dal PNRR che possono trovare continuazione nella nuova Istituzione scolastica.

Il Ministro dell'istruzione e del merito: Giuseppe Valditara.


   ONORI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   continua a destare sconcerto il caso di Ilaria Salis, insegnante italiana detenuta, da circa un anno, in Ungheria con l'accusa di aver aggredito due estremisti di destra a Budapest durante una manifestazione neonazista;

   sussistono, infatti, fondati timori in merito a trattamenti disumani e degradanti a danno della Salis: le sue immagini in catene e guinzaglio all'udienza del 29 gennaio 2024 hanno fatto il giro del mondo;

   nel contesto della trasmissione Agorà su Rai 3, Roberto Salis, padre di Ilaria Salis, ha poi lanciato pesanti accuse nei confronti della Farnesina;

   come riportato dai media, Roberto Salis ha affermato che in realtà l'udienza di lunedì 29 gennaio 2024 non era la prima alla quale la figlia era stata costretta a presenziare in quel modo, ma solo la prima che è stata ripresa da foto e video. Nello specifico ad Agorà ha affermato: «Io lo sapevo benissimo: abbiamo fatto in modo che questa evidenza drammatica e vergognosa fosse portata all'attenzione di tutti». In tale ambito, Roberto Salis ha sostenuto anche che l'ambasciata italiana in Ungheria fosse a conoscenza della situazione da mesi: «L'ambasciata italiana ha partecipato credo ad almeno quattro udienze in cui mia figlia è stata portata in queste condizioni davanti al giudice». Salis ha detto che la famiglia è stata informata della situazione il 12 ottobre 2023: prima di quel momento «gli unici che lo sapevano, e che non hanno detto nulla, sono le persone dell'Ambasciata italiana in Ungheria, a Budapest»;

   si evidenzia che Salis aveva fatto affermazioni simili anche lunedì 29 gennaio 2024, partecipando al programma Quarta Repubblica su Rete 4, sottolineando che la Farnesina, in assenza di telecamere, nel contesto delle passate udienze, non avesse detto alcunché in merito al trattamento ricevuto dalla figlia portata in udienza incatenata;

   si rileva che solamente dopo la diffusione dei video e delle foto di Ilaria Salis all'udienza, il Ministro interrogato abbia convocato l'ambasciatore ungherese in Italia e abbia pubblicato su X (Twitter) un testo in cui si chiede al Governo ungherese di rispettare i diritti della Salis, come previsto dalle norme europee –:

   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno avviare un'indagine interna al fine di fare piena chiarezza in merito agli avvenimenti illustrati e, al contempo, appurare eventuali responsabilità.
(4-02272)

  Risposta. — La connazionale Ilaria Salis è stata arrestata dalla Polizia ungherese l'11 febbraio 2023 nel corso di una manifestazione a Budapest. È accusata del reato di «violenza armata di gruppo contro membri appartenenti a una comunità». La richiesta da parte della Procura è di una pena detentiva di 11 anni. La prossima udienza è prevista per il 24 maggio 2024.
  Grazie all'intensa opera di sensibilizzazione condotta dall'Ambasciata in coordinamento con la Farnesina, il 15 maggio 2024 il Tribunale ungherese ha disposto la concessione di misure alternative al carcere in Ungheria dietro pagamento di una cauzione pari a circa 41.000 euro, il cui perfezionamento da parte dei familiari è, al 21 maggio, ancora in corso. Una volta provveduto al versamento della somma dovuta, la connazionale sarà rilasciata dal carcere.
  L'ambasciata d'Italia a Budapest si è tempestivamente attivata per fornire ogni necessaria assistenza alla signora Salis e ai suoi familiari, effettuando regolarmente visite consolari (da ultimo lo scorso 16 maggio), partecipando alle udienze nella veste di uditore (da ultimo il 28 marzo) e intervenendo per riscontrare puntualmente le richieste avanzate dalla signora Salis in merito alle sue condizioni detentive ed igienico-sanitarie. Con il progressivo allentarsi del regime di custodia dettato dalle iniziali esigenze di indagine, la sede ha potuto stabilire contatti telefonici settimanali con la connazionale.
  Il 14 febbraio 2023 si è svolta la prima udienza davanti al Giudice per le indagini preliminari, alla quale ha partecipato anche un funzionario dell'Ambasciata in qualità di uditore. In quella occasione come nelle successive udienze in cui è stata prorogata la custodia cautelare è stato possibile incontrare la connazionale con il suo legale. L'avvocato ungherese della Salis non ha mai contestato l'applicazione di misure coercitive durante le udienze né ha mai incentrato su questo specifico aspetto una richiesta d'intervento da parte dell'Ambasciata, trattandosi di una pratica – purtroppo comune – conforme alla normativa adottata dal Paese.
  Il 30 gennaio 2024 il Segretario generale della Farnesina, ambasciatore Guariglia, su istruzioni del Vice Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Antonio Tajani, ha convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata ungherese a Roma per protestare sul trattamento riservato alla connazionale durante le udienze e per richiamare i principi cardine previsti dalla normativa europea, in particolare la direttiva n. 343 del 2016. Lo stesso 30 gennaio l'ambasciatore ha incontrato il Ministro della giustizia ungherese Bence Tuzson per reiterare le rimostranze circa le condizioni di carcerazione alla connazionale e il trattamento riservato alla signora Salis in aula.
  Il Presidente del Consiglio Meloni ha inoltre incontrato il Primo ministro ungherese Victor Orban il 2 febbraio a margine dei lavori del Consiglio europeo. Nel rispetto dell'autonomia dei giudici ha chiesto che venisse riservato alla nostra connazionale un trattamento di dignità e rispetto e un giusto processo. Lo stesso auspicio è stato formulato dal Ministro Tajani all'omologo ungherese il 1° febbraio a Bruxelles. Infine, il Ministro della giustizia Nordio ha attivato il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale per assicurare la conformità del trattamento detentivo della connazionale alle norme internazionali.
  Il 9 febbraio 2024 l'Ambasciata ha inviato una nota verbale al Ministero degli esteri ungherese per auspicare che venisse evitato l'impiego di mezzi di coercizione nel condurre l'imputata in tribunale. Tale auspicio è stato reiterato in una lettera del 26 febbraio 2024 inviata dall'ambasciatore al Ministro della giustizia ungherese.
  L'ambasciata d'Italia a Budapest, in stretto raccordo con la Farnesina, continuerà a seguire la vicenda della signora Salis con la massima attenzione, fornendo ogni necessaria assistenza alla connazionale e ai familiari e mantenendo altresì un dialogo costante con il suo legale.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   PICCOLOTTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   da alcuni giorni la vicenda di Matteo Falcinelli, lo studente italiano arrestato a Miami il 25 febbraio 2024, legato con i piedi e i polsi dietro la schiena, in una stazione della polizia di Miami, con quattro agenti che lo immobilizzano è diventata di dominio pubblico, suscitando molta indignazione;

   come racconta la mamma di Matteo Falcinelli, il giovane ha vissuto un dramma terribile e ancora oggi vive il trauma di quell'esperienza, ha incubi notturni, è terrorizzato da qualsiasi persona gli si avvicini, ha paura di uscire, sogna di subire torture e di venire arrestato;

   ad avviso dell'interrogante ciò a cui è stato sottoposto Matteo Falcinelli dagli agenti della polizia di Miami non è abuso della forza ma vera e propria tortura;

   Falcinelli è stato arrestato davanti ad un locale di Miami e i ricordi del ragazzo su quanto era accaduto durante la serata sono abbastanza confusi tanto che vi è il sospetto che possa essere stato drogato a sua insaputa attraverso qualche stupefacente presente in un drink da lui consumato;

   le bodycam degli agenti mostrano gli agenti che scaraventano Falcinelli sulla macchina, poi lo buttano per terra e a quel punto un poliziotto gli mette un ginocchio sul collo rendendogli difficoltosa la respirazione, come nel caso in cui perse la vita George Floyd, e dunque gli comunicano l'arresto;

   ciò che accade a Falcinelli all'interno della stazione di polizia di North Beach è ancora più sconvolgente: quattro poliziotti lo buttano a terra, gli premono la testa sul pavimento e gli stringono ulteriormente le manette, il giovane urla dal dolore, gli legano le caviglie, sembra svenire dal dolore, poi lo girano sul fianco;

   dalle immagini diffuse è innegabile come il giovane abbia sofferto in modo disumano e dai racconti della madre si apprende che quando viene trasferito in prigione ha gravi ferite, anche sul viso, non può appoggiare i piedi, è salito con i gomiti sul letto a castello della prigione perché non aveva forza nelle mani, gli viene negata qualsiasi chiamata all'estero e dunque non può mettersi in contatto con i familiari, nessuno dal carcere avverte il consolato o l'ambasciata;

   la madre ha inoltre riferito che il giovane ha tentato il suicidio quattro volte e dopo tre giorni trascorsi in carcere viene rilasciato;

   altri due video registrati dalle bodycam dei poliziotti, che alcuni organi di stampa hanno potuto visionare, rivelerebbero ulteriori inquietanti dettagli dell'arresto dell'italiano che smentirebbero la ricostruzione fornita dalla polizia di Miami;

   ad avviso dell'interrogante i vertici della polizia di Miami dovrebbero riconoscere che il comportamento tenuto dai propri agenti si colloca al di fuori di ogni regola e risulta totalmente ingiustificato e sproporzionato;

   come denunciato anche da Amnesty International, immobilizzare per lungo tempo, mediante una tecnica che causa intenso dolore, una persona che evidentemente in quel momento non può costituire alcuna minaccia, è un trattamento illegale, che non trova alcuna giustificazione di sicurezza;

   le norme internazionali sul rispetto dei diritti umani vietano qualsiasi trattamento inumano e degradante la modalità con cui lo studente italiano è stato immobilizzato all'interno della stazione di polizia, che poteva anche causargli la morte, è configurabile come una pratica di tortura –:

   quali iniziative di competenza abbia assunto o intenda assumere nei confronti delle autorità statunitensi affinché venga fatta piena luce e resa giustizia rispetto alle violenze subite dallo studente italiano Matteo Falcinelli da parte della polizia di Miami.
(4-02788)

  Risposta. — Il signor Matteo Falcinelli è stato arrestato dalla polizia statunitense a Miami nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 2024 all'esterno di un locale notturno, con l'accusa di resistenza — non violenta – a pubblico ufficiale e di altri reati.
  A seguito dell'arresto, il connazionale è stato condotto per alcune ore presso il centro di detenzione del dipartimento di polizia North Miami Beach. Le autorità di polizia hanno sottoposto il giovane a un trattamento particolarmente violento, come testimoniato dalle stesse videocamere degli agenti. In seguito, il signor Falcinelli è stato trasferito presso una struttura penitenziaria e infine rilasciato il 28 febbraio su cauzione.
  Dal punto di vista legale, lo scorso 26 aprile un capo d'imputazione — l'accesso non autorizzato a proprietà privata – è stato stralciato. Con riferimento alle altre accuse è stata disposta una «deferred prosecution», un provvedimento che prevede la possibilità di non subire conseguenze sotto il profilo penale dopo un periodo di buona condotta vigilata dai servizi sociali.
  Sin dall'inizio della vicenda, il console generale si è attivato per prestare ogni assistenza necessaria nelle relazioni con le autorità e con il legale scelto dalla famiglia. Il consolato ha anche provveduto a fornire nomi e recapiti di legali specializzati che potessero tutelare il connazionale nella vicenda giudiziaria.
  Non appena appreso del trattamento violento a cui il giovane è stato sottoposto — a seguito della diffusione dei video da parte della famiglia – abbiamo immediatamente sollevato la questione con l'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma e chiesto di sollecitare la massima attenzione da parte delle autorità americane.
  Il Vice Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha telefonato alla madre del signor Falcinelli per offrire la sua solidarietà e ribadire l'impegno del Governo italiano a seguire la vicenda. Il console generale ha, inoltre, presentato una nota di protesta ufficiale indirizzata al Dipartimento di Stato e al capo della polizia di Miami, evidenziando l'inaccettabilità di quanto accaduto.
  Tali iniziative hanno condotto a primi significati sviluppi, frutto della nostra azione a tutela dei diritti del connazionale. Il portavoce del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che il Governo federale riconosce le preoccupazioni sollevate dal Governo italiano e dalla famiglia di Falcinelli sulle circostanze dell'arresto del giovane, aggiungendo che la polizia di Miami ha aperto un'indagine interna sul caso e che lo stesso Dipartimento di Stato continuerà a monitorare la vicenda.
  La scorsa settimana, il Vice Presidente del Consiglio on. Ministro Tajani ha incontrato alla Farnesina l'avvocato Francesco Maresca, legale incaricato dalla famiglia di Falcinelli, per valutare insieme la vicenda e fornirgli l'assistenza del Ministero per i prossimi passi, mentre il console generale ha avuto un incontro con il capo della polizia di Miami.
  Il consolato generale a Miami, in stretto raccordo con la Farnesina, continuerà a seguire la vicenda del signor Falcinelli con la massima attenzione e a fornire al connazionale e ai suoi familiari ogni necessaria assistenza consolare.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   SCERRA, MORFINO e CHERCHI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   Ilaria Salis non è la sola connazionale a trovarsi in carcere fuori dall'Italia. Infatti oltre a lei, come riporta l'annuario statistico del Ministero degli affari esteri, oltre 2.000 persone di cittadinanza italiana si trovano negli istituti penitenziari di altri Stati. In particolare 232 in Paesi europei extra-UE, 217 nelle Americhe, 24 nell'area del Mediterraneo e del Medio oriente, 12 nei paesi dell'Africa subsahariana e 114 tra Asia e Oceania. La maggior parte, 713, è rinchiusa nelle carceri tedesche, seguono poi quelle francesi, spagnole e croate, con 230, 229 e 157. Fuori dall'Unione, i Paesi con più detenuti italiani sono il Regno Unito con 126, la Svizzera con 73, il Brasile e gli Stati uniti con 33 e 31 e l'Australia con 27;

   nell'ambito dei numeri appena citati, sembra che più della metà non abbia ancora ricevuto una condanna, come nel caso di Salis, oppure sia in attesa di estradizione o giudizio. Inoltre, stando a quanto denunciano le associazioni dei familiari dei detenuti all'estero, non sempre lo Stato italiano e, in particolare i titolari del Dicastero degli esteri si occupano di verificare le loro condizioni e il rispetto dei loro diritti;

   un caso eclatante e famoso, grazie soprattutto a uno speaker radiofonico che crede nella sua innocenza e non vuole abbandonarlo al suo destino, è quello di Enrico Forti, detto Chico. Chico Forti è rinchiuso dal 2000 in un carcere vicino Miami, in Florida a causa di una condanna all'ergastolo senza condizionale per frode, circonvenzione di incapace e concorso in omicidio per un caso legato all'acquisto di una struttura alberghiera. Una vicenda la cui ricostruzione è stata a lungo contestata e caratterizzata dalla ferma dichiarazione di innocenza dello stesso Forti che si considera vittima di un errore giudiziario. Nel 2020 sembrava si fosse aperta una strada diplomatica per ottenere almeno il suo trasferimento in Italia, circostanza di fatto ancora non realizzatasi e che varrebbe la pena approfondire –:

   se il Ministro interrogato ritenga, nell'immediato futuro, di intraprendere iniziative in merito al caso Forti per ottenere dalle autorità statunitensi o il riesame del caso giudiziario oppure, ove non fosse possibile, il suo trasferimento in un istituto penitenziario italiano;

   se, nell'ambito delle sue competenze e nell'arco del suo incarico, abbia programmato un'attività di monitoraggio di tutti i casi giudiziari che vedono detenuti i nostri connazionali all'estero, verificando periodicamente le loro condizioni di vita nei penitenziari affinché siano rispettati i diritti umani da parte delle autorità straniere.
(4-02312)

  Risposta. — Il connazionale Enrico Forti è stato detenuto dal 2000 negli Stati Uniti dove ha scontato la pena dell'ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale «life sentence without parole» inflittagli per omicidio premeditato.
  Nel dicembre 2019 il legale del connazionale, dopo lunghi ed intensi contatti con le Autorità italiane, confermava la volontà del signor Forti di procedere con la richiesta di trasferimento in Italia ai sensi della Convenzione di Strasburgo del 1983.
  Il 23 dicembre 2020 il Governatore dello Stato della Florida comunicava il proprio assenso al trasferimento.
  Con nota del 26 febbraio 2021, il dipartimento della Giustizia americano evidenziava però che il consenso al trasferimento dato dal governatore della Florida era stato qualificato come consenso condizionato alla completa esecuzione in Italia della pena dell'ergastolo.
  Il caso era stato sollevato dal Presidente del Consiglio Meloni, a poche settimane del suo insediamento, con il Presidente Biden a margine dei lavori del G20 a Bali il 15 novembre 2022.
  La Presidenza del Consiglio, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e il Ministero della giustizia hanno portato avanti un'interlocuzione incessante e approfondita con le autorità federali americane e con il governatore della Florida con l'obiettivo di assicurare il trasferimento in Italia del connazionale.
  Nel corso della visita del Presidente del Consiglio Meloni a Washington, il 1° marzo 2024 è stato firmato il provvedimento che autorizzava il trasferimento del signor Forti in Italia, consentendo così alla Corte d'appello di Trento e al Ministero della giustizia italiano di procedere con i seguiti operativi.
  Il 15 maggio 2024 si è quindi tenuta presso un tribunale federale statunitense l'udienza della verifica di consenso dell'interessato al trasferimento e il connazionale è stato conseguentemente affidato alla delegazione dei Ministeri della giustizia e dell'interno giunta per prenderlo in custodia e scortarlo in Italia.
  Il 18 maggio 2024 il connazionale è infine giunto in Italia a Pratica di Mare, per poi essere trasferito all'indomani nel carcere di Verona. La tempistica intercorsa fra l'udienza e la consegna, molto più celere rispetto alla prassi per analoghe situazioni, è stata resa possibile dalla proficua collaborazione sempre mantenuta dall'ambasciata a Washington con il
Department of Justice.
  Durante la detenzione del signor Forti negli Stati Uniti, il consolato generale a Miami, in raccordo con la Farnesina e l'ambasciata d'Italia a Washington, ha fornito continua assistenza consolare al connazionale, rendendogli regolarmente visita e accertandone le condizioni fisiche.
  In merito al monitoraggio delle condizioni dei detenuti italiani all'estero, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è impegnato a tutelare tutti i detenuti italiani all'estero, compatibilmente e nel rispetto dei limiti imposti dalla sovranità giurisdizionale di uno Stato straniero sul proprio territorio. In quest'ottica le rappresentanze diplomatico-consolari, in stretto coordinamento con la Farnesina, prestano quotidianamente assistenza ai detenuti all'estero, esercitando le prerogative consolati previste dal diritto internazionale e sensibilizzando le autorità locali affinché sia garantito il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali. Presupposto di ogni forma d'assistenza consolare è il consenso da parte del connazionale interessato, fondamentale anche per aggiornare eventuali familiari/conoscenti.
  Fra le molteplici azioni messe in atto a tal fine dalle rappresentanze diplomatico-consolari in stretto raccordo con la Farnesina e con la rete consolare onoraria, rientra lo svolgimento di visite consolari, il cui fine ultimo è accertare le condizioni di salute e il trattamento riservato al connazionale nella struttura detentiva. In tali occasioni, e compatibilmente con le disposizioni delle strutture detentive si provvede a consegnare generi di prima necessità, medicinali e beni di conforto. Ove nel corso della visita emergano criticità, queste sono portate all'attenzione della direzione della struttura attraverso colloqui o solleciti scritti.
  È anche possibile che un funzionario della sede partecipi – in veste di osservatore – alle udienze, offrendo così sia al connazionale sia alle autorità locali un ulteriore segnale dell'attenzione con la quale il caso è seguito dalla rappresentanza.
  Altra tipologia di passo esperibile riguarda i casi in cui il giudizio o lo stato di fermo si protraggono per molto tempo. In tali circostanze – fermo restando la responsabilità esclusiva dell'avvocato per la difesa del suo assistito – la sede può valutare l'opportunità di sostenere eventuali richieste avanzate dal legale, come l'applicazione di misure alternative alla detenzione in attesa delle determinazioni delle autorità locali oppure eventuali richieste di grazia.
  L'assistenza della sede si può sostanziare anche nell'erogazione di sussidi e nella condivisione di liste di legali e interpreti favorevolmente noti, la cui scelta ultima rimane prerogativa e responsabilità del connazionale.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   SCOTTO e GHIO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   Music for Peace osc è un'organizzazione umanitaria con sede a Genova che dal 1994 effettua la sua attività di solidarietà a livello internazionale; Music for Peace attualmente ha attivi oltre 30 interventi di emergenza in varie parti del Mondo, interventi sul territorio nazionale, 1.492 tonnellate di generi di prima necessità distribuiti nel mondo, 5 tonnellate mensili alle famiglie sul territorio locale, 20.000 gli studenti incontrati in un anno, 4.000 m2 di sede riqualificata con materiale di riciclo e recupero, 1 evento poliedrico unico in tutta Italia con 80.000 fruitori in 10 giorni, 64 volontari, 70 partenariati nazionali e internazionali;

   il 26 marzo 2024, alle ore 6, lo staff di missione – con destinazione Striscia di Gaza – parte da Genova, il team è composto dal Presidente della OSC Stefano Rebora, Matteo Di Domenico e Matteo Montaldo; alle ore 11:45 l'aereo decolla dall'Italia per atterrare in Egitto alle 15:50 orario italiano, i cooperanti vengono trasportati con il bus al terminal 3, luogo in cui si premurano di cambiare gli euro in moneta locale per procedere con l'acquisto e l'applicazione della vignetta per i visti; vengono fatti uscire Matteo Montaldo e Matteo Di Domenico, Stefano Rebora viene trattenuto. Il personale di polizia locale lo invita ad accomodarsi sulle postazioni antistanti i gabbiotti e chiedono di attendere «un minuto» per alcune verifiche e controlli; alle 16:15 due uomini della polizia richiedono di essere seguiti, da quel momento Rebora scompare dal campo visivo degli altri due componenti dello staff di missione; alle 16:50 egli risulta essere già trattenuto in una delle stanzette, all'interno dell'infrastruttura, utilizzate per scopi di momentaneo «fermo». Si specifica che queste stanze, come vengono definite dagli egiziani, sono delle celle di detenzione, fornite di letti a castello in legno e con la porta che può essere aperta solo dall'esterno; a Rebora viene ordinato di sfilare le scarpe, la felpa, vengono sottratti tutti gli apparecchi elettronici o metallici e lo zaino personale. Rebora riesce a mantenere il possesso del cellulare, che rimane all'interno della tasca della divisa;

   viene quindi attivata, dall'ufficio di segreteria di Music for Peace, la procedura di emergenza con innumerevoli contatti, in primis con l'Ambasciata Italiana al Cairo. Quest'ultimo interpella il Consolato;

   Matteo Di Domenico e Matteo Montaldo, per ovvie ragioni di sicurezza, lasciano in breve tempo l'aeroporto per raggiungere all'esterno il referente locale;

   alle ore 19 Stefano Rebora, ancora in possesso del cellulare, fondamentale in queste situazioni per comunicare con il mondo esterno, richiede attraverso un vocale inviato sottovoce di essere contattato dall'Ambasciata;

   alle ore 19:20 viene revocata la possibilità di utilizzo dell'apparecchio telefonico e Rebora richiede di poter chiamare la propria ambasciata, tale diritto viene negato con la sottrazione immediata del cellulare;

   da quel momento trascorrono 3 ore e 10 minuti senza avere notizia alcuna;

   alle ore 22:30 Rebora viene condotto all'esterno della stanza e viene restituito il cellulare, accerchiato da 5 poliziotti, per severo controllo, viene fatto accomodare sulle panche della sala di attesa, gli viene comunicato che non potrà entrare in territorio egiziano e che, a seguito della presenza del suo nome in una black list, verrà espulso e rimandato in Italia con il primo volo disponibile;

   alle ore 00:35 un referente del Consolato italiano incontra nella hall dell'aeroporto Rebora sempre sotto il controllo costante della polizia, alle 00:45 viene condotto in un'altra stanza nelle vicinanze del gate di imbarco;

   alle ore 7:20 viene condotto in aereo, con una prima comunicazione si rendeva noto che il passaporto sarebbe stato trattenuto dalle Autorità Egiziane. Dopo pochi minuti si comunicava che il passaporto sarebbe stato consegnato alle Autorità Italiane e quindi consegnato al personale dell'aereo;

   alle ore 11:20 Rebora atterra a Orio al Serio – Bergamo, viene comunicato che non potrà scendere dall'aereo fino a che la polizia italiana non lo verrà a prendere alle ore 11:50. Infine Rebora viene rilasciato ed esce dall'aeroporto –:

   qual è la ricostruzione dei fatti del Governo italiano in merito alle vicende narrate e quali iniziative – per quanto di competenza – intenda intraprendere al fine di tutelare i cittadini italiani e nel caso specifico di tutelare Stefano Rebora, presidente di una Ong riconosciuta dal Maeci, in relazione al trattamento ricevuto dalle autorità egiziane.
(4-02618)

  Risposta. — Il connazionale Stefano Rebora, presidente dell'ONG italiana «Music for Peace», è stato fermato il 26 marzo 2024 all'aeroporto internazionale de Il Cairo e gli è stato negato l'ingresso in territorio egiziano.
  Al suo arrivo, le autorità aeroportuali gli hanno comunicato l'istanza di respingimento, mentre gli altri due rappresentanti dell'ONG sono stati ammessi nel Paese. Il mattino seguente, il sig. Rebora è stato imbarcato su un volo per l'Italia.
  Sin dalla prima segnalazione, la nostra Ambasciata a Il Cairo si è immediatamente attivata, mantenendo costanti contatti con il connazionale e sensibilizzando le autorità egiziane. Lo stesso 26 marzo un funzionario della nostra rappresentanza diplomatica ha incontrato in aeroporto il sig. Rebora per consegnargli i medicinali rimasti nello zaino custodito dai suoi colleghi di «Music for peace» e per verificare di persona le sue buone condizioni psico-fisiche.
  La vicenda è stata portata all'attenzione delle competenti istanze locali. L'Ambasciatore d'Italia ha sensibilizzato il Governo egiziano per evidenziare l'obiettivo umanitario della visita in Egitto del connazionale e chiedere il superamento del divieto di ingresso. La controparte ha tuttavia ribadito l'impossibilità per il connazionale di entrare nel Paese, per «gravi motivi». Secondo la controparte, il provvedimento di respingimento non era diretto contro la ONG «Music for Peace», ma era il frutto di una misura
ad personam emessa nei confronti del sig. Rebora.
  Il sig. Rebora ha informato l'Ambasciatore di essere stato oggetto di un provvedimento di espulsione già nel 2014, e che un successivo tentativo di ingresso nel 2018 gli sarebbe stato negato.
  Dopo il rientro in sicurezza del connazionale in Italia, l'Ambasciata ha inviato una nota ufficiale alle Autorità egiziane per chiedere formalmente i motivi del divieto di ingresso e la rimozione del sig. Rebora da un eventuale «
black list», anche in vista della prossima spedizione dell'ONG prevista per giugno. La nota ha ribadito il carattere umanitario dell'attività dell'organizzazione e del suo presidente.
  L'Ambasciatore è poi intervenuto più volte – in raccordo con «Music for Peace» – per chiedere di accelerare l'espletamento delle procedure amministrative di sdoganamento del carico umanitario dell'organizzazione. L'operazione di scarico dai
container degli aiuti al porto di Alessandria e il loro successivo carico su camion della Mezzaluna rossa egiziana – per il trasporto al valico di Rafah – si è perfezionata il 9 aprile.
  Grazie anche ai contatti del nostro Console onorario ad Alessandria, è stato garantito l'accesso alla banchina dei due rappresentanti dell'ONG per assistere alle operazioni, come da loro vivamente auspicato. Hanno potuto fotografare e riprendere ogni fase dell'operazione, incluso il trasbordo dei pacchi contenenti circa trenta tonnellate di aiuti umanitari tra cui generi alimentari, medicinali e presidi ospedalieri.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   SERRACCHIANI, GIANASSI, ZAN, DI BIASE e LACARRA. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   un ventitreenne di Mestre di origini romene detenuto nel carcere di Montorio Veronese è stato portato d'urgenza all'ospedale Borgo Roma con fratture e un'emorragia interna in corso; dopo un delicato intervento all'addome è rimasto tre giorni in terapia intensiva;

   al suo risveglio, così come denunciato dalla madre del ragazzo, ha dichiarato di «essere stato selvaggiamente picchiato da agenti della polizia penitenziaria della casa circondariale di Santa Maria Maggiore a Venezia»;

   si apprende che il Garante dei detenuti si sia attivato, e che la Procura di Venezia, competente per territorio, abbia già iniziato gli accertamenti;

   la madre del ragazzo, che sta scontando una pena di 7 anni e sei mesi per una rapina, dichiara che «già in qualche altra occasione qualcuno lo aveva picchiato, ma erano stati episodi meno gravi.». Inoltre dichiara che il 19 febbraio 2024 alle 13.40, sarebbe stato portato in una stanza e percosso, dopodiché sarebbe stato «lasciato così senza dargli il permesso per le cure né per avvertire la mamma o l'avvocato. Quando hanno visto che era in condizioni abbastanza gravi lo hanno trasferito a Verona. E lì lo hanno subito portato in ospedale. Io – conclude – ho chiamato in carcere a Venezia – e ho chiesto spiegazioni e nessuno me ne ha date»;

   il Garante dei detenuti di Verona, Carlo Vinco, ha confermato la versione della madre e confermato i contatti con l'Autorità giudiziaria: «Sono andato a trovare il giovane detenuto»; l'avvocatessa Osti dichiara che «è una persona capace di intendere e di volere, e per questo non può essere rinchiuso in una struttura psichiatrica, ma non può essere neppure rinchiuso in un carcere perché l'assistenza che riceve non è adeguata al suo stato. Farò di tutto per far trovare un'alternativa decente per lui»;

   per il detenuto, che pare avesse delle fragilità già all'epoca della condanna, i legali avevano provato ad evitargli la carcerazione, chiedendone il recupero e la riabilitazione in una struttura alternativa, ma non la ottennero;

   si apprende dalla stampa che gli organi della polizia penitenziaria avrebbero già fatto esposto in Procura per chiedere che sui fatti esposti venga fatta piena luce –:

   se il Ministro interrogato non ritenga di dover adottare le misure di competenza necessarie a fare chiarezza sui fatti esposti ed eventualmente adottare le conseguenti iniziative, anche di carattere disciplinare.
(4-02402)

  Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame, si rappresenta che il Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Venezia ha riferito che, in relazione ai fatti occorsi in data 19 febbraio 2024 nella casa circondariale di Venezia Santa Maria Maggiore, risultano allo stato pendenti due procedimenti penali.
  Un procedimento penale vede il detenuto R.R.O. indagato per resistenza a pubblico ufficiale; altro procedimento penale è stato iscritto a seguito di denuncia del medesimo, per lesioni, contro ignoti.
  Con specifico riferimento all'episodio verificatosi in data 19 febbraio 2024, si precisa che il detenuto R.R.O., verso le ore 9:00 circa, chiedeva di potersi recare in infermeria. Nel momento in cui gli veniva comunicato di attendere, questi si innervosiva e iniziava a minacciare il personale presente, dando fuoco a fogli di giornale e lembi di lenzuolo con un accendino in suo possesso; immediatamente interveniva il personale. Successivamente, alle ore 13:30 circa, il detenuto entrava nell'ufficio del personale, con l'intento di prelevare uno degli estintori affissi alla parete; mentre il personale presente cercava di immobilizzarlo, il detenuto colpiva l'addetto alla vigilanza della sezione con un violento pugno al volto.
  Considerate le problematiche sanitarie e di sicurezza, il detenuto veniva assegnato temporaneamente alla casa circondariale di Verona – Sezione A.T.S.M.
  All'atto dell'ingresso presso la casa circondariale di Verona, il detenuto veniva sottoposto a visita medica e inviato al pronto soccorso, ove a seguito di accertamenti, veniva sottoposto a intervento alla milza.
  In data 1° marzo 2024 il detenuto veniva dimesso dall'ospedale e faceva rientro in istituto, sottoposto a continuo monitoraggio da parte del personale sanitario.
  Orbene, occorre evidenziare che, al fine di fare chiarezza sulla vicenda, sono stati disposti accertamenti ispettivi e l'avvio di opportune valutazioni in ordine all'adozione di eventuali provvedimenti disciplinari.
  Con nota 6 marzo 2024, è stata nominata apposita commissione incaricata di svolgere accertamenti ispettivi presso l'istituto interessato e la stessa procederà, pertanto, in tempi brevi a effettuare le relative verifiche.
  All'esito si procederà ad adottare gli eventuali conseguenti provvedimenti di carattere disciplinare nei confronti degli agenti coinvolti.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.


   STUMPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 agosto 2023 il Ministero dell'istruzione e del merito è stato autorizzato ad avviare le procedure concorsuali volte al reclutamento di 30.216 posti di docente per l'anno scolastico 2023/24;

   con il decreto-legge del 22 giugno 2023, n. 75, «Disposizioni urgenti in materia di organizzazione e delle pubbliche amministrazioni, di agricoltura, di sport, di lavoro e per l'organizzazione del Giubileo della Chiesa cattolica per l'anno 2025», convertito con la legge n. 112 del 10 agosto 2023, all'articolo 20 sono stati definiti alcuni criteri per la formazione delle graduatorie del concorso stesso;

   restano, tuttavia, irrisolte alcune questioni che riguardano, in particolare, i precari storici della pubblica istruzione per i quali la valutazione dei titoli delle GPS-graduatorie provinciali, ovvero le competenze acquisite nel tempo in oltre tre anni di servizio, non è stata adeguata come abilitazione all'insegnamento e di conseguenza alla stabilizzazione;

   anche il sistema automatizzato, cioè l'algoritmo per assegnare le supplenze dei docenti ha prodotto enormi difficoltà alle scuole e ai docenti, producendo un meccanismo farraginoso e confuso che non tiene conto delle necessità dei docenti, molti dei quali si sono trovati a dover indicare «al buio» cattedre sconosciute: la scelta di 150 sedi con l'aggiunta di tipologie poco chiare ha indotto i docenti a scegliere cattedre di cui non avevano presente la situazione logistica e organizzativa e, a quanto indicato dagli organi di informazione, il meccanismo favorirebbe i docenti più giovani e con minore esperienza;

   anche lo stragrande numero di immissioni, superiore ai posti messi a disposizione nei concorsi, sta portando diversi disagi. In Calabria, in particolare, ciò ha portato all'esaurimento di determinate cattedre per classi di concorso. Questo metodo ha così lasciato «fuori dalle aule» docenti che hanno garantito per anni la continuità didattica –:

   se non ritenga di affrontare le questioni rimaste aperte, in particolare quella dei precari storici che meriterebbero la stabilizzazione in ragione dell'esperienza accumulata e dell'attività che per anni ha garantito il funzionamento del servizio scolastico, anche tenendo conto della loro richiesta di creare una graduatoria di merito da cui attingere e immettere in ruolo, come si è fatto per il sostegno.
(4-01757)

  Risposta. — Con riferimento all'interrogazione parlamentare in esame, si analizzano di seguito, singolarmente, le questioni segnalate dall'interrogante.
  In ordine al funzionamento del sistema informatizzato per l'assegnazione delle supplenze, si evidenzia che all'apertura delle istanze per l'espressione delle preferenze, gli aspiranti possono indicare, con preferenza sintetica o analitica, tutte le sedi di organico relative a ciascun grado di istruzione richiesto. La mancata indicazione di talune sedi/classi di concorso/tipologie di posto costituisce rinuncia.
  Ciò premesso, a seguito delle istanze presentate secondo le prescritte modalità informatiche, gli aspiranti sono assegnati alle singole istituzioni scolastiche in relazione alle disponibilità note al momento dell'assegnazione, nell'ordine delle classi di concorso o tipologia di posto indicato e delle preferenze espresse dal candidato, sulla base della posizione occupata in graduatoria. In questo modo vengono rispettate sia la volontà del singolo candidato, espressa attraverso le preferenze, sia l'ordine di graduatoria di ciascuno.
  Quanto alla specifica richiesta di pubblicazione anticipata delle disponibilità, si osserva che l'opzione non risulta percorribile a causa dell'impossibilità di individuare in maniera definitiva le stesse, stante la loro natura mutevole e temporanea, strutturalmente soggetta alle modifiche che discendono dalle operazioni di gestione delle immissioni in ruolo e di mobilità in organico di fatto da parte degli uffici territorialmente competenti.
  Corre inoltre l'obbligo precisare che, al fine di ottimizzare la gestione del conferimento delle supplenze per l'anno scolastico 2023/2024, la direzione generale per il personale scolastico ha condotto opportune interlocuzioni con la competente direzione generale per i sistemi informativi e la statistica e con il gestore del sistema informativo, individuando – anche a seguito di approfonditi e proficui momenti di confronto con le Organizzazioni sindacali – ulteriori miglioramenti tecnici e gestionali, consentendo di coprire, all'11 settembre 2023, oltre l'88 per cento dei posti disponibili.
  Quanto alla richiesta di salvaguardare la situazione dei precari storici, si ricorda che in vista del nuovo sistema di reclutamento PNRR, che potrà rappresentare un argine alla creazione di precariato una volta entrato pienamente a regime, è stata posta una particolare attenzione nella fase di accompagnamento e transizione verso il nuovo modello di reclutamento, prevedendo che il primo dei nuovi concorsi fosse riservato proprio a coloro che hanno già prestato servizio, per almeno 3 anni, negli ultimi 5, presso un'istituzione scolastica, o che abbiano conseguito i 24 CFU secondo il previgente ordinamento.
  A riprova della costante attenzione alla valorizzazione del servizio già prestato dai docenti precari, in sede di conversione del decreto-legge PA bis, si è inteso favorire il loro accesso ai nuovi percorsi di abilitazione attraverso una significativa quota di riserva, nonché concentrando i contenuti dei percorsi loro riservati, attraverso il conseguimento di soli 30 CFU/CFA in luogo dei complessivi 60 CFU/CFA.
  Inoltre, si deve proprio a questo Governo la volontà di prorogare le graduatorie dei concorsi ordinari, che – si ricorda – erano ancora pendenti al momento in cui si è introdotta la riforma PNRR con il decreto-legge n. 36 del 2022 e che, dunque, senza l'intervento normativo dello scorso anno, erano destinate alla cessazione alla loro naturale scadenza.
  In tal modo, si è riusciti a contemperare l'esigenza di realizzazione del PNRR con le legittime aspettative degli idonei dei concorsi precedenti allo stesso PNRR.
  

Il Ministro dell'istruzione e del merito: Giuseppe Valditara.


   TESTA. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   l'ex imprenditore pescarese Carlo D'Attanasio, partito nel 2019 dall'Italia con l'intento di compiere il giro del mondo in barca a vela, approda nel mese di marzo del 2020 in Papua Nuova Guinea, luogo dove decide di compiere una sosta di cinque mesi;

   in procinto di ripartire per portare a termine il suo viaggio, però, l'ex imprenditore viene arrestato a seguito di uno schianto, subito dopo il decollo, di un piccolo aeroplano sull'isola in cui si trovava l'italiano: all'interno del velivolo, infatti, vengono rinvenuti dalla polizia 611 chilogrammi di cocaina, probabilmente destinati all'Australia;

   Carlo D'Attanasio, dunque, viene indicato, insieme a tre cittadini della Papua Nuova Guinea, come l'uomo che aveva portato sull'isola il carico di droga 5 mesi prima: il capo d'accusa, nonostante l'assoluta mancanza di prove a suo carico, è di traffico internazionale di stupefacenti prima, e di terrorismo internazionale di stupefacenti prima, e di terrorismo dopo;

   ad aggravare la situazione, inoltre, la difesa del velista sembrerebbe esser stata affidata in questi anni a soggetti non in grado di garantire al loro assistito una giusta difesa nonché di ottemperare alle richieste dello stesso. A ciò si aggiunge, da un lato il legame di parentela tra il suo legale e la pubblica accusa e, dall'altro il sostanziale disinteresse del console onorario italiano in Papa Nuova Guinea, il quale, sin dall'inizio della vicenda giudiziaria, non ha mostrato particolare interesse per D'Attanasio;

   la difesa dell'ex imprenditore, infatti, si è sin dall'inizio rivelata inefficiente: pur potendo procedere, già al momento dell'arresto, alla richiesta di scarcerazione immediata per detenzione illegale, per mancanza del mandato di arresto e del mandato di detenzione, la difesa non è mai riuscita ad ottenere tale documentazione, condannando così Carlo D'Attanasio ad una detenzione ingiusta e poco dignitosa;

   D'Attanasio, infatti, è stato rinchiuso per 34 mesi in un carcere di massima sicurezza, in condizioni disumane, in una cella fatiscente con altri detenuti e senza servizi igienici;

   nel 2022, dopo giorni di dolori lancinanti e continui malori, richiede di essere sottoposto ad esami diagnostici e, a marzo del 2023, dopo circa un anno e mezzo di attesa, gli è stato diagnosticato un tumore al colon di 10 centimetri, con lesioni, in ragione del quale gli è stato concesso di essere trasferito in un ospedale a maggio del 2023;

   ad aprile del 2023, il Ministro interrogato ha dunque firmato e prodotto la richiesta di rimpatrio per motivi umanitari di Carlo D'Attanasio, la quale però risulta essere ancora disattesa a causa di una mancata risposta da parte del Governo della Papua Nuova Guinea –:

   quali ulteriori iniziative, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare al fine di ottenere il rimpatrio del cittadino italiano Carlo D'Attanasio.
(4-02448)

  Risposta. — Il connazionale Carlo D'Attanasio è stato arrestato in Papa Nuova Guinea durante un'operazione anti-droga, che ha portato al fermo di diverse persone e al sequestro di 600 chilogrammi circa di cocaina. Per l'accusa, il signor D'Attanasio avrebbe trasportato in Papua Nuova Guinea il carico sequestrato con la propria barca a vela.
  Durante l'udienza del 30 dicembre 2023, il signor D'Attanasio è stato giudicato colpevole dalla Corte Nazionale di Port Moresby per riciclaggio di denaro e finanziamento al terrorismo, ma non per traffico internazionale di droga, in quanto la normativa – del dicembre 2021 – non è applicabile retroattivamente.
  Nel corso del processo, il connazionale ha revocato più volte il mandato al proprio legale. L'
iter è stato caratterizzato da ripetuti rinvii delle udienze preliminari, in parte dovuti ai molteplici avvicendamenti intervenuti nella titolarità dell'assistenza legale del connazionale. Attualmente il signor D'Attanasio è seguito dall'avvocato d'ufficio, Bernard Popeu, con il quale l'ambasciata d'Italia mantiene un dialogo costante.
  Il giudice sta in questa fase raccogliendo le valutazioni socio-ambientali delle strutture di custodia e cura, necessarie alla quantificazione della pena. L'ultima udienza si è tenuta l'8 marzo 2024. Ha partecipato come uditore il Console onorario italiano in Papua Nuova Guinea.
  Sin dall'inizio della vicenda, il signor D'Attanasio ha lamentato problemi fisici e medici. Il connazionale è stato in un primo momento trasferito nel braccio medico dell'istituto penitenziario, e poi presso la struttura ospedaliera Paradise Private/Pacific, dove è attualmente ricoverato e dove nei primi mesi del 2023 gli è stata diagnosticata una grave patologia degenerativa.
  Il 19 dicembre 2023, il sig. D'Attanasio ha presentato istanza presso la sezione «Diritti Umani» della Corte Nazionale per cercare di ottenere il rimpatrio a scopi umanitari per il trattamento della sua patologia degenerativa, come auspicato dal medico curante in diversi rapporti scritti, prontamente consegnati alle autorità locali.
  Secondo quanto previsto dal sistema giuridico papuano, un eventuale provvedimento di espulsione per motivi umanitari potrebbe essere preso solo dopo la conclusione del procedimento penale, tuttora in corso.
  Il caso è all'attenzione del vertice del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, a maggio 2023 ha indirizzato una prima lettera al suo omologo papuano e il 17 giugno 2023 ha compiuto un secondo passo formale con il Primo Ministro, James Marape, sollecitando il rimpatrio del connazionale per regioni umanitarie. L'azione è stata svolta coinvolgendo anche il Rappresentante dell'Unione europea a Port Moresby.
  Continueremo a sensibilizzare le autorità locali sull'esigenza di rimpatrio del connazionale per motivi umanitari del connazionale.
  L'Ambasciata d'Italia competente territorialmente (Canberra), in stretto raccordo con la Farnesina e con il Console onorario in Papua Nuova Guinea, ha da subito seguito il caso, effettuando regolarmente visite consolari e mantenendo costanti contatti con il legale di riferimento.
  Sotto il profilo sanitario, la nostra Rappresentanza diplomatico-consolare si è tempestivamente attivata per far sì che il nostro connazionale venisse ricoverato presso una struttura ospedaliera adeguata. Vista l'impossibilità del signor D'Attanasio di provvedere al pagamento delle ingenti spese sanitarie, l'Ambasciata si è fatta carico di tutti i costi per il ricovero e per i controlli medici.
  Il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale continuerà a seguire il caso del connazionale con la dovuta attenzione.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale: Giorgio Silli.


   ZINZI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   è ormai comune sapere che con Terra dei fuochi si intende quel territorio, compreso tra la provincia di Napoli e l'area sud-occidentale della provincia di Caserta, interessato dal fenomeno delle discariche abusive e/o dell'abbandono incontrollato di rifiuti urbani e speciali, associato, molto spesso, alla combustione degli stessi;

   la Corte di appello di Napoli, con sentenza del 29 gennaio del 2015, condannava i fratelli Pellini, imprenditori impegnati nello smaltimento dei rifiuti in molti comuni della provincia di Napoli, a 7 anni di reclusione (ridotti a 4 con l'indulto) per il reato di disastro ambientale doloso di cui all'articolo 434, secondo comma, del codice penale;

   gli approfondimenti investigativi hanno consentito di scoprire che l'impianto di compostaggio gestito dalla famiglia fosse assolutamente carente e inidoneo sotto il profilo tecnico benché promosso, a seguito di verifica favorevole da parte dei tecnici dell'Arpac (l'Agenzia regionale ambientale), a pieni voti. Condizione che ha consentito ai Pellini di contrattare non solo con le amministrazioni locali ma di fare affari con l'allora commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti. Diventano famosi, a quel tempo, due pastori che, nel giro di qualche anno, vedono sterminato il loro gregge di duemila pecore a causa dell'avvelenamento dei terreni e delle falde acquifere e decidono di procedere con esposti a raffica all'autorità giudiziaria;

   successivamente, la Corte di cassazione con sentenza del 17 maggio 2017 confermava la condanna per il reato di cui sopra; si ricorda che si tratta del più importante processo per reati ambientali che riguardava molti comuni della cosiddetta Terra dei fuochi della provincia di Napoli e di Caserta. L'inchiesta partì da indagini incrociate di varie procure di Italia, tra cui quelle di Rieti, di Venezia e di Napoli, dando vita al processo denominato «Carosello»;

   con decreto di confisca n. 85 del 2019, emesso in data 16 gennaio 2019 e depositato in data 20 febbraio 2019, il tribunale di Napoli ordinava la confisca dei beni nella disponibilità diretta o indiretta dei fratelli, costituiti da ville, case, auto di lusso, appartamenti, quote societarie ed elicotteri, per un valore pari al patrimonio di 222 milioni di euro;

   la Corte di cassazione, con provvedimento del 27 marzo 2024, ha tuttavia disposto la restituzione dei beni, dichiarando l'illegittimità della misura ablatoria, essendo stato il decreto di confisca emesso oltre il termine di diciotto mesi, di cui all'articolo 24, comma 2, del decreto legislativo n. 159 del 2011;

   il Ministro della giustizia – come da egli stesso dichiarato nella seduta della Camera dei deputati del 17 aprile 2024 – ha proceduto all'invio di ispettori la cui attività dovrebbe appurare se la restituzione di un patrimonio così ingente sia addebitabile a ingiustificati ritardi o ad altre ragioni;

   al di là degli aspetti procedurali che i tecnici del Ministero valuteranno nella loro giusta dimensione, resta lo sgomento per una decisione che vanifica vent'anni di impegno di donne e uomini delle forze dell'ordine e della magistratura per restituire fiducia e coraggio a chi vive in quel territorio;

   la priorità resta la necessità di bonificare le aree inquinate e di impedire che soggetti senza scrupoli continuino o ambiscano a guardare al ciclo dei rifiuti con interesse economico –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda porre in essere per evitare il ripetersi di casi di «malagiustizia» come quello esposto in premessa.
(4-02778)

  Risposta. — Con l'atto di sindacato ispettivo in esame l'interrogante – fatto un cenno alla vicenda giudiziaria relativa al noto disastro ambientale che ha flagellato le terre tra Napoli e Caserta e, in particolare, alla recente decisione con cui la Corte di Cassazione ha ordinato la restituzione di un patrimonio di circa 220 milioni di euro a seguito dell'annullamento del decreto di confisca di quei beni per superamento del termine entro cui, a norma dell'articolo 27 comma 6 del decreto legislativo n. 150 del 2011, la pronuncia d'appello avrebbe dovuto essere emessa – chiede di conoscere quali iniziative il Ministro della giustizia «intenda porre in essere per evitare il ripetersi di casi di malagiustizia come quello esposto».
  In proposito, preme innanzitutto ribadire quanto già riferito in occasione della risposta fornita ad una specifica interrogazione a risposta immediata sul caso in discussione, ossia che il Dicastero, per il tramite dell'ispettorato generale, si è prontamente attivato per disporre accertamenti presso le autorità coinvolte.
  La vicenda infatti, sia per l'ammontare del valore dei beni restituiti che per le dimensioni del disastro ambientale scaturito dalle condotte delittuose dei titolari di quei beni, non lascia indifferenti.
  L'istruttoria ministeriale appurerà, dunque, se la restituzione di un patrimonio così ingente a persone condannate in via definitiva a sette anni di reclusione ciascuno per il grave reato di disastro doloso continuato sia effettivamente addebitabile ad ingiustificati ritardi e se, dunque, ricorrano le condizioni per attivare i poteri che la legge conferisce al Ministro della giustizia.
  Tanto premesso, venendo allo specifico quesito posto si osserva che il vigente sistema normativo già appresta meccanismi di monitoraggio e controllo della tempestività dei provvedimenti giudiziari, sia lato giudicante che lato requirente.
  In particolare, l'articolo 37 del decreto-legge n. 98 del 2011 – siccome modificato dall'articolo 14 comma 1 lettera
c) della legge n. 71 del 2022 – ha tradotto in norma di fonte primaria, dettagliandolo ulteriormente e valorizzando il ruolo dei consigli giudiziari, quel dovere di vigilanza sulla corretta funzionalità dell'ufficio, anche sotto il profilo della tempestività nella definizione degli affari assegnati ai magistrati, che già le pertinenti circolari del Consiglio superiore della magistratura ponevano a carico dei capi degli uffici giudiziari.
  La norma, infatti, demanda loro espressamente il compito di accertare le cause di eventuali gravi e reiterati ritardi da parte di uno o più magistrati e di adottare ogni iniziativa idonea a consentirne l'eliminazione, con la predisposizione di piani mirati di smaltimento, anche prevedendo, ove necessario, la sospensione totale o parziale delle assegnazioni e la redistribuzione dei ruoli e dei carichi di lavoro. La funzionalità di tali piani di smaltimento è poi valutata dai competenti consigli giudiziari, cui è riconosciuto il potere di indicare interventi diversi da quelli adottati.
  Siffatta impostazione mira, dunque, a favorire interventi più tempestivi e calibrati rispetto a possibili disfunzioni organizzative locali e agevola, al contempo, la ricognizione, la raccolta di notizie e lo scambio di buone prassi nel solco della linea già tracciata in precedenza dal Consiglio superiore della magistratura.
  Quanto agli uffici requirenti, poi, merita menzione l'istituto dell'avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell'azione penale. Esso è disciplinato dall'articolo 412 del codice di procedura penale, che in seguito alle recenti modifiche apportate dal decreto legislativo n. 31 del 2024 oggi al comma 1 recita «Il procuratore generale presso la corte di appello può disporre, con decreto motivato, l'avocazione delle indagini preliminari se il pubblico ministero non ha disposto la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari, oppure non ha esercitato l'azione penale o richiesto l'archiviazione; entro i termini previsti dall'articolo 407-bis comma 2. [...] L'avocazione può essere, altresì disposta nei casi in cui il pubblico ministero non ha assunto le determinazioni inerenti all'esercizio dell'azione penale entro il termine fissato dal giudice ai sensi dell'articolo 415-ter, comma 4, ovvero dal procuratore generale ai sensi dell'articolo 415-ter, comma 5, primo periodo». Questa situazione di impasse si ricollega ad omissioni o ritardi nel compimento dell'attività investigativa per rimediare ai quali si è, dunque, introdotto un momento di controllo e di indiretto stimolo sollecitatorio.
  Da ultimo, va segnalata l'attività di monitoraggio costante svolta da questo Dicastero attraverso l'Ispettorato generale, che già nel 2023 ha intensificato il suo programma ispettivo attraverso la riduzione dell'intervallo tra un'ispezione e l'altra.
  Lo stesso obiettivo è stato mantenuto anche nella programmazione delle attività per l'anno 2024, come evidenziato dal Dicastero in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
  Tale essendo il quadro degli strumenti di controllo già previsti dall'ordinamento, non si ravvisano dunque margini per nuovi interventi normativi.

Il Ministro della giustizia: Carlo Nordio.