XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
ottobre è il mese internazionale dedicato alla prevenzione del carcinoma mammario, un mese durante il quale la salute delle donne diventa la priorità, con l'obiettivo di sensibilizzare la popolazione femminile sui rischi del cancro alla mammella e sull'importanza della prevenzione;
la 13a edizione del rapporto annuale «I numeri del cancro in Italia 2023», afferma che, per quanto attiene il carcinoma mammario, nel 2023: sono state stimate circa 55.900 nuove diagnosi nelle donne; che per il 2022 sono stimati 15.500 decessi; che la sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è dell'88 per cento; che le probabilità di vivere ulteriori 4 anni, condizionata ad aver superato il primo anno dopo la diagnosi, sono del 91 per cento; che sono 834.200 le donne viventi in Italia dopo una diagnosi di carcinoma mammario;
il report «I numeri del cancro in Italia 2023» conferma, quindi che il carcinoma mammario è il tumore femminile più frequente, rappresentando circa il 30 per cento di tutti i tumori nelle donne;
nei prossimi due decenni si stima che il numero assoluto annuo di nuove diagnosi oncologiche riguardanti il carcinoma mammario è stimato in +0,2 per cento per anno;
lo screening mammografico organizzato (Smo), pur avendo raggiunto una buona estensione, che si riferisce alle persone invitate a sottoporsi allo screening, risente ancora di un'insufficiente adesione da parte delle donne che hanno effettuato lo screening;
a fronte di un'estensione, ovvero di donne invitate a sottoporsi allo screening, elevata, pari all'85,6 per cento, si osserva purtroppo un'adesione molto inferiore pari al 56,2 per cento, un valore che risente anche delle variazioni da Nord a Sud. Nelle regioni settentrionali l'adesione arriva al 64 per cento e oltre, al Sud e nelle Isole scende al 41,3 per cento;
le più colpite dal carcinoma mammario sono le donne sopra i 64 anni: circa il 40 per cento dei casi di carcinoma mammario riguarda queste pazienti. Alla fascia di età 50-64 anni si riferisce oltre il 30 per cento dei casi, mentre il 20-30 per cento dei casi riguarda donne under 50, di cui circa il 5-7 per cento, riguarda le under 40. Si tratta di un'incidenza tra le più alte in Europa;
la prevenzione ha avuto e ha un ruolo essenziale nella riduzione della mortalità per carcinoma mammario; grazie alla prevenzione tra il 2007 e il 2019 sono infatti stati evitati oltre 10.000 decessi correlati a questa malattia, una riduzione corrispondente al 6 per cento. Il carcinoma mammario, nella classifica dei tumori per i quali la mortalità è calata, si colloca al terzo posto, dopo il cancro allo stomaco e al colon-retto;
si stima che ogni anno siano 53.000 i nuovi casi di carcinoma mammario, di questi circa 10.000 riguardano donne con età inferiore ai 50 anni, 15.000 colpiscono donne tra i 50 e i 70 anni e altri 12.000 casi si riferiscono nell'età più avanzata;
a 50 anni il tasso annuo di tumori al seno stimato è di 150 casi per 100.000 donne e aumenta con l'età, fino ad arrivare ai 60 anni con 200 casi per 100.000 donne ed a 300 casi per 100.000 donne a 70 anni;
il calo nei decessi deriva quindi da due fattori: da una parte, l'aumento della partecipazione agli screening preventivi e, dall'altra, i progressi ottenuti dalla ricerca, che hanno condotto a terapie più efficaci e maggiormente precise;
studi condotti negli Stati Uniti hanno evidenziato che, grazie agli algoritmi di deep learning su cui si basa l'intelligenza artificiale, è possibile ottenere una riduzione assoluta del 5,7 per cento dei falsi positivi e del 9,4 per cento di quelli negativi. Inoltre, nel confronto con l'operato di 6 radiologi, è stato dimostrato un aumento dell'11,5 per cento della sensibilità. Sono oltre 20 mila le variabili nella pratica clinica per rendere le diagnosi di tumore della mammella più precise e poter così assumere decisioni «su misura» sul trattamento di precisione. Tutti obiettivi non raggiungibili da parte degli operatori sanitari con gli strumenti tradizionali;
l'intelligenza artificiale potrebbe trovare applicazione a supporto della mammografia al fine di superarne i limiti. Gli algoritmi dell'intelligenza artificiale possono analizzare immagini diagnostiche e fornire approfondimenti diagnostici, superando le attuali criticità diagnostiche;
da evidenziare è il dato relativo alla relazione tra il tumore al seno e l'alcol. Secondo i dati di Aiom, tra il 2015 e il 2019 il consumo moderato di questa sostanza ha causato circa 5.300 nuove diagnosi e 1.300 decessi, mentre l'abuso di alcol ha portato a 6.600 casi e 1.700 decessi;
è dunque necessario rafforzare la cultura della prevenzione, promuovendo gli screening, aumentandone i livelli di copertura, riducendo la disomogeneità territoriale;
dalla fine degli anni ‘90 si osserva una continua tendenza alla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario con un -0,8 per cento per anno, a conferma della validità di una maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce, quindi dell'anticipazione diagnostica e anche dei progressi terapeutici;
quasi un quarto dei casi di cancro della mammella (23 per cento) è causato da fattori di rischio evitabili, come fumo di sigaretta, sovrappeso, alcol e sedentarietà. In particolare, al consumo eccessivo di alcol è riconducibile fino all'11 per cento delle nuove diagnosi, segnalando tra i fattori di rischio anche gli agenti chimici, come pesticidi, inquinanti industriali e metalli;
in Italia il 36,9 per cento delle donne è sedentario, il 26,8 per cento è in sovrappeso e l'11,1 per cento obeso, il 15,3 per cento fuma e 1'8,7 per cento consuma alcol in quantità a rischio per la salute. Questi comportamenti aumentano la probabilità di sviluppare non solo il carcinoma mammario, ma anche altre neoplasie e gravi malattie, come quelle cardiovascolari, metaboliche e neurodegenerative;
è necessario avviare campagne nazionali rivolte alle donne dai 20 anni in su per favorire corretti stili di vita a tutte le età, con l'obiettivo di ridurre l'incidenza e la mortalità del carcinoma mammario. Campagne indirizzate alla popolazione femminile con messaggi diretti, che si concentrino soprattutto sui fattori di rischio modificabili per prevenire il tumore del seno e, a cascata, tutte le patologie influenzate dagli stili di vita; questo è uno degli ambiti su cui è necessario intraprendere azioni mirate e immediate e per aumentare il livello di consapevolezza della popolazione femminile;
gli stili di vita sani possono ridurre del 27 per cento il rischio di sviluppare il tumore del seno. In Italia, però, il 36,9 per cento delle donne è sedentario, il 26,8 per cento è in sovrappeso e l'11,1 per cento obeso, il 15,3 per cento per cento fuma e 1'8,7 per cento consuma alcol in quantità a rischio per la salute;
è necessario che, uniformemente sul territorio nazionale, la gestione della paziente con tumore al seno avvenga da parte di team multidisciplinari, all'interno dei quali siano presenti tutti gli specialisti, che vanno dall'oncologo medico al radioterapista, al patologo e al chirurgo dedicato, ma anche quelle figure fondamentali come lo psicologo, il chirurgo plastico, il genetista, il fisioterapista, il ginecologo; questo, come hanno dimostrato le evidenze scientifiche, riduce la mortalità di quasi il 20 per cento,
impegna il Governo:
1) ad avviare campagne periodiche capillari di informazione alle donne per sensibilizzarle sull'adesione ai programmi di screening, anche al fine di superare i gap territoriali, affiancate da una campagna sugli stili di vita e di educazione alimentare, che evidenze scientifiche hanno dimostrato avere una significativa incidenza sull'insorgere del tumore al seno; tali campagne dovranno interessare anche le scuole;
2) ad adottare iniziative per sostenere, anche prevedendo appositi finanziamenti, la ricerca su farmaci innovativi per la cura del tumore al seno;
3) ad adottare iniziative volte, per quanto di competenza, a velocizzare i tempi per la valutazione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco dei farmaci innovativi nella cura del tumore al seno approvati dall'Agenzia europea per i medicinali e a garantire la loro erogazione gratuita da parte dei centri oncologici;
4) a garantire e ad assumere le necessarie iniziative di competenza affinché le reti oncologiche regionali attuino un'effettiva presa in carico multidisciplinare delle pazienti;
5) ad aggiornare periodicamente gli indicatori nei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per i centri di senologia, quali strumenti di gestione clinica per la definizione del migliore processo, tenuto conto delle evidenze scientifiche disponibili;
6) ad adottare iniziative di competenza volte a promuovere, in sinergia con le regioni, corsi di formazione periodici di medici di medicina generale, medici oncologi, infermieri e tecnici, finalizzati al miglioramento dei percorsi terapeutici del tumore al seno, tenuto conto, in particolare, dell'apporto nella prevenzione dei medici di medicina generale, in quanto il tumore al seno necessita di una diagnosi precoce che inizia dall'inquadramento preliminare del soggetto e dalla presenza di fattori di rischio correlati da parte dei medici di medicina generale, che per primi vengono a contatto con la paziente;
7) al fine di incrementare la partecipazione agli screening, ad adottare iniziative di competenza volte a utilizzare anche strumenti digitali che consentano di raggiungere tutte le donne per una sempre maggiore efficacia dei percorsi di prevenzione;
8) a sostenere, per quanto di competenza, l'applicazione dell'intelligenza artificiale nella diagnosi e terapia della neoplasia del seno, in tutti i centri sul territorio nazionale, in quanto la strada dell'uso dell'intelligenza artificiale secondo studi internazionali può fornire maggiore efficacia e accuratezza negli screening e nella cura;
9) a definire linee guida nazionali nei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali per le pazienti con carcinoma mammario, alle quali le regioni devono uniformarsi, prevedendo al contempo un costante monitoraggio sull'attuazione delle linee guida anche al fine di garantirne l'uniformità territoriale.
(1-00337) «Zanella, Bonelli, Borrelli, Dori, Fratoianni, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta scritta:
ONORI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
nelle ultime settimane affissioni pubblicitarie con messaggi a favore del regime di Mosca, come lo slogan «La Russia non è nostra nemica», accompagnati dall'esortazione a interrompere le forniture di armi all'ucraina sono comparse a Roma e in altre importanti città italiane come, ad esempio, Lamezia Terme, Pesaro, Ferrara, Verona, nelle provincie di Modena, Parma e Reggio Emilia e tale elenco non può considerarsi esaustivo, considerando che il fenomeno deve ancora essere compreso nella sua dinamica complessiva;
per quanto riguarda Roma, secondo alcune segnalazioni, si possono contare una ventina di manifesti affissi che campeggiano da oltre due settimane e almeno cinque vele motorizzate che girano la città;
sempre rispetto allo scenario romano, la consigliera capitolina Flavia De Gregorio capogruppo della lista Civica Calenda, ha presentato una interrogazione avente ad oggetto le affissioni pro Russia;
risulta nel contesto fondamentale capire chi realmente finanzi questo tipo di «pubblicità». Secondo un articolo di Massimiliano Coccia, per quanto riguarda Roma, il committente formale sarebbe Domenico Aglioti, ex consigliere municipale, del MoVimento Cinquestelle. Secondo stime di esperti, una campagna pubblicitaria del genere può costare tra i 30 mila e i 50 mila euro;
il sindaco di Modena ritiene che questa campagna di affissioni sia una campagna filorussa rappresenti un tentativo di truffare l'opinione pubblica perché veicola un messaggio apparentemente pacifista ma che, al contrario, giustifica l'occupazione di alcuni territori ucraini. Il sindaco Mezzetti ha, infatti, affermato che Modena non merita questo tipo di iniziative che disinformano e non aiutano nella comprensione di quello che sta accadendo;
si sottolinea che la Russia, da tempo, si muove in maniera spregiudicata per inquinare lo spazio mediatico e in generale informativo dei Paesi democratici e, nel contesto, l'Italia è considerata un facile bersaglio da sfruttare per far circolare facilmente disinformazione e distorte narrazioni –:
se il Governo non ritenga di adottare iniziative, per quanto di competenza, al fine di approfondire e chiarire l'esatta dinamica dei fatti esposti in premessa con particolare riguardo alle reali fonti di finanziamento di tali campagne pubblicitarie avvenute in svariate città italiane e, sopratutto, alla possibilità che quanto descritto sia parte di un disegno più articolato, come ad esempio un operazione di influenza condotta da ostili attori stranieri all'interno del nostro territorio nazionale.
(4-03503)
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazioni a risposta immediata:
BARELLI, ORSINI, DEBORAH BERGAMINI, MARROCCO, ROSSELLO, BATTILOCCHIO, CATTANEO, DE MONTE, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTISTONI, BENIGNI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DALLA CHIESA, DE PALMA, FASCINA, GATTA, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MAZZETTI, MULÈ, NEVI, NAZARIO PAGANO, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, RUBANO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI, TASSINARI e TENERINI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
è trascorso quasi un anno dal brutale attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha riacceso le tensioni e alimentato nuovi focolai di conflitto nella regione;
la situazione umanitaria nella Striscia rimane estremamente critica, con le operazioni militari israeliane che proseguono nell'area di Khan Yunis e Rafah;
l'Italia è da sempre in prima linea nell'assistenza umanitaria alla popolazione civile di Gaza, anche attraverso l'iniziativa Food for Gaza, che il Ministro interrogato ha lanciato l'11 marzo 2024, in collaborazione con Fao, Programma alimentare mondiale e Croce rossa internazionale;
negli ultimi giorni, il conflitto si è allargato anche sul fronte libanese, dove lo Stato di Israele ha intensificato le operazioni militari in risposta alle minacce e agli attacchi provenienti dal movimento sciita di Hezbollah;
dalla notte del 22 settembre 2024 si sono susseguiti senza soluzione di continuità violenti raid aerei in tutto il Libano meridionale, la valle della Beqaa e l'area settentrionale del Paese, nei pressi del confine siriano;
il 27 settembre 2024 le forze armate israeliane hanno condotto un attacco aereo sul quartier generale centrale di Hezbollah, nella zona di Daha a Beirut, che ha portato all'uccisione del Segretario generale, Hassan Nasrallah, e di altre figure di spicco dell'organizzazione;
nella notte di lunedì 30 settembre 2024 le forze armate israeliane hanno lanciato un'incursione di terra nel Libano meridionale, accompagnata da bombardamenti su villaggi della regione;
a seguito di questi ultimi sviluppi, una parte crescente della popolazione libanese è stata costretta ad abbandonare il proprio domicilio ed è attualmente sfollata –:
quali ulteriori iniziative umanitarie il Ministro interrogato intenda intraprendere al fine di alleviare le sofferenze della popolazione civile vittima dei conflitti in corso in Libano e a Gaza.
(3-01457)
PROVENZANO, GRAZIANO, AMENDOLA, BOLDRINI, ASCANI, CARÈ, DE MARIA, FASSINO, GHIO, FERRARI, CASU e FORNARO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
nella notte del 1° ottobre 2024 Israele ha avviato un'incursione di terra del Libano meridionale, accompagnata da bombardamenti nella capitale Beirut dove nei giorni scorsi è stato ucciso Hassan Nasrallah, lo storico leader di Hezbollah, e su villaggi della regione. Colpiti anche obiettivi in Yemen e Siria e il campo profughi palestinese di Ain El-Hilweh vicino a Sidone, oltre a proseguire le operazioni nella Striscia di Gaza dove i civili palestinesi sono allo stremo;
è ormai evidente che questa guerra abbia già assunto una dimensione regionale e che si corra il concreto rischio che diventi globale;
il Primo ministro libanese Najib Mikati ha chiesto alle Nazioni Unite di fornire aiuti d'emergenza agli sfollati. La situazione umanitaria è critica, con oltre 700 vittime e più di centomila sfollati, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Da ieri si registra una fuga massiccia dei civili verso la Siria che i giornali hanno definito un «esodo straordinario»;
nel Paese opera la forza militare di pace delle Nazioni Unite Unifil su mandato della risoluzione Onu n. 1701 del 2006, che prevede una fascia di territorio a sud del fiume Litani e a nord della Blue line in cui siano presenti solo le armi delle forze armate libanesi e di Unifil. La missione può contare su 10.223 soldati provenienti da oltre 50 Paesi, tra cui l'Italia, che è presente con 1.256 militari, 374 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei. Il più grande contingente italiano impegnato all'estero;
il Ministro interrogato ha affermato che la situazione è «estremamente complicata, ci sono combattimenti in corso, per la massima garanzia è bene che i cittadini italiani se ne vadano dal Libano». Il Ministro Crosetto ha aggiunto che al momento «il personale militare italiano ha raggiunto le posizioni protette e al momento si trova precauzionalmente nei bunker» –:
quali azioni stia intraprendendo il Governo, anche in qualità di Presidente di turno del G7, per fermare il conflitto in Libano, riaffermare il rispetto della legalità internazionale a partire dalla risoluzione Onu 1701(2006) e per garantire la protezione dei civili, la sicurezza dei cittadini italiani ancora presenti in Libano e dei militari del contingente italiano di Unifil e se stia considerando, alla luce della consolidata tradizione diplomatica italiana nel Paese, di attivare formati di iniziativa diplomatica, superando lo stallo dell'iniziativa europea, per favorire il cessate il fuoco a Gaza e in Libano.
(3-01458)
RICCARDO RICCIARDI, PELLEGRINI, FRANCESCO SILVESTRI, BALDINO e LOMUTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
a distanza di un anno dal suo inizio il conflitto a Gaza si sta evolvendo in un conflitto regionale generalizzato, che potrebbe portare a conseguenze oltremodo drammatiche. Come previsto, in assenza di azioni diplomatiche incisive volte al cessate il fuoco, i nuovi fronti di guerra aperti rischiano di far precipitare la situazione in Medio Oriente con uno scontro diretto tra Israele e Iran;
l'escalation è ormai un dato di fatto, considerata la postura di Israele che, adducendo a giudizio degli interroganti una smodata argomentazione del diritto all'autodifesa, viola costantemente le norme fondamentali di diritto internazionale. La situazione in Libano sta velocemente precipitando, con conseguenze gravissime per i civili: in una settimana si sono registrate oltre mille vittime e un milione di sfollati;
nelle scorse ore la temuta operazione di terra da parte di Israele in Libano è iniziata e i militari italiani della missione Unifil sono in via precauzionale al riparo nei bunker. Dunque l'allerta e il pericolo per il contingente impegnato in Libano crescono di ora in ora;
particolare preoccupazione destano le notizie riferite in merito alle riunioni del gabinetto di sicurezza israeliano: due settimane fa i Ministri del gabinetto hanno approvato un obiettivo per la guerra, rimasto riservato, ossia «evitare una campagna militare su larga scala con il coinvolgimento dell'Iran». Risulta che giovedì scorso l'obiettivo sia stato segretamente modificato in «riduzione del conflitto multi-frontale», ciò indica che Israele si sta preparando a possibili scontri con Teheran;
Israele non ha alcuna intenzione di arrestare tale sanguinosa follia e di trovare una soluzione diplomatica. A riprova di ciò, secondo gli interroganti, l'intervento di Netanyahu all'Onu dei giorni scorsi con il quale ha manifestato profondo disprezzo per l'organo che è massima espressione mondiale del diritto internazionale e umanitario e del mantenimento della pace tra le nazioni;
secondo gli interroganti la condotta scellerata di Israele andrebbe condannata al pari di quella russa tenuta nei confronti dell'Ucraina: si sta assistendo a folli e disumani crimini di guerra che nulla hanno a che fare con il diritto all'autodifesa –:
se non ritenga, in segno di ferma condanna e protesta contro gli incessanti crimini di guerra del Governo israeliano, di intraprendere iniziative volte al richiamo dell'ambasciatore italiano a Tel Aviv e a promuovere, sia a livello nazionale che internazionale ed europeo, l'adozione di sanzioni commerciali nei confronti di Israele.
(3-01459)
Interrogazioni a risposta scritta:
BONETTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
i Governi di Canada, Australia, Germania e Paesi Bassi si accingono ad avviare un procedimento legale contro il regime talebano dell'Afghanistan presso la Corte internazionale di giustizia dell'Onu per le politiche di discriminazione e apartheid di genere e per le gravissime violazioni dei diritti umani delle donne e delle ragazze afghane;
questo procedimento è radicato nelle norme della Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (Cedaw), che è stata approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1979 ed è entrata in vigore nel 1981 e di cui l'Afghanistan è firmatario;
nello statement conclusivo della Conferenza ministeriale del G20 sull'empowerment femminile organizzata dall'Italia e tenutasi a Santa Margherita Ligure il 26 agosto 2021, proprio su iniziativa del Governo italiano fu inserito un paragrafo dedicato alla situazione delle donne afghane – il nuovo regime talebano si era insediato da pochi giorni, dopo il ritiro delle truppe americane – e all'impegno necessario per proteggerle da offese alla loro vita, libertà e dignità (mancato accesso all'istruzione e alla cure, segregazione e violenze fisiche, matrimoni forzati, esclusione dalla vita pubblica);
come ha affermato ieri la Ministra degli esteri australiana Penny Wong nell'annunciare pubblicamente il sostegno del suo Paese all'iniziativa giudiziaria, «i talebani hanno dimostrato disprezzo per i diritti umani e le libertà fondamentali delle donne e delle ragazze in Afghanistan, attraverso una campagna di oppressione prolungata e sistematica. Ciò ha comportato la negazione del diritto all'istruzione delle ragazze e il tentativo di escluderle dalla vita pubblica. Non resteremo a guardare mentre la situazione in Afghanistan diventa una "nuova normalità"» –:
se l'Italia intenda associarsi all'iniziativa giudiziaria di cui in premessa, per dare concretezza politica a un impegno internazionale sempre più necessario, ma purtroppo sempre meno corrisposto per strappare le bambine, le ragazze e le donne afghane da un destino disumano di oppressione e violenza.
(4-03505)
GRIMALDI e FRATOIANNI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'escalation del conflitto in Medio Oriente, in particolare in Libano, sta generando una situazione di grave rischio per la sicurezza delle persone presenti sul territorio;
i bombardamenti contro le milizie di Hezbollah e l'annunciata operazione di terra mettono a rischio la popolazione civile libanese e i nostri connazionali presenti nel Paese;
da quanto risulta, numerosi cittadini italiani, fra cui alcuni piemontesi, si trovano attualmente in Libano per motivi di lavoro, studio o familiari e stanno incontrando serie difficoltà nel rientrare in Italia a causa della crescente instabilità;
il Ministro degli esteri Antonio Tajani ha recentemente invitato gli italiani a lasciare il Libano utilizzando i voli commerciali ancora operativi, a causa dell'aggravarsi della situazione, esortando inoltre a non recarsi nel sud del Paese per il rischio di escalation bellica ma, al momento, sembra escluso l'impiego di voli speciali per permettere ai cittadini italiani di lasciare il Libano in sicurezza e far rientro in Italia;
il 30 settembre 2024, il quotidiano La Stampa ha riportato la testimonianza di Nour, giovane cittadina italiana e piemontese che da giorni sta tentando di fuggire dal Libano;
il racconto di Nour è la testimonianza di chi sta vivendo il terrore di restare in una terra dilaniata ogni ora di più dalla guerra, giunta in Libano con la famiglia a metà settembre per visitare dei parenti, non è riuscita a prendere il volo di rientro programmato per domenica 29 settembre 2024 perché i raid di Israele si erano così intensificati che il volo è stato cancellato;
lunedì 23 settembre 2024, a causa dei diversi bombardamenti nella zona da Nabatieh, Nour e i familiari sono dovuti fuggire verso Beirut, impiegando quasi venti ore per giungere a destinazione dal momento che il panico generale ha fatto riversare migliaia di auto in strada in un esodo fuori controllo;
nelle prime quattro ore circa di viaggio sono rimasti fermi nello stesso punto per gli intensi bombardamenti vicino alla strada, fermi in trappola, senza sapere cosa sarebbe potuto succedere di lì a poco;
arrivati a Beirut sono subito dovuti scappare di nuovo perché il quartiere accanto a quello in cui si trovavano è stato bombardato e si sono spostati nel quartiere di Tripoli, arrivando la sera del 24 settembre 2024, riuscendo a trovare una casa in affitto per una settimana;
nel frattempo, il volo di rientro della Turkish Airlines, tratta Beirut-lstanbul-Torino è stato cancellato e hanno acquistato a prezzi altissimi un altro volo per mercoledì 2 ottobre 2024, con il dubbio che anche quel volo possa essere cancellato;
la storia della famiglia di Nour, potrebbe essere simile a quella di tanti altri connazionali che si trovano in Libano in questi giorni, impossibilitati a rientrare in Italia;
ad avviso dell'interrogante è necessaria una intensa attività di monitoraggio e sostegno da parte delle strutture della Farnesina, affinché venga fornita la possibilità ai nostri connazionali di poter lasciare il Libano in tutta sicurezza, anche attraverso l'impiego di voli speciali, nonché vigilare sui costi dei voli commerciali ancora operativi affinché non raggiungano costi inaccessibili –:
quali urgenti iniziative abbiano assunto o intendano assumere, ciascuno per il proprio ambito di competenza, per garantire assistenza e supporto logistico ai cittadini italiani presenti in Libano, con particolare riferimento a quelli che stanno incontrando serie difficoltà nel rientro in Italia, al fine di permettere loro di lasciare il Libano in sicurezza, anche attraverso l'impiego di voli speciali e interventi diretti a monitorare e calmierare i costi dei voli commerciali ancora operativi dal Libano per evitare che raggiungano costi elevati e proibitivi.
(4-03511)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazioni a risposta scritta:
GIACCONE. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
con il decreto ministeriale 21 giugno 2024 recante «disciplina per l'individuazione di superfici e aree idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili» il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha stabilito i criteri omogenei sul territorio nazionale per l'individuazione da parte delle regioni e province autonome delle aree idonee e non idonee nel proprio territorio;
l'obbiettivo è quello del raggiungimento di una potenza elettrica aggiuntiva di 80 GW da fonti rinnovabili rispetto al 31 dicembre 2020, necessaria per raggiungere gli obiettivi fissati dal Pniec e rispondere ai nuovi obiettivi dell'Unione europea derivanti dall'attuazione del pacchetto «Fit for 55», anche alla luce del pacchetto «Repower UE»;
in tale decreto si stabilisce che, per l'individuazione delle aree idonee e non idonea le regioni devono tenere conto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell'aria e dei corpi idrici, privilegiando l'utilizzo di superfici di strutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, nonché di aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica, e verificando l'idoneità di aree non utilizzabili per altri scopi;
tuttavia, si apprende dalla stampa che nel territorio della provincia di Asti in aree tutelate dall'Unesco e con produzioni pregiate come quella del Barbera Nizza Docg, ed in particolare nei comuni di Bruno e di Cortiglione, sono in procinto di realizzazione tre progetti per l'installazione di panelli fotovoltaici e agrivoltaici, sembrerebbe con risorse del PNRR; l'impianto più grande, in frazione San Martino nel comune di Cortiglione, consistente in un campo agrivoltaico di ben 5 ettari;
un impianto è già stato autorizzato recentemente, per pannelli da installare a terra, in quanto potenziamento di un impianto esistente, e gli altri due, agrivoltaici, sono in corso di esame per l'espressione del parere da parte del comune;
associazioni ambientaliste e cittadini sono schierati contro i progetti, a tutela delle bellezze del proprio territorio e delle proprie produzioni, anche in considerazione della scarsa possibilità della continuità della coltivazione dei vitigni sotto l'ombra dei pannelli agrivoltaici, e chiedono l'intervento delle istituzioni contro i profitti di privati imprenditori;
nel comune di Bruno un progetto dell'azienda agricola «Tenuta dei marchesi», che copre circa 12 mila metri quadrati di terreno, nelle vicinanze dell'area naturale protetta «Bosco delle Sorti – La Communa», sotto tutela dell'Unesco, sembra che trovi contrarietà non solo da parte dei cittadini ma anche dallo stesso sindaco –:
se i Ministri interrogati, ferma restando la necessità del raggiungimento degli obiettivi prefissati di potenza energetica da fonti rinnovabili, intendano adottare iniziative di competenza affinché le regioni, con il coinvolgimento degli enti locali, in attuazione del decreto ministeriale 21 giugno 2024, garantiscano il divieto di realizzazione di pannelli fotovoltaici o agrivoltaici a ridosso delle aree naturali protette e del patrimonio culturale e paesaggistico tutelato dall'Unesco.
(4-03504)
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
le Comunità Energetiche Rinnovabili (C.E.R.) sono un soggetto giuridico che comprende un gruppo di cittadini, enti ed attività che si organizzano per produrre e condividere localmente l'energia prodotta da fonti rinnovabili, senza scopo di lucro e costituiscono, assieme all'autoconsumo diffuso, un importante strumento per l'abbattimento delle emissioni di CO2, la loro creazione si rende pertanto necessaria per il conseguimento degli obbiettivi climatici dell'unione Europea;
per favorirne lo sviluppo sul territorio viene emanato in data 8 novembre 2021 il decreto legislativo n. 199, il quale prevede una serie di regolamenti nonché incentivi economici (dispensati dal Gestore servizi energetici) per ogni chilowattora virtualmente scambiato, tramite la rete di distribuzione pubblica, all'interno della Comunità;
secondo l'articolo 31 del decreto gli impianti meritevoli di incentivi sono «gli impianti a fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica realizzati dalla comunità entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, ferma restando la possibilità di adesione per impianti esistenti, sempre di produzione di energia elettrica rinnovabile, per una misura comunque non superiore al 30 per cento della potenza complessiva che fa capo alla comunità»;
il decreto ministeriale n. 414 del 7 dicembre 2023 (il cosiddetto «decreto CACER») ha normato ulteriormente le comunità, creando però a giudizio dell'interrogante delle contraddizioni col precedente decreto legislativo e con gli enti coinvolti, facendo nascere il malcontento nelle comunità già esistenti;
il decreto n. 414 stabilisce infatti che gli impianti meritevoli di incentivo sono quelli attivati non dopo la data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 199 del 2021 (come scritto nel medesimo decreto) ma dopo la data di costituzione formale del Comunità energetica rinnovabile, fermo restando che gli impianti precedenti possono essere recuperati ai fini della quantificazione degli incentivi ma per una potenza non superiore al 30 per cento della potenza complessiva a disposizione;
questa nuova disposizione priva di incentivi tutti quei cittadini, soci di una Comunità energetica rinnovabile, che hanno investito negli impianti dopo la data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 199 del 2021 ma prima del decreto ministeriale n. 414 e che non hanno ancora ammortizzato la spesa;
il percorso normativo per questo soggetto giuridico è in continua evoluzione in quanto è una realtà nuova e in via di sviluppo e l'esclusione della tariffa incentivante per gli impianti creati prima dell'ultimo decreto va in contrasto con l'obbiettivo di incentivare le Comunità energetiche rinnovabili, creando resistenza alla loro formazione in quanto allunga i tempi di ammortizzazione dei costi –:
se i Ministri interrogati intendano porre in essere iniziative di natura normativa volte al reinserimento degli impianti delle comunità create dopo il decreto legislativo n. 199 del 2021 nella tariffa incentivante precedentemente disposta.
(4-03508)
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
per Comunità Energetiche Rinnovabili (C.E.R.) si intende un gruppo di cittadini, enti ed attività che si organizzano in forma giuridica per produrre e condividere localmente l'energia prodotta da fonti rinnovabili, senza scopo di lucro;
la condivisione si realizza mediante lo scambio, per il tramite della rete di distribuzione pubblica, dell'energia riversata in rete dagli impianti a disposizione della Comunità con le utenze dei soci della stessa comunità;
le Comunità Energetiche Rinnovabili assieme all'autoconsumo diffuso, sono un importante strumento per l'abbattimento delle emissioni di CO2 e la loro creazione è fondamentale per il raggiungimento degli obbiettivi di riduzione delle emissioni del 55 per cento entro il 2030, come previsto dall'Unione europea;
il decreto legislativo n. 199 dell'8 novembre 2021 disciplina le comunità energetiche rinnovabili sul nostro territorio, con l'obbiettivo di favorirne lo sviluppo anche attraverso una serie di incentivi economici (dispensati dal Gestore servizi energetici) per ogni kilowattora virtualmente scambiato all'interno della Comunità; il decreto legislativo n. 199 del 2021, all'articolo 32 comma 3c), stabilisce che gli utenti domestici membri di comunità dell'energia (o gruppi di autoconsumo collettivo) possono optare per lo scorporo in bolletta dell'energia condivisa in tempo reale all'interno del gruppo;
secondo l'articolo 31 del decreto gli impianti meritevoli di incentivi sono «gli impianti a fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica realizzati dalla comunità entrati in esercizio dopo la data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, ferma restando la possibilità di adesione per impianti esistenti, sempre di produzione di energia elettrica rinnovabile, per una misura comunque non superiore al 30 per cento della potenza complessiva che fa capo alla comunità»;
la normativa è stata recepita da Arera con la delibera n. 727/2022/R/EEL del 27 dicembre 2022 (TIAD, Testo Integrato Autoconsumo Diffuso), stabilendo che al momento dello scorporo la corrispondente quota di tariffa incentivante dovrà essere versata al fornitore del socio Comunità Energetiche Rinnovabili che ha optato per lo scorporo; tuttavia le norme vigenti prevedono che la tariffa incentivante sia destinata al soggetto giuridico «Comunità dell'energia rinnovabile», non a soggetti esterni alle Comunità Energetiche Rinnovabili. Il fornitore non ha acquistato sul mercato né prodotto i kilowattora che i contatori individuano come scambiati nell'ambito della stessa cabina primaria e pertanto non ha titolo a percepire rimborsi di alcun genere;
la delibera si riserva di «rinviare al decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica di cui all'articolo 8 del decreto legislativo n. 199 del 2021, oggetto di prossima emanazione, gli aspetti definitori e/o gli ulteriori elementi attinenti all'erogazione degli incentivi, ivi inclusa la definizione di potenza degli impianti di produzione, al fine di evitare sovrapposizioni o incoerenze»;
il decreto ministeriale n. 414 del 7 dicembre 2023 (il cosiddetto «decreto CACER») ha normato ulteriormente le comunità, non risolvendo però a giudizio dell'interrogante le precedenti contraddizioni tra il decreto legislativo n. 199 del 2021 e il Testo Integrato Autoconsumo Diffuso, e senza predisporre norme tecniche per l'attivazione dello scorporo, facendo nascere il malcontento nelle comunità già esistenti che dal 2022 vivono questa situazione di incertezza normativa –:
se i Ministri interrogati intendano adottare le iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a chiarire gli aspetti illustrati in premessa.
(4-03516)
CULTURA
Interrogazioni a risposta scritta:
AMATO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
inaugurato nel 1727, il Teatro Valle/Franca Valeri, è uno dei più antichi teatri romani sulle cui tavole sono passati tutti gli autori e tutti gli attori che hanno fatto grande il teatro italiano da allora fino alla sua chiusura, nel 2011. Nel 2016 la proprietà dello stabile è stata trasferita a Roma Capitale;
in data 21 novembre 2018, per l'interessamento e la volontà dell'allora sindaco di Roma Virginia Raggi venne approvato lo schema di convenzione tra Roma Capitale ed il Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali per il Lazio per i lavori di recupero, valorizzazione e adeguamento alle normative di sicurezza e prevenzione incendi; i successivi passaggi procedurali portarono, nel maggio 2020, all'espletamento della gara per l'affidamento dei servizi di architettura e ingegneria finalizzati all'esecuzione dell'attività di «Progettazione definitiva ed esecutiva delle opere di restauro architettonico e strutturale del Teatro Valle (restauro conservativo e adeguamento alle normative di sicurezza e accessibilità)»;
l'avvio dei lavori veniva annunciato dal sindaco Gualtieri il 9 marzo 2023 prevedendo il termine dei lavori in 18 mesi e la piena operatività dello stesso ad inizio del 2025;
il 24 maggio 2024 l'Assessore alla cultura, Miguel Gotor, durante la presentazione del programma del Teatro di Roma all'Argentina, annunciava lo slittamento della riapertura del Teatro Valle al mese di giugno 2025 e non alla fine del 2024, come originariamente previsto;
nel frattempo il presidente della VII Commissione cultura della Camera dei deputati on. Federico Mollicone ha annunciato la prossima inclusione del Valle/Valeri nella fondazione Teatro di Roma;
ad oggi voci raccontano dell'interruzione dei lavori di restauro –:
se il Ministro interrogato sia al corrente di quanto esposto, se il teatro sia ufficialmente entrato a far parte della fondazione, se abbia notizie dell'interruzione dei lavori e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare per far sì che il Valle/Valeri possa quanto prima essere restituito al pubblico inaugurando una nuova stagione teatrale.
(4-03506)
CERRETO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
il Palazzo Reale della Reggia di Caserta e il suo straordinario parco sono una bellissima testimonianza di un'opera di architettura e ingegneria del '700 considerate, ancora oggi, un vero capolavoro dell'arte all'avanguardia;
in particolare, i 23 ettari del Giardino inglese completano un suggestivo sistema paesaggistico, con l'impianto dei quadruplici filari di lecci che contornano la Via d'Acqua che contribuisce in maniera essenziale a creare la prospettiva paesaggistica nota come infinito vanvitelliano, da sempre immagine iconica della Reggia di Caserta, nota in tutto il mondo;
in oltre 250 anni questi filari sono stati mantenuti inalterati nella loro imponenza scenica mediante una manutenzione accurata che ha certamente scongiurato il rischio di sostituzioni degli alberi quando necessarie, conservando la bellezza del sito patrimonio Unesco;
il 7 luglio 2023, in occasione della giornata di studio «Il filare di lecci della via d'Acqua: ecologia di un'architettura», emergeva chiaramente la decisione della dirigenza del Parco di abbattere i 750 lecci della via d'Acqua; valutazione effettuata non sulla base di «certificazioni» prodotte da tecnici abilitati, ma delle risultanze di uno «studio» di carattere puramente accademico;
la direttrice generale della Reggia, con nota prot. 7177/2023 trasmetteva all'ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Caserta la documentazione «tecnico scientifica che dia conto delle risultanze degli studi compiuti nell'ambito dei lavori affidati alle Università che hanno preso parte alla Giornata di studio citata in epigrafe (...). Quanto sopra finalizzato esclusivamente alla tutela del preminente interesse pubblico cui il parco della Reggia di Caserta assolve nella sua accezione più ampia, compresa la riqualificazione della via d'Acqua del Parco Reale e dei filari di leccio»;
esaminata la documentazione, il gruppo di lavoro dell'I.R.VA.T., con nota 2 ottobre 2023, esponeva serie riserve sulle indicazioni rese in alcuni dei documenti a base della decisione di abbattere 750 lecci della via d'Acqua: in particolare, si evidenzia l'errata e dannosa manutenzione del verde del parco della Reggia di Caserta, invitando le autorità a valutare provvedimenti opportuni per interventi correttivi volti alla salvaguardia del prezioso patrimonio storico-monumentale vegetale e, non meno importante, a tutela della nidificazione dell'avifauna, come previsto dall'Allegato 1, lettera E, del decreto ministeriale 10 marzo 2020, recante «Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde»;
nonostante ciò, come da notizia pubblicata il 10 luglio 2024 sul sito istituzionale, la Reggia di Caserta confermava «[...] i due interventi relativi alla riqualificazione della via d'Acqua attraverso l'intervento di rinnovo integrale del primo filare dei lecci [...]»;
il verbale del 12 giugno 2024 della riunione congiunta dei comitati tecnico-scientifici testualmente riporta: «A fronte dell'attività di studio e di indagine, sono state ipotizzati due possibili scenari: 1. Interventi puntiformi che suppliscano ai vuoti che si succederanno nel tempo [...]; 2. Interventi di sostituzione per stralci [...] fino al rinnovo integrale dei due filari interni»;
la Soprintendenza, se in prima istanza esprimeva parere contrario all'intervento proposto, condividendo il timore che l'abbattimento degli esemplari di leccio avrebbe comportato il completo stravolgimento dell'armonia Vanvitelliana, dopo il parere dei comitati, non rilasciava l'autorizzazione ai sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo n. 42 del 2004, prendendo semplicemente atto del parere condizionato dei comitati tecnico-scientifico e raccomandando che l'attuazione del progetto avvenisse attraverso un cronoprogramma dei lavori opportunamente dilatato negli anni, al fine di limitare la perdita dei valori storici del parco e paesaggistici che l'impianto ha acquisito nel tempo;
il Consorzio Benecon già alla data del 31 agosto 2023 aveva reso disponibili i risultati dell'attività di telerilevamento: le piante del doppio filare interno erano risultate in numero di 759, le piante compromesse erano 133, di cui 66 da curare e recuperabili e non più di 75 da tagliare;
i filari di lecci della Via dell'Acqua ed il bosco della Reggia costituiscono un capitale storico, paesaggistico, naturalistico di valore inestimabile, non solo per l'intero comprensorio della città di Caserta, ma per l'intera umanità, motivo per cui il loro abbattimento dovrebbe essere adottato come estrema ratio ed evitato in ogni modo, se non assolutamente necessario –:
se e quali immediate iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda assumere per sospendere il progetto di abbattimento dei 750 lecci che delimitano la Via dell'Acqua nel Parco della Reggia, garantendo prioritariamente una manutenzione ordinaria e straordinaria nel pieno rispetto dei vincoli paesaggistici vigenti.
(4-03510)
DIFESA
Interrogazione a risposta scritta:
TUCCI e SERGIO COSTA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo n. 177 del 2016 ha comportato l'integrazione del Corpo forestale dello Stato (CFS) nell'Arma dei Carabinieri, con il conseguente assorbimento dei reparti e la successione nei rapporti giuridici attivi e passivi dell'ente disciolto;
tale integrazione ha comportato una riorganizzazione del personale operaio forestale, i cui diritti, a giudizio dell'interrogante non sono garantiti per mancata applicazione del Ccnl;
gli operai forestali, circa 1.500, sono attualmente inquadrati con contratti di natura privatistica ai sensi della legge 5 aprile 1985, n. 124, per l'assunzione di manodopera;
questo inquadramento implica una gestione secondo regole militari, pur mantenendo però un contratto di diritto primato, con tutele non recepite rispetto a quelle previste dal Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl);
la mancanza di riconoscimento ufficiale come «operai dello Stato» limita le loro possibilità di accesso a diritti fondamentali, inclusi quelli previsti dalla legge n. 104 o indennità più favorevoli in caso di infortuni sul lavoro;
nonostante il personale operi in contesti che richiedono continuità di intervento, i contratti di lavoro rimangono spesso stagionali e temporanei, costringendo i lavoratori a dipendere dall'indennità di disoccupazione agricola per parte dell'anno, creando una situazione di precariato strutturale;
le funzioni di tutela della biodiversità, gestione dei parchi e prevenzione del dissesto idrogeologico, tradizionalmente affidate al Cfs sono ora responsabilità dei Carabinieri Forestali, i quali necessitano di un personale stabile e formato per affrontare adeguatamente le sfide ambientali;
è stato reso noto, in data 5 settembre 2024, che il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ha registrato un nuovo il Protocollo aggiuntivo, ma è preoccupante constatare ad avviso dell'interrogante che molte disposizioni del Ccnl rimangono non applicate, lasciando i lavoratori in una situazione di incertezza;
è evidente che la tutela dei lavoratori non può dipendere dalla buona volontà dei singoli datori di lavoro o dalla dinamica di negoziazione tra sindacati e dirigenti;
è necessario un sistema di garanzie che sia incardinato nella legge e che sia applicato in modo uniforme a tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore o dal tipo di contratto;
la natura stagionale del contratto porta a impieghi limitati a 8-10 mesi all'anno, costringendo i lavoratori a ricorrere all'indennità di disoccupazione agricola nel resto dell'anno;
ciò comporta una gestione precaria e frammentaria del personale, con il rischio di generare situazioni di clientelismo e sudditanza;
considerando l'importanza cruciale della biodiversità e la necessità di un intervento coordinato per la sua tutela, è inaccettabile che il personale addetto a tali compiti istituzionali continui a essere assunto con contratti temporanei, privi della stabilità necessaria per affrontare le sfide ambientali;
il quadro situazionale descritto, determina un aumento della spesa pubblica per coprire assunzioni precarie, mentre le esigenze di gestione continuativa dei servizi ambientali restano insoddisfatte –:
se il Ministro interrogato intenda:
chiarire la motivazione per cui cui il protocollo aggiuntivo al Ccnl, in base a quanto esposto in premessa, sembra determinare una disparità di trattamento tra i lavoratori;
quali iniziative il Ministero intenda intraprendere per garantire a questo personale un trattamento paritario rispetto agli altri dipendenti pubblici e contrastare le violazioni contrattuali;
esporre le motivazioni che sostengono la persistenza di contratti stagionali per il personale operaio forestale, nonostante la natura continuativa delle attività svolte;
delineare le prospettive di inquadramento del personale operaio forestale all'interno dell'Anna dei Carabinieri, specificando i profili professionali previsti per questa categoria di lavoratori;
adottare iniziative di competenza per favorire il passaggio da contratti a tempo determinato a indeterminato, garantendo una maggiore stabilità occupazionale;
illustrare le misure adottate dal Ministero per garantire trasparenza nei processi di assunzione e gestione del personale operaio forestale.
(4-03517)
ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta in Commissione:
CENTEMERO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
tutelare la sicurezza, la qualità e l'affidabilità nel sistema di approvvigionamento dei beni e servizi Ict per le pubbliche amministrazioni, alla luce anche dell'evoluzione dello scenario geopolitico, è un elemento fondamentale per garantire la resilienza e la continuità operativa delle infrastrutture critiche e salvaguardare gli asset tecnologici chiave del Paese;
recentemente Consip ha pubblicato una gara a procedura aperta per la fornitura in acquisto di tecnologie server (TS5) e la prestazione di servizi connessi ed opzionali per le pubbliche amministrazioni. Il capitolato tecnico prevedeva, tra le altre cose, specifici requisiti tecnici ed ambientali, volti a dimostrare la conformità al principio Do No Significant Harm;
per quanto riguarda, in particolare, la mitigazione del cambiamento climatico, il capitolato prevedeva che i prodotti elettronici acquistati dovessero essere dotati di un'etichetta ambientale di tipo I (uno), secondo la UNI EN ISO 14024 (ad esempio TCO Certified, EPEAT 2018, Blue Angel, TÜV Green Product Mark o di etichetta equivalente) oppure, in alternativa, dell'etichetta Epa Energy Star. Nel corso della gara, rispondendo ad un quesito su questo specifico aspetto, Consip ha dichiarato di ritenere accettabile – come certificato alternativo per poter soddisfare questo requisito – anche il certificato rilasciato dal CEC – China Environmental United Certification Center, basato sullo standard ISO 14024;
risulta tuttavia fondamentale garantire che la pubblica amministrazione e i player di mercato che operano in settori strategici si servano di tecnologie in grado di assicurare il massimo livello di affidabilità, sicurezza e qualità. Tale principio è ancora più rilevante in relazione all'acquisto di tecnologie necessarie per il funzionamento delle infrastrutture critiche del Paese, per le quali è fondamentale fare riferimento a certificazioni e standard comuni e non extra europei –:
se e quali iniziative di competenza, alla luce dei fatti esposti, si intendano adottare per assicurare le adeguate tutele nel sistema di approvvigionamento dei beni e servizi Ict, con affidamento in ogni ambito su certificazioni rilasciate da istituzioni europee, soprattutto per quanto riguarda l'ambito della sicurezza cibernetica, al fine di garantire massimi livelli di qualità, sicurezza e affidabilità.
(5-02903)
GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
l'assistente giudiziario è una figura professionale, figura preminente negli uffici giudiziari, con capacità di coordinamento di unità operative interne con assunzione di responsabilità dei risultati, che svolge attività di collaborazione in compiti di natura giudiziaria, contabile, tecnica o amministrativa e attività preparatoria e di formazione degli atti, curandone l'aggiornamento e la conservazione, ma soprattutto coadiuva in maniera diretta il magistrato svolgendo attività necessarie allo svolgimento dell'udienza, con compiti di verbalizzazione nelle udienze penali, civili, per l'attività del pubblico ministero e del giudice per l'udienza preliminare, curandone gli adempimenti successivi;
il Contratto collettivo nazionale integrativo (Ceni) del 29 luglio 2010, stipulato tra il Ministero della giustizia e le organizzazioni sindacali, inquadra questa figura professionale tra il personale non dirigenziale del Ministero della giustizia, rendendo questo profilo parte dell'area II ovverosia «Assistente amministrativo»;
il 26 aprile 2017 il Ministero della giustizia e le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto un accordo per la rimodulazione dei profili professionali e la riqualificazione e promozione del personale, prevedendo all'articolo 2 comma 3 lettera c) la possibilità che gli assistenti giudiziari possano confluire nel ruolo di cancellieri esperti dopo più di 7 anni di servizio;
a seguito del suddetto accordo il decreto ministeriale del 9 novembre 2017 ha rimodulato diversi profili del personale non dirigenziale dell'amministrazione giudiziaria, inclusi quello dell'assistente giudiziario e del cancelliere, senza tuttavia dar seguito al comma «c» previsto dall'articolo 2 dell'accordo;
la rimodulazione del profilo ha evidenziato come le due figure abbiano compiti sovrapponibili, quali «essere adibiti all'assistenza al magistrato nell'attività istruttoria o nel dibattimento, con compiti di redazione e sottoscrizione dei relativi verbali», seppur siano inquadrati, al momento dell'assunzione in servizio, in due fasce economiche diverse (f2 per quanto riguarda gli assistenti ed f3 per i cancellieri esperti); tant'è che oggi gli assistenti giudiziari con più anni di servizio sono inquadrati tutti f4;
una parcellizzazione delle competenze non giova al Ministero, che dovrebbe utilizzare le risorse valorizzandone le competenze;
con interrogazione a risposta scritta n. 4-03455 del 20 settembre 2024 l'interrogante ha evidenziato come le caratteristiche del cancelliere esperto siano più vicine alle competenze dell'area III, e pertanto lo siano anche quelle dell'assistente giudiziario, per i compiti svolti, evidentemente similari e analoghi a quelli del cancelliere esperto e differenti dalle altre figure inquadrate in area II;
ad oggi sono ben 8.000 gli assistenti giudiziari che, però, non vedono una prospettiva di crescita professionale né economica, motivo che ha portato la categoria a creare il «Comitato assistenti giudiziari – Uniti si vince», attraverso il quale rappresentare il proprio malcontento e le proprie rivendicazioni;
negli ultimi anni sono numerose le figure professionali dell'amministrazione della giustizia, tra cui gli assistenti giudiziari, soprattutto i neoassunti, giovani di elevata professionalità, che hanno preferito trasferirsi in amministrazioni legate ad altri Ministeri, per una maggiore tutela e possibilità di crescita;
è evidente che, come al cancelliere esperto, anche agli assistenti giudiziari, che con la loro professionalità derivante non solo dal possesso dei titoli ma soprattutto dall'esperienza, garantiscono da tempo immemore il funzionamento degli uffici giudiziari, dovrebbe essere garantita la possibilità di una progressione di carriera, nonché l'inquadramento in area III –:
se il Ministro interrogato intenda assumere le necessarie iniziative volte a riconoscere alla figura degli assistenti giudiziari il giusto inquadramento professionale nell'area III del Contratto collettivo nazionale del lavoro comparto funzioni centrali.
(4-03512)
DORI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
come appreso da fonti di stampa, in data 20 agosto 2024 è stato emesso un mandato di arresto internazionale da parte dall'ufficio del pubblico ministero del Cantone di Ticino (Svizzera) nei confronti del signor Adrian Ciocan, cittadino rumeno, accusato di essere l'autore di due reati di furto e violazione di domicilio a Lugano e Ascona il 28 giugno 2024 e il 5 luglio 2024;
in esecuzione del mandato in data 24 settembre 2024, verso le ore 10, Ciocan, mentre era sul posto di lavoro, è stato prelevato dai Carabinieri per essere condotto nella casa circondariale «Regina Coeli» di Roma, in attesa dell'estradizione;
in realtà, come riportato dalle fonti di stampa, nelle date interessate dai furti il signor Ciocan si trovava in Italia e svolgeva il suo regolare turno di lavoro presso la ditta Labi Costruzioni S.r.l.;
l'avvocato del signor Ciocan ha prontamente contattato, tramite email, il procuratore generale elvetico, il quale, rispondendo sempre via mail, ha affermato che il mandato d'arresto, evidentemente emesso per errore, era stato revocato da 20 giorni: «per un probabile disguido amministrativo la precedente decisione di revoca datata 4.9.2024 non è giunta a corretta destinazione»;
a seguito del contatto è stata emessa, in data 25 settembre 2024, la revoca immediata della misura cautelare da parte della IV sezione della corte d'appello di Roma –:
se i Ministri interrogati intendano verificare, per quanto di competenza, le cause di quelli che sono stati definiti «disguidi» che di fatto hanno comportato la limitazione della libertà personale del signor Ciocan Adrian, in spregio delle norme costituzionali.
(4-03515)
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazioni a risposta orale:
PAVANELLI e FEDE. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
con l'articolo 3-bis del decreto-legge n. 68 del 2022, al fine di favorire la transizione ecologica, è stato istituito un fondo con una dotazione di 1,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023 destinato all'incentivo alla nautica da diporto sostenibile;
nel dettaglio, la norma ha previsto l'erogazione di contributi per la sostituzione di motori endotermici alimentati da carburanti fossili con motori ad alimentazione elettrica, sotto forma di rimborso pari al 40 per cento delle spese sostenute e documentate e fino a un massimo di 3.000 euro;
tra le spese ammesse rientra l'acquisto di un motore ad alimentazione elettrica, ed eventuale pacco batterie, con contestuale rottamazione di un motore endotermico alimentato da carburanti fossili;
l'attuazione della misura sarebbe dovuta avvenire tramite un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro della transizione ecologica, del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e del Ministro dell'economia e delle finanze che dovrebbe definire i criteri, le modalità e le procedure per l'erogazione dei contributi;
nonostante il termine di 60 giorni previsto dalla norma, tale decreto attuativo non è ancora stato emanato;
l'incentivo darebbe notevole spinta all'intero settore della nautica da diporto che, nonostante la crisi, continua a pesare sul Pil del Paese per oltre 5 miliardi di euro –:
quali siano le reali tempistiche per l'emanazione del decreto attuativo in grado di garantire l'operatività della norma sul cosiddetto «retrofit nautico».
(3-01452)
SOUMAHORO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la Mozarc Medical (ex Bellco), una delle aziende più importanti del distretto biomedicale modenese, intenderebbe chiudere la parte produttiva dello stabilimento di Mirandola, conservando solo la ricerca e sviluppo. A rischio sarebbero circa 350 dipendenti: 300 diretti e gli altri interinali;
i sindacati Femca Cisl e Filctem Cgil, informati dai vertici aziendali dell'intenzione di aprire una procedura anti delocalizzazione, hanno proclamato lo sciopero alla Mozarc;
l'Azienda occupa oltre 500 persone a Mirandola, in provincia di Modena. Fino ad oggi non si era mai registrata una crisi aziendale del genere. Il settore, per decenni uno dei più floridi della regione, era stato duramente colpito dal terremoto del 2012, che in questo territorio aveva avuto il suo epicentro;
poi il comparto era ripartito, ma negli ultimi anni ha sofferto la concorrenza straniera, in particolare cinese, che ha abbattuto i margini ottenibili sui prodotti da dialisi. Tra gli addetti ai lavori si guarda con preoccupazione a un possibile effetto-domino sulle altre aziende del settore: in particolare sono due quelle con gli scricchiolii più forti. Con la procedura anti-delocalizzazione Mozarc Medical punterebbe a trovare un possibile acquirente che rilevi lo stabilimento di Mirandola. Se non sarà così, scatterà la procedura di licenziamento collettivo –:
quali urgenti iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati per scongiurare la chiusura del sito produttivo e la salvaguardia dei posti di lavoro.
(3-01453)
VACCARI, DE MARIA e GUERRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la Mozarc-Bellco, una delle aziende più importanti del distretto biomedicale modenese, vuole chiudere la parte produttiva dello stabilimento di Mirandola, conservando solo la ricerca e sviluppo. A rischio ci sono 300 dipendenti. Bellco occupa oltre 500 persone a Mirandola. Per il biomedicale di Mirandola è uno shock;
la notizia ha portato i sindacati Femca Cisl e Filctem Cgil a proclamare lo sciopero. A protestare sono i lavoratori della produzione;
il settore, per decenni uno dei più floridi della regione, era stato duramente colpito dal terremoto del 2012 che in questo territorio aveva avuto il suo epicentro. Poi il comparto era ripartito, ma negli ultimi anni ha sofferto la concorrenza straniera, in particolare cinese, che ha abbattuto i margini ottenibili sui prodotti da dialisi. Tra gli addetti ai lavori si guarda con preoccupazione a un possibile effetto-domino sulle altre aziende del settore;
con la procedura anti-delocalizzazione Mozarc Medical punta a trovare un possibile acquirente che rilevi lo stabilimento di Mirandola. Se non sarà così, scatterà la procedura di licenziamento collettivo;
la produzione di macchine per dialisi e dei relativi consumabili, inclusi i dializzatori (filtri), sarà gradualmente fermata a Mirandola, compatibilmente con gli impegni assunti con la pubblica amministrazione e gli altri clienti, che l'azienda intende onorare. Dei 500 lavoratori attualmente impiegati, circa 300 saranno in esubero –:
quali iniziative – per quanto di competenza – si intenda intraprendere e se non si ritenga necessario convocare i vertici aziendali della Mozarc-Bellco per trovare soluzioni volte a tutelare il posto di lavoro dei dipendenti su cui ricade questa eventuale chiusura e se non si ritenga di aprire un dialogo più vasto per conoscere i piani industriali e le intenzioni dell'azienda.
(3-01454)
ASCARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
la ex Bellco, ora Mozarc Medical, una delle aziende più rilevanti del distretto biomedicale modenese, ha annunciato la chiusura della parte produttiva dello stabilimento di Mirandola, mantenendo esclusivamente il reparto di ricerca e sviluppo;
tale decisione mette a rischio 350 dipendenti, di cui 300 diretti e i restanti interinali, su un totale di oltre 500 impiegati a Mirandola;
i sindacati coinvolti hanno già proclamato uno sciopero, bloccando l'ingresso dei camion allo stabilimento, e consentendo il passaggio solo alle auto degli impiegati e dei lavoratori di ricerca e sviluppo;
i lavoratori e le lavoratrici della produzione, in particolare, sono in stato di agitazione e preoccupazione, temendo per la perdita del posto di lavoro, in quanto il distretto biomedicale di Mirandola, per decenni, uno dei più floridi della regione, è stato duramente colpito dal terremoto del 2012 e ha successivamente sofferto la concorrenza straniera, in particolare cinese, che ha ridotto i margini sui prodotti da dialisi;
vi è una crescente preoccupazione per un possibile effetto domino che potrebbe colpire altre aziende del settore, già in difficoltà. Considerato che la procedura anti-delocalizzazione avviata da Mozarc Medical mira a trovare un potenziale acquirente per lo stabilimento di Mirandola e che in assenza di un acquirente, si avvierebbe la procedura di licenziamento collettivo –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti suesposti e quali iniziative intendano intraprendere per salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti e delle dipendenti dello stabilimento di Mirandola e sostenere il distretto biomedicale modenese;
se i Ministri ritengano opportuno aprire un tavolo di crisi con la partecipazione dei rappresentanti aziendali, sindacali e istituzionali al fine di individuare soluzioni condivise per evitare la chiusura della parte produttiva dell'azienda;
quali misure, infine, il Governo intenda adottare per incentivare la competitività del settore biomedicale italiano, contrastando la concorrenza straniera e favorendo l'innovazione e la crescita delle aziende del settore.
(3-01455)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta immediata:
ZANELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
la regione Veneto, in data 4 maggio 2023, tramite comunicato stampa n. 784, ha dato atto della intervenuta trasmissione al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti dell'elenco di opere e interventi di urgente realizzazione per il contrasto della scarsità idrica e per il potenziamento e l'adeguamento delle infrastrutture idriche. Tre le sei opere individuate al primo posto è stata inserita la diga del Vanoi, con una correlata richiesta di finanziamento di 150.000.000,00 euro per l'accumulo di 33 milioni di metri cubi d'acqua;
la provincia di Trento avrebbe espresso, attraverso una nutrita serie di osservazioni, la contrarietà al progetto, lamentando il mancato coinvolgimento nelle operazioni che hanno portato all'affidamento dell'opera e facendo presente che l'invaso del Vanoi dovrebbe sorgere in territorio trentino;
nel giugno 2023, in ragione del comprovato omesso coinvolgimento delle comunità nel processo decisionale e allocativo rispetto all'opera in oggetto, i sindaci dei comuni di Lamon (Belluno), Canal San Bovo (Trento) e Cinte Tesino (Trento) hanno inviato una lettera ufficiale al presidente del Consorzio bonifica del Brenta e ai presidenti della regione del Veneto, della provincia di Trento e della provincia di Belluno, formalizzando l'assenza di contraddittorio nel percorso che ha poi condotto all'affidamento del progetto, lamentando di essere venuti a conoscenza della notizia attraverso la stampa;
la carta di sintesi della pericolosità della provincia di Trento inserisce gran parte del territorio in cui dovrebbe realizzarsi il bacino idrico nel grado di penalità elevate (P4) dovuta a potenziali crolli e alla particolare situazione geomorfologica dei versanti; oltre che alla massima pericolosità fluviale/torrentizia, la zona oggetto di intervento risulta ad alto rischio idrogeologico, come testimoniato da rilevanti episodi franosi accaduti negli ultimi anni;
il 29 agosto 2024, in ottemperanza dell'articolo 40 del decreto legislativo n. 36 del 2023, è stato indetto da parte del Consorzio di bonifica del Brenta il dibattito pubblico sul progetto, procedura obbligatoria per grandi opere infrastrutturali e di architettura di rilevante impatto sull'ambiente –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere perché siano verificati i criteri di pubblica incolumità della costruzione dell'invaso e per garantire il pieno coinvolgimento delle comunità locali, delle amministrazioni e delle autorità competenti nell'individuazione di soluzioni alternative per il soddisfacimento del fabbisogno idrico e irriguo cui il progetto vorrebbe sopperire.
(3-01460)
PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
le sentenze pronunciate dal Consiglio di Stato il 19 luglio 2024 sui due ricorsi della compagnia armatoriale Grandi navi veloci contro i verdetti del tribunale amministrativo regionale di Genova relativi ai dinieghi opposti dall'autorità di sistema portuale del capoluogo ligure alle ripetute richieste di autorizzazione ad affidare al bordo le operazioni di rizzaggio e derizzaggio del proprio carico, hanno confermato le pronunce del tribunale amministrativo regionale;
nel primo caso i giudici hanno validato tutti e sei i motivi opposti da autorità di sistema portuale a Grandi navi veloci. La sentenza ribadisce l'esclusività del personale da adibirsi a suddette operazioni, nonché la necessità che sia garantito il rispetto della normativa speciale inerente alla sicurezza e alla salute dei lavoratori adibiti a tali funzioni;
inoltre, i giudici del Consiglio di Stato hanno respinto la richiesta di strutturalità avanzata da Grandi navi veloci, dal momento che l'eventuale autorizzazione all'autoproduzione deve avere invece natura occasionale, e confermato che, sulla base del contratto collettivo nazionale del lavoro marittimo, le operazioni di rizzaggio e derizzaggio dei veicoli devono essere svolte da personale di terra specializzato e non da personale marittimo, in virtù della riserva in favore del personale di terra;
la seconda sentenza ha riconosciuto il diritto all'autoproduzione di una compagnia già autorizzata a operare, ma coi limiti previsti da tale autorizzazione che non contempla la possibilità di utilizzare personale di bordo che non sia esclusivamente dedicato a tali mansioni;
l'interpretazione delle pronunce appare chiara, eppure la questione è stata riaccesa da alcune dichiarazioni della compagnia Grandi navi veloci sulla possibilità di svolgere il rizzaggio delle «ro-ro» in autoproduzione. Secondo l'Associazione nazionale compagnie imprese portuali le sentenze del Consiglio di Stato non mutano l'attuale situazione, anzi ribadiscono l'attività di regolazione e di controllo delle autorità portuali; dello stesso parere sono i sindacati Filt Cgil e Usb;
il timore è l'avvento della totale e definitiva liberalizzazione del sistema del lavoro portuale. Le dichiarazioni della compagnia controllata da Msc minano le attuali modalità operative delle banchine, che hanno dimostrato di funzionare bene, garantendo qualità, tutela del lavoro e continuità operativa. Il porto di Genova con l'attività della compagnia unica e dei suoi membri ne è la riprova –:
quali iniziative di competenza intenda porre in essere affinché sia garantita la tenuta dell'attuale assetto, in linea con le sentenze sopra citate, tutelando la qualità dell'operato e l'occupazione dei lavoratori portuali.
(3-01461)
BRUZZONE, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GIGLIO VIGNA, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
gli investimenti in opere pubbliche portano benefici concreti a tutta la collettività. Un patrimonio infrastrutturale moderno e connesso è fondamentale per sviluppare una mobilità in grado di incrementare l'attrattività di un territorio e consolidarne le capacità competitive;
la regione Liguria ricopre un ruolo strategico nello scenario logistico europeo come nodo fondamentale del corridoio Mediterraneo, che unisce la penisola iberica con i Paesi dell'Est Europa. Le opere infrastrutturali in corso di realizzazione sul territorio ligure contribuiranno a incrementare la crescita e la competitività dell'intero Paese;
la nuova diga foranea di Genova è un'opera strategica per l'intero territorio per cui si prevede un massiccio intervento di dragaggio finalizzato al recupero di materiali esistenti;
il «Nodo stradale e autostradale di Genova – Adeguamento del sistema A7-A10-A12», noto come «Gronda di Genova», progetto di rilevanza strategica per la Liguria e per l'intero Paese, consentirebbe di decongestionare il traffico, soprattutto pesante, sui tratti autostradali in questione, nonché di ridurre i tempi di percorrenza, l'impatto acustico e inquinante sulla popolazione locale e i rischi di incidenti stradali, separando il traffico cittadino da quello di attraversamento e dai flussi legati al porto di Genova;
il progetto, in particolare, prevede una nuova autostrada da Vesima a Bolzaneto (quasi interamente in galleria), il rifacimento della carreggiata nord della A7, fra Genova Ovest e Bolzaneto, con potenziamento della A12 fino alla barriera Genova est –:
se e quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di accelerare la realizzazione delle opere citate in premessa.
(3-01462)
BENZONI, BONETTI, D'ALESSIO, GRIPPO e SOTTANELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il progetto di realizzazione di un'infrastruttura funiviaria di collegamento di Forte Begato, a Genova, con la stazione marittima è uno degli strumenti per la realizzazione dell'accordo di valorizzazione dell'intero Sistema dei Forti;
si tratta di un'opera dal costo di oltre 40 milioni di euro finanziato dal Piano nazionale complementare, a cui, però, non corrisponde alcuna concreta ricaduta positiva per la città: difatti, non apporterà alcuna miglioria al trasporto pubblico locale, né alla qualità della vita dei cittadini; tale progetto potrebbe persino essere evitato optando per alternative più economiche e sostenibili – come, a titolo esemplificativo, il rilancio della cremagliera di Granarolo, per cui non è mai stata dimostrata l'impossibilità di un suo rinnovamento o prolungamento, o della funicolare del Righi: due mezzi del sistema di trasporto pubblico locale particolarmente amati dai genovesi, meritevoli di valorizzazione e che potrebbero essere implementati per rendere possibile un collegamento diretto con il Sistema dei Forti;
è opportuno sottolineare come l'inclusione del progetto tra quelli finanziati dal Piano nazionale complementare, e quindi dal bilancio nazionale, evidenzia come il progetto abbia natura residuale, scevro da qualunque urgenza di realizzazione, finanche legata a necessità di rispetto delle tempistiche europee;
inoltre, manca un confronto su informazioni tecniche, progettazioni, studi o atti formali da parte dell'amministrazione comunale di Genova e la regione non ha ancora condotto la valutazione di impatto ambientale. Questo solleva concreti dubbi sulla reale necessità dell'intervento in oggetto, nell'ottica della creazione di un sistema di trasporto pubblico efficiente e sostenibile, allineato ai modelli di mobilità adottati da città che realmente studiano i sistemi di trasporti –:
se non ritenga di adottare iniziative di competenza volte a sospendere il finanziamento della parte del progetto richiamato in premessa e rivalutare le soluzioni per l'accessibilità al Sistema dei Forti, valutando la possibilità di destinare, in tutto o in parte, i fondi esistenti a progetti alternativi, come la cremagliera e la funicolare del Righi, oltre ai servizi di autobus, per implementare, riqualificare e valorizzare l'insieme dei mezzi pubblici, garantendo, in tal modo, un servizio di trasporto pubblico efficiente e sostenibile.
(3-01463)
LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
il decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, «Codice dei contratti pubblici in attuazione dell'articolo 1 della legge 21 giugno 2022, n. 78, recante delega al Governo in materia di contratti pubblici», entrato in vigore nel mese di luglio 2023, ha introdotto numerose modifiche alla disciplina dei contratti pubblici, con ricadute non solo su aspetti tecnici, economici e giuridici, ma anche sociali;
l'inserimento lavorativo di persone con disabilità o lavoratori svantaggiati rappresenta un'attività con un impatto profondo sulla coesione sociale del Paese ed è riconosciuta a livello internazionale, in considerazione dell'esperienza maturata nel tempo da parte delle cooperative che vi si dedicano, poiché consente di promuovere posti di lavoro per categorie che non avrebbero occasioni di ingresso nel mercato del lavoro e graverebbero, invece, sui servizi sociali;
sono oltre 40.000 le persone con disabilità o svantaggiate come definite normativamente (articolo 4 della legge n. 381 del 1991) assunte a tempo indeterminato e inserite nelle imprese e cooperative sociali;
il contratto collettivo nazionale di lavoro delle cooperative sociali (sociosanitarie, sociali, educative e di inserimento lavorativo) è il maggiormente rappresentativo con oltre 400.000 dipendenti a cui viene applicato (fonte Cnel) e il nono contratto collettivo nazionale per numero di lavoratrici e lavoratori;
diverse amministrazioni locali hanno riscontrato difficoltà derivanti dall'obbligo di applicare una serie di istituti che non si adattano alle cooperative sociali e imprese sociali di inserimento lavorativo, come, ad esempio, i criteri di partecipazione e selezione non adeguati, relativi all'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro «di filiera» prevista all'articolo 11 del codice attualmente in vigore;
risulta agli interroganti che il Ministro interrogato stia predisponendo un provvedimento correttivo al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, per modificare gli istituti che nel primo anno e mezzo di applicazione del nuovo codice dei contratti pubblici hanno mostrato difficoltà applicative o interpretative;
l'articolo 11 del codice citato non contempla la valorizzazione dell'inserimento lavorativo dal punto di vista giuslavoristico, essendo focalizzato su filiere di specifici oggetti imprenditoriali –:
quali iniziative, per quanto di competenza, intenda assumere per valorizzare, difendere e tutelare l'inserimento lavorativo nel settore delle persone con disabilità o svantaggiate, anche con riferimento al possibile provvedimento correttivo al codice dei contratti pubblici.
(3-01464)
Interrogazione a risposta orale:
TRAVERSI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
con decreto ministeriale n. 350 del 13 agosto 2020 è stato assegnato al comune di Genova un contributo di euro 471.645.087,12 per la realizzazione dell'intervento «Sistema degli assi di forza per il tpl (rete filoviaria).»;
il progetto «4 Assi di Forza» del trasporto pubblico locale prevede la realizzazione di un sistema filoviario articolato sulle principali direttrici che attraversano il capoluogo ligure. In totale la rete delle linee di forza si estenderà per 96 chilometri da levante a ponente e nelle valli, attraversando il centro, e verrà percorsa da 145 tra filobus e bus elettrici;
con l'avviso di presentazione istanze per accesso alle risorse per il trasporto rapido di massa, la presentazione di integrazioni documentali ai sensi dell'articolo 2 del decreto ministeriale n. 607 del 27 dicembre 2019 e l'assegnazione del finanziamento per l'intervento «Sistema degli assi di forza per il tpl (rete filoviaria)», il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha fornito ulteriori richieste di approfondimenti istruttori all'amministrazione genovese in merito al progetto in questione. Nello specifico si legge: «Per quanto riguarda le zone del nodo di Brignole, Stazione Principe e Via XX Settembre, è opportuno che si valuti l'introduzione di ulteriori misure di limitazione della mobilità privata»;
con la delibera di consiglio comunale n. 8 del 2021 «Permuta tra Comune di Genova e Progetti e Costruzioni spa per l'acquisizione di immobili destinati a spogliatoi Polizia Locale e Uffici comunali contro la cessione di diritti reali e immobili di civica proprietà non più utilizzabili a fine istituzionali» del 19 gennaio 2021 è stata sancita la permuta a favore della società Progetti e Costruzioni Spa impresa di costruzioni del Gruppo Viziano – Engineeiring & Construction Genova di spazi in superficie e interrati uno dei quali in Piazza Acquaverde (la piazza di stazione FS Principe) destinato per la costituzione di parcheggi auto e privati. Con tale delibera di fatto l'amministrazione comunale non persegue le indicazioni istruttorie ministeriali, che chiedono l'adozione di «misure di limitazione della mobilità privata» presso la stazione Principe, anzi tale accordo ha di fatto avviato azioni che vanno nella direzione opposta favorendo l'impiego dei mezzi privati con la realizzazione di un parcheggio interrato nella medesima area –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti riportati in premessa e quali iniziative di competenza ritenga doveroso adottare affinché le sue indicazioni di approfondimenti istruttori possano venir opportunamente recepite ed attuate.
(3-01456)
Interrogazione a risposta in Commissione:
MORFINO e CARMINA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'Azienda siciliana trasporti vive da diversi mesi una gravissima crisi finanziaria ed aziendale, anche in virtù di una presunta trasformazione in società in house providing che non è mai decollata. A dicembre 2023 si è appreso della decisione della società Azienda siciliana trasporti di sopprimere varie corse urbane nei comuni siciliani;
ormai da mesi siamo di fronte al compiuto crack economico di una della più grandi partecipate della regione che conta una flotta di 614 bus e 864 dipendenti;
si segnala che oltre ai finanziamenti ricevuti nell'ambito del PNRR per il rinnovo del parco autobus regionale per il trasporto pubblico per il periodo 2021-2026 la Regione Siciliana si è impegnata all'acquisto di ulteriori 147 autobus, grazie a fondi Pon del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
l'Azienda siciliana trasporti (Ast) ha recentemente sospeso numerose corse, causando gravi disagi a studenti, lavoratori e pendolari in diversi comuni della provincia di Palermo e in diversi comuni siciliani;
la mancanza di mezzi adeguati e la cattiva gestione dell'azienda hanno portato a una situazione di emergenza, con migliaia di persone costrette a trovare soluzioni alternative per raggiungere scuole e luoghi di lavoro;
la Regione Siciliana sta valutando l'affidamento temporaneo del servizio a ditte private, ma questa soluzione non sembra essere sufficiente a risolvere il problema a lungo termine, dovendosi le ditte private attrezzare di mezzi e di personale per svolgere tali servizi non preventivati;
sarebbe ultroneo sottolineare i gravi impatti che questa scelta comporta sulla mobilità degli studenti e lavoratori pendolari, dei cittadini e sull'occupazione nel settore dei trasporti;
il diritto alla mobilità è fondamentale per garantire l'accesso all'istruzione e al lavoro, e la sua violazione rappresenta un grave danno per i cittadini siciliani;
la situazione attuale richiede un intervento immediato e risolutivo da parte delle autorità competenti –:
anche alla luce degli investimenti statali nel settore del trasporto pubblico locale della Sicilia, se e quali iniziative urgenti intendano adottare, per quanto di competenza e in accordo con la Regione Siciliana, affinché sia garantita la ripresa regolare delle corse da parte di Ast e siano evitati ulteriori disagi e interruzioni di servizio ai cittadini siciliani, anche al fine di pervenire con sollecitudine all'adozione di misure urgenti e adeguate per affrontare le preoccupazioni sollevate dai sindacati riguardo all'impatto negativo che la soppressione delle corse ha sull'occupazione nel settore dei trasporti;
se intendano assumere, per quanto di competenza, iniziative concrete e tempestive per scongiurare il rischio di fallimento dell'Azienda e garantire il livello occupazionale per i lavoratori dell'azienda;
se non ritengano utile sia garantita, anche in collaborazione con l'autorità di regolazione dei trasporti, una maggiore trasparenza e un'analisi approfondita degli impatti che le scelte effettuate comporterebbero sul futuro dell'Ast;
se intendano provvedere, anche con future iniziative normative, a trasferire ulteriori risorse per il rinnovo del parco mezzi di Ast e per migliorare la gestione dell'azienda.
(5-02900)
INTERNO
Interrogazioni a risposta immediata:
FOTI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, FILINI, KELANY, URZÌ, DE CORATO, MICHELOTTI, MURA e SBARDELLA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il 23 agosto 2024 il sedicente Nuovo Partito comunista italiano ha lanciato in rete «l'avviso ai naviganti 145», nel quale viene stilata una lunga lista di nomi e cognomi di esponenti della comunità ebraica, politici, giornalisti, intellettuali, imprenditori e aziende, che sarebbero – come si legge testualmente – «agenti sionisti in Italia», che costituirebbero un «blocco sionista» e che avrebbero il sostegno del Governo «dalle larghe intese»;
nel documento si invita espressamente a «sviluppare la denuncia e la lotta contro organismi e agenti sionisti in Italia» e si invitano i lettori a contribuire, in quanto – si cita di nuovo testualmente – «la nostra ricerca sulla presenza dei sionisti in Italia è ancora limitata»;
si tratta di una vera e propria lista di proscrizione, che si configura come un inquietante e concreto attacco alla libertà di espressione e che espone a ritorsioni coloro che vengono espressamente menzionati;
un fatto ancor più grave se si considera che non si conoscono gli esecutori materiali del documento, in quanto sul sito del Nuovo Pci non sono presenti i riferimenti dei responsabili e, come unico recapito, viene indicato un indirizzo in Francia che corrisponde a un ufficio postale;
dal 7 ottobre 2023, data dell'attacco di Hamas ai civili in Israele, gli episodi di antisemitismo in Italia e in Europa hanno registrato un aumento considerevole;
facendo menzione dei dati raccolti dall'Osservatorio sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), sono stati registrati, dal 7 ottobre 2023 al 30 giugno 2024, 406 casi di antisemitismo distinguibili in 4 categorie: hate crime, hate speech, hate speech on line e hate incident, a fronte dei 98 casi dello stesso periodo del 2023;
la compilazione di una lista di proscrizione contenente dati personali relativi a soggetti qualificati come «agenti sionisti in Italia» si configura evidentemente come un atto disdicevole e rientrante a pieno titolo tra gli atti di antisemitismo –:
se e quali iniziative di competenza, in relazione ai fatti esposti in premessa, intenda intraprendere per fare luce sull'origine di questa documentazione e per tutelare la sicurezza delle persone coinvolte.
(3-01465)
GADDA, FARAONE, DEL BARBA, BONIFAZI, BOSCHI, GIACHETTI e GRUPPIONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da organi di stampa si apprende che le trattative per il rinnovo del contratto del comparto sicurezza risultano sostanzialmente ferme da circa tre anni;
la carenza di organico delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco appare ormai strutturale, così come i numerosi appelli dei sindacati di categoria denunciano l'inerzia del Governo sul punto;
oltre alle carenze di organico, si accumulano i ritardi nei pagamenti degli straordinari e i tagli alle pensioni, a fronte dei quali il Governo avrebbe stanziato poco più di 60 milioni di euro, i cui effetti in busta paga, per vigili del fuoco e forze dell'ordine, sono quantificati in circa 3 euro al mese, dal 2026;
in questo contesto i dati del Ministero dell'interno certificano il forte incremento della criminalità degli ultimi due anni, mentre i sindacati sottolineano come l'approvazione del cosiddetto disegno di legge sicurezza favorirà una criminalizzazione delle condotte che si riverbererà inevitabilmente sulle forze dell'ordine;
occorre garantire alle forze dell'ordine e ai vigili del fuoco risorse umane e finanziarie adeguate, anche alla luce delle tensioni internazionali e dei possibili risvolti sul piano della sicurezza interna –:
quali iniziative intenda assumere per garantire il pronto rinnovo dei contratti delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco, stanziare risorse adeguate per il finanziamento dei trattamenti economici e pensionistici delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco, nonché per ovviare tempestivamente alle gravi carenze di organico del comparto.
(3-01466)
Interrogazioni a risposta scritta:
DONNO. — Al Ministro dell'interno, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'occupazione abusiva degli immobili costituisce da tempo una delle principali problematiche che affliggono i grandi centri urbani del Paese, conseguenza a volte della difficoltà di porre in essere politiche territoriali, urbanistiche e sociali, finalizzate alla riqualificazione delle aree periferiche e alla riduzione dei fattori di marginalità sociale;
gli immobili di edilizia residenziale pubblica, di proprietà dell'ente Arca Sud, interessati da occupazioni abusive e da pratiche di decadenza, nella provincia di Lecce, risultano all'interrogante circa 700 (399 pratiche di decadenza pendenti e 366 occupazioni senza titolo/abusive). Sulla base, infatti, di dati forniti all'Arca (Agenzia Regionale per la casa e l'abitare) Sud Salento i numeri risultano preoccupanti, in deciso aumento rispetto agli anni precedenti;
spiccano, in particolare, le occupazioni senza titolo nei comuni di Nardò (51) Lecce (41), Casarano (30), Copertino (24), Galatina (19), Gallipoli (16) Monteroni (13), e le pratiche di decadenza pendenti nei comuni di Lecce (67), Nardò (33), Gallipoli (20), Copertino (19), Galatina (18), Tricase (14), Squinzano (13);
l'interrogante ha, da ultimo, formalmente inviato una missiva al prefetto di Lecce ad i sindaci della provincia di Lecce interessati, con la quale si sollecita l'avvio di un tavolo per trovare una soluzione al gravoso problema – che riguarda il tema sociale, economico e legalitario – in sinergia con tutti gli enti preposti;
si tenga presente, inoltre, che il fenomeno mette in luce l'interconnessione tra emergenza abitativa e criminalità organizzata, evidenziando la necessità di interventi urgenti e mirati per ripristinare la legalità e fornire soluzioni abitative dignitose e sicure;
da considerare infine che, soprattutto per quanto concerne gli immobili interessati da pratiche di decadenza, gli stessi spesso risultano vuoti, assegnati a persone decedute, utilizzati come deposito o case vacanza o sub affittati, mentre i comuni potrebbero procedere tramite la polizia locale a l'immediata verifica dello stato dei luoghi e procedere a comunicare ad Arca Sud la disponibilità dell'immobile da riassegnare a chi ne ha diritto –:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e delle azioni eventualmente intraprese dalle autorità competenti;
quali urgenti iniziative di competenza intenda adottare affinché il prefetto avvii l'iter riguardante l'eventuale sgombero delle case popolari in questione per permettere, al contempo, una immediata riassegnazione degli stessi immobili ai cittadini realmente bisognosi;
se non intenda promuovere un'azione tempestiva e coordinata che possa coniugare il pieno rispetto della legalità con la necessaria tutela dei cittadini in condizioni di disagio economico e sociale, tenuto conto inoltre che le procedure di decadenza, a differenza delle occupazioni abusive, sarebbero già esecutive;
se non intenda valutare, in collaborazione e a sostegno delle autorità locali, interventi e misure che garantiscano, attraverso un'analisi accurata delle specifiche condizioni familiari, l'individuazione di soluzioni adeguate e sostenibili, in particolare per quanti versino in condizioni di estrema necessità e vulnerabilità.
(4-03502)
GIAGONI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
lo Stato italiano è da sempre in prima linea nella lotta agli incendi, per gestire la complessa macchina organizzativa e per conservare e difendere il patrimonio ambientale;
il fenomeno degli incendi rientra nell'ambito delle principali emergenze sociali ed ambientali che interessano molte regioni d'Italia, soprattutto le regioni del Mezzogiorno e delle isole;
la macchina organizzativa, nel periodo di massima allerta, da giugno a settembre, contrasta con mezzi e uomini messi a disposizione dalle regioni le centinaia di incendi, più o meno importanti, che annualmente devastano il patrimonio ambientale nazionale;
la flotta aerea di Stato è composta da 14 velivoli «Canadair»CL415, 2 AT 802 «Fire Boss» e 5 elicotteri Erickson S64F, cui si sono aggiunti 13 elicotteri del comparto difesa, del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco e dell'Arma dei carabinieri, Esercito ed in situazioni estremamente critiche, i velivoli cofinanziati dalla Commissione europea nell'ambito del progetto «rescEU» di cooperazione internazionale contro le catastrofi;
tale situazione di emergenza coinvolge tutto il nostro continente, tanto che in tutta Europa ci si prepara ad affrontare stagioni antincendio sempre più lunghe e torride con investimenti sempre maggiori e un dispiego di forze sempre maggiori;
nonostante ciò, il Dipartimento dei Vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile ha pubblicato la nuova gara per l'affidamento dei velivoli antincendio Canadair riducendo pericolosamente l'operatività fino a -25 per cento;
una riduzione simile significa avere meno Canadair e meno interventi disponibili e conseguentemente significa mettere a rischio i boschi e la sicurezza dei cittadini;
stando a quanto specificato nel capitolato del nuovo appalto, si avrà una riduzione da 8 a 6 il numero degli aeromobili operativi nel periodo intermedio riducendo l'attività antincendio da 12 a 10 ore durante il periodo più critico degli incendi;
una riduzione della flotta che si trovava già al minimo storico per mancanza di investimenti nel precedente decennio, sarà ora ridotta ulteriormente;
inoltre, a peggiorare ulteriormente la situazione vi è la consapevolezza che verranno drasticamente ridotte le risorse per l'addestramento, con gravi conseguenze dal punto di vista della sicurezza del volo –:
se sia a conoscenza della riduzione di velivoli e di capacità operativa e di come questo avrà un impatto negativo sul personale altamente specializzato e addestrato; quali iniziative intenda adottare per la tutela della flotta strategica Canadair CL 415 e del personale che a rischio della propria vita protegge il patrimonio boschivo e garantisce l'incolumità dei cittadini.
(4-03513)
CAPPELLACCI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
come riportato da diverse fonti giornalistiche, nelle giornate del 30 settembre, 1° e 2 ottobre 2024, la Manifattura Tabacchi di Cagliari ospiterà una tre giorni dedicata alla scoperta dell'Iran contemporaneo, attraverso una serie di eventi promossi dal centro Italo Arabo e del Mediterraneo Sardegna, con la proiezione di film tematici, spettacoli musicali e convegni a cui presenzieranno esperti in materia di geopolitica e cooperazione economica internazionale;
sempre secondo quanto riportato negli articoli di stampa, il presidente del centro Italo Arabo e del Mediterraneo, Raimondo Schiavone, ha confermato la volontà di realizzare la manifestazione, all'indomani dei bombardamenti su Beirut e dell'assassinio del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, «... per ricordare la battaglia di resistenza del Popolo Libanese verso l'aggressore sionista e per informare più persone possibili dell'assurdo ed incomprensibile aggressione dello Stato canaglia di Israele verso il Popolo Palestinese e Libanese»;
nel corso di manifestazioni analoghe si è assistito di frequente a cori e slogan dal carattere antisemita ed alla partecipazione, in diversi casi, di soggetti appartenenti ad ambienti dei collettivi di estrema sinistra e anarchici;
secondo quanto si evince dagli organi di stampa sarebbero altresì state espresse posizioni che giustificano e sostengono i crimini efferati compiuti dai miliziani di Hamas nel territorio della striscia di Gaza;
le parole pronunciate dal presidente del centro Italo Arabo e del Mediterraneo Sardegna, in occasione della presentazione della tre giorni di Cagliari, rivelano toni aggressivi verso il popolo di Israele, non consoni ad un evento definito come culturale;
la libera espressione e manifestazione del pensiero rappresenta un aspetto fondamentale in uno Stato liberale, ma al contempo il nostro codice penale punisce la propaganda di idee fondate sull'odio razziale o etnico e l'istigazione a commettere atti di discriminazione o atti di violenza per motivi di discriminazione, per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;
il recente appello lanciato nei giorni scorsi dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, che ha definito l'antisemitismo come «... un rigurgito che va stroncato sul nascere», è quello di non incrementare gli scontri tra Israele e Palestina e di ridurre un conflitto che sta avendo riflessi anche nell'opinione pubblica del mondo occidentale, con il susseguirsi di manifestazioni e cortei sia in Italia che in Europa, a sostegno delle diverse parti;
in considerazione di quanto sopracitato, si ritiene che le condotte poste in essere determinano un concreto pericolo per la democrazia e si ritiene altresì necessario assicurare la sicurezza del territorio e della cittadinanza monitorando le eventuali situazioni a rischio, soprattutto nei luoghi di aggregazione, per impedire la diffusione di idee estremiste o volte ad incentivare la violenza e il terrorismo –:
quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di contrastare la connotazione antisemita che le mobilitazioni e gli eventi, come, secondo l'interrogante, quello citato in premessa, possono assumere, garantendo l'ordine e la sicurezza pubblica.
(4-03518)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta in Commissione:
CASO, AMATO e MORFINO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
il primo concorso previsto dal PNRR e finalizzato al reclutamento del personale docente della scuola secondaria di primo e secondo grado, indetto con decreto del direttore generale n. 2575 del 6 dicembre 2023, ha registrato numerosi ritardi a causa della mancanza di commissari e ha messo a forte rischio la buona riuscita delle procedure di immissione in ruolo entro il termine ordinario del 31 agosto 2024;
per ovviare a ciò, durante la conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2024, n. 71, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2024, è stata inserita una disposizione che ha previsto, per il solo anno scolastico 2024/2025, la possibilità di completare le procedure di immissione in ruolo entro il 31 dicembre 2024, attingendo dalle graduatorie di merito pubblicate anche dopo il 31 agosto, ma entro e non oltre il 10 dicembre 2024;
l'articolo 14-bis, comma 3, ha, inoltre, previsto che i posti destinati ai vincitori del concorso PNRR e resi indisponibili per le nomine dalle graduatorie provinciali per le supplenze siano assegnati sulla base delle graduatorie di istituto e coperti mediante contratti a tempo determinato con clausola risolutiva «sino ad avente diritto», ovvero in attesa di assegnarli al vincitore di concorso che ha diritto, ai sensi della graduatoria di merito, ad ottenere quel posto;
la scorsa settimana gli uffici scolastici regionali di Lombardia e Veneto, hanno iniziato a pubblicare le prime graduatorie di merito e ad avviare le procedure per la scelta della provincia e della sede, ma non tutti i vincitori hanno ricevuto la mail per compiere tali scelte, ad avviso degli interroganti a causa di un'interpretazione divergente da parte dell'ufficio scolastico regionale della disposizione inserita all'interno del decreto-legge n. 71 del 2024;
infatti, coloro che si trovavano assunti su cattedre con contratti «sino ad avente diritto» sono stati direttamente confermati su quel posto, senza possibilità di partecipare alle fasi ordinarie di scelta della provincia e della sede;
questa modalità ha creato da subito forti disagi e mosso numerose critiche, in quanto non solo molti docenti hanno potuto scegliere un numero limitato di sedi rispetto ai posti inizialmente messi a bando, ma coloro che avevano scelto di ottenere una supplenza temporanea lontana da casa si sono ritrovati confermati su quel posto, senza la legittima possibilità di scegliere in base al punteggio ottenuto in graduatoria;
il problema, ad avviso degli interroganti, nasce dall'errata interpretazione della «cattedra vacante» di chi ottiene una supplenza fino al 31 agosto e, risultato vincitore sulla medesima classe di concorso e regione, viene confermato ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 3, rispetto ai posti «accantonati», che non sono vacanti, ma spettano di diritto al vincitore del concorso in base al punteggio ottenuto nella graduatoria di merito –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere affinché venga ristabilita la meritocrazia dei concorsi pubblici e vengano rispettate le graduatorie di merito finalizzate all'assunzione in ruolo dei docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado.
(5-02901)
Interrogazione a risposta scritta:
PITTALIS. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:
con decreto direttoriale n. 498 del 21 aprile 2020, come modificato dal decreto n. 325 del 5 novembre 2021, è stato indetto il concorso ordinario infanzia e primaria per la copertura dei posti disponibili per le annualità 2021/2022 – 2022/2023;
le relative graduatorie di merito, in Sardegna, sono state pubblicate con un anno di ritardo così da comportare, per coloro che avendo superato entrambe le prove sono risultati idonei, il rischio di non poter essere assunti a tempo indeterminato perché a causa del citato ritardo, non hanno potuto usufruire del secondo anno di validità della graduatoria e sono poi stati sorpassati da coloro che sono inseriti nelle graduatorie ad esaurimento e nelle graduatorie di merito dei concorsi successivi – trovandosi così in coda ai vincitori dei nuovi concorsi;
l'articolo 59 del decreto-legge n. 73 del 2021, al comma 10, convertito con modificazioni nella legge n. 106 del 2021, prevede l'indizione, con frequenza annuale, di concorsi ordinari per il personale docente per la scuola dell'infanzia, primaria e secondaria per i posti comuni e di sostegno;
ai sensi di quanto previsto all'articolo 47, comma 11, del decreto-legge n. 36 del 2022 convertito con modificazioni nella legge n. 79 del 2022 le graduatorie di merito, stilate al termine delle procedure concorsuali, sono prorogate ad esaurimento ma, a decorrere dall'anno scolastico 2024/2025, sono utilizzate nei limiti delle facoltà assunzionali residuali rispetto alle immissioni in ruolo necessarie al raggiungimento degli obiettivi previsti dal PNRR;
nel caso specifico della Sardegna si parla di circa 90 docenti in attesa di immissione in ruolo –:
se il Ministro interrogato non ritenga di dover verificare quali siano state le ragioni del ritardo della pubblicazione, in Sardegna, delle graduatorie relative al concorso citato in premessa e quali misure intenda adottare al fine di rassicurare i docenti sardi che hanno partecipato al concorso 2020 e sono risultati idonei che, in seguito ad un ritardo causato dall'inefficienza dell'Ufficio scolastico regionale, si trovano a rischiare di non essere mai immessi nel ruolo docente anche prevedendo l'utilizzo delle graduatorie già esistenti fino a esaurimento prima di effettuare le assunzioni dai concorsi banditi successivamente all'anno scolastico 2023/2024.
(4-03507)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta orale:
BALDELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il Registro unico del terzo settore (Runts) rappresenta un elemento fondamentale per la gestione e la trasparenza degli enti del terzo settore in Italia;
le procedure telematiche per la gestione delle comunicazioni e delle variazioni relative agli enti iscritti al Runts, come ad esempio le modifiche dei membri del consiglio direttivo o del legale rappresentante, sono attualmente accessibili esclusivamente al legale rappresentante tramite il Sistema pubblico di identità digitale (Spid);
gli studi professionali, in particolare i dottori commercialisti, hanno segnalato ripetutamente le difficoltà operative incontrate dai legali rappresentanti degli enti del terzo settore che spesso non sono in grado di gestire autonomamente tali procedure sul portale del Runts;
la situazione si complica ulteriormente nel caso di variazione del legale rappresentante, dove il rappresentante uscente è tenuto a comunicare la modifica e a inserire i dati del nuovo legale rappresentante. Tuttavia, accade frequentemente che il rappresentante uscente, una volta terminato il proprio mandato, non adempia a queste procedure, creando ulteriori disagi e rallentamenti;
gli stessi professionisti incaricati sono spesso costretti a ricorrere a procedure complicate e non immediate per ottenere lo Spid del legale rappresentante e poter intervenire sul portale, con conseguenti ritardi e inefficienze;
l'attuale sistema non prevede infatti una funzione di delega, come invece avviene per il cassetto fiscale dell'Agenzia delle entrate o per l'Inps che permetterebbe ai professionisti di operare sul portale del Runts in sostituzione dei propri clienti, semplificando notevolmente le operazioni;
è necessario garantire una gestione più fluida e agevole delle comunicazioni e delle variazioni relative agli enti del terzo settore;
un sistema di delega, facile da realizzare, permetterebbe ai professionisti incaricati di svolgere le operazioni sul portale del Runts con maggiore efficienza, riducendo i disagi per i legali rappresentanti e migliorando complessivamente il servizio;
il ritardo nelle comunicazioni e nelle variazioni anagrafiche può comportare conseguenze negative per gli enti del terzo settore, incluse sanzioni amministrative e perdita di opportunità di finanziamento –:
se il Ministro interrogato ritenga opportuno valutare l'implementazione di una funzione di delega all'interno del portale Runts, che permetta ai dottori commercialisti e ai professionisti incaricati di operare in sostituzione dei legali rappresentanti, come già avviene ordinariamente per altre fattispecie;
se il Ministro interrogato intenda adottare ulteriori misure per semplificare le procedure di accesso e utilizzo del portale del Runts, incluse l'abilitazione dell'accesso tramite Carta nazionale dei servizi (Cns) altre forme di autenticazione digitale;
quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per sensibilizzare e formare i legali rappresentanti degli enti del Terzo Settore sull'utilizzo del portale del Runts, al fine di garantire una maggiore autonomia e consapevolezza nell'adempimento delle loro responsabilità;
se il Ministro interrogato abbia valutato l'opportunità di promuovere una revisione normativa per semplificare e rendere più efficienti le procedure di comunicazione e variazione anagrafica degli enti del terzo settore, con particolare riguardo alle problematiche sollevate dai professionisti del settore.
(3-01451)
Interrogazione a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
a Montichiari (Brescia) vi è l'aeroporto civile e commerciale «Gabriele D'Annunzio», specializzato nel settore cargo, per lo smistamento, partenza e arrivo di merci;
come appreso da fonti di stampa, il 12 giugno 2024 un delegato del sindacato Usb ha scoperto che nell'aeroporto di Montichiari una ventina di lavoratori si occupavano del carico e dello scarico di materiale bellico, come razzi, armi, missili ed esplosivi dagli aerei cargo;
i lavoratori preposti per le operazioni non erano a conoscenza di quale materiale stessero manovrando né avevano frequentato appositi corsi specialistici in materia di sicurezza per la movimentazione di materiale bellico, come sottolineato dallo stesso sindacato, creando così una situazione di grave pericolo per sé stessi e le altre persone;
il 29 giugno 2024 si è svolta una manifestazione contro la guerra tenuta dal personale aeroportuale, il quale ha scioperato per protesta;
l'interrogante aveva già esposto la pericolosità della situazione con l'interrogazione a risposta scritta n. 4-03050 del 1° luglio 2024, richiedendo le motivazioni per cui veniva impiegato personale inconsapevole e non formato per questo tipo di scarico, senza ricevere alcuna risposta dai Ministri interrogati;
in questi mesi il sindacato Usb ha continuato a segnalare la situazione di rischio elevato per la sicurezza dei lavoratori derivante dall'attività di movimentazione di merci pericolose che viene svolta con relativo carico e scarico sugli aeromobili in un aeroporto civile;
la situazione di fatto è rimasta invariata, motivo per il quale il sindacato ha richiesto un incontro con la Prefettura di Brescia e ha programmato un'altra giornata di mobilitazione, il 4 ottobre 2024, poiché i lavoratori, supportati dai cittadini, continuano a rifiutare «di rendersi complici di questa attività bellica e chiedono di riportare i voli passeggeri in questo aeroporto per una economia sana e contro la guerra»;
l'aeroporto di Montichiari è uno scalo commerciale e non può correre il rischio di diventare un obbiettivo militare –:
se i Ministri interrogati intendano, per quanto di competenza, porre in essere al più presto iniziative volte a verificare i motivi per i quali si impiega personale civile per il carico/scarico di materiale bellico, anche mettendo a rischio l'incolumità dei lavoratori, degli utenti dell'aeroporto e della cittadinanza.
(4-03509)
SALUTE
Interrogazioni a risposta in Commissione:
BORRELLI e ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
in Italia circa 5 milioni di persone seguono terapie basate su anticoagulanti orali; tra i farmaci anticoagulanti, Warfarin e Sintrom sono quelli maggiormente prescritti;
per monitorare la terapia anticoagulante, viene generalmente adoperato l'indice di coagulazione normalizzato Inr;
il mantenimento di valori di Inr al di fuori di un range prefissato espone i pazienti a seri pericoli e ciò comporta la necessità di controllare l'Inr quasi quotidianamente; al contrario per quanto a conoscenza degli interroganti i pazienti si sottopongono a un prelievo sanguigno ogni 7-10 giorni, con gravi rischi per la loro sopravvivenza, subendo inoltre il danneggiamento dei vasi sanguigni;
si stima che l'1,3 per cento dei pazienti che assumono il Warfarin muoia ogni anno;
i sistemi sanitari di Paesi europei, tra questi la Germania, il Regno Unito, la Spagna e la Grecia forniscono ai pazienti in terapia anticoagulante un misuratore, certificato e molto preciso, che funziona come quelli che vengono adoperati per misurare la glicemia;
i pazienti italiani, invece, sono costretti ad acquistare apparecchio e strisce reattive a caro prezzo da farmacie online, ed ogni scatola da 48 strisce costa circa 200 euro, mentre il costo dell'apparecchio si aggira intorno agli 800 euro;
pazienti hanno comunicato agli interroganti che il Servizio sanitario nazionale non fornisce alcun ausilio ai pazienti in terapia anticoagulante, anche a fronte di un rischio enorme e immediato alla loro salute e alla loro vita, questo mentre il Servizio sanitario nazionale, giustamente, fornisce ai diabetici dispositivi analoghi a quelli necessari ai pazienti in terapia anticoagulante –:
per quali motivi il Servizio sanitario nazionale non fornisca gratuitamente misuratori ai pazienti in terapia anticoagulante come avviene in altri Paesi europei e analogamente a quanto avviene per coloro con diabete in Italia;
se non ritenga necessario e urgente assumere iniziative al fine di prevedere che il Servizio sanitario nazionale eroghi gratuitamente ai pazienti in terapia anticoagulante strumenti per il controllo dell'indice di coagulazione normalizzato Inr.
(5-02902)
DI LAURO e FEDE. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 1-quater del decreto-legge n. 228 del 2021, istituisce il cosiddetto bonus psicologico, ai sensi del quale le regioni erogano un contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia fruibili presso specialisti privati regolarmente iscritti nell'elenco degli psicoterapeuti nell'ambito dell'albo degli psicologi; successivamente, la legge n. 197 del 2022, ha attribuito carattere permanente alla misura con uno stanziamento di 8 milioni di euro annui a decorrere dal 2024; infine il decreto-legge n. 215 del 2023 ha incrementato il fondo relativo a tale misura di soli 2 milioni di euro per l'anno 2024;
la circolare Inps n. 34/2024 e il messaggio n. 1152/2024, hanno fornito le indicazioni operative per individuare i destinatari del contributo e le modalità di presentazione delle relative domande ai fini della sua erogazione;
per il 2024 i dati mostrano innanzitutto che i fondi stanziati sono esigui: la graduatoria dei beneficiari pubblicata dall'Inps con messaggio dell'11 luglio 2024, indica che sono state presentate ben 400.505 domande, di cui solo una parte potrà essere soddisfatta, escludendo di fatto numerosissimi nuclei familiari, tra cui famiglie con minori o disabili a carico;
ciò che mostra chiaramente, a giudizio degli interroganti, quanto il Governo e l'amministrazione siano del tutto anacronistici; è il meccanismo di funzionamento ed erogazione del bonus che non permette di essere applicato ai casi di servizi di assistenza psicologica erogati da professionisti che operano presso strutture sanitarie autorizzate o attraverso le piattaforme digitali;
l'estensione dell'erogazione delle prestazioni anche tramite tali modalità consentirebbe di ampliare, senza aggravio per le finanze pubbliche, le modalità di erogazione delle sedute, salvaguardando il ruolo attribuito al professionista regolarmente iscritto all'albo, garantendo contestualmente una maggiore scelta al paziente;
il Governo, già interrogato su questo punto con interrogazione a risposta immediata in Assemblea nella seduta n. 349 di mercoledì 18 settembre 2024, a giudizio degli interroganti, non ha colpevolmente fornito alcuna risposta, lasciando inevasa tale richiesta;
inoltre, il 23 luglio 2024 la Camera dei deputati aveva già approvato in merito l'ordine del giorno n. 9/1975/44 a firma Di Lauro che impegnava il Governo a provvedere ad effettuare questa estensione e provvedimento analogo era stato accolto poco prima al Senato –:
se i Ministri interrogati non ritengano di adottare iniziative di carattere normativo per permettere di fruire del bonus psicologico ex articolo 1-quater del decreto-legge n. 228 del 2021 anche attraverso gli specialisti operanti nelle strutture sanitarie autorizzate o tramite le piattaforme digitali che erogano servizi di psicologia on line.
(5-02904)
Interrogazione a risposta scritta:
SPORTIELLO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la legge 22 maggio 1978, n. 194, recante «Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza» prevede, all'articolo 16 che: «Entro il mese di febbraio, a partire dall'anno successivo a quello dell'entrata in vigore della presente legge, il Ministro della sanità presenta al Parlamento una relazione sull'attuazione della legge stessa e sui suoi effetti, anche in riferimento al problema della prevenzione. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di gennaio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministro. Analoga relazione presenta il Ministro di grazia e giustizia per quanto riguarda le questioni di specifica competenza del suo Dicastero»;
l'ultima relazione trasmessa al Parlamento risale al 12 settembre 2023 e contiene i dati relativi all'anno 2021;
la pubblicazione del 2023 dunque fa riferimento ai due anni precedenti, con un ritardo che non consente di avere un quadro aggiornato della situazione relativa all'attuazione della legge n. 194 del 1978; il ritardo nella pubblicazione non consente anche di avere un quadro esaustivo sulla situazione dei consultori la cui progressiva riduzione del numero e dell'operatività sta di fatto sottraendo l'unico e fondamentale presidio che consente alle persone di accedere all'interruzione volontaria della gravidanza;
la riduzione dei consultori limita fortemente anche la possibilità di ricorrere all'interruzione di gravidanza farmacologica e alla contraccezione d'emergenza, riduzione che unita all'altissimo tasso dell'obiezione di coscienza del personale sanitario nel nostro Paese, di fatto, frappone ostacoli rilevanti all'accesso sicuro all'interruzione volontaria della gravidanza;
i numeri dell'obiezione di coscienza comportano, infatti, in alcune regioni e in alcuni territori, un'obiezione di struttura, in aperta violazione dell'articolo 9 della legge n. 194, che invece imporrebbe alle strutture sanitarie comunque di garantire l'esecuzione dell'interruzione volontaria della gravidanza con personale non obiettore;
i dati evidenziano a giudizio dell'interrogante un'insopportabile sperequazione regionale ed anche una difficoltà ulteriore nell'accesso all'interruzione volontaria della gravidanza per le persone con background migratorio;
ritenuto dunque fondamentale avere dati aggiornati e aperti che consentano di rilevare anche i dati all'interno delle singole regioni, dei singoli territori e per strutture sanitarie, distinguendo opportunamente le tipologie di interruzione volontaria della gravidanza effettuate –:
se ritenga di poter presentare al Parlamento, senza alcun ulteriore ritardo, le relazioni prescritte dalla legge n. 194 del 1978 con i dati del 2022 e del 2023;
quali iniziative di competenza intenda assumere per garantire un corretto, completo e uniforme accesso all'interruzione volontaria della gravidanza su tutto il territorio nazionale nonché il libero accesso a tutti i presidi sanitari autorizzati, quali in particolare la contraccezione d'emergenza e l'interruzione volontaria della gravidanza farmacologica, nel pieno rispetto del diritto all'autodeterminazione delle persone e per assicurare un accesso sicuro all'aborto.
(4-03514)
Pubblicazione di un testo ulteriormente riformulato.
Si pubblica il testo riformulato della mozione Polidori n. 1-00204, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 179 del 17 ottobre 2023.
La Camera,
premesso che:
dal 1992 ottobre è il mese della sensibilizzazione sul cancro al seno, il cosiddetto mese rosa, durante il quale vengono promosse azioni per informare e sensibilizzare un sempre maggior numero di donne sull'importanza della prevenzione del cancro al seno e della diagnosi precoce;
dal 1° al 31 ottobre, operatori sanitari, istituzioni, organizzazioni di volontariato e associazioni, in tutto il mondo organizzano eventi e iniziative per sottolineare l'importanza dello screening per la diagnosi precoce dei tumori al seno, così da identificare la malattia nei primi stadi del suo sviluppo e rendere un eventuale trattamento più efficace;
in Italia il cancro al seno rappresenta il 30 per cento dei tumori che colpiscono le donne con circa 60 mila nuovi casi l'anno, ma, grazie alla ricerca sulle terapie e nuove tecnologie diagnostiche, che permettono innovatività e specificità degli interventi terapeutici, e alla possibilità di intervenire in fase iniziale grazie alla maggiore sensibilità acquisita dalle donne in merito all'importanza della prevenzione, la guaribilità raggiunge l'85 per cento dei casi;
il calo della mortalità è attribuibile alla ricerca e a migliori conoscenze della biologia dei tumori al seno che permettono maggiore velocità e precisione delle diagnosi, oltre alla maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce;
ciò nonostante, il cancro al seno è la prima causa di morte nelle diverse età della vita, rappresentando il 28 per cento delle cause di morte oncologica prima dei 50 anni, il 21 per cento tra i 50 e i 69 anni e il 14 per cento dopo i 70 anni. La mortalità, che supera i 12.000 decessi l'anno, si sta riducendo per tutte le classi di età, soprattutto nelle donne con meno di 50 anni;
anche a livello europeo il cancro al seno è attualmente quello più comunemente diagnosticato nelle donne e la principale causa di morte correlata al cancro, con circa 530.000 nuovi casi e 140.000 decessi all'anno. Tuttavia, la situazione varia notevolmente da un Paese europeo all'altro: l'Europa settentrionale e occidentale presenta un tasso molto più elevato rispetto all'Europa meridionale o orientale di incidenza, ma la situazione si capovolge per quanto riguarda la mortalità che è significativamente inferiore nell'Europa settentrionale e occidentale rispetto all'Europa meridionale e orientale;
secondo il Global cancer observatory – agenzia internazionale di ricerca sul cancro dell'organizzazione mondiale della sanità – se non si adottano interventi specifici entro il 2040 il numero di nuovi casi di cancro al seno a livello mondiale aumenterà ogni anno da circa 530.000 a 570.000. Allo stesso modo, seguirà lo stesso trend il numero di decessi annuali per cancro al seno, che da circa 140.000 arriveranno a circa 170.000 entro il 2040;
nello specifico europeo, si prevede che l'incidenza e la mortalità del cancro al seno diminuiranno nelle donne di età inferiore ai 70 anni, ma, se non verranno adottate ulteriori misure specifiche per le donne anziane, l'incidenza e la mortalità del cancro al seno aumenteranno significativamente nelle donne di età superiore ai 70 anni;
le donne sopra i 50 anni d'età, infatti, hanno un maggior rischio di sviluppare un tumore mammario, in quanto l'età è uno dei fattori di rischio non modificabili anche se, oggi, le diagnosi di cancro al seno riguardano donne sempre più giovani, il che comporta la necessità di sensibilizzare le ragazze a eseguire controlli non invasivi, quali l'ecografia mammaria, per individuare, già a partire dai 25 anni, eventuali anomalie – nelle donne anziane il tumore al seno viene diagnosticato in una fase successiva in cui la malattia ha raggiunto stadi già più difficili da curare;
nelle donne più anziane i tumori possono essere di maggiori dimensioni al momento della diagnosi, coinvolgere i linfonodi ascellari e comportare maggiore rischio di mortalità, soprattutto in caso di mancata adesione agli screening ovvero di sintomi trascurati e non intercettati;
forme di tumore invasivo (ad esempio triplo negativo), che tradizionalmente vengono associate alle pazienti giovani, sono in realtà di frequente diagnosi anche tra le pazienti anziane;
a ciò si aggiunge la convinzione che il cancro al seno nelle donne anziane non sia pericoloso, mentre, in realtà, questo tende a progredire più facilmente ed è quindi necessario diagnosticarlo nella fase iniziale. Inoltre, alcune pazienti anziane ricevono un trattamento subottimale, dovuto alle condizioni generali, alle comorbidità o, a volte, erroneamente, in ragione dell'età anagrafica o nella convinzione di una presunta minor tolleranza alla terapia;
nelle donne con meno di 40 anni secondo l'American cancer society il tasso di carcinoma mammario è aumentato del 3 per cento ogni anno dal 2000 al 2019;
le giovani donne colpite da tumore al seno hanno, inoltre, maggiori probabilità di ammalarsi di forme tumorali aggressive e in fase avanzata, un maggiore rischio di recidiva e tutto ciò si accompagna, spesso, con un disagio emotivo maggiore rispetto alle più anziane, con forti ripercussioni su lavoro e famiglia e possibili influenze sulla fertilità derivante da alcune terapie;
la prevenzione primaria si propone la riduzione dell'incidenza dei tumori intervenendo sulla conoscenza e rimozione delle cause determinanti: in materia la ricerca sta cercando di individuare modalità per l'identificazione di gruppi di donne a più alto rischio e con più probabilità di sviluppare il tumore;
gli sforzi della ricerca dovrebbero essere canalizzati e concentrati sull'individuazione dei fattori di rischio e sulla prevenzione primaria, in quanto alcuni fattori di rischio possono essere rimossi, riducendo così in misura considerevole il rischio di sviluppare un tumore mammario;
per quanto riguarda i fattori di rischio, infatti, alcuni non sono modificabili, ma su alcuni è possibile intervenire riducendo in misura considerevole il rischio di sviluppare un tumore mammario: ci sono fattori di rischio ereditari e familiari, alcuni sono di natura ormonale e sono legati al ciclo mestruale (menarca precoce e menopausa tardiva), ma altri fattori, è ormai noto, sono legati allo stile di vita: incidono sul rischio di tumore l'obesità, l'abuso di alcol, l'inattività fisica, un ridotto consumo di frutta e verdura e, in misura minore, il fumo. Accanto a questi fattori si pongono l'impatto di sostanze inquinanti, dei pesticidi e di cattive abitudini alimentari;
la prevenzione secondaria si propone la riduzione della mortalità e l'aumento della sopravvivenza attraverso la diagnosi precoce, in quanto intervenire nella fase iniziale dello sviluppo del tumore permette di intervenire chirurgicamente con terapie meno invasive e aggressive, oltre a rendere maggiori le possibilità di guarigione: l'atto chirurgico assume un'importanza fondamentale e costituisce l'atto terapeutico determinante, cui si affiancano terapie mediche sistemiche finalizzate ad aumentare le chance di sopravvivenza e guarigione e una migliore qualità della vita della donna;
i costi socioeconomici del tumore rischiano di esplodere se non si potenzia la prevenzione e non si riorganizza la spesa investendo sul bisogno di prevenzione e diagnosi precoce non ancora soddisfatti. Quello del cancro al seno è un problema che rischia di incidere fortemente sulla sanità pubblica, considerato che l'aspettativa di vita aumenterà nei prossimi decenni, è quindi fondamentale prevedere misure specifiche: la prevenzione dei tumori della mammella deve diventare prioritaria nell'agenda politica sanitaria per contenere sia l'insorgere della malattia che ridurre il tasso di mortalità e deve essere incentivata sia come prevenzione primaria che secondaria;
assumono rilevanza, in tal senso, anche le campagne di sensibilizzazione per modificare abitudini di vita errate e iniziative per promuovere una corretta educazione alimentare che possono avere ricadute positive per la prevenzione dei tumori e per la salute in generale, con risultati di portata superiore a quelli ipotizzabili esclusivamente con interventi medicalizzati, costosi e con conseguenze a lunga distanza ancora non ben valutabili;
intervenire sugli stili di vita, però, non basta ed è fondamentale sostenere e promuovere gli screening di senologia diagnostica: la mammografia può essere usata per lo screening. In Italia è raccomandata e offerta gratuitamente alle donne nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni con frequenza biennale. Per quanto già evidenziato precedentemente, alcune regioni, su indicazione del Ministero della salute, stanno estendendo lo screening alle donne tra i 45 e 49 anni con intervallo annuale e alle donne tra i 70 e 74 anni con intervallo biennale;
si aggiunge, a tutto quanto già espresso, l'importanza dell'assistenza e del sostegno alle donne nel corso della malattia, nel periodo del follow up e dopo: la qualità della vita della donna operata al seno è un fine che bisogna perseguire sottolineando il valore della femminilità che si persegue, mediante l'utilizzo di protesi oggi anche meno invasive in quanto predisposte con materiali meno nocivi per la salute della donna;
l'11 ottobre 2022, il gruppo Women@Pace, costituito dal Segretario generale dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nel 2022 in occasione della Giornata internazionale della donna, nell'ambito della campagna di sensibilizzazione sul cancro al seno, ha organizzato un dibattito in merito agli ostacoli nell'individuazione e nel trattamento del cancro al seno. Nello specifico, li incontro ha sviluppato il tema delle numerose ricerche che si stanno conducendo volte a individuare la correlazione tra l'ambiente e lo sviluppo del cancro al seno;
il dibattito ha preso il via dalla premessa che la nozione di ambiente non è univoca e presenta aspetti di complessità; comprende diversi fattori di rischio, come stili di vita e comportamenti (attività fisica, sedentarietà, sovrappeso), influenze culturali e sociali (abuso di alcol, fumo, cure ormonali), vita riproduttiva (età della prima gravidanza, numero di figli, allattamento, gravidanze tardive), senza dimenticare gli agenti chimici come pesticidi, inquinanti industriali e metalli;
nel corso delle iniziative di sensibilizzazione adottate nel corso del cosiddetto «mese rosa» verrà, tra l'altro, distribuito materiale informativo e illustrativo finalizzato, da una parte, a ridurre i fattori di rischio e, dall'altra, a fornire adeguata conoscenza affinché ogni donna possa acquisire quel minimo di conoscenze adeguate a effettuare in autonomia una corretta autopalpazione con l'autoesame mensile, che costituisce una pratica fondamentale per conoscere meglio il proprio corpo e riconoscere il carcinoma della mammella nella sua fase iniziale, seguito da controlli clinico-diagnostico-strumentali di fondamentale importanza (ecografia-mammografia-risonanza magnetica), indispensabili, visto che, la possibilità di guarigione per tumori al seno che misurano meno di un centimetro è di oltre il 90 per cento,
impegna il Governo:
1) a valutare l'opportunità di assicurare l'uniformità territoriale dello screening, a partire dai 40 anni e sino ai 75 anni di età, con cadenza annuale;
2) ad adottare iniziative volte a prevedere la dotazione, presso tutte le strutture ospedaliere, di strumentazione di ultima generazione come quella digitale, al fine di poter sviluppare una migliore capacità diagnostica in grado di individuare con sufficiente anticipo anche piccolissime anomalie, così da intervenire con diagnosi precoci e, ove possibile, evitare ulteriori esami che esporrebbero le pazienti a quantità di radiazioni nocive proprie di macchinari più antiquati e analogici;
3) a incentivare la diffusione e l'accesso ai test diagnostici molecolari e ai correlati percorsi di consulenza genetica multidisciplinare pre-test e post-test, al fine di attuare le migliori strategie di prevenzione, in accordo con il paziente, ovvero di permettere l'accesso a terapie target personalizzate, utilizzando in modo appropriato le risorse del Servizio sanitario nazionale e distribuendole omogeneamente sul territorio nazionale;
4) a implementare campagne mirate a migliorare l'adesione ai programmi di screening mammario già esistenti, al fine di ridurre le differenze regionali e a migliorare l'aderenza alle terapie adiuvanti per ridurre i rischi di recidiva e/o metastasi e, di conseguenza, il tasso di mortalità per questo tipo di tumore;
5) a promuovere, nell'ambito dell'autonomia scolastica, misure di sensibilizzazione nelle scuole volte ad adottare stili di vita salutari e a valorizzare l'importanza della prevenzione;
6) a implementare iniziative di competenza per garantire l'accesso alle migliori tecniche di ricostruzione mammaria immediata e del complesso areola-capezzolo, nonché agli interventi di adeguamento sulla mammella sana controlaterale, in modo da offrire alla paziente un trattamento chirurgico personalizzato e mirato, riducendo i traumi dell'intervento.
(1-00204) (Ulteriore nuova formulazione) «Polidori, Vietri, Loizzo, Semenzato, Benigni, Ciancitto, Panizzut, Cappellacci, Ciocchetti, Cattoi, Patriarca, Colombo, Lazzarini, Barelli, Colosimo, Matone, Bagnasco, Lancellotta, Giaccone, Deborah Bergamini, Maccari, Dalla Chiesa, Mura, De Palma, Morgante, Gatta, Rosso, Mangialavori, Schifone, Marrocco, Pittalis, Rossello, Paolo Emilio Russo, Saccani Jotti, Tassinari, Tosi, Battilocchio, Tenerini, Nevi, Mulè».
Ritiro di un documento di indirizzo.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: risoluzione in Commissione Ciocchetti n. 7-00257 del 27 settembre 2024.
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interrogazione a risposta scritta Benzoni n. 4-02601 del 3 aprile 2024;
interrogazione a risposta in Commissione Urzì n. 5-02788 del 12 settembre 2024;
interrogazione a risposta scritta Filini n. 4-03467 del 23 settembre 2024;
interrogazione a risposta scritta Pastorino n. 4-03483 del 25 settembre 2024.
Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:
interrogazione a risposta in Commissione Pavanelli e Fede n. 5-01555 del 30 ottobre 2023 in interrogazione a risposta orale n. 3-01452;
interrogazione a risposta in Commissione Soumahoro n. 5-02481 del 13 giugno 2024 in interrogazione a risposta orale n. 3-01453;
interrogazione a risposta in Commissione Vaccari e altri n. 5-02483 del 13 giugno 2024 in interrogazione a risposta orale n. 3-01454;
interrogazione a risposta scritta Ascari n. 4-03005 del 19 giugno 2024 in interrogazione a risposta orale n. 3-01455;
interrogazione a risposta scritta Baldelli n. 4-03119 del 10 luglio 2024 in interrogazione a risposta orale n. 3-01451;
interpellanza Donno n. 2-00422 del 26 luglio 2024 in interrogazione a risposta scritta n. 4-03502.