XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozioni:
La Camera,
premesso che:
la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex Ministro della difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l'umanità, commessi nell'ambito di un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile di Gaza tra l'8 ottobre 2023, il giorno successivo all'attacco terroristico di Hamas nel sud di Israele, e fino ad «almeno» il 20 maggio 2024, giorno nel quale la Procura della Corte penale internazionale ha depositato le richieste di arresto. Un terzo mandato riguarda Mohammed Deif, comandante militare di Hamas, che Israele dichiara, però, di aver ucciso a luglio 2024, mentre si è estinto il procedimento contro gli altri capi di Hamas deceduti;
il procedimento anche nei confronti di esponenti del Governo israeliano è fondato sul ricorso presentato dal Sudafrica, il 26 gennaio 2024, alla Corte internazionale di giustizia per il mancato rispetto della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948; la Corte non si è ancora espressa sul ricorso, limitandosi ad emettere un provvedimento d'urgenza sulla base di sufficienti indizi per approfondire l'istruttoria sul crimine di genocidio;
il provvedimento nei confronti di Netanyahu e Gallant riguarda, quindi, al momento la responsabilità per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per aver affamato la popolazione civile palestinese come metodo di guerra, di aver causato intenzionalmente «grandi sofferenze, gravi lesioni al corpo o alla salute o trattamenti crudeli», di «dirigere intenzionalmente attacchi contro una popolazione civile». Secondo la Corte, il Primo Ministro e l'ex Ministro della difesa di Israele avevano a disposizione misure per prevenire o evitare che venissero commessi crimini, ma non lo hanno fatto;
la decisione della Corte penale internazionale è stata oggetto da parte di alcuni Stati di critiche e giudizi sprezzanti, accusando la stessa perfino di antisemitismo;
appare, quindi, necessario richiamare la storia di questa istituzione internazionale;
il 17 luglio 1998 la Conferenza diplomatica che riuniva i rappresentanti di 160 Stati ha approvato lo Statuto di Roma, che poneva le basi per istituire la Corte penale internazionale;
la Corte penale internazionale è la prima istituzione giudiziaria penale permanente di carattere universale istituita per perseguire gli autori dei crimini più gravi, «motivo di allarme per l'intera comunità internazionale», come recita l'articolo 5 dello Statuto di Roma;
entrato in vigore il 1° luglio 2002, al raggiungimento delle ratifiche necessarie – l'Italia ha provveduto all'autorizzazione alla ratifica e all'ordine di esecuzione con la legge 12 luglio 1999, n. 232, sottolineando con questo tempestivo recepimento la straordinaria importanza e funzione attribuita dal nostro Paese all'istituzione di questo organo giurisdizionale internazionale – lo Statuto della Corte si presenta oggi come la base giuridica più compiuta che definisce i crimini di genocidio (articolo 6), i crimini contro l'umanità (articolo 7), i crimini guerra (articolo 8) e, dopo la Conferenza di Kampala del 2010, anche l'aggressione (articolo 8-bis), ovvero l'attacco illegittimo contro la sovranità degli Stati, in violazione dei princìpi della Carta delle Nazioni Unite;
la Corte penale internazionale è un tribunale di ultima istanza che supplisce le giurisdizioni nazionali qualora queste omettano di perseguire i crimini previsti dallo Statuto di Roma. Agli Stati, o meglio agli organi a cui è attribuita questa funzione dal diritto nazionale, spetta la responsabilità primaria di indagare e perseguire gli autori dei crimini internazionali più gravi;
gli Stati, qualora intervengano decisioni della Corte penale internazionale, hanno l'obbligo di cooperare con la Corte conformemente allo Statuto di Roma;
dalla sua creazione, la Corte penale internazionale ha compiuto un lungo cammino, dalle prime denunce ricevute nel 2004, alla prima sentenza nel 2009 e alla prima decisione sui risarcimenti per le vittime nel 2012;
le decisioni della Corte penale internazionale si sono sempre ispirate a princìpi e criteri di assoluta terzietà e indipendenza;
la Corte penale internazionale è lo stesso tribunale che nel 2023 ha emesso mandati di arresto contro il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin e Lvova-Belova, Commissario per i diritti dei bambini della Federazione russa, per crimini di guerra con riferimento alla deportazione e trasferimento illegale di popolazione (bambini) dalle aree occupate dell'Ucraina alla Federazione russa. È stata la prima volta che un mandato era diretto contro il leader di un Paese membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'Onu;
alla decisione della Corte penale internazionale sono seguite, ovviamente, molte reazioni; gli Stati Uniti – che non hanno ratificato lo Statuto di Roma e, quindi, non riconoscono la Corte penale internazionale, come non riconoscono la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia dell'Aia – hanno respinto «categoricamente» la decisione, dicendosi «profondamente preoccupati» e non riconoscendo la giurisdizione della Corte penale internazionale «su questa questione»;
l'Unione europea, per voce dell'Alto rappresentante per la politica estera uscente, Josep Borrell, ha affermato: «non è una decisione politica, ma la decisione di un tribunale che deve essere rispettata e attuata», sottolineando che «la tragedia a Gaza deve finire». Il Premier dell'Ungheria, Viktor Orban, Presidente di turno del Consiglio dell'Unione europea, ha annunciato che inviterà il suo omologo israeliano Benyamin Netanyahu per protestare contro il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale;
in Italia il Governo ha assunto una posizione incerta, caratterizzata da ambiguità e retorica. Il giorno in cui si è appresa la decisione della Corte, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, ha dichiarato: «Noi sosteniamo la Corte penale internazionale, ricordando sempre che la Corte deve svolgere un ruolo giuridico e non politico. Valuteremo insieme ai nostri alleati cosa fare e come interpretare questa decisione e come comportarci insieme su questa vicenda.». Il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, ha dichiarato: «Approfondirò in questi giorni le motivazioni che hanno portato alla sentenza della Corte penale internazionale. Motivazioni che dovrebbero essere sempre oggettive e non di natura politica. Un punto resta fermo per questo Governo: non ci può essere un'equivalenza tra le responsabilità dello Stato di Israele e l'organizzazione terroristica Hamas». Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Salvini, ha adottato una posizione apertamente favorevole a Netanyahu, affermando che sarebbe «benvenuto in Italia» e insinuando che il mandato della Corte penale internazionale sia stato influenzato da Paesi islamici;
il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, il 27 novembre 2024. nel rispondere nella seduta dell'Assemblea della Camera dei deputati alle interrogazioni a risposta immediata, presentate sulla vicenda dalle opposizioni, ha ribadito una posizione ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo incerta ed ambigua, affermando «di riconoscere l'importanza della Corte penale internazionale come istituzione indipendente» e di «prendere atto della sua decisione di emettere un mandato di arresto nei confronti del Premier israeliano Netanyahu e dell'ex Ministro della difesa Gallant», ma anche dicendosi convinto che la Corte penale internazionale «debba svolgere un ruolo giuridico e non politico»;
il Ministro Tajani, inoltre, ha affermato «Siamo amici di Israele, l'unica democrazia in Medio Oriente, e riconosciamo il suo diritto ad esistere, anche se non condividiamo tutte le sue scelte, ma rigettiamo fermamente ogni tentativo di equiparazione tra il leader di un Paese democratico e un'organizzazione terroristica, come è stato ribadito a chiare lettere nel documento finale del G7 di Fiuggi che si è concluso ieri. Assimilare queste due figure è inaccettabile e rischia di compromettere ogni sforzo per il raggiungimento della pace. Per costruirla non bastano misure unilaterali, non risolviamo il problema del conflitto in Medio Oriente con mandati di arresto»;
le dichiarazioni in sede parlamentare del Ministro Tajani, così come quelle pronunciate dal Presidente Meloni e dal Ministro Salvini, a fronte dell'apparente riconoscimento della Corte penale internazionale e delle sue decisioni, di fatto delegittimano la stessa attribuendogli intenti politici e accusandola di equiparare lo Stato di Israele ad Hamas e di compromettere la cessazione del conflitto;
la contestazione al Premier israeliano Netanyahu e all'ex Ministro della difesa Gallant da parte della Corte penale internazionale di crimini di guerra e crimini contro l'umanità non può e non deve considerarsi un atto motivato da intenti politici, quando nello stesso comunicato finale del G7 dei Ministri degli esteri tenutosi a Fiuggi il 25 e 26 novembre 2024 può leggersi che: «Nell'esercizio del proprio diritto di difesa, Israele è tenuto a rispettare pienamente gli obblighi derivanti dal diritto internazionale in tutte le circostanze, compreso il diritto internazionale umanitario», evidenziando, quindi, la violazione da parte di Israele di tale diritto;
l'attacco terroristico e la strage nel sud di Israele del 7 ottobre 2024 compiuta da Hamas, per cui la stessa Corte penale internazionale ha disposto mandati di cattura, non può costituire alcuna giustificazione ad una reazione senza alcun limite del Governo israeliano, la quale ha provocato nella Striscia di Gaza, in una macabra contabilità che cresce di giorno in giorno, oltre 40.000 morti di cui il 70 per cento donne e bambini, oltre ad imporre oramai quasi il totale blocco degli aiuti, nonostante i pressoché unanimi appelli internazionali, compreso quello dell'Amministrazione americana, provocando una catastrofe umanitaria; l'ex Ministro della difesa di Israele nel Governo Netanyahu dal 2013 al 2016, Moshe Yaalon, ha dichiarato che le forze di difesa israeliane (Idf) stanno a Gaza «commettendo crimini di guerra e pulizia etnica»;
la ferma condanna e il riconoscimento senza ambiguità dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità commessi dal Governo israeliano non costituiscono l'ostacolo alla cessazione del conflitto, al contrario è la loro assenza che allontana un cessate il fuoco e l'apertura di un processo di pace;
la tregua raggiunta nel conflitto in Libano si fonda su basi fragili senza il raggiungimento anche del cessate il fuoco a Gaza e non può essere considerata alla stregua di uno scambio con la possibilità della prosecuzione delle operazioni militari del Governo israeliano nella stessa Gaza e in altri territori palestinesi;
sempre nel comunicato finale del G7 dei Ministri degli esteri tenutosi a Fiuggi il 25 e 26 novembre 2024 veniva riaffermato «il nostro incrollabile impegno, attraverso un rinnovato impegno nel processo di pace in Medio Oriente, a favore di una soluzione a due Stati che vede due Paesi democratici, Israele e Palestina, vivere fianco a fianco in pace all'interno di confini sicuri e riconosciuti, in linea con il diritto internazionale e le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite»;
è necessario in coerenza con questo impegno definito dagli stessi Ministri degli esteri del G7, compreso il Ministro Tajani, «incrollabile» che il Governo italiano promuova con urgenza il riconoscimento dello Stato di Palestina,
impegna il Governo:
1) ad adempiere agli obblighi di cooperazione e assistenza giudiziaria con la Corte penale internazionale derivanti dall'emissione dei mandati di arresto da parte della Corte penale internazionale nei confronti del Premier israeliano Benjamin Netanyahu, dell'ex Ministro della difesa Yoav Gallant e del comandante militare di Hamas Mohammed Deif, qualora non deceduto;
2) a sostenere ogni iniziativa delle Nazioni Unite volta a ottenere un immediato cessate il fuoco a Gaza e la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani;
3) ad esigere la tutela dell'incolumità della popolazione civile di Gaza e che alla stessa sia garantita la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia di Gaza;
4) ad assumere iniziative di competenza volte a prevedere sanzioni nei confronti del Governo israeliano e cessare immediatamente ogni fornitura militare allo stesso anche se autorizzata prima del 7 ottobre 2023;
5) ad adoperarsi affinché, anche alla luce dei mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale, il Consiglio dell'Unione europea sospenda l'Accordo di associazione con Israele;
6) ad adottare urgenti iniziative di competenza volte a riconoscere lo Stato di Palestina con i confini del 4 giugno 1967 con capitale Gerusalemme est.
(1-00370) «Fratoianni, Bonelli, Zanella, Borrelli, Dori, Ghirra, Grimaldi, Mari, Piccolotti, Zaratti».
La Camera,
premesso che:
secondo i dati Istat, la produzione industriale italiana è in calo da sei trimestri consecutivi, esattamente da aprile 2023 a settembre 2024;
a settembre 2024 la produzione industriale è calata di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente, mentre nel III trimestre 2024 si è registrato un calo di 0,6 punti percentuali rispetto ai tre mesi precedenti e, infine, per quanto riguarda i dati più di lungo periodo, da gennaio 2023 a settembre 2024 l'indice della produzione industriale è diminuito di 5,6 punti percentuali;
la situazione di crisi è stata evidenziata anche dal Codacons, il cui presidente ha sottolineato quanto sia allarmante la situazione se si analizza l'andamento dei beni di consumo, per i quali si registrano pesanti cali congiunturali e tendenziali, che risentono in modo evidente dello stallo dei consumi da parte delle famiglie, con la spesa degli italiani che non riparte ed effetti negativi diretti su commercio e industria e sui conti nazionali;
il settore dell'automotive attraversa una crisi ormai strutturale, nonché particolarmente significativa ed allarmante: nel 1992 l'Italia era tra i primi Paesi al mondo per autovetture prodotte, mentre, secondo i dati Anfia, nel 2022 sono state prodotte solo 473 mila auto, circa 270 mila in meno rispetto al 2019;
il settore delle auto sta attraversando un periodo difficile in tutta l'Unione europea: se nel 2008 in Europa si vendeva un terzo delle auto prodotte nel mondo, oggi sono appena un quinto, e questa fetta di mercato è stata in gran parte conquistata dalla Cina, che è passata da una quota mondiale pari al 4 per cento nel 2008 al 32 per cento nel 2023;
in Italia la crisi del settore automotive è strettamente legata alla crisi di Fca-Stellantis, che, dopo aver raggiunto il picco di produzione nel 2017, pari a circa 1 milione di veicoli, ha visto progressivamente diminuire la produzione, un trend ancora in atto che porterà nel 2024 a produrre circa 500 mila veicoli, una cifra ben lontana dalle promesse del gruppo, il quale aveva annunciato come obiettivo la produzione di un milione di veicoli;
per fronteggiare la crisi di questo settore, che riveste un ruolo cruciale per l'industria del Paese, il Governo Draghi aveva istituito, con decreto-legge n. 17 del 2022, un fondo automotive con una dotazione di 700 milioni di euro per l'anno 2022 e 1 miliardo di euro annui dal 2023 al 2030. Tali risorse sarebbero dovute essere destinate a favorire la transizione verde, la ricerca e gli investimenti nella filiera del settore automotive finalizzati all'insediamento, alla riconversione e alla riqualificazione verso forme produttive innovative e sostenibili, in linea con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni nocive per l'ambiente e di sviluppo digitale;
il disegno di legge di bilancio presentato dal Governo Meloni e attualmente all'esame del Parlamento prevede il taglio di circa l'80 per cento del fondo automotive, con un residuo pari ad appena 200 milioni di euro annui dal 2025 al 2030;
questa dotazione è assolutamente insufficiente per un fondo che ha come obiettivo quello di sostenere un settore in crisi strutturale come l'automotive italiano;
nel 2022 le emissioni dell'economia italiana sono rimaste pressoché invariate rispetto all'anno precedente (+0,1 per cento), riflettendo andamenti divergenti, con una diminuzione delle emissioni generate dalle famiglie (-1,3 per cento) e un aumento di quelle provenienti dalle attività produttive (+0,7 per cento) (Rapporto SDGs 2024, Istat);
il settore della produzione Industriale (Ippu) rappresenta annualmente una quota del 7 per cento circa, in media, del totale delle emissioni nazionali di gas serra;
la quota di emissioni derivate dal settore Ippu oscilla tra il 5,7 e il 7,9 per cento, rispetto al totale delle emissioni nazionali nel corso del periodo 1990-2022, ed è in tendenziale diminuzione (Rapporto Ispra 2022);
durante la scorsa legislatura, la Commissione europea ha approvato il pacchetto cosiddetto «Fitfor 55», parte integrante del Green deal europeo: un pacchetto di misure legislative con l'obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas serra dell'Unione europea del 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990;
secondo Eurostat, negli ultimi 32 anni i Paesi dell'Unione europea hanno registrato una riduzione media annua delle emissioni pari all'1,1 per cento. Tuttavia, per raggiungere l'obiettivo del Fit far 55, sarà necessario accelerare il ritmo di riduzione a una media del 5,4 per cento annuo nei prossimi anni;
la forte dipendenza dalle importazioni di energia e la limitata diversificazione del mix energetico nazionale, con una scarsa disponibilità di fonti a bassa emissione stabile e programmabile, amplificano la vulnerabilità del settore industriale italiano ai picchi di prezzo e alle crisi geopolitiche;
secondo Confindustria, tra gennaio e ottobre 2024, il prezzo medio dell'elettricità in Italia è stato di 103,7 euro per MWh, contro i 61,4 della media europea, registrando un differenziale di circa il 70 per cento;
il Piano «Transizione 5.0» approvato nel 2024 dal Governo nell'ottica di incentivare gli investimenti che prevedono una riduzione del consumo energetici non sta funzionando: la fruizione dei benefici non è automatica, essendo subordinata a complesse procedure amministrative, tra cui l'attesa di comunicazioni ufficiali e certificazioni sia ex ante che ex post, con un conseguente aumento delle tempistiche e degli oneri a carico delle imprese;
inoltre, il credito d'imposta è cumulabile solo in alcuni casi, con esclusione di misure strategiche come il Piano «Transizione 4.0» e gli incentivi per investimenti nella Zes unica, limitando l'efficacia degli interventi;
sono previste, infine, soglie minime di risparmio energetico che escludono dalla misura investimenti potenzialmente utili e molti settori strategici, tra cui quelli legati all'economia circolare e alle industrie ad alta intensità energetica;
il 9 settembre 2024 il Presidente Mario Draghi ha presentato il Rapporto sul futuro della competitività europea: un documento dettagliato di analisi del contesto europeo e di proposte puntuali per rilanciare la competitività economica dell'Unione;
il rapporto evidenzia come la produttività europea sia rallentata negli ultimi 20 anni, portando il divario del prodotto interno lordo a parità di potere d'acquisto tra Unione europea e Stati Uniti dal +4 per cento del 2002 al -12 per cento del 2023;
la crisi produttiva è stata messa ulteriormente a dura prova negli ultimi anni a causa della maggiore concorrenza che le imprese europee hanno dovuto affrontare in seguito alla crescita del commercio mondiale, della perdita della Russia come principale fornitore di energia a basso costo e della messa in discussione, da parte degli Usa, dell'ombrello di sicurezza che aveva protetto fino ad oggi l'Unione europea e che le aveva permesso di destinare ad altre priorità il budget per la difesa;
la strada da percorrere per rilanciare la competitività dei Paesi dell'Unione europea è rafforzare la sicurezza e aumentare la produttività, che rappresenta la vera sfida esistenziale dell'Unione;
il rapporto contiene 170 proposte puntuali da realizzare entro il 2030, suddivise in 10 ambiti di politiche settoriali – tra cui si segnalano, in particolare, gli interventi per ridurre il costo dell'energia, aumentare l'indipendenza nel campo delle materie prime critiche e rilanciare il settore automotive – e 5 ambiti di politiche orizzontali – tra cui si segnalano, in particolare, la riforma della governance europea e il sostegno agli investimenti;
le sfide evidenziate sono cruciali in particolare per l'Italia, nella definizione di strategie comuni europee basate su debito comune e investimenti comuni, dal settore della difesa, ad un piano di rilancio industriale, dallo sviluppo della tecnologia nucleare per abbattere le emissioni dell'Unione europea alla riqualificazione delle competenze, fino ad arrivare alle riforme strutturali come l'abolizione del criterio dell'unanimità per le scelte adottate dal Consiglio, generalizzando i voti a maggioranza qualificata, per impedire il blocco del processo decisionale in seguito al veto di un solo Paese;
il costo di questo piano è quantificato in circa 750-800 miliardi di euro annui dal 2025 al 2030, portando la spesa per investimenti dell'Unione europea dal 22 per cento del prodotto interno lordo a circa il 27 per cento, un aumento di quasi 5 punti percentuali che si propone di finanziare con l'emissione di debito comune sul modello del NextGenerationEU;
la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha espresso la volontà di seguire le raccomandazioni contenute nel rapporto, sia negli orientamenti politici per la Commissione europea 2024-2029, sia nelle lettere di incarico inviate a tutti i candidati alla carica di commissario europeo, tra cui Raffaele Fitto, ex Ministro del Governo in carica;
la recente elezione di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti rappresenta un elemento di forte incertezza per l'Italia e l'Unione europea, in considerazione delle sue dichiarazioni e delle politiche già annunciate, volte a introdurre nuovi dazi sulle importazioni di prodotti europei;
tale orientamento rischia di compromettere gravemente la competitività delle imprese italiane, in particolare nei settori manifatturiero, tecnologico e agroalimentare, che dipendono in misura significativa dalle esportazioni verso il mercato statunitense,
impegna il Governo:
1) a definire un piano strategico nazionale di rilancio del settore industriale in coerenza con il Rapporto Draghi, anche al fine di assicurare l'appoggio dell'Italia alle iniziative delle istituzioni dell'Unione europea per dare attuazione alle proposte contenute nel Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea;
2) a sostenere la necessità di definire strategie di debito comune europeo e di modifica della normativa per attrarre investimenti privati per l'attuazione delle azioni previste dal piano Draghi;
3) a sostenere le riforme o gli accordi necessari per realizzare gli impegni comuni in materia di energia, trasporti, tecnologie digitali e innovazione e difesa, che il Rapporto identifica come condizioni indispensabili per la salvaguardia della libertà, del benessere e della sicurezza europea;
4) ad operare, per quanto di competenza, perché la governance economica e i processi decisionali dell'Unione siano migliorati e adeguati all'esigenza di garantire un quadro istituzionale coerente con gli obiettivi del Rapporto, a partire dal rafforzamento del meccanismo di voto a maggioranza;
5) a riavviare, coerentemente con le indicazioni del Rapporto, il programma nucleare italiano per autorizzare la costruzione di impianti con le tecnologie oggi disponibili – il cosiddetto nucleare di terza generazione avanzata – di cui è garantita l'affidabilità sul piano della sicurezza e la capacità di soddisfare, da un lato, il fabbisogno energetico nazionale e, dall'altro, di ridurre nettamente le emissioni climalteranti;
6) ad adottare iniziative normative volte a ripristinare la dotazione del fondo automotive, portandola al miliardo di euro annuo dal 2025 al 2030, così come inizialmente previsto dal Governo Draghi;
7) a proporre, di concerto con le istituzioni europee, un calendario di riduzione delle emissioni che tenga conto delle specificità economiche e produttive dei settori industriali nazionali, evitando penalizzazioni ingiustificate per le imprese italiane rispetto ai competitor europei e internazionali;
8) a migliorare la sicurezza energetica e la competitività del Paese, favorendo la diversificazione del mix energetico, con particolare attenzione all'introduzione di tecnologie stabili e programmabili, inclusa l'adozione del nucleare di nuova generazione, per garantire una fornitura energetica sostenibile, affidabile e a costi contenuti;
9) ad adottare iniziative normative volte a rivedere il Piano «Transizione 5.0», prevedendo l'introduzione dei principi operativi e degli strumenti automatici del Piano «Industria 4.0», al fine di renderlo più efficace e accessibile per le imprese, prevedendo, in particolar modo, l'introduzione di meccanismi di accesso diretto e automatizzato agli incentivi, la possibilità di cumulo con altre misure di sostegno, salvo casi di sovracompensazione, l'eliminazione delle soglie minime rigide per il risparmio energetico e la semplificazione delle procedure attuative, anche riducendo il ricorso a decreti attuativi;
10) a promuovere, per quanto di competenza, una leale collaborazione tra le istituzioni europee e la nuova Amministrazione statunitense, favorendo un dialogo costruttivo che evidenzi l'interdipendenza economica tra le due aree ed eviti i rischi di danni reciproci derivanti da politiche protezionistiche.
(1-00371) «Richetti, Bonetti, Benzoni, D'Alessio, Grippo, Sottanelli, Onori, Pastorella, Rosato, Ruffino».
La Camera,
premesso che:
il 9 settembre 2024, Mario Draghi ha presentato, in una conferenza stampa congiunta con la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il rapporto strategico intitolato «Il futuro della competitività europea» («The future of European competitiveness»): tale rapporto – commissionatogli all'incirca un anno prima – contiene un'analisi approfondita delle sfide economiche e geopolitiche che l'Europa è chiamata ad affrontare in un contesto globale, sempre più frammentato e in rapido mutamento; in questo scenario, l'Europa si trova in una posizione particolarmente vulnerabile rispetto ad altre grandi economie come Stati Uniti e Cina;
il rapporto – che è stato presentato da Draghi al Parlamento europeo il 17 settembre 2024 – è articolato in due parti: la prima parte, «Parte A», suddivisa in una prefazione e sei capitoli, espone la strategia di competitività per l'Europa nel suo complesso; la seconda, «Parte B», suddivisa in due sezioni, dedicate, rispettivamente, a determinate politiche settoriali (dieci capitoli) e orizzontali (cinque capitoli) dell'Unione europea, contiene un'analisi approfondita di ciascuna di esse, indicando gli obiettivi da raggiungere e proponendo le iniziative da adottare;
il tema della competitività era stato già affrontato nel corso del Consiglio europeo dell'ottobre 2024, riunione in cui i leader dei Paesi membri, a seguito delle conclusioni dell'aprile 2024 e in linea con l'Agenda strategica 2024-2029, hanno chiesto maggiori sforzi per rafforzare la competitività dell'Unione, potenziare la resilienza economica di quest'ultima, assicurarne il rinnovamento industriale e realizzare appieno il potenziale del mercato unico, garantendo condizioni di parità a livello sia interno che mondiale;
la Presidente von der Leyen ha quindi confermato, negli orientamenti politici per la Commissione europea 2024-2029, la volontà di seguire le raccomandazioni del rapporto Draghi nel prossimo mandato della Commissione, di nuova nomina. Anche le lettere di incarico indirizzate da von der Leyen a ciascun candidato alla carica di Commissario recano l'invito ad attingere, per le parti di competenza, alla visione ed alle proposte della relazione Draghi sul futuro della competitività europea;
alla base della nuova strategia industriale dell'Unione europea, delineata nel documento di Draghi e che confluirà nelle linee guida per il mandato della Commissione Ue dei prossimi cinque anni, viene posto l'accento, in particolare, sull'esigenza di rafforzare l'industria della difesa, così come nel rapporto è contenuto l'auspicio che sempre maggiori fondi europei vengano destinati allo sviluppo di questo settore per allentare la dipendenza da fornitori stranieri, Stati Uniti inclusi; la difesa viene vista come uno dei settori strategici per il futuro dell'Europa, così come quelli dell'energia e dei semiconduttori; sulla necessità di maggiori sforzi nel campo della difesa il rapporto ricalca peraltro quanto già scritto precedentemente da Enrico Letta nel suo documento sul futuro del mercato unico dell'Unione europea, presentato in occasione del Consiglio europeo straordinario del 17-18 aprile 2024;
in particolare, il rapporto Draghi evidenzia come negli ultimi anni il radicale mutamento dello scenario geopolitico innescato dalla guerra in Ucraina e, più in generale, dall'instabilità globale, abbia fatto emergere le vulnerabilità di sistema dell'Unione europea: le dipendenze dall'esterno, soprattutto per gli approvvigionamenti di energia e materie prime critiche, il ritardo nell'innovazione, i costi dell'energia, la mancanza di manodopera specializzata, l'assenza di una difesa comune, la frammentazione perdurante del mercato interno e in particolare del mercato dei capitali, un modello di governance inadeguato, gli andamenti demografici non più in grado di sostenere la domanda interna;
a queste vulnerabilità, secondo il rapporto, occorre rispondere in via prioritaria aumentando la produttività, preservando, al contempo, il modello sociale europeo, mediante un coordinamento forte di tutte le politiche europee (industriali, commerciali, fiscali, estere) e un loro riorientamento;
per raggiungere questi obiettivi dell'Unione europea, in primis digitalizzazione, decarbonizzazione e maggiore capacità di difesa, il rapporto stima necessari almeno 750-800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi annui, pari al 4,4-4,7 per cento del Pil dell'Unione europea nel 2023. La quota di investimenti dell'Unione europea dovrebbe passare dall'attuale 22 per cento circa del Pil a circa il 27 per cento, invertendo un declino pluridecennale nella maggior parte delle grandi economie dell'Unione. Per sbloccare gli investimenti privati, si propone di costruire una vera e propria unione dei mercati dei capitali e di completare l'unione bancaria; per gli investimenti pubblici, si prospetta di istituire, nel quadro del prossimo bilancio dell'Unione europea, un «pilastro della competitività» e di considerare l'emissione regolare di asset di debito comune per consentire progetti di investimento congiunti tra gli Stati membri;
da un'analisi complessiva del rapporto, emerge come lo stesso non risponda in maniera adeguata e sufficiente alle sfide future che attendono l'Unione nei prossimi anni: se appare pienamente condivisibile l'obiettivo di finanziare importanti progetti d'investimento per rendere l'Europa più competitiva, anche attraverso il ricorso all'emissione di nuovo debito comune europeo, l'accento posto dal rapporto sul rafforzamento della difesa europea lascia presagire la trasformazione da un'Europa di pace verso una vera e propria economia di guerra, basata su strategie tese a promuovere la formazione di un «complesso militare-industriale» europeo; preoccupa altresì l'assenza di riferimenti nel rapporto alla necessità di avviare politiche fiscali più efficaci per contrastare l'elusione e l'evasione fiscale da parte dei giganti del web;
non si può inoltre sottacere come l'esistenza di giurisdizioni non cooperative a fini fiscali e di regimi fiscali dannosi, non solo a livello europeo – si veda il caso della Gran Bretagna e della Svizzera – ma anche tra gli stessi Stati membri dell'Unione europea – tra cui Irlanda, Paesi Bassi e Lussemburgo, veri e propri paradisi fiscali all'interno dell'area euro che si avvantaggiano di tali pratiche facendo registrare elevatissimi tassi di crescita – costituiscano una minaccia alla competitività europea e mettano a rischio la stessa tenuta dell'Unione. Tali pratiche di dumping fiscale comportano gravi perdite finanziarie per gli Stati membri dell'Unione europea: basti pensare che il costo dell'elusione dell'imposta sulle società è attualmente stimato a 500 miliardi di dollari all'anno e che tale riduzione del gettito fiscale è particolarmente problematica nel contesto della ripresa dalla crisi sanitaria, sociale ed economica causata dalla pandemia da COVID-19 e del finanziamento della transizione verde;
inoltre, con la rimozione dei limiti della Banca europea per gli investimenti agli investimenti militari e delle limitazioni della finanza europea per le industrie belliche, con la revisione dei parametri della finanza etica, si asseconda un completo stravolgimento del quadro regolatorio europeo in direzione di una transizione, non più «green», ma militare,
impegna il Governo:
1) a promuovere, con particolare riferimento all'Agenda strategica 2024-2029, il modello sociale ed economico europeo, che funga da stimolo alla transizione verde e digitale dell'Unione europea, nonché a sostegno di una politica comune di investimento nella ricerca e nell'innovazione nell'ambito dei settori economici ritenuti strategici, al fine di garantire la competitività dell'Unione a lungo termine e favorire altresì la competitività delle imprese e sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate;
2) anche al fine di aumentare la competitività europea, a sostenere, nell'Agenda politica della nuova Commissione, la proposta di trasformare il programma Next Generation EU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo, con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell'Unione europea e l'inclusione dell'emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l'impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di «beni pubblici» europei considerati prioritari, quali la salute, l'istruzione, la ricerca, l'innovazione, la sicurezza e la transizione energetica, scongiurando al contempo l'ipotesi di un eventuale ricorso all'emissione di eurobond per finanziare le capacità di difesa europee, al fine di assicurare all'Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anti-ciclica;
3) ad adottare iniziative volte a scongiurare altresì qualsiasi tentativo di aumentare i finanziamenti di beni a scopo militare, come armi e munizioni, anche attraverso una ferma opposizione all'ipotesi di ampliamento della portata degli investimenti della Banca europea per gli investimenti rispetto all'attuale definizione di dual use, dando, al contrario, priorità al finanziamento di progetti che vadano a beneficio dell'ambiente e della società, affrontando la crisi del costo della vita e l'emergenza climatica;
4) a fronte della concorrenza fiscale sleale perpetrata a livello europeo e delle pratiche di dumping fiscale messe in atto da alcuni Stati membri dell'area euro, ad intraprendere, con urgenza, tutte le necessarie iniziative di contrasto nei confronti dei paradisi fiscali cosiddetti legalizzati all'interno dell'Unione, opponendosi a quelle forme di concorrenza fiscale altamente dannose per l'economia reale e adoperandosi, allo stesso tempo, per una riforma del quadro normativo dell'Unione europea che assicuri condizioni concorrenziali effettive e più incisive tra gli Stati membri, così come una tassazione efficace ed equa dell'economia digitale, nonché a porre in essere gli adeguati provvedimenti per mitigare gli effetti sull'economia unionale delle pratiche fiscali sleali poste in essere dagli stati transfrontalieri o già appartenenti all'Unione europea;
5) a sostenere, nell'ambito del rafforzamento del mercato unico europeo e dell'unione dei mercati dei capitali, la proposta istitutiva di una tassa unica sul capitale quale strumento di una nuova fiscalità europea improntata a criteri di welfare comune, che scoraggi la competizione interna sleale tra gli Stati membri e si delinei quale baluardo alla gestione condivisa delle crisi;
6) a promuovere in sede europea l'adozione di iniziative di competenza volte a introdurre da parte dei singoli Stati forme straordinarie di contribuzione per il settore dell'industria della difesa, considerati gli utili eccezionali conseguiti negli ultimi anni, peraltro destinati a crescere ulteriormente, considerato il mutato contesto geopolitico internazionale sempre più insicuro e la politica di difesa dell'Unione europea.
(1-00372) «Scutellà, Bruno, Scerra, Pellegrini, Baldino, Lomuti, Francesco Silvestri».
Risoluzione in Commissione:
La X Commissione,
premesso che:
il decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica del 7 dicembre 2023, n. 414 (cosiddetto «decreto CACER»), ha definito le nuove modalità di concessione di incentivi, volti a promuovere la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili inseriti in configurazioni di comunità energetiche rinnovabili, di gruppi di autoconsumatori e autoconsumatore a distanza, con l'obiettivo di installare al 2027 almeno 5 gigawatt di nuova potenza, diffondendo la cultura della sensibilità e stimolando comuni, cittadini e Pmi ad essere protagonisti della transizione energetica;
il decreto di cui sopra ha, altresì, definito i criteri e le modalità per la concessione dei contributi PNRR individuati nella missione 2, componente 2, investimento 1.2 (Promozione rinnovabili per le comunità energetiche e l'autoconsumo) che mette a disposizione 2,2 miliardi di euro fino al 30 giugno 2026 per la realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, accoppiati a sistemi di stoccaggio ed inseriti in configurazioni di autoconsumo collettivo e comunità delle energie rinnovabili per la realizzazione di una potenza complessiva pari almeno a 2 gigawatt ed una produzione indicativa di almeno 2.500 gigawatt/anno. Il beneficio è erogato sotto forma di contributo in conto capitale pari al 40 per cento del costo dell'investimento per impianti ubicati in comuni con popolazione inferiore a 5 mila abitanti;
la gestione dei meccanismi per il riconoscimento degli incentivi e la promozione delle configurazioni è in capo al Gestore dei servizi energetici (Gse);
diversamente dalle aspettative, il meccanismo, seppur virtuoso, non riesce ad esprimere appieno il suo potenziale e a decollare a causa di una promozione incapace di raggiungere i cittadini e gli enti coinvolti, nonché di regole operative del Gestore dei servizi energetici per l'accesso all'autoconsumo diffuso e al contributo PNRR troppo articolate;
nella sua replica all'interrogazione a risposta immediata in Commissione Attività produttive della Camera dei deputati del 5 novembre 2024, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ha illustrato un primo bilancio sulle configurazioni. Per il Ministero il nuovo meccanismo in circa sei mesi ha raccolto 360 richieste con impianti in esercizio per 50 megawatt di potenza incentivabile, con 145 gruppi di autoconsumo collettivo e 47 Cer qualificate dal Gestore dei servizi energetici. Ulteriori 47 megawatt di potenza riguardano altre 500 richieste di contributo PNRR;
un risultato assai lontano rispetto all'obiettivo complessivo di 5 gigawatt individuato del Ministero, di cui 2 gigawatt da realizzare nell'ambito delle risorse PNRR;
diversi operatori del settore esprimono forti perplessità con riguardo alla complessità e alla farraginosità delle procedure introdotte con il portale Cacer del Gestore dei servizi energetici per gestire le pratiche. I soggetti che vogliono avviare l'iter ed inserire nel portale il progetto di una Cer sono soggetti a numerose richieste di chiarimento o di integrazione;
a quanto risulta ai firmatari del presente atto di indirizzo il rallentamento delle procedure riguarda, ad esempio, anche il controllo sulla correttezza dello statuto che avviene ad ogni progetto caricato sul portale Gestore dei servizi energetici, con il rischio concreto che ogni singolo funzionario muova obiezioni su una parte diversa dello statuto. Sarebbe opportuno che il Gestore dei servizi energetici verifichi lo statuto di una Cer in sede di prima richiesta in modo da sapere sin da subito se è corretto o se ci sono delle imprecisioni da correggere: da questo momento in poi lo statuto deve essere accettato senza nessun tipo di ulteriore richiesta di modifica;
quanto esposto rallenta anche la possibilità di accedere alle risorse del PNRR con il reale rischio che alla scadenza del meccanismo, fissata al 31 marzo 2025, le richieste pervenute siano molto inferiori ai 2,2 miliardi di euro messi a disposizione;
se si vuole riuscire ad impiegare pienamente le risorse del PNRR è necessario intervenite avviando una massiccia campagna di informazione sulle opportunità delle configurazioni dell'autoconsumo collettivo, semplificare alcuni meccanismi tecnici delle regole operative del Gestore dei servizi energetici e introdurre un meccanismo capace di garantire il credito per privati e imprese che devono sostenere gli investimenti;
in merito, nell'interrogazione sopra menzionata, il Ministero aveva anche risposto che stava «valutando la sussistenza di margini di intervento sulla disciplina al fine di incrementare la fruibilità delle misure di supporto» in modo da poter raggiungere il pieno utilizzo delle risorse stanziate dal PNRR;
all'impegno del Ministero non si è dato ancora seguito nonostante manchino pochi mesi dalla scadenza del termine per l'accesso dei fondi del PNRR;
impegna il Governo:
ad intraprendere una massiccia campagna di informazione tramite gli strumenti di comunicazione, in particolare quelli televisivi, per far conoscere i vantaggi diretti in bolletta per i consumatori, i benefici sociali, ambientali ed economici che la diffusione delle comunità energetiche e dell'autoconsumo collettivo comportano sui territori e le opportunità dell'impiego delle risorse del PNRR per la loro realizzazione;
ad adottare opportune iniziative normative, per quanto di competenza, volte ad erogare entro i termini le risorse individuate nel PNRR, anche intervenendo sulla semplificazione delle procedure di assegnazione, prorogando il termine per l'erogazione degli incentivi, riconoscendo la massima misura per gli impianti residenziali ed eventualmente incrementando il contributo in conto capitale per gli impianti ubicati in comuni con popolazione inferiore a 20 mila abitanti;
ad adottare iniziative per istituire un fondo per concedere finanziamenti a tasso agevolato ai soggetti pubblici e privati proprietari degli immobili, per la realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile configurati in comunità energetiche e in autoconsumo collettivo ovvero ad estendere alle comunità energetiche rinnovabili l'accesso alle garanzie del fondo di «Garanzia green» di Sace, di cui al decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 settembre 2020, n. 120.
(7-00269) «Cappelletti, Pavanelli».
ATTI DI CONTROLLO
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta scritta:
ROGGIANI e MANZI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
l'Ambasciata d'Italia a Teheran ha affidato all'outsourcer Visametric la gestione degli appuntamenti per il rilascio dei visti di studio per l'anno accademico 2024-2025 e in data 20 settembre 2024 ha comunicato la chiusura del portale di prenotazione, spiegando che ciò era dovuto all'elevata domanda e alla limitata disponibilità di appuntamenti;
sul portale Visametric, pur rispettando scrupolosamente tutte le indicazioni e le scadenze fissate e nonostante il corretto completamento della procedura, non sono stati ancora assegnati gli appuntamenti che dovevano essere attribuiti agli studenti entro il termine ultimo del 29 novembre 2024;
la mancata convocazione rischia di compromettere gravemente il diritto degli studenti iraniani a proseguire il proprio percorso di studi in Italia;
l'articolo 14 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea garantisce il diritto all'istruzione, mentre gli articoli 9 e 34 della Costituzione italiana ribadiscono l'importanza della promozione della cultura e di garantire l'accesso equo all'istruzione;
il decreto legislativo n. 36 del 2023 (Codice dei contratti pubblici) prevede obblighi di trasparenza e tracciabilità per le attività svolte da soggetti affidatari di incarichi pubblici;
la legge n. 190 del 2012 (Legge anticorruzione) stabilisce controlli rigorosi per prevenire inefficienze e irregolarità –:
quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare per sbloccare la situazione e garantire a tutti gli studenti che hanno presentato una regolare richiesta di prenotazione venga garantito un appuntamento in tempi rapidi;
se siano stati effettuati controlli sull'operato di Visametric in riferimento alla corretta applicazione dei criteri di assegnazione degli appuntamenti e quali iniziative si intendano promuovere per migliorare la gestione dei visti di studio garantendo il pieno rispetto dei diritti degli studenti.
(4-03926)
AFFARI EUROPEI, SUD, POLITICHE DI COESIONE E PNRR
Interrogazione a risposta in Commissione:
BARBAGALLO. — Al Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie. — Per sapere – premesso che:
si legge sul quotidiano «La Sicilia» e altre testate locali che la Regione Siciliana e le tre città metropolitane di Palermo, Catania e Messina hanno perso 338 milioni di fondi dei Piani di sviluppo e coesione, soldi che la Sicilia avrebbe potuto utilizzare per colmare il gap infrastrutturale con il resto del Paese;
il Cipess ha definanziato 79 progetti in scadenza al 31 dicembre del 2022 perché non sono state realizzate «obbligazioni giuridicamente vincolanti» nel 2022 e nel 2023, cioè non è stata rispettata la tempistica di realizzazione dei progetti;
45 progetti della regione per un importo complessivo di 101,7 milioni di euro, 34 delle tre città metropolitane, 9 di Catania con un taglio di 52,6 milioni di euro, 12 di Messina per un taglio di 127,3 milioni di euro, 13 di Palermo con un controvalore pari a 57 milioni di euro;
la notizia è sconvolgente in sé, ma lo è ancor di più perché, leggere l'elenco contenuto nella delibera del Cipess, si scopre che tra i progetti definanziati per sempre ce ne sono alcuni che avrebbero migliorato la drammatica situazione della siccità in Sicilia, si sta parlando della diga Disueri di Gela (20 milioni persi), della messa in sicurezza dell'invaso di Rosamarina di Caccamo (2 milioni), della sistemazione di vasche e canali delle dighe Olivo, Sciaguana e Villarosa nell'ennese (450 mila euro). Altri ingenti lavori, avrebbero riguardato la gestione dei rifiuti, l'illuminazione, il rifacimento di strade;
l'attuale Presidente della regione, in riferimento alla notizia del definanziamento complessivo di quasi 104 milioni di euro di risorse del Fsc 2014/20 di competenza della regione, precisa che si tratta di opere che avrebbero dovuto conseguire «un'obbligazione giuridicamente vincolante» entro il 31 dicembre 2022. Tempistica che ha impossibile all'attuale Governo regionale, entrato nelle piene funzioni il 16 novembre 2022, completare l'intero iter amministrativo che aveva come presupposto la presentazione dei relativi progetti;
inoltre, l'attuale amministrazione rivendica di avere fatto di tutto per «salvare il possibile». Infatti, 10 dei 45 interventi definanziati, per un importo complessivo di 12 milioni di euro, sono stati recuperati grazie all'inserimento nella nuova programmazione Fsc 2021/27, sottoscritta con il Governo nazionale a maggio 2024;
certo, spostare i finanziamenti delle opere al finanziamento successivo, non significa recuperare le somme, ma decurtarle da un programma impedendo di finanziarne altre;
a parere dell'interrogante quanto successo è inaccettabile, questo impone una seria riflessione su chi ha gestito e continua a gestire i fondi europei nella Regione Siciliana;
ciò che è accaduto è una grave inefficienza, Regione non si può permettere di perdere risorse preziose;
nella nuova imminente delibera del CIPESS vi sarà sicuramente un altro riconteggio: si auspica maggiore attenzione da parte degli organi preposti, così che non siano sempre i cittadini a pagare per le inadempienze delle loro amministrazioni –:
alla luce dei fatti esposti, quali iniziative di competenza si intendano assumere.
(5-03211)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:
VIII Commissione:
SIMIANI, BRAGA, PELUFFO, DI SANZO, LAUS, D'ALFONSO, CURTI, EVI e FERRARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
in data 29 novembre 2024 si apprende da notizie di stampa (fonte Ageei – Agenzia di stampa sull'energia e le infrastrutture) che presso l'impianto Plutonio del Centro Enea di Casaccia, alle porte di Roma, nei giorni scorsi un operaio è stato colpito da contaminazione da plutonio;
nel medesimo giorno, con nota pubblicata sul sito istituzionale, l'Isin conferma la notizia, comunicando che, nell'immediatezza della contaminazione, ha effettuato una prima ispezione nell'impianto e ha raccolto a verbale le dichiarazioni dei responsabili dell'impianto sulla dinamica di quanto accaduto. Parallelamente, ha comunicato che sta seguendo l'evolversi della vicenda, che sembrerebbe al momento non prefigurare conseguenze severe. Una seconda ispezione è stata già programmata e sarà effettuata nei prossimi giorni;
nella nota si legge anche che «resta, naturalmente, l'esigenza – come da missione istituzionale dell'Isin – di accertare quanto accaduto e come si è potuta verificare la contaminazione di un esponente del personale, che dovrebbe operare in piena sicurezza grazie ai dispositivi di protezione previsti dalle normative in materia»;
alla nota dell'Isin ha fatto seguito un comunicato stampa di Sogin che smentisce l'ipotesi di «incidente nucleare», dicendo che il 21 novembre scorso, nel corso di attività di gestione di rifiuti radioattivi all'interno dell'impianto Plutonio, che si trova nel centro Enea di Casaccia, è stato riscontrato un evento di «contaminazione interna» di un dipendente con potenziale superamento dei limiti di dose annuale prescritti dalla normativa;
Sogin afferma di aver subito informato di quanto accaduto tutte le autorità competenti e che sono state immediatamente attivate le procedure previste dalla legge finalizzate a tutelare la salute dei lavoratori, così come avviene ordinariamente;
il comunicato rassicura inoltre in merito ai risultati dei monitoraggi effettuati e conclusi il 29 novembre 2024 che registrerebbero valori confortanti, escludendo altresì che vi sia stata qualsiasi contaminazione dell'ambiente esterno –:
quando abbia ricevuto comunicazione ufficiale dell'incidente avvenuto il 21 novembre 2024, anche al fine di sapere di quali elementi conoscitivi disponga in relazione all'incidente citalo in premessa e, in particolare, in merito allo stato di contaminazione del sito e alle misure adottate per assicurare la massima sicurezza ambientale.
(5-03205)
L'ABBATE, LOMUTI, ILARIA FONTANA, MORFINO e SANTILLO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
la crisi idrica che ha colpito la Basilicata ha reso necessario l'utilizzo delle acque del fiume Basente per servire circa 140 mila persone in 29 comuni, inclusa Potenza, a fronte dell'esaurimento delle risorse del bacino Camastra;
le analisi effettuate da Acquedotto Lucano Spa hanno indicato che alcuni parametri delle acque del Basento non risultano conformi ai valori limite della TAB 1A allegato 2, parte III, categoria A2 del decreto legislativo n. 152 del 2006, sollevando dubbi sulla classificazione effettiva (A2 o A3) e, conseguentemente, sul tipo di trattamento necessario;
secondo l'istituto superiore di sanità i parametri rilevati da Acquedotto Lucano, che sembrano indicare che l'acqua non rispetti i valori limite della categoria A2, renderebbero necessario un trattamento in categoria A3 che implica un trattamento fisico e chimico spinto, di affinamento e disinfezione;
l'adeguatezza dell'impianto di potabilizzazione di Masseria Romaniello rispetto a tali requisiti appare controversa, soprattutto in relazione al decreto legislativo 23 febbraio 2023, n. 18, di recepimento della direttiva europea 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, che richiede misure tempestive per garantire che le acque destinate al consumo umano soddisfino determinati valori di parametro;
la stessa relazione annuale di conformità del 2021 dell'Arpa Basilicata aveva segnalato che l'acqua proveniente dal bacino Camastra, utilizzato dall'impianto, non risultava conforme alla categoria A2 a causa del superamento di parametri come manganese, idrocarburi, ossigeno disciolto e altri contaminanti;
come evidenziato, la classificazione delle acque come A2 o A3 ha implicazioni importanti sulla gestione delle risorse idriche e sulla capacità degli impianti di trattamento di adeguarsi a eventuali criticità future;
è fondamentale assicurare che la gestione dell'emergenza non comprometta la sicurezza degli approvvigionamenti idrici per la popolazione, soprattutto in aree storicamente caratterizzate da fragilità infrastrutturali –:
quali iniziative di competenza intenda assumere per far sì che la situazione di cui in premessa sia oggetto di monitoraggio continuo, a cominciare dalla classificazione delle acque del fiume Basento come A2 o A3, anche attraverso l'adozione di un apposito piano di monitoraggio qualitativo che preveda l'aumento della frequenza dei campionamenti e delle analisi periodiche al fine di escludere che la nuova destinazione funzionale impressa alle acque del fiume possa costituire fonte di pericolo per l'ambiente.
(5-03206)
MONTEMAGNI, ZINZI, BENVENUTO, BOF e PIZZIMENTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
in seguito ad avversità atmosferiche, il 6 maggio 2024, è crollata una parete della discarica di Cava Fornace, al confine tra Pietrasanta e Montignoso, causando la fuoriuscita di un fiume di liquami che ha invaso l'Aurelia, la fossa Fiorentina e l'area naturale protetta Natura2000 del Lago di Porta;
con atto 5-02348, l'interrogante ha chiesto la verifica, attraverso ISPRA, di eventuali pericoli per l'ambiente, il sistema idrico, il sito Natura2000 e la salute dei cittadini, nonché l'opportunità della presenza della discarica;
il Ministro, nell'esporre le attività di tutela messe in atto, anche in relazione all'idoneità del sito e alla prosecuzione dell'impianto nonché agli eventuali profili di danno ambientale, si è reso disponibile a fornire ulteriori notizie, una volta acquisiti gli elementi informativi dai competenti uffici;
tuttavia, la situazione sta precipitando, l'emergenza non è ancora terminata, i lavori di ricostruzione dell'argine e di messa in sicurezza non sono ancora conclusi e l'impianto versa ancora, in deroga, i liquami in fognatura;
preoccupano i cittadini, riuniti in comitato, anche le emissioni di 19-20 camini, provenienti dalle colonne drenanti, dai quali fuoriescono sostanze gassose; dal rapporto ambientale dell'Arpat risulta la presenza di tracce di composti organo-alogenati che necessitano di ulteriori conferme e valutazioni;
il rapporto Arpat evidenzia il ragionevole dubbio che i valori dei gas riscontrati agli sfiati, cloroformio, dicloroetano, dicloropropano, Bromodiclorometano, Dibromoclorometano e Bromoformio, possano non essere legati esclusivamente al percolato;
in particolare, Arpat evidenzia che la verifica «una tantum», che non comprende tutti i camini, non può assolutamente garantire che tali emissioni non possano arrecare danni ambientali permanenti, vista l'ubicazione «non idonea» del sito: zona di protezione speciale (ZPS) Lago di Porta a meno di 200 metri, zona agricola di pregio 100 metri verso monti, sorgenti che alimentano acque per uso agricolo e umano sotto il corpo della discarica;
danni ambientali e di salute possono derivare, secondo Arpat, anche a causa dell'innalzamento del fondo della discarica da -20 metri a ormai 43 metri sopra il livello del mare che chiaramente ha mutato l'effetto dei venti e la loro direzione all'interno della discarica, e quindi anche le fibre di amianto possono volare via, alzandosi per centinaia di metri oltre le creste della discarica –:
se il Ministro interrogato intenda effettuare, per quanto di competenza, ulteriori indagini e valutazioni, attraverso Ispra, a garanzia dell'ambiente, anche verificando l'idoneità del sito per la presenza della discarica.
(5-03207)
LAMPIS, MATTIA, MILANI, BENVENUTI GOSTOLI, IAIA e FABRIZIO ROSSI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
nel comune di Buggerru insiste un'infrastruttura portuale realizzata negli anni '70 che rappresenta un importante approdo per natanti di piccole e medie dimensioni nel litorale sud occidentale della Sardegna;
il porto, da anni, risulta parzialmente inagibile per via della presenza di oltre 150 mila metri cubi di sabbia che non può essere rimossa perché, a seguito di una norma del 2001, è inserito all'interno di un sito di interesse nazionale essendo l'intero territorio comunale caratterizzato dalla presenza di ex insediamenti minerari;
con il decreto ministeriale del 15 luglio 2016 n. 172 «Regolamento recante la disciplina delle modalità e delle norme tecniche per le operazioni di dragaggio nei siti di interesse nazionale», il dragaggio con riconferimento nel corpo idrico di provenienza è stato di fatto ampliato anche alle aree Sin, laddove le caratteristiche fisiche e chimiche sono uguali tra «dentro» e «fuori». Purtroppo il decreto ministeriale non fa riferimento alle caratteristiche ecotossicologiche;
nel caso di Buggerru, i valori tra «dentro e fuori» sono tutti equiparabili ma la norma, non prevedendo l'equiparazione dei valori ecotossicologici, non è applicabile;
infatti essa prevede che la sabbia sia esaminata e, in caso di superamento di determinati parametri relativi alla presenza di metalli pesanti, non possa essere conferita nel corpo idrico di provenienza. In altre parole, non può essere depositata in mare aperto. Per tale ragione i dragaggi non si effettuano da oltre vent'anni determinando l'accumulo di sabbia nel porticciolo al ritmo di circa 3 mila metri cubi all'anno –:
se intenda adottare, per quanto di competenza, iniziative normative finalizzate a innalzare i limiti relativi ad alcuni parametri riferiti alla presenza di metalli pesanti nel caso in cui si debbano effettuare operazioni di dragaggio in strutture portuali insediate in aree ex minerarie nelle quali, nonostante le opere di bonifica ambientale effettuate, i parametri risultano essere superati a causa di particolari caratteristiche proprie dei luoghi che hanno in modo naturale quella particolare composizione, tanto da non potersi considerare inquinati, ovvero estendere la portata del decreto ministeriale del 15 luglio 2016 n. 172 anche nella parte relativa alla ecotossicità naturale, in modo da garantire l'applicazione della norma stessa anche al caso concreto riportato in premessa, consentendo il dragaggio del porto di Buggerru.
(5-03208)
Interrogazioni a risposta scritta:
EVI e PRESTIPINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il giorno 1° dicembre 2024 nel comune di Sporminore, gli agenti del corpo forestale trentino hanno eseguito il decreto firmato venerdì 30 novembre 2024 dal presidente della provincia autonoma di Trento (PAT) provvedendo alla «rimozione», tramite abbattimento, dell'orso M91;
l'uccisione si è resa necessaria, secondo la provincia autonoma di Trento, in quanto l'esemplare era stato classificato come pericoloso in base alle previsioni del Pacobace (Piano Interregionale per la Conservazione dell'Orso Bruno sulle Alpi Centro - Orientali): M91 in primavera aveva seguito a lungo una persona e, nel corso dall'estate e dell'autunno, era entrato ripetutamente in centri abitati o nelle immediate vicinanze di abitazioni. La decisione è stata pertanto presa per scongiurare «l'evenienza del verificarsi di un evento di ancora maggiore gravità rispetto a quelli già registrati». Sulla rimozione dell'esemplare si è espresso positivamente anche l'Ispra;
M91, secondo una differente lettura, sarebbe stato un orso esemplare. Nell'aprile 2024 si era reso protagonista di un incontro con un escursionista, risoltosi senza alcuna conseguenza, e da quel momento aveva fatto perdere le sue tracce. L'orso era stato però catturato e radiocollarato, nonché dotato di marche auricolari per renderne ancora più facile e immediata l'individuazione. Sulla sua presunta pericolosità è la stessa provincia ad affermare che «non risulta alcuna storia pregressa di problematicità né di questo esemplare, né da parte dei genitori», elemento che è sufficiente a mettere in dubbio la sua pericolosità, come precisa lo stesso Pacobace che afferma che «per definire un orso “problematico” è importante conoscere la storia del soggetto e tener conto dei suoi eventuali precedenti comportamenti anomali». Inoltre, la scheda «Incontri uomo-orso» del servizio faunistico della provincia chiarisce che l'incontro tra M91 e l'escursionista è stato caratterizzato da due elementi fondamentali: la curiosità dell'orso e le reiterate provocazioni messe in atto dall'uomo che, in una comprensibile situazione di stress, alla vista dell'orso a dieci metri di distanza «si dava alla fuga correndo verso valle», per poi lanciargli contro delle pietre «provando anche a spaventare il plantigrado con grida ed imbracciando un ramo d'abete», ovvero il contrario di ciò che va fatto in questi casi;
M91 è il terzo orso ucciso dall'inizio dell'anno nella provincia autonoma di Trento;
Il Ministro Pichetto Fratin questa estate aveva commentato le precedenti uccisioni con la frase «uccidere gli orsi non è la soluzione»;
l'uccisione è avvenuta, in tutti e tre i casi, nella notte e immediatamente dopo l'emissione del decreto del Presidente Fugatti, circostanza che, di fatto, cancella la possibilità di presentare ricorso, restringendo le procedure della democrazia, ledendo le istanze e i diritti di chi intende tutelare la fauna selvatica;
a giudizio delle interroganti alla celerità con cui il presidente Fugatti procede con l'abbattimento sistematico degli orsi si contrappone la sua lentezza nell'adottare misure e interventi, basati su ricerca e approccio scientifico, che permetterebbero di migliorare la gestione e la convivenza con questo animale, dalle campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte alle comunità locali e ai turisti, alla rimozione delle fonti di cibo di natura antropica e al controllo dell'accesso alle stesse da parte degli animali, alle azioni di dissuasione verso gli animali confidenti come deterrenti, barriere fisiche e altro –:
se intenda ribadire che l'uccisione degli orsi «non sia una soluzione» e stigmatizzare tale decisione che rappresenta una sconfitta nella gestione dei plantigradi, della convivenza uomo-animali selvatici e delle procedure democratiche;
se ritenga necessario adottare iniziative, per quanto di competenza, affinché siano valutate le altre possibili misure previste dal Pacobace, diverse dall'uccisione, da adottare in caso di orsi problematici o troppo confidenti.
(4-03920)
ILARIA FONTANA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il meccanismo dei certificati bianchi, entrato in vigore nel 2004, è il principale strumento di promozione dell'efficienza energetica in Italia;
i certificati bianchi (tee – titoli di efficienza energetica) sono titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento dell'efficienza energetica. Un certificato equivale al risparmio di una tonnellata equivalente di petrolio (tep);
il sistema incentivante dei certificati bianchi è sostenuto economicamente attraverso una quota parte considerevole degli oneri di sistema inseriti nelle bollette energetiche del gas ed elettriche a carico di famiglie e imprese;
il sistema prevede obblighi di risparmio di energia primaria per i distributori di energia elettrica e gas naturale con più di 50.000 clienti finali (i «soggetti obbligati») e attribuisce, per ogni anno, obiettivi da raggiungere;
nel caso di mancato conseguimento degli obblighi vengono applicate sanzioni ai soggetti obbligati per ciascun titolo mancante;
il sistema incentivante dei certificati bianchi negli ultimi anni ha subito un drastico rallentamento nella promozione di nuovi progetti e quindi di emissione di certificati bianchi al fine di assolvere agli obblighi annuali;
per far fronte a tale mancanza di titoli di efficienza energetica, con il decreto ministeriale 10 maggio 2018 sono stati introdotti i cosiddetti «titoli virtuali», titoli di efficienza non derivanti da interventi di efficienza energetica;
tale misura doveva essere una misura «tampone» e di breve periodo, al fine di coprire gli obblighi nazionali annuali di efficienza energetica;
i soggetti obbligati che dal 2018 hanno richiesto tali «titoli virtuali» devono riscattarli con titoli di efficienza energetica derivanti da interventi effettivamente realizzati;
dal 2018 ad oggi (2023 – fonte Report annuale certificati bianchi GSE) risulta che il totale dei titoli virtuali emessi (oltre 6 milioni) rappresenta circa il 43 per cento dei titoli di efficienza energetica annullati globalmente per gli obblighi (14 milioni) e solo il 2 per cento (100.000) di tali titoli virtuali è stato riscattato dai soggetti obbligati;
l'emissione di nuovi titoli di efficienza energetica, derivanti da progetti di efficienza energetica che saranno realizzati nel breve e medio periodo, non potranno coprire e riscattare i 6 milioni di titoli virtuali;
esistono milioni di certificati bianchi derivanti dalla realizzazione di interventi di efficienza energetica, «bloccati» in centinaia di contenziosi, ma che possiedono i presupposti per essere rivalutati e riammessi sul mercato energetico –:
quali iniziative di competenza intenda adottare per coprire e riscattare con titoli di efficienza energetica «reali» i 6 milioni di «titoli virtuali»;
se intenda assumere un'iniziativa di carattere normativo al fine di ridurre l'enorme contenzioso in essere e quindi sbloccare milioni di titoli di efficienza energetica con un decreto di rimodulazione di tali certificati bianchi, come già avvenuto per gli incentivi sulle rinnovabili.
(4-03922)
ASCARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
tra il 2023 e il 2024, l'organizzazione per la protezione degli animali, Animal Equality ha condotto un'investigazione all'interno di un macello situato a Trigolo, in provincia di Cremona, nel quale da tempo venivano segnalati maltrattamenti a danno degli animali. Le immagini documentano pratiche contrarie alle disposizioni normative sul benessere animale;
i video, trasmessi dal Tg3 Regione, mostrano ripetute violazioni delle procedure di stordimento degli animali, con evidente inottemperanza delle prescrizioni del regolamento (CE) n. 1099/2009 relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento;
in particolare, si riscontrano casi di animali ancora coscienti dopo lo stordimento e sgozzati mentre sono pienamente consapevoli di ciò che gli sta accadendo. Si osserva altresì che vengono inflitte incisioni multiple agli animali, prolungando inutilmente la loro agonia durante la fase di dissanguamento, senza ricorrere ad un secondo stordimento, come previsto dalla normativa in vigore;
l'associazione, oltre ad essersi rivolta alla Procura competente mediante una denuncia, ha organizzato diversi sit-in di protesta presso le sedi del comune di Trigolo Ats Cremona ed infine presso il palazzo della Regione. Un coro di indignazione a cui si sono unite centinaia di persone;
Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia ha dichiarato che le crudeltà documentate non sono isolate. Nel 2023, il settore zootecnico italiano ha ricevuto 39 sanzioni penali e 217 amministrative, per un totale di 340.000 euro di multe. Le infrazioni più comuni riguardano proprio gli impianti di macellazione;
in tutta Europa, il Trattato di Lisbona del 2007, in vigore dal dicembre 2009, introduce il principio cardine secondo cui gli Stati membri sono sempre tenuti a considerare lo status di «esseri senzienti» degli animali;
l'articolo 544-ter del codice penale recita «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro»;
l'articolo 9 della Costruzione italiana recita «La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali»;
il Regolamento (CE) n. 1099/2009 del Consiglio del 24 settembre 2009 relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento, all'articolo 3 dispone che «Durante l'abbattimento e le operazioni correlate sono risparmiati agli animali dolori, ansia o sofferenze evitabili». Mentre, all'articolo 4 – rubricato «Metodi di stordimento» «dispone che gli animali sono abbattuti esclusivamente previo stordimento, conformemente ai metodi e alle relative prescrizioni di applicazione di cui all'allegato I»;
sul sito dell'Ats Valpadana si specifica che l'area di produzione primaria coordina la sanità animale e l'ispezione degli alimenti per garantire la sicurezza alimentare, includendo controlli sul benessere animale in allevamenti, trasporti e macelli –:
se l'attuale sistema di controllo, in base al quale i veterinari delle Asl effettuano periodici controlli in allevamenti e macelli e, in caso di denuncia, sono incaricati di svolgere attività investigative per conto della Procura, risulti idoneo a garantire imparzialità e trasparenza o se sia necessario adottare iniziative normative volte a introdurre modifiche per migliorarne l'efficacia e l'equità;
se ritenga che il codice penale necessiti di modifiche alla luce delle incongruenze evidenziate dalle inchieste giornalistiche e dalle investigazioni condotte dalle associazioni animaliste, che da tempo denunciano un clima di omertà e collusione in relazione ai reati riguardanti gli animali;
se, in considerazione della crescente sensibilità dei cittadini verso il benessere animale, si ritenga opportuno adottare nuove linee guida che prevedano, nel contrasto ai maltrattamenti, la rotazione dei medici veterinari delle Asl, al fine di evitare che le funzioni di controllo e quelle di indagine siano affidate agli stessi soggetti.
(4-03925)
BAGNASCO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
in data 31 gennaio 2023, l'interrogante ha presentato un'interrogazione a risposta scritta in cui si chiedevano aggiornamenti sullo stato del procedimento per l'avvio dei lavori legati al progetto del tunnel della Val Fontanabuona, parte dell'accordo di ristoro sottoscritto il 14 ottobre 2021, il quale prevede un investimento di 230 milioni di euro e un'implementazione strategica, con una rampa di 5,6 chilometri, in gran parte sotterranea, per collegare la costa ligure al suo entroterra;
la realizzazione di tale progetto è cruciale per:
a) migliorare l'accessibilità e i collegamenti con il Tigullio e l'entroterra ligure, risolvendo problematiche storiche di isolamento geografico;
b) incentivare lo sviluppo economico di una vallata che ha urgente bisogno di infrastrutture moderne. Il tunnel consentirà di ridurre significativamente i tempi di viaggio tra l'entroterra e la costa, favorendo la circolazione di persone e merci. Attualmente, l'accesso alla Val Fontanabuona è limitato da strade strette e tortuose, che scoraggiano gli investimenti e penalizzano la competitività del territorio;
c) ridurre il disagio e il traffico legato agli attuali percorsi stradali, spesso congestionati e scenario di numerosi incidenti;
la situazione è ormai intollerabile per i residenti, i lavoratori e gli studenti che quotidianamente affrontano difficoltà logistiche enormi, come sottolineato dalla popolazione locale e dai rappresentanti di tutti i comuni della vallata;
la Liguria e, in particolare, la Val Fontanabuona non possono più aspettare. Ogni ritardo mina la credibilità delle istituzioni e penalizza pesantemente il territorio e i suoi abitanti –:
se si intenda fornire un aggiornamento completo sullo stato della procedura di valutazione impatto ambientale;
se si intendano adottare iniziative, per quanto di competenza, per accelerare ogni passaggio amministrativo di competenza necessario per l'avvio dei lavori, rispettando gli impegni assunti con la regione Liguria e comuni interessati;
se si intenda garantire la piena collaborazione tra i Ministeri, in modo da non procrastinare ulteriormente la realizzazione di questo collegamento.
(4-03928)
DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:
la Lombardia è la regione col maggior numero di allevamenti intensivi;
in Lombardia sono allevati il 48 per cento del totale dei suini (3,9 milioni), il 26 per cento dei bovini (1,5 milioni) e il 17 per cento degli avicoli (26 milioni);
le deiezioni animali prodotte vengono anche utilizzate come fertilizzante, sotto forma di liquami, tuttavia quando il loro accumulo nei suoli diventa eccessivo i composti azotati più solubili (i nitrati) si diffondono rapidamente anche nelle falde acquifere e negli ecosistemi;
l'azoto in eccesso compromette la qualità e la potabilità dell'acqua e stimola l'eutrofizzazione di laghi e fiumi, un processo degenerativo che si innesca quando nell'acqua si accumulano troppi nutrienti di tipo fertilizzante. In breve tempo queste sostanze stimolano una crescita incontrollata di alcuni organismi vegetali: alghe microscopiche crescono fino a invadere lo specchio d'acqua, rubando ossigeno e luce a molte specie ed intaccando tutti gli usi delle riserve idriche;
il 40 per cento dei comuni lombardi che si trova già in zone vulnerabili ai nitrati continua a superare i livelli di azoto di origine zootecnica consentiti, con gravi rischi per suolo, acqua e salute pubblica;
secondo l'inchiesta di Greenpeace «Fondi pubblici in pasto ai maiali» nel territorio lombardo gli allevamenti intensivi di suini, bovini e pollame stanno mettendo a rischio il suolo e l'acqua dell'11 per cento di tutti i comuni lombardi, ovvero un comune ogni dieci;
come evidenziato nel più recente bollettino nitrati rilasciato da Ente regionale per i servizi all'agricoltura e alle foreste di regione Lombardia «il limite di 170 kg N/ha/anno viene superato in 155 comuni, distribuiti prevalentemente nelle aree agricole di pianura delle province di Brescia (36 per cento), Cremona (26 per cento), Bergamo (17 per cento) e Mantova (12 per cento). A questi si aggiungono 10 comuni ubicati in ZnVN in cui viene superato il limite di 340 kg N/ha/anno»;
sebbene siano noti i comuni che superano i limiti, sul sito web di Ente regionale per i servizi all'agricoltura e alle foreste e di regione Lombardia non è possibile risalire ai dati di superamento relativi ad uno specifico comune, ma solamente la provincia d'appartenenza, rendendo impossibile ai cittadini comprendere con trasparenza quale sia la reale situazione del singolo comune e, quindi, quali siano i 10 comuni con i livelli più alti;
l'Italia ha livelli di azoto tripli e quadrupli rispetto a quelli consentiti dalla direttiva 91/676/CEE, detta direttiva nitrati;
le conseguenze dell'inquinamento legato ai composti dell'azoto, come i nitriti e nitrati, sono molto serie sia per gli ecosistemi sia per la salute umana;
gli allevamenti sono inoltre causa del 75 per cento di tutte le emissioni di ammoniaca in Italia (dati Ispra), seconda fonte di formazione di polveri sottili nel nostro Paese, che ogni anno in Italia causano circa 50.000 morti premature in Italia, in particolare in pianura Padana;
come dimostrato da ampia letteratura scientifica, l'entità degli impatti sull'ambiente e sulla salute delle persone è proporzionale al numero degli animali allevati, pertanto è necessario un piano di riconversione degli allevamenti intensivi verso pratiche agro-ecologiche che prestino attenzione alla tutela dell'ecosistema e al benessere animale –:
se i Ministri interrogati intendano adottare iniziative di competenza volte a promuovere una verifica da parte del Nucleo operativo ecologico (Noe) e del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) dei Carabinieri a fronte delle condizioni degli allevamenti e dei livelli di nitrati più alti riscontrati nei 10 comuni della Lombardia di cui in premessa, al fine di tutelare la salute dei cittadini e l'ambiente.
(4-03929)
ECONOMIA E FINANZE
Interpellanza:
La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
René Benko ha guidato un impero immobiliare con investimenti significativi in Europa e negli Stati Uniti, come il Chrysler Building di New York e il progetto Elbtower ad Amburgo. Tuttavia, l'aumento dei tassi di interesse, il rallentamento globale del mercato immobiliare e una struttura finanziaria basata su un alto livello di indebitamento hanno portato il gruppo alla crisi di liquidità e al fallimento di alcune controllate, come Signa Real Estate Management Germany;
la crisi finanziaria del gruppo Signa, che ha accumulato debiti per circa 15 miliardi di euro, è stata determinata da una combinazione di fattori, tra cui l'aumento dei tassi di interesse, il rallentamento del mercato immobiliare e una gestione caratterizzata da un alto livello di indebitamento e da una struttura societaria complessa;
in Italia, Signa Italia ha gestito progetti strategici come il Waltherpark a Bolzano, ancora in sviluppo ma vulnerabile alle instabilità finanziarie della casa madre. La crisi rischia di generare danni superiori a 200 milioni di euro, coinvolgendo imprese locali e il sistema bancario nazionale;
UniCredit risulta esposta per circa 600 milioni di euro, mentre banche regionali italiane, come Raiffeisenkasse di Bolzano (300.000 euro) e Raiffeisen Landesbank Alto Adige (6 milioni di euro), sono direttamente coinvolte;
a livello europeo, istituzioni come Raiffeisen Bank International, Commerzbank, Deutsche Bank e altre Landesbanken tedesche (Hessen-Thüringen, Bayern LB, Nord LB) riportano esposizioni rilevanti. La somma complessiva del debito verso le banche tedesche e austriache supera i 2 miliardi di euro. La crisi immobiliare innescata dal fallimento di Signa si colloca in un contesto di crescente difficoltà per il settore europeo. Ad esempio, in Germania, il 22 per cento delle aziende edili ha segnalato cancellazioni di progetti, con una crescita stimata del 25 per cento nei prestiti non performanti. Tale dinamica rischia di propagarsi nel sistema bancario, aggravando la stretta creditizia e ostacolando la ripresa economica;
le autorità di vigilanza europee non sono state in grado di individuare tempestivamente i segnali di crisi, a causa della complessità della struttura di Signa e delle relazioni intra-gruppo. Strategie contabili aggressive e un quadro normativo frammentato hanno contribuito a questa inefficienza, evidenziando la necessità di un coordinamento più efficace e di strumenti tecnologici avanzati per il monitoraggio;
la significativa esposizione bancaria italiana a Signa Holding rappresenta un potenziale rischio per la stabilità finanziaria del Paese. Le eventuali perdite potrebbero limitare la capacità degli istituti di credito di sostenere famiglie e imprese, aggravando una già delicata situazione economica;
il rallentamento dei progetti immobiliari, come il Waltherpark a Bolzano, e il blocco delle operazioni internazionali potrebbero avere ripercussioni gravi sull'occupazione, sul tessuto economico locale e sulle prospettive di crescita nel settore immobiliare;
la crisi di Signa sottolinea la necessità di un quadro normativo europeo che garantisca una maggiore trasparenza e vigilanza sui gruppi multinazionali, riducendo il rischio di eventi simili in futuro –:
quali iniziative di competenza stia adottando il Ministero dell'economia e delle finanze per valutare l'esposizione bancaria italiana alla crisi di Signa Holding e prevenire eventuali ripercussioni sul sistema finanziario nazionale;
se il Governo intenda adottare strumenti straordinari, anche mediante iniziative di carattere normativo, per sostenere il settore immobiliare e mitigare gli effetti economici e occupazionali derivanti dalla crisi di Signa, con particolare attenzione ai progetti strategici come il Waltherpark;
se il Governo intenda promuovere in sede europea un rafforzamento della vigilanza bancaria transnazionale, includendo l'uso di strumenti di intelligenza artificiale per monitorare gruppi complessi come Signa Holding;
quali contatti diplomatici siano previsti con Austria e Germania per una gestione congiunta della crisi, al fine di salvaguardare la stabilità economica e occupazionale in Europa;
se il Governo intenda promuovere una riforma del quadro normativo europeo per rendere le autorità di vigilanza più efficaci nel rilevare tempestivamente segnali di crisi in gruppi multinazionali.
(2-00488) «Ambrosi».
Interrogazione a risposta scritta:
MANTOVANI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il signore R.C. (codice fiscale CVZRRT48H21G337G) è percettore di pensione di vecchiaia, maturata attraverso il versamento ai contributi, sia all'Inps sia all'Ente di previdenza dei periti industriali e dei periti industriali laureati (Eppi);
in quanto percettore di redditi sia da parte di un ente previdenziale pubblico (Inps), sia da parte di un ente previdenziale privato, il signore R.C. è obbligato annualmente alla presentazione del modello 730;
risulta all'interrogante che entrambe le certificazioni uniche dei redditi da lavoro dipendente relative all'anno 2023 fornite al signore R.C. dall'Inps e dall'Eppi presenterebbero errori a lui non attribuibili;
di conseguenza, dalla presentazione del modello 730 cui il signore R.C. ha correttamente adempiuto nell'anno in corso, egli è risultato, secondo quanto sostenuto dallo stesso, erroneamente debitore di imposte per un ammontare pari a 1272,79 euro, cui si è aggiunto l'importo del secondo acconto Irpef pari a 519,00 euro;
tali somme sono state trattenute automaticamente dal cedolino pensionistico, causando di fatto al signore R.C. un ingente danno economico –:
se e quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, al fine di verificare, per mezzo degli uffici competenti del Ministro, la situazione pensionistica del cittadino di cui in premessa.
(4-03930)
GIUSTIZIA
Interrogazione a risposta scritta:
SOUMAHORO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
«Ci scambiamo la scabbia tra di noi. Non è umano. C'è una sola macchinetta per i capelli per 129 detenuti. Sembriamo degli animali in gabbia». Queste sono alcune delle testimonianze che l'interrogante ha raccolto durante una sua visita ispettiva nel carcere romano di Regina Coeli il 2 dicembre 2024;
al sovraffollamento strutturale si aggiungono gravi carenze di personale penitenziario che è sotto organico del 35 per cento. Attualmente infatti, nella struttura ci sono circa 1.100 detenuti, di 104 nazionalità, per una capienza di 628 posti regolamentare;
alcune celle erano senza riscaldamento e non avevano acqua calda corrente, mentre in altre le lenzuola non venivano cambiate da un mese. Ad opinione dell'interrogante è una situazione grave e imbarazzante, indegna di un Paese civile;
in occasione della medesima visita ispettiva, alcuni detenuti, inoltre, hanno riferito all'interrogante di essere stati picchiati e presi a manganellate dal personale penitenziario durante i recenti scontri avvenuti nell'istituto tra detenuti. Un detenuto ha perso tre denti. Alcuni agenti hanno riferito di essere stati aggrediti a loro volta –:
se il Ministro interrogato non intenda assumere iniziative di competenza urgenti al fine di risolvere le problematiche esposte in premessa che riguardano il carcere di Regina Coeli;
se non intenda altresì intraprendere iniziative straordinarie ed urgenti al fine di porre rimedio al problema del sovraffollamento e alle gravi problematiche che affliggono le carceri italiane.
(4-03923)
INTERNO
Interrogazione a risposta scritta:
ASCARI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la rete telematica, anche a seguito della pandemia da COVID-19, ha visto un crescente proliferare di colossali mistificazioni che fanno leva sul bisogno di benessere psico-fisico e di ricerca spirituale degli individui;
un recente e drammatico esempio accaduto nel nostro Paese è quello della leader di una setta denominata Unisono che si spacciava per una entità superiore creata in laboratorio nel corso di un esperimento di intelligenza artificiale. La stessa sosteneva, tra l'altro, di poter riprogrammare il dna, curare il cancro e altre gravi patologie;
secondo quanto riferito dalla stampa, il gruppo attivo Online contava almeno 200 adepti, tra cui una donna alla quale nel 2019 era stata diagnosticata una neoplasia. Secondo l'accusa, la seguace, deceduta l'estate successiva, era stata indotta a interrompere la chemioterapia con false promesse di guarigione;
nel novembre 2024 il Tribunale di Torino ha inflitto alla leader del gruppo una condanna a 9 anni di reclusione e pene comprese tra i 12 e i 26 mesi a 4 collaboratori;
accanto a singoli soggetti criminali a capo di inquietanti conventicole, allarmano, in particolare, notizie concernenti la massiccia propaganda online della setta simil-religiosa AllatRa/Società creativa, – che presenta compagini proselitistiche attive anche nel nostro Paese oltre a un proprio canale TV italiano – , ritenuta da vari osservatori internazionali uno degli strumenti dell'azione ibrida della Federazione Russa;
secondo quanto emerso dall'ampia inchiesta realizzata nell'ambito del progetto «Firehose of Falsehood» che ha coinvolto 13 team editoriali dell'Europa centrale e orientale che indagano sulla disinformazione in rete, il movimento simil-religioso AllatRa diffonderebbe attraverso l'utilizzo del potente software Futager, narrazioni finalizzate a minare le democrazie occidentali e la fiducia nel sistema democratico;
in una recente intervista, Petra Mlejnkià, esperta di sicurezza ed estremismo dell'Università di Brno, ha dichiarato che nessun movimento religioso, né lo Stato islamico hanno mai disposto di uno strumento così altamente sofisticato e in grado di diffondere globalmente la propria perniciosa propaganda sui social network;
nell'ambito della predetta inchiesta, il dottor Luigi Corvaglia, co-presidente di criminologia e medicina legale presso l'università del Salento ed autorevole esperto internazionale di culti totalizzanti, ha confermato le caratteristiche settarie del movimento –:
se non si ritenga urgente adottare iniziative, per quanto di competenza, nonché approfondire i fatti e i fenomeni esposti in premessa;
se non si reputi necessario, considerati i ripetuti solleciti europei e alla luce dell'attuale vulnus normativo in materia di condizionamenti psichici, adottare concrete iniziative di sensibilizzazione sul fenomeno settario a fattiva tutela dei connazionali.
(4-03924)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
TENERINI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
l'azienda Toyo Tires, giapponese specializzata nella produzione di pneumatici, si appresta ad effettuare una riorganizzazione aziendale che implicherà la costituzione di una nuova società in Serbia, la Toyo Tire Sales and Marketing Europe;
ciò comporterà il progressivo trasferimento delle funzioni di gestione nella nuova sede entro la fine del 2025, e la conseguente chiusura di quattro filiali commerciali in Europa, tra cui quella italiana con sede in provincia di Livorno, a Collesalvetti;
il tutto, secondo i vertici aziendali, con l'obiettivo di «rafforzare ulteriormente le fondamenta in Europa e sviluppare l'attività in modo flessibile e rapido, oltre a migliorare la soddisfazione del cliente nella regione»;
si prospetta quindi una grande incognita sul futuro di 120 lavoratori, tra cui i 25 della sede di Collesalvetti (in parte dipendenti e in parte partite Iva), che nulla sanno in merito al proprio futuro dal momento che il comunicato che annuncia l'operazione non fa alcuna menzione su quali possano essere le loro prospettive future –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto sopra esposto;
quali iniziative di competenza intenda assumere affinché i lavoratori dell'azienda Toyo Tires abbiano informazioni in merito alle loro future prospettive lavorative;
quali iniziative di competenza intenda assumere per avviare, eventualmente, un confronto volto all'attivazione degli ammortizzatori sociali previsti dalla legge, a tutela di numerose famiglie del territorio.
(5-03209)
Interrogazioni a risposta scritta:
FRANCESCO SILVESTRI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
nell'attuazione dei progetti PNRR, con particolare riguardo alla missione inerente alla digitalizzazione, le risorse messe in campo dallo Stato sono ingenti. Gli obiettivi sono numerosi: colmare uno storico gap rispetto ad altre regioni italiane, connettere tutti i territori tra cui le isole minori e rinforzare le difese delle pubbliche amministrazioni da attacchi hacker e la fragilità dei loro sistemi informatici;
inoltre numerosi sono gli interventi nell'ambito del piano strategico nazionale («Strategia italiana per la banda ultralarga»), con particolare riguardo alla realizzazione di infrastrutture in fibra ottica per la trasmissione dati in banda ultra larga nelle «Aree bianche»;
si tratta dunque di un settore molto attivo a livello di mercato e pertanto attenzionato anche dalla criminalità organizzata;
nell'ambito di indagini condotte dalla magistratura sono numerose le imprese sequestrate e confiscate che operano nel settore delle telecomunicazioni con particolari riguardo ad aziende subappaltatrici nell'attivazione di reti di fibra ottica e misto rame;
le indagini del comando provinciale della Guardia di finanza di Catania, con il supporto del Servizio centrale investigazioni sulla criminalità organizzata (Scico) e del I Gruppo Catania, hanno eseguito un'operazione, chiamata «Filo Conduttore» su delega della procura di Catania, che ha portato all'emissione di un'ordinanza da parte del giudice per le indagini preliminari del tribunale etneo, con sui sono state disposte misure cautelari nei confronti di dieci indagati;
ulteriori indagini avrebbero permesso di ricostruire la galassia di società operanti nel settore delle telecomunicazioni in subappalto, tra cui Dosian s.r.l., Catania Impianti s.r.l.s., Af Impianti S.r.l. e la Tele.Net, risultate riconducibili a persone legate da vincoli di sangue e di solidarietà criminale al clan mafioso «Pillera-Puntina». Le stesse imprese sarebbero state inoltre utilizzate alla stregua di strumenti di riciclaggio per immettervi i beni e i proventi oggetto di distrazione a danno delle società poi fallite;
è noto agli interroganti che i lavoratori della Tele-Net da maggio 2024 non percepiscono più lo stipendio e relativo Tfr. La Tele-Net avrebbe difatti, in corso di indagini, fatto partire i licenziamenti collettivi;
il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 72, recante «Tutela del lavoro nell'ambito delle imprese sequestrate e confiscate in attuazione dell'articolo 34 della legge 17 ottobre 2017, n. 161», congiuntamente alle disposizioni del decreto legislativo n. 159 del 2011, prevede esplicitamente che le aziende coinvolte nel sequestro possano proseguire le proprie attività e le commesse e prevede inoltre specifiche norme per il sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro e misure di sostegno alle imprese –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se risulti quale sia la ragione per cui i lavoratori delle aziende poste sotto sequestro non abbiano ricevuto le garanzie previste dalle norme in materia, anche alla luce delle numerose commesse che il settore telecomunicazioni può vantare.
(4-03919)
GRIMALDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
in data 14 novembre 2024, i lavoratori e le lavoratrici della logistica impiegati da Antares, società che opera in appalto per la Fogliati S.a.S., hanno appreso della decisione di quest'ultima di dividere in due l'appalto, trasferendo dal magazzino di Sito (presso Rivalta di Torino) l'attività di logistica a Saluzzo (Cuneo), appaltandola alla GB Service S.r.l.;
Fogliati è storico fornitore del Caat (Centro agro alimentare di Torino), i cosiddetti «mercati generali», polo logistico, di commercializzazione e distribuzione situato tra i comuni di Rivoli e Grugliasco, in oltre 400 mila metri quadrati;
il cambio di appalto avrebbe già di per sé impoverito i lavoratori, prima inquadrati col contratto collettivo nazionale della logistica, facendoli passare al Ccln Multiservizi;
tuttavia, l'esito è ancora più drammatico, perché ha portato al licenziamento dei 40 addetti al confezionamento;
questo perché la subentrante GB Service vorrebbe impiegare al loro posto i propri dipendenti attualmente in cassa integrazione;
resterebbero invece ai cosiddetti ex mercati generali solo i 10 lavoratori della vendita che sarebbero assorbiti in un nuovo appalto dalla CO WORK S.r.l.;
nei giorni scorsi, Antares ha proposto ad alcuni lavoratori una buona uscita;
i dipendenti hanno rigettato la proposta, ribadendo che loro diritto è mantenere il posto di lavoro a condizioni invariate;
i sindacati Si Cobas e UIL Trasporti hanno dichiarato lo stato di agitazione –:
quali iniziative di competenza intendano porre in essere i Ministri interrogati affinché siano garantiti, da parte della Fogliati e della GB Service, il reintegro delle lavoratrici e lavoratori licenziati nell'ambito della ristrutturazione dei servizi e della logistica del Caat (Centro agro alimentare di Torino) e la conservazione delle condizioni contrattuali.
(4-03921)
SALUTE
Interrogazione a risposta orale:
SCERRA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
da anni ormai pediatri e psichiatri italiani stanno evidenziando i rischi prodotti dall'utilizzo sempre più frequente di cellulari/smartphone e videogiochi da parte di minori di fascia di età sempre più giovane;
l'uso smodato e precoce di queste apparecchiature, è dimostrato ormai dalla comunità scientifica, può portare a disturbi dell'apprendimento e di natura sanitaria, oltre a diventare veicolo di immagini e contenuti non adatti e comunque fuorvianti per un pubblico minorenne;
gli effetti dell'uso ossessivo di tali dispositivi possono degenerare in una vera e propria patologia, quale la nomofobia, conosciuta anche come sindrome da disconnessione. Questa malattia sta ad indicare la cosiddetta dipendenza da smartphone, che colpisce un'ampia fetta di popolazione mondiale, di età differente, con specifici sintomi fisici ed emotivi. Tra questi ansia, perdita della concentrazione, riduzione della capacità di apprendimento, ritardi nello sviluppo del linguaggio, disturbi del sonno, alterazioni dell'umore, sino ad episodi di aggressività ingiustificata e minori relazioni sociali con i coetanei. Quelli citati sono solo alcuni degli effetti provocati sullo sviluppo psichico del bambino, a cui poi si aggiungono altri di natura sanitaria: quali problemi posturali legati all'eccessivo utilizzo di tali dispositivi, tremori, tachicardia, paura. L'esposizione a tablet e smartphone può interferire anche con l'udito e con la vista, causando a volte solo il disturbo di secchezza oculare, altre addirittura strabismo. Le onde radio possono penetrare in profondità all'interno del cervello, comportando per un soggetto ancora in fase di sviluppo conseguenze significative;
a livello psicologico, altre conseguenze denunciate da esperti psicologi e sociologi sono la dipendenza paragonabile a quella del gioco d'azzardo e la depressione che, in alcuni casi, può portare addirittura a gestire stremi, come al suicidio;
nel 2018 già la Società italiana di pediatria si era espressa con un documento ufficiale sull'uso dei media device (cellulare, smartphone, tablet, pc eccetera) nei bambini da 0 a 8 anni di età, diramando alcune linee guida e indicando come rapportarsi con i figli già in tenera età in merito. Le linee guida prevedono già delle regole di utilizzo, sancendone il divieto prima dei due anni;
il tema, visto il quadro delineato, merita una grande attenzione dei decisori politici, proprio perché a rischio è la crescita serena delle nuove generazioni che rappresentano il futuro di questo Paese;
nell'ottica di affrontare la problematica nel modo più consapevole possibile, risulta fondamentale un approfondimento sui dati che caratterizzano il fenomeno. Nel particolare, sarebbe utile ottenere dall'Istituto superiore della sanità il numero di bambini e ragazzi che hanno riportato patologie psichiche e fisiche a causa dell'abuso dei dispositivi elettronici. Sarebbe dunque importante fare una ricognizione di tutti i casi clinici che il Servizio sanitario nazionale si è trovato a gestire, sia per poter fare una stima dei servizi da erogare a livello medico (e dei relativi costi), sia al fine di promuovere iniziative di prevenzione mirate per affrontare alla radice il problema. Un'azione di prevenzione che deve riguardare più ambiti, non solo sanitario, ma anche di regolamentazione del fenomeno. Sarebbero opportuni infatti interventi che vanno dalla promozione di forme di sensibilizzazione nelle scuole e di comunicazione istituzionale, a iniziative legislative, con l'introduzione di una disciplina più severa sull'età per l'accesso consentito a questi dispositivi e ai social, nonché di regole più stringenti verso chi gestisce le piattaforme digitali –:
se il Ministro interrogato non valuti opportuno, per i fini illustrati in premessa, richiedere all'istituto superiore della sanità una ricognizione sul numero di casi riguardanti i bambini dai 2 anni fino ai ragazzi di 16 anni che hanno presentato disturbi e patologie fisiche e psichiche collegate all'uso precoce e all'abuso di dispositivi elettronici.
(3-01603)
Interrogazione a risposta in Commissione:
BARBAGALLO. — Al Ministro della salute, al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
si legge su noto quotidiano «La Sicilia» che con lo scopo di potenziare l'organico del Registro tumori integrato di Catania-Messina-Enna si mettono a bando posti a tempo determinato per varie figure amministrative e tecniche;
come noto, la legge n. 29 del 2019 ha istituito e disciplinato la rete nazionale dei registri dei tumori e dei sistemi di sorveglianza e del referto epidemiologico per il controllo sanitario della popolazione prescrivendo anche in capo alle regioni misure attuative e organizzative sui territori di riferimento;
si aprono selezioni pubbliche con migliaia di concorrenti dove pare che il punteggio del colloquio sia di gran lunga più influente dei titoli;
dopo una notevole scrematura vengono rese note le graduatorie degli idonei per quattro categorie: assistente amministrativo, assistente tecnico, collaboratore amministrativo professionale e collaboratore tecnico professionale;
il risultato è che verranno assunti al Registro tumori integrato, con un contratto iniziale fino al 31 dicembre 2024, soltanto il primo di ognuna delle graduatorie;
su richiesta del Policlinico di Catania con successive delibere, si scorrono le quattro liste dalle quali, successivamente, verranno «pescati» altri 51 concorrenti idonei che invece di essere assegnati, come giustamente ci si aspettava, al Registro tumori verranno inviati in altri uffici di altre aziende sanitarie;
a parere dell'interrogante, la prima anomalia è che non si può decidere di potenziare l'organico di un servizio così importante e con l'occasione assumere altre figure da inviare in altre aziende sanitarie; la seconda, come riportato nell'articolo, è che alcuni degli assunti non sono affatto degli sconosciuti, infatti, non a caso figurano negli elenchi esponenti politici ex e attuali sindaci, consiglieri regionali e comunali;
in una Regione dove le difficoltà a livello sanitario sono numerose ed evidenti tutto questo non dovrebbe accadere –:
in relazione ai fatti esposti, e anche in considerazione di quanto previsto dalla legge n. 29 del 2019, se non ritengano opportuno, per quanto di competenza, adottare iniziative anche di carattere ispettivo volte a far luce sulla vicenda.
(5-03210)
Interrogazione a risposta scritta:
DALLA CHIESA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
in data 1° novembre 2024, alle ore 15 circa, giungeva al pronto soccorso dell'Ospedale civile di Avezzano la signora Angela Balla, trasportata con ambulanza del 118 per lesioni riportate al volto in seguito a una caduta nella propria abitazione;
dopo varie ore di attesa, alla richiesta dei parenti di notizie in merito alle condizioni della signora, il personale dell'ospedale avrebbe risposto che sarebbero stati applicati dei punti alla ferita e che la paziente sarebbe stata trattenuta, per la notte, in osservazione per essere dimessa il giorno dopo;
la mattina successiva, quando i figli della paziente si sono recati presso il nosocomio di Avezzano per le dimissioni della madre, dopo una lunga attesa senza informazioni, sono stati informati che la signora si trovava in stato comatoso;
la paziente era stata sistemata in una stanza, a detta dei figli che hanno documentato i fatti con foto, in totale abbandono e senza alcuna strumentazione;
successivamente, alla possibilità dei figli della paziente di visitarla nuovamente, questi la trovavano in un'altra stanza, intubata e circondata da medici ed infermieri;
nel tardo pomeriggio, la signora Balla veniva trasferita nel reparto di geriatria dove il medico di turno rappresentava al figlio che la paziente si trovava in gravi condizioni e in uno stato irreversibile del coma;
i familiari non avrebbero ricevuto ulteriori spiegazioni su quanto fosse accaduto;
alle ore 5.27 del 5 novembre 2024 veniva dichiarato il decesso della signora Balla;
ad avviso dell'interrogante andrebbe assolutamente chiarito se il decesso della signora Angela Balla sia dovuto ad azioni mediche riconducibili a malasanità o se si tratti di evento accidentale non prevedibile –:
se intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, anche di carattere ispettivo, per contribuire a far luce su quanto esposto in premessa e se, in tale contesto, risulti che Angela Balla abbia ricevuto le precauzioni e le cure mediche stabilite secondo le procedure standard.
(4-03927)
Apposizione di firme ad una interrogazione.
L'interrogazione a risposta immediata in Assemblea Conte e altri n. 3-01600, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 dicembre 2024, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Iaria, Ilaria Fontana.
Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Lampis n. 5-03043 del 29 ottobre 2024.