XIX LEGISLATURA
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
il diritto alla salute è un bene primario ed assoluto, riconosciuto dalla Costituzione italiana ed intimamente connesso alla pratica sportiva, ed è un valore presente in quasi tutte le legislazioni sanitarie nazionali;
la riforma dell'articolo 33 della Costituzione sancisce, infatti, che: «La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme.»;
il comitato consultivo per le linee guida sull'attività fisica nell'ultimo rapporto consultivo al Segretario della salute e dei servizi umani le «Physical Activity Guidelines Advisory Committee Report 2008 – U.S. Department of Health and Human Services», riassume le prove scientifiche sull'attività fisica e la salute, utilizzate dal Governo per sviluppare la prima edizione delle linee guida sull'attività fisica per gli americani, pubblicata nel 2008, e l'attività fisica appare, pertanto, un efficace strumento di prevenzione e come tale rientra nella strategia di intervento nei confronti di persone sane o affette da svariate patologie, al punto che l'esercizio fisico dovrebbe essere inserito nel normale iter terapeutico per il trattamento di diverse patologie;
una ricerca, guidata dall'Institute of Cardiovascular Science dello University College London, pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology ha dimostrato che la fase di allenamento e la gara di una maratona sono associati (...) a riduzioni della pressione sanguigna e dell'irrigidimento aortico, equivalenti a una riduzione di quattro anni nell'età vascolare, con i maggiori benefici osservati negli uomini anziani, più lenti e con pressione sanguigna di base più alta;
l'Organizzazione mondiale della sanità di recente, ha pubblicato le «WHO guidelines on physical activity and sedentary behaviour» – accompagnate dallo slogan Every move counts, Ogni movimento conta – in cui sono stati revisionati e aggiornati i livelli di attività fisica raccomandati per ottenere benefici per la salute, distinguendo sia per fasce di età sia per specifici gruppi di popolazione. Attraverso queste linee guida ogni persona è incoraggiata a limitare la quantità di tempo trascorso in comportamenti sedentari (per esempio, il tempo libero trascorso seduti davanti a uno schermo) a favore di uno stile di vita fisicamente più attivo. Chi riesce a superare i livelli di attività fisica raccomandati può ottenere ulteriori benefici per la propria salute;
esercitare un'attività fisica-motoria deve essere una possibilità offerta a tutti, indipendentemente dalla condizione socio-economica della persona e del suo nucleo familiare;
non è un'opinione ma un dato scientifico: un euro investito ne fa risparmiare almeno tre, nel lungo periodo, al Sistema sanitario nazionale;
in Italia sono state inserite nel calendario della Federazione italiana atletica leggera del 2024 ben 38 maratone e 156 mezze maratone; In totale, i maratoneti registrati al traguardo di maratone (italiani e stranieri) sono stati 53.825, +7.555 rispetto al 2023;
le analisi statistiche dei grandi eventi hanno messo in luce una presenza notevole di atleti stranieri, che testimonia come l'Italia sia meta turistica e sportiva, nonostante le difficoltà di accesso alle griglie di partenza a causa del certificato medico agonistico;
la certificazione per l'attività sportiva di particolare ed elevato impegno cardiovascolare, quali la maratona e la mezza maratona, è disciplinata dal decreto ministeriale del 24 aprile 2013;
la partecipazione degli atleti stranieri alle maratone svolte in Italia, a partire dal 2014, a seguito del decreto ministeriale del 24 aprile 2013 (cosiddetto «decreto Balduzzi») e successivo articolo 42-bis del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (cosiddetto «decreto del fare»), convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e del decreto ministeriale dell'8 agosto 2014, non è aumentata, anzi si è andata con gli anni riducendosi, secondo quanto riportato dagli organizzatori;
questa limitazione è stata segnalata, con apposite lettere, dagli organizzatori delle principali maratone italiane;
come segnalato dagli addetti ai lavori, se ci fosse libero accesso alle corse podistiche in maniera competitiva per tutti gli stranieri anche in Italia si potrebbero vantare maratone come quelle svolte a New York, Boston, Londra, Berlino;
paralleli ai grandi eventi sono diverse le manifestazioni, non competitive, che uniscono il benessere psicofisico al piacere della scoperta delle bellezze paesaggistiche del nostro territorio,
impegna il Governo:
1) nel rispetto delle norme di tutela sanitaria presenti in Italia, ad adottare iniziative normative che consentano agli atleti stranieri l'iscrizione alle manifestazioni «no-stadia» che si svolgono sul territorio italiano (corsa e marcia su strada, corsa campestre, corsa in montagna, ultramaratona, triathlon, trail running, nordic walking, orienteering, plogging), previo certificato che attesti un buon stato di salute, rilasciato, secondo le norme esistenti, nel Paese di residenza dell'atleta e accompagnato da un'autocertificazione che ne attesti la veridicità;
2) a far sì, per quanto di competenza, che le norme di tutela sanitaria che riguardano i residenti in Italia e partecipanti a corsa e marcia su strada, corsa campestre, corsa in montagna, ultramaratona, triathlon, trail running, nordic walking, orienteering, plogging continuino ad essere rispettate;
3) a sostenere azioni sinergiche con regioni, comuni e enti locali volte ad adottare iniziative di sostegno del turismo esperienziale, in occasione delle maratone e delle mezze maratone a vantaggio degli atleti e dei loro accompagnatori, sia italiani che stranieri;
4) a considerare le maratone, le mezze maratone e le più grandi manifestazioni podistiche non competitive, ma con esplicita finalità relativa alla divulgazione della cultura della prevenzione e del benessere psicofisico, nell'ambito di un piano strategico di sviluppo economico, attivando, insieme al Coni, alla Fidal e a Sport e Salute spa, un tavolo di lavoro specifico;
5) a reperire risorse volte a garantire l'organizzazione delle manifestazioni non competitive, a sostegno della salute personale, del benessere psicofisico e della divulgazione della cultura del movimento e della prevenzione, al fine di garantire la gratuità dei servizi, quali le spese per il suolo pubblico, la vigilanza, la sicurezza e per snellire, de-burocratizzare e facilitare ciò che attiene il buono e corretto andamento dell'evento;
6) a sostenere e promuovere, individuando forme di agevolazioni organizzative, le forme organizzate di gruppi di cammino, di manifestazioni di camminata sportiva, il nordic walking, il fitwalking, l'orienteering e il plogging;
7) ad adottare iniziative volte a facilitare l'accesso all'attività sportiva, nel rispetto dell'articolo 33 della Costituzione, come necessario sviluppo dei valori educativi, sociale e di promozione del benessere psico-fisico, attraverso la promozione di voucher di spesa per sostenere i costi di iscrizione alla pratica sportiva con particolare attenzione per le famiglie in difficoltà economica nelle regioni con un maggiore tasso di dispersione scolastica;
8) a reperire risorse adeguate a sostenere le attività di promozione della cultura del movimento, quale strumento di prevenzione o controllo di patologie, e in particolare il diabete, anche attraverso interventi di ridisegno del paesaggio urbano, volte a individuare aree verdi idonee alla pratica sportiva.
(1-00393) «Berruto, Manzi, Prestipino, Orfini, Iacono, Casu, Gribaudo, Andrea Rossi, De Micheli».
ATTI DI CONTROLLO
AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Interrogazione a risposta scritta:
ASCARI, FEDE e PAVANELLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
il 15 novembre 2024, in Venezuela, è stato arrestato il cooperante italiano Alberto Trentini, cittadino di Venezia di 45 anni, che si trovava nel Paese dall'ottobre 2023 per conto dell'Ong internazionale Humanity and Inclusion, impegnata nel sostegno alle persone con disabilità;
dalla data del suo arresto, Alberto Trentini non ha potuto ricevere visite né comunicare con l'esterno, nemmeno con l'ambasciatore italiano in Venezuela, suscitando gravi preoccupazioni circa le sue condizioni di salute, tenuto conto che Trentini soffre di problemi di salute e risulta privo dei medicinali e degli articoli di prima necessità di cui necessita;
la vicenda di Alberto Trentini si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà che coinvolge altri cittadini italo-venezuelani detenuti nelle carceri venezuelane, per un totale di almeno cinque persone, secondo quanto riportato da fonti attendibili;
il caso di Trentini si aggiunge a precedenti episodi simili, come quello della giornalista italiana Cecilia Sala, che richiedono un'azione diplomatica decisa per garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini italiani all'estero e la protezione consolare in situazioni di emergenza;
la tutela dei diritti umani e la protezione consolare dei cittadini italiani rappresentano priorità fondamentali per il nostro Paese, in particolare in contesti in cui la situazione politica e sociale risulta instabile o critica –:
quali iniziative il Governo stia adottando per garantire l'assistenza consolare, legale e sanitaria ad Alberto Trentini e agli altri cittadini italo-venezuelani detenuti nelle carceri venezuelane.
(4-04174)
AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA
Interrogazioni a risposta scritta:
CERRETO e MATTIA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
secondo quanto riportato dal quotidiano olandese Telegraaf e diffuso dagli organi di stampa, la Commissione europea avrebbe destinato ingenti risorse provenienti da un fondo multimiliardario dedicato a sussidi climatici e ambientali per finanziare attività di lobbying in favore delle politiche ecologiche europee, tra cui il Green deal e la Nature restoration law, nonché altre iniziative ambientali;
in particolare, dall'articolo emergerebbe che tali fondi siano stati utilizzati per supportare una rete di 185 associazioni ambientaliste, incaricate di fare pressioni sui membri del Parlamento europeo e sui Governi dei Paesi membri, con obiettivi concreti di lobbying per influenzare il processo legislativo in materia ambientale;
viene, altresì, evidenziato che le organizzazioni di protezione ambientale avrebbero ricevuto specifiche istruzioni dalla Commissione europea, con l'obiettivo di ottenere risultati tangibili, tra cui l'ampliamento delle normative ambientali attraverso il Parlamento europeo. In particolare, sarebbero stati riservati specifici contratti, tra cui uno di 700 mila euro, per orientare il dibattito sull'agricoltura;
l'articolo cita anche il fatto che le associazioni finanziate avrebbero dovuto rendicontare i risultati ottenuti attraverso attività lobbistiche, come nel caso dell'European environmental bureau, che avrebbe dovuto fornire almeno 16 esempi di come le normative ambientali fossero state modificate grazie alle attività di lobbying;
l'utilizzo di fondi pubblici per attività di lobbying solleva interrogativi circa la trasparenza e la correttezza del processo decisionale, nonché sul rischio che la Commissione europea possa agire in conflitto di interessi nell'adottare provvedimenti a favore di gruppi specifici, come le associazioni ambientaliste, minando, altresì, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee;
a parere degli interroganti, le associazioni ambientaliste che ricevono finanziamenti pubblici o donazioni da privati o enti pubblici dovrebbero garantire la pubblicazione dei bilanci, come già previsto in diversi Paesi europei, al fine di identificare i possibili conflitti di interesse e poter verificare che le risorse siano effettivamente gestite in modo responsabile e trasparente –:
se e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, il Ministro interrogato, in qualità di amministrazione competente a decidere sul riconoscimento delle associazioni di protezione ambientale ai sensi dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, intenda adottare per introdurre l'obbligo di pubblicità dei bilanci al fine di consentire alle autorità e ai cittadini di verificare il corretto e trasparente operato di organizzazioni riconosciute per il perseguimento degli interessi della collettività ad un ambiente salubre e al miglioramento della qualità della vita, proteggendo gli ecosistemi naturali e la biodiversità sensibilizzando, altresì, l'opinione pubblica sugli effetti dei cambiamenti climatici.
(4-04171)
GAETANA RUSSO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:
il decreto ministeriale emanato dal Ministro dell'ambiente e sicurezza energetica di concerto con il Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste del 19 giugno 2024 (cosiddetto FER 2), prevede all'articolo 3 e ancora all'articolo 9 misure incentivanti per la costruzione di impianti a fonti rinnovabili, al fine di meglio raggiungere gli obiettivi impartiti dal Green Deal e del REPowerEU per il 2030. Tra questi, rientrano gli impianti di biogas con potenza nominale non superiore a 300 chilowatt elettrici. All'allegato 1 al suddetto decreto vengono poi previste le tariffe incentivanti dovute all'immissione in rete di energia, in relazione al ciclo di vita degli impianti, attualmente per il biogas di 233 euro/megawatt-ora omnicomprensiva per 20 anni;
mentre per l'immissione in rete dell'energia viene previsto il rimborso di 0,233 euro/megawatt-ora è completamente assente una misura incentivante per la realizzazione degli impianti, a differenza di quanto per esempio accade per i pannelli fotovoltaici, rimborsati sino al 70 per cento e che, a differenza dei primi, non producono energia elettrica (e termica) 24h su 24h, inoltre l'immissione in rete dell'energia elettrica prodotta è più discontinua;
i moderni impianti di micro biogas sono in grado di produrre energia elettrica e termica contribuendo al miglioramento della sostenibilità ambientale, energetica ed economica degli allevamenti, inoltre l'energia elettrica generata dal biogas può essere utilizzata in autoconsumo dall'azienda, e/o immessa nella rete elettrica nazionale. Il residuo della digestione anaerobica, il digestato, è invece un sottoprodotto fertilizzante ad elevato contenuto di elementi nutrizionali utilizzabile in alternativa ai tradizionali concimi chimici. I cogeneratori per micro-impianti possono avere potenze variabili, generalmente comprese tra 25 chilowatt e 100 chilowatt;
questa flessibilità consente di adattare il sistema alle specifiche esigenze produttive dell'azienda: in particolare gli impianti di micro biogas, facili da installare e da gestire, sono progettati per essere efficienti e vantaggiosi anche se di piccole dimensioni (anche per una stalla da 45/50 capi in mungitura, dimensione largamente diffusa nelle zone pedemontane e di alta collina): oltre ai grandi impianti di biogas e a quelli di biometano quindi, è importante promuovere l'utilizzo dei micro impianti di biogas, che hanno ricadute virtuose sulla comunità e che producono vantaggi economici per le aziende agricole, con riduzione dei costi energetici (l'autoproduzione di energia rinnovabile riduce l'utilizzo di combustibili fossili e la dipendenza da fonti esterne), e valorizzazione degli scarti e dei reflui che vengono trasformati in risorsa, contribuendo a una gestione più sostenibile e benefici ambientali con riduzione delle emissioni di gas serra;
appare quindi necessario sostenere le aziende zootecniche, in particolar modo quelle insediate nella zona del Parmigiano Reggiano hanno dimensione modeste (parliamo di una media ben al di sotto dei 100 capi, circa 80 capi per azienda), ad essere incentivate nella costruzione di impianti di biogas di piccola taglia, e poi nel consumo, consentendo di aumentare la sostenibilità ambientale ed energetica –:
se intenda adottare iniziative volte a elevare la tariffa incentivante già prevista nell'allegato al decreto ministeriale del giugno 2024 da 0,233 euro/megawatt-ora a 0,300 euro/megawatt-ora, poiché ritenuta unanimemente dagli operatori del settore agricolo insufficiente a sostenere questa forma di produzione sostenibile di energia;
se preveda, in piena attuazione della norma di cui all'articolo 3 del decreto ministeriale del 19 giugno 2024 (FER 2) e in modo speculare a quanto accade per esempio, per gli impianti fotovoltaici, adottare iniziative volte a introdurre forme specifiche di incentivi dedicati alla realizzazione di impianti di biogas, oggi non esistenti nell'ordinamento giuridico, nella percentuale che il Governo riterrà più congrua, e in concorso con i programmi di sviluppo rurale regionali.
(4-04177)
ECONOMIA E FINANZE
Interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:
nella legge di bilancio 2025 è stato modificato il meccanismo di calcolo relativo al cuneo. Nel 2024 la base era l'imponibile previdenziale e si applicava uno sconto del 7 per cento fino a 25.000 euro (pari a 1.923 euro mensili, parametrati su 13 mensilità) oppure 6 per cento fino a 35.000 euro annui (pari a euro 2.692 mensili, sempre su 13 mensilità) sui contributi del 9,19 per cento dovuti dal lavoratore dipendente in busta paga;
nel 2025 la modalità di calcolo, invece, è diventata più complessa. Il riferimento è diventato l'imponibile fiscale (quindi comprensivo anche di eventuali altri redditi, oltre a quello da lavoro dipendente) sul quale si applicano due misure differenti: un bonus con percentuale che decresce al crescere del reddito; 7,1 per cento fino a 8.500 euro; 5,3 per cento tra 8.501 e 15.000 euro; 4,8 per cento tra 15.001 e 20.000 euro; oppure una detrazione: fissa, pari a 1.000 euro per i redditi da 20.001 a 32.000 euro; variabile, per i redditi compresi tra 32.001 e 40.000 euro, con décalage che riduce progressivamente i benefici fino a zero;
uno studio condotto dalla Cgil illustra come, pur partendo da imponibili previdenziali uguali nel 2024 e nel 2025, il nuovo sistema modifichi significativamente l'imponibile fiscale;
il punto più critico della modifica del meccanismo e che determina diverse ripercussioni, alcune immediate (sul netto mensile) e altre posticipate (conguaglio annuale) dovute al fatto che si interviene in due fasi diverse del calcolo;
nel 2024 lo sconto si calcolava direttamente sul reddito da lavoro dipendente (imponibile previdenziale), nel 2025 il calcolo diventa molto più complesso perché nel caso in cui, oltre al reddito di lavoro dipendente, intervengono altre voci nel definire il reddito complessivo, l'imposta e le detrazioni devono essere ricalcolate andando a conguagliare gli importi non solo sul salario prodotto ma sull'intero reddito complessivo ottenuto nell'annualità;
secondo i calcoli potrebbe accadere che in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, il lavoratore si trovi nella condizione di dover restituire in parte quanto riconosciuto in busta paga durante l'annualità per effetto del conguaglio, poiché non in grado di conoscere in anticipo la propria condizione reddituale;
da questa elaborazione emerge come la maggior parte dei redditi, il cui imponibile previdenziale è sotto i 35 mila euro, nel 2025 subiranno una riduzione del salario netto rispetto al 2024, si segnala che le maggiori perdite si concentrano sui redditi più bassi ovvero tra 8.500 e 9.000 euro di imponibile previdenziale annuo;
mentre nel 2024 il taglio contributivo agiva a monte, aumentando di 548 euro l'imponibile fiscale, il nuovo sistema taglia quella stessa cifra a valle, perché è esentasse. Così facendo, nel 2025 l'imponibile fiscale è più basso e nello specifico, per chi è in quella fascia di reddito, passa da 8.268 a 7.719 euro. Visto che l'imposta lorda è più bassa della detrazione, il contribuente diventa tecnicamente incapiente, nel senso che guadagna troppo poco per poter godere di detrazioni fiscali e in quanto incapiente, non gli spetta l'ex bonus da 100 euro al mese, ribattezzato «trattamento integrativo» da 1.200 euro all'anno;
dalla lettura di alcuni quotidiani nazionali, per esempio Il fatto quotidiano, nell'articolo «Beffa taglio cuneo era nota a Meloni dal 6 novembre» del 25 gennaio 2025, pare evincersi l'ipotesi che il Governo fosse a conoscenza del fatto che la legge di bilancio avrebbe generato questo meccanismo e che in particolare il 6 novembre 2024 l'ufficio parlamentare di bilancio in audizione ha presentato varie simulazioni in cui emergeva una grossa perdita per i lavoratori nella fascia di reddito di 8.500 euro;
lo stesso Upb avrebbe sottolineato che sarebbero stati 800 mila i lavoratori con redditi sotto i 15.000 penalizzati dal nuovo meccanismo;
infine, si segnala che la trasformazione di uno sgravio contributivo in sgravi fiscali differenziati non mette al riparo tutti i redditi dalla perdita dei precedenti benefici e finisce per incidere negativamente sul netto della maggior parte dei redditi sotto i 35 mila euro –:
quale sia secondo le stime del Governo il reale impatto sui redditi del nuovo sistema introdotto dalla legge di bilancio;
se confermi i dati degli studi effettuati che porterebbero ad una penalizzazione i redditi bassi e in tal caso se sia vero che il Governo fosse già a conoscenza della forte penalizzazione sui redditi di 8.500 euro descritta e dunque se non ritengano, i Ministri interrogati di adottare iniziative normative immediate al fine di porre rimedio a questo meccanismo che rischia di gravare su lavoratori che già percepiscono un reddito basso.
(2-00523) «Scotto, Sarracino, Fossi, Gribaudo, Laus».
IMPRESE E MADE IN ITALY
Interrogazione a risposta orale:
BOSCAINI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il 1° giugno 2023, l'autorità di vigilanza slovacca sul settore assicurativo Nbs ha revocato l'autorizzazione di Novis Insurance Company e ha chiesto al tribunale slovacco competente di sciogliere la compagnia e di nominare un liquidatore della società;
la Nbs ha revocato l'autorizzazione a causa di carenze nelle attività di Novis, ritenendo che svolgesse attività assicurative in modo imprudente, anche a seguito delle gravi carenze individuate a partire dal 2018 dalla Nbs e dai supervisori degli Stati membri ospitanti in cui Novis ha svolto attività assicurative;
a Novis è stato fatto divieto di assumere nuovi affari dal giugno 2023, ma, non essendo stato ancora nominato il liquidatore, la compagnia ha continuato a svolgere le attività necessarie per la gestione dei contratti assicurativi esistenti, vale a dire riscuotere premi, far valere le proprie pretese e saldare le proprie passività;
gli enti di vigilanza europea e italiano del settore assicurativo, Eiopa e Ivass, il 15 gennaio 2025 hanno informato i contraenti di Novis in merito allo stallo del processo di liquidazione e ai rischi ad esso associati, tra i quali quelli non poter recuperare i premi pagati;
la Novis opera anche in Italia in Lps nel ramo vita attraverso il distributore A1 Life Spa e detiene un circa 19 mila polizze emesse per circa 40 milioni di euro di premi raccolti;
le associazioni dei consumatori hanno sollecitato gli interessati di evitare di continuare a versare somme senza nessuna garanzia di avere una controparte capace di adempiere ai propri obblighi contrattuali e a valutare le opzioni per risolvere il contratto prima della sua scadenza;
l'Ivass in un comunicato del 29 marzo 2024 chiarisce di essere venuta a conoscenza di lettere, inviate da Novis agli assicurati, in cui si preannunciano azioni legali in caso di mancato pagamento dei premi, sottolineando che, salvo il caso di sospensione ai sensi dell'articolo 1924 del codice civile è necessario che il contraente valutati attentamente e con l'aiuto di un professionista, le conseguenze della scelta di sospendere i pagamenti alla luce delle norme di legge e delle condizioni di contratto;
le associazioni del settore assicurativo operanti nel ramo Vita hanno sollecitato un intervento dell'Ivass sull'Eiopa per sollecitare l'autorità di vigilanza lussemburghese (CAA) ad adottate le misure necessarie a dare certezze e garanzie a tutti i clienti sottoscrittori di tali prodotti assicurativi;
sono ormai frequenti casi di insolvenza da parte di compagnie estere che operano in Italia tramite intermediari collocatori che sul piano commerciale offrono soluzioni di investimento performanti senza che siano trasparenti gli strumenti finanziari sottostanti. Quanto accaduto mette in crisi la credibilità del sistema assicurativo –:
se, per quanto di competenza, intendano adottare iniziative anche normative affinché i sottoscrittori di polizze vita siano tutelati da possibili insolvenze della compagnia assicuratrice, sia con riferimento al caso in premessa, sia in termini più generali con riferimento a compagnie estere che operano in Italia.
(3-01688)
Interrogazione a risposta scritta:
DE BERTOLDI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:
Conad ha annunciato il proprio ingresso nel settore assicurativo con il lancio di «Heiconad assicurazioni», riservata ai possessori delle carte fedeltà dell'azienda della grande distribuzione;
Conad è già pronta ad offrire alla propria clientela – direttamente alla cassa – prodotti assicurativi a copertura di infortuni-salute, casa-famiglia e viaggi. Vengono promessi sconti rilevanti (rispetto al mercato) anche sulle polizze Rc auto; per gli aspetti legali Conad si avvarrà del proprio staff interno;
«Con una spesa di almeno 30 euro, avendo la Carta insieme» – si legge nella pubblicità – si potrà attivare «un'assicurazione che ti protegge da infortuni, ricovero o perdita di lavoro. Maggiore è il valore della tua spesa, più alta sarà la protezione della tua copertura»;
la Carta insieme è una carta fedeltà riservata a tutti i clienti dei punti vendita Conad ed è gratuita;
scendendo nel dettaglio, le polizze Rc auto e moto saranno garantite dalla partnership con Allianz Direct e con Quixa (Axa). I prodotti copertura salute verranno gestiti da Quixa e da Mutua Tre Esse (a partire da 8 euro al mese con i primi due mesi gratuiti). Le polizze animali domestici da Tre Esse Pet e da Europe Assistance; infine, il ramo Vita da Afi-Esca;
va specificato che l'attività di distribuzione assicurativa non sarà svolta direttamente dal colosso Conad società cooperativa ma da Conad Discovery, una s.r.l. costituita nel mese di agosto 2023, partecipata dal consorzio al 60 per cento e operante quale intermediario assicurativo;
in considerazione del fatto che il valore e la valenza di un prodotto assicurativo si protrae nel tempo e ha un'influenza determinante per la vita e la serenità economica degli assicurati, si ritiene che non sia accettabile che tali prodotti vengano ceduti come prodotti da banco, come affermato dalla maggiore associazione di rappresentanza degli agenti assicurativi professionisti Sna –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda adottare per garantire la necessaria informazione e la tutela dei consumatori e dei clienti che desiderino acquistare un prodotto assicurativo.
(4-04176)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta in Commissione:
CASU, GIANASSI, FORNARO e SIMIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nella serata di giovedì 23 gennaio 2025, come informa la stampa locale, si sono verificati forti disagi lungo la tratta ferroviaria Firenze-Roma;
secondo il sito di Rete ferroviaria italiana «dalle ore 19:00 circolazione rallentata tra Firenze Statuto e Firenze Campo Marte per la presenza di persone non autorizzate in prossimità dei binari»;
i passeggeri hanno lamentato l'assoluta carenza di coordinamento delle informazioni;
infatti, la App di Trenitalia ha a lungo segnalato «in questo momento la circolazione si svolge regolarmente lungo tutta la linea ferroviaria nazionale. Eventuali ritardi segnalati si riferiscono a precedenti inconvenienti già risolti»;
nello stesso momento in cui il sito di Rete ferroviaria italiana già indicava la circolazione rallentata dalle ore 19.00, i passeggeri ricevevano, tramite sms, messaggi con indicazioni di ritardo in costante aumento e superiori ai quaranta minuti;
inoltre, viene riferito dai viaggiatori che in stazione per numerosi treni non veniva indicata l'entità del ritardo con cui sarebbero partiti, causando così un ulteriore fortissimo disagio;
è certamente auspicabile che le autorità preposte possano rapidamente chiarire la dinamica di quanto accaduto, e fare piena luce e giustizia su tutte le violazioni ma resta, a parere degli interroganti, inaccettabile e ingiustificabile la mancanza di coordinamento delle informazioni successive all'evento –:
se il Ministro interrogato possa, per quanto di competenza, chiarire le cause di tutti i disagi e i disservizi che si sono registrati dopo il rallentamento, essendo inspiegabile, al netto delle cause immediate del rallentamento, l'assenza di coordinamento informativo, la mancanza di informazioni e di attenzione nei confronti dei passeggeri;
se inoltre, il Ministro interrogato, sempre per quanto di competenza, intenda adottare iniziative per consentire che, anche in considerazione del disagio che si è generato nelle persone coinvolte, siano previste, oltre quanto già disposto normalmente per i rimborsi, ulteriori forme di indennizzo per mitigare i danni generati dalla mancata gestione del coordinamento delle informazioni e della situazione.
(5-03426)
Interrogazioni a risposta scritta:
DORI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:
l'opera infrastrutturale «Accessibilità Malpensa: collegamento tra la strada statale n. 11 “Padana Superiore” a Magenta e la tangenziale ovest di Milano, con variante di Abbiategrasso e adeguamento in sede del tratto della strada statale n. 494 da Abbiategrasso al nuovo ponte sul Ticino» è attualmente inserita tra gli interventi strategici a livello nazionale previsti dalla «legge obiettivo» n. 443 del 2001;
il progetto, risalente al 2001, negli anni ha incontrato una forte resistenza da parte di associazioni, enti ed amministrazioni locali, che hanno ottenuto, con sentenza del Tribunale amministrativo regionale Lombardia nn. 228/229 del 31 gennaio 2020, l'annullamento della sua approvazione;
il 4 maggio 2023 Anas s.p.a. ha approvato il progetto definitivo per il 1° stralcio funzionale, costituito dalla tratta A (Magenta-Albairate e Variante di Pontenuovo) e dalla tratta C (Albairate-Ozzero), per una lunghezza complessiva di 18 chilometri;
il progetto originale prevedeva anche la tratta B (Albairate-Milano) che è stata stralciata, escludendo il collegamento tra Magenta e la tangenziale ovest di Milano, tratta di maggior interesse per il traffico pendolare diretto a Milano. La superstrada inoltre da classe A, ovverosia 2 corsie per senso di marcia, oggi è declassata a classe B, una corsia per senso di marcia, tuttavia gli espropri saranno effettuati tenendo conto del progetto originario;
l'opera non è in linea con le attuali esigenze territoriali, risultando obsoleta;
l'importo complessivo dell'investimento ammonta a 347.894.044,57 euro di cui 178.459.274,93 euro relativi alla tratta A e 169.434.769,64 euro relativi alla tratta C, con un aumento dei costi del 49 per cento (+108 milioni) rispetto a quanto previsto precedentemente. Il computo metrico estimativo è stato redatto con il prezzario Anas 2023 e pertanto richiederà un adeguamento che porterà presumibilmente ad un ulteriore aumento;
l'opera si colloca nel contesto ambientale dell'Abbiatense-Magentino, in parte è patrimonio Unesco e riserva di biosfera del Ticino, importante corridoio ecologico all'interno della pianura padana, uno dei parchi fluviali più grandi d'Europa. A febbraio 2023 la Commissione Unesco ha provveduto a informare il Mase che con la realizzazione del Progetto Anas si rischia di perdere il riconoscimento di riserva Mab-Unesco;
l'opera sarà realizzata per il 94,5 per cento su terreni agricoli fertili. Secondo le associazioni di categoria «non rispetta i confini naturali delle campagne e determina un enorme consumo di suolo reso fertile e produttivo dall'instancabile lavoro di generazioni di agricoltori». Fra gli elementi di rischio c'è l'aumento della possibilità di fenomeni legati alla tenuta idraulica dei terreni e la carenza progettistica nell'ambito della viabilità alternativa di tipo poderale;
l'opera ha mobilitato diverse realtà territoriali, tra cui il Comitato No-Tangenziale di cui fanno parte Legambiente, Wwf e diverse associazioni dei comuni di Ozzero, Cassinetta, Robecco, Albairate, Abbiategrasso, Magenta e Boffalora, gli Enti parco del Ticino, Parco Sud Milano e Terre dei Parchi, le associazioni sindacali Cia Agricoltori Italiani, Coldiretti e Confagricoltura;
il Comitato ha organizzato diverse manifestazioni, presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale e due petizioni europee. Il 19 dicembre 2024, è stato presentato un ricorso al Consiglio di Stato, firmato anche da Città metropolitana di Milano, dai comuni di Cassinetta di Lugagnano, Albairate e Boffalora e dagli Enti parco del Ticino e Parco Agricolo Sud Milano;
il progetto, oltre a presentare numerose criticità ambientali ed idrogeologiche, risulta totalmente incompatibile con gli obbiettivi di neutralità climatica fissati al 2030 –:
se I Ministri interrogati intendano, per quanto di competenza, abbandonare definitivamente il progetto, e destinare le relative risorse a progetti di mobilità sostenibile, diventando esempio virtuoso per l'avvicinamento agli obbiettivi climatici fissati dall'Unione europea.
(4-04170)
RUFFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
l'autostrada Asti-Cuneo, opera strategica per l'intero territorio dell'albese, braidese e delle Langhe, dovrebbe decongestionare il traffico intenso. Tuttavia, quest'ultimo si riversa sulle strade provinciali e statali limitrofe, sulla viabilità locale e le panoramiche strade delle Langhe, con problemi di non poca rilevanza in tema di sicurezza stradale e anche di collegamento con l'ospedale di Verduno;
il primo lotto autostradale, completato ad aprile 2024 che, tramite l'ingresso Alba-ovest, collega tutta la Langa e il braidese ad Alba, è risultato molto utile per ridurre il traffico finché non è stato introdotto il pagamento del pedaggio a settembre 2024;
l'introduzione del pedaggio ha determinato infatti, rispetto ad aprile 2024, un aumento del 40 per cento del traffico sulla strada provinciale e sulla viabilità locale nonché una corrispondente diminuzione dell'utilizzo della nuova infrastruttura autostradale;
tale incremento di traffico ha quindi nuovamente peggiorato le condizioni della viabilità locale che da tempo conta innumerevoli incidenti stradali, anche mortali, e interminabili code. Inoltre, l'accesso all'ospedale di Verduno richiede, necessariamente, di percorrere un tratto della provinciale 7 che, gravata da lunghe code, può compromettere anche la tempestività e l'efficienza degli interventi di emergenza sanitaria;
il pedaggio autostradale, in considerazione di quanto sopra, è stato temporaneamente sospeso dal 14 ottobre 2024 e fino al termine dei lavori dell'ultimo lotto autostradale attualmente in corso nel territorio del comune di Verduno e di La Morra, offrendo un sollievo ad automobilisti, pendolari, ai numerosi turisti e al traffico pesante;
la sospensione temporanea del pedaggio ha quindi già dimostrato di poter ridurre significativamente il traffico sulla viabilità secondaria e locale, migliorando la sicurezza stradale e la circolazione;
per contro, il pagamento del pedaggio in quel tratto ha dimostrato che l'infrastruttura autostradale non è utile per ridurre il traffico in zona con problemi anche per la sicurezza;
tuttavia, il sistema Free flow, che è stato adottato sulla tratta, continua a creare problemi di pagamento non solo ai cittadini meno tecnologici ma anche ai numerosi turisti internazionali che visitano, tutto l'anno, le zone divenute patrimonio Unesco. In aggiunta, da inizio 2025 sono stati non solo aperti portali autostradali non previsti ma anche aumentati i pedaggi e tutto ciò avviene con molteplici cantieri aperti –:
quali iniziative di competenza intenda porre in essere affinché la società Asti-Cuneo s.p.a. sospenda il pedaggio nel tratto menzionato almeno fino a quando le evidenti mancanze infrastrutturali e viabilistiche non saranno colmate così da rendere tale servizio facilmente utilizzabile dagli utenti.
(4-04172)
CASU, BARBAGALLO, BAKKALI, GHIO e MORASSUT. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il servizio ferroviario vive da tempo una profonda crisi nella gestione del servizio, caratterizzato da pesanti difficoltà e gravi disagi per gli utenti a causa di ritardi e cancellazioni di servizi di trasporto pressoché quotidiani nella totale assenza di misure di coordinamento, di puntuali informazioni e di interventi efficaci per fronteggiare tali disservizi;
il 24 gennaio 2025 il Cda del gruppo Ferrovie dello Stato ha approvato, con il placet del Governo, le nomine delle partecipate del gruppo per il 2025;
è stato indicato come Ceo di Trenitalia chi fino ad allora aveva ricoperto l'incarico di amministratore delegato e direttore generale di Mercitalia Logistics nonché amministratore delegato e direttore generale di Rfi Rete ferroviaria italiana dal 2023;
ai sensi di quanto disposto dall'articolo 11, comma 7, del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112 recante norme in materia di indipendenza del gestore dell'infrastruttura «I responsabili dell'adozione di decisioni sulle funzioni essenziali non possono ricoprire, per un periodo di ventiquattro mesi da quando cessano nelle proprie funzioni, alcun ruolo all'interno delle imprese ferroviarie operanti sulla relativa infrastruttura.»;
in coerenza con quanto previsto dall'ordinamento europeo, l'assetto della rete ferroviaria nazionale è caratterizzato dalla separazione tra gestione dell'infrastruttura ferroviaria e svolgimento del servizio ferroviario, alla quale si è accompagnata la separazione societaria, all'interno dell'Holding Ferrovie dello Stato s.p.a., tra Rete ferroviaria italiana s.p.a. (Rfi), società che è titolare della concessione della rete nazionale, e Trenitalia, società che effettua il trasporto e che è affidataria dei contratti di servizio pubblico nazionale ferroviario passeggeri e merci. Ai sensi della direttiva UE 2016/2370 le due imprese sono considerate integrate verticalmente, e quindi assoggettate alle norme relative a garantire l'indipendenza e l'imparzialità del gestore introdotte da ultimo proprio dalla stessa direttiva;
con il decreto legislativo n. 139 del 2018, l'indipendenza del gestore dell'infrastruttura ferroviaria è stata ulteriormente rafforzata attraverso le modifiche al decreto legislativo n. 112 del 2015 che hanno introdotto il citato articolo 11 per evitare che l'imparzialità del gestore sia compromessa da un qualsivoglia conflitto di interesse e affinché ne sia garantita l'indipendenza disponendo il divieto, per 2 anni, di assumere ruoli all'interno delle imprese che svolgono il servizio ferroviario qualora abbiano ricoperto ruoli decisionali sulle funzioni essenziali relative alla gestione della rete;
come risulta evidente, questa scelta appare, a giudizio dell'interrogante, in netto contrasto con i princìpi della disciplina comunitaria e nazionale rischiando di generare ulteriori incertezze per passeggeri, lavoratori e imprese coinvolte –:
quali siano stati i criteri di nomina e le motivazioni che hanno portato a non considerare in alcun modo quanto disposto dall'articolo 11 del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112, nelle procedure di nomine avanzate dal gruppo Ferrovie dello Stato e quali iniziative intendano assumere affinché sia assicurato il rispetto dei princìpi giuridici comunitari e nazionali in materia di indipendenza e terzietà.
(4-04178)
INTERNO
Interrogazioni a risposta scritta:
VIETRI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
desta preoccupazione la grave situazione finanziaria in cui versa il comune di Cava de' Tirreni (Salerno), come denunciato dai consiglieri comunali al prefetto di Salerno unitamente all'interrogante e al deputato Bicchielli, al prefetto di Salerno;
in particolare, come riportato dalle principali testate giornalistiche, i gravi ammanchi di denaro dalle casse del comune campano sarebbero stati causati da numerosi mandati di pagamento – almeno cento – in favore di soggetti terzi e in assenza di titolo giustificativo, per un importo complessivo di circa due milioni di euro, almeno secondo una prima stima;
sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco, Vincenzo Servalli, che ha presentato un esposto, facendo scattare la sospensione cautelativa del dirigente, Francesco Sorrentino, sospeso anche dal comune di Capaccio Paestum, dove era in servizio per l'ottenuto trasferimento;
a preoccupare sarebbero non solo gli aspetti penali, sui quali farà chiarezza la magistratura, ma le gravi ripercussioni sui conti dell'ente, già fortemente precari e oggetto di un piano di riequilibrio finanziario pluriennale che rischia di essere travolto dall'inchiesta;
tra il 2021 e novembre 2024 Sorrentino, dirigente del settore finanze del comune di Cava, avrebbe emesso numerosi mandati di pagamento non autorizzati per oltre un milione di euro, con trasferimenti di denaro dal bilancio comunale al Consorzio farmaceutico intercomunale, oggi in crisi economica, tanto da ricorrere al sovraindebitamento e al centro di un esposto alla Corte dei conti;
secondo quanto si apprende da fonti di stampa, «i mandati di pagamento non supererebbero i 30 mila euro, perlopiù attinti da vecchi residui o da fondi vincolanti» finiti sotto esame della procura di Nocera Inferiore; movimenti contabili che, se confermati non regolari, travolgerebbero anche il bilancio del comune;
in più occasioni, sarebbe stato denunciato come il Consorzio fosse il «bancomat» personale di Franco Alfieri, sindaco di Capaccio Paestum e presidente della provincia di Salerno, oggi indagato per corruzione e agli arresti domiciliari, dopo un periodo di detenzione carceraria;
numerose e gravi sono le ipotesi di reato su cui dovrà indagare la magistratura: bilanci falsati sistematicamente di anno in anno, appropriazione indebita di somme ingenti, manipolazione sistematica dei concorsi pubblici in un gioco di porte girevoli tra enti locali consorziati, Consorzio farmaceutico, unità operative sul territorio, sospetto commercio parallelo di farmaci, canali di approvvigionamento poco chiari; sfruttamento dei lavoratori, con oltre 130 contenziosi in corso, utilizzo spregiudicato dei contratti a tempo determinato;
ad oggi, il buco nel bilancio del Consorzio ammonterebbe a circa 12 milioni di euro, a cui si sommano il quasi mezzo milione di euro che uno solo dei dirigenti indagati sarebbe riuscito ad ottenere attraverso artifici e trucchi contabili e il carico finanziario determinato dalle assunzioni di parenti e amici;
una serie di indagini con diversi filoni di inchiesta che sembrerebbero delineare un vero e proprio sistema clientelare e ambiguo, giocato nelle pieghe di burocrazia, politica e sottoboschi vari, che lega numerosi comuni cilentani e salernitani, in generale, e rischia di costare caro alla collettività anche in termini di ritorno per il tessuto economico e sociale –:
accertata la veridicità e gravità dei fatti esposti in premessa se e quali immediate iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, i Ministri interrogati intendano assumere per fare piena chiarezza sulla vicenda.
(4-04168)
BICCHIELLI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:
desta preoccupazione la grave situazione finanziaria in cui versa il comune di Cava de' Tirreni in provincia di Salerno, come già denunciato al prefetto di Salerno il 13 gennaio 2025 dai consiglieri comunali, unitamente all'interrogante e alla deputata Imma Vietri;
in particolare, come riportato dalle testate giornalistiche, i gravi ammanchi di denaro dalle casse del Comune di Cava de' Tirreni sarebbero stati causati da numerosi mandati di pagamento – almeno cento – in favore di soggetti terzi e in assenza di titolo giustificativo, per un importo complessivo di circa due milioni di euro, almeno secondo una prima stima;
sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco, Vincenzo Servalli, che ha presentato un esposto, facendo scattare la sospensione cautelativa del dirigente, Francesco Sorrentino, sospeso anche dal Comune di Capaccio Paestum, dove era in servizio per l'ottenuto trasferimento;
a preoccupare sarebbero non solo gli aspetti penali, sui quali farà chiarezza la magistratura, ma le gravi ripercussioni sui conti dell'ente, già fortemente precari e oggetto di un piano di riequilibrio finanziario pluriennale che rischia di essere travolto dall'inchiesta;
tra il 2021 e novembre 2024 Sorrentino, dirigente del settore finanze del comune di Cava, avrebbe, infatti, emesso numerosi mandati di pagamento non autorizzati per oltre un milione di euro, con trasferimenti di denaro dal bilancio comunale al Consorzio farmaceutico intercomunale, oggi in crisi economica tanto da ricorrere al sovraindebitamento e al centro di un esposto alla Corte dei conti;
secondo quanto si apprende da fonti di stampa, «i mandati di pagamento non supererebbero i 30 mila euro, perlopiù attinti da vecchi residui o da fondi vincolanti» finiti sotto esame della Procura di Nocera Inferiore; movimenti contabili che, se confermati non regolari, travolgerebbero anche il bilancio del Comune;
numerose e gravi sarebbero le ipotesi di reato su cui dovrà indagare la magistratura: bilanci falsati, appropriazione indebita e oltre 130 contenziosi in corso;
ad oggi, il buco nel bilancio del Consorzio ammonterebbe a circa 12 milioni di euro, a cui si sommano il quasi mezzo milione di euro che uno solo dei dirigenti indagati sarebbe riuscito ad ottenere attraverso artifici e trucchi contabili e il carico finanziario determinato dalle assunzioni di parenti e amici;
da fonti aperte sembrerebbe inoltre delinearsi un vero e proprio sistema clientelare e ambiguo, che lega numerosi comuni del salernitano e rischia di creare importanti danni alla collettività –:
se e quali iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, i Ministri interrogati intendano assumere per fare piena chiarezza sulla vicenda, una volta accertata la veridicità e gravità dei fatti esposti in premessa.
(4-04169)
DEL BARBA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
la Polizia di Stato, in collaborazione con il Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha recentemente presentato uno spot trasmesso sui canali televisivi della Rai e sui social, volto a promuovere le sezioni specializzate della Polizia di Stato che operano sulle linee della metropolitana di Roma, Milano e Napoli;
lo spot evidenzia il ruolo della Polizia di Stato nel garantire la sicurezza e il supporto ai cittadini, contrastare le forme di degrado e la criminalità in un ambiente che ogni giorno accoglie milioni di persone;
la rete metropolitana di Milano rappresenta un'infrastruttura essenziale per la mobilità urbana ed è frequentata da un numero elevatissimo di passeggeri: ogni giorno viaggiano circa 1 milione e 151 mila passeggeri, ma al contempo è un luogo particolarmente esposto a episodi di microcriminalità e degrado –:
quale sia il numero complessivo di agenti della Polizia di Stato attualmente impiegati per garantire la sicurezza della rete metropolitana di Milano;
quanti arresti e quante denunce siano stati effettuati nel corso degli ultimi due anni nelle attività di controllo e vigilanza della rete metropolitana di Milano;
quale sia la composizione dei turni di servizio del personale impiegato nella rete metropolitana di Milano e quali siano gli orari di copertura garantiti;
se esista attualmente o sia nelle intenzioni del Governo adottare iniziative tese a realizzare un coordinamento operativo tra la Polizia di Stato, la sicurezza privata delle metropolitane milanesi o la Polizia Municipale del comune di Milano;
quali siano le modalità operative del personale di polizia: se, ad esempio, sia prevista la presenza degli agenti a bordo dei convogli della metropolitana, oltre che nelle stazioni;
quali siano le strutture e le modalità messe a disposizione per consentire ai passeggeri di sporgere denuncia in caso di borseggi o episodi di violenza subiti all'interno della rete metropolitana.
(4-04173)
ASCARI e PAVANELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
il signor Giulio Tonincelli, regista indipendente e attivista, ha esposto, presso la propria abitazione a Salò una bandiera palestinese e uno striscione con la scritta «Palestina libera», decisione legata alla sua esperienza personale e professionale, anche in Palestina, e all'impegno per i diritti umani;
il signor Tonincelli non avrebbe violato regolamenti condominiali, non essendovi divieti specifici sull'esposizione di bandiere o striscioni nella proprietà privata;
in data 8 dicembre 2024, mentre il signor Tonincelli si trovava all'estero per progetti umanitari, le forze dell'ordine si sono presentate presso la sua abitazione per sequestrare lo striscione, riferendosi a una segnalazione ricevuta, come riferito ai suoi genitori anziani, di circa 75 anni;
non risulta chiaro, alla luce delle informazioni disponibili, quale sia la base giuridica del sequestro dello striscione, nonché se tale intervento sia avvenuto nel rispetto delle garanzie costituzionali sulla libertà di espressione di cui all'articolo 21 della Costituzione italiana;
l'episodio suscita perplessità e preoccupazioni in merito alla tutela dei diritti fondamentali dei cittadini e delle cittadine e alla proporzionalità degli interventi delle forze dell'ordine in situazioni analoghe –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti descritti e quale sia stata la base giuridica per l'intervento delle forze dell'ordine presso l'abitazione del signor Tonincelli, inclusi eventuali provvedimenti amministrativi adottati;
se l'esposizione della bandiera palestinese o dello striscione «Palestina libera» costituisca, in base alla normativa vigente, un atto idoneo a giustificare interventi restrittivi delle forze dell'ordine;
se il Ministro non ritenga opportuno adottare iniziative di competenza, ivi inclusa la predisposizione di direttive o linee guida alle forze dell'ordine per assicurare che gli interventi riguardanti manifestazioni di opinioni politiche sociali avvengano nel pieno rispetto dei diritti costituzionali evitando interventi sproporzionati o non adeguatamente motivati;
sia stata svolta una verifica interna, per quanto di competenza, sulla proporzionalità e la legittimità dell'intervento effettuato l'8 dicembre 2024 e quali siano le conclusioni emerse.
(4-04179)
ASCARI e PAVANELLI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:
secondo un'inchiesta condotta dal programma tedesco STRG_F, sono state individuate su Telegram numerose chat frequentate da migliaia di utenti maschili in cui vengono scambiati consigli pratici su come sottomettere, controllare e, in alcuni casi, abusare delle donne;
una di queste chat conta oltre 70.000 iscritti, e i contenuti condivisi includono indicazioni su farmaci sedativi da acquistare, siti di vendita di tali prodotti e strategie per manipolare e sfruttare le donne;
emergono inoltre testimonianze di uomini che suggeriscono le proprie partner – mogli, fidanzate, sorelle e madri – come potenziali vittime di abusi, vantandosi in alcuni casi di violenze commesse, accompagnate dalla condivisione di video espliciti;
tali contenuti costituiscono una grave violazione dei diritti fondamentali, alimentano una cultura della violenza e dell'impunità e pongono seri interrogativi sulle misure di prevenzione e repressione di fenomeni di questo tipo;
non è noto se le autorità competenti abbiano avviato un monitoraggio delle chat segnalate, né se siano state adottate misure per perseguire penalmente gli utenti coinvolti o per prevenire la diffusione di simili contenuti –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra descritti e se siano in corso per quanto di competenza, verifiche specifiche su tali gruppi Telegram;
quali strumenti di monitoraggio e prevenzione siano attualmente in uso per individuare e bloccare contenuti e comunità che promuovono la violenza di genere online;
se il Governo non ritenga opportuno avviare campagne di sensibilizzazione sul fenomeno della violenza di genere digitale, coinvolgendo scuole, istituzioni e operatori del settore per favorire una maggiore consapevolezza e prevenzione.
(4-04180)
ISTRUZIONE E MERITO
Interrogazione a risposta in Commissione:
CASO, AMATO e MORFINO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
ai fini dell'ottenimento di una supplenza annuale (fino al 31 agosto) o fino al termine delle lezioni (30 giugno), gli aspiranti docenti devono iscriversi ad apposite graduatorie provinciali di conferimento delle supplenze, aggiornate ogni due anni tramite ordinanza ministeriale;
per scalare la posizione in graduatoria e sperare di ottenere una supplenza, i candidati possono ottenere varie certificazioni che, a seconda della tipologia, danno luogo a punteggi differenti: a esempio, i master di primo e secondo livello valgono un punto, le certificazioni informatiche valgono 0,5 punti, mentre sono quelle linguistiche a pesare di più sulla bilancia dei punteggi valendo ben tre punti per un B2, quattro per un C1 e sei per un C2, che significa essere un vero esperto di lingua;
dunque, coloro che possiedono più titoli avranno un punteggio più in alto in graduatoria e, di conseguenza, avranno più possibilità di ottenere una supplenza;
tuttavia, come rilevato dall'inchiesta condotta da Fanpage.it «La Cattiva Scuola», esiste un vero e proprio mercato «nero» dei titoli scolastici, messo in piedi da alcuni enti certificatori riconosciuti dal Ministero che vendono a costi elevati pacchetti di certificazioni per scalare le graduatorie e assicurarsi un posto in cattedra senza dover aprire un libro;
ad esempio, l'inchiesta di Fanpage ha mostrato come con circa 3600 euro, un aspirante docente avrebbe potuto guadagnare fino a 22 punti in graduatoria, superando di patto, senza studiare e senza avere le competenze per insegnare, coloro che invece avevano ottenuto i titoli legalmente per anni;
tale «mercificio» penalizza non solo gli aspiranti docenti che hanno studiato per ottenere la certificazione, ma mette in crisi l'intero mondo della scuola: a giudizio dell'interrogante l'accesso alla professione dell'insegnante viene regolato da una vera e propria discriminazione economica, per cui chi può permetterselo acquista titoli dietro lauti compensi, mentre chi non ne ha la possibilità rimane indietro in graduatoria, nonostante i sacrifici per ottenere legalmente le certificazioni richieste;
le problematiche relative all'elusione dei criteri minimi previsti dalla normativa riguardano anche i percorsi di specializzazione sul sostegno, i cosiddetti Tfa: come riportato da Il Fatto Quotidiano in un articolo del 31 agosto 2024 molti aspiranti docenti, per ottenere con rapidità il titolo, si affidano a convenzioni con centri di formazione esteri, con sede, per esempio, in Romania o Spagna, i quali prevedono, secondo segnalazioni varie, una via di accesso rapida, corsi che durano pochi giorni e tutor che compilano l'esame finale al posto dell'aspirante insegnante;
il quadro emerso danneggia gravemente l'intero sistema educativo, in quanto la compravendita di titoli permetterà a docenti non formati e non specializzati di insegnare nelle scuole a studentesse e studenti che, inevitabilmente e senza colpe, si ritroveranno ad avere una formazione e una didattica non all'altezza delle sfide del futuro –:
quali urgenti iniziative il Ministro interrogato intenda adottare al fine di contrastare il fenomeno della «compravendita» dei titoli scolastici e di garantire un sistema educativo e di formazione equo e trasparente che punti al merito e alla non discriminazione, con l'obiettivo di tutelare coloro che aspirano a diventare docenti con impegno e rispetto delle regole.
(5-03425)
Interrogazione a risposta scritta:
PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
troppo spesso in Italia diventare docente è un percorso a ostacoli: anni di studio, concorsi, abilitazione, messa in prova. Entrare nel mondo della scuola spesso, inoltre, significa anni di precariato. Le strade sono due: il concorso, che porta a un contratto a tempo indeterminato, o le graduatorie provinciali di supplenza (Gps), che offrono incarichi a tempo determinato. In entrambi i casi, serve una laurea e un'abilitazione. Per insegnare nella scuola dell'infanzia o nella scuola primaria è necessaria una laurea in scienze della formazione primaria o un diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002. Per la scuola secondaria, invece, serve una laurea magistrale o equivalente, con crediti specifici o titoli congiunti previsti dalla normativa. L'abilitazione può essere acquisita tramite concorsi, percorsi formativi (30/60 Crediti formativi universitari) o il Tirocinio formativo attivo per il sostegno;
i titoli, come master, certificazioni linguistiche e informatiche, giocano un ruolo cruciale. Ad esempio, un master vale un punto, una certificazione informatica 0,5 punti, mentre quelle linguistiche arrivano a sei punti per un livello C2. Questi punteggi possono fare la differenza per riuscire a raggiungere la titolarità di una cattedra;
da una nuova inchiesta del team Backstair di Fanpage.it, trasmessa durante l'ultima puntata di PiazzaPulita si apprende, però, che non per tutti il percorso è così difficile. Emerge, infatti, un vero e proprio mercato nero dei titoli scolastici. Sindacati, enti privati e associazioni offrono pacchetti completi a circa 3.600 euro, che permettono di guadagnare fino a 22 punti in graduatoria, superando chi ha studiato per anni;
il sistema pubblico d'istruzione è l'unico che per sua natura garantisce che il merito non sia piegato al profitto e che a vincere non siano sempre coloro che hanno maggiori capacità economiche. Ma, se per ottenere le certificazioni basta pagare, tutto il sistema perde di senso e torna a privilegiare chi può permetterselo;
è necessaria una regolamentazione più stringente per garantire percorsi formativi autentici. Non più una formazione online indiscriminata e gestita da enti che nulla hanno a che fare con la scuola. Gli esami per l'acquisizione di titoli con valore legale devono svolgersi sempre di fronte a commissioni composte da personale pubblico;
c'è una falla importante nel processo di certificazione per l'insegnamento che rischia di minare la fiducia nel sistema educativo, penalizzando di fatto gli studenti che rischiano di essere affidati a docenti privi di qualsiasi competenza necessaria, compromettendo il loro futuro;
servono riforme che ripristinino la centralità dell'istruzione conseguita presso università pubbliche e in presenza, mettendo fine ad un mercato dei titoli messo in piedi da istituti e università telematiche che operano, nel migliore dei casi, per semplificare corsi ed esami e, nel peggiore, addirittura per falsificarli e venderli –:
se siano a conoscenza di quanto riportato in premessa e se intendano, in tempi rapidi, adottare iniziative, anche normative, per procedere a riforme che, mettendo al centro il sistema pubblico d'istruzione, impediscano che il conseguimento dei titoli sia piegato alla ricerca del profitto o peggio a scambi di natura corruttiva.
(4-04175)
Pubblicazione di un testo riformulato.
Si pubblica il testo riformulato della mozione Riccardo Ricciardi n. 1-00375, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 393 del 5 dicembre 2024.
La Camera,
premesso che:
dopo oltre sei mesi dalla richiesta del procuratore Karim Khan, il 21 novembre 2024 la Camera preliminare della Corte penale internazionale (Cpi), ai sensi dell'articolo 58 dello Statuto di Roma, ha emesso i mandati di arresto per il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex Ministro della difesa Yoav Gallant, per «crimini contro l'umanità e crimini di guerra», e Mohammed Deif, capo delle Brigate al-Qassam, nella Striscia di Gaza;
i giudici dell'Aia, nel motivare la decisione, affermano di aver trovato «motivi ragionevoli» per ritenere che Netanyahu e Gallant siano responsabili di crimini quali l'uso della fame come metodo di guerra e di «omicidio, persecuzione e altri atti disumani» allo scopo di rendere praticamente impossibile la sopravvivenza dei civili di Gaza. Secondo la Corte penale internazionale, il Governo israeliano, avrebbe dolosamente privato i civili di beni essenziali, come cibo, acqua, medicine e carburante, in piena violazione del diritto umanitario internazionale, inoltre avrebbero imposto restrizioni tali da impedire il lavoro delle organizzazioni umanitarie e degli ospedali, costringendo i medici a operare feriti e a eseguire amputazioni senza anestesia, anche sui bambini;
la Corte penale internazionale ha accusato inoltre il Premier israeliano e l'ormai destituito Ministro della difesa, di aver autorizzato bombardamenti che hanno preso di mira deliberatamente la popolazione civile, causando morti e sofferenze atroci, senza risparmiare i bambini. Una barbarie atroce e ingiustificabile che dopo più di un anno di guerra ha causato oltre 44 mila morti accertati tra la popolazione palestinese;
a seguito della pronuncia della Corte penale internazionale il Ministro degli affari esteri, Antonio Tajani, ha rilasciato dichiarazioni palesemente antitetiche con il rispetto del diritto internazionale, volte a trovare degli appigli per non eseguire il mandato d'arresto, che è di fatto obbligatorio per gli Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma. Ha infatti dichiarato: «noi sosteniamo la Corte penale internazionale, ricordando sempre che la Corte deve svolgere un ruolo giuridico e non un ruolo politico. Valuteremo insieme ai nostri alleati cosa fare e come interpretare questa decisione e come comportarci insieme su questa vicenda». Posizione ribadita in sede parlamentare, alla Camera dei deputati, durante lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata in Assemblea il 27 novembre 2024;
nelle conclusioni del G7 dei Ministri degli affari esteri, tenutosi a Fiuggi il 25 e 26 novembre 2024, spicca l'assenza di riferimenti alla questione dei mandati d'arresto sopra citati, nonostante fosse stata auspicata la necessità di decidere una posizione comune in merito, in particolare dall'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell;
secondo Borrell, non esistendo alternative circa l'obbligo di esecutività dei mandati di arresto si ravvisava la necessità di cristallizzare il rispetto dei vincoli derivanti dal diritto internazionale da parte degli Stati membri dell'Unione europea, anche al fine di distinguere nettamente la posizione dell'Unione europea da quella tenuta dagli Stati Uniti, che non riconoscono alcun valore alle decisioni della Corte penale internazionale, in quanto non hanno mai aderito allo Statuto di Roma;
l'Alto rappresentante, ha inoltre dichiarato, in merito all'obbligatorietà dei mandati d'arresto, che «non è qualcosa che si può scegliere: quando la Corte è andata contro Putin siamo rimasti in silenzio. Questo è un tipico esempio del “due pesi e due misure”. Ho chiesto agli Stati membri dell'Unione europea di rispettare gli obblighi derivanti dalla decisione della Corte dell'Aia e dal diritto internazionale, che piacciano o meno». Borrell, infatti ha più volte ricordato che i provvedimenti della Corte penale internazionale sono vincolanti per tutti gli Stati che hanno ratificato lo Statuto;
il 27 novembre 2024 Israele e il movimento sciita libanese Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco di sessanta giorni, prorogato al 18 febbraio 2025. L'accordo, mediato dagli Stati Uniti, prevede che nella zona cuscinetto possano operare solo l'esercito regolare libanese e i caschi blu della missione Unifil, dove sono impegnati 1200 militari italiani. Gli Stati Uniti guidano il comitato internazionale di supervisione per monitorare eventuali violazioni della tregua, di cui è membro anche la Francia. Ad oggi la tregua appare piuttosto fragile e con evidenti violazioni da entrambe le parti, considerato anche l'ultimo terribile accadimento che ha visto l'esercito israeliano aprire il fuoco sui civili provocando vittime e feriti;
a seguito del raggiunto accordo, il presidente israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato di aver accettato la tregua «per tre motivi: bisogna concentrarsi sulla minaccia iraniana, rinnovare le forze e i rifornimenti di armi, separare i fronti e isolare Hamas». Dunque la tregua in Libano appare come una operazione concordata che permette ad Israele di continuare a perpetrare crimini di guerra e contro l'umanità a Gaza, peraltro con il tentativo di garantire l'immunità a Netanyahu. Appena dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco in Libano, infatti, il Ministro degli affari esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha dichiarato che, interpretando un articolo dello Statuto, nello specifico l'articolo 98, Netanyahu e Gallant beneficerebbero di «un'immunità» che «dovrà essere presa in considerazione», a dispetto del mandato di arresto diramato nei suoi confronti dalla Corte penale internazionale;
l'articolo 98 reca disposizioni in ordine alla cooperazione in relazione alla rinuncia dell'immunità e al consenso alla consegna, in particolare, al paragrafo 1 prevede che «la Corte non può presentare una richiesta di consegna che costringerebbe lo Stato richiesto ad agire in modo incompatibile con gli obblighi che gli incombono in forza di accordi internazionali secondo i quali il consenso dello Stato d'invio è necessario per poter consegnare alla Corte una persona dipendente da detto Stato, a meno che la Corte non sia in grado di ottenere preliminarmente la cooperazione dello Stato d'invio ed il suo consenso alla consegna»;
l'interpretazione francese risulta piuttosto forzata se valutata in combinato disposto con l'articolo 27, del medesimo Statuto, che stabilisce l'irrilevanza della qualifica dell'organo chiamato a rispondere di crimini internazionali. Inoltre, l'articolo 27, paragrafo 2, dispone che le immunità o norme procedurali speciali inerenti alla posizione ufficiale di una persona, sia secondo il diritto nazionale sia internazionale, non impediscono alla Corte di esercitare la sua giurisdizione su tale persona;
l'articolo 27 rappresenta, dunque, una deroga alle forme di immunità riconosciute a livello consuetudinario, in quanto riconducibili a crimini internazionali;
a conferma di quanto esposto, si ricorda il recente caso di deferimento della Mongolia, da parte della Camera preliminare della Corte penale internazionale, all'Assemblea degli Stati membri per il mancato arresto in territorio mongolo del Presidente russo, Vladimir Putin, per il quale è stato emesso un mandato di arresto internazionale dalla stessa Camera. Il mancato arresto ha di fatto impedito all'istituzione giudiziaria di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri;
nel motivare il deferimento, la Camera ha ribadito che l'immunità personale, compresa quella dei capi di Stato, non è impugnabile davanti alla Corte e non è prevista alcuna deroga. Gli Stati parte e quelli che accettano la giurisdizione della Corte hanno il dovere di arrestare e consegnare le persone soggette a mandato di arresto, indipendentemente dalla carica ufficiale o dalla nazionalità;
ai sensi dell'articolo 86 dello Statuto di Roma, gli Stati parti hanno l'obbligo di cooperare pienamente con la Corte nelle inchieste ed azioni giudiziarie che la stessa svolge per reati di sua competenza;
la Corte penale internazionale ha lo scopo di perseguire individui, siano essi esponenti di governo o privati cittadini, responsabili di gravi crimini di rilevanza internazionale come genocidio, crimini contro l'umanità, di aggressione e crimini di guerra;
lo Statuto di Roma del 17 luglio del 1998, ha consolidato il processo di istituzionalizzazione di un sistema di giustizia penale internazionale in relazione a crimini che ledono i principi e i valori fondamentali della comunità degli Stati, tale è la portata della loro gravità;
i 123 paesi che hanno aderito allo Statuto di Roma hanno l'obbligo di dare esecuzione ai provvedimenti della Corte, inclusi i mandati di arresto e le sentenze di condanna, ovunque nei loro territori;
il 4 dicembre 2024, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione in cui viene convocata una conferenza di alto livello volta a promuovere una soluzione dei due Stati per il conflitto israelo-palestinese e a ribadire l'appello per una pace «globale, giusta e duratura» in Medio Oriente. Il testo, adottato con 157 voti a favore, otto contrari e sette astensioni, pone le basi per la celebrazione della «Conferenza internazionale di alto livello per la soluzione pacifica della questione palestinese e l'attuazione della soluzione dei due Stati», che si terrà dal 2 al 4 giugno 2025 a New York. Nella risoluzione si invita Israele a «cessare immediatamente e completamente ogni forma di violenza, compresi gli attacchi militari, le distruzioni e gli atti di terrore» e le «nuove attività di insediamento» nei territori palestinesi occupati, ad evacuare «tutti» i coloni e a porre fine alle «loro azioni illegali». Inoltre, ricorda che lo Stato ebraico, in quanto potenza occupante, deve rispettare gli obblighi descritti nel parere consultivo della Corte internazionale di giustizia;
destano particolare preoccupazione i primi atti esecutivi in merito alla situazione in Medio Oriente dell'amministrazione Trump, ossia la revoca con effetto immediato delle sanzioni contro i coloni israeliani coinvolti in attività violente e la possibilità di imporre sanzioni economiche contro la Corte penale internazionale;
il 19 gennaio 2025, dopo quindici mesi di combattimenti, Israele e Hamas hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco che comporta il rilascio degli ostaggi ancora prigionieri e di detenuti palestinesi, la fine dei bombardamenti e un importante afflusso di aiuti nella Striscia di Gaza;
il 21 gennaio 2025, ad appena due giorni dalla tregua a Gaza, il conflitto si è spostato a Jenin, nel nord della Cisgiordania, con l'avvio da parte di Israele dell'operazione militare di vasta portata denominata «Muro di ferro». Netanyahu ha dichiarato che l'operazione mira a «sradicare il terrorismo» di gruppi di militanti sostenuti dall'Iran, tuttavia sembrerebbe, secondo alcuni osservatori, più una concessione all'ultradestra israeliana fermamente contraria alla tregua nella Striscia di Gaza. Il rischio che questa operazione possa avere ripercussioni sulla stabilità dell'aerea mediorientale è molto elevato, anche secondo molti Paesi arabi che hanno fermamente condannato l'iniziativa israeliana,
impegna il Governo:
1) a rispettare l'obbligo di cooperazione con la Corte penale internazionale disposto dall'articolo 86 dello Statuto di Roma, a tal fine dando seguito ai mandati di arresto emessi nei confronti del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dell'ex Ministro della difesa Yoav Gallant e Mohammed Deif, capo delle Brigate al-Qassam, in caso di ingresso nel territorio italiano, allo scopo di affermare e rispettare i principi della giustizia penale internazionale e del diritto internazionale;
2) a profondere ogni sforzo a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, affinché il «cessate il fuoco» nella Striscia di Gaza e in Libano assuma carattere permanente e duraturo, a garanzia dell'incolumità della popolazione civile e del rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi;
3) alla luce della catastrofe umanitaria in corso, ad adoperarsi con urgenza a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, per assicurare nella Striscia di Gaza la fornitura di massicci aiuti umanitari su larga scala durante il periodo della tregua, compresi medicinali e strumenti per fornire la necessaria assistenza sanitaria alla popolazione civile;
4) ad adoperarsi a tutti i livelli, internazionale, europeo e bilaterale, affinché Israele interrompa immediatamente l'operazione militare «Muro di ferro», al fine di evitare un'escalation che aprirebbe un nuovo fronte di guerra in Cisgiordania;
5) a promuovere il riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini del 1967 secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite;
6) a farsi promotore di una forte iniziativa diplomatica sul Governo israeliano affinché rispetti il diritto internazionale umanitario e accetti la prospettiva del riavvio di un processo di pace basato sul principio «due popoli, due Stati»;
7) a sospendere urgentemente, ove in essere, le autorizzazioni di vendita di armi allo Stato di Israele concesse anteriormente alla dichiarazione dello stato di guerra dell'8 ottobre 2023, al fine di scongiurare che tali armamenti possano essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, nonché a sostenere e farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, di opportune iniziative volte alla totale sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (Att) dell'Onu, come richiesto dalla risoluzione approvata il 5 aprile 2024, dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, nonché dell'acquisto di armamenti dal medesimo Stato di Israele;
8) a farsi promotore in sede europea della richiesta di adozione di sanzioni dirette nei confronti del Governo israeliano di Netanyahu, nonché di sanzioni commerciali ed economiche nei confronti di Israele, anche tramite la sospensione dell'accordo di associazione Unione europea-Israele, considerato il mancato rispetto reiterato dell'articolo 2 che regola le relazioni tra le parti fondandole sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, nonché considerata la decisione della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 e i mandati d'arresto per Netanyahu e Gallant della Corte penale internazionale;
9) alla luce della pericolosa revoca delle sanzioni contro i coloni israeliani coinvolti in attività violente da parte dell'amministrazione Trump appena insediatasi, a farsi promotore in sede europea della previsione di sanzioni mirate contro i coloni israeliani estremisti in Cisgiordania, comprese le organizzazioni e le società ad essi connesse, direttamente ed indirettamente, in forza dell'ostacolo che rappresentano nell'ambito di un auspicabile processo di pace e al fine di scoraggiarli dal commettere ulteriori crimini, nonché considerata la decisione della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024, e le risoluzioni approvate dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 settembre 2024 e il 4 dicembre 2024;
10) ad intraprendere le opportune iniziative di competenza presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite volte a promuovere la costituzione di una missione internazionale di interposizione nella Striscia di Gaza, anche con il coinvolgimento diretto dei Paesi arabi, al fine di ricostruire l'area e fornire assistenza umanitaria alla popolazione locale;
11) ad intraprendere opportune iniziative volte a garantire la sicurezza dei militari italiani impegnati nella operazione di peace-keeping Unifil anche alla luce dei recenti ed inaccettabili attacchi israeliani contro il contingente Onu.
(1-00375) (Nuova formulazione) «Riccardo Ricciardi, Francesco Silvestri, Baldino, Lomuti, Pellegrini, Ascari, Auriemma, Carotenuto».