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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 11 febbraio 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzione in Commissione:


   La VI Commissione,

   premesso che:

    la legge 30 dicembre 2024, n. 207, recante il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027, ha reso strutturali le misure di riduzione del cuneo fiscale sul lavoro adottate in via temporanea ed emergenziale nel 2023 e nel 2024, che prevedevano una riduzione dell'aliquota contributiva sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti fino a 35 mila euro;

    il Governo ha ritenuto preferibile operare attraverso lo strumento fiscale al fine di rendere strutturali le misure di alleggerimento del cuneo;

    l'assorbimento nella disciplina Irpef della decontribuzione temporanea comporterà una riduzione del netto in busta paga per molti contribuenti. In particolar modo per i contribuenti a basso reddito;

    è il caso dei percettori di reddito tra gli 8.500 e i 9.000 euro, per i quali l'effetto in busta paga si sostanzia in una decurtazione di circa 1.200 euro all'anno;

    tale effetto sarebbe diretta conseguenza della riduzione dell'imponibile fiscale che farebbe confluire i contribuenti al di sotto del limite minimo di reddito previsto per il riconoscimento del trattamento integrativo Irpef introdotto nel 2020 dal Governo Conte ed erogabile fino all'importo massimo di 100 euro mensili;

    il 29 gennaio 2025 il Governo, rispondendo all'interrogazione 5-03432, ha confermato la sussistenza di tale effetto negativo;

    lo stesso Governo ha sottolineato che si tratta in ogni caso di un numero assai limitato di soggetti e che provvederà ad un'attenta valutazione circa l'estensione del trattamento integrativo a tali soggetti, nell'ambito di un processo mirato a un maggior sostegno per i lavoratori a più basso reddito piuttosto che per compensare gli effetti di misure temporanee,

impegna il Governo

ad assumere ogni iniziativa di carattere normativo di competenza, con il primo provvedimento utile; volta a rimuovere qualunque effetto distorsivo in termini di riduzione del reddito disponibile per i lavoratori, derivante dalla fiscalizzazione del taglio del cuneo contributivo introdotta a decorrere dall'anno 2025, a partire dalla perdita del trattamento integrativo Irpef di importo pari a 1.200 euro.
(7-00277) «Fenu».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta scritta:


   CONTE, FRANCESCO SILVESTRI e LOMUTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   la Corte penale internazionale ha lo scopo di perseguire individui, siano essi esponenti di governo o privati cittadini, responsabili di gravi crimini di rilevanza internazionale come genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra;

   istituita con lo Statuto di Roma del 17 luglio del 1998, ratificato da 125 Paesi ed entrato in vigore nel 2002, al fine di consolidare il processo di istituzionalizzazione di un sistema di giustizia penale internazionale in relazione a crimini che ledono i princìpi e i valori fondamentali della comunità degli Stati, tale è la portata della loro gravità;

   il 6 febbraio 2025 il Presidente Trump, come annunciato, ha firmato un ordine esecutivo volto a sanzionare i vertici e i dipendenti della Corte penale internazionale (Cpi), accusati di «azioni illegittime e senza fondamento» contro gli Stati Uniti e Israele. Le sanzioni potrebbero riguardare il congelamento di beni appartenenti a membri della Cpi e il diniego di visti per gli stessi e i loro familiari;

   lapalissiano il riferimento ai mandati d'arresto emessi il 21 novembre 2024 dalla Camera preliminare della Corte penale internazionale (Cpi), ai sensi dell'articolo 58 dello Statuto di Roma, per il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex Ministro della difesa Yoav Gallant, per «crimini contro l'umanità e crimini di guerra»;

   la decisione dell'amministrazione americana ha suscitato un profondo sdegno nella comunità internazionale al punto da stilare una dichiarazione congiunta firmata da 79 Paesi membri della Corte con la quale affermano che le sanzioni statunitensi «comprometterebbero gravemente tutte le situazioni attualmente sotto inchiesta, poiché la Corte potrebbe dover chiudere i suoi uffici sul campo», oltre ad «aumentare il rischio di impunità per i crimini più gravi e minacciare di erodere lo stato di diritto internazionale»;

   in una intervista del 10 febbraio 2025, il Ministro degli affari esteri e Vice Presidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani, ha dichiarato che «criticare la Corte non significa essere contro la Corte» tacciandola di aver fatto pasticci «sia di tipo giuridico, sia di tipo procedurale e burocratico», con riferimento al caso Almasri. Dichiarazioni, a parere dell'interrogante, prive di fondamento considerata la disastrosa gestione del caso da parte del Governo italiano peraltro tesa a screditare l'operato della Cpi minandola nelle sue fondamenta –:

   quali siano le motivazioni politiche e giuridiche sottese alla mancata sottoscrizione della dichiarazione congiunta di cui in premessa;

   se intendano, per quanto di competenza, intraprendere iniziative volte a sostenere la revoca della decisione statunitense, anche al fine di sottolineare la fondamentale importanza della Corte penale internazionale nella lotta contro le impunità globali.
(4-04319)

AFFARI ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Interrogazioni a risposta immediata:


   BONELLI, FRATOIANNI, ZANELLA, BORRELLI, DORI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, PICCOLOTTI e ZARATTI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:

   il Presidente Usa Trump ha manifestato l'intenzione di «acquistare Gaza» per trasformarla in una speculazione edilizia di lusso e trasferire o meglio deportare la popolazione gazawi, 2 milioni di persone, verso altri Paesi, escludendo il loro ritorno;

   ad avviso degli interroganti tali parole sono gravissime; oltre a suscitare sdegno e orrore, hanno già tragicamente determinato la sospensione dello scambio con gli ostaggi già programmato per sabato 15 febbraio 2025, mettendo a rischio i termini della tregua così faticosamente raggiunti;

   a giudizio degli interroganti l'assurdità di una simile proposta non risiede solo nella sua inaccettabilità sul piano morale, ma nell'affronto che rappresenta per il diritto internazionale, la sovranità dei popoli e la dignità dei palestinesi che hanno subito la distruzione di Gaza per opera dell'esercito israeliano e la morte di oltre 50 mila civili a maggioranza donne e bambini;

   Gaza è un territorio segnato da profonde ferite, che gronda sangue, sofferenza e dolore. Come avrebbe dovuto essere per gli ostaggi israeliani brutalmente rapiti il 7 ottobre 2023, la vita e i diritti dei civili palestinesi non devono diventare ora merci e beni di scambio;

   il Governo italiano non ha espresso alcuna posizione a fronte di tale vergognosa proposta senza precedenti nel diritto internazionale e umanitario, che rischia di destabilizzare la regione e il mondo intero;

   il Governo italiano è ufficialmente favorevole alla soluzione «due popoli, due Stati», ma non al riconoscimento dello Stato di Palestina, posizione pilatesca che allontana la pace;

   il silenzio del Governo sulla proposta di Trump di acquistare e trasformare in un resort Gaza, deportandone la popolazione, segue quello con cui sono state imposte dal Presidente degli Stati Uniti sanzioni contro la Corte penale internazionale e il suo personale, benché 79 Paesi, tra cui Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna, abbiano firmato, ad eccezione dell'Italia, una dichiarazione per criticare queste sanzioni e per sostenere il ruolo e la funzione della Corte penale internazionale, non chiarendo, quindi, se il Governo opererà per la piena e leale collaborazione con tutti gli organismi internazionali a difesa del diritto internazionale e dei suoi princìpi –:

   quale sia la posizione del Governo rispetto alla proposta del Presidente Trump di «acquisizione» della Striscia di Gaza e della sua trasformazione in un grande resort di proprietà degli Stati Uniti con il conseguente trasferimento forzato, ovvero deportazione, di due milioni di palestinesi ricollocati, sempre secondo il Presidente Trump, in altri Paesi, escludendo il ritorno nella loro terra.
(3-01726)


   MARROCCO, ORSINI, DEBORAH BERGAMINI, BARELLI, ARRUZZOLO, BAGNASCO, BATTILOCCHIO, BATTISTONI, BENIGNI, BOSCAINI, CALDERONE, CANNIZZARO, CAPPELLACCI, CAROPPO, CASASCO, CASTIGLIONE, CATTANEO, CORTELAZZO, ENRICO COSTA, D'ATTIS, DALLA CHIESA, DE MONTE, DE PALMA, FASCINA, GATTA, LOVECCHIO, MANGIALAVORI, MAZZETTI, MULÈ, NEVI, NAZARIO PAGANO, PATRIARCA, PELLA, PITTALIS, POLIDORI, ROSSELLO, RUBANO, PAOLO EMILIO RUSSO, SACCANI JOTTI, SALA, SORTE, SQUERI, TASSINARI e TENERINI. – Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. – Per sapere – premesso che:

   la stabilità e il processo di integrazione europea dei Balcani occidentali costituiscono una priorità strategica della politica estera dell'Italia;

   fin dall'inizio del suo mandato, il Ministro interrogato ha avviato un'intensa azione politica che pone al centro la stabilizzazione dei Balcani occidentali, la loro prospettiva europea e una maggiore presenza dell'Italia e delle imprese italiane nella regione;

   il 6 settembre 2023 la Commissione affari esteri e comunitari della Camera dei deputati ha adottato all'unanimità la risoluzione n. 8-00024, che, fra le altre cose, impegna il Governo «ad adottare iniziative per accelerare il percorso negoziale di integrazione dei Balcani occidentali esposti, anche alla luce della crisi ucraina, al rischio di instabilità e invasività, al fine di operare un'azione deterrente nei confronti della Federazione russa nell'allargamento del conflitto»;

   l'ultimo biennio ha visto importanti traguardi dal punto di vista del percorso di adesione europea dei Balcani occidentali, a cui l'Italia ha contribuito attivamente;

   i Paesi dei Balcani devono proseguire il cammino delle riforme, per un sempre maggiore allineamento all'Unione europea;

   diverse sono le iniziative lanciate per sviluppare ed approfondire i legami politici, economici e sociali tra il nostro Paese e i Paesi della regione, a livello tanto bilaterale che regionale;

   tra queste, la recente missione a Belgrado del Ministro interrogato per partecipare al Forum imprenditoriale Italia-Serbia del 31 gennaio 2025 e la riunione ministeriale del 10 febbraio 2025 a Roma con i Paesi dei Balcani occidentali e con il gruppo «Amici dei Balcani occidentali» –:

   quali siano gli esiti delle iniziative citate e quali ulteriori iniziative abbia intenzione di intraprendere il Ministro interrogato per continuare a dare impulso all'azione dell'Italia nei Balcani occidentali, alla cooperazione economica e di sicurezza con i Paesi della regione e al processo di riunificazione dell'Europa.
(3-01727)

AFFARI EUROPEI, PNRR E POLITICHE DI COESIONE

Interrogazioni a risposta immediata:


   LUPI, BICCHIELLI, BRAMBILLA, CARFAGNA, CAVO, ALESSANDRO COLUCCI, PISANO, ROMANO, SEMENZATO e TIRELLI. – Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. – Per sapere – premesso che:

   l'Italia sconta da decenni ritardi nella realizzazione delle infrastrutture, anche a causa della complessità delle procedure amministrative, che aumentano sensibilmente non solo i tempi, ma anche i costi delle opere;

   anche le infrastrutture immateriali del nostro Paese presentano uno stato di arretratezza sensibile nel confronto con i principali Paesi europei: secondo il rapporto della Commissione europea sul «Programma strategico per il decennio digitale 2030», l'Italia a fine 2023 si è posizionata in diciannovesima posizione su 27 Stati per livello di digitalizzazione;

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza rappresenta un'opportunità unica per introdurre innovazioni strutturali, soprattutto nei territori meno sviluppati e impoveriti da carenza di investimenti e inefficienze;

   i dati della Divisione economia e diritto del Dipartimento di economia e statistica della Banca d'Italia, presentati in occasione dell'Osservatorio congiunturale Ance del 28 gennaio 2025, mostrano che sono stati banditi più di due terzi delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza da mettere a gara, che il 70 per cento dei bandi finanziati o co-finanziati è già stato aggiudicato, ma soprattutto che la progressione media dei cantieri, considerando lo stato avanzamento lavori medio, avanza di circa 4 punti percentuali al mese;

   sempre il 28 gennaio 2025, l'Osservatorio agenda digitale del Politecnico di Milano ha comunicato dati confortanti sull'impiego delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza dedicate alla digitalizzazione: al 15 novembre 2024, 69 obiettivi e traguardi su 172 sono stati portati a termine, un dato che proietta l'Italia al primo posto nella realizzazione della trasformazione digitale programmata rispetto agli altri Paesi membri –:

   quali ulteriori iniziative intenda assumere, attraverso interventi di semplificazione normativa, al fine di assicurare l'accelerazione dei progetti del PNRR e promuovere il rinnovamento strutturale del Paese.
(3-01731)


   BIGNAMI, MESSINA, ANTONIOZZI, GARDINI, MONTARULI, RUSPANDINI, MANTOVANI, AMBROSI, DI MAGGIO, DONZELLI, GABELLONE, GIORDANO, ROTONDI, RACHELE SILVESTRI, CARAMANNA, COLOMBO, COMBA, GIOVINE, MAERNA, PIETRELLA, SCHIANO DI VISCONTI e ZUCCONI. – Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. – Per sapere – premesso che:

   i contratti istituzionali di sviluppo sono strumenti di programmazione negoziata volti ad accelerare la realizzazione di progetti strategici di rilievo nazionale, interregionale e regionale tra loro funzionalmente connessi, che richiedono un approccio integrato;

   istituiti dall'articolo 6 del decreto legislativo n. 88 del 2011, che disciplina le risorse aggiuntive e gli interventi speciali per la rimozione di squilibri economici e sociali, i relativi interventi sono finanziati con risorse delle politiche di coesione dell'Unione europea e del Fondo per lo sviluppo e la coesione ovvero con altre risorse nazionali concorrenti alla coesione economica, sociale e territoriale;

   in particolare, rientrano in tale ambito i progetti di infrastrutturazione, sviluppo economico, produttivo e imprenditoriale, turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali, ambiente, occupazione e inclusione sociale e di valorizzazione di specifici territori;

   il contratto istituzionale di sviluppo rappresenta, inoltre, uno degli strumenti di programmazione identificato dalla normativa nazionale per la missione 6 «Salute» del Piano nazionale di ripresa e resilienza (articolo 56 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 108 del 2021) –:

   quale sia ad oggi lo stato di attuazione degli interventi dei contratti istituzionali di sviluppo già stipulati.
(3-01732)


   GIGLIO VIGNA, MOLINARI, ANDREUZZA, ANGELUCCI, BAGNAI, BARABOTTI, BELLOMO, BENVENUTO, DAVIDE BERGAMINI, BILLI, BISA, BOF, BORDONALI, BOSSI, BRUZZONE, CANDIANI, CAPARVI, CARLONI, CARRÀ, CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, COIN, COMAROLI, CRIPPA, DARA, DI MATTINA, FORMENTINI, FRASSINI, FURGIUELE, GIACCONE, GIAGONI, GUSMEROLI, IEZZI, LATINI, LAZZARINI, LOIZZO, MACCANTI, MARCHETTI, MATONE, MIELE, MONTEMAGNI, MORRONE, NISINI, OTTAVIANI, PANIZZUT, PIERRO, PIZZIMENTI, PRETTO, RAVETTO, SASSO, STEFANI, SUDANO, TOCCALINI, ZIELLO, ZINZI e ZOFFILI. – Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. – Per sapere – premesso che:

   già dalla fine del 2022 il centro studi del Parlamento europeo, in un'analisi sugli impatti economici della transizione, portava alla luce l'altra faccia dell'agenda verde dell'Unione europea: il rischio che la sostenibilità ambientale diventi insostenibilità finanziaria, per Governi e cittadini;

   lo studio riportava come «le spese per la mitigazione del cambiamento climatico metteranno a dura prova i bilanci pubblici», ma soprattutto «l'onere finanziario della transizione verrà spostato sulle generazioni future», se si fosse deciso di finanziare l'attuazione del Green deal col debito;

   notizie di stampa, riportando l'esplosione del «Timmermans gate», riaprono la polemica sul Green deal e sull'operato del primo Esecutivo Von der Leyen, riferendo come la Commissione europea avrebbe finanziato «segretamente» decine e decine di associazioni ambientaliste, per fare attività di lobbying, cioè contattare decisori politici e promuovere alcune politiche;

   esisterebbero anche dei contratti «riservati» che prevedrebbero, tra le altre cose, liste di obiettivi concreti da raggiungere in termini di persone contattate. Il fine ultimo, in un caso, sarebbe stato «orientare il dibattito sull'agricoltura», anche nel contesto della legge sul «ripristino della natura»;

   l'inchiesta del Telegraaf cita tra i contratti riservati uno da 700 mila euro, pagati «per orientare il dibattito sull'agricoltura», contratti che «per anni la Commissione europea ha sovvenzionato, tramite il programma Life, una rete di lobby ecologiste per fare pressioni a favore del Green deal». Non solo, secondo De Telegraaf, «alle organizzazioni finanziate da Bruxelles sarebbero stati assegnati anche obiettivi precisi di lobbying verso eurodeputati e Paesi membri per accelerare l'attuazione della nuova strategia green»;

   di qui al 2030 per conseguire l'obiettivo «Fit for 55» dovremmo tagliare le emissioni di anidride carbonica di un altro miliardo di tonnellate, dovremmo cioè arrivare ad emettere 1,74 miliardi di tonnellate di anidride carbonica contro le attuali emissioni di 2,76 miliardi. Come termine di paragone, durante il 2020, l'anno del lockdown, l'Unione europea ha tagliato le emissioni di circa 290 milioni. Per intendersi, servirebbe un arresto dell'economia permanente quattro volte più grande rispetto a quello sperimentato durante il Covid –:

   se e quali iniziative di competenza intenda promuovere, anche in sede europea, affinché dietro il Green deal di Timmermans non si celi un'agenda politica a senso unico che penalizzi le nostre filiere in nome di quelle che gli interroganti ritengono cieche politiche ultra ecologiste messe in atto dall'Unione europea.
(3-01733)

AGRICOLTURA, SOVRANITÀ ALIMENTARE E FORESTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   VACCARI, SIMIANI, FORATTINI, MARINO, ROMEO e ANDREA ROSSI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1 della legge n. 157 del 1992 stabilisce che la «fauna è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell'interesse della comunità nazionale ed internazionale»;

   la direttiva 79/409/CEE, recepita dalle legge n. 157 del 1992 stabilisce che gli Stati membri adottano le misure necessarie per instaurare un regime generale di protezione di tutte le specie di uccelli di cui all'articolo 1, che comprenda in particolare il divieto di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione;

   l'articolo 5 della direttiva 2009/147/CE del 30 novembre 2009, impone un regime generale di protezione della fauna selvatica aviaria, vietando di uccidere, catturare, danneggiare e disturbare, in particolare durante la riproduzione, gli uccelli viventi allo stato selvatico. Quanto agli obblighi internazionali diversi da quelli derivanti dall'appartenenza all'unione europea, il Presidente del Consiglio dei ministri assume la violazione dell'articolo 6, comma 1, lettera c), della Convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa, adottata a Berna il 19 settembre 1979, ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 5 agosto 1981, n. 503, che pone il divieto di «molestare intenzionalmente la fauna selvatica, specie nel periodo della riproduzione, dell'allevamento e dell'ibernazione», nella misura in cui le molestie siano significative in relazione agli scopi della convenzione stessa;

   la libera circolazione dei cani, in addestramento o in prove cinofile, modifica il comportamento della fauna selvatica e dei volatili, durante le fasi del corteggiamento e della nidificazione, mettendo a repentaglio il loro successo riproduttivo e la sopravvivenza degli esemplari giovani;

   la stagione di corteggiamento e di riproduzione di molte specie selvatiche avviene a partire dal periodo primaverile, con particolare riferimento alla fauna appartenente alla famiglia dei galliformi, tra cui fagiano, starna, pernice, coturnice e alla famiglia dei leporidi a cominciare dalle lepre;

   l'Enci, ente nazionale della cinofilia italiana, a cui lo Stato ha assegnato la tenuta dei libri genealogici, organizza, come si evince dai calendari di attività pubblicati sul suo sito, prove cinefile di lavoro su selvaggina naturale per i cani delle razze da ferma e prove per i cani da seguita nel periodo che va da marzo a giugno, con particolare riferimento alle zone di ripopolamento e cattura e nelle zone di rispetto venatorio, ovvero nella fase di corteggiamento e riproduzione della fauna selvatica. Il calendario di attività del mese di luglio non è stato ancora reso pubblico;

   il comma 8, lettera b) dell'articolo 10 della legge n. 157 del 1992 stabilisce che le zone di ripopolamento e cattura sono destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l'immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all'ambientamento fino alla ricostituzione e alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio –:

   se non intendano intervenire tempestivamente con iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a vietare le manifestazioni programmate dall'Enci nei periodi di corteggiamento e riproduzione della fauna selvatica nel pieno rispetto della legislazione nazionale ed europea e se non intendano valutare la sussistenza dei presupposti per procedere celermente alla nomina di un commissario ad acta a garanzia della corretta funzionalità dell'Enci.
(5-03552)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VIII Commissione:


   ILARIA FONTANA, FENU, L'ABBATE, MORFINO e SANTILLO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'Italia ha abbandonato il nucleare in seguito ai referendum del 1987 e del 2011, in cui i cittadini hanno espresso una chiara opposizione al nucleare;

   il Governo italiano ha recentemente avviato la discussione per una legge finalizzata alla reintroduzione del nucleare, con particolare attenzione allo sviluppo di reattori nucleari modulari (smr e amr), considerati più sicuri, sostenibili e adattabili rispetto ai reattori tradizionali;

   la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), pubblicata dalla Sogin nel 2021, ha individuato diverse località italiane, inclusi siti in Sardegna (Albagiara, Assolo, Usellus, Mandas, Siurgus Donigala, Segariu, Villamar e Setzu), come potenziali aree per il deposito nazionale delle scorie nucleari;

   la Sardegna ha già espresso in più occasioni una netta opposizione all'installazione di infrastrutture legate al nucleare, come dimostrato dal referendum consultivo regionale del 2011, in cui il 97,35 per cento dei votanti si è dichiarato contrario a centrali nucleari e depositi di scorie;

   lo Statuto speciale per la Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3) attribuisce alla regione Sardegna specifiche competenze in materia di tutela del territorio, urbanistica e ambiente, che devono essere rispettate nell'ambito di progetti con impatto rilevante sul territorio regionale;

   i criteri di selezione dei siti per la costruzione di eventuali reattori nucleari modulari o depositi di scorie richiedono valutazioni approfondite in termini di sicurezza ambientale, sismicità, idrogeologia e consenso sociale;

   l'introduzione dei reattori smr e amr potrebbe entrare in conflitto con le leggi nazionali vigenti, gli esiti referendari e le disposizioni dello Statuto speciale della Sardegna, che garantisce alla regione il diritto di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano il proprio territorio;

   la Sardegna è una regione a forte vocazione turistica e ambientale, con un ecosistema fragile che potrebbe essere compromesso da eventuali progetti nucleari;

   l'assenza di un chiaro piano di smaltimento delle scorie, anche per i nuovi reattori modulari, rappresenta una questione cruciale per la sicurezza ambientale e la sostenibilità a lungo termine, mentre il Governo non è stato ancora in grado nemmeno di individuare il deposito unico nazionale;

   il consenso sociale è imprescindibile per l'attuazione di progetti che impattano significativamente sui territori locali ed è necessario avviare un confronto democratico e trasparente con i cittadini, le istituzioni locali e le associazioni ambientaliste –:

   se intenda escludere la Sardegna dalle aree idonee alla costruzione di impianti nucleari e depositi di scorie, tenendo conto della chiara opposizione espressa dalla popolazione sarda e delle competenze esclusive attribuite dallo Statuto speciale.
(5-03537)


   MAZZETTI e CORTELAZZO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   per «end of waste» si intende il processo attraverso il quale un rifiuto cessa di essere tale, per mezzo di procedure di recupero, acquisendo lo status di prodotto. Tale concetto trova fondamento normativo all'interno dell'articolo 184-ter del decreto legislativo n. 152 del 2006, come da ultimo modificato dal decreto-legge n. 101 del 2019;

   tale norma chiarisce che la procedura di recupero deve soddisfare dei criteri specifici da adottare nel rispetto delle condizioni indicate dalla direttiva 2008/98/CE, mentre, ai sensi del comma 2, si prevede che in mancanza di criteri comunitari, si deve fare riferimento ai criteri adottati caso per caso con uno o più decreti del Ministro interrogato, in base alle specifiche tipologie di rifiuto;

   nel dettaglio, il decreto «end of waste» per i rifiuti a base gesso costituisce un tassello essenziale per promuovere un'economia circolare, consentendo di reinserire tali rifiuti nel ciclo produttivo come risorse, contribuendo alla riduzione dell'utilizzo di materie prime vergini e alla diminuzione della produzione di rifiuti;

   questo provvedimento riveste una particolare importanza per il settore dell'edilizia leggera in Italia, un ambito strategico per lo sviluppo sostenibile del futuro, in quanto favorisce un approccio innovativo, contribuendo direttamente al raggiungimento degli obiettivi di transizione ecologica delineati a livello nazionale ed europeo;

   lo schema di decreto in oggetto, per quanto noto all'interrogante, ha già ricevuto i pareri tecnici da parte di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e Iss (Istituto superiore di sanità), passaggi tecnici imprescindibili per la sua definizione e successiva adozione;

   nonostante l'elevata rilevanza strategica di questo decreto per il tessuto produttivo e industriale nazionale, non si dispone ad oggi di informazioni ufficiali e aggiornate sull'avanzamento dell'iter normativo, né sulle tempistiche effettive per la sua adozione, lasciando la filiera priva di un quadro normativo chiaro e operativo –:

   quale sia lo stato attuale dell'iter di adozione del decreto «end of waste» per i rifiuti a base gesso e quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per garantire che la filiera dell'edilizia leggera italiana possa beneficiare quanto prima di questo importante strumento normativo e contribuire così a rafforzare la competitività del settore, nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale e circolarità.
(5-03538)


   RUFFINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   le comunità energetiche rinnovabili si configurano come aggregazioni di cittadini, enti locali e imprese, i cui obiettivi principali sono produzione, condivisione e autoconsumo di energia rinnovabile, con particolare attenzione alla sostenibilità e alla riduzione delle dispersioni energetiche. La loro natura mutualistica, che le distingue dalle tradizionali realtà imprenditoriali, implica che non perseguano scopi di lucro, ma siano finalizzate alla massimizzazione dei benefici dei propri membri;

   i dati del mercato testimoniano una graduale ma costante crescita dell'interesse maturato dal mercato nei confronti delle opportunità che le comunità energetiche aprono ad aziende e cittadini, nell'ottica di raggiungere un futuro energetico più sostenibile;

   negli ultimi mesi, infatti, il numero delle comunità energetiche è aumentato sensibilmente, ma i numeri rimangono piuttosto bassi, se si considera l'alta incidenza delle iniziative ancora in stato progettuale;

   da quanto emerge dal rapporto 2024 «Comunità energetiche rinnovabili» redatto da Gse, Legambiente e comunità energetiche rinnovabili e solidali, oggi si potrebbe avere almeno 400 comunità energetiche rinnovabili in più se gli interventi ai fini della costituzione di queste realtà fossero stati più incisivi e rapidi;

   in generale, le Comunità energetiche rinnovabili sono costrette ad affrontare la lentezza evolutiva purtroppo tipica dei nuovi mercati, unita ad eccessivi cavilli burocratici, oltre che a una mancanza di una normativa precisa e anche alla disinformazione;

   la loro recente nascita pone, dunque, oggi con urgenza anche la necessità di individuare strumenti adeguati alla loro diffusione;

   da quanto si apprende, anche a mezzo stampa e per voce delle stesse realtà interessate, su tutti gli ostacoli pesa senza dubbio maggiormente l'iter processuale con la sua mole di documenti da allegare alla richiesta e le barriere di puro carattere conoscitivo;

   la loro recente nascita pone, dunque, oggi con urgenza anche la necessità di individuare strumenti adeguati alla loro diffusione, considerato che le Cer rappresentano, da un lato, uno strumento virtuoso dal punto di vista ambientale, di decarbonizzazione e di strategia nazionale, aumentando il grado di autonomia energetica del Paese, e, dall'altro, una modalità di sviluppo locale, di coesione sociale e di resilienza rispetto alle costanti fluttuazioni dei mercati –:

   se e quali iniziative di competenza del Ministro interrogato siano allo studio per facilitare la diffusione delle Cer su tutto il territorio nazionale, anche al fine di contribuire alla diffusione delle energie rinnovabili e alla riduzione delle emissioni di gas serra.
(5-03539)


   MONTEMAGNI, ZINZI, BENVENUTO, BOF e PIZZIMENTI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   con due atti di sindacato ispettivo il 5-02348, e il 5-03207, l'interrogante ha illustrato la situazione critica, tuttora in corso, in cui versa il territorio di Pietrasanta e Montignoso, in seguito al crollo di una parete della discarica di Cava Fornace al confine tra i due comuni, causata dalle avversità atmosferiche del 6 maggio 2024 e la fuoriuscita di un fiume di liquami che ha invaso l'Aurelia, la fossa Fiorentina e l'area naturale protetta Natura2000 del Lago di Porta;

   la popolazione è preoccupata per gli eventuali pericoli, anche permanenti, per l'ambiente, il sistema idrico, il sito Natura2000 e la salute dei cittadini, e chiede valutazioni sulla effettiva opportunità della presenza della discarica, vista l'ubicazione «non idonea» del sito: zona di protezione speciale (ZPS) Lago di Porta a meno di 200 metri, zona agricola di pregio 100 metri verso monti, sorgenti che alimentano acque per uso agricolo e umano sotto il corpo della discarica;

   all'angoscia dei cittadini contribuisce un rapporto dell'Arpa Toscana, con verifiche «una tantum» di parte dei camini, che evidenzia il ragionevole dubbio che i valori dei gas riscontrati agli sfiati, cloroformio, dicloroetano, dicloropropano, bromodiclorometano, dibromoclorometano e bromoformio, possano non essere legati esclusivamente al percolato;

   nella risposta all'ultima interrogazione del 5 dicembre 2024 il Ministro interrogato ha fatto presente che per Ispra si è reso necessario organizzare un incontro con Arpa Toscana, calendarizzato per il 10 dicembre 2024, in cui verrebbero analizzati gli approfondimenti effettuati –:

   se tale incontro abbia avuto luogo e quali siano gli esiti delle analisi e degli approfondimenti effettuati.
(5-03540)


   SIMIANI, BRAGA, CURTI, EVI e FERRARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il 4 febbraio 2025 si è svolta l'audizione dell'amministratore delegato di Sogin, presso le Commissioni riunite VIII e X Ambiente e Attività produttive della Camera dei deputati, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul ruolo dell'energia nucleare nella transizione energetica e nel processo di decarbonizzazione;

   rispondendo ad una domanda riguardante i costi della gestione e stoccaggio all'estero delle scorie radioattive detenute all'estero (Francia e Gran Bretagna), derivanti dalle attività di decommissioning nucleare, ha affermato che, non potendo fornire la cifra esatta, la stessa si aggira su un costo complessivo per i due Paesi di circa 5 milioni;

   nella determinazione del 28 novembre 2024, n. 164 della Corte dei conti «Determinazione e relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della so.g.i.n. – società gestione impianti nucleari s.p.a.» si legge che viene indicato un importo di 235,5 milioni di euro per «Impegni assunti verso fornitori per riprocessamento, stoccaggio e trasporto combustibile nucleare» e chiarito che tale importo «si riferisce principalmente ai contratti per il trasporto e riprocessamento in Francia e con Nda» (l'autorità britannica preposta al decommissioning, vale a dire la Nuclear decommissioning authority);

   in particolare, vengono altresì forniti dettagli sui contratti stipulati, ma non è possibile sulla base di tali dati stimare il costo annuale;

   nel corso dell'audizione del 9 ottobre 2024 presso le Commissioni riunite VIII e X il Ministro Pichetto Fratin, affrontando il problema dello smaltimento delle scorie radioattive, in vista anche del preannunciato «ritorno al nucleare» in Italia, ha affermato che «in base alle stime attuali, ipotizzando che tutte le fasi procedurali vadano a buon fine, si potrebbe ottenere l'autorizzazione unica per il deposito nazionale nel 2029, con la messa in esercizio prevista per il 2039». Ha aggiunto anche che «lo smaltimento definitivo in un deposito geologico è, peraltro, uno dei motivi principali per cui l'Italia è da alcuni anni in procedura di infrazione con la Commissione europea» –:

   a quanto ammonti la spesa sostenuta fino ad ora dal nostro Paese per il riprocessamento, stoccaggio e trasporto del combustibile nucleare all'estero, nonché quella annuale prevista, e su quale orizzonte temporale è calcolata, alla luce anche delle attese rinegoziazioni con la Francia e in considerazione del fatto che il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi italiani ad oggi non è stato ancora individuato, motivo per il quale l'Italia è in procedura di infrazione.
(5-03541)


   BONELLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   la CTVIA-VAS del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica il 13 novembre 2024 ha concluso la valutazione sul progetto definitivo del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria esprimendo parere di compatibilità ambientale positivo riguardo alla VIA e negativo riguardo la VIncA di livello appropriato (livello II) per le ZPS ITA030042 (Monti Peloritani, Dorsale Curcuraci, Antennamare e Area Marina Stretto), ZPS IT9350300 (Costa Viola) e ZSC IT9350172 (Fondali da Punta Pezzo a Capo dell'Armi);

   per quanto riguarda la procedura di VIncA, nei casi in cui sia stata verificata l'incidenza negativa nell'ambito della valutazione appropriata, il progetto ricade nell'ambito dell'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva Habitat n. 92/43/CEE;

   il progetto, in questione, come evidenziato nella fase istruttoria da Ispra, interessa direttamente gli habitat prioritari «1120 Praterie di posidonie», «3170 Stagni temporanei mediterranei», «6220 Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea», che ricadono all'interno della «Rete Natura 2000», per i quali sono state previste dal proponente delle misure di compensazione;

   le misure di compensazione previste non sono adeguate e non garantiscono la coerenza globale di «Natura 2000», come attestato dalla relazione istruttoria di Ispra per la CTVIA-VAS, in quanto: «nessuna delle misure di compensazione individuate (...) risulta adeguata e pertinente. Le compensazioni proposte non si ravvedono inoltre come compensazioni sensu direttiva Habitat (92/43/CEE)»;

   le condizioni per la VIncA di livello III sono nell'ordine gerarchico posto dalla direttiva: 1) la mancanza di soluzioni alternative; 2) motivi imperativi di rilevante interesse pubblico (in particolare, ai sensi del comma 2, relativi a: salute umana, sicurezza pubblica, conseguenze positive per l'ambiente); 3) adeguate misure compensative in grado di garantire la «coerenza globale» di «Natura 2000»;

   ogni valutazione di alternativa tecnica al progetto è stata esplicitamente esclusa nell'analisi del progetto in valutazione (si confronti documento GERW0332, pagina 14), pur essendo tali alternative esplicitamente descritte nel documento del 30 aprile 2021 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: «La valutazione di soluzioni alternative per il sistema di attraversamento stabile dello Stretto di Messina» –:

   su quale base il Ministero interrogato ritenga di poter attivare la procedura di livello III, attesa l'assenza di valutazioni alternative di progetto e l'inesistenza di motivi imperativi ascrivibili a salute umana, sicurezza pubblica o ambiente, e quali passi abbia fatto o intenda fare nei confronti della Commissione europea ai fini del parere obbligatorio previsto dall'articolo 6, paragrafo 4, della direttiva Habitat.
(5-03542)

Interrogazione a risposta scritta:


   SIMIANI, BRAGA, DI SANZO, FORNARO, PELUFFO, UBALDO PAGANO, GNASSI, GUERRA, ROMEO, CURTI, FILIPPIN, PANDOLFO, SERRACCHIANI, MAURI, GIRELLI, D'ALFONSO, BERRUTO, MORASSUT, GHIO, MANZI, FERRARI, CUPERLO, FASSINO, FORATTINI, PORTA, MALAVASI, DE LUCA, BAKKALI, CARÈ, GRAZIANO, BOLDRINI, VACCARI, GRIBAUDO, MARINO, EVI, SCOTTO e IACONO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il 4 febbraio 2025 si è svolta l'audizione dell'amministratore delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu, presso le Commissioni riunite VIII (Ambiente, territorio, e lavori pubblici) e X (Attività produttive, commercio e turismo) della Camera dei deputati, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul ruolo dell'energia nucleare nella transizione energetica e nel processo di decarbonizzazione;

   rispondendo ad una domanda riguardante i costi della gestione e stoccaggio all'estero delle scorie radioattive derivanti dalle attività di decommissioning nucleare detenuto all'estero (Francia e Gran Bretagna) ha affermato che, non potendo fornire la cifra esatta, la stessa si aggira su un costo complessivo per i due Paesi di circa 5 milioni annui;

   nella determinazione del 28 novembre 2024, n. 164 della Corte dei conti si legge che viene indicato un importo di 235,5 milioni di euro per «impegni assunti verso fornitori per riprocessamento, stoccaggio e trasporto combustibile nucleare» e chiarito che tale importo «si riferisce principalmente ai contratti per il trasporto e riprocessamento in Francia e con NDA» (l'autorità britannica preposta al decommissioning vale a dire la Nuclear Decommissioning Authority);

   in particolare, vengono altresì forniti dettagli sui contratti stipulati, ma non è possibile sulla base di tali dati stimare il costo annuale;

   sempre nel corso di tale audizione l'amministratore delegato ha chiarito che è possibile avere in contemporanea sullo stesso sedime reattori in funzione, reattori in fase di smantellamento e reattori in progettazione, grazie alle tecniche di compartimentazione dei cantieri e dei sistemi di sicurezza. Ha, aggiunto, inoltre, che alcuni di questi sono progettati per il loro raddoppio, come quello di Caorso e Latina, mentre altri potrebbero esserlo «se ci fosse la volontà politica»;

   nella precedente audizione, rappresentanti della società Westinghouse hanno affermato che: «Riteniamo, e lo suggeriamo come spunto di riflessione, che si siano poste tutte le condizioni anche per evolvere da “decommissioning” a “recommissioning”. D'ora in avanti possiamo pensare al riutilizzo dei siti nucleari esistenti, a partire da quello di Trino, come siti già dotati infrastrutturalmente per potenziali nuove installazioni di Smr, come Ap300, o di reattori di grande taglia come gli Ap1000» –:

   a quanto ammonti la spesa sostenuta fino ad ora dal nostro Paese per il riprocessamento, stoccaggio e trasporto del combustibile nucleare all'estero;

   a quanto ammonti la spesa annuale prevista, e su quale orizzonte temporale sia calcolata, per il riprocessamento, trasferimento e il mantenimento del combustibile nucleare all'estero, alla luce anche delle previste rinegoziazioni con la Francia e in considerazione del fatto che il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi italiani ad oggi non è stato ancora individuato;

   se si intenda riutilizzare i siti nucleari esistenti per nuove installazioni di small modular reactor o di reattori di grande taglia come gli Ap1000.
(4-04316)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VI Commissione:


   FENU, GUBITOSA e RAFFA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   in data 7 febbraio 2025, Agenzia delle entrate ha pubblicato il provvedimento direttoriale n. 38133/2025, relativo all'invio delle comunicazioni ai contribuenti intestatari di immobili oggetto di interventi di cui all'articolo 119 del decreto-legge n. 34 del 2020;

   come previsto dall'articolo 1, commi 86 e 87, della legge 30 dicembre 2023, n. 213, l'Agenzia provvede all'invio della comunicazione nei casi di mancata presentazione, ove prevista, della dichiarazione di cui all'articolo 1, commi 1 e 2, del decreto del Ministro delle finanze del 19 aprile 1994, n. 701;

   a tal fine, il comma 86 stabilisce che l'Agenzia delle entrate provveda alla elaborazione di specifiche liste selettive con l'utilizzo delle moderne tecnologie di interoperabilità e analisi delle banche dati, ai fini della verifica dei casi di mancata presentazione della dichiarazione;

   il presupposto per l'avvio della verifica, dunque, è costituito dall'inosservanza da parte del contribuente dell'obbligo di presentazione della dichiarazione di variazione catastale all'esito degli interventi edilizi agevolati;

   al riguardo, la normativa vigente si presta ad interpretazioni spesso non univoche;

   lo stesso provvedimento direttoriale prevede, infatti, la possibilità per il contribuente di fornire, in risposta alla comunicazione dell'Agenzia, elementi, fatti e circostanze non conosciute dall'Agenzia sulla base dei quali non si rende obbligatoria la presentazione della dichiarazione;

   ciò comporta il rischio che le comunicazioni vengano inviate in modo indiscriminato a tutti i beneficiari degli interventi edilizi ammessi al superbonus, inclusi coloro che hanno realizzato gli interventi in contesti condominiali, dove la variazione catastale potrebbe non essere necessaria;

   l'incertezza normativa potrebbe generare confusione tra i contribuenti, aggravando il carico amministrativo per i cittadini e per l'amministrazione finanziaria stessa;

   per scongiurare tale evenienza, assumono fondamentale rilevanza i criteri selettivi che l'Agenzia delle entrate dovrebbe elaborare ai sensi dell'articolo 1, comma 86, della legge 30 dicembre 2023, n. 213 –:

   quali siano i criteri utilizzati dall'Agenzia delle entrate per la predisposizione delle liste selettive di contribuenti cui inviare le comunicazioni di compliance di cui al comma 87 dell'articolo 1 della legge 30 dicembre 2023, n. 213 e in che modo si intenda evitare l'invio generalizzato ai contribuenti, in particolare verso chi non ha alcun obbligo di presentazione della dichiarazione di variazione catastale.
(5-03532)


   GEBHARD e PASTORINO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   la portualità ligure rappresenta un pilastro fondamentale per l'economia nazionale: i porti liguri sono i principali punti di entrata e uscita delle merci in Italia, costituendo un complesso polo logistico a servizio non solo della regione ma dell'intero sistema Paese. Movimentano, infatti, oltre il 50 per cento dei TEU (twenty-foot equivalent unit) di tutti i porti italiani, generando un gettito erariale di circa 4,6 miliardi di euro;

   nonostante ciò, la recente riorganizzazione nazionale degli uffici dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm) ha portato al declassamento della direzione territoriale regionale dell'Agenzia e degli uffici di Savona e La Spezia. E, in netto contrasto con la realtà operativa e i volumi di lavoro gestiti, la direzione regionale della Liguria è stata inspiegabilmente collocata nella IV fascia di importanza nel progetto di riorganizzazione periferica dell'Adm, mentre dal 2001 era sempre stata classificata nella I fascia;

   l'ufficio di La Spezia, che gestisce un traffico di 1.069.791 TEU (secondo solo a Genova), è stato declassato dalla I alla II fascia, nonostante movimenti di container significativamente superiori rispetto a porti che mantengono uffici di I fascia. L'ufficio di Savona (con 346.612 TEU movimentati e un gettito di oltre 1,2 miliardi di euro) è stato declassato dalla II alla III fascia, nonostante l'ampliamento delle sue competenze territoriali alla provincia di Imperia;

   come rimarcato da Spediporto, queste scelte rischiano di compromettere l'efficienza dei controlli doganali, con possibili ripercussioni negative sulla rapidità delle operazioni portuali e, di conseguenza, sulla competitività dei porti liguri. In un contesto economico già complesso, è imprescindibile garantire che le strutture doganali siano adeguatamente potenziate e dotate di personale qualificato, in grado di rispondere alle esigenze di un sistema portuale di tale rilevanza –:

   se intenda adottare iniziative di competenza volte ad una revisione del declassamento descritto in premessa restituendo alla direzione territoriale ligure dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli nonché agli uffici di Savona e La Spezia il ruolo e le risorse che competono loro, in linea con l'importanza strategica dei porti liguri, ripristinando gli strumenti e i mezzi necessari per garantire il corretto funzionamento delle strutture doganali liguri al fine di tutelare leggi e regole attraverso controlli rapidi ed efficaci, supportare lo sviluppo economico della regione Liguria, mantenendo la competitività dei suoi porti a livello nazionale e internazionale, garantire un gettito erariale significativo che contribuisce in modo sostanziale alle entrate nazionali.
(5-03533)


   DE PALMA e PATRIARCA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   è necessario approfondire ulteriormente le procedure per il riconoscimento della detrazione «sismabonus acquisti» all'85 per cento scaduta il 31 dicembre 2024. Nella legge di Bilancio 2025 la proroga è prevista con percentuali di agevolazione decrescenti;

   pervengono segnalazioni da parte di notai e imprese circa la difficoltà ad attuare le procedure per garantire l'accesso all'agevolazione secondo le modalità vigenti fino a dicembre 2024 e quelle da gennaio 2025;

   la risposta all'interrogazione 5-02944 non ha dissipato i dubbi in quanto si è limitata a richiamare la risoluzione dell'Agenzia delle entrate 14/E dell'8 marzo 2024 e la risposta a interpello Agenzia delle entrate n. 189 del 1° ottobre 2024, senza precisare le procedure da adottare le tipologie di atti di compravendita da utilizzare;

   fino alla pubblicazione della risoluzione Agenzia delle entrate 14/E/2024, le compravendite con «sismabonus acquisti» avvenivano attraverso la stipula di preliminari con acconti e con rogito entro i termini di vigenza dell'agevolazione, mentre la cessione del credito all'impresa avveniva in presenza del solo «allegato B». Il trasferimento del bene avveniva al termine dei lavori per tutelare gli acquirenti immobili da costruire (Taic). Tutele che si perderebbero in caso di trasferimento immediato degli immobili in categoria catastale F3, cioè in corso di costruzione;

   dalla verifica delle procedure e dei documenti Agenzia delle entrate si rileva che è possibile adottare due diversi percorsi per l'accesso alla detrazione:

    a) con il rispetto dei requisiti catastali e strutturali sin dalla stipula del rogito/fatturazione, entro il 31 dicembre 2027, come richiesti nella risoluzione 14/E/2024, con accesso immediato al sismabonus nelle percentuali vigenti al momento del rogito;

    b) con il rispetto dei requisiti catastali e strutturali successivi alla stipula del preliminare e/o rogito con accesso posticipato alle agevolazioni a seconda dell'anno di stipula e fatturazione, solo a seguito dell'ottenimento dei requisiti della risoluzione 14/E/2024 ovvero dell'accatastamento F3/F4, del collaudo e del deposito delle asseverazioni «allegati B1 e B2» al momento dell'esercizio in dichiarazione del diritto alla detrazione, mantenendo la percentuale dell'anno di fatturazione, conformemente alla risposta dell'Agenzia delle entrate 565/2022 e ai sensi dell'articolo 2-ter del decreto-legge n. 11 del 2023 –:

   al fine di chiarire quali siano le procedure da seguire, se non ritenga opportuno adottare iniziative volte a chiarire ulteriormente quanto esposto in premessa, anche intervenendo sull'Agenzia delle entrate per l'emanazione di una circolare esplicativa sulla correttezza delle due procedure, di accesso al «sismabonus acquisti» descritte in premessa, chiarendo altresì che il rogito deve considerarsi quale atto definitivo di compravendita, anche se il trasferimento del bene avviene a fine lavori.
(5-03534)


   CENTEMERO, BAGNAI, CAVANDOLI e GUSMEROLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 54 del Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, come modificato dall'articolo 5, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 13 dicembre 2024, n. 192, introduce, quale criterio generale di determinazione del reddito di lavoro autonomo, il principio di onnicomprensività, similmente a quanto avviene nella determinazione del reddito di lavoro dipendente;

   in particolare, viene specificato che il reddito di lavoro autonomo è costituito dalla differenza tra tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta in relazione all'attività artistica o professionale, e l'ammontare delle spese sostenute nel periodo stesso nell'esercizio dell'attività;

   mentre la precedente formulazione dell'articolo 54 faceva esplicito riferimento al principio di cassa, attribuendo rilevanza ai «compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo d'imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili», la nuova disposizione considera reddito «tutte le somme e i valori in genere a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta in relazione all'attività artistica e professionale»;

   tuttavia, sussistono dubbi interpretativi circa l'eventuale inclusione, nell'ambito applicativo dell'articolo 54, degli interessi maturati su un deposito bancario connesso all'attività professionale e, di conseguenza, la loro rilevanza nella determinazione del reddito d'impresa;

   secondo l'orientamento consolidato, gli interessi attivi maturati sul conto corrente dedicato all'attività professionale non costituiscono componenti positivi che concorrono alla determinazione del reddito di lavoro autonomo, che sono quindi classificati come redditi di capitale e soggetti ad una tassazione a titolo d'imposta, in base all'articolo 44 del Tuir e all'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600; invero, gli unici interessi che rientrano in questa categoria sono quelli di mora e di dilazione su crediti professionali, che devono essere considerati come parte dello stesso reddito da cui derivano;

   a parere degli interroganti, tale incertezza interpretativa potrebbe avere un impatto significativo sulla determinazione delle basi imponibili per le imprese, con conseguenze rilevanti in termini di compliance fiscale e pianificazione finanziaria –:

   quali, iniziative di competenza il Governo intenda adottare al fine di chiarire l'ambito applicativo dell'articolo 54 del Tuir in particolare con riferimento alla rilevanza della determinazione del reddito d'impresa, degli interessi maturati su un deposito bancario connesso all'attività professionale.
(5-03535)


   MEROLA e VACCARI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il comparto del gioco pubblico, in considerazione delle significative prospettive di guadagno offerte, si conferma uno dei settori di maggiore interesse per la criminalità economica;

   nella relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva dell'anno 2024 pubblicata dal Ministero interrogato, si evidenzia che l'attività di contrasto all'evasione dell'imposizione del settore dei giochi ha portato a un extra-gettito per imposta accertata di 121,15 milioni di euro nel 2023 e un extra-gettito per le sanzioni tributarie e amministrative per 169,01 milioni di euro;

   l'Adm, mediante l'attività di vigilanza e controllo sul territorio atto a contrastare il gioco illegale e il gioco minorile, nel 2023 ha eseguito 19.894 controlli negli esercizi con un indice di presidio del territorio pari al 19,89 per cento (esercizi controllati su numero di esercizi censiti) ed ha inibito sulla rete telematica 490 siti web irregolari;

   nello stesso 2023 l'Agenzia ha eseguito 580 controlli in punti raccolta scommesse, sale Vlt, esercizi commerciali generalisti con presenza di AWP, nonché esercizi commerciali che effettuano servizi per conto di concessionari per il gioco a distanza riportando i seguenti risultati: scoperti 15 punti di vendita di scommesse non autorizzati, sequestrati 88 apparecchi Awp irregolari e 21 totem per la connessione a siti di gioco irregolari, irrogate 173 sanzioni amministrative per un ammontare pari a euro 12.178.000 e deferiti all'autorità giudiziaria 42 soggetti;

   in un comunicato stampa congiunto dell'agosto 2024 si è reso noto che sono state concluse le campagne ispettive sull'intero territorio nazionale condotte della Guardia di finanza in sinergia con gli uffici territoriali dell'Agenzia, a tutela della legalità nel comparto degli apparecchi con vincita in denaro e delle scommesse;

   a fronte degli oltre 2000 controlli eseguiti sono state riscontrate 462 violazioni amministrative e penali, con la contestazione di sanzioni per circa 4,3 milioni di euro;

   nel corso delle attività sono stati sottoposti a sequestro 172 apparecchi manomessi o non collegati alla rete telematica, in taluni casi all'interno di punti di gioco completamente abusivi, scoperti 17 centri clandestini di raccolta delle scommesse e denunciati 119 soggetti all'Autorità giudiziaria –:

   quale sia il numero dei controlli effettuati dal 2020 ad oggi dall'Agenzia a tutela della legalità nel comparto dei giochi e delle scommesse unitamente al numero delle violazioni riscontrate suddivise per tipologia.
(5-03536)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CASU e MEROLA. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il Piano Integrato di Attività e Organizzazione 2024-2026 (PIAO 2024-2026) dell'Agenzia delle entrate riporta, a pagina 7, che «l'Agenzia delle entrate nasce dalla riorganizzazione dell'amministrazione finanziaria che, per assicurare la corretta gestione dei compiti operativi di competenza del Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha adottato un modello per Agenzie, ritenuto più efficace ed efficiente rispetto ad altre forme di organizzazione (...). La missione istituzionale dell'Agenzia è sancita dagli artt. n. 62 e 64 del decreto legislativo n. 300/1999, per i quali essa è chiamata a perseguire il massimo livello di adempimento degli obblighi fiscali, sia attraverso l'assistenza ai contribuenti che attraverso i controlli diretti a contrastare gli inadempimenti e l'evasione, nonché a svolgere i servizi relativi al catasto, I servizi geotopocartografici e quelli relativi alle conservatorie dei registri immobiliari, con il compito di costituire l'anagrafe dei beni immobiliari esistenti sul territorio nazionale.»; viene inoltre evidenziato, alla pagina 9, che «l'Agenzia è sottoposta alla vigilanza del Ministro dell'Economia e delle finanze, che mantiene la responsabilità politica attraverso l'emanazione di un Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale, e agisce in piena responsabilità gestionale in quanto gode di autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale, organizzativa, contabile e finanziaria»;

   per quel che riguarda il personale, nell'analisi dell'organizzazione del citato Piano, a pagina 183, viene rilevato che «nonostante le immissioni di personale effettuate nell'anno 2023 dall'Agenzia all'esito delle procedure concorsuali bandite negli anni precedenti per complessive nuove 3.021 unità, permane l'esigenza, già evidenziata nel PIAO 2023-2025, sia di potenziare ulteriormente i settori strategici dell'Agenzia (...)» e sia «di sviluppare i settori di supporto alle attività istituzionali (...). Ciò anche al fine di compensare le consistenti cessazioni di personale registrate negli ultimi anni». Successivamente, a pagina 188, si legge che l'organico del personale non dirigenziale rideterminato dal PIAO 2024-2026 dovrebbe essere di 42.507 unità ma al 31 dicembre 2023 esse erano effettivamente 29.154 con una differenza di 13.353 unità;

   i concorsi già banditi, oltre che gli scorrimenti di graduatoria recentemente messi in atto – quale, ad esempio, quello dell'11 novembre 2024 per 1.745 idonei del concorso Agenzia delle Entrate 2023 Funzionari Tributari – intendono affrontare efficacemente la situazione sopra esposta, ma esiste un importante numero di idonei preparati e pronti a prendere servizio rapidamente, che potrebbero contribuire a rafforzare sin da subito – anche nelle more dello svolgimento di nuovi concorsi – la complessa struttura dell'Agenzia –:

   al fine di sostenere l'efficacia dell'azione dell'Agenzia delle entrate, se il Ministro, per quanto di competenza intenda adottare iniziative, anche di carattere normativo, che permettano in tempi brevi il potenziamento dell'organico con l'assunzione di personale favorendo allo scopo anche lo scorrimento integrale delle graduatorie in corso di validità.
(5-03554)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

X Commissione:


   CAPPELLETTI, PAVANELLI, APPENDINO e FERRARA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Dana, azienda leader nel settore metalmeccanico, rappresenta un pilastro fondamentale per l'economia trentina, con circa 1.000 lavoratori impiegati direttamente nei suoi due stabilimenti nella provincia di Trento e oltre 600 lavoratori coinvolti nell'indotto;

   l'azienda ha annunciato l'intenzione di vendere un ramo produttivo strategico e di trasferire, entro il 2026, una parte significativa della produzione in Messico, pari a circa il 40 per cento del totale, mettendo a rischio 200 posti di lavoro diretti e un numero rilevante di occupazioni nell'indotto;

   la decisione di delocalizzare una parte della produzione non sembra essere motivata da ragioni industriali, bensì dalla necessità dichiarata di garantire la remunerazione degli azionisti, generando preoccupazione tra i lavoratori e le comunità locali;

   il comparto metalmeccanico trentino, pur essendo caratterizzato da elevato valore aggiunto e una maggiore resilienza rispetto ad altri settori, risente delle difficoltà strutturali che interessano l'intero settore industriale europeo, in un contesto globale segnato da instabilità geopolitiche e trasformazioni tecnologiche;

   il mantenimento sul territorio nazionale di stabilimenti produttivi strategici, specialmente in settori ad alto valore aggiunto come la meccanica, è essenziale per garantire la sovranità industriale, la competitività economica e la tutela dell'occupazione –:

   quali urgenti iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere per garantire la continuità produttiva ed occupazionale degli stabilimenti della Dana sul territorio nazionale, nonché disincentivare la delocalizzazione delle produzioni strategiche, anche favorendo investimenti per la ricerca, rinnovazione e il potenziamento delle filiere produttive locali.
(5-03543)


   BENZONI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il Piano «Transizione 5.0» approvato dall'attuale Governo nel 2024, nell'ottica di incentivare gli investimenti che prevedono una riduzione del consumo energetico, a giudizio dell'interrogante, non sta evidentemente funzionando come previsto: la fruizione dei benefici non è automatica, essendo subordinata a complesse procedure amministrative, tra cui l'attesa di comunicazioni ufficiali e certificazioni sia ex ante che ex post, con un conseguente aumento delle tempistiche e degli oneri a carico delle imprese;

   inoltre, il credito d'imposta è cumulabile solo in alcuni casi, con esclusione di misure strategiche come il Piano «Transizione 4.0» e gli incentivi per investimenti nella Zes unica, limitando l'efficacia degli interventi;

   il Piano Transizione 5.0, con una dotazione di oltre 6,2 miliardi di euro, scadrà a fine anno e l'assorbimento integrale delle risorse, rallentato dalle criticità summenzionate, richiederebbe un tasso di spesa di quindici volte superiore a quello attuale;

   alla luce di ciò, occorrerebbe immediatamente rivedere il Piano «Transizione 5.0» prevedendo l'introduzione dei principi operativi e degli strumenti automatici del Piano «Industria 4.0», al fine di renderlo più efficace e accessibile per le imprese;

   in particolar modo, bisognerebbe prevedere l'immediata introduzione di meccanismi di accesso diretto e automatizzato agli incentivi, la possibilità di cumulo con altre misure di sostegno – salvo casi di sovracompensazione –, l'eliminazione delle soglie minime rigide per il risparmio energetico e la semplificazione delle procedure attuative – anche riducendo il ricorso a decreti attuativi –, nonché il ripristino dell'applicazione anche ai grandi investimenti e agli investimenti in formazione, oltre che di un orizzonte temporale fino almeno all'anno 2027, di modo che le aziende siano in grado programmare i propri investimenti quantomeno in un'ottica di medio periodo;

   tali obiettivi, anche attraverso un'unica aliquota di credito d'imposta pari al 33 per cento, sarebbero raggiungibili se si agisse con la massima priorità e si rimodulassero le risorse a disposizione dei due Piani, trasferendo 2 miliardi di euro da Transizione 5.0, i quali rimarrebbero altrimenti sicuramente inutilizzati –:

   nell'ottica di assorbire in modo efficace le ingenti risorse a disposizione di Transizione 5.0, se non intenda assumere iniziative, anche di carattere normativo, affinché vengano riproposti meccanismi di accesso diretto e automatizzato previsti dall'originale piano Industria 4.0 – anche con riferimento ai beni digitali, alla formazione e alla ricerca e innovazione, così come elencati in premessa – anche introducendo un'aliquota unica al 33 per cento dell'investimento a prescindere dalla dimensione dell'impresa.
(5-03544)


   SQUERI, CASASCO e BOSCAINI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   57 parlamentari europei, di tutti gli schieramenti politici e di 15 diversi Paesi, hanno firmato e inviato un appello, il 6 febbraio 2025, ai vertici della Commissione dell'Unione europea, per chiedere che l'imminente Clean industrial deal includa misure concrete per le piccole e medie imprese e i distretti energivori, con particolare attenzione al comparto ceramico e le coinvolga in modo strutturale nei processi decisionali;

   il documento promosso dall'European Parliament ceramics forum del Parlamento europeo chiede che le nuove politiche climatiche e industriali, per evitare distorsioni competitive, dovranno tener conto delle peculiarità delle piccole e medie imprese in quanto esse hanno esigenze assai diverse dai grandi gruppi e dai grandi insediamenti industriale;

   nel settore ceramico italiano le imprese operative sono 252, con 26.211 addetti, un fatturato di 7,5 miliardi di euro e un export del 75 per cento della produzione (dati 2023). La ceramica italiana è una delle più sostenibili al mondo: nel settore delle piastrelle si registra un recupero del 100 per cento degli scarti, il riutilizzo del 100 per cento delle acque reflue, l'eliminazione del 99 per cento delle emissioni di polveri, una autoproduzione da fonti rinnovabili o cogenerazione del 47 per cento della energia elettrica usata;

   il settore contesta regole come l'Ets (Emission trading system) o i Bref (Best available techniques reference documents) che stanno producendo lo spostamento delle produzioni in Paesi dove si usa ancora il carbone e non si rispettano i diritti umani, compromettendo il percorso di decarbonizzazione, intrapreso da anni;

   la Federazione dei produttori europei di piastrelle ceramiche (Cet) ha rilevato che il 5 febbraio 2025 a manifestare a Bruxelles a favore dell'industria europea c'erano anche i sindacati;

   la richiesta è che sia avviato un dialogo coordinato e costante tra imprese, sindacati e istituzioni, attraverso una piattaforma strutturata, per discutere i temi chiave (oneri amministrativi, semplificazione della regolamentazione, accesso a energia e finanza a prezzi accessibili) e definire entro il 2026 un pacchetto di iniziative dedicate alle specificità delle imprese regionali e locali del settore, che diventi parte integrante della prossima strategia Clean industrial deal –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare il Ministro interrogato per sostenere in sede nazionale e in ambito unionale le richieste sopra illustrate del settore ceramico nazionale e, più in generale, a tutela della competitività delle piccole e medie imprese italiane ad alta intensità energetica.
(5-03545)


   BARABOTTI, ANDREUZZA, DI MATTINA e TOCCALINI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   a seguito dell'approvazione di un emendamento, a prima firma dell'interrogante, all'articolo 14 del cosiddetto «decreto-legge materie prime critiche» (decreto-legge 25 giugno 2024, n. 84, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2024, n. 115) è stata riformulata la disposizione sull'obbligo di notifica sui rottami metallici ferrosi estendendolo anche ai rottami metallici non ferrosi (codici 7204, 7404, 7602 e 7902);

   il novellato articolo 30 del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 maggio 2022, n. 117, prevede, quindi, per i rottami ferrosi soglie quantitative di esenzione dall'obbligo di notifica (250 tonnellate e 500 tonnellate a seconda dei casi), mentre per i non ferrosi la facoltà da parte del Governo di emanare un provvedimento ad hoc per fissare le soglie di esenzione dall'obbligo di notifica per i rottami di alluminio, rame e zinco;

   il Ministero delle imprese e del made in Italy ha pubblicato il 31 ottobre 2024 un comunicato che non tiene conto della distinzione di trattamento per i rottami ferrosi e non ferrosi; ne consegue che la soglia di esenzione prevista per i rottami ferrosi si applica oggi anche ai rottami non ferrosi;

   le quantità di rottami non ferrosi, tuttavia, sono ben lungi da essere paragonabili alle quantità esportate di rottami ferrosi; le soglie minime di 250 tonnellate e 500 tonnellate, infatti, sono oggettivamente impossibili da raggiungere nelle spedizioni, ad esempio, di alluminio, stante che trattasi di un materiale già di per sé più leggero dell'acciaio e che inoltre viene esportato non via nave – come appunto avviene, con l'acciaio – ma via camion, e dunque con una soglia minima dei quantitativi di export quantificabile in 10 tonnellate;

   ad oggi, di fatto, le esportazioni di rottame di alluminio, rame e zinco non possono essere sottoposte a notifica per le ragioni esposte e dunque la novella normativa di cui al citato articolo 14 rimane inattuata, con ciò rendendo impossibile l'obiettivo del sistema di notifica, ovverosia consentire all'Italia di monitorare per un periodo adeguatamente lungo, con termine oggi fissato al 31 dicembre 2026 in base alla normativa citata, l'export extra-Unione europea di rottami strategici per poi proporre in sede europea misure di politica commerciale –:

   se il Ministro interrogato non ritenga urgente emanare il provvedimento atto a stabilire la soglia di esenzione idonea alle quantità di rottami non ferrosi esportati, alla luce delle considerazioni espresse in premessa.
(5-03546)


   PELUFFO e FERRARI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   la decisione di Dana incorporated di cedere la divisione off-highway è stata ribadita lo scorso 23 gennaio 2025 al Ministero delle imprese e del made in Italy con la conferma dell'intenzione di vendere 11 dei 12 stabilimenti italiani del gruppo;

   le società italiane del Gruppo (Dana Graziano, Dana Italia, Dana Motion Systems Italia e Dana TM4) contano circa 4.000 dipendenti distribuiti in 12 stabilimenti produttivi, 11 dei quali, per un totale di 3.800 dipendenti, operano nel settore oggetto della vendita;

   Dana è una eccellenza dell'industria mondiale e italiana, una presenza leader nel settore automotive, in particolare nei sistemi di trazione avanzati di veicoli stradali e fuoristrada e per applicazioni agricole ed industriali. Gli stabilimenti italiani del gruppo sono ben posizionati nel mercato, con ottimi livelli di marginalità. Le prospettive future della divisione sono positive, grazie ai continui investimenti in R&S, in particolare sulla futura elettrificazione dei settori delle macchine agricole e delle costruzioni. La vendita della divisione off-highway è stata motivata non a caso con la volontà di remunerare gli azionisti: il solo annuncio di tale decisione ha infatti prodotto un innalzamento significativo del valore delle azioni della multinazionale;

   oltre il 50 per cento del fatturato degli stabilimenti italiani del gruppo è destinato al mercato nordamericano; le forti tensioni internazionali e le politiche protezionistiche dell'amministrazione Usa rischiano di condizionare le scelte industriali del gruppo Dana, o del futuro acquirente; la vendita della divisione off-highway, il cui valore è stimato ben oltre i 3 miliardi di dollari, avviene quindi in un momento delicatissimo per l'industria europea ed italiana e può comportare rischi con ricadute occupazionali e sociali molto pesanti;

   Dana ha, inoltre, confermato la decisione di delocalizzare in Messico una parte importante delle produzioni dello stabilimento di Rovereto (Trento), che occupa attualmente circa 400 lavoratori, con altrettanti lavoratori delle imprese dell'indotto coinvolti, dichiarando, inoltre, che ciò che verrà prodotto in Messico è attualmente prodotto in diversi stabilimenti della divisione off-highway, ma che ad essere colpito dalla decisione di delocalizzare nel continente americano sarà solo lo stabilimento di Rovereto –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere il Governo per assicurare che tali produzioni industriali rimangano in Italia e per evitare che la delocalizzazione in Messico della produzione dello stabilimento di Rovereto inneschi un processo di riallocazione delle produzioni del gruppo fuori dal nostro Paese, con danni alla sostenibilità economica e sociale dei territori interessati.
(5-03547)


   CAVO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   Piaggio Aerospace s.p.a., composta dai due asset Piaggio Aero Industries s.p.a. e Piaggio Aviation s.p.a., è un'azienda strategica per il nostro Paese, leader nel settore della produzione aeronautica;

   il 27 dicembre 2024, dopo sei anni di amministrazione straordinaria della società, iniziata nel dicembre 2018, il Ministero delle imprese e del made in Italy ha annunciato il positivo avanzamento della fase finale relativa all'ultimo bando di gara per l'acquisizione dell'azienda da parte della società turca «Baykar MakinaSanayi Ve Ticaret Anonim Sirketi», nota come «Baykar», specializzata nel settore dei veicoli aerei senza pilota e nelle tecnologie aerospaziali;

   il Ministero, difatti, come riportato nella propria nota, dopo la valutazione comparativa ad opera della struttura commissariale delle offerte pervenute, ha autorizzato i commissari straordinari di Piaggio Aero Industries e Piaggio Aviation a procedere con la cessione nella sua interezza di tutti i complessi aziendali alla suddetta società, ritenendo tale offerta la migliore;

   il 27 gennaio 2025 la suddetta società Baykar ha sottoscritto con i commissari straordinari l'accordo preliminare per l'acquisizione di tutti gli stabilimenti, sancendo di fatto la cessione dell'azienda;

   tale operazione rappresenta una fondamentale svolta attesa da tempo per Piaggio Aerospace, che apre così a nuove prospettive di sviluppo durature e di ampio respiro, fermo restando il fondamentale lavoro svolto negli anni dagli stessi commissari che ne hanno garantito la solidità industriale ed economica;

   il 3 febbraio 2025 il Ministro interrogato, nell'ambito di un'intervista a Radio24, ha dichiarato che, unitamente alle tradizionali attività nel settore aeronautico e manutentivo, il sito produttivo di Piaggio Aerospace diventerà il principale polo di produzione di droni in Europa;

   il 7 febbraio 2025 i vertici della nuova proprietà hanno incontrato le sigle sindacali, istanza che era stata fortemente richiesta dalle stesse, escludendo licenziamenti ed illustrando i principali aspetti del piano industriale, gli investimenti previsti e i programmi futuri, tra cui l'ipotesi di una nuova collaborazione sinergica con Leonardo s.p.a. per lo sviluppo e la produzione di droni –:

   quale sia la progettualità prevista per il rilancio degli asset Piaggio Aerospace, in particolare con riguardo alla partnership con Leonardo, al settore dei droni, inclusa la possibilità che il sito di Villanova d'Albenga diventi il principale centro di produzione europea, nonché relativamente alla salvaguardia ed aumento dei livelli occupazionali.
(5-03548)

Interrogazione a risposta scritta:


   GRIMALDI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'azienda Telco Soluzioni Digitali (TSD) opera nel settore delle telecomunicazioni, occupandosi di costruzione e manutenzione delle reti per conto di FiberCop (partecipata dello Stato nata da una costola Tim);

   TSD occupa 700 lavoratori in Italia, di cui 400 in Toscana e, in particolare, 100 in provincia di Pisa;

   in data 10 febbraio 2025, le sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil hanno indetto uno sciopero generale e organizzato un presidio presso il Ministero delle imprese e del made in Italy, attuando il blocco dello straordinario e della reperibilità, a causa di gravi ritardi nel pagamento degli stipendi da parte dell'azienda;

   tale ritardo a oggi include la mancata erogazione dello stipendio di dicembre e della tredicesima, oltre al mancato pagamento delle spettanze arretrate ai dipendenti che si sono dimessi (Tfr, accordo di esodo, solari), al mancato pagamento del fondo pensionistico negoziale, nonostante le trattenute in busta paga e, soprattutto, a una situazione economica di TSD prossima al collasso;

   attualmente mancano addirittura le risorse per rifornire i mezzi di carburante, con relativo rischio di penali per lavori non realizzati puntualmente, perdita di commesse nei vari territori, mezzi requisiti perché oggetto di mancati pagamenti;

   i lavoratori sono così costretti, per mandare avanti il lavoro, a pagare di tasca loro il carburante;

   eppure, il settore delle installazioni di rete vede oggi una richiesta importante di mano d'opera, perché le commesse non mancano (l'azienda dichiara di avere un portafoglio di ordini di più di 200 milioni di euro), e rappresenta un ambito strategico per l'asset infrastrutturale del Paese con la fibra ottica, anche tenuto conto dei fondi del PNRR dedicati;

   TSD, dopo un breve periodo di crescita, al quale sono seguite politiche industriali non adeguate allo sviluppo e non orientate alla valorizzazione industriale, si trova oggi oberata da debiti, contratti attraverso vari passaggi di titolarità, mentre, da alcuni mesi a questa parte, la sua proprietà è nelle mani del proprietario di un'altra azienda che lavora nel settore (Telnet);

   a oggi TSD versa in una situazione di crescente difficoltà, addirittura con i pignoramenti dei conti correnti dell'azienda, in assenza di un piano industriale che pure è stato promesso alle organizzazioni sindacali;

   questa situazione ha determinato un blocco di tutte le attività accumulo di migliaia di guasti e centinaia di impianti richiesti dai clienti e non eseguiti, e ritardi nella costruzione dell'infrastruttura di rete sul territorio con danni incalcolabili sullo sviluppo della digitalizzazione del nostro Paese;

   appare urgente e necessario che presso il Ministero delle imprese e del made in Italy si attivi un'unità di crisi, al fine di valutare e verificare, con tutti i soggetti interessati, le soluzioni per garantire i livelli occupazionali, il pagamento delle retribuzioni senza ritardi e un piano industriale in grado di fare fronte alle commesse e all'altezza di un'infrastruttura strategica come la fibra ottica –:

   se il Ministro interrogato non ritenga urgente e improrogabile affrontare la vertenza della TSD, emersa con forza con lo sciopero dei sindacati confederali, attraverso l'immediata costituzione di un tavolo di crisi, finalizzato alla tutela dei diritti dei lavoratori e alla definizione di un piano industriale che affronti con capacità la sfida della fibra ottica.
(4-04318)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   PASTORELLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   dal giugno 2019 la linea ferroviaria Bari-Putignano via Conversano è chiusa per lavori di ristrutturazione eseguiti dalle Ferrovie del Sud Est e Rfi con un investimento di 195 milioni di euro. Il progetto prevedeva la riapertura della linea entro 18 mesi dalla sua sospensione;

   secondo il progetto iniziale, i lavori di ristrutturazione avrebbero apportato un significativo miglioramento della fluidità della circolazione ferroviaria e stradale, grazie ad interventi come l'interramento di 4 chilometri di binari e l'eliminazione di 9 passaggi a livello, e la diminuzione del tempo di percorrenza da 80 a 50 minuti. Fse si diceva, infatti, consapevole di chiedere un grande impegno ai cittadini, ma comunque certa che gli interventi avrebbero prodotto grandi vantaggi;

   nel 2023, in occasione della visita del cantiere del Ministro Matteo Salvini, accompagnato dal governatore della regione Puglia Michele Emiliano, si annunciò la fine dei lavori entro lo stesso anno, con l'entrata in funzione della linea entro il 2024. Inizialmente, si disse, la linea sarebbe stata servita da treni diesel che sarebbero poi stati sostituiti entro il 2025 da treni elettrici di ultima generazione, una volta completata l'elettrificazione della linea;

   ad oggi, dopo sei anni dalla chiusura della linea, è stata riaperta solamente la tratta Rutigliano-Putignano, servita esclusivamente da treni a gasolio, in attesa dell'elettrificazione e del completamento della linea verso il capolinea di Bari;

   secondo notizie di stampa, una nuova riapertura parziale della linea – con l'esclusione delle fermate di Capurso e Triggiano – è prevista per l'estate del 2025, mentre il servizio a pieno regime è atteso solo per il 2026;

   la prolungata chiusura della linea ferroviaria ha causato un significativo aumento del traffico su strada, sia per mezzo degli autobus sostitutivi che delle automobili private, con conseguenti gravi disagi per i cittadini in termini di aumento del traffico e dell'inquinamento;

   si segnalano, inoltre, alcune criticità progettuali – già evidenziate dal sindaco del comune di Noicattaro, Raimondo Innamorato – come la pericolosità per le autovetture del passaggio a livello sulla strada Noicattaro-Triggiano e l'inclinazione errata del cavalcavia nei pressi del cimitero di Noicattaro, la quale causa continui allagamenti –:

   quali siano le motivazioni dei ripetuti rinvii nella conclusione dei lavori di ristrutturazione della linea Bari-Putignano e quali iniziative di competenze intenda adottare per garantire il celere completamento dei lavori e la piena messa in funzione della linea, servita da treni elettrici, come previsto fin dal 2019.
(5-03550)


   CAPPELLETTI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la Concessioni autostradali venete (Cav) è una società per azioni costituita per legge (articolo 2, comma 290, legge n. 244 del 2007) il 1° marzo 2008 da Anas s.p.a. e regione Veneto;

   nei giorni scorsi, dagli articoli dei quotidiani locali veneti emerge la volontà da parte del governatore Luca Zaia di far subentrare la regione Veneto nella concessione dell'autostrada A4 Brescia-Padova attraverso Cav (Concessioni autostradali venete), con l'obiettivo di creare una holding autostradale regionale;

   la candidatura è stata già avanzata presso al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che ha ricevuto il via libera dal Ministro Matteo Salvini per attivare la procedura che dovrà essere sottoposta anche al benestare europeo ed altri pareri;

   su Pedemontana Veneta, in diversi atti di sindacato ispettivo l'interrogante ha già denunciato i rischi economici che rischiano di correre i cittadini del Veneto: a fronte del costo di 2 miliardi e 258 milioni di euro, di cui 915 erogati da Stato e regione, la regione Veneto corrisponderà al concessionario dell'infrastruttura ulteriori 12 miliardi e 108 milioni di euro per canone di disponibilità. L'apporto pubblico per quest'opera sarà dunque incredibilmente di 13 miliardi e 23 milioni di euro, al netto dell'Iva. Questo significa che a fronte di un'opera di 94,5 chilometri più 68 di opere complementari, verrà corrisposta al concessionario la cifra astronomica di 80,14 milioni di euro più Iva al chilometro, per realizzare l'opera e remunerarne la gestione e la manutenzione nel periodo della concessione. Grosso modo 10 miliardi di euro in più di quello che avrebbe potuto costare se si fosse scelto di realizzarla con normale gara di appalto;

   dall'articolo scritto da Di Marco Palombi e pubblicato su Il Fatto Quotidiano dal titolo «La Pedemontana col buco: il Veneto perde già 160 mln» emerge chiaramente come la gestione dell'infrastruttura stia già facendo sborsare per il bilancio della regione Veneto circa 160 milioni di euro –:

   quali iniziative di competenza intenda porre in essere per favorire che, in caso di ottenimento della concessione, i proventi del pedaggio dell'A4 vengano destinati al territorio regionale e non per colmare il buco di bilancio aperto in regione, per realizzare la superstrada Pedemontana Veneta.
(5-03551)

Interrogazione a risposta scritta:


   GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il Progetto Terzo Valico dei Giovi è una nuova linea ferroviaria ad alta velocità e capacità, ideata per potenziare i collegamenti tra il sistema portuale ligure, le principali direttrici ferroviarie del Nord Italia e il resto d'Europa. Si tratta di un'infrastruttura strategica di grande rilevanza, pensata per migliorare la competitività della logistica nazionale e internazionale, favorendo uno scambio più rapido delle merci e una maggiore integrazione tra i diversi sistemi di trasporto;

   il principale beneficiario della nuova linea sarà il sistema portuale di Genova, che potrà contare su un collegamento ferroviario dedicato al trasporto merci. Questo consentirà di ridurre in modo significativo i tempi di transito, ottimizzando l'efficienza della logistica portuale e, al tempo stesso, migliorando la rete ferroviaria locale, che potrà beneficiare di infrastrutture più moderne e performanti;

   in generale, la nuova linea ferroviaria permetterà di rendere più efficienti i collegamenti tra Genova e le principali città del Nord Italia, riducendo sensibilmente i tempi di percorrenza e garantendo servizi più affidabili. Ad esempio, la tratta Genova-Milano registrerà una riduzione considerevole della durata del viaggio, mentre la tratta Genova-Torino sarà percorribile in circa un'ora. Per il collegamento Genova-Venezia, invece, si stimano tempi di percorrenza intorno alle tre ore;

   il costo totale dell'opera è stimato intorno ai dieci miliardi di euro, di cui circa quattro miliardi provengono dai fondi stanziati tramite il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Questi finanziamenti sono essenziali per il completamento dell'infrastruttura, ma vincolati al rispetto delle tempistiche previste;

   a causa di difficoltà tecniche e geologiche, i lavori hanno subito numerosi rallentamenti. In particolare, sono stati individuati giacimenti di gas in sette dei dodici punti di scavo, determinando un ritardo significativo rispetto alla data prevista per la conclusione dell'opera;

   tali ritardi, dovuti alle caratteristiche geologiche dell'area, potrebbero mettere a rischio l'accesso ai finanziamenti del PNRR, che prevedono il rispetto della scadenza fissata per la metà del 2026;

   secondo fonti di stampa, il Governo si appresta a effettuare la quinta revisione del Piano, rivedendo, gli obiettivi e riallocando parte delle risorse su altre linee di finanziamento –:

   come il Ministro interrogato intenda monitorare la situazione per evitare il mancato rispetto dei tempi, e conseguente perdita dei fondi del PNRR, e se abbia previsioni di alternative di finanziamento che intenda eventualmente adottare per garantire il completamento di un'infrastruttura così strategica.
(4-04317)

INTERNO

Interrogazioni a risposta immediata:


   MAGI. – Al Ministro dell'interno. – Per sapere – premesso che:

   gli strumenti di democrazia diretta sono elementi fondamentali nell'architettura costituzionale del nostro Paese, in quanto permettono ai cittadini di far sentire la propria voce e possono essere sempre più importanti al fine di riavvicinare l'elettorato alla politica in un momento storico nel quale gli istituti di democrazia rappresentativa sembrano essere considerati troppo distanti dai cittadini;

   la Corte costituzionale il 20 gennaio 2025 ha dichiarato l'ammissibilità di cinque quesiti referendari ex articolo 75 della Costituzione, i quali, secondo quanto stabilito dalla legge n. 352 del 1970, dovranno tenersi in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2025;

   l'astensionismo raggiunge ad ogni tornata elettorale dimensioni sempre più preoccupanti e questo è spesso aggravato dal cosiddetto «astensionismo involontario», che riguarda all'incirca 5 milioni di elettori fuori sede, coloro i quali, cioè, lavorano o studiano in una città diversa da quella di iscrizione nelle liste elettorali;

   la Camera dei deputati nella seduta del 4 luglio 2023 ha approvato una legge che delega al Governo l'adozione di uno o più decreti legislativi volti a disciplinare le modalità atte a garantire l'esercizio del diritto di voto degli elettori che si trovano in un comune situato in una regione diversa da quella di residenza in occasione di consultazioni referendarie ed europee;

   garantire la partecipazione dei cittadini permette alla democrazia di inverarsi ed è di fondamentale importanza eliminare tutti gli ostacoli che la rendono difficoltosa, il che implica anche favorire la più ampia e capillare informazione ai cittadini, nonché garantire che la data del voto non sia fissata in momenti che rischiano di aggravare il fenomeno dell'astensionismo, invece che risolverlo –:

   se il Governo intenda garantire, per quanto di competenza, la massima informazione ai cittadini nonché la più ampia partecipazione, anche sentendo i comitati dei promotori con riferimento alla data in cui dovranno essere celebrati i referendum dichiarati ammissibili dalla Corte costituzionale, nonché se vi sia la volontà da parte del Governo di introdurre la possibilità di votare presso il domicilio di quanti rischiano di essere nuovamente degli astenuti involontari, come già precedentemente fatto per la tornata delle elezioni europee del 2024.
(3-01728)


   RICHETTI, PASTORELLA, GRIPPO, ONORI, BONETTI, BENZONI, D'ALESSIO e SOTTANELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   l'Italia rimane l'unico grande Paese europeo a non aver ancora introdotto misure che consentano il voto a distanza, ad eccezione del voto per corrispondenza degli italiani all'estero – seppur anche in questo caso non garantito, né per tutti i tipi di consultazioni, né per tutti gli aventi diritto;

   rispetto al passato, l'attuale società è contraddistinta da un profilo molto più mobile e precario, con migliaia di persone che lavorano e studiano lontano dalla propria residenza. Tuttavia, non è cambiato il modo in cui poter esprimere il voto: sempre e solo recandosi fisicamente al seggio nel luogo di residenza, ad eccezione di pochissime categorie;

   il fenomeno ha assunto proporzioni assai consistenti: se l'Istat stima in circa cinque milioni i lavoratori e studenti fuori sede, i numeri aumentano considerando anche le persone non autosufficienti, i loro caregiver e tutti quei lavoratori in trasferta nel periodo elettorale. Si tratta di più del 12 per cento dell'elettorato, una percentuale rilevante che si riflette anche sul preoccupante e costante aumento dell'astensionismo;

   alle elezioni per il Parlamento europeo, tenutesi nel giugno 2024, gli studenti fuori sede hanno potuto votare per la prima volta senza dover far rientro nel comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti;

   tuttavia, dopo tale sperimentazione, non è stato compiuto alcun nuovo passo avanti: la proposta di legge, trasformata in delega al Governo nel corso dell'iter in prima lettura e approvata alla Camera dei deputati nel luglio 2023, è attualmente ancora all'esame del Senato della Repubblica e ferma in Commissione da un anno;

   nell'ambito dell'esame del decreto-legge n. 190 del 2022, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 7 del 2023, il Governo aveva accolto l'ordine del giorno 9/00698-A/002 con il quale si impegnava a consentire per le future consultazioni elettorali, incluse quelle referendarie, l'esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza per coloro che, per vario motivo, abbiano temporaneo domicilio in un comune situato in una regione diversa;

   nei prossimi mesi si aprirà un'importante stagione referendaria: la predisposizione di un modello equo e accessibile per agevolare l'esercizio del diritto di voto non è più rinviabile –:

   quali iniziative di competenza intenda porre in essere urgentemente, anche tramite il ricorso ad apposite iniziative di carattere normativo, al fine di garantire l'esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza quantomeno per coloro che, per motivi di studio, di lavoro o di cura, abbiano temporaneo domicilio in una regione diversa, già a partire dalle prossime consultazioni referendarie che si svolgeranno nella primavera 2025.
(3-01729)


   FARAONE, GADDA, DEL BARBA, BONIFAZI, BOSCHI, GIACHETTI e GRUPPIONI. – Al Ministro dell'interno. – Per sapere – premesso che:

   a 15 mesi dall'approvazione del Protocollo tra il Governo italiano e il Consiglio dei ministri albanese per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, nessun migrante risulta ospite delle strutture;

   tutti gli immigrati trasportati dalle navi della Marina militare e dalla Guardia costiera hanno fatto ritorno in Italia a seguito delle mancate convalide dei trattenimenti da parte delle sezioni specializzate dei tribunali, prima, e delle corti d'appello, poi, che hanno evidenziato come le condizioni per l'attivazione della procedura di trasferimento non sussistessero ab origine e de iure;

   il recente rimpatrio di altri 43 migranti in Italia, avvenuto il 31 gennaio 2025, dimostra l'inefficacia dell'intero progetto. Come aveva già fatto il tribunale di Roma nei precedenti due giudizi, la corte di appello ha infatti rinviato il caso alla Corte di giustizia dell'Unione europea, dove è già pendente una richiesta di giudizio che verrà discussa il 25 febbraio 2025;

   ad oggi le strutture risultano inutilizzate e ciò è testimoniato dal rientro in Italia di molti degli agenti di pubblica sicurezza precedentemente inviati a Gjader e Shengjin (circa 220, che sarebbero dovuti aumentare fino a 300), così come gran parte del personale che avrebbe dovuto gestirli;

   per il raggiungimento degli obiettivi sanciti nel Protocollo risulta speso circa un miliardo di euro e ulteriori somme risultano spese per il trasporto di dodici immigrati ad ottobre 2024, diciotto a novembre 2024 e di quarantatré migranti il 31 gennaio 2025;

   lunedì 10 febbraio 2025 a Palazzo Chigi si è svolta una riunione tra i tecnici di alcuni Ministeri e membri dello staff della Presidente del Consiglio dei ministri per discutere di possibili modifiche al protocollo d'intesa con l'Albania per la gestione dei due centri per migranti;

   da quanto si apprende da fonti stampa l'idea del Governo sarebbe quella di trasformare i centri già esistenti in centri di permanenza per il rimpatrio;

   il fatto che si discuta di modificare un protocollo, che ancora non è mai stato di fatto applicato, rappresenta una palese ammissione dell'esito fallimentare dell'operazione –:

   se, a fronte dell'ulteriore rimpatrio dei 43 migranti trasferiti in Albania, il Governo intenda confermare l'attuazione del Protocollo Albania, ovvero se ritenga di procedere a una sua modifica sostanziale in centri di permanenza per il rimpatrio e, nel caso, in quali termini e con quali ulteriori oneri per la finanza pubblica.
(3-01730)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BONAFÈ, CUPERLO, FORNARO e MAURI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   da notizie a mezzo stampa si è appreso che nel 2024 solo il 28,6 per cento dei 131.850 lavoratori ammessi al click day del dicembre 2023, e appena il 16,4 per cento dei 146.850 lavoratori che hanno fatto il click day nel marzo del 2024, hanno poi avuto il visto di ingresso e sono potuti entrare legalmente in Italia;

   secondo i dati diffusi a mezzo stampa a seguito di un monitoraggio svolto dalla campagna «Io ero straniero», rispetto ai 278.000 posti che erano stati previsti dal decreto flussi triennale per gli anni 2023 e 2024, i visti di ingresso effettivamente rilasciati sarebbero complessivamente appena 62.000, ossia meno di un quarto, al 12 dicembre 2024;

   numeri così esigui di ingressi sembrerebbero correlati proprio alla complessità e farraginosità delle procedure previste, che spesso impediscono di completare l'iter che dopo il click day permette di arrivare concretamente in Italia;

   la lunghezza di questi tempi ha messo in grave difficoltà datori di lavoro e famiglie, soprattutto con riferimento alle attività stagionali e del turismo;

   tali tempi peraltro potrebbero subire ulteriori rallentamenti nel 2025 a causa delle ulteriori verifiche per contrastare truffe e irregolarità introdotte dal decreto-legge n. 145 del 2024 –:

   quali iniziative urgenti, anche di carattere normativo, il Ministro interrogato intenda adottare per snellire le procedure ad oggi previste, e consentire così un iter più agevole per gli ingressi regolari in Italia, anche al fine di venire incontro alle numerose domande di datori di lavoro e famiglie.
(5-03549)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

VII Commissione:


   GRIPPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   il concorso ordinario 2020 ha individuato numerosi docenti idonei, i quali sono stati immessi in ruolo con decorrenza giuridica a partire da settembre 2024 e decorrenza economica da settembre 2025;

   tali docenti, pur non avendo ancora assunto servizio, risultano già vincolati ad una provincia assegnata, spesso distante dalla propria residenza, senza possibilità di richiedere una mobilità intra-regionale prima dell'effettivo ingresso in servizio;

   la situazione è ulteriormente complicata da rinunce tardive da parte di altri colleghi e dall'assenza di una fase che consenta di dichiarare la rinuncia al ruolo prima della procedura di mobilità, come evidenziato per le nomine avvenute dopo il 31 agosto 2024;

   la rigidità dell'attuale normativa di mobilità rischia di creare disparità tra i docenti, oltre a compromettere la continuità didattica e comportare un aggravio organizzativo per l'amministrazione scolastica;

   è ragionevole, pertanto, ritenere che una maggiore flessibilità nella fase di mobilità, limitata almeno al contesto regionale, consentirebbe una migliore allocazione delle risorse, riducendo il disagio per i docenti e le loro famiglie e garantendo una distribuzione più efficiente del personale;

   inoltre, si apprende che un tavolo tecnico del Ministero starebbe redigendo l'ordinanza sulla mobilità per il prossimo triennio: quanto rappresentato potrebbe, in tal caso, trovare in essa la sede opportuna per un intervento tempestivo finalizzato all'introduzione di apposite disposizioni normative che tengano conto di questa situazione eccezionale –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare per consentire ai docenti idonei del concorso ordinario 2020, che non abbiano ancora assunto servizio di accedere alla mobilità intra-regionale prima dell'inizio del prossimo anno scolastico, garantendo al contempo una maggiore flessibilità nella gestione delle nomine e delle assegnazioni, anche prevedendo la possibilità di esprimere una preferenza rispetto alla sede prima dell'applicazione del vincolo triennale.
(5-03527)


   MANZI, ORFINI, BERRUTO e IACONO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   con il decreto-legge 22 giugno 2023, n. 75, convertito in legge 10 agosto 2023, n. 112, si è normato il diritto degli idonei delle graduatorie di merito del concorso ordinario di cui ai decreti direttoriali n. 498 del 2020 e n. 499 del 2020 ad essere immessi in ruolo mediante scorrimento delle rispettive graduatorie di merito, prorogate sino al loro esaurimento;

   i docenti idonei di cui ai decreti direttoriali n. 498 del 2020 e decreti direttoriali n. 499 del 2020 – dunque – sono insegnanti aventi diritto al ruolo mediante lo scorrimento delle rispettive graduatorie di merito fino al loro esaurimento per espressa previsione legislativa;

   il decreto-legge n. 75 del 22 giugno 2023, cosiddetto decreto PA bis, ha stabilito che le graduatorie dei concorsi ordinari 2020 e concorsi STEM, comprensive degli idonei, sono prorogate fino al loro esaurimento, ma a partire dall'anno scolastico 2024/2025, queste graduatorie sono utilizzate in coda rispetto a quelle del PNRR;

   risulta, da quanto denunciato dalla stampa di settore, di alcuni candidati al concorso cosiddetto «Pnrr 1» che pur avendo superato le prove con voti molto alti non compaiono in graduatoria;

   gli uffici dell'amministrazione scolastica regionale, secondo quanto riferito dai candidati, non avrebbero dato alcuna risposta alle legittime richieste di chiarimento;

   tale condizione mina il principio di trasparenza effettiva che dovrebbe consentire a tutti i partecipanti al concorso, che hanno superato le prove e per i quali siano stati valutati i titoli, di conoscere il proprio punteggio ed essere inseriti in graduatoria –:

   sulla posizione dei docenti in premessa, se il Ministro interrogato abbia adottato le iniziative necessarie di competenza al fine di garantire l'effettiva trasparenza degli atti della pubblica amministrazione e consentire a tutti i docenti del suddetto concorso di conoscere il punteggio finale e se abbia avviato un confronto con le istituzioni europee su come si intenda intervenire in relazione agli impegni assunti con il PNRR, anche sull'eventuale possibile scorrimento delle graduatorie in questione.
(5-03528)


   CASO, AMATO, ORRICO e MORFINO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   secondo i dati Istat, la povertà educativa in Italia rappresenta un fenomeno in crescita: nel 2023, il 70,5 per cento dei bambini e ragazzi tra i 3 e i 19 anni non è mai entrato in una biblioteca (rispetto al 63,9 per cento del 2019), mentre il 39,2 per cento non ha praticato alcuno sport durante l'anno; il 16,8 per cento tra i 6 e i 19 anni non ha fruito di spettacoli fuori casa (12,9 per cento nel 2019), ovvero non sono mai andati al cinema, teatro, musei o altro;

   tra i principali fattori che alimentano le forme di disuguaglianza sociale, vi sono le difficoltà di accesso all'educazione: nel 2023, il 10,5 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha interrotto il percorso formativo con la licenza media, mentre l'8,4 per cento degli studenti del quinto anno della secondaria di II grado ha un basso livello di competenze in italiano, matematica e inglese. A ciò si aggiunge il problema dell'accesso agli asili nido, che rimane limitato: nel 2021-22 solo il 28 per cento dei bambini di età compresa tra 0 e 2 anni ha avuto accesso a servizi educativi pubblici o privati per l'infanzia;

   nonostante i dati evidenzino come l'emergenza appaia strutturale, la legge di bilancio 2025-2027 non ha previsto il rifinanziamento del fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, di cui all'articolo 1, comma 392, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 e prorogato dalla legge di bilancio 2019-2021 e, da ultimo, dalla legge di bilancio 2022-2024;

   tale fondo, in scadenza nel 2024, ha garantito, negli ultimi otto anni, 800 milioni di euro, che hanno permesso di finanziare progetti contro la dispersione scolastica tramite un meccanismo sperimentale per cui il Governo riconosce alle fondazioni di origina bancaria un credito di imposta;

   in un momento di grande incertezza socio-economica, il mancato rifinanziamento del fondo rischia di interrompere l'attuazione dei progetti in corso, con conseguente aumento della povertà educativa, In quanto la garanzia di continuità nell'erogazione dei fondi è più che fondamentale per rendere efficaci i progetti di contrasto alla dispersione scolastica, che, per la loro complessità, richiedono una continuità d'azione –:

   se il Governo non intenda adottare tutte le iniziative necessarie a reperire le risorse per rifinanziare il fondo per il contrasto della povertà educativa minorile al fine di garantire la continuità dei progetti volti a contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa.
(5-03529)


   MOLLICONE, AMORESE, PERISSA, CANGIANO, DI MAGGIO, MATTEONI e MESSINA. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   lo scorso 8 gennaio 2025 è apparso su «Il Tempo» l'articolo intitolato «Foibe, Menia censurato a scuola: "Non mi vengano a parlare di democrazia"»;

   nello stesso articolo, è emerso come il senatore di FDI Roberto Menia, relatore della legge n. 92 del 2004 che ha istituito il Giorno del Ricordo, avrebbe dovuto essere presente ad un incontro sulle Foibe all'istituto superiore cine-tv Rossellini di Roma;

   la direttrice Maria Teresa Marano decise, dopo un post polemico del collettivo studentesco di sinistra del Rossellini, di annullare l'incontro;

   la legge n. 92 del 2004, articolo 1, comma 1, statuisce: «la Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale»;

   al comma 2, dispone che «nella giornata di cui al comma 1 sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende» –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di fare chiarezza sulla vicenda di cui in premessa e quali iniziative siano in corso per la sensibilizzazione sul Giorno del Ricordo.
(5-03530)


   PICCOLOTTI, GHIRRA, GRIMALDI e MARI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   durante il Next Gen AI Summit, evento nazionale sull'intelligenza artificiale nel mondo della scuola fortemente voluto dal Ministero dell'istruzione e del merito, il Ministro Valditara ha confermato l'avvio di una sperimentazione di assistenti virtuali nelle scuole per personalizzare la didattica;

   la sperimentazione dell'IA ai fini didattici, con l'utilizzo degli assistenti virtuali per la correzione degli esercizi e l'individuazione delle lacune degli studenti, consentendo ai docenti di personalizzare l'insegnamento, e l'IA generativa, in grado di creare contenuti didattici personalizzati in base alle esigenze di ogni singolo studente, come proporre esercizi specifici per chi ha difficoltà con le frazioni o con le equazioni di secondo grado, è già partita in quattro regioni, in Calabria, Lombardia, Toscana e Lazio;

   l'impiego di tali tecnologie, che prevede l'uso di un software integrato in Google Workspace, solleva interrogativi relativi alla trasparenza degli algoritmi, alla protezione dei dati personali degli studenti e alle responsabilità nella gestione di queste informazioni sensibili;

   il trattamento dei dati degli studenti deve avvenire nel rispetto del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr) e delle normative nazionali sulla privacy;

   l'uso di software di intelligenza artificiale in ambito educativo richiede chiarezza sulla proprietà degli algoritmi, sulle modalità di elaborazione dei dati e sui soggetti responsabili della loro gestione;

   già nell'ottobre 2023 il Ministro Valditara ha firmato un protocollo con il Presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo Francesco Profumo e con la Presidente della Fondazione per la Scuola Giulia Guglielmini per l'utilizzo e l'elaborazione dei dati disponibili presso le istituzioni scolastiche per «individuare precocemente gli studenti e le studentesse a rischio di dispersione scolastica implicita ed esplicita» –:

   quali siano i software adottati per gli assistenti virtuali annunciati e se siano stati sviluppati da aziende private o da enti pubblici, con quali modalità di gestione dei dati raccolti e se gli algoritmi utilizzati siano trasparenti, consultabili e verificabili da esperti indipendenti, al fine di garantire equità e imparzialità nel trattamento dei dati e delle risposte fornite agli studenti.
(5-03531)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SIMIANI, FOSSI e MANZI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per le disabilità, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   da quanto si apprende dai quotidiani locali, dal 3 febbraio 2025 risulta proclamato lo stato di agitazione sindacale all'interno della cooperativa sociale Fast di Livorno. Un atto che riguarda i lavoratori e le lavoratrici impegnati nel servizio di assistenza specialistica nelle scuole superiori livornesi e che arriva a seguito, a quanto riportato dal sindacato (...) «dell'ennesima comunicazione pervenuta dal Liceo Enriques. A breve le ore settimanali per l'assistenza agli studenti disabili passerà da 150 ore settimanali a 69» (...);

   i motivi che avrebbero determinato tali tagli, da quanto riportato dai sindacati, sarebbero riconducibili «alla mancanza di risorse necessarie al mantenimento del servizio di assistenza specialistica negli istituti superiori Vespucci-Colombo, Buontalenti-Cappellini-Orlando e Liceo Enriques (servizio di assistenza in appalto alla cooperativa sociale Fast) e la conseguente riduzione delle ore di lavoro per il personale impegnato in tale servizio». E ancora «a seguito delle comunicazioni da parte degli enti appaltanti (istituti superiori Vespucci-Colombo, Buontalenti-Cappellini-Orlando e Liceo Enriques) rivolte ad alcuni insegnanti di sostegno in cui viene chiesto di modificare i “piani educativi individualizzati” rimodulando le ore di assistenza in base all'effettiva disponibilità delle risorse economiche necessarie (...)»;

   la situazione relativa all'educazione scolastica nelle scuole superiori della provincia di Livorno è drammatica: rispetto allo scorso anno scolastico si registra un mancato finanziamento di circa il 50 per cento delle risorse economiche necessarie ad attuare il Piano educativo individualizzato in favore degli alunni disabili: 1,6 milioni di euro a fronte del 1.9 milioni di euro stanziati per il 2023-2024 e dei 2.8 milioni di euro necessari a soddisfare il piano dell'attuale anno scolastico. Tutto ciò a fronte invece di un incremento da 271 a 361 degli alunni disabili che necessitano di assistenza da parte degli educatori professionali;

   i fondi destinati all'assistenza educativa vengono erogati e destinati, in quota parte, alle regioni che li distribuiscono su base provinciale;

   nell'anno scolastico in corso risultano destinati dallo Stato alla regione Toscana ed erogati alla provincia di Livorno la quota parte di circa 900 mila euro;

   a fronte di un aumento di circa cento certificazioni, tale finanziamento copre meno della metà del fabbisogno;

   analoga situazione si riscontra in maniera generalizzata in tutte le province della Toscana e nella città metropolitana di Firenze, dove in quattro anni sono aumentati di oltre 1.500 gli studenti e le studentesse destinatari di tali servizi, con una crescita di oltre il 40 per cento in alcune province;

   se nell'anno scolastico 2020-21 gli studenti disabili che frequentavano le scuole superiori delle province toscane erano 5.575, l'ultimo dato disponibile si attesta a 7.128, e guardando i dati degli ultimi quattro anni scolastici in provincia di Arezzo l'aumento è stato di 309 studenti (aumento del 45 per cento), a Pisa di 373 studenti (+43 per cento), a Lucca di 267 studenti (+30 per cento), a Livorno di 188 studenti (+27 per cento), a Prato di 157 studenti (+25 per cento), a Siena di 146 studenti (+25 per cento), a Massa Carrara di 45 studenti (+13 per cento), a Pistoia di 56 studenti (+8 per cento), a Grosseto di 10 studenti (+2,9 per cento), a Firenze di 2 studenti (0,1 per cento);

   a fronte di un simile aumento gli enti e i soggetto coinvolti (come ad esempio scuole, operatori privati, società della salute) si trovano in gravi difficoltà e c'è il rischio di gravi ripercussioni sui servizi e sui lavoratori in assenza di un adeguato aumento dei fondi governativi;

   l'attuazione del Piano educativo individualizzato non può variare in funzione delle risorse economiche messe a disposizione e l'assistenza educativa scolastica è un sostegno fondamentale non solo da un punto di vista scolastico e di apprendimento, ma anche di autonomia fisica, comunicativa, relazionale e di apprendimento, oltre a rappresentare un diritto dello studente e delle famiglie –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti su esposti e come intendano intervenire al fine di garantire il diritto allo studio degli alunni disabili e, al contempo, tutelare la professionalità dei tanti lavoratori impegnati nel servizio di assistenza specialistica nelle scuole, come denunciato dai sindacati della provincia di Livorno e come prevedibile in altre realtà territoriali.
(5-03553)

RAPPORTI CON IL PARLAMENTO

Interrogazioni a risposta immediata:


   GRAZIANO, FORNARO, BONAFÈ, ASCANI, CARÈ, DE MARIA, FASSINO, CUPERLO, MAURI, GHIO, FERRARI e CASU. – Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. – Per sapere – premesso che:

   è notizia di questi giorni che il dottor Francesco Cancellato, direttore della testata giornalistica on line Fanpage risulti essere stato segnalato da Meta fra quelli «targeted» da uno spyware prodotto dall'azienda di fondazione israeliana e attualmente di proprietà di un fondo Usa, Paragon solutions;

   il dottor Cancellato avrebbe ricevuto una comunicazione del servizio sicurezza di Whatsapp con la quale veniva avvertito di aver «interrotto le attività di una società di spyware che riteniamo abbia attaccato il tuo dispositivo»;

   le utenze del nostro Paese che sarebbero state interessate da questo sistema invasivo di controllo risulterebbero essere sette su novanta in totale;

   la Paragon solutions risulta essere una società piuttosto nota nel settore, offrendo la propria tecnologia ai Governi di Paesi democratici, con obiettivi di sicurezza e contrasto al terrorismo;

   secondo quanto riportato da Techcrunch, l'azienda produttrice, anche a seguito di quanto accaduto al dottor Cancellato, non ha smentito che l'Italia sia tra gli acquirenti e utilizzatori di questo strumento «invasivo» che consente di entrare in possesso delle informazioni di un telefono semplicemente con messaggistica su Whatsapp;

   l'eventuale presenza dell'Italia tra i clienti di Paragon è elemento centrale nella ricostruzione di quanto accaduto al direttore di Fanpage, testata che si è resa protagonista di diversi scoop giornalistici che hanno riguardato esponenti e azioni di Governo;

   la notizia ha oggettivamente suscitato polemiche e preoccupazioni afferenti alla sicurezza e al pregiudizio di libertà e prerogative costituzionalmente garantite;

   il Governo, con una nota ufficiale della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha escluso che siano stati sottoposti a controllo da parte dell'intelligence, e quindi del Governo, i soggetti tutelati dalla legge 3 agosto 2007, n. 124 («Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto»), compresi i giornalisti e di aver attivato l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale;

   la nota del Governo non chiarisce le circostanze di un episodio inquietante su cui permangono tutti i dubbi e le preoccupazioni, a partire dal fatto di come siano state individuate e scelte le utenze su cui installare il citato spyware e, soprattutto, richiede tempestivamente un'azione di chiarezza e trasparenza –:

   se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato, al fine di chiarire come sia stato possibile l'introduzione di tale spyware e, in particolare, chi e con chi sia stato contrattualizzato tale sistema, intenda assumere, anche nell'ambito delle opportune sedi comunitarie e internazionali, per assicurare il rispetto di libertà civili costituzionalmente garantite, quali la libertà di comunicazione e di informazione.
(3-01724)


   FRANCESCO SILVESTRI, ALFONSO COLUCCI, CONTE e PELLEGRINI. – Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. – Per sapere – premesso che:

   se da tempo, ad avviso degli interroganti, si intravedevano i prodromi di un contenimento della libertà di manifestazione ed espressione del pensiero – in proposito, valgano lo stato di fermo di giornalisti qualificatisi che svolgevano lavoro di cronaca di manifestazioni di piazza e, in fase di stesura del regolamento europeo sulla libertà di stampa, la posizione del Governo italiano, per il quale risultava fondamentale mantenere la possibilità di usare «programmi spia» nei confronti dei giornalisti in nome della sicurezza nazionale – fatti più recenti che ineriscono, intaccandola, all'inviolabilità di libertà e diritti fondamentali dei cittadini, appaiono condurre verso una condizione di deriva illiberale che pone a rischio la stabilità della nostra democrazia e richiamano una riflessione sulle modalità con cui viene gestito e garantito il bilanciamento tra le esigenze di sicurezza pubblica e nazionale e il rispetto dei diritti e delle libertà dei cittadini garantito dalla Costituzione;

   «Forse basterebbe pensare a chi può utilizzare quegli strumenti oltre ai servizi», «Paiono regolamenti di conti interni tra servizi», così si sono inavvedutamente espressi, rispettivamente, il Ministro della difesa e il Vice Presidente del Consiglio dei ministri Salvini in ordine al caso «Paragon», dal nome della azienda israeliana (Paragon solution) produttrice di uno spyware che sarebbe stato acquistato «da un'agenzia di polizia e da un'agenzia di intelligence» italiane e utilizzato per spiare, tramite Whatsapp, i telefoni di diversi cittadini, tra i quali 7, al momento, fra giornalisti e attivisti politici, come confermato dall'allerta inviata da Meta alle vittime dello spionaggio e come riportato dagli organi della stampa;

   il Governo italiano ha escluso che giornalisti e attivisti siano stati sottoposti a controllo da parte dell'intelligence e del Governo, ma l'azienda ha successivamente dichiarato che avrebbe rescisso il contratto con l'Italia per violazione di «norme etiche» – una clausola proibisce espressamente di utilizzare lo spyware per colpire giornalisti e altri membri della società civile – con ciò confermando il rapporto tra l'azienda e le istituzioni italiane, adombrando una condotta delle stesse di gravità assoluta, avversa ai princìpi dello Stato di diritto –:

   se, per quanto di competenza, possa chiarire chi ha sottoscritto il contratto con l'azienda israeliana e chi abbia avuto ed ha in uso lo spyware, onde conoscere gli eventuali accertamenti ad oggi svolti sulle violazioni poste in essere, anche al fine di adottare urgenti iniziative a tutela di giornalisti, attivisti e membri della società civile e sanzionatorie della condotta descritta.
(3-01725)

SALUTE

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XII Commissione:


   QUARTINI, SPORTIELLO, MARIANNA RICCIARDI e DI LAURO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   con l'articolo 1, comma 240 della legge di bilancio 2024 sono state disposte talune modifiche all'articolo 34, del decreto legislativo n. 286 del 1998, disciplinante l'assistenza sanitaria per gli stranieri iscritti al Servizio sanitario nazionale; in particolare: viene innovato l'importo minimo del contributo dovuto dallo straniero che opti per l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale in luogo della stipula di polizza assicurativa; il predetto importo è stato fissato in euro 2.000 annui; per gli stranieri con permesso di soggiorno per motivi di studio e gli stranieri regolarmente soggiornanti collocati alla pari, il contributo non è in ogni caso inferiore a 700 euro annui nel primo caso e a 1.200 euro annui nel secondo;

   secondo la normativa previgente, invece, il contributo era calcolato in ragione di una aliquota del 7,50 per cento fino alla quota di reddito pari a 20.658,28 euro e di un'aliquota del 4 per cento sugli importi eccedenti ai 20.658,28 e fino al limite del 51.645,69 euro; il contributo non poteva comunque essere inferiore a 387,34 euro;

   in sostanza se prima un immigrato regolare senza reddito o con un reddito esiguo riusciva a pagare 387 euro circa, oggi è senz'altro impossibile che lo stesso immigrato possa pagare 2000 euro per accedere alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale;

   oltretutto, secondo quanto riferito dalla Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), si crea il paradosso che chi è senza permesso di soggiorno può accedere all'assistenza sanitaria con il codice Stp (Straniero temporaneamente presente) chi ha il permesso di soggiorno non può invece accedere all'assistenza sanitaria perché privo di risorse;

   dopo la novella contenuta nella legge di bilancio 2024, come riferito dalla Simm, è stato registrato un crollo del 65 per cento delle iscrizioni volontarie al Servizio sanitario nazionale e tanti stranieri sono oggi costretti a rinunciare alle cure a causa di una norma che non tiene conto della situazione reddituale con conseguenti profili di costituzionalità perché lesiva degli articoli 3 e 32 della Costituzione –:

   quali interventi normativi urgenti intenda adottare per ristabilire il diritto alla salute per chi si trova sul nostro territorio, rimuovendo ogni ostacolo che sia lesivo dei princìpi della nostra Costituzione richiamati in premessa.
(5-03555)


   BENIGNI e MULÈ. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   gli interroganti in data 15 gennaio 2025 hanno posto l'attenzione della XII Commissione e del Ministro interrogato circa lo stato in cui versa l'Azienda sanitaria trapanese relativamente ai ritardi accumulati in questi mesi sugli esiti degli esami istologici;

   si tratta di un accumulo stimato di circa 3.000 esami istologici nell'ultimo anno;

   per ovviare a questa situazione, l'Asp di Trapani ha siglato – nell'agosto del 2024 – una convenzione triennale con l'Asp di Catania per smaltire l'arretrato dei vetrini da esaminare;

   tuttavia, nell'interrogazione presentata venivano riportati diversi casi per cui, a seguito di interventi chirurgici con asportazioni volte ad accertamenti istologici, i risultati arrivavano solo dopo diversi mesi (anche oltre 8 mesi dopo l'intervento chirurgico);

   il sottosegretario Gemmato, Intervenuto in risposta all'atto di sindacato ispettivo presso la Commissione, sottolineava come «al fine di giungere non solo a uno smaltimento dell'arretrato pregresso ma anche ad un allineamento strutturale di tempi di attesa nell'evasione degli esiti istologici richiesti, la DG dell'Asp di Trapani (...) fosse addivenuta alla stipula di un accordo con l'Asp di Catania, della durata di tre anni, per consentire la lettura dei preparati istologici e citologici con una frequenza di esame pari a 150 casi settimanali»;

   è stato precisato, inoltre come l'Asp abbia provveduto all'assunzione di due medici a tempo indeterminato e all'emanazione di un avviso pubblico per incarichi libero professionali, le cui procedure – invece – sono ancora in corso di definizione;

   secondo quanto riferito dall'Assessorato della Regione Siciliana – ente competente per materia – e riportato dal sottosegretario Gemmato «in considerazione delle azioni appena descritte, l'Azienda sarà in grado di assicurare, presumibilmente entro il mese di gennaio, la refertazione di tutti i campioni istologici provenienti dai Presidi Ospedalieri del territorio di pertinenza dell'Azienda, garantendo, in tal modo, nel più breve tempo possibile, adeguata assistenza alla relativa utenza»;

   per completezza, si fa presente però che – a quanto risulta agli interroganti – vi sono pazienti tutt'ora in attesa di esami istologici dal mese di maggio, giugno e luglio 2024 –:

   se, alla luce della risposta del Governo, sopra richiamata, l'impegno assunto dall'Asp di Trapani di refertare tutti i campioni istologici provenienti dai presidi ospedalieri del territorio di pertinenza dell'Azienda entro il mese di gennaio 2025 sia stato effettivamente rispettato oppure, se ciò non fosse, quanti esami istologici siano stati evasi ad oggi e quanti ancora ne restino da esaminare.
(5-03556)


   LOIZZO, DAVIDE BERGAMINI, LAZZARINI, MATONE e PRETTO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   il settore dei kiwi in Italia è al quinto posto tra le colture di frutta fresca, preceduto da uva, mele, arance e pesche;

   l'impatto negativo dei cambiamenti climatici incide sulla diffusione di fitopatologie;

   una persistente rilevazione di un basso cumulo di ore di freddo, nel caso del kiwi, comporta lunghe fioriture che oltre a imporre un alto numero di trattamenti fitosanitari, portano ad una diminuzione della qualità del frutto nonché ad un calo medio della resa produttiva;

   fra i prodotti che hanno proprietà regolatrici della crescita di diverse piante, come il kiwi, si registra «l'idrogeno cianammide», conosciuto a livello commerciale come Dormex, in quanto è in grado di stimolare chimicamente il germogliamento dimostrandosi altamente efficace anche negli inverni più miti;

   l'idrogeno cianammide era stato autorizzato su actinidia (kiwi) nel 2000, al fine di interrompere la dormienza delle piante e accelerare la fine del riposo vegetativo; nel 2008 l'idrogeno cianammide, però, viene ritirato a livello nazionale;

   negli anni dal 2021 al 2024 il Ministero della salute non ha ritenuto necessario approvare le richieste di uso in deroga dell'idrogeno cianammide, ritenendo di applicare un approccio cautelativo a tutela della salute pubblica, con particolare riferimento agli operatori;

   negli stessi anni, però la Grecia ha concesso la deroga all'impiego del Dormex per il settore dei kiwi, proprio in virtù degli effetti del cambiamenti climatici e dell'innalzamento delle temperature sulle ore di freddo, riconoscendone l'utilizzo come necessario ed efficace strumento di controllo, sicuro per gli agricoltori greci;

   negli ultimi 4 anni sono stati condotti diversi studi volti a valutare l'uso di prodotti alternativi al Dormex, rilevando un'affidabilità meno costante e risultando più vulnerabili alla variabilità climatica;

   studi presi in considerazione dall'Epa hanno evidenziato come i livelli di esposizione degli operatori risultano trascurabili se accompagnati da un uso corretto dei Dpi e cabine chiuse;

   a parere dell'interrogante, se regolamentato adeguatamente, l'utilizzo del Dormex rappresenterebbe uno strumento sicuro ed efficace per far fronte agli impatti negativi dei cambiamenti climatici sulla produzione agricola –:

   se non ritenga necessario prevedere iniziative volte a una deroga all'impiego dei Dormex in campo aperto e in serra a livello nazionale per le colture fruttifere interessate, adottare tutte le misure volte a garantire la sicurezza alimentare.
(5-03557)


   ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in data 29 febbraio 2024 alla Camera sono state poste alla discussione e approvazione dell'Aula mozioni che si riferivano al contrasto della fibromialgia;

   la fibromialgia è una malattia che colpisce prevalentemente le donne rispetto agli uomini, con un rapporto di incidenza pari a circa 9 a 1. La malattia colpisce approssimativamente 2/3 milioni di italiani e la fascia di età più colpita si estende dai 25 ai 55 anni. Dal 1992 l'Organizzazione mondiale della sanità, con la cosiddetta Dichiarazione di Copenaghen, elenca la fibromialgia tra le «Malattie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo»;

   la fibromialgia è una sindrome dolorosa cronica da sensibilizzazione centrale caratterizzata dalla disfunzione dei circuiti neurologici preposti all'elaborazione degli impulsi provenienti dalle afferenze del dolore dalla periferia al cervello;

   nonostante la fibromialgia sia una condizione grave che colpisce un elevato numero di persone, e andrebbe trattata, per l'ampio spettro di sintomatologie, con approccio multidisciplinare, essa non è ancora riconosciuta come malattia invalidante;

   le persone che ne soffrono non riescono a ricevere cure adeguate. La difficoltà diagnostica spesso costringe ad un percorso che si protrae per anni ed a un costoso calvario. Anche se non esiste una cura specifica, essendo una malattia cronica, la fibromialgia richiede trattamenti multidisciplinari a lungo termine, gli approcci farmacologici convenzionali e non convenzionali;

   nel corso della seduta del 29 febbraio 2024 il Governo ha accolto gli impegni di diverse mozioni tra questi quelli recati dalla mozione 1-00254 presentata dall'interrogante –:

   a distanza di circa un anno, a quali impegni, accolti dal Governo, indicati nella mozione presentata dalla interrogante e dalle altre mozioni, il Governo abbia dato seguito concreto e in tale contesto con quale tempistica intenda attuare tutti gli impegni accolti relativi al contrasto della fibromialgia.
(5-03558)


   MALAVASI, FURFARO, CIANI, GIRELLI e STUMPO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   il 28 febbraio di ogni anno ricorre la Giornata mondiale delle malattie rare, istituita per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e delle istituzioni sulle condizioni delle persone affette da queste patologie a bassa prevalenza nella popolazione;

   nell'Unione europea, una malattia si definisce rara quando ha un'incidenza fino a 5 casi ogni 10.000 persone;

   le patologie rare sono tra 5.000 e 8.000 nel mondo e colpiscono prevalentemente i bambini in una percentuale che va dal 50 per cento al 75 per cento. Attualmente toccano il 3,5 per cento -5,9 per cento della popolazione mondiale, circa 300 milioni di persone in tutto il mondo, 30 milioni in Europa e 2 milioni in Italia;

   nonostante le numerose normative rivolte a questo settore, previste a livello europeo e nazionale, le persone affette da queste patologie continuano ad essere penalizzate per la difficoltà della diagnosi, la scarsa disponibilità di terapie efficaci;

   nel 2021 è stata approvata la legge n. 175 nota come «Testo Unico sulle Malattie Rare» che riordina la materia, anche in relazione alle numerose norme e direttive dell'unione europea emanate negli ultimi anni;

   si tratta di una prima legge unicamente dedicata alle malattie rare, volta a organizzare in maniera ordinata e completa questo ambito, la cui applicazione però necessita di numerosi atti ancora oggi non tutti approvati;

   successivamente nel 2023 è stato approvato a distanza di sette anni dal precedente, il nuovo Piano nazionale malattie rare 2023-2026, strumento fondamentale per la pianificazione nazionale nell'ambito delle malattie rare;

   inoltre, nel 2024 e poi nel 2025 sono stati stanziati 1 milione di euro, cifra non sufficiente, per i test di Next-Generation sequencing per la diagnosi delle malattie rare;

   si tratta sicuramente di passi importanti anche se non sempre è seguita, in tempi brevi, la loro reale applicazione vanificando in parte così il lavoro svolto dal Parlamento per garantire una presa in carico complessiva ed uniforme su tutto il territorio nazionale delle persone con una malattia rara –:

   quali siano le tempistiche per l'emanazione dei provvedimenti attuativi degli atti normativi in premessa – in particolare quelli relativi alla legge n. 175 del 2021 e alla ripartizione delle risorse per il 2025 del fondo per i test di Next-Generation sequencing per la diagnosi delle malattie rare – al fine di garantire la piena operatività delle disposizioni necessarie per rispondere concretamente ai bisogni delle persone con malattia rara e delle loro famiglie.
(5-03559)

Interrogazione a risposta scritta:


   CAPPELLACCI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   l'ospedale Nostra Signora della Mercede di Lanusei, nell'Ogliastra, è stato privato del punto nascita dal 18 settembre 2021 costringendo le donne della zona ad affrontare lunghi viaggi per raggiungere altri ospedali della Sardegna per partorire;

   alla richiesta della popolazione di garantire un servizio essenziale e insostituibile quale un punto nascita nell'ospedale del territorio la Asl, ormai quasi un anno fa, ha definito la chiusura del reparto temporanea indicando le cause di tale chiusura nella «obiettiva difficoltà di reclutare i pediatri necessari per coprire le esigenze dell'intero territorio» e ha comunicato che Ares Sardegna era in procinto di bandire specifici concorsi con l'obiettivo di reperire gli specialisti mancanti;

   nella zona dell'Ogliastra vivono più di 57 mila abitanti e l'ospedale di Lanusei è l'unico del territorio: appare evidente che l'applicazione del criterio del numero di nascite quale standard per istituire detto servizio non può non tenere anche conto di specifiche condizioni geografiche e della difficoltà di raggiungere altri presìdi per le donne che devono partorire;

   questo è ancor più vero se si considera il basso tasso di natalità dell'Italia e, in particolare, della Sardegna: le donne e le famiglie andrebbero sostenute nella scelta della maternità sin dal momento della gravidanza e del parto e non osteggiate nell'affrontare serenamente questa esperienza prevedendo, sin dall'inizio, un percorso ad ostacoli a cominciare dal dover percorrere centinaia di chilometri per accedere a un servizio che dovrebbe essere a portata di mano;

   la salute materno-infantile dovrebbe rappresentare un'area prioritaria dell'agire delle istituzioni che devono collaborare per trovare una soluzione che permetta di ripristinare il servizio del punto nascita nell'ospedale di Lanusei –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, il Ministero interrogato intenda assumere al fine di garantire alle donne della zona dell'Ogliastra la possibilità di affrontare la gravidanza e il parto con serenità.
(4-04320)

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

  L'interrogazione a risposta Commissione Casu e altri n. 5-03526, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 10 febbraio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Scotto.

Pubblicazione di un testo riformulato.

  Si pubblica il testo riformulato della mozione Faraone n. 1-00382, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 404 del 7 gennaio 2025.

   La Camera,

   premesso che:

    il 26 gennaio 2025 la Commissione europea ha ufficialmente presentato il «Competitiveness Compass», uno strumento strategico che fornisce un quadro di riferimento per il monitoraggio e il rafforzamento della competitività dell'Unione europea nel lungo periodo, identificando alcune aree prioritarie di intervento;

    le tre aree o pilastri di intervento (innovazione, decarbonizzazione e sicurezza) e i cinque fattori orizzontali (semplificazione, riduzione delle barriere al mercato unico, finanziamento della competitività, promozione di competenze e lavori di qualità, migliore coordinamento nella governance multilivello) in cui si articola il Compass sono riprese dal rapporto Draghi per integrarne e supportarne le raccomandazioni, promuovendo un'azione politica coordinata che favorisca la crescita economica e la resilienza industriale europea;

    il cosiddetto rapporto Draghi, intitolato «Il futuro della competitività europea», è stato presentato il 9 settembre 2024 a Bruxelles, alla presenza del Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dal già Presidente del Consiglio dei ministri italiano e Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi;

    nel rapporto si evidenzia che l'Europa si trova di fronte a una sfida esistenziale per il proprio modello socio-economico e si mette in luce il rallentamento della crescita economica dell'Unione rispetto alle maggiori economie come Stati Uniti e Cina, attribuendo il fenomeno a una bassa produttività e si evidenzia una serie di politiche comuni da attuare nei prossimi cicli istituzionali ed economici per recuperare il gap di competitività rispetto i principali partner e competitor internazionali;

    il rapporto, inoltre, sottolinea tre grandi transizioni che l'Unione europea deve affrontare: a) la digitalizzazione, per colmare il divario tecnologico rispetto ai principali competitor globali; b) la decarbonizzazione, per affrontare l'emergenza climatica, preservando al contempo la competitività economica; c) i cambiamenti geopolitici, al fine di ridurre le dipendenze critiche in ambiti quali energia, materie prime e tecnologie avanzate;

    il tema della competitività, già affrontato nella riunione del Consiglio europeo di ottobre 2024, è stato confermato tra gli orientamenti politici della Commissione europea nel quinquennio 2024-2029 e il Presidente della Commissione ha dichiarato la volontà di seguire le raccomandazioni del cosiddetto «rapporto Draghi»;

    per raggiungere tali obiettivi il documento individua 170 proposte da realizzare entro il 2030 divise in 10 dieci ambiti di politiche settoriali e cinque ambiti di politiche orizzontali;

    la prossima politica industriale comune sarà dunque chiamata a rispondere ad una serie di esigenze endogene ed esogene all'Europa ma che possono impattare direttamente sulla sua tenuta economica, sociale e politica;

    gli sforzi, basandosi sulle risultanze del rapporto, dovranno essere concentrati su quattro grandi matrici che assumono una fortissima rilevanza strategica specie se lette nel loro insieme: a) la necessità di affrancarsi o quantomeno ridurre le percentuali di forniture di energia a basso costo dagli storici fornitori; b) consolidare ed aumentare la produttività degli storici settori trainanti; c) adottare politiche espansive per incentivare gli investimenti nell'industria tecnologica; d) rafforzare la sicurezza;

    una politica di decarbonizzazione risulta fondamentale per garantire sostenibilità e sicurezza energetica e diminuire le quote di dipendenza del continente da altre potenze mondiali;

    le soluzioni proposte nel rapporto abbracciano la necessità di acquisti comuni, con annesse riforme del mercato e la previsione di investimenti in tecnologie green, l'adozione di un approccio tecnologicamente neutrale che tenga conto di una torta ampia di fonti energetiche (energie rinnovabili, nucleare, idrogeno e cattura di carbonio) e un sostegno ai settori industriali energivori, così da rendere economicamente sostenibile la produzione rispetto alla concorrenza internazionale;

    quest'ultimo è un tema attualissimo per le aziende italiane, specie se si considera che, come evidenziato da studi di settore, il prezzo medio lordo dell'elettricità per le nostre imprese nel 2023 si è attestato su 300 euro/MWh a fronte di un prezzo medio di 260 euro/MWh per le aziende tedesche, 250 euro/MWh per le aziende francesi e 150 euro/MWh per quelle spagnole;

    la decarbonizzazione non deve tradursi in una rapida deindustrializzazione di settori fondamentali per lo sviluppo del Vecchio continente, ma deve contemperare le esigenze occupazionali, così da tutelare non solo le esigenze ambientali ma parimenti le esigenze lavorative;

    relativamente agli storici settori trainanti, la costituzione di un campione europeo dell'automotive rappresenta una priorità ineludibile per l'Europa, sia per garantire la competitività di un settore storicamente di eccellenza, sia per tutelare milioni di posti di lavoro e di piccole e medie imprese dell'indotto che, grazie a tale comparto, da decenni generano crescita e assicurano prospettiva al Vecchio continente;

    l'Italia è uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla riduzione della produzione automobilistica ed è ineludibile la necessità di politiche specifiche per evitare fenomeni di dumping, fiscale volti a sollecitare lo spostamento delle produzioni all'esterno;

    inoltre, il potenziamento e monitoraggio delle reti infrastrutturali intermodali ha una rilevanza fondamentale per l'approvvigionamento delle materie prime, per la commerciabilità dei prodotti nazionali, nonché per garantire una piena competitività del Paese con i maggiori poli logistici europei;

    dal punto di vista tecnologico e per colmare il divario di innovazione non risulta, invece, più procrastinabile adottare politiche che sfruttino appieno il potenziale di tecnologie emergenti, come l'artificial intelligence e i calcoli quantistici;

    lo sviluppo tecnologico impone di mettere a sistema le istanze sociali con quelle legate al necessario aumento della produttività: la sfida della competitività e della sostenibilità richiede investimenti strutturali in istruzione e formazione, così da diminuire il rischio di una sostituzione della forza lavoro attraverso la semplice automazione, ponendo i lavoratori in condizione di governare, favorire e ottimizzare il progresso tecnologico e la sua implementazione;

    quest'ultima è la matrice più interconnessa con la necessità, anch'essa individuata nel rapporto, di rafforzare la sicurezza, intesa non solo come difesa o politiche comuni per la difesa ma come sicurezza economica e di autonomia strategica;

    le nuove geometrie geopolitiche e i fronti bellici nelle immediate vicinanze ai confini unionali, unitamente alle minacce ibride, impongono la necessità di una riflessione, appunto, sulla competitività tecnologica e industriale nel settore della difesa;

    a tal fine nel rapporto si leggono proposte per espandere e sviluppare la base industriale e tecnologica in modo da poter rispondere alle nuove esigenze in modo veloce e con la libertà d'azione e l'autonomia necessarie;

    relativamente ai costi da sostenere per colmare i gap, Draghi sostiene che l'Unione dovrebbe mobilitare investimenti pubblici e privati pari a circa 750-800 miliardi di euro annui (circa il 4,4-4,7 per cento del prodotto interno lordo dell'Unione europea nel 2023) attraverso l'introduzione di strumenti finanziari innovativi e il rafforzamento del mercato unico di capitali;

    imprescindibile risulta, inoltre, il rafforzamento della governance attraverso un maggiore dialogo e coordinamento tra politiche industriali, energetiche e di sicurezza, nonché attraverso una semplificazione delle procedure decisionali;

    il quadro appena delineato sarà chiamato ad un ulteriore sforzo di resilienza specie relativamente alla bilancia commerciale e all'incremento dei costi per le imprese qualora, alla luce delle ultime elezioni degli Stati Uniti, venissero introdotti dazi alle importazioni di prodotti nel mercato americano,

impegna il Governo:

1) a definire una politica industriale volta a migliorare la competitività e la produttività delle aziende italiane e che sia coerente con il rapporto Draghi, così da assicurare un appoggio pieno dell'Italia alle politiche industriali europee per il quinquennio 2024-2025;

2) a dare nuovo impulso alle politiche di integrazione europea, ripartendo dai sei pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza, ossia la transizione verde, la trasformazione digitale, lo sviluppo intelligente, sostenibile e inclusivo, la coesione sociale e territoriale, la salute e la resilienza economica, sociale e istituzionale, nonché le politiche dedicate alle nuove generazioni, all'infanzia e ai giovani;

3) ad adottare iniziative volte allo sviluppo di un piano energetico nazionale fondato sul principio della neutralità tecnologica e che tenga conto delle necessità di migliorare gli investimenti per l'accumulo e lo stoccaggio dell'energia rinnovabile nonché per l'implementazione della produzione nucleare con impianti di terza generazione e dell'idrogeno;

4) ad adottare iniziative, per quanto di competenza, affinché si rafforzi la governance europea attraverso un maggiore dialogo e coordinamento tra politiche industriali, energetiche e di sicurezza, nonché attraverso una semplificazione delle procedure decisionali;

5) ad adottare un piano nazionale in linea con le raccomandazioni del rapporto Draghi, che preveda misure per far sì che le imprese del settore automotive mantengano, incrementino od avviino nuove produzioni in Italia;

6) ad adottare, per quanto di competenza, iniziative idonee alla proposizione di una politica comune finalizzata al potenziamento e al monitoraggio delle reti infrastrutturali intermodali, così da assicurare l'approvvigionamento delle merci e delle materie prime, nonché potenziare e facilitare la commerciabilità dei prodotti nazionali;

7) a sostenere, in ogni sede europea, la necessità di introdurre strumenti finanziari innovativi, come il rafforzamento del mercato unico, di capitali e una strategia di debito comune europeo;

8) ad adottare iniziative volte a prevedere un piano di sviluppo dell'industria tecnologica anche tramite politiche di incentivazione per la ricerca e sviluppo di tecnologie emergenti come l'artificial intelligence e i calcoli quantistici;

9) a prevedere misure di incentivazione e di supporto alla riqualificazione e formazione professionale, al fine di consentire da parte del lavoratore l'esercizio di competenze che gli consentano di governare i nuovi processi produttivi e di automatizzazione;

10) ad assicurare che le politiche industriali nazionali siano allineate alle direttrici indicate dal «Competitiveness Compass», garantendo un'azione coerente con le priorità strategiche dell'Unione europea in materia di innovazione, digitalizzazione, autonomia strategica e sostenibilità.
(1-00382) (Nuova formulazione) «Faraone, Gadda, Del Barba, Bonifazi, Boschi, Giachetti, Gruppioni».

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interrogazione a risposta in Commissione Caso n. 5-03308 dell'8 gennaio 2025;

   interrogazione a risposta in Commissione Cappelletti n. 5-03341 del 14 gennaio 2025;

   interrogazione a risposta scritta Fenu n. 4-04125 del 17 gennaio 2025;

   interrogazione a risposta scritta Grippo n. 4-04156 del 23 gennaio 2025;

   interrogazione a risposta scritta Pastorino n. 4-04226 del 3 febbraio 2025;

   interrogazione a risposta scritta Ruffino n. 4-04234 del 3 febbraio 2025;

   interrogazione a risposta in Commissione Mazzetti n. 5-03460 del 3 febbraio 2025;

   interrogazione a risposta scritta Piccolotti n. 4-04253 del 5 febbraio 2025;

   interrogazione a risposta in Commissione Ferrari n. 5-03505 del 7 febbraio 2025;

   interrogazione a risposta in Commissione Barabotti n. 5-03510 del 7 febbraio 2025.