Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Mercoledì 16 aprile 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    nella notte tra il 17 e il 18 marzo 2025, la tregua nella guerra a Gaza è stata drammaticamente interrotta da una serie di attacchi aerei israeliani sulla Striscia, seguiti da operazioni terrestri, che hanno causato centinaia di vittime palestinesi che si aggiungono alle decine di migliaia dall'inizio del conflitto;

    alla chiara, netta, condivisa e reiterata condanna di Hamas per l'orribile atto terroristico compiuto il 7 ottobre 2023, non sono seguite da parte del Governo italiano e da parte degli attuali vertici della Commissione europea, condanne altrettanto chiare e nette per l'apocalisse umanitaria a Gaza, i crimini di guerra e la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario da parte del Governo Netanyahu;

    le operazioni militari che hanno colpito la popolazione civile palestinese in Cisgiordania e Gaza e interrotto l'erogazione di elettricità e bloccato gli aiuti umanitari a Gaza, nonché il disumano sfollamento forzato della popolazione, rappresentano violazioni inaccettabili del diritto internazionale ed umanitario che necessitano un'immediata iniziativa dell'Italia e dell'Unione europea per il ripristino della tregua e per la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas;

    operazioni come il bombardamento del pronto soccorso dell'ospedale battista al-Ahli di Gaza City, o come la deliberata esecuzione di 15 soccorritori e operatori sanitari palestinesi, tra cui 8 medici, vicino a Rafah, uccisi dall'esercito israeliano mentre tentavano di prestare soccorso e seppelliti in una fossa comune, testimoniata dalla libera stampa dopo il tentativo di insabbiamento da parte delle autorità israeliane, necessitano inchieste indipendenti da parte delle Nazioni Unite per accertare la responsabilità sui crimini di guerra commessi;

    le forze estremiste di destra che sostengono il Governo Netanyahu hanno spinto per riprendere il conflitto e invocato ulteriori crimini di guerra e l'amministrazione americana ha offerto pieno sostegno al Primo ministro Netanyahu nella violazione della tregua, ricevendolo con tutti gli onori alla Casa Bianca malgrado il mandato d'arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità, così come aveva fatto su suolo europeo il leader ungherese Viktor Orbán;

    da giorni migliaia di israeliani stanno manifestando a Tel Aviv e Gerusalemme contro il Governo, accusando Netanyahu di violare i principi democratici e di stare prolungando la guerra a Gaza per mero interesse politico, mettendo a rischio spregiudicatamente la vita degli ostaggi ancora in mano ai terroristi di Hamas;

    da giorni a Gaza centinaia di palestinesi, malgrado lo stato di guerra, hanno protestato nel Nord di Gaza contro Hamas e per la prima volta hanno invocato apertamente la fine del controllo del gruppo terroristico, l'Autorità nazionale palestinese ha salutato le proteste come «un grido dei residenti contro le politiche di Hamas» e chiesto il ripristino del controllo sulla Striscia;

    le proposte del Presidente Trump, che ha prefigurato l'evacuazione dei circa 2,1 milioni di residenti palestinesi a Gaza e la creazione di una «riviera del Medio Oriente», suscitando l'indignazione di gran parte della comunità internazionale e dei principali Paesi europei (con l'eccezione del Governo italiano), vanno condannate senza esitazioni e riserve;

    il 4 marzo 2025 al Cairo la Lega Araba, alla presenza anche del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e del Presidente del Consiglio europeo António Costa, ha presentato un piano per Gaza, una proposta unitaria per il futuro e la ricostruzione della Striscia che prevede investimenti per oltre 53 miliardi di dollari, che l'Unione europea e gli Stati membri devono sostenere attivamente e con determinazione;

    la drammatica situazione del quadrante mediorientale, strategico per un continente che si affaccia nel Mediterraneo, impone all'Unione europea, se vuole credibilmente rappresentare un presidio nel mondo a difesa del diritto internazionale e dei pilastri del multilateralismo, di non permettere, ancora una volta, che la causa palestinese torni nell'oblio;

    l'Unione europea – seguendo le posizioni e le proposte avanzate dal precedente Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Josep Borrell, e non richiamate dall'attuale Alto rappresentante Kaja Kallas – deve impegnarsi per lavorare, in seno alla comunità internazionale, per costruire una pace giusta e duratura, che non può che passare dal riconoscimento dei diritti del popolo palestinese, a partire da quello di avere uno Stato libero dall'occupazione israeliana, nonché dalla garanzia di sicurezza per Israele;

    la comunità internazionale ha il dovere morale e giuridico di intervenire, anche a livello diplomatico e umanitario, per proteggere la popolazione civile e promuovere una soluzione pacifica del conflitto;

    il 9 maggio 2024, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione intitolata «Admission of new Members to the United Nations» che riconosce la Palestina come «qualificata per diventare membro a pieno titolo delle Nazioni Unite», raccomandando al Consiglio di Sicurezza di «riconsiderare favorevolmente la questione»: il testo è stato adottato con 143 voti a favore, 9 contrari e 25 astenuti, tra cui l'Italia;

    il 28 maggio 2024 Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto ufficialmente, lo Stato di Palestina, e anche il Presidente francese Macron ha recentemente dichiarato che a giugno 2025 la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina;

    il riconoscimento dello Stato di Palestina oggi rappresenta il presupposto necessario per preservare la prospettiva politica dei «due popoli, due Stati» e, dunque, per garantire la convivenza in pace e sicurezza degli israeliani e dei palestinesi, soprattutto di fronte all'esplicita negazione di questa prospettiva da parte delle leadership politiche al momento al Governo in Israele e agli obiettivi dell'organizzazione terroristica Hamas;

    già il 27 febbraio del 2015 il Parlamento italiano ha impegnato il Governo italiano a promuovere il riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 ed anche il Parlamento europeo con la risoluzione del 17 dicembre 2014 ha chiesto il riconoscimento dello Stato palestinese;

    è in corso presso la Corte internazionale di giustizia – principale organo giudiziario delle Nazioni Unite – un procedimento su iniziativa del Sudafrica nei confronti dello Stato di Israele per la violazione della Convenzione sul genocidio del 1948;

    la Corte penale internazionale (Cpi) ha emesso mandati di arresto per il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex Ministro della difesa Yoav Gallant e il leader di Hamas Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri – noto come Deif – per crimini di guerra e crimini contro l'umanità per la guerra a Gaza e gli attacchi dell'ottobre 2023;

    la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sollevato in Parlamento dubbi di carattere politico sui provvedimenti della Corte penale internazionale e il Ministro degli esteri ha dichiarato che «la richiesta di arresto di Netanyahu è irrealizzabile» e che «è tutto molto chiaro, ci sono delle immunità e le immunità vanno rispettate», mentre le pronunce della stessa Corte penale internazionale hanno escluso una prevalenza delle norme internazionali sull'immunità rispetto alle sue pronunce per crimini di guerra e crimini contro l'umanità;

    queste dichiarazioni del Governo comportano l'ennesima palese forma di delegittimazione della Corte penale internazionale, a cui è seguito l'aperto conflitto sul caso del libico Almasri, in un momento in cui sta subendo un forte attacco e l'Europa, e in particolare l'Italia, dovrebbero difenderne ruolo e funzione, perché la Corte rappresenta un'acquisizione fondamentale del diritto e della giustizia internazionale,

impegna il Governo:

1) a riconoscere la Palestina quale Stato democratico e sovrano entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, con la piena assunzione del reciproco impegno a garantire ai cittadini di vivere in sicurezza al riparo da ogni violenza e da atti di terrorismo, al fine di preservare nell'ambito del rilancio del processo di pace la prospettiva dei «due popoli, due Stati»;

2) a promuovere – forte dell'impegno assunto nel 2014 dal Parlamento europeo – il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell'Unione europea, nel rispetto del diritto alla sicurezza dello Stato di Israele;

3) a sostenere, in tutte le sedi internazionali e multilaterali, ogni iniziativa volta a esigere il rispetto immediato del cessate il fuoco, la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas, la protezione della popolazione civile di Gaza e la fine delle violenze nei territori palestinesi occupati, la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all'interno della Striscia, il rispetto della tregua in Libano scongiurando il rischio di futuri attacchi da parte di Hezbollah, il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario;

4) a sostenere il cosiddetto «Piano arabo» per la ricostruzione e la futura amministrazione di Gaza anche alla luce del favore di larga parte della comunità internazionale, assicurando il pieno coinvolgimento delle forze democratiche e della società civile palestinese, respingendo e condannando qualsiasi piano di espulsione dei palestinesi da Gaza e Cisgiordania;

5) a sospendere urgentemente, ove in essere, le autorizzazioni di vendita di armi allo Stato di Israele concesse anteriormente alla dichiarazione dello stato di guerra dell'8 ottobre 2023, al fine di scongiurare che tali armamenti possano essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, nonché a sostenere e farsi promotore, a livello europeo con gli altri Stati membri, di opportune iniziative volte alla totale sospensione della vendita, della cessione e del trasferimento di armamenti allo Stato di Israele, nel rispetto della posizione comune (2008/944/PESC) sulle esportazioni di armi e del Trattato sul commercio di armi (Att) dell'Onu, come richiesto dalla risoluzione approvata il 5 aprile 2024, dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite;

6) a provvedere all'immediata sospensione dell'importazione degli armamenti dallo Stato di Israele, anche in considerazione dei dati emersi dalla relazione dell'anno 2025, trasmessa alle Camere (di cui all'articolo 5, comma 1, della legge 9 luglio 1990, n. 185);

7) a sostenere in sede europea l'adozione di sanzioni nei confronti del Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario e nei confronti dei coloni responsabili delle violenze in Cisgiordania;

8) a esigere la tutela dell'incolumità della popolazione civile della Cisgiordania, richiedendo che lo Stato di Israele cessi ogni operazione militare, l'occupazione militare illegale di tali territori e l'illegale creazione e sostegno di insediamenti israeliani;

9) a proporre azioni efficaci contro le violazioni del diritto internazionale e umanitario da parte del Governo di Israele, inclusa la sospensione dell'accordo di associazione Unione europea-Israele, per le ripetute violazioni dell'articolo 2 del suddetto accordo da parte del Governo israeliano e la violazione delle fondamentali regole dello Stato di diritto in atto, come denunciato dalle forze di opposizione israeliane;

10) a dare piena attuazione ai mandati di arresto emessi dalla Corte penale internazionale, in linea con la normativa italiana di adeguamento allo Statuto di Roma e in virtù del previsto obbligo di cooperazione da parte degli Stati membri, senza improprie considerazioni politiche che minerebbero il principio fondante per cui la legge, anche internazionale, è uguale per tutti;

11) a sostenere, in tutti i consessi europei ed internazionali, la legittimità della Corte penale internazionale, mettere in atto ogni iniziativa politica e diplomatica per scongiurare attacchi alla sua operatività e ribadire la necessità della Corte come strumento cardine della giustizia internazionale.
(1-00432) «Bonelli, Conte, Fratoianni, Schlein, Zanella, Riccardo Ricciardi, Braga».

ATTI DI CONTROLLO

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CIOCCHETTI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 473-bis.27 del codice di procedura civile consente al giudice di disporre l'intervento dei servizi sanitari nei procedimenti di separazione, divorzio e affidamento dei figli, indicando l'attività clinica da compiere;

   tale previsione ha legittimato una prassi già diffusa, in cui i tribunali affidano ai servizi sanitari attività come il sostegno psicologico ai genitori, gli incontri protetti e il monitoraggio del nucleo familiare;

   si sollevano perplessità sull'opportunità di «invitare» i genitori separati a intraprendere percorsi di sostegno psicologico o psicoterapia, trattandosi di trattamenti sanitari volontari che richiedono consenso informato, ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione e della legge n. 219 del 2017;

   tali «inviti», se percepiti come vincolanti, potrebbero influenzare le decisioni del giudice sulla responsabilità genitoriale, penalizzando chi legittimamente rifiuta;

   criticità emergono anche riguardo alle richieste di «valutazione delle capacità genitoriali» rivolte ai servizi sanitari, che si sovrappongono alle funzioni del Consulente tecnico d'ufficio (Ctu), come previsto dall'articolo 473-bis.27 del codice di procedura civile;

   la «capacità genitoriale» è un concetto giuridico, non clinico, e a giudizio dell'interrogante non dovrebbe essere oggetto di valutazioni sanitarie con finalità giudiziarie;

   l'aumento di richieste da parte dell'autorità giudiziaria rischia di sovraccaricare i servizi sanitari, sottraendo risorse a prestazioni essenziali comprese nei livelli essenziali di assistenza (Lea), a discapito di pazienti con bisogni clinici accertati;

   è riconosciuto che l'efficacia dei trattamenti psicologici dipende dalla libera adesione del paziente, e interventi non volontari possono risultare inefficaci –:

   se i Ministri interrogati non ritengano necessario adottare iniziative di carattere normativo volte a chiarire le modalità con cui tribunali possano proporre il sostegno psicologico o la psicoterapia, affinché siano scongiurate indebite pressioni e garantito il pieno rispetto del consenso informato;

   se il Ministro della salute intenda fornire indicazioni sull'impatto di tali richieste sui tempi di attesa e sull'erogazione delle prestazioni sanitarie comprese nei Lea;

   se non si ritenga opportuno adottare iniziative di carattere normativo volte a distinguere in modo netto le competenze tra servizi sanitari e i Ctu, così anche da scongiurare il rischio che valutazioni di tipo giuridico siano impropriamente affidate al personale sanitario;

   se non si intenda avviare un tavolo tecnico interministeriale per valutare l'impatto delle disposizioni dell'articolo 473-bis.27 del codice di procedura civile sull'organizzazione dei servizi sanitari e sulla garanzia dell'accesso equo alle cure.
(5-03886)

Interrogazione a risposta scritta:


   SERRACCHIANI, SCARPA, LACARRA, GIANASSI e DI BIASE. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la Gazzetta Ufficiale è pubblicata in collaborazione con il Ministero della giustizia, che provvede alla direzione e redazione della stessa;

   nella Gazzetta Ufficiale n. 85 dell'11 aprile 2025 è stato pubblicato il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48, recante «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell'usura e di ordinamento penitenziario»;

   la Gazzetta Ufficiale n. 85 è stata pubblicata sul sito internet nella tarda serata di venerdì 11 aprile 2025;

   la firma elettronica in formato CADES-BES apposta sulla Gazzetta Ufficiale n. 85, come risulta dal sito, è delle ore 19.38 dell'11 aprile;

   l'articolo 39, comma 1, del decreto-legge n. 48 del 2025 prevede che il decreto entri in vigore «il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale»;

   alla mezzanotte di sabato 12 aprile 2025, le nuove e più sfavorevoli disposizioni penali introdotte con il decreto-legge, n. 48 del 2025 erano già in vigore: senza l'effettiva e adeguata conoscenza, chiunque avrebbe potuto commettere uno dei reati di nuova introduzione o puniti più severamente, senza la possibilità di conoscere le nuove disposizioni penali;

   il progetto di legge d'iniziativa governativa Atto Camera n. 1660 approvato dalla Camera dei deputati il 18 settembre 2024 e successivamente all'esame del Senato con atto Senato n. 1236, i cui contenuti sono stati trasfusi nel decreto-legge n. 48 del 2025, non prevedeva una disposizione sull'entrata in vigore: in base all'articolo 73, comma terzo della Costituzione, la legge sarebbe entrata in vigore dopo un periodo di vacatio di 15 giorni, successivi alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale;

   anche in ragione di quanto appena esposto, andrebbe assolutamente chiarito quali straordinarie ragioni di necessità e urgenza abbiano indotto ad adottare un decreto-legge, in luogo di una legge, rinunciando così all'ordinario periodo di vacatio legis che, come riconosciuto dalla Corte costituzionale e ricordato dall'Associazione italiana dei professori di Diritto penale, in materia penale è funzionale ad assicurare la conoscibilità della legge penale violata, che è un presupposto costituzionale della colpevolezza e della responsabilità penale (cfr. Corte cost., 7 giugno 2023, n. 151: «nella sentenza n. 364 del 1988, la valenza della vacatio legis conseguente alla pubblicazione è stata più esplicitamente ricondotta, nel combinato disposto degli articoli 2, 3, 25, secondo comma, e, appunto, 73, terzo comma, Cost., alla "indispensabilità del requisito minimo di imputazione costituito dall'effettiva 'possibilità di conoscere la legge penale', essendo necessario presupposto della 'rimproverabilità' dell'agente"») –:

   quale sia l'ora esatta della pubblicazione online del n. 85 della Gazzetta Ufficiale dell'11 aprile 2025 e il tempo effettivamente intercorso tra la pubblicazione e l'entrata in vigore del decreto-legge n. 48 del 2025;

   se e quali valutazioni siano state fatte dal Guardasigilli e dal Governo in merito alla conoscibilità da parte dei consociati delle numerose disposizioni penali introdotte con il predetto decreto-legge e alla scelta di rinunciare al periodo ordinario di vacatio legis che sarebbe conseguito all'adozione del provvedimento normativo con legge del Parlamento, all'esito dell'iter avviato oltre un anno prima su iniziativa governativa;

   se il Ministro della giustizia ravvisi o meno nel ricorso alla decretazione d'urgenza, in materia penale, un possibile vulnus al principio costituzionale di colpevolezza;

   se e quali iniziative siano state intraprese per informare le forze di polizia sull'entrata in vigore del decreto-legge n. 48 del 2025 e se, alla mezzanotte del 12 aprile 2025, le forze dell'ordine fossero a conoscenza delle nuove disposizioni penali;

   se il Ministro della giustizia non ravvisi l'opportunità, come da decenni auspicato da autorevole dottrina penalistica, di non ricorrere in futuro al decreto-legge in materia penale, sottraendo per di più all'esame del Parlamento un disegno di legge, rinunciando così all'ordinario periodo di vacatio legis;

   se sia stato valutato che, nel periodo di vigenza del decreto-legge, prima della sua eventuale conversione, anche con emendamenti, possano prodursi effetti irreversibili nei confronti di quanti, per effetto delle novità normative, dovessero essere tratti in arresto e sottoposti poi a custodia cautelare per un reato non più previsto dalla legge di conversione o punito meno severamente a seguito di un emendamento che non consenta più la custodia cautelare.
(4-04860)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazioni a risposta scritta:


   GRIMALDI, MARI e ZANELLA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   lo stabilimento Modine Cis di Torreglia è specializzato in scambiatori di calore per il settore del trattamento aria, data center e, fino a un anno fa, anche per i banchi frigo;

   lo stabilimento fa parte del gruppo Modine Manufacturing Company, multinazionale della refrigerazione con sede negli Stati Uniti, controllata da due fondi statunitensi;

   a Torreglia sono presenti 36 dipendenti, fra cui molte donne, nonché 5 lavoratori in staff leasing;

   come riportato da fonti giornalistiche locali, in data 9 aprile 2025, durante una riunione con i sindacati, i vertici dell'azienda hanno comunicato la decisione irrevocabile di una chiusura definitiva dello stabilimento entro il 31 dicembre 2025, con il licenziamento dei 41 lavoratori e la fine della produzione già in estate;

   l'annuncio è giunto del tutto inaspettato in primis per i lavoratori, che invece attendevano la fine di un breve e parziale periodo di cig e un rilancio produttivo, dopo la promessa da parte dell'azienda di investimenti e ricerca di nuovi mercati e clienti;

   la paventata crisi del settore non risulta né omogenea né drammatica, bensì perfettamente compatibile con un rilancio produttivo e occupazionale del sito storico e specializzato, sostenibile grazie alle competenze dei dipendenti che per anni hanno lavorato per l'azienda e permesso la crescita di quella spesso è stata definita una «boutique» del settore;

   nel comparto, altri competitor operano infatti con successo, pertanto i valori di produzione di Torreglia dipendono esclusivamente dalle strategie aziendali di Modine Cis che, invece di correggere gli errori, opta per un taglio dei costi;

   la decisione unilaterale della dirigenza significa anzi l'abbandono di numerosi clienti storici e di una fetta di mercato che avrebbe potuto garantire continuità produttiva;

   a giudizio degli interroganti tale decisione appare motivata da un freddo calcolo numerico, secondo una logica che risponde unicamente alla produzione di valore per gli azionisti del gruppo multinazionale nel breve periodo, e una dinamica di finanziarizzazione dell'economia, che penalizza il tessuto produttivo reale –:

   se il Ministro interrogato intenda aprire urgentemente un tavolo di crisi con le istituzioni locali e gli attori sociali.
(4-04851)


   BORRELLI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   sono ancora tantissimi i pali con le antennine posizionati sui marciapiedi di Napoli e di numerose altre città italiane che fanno bella mostra di sé senza servire a nulla. Si tratta degli impianti del progetto Fido-Dect di Telecom varato alla fine degli anni '90 con l'obiettivo di estendere la copertura radio mobile dei telefoni cordless;

   un progetto fallimentare – non ha mai funzionato – che chiuse i battenti nel 2001 con un costo tra i 1000 e i 1500 miliardi di lire: uno dei più clamorosi esempi di sperpero di denaro pubblico in Italia;

   Telecom Italia non ha mai pensato di rimuovere i pali e nessuna amministrazione ha mai chiesto i danni all'ex azienda telefonica di Stato;

   Fido-Dect è stato un progetto, ideato da Telecom Italia alla fine degli anni '90, finalizzato all'estensione su scala urbana della copertura radio mobile dei telefoni cordless dotati di tecnologia Dect (Digital enhanced cordless telecommunication);

   il progetto inizialmente avviato nel 1997 non si è mai concluso ed è andato completamente in disuso e infine dismesso nel 2001 con l'affermazione definitiva degli standard internazionali di telefonia cellulare, ovvero il Gsm/Gprs/Edge;

   le antenne di Fido-Dect non sono state dismesse per non aggravare ulteriormente sui costi fallimentari del progetto e sono ancor oggi visibili nelle maggiori città italiane. Gli abbonati totali al progetto furono soltanto 142.000 in tutta Italia con una media di sole 6 telefonate al mese pro capite. Il che ne decretò il fallimento in pochi anni;

   si trattava di un telefono destinato ad un uso domestico o aziendale che si muove all'interno di un'area geografica definita e/o limitata da una copertura radio offerta da una o più antenne (ad esempio un appartamento, un palazzo, una villa, un aeroporto, una strada, un quartiere e altri);

   oggi, a distanza di 25 anni dal fallimento dell'iniziativa ci restano solo i pali abbandonati che devono essere immediatamente rimossi perché spesso costituiscono un problema non solo per il passaggio sui marciapiedi dei disabili, ma perché diventano anche ricettacolo di rifiuti e sporcizia oltre a costituire, a giudizio dell'interrogante, la vergognosa vetrina di un progetto fallimentare pagato caro dagli italiani –:

   quali iniziative urgenti di competenza si intendano adottare affinché siano rimossi i pali abbandonati sui marciapiedi di diverse città italiane, anche valutando di porre a carico di Tim spa le relative operazioni.
(4-04859)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BAGNASCO e CAROPPO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   in data 25 marzo 2025, nel corso dei lavori di manutenzione dell'impianto di illuminazione e del monitoraggio della staticità dei tunnel della strada delle gallerie Riva Trigoso-Moneglia, si è verificato un distacco di materiale dalla volta della galleria compresa tra la località La Secca e l'ex ristorante Arcobaleno, nel comune di Moneglia;

   per quanto riguarda il tratto ricadente nel territorio del comune di Sestri Levante, criticità sono state riscontrate nella volta della terza galleria in direzione Moneglia;

   risulta necessario monitorare e valutare anche il fenomeno erosivo, noto come «fornello», causato dall'erosione marina in località Madonnetta;

   tali circostanze hanno reso necessario, per garantire la pubblica incolumità, effettuare ulteriori rilievi tecnici e procedere alla realizzazione degli indispensabili interventi di messa in sicurezza, determinando il protrarsi dell'interdizione al traffico veicolare, compresi i mezzi di soccorso e di polizia, della strada in oggetto;

   va considerato che la strada delle gallerie Riva Trigoso-Moneglia costituisce un'arteria viaria di fondamentale importanza per i collegamenti costieri tra le due località interessate – tanto che la suddetta infrastruttura è stata riconosciuta strada di interesse regionale. La chiusura al traffico della strada, incluse le limitazioni per i mezzi di emergenza, comporta quindi gravi disagi per i cittadini e gli utenti che quotidianamente la percorrono, oltre che per le attività commerciali presenti nell'area –:

   se il Ministro interrogato ritenga di attivare, per quanto di competenza, un tavolo istituzionale che coinvolga i comuni interessati, la regione Liguria e gli enti preposti, al fine di garantire il reperimento delle risorse necessarie e la rapida esecuzione degli interventi di messa in sicurezza e ripristino della viabilità sulla strada delle gallerie Riva Trigoso-Moneglia.
(5-03881)

INTERNO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   BOLDRINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   sabato 12 aprile 2025 si è svolta a Milano una manifestazione per la pace, per il disarmo e per la fine dei bombardamenti israeliani su Gaza;

   nel corso del corteo, che è stato molto partecipato e che si è svolto per la gran parte pacificamente, si sono verificati scontri, tra le forze dell'ordine e un gruppo di partecipanti, che hanno finito per coinvolgere l'intera manifestazione;

   le foto e i video diffusi durante e dopo la manifestazione danno conto non soltanto del fatto che le cariche della polizia hanno colpito anche molte persone del tutto estranee agli scontri, ma anche che tra gli agenti in servizio ce n'era uno che indossava il casco d'ordinanza con la scritta «Polizia» e capi d'abbigliamento riportanti simboli riconducibili a gruppi ultranazionalisti di estrema destra, in particolare al gruppo neonazista polacco Narodowa Duma;

   nella giornata successiva, domenica 13 aprile 2025, nella zona industriale di La Cassa, vicino a Torino ci sono state pesanti cariche delle forze dell'ordine contro i partecipanti a un rave, i quali sono stati colpiti proprio mentre stavano eseguendo l'ordine di sgombero e lasciando l'area del concerto;

   video diffusi nella rete mostrano agenti di pubblica sicurezza che colpiscono non solo le persone ma anche i mezzi di trasporto, danneggiandoli, mentre stanno lasciando la zona –:

   come è stato possibile che un agente di pubblica sicurezza della Repubblica italiana nata dalla Resistenza antifascista abbia preso servizio indossando simboli che si richiamano a movimenti neonazisti senza che nessuno sia intervenuto per impedirlo, e quali iniziative intenda assumere affinché si sanzioni un comportamento di tale gravità;

   se non ritenga del tutto sproporzionato e perfino immotivato il comportamento delle forze dell'ordine contro giovani e ragazze che partecipavano a un rave party e che stavano peraltro lasciando l'area come gli era stato ordinato di fare;

   se non intenda garantire che le forze dell'ordine vengano impegnate nei servizi di ordine pubblico secondo i criteri che sono propri di uno Stato democratico, rispettoso della libertà di riunione e di manifestazione, contrario all'uso sproporzionato e indiscriminato della forza pubblica.
(5-03884)


   DE CORATO, RAIMONDO e MAERNA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 19 marzo 2025 veniva rinviato per l'ennesima volta lo sfratto del centro sociale Leoncavallo, situato nello stabile in via Watteau a Milano occupato abusivamente dal 1994;

   l'ufficiale giudiziario che si era recato sul posto con l'ordine di sgomberare i locali aveva, infatti, trovato, a presidio degli stessi, ben 200 antagonisti e attivisti del centro sociale intenti ad impedire lo sgombero;

   come si apprende da fonti di stampa, siamo al 131° rinvio dello sfratto in 19 anni; una situazione insostenibile e paradossale che sta generando un significativo danno economico alla famiglia proprietaria dell'area, tanto che la stessa, il 9 ottobre 2024, è stata dichiarata dalla Corte d'appello di Milano legittimata a ricevere un risarcimento di 3 milioni di euro da parte del Ministero dell'interno per non aver ancora sgomberato lo stabile di via Watteau;

   è notizia recente, peraltro, la manifestazione d'interesse preliminare, con richiesta di sopralluogo, da parte dell'associazione «Mamme antifasciste del Leoncavallo» presentata al comune di Milano per la concessione d'uso dell'immobile di proprietà dell'amministrazione in via San Dionigi 117, tra Porto di Mare e Rogoredo, al fine di trasferire il centro sociale attualmente abusivo;

   da una nota del comune si apprende che «l'Amministrazione accoglie con favore questa disponibilità nella speranza che si possa giungere in tempi rapidi ad una manifestazione di interesse definitiva», al fine di «trovare una soluzione pragmatica che, nel rispetto delle norme, salvaguardi l'esperienza, la storia e l'evoluzione che il centro sociale Leoncavallo ha vissuto negli ultimi anni»;

   a parere degli interroganti, qualora si concretizzasse la concessione di tale immobile comunale e, pertanto, pubblico, a persone che hanno occupato abusivamente e illegalmente proprietà private per decenni si delineerebbe un grave precedente –:

   se e quali urgenti iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per garantire l'effettivo sgombero del centro sociale Leoncavallo e tutelare i diritti dei legittimi proprietari, verificando altresì eventuali responsabilità amministrative che possano aver ostacolato il regolare svolgimento delle operazioni di sgombero;

   se e quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda adottare affinché non vengano concessi immobili pubblici a gruppi o associazioni che si sono resi protagonisti di gravi e ripetute violazioni della legge, evitando in tal modo di agevolare condotte illegali e garantendo la corretta gestione del patrimonio pubblico.
(5-03885)

Interrogazioni a risposta scritta:


   LACARRA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   le sostanze per-e-polifluoroalchiliche (Pfas) sono composti perfluorati di sintesi che, per le loro proprietà chimico-fisiche, trovano largo impiego in svariati settori produttivi. Ad esempio, si possono trovare nei prodotti ad uso domestico, per conferire proprietà antiaderenti alle superfici, oppure possono essere utilizzati in detergenti, lucidanti per pavimenti o per la produzione di particolari tessuti (Gore-tex);

   di recente la letteratura scientifica ha dimostrato che questi composti sono resistenti alla biodegradazione e sono in grado di accumularsi negli organismi viventi. È stato quindi dimostrato che sono presenti a livelli misurabili nei campioni biologici della popolazione generale, soprattutto per assunzione di cibo e acque contaminate;

   tali sostanze sono ampiamente impiegate nei Dpi, negli schiumogeni, nonché all'esterno e nel rivestimento interno degli indumenti tecnici utilizzati dai vigili del fuoco, i quali, essendone quotidianamente esposti in ambienti ad alta temperatura e stress fisico, corrono un concreto rischio di assorbimento cutaneo;

   il 27 marzo 2025 la direzione regionale Emilia-Romagna del dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell'interno ha informato le organizzazioni sindacali di aver sottoscritto un accordo di collaborazione per l'effettuazione di uno studio a carattere medico-statistico sull'impatto dei composti Pfas con l'Alma mater studiorum – Università di Bologna;

   l'iniziativa prevede l'individuazione di circa 300 vigili del fuoco in servizio presso le sedi e/o distaccamenti dei vigili del fuoco della regione Emilia-Romagna, nonché di altre regioni che, su base volontaria, vorranno partecipare alle suddette attività di ricerca;

   la Federazione nazionale Ugl vigili del fuoco, pur dimostrando apprezzamento per il progetto, ha lamentato il carattere prettamente locale dell'iniziativa «insufficiente rispetto alla gravità e alla diffusione del problema»;

   «di fronte alla potenziale pericolosità dei Pfas» – afferma l'Ugl in una nota – «è indispensabile estendere il monitoraggio su scala nazionale, coinvolgendo sistematicamente i vigili del fuoco di ogni regione»;

   l'interrogante ritiene, conformemente con l'organizzazione sindacale, che un'iniziativa di monitoraggio sanitario a garanzia della salute di tutto il personale del Corpo dei vigili del fuoco debba essere promossa a livello nazionale –:

   se intenda, per quanto di competenza, avviare un piano nazionale di screening sanitario che coinvolga tutto il personale operativo, da integrare nell'attuale protocollo di controlli periodici, nonché da effettuare nelle visite per l'accesso ai ruoli del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;

   se intenda istituire un tavolo tecnico permanente con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per monitorare i risultati dello studio e definire azioni concrete di prevenzione;

   se intenda intraprendere iniziative volte alla verifica delle procedure di acquisto dei Dpi indumenti potenzialmente contenenti Pfas e disporre quanto necessario per garantire sostituzioni periodiche dei Dpi, tenendo maggiormente conto dell'usura e degrado nel tempo;

   se e come intenda garantire la trasparente comunicazione dei dati raccolti, nel rispetto della privacy, ma con piena accessibilità per chi rappresenta i lavoratori.
(4-04854)


   FRATOIANNI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 25 aprile è la festa nazionale della Liberazione dal nazifascismo, fondamento della Repubblica italiana e della sua Costituzione;

   nella città di Trieste si è costituito un Comitato 25 aprile su iniziativa di Anpi, Cgil, partiti, comitati civici e associazioni democratiche anche studentesche per raccogliere il testimone della memoria della ricorrenza e promuovere i valori alla base della stessa;

   a Trieste a parere dell'interrogante si assiste, purtroppo, da anni ad un sistematico tentativo di rimozione del valore partecipato di questa ricorrenza, con una linea istituzionale che tende a ridurla a una fredda commemorazione;

   il comune, a guida centrodestra, ha negli ultimi anni progressivamente escluso le realtà antifasciste dalla narrazione pubblica della Liberazione e, sempre a parere dell'interrogante, ha blindato la commemorazione ufficiale con un dispositivo di sicurezza sproporzionato;

   il comune ha invece concesso il patrocinio a eventi legati a commemorazioni ufficiali come la Giornata del Ricordo nei casi, per esempio, del Concerto per il Ventennale del Giorno del Ricordo il 16 marzo 2024 o della Corsa del Ricordo del 29 settembre 2024, ponendo di fatto una contrapposizione tra questa ricorrenza e la Festa nazionale della liberazione;

   il Comitato 25 aprile ha previsto una Festa antifascista in Campo San Giacomo per una celebrazione estesa a tutta la cittadinanza dell'ottantennio della Liberazione, oltre alla cerimonia ufficiale;

   il Comitato 25 aprile aveva richiesto il patrocinio del comune di Trieste per tale iniziativa;

   il comune di Trieste con nota del 1° aprile 2025 comunicava che la giunta comunale aveva espresso parere negativo alla richiesta di patrocinio, con la motivazione che essendo il comune un «Ente locale dello Stato» la richiesta sarebbe «pleonastica», poiché il 25 aprile è già una festa nazionale e, dunque, nessuna iniziativa promossa in tale ricorrenza meriterebbe un ulteriore riconoscimento come il patrocinio;

   a parere dell'interrogante una simile motivazione non solo ignora il valore simbolico e politico del patrocinio pubblico, ma nega implicitamente la legittimità dell'impegno antifascista attivo e collettivo sul territorio diretto proprio a rinnovare lo spirito del 25 aprile –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza del diniego del patrocinio da parte del comune di Trieste alla iniziativa promossa dal Comitato 25 aprile e delle motivazioni addotte;

   quali iniziative di competenza intenda intraprendere per garantire che le celebrazioni del 25 aprile siano valorizzate a tutti i livelli istituzionali, riconoscendo il ruolo fondamentale in queste celebrazioni delle forze sociali, civiche e partigiane, anche al fine di contrastare atti e comportamenti di enti istituzionali che, pur senza esplicite affermazioni negazioniste, in sostanza minano lo spirito della Costituzione antifascista.
(4-04856)


   ALFONSO COLUCCI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la mattina del 15 aprile 2025, a Genova, nel quartiere di Sestri Ponente, un dirigente sindacale della Cgil – segretario della categoria degli edili – è stato oggetto di una violenta aggressione da parte di due individui, che lo hanno avvicinato mentre scendeva dalla sua auto di servizio, sulla quale erano esposti loghi e materiali legati alle campagne referendarie promosse dalla stessa Cgil in materia di lavoro e cittadinanza;

   secondo quanto ricostruito dalla vittima e denunciato pubblicamente dalla Cgil Liguria e dalla Camera del lavoro di Genova, gli aggressori si sarebbero rivolti a lui con espressioni offensive e chiaramente connotate sul piano ideologico, gridando «comunista di m...» e accompagnando l'attacco con un saluto romano, prima di avventarsi fisicamente contro di lui. Il dirigente è riuscito a sottrarsi alla violenza rifugiandosi nella sua vettura, ma ha comunque dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso;

   l'episodio, oltre alla gravità in sé, assume un valore simbolico inquietante per almeno tre ragioni: colpisce un rappresentante sindacale mentre svolge la sua attività pubblica; si manifesta con evidenti tratti ideologici di matrice neofascista; e avviene in un anno, il 2025, che segna l'80° anniversario della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, con ciò accrescendo l'impatto politico e culturale dell'accaduto;

   la libertà e la sicurezza dell'azione sindacale costituiscono un presidio fondamentale della democrazia e non possono essere messe in discussione da atti di intimidazione o violenza che richiamano logiche da squadrismo;

   a fronte dell'episodio, la Cgil ha chiesto formalmente alla prefettura di Genova la convocazione urgente del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica e ha organizzato, per il pomeriggio stesso, un presidio democratico in Piazza Baracca, coinvolgendo lavoratori, lavoratrici e cittadinanza;

   l'impegno delle istituzioni repubblicane deve essere netto e inequivocabile nel contrastare qualsiasi rigurgito violento di natura ideologica, specialmente quando diretto contro chi rappresenta i diritti delle persone nel mondo del lavoro;

   è necessario ribadire, anche con atti concreti, che nel nostro Paese non può esserci spazio per atteggiamenti nostalgici o intimidatori che si richiamino alla simbologia e ai metodi del fascismo, e che ogni aggressione a un rappresentante sindacale è un'aggressione alla democrazia –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti sopra esposti e se siano stati attivati, per quanto di competenza, gli opportuni accertamenti e un monitoraggio approfondito in relazione al contesto ideologico in cui l'aggressione è maturata;

   se intenda, per quanto di competenza, sollecitare la convocazione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica presso la prefettura di Genova, con il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali, per valutare misure di tutela e prevenzione nei confronti di chi è esposto a rischi in ragione del proprio ruolo sociale e civile;

   quali iniziative urgenti di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di rafforzare il contrasto ai fenomeni di violenza politica, soprattutto quelli riconducibili a ideologie neofasciste, anche promuovendo campagne istituzionali di sensibilizzazione sulla memoria repubblicana e sull'importanza della partecipazione democratica.
(4-04858)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MANZI, ROGGIANI, PELUFFO, FORATTINI, GIRELLI e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   ai sensi del decreto ministeriale del 13 ottobre 2022, n. 194 e del decreto del direttore generale n. 2788 del 18 dicembre 2023, è stato bandito il concorso ordinario per il reclutamento di 587 dirigenti scolastici;

   sin dalla prova preselettiva sono emerse numerose segnalazioni di gravi anomalie sia formali che sostanziali scaturite dall'analisi dei verbali e dei documenti ottenuti tramite richiesta ufficiale di accesso agli atti;

   una situazione a giudizio degli interroganti particolarmente preoccupante che mina la trasparenza del processo di selezione dei futuri dirigenti scolastici;

   una delle numerose criticità emerse, riguarda l'estrazione delle tracce della prova scritta, di cruciale importanza per la trasparenza nei concorsi pubblici: l'estrazione delle tracce 48 ore prima della prova, in assenza di testimoni, solleva seri dubbi sulla correttezza e regolarità del procedimento;

   secondo le normative vigenti è fondamentale che l'estrazione avvenga contestualmente alla prova per evitare qualsiasi forma di favoritismo;

   tali presunte opacità e irregolarità potrebbero avere inevitabili ripercussioni giudiziarie che inficerebbero inevitabilmente il processo di selezioni con nocumento per i candidati;

   in particolare, la procedura che si è svolta in Lombardia si trova al centro di una controversia a causa di presunte irregolarità e addirittura illeciti, simili a quelli emersi in altre regioni, come la Campania, dove la prova orale è stata perfino sospesa;

   un gruppo di ricorrenti anche in Lombardia ha messo in luce diverse anomalie basandosi sulla richiesta ufficiale di accesso agli atti: in molte aule – per esempio – i candidati hanno avuto a disposizione la busta contenente il codice identificativo e una penna per tutta la durata della prova, il che avrebbe potuto favorire la trascrizione del proprio codice;

   la Lombardia, in ragione del numero elevato di candidati, è l'unica regione ad avere avuto tre Commissioni le quali non hanno agito secondo criteri condivisi ed uniformi, tanto che la percentuale di ammessi alla prova orale varia notevolmente da una commissione all'altra. Una di esse ha promosso solo il 30 per cento dei candidati, l'altra il 45 per cento e una ben il 70 per cento;

   la maggior parte dei candidati ha sottoposto la correzione delle prove all'intelligenza artificiale;

   quasi tutti i non ammessi all'orale avrebbero, tuttavia, superato la prova con votazioni molto alte. Pertanto, sorgono dubbi sull'equità delle modalità di correzione, visti anche i tempi molto esigui nella revisione di alcune prove (5 minuti, 6 minuti, 7 minuti) da parte di alcune commissioni;

   i verbali sono spesso estremamente sintetici e omettono alcune trascrizioni rilevanti, a volte poco congruenti con quanto realmente verificatosi nella realtà delle aule;

   alcuni elaborati sono riaperti in più riprese anche in giorni e mesi differenti mentre altri non risultano ancora valutati;

   la Lombardia, inoltre, è stata anche l'unica regione in cui si è svolta la prova scritta suppletiva in data 26 gennaio 2025 che ha interessato due candidate a tutela del principio dell'anonimato, la prova è stata svolta anche da nove candidate «civetta» che consegnando il compito in bianco hanno reso di fatto facilmente riconoscibili le prove dalle vere candidate al concorso, violando di fatto il suddetto principio;

   tutte queste numerose anomalie saranno oggetto di attenzione da parte del tribunale amministrativo regionale che dovrà fare chiarezza su quanto emerso;

   sembrerebbero quindi emergere gravi irregolarità nello svolgimento della procedura concorsuale ancora in corso che inficerebbero i principi di trasparenza e buon andamento dell'amministrazione e comprometterebbero garanzie di imparzialità ed equità di trattamento tra candidati –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intendano intraprendere al fine di verificare eventuali irregolarità e tutelare i diritti di tutti i candidati.
(5-03882)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BORRELLI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   con una recente nota il Ministero dell'istruzione e del merito ha annunciato una prova suppletiva per il concorso scuola PNRR2 per la scuola secondaria, fissata per il 5 maggio 2025, per rimediare a un errore contenuto in uno dei quesiti somministrati nella prova scritta, svoltasi il 27 febbraio 2025;

   inoltre, il concorso per 578 posti di dirigente scolastico, ha fatto emergere gravi irregolarità: mancata applicazione delle misure previste dal bando, legami di parentela, rapporti professionali pregressi e casi di esaminatori che valutano colleghi o persone con cui si sono scambiati i ruoli in passato. Queste in sintesi alcune irregolarità che hanno costretto alcuni candidati a presentare ricorsi al Tar e un esposto in Procura;

   gli ultimi eventi spingono a una riflessione radicale, che suggerisce di immaginare il superamento dei sempre più vacillanti e malfermi concorsi per esami a dirigente scolastico ovvero a dirigente tecnico, con la costruzione di un sistema di progressione di carriera verso i ruoli superiori – esclusivamente per titoli – del personale docente;

   a giudizio dell'interrogante occorre avere il coraggio di dire con chiarezza che l'attuale sistema di reclutamento non è più all'altezza delle sfide del nostro tempo: è un impianto che troppo spesso si arena in procedure selettive pesanti che prestano il fianco debole ai legali di turno, compromettendo l'efficacia delle procedure di selezione e la stabilità del sistema scuola;

   non si può non riflettere sulla sempre più problematica gestione dei concorsi che da tempo non riescono ad assicurare la regolarità delle procedure con conseguenti ritardi nelle assunzioni e nell'erogazione di un servizio fondamentale;

   è inaccettabile che il mondo della scuola continui periodicamente ad essere interessato da problematiche organizzative che in questo caso ricadono tutte sulle spalle dei candidati;

   intanto, il 5 maggio 2025 alle 15.30 si svolgerà la prova suppletiva del concorso PNRR2 per i docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado. La prova consisterà in una sola domanda, durerà appena 5 minuti e sarà riservata ai candidati del turno pomeridiano (turno 6) del 27 febbraio 2025. La prova «di recupero» si è resa necessaria perché nessuna delle risposte indicate per il quesito numero 4 era corretta. Da qui l'annullamento della domanda e la necessità di recuperare il quesito non svolto. I candidati che non prenderanno parte alla prova suppletiva manterranno il punteggio conseguito;

   una sola domanda sbagliata ha portato alla decisione di richiamare in sede d'esame soltanto alcuni candidati, costringendoli a nuovi spostamenti, a proprie spese, per rispondere a un unico quesito;

   si parla di docenti che hanno già affrontato una vicenda complessa, con viaggi lunghi, costi di soggiorno, permessi lavorativi, spesso senza alcun rimborso. Persone che hanno investito tempo, energie e risorse per un concorso pubblico che doveva essere gestito con la massima attenzione;

   per un errore del Ministero interrogato si rimette in moto l'intera macchina organizzativa, si costringono migliaia di persone a rimettersi in viaggio, a sostenere nuovi costi, per una sola domanda: una beffa, oltre al danno;

   viene leso il rispetto e la dignità di chi lavora nella scuola, mentre il concorso stesso finisce per perdere credibilità. E allora sorge spontanea una semplice domanda, vale a dire se non sarebbe stato possibile trovare una soluzione diversa, una soluzione che evitasse spostamenti inutili, disagi, e ulteriori spese per i candidati –:

   quali iniziative di competenza i Ministri interrogati, intendano adottare per evitare che una gestione così superficiale delle prove concorsuali abbia ulteriori ricadute su chi ha solo il «torto» di partecipare a un concorso pubblico.
(4-04850)


   PASTORINO, GHIRRA, CASU, CHERCHI e LAI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:

   il concorso PNRR1, bandito con decreto del direttore generale n. 2575 del 2023, è un concorso non abilitante che ha permesso di assumere i docenti vincitori con contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo e che li obbliga, entro il 18 luglio 2025, ad acquisire una abilitazione mediante un corso di formazione a pagamento, avente un costo totalmente a carico del docente di 2150 euro. Terminato il percorso, il contratto viene trasformato da tempo determinato a tempo indeterminato, rendendo così effettiva l'immissione in ruolo;

   tuttavia, la ricognizione effettuata sui corsi ha evidenziato che non tutte le classi di concorso richieste risultano disponibili in maniera uniforme sul territorio nazionale, ciò comporta che diversi docenti siano costretti a frequentare i percorsi presso istituzioni difficilmente raggiungibili dalla sede di servizio;

   emblematico il caso della Sardegna: l'università di Cagliari è stata inizialmente individuata come unica sede autorizzata ad erogare il corso abilitante per numerose classi di concorso (con 132 ore di frequenza in presenza per i percorsi da 30 CFU e 114 ore per quelli da 36 CFU). Successivamente è stata indicata anche Ecampus che, tuttavia, ha anch'essa come sede in presenza il capoluogo di regione. Situazione non agevole per i docenti impegnati nel nord Sardegna, tenuto conto che almeno il 50 per cento delle lezioni deve essere in presenza e la restante parte può essere svolta con modalità telematica ma sincrona;

   tale condizione ha obbligato i docenti a presentare in via preventiva domanda di permesso straordinario per diritto allo studio (le cosiddette 150 ore) ai rispettivi Uffici scolastici provinciali. Paradossalmente, mentre l'Uffici scolastici provinciali di Cagliari ha accolto le richieste con riserva, quello di Sassari – con graduatoria pubblicata l'11 dicembre 24 – le ha rigettate in quanto il corso abilitante non risultava ancora attivato al momento della domanda, creando un evidente e inspiegabile, trattamento discriminatorio. È solo di pochi giorni fa la tardiva riapertura da parte dell'Uffici scolastici provinciali sassarese dei termini per la presentazione delle istanze per il periodo residuo dell'annualità 2025 per i permessi per il diritto allo studio;

   conseguentemente, un numero considerevole di insegnanti delle province di Sassari, Nuoro e Oristano si trova nella spiacevole situazione di dover scegliere tra l'obbligo del lavoro quotidiano in aula e la frequenza obbligatoria dei corsi a Cagliari. Una disorganizzazione burocratica, per usare un eufemismo, che da un lato penalizza i nuovi docenti economicamente dal momento che oltre al costo oneroso della abilitazione devono sostenere le spese relative agli spostamenti, talvolta anche ai pernottamenti, e sono costretti perfino a richiedere aspettative non retribuite pur di seguire i corsi; dall'altro lato genera gravi disservizi nelle scuole, privando temporaneamente gli alunni dei loro insegnanti titolari –:

   quali iniziative di competenza intendano porre in essere al fine di risolvere la paradossale situazione in cui versano i docenti sardi vincitori del concorso PNRR1 e attualmente in servizio presso istituzioni scolastiche delle province di Sassari, Nuoro e Oristano che, vincolati all'acquisizione dei crediti formativi abilitanti, si trovano impossibilitati a svolgere contestualmente il servizio presso l'istituzione scolastica loro assegnata e il conseguimento dei crediti formativi necessari per l'effettiva immissione in ruolo, avendo fissato come unica sede in presenza Cagliari.
(4-04852)


   GRIPPO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito, al Ministro per la pubblica amministrazione. — Per sapere – premesso che:

   il concorso per dirigenti scolastici in Italia sta vivendo un momento di crisi profonda, caratterizzato da un numero crescente di ricorsi e denunce da parte di candidati esclusi;

   da quanto l'interrogante ha avuto modo di apprendere, si stanno diffondendo sempre più contestazioni riguardanti il concorso ordinario per il reclutamento di 587 dirigenti scolastici, bandito il 18 dicembre del 2023 dal Ministero dell'istruzione. Molti aspiranti dirigenti scolastici stanno mettendo in discussione l'equità delle procedure di selezione sollevando motivazioni che, se accertate, si caratterizzerebbero per tratti di estrema gravità;

   vengono denunciate modalità di valutazione tali da non garantire un adeguato rispetto dell'anonimato, aspetto cruciale per una valutazione imparziale, oppure diverse segnalazioni rendono noto che alcuni candidati avrebbero ricevuto punteggi più elevati grazie a legami personali con membri della commissione esaminatrice, sollevando così seri interrogativi sulla trasparenza e sull'integrità delle valutazioni. A queste si aggiungono opacità sull'estrazione delle tracce, collaborazioni professionali tra candidati e commissari, esaminati ed esaminatori che si sono scambiati i ruoli negli anni, individui diventati commissari sostituti seppur bocciati alle prove preselettive, colleghi che correggono i compiti di altri colleghi, uso di codici non consentiti e griglie di correzione con cancellature. Risulterebbero addirittura discriminazioni di candidati con disabilità accertate. Con particolare riferimento a quest'ultimo caso, alcuni aspiranti dirigenti hanno denunciato che le modalità di svolgimento delle prove non erano adeguate a garantire pari opportunità, violando i principi di inclusività previsti dalla legge;

   la situazione è poi ulteriormente complicata dalle tempistiche del concorso, già soggette a slittamenti e rinvii;

   in regione Campania i commissari d'esame si sono dimessi e anche i loro sostituti hanno fatto altrettanto, adducendo ragioni personali e di salute ma con il sospetto concreto che tali defezioni siano dovute al putiferio sulle presunte irregolarità denunciate nel concorso. Il direttore scolastico regionale, nonostante abbia ribadito la regolarità delle procedure, ha congelato il calendario delle prove e sospeso l'intera selezione regionale a un passo dagli orali. Nei ricorsi al Tar e nell'esposto in procura che hanno portato a tale situazione, sono finiti sospetti sulle fughe di notizie circa i quesiti delle prove scritte e sulla mancanza di trasparenza, presunti favoritismi di alcuni componenti della commissione verso esaminati con i quali avrebbero conflitti di interesse e, appunto, supposti trattamenti iniqui riservati ai candidati disabili, per i quali non sempre sarebbero state rispettate le norme a loro tutela;

   da un articolo del quotidiano la Repubblica del 14 aprile 2025 si apprende che anche in Lombardia sta per essere depositato un ricorso al Tar perché, secondo i candidati esclusi dalla prova orale, «dall'analisi dei verbali e dei documenti ottenuti tramite richieste ufficiali di accesso agli atti sarebbero emerse diverse anomalie sia formali che sostanziali»;

   un caso eclatante – che si ripete in modo analogo in molte regioni come Lazio, Sicilia, Calabria, Veneto, Puglia e Abruzzo – riguarda l'estrazione delle tracce della prova scritta che sarebbe avvenuta 48 ore prima del compito e in assenza di testimoni;

   quanto descritto delineerebbe, a giudizio dell'interrogante, un quadro estremamente grave e preoccupante che necessita di chiarezza oltre a configurare il dovere di disporre, nel più breve tempo possibile, in tutte le sedi di esame, interventi ispettivi che garantiscano il rispetto della normativa e la trasparenza delle procedure di selezione in corso –:

   quali iniziative urgenti intendano adottare i Ministri interrogati, per quanto di competenza, al fine di garantire una selezione dei dirigenti scolastici realmente equa e trasparente;

   se, anche al fine di evitare che episodi simili si verifichino nuovamente, intendano adottare iniziative volte ad una revisione delle modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici, che, traendo spunto dalle esperienze di altri paesi europei, faciliti la capitalizzazione di esperienze di gestione amministrativo-contabile e valorizzi le competenze comunicative, relazionali, progettuali e organizzative.
(4-04853)


   DEL BARBA. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   a seguito di un esposto presentato dall'Ufficio scolastico territoriale di Sondrio, la Guardia di finanza ha avviato accertamenti per presunte irregolarità risalenti al 2021 nella gestione amministrativa di diversi istituti scolastici della provincia. Sulla base degli esiti di tali verifiche, la Procura della Repubblica di Sondrio ha successivamente aperto un'inchiesta che ha coinvolto complessivamente 38 persone indagate tra cui alcuni dirigenti scolastici;

   alcuni dirigenti scolastici hanno deciso di non accedere al rito abbreviato e di affrontare il giudizio penale ordinario, esercitando pienamente il proprio diritto alla difesa e alla presunzione di innocenza;

   secondo quanto appreso dall'interrogante i dirigenti in questione sarebbero stati sospesi con sospensione notificata dal dirigente reggente dell'Ufficio territoriale di Sondrio, dottor Vincenzo Cubelli, a tutti i soggetti coinvolti senza alcun preavviso, senza convocazione da parte dell'Ufficio scolastico regionale e in assenza di qualsiasi forma di contraddittorio;

   pur trovandosi nella medesima posizione giuridica – indagati, senza condanna né sentenze – alcuni di questi dirigenti, tutti sospesi, sono stati reintegrati, anche semplicemente a seguito di trasferimento in scuole fuori regione. Si tratta, a giudizio dell'interrogante, di una disparità che suscita perplessità, non solo sotto il profilo dell'equità, ma anche della coerenza dell'azione amministrativa e dunque della necessità di mantenere in essere le sospensioni in provincia di Sondrio;

   in particolare, la comunità scolastica e cittadina ha manifestato in più occasioni la propria vicinanza al dirigente tutt'oggi sospeso in «Alta valle», evidenziando come l'attuale gestione supplente, pur con il massimo impegno, sia affidata a una dirigente reggente già responsabile di un altro istituto a circa 70 chilometri di distanza, scelta che evidenzia le criticità di organico presenti nel territorio e che rende ancor più necessario che si proceda ad un chiarimento sul perdurare della sospensione;

   in vista delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, evento cruciale per il territorio, l'istituto Alberti di Bormio è chiamato a svolgere un ruolo centrale, sia per la preparazione professionale offerta dagli indirizzi scolastici (in particolare l'alberghiero), sia per l'impegno richiesto nell'ambito della logistica e del volontariato: in questo contesto risulta indispensabile una guida stabile e il ripristino di una situazione di «normalità», in grado di assicurare il coordinamento necessario e di cogliere appieno le opportunità connesse a tale evento;

   numerosi genitori e membri della comunità scolastica hanno espresso pubblicamente solidarietà nei confronti di uno dei dirigenti scolastici sospesi, il professor Bruno Spechenhauser, dirigente dell'istituto Alberti di Bormio, ritenendo sproporzionata la sanzione rispetto ai fatti contestati e avviando una petizione per sostenere il reintegro che ha raccolto oltre, 2.800 firme e generato oltre 150.000 interazioni sui canali social, a testimonianza del forte coinvolgimento della cittadinanza –:

   se il Ministro sia a conoscenza della vicenda descritta e quale sia la sua posizione in ordine alla differenza di trattamento tra dirigenti scolastici che si trovano nella medesima posizione giudiziaria;

   quali siano i criteri adottati dall'Ufficio scolastico regionale per disporre la sospensione dei dirigenti e se tali criteri giustifichino il permanere del provvedimento.
(4-04857)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:


   MARI e GRIMALDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell'Inps afferma che lo Stato dovrà reperire nei prossimi anni 6,6 miliardi attraverso la fiscalità generale per coprire le ricadute dello stralcio di crediti contributivi relativi al periodo fino al 2015;

   la questione nasce da una serie di provvedimenti legislativi noti come «saldo e stralcio», richiesti a gran voce dal Vice Presidente del Consiglio Salvini e introdotti tra il 2018 e il 2022 con la Lega al Governo, che hanno portato alla cancellazione di crediti contributivi per un totale di 16,4 miliardi di euro, la cancellazione dei crediti contributivi riguarda somme dovute dalle aziende all'Inps, ma mai versate, per varie cause: fallimenti, insolvenze o difficoltà finanziarie;

   nel solo 2024, l'eliminazione di questi crediti ha generato un impatto contabile di 13,7 miliardi sul rendiconto generale dell'Inps, una cifra che è stata parzialmente assorbita dal Fondo di svalutazione dei crediti;

   il Civ dell'Inps sottolinea che il vero problema non è l'impatto immediato, bensì quello futuro: i 6,6 miliardi di euro necessari per garantire le prestazioni pensionistiche ai lavoratori dipendenti, i cui contributi non pagati continuano a essere conteggiati ai fini del calcolo delle pensioni;

   questo deriva dalla peculiarità del principio di automaticità delle prestazioni previsto dal sistema previdenziale italiano. In particolare se un datore di lavoro non versa i contributi dovuti, il lavoratore dipendente non perde il diritto alla pensione, e l'Inps è obbligato a coprire tali somme;

   una garanzia condivisibile per i lavoratori, ma che si traduce in un onere significativo per le casse pubbliche, soprattutto quando i crediti vengono stralciati senza un'adeguata copertura finanziaria;

   il Civ dell'Inps, nella sua delibera ha affermato che: «è necessario coprire gli oneri aggiuntivi che l'Istituto dovrà sostenere nei prossimi anni per effetto di questo stralcio, dovendo comunque garantire le prestazioni previdenziali ai lavoratori anche a fronte di un mancato versamento della contribuzione»;

   tra il 2018 e il 2022, i governi italiani (Conte I, Draghi e Meloni) hanno adottato tre misure di «saldo e stralcio» che hanno permesso la cancellazione di debiti contributivi considerati inesigibili, per alleggerire il carico amministrativo dell'Inps, spesso costretto a inseguire crediti difficilmente recuperabili, e offrire una sorta di «pace fiscale» alle imprese in difficoltà;

   l'entità degli stralci è cresciuta in modo significativo. Nel 2022 l'importo cancellato era pari a zero, mentre nel 2023 era di 2,8 miliardi di euro. Il balzo a 16,4 miliardi nel 2024 segnala un aggravio sui lavoratori autonomi, che non hanno diritto a prestazioni in caso di mancato versamento, ma rappresenta un problema per i dipendenti, per i quali l'Inps deve garantire le prestazioni;

   ora, di fatto, si scarica sui contribuenti il costo di misure percepite come condoni avendo privilegiato soluzioni di breve termine a scapito della solidità del sistema previdenziale;

   tale vicenda dei crediti contributivi stralciati rappresenta anche un monito per il futuro sulla capacità di guardare al futuro senza scaricare i costi sulle generazioni future –:

   se i Ministri interrogati confermino le criticità evidenziate dalla delibera del Civ dell'Inps e in caso affermativo quali iniziative intendano assumere per coprire gli oneri aggiuntivi a carico dell'Inps;

   se, sulla base di quanto emerso dalla delibera del Civ dell'Inps, non ritengano necessario evitare in futuro la cancellazione di crediti contributivi tenuto conto degli effetti dei provvedimenti approvati in passato.
(4-04855)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   CIOCCHETTI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in Italia si stima che oltre 1 milione di persone siano affette da demenza e circa 950.000 (dati Istituto Superiore di Sanità) si trovino in una condizione di compromissione cognitiva lieve, nota in ambito scientifico come Mild cognitive impairment (Mci), condizione che può rappresentare una fase prodromica della malattia di Alzheimer;

   solo una parte delle persone con Mci evolverà in una forma di demenza conclamata: secondo i dati attualmente disponibili, circa 30-40 per cento dei soggetti con MCI svilupperà demenza nei tre anni successivi alla diagnosi, mentre i restanti resteranno clinicamente stabili per tutta la vita;

   negli ultimi anni, la Food and drug administration (Fda) americana ha approvato farmaci innovativi mirati a contrastare l'accumulo di amiloide, uno dei meccanismi ritenuti responsabili dell'Alzheimer;

   tra questi, Lecanemab, recentemente approvato anche dall'Ema e in attesa di valutazione da parte delle autorità regolatorie italiane;

   il farmaco Lecanemab è indicato per pazienti con Alzheimer in fase iniziale e anche per soggetti con Mci nei quali sia accertata la presenza di patologia alzheimeriana, ma presenta costi molto elevati (stimati tra i 40.000 e i 50.000 euro l'anno per paziente, inclusi i costi di somministrazione ospedaliera e monitoraggi diagnostici) ed effetti collaterali significativi (edemi cerebrali, microemorragie), che ne sconsigliano l'utilizzo generalizzato;

   diventa quindi essenziale identificare, all'interno della popolazione Mci, i soggetti a rischio elevato di conversione verso la demenza per ottimizzare l'uso del farmaco, contenere la spesa pubblica e garantire un impiego etico e clinicamente giustificato della terapia;

   a tale scopo, su proposta avanzata nel 2016, il Ministero della salute e l'Aifa hanno promosso il progetto nazionale Interceptor, avviato nel 2018 e recentemente concluso, con l'obiettivo di sviluppare strumenti di stratificazione del rischio nei pazienti con Mci e identificare criteri clinici e organizzativi applicabili anche in ambito di medicina generale;

   i risultati del progetto Interceptor, in corso di pubblicazione, sembrano offrire un modello concreto e innovativo per la stratificazione del rischio nei soggetti con Mci e permetterebbero di selezionare accuratamente i pazienti candidabili a trattamenti innovativi come Lecanemab;

   inoltre, il progetto ha messo a punto un modello hub-&-spoke per l'erogazione del farmaco;

   si rende ora necessario un progetto Interceptor 2.0 per validare su scala più ampia il modello sviluppato, prevedendo il coinvolgimento di 1.000 soggetti Mci a livello nazionale, con un costo stimato tra 3,5 e 4 milioni di euro, a carico del Ministero e/o degli enti ad esso connessi, escludendo il costo del farmaco che potrebbe essere messo a disposizione gratuitamente dall'azienda produttrice –:

   se sia a conoscenza dei risultati del progetto Interceptor e se intenda promuoverne la valorizzazione e l'adozione eguale strumento di riferimento per la diagnosi precoce e la stratificazione del rischio nei soggetti con Mci;

   se intenda sostenere il finanziamento di un nuovo progetto «Interceptor 2.0», al fine di validare e implementare su scala nazionale il modello di stratificazione proposto, in vista dell'introduzione di farmaci ad alto costo e ad alto impatto clinico come il Lecanemab;

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda intraprendere per garantire un uso clinicamente appropriato, sostenibile ed etico dei nuovi trattamenti anti-Alzheimer, evitando l'esposizione a rischi non necessari da parte dei pazienti e assicurando un accesso equo alle innovazioni terapeutiche.
(5-03883)

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Iaia n. 5-03342, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 gennaio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Milani.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Amendola n. 5-03411, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 gennaio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Laus.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Amendola n. 5-03458, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 3 febbraio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Laus.