Camera dei deputati

Vai al contenuto

Sezione di navigazione

Menu di ausilio alla navigazione

MENU DI NAVIGAZIONE PRINCIPALE

Vai al contenuto

Resoconto dell'Assemblea

Vai all'elenco delle sedute

XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Venerdì 23 maggio 2025

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    il sistema dei finanziamenti per il settore del cinema e dell'audiovisivo a seguito dell'approvazione della legge n. 220 del 14 novembre 2016, ha visto l'istituzione del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo che, in particolare, ha stabilito che esso è alimentato, a regime, con gli introiti erariali derivanti dalle attività del settore;

    con riferimento alle tipologie di intervento finanziate con le risorse del Fondo, la prima è costituita dagli incentivi fiscali. Al riguardo la Legge n. 220 del 2016 ha ridisegnato la disciplina del credito di imposta, di cui possono beneficiare le imprese di produzione, distribuzione, post-produzione, esercizio cinematografico, le industrie tecniche, le imprese italiane che lavorano per produzioni straniere, le imprese esterne al settore che investono nel cinema italiano. In linea generale, le aliquote sono state rese modulabili e, in alcuni casi, ne è stato elevato l'ammontare rispetto al quadro previgente;

    una seconda tipologia di intervento finanziata a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo è costituita dagli incentivi automatici. In particolare, l'importo complessivo dei contributi automatici spettante a ogni impresa è determinato sulla base di parametri oggettivi, relativi alle opere cinematografiche o audiovisive precedentemente prodotte o distribuite dalla stessa impresa. Possono essere introdotti meccanismi premianti rispetto ai risultati ottenuti da particolari tipologie di opere ovvero in determinati canali distributivi e in determinati periodi dell'anno;

    la terza tipologia di intervento finanziata a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo (articolo 26, Legge n. 220 del 2016, come modificato, da ultimo, dall'articolo 1, comma 54 della legge n. 213 del 2023) è costituita da contributi selettivi attribuiti sulla base della valutazione di una Commissione composta da esperti nominati dal Ministro della cultura e destinati prioritariamente alle opere cinematografiche e, in particolare, a opere prime e seconde, opere realizzate da giovani autori, film difficili realizzati con modeste risorse finanziarie, opere di particolare qualità artistica, nonché opere sostenute da contributi provenienti da più aziende. Ulteriori contributi selettivi sono attribuiti alle imprese operanti nel settore dell'esercizio cinematografico, a quelle di nuova costituzione, alle start-up, e a quelle che abbiano i requisiti delle microimprese, con particolare riferimento alle piccole sale cinematografiche ubicate nei comuni aventi meno di 15.000 abitanti;

    la legge di bilancio 2024 (legge n. 213 del 2023) ha inciso sull'intera disciplina, in particolare il comma 54 dell'articolo 1 modifica la disciplina relativa al cosiddetto tax credit cinema prevista dalla legge n. 220 del 2016 e a ulteriori contributi previsti dalla medesima legge, e ha ridotto da 750 a 700 milioni di euro annui (a decorrere dal 2024) il livello di finanziamento minimo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell'audiovisivo;

    il 10 luglio 2024 è stato pubblicato il decreto interministeriale n. 225 che ha introdotto disposizioni applicative in materia di credito di imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva. Segue un decreto correttivo che apporta modifiche al citato decreto n. 225 con la finalità dichiarata di rispondere all'esigenza di adeguare ulteriormente i requisiti di accesso ai crediti d'imposta riconosciuti al settore della produzione di opere cinematografiche e audiovisive;

    i principi fondamentali introdotti dal decreto interministeriale sono i seguenti: a) il produttore deve essere in grado di certificare la copertura finanziaria con risorse private di almeno il 40 per cento del costo di produzione del film; b) obbligo di un numero minimo di proiezioni in sala e in determinati slot orari;

    riguardo le modifiche al credito d'imposta per le imprese di produzione cinematografica e audiovisiva, in particolare, si stabilisce che il tax credit sia riconosciuto in misura non inferiore al 15 per cento e non superiore al 40 per cento del costo complessivo di produzione di opere cinematografiche e audiovisive;

    viene in particolare introdotta una possibile maggiore discrezionalità nella modulazione dell'agevolazione riconosciuta sia alle opere cinematografiche sia per le opere audiovisive in quanto per entrambe le tipologie viene previsto che l'aliquota del credito d'imposta non sia più ordinariamente prevista nella misura del 40 per cento ma «nella misura massima del 40 per cento»;

    i ritardi accumulati dal Ministero della cultura hanno di fatto paralizzato l'industria cinematografica per mesi, generando una situazione di stallo che ha comportato gravi conseguenze sulla produzione e sull'occupazione, tanto da spingere il settore ad organizzare incontri e proteste per esprimere la propria preoccupazione e chiedere una celerità da parte delle istituzioni sinora mancata;

    nonostante rappresentanti del Governo abbiano più volte affermato che la nuova riforma è stata pensata per sostenere il comparto cinematografico, senza privilegiare pochi a danno di molti, il decreto pubblicato sembra andare nella direzione opposta, confermando la tendenza nel favorire le grandi produzioni a discapito dei piccoli produttori indipendenti, oltre a non tener conto di nessuna proposta avanzata dalle associazioni di settore;

    inoltre, il Governo ha di fatto giustificato il taglio da 130 milioni di euro destinati al credito d'imposta come uno spostamento di risorse sui contributi selettivi, in realtà il decreto di riparto del 12 aprile 2024, n. 145 mostra come i contributi selettivi siano aumentati soltanto di 37,6 milioni di euro, generando comunque un taglio da circa 90 milioni al credito d'imposta;

    tra le motivazioni dichiarate che hanno portato alla modifica delle disposizioni sul tax credit cinema vi è quella di risolvere il problema del circa 50 per cento di film prodotti che non riescono ad arrivare in sala, considerandoli, per questo, esempio di spreco di denaro pubblico e dunque si considera «abuso» l'aver girato un film che poi non riesce a trovare sbocco in sala;

    la prima considerazione che si oppone a tale argomentazione è che la sala non è che una delle possibili destinazioni di un'opera, spesso solo la prima in ordine di tempo anche solo sotto forma di «uscita tecnica», e che i film sono beni durevoli che non esauriscono la loro vita nell'arco di mesi, né di anni, ma spesso rivelano ed aumentano il proprio valore nel tempo;

    inoltre, il finanziamento al cinema non rappresenta un sostegno al mercato, ma poggia sul principio europeo dell'eccezione culturale, tanto da avere natura di fondo perduto, e che il tax credit, per sua natura, è una misura automatica finalizzata a favorire ed attrarre investimenti, non ha natura selettiva;

    il citato decreto n. 225, al contrario, prevedendo che i requisiti, pressoché impossibili da raggiungere per piccole e medie imprese, si abbassino sensibilmente in caso di ottenimento del finanziamento selettivo, ha di fatto agganciato il riconoscimento del Tax Credit all'ottenimento dei finanziamenti selettivi, rendendo questi ultimi porta di accesso anche al primo. Di conseguenza il ruolo delle commissioni selettive su ciò che verrà prodotto o meno diventa determinante in modo esponenziale;

    peraltro, vero è che il tax credit, rappresenta finanziamento a fondo perduto alla cultura, ma si traduce in lavoro per un'estesa platea di lavoratori generando i relativi flussi fiscali, previdenziali e di capacità di spesa;

    il tax credit così come tutti i fondi messi a disposizione nella legge cinema n. 220 del 2016, nascono con l'obiettivo di sostenere e valorizzare il cinema indipendente italiano, ovvero tutti quei prodotti audiovisivi e cinematografici che nascono grazie al talento e alla creatività di artisti italiani e vengono realizzati da produzioni (ovvero imprese del cinema) italiane e indipendenti (cioè non riconducibili alle grandi multinazionali del cinema mondiale);

    nel corso del tempo, purtroppo, il tax credit in particolare è diventato strumento con il quale le major del cinema internazionale che sono delle holding, hanno eroso la maggior parte del credito di imposta previsto dalla legge cinema usando aziende create o acquisite in Italia ma riconducibili a multinazionali straniere; stesso meccanismo si è verificato nei bandi selettivi dove grandi registi di chiara fama hanno avuto accesso a finanziamenti;

    appare dunque evidente quanto sia impropria l'equivalenza tra «film che non passa in sala (o che incassa poco) e abuso di denaro pubblico». L'abuso di denaro pubblico si verifica, piuttosto, se e quando il budget di un film viene gonfiato per aumentare il contributo percentuale di Stato sotto forma di tax credit e questo può avvenire, o non avvenire, in film piccoli così come in film grandi, naturalmente in proporzione al budget. Pertanto questo tipo di abuso si potrà ostacolare soltanto introducendo maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all'eleggibilità delle voci di spesa;

    tra le modifiche intervenute vi è poi la fissazione di un tetto alla quota di eleggibilità per il tax credit delle paghe «sopra la linea» (quelle di regista, sceneggiatori, attori protagonisti, produttore esecutivo), inserendo due parametri di tetto di eleggibilità: singolarmente, ai livelli dei dirigenti pubblici e, complessivamente, ad una percentuale rispetto al budget complessivo (il 30 per cento);

    parimenti è stato introdotto un tetto di eleggibilità anche alle paghe «sotto la linea» (peraltro fissato al minimo sindacale aumentato al massimo del 20 per cento), in nessun modo paragonabili alle prime, in quanto con i contratti collettivi oggi in essere, questo tipo di paga alla categoria degli attori, non permetterebbe il professionismo, tranne che a quella percentuale esigua che ricopre costantemente il ruolo da protagonista. Tale soglia, dunque, a differenza della prima, appare del tutto ingiustificata e gravemente penalizzante per l'intero sistema;

    infine, appare evidente che non fare una distinzione, per i requisiti di accesso al tax credit, tra i film «sul mercato», secondo la terminologia adottata dal citato decreto interministeriale n. 225 del 2024, e opere prime e seconde di produzioni medie o piccole, sia un grande errore, in quanto i secondi ne usciranno enormemente penalizzati;

    dunque, se modificare le disposizioni sul tax credit era certo necessario, per migliorarne l'efficacia e ridurne i margini di abuso che in alcuni casi ne veniva fatto, tuttavia si è intervenuto solo per ridurre il numero di film prodotti, penalizzando le produzioni piccole e medie, con un effetto di ricaduta negativa sull'occupazione del settore oltre che sulla pluralità espressiva;

    appare pertanto indispensabile un ripensamento profondo dei meccanismi di finanziamento al cinema e in particolare di quelli destinati a opere prime e seconde ed a società medio-piccole, vale a dire i destinatari primi e più naturali, secondo il principio europeo dell'eccezione culturale;

    a tale scopo appare auspicabile, per opere prime e seconde, istituire un nuovo fondo, che rappresenti un impulso in termini di generazione di maggior lavoro per tutti i lavoratori e le imprese della filiera ed in termini di crescita espressiva e culturale, ampliando inoltre e diversificando l'offerta cinematografica al pubblico;

    inoltre appare utile individuare ulteriori fonti di finanziamento e auto-finanziamento, come ad esempio una tassa di scopo sul modello francese su tutti i biglietti di film non europei (o non italiani);

    è indubbio lo stato di crisi in cui versa il cinema italiano, dovuta anche all'imposizione di un blocco dell'erogazione dei fondi, voluto dall'ex Ministro Sangiuliano;

    da ultimo, nell'ambito della cerimonia dei David di Donatello, l'attore Elio Germano ha criticato la gestione del Ministero della cultura, evidenziando le difficoltà del settore cinematografico italiano. In risposta, il Ministro Giuli ha definito Germano parte di una «minoranza rumorosa» che si esprime senza reale ascolto, anche in sedi istituzionali come il Quirinale. Germano ha replicato a sua volta durante un evento a Milano, affermando che «la vera solitudine è quella di chi governa senza ascoltare i lavoratori» e sostenendo che sia inquietante che un rappresentante della politica faccia nome e cognome di un cittadino;

    in seguito a questi scambi, oltre cento figure del cinema italiano, tra cui registi, attori e sceneggiatori, hanno sottoscritto una lettera aperta al Ministro Giuli. Nel testo, gli artisti denunciano una crisi sistemica del settore, attribuita a un'incertezza normativa e ai ritardi nella gestione della riforma del tax credit. La lettera sottolinea come queste problematiche abbiano colpito in particolare le produzioni più piccole e indipendenti, lasciando molti lavoratori senza sostegno al reddito per il 2025 e senza sussidi per il 2024;

    gli autori della lettera chiedono al Ministero della cultura di avviare un dialogo costruttivo con le associazioni di categoria e di interrompere le polemiche nei confronti di chi esprime critiche legittime. Esprimono inoltre solidarietà a Elio Germano e Geppi Cucciari, che anche si era espressa in modo critico, sottolineando l'importanza di tutelare la cultura e la democrazia italiana attraverso il rispetto delle competenze e dei diritti di tutti, chiedendo infine un incontro tra il Ministero e le associazioni che rappresentano attori, autori e tecnici;

    nella lettera si legge tra l'altro: «Una crisi che rischia inoltre di togliere creatività, autonomia e innovazione a tutto il settore, privandolo della possibilità di competere culturalmente ed economicamente a livello internazionale. L'auspicata prossima pubblicazione della versione definitiva del decreto correttivo tax credit è una prima risposta, ma incompleta e insufficiente. Riteniamo che sia necessario attivare iniziative ben più ampie e rilevanti, .... La cultura e la democrazia italiana non possono essere piegate ad interessi di parte, ma vanno tutelate e arricchite con rispetto delle competenze, delle professionalità, delle regole costituzionali e dei diritti di tutti e tutte.»,

impegna il Governo:

1) al fine di contrastare le pratiche di abuso e spreco di denaro pubblico, ad adottare iniziative volte ad introdurre maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all'eleggibilità delle voci di spesa;

2) ad intraprendere ogni iniziativa utile, di carattere normativo finalizzata ad istituire un nuovo e distinto fondo, volto alla possibilità di scoperta e di crescita di nuovi talenti del cinema indipendente italiano, rivolto esclusivamente alla produzione di opere prime e seconde a budget non superiore ai 2 milioni di euro, con tetti all'eleggibilità delle paghe ai fini del tax credit uguali sia «sopra» che «sotto la linea», per le quali la circuitazione sia strutturata e preordinata a monte dallo Stato e nelle quali non vi sia alcuna sostituzione di lavoro umano da parte di software di intelligenza artificiale in nessuna fase del processo creativo e realizzativo;

3) ad adottare iniziative volte a garantire la trasparenza nella scelta delle opere da finanziare e la libertà espressiva di queste opere attraverso un adeguato meccanismo di composizione e funzionamento delle commissioni selettive, anche al fine di far nascere e crescere nuovi talenti e consolidarne altri, sempre a garanzia della loro libertà e pluralità espressiva, garantendo che la commissione selettiva sia diversa ad ogni sessione, sorteggiata dopo la presentazione delle domande, tra tutti i professionisti del settore che si candideranno e saranno giudicati idonei in base a criteri predeterminati di curricula;

4) ad adottare iniziative anche di carattere normativo volte a prevedere che il lasso di tempo tra l'uscita delle opere in sala e l'arrivo sulle piattaforme sia elevato a 10 mesi;

5) ad adottare iniziative di competenza volte ad introdurre anche meccanismi che favoriscono la equa distribuzione del lavoro e di premialità per l'equilibrio di genere;

6) ad adottare iniziative di carattere normativo volte a modificare il tax credit secondo i seguenti criteri:

  a) diminuire il tax credit al 20 per cento per i film di budget superiore ai 5 milioni di euro e al 30 per cento per quelli dai 2,5 milioni di euro ai 5, mantenere il 40 per cento per quelli inferiori ai 2,5 milioni;

  b) richiedere una uscita in sala in almeno 30 copie per almeno 2 settimane a programmazione intera per l'accesso al tax credit;

  c) escludere dal tax credit le società detenute da soci esteri di Paesi non in regime di reciprocità;

  d) diminuire il tax credit al 25 per cento per le produzioni esecutive in Italia promosse da strutture estere ma in regime di coproduzione;

  e) escludere dal tax credit le produzioni televisive nelle quali l'emittente copra più del 70 per cento, del costo del prodotto, mentre al di sotto, riconoscere il tax credit al 25 per cento;

7) ad adottare ogni ulteriore iniziativa volta a stimolare la crescita economica e occupazionale del settore ed incrementare l'attrattività culturale del Paese.
(1-00445) «Conte, Amato, Orrico, Caso, Riccardo Ricciardi, Sergio Costa, Carotenuto, Scerra, D'Orso, Torto, Alfonso Colucci, Cherchi, Bruno, Auriemma, Caramiello, Carmina, Pavanelli, Morfino, Dell'Olio, Cafiero De Raho, Donno, Aiello, Tucci, Sportiello, Quartini, Ilaria Fontana, Alifano, Gubitosa, Giuliano, L'Abbate».

Risoluzioni in Commissione:


   La XIII Commissione,

   premesso che:

    lo stato di conservazione di una specie è un fattore in continua evoluzione che rende necessario un costante adeguamento dello status di protezione. Per questo motivo in seguito all'introduzione di normative europee e nazionali a tutela del lupo (canis lupus), la popolazione di tale specie è costantemente aumentata;

    dopo essere stato a rischio estinzione fra gli anni '60 e gli anni '70, questo grande carnivoro ha rivisto una crescita, una ripopolazione esponenziale anche per la protezione introdotta proprio dalla direttiva Habitat;

    in Europa nel 2012 si contavano circa 11.000 esemplari per aumentare nel 2023 fino a 20.000 esemplari. Dal monitoraggio condotto dall'Ispra, nel 2023 in Italia erano presenti circa 3.300 lupi che oggi occupano gran parte del territorio nazionale e hanno portato il nostro Paese ad essere lo Stato membro con il maggior numero di esemplari, seguito da Romania, Spagna, Polonia e Germania;

    la marcata ripresa delle popolazioni di lupo negli ultimi decenni, considerata segno della grande adattabilità e resilienza di questa specie, ha fatto sì che la Commissione europea, avanzasse il 20 dicembre 2023, una proposta per abbassare il livello di protezione della specie lupo (canis lupus), passandola da «specie di fauna strettamente protetta» a «specie di fauna protetta»;

    l'Italia si trova a fronteggiare diverse problematiche legate alla coesistenza tra il lupo e le attività umane, che hanno generato una situazione divenuta ormai insostenibile;

    il lupo, in quanto predatore, è causa di vere e proprie stragi di bestiame e danni pesantissimi ai nostri allevatori e alle attività agro-silvo-pastorali delle nostre montagne e dei nostri territori e questo sta generando disagi economici alle attività zootecniche;

    l'aumento della popolazione di lupi nel corso degli anni ha infatti determinato un incremento degli attacchi al bestiame rappresentando una criticità per gli allevatori. I dati riferiti da Ispra riguardanti il periodo 2015-2019 riportano circa 9.000 capi di bestiame predati all'anno, con conseguenti gravi danni economici per il comparto zootecnico;

    chi presidia il territorio, pastori e allevatori, agricoltori, oggi spesso sono lasciati soli, non solo per fronteggiare la perdita diretta di animali, ma anche tutti quelli che sono i costi indiretti: aborti, dispersione di greggi, calo di produttività, corsi per recinzioni, dissuasori, cani da guardia che non sempre rappresentano una adeguata soluzione al problema, in quanto poco praticabili nelle aree di alta quota e per gli allevamenti estensivi;

    l'azione di conservazione e ripopolamento del lupo ha rappresentato un passaggio importante per il mantenimento della biodiversità in una fase in cui la specie risultava effettivamente minacciata, tuttavia è ora fondamentale adottare adeguate misure e attività di controllo e gestione della specie finalizzate alla prevenzione dei danni al fine di tutelare le attività produttive, in particolare quelle zootecniche, specie quelle estensive spesso praticate in aree marginali, in modo da minimizzare il costante pericolo di predazione degli animali e di aggressione agli uomini;

    nel mese di dicembre 2024 il Comitato permanente della Convenzione di Berna relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa ha adottato la proposta della Commissione europea di modificare lo status di protezione del lupo (canis lupus) spostando la specie dall'allegato IV (specie di fauna rigorosamente protette) all'allegato V (specie di fauna protette);

    l'8 maggio 2025 la plenaria di Strasburgo del Parlamento dell'Unione europea ha approvato – con 371 voti a favore, 162 contrari e 37 astensioni – la proposta della Commissione di modificare la direttiva Habitat per allineare lo status di protezione dei lupi alla Convenzione di Berna. Ora il testo necessita dell'approvazione formale del Consiglio e la direttiva entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea e gli Stati membri avranno 18 mesi di tempo per conformarsi;

    il declassamento del lupo è un passo decisivo per affrontare la crescente presenza di questa specie nelle aree montane italiane e i conseguenti danni al mondo rurale;

    a seguito dell'entrata in vigore di tale modifica agli Stati membri sarebbe riconosciuta maggiore flessibilità e, in Italia, si potrà quindi ricorrere ai piani di controllo numerico mediante abbattimento o cattura, ai sensi dell'articolo 19 della legge n. 157 del 1992, ma pur sempre nel rispetto dello stato di conservazione soddisfacente della specie;

    adesso è necessario dare immediata attuazione a questa novità normativa affinché la presenza del lupo nel territorio italiano sia portata ad un livello che ne consenta la coesistenza con l'attività di allevamento;

    allo scopo di garantire una rapida attuazione è già stato approvato, nel corso dell'esame alla Camera del disegno di legge denominato «Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane» (A.C. 2126), un emendamento inteso a determinare un automatico recepimento delle modifiche alla direttiva Habitat e quindi del declassamento del lupo;

    l'interesse nazionale nei confronti della modifica della direttiva Habitat non è assolutamente connesso all'esistenza in Italia di un interesse venatorio nei confronti delle popolazioni di lupi, ma alla necessità di poter ricorrere anche a piani di controllo per la gestione della popolazione di lupi, che costituisce ormai un'esigenza improrogabile per tutelare il comparto zootecnico italiano, il turismo e la sicurezza dei cittadini;

    un mancato controllo del lupo oltre ad avere ripercussioni sulle attività antropiche e l'incolumità dei nostri cittadini, ha conseguenze anche sulla conservazione del lupo stesso in quanto, con la diffusione dell'inquinamento genetico, si assistono a casi di ibridazione con il cane che causano gli stessi danni del lupo;

    l'Italia per recepire la direttiva, dovrà quindi aggiornare la propria normativa, in particolare la legge n. 157 del 1992, per introdurre una gestione attiva della specie;

    occorre ricordare che in sede di esame del disegno di legge sul riconoscimento e la promozione delle zone montane (A.C. 2126), presso la Commissione Bilancio della Camera dei deputati è stato approvato un emendamento volto a prevedere un automatico recepimento della modifica della direttiva Habitat e quindi del declassamento del lupo da specie strettamente protetta a specie protetta,

impegna il Governo:

   a procedere ad un tempestivo recepimento della direttiva, una volta approvata in sede europea, adottando iniziative di competenza volte all'adeguamento di tutte le altre fonti normative nazionali che da essa traggono spunto, in linea con le determinazioni già assunte nell'ambito dell'esame del disegno di legge richiamato in premessa, affinché le autorità possano dotarsi degli strumenti necessari per una corretta gestione della specie;

   ad adoperarsi per quanto di competenza affinché, in sede di recepimento della medesima direttiva dell'Unione europea ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione e della legge n. 234 del 2012, si provveda ad ogni livello a dare tempestiva attuazione a quanto disposto dall'articolo 19 della legge n. 157 del 1992, ricorrendo, ove si renda necessario per la tutela del patrimonio zootecnico nonché per ragioni di sicurezza, ai piani di controllo numerico della specie lupo;

   ad adottare iniziative di competenza volte a prevedere adeguate azioni di controllo e gestione della specie lupo, anche tramite piani di cattura e abbattimento, finalizzate alla prevenzione dei danni da essa causate alle aziende agricole, in particolare a quelle zootecniche estensive, spesso praticate in aree marginali, al fine di ridurre il costante pericolo di predazione degli animali da parte del lupo.
(7-00301) «Bruzzone, Carloni, Molinari, Davide Bergamini, Pierro».


   La XIII Commissione,

   premesso che:

    il 20 dicembre 2023 la Commissione europea ha trasmesso al Consiglio dell'Unione europea una proposta di decisione volta ad adeguare lo status di protezione del lupo nell'ambito della Convenzione di Berna. La modifica dello status di protezione del lupo nell'ambito della Convenzione di Berna è un prerequisito per qualsiasi corrispondente modifica di tale status a livello dell'Unione europea;

    il 26 settembre 2024 il Consiglio dell'Unione europea ha adottato una decisione relativa allo stato di conservazione del lupo;

    il 6 dicembre 2024 il comitato permanente della convenzione relativa alla conservazione della vita selvatica e dell'ambiente naturale in Europa ha adottato la proposta dell'Unione europea di modificare lo status di protezione del lupo (canis lupus) spostando la specie dall'allegato II (specie di fauna rigorosamente protette) all'allegato III (specie di fauna protette);

    la proposta di direttiva, presentata dalla Commissione europea il 7 marzo 2025, è volta a modificare la direttiva Habitat per allinearla al mutato status di protezione del lupo (canis lupus) ai sensi della Convenzione di Berna. Quest'ultima dal 7 marzo 2025 classifica il lupo tra le specie «protette» e non più tra quelle «strettamente protette»;

    la XIV Commissione politiche dell'Unione europea della Camera dei deputati ha avviato, il 2 aprile 2025, l'esame della proposta di direttiva limitatamente alla sua conformità al principio di sussidiarietà;

    il quadro normativo italiano, coerentemente con quello sovranazionale, prevede un peculiare sistema di protezione del lupo, dando priorità alla conservazione della suddetta specie come «popolazione» rispetto alla tutela dei singoli individui. Tale sistema di protezione si completa con la previsione di specifiche deroghe che richiedono il coinvolgimento dell'amministrazione statale;

    il disegno di legge denominato «disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane» trasmesso dal Senato alla Camera il 31 ottobre 2024, all'articolo 12 rinvia all'adozione di un decreto del Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica al fine di regolare il tasso massimo di prelievi necessario al mantenimento della specie canis lupus in relazione alla conservazione degli habitat naturali della fauna selvatica, determinando un automatico recepimento della modifica della direttiva Habitat in oggetto;

    sul punto, il Partito Democratico ha presentato emendamenti sostitutivi della parte dell'articolo 12 riguardante la gestione del canis lupus che riproducono sostanzialmente il contenuto della proposta di legge «Disposizioni concernenti la prevenzione e il controllo della proliferazione di canidi derivanti dai processi di ibridazione del lupo nonché la prevenzione e l'indennizzo dei danni alle imprese zootecniche» (AC. 1370);

    lo scorso 8 maggio 2025 il Parlamento europeo ha approvato la proposta della Commissione di allineare la direttiva Habitat 92/43/CEE alla Convenzione di Berna, modificando lo status del lupo da «strettamente protetto» a solamente «protetto»;

    la Commissione europea ha l'obbligo di allegare ai progetti di atti legislativi una scheda dettagliata contenente elementi circostanziati che dimostrino il rispetto sempre dei princìpi di sussidiarietà e proporzionalità. Infine, la Commissione deve effettuare una valutazione d'impatto, che motivi adeguatamente l'intervento legislativo in base ad indicatori qualitativi e quantitativi;

    ora, nel caso di specie, a giudizio dei firmatari del presente atto di indirizzo questi passaggi non sono stati correttamente svolti, ed è per queste ragioni che il Partito Democratico sia alla Camera che in Parlamento Europeo si è espresso contrariamente;

    la modifica della direttiva implica che gli Stati membri disporranno di una maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni di lupi, potendo autorizzarne più agevolmente l'abbattimento e potranno adottare misure adeguate alle specifiche circostanze regionali, continuando in ogni caso a garantire uno stato di conservazione soddisfacente del lupo;

    gli Stati dell'Unione europea potranno però scegliere di mantenere lo status di specie strettamente protetta nella legislazione nazionale, nonché applicare misure più rigorose per la sua tutela;

    secondo Ispra il numero di lupi stimato per l'Italia risulta il più elevato tra i Paesi dell'Unione europea e il nostro Paese da solo ospita circa il 15 per cento di tutti i lupi presenti in Europa;

    se l'espansione del lupo è, da un lato, un dato assolutamente positivo, dall'altro ha generato anche sfide socioeconomiche, in particolare per quanto riguarda la coesistenza con le attività umane e i danni al bestiame;

    in tale contesto occorre trovare soluzioni efficaci per risolvere un problema reale per gli allevatori, mantenendo alta la cura per l'equilibrio dell'ecosistema;

    da questo punto di vista, abbassare il livello di protezione del lupo significa ridurre più agevolmente il numero di un bioregolatore cruciale capace di mantenere sotto controllo le popolazioni di prede, tra cui i cinghiali e le nutrie, il cui eccessivo proliferare sta danneggiando gravemente l'ambiente e le colture agricole, senza avere alcuna garanzia di efficacia nel limitare le aggressioni al bestiame;

    è necessaria una coesistenza costruttiva tra i grandi carnivori e l'uomo, sia per continuare a sviluppare in modo favorevole lo stato di conservazione dei grandi carnivori, sia per fornire agli allevatori gli strumenti e i finanziamenti sufficienti per affrontare e prevenire gli attacchi contro gli animali da allevamento;

    tutte le decisioni di gestione del lupo dovrebbero basarsi su dati scientifici, solidi e aggiornati, tenendo conto delle prospettive ecologiche, sociali ed economiche;

    si ricorda, inoltre, che in Europa, la potenziale ibridazione con il cane (canis lupus familiaris) può costituire un'ulteriore minaccia per la conservazione del lupo. L'introduzione di geni non adattivi, infatti, potrebbe modificare l'identità genetica del lupo, con conseguenze inevitabili anche sul piano morfologico e attitudinale;

    l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha da sempre seguito con la massima attenzione l'evoluzione della presenza del lupo nel nostro Paese e delle problematiche legate alla sua espansione, fornendo supporto a regioni, province autonome e aree protette per la conservazione e gestione della specie, nell'ambito della normativa europea e italiana attualmente vigente, ma anche in vista di possibili future modifiche del quadro normativo;

    la formazione sulle misure di convivenza con il lupo è cruciale per ridurre conflitti e promuovere una gestione sostenibile dell'ambiente. Una formazione in grado di rivolgersi a diverse categorie di persone, dagli allevatori ai cittadini, in grado di coprire aspetti come la prevenzione, il comportamento in caso di avvistamento, e le buone pratiche per la convivenza,

impegna il Governo:

   ad adottare iniziative di competenza per contrastare e prevenire con efficacia la proliferazione di canidi derivanti dai processi di ibridizzazione del lupo, mediante l'adozione, in collaborazione con Ispra, di un piano straordinario di cattura e gestione, finalizzato alla sterilizzazione degli ibridi lupo-cane, anche per contribuire a prevenire danni alla biodiversità, danni sanitari, economici ed ecologici;

   ad adottare iniziative di competenza volte ad assicurare la gestione della specie canis lupus, anche attraverso un rigoroso sistema di monitoraggio, con modalità idonee a garantire l'attuale livello di tutela e il mantenimento di uno stato di conservazione soddisfacente della specie;

   a promuovere una gestione integrata del lupo attraverso lo stanziamento di adeguate risorse sia per l'adozione di efficaci misure di prevenzione – quali, ad esempio, attività di custodia, servizi di guardiania, installazione di recinzioni e di sistemi di videosorveglianza, servizi di assistenza tecnica, formazione e buona gestione delle greggi, – sia per garantire indennizzi immediati a ristoro dei danni, diretti e indiretti, causati alle produzioni zootecniche da lupi, da ibridi tra lupo e cane e da cani randagi o inselvatichiti;

   ad adottare misure per supportare le amministrazioni locali e regionali nella raccolta e nella trasmissione di dati aggiornati ed accurati sulle predazioni a carico di animali domestici, sulle misure di prevenzione adottate, sugli episodi di interazione tra uomo e lupo;

   ad adottare iniziative per assicurare le risorse necessarie ad una periodica e più frequente ripetizione di indagini nazionali, per verificare il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle popolazioni di lupo.
(7-00302) «Forattini, Marino, Romeo, Andrea Rossi, Vaccari».

ATTI DI CONTROLLO

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta scritta:


   SERGIO COSTA, ILARIA FONTANA, L'ABBATE e MORFINO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   i servizi ecosistemici consistono nella capacità dei processi e dei componenti naturali di fornire beni e servizi che soddisfino, direttamente o indirettamente, le necessità dell'uomo e garantiscano la vita di tutte le specie;

   quello dei servizi ecosistemici è un tema fondamentale nel quadro normativo europeo tanto da essere disciplinato da ben sette fonti di diritto comunitario: Strategia dell'Unione europea sulla biodiversità per il 2030, Direttiva Habitat (92/43/CEE), Direttiva quadro sulle Acque (2000/60/CE), Maes (Mapping and assessment of ecosystems and their services), regolamento dell'Unione europea sulla tassonomia verde (2020/852), Strategia per le infrastrutture verdi (COM/2013/0249) e Missione dell'Unione europea «Climate-neutral and smart cities»;

   l'articolo 67 della legge n. 221 del 2015, ha istituito presso il Ministero dell'ambiente il Comitato per il Capitale naturale, al quale è assegnato il compito di predisporre e trasmettere al Presidente del Consiglio e al Ministro dell'economia e delle finanze ogni anno il Rapporto sullo stato del Capitale naturale in Italia;

   l'ultimo rapporto sul Capitale naturale ha individuato alcune raccomandazioni finalizzate alla protezione e rigenerazione del capitale, divise in cinque macrotemi: governance, conservazione, economia circolare, finanza sostenibile e ricerca. Risulta, quindi, un processo ancora distante dal suo completamento;

   le città, pur coprendo solo il 2-3 per cento della superficie terrestre, ospitano oltre il 50 per cento della popolazione mondiale (oltre il 70 per cento in Europa). Nonostante la forte antropizzazione, le aree urbane contengono ecosistemi capaci di offrire servizi fondamentali per la salute, la resilienza e il benessere umano;

   i servizi ecosistemici urbani sono i benefici forniti dagli ecosistemi presenti negli spazi urbani (parchi, giardini, alberature stradali, tetti verdi, orti urbani, aree umide residuali) alla popolazione. Alcuni benefici dei servizi ecosistemici all'interno della città sono i seguenti:

    regolazione termica e mitigazione isole di calore: gli alberi urbani riducono la temperatura fino a 2-4 °C;

    regolazione della qualità dell'aria: filtraggio di particolato fine (PM 10, PM 2.5), ozono, NOx;

    gestione del deflusso idrico e prevenzione allagamenti: suoli permeabili e verde urbano assorbono l'acqua piovana;

    sequestro del carbonio: alberi e suolo urbano assorbono CO2;

    benessere psicofisico e salute mentale: l'accesso al verde riduce stress, ansia e depressione;

    socializzazione e coesione comunitaria;

    educazione ambientale, ad esempio orti didattici e parchi tematici;

    estetica urbana e valore immobiliare: la vicinanza al verde aumenta il valore delle abitazioni;

    produzione alimentare urbana in orti urbani, giardini condivisi, frutteti urbani;

    materie prime secondarie come legname da potature;

   ad oggi sono ancora numerose le criticità formali e sostanziali relative a tali servizi, il rapporto le sintetizza in:

    disparità di accesso al verde: aree periferiche spesso penalizzate;

    manutenzione e gestione a lungo termine;

    conflitti tra sviluppo urbano e conservazione ambientale;

    limitata capacità di valutazione integrata nei comuni;

   il cittadino è abituato a considerare i servizi ecosistemici come beni e servizi ai quali accedere liberamente e gratuitamente e questo ne svilisce il reale valore. Per correggere questa distorsione, la citata legge n. 221 del 2015 prevedeva, all'articolo 70, una delega per introdurre un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali (Psea);

   la delega e scaduta, inoltre, a giudizio dell'interrogante, si è tornati a non riconoscere il valore e l'importanza dei servizi ecosistemici, senza rendersi conto che questa trascuratezza rischia di comprometterne irrimediabilmente la fruibilità e, di conseguenza, di compromettere il benessere delle persone;

   il primo segnale di questa indifferenza è che, dall'insediamento dell'attuale Esecutivo, non è stato presentato nessun nuovo Rapporto sullo stato del Capitale naturale, la cui pubblicazione annuale è prevista dalla legge (l'ultimo Rapporto è del 2022) –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta e se intenda spiegare il motivo della mancata presentazione dei rapporti in questione;

   quali iniziative per quanto di competenza, il Ministro intenda intraprendere per garantire la regolare presentazione del Rapporto sullo stato del Capitale naturale in Italia.
(4-05070)


   MALAVASI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   come si apprende da notizie di stampa è stato siglato un accordo quadro tra il Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati e lo Sportello amianto nazionale che prevede, tra le altre cose, la mappatura dei siti contaminati;

   il censimento è previsto dalla legge 27 marzo 1992, n. 257 che mise al bando l'amianto ed è affidato alle regioni e Pubblica amministrazione, e alle unità sanitarie locali mentre la mappatura è regolamentata dal, decreto ministeriale 101 del 2003 e i cui dati devono essere inviati dalle regioni annualmente entro il 30 giugno;

   le imprese che utilizzano indirettamente amianto nei processi produttivi o che svolgono attività di smaltimento o bonifica devono inviare annualmente una relazione alle regioni e alle Asl competenti, come previsto dall'articolo 9. Questa relazione deve essere inviata entro il 28 febbraio di ogni anno successivo all'anno solare di riferimento;

   l'effettuazione della mappatura delle zone del territorio nazionale interessate dalla presenza di amianto, per la quale fu successivamente previsto un finanziamento con il decreto ministeriale 101 del 2003 del Ministero dell'ambiente, non fa alcun riferimento all'affidamento di tale censimento a privati ma conferma l'affidamento alle regioni e province autonome tramite i loro servizi tecnici (aziende Usl, Arpa e altre);

   sono passati 33 anni dall'approvazione della legge n. 257 del 1992 e 22 del decreto ministeriale n. 101 del 2003 ed ancora la mappatura non è stata realizzata completamente in tutto il Paese;

   una mappatura ideale alla prevenzione richiede che si applichi quanto previsto dall'articolo 9 della legge n. 257 del 1992 cioè un'auto notifica da parte di coloro che ancora oggi utilizzano amianto indirettamente nei processi produttivi;

   si ritiene che tale normativa debba essere applicata attraverso i dipartimenti di prevenzione delle Asl che possono programmare interventi di prevenzione del rischio per coloro che lavorano in ambienti dove ancora sia presente amianto. Gli operatori di tali dipartimenti e dei servizi territoriali Arpa hanno, inoltre, il potere di accedere negli ambienti di vita e di lavoro per poter effettuare controlli ai fini di tutela della salute di cittadini e di lavoratori che, invece, non è consentito ai soggetti privati;

   inoltre, il controllo sul corretto smaltimento dei manufatti rimossi non si avvale di rilevazioni aeree – come previsto nell'accordo quadro di cui al primo capoverso del comunicato stampa – bensì di sistemi di tracciamento e conseguenti controlli delle procedure e dei percorsi seguiti dal luogo di raccolta post bonifica ai luoghi di smaltimento (discariche): si tratta, in tutta evidenza, di procedure e controlli che sono in carico ai servizi di vigilanza delle Arpa;

   lo Sportello nazionale amianto Aps, come si legge dal sito, e un'organizzazione di volontariato iscritta al Runts «Registro Nazionale del Terzo Settore»;

   attualmente, e da ben 8 anni, non esiste alcuna commissione tecnica ministeriale – benché ancora prevista dall'articolo 4 della legge 257 del 1992 – che possa aver valutato e approvato questa necessità di intervento affidata allo Sportello –:

  se non ritengano che l'accordo tra Sportello amianto nazionale e Commissario unico per la bonifica delle discariche e dei siti contaminati violi quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di amianto;

   quali siano le ragioni per cui è stato affidato allo Sportello nazionale amianto il censimento dei siti con presenza di Mca che, secondo la normativa vigente, deve essere assegnato ad enti pubblici;

   se le attività previste dall'accordo siano gratuite e qualora non lo fossero quale sia l'impegno di spesa e su quali capitoli questa venga imputata ed inoltre se l'impegno di spesa sia da considerarsi una tantum oppure come finanziamento periodico ed in questo caso quale sia la sua durata.
(4-05077)

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   BOF, GUSMEROLI e CAVANDOLI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   la legge 31 agosto 2022, n. 130 ha avviato un processo di profonda riforma della giurisdizione tributaria, volto alla professionalizzazione dei giudici e alla razionalizzazione dell'intero sistema giudiziario tributario. In particolare, l'articolo 1, comma 1, lettera a), ha introdotto l'obbligo per i giudici tributari di essere in possesso di determinati requisiti di professionalità, con conseguente riduzione dell'organico delle Corti di giustizia tributaria: dai circa 1.648 giudici onorari attualmente in servizio nel primo grado, si passerà a circa 448 magistrati professionali;

   in attuazione della delega fiscale (articolo 19, comma 1, lettera l) della legge 9 agosto 2023, n. 111), e con specifico riferimento alla riorganizzazione della giustizia tributaria, il Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria (Cpgt), ha predisposto un piano di razionalizzazione che prevede il ridimensionamento del numero delle Corti di giustizia tributaria di primo grado da 103 a 39;

   secondo fonti di stampa, la proposta si fonderebbe prevalentemente su un criterio di efficienza statistica, correlato al numero annuo dei ricorsi trattati da ciascuna sede, individuando come soglia minima quella di 1.000-1.500 controversie per Corte;

   ne consegue, per tale riorganizzazione, la chiusura dell'unica sede presente in Valle d'Aosta, accorpata a Torino, la soppressione di oltre la metà delle sedi in Lombardia, Toscana e Veneto (in quest'ultima, ne rimarrebbero solo due, con cinque soppresse su sette attualmente attive), una significativa riduzione nel centro Italia, a fronte di interventi più contenuti nel Mezzogiorno (in Sicilia, ad esempio, su nove Corti attuali ne rimarrebbero cinque);

   pur riconoscendo la necessità di razionalizzazione e contenimento della spesa – stimata in circa 700 milioni di euro nel triennio – una mera valutazione numerica dei ricorsi trattati rischia di non tener conto di altri fattori essenziali, quali l'estensione territoriale delle regioni interessate, il principio di prossimità e accessibilità e le criticità territoriali di alcune province e aree interne –:

   se non ritenga opportuno riconsiderare i presupposti per la definizione del nuovo assetto organizzativo delle Corti di giustizia tributaria di primo grado, affiancando ai parametri relativi ai flussi di contenzioso anche criteri di natura qualitativa e territoriale – quali l'estensione geografica delle regioni, la conformazione morfologica, la distribuzione demografica e le condizioni infrastrutturali – al fine di assicurare un'equilibrata accessibilità alla giustizia tributaria sull'intero territorio nazionale.
(5-03998)


   BARABOTTI e MONTEMAGNI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   notizie di cronaca (confronta «Il Tirreno» del 21 maggio 2025) riportano il caso di un articolato sistema di evasione fiscale seriale nella città di Prato, che vede coinvolti uno studio consulenza fiscale gestore della contabilità di 900 aziende, quasi tutte cinesi; in particolare, i titolari di queste ultime, nonostante risultassero formalmente dipendenti, erano in realtà gestori di imprese già cessate, con ingenti debiti tributari, e riaperte sotto nuova veste, mantenendo sostanzialmente la medesima attività;

   su tale attività è in corso un'ampia indagine condotta dalla Guardia di finanza, coordinata dalla procura locale, che ha attualmente portato all'esecuzione di quattordici perquisizioni e al sequestro di documenti contabili e di materiale informatico volti ad accertare il citato schema di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte;

   è ormai risaputo che il fenomeno delle società cosiddetta «apri e chiudi», che nascono con l'obiettivo di eludere il fisco e in molti casi diventare veicolo di frodi carosello sull'Iva, ha conseguenze pesantissime per l'erario, contribuendo a generare un'evasione Iva da record;

   sul tema, il gruppo della Lega-SP ha portato avanti iniziative legislative volte proprio a contrastare il fenomeno dell'evasione fiscale da parte di persone fisiche o di imprese straniere che, dopo aver aperto una partita Iva e aver lavorato qualche mese, scompaiono senza assolvere gli obblighi dei versamenti delle imposte e dei contributi previdenziali e assistenziali;

   di fatto, già nella prima legge di bilancio dell'attuale Governo (articolo 1, comma 148-150, legge n. 197 del 2022), è stata introdotta una stretta per tali pratiche elusive, prevedendo appositi controlli preventivi e clausole fideiussorie di garanzia; più di recente, con il decreto legislativo in materia di procedimento accertativo e di concordato preventivo biennale (articolo 4, comma 1, lettera b), decreto legislativo n. 13 del 2024), sono state inserite altresì disposizioni per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni evasivi e fraudolenti, in ambito IVA, stabilendo specifici adempimenti dichiarativi per i soggetti extra-UE –:

   se e quali ulteriori iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare per contrastare fenomeni come quello descritto in premessa.
(5-04005)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SERRACCHIANI, GIANASSI, DI BIASE, LACARRA e SCARPA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   il servizio mensa presso la istituzione penitenziaria di Trieste fino al 30 settembre 2024 risultava essere in appalto alla ditta Slem srl avente sede legale presso Piana di Sorrento, ditta vincitrice dell'appalto mensa presso la casa circondariale di Trieste;

   in base ad alcune notizie di fonte sindacale si fa presente che risultano attualmente in essere una serie di contenziosi giudiziari sollevati dai lavoratori della medesima ditta poiché non risulterebbero essere state pagate le spettanze relative alle ultime mensilità nonché il trattamento di fine rapporto maturato;

   purtroppo, quanto verificatosi a Trieste in considerazione delle attuali modalità di assegnazione, mediante la medesima tipologia di gare di appalto, del servizio mensa presso gli istituti penitenziari rischia di essere comune a molte altre realtà del Paese determinando disagi ai lavoratori delle ditte erogatrici del servizio mensa nonché al personale della amministrazione penitenziaria che usufruisce del servizio –:

   se i Ministri interrogati risultino essere a conoscenza delle criticità riportate in premessa e quali opportune iniziative, per quanto di competenza, intendano assumere al fine di risolvere il problema contingente riferito al servizio mensa della casa circondariale di Trieste, nonché per attivare una verifica su tutti i servizi mensa in essere con l'obiettivo di monitorare l'adeguatezza dell'attuale impianto normativo di assegnazione e conseguentemente porre correttivi scongiurando il ripetersi di casi come quelli in oggetto.
(5-04007)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GATTA e CALDERONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il funzionario giuridico-pedagogico (Fgp) è una figura centrale nell'ambito del regime di detenzione carceraria, in quanto coordina e mette in rete le risorse, sia interne al carcere che esistenti sul territorio, necessarie alla risocializzazione del detenuto. Si tratta di una figura professionale introdotta nell'ambiente penitenziario al fine di potenziare la funzione rieducativa degli istituti carcerari, predisponendo piani trattamentali personalizzati volti al reinserimento sociale dei detenuti;

   il Dap ha aumentato il numero di Fgp attraverso concorsi pubblici per migliorare la proporzione tra educatori e detenuti: la legge di bilancio per l'anno 2020, nell'ambito dell'aumento della dotazione organica del Dap, ha previsto un incremento di 100 unità di funzionari giuridico-pedagogici, numero elevato a 236 con provvedimento del direttore generale del personale del 6 dicembre 2023;

   il 18 ottobre 2022 il Ministero della giustizia ha bandito un concorso pubblico per 104 (elevati a n. 236) posti a tempo indeterminato per il profilo professionale di funzionario della professionalità giuridico-pedagogica indetto con Pdg 18 ottobre 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – «Concorsi ed esami» del 25 ottobre 2022, n. 85. Il Dipartimento per la giustizia minorile e di Comunità, a seguito della cessione della graduatoria, da parte del Dap, del citato concorso pubblico ha ad oggi provveduto a completare tre scorrimenti della stessa: il primo ha riguardato i candidati idonei posizionatisi dal n. 306 al n. 673 della graduatoria, con immissione in servizio avvenuta in data 8 gennaio 2025. Il secondo ha immesso in servizio in data 7 aprile 2025 dei candidati che hanno raggiunto la posizione tra il n. 674 e il 774. Il terzo scorrimento ha comportato l'immissione in servizio in data 12 maggio 2025 dei candidati che hanno raggiunto la posizione da 775 a 808. Tale graduatoria scadrà a maggio 2026;

   la carenza di Fgp nelle carceri italiane può avere impatti estremamente negativi sulla riabilitazione e sulla reintegrazione sociale dei detenuti. Gli Fgp svolgono un ruolo fondamentale di supporto e guida ai detenuti. Tuttavia, ad oggi, si registra una proporzione di 1 funzionario ogni 65 detenuti. Le possibili conseguenze della carenza degli Fgp sono molteplici e gravi, quali la limitazione delle opportunità di riabilitazione e di formazione per i detenuti che, senza adeguato supporto, possono incontrare maggiori difficoltà nel processo di reintegrazione nella società dopo la scarcerazione, con aumento del rischio di recidiva;

   la funzione rieducativa della pena (articolo 27 della Costituzione) è un principio fondamentale del diritto penale, volto a favorire la riabilitazione e la reintegrazione sociale dei condannati ed è un obiettivo irrinunciabile che richiede un impegno costante e un'adeguata dotazione di risorse umane per essere concretamente conseguito;

   ad oggi, la graduatoria del concorso 18 ottobre 2022 non è ancora esaurita e la presenza degli Fgp all'interno degli istituti penitenziari risulta essere ancora sottodimensionata rispetto alle reali esigenze della popolazione carceraria –:

   se e quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda adottare, al fine di garantire l'effettività del principio di rieducazione della pena, prevedendo l'aumento della dotazione organica della categoria di funzionari di cui in premessa, anche mediante la proroga della validità e lo scorrimento della graduatoria del concorso pubblico per 236 posti a tempo indeterminato per il profilo professionale di funzionario della professionalità giuridico-pedagogica, indetto con Pdg 18 ottobre 2022, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV Serie Speciale – «Concorsi ed esami» del 25 ottobre 2022, n. 85.
(4-05071)


   SERRACCHIANI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   da notizie giunte dai familiari si apprende che presso la casa circondariale di Treviso dove è detenuto, Isaia Zuffogrosso, di 22 anni, sarebbe stato malmenato e in seguito ricoverato in ospedale con rottura di denti, versamenti ed ematomi nel viso e nel corpo;

   pare che per fini di prevenzione e «a sua tutela» Zuffogrosso sia stato collocato in una cella piccolissima con altri detenuti, che per ragioni di spazio non riuscirebbero né a muoversi né a sedersi e da dove non escono se non per la telefonata concessa, e dove si verificherebbero continui episodi di autolesionismo;

   il carcere di Treviso versa nelle stesse condizioni di quasi tutti gli istituti penitenziari italiani, pessima qualità degli spazi, carenza di personale e un sovraffollamento difficile da gestire e si colloca tra gli istituti più sovraffollati di Italia, tra cui Milano San Vittore (220 per cento), Foggia (212 per cento), Lucca (205 per cento), Brescia Canton Mombello (201 per cento); Varese (196 per cento); Potenza (193 per cento), Lodi (191 per cento), Taranto (190 per cento), Milano San Vittore femminile (189 per cento), Como (188 per cento), Busto Arsizio (187 per cento), Roma Regina Coeli (187 per cento), e Treviso (187 per cento);

   lo stesso direttore della casa circondariale di Treviso ha denunciato la carenza di spazi e di gestione del benessere psicofisico salute mentale e del disagio nell'istituto che dirige, che si inserisce però in una crisi del sistema penitenziario ormai conclamata e destinata a peggiorare –:

   se il Ministro interrogato non intenda adottare immediate misure di competenza volte a verificare le condizioni detentive di Isaia Zuffogosso ed eventualmente intervenire con immediatezza al fine di evitare gravi o peggio irreparabili conseguenze.
(4-05079)


   BELLOMO e CALDERONE. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   da giorni, tutti i mass-media stanno diffondendo – a sette colonne – notizie sulla clamorosa riapertura delle investigazioni sull'omicidio di Chiara Poggi: la lunga e complessa vicenda processuale del cosiddetto «omicidio di Garlasco» ha condotto alla condanna definitiva di Alberto Stasi quale autore del delitto «oltre ogni ragionevole dubbio»;

   la stessa procura che aveva indagato lo Stasi ha, infatti, avviato nuove indagini su un diverso soggetto, conclamando la poca fondatezza degli elementi che sono stati ritenuti invece sufficienti per determinare la colpevolezza di Stasi e che invece sono stati cristallizzati come prova nel giudicato penale;

   il «caso Garlasco» fa sorgere questioni che travalicano il singolo caso e investono i fondamenti dello Stato di diritto, suscitando interrogativi che toccano la coscienza giuridica e civile. In tale scenario, ove il principio di certezza della pena rischia di collidere con la tutela dell'innocenza e della dignità della persona, si impone una urgente riflessione sulle garanzie fondamentali e sul ruolo che queste devono continuare a esercitare anche dinanzi alle più granitiche certezze processuali;

   l'ordinamento processuale italiano, pur prevedendo la revisione del processo come rimedio straordinario contro l'errore giudiziario, subordina tale possibilità a requisiti stringenti e alla formale emersione di «nuove prove», lasciando privo di tutela colui che, come Stasi, si trova a scontare la pena, mentre la stessa autorità requirente ammette la possibilità che l'autore del delitto possa essere un altro: dunque a giudizio dell'interrogante, Stasi ontologicamente non è responsabile «oltre ogni ragionevole dubbio»;

   la disciplina della revisione, improntata alla sacralità del giudicato e alla certezza della pena, rischia di tradursi – in casi simili – in una vera e propria ferita ai principi fondanti della giustizia, laddove il mantenimento in stato detentivo di una persona, sulla cui colpevolezza si consolidano seri dubbi, offende il senso stesso di equità e ragionevolezza che dovrebbe permeare ogni sistema penale moderno;

   a giudizio degli interroganti, dunque, l'attuale disciplina della revisione, così come interpretata, appare inidonea a tutelare la dignità e la libertà della persona condannata, specie ove la stessa Procura promotrice dell'azione penale che ha portato ad una condanna definitiva indaghi altri possibili responsabili –:

   se non ritenga di intraprendere, con urgenza, nel rispetto dei principi costituzionali, iniziative normative atte a modificare la fase dell'esecuzione, anche mediante la previsione di forme di sospensione, in via cautelare e temporanea, dell'esecuzione della pena detentiva nei casi in cui emergano, anche prima della formale acquisizione di «nuove prove», elementi oggettivi e ufficiali che incidano sul giudicato;

   se e quali iniziative di carattere normativo intenda adottare, affinché non si perpetui l'inaccettabile situazione per cui una persona rimanga privata della libertà personale, mentre la medesima autorità giudiziaria che lo ha in sostanza condannato coltiva, pubblicamente e processualmente, il dubbio che possa essere innocente.
(4-05086)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta in Commissione:


   BONAFÈ e PELUFFO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   il settore moda rappresenta un comparto rilevante del made in Italy, rivolto soprattutto all'esportazione in tutti i continenti con fatturato di 100 miliardi di euro, 80 mila imprese e 600 mila lavoratori;

   il comparto sta subendo da anni una crisi che rischia di divenire irreversibile, con continui cali di fatturato, aumenti vertiginosi della cassa integrazione e aziende che chiudono ogni giorno;

   le associazioni di categoria hanno segnalato da oltre un anno queste criticità, che riguardano, in particolare, la pelletteria, ma anche il calzaturiero e il tessile, evidenziando come la moda non abbia potuto usufruire di misure a sostegno o contributi specifici come quelli sviluppati per altri settori;

   la crisi non riguarda solo i grandi marchi, ma principalmente prodotti progettati e commissionati dalle grandi imprese sia italiane che multinazionali, che vengono successivamente realizzate da piccole e micro imprese, da artigiani di altissima specializzazione (aziende contoterziste);

   nelle riunioni istituzionali tenute in questi mesi presso il Ministero delle imprese e del made in Italy sono state infatti evidenziate tali criticità, ma non sono state assunte misure concrete ed efficaci per contrastare la crisi in atto;

   nel corso della riunione su tale tematica svolta il 24 gennaio 2025, il Ministro Adolfo Urso ha annunciato che per il 2025 il Ministero delle imprese e del made in Italy ha destinato al settore 250 milioni di euro, così ripartiti: 100 milioni per i contratti di sviluppo, altri 100 milioni ai mini contratti di sviluppo, 15 milioni per accompagnare la transizione ecologica e digitale, e 30,5 milioni per promuovere la sostenibilità nel settore moda;

   nella stessa occasione il Ministro annunciava anche un «Disegno di legge sulle Pmi promosso dal Ministero delle imprese e del made in Italy e recentemente approvato dal Cdm, che stanzia 100 milioni per i contratti di sviluppo per il settore della moda, oltre a prevedere misure innovative, come la staffetta generazionale nelle imprese, l'incentivazione alle aggregazioni e l'attesa riforma dello strumento dei Confidi»;

   il citato disegno di legge di iniziativa governativa non è stato ancora trasmesso al Parlamento, nonostante siano passati quasi 4 mesi dalla sua «presunta» approvazione in Consiglio dei ministri;

   i citati 250 milioni di euro annunciati dal Ministro Urso per il 2025 e destinati a sostenere il comparto moda su progetti già attivati e in via di attivazione sarebbero stati così ripartiti:

    100 milioni di euro per i contratti di sviluppo per finanziare progetti di investimento superiori ai 20 milioni di euro con contributi a fondo perduto e finanziamento agevolato. L'attivazione è prevista per il mese di aprile 2025;

    100 milioni di euro per i mini contratti di sviluppo per progetti da 3 a 20 milioni di euro con contributi a fondo perduto e finanziamento agevolato. La data di attivazione non è stata annunciata;

    15 milioni di euro per accompagnare la transizione ecologica e digitale per acquistare servizi di formazione, implementazione tecnologica, certificazione sostenibilità ambientale. Si tratta di un contributo a fondo perduto fino al 50 per cento delle spese fino ad un massimo di 60.000 euro. Lo sportello ha terminato l'attività il 31 gennaio 2025.

    30,5 milioni di euro per promuovere la sostenibilità nel settore moda. Si tratta di risorse dedicate all'incentivazione delle fibre tessili naturali e processi di riciclo, finanziamento per macchinari, impianti e attrezzature, formazione del personale, certificazioni di sostenibilità, software per tracciamento filiera, ricerca industriale. Si tratta di contributi a fondo perduto fino al 50 per cento per un massimo di 100 mila euro e di finanziamenti agevolati per investimenti tra 100 mila e 200 mila euro. La data di attivazione non è stata annunciata;

   appare quindi evidente come quasi la totalità delle misure, dei provvedimenti e delle risorse annunciate ormai 4 mesi fa non siano state attivate, nonostante la gravissima e perdurante crisi del settore moda;

   è inoltre emersa in queste settimane la difficoltà delle piccole e medie imprese di poter accedere comunque alle misure annunciate. Le associazioni di categoria hanno rimarcato come le misure debbano «essere calate rapidamente a terra e “cucite a misura” delle micro e piccole imprese, altrimenti si rischia di non riuscire ad affrontare efficacemente la congiuntura negativa» –:

   quale sia nel dettaglio lo stato di attivazione delle singole misure a sostegno delle imprese del settore moda annunciate il 24 gennaio 2025 e riportate in premessa.
(5-03999)

Interrogazione a risposta scritta:


   CANDIANI e BARABOTTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   negli ultimi anni, il fenomeno del telemarketing aggressivo è diventato una delle principali fonti di disagio per milioni di cittadini;

   chiamate insistenti, spesso provenienti da numeri sconosciuti, oscurati o mascherati, disturbano quotidianamente utenti che, pur avendo esercitato il proprio diritto di opposizione, continuano a essere contattati senza aver fornito alcun consenso esplicito;

   tali pratiche, oltre a costituire una grave violazione dei diritti alla riservatezza compromettono la fiducia nei confronti degli operatori commerciali e rendono inefficaci gli strumenti di tutela previsti dalla normativa vigente;

   sempre più frequentemente, inoltre, le chiamate promozionali risultano effettuate tramite tecniche di «CLI spoofing», ovvero con l'alterazione del numero telefonico chiamante, per celare l'identità del soggetto mittente o simulare una provenienza nazionale, generando una falsa percezione di affidabilità e ostacolando ogni possibilità di segnalazione o tutela da parte dell'utente;

   a tutela degli utenti, sono stati adottati importanti interventi normativi, tra cui la legge 11 gennaio 2018, n. 5, che ha riformato e ampliato il Registro pubblico delle opposizioni, estendendone l'applicabilità anche alle numerazioni mobili e prevedendo precisi obblighi in capo agli operatori di call center, tra cui quello di rendere sempre visibile il numero identificativo della linea chiamante, in conformità all'articolo 7, comma 4, lettera b), del Codice in materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo n. 196 del 2003);

   in risposta a tali criticità, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha recentemente adottato la delibera n. 106/25/CONS, approvata il 19 maggio 2025, che impone agli operatori telefonici l'obbligo di bloccare le chiamate provenienti dall'estero che utilizzano indebitamente numerazioni italiane, al fine di contrastare il fenomeno dello spoofing e tutelare gli utenti da truffe, raggiri e telemarketing illegale;

   tale regolamento prevede l'implementazione di un filtro tecnico avanzato, che diverrà obbligatorio a partire dal 1° luglio 2025, con l'obiettivo di impedire che chiamate internazionali appaiano come provenienti da numeri italiani, dissimulando la reale identità del mittente;

   nonostante tali previsioni, numerosi cittadini continuano a ricevere chiamate indesiderate e ingannevoli, con modalità che violano la normativa vigente in materia di privacy e trasparenza –:

   se il Governo intenda promuovere ulteriori iniziative normative per tutelare in modo più incisivo i consumatori nel settore delle comunicazioni elettroniche, anche attraverso misure di semplificazione dell'accesso al Registro delle opposizioni, campagne di sensibilizzazione sui diritti degli utenti e l'introduzione di meccanismi di certificazione e requisiti tecnici per l'autorizzazione dei call center.
(4-05072)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GNASSI, BAKKALI, DE MARIA, DE MICHELI, GUERRA, MALAVASI, MEROLA, ANDREA ROSSI e VACCARI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   con nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – dipartimento per le infrastrutture e le reti di trasporto, direzione generale per le strade e la sicurezza delle infrastrutture – del 16 maggio 2025 è stato comunicato alle province e alle città metropolitane, Upi e Anci una ulteriore decurtazione delle risorse assegnate per la manutenzione straordinaria della viabilità con il decreto n. 101 del 2022;

   ai tagli stabiliti dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207 «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027» per 20 milioni per l'anno 2025, 15 milioni per l'anno 2026, e 275 milioni per l'anno 2029, si aggiunge l'ulteriore riduzione di risorse pari a 175 milioni per gli anni 2025 e 2026 stabilita con il decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15;

   lo stanziamento di 275 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2034 disposto dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205, «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020» viene ridotto complessivamente di 195 milioni per il 2025, 190 milioni per il 2026 e 275 milioni per il 2029;

   dai territori è scattato immediato l'allarme per le conseguenze di questi tagli ad investimenti per la messa in sicurezza e l'efficientamento delle strade, in particolare per la prosecuzione dei lavori di cantieri concordati con il Ministero finalizzati a garantire gli unici collegamenti nelle vallate delle aree interne, già colpite, in alcuni casi, da noti eventi alluvionali e calamitosi;

   per le province della regione Emilia-Romagna vengono meno dal 50 al 70 per cento delle risorse originariamente stanziate. A titolo esemplificativo la provincia di Rimini perderà 2,5 milioni fra il 2025 e il 2026 e di 4,5 milioni nel triennio 2025-2028 –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere per assicurare un adeguato finanziamento della manutenzione straordinaria delle strade provinciali e delle città metropolitane, funzionale a garantire la sicurezza stradale e la piena fruibilità delle stesse da parte dei cittadini.
(5-03993)


   BAKKALI, BARBAGALLO, CASU, GHIO e MORASSUT. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato dall'Unione delle province d'Italia (Upi), la legge di bilancio e il decreto «milleproroghe» hanno comportato una riduzione complessiva di 1,7 miliardi di euro delle risorse già assegnate a province e città metropolitane per la messa in sicurezza e l'efficientamento di circa 120.000 chilometri di rete viaria;

   come sottolineato dai presidenti delle province italiane, la riduzione si attesta al 50 per cento su tutti i fondi fino al 2029 e a quasi la stessa percentuale per le risorse che erano state assegnate alle province dal 2030 al 2036;

   l'Unione delle province italiane ha sollecitato il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ad aprire un tavolo di crisi per affrontare la situazione e ripristinare almeno i 385 milioni di euro previsti per il biennio 2025-2026;

   la direzione generale per le strade e la sicurezza delle infrastrutture stradali – Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con nota del 16 maggio 2025, indirizzata alle province e città metropolitane, all'Unione province italiane e all'Associazione nazionale dei comuni italiani ha al riguardo precisato che «in assenza di ulteriori disposizioni, suddette variazioni configurano una riduzione pro quota delle risorse assegnate ai singoli interventi. Nelle more della definizione di un nuovo piano di riparto si rappresenta l'esigenza di escludere l'assunzione di impegni che non trovano copertura nelle risorse attualmente disponibili. La scrivente direzione generale si riserva di verificare la fattibilità di proposte di rimodulazione di spesa che dovessero pervenire dalle associazioni di rappresentanza degli enti territoriali in indirizzo» –:

   quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati per evitare che un taglio come quello sopra ricordato causi gravi danni alla sicurezza delle strade provinciali del nostro Paese, e se intendano agire, sempre per quanto di competenza, per ripristinare i fondi inizialmente previsti allo scopo.
(5-03994)


   MEROLA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   con nota del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – dipartimento per le infrastrutture e le reti di trasporto, direzione generale per le strade e la sicurezza delle infrastrutture – del 16 maggio 2025 è stato comunicato alle province e alle città metropolitane, Upi e Anci una ulteriore decurtazione delle risorse assegnate per la manutenzione straordinaria della viabilità con il decreto n. 101 del 2022;

   ai tagli stabiliti dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207 «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027» per 20 milioni di euro per l'anno 2025, 15 milioni di euro per l'anno 2026, e 275 milioni di euro per l'anno 2029, si aggiunge l'ulteriore riduzione di risorse pari a 175 milioni di euro per gli anni 2025 e 2026 stabilita con il decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2025, n. 15;

   lo stanziamento di 275 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2034 disposto dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205, «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020» viene ridotto complessivamente di 195 milioni di euro per il 2025, 190 milioni di euro per il 2026 e 275 milioni di euro per il 2029;

   dai territori è scattato immediato l'allarme per le conseguenze di questi tagli ad investimenti per la messa in sicurezza e l'efficientamento delle strade, in particolare per la prosecuzione dei lavori di cantieri concordati con il Ministero interrogato finalizzati a garantire gli unici collegamenti nelle vallate delle aree interne, già colpite, in alcuni casi, da noti eventi alluvionali e calamitosi;

   per le province della regione Emilia-Romagna vengono meno dal 50 al 70 per cento delle risorse originariamente stanziate. A titolo esemplificativo la provincia di Bologna perderà circa 6,9 milioni di euro fra il 2025 e il 2026 rispetto i 9,8 milioni di euro stanziati con una riduzione di circa il 70 per cento e circa 11,8 milioni di euro nel triennio 2025-2028 rispetto i 24,5 milioni di euro stanziati con una riduzione di circa il 48 per cento –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere per assicurare un adeguato finanziamento della manutenzione straordinaria delle strade provinciali e delle città metropolitane, funzionale a garantire la sicurezza stradale e la piena fruibilità delle stesse da parte dei cittadini.
(5-03995)


   GHIO e PANDOLFO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nel corso dell'assemblea nazionale delle province tenutasi il 15 maggio, è stato evidenziato come i recenti tagli introdotti dalla legge di bilancio e dal decreto «milleproroghe», per un ammontare complessivo di 1,7 miliardi di euro, stiano compromettendo in modo significativo la sicurezza della rete stradale provinciale. Si tratta di risorse che erano già state assegnate a province e città metropolitane, destinate a investimenti urgenti per la messa in sicurezza delle infrastrutture;

   i fondi in questione erano vincolati principalmente a interventi di rifacimento delle pavimentazioni stradali, senza però considerare l'insieme delle criticità strutturali che affliggono molte arterie, come frane, dissesti idrogeologici, ponti ammalorati, barriere di protezione e altri manufatti stradali ormai obsoleti;

   dai territori è arrivata una forte preoccupazione per le ricadute di questi tagli sui lavori già pianificati, che rischiano di essere sospesi o cancellati, con un impatto diretto sulla sicurezza della circolazione, specie in aree dove le condizioni delle strade sono già oggi precarie;

   in Liguria, ad esempio, si registra una drastica riduzione delle risorse disponibili per gli anni 2025-2026: dai 16,1 milioni inizialmente previsti si scende a 4,8 milioni, con un taglio netto di 11,3 milioni; estendendo l'analisi al triennio 2025-2028, il finanziamento complessivo passa da 137,5 milioni a 66 milioni, con una riduzione di ben 71,5 milioni;

   la città metropolitana di Genova, responsabile di circa 850 chilometri di strade, ha visto ridursi lo stanziamento previsto da 7,330 milioni a 2,199 milioni, con un taglio di 5,131 milioni;

   la mancanza di risorse adeguate per la manutenzione straordinaria mette a rischio la funzionalità di molte tratte viarie, con conseguenze gravi sulla mobilità dei cittadini, sul trasporto delle merci e, più in generale, sulla competitività del tessuto produttivo locale. Inoltre, si rischia di compromettere le funzioni essenziali affidate agli enti locali, con ricadute dirette su imprese e residenti;

   va sottolineato, infine, che la rete viaria provinciale in Liguria rappresenta l'ossatura principale della mobilità interna, e un intervento tardivo o insufficiente potrebbe aggravare ulteriormente un sistema già fragile. A ciò si aggiunge il problema dei tagli per l'anno 2025, comunicati a esercizio già avviato, quando molte amministrazioni avevano già avviato progettazioni, bandito gare d'appalto o persino avviato i cantieri –:

   quali siano le motivazioni alla base dei tagli lineari alle risorse destinate alla manutenzione straordinaria delle strade provinciali;

   quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare per assicurare un adeguato livello di finanziamento, al fine di garantire la sicurezza e la piena percorribilità della rete stradale provinciale, con particolare riferimento alla situazione della Liguria e, in particolare, della città metropolitana di Genova.
(5-03996)


   RUFFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   a gennaio 2024 ha formalmente acquisito piena efficacia la disciplina in tema di digitalizzazione prevista dal nuovo Codice dei contratti pubblici riferita a tutte le procedure di affidamento;

   l'applicazione della disciplina relativa alla digitalizzazione ha richiesto a stazioni appaltanti ed enti concedenti la necessità di cambiare le modalità di svolgimento delle procedure di gara, imponendo loro l'utilizzo di piattaforme di approvvigionamento digitale certificate e interoperabili;

   a tal fine l'Anac, mediante la delibera n. 582 del 2023 «Adozione comunicato relativo avvio processo digitalizzazione», adottata d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, aveva avvisato le stazioni appaltanti che: «la richiesta di CIG per procedure assoggettate al decreto legislativo n. 36 del 2023, pubblicate a partire dal 1° gennaio 2024, avviene attraverso le piattaforme di approvvigionamento digitale certificate mediante interoperabilità con i servizi erogati dalla PCP attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND)». Quindi, da gennaio 2024, le stazioni appaltanti non hanno più dovuto acquisire il codice identificativo di gara per nessun importo tramite interfaccia Anac ma solamente attraverso le piattaforme di approvvigionamento digitali;

   per i primi giorni del 2024 effettivamente l'Anac non ha consentito più l'acquisizione di Cig tramite la propria interfaccia. Ciò ha determinato una paralisi dei micro acquisti per le piccole stazioni appaltanti, non essendo ancora in grado di utilizzare le piattaforme. A seguito di ciò, l'Anac emanò un comunicato nel quale si disponeva che: «l'Autorità, al fine di favorire le Amministrazioni nell'adeguarsi ai nuovi sistemi che prevedono l'utilizzo delle piattaforme elettroniche e garantire così un migliore passaggio verso l'amministrazione digitale, sentito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ritiene in ogni caso necessario chiarire che allo scopo di consentire lo svolgimento delle ordinarie attività di approvvigionamento in coerenza con gli obiettivi della digitalizzazione, l'utilizzo dell'interfaccia web (...) sarà disponibile anche per gli affidamenti diretti di importo inferiore a 5.000 euro fino al 30 settembre 2024»;

   a giugno 2024, l'Anac ha ulteriormente prorogato fino al 31 dicembre 2024 la possibilità di utilizzare l'interfaccia web per gli affidamenti diretti di importo inferiore a euro 5.000 e ha fatto altrettanto lo scorso 31 dicembre 2024 prorogando la possibilità fino al 30 giugno 2025;

   a partire dal 1° luglio 2025, a meno che l'Autorità non decida un'ulteriore proroga, non sarà più ammesso il ricorso all'interfaccia web per le fattispecie per cui è prevista la digitalizzazione –:

   se non intenda attivarsi, anche attraverso iniziative di carattere normativo, affinché, nell'immediato, sia prevista un'ulteriore proroga per l'utilizzo dell'interfaccia web descritta in premessa e, nel lungo periodo, questa possibilità sia resa strutturale soprattutto per i piccoli comuni.
(5-03997)


   GHIO, PANDOLFO e PASTORINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il Progetto Terzo Valico dei Giovi consiste nella realizzazione di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità e capacità, concepita per potenziare i collegamenti tra il sistema portuale ligure, le principali direttrici ferroviarie del Nord Italia e il resto d'Europa. Si tratta di un'infrastruttura strategica di rilevanza nazionale, finalizzata a migliorare la competitività della logistica, favorendo uno scambio più rapido delle merci e una maggiore integrazione tra i diversi sistemi di trasporto;

   il principale beneficiario dell'opera sarà il sistema portuale di Genova, che potrà disporre di un collegamento ferroviario dedicato al traffico merci. Questo consentirà una significativa riduzione dei tempi di transito, aumentando l'efficienza della logistica portuale e, al contempo, potenziando la rete ferroviaria locale grazie a infrastrutture più moderne e performanti;

   più in generale, la nuova linea ferroviaria permetterà di rendere più efficienti i collegamenti tra Genova e le principali città del Nord Italia, riducendo sensibilmente i tempi di percorrenza e garantendo servizi più affidabili. Ad esempio, si prevede una considerevole riduzione della durata del viaggio sulla tratta Genova-Milano, mentre quella Genova-Torino sarà percorribile in circa un'ora. Per il collegamento Genova-Venezia, si stimano tempi di percorrenza intorno alle tre ore;

   il costo complessivo dell'opera è stimato in circa dieci miliardi di euro, di cui circa quattro miliardi stanziati attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Tali fondi sono fondamentali per il completamento dell'infrastruttura, ma soggetti al rispetto delle tempistiche previste dal Piano;

   secondo quanto emerso dall'ultima proposta di revisione del PNRR, presentata dal Ministro per gli affari europei, Tommaso Foti, in Parlamento, sembrerebbe che sia in corso una rimodulazione dei fondi, che potrebbe mettere a rischio il futuro del cantiere. In particolare, tale proposta prevede un taglio dei chilometri finanziati attraverso il PNRR, con la conseguente necessità di individuare nuove e diverse fonti di finanziamento;

   in sede di comunicazioni del Governo in ordine alla revisione del PNRR alla Camera, il Ministro per gli affari europei, Tommaso Foti, ha affermato che la situazione del progetto è sotto controllo, e ha annunciato l'avvio imminente di 10 dei 12 fronti di scavo, grazie a una nuova tecnologia interamente italiana –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza del depennamento dei fondi PNRR previsto dalla proposta di revisione e, in caso affermativo, quali iniziative intenda adottare per compensare i tagli, anche attraverso il ricorso ad altre fonti di finanziamento;

   se la conclusione dei lavori del Terzo Valico sia tuttora prevista entro la data del 30 giugno 2026, come indicato nel cronoprogramma originario, oppure se, anche a causa delle numerose criticità di natura geologica emerse nei cantieri, sia ipotizzabile uno slittamento dei tempi, con conseguente rischio di compromettere l'accesso ai fondi del PNRR.
(5-04000)


   CASU. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   mercoledì 21 maggio 2025 si è verificata l'ennesima giornata di gravi disagi per gli utenti del servizio ferroviario, in particolare per i pendolari romani;

   infatti, un guasto verificatosi nel Nodo di Roma, all'altezza della stazione Tuscolana verso le ore 7.00, ha causato il blocco della circolazione ferroviaria tra le stazioni di Tiburtina e Ostiense, che è proseguito per tutta la giornata;

   il guasto ha avuto conseguenze negative a cascata su tutta la rete ferroviaria regionale del Lazio, con ritardi significativi, superiori ai 90 minuti anche su altre linee, in particolare nelle stazioni di Valle Amelia, San Pietro e in quelle a nord di Roma come Fara Sabina, Poggio Mirteto e Cesano;

   numerosi utenti hanno, inoltre, segnalato l'assenza di servizi sostitutivi, informazioni e di assistenza adeguata, mentre molti pendolari sono stati costretti a rimanere per diverse ore a bordo dei convogli fermi;

   dai dati rilevati dall'interrogante, il bilancio complessivo della giornata ha portato alla cancellazione di oltre 110 treni regionali con un totale di oltre 170 treni coinvolti tra cancellati e parzialmente cancellati, con treno peggiore 20397 da Orte che ha visto un ritardo di ben 197 minuti. Il ritardo accumulato sull'intera rete dei treni regionali ammonta a oltre 25 mila minuti;

   non si tratta di episodi isolati: dal periodo estivo del 2024, infatti, il sistema ferroviario nazionale è contrassegnato da disservizi sempre più frequenti e gravi, che riguardano il numero e la durata delle interruzioni, la scarsa efficacia nella comunicazione delle informazioni e le gravi carenze nell'assistenza ai passeggeri, costretti a subire disagi in maniera pressoché quotidiana –:

   se il Ministro interrogato intenda, per quanto di competenza, chiarire il numero di treni coinvolti e di minuti di ritardo accumulati insieme alle cause dei disservizi e dei disagi sopra ricordati e quali iniziative di competenza urgenti intenda adottare per garantire un'efficace informazione ai passeggeri, un'assistenza adeguata e un potenziamento dei servizi sostitutivi, al fine di prevenire il ripetersi di situazioni tanto gravi quanto inaccettabili.
(5-04001)


   ROGGIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   la società Simico (Società infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A.), partecipata dallo Stato e dalle regioni interessate dalle Olimpiadi, ha il compito di attuare e monitorare numerosi interventi strategici in vista dei Giochi olimpici invernali 2026;

   tra le opere in questione vi è la realizzazione del parcheggio interrato «Mottolino» nel comune di Livigno (Sondrio), per un importo di circa 32 milioni di euro;

   alcune aziende, tra cui l'impresa M@xol s.r.l. per circa euro 500 mila, risultano tuttora non pagate per lavori e forniture eseguite, nonostante la suddetta M@xol abbia emesso decreto ingiuntivo esecutivo e vari solleciti inviati a Simico, al responsabile unico di progetto incaricato e agli altri soggetti coinvolti, senza aver mai ricevuto riscontro;

   da fonti di stampa locali (la provincia di Lecco del 18 maggio 2025 pagina 27, la provincia di Sondrio, 22 maggio 2025, pagina 21) si apprende che anche la ditta bresciana Pergeo srl ha denunciato pubblicamente il mancato pagamento di lavori eseguiti a Livigno, per un credito di circa 200.000 euro;

   anche in questo secondo caso, l'impresa afferma di aver svolto interventi regolarmente approvati e rendicontati, ma di non aver ricevuto quanto dovuto, pur avendo lavorato per un'opera inserita tra le infrastrutture collegate ai Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026 –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione descritta e, in relazione a ciò, quali siano le responsabilità di Simico nella gestione del cantiere e nel controllo dei flussi di pagamento verso i fornitori;

   se e quali iniziative di competenza, anche nell'ambito dei poteri di vigilanza, siano state attivate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, anche in relazione alla regolarità nella gestione dei fondi stanziati e alle segnalazioni inoltrate ad ANAC;

   quali iniziative di competenza intenda attivare il Governo per garantire trasparenza, tutela dei creditori e corretto impiego delle risorse pubbliche in questo e in altri cantieri olimpici.
(5-04002)


   BAKKALI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato dall'Unione delle province d'Italia (Upi), la legge di bilancio e il decreto Milleproroghe hanno comportato una riduzione complessiva di 1,7 miliardi di euro delle risorse già assegnate a province e città metropolitane per la messa in sicurezza e l'efficientamento di circa 120.000 chilometri di rete viaria;

   come sottolineato dai presidenti delle province italiane, la riduzione si attesta al 50 per cento su tutti i fondi fino al 2029 e a quasi la stessa percentuale per le risorse che erano state assegnate alle province dal 2030 al 2036;

   l'Unione delle province italiane ha sollecitato il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ad aprire un tavolo di crisi per affrontare la situazione e ripristinare almeno i 385 milioni di euro previsti per il biennio 2025-2026;

   la direzione generale per le strade e la sicurezza delle infrastrutture stradali – Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con nota del 16 maggio 2025, indirizzata alle province e città metropolitane, all'Unione province italiane e all'associazione nazionale dei comuni italiani ha al riguardo precisato che «In assenza di ulteriori disposizioni, suddette variazioni configurano una riduzione pro quota delle risorse assegnate ai singoli interventi. Nelle more della definizione di un nuovo piano di riparto si rappresenta l'esigenza di escludere l'assunzione di impegni che non trovano copertura nelle risorse attualmente disponibili. La scrivente direzione generale si riserva di verificare la fattibilità di proposte di rimodulazione di spesa che dovessero pervenire dalle associazioni di rappresentanza degli enti territoriali in indirizzo»;

   particolarmente pesante risulta essere il taglio per quel che riguarda la provincia di Ravenna, che deve gestire oltre 800 chilometri di viabilità, e avrebbe dovuto avere 5 milioni e 743 mila euro per gli anni 2025 e 2026, invece ne avrà solo 1,7, con una perdita lineare di 4 milioni;

   inoltre, per il periodo 2025-2028 le risorse stanziate per il Ravennate scendono a 7 milioni e 466 mila euro, invece dei 14 milioni e 358 mila euro previsti, con un taglio di quasi 6,9 milioni;

   questa decisione non potrà che mandare ancora più di quanto già oggi non accada la sicurezza della viabilità provinciale, tenendo conto anche del fatto che l'ente provincia non può quindi supplire ai tagli previsti –:

   quali iniziative di competenza intendano intraprendere i Ministri interrogati per evitare che un taglio come quello sopra ricordato causi gravi danni alla sicurezza delle strade provinciali, con particolare attenzione all'area indicata in premessa, e se intendano agire, sempre per quanto di loro competenza, per ripristinare i fondi inizialmente previsti allo scopo.
(5-04006)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BENZONI e RUFFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la provincia di Brescia ha reso noto di aver subito un taglio drastico nei trasferimenti statali destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade provinciali, con una decurtazione di oltre 3 milioni di euro, pari a circa il 70 per cento dei fondi precedentemente assegnati, riducendo da 4,2 a 1,2 milioni di euro le risorse disponibili per l'anno 2025;

   tale riduzione, decisa dal Governo nell'ambito della ripartizione dei fondi statali per le infrastrutture viarie provinciali, mette sicuramente a rischio la sicurezza degli utenti della strada, soprattutto in un contesto complesso come quello della provincia bresciana, la quale comprende aree montane quali la Valtrompia, la Valcamonica, la Valvestino, l'Alta Valsabbia e i grandi laghi di Garda, Iseo e Idro;

   la provincia avrebbe più volte segnalato, anche in sede Anci e Upi, l'inadeguatezza dei criteri utilizzati nella distribuzione dei fondi, che sembrano penalizzare i territori estesi e complessi e privilegiare invece i piccoli enti in cui le funzioni relative alla viabilità sono limitate o residuali;

   oltre agli aspetti di equità territoriale, desta forte preoccupazione anche la tempistica dell'annuncio, giunto in una fase avanzata dell'anno finanziario e senza un congruo preavviso, costringendo le amministrazioni locali a una revisione forzata delle previsioni di bilancio e dei piani di intervento manutentivo già programmati;

   la manutenzione della rete stradale secondaria non è un'esigenza meramente tecnica, ma una condizione imprescindibile per la sicurezza della circolazione, per la tenuta dei collegamenti intercomunali, nonché per la competitività economica e turistica dei territori interessati;

   analoga situazione si presenta nella provincia di Bergamo, dove si è registrata una riduzione del 70 per cento delle risorse ministeriali, comportando la sospensione dell'intero iter delle manutenzioni straordinarie previste per l'anno in corso, con la conseguente impossibilità di riqualificare 50 km di strade, potendo ora intervenire solo su 17 km, nonostante i progetti fossero già approvati e pronti per essere cantierati;

   in particolare, per il biennio 2025-2026 la provincia di Bergamo riceverà soltanto 3,6 milioni di euro a fronte degli 8,4 milioni assegnati nel triennio precedente, con un taglio netto di 4,8 milioni, situazione che ha già bloccato interventi essenziali su 27 arterie provinciali distribuite nelle valli Brembana, Imagna, Seriana, Cavallina, Calepio e nella Bassa pianura bergamasca, esponendo i territori a gravi rischi infrastrutturali e ambientali –:

   quali iniziative urgenti, per quanto di competenza il Ministro interrogato intenda adottare al fine di ripristinare una quota adeguata di risorse in tutte le province italiane interessate dalle riduzioni, in modo tale da garantire la prosecuzione degli interventi manutentivi essenziali in un territorio ad alta fragilità e con elevate esigenze infrastrutturali, anche attivandosi direttamente per rivedere i criteri di riparto delle risorse così da assicurare un trattamento equo agli enti locali in relazione alla reale estensione della rete viaria gestita e alla complessità infrastrutturale dei territori.
(4-05066)


   RUFFINO e BENZONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la regione Piemonte, con le sue otto province – Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli – e la città metropolitana di Torino, ha subito un drastico taglio nei trasferimenti statali destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade provinciali e metropolitane, con una decurtazione fino al 70 per cento delle risorse rispetto agli anni precedenti;

   tali riduzioni, decise dal Governo nell'ambito della ripartizione dei fondi statali per le infrastrutture viarie locali, compromettono seriamente la sicurezza della circolazione stradale, soprattutto in un territorio eterogeneo e complesso come quello piemontese, caratterizzato da ampie zone montane e collinari, aree interne e rurali, centri urbani e distretti industriali, che richiedono una rete stradale efficiente e sicura per garantire coesione territoriale e sviluppo economico;

   gli amministratori hanno segnalato l'inadeguatezza dei criteri attualmente utilizzati per la distribuzione delle risorse, che appaiono penalizzanti per i territori estesi e morfologicamente complessi;

   oltre ai profili di equità territoriale, si rileva la criticità del momento in cui tali tagli sono stati comunicati, ovvero in una fase avanzata dell'anno finanziario, senza congruo preavviso, con la conseguente necessità per le amministrazioni locali di rivedere urgentemente i bilanci e sospendere interventi già programmati e in alcuni casi già progettati e cantierabili;

   la manutenzione della rete stradale secondaria e provinciale rappresenta una condizione imprescindibile non solo per la sicurezza degli utenti, ma anche per la continuità dei collegamenti intercomunali, la gestione dei servizi essenziali, e la competitività economica, logistica e turistica di vaste aree del Piemonte;

   le province di Cuneo, Biella, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola, Alessandria, Asti, Novara e la città metropolitana di Torino risultano tutte fortemente penalizzate da tali riduzioni, con interventi di manutenzione straordinaria bloccati o rinviati, arterie stradali fondamentali lasciate senza adeguati investimenti e territori interi esposti a gravi rischi infrastrutturali, ambientali sociali –:

   quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, il Ministro interrogato intenda adottare al fine di ripristinare una quota adeguata di risorse per tutte le province piemontesi e per la città metropolitana di Torino, garantendo la prosecuzione degli interventi manutentivi essenziali in un territorio caratterizzato da alta fragilità infrastrutturale e da elevate esigenze viarie;

   se il Governo intenda attivarsi per una revisione dei criteri di riparto delle risorse statali destinate alla viabilità provinciale e metropolitana, così da assicurare un trattamento equo e proporzionato agli enti locali in relazione alla reale estensione della rete viaria gestita, alla complessità infrastrutturale e alla morfologia dei territori amministrati.
(4-05067)


   ILARIA FONTANA e ALFONSO COLUCCI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   con la legge di bilancio 2024 e il successivo decreto «milleproroghe», il Governo ha disposto una drastica riduzione dei fondi destinati alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade provinciali, stimata in circa il 70 per cento del totale delle risorse;

   per la sola regione Lazio, la dotazione finanziaria per il biennio 2025-2026 passa da 38.729.606 euro a 11.618.882 euro, con un taglio netto pari a 27.110.724 euro;

   per il quadriennio 2025-2028, si registra una diminuzione complessiva di oltre 46 milioni di euro, passando da 96.824.016 a 50.348.488 euro;

   le province laziali risultano fortemente penalizzate, come da stime dell'Unione province d'Italia (UPI):

    Frosinone: da 6.448.720 a 1.934.616 euro;

    Latina: da 5.177.273 a 1.553.179 euro;

    Rieti: da 3.559.503 a 1.067.851 euro;

    Viterbo: da 5.017.860 a 1.505.358 euro;

    Roma: da 18.526.260 a 5.557.858 euro;

   tale decisione impatta gravemente sulla sicurezza della circolazione, sulla tenuta strutturale di ponti e viadotti, e sulla vivibilità di interi territori, specie nelle aree interne e montane;

   si rileva a giudizio dell'interrogante l'assenza di un piano alternativo di finanziamento e un colpevole silenzio da parte degli esponenti della maggioranza parlamentare, in particolare proprio nei territori interessati;

   considerato che l'articolo 14 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada) stabilisce che gli enti proprietari delle strade hanno l'obbligo di provvedere alla manutenzione, al controllo tecnico della loro efficienza e alla gestione sia delle infrastrutture viarie, delle pertinenze e della relativa segnaletica, affinché sia garantita la sicurezza degli utenti;

   l'articolo 19 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico degli enti locali) prevede che le province esercitino funzioni fondamentali in materia di gestione e manutenzione delle reti stradali provinciali. Tali funzioni imprescindibili non possono essere compromesse da riduzioni circa le spettanti dotazioni finanziarie;

   l'articolo 1, comma 85, della legge 7 aprile 2014, n. 56 stabilisce che tra le funzioni fondamentali attribuite alle province rientrano espressamente la pianificazione, gestione e manutenzione della rete viaria provinciale, ponendo specifiche responsabilità istituzionali in capo agli enti provinciali stessi –:

   quali siano i criteri che hanno portato al taglio dei fondi per la manutenzione delle strade provinciali;

   se siano previsti futuri interventi volti a finanziare le carenze strutturali derivanti dai tagli riportati in premessa, o eventuali programmi straordinari di manutenzione.
(4-05080)


   EVI e ROGGIANI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il 9 ottobre 2024 la società Apl Autostrada pedemontana lombarda ha pubblicato l'avviso di avvio della procedura di proroga della dichiarazione di pubblica utilità in scadenza a gennaio 2024, dichiarazione necessaria all'avvio dei lavori e soprattutto per l'esecuzione degli espropri di terreni e proprietà situati lungo il percorso interessato dai lavori;

   per l'attuale richiesta di proroga, sono state avviate due distinte procedure: una relativa alle tratte B2 e C e un'altra relativa alla tratta D;

   nel documento di richiesta da parte di Apl si cita la «tratta D» senza ulteriori specificazioni, come da progetto definitivo approvato nel 2009 dal Cipe e inviato alla Bei per la richiesta di finanziamento. Tuttavia è noto che i vertici di Apl da tempo si riferiscono alla tratta D nella versione «D breve»;

   la Variante D-breve si configura quale variante al progetto definitivo della tratta D dell'Autostrada pedemontana, approvato dal Cipe con delibera n. 97 del 2009;

   i cantieri della Pedemontana relativi alle tratte B2 e C, gli unici avviati, stanno già devastando habitat naturali preziosi, cancellando boschi, prati e zone umide. È pertanto necessario che sia effettuato un adeguato monitoraggio della fauna selvatica come previsto dalla Valutazione di impatto ambientale (Via);

   in Lombardia vivono oltre 143 specie di uccelli, più di 90 specie tra mammiferi, rettili e anfibi. In queste settimane, ruspe e recinzioni stanno distruggendo aree vitali per la nidificazione, la presenza di tane, il risveglio dal letargo e la riproduzione di numerose specie. Un ecosistema ricco e fragile, che rischia di essere cancellato per sempre;

   Greenpeace, Enpa, Lav, Lac e comitati locali hanno avviato le prime passeggiate di monitoraggio nei boschi della tratta B2-C, documentando gravi criticità: disboscamenti già avvenuti in aree recintate senza che sia stato reso pubblico alcun monitoraggio faunistico preventivo, come previsto dalla Via;

   i lavori della variante D-breve non sono stati ancora avviati;

   ancora una volta le incertezze sul piano realizzativo unitamente alle ricadute prevedibili sul territorio inducono ad un ripensamento sull'utilità e la necessità di quest'opera –:

   quale sia lo stato di avanzamento dell'opera di cui in premessa e il relativo cronoprogramma, in relazione ad ogni singola tratta (tratte B2 e C e tratta D);

   se intendano adottare iniziative di competenza per la sospensione immediata dei cantieri nelle aree ancora verdi, fino all'effettiva esecuzione del monitoraggio faunistico, con la partecipazione di esperti, associazioni e comunità scientifica al fine di renderne pubblici i dati;

   se intendano adottare protocolli di tutela degli habitat già distrutti nei tratti già cantierizzati;

   quali misure urgenti di mitigazione intendano adottare quali la creazione di corridoi ecologici temporanei per favorire il raggiungimento di zone franche, salvataggio della fauna eventualmente presente, reimpianto di alberi autoctoni in grado di rigenerare il bosco;

   se intendano confermare la realizzazione dell'opera, dato il notevole impatto ambientale e socioeconomico sui territori e, in caso affermativo, se intendano garantire maggiori compensazioni economiche e ambientali e, al contempo, che i progetti compensativi vengano realizzati direttamente dalla società Autostrada pedemontana lombarda.
(4-05081)

INTERNO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   LAI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la legge 6 ottobre 2017, n. 158, reca «Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni» e, in particolare, l'articolo 3, comma 6, ai sensi del quale il Presidente del Consiglio dei ministri con proprio decreto individua «i progetti da finanziare sulla base del Piano di cui al comma 2 e dei suoi successivi aggiornamenti, assicurando, per quanto possibile, un'equilibrata ripartizione delle risorse a livello regionale e priorità al finanziamento degli interventi proposti da comuni istituiti a seguito di fusione o appartenenti a unioni di comuni»;

   il Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con proprio decreto, ripartisce le risorse del fondo di cui al comma 1 del medesimo articolo 3 della legge 6 ottobre 2017, n. 158;

   con il decreto del Ministro dell'interno 10 agosto 2020 adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della predetta legge n. 158 del 2017, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, sentito l'Istat, sono stati definiti i parametri occorrenti per la determinazione delle tipologie dei comuni che possono beneficiare dei contributi del «Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni» di cui all'articolo 3 della medesima legge n. 158 del 2017;

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 luglio 2021 adottato ai sensi dell'articolo 1, comma 5, della legge 6 ottobre n. 158 del 2017, sono stati individuati i «piccoli comuni» che rientrano nelle tipologie di cui all'articolo 1, comma 2, della medesima legge, secondo i parametri definiti con il predetto decreto del Ministro dell'interno del 10 agosto 2020;

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 maggio 2022, adottato ai sensi dell'articolo 3, comma 2, della precitata legge 6 ottobre 2017, n. 158, è stato predisposto il «Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni», adottato all'esito dell'intesa in sede Conferenza Unificata del 2 dicembre 2021, repertorio n. 196/CU;

   con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 agosto 2024 – Piano nazionale per riqualificazione dei piccoli comuni – è stata approvata la graduatoria degli enti ammessi al finanziamento e l'elenco degli enti esclusi;

   la graduatoria di cui sopra ricomprende: a) nr. 1.179 progetti ritenuti ammissibili e finanziabili, ordinati secondo le modalità previste dall'articolo 7, commi 4 e 5, del bando e individuati in base al nome dell'ente proponente e al Cup, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 maggio 2022, fermi restando i limiti di capienza e il più efficiente impiego delle risorse disponibili; b) nr. 1.459 progetti non ammessi alla procedura ed elencati in ordine alfabetico in base al nome dell'ente proponente;

   pubblicata la graduatoria risulta all'interrogante che alcuni comuni, i cui progetti sono risultati ammissibili e finanziabili, non hanno ricevuto dal Ministero alcuna comunicazione ufficiale in ordine all'assegnazione dei contributi e tantomeno alle procedure e alla tempistica di erogazione;

   i piccoli comuni hanno la necessità di avere certezze sulle loro disponibilità economiche anche al fine di programmare le loro attività a chiusura dell'anno solare e alla vigilia di una nuova annualità amministrativa –:

   se il Ministro interrogato abbia consapevolezza del ritardo accumulato vista la firma del decreto in data 2 agosto 2024, e se intenda adottare iniziative volte ad accelerare le procedure per arrivare rapidamente alla erogazione del contributo, anche al fine di dare piena operatività ai progetti ritenuti ammissibili e finanziabili.
(5-04003)

Interrogazioni a risposta scritta:


   BARBAGALLO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   in provincia di Agrigento sono molte le strutture sociali di accoglienza di secondo livello operano da anni nell'ambito dell'accoglienza dei Minori stranieri non accompagnati (Msna), offrendo percorsi di inclusione e autonomia fondamentali per la stabilizzazione sociale di soggetti vulnerabili, che hanno superato la fase di prima accoglienza;

   a partire dall'entrata in vigore del decreto-legge 5 ottobre 2023 n. 133, convertito con modificazioni dalla legge n. 176 del 2023, queste strutture si trovano a fronteggiare gravi criticità di natura operativa, giuridica e finanziaria;

   il su citato decreto, concepito come provvedimento emergenziale per fronteggiare l'incremento dei flussi migratori e tutelare l'ordine pubblico, ha introdotto deroghe significative rispetto alla disciplina ordinaria dell'accoglienza dei Msna, prevista dalla legge n. 47 del 2017 («legge Zampa»);

   in particolare le cooperative lamentano che: da oltre dieci mesi non vengono disposti ordinari inserimenti nelle strutture di secondo livello, nonostante la permanenza di Msna nelle strutture di primo livello ben oltre i termini previsti;

   minori sedicenni vengono, in alcuni casi, collocati in strutture per adulti, in contrasto con quanto stabilito dal principio del superiore interesse del minore e dagli standard minimi di accoglienza, sanciti dalle convenzioni internazionali;

   l'articolo 5, del decreto-legge n. 133 del 2023, prevede la possibilità di deroga per «arrivi consistenti, multipli e ravvicinati», viene applicato in modo generalizzato, anche in assenza di effettive condizioni emergenziali;

   a tal proposito pare opportuno sottolineare che l'utilizzo indiscriminato del regime derogatorio, rischia di pregiudicare strutturalmente la funzione del sistema di accoglienza di secondo livello, svuotando, di fatto, le previsioni della normativa ordinaria;

   un ulteriore elemento critico, riguarda l'applicazione dell'articolo 13 della legge n. 47 del 2017 in materia di prosieguo amministrativo per i neomaggiorenni. Come noto, il prosieguo amministrativo consente ai giovani, che abbiano compiuto la maggiore età, di proseguire il proprio percorso d'inclusione sociale e lavorativa, permanendo nelle strutture di secondo livello, fino al compimento del 21° anno, sulla base di un progetto educativo individualizzato, approvato dal Tribunale per i minorenni;

   nella prassi, tuttavia molti giovani maggiorenni, pur autorizzati con decreto del tribunale, continuano a permanere per mesi presso le strutture gestite dalle cooperative in provincia di Agrigento, senza che i relativi enti locali provvedano al pagamento delle rette giornaliere dovute;

   inoltre, la mancata copertura finanziaria, mette a rischio la continuità dell'accoglienza e il corretto funzionamento delle strutture;

   si ricorda che la legge equipara, ai fini del trattamento, i neomaggiorenni autorizzati al prosieguo amministrativo ai Msna, prevedendo che possano permanere presso le stesse strutture che li hanno accolti da minorenni o essere inseriti in altre strutture della rete Sistema d'accoglienza e integrazione, con garanzia della continuità dei servizi offerti;

   a parere dell'interrogante, sarebbe opportuno prima di tutto un riesame urgente dell'applicazione del decreto-legge n. 133 del 2023, affinché le deroghe emergenziali siano applicate esclusivamente nei casi effettivamente straordinari, consentendo il ripristino degli inserimenti ordinari nelle strutture di secondo livello;

   sarebbe inoltre necessaria l'attivazione di un meccanismo rapido di pagamento delle rette giornaliere dovute alle strutture per i giovani autorizzati al prosieguo amministrativo, evitando l'interruzione dei servizi e la continuità dei percorsi d'integrazione;

   in Sicilia le comunità di seconda accoglienza stanno chiudendo tutte proprio perché le prefetture non mandano più ragazzi nelle cooperative di seconda accoglienza ma vengono affidati ai centri Sistema d'accoglienza e integrazione e Centro accoglienza straordinaria –:

   alla luce di quanto esposto in premessa, quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, intenda assumere per evitare la chiusura di queste realtà di accoglienza già esistenti e collaudate del Sud e in particolare della Sicilia dove si sono affrontati sacrifici enormi per dare un servizio di alta qualità sociale e di profonda umanità.
(4-05068)


   PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   nelle università italiane, il 40 per cento del personale ha un contratto precario, circa 22 mila assegnisti di ricerca e 7 mila e 500 ricercatori a tempo determinato di tipo A (RTD-A);

   il Fondo di finanziamento ordinario per l'anno 2024 ha subito un taglio di 173 milioni di euro, nonostante la legge 234 del 2021 prevedesse, a garanzia di un reclutamento straordinario, un aumento di 340 milioni di euro per lo stesso anno, di 100 milioni di euro nel biennio 2025-2026;

   il Ministero dell'economia e delle finanze non ha stanziato, per l'anno 2024, 300 milioni di euro necessari per l'aumento Istat del 4,8 per cento delle retribuzioni del personale strutturato, facendo ricadere l'onere dell'aumento sugli atenei, per l'anno 2024 e, per una cifra analoga, per l'anno 2025;

   la legge n. 207 del 2024 prevede tagli per l'università di 246 milioni di euro per l'anno 2025, 238 milioni di euro per l'anno 2026, 216 milioni di euro per l'anno 2027;

   la legge n. 207 del 2024 prevede altresì il limite del 75 per cento della spesa destinata al rinnovo del turnover del personale che va in pensione, mentre, nei prossimi tre anni, circa il 10 per cento dei professori ordinari e associati andrà in quiescenza;

   in un contesto già così drammatico, prima con il disegno di legge 1240, arenato in Senato agli inizi del corrente anno, poi con l'emendamento al decreto-legge n. 45 del 2025 a prima firma del senatore Occhiuto e approvato il 20 maggio in Commissione VII, il Ministero dell'università e della ricerca e la maggioranza stanno introducendo nuove tipologie contrattuali che aumentano la precarietà e comprimono le tutele del preruolo;

   le mobilitazioni delle Assemblee precarie universitarie (Apu), presenti in oltre 20 atenei del Paese, si susseguono dal mese di ottobre del 2024 e sono giunte sino allo sciopero dello scorso 12 maggio, proclamato da diverse sigle sindacali (Flc Cgil, Clap, Cobas, Usb e altre);

   le stesse Apu di Roma, per manifestare il proprio dissenso, in contemporanea con l'approvazione dell'emendamento Occhiuto in Commissione VII del Senato, nei pressi del Senato, pacificamente e sul marciapiede hanno effettuato un rapido flash mob;

   come riportato da organi stampa, i quali rinviano anche ai video sul profilo Instagram delle Apu di Roma, nonostante la natura pacifica e provvisoria del flash mob le Forze dell'ordine presenti sul posto hanno strappato con forza lo striscione, procedendo con identificazioni e intimidazioni –:

   se il Ministro interrogato, nell'ambito delle sue competenze, intenda intervenire onde evitare che possano ripetersi episodi del genere, considerando che anche una protesta non preavvisata, se non arreca intralcio al traffico, si svolge in modo pacifico e per un tempo estremamente limitato, pretende un atteggiamento più rispettoso delle ragioni dei manifestanti da parte delle forze dell'ordine, in nessun modo autorizzate ad intervenire con metodi rudi e intimidatori, nei confronti in questo caso di precari delle università italiane, che rappresentano il 40 per cento del personale, e che rischiano di perdere il posto di lavoro ed interrompere le ricerche e gli studi da cui si dedicano da anni.
(4-05074)


   GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   come riportato da varie fonti di stampa, Zakaria Nagda, 29 anni, marocchino, il 7 maggio 2025 ha aiutato la polizia a fermare l'autore di un furto;

   arrivato in Italia otto mesi fa dopo aver attraversato la Spagna e la Francia, Zakaria si guadagna da vivere montando i banchi del mercato in piazza della Vittoria, nel quartiere Madonna di Campagna, alla periferia nord di Torino;

   il furto è avvenuto nella notte, quando un uomo, anch'egli straniero, ha distrutto la vetrata del Carrefour express di via Vibò. Non appena arrivati sul posto, i poliziotti hanno scambiato il 29enne per l'autore del reato, ma lui non solo si è dichiarato estraneo ai fatti, ma ha anche indicato una macchina, sotto cui era nascosto il vero ladro. Alla fine, le forze dell'ordine hanno arrestato il rapinatore e hanno recuperato la merce rubata;

   quello che sembrava un bell'atto civico si è trasformato in una trappola e un ostacolo per la permanenza in Italia di Zakaria Nagda. Le forze dell'ordine sono tornate al mercato poco dopo e, nonostante le testimonianze di un collega italiano avessero definitivamente scagionato il 29enne dall'accusa di furto, Nagda è stato identificato e poi accompagnato all'ufficio immigrazione. Lì gli è stato notificato un decreto di espulsione;

   Nagda lavora ancora in prova, in nero, è impegnato due ore al mattino e due ore al pomeriggio, quando c'è da montare e smontare le postazioni di vendita del banco. Senza un contratto di lavoro non può chiedere il permesso di soggiorno, per questo non aveva ancora presentato la domanda;

   nonostante la sua condizione precaria Nagda non ha tergiversato nell'aiutare le forze dell'ordine. Se quella mattina non avesse avuto quello slancio civico ora non si sarebbe trovato in questa situazione;

   quindi, il ventinovenne, che non ha potuto chiedere il permesso di soggiorno perché non aveva un contratto di lavoro anche se in realtà lavorava, si ritrova con un foglio di via, mentre il datore di lavoro, che lo faceva lavorare senza contratto non avrà alcuna conseguenza;

   Zakaria Nagda, che a Torino vive come ospite da un amico, è incredulo, disperato, e non riesce a rassegnarsi;

   la storia di Zakaria Nagda è quella di tanti invisibili che vivono e lavorano nelle nostre città, che fanno la cosa giusta, ma si trovano schiacciati da un sistema incapace di riconoscere l'umanità prima della burocrazia –:

   se siano a conoscenza di quanto riportato in premessa e se non ritenga di dover adottare iniziative, per quanto di competenza, affinché si consenta a Zakaria Nagda di restare in Italia, di continuare a lavorare con un contratto di lavoro regolare e ricongiungersi con la moglie, attualmente in Marocco;

   se non si intendano attivare eventuali iniziative di competenza, anche di carattere ispettivo, nei confronti del datore di lavoro, considerato che diversi organi di stampa hanno riportato l'informazione che Zakaria Nagda non avesse un contratto di lavoro.
(4-05075)


   BOSCAINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il corpo nazionale dei vigili del fuoco svolge un ruolo fondamentale nella tutela e sicurezza pubblica, intervenendo tempestivamente in occasioni diverse, sia che si tratti di incendi o di fenomeni naturali e climatici, ma anche di incidenti e di eventi che necessitano di un'attività di pronto intervento;

   come riportato da recenti notizie di stampa (www.larena.it del 15 maggio 2025), diverse rappresentanze di categoria e sigle sindacali segnalano che la città di Verona e provincia presentano da tempo numerose e gravi criticità legate alla carenza di organico e dei mezzi dei vigili del fuoco sul territorio, che si riflettono negativamente sull'efficienza e la tempestività delle operazioni di intervento. In particolare i tempi medi di intervento a Verona risulterebbero essere i più lunghi di tutto il Veneto: 18 minuti rispetto alla media regionale di 16,4 minuti;

   sempre secondo quanto evidenziato dalla succitata fonte giornalistica, in base al numero di residenti e all'estensione della provincia, Verona dovrebbero avere una dotazione di 331 unita a fronte di una dotazione reale di 258, che scende a 244 valutando solo i turnisti;

   risulta inadeguata anche la distribuzione delle sedi di servizio, per un territorio vasto come quello di Verona che presenta un bacino di utenza di 928.907 abitanti ed un territorio di 3.121 chilometri quadrati con una presenza turistica di 13 milioni di persone l'anno sul Lago di Garda, di cui 2 milioni nella sola città di Verona: risulta infatti esserci una sede ogni 231.808 abitanti (non si tiene conto del flusso turistico) contro la media nazionale di una sede ogni 106.025 abitanti;

   il personale in servizio è molto carente e risulta essere di un vigile del fuoco ogni 3.450 abitanti contro la media regionale di una unità ogni 2.500 abitanti ed anche in questo caso non si tiene conto del flusso turistico presente sul territorio che ha già superato Venezia;

   ad oggi il comando di Verona non ha nemmeno la copertura di quanto previsto dalla pianta organica con evidenti problematiche che investono, in particolare, la sede centrale, dove viene svolto il 60 per cento degli interventi, la sede aeroportuale, il distaccamento di Bardolino che viene potenziato, con difficoltà, nella sola stagione estiva;

   tale situazione mette a rischio non soltanto l'incolumità dei cittadini e la sicurezza del territorio ma anche quella degli stessi operatori del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, costretti ad operare in condizioni spesso inadeguate e pericolose –:

   quali iniziative di competenza il Ministro interrogato intenda porre in essere al fine di garantire una adeguata disponibilità di risorse umane, di strumenti e mezzi necessari alla piena efficienza dell'operato svolto dal corpo nazionale dei vigili del fuoco, sia nell'attività ordinaria che nei momenti di emergenza, al fine di assicurare il servizio di soccorso pubblico, dispiegando a pieno l'estrema professionalità che da sempre lo caratterizza;

   se, alla luce di quanto descritto in premessa, non ritenga, altresì, opportuno prevedere, relativamente al caso specifico della città di Verona e della sua provincia, un aumento dell'organico che assicuri una presenza stanziale dei vigili del fuoco a tutela dell'incolumità dei residenti e della salvaguardia del territorio.
(4-05076)


   BORRELLI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 13 marzo 2025 il sindaco Ernesto Toma e il vicesindaco Marco Sticchi di Maglie (Lecce), sono stati posti in arresto poiché raggiunti da misura cautelare per gravi reati amministrativi;

   successivamente, il 28 marzo 2025 il tribunale del riesame ha anche riconosciuto l'associazione a delinquere confermando la misura cautelare richiesta dal pubblico ministero, dottoressa Maria Vallefuoco del tribunale di Lecce per una serie di favori cui sono stati coinvolti gli arrestati nell'esercizio delle loro funzioni;

   secondo i provvedimenti normativi in vigore e secondo le disposizioni del Ministero dell'interno nonché ai sensi dell'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo n. 235 del 2012 (nota come «Legge Severino»), l'arresto di un amministratore locale per determinati reati comporta la sospensione automatica dalle funzioni;

   questa sospensione è una vera e propria interdizione giuridica, non assimilabile a un semplice impedimento temporaneo. Durante il periodo di sospensione, le funzioni del sindaco sono affidate al vicesindaco, se non fosse anche quest'ultimo posto agli arresti, come previsto dall'articolo 53, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000 (Testo unico degli enti locali);

   anche se alcuni statuti comunali prevedono che, in caso di assenza o impedimento del sindaco e del vicesindaco, le funzioni siano temporaneamente esercitate dall'assessore più anziano, questa disposizione non si applica nei casi di sospensione ex lege. La sospensione per motivi giudiziari è considerata una situazione straordinaria che richiede l'intervento prefettizio, indipendentemente dalle previsioni statutarie locali;

   quindi, nel caso in cui anche il vicesindaco sia sospeso o impossibilitato a svolgere le proprie funzioni (ad esempio, per arresto o dimissioni), la normativa prevede la nomina di un commissario prefettizio. Questa figura viene designata dalla Prefettura ai sensi dell'articolo 19 del regio decreto n. 383 del 1934 e assume i poteri del sindaco e della giunta comunale fino alla cessazione delle cause di sospensione o fino a nuove elezioni;

   nonostante le procedure, in casi come questi, siano chiare, il prefetto di Lecce dottor Natalino Manno ha nominato l'assessore più anziano per espletare le funzioni del sindaco, anziché nominare un commissario prefettizio ai sensi dell'articolo 19 del regio decreto n. 383 del 1934;

   l'articolo 22 del vigente statuto comunale, al comma 1, dispone che il vicesindaco sostituisce, il sindaco temporaneamente assente, impedito o sospeso dall'esercizio delle funzioni. Inoltre l'articolo prevede che, solo in caso di assenza o impedimento del vicesindaco, alla sostituzione del sindaco provvede l'assessore più anziano di età; occorre innanzitutto precisare che la sospensione ex articolo 11, comma 1, decreto legislativo n. 235 del 2012 non è assimilabile ad un mero e occasionale impedimento di fatto, ma costituisce una interdizione giuridica (sia pure a titolo di sospensione) ad esercitare le funzioni sindacali – Consiglio di Stato, parere n. 94 del 21 febbraio 1996 – le quali per tutto il periodo di ostatività sono rimesse alla competenza del vicesindaco, come prevede espressamente l'articolo 53, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000;

   in tale quadro di ordinaria e vicendevole sostituzione dei vertici comunali, posta a garanzia della continuità dell'azione amministrativa dell'ente locale, deve essere letto e interpretato il predetto articolo 22, comma 2, dello statuto comunale;

   pertanto, come già rappresentato in casi analoghi, mancanza del sindaco e del vicesindaco, entrambi interdetti alle relative funzioni, la prefettura deve provvedere alla nomina di un commissario prefettizio ai sensi dell'articolo 19 del regio decreto n. 383 del 1934 –:

   se il Ministro interrogato non ritenga di dover adottare tutte le iniziative di competenza affinché siano applicate correttamente, anche nel caso in premessa, le normative in vigore.
(4-05087)


   GRIMALDI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   Hamid Badoui è arrivato in Sicilia dal Marocco nel 2017. Viveva a Torino, aveva la carta d'identità, una madre con un permesso senza scadenza e una sorella con la cittadinanza. Ha subito una condanna penale per reati legati alla droga e, subito dopo la scarcerazione, a gennaio del 2025 è stato portato al centro di permanenza per il rimpatrio di Bari, dove è rimasto per tre mesi;

   ad aprile viene portato al centro di permanenza per il rimpatrio di Gjadër, in Albania, per poi essere riportato in Italia il 14 maggio 2025 dopo che la giudice di pace aveva stabilito l'irregolarità della sua detenzione;

   il 17 maggio 2025 Badoui è stato arrestato a Torino, nel quartiere Barriera di Milano, per resistenza a pubblico ufficiale, dopo aver chiamato egli stesso la polizia. Portato in carcere si è tolto la vita poche ore prima dell'udienza di convalida in tribunale: temeva di tornare nel centro di permanenza per il rimpatrio in Albania;

   a Badoui, nel luglio 2024, era stato diagnosticato nel carcere di Torino un disturbo da dipendenza e – secondo quanto riportato dalla stampa – risulta che nel centro di permanenza per il rimpatrio pugliese gli sarebbero state somministrate ingenti dosi di Lyrica e Rivotril;

   il Gruppo Abele di Torino ha reso noto che Badoui dal carcere aveva richiesto la loro assistenza per avviare un percorso di disintossicazione una volta tornato in libertà: tale percorso tuttavia non si è mai concretizzato a causa dell'immediato trattenimento di Badoui nel centro di permanenza per il rimpatrio;

   sulla morte di Badoui è stato aperto dalla Procura di Torino un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio;

   a giudizio dell'interrogante dietro questa morte non c'è solo una vicenda giudiziaria isolata, ma l'intero impianto di un sistema che punisce la fragilità e trasforma il disagio in colpa;

   sempre più spesso dai centri di permanenza per il rimpatrio di tutta Italia giungono notizie di atti di autolesionismo, suicidi, abuso di psicofarmaci, disordini e violenze, a dimostrazione, a parere dell'interrogante, di come il sistema di detenzione amministrativa, consegnato peraltro agli interessi privati, sia composto da luoghi di segregazione e discriminazione, troppo spesso totalmente inadatti alle fragilità delle persone presenti;

   l'ingresso in un centro di permanenza per il rimpatrio deve essere subordinato alla valutazione di idoneità alla vita in comunità ristretta. Prima dell'ingresso, infatti, un medico del Servizio sanitario nazionale verifica la compatibilità dello stato di salute della persona straniera con la permanenza nel centro, considerando non solo l'idoneità fisica e psichica, ma anche eventuali vulnerabilità –:

   se non intendano adottare iniziative per quanto di competenza, per far luce su quanto accaduto a Hamid Badoui dalla fase del trattenimento nel centro di permanenza per il rimpatrio alla morte;

   se non si ritenga urgente adottare iniziative volte a verificare le modalità di accertamento dell'idoneità alla vita in comunità ristretta a cui vengono sottoposte le persone trattenute nei centri di permanenza per il rimpatrio ed eventualmente modificare le procedure di ammissione nei centri di permanenza per il rimpatrio evitando che a persone vulnerabili dal punto di vista fisico o psichico venga riconosciuta l'idoneità all'ingresso e alla permanenza nei centri.
(4-05090)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazioni a risposta scritta:


   DORI e D'ORSO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   la legge 17 maggio 2024, n. 70, recante «Disposizioni e delega al Governo in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo», è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 125 del 30 maggio 2024 ed è entrata in vigore il 14 giugno 2024;

   la legge all'articolo 1 amplia e rafforza le disposizioni della precedente legge n. 71 del 2017, estendendo l'ambito di applicazione della stessa anche al bullismo, oltre al cyberbullismo. L'obiettivo principale è prevenire e contrastare questi fenomeni attraverso azioni educative e formative, tutelando i minori sia in qualità di vittime che di responsabili di illeciti;

   pertanto, ogni istituto scolastico è tenuto ad adottare un codice interno per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo;

   l'articolo 5 della legge 70 del 2024 prevede che, con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, siano apportate al decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, le modificazioni necessarie per adeguare lo «Statuto delle studentesse e degli studenti» e, in particolare, il patto educativo di corresponsabilità di cui all'articolo 5-bis del decreto del Presidente della Repubblica;

   è notizia recente che il Governo ha esercitato la delega contenuta nell'articolo 3 della legge n. 70 del 2024, mentre non risulta agli interroganti che il Ministro dell'istruzione e del merito abbia predisposto gli atti necessari per ottemperare alle disposizioni di cui all'articolo 5 della legge n. 70 del 2024 –:

   se e con quali tempistiche il Ministro interrogato intenda ottemperare alle disposizioni di cui all'articolo 5 della legge 17 maggio 2024, n. 70 al fine di adeguare gli articoli 2, 3 e 5-bis del cosiddetto «Statuto delle studentesse e degli studenti», di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 249 del 1998.
(4-05085)


   CANNATA. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   da un esposto presentato da componenti del consiglio d'istituto dell'istituto di istruzione secondaria superiore «E. Majorana» di Avola al sindaco del comune, emergono gravi criticità nella gestione amministrativa dell'istituto da parte della dirigente scolastica, dott.ssa Calogera Alaimo. Le segnalazioni evidenziano un clima di tensione e disagio nella comunità scolastica, con possibili risvolti sotto il profilo erariale e penale;

   tra le irregolarità rilevate, si segnala l'insediamento tardivo del consiglio d'istituto, avvenuto solo l'8 gennaio 2025, a fronte delle elezioni tenutesi il 24 e 25 novembre 2024. Ciononostante, l'11 dicembre 2024, la dirigente pubblicava un avviso di selezione del personale (prot. n. 0016752), sostenendo di aver acquisito la delibera consiliare n. 40 del 9 dicembre 2024 (prot. n. 0016507), per l'approvazione del progetto Pon/Fse «10.6.6B-FSEPON-SI-2024-170», del valore di euro 81.238,00. tuttavia, in tale data l'organo non risultava ancora convocato né insediato, rendendo di fatto inesistenti le delibere richiamate;

   questa prassi si sarebbe ripetuta in altri avvisi (prot. n. 0000110 dell'8 gennaio 2025 e prot. n. 0001937 del 10 febbraio 2025), tutti fondati su delibere mai adottate, determinando un vizio di legittimità nei procedimenti amministrativi collegati al progetto Pon/Fse. La normativa vigente impone, infatti, che le procedure siano supportate da delibere esplicite del Consiglio d'istituto e del Collegio Docenti;

   ulteriori criticità riguardano la gestione delle comunicazioni con le famiglie e delle spese scolastiche: il 20 gennaio 2025, con delibera n. 3, il consiglio d'istituto approvava la modifica del regolamento per consentire la giustificazione delle assenze tramite registro elettronico. La dirigente ha tuttavia imposto l'uso esclusivo del libretto cartaceo, richiedendo il pagamento di euro 15 alle famiglie, senza previa circolare o rendicontazione delle somme riscosse;

   il 14 febbraio 2025 in occasione della visita didattica alla Sibeg di Catania è stato chiesto agli studenti un contributo in contanti di euro 10 per il carburante, contravvenendo alla circolare interna n. 227/2025 e alle disposizioni ministeriali che vietano spese a carico degli studenti del primo triennio. In entrambi i casi, la riscossione di somme in contanti, non tracciabili né rendicontate, ha impedito alle famiglie la fruizione delle relative detrazioni fiscali;

   la dirigente si è rifiutata di firmare il documento-Mandate necessario alla partecipazione al programma Erasmus+ 2025/2026, nonostante il progetto fosse stato approvato dal collegio docenti con delibera n. 12 del 2 settembre 2024. Tale decisione ha precluso agli studenti la possibilità di beneficiare di percorsi di mobilità internazionale;

   sono state inoltre segnalate condotte ostili su iniziative formative esterne, come il G7 dell'agricoltura e l'evento «Le strade da seguire», compromettendo l'accesso degli studenti ad attività di alto valore educativo;

   in più occasioni, la dirigente avrebbe espresso l'intenzione di non eseguire deliberazioni del consiglio d'istituto, in aperta violazione dei principi di democraticità e collegialità dell'azione amministrativa;

   risulterebbero inoltre reiterate violazioni degli articoli 4 e 5 del Contratto collettivo nazionale del lavoro 2019/2021, con limitazioni all'attività sindacale di docenti Rsu e Tas, non firmatari del contratto integrativo d'istituto;

   con ordinanza n. 25/2024/Urb del 5 dicembre 2025, si accertava la realizzazione abusiva di opere edilizie nell'area antistante l'istituto scolastico: in assenza di titolo autorizzativo, veniva intimato il ripristino dei luoghi pena l'applicazione di una sanzione di euro 1.000;

   con nota del 24 marzo 2025, il nucleo di polizia edilizia rilevava l'inottemperanza all'ordinanza e disponeva il pagamento della sanzione –:

   se il Ministro intenda avviare verifiche ispettive presso l'istituto «E. Majorana» di Avola per accertare eventuali responsabilità amministrative della dirigente;

   quali iniziative di competenza intenda adottare per garantire il rispetto delle norme sulla trasparenza amministrativa e il corretto funzionamento degli organi collegiali, con particolare riguardo al suddetto istituto;

   se ritenga opportuno adottare iniziative di competenza volte a verificare la validità delle procedure scolastiche connesse al progetto Pon/Fse e, se del caso, disporne la sospensione o la revoca.
(4-05093)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta scritta:


   SOTTANELLI e BENZONI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge 7 maggio 2024, n. 60 (cosiddetto decreto «Coesione») convertito, con modificazioni dalla legge n. 95 del 2024 all'articolo 18 ha introdotto la misura agevolativa «Resto al Sud 2.0»;

   nello specifico, il comma 6 del citato articolo 18 prevede che termini, criteri e modalità di finanziamento delle iniziative ammesse al finanziamento siano individuati da un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e con il Ministro dell'economia e delle finanze, che avrebbe dovuto essere emanato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ossia la legge 4 luglio 2024, n. 95;

   ad oggi, a distanza di quasi un anno dal termine previsto dalla normativa, il decreto attuativo non risulta ancora pubblicato;

   tale ritardo sta causando danni e perdite a migliaia di giovani che potrebbero potenzialmente accedere alla misura agevolativa –:

   se intendano fornire chiarimenti in merito al consistente ritardo nell'adozione del decreto attuativo di «Resto al Sud 2.0» e se ritengano di procedere alla sua adozione nel più breve tempo possibile.
(4-05073)


   GRIMALDI e MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   Glovo è uno dei colossi del food delivery, questa società ha adottato una nuova app e con essa ha introdotto il «free login» che ha peggiorato una condizione lavorativa dei rider già di per sé insostenibile;

   il Nidil Cgil ha denunciato una condizione lavorativa ed economica insostenibile e disperata in quanto per 12 ore di lavoro si percepiscono 50 euro lordi, poco più di 4 euro lordi l'ora;

   con la nuova app i rider si sono trovati ad assegnazioni di ordini senza un senso logico attraverso un algoritmo impazzito che produce orari di lavoro massacranti, guadagni ridotti sui quali pesano le spese per la benzina e la manutenzione dei mezzi che sono a carico dei rider:

   a Carini i ciclofattorini hanno manifestato nei giorni scorsi sospendendo le consegne come atto di protesta allo scopo di denunciare pubblicamente la situazione venutasi a creare con la nuova app utilizzata dalla società Glovo, che peggiora la situazione lavorativa ed economica, anche a Palermo dove i rider sono circa un migliaio si stanno ipotizzando mobilitazione e proteste, a soli due mesi dal precedente sciopero;

   i rider con la loro protesta hanno chiesto tra le altre una maggiore trasparenza dell'algoritmo, un aumento del bonus e l'estensione della mappa relativa all'area di lavoro –:

   quali iniziative di competenza intenda assumere, anche procedendo ad attivazione di apposito tavolo presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la partecipazione della società Glovo e dei rappresentanti sindacali dei rider, a tutela della dignità del lavoro per i rider della società Glovo allo scopo di garantire a questi lavoratori condizioni di lavoro che assicurano una retribuzione e modalità di svolgimento del lavoro adeguati.
(4-05082)


   GRIMALDI e MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la Filt Cgil di Piacenza, ha segnalato le mobilitazioni e proteste in corso in via Torre della Razza a Piacenza, dove i corrieri dell'ultimo miglio che lavorano per Amazon sono in stato di agitazione;

   si tratta di una criticità che investe 22 lavoratori che consegnano a casa dei clienti i grandi elettrodomestici, il cosiddetto appalto Amazon Piacenza XL, frigoriferi, lavatrici e tutti i colli pesanti in genere. Lo scorso 12 maggio 2025 c'è stato un cambio appalto e la ST trasporti di Salerno è stata sostituita dalla Helios di Roma, ma la ST trasporti di Salerno non ha provveduto a corrispondere ai lavoratori tutto quello che loro spettava;

   sullo sfondo di questa vicenda sussiste il rischio che Amazon intenda chiudere il sito di Piacenza perché gli ordini che arrivano sembrerebbero drasticamente calati e sembra non esserci lavoro per tutti. Anche se da parte della Filt Cgil si sottolinea come gli ordinativi dei grandi elettrodomestici vadano a gonfie vele e in realtà si tratterebbe di scelte aziendali –:

   se sia a conoscenza dei fatti citati in premessa e se non intenda assumere, per quanto di competenza, iniziative finalizzate da una parte a garantire ai lavoratori le spettanze dovute dalla società ST trasporti di Salerno, dall'altra a chiarire le intenzioni di Amazon rispetto alle ipotesi di chiusura del sito ed eventualmente garantire gli attuali livelli occupazionali.
(4-05083)


   GRIMALDI e MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   una serie di scioperi sono in corso presso il deposito Mondo Convenienza di Pisa, in zona Ospedaletto, con i lavoratori del servizio di trasporto e montaggio che presidiano ad oltranza i cancelli del deposito, come comunicato dal sindacato Sudd Cobas;

   l'azienda ha risposto alla mobilitazione dei lavoratori effettuando, a quanto risulta, una sostituzione illecita dei lavoratori in sciopero;

   lo sciopero che si sta effettuando viene dopo una serie di giornate di sciopero promosse negli ultimi mesi da diverse organizzazioni sindacali. Al centro della protesta ci sono i carichi di lavoro ritenuti insostenibili, carichi di lavoro talmente pesanti che molti ex dipendenti, dopo aver accumulato importanti patologie causate dal lavoro sono finiti per essere «scartati» dopo essere stati giudicati non più idonei a svolgere la mansione;

   la situazione nell'appalto del servizio di consegna e montaggio Mondo Convenienza non è più tollerabile. Invece di ascoltare le istanze dei lavoratori, esasperati da una situazione che va avanti da anni, l'azienda RL2 in queste settimane ha provato ad intimidire i lavoratori che hanno scioperato con contestazioni disciplinari e minacce di provvedimenti punitivi;

   sempre più esperienze di lotta e vertenza avviate dai lavoratori vedono gli appalti utilizzati come strumento per abbattere i costi, risparmiando sulla pelle e le schiene dei lavoratori;

   il sindacato Sudd Cobas ha chiesto l'intervento di Mondo Convenienza, ma non ha ricevuto alcuna risposta;

   anche a Campi Bisenzio i lavoratori in appalto Mondo Convenienza hanno scioperato per 5 mesi anche a causa di una gestione scellerata della vertenza sindacale da parte della citata azienda. È compito di Mondo Convenienza riportare subito l'appalto sui giusti binari, nel rispetto dei diritti e della salute dei lavoratori –:

   se il Ministero interrogato sia a conoscenza della vertenza dei lavoratori impegnati nell'appalto di consegna e montaggio di Mondo Convenienza, che denunciano carichi di lavoro insostenibili che causano gravi patologie agli stessi lavoratori;

   se non ritenga necessario convocare un tavolo presso il Ministero allo scopo di affrontare le questioni alla base delle mobilitazioni e degli scioperi dei lavoratori nell'appalto del servizio di consegna e montaggio Mondo Convenienza.
(4-05084)


   GRIMALDI e MARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la Federazione lavoratori metalmeccanici uniti – (Flmu-Cub) di Frosinone ha reso pubblica una denuncia riguardante la preoccupante situazione che starebbero vivendo i lavoratori dello stabilimento Isocotec di Cassino;

   secondo quanto riferisce il sindacato l'azienda starebbe attuando una politica di trasferimenti in altre sedi distanti fino a 150 chilometri, con un indennizzo di alloggio considerato insufficiente (900 euro mensili), costringendo di fatto molti dipendenti a lasciare casa e famiglia;

   tale situazione, unita a presunte pressioni che porterebbero i lavoratori con oltre 30 anni di servizio e talora con problemi di salute a optare per le dimissioni, viene definita dalla Flmu-Cub come «licenziamenti volontari camuffati»;

   la Flmu-Cub ha evidenziato come questa strategia aziendale stia interessando anche gli operai degli Iscott di De Vizia, della stessa Isocotec e di altre ditte dell'indotto, che si vedrebbero costretti a trasferimenti definitivi ad Atessa, in provincia di Chieti;

   la combinazione di trasferimenti e presunte pressioni alle dimissioni sta creando un clima di forte incertezza tra i lavoratori, molti dei quali operano in solidarietà e temono per il futuro del proprio posto di lavoro e per la stabilità delle proprie famiglie nel territorio di Cassino;

   la Flmu-Cub ha sottolineato come questi trasferimenti avvengano in uno stabilimento che non avrebbe alcuna necessità di personale aggiuntivo, lasciando intendere una precisa strategia di allontanamento dei lavoratori da Cassino –:

   quali siano le informazioni in possesso del Ministro interrogato in merito ai fatti denunciati dalla Flmu Cub di Frosinone esposti in premessa;

   se non ritenga necessario adottare iniziative di competenza volte ad accertare se i trasferimenti siano realmente necessari e se siano state messe in atto presunte pressioni ai lavoratori per presentare le dimissioni dalla ditta Isocotec di Cassino in merito a trasferimenti che non appaiono adeguatamente motivati e in tale contesto a verificare, per quanto di competenza, anche l'applicazione della strategia attuata dalla Iscotec di Cassino anche dalla ditta Iscott e dalle altre ditte dell'indotto operanti nell'area di Cassino.
(4-05089)


   FURFARO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 1° maggio 2025, nel corso della trasmissione televisiva Agorà, in onda su Rai 3, l'infermiera Michela Sordini ha testimoniato la vicenda del decesso del padre, Danilo Sordini, operaio deceduto sul lavoro a seguito di un grave incidente avvenuto all'interno di un cantiere edile;

   dalla sua testimonianza è emerso che l'incidente si è verificato il 2 ottobre 2023 a San Venanzo, in provincia di Terni, dove Danilo Sordini è rimasto ucciso dopo essere stato travolto da un macchinario durante un intervento di consolidamento di un'abitazione privata;

   il macchinario in questione, una trivella per micropali dal peso di circa 19 quintali, si sarebbe ribaltato mentre la vittima stava cercando di effettuare una manovra di stabilizzazione per ridurne la larghezza e permetterne il passaggio all'interno della struttura;

   sempre dalla testimonianza, si apprende che sul posto sono intervenuti i carabinieri, il personale sanitario, i vigili del fuoco e i tecnici della ASL, ma il cantiere non sarebbe stato sottoposto a sequestro, nonostante la dinamica apparisse da subito incerta e controversa;

   il fascicolo aperto ai sensi dell'articolo 589 del codice penale sarebbe stato poi archiviato dopo cinque mesi, accogliendo la ricostruzione secondo cui l'operaio avrebbe compiuto un errore nel sollevare un pistone, attribuendogli quindi l'intera responsabilità dell'accaduto;

   l'istanza di avocazione del fascicolo presentata alla procura generale sarebbe stata rigettata senza una motivazione apparente e, sempre da testimonianza riportata, senza prendere visione della perizia tecnica prodotta dalla famiglia;

   il caso, in estrema sintesi, parrebbe presentare alcune anomalie e lascerebbe aperti interrogativi, con particolare riferimento alla mancata acquisizione del macchinario come corpo del reato e alla mancanza di sequestro del cantiere –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza del caso e di quali elementi dispongano, per quanto di competenza, in merito alla vicenda.
(4-05091)

PROTEZIONE CIVILE E POLITICHE DEL MARE

Interrogazione a risposta scritta:


   PRETTO. — Al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare. — Per sapere – premesso che:

   il 17 aprile 2025 si è abbattuta sui comuni della Valle dell'Agno, presso la provincia di Vicenza, un'ondata di maltempo eccezionale che ha colpito le comunità di Valdagno, Recoaro Terme, Cornedo Vicentino, Arzignano, Brogliano e Trissino;

   in particolare, nel comune di Valdagno tale ondata di maltempo ha cagionato la precipitazione di oltre 100 millimetri d'acqua e il conseguente ingrossamento del torrente Agno in pochissime ore, provocando il crollo del cosiddetto ponte dei Nori;

   a causa di tale vicenda sono deceduti due cittadini, padre e figlio, che stavano percorrendo la strada al momento del crollo del ponte;

   la regione del Veneto ha chiesto la deliberazione dello stato di emergenza a livello nazionale;

   i comuni colpiti dall'evento climatico descritto in premessa hanno riportato danni di vario tipo al patrimonio comunale;

   l'onerosità degli interventi di ripristino delle opere pubbliche danneggiate potrebbe incidere sulle capacità economiche e di bilancio dei comuni interessati e conseguentemente limitare l'ordinaria garanzia dei servizi minimi ed essenziali erogati dai singoli comuni;

   i sindaci dei comuni interessati, in data 9 maggio 2025, hanno convocato una riunione nella quale hanno richiesto unanimemente l'intervento del Ministro interrogato al fine di poter accedere a degli aiuti economici e normativi che possano permettere il ripristino delle opere pubbliche danneggiate dal maltempo;

   per tali ragioni i sindaci in questione hanno manifestato l'urgenza di semplificare l'accesso ai fondi di emergenza per casi simili a quello di specie, garantendo altresì la posizione degli amministratori che si trovano, per motivi non agli stessi imputabili, a dover rispondere di fronte ai cittadini ed a tutte le istituzioni interessate –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta e quali iniziative di competenza intenda intraprendere, sia dal punto di vista emergenziale, sia dal punto di vista della semplificazione normativa, al fine di evitare o perlomeno limitare la penalizzazione delle aree interessate e di tutti i soggetti coinvolti.
(4-05078)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   GIRELLI, ROGGIANI, BRAGA, CUPERLO, EVI, FORATTINI, PELUFFO e QUARTAPELLE PROCOPIO. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   l'associazione Rete di Daphne, costituita nel 2013, si occupa di dare sostegno e consulenza, legale e psicologica, alle donne vittime di violenza;

   dal 2018 è stata riconosciuta come gestrice dell'omonimo centro antiviolenza (Cav) da regione Lombardia;

   l'associazione aveva organizzato per l'8 giugno 2025 prossimo a Chiari, in provincia di Brescia, l'evento «Facciamo Rete di Daphne», incentrata al contrasto della violenza di genere, che avrebbe dovuto tenersi a Villa Mazzotti e che aveva avuto il patrocinio del comune nel mese di gennaio 2025 e sarebbe giunto alla sua quarta edizione;

   da notizie di stampa si apprende, però, che il sindaco avrebbe informato l'associazione dell'avvio dell'iter di revoca del patrocinio e del relativo utilizzo degli spazi concordati costringendo l'associazione stessa ad annullare l'evento ad un mese dalla data prevista;

   alla richiesta di spiegazioni da parte dell'associazione non sarebbe stata data alcuna risposta, e, a quanto risulta all'interrogante, sarebbero anche state messe in discussione ulteriori collaborazioni, oltre alla sede del Cav;

   a parere dell'interrogante sono francamente inaccettabili le motivazioni addotte dal Sindaco, che ha affermato, sempre a quanto si legge sulla stampa locale, di non aver revocato il patrocinio ma di avere attivato le procedura di revoca per discutere con l'associazione e riportare l'evento alle origini, cancellando riferimenti a Gaza, all'antifascismo o ad altre situazioni, a suo dire estranee e non sostenute dall'attuale amministrazione, aggiungendo espressioni offensive nei confronti delle organizzatrici («[...] non ci facciamo prendere in giro da femministe in cerca di carriera politica»);

   se confermate, queste motivazioni sarebbero molto gravi, in quanto creerebbero un precedente grave e pericoloso che colpirebbe la libertà di pensiero e di parola garantita dalla Costituzione –:

   considerato anche che decisioni di questo genere condizionano la disponibilità di spazi pubblici, se non intendano adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, al fine di definire con maggiore puntualità i criteri relativi alla concessione e gestione del patrocinio da parte di istituzioni ed enti pubblici, evitando disparità di trattamento determinate da ragioni che appaiono di carattere esclusivamente politico.
(4-05092)

SALUTE

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   QUARTINI, SPORTIELLO, MARIANNA RICCIARDI e DI LAURO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la legge 31 maggio 2022, n. 62 (cosiddetta Sunshine act) è entrata in vigore il 26 giugno 2022 con lo scopo di perseguire finalità di trasparenza e contrastare la corruzione, il degrado dell'azione amministrativa, garantendo il diritto alla conoscenza dei rapporti, di rilevanza economica, intercorrenti tra le imprese produttrici di farmaci, strumenti, apparecchiature, beni e servizi, anche non sanitari, e i soggetti che operano nel settore della salute;

   tra le novità più rilevanti della legge vi è l'istituzione di un registro pubblico telematico denominato «Sanità trasparente», liberamente accessibile alla consultazione e contenente le comunicazioni a cui sono soggette le imprese produttrici nonché le eventuali sanzioni irrogate;

   il Sunshine act prevede che siano soggette a pubblicità le erogazioni e le convenzioni in denaro, beni, servizi e altre utilità, effettuate da un'impresa produttrice in favore di chi opera e agisce nel mondo della sanità e tale pubblicità è effettuata a cura dell'impresa produttrice mediante comunicazione dei relativi dati da inserire nel registro pubblico telematico che viene istituita dall'articolo 5 della medesima legge;

   la legge prevede inoltre l'obbligo in capo alle imprese produttrici di comunicare al Ministero della salute, entro il 31 gennaio di ogni anno, i dati identificativi dei soggetti che operano nel settore della salute che siano titolari di azioni o di quote del capitale della società ovvero di obbligazioni dalla stessa emesse, ovvero che abbiano percepito dalla società, nell'anno precedente, corrispettivi per diritti di proprietà industriale o intellettuale;

   nel caso in cui il valore complessivo delle azioni o delle quote costituisca una partecipazione qualificata la comunicazione è pubblicata in un'apposita sezione del predetto registro pubblico telematico;

   l'articolo 5 del cosiddetto Sunshine act è dunque l'articolo centrale per l'attuazione della legge poiché prevede l'istituzione, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, del registro pubblico telematico denominato «Sanità trasparente» e dovrà essere liberamente consultabile; l'articolo 5 ha rimesso ad un successivo decreto la determinazione della struttura e delle caratteristiche tecniche del registro pubblico telematico nonché i requisiti e le modalità per la trasmissione delle comunicazioni e l'inserimento dei dati;

   l'articolo 9 prevede che gli obblighi di comunicazione relativi alle erogazioni e alle relazioni d'interesse si applicano successivamente all'avviso di inizio funzionamento del registro «sanità trasparente»;

   il Ministero della salute aveva istituito, nel settembre 2022 (ben 3 anni fa!), un apposito gruppo di lavoro, cui hanno preso parte anche l'Anac, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), il Garante per la privacy e dell'Agenzia per l'Italia digitale (AgID);

   il gruppo di lavoro ha prodotto due documenti, lo schema di decreto istitutivo del registro e un disciplinare tecnico, sottoposti entrambi a consultazione pubblica dal 17 agosto al 17 settembre 2023 per raccogliere osservazioni e commenti da parte della società civile e degli operatori del settore;

   all'esito della consultazione, i due documenti sono stati rivisti ed integrati dal gruppo di lavoro e, nel dicembre 2024, le amministrazioni richiamate dalla norma per l'istituzione del registro hanno rilasciato un parere formale, come previsto dall'articolo 5, comma 7, della legge n. 62 del 2022;

   è assolutamente grave che a distanza di 3 anni dalla sua entrata in vigore, nonostante la legge prevedesse che il decreto doveva essere emanato entro 6 mesi, ancora non sia stato istituito il registro della sanità trasparente –:

   se e quando intenda adottare le iniziative di competenza necessarie ad adempiere agli obblighi di legge, istituendo il registro della sanità trasparente e dando completa attuazione alla legge 31 maggio 2022, n. 62 (cosiddetta Sunshine act) e se possa rendere pubblica tutta la documentazione prodotta da gruppo di lavoro.
(5-04004)


   MALAVASI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   con sentenza n. 35 del 2023 la Corte costituzionale ha accolto il ricorso proposto dalla Corte di cassazione, in riferimento agli articoli 2, 3, 32 e 38 della Costituzione, ed avente ad oggetto l'articolo 3, comma, 1, della legge n. 210 del 1992 in materia di decadenza del diritto all'indennizzo per danni dovuti alla somministrazione vaccinale;

   per quanto riguarda gli articoli 2 e 32 della Costituzione, la Corte ha ricordato che, secondo la consolidata giurisprudenza costituzionale, è imprescindibile l'istituzione di un equo indennizzo a favore dei soggetti che abbiano subìto un danno psico-fisico, a seguito di una somministrazione vaccinale, e che la mancata previsione dell'indennizzo determina quindi una violazione del dettato costituzionale;

   inoltre, allo scopo di dare attuazione al patto sociale tra individuo e collettività, enucleato dal combinato disposto degli articoli 2 e 32 della Costituzione, il giudice delle leggi ha nel tempo esteso tale garanzia, che l'articolo 3 attribuisce solo in caso di vaccini obbligatori, in favore di coloro che subiscano danni derivanti da specifici vaccini non obbligatori, ma raccomandati (si veda per esempio la sentenza della Corte costituzionale n. 268 del 2017);

   nello specifico, la questione di legittimità concerne il termine di tre anni previsto dal primo comma dell'articolo censurato, in tema di presentazione della domanda di indennizzo, che decorre dal momento in cui «l'avente diritto risulti aver avuto conoscenza del danno»;

   la disciplina relativa all'istituto dell'indennizzo da vaccino è rimessa alla discrezionalità del legislatore, il quale ha la facoltà di prevedere un termine entro il quale l'interessato può domandare l'indennità. Ciò nonostante, la necessità di tutela del diritto alla salute individuale, e il principio di solidarietà sociale, impongono che il dies a quo sia determinato non solo in riferimento al momento della scoperta del danno, bensì tenendo in considerazione anche il momento in cui il portatore del diritto soggettivo ha preso conoscenza dell'azionabilità di quest'ultimo. L'individuazione di questo ulteriore dies a quo si rivela indispensabile nei confronti di tutti i soggetti che, al momento della conoscenza del danno, non erano titolari di alcun diritto esercitabile, poiché il danno non era soggetto a indennizzo. È infatti irragionevole pretendere che gli interessati presentino la domanda entro un termine stabilito dalla legge, se quest'ultima non prevede suddetto indennizzo in relazione a certe categorie di danno da vaccino;

   alla luce di queste premesse, la Corte ritiene che l'articolo 3 della citata legge n. 210 del 1992, «ove dispone che il termine di tre anni per la presentazione della domanda, pur a fronte di una prestazione indennitaria “nuova”, ovvero di una “nuova” categoria di beneficiari, [...] decorra comunque dal pregresso momento di conoscenza del danno, pone una limitazione temporale che collide con la garanzia costituzionale del diritto alla prestazione, ne vanifica l'esercizio e, in definitiva, impedisce il completamento del “patto di solidarietà”»;

   per questi motivi la Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 210 del 1992, in relazione agli articoli 2 e 32 della Costituzione, nella parte in cui prevede che la decorrenza del termine sia fissata al momento della conoscenza del danno, e non anche con riguardo al momento della sua divenuta indennizzabilità;

   la legge n. 210 del 1992 (articolo 1) prevede un riconoscimento economico a favore di soggetti danneggiati irreversibilmente da complicazioni insorte a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni di sangue e somministrazione di emoderivati, che ne facciano richiesta;

   si segnalano, tuttavia, alcuni casi di soggetti, riconosciuti dal Ministero della salute danneggiati da vaccinazione, che sono deceduti per aggravamento della patologia post vaccinale, i cui familiari attendono da molti anni l'erogazione della reversibilità dell'indennizzo dovuto ai sensi della legge n. 210 del 1992 –:

   se non intenda adottare iniziative di competenza nei tempi più rapidi possibili, per dare seguito a quanto stabilito dalla Corte costituzionale e sanare il grave vulnus che impedisce ancora oggi a molte famiglie di ottenere l'indennizzo dovuto.
(5-04008)

Interrogazioni a risposta scritta:


   D'ALFONSO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   era il 2016 quando l'Abruzzo, dopo anni di sacrifici e gestione rigorosa, superava il commissariamento e rimetteva in ordine i documenti contabili;

   a giudizio dell'interrogante oggi l'Abruzzo, a causa di una spesa della sanità fuori controllo, rischia nuovamente di ripiombare in una situazione drammatica e la politica, senza preoccuparsi di capire quali siano i fattori che pregiudicano quantità e qualità della cura in Abruzzo, non trova altra soluzione che gravare i cittadini con un aumento della tassazione per cercare di sanare i circa 180 milioni di debiti delle Asl;

   la sanità abruzzese ha prodotto meno prestazioni, più mobilità passiva e più debiti, e, in un primo tempo, si è richiesto ai vari assessori di procedere urgentemente a imponenti tagli nei propri capitoli, ora è di questi giorni la notizia che la Giunta regionale abruzzese ha deliberato l'aumento delle tasse per coprire il buco nella sanità del 2024, secondo il metodo a scaglioni di reddito introdotto dal Governo nazionale. Saranno 187.000 i contribuenti che pagheranno più tasse e il maggior gettito derivante dall'aumento sarà di 42,5 milioni di euro;

   sembra surreale all'interrogante chiedere un aumento della tassazione per il livello di sanità attualmente erogato in Abruzzo, dove 120 mila persone devono rinunciare alle cure, le liste di attesa diventano addirittura oggetto di accertamento giudiziario, si ha una perdita di 10 posizioni per quanto riguarda i Lea (fonte Gimbe), la mobilità passiva sottrae 104 milioni all'anno e soprattutto la prevenzione e la sanità territoriale sono tali da far figurare l'Abruzzo tra le ultime regioni in Italia;

   sono anni che gli abruzzesi stanno pagando le addizionali Irpef ed Irap, nate proprio per pagare le rate dei mutui del debito sanitario, ed oggi vengono aumentate nonostante i mutui siano cessati tra il 2021 e 2022 e la regione ha utilizzato i 130 milioni disponibili per finanziare iniziative a giudizio dell'interrogante assai discutibili, come il finanziamento concesso alla squadra di calcio del Napoli per allenarsi a Castel di Sangro e i contributi erogati a pioggia senza istruttoria alcuna;

   duole che a pagare l'inefficienza della gestione debbano essere gli abruzzesi che già sono costretti a migrare fuori regione, o a rivolgersi al privato, oppure a rinunciare a curarsi e che perderanno ancora altre cure, prestazioni e servizi;

   a giudizio dell'interrogante la correttezza l'operato della regione, che per sanare i debiti della sanità generati da una spesa incontrollata fa ricorso all'aumento delle addizionali Irpef ed Irap, mette in evidenza la necessità che si individuino e approfondiscano i fattori che pregiudicano quantità e qualità della sanità in Abruzzo;

   per fronteggiare tale situazione è necessario procedere ad una revisione della spesa sanitaria, una riorganizzazione dei servizi, una migliore gestione del personale, un'attenta programmazione, un utilizzo più efficace dei fondi nazionali ed europei e si costruisca una vera governance che tenga sotto controllo qualità e quantità dei servizi sanitari erogati in Abruzzo –:

   di quali elementi dispongano in ordine a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza, anche nell'ambito del monitoraggio del piano di rientro e dei livelli essenziali di assistenza, si intendano adottare affinché sia garantito un effettivo miglioramento dei livelli dei servizi sanitari erogati in Abruzzo.
(4-05064)


   FILIPPIN. — Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   l'Ulss 7 Pedemontana ha pubblicato un avviso di manifestazione di interesse per la locazione con opzione di riscatto e per l'eventuale alienazione dell'ex istituto elioterapico di Mezzaselva di Roana, sito in via Alfredo Campiglio n. 22;

   l'immobile in questione è stato realizzato grazie a una donazione della cittadinanza e risulta edificato su un'area gravata da usi civici, ovvero terreni appartenenti alla collettività locale e destinati per loro natura a un utilizzo pubblico e comunitario;

   con il decreto del direttore della Direzione enti locali, procedimenti elettorali e grandi eventi n. 205 del 22 agosto 2023, è stata confermata la sussistenza degli usi civici su beni immobili appartenenti alla collettività del comune di Roana, tra cui rientra l'area su cui sorge l'ex istituto elioterapico;

   l'articolo 7 della legge regionale del Veneto 22 luglio 1994, n. 31, stabilisce che i beni gravati da usi civici non possano essere alienati se non previa verifica e riordino delle loro destinazioni d'uso, con l'obbligo di reintegro al demanio civico in caso di vendita;

   non risulta che, nel procedimento avviato dall'Ulss 7 per la possibile alienazione dell'immobile, siano state effettuate le necessarie verifiche e procedure di reintegro previste dalla normativa sugli usi civici;

   la cessione dell'immobile determinerebbe la perdita di un asset pubblico strategico che, invece, potrebbe essere riconvertito a finalità socio-sanitarie, rispondendo alle crescenti esigenze della popolazione locale, caratterizzata da un alto indice di invecchiamento;

   nel territorio dell'Altopiano dei Sette Comuni si registra una carenza di strutture dedicate all'assistenza di anziani, malati di Alzheimer, persone con disabilità e soggetti con disturbi dello spettro autistico;

   la regione Veneto, con la legge regionale 4 aprile 2024, n. 9, ha previsto il potenziamento dell'integrazione socio-sanitaria e la promozione di modelli innovativi di prevenzione e assistenza, strumenti che potrebbero essere utilizzati per valorizzare l'ex istituto di Mezzaselva;

   la destinazione dell'immobile a uso sanitario e sociale potrebbe essere realizzata attraverso un modello di gestione sinergico pubblico-privato, coinvolgendo enti locali, Ulss, associazioni del terzo settore e operatori sanitari;

   esistono strumenti finanziari nazionali ed europei, come il Fondo sociale europeo, che potrebbero essere utilizzati per la riconversione dell'ex istituto in un centro polifunzionale per la salute e l'assistenza della popolazione locale –:

   se il Governo sia a conoscenza della situazione esposta in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza e in raccordo con gli enti territoriali, intenda adottare per valutare se, nell'ambito del Fondo sanitario nazionale, del Fondo sociale europeo o di altre misure di finanziamento pubblico, sia possibile reperire risorse utili a sostenere il recupero di immobili quali quello di cui in premessa;

   quali iniziative di competenza, anche di carattere normativo, si intendano adottare per rafforzare gli strumenti di tutela e valorizzazione riconosciuti in favore dei beni di collettivo godimento, nel rispetto della loro destinazione d'uso e favorendo il più ampio coinvolgimento delle comunità locali nonché di tutti gli enti interessati nell'ambito delle procedure di alienazione degli stessi beni.
(4-05065)

SPORT E GIOVANI

Interrogazione a risposta scritta:


   STEGER. — Al Ministro per lo sport e i giovani, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   la riforma dello sport introdotta nel nostro ordinamento con il decreto legislativo 36 del 2021 è entrata in vigore dal 1° luglio 2023, prevede una distinzione tra volontari e lavoratori sportivi. I lavoratori sportivi vengono pagati dalle associazioni sportive e possono avere un contratto di lavoro dipendente (subordinati) o un contratto co.co.co (collaborazione coordinata e continuativa);

   da quella data i compensi percepiti nel caso di lavoro sportivo non sono più ascrivibili ai redditi diversi (articolo 67 del Tuir) ma sono a tutti gli effetti considerati redditi da lavoro;

   la pensione percepita con il sistema della quota (100, 102, 103) ma anche con il sistema dei precoci è incompatibile con ogni attività retribuita, (decreto-legge 4 febbraio 2019 convertito con modificazioni della legge n. 26 del 2019) tranne che con quella del lavoro occasionale fino a 5.000 euro. La riforma dello sport vieta categoricamente a coloro che già percepiscono o percepiranno la loro pensione in base ad uno dei due regimi pensionistici sopracitati, di eseguire l'attività di lavoratore sportivo se non in forma meramente volontaria senza nessun compenso;

   negli ultimi mesi l'Inps ha provveduto alla revoca del trattamento pensionistico, richiedendo anche la restituzione delle somme percepite (spesso cifre elevate a fronte di compensi irrisori);

   la Corte dei conti sez. Veneto con la pronuncia n. 19 del 16 gennaio 2025 ha ritenuto che il pensionato in regime quota 100 possa assumere incarichi sportivi-dilettantistici nella forma delle co.co.co e percepire, sia la pensione anticipata, che il corrispettivo da lavoro sportivo entro la soglia di 5.000 euro l'anno, senza vedersi contestare la violazione del divieto di cumulo;

   il giudice ha accolto il ricorso del pensionato «quota 100» contro la richiesta dell'Inps di rimborso delle somme pensionistiche indebitamente percepite dal pensionato che svolge l'attività di co.co.co. sportivo presso una associazione sportiva dilettantistica;

   nella sentenza della Corte dei conti risulta il principio della compatibilità tra la pensione anticipata in regime quota 100 ed il compenso da lavoro sportivo;

   in definitiva, la Corte dei conti fa propria l'interpretazione resa dalla Corte costituzionale con la decisione n. 234 del 2022 che ammette la compatibilità del regime di pensionamento «quota 100» per coloro che svolgono lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000 euro l'anno, e la estende ai co.co.co. sportivi contenuti nella soglia di esenzione dei 5.000 euro annui. L'incarico di co.co.co sportivo dilettantistico entro la soglia dei 5.000 euro del pensionato, non determina una «nuova immissione» nel mercato professionale, né determina una sovrapposizione del regime previdenziale del lavoro, dal momento che il co.co.co sportivo dilettantistico è caratterizzato di alcuni fattori «peculiari» come: l'assenza di alcun obbligo previdenziale ed assistenziale, del vincolo di subordinazione e la libertà nell'organizzazione, la valenza sociale dello sport e il carattere «stagionale» della prestazione;

   occorre considerare l'importanza dello sport per la crescita sia sociale che educativa di ogni singolo ragazzo/ragazza e che tanti pensionati potrebbero rinunciare a svolgere il lavoro sportivo se percepire un relativo compenso economico significasse perdere la pensione –:

   se i Ministri interrogati non ritengano di adottare iniziative di competenza volte a chiarire definitivamente che l'attività per i co.co.co sportivi sia possibile al di sotto dei 5 mila euro, come risulta dalla sentenza della Corte dei conti, e se non intendano inoltre, riconoscendo l'importanza sociale dell'attività svolta dai suddetti pensionati, assumere iniziative normative per estendere la soglia di 5.000 euro lordi annui prevista dagli articoli 14, comma 3, e 14.1, comma 3, del decreto-legge n. 4 del 2019, alla cifra di 10.000 euro lordi annui.
(4-05069)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interpellanza:


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'università e della ricerca, per sapere – premesso che:

   come emerso in diversi articoli di giornale e servizi televisivi e già segnalato con precedente atto di sindacato ispettivo 3-01842, il percorso universitario della Ministra Elvira Calderone risulta caratterizzato da molteplici incongruenze ed anomalie formali e sostanziali;

   tra le principali si segnalano l'asserito svolgimento, in diverse occasioni, delle prove di esame durante la domenica, quando l'università era chiusa, addirittura attestando il superamento di più esami nello stesso giorno, esami sostenuti con commissioni composte da un solo docente, il mancato pagamento di tasse e rette universitarie prima del conseguimento della laurea o, ancora, il massimo dei voti di laurea specialistica, pur partendo da una media piuttosto ordinaria;

   la Ministra del lavoro e delle politiche sociali risulterebbe iscritta alla triennale della Link dal 1° novembre 2011, giorno in cui le venivano convalidati due esami che deriverebbero da una precedente iscrizione all'università maltese, all'epoca non riconosciuta in Italia;

   inoltre, stando a quanto certifica l'Anagrafe degli studenti del Ministero dell'istruzione e del merito, la Ministra Calderone non avrebbe conseguito il diploma della triennale. La laurea triennale risulta quasi tutta conseguita «all'estero», quando la «Libera Università di Malta» non era riconosciuta in Italia, come spiega una fonte interna alla Link;

   durante il suddetto corso di studi, il marito della Ministra Calderone, Rosario De Luca, era componente del consiglio d'amministrazione della Link, mentre nel 2013 l'allora presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, Elvira Calderone, aveva aperto le porte della Link ai 26 mila iscritti all'ordine con convenzioni e borse di studio e successivamente, sempre sotto la sua presidenza, l'Enpacl destinò 15 milioni di euro ad un fondo per ristrutturare gli immobili dell'università;

   non solo, nel medesimo periodo, sia il signor Rosario De Luca, sia la studentessa Elvira Calderone risultavano docenti presso la medesima Università Link;

   sulla vicenda, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti e senza ipotesi di reato, mentre a breve il tribunale di Firenze si pronuncerà per la prima volta sulle cosiddette lauree facili alla Link;

   in risposta al suddetto atto di sindacato ispettivo, la Ministra del lavoro non solo non ha fornito alcun chiarimento rispetto alle anomalie sopra richiamate, ma ha ritenuto di dover giudicare l'inchiesta giornalistica relativa al caso della sua laurea come «una vera e propria operazione di dossieraggio»;

   ovvero, secondo quanto definito dai più diffusi dizionari della lingua italiana, un'attività di creazione di un dossier contenente informazioni riservate o scottanti relative a una o a più persone, specialmente a fini di ricatto –:

   se non ritenga di dover avviare iniziative volte ad effettuare, per quanto di competenza, una immediata verifica amministrativa in merito alle circostanze sommariamente esposte in premessa e, alla luce delle criticità rilevate, adottare le opportune iniziative di competenza, nell'interesse delle credibilità del nostro sistema universitario e nel rispetto dell'impegno della stragrande maggioranza dei nostri studenti universitari e del corpo insegnante.
(2-00614) «Scotto, Manzi, Sarracino, Fossi, Gribaudo, Laus».

Interrogazione a risposta scritta:


   D'ALESSIO. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   ai docenti vincitori del concorso Pnrr1 è richiesto, entro il prossimo 18 luglio, il conseguimento dell'abilitazione con i percorsi abilitanti dedicati di 36 Cfu così come previsto dall'Allegato 5 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 4 agosto 2023;

   tale percorso abilitante richiede il completamento di un tirocinio diretto di 120 ore presso la scuola di servizio o una scuola accreditata. Tuttavia, è stato segnalato come ci sia stato un consistente ritardo nell'avvio di questi percorsi da parte degli Atenei e, da quanto l'interrogante ha avuto modo di apprendere, si teme non ci siano i tempi necessari per completare il tirocinio diretto e l'abilitazione entro il 18 luglio 2025, scadenza riportata nella nota interministeriale 7353-3877 del 4 aprile 2025;

   la ratio di tale scadenza è dovuta al fatto che i vincitori di concorso Pnrr1 sono attualmente assunti a tempo determinato, finalizzato all'immissione in ruolo, fino al 31 agosto 2025 e potranno essere assunti a settembre 2025 in anno di prova con contratto a tempo indeterminato solo se in possesso dell'abilitazione suddetta;

   si fa presente, inoltre, un caso specifico riguardante l'Università degli Studi di Salerno, la quale ha aperto una procedura di «preiscrizione» conclusasi il 23 aprile 2025. Nonostante le numerose sollecitazioni da parte dei docenti, l'Università continua a rimandare l'avvio dei percorsi. L'anno scolastico è quasi al termine e i docenti che devono conseguire il tirocinio diretto presso le scuole sono in grande difficoltà, rischiando di non poter rispettare la scadenza del 18 luglio 2025;

   i docenti vincitori di concorso Pnrr1 che si trovano in questa condizione, preoccupati di vedersi preclusa la possibilità di accedere al contratto a tempo indeterminato, sperano in indicazioni utili da parte dei Ministri interrogati al fine di superare tale problematica –:

   se non intendano fornire, per quanto di competenza, i necessari chiarimenti relativamente alla situazione che coinvolge i vincitori di concorso Pnrr1 che potrebbero trovarsi nella situazione di non riuscire a completare il percorso abilitante nei termini previsti a causa del ritardo dell'avvio dei percorsi abilitanti da parte delle Università.
(4-05088)

Apposizione di una firma ad una mozione.

  La mozione Scotto e altri n. 1-00444, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 maggio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Guerra.

Apposizione di una firma ad una interpellanza.

  L'interpellanza Bellomo e Battilocchio n. 2-00613, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 21 maggio 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Tassinari.

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Orrico n. 5-03901, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 24 aprile 2025, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Caso.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta orale Lai n. 3-01623 del 16 dicembre 2024 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-04003.